Incontro al semaforo una mia amica, una trentina di anni.
E’ una persona di cui mi fido molto, perché è rigorosa e precisa. Laureata in psicologia, ha creato attività artistiche in Italia, in Messico, negli Stati Uniti…
Mi dice in pochi minuti,
“Ho l’angoscia di pensare ogni giorno che riesco a guadagnare 400 euro al mese; tra qualche anno perderò casa… e allora?”
Mezz’ora dopo, si sfoga con me quella che fino a un anno fa era una mia datrice di lavoro, proprietaria di un’agenzia di traduzioni, e anche di una bella casa in centro a Firenze. Divorziata, comunque sua figlia ha potuto studiare scienze politiche in una prestigiosa università all’estero.
“Adesso non ci sono più traduzioni… mi sono informata, tra tredici anni potrò andare in pensione con 800 euro al mese… sto vendendo casa…”
Due tra mille storie che sento in questi mesi, che provo a riassumere c0sì.
Non esistono più né classe operaia né borghesia.
Tutta la cultura scolastica e televisiva dei decenni passati forgiò un ceto maggioritario che, qualunque lavoro facesse concretamente, credeva nel progresso, in un futuro migliore per i nostri figli. Il Ceto Medio, insomma, chiunque con almeno un diploma di scuola superiore.
Poi se la giocavano se questo futuro sarebbe stato ancora migliore con più mercato, oppure con più Stato, ma era una disputa quasi secondaria, rispetto all’idea che bisognava investire nel futuro, sotto forma di tasse o facendo studiare i figlioli in qualche ganza università privata.
Oggi sappiamo che il futuro sarà non solo peggiore del presente, ma sarà anche imprevedibile, per cui non sappiamo come ripararcene. Stanno licenziando in massa perché ormai inutili gli informatici, che hanno creato l’intelligenza artificiale stessa… vale la pena, a 18 anni, scegliere di fare informatica all’università?
Questo è il disagio radicale che ci circonda, e che porta al collasso di consensi in tutto l’Occidente verso i governanti.
Ora, oltre a questo immenso ceto medio al collasso, generalizzando al massimo, esistono altri due ceti.
Il primo è numericamente molto piccolo, ma concentra ricchezze sempre maggiori. Sono tutti quelli che hanno saputo trarre profitto dalla crisi globale… spacciando armi, investendo milioni e ricavando miliardi, sbucaltando montagne, consumando per l’intelligenza artificiale più energia che per mantenere città intere, e creando bed and breakfast anziché case. Sono i Nuovi Feudatari.
Il secondo è il Lumpenproletariat, come lo chiamava Marx. L’immenso e crescente mondo degli sfigati, spesso ma non sempre, calati da luoghi lontani.
La maggior parte degli sfigati, come la maggior parte di tutti gli esseri umani, non sono cattivi.
Alcuni sfigati invece, cattivi lo sono davvero.
E comunque, il bisogno fa di necessità virtù: meglio spacciare o rubare, che morire di fame.
Ora, immaginiamo il punto più basso del Ceto Medio: la figlia del dipendente comunale, che fa a intermittenza la barista e torna ogni notte alle due a casa, rischiando la vita, o almeno il telefono.
Non rischia certo per mano dei Nuovi Feudatari, rischia per mano/manaccia di qualcuno del Lumpenproletariat. E lo stesso vale per la piccola bottega che tra tasse e concorrenza di Amazon che la parola “tasse” non sa cosa vuol dire, rischia già di chiudere, ma dove arriva la sera un tizio che parla male l’italiano con un coltello a chiedere l’incasso.
A questo punto, tutti i singoli esseri umani che compongono il Ceto Medio si trovano davanti a un bivio: quale nemico prioritario scegliere, i Nuovi Feudatari o il Lumpenproletariat?
E’ lì che nel cosiddetto “Occidente” esplode la “Destra”.
Che ovunque adopera un doppio linguaggio.
Da una parte dice la verità. Cioè che il nemico dell’Umanità è la “globalizzazione”, sono i “poteri forti”. Persino lo speculatore immobiliare Trump è arrivato al governo sfruttando queste verità e prendendosela con il Deep State.
Dall’altra parte, però, la Destra esercita tutta l’energia reale, solo contro il Lumpenproletariat. E ovviamente ha buone ragioni quando prende di mira il “Ragioniere“, lo spacciatore marocchino di crac dall’aria molto seria e normale che vediamo in Via Palazzuolo, che fa soldi distruggendo vite. Se una ronda gli spaccasse il cranio (ma non succederà), non griderei al razzismo…
Solo che poi estendono la guerra a tutto il mondo delle piccole persone che cercano di sopravvivere, al badante peruviano della mia anziana amica che mi saluta tutte le volte che ci incrociamo ha ancora gli occhi brillanti… a Maurice il senegalese che fa security con un assurdo giubotto antiproiettile al Conad, allo stesso Conad dove lavora un ragazzo siriano cattolico arrivato in Italia per fare il seminarista…
Quando i ragazzi di Casa Pound indossano la maglietta, FIRENZE AI FIORENTINI, pensano solo al Ragioniere.
Ma non pensano al miliardario argentino Eurnekian che è proprietario dell’aeroporto di Firenze, o al suo presidente Marco Carrai, presidente della fondazione che a Firenze cura i bambini malati e anche console onorario del paese che di bambini ne ha appena ammazzati ventimila…
Marco Carrai è di Greve in Chianti, mica è fiorentino!
Due non fiorentini che in maniera legalissima (i soldi per pagarsi gli esperti e gli avvocati ce li hanno, a differenza del Ragioniere) stanno per distruggere per sempre l’ultimo parco naturale della nostra città.
I ragazzi di Casa Pound non pensano alle multinazionali straniere che speculando sul turismo, hanno privato una generazione di fiorentini della possibilità di trovare casa, e quindi di un futuro.
Eppure da una frase come Firenze ai fiorentini, potrebbe nascere il seme di un modo diverso di vedere le cose. Purtroppo, non succederà, e quei ragazzi che ho visto con l’aria umana e innocente che indossavano le camicie nere con quella frase, difficilmente ci rifletteranno. Non per cattiveria, ma perché nella vita scegliamo quasi sempre la via più facile.







