In festa (2)

Il 22 di maggio, in Santo Spirito, si festeggia Santa Rita da Cascia, che ebbe una storia così italiana, che merita di essere ricordata: suo marito, Paolo Ferdinando di Mancino, artigiano e ghibellino convinto; e lei lo convince a vedere qualcosa oltre allo spirito di fazione.

Lui viene assassinato vicino al Mulinaccio (luogo archetipico italico), e come con tanti italiani, ci possiamo chiedere se ad ammazzarlo furono i guelfi, o i ghibellini che si sentivano traditi. O se l’hanno fatta apposta i guelfi per accusare i ghibellini di averlo ammazzato, o se hanno fatto apposta i ghibellini per accusare i guelfi di aver mentito accusando i ghibellini. O semplicemente, ci voleva, se era ghibellino se l’è andata a cercare!

Rita ha due figlioli, che muoiono prima di poter vendicare il babbo. E lei allora chiede di poter entrare nel monastero di Santa Maria Maddalena, le dicono di no.

Allora lei si lancia dalla cima del Masso di Roccaporena, e vola fin dentro il convento; a una donna volante, non si può dire di no, e la accolgono nel convento.

Nell’inverno prima di morire Rita mandò sua cugina a prendere una rosa e due fichi nel suo orto a Roccaporena, e la cugina li trovò nella neve; rossa rosa, bianca neve.

Per cui l’altro ieri Andrea l’artigiano che rischia lo sfratto dalla casa di proprietà (un altro giorno ve lo racconto) entra in Santo Spirito, e mi dice, ho trovato questa rosa per terra, voglio donarla a Santa Rita.

E adesso, un’altra piccola storia di guelfi e ghibellini.

Due giorni prima della Festa di Santa Rita, vedo su Facebook i commenti all’articolo della Nazione che parla della cattura in acque internazionali dell’ex consigliera comunale di Firenze Antonella Bundu, con successive violenze, da parte di un comando militare israeliano.

Antonella è un’amica cui voglio bene, anche quando sono in disaccordo, cosa che succede parecchie volte.

Il babbo di Antonella è nato nel Sierra Leone, la mamma è fiorentina, e Antonella è vissuta tra due continenti.

Antonella è stata candidata a sindaco nel 2019 per la Sinistra di opposizione a Firenze, quella che ce l’ha sempre con il Pd, di solito a ragione, a volte a torto. Nelle scelte di questo tipo, c’entra sempre l’immagine, e il fatto che fosse donna e nera sicuramente l’ha aiutata a venire scelta per un lavoro che vale circa 20.000 euro lordi l’anno.

Consiste nel partecipare a un sacco di Commissioni in cui le tue proposte vengono bocciate; poi nell’aprire bocca in Consiglio Comunale, parlare per cinque minuti ai consiglieri di Maggioranza che se ne stanno allo smarfo e a quelli di Destra che se ne stanno uguale allo smarfo senza ascoltarti, poi si vota e la tua proposta viene bocciata. Dopo devi scrivere un comunicato stampa in cui denunci la Prepotenza del Pd.

Comunque lei ci si è messa con intelligenza e impegno costante, e non l’ho mai vista alterata per la vita triste che spetta ai consiglieri di opposizione.

Tutto questo, per dire che mi hanno colpito gli 11.423 (undicimila quattrocentoventitré!!) commenti sulla pagina di Facebook della Nazione, in grandissima maggioranza contro una piccola ex-consigliera comunale di opposizione di una città di 350.000 abitanti, che difficilmente sarà riuscita in cinque anni a fare approvare più di una richiesta di un nuovo semaforo a un incrocio pericoloso.

Capirei se fossero israeliani che almeno hanno la scusa di sentirsi in guerra, ma sono probabilmente tutti italiani di cui non gliene importa nulla di Israele… ma una donna, nera, un po’ intellettuale e mezza straniera, che non si vergogna di avere i capelli crespi, evidentemente suscita sentimenti di fazione, che Santa Rita avrebbe capito ed esorcizzato subito.

Guardo solo i primi commenti, ma non ho una vita da dedicare alla follia umana, per cui mi limito a quelli.

I commenti tipici sono:

“Paolo Marchi
Vi anno messi a pecora

Gabriella Piccolo

Mi piace tanto tanto tanto tanto

Marco Stella Gabriele Arezzini
Spettacolo!!!!!!!”

Claudio Taddei

Magari fosse così ovunque..

Un solo commento contiene il seme di un ragionamento, difficile però da decifrare:

Rosario Caruso

Antonella bund con questa flottigliata alle prossime elezioni prenderai voti dagli estra comunitari brava furbacchiona per questo andate li poveri illusi in una guerra che non centrate pensate a casa vostra dove il primo attentato islamico coperto dalla magistratura di sinistra tenta di affossare come pazzo vergogna vergogna traditori dell’Italia vergognosi”

L’autore di quest’ultimo commento arriva dalla lontana Sicilia, e guardando il suo profilo, resto colpito dal fatto che lui si definisce “Operatore Ecologico Sindacalista presso Augusta“. Anche se non capisco il suo italiano, mi chiedo perché la rabbia, magari comprensibile, di una vita, si debba riversare proprio su Antonella? Magari è una persona con cui ci saremmo potuti capire… io, lui, Antonella e Santa Rita.

Una buona parte dei commenti sono invece come questo:

Mirco Conti

Se si facevano i cazzi loro non gli cercava nessuno

Che indubbiamente è vero. A essere omertosi, a vedere un orrore in corso e girarci dall’altra parte, le nostre individuali speranze di sopravvivere aumentano.

E qui si aprirebbe un’interessante riflessione sulla “Destra”, quella parte degli italiani che vive sospesa tra due poli.

Da una parte, c’è un archetipo bellissimo, riassunto retoricamente in Dio, Patria e Famiglia, cioè il senso di mistero dell’esistenza; la cura di un luogo; e la relazione profonda con gli esseri umani che ci sono vicini.

Dall’altra, il parassita del nichilismo radicale che si nutre di questo archetipo; e che temo sia troppo spesso l’essenza della Destra Realmente Esistente.

E poi penso che dietro a tutta questa rabbia ci sono magari mille dolori reali, nulla è senza causa… ma passeranno solo perché li avete lanciati contro Antonella?

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In festa (1)

Domenica, in parrocchia il sottoscritto multicredente e molto scettico è andato a onorare la Madonna del Sorriso, una piccola statua di una donna sorridente che regge in braccio un bimbetto, unico resto dell’antica chiesa di San Frediano.

Facciamo il grande pranzo nel cortile dell’adiacente Seminario, la prima bella giornata dell’anno, saremo un centinaio. A un certo punto, la Chiara mi dice, “Miguel, tu che parli inglese, ti posso mettere accanto queste due persone?

Sono due giovani sui trentacinque anni, lui austriaco, lei indiana, ma entrambi vivono e lavorano a Salisburgo. Li annuso con sospetto, e poi colgo subito che sono persone affini.

Lui mi racconta di essere stato a Firenze che aveva otto anni, e di essersene innamorato. E così ha deciso di ritornarci anni dopo, con la sua compagna. Scoprendo una città svuotata dei suoi artigiani, trasformata in negozietti di souvenir tra folle interminabili da turisti. Avevano quindi deciso di scappare quel giorno e tornarsene a casa, poi hanno visto la chiesa sull’altra sponda e hanno deciso comunque di farci un giro.

Qualcuno più o meno a gesti – non è che in parrocchia brillino per multilinguismo – li invita nel cortile a mangiare con gli altri. E così scoprono un luogo che nemmeno la maggior parte degli abitanti del rione conosce: il Seminario arcivescovile; e scoprono anche un’umanità vive, che capiscono subito.

La Giovanna ci guarda e riguarda, e poi mi dice, “io sono commossa per loro, penso quanto devono essere felici ad avere scoperto un mondo che non conoscevano!”

Li porto per i corridoi con i grandi quadri barocchi, nel piccolo mondo dove visse Santa Maria Maddalena dei Pazzi.

Dopo, li ho portati a vedere piccole e grandi cose nel rione… La ragazza indiana mi racconta storie di comunità e vita in India, e capisco subito pensando ai contadini toscani. E poi lei coglie l’elemento fondamentale: come le chiese in Italia possono essere centri di comunità.

Poi riflettiamo insieme sulla tragedia del turismo.

Cerchiamo cose belle e vive, che appena diventano merce, muoiono. Amandole, le facciamo uccidere.

Ma resta pur qualcosa nei piccoli incontri, che invece nutrono di vita.

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“God promised us Monarchy”

Avrò avuto quindici anni, quando una dolce signora americana, che mi sembrava allora molto anziana, mi disse…

God promised us Monarchy”

“Dio ci ha promesso la Monarchia”

Ci ho pensato molte volte, perché credo che riassuma insieme, l’essenza dell’immaginario americano, e ciò che gli italiani non potranno mai capire dell’America.

Sapete come sono gli italiani, “se solo vivessimo in un paese normale”, e gli Stati Uniti, pensavano, fosse proprio l’archetipo del Paese Normale: cioè di quello che gli italiani vorrebbero fosse l’Italia. Una Superitalia, insomma, e certamente senza monarchi.

La signora era cattolica, ma era soprattutto statunitense.

Da americano-un-po’-anch’io, cerco di spiegarvi quello che lei mi voleva dire.

Il Dio tremendo e onnipotente degli americani, pensa al futuro.

il Dio degli italiani è antico. Quello degli statunitensi è futuro.

Non ha salvato – al passato – , come in Italia, il bisnonno peccatore, non ha guarito in un lontano passato, il pastore alla fonte.

La parola monarchia nell’immaginario statunitense, non si associa a una immagine passata: non ricorda furbetti, truffatori, vigliacchi, cretini e sconfitti presuntuosi.

L’italiano ha un’immensa riserva di storia/storie, di racconti ininterrotti più o meno veritieri, ma che coprono migliaia di anni.

Invece gli Stati Uniti non hanno storia propria. Hanno la storia di aver deciso di non pagare le tasse alla lontana Inghilterra. Poi c’è la Guerra Civile che però è meglio rimuoverla, lo sbarco in Normandia pochi mesi prima della vittoria russa, e poco altro.

La storia antica e reale del Continente – i nativi americani – non può esistere, perché se la ammettessero, saprebbero di essere degli usurpatori.

Però una storia ce l’hanno: quella della Bibbia.

Che consiste, come sappiamo, in due pezzi: la biografia di Gesù, e il cosiddetto Antico Testamento.

Ora, la biografia di Gesù sarà interessante quanto si vuole, ma di storia c’è poca.

Se vogliamo racconti su grande scala, abbiamo solo l’Antico Testamento.

Ed ecco che la storia americana diventa una storia molto più antica di quella italiana: un racconto di pastori e di re, e di sacrosanti massacri, di eserciti benedetti dal Signore e di eserciti maledetti dal Signore, di profeti invasati, di speranze urlate e cantate, di miracoli e stragi che piovono dal cielo. Un immaginario molto più arcaico di quello cattolico italiano.

Da questo antico immaginario, nel paese che – come già intuiva Marx giornalista – sta creando il futuro di tutti noi…

il paese che non conosce la “democrazia”, intesa come infinita mediazione per negoziare qui e ora una convivenza migliore…

il paese che non conosce il dio piccolo, il Signuruzzu dei siciliano o il Diosito dei messicani, sarebbe un perdente, a loser…

il paese che invece conosce la “libertà” che nasce dalla canna del fucile e dal conto in banca…

questo paese sa che bisogna credere – volere è potere, non esiste nulla al di fuori della nostra mente; e se la nostra mente non riesce a volere e sognare, meritiamo di finire in qualche trailer home strafatti di crac;

e il Dio in cui crediamo-sogniamo è un dio conquistatore, è il Dio degli Eserciti;

e un giorno ci darà un Re che sarà in grado di dominare il mondo, creando il Regno qui sulla Terra: God’s Kingdom on Earth.

Immaginatevi un italiano in grado di capire il senso di queste parole:

Tutti sono preoccupati per la bomba atomica
Ma nessuno si preoccupa del giorno in cui il Signore tornerà
Quando colpirà, o Dio onnipotente, come una bomba atomica
Quando tornerà, quando tornerà

Nel millenovecentoquarantacinque la bomba atomica prese vita
Nel millenovecentoquarantanove gli Stati Uniti capirono tutto
Scoprirono che un paese aveva oltrepassato il limite, possedeva una bomba atomica dello stesso tipo
La gente si preoccupò in tutto il paese, proprio come era successo in Giappone

Quindi, dico che tutti sono preoccupati (sì) per la bomba atomica
Ma nessuno è preoccupato (no) per il giorno in cui verrà il mio Signore
Quando colpirà, o Dio onnipotente, come una bomba atomica
Quando verrà, buon Dio, quando verrà

Tutti sono preoccupati per la bomba atomica
Ma nessuno è preoccupato per il giorno in cui verrà il mio Signore
Quando colpirà, grande Dio onnipotente, come una bomba atomica
Quando verrà, quando verrà

Ebbene, Dio disse a Elia che avrebbe fatto scendere il fuoco, fatto scendere il fuoco dall’alto
Disse al fratello Noè, con il segno dell’arcobaleno, che non ci sarebbe stata acqua, ma fuoco nel cielo
Ora non preoccuparti, tieni solo a mente: cerca il Re Gesù e troverai
Pace, felicità e gioia divina, con il mio Gesù nella tua mente

Quindi, dico che tutti sono preoccupati (sì) per la bomba atomica
Ma nessuno è preoccupato (no) per il giorno in cui il mio Signore verrà
Quando colpirà, grande Dio onnipotente, come una bomba atomica
Quando verrà, grande Dio, quando verrà

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Gli extracomunitari Osama e Mohammed aggrediscono italiano invalido. Rivendicano “in nome di Dio”

Dramma a Modena.

Un giovane bergamasco, già iscritto al corso di laurea magistrale di International management, affetto da problemi psichiatrici, ha avuto un incidente in macchina.

E’ stato violentemente aggredito e buttato a terra da due extracomunitari, dai significativi nomi di Osama e Mohammed. Al sinistro grido, “Siamo egiziani, abbiamo paura solo di Dio”.

Quelli che vedono negli invasori una “risorsa”, meditino su questa foto dove si vede l’islamico con il ginocchio sul collo dell’italiano.

Una scena che non avremmo mai voluto vedere, ma che speriamo susciti uno sdegno autentico: che l’Occidente si ribelli!

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I tre ceti

Incontro al semaforo una mia amica, una trentina di anni.

E’ una persona di cui mi fido molto, perché è rigorosa e precisa. Laureata in psicologia, ha creato attività artistiche in Italia, in Messico, negli Stati Uniti…

Mi dice in pochi minuti,

“Ho l’angoscia di pensare ogni giorno che riesco a guadagnare 400 euro al mese; tra qualche anno perderò casa… e allora?”

Mezz’ora dopo, si sfoga con me quella che fino a un anno fa era una mia datrice di lavoro, proprietaria di un’agenzia di traduzioni, e anche di una bella casa in centro a Firenze. Divorziata, comunque sua figlia ha potuto studiare scienze politiche in una prestigiosa università all’estero.

“Adesso non ci sono più traduzioni… mi sono informata, tra tredici anni potrò andare in pensione con 800 euro al mese… sto vendendo casa…”

Due tra mille storie che sento in questi mesi, che provo a riassumere c0sì.

Non esistono più né classe operaiaborghesia.

Tutta la cultura scolastica e televisiva dei decenni passati forgiò un ceto maggioritario che, qualunque lavoro facesse concretamente, credeva nel progresso, in un futuro migliore per i nostri figli. Il Ceto Medio, insomma, chiunque con almeno un diploma di scuola superiore.

Poi se la giocavano se questo futuro sarebbe stato ancora migliore con più mercato, oppure con più Stato, ma era una disputa quasi secondaria, rispetto all’idea che bisognava investire nel futuro, sotto forma di tasse o facendo studiare i figlioli in qualche ganza università privata.

Oggi sappiamo che il futuro sarà non solo peggiore del presente, ma sarà anche imprevedibile, per cui non sappiamo come ripararcene. Stanno licenziando in massa perché ormai inutili gli informatici, che hanno creato l’intelligenza artificiale stessa… vale la pena, a 18 anni, scegliere di fare informatica all’università?

Questo è il disagio radicale che ci circonda, e che porta al collasso di consensi in tutto l’Occidente verso i governanti.

Ora, oltre a questo immenso ceto medio al collasso, generalizzando al massimo, esistono altri due ceti.

Il primo è numericamente molto piccolo, ma concentra ricchezze sempre maggiori. Sono tutti quelli che hanno saputo trarre profitto dalla crisi globale… spacciando armi, investendo milioni e ricavando miliardi, sbucaltando montagne, consumando per l’intelligenza artificiale più energia che per mantenere città intere, e creando bed and breakfast anziché case. Sono i Nuovi Feudatari.

Il secondo è il Lumpenproletariat, come lo chiamava Marx. L’immenso e crescente mondo degli sfigati, spesso ma non sempre, calati da luoghi lontani.

La maggior parte degli sfigati, come la maggior parte di tutti gli esseri umani, non sono cattivi.

Alcuni sfigati invece, cattivi lo sono davvero.

E comunque, il bisogno fa di necessità virtù: meglio spacciare o rubare, che morire di fame.

Ora, immaginiamo il punto più basso del Ceto Medio: la figlia del dipendente comunale, che fa a intermittenza la barista e torna ogni notte alle due a casa, rischiando la vita, o almeno il telefono.

Non rischia certo per mano dei Nuovi Feudatari, rischia per mano/manaccia di qualcuno del Lumpenproletariat. E lo stesso vale per la piccola bottega che tra tasse e concorrenza di Amazon che la parola “tasse” non sa cosa vuol dire, rischia già di chiudere, ma dove arriva la sera un tizio che parla male l’italiano con un coltello a chiedere l’incasso.

A questo punto, tutti i singoli esseri umani che compongono il Ceto Medio si trovano davanti a un bivio: quale nemico prioritario scegliere, i Nuovi Feudatari o il Lumpenproletariat?

E’ lì che nel cosiddetto “Occidente” esplode la “Destra”.

Che ovunque adopera un doppio linguaggio.

Da una parte dice la verità. Cioè che il nemico dell’Umanità è la “globalizzazione”, sono i “poteri forti”. Persino lo speculatore immobiliare Trump è arrivato al governo sfruttando queste verità e prendendosela con il Deep State.

Dall’altra parte, però, la Destra esercita tutta l’energia reale, solo contro il Lumpenproletariat. E ovviamente ha buone ragioni quando prende di mira il “Ragioniere“, lo spacciatore marocchino di crac dall’aria molto seria e normale che vediamo in Via Palazzuolo, che fa soldi distruggendo vite. Se una ronda gli spaccasse il cranio (ma non succederà), non griderei al razzismo…

Solo che poi estendono la guerra a tutto il mondo delle piccole persone che cercano di sopravvivere, al badante peruviano della mia anziana amica che mi saluta tutte le volte che ci incrociamo ha ancora gli occhi brillanti… a Maurice il senegalese che fa security con un assurdo giubotto antiproiettile al Conad, allo stesso Conad dove lavora un ragazzo siriano cattolico arrivato in Italia per fare il seminarista…

Quando i ragazzi di Casa Pound indossano la maglietta, FIRENZE AI FIORENTINI, pensano solo al Ragioniere.

Ma non pensano al miliardario argentino Eurnekian che è proprietario dell’aeroporto di Firenze, o al suo presidente Marco Carrai, presidente della fondazione che a Firenze cura i bambini malati e anche console onorario del paese che di bambini ne ha appena ammazzati ventimila…

Marco Carrai è di Greve in Chianti, mica è fiorentino!

Due non fiorentini che in maniera legalissima (i soldi per pagarsi gli esperti e gli avvocati ce li hanno, a differenza del Ragioniere) stanno per distruggere per sempre l’ultimo parco naturale della nostra città.

I ragazzi di Casa Pound non pensano alle multinazionali straniere che speculando sul turismo, hanno privato una generazione di fiorentini della possibilità di trovare casa, e quindi di un futuro.

Eppure da una frase come Firenze ai fiorentini, potrebbe nascere il seme di un modo diverso di vedere le cose. Purtroppo, non succederà, e quei ragazzi che ho visto con l’aria umana e innocente che indossavano le camicie nere con quella frase, difficilmente ci rifletteranno. Non per cattiveria, ma perché nella vita scegliamo quasi sempre la via più facile.


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La tragica meraviglia di essere umani

L’amico è nato in Uruguay, da bambino i suoi sono sfuggiti alla dittatura, rifugiandosi in Italia, e hanno trovato accoglienza in un antico convento di frati.

L’amico ha creato un’opera tremenda e meravigliosa, 20.000 e passa striscioline di lenzuola, ciascuna con il nome di un bambino di Gaza morto assassinato.

Sotto le strisce, un amico israeliano porta strumenti musicali in un buffo carretto, e li condivide con i bambini del giardino.

Un’amica che per odio verso il Partito Unico è diventata di Destra, mi porta in Piazza Santa Maria Novella, a vedere la manifestazione per la Sicurezza.

Ci ritrovo, inaspettate, due sorelle artigiane che fanno meraviglie di stoffa e vivono la vita con un’energia che mi commuove sempre, e mi hanno fatto scoprire Astra Codex, un mondo di ricami astrologici;

c’è una donna buffa che porta a spasso una piccola cagnetta molto energica e tutta a chiazze, e c’è uno che porta in giro una cagna enorme e molto paziente che dalla sua enorme mole saluta il minuscolo cospecifico.

E la mia amica di Destra si commuove, e mi dice che la morte della persona cui voleva più bene al mondo, la nonna, la sta portando a voler riversare il suo amore su un animale, e pensa a un cane (occhio che non abbài troppo! le dico).

Nelle manifestazioni di sinistra, ci sono sempre tanti gruppi buffi di organizzati, riconoscibili perché ci sono più bandiere del gruppetto che gruppettari.

Anche qui, c’è un gruppo di organizzati, solo che quest’isola è una sola e piccola: saranno in venti con quindici grandi bandiere tricolori, e lo striscione con la tartaruga di Casa Pound.

Sono tutti ragazzi e ragazze sui diciassette anni, visi ingenui e che fanno una simpatia istintiva. Camicie nere con la scritta FIRENZE AI FIORENTINI, e mi fa sorridere, perché la mia amica non è per nulla fiorentina, è nata in un paesino delle Marche.

Stamattina, avevamo fissato un appuntamento con una donna che è tra i politici più noti di Firenze, ovviamente del Partito Unico. Per parlarle di un nostro progetto.

Non vi dico chi è (no, non è la sindaca), solo che con i politici ti aspetti che ti mollino subito, e invece ci ha tenuti per due ore. E invece di parlare del progetto, ci ha portati a esplorare le meraviglie nascoste di un palazzo storico di Firenze, i turisti l’avranno presa per una guida un po’ esaltata.

Lei ci ha raccontato di quello che provava a rapportarsi con ogni affresco e ogni statua di quel luogo, ci ha parlato dell’energia che lei ne traeva la notte quando tutti erano andati via, e ci ha narrato storia su storia dei Medici e degli alchimisti e dei filosofi che avevano reso Firenze universale, e di tutto il senso che ne aveva tratto.

La fermo per raccontarle dell’esame più bello – e dove ho preso il voto più basso, credo 26 – che ho dato all’Università, laureandomi in lingue orientali. Era un esame di Storia della filosofia islamica, la docente era Paola Carusi, laureata in chimica. Sulla storia dell’Alchìmia (ci teneva all’accento sulla prima “i”) araba.

Andando a dormire, vado a riflettere sul senso di tutti i nostri conflitti e le nostre identità.

Di tutte le orrende certezze con cui classifichiamo e condanniamo gli altri umani, per ogni motivo e il suo contrario.

La tragica meraviglia di Essere Umani.

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Lo sguardo di Maryam

Ogni tanto, c’è un’immagine che mette in moto mondi interi.

Dal Libano un brevissimo video, di una mamma – Jana, 24 anni – e della sua bambina – Maryam, 2 anni.

Al di là del velo della mamma, è in qualche modo l’espressione suprema della normalità come ce la siamo immaginata fino a pochissimi anni fa, con un’umanità profonda e un tocco di kitsch borghese, pensate a quante centinaia di milioni di video analoghi ci siano.

Il culmine del Mondo che è appena stato, prima di quello che il cancelliere tedesco chiama, Zeitenwende, la mutazione dei tempi e la fine dell’era, certo un po’ noiosa, della pace, del progresso, del rispetto, del miglioramento…

Le due femmine dei video infatti hanno subìto in pieno lo Zeitenwende.

Sono state uccise durante il “cessate il fuoco”, dall’esercito dell’unico paese al mondo che una legge italiana vieta di criticare, e siccome ho molto da fare, non mi posso permettere di finire in carcere adesso, per cui non vi dico quale esercito sia.

"Io nego il diritto all'esistenza della Repubblica Cecoslovacca, forza, arrestatemi!"

Due arabe in meno, e magari grazie ai soldi che girano grazie agli armamenti che hanno stroncato le loro vite, qualche altro bambino in un paese produttore di armi avrà per Natale una nuova playstation e sorriderà proprio come Maryam, sarà la reincarnazione della Vita in lei.

Ma mi colpisce qualcosa che va oltre il dato di cronaca.

Sono gli occhi della bambina Maryam – sento fortissimo ciò che tutti noi avremmo potuto essere.

Compresi quelli che l’hanno uccisa, che quando avevano quell’età, avevano anche loro quegli occhi.

Sono occhi grandi, in proporzione alla testa, come è fisiologico; ma è come se gli occhi che colgono il mondo fossero in quel momento molto più grandi dei nostri. E contenessero una saggezza, che perdiamo crescendo. Ma non solo, anche un’ironia, che sorride di tutte le nostre follie.

E’ una cosa che mi disse una volta mio figlio… che quando era molto piccolo, aveva tutto l’universo davanti, poi pian piano il mondo gli si è ristretto, andando a scuola, e poi crescendo… e mi disse che la vecchiaia è il mondo più ristretto e piccolo di tutti…

Cento e passa anni fa, un altro figliolo, maschio questa volta, capitato in un’altra Grande Causa.

Non ne vediamo gli occhi, aveva qualche anno più di Maryam; e a differenza di Maryam ha potuto anche viaggiare – una nave dagli Stati Uniti, come me forse avrà visto i pesci volanti nell’Atlantico.

Una trincea in Francia, una carica.

E poi solo una notifica formale ai genitori, che queste foto sono emerse decenni dopo perché non sono belle a vedersi.

Che poi Maryam è sempre Lei…

Mar la goccia, Yam il mare… oppure l’egizio, merit, l’amata; oppure marah, l’amarezza… la stella maris, o la stilla maris… non sapremo mai da dove viene il nome di Maria madre mare amara amata disarmata.

Nel 1556, un medico tedesco dalla lunga barba pubblicò un testo, Frische teutsche Liedlein, che conteneva una canzone che riassume il futuro che ci attende, dopo lo Zeitenwende.

E’ la preghiera elementare di chi deve campare uccidendo, finché non verrà ucciso.

“Amata Signora della fredda fonte
concedi a noi poveri mercenari un caldo sole
che non ci congeliamo.
Che nell’osteria possiamo entrare
con la borsa piena
e uscirne con la borsa vuota”.

(nel video c’è anche una aggiunta dei primi del Novecento, che ommettiamo di tradurre)

Maryam, il ragazzo americano sul filo spinato, il mercenario nell’osteria, il diciottenne israeliano con un’arma in mano e troppi bambini davanti… Non ci sono giudizi, è solo la Vitamorte.

Ma su una cosa vorrei poter decidere, anche sapendo che il loro potere è infinitamente più grande del nostro.

Nelle parole di Reinhard Mey, cantautore tedesco.

“No, i miei figli non li darò

Penso che sia meglio scrivervi per tempo
E dirvi già oggi, una volta per tutte, che non ci sto
Non c’è bisogno che mi mostriate lunghe liste
Per capire che anch’io ho due figli
Li amo entrambi, questo voglio dirvi
Più della mia vita, più della vista
E loro non porteranno armi
No, i miei figli non li darò
No, i miei figli non li darò

Ho il rispetto per la vita
Per ogni creatura come valore supremo
Ho la misericordia e il perdono
E ovunque fosse possibile, ho insegnato ad amare
Ora non li rovinerete con l’odio
Nessun obiettivo e nessun onore, nessun dovere
Vale la pena uccidere e morire per questo
No, i miei figli non li darò
No, i miei figli non li darò

Di certo non per voi la loro madre
Li ha messi al mondo tra le doglie
Non per voi e non come carne da cannone
Non per voi ho trascorso tante notti febbrili
Disperata in piedi accanto al lettino
Raffreddando un faccino ardente
Finché, sfiniti, abbiamo trovato riposo
No, i miei figli non li darò
No, i miei figli non li darò

Non marceranno in fila indiana
Non resisteranno, non combatteranno fino all’ultimo
Non moriranno congelati in un campo dimenticato da Dio
Mentre voi vi accomodate su morbidi cuscini
Proteggere i bambini da ogni pericolo
È il mio maledetto dovere di padre
E questo significa anche tenerli al riparo da voi
No, i miei figli non li darò
No, i miei figli non li darò

Insegnerò loro la disobbedienza
La resistenza e l’indomabilità
A ribellarsi contro ogni ordine
E a non inchinarsi davanti all’autorità
Insegnerò loro a seguire la propria strada
Di fronte a nessuno spauracchio, nessun giudizio universale
Di fronte a nessuno, se non a se stessi, a stare dritti
No, i miei figli non li darò
No, i miei figli non li darò

E piuttosto fuggirò con loro
Che lasciare che li rendiate vostri servi
Piuttosto andrò con loro in terra straniera
In povertà e come ladri nella notte
Abbiamo solo questa breve vita
Lo giuro e ve lo dico dritto in faccia
Non si sacrificheranno per la vostra follia
No, i miei figli non li darò
No, i miei figli non li darò”

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La Fruttivendola in Pensione e i Comitati

Vedo che il mio articolo di ieri è stato ripreso da quel bellissimo sito/avventura che è Comune-info.

Ci sono stati anche diversi commenti sul mio blog, che mi hanno fatto riflettere.

Stiamo parlando di cose che sicuramente riguardano quasi tutte le persone che conoscete. Tipo, le buche per strada.

Una fruttivendola in pensione segnala una buca. Un esempio estremo; magari poteva anche essere un ingegnere in pensione.

Semplicemente, si tratta di una persona che nota per prima, qualcosa che non va, prende il telefono e chiama. Una cosa che fanno in pochi, perché migliaia di persone sono inciampate in quella buca e non hanno pensato, facciamo qualcosa.

Lei rappresenta in quel momento il 90% dei normali cittadini, ma è anche vero che il 90% del 90% di solito sta zitto.

Non ve la voglia mitizzare: magari la Fruttivendola lo fa solo perché è una di quelle persone antipatiche che c’ha sempre da ridire su tutto, insomma è toscana. E non è detto che ci capisca di niente, al di là della buca.

La Fruttivendola si trova davanti un mondo, su tre strati: il Funzionario, il Resto del Mondo e il Politico. E cercherò nei prossimi post di approfondire tutti i ruoli.

Il Funzionario riceve la notizia della Buca.

Il Funzionario può essere un’ottima persona: ne ho conosciuti di straordinari. Ma per poter agire, deve agire secondo il Manuale.

Sfoglia il Manuale (ironizzo, in realtà si tratta di una giungla di normative spesso contraddittorie) che dice,

“Buca? Catrame!”

In effetti, se copri la Buca con il Catrame, la Buca scompare, fine del problema.

Il Catrame lo deve mettere però qualcuno, e lì nascono i veri problemi: che ditta scegliere, come fare l’appalto, come fare i pagamenti, farci la firma elettronica in formato .p7m (ci metto anche il timestamp, e se me lo dimentico sono passibile di qualcosa?) come non incidere sull’equilibrio di bilancio, dove trovare lo Stanziamento Buche, come evitare ricorsi da parte degli appaltatori esclusi… un incubo insomma.

Comunque arriva la ditta di Torre Annunziata

(caso vero, mi ricordo la splendida sensazione mentre una ditta appunto di Torre Annunziata stava facendo i lavori sul nostro giardino, di sentire qualcuno che parlava in un napoletano bellissimo, antico e ricco, e di girarmi, e vedere che l’oratore era senegalese)

La Ditta mette il Catrame, il fondo stradale si livella, il problema è risolto.

Però una settimana dopo che è passata la ditta di Torre Annunziata, la Fruttivendola inciampa di nuovo in una buca nello stesso posto.

E siccome è toscana e antipatica, fa un post su Facebook dove dice peste e corna della sindaca che secondo lei farebbe apposta le buche, e che Firenze è peggio della Nigeria per colpa della suddetta sindaca.

Però la Fruttivendola ha ragione su una cosa, la buca c’è.

A questo punto, la Fruttivendola fa un Comitato. Il Comitato è un raggruppamento di persone che segnalano qualcosa di brutto, su cui hanno quasi sempre ragione: la buca in effetti c’è.

Però, il Comitato agisce al negativo: ha un problema, e chiede alle Istituzioni di risolverglielo; e se le Istituzioni non glielo risolvono, si arrabbia.

Umanamente molto comprensibile, ma c’è un particolare importante: se sei solo contro, e se ti aspetti sempre che sia qualcun altro che faccia le cose, e non ami e non vuoi qualcosa, ci metti molta rabbia, ma poco amore. E dove metti poco amore, metti anche pochi soldi (in fondo sono Loro, quelli delle Istituzioni, che li devono mettere, no?).

Che non sono solo i dindi, sono anche i momenti felici in cui investiamo la nostra vita in qualcosa di bello, immaginandoci qualcosa di positivo da costruire: c’è un universo di differenza tra la rabbia per la buca e il sogno di una bella strada vissuta.

Quindi i Comitati sono poveri per definizione. E i poveri, altrettanto per definizione, non contano nulla, e vengono spazzati via.

Per questo, un Comitato può avere ragione davanti al mondo e davanti a Dio.

Ma perde quasi sempre.

Al di là della buca, rattrista il fatto che tante belle persone finiscano nell’intimo dolore della frustrazione, della negatività che nega negatività, del vedere solo la Buca, e arrabbiarsi sempre di più.

Bene, mi chiederete, facile criticare chi protesta per la Buca, e che vuoi un mondo tutto bucherellato?

Ne parleremo dopo, qui ho parlato solo di chi si lamenta per la Buca. Dobbiamo riflettere poi su chi dovrebbe riparare le buche. I mondi dei Funzionari e dei Politici. E se forse esiste un altro modo di vivere questi rapporti.


Pubblicato in esperienze di Miguel Martinez, Firenze, resistere sul territorio, riflessioni sul dominio, urbanistica | Contrassegnato , | 156 commenti