Democrazia, portami via!

Ci serviamo occasionalmente delle stampe di Pixartprinting: faccio volentieri un po’ di pubblicità gratuita e non sollecitata, visto che sono efficienti ed economici.

Oggi mi arriva la loro newsletter, che riassume in maniera semplice e chiara tutto quanto vi sia da sapere sulle elezioni in Italia.

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Stai organizzando la tua prossima campagna elettorale? Con Pixartprinting hai la possibilità di stampare tutti i materiali elettorali necessari per dare forma alla tua comunicazione offline: Santini elettorali, Manifesti elettorali, Volantini e moltissimi altri prodotti. Puoi farlo in modo facile e veloce all’interno del nostro sito, approfittando dei prezzi vantaggiosi e delle numerose opzioni di personalizzazione.

Non temere di “far le cose in grande”! Non porre alcun limite alla tua voglia di comunicare e racconta le tue idee agli elettori attraverso dei Manifesti politici di qualità, con logo e colori del tuo partito.

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Questo sabato, per i fiorentini

Qui si spiega abbastanza bene (articolo lunghetto, potete saltare direttamente al paragrafo Le problematiche in Toscana) cosa c’è in ballo con la questione delle biomasse, per quanto riguarda la Toscana.

In breve, “la Toscana è ricca di boschi poveri”, grazie alla solita pioggia di soldi europei e la solita retorica griin, si trasformano i boschi in fabbriche di pellet a crescita rapida, invece che luoghi olobiontici, dove generazioni diverse di esseri diversi creano le premesse della vita.

Sabato alle 15.30, davanti al Palazzo della Regione, a farsi ignorare, però è bello ritrovarsi tra persone belle.

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Il senso della comunanza

Oggi incrocio Andrea, che ha un piccolo ristorante nella Piazza.

Andrea è sempre pieno di entusiasmo, il cancello del ristorante l’ha fatto decorare con scene delle sue avventure nel mondo, tra le colline toscane e i monti del Messico.

Da anni, ascolto Andrea che sogna di far incontrare tutte le persone belle del rione, di dare un senso alla vita della piazza su cui si affaccia, e ridendo racconta storia su storia, e fa progetto su progetto.

Nel nostro rione, quello che fa le borse, quello che cucina cose saporite, la restauratrice che cura i Della Robbia, il calzolaio senza casa che si è suicidato, la fornaia dalle battute salaci, rappresentano da sempre in potenza un mondo libero da stato e da mercato, proprio perché fanno mercato: il saggio bronzista Lamberto mi raccontò dell’insegnamento del suo maestro, “non prostituirti mai.”

Oggi Andrea ride come sempre, ma racconta qualcosa che rattrista.

“Qui nella piazza ho visto tutti i ragazzi finire male, tranne il Dado che è diventato campione nazionale dei pesi massimi.

Una volta c’erano quelli che tenevano il timone della piazza…”

E penso al piccolo uomo forte, l’artigiano che gestiva le bische clandestine. Mi hanno raccontato di come le sue donne, moglie e figliole e le loro amiche, picchiavano gli spacciatori appena osavano avvicinarsi.

Fu una donna che curava con molta grinta e senza alcun permesso un orto in una proprietà pubblica, che mi raccontò che era arrivata la fine; e poco dopo lo vidi portar via su una barella.

E’ tornato, ma solo per starsene, ripiegato a tossire su una panchina mentre fuma.

Quando lo vedo, lo saluto sempre perché almeno ricordi di essere stato un tempo rispettato.

Andrea prosegue:

“Ma ora… giocano nel campetto, grandi e piccoli, e il grande fa al piccolo, ‘tienimi il pallone che è arrivato il cliente’!”

Penso a quanti soldi il Comune ci ha messo per fare il campetto di calcio. Ci ha messo pure il fontanello che ti dà l’acqua frizzante a gratis, e siccome allo stesso tempo ha tolto il fontanello che ti dava l’acqua semplice, i figlioli che giocano a calcio si sciacquano con l’acqua frizzante.

Le Istituzioni in una frase: appaiono ogni cinque anni, vicino alle elezioni, riversano una gran quantità di soldi nostri su luoghi di cui non sanno nulla, e poi scompaiono per altri cinque anni, tranne mandarti le multe.

Il campetto è proprio bello, è molto frequentato, è proprio adatto per tirar pallonate.

Ma non esiste alcuna comunità attorno, e che ne sa l’Ufficio Patrimonio Non Abitativo del Comune delle dinamiche vive di un campetto di calcio?

Allora Andrea parla del Giardino, dello spazio che la comunità delle genti di San Frediano e Santo Spirito ha sottratto insieme a Stato e Mercato.

“Da voi i bambini sono cresciuti in un’isola felice. Perché c’era tutta una comunità che vegliava, che chiudeva i cancelli, e non si doveva aver paura di nulla.”

E in quel momento, ho capito il senso di tutti questi ultimi anni di sforzi per allargare una crepa nel cemento, e per dare vita a una comunanza che va contro tutto il sistema economico e giuridico esistente.

Una comunità di piccole persone, quasi tutte donne, senza partiti, senza la minima voglia di fare le “antagoniste”, senza istituzioni, senza privati (e spesso senza troppi vaccini o mascherine), con tutti i mille difetti dell’umanità come realmente è, ha salvato delle vite. Non per bontà d’animo, ma perché erano vite vicine alle loro.

Se Andrea, nella sua piazza, avesse avuto le circostanze che ci hanno permesso di fare ciò che abbiamo fatto nel giardino a dugento metri dal suo ristorante, avrebbe fatto molto più di noi.

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Un invito alle Pubbliche Amministrazioni

Qualche giorno fa, ho partecipato a una visita guidata al Cimitero Monumentale delle Porte Sante, a San Miniato, uno di quei luoghi che ti danno veramente il senso della conturbante ricchezza di questa città.

La guida, che fa servizio civile presso l’ufficio dei cimiteri del Comune, è stata molto brava.

Oggi mi arriva per email questo invito:

Senza compilare il modulo, rispondo così:

E’ stata una splendida visita, interessantissma.

La guida era davvero preparata e ha saputo coinvolgere i partecipanti.

Detto questo, visto che siete credo un ente pubblico, vi inviterei a evitare di usare i prodotti Google per i motivi spiegati qui:

Allerta Privacy per i siti della Pubblica Amministrazione

Alternative sicure e libere ne esistono, anche per Google Docs.

Prendetelo come un invito costruttivo, e con il massimo rispetto per il vostro lavoro.

Grazie!

-- 
Brothers from all time gathering here
Come let us build the ship of the future
In an ancient pattern that journeys far

P.S. Ricordo un esempio molto peggiore: uno studio dell’ospedale di Careggi sulla popolazione transgender/sesso – quindi dati sensibilissimi – con promessa di tenerli riservati, poi quando ci vai al modulo, Google compare dal nulla per accusarti di violare le sue condizioni perché le stai nascondendo la tua identità dietro una VPN.

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Le favole del reincanto (2)

Alla prima parte

Mi permetto di proporre lunghe citazioni dal libro, Le favole del reincanto, dell’antropologa Stefania Consigliere, perché non ho mai visto esporre in modo così chiaro i punti principali del momento che stiamo vivendo.

Non solo un lontano momento storico, ma proprio la mia vita.

A partire dalle prime parole del libro, che dicono ciò che tutti già sappiamo, anche quando abbiamo troppa paura per dire che le cose stanno così:

È poco più che una constatazione: l’impresa moderna, con la sua narrazione di progresso e felicità per il maggior numero di individui, è fallita. Il mondo intorno a noi è un disastro.”

Noi viviamo il disastro però in uno stato anestetizzato, dove è “scomparso il terriccio della vita comune“:

“L’esperienza triviale della chiamata a un call centre compendia questo sentimento del presente che si estende fino all’intimità, dove disabilità emotiva, stereotipia linguistica e ossessione per il godimento illustrano la miseria dei tempi.”

Mentre chiamiamo il call centre,

“pare che la quantità di calore che il sistema terra sta accumulando sia pari a quello causato dall’esplosione di una decina di bombe atomiche, come quella sganciata su Hiroshima, al secondo.

Tutto questo è noto, ma non ce ne facciamo niente; non ci arriva come un pugno allo stomaco, non lo concepiamo davvero. Se lo facessimo, non potremmo continuare imperterriti nel monumentale spreco energetico che è la nostra vita.”

Viviamo

“la paralisi dell’immaginazione, l’incapacità di guardare oltre le mura della prigione che ci sta soffocando.

Quest’alienazione trasforma il disastro in apocalisse, il venir meno del mondo a cui siamo abituati nella scomparsa di ogni mondo possibile. Somiglia a un sortilegio: molti animali muoiono così, fissando paralizzati i fari del treno che li travolgerà.”

Ma se l’animale che fissa paralizzato i fari del treno non riesce nemmeno a immagarsi un altrimenti, il suo destino è segnato.

Ora, ci possono essere (aggiungo io) almeno due altrimenti.

Il primo è quello di Elon Musk che progetta un mondo che esiste soltanto nella sua testa. E con lui tutti gli esaltati del nanomondo che fantasticano di trascinarci nel loro personale “altrove”.

Ma esiste un altro altrimenti:

La via di fuga da un tempo stregato è qualsiasi cosa non sia il disastro incombente. La paralisi si scioglie a contatto con l’altrimenti.

Non un altrimenti astratto, fumoso o esotico, ma quello assai prossimo di un mondo che continua a esistere fuori dal fascio abbacinante dei fari: l’erba, il terrapieno, la tana, il sentiero, gli alberi, l’ombra del bosco, gli animali sul prato. La foresta è ancora viva.

Quello che cerchiamo è già qui: frammentario, imperfetto, ruvido come le cose reali. Si tratta solo di avvertirne l’esistenza.

E qui, aggiungo io, esiste anche un mondo umano “che continua a esistere fuori dal fascio abbacinante dei fari”, i Calcianti de’ Bianchi, le piccole donne che incontro ogni giorno che non si fanno rubare la vita, Sincero che ha fatto fiorire i giaggioli, la gente che vive i frammenti migliori della vita come se Stato e padroni non fossero ancora stati inventati…

Nei giorni in cui l'Uomo, che non sono io ma è l'apparato militare statunitense se ne andò sulla Luna, Buffy Sainte-Marie cantava le parole del ritorno: 

Un antropologo scrisse un libro
lo intitolò “i miti del cielo”
è scomparso, sua moglie è tutta sconvolta
è venuto un angelo a portarselo via
i suoi capelli erano oro, i suoi occhi amore, le sue parole verità,
i suoi occhi erano lapislazzuli
parlava una lingua così primitiva, ma così primitiva
che riuscivo a capirne il senso

A impedire il contatto, la capacità di capire che un altro mondo non solo è possibile ma esiste già da sempre, è l’accusa di superstizione, cioè di non avere

“accesso all’unica vera conoscenza: quella delle leggi di natura rivelate dalla scienza.

Gli altri credono, noi sappiamo.

Cosa succede, però, se l’unica conoscenza vera porta dritti al disastro planetario? Se il sapere diventa paralisi esistenziale? Se i metodi d’indagine richiedono la distruzione dell’oggetto conosciuto e, alla lunga, anche del soggetto conoscente?

Ribadita da tutti i manuali e innestata nel profondo del nostro impianto pulsionale, questa incrollabile presunzione di superiorità è l’enzima che trasforma il disastro in apocalisse.

Le ragioni della nostra supremazia devono essere difese a qualsiasi costo: meglio un uragano scientifico che un rifugio magico; meglio morire che essere come tutti gli altri. Il ridicolo che abbiamo riversato sulla possibilità che esista qualcosa oltre a ciò che vediamo ci paralizza in mezzo ai binari.

La vita è fatta di vita, non di astrazioni.

Oggi c’era G., fotografo e filosofo, figlio di un piccolo paese del Cilento, che da sempre amaodia Firenze. Da un paio di anni, per vari disastri, vive sulle panchine, scherza ironico sul fatto che gli hanno messo un defibrillatore, quando può ruba nei supermercati per vivere e se cercano di fermarlo dice, “paga Nardella!”

Mi insegna un piccolo trucco per far venire meglio le foto.

E cerco di inquadrare meglio il Giglio, il Giaggiolo, che ci hanno regalato quelli del Giardino dell’Iris, e che Sincero ha fatto crescere, e che ora noi dovremo preservare.

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Le favole del reincanto (1)

Da qualche anno, seguo saltuariamente le riflessioni dell’antropologa genovese, Stefania Consigliere.

Poi qualche settimana fa, me la trovo davanti, proprio nel nostro Giardino, a fare una conferenza: ho sentito convergere la nostra esperienza, di crepa nel cemento, di gente che si trova e cerca di vivere, e di tutte le storie che scorrono nella cascata che vien già dalla facciata in mattoni di San Frediano, di campanili antimoderni…

con l’entusiasmo allegro di questa strana donna, che in un’ora e mezza, ci ha presentato il mondo, anzi molteplici mondi: demoliva con un sorriso l’intera impalcatura a cui siamo abituati, senza mai trascinare nel dolente mondo dell’antagonismo.

Ha da poco pubblicato Favole del reincanto. Molteplicità, immaginario, rivoluzione, ho subito comprato due copie per regalarne anche una a una persona importante.

Lo sguardo antropologico è assolutamente fondamentale per capire il nostro.

Perché è l’unica persona che sa che un altro mondo è possibile, non perché si diverte a fantasticarci, ma perché il suo mestiere è proprio quello di occuparsi di altri mondi.

Che sono davvero possibili, per il semplice fatto che esistono, o sono esistiti.

Stefania è evanescente… su Duckduckgo – tanto per evitare Google – cerco una sua foto da mettere qui, e ne trovo solo una, in mezzo a molte consigliere narcisiste che di nome fanno Stefania. i piace però, perché è in bianco e nero, e dà l’idea che anche lei potrà un giorno scomparire nel mistero, come Licorice McKechnie.

Vi presenterò nei prossimi post alcune riflessioni tratte dalle Favole del reincanto.

alla prossima puntata…

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La Libertà Occidentale

Mi permetto di prendere un brano, scritto da Edoardo Albinati, fuori da ogni contesto.

Primo contesto: lo trovo su un sito che spesso e acutamente polemizza con ciò che viene chiamato Occidente, infatti il titolo del post fa esplicito riferimento a Occidente, Russia, Ucraina. Via, togliamo il contesto di guerre attuali.

Secondo contesto: il brano è tratto da un libro che non ho letto, che so approssimativamente parlare di storie romane molto brutte degli Anni Settanta. Sospetto (ma non lo so) – sul caso specifico attorno a cui ruota il libro, di avere un parere piuttosto diverso da quello dell’autore. Ma via, togliamo anche il contesto delle scuole cattoliche romane, o degli estremisti degli Anni Settanta.

Quello che resta, nudo, liberato da tutti questi contesti polemizzabili, è una descrizione incredibilmente precisa di qualcosa che io vivo tutti i giorni.

E’ la mia vita adesso!

Me lo leggo, me lo rileggo e me lo ririleggo, sono proprio io!

E sospetto non solo io.

Nei paesi democratici si è assai poco liberi di agire, anzi non lo si è affatto.

I lacci delle regole stringono ogni singola azione, specialmente in città, le autorità hanno deciso dove puoi camminare, quanto tempo sostare, quanto a lungo guardare un quadro e da quale distanza, se ti è permesso il bagno in mare, quanto paghi per spostarti, i grammi di droga da comprare, dove disperdere le ceneri di tuo padre e dove le tue.

È regolamentato da tabelle ogni respiro della vita urbana, i cartelli vietano, le linee tratteggiate separano, e intanto le telecamere registrano tutto quanto, tra multe, scadenze, bolli, giorni alterni, orari, varchi.

Non sei libero di fare nulla senza uno speciale permesso, un visto, un bollino, una scheda, una password, un ticket, un collare, un coupon, una tessera, una banda magnetica; che devi continuamente rinnovare perché scade, sta scadendo, eccolo là, è già scaduto, e devi ricominciare daccapo.

Sei sempre fuorilegge malgrado tu la insegua tutti i giorni per obbedirle. Le buste non aperte con gli avvisi di infrazioni e intimazioni e promemoria creano pile nell’ingresso di casa. Nei giorni dispari circolano le macchine con la targa pari, ma possono parcheggiare solo sul lato destro della strada, se sono catalizzate, dalle 13 alle 18.

Sei sorvegliato ovunque.

Regolamenti si sovrappongono a regolamenti, come manifesti incollati uno sopra l’altro, e mentre stai lì senza far nulla, su una panchina di un giardino, in realtà stai obbedendo almeno a una decina di codici racchiusi l’uno nell’altro come scatole cinesi.

Unica eccezione: i barboni, e i criminali.

Finché non finiscono in prigione i criminali sono gli unici uomini liberi della nostra società.

O quantomeno che tentano spericolatamente, avendo spesso la peggio, di imporre ed esercitare la loro libertà ai danni di quella degli altri, come se fossero unica legge a se stessi, il che non è mai vero fino in fondo, poiché non può definirsi legge ciò che è valido per un solo individuo.

La legge per chiamarsi tale deve opprimere un sacco di gente, ma di fatto opprime solo quelli che la rispettano, i quali perciò finiscono per essere oppressi due volte, schiacciati tra due poteri: da una parte lo Stato alle cui leggi, spesso strampalate, obbediscono, dall’altra i criminali piccoli e grandi che gli impongono la loro.

Per non parlare delle organizzazioni che sono ormai come la Spectre: banche, compagnie telefoniche e assicurative, arroccate nei loro palazzi di vetro e difese da numeri telefonici a cui non risponde mai nessuno, strutturate con tratti di segretezza impenetrabilità e impersonalità presi a prestito dalla macchina dello Stato e da quella delle organizzazioni mafiose.

Il cittadino paga sempre almeno due volte il suo tributo. È una doppia o tripla tassazione fissa.

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“FERMIAMO LA DISTRUZIONE DEI BOSCHI TOSCANI”

Un invito a tutti i fiorentini e affini, per una questione importante.

“FERMIAMO LA DISTRUZIONE DEI BOSCHI TOSCANI”
PRESIDIO:
sabato 28 maggio alle 15,30, a Firenze in via Cavour, davanti alla Regione Toscana

Il Movimento per la terra lancia questa importante iniziativa regionale ed invita tutte le organizzazioni, movimenti, cittadini, comitati ad aderire e partecipare.

Con la privatizzazione dell’energia e i 17 MILIARDI (delle nostre tasse) che l’Unione Europea elargisce ogni anno come sovvenzioni alle centrali a biomasse, i boschi e le foreste italiane hanno attirato gli appetiti insaziabili delle imprese forestali, spesso anche proprietarie delle stesse centrali a biomasse legnose.

Grazie a una legislazione e a regolamenti regionali estremamente permissivi, grazie allo smantellamento del Corpo Forestale dello Stato, il saccheggio delle nostre foreste è ormai in atto da alcuni anni e, anno dopo anno, diventa sempre più distruttivo e incalzante. NON VENGONO RISPARMIATI NEMMENO I PARCHI NAZIONALI E LE RISERVE NATURALI REGIONALI.

Fermiamo questo scempio senza precedenti, che distrugge il nostro patrimonio più prezioso: i boschi fertilizzano il suolo e lo proteggono dall’erosione, mitigano le temperature, ossigenano l’aria e assorbono anidride carbonica, sono la dimora insostituibile di centinaia di specie animali e vegetali, permettono al suolo di mantenere l’umidità e alla pioggia di penetrare nel terreno e rinnovare le falde. La morte dei boschi è la morte di un territorio, del suo equilibrio, della sua salute.

Movimento per la Terra

Atto Primo Salute Ambiente Cultura

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