La Pattumiera con il Cuoricino (3)

Scopro oggi – come spesso succede grazie a Ugo Bardi – un personaggio interessante, Lukas Fierz, medico, musicista e per molto tempo a capo del Partito Verde svizzero.

Da giovane, era un vicino di villeggiatura dell’anziano Gustav Jung. Che gli raccontò un episodio che avrebbe raccontato anche ad altri, perché evidentemente lo aveva colpito profondamente: il suo incontro con un indio Pueblo, di nome Ochwìa Biano (Lago di Montagna).

Ma Jung, parlando al giovane Fierz, aggiunse un dettaglio che non si trova nelle altre versioni: l’indio gli disse che l’uomo bianco era destinato a finire male (“der weisse Mann werde untergehen“), e gli spiegò con un gesto il motivo – mise i due indici davanti agli occhi, verso un punto immaginario sul tavolo, per dire, l’uomo bianco guarda un solo punto.

Anni dopo, Fierz si trovò a chiacchierare con Christoph Blocher, carismatico miliardario, imprenditore di successo e protagonista della politica svizzera. Fierz gli chiese quale fosse il segreto del suo straordinario successo.

Blocher gli rispose, “mi concentro tutto su un solo punto, mettendo da parte tutto il resto”. E fece lo stesso gesto che l’indio aveva fatto con Jung.

Torniamo alla Grande Fiumana Globale dei Vestiti, e alla domanda che sicuramente verrà posta:

Che si fa? Qual è la soluzione del problema?”

A prima vista, sembra una domanda ovvia e di buon senso: un esperto deve studiarci e dire a SI quello che SI deve fare.

Di “SI” abbiamo già parlato: non esiste un unico SI, esistono miliardi di esseri umani con interessi, istinti, desideri, follie, ragionamenti per nulla convergenti, e con forze molto diverse tra di loro.

Ora, cosa significano davvero “problema” e “soluzione”?

Da Wikipedia:

“Un problema, comunemente inteso, è un ostacolo che rende difficile raggiungere un determinato obiettivo o soddisfare una certa esigenza, frapponendosi tra la volontà dell’individuo e la realtà oggettiva.”

La Treccani ci informa che risolvere vuol dire:

Sciogliere, per lo più nel sign. di disfare, semplificare un legame o un intrico, chiarire una cosa complicata. In partic.: a. Scomporre, rendere evidenti i singoli componenti: r. un composto nei suoi elementi, un corpo nelle sue molecole, un numero intero in frazioni; strumento ottico che risolve i più minuti dettagli di un oggetto, cioè che dà immagini con particolari ben separati, netti. b. fig. Semplificare, chiarire qualcosa di complicato, difficile, oscuro.

Guardate che c’è un’intera visione del mondo qui.

I milardi di SI divergenti tra di loro, partono alla conquista, cercando di trasformare la propria volontà in realtà oggettiva.

Di fronte alla loro volontà si para però un “ostacolo” ben preciso, da far saltare in aria, sciogliere in acido, sbriciolare, semplificare.

Ma se è così, il ciclo dei vestiti che abbiamo descritto non è per nulla un problema. E’ proprio un insieme di soluzioni.

Problema costo della manodopera italiana? Soluzione: outsourcing in Bangladesh.

Problema della distanza del Bangladesh dall’Italia? Soluzione: navi-container giganti.

Problema dell’inquinamento? Soluzione: cielo e mare sono vasti…

Problema del fatto che la gente ha ormai dieci volte i vestiti che servono? Soluzione: inceneritori e carità per l’Africa.

Problema del fatto che la gente si sente in colpa a buttare vestiti in perfette condizioni? Soluzione: farli sentire che fanno una buona azione vestendo un negretto.

Problema: falliscono le imprese tessili africane? Soluzione: dazi sulle importazioni.

Problema: non si riesce più a scaricare gli scarti d’Occidente sulla Rwanda? Soluzione: minacciamola.

Essere pignoli sul senso delle parole non è un passatempo: analizzandole (parola etimologicamente correlata a “risolvere”), abbiamo visto chi sono davvero i SI, e come i SI agiscono nella realtà.

E abbiamo capito che un’eventuale Soluzione Finale al gran guaio (evitiamo la parola “problema”) sarà per forza della stessa natura che ha provocato il guaio.

Come aveva capito perfettamente Lago di Montagna.

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La pattumiera con il cuoricino (2)

Quando si racconta una storia come quella dei vestiti che fanno il giro del mondo, arrivano inesorabilmente due tipi di critici.

Il primo cerca di dimostrarti che va benissimo così.

Non voglio discuterci adesso, mi limito a dire che lo rispetto, perché chi dice così non si fa commuovere dagli aneddoti che racconto, e ha una chiara idea del senso della sua esistenza nel mondo.

Io credo sia un’idea mostruosa, ma è almeno un’idea.

La maggior parte invece chiede, “e allora che si fa? Come si risolve il problema?”

Sembra una domanda ragionevole, di quelle che rivolgiamo tutti i giorni all’amico Marco che si lamenta senza mai alzare un dito per migliorare la propria situazione.

Ma riflettiamoci un attimo.

Il nostro amico lagnoso è lui, Marco.

Marco, su, alza le chiappe e fai qualcosa per stare meglio!

Invece, rileggiamo la frase di sopra, mettendoci le maiuscole dove meno te le aspetti:

chi è “SI” che dovrebbe alzarsi e risolvere il problema della sopravvivenza della vita sul pianeta?

“Come SI risolve il problema?”

Il signore/la signora SI…

E’ Mamma Alessandra di Piazza Tasso,

sono i servizi segreti americani,

è il Fondo Investimenti con uffici in tutti i continenti,

è il comitato centrale del Partito Comunista Cinese?

Che a parte Alessandra, se qualcuno di questi dovesse davvero alzare le chiappe e fare qualcosa, mi preoccuperei…

SI ha un illustre precedente, quando Girolamo Savonarola, in San Marco, gridò con il suo accento ferrarese

“«La Italia ha tutta andare sottosopra, e Roma, e di poi SI ha a rinnovare la Chiesa»

Un giorno, le cose girano male per il ferrarese, e davanti a Palazzo della Signoria, mettono un capannuccio dove bruciare Savonarola.

E c’è P.O.B., Posizione Organizzativa Boia, che si appresta a compiere il proprio compito.

Invece, ecco che ti compare proprio lui, SI, da buon toscano, sotto la forma di un “certo ribaldo, uomo infame“:

“Vedemmo bene un certo ribaldo (…), uomo infame, il quale dalla severità de’ magistrati passati era stato cacciato della città, e dalla indulgenza (per non dir peggio) de’ presenti restituito, rimproverare insultando al morto frate, e dicendo che si trovava pure ad ardere quello che già aveva voluto arder lui

E così, gridando ad alta voce, con un torchio acceso prevenne l’ufficio del boia, nello accendere con esso il capannuccio, con grande vergogna di coloro che sopportarono la insolenza di così sfrenato ribaldo

Gli umani sono incredibili, bizzarri e autolesionisti, è difficile dire che facciano davvero gli interessi “propri”, soprattutto quando credono di farli…

ma sappiamo con certezza che non faranno mai “ciò che SI deve fare”.

E della frase, “Come SI risolve il problema?”, abbiamo affrontato solo la prima parte, che prima ci sembrava una roba da nulla…

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La Pattumiera con il Cuoricino (1)

Siccome ogni discorso sull’ambiente finisce inevitabilmente in una discussione sul tipo, “tu ci vorresti far soffocare dalla plastica!”, “e tu invece vorresti far morire di fame i lavoratori!“, vi racconto una storia.

Qui a San Frediano, c’è una fila sempre più lunga di persone che aspettano la distribuzione di pacchi di cibo che fa la parrocchia.

Ma non ne vedi una vestita male: esistono gli affamati, i disperati e i molto preccupati, anche i suicidi, ma non esistono più gli straccioni.

Se oggi vedessi uno in giro conciato così, sapresti subito che è un attore che sta recitando in un film di costume:

Noi ci sentivamo molto bravi, organizzando bancarelle dove le mamme del rione potevano scambiare i vestiti dei figlioli.

Poi un giorno ci siamo accorti che quasi tutte davano senza prendere, perché avevano le case troppo piene, e non sapevano più dove tenere la Roba.

Quando abbiamo smesso, c’erano delle signore che arrivavano al giardino, si guardavano attorno furtivamente, mollavano grosse buste di vestiti usati e poi scappavano.

Ma di solito, queste signore vanno a uno di quei bei cassonetti colorati, dove promettono una seconda vita in Africa per magliette e pantaloni.

Invece di esserci una sanfredianina grintosa con tre figlioli e un cane zoppo che dice, “basta, non siamo una pattumiera!”, trovano il cuoricino che rassicura la signora che non sta commettendo un delitto, anzi che lo fa per amore.

Un giorno, mi contattò un imprenditore tunisino, chiedendomi se poteva comprare un po’ di vestiti usati da noi.

Mi sembrava un’idea carina e virtuosa, e gli chiesi quanti.

Un paio di container al mese, per cominciare”, mi propose con non chalance.

Dopo ho ricostruito.

Grazie al lavoro gratuito di milioni di mamme oltrarnine e affini, innumerevoli container vengono caricati su camion, poi su grandi navi.

Il nome di questo mostro, Evergreen, dice tutto…

Dove si mescolano con i container che portano la nostra plastica, ormai respinta anche in Oriente.

E tutta la discarica d’Occidente si riversa sull’Africa.

A prima vista, quello dei vestiti sembra un bell’esempio di riciclaggio.

Permette a milioni di africani di vestirsi decentemente, a poco prezzo, e dà lavoro anche a tanti ambulanti.

Solo che l’Africa una volta aveva molte imprese tessili, artigiane ma anche industriali, con dietro una grande storia, che sono state così messe in ginocchio.

Per questo motivo, Uganda, Kenya, Tanzania, Burundi, Sud Sudan e Rwanda hanno pensato di mettere dazi sui vestiti di seconda mano: in particolare, la Rwanda avrebbe anche il cotone come materia prima, ma è costretta a esportarne il 70% per colpa delle mamme di tutto il mondo che l’hanno scambiata per la Pattumiera con il Cuoricino.

Negli Stati Uniti, esiste una potente associazione che raccoglie tutti quelli che prendono i vestiti gratuitamente dalle brave signore riciclatrici, e li rivendono in Africa. E siccome non sono fessi, l’associazione si chiama SMART.

Sul suo sito, assicura gli associati che “la SMART è in grado di rispondere con servizi sofisticati di lobbying e di informazione”.

La SMART ha fatto appello al governo degli Stati Uniti, che è intervenuto subito minacciando rappresaglie economiche, se non si accettava la carità dell’Occidente: con l’eccezione della Rwanda, i paesi africani hanno fatto marcia indietro (black countries don’t matter).

Allora, ci possiamo chiedere, da dove sgorga questa immensa fiumana di roba?

Altre grandi navi portano la Roba, ad esempio, dal Bangladesh, che per la via più breve (Canale di Suez) dista 11.000 chilometri da Napoli, ma costa sempre di meno di un’operaia italiana.

Il tessile costituisce l’80% delle esportazioni del Bangladesh, dando lavoro a milioni di donne.

Con l’arrivo del Covid, i consumatori occidentali però hanno smesso di gironzolare per negozi e fare acquisti d’impulso di capi che non indosseranno mai;

uscendo meno di casa, hanno meno bisogno di far vedere a tutti che il martedì si vestono diversamente da come si erano vestiti il lunedì;

non dovendo partire in pieno inverno per i Caraibi, non comprano più abiti fuori stagione.

Gli acquirenti occidentali pagano i bengalesi mesi dopo la consegna, mentre i produttori bengalesi devono pagare subito i propri costi: e così già a luglio, i bengalesi si sono trovati con 1,5 miliardi di dollari in ordini cancellati, e tante fabbriche hanno licenziato il proprio personale, o sono fallite.

Immagino che qualunque persona normale, di destra o di sinistra, cattolica o atea, sentendo questa storia, capisca che c’è qualcosa che non va.

E il non va è di tali proporzioni, e il nostro unico pianeta è così piccolo, che c’è da mettersi veramente paura.

Di solito, a questo punto, qualcuno dice, e allora, che si fa?

Ne riparleremo.

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Decrescite a confronto

Uno dei blog che seguo volentieri è Benzina Zero di Gianni Lombardi.

Questa volta, Gianni Lombardi propone una riflessione molto semplice e chiara sulla decrescita.

La decrescita c’è, il problema è solo come vogliamo decrescere.

Oggi su Repubblica leggevo che sono preoccupati, anzi afflitti perché in Italia decresce (tra l’altro) il traffico stradale:

I primi dati che arrivano dal campo sembrano confermare queste preoccupazioni: i consumi elettrici – un termometro fedele sullo stato di salute dell’industria – “sono calati nei primi nove giorni feriali di ottobre del 6,7% rispetto a settembre” calcola Mariano Bella direttore dell’ufficio studi di Confcommercio.

Il traffico stradale in Italia monitorato sulle “scatole nere” da Infoblu nei giorni scorsi segna una flessione del 10,3% per i veicoli pesanti.

E i passeggeri in transito a Linate e Malpensa “dopo il -64% di agosto sono riscivolati a -71% a settembre”, dice Armando Brunini, amministratore delegato della Sea.

Risultato: la fiammata estiva del Pil rischia di essersi già esaurita. E l’economia italiana potrebbe chiudere l’anno al palo, con un ultimo trimestre molto vicino a quella “crescita zero” che da anni affligge il Belpaese.

La decrescita felice contro la decrescita infelice

Pubblicato il ottobre 18, 2020 di Gianni Lombardi

Belle le villette. Ma comportano un dispendio energetico enorme, oltre a più pesanti costi sociali per costruire strade e fornire servizi.

Se uno che ha due auto e uno scooter vende un’auto e lo scooter per avere meno spese e più tempo libero, poi smette di bere la Coca-Cola perché si è accorto che ci sono sei cucchiaini di zucchero per lattina, quindi cammina di più a piedi, va in bici invece che in auto, va in vacanza in treno invece che fare le code in autostrada, quella è decrescita felice. Vantaggi: salute migliore, meno stress, meno spese, meno consumi.

Se invece gli pignorano un’auto perché è indebitato, deve smettere di bere la Coca-Cola perché ha il diabete, deve fare fisioterapia perché ha problemi alle articolazioni a causa del sovrappeso, usa la seconda auto perché la prima gliel’hanno pignorata ma non paga l’assicurazione perché non ha soldi, va in vacanza in auto perché facendo le code si sente ‘più libero’ invece di osservare gli orari del treno, quella è decrescita infelice. vantaggi: piacere temporaneo. Svantaggi: stress, debiti, problemi di salute.

Il riscaldamento globale e la globalizzazione, che non sono mali in sé ma questioni di misura, porteranno grandi difficoltà e addirittura catastrofi per molti territori e ampie fasce di popolazione umana, per non contare gli effetti sulle altre specie animali e vegetali.

Siccome non è possibile pensare a un futuro in cui 10 miliardi di persone vivono nella villetta unifamiliare dei telefilm, consumano senza limiti cibo ipercalorico, e si muovono con un suv, un’auto sportiva e uno scooter per famiglia (ancorché elettrici) per andare a scuola e al lavoro nella città vicina, andando tutti gli anni in vacanza dall’altra parte del pianeta con voli low cost, occorre prendere dei provvedimenti globali per:

  • Limitare il consumo di suolo e invertire la tendenza
  • Ridurre i consumi energetici e molti consumi falsamente voluttuari (troppa carne, troppo zucchero, troppi viaggi, troppo turismo, troppe auto, troppo riscaldamento, troppo condizionamento, eccetera)

Possedere tre auto per avere l’auto grande per i viaggi, la decapottabile per i weekend e l’utilitaria elettrica per muoversi in città è dispendioso, poco razionale e, dal punto di vista ambientale, anche un comportamento sbagliato e pericoloso. Generalizzare questo genere di comportamenti e consumi è ancora più sbagliato e pericoloso.

Queste tesi sono indirettamente confermate anche dal gruppo assicurativo Zurich sulle pagine del Financial Time (quindi una grande compagna assocurativa svizzera sulle pagine del più importante quotidiano finanziario, non gli ‘ambientalisti estremi con la testa fra le nuvole’) Lo stesso Covid-19 che ci colpisce in questo momento è stato causato o almeno molto facilitato dalla fame di risorse naturali indotta dallo sviluppo economico incontrollato:

«La deforestazione – sottolinea la società svizzera – spinge gli animali selvatici fuori dai loro habitat naturali e più vicini alle popolazioni umane, creando una maggiore opportunità per la diffusione delle malattie zoonotiche nell’uomo».

La compagnia assicurativa svizzera concorda con ambientalisti e scienziati: clima e perdita di biodiversità favoriscono la diffusione dei virus di origine animale. Dall’ebola al Covid-19

Qui l’articolo ripreso da Valori: Zurich: «I virus? Colpa del clima e della deforestazione»

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Mercati globali e la Humane Death

Una piccola lezione sul sistema-mondo.

Il governo danese sta per ordinare l’abbattimento di “almeno” 2,5 milioni di visoni, perché si sospetta che potrebbero trasmettere il Covid all’uomo.

Io fino a ieri, non sapevo nemmeno che esistessero i visoni in Danimarca. Anzi, nella mia ingenuità, pensavo che fosse un animaletto raro, di quelli che se ti capita di vederlo in un bosco ti acquatti in silenzio per osservarlo.

Scopro solo adesso che il 40% dei visoni del mondo vivono in minuscole gabbie in Danimarca, ma c’è anche l’Olanda, dove ne ammazzano la fatidica cifra di sei milioni l’anno.

Il visone in questione non è quello europeo, ma arriva dall’America, però il governo danese è riuscito a impedire che venisse inserito nella lista delle specie invasive.

La prima riflessione è che Olanda e Danimarca sono due paesi modello per quanto riguarda cose tipo andare in giro in bicicletta o nascondere gli inceneritori sotto i parchi.

Il Telegraph ci invita commosso:

Il sito del governo danese ci informa che

“per i danesi, la sostenibilità è un approccio olistico che comprende l’energia rinnovabile, la gestione dell’acqua, il riclaggio dei rifiuti e il trasporto verde, compresa la cultura della bicicletta”.

Olisticamente, il sito dei pellicciai danesi ci fa vedere come trattano le future pellicce, con tanto di piccole Grete che arrivano sicuramente in bicicletta per ammirare gli animali prima che li ammazzino:

Bene, i danesi hanno portato questi animaletti, potenzialmente invasivi e capaci di sostituire la popolazione di visoni autoctoni, dall’America, via nave, presumo.

Infatti, come c’era da aspettarsi, la Danimarca è uno dei peggiori inquinatori del pianeta, solo che sta attenta a non darlo a vedere.

Un sito di apologeti ci rassicura che i visoni “di solito” vengono eutanizzati soffocandoli con il monossido di carbonio “nella fattoria dove vivono”. Il prodotto viene somministrato “dalle stesse persone che danno loro da mangiare e se ne prendono cura tutti i giorni“, così muoiono più felici.

Se vi entusiasmano i ragionamenti politicamente corretti, potete leggere qui una dettagliata guida a humane good practices nel campo dell’ammazzamento.

Lultima frase riassume l’intera filosofia del sistema in cui viviamo: “per motivi di leggibilità, il termine ‘uccisione in maniera umana’, in questo codice di buone pratiche, viene successivamente abbreviato a ‘uccisione”.

I visoni li gassano cinquanta, sessanta alla volta.

Ora, se mi guardo attorno, non vedo più molte signore con le pellicce. Infatti, i visoni americani, allevati e ammazzati e scuoiati in Danimarca, li vendono alle signore cinesi.

Ma anche ai signori cinesi:

Ora, la Cina ha diverse regioni climatiche: Pechino, che è parecchio a nord, è all’incirca alla latitudine di Cosenza.

Per cui non è difficile capire che i/le signori/e cinesi sfoggino le pellicce di visoni danesi nelle gelide feste estive con l’aria condizionata (non ho mai sentito tanto freddo come a Singapore, che è quasi all’equatore).

Ora, i/le signori/e cinesi come fanno i soldi per comprarsi le pellicce danesi?

Una risposta la suggerisce una pagina sul sito di Alibaba: i cinesi fanno i soldi vendendo ai danesi le gabbie dove tenere i visoni prima di ammazzarli.

Le navi inquinano portando i visoni in Danimarca, le navi inquinano portando le gabbie cinesi in Danimarca, le navi inquinano portando le pellicce in Cina.

Ma con gabbie così, a voglia a comprarsi bici e fare gli ecosostenibili.

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Buone notizie dagli Stati Uniti

Tra poco, il popolo americano (diciamo la metà più uno di quel poco-più-che-metà che vota) dovrà scegliere a chi consegnare lo scettro delle apparizioni in TV.

A leggere giornali come The Guardian, sembra che in bilico ci sia la sopravvivenza del pianeta, nella lotta tra il Satana dal ciuffo arancione e San Michele dai capelli bianchi.

Caitlin Johnstone, in questo articolo pubblicato sul suo blog, ci aiuta a ridimensionare le nostre preoccupazioni: se nei bassifondi, ci si scambiano insulti e sassate, ai piani alti tutto fila liscio e tranquillo.

Solita traduzione affidata all’agenzia di sorveglianza planetaria Google, pian piano farò qualche piccolo miglioramento, ma il testo mi sembra abbastanza comprensibile.

Quando si guarda alla politica degli Stati Uniti, sembra che ci siano due fazioni politiche tradizionali che sono fortemente in disaccordo tra loro. “Diviso” è una parola che viene fuori spesso. “Polarized” è un altro.

Ovviamente è vero che tra queste due fazioni scorre un sacco di emozioni, e la maggior parte di esse è davvero negativa. I temi caldi di un dato ciclo di notizie in America coinvolgeranno tipicamente più di una storia relativa all’inimicizia al vetriolo tra di loro.

Ma sotto tutti gli insulti e gli accesi dibattiti, queste due fazioni sono in realtà furiosamente d’accordo l’una con l’altra. Sono d’accordo per tutto il tempo.

Concordano sul fatto che il governo degli Stati Uniti dovrebbe rimanere il centro di un impero globale; si limitano a cavillare rabbiosamente su alcuni dettagli di come dovrebbe essere gestito quell’impero, ad esempio se il principe ereditario saudita avrebbe dovuto ricevere qualche piccola conseguenza per aver smembrato un   reporter del Washington Post con una sega meccanica.

Sono d’accordo che gli Stati Uniti dovrebbero rimanere l’egemone unipolare della terra a tutti i costi; litigano ad alta voce su alcuni dettagli di come dovrebbe apparire, ad esempio se dovrebbero esserci i nomi dei generali confederati nelle sue basi militari.

Sono d’accordo che dovrebbe esserci una massiccia presenza militare statunitense in tutto il mondo; contestano solo furiosamente piccoli particolari come se qualche migliaio di quelle truppe debba rimanere in Germania o essere trasferito in Polonia.

Concordano sul fatto che ci deve essere una violenza militare di massa senza fine per sostenere l’impero centralizzato dagli USA; fanno solo un grande spettacolo nel discutere se quella violenza militare debba essere più concentrata sulla Siria o sull’Iran.

Concordano che è necessario minacciare l’intero pianeta con armi nucleari mentre si intensificano le aggressioni contro altre potenze nucleari; si infuriano solo avanti e indietro su chi dovrebbe essere il dito sul pulsante.

Sono d’accordo che è necessario controllare l’economia mondiale con il pugno di ferro; litigano solo sulle sue caratteristiche, come come e quando lanciare una guerra commerciale con la Cina.

Concordano sul fatto che l’ambiente dovrebbe continuare a essere distrutto; litigano solo per le minuzie, come se ci dovrebbero essere o meno degli adattamenti per i margini di profitto delle società di energia verde.

Concordano sul fatto che la disuguaglianza di reddito e ricchezza dovrebbe persistere negli Stati Uniti; sono solo appassionatamente in disaccordo su come dovrebbe persistere, ad esempio se gli americani dovrebbero ricevere un altro misero pagamento di stimolo di $ 1200 quest’anno.

Sono d’accordo che la plutocrazia dovrebbe continuare a governare l’America; si limitano a superare le caratteristiche minori, come se quei plutocrati dovessero o meno pagare un po ‘di più in tasse.

Concordano sul fatto che gli americani dovrebbero rimanere aggressivamente propagandati; discutono solo se dovrebbe essere di Fox News o MSNBC.

Sono d’accordo che gli americani dovrebbero essere sorvegliati da vicino e il loro linguaggio strettamente controllato; discutono solo dei dettagli, ad esempio se gli esperti di destra vengono censurati in modo sproporzionato sui social media.

Su tutte le questioni che colpiscono più gravemente le persone reali su scala di massa, queste due fazioni politiche sono decisamente d’accordo. Versano solo un sacco di suoni e furia nel piccolo uno per cento dello spettro in cui hanno qualche disaccordo.

Non consentono alcuna discussione generale sul fatto  che  l’impero oligarchico debba continuare ad esistere; tutti i loro problemi, argomenti e istrionici ruotano attorno a  come  dovrebbe esistere.

Questo è ciò per cui sono progettati. Sono progettati per impedire alla popolazione americana di vedere chiaramente quale sia il vero dibattito, motivo per cui chiunque si affidi a una visione del mondo che favorisce una di queste fazioni tradizionali subirà inevitabilmente confusione e cattiva percezione. Sono filtri percettivi progettati per nascondere l’unico vero dibattito nella politica statunitense.

Il vero dibattito nella politica degli Stati Uniti non è tra le due fazioni tradizionali che sono d’accordo l’una con l’altra praticamente su tutto ciò che conta in ogni misura che conta. Il vero dibattito sono quelle due fazioni insieme contro coloro che capiscono che l’intero status quo americano deve essere buttato nel cesso.

Il vero dibattito politico in America è tra (A) coloro che capiscono che l’impero degli Stati Uniti è la singola forza più distruttiva su questo pianeta ed è corrotto dalle radici ai fiori, e (B) coloro che si iscrivono alle narrative partigiane tradizionali che supportano il design l’impero degli Stati Uniti.

Se la politica fosse reale in America, questo sarebbe il dibattito che tutti vedono. Non tra due settantenni assassini che si urlano addosso su chi odia di più il socialismo, ma tra la parte che si oppone all’impero oligarchico e quella che lo promuove e lo protegge.

Ma la politica non è reale in America. È uno spettacolo. Uno spettacolo di marionette a due mani per distrarre il pubblico mentre i borseggiatori li derubano alla cieca.

Se vuoi vedere le cose chiaramente, ignora del tutto il finto dramma dello spettacolo di marionette calzino e concentrati sull’avanzamento del vero dibattito: che l’impero oligarchico centralizzato dagli Stati Uniti è corrotto oltre la redenzione e dovrebbe essere completamente smantellato.

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Dopo l’Impero

Rhyd Wildermuth è un blogger molto particolare, e non vi chiedo di seguire tutte le peripezie intellettuali di questo autodefinito “pagan theorist, nomadic anarchist, queer poet, and punk bard” autodidatta che oggi vive in Bretagna.

Però le cose che scrive sono molto chiare e assai più sensate, che so degli editoriali di Repubblica, tanto per dirne una.

Dopo aver parlato tante volte male di Google, vi giro una traduzione Google del suo ultimo articolo: tanto Google sa già che esiste il testo e se lo sarebbe potuto tradurre da solo.

Credo che sia una delle cose più di buon senso che siano state scritte in quest’ultimo anno sulla condizione degli Stati Uniti.

Siccome scrive anche bene, invito gli anglofoni a passare direttamente alla versione inglese.

postato da Rhyd Wildermuth

Questo saggio appare in A Beautiful Resistance: After Empire

Qualche mese fa un amico negli Stati Uniti mi ha raccontato una storia agghiacciante. Suo fratello, una delle persone più pacifiche che abbia mai incontrato in vita mia, si è trovato con una pistola puntata contro di lui dal suo vicino.

La situazione che lo ha portato è stata piuttosto complicata, ma il riassunto della storia è questo: il suo vicino, reagendo con profonda emozione alla notizia di un altro nero ucciso dalla polizia, ha minacciato di uccidere il fratello del mio amico perché gli operai che riparavano il suo tetto avevano lasciato cadere pezzi nel cortile di questo vicino.

Il fratello del mio amico lo ha convinto mentre la pistola carica era puntata contro di lui e ha scelto di non chiamare la polizia perché, come molti sanno, è molto probabile che una chiamata di emergenza sul comportamento minaccioso di una persona di colore porti alla morte di quella persona negli Stati Uniti.

Giorni dopo il vicino si è scusato, affermando che era così arrabbiato per il razzismo negli Stati Uniti che vedeva il fratello del mio amico (un uomo bianco) come un simbolo per tutto ciò che accadeva. Non è morto nessuno, il tetto è stato finalmente riparato e dall’ultima volta ho sentito che stanno meglio, nonostante sia difficile scendere completamente da una situazione in cui una pistola è stata puntata alla testa di qualcuno.

Scenari come questo non sono poi così rari. Ho sentito raccontare altre situazioni, molte con minacce di violenza (sebbene questa sia l’unica relativa alle armi di cui mi è stato detto), ciascuna mediata da conflitti razziali più ampi sui quali le persone coinvolte hanno poca influenza. La paura, l’ansia e la sensazione assoluta che l’Altro rappresenti una minaccia imminente nonostante l’umanità della loro carne e presenza ora governano la maggior parte delle nostre relazioni sociali.

Ecco come ci si sente quando cade l’Impero.

Sebbene tendiamo a concentrarci sugli aspetti di sfruttamento e autoritari dell’Impero, non dovremmo dimenticare che hanno anche un effetto pacificante sui conflitti culturali e sociali. La “Pax Romana” è stata chiamata così proprio per questo motivo: la presenza di un centro eccessivamente potente che governava vasti territori in cui vivevano persone con valori culturali molto diversi ha fatto sì che prevalesse una sorta di “pace”. Le tribù gallica, celtica e germanica che in precedenza avevano intrapreso una sanguinosa guerra contro le invasioni romane furono infine “pacificate”, portate nell’impero romano e sotto il suo dominio culturale. Ciò significava che le guerre si fermarono, almeno mentre l’impero era forte.

Quando quell’impero iniziò a sgretolarsi sotto il suo stesso peso, tuttavia, queste vecchie rabbia riemersero. I coltelli furono affilati, nuovi eserciti sollevati, vecchie lealtà tribali riaffermate e il sogno dell’indipendenza resuscitato. Alla fine l’impero non riuscì più a sostenere la pace con la forza e la sazietà economica, e quando cadde non rimase nulla della sua gloria se non vecchi monumenti e strade troppo cresciute.

Gli Stati Uniti sono stati anche chiamati un impero pacificatore (la Pax Americana ) a causa del loro ruolo egemonico sull’emisfero occidentale dopo la seconda guerra mondiale. Non riconosciuto nell’accettazione di questa idea, tuttavia, è che la Pax Americanaesteso al territorio che ora è gli Stati Uniti prima di quella guerra. La maggior parte conosce i sanguinosi conflitti e le campagne di fame che hanno aiutato il governo degli Stati Uniti a “pacificare” le popolazioni indigene lì, ma come l’Impero Romano non lo ha fatto solo attraverso l’aggressione. Ad esempio, i trattati forgiati e i benefici economici scambiati con alcune tribù (le Cinque Tribù Civilizzate) furono una delle cause principali del fallimento della rivolta di Tecumseh, proprio come i trattati romani e il trattamento preferenziale di alcune tribù galliche lasciarono Vercingetorige con pochi alleati nella sua finale opporsi a Giulio Cesare ad Alesia.

Ora, sebbene l’influenza imperiale degli Stati Uniti diminuisca in tutto il mondo, detiene ancora un’influenza egemonica sul paese che rivendica e sulle persone che ha portato alla sua “pace”. Ancora una volta come Roma, offrire i benefici economici dell’Impero (anche se distribuiti in modo diseguale) ai discendenti di coloro che per primi conquistò ha fatto tanto per mantenere la sua presa sui suoi cittadini quanto la ricchezza romana (distribuita in modo non uniforme). Persino le sottoclassi razzialmente oppresse godono ancora di un certo accesso al dominio americano (petrolio e tecnologia a buon mercato) nonostante siano altrimenti esclusi dal regime dei diritti umani che presumibilmente è garantito dalla truffa dell’Impero. Inoltre, l’esercito americano (forse l’istituzione più eterogenea d’America) segue il modello imperiale romano, arruolando i conquistati per conquistare gli altri.

Una terza – e probabilmente più vitale – pacificazione ora governa il mondo, tuttavia: la Pax Capitalis , o “Pace del Capitale”. Dalla nascita del neoliberismo, il capitale ora funziona come una forza imperiale egemonica, chiaramente visibile nei distretti commerciali di ogni città del mondo. Ovunque è lo stesso, le stesse catene internazionali vestite sottilmente nell’estetica culturale locale proprio come l’ Interpretatio Romana ribattezzò gli dei dei conquistati con il loro “equivalente” imperiale. Usiamo ovunque le stesse app dei social media, acquistiamo cibo prodotto dagli stessi conglomerati internazionali, compriamo vestiti fatti nelle stesse fabbriche e, come i cittadini di Roma, ci saziamo di queste spoglie imperiali come nostro premio di consolazione per aver perso le nostre storie.

Sotto l’appiattimento dell’egemonia monoculturale della Pax Capitalis, quelle storie perdute diventano nuove storie plasmate dall’Impero. Prima dell’egemonia della Pax Capitalis , avevamo almeno identità più storiche ma ancora ideologicamente superficiali: religione, nazionalità, professione, tutte sussunte infine nell’identità monoteista e globale del consumatore. Ciò che significava provenire da una famiglia, da un villaggio o da una tribù sono regni di significato a cui la maggior parte delle persone non può più accedere, e ora che il goloso bottino dell’Impero diminuisce, ci resta da costruire dai detriti della storia: razza, sesso, sessualità: il colore della nostra pelle, cosa facciamo dei nostri genitali e cosa significano o non significano.

L’Impero non può più tenerci insieme, non pacificare più i nostri ricordi o l’odio con narrazioni costruite o giochi di pane e circo. E proprio come il fervore religioso verso il dio cristiano è aumentato negli ultimi anni di Roma, così è cresciuta la fede che ciò che l’Impero ha operato nelle nostre vite potrebbe salvarci mentre cadono le mura. Più tecnologia, più politica, più consumo, più di ogni “verità” che è stato sempre e solo un articolo di fede che abbiamo ripetuto per evitare che l’Impero cadesse – a cui ci aggrappiamo come i grani di preghiera in un terremoto.

In tutto questo, dobbiamo chiederci: cosa viene dopo l’Impero? Se l’Impero ci diceva che eravamo consumatori, cosa saremmo quando non esiste l’Impero? Se l’Impero ci ha detto che siamo in corsa, classificati in base al tipo di amore che influenziamo, determinato dallo stato dei nostri corpi per certi tipi di vite e non da quello di altri, allora che dire di noi quando l’Impero non è più lì per far rispettare queste cose?

È molto probabile, anzi inevitabile, che molti di noi si aggrapperanno a quelle vecchie categorie ancora più duramente. La razza, in particolare, può diventare il credo con il più alto numero di morti, specialmente con l’ascesa delle reazioni fasciste al collasso interno della Pax Americana che ora terrorizza il mondo.

È anche possibile, anche se difficilmente inevitabile, che l’esperienza del fratello del mio amico e del suo vicino possa portare a qualcosa di completamente diverso. I momenti di rabbia e paura, disciplinati in noi attraverso la voce costante dei social media e la propaganda dei politici desiderosi di mantenere il potere, possono ancora continuare a prescindere. Eppure, prima che venga premuto il grilletto, prima che venga chiamata la polizia, prima che ogni situazione diventi irrevocabile, l’umanità potrebbe risorgere, scrollarsi di dosso il folle incantesimo collettivo a cui siamo tutti sottoposti e ricordare che siamo sempre esistiti non a causa dell’Impero, ma nonostante esso.

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Lo strozzino va in chiesa

Quando sentiamo che lo strozzino del quartiere, che se non paghi, si fa dare tua figlia in pegno, comincia a fare la carità in chiesa per le povere fanciulle vittime della Tratta delle Donne, siamo tentati a reagire in due modi.

La prima è di pensare che lo strozzino sia una Brava Persona.

La seconda è di pensare che in fondo la Tratta delle Donne non sia un problema, è solo retorica che lo strozzino usa per farsi bello.

Con la questione ambientale, abbiamo lo stesso problema oggi.

I peggiori delinquenti sono tutti in chiesa oggi, a fare elemosina verde.

Per molti diventano i Salvatori dello stesso Mondo che stanno distruggendo.

Però ci sono anche le persone sanamente ciniche, quelle che quando per l’ennesima volta l’amico manipolatore ti racconta una storia strampalata per chiederti un prestito che sai che non restituirà, lo mandi a quel paese.

I cinici, che mi interessano più di quelli che credono ai Salvatori del Mondo, tendono a pensare che siano balle la questione ambientale, il cambiamento climatico, la crisi delle risorse e tutto il resto.

Un esempio.

Apple si presenta al mondo come se fosse Tarzan nella giungla.

Tarzan, con mutandina leopardata by Cavalli

Apple non è ecologica, è direttamente selvaggia:

Se sei un credulone, ci caschi e ti innamori della Apple; se sei un cinico, cominciano a farti schifo pure i boschi.

In entrambi i casi, vince la Apple, e ci rimettono i boschi.

Occorre andare più a fondo, per capire che la verità è un’altra.

Ne parla Louis Rossman, in un video su Youtube, che vi presento con questo link un po’ strano, perché nessuno vi obbliga a raccontare a Google che vi interessano i suoi video:

https://invidious.snopyta.org/watch?v=6KCaS1z2MuE

In breve, appena il tuo smartphone (sì, “il tuo“, perché il “mio” non esiste) ha qualche problema, te lo ritirano.

Bella forza, perché ne hanno programmato lo scassamento.

E siccome hanno una meravigliosa Coscienza Ambientale, lo mandano a riciclare, e così tu ne compri un altro.

Riciclare vuol dire buttare la massima parte di un oggetto, e trasformare il resto in roba di bassa qualità, che al secondo giro in genere va buttata.

Tre dipendenti della ditta di riciclaggio, agendo certamente in totale illegalità, hanno imboscato almeno 100.000 telefonini, e li hanno girati a un signore che ha sistemato qualche piccolo difetto, e li ha rivenduti in Cina, perfettamente funzionanti.

Adesso la Apple sta facendo causa alla ditta di riciclaggio per la bella somma di 31 milioni di dollari.

Rossman ricorda i tre principi fondamentali: RIdurre, RIutilizzare, RIciclare.

E’ importante capire che sono in ordine gerarchico.

I telefonini nascono con un costo pauroso per gli esseri viventi, umani e non.

Giovane imprenditore informatico che sta preparando le materie prime per il tuo smartphone

La Apple non può ridurre, che è l’unica cosa che abbia il minimo senso.

Quando arriviamo a riutilizzare, la Apple ti dice,

“niente da fare, ma daremo sepoltura ecologica al tuo vecchio telefonino, per cui puoi avere la coscienza tranquilla, ecco gli altri modelli!”

E se qualcuno (illegalmente) aggiusta il vetrino un po’ rovinato, ecco una causa da trentuno milioni di dollari.

Quando il delinquente del quartiere va in chiesa, dopo essersi preso in pegno tua figlia, e fa la donazione per contrastare la tratta delle donne, ricordati che lui resta sempre un delinquente, e che la tratta delle donne resta sempre un male.

E che lui fa ancora più schifo, perché mente.

E che odiare, come amare, è una bella e sana e umanissima emozione.

Anche se non riusciremo mai a coronare il nostro odio, come gli sposi riescono a coronare il loro amore, lasciateci provarne almeno l’emozione.

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