Tutto in una mappa

In questa mappa della Lombardia, vediamo la situazione del PM10, il sottilissimo particolato inquinante generato tra l’altro da milioni di pneumatici sull’asfalto, rispettivamente il 18 e il 25 di febbraio.

Due martedì, quindi due giorni lavorativi, ma con una fondamentale differenza: la paura del coronavirus.

Probabilmente uno statistico, mettendo insieme i dati sulla mortalità legata all’inquinamento da PM10, nonché sulle vittime di incidenti stradali, potrebbe stimare quante vite sono state salvate.

Purtroppo, abbiamo memoria corta, e non sappiamo approfittare delle ancore di salvezza che ci vengono lanciate.

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Decrescita ordinata

Ciò che sale prima o poi deve scendere.

Tutto dipende da come scende.

Da un pezzo, sappiamo che il sistema industriale globale è insostenibile, per mille motivi che non stiamo a ripetere.

Solo che chi ci ha investito, chi lo dirige e chi semplicemente ci lavora, non ha alcuna intenzione di smettere, anzi vuole crescere.

Questa a lungo termine, è una ricetta sicura per la catastrofe, e infatti la catastrofe, irreversibile in tempi umani, c’è già: non c’è bisogno di fare profezie improbabili su cosa succederà nel 2050, è sufficiente guardare l’isola di plastica nell’Oceano Pacifico per capire che siamo già del gatto.

Però una serie interminabile di accorgimenti permette di tenere in piedi sempre più artificialmente il tutto, e questo vuol dire che la caduta sarà repentina e brusca, una curva di Seneca.

Non abbiamo la minima idea che forma quella caduta assumerà.

Perché si tratta di una decrescita disordinata, in un sistema-mondo estremamente complesso, che si può spezzare in qualsiasi punto.

“Quando il malvagio Tito entrò nel Santo dei Santi, strappò il velo e bestemmiò.

Al suo ritorno, un moscerino gli entrò nel naso e iniziò a penetrargli il teschio. E quando morì, gli aprirono il cervello e trovarono che era diventato come un uccello che pesava due libbre”.

(Qohèlet Rabbah)

Il moscerino che in questo momento si sta diffondendo ovviamente non sarà la fine del mondo come lo conosciamo, ma ci aiuta a capire alcune cose molto importanti.

Innanzitutto, che l’economia di scala, il just-in-time, le concentrazioni (i congolesi scavano il coltan, i cinesi fanno i telefonini, gli americani mettono in piedi le corporation e noi italiani facciamo la pizza) fa sicuramente risparmiare soldi se tutto fila in modo smart e tutti chiudono un occhio sull’esternalizzazione dei costi.

Ma se qualcosa va fuori posto, si rivela un sistema suicida.

La crescita sostenibile, però, è una truffa. Non è nemmeno la macchina del moto perpetuo, che almeno non fa finta di andare sempre più veloce.

La decrescita felice, volontaria, va contro tutti e sette i vizi capitali (superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia), e quindi non è una soluzione  proponibile su larga scala.

Ma ciò che sta succedendo con il coronavirus ci dimostra che l’inevitabile decrescita può essere almeno ordinata.

In Cina in questi giorni, si stima che le emissioni di CO2 siano calate di 100 milioni di tonnellate, pari al 6% di tutte quelle del mondo in un anno.

Cioè, i politici di tutto il mondo stanno a discutere su come rallentare la crescita delle emissioni, senza concludere niente; ed ecco che addirittura diminuiscono. Poi ovviamente riprenderanno col botto, ma intanto sappiamo che ridurre è davvero possibile.

In un contesto certo difficile, ma comunque strutturato, senza le guerre civili e le carestie che di solito accompagnano passaggi di questo tipo.

Passiamo all’industria automobilistica: ovunque vedi un disastro, c’è (anche) lei, dalla guerra in Iraq, alla cementificazione del suolo della Toscana che crea siccità e alluvioni, alle polveri sottili nell’aria.

Ma ecco che anche qui abbiamo un’inattesa (e certo passeggera) decrescita ordinata, con un accorto intervento dall’alto che evita stragi.

Stiamo sempre parlando di piccoli esempi virtuosi in un contesto assai cupo.

Però fa piacere alzarsi la mattina e leggere:

“Vuoti anche l’hub logistico di Ceva a Somaglia e la Mta, che fornisce fusibili, centraline e morsetti a molti grandi produttori automobilistici. La chiusura di quello stabilimento, ha avvertito oggi l’azienda, vuol dire guai seri non solo per il gruppo Fiat Chrysler ma anche per gli altri big europei: senza quei componenti dal 2 marzo potrebbero chiudere gli stabilimenti Renault, Bmw e Peugeot di mezza Europa e se la serrata continuerà ne risentiranno anche Jaguar Land Rover, Iveco, Cnh e Same. L’azienda teme “conseguenze irreparabili” e lunedì pomeriggio ha chiesto di poter far lavorare circa 60 persone “su un’ingente area coperta di 40.000 metri quadrati e previa verifica quotidiana dello stato di salute di ogni lavoratore”.”

 

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A luglio, resistenze al nanomondo

Alla prima manifestazione per il clima a Firenze, trovai un volantino diverso da tutti gli altri. Perché toccava un tema enorme, che nessun altro affrontava.

In due parole, la crisi ambientale è frutto di un insostenibile sistema di saccheggio tecnologico della natura;

ma adesso siamo al momento in cui lo stesso essere umano viene trasformato in oggetto di saccheggio tecnologico, sotto una vasta gamma di forme che vanno dall’uso dei big data alla bioingegneria.

(L’altro giorno, Bezos di Amazon ha “donato 10 miliardi di dollari per salvare il pianeta”; che a leggere tra le righe significa che ha deciso di investire 10 miliardi di dollari in una sorta di banca per finanziare progetti futuristici di ingegneria ambientale).

Scrissi agli autori del volantino, e mi risposero inviandomi una rivista cartacea, che ho recensito qui (e che spero qualcuno abbia letto).

Adesso mi segnalano che a luglio, intendono organizzare un incontro internazionale.

Il titolo è forte (in realtà è legato a un discorso filosofico abbastanza complesso appunto sulle “tecnoscienze”), e non sono certo di essere d’accordo sempre con tutte le loro tesi. Ma è difficile immaginare un tema più importante in questo momento.

Soprattutto gli organizzatori pensano al futuro, mentre quasi tutti vivono come zombie nei cimiteri litigando sul passato.

Il luogo dell’incontro è ancora da decidere, ma potrebbe essere una buona occasione per incontrarci e riflettere.

Secondo incontro internazionale:

TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE

Italia, Luglio 2020

Anche quest’anno vogliamo proporre un momento informale, conviviale e internazionale di discussione e riflessione tra singoli individui e realtà impegnate a costruire un’analisi e una critica verso quello che si può definire il tecnomondo. Un mondo dove è in corso un’epocale cambio di paradigma, dove i corpi tutti e la nostra stessa esperienza sono diventati una delle maggiori e nuove materie prime.

L’ingegnerizzazione del vivente e il controllo digitale vanno sempre più a sostituire gran parte del precedente mercato delle merci ormai fattosi obsoleto. In un pianeta saccheggiato ben oltre i suoi limiti di sopportazione biologici, la riprogettazione attraverso la biologia sintetica e la riproduzione artificiale in chiave eugenetica dell’umano e la gestione di questi rappresenta la nuova direzione. Ovviamente questo per coloro che resteranno inclusi nel nuovo assetto di potere, per i restanti non sono ancora evidenti piani o il fatto di non presentarli forse è già la risposta, sicuramente non si accontenteranno di marginalizzare una parte di mondo.

Chi si chiedeva dove il sistema attuale improntato sullo sfruttamento sistematico del pianeta avrebbe potuto trovare il modo per riorganizzarsi, integrando nel proprio discorso la farsa della sostenibilità, la risposta è nell’accaparramento degli stessi esseri umani: gestiti, influenzati e indirizzati nei loro comportamenti perché producano loro stessi processi atti a trasformarli in merci.

Ecco svelata la vera essenza delle politiche verdi e sostenibili per salvare il pianeta dalle tante catastrofi, di cui quella climatica rappresenta solo una parte. Esseri umani che a breve si avvieranno a essere editati geneticamente in un processo di continua perfettibilità in cui il corpo verrà considerato un limite da superare, in cui l’umano sarà considerato l’errore e per questo dovrà continuamente adattarsi a un mondo macchina. Un‘adattabilità tecnoscientifica che diventerà l’unica possibilità.

Ecco svelato come il paradigma cibernetico per cui “si è sempre modificato l’ambiente in cui viviamo in modo così radicale che ora siamo costretti a modificare noi stessi”, prende concretamente e drammaticamente forma.

Uno dei principali motori di questi processi è la cosiddetta intelligenza artificiale, ormai sempre più pervasiva, che non impone con la forza il proprio volere, ma si sta trasferendo in ogni ambito della nostra esistenza senza darci il tempo di capire dove e quando questo processo è iniziato e soprattutto rendendo superfluo o impossibile capirla fino in fondo nei suoi processi più profondi.

Abbiamo visto in questi mesi con quale velocità si sta dando avvio alla rete 5G a livello mondiale e come questa rappresenta solo l’inizio della portata travolgente dell’internet dei corpi merce.

Abbiamo visto anche in Cina la gestione e il controllo di milioni di persone grazie alla rete 5G e di altre tecnologie della sorveglianza per far fronte al travolgente contagio da Coronavirus. Un controllo e una gestione su così vasta scala non si era mai né visto né tentato prima. Un esperimento che interessa moltissimo il mondo scientifico internazionale, quello che veste il camice bianco sopra la mimetica: mai laboratorio fu ideato tanto grande e la vecchia forma di totalitarismo in gran parte del mondo sfuma per far posto ad un controllo ed a una gestione dolce dei corpi più efficacie della repressione e del filo spinato.

Come del resto hanno annunciato più volte i fautori dell’intelligenza artificiale e i suoi sostenitori transumanisti, la vera forza e il potere di queste tecnologie è proprio quella di intervenire nelle nuove sfide più critiche che il pianeta si troverà ad affrontare nel prossimo futuro.

Ci eravamo abituati alla guerra come modello di rafforzamento del potere e per la creazione e gestione di nuovi mercati.

Oggi abbiamo di fronte anche qualcosa di nuovo: un paradigma cibernetico e transumanista che si esprime con gli algoritmi, lasciando spesso a loro la stessa risoluzione dei problemi, un qualcosa che si mescola in laboratorio con sorprendente efficienza dove app e prescrizioni travestite da consigli inviati via smartphon in Cina hanno trasformato milioni di persone in carcerieri sanitari di se stessi.

Attorno a noi profonde trasformazioni vanno comprese, le analisi portate avanti con le solite interpretazioni sono limitate e riduttive, non sono capaci di capire le trasformazioni di oggi, il potere evolve e anche le nostre analisi devono evolvere: questa è la base per intraprendere e dare priorità ad un percorso di lotta.

Come fare a combattere ciò che non si conosce? Ciò che non si riesce a comprendere? Ci sono dei passaggi epocali fondamentali, dei passaggi che vanno capiti. Dobbiamo vedere qual’è la direzione del potere prima che realizzi pienamente i suoi progetti, per non arrivare troppo tardi e soprattutto per far sì che non ci trovino ancora una volta impreparati.

Con questo spirito quest’anno stiamo organizzando il secondo incontro per il mese di luglio, con la necessità di coinvolgere realtà e singoli individui provenienti da diversi paesi già impegnati in una approfondita e lucida analisi sul presente e attivi in percorsi di opposizione agli sviluppi delle tecnoscienze.

Percorsi che possano infrangere il vetro di ineluttabilità da cui in troppi assistono passivi allo svolgersi degli eventi. Un incontro per rafforzare il proprio pensiero critico nel confronto con altre realtà e individualità, con percorsi anche differenti, ma con la comune volontà di comprendere le evoluzioni attorno a noi.

Ci focalizzeremo su smart city, rete 5G, intelligenza artificiale, transumanesimo, riproduzione artificiale dell’umano, ingegneria genetica e riprogettazione del vivente attraverso la biologia sintetica.

A breve il programma, il luogo dell’incontro e i giorni precisi.

Essendo un incontro completamente autorganizzato e con pochi mezzi a disposizione, vi chiediamo di aiutarci a far girare questo testo e a diffonderlo ovunque riteniate vi siano orecchie attente e cuori ardentemente inquieti per il prossimo futuro che è già il nostro presente.

Collettivo Resistenze al Nanomondo

Per informazioni e contatti:
www.resistenzealnanomondo.org, info@resistenzealnanomondo.org

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Dialogo sul ventunesimo secolo

Ogni tanto, si torna qui sulla questione del transattivismo, non perché la ritenga particolarmente importante in sé, ma per quello che ci dice sui tempi in cui viviamo.

Abbiamo un famoso cestista statunitense, Dwyane Wade, che ha un figlio, cui ha dato il nome di Zion.

Leggiamo con attenzione cosa succede a Zion, che è diventato Zaya (per evitare confusione parleremo quindi da ora in poi di “Z“).

“Wade dice che Zaya, che in origine si chiamava Zion ed era nata bambino, ‘lo sa da nove anni, da quando ne aveva tre’.

“Zaya si è messa ad approfondire le ricerche. E’ lei che ha convocato tutta la famiglia e ha detto, ‘ehi, non penso di essere gay’. E poi ha scorso la lista e ha detto, ecco come mi identifico – mi identifico come una giovane donna. Pensò di essere una straight trans, perché mi piacciono i ragazzi.”

Passano nove anni fino a oggi, da cui possiamo dedurre alcune cose:

Uno, Z ha attualmente appena dodici anni.

Due, quando aveva tre anni ha capito tutto e si è mess* a studiare.

Tre, Z doveva avere ancora meno degli attuali dodici anni quando ha convocato una riunione di famiglia per studiare il Grande Catalogo dei Gender, annunciando di non essere gay, e prendendo la propria decisione, tra l’ammirazione dei familiari.

Quattro, il padre attribuisce al meno-che-dodicenne un discorso spontaneo che sembra uscito da un modulo prestampato di un corso di Gender Studies: in un solo paragrafo riesce a dire “research” “I don’t think I’m gay” “I identify myself” “young lady” “straight trans”.

A questo punto, oltre a chiamare il chirurgo, Z dovrà scegliersi anche un pronome. Da un catalogo come questo che il Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer Plus (LGBTQ+) Resource Center dell’Università del Wisconsin-Milwaukee offre agli studenti (lista incompleta, per ammissione degli stessi redattori):

 Lo stesso centro presenta anche una tabellina di esercizi:

Un anno a quell’università costa circa 10.000 dollari se si è residenti del Wisconsin, e oltre 20.000 se si viene da fuori, ma nessun per rischia di suicidarsi perché l’hann* chiamat* fae.

L’Identità Nuova del dodicenne Z viene accolta più o meno con la stessa reverenza con cui i sudditi accolsero l’Abito Nuovo dell’Imperatore: “la bambina scopre la propria Identità con il sostegno di genitori che la sanno ascoltare”.

E come nella favola, anche qui c’è un’eccezione, il rapper Boosie Badazz, che commenta con un video breve, che va direttamente al punto di cui nessuno osa parlare.

Dove non c’entrano niente pregiudizi, veteromoralismi, ma le conseguenze concrete.

Il testo è leggermente colorito:

““I gotta say something about this shit, bro. Dwyane Wade, you gone too fucking far, dawg,” he said. “That is a male. A 12-year-old. At 12, they don’t even know what they next meal gon’ be. They don’t have shit figured out yet. He might meet a woman, anything, at 16 and fall in love with her. But his dick be gone—how he gon’—like, bruh, you going too far, dawg. Don’t cut his dick off, bruh. Like, bruh, for real, if he gon’ be gay, let him be gay. But don’t cut his dick off, bruh. Don’t—and dress him as a woman, dawg. He’s 12 years old. He’s not up there yet. He hasn’t made his final decisions yet. Don’t cut his fucking dick off, Dwyane Wade, bruh. You fucking trippin’, dawg.””

Che tradotto, asciugato e ripulito, vuol dire all’incirca:

“Questo è un maschio. Un dodicenne. A dodici anni, non sanno nemmeno cosa mangeranno a pranzo. Potrebbe incontrare una donna, qualunque cosa, a 16 anni e innamorarsene. Ma non avrà più il pisello! Se sarà gay, che sia gay, ma non tagliargli il pisello. E non vestirlo da donna. Ha dodici anni. Non è ancora arrivato. Non ha ancora preso la decisione finale. Non tagliargli il pisello, Dwyane Wade, sei fuori di testa!”

Come dice lo stesso rapper:

“I’m go say it since this pussy ass world ain’t go say shit”

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“Coronavirus, l’ultimo contagiato si chiama Made in Italy”

Riprendo un articolo dal sito di Valori.it.

Come un minuscolo microrganismo possa fare ammalare non solo degli esseri umani, ma anche l’intero sistema socioeconomicopolitico su cui si regge oggi il mondo.

Un sistema che, ricapitolando, funziona così:

  • Monocolture. Un luogo del pianeta si dedica solo a fare telefonini, un altro produce carne, un altro i SUV, un altro vende le proprie attrattive turistiche. Oppure, una sola ditta si accaparra le emozioni e le comunicazioni dell’intera specie umana, un’altra tutto ciò che gli esseri comprano e vendono.
  • Lo scambio tra le concentrazioni – il flusso globale – percorre incessantemente il mondo, su un fiume di energia fossile trasformato in inquinanti, in parallelo a un fiume di denaro speculativo.
  • Tutto sembra più economico. Quando non addirittura gratis. Il salmone dell’Alaska lo possiamo trovare nel supermercato sotto casa, a prezzi che sembrano bassissimi.
  • Pescare il salmone in Alaska, disossarlo in Cina e rivenderlo nei supermercati italiani ha un costo pazzesco, che è però nascosto dal fatto che il 90% del prezzo – in distruzione della vita del mare, uso di petrolio e altro – lo pagano l’aria, l’acqua e i nostri figli. Sia perché non troveranno più il salmone, sia perché dovranno pagare i debiti su cui si regge la parte finanziaria del sistema.

Questo sistema ha due caratteristiche evidenti.

Il primo è che è diventato unico, planetario, non ne esiste un altro, come non esiste nemmeno un altro pianeta.

La seconda è che per farlo inceppare, basta un cosino che non è nemmeno unicellulare.

Certo, il coronavirus sarà solo una febbre passeggera, magari il picco sarà già passato; ma ci aiuta a capire cosa succede al minimo problema, con un sistema basato sullo scambio incessante tra monocolture. 

E questo ci aiuta anche a capire, tra parentesi, perché la “questione ambientale” non potrà essere certo “risolta” con qualche New Deal for Nature, o piantandoa trillion treeso creando nuove concentrazioni di intrugli geneticamente modificati.

Che fare?

Non lo so, ma partire dalla realtà è un buon inizio.

Attualità

Coronavirus, l’ultimo contagiato si chiama Made in Italy

Catene distributive bloccate col rischio di stop produttivi, calo della spesa turistica per 4,5 miliardi, blocco della moda: così 2019-nCoV mette in crisi l’economia italiana

Di Nicola Borzi

Oltre al numero crescente di vittime e ai danni sanitari, l’epidemia di coronavirus 2019-nCoV da Wuhan nello Hubei sta diventando anche un enorme problema economico. I contraccolpi si sentiranno anche in Italia.

Il 23 marzo 2019 in occasione della visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping, l’Italia è diventata il primo Paese del G7 a unirsi al progetto cinese Belt and Road Initiative. In quell’occasione aziende cinesi e italiane hanno firmato dieci accordi per un valore dai 5 ai 20 miliardi di euro nell’energia, acciaio e gas naturale con nuovi investimenti in Cina di Eni, Leonardo, Fincantieri e i loro fornitori e subfornitori.

La nuova via della Seta. ARANCIO: gli Stati membri della Banca Asiatica d'Investimento per le Infrastrutture. NERO: I sei corridoi Belt and Road. AZZURRO: Via della seta marittima. Di Lommes - Opera propria, CC BY-SA 4.0.

La nuova via della Seta. ARANCIO: gli Stati membri della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture. NERO: I sei corridoi Belt and Road. AZZURRO: Via della seta marittima.
Di Lommes – Opera propria, CC BY-SA 4.0.

Gli interessi di Leonardo e Fincantieri su aerei e navi

Il gruppo Eni – presente in Cina dal 2012 – ha siglato un’intesa finanziaria con Bank of China per stringere nuove collaborazioni con i due colossi energetici del Paese, China National Offshore Oil Corporation e PetroChina.

Leonardo (l’ex Finmeccanica) lavora con il partner cinese Kangde per partecipare alla gara lanciata dall’azienda statale cinese Comac per la realizzazione di componenti per il nuovo aereo da trasporto commerciale C929, un grande jet (280 posti) con autonomia di volo fino a 12mila chilometri: se l’offerta verrà accettata, Leonardo costruirà un nuovo stabilimento in Cina, con l’obiettivo di consegnare il primo prototipo nel 2025.

Fincantieri, tra i leader mondiali della cantieristica, ha firmato nel 2017 una lettera di intenti con China State Shipbuilding Corporation (Cssc), gigante della cantieristica cinese, e il distretto di Baoshan, che ospita il più grande porto commerciale e crocieristico della Cina e rappresenta già oggi la regione più sviluppata del Paese nel settore crociere, per creare all’interno del distretto un parco della cantieristica navale.

Anche i fornitori italiani di Fincantieri potranno trovare a Baoshan nuove opportunità di crescita, dato che ad oggi non esiste in Cina la rete di fornitura necessaria per la realizzazione di grandi navi da crociera; grazie a questo progetto, la filiera italiana avrà dunque l’opportunità di entrare in un mercato in fortissima espansione e già alcuni tra loro si sono recentemente insediati con attività produttive in Cina. Il 7 novembre l’Autorità portuale dell’Adriatico orientale e China Communications Construction Company (Cccc) hanno poi stretto un accordo per creare piattaforme logistiche collegate al porto di Trieste.

2mila imprese italiane in Cina

Ma i legami tra i due Paesi sono già forti. Secondo l’ultimo report di Fondazione Italia-Cina e Cesif, in Cina e a Hong Kong ci sono quasi 2mila imprese italiane con 190mila addetti e un fatturato di 36 miliardi. Dai primi anni Duemila sono cresciute di sette volte, specie sul fronte produttivo, perché vent’anni fa due terzi delle aziende italiane in Cina avevano solo uffici commerciali.

Le presenze più significative sono quelle delle imprese della meccanica e del tessile, con l’interesse principale che converge sulle tradizionali eccellenze del Made in Italy come la moda, l’agroalimentare e la meccanica strumentale, ma anche sui servizi per l’ambiente e l’energia sostenibile, l’urbanizzazione e le smart cities, le infrastrutture, i trasporti e le tecnologie spaziali.

44 miliardi di interscambio commerciale

Tra le maggiori imprese italiane presenti in Cina c’è Fiat Chrysler Automobile che da fine 2015 produce i modelli Jeep Cherokee e Renegade. In Cina c’è Brembo, che dal 2016 controlla il produttore di freni Asimco Meilian Braking Systems e ad aprile 2019 ha inaugurato un nuovo stabilimento a Nanjing. C’è Ferrero con lo stabilimento a Hangzhou, inaugurato a fine 2015, che ha conquistato un quarto del mercato cinese dei prodotti in cioccolato. Da fine 2017 c’à Prysmian Group con uno stabilimento di Jiangsu. Dal canto loro, i cinesi in Italia controllano Pirelli (45,52%), possiedono il 2/3% di Eni, il 35% di Cdp Reti, il 2% circa di Intesa SanPaolo, UniCredit e Generali, il 40% di Ansaldo Energia e l’intera Candy.

D’altronde nel 2018, l’interscambio Italia-Cina ha toccato quota 43,9 miliardi: secondo Eurostat l’Italia è quarto fornitore tra i Paesi europei con export per 13,2 miliardi, tra cui formaggi, vino, gelati, caffé con i marchi di punta Illy e Lavazza. Quanto all’import, l’Italia ha acquistati prodotti cinesi per 30,7 miliardi.

Nei primi nove mesi del 2019 invece l’export italiano in Cina è calato a 9,4 miliardi mentre l’import è ammontato a 24,2 miliardi. Secondo i dati Eurostat, l’Italia si conferma il quarto fornitore della Cina tra i Paesi europei, con valori che risentono della flessione di un miliardo (768 milioni, -57,6%) registrato nel settore dell’automotive. L’Italia è al quarto posto anche tra i clienti europei della Cina. L’incremento delle importazioni ha avuto un impatto determinante sull’aumento sia dell’interscambio che del deficit commerciale. La crescita delle importazioni italiane (+2,3 miliardi) riguarda principalmente il settore materiali e apparecchiature elettriche (+1,2 miliardi) e, più nello specifico, l’importazione di apparecchiature telefoniche.

Moda e turismo in forte allarme

Ma a soffrire di più i colpi del virus, nell’immediato, sono moda e turismo. Secondo la Camera nazionale della moda italiana, il settore perderà l’1,8% dei ricavi nella prima metà del 2020 per l’epidemia: un terzo dei consumatori globali di prodotti del lusso italiano è cinese e molti marchi hanno chiuso i negozi in Cina.

L’Italia è seconda solo alla Francia per vendite di moda e beni di lusso in Cina, con il settore del Made in Italy che nel 2019 ha fatturato 90 miliardi. «A dicembre le prospettive per il 2020 erano di ritorno al nostro tasso di crescita storico annuo dei ricavi di circa il 3% – ha affermato il presidente della Cnmi, Carlo Capasa – ma saremo fortunati se quest’anno il settore aumentasse dell’1%». Intanto le case cinesi Angela Chen, Ricostru e Hui hanno dovuto cancellare le loro sfilate alla settimana della moda femminile di Milano di febbraio e un migliaio tra giornalisti e buyer cinesi probabilmente non si presenteranno. Solo in via Montenapoleone 48 marchi avevano creato capsule collection dedicate all’Anno del Topo per i turisti della Cina.

Secondo elaborazioni di Cst per Assoturismo Confesercenti, se e solo se i contagi si stabilizzeranno entro marzo, la stima più ottimistica fa prevedere -30% per le presenze di turisti cinesi e oltre -6% per i turisti stranieri in Italia con un incremento del 2,5% delle presenze italiane. I flussi del 2020 potrebbero segnare un calo di 1,6 milioni di cinesi e di circa 11,6 milioni di altri turisti stranieri, con una flessione complessiva a fine anno del 3,3%.

Da ogni turista cinese, in media 1167 euro di acquisti

Le regioni più colpite saranno Lazio, Toscana, Veneto e Lombardia che insieme raccolgono oltre l’80% dei pernottamenti dei cinesi. Gli incassi turistici potrebbero calare di 1,6 miliardi ma i contraccolpi si sentirebbero anche sul Made in Italy: ogni turista cinese nel 2018 aveva fatto acquisti per 1.167 euro in Italia.

Secondo uno studio dell’Istituto Demoskopika rilanciato dall’agenzia Agi, l’epidemia potrebbe tagliare la spesa turistica nel 2020 in Italia di 4,5 miliardi, il 5% circa del valore aggiunto del settore. Il calo colpirebbe per il 70% Veneto, Toscana, Lazio e Lombardia, che perderebbero circa 3,2 miliardi. La contrazione del consumo totale di beni e servizi da parte dei viaggiatori deriverebbe del calo degli arrivi, quantificati in 4,7 milioni di turisti in meno che genererebbero, a loro volta, circa 14,6 milioni di pernottamenti in meno nelle strutture alberghiere rispetto al 2018.

Indagine Demoskopika impatto coronavirus economia italiana turismo
FONTE: Indagine Demoskopika 2020.

La stima dell’Istituto Demoskopika si è concentrata solo sui Paesi che, a oggi, hanno fatto registrare casi confermati di coronavirus così come costantemente monitorati dalla Johns Hopkins University.

  • Il calo più rilevante toccherebbe agli arrivi dalla Cina: –1,3 milioni di arrivi e –2,1 milioni di presenze.
  • A seguire la Germania: -1,3 milioni di arrivi e -5,9 milioni di presenze;
  • gli Usa: -566mila arrivi e -1,5 milioni di presenze;
  • la Francia -474mila arrivi e -1,4 milioni di presenze
  • l’Inghilterra -378mila arrivi e -1,4 milioni di presenze.

Dagli Stati colpiti da coronavirus, tagli miliardari alla spesa turistica

L’analisi per Paese di provenienza segnala un taglio della spesa turistica dalla Repubblica Popolare Cinese di 2 miliardi di euro, circa la metà dell’intera contrazione stimata. Seguono Stati Uniti con meno 693 milioni di euro (15,4% del totale), Germania con meno 551 milioni (12,3%), Giappone (243 milioni, 5,4%) e Regno Unito con 223 milioni (5,5%).

Sono quattro le regioni più bersagliate. Il Veneto potrebbe perdere 971mila arrivi, oltre 3 milioni di presenze ovvero 955 milioni di euro di spesa turistica in meno. La Toscana registrerebbe 695 mila arrivi in meno, un calo di oltre 1,8 milioni di presenze e una contrazione della spesa turistica di 778 milioni; in Lombardia si avrebbe un calo di 673mila arrivi, di oltre 1,6 milioni di presenze e della spesa turistica pari a circa 685 milioni; nel Lazio un calo di poco meno di 673mila arrivi, di oltre 1,9 milioni di presenze e della spesa turistica pari a circa 765 milioni di euro.

Ma il virus causa anche altri danni. Secondo Deutsche Welle, 3.012 delle 39.242 attività commerciali di Milano sono di proprietà di residenti nati in Cina senza calcolare quelle dei cinesi di seconda generazione. Dunque oltre il 13% dei negozi al dettaglio in città sono della comunità cinese e il quartiere di Chinatown, intorno a via Sarpi, era quello che a Milano faceva segnare gli aumenti maggiori di affitti e di valori immobiliari. La psicosi del contagio colpisce l’Italia anche in altri modi.

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Buongiorno ancora!

Chi l’ha detto che le notizie debbano essere sempre tragiche?

Dopo quella di ieri, sulla cancellazione della massima festa degli spacciatori planetari di smartphone e controllo virtuale planetario, leggo due notizie altrettanto allegre, ed entrambe riguardano Firenze.

La prima è di quelle che ti fanno innamorare anche di roba tetra come il Consiglio di Stato:

Ci sarebbe un lungo discorso da fare su come in tutta Europa, mentre piangono sul cambiamento climatico e danno i premi a Greta, stiano cercando di espandere gli aeroporti – Heathrow, Schiphol, Nantes, Venezia...

Promettono di piantare tanti alberi non si sa dove né di che tipo, e quindi possono permettersi tutto, come ai tempi in cui si compravano le indulgenze (Ryanair offre ai propri clienti la possibilità di “compensare” l’inquinamento, a proprie spese… aiutando le balene).

Spinto da una coalizione di miliardari, i principali inquinatori del pianeta hanno lanciato l’assonante progetto a Trillion Trees. Anche per compensare l’espansione dell’aeroporto di Firenze, si erano offerti di piantare alberi nei luoghi più improbabili…

E ci sarebbe da fare un altro discorso su come gli speculatori trattino le periferie di tutte le città (non solo Firenze) come zona di saccheggio.

La seconda notizia è più piccola, ma non per questo meno bella:

In pratica, c’è panico (“aiuto, perdo lo 0,1%!”) tra gli speculatori di ogni risma che hanno deciso che Firenze deve essere un dormitorio per ricchi cinesi che vengono il fine settimana solo per acquistare beni di lusso, con un costo ambientale (anche per i fiorentini) da paura.

Il Pil che cala dello 0,1% invece di crescere all’infinito è il prezzo che si paga per non aver fatto come i contadini messicani di una volta, che stavano sempre attenti a seminare piante diverse nelle loro milpa, perché basta una farfallina per distruggere le monocolture.

E dovrebbe essere una lezione per tutti, mica solo per i fiorentini.

Poi c’è una terza notizia, che non è per nulla buona; ma ci aiuta a capire perché le prime due almeno sono buone:

 

 

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Posted in ambiente, Il clan dei fiorentini, imprenditori, migrazioni | Tagged , , | 68 Comments

Buongiorno!

… e tutto questo, per un’epidemia talmente piccola e passeggera, da non suscitare l’interesse economico delle case farmaceutiche.

Leggo sul sito di Repubblica:

Il Mobile World Congress, la più importante fiera della telefonia mobile in programma a fine febbraio a Barcellona, non si farà a causa del coronavirus. Lo ha deciso la Gsma, l’associazione mondiale degli operatori delle telecomunicazioni che organizza l’evento, al termine di una lunga riunione. Il Ceo dell’associazione John Hoffman, riferisce Bloomberg, ha spiegato che l’epidemia ha reso “impossibile” mettere in piedi l’evento.

Anche Vodafone e Nokia (la parte che si occupa di reti tlc) avevano cancellato la partecipazione al Mwc a causa dell’epidemia. La decisione, spiega una nota la seconda azienda, è stata presa “dopo una valutazione completa dei rischi connessi a una situazione in rapida evoluzione” e per “salvaguardare la salute e il benessere dei dipendenti e degli altri, riconoscendo al contempo la responsabilità nei confronti del settore e dei clienti”. Tra le defezioni eccellenti Ericsson, Lg, Amazon, Nvidia, Facebook e Hmd Global, produttrice dei telefoni a marchio Nokia, diverso da quello che si occupa solo di reti tlc.

Per diversi giorni l’annuncio della cancellazione dell’evento è rimasto in bilico, ma il peso dei nomi che non avrebbero preso parte alla fiera si è rivelato evidentemente insostenibile per un evento in cui le aziende cinesi – e i suoi rappresentanti a Barcellona – sono determinanti. Non è ancora noto se il Mwc verrà spostato in altra data o se per il 2020 la partita è da considerarsi chiusa.

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“Ruggiscono i leoncelli in cerca di preda e chiedono a Dio il loro cibo”

Ai Vespri, alla Badia Fiorentina, hanno cantato (o più precisamente, cantillato) qualche sabato fa, il Salmo 103. Che per ebrei e protestanti sarebbe invece il Salmo 104.

In piedi, con l’odore lieve di incenso, distraendomi di tanto in tanto nel tentativo di decifrare le parole in latino sulla tomba di Ugo di Toscana, poi tornando a concentrarmi…

Proprio perché non sono cristiano, e non sono nemmeno un esperto di letteratura biblica, accolgo le parole come se le sentissi per la prima volta.

Il Salmo 103/104, scritto in tempi che conoscono solo gli archeologi, descrive il mondo intero, in pochi versi.

Ascoltando la cantillazione, mi immagino quel mondo dentro una piccola scatola, una sorta di presepe, un teatrino:

“Tu stendi il cielo come una tenda”

E’ una storia, fatta di quadretti, e il sacro non si capisce senza storie.

Ora, agli occhi di un geografo (ma anche di un messicano che vive in Italia ed  è arrivato fino a Singapore), la descrizione del mondo è sbagliata.

Come sono sbagliati i quadri del Quattrocento in cui si vede Erode che sembra un sultano ottomano e che manda soldati vestiti da lanzichenecchi a massacrare i bambini, con sottofondo di palazzi rinascimentali.

Ma il Salmo 103/104 è vero, perché corrisponde a uno dei bisogni più profondi dell’essere umano, quello che definirei lo spirito tradizionale: l’istinto di essere parte di qualcosa di molto più grande dell’individuo, dove vita e morte, cielo e terra, umanità, animali e piante, fanno parte di un’unica…

… unica cosa?

La parola che mi viene in mente è molto moderna, ma prendiamola per ciò che significa: ecosistema. Oikos, insieme famiglia e casa; sýstema, ciò che “sta insieme”, come le stelle nel cielo o l’armonia musicale.

Lo spirito tradizionale sta innanzitutto nel rapporto tra il Piccolo e il Grande: (prendo la banale traduzione CEI, se ne avete di migliori modifico):

“Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!”

Benedici dovrebbe essere quel concetto particolare, semitico, di barak, che in origine pare che indicasse il movimento del corpo che si mette a terra. Anzi, i lessicografi arabi medievali definivano bark come un gruppo misto di cammelli e cammelle che si appoggiano sul petto, vicino all’acqua o nella sabbia, un po’ a causa del caldo e un po’ per sazietà (Edward Lane, Arabic-English Lexicon, 1863).

Il Salmo descrive il ciclo fondante della vita. La vita di noi umani dipenda dal ciclo di morte di piante e animali:

“Fai crescere il fieno per gli armenti
e l’erba al servizio dell’uomo,
perché tragga alimento dalla terra”

poi la descrizione dei tre alimenti del nostro mondo (uva, olivo, grano):

 “il vino che allieta il cuore dell’uomo;
l’olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore”

Ma il teatrino non si concentra solo sull’uomo:

“Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;
ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.
Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde”

E una riflessione che ci inserisce nel tempo:

“Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta”

Poi una frase che mi colpisce come un pugno allo stomaco, perché chiarisce con due righe (o due strofe cantillate) tutta la faccenda di carnivori, vegetariani, animali, umani, dolore, fame, vita, morte:

“ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.”

Il ruggito è la preghiera del piccolo di leone…

Ma – in un mondo senza elettricità – si alternano i tempi

“Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane.
Allora l’uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.”

Che a pensarci è la conquista della notte una delle più terribili imprese dell’uomo.

Esco dalla Badia, e penso a questo poeta che è vissuto due e passa millenni fa.

Non ne sapremo mai nulla, eppure so che io e lui condividiamo qualcosa che manca a tantissimi miei contemporanei. E che lui ha colto l’essenziale di come siamo fatti intimamente.

Allo stesso tempo, sono inquieto, proprio perché ha anche sbagliato,

e in questo mondo in cui i leoncelli che non hanno la fortuna di stare in uno zoo sono stati sterminati,

in cui la cosa più grande che possiamo percepire è lo Stato, oppure da buoni narcisisti, i nostri personali Diritti Individuali

un mondo in cui stanno scavando in fondo al mare, scacciandone

“il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta”

in cui gli umani si autocreano con tre genitori,

in cui si sciolgono i ghiacci,

ecco, questo mondo non sta nella piccola scatola del teatrino.

1 Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,
2 avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,
3 costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;
4 fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.
5 Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.
6 L’oceano l’avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.
7 Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.
8 Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.
9 Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.
10 Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;
11 ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.
12 Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.
13 Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.
14 Fai crescere il fieno per gli armenti
e l’erba al servizio dell’uomo,
perché tragga alimento dalla terra:
15 il vino che allieta il cuore dell’uomo;
l’olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.
16 Si saziano gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.
17 Là gli uccelli fanno il loro nido
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.
18 Per i camosci sono le alte montagne,
le rocce sono rifugio per gli iràci.
19 Per segnare le stagioni hai fatto la luna
e il sole che conosce il suo tramonto.
20 Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta;
21 ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.
22 Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane.
23 Allora l’uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.
24 Quanto sono grandi, Signore,
le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.
25 Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.
26 Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.
27 Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
28 Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.
29 Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.
30 Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
31 La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
32 Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano.
33 Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.
34 A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.
35 Scompaiano i peccatori dalla terra
e più non esistano gli empi.
Benedici il Signore, anima mia.

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Posted in ambiente, esperienze di Miguel Martinez, Il clan dei fiorentini, mundus imaginalis, Religioni | Tagged , , , , , | 1,244 Comments