Un nuovo barbiere, Dio e una lingua alta

Stasera, la nostra strada è bloccata ancora una volta, qualcosa a che vedere con un tubo di piombo antico che non regge più l’acqua, e mi diverto a guardare un’immensa colonna di auto ferme.

Cerco di capire cos’è successo, mi presento nei negozi come uno del Comitato Tutela San Frediano, ma la donna che crea oggetti di stoffa con le sue mani, mi dice, “non voglio sapere per non starci troppo male”, e il Nanni che allena calciatori e cani e porta in spalle una microscopica bimbetta, non ne sa nulla, e la fioraia mi dice, “e non lo vedi da te icche c’è?”

In una microscopica bottega, c’è un’inaugurazione, con tanto di palloncini.

E’ un nuovo barbiere.

A nemmeno cinquanta metri dal ragazzo marocchino che ha appena aperto una bottega, e mi chiedo come la prenderà, ma il barbiere è un mestiere che per qualche anno reggerà ancora: potranno tagliare i capelli ai musicisti che non vendono più dvd, ai traduttori annientati da DeepL. Basta chiedere di meno, e infatti il marocchino chiede dieci euro contro i diciotto che chiede il fiorentino da cui vado di solito.

Davanti alla barberìa, vedo L., che vende le case in tutto San Frediano.

Che è un quartiere dove si fanno un sacco di soldi con il saccheggio turistico, però L. non è esattamente il vostro normale venditore di case.

Ha preso di mira un ragazzo, presumo un amico del proprietario della nuova bottega.

“Ma tu sei musulmano?”

“No, sono cristiano!”

E intervengo, “anta masiihi?” che in arabo vuol dire, sei un messianico/cristiano?

Il ragazzo mi risponde che viene dal Quds. قدس

Che significa qualcosa, come il luogo sacro e vietato, per noialtri, Gerusalemme.

E mi trovo a cercare di parlare in arabo con quattro palestinesi cristiani di Gerusalemme, che vogliono diventare fisioterapisti.

Ma L. lo spacciatore di case e di sogni è partito, e ai ragazzi che capiscono appena l’italiano, dice…

“Io mi occupo della scrittura che c’era prima della scrittura… di quando Dio iniziò tutte le cose… perché sapete, noi siamo batteri, innumerevoli esseri viventi, che guardiamo il mondo attraverso una coscienza che non comprendiamo…

io sono uno che si guarda attorno e parla con la voce del futuro che gli altri ancora non conoscono…

come faccio a far capire, che Dio ha inventato la scrittura ancora prima che ci fosse, era nei nostri lobi cerebrali… anche la scrittura araba che è la cosa più bella del mondo… ecco perché il primo versetto del Corano dice, tu lavorerai…”

E sento un certo imbarazzo perché il primo versetto del Corano non dice proprio tu lavorerai.

Dice, casomai, iqra’!

Iqra', il comando iniziale, combina inestricabilmente molti concetti: collegare quei lobi del nostro cervello che sono dediti alla visione a quelli dediti alla parola; ma anche qualcosa di più inafferrabile, la cammella che nel proprio grembo ricopre il feto, le mestruazioni, il calare delle stelle sull'orizzonte, il costruire rime...

I fisioterapisti cristiani di Gerusalemme guardano con una certa confusione L. e gli dicono, “scusa imparo italiano puoi parlare più lento?

Uno dei palestinesi che conosce meglio l’italiano cerca di tradurre in arabo qualche frammento del discorso dello spacciatore di case, ma capisco che non rende quasi nulla.

Però restano tutti colpiti, dal fatto che c’è un messicano di passaggio per Borgo San Frediano che parla frammenti di arabo, e dicono che io parlo la Lingua Alta, solo che non so come un cristiano viva la lingua che l’Arcangelo Gabriele avrebbe rivelato a Muhammad, e allora dico che mi confondo con il dialetto egiziano.

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Primavera

Improvvisamente, fa caldo.

Andiamo al Palmerino, che fu la casa di Vernon Lee.

C’è quella che mi sembra una rosa, ma immensa: è una peonia, appena sbocciata.

In lontananza, sempre incombente, la Torre del Maiano.

C’è una danzatrice giovane, e c’è una donna dagli occhi azzurri che ha insegnato per molti anni a danzare.

E c’è una cantattrice, che vive con il suo compagno poeta, nella chiesa in cui Leonardo dipinse l’Annunciazione, e si vede ancora il muretto uguale, e pure i due cipressi in fondo.

Con la cantattrice, ci raccontiamo le storie di quelli che occuparono il convento adiacente, e di Passepartout di cui i frati trovarono il corpo mentre cercavano erbe sulla collina, e del cubano nero di pelle e di idee, e la cantattrice mentre mi racconta della scuola di pugilato che il cubano aveva aperto sulla strada, me ne imita perfettamente la voce…

E c’è una ceramista che è nata in California e ha gli occhi azzurri anche lei, che è venuta al funerale dell’ultimo uomo antico.

Sul prato, un’upupa. E mentre noi stiamo attenti a non disturbarla, la Federica ci racconta di come arrivi ogni anno.

Allora racconto dei rondoni, i delfini dell’aria, che i terrestri non conoscono.

Parliamo brevemente delle prossime elezioni, e scopriamo di essere tutti stati colpiti, per un attimo, da una piccola donna bionda, che crede così intensamente in ciò che fa, che non ha vita privata.

Poi, oggi, incontro per la prima volta la Valentina, una delle tante valentine, che ci aveva fatto una donazione, e voglio capire chi è.

La vado a cercare in un fondo, in una strada laterale, e non la trovo, la chiamo, e mi dice, “guarda in alto vedrai una mano che ti saluta“, e non la vedo, finché una ragazza che passa non mi dice, “se stai cercando una mano che saluta, guarda lassù!”

La Valentina mi apre la porta, e c’è un grande panno dipinto di delfini volanti (ma non sono delfini dell’aria), e poi borse di stoffa, e una bambina che ci stampa immagini di funghi, con la parola FUNGHI…

E mi racconta che al Mercato del Venerdì che siamo riusciti a realizzare per miracolo, c’è una contadina che vuole comprarsi il terreno che affitta, e costa 35.000 euro: e allora la Valentina e le sue amiche fanno borse ratafià, che le regalano perché li possa vendere e tirare su un po’ di soldi.

Tardo pomeriggio, sento un suono primordiale, e guardo su nel cielo. E ci sono proprio oggi i primi rondoni, quelli che volano altissimo, non si fermeranno qui, andranno molto più a nord.

Ma sono arrivati.

E poi Io non sto con Oriana mi regala questa immagine, scattata non so dove, che rappresenta esattamente ciò che per me è Firenze. Dove ogni muro nasconde storie segrete.

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Lo sterminio artificiale

+972 Magazine è un sito di israeliani e palestinesi che documentano in maniera meticolosa la pulizia etnica in corso “tra il fiume e il mare“.

Questa volta ci raccontano insieme, il delitto assoluto e la logica conclusione della nostra civiltà: Auschwitz ai tempi di Instagram.

Una cosa che va molto oltre la piccola terra di Canaan.

Si chiama riduttivamente privacy la questione della condivisione di tutti i nostri “dati” (dall’esatto posto in cui mi trovo in questo istante al fatto che ho messo un like a un post che critica gli OGM) con un apparato economico-industriale-finanziario-militare planetario.

“Fa tanto comodo, e se poi magari ti mandano della pubblicità che non ti interessa, basta ignorarla”.

Ora, gli stessi dati che le sinagoghe raccoglievano per ricordarsi di chi chiamare per un piacevole festeggiamento condiviso della Pasqua, permisero ai nazisti di decidere chi mandare ai lager.

I funzionari tedeschi identificavano gli ebrei residenti in Germania attraverso i normali registri creati da uno stato moderno. Usavano i registri del censimento, le dichiarazioni dei redditi, gli elenchi dei membi delle sinagoghe, i registri parrocchiali (per gli ebrei convertiti), i normali ma obbligatori moduli di registrazione della polizia, l’interrogazione dei parenti e le informazioni fornite dai vicini e dai funzionari comunali”.

A questo si è aggiunta negli ultimi anni una datasfera cento volte più grande.

Grazie alle confidenze che ufficiali dell’intelligence hanno fatto a +972, sappiamo che questo è quanto sta facendo oggi Israele, con l’operazione detta Lavender, un termine che sa di pulito.

Ma non voglio insistere troppo sulla micropotenza nucleare mediorientale, che deve far quadrare il cerchio di essere l’unico stato al mondo a rivendicare di essere ufficialmente proprietà di una specifica etnia, mentre la maggioranza della popolazione appartiene ad altre etnie.

La cosa veramente interessante è che potrebbe fare la stessa cosa chiunque.

Si tratta innanzitutto di creare con l’intelligenza artificiale una database di sterminandi.

Lo sterminando archetipico è il cosiddetto “militante di Hamas“: se ricordiamo che Gaza è politicamente in mano a Hamas, ciò coincide sostanzialmente con chiunque abbia a che fare con l’amministrazione.

“[la macchina] viene alimentata con dati riguardanti attivisti di Hamas noti, impara a riconoscerne le caratteristiche, e poi valuta altri palestinesi in base ai tratti che condividono con i militanti”

Esattamente come avviene con gli algoritmi di Google o di Facebook – solo l’algoritmo deve sapere perché sarai invitato a fare clic sulla pubblicità della Nutella, o perché qualcuno farà clic su di te, altrimenti il hacker troverà come sfuggire.

Per questo è perfettamente logico che nessun essere umano debba sapere il motivo della condanna a morte di un altro essere umano.

L’algoritmo alla lavanda ha segnalato fino a 37.000 sterminandi, anche se il numero varia costantemente. Sono in genere sopra i 17 anni di età, ma non è una condizione obbligatoria.

Il clic finale viene compiuto da un essere umano; gli informatori di +972 riferiscono che il controllo umano si limita ad accertarsi che lo sterminando sia di sesso maschile:

“Per condurre il controllo maschio/femmina, B. disse che nella guerra in corso, “investivo 20 secondi per ogni bersaglio, e ne facevo a dozzine ogni giorno.”

Ora, tecnicamente il luogo più facile dove uccidere lo sterminando è a casa sua, perché il luogo più sicuramente mappato dall’intelligence.

Per gli sterminandi di alto livello, si usa materiale militare più costoso, che garantisce l’eliminazione loro, assieme ovviamente alle famiglie. Quindi al massimo si uccidono anche la moglie e tre bambini.

Ma ogni funzionario statale è tenuto, eticamente, a far risparmiare sugli sprechi.

Per cui l’Operatore che fa clic sul nome degli sterminandi di minore importanza, utilizza le cosiddette “bombe stupide”, che tirano giù l’intero palazzo con tutti i suoi abitanti.

A un certo punto, però gli israeliani hanno tirato giù la maggior parte delle case di Gaza, per cui il sistema oggi è in difficoltà sul consegnare l’omicidio a domicilio, a un popolo che non ha più domicilio.

Rassicuriamo i lettori: se non sapete distinguere un جلباب da una عباية e non avete mai messo un like a un post di qualche arabo, potete stare per ora assolutamente tranquilli. Voi, e tutta la vostra famiglia, neonati compresi.

Quando gli algoritmi vengono a prendere i palestinesi, non dire nulla è proprio buonsenso.

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La gatta, la morte e due fratelli

In un paese della profonda Toscana, fondato dai romani, un funerale.

Sotto le nuvole intermittenti, il sole, la nebbia, un verde straordinario.

La chiesa è dedicata a lei, la Maddalena, quel misterioso essere, intensamente donna, dai lunghi capelli biondi, che compare per un attimo in un vecchio libro e segna poi per duemila anni il vissuto di tutte le donne nell’immaginario di una religione in cui lei è ovunque, tranne che all’altare.

La nostra amica musulmana si ferma davanti alla Maddalena scolpita dal Donatello, e mentre ne ammira la bellezza, dice con rispetto, che la differenza tra cristianesimo e Islam sta nel fatto che l'Islam non esalta mai gli estremi, il dolore, il sacrificio

La Signora ha ottant’anni circa, il defunto dentro una bara di legno coperto di fiori è suo fratello.

La Signora si prende da sempre sulle spalle il fardello del mondo, e cucina in maniera sovrabbondante per tutti, cucina così tanto, che a tavolo non si siede mai, perché deve preparare ancora qualcosa per far stare bene tutti.

Siamo tutti schierati, in attesa del prete, ché sento sulla destra, sotto l’immagine della Madonna, un piccolo richiamo.

Una gatta tigrata, coda ritta che ci rivela che è femmina, salutata la folla, si avvia tranquilla verso l’altare.

Sulla destra dell’altare – da chi guarda – ci sono tre sedie, una al centro per il prete quando si siede, una a destra e una a sinistra.

La gatta si siede sulla sedie a sinistra, e inizia pazientemente a lavarsi, mentre il prete comincia a dire la Messa.

Poi si legge il Vangelo, e subito dopo il prete si siede accanto alla Gatta.

Alla fine della Messa, la Signora dirà a me, che avevo una mamma e uno zio nati oltre un secolo fa; e a un fratello e una sorella, nati in questo secolo…

“Si sa che muoiono i genitori…

Si sa che muoiono i nonni,…

ma i fratelli, no!”

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Siamo del gatto

“Ma perché abbaio
da tanto tempo ai sassi che non sentono,
facendo risuonare un vuoto strepito, infelice che sono, e all’onda muta,
alle valli selvose spaventevoli?”

Cassandra, o l’Alessandra

Marino Badiale, professore di matematica all’università di Torino, è uno dei pensatori lucidi che ho avuto la fortuna di conoscere di persona.

Ha scritto un saggio che trovo fondamentale, e che invito tutti a leggere.

Ci spiega in modo equilibrato e per nulla drammatico, perché, come si dice in Toscana, siamo (probabilmente) del gatto.

Probabilmente, ché il futuro non lo conosce nessuno, però quando Marino analizza il motivo per cui le singole vie di uscita che si prospettano sono con ogni evidenza sbarrate, è difficile dargli torto: lo sappiamo tutti che le cose stanno come dice lui, solo che non abbiamo il coraggio di ammetterlo.

E credo che abbia colto come pochi, i meccanismi per cui siamo ridotti così.

Però le analisi pessimistiche suscitano una comprensibile reazione di sopravvivenza:

“il Titanic sta affondando e le scialuppe sono finite? Apriamo allora le ultime bottiglie di champagne!”

Siamo programmati per reagire in modo efficace a piccoli problemi, non sappiamo come affrontare le catastrofi.

Io propongo un approccio diverso.

Se siamo sul Titanic, ed effettivamente sta affondando e le scialuppe sono finite, abbiamo comunque qualche minuto per fare un salto di pensiero originale e cercare un pezzo di legno e farlo galleggiare, magari il tempo perché arrivino i soccorsi. Salverò solo me stesso, comunque sarò sempre un morto annegato in meno.

Insomma, è utile sapere che siamo – probabilmente – sull’orlo della catastrofe.

Ci permette da una parte di non dare troppo peso ai piccoli conflitti che mandano fuori di testa i nostri contemporanei trasformandoli in omicidi da tastiera; dall’altra ci permette di pensare a lungo termine, diventando costruttivi, come l’ometto che cerca di trasformare il tavolo da ping pong (c’era?) del salone del Titanic in scialuppa.

Ho solo due domande da porre a Marino.

La lucidissima pars destruens si conclude con una piccola fantasia sulla probabilità che nel “Grande Nord” (Canada, per dire) poco devastato, ma ormai riscaldato, possa rinascere qualcosa. Non saprei, ma mi piacerebbe fare qualcosa da subito qui, nel mio orto di casa, per salvare frammenti di futuro dei figlioli. Forse i sopravvissuti emigreranno davvero da quelle parti, ma io amo questi luoghi. Sentimentalismo…

Poi, secondo, io approfondirei la maniera in cui i potenti dei nostri tempi cercano di rispondere alla catastrofe incombente. Che lo sanno benissimo che siamo messi male, e sono anche bravi a inventare.

Ufficialmente, la risposta sta in misure “ecologiche“, che stanno suscitando ovunque conflitti in cui è difficile schierarsi, come quello tra:

i contadini olandesi pagati per decenni per fare allevamenti intensivi e oggi costretti a chiudere perché produttori straordinari di CO2,

e l’aeroporto di Schiphol cui un tribunale da poco ha imposto di ridurre a 400.000 (quattrocentomila!) i voli annuali.

La coperta corta bisogna tirarla da qualche parte, e di solito si tira contro i meno abbienti. Sono cose che Marino analizza molto bene, e non approfondisco.

Ma nei fatti, credo che la transizione vera stia altrove.

Sta nei progetti dei laboratori industriali e universitari pagati dalle industrie, nelle ricerche militari su cui gli Stati riversano fondi immensi.

Sta negli organismi geneticamente modificati, nella sorveglianza elettronica totale con un sottofondo di radiazioni innumerevoli volte quello mai esistito, negli impianti cerebrali, nella geoingegneria, negli ormoni che cambiano sesso e nelle gravidanze extrauterine, nella caccia alle risorse sottomarine, nella trasformazione in merce di tutti i nostri segreti.

Questo è un processo di radicale trasformazione, forse di annientamento, dell’essere umano stesso, oltre che di ciò che vive sul pianeta. Che sta dando vita (vita?) a qualcosa che sfuggirà alle mani dei suoi stessi creatori.

Un processo che al momento intuiscono spesso visionari a volte deliranti e quindi facili da demonizzare, come Cassandra, altrimenti detta Alessandra.

Ai derisi che hanno gridato, nell’oscurità, denunciando a volte con troppi punti esclamativi presto censurati dagli algoritmi, il pericolo di elettromagnetismi e di seri genici, forse senza capirci sempre granché di fisica o di medicina, ai contadini indiani che hanno detto che i loro semi scrausi erano migliori di quelli scintillanti che vendeva la Monsanto,

a quelli che non hanno capito niente ma hanno intuito tutto…

dedichiamo i versi dell’Alessandra:

 “Ma non fu in silenzio, che nei tempi antichi, la vergine sciolse le voci variegate dei suoi oracoli…

piuttoso emise uno strano confuso grido, e pronunciò parole selvagge dalla sua bocca masticatrice di alloro, imitando il discorso dell’oscura Sfinge.

Io sarò tratta con violenza dal becco-forma adunca
al letto del rapace sanguinario,
come una colomba impazzita,
mentre invoco a gran voce, perché mi aiuti,
la Signora dei buoi e dei gabbiani, vergine che difende dagli stupri,

Lepsieus ha preso credito da me, tingendo con l’accusa di falso le mie parole e la verace saggezza profetica dei miei oracoli, perché è stato privato delle nozze che sperava di guadagnare.

Ma proprio lui renderà vero il mio oracolo.

E nel lutto molti verranno a sapere, quando non vi sarà più alcun modo per salvare la patria”.

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Buona Pasqua

Buona Pasqua, è una frase che uso solo con certe persone, in certe circostanze, ma che ricorda qualcuno che è uscito ridendo dalla tomba.

Oggi mi son perso lo Scoppio del Carro, quando portano il Brindellone al Duomo.

Allora, si piglian tre sassi, conservati nella chiesa dei Santi Apostoli, che – dicono – Pazzino de’ Pazzi, arrampicatosi come da nome e cognome sulle mura di Gerusalemme, avrebbe preso dal Santo Sepolcro.

E il Sabato Santo, da quei tre sassi si faceva schioccare la scintilla che avrebbe portato il fuoco in tutti i focolari di Firenze, e oggi fa scatafocare il Brindellone:

La Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio (Biagio quello dei lupi) si trova nella Piazzetta del Limbo, perché era il cimitero dei tanti bimbetti morti che non erano ancora stati battezzati. Sospesi, diciamo, come il primo figliolo della L.

Qui si conservano le tre pietre di Pazzino de’ Pazzi

Al Conad, c’è il commesso molto marziale, un senegalese dall’aria paterna che sa metere in riga i clienti con un comando, e vorrei dirgli Buona Pasqua, ma è musulmano, e non so se sia il caso.

E c’è la cassiera, piccola e bionda che impacchetta furiosamente delle buste e si scusa, dicendomi, “non sono per me! Son qui dall’undici!” e ormai fa sera, e le dico, “non farti divorare la vita!

E penso che cosa deve essere l’immenso sistema dietro le vite asservite di entrambi, a custodire i beni e i denari di macchine da investimento che vanno da Hong Kong a Londra, che mandan navi su per il Mar Rosso e giù per il Canale di Panama. E mandano i nostri soldati a sparare su chi osa bloccare i loro traffici.

Il guardiano senegalese e la cassiera fiorentina sono molto piccoli, ma scommetto quello che volete che sono più belli dei loro padroni.

Mi girano l’immagine di ragazzi che in Ucraina partono allegri come a una gita, per farsi ammazzare.

In questa immagine vedo allo stesso tempo, le facce di tutti gli adolescenti delle nostre scuole dove ci si chiede se saranno traumatizzati se vengono rimandati a settembre, e la storia vissuta di mille e mille generazioni di figlioli di cui ai genitori è rimasto solo il ricordo di un ricordo, e poi è svanito anche quello.

A Siena, vedo tre suore, piccole piccole e piegate, avranno novant’anni l’uno, che si tengono per mano mentre attendono la morte della Chiesa Cattolica, e vorrei riuscire a rubare le loro storie. Che le storie rubate si possono rivendere e far rivivere, e scommetto che dentro i loro circuiti neuronali ce ne siano tante.

Sul tram c’è un signore vestito di scuro, avrà meno di cinquant’anni, uno zaino sulle spalle. Parla al mondo, cioè a nessuno, in modo forbito, guardando in faccia il nulla.

“La trasformazione globale ci porta inevitabilmente al massacro. Inghilterra, Stati Uniti, gestiscono i passaggi. Il destino delle nostre istituzioni è la morte. Si sta costruendo un razzismo istituzionalizzato di cui io non posso fare parte. Vogliono la strage, ma saranno uccisi tutti!”

Tutti fanno finta di non ascoltarlo, come succede con i profeti, i Sangiovanni da Tram.

C’è una chiesa, di cui nessuno ricorda il nome, abbandonata e sconsacrata, presa in mano dai valdesi che hanno provveduto a scancellare tutte le immagini.

Una coppia di nostri amici prende in affitto lo spazio.

In questo luogo, lui si occupa dell’amministrazione e lei di far volare la gente:

Le porte le lasciano sempre aperte, e c’è sempre una piccola folla che guarda.

E tra la folla, una ragazzina di tredici anni, che decide che vuole volare anche lei.

Solo che è nata senza mani e senza una gamba.

Allora la Volatrice cerca di capire, come si fa, si lega le mani e un piede, ci studia e ci studia con la faccia grintosa, e alla fine impara.

E così, perché c’è chi impara e c’è chi vuole, la bimba senza mani e senza una gamba, vola a quattro metri e dall’alto, guarda tutti noi che ci massacriamo.

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Leonardo e la guerra

Sono in genere molto diffidente verso petizioni e raccolte di fondi.

Questa volta ci ho messo il tempo di pochi clic, da quando ho letto il messaggio a quando ho mandato 17 euro. Proprio perché lo scopo è mirato e ci riguarda molto, molto da vicino. Quanto la Leonardo S.p.a.

Chip in to STOP arms sales to Israel!

È ufficiale. I bambini hanno iniziato a morire di fame a Gaza.

Le Nazioni Unite affermano che più di mezzo milione di persone sono “a un passo” dalla carestia. Ma il governo israeliano non mostra alcun segno di fermare il suo assalto – e le armi provenienti da tutto il mondo stanno alimentando questo incubo.

Gli avvocati si stanno muovendo in fretta, raccogliendo prove contro il gigante italiano delle armi Leonardo, una delle maggiori aziende che spediscono armi letali a Israele. Ma hanno bisogno del nostro sostegno se vogliono battere questo gigante da miliardi di dollari in tribunale!

Se tutti noi contribuiamo con il costo di un caffè, potremo fargli avere immediatamente i soldi per pagare le costose spese processuali e FERMARE l’invio di armi a Israele da parte di Leonardo. Ma abbiamo bisogno di voi per riuscirci.

Potete contribuire oggi stesso a fermare il massacro?

Tradotto con DeepL.com (versione gratuita)

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Il noi reale e il Noi Surreale

La Guerra ha ovviamente due poli: Noi e Loro.

Meno ovvio è il fatto che anche “noi” ha due poli.

Da una parte il noi reale, con le minuscole, il noi della vita vissuta.

Un contadino del Sud, anno 1915, aveva una serie di noi reali: la famiglia prossima e quella allargata, altri contadini, il santo patrono, forse anche il circolo anarchico, ad esempio.

Sul noi reale lo Stato impose il Noi Surreale: ad esempio, il “nostro” sacro confine è il Brennero.

Del confine del Brennero si può in verità affermare che sia stato tracciato dall’infallibile mano di Dio”. A pronunciare queste parole fu Benito Mussolini. Era il 6 febbraio del 1926.

Per il Noi Surreale, loStato ordina al contadino di dare la propria vita come la darebbe per il suo noi reale, per i suoi stessi figli.

Lo scarto tra il noi reale il Noi Surreale sta negli 870.000 soldati italiani denunciati per diserzione nella Prima Guerra Mondiale.

Però, più viviamo una vita astratta, con relazioni diffuse ma per questo poco profonde, e più siamo alfabetizzati, più diventa forte il Noi Surreale.

Rupert Brooke, 1887-1915, fu il poeta del Noi Surreale: inglese, molto bello, sincero, coltissimo, si arruolò appena iniziò la guerra, e annunciò

“Se dovessi morire, pensate solo questo di me: C’è qualche angolo di un campo straniero che sarà per sempre Inghilterra”

A uccidere Rupert Brooke fu una sepsi insinuatagli da un‘anonima zanzara nemica. Il poeta morì sull’isola greca di Skyros, mentre si apprestava a partecipare alla strage intercontinentale di Gallipoli.

Su Skyros, lo hanno commemorato così, senza mutande ma anche senza bandiera britannica:

Ogni Stato, o costellazione di Stati, produce un proprio Noi Surreale.

Finché siamo sotto incantesimo, il Noi Surreale ci sembra ovvio.

Appena passa però il suo momento, il Noi Surreale si svela nella sua menzogna.

Nudo come il povero Rupert Brooke.

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