No all’espansione dell’aeroporto di Firenze

Vengo a sapere solo adesso, purtroppo non potrò esserci, avendo un altro impegno importante per oggi…

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“Il trionfo della macchina da guerra”

JRR Tolkien l’ho scoperto per caso, sugli scaffali di una biblioteca, prima ancora che venisse tradotto in italiano, e me lo sono letto in tre o quattro giorni e notti senza fermarmi.

Il resto della mia vita è una nota a margine, a matita, che si cancella come niente.

Capirete perché ci resto male, quando Tolkien viene ogni tanto tirato in ballo nelle chiacchiere politiche italiane, di solito da giornalisti che sono in ogni loro fibra, il contrario di ciò che fu Tolkien.

Tolkien fa parte di un filone culturale inglese, che parte da Blake e passa per Ruskin e Morris, e si sviluppò tra gli inkling (meraviglioso gioco di parole, il termine significa sia “intuizione” che “piccoli inchiostratori”) di Oxford.

Il maestro di Tolkien, Morris, fu il padre ideologico della “Sinistra” inglese assai più di Marx. E nel mondo anglosassone Tolkien appassionò soprattutto quel vasto e confuso mondo di giovani che seguivano il rock psichedelico il folk, scoprivano la permacoltura o si appassionavano del mondo dei nativi americani – tutta gente che in Italia sarebbe stata etichettata come fricchettoni di Sinistra.

Anzi, conosco molti italiani di Destra per cui anarchici, capelloni, ecologisti, animalisti, cultori della natura sono peggio dei comunisti, che almeno avevano uno Stato e un Esercito come si deve, anche se non avevano i carabinieri col pennacchio.

Le Sinistre italiane antiche però sono nate legate al mito delle tecnoscienze salvifiche;

le Sinistre italiane moderne oggi rincorrono il tecnostato onnisciente che manda tutti i bimbetti a scuola mentre smartifica le città in simbiosi con la multinazionale americana: ecco, Tolkien, in questo senso, non era per nulla di “Sinistra”.

Ma in Italia, “se non sei di Sinistra, sei di Destra“.

E’ sano e comprensibile che alcuni giovani sognatori degli anni Settanta e dopo, frequentatori di un mondo assolutamente marginale, siano diventati appassionati di Tolkien. Tolkien parla direttamente all’anima, e per fortuna un’anima ce l’abbiamo tutti, o quasi.

Tra questi appassionati di Tolkien, leggo, c’era la signora Giorgia Meloni. Che avrà un’anima anche lei (un cristiano direbbe, ci vuole un’anima anche per andare all’inferno).

Però poi si cresce e si deve decidere da che parte stare.

Giorgia Meloni ha scelto di mandare missili in guerra, di imporci le centrali nucleari, di sconquassare i monti con il TAV Lione-Torino, di far approdare il rigassificatore americano sulle nostre coste e tante altre cose. Tipo sterminare i fenicotteri della nostra Piana per farci l’aeroporto intercontinentale della Confindustria.

Se la Meloni ci fa o c’è, non lo sappiamo.

Però ci ricorda Teofilo di Adana, che quando gli tolsero l’incarico di arcidiacono, andò a firmare con il proprio sangue un patto con il diavolo pur di riavere il posto.

Teofilo di Adana incontra Mario Draghi
Auguriamo alla Meloni di pentirsi come poi fece Teofilo, dopo settanta giorni di digiuno, e come lui di morire letteralmente  dalla felicità di essere stata perdonata. Le faremo un altarino in casa.

Su Tolkien vi presento un breve articolo dello scrittore inglese Zachary Hardman, che credo spieghi perché dovremmo lasciar fuori Tolkien dai discorsi sulla Destra italiana.

Tolkien e l’ambientalismo

L’autore de Il Signore degli Anelli dispera del mondo moderno

2 ottobre 2022

Dalla pubblicazione de Il Signore degli Anelli di JRR Tolkien nel 1954, gli studiosi hanno analizzato gli strati di significato simbolico del libro, concentrandosi sulla fede cattolica romana del suo autore e sui temi della resurrezione e della redenzione. Di rilevanza duratura è anche la difesa del mondo naturale e la critica di Tolkien a ciò che nelle sue lettere chiamava “la macchina”.

Questa critica emerse nella giovinezza di Tolkien, come egli stesso racconta nella prefazione a Il Signore degli Anelli. Nato in Sudafrica nel 1892, da bambino si trasferì nelle Midlands Occidentali, dove vide la campagna bucolica “distrutta in modo squallido” dall’espansione verso sud di Birmingham. Il suo senso di perdita fu aggravato dalla morte della madre, dopo la quale si trasferì nel tumulto del centro della città per continuare la sua educazione. Nel 1915, dopo aver completato gli studi a Oxford, dove sviluppò il suo amore per le lingue, Tolkien combatté nella Prima guerra mondiale. Prestò servizio nella battaglia della Somme e fu testimone in prima persona della brutalità della guerra moderna meccanizzata. Tornò in Inghilterra, colpito dalla febbre di trincea, con “tutti i suoi amici più cari tranne uno” uccisi. Ripresosi in un letto d’ospedale, riversò i suoi sentimenti nella narrativa. 

La caduta di Gondolin è il resoconto dell’ascesa e della caduta di una città idealizzata in una terra fantastica e pre-moderna. Il suo popolo, che vive in armonia con la natura, viene sconfitto da un esercito meccanizzato, creato dal malvagio Morgoth “dal fuoco e dalla fiamma“. Il trionfo di questa macchina da guerra sulla bellezza naturale è la tragedia originale di Tolkien da cui scaturisce il resto della sua “mitopoiesi”.

Questi temi riemergono ne Il Signore degli Anelli, il capolavoro di Tolkien, che iniziò a scrivere nel 1937. Gli abitanti della Terra di Mezzo – quelli che stanno dalla parte del bene – vivono in armonia con la natura. Gli Hobbit, gli improbabili eroi del libro, vivono nell’idilliaca Contea e hanno la passione per il giardinaggio. Fanno uso di attrezzi, ma non utilizzano macchine più complicate di un mulino ad acqua.

Le forze del male, al contrario, usano macchine per piegare il mondo alla loro volontà. L’Unico Anello, forgiato dal successore di Morgoth, Sauron, è una tecnologia avanzata che gli dà il dominio sugli altri. Il mago corrotto Saruman, invece, ha una “mente di metallo e ruote” e saccheggia l’antica foresta di Fangorn per alimentare la sua macchina da guerra. La sua roccaforte, Isengard, si trasforma in un oscuro mulino satanico [NdT: “Satanic mills”, citazione non a caso di Blake, ne abbiamo già parlato qui]

La distruzione dell’anello e la sconfitta di Sauron sono il trionfo del mondo naturale su quello industriale. La vittoria è precipitata dalla rivolta stessa di Fangorn: gli alberi attaccano e inondano Isengard. Anche allora, è la macchina da guerra di Saruman che gli Hobbit devono sconfiggere nella conclusione del libro. Mentre egli si è appena insediato come dittatore nella Contea, gli Hobbit lo spodestano e iniziano a restaurare la loro idilliaca casa.

Tolkien era sospettoso nei confronti dell’allegoria, ma queste scene sono analoghe ai suoi sentimenti nei confronti della Seconda guerra mondiale, che infuriava mentre lui scriveva. Nella sua sistematizzazione delle uccisioni, aveva lasciato “una sola cosa trionfare: le macchine”. Da convinto conservatore, si orienta invece “sempre più verso l’anarchismo”. [A staunch conservative, he leaned “more and more towards Anarchy”]. Disperando della modernità, si identificava come un hobbit “in tutto e per tutto, tranne che per le dimensioni”, traendo piacere da “giardini, alberi e terreni agricoli non meccanizzati”.

Tolkien avrebbe potuto essere liquidato come un eccentrico di Oxford, ma negli anni Sessanta il suo amore per la natura si inserì in una nuova coscienza ecologica. Per la controcultura, sorta in Inghilterra sulle ali del folk revival, i mondi fantastici di Tolkien offrivano un’alternativa radicale al capitalismo. Personaggi come Donovan e Vashti Bunyan costruirono comunità utopiche, aspirando a una vita da Hobbit. Il festival estivo, che li supera, rimane un tentativo di ritorno alla Contea.

Glow worms show the path we have to tread
Dreamers, we should be asleep in bed
Moving slowly through the springtime air
Holding moments in the depth of care

Vashti Bunyan

A mezzo secolo di distanza, la popolarità di Tolkien non è diminuita. Ma è sicuramente la sua difesa del mondo naturale che è più rilevante per i nostri tempi: un’epoca di ansia per la nostra alienazione dalla natura. La campagna inglese, così amata da Tolkien, è degradata e impoverita. Il cambiamento climatico è un problema così vasto ed esistenziale che può essere comprensibile solo a livello di mito.

Come il suo collega mitografo, Joseph Campbell, Tolkien credeva nel potere del mito di illuminare la “verità eterna” dell’esperienza umana. Lontano dall’evasione letteraria, la creazione di miti di Tolkien è un tentativo di creare nuovi miti per il mondo moderno, in modo da poterlo comprendere meglio. Per Tolkien, uno dei nostri “desideri primordiali” è la “connessione con gli altri esseri viventi”, simboleggiata nella sua opera dal lato del bene. Attraverso il mito, cerca di avvicinarci a questa connessione.

Se fosse vivo oggi, Tolkien non sarebbe sorpreso di quanto siamo caduti in basso.

Cattolico devoto, il mito che ha interiorizzato maggiormente è la storia cristiana della Caduta: la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden, che ha portato il peccato e la corruzione nel mondo naturale. Per Tolkien, finché cercheremo di imitare Dio attraverso la creazione di macchine, “non solo falliremo”, ma creeremo “un nuovo e orribile male”.

Solo il mito può risvegliarci dalla nostra distruzione della natura e avvicinarci al nostro Creatore.

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Vita comune in Olanda (2)

Alla prima parte

Quando ero in Egitto, un pittore (che mi confidò in segreto, per lui Dio era amore, ma non poteva dirlo in pubblico) mi raccontò di come il profeta Muhammad avrebbe detto,

اطلبوا العلم ولو في الصين

“Cercate la sapienza, fosse pure in Cina”

Ci sono un sacco di cose da dire contro l’Olanda, a partire dai bidoni di caffè e dai panini al formaggio e al prosciutto, che sono l’apice della cucina locale.

I nostri amici di Grenoble ne parlano, a ragione, così:

“Siamo partiti per fare un’inchiesta sul paese dell’artificializzione – esso stesso artificiale – altrimenti detto i Paesi Bassi. Un paese vago e mobile, che arriva fino all’Artois, quasi fin alla Picardie, e lancia i suoi tentacoli nel mondo intero.

Ogni volta che si scava sotto gli Stati Uniti e il Regno Uniti, si esumano le Province Unite: la prima repubblica (borghese) d’Europa, la prima rivoluzione agricola, la prima industria, la “nazione capitalista per eccellenza” (Marx), un impero commerciale e marittimo globale, dalle Americhe all’Africa del sud, dalle Antille all’Indonesia”.

Lo sputo di terra, per la maggior parte sotto il livello del mare, che chiamano giustamente Paesi Bassi è la quindicesima economia del mondo, ed è il secondo esportatore mondiale di prodotti agricoli dopo gli Stati Uniti. E succhiano pure il sangue del continente offrendo un paradiso fiscale alle ditte europee e non.

Per cui hanno sicuramente un sacco di soldi da investire.

Però l’Italia investe nel devastare le proprie montagne per ospitarci le Olimpiadi invernali, mentre l’Olanda investe anche nel promuovere iniziative cittadine.

E lo fa perché questa monarchia è una repubblica da quattro secoli.

Mi spiegano che la maggior parte delle scuole non sono statali.

“Cioè sono private?”

“No, ci sono le scuole private a pagamento, ma sono poche. Le scuole le fanno le famiglie, decidono come farle entro certe regole generali, poi lo Stato paga i costi. Ma qui da noi i vigili del fuoco sono tutti volontari, e anche la polizia è fatta in gran parte di volontari”.

I potenti mezzi dell’asilo nido olandese

Quando lo racconto a un’amica italiana insegnante, lei ricorda,

“sono andata in Olanda per un progetto, e c’era questa scuola elementare stranissima, piena di mamme musulmane velate che facevano le pulizie e lavoravano in cucina!”

Infatti, il comunitarismo olandese non è limitato all’etnia degli autoctoni.

Siamo in periferia di Amsterdam, nell’Indische Buurt: il buurt è l’unità minima, il rione se vogliamo. E la parola indische ci ricorda che, come diceva Malcolm X, the chickens come home to roost.

L’Olanda è un’idrovora che introietta umanità da tutto il mondo, nelle sterminate case operaie delle periferie, con i loro bei mattoni rossi e neri.

Ma anche lì vedi una casa che al marciapiede si presenta così:

Il Meevart è il cuore del buurt.

Un gruppo di residenti del rione (a quanto pare tutti provenienti da famiglie di migranti) ha sollevato ciò che chiamano Uitdaagrecht o “Right to Challenge”, riconosciuto da un gran numero di comuni olandesi: il diritto della comunità locale di proporre un progetto alternativo di utilizzo di un servizio pubblico, e il dovere dell’istituzione pubblica di ascoltare.

E così da undici anni il centro, frequentato da qualcosa come 5000 dei 22.000 residenti del rione, con una settantina di volontari (e due stipendiati, uno per la gestione amministrativa e uno per le pulizie), organizza una quantità impressionante di attività, mantenendosi con l’affitto di alcuni spazi e con fondi del Comune.

Il Meevart ha anche una propria valuta complementare, il Makkie, che si guadagna lavorando come volontario nel centro, e che si può spendere sia nel centro stesso, sia in una rete di 300 negozi rionali.

Ora, la valuta complementare è un elemento importante, perché è l’unico modo per riconoscere l’immensa mole di lavoro reale che fanno le persone per curare i luoghi in cui vivono, e fare in modo che questo lavoro reale venga riconosciuto localmente.

Chiediamo al coreano che cura l’amministrazione e al ragazzo nero con i dreadlock che cura il ristorante come si organizzano.

“Applichiamo la sociocrazia“.

E qui improvvisamente capisco qualcosa dell’Olanda: il pragmatismo utopico.

La sociocrazia non l’ha inventata un poeta o un accademico, l’ha inventata un ingegenere elettrotecnico, ex-militare e proprietario di una fiorente ditta di prodotti elettrotecnici, per far funzionare meglio la sua azienda.

Tutti vengono coinvolti nella gestione, in circoli che si occupano di temi specifici (nel Meevart, può essere il teatro, oppure le attività per i bambini) e che devono sempre arrivare all’unanimità nelle decisioni; poi ogni circolo manda due rappresentanti a un circolo centrale più alto, dove ci deve essere di nuovo unanimità. E dove possono assistere anche i rappresentanti delle istituzioni pubbliche.

Carnivoro olandese

Continua…

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Vita comune in Olanda (1)

Una decina di anni fa, rimasi incastrato nelle vicende di un giardino a Firenze, che con una bachetta magica, abbiamo salvato dall’avidità del privato e dalla camicia di forza del pubblico, per farne una terza cosa – uno spazio curato dalla comunità locale, che se ne occupa nell’interesse generale, ma anche definendone le regole di gestione.

In Italia si tende a dire che si tratta di un “bene comune“, un common in inglese, ma in realtà quello che conta è l’azione, che lo storico Peter Linebaugh ha chiamato commoning.

Il commoning sarebbe una cosa normalissima, ma lo Stato giacobino italiano ha esteso il concetto di monopolio della violenza al monopolio su ogni decisione: come disse una volta un gentiluomo dell’ufficio urbanistica del Comune di Firenze,

“ci avete votati per cinque anni, adesso decidiamo noi”.

Quando abbiamo iniziato, i funzionari italiani avevano un quadro molto chiaro:

  • esiste il Pubblico (in pratica l’insieme dei funzionari e degli eletti) ed esiste il Privato, cioè individui che fanno i propri interessi alla faccia del prossimo.
  • il Pubblico può vendere o affittare o “concedere” alcuni tipi di spazi pubblici ai Privati, a condizioni di non rimetterci: che può anche significare che se un funzionario “concede” l’uso gratuito di uno spazio pubblico a un gruppo di “privati” che vogliono curarlo, vivrà poi nel terrore che la Corte dei Conti scopra che avrebbe dovuto affittarlo invece a Gucci per farci una sfilata di moda.
  • per il resto, il cittadino può sempre attendere le elezioni e votare, fine.

Negli ultimi anni, molto è cambiato in Italia, grazie a Labsus, il laboratorio della sussidiarietà, che opera con gentilezza per far applicare, lentamente e partendo dalle istituzioni locali, le parole dell’articolo 118 della Costituzione:

“Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.”

Dove i cittadini non sono più “privati” che si fanno gli interessi propri, ma persone che collaborano all'”interesse generale“, quindi hanno gli stessi scopi delle istituzioni.

Tre anni fa, capitammo in Olanda, e scoprimmo un mondo.

Presi dall’entusiasmo, una sera in un ristorante in Transilvania, abbiamo quindi deciso di proporre un progetto europeo sul tema del Commoning, che è stato approvato, con nostra immensa sorpresa.

Il punto fondamentale per noi era questo: andare in giro per l’Europa e vedere in che modo si affrontano gli innumerevoli ostacoli che una comunità si trova davanti, quando cerca di praticare il commoning. E trasformare questo in soluzioni pratiche, sia per le istituzioni che per i commoner.

La settimana scorsa, ci siamo ritrovati in Olanda per studiare dal vivo ciò che fanno.

Digressione: siamo andati in Olanda in aereo, a spese dell'ambiente e del contribuente europeo. 

Sul tema ambiente, solo gli dèi celesti sapranno fare il conto tra il danno certo all'aria e il potenziale beneficio alle comunità.

Sul tema contribuente europeo, come sapete qui non siamo nazionalisti, non abbiamo nulla contro il concetto in astratto di Europa, anche quando non ci piacciono molte delle sue politiche.

Temo però che gran parte dei progetti europei sia fuffa, fatta per riversare una quantità complessivamente notevole di denaro sui precari della generazione Erasmus, che dopo aver viaggiato devono compilare una gran profusione di moduli. E diffido moltissimo dei progetti ambientali europei, ma sarebbe un altro discorso.

Però in questo caso, spero che stiamo riuscendo a costruire davvero qualcosa. Vediamo...

(continua…)

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La disforia di classe del presidente della FIFA

““To parents of transgender children, affirming your child’s identity is one of the most powerful things you can do to keep them safe and healthy.”

Joe Biden

Noi bisogna rispettare come le persone si identificano.

Esistono bimbi complicati, specie negli Stati Uniti.

I genitori solerti, specie negli Stati Uniti, portano i bimbi complicati dallo psicologo.

E lo psicologo, se è della scuola buona, dirà che quei bimbi sono affetti da disforia di genere, cioè sono nati nel corpo sbagliato, e devono quindi farselo cambiare a pagamento dai medici.

Il bello della magia castrochimica è che un po’ funziona. Guardate infatti come è felice questa, boh, quattordicenne? (scusate, questO quattordicenne!)

Per le femminucce, si tratta di riempirsi di testosterone per farsi venire la barba, tagliarsi le tette appena spuntano, e poi farsi modellare un pisello con la carne strappata di solito dal proprio braccio.

Il rimedio per i maschietti consiste invece nel ricorrere alla castrazione chimica, farsi zacchettare il pisello, per poi farsi scavare un tunnel (“penile inversion vaginoplasty“), come si può vedere in alcune interessanti immagini.

Certo, è irreversibile, ma chi vorrebbe mai tornare indietro?

Penso che tutti vorremmo avere un figlio decenne come Desmond, che ha fondato un “dating website” per “drag kids”

Ora, oltre alla disforia di genere, esiste anche la disforia di classe, e credo che dovremmo impegnarci tutti anche su questo nuovo fronte dei diritti.

Il signor Gianni Infantino è presidente della FIFA, con uno stipendio di 2,5 milioni di euro nel 2020.

Come sapete, il Qatar si è guadagnato l’onore di ospitare la Coppa del Mondo a caro prezzo, e questo ha suscitato qualche sciocca polemica.

Il signor Infantino ha dichiarato a proposito:

“Oggi ho belle sensazioni. Mi sento Qatari, africano, arabo, migrante, gay. […]

“Naturalmente io non sono Qatari, arabo, migrante, gay, disabile. Ma so che cosa voglia dire essere discriminato, so che cosa vuole dire essere straniero in un Paese straniero. Da bambino mi bullizzavano perché avevo i capelli rossi, perché ero italiano e non parlavo bene il tedesco”

Il signor Gianni Infantino avrebbe anche potuto identificarsi come maiale.

Il Maiale Medio infatti è un essere vivente intelligente, sensibile e affettuoso, come certamente lo sarà il signor Infantino.

Il Maiale Medio, come il signor Infantino non parla bene il tedesco.

E viene bullizzato, proprio come il signor Infantino da piccolo:

Bullismo suinofobico

Ora, io rispetto moltissimo le Identità e quindi non avrei nessun problema a riconoscere che il signor Infantino sia un maiale, un porco e anche un suino.

E credo che un intervento di class affirming surgery R>P (rich to poor) ne potrebbe fare anche un disabile.

Ma vorrei confidargli che anch’io soffro di disforia di classe.

Io guadagno circa un centesimo di ciò che guadagna lui.

Eppure, sin da quando ero piccolo, so di essere un miliardario.

Lo sento proprio nell’intimo, so che mi spetta come minimo un salotto come questo, che poi sarebbe una stanzina qualunque di Palazzo Serristori qui a Firenze:

Ho o no il diritto a una class affirming therapy P>R?

TRANSRICH ARE RICH!

TRANSPOOR ARE POOR!

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“Ognuno c’ha le palle che vòle!”

Al mercato de’ contadini della contrada, nato nell’illegalità e reso lecito un po’ così perché c’era una donna in gamba (del Partito Unico) che ha saputo inventarsi delle storie mandando a quel paese il tizio (sempre del Partito Unico) che diceva che Non Si Può Fare…

C’è Carla la Cappellaia, ottant’anni passati da molto tempo, che si siede sempre al bancone del contadino che vende i formaggi.

Carla, son cinquecento anni di fiorentini con la mano collegata al cervello, con la sua bancarella a Santo Spirito, dove vende cappelli.

Nove anni fa, vi raccontai di uno dei tanti cappelli che la Carla creava.

Tira fuori dalla borsa due cappelli.

Uno lo mette in testa a un giovincello.

“Oh inglese, ma te tu conosci questo cappello?”

Che la Carla, l’è convinta che io sia inglese.

“Certo, è quello di Federico da Montefeltro, Duca d’Urbino!”

“E bravo, ma fammi mettere questo di cappello!”

L’altro cappello, con la scarpa eroticamente a punta, se lo mette in testa.

E mi lancia uno sguardo languidamente seduttivo dietro la su’ veletta.

Poi pesca un altro cappello, con una palla argentea al centro.

E spiega il senso di tutto il lavoro straordinario che ci avrà messo con le sue mani:

“O inglese, ognuno c’ha le palle che vòle!”

Poi dal suo trolley magico tira fuori un altro cappello ancora, con tante piume.

“E a me mi dicevano, te tu ci hai un uccello in testa!

E io gli dicevo, io gli uccelli me li metto dove mi pare!”

E allora mi vengono in mente le parole di Riccardo Marasco.

Riccardo Marasco suonava sempre una strana aquila-lira, che gli era arrivata da un certo Italo Meschi di Lucca, vegetariano, che all’inizio del Novecento andava cantando in giro a piedi nudi e che sapeva

“accettare le sassate dei ragazzi lucchesi che gli correvano dietro al grido, “Ecco i’Cristo! Dagli a i’poeta!”

Italo Meschi e l’Aquila Lira

L’Ammucchiata di Marasco, nella sua radica amoralità e ironia ci spiega talmente tante cose, che non c’è bisogna di aggiungere molto altro, per capire questa strana città.

Trascrivo solo i primi versi, ma va ascoltato fino in fondo (magari seguendo l’analisi che se ne fa su Antiwarsongs).

Però la cosa straordinaria è che gli anziani di Firenze, che magari hanno solo la terza media, capiscono tutti i riferimenti storici meglio de’ loro figlioli e nipoti laureati.

Quant’è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia
Chi vuol’esser lieto, sia:
Di doman non v’è certezza.

Udite, udite, madonne e messeri
l’istoria faceta che accadde l’altr’ieri.
Due freschi virgulti di nobil casata
per vincer la noia t’inventonno l’ammucchiata

A nord di Firenze, in quel di Mugello,
Gli è spòrte diffuso chiappare l’uccello.
– C’era molta selvaggina a que’ tempi –
E i bimbi d’i’ Medici, gaudenti per schiatta
Correvano i’ rischio di chiapparlo, sì, ma nella chiappa…

“Fratello Giuliano”, diceva Lorenzo,
“Su, diàmci da fare co’ un po’ di buon senso.
Bisogna trovare de’ modi ben scaltri
Per metterlo in locum,
Ma… in un locum che sia d’altri…!”

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Il secolo lungo sul continente divoratore

In aereo, a lasciare anche la nostra scia sopra l’Europa.

voli sopra l’Europa, stamattina ore 8.30

Sotto, tra i fili di nuvole, si intravedono frammenti della Città Unica, dal Mare del Nord fino alle Alpi, autostrade e case allineate e immense scatole industriali, pompe energivore instancabili.

luci notturne sull’Europa, 2018

Massimo mi racconta.

“Mio nonno è nato prima che i fratelli Wright mandassero in cielo il primo aereo.

Della Grande Guerra, mi ha raccontato una sola cosa.

Era in servizio in montagna, immagino nel Trentino.

Aveva avuto delle coliche renali, e si era sentito così male, che gli avevano concesso di andare all’ospedale militare. A patto che fosse disposto a farsi calare per l’unica via disponibile, la funicolare con cui si portava a valle il legname tagliato nei boschi.

Disse subito di sì e fu calato giù.

Quella notte, quasi tutta la sua compagnia fu sterminata.

Il bello è che ad ammazzarli, non fu il nemico. Fu un altro reparto di italiani che al buio, li avevano scambiati per austriaci.

Sono andato a cercare i documenti su mio nonno negli archivi, ma non c’era più nulla.”

Gli dico che lo storico del nostro rione mi ha raccontato che qualche decennio fa, un solerte militare a Roma, vedendo che gli archivi della prima guerra mondiale occupavano inutilmente troppo spazio, fece distruggere il contenuto di diversi chilometri di scaffali.

Improvvisamente le nuvole si aprono sotto di noi, e vediamo le Alpi.

Marroni ormai tutte, un solo picco conserva un po’ di bianco.

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The Piombino Method

Max Civili and Cecilia Sandroni have just come out with the English-subtitled edition of the video, “Il metodo Piombino”, telling the story of a crucial conflict in Italy.

In short… Last year the Italian government – a picturesque coalition of the far right, the right, the center, the left and a supposed “protest party” all following a banker as premier – once again decided to participate in a war they have nothing to do with, in order to show that Italy too matters“. The same inferiority complex for every disastrous war that Italy has taken part in.

To do their part, the Italian government is cutting its own country off from the gas supplies that run the electricity, cookers, blast furnaces and heating of the whole country.

To solve the huge problem it has thus created for us all, the government decided to buy gas extracted by fracking, the most destructive method ever invented by man, in the United States.

A gas that costs Italians four times as much as the gas they bought before.

Since such long pipes cannot be improvised, this requires turning the gas into a liquid at an incredible environmental cost, stowing it on a regasifier ship bought for a very high price by paying our money into the account of a company based in a tax haven.

The aforementioned ship, with an explosive power equal to 50 Hiroshima bombs, will be placed in Piombino, in Tuscany. In a small and crowded port where all the ferries leading to the neighbouring islands land.

To impose this, the government passed a law that allows it to do so by simply issuing an order, that bypasses all the authorisations, environmental and otherwise, required by the law. When a rightcentreleft government issues such an order, there is nobody left to object.

Piombino was a historic industrial area, where nearly everybody worked in steel mills.

During World War Two, it was the scene of what was probably the greatest victory of the Resistance, when the factory workers took 200 German soldiers prisoner, killing another 120 and losing only four of their own.

The Communist Party held undisputed sway over the town. However, absolute power corrupts absolutely, and the follow-up of the Communist Party, the Democratic Party, supported the regasifier project (and many other disastrous local disasters).

In protest one of the “reddest” cities (in Italy this has the opposite meaning of the US) elected a mayor of the far-right Brothers of Italy party, only because he opposed docking the regasifier. However the protests have involved the whole city, across all political identities.

This has led to a slight hitch in the project, as the new right-wing government – which fully toes the NATO line – is a bit embarassed to to throw their new voters to the wolves, so they say, “we have to dock the regasifier, but maybe/perhaps/if possible not in Piombino“.

They will of course put it in Piombino in the end, but that is exactly the point: the problem is not where the regasifier will be docked, but everything else in this project.

Which is why the people of Piombino have just set up a national “No LNG” network.

Let us be INBYs, In Nobody’s Backyard!

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