La Sistemica Civilizzazione della Piana di Firenze e del Congo (1)

Il colonialismo è una cosa molto semplice, la cui essenza viene mistificata dai narcisismi postmoderni sul white privilege.

Come ho già avuto occasione di raccontare, qualche anno fa passammo una notte nel Parco della Piana di Firenze, e lì davanti alla tenda, guardando le stelle, ho capito qualcosa che finora avevo solo letto confusamente sui libri.

Il Parco della Piana sono i due puntini verde acceso su questa mappa – il rosso è il cementificato, il resto sono campi agricoli, lotti industriali, ville private e simili, ai margini monti e boschi:

La vita è vita, e incredibilmente in quest’area con i suoi minuscoli laghi

sono state rilevate 76 specie particolarmente protette. Di queste, 50 risultano essere di interesse comunitario, e 57 di interesse regionale. 31 specie rientrano in entrambe le categorie.”

Il problema è che la Città (in origine lo spazietto nell’angolo occupato dal selfie di un allegro turista americano) non ha risorse proprie: deve prenderle dal territorio attorno.

La Città usa energia per prendere vita, trasformarla in merce morta e ributtarla fuori sotto forma di rifiuti.

Non è un dramma fino a quando tocca aspettare al dazio i contadini che arrivano con grossi carri trainati dai buoi.

Abbiamo già riportato qui la straordinaria immagine diffusa dall’architetto americano Steve Mouzon, che mette a confronto – in scala – proprio la Firenze dentro le mura (gran parte della quale però anticamente era costituita da orti) e uno svincolo stradale qualunque ad Atlanta, nella Georgia statunitense:

Il guaio infatti è quando arrivano i trasporti moderni: a quel punto, non solo il contado, ma il mondo intero diventano terreno di saccheggio per la città.

E alla fine, come si vede nella mappa all’inizio di questo articolo, rimane appena una piccola isoletta di vita.

La città di Firenze però ha bisogno anche di quella.

Oggi, non serve più il grano, che arriva magari dal Canada: la vita che deve succhiare da quel puntino verde è quella di milioni di turisti, da imbutare in un progettato aeroporto intercontinentale e trasformare in merce.

Più merce entra, più rifiuti escono – nella Piana, dovevano farci un gigantesco inceneritore (in forse, sia sempre lodata la salvifica complessità della burocrazia italiana).

La Piana del mondo si chiama Congo, solo lì non puoi piantarci la tenda e tornare a casa con l’autobus 57: quello che vi succede è ovviamente peggio, ma non è sostanzialmente diverso.

Nell’Ottocento, il Belgio – e soprattutto la città di Bruxelles – visse prospero e felice sotto il lungo regno di Leopoldo II: sotto di lui, e con suo attivo interessamento, fu introdotta la scuola laica e obbligatoria, tolti i finanziamenti alle scuole della Chiesa, legalizzati i sindacati operai, messo fuorilegge il lavoro infantile e introdotto il suffragio maschile universale.

Leopoldo era noto come il “Re Costruttore“, perché con fondi personali edificò musei, gallerie d’arte, stazioni ferroviarie e molto altro e alla propria morte, donò generosamente i propri immensi averi allo Stato belga.

Tutto ciò grazie a un’azienda personale, una sorta di ONG dei tempi andati, costituita allo scopo umanitario di “migliorare le condizioni” dei nativi del lontanissimo Congo, tra l’altro abolendo la schiavitù assai diffusa da quelle parti.

Il primo obiettivo era di portare la civiltà alle terres vacantes, le vaste aree incolte. Che essendo inutili al progresso umano, diventavano automaticamente proprietà della proto-ONG.

Coniugando Modernità e Profitto, la reale azienda si autofinanziava (lautamente, ma succede anche con certe ONG oggi) rendendo finalmente utili i pachidermi locali, trasformati in avorio; e poi soprattutto la gomma naturale.

Un veterinario scozzese, John Boyd Dunlop, aveva da poco inventato un copriruote solido di gomma per il triciclo del suo figliolo; e l’invenzione divenne subito un elemento essenziale della nascente industria automobilistica.

Senza gomma congolese (e poi malesiana, la globalizzazione non conosceva frontiere nemmeno allora), niente mondo veicolare come lo conosciamo oggi.

Gli indigeni furono strappati alle loro oziose abitudini, e messi al servizio della Mobilità Universale, con quote scientificamente programmate, cosa che portò alla morte di svariati milioni di loro (con l’indispensabile aiuto di tanti volenterosi complici locali).

Leopoldo II probabilmente avrebbe alzato le ciglia all’idea di far sposare la propria figlia a un nero congolese; ma non avrebbe nemmeno approvato un matrimonio con chiunque non fosse almeno un conte.

Re Leopoldo non era sistemicamente razzista. Era sistemicamente civilizzato.

Fatto conto di tutte le diversissime circostanze, Leopoldo II si comportò verso il Congo semplicemente come si comporterebbe oggi qualunque sindaco di Firenze, di qualunque partito, verso le terres vacantes della Piana.

Non è cattiveria, è storia.

E infatti, come vedremo dal prossimo articolo, il Congo è ancora oggi la Piana del Pianeta.

Alla seconda parte

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151 Responses to La Sistemica Civilizzazione della Piana di Firenze e del Congo (1)

  1. KARL says:

    La beffa finale arriverà quando una volta finito il maxi-areoporto e il nuovo inceneritore, una volta estirpato l’ultimo albero della piana, scopriranno che non ci sarà sufficiente petrolio, o sarà comunque a prezzi proibitivi, per spostare milioni di turisti dal resto del mondo a Firenze. Ex- Turisti, perchè nel frattempo si saranno trasformati in neo-pezzenti lavoratori a giornata intenti a unire il pranzo con la cena nei rispettivi paesi di appartenenza. E Firenze, come il resto d’Italia, verrà visitata solo da happy few alto spendenti, ripristinando l’antica tradizione settecentesca del Gran Tour D’Italie.

  2. Francesco says:

    Messa come le metti giù, Miguel, mi toccherebbe dire che hanno ragione loro!

    Per fortuna non sono d’accordo con le tue premesse e le tue analisi, quindi possono non condividere le conclusioni!!!

    PS potrebbe avere ragione (in parte) Karl, soprattutto nella prima parte, la seconda è troppo miope, per ogni non-turista bianco ci sarebbero due turisti non-bianchi a far ricca Firenze

  3. KARL says:

    X Francesco
    ” per ogni non-turista bianco ci sarebbero due turisti non-bianchi a far ricca Firenze”

    la differenza è tra turisti abbienti e turisti NON abbienti, che in quanto NON abbienti presto diventeranno anche NON turisti.
    Il colore della pelle non c’entra nulla.

  4. Andrea Di Vita says:

    @ Martinez

    Gli abitanti della Piana non guadagnano proprio nulla di positivo dal turismo aeroportuale? Lo chiedo perché i Congolesi non guadagnarono proprio nulla di buono dalla vendita della gomma che raccoglievano per lo Stato Libero.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Per ADV

      “Gli abitanti della Piana non guadagnano proprio nulla di positivo dal turismo aeroportuale?”

      No.

      Nella Parco della Piana, non ci abitano umani, aparte un bizzarro tizio che alleva uccelli da caccia, e forse qualche custode del parco stesso.

      La nuova pista dell’aeroporto punta su Sesto Fiorentino, motivo per cui il comune più piddino d’Italia (a spanne, non ho fatto i conti precisi, ma siamo sul 65% fisso dai tempi del PCI) ha mandato a quel paese il PD.

      E il sindaco di Campi, pur conservando la tessera del Partito Unico, si prodiga in dichiarazioni contrarie all’aeroporto.

      I turisti ovviamente non andranno a dormire a Sesto, e non visiteranno le meraviglie turistiche di Campi, che ha un paio di chiese medievali e soprattutto ha la famosa Chiesa di San Giovanni Battista all’Autostrada (1964), opera di Giovanni Michelucci.

      • “opera di Giovanni Michelucci.”

        Giovanni Michelucci sta a Firenze come Ceausescu sta alla Romania.

        Diciamo che ci ha lasciato la sua impronta.

      • Andrea Di Vita says:

        @ Martinez

        La Chiesa dell’autostrada?

        L’orrore?

        Ma fateci un poligono per l’artiglieria, che l’esercito ne ha tanto bisogno!

        Ciao!

        Andrea Di Vita

    • Per ADV

      “i Congolesi non guadagnarono proprio nulla di buono dalla vendita della gomma che raccoglievano per lo Stato Libero.”

      Credo che siano stati liberati dagli schiavisti arabi; molti singoli congolesi ci hanno guadagnato, poi: la ditta di Leopoldo II aveva appena 175 dipendenti, per cui non avrebbero potuto fare nulla senza un vasto seguito locale, che si faceva retribuire.

      Poi che il Congo si stesse meglio nell’anno 1800 che nell’anno 2000, non ci piove.

  5. Moi says:

    … e allora come mai, inBelgio, le “Filiali Europee” di Black Lives Matter hanno imbrattato e rovesciato le statue del Re Leopoldo II ?

    • Andrea Di Vita says:

      @ moi

      Una decina di milioni di morti ammazzati in Congo magari bastano.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • firmato winston says:

        “Una decina di milioni di morti ammazzati in Congo magari bastano”

        10 milioni di ammazzati, su circa 9 milioni di abitanti che c’erano in tutto in Congo nel 1900, non e’ poco!

        https://www.statista.com/statistics/1067196/population-dr-congo-historical/

        • Francesco says:

          diciamo che le stime sono molto difficili da fare ma in ogni caso siamo nell’ambito dei milioni di morti

          e la atrocità perpetrate nello Stato Libero del Congo sotto Leopoldo pare abbiano passato la prova della Storia, non erano propaganda anti-cattolica dei protestanti inglesi

          anche se il sistema descritto pare incredibilmente stupido e inefficiente, oltre che crudele

  6. Mauricius Tarvisii says:

    ” la straordinaria immagine diffusa dall’architetto americano Steve Mouzon”

    Che secondo me è una delle immagini più rivelatrici della nostra moderna concezione di spazio (non) a misura d’uomo.

  7. Moi says:

    … è il Modello Urbanistico delle “Downtown” dove si lavora / ci si incontra raggiungibili solo in automobile dalle abitazioni private a “casetta tipo disegni dei bambini” 😉 monofamiliari , con garage, recinto con giardinetto e buchetta delle poste “buffa” a forma di portapane “semicilindroide” con leva esterna sul trespolo 😉 …

    • PinoMamet says:

      😀

      comunque fantastico: non ci sono abbastanza donne, quindi non ci vado così non ce n’è nessuna. Geniale.

      • Mauricius Tarvisii says:

        In questo modo difende l’inclusività dello spazio pubblico e combatte, smascherandolo, il tokenismo del Patriarcato e di una certa mascolinità tossica che non ho capito cosa sia, ma ci sta bene sempre.

        • PinoMamet says:

          🙂

          leggo per fortuna su FB un’amica che sostiene che la Jebreal abbia fatto male a non andare e si sia resa “ridicola” (virgoletto perché sono parole sue).

          Magari un femminista invece avrebbe dato ragione alla Jebreal:
          il bello dei femministi è che danno alle donne ciò che le donne di solito NON chiedono.

      • Per Pino Mamet

        “comunque fantastico: non ci sono abbastanza donne, quindi non ci vado così non ce n’è nessuna. Geniale.”

        La Michela Murgia l’ho anche incontrata a un convegno in cui eravamo entrambi relatori, a Cagliari. Di lei, mi ricordo poco, mi ricordo che sono rimasto sconvolto prendendo l’aereo da Firenze, il venerdì sera, per Cagliari, e accorgendomi che era un aereo pendolari, di gente che tornava a casa il fine settimana.

        • Sempre sulla Michela Murgia,

          credo che soffra del problema degli scrittori (al maschile, perché riguardo una categoria professionale, non un sesso) italiani di seconda fila.

          Già lo scrittore italiano è sfigato per definizione, gli unici scrittori al mondo che contano sono quelli anglosassoni (magari nati nel Vietnam o in India, ma poco importa).

          Poi ci sono i due o tre scrittori italiani di prima fila, i cui libri si trovano anche nelle migliori librerie di Malta. Considerando che gli italiani hanno una reputazione planetaria di leggere pochi libri, di non tenere in alcun conto gli intellettuali (a differenza dei francesi) e che siamo in epoca di crollo dell’editoria.

          Poi prendi un tizio (maschio o femmina) che vuole campare solo scrivendo e non, ad esempio, stasando cessi, e si trova in seconda fila.

          L’editore concede due euro ogni libro venduto, ti devi fidare, dice di aver venduto mille copie.

          E con duemila euro ci devi campare un anno.

          Allora diventa importante il contorno, cioè il casino che riesci a smuovere nei media.

        • PinoMamet says:

          “Già lo scrittore italiano è sfigato per definizione, gli unici scrittori al mondo che contano sono quelli anglosassoni (magari nati nel Vietnam o in India, ma poco importa).

          Poi ci sono i due o tre scrittori italiani di prima fila, i cui libri si trovano anche nelle migliori librerie di Malta. ”

          verissimo!!

      • Moi says:

        SE c’ erano altre donne, o erano tutte Italiane o tutte ” Bianche ” (visto che lei tale NON si sente) o chissà che altro ! In ogni caso NON sarebbe andata, perché la si sarebbe notata di più ! 🙂

        • PinoMamet says:

          Per quanto mi riguarda ho sempre pensato che Rula Jebreal fosse italiana, e sicuramente bianca.

          Credo in buona fede che per la maggioranza assoluta degli italiani, tolto forse Sizzi e un paio di spostati fissati con i fenotipi, Rula Jebreal sia sostanzialmente questo:
          un’italiana, bianca, di origine straniera.

          Se ci si incazza a sentirlo, beh, fa due fatiche.

          • Moi says:

            Be’ … anzitutto è una bella donna, poi senza veli in testa potrebbe essere di Tunisi come di Ragusa 😉 .

          • PinoMamet says:

            Leggo nell’articolo che è italiana e israeliana, nata a Haifa.

            Per essere di Haifa è in effetti di carnagione un po’ scura, ma insomma, hanno lo stesso colore un amico di mio fratello (parmense al 100%), un mio ex coimpagno di scuola (calabrese), una mia amica molto bella che non vedo da tanto (parmigiana 100% tranne un nonno reggiano… nessuno è perfetto), una ex fidanzata di mio fratello siciliana…
            ah no, lei è il doppio più scura. Davvero.

            Quindi beh, se ne vada in quel noto paese.

            • Per Pino Mamet

              “Quindi beh, se ne vada in quel noto paese.”

              La gente da mandare in quel paese coincide con la gente che va in televisione.

              La televisione è il male, non la gente che automaticamente attira a sé.

              Quando smetteremo di pensare che i media sono neutrali, tutto dipende da chi li usa, avremo fatto un grosso passo avanti.

              La signora Jebreal va in televisione?

              E’ la prova che è una stronza, poi avrà anche altri difetti.

              • daouda says:

                intert: tlvisione = MM : RJ

                non me pare che io inzulto tutti qua sopra per il solo fatto di apparire.

                Cazzo ao, perché ti riduci a ste banalità?

            • Peucezio says:

              Pino,
              “Per essere di Haifa è in effetti di carnagione un po’ scura”

              Infatti mi pare sia mezza negra… insomma, non è mediorientale pura, se no mica sarebbe così scura.

          • Peucezio says:

            Confermo.
            Origini nigeriane (così dice la sacra Wiki di ritvaniana memoria).

      • paniscus says:

        veramente il meccanismo della “donna alibi”

        (cioè, quello di evidenziare la presenza di una singola donna o di una piccola minoranza di donne in un contesto quasi totalmente maschile, per dimostrare che non era vero che ci fossero discriminazioni)

        l’aveva già criticato Simone De Beauvoir 70 anni fa.

        • PinoMamet says:

          Sì, vabbè, però non mi pare che il ruolo di Rula Jebreal nella trasmissione fosse quello di “donna alibi”.

          D’altra parte se avesse visto la trasmissione avrebbe visto che le donne ci sono, sono presenti e parlanti.

          Semplicemente lì era l’unica donna tra i tizi chiamati a parlare di Medio Oriente , e io continuo a credere che non esista e non debba esistere alcuna regola per cui se chiamo due esperti uomini su un argomento devo chiamare altrettante donne.
          Non ne vedo il senso o la logica, a meno che non si tratti di argomenti tipo il parto, o il matrimonio tra lesbiche…

          Rula Jebreal era chiamata come esperta di robe mediorentiali, e quello credo sia stato un grosso errore, visto che si tratta di una (antipatica) fisioterapista italiana spesso residente negli USA.

  8. Moi says:

    @ PEUCEZIO / TUTTI

    Un fenomeno che sapevo esistere (almeno) in Giapponese e in Coreano … ma NON credevo potesse esistere nel Dialetto di Pescasseroli :

    https://www.academia.edu/33103229/Indagine_socio_linguistica_sulla_differenziazione_morfologica_su_base_sessuale_nel_dialetto_di_Pescasseroli_AQ_

    Indagine (socio)linguistica sulla differenziazione morfologica su base sessuale nel dialetto di Pescasseroli (AQ)

    • PinoMamet says:

      Molto interessante!!

    • Peucezio says:

      Interessante!
      Avevo presente differenziazioni fonetiche, ma non morfologiche.

    • Peucezio says:

      La provenienza da IPSE però non mi convince molto.

    • Peucezio says:

      Vedo che fa una grossolana mistificazione.
      Attribuisce a Rohlfs l’idea di ricondurre questo articolo a IPSE, ma Rohlfs dice una cosa completamente diversa, pone questa come ipotesi secondaria, non da escludere categoricamente, ma attribuisce quel z- a un’evoluzione fonetica di -LL- di ILLE (e quasi sicuramente ci prende).

    • Peucezio says:

      La citazione di Gimmarco invece è corretta (qui secondo me sbaglia Giammarco; poi non si può escludere nulla…).

    • Peucezio says:

      In generale comunque non credo sia un articolo referato: non si capisce dove è stato pubblicato e lo stile è poco scientifico. Poi mette in biliografia testi che non cita, così, come puri rimandi legati al tema.
      Questo signore dev’essere un cultore con delle basi, che ha letto e conosce un po’ la linguistica storica, che è anche abbastanza metodico, ma non si è formato nel contesto della linguistica accademica.
      In ogni caso è utile anche che ci siano contributi di questo tipo, discreti anche se non ineccepibili, nel metodo e nel merito.

      • Moi says:

        In Giappone e in Corea, addiritura viene coinvolto anche il lessico, sempre combinando con età e fascia sociale; ma ne so troppo poco per aggiungere altro …

        Poi è interessante qual fenomeno (mai notato in Emilia Romagna, doveil dialettonon ha mai avuto particolare valore sociale) per cui , almeno in certe zone del Sud, l’ Uomo (specie se giovane) che parla dialetto è considerato simpatico … la donna (specie se giovane) che parla dialetto, invece, volgare.

  9. Moi says:

    @ PINO

    Vedo da Wikipedia che “Rula Jebreal” ha entrambe le trascrizioni del nome : (in Arabo: رولا جبريل, in Ebraico: רולא ג’בריל [si noti la “Ghimel” con apostrofo] ) … è una cosa ufficiale su tutti i documenti di tutte le persone a prescindere dalle origini, in Israele ?

    • PinoMamet says:

      Sì, beh, è normale.

      • PinoMamet says:

        è più strano che in Italia usiamo la trascrizione inglese del suo nome…

        • Moi says:

          Per me, no.

          Non c’è una causa unica : un po’di sudditanza psicologica per l’ Inglese è indubbia, ma c’è anche superficialità, ignoranza e forse ancor più “pigrizia mentale” a confrontarsi con altre lingue straniere diverse dall’ Inglese, l’unica che “tutti abbiam fatto a scuola” come esperienza condivisa.

          Ovviamente, almeno (!) per 90 Italiani su 100 … IPA è solo una qualità di Birra, acronimo di “India Pale Ale” !

        • PinoMamet says:

          Sì ma Rula Jebreal è italiana: ha i documenti italiani.

          Immagino che, essendo nata ad Haifa, abbia acquisito la cittadinanza italiana da grande: benissimo.

          Ma perchè all’anagrafe italiana, se arriva una signora con un passaporto in cui c’è un nome arabo, scritto nell’alfabeto arabo e in quello ebraico, lo trascrivono all’inglese?
          Mi sfugge.

          Ho avuto molti studenti arabofoni (beh, almeno in teoria) e in genere i loro nomi sono trascritti “alla francese”, ma perché arrivano da paesi ex colonie francesi e probabilmente hanno già documenti bilingue;
          oppure sono trascritti… un po’ a caso, se sono nati qua o se vengono da altre zone.

          Per cui puoi ritrovarti Chaima o Shaima, Bashir o Bechir (che poi magari, per motivi che mi sono ignoti, insiste per farlo pronunciare all’italiana, “bekìr”) ecc.

          Ma ecco, mi sarei aspettato Jibril o Gibril o Gebril, qualcosa del genere.

          Jebreal sembra trascritto da un americano…

          • Per Pino Mamet

            “Jebreal sembra trascritto da un americano…”

            Vero! Solo adesso mi viene in mente che “real”, nel senso di “vero, reale”, si pronuncia all’incirca “riil”.

          • daouda says:

            come fai a ddi che è italiana? AH ok. E’ italiana ( magari io potessi smettere di esserlo ) ma non italica.
            Ergo è na straniera e tal rimane

          • Moi says:

            Un Italiano però penserà (in fondo, legittimamente …) che “Shamira” e “Chamira” siano “Sciamìra” e “Ciamìra” , ipotizzando o due nomi totalmente diversi oppure due pronunzie diversificate dello stesso nome … visto che di Paesi Arabofoni ce n’ è circa una trentina !

            • PinoMamet says:

              Per la pronuncia dei nomi stranieri in Italia devo dire che vige la più completa libertà e inventiva.
              Nonostante le correzioni dei diretti interessati!
              (che non sempre ci sono, perché nessuno di loro vuole stare troppo al centro dell’attenzione come straniero)

              • roberto says:

                Il più completo provincialismo e maleducazione direi.

                Mi ricordo una volta la annunziata che faceva un teatrino sulla pronuncia della kyenge, che pazientemente spiegava (e vergogna alla kyenge, avrebbe dovuto dirle “scusi sa, sono un ministro della repubblica, la prossima volta prima di intervistarmi faccia il suo lavoro e si informi”)

                Comunque è un provincialismo e maleducazione totalmente universale.
                una volta alla prima riunione di servizio partecipava un nuovo collega, Jurij, che i francofoni continuavano a chiamarlo “giurìg” mi sono dovuto incavolare per richiamare tutti all’ordine e chiedere uno sforzo minimo per chiamarlo con il suo nome

              • PinoMamet says:

                “Il più completo provincialismo e maleducazione direi.”

                mah, non sono sicuro che si tratti sempre di questo.

                Penso ai miei colleghi insegnanti, che non hanno certo una classe sola né un solo straniero, e ogni anno si devono destreggiare con almeno una decina di nomi stranieri;

                provenienti da mezzo mondo, traslitterati in tutti i modi possibili e immaginabili dalle questure, e spesso pronunciati male dagli stessi diretti interessati

                (un allievo latino-americano di nome Angel vuole assolutamente che il suo nome sia pronunciato “all’italiana”, e lo stesso pretende per il suo cognome- in realtà traslitterato “alla francese”- una studentessa marocchina…)

                inoltre i ragazzi stranieri spesso sono reticenti sulla pronuncia (per non sentirsi troppo “diversi”);

                e qualche volta sono nomi difficili punto e basta, e magari scritti sbagliati…

                se ti capita un Chukwudalu, che però nel registro appare come Ghkwhudalu perché così lo ha scritto la questura, e che, a richiesta, mugugna il suo nome a bassa voce ad altissima velocità… hai voglia a sforzarti…

                e non è un esempio finto!!

              • PinoMamet says:

                E il cognome non è più semplice… 😉

              • roberto says:

                ok, capisco che in certi casi ci siano nomi oggettivamente incasinati e ortograficamente assurdi, però tutto sommato basta chiedere ai diretti interessati e provare a imitarli

                dovresti vedere con la mia squadrina di basket quando detto i nomi agli ufficiali di gara prima delle partite, fra greci, lituani, bulgaro, lettoni, ex-jugoslavi facciamo impazzire tutti 🙂

              • PinoMamet says:

                “però tutto sommato basta chiedere ai diretti interessati e provare a imitarli”

                mmm, no, se mi rileggi vedrai che no, di solito non funziona così.

                Sicuramente può funzionare così con persone adulte e razionali, ma gli adolescenti sono il contrario di esseri adulti e razionali.

                Di base, partono prevenuti: secondo loro, ce l’hai con loro, chissà perché, e vuoi tentare di metterli in difficoltà.
                Oppure loro ce l’hanno con te- chissà perché- e vogliono metterti in difficoltà, per dimostrare qualcosa a sè stessi o agli amichetti.

                E il fatto che alcuni colleghi arrivino alla conclusione di fregarsene e pronunciare i nomi come viene viene è pura e semplice autodifesa.

                Che questi colleghi siano tutto sommato pochissimi, e tutti gli altri nonostante tutto continuino a sforzarsi di trovare la pronuncia corretta per i più assurdi nomi indonesiani, nigeriani e tuareg, nell’indifferenza o ostilità di chi tali nomi porta, vada a a memoria della correttezza e buona disposizione innata, più che professionale, della classe docente italiana.

              • PinoMamet says:

                PS

                I compagni di classe hanno risolto il problema di Chukwudalu ribattezzandolo Ciuculadu.

                Poco politically correct ma, bisogna ammetterlo, geniale!

                (in realtà è molto popolare e va d’accordissimo con tutti).

              • Moi says:

                mi è saltato fuori questo, a cercarlo …

                https://www.urbandictionary.com/define.php?term=chukwudalu

              • Peucezio says:

                Pino,
                “e spesso pronunciati male dagli stessi diretti interessati”

                Una volta ho conosciuto un’ucraina russofona fuori di testa che si chiamava Alëna (che si legge più o meno aljona, in realtà è una ‘l’ palatalizzata seguita da ‘o’) e siccome diceva che nessuno riusciva a riprodurre esattamente le sfumature della ‘l’ palatalizzata, si faceva chiamare “Aléna”, con la ‘e’ italiana!!
                Come dire che se uno si chiama Giuseppe e in un paese ispanofono non riescono a dire bene la g(i) meglio farsi chiamare con suono della ‘j’ spagnola, che non c’entra un beato cazzo! A quel punto fatti chiamare direttamente José.

              • Mauricius Tarvisii says:

                Gli americani Giuseppe lo prononciano proprio “Giuseppi”, anche se avrebbero a disposizione tutti i fonemi per pronunciarlo correttamente. E a volte lo trascrivono pure così, come insegna Trump.

              • Per MT

                ” anche se avrebbero a disposizione tutti i fonemi per pronunciarlo correttamente. ”

                In realtà, no.

                A parte che le doppie non esistono, non esistono vocali brevi/aperte in posizione finale (parlo di fonetica, non di scrittura).

                Qui uso “J” le consonanti all’inglese, le uniche possibilità sono:

                /Juw’-ze-piy/

                oppure

                /Juw-‘ze-pey/

                Siccome l’accento non cade sull’ultima, è più facile dire la prima.

              • paniscus says:

                per Pino: io, ogni volta che mi ritrovo davanti un alunno col nome straniero, chiedo esplicitamente come si pronuncia, e faccio un sincero sforzo per riuscirci. Non ho mai avuto nessuna reazione di fastidio, tutt’altro…

                Anzi, ogni volta che capita con nazionalità attinenti alla sia pur minima citazione didattica, chiedo esplicitamente a loro di aiutarmi a pronunciare un termine tecnico o un nome proprio che normalmente viene storpiato.

                Ho avuto un alunno di famiglia bilingue con l’olandese, che in fisica non è mai stato un genio, ma quando c’era da parlare del teorema dii Huygens o della fascia di Kuiper, era la mia salvezza.

                E se c’è qualche madrelingua arabo, per spiegare da dove viene la parola “algebra” o “algoritmo”, qualche consulenza la chiedo!

              • Moi says:

                Il Pittore Fankhù 😉 per gli amici … “Van Gogh” ! 😉

              • Moi says:

                “Jooseppay” 😉

              • PinoMamet says:

                “per Pino: io, ogni volta che mi ritrovo davanti un alunno col nome straniero, chiedo esplicitamente come si pronuncia, e faccio un sincero sforzo per riuscirci.”

                Credo che lo facciamo un po’ tutti…

                “Non ho mai avuto nessuna reazione di fastidio, tutt’altro…”

                Io sì, devo dire, un paio di volte. Nonostante la richiesta fosse stata fatta nel più cortese dei modi.
                Niente di eccessivo, ma insomma si percepiva che la cosa non gli faceva piacere.

                Poi come tutti faccio lo sforzo per pronunciare i nomi bene, tanto più che amo le lingue strane.

                ma al secondo o terzo “scusa mi diresti come si pronuncia?” ricevendo come risposta “bzrr bdzr” a bassa veloce velocissimo, la voglia un po’ ti passa.

                Per fortuna nella maggior parte dei casi sono ragazzi educati.

              • PinoMamet says:

                Per andare sul concreto:

                ti capitano in classe due ragazze indiane, dal cognome identico ma non parenti, e una si chiama Harneet (ma si pronuncia Harnìt) e l’altra Ramneet (ma si pronuncia Ramnèt), e si somigliano pure..
                le vedi dopo una settimana di scuola già iniziata, quando ti viene affidata la classe e quando tutti hanno già fatto confusione due o tre volte sui nomi (com’è facilmente intuibile) e gli chiedi con le migliori intenzioni la pronuncia esatta- per te per la prima volta, per loro per la millesima…
                magari proprio il giorno in cui non ci tengono a sentirsi tanto diverse, o hanno appena preso 3 in matematica…

                ci vuole tanta, tanta pazienza.
                Da entrambe le parti.

    • Per Moi

      “Vedo da Wikipedia che “Rula Jebreal” ”

      Mi affascinano le trascrizioni dei nomi arabi.

      Allora, Rula, va bene…

      “Jebreal”.

      La prima consonante è un compromesso alla toscana tra la “g” di Genova e la “g” francese” di “Genève”.

      La vocale successiva trascritta come “e” è un po’ come la “i” inglese di “ship”, da non confondere con la “ee” di “sheep”, un po’ sfuggente perché non ci cade l’accento.

      “br”, alla italiana…

      La vocale successiva è una “i” italiana, lunga e che porta l’accento.

      Io avrei trascritto Jibriil.

      • habsburgicus says:

        رولا جبريل
        Rūlā Jibrī’āl potrebbe andare ?

        • Moi says:

          Ma senza “Harakat” / حركات … come fai a vocalizzare ? 😉

          Voglio dire … può succedere che un “Calboni Arabo”‎ 😉 all’ Anagrafe, mettendo harakat distrattamente, cambi cognome a qualcuno con un effetto tipo da “Fantozzi” a “Fantocci” ?! 😉

          Ovviamente la domanda è valevole anche, mutatis mutandis, pel “Niqqud” / נִקּוּד in Israele …

          • Moi says:

            Famo “LRBJ LR <—" … ?

            😀

          • Per Moi

            “Ma senza “Harakat” / حركات … come fai a vocalizzare ? 😉

            Voglio dire … può succedere che un “Calboni Arabo”‎ 😉 all’ Anagrafe, mettendo harakat distrattamente, cambi cognome a qualcuno con un effetto tipo da “Fantozzi” a “Fantocci” ?!”

            No, nessun’anagrafe araba userebbe le harakat. Proprio non esistono, se non per il Corano, per i libri dei bambini e per aggiungere un tocco ai libri di poesia.

            Con l’ebraico credo che sia diverso: l’arabo indica regolarmente le vocali lunghe (con l’ausilio delle consonanti alif, waw e ya), che servono anche per indicare le vocali nei nomi stranieri. Ad esempio Beppe Grillo, in Egitto, verrebbe trascritto Byby Krylw. Mentre in ebraico mi sembra che le vocali lunghe vengano indicate solo in alcuni casi (ad es. vedo che Niqqud è scritto “alla araba”, nqwd), ma qui ci può aiutare Pino Mamet.
            Inoltre, la vocale iniziale si riconosce dalla posizione della hamza: se è in alto è “a” o “u”, se in basso “i”.

          • PinoMamet says:

            “Famo “LRBJ LR <—" … ? "

            ma no; in arabo, se vedi, c'è scritto letteralmente Rwla J-brYl

            "manca" una sola vocale, facilmente immaginabile.

            Nella traslitterazione ebraica c'è scritto… esattamente la stessa cosa.

        • Per Habs

          “Rūlā Jibrī’āl potrebbe andare ?”

          No, manca una hamza (‘) e una alif (per allungare la seconda “a”).

  10. Moi says:

    In Italia l’ ho sempre sentita chiamare “Gebràl” o “Gebrèl” …

    Cmq in Italia tutto quel ch’è “straniero” diventa tendenzialmente Inglese ! 😉

    • Peucezio says:

      Piucchealtro viene mediato dall’inglese.
      Arriveremo a un punto che per capirci fra italiani di regioni diverse useremo l’inglese.

      Se si pensa che i nomi cirillici vengono traslitterati alla cazzo di cane col sistema anglosassone, anziché con quello scientifico internazionale.

      • Moi says:

        Già, che poi uno legge l’ Inglese credendo che sia Arabo 😀 e la “J” è la”Géi” 😉 … ed enfatizza poi o “el” o “al” o “éal” o “eàl” ! Tra l’ altro, ai Giornalisti Italiani non può fregar di meno; anzi : sembra che si divertano a fare chi all’Italiana, chi alla Francese, chi all’ Inglese … e vedere cosa si diffonde di più fra la gggente ! 😉

  11. Un nuovo Vittimo!

    Pure i miliardari maschi dai dubbi legami paramalavitosi hanno un’anima che soffre!

    14 maggio 2021

    Fiorentina, Commisso è una furia: “M’avete chiamato terrone, lo zio d’America, Rocco Benito”

    A salvezza raggiunta, il presidente della Fiorentina Rocco Commisso si è scatenato in conferenza stampa: “Mi avete chiamato ‘Rocco il terrone’, ‘lo zio d’America’, ‘Rocco Benito’. Avete massacrato me, la mia famiglia e il mio allenatore, Beppe Iachini, ‘quello col cappellino’, ‘gioca gioca’: sono state cose indegne”.

  12. daouda says:

    MM vorrei capire solo una cosa perché alla fine sei solo un mero e squallido primitivista ( non che se tu fossi un futurista come quegli altri sarebbe meglio, ma neanche peggio, visto che astrattamente è uguale ) :

    – l’uomo che viveva nelle caverne ( ao bada eh, pé mme noi devoluzioni dei primi uomini ma a conti fatti è altrettanto irrilevante come se si credesse ch siamo scimmie evolute ) nun se sarebbe scshifato de quella firenze?
    Alla luce di cosa dici che Firenze di quegli anni o di qualsivoglia anno sia stata a misura d’uomo?

    https://www.youtube.com/watch?v=7R4lvSKhoDg

    Non ti rendi proprio conto di fare dei discorsi illogici?

    • daouda says:

      ahahahahahaha

      sappiate tutti che gli oleodotti negli stati uniti sono meno sicuri delle macchine elettorali.

      Sapevatelo.

  13. Attacco alle basi del cattolicesimo!

    Dov’è Salvini?

    Source : https://www.repubblica.it/salute/2021/05/15/news/il_regalo_della_prima_comunione_attenti_alla_tecnologia-300644856/

    Bambini e smartphone, l’appello dei pediatri: “Non regalateli per la Prima Comunione”
    14 Maggio 2021

    di Elena Bozzola

    Vicesegretaria Società italiana pediatria

    Dall’abitudine alla dipendenza il passo può essere breve. Cellulari e tablet sono social, ma non socializzanti e spesso scatenano stress, ansia, isolamento. Non vanno considerati doni obbligati

    In Italia, il mese di Maggio è quello della Prima Comunione. Per i credenti è una tappa significativa, un sacramento che coincide con la crescita spirituale. Che cosa regalare in questa occasione così importante? I grandi classici sono l’orologio, un braccialetto e la penna, magari con incisione personalizzata, da conservare per quando saranno grandi.

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  14. Moi says:

    il Nuovo “Token” PoliticoSportivo di Repubblica :

    https://video.repubblica.it/sport/atletica-chi-e-marcell-jacobs-il-nuovo-primatista-italiano-dei-100-metri/387083/387808?ref=vd-auto&cnt=1

    Marcell Jacobs … a livello d’ inconscio-immaginario, sarà il Jesse Owens Boldriniano 🙂 !

  15. Moi says:

    Pizza Molestata a Napoli [sic]

    (… anche una ragazza, forse lesbica, che si complementa e un ragazzo schiaffeggiato làiv dalla ragazza con cui stava …)

    https://www.youtube.com/watch?v=6aXR6Q0L7zU

    • PinoMamet says:

      Dunque una bella ragazza gira mezza Napoli con una pizza appena sfornata in mano, senza manco il cartone.

      Davanti ha qualcuno che la riprende con una videocamera, infatti l’altra mano ce l’ha libera e non si riprendendo da sola.

      Ammettiamo che non è esattamente uno spettacolo di tutti i giorni, neanche a Napoli.

      E anche così, gli unici commenti che riceve sono metà battute/doppi sensi innocui sulla pizza (“la mangerei…”) e metà apprezzamenti altrettanto innocui e qualche volta provenienti da donne (!) ;

      da quello che si capisce, devono averlo scambiato con qualche spot pubblicitario.

      Ah, poi ci sono un paio di curiosi che la seguono per qualche metro.

      Ecco il famoso catcalling. Che dramma!

      https://www.youtube.com/watch?v=G_a69VVpxT8

    • roberto says:

      siente ‘a mme, la ragazza alla fine della passeggiata avrà una bella tendinite a forza di tenere la pizza così, e fischi saranno l’ultimo dei suoi problemi

      e taccio sul fatto che ha fatto raffreddare quella pizza bellissima, disgraziata

  16. Moi says:

    Esperimento sul Cat Calling a Bologna …si capisce ch’è Bologna solo dalle architetture del centro storico ! 😀

    https://www.youtube.com/watch?v=Mfn1Uw8vCEM

    • PinoMamet says:

      Non ho visto tutto, ma ho visto un pezzetto in cui un tale dall’accento credo pugliese commenta “mamma mia oh”;
      le ragazze gli attaccano una pezza di mezz’ora mettendolo in croce per quel commento, e lui giustamente si incazza e alla fine ammette: “mi sono sbagliato: non sei bella, fai schifo al cazzo”.

      Santo subito!

      • roberto says:

        😀

      • Mauricius Tarvisii says:

        La fine è interessante e fa capire cosa rischi che succeda quando rompi i coglioni alle persone per strada. Anzi, cosa rischia l’unico uomo del gruppo 😉

        • Moi says:

          Il bello è che la ragazze si lamentano un po’ che i CatCallers se la prendano con l’ unico uomo perché è l’ unico che prendano sul serio … ma immaginate se avessero tirato lo smataflone a loro.

        • PinoMamet says:

          OMDAMT

          (tra l’altro, anche fuori dai casi di catcalling, è un copione classico. La ragazza attacca briga, per un pretesto o l’altro. Non voglio entrare in discorsi pseudoscientifici sulla mentalità femminile o maschile, l’evoluzione e chissà che altro- mi limito alla conoscenza aneddotica e autoptica. L’accompagnatore maschio si sente in dovere di reagire, e rimedia una mano di botte e in certi casi una coltellata).

          • Mauricius Tarvisii says:

            Culturalmente l’esercizio della violenza, come la maggior parte delle attività rischiose, è considerato un’attività maschile, per cui picchiare un uomo rientra nel ponderabile, aggredire una donna molto meno.
            Questo non vuol dire che le donne non esercitino la violenza: semplicemente lo hanno sempre fatto prevalentemente per procura.

            • PinoMamet says:

              Sì, e la procura funziona così:

              “fatti menare al posto mio” 😉

              • Peucezio says:

                C’è moltissimo di vero in quello che dite, ma sono sempre sorpreso di come si tendano a ricondurre a una questione di contrapposizione fra i due sessi quelle che sono mere forme di restrizione progressiva e sempre più radicale e isterica dell’ambito dei comportamenti leciti.
                Effettivamente funzionza soprattutto a vantaggio delle categorie tradizionalmente deboli, ma questo è un pretesto.

                Le minori possibilità di ascesa sociale, le restrizioni per il covid, i controlli agli aeroporti dopo l’11 settembre e sempre più anche nelle chiese di importante valore artistico, il sempre più forte suprematismo occidentalista con la scusa che gli altri sono tutti dittature e mille altre cose non c’entrano nulla con la difesa delle categorie deboli, eppure rientrano nella stessa logica repressiva, paranoica e moralizzatrice, che al tempo stesso istituisce progressivi privilegi per l’Occidente e soprattutto per le sue classi alte.

                Il concetto è di rendere illecite sempre meno cose, soprattutto di quelle fatte dall’uomo comune, non dal deviante classico, dal criminale, cioè di instillare il senso di colpa nella gente, di far sentire tutti reprobi.

              • Peucezio says:

                “sempre più cose”

  17. Moi says:

    Io , ripeto per l’ ennesima volta, ritengo che sia una cafonata il catcalling … MA se è diffuso, vuol dire che almeno in passato (e ancora oggi nei contesti meno “iNstruViti” [cit.] 😉 … ) dalle ragazze era apprezzato.

    • Moi says:

      … è , o era , una specie di “feedback” (per dirla con un termine tanto in auge …) di essere attraenti. Soprattutto per ragazze di umile origine che potevano solo aspirare a “Trovare un Buon Partito da Maritare” …

    • PinoMamet says:

      Io ritengo che sia una cafonata, ma se tutte le cafonate fossero reato le galere sarebbero piene di cassiere e di impiegati del Comune.

    • roberto says:

      Io la vedo come pino.
      È una cafonata, e chissenefrega se in passato era apprezzato (cosa della quale personalmente dubito)
      Poi che non si debba andare in prigione per una cafonata non ci piove.
      Lo stigma sociale dovrebbe essere largamente sufficiente

    • Peucezio says:

      Ma con “cafonata” intendete comportamento maleducato o comportamento tipico dei codici delle classi basse?
      La prima cosa è un’infrazione, la seconda no, almeno nel proprio contesto.

      • Moi says:

        … Domanda che coglie nel segno !

        Di norma, le Femministe e i Femministi _ Bianchi/e Occidentali_ appartengono almeno a una piccola Borghesia che ha consentito loro di Studiare (la maiuscola la senti dalla solennità con cui pronunciano questo verbo) :

        hanno letto e leggono diversi libri, tutti mossi da stessa ideologia e sugli stessi argomenti; mettendo le Suffragette al posto dei Sumeri 😉 nel ricostruire la Storia Umana, secondo una prassi molto Americana.

        Siccome devono (!) ostentare “AntiRazzismo”, diranno senza mezzi termini che il Maschio BiancoCisEtero ,di qualunque “condizione sociale”, deve essere “civilizzato” [sic] senza se e senza ma, a partire dalle scuole pre-materne ! … Meno tempo passa in famiglia e più ne passa a Scuola (sempre con maiuscola ben scandita) , meglio è !

        • Moi says:

          il Fideismo Antropologico nella Scuola Pubblica credo che sia quanto più connoti la versione Italiana … nel resto d’ Europa, a partire dalla Francia Fondatrice Giacobina, mi sa che han smesso di crederci.

        • Moi says:

          SE il Maschio “Predatore” [sic] invece NON è Bianco, be’ … o ci pensino le Donne della sua stessa “razza” (concetto sempre più “riscoperto” a Sx dai “Caucasici” … per agevolare la Discriminazione Positiva !) , o confidano che presto ci penseranno !

      • roberto says:

        Comportamento maleducato, ma ribadisco che per me non dovrebbe essere un’infrazione, giusto qualcosa da colpire con lo stigma sociale,

  18. Moi says:

    cognome- in realtà traslitterato “alla francese”- una studentessa marocchina…)

    ———-

    Una delle cose più “controverse” è quando scrivono “ou” per “u” … tipo “Suad” o “Souad” .

  19. Ottimo articolo sul Tema che Interessa a Pochi 🙂

    Traduzione DeepL

    Fonte: https://www.thetimes.co.uk/article/banning-gay-conversion-therapy-is-a-minefield-9sp5d09kw

    Vietare la terapia di conversione gay è un campo minato

    Giovani uomini sono stati costretti a sedersi attraverso diapositive legate con elettrodi, ricevendo scosse feroci se si soffermavano su immagini di uomini. Le lesbiche venivano “curate” dai loro impulsi attraverso uno stupro “correttivo”. All’età di 17 anni, lo scrittore statunitense Andrew Solomon ha visto un “surrogato sessuale” femminile per imparare i modi eterosessuali. Cristiani, musulmani, sikh ed ebrei hanno subito inquietanti esorcismi per “pregare via il gay”.

    Due cose sono ampiamente condivise sulla terapia di conversione. Primo, non funziona. La sessualità è essenzialmente cablata: per secoli i gay hanno sfidato la violenza, il rifiuto della famiglia, persino la morte, per amare la persona che desiderano. Secondo, è una pratica ripugnante che non trova posto in una società civile. La Chiesa d’Inghilterra, l’NHS e molti enti di consulenza professionale hanno chiesto un divieto.

    Theresa May l’ha promesso tre anni fa. La mancata realizzazione ha portato a grida di bigottismo da Stonewall e ha causato le dimissioni di tre consiglieri LGBT del governo. Il divieto è stato finalmente promesso di nuovo nel discorso della regina di questa settimana, ma solo in attesa di una consultazione. Sicuramente questa è una chiara questione morale, più un modo semplice per i Tories di mostrare le credenziali progressiste. Allora perché questo ritardo? La risposta, inevitabilmente, è complicata.

    La stragrande maggioranza della terapia di conversione gay avviene in ambienti religiosi, specialmente nelle chiese evangeliche africane e nelle moschee. (I gay appartenenti a minoranze etniche hanno il doppio delle probabilità di essere vittime rispetto ai bianchi). Alcuni orribili rituali di preghiera, in cui i gay possono essere tenuti svegli per giorni, sono facili da legiferare. Infatti, riti coercitivi e violenti come lo “stupro correttivo” rientrano nelle leggi esistenti.

    Eppure, attivisti come Jayne Ozanne ritengono che non sia sufficiente vietare solo le pratiche coercitive. Sottolinea che come giovane lesbica confusa, disperata di essere “aggiustata”, è andata volentieri in una chiesa che le ha detto di vomitare un demone. Ha acconsentito, ma sente che trattare la sua omosessualità come una malattia era ancora sbagliato. Ozanne, membro del sinodo della Chiesa d’Inghilterra, chiede anche un divieto di preghiera “con un risultato predeterminato che dice che devi cambiare e non puoi essere gay”.

    Il fatto che Boris Johnson abbia scritto all’Alleanza Evangelica dicendo che distingue tra “sostegno pastorale (compresa la preghiera)” e coercizione è visto come un contentino ai conservatori religiosi che potrebbe diluire qualsiasi divieto. Eppure sia i deputati laburisti che quelli Tory sono preoccupati per la libertà religiosa. Un prete che consiglia gentilmente un parrocchiano gay dovrebbe essere accusato di tentata conversione? Chi interpreta il risultato cercato da Dio nella preghiera?

    Ma una questione più spinosa, che la baronessa Falkner di Margravine, il nuovo capo della Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani, dice che i parlamentari dovrebbero essere liberi di discutere senza paura di “abusi e stigmatizzazioni”, è se il divieto di conversione debba includere “l’identità di genere”. Nessuno può essere “curato” dalla propria sessualità, ma il genere è fluido, e soprattutto nei giovani è modellato da influenze esterne come la pressione dei pari o i social media. “Consiglio ragazze adolescenti che iniziano come lesbiche, un minuto dopo sono bisessuali/non-binarie, poi trans, poi forse di nuovo lesbiche”, dice un ex psicologo del Tavistock Centre. “Ciò di cui hanno bisogno sono conversazioni calme ed esplorative: ‘Hai pensato a questo modo di dare un senso alla tua vita? O a questo?”.

    Un divieto dovrebbe, naturalmente, fermare la “terapia riparativa” che potrebbe costringere un ragazzo non conforme al genere a tagliarsi i capelli corti o a giocare con i camion e non con le bambole. Tuttavia, molti attivisti LGBT credono che se qualcuno (anche un bambino) dice di essere trans questo deve essere indiscutibilmente “affermato”. Stonewall cita come esempio di terapia di conversione di genere una denuncia che gli psicologi “hanno cercato di farmi sentire più a mio agio con l’essere donna”.

    Questo fa inorridire i clinici che vedono il loro ruolo come quello di alleviare il disagio che, nei pazienti con disforia di genere, include prima cercare di riconciliarli con i loro corpi. Molte delle giovani donne che frequentano le cliniche di genere hanno problemi di fondo, tra cui autismo non diagnosticato, ansia e autolesionismo. Oppure hanno subito traumi come l’abuso sessuale che li porta a rifiutare i loro corpi.

    Gli psicoterapeuti hanno scritto a Liz Truss, il ministro per le donne, difendendo il loro diritto di scoprire tali fattori complessi prima che un paziente sia spostato verso il percorso medico irreversibile di ormoni e chirurgia. Se i terapeuti rischiano di essere accusati di “terapia di conversione” solo per aver fatto domande, saranno messi a tacere e i giovani pazienti vulnerabili ne soffriranno.

    Inoltre, molti clinici sentono di essere stati testimoni, o addirittura ci si aspetta che partecipino loro stessi alla conversione gay. I pazienti di Tavistock sono in stragrande maggioranza gay, compreso il 90% delle ragazze. Per alcuni genitori fuori dalle grandi città liberali c’è più stigma nel dire che la tua bambina è una lesbica che un ragazzo “nato nel corpo sbagliato” che i medici possono trasformare in un figlio etero. I clinici gay inorriditi di Tavistock hanno detto al dottor David Bell, che ha scritto un rapporto di denuncia, che molti genitori erano più propensi alla transizione medica di quanto lo fosse il loro bambino o sembravano recitare un copione attivista.

    I ministri sono stati allarmati dalla revisione giudiziaria contro il Tavistock vinta da Keira Bell, una giovane donna problematica a cui sono stati prescritti bloccanti della pubertà e testosterone dal centro, e che ha avuto una doppia mastectomia di cui si pente. Hanno intenzione di includere il costringere qualcuno alla transizione come una forma di terapia di conversione. Questo permetterà ai “detransitioner” come la Bell di ottenere finanziamenti e supporto come vittime di conversione.

    Gruppi attivisti come Mermaids che vogliono accelerare gli ormoni cross-sex per i bambini, i medici che li prescrivono senza controllo terapeutico e i genitori che cercano cure per i loro ragazzi “effeminati” o ragazze “butch” dovrebbero prendere nota. Sarebbe ironico se nel cercare di mettere a tacere i terapeuti in “vigile attesa” che esortano alla cautela prima di spedire i giovani verso l’ergastolo, gli attivisti LGBT avessero reso la loro voce più forte. Ma cancellare l’omosessualità con farmaci permanenti è meglio che pregare per allontanare i gay?

    • PinoMamet says:

      In effetti, se si può (secondo una certa vulgata, si deve) dare farmaci ai maschietti che giocano con le bambole perché divengano più femmine , cosa impedisce di darglieli perché diventino più maschi ?

      Perché in un caso sarebbe terapia, e nell’altro tortura?

      • Francesco says:

        in preda all’orrore e alla disperazione, noto solo la virulenza con cui ogni idea “non progressista”, compresa quella di pregare, è accolta dagli attivisti “progressisti”

        questi sono matti, mi pare evidente, non da quello che sostengono ma da come lo sostengono

        • per Francesco

          “in preda all’orrore e alla disperazione, noto solo la virulenza con cui ogni idea “non progressista”, compresa quella di pregare, è accolta dagli attivisti “progressisti””

          Hanno imparato da voi…

          disprezziamo le genti dei boschi, disprezziamo i pagani, disprezziamo le streghe, disprezziamo gli dèi, disprezziamo gli idoli, disprezziamo i proverbi dei contadini, disprezziamo quelli che non vogliono le macchine – e perché no, disprezziamo a questo punto pure i preti!

          • Andrea Di Vita says:

            @ Martinez

            “imparato”

            Deriva tutto dall’antico errore: “e voi conoscerete la verità, e la verità ci farà liberi”.

            Come se da qualche parte ci fosse un’unica Verità da imparare o da accogliere, stile caccia al tesoro (e di tesoro appunto parlano certe parabole: è anzi dannato chi non mette a frutto i talenti assegnatigli).

            A questo si contrappone un’antica saggezza: “solo a chi non contende nulla nulla viene conteso”.

            Facci caso. Gli uni dicono ” crescere e moltiplicatevi”. Gli altri insegnano la flessibilità dell’acqua, che tutto conquista perché nulla vuol possedere. E dimmi te chi è più rispettoso dell’ambiente (umano e non).

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Per ADV

              “E dimmi te chi è più rispettoso dell’ambiente (umano e non). ”

              Diciamo che i nostri cattolici sono un po’ come, secondo Mauricius, sarebbero le lesbiche radfem che si trovano ad affrontare il transattivismo: sono responsabili anche loro di buona parte dello sfascio, ma quando il gioco sfugge di mano….

          • Francesco says:

            Aspetta, almeno i proverbi dei contadini non puoi metterceli! metà sono roba del “nostro” periodo, quando il prete era comunque il riferimento del villaggio contadino.

            Poi hai ragione, la liberazione dalla superstizione inizia col cristianesimo (cit. B16), solo che alcuni francesi ignoranti hanno travisato tutto e confuso religione e superstizione. che è peggio che confondere Milan e Inter.

            Eppure tra superstizione e razionalismo esiste il giusto mezzo della ragionevolezza.

            • paniscus says:

              “Aspetta, almeno i proverbi dei contadini non puoi metterceli! metà sono roba del “nostro” periodo, quando il prete era comunque il riferimento del villaggio contadino.”—-

              Abbi pazienza, eh, Francé…

              Nel villaggio contadino dei miei antenati,

              ai primi del 1900, qualcuno smantellò una chiesa (che era già in parziale rovina, ma ancora ufficialmente chiesa) per farci lavatoi e magazzini civili…

              …e all’inizio della prima guerra mondiale un fratello del mio bisnonno morì giovanissimo a causa di una patologia infettiva (non credo che fosse l’influenza spagnola, perché era troppo presto cronologicamente, ma l’epoca è quella), e quando qualche membro della famiglia lo supplicò di accogliere il prete e di farsi dare i sacramenti estremi, rispose letteralmente: “Io, quei malvestiti, in camera ‘n ce li voglio!

              • daouda says:

                già dall’inizio del 1800 i contadini iniziarono a bestemmiare e malvedere i preti almeno nel ceentro-nord.

                Mirko avrebbe potuto dirci perché, ricordo seppe farlo a suo tempo ( certo magari non erano gli unici motivi ).

                Sei dunque in posticipo di una 7oina d’anni nel primo caso e 85 nell’altro.

              • Francesco says:

                io parlo dei mille e passa anni prima, non dei tristi tempi moderni

  20. Moi says:

    Scusate, ma perché c’è un Topolino grande non so quanti ettari , nella fotografia aerea della Piana ?

    • Per Moi

      “Scusate, ma perché c’è un Topolino grande non so quanti ettari , nella fotografia aerea della Piana ?”

      Topolino occupa il posto suo, cioè il Disneyland del Rinascimento, alias Centro Storico di Firenze.

  21. Moi says:

    https://www.foggiatoday.it/attualita/pio-amedeo-felicissimo-show-arena-verona.html

    Pio e Amedeo confermati : si vede che, per il Pubblico di Boomers 😉 … l’ Attacco al Politically Correct funzia !

  22. L’altro giorno, anniversario della morte del mitico Juan Posadas, il Trotzkista Cosmico:

    http://aurorasito.altervista.org/?p=756

    Juan R. Posadas non era un trotskista ordinario; i socialisti cosmici, i benefici della guerra nucleare e la comunicazione coi delfini erano tutte parti del suo programma rivoluzionario. Matt Salisbury racconta la storia di uno dei pensatori politici più sconosciuti del mondo.
    Pensiamo ai culti degli UFO, generalmente, come a cose naïf, a mascherate californiane, a spaventose sette religiose da giorno del giudizio universale, o persino ai gruppi neonazisti convinti che i dischi volanti operino da una base antartica segreta. Ma vi era un culto degli UFO all’estremo opposto dello spettro politico: un culto degli UFO trotskista. Erano denominati Posadisti, dal fondatore Juan R. Posadas, e come molti culti degli UFO, palesavano una lealtà feroce verso il loro “caro maestro”. (1) Credevano che gli incontri ravvicinati fossero la prova di civiltà socialiste superiori dal futuro della terra. La loro bizzarra credenza nei dischi volanti non fu canalizzata su qualche sfuggente entità dello spazio, ma “formata teoricamente” da Marx e Trotzkij, ed era per loro un’estensione logica del materialismo dialettico marxista. Posadas scrisse: “Viaggeremo su pianeti a milioni di anni-luce di distanza, nell’ambito della società socialista”.
    Il loro fondatore era un leader del trotskismo latinoamericana, del ristretto gruppo che guidava la Quarta Internazionale dalla morte di Lev Trotzkij. Accanto ai loro testi esoterici “sui dischi volanti, sul processo della materia e dell’energia, sulla scienza, la lotta di classe rivoluzionaria e il futuro socialista dell’umanità” (2), predicarono il marxismo più ortodosso e si sforzarono instancabilmente ad attuare la rivoluzione mondiale. Le filiali posadiste della Quarta Internazionale organizzarono i sindacati, spesso attivi clandestinamente sotto le dittature. Alcuni compagni persero la vita durante questa lotta. Per essere corretti, la Quarta Internazionale Posadista non spunta da un culto degli UFO. Trotzkij fu esule in Messico nel 1938 e lavorò strettamente coi marxisti dell’America Latina per poter creare la Quarta Internazionale. Questi contatti inclusero il Partido de la Revolución Socialista dell’Argentina, affiliatasi alla Quarta Internazionale dal 1941. Fra i suoi attivisti vi era il compagno Juan R Posadas. I particolari della vita di Posadas fuori dal partito ora sono difficili da sapere. Se ebbe una famiglia, vi mantenne il silenzio. Essere un leader trotskista era allora un’occupazione pericolosa, ed era saggio essere alquanto riservati sui particolari personali. Gli pseudonimi erano comuni nella cerchia di Posadas e della Quarta Internazionale Posadista, e chiamavano la sede dei loro congressi ‘Europa’. I Posadisti erano anche, naturalmente, schivi verso le fotocamere.

    • Moi says:

      Trotzki (anche qui, in Italia, ci si scatena a trascriverne il nome …) era il più vicino , fra i Poiltici della Rivoluzione d’ Ottobre, al Cosmismo Russo …

      https://it.wikipedia.org/wiki/Cosmismo

      il cui Fondatore è ritenuto Nikolaj Fëdorovič Fëdorov

      • Andrea Di Vita says:

        @ moi

        Cerca in rete “Proletkult” e soprattutto le opere fantascientifiche di Bogdanov, contro cui Lenin scrisse “Materialismo ed empiriocriticismo” e che voleva applicare le teorie di Mach al materialismo dialettico, e altro che cosmismo troverai. Erano gli anni in cui Tsiolkovski provava i primi razzi e parlava di esplorazioni interplanetarie; in “Noi” di Zam’jatin (elogiato da Orwell) è lo Stato Unico a lanciarsi nella conquista dei pianeti, per finire nel lo stalinismo interstellae de “La nebulosa di Andromeda” di Efremov… Lo “Stalker” dei fratelli Strougatski era ancora lontano.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • habsburgicus says:

          le opere fantascientifiche di Bogdanov,

          i “costruttori di Dio”..corrente cui appartenne pure Anatolij Lunačarskij, primo Commissario del popolo all’Educazione (dal nov 1917), morto in Costa Azzurra durante un viaggio verso la Spagna dove avrebbe dovuto essere il 1° polpred sovietico*, col compito ufficiale di stabilire relazione diplomatiche con la Repubblica spagnola, laicissima e fanaticamente anticlericale, e col compito reale 😀 di potenziare le reti spionistiche e terroristiche del PCE per marxistizzare al momento opportuno la Spagna..e magari anche il Portogallo che sotto il governo di Salazar rifiutatava ogni tipo di relazione con i Sovieti

          *le relazioni ispan-sovietiche sono così interessanti che, anche se so che non ve ne può fregar di meno :D, vi debbo dire qualcosa
          nel novembre 1917, a Madrid, rarissima avis si trovò un diplomatico RUSSO che accettò il potere sovietico, mi pare Botkin (ma posso sbagliare suk nome..gli altri non lo fecero e Trockij li cacciò tutti, cosa che li lasciò indifferenti, perché fuori dal suo temibile e crudele potere 😀 Dmitrij Abrikosov, a Tokyo, per dire rimase in Ambasciata sino al 20/1/1925 e portò via tutto, in primis le preziose icone che i bolscevichi avrebbero potuto profanare, prima di lasciarla ai nipponici che la consegnarono tosto all’uomo di Mosca, il marxistissimo Viktor Kopp, dopo il riconoscimento giapponese dell’URSS che destò commozione in tutto l’Oriente e non poté essere più ignorato in tutto l’Occidente :D!)….fu una cosa personale, il Regno di Spagna non riconobbe il governo rosso di Lenin e nel 1918 l’Ambasciata russa restò vuota
          il 14/4/1931 cadeva la Monarchia di Alfonso XIII e saliva al potere la Repubblica laica, con un’altra bandiera, non quella tradizionale rosso-oro (follia, mossa che da sola dimezzò il consenso alla Repubblica !);
          nei primi due anni i repubblicani spagnoli non ebbero così voglia di avere fra i piedi un uomo di Mosca censito essere pericoloso socialmente (erano massoni ottocenteschi., la cui vita era fra il Tempio, il bordello e una seduta alla Camera per votare la spoliazione dei beni ecclesiastici 😀 i comunisti potevano far paura, non sia mai che un campesino analfabeta dell’Andalucia potesse mettersi in testa che non solo le terre del ricco monarchico Don Isidro erano da confiscare e ancora più le proprietà dell’Eccellentissimo Arcivescovo di Sevilla, ma anche i beni del laicissimo e massonissimo Signor farmacista, il cui radicalismo era estremo contro il Vaticano 😀 ma sulla sua roba era più a destra dell’estrema destra 😀 😀 :D),
          nel 193, pwerò durante una svolta a sinistra, la Repubblica spagnola riconobbe de iure i Sovieti e il Nostro fu inviato lì come polpred (rappresentante politico..la parola ambasciatore era allora considerata “borghese” !)..morì prima di arrivare e non ebbe successori..
          un cambio di gover4no a Madrid portò al potere i radicali (destra, non fatevi ingannare dal nome) e il matrimonio con il Cremlino restò “rato ma non consumato”
          fu solo nell’agosto 1936 che in un clima di fanatismo rosso all’inizio della guerra civile fu aperta un’Ambasciata sovietica a Madrid e una spagnola repubblicana a Mosca (sino al 1939)..
          Mosca rifiutò di riconoscere Franco e ciò era reciproco..nel 1960 (o 1964), mi pare, la nazionale spagnola per ordine personale del Caudillo rifiutò di incontrare la nazionale sovietica, sino a c.a 1970 non era ammessa la bandiera sovietica nei porti spagnoli;
          l’URSS ristabilì relazioni diplomatiche con la Spagna solo nel 1977, come il Messico

      • Per Moi

        “Trotzki (anche qui, in Italia, ci si scatena a trascriverne il nome …)”

        I miei amici trotzkisti dicono che la grafia latina che il diretto interessato usava era Trotzky.

        • habsburgicus says:

          la soluzione migliore, anche se faticosa, sarebbe mettere ogni volta l’originale Троцкий 😀 😀 (in realtà sino al 1918 Троцкiй, con la grafia premarxista; poi volendo -essendo nato in Ucraina moderna, nel governatorato imperiale di Kherson- c’ pure la variante ucraina Троцький che sarebbe Troc’kyj)

        • Peucezio says:

          Miguel,
          “I miei amici trotzkisti dicono che la grafia latina che il diretto interessato usava era Trotzky.”

          È raro che i russi sappiano traslitterare il cirillico, compreso il loro stesso nome.
          Ad ogni modo la traslitterazione corretta ovviamente è Trockij.

          • Per peucezio

            “È raro che i russi sappiano traslitterare il cirillico, compreso il loro stesso nome.”

            Calcola che l’interessato è vissuto a New York e morto a Città del Messico, dove ai postini non è previsto l’insegnamento dell’alfabeto cirillico.

            Ah, mia madre ha conosciuto il mitico Picconatore 🙂

  23. Moi says:

    Cultura dello stupro: dalla fondazione di Roma a oggi

    https://ecointernazionale.com/2021/02/cultura-dello-stupro-fondazione-roma-oggi/

    Serena Mangiafridda

    • “cultura dello stupro”

      Dice cose che in gran parte sono vere.

      Poi l’asino progressista cade con le grandi orecchie a terra quando propone la Soluzione:

      “La storia insegna che questo genere di violenze avvengono da sempre. Consapevoli di questo, l’obiettivo deve essere la prevenzione e l’educazione con cui ogni singolo individuo viene cresciuto combattendo la cultura patriarcale radicata nelle nostre menti.”

      Cioè, una cosa avviene da sempre, ovunque ci siano dei maschi umani (e anche in un discreto numero di altre specie).

      Poi passa perché la psicologhessa pagata dal progetto europeo ti fa il predicozzo.

      • Francesco says:

        la Fede Infinita nei Predicozzi!

        stavo per dire che è una roba cattolica figlia della predica durante la Messa (e prima che c’erano i Frati predicatori) poi mi sono ricordato della tipa che negli USA è diventata ricca facendo predicozzi sul “razzismo dei bianchi a ogni costo”

        e allora come si spiega una simile Fede in qualcosa che non ha mai funzionato?

    • Francesco says:

      articolo che espone in maniera mirabile l’incredibile ignoranza della scrivente

      persino una persona di media cultura come me non ha potuto fare a meno di trovare infinite castronerie

      invece non sapevo i dettagli del Ratto delle Sabine!

  24. Alla Fierucola oggi, un contadino dalla barba grigia chiede a un senegalese di una certa età, anche lui con la barba grigia.

    “O tu, e quante mogli hai?”

    “Due!”

    “”Ah, per me anche una l’è troppa! E quando le vedi?”

    “un anno sì e uno no!”

  25. Moi says:

    La Meloni risponde alla Libbraia Inclusiva 😉 di Tor Bella Monaca … che l’ ha esclusa :

    https://www.youtube.com/watch?v=kMGlLXkOufM

    • Per Moi

      “La Meloni risponde alla Libbraia Inclusiva 😉 di Tor Bella Monaca … che l’ ha esclusa :”

      Immagino che sia un suicidio aprire una libreria di questi tempi.

      Doppio suicido, farlo a Tor Bella Monaca.

      Adesso caleranno dai quartiere bene di Roma a comprare i libri da lei.

      E anche la Meloni si guadagna un piccolo punto-vittima.

      Un’ottima cosa per tutti, direi.

  26. Per Moi

    Finalmente mi hanno beccato!

    Sarà il mio ultimo commento su questo blog?

    Però la mia foto è venuta bellina, nemmeno una traccia dei capelli grigi!

    https://www.womenarehuman.com/male-transgender-convicted-of-sexually-abusing-a-10-year-old-girl-miguel-michelle-martinez/

    • Moi says:

      Credo che chiamarsi Miguel Martínez a Città del Messico sia un po’ chiamarsi Ciro Esposito a Napoli 😀 …

  27. Moi says:

    @ LISA / TUTTI

    Il Sequel di “The Handmaid’s Tale” di Magaret Atwood è del 2019 :

    “The Testaments”

    https://en.wikipedia.org/wiki/The_Testaments

  28. Guai per un magnaccia:

    Fonte: https://montrealgazette.com/news/local-news/luxury-home-in-montreal-owned-by-pornhub-exec-burned-down-in-apparent-arson

    Casa di lusso a Montreal di proprietà di un dirigente di Pornhub bruciata in un apparente incendio doloso

    Una casa di lusso in costruzione e di proprietà di un dirigente del sito di pornografia online Pornhub è stata bruciata dopo un incendio ritenuto doloso che ha lacerato la struttura domenica tardi.

    La proprietà, del valore stimato di 19,5 milioni di dollari, è stata visitata dagli investigatori della polizia di Montreal lunedì mattina dopo che le fiamme si sono diffuse così rapidamente durante la notte che tre allarmi sono stati suonati chiamando 80 vigili del fuoco di Montreal sulla scena.

    La polizia ha detto di essere venuta a conoscenza dell’incidente dopo aver ricevuto una chiamata al 911 alle 23:30 che riferiva che due individui avevano fatto irruzione nell’edificio sulla Jean-Bourdon St. vicino a Gouin Blvd.

    Gli agenti sulla scena hanno chiamato i vigili del fuoco.

    Mentre la fonte principale del fuoco è stata portata sotto controllo entro le 2:30 del mattino, diversi altri incendi all’interno della residenza con otto camere da letto e sette bagni dovevano essere spenti e i vigili del fuoco erano ancora sulla scena lunedì presto.
    La gente guarda sopra la scena di un incendio che ha distrutto una villa da 19,5 milioni di dollari in costruzione per Mindgeek, che è la società madre del sito Pornhub, dirigente Feras Antoon lunedì 26 aprile 2021 a Montreal.
    La gente guarda sopra la scena di un incendio che ha distrutto un palazzo da 19,5 milioni di dollari in costruzione per Mindgeek, che è la società madre del sito web Pornhub, dirigente Feras Antoon lunedì 26 aprile 2021 a Montreal. Foto di Ryan Remiorz / The Canadian Press

    Tre residenze vicine sono state evacuate per precauzione, ma tutti i residenti sono tornati alle loro case entro lunedì mattina.
    Contenuto dell’articolo

    Il capo dei pompieri di Montreal, Daniel Girard, ha detto che una residenza vicina è stata danneggiata dalle fiamme, ma l’incendio è stato rapidamente spento.

    Nessun arresto è stato fatto in relazione all’incidente.

    Una descrizione della residenza sul sito web di Royal Lepage ha dettagliato una residenza a due piani con seminterrato, tre garage – ognuno abbastanza grande per tre auto – così come un “complesso multi-sport” che potrebbe anche essere usato come sala di ricevimento.
    Una villa in costruzione a Ahuntsic è stata l’obiettivo dei piromani il 26 aprile 2021. La proprietà sarebbe appartenuta a uno dei proprietari di Pornhub.
    Una villa in costruzione a Ahuntsic fu l’obiettivo di piromani il 26 aprile 2021. La proprietà è stata segnalata per appartenere a uno dei proprietari di Pornhub. Realtor.ca

    L’incendio di lunedì arriva tre giorni dopo che la proprietà e il suo proprietario segnalato – Feras Antoon, un dirigente con Mindgeek, che supervisiona diverse piattaforme online tra cui Pornhub – sono stati presentati in un rapporto TVA che annuncia la vendita.

  29. Per Moi

    La grande Birbalsingh segnala i guai intersezionali della vicepresidente-vittima degli Stati Uniti:

    https://www.politico.com/news/2021/05/18/kamala-harris-asian-americans-489213

    Harris carried many firsts with her into the vice presidency. The daughter of an Indian mother and a Black Jamaican father, she is the first woman, Black person, Asian American, Indian American and biracial woman to serve as vice president. Those firsts have come with their unique set of pressures, primarily for her to embrace her history-making role. And after nearly four months in office, Harris faces criticism that she hasn’t struck the right balance, that she’s focused more often on being the United States’ first Black vice president than the first Asian American one.

    • PinoMamet says:

      L’articolo è lungo e non ho avuto tempo di leggerlo tutto, ma mi sembra interessante.

      Il fatto, in soldoni, è che essere “black” negli USA ha un significato abbastanza preciso:
      un significato, sia chiaro, del tutto assurdo, arbitrario, e privo di senso fuori dal sistema di pensiero statunitense (non capisco cosa abbiano in comune un immigrato senegalese e Colin Powell: neppure il colore della pelle; ma negli USA entrambi sono “black” e tanto basta);

      ma lì, ben preciso e solido.

      Invece “asian american” non vuol dire granché.

      Inoltre gli indiani non sono granché amanti dei neri, con i quali in genere non vogliono confondersi, anche per radicati tabù religiosi/castali.

      Quindi logico che la Harris sia stata cresciuta come “black” e non, o pochissimo, come indiana, e meno ancora come “asian”.

      Ma adesso tutte le minoranze che dovrebbe rappresentare passano a riscuotere…

      • Francesco says:

        poveretta

        pensa la sua settimana

        lunedì è la Rappresentante dei Neri
        martedì degli Asiatici
        mercoledì delle Donne
        giovedì dei Birazziali
        venerdì le tocca ascoltare cosa vuole il Vecchietto
        sabato è il giorno delle Matrigne

        domenica, invece che riposare, le tocca ricordarsi di cosa vogliono i Californiani

        in pratica non ha mai un attimo per farsi i fatti suoi!

    • Mauricius Tarvisii says:

      Che differenza c’è nell’azione di governo tra un vicepresidente nero ed un vicepresidente asiatico?

      Su Twitter per un periodo c’era tutta una tendenza su perché il voto ideologico (ovvero dovuto ad affinità politiche) è sbagliato e rischia di mettere in pericolo il voto giusto, quello identitario (ovvero dovuto all’appartenenza allo stesso gruppo sociale).

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