La Sistemica Civilizzazione della Piana di Firenze e del Congo (2)

Parlavamo del Parco della Piana e del Congo… Lo spunto ci era venuto da questo articolo, che presentiamo tradotto dal sito Resilience, e che aggiunge un tocco importante.

Ricordiamo che la Città usa energia per prendere vita, trasformarla in merce morta e ributtarla fuori sotto forma di rifiuti. E il Congo è veramente il “fuori” dell’intera civiltà moderna, finché ne resterà qualcosa.

Ma ecco una cosa per nulla intuitiva: ai nostri rifiuti, si aggiunge oggi la compensazione dei rifiuti.

Sapete che la questione ambientale è stata ridotta ormai esclusivamente a una delle inevitabili conseguenze del ciclo, che è l’aumento delle emissioni di CO2.

Qualcuno ha stimato (non so con quanta attendibilità) che per compensare il CO2 rilasciato dai consumi di una famiglia media italiana (a vita, credo), bisognerebbe piantare 160 alberi.

Quindi, per mantenere gli stessi livelli di consumo, il sistema finanziario-statale del mondo ricco intende piantare tanti alberi da qualche parte, che a questo punto, a pensarci, diventano parte del sistema globale dei rifiuti.

Ecco che nasce il trucco della REDD+ (Reduction of Emissions from Deforestation & Forest Degradation), un progetto implementato dalla WWF e finanziato dalla Banca Mondiale e dai principali stati industrializzati.

E che prevede anche la creazione di riserve naturali senza presenza umana.

Gli esiti del nostro ecologismo li spiega bene questo articolo di Resilience (traduzione DeepL).


Il popolo della foresta: Vita e morte sotto la rivoluzione verde

da Resilience.org

Uno dei miti più antichi impressi nella mente delle persone moderne è l’immagine della foresta selvaggia e vergine. Gli alberi contorti, nodosi e densi, completi di felci antiche, cervi silenziosi e macchie di luce solare attraverso le fessure nel baldacchino.

In questa visione non ci sono persone, e questa è una caratteristica sorprendente di ciò che intendiamo per ‘wilderness’.

Abbiamo deciso che gli esseri umani non sono più una parte naturale del mondo selvaggio. Sfortunatamente, queste idee hanno conseguenze nel mondo reale per quelle persone rimaste che chiamano le foreste pluviali e i boschi le loro case.

Circa 1.000 culture indigene e tribali vivono nelle foreste di tutto il mondo, una popolazione vicina ai 50 milioni di persone, compresi i Desana della Colombia, i Kuku-Yalanji dell’Australia e i Pigmei dell’Africa centrale e del Congo. Questa è una storia su quei popoli delle foreste congolesi, su come il loro unico modo di vivere è minacciato proprio dalle persone che dovrebbero difenderli e su come le foreste pluviali in realtà prosperano quando gli esseri umani si adattano a un diverso modo di vivere.

La Repubblica Democratica del Congo deve essere tra le più grandi tragedie della modernità. Quasi nessuno sa che la “Grande Guerra Africana”, combattuta tra il 1998 e il 2003, ha visto 5,4 milioni di morti e altri 2 milioni di sfollati.

Pochi riescono a cogliere la sconcertante complessità dei gruppi armati, delle relazioni etniche e politiche tra il Congo e il Rwanda o la pura e semplice portata del conflitto, che al suo apice ha visto morire 1000 civili ogni giorno. Eppure questo è anche un paese di una bellezza sbalorditiva, un santuario dei più grandi livelli di diversità delle specie in Africa. È la patria del gorilla di montagna, del bonobo, del rinoceronte bianco, dell’elefante di foresta e dell’okapi. Circa il 60% del paese è ricoperto di foreste, molte delle quali sono minacciate dal disboscamento e dall’espansione dell’agricoltura di sussistenza.

I pigmei congolesi vivono qui fin dalla media età della pietra, eredi di un modo di vivere vecchio di oltre 100.000 anni. Una nota sui nomi – il termine pigmeo è considerato da alcuni offensivo e i diversi popoli raggruppati sotto questo titolo preferiscono chiamarsi con le loro identità etniche. Questi includono gli Aka, i Baka, i Twa e i Mbuti. I pigmei congolesi sono raggruppati sotto il Mbuti – gli Asua, gli Efe e i Sua. In generale, tutti questi si riferiscono ai foraggieri dell’Africa centrale che hanno ereditato adattamenti fisici alla vita nella foresta pluviale, compresa l’altezza ridotta e la statura.

I Mbuti sono cacciatori, trapper e foraggieri, usano reti e archi per guidare e catturare gli animali della foresta. Raccolgono centinaia di tipi di piante, cortecce, frutti e radici e sono particolarmente ossessionati dall’arrampicarsi sugli alberi per trovare il miele selvatico, senza badare alle punture delle api.

Per molti versi la loro è un’idilliaca immagine antidiluviana di spensierati cacciatori-raccoglitori, che spendono solo l’energia necessaria per trovare cibo e costruire rifugi, preferendo passare la vita a ballare, ridere e perfezionare la loro antica tradizione musicale polifonica. Naturalmente, questa è una visione edenica e la realtà delle loro vite è molto più complessa e molto più tragica, ma vale la pena sottolineare il ruolo ambientale chiave che svolgono come amministratori e abitanti delle foreste. I Mbuti sono stati nelle foreste congolesi per decine di millenni, vivendo entro la capacità di carico della terra e sviluppando sofisticati sistemi di conoscenza ecologica, basati sulla loro intima familiarità con i ritmi e i cambiamenti della fauna e delle piante.

Nonostante altri gruppi di cacciatori-raccoglitori si facciano strada attraverso grandi mandrie di megafauna, i Mbuti possono vivere accanto a elefanti, rinoceronti e okapi senza distruggerne il numero.

Nonostante questo, i Mbuti e altri popoli pigmei sono stati attaccati e sfrattati dalle loro foreste per decenni. Negli anni ’80, il governo del Congo ha venduto enormi aree della foresta di Kahuzi Biega a compagnie minerarie e di disboscamento, allontanando con la forza il popolo Batwa e facendolo sprofondare nella povertà. Ancora oggi, molti dei loro discendenti vivono in baracche sul ciglio della strada, e a loro viene rifiutata l’assistenza dello Stato, l’assistenza sanitaria e persino il diritto al lavoro. Molti sono fuggiti di nuovo nelle foreste.

Accanto alle compagnie minerarie e di disboscamento, gli enti di beneficenza per la conservazione hanno preso di mira le popolazioni Baka per lo sfratto. In particolare il World Wildlife Fund (WWF) ha fatto pressione per convertire il Messok Dja, un’area particolarmente biodiversa di foresta pluviale nella Repubblica del Congo, in un parco nazionale, privo di presenza umana. Questo atto aggressivo di disboscamento è radicato nell’idea che un’area “selvaggia” non dovrebbe contenere alcuna persona, rendendo così gli abitanti originali delle foreste come intrusi, invasori e profanatori della “Natura”. L’associazione Survival – un’organizzazione dedicata ai diritti degli indigeni e delle tribù – ha condotto una campagna affinché il WWF fermi le sue attività. In particolare Survival ha documentato con successo numerosi abusi commessi dai ranger del parco, le cui attività sono finanziate dal WWF e da altri:

"nonostante il fatto che Messok Dja non sia ancora ufficialmente un parco nazionale, i ranger hanno seminato il terrore tra i Baka della regione. I ranger hanno rubato i beni dei Baka, bruciato i loro accampamenti e i loro vestiti e li hanno anche colpiti e torturati. Se i Baka vengono trovati a cacciare piccoli animali per nutrire le loro famiglie, vengono arrestati e picchiati".

Al di fuori della foresta, i Baka e altri popoli pigmei affrontano una diffusa ostilità e discriminazione da parte della maggioranza della popolazione Bantu. Molti sono ridotti in schiavitù, a volte per generazioni, e sono visti come animali domestici o della foresta. La situazione non è migliore nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove gli interminabili cicli di violenza hanno visto gli abusi più scioccanti contro le popolazioni Mbuti. Anche nelle zone più pacifiche, i ranger del parco molestano e maltrattano regolarmente i cacciatori e gli abitanti dei villaggi Mbuti, tagliando illegalmente gli alberi per il carbone o sparando agli animali per la carne. In alcuni luoghi il popolo Batwa ha formato delle milizie, spesso armate con poco più di asce e frecce, per difendersi dalle incursioni degli schiavi del vicino popolo Luba.

Gli eventi peggiori per il popolo Mbuti negli ultimi anni sono iniziati durante il genocidio ruandese, dove i paramilitari Hutu Interahamwe hanno ucciso oltre 10.000 Pigmei e ne hanno cacciati altri 10.000 dal paese, molti dei quali sono fuggiti nelle foreste della RDC. Più tardi, tra il 2002 e il 2003, una campagna sistematica di sterminio fu condotta contro i Bambuti della provincia del Nord Kivu della RDC. Il Movimento per la Liberazione del Congo ha intrapreso una missione, soprannominata Effacer le tableau – ‘pulire la lavagna’, che li ha visti uccidere oltre 60.000 Pigmei. In parte questo è stato motivato dalla convinzione che i Bambuti sono subumani, la cui carne possiede poteri magici per curare l’AIDS e altre malattie. Molte delle vittime furono anche uccise, scambiate e mangiate come carne di animali selvatici. Il cannibalismo contro i popoli pigmei è stato riportato durante le guerre civili congolesi, con quasi tutte le parti coinvolte nell’atto.

Non sorprende che sotto queste pressioni, i Mbuti e altri gruppi siano stati sfollati, disgregati e dispersi in tutta l’Africa centrale. In parte questa è sempre stata l’intenzione di queste campagne, perché la regione del Congo non è una zona isolata del mondo moderno, ma una parte integrante dell’economia materiale della modernità avanzata. In particolare l’Africa centrale è stata maledetta con un’abbondanza di metalli e minerali preziosi e importanti, tra cui: stagno, rame, oro, tantalio, diamanti, litio e, soprattutto, oltre il 70% del cobalto del mondo. La spinta intensiva per i veicoli elettrici (EV) da parte dell’UE e degli Stati Uniti ha visto i prezzi dei componenti delle batterie salire alle stelle. Il cobalto in particolare ha raggiunto i 100.000 dollari per tonnellata nel 2018. Anche il tantalio è molto apprezzato, in quanto elemento cruciale per quasi tutta l’elettronica avanzata e si trova in un minerale naturale chiamato coltan. Il coltan è diventato sinonimo di schiavitù, lavoro minorile, condizioni minerarie pericolose e violenza. Quasi tutti gli attori degli infiniti conflitti nella RDC sono stati coinvolti nell’estrazione illegale e nel contrabbando di coltan sul mercato mondiale, compreso l’esercito ruandese, che ha creato una società di comodo per lavorare il minerale ottenuto oltre il confine. I minatori, lontani dalle fonti di cibo, si rivolgono al bushmeat, specialmente ai grandi primati come i gorilla. Si stima che 3-5 milioni di tonnellate di bushmeat siano raccolte ogni anno nella RDC, sottolineando il ruolo centrale che il consumo elettronico moderno ha sugli ecosistemi più fragili. In questo mix tossico di violenti signori della guerra, estrazione di minerali, disboscamento, caccia al bushmeat e genoicidi, il popolo Mbuti ha lottato per mantenere il suo stile di vita. Le loro donne e i loro bambini finiscono a pestare i pezzi di minerale, respirando le polveri di metallo, finiscono come prostitute e schiavi, sopravvivendo ai margini di una società già disperata.

Nella mitologia Mbuti, il loro pantheon di divinità si intreccia direttamente con la vita della foresta pluviale. Il dio Tore è il Maestro degli animali e li fornisce al popolo. Si nasconde negli arcobaleni o nelle tempeste e a volte appare come un leopardo ai giovani che si sottopongono a riti di iniziazione nel profondo degli alberi. Il dio della caccia è Khonvoum, che brandisce un arco fatto di due serpenti e assicura il sorgere del sole ogni mattina. Altri animali appaiono come messaggeri, come il camaleonte o il nano che si traveste da rettile. Queste sono le credenze culturali di un popolo che è diventato umano nella foresta pluviale, adattato fino all’osso ai suoi tempi e alle sue stagioni. Fanno parte dell’ecosistema, tanto quanto il gorilla o il maiale della foresta. I loro tabù riconoscono il male di cacciare nelle zone di nascita di un animale, o l’importanza di non mettere mai trappole vicino all’acqua dolce. Infrangerli si traduce in un ostracismo metafisico conosciuto come ‘muzombo’, una sorta di morte spirituale e talvolta accompagnato dall’esilio fisico dal villaggio. Per quanto la loro voce abbia contato qualcosa sotto il diluvio di orrore che la modernità ha scatenato su di loro, vogliono essere lasciati in pace, cacciare e pescare nelle loro foreste, vivere vicino ai loro antenati e crescere i loro figli in pace e sicurezza. L’espansione del “New Deal verde” e l’aumento delle tecnologie industriali “rinnovabili” possono essere la campana a morto per questo popolo arcaico e pacifico. Non fraintendete, queste iniziative verdi – veicoli elettrici, turbine eoliche, batterie solari – stanno attivamente distruggendo le ultime roccaforti di biodiversità rimaste sul pianeta. I progetti futuri sulla RDC includono vaste dighe idroelettriche e agricoltura intensiva, spogliando gli ultimi rifugi del mondo. Ora, più che mai, i Mbuti e gli altri popoli pigmei hanno bisogno della nostra solidarietà, un atto che può essere semplice come non comprare il prossimo iPhone.

Teaser photo credit: I Bayaka nella riserva Dzanga Sangha Ndoki. Di JMGRACIA100 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52373514

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132 Responses to La Sistemica Civilizzazione della Piana di Firenze e del Congo (2)

  1. Andrea Di Vita says:

    @ Martinez

    La faccenda del coltan congolese suggella definitivamente la questione se, data una popolazione di sette miliardi di esseri umani, esista UNA fonte energetica per procacciarsi la quale non si debba sbucaltare la biosfera (umani compresi).

    E la risposta è negativa.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. Moi says:

    Sul concetto di “Comunità”, che forse troppo spesso viene citato a sproposito come se fosse un’ invenzione recente :

    IS FILLUS DE ANIMA
    [Sardegna]

    https://www.mediterraneaonline.eu/is-fillus-de-anima/

    • PinoMamet says:

      Interessante ma non c’è bisogno di andare in Sardegna, succedeva abbastanza comunemente da queste parti (Appennino- Pre-Appenino emiliano) direi fino agli anni Cinquanta.
      Probabilmente succedeva un po’ ovunque.

      Poi, come ricorda giustamente l’articolo, c’erano anche le adozioni vere (prima ancora un’altra roba, in cui il bambino manteneva il cognome di origine ma veniva spedito a centinaia di chilometri di distanza- è la storia dei due nonni materni di mia mamma, infatti, uno napoletano l’altra chi lo sa, di recente ho scoperto forse proprio sarda almeno in parte, per tanto tempo ho sospettato zingara, comunque boh…)

  3. Andrea Di Vita says:

    @ mauricius tarvisii & tutti

    OT (parziale)

    È stato chiesto perché il nucleare è relativamente poco diffuso nel mondo.

    Qui ci sono delle risposte:

    https://www.linkedin.com/posts/the-economist_nuclear-power-why-is-it-so-unpopular-activity-6799605516684296192-5rM9

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • firmato winston says:

      E’ significativo che in questa discussione NESSUNO, riguardo al nucleare, abbia posto il problema degli armamenti (che e’ uno dei motivi di fondo per cui le nazioni se ne vogliono dotare: e’ la migliore assicurazione sulla vita per qualsiasi regime)

      • Andrea Di Vita says:

        @ firmato winston

        L’arricchimento dell’uranio per una centrale è del tre per cento. Quello per la bomba è il 99.99%. E col plutonio non va meglio.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • firmato winston says:

          Avevo evitato di appesantire il commento distinguendo fra Bomba Pulita e Bomba Sporca perche’ credevo fosse scontato.

          • Moi says:

            Bomba Pulita e Bomba Sporca

            ————

            … Cioè ?

            • firmato winston says:

              Una bomba convenzionale che invece di schegge di ferro sparpaglia scorie radioattive. Farebbe molti piu’ danni della bomba di hiroshima o nagasaki.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Prendiamo gli USA

      https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b9/US_Nuclear_Electricity_1957-2019.png

      Gli incidenti non hanno arrestato la crescita del nucleare, il nuovo millennio, quello delle centrali pulite, affidabili e convenienti, sì.
      La risposta forse è in quel famoso studio del MIT che – pur nuclearista – affermava che il nucleare è antieconomico e che ha bisogno di massicci incentivi pubblici per funzionare. E qui il nostro Francesco diventa improvvisamente il più fanatico sostenitore delle mangiatoie di Stato.

      • Andrea Di Vita says:

        @ maurcius tarvisii

        “centrali pulite, affidabili e convenienti”

        🙂 🙂 🙂

        …e così, con un tocco di letizia, abbiamo cominciato bene la giornata.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        piano: se fosse vero che il nucleare è anti-economico io sarei contrario

        solo che sei l’unico a sostenerlo, tolti i Verdi che non contano per prassi

  4. izzaldin says:

    per ciò che riguarda i ‘rimboschimenti’ che fanno le grandi aziende per lavarsi la coscienza, segnalo questo articolo, riferito al progetto di rimboschimento in seguito allo sbucaltamento del monte Terminillo: https://www.greenpeace.org/italy/storia/13181/quei-rimboschimenti-non-ci-convincono/

    “Per la realizzazione di opere pubbliche o private che hanno un elevato impatto sul territorio, vengono spesso proposti interventi cosiddetti “compensativi”. L’idea è quella di ricostruire altrove l’ecosistema distrutto, o di creare nuovi ecosistemi a fini di generica compensazione di altre forme di danno ambientale. Spesso il rilascio dell’autorizzazione a costruire l’opera è subordinato alla realizzazione di queste “compensazioni”; esse sono previste anche dalla (peraltro benemerita) Direttiva Habitat dell’Ue, quando un’opera abbia un impatto negativo sugli ecosistemi protetti dalle norme europee, ma debba comunque essere realizzata.

    In Italia, gli interventi compensativi vengono molto spesso interpretati in modo piuttosto semplicistico: consistono solitamente nel piantare alberi. Questo tipo di intervento è previsto anche dal recente Testo Unico in materia forestale, che in caso di trasformazione di una superficie boscata richiede che ciò venga compensato piantando alberi altrove.

    Purtroppo, ad un’analisi scientifica appare che le “compensazioni” sono spesso inutili; talvolta addirittura dannose.”

    e sono veramente dannose, ma non da oggi. quei pagliacci ceh hanno governato l’Italia dal 1922 al 1945 si erano fissati di creare pinete e soprattutto boschi di fascistissimi eucalipti, pianta che ‘ripulisce’ la feccia comunista e non fa crescere nulla attorno a sé. bella metafora, ma in molte zone costiere e dunose ne paghiamo ancora le conseguenze.

    un lieve off topic però riferito ad un’altra strage dimenticata, certo minore dei genocidi avvenuti in Congo, ma pur sempre un massacro poco noto, cioè lo sterminio di 303 cinesi da parte dei messicani nel 1911

    https://www.theguardian.com/world/2021/may/16/mexico-chinese-massacre-centenary-torreon

    saludos
    izzaldino

    • Moi says:

      … so che va di moda “Treedom” [sic] , che peròi link diretti non vanno.

      In pratica “regalare alberi da piantare” …

    • Per Izzaldin

      “e sono veramente dannose, ma non da oggi. quei pagliacci ceh hanno governato l’Italia dal 1922 al 1945 si erano fissati di creare pinete e soprattutto boschi di fascistissimi eucalipti, pianta che ‘ripulisce’ la feccia comunista e non fa crescere nulla attorno a sé. bella metafora, ma in molte zone costiere e dunose ne paghiamo ancora le conseguenze.”

      Interessante!

      Nel Congo la WWF fa piantare l’acacia, che cresce molto velocemente. La robinia (che però non dovrebbe essere la variante usata nel Congo) cresce di due metri l’anno, e quindi dà subito “risultati” per burocrati frettolosi.

      Qui ci vorrebbe un botanico per analizzare queste strategie…

      Vero, massacro di Torreon!

      • Mauricius Tarvisii says:

        In teoria l’attività di rimboschimento dovrebbe passare per due fasi: prima si piantano piante resistenti e a crescita rapida, poi si usa il sostrato che questi hanno formato per piantare la vegetazione definitiva.
        Nei tentativi di rimboschimento del Salento si sono usati i pini come pionieri (piantati scavando nella roccia del suolo dilavato anche col martello pneumatico…), poi si sarebbero dovute piantare le querce (come i lecci) che una volta ricoprivano il territorio. Per la cronaca, non si è mai passati alla fase 2 e sono rimasti solo i pini.
        In compenso questa storia di territorio devastato ci insegna qualcosa. Non serve l’agricoltura industriale per devastare un territorio. Anzi, non serve proprio l’agricoltura: i querceti furono abbattuti secoli fa per lasciare spazio spesso e volentieri a pascoli, non solo alla moncoltura dell’ulivo.

        • izzaldin says:

          @Mauricius
          non conoscevo l’esempio del Salento ma figuriamoci come si può coniugare la tutela dell’ambiente con le dinamiche amminsitrative italiane. e poi certo è vero, l’uomo fa danni alla natura già da prima del capitalismo, gli arabi puntarono sull’allevamento di capre in Sicilia che fece danni al sistema boschivo; e in nordamerica i popoli precolombiani contribuirono anche loro allo sterminio di alcune specie animali e già usavano tecniche di gestione del territorio come la piroclasi.

          @Miguel
          non sapevo il fatto dell’acacia in Congo.
          per ciò che riguarda invece le priorità delle amministrazioni toscane, segnalo questo https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/05/17/la-resistenza-in-discarica-e-il-neofascismo-sdoganato/6199852/amp/

        • firmato winston says:

          esatto

          Fra l’altro e’ la altrettanto tradizionale rivalita’ fra pastori e agricoltori, oltre a quella fra cacciatori-raccoglitori e agricoltori-pastori, che sfocio’ nel genocidio del Ruanda fra Hutu (80 per cento, agricoltori) e Tutsi (20 per cento, pastori).

          Sulla transizione del neolitico c’e’ un articolo un po’ piu’ serio di quello riportatoci da Miguel, qui:

          https://www.itempidellaterra.it/wp-content/uploads/2021/04/Terra_ortofrutticolo_9.pdf

          INVENZIONE E ADOZIONE DELL’AGRICOLTURA, CONFLITTI SOCIALI E MARGINALIZZAZIONE DELLE MINORANZE – FRANCESCO SALAMINI

          riassunto del contenuto:
          “Vengono trattati aspetti geografici, economici e sociali della transizione tra società di cacciatori-raccoglitori e società agricole. Si descrivono modi e casi del destino di minoranze non-agricole, con considerazioni sulla crescita di nuove stratificazioni e innovazioni sociali che oggi conosciamo come storia, civiltà, cultura. I destini di alcune minoranze, particolarmente a cominciare da quelle di cacciatori-raccoglitori del Neolitico, suggeriscono che in tutti i continenti le interazioni tra vecchio e nuovo stile di vita si sono risolte in società complesse. Inoltre, agli albori della storia scritta le società umane erano già dominate da popolazioni che praticavano l’agricoltura. I gruppi non agricoli di minoranza hanno sofferto una limitazione dei loro diritti, e sono stati frequentemente associati a uno stato civile inferiore. E’, invece, evidente che nel Paleolitico la mente dell’uomo era già moderna, e che, prima dell’introduzione dell’agricoltura, individui e comunità avevano elementi di economia, urbanistica, azione sociale e ideologica. Le storie dei cacciatori-raccoglitori neolitici aiutano a comprendere e discutere come si formano e diventano minoranze i gruppi sociali di origine autoctona o da immigrazione che perseguono modi di vivere diversi.”

          • Per Firmato

            “Sulla transizione del neolitico c’e’ un articolo un po’ piu’ serio di quello riportatoci da Miguel, qui:”

            Preciso che non voglio parlare del Congo, paese di cui non so nulla.

            Voglio parlare del meccanismo per cui il sistema in cui vivo, e di cui qualcosa so, non può esistere senza avere luoghi “vergini” che servano contemporaneamente come zona di saccheggio e come discarica.

            E siccome la verginità, una volta perduta, non ritorna… queste zone restano sempre di meno, in un pianeta finito.

            Credo comunque che il discorso qui non riguardi né pastori né contadini, ma una terza categoria, i cacciatori-raccoglitori, che fino a duecento anni fa erano molto diffuso nel mondo.

            • firmato winston says:

              La densita’ umana del mondo lo rende gia’ un’unica grande citta’, abbiamo gia’ superato da un pezzo la saturazione completa degli spazi in regime di rinnovabilita’, non ce ne accorgiamo solo perche’ l’estremo addensamento impilato delle citta’, che vivono strutturalmente fin da quando esistono di sfruttamento del territorio circostante, ci fa illudere che possano esistere ancora zone vergini.

              Il regime di caccia-raccolta permette l’esistenza solo di pochi milioni di esseri umani su tutto il pianeta, mentre nell’800 la popolazione globale era gia’ di circa un miliardo e in rapida crescita. La natura-naturale e’ fatta di un miscuglio caotico di tantissime specie ognuna rada, compreso l’uomo. Dove ci sono i cacciatori-raccoglitori, non li vedi, non lasciano quasi alcuna traccia.

              Quando invece una o qualcuna di queste specie comincia a prevalere, dandoci a noi uomini peraltro l’impressione di un mondo piu’ bello, ricco, comprensibile, ordinato ed efficiente, non caotico, l’equilibrio non c’e’ gia’ piu’.

    • firmato winston says:

      “soprattutto boschi di fascistissimi eucalipti, pianta che ‘ripulisce’ la feccia comunista”

      furono giustamente usati nelle bonifiche perche’ assorbono ancora piu’ acqua dal suolo degli altri alberi

      le robinie pseudoacacie sono leguminose, quindi azotofissatrici, adatte ai suoli molto poveri, che migliorano (crescono in fretta, sono ceduabili, e danno ottimo legno)

      • Moi says:

        Ma l’eucalipto non era un albero tipicamente Oceanico, cibo preferito dei Koala ?!

      • izzaldin says:

        @winston
        certo nelle bonifiche aveva senso. meno senso aveva piantarlo per motivi estetici in zone costiere e dunose che pagano ancora oggi le conseguenze di quelle scelte idiote, che sono continuate per tutti gli anni ’60 almeno. un esempio dalla costiera adriatica:

        “Le dune grigie sono tra gli habitat costieri più minacciati dal turismo, dallo sviluppo residenziale e dalle attività ricreative (sport estivi, calpestio, passaggio di veicoli a motore). La presenza di coltivi o aree industriali, nonché l’abbandono dei rifiuti causano un notevole apporto di sostanze azotate, favorendo la diffusione di specie ruderali e un drastico cambiamento nella composizione specifica dell’habitat. Inoltre, a causa dell’erosione costiera, questo habitat può essere “compresso” dall’arretramento delle dune mobili. Un altro importante fattore di minaccia è rappresentato dalla diffusione di specie esotiche; si tratta sia di specie ornamentali sfuggite dai giardini, sia di essenze arboree (generi Eucalyptus, Robiniae Acacia) piantate intenzionalmente sulla duna per consolidarla o per proteggere le abitazioni e le attività turistiche dall’aerosol marino e dalla sabbia.”
        https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/R_215_15_DUNE.pdf

        @moi
        su eucalipto e fascismo segnalo questo https://www.statoquotidiano.it/16/08/2016/leucalyptus-fascista-nessuno-lo-difende/484481/

        • firmato winston says:

          “eucalipto e fascismo”

          Allora sembravano scelte giuste.

          Questo pero’ a mio avviso dovrebbe insegnarci la modestia, piuttosto che l’arroganza che le scelte veramente giuste siano quelle che sappiamo e diciamo noi adesso, che e’ l’atteggiamento piu’ comune anche oggi specie negli ambienti piu’ fanatici e ideologizzati quali sono quelli dell’ecologismo, dopo che oltre alla sconfitta del fascismo, pure il comunismo non tira piu’ tanto.

          L’equilibrio in natura si ottiene sia col contenimento reciproco che col mutuo appoggio, come ben sapevano i padri della democrazia moderna che e’ basata non sul principio maggioritario per cui chi vince prende tutto** “alla fiorentina” come volgarmente si crede e vien fatto credere dagli aspiranti al potere assoluto, bensi’ sul sistema dei contrappesi e della limitazione reciproca fra le varie espressioni del potere, a garanzia della liberta’ di chi potere ne ha poco.

          Il fascismo in effetti non ne azzecco’ una: a parte la distruttiva alleanza con hitler che parla da sola e l’autoritarismo “vinci tutto o perdi tutto”, pure la lotta alla malaria e all’inurbamento tramite le bonifiche non servi’ quasi a nulla: la endemica malaria fu sconfitta solo dal DDT (anche se oggi e’ sconveniente dirlo), e il progresso dell’economia industriale anche in campo agricolo provoco’ un naturale e inarrestabile abbandono delle campagne da parte del grosso della popolazione li’ ormai inutile dato che il lavoro pesante lo facevano ormai le macchine, per la piu’ comoda vita in citta’. Ma non potevano prevederlo, anche loro basavano le loro previsioni su quello che si sapeva all’epoca e credevano fosse valido per sempre, estrapolavano il futuro come se fosse solo un ampliamento che derivava matematicamente delle nozioni del passato. Che poi e’ la stessa cosa che stiamo facendo adesso.

          ** e chi perde, perde tutto ed e’ un nemico da uccidere o esiliare

          • Per firmato

            “Questo pero’ a mio avviso dovrebbe insegnarci la modestia,”

            Bellissimo!

          • Francesco says:

            chiedo scusa ma confondere democrazie anglosassoni e signorie rinascimentali è un poco obbrobrioso!

            i mitici pesi e contrappesi servono a impedire che il Primo Ministro o Presidente esageri, non a impedirgli di fare qualsiasi cosa

            PS mi associo all’invito alla modestia

  5. Parenti!

    Source : https://www.doppiozero.com/materiali/i-nostri-antenati-delfini-e-balene
    I nostri antenati: delfini e balene

    A vederlo non ci si crede. Uno dei primi antenati del delfino è un mammifero con il muso simile a un topo, quattro gambe e una lunga coda, e le unghie come un cervo. Si chiama Indohyus. Prove molecolari ci dicono che sarebbe il precursore dei cetacei, e perciò anche delle balene. Apparteneva alla famiglia degli artiodattili, animali con un numero di dita pari, nota come Raoellidae. Quando veniva minacciato si gettava in acqua sulle coste della Tetide, l’oceano che esisteva a quel tempo, 48 milioni di anni fa, di cui restano secondo alcuni studiosi delle vestigia nel mar Caspio e nel Mediterraneo. Allora un comune gruppo di antenati terrestri viveva in zone paludose con canali fluviali, prima di passare definitivamente al mare.

    • Moi says:

      Il delfino ha un rapporto massa corpo / cervello superiore a qualsiasi “scimmione”, secondo solo agli esseri umani.

      … Secondo il biologo molecolare Pietro Buffa, è lecito quindi supporre interventi artificiali di fattura aliena nell’ evoluzione umana !

      • firmato winston says:

        Peggio ancora sono le orche (che appartengono alla stessa famiglia).
        Ogni “pod” matriarcale di qualche decina di individui sviluppa un linguaggio appreso e incomprensibile agli altri.
        Hanno un cervello piu’ grande e sembra non meno complesso del nostro.
        Essendo ai vertici della catena alimentare piu’ o meno come noi (cioe’ “predatori apicali”), muoiono normalmente di vecchiaia a quasi cent’anni dopo aver raggiunto la maturita’ a circa quindici anni.
        Si riproducono con grande morigeratezza.
        Ce ne sono circa 100.000 sparse in tutti i mari del mondo, all’incirca quanti erano gli uomini ai tempi, quelli “naturali” per la specie, della caccia-raccolta.
        Perche’ non sono diventate anche loro 8 miliardi? Perche’ gli manca l’accumulazione capitalistica e la regina, o perche’ non hanno sviluppato l’agricoltura e la pastorizia? (tutte cose che hanno sviluppato invece le formiche da ben prima degli uomini, una specie eusociale come la nostra e di altrettanto se non maggiore successo numerico! – non e’ un caso se il comportamento umano “giusto” per la nostra cultura e’ quello della formica)

  6. Fuzzy says:

    https://www.rinnovabili.it/ambiente/politiche-ambientali/decrescita-scenari-clima-ipcc/
    La rimozione dell’anidride carbonica mostra un alto potenziale di gravi effetti collaterali, ad esempio per la biodiversità e la sicurezza alimentare, se eseguita utilizzando la biomassa.

    • Andrea Di Vita says:

      @ fuzzy

      “biomassa”

      La ricerca di cui parla l’articolo che hai postato (grazie!) dice anche altro. Secondo gli autori è possibile ridurre le emissioni solo diminuendo i consumi pro capite, e in particolare quelli di chi consuma di più con una vera e propria “tassa sulla ricchezza”. In altre parole si dovrebbe andare contro Pareto. Mi sembra improbabile.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Per ADV

        ” In altre parole si dovrebbe andare contro Pareto. Mi sembra improbabile. ”

        Infatti.

        E’ più probabile che quando arriverà, la decrescita partirà dal basso (come in modo lieve sta già succedendo da noi). Diciamo, una tassa sulla povertà 🙂

      • Fuzzy says:

        Oddio, la butto un poco lì: secondo me, che non seguo le leggi matematiche e vado a naso, il vero problema sono le classi medie. I super ricchi sono pochi e anche volendo non potrebbero consumare più di tanto. Però influiscono forse troppo sulle scelte politiche ed economiche che si fanno.
        Se si trova il modo, di far diminuire ragionevolmente i consumi mantenendo un buon livello di benessere sociale, (settimana corta lavorativa ecc, vedi articolo) magari chissà…

        • izzaldin says:

          se per “classi medie” intendi i proprietari di SUV allora sono d’accordo, ma io non li chiamerei ‘classe media’.
          Vendere SUV ai privati è un capriccio ormai insostenibile per il pianeta. se te lo compri e non vivi in Alaska o sulle dolomiti o non devi andare in guerra in Iraq, significa che stai semplicemente consumando più di quello che è giusto per chi ti circonda.

          • Fuzzy says:

            Mi sa che nella classe media ci stanno pure i SUV.
            È per questo che mi sento di affermare che la classe media sia il vero problema.

            • Moi says:

              Siamo tutti “Classe Media” di Qualcuno, “Nababbi” di Qualcunaltro, e “Pezzenti” di Qualcunaltroancora !

              😉

              • firmato winston says:

                Esatto, e nella fattispecie quello che e’ successo negli ultimi 30 anni e’ che, GRAZIE alla globalizzazione, le classi povere dei paesi ex-comunisti e/o ex-terzo mondo hanno enormemente migliorato il loro standard di vita, uscendo dalla fame, a spese delle classi medie occidentali che per un felice periodo post-WW2 hanno rappresentato la norma in occidente.

                Infatti i movimenti nostalgico-sovranisti – no global occidentali di adesso sono, di destra o di sinistra che si dichiarino, sostanzialmente fascisti. Bei tempi quelli fino alla caduta del muro di berlino… (specie per l’italia che all’epoca era esattamente la cina dell’occidente, la grande manifattura di bocca buona e a basso prezzo – prima che arrivasse la cina vera…).

              • Francesco says:

                OATfw!

      • Mauricius Tarvisii says:

        “Mi sembra improbabile”

        Tu mi devi confermare una cosa: sei veramente convinto che sia impossibile per motivi scientificamente dimostrabili e dimostrati eliminare o anche ridurre pesantemente le sperequazioni sociali nella misura in cui esistono nella nostra società?

        • Andrea Di Vita says:

          @ mauricius tarvisii

          “confermare”

          Lo sospetto, sì. Non solo per la grande generalità dei modelli che producono Pareto, ma perché alla prova dei fatti Pareto si è dimostrato assai resiliente contro tutte le trasformazioni e tutte le rivoluzioni in società con un grande numero di individui, anche quelle tecnologicamente avanzate. Per “grande” intendo “molto maggiore del numero di Dunbar”, intorno cioe’ alle 150 persone.

          Se Pareto ha eccezioni note, sono quelle ancora leggermente più “diseguali”, come nel Giappone del primo dopoguerra.

          Per non parlare della sorte delle rivoluzioni: quale di queste ha avvicinato l’obiettivo dell’uguaglianza di potere d’acquisto? La nomenclatura russa e jugoslava, per non parlare dei miliardari cinesi, sono lì a confermare quanto affermo.

          Al di fuori di gruppi numericamente ristretti e relativamente isolati,come i villaggi dei Tasaday delle Filippine (tutti molto inferiori come nu.erp di compo enti al numero di Dunbar) l’unica uguaglianza che sembra possibile è quella del cimitero.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Andrea Di Vita says:

          @ mauricius tarvisii

          La cosa impressionante è che gli stessi modelli che prevedono che Pareto sia stabile prevedono anche (con un’opportuno cambio di variabili) anche la distribuzione delle guerre trovata da Richardson. E quest’ultima è stata verificata su un database di settemila conflitti, quindi piuttosto bene. La prendo come una conferma.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • firmato winston says:

            Adesso che l’hai detto, non funzionera’ piu’.
            Cosa hai combinato!

          • fuzzy says:

            https://energyskeptic.com/2021/disparity-in-wealth/
            Articolo nuovo appena sfornato.
            Non che si voglia mettere in dubbio Pareto. Magari se ne può discutere.

            • Andrea Di Vita says:

              @ firmato Winston

              “discutere”

              E discutiamone.

              L’articolo cita Kuznets (che sosteneva che gli USA andassero verso una maggiore uguaglianza) e Piketty (che basandosi su un database molto più vasto dimostra l’esatto contrario, quella di Kuznets essendo un’eccezione).

              Molto ma molto più modestamente, mi sono permesso di aggiungere che esiste una vasta classe di modelli di produzione della ricchezza che spingono la società verso una distribuzione di Pareto, e che grandi perturbazioni che momentaneamente interessano tale distribuzione rilassano ad essa con una statistica identica a quella osservata da Richardson e altri (incluso Ugo Bardi) per le guerre. Tale collegamento non è accidentale, perché i modelli che portano a Pareto includono quello formulato indipendentemente da Richardson come un caso particolare, un po’ come le leggi dell’elettromagnetismo includono come caso particolare quelle dell’ottica geometrica.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Fuzzy says:

                Dunque, questo principio di pareto mi fa pensare a un libro che lessi molti anni fa: Next, la rivoluzionaria teoria delle reti, di mark buchanan, dove si spiega, o si cerca di spiegare perché i ricchi sono sempre più ricchi (finché non vengono decapitati. Scherzo eh! Alludo a quel re di Francia)
                A un certo punto trovo scritto
                Su mille persone non ce ne sono due che abbiano la stessa fortuna negli investimenti: accanto a un numero ristretto di molto fortunati e molto sfortunati, c’è una maggioranza che vince per metà del tempo e perde per l’altra metà.
                Ricordiamoci però che i ricchi tendono a investire di più e quindi hanno più probabilità di veder crescere i guadagni.
                Perché?
                Perché il ritorno casuale degli investimenti genera un fenomeno da “ricco sempre più ricco” che non è facile da neutralizzare.
                Perciò una serie di ritorni positivi consente di accumulare ricchezze non solo per addizione, ma anche per moltiplicazione.
                Tuttavia il modello di rete di Bouchaud e Mezard mostra come la legge di Pareto possa subire influenze.
                Il modello trasmette un messaggio generale: se, lasciando uguali tutti gli altri fattori, si incoraggia lo scambio tra persone, la ricchezza tende a distribuirsi più equamente. Ogniqualvolta aumentavano il numero delle connessioni, B e M riscontravano una maggiore eguaglianza.

              • Andrea Di Vita says:

                @ fuzzy

                Vero. Infatti i modelli che danno Pareto ridanno Gauss quando prevalgono le interazioni a corta distanza, cioè quando i piccoli scambi interpersonali prevalgono nel determinare la ricchezza personale sulle interazioni a lungo raggio che coinvolgono moltissimi soggetti. La prima situazione e’ quella delle piccole comunità di villaggio isolate, come possono essere certe tribù della foresta. Società con un grande numero di individui e con una complessità tecnologica che permette e richiede interazioni a lungo raggio verosimilmente soddisferanno invece Pareto.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • firmato winston says:

                Quanti paroloni e discorsi complicati… per dire che i soldi fanno soldi

                😉

                e il potere da’ potere, ecc

                finche’ non interviene la controproduttivita’ marginale, l’imprevisto e la perdita di controllo

              • Fuzzy says:

                Si, winston, se non è zuppa è pan bagnato, si dice in emilia, mi sa che pure tu sia emiliano. Ma l’accento cadeva sulla non ineluttabilità di Pareto, specie nelle piccole comunità.

              • Fuzzy says:

                Meglio se autosufficienti.

              • firmato winston says:

                “Società con un grande numero di individui e con una complessità tecnologica che permette e richiede interazioni a lungo raggio verosimilmente soddisferanno invece Pareto”

                Il principio soggiacente c’e’, ed e’ che la soddisfazione di Pareto, se e’ inevitabile in una societa’ complessa e quindi organizzata in modo gerarchico, avviene in “modo liquido”: oggi tocca essere ricco a me, ma domani tocchera’ a te.
                Il che in una societa’ tendenzialmente ingessata e corporativa come tende ad essere la nostra, o meglio dove ingessamento e corporativismo vengono spacciati come massimi valori da chi sta in alto alla gerarchia e intende rimanervi per sempre, e’ incomprensibile.

              • firmato winston says:

                “Ma l’accento cadeva sulla non ineluttabilità di Pareto, specie nelle piccole comunità autosufficienti.”

                Su questo litigavo sempre coi miei amici anarco-libertari ma entusiasti della tecnologia: in una societa’ complessa come la nostra, in cui ogni specialista necessario al funzionamento del tutto e’ completamente ignorante al di fuori della sua specialita’, l’autonomia e’ IMPOSSIBILE.

                E a mio parere, senza autonomia perlomeno potenziale, se non hai per cosi’ dire la possibilita’ di secedere, di dire non mi va per cui me ne vado e mi arrangio, la liberta’ e’ impossibile, e’ una chimera.

                Questo per quelli che credono che staranno sempre meglio rendendo il mondo piu’ tecnologico e complesso.

                Dunque, in un mondo di 8 miliardi di esseri umani da sfamare, che non puo’ esistere, anzi nemmeno sussistere, senza una tecnologia complessa, la liberta’ e’ impossibile.

              • Per firmato

                “E a mio parere, senza autonomia perlomeno potenziale, se non hai per cosi’ dire la possibilita’ di secedere, di dire non mi va per cui me ne vado e mi arrangio, la liberta’ e’ impossibile, e’ una chimera.

                Questo per quelli che credono che staranno sempre meglio rendendo il mondo piu’ tecnologico e complesso.”

                Se solo avessi saputo scriverlo così bene ci avrei messo la firma (che non è winston) 🙂

              • Per Fuzzy

                “Ma non dirlo troppo in giro.”

                Interessantissimo, il testo!

              • Andrea Di Vita says:

                @ fuzzy

                “in giro”

                Che la carestia sia non tanto una faccenda di siccità quanto un risultato di scelte politiche è chiaro in Amartya Sen (lui stesso un sopravvissuto) ma persino in Dante (Paradiso, XVIII, 127&129):

                “Già si solea con le spade far guerra
                Ma or si fa togliendo or qui or quivi
                Lo pan che ‘l pio Padre a nessun serra”

                La guerra vera e’ l’eterna guerra preventiva di chi di volta in volta sta in alto per non essere rovesciato, contro i sottoposti. E’ tale guerra non detta che consente il tran tran di molti. In questo senso, la guerra è pace. Chi vuol tirarsi fuori si separa per ciò stesso dal consorzio umano che gli consente di restare libero dal bisogno oltre un livello minimo. In questo senso, la libertà è schiavitù. Lo stato di precarietà continua, economica per la minaccia di restare senza reddito e psicologica per i continui d’armi sullo stato dell’ambiente, creano quell’atmosfera di città assediata che giustifica il potere delle élites. Si ha la forza di tirare vanti perché si sceglie di non pensarci. In questo senso, l’ignoranza è forza.

                Mi ricorda qualcosa.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        Andrea

        scusa ma quella tassa sarebbe un ottimo incentivo ai ricchi a trovare un modo per consumare inquinando meno

        e avrebbero sia i mezzi economici sia l’incentivo per farlo. per farlo fare ad altri, intendo

        mi sa che è una parte della soluzione, se questa esiste

        • Andrea Di Vita says:

          @ Francesco

          I ricchi troverebbero il modo per far pagare le loro tasse ai poveri, ad esempio (penso con la tastiera a ruota libera) riducendo le spese per le assunzioni. Già oggi la “jobless recovery” viene annunciata da molti.

          Oppure, orwellianamente, in modo più cruento (guerre, fitna e simili) lucrando sulla vendita di armi (l’uso delle quali comporta una distruzione di ricchezza che smorza le perturbazioni a Pareto).

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            bah

            i ricchi hanno pagato i tecnici per ridurre drasticamente il consumo di petrolio (e di energia) necessari a produrre i loro bei soldi

            senza bisogno di stragi o di affamare i popoli, che guidano automobili a bassi consumi, che 60 o 40 anni fa sarebbero state inimmaginabili

            ogni tanto hai bisogno di Grand Guignol, non è che hai un qualche antenato messicano?

            • Andrea Di Vita says:

              @ Francesco

              “pagato”

              …e così facendo siamo arrivati circa a un miliardo di automobili.

              Poi Macron mette la tassa sulle emissioni.

              E i gilet jaunes si scatenano.

              “Grand guign”

              Dillo a Hegel (“la Storia è un insensato macello”).

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Francesco says:

                quindi sulla parte sanguinolenta ho ragione!

                PS quanto inquinano meno le auto odierne rispetto a quelle degli anni ’60?

                poi è vero che negli anni ’60 non erano così tante

    • firmato winston says:

      “gravi effetti collaterali”

      Fuzzy, non me ne viene in mente una di istanza ecologista, a partire dalle rottamazioni fiat per finire con la attuale conversione rapida e forzosa all’elettrico, che non sia stata trasformata in crassa e disperata occasione di crescita del PIL, forse sarebbe ora di cominciare a chiedersi se sia il caso di continuare ad affannarsi testardamente a fornire ulteriori pretesti.

      https://www.decrescita.it/correremo-fino-alla-fine-della-follia-poi-ci-sara-la-decrescita-intervista-a-serge-latouche/

      • Fuzzy says:

        https://valori.it/tariq-fancy-blackrock-finanza-sostenibile-greenwashing-dossier-biden/
        Si. Se non ricordo male qui si dice che la politica ce la può fare.
        So che a pensare a certi nostri politici vien da ridere, ma non si sa mai, la storia è piena di rivoluzioni. Basterebbe molto meno.

        • firmato winston says:

          Guarda che questi intendono qualcosa di completamente diverso da quel che forse credi, la finanza ha fiutato l’affare del green-washing a quanto pare immettendo gia’ sul mercato una marea di obbligazioni a tema. Cosa significa marea di obbligazioni? In sostanza che tutti dovranno affannarsi, in primis gli Stati stampando moneta e imponendo tasse a richiesta, a sostenere i loro progetti pena l’insolvenza e il crollo del sistema finanziario. Hanno gia’ deciso per tutti, e lo dice chiaramente ed esplicitamente questo personaggio qui, per una decina di minuti circa dal minuto 37:
          https://www.youtube.com/watch?v=mWRsMaXUEVk&t=2155s
          Ascoltatelo con attenzione che vale la pena, dice che si dovra’ cambiare TUTTO, cambiare non ridurre, e non “solo” l’automobile con quella elettrica che costa il triplo, puo’ darsi che questo sia il vero inizio della fine.

          • Moi says:

            … THE GREAT RESET !

            C’è chi dice che, passato il Covid, possedere un monopattino sarà l’ equivalente di un’ utilitaria !

          • Fuzzy says:

            A me sembra che semplicemente si parli di regolamentare la finanza.
            E di conseguenza anche il greenwashing.
            Solo gli stati possono farlo.
            Questa faccenda del great reset non so perché, non mi convince. Magari ci proveranno, ma in questo mondo di pazzi, riuscire a realizzare un progetto così preciso, potrebbe essere impossibile. Meglio così.

  7. Fuzzy says:

    Ma questo green deal è pieno di ostacoli. Rischia di trasformarsi in una catastrofe.
    https://crashoil.blogspot.com/2021/05/algunas-preguntas-incomodas.html?m=1
    Sarebbe meglio prendere spunto dal Messico
    https://www.resilience.org/stories/2021-05-17/mexico-makes-strides-in-agroecology/

    Meglio stare con i piedi per terra.

  8. L’altra faccia della Rivoluzione Verde, ecco cosa serve per fare i giocattoli ecoelettrici:

    NO A NUOVE MINIERE NELLE VALLI DEL LEVANTE

    La società Energia Minerals (Italia) srl, controllata al 100% dall’australiana Alta Zinc ltd, ha presentato istanza per un permesso di ricerca di rame, piombo, manganese, zinco, argento, oro, cobalto, nickel e minerali associati in diversi siti delle Valli Graveglia, Gromolo, Petronio e Vara, per una superficie complessiva di circa ottomila ettari inserita in un contesto dal rilevante valore paesaggistico e storico-archeologico, comprendente anche una porzione del Parco Regionale dell’Aveto e zone rientranti in Rete Natura 2000.

    Questo territorio, che costituisce nell’insieme un’area pregevole dal punto di vista ambientale, è vocato ormai da anni a uno sviluppo economico basato principalmente sull’accoglienza turistica, sulla ricettività, sull’eno-gastronomia e su una produzione agricola di prodotti tipici sempre più orientata verso la sostenibilità e il biologico, con eccellenze riconosciute a livello internazionale.

    È di tutta evidenza come un permesso di ricerca mineraria costituisca il primo passo per arrivare all’ottenimento di una concessione mineraria utile a riprendere l’attività estrattiva di minerali metalliferi.

    Nelle nostre vallate questo tipo di attività industriale è cessata dagli anni Settanta del secolo scorso: le generazioni precedenti ne hanno già pagato un caro prezzo in termini di salute pubblica e il territorio ne ha ricevuto ferite soltanto parzialmente sanate. Un territorio, va ricordato, già estremamente fragile sotto il profilo idrogeologico.

    Ispra ha ricordato che, nelle miniere di metalli, agli impatti ambientali delle attività di cantiere si aggiunge la dispersione di elementi tossici, principalmente di metalli pesanti diffusi per via aerea e, soprattutto, per via chimica tramite il circuito delle acque superficiali e sotterranee. L’istituto raccomanda la conversione dei siti dismessi in presidi museali, strada peraltro già intrapresa nelle nostre vallate.

    Con questa petizione noi promotori e aderenti al Comitato spontaneo ʺNo a nuove miniere nelle Valli del Levanteʺ esprimiamo sin d’ora la più netta e decisa contrarietà ad attività di prospezione e di estrazione mineraria nelle Valli Graveglia, Gromolo, Petronio e Vara e chiediamo agli amministratori regionali e locali di impegnarsi attivamente e in ogni modo per rappresentare la volontà dei cittadini residenti e per tutelare il patrimonio economico, culturale e ambientale nel quale essi vivono e producono, nonché di prodigarsi per scongiurare un ritorno delle nostre terre a un passato oggi non riproponibile in considerzione del valore degli ecosistemi, delle caratteristiche geomorfologiche dei luoghi e del modello di sviluppo locale.

    Il Comitato spontaneo ʺNo a nuove miniere nelle Valli del Levanteʺ si dichiara libero da appartenenze politiche e determinato a rimanere tale, ma aperto a tutte le sensibilità individuali e associative che abbiano a cuore la salvaguardia della nostra terra, nel rispetto delle diverse identità e senza aspirazioni egemoniche.

    • roberto says:

      “ Questo territorio, che costituisce nell’insieme un’area pregevole dal punto di vista ambientale, è vocato ormai da anni a uno sviluppo economico basato principalmente sull’accoglienza turistica, sulla ricettività, sull’eno-gastronomia e su una produzione agricola di prodotti tipici sempre più orientata verso la sostenibilità e il biologico, con eccellenze riconosciute a livello internazionale »

      Se fanno le miniere non avranno più aerei che scaricano panzoni americani a Genova che poi si trascinano su SUV fino alle valli per godere dell’accoglienza turistica Tipica

      • Francesco says:

        in effetti mi sa che i Pigmei sono gli unici che hanno un sistema economico di gradimento di Miguel!

      • Andrea Di Vita says:

        @ Roberto

        L’ho visto coi miei occhi il bauscia in SUV che si inerpicava sulla statale di Triora… 🙂

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • Per roberto

        “Se fanno le miniere non avranno più aerei che scaricano panzoni americani a Genova che poi si trascinano su SUV fino alle valli per godere dell’accoglienza turistica Tipica”

        Dubito che i panzoni americani in SUV arrivino in quelle remote valli, penso piuttosto a qualche ADV in vacanza da Genova 🙂

        Ma capisco e condivido in pieno ciò che dici: “the chickens come home to roost”, e prima o poi toccherà anche a noi essere il Congo di noi stessi, e non vedo perché i cinesi o i congolesi si debbano beccare le miniere, e noi l’enogastronomia sostenibile.

        Per quello ho proposto di mettere le scorie nucleari, che nessuno sa dove nascondere, proprio nelle città che negli anni passati hanno fatto più uso dell’elettricità prodotta dalle centrali nucleari stesse.

        Che so, riempire il Grattacielo Pirelli di Milano.

        • Francesco says:

          totalmente favorevole

          poi ci facciamo venire i turisti, così vi togliamo anche quelli

          in Danimarca hanno già trasformato una centrale atomica funzionante in un’attrazione turistica

          voi potere anche dare la caccia ai bufali della piana, per mangiare. è garantito al 100% ecosostenibile, se usate bastoni appuntiti e asce di selce

          • Mauricius Tarvisii says:

            La Danimarca è uscita dal nucleare prima dell’Italia.

            • Andrea Di Vita says:

              @ mauricius tarvisii

              La Danimarca produce un numero di TWh/anno di energia elettrica che è circa 1/10 dell’Italia. Può permetterselo.
              Noi il nucleare dobbiamo importarlo dalla Francia, avendovi intelligentemente rinunciato quando eravamo i primi ad averlo sviluppato in Europa. Quos Deus perdere cult, dementat.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii says:

                Purtroppo abbiamo visto che in tutto l’orbe terracqueo siete rimasti solo tu e Francesco di assennati.

              • Andrea Di Vita says:

                @ mauricius tarvisii

                “solo”

                Mai disperare.

                https://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare_in_Cina

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii says:

                La Cina ha molti motivi politici per condurre un importante programma nucleare.
                Come ho già scritto, non sino ragioni economiche o energetiche a spingere verso l’atomo, ma il perseguimento di potenza e prestigio internazionale.
                Non a caso il Giappone lo usò come surrogato di potenza dopo che fu spogliato di tutto il resto.

              • Francesco says:

                Maurizio

                credo che la Cina abbia un sacco di centrali a carbone da chiudere e che per questo vada di centrali nucleari

            • Francesco says:

              sai che forse era un inceneritore e non un reattore nucleare?

              anche “meglio”, dal mio punto di vista

              grazie per la segnalazione

              • Mauricius Tarvisii says:

                “anche “meglio”, dal mio punto di vista”

                Cioè secondo te un inceneritore richiede misure di sicurezza superiori rispetto ad una centrale nucleare?

              • Francesco says:

                una centrale nucleare non emette fumo puzzolente come “core business”

                quindi se fatta normalmente non la noti neppure

          • Per Francesco

            “voi potere anche dare la caccia ai bufali della piana, per mangiare. è garantito al 100% ecosostenibile, se usate bastoni appuntiti e asce di selce”

            Apprezzo il tuo umorismo, ma non propongo soluzioni: propongo domande.

            Non dico, “hah! Apriamo gli zoo e mangiamone gli abitanti con asce di selce!”

            Constato semplicemente che la situazione attuale è insostenibile.

            Il che mi rende un po’ una Cassandra, lo so.

            Però Cassandra ci azzeccò.

            • roberto says:

              Questa però
              “ Per quello ho proposto di mettere le scorie nucleari, che nessuno sa dove nascondere, proprio nelle città che negli anni passati hanno fatto più uso dell’elettricità prodotta dalle centrali nucleari stesse”

              È una proposta di soluzione, non una domanda
              😉

  9. Un interessante intreccio di punti-vittima e di simbolismi (a un certo punto l’autrice dice proprio che la sinistra la vuole privare del suo status di vittima (“Ausserdem wurde mir abgesprochen, Betroffene zu sein”).

    L’autrice è un’ex-prostituta tedesca.

    La traduzione DeepL ha molti difetti (a partire dal fatto che non sa che è una femmina ), ma non ho certo tempo per fare di meglio.

    Comunque, se si toglie la Vittomologia, dice diverse cose interessanti e condivisibili.

    Da traduttore, mi colpisce la qualità della traduzione: DeepL è una società tedesca, eppure io a volte lo uso per traduzione dall’italiano all’inglese o viceversa che sono praticamente perfette… boh!

    Fonte: https://huschkemau.de/2021/04/27/was-ich-als-exprostituierte-zu-teilen-der-linken-zu-sagen-habe/

    Quello che io, come exprostitute, ho da dire su parti della sinistra

    Buongiorno. Non ho dormito stanotte. Sono stato chiamato “razzista” da persone di sinistra ieri ad un evento sulla prostituzione perché io, come exprostitute, ho richiamato l’attenzione sul razzismo nella prostituzione. Non ho chiuso occhio quella notte e quindi ho avuto tutto il tempo per pensare a ciò che mi fa incazzare come sinistra nei dibattiti a sinistra, e in questo includo parti della gioventù verde. Attento – sta diventando elementare.Prima di tutto, cosa è successo ieri? Sono un’exprostitute e un’attivista per l’abolizione della prostituzione e sono stata invitata a parlare ad un evento informativo sulla prostituzione. Tra le altre cose, sono successe le seguenti cose:

    – Sono stato chiamato “razzista” per aver sottolineato che il razzismo avviene nella prostituzione e per aver detto che i clienti feticizzano le etnie e rafforzano e mettono in atto gli stereotipi razzisti: “donne tailandesi sottomesse”, “donne nere disinibite”, “donne dell’Europa dell’Est emancipate e tabù”, ecc. – Non voglio ripetere l’esatto linguaggio usato per descrivere le donne non tedesche nei forum di john… Questo, mi è stato detto, era “problematico” da parte mia, in quanto volevo che i john smettessero di andare a letto con donne “bianche”, e in quanto avrei classificato qualsiasi “attrazione” per “donne non bianche” come perversa e fetish. Il fatto che ci sia un nuovo (vecchio?) colonialismo in Germania che permette agli uomini tedeschi di rendere sessualmente disponibili donne (e ragazzi e uomini) provenienti da aree di crisi economica e da zone di guerra non è stato affrontato. Rilevare che c’è un razzismo strutturale in Germania, che si manifesta soprattutto nella prostituzione, fa apparentemente di me un “razzista”.

    – Sono stato chiamato “anti-migranti” quando ho fatto notare che sono soprattutto le persone provenienti da paesi molto poveri ad essere sfruttate sessualmente dagli uomini tedeschi nella prostituzione in questo paese: Donne dalle case dei poveri d’Europa, ma anche uomini rifugiati che si prostituiscono in condizioni miserabili nel Tiergarten di Berlino, per esempio.

    – Inoltre, mi è stato negato di essere una vittima di tratta con la motivazione che avevo lasciato la prostituzione e quindi non ero più una vittima di tratta o una “lavoratrice del sesso”. Il mio status di vittima di tratta mi è stato quindi tolto. Inoltre, ero contrario a parlare con le vittime. Il fatto che questa sia una sciocchezza, perché io ho fondato la rete Ella PERCHE’ le donne della prostituzione possono parlare ed essere ascoltate di più, non era un punto valido per chi pretendeva di ascoltarmi.

    Sono stato sveglio tutta la notte a pensare tra me e me. Non è stata la prima volta che io, come esproprio che parla della realtà della prostituzione, sono stato attaccato da gruppi di sinistra al livello più basso e al di fuori di qualsiasi livello sostanziale. Questo mi ferisce ancora di più perché mi considero una persona di sinistra, e oggi vorrei dire quanto segue: non ho nulla contro le discussioni difficili, sono un’attivista e non ho bisogno di un’atmosfera accogliente in cui parlare, né di alcuna falsa considerazione solo perché sono affetta – perché io stessa sono un’ex prostituta. Ma ieri, questo è stato ancora una volta un’indicazione di quelle assurdità nei dibattiti di sinistra che non riesco più a seguire.Non è razzismo negare il razzismo strutturale? Non è assurdo chiamare razziste le persone che sottolineano il razzismo strutturale? Non è l’epitome dell’ostilità verso i colpiti, della discriminazione e della stigmatizzazione, picchiare una persona colpita solo perché non piace la sua opinione, allo scopo di combattere “l’ostilità verso i colpiti” e di negare il suo status di colpita?

    Sono un attivista e un esproprio. Intendo la prostituzione come una relazione violenta, un sistema sessista, razzista e classista che dovrebbe essere abolito. Non sei obbligato a condividere questa mia opinione. E non voglio nemmeno essere frainteso: il mio punto non è che dovete essere incondizionatamente d’accordo con me e annuire a tutto quello che dico. Ma mi colpisce, per l’ennesima volta, che la CULTURA DEL DIBATTITO all’interno di molti gruppi di sinistra in realtà non lo è, perché appare fondamentalmente non obiettiva e attacca personalmente. Per me, risulta che uno strato di persone all’interno della sinistra, che vedo provenire principalmente dalla classe media e da ambienti elitari istruiti, pensa che sia giusto insultare le persone che sono colpite perché le loro realtà non rientrano nella loro visione del mondo. Questa desolidarizzazione mi fa passare notti insonni. Vedo sempre di più che per una sinistra che è principalmente di classe superiore, la questione di classe sembra non esistere più e quindi le persone di estrazione precaria non sono più ascoltate.

    Vedo che la prostituzione è sempre più usata come costruzione dell’identità: come qualcosa con cui, pardon, soprattutto persone che non hanno mai avuto veramente a che fare con la prostituzione possono assicurarsi a vicenda quanto sono “sex-positive”, “liberali” e “aperte” perché la affermano. Che le realtà della prostituzione, i rapporti di potere, le violenze sessuali che vi hanno luogo, siano solo inquietanti è particolarmente logico quando si sfila davanti al proprio account “Only Fans” per dimostrare a se stessi quanto si è progressisti. Le persone reali e le strutture di potere reali interferiscono solo lì, e si tratta principalmente di marcare quelli che parlano come “problematici” in modo da non doverli ascoltare. Ma questo è ancora attivismo di sinistra, quando si passa tutto il giorno a trovare cose che sono “problematiche” solo per non dover vedere i veri problemi e le lotte? Questo è ancora attivismo di sinistra, quando le persone preoccupate vengono picchiate per averti parlato di realtà che non rientrano nella tua visione del mondo così progressista, sveglia e fantasiosa? Che tipo di visione del mondo è questa che ruota principalmente intorno alla propria identità, e che vuole risolvere gli squilibri di potere e la discriminazione e la violenza principalmente rinominandoli, nascondendoli e ignorandoli?
    Parti della sinistra si sono dissociate dalla realtà, e di conseguenza mi sento dissociato da loro, dalla loro visione del mondo e dal loro tipo di “discussione”. Non è la prima volta che vengo etichettato come “problematico” perché a certe persone non piace quello che dico. E questo quando si arriva a cose assurde come accusarmi di “razzismo” quando faccio notare il razzismo, accusarmi come vittima di “ostilità verso le vittime” o chiamarmi “unfemminista” quando faccio notare che nella prostituzione sono soprattutto gli UOMINI a comprare l’accesso sessuale alle DONNE (e non, come mi è stato insegnato: “tutti i generi e tutti quelli in mezzo si possono trovare con clienti e persone nella prostituzione”). Mi dispiace, ma questa non è la realtà. Per strada e nel bordello non ci sono per lo più persone che inventano ogni giorno nuovi pronomi per la loro identità di genere, ma ci sono per lo più donne che vengono sfruttate sessualmente. E non ci sono persone sedute lì che sarebbero aiutate dal problematizzare il discorso sul razzismo come razzismo, ma che in realtà sono in strutture di discriminazione razzista. E non ci sono persone sedute e in piedi che discutono di “volontarismo”, perché nella maggior parte dei casi la loro povertà non lascia loro alcuna scelta.

    Non mi dispiace che queste realtà non siano abbastanza fantasiose per te. Mi fa venire il mal di testa vedere come parti della sinistra siano diventate così scollegate dalla realtà che la questione di classe o le relazioni di genere sono così fondamentalmente estranee a loro che la solidarietà è solo un’opzione per loro quando le persone colpite ripetono a pappagallo quello che loro stessi vorrebbero sentire perché ne hanno bisogno per costruire la loro identità di svegli e progressisti e quando conferma la loro visione del mondo, che sembra essere tutta su se stessi e sulla propria identità. Quello che mi preoccupa è che si sta affermando una cultura del dibattito che non riguarda più lo scambio di argomenti fattuali, ma l’etichettamento delle opinioni antipatiche come “problematiche”. Esempio di questo ieri: Quindi sono razzista e “non preoccupato perché sono uscito”, che il modello nordico aiuta contro il traffico di esseri umani e la prostituzione forzata è stato “non creduto”. Non c’erano argomentazioni contrarie. Quando ho chiesto loro di dirmi come pensavano di poter risolvere il problema della violenza nella prostituzione in modo diverso, non hanno dato alcun suggerimento: Non te ne frega un cazzo delle persone trafficate e della prostituzione forzata, delle donne che subiscono violenza nella prostituzione. Avete bisogno di qualche mascotte che vi venda il loro onlyfansaccount e la loro fantasiosa identità di genere nonbinario come cool, così potete sentirvi meglio con voi stessi. Non avete bisogno di argomenti e analisi politiche, volete verità emotive da alcune “volontarie del sesso che non sentono di appartenere a nessun genere” perché vi sentite meglio quando bloccate la realtà. Il fatto che accettiate assurdità come chiamare “indifferenziata” la discussione sul razzismo o l’esposizione delle relazioni di genere nella prostituzione – uomini che comprano donne – o di picchiare gli interessati perché non dicono quello che volete sentire, è giusto e corretto. La realtà è un fattore dirompente, e i dibattiti sono ormai tali che io, come persona di sinistra, preferirei essere invitato alla CDU piuttosto che in alcuni gruppi di sinistra, perché almeno alla CDU non vengo insultato e la decenza esterna viene mantenuta, mentre in alcuni gruppi di sinistra vengo regolarmente insultato, come “razzista”, come “persona violenta” (perché dico che sono le donne ad essere comprate dagli uomini nella prostituzione) e perché, come sono già stato accusato, apparentemente “voglio che le lavoratrici del sesso muoiano! !!11elf”.

    Non ho più niente da aggiungere a questo “dibattito” con persone come te, rimango senza parole di fronte a una cultura di sinistra che ha dimenticato cos’è la critica strutturale, cos’è l’analisi politica, cos’è la critica del capitalismo, e mi sento scollegato da questa corrente all’interno della sinistra, che, come donna proveniente da un ambiente precario, con una storia traumatica di violenza e prostituzione, che ha dovuto lavorare duramente per la sua educazione, mi sta picchiando per non essere disposta a sacrificare la questione di classe e di genere a una politica di benessere e di identità, che non è altro che narcisismo ed egocentrismo. L’unica cosa che conta è che le persone che dicono verità sgradevoli e denunciano realtà violente vengano picchiate per aver disturbato la propria visione del mondo. E perversamente, questo bashing, questo insulto, questa mancanza di rispetto e obiettività di base NON viene etichettato come violento. La mancanza di analisi e di argomenti viene compensata con l’aggressività, e le realtà che non sono compatibili con la propria identità sono solo un fattore di disturbo, e tutto ciò che mette in discussione la propria visione del mondo viene chiamato “discorso problematico” ed escluso dal discorso.

    Ma coloro che sono colpiti dalla prostituzione non sono lì per sostenere la vostra ricchezza e l’abbandono dei privilegi e ritrarre la prostituzione come qualcosa che va bene solo perché voi possiate sentirvi eleganti e cool e positivi al sesso e progressisti con il vostro OnlyFansAccount. E detesto profondamente questo atto di percepire come voci irrilevanti le persone che non hanno il tempo di avvolgere tutto il giorno la testa intorno alle vostre strane politiche identitarie e di comprendere le vostre fantasie svegliate. Per me non siete altro che neoliberali che mettono le idee patriarcali e colonialiste in un vestito sexy e ci spruzzano sopra dei brillantini per gongolare su quanto sono grandi. Questa indecenza da ricchi non ha niente a che vedere con la solidarietà, con l’analisi, con la critica del capitalismo e nemmeno con il femminismo. Non vi battete per tutte le persone, solo per voi stessi, per i ragazzi borghesi infarciti di privilegi che si sentono un’élite. Fate un favore a me e a voi stessi e andate al vostro posto: l’FDP. Sono stufo di essere il vostro relatore simbolico che invitate per non essere accusati di rendere il vostro dibattito “sbilanciato”. Questo non ha niente a che vedere con il fatto che io pensi che tu debba essere d’accordo con tutto quello che dico e faccio. Ma con il fatto che vivo come violento quello che è successo ieri e molte volte prima, e che queste stronzate neoliberali e patriarcali non diventano più gentili con me solo perché mi vengono lanciate da sinistra e dai verdi. Come exprostitute che hanno vissuto e analizzato la prostituzione come violenza, e che sostengono l’abolizione della prostituzione perché la prostituzione è un’istituzione sessista, razzista e classista, disprezzo i ragazzi borghesi benestanti che frequentano i circoli di sinistra, che sostituiscono una corretta critica del capitalismo con le verità emotive degli individui, e che allevano le vittime come mascotte che sono lì per confermare la loro visione del mondo del benessere, solo molto duramente. E vedo la disconnessione che sta succedendo qui, la vostra disconnessione dalla realtà e il vostro essere persi in discorsi che sono semplicemente assurdi. E vedo anche il mio distacco da te. Lo accetto, e dopo stasera devo dire una volta per tutte..:

    Non sono più disponibile per voi negazionisti della realtà, negazionisti dell’analisi e sinistra dello stile di vita.

    E io ho finito.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il problema del dibattito interno alla sinistra (o della sua impossibilità) esiste ed è serio. Ma credo che non sia nuovo ed è il motivo per cui la sinistra è sempre stata molto settaria.
      Oggi forse l’assottigliamento della sinistra sta provocando l’effetto della pozza nella savana: tutti quelli che hanno idee simili si radunano in poco spazio ed il settarismo tradizionale porta ad uno scontro interno sempre più violento.

    • Francesco says:

      non è che la differenza tra destra e sinistra potrebbe essere trovata nel numero di cartelle che la sinistra usa per dire le sue cose, mentre la destra tendenzialmente è sintetica (senza arrivare sempre al “Froci!” di imperitura memoria)?

      io mi sono stufato dopo un congruo periodo di tempo, alla ennesima ripetizione del concetto

      ciao

      • per Francesco

        “non è che la differenza tra destra e sinistra potrebbe essere trovata nel numero di cartelle che la sinistra usa per dire le sue cose, mentre la destra tendenzialmente è sintetica (senza arrivare sempre al “Froci!” di imperitura memoria)?”

        🙂

      • Andrea Di Vita says:

        @ Francesco

        La forza della destra sta nel proporre per problemi complessi soluzioni semplici, quindi sbagliate.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          sbagliato

          in generale le soluzioni giuste SONO semplici o almeno si basano su principi semplici

          come anche molte soluzioni sbagliate

          mentre la sinistra, contorta e complessa oltre ogni realismo, tende a non arrivarci mai

          😉

      • Mauricius Tarvisii says:

        “mentre la destra tendenzialmente è sintetica”

        Fidati, l’infosfera è piena di interminabili filippiche di gente di destra.

        • Francesco says:

          mi fido, io cerco di evitarli perchè non li reggo, ancora meno di quelli di sinistra

          in verità pure molti miei teorici “confratelli” cattolici di destra sono pazzi furiosi, convinti che il Covid sia una congiura pluto-massonica per distruggerci facendoci stare a casa o mettendoci la mascherina …

          alla fine mi salva il basket

  10. Caspita, una storia che mi colpisce profondamente… con Don Albino sono andato in Bosnia durante la guerra, una persona sicuramente onesta e pulita…

    Che storia!

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/18/don-bizzotto-il-prete-pacifista-padovano-vessato-da-una-banda-a-cui-ha-versato-370mila-euro-undici-indagati-sei-in-carcere/6201371/

    Come tutto ciò che riguarda gli zingari (sinti in questo caso, non rom) c’è un enorme e complesso elemento psicologico e di ambiguità.

    In fondo, non hanno mai usato violenza, e questa è una straordinaria abilità degli zingari.

    • Mauricius Tarvisii says:

      “In fondo, non hanno mai usato violenza”

      Dai capi d’accusa sembra che la violenza l’abbiano almeno minacciata e questo sarebbe bastato per intimidire un ottantenne.

      • Per MT

        “Dai capi d’accusa sembra che la violenza l’abbiano almeno minacciata e questo sarebbe bastato per intimidire un ottantenne.”

        Però stiamo anche parlando di un uomo che ha vissuto guerre in mezzo pianeta, che ha saputo mettere in piedi grandi organizzazioni.

        • Mauricius Tarvisii says:

          “ha saputo mettere in piedi grandi organizzazioni”

          Secondo me non era un’organizzazione poi così grande. La grande organizzazione è quella che si burocratizza e dove un’estorsione è fondamentalmente impossibile se non agendo con un grande dispiego di mezzi.
          A me sembra invece una creatura molto da Nord-Est, ovvero la piccola organizzazione che, per quanto arrivi lontano e per quanto lontano arrivi, resta sempre poco strutturata e quindi dove una persona sola, sostanzialmente senza controllo, ha il potere di muovere centinaia di migliaia di euro. E dove sostanzialmente qualsiasi falla di questa persona sola (malattia, ricattabilità, inadeguatezza, oppure semplicissimo rincoglionimento senile) crea danni inimmaginabili all’organizzazione.

          • Per MT

            “A me sembra invece una creatura molto da Nord-Est, ovvero la piccola organizzazione che, per quanto arrivi lontano e per quanto lontano arrivi, resta sempre poco strutturata e quindi dove una persona sola, sostanzialmente senza controllo, ha il potere di muovere centinaia di migliaia di euro. E dove sostanzialmente qualsiasi falla di questa persona sola (malattia, ricattabilità, inadeguatezza, oppure semplicissimo rincoglionimento senile) crea danni inimmaginabili all’organizzazione.”

            Capisco… che tristezza, però!

            Direi che da tutta questa storia Don Albino ne esce distrutto, ma sempre pulito.

  11. Moi says:

    @ PINO

    Il Regno di Israele non è mai esistito – Alessandro Barbero

    https://www.youtube.com/watch?v=MEUiCZKOoxI

    5 minuti

    • Moi says:

      Si noti la Intro in cui dice in “seiza” ( 正座 ) :

      私はバルベロ先生ですバルベロ

      WatashiWaBaRuBeRoSenSeiDeSu

      Io sono il “Maestro” (in senso magniloquente) Barbero

      … ma chi si crede, il Senseione 🙂 Morihei Ueshiba della Storiografia ?! 😉

      • Moi says:

        私はバルベロ先生です

        … in realtà, scrivendo in verticale la lettura dovrebbe andare tradizionalmente da Dx a Sx , mentre da Sx a Dx si legge scrivendo in orizzontale.

      • PinoMamet says:

        ” ma chi si crede, il Senseione 🙂 Morihei Ueshiba della Storiografia ?! 😉 ”

        credo che l’introduzione sia stata ripresa in modo autoironico da una sua “puntata” sui samurai.

        Comunque in Giappone sensei è in effetti il modo in cui ci si rivolge ai maestri o agli insegnanti, e- credo- non sia maleducato da parte dei professori presentarsi come “sono Tal dei Tali sensei”, almeno la prima volta.

        Invece un simpatico giovane maestro di karate giapponese informa che è piuttosto da “sboroni” presentarsi come “sono Tal dei Tali sensei” quando si va in un dojo altrui: in quel caso è un titolo onorifico, che ti danno gli altri semmai, non è affatto equivalente di un “grado” (che so, da primo dan in su).

      • Mauricius Tarvisii says:
    • PinoMamet says:

      Il filmatino l’avevo già visto, per caso, pochi giorni fa.

      Onestamente non mi cambia niente sapere se il primo regno di Israele, quello di re Davide e re Salomone, sia mai esistito come dice la Bibbia: immagino ci sia un bel po’ di rielaborazione posteriore e di esagerazione di una realtà che doveva essere molto più piccola, povera e periferica.

      Ammetto che, nonostante tutto, l’archeologia giudaica/biblica non è il mio interesse principale
      (il mio posto del cuore è la Grecia!)
      ma ho trovato questo articolo con una visione moderata sulla questione:

      https://www.biblicalarchaeology.org/daily/ancient-cultures/ancient-israel/did-the-kingdoms-of-saul-david-and-solomon-actually-exist/

  12. Moi says:

    Nel 1971 senz’altro era “Conformismo” la mentalità di Dx (mitigata sempre da un Cattolicesimo di facciata) … nel 2021, invece, il “Conformismo” è di Sx !

    Il tutto SENZA connotare eticamente il “Conformismo” …

  13. Moi says:

    Si torna a parlar di Saharawi (Sahara Occidentale … grave questione irrisolta da metà Anni Settanta MA della quale non è mai fregato troppo al Resto del Mondo … ) , di Brahim Gali e di Frente Polisario, forse Erd0gan non è l’unico a usare i flussi migratorii come armi da guerra :

    https://www.africa-express.info/2021/05/18/rappresaglia-del-marocco-contro-la-spagna-migliaia-di-migranti-allassalto-di-ceuta/

    • Moi says:

      El Frente Polisario (en árabe: جبهة البوليساريو Ŷabhat al-Bolisariu; acrónimo de Frente Popular por la Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro; الجبهة الشعبية لتحرير ساقية الحمراء و وادي الذهب Al-Ŷabhat al-Ša’biyya li-Tahrir Saqiya al-Hamra’ wa-Wadi al-Dahab), también conocido simplemente como Polisario, es el movimiento de liberación nacional del Sahara Occidental, que trabaja para acabar con la ocupación de Marruecos y conseguir la autodeterminación del pueblo saharaui.

      https://es.wikipedia.org/wiki/Frente_Polisario

  14. Moi says:

    Perché la vicenda Ghali sta rovinando i rapporti tra Spagna e Marocco

    https://it.insideover.com/politica/perche-la-vicenda-ghali-sta-rovinando-i-rapporti-tra-spagna-e-marocco.html

    Brahim Ghali, numero uno del gruppo indipendentista della regione, si è ammalato di Covid ed è riuscito a recarsi in Spagna per farsi curare. L’ingresso nella penisola iberica è avvenuto sotto falso nome, con documenti algerini.

    “Davvero la Spagna – ha dichiarato ancora il ministro spagnolo – vuole sacrificare le sue relazioni con il Marocco per questa persona?”

  15. Moi says:

    Ceuta e Melilla … due enclavi della Spagna in Africa (mi pare che nessun altro Paese Europeo ne abbia) che però fanno curiosamente “molto meno rumore massmediatico” di Lampedusa .

  16. Il controllo avanza…

    (traduzione DeepL)

    Fonte: https://reclaimthenet.org/new-report-alleges-apple-compromises-icloud-security/
    Luce

    Emissione: 18 maggio 2021

    Un nuovo rapporto sostiene che Apple compromette la sicurezza di iCloud, fornendo chiavi di crittografia al governo cinese
    Apple è accusata di contraddire la sua posizione sulla privacy.

    Da Ken Macon
    Pubblicato 4:46 pm

    Apple ha ceduto alle richieste di Pechino, fino a compromettere la sicurezza dei dati dei suoi utenti, secondo un rapporto del New York Times. Il rapporto contraddice l’impegno dell’azienda Big Tech per la sicurezza e la privacy.

    Forse il più grande compromesso di Apple, secondo il rapporto, circonda un nuovo data center che la società sta costruendo a Guiyang, in Cina. Il rapporto sostiene che il datacenter, che sarà completato il mese prossimo, memorizzerà i server di Apple contenenti le informazioni dei suoi utenti cinesi.

    Che il datacenter sia in Cina è già un problema, in quanto sarebbe vulnerabile alle intrusioni del governo autoritario. Peggio ancora è il fatto che i dati degli utenti Apple in Cina sono in parte controllati da una società terza controllata dal governo cinese, e il controllo fisico e il funzionamento del datacenter sarà fatto da lavoratori del governo cinese. Inoltre, mentre i dati saranno criptati, anche le chiavi per sbloccare i server saranno conservate in Cina.

    “Nei suoi data center, i compromessi di Apple hanno reso quasi impossibile per l’azienda impedire al governo cinese di accedere alle e-mail, foto, documenti, contatti e posizioni di milioni di residenti cinesi, secondo gli esperti di sicurezza e gli ingegneri Apple”, ha detto il Times.

    Apple si è difesa dicendo che deve seguire le leggi in Cina e ha fatto “tutto il possibile” per proteggere i dati degli utenti.
    “Non abbiamo mai compromesso la sicurezza dei nostri utenti o dei loro dati in Cina o ovunque operiamo”, ha detto l’azienda in un comunicato. La società ha anche affermato di avere il controllo delle chiavi di crittografia dei dati degli utenti, e implementa una tecnologia di crittografia più a prova di attacco in Cina che in altri paesi.

    Il datacenter non è l’unico caso di Apple che cede alla richiesta di Pechino. L’azienda ha anche censurato contenuti nell’App Store, per rimuovere contenuti che il regime ha ritenuto illegali, come il Dalai Lama, l’indipendenza di Taiwan o del Tibet, il movimento spirituale Falun Gong e il massacro di piazza Tiananmen del 1989.

    “Dal 2017, circa 55.000 app attive sono scomparse dall’App Store di Apple in Cina, mentre la maggior parte rimane disponibile in altri paesi”, afferma il rapporto.

    Il Times ha sostenuto che Apple sta sempre più cedendo alle richieste del governo cinese, dal momento che la Cina è fondamentale per il suo business. Circa il 15% delle entrate dell’azienda di Cupertino dell’anno scorso provengono dalla Cina. È anche dove la maggior parte dei prodotti di Apple sono assemblati.

    “Apple ha costruito la sua azienda sopra la Cina; quasi tutti i suoi prodotti sono fatti lì”, ha scritto su Twitter Jack Nicas, un reporter del Times che si occupa di tecnologia. “E il governo cinese ha speso miliardi per farlo accadere”.

    “Così, la Cina ha reso Apple molto ricca – e ora la sta costringendo a ridurre i suoi valori”, ha aggiunto Nicas.

    • Mauricius Tarvisii says:

      In realtà qua non avanza: il problema è che ha fornito al governo cinese quello che aveva già fornito da un pezzo alle agenzie federali USA.
      Il controllo era già totale.

      • Francesco says:

        davvero? ero rimasto agli iPhone dei terroristi bloccati e non leggibili, alla fine Apple è rinsavita?

        certo, io sono uno dei fessi che ancora vede differenze tra il sistema cinese e quello statunitense, in tema di diritti

  17. Mauricius Tarvisii says:

    Abbiamo una nuova polemica su giender e politicamente corretto!

    https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/politicamente-corretto-riscrive-cenerentola-fata-turchina-1947861.html

    Il problema, qui, è che la fata sia un maschio (attore negro e frocio, tra l’altro!). Ora, è vero che in Perrault la fata è femmina, ma forse nessuno dei polemisti sa che “fairy” in inglese non intende necessariamente una femmina. O pensano che Oberon, Re delle Fate, sia una femmina?

    Tra l’altro io concentrerei più il dibattito sul materiale della scarpetta

    https://fr.wikipedia.org/wiki/Controverse_sur_la_composition_des_pantoufles_de_Cendrillon

    • Andrea Di Vita says:

      @ mauricius tarvisii

      Le scarpette di vetro di Cenerentola sono una chiara discriminazione verso la minoranza di fanciulle con l’alluce valgo.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Mauricius Tarvisii says:

        😀

      • Francesco says:

        perchè trascurare la discriminazione contro tutte le giovani donne con il piede lungo?

        sapete quanto dolore perchè sanno che non potrebbero calzare la scarpetta e che terribile sensazione di inadeguatezza? secondo una ricerca della Miskatonic University, almeno 1000000000000000 atti di autolesionismo ogni anno sono dovuti a questa “favola”

    • Per MT

      “Il problema, qui, è che la fata sia un maschio (attore negro e frocio, tra l’altro!).”

      E’ interessante come queste demenziali polemiche nascondano qualcosa di enormemente più importante – che l’immaginario dei bambini debba essere una merce prodotta da una corporation americana.

      I genderoni vogliono l’arcobaleno sulla bustina, Salvini ci vuole il crocifisso, ma sempre merce americana è.

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