La ditta italiana che taglia l’acqua all’Egitto

Fulvio Grimaldi è un giornalista dalle opinioni molto forti su temi molto controversi.

Però è l’unica persona che conosco che abbia toccato un argomento che mi sta particolarmente a cuore, essendo io vissuto per un breve periodo in Egitto, e che è davvero importante, visto che l’Egitto è vicino a noi ed è abitato da 100 milioni di persone la cui vita dipende dal Nilo.

E una ditta italiana, la potente Salini-Impregilo (oggi Webuild), sta collaborando alla chiusura del “rubinetto” del Nilo, con la costruzione di un’immensa diga in Etiopia.

Riporto qui solo un brano di un lungo articolo di Grimaldi sull’Egitto.

Ho tagliato via le sue riflessioni sul ruolo di al-Sisi, sulla questione palestinese, sui  Fratelli Musulmani, sul caso Regeni e molto altro: sono cose relativamente note (e sulle quali tutti hanno le proprie posizioni), potete leggerle direttamente sul blog di Grimaldi.

Invito i commentatori a non divagare sui tanti altri temi di cui lui parla altrove – il punto qui è la diga sul Nilo.

Ricordo tra parentesi di aver letto da qualche parte (gli storici del blog mi confermeranno o smentiranno) che mentre Mussolini e l’Inghilterra avevano posizioni simili riguardo al mantenimento dell’indipendenza austriaca dalla Germania, l’Inghilterra non poteva tollerare che l’Italia, entrando in Etiopia, mettesse a rischio l’acqua del Nilo.

L’Egitto e la guerra del Nilo

di Fulvio Grimaldi

Far morire di sete

 Il nuovo Egitto ha saputo neutralizzare la massima parte delle aggressioni subite. Ma sul piano della risorsa fondamentale per l’economia e la vita stessa della sua popolazione, esso sta subendo una minaccia mortale.  E questo nell’indifferenza e nel silenzio di tutti coloro che tanto si adoperano ad aggredire il paese con le calunnie. Io non so come stiano le cose nell’Egitto, sul piano della democrazia e della giustizia sociale, manco da qualche anno. Ma so benissimo che non mi devo fidare, che nessuno deve fidarsi, quando campagne propagandistiche, in difesa di scoperti interessi, cercano di demolire la reputazione di uno Stato. Ne abbiamo esempi a centinaia. L’Egitto è troppo prezioso e importante perché non si cerchi di ridurlo al proprio servizio. Dirò di più: oggi come oggi non vedo nessuno nell’Occidente ex-colonialista, imperialista, sanzionatorio e guerrafondaio, che possa vantare titoli per condannare chicchessia.

La minaccia maggiore è quella della così chiamata Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), “Grande Diga del Rinascimento Etiopico”, diga sul Nilo Blu.

E’ diga  colossale, al di là di ogni proporzione necessaria per i bisogni di quel paese, la più grande dell’Africa e la settima nel mondo. E l’Italia ne è protagonista, in quanto costruttrice con la Salini-Impregilo, oggi Webuild, quanto lo è ENI nel giacimento egiziano di idrocarburi Zhor, il più vasto del Mediterraneo. Motivo in più, si direbbe ragionevolmente, per salvaguardare l‘amicizia tra i due paesi. 

La GERD ha visto porre la prima pietra nel 2011, nel nordovest del paese, a una cinquantina di km dal confine col Sudan. La sua dimensione e la capienza dei bacini, una volta colmata, può rappresentare per i paesi a valle, soprattutto per l’Egitto, una tale riduzione del flusso da desertificare un paese che per oltre il 90% ne vive. Un progetto, fruttato a Salini 4,5 miliardi e che dovrebbe non solo soddisfare il fabbisogno energetico dei circa 110 milioni di etiopi, ma anche assicurare al governo di Abiy Ahmed un ricco reddito. Si prevede l’esportazione di un gigantesco surplus ai paesi vicini. A spese degli oltre 100 milioni di egiziani, ai quali infliggerà la desertificazione fino a 4 milioni di ettari dei 10 milioni attualmente coltivabili.

L’inutile e pernicioso gigantismo di un’opera

Affetta da gigantismo, la GERD è stata ulteriormente ampliata in corso d’opera. Dai previsti 145 metri di altezza e un volume di 10,1 milionni di metri cubi, si è passati a 155 metrri e a 10,3 milioni di metri cubi. Da una superficie di 1.680 km quadrati si è arrivati a 1.874. Peccato che approfondite ricerche geologiche e ingegneristiche rivelano che la base rocciosa del colosso non è stata studiata adeguatamente e presenta, alla base, un piano di roccia mobile che avrebbe potuto provocare il catastrofico scivolamento a valle di diga e bacino, con conseguenze rispetto alle quali il disastro del nostro Vayont parrebbe la perdita da una piscina. Per rimediare occorrono ulteriori studi e migliaia di tonnellate di calcestruzzo.

Il megaimpianto sul Nilo Blu è successivo ad altre tre grandi dighe, sempre costruite da Salini-Impregilo, che si aggiungono a ulteriori trenta e che hanno comportato lo sradicamento e la deportazione di intere popolazioni, parti delle quali sono giunte in Italia sui barconi. Potenze investitrici in Etiopia, quali gli Usa, la Cina, Israele, Unione Europea e altri paesi, fanno orecchie da mercante su questa causa delle migrazioni, nonchè sulle gravi violazioni del diritto internazionale relativo alle gestione globale delle acque. I ripetuti tentativi di Egitto e, in minor misura, del Sudan, che controlla il corso del Nilo Bianco, sono falliti di fronte all’intransigenza del governo di Addis Abeba.

Un regime violento e guerresco

Intransigenza accresciuta sotto la premiership, dal 2018,  di Abiy Ahmed. Un esponente dell’etnia Oromo, succeduto alla lunga dittatura dell’etnia tigrina e impegnato subito in sanguinose incursioni all’interno del paese. In precedenza si era assicurato la tranquillità del confine Nord, grazie alla riconciliazione con l’Eritrea, ex-colonia italiana annessa da Addis Abeba sotto Haile Selassiè e con la quale l’Etiopia era periodicamente in conflitto dagli anni ’60 del secolo scorso, fino all’indipendenza conseguita da Asmara nel 1993. Una lotta trentennale della quale chi scrive è stato partecipe e testimone e di cui ha dovuto constatare, negli ultimi anni, la compromissione degli ideali politici e sociali che avevano caratterizzato la sua lotta e la sua conquistata libertà. 

Nella sua strategia di centralizzazione, sotto il proprio potere, di un vastissimo paese, dalle numerose differenze etniche, religiose e geografiche, Abiy ha provato a distruggere una storica struttura federalista, con autonomia riconosciuta alle varie minoranze. 

Prima ci fu l’opposizione degli Oromo, ferocemente repressa, con un numero di vittime altissimo e mai calcolato dal regime. Subito dopo toccò ai tigrini che, per decenni, sopratutto con Meles Zenawi, avevano governato in modo autoritario il paese. Nell’attacco al Tigray, che aveva osato tenere le solite elezioni regionali, Abiy fu aiutato dai suoi ex-nemici eritrei, ansiosi di vendicarsi  di coloro di cui avevano subito l’occupazione e poi il tentativo di rivincita. Entrambe le imprese hanno comportato spaventosi eccidi di civili e l’esodo di decine di migliaia di rifugiati.

Guerra dell’acqua come arma strategica

Tutto questo non ha impedito al nuovo governo etiopico di perseguire la sua marcia verso il completamento della GERD, con il rifiuto di ogni ragionevole compromesso, ultimo quello tentato recentemente dall’Egitto con il coinvolgimento nella mediazione, a Entebbe e Kinshasa, dei 10 paesi del bacino e di altri attori internazionali. All’inizio dell’anno, in una conferenza stampa, al ministro delle Acque etiopico era stato chiesto quale insieme di forze interessate avrebbe controllato la diga e il suo flusso. La risposta fu netta e brutale: “E’ la MIA diga!”

Per fortuna, l’Egitto non manca di sostenitori importanti, a partire da Russia, settori USA, la Francia, vari paesi arabi e africani, ai quali sfortunatamente non aderisce di questi tempi il governo italiano. Si ricorre a vari pretesti che gli vengono imposti da entità di cui si tenta di occultare l’identità. Per la questione Giulio Regeni, si imputano alla magistratura egiziana scorrettezze, depistaggi, insabbiamenti. Caratteristiche che spesso venivano imputate alla Procura romana in altre occasioni. Di fronte alla recente accusa a esponenti della Sicurezza egiziana, sulla quale non ho elementi per giudicarne la fondatezza, resta l’incredibile riluttanza ad approfondire il passato professionale e formativo della vittima italiana e l’ambiente britannico che gli fa da sfondo.  

Corno d’Africa-Suez, a chi il controllo?

Il confronto è dunque geopolitico e, in particolare, tra un Corno d’Africa, dominato dall’Etiopia, che sovrasta il passaggio per lo stretto di Bab el Mandeb e il transito del 40% del commercio tra Est e Ovest, e il Mar Rosso, con il terminale del Canale di Suez.

Per la legge e le convenzioni, titolari di un corso d’acqua plurinazionale che, oltre tutto, ha un rilievo enorme ai fini di  preservare il patrimonio ambientale ed ecologico di vaste regioni, sono tutti coloro che ne governano la sorgente, il corso e la foce. L’atteggiamento etiopico non tiene conto di questo dato, nè delle norme in proposito e neppure dei danni che si rischia di infliggere ai paesi a valle.

Un ricatto a centinaia di milioni di esseri umani e al loro ecosistema.

Con il graduale riempimento del bacino, che l’Egitto e il Sudan hanno chiesto invano di rallentare, la quota d’acqua spettante all’Egitto si è ridotta del 25%, di circa 12 miliardi di metri cubi rispetto agli originali 55 miliardi concordati nei trattati. L’abbassamento del Lago Nasser, tra Sudan ed Egitto, comporterà il ridotto funzionamento delle turbine idroelettriche e renderà problematico il grande progetto di bonifica della regione Toshka. Solo a ridurre del 2% di quanto gli spetta, l’Egitto rischia di perdere 200mila feddan all’anno. E molte altre sono le conseguenze negative di una mancata equità nella distribuzione delle acque del Nilo. Equità che soddisferebbe ampiamente il fabbisogno etiopico e garantirebbe quello di Sudan ed Egitto.

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163 risposte a La ditta italiana che taglia l’acqua all’Egitto

  1. Mauricius Tarvisii scrive:

    Ci vuole coraggio a chiedere un favore all’Italia per l’Egitto…

    Comunque mi pare che l’Egitto abbia i propri amici influenti: gli USA che lo vogliono in chiave anti-turca, la Russia che ne è partner in Cirenaica, l’Arabia Saudita che ha avuto il suo sostegno in Yemen, Israele che ne ha bisogno per strangolare Gaza…

    • habsburgicus scrive:

      li USA che lo vogliono in chiave anti-turca

      attenzione che da ultimo ci sono dei feelers del governo turco verso l’Egitto….
      Erdy potrebbe tentare di avvicinarsi a el-Sisi…e buona notte ai suonatori ! (nella fattispecie i Fratelli Musulmani)
      non è detto, peraltro, che il regime al potere al Cairo “risponda”….mica è la monaca di Monza né Erdy è quell’Egidio dal fascino tenebroso, tipo maschile che (mistero !) piace molto alle donne 😀

  2. Francesco scrive:

    Articolo moderatamente demenziale, in cui un rancido anti-imperialismo appesta praticamente ogni rigo.

    Utile, per me, a sapere che sia Etiopia sia Egitto hanno raggiunto i 100 milioni di abitanti.

    La situazione pare perfettamente irrisolvibile, visto che l’Egitto non può neppure muovere guerra all’Etiopia per la distanza tra i paesi.

    Difficile pensare che la costruzione della GERD valga la pena ma non conosco i problemi di fornitura elettrica di … quali sono i vicini solvibili dell’Etiopia?

    Non è che abbiamo fatto un bel lavoro, come potenza coloniale nel Corno d’Africa, ci siamo lasciati dietro dei veri disastri, mi pare.

    Ciao

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Corrente elettrica relativamente economica, riserva d’acqua, potere negoziale nei confronti dei vicini. È un buon investimento.

      • Francesco scrive:

        Forse dal punto di vista politico ma … quanto costa ‘sta roba?

        PS non manca il Sudan del Sud nella mappa?

        • habsburgicus scrive:

          è indipendente ormai, Francesco, credo da 10 anni…non fa più parte del Sudan (illis diebus “anglo-egiziano”)
          un raro esempio di secessione africana riuscita, e “approvata”, alla faccia della sacrosanctitas dei confini coloniali, vera “arca dell’alleanza” su cui è basata ogni politica africana !
          il povero Biafra (1967-1970) non poté godere di tanta tolleranza
          il Somaliland (ex-Somalia britannica) se la passa di fatto “bene” ma ogni riconoscimento formale appare fantascientifico in quanto gli Stati africani, e l’ONU, continuano a venerare la chimera della “Somalia unita”, che esistette -.e si fa per dire- solo all’epoca di Siad Barre !

          • Francesco scrive:

            lo so che se ne è andato ma nella mappa non lo vedevo, guardando meglio mi sa che è a sud della confluenza del Nilo etiopico in quello sudanese e poi egiziano

    • PinoMamet scrive:

      “visto che l’Egitto non può neppure muovere guerra all’Etiopia per la distanza tra i paesi”

      non mi è mai sembrato un problema insormontabile…

      “Non è che abbiamo fatto un bel lavoro, come potenza coloniale nel Corno d’Africa, ci siamo lasciati dietro dei veri disastri, mi pare.”

      Mmm, no, secondo me ci siamo lasciati dietro relativamente pochi disastri rispetto ad altre potenze coloniali, e i casini sono cominciati a succedere un bel po’ di tempo dopo che gli ultimi italiani se ne sono andati.

      Tanto per fare un paragone tra i molti possibili, la sanguinosa Partition tra India e Pakistan è di pochissimo successiva all’indipendenza indiana…

      • firmato winston scrive:

        “ci siamo lasciati dietro relativamente pochi disastri rispetto ad altre potenze coloniali”

        Fra l’altro rimettendoci e basta. Lo scopo del tardo colonialismo italiano, fuori tempo massimo, era di trovare “un posto al sole” dove poter sistemare la popolazione in eccesso che in alternativa emigrava da stracciona presso le potenze europee o le loro colonie. In effetti tentammo di colonizzare gli avanzi, i posti che non interessavano a nessuno perche’ a colonizzarli non c’era nulla da guadagnare (beccandoci pure la famose sanzioni)

      • Francesco scrive:

        Pino

        la mia tesi è che ci siamo lasciati indietro un ordine solo apparente che è andato a puttane abbastanza in fretta. ma il disastro è andato crescendo col passare del tempo, segno che il “sustrato” è marcio e irredimibile

        mentre l’India tutto sommato progredisce e qualcosa dagli inglesi ha imparato. il Pakistan quasi nulla.

        • PinoMamet scrive:

          Non mi sembra davvero che sia andato a puttane in fretta. Proprio no.

          La descrizione di India e Pakistan che fai poi mi sembra piuttosto impressionistica che basata sulla realtà. Le istituzioni di entrambi i paesi derivano da quelle del Raj britannico, è vero, e soffrono entrambe di endemica lentezza, corruzione e tribalismo.

          • Francesco scrive:

            OK, queste le mie “impressioni”

            Libia: il re lasciato dagli italiani dura pochissimo, golpe del caporale Gheddafi, cacciata degli italiani, regime psicopatico-clownistico e successivamente anarchia

            Somalia: golpe di Bocca Larga, dittatura senza scopo, decenni di anarchia

            Etiopia: forse possiamo dare la colpa agli inglesi? dittatura da sempre, ora con ubbie di grande potenza regionale

            • habsburgicus scrive:

              caporale

              e vabbé dai…era capitano (almeno) poi autopromossosi colonnello
              per trovare dei sergemnti bisogna scendere fin nel “cuore più nero dell’Africa nera” [cit.] o anche solo nella Cuba del 1933, quando un certo Fulgencio Batista incominciò a farsi notare 😀 (era appena caduto il tiranno Don Gerardo Machado, liberale, laicissimo, che pare amasse nutrire i pescecani con i suoi oppositori)

              • Francesco scrive:

                Grazie della correzione, ero andato a memoria

                Cosa ne pensi tu del colonialismo italiano in Africa?

              • habsburgicus scrive:

                Cosa ne pensi tu del colonialismo italiano in Africa?

                inutile, specialmente in Africa orientale…
                un po’ diverso è il caso della Libia…ci bastavano 20 anni di pace [e senza campagne internazionali contro] e saremmo divenuti maggioranza e oggi esisterebbe l’Italia transmediterranea, con Misurata città italiana quanto Trani od Oderzo…ingiusto, mi direte…ma non saremmo stati i primi e, purtroppo, neanche gli ultimi ! se pensate che la Libia fu aperta alla colonizzazione per appena 7 anni, (dal 1933 al 1940) e che già riuscimmo a rendere per un terzo italiane varie città (massime in Cirenaica, ma anche Tripoli), potete immaginare cosa avrebbe potuto succedere in venti anni
                e avremmo pure avuto il petrolio come bonus 😀

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Oppure avremmo avuto solo più gente da rimpatriare alla fine di tutto.

              • habsburgicus scrive:

                può essere, dipende da come uno si pone….quale migliore esempio del “bicchiere mezzo pieno” o del “bicchiere mezzo vuoto” ? 😀 😀 😀

  3. daouda scrive:

    L’unica cosa che sarebbe potuta essere interessante, strategicamente, o non viene detta o proprio non c’è.

    USA e grano, primavera araba, rivolte, radicalismo, immigrazione in europa, problemi: ottimo anche con l’acqua pare il senso sia il solito.

    Ma andiamoci a leggere l’articolo di Fulvione per scorgere qualcosa dei controinformativi di regime

    • daouda scrive:

      In pratica non è scritto niente di utile tranne quel che hai estrapolato te ( o forse la questione Regeni con accenni ).

      MI fa piacere che si sia vista la convergenza “settori USA” e Russia. D’altronde un modo contorto per camuffare le carte, ma sorvoliamo.

  4. Fuzzy scrive:

    Mitico Fulvio Grimaldi!
    Ricordo quando si lanciava col parapendio con a bordo il mitico cagnolino Rambo.
    Grimaldi ha sempre ragione. Punto.

  5. izzaldin scrive:

    orribile il riferimento a Regeni come spia. davvero vomitevole. articoli del genere (e una parte dei commenti) mi hanno allontanato per anni da questo blog. (non vedo più Z. tra l’altro 🙁 )
    Grimaldi non è minimamente l’unico che si occupa di queste cose. tra l’altro il suo articolo è poco aggiornato, visto che Biden a marzo è intervenuto sulla questione
    https://www.globalconstructionreview.com/news/biden-changes-tack-ethiopias-grand-renaissance-dam/
    segnalo anche un articolo in italiano a dimostrazione che Grimaldi non è certo l’unico in italia a trattare certi argomenti, https://www.internazionale.it/notizie/francesca-sibani/2020/07/21/riempimento-diga-etiope
    poi appunto questi maghi della geopolitica, con le orecchie piene di forfora, parlano degli ‘americani’ come se fossero una cosa sola, come se non ci fossero correnti e conflitti interni anche lì. tutto dalla loro poltrona sgualcita è chiaro, comprensibile, il mondo è fra le loro dita e aspetta solo di essere da loro raccontato.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Izzaldin

      “poi appunto questi maghi della geopolitica, con le orecchie piene di forfora, parlano degli ‘americani’ come se fossero una cosa sola, come se non ci fossero correnti e conflitti interni anche lì. tutto dalla loro poltrona sgualcita è chiaro, comprensibile, il mondo è fra le loro dita e aspetta solo di essere da loro raccontato.”

      Hanno delle invidiabili certezze 🙂

      Z ha avuto dei problemi e ha dovuto pensare ad altro, ma sta bene.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Izzaldin

      Comunque a me la faccenda interessa a prescindere dalla geopolitica, intesa come tifoseria per squadre territoriali.

      Uno, fa piacere che qualcuno pensi a cose serie quando parla dell’Egitto, e non a Regeni: che non giudico individualmente, non credo che fosse esattamente una “spia”, ma certamente rappresenta un mondo (che conosco piuttosto bene, essendomi laureato in lingue orientali) di benestanti occidentali in perenne e precario Erasmus con i soldi di contribuenti, fondazioni, ecc. – i mitici Progetti generatori di fuffa e scritti in un linguaggio esoterico che permette la riproduzione del mestiere (e lo dico da uno che ha anche organizzato Progetti, senza prenderne un soldo).

      Due, mi interessa poco la geopolitica, mi interessa piuttosto la “ecopolitica”: cioè il fatto che anche l’Etiopia, se vuole diventare più di ciò che è, ha bisogno di farsi un Congo, in questo caso l’Egitto.

      Questo è il meccanismo fondamentale del colonialismo, che non consiste certo in fantasia sul colore della pelle, ma di usare terre altre per i comodi propri.

      E senza colonialismo, non c’è “progresso”.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Il problema, però, non è ecologico, ma economico. Ad un certo punto il nostro lo lascia persino trasparire, con un accenno di cui non credo colga tutta la portata (come spesso accade alle persone estremamente faziose).

        L’Etiopia costruisce una diga, per cui crea un bacino che deve riempire. Negli anni che servono al suo riempimento, la portata del Nilo Azzurro sarà ridotta, per poi tornare alla normalità. Durante questo periodo di riempimento, l’Egitto dovrà mettere mano al proprio back-up, che esiste da mezzo secolo: il Lago Nasser, un altro invaso artificiale. Svuotare il Lago Nasser e poi ririempirlo, però, comporterà un danno economico (in termini di mancata produzione di elettricità), che ovviamente l’Etiopia (paese del terzo mondo molto più povero dell’Egitto) non può accollarsi.
        Se l’Etiopia non paga, allora dovrà pagare qualcun altro, cioè la cooperazione internazionale, che dovrebbe indennizzare in qualche modo l’Egitto. L’Egitto, però, si è fatto una reputazione di merda e mandare soldi ad un regime sanguinario potrebbe non piacere a molte opinioni pubbliche occidentali (cioè di quei paesi che sborsano i soldi), per cui ecco che il regime egiziano strepita con il proprio seguito di prefiche (di cui Grimaldi abbiamo visto che fa parte, dato che fa comparsate nei documentari di propaganda), parlando di acqua. Perché parlando di soldi (ovvero la questione) non avrebbe tutto questo credito da spendere all’estero.

        Almeno, a me pare abbastanza evidente che la questione sia questa.

        • Moi scrive:

          La grande frustrazione geopolitica dell’Etiopia è la mancanza di coste sul Mar Rosso …

        • Miguel Martinez scrive:

          Per MT

          “Almeno, a me pare abbastanza evidente che la questione sia questa.”

          Riflessione interessante, qualche senso potrebbe averlo.

          Comunque l’Egitto ha sempre avuto e sempre avrà regimi terrificanti: è la struttura stessa del paese che è insostenibile, e infatti tutte le ricerche di “alternative”, Nasser, Sadat, Mubarak, Morsi, al-Sisi sono ineluttabilmente fallite.

          Infatti, il 90% della gente sa che l’unica soluzione è andarsene.

          Il 90% di 100 milioni di persone fa 90 milioni di persone.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            “Comunque l’Egitto ha sempre avuto e sempre avrà regimi terrificanti”

            E l’Italia sarà sempre costretta ad importare materie prime: ogni necessità comporta dei costi e il costo che deve pagare l’Egitto è quello attraversare periodici momenti di impresentabilità all’estero. Però puoi elemosinare soldi spendendo qualcosa di diverso da soft power e carte-simpatia: devi solo avere qualcosa di spendibile.

            “Il 90% di 100 milioni di persone fa 90 milioni di persone”

            La quasi totalità delle quali non lascerà mai il paese, sarà fonte di problemi e costringerà a spendere ancora di più in repressione con relativo costo di immagine.

            • firmato winston scrive:

              “La quasi totalità delle quali non lascerà mai il paese”

              La scelta talvolta e’ fra andarsene o crepare.

              Andamento della popolazione in siria, con la ricchezza portata dall’economia del petrolio e dopo il suo rarefarsi, con concomitante abbassamento delle falde acquifere eccessivamente pompate per uso agricolo (problema che si presenta anche in india e cina):
              https://www.statista.com/statistics/1067100/population-syria-historical/

              • Francesco scrive:

                scusa ma in Siria non mi pare abbiano petrolio

                nè ricchezza

                e il problema delle falde acquifere lo abbiamo anche in Pianura padana, mi pare

              • firmato winston scrive:

                Il petrolio l’avevano quasi finito poco prima che cominciassero i disordini e le rivolte, per cui sono cominciati ad aumentare i prezzi compresi i prodotti alimentari e le tasse, dato che il regime non risciva piu’ ad ottenere valuta pregiata dalla vendita del petrolio all’estero, e a venderlo all’interno a prezzo politico per mantenere il consenso. Senza valuta pregiata, addio importazioni di cereali = fame.

                Inoltre, il prelievo dalle falde dell’acqua che serve in primo luogo a far crescere le piante da alimentazione, e ne serve tanta (la gente di citta’ pensa che tanto c’e’ quella minerale in bottiglia) le ha fatte abbassare finche’ non si riusciva piu’ a tirarla su da pozzi dempre piu’ profondi. E le terre hanno visto crollare le rese agricole.

                Poi sono comiciate le rivolte e il resto e’ storia che conoscono tutti.

                Tempo fa leggevo su riviste serie, non su blog eco-ideologici propagandistici, che in india e cina cominciano ad esserci problemi simili per quanto riguarda l’acqua (in quei paesi l’energia elettrica per far andare le pompe che pescano in falda e’ incentivata dato che il cibo e’ prioritario, ma le falde, il cui uso e’ cominciato pochi decenni fa e per questo in quei paesi si e’ risolto al momento il problema della fame, se peschi troppo si abbassano fino ad diventare irraggiungibili).

              • firmato winston scrive:

                Come vedi dal link sopra, durante gli anni buoni di sfruttamento di risorse non rinnovabili, la popolazione della siria non ha trovato di meglio da fare che, appena, decuplicare.
                E non e’ che prima non avessero gia’ raggiunto e superato il massimo per le risorse che gia’ c’erano.
                Questo e’ un problema drammatico che si riproporra’ in varie zone del mondo.
                La pacchia sta finendo, temo.
                Come del resto e’ sempre accaduto nella storia precedente: boom demografico – carestia – crisi – innovazione tecnologica – boom demografico – carestia – crisi eccetera, almeno fin dall’invenzione dell’agricoltura.
                Questo ciclo peraltro non c’e’ come comunemente si puo’ pensare in tutte le specie viventi, c’e’ solo in quelle specie che diventano invasive rompendo l’equilibrio del mondo in cui vivono: e’ un ciclo che trova la sua causa ed e’ inerente al troppo successo, allo stravincere.

              • Francesco scrive:

                avevo letto di problemi simili anche con l’agro-industria negli USA poi la Fine del Mondo non viene e si tende a pensare che abbiamo trovato il modo di risolvere il problema

                tipo oggi che il problema della falde acquifere sarebbe che sono troppo alte in Pianura, per cui si allaga in giro

            • Peucezio scrive:

              Che poi l’impresentabilità è solo legata all’ipocrisia occidentale, che da una parte non vuole l’integralismo islamico al potere, dall’altra non vuole chi è in grado di contenerlo, perché lo fa con gli unici metodi possibili.

              Quindi non si tratta di vera impresentabilità: per l’Occidente tutto il resto è come la pecora che inquinava l’acqua del lupo pur stando più giù lungo il fiume.

              Tu sei un occidentalista quindi non sei d’accordo, ma pazienza 🙂

            • Peucezio scrive:

              Mi riferisco a Mauricius.

      • izzaldin scrive:

        un poco lo conosco anche io il mondo di cui parli e penso di essere d’accordo in generale, eviterei nello specifico di giudicare la ricerca di Regeni come ‘fuffa’, era una ricerca sui sindacati degli ambulanti, uno studio di sociologia del lavoro che sembrava serio e ben strutturato. ma questi discorsi non contano nulla di fronte al corpo martoriato di un ragazzo di neanche trent’anni, è una tragedia così grossa che fare insinuazioni a riguardo significa giustificare i carnefici ed è intollerabile, per me. e reputo molto naif pensare che il regime egiziano volesse punire Regeni, semmai ha usato il suo corpo come messagio ad altri. So che i tutor di Cambridge non si sono comportati in maniera limpida dopo l’omicidio, e una loro eventuale colpevolezza renderebbe Regeni vittima due volte semmai. Come ha detto Mauricius, le materie prime l’Italia continuerà a comprarle dall’Egitto e continueremo a vendergli armi, e i Grimaldi di turno fanno a gara per accreditarsi verso i vari regimi, usando argomenti non conformi e ‘antimperialisti’

  6. Mauricius Tarvisii scrive:

    Ho letto adesso l’articolo completo di Grimaldi e credo sia molto interessante.
    L’autore mi sembra di capire che sia un amico del regime egiziano, riconosciuto come tale, tanto da avere l’onore di essere ospitato da un programma di propaganda. La sua tesi è che ci sia un tentativo internazionale di accerchiamento dell’Egitto, che mette insieme islamisti e sinistre occidentali. Sostiene anche che a far infuriare certi ambienti occidentali siano le operazioni di potenziamento del Canale di Suez (credo che questo sia il punto più manifestamente delirante del suo già non lucidissimo ragionamento, ma lasciamo stare), nonché i successi economici del regime (il turismo, principalmente).
    Approfittando di questo accerchiamento o, forse, proprio operando di concerto con le potenze antiegiziane, l’Etiopia ha iniziato a costruire una diga affidandosi ad imprese italiane. L’Italia ricordo che è uno dei cattivi di questa storia.

    Poi la cosa inizia a diventare più confusa, visto che c’è una congiura antiegiziana, ma gli USA non ne fanno parte, la Russia non ne fa parte, i paesi arabi non ne fanno parte, la Francia non ne fa parte e l’Italia dovrebbe unirsi (ma non lo ha ancora fatto) al fronte anticongiurato. Resterebbero dentro i Fratelli Musulmani ed una nazione del terzo mondo (l’Etiopia).
    Se un qualsiasi paese del pianeta avesse solo questi nemici potrebbe anche sciogliere le forze armate…

  7. Andrea Di Vita scrive:

    @ tutti

    Un mio collega è amico di un missionario italiano in Etiopia. Mi dice che il paese, potenzialmente ricchissimo, soffre – oltre che delle note discordie etniche e politiche – di due mali: mancanza d’acqua per i campi e mancanza di elettricità. Il che è assurdo, visto che di lì passa il Nilo. Mi si dice(ma qui davvero chiedo lumi) che l’indipendenza abissina in passato fu garantita dalle potenze europee a patto che nessun governante abissino si azzardasse a sbarrare il Nilo. Adesso immaginario no sia caccia libera, specie dopo la rinnovata alleanza di fatto fra Addis Abeba e Asmara a danno dei tigrini.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  8. Moi scrive:

    A proposito di “eco-trovate” 😉 … che ne pensate della Lab Meat, o cum la ‘s ciama ? 🙂

  9. Moi scrive:

    Cultured meat is meat produced by in vitro cell culture of animal cells, instead of from slaughtered animals.

    It is a form of cellular agriculture.

    https://en.wikipedia.org/wiki/Cultured_meat

    How Lab-grown meat is made

    https://www.youtube.com/watch?v=29GFYxI4tek

  10. Moi scrive:

    @ FUZZY

    Scusa, ma … il nickname l’ hai preso dall’omonima tipologia logico-matematica , come strumento conoscitivo più adatto a comprendere la NON-binarietà (… manco più Uomo e Donna, ci han lasciato ! 😉 😀 …) del Mondo Reale ?

    https://it.wikipedia.org/wiki/Logica_fuzzy

    https://www.youtube.com/watch?v=rln_kZbYaWc

    An Introduction to Fuzzy Logic

    • Fuzzy scrive:

      Si, ma non è che ne sappia gran che.
      È che mi piace essere ragionevolmente impreciso. In pratica mi informo e poi mi lancio a commentare anche su cose che non conosco a fondo.

    • Moi scrive:

      la NON-binarietà (… manco più Uomo e Donna, ci han lasciato ! 😉 😀 …) del Mondo Reale

      ————–

      Perchi NON ne avesse idea, e NON volesse spenderci più di 9 min e 7 sec in tutto 😀 … consiglio questo :

      https://www.youtube.com/watch?v=y8nViKYmEhU

      __ Woman billboard was ‘transphobic’ and ‘dangerous’__

      A giant poster quoting a Google dictionary definition of the word ‘woman’ has been removed from a wall in Liverpool.

      The poster read: “Woman, women, noun, adult human female.”

      According to one activist, it qualified as “hate speech” and was deemed “dangerous” for transgender women.

      Dr Adrian Harrop campaigned for the poster’s removal and Kellie-Jay Keen-Minshull of the women’s rights organisation ‘Standing for Women’ was behind the poster.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Moi

        E il piccolo scrivano italiano passa al popolo degli spaghetti le istruzioni ricevute in America:

        https://www.repubblica.it/cronaca/2021/05/19/news/singular_they_in_italiano_lui_lei_loro_persone_non_binarie-301786577/amp/

        Notare il ditino imparatore!

        • Moi scrive:

          … e quelli “nuovi-nuovi” ?

          https://uwm.edu/lgbtrc/support/gender-pronouns/

          si potrebbe lasciarli invariati della forma Neo-Inglese 😉 all’interno di una frase in Italiano.

        • Moi scrive:

          L’ Italiano che si fa chiamare “Loro” mi mancava … MA ho sempre saputo essere questione NON di SE, MA di QUANDO !

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Peccato che in italiano la terza plurale non sia neutra: nelle lingue neolatine tutto ha un genere, che si riflette persino nei verbi. Siete chiamati “loro”, oppure siete chiamate “loro”?

          • Moi scrive:

            Abbiamfatto le u, le schwa, gli asterischi …possiam fare anche “lori” e “lore” 😉 !

          • PinoMamet scrive:

            Grande Mauricius!

            E se la menano con le ultime, asterischi e schwa, è da mo’ che ricordo che in italiano gli articoli sono un filo più complessi dell’invariato “the” dell’inglese…

            • Miguel Martinez scrive:

              Ho già proposto la mia soluzione. Da applicare sia scrivendo che parlando:

              1) si lascia il genere per le realtà non umane (“bella casa”, “bel gatto”)

              2) gli articoli. Indefinito “UN”, definito “LL” (non è difficile da pronunciare, basta impegnarsi).

              3) niente vocale finale per aggettivi che descrivono persone.

              Così (da Dagospia):

              “LL RICONOSCETE? – E’ DIVENTAT FAMOS NEL 2002. LL “COSC LUNG DELL’ADRIATICO” SEMBRAVA DESTINAT A UNA GRANDE CARRIERA IN TV. E’ SPARIT DAI RADAR DOPO UNA LITE CON MAR DE FILIPP CHE L’AVREBBE CAZZIAT PER I SUOI METODI DA DIV CAPRICCIOS: “NON FARE L’ETOILE CHE PRENDE E SE NE VA…”. DI CHI SI TRATTA?”

              • Francesco scrive:

                😀

                noi si ride e scherza, loro fanno le leggi e puntano alla grana

              • roberto scrive:

                Invece la mia proposta è

                Scrivete normale con piccolissimi accorgimenti di pura cortesia

                Qualcuno protesta?
                Sti cazzi

              • Francesco scrive:

                Roberto

                non vorrei sembrare pessimista ma il passo tra “protesta” e “ti denuncia e nelle more del processo perdi il posto” è brevissimo ormai

              • roberto scrive:

                Solo bella fantasia terra dei vari pillon, almeno qui in Europa

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Solo bella fantasia terra dei vari pillon, almeno qui in Europa”

                Non ho mai letto né sentito una parola di Pillon.

                Seguo ciò che succede nel paese modello del mondo, a cui l’Italia prima o poi si adegua sempre.

                Se non altro perché guardano i film della Disney qui.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “pillon”

                Insomma, la Svezia è diventata leghista?

                Nel lungo brano che ho postato prima, la frase chiave è questa:

                “la Svezia ha accantonato la sua proposta di legge per ridurre l’età minima per la chirurgia per gli individui con disforia di genere da 18 a 15 anni, rimuovere qualsiasi necessità di consenso dei genitori e consentire ai bambini a partire da 12 anni di cambiare il loro genere legale.”

                Aspettiamo la reazione dell’onorevole Zan!

              • Miguel Martinez scrive:

                “Insomma, la Svezia è diventata leghista?”

                Prima che si scatenino delle polemiche 🙂 preciso che ho semplicemente riportato una fonte: non so cosa voglia dire “accantonato”, magari è semplicemente in attesa di qualche passaggio burocratico e la Svezia non è diventata “transfoba” come si dice.

              • roberto scrive:

                Riformulo

                Solo nella fantasia tetra dei vari pillon

                🙂

              • roberto scrive:

                Miguel,

                Scusa rispondevo a Francesco!
                La risposta alla tua proposta è questa

                http://kelebeklerblog.com/2021/05/19/la-ditta-italiana-che-taglia-lacqua-allegitto/#comment-749734

                Che tu non abbia mai letto né sentito nulla di pillon francamente non ci credo, è peggio dell’erbaccia, lo trovi dappertutto!

              • Francesco scrive:

                Roberto

                prova a leggere Zan o Cirinnà o i siti della loro parte … potresti scoprire chi sono quelli che contano davvero e non solo il povero Pillon, figura un pò patetica e pò donchisciottesca

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                “Qualcuno protesta?
                Sti cazzi”

                Tu però sembri non contemplare il meccanismo del potere.
                Al mondo comanda chi ha potere, non chi ragiona secondo buon senso.
                E il potere è molto spesso rafforzato dall’isteria, dal finto vittimismo e dalla prepotenza gratuita, perché sono cose che hanno un potere intimidatorio.

                Poi c’è il mondo ideale in cui vorremmo vivere.

              • roberto scrive:

                “ Tu però sembri non contemplare il meccanismo del potere.”

                Al contrario, c’è l’ho ben presente.
                Resto convinto che certi fenomeni hanno potere solo perché glielo diamo

  11. Miguel Martinez scrive:

    Interessante riflessione su mode passate, che ai loro tempi erano altrettanto innovative.

    Con la differenza che allora esistevano ancora vari raggruppamenti umani non comunicanti tra di loro: con Facebook/Twitter, nessuno sfugge alla moda del momento.

    Traduzione DeepL

    Fonte: https://www.irishtimes.com/news/1968ers-sexualised-children-to-avoid-bourgeois-shame-culture-1.633237

    I sessantottini sessualizzavano i bambini per evitare la cultura “borghese” della vergogna

    LETTERA DI BERLINO:I radicali degli anni sessanta in Germania pensavano che la liberazione sessuale fosse un bene per tutti – e questo includeva i bambini, scrive DEREK SCALLY

    QUANDO le accuse di abuso sui bambini sono emerse alla scuola Odenwald vicino a Francoforte lo scorso marzo, ha inviato onde d’urto attraverso l’establishment liberale di sinistra della Germania.

    Per quasi un secolo, la scuola in un’idilliaca foresta è stata il luogo dove hanno mandato i loro figli per un’educazione ampia che era il più lontano possibile dall’apprendimento meccanico.

    Come è stato possibile che il venerato preside abbia approfittato delle strutture della scuola come copertura per i suoi abusi sugli alunni – e poi abbia usato la sua reputazione e quella della scuola per mantenere il silenzio per decenni? Peggio ancora, quando è diventato chiaro che le denunce di abuso risalivano a decenni prima, l’élite di sinistra che sosteneva la scuola si è trovata di fronte alla prospettiva che l’abuso non fosse casuale e opportunistico, ma sistematico.

    Il dibattito su Odenwald ha fatto rivivere i ricordi di una deviazione poco conosciuta della rivoluzione studentesca del 1968: la liberazione sessuale dei bambini. Questo tentativo di rivoluzione iniziò nella verdeggiante Giesebrechtstrasse, nel quartiere occidentale di Charlottenburg, sede del secondo comune di Berlino Ovest, il Kommune 2.

    Come altri gruppi di questo tipo che sorgevano in tutta la Germania, il Kommune 2 eliminò le convenzioni sociali come la proprietà privata e le relazioni monogame. I comunardi propagandavano l’amore libero e la poligamia come antidoti al velenoso sistema di controllo della vergogna, ai loro occhi l’arma principale delle società borghesi per controllare la volontà, i pensieri e la sessualità dei cittadini.

    Portando questo argomento al livello successivo, decisero che sarebbe stata una buona idea promuovere la sessualità infantile prima che la vergogna potesse prendere piede.

    La comune era composta da tre donne, quattro uomini e due bambini: Grischa, una bambina di tre anni, e Nessim, un bambino di quattro anni.

    I bambini erano cresciuti insieme da tutti gli adulti che avevano come obiettivo “non solo di tollerare ma di abbracciare la sessualità infantile”. Hanno documentato i loro sforzi nei dettagli, alcuni estratti dei quali sono apparsi recentemente su Der Spiegelmagazine.

    In un giorno tipico, il 4 aprile 1968, il comunardo Eberhard Schultz ha riferito in dettaglio grafico come Grischa si mise a letto con lui e cominciò ad accarezzarlo intimamente, cosa che lui ricambiò.

    Senza saperlo, i due bambini divennero stelle della scena educativa progressista. Un’importante rivista di sinistra pubblicò una foto a doppia pagina di Grischa e Nessim che giocavano nudi nella comune.

    La sessualizzazione dei bambini e l’educazione dei bambini si estese all’asilo “Red Freedom” nel quartiere di Kreuzberg.

    I piani di insegnamento dal 1969 includono lo “sviluppo di personalità socialiste” e “Agitprop” sulla guerra del Vietnam. La ricreazione era dedicata alle “battaglie di strada”, in cui i bambini erano divisi in gruppi di studenti e polizia o “maiali”. L’educazione sessuale dei bambini veniva promossa attraverso lo studio in gruppo di riviste pornografiche e la pantomima sessuale.

    “Noi provochiamo allusioni sessuali, apertamente o in modo nascosto”, scrisse una maestra d’asilo nel piano d’insegnamento del 26 novembre 1969, “che viene poi eseguita in modo pantomimico (sul palco) da Kurt e Rita”. L’11 dicembre 1969, mentre gli altri bambini dell’asilo di Berlino stavano senza dubbio facendo decorazioni per l’albero di Natale o preparando il pan di zenzero, l’asilo “Red Freedom” organizzava giochi sessuali.

    Un interessante contributo al crescente corpo della letteratura è stato The Great Bazaar del 1975, del leader del partito verde Daniel Cohn-Bendit. Nel libro, che ora descrive come “cattiva letteratura e non fattuale”, ha descritto il “bordo sessuale” dei suoi anni come insegnante d’asilo, in cui ai bambini piaceva infilare le mani nei suoi pantaloni. Nel 1982, in un talk show tedesco, ha descritto l’osservazione delle bambine di due anni che si cambiavano i vestiti come “un gioco incredibilmente erotico”.

    Nell’interesse di un dibattito aperto, il giornale di sinistra Tageszeitungnewspaper pubblicava regolarmente articoli sulla sessualità infantile. In una serie del 1979, un autore maschile lodava la “sensazione liberatoria” del sesso con i bambini. Una mozione al congresso del partito verde del 1980 cercò di “liberalizzare il sesso tra bambini e adulti”. Dopo il successo della campagna per depenalizzare l’attività omosessuale tra adulti, un gruppo “pro-pedofilia” chiese l’abolizione delle leggi che proibivano il sesso con i minori. Quel dibattito alla fine cadde nel dimenticatoio e Cohn-Bendit, insieme ad altri sessantottini, ora descrive la rivoluzione sessuale infantile come un passo troppo lungo.

    “Non abbiamo tracciato linee chiare”, ha ammesso al giornale Die Zeit. “Concedere ai bambini e ai giovani un percorso per sviluppare la propria sessualità era ed è corretto. Che gli adulti impongano il loro tipo di sessualità ai bambini – anche se ha una sfumatura libertaria – ribalta l’emancipazione”.

    La domanda che viene posta ora è se si può tracciare una linea dal movimento di riforma della scuola di Odenwald alle esplorazioni del 1968 sulla sessualità infantile. E, se sì, dove inizia questa linea? Una ricerca negli archivi di Odenwald ha portato alla luce la prima denuncia registrata di abusi sui bambini nella scuola, datata 1924.

    • Francesco scrive:

      beh, poi dite che siamo noi a essere fissati con il ’68 come fonte di nequizie

      • Peucezio scrive:

        Ma questo forse è l’unico aspetto sano, che non a caso oggi viene demonizzato.
        Al di là di queste sperimentazioni isolate, si è passati direttamente dal perbenismo sessuofobico veteroborghese al perbenismo sessuofobico femminista e politicamente corretto (neoborghese), che è ancora peggio (e il Sessantotto sostanzialmente è servito a produrre questo).

        D’altronde credo che il senso di vergogna relativo alla sessualità, alla nudità e al corpo instillato nei bambini fin da molto piccoli, oggi magari in forme meno esplicite, non sia mai venuto meno ed è all’origine delle strutture nevrotiche represse degli adulti, con conseguenze non solo sul piano sessuale (non è che Reich e la Scuola di Francoforte ci avessero visto del tutto male dicendo che il potere e la repressione sociale hanno un’origine sessuale: Speranza è un nevrotico represso e lo dice compiaciuto).

        • Francesco scrive:

          su non dire cazzate da ex fumatore di spinelli e praticante dell’amore libbbero, che sembri la macchietta di Verdone!

          la repressione sessuale è in larghissima misura una leggenda nera, credo sia noto a chiunque abbia aperto un libro di storia o un quotidiano dell’epoca “repressa”

          il ’68 ha rovinato lo scopare facendone una fonte di nevrosi e di confronti competitivi, prima del ’68 si scopava eccome e si divertivano pure

          soprattutto chi aveva evitato il puritanesimo – cioè il 90% del mondo, comprese le campagne dei paesi puritani

          ciao

  12. roberto scrive:

    “ il punto qui è la diga sul Nilo”

    E come si può commentare sul punto?
    Un tizio ci dice che dei cattivoni vogliono una diga grandissima e ci duché che la diga è sproporzionata rispetto ai bisogni dei cattivoni

    L’unica cosa da fare è fidarci ciecamente del tizio e scuotere la testa con aria preoccupata

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “L’unica cosa da fare è fidarci ciecamente del tizio e scuotere la testa con aria preoccupata”

      Ma credo che

      1) i dati di per sé siano più o meno confermati.

      2) è vero, Fulvio è un tifoso, e tende a vedere buoni e cattivi dove ci sono piuttosto interessi inconciliabili in conflitto (anzi, qui si è trattenuto, rispetto alla media dei suoi scritti). Ma questo è un problema suo.

      3) personalmente, trovo interessanti tante cose: la fragilità del cosiddetto “sviluppo”, il modo in cui i paesi del “Terzo Mondo” spesso campano di risorse centralizzate (petrolio, canale di Suez, acqua del Nilo), che implicano necessariamente anche un potere militare centralizzato e una casta che si impone con la violenza

      4) il modo ineluttabile in cui ciò che sembra un “miglioramento” di qua implica un deterioramento da qualche altra parte, e come la stessa legge valga per tutte le risorse, in questo caso l’acqua del Nilo.

      Poi sono interessanti anche le riflessioni di Mauricius in merito.

      E sarebbe da capire meglio il ruolo delle mega-imprese italiane in opere che sono tutt’altro che neutrali.

      Infine, attendo al varco Habsburgicus sulla questione Mussolini/Inghilterra/Austria/Etiopia 🙂

      • Francesco scrive:

        beh, se qualcuno è disposta a pagare, trova quasi sempre chi è disposto a fare

        sarebbe interessante capire se l’Etiopia intende usare l’acqua del Nilo solo per produrre energia elettrica o anche per l’irrigazione, nel qual caso i 100 milioni di Etiopi avrebbero da mangiare ma i 100 milioni di Egiziani non lo avrebbero più

      • roberto scrive:

        Io ho un problema con la percezione comune del fatto che grande, mega, super = brutto & cattivo

        Sarà perché sono io stesso grande (il giornalista scriverebbe di me “inutilmente grande”) ma ogni volta che leggo una critica ad un qualcosa solo per il fatto che sia grande, ho o peli delle braccia che mi si rizzano

        Per questo sarei curioso di sapere chi dice che la diga è sproporzionata ed in base a cosa lo dice. Senza chiarire questo punto, tutto mi sembra un atto di fede

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “Io ho un problema con la percezione comune del fatto che grande, mega, super = brutto & cattivo”

          Interessante.

          I problemi del Grande che mi colpiscono di più sono:

          1) le decisioni sono concentrate in pochissime mani: campetti messicani, un milione di contadini con le loro milpas; agribusiness unico, stessa superficie, un tizio che passa ogni sei mesi da New York, dieci tecnici, cento operai.

          2) il noto problema dei transatlantici, che sono difficilissimi da far girare una volta che si scopre che hanno preso la strada sbagliata

          3) i costi che comportano enormi investimenti, e nessuno ti dà i soldi a gratis: o son debiti, o son ricatti

          4) la mancanza di resilienza: se c’è un buco nel lavandino del bagno, in due minuti chiudo l’acqua e la prendo dal lavello della cucina. Un buco in un sistema Grande è un po’ come il ponte Morandi, solo che l’Etiopia non ha i mezzi che ha l’Italia per risistemarlo.

          • roberto scrive:

            Ho capito ma tu (insieme a mille altre persone) hai il riflesso di dire “grande = vedo quei problemi”, senza nemmeno provare a vedere se il grande da qualche vantaggio che può bilanciare i problemi

          • Francesco scrive:

            Miguel

            1) quindi se una cosa è giusta hai un ritardo di adeguamento lunghissimo … anche se descrivi alla perfezione la superiorità del libero mercato sulla pianificazione!

            2) in cambio se hanno preso la direzione giusta ci arrivano, a differenza di una assemblea rissosa di un milione di barchette, in cui moltissino andranno dall’altra parte solo perchè Miguel (pare) ha detto di andare a est-sud-est

            3) qui sbagli: un milione di piccoli prestiti costa molto di più di un grossissimo prestito. E di solito non si riesce a farli e non si riesce a investire e migliorare

            4) mah … il Sistema Grande può pagare un Riparatore Professionista, un milione di piccoli aspetta che la Peste Nera passi da sola

            ciao

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Francesco

              “1) quindi se una cosa è giusta hai un ritardo di adeguamento lunghissimo …”

              No, intendevo un’altra cosa.

              Prendiamo l’Egitto e i suoi principali introiti:

              1) La prima fonte di reddito è Israele, nel senso che gli Stati Uniti, e tramite loro la Banca Mondiale, forniscono aiuti immensi all’Egitto, per tranquillizzare Israele sul fronte sud. Tutti soldi che vanno nelle grandi imprese egiziane, negli appalti statali e nei forni pubblici statali attraverso i quali si distribuisce il pane sottocosto al popolo.

              La fonte “Israele” può essere sfruttata solo da un grosso esercito, che fa finta di aver bisogno di cacciabombardieri (da comprare dai propri “benefattori”), di nuove caserme ecc.

              2) Il turismo: non quello italiano degli alberghetti, ma quello fatto di pochi mega-alberghi, mega-traghetti, ecc, in genere di proprietà dell’esercito.

              3) Il canale di Suez, in mano a un ufficio legato all’esercito, e che incassa miliardi senza dover rendere conto a nessuno.

              4) Gli appalti pubblici, vinti da chi ha contatti con l’esercito.

              5) Le rimesse degli emigrati in Arabia Saudita ed Emirati, che – ai tempi miei – erano controllate dai Fratelli Musulmani.

              A parte 5) quindi tutto dipende dall’esercito, e non vedo come potrebbe essere diverso. Anche perché gli analfabeti si fanno due anni di servizio militare (gli alfabetizzati uno, i ricchi possono pagare qualcuno per sostituirli) e quindi l’intero paese è militarizzato in qualche modo.

              Ecco, questo è uno dei limiti principali delle “grandi” economie.

              • Francesco scrive:

                mi pare che dal caso generale siamo passati a un caso particolare, anzi unico

                😉

              • roberto scrive:

                Miguel,
                Prova a guardare il tuo sito e vedrai quante volte usi l’aggettivo grande come ad intendere malvagio,
                Soprattutto in opposizione a piccolo

                Due esempi a caso:
                grande supermercato vs piccolo artigiano
                Grande superficie agricola vs piccolo orto

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Prova a guardare il tuo sito e vedrai quante volte usi l’aggettivo grande come ad intendere malvagio,”

                Certo, capisco quello che dici, e perché lo dici.

                Però io mi sento molto lontano dalle tifoserie delle squadre opposte. Credo che tutto abbia una ragione, e che tutti tendano “al bene” – magari anche solo quello proprio, ma perché no?

                Prendiamo un esempio.

                Per un’associazione di cui devo far parte, devo farmi dei biglietti da visita.

                Pensando in grande, opto per la cifra di 500.

                Chiedo alla copisteria qui vicino: due giovani estremamente competenti e antipatici (che per me è una qualità positiva in un artigiano). Mi chiedono 70 euro.

                Nel dubbio, mi rivolgo su Internet a Pixartprinting, un sito con cui ho fatto in passato vari lavori. Siccome ho un problema tecnico, chiedo sulla chat del sito un aiuto. In pochi minuti, arriva una risposta esauriente. Poi mi chiedono il numero di telefono, e mi chiama una signora dal nome marocchino (ma che parla un italiano perfetto, con pochissimo accento) e per mezz’ora mi accompagna nella preparazione del file, in tutte le tappe della registrazione e dell’acquisto, e mi mette pure il codice sconto non richiesto, e dice che non devo pagare i 5 euro per il controllo del file.

                Spendo quindi 13,81 euro per 500 biglietti da visita, spedizione compresa.

                Ora, è chiaro che se i due giovani competenti e antipatici facessero prezzi del genere, avrebbero dovuto chiudere da anni: non sono sostenibili. E io che sono un appassionato di localismo, preferisco spendere 13,81 euro piuttosto che 70.

                Tendo al mio bene, ma poi magari una parte di quei soldi risparmiati li spenderò come succede ad aiutare altra gente che si trova nei guai, quindi il “bene” potrebbe non essere solo mio.

                Ma i due giovani sono padroni della loro vita, la signora marocchina immagino di no.

                La sopravvivenza dei due giovani dipende da me (e non li faccio sopravvivere); quella della signora marocchina da un padrone; e immagino che lei non possa decidere più di tanto ciò che avviene nella grande ditta.

                E se alla fine tutte le piccole copisterie moriranno (con il mio aiuto), e resterà soltanto una, sarà una catastrofe sociale.

              • roberto scrive:

                Magari le piccole copisterie possono offrire servizi diversi rispetto ad una grande online, o lasciar perdere questo business che non rende più molto e fare altro

              • Miguel Martinez scrive:

                per roberto

                “Magari le piccole copisterie possono offrire servizi diversi rispetto ad una grande online, o lasciar perdere questo business che non rende più molto e fare altro”

                Possono andare in bicicletta contromano sotto casa mia, per consegnare in tempo le pizze. Poi è colpa loro se fanno un incidente.

                Ah, giusto per non fare quello che si lamenta: non ho mai avuto tanto lavoro come da quando è scoppiato i’covidde.

          • firmato winston scrive:

            “Io ho un problema con la percezione comune del fatto che grande, mega, super = brutto & cattivo”

            https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_August_Wittfogel

            “Karl August Wittfogel (Woltersdorf, 6 settembre 1896 – New York, 25 maggio 1988) è stato un sociologo e sinologo tedesco.
            La sua opera principale, Il dispotismo orientale (Die orientalische Despotie), in cui ha esposto i caratteri della propria “teoria idraulica” sulla nascita delle società statuali asiatiche, ha subito gli influssi di Karl Marx e Max Weber. Nell’ultima parte della sua vita Wittfogel divenne un convinto anticomunista.”

            • habsburgicus scrive:

              Wittfogel è forse più famoso, in ambito storico, per la sua erudita monografia sui Liao, insieme a un cinese “History of Chinese Society: Liao, 907-1125 AD”, un inusuale oggetto di studio, va ammesso
              i Liao erano un popolo mongolofono [il termine “mongolo” parrebbe anacronistico prima del 1206 d.C, allorché Temujin fu proclamano il Gengis-Qa’an cioé il “Khan Oceano”] che aveva nome Qidan e che governò la Cina del nord nel X secolo d.C, dopo la fine dei Tang (618-907 d.C) [forse quella dei Tang fu la Cina meno “cinese” mai esistita ! in quanto allora aperta a cristiani nestoriani, arabi e persiani musulmani, manichei..l’esatto opposto della Cina “confuciana” dei mandarini e dei riti venerandi, che a noi pare “classica” !];
              all’inizio, per quanto ne so i Qidan/Liao governarono proprio l’estremo nord (presso l’odierna Pechino), indi si estesero fino alla Yangzi;
              vennero rovesciati nel 1122/1125 d.C da un’altra tribù “nordica”, i Jurchen di lingua tungusica [sono i proto-Manciù !] che fondarono in Cina del Nord la dinastia Jin (1122/1125-1234) che verrà abbattuta dai Mongoli;
              il Sud della Cina continuò, per tutta quest’epoca, a essere governato dai Song (960-1279 d.C; emersi dopo l’anarchia della X dinastie, 907-960 d.C, che segnano il trapasso dall’ordine Tang), fino alla loro completa debellatio da parte di Qublai Khan (1260-1294 d.C) di cui ci parla anche Marco Polo (fin dal 1271 d.C Qublai Khan assunse il nome dinastico cinese Yuan, dando inizio ad una nuova dinastia della Cina eterna, durata sino alla rivoluzione Ming del 1368 d.C);
              per tornare ai Liao, una parte di quel popolo nel 1122/1125 rifiutò di arrendersi e di sottomettersi agli Jurchen, fuggì ad ovest nell’attuale Xinjiang e diede origine allo Stato buddista dei Qara-Khitai (Khitai, donde il nostro Cathay, è la versione arabo-persiana di Qidan !), che durò dal 1141 al 1211..fu uno strano Stato, retto da una casta “gialla” di buddisti che dominavano una massa in via di turchizzazione ormai fedele al Corano (con qualche residua sacca nestoriana)…dalle voci di un Re anti-musulmano nel lontano Oriente si alimentò la leggenda del “Prete Gianni”, ben nota negli anni di Marco Polo..in origine pare che il “Prete Gianni” fosse il Gurkhan dei Qara-Khitai (buddista) ma più tardi, con maggior verosimiglianza storica, il “Prete Gianni” fu identificato nel potentato Naiman, retto da nestoriani (il cui capo fu sottomesso da Temujin, di cui fu in gioventù un protetto; a livello aneddotico, di nuovo Marco Polo)
              i Liao/Qidan sono inoltre famosi perché svilupparono due sistemi di scrittura, di tipo siniforme, per la loro lingua, la “scrittura piccola e la “scrittura larga”; lo stesso faranno i Jin per lo jurchen, e idem fecero i Tangut (tibetani) dello Stato Xixia che si autoproclamò Impero nel 1038 e durò sino alla conquista mongola nel 1227: dunque 5 scritture (2+2+1), di tipoo cinese, affascinanti e ancora poco noto…esistono monografie in cinese e mongolo (e pure russo), da poco anche in inglese

        • izzaldin scrive:

          Sarà perché sono io stesso grande (il giornalista scriverebbe di me “inutilmente grande”)
          🙂 🙂 🙂
          questa te la rubo

  13. Miguel Martinez scrive:

    Google, invece di pagare le tasse, ci educa…

    Source : https://reclaimthenet.org/google-docs-gender-neutral-pc-update/
    Light

    Issue: May 19, 2021

    Google Docs gets social justice update, autocorrecting to gender neutral and politically correct language
    “Correcting” you as you type.

    By Didi Rankovic
    Posted 11:50 am

    Google announced on Tuesday, during its I/O developer conference, that editing capabilities of Google Docs have been expanded to police text and monitor a writer’s level of inclusivity.

    Thus an update to the app means that Google Docs will start suggesting changing words like “mailman” to “mail carrier” and “chairman” to “chairperson,” it has been revealed.

    Users will also be prompted to avoid using passive voice or what Google determines to be offensive language. It’s unclear from reports if the new feature will be opt-in or out, or hard-coded in the app, that is, impossible to avoid using.

    This user-facing change comes after Google’s style guide for developers already seeking to “tidy up” language according to the sensitivities the giant is pandering to. For example, developers are instructed to replace “crazy” with “baffling,” “dummy variable” with “placeholder variable,” and “final sanity-check” with “final check for completeness and clarity.”

    As early as 2018, Google got rid of gender pronouns from predictive text on Gmail for fear of offending somebody on that front, as well as of racial slurs, expletives, and mentions of business rivals.

    CEO Sundar Pichai is said to have made implementing social justice tenets a priority for the whole of Google.

    Google is not alone in promoting what many refer to as woke culture or at least paying lip service to it. Often, restrictions placed on the way users communicate and share content go hand in hand.

    Twitter will start prompting users to reconsider sending their replies to tweets and think those over as “potentially” harmful or offensive before tapping “send.” The social network seems to be using some form of machine learning to achieve this type of content policing.

    Facebook is similarly trying to make users reconsider what they share by presenting them with pop-ups inquiring if they’d read the article in question.

    Although these messages can be ignored, depending on who you ask, they are designed to introduce either more “self-awareness” or more “self-censorship.”

    • Francesco scrive:

      pessimo ma prevedibile

      e quando noi che sappiamo scrivere a mano non ci saremo, come si farà a esprimere un pensiero libero?

      ci saranno gruppuscoli di amanuensi che si ritrovano di nascosto per scrivere parole inopportune?

      stavate facendo sesso? no
      fumavate erba? no
      avete bevuto? no, stavamo scrivendo mailman e woman su fogli di carta per vedere cosa sarebbe successo

  14. Miguel Martinez scrive:

    Non ci sono più gli ecologisti di una volta… Legambiente cotro le soprintendenze che bloccano la Crescita (scusate, la Transizione Ecologica) 🙁

    https://www.repubblica.it/green-and-blue/2021/05/19/news/legambiente_accusa_le_soprintendenze_frenano_la_transizione_ecologica_-301656639/

    Rinnovabili, Legambiente: “Le soprintendenze frenano la transizione ecologica”

    Dobbiamo costruire impianti fotovoltaici ed eolici, ma i soprintendenti dicono sempre no. Il ministro Franceschini aggiorni le linee guida sulla installazione
    di Luca Fraioli
    19 Maggio 2021
    2 minuti di lettura

    “Le soprintendenze frenano la transizione ecologica”. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, di solito sorridente e diplomatico, questa volta non usa giri di parole nell’attaccare le istituzioni preposte a tutelare il patrimonio artistico e paesaggistico del Belpaese.

    • Francesco scrive:

      passa i popcorn, Capo, è quasi meglio della lotta nel fango tra TERF e Trans

      😀

    • firmato winston scrive:

      Be’ comunque e’ vero che per mettersi su’ tre pannelli fotovoltaici sul tetto, se lo fai seguendo le regole ufficiali, devi sottoporti ad una tale trafila burocratica sadomaso che centuplica i costi energetici finali e rende oggettivamente stupida e inutile l’installazione.
      La burocrazia e la fiscalita’ ammazza il piccolo, mica il grande.

    • firmato winston scrive:

      Dubito fortemente che legambiente si preoccupi del “piccolo”, comunque!

  15. Miguel Martinez scrive:

    Caspita, funziona!

    E’ ufficiale… si può mettere in ginocchio il sistema, o almeno guadagnare un sacco di soldi.

    Peccato non capirci di Bitcoin.

    Notare la solita lagna che inizia con “ospedali” e solo alla fine ci mette “il pubblico che viaggia”.

    Fonte: https://www.theguardian.com/technology/2021/may/19/colonial-pipeline-cyber-attack-ransom

    Colonial Pipeline conferma di aver pagato 4,4 milioni di dollari di riscatto alla banda di hacker dopo l’attacco

    Il CEO della società ha autorizzato il pagamento come mezzo per riavviare i sistemi dell’oleodotto in modo rapido e sicuro
    Gio 20 maggio 2021 02.07 BST

    L’operatore del più grande oleodotto della nazione ha confermato di aver pagato 4,4 milioni di dollari a una banda di hacker che ha fatto irruzione nei suoi sistemi informatici.

    Colonial Pipeline ha detto mercoledì che dopo aver appreso dell’attacco ransomware del 7 maggio, l’azienda ha preso il suo sistema di condutture offline e aveva bisogno di fare tutto ciò che era in suo potere per riavviarlo in modo rapido e sicuro, e ha preso poi la decisione di pagare il riscatto.

    “Questa decisione non è stata presa alla leggera”, ma era una decisione che doveva essere presa, ha detto un portavoce dell’azienda. “Decine di milioni di americani fanno affidamento su Colonial: ospedali, servizi medici di emergenza, forze dell’ordine, vigili del fuoco, aeroporti, camionisti e il pubblico che viaggia”.

    Joseph Blount, l’amministratore delegato di Colonial Pipeline, ha detto al Wall Street Journal che ha autorizzato il pagamento perché la società non conosceva l’entità del danno e non era sicuro di quanto tempo ci sarebbe voluto per riportare indietro i sistemi dell’oleodotto.

    L’FBI scoraggia i pagamenti di riscatto agli attaccanti di ransomware, perché pagare incoraggia le reti criminali di tutto il mondo che hanno colpito migliaia di aziende e sistemi sanitari negli Stati Uniti solo nell’ultimo anno. Ma molte vittime di attacchi ransomware, dove gli hacker chiedono grandi somme di denaro per decifrare i dati rubati o per evitare che vengano divulgati online, scelgono di pagare.

    “So che è una decisione molto controversa”, ha detto Blount. “Non l’ho presa alla leggera. Ammetterò che non ero a mio agio nel vedere i soldi uscire dalla porta a persone come questa”.

    “Ma era la cosa giusta da fare per il paese”, ha detto.

    Blount ha detto che la Colonial ha pagato il riscatto in consultazione con esperti che in precedenza hanno avuto a che fare con il gruppo dietro gli attacchi, DarkSide, che affitta il suo ransomware a partner per effettuare gli attacchi veri e propri.

    Più fonti avevano confermato all’Associated Press che Colonial Pipeline aveva pagato ai criminali che hanno commesso il cyberattacco un riscatto di quasi 5 milioni di dollari in criptovaluta per la chiave di decrittazione del software necessaria per decodificare la loro rete di dati.

    Un riscatto di 75 Bitcoin è stato pagato il giorno dopo che i criminali hanno bloccato la rete aziendale di Colonial, secondo Tom Robinson, co-fondatore della società di criptovaluta Elliptic. Prima del post sul blog di Robinson, due persone informate sul caso avevano confermato l’importo del pagamento ad AP.

    Blount ha detto al Journal che l’attacco è stato scoperto intorno alle 5.30 del 7 maggio. Ci è voluta circa un’ora per chiudere la pipeline, che ha 260 punti di consegna in 13 stati e Washington DC, ha detto Blount. Questo ha aiutato a prevenire che l’infezione potesse potenzialmente migrare ai controlli operativi dell’oleodotto.

    Il sistema dell’oleodotto fornisce circa il 45% della benzina consumata sulla costa orientale, e Colonial, che ha sede ad Alpharetta, in Georgia, ha interrotto le forniture di carburante per quasi una settimana. Questo ha portato al panico e alla carenza di benzina nelle stazioni di servizio da Washington DC alla Florida.

    Colonial ha riavviato il suo gasdotto una settimana fa, ma ci è voluto del tempo per riprendere un programma di consegna completo, e il panico-acquisto ha portato a carenze di benzina. Più di 9.500 stazioni di servizio erano senza carburante mercoledì, compresa la metà delle stazioni di servizio in DC e il 40% delle stazioni in North Carolina, secondo Gasbuddy.com, che traccia i prezzi del carburante e le interruzioni delle stazioni.

  16. Andrea Di Vita scrive:

    @ tutti

    OT, ma utile per chiarirci le idee sul VERO nemico

    (trovato su Facebook)

    “Ho letto tutto il libro della Meloni. In questo post ho deciso di raccogliere tutti gli errori che ho trovato. E di correggerli.

    Scusate se ne è uscito fuori un post piuttosto lungo, ma non è colpa mia, è colpa della Meloni che compie troppi errori quando ragiona.

    Vado in ordine di apparizione nel libro:

    ERRORE NUMERO 1

    Meloni
    Parlando della sinistra: “Sono sotto attacco […] l’identità religiosa o di genere”.

    Correzione
    Falso. Anzi, è proprio il contrario. La sinistra difende tutte le identità, inclusa l’identità di genere e quella religiosa. È invece la destra che, non riconoscendo identità diverse dalla propria (eterosessuale, cristiana) attacca le altre identità. Eppure queste identità esistono. Se ci sono persone biologicamente femmine che si identificano in maschi, o viceversa, bisogna accettarlo e rendere il mondo fruibile anche per loro. Fare finta che altre identità non esistono, come fa la destra, è, appunto, un attacco a queste identità.

    ERRORE NUMERO 2

    Meloni
    Parlando del ddl Zan: “La nostra Costituzione già condanna ogni forma di discriminazione per sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Formula che a me sembra comprendere già tutto, inclusa l’omofobia”.

    Correzione
    Falso, perché l’omosessualità non è una condizione personale (come una malattia) o una condizione sociale (come l’essere poveri). Quindi è fuori dalla lista menzionata dalla Costituzione. Sono d’accordo (come la Meloni dice nelle pagine seguenti) che è impossibile fare un elenco completo delle possibili discriminazioni, ma infatti la soluzione non è fare l’elenco, ma inserire una formula generale, come la seguente: qualunque atto che venga compiuto contro un individuo non per qualcosa che questo individuo ha fatto, ma per il fatto che appartiene a un insieme di individui, deve essere condannato con un’aggravante, in quanto non danneggia solamente quell’individuo, ma tutto l’insieme di individui a cui esso appartiene.

    ERRORE NUMERO 3

    Meloni
    “La violenza che la sinistra considera purtroppo da sempre uno strumento legittimo da usare contro le organizzazioni di destra.”

    Correzione
    Premettendo che penso che la violenza sia sempre da condannare, vorrei ricordare alla Meloni tutti i militanti di sinistra uccisi dalla destra (per esempio: Valerio Verbano). Volevo inoltre ricordare che la destra è l’unica ad aver messo bombe in piazza con l’obiettivo di uccidere italiani a caso, per spargere terrore, cose che la sinistra non ha mai fatto: la violenza di sinistra è sempre stata indirizzata verso obiettivi specifici e politicamente significativi, mai verso i comuni cittadini.

    ERRORE NUMERO 4

    Meloni
    “Secondo il pensiero unico dominante devi essere libero di poter fare ogni cosa. […] Libero di definirti donna anche se non lo sei, uomo anche se non lo sei.”

    Correzione
    Qui la Meloni continua a compiere l’errore di non riconoscere che le identità transessuali esistono, punto. Non c’entra niente la libertà: non è che una persona sceglie di essere dell’altro sesso, una persona si sente dell’altro sesso, e basta. Lo sappiamo che è difficile da capire, ma appunto perché è un tema complesso, la Meloni dovrebbe studiarlo meglio, prima di parlarne.

    ERRORE NUMERO 5

    Meloni
    Parlando della sinistra: “Per paradosso, i sostenitori delle più estreme libertà sono anche i più feroci censori di chi afferma le tesi contrapposte”.

    Correzione
    Non è vero. Nessuno censura le vostre tesi contrapposte, semplicemente le combattiamo usando le armi della ragione: riteniamo che il rispetto di tutte le individualità sia la formula per creare un mondo in cui tutti possano essere felici.

    ERRORE NUMERO 6

    Meloni
    “Lo Stato tende a incentivare ciò che considera utile. […] Allo stato la famiglia formata da un uomo e una donna serve […] perché […] alla società servono figli. […] Le nostre comunità continuano a invecchiare […] e il nostro sistema di protezione sociale non può reggere se, mentre gli anziani aumentano, i bambini invece diminuiscono.”

    Correzione
    Questo è uno degli errori più gravi che ho incontrato in tutto il libro. Questa frase sembra mostrare che la Meloni vede la società in maniera materialistica, in cui l’unica cosa che dobbiamo fare è produrre figli per pagare le pensioni agli anziani. Questo è terribile. Gli esseri umani non vogliono solo fare figli, ma vogliono essere felici. E il ruolo della società è quello di creare le condizioni affinché tutti i suoi individui possano raggiungere la felicità. Ovviamente i bambini servono, e ben vengano interventi per aumentare la natalità, ma pensare che l’unica cosa importante per la società siano i bambini è offensivo per tutti le persone che coltivano sogni diversi nella vita, e un altro esempio delle politiche discriminatorie della destra.

    ERRORE NUMERO 7

    Meloni
    Parlando di aborto: “Ognuno di noi, dal momento del concepimento, è portatore di un codice genetico unico e irripetibile”.

    Correzione
    Altro erroraccio di chi non studia l’argomento e parla solo per sentito dire, o usando l’intuizione. Purtroppo, quando si parla di scienza, l’intuizione è spesso fallace. L’errore fondamentale qui è nella definizione di “momento del concepimento”, che scientificamente semplicemente non esiste. Pochi sanno (ed è il momento di dirlo), che il concepimento è molto più complesso di quello che pensa la Meloni: dopo un rapporto sessuale completo, per svariati giorni, milioni di spermatozoi cercano di entrare nella cellula uovo, e, spesso, ci riesce più di uno. Poi, nell’arco di qualche giorno, la maggior parte degli spermatozoi muore e, in genere, ne rimane uno solo, ma spesso più di uno (gemelli). E allora, a fronte di questa complessità, qual è il momento del concepimento? È impossibile definirlo biologicamente. Avrei da ridire anche sul fatto che ogni codice genetico è unico e irripetibile, visto che in realtà esiste la possibilità di avere due codici genetici identici (anche tra non gemelli omozigoti), anche se estremamente improbabile. Ovviamente non voglio banalizzare il problema dell’aborto, semplicemente dire che, al contrario, la semplificazione della destra è, come spesso accade, errata.

    ERRORE NUMERO 8

    Meloni
    “Paesi che hanno fatto leggi sull’eutanasia si sono poi ritrovati con i minorenni depressi che chiedevano di essere uccisi.”

    Correzione
    Un altro erroraccio di chi parla senza aver studiato il tema, o le proposte fatte dalla sinistra. Siamo tutti d’accordo che l’eutanasia sia una materia estremamente complessa, dove non sia facile trovare i limiti, ma estremizzare il ragionamento non è funzionale alla discussione. È ovvio che una qualunque legge sull’eutanasia dovrebbe far sì che ogni persona che richieda l’eutanasia sia valutata psicologicamente (se capace di intendere e di volere), così come devono esserlo tutti i parenti stretti (specialmente se richiedenti l’eutanasia) e i medici che la hanno in carico. Un pò come accade nel caso delle adozioni: le richieste vengono analizzate da degli esperti che decidono se affidare il bimbo in adozione o no.

    ERRORE NUMERO 9

    Meloni
    “Ogni bambino ha diritto ad avere un padre e una madre. Ciò non significa che due uomini o due donne non possano amare un bambino, ma la legge non può privarti di un diritto.” E poi, in risposta a coloro che dicono che non sarebbe meglio essere adottati da una coppia di omosessuali piuttosto che farlo vivere in un istituto: “Per variegate ragioni, oggi i bambini che si riescono ad adottare sono molti meno delle famiglie che vorrebbero adottarli. E questo ci consente di garantire loro l’optimum, almeno sulla carta.”

    Correzione
    Questa frase è logicamente contraddittoria: se molti bambini rimangono non adottati, come dice la Meloni, significa che l’optimum non è raggiunto, visto che, se si considerassero anche le coppie omosessuali, altri bambini potrebbero venire adottati. Aggiungo che siamo anche noi d’accordo che, a parità di tutte le altre variabili, occorrerebbe preferire una coppia adottiva eterosessuale, a una omosessuale. Non vogliamo togliere nessun diritto. Chiediamo solamente che anche le coppie omosessuali vengano considerate nel processo adottivo, appunto per garantire l’optimum.

    ERRORE NUMERO 10

    Meloni
    “La mia è intolleranza nei confronti delle cose illogiche, tipo l’ideologia gender, quella secondo la quale non esisterebbero le categorie biologiche di maschio e femmina, ma un’infinità di sfumature.”

    Correzione
    Un altro erroraccio compiuto da una persona che non ha studiato a sufficienza. Le categorie biologiche di maschio e femmina sono semplificazioni e non sono sempre esistite. L’inizio della vita sul pianeta è stata infatti asessuata, ovvero c’era una sola categoria biologica. A un certo punto dell’evoluzione, c’è stato un salto biologico e si è passati alla riproduzione sessuata, ma non c’è nessuna legge naturale che dice che devono esistere solo due categorie biologiche. In teoria ne possono esistere anche tre, o sette, o centoventiquattro, così come possono esistere individui di una categoria che però si sentono di un’altra. Per esempio, se guardiamo al regno animale, esistono molti animali che cambiano sesso durante la vita. Questo per dire che la realtà è molto più complessa di quanto la Meloni ci vorrebbe far credere: sì, esistono infinite sfumature.

    ERRORE NUMERO 11

    Meloni
    “Il comunismo era (ed è) un’ideologia incentrata sulla necessità di negare qualsiasi forma d’identità per conseguire il disegno di una società marxista, fatta di uomini in tutto e per tutti uguali tra loro. Da qui il tentativo di cancellare le appartenenze nazionali attraverso le deportazioni di massa per mischiare le etnie all’interno dell’URSS e di imporre l’ateismo di Stato vietando e reprimendo ogni religione. Questa stessa visione, che nega il ruolo e il valore dell’identità, la ritroviamo oggi nel pensiero liberal e globalista. Gli strumenti utilizzati sono ovviamente diversi, ma l’obiettivo finale è lo stesso. Le deportazioni di massa dell’epoca sovietica sono state sostituite dalle politiche immigrazionistiche; la repressione violenta contro le religioni è stata rimpiazzata dalla demonizzazione sociale e culturale di ogni concetto di sacro; la lotta al modello borghese è diventata la lotta alla sovrastruttura rappresentata dalla famiglia naturale. […] La sinistra ha teorizzato e tenta di imporre una società di eguali, senza classi”

    Correzione
    In questa parte del libro, che ho voluto riportare interamente, o quasi, la Meloni passa quasi al delirio. Nonostante possa essere vero che il comunismo puntava all’uguaglianza (ed è, a mio parere, il più grande errore del comunismo), non è assolutamente vero che la sinistra moderna punta all’uguaglianza. La sinistra moderna punta invece all’equità, che è un concetto profondamente diverso. Equità significa che tutte le persone devono essere messe nelle stesse condizioni per esprimere il proprio potenziale. Il punto di arrivo di queste persone potrà poi essere diverso.

    ERRORE NUMERO 12

    Meloni
    “La libertà che ha consentito alla destra di attingere senza pregiudizi da tutta la cultura nazionale e oltre non è mai esistita a sinistra. Loro avevano i libretti rossi, gli autori consentiti e quello condannati, la musica da ascoltare e quella maledetta. Una gabbia.”

    Correzione
    La Meloni continua a confondere la sinistra liberale moderna con il comunismo totalitario di cento anni fa. Noi che abbracciamo idee di sinistra liberale siamo per la libertà: ognuno può fare quello che vuole, a patto di non ledere la libertà degli altri.

    ERRORE NUMERO 13

    Meloni
    “Credo che il primo tratto dell’essere di destra sia il realismo. Affrontare senza paraocchi ideologici il mondo e le sue sfide.”

    Correzione
    Questo è falso, visto che la destra nega tantissime cose che in realtà esistono: le identità di genere, per esempio. Oppure si inventa cose che non esistono, come il “momento del concepimento”. È la destra ad avere paraocchi ideologici.

    ERRORE NUMERO 14

    Meloni
    “Essenziale il concetto di libertà. Un principio assoluto per la destra.”

    Correzione
    Altra falsità. Il problema è che la destra vuole la libertà solo dei suoi membri e non per gli altri elementi della società. È una libertà egoistica e che invade la libertà degli altri. Ma così son capaci tutti…

    ERRORE NUMERO 15

    Meloni
    “Il crocifisso appeso non sta a indicare l’imposizione di una religione, è semplicemente il segno di ciò che ci caratterizza come civiltà. Non è un elemento di esclusione, ma un promemoria di ciò che siamo e che ci unisce.”

    Correzione
    Questo errore di fondo ritorna spesso nella logica utilizzata dalla Meloni. La Meloni generalizza i suoi simboli a quelli di tutta la società. Non è vero che la religione cristiana caratterizza la nostra società, visto che tantissime persone non si identificano come cristiane. Io sono dell’opinione che ognuno debba essere libero di riconoscersi nei simboli che preferisce. Imporre simboli di Stato significa necessariamente escludere le persone che, per un motivo o per un altro, non si identificano in quei simboli.

    ERRORE NUMERO 16

    Meloni
    Parlando del blocco navale: “È falso che si tratti di un atto di guerra, dato che la nostra idea è quella di un blocco navale fatto in accordo con le autorità del Nord Africa per impedire la partenza dei barconi.”

    Correzione
    Il problema è che le autorità del Nord Africa NON vogliono impedire la partenza dei barconi. Questo è un problema vecchio come il cucco. Altro esempio del fatto che la Meloni non ha studiato la tematica.

    ERRORE NUMERO 17

    Meloni
    “Noi prevediamo infatti la costituzione, sempre in Nord Africa, di centri controllato dalla comunità internazionale nei quali valutare le domande di ammissione”

    Correzione
    Vorrei ricordare alla Meloni che questa cosa è impossibile, visto che le altre nazioni hanno la sovranità sul proprio territorio. Eh, son tutti bravi a fare i sovranisti a casa propria, ma poi bisogna anche rispettare la sovranità altrui.

    ERRORE NUMERO 18

    Meloni
    Dopo aver passato diverse pagine a dire che non è razzista, la Meloni se ne esce con una frase da brividi: “Uno Stato dovrebbe favorire l’ingresso di stranieri di quelle nazionalità che, statistiche alla mano, hanno dimostrato di sapersi integrare meglio”.

    Correzione
    La base logica del razzismo è infatti proprio questa: usare le statistiche di gruppo per dedurre i comportamenti individuali. Stereotipizzare. In realtà, gli individui devono essere considerati appunto come individui.

    ERRORE NUMERO 19

    Meloni
    “L’immigrazione è uno strumento dei mondialismi per scardinare le appartenenze nazionali, per creare un miscuglio indistinto di culture, per avere un mondo tutto uguale e, possibilmente, tutto fatto di gente debole.”

    Correzione
    Ok, qui siamo al delirio. Non so cosa intenda la Meloni per “i mondialismi”, ma quello che affermano gli “umanisti” è che ogni persona del pianeta ha il diritto all’autodeterminazione. Nessuno vuole scardinare nulla, né creare un miscuglio indistinto di culture: visto che le persone tendono a raggrupparsi naturalmente tra simili (chiamasi: omofilia), le appartenenze tendono a rimanere. In più, l’immigrazione non è uno strumento, ma una questione sociale che esiste e che, come tale, va affrontata in maniera seria e realistica.

    ERRORE NUMERO 20

    Meloni
    “È proprio la volontà di tutelare il valore della diversità che costituisce uno dei fattori decisivi della mia avversione alla sinistra, troppo attenta a sottolineare il valore dell’eguaglianza, parola con la quale in realtà occulta la ferma intenzione di voler omologare tutto e tutti.”

    Correzione
    Aridaje! La Meloni confonde nuovamente il concetto di uguaglianza con il concetto di equità. La sinistra non vuole omologare tutto e tutti, ma vuole che tutti abbiano le stesse possibilità per raggiungere la felicità. Semmai è la destra che vuole omologare tutto e tutti affermando che le persone si devono adattare alle identità pre-impostate che piacciono alla destra.

    ERRORE NUMERO 21

    Meloni
    “Io in Rula Jebreal vedo qualcosa di molto diverso dalla vittima che vorrebbe essere. Una bellissima donna, ben inserita nel circuito dell’élite finanziaria, e probabilmente per questo così considerata a livello mediatico, ma purtroppo non in grado di argomentare in un dibattito di un certo livello.”

    Correzione
    Qui sconfiniamo quasi nella fake news. Ricordiamo alla Meloni che la madre di Rula Jebreal si è suicidata a 5 anni e che il padre ha mollato Rula in orfanotrofio, dove è rimasta fino ai suoi 18 anni. Rula Jebreal è letteralmente partita dal niente e si è fatta da sola. È vero che è una bellissima donna (ma da quando in qua questa è una colpa), ma lasciar intendere che il suo successo sia dovuto al fatto che è ben inserita nel circuito dell’élite finanziaria, è una grave insinuazione.

    ERRORE NUMERO 22

    Meloni
    “Il pensiero conservatore, intimamente legato al cristianesimo e alla concezione unitaria del genere umano, con il suo ineliminabile e categorico egualitarismo che scaturisce dalla convinzione che tutti gli uomini siano figli dello stesso Dio e da Dio egualmente amati, è un baluardo contro ogni deriva discriminatoria e xenofoba.”

    Correzione
    Questa è una bella frase, ma vale in qualche maniera anche per la sinistra liberale. Anche a sinistra si pensa che tutti gli uomini abbiano lo stesso valore (anche se non necessariamente che siano stati creati da Dio, ma questo non è importante dal punto di vista della tenuta logica della frase). Quindi far passare per “conservatore” un pensiero che in realtà è condiviso anche dalla sinistra liberale è, oserei dire, intellettualmente disonesto.

    ERRORE NUMERO 23

    Meloni
    “Con l’Africa, l’Europa deve cambiare totalmente il suo approccio, indietreggiando, abbandonando ogni velleità neocolonialista e abbracciando la strada di una vera cooperazione allo sviluppo che possa portare ricchezza reciproca.”

    Correzione
    Io sono d’accordissimo con questa frase presa in sé, ma vorrei osservare che rischia di andare in contraddizione logica con la proposta fatta poco prima di violare la sovranità delle nazioni africane per mettere dei centri di accoglienza europei su territori africani (errore numero 17).

    ERRORE NUMERO 24

    Meloni
    Parlando del governo Draghi: “chi decide quali siano i migliori per governare una nazione? […] Per duemila anni la civiltà occidentale si è interrogata su questo, e la risposta che alla fine si è data è che i migliori da cui farsi governare sono coloro che vengono scelti dai cittadini in libere elezioni. Per un principio semplice: perché chi viene scelto dal popolo, almeno sulla carta, risponderà al popolo.”

    Correzione
    Un altro tema complesso che la Meloni affronta in maniera superficiale. Draghi è stato eletto dal Parlamento, il quale è stato eletto dai cittadini. Quindi, Draghi stesso è stato *indirettamente* eletto dai cittadini. Ovviamente questo è diverso dall’essere eletti in maniera *diretta*. Ma, d’altra parte, non si possono neanche fare le elezioni ogni volta che cade un governo, perché altrimenti ci sarebbero le elezioni ogni anno, con un rallentamento ancora più grave dell’attività di governo e uno spreco di soldi enorme. Per trovare un compromesso tra queste due forze, la risposta che la civiltà occidentale si è data è che le elezioni si fanno ogni x anni, a meno che non venga a mancare la maggioranza in Parlamento.

    ERRORE NUMERO 25

    Meloni
    Parlando della presunta cessione di sovranità italiana all’Europa: “La sinistra pensa che gli italiani non siano in grado di rigare dritto da soli, e che per questo serva una sorta di azionista occulto con diritto di veto sulle scelte nazionali che ci insegni come redimerci dai nostri atavici peccati”.

    Correzione
    Qui ci avviciniamo alle teorie del complotto. La sinistra non pensa che gli italiani non siano in grado di “rigare dritto da soli”, né prova a delegare le scelte nazionali a una regia occulta. La sinistra ha una mentalità cooperativa: ritiene che ogni nazione abbia lo stesso valore e che nazioni diverse debbano interagire per raggiungere soluzioni comuni a problemi comuni. Insomma: nessun azionista occulto.

    ERRORE NUMERO 26

    Meloni
    “Meno tasse, meno oppressione fiscale meno burocrazia […] abbiamo una proposta: una cauzione per le imprese di extracomunitari come anticipo sulle tasse da pagare.”

    Correzione
    Verso la fine del libro il razzismo è ormai esplicito: fare una legge che riguarda solo le imprese extracomunitarie è discriminatorio. Capisco l’intento della Meloni di proteggere l’Italia da imprese fittizie che aprono e chiudono senza pagare le tasse, ma perché farlo solo per le imprese extracomunitarie? Sono d’accordo sul combattere l’evasione, ma occorre combattere *tutta* l’evasione.

    ERRORE NUMERO 27

    Meloni
    “Comportati da patriota e ti tratteranno con rispetto, comportati da servo e ti tratteranno da servo.”

    Correzione
    Questo è il classico erroraccio della destra. Pensare che noi di sinistra pensiamo di contare meno degli altri e per questo veniamo trattati come servi. Sbagliato. Noi pensiamo di valere UGUALE agli altri e pensiamo che tutti debbano valere lo stesso.

    ERRORE NUMERO 28

    Meloni
    “Continuerò a battermi affinché l’Italia abbia un giorno un presidente della Repubblica scelto direttamente dagli italiani e un governo che risponda direttamente al popolo.”

    Correzione
    La Meloni è in fissa con questa storia da anni e mi dispiace che ancora non abbia capito l’errore fondamentale che compie. La democrazia è basata su un bilanciamento di poteri. Dare tutto il potere al popolo, non è democrazia, ma è dittatura del popolo. E le dittature del popolo, si sa, spesso vanno a finire male, quando si formano delle particolari condizioni (crisi economica e sociale cavalcata da un bravo demagogo). Per questo motivo bisogna bilanciare i poteri, dividendoli e creando delle figure di garanzia. Il Presidente della Repubblica in Italia non ha veri poteri, ma è solamente una figura di garanzia affinché il processo democratico sia rispettato.

    *
    Ah, che faticaccia. Ci ho messo due settimane a scrivere questo post, ma credo ne sia valsa la pena. La Meloni sta aumentando tantissimo nei sondaggi e non possiamo lasciar passare i suoi errori senza dire niente.”

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Miguel Martinez scrive:

      Per ADV

      “libro Meloni”

      Due settimane a leggersi il libro della Meloni (che non avrà letto nemmeno la Meloni stessa…).

      Esprime le discutibili convinzioni della Meloni.

      Poi esprime le proprie altrettanto discutibili convinzioni.

      Definisce le prime Errore, le seconde Verità.

      Deve essere bello vivere di semplici certezze.

      • Francesco scrive:

        ma se uno avesse delle certezze, davvero, farebbe tutte queste cose noiose e inutili? lasciamo perdere quanto siano fatte male, il solo fatto di sentirsi in dovere di farle non rivela una inconscia fragilità?

        non so, pure Agostino ha scritto mille testi contro gli eretici e non mi sembrava molto fragile

    • Francesco scrive:

      chi è il povero scemo di autore?

      dopo 10 voci, in cui era sempre la Meloni (!!!) ad avere ragione, di solito in maniera clamorosa, ho smesso di perdere tempo

      se davvero gli avversari della Meloni sono così, mi tocca prendere in considerazione l’ipotesi di votarla

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Francesco

        “dopo 10 voci, in cui era sempre la Meloni (!!!) ad avere ragione, di solito in maniera clamorosa, ho smesso di perdere tempo”

        In realtà per me (opinione soggettiva) nessuno dei due ha torto o ragione.

        Dicono entrambe cose relativamente ragionevoli, ma con enormi “non detti”, che riguardano un’infinità di questioni.

        So che è una frase abusatissima e suona da marxista che non sono, ma per dirla in una battuta – nessuno dei due mette in discussione il sistema capitalistico.

        • Francesco scrive:

          e di nuovo, sigh, Miguel mi spinge a trovare qualcosa di buono in gente che detesto!

          la critica al capitalismo avrà senso quando ci sarà la possibilità di superarlo (MARX)

          peraltro lo sapremo solo ex-post (FRANCESCO)

          😀

        • PinoMamet scrive:

          Vorrei dire, come Miguel, che entrambi dicono cose ragionevoli, ma ahimè mi tocca dar ragione a Francesco- e lui sa che odio farlo;

          Ho letto più di una dozzina di “correzioni” alla Meloni che mi sapevano di arrampicata sugli specchi (la più clamorosa: la negazione, per amor di partito preso, che la Jebreal sia una privilegiata) e stiamo parlando di controbattere alla Meloni, non a Cicerone eh??

        • PinoMamet scrive:

          Bellissimo anche il finale- me l’ero perso- in cui il Correttore Meliniano ci insegna che una repubblica presidenziale è in realtà una dittatura.

          • Francesco scrive:

            beh, ma quello è un dogma che mi risulta in vigore da almeno 50 anni

            ommamma, i dogmi sono in vigore o cosa? il mio clericalese latita al riguardo

    • paniscus scrive:

      Per adesso sorvolo su altri punti, ma mi apare chiaro che l’autore del post capisca poco di biologia riproduttiva.

      “dopo un rapporto sessuale completo, per svariati giorni, milioni di spermatozoi cercano di entrare nella cellula uovo, e, spesso, ci riesce più di uno. Poi, nell’arco di qualche giorno, la maggior parte degli spermatozoi muore e, in genere, ne rimane uno solo, ma spesso più di uno (gemelli) “
      —————————————————–

      Cioè, chi ha scritto il post è convinto che ogni singolo ovulo viene fecondato da più spermatozoi contemporaneamente, e poi si mettono a fare a botte tra di loro quando stanno già tutti insieme DENTRO all’ovulo, e alla fine ce n’è uno solo che “vince”? Ma siamo seri?

      E che le nascite di gemelli sarebbero dovute al caso eccezionale che due spermatozoi se la giochino alla pari, quando stanno già dentro allo stesso ovulo? (* in realtà la cosa potrebbe anche esistere, ma è veramente rarissima, e spesso legata ad anomalie e malformazioni, non è certo la causa normale di tutte le nascite di gemelli)

      I gemelli esistono per due motivi: o la femmina ha prodotto due ovuli invece di uno, e questi ovuli sono stati fecondati da due spermatozoi diversi; oppure è stato fecondato un solo ovulo da un solo spermatozoo, ma poi l’embrione risultante, prima di impiantarsi definitivamente, si divide in due.

      Nel primo caso risultano gemelli fraterni, che possono anche essere di sesso diverso, e che comunque si assomigliano come qualsiasi altra coppia di fratelli presi a caso, nell’altro arrivano i cosiddetti “gemelli identici”.

      Quella dell’ovulo singolo penetrato da decine o centinaia di spermatozoi è una castroneria raccapricciante. Esiste una cosa che si chiama “blocco della polispermia”.

      Ma che andasse a STUDIARE!

    • roberto scrive:

      Questo ha passato due settimane a scrivere sta cosa!?!

      Ragazzi, il confinanento ha fatto pessimi scherzi….

  17. Miguel Martinez scrive:

    Svezia in clamorosa controtendenza:

    (trad DeepL)

    Fonte : https://www.womenarehuman.com/swedish-hospital-stops-prescribing-puberty-blockers-cross-sex-hormones-to-minors-due-to-health-risks/

    Ospedale svedese smette di prescrivere bloccanti della pubertà, ormoni cross-sex ai minori a causa di rischi per la salute SE – Stoccolma.

    L’ospedale universitario Karolinska in Svezia ha messo fine alla sua pratica di prescrivere bloccanti della pubertà e ormoni cross-sex a pazienti disforici di sesso inferiore ai 16 anni. L’ospedale universitario è uno dei più grandi d’Europa “e insieme al Karolinska Institutet forma il più grande sito per l’assistenza sanitaria, la ricerca e l’educazione medica nel Nord Europa”.

    In una dichiarazione politica ottenuta dalla Society for Evidence Based Gender Medicine (SEGM), che la Società ha tradotto in inglese, l’ospedale sottolinea i numerosi rischi di questi trattamenti: Questi trattamenti sono potenzialmente irti di conseguenze avverse estese e irreversibili come malattie cardiovascolari, osteoporosi, infertilità, aumento del rischio di cancro e trombosi. Questo rende difficile valutare il rischio/beneficio per il singolo paziente, e ancora più difficile per i minori e i loro tutori essere in una posizione di posizione informata riguardo a questi trattamenti.

    È una notizia eccellente!

    Da quello che ho letto, non è tutta la Svezia, ma la clinica sembra essere la principale clinica svedese, in modo che questa politica avrà probabilmente un enorme impatto sugli altri.

    – keinegewalt (@keinegewalt) May 5, 2021 La dichiarazione dell’ospedale fa anche riferimento alla recente sentenza dell’Alta Corte del Regno Unito, che ha ritenuto altamente improbabile che i bambini possano fornire un consenso informato. Alla luce di questa sentenza, il servizio sanitario nazionale del Regno Unito (NHS) ha successivamente cessato di prescrivere trattamenti ormonali per tutti i nuovi casi di minori di 16 anni.

    Poco dopo la decisione del Karolinska, Expressen (“The Express”), uno dei due giornali serali nazionali in Svezia, ha pubblicato un editoriale a sostegno dell’ospedale, e ha esortato altre cliniche svedesi a seguirne l’esempio. /4 che una sorta di inflazione di diagnosi e trattamento in sintonia con lo spirito dei tempi”.

    L’editoriale termina con una richiesta alle altre cliniche svedesi di seguire il Karolinska.

    @aft_kultur @Dagensmedisin @BufDir @Tidsskriftet @forskningno @forskningsradet @nrknyheter – Avi Ring (@AviRing) May 10, 2021

    La questione degli interventi medici nel trattamento dei giovani disforici è stata sottoposta a un crescente esame in Svezia negli ultimi due anni. In un articolo del marzo 2019, il dottor Christopher Gillberg, professore di psichiatria infantile e adolescenziale all’Università di Göteborg e medico capo dell’ospedale universitario Sahlgrenska, ha descritto il trattamento ormonale e la chirurgia sui bambini come “un grande esperimento”, che rischiava di diventare uno dei peggiori scandali medici del paese.

    Lo stesso anno, Uppdrag Granskning, un programma televisivo investigativo, ha mandato in onda il documentario “Trans Train”, evidenziando che la transizione medica dei minori non era basata su prove. Il documentario includeva un profilo dell’ospedale universitario Karolinska, accusato di affrettare il trattamento, compresa l’esecuzione di doppie mastectomie su ragazze di 14 anni. In risposta alle proteste della comunità scientifica, la Svezia ha accantonato la sua proposta di legge per ridurre l’età minima per la chirurgia per gli individui con disforia di genere da 18 a 15 anni, rimuovere qualsiasi necessità di consenso dei genitori e consentire ai bambini a partire da 12 anni di cambiare il loro genere legale. Il governo ha anche diretto l’Agenzia svedese per la valutazione delle tecnologie sanitarie e la valutazione dei servizi sociali, l’Agenzia svedese per i prodotti medici e il Consiglio nazionale della salute e del benessere per condurre revisioni delle pratiche di trattamento per la disforia di genere.

  18. Fuzzy scrive:

    https://www.africarivista.it/letiopia-e-i-grandi-investimenti-per-lenergia-idroelettrica/3218/
    Un gruppo di esperti indipendenti provenienti da Egitto, Etiopia e Sudan ha concluso che la diga non ridurrebbe significativamente il flusso di acqua, in quanto le dighe idroelettriche non consumano l’acqua (che deve solo passare attraverso le turbine per la produzione di energia).

    “Per l’Egitto, l’Etiopia e il Sudan, il futuro è strettamente legato alla scarsità di terra, di acqua e al rapido aumento della popolazione. Tutti e tre i paesi nei prossimi anni si concentreranno sulla rapida urbanizzazione, l’industrializzazione e la creazione di occupazione urbana. Per rendere possibile tutto ciò, hanno bisogno di sviluppare risorse energetiche sostenibili e cooperare per utilizzarle nel modo più efficace possibile”.
    Alla fine, non si sa cosa pensare.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      La riduzione sarebbe temporanea per il periodo di riempimento del bacino a monte.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ fuzzy

      La riduzione e’ temporaneaa, ma a decidere quando aprire i rubinetti è chi controlla la diga. Non è poco.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • firmato winston scrive:

        Gia’… piccolo e’ brutto, grande e’ bello

      • Fuzzy scrive:

        Colonial Pipeline ha detto mercoledì che dopo aver appreso dell’attacco ransomware del 7 maggio, l’azienda ha preso il suo sistema di condutture offline e aveva bisogno di fare tutto ciò che era in suo potere per riavviarlo in modo rapido e sicuro, e ha preso poi la decisione di pagare il riscatto.

        “Questa decisione non è stata presa alla leggera”, ma era una decisione che doveva essere presa, ha detto un portavoce dell’azienda. “Decine di milioni di americani fanno affidamento su Colonial: ospedali, servizi medici di emergenza, forze dell’ordine, vigili del fuoco, aeroporti, camionisti e il pubblico che viaggia”.
        Da: qui, un po’ più in alto.
        Situazione analoga.
        Forse sto ripetendo un concetto già espresso da Miguel.

        • Fuzzy scrive:

          “Si può mettere in ginocchio il sistema”
          È fragile.

          • firmato winston scrive:

            Gia’. Il problema e’ che le nuove tecnologie hanno una natura ambivalente: nel loro innervare la societa’, possono in potenza sia rendere possibile una socialita’ connessa ad organizzazione paritetica orizzontale (il modello “ebay”), sia quello che per noi e’ l’incubo orwelliano della societa’ verticale centralizzata e gerarchizzata (la satrapia orientale, appunto). Il partito comunista cinese ha afferrato subito il concetto, noi no.

          • firmato winston scrive:

            “Il partito comunista cinese ha afferrato subito il concetto, noi no.”

            O meglio, in origine era stato afferrato benissimo (vedi “the cathedral and the bazaar” e compagnia bella, https://it.wikipedia.org/wiki/La_cattedrale_e_il_bazaar) ma poi si e’ perso per strada, fra asterischi e cancelletti.

            Per finire, miseramente e satrapicamente, in quella che all’epoca poteva essere sembrata una battuta, ormai famosa:

            “Correva l’anno 1850. Il grande scienziato inglese Michael Faraday, che ha dato un contributo essenziale nel campo dell’elettromagnetismo, dava una dimostrazione del suo apparato per generare l’elettricità, la più recente meraviglia scientifica. Mentre Faraday svolgeva l’esperimento, William Gladstone, all’epoca ministro delle Finanze della Gran Bretagna, lo osservava freddamente. Al termine della dimostrazione Gladstone disse a Faraday: “È molto interessante signor Faraday, ma qual è il valore pratico di ciò?” Faraday rispose: “Un giorno, signore, il governo potrebbe metterci su una tassa”. Non è forse così? Chi non paga oggi l’elettricità? [Catalina Oana Curceanu, Dai buchi neri all’adroterapia. Un viaggio nella Fisica Moderna, Springer, 2013]”

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Fuzzy

          “Forse sto ripetendo un concetto già espresso da Miguel.”

          E fai bene a ripeterlo, in maniera molto piu sintetica ed efficace di me.

          E’ un fatto enorme, che svela la fragilità di tutti i grandi sistemi (per tornare al piccolo caso che ho citato, se ricatti la copisteria di Via Pisana, il mondo resta tale e quale, se ricatti Pixartprinting, cambiano un po le cose, se ricatti le centrali nucleari francesi, le cose cambiano parecchio!).

  19. izzaldin scrive:

    su They them tradotti in italiano, un dettaglio storico che potrebbe piacere qui (soprattutto a Moi ma anche a Miguel che negli anni si è occupato di fake shamans etc)
    il pronome they/them nasce in America nella comunità queer dei ‘nativi americani’ (in senso ampio) perché in alcune culture effettivamente esistettero individui che venivano riconosciuti dalla comunità come aventi due spiriti, maschile e femminile (o a due animali-guida etc). I queer di quelle tribù verso gli anni 1990 scelsero questa formula :”chiamatemi they/them perché io sono due spiriti in una carne, maschile e femminile, è un tratto culturale ancestrale” ma ben presto i gay, le lesbiche e i/le trans di altre comunità di nativi americani protestarono, dicendo che loro non avevano mai avuto usanze del genere ed era una assurda imposizione.
    Dopo questo rifiuto, la dicitura they/them è diventata appannaggio del movimento trans/queer degli americani tendenzialmente bianchi, complicando ulteriormente questa invenzione-reinvenzione di una tradizione, appropriandosi di un’identità pseudo ancestrale. non mi viene in mente niente di più americano.
    e oggi dopo trent’anni tutto questo dibattito iniziato da intellettuali mohicani gay finisce in pasto agli ottuagenari lettori di Repubblica, chissà che ne penseranno 🙂

    • izzaldin scrive:

      la dicitura iniziale era “two-spirit”, cioè ci si definiva non “gay” ma “two-spirit” e da qui la necessità di usare il pronome plurale they/them.
      a me è capitato in contesti di lavoro all’estero che in alcuni documenti mi venisse chiesto che pronome volessi usare. per me è stato divertente e non capisco come la gente possa infastidirsi. per i cultori della lingua napoletana come me, lo (o la?) schwa è un sogno XD

      • Moi scrive:

        Sì, lo conoscevamo … ma c’è sempre qualcosa in più da imparare sull’argomento spesso mistificato, c’è anche fra gli Inuit come Sipiniq / ᓯᐱᓂᖅ

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Izzaldin

      “il pronome they/them nasce in America nella comunità queer dei ‘nativi americani’ ”

      Interessante, non lo sapevo!

  20. Moi scrive:

    Una notizia che dovrebbe interessare lo scomparso (?) Mirko :

    https://www.globalist.it/news/2019/05/03/in-palestra-ne-batman-ne-suore-italo-marocchina-respinta-perche-aveva-il-velo-2040898.html

    Nell’ I Avanti Covid 🙂 ragazza Musulmana con velo a Modena (si suppone hijab …) veniva espulsa da una palestra perché lo indossa … ma il gestore prontamente si smarcava dalle accuse di discriminazione ribattendo ai giornalisti, da bravo Personaggione , che NON avrebbe accettato neppure Suore né Batman [sic] nella propria palestra !

    … chissà che ne penserebbe però, ora, d’ ipotesi di poter riaprire MA con obbligo di mascherine 😀 🙂 😉 !

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      “neppure Suore”

      In sostanza ci conferma che discrimina su base religiosa?

      • Moi scrive:

        Sì, però lui crede di effettuare una somma algebrica = 0 , mica una somma in valore assoluto ! 😉 In Italia Cattolicesimo e Islam sono realtà spesso vissute come la Roma e la Lazio …

  21. Miguel Martinez scrive:

    Per ADV e altri…

    Source : https://www.qualenergia.it/articoli/semplificazioni-mini-nucleare-concreto-cingolani-energia/
    Dalle Semplificazioni al mini-nucleare “concreto”, Cingolani sull’energia
    Il ministro della Transizione ecologica a tutto campo in un’intervista sul Foglio di oggi.

    Installare più fonti rinnovabili, velocizzare le autorizzazioni agli impianti, combattere contro l’ambientalismo del “no” e la sindrome Nimby (not in my backyard, non nel mio cortile) per fare del Piano nazionale di ripresa e resilienza un piano di crescita economica sostenibile.

    Queste le direttrici su cui intende lavorare il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che in una lunga intervista al Foglio uscita oggi ha spiegato quali sono i punti fondamentali della sua politica energetica e ambientale, senza tralasciare una nuova apertura, che lascia perplessi, alla possibilità di investire nel mini-nucleare di ultima generazione.

    In generale, afferma Cingolani (neretti nostri nelle parti citate dell’intervista), il Pnrr “è stato costruito anche seguendo questo spirito: mettere la protezione dell’ambiente non al servizio dello status quo ma a servizio dell’innovazione e dunque della crescita”.

    Quindi occorre riconoscere, sostiene il ministro, che il principio del Nimby “non è un motore dell’ambientalismo, ma è al contrario un problema, un danno, un guaio da risolvere e da estirpare“.

    Difatti, si legge nell’intervista a Cingolani sul Foglio, “la transizione ecologica apparentemente piace a tutti. Ma la verità è che questo processo può essere anche traumatico, può costringere qualcuno a rinunciare a qualcosa […] Ambientalismo è crescita, è creazione di lavoro, è progresso, non è decrescita”.

    Una misura essenziale, secondo Cingolani, è semplificare e velocizzare le autorizzazioni per costruire nuovi impianti.

    Così il ministro afferma che “le perdite di tempo non saranno più ammissibili e non dovrà più essere accettabile che vi sia qualcuno che renda impossibile l’installazione di un impianto per le rinnovabili con giustificazioni arbitrarie. Lo stesso concetto vale per le verifiche di impatto ambientale. Non sono a favore di una deregulation spietata ma dobbiamo chiederci come sia possibile che vi siano alcune procedure per ottenere i permessi che durino anche 1.200 giorni”.

    Per snellire i processi burocratici, spiega Cingolani, “mi auguro che molto venga accorpato e che molto venga ottimizzato quanto più possibile. Magari inserendo all’interno di un’unica commissione i processi autorizzativi, la valutazione di impatto ambientale, le autorizzazioni paesaggistiche. Si dovrebbe decidere una volta, tutto insieme, senza più perdite di tempo“.

    Il ministro evidenzia poi che “uno dei grandi problemi del sistema burocratico italiano è la paura della firma. Io penso che questo problema vi sia anche nel mondo dell’ambiente e penso che parte di questo problema derivi dal fatto che nel passato la proliferazione della cultura Nimby abbia trovato, nell’ambito del mondo della giustizia, un alleato prezioso nella cultura del sospetto“.

    Cingolani poi ricorda che negli ultimi anni l’Italia ha installato in media 800 MW di rinnovabili l’anno contro 6 GW previsti a livello nazionale, “e questo ha avuto anche un riflesso internazionale: in paesi come la Spagna, più efficienti di noi in questo campo, se apri una gara per tre miliardi di Watt rinnovabile, ricevi offerte per nove miliardi. In Italia, se apri una gara per due miliardi di Watt rinnovabile puoi ritrovarti con un quarto dell’offerta“.

    Ma nel Pnrr, spiega Cingolani, “abbiamo programmato di installarne dieci volte il numero di oggi: 8 miliardi all’anno per dieci anni. Se non lo faremo, non raggiungeremo il target di energia rinnovabile necessario a decarbonizzare entro il 2030 il 55 per cento rispetto al 1990, e non riceveremo i soldi che dovremmo ricevere”.

    C’è poi un ampio capitolo dell’intervista dedicato al nucleare.

    “C’è un’opzione da sogno, ancora lontana, che è quella del nucleare a fusione, che mi auguro che un giorno possa diventare realtà. C’è invece un’opzione ben più concreta che è quella che riguarda l’utilizzo dei mini reattori nucleari a fissione che sono quelli che vengono generalmente usati all’interno delle grandi navi, che producono poche scorie e che arrivano a produrre qualcosa come 300 MegaWatt”, afferma Cingolani.

    Sul tema della fusione segnaliamo l’articolo “Non aspettiamo la fusione nucleare“, dove un vero esperto di fusione ci spiega che il gioco non vale la candela.

    La Francia, continua il ministro, “insieme con nove paesi dell’est Europa, ha presentato una richiesta alla Commissione europea per capire se questi microreattori possono essere riconosciuti come sorgenti di energia verde. […] Dovesse la Commissione europea considerarla una fonte di energia pulita, sarebbe nostro dovere fare una discussione e prendere in considerazione il mini nucleare. Anche qui occorrerebbe fare un’analisi accurata dell’impatto ambientale, dei costi e del rapporto vantaggi/svantaggi, senza nessuna ideologia“.

    Solo due referendum che hanno detto che gli italiani il nucleare non lo vogliono. Non basta?

    Sulle ondivaghe posizioni del neo ministro abbiamo scritto di recente alcune considerazioni che spiegano come spesso i nostri decisori politici siano prigionieri di un passato che non riescono a scollarsi di dosso.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      Te l’ho già detto. Tu lo fai apposta!

      https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/20/a-chi-vuole-campagne-tappezzate-di-pannelli-e-pale-eoliche-rispondiamo-con-proposte-reali/6204532/

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      P.S. Nessuno vive senza energia. E non esiste energia senza scorie. C’è sempre il Secondo Principio.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “ondivaghe”

      Ma quali ondivaghe? Sono posizioni chiarissime. La lotta contro la fuffa sempre quella è, da decenni. A leggere Cingolani mi si scalda il cuore. Finalmente uno che ne capisce.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Miguel Martinez scrive:

        Per ADV

        “Ma quali ondivaghe?”

        a scanso di equivoci, la frase faceva parte dell’articolo.

        Sulla coerenza di Cingolani, nulla di eccepire: è un deciso, coraggioso e lucido nemico dell’ambiente, senza appunto la fuffa di altri.

        Poi certo anche lui spara la cazzata:

        “mettere la protezione dell’ambiente non al servizio dello status quo ma a servizio dell’innovazione e dunque della crescita”.”

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Martinez

          “nemici”

          Finché la popolazione umana non scenderà ben al di sotto degli attuali sette miliardi ciascun essere umano, tranne forse i Tasaday delle giungle filippine di una volta, sarà un nemico dell’ambiente, per il solo fatto di esistere (e dunque di consumare) spingendo l’impronta ecologica umana ben oltre il limite consentito dai limiti fisici della biosfera.

          Poi ci sono i nemici dell’ambiente che cercano di affrontare la questione e quelli che si accontentano della fuffa.

          Sono convinto che Cingolani appartenga alla prima categoria, e me ne compiaccio.

          Perché ne sono convinto? Perché non esiste protezione dell’ambiente senza innovazione tecnologica: non basta astenersi dal consumare rinchiudendoci in tante Oltrarno se la popolazione è di sette miliardi, bisogna invece ridurre i grammi di CO2 emessi per KWh prodotto, e questo richiede innovazione.

          Inoltre non esiste innovazione tecnologica senza crescita del PIL, perché checché se ne dica l’innovazione costa maledettamente e porta a risultati solo in un caso su dieci. Se non c’è aumento del PIL ciascuno tirerà i remi in barca e aspetterà che l’innovazione la faccia qualcun altro a proprie spese (è il caso di tante realtà italiane); se poi l’innovazione la si fa con risorse pubbliche peggio mi sento, perché (fuori dal militare) è un aggravio del bilancio statale da compensarsi con nuove tasse (ricordo ad esempio la difficoltà nel trovare cure per le malattie rare).

          Ne segue che o la protezione dell’ambiente è al servizio della crescita, o non è.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  22. Miguel Martinez scrive:

    Vedo che Cingolani ricorre di nuovo all’espressione “Nimby”, orrenda nei contenuti ma carina come suono.

    In breve, usando la metafora degli ultimi due post, l’Italia può essere l’Italia perché usa il Congo come la propria pattumiera.

    Ora, io trovo normale e sano che tutti rivendichino di non essere Congo, a partire dal Congo stesso.

    Vuoi usare me come tua pattumiera? Non ci sto!

    Suona meno carino di Nimby, ma è il principio del Niaby, “Not in anybody’s backyard!”, o del Niyby, “not in your backyard!”

    Un deposito di scorie nucleari nel grattacielo Pirelli, un inceneritore nella Piazza Castello di Torino, nessun problema.

    • Francesco scrive:

      assolutamente accordo, as soon as l’Oltrarno non avrà nè energia elettrica nè raccolta dei rifiuti

      😉

      PS a me il Pirelli non piace

      • firmato winston scrive:

        “a me il Pirelli non piace”

        Di particolare c’ha che e’ il piu’ alto grattacielo al mondo in cemento armato, se non erro: col cemento armato piu’ di tanto non conviene salire perche’ ad un certo punto collasserebbe sotto il suo stesso peso: ma essendo l’italia dell’epoca un paese di cementieri scarso di ferro che si doveva invece importare, si e’ fatto tale monumento.

      • firmato winston scrive:

        En passant il ponte morandi crollato era fatto cosi’ strano per lo stesso motivo: dar lavoro ai cementifici nazionali, usando meno ferro ch’era possibile.

      • firmato winston scrive:

        Ai tempi del duce e delle sanzioni autarchiche (dopo l’abissinia del ’36) ad un certo punto deve essere stato vietato addirittura l’uso del cemento armato, perche’ richiedeva comunque troppo ferro.
        Ecco qua, ricordavo bene, fra l’altro fu sempre Luigi Nervi, lo stesso progettista del Pirelli, a usare/inventare il “ferrocemento” per aggirare il divieto e usare meno ferro che era possibile, una storia interessante e semi-incredibile:

        https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrocemento

        riporto da wikipedia:
        “Il ferrocemento fu ideato e brevettato, attorno agli anni quaranta, da Pier Luigi Nervi[1]; durante il periodo fascista, infatti, in Italia l’impiego del calcestruzzo armato fu proibito perché “non italico”: sia l’acciaio che il legno per le casseforme venivano importati dall’estero.
        Il brevetto di Nervi si basò sul ferciment, prodotto inventato dal francese Joseph-Louis Lambot a metà dell’Ottocento e utilizzato prettamente per la costruzione di barche. Con tale materiale Nervi realizzò diverse imbarcazioni quali il motoveliero Irene e peschereccio Santa Rita.
        Caratteristiche
        La differenza tra ferrocemento e il calcestruzzo armato è principalmente l’armatura: nel primo questa è costituita prevalentemente da una serie di strati di reti metalliche piccolo diametro (0,5 – 1,5 mm) tenute insieme da un numero limitato di barre di diametro più grande con la funzione irrigidente, il tutto viene poi annegato in una malta cementizia plastica molto ricca di cemento (fino a 800 chili ogni metro cubo di sabbia).
        Con tale combinazione si riescono a realizzare delle lastre molto sottili (pochi centimetri) che risultano molto elastiche, flessibili, resistenti alla fessurazione, duttili, leggere e straordinariamente sagomabili in forme qualsiasi.”

        La tecnica e’ ancora usata nei paesi poveri per fare in fretta strutture robuste, belle e a basso costo, ci sono dei bellissimi video per il “fai da te” su Youtube (in italia ovviamente e’ vietatissimo fra leggi urbanistiche, abusi di professione e sicurezza finiresti in galera che buttano via la chiave se ti azzardi a fare qualcosa del genere)

        https://www.youtube.com/results?search_query=ferrocemento

        Altro che case fatte con la stampante 3D !

        • Francesco scrive:

          qui a Milano, della Fiera storica si è salvato solo l’unico padiglione in ferro, quello dedicato all’aeronautica!

          e noi si volle fare la Seconda guerra mondiale senza avere il ferro … poi dicono che le dittature non sono così male

          • firmato winston scrive:

            e noi si volle fare la Seconda guerra mondiale senza avere il ferro

            la storia la saprai no, quando entrammo in guerra dopo una lunga “non belligeranza”, mi pare l’avessero chiamata, in attesa di vedere “chi vince” a cui accodarsi, visto che hitler a quel punto aveva gia’ invaso praticamente tutta europa esclusa l’inghilterra e quindi sembrava essere il vincitore senza il minimo dubbio, entrammo in guerra al suo fianco “per secerci al tavolo delle trattative da vincitori”, cosa appunto che sembrava ormai certa.

            Solo che le cose certe, nella storia, non vanno praticamente mai a finire nel modo che sembrava cosi’ certo.

            • Miguel Martinez scrive:

              per firmato

              ” entrammo in guerra al suo fianco “per secerci al tavolo delle trattative da vincitori”

              la farsa si ripete la seconda volta come storia: è quello che fece anche Berlusconi con l’Iraq.

              • firmato winston scrive:

                Quando c’e’ una guerra se non ti metti da una parte sei considerato automaticamente dall’altra.
                Se non lo fai, sei considerato traditore e nemico da tutte e due le parti in guerra.
                Da fuori sembra tutto facile…

              • firmato winston scrive:

                Infatti, all’epoca, il duce temeva che senza l’intervento dalla parte di hitler ormai vincitore, si sarebbe ripreso tutto quello per cui avevamo combattuto la sanguinossisima prima guerra mondiale, il trentino alto adige.
                All’epoca queste cose erano ancora molto vive.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per firmato

                “il duce temeva che senza l’intervento dalla parte di hitler ormai vincitore,”

                giusto.

              • firmato winston scrive:

                A parte che a gettarci nelle braccia della germania hitleriana, con la quale il rapporto era comunque conflittuale, furono proprio le sanzioni per l’occupazione dell’etiopia del ’36 e la proclamazione dell’impero: fu la germania a tenerci in piedi fornendoci il carbone di cui eravamo completamente sprovvisti a causa delle sanzioni e dell’embargo, attraverso la ferrovia del brennero.

                Il senno di poi…

              • Miguel Martinez scrive:

                Per firmato

                “A parte che a gettarci nelle braccia della germania hitleriana, con la quale il rapporto era comunque conflittuale, furono proprio le sanzioni per l’occupazione dell’etiopia del ’36 e la proclamazione dell’impero: ”

                Infatti, era quello che avevo scritto in fondo alla mia introduzione a questo post.

              • Francesco scrive:

                x FW

                Franco riuscì a resistere alle pressioni di Hitler. e se la Spagna fosse entrata in guerra e il Mediterraneo fosse stato bloccato, chissà

                quindi non mi sento di assolvere Mussolini e la sua politica estera e militare dilettantesca

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Francesco

        “assolutamente accordo, as soon as l’Oltrarno non avrà nè energia elettrica nè raccolta dei rifiuti”

        Ma infatti io mi sono opposto al “colonialismo” di sbattere l’inceneritore dei nostri rifiuti in faccia alla gente che abita a Sesto.

        Not in ANYBODY’s backyard!

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Martinez

          Se in Oltrarno invece di bruciare metano per i fornelletti a gas delle cucine si potessero usare fornelletti elettrici alimentati col nucleare come a Lione l’inquinamento sarebbe parecchio inferiore, anche se interrassero le scorie sotto il sagrato della parrocchia. A maggior ragione se si potessero sostituire tutti i veicoli a scoppio e diesel con veicoli elettrici alimentati a nucleare.

          Non a caso le emissioni di CO2 di Francia, Italia e Polonia sono simili, pur avendo la Francia un PIL maggiore di quello italiano che sua volta è molto maggiore di quello polacco. La Francia usa uranio, l’Italia metano e la Polonia carbone. (Vai a Łódź poi mi sai dire).

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Miguel Martinez scrive:

            Per ADV

            “Se in Oltrarno invece di bruciare metano per i fornelletti a gas delle cucine si potessero usare fornelletti elettrici alimentati col nucleare come a Lione”

            ti ascolto, tengo a me i miei dubbi perché ovviamente il mio livello di competenza è leggermente inferiore al tuo 🙂

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