In difesa dei cacciatori

Gaia Baracetti, in Friuli, alleva un gregge di pecore, nutrite al pascolo, che possono crescere i propri piccoli, e poi ne tosa la lana a mano.

Gaia inoltre scrive, su un blog, e poi scrive libri, e l’ultimo è Ai turisti e ai viaggiatori,un testo di 478 pagine sull’impatto del turismo.

Gaia, allo stesso tempo, mette insieme un’enorme documentazione, una chiarezza di esposizione, una capacità di pensiero originale, un linguaggio che non annoia mai, su una questione fondamentale. Per cui le ho chiesto di presentare il libro a Firenze, che di turismo se ne intende… Bene, mi chiede, ma chi si occupa delle mie pecore mentre vengo?

    Cercasi sheepsitter per tre giorni

Vi invito caldamente ad acquistare il libro di Gaia, tanto meglio se lo richiedete direttamente all’autrice (gaiabaracetti[chiocc]yahoo.com), che gli autori si sa non prendono quasi nulla dalle opere che gli editori vendono.

Oggi, ho chiamato Gaia, per la prima volta, per chiedere il permesso di pubblicare qui un post dal suo sito.

Qualche giorno fa, mentre guardavo i pappagalli schiamazzare tra i cipressi al Giardino di Boboli, avevo scritto una riflessione:

  1. Noi siamo tutti “Natura”, “ambiente”…
  2. Ma ci siamo talmente identificati nella Tecnobolla che mentre ci protegge, distrugge tutto, da poter far finta che la “Natura” e “l’Ambiente” siano cose fuori da noi…
  3. A quel punto, abbiamo pensato che la Natura fosse una cosa piccola e carina fatta di orsacchiotti di pelouche fabbricati in massa in Cina, e di orsi veri ma visti solo in televisione. Che tra le loro unghie e noi, c’è lo schermo. E allora siamo diventati tutti EcoFriendly.

Gaia ha scritto tre anni fa una riflessione che rimescola tutte le carte, perché parte dagli ultimi umani che non sono del tutto dentro la Tecnobolla. Da qui in poi quello che ha scritto Gaia:

Abolire la caccia, invece, è una pessima idea

Come avrete sentito, ci sono parecchi referendum in ballo.

Personalmente sono favorevole alla maggior parte di essi, e volevo anche scrivere qualcosa invitandovi a firmare, ma siccome non l’ho ancora fatto neanch’io mi sembrava prematuro.
Un referendum per cui invece vi supplico di NON firmare è quello per l’abolizione della caccia. Ho appena sentito un amico che mi ha detto che stava per entrare a firmare, e la rabbia che ho provato alle sue parole ha stupito persino me stessa. Allora, siccome in queste cose bisogna essere onesti con se stessi e le proprie motivazioni, ho cercato di capire perché mi sono arrabbiata così tanto e lo voglio dire anche a voi.
Mi sono arrabbiata per tre motivi.

Uno è che c’è uno sforzo concertato, capitanato per assurdo proprio da associazioni animaliste e ambientaliste, per distruggere gli stili di vita rurali e montani e qualsiasi forma di interazione intima, carnale, tra uomo e ambiente, per sostituirla con una distopia di ambienti completamente selvaggi (in teoria) da guardare e non toccare, punteggiati da città densamente abitate e serre industriali.

La seconda cosa che mi fa arrabbiare è che le persone sono troppo ignoranti in cose troppo importanti, non hanno presenti i concetti base dell’ecologia e, cosa ancor più grave, alcune delle idee più rigide e sbagliate sull’ecologia sembrano venire proprio da studiosi e ambientalisti, che invece dovrebbero sapere quanto sono adattabili, mutevoli e complessi gli ambienti naturali e le creature che li abitano.

Il terzo motivo è che le persone sono non solo ignoranti ma anche ipocrite, vivono vite piene di contraddizioni e si auto-assolvono da queste contraddizioni andando a mettere becco nella vita di persone più coerenti, nella cui coerenza si evidenziano i lati spiacevoli, forse, ma inevitabili della vita e della natura. Queste persone ipocrite, che con le loro automobili e le loro case grandi e calde, i loro animali domestici, i loro vestiti di plastica e le loro vacanze “nella natura” stanno distruggendo il mondo naturale più di chiunque altro, si puliscono la coscienza facendo cose tipo firmare i referendum contro la caccia per “salvare gli animali”.
Apro una piccola parentesi per dire che gli animalisti sono purtroppo i peggiori di tutti. Non ti danno un animale in affido a meno che tu non ti impegni a tenerlo rinchiuso per tutta la sua vita, contro la sua felicità e natura, perché se no ci sono “troppi pericoli” (esperienza diretta), fanno cose come scrivere agli allevatori per insultarli perchè macellano gli animali, brutti!, cattivi!, ma come si fa!, e poi rappresentano associazioni di difesa di orsi, lupi, rapaci e altre bestie feroci, e soprattutto cani e gatti, che mangiano quegli stessi animali macellati dagli allevatori cattivi (esperienza diretta), e addirittura fanno cose tipo sostenere che sia possibile mangiare latticini senza uccidere nessun animale e mantenendo tutti i caproni, arieti e tori fino alla morte di vecchiaia. E quando spieghi che le loro idee non hanno senso, sono incoerenti o addirittura impossibili, continuano a ripeterti le stesse cose ignorando le tue obiezioni, peggio dei fanatici religiosi che almeno scendono nel merito dei propri dogmi.
Inizio a pensare che non esista nella nostra società gente più fuori di testa degli animalisti. Che l’animalismo, come cose tipo l’antirazzismo in America e Gran Bretagna, sia diventato una sorta di isteria collettiva che dà l’illusione di essere moralmente superiori e di poter espiare i propri peccati senza fare in realtà niente per migliorare il mondo reale.

Torniamo alla caccia.

Preciso che non sono favorevole a tutti i tipi di caccia e pesca. Sono contraria a cose come l’allevare fagiani per cacciarli, alla pesca no kill, all’uccisione di specie a rischio o per esibire trofei, a pratiche che comunque sono già illegali come le trappole o il bracconaggio, e alla spaventosa crudeltà dell’uccellagione. Penso che la caccia dovrebbe essere tenuta lontana dai centri abitati e regolamentata con attenzione.

Sono però favorevole alla caccia, che considero una pratica nel complesso positiva e soprattutto necessaria per sopravvivere. Ovunque.
Vivo in un paese di cacciatori. Sono quasi tutti uomini; solitamente escono in gruppo, alzandosi presto o passando anche intere notti fuori; spesso iniziano a portarsi dietro i figli da quando sono piccoli. Ci sono bambini (e bambine) in questo paese che alle elementari sanno già pescare una trota o squartare un cervo.

Lo trovate orribile? Io lo trovo bello. Adesso vi spiego perchè.
Una cosa che evidentemente la gran parte delle persone non ha ancora capito, e questo è grave, è che la vita sulla terra si basa sull’uccidere per mangiare. Questa è una realtà da cui non si può sfuggire, ed è veramente esasperante vedere sedicenti ambientalisti che negano questo fatto fondamentale. Non tutto ciò che è mangiato muore – l’erba brucata ricresce – ma, tendenzialmente, mors tua vita mea. Questo vale per le piante come per gli animali. C’è chi ha deciso che la vita delle piante vale meno di quella degli animali, e va bene, è un’idea molto antropocentrica, a ben pensarci, ma comprensibile. Però queste stesse persone non capiscono che se qualcuno – noi o un altro animale o un parassita – non uccide gli animali in eccesso non è che questi allora potranno finalmente vivere tutti insieme in santa pace e in armonia – piuttosto moriranno di fame. Dopo aver distrutto tutto, a cominciare dalle proprie fonti di cibo.

Nelle aree senza predatori, gli erbivori che ci piacciono tanto come cavalli selvaggi o cervi finiscono per distruggere tutta la vegetazione, togliendo habitat e cibo anche a tutti gli altri animali, e poi per morire una morte lenta e orrenda per fame, freddo o stenti. Infatti il ruolo dei predatori è anche mantenere questo spietato ma meraviglioso equilibrio per cui dalla morte nasce nuova vita, e dalla distruzione creazione. La cosa assurda è la pretesa di chiamare gli esseri umani fuori da questa legge fondamentale, quella del morire e rinascere, fingendo che noi possiamo sottrarci a quello che vale per tutte le altre forme di vita.
Però è un’illusione: nel mondo ci sono molti esseri umani (compresi quelli che organizzano i referendum), e anche essi devono mangiare, principalmente se non ormai quasi esclusivamente grazie all’agricoltura. Quello che i vegani non capiscono è che il problema dell’uccisione degli animali non si risolve mangiano vegetali, perché quegli stessi vegetali, soprattutto i più nutrienti come i legumi, attirano anche la fauna selvatica e se questa è troppo numerosa li distrugge. Anno dopo anno, qui in paese vedo gente disperata per il raccolto distrutto da cervi e caprioli, o topi (quest’anno non abbiamo raccolto quasi niente, una cosa mai vista), per i terreni devastati dai cinghiali, e così via. Ogni volta penso: se non ci fosse la caccia, non sarebbe ancora peggio? Almeno con la caccia si recupera un po’ di quello che si è perso.
Tutti quegli ambientalisti che puntano il ditino contro gli agricoltori che scendono in piazza perché ci sono troppi cinghiali, dicendo “forse siete voi che siete troppi!”, dovrebbero anche specificare loro personalmente di cosa intendono cibarsi. Le persone veramente iniziano a credere che il cibo cresca nel supermercato.

(E non venitemi a dire di recintare perché recintare tutti i campi d’Italia è impossibile, costosissimo, e molto più dannoso per l’ambiente che abbattere qualche cinghiale. Senza contare che, a quel punto e continuando a negare gli abbattimenti, vi trovereste come sta già succedendo i cinghiali al supermercato che vi chiedono di dividere il vostro cibo con loro. Ho visto il video di una scena del genere a Roma. Gli animali non hanno contraccettivi se non la fame, la malattia e la predazione, altra cosa che la gente non capisce.)

Ha-ha, direbbero questi animalisti che hanno una soluzione per tutto: ma infatti, se c’è troppa fauna selvatica è perché non ci sono abbastanza lupi e orsi! Nel loro mondo immaginario, esiste un altrettanto immaginario “equilibrio naturale” che si crea tra predatori e prede per cui non c’è mai nessun problema. Questo è vero, ma le persone si dimenticano il piccolo particolare che noi esseri umani stiamo in mezzo, che siamo, come dico spesso, parte di quella stessa natura, che abbiamo un ruolo in questo “equilibrio naturale” e che quindi un conto è il lupo astratto del libro di biologia che “mangia i cinghiali”, e un conto è il lupo delle Alpi o degli Appennini che col cavolo che va a correre tutta la notte e a rischiare la vita per prendere il cinghiale (un animale difficilissimo da uccidere anche per chi ha un fucile), quando ci sono cinquanta pecore indifese e addirittura recintate che sono altrettando appetitose e molto più facili da catturare.
Infatti, se qualcuno di questi che firmano referendum si prendesse la briga di andare un po’ in giro per queste montagne che vuole tanto salvare, si accorgerebbe che sono piene sia di lupi che di cinghiali. E di cervi. E di caprioli. È la parte in mezzo, l’animale domestico e l’uomo a cui viene impedito di esercitare il proprio ruolo ecologico, a soccombere.
Non è pensabile abolire la caccia. La caccia è l’attività più antica dell’essere umano. È una fonte di cibo fondamentale in certe zone. Ma non c’è solo questo. Poter cacciare e pescare è uno dei pochi incentivi rimasti per mantenere un ambiente sano che possa sostenere la vita, e per non uccidere troppo, così da evitare di non avere nulla l’anno dopo. I pescatori sono tra i pochissimi rimasti che si interessano ancora dello stato di salute dei fiumi.
Ma la cosa su cui voglio più di tutte farvi riflettere è che la caccia, quella vera, quella fatta dalle persone del luogo e non dai turisti, è il modo più intimo per conoscere il proprio ambiente. A quelli che firmano contro la caccia chiedo: avete mai parlato con uno di questi cacciatori? Vi siete mai resi conto del fatto che conosce ogni metro quadro delle proprie montagne, che può dirvi cose sui cervi che nessun professore sa così nel dettaglio, che ha passato albe e notti a inseguire gli animali in un rapporto più intimo di quello che voi potreste mai sognarvi?

C’è questa idea che uno che ammazza animali per divertimento può solo essere un sadico. Ma è sadico il lupo? È sadico lo squalo?
Noi ci siamo evoluti per raccogliere e per cacciare. L’istinto della ricerca, dell’inseguimento, dell’appostamento, dell’assalto è nei nostri geni. Io non provo questo desiderio, forse perché sono donna, non so, comunque non vado a caccia, infatti. Ma ho conosciuto diversi cacciatori che mi hanno detto di provare pena, qualche volta o sempre, quando devono uccidere. E allora perché lo fanno? Per i motivi che vi ho detto. Oppure perché la carne è buona. Oppure perché bisogna fare selezione e vanno abbattuti alcuni capi, in collaborazione con le autorità.

Il vero allevatore, il vero cacciatore, uccide perché deve e non perché può. Perché sa, consciamente o a livello inconscio, che qualche innocente deve morire perché la specie sopravviva.

Anche a me dispiace vedere un animale ucciso. Non provo nessun piacere e cerco sempre di far sì che il momento dell’uccisione arrivi più tardi e sia più rapido possibile. Ma mi fanno infuriare quelli che dicono che non è possibile che un allevatore o un cacciatore amino gli animali se li uccidono. È vero, l’amore tra umani non funziona così. Ma la natura ha altre leggi. Amare gli animali e sapere che potrebbe essere necessario ucciderli è una forma di saggezza profonda che molti sedicenti ambientalisti non capiscono e addirittura attaccano.

Chi conosce i cacciatori sa che portano il sale e il fieno agli animali per l’inverno. Che se un animale è ferito ma ancora vivo lo cercano con i cani per ucciderlo, così da non farlo soffrire. Certo, non tutti i cacciatori si comportano bene, ma questo è vero di qualsiasi categoria umana. Non idealizzo lo stile di vita che vi descrivo: vi dico solo com’è.

L’altro giorno ho visto quattro cacciatori di ritorno da una battuta. Mi hanno detto che i lupi sono arrivati anche qui; hanno fatto strage di pecore su una montagna non distante. Quindi, ora tocca anche a me. Probabilmente dovrò abbandonare tutto quello che ho costruito in tutti questi anni, perché non ho modo di proteggere le mie pecore. Ogni volta che le vedo temo che sia l’ultima. Sono angosciata e indifesa.

Se non invertiamo la rotta, scompariranno i pastori. Scompariranno i cacciatori, se il referendum avrà successo, o se il lupo mangerà tutti gli animali selvatici non lasciando più nulla per noi. Gli animalisti esulteranno – ed è anche questo che fa rabbia. Con loro esulteranno gli speculatori: una volta allontanati gli abitanti, via libera per l’idroelettrico, i resort, il turismo “sostenibile”… Chi ha scelto di vivere “nella natura” non per modo di dire, ma per capire le sue leggi, far entrare il proprio corpo e la propria mente in intimità con essa, rinuncerà. Si perderanno tradizioni, conoscenze, habitat. La cosa assurda è che questo sarà stato fatto con l’aiuto determinante di chi si dice ambientalista.

Vi descrivo una scena, sperando che le persone di cui parlo non la leggono, anche se non sto dicendo nulla di male su di loro. Eravamo al supermercato del paese e si parlava di caccia. A qualcuno il sapore di selvatico non piace, ad altri fa pena dover scuoiare un animale che poche ore prima saltava libero nel verde. “Quando devo curare il capriolo lo guardo e gli dico: ma non potevi scappare?”, dice una donna con un sorriso triste. “Ogni tanto mi chiedo: ma dovevo proprio sposare un cacciatore?”

Poi si rivolge al titolare del negozio. “Hai ancora i petti di pollo AIA?”

>Per quel capriolo, l’alternativa alla pallottola sarebbe stata o essere sbranato da un lupo, morte più traumatica e dolorosa, o la ancor peggiore morte per fame. Però fino al momento finale, quello in cui il cacciatore lo ha trovato, la sua vita è stata la più libera e naturale possibile. Ma vogliamo parlare del pollo, della sua vita innaturale, del suo stesso corpo innaturale perché modificato da una genetica che lo carica di più carne di quanta riesca a reggere, della sua breve vita in un capannone sovraffollato? E quale carne è più sana, più nutriente, tra il capriolo che mangia tutte le erbe della montagna e anche gli alberi, e un pollo ingozzato di mangimi?

Se passerà il referendum, ci saranno più di questi polli, nessun capriolo più sulle tavole, e magari tutti quei bambini che crescono seguendo i padri nei boschi troveranno qualcos’altro da fare, per esempio ubriacarsi ancora di più o fare shopping nei centri commerciali.
Stiamo trattando la gente delle nostre campagne e montagne come sono stati trattati gli Indiani d’America, e nessuno lo ha ancora capito.
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66 risposte a In difesa dei cacciatori

  1. mirkhond scrive:

    Non posso che condividere quanto dice questa signora, che vive nella e della natura. Il fatto è che l’animalismo è figlio della città tecnologica, in cui la cultura ha finito per soffocare la natura da cui pure l’uomo proviene.
    Sia pure con le migliori intenzioni di questo mondo, gli animalisti finiscono con il danneggiare proprio quella natura che pure vorrebbero difendere.
    E’ l’eterogenesi dei fini di Vico.

  2. Mauricius Tarvisii scrive:

    Mi pare che siano due le argomentazioni che vengono portate:

    1) abbiamo sempre cacciato ed è uno stile di vita come tutti gli altri
    2) la caccia è utile per tenere sotto controllo le popolazioni degli animali cacciati

    Sulla 1 va bene, nulla in contrario. Però direi che è tempo di iniziare a bilanciare un pochino meglio il divertimento dei cacciatori con il quieto vivere di tutti gli altri, da chi vuole farsi un pic nic in cortile a chi vuole mangiarsi un barattolo di pelati senza trovarci dentro i bossoli https://www.anlc.it/wp-content/uploads/2024/02/Circolare-ANICAV_28feb2024_allegato.pdf
    Perché sarà anche vero che la caccia è antica, ma l’agricoltura anche e sfama più gente della caccia.

    Sulla 2, la cosa mi pare che sia meno scontata di quanto suggerito qui. Da quello che ho capito, ci sono diversi problemi:
    a) il cacciatore caccia per sé, non per seguire le linee guida regionali sulla programmazione delle popolazioni di animali selvatici, per cui demandare ai cacciatori il controllo per evitare l’intervento pubblico non è detto che funzioni
    b) con molte specie, il cacciatore tende a prelevare gli esemplari in modo inefficace per la riduzione della prolificità (es., prenderà il cervo maschio con un bel palco, ma ignorerà la femmina… peccato che è il numero di femmine che determina la crescita della popolazione)
    c) alcune specie (tipo i lupi) non vengono proprio toccate dai cacciatori, che cacciano per sé, non per ottemperare alle linee guida regionali

    • Gaia Baracetti scrive:

      Mi permetto di rispondere a queste obiezioni.
      Non tutti i luoghi sono adatti alla caccia, ma neanche tutti sono adatti all’agricoltura, per cui ogni storia e ogni zona è a sé. Sicuramente dipendere dalla caccia a lungo termine è più sostenibile che dipendere dall’agricoltura, perché presuppone un ambiente più intatto e più ampio con una minore popolazione umana. I pochi popoli rimasti di cacciatori-raccoglitori ne sono la prova, ma per vivere tutti così dovremmo essere qualche decina di milioni e non otto miliardi.
      Se nei pelati finiscono le cartucce, io prima di prendermela con i cacciatori mi farei due domande su come viene prodotto il cibo che mangiamo… se un macchinario tira su cose del genere e le butta nei barattoli e nessuno se ne accorge, i cacciatori sono l’ultimo dei problemi.
      Non conosco la realtà su tutto il territorio italiano, ma solitamente i cacciatori sono obbligati a seguire delle linee guida date dai forestali, non posso uccidere quello che gli pare come gli pare. Poi a volte non sono d’accordo con le indicazioni ricevute, ad esempio ovviamente lo sanno benissimo che abbattere una femmina non è equivalente ad abbattere un maschio, ma un cacciatore una volta mi ha detto che l’indicazione di abbattere la femmina dà fastidio proprio perché ridurrebbe troppo la popolazione, e loro vogliono cacciare anche l’anno dopo.
      Riguardo all’abbattere il cervo con il bel palco, non credo sia la motivazione principale ogni volta, anzi spesso vengono abbattuti animali con difetti o malformazioni. Esiste la caccia di selezione.
      I cacciatori non abbattono i lupi perché non possono, non perché non si fanno gli affari loro. Se venisse aperta la caccia al lupo, credo che ci sarebbe la fila.

  3. Roberto scrive:

    Io ho sempre un cinghiale nel congelatore 😎

  4. izzaldino scrive:

    tutto più o meno condivisibile anche per un vegetariano che sa che gli allevamenti intensivi sono molto più mostruosi del nonno che va a caccia o dello zio che va a pesca.
    però anche se l’autrice dice di non esaltare questo stile di vita di fatto lo sta facendo.
    in Sicilia 20/30 anni fa c’erano i ricci di mare e bisognava stare attenti a non pestarli per le dolorosissime spine. ora sono scomparsi, ci sono periodi di fermo biologico ma nessuno li rispetta, men che meno i pescatori da sette generazioni delle borgate marinare che così distruggono un ecosistema proprio come gli animali selvatici che divorano l’erba citati dall’autrice. e non è una cosa solo dell’uomo bianco cis europeo ricco etc: anche prima di Colombo nelle Americhe centinaia di specie animali vennero sterminate dai nativi immersi nel loro stile di vita naturale come la pastora blogger. una cosa non esclude l’altra.
    per questo a volte ha senso ascoltare i naturalisti, ma a volte no: l’esempio più vicino è l’orso trentino, reintrodotto in maniera scriteriata e divenuto ingestibile, c’è stata anche una vittima. tutto il contrario dell’orso abruzzese, endemico e perfettamente integrato. dopo la morte del povero runner trentino si notavano accese discussioni su internet fra abruzzesi e alpini, con i primi che per un volta potevano sfoderare l’orgoglio terrone di una migliore organizzazione rispetto ai settentrionali.
    detto questo:
    I CINGHIALI NON SI TOCCANO
    sono il simbolo, l’animale totemico dell’urbanesimo distruttivo italico. da Genova a Messina, da Roma al Veneto, la distruzione dell’habitat dei cinghiali li ha spinti verso le città in un processo che qualche sindaco illuminato dovrebbe premiare e supportare. non è colpa dei cinghiali se la città si espande e si fa suadente con tonnellate di rifiuti in cui grufolare.
    in ogni caso se l’obiettivo polemico dell’articolo sono i resort sostenibili, i vegani della ztl che arricchisono NaturaSì etc siamo d’accordo e sono pronto a imbracciare la lupara, ma è un bersaglio un po’ troppo facile. e soprattutto in Italia i politici che difendono i cacciatori difendono il loro diritto di sparare, e al contempo sono gli stessi politici che difendono gli allevamenti intensivi e i polli agli ormoni

    • Andrea Di Vita scrive:

      @izzaldino

      “cinghiali”

      Da quando l”amministrazione legaiola (e chi se no) ha cambiato i cassonetti della spazzatura a Genova, sostituendo quelli vecchi che si aprivano a pedale
      con cassonetti più piccoli che si aprono elettronicamente (sic) la città si è riempita di cinghiali. La maggior parte dei Genovesi è anziana (in certi quartieri ci sono quattro ultrasessantacinquenni per ciascun minore di venticinque anni) e buona paete di loro vive sola. Semplicemente, o non riescono ad aprire i piccoli cassonetti tecnologici o non riescono a farci stare tutta la spazzatura. Così i cinghiali scendono dai monti lungo il greto dei fiumi e pasteggiano alla grande. In pieno centro, la sera, capita che i bus inchiodino per evitare un cinghiale che attraversa la strada. L’anno scorso gruppi di cinghiali sono stati avvistati nuotare compatti verso Portofino. Io me li sono trovati due volte sotto casa alle nove di sera. Va detto, a onore del vero, che sui monti che circondano la città (alcuni sfiorano i mille metri) sono stati segnalati dei lupi. Purché non scendano giù anche loro…

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • roberto scrive:

      izzaldino

      “non è colpa dei cinghiali se la città si espande e si fa suadente con tonnellate di rifiuti in cui grufolare.”

      verissimo e comunque ci vorrebbe un po’ di attenzione (già eliminare le fonti di cibo ridurrebeb drasticamente cinghiali, orsi, topi e gabbiani in città)

      per il resto, qui nel granducato i cinghiali sono un problema non in città (mai visti) ma in campagna, dove devastano campi…il risultato è che la carne di cinghiale non costa nulla (io mi procuro un cinghialetto 2-3 volte all’anno da un cacciatore e, macellaio compreso, alla fine mi viene tipo 6-7 euri al chilo per una 20ina di chili di carne)

    • Gaia Baracetti scrive:

      Izzaldino, nell’articolo ho specificato chiaramente di essere contraria al bracconaggio e al prelievo eccessivo di specie a rischio.

      • izzaldino scrive:

        Gentile Gaia, ti ringrazio per la risposta. sì il tuo articolo è ragionevole, non sei a favore degli eccessi e mi pare che tu parli di una gestione della ‘natura’ da parte di chi la vive, e sono d’accordo. spesso i reinserimenti sono stati problematici, ma mai quanto l’azione del capitale sulle campagne, penso alla storia delle nutrie e dei siluri nella pianura padana, del reinserimento degli orsi in Trentino o, in tempi recenti, della polemica sulla macellazione di animali infetti in Sicilia
        https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/10/i-clan-e-la-macellazione-clandestina-lesponente-di-fdi-aggredisce-verbalmente-antoci-infanga-il-territorio-non-glielo-permetteremo-piu/7618453/?pl_id=8&pl_type=category

        l’esponente di FDI dice che la brucellosi e la tubercolosi del bestiame la portano i chinghiali “Lasciati liberi di scorazzare” nel senso che non vengono favoriti gli abbattimenti dalle politiche anti-venatorie.
        i cinghiali (così rispondo anche a Roberto e ad Andrea di Vita) in Sicilia si sono riprodotti creando un ibrido coi maiali neri dei Nebrodi con cui i cinghiali si accoppiavano. rompevano le gabbie del pregiatissimo e costosissimo Maialino Nero dei Nebrodi DOCG eccellenza artigiano italico made in Italy ultra locale etc e si accoppiavano. Una industria, quella suina, che non si è dimostrato sostenibile. La colpa non è dei cinghiali in questo caso a meno che non si voglia eliminare per sempre il cinghiale dalle campagne. e se le città producono tonnellate di rifiuti e si espandono, i cinghiali non sentiranno più la pressione dei cacciatori nelle campagne.
        altre volte interventi dall’alto da parte della ‘città’ e della ‘scienza’ sono risolutivi, sempre a proposito delle epidemie animali la rinderpest, la peste bovina che ha flagellato l’Europa per secoli ora è stata estinta grazie alla scienza che ai primi del Novecento riuscì a isolare il virus e a distruggerlo, non esiste più in natura.
        e questo è ciò che non condivido del tuo scritto, pensare che in Italia i cacciatori siano una forza razionale e naturale e non un consorzio di gente con interessi economici e politici non sempre limpidi. Per cui io non sono per abolire la caccia e condivido con te l’importanza sociale e , si spera, di controllo ambientale che ha in Italia però non penso neanche che qualsiasi intervento scientifico sia a priori negativo solo perché viene da fuori. lo sfruttamento spesso avviene da fuori ma a volte anche dall’interno.

        • Gaia Baracetti scrive:

          Izzaldino, tu dici che i cacciatori sono “un consorzio di gente con interessi economici e politici non sempre limpidi”. Sì, anche, ma come loro tanti altri.
          Qualsiasi categoria che si associa inevitabilmente tende a difendere i propri interessi fino anche all’eccesso, difficilmente si autolimita. I cacciatori individualmente, qui almeno, si autoregolano e possono emarginare o punire chi si comporta male, ma così come per i sindacati, le associazioni di categoria, i partiti, gli agricoltori, e così via, quando si diventa lobby o potentato spesso si proteggono anche gli eccessi dei propri membri e si fanno richieste irragionevoli.
          Non va permesso ai cacciatori di fare tutto quello che vogliono, ma se si continua a demonizzare la categoria tout court la si spinge sempre di più a chiudersi o verso l’estremismo.
          Per quanto riguarda le malattie e gli animali selvatici, alcune epidemine, umane o animali, derivano da cose che facciamo noi, ma altre da cose che succedono in natura. Che io sappia, ad esempio, l’influenza aviaria viene portata dagli uccelli selvatici e sta sterminando colonie di questi animali anche in zone lontanissime da allevamenti e città.

  5. PinoMamet scrive:

    ” un ruolo in questo “equilibrio naturale” e che quindi un conto è il lupo astratto del libro di biologia che “mangia i cinghiali”, e un conto è il lupo delle Alpi o degli Appennini che col cavolo che va a correre tutta la notte e a rischiare la vita per prendere il cinghiale (un animale difficilissimo da uccidere anche per chi ha un fucile), quando ci sono cinquanta pecore indifese e addirittura recintate che sono altrettando appetitose e molto più facili da catturare.”

    Questo lo ho pensato anch’io (e scritto mesi fa su questi schermi)

  6. Moi scrive:

    … poi ci sono stati quei 3 adolescenti Sardi del lancio del gattino da un dirupo filmato e messo sui social , e si meravigliano se han ricevuto insulti e minacce.

    Nell’ Era dei “Fratellini Pelosetti” !

    • Ros scrive:

      Moi meglio la cosa dei fratelli pelosetto che i conspecie psicopatici-imbecilli.

      A mio parere. Credo che si starebbe tutti meglio eliminando subito questi che lasciando fare.

      Sono stati fortunati che non c’era nei paraggi gente “amorale” come me.

      • Moi scrive:

        Ma infatti questi adolescenti (si vede anche una ragazza che ride, quindi almeno ci hanno risparmiato la demonizzazione del cromosoma Y) sarebbero più al sicuro per la propria incolumità in cella di isolamento* carceraria che NON in libertà tra la gente comune bramosia di lanciarli sul posto.

        • Moi scrive:

          “Linciarli” … ma in realtà molti vorrebbero proprio “lanciarli” , come da Codice Hamurrhabi , ancor oggi ritenuto l’ espressione più alta di Giustizia.

          *
          Chi compie crimini particolarmente odiosi/disonorevoli … risaputamente (!) teme gli altri detenuti molto di più della ” Giustizia ” Italiota, sempre pronta a “colpevolizzare” le vittime xhe vorrebbero sentirsi “troppo sicure” e a “poverinare” i carnefici che “poverini hanno avuto un’ infanzia difficile” !

    • Moi scrive:

      Fra l’ altro a volto scoperto, tranquillamente in un paesucolo di poche anime di cui pochissime giovani … ovviamente sono stati identificati e diffusi i dati personali in pochissime ore. Nessuno teme per aver violato la loro privacy … Anzi c’ è voglia di aspettarli sotto casa e inseguirli coi forconi !

  7. Ros scrive:

    Bah🙄

    Per come la vedrei io la sua fattoria (o quello che è) è pur sempre una tecnobolla antropocentrica.

    Come tutto ciò che fa l’uomo sapiens da decine di millenni per piegare la “natura” matrigna alla sua possibilità di viverci.

    E ciò sta bene! Mors tua vita mea; fino a un certo punto. Poi diventa mors tua more mea.

    Ma non trovo risibile e patetico il bisogno di giustificare con sofismi la sua personale piccola, sostenibile magari, tecnobolla antropocentrica con motivazioni d’arte varia.

    Poi, cme lei ha diritto di “liberarsi di orsi, cinghiali e lupi per salvaguardare i suoi animali – che gli servono – gli animali selvatici hanno il diritto di mangiarsela quando la incontrano. È di mangiarsi le sue pecorelle e le sue messi.

    È il diritto naturale del più forte.

    Ma la lotta pare diventata troppo impari. Troppo squilibrata, per durare senza essere (esserci) controproducente.

    A lasciarci fare, a breve ( poiché il tempo del cambiamento è progressivamente accelletatosi) non dura manco la sua fattorietta, o quello che è.

    Per salvaguardare la “natura Gaia” dalla tecnobolla antropocentrica onde salvarci forse (mica è detto che non ci siano altri modi) bisogna che arretriamo e ci fermiamo fino a suicidarci, pare🤔

    Abbisogna che per salvarci non ci dobbiamo salvare.

    Ergo, a vederla così solo, siamo già belli che fottuti.

    Gnosticamente cataro visione non ci resterebbe – razionalmente – che questo passettino conseguente:

    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Movimento_per_l%27estinzione_umana_volontaria

    Cominciate a camminare voi che io devo allacciarmi le scarpe, poi vi raggiungo 😎

    • Ros scrive:

      “Ma non trovo risibile..”

      Era “ma trovo risibile e patetico” cacchio di correttore analfabeta

    • Ros scrive:

      “Abbisogna che per salvarci non ci dobbiamo salvare.

      Ergo, a vederla così solo, siamo già belli che fottuti”

      Tropp’assai siamo addiventati, cumpa’😁

      Troppa folla inutile e dannosa.

      Dice: “ma perchè allora non t’ammazzi e dai l’esempio?”

      Ma perché non ammazzarvi a voi? A mio pareriuccio eh! Pace e bene😇

    • roberto scrive:

      ros

      “Per come la vedrei io la sua fattoria (o quello che è) è pur sempre una tecnobolla antropocentrica.”

      questa mi sembra una cosa del tutto evidente e fai benissimo a ricordarla, perché il rischio di non farci attenzione mi sembra molto alto!

  8. Peucezio scrive:

    Bellisimo. Grande lucidità.

  9. Miguel Martinez scrive:

    Cinghiali in Toscana…

    Repubblica oggi:

    La Regione Abbattimento cinghiali in arrivo più permessi È proprio di queste ore un video che gira in rete con un gruppo di piccoli cinghiali che si rinfresca nell’acqua del Terzolle. Siamo in piena città, nei pressi dell’istituto tecnico Leonardo da Vinci, vicino a via Mariti. Mentre è solo di qualche giorno fa il grido d’allarme della Coldiretti, con tanto di manifestazione in piazza Duomo davanti alla presidenza della Regione, che ha invocato l’attuazione del Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica. I numeri parlano chiaro: sono 400mi1a gli ungulati in Toscana, di cui 200mi1a sono cinghiali di Di Maria • a pagina 5 Cinghiali, consentiti gli abbattimenti ai dipendenti delle aziende agricole di Alessandro Di Maria È proprio di queste ore un video che gira in rete con un gruppo di piccoli cinghiali che si rinfresca nell’acqua del Terzolle. Siamo in piena città, nei pressi dell’istituto tecnico Leonardo da Vinci, vicino a via Mariti. Mentre è solo di qualche giorno fa il grido d’allarme della Coldiretti, con tanto di manifestazione in piazza Duomo davanti alla presidenza della Regione, che ha invocato l’attuazione del Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, in particolar modo dei cinghiali. I numeri d’altra parte parlano chiaro: sono 400mi1a gli ungulati in Toscana, di cui 200mila sono cinghiali, ai quali è attribuito l’80% dei danni, poi 160mila caprioli e 7mila daini tra i principali. E allora ecco che la Regione ieri, nel corso della giunta ordinaria dopo quella straordinaria per discutere della situazione delle carceri in Toscana, con la vice presidente e assessora all’agro-alimentare Stefania Saccardi si mobilita portando una delibera con alcune novità importanti. «La prima e molto rilevante riguarda un primo stanziamento di ventimila euro destinato all’acquisto di celle frigorifere e all’allestimento di centri di raccolta della selvaggina, senza le quali abbattere i cinghiali risulta complicato se non impossibile — spiegano il presidente della Regione Eugenio Giani e la stessa Saccardi — si tratta di un contributo destinato agli ambiti territoriali di caccia e di questi primi ventimila euro quindicimila saranno indirizzati agli ambiti territoriali di caccia delle province di Massa Carrara e Lucca». Una seconda novità riguarda la possibilità, per le imprese agricole, di poter usare propri dipendenti cacciatori per l’abbattimento dei cinghiali nei terreni di proprietà: su delega e autorizzazione della polizia provinciale e in area interessate dalla peste suina e non vocate, come le aree agricole. Fino a oggi la possibilità riguardava solo i proprietari e conduttori dei terreni. Nella delibera si ribadisce poi che proprietari e dipendenti possano sempre intervenire come partecipanti agli interventi di controllo e contenimento in ambito urbano. C’è anche un richiamo, nel testo licenziato dalla giunta, alle polizie provinciali, che devono rispondere alle richieste di intervento entro ventiquattro ore. «Con questa ultima delibera — aggiungono ancora Giani e Saccardi — pensiamo di aver dato una risposta concreta alle preoccupazioni degli agricoltori». I quali dal 2010 a oggi, secondo i dati rilasciati da Coldiretti, hanno visto danni per circa venticinque milioni, quasi due milioni l’anno, con le coltivazioni più colpite che riguardano uva, cereali, castagne, legumi e ortaggi. «Ritengo che la priorità debba essere la tutela delle aziende *** agricole — conclude Giani — abbiamo puntato sul rilancio della biodiversità e di conseguenza adottiamo quelle misure che con equilibrio permettano la salvaguardia del territorio. Mettiamo opportuni e incisivi mezzi di contrasto in quei luoghi dove i cinghiali contribuiscono alla distruzione del patrimonio agricolo della nostra Toscana».

    • Gaia Baracetti scrive:

      Si dice spesso che i lupi servono per tenere sotto controllo l’espansione dei cinghiali… ma non sembra aver funzionato.

      • Moi scrive:

        È sempre un punto di vista antropocentrico …

        • Gaia Baracetti scrive:

          Bè, ovvio. Se lupi e cinghiali fossero su un’isola deserta senza umani, se la vedrebbero tra di loro, ma noi per sopravvivere dobbiamo pensare a come proteggere le nostre città e i nostri campi.

          • Ros scrive:

            “…ma noi per sopravvivere dobbiamo pensare a come proteggere le nostre città e i nostri campi…”

            la nostra Roba😊

            la natura, il verde, l’ambiente, la tradizione di nonno nanni e il suo stracchino ancora fumante caldo caldo appena evacuato …

            … ullallà puccipucci cioè, tutte ‘ste sacre e
            tutte cose belle e sante pure,
            niente a dirci ci mancherebbe non farcìci una bella scenografia a fatturare con quinte fiorite flamboyant di margherite neogotiche tarocche wagneriane di parsifal che si cavalca le walchirie in coppia con Tannhäuser trovatore lingua d’oca e tutte e sette i nibelunghi per ‘nsalata di scontorno all’ammucchiata coi finocchi, cacio greco e pummarola ‘ncoppa tutto bbio.

            A fatturar, si spera – aspetta e spera – assieme a nonno nanni e la sua regolarità genuina di strcchino.

            pure la santità volemo.

            ma però poi quando che le cose si fan serie e ci si può – sia mai peccato mortale – lasciare um poco del sacro guiderdone della Roba lasciandogli lo spazio loro alle frascazze, o almeno un poco pure a loro per campare…

            allora mani tra i capelli e:
            “il mio tesoooooro!!!”

            La vita umaaaana è saaaaacra!!!
            Dio dice ch lo dice!

            che dio scimmiabongosenzapeli ci ha fatto a sua immaginazione e stupidanza e assomiglianza per regnare e pasteggiare di tutto il suo creato.

            siamo i principini ereditari noi!

            fanculo alle frasche fresche e all’agnellini allora, e si ritorni all’ordine serio ed ancestrale;

            tutti si ritorni ad essere Mazzarò figliuol prodigo all’ovile come l’amanti di sora Gramigna, sora Grifagna e sora Micragna

            come coll’indiani rompiglioni, che noi gente seria et civìlia et travagghiatrice che:

            “… Tutta quella roba se la semo fatta colle nostre mani e colla nostra testa, col non dormire la notte, col prendere la febbre dal batticuore o dalla malaria, coll’affaticarsi dall’alba a sera, e andare in giro, sotto il sole e sotto la pioggia, col logorare i nostri stivali e le nostre mule; che quando uno è fatto così come noi siamo, vuol dire che è fatto per la roba”.

            si va noi alla conquista del west con tant’amore e loro, l’indiani, che ce li troviamo sempre – e checcazzo!! –
            tra i coglioni. Lo facevano apposta.

            Come se ci piacesse di genocidiarli a noi.
            Come se fossimo noi i cattivi.

            Andassero loro piuttosto e più ancora indietro, sempre più ancora indietro mentre che avanziamo crescendo e moltiplicandoci come i pidocchi della rogna;

            indietro andassero per farci spazio a noi tradizione impastata di progresso griffato antico delle valli.

            Indietro fino ad arrivarsi al mare pacifico e quindi s’imparassero a nuotare o a affogare se ne ritornqassero a casa loro li in quella fetenzia di cesso di paese dell’asia russia dei buriati, ciukci e di quei tignosi dei tungusi.

            “Roba mia, vientene con me!”
            e muoia San Sone senza piagnistei

            • Ros scrive:

              ps

              aoh Gaia è pe scribacchiare eh!

              Niente di serio, men che mai di personale 🤗

              Anzi, son con te e faccio il tifo contro Ezecchiele lupo, Pietro Gambadilegno e i loro compari cattivi ‘mfami che perfidamente ci togliono il pane di bocca

              https://curiosando708090.altervista.org/wp-content/uploads/2017/03/ezechiele_lupo-720×550.png

              • Ros scrive:

                che poi come ti diceva wonder spyderman super supermen* : ” Da un grande potere derivano grandi responsabilità”

                Proprio perchè siamo l’eletti col Prande Potere (e grande podere) non ci potiamo – ne dobbiamo – ne vogliamo – volerci mettere in competizione infida e subdola coi nostri cuginetti poveri miserabbbili e disgrazziati deficenziali dell’animali.
                Come da bestia a bestia fossimo ad armi pari.
                Non puotemo poiché noblesse oblige

                Li dobbiamo amare e custodire e carezzacchiare affettuosamente pure all’orsi e Masha
                – ogni tanto col sugo di salsiccia di cinchiale e le patate pure-

                ma custodire con amore di barbapapà e mammà, che noi siamo il bucolico buon pastore-pastorella (l’occitana Pastourelle dama bianca a Massabielle) col baculo pastorale del presepio nel locus amoenus:

                “L’autrier, jost’una sebissa
                Trobei pastora mestissa,
                De joy et de sen massissa;
                E fon filha de vilana :
                Cap’e gonel’e pelissa
                Vest e camiza treslissa,
                Sotlars e caussas de lana.

                Ves leis vinc per la planissa:
                “Toza, fi m’eu, res faitissa,
                Dol ai gran del ven que.us fissa”.
                “Senher, so dis la vilana,
                Merce Deu e ma noyrissa,
                Pauc m’o pretz si.l vens m’erissa
                Qu’alegreta sui e sana”.

                “Toza, fi.m eu, causa pia,
                Destoutz me suy de la via
                Per fa a vos companhia,
                Quar aitals toza vilana
                No pot ses plazen paria
                Pastorgar tanta bestia
                En aital luec, tan soldana!”

                “Don, dis ela, qui que.m sia,
                Ben conosc sen o folia”

                https://mammaecasalinga.altervista.org/wp-content/uploads/2017/03/PECORELLE-1.png

                «In un boschetto trova’ pasturella
                più che la stella bella, al mi’ parere»

                anche se pure et in Arcadia ego col memento mori del castrato a Pasqua

                * wonder spyderman super supermen

                https://www.youtube.com/watch?v=C8ZG3zkfAW0

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “cinghiali”

      Quello che di solito non si dice è che lo spropositato aumento dei cinghiali è stato favorito dalla liberazione di cinghiali per dare delle prede ai cacciatori. E’ per i cacciatori che ci ritroviamo tutti questi cinghiali, oltre che per la malsana gestione del territorio.

      (E ora faccio contento il nostro Roberto e ci metto pure un bel link a conferma)

      https://www.tiktok.com/@kodami/video/7216384954249284869

      La gestione del territorio era malsana anche quando ero ragazzo io, ma mica c’erano tutti questi cinghiali.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Gaia Baracetti scrive:

        Una volta si introducevano specie per la caccia, adesso lo si fa in nome della biodiversità e del “rewilding”, ma si tratta sempre di operazioni rischiose dagli esiti imprevedibili.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per ADV

        “Quello che di solito non si dice è che lo spropositato aumento dei cinghiali è stato favorito dalla liberazione di cinghiali per dare delle prede ai cacciatori. E’ per i cacciatori che ci ritroviamo tutti questi cinghiali, oltre che per la malsana gestione del territorio. ”

        Stanno venendo fuori tante cose interessanti, in questa discussione.

        Che tocca argomenti in qualche modo più importanti anche delle guerre in corso, perché toccano l’essenziale di come ci rapportiamo con il mondo stesso.

        • paniscus scrive:

          “Quello che di solito non si dice è che lo spropositato aumento dei cinghiali è stato favorito dalla liberazione di cinghiali per dare delle prede ai cacciatori.”—

          E non solo: oltre a essere inseriti deliberatamente, in molti casi si tratta di animali andati a cercare in regioni completamente diverse da quella di destinazione, di sottospecie o ibridazioni diverse, e con abitudini alimentari e comportamentali diverse.

          Ad esempio i cinghiali raccattati in Croazia, Bosnia e Repubblica Ceca e allegramente liberati in Maremma, dove hanno praticamente sostituito la popolazione originaria di cinghiali locali, essendo più grossi, più robusti, e più prolifici.

          In realtà NON SO se si sia trattato di un fenomeno diffuso e continuativo nel tempo, ma qualche caso è accertato di sicuro…

  10. Miguel Martinez scrive:

    Ho una coppia di amici che hanno una casa su un’isola greca.

    Un’isola che ha lo strano merito di essere del tutto sconosciuta ai flussi turistici, ma molto nota per uno stranissimo motivo che non vi sto a raccontare.

    Sull’isola, oggi, visitata una volta a settimana da un traghetto, ci sono dodici esseri umani, in gran parte la famiglia del pope ortodosso.

    E ci sono anche 6000 capre, impegnate a distruggere ogni forma di vita (direttamente, se vegetale, indirettamente se animale).

    Perché in qualche anno ormai dimenticato, l’Unione Europea ha fatto piovere brevemente soldi gli autoctoni per allevare capre.

    Se andate sull’isola senza nome, potete immaginarvi quale sia la dieta fondamentale degli umani.

    • Gaia Baracetti scrive:

      C’è da dire che si sono sempre allevate capre in Grecia. Semmai sono i turisti con le seconde case ad essere una novità…

    • Roberto scrive:

      Non corrisponde con i numeri, ma è uguale uguale alla storia dell’isola di samotracia!
      Comunque ce ne sono varie di isole piene di capre, una, disabitata, vicino a Milos che si chiama poliaigos (=tante capre, che evidentemente erano lì già prima dell’orrida UE)

      Ps ma i tuoi amici hanno comprato una casa su un’isola semi disabitata? E dipendono da un traghetto? mi domando se mantenere un traghetto per un’isola semidisabitata sia sostenibile per il pianeta….

      • roberto scrive:

        ecco qui polyaigos…

        non ci sono stato perché a milos mi avevano un po’ sconsigliato dicendo che si, il mare è fantastico, ma le spiagge sono piene di merda di capra, e siccome a milos spiagge con mare fantastico non mancano, mi sono detto perché farmi una gita in barca che costa una fortuna per stendermi sulla merda di capra?

        abbiamo optato per l’isola vicina, kimolos, che è pure straordinariamente bella ma c’è un bar, un ristorante e finanche un campetto da basket con una vista fantastica

        https://www.discovergreece.com/fr/experiences/boat-trip-natural-escape-polyegos

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        ” un traghetto per un’isola semidisabitata sia sostenibile per il pianeta…”

        Magari fa una fermata su una rotta più lunga? B0h!

        • roberto scrive:

          si certo, ma so che in grecia c’è una certa polemica sulle isolette semi disabitate che da una parte danno “prestigio” (ha! abbiamo 1200 isole e su ognuna c’è un greco, specialmente quelle davanti alla turchia) e dall’altro sembra che costino uno sproposito alla sgangherate finanze greche perché assicurare un minimo di servizi è difficile

  11. Miguel Martinez scrive:

    https://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/256-estero/101010-la-grande-finanza-all-assalto-dell-ucraina-blackrock-finanzia-la-guerra-e-si-compra-il-paese.html

    La grande finanza all’assalto dell’Ucraina: Blackrock finanzia la guerra e si compra il Paese

    Berliner Zeitung: il Paese è a corto di soldi, ma i suoi creditori sono severi. Mousseau: programmi di aggiustamento strutturale che avvantaggiano oligarchi e investitori occidentali

    C’è una seconda invasione che si sta avventando contro l’Ucraina, ed è quella la più invisibile, silenziosa, sottaciuta dai principali canali di informazione: stiamo parlando delle operazioni della grande finanza internazionale.

    “Blackrock vuole indietro i suoi soldi”, scrive il Berliner Zeitung, secondo cui le ferie creditizie che Kiev si è assicurata nel 2022 finiranno il 1° agosto 2024 e i negoziati con gli investitori internazionali sono arrivati ​​a un punto morto. “Ora l’Ucraina rischia di rimanere senza soldi”.

    La settimana scorsa, come riferito dal ministro delle finanze ucraino, sono falliti nuovamente i colloqui tra il governo di Kiev e gli investitori internazionali, svoltisi tra il 3 e il 14 giugno, in cui Kiev aveva chiesto una proroga del periodo di rimborso e una riduzione parziale del debito.

    “Il governo ucraino annuncia oggi che nel corso di un periodo di dodici giorni dal 3 al 14 giugno 2024, i rappresentanti dell’Ucraina hanno tenuto riunioni con i membri del comitato dei creditori ad hoc, composto da numerosi importanti gestori patrimoniali istituzionali e altri investitori a lungo termine in Ucraina che rappresentano circa il 20% dell’importo in circolazione degli Eurobond ucraini, nonché con alcuni altri detentori di Eurobond”, si legge nel rapporto che specifica l’affiancamento all’Ucraina dei consulenti legali e finanziari, White & Case LLP e Rothschild & Co.

    Come riportato dal quotidiano tedesco, Kiev ha chiesto “agli obbligazionisti, tra cui il grande investitore americano Blackrock, (il più grande fondo di investimenti al mondo) il francese Amundi e l’investitore internazionale britannico Amia Capital, di accettare maggiori svalutazioni”, ma i fondi menzionati, in una lettera aperta, riferiscono che lo sconto del 60% richiesto da Kiev è “molto superiore alle aspettative del mercato finanziario”. Un condono del 20% è il massimo che possono accettare gli strozzini del grande mercato finanziario, poiché “lo sconto offerto da Kiev comporta il rischio di un danno significativo alla fiducia dei futuri investitori in Ucraina”.

    Kiev si è impegnata con il Fondo monetario internazionale a ridurre il debito nazionale al 60% entro il 2033, mentre l’anno scorso, nel 2023, aveva già superato l’82% e si stima che entro la fine del 2024 ammonterà al 94% del Pil totale del Paese.

    Al contempo, gli economisti sottolineano che la cooperazione dell’Ucraina con i fondi di investimento internazionali è legata a “programmi di aggiustamento strutturale”, come misure di austerità, tagli alle reti di sicurezza sociale e privatizzazione di settori chiave dell’economia.

    Frederic Mousseau, economista dell’Auckland Institute, in un commento sempre per il Berliner Zeitung, fa riferimento ai programmi di privatizzazione delle terre ucraine avviati prima dell’operazione militare speciale, dai quali hanno tratto notevoli benefici gli oligarchi ucraini e i fondi di investimento internazionali che li controllano.

    Mousseau sostiene che, con il protrarsi del conflitto, fondi come Blackrock cercheranno di aumentare il loro controllo sul “granaio d’Europa”. Prevede che, oltre alle condizioni di rifinanziamento, a Kiev verranno imposti nuovi “programmi di aggiustamento strutturale” nel settore agricolo, che avvantaggeranno esclusivamente gli oligarchi e gli investitori occidentali.

    Ora, direttamente o indirettamente, l’elenco delle attività ucraine del più grande fondo di investimenti al mondo comprende titoli di società quali Metinvest, DTEK (energia), PrJSC MHP (agricoltura), Naftogaz, Ferrovie ucraine, Ukravtodor, Ukrenergo. Stando a LandMatrix, a maggio 2022, 17 milioni di ettari di terreno agricolo (su 40 designati nella banca fondiaria) erano già di proprietà di Cargill, Dupont e Monsanto.

    In precedenza, una coalizione di investitori, con il supporto, appunto, di BlackRock e JPMorgan, aveva previsto di mettere insieme 15 miliardi di dollari in aiuti per la ricostruzione dell’Ucraina, che avrebbe un costo totale, secondo la Banca Mondiale, pari a quasi 500 miliardi di dollari.

    Curioso, dunque, come i fautori del nuovo piano Marshall per risollevare il Paese dalle macerie e ricomprare a prezzi stracciati tutto il patrimonio produttivo, siano coloro che maggiormente traggono profitto dal prolungamento del conflitto a tempo indeterminato.
    A detenere le maggiori quote societarie delle principali industrie belliche, sono sempre loro: i grandi fondi di investimento:

    State Street possiede il 15% di Lockheed Martin, il 9% di Raytheon o il 3,6% di Genarl Dynamics. Segue Vanguard che detiene l’8% di Northrop Grumman, il 9% di Lockheed Martin o l’8,1% di Boeing. E poi arriviamo ovviamente a Blackrock, titolare del 6,8% di Lockheed Martin, il 6,5% di Raytheon, il 4,7% di General Dynamics o il 4% di Bae Systems.

    Secondo le analisi di Mediobanca nei primi tre mesi del 2024, i titoli del settore bellico hanno registrato un incremento del 22%, un valore triplo rispetto all’indice azionario globale, mentre ricavi dei produttori di armi nel primo trimestre di quest’anno segnano un +8,2%.

    I signori della guerra della grande finanzia internazionale si stanno sfregano le mani: possono aumentare i loro asset più redditizi con una guerra fino all’ultimo ucraino e nel frattempo divorare un Paese ormai agonizzante sotto la morsa di un debito inesigibile. Un conflitto sanguinoso che ha già dei vincitori.

  12. Miguel Martinez scrive:

    “La grande finanza all’assalto dell’Ucraina: Blackrock finanzia la guerra e si compra il Paese”

    Al di là delle parole un po’ sopra le righe, l’articolo è affascinante.

    Mettiamo da parte cosa pensiamo dell’identità storica dell’Ucraina, di Stalin, se il Donbass è davvero “russo” o “ucraino”, se gli ortodossi di Mosca sono “mongoli” eccetera.

    Abbiamo fondi di investimenti dove ci sono persone pagate centinaia di migliaia di dollari per far guadagnare con ogni mezzo centinaia di milioni di dollari ad altri.

    E i campi in cui riescono a farlo sono in gran parte quello farmaceutico, quello militare, quello turistico e quello agricolo.

    Cioè campi in cui diventa fondamentale spingere sui decisori politici.

  13. Gaia Baracetti scrive:

    Mauricius Tarvisii, ho letto, sì, lì è scritto chiaramente. È la prima volta che vedo documenti ufficiali che lo sostengono, forse anche perché qui dalle mie parti non mi risulta sia successa una cosa del genere.
    Sarei adesso curiosa di sapere dove sono questi allevamenti abusivi di cinghiali e come mai le autorità non li hanno chiusi. Allevare cinghiali non è proprio come allevare canarini…
    Va detto comunque che il cinghiale è un animale naturalmente presente sul territorio, quindi andrebbe gestito in ogni caso, anche se non ci fossero stati questi rilasci.

    Ad ogni modo, come ho scritto nel mio articolo ripreso da Miguel, io sono contraria alla liberazione di animali per cacciarli (facevo l’esempio dei fagiani). Uno dei vantaggi della caccia è che incentiva a mantenere ampie zone relativamente selvagge così che gli animali vi si possano riprodurre; chiaramente se vengono allevati e rilasciati questo diventa un gioco, e anche un po’ sadico, non un equilibrio con il proprio ambiente.

    Sono anche contraria all’allevamento di animali selvatici; adesso qui si iniziano a recintare i cervi, anche per prendere contributi; un vero abominio.

  14. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    “coloro che maggiormente traggono profitto dal prolungamento del conflitto a tempo indeterminato”

    In tutti i Paesi le persone elette dal popolo hanno ricevuto il placet da delle oligarchie dominanti.

    Se queste ultime sono a carattere non finanziario allora li chiamiamo ‘autocrazie’.

    Se sono a carattere finanziario, invece, li chiamiamo ‘democrazie’.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    Ciao!

  15. Miguel Martinez scrive:

    Un mio amico che sta facendo pratica come medico, in neuropsichiatria, mi racconta che c’è una donna, che da quando ha avuto un infarto, non riesce più a parlare.

    Ma riesce a cantare, e così comunica solo cantando.

    Come Uyulala l’oracolo della Storia Infinita.

  16. Gaia Baracetti scrive:

    Dav, sul piombo si può intervenire con le leggi se si decide di farlo. Ricordati comunque che anche l’agricoltura causa innumerevoli forme di inquinamento, dai pesticidi agli erbicidi alla plastica dappertutto all’inquinamento dei trattori all’eutrofizzazione. Alcune di queste cose avvengono anche nel biologico. A fronte di tutto questo, la caccia mi sembra un metodo meno inquinante per procurarsi da mangiare.
    Alcuni tipi di caccia – ad esempio gli uccelli vivi usati come richiami – sono crudeli e andrebbero aboliti. Altri lo sono già.
    Gli escursionisti con i loro cani disturbano gli animali solitamente più dei cacciatori, e per di più lo fanno per divertimento e non per mangiare. Ci sono molti dati su questo punto nel mio ultimo libro cui Miguel accenna qui sopra.
    Come ho scritto, dalle mie parti se un animale veniva ferito ma non ucciso di solito i cacciatori lo cercavano con i cani da sangue per abbatterlo. Può darsi che sfuggisse qualcuno, ma la regola era questa.
    Ma l’errore principale che fanno quelli che vorrebbero abolire la caccia del tutto è contrapporre alle sofferenze della caccia una immaginaria vita priva di sofferenze, che in realtà non esiste. Gli animali di qualcosa devono morire prima o poi! Alcuni predatori (ad esempio i lupi) possono sbranare le prede ancora vive; l’orso fa a pezzi con gli artigli, morte orrenda, e anche l’aquila può metterci molto a uccidere. La morte per fame o per malattie non è meno atroce; quando un animale eccede la capacità di carico del suo ambiente, lo aspetta una di queste due morti.
    Per non parlare di animali malformati, come i caprioli con la parrucca, che vanno abbattuti per il loro bene (la crescita del palco sulla faccia provoca gradualmente la cecità). O delle morti causate da incidenti stradali, annegamento nei canali di acqua per l’irrigazione… Un colpo di fucile ben mirato non è il modo peggiore per andarsene.
    Sui caprioli con la parrucca potete leggere questo interessante dibattito tra cacciatori, da cui si possono trarre riflessioni interessanti su come ragionano i “veri” cacciatori e come prestano attenzione a quello che succede nel loro ambiente. Avverto: le foto fanno impressione: https://www.ilbraccoitaliano.net/forum/i-forum-sulla-caccia/caccia-di-selezione/59577-capriolo-parrucca

    Per cui, vista così, la morte data dal cacciatore può essere addirittura più misericordiosa delle alternative – che continueranno a esserci, perché non siamo certo gli unici predatori sul pianeta terra.
    Ovviamente vanno posti limiti anche ai cacciatori, ma almeno gli esseri umani hanno la capacità di autoregolarsi, anche se non sempre la usano.

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