Il senso della guerra

Tutt’attorno a noi, un’infinità di conflitti, da quelli condominiali, a quelli tra narcotrafficanti messicani, che finora ha fatto oltre centomila morti (in gran parte torturati, scuoiati, fatti a piccoli pezzi, squartati…), senza che ai media di qua gliene importasse nulla.

E forse è meglio così, il Messico non sente la mancanza del Ditino Imparatore Europeo, grazie.

La guerra invece è un conflitto, magari con molto meno morti, che però corrode l’anima.

Per questo Vernon Lee, che non era per nulla religiosa, ne colse come nessun altro la natura satanica.

Vernon Lee viveva qui da noi, nella tenuta del Palmerino, questa intensa donna inglese, guardando l’alba sui vigneti verso Maiano e il tramonto sul Monte Morello.

Nell’estate del 1914, andò in vacanza in Inghilterra, e di colpo, senza possibilità di uscire dal paese, poteva riflettere sull’orrore che dopo l’attentato di Sarajevo si era insediato nel cuore dei suoi amici italiani, inglesi, tedeschi, francesi…

Ecco una cosa che lei scrisse, nella prefazione a Satan the Waster.

Traduzione bruttina di un inglese molto ricco (ne esiste una traduzione di Alberto Palazzi, che non abbiamo però potuto consultare ancora).

In primo luogo, tra le realtà non riconosciute durante la guerra, c’è quello che stava accadendo tra tutti quei popoli prima che vi entrassero.

Intendo dire negli anni in cui la guerra, invece di travolgere e trasformare tutti i loro pensieri con i suoi rischi e le sue agonie immediate, era ancora una mera astrazione vaga e lontana, incapace di competere per l’attenzione degli uomini contro tutti i loro interessi presenti e concreti; e quindi permetteva che si avvicinasse sempre di più senza suscitare quel sentimento continuo e quello sforzo concentrato che erano necessari per tenerla a bada.

Infatti, quali che siano i fatti precisi dell’undicesima ora, quali che siano le parti che la storia assegnerà ai vari governi, questo è certo: per dieci o più anni i rappresentanti di ogni nazione hanno messo le mani o tenuto gli occhi su annessioni d’oltremare o sfere d’influenza reciprocamente esclusive; si sono impegolati in impegni diplomatici e militari; hanno ingrandito i loro eserciti e marine in dichiarata competizione; in breve, aumentando le spese e le altre cause di malcontento interno, così come i disordini internazionali, in modo tale che la guerra vera e propria, anche se non dovesse risultare involontariamente da tutti questi pericolosi procedimenti, potrebbe essere deliberatamente scelta dall’una o dall’altra delle oligarchie rivali per prevenire la rovina finanziaria o la rivoluzione sociale.

Queste cose stavano accadendo in ognuno dei grandi Stati europei, o in superficie o così vicino sotto di essa che la più piccola attenzione pubblica avrebbe rilevato, sfidato, e sarebbe bastato a fermarle.

Ma non si prestò attenzione perché si stavano svolgendo secondo l’uso e il precedente immemorabile. Inoltre, non c’era alcuna minaccia immediata di sofferenza e sacrificio per gli individui che componevano quelle nazioni, quindi nulla che potesse distoglierli dai loro interessi e sentimenti privati.

Tutti erano d’accordo in astratto che la guerra era il nemico comune di tutta l’umanità; ma era necessario un nemico concreto, una minaccia di invasione, per unire i membri di qualsiasi nazione in un’emozione e in uno sforzo unanime, in guerra gli uni contro gli altri, piuttosto che in resistenza contro la guerra in quanto tale. Così accadde che, sebbene tutti avessero vagamente previsto che la guerra sarebbe arrivata, quando la guerra arrivò, arrivò inaspettata per l’immensa maggioranza, si potrebbe dire, per l’insieme di ogni nazione.

Ora, quando la guerra scoppia improvvisamente tra persone che stanno pensando ad altre questioni, la prima cosa di cui si rendono conto è che, secondo le parole simboliche del Kaiser, non la volevano. E sentendosi sicuri che non era di loro volontà, inevitabilmente si aggrappano alla convinzione che l’altra parte deve averla voluta e voluta.

Infatti, quando gli uomini e le donne sono improvvisamente chiamati a rafforzare la loro volontà per l’autodifesa, essi disimparano qualsiasi piccola abitudine che possono avere avuto di pensare in termini diversi da quelli della volontà umana. Con un avversario armato che avanza per distruggerli, non possono credere o anche solo sospettare che entrambe le parti di questo spaventoso e impensato incontro sono vittime di una lunga e inavvertita concatenazione di cause ed effetti.

O meglio: cercando con sgomento e rabbia una causa dell’orrore che li colpisce, non possono che cercarla, e quindi trovarla, nell’avversario contro il quale devono sacrificare tutto nella suprema autodifesa. Aggiungete a questa necessità psicologica il requisito essenziale che, quando è possibile, la guerra sia portata nel paese del nemico, trasformando la difesa in offesa; e avrete l’impressione che ogni popolo sia attaccato o minacciato da un attacco che sembra tanto più mostruoso quanto più ogni popolo ha pensato, fino a quel momento, ad altro.

Così si ha un attacco apparentemente sfrenato alla Serbia da parte dell’Austria, alla Germania da parte della. Russia, alla Francia e al Belgio da parte della Germania e, se non fosse per la Manica e la flotta, anche all’Inghilterra. Anche gli italiani si persuasero, durante i loro mesi di neutralità, che se non si fossero uniti all’uno o all’altro dei gruppi belligeranti, sarebbero stati anch’essi attaccati, o comunque affamati dal blocco; anzi, l’attuale invasione del Veneto tre anni dopo li ha probabilmente persuasi che dovevano evitare con la guerra proprio la catastrofe cui la loro partecipazione alla guerra li aveva esposti.

Così, fin dall’inizio, ogni popolo belligerante, consapevole di non volere la guerra, era naturalmente convinto che questa guerra fosse un attacco criminale dell’altra parte.

Questa però è solo la base del tessuto dell‘illusione bellica, solo il passo iniziale di una logica delle emozioni che è più cogente, più inconfutabile, della logica dei fatti, per l’ottima ragione che i fatti sono fuori di noi e possono essere trascurati o distorti, mentre il sentimento essendo in noi, essendo la parte dominante di noi, non può.

Per la coscienza moderna in tempo di pace, la guerra è una mostruosità complicata da un’assurdità, per cui nessuno può credere di aver contribuito alla sua realizzazione.

Inoltre, l’intera procedura della guerra moderna, la sua repentinità iniziale, il suo istantaneo terrorismo all’ingrosso e la sua devastazione, è un fare azioni che coloro che sono, o possono diventare, le sue vittime sentono come l’opera dei diavoli; mentre qualsiasi azione simile sia fatta dalla loro stessa parte è sentita come parte dell’autodifesa; sentita come un sacrificio involontario delle supreme ripugnanze dell’uomo civilizzato, che essi aggiungono al conto atroce di coloro che sembrano costringerli ad essa.

Così, essendo la guerra, per tutti i belligeranti, una questione di difesa da un’aggressione immediata o minacciata, per ogni gruppo di combattenti c’è una vittima perfettamente innocente, cioè se stesso, e un mostro completamente colpevole, cioè l’avversario; c’è solo il bianco e il nero; e ogni parte è tutta bianca e ogni parte è tutta nera, ciascuna ai propri occhi e a quelli dell’altra.

Questa è la prima, la diretta illusione reciproca di una guerra come quella attuale.

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27 risposte a Il senso della guerra

  1. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    “illusione”

    Meraviglioso testo, da insegnare a scuola.

    L’errore di prospettiva di chi non vedendo le cause lontane si sente sempre vittima innocente di un’aggressione demoniaca perpetua la distinzione fra memoria e storia.

    E siccome anche il meno democratico dei regimi ha comunque bisogno del consenso dei governati, questa distorsione si riflette nell’operato dei governanti, che cercano di prevenire le aggressioni future…

    …e così facendo innescano quei meccanismi che le produrranno, proprio come in Edipo Re è il tentativo di prevenire l’avverarsi di una profezia che ne causa la realizzazione.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Alam al-mithal scrive:

      “E siccome anche il meno democratico dei regimi ha comunque bisogno del consenso dei governati”

      E allo stesso tempo di confondere nelle loro menti tra storia e memoria tecnicizzata, il circolo vizioso, questo dì demoniaco, continua la sua dance macabre.

  2. Ugo Bardi scrive:

    Pensi troppo, Miguel. Invece, le cose sono semplici: Putin è cattivo. Basta guardare la TV per rendersene conto. Che altro c’è da sapere?

    • Francesco scrive:

      Niente, in verità.

      Neppure sapere le nostre colpe nell’ignorare le sofferenze inflitte ai russi rimasti fuori dalla Russia intacca il dramma alla base, che è esattamente la propensione di Putin all’uso della violenza come unico modo di rapportarsi col mondo.

      E in questa consapevolezza la TV è irrilevante.

    • roberto scrive:

      Pensi troppo, Miguel. => vero
      Invece, le cose sono semplici: => falso
      Putin è cattivo. => vero
      Basta guardare la TV per rendersene conto. => basterebbe anche semplicemente rivedere gli ultimi 20 anni di storia russa
      Che altro c’è da sapere? => beh appunto il fatto che putin sia cattivo mi sembra *uno* dei dati di fatto, quindi la risposta è “tutto il resto”

  3. Francesco scrive:

    IT

    i pannelliani denunciano da decenni Putin come un pericolo non solo per la società russa ma anche per il resto del mondo.

    tocca dire che hanno visto giusto fin da lontano proprio grazie al loro ditino imparatore?

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      No.

      • Francesco scrive:

        e perchè no scusa?

        la loro serietà sui principi democratici li rende critici di TUTTI quelli che imbrogliano sul tema, senza differenza di bandiere e senza partigianeria

        il loro fanatismo li rende immuni dai doppi standard

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Dissento su tutto quello che hai scritto, ma non è questo il punto. Il punto è la frase “denunciano da decenni Putin come un pericolo non solo per la società russa ma anche per il resto del mondo”.

          Putin è un problema per l’Oceania secondo te? Dirai di sì, naturalmente, perché quando si parla di certi argomenti sembra che tu voglia fingere di non superare il test di Turing…

          • Francesco scrive:

            ma che Turing e Turing

            Putin ha evocato le armi nucleari e in quel caso neppure l’Oceania sarebbe tranquilla

            il modello autoritario proposto da Putin trova imitatori in tutto il mondo

            ti basta come problema?

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              “il modello autoritario proposto da Putin trova imitatori in tutto il mondo”

              Ah, Putin ha inventato l’autoritarismo. Non lo sapevo.

            • PinoMamet scrive:

              Per ora gli unici che hanno usato la nonna del nucleare a scopo bellico sono stati gli americani. Ricordiamolo.

              Non si sono posti tanti problemi morali, né se li pongono ora, chiedetegli per conferma: si trattava di salvare “vite americane” e tanto bastava come giustificazione, e gli basta ora.

              Ma certamente non scrivono in cirillico, quindi immagino siano buoni.

  4. Alessandro scrive:

    Dove si può trovare online l’originale inglese?

  5. Moi scrive:

    Oggi ho scoperto che il Medioevo finisce nel 1945 ! 😉

    L’ ha detto un Digèi 😉 per Radio : NON importa chi … NON importa su che frequenza in Hz : i én tòtt préz’is ! 😛

    Già, commentava dicendo che la Guerra d’ Aggressione è un’ idea “medievale” 😉 … e che nessuno avrebbe mai immaginato di risvegliarsi in pieno Medio Evo !

  6. supervice scrive:

    Via del Palmerino, una delle tante vie di collegamento fondamentali fino a qualche decennio fa, ora quasi impercorribile anche a piedi se non in buona forma e col rischio di slogarsi le caviglie.
    La MTB va portata in spalla.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per supervice

      “ora quasi impercorribile anche a piedi”

      Io la frequento solo da un paio d’anni, e solo per la casa di Vernon Lee… mi ci portò per la prima volta la Bella di Nome e di Fatto, una ceramista californiana. Che è un mondo di profondità e di ricchezza interiore, ed è esattamente l’opposto di come ti immagineresti una californiana.

      • supervice scrive:

        Sto parlando della parte finale di Via del Palmerino, che sfonda vicino all’incrocio delle Cave di Maiano.
        Se non lo sai, manco si vede che sfonda su via Benedetto da Maiano (che è strada etrusca).

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