Lo sponsor barocco e la lunga vita di Via d’Ardiglione

Martedì sera, alla Chiesa dei Barnabiti, c’erano 150 persone, che per l’Oltrarno è una folla notevole, alla presentazione del libro Le pietre e il popolo di Tomaso Montanari.

Sui contenuti della presentazione, rimandiamo al libro (abbiamo finito le copie che la casa editrice ci aveva mandato, ancora prima che iniziasse la presentazione) e al blog di Tomaso.

Basti dire che Tomaso Montanari, qualche giorno prima, aveva organizzato una manifestazione di storici dell’arte all’Aquila, che si era conclusa con la restituzione da parte del sindaco della fascia tricolore e l’ammainamento della bandiera italiana sugli edifici pubblici, per protestare contro la maniera in cui istituzioni e forze economiche avevano dato il colpo mortale a una città già gravemente ferita dal terremoto.

Però per farvi capire perché il discorso che fa Tomaso Montanari è così importante per noi, vi riportiamo l’aneddoto con cui ha esordito, raccontandoci la storia del marchese Francesco Feroni.

Il marchese Feroni sul finire del Seicento, si era trasferito ad Amsterdam, arricchendosi con la tratta degli schiavi. E da buon sponsor, aveva pensato di farsi una bella cappella di famiglia dentro la Chiesa del Carmine. Propose così ai carmelitani di comprare la Cappella Brancacci per rifarla integralmente in stile barocco, una proposta accolta con entusiasmo dai frati:

«per acquistarsi un benefattore di quella portata – racconta un loro confratello vissuto qualche decennio più tardi – nulla sarìa calso più non veder quei mostacci, con zimarre e mantelloni all’antica abbigliati»

Ma la gente dell’Oltrarno si organizzò in una “lega” per difendere la Cappella dal benefattore, e si appellò all’Accademia del Disegno, che all’epoca decideva la politica artistica del Granducato; e intervenne la granduchessa madre Vittoria della Rovere. Francesco Feroni, con spirito assai moderno, propose allora di fare un lavoro inappuntabile, segando gli affreschi del Masaccio, Masolino e Filippino Lippi e portandoli altrove, ma la granduchessa madre non volle ascoltare le ragioni di mercato, e abbiamo ancora oggi la Cappella Brancacci.

Ora, il padre di Filippino Lippi, Filippo Lippi, come abbiamo già raccontato, è nato in Via d’Ardiglione, e qualche ora prima della presentazione del libro, avevamo aperto di nuovo il Giardino del Nidiaci, proprio in Via d’Ardiglione: all’ingresso a raccogliere le iscrizioni c’era Laura, che è nata in Via d’Ardiglione, vive in Via d’Ardiglione, ha sposato Fabrizio che è nato in Via d’Ardiglione e gestisce l’ottima trattoria I’ Raddi, ovviamente in Via d’Ardiglione. Una trattoria che sponsorizziamo più che volentieri e gratuitamente.

Lapide a Filippo Lippi, accanto all’ingresso del Nidiaci

Come sapete, viviamo in un quartiere assai particolare, e nel piccolo spazio del Nidiaci, oltre a noi, c’è l’ingombrante presenza dell’Amore e Psiche Holding con il suo muro eretto per tener fuori i bambini; un Centro Giovani per adolescenti piuttosto seccati perché per due giorni la settimana, i nostri bambini li tengono fuori dall’unico campetto di calcio dell’area; e c’è anche una casetta, in cui vive Piero, soprannominato Baldaccio d’Anghiari, che ripara strumenti musicali a fiato e progetta di costituire una scuola di antichi mestieri.

Un altro dettaglio della serata con Tomaso Montanari, che ci è sembrato significativo dei tempi che cambiano, non solo  nel male.

Da sempre, il PCI prima e il PD poi hanno rappresentato la “politica” in Oltrarno; e il PD, o meglio una parte del PD, governa in Palazzo della Signoria.

Alla fine della presentazione, si è alzato un signore che ha voluto far sapere che aveva preso la tessera della nostra associazione, e di essere autorizzato a dichiarare che la sezione del PD dell’Oltrarno si schierava con noi, su tutte le principali questioni che riguardano il quartiere, anche se ciò può significare entrare in conflitto con la giunta comunale.

La “politica” è materia scivolosa, ma è comunque interessante sapere che un gruppo di abitanti che si organizza bene possa smuoverla.

Un’anonima artista, mentre allattava il suo bambino al Nidiaci, ha abbellito il Muro dell’Amore e Psiche Holding con questo disegno, dedicato al proprietario della Holding, Salvatore Leggiero. Lei non sarà Masaccio, ma il Muro non è la Cappella Brancacci.

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73 risposte a Lo sponsor barocco e la lunga vita di Via d’Ardiglione

  1. mirkhond scrive:

    Ai buoni frati carmelitani, ovviamente, non interessava sapere come il Feroni avesse fatto quelle somme che voleva stanziare per rifare la Cappella Brancacci….
    Non credo però che l’opposizione popolana del quartiere di allora, provasse pena per la tratta dei negretti, che era cosa NORMALE ai tempi….

    • Rock & Troll scrive:

      Se storicamente sono stati i bianchi a smuovere i neri e a introdurli al lavoro e non viceversa, qualche motivo ci sarà.

    • habsburgicus scrive:

      sul finire del Seicento, si era trasferito ad Amsterdam

      ma gli Inquisitori dormivano ? :D…quello si trasferiva in partibus haereticorum, ed i frati non fanno una piega ? 😀
      senza scherzi, sarebbe interessante indagare quanto fosse diffuso il fenomeno di cattolici che si trasferivano nelle terre ove regnavano i protestanti, se così facendo dovevano scendere a compromessi o se invece trovavano modo di osservare i doveri religiosi cattolici in terre ove la Messa era ufficialmente definita “abominevole idolatria” e Roma era stigmatizzata come “Babilonia”..o forse, già allora, gli affari erano affari ed era quello che contava ? (specie fra gli olandesi sempre pragmatici)..sperando che qualcuno dei “nostri” si dedicasse anche ad “affari”, per così dire, più nobili 😀

      P.S: l’Inquisizione spagnola, lo dice fra gli altri Bennassar, sottoponeva a visita e interrogatorio quelli che erano stati in terre islamiche..anche se erano fuggiti dalla schiavitù…uno di questi si dimenticò, nell’ebbrezza della ritrovata libertà, di rapportarsi al Santo Uffizio..e di notte il Santo Uffizio venne da lui 😀 se la cavò in breve solo perché riuscì a dimostrare di non aver mai abiurato il Cattolicesimo e si ricordava tutte le preghiere che continuò a recitare in segreto pure da schiavo ad Algeri 😀
      credo che, per chi visitasse, o peggio soggiornasse, in paesi protestanti, ci fosse la stessa procedura, almeno sino a Carlos II (1665-1700)

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        In Olanda il cattolicesimo non era affatto bandito (a differenza che in Inghilterra) e non a caso delle zone interne dei Paesi Bassi (nel Sud) sono rimaste a lungo cattoliche.

        • mirkhond scrive:

          Alludi alla Chiesa di Utrecht?

        • habsburgicus scrive:

          si, non era bandito..ma era colpito da leggi pesantissime, non dissimili dalle “infamous penal laws” in Irlanda, anche se forse applicate, di solito, senza quella crudeltà che, insieme a tante caratteristiche positive, sembra essere un tratto albionico…come se ne accorsero, in vari casi, i prigionieri di guerra italiani (anche se i francesi, anche questo deve essere detto, furono di norma più crudeli e cattivi, basti pensare al modo inumano in cui trattarono, contro ogni norma internazionale, i funzionari dell’Asse caduti in loro mano nel nov 1942 in Algeria e Marocco e non per loro presunti “meriti” ma solo per grazia anglo-americana..tipico comportamento da vigliacchi, come di solito é il francese 😀 l’inglese no, é un “bastardo”, spesso :D, ma vigliacco non é, bisogna ammetterlo :D)
          tornando all’Olanda, nei territori divenuti protestanti sin da Willem van Oranje (ucciso nel 1584) scomparve la gerarchia: le diocesi di Groningen, Leeuwarden, Middelburg, Haarlem e Deventer scomparvero allora e non ebbero continuazione (eppure erano state create, per iniziativo di Filippo II, solo nel 1559), mentre Utrecht, medievale d’origine (e Arcv dal 1559) rimase vacante per oltre un secolo sin quando se ne “impadronirono” i giansenisti
          invece a ‘s-Hertogenbosch (Bois-le-Duc) che rimase spagnola sino al 1635, dunue “belga”, la diocesi rimase fino al 1645/1648…e non a caso é in quell’area che vivevano la maggior parte dei cattolici olandesi (a metà XVII secolo ormai il Calvino in salsa olandese era molto annacquato e non ci furono conversioni di massa al protestantesimo sicché i brabantini olandese rimasero più o meno quello che erano nel 1635 cioé cattolici in grande maggioranza)
          non parliamo poi di Roermond (e Maastricht) terre allora spagnole e dal 1713/1715 austriache (la diocesi antica durò fino a Napoleone, nel 1801) ove la popolazione rimase integralmente cattolica
          anche parte della Geldern era spagnola sino ad inizio XVIII secolo (poi divenne, in gran parte prussiana, é vero, e non olandese)
          ma nella “prima” Olanda, senza il Brabante olandese, la Gheldria, Roermond e Maastricht i cattolici rimasero pocjhi..tranne ad Amsterdam, probabilmente per ragioni commerciali e, forse, ad Utrecht
          la gerarchia verrà restaurata da Pio IX, di immortale memoria, nel 1853, tre anni dopo la restaurazione della gerarchia in Inghilterra ove il suo gestò causò l’erompere del fanatismo anglicano (lettera di John Russell al “vescovo” protestante di Durham, ecc, legge sui titoli) mentte gli olandesi sii comportarono seraficamente (regava allora Willem II)

      • Andrea Di Vita scrive:

        Per habsburgicus

        Ma la situazione doveva essere assai confusa. Cartesio ando’ certo a pubblicare in Olanda, ma dopo non molti anni le sue opere fecero furore in Francia al punto da venir acclamato come ‘vincitore d’Aristotele’.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • habsburgicus scrive:

          se non altro, per il buon Descartes, si sfatò alfine il famoso detto “nemo propheta in patria” 😀
          ciao !

  2. Miguel Martinez scrive:

    Sul cattolicesimo olandese…

    ricordi confusi – quasi metà degli olandesi (compresi alcuni che conosco) sono cattolici, in particolare al sud; anche nel conflitto con la Spagna, l’Olanda non ha mai enfatizzato l’elemento religioso (a differenza dell’Inghilterra).

    Però se gli olandesi erano tolleranti, è vero che non capisco perché dovevano esserlo i toscani con uno che faceva i soldi da quelle parti.

  3. mirkhond scrive:

    Sì, ma l’intolleranza toscana verso il riccoide connazionale arricchitosi in Olanda, non penso che, a quei tempi, nascesse da una presa di distanza dallo schiavismo, che allora era considerato normale, tranne da qualche isolata figura di missionario cattolico…
    Stando al Messori, pare che lo stesso Las Casas, premuroso giustamente verso gli Indios, non movesse un dito verso la tratta dei Neri….
    Non so, vorrei un po’ di luce sulla questione…..

  4. Miguel Martinez scrive:

    Per Mirkhond

    “Sì, ma l’intolleranza toscana verso il riccoide connazionale arricchitosi in Olanda, non penso che, a quei tempi, nascesse da una presa di distanza dallo schiavismo, che allora era considerato normale,”

    alcune settimane fa, il centro di Firenze è stato occupato, tra l’estasi dei media, da un signore definito “il re della plastica”, un indiano residente in Tailandia che produce bottiglie di plastica e ha invitato 900 suoi simili ad assistere alla collocazione di sua figlia nella famiglia di un certo Kevin da Kuala Lumpur.

    In piazza Ognissanti, hanno costruito una sorta di palazzo, sorvegliato da guardie, e si sono presi tutti i monumenti della zona, per farci le varie tappe del matrimonio, con il traffico bloccato per permettere allo sposo di andarsene in giro a cavallo.

    Le obiezioni dei fiorentini non vertevano sulle bottiglie di plastica che galleggiano a milioni o a miliardi nell’Oceano Pacifico; ma almeno è un bene che ci siano state.

  5. Moi scrive:

    Leggiero, Spongebob … qual è il nesso ?

  6. Miguel Martinez scrive:

    Per Moi

    “Leggiero, Spongebob … qual è il nesso ?”

    In realtà, ho scoperto dell’esistenza del signor Spongebob dal cartello… domani devo controllare, ma i tanti occhi che osservano attraverso il buco della serratura di Via d’Ardiglione mi riferiscono che il cartello sarebbe stato tolto d’imperio, pur trovandosi in territorio appartenente al Comune di Firenze.

    Eppure noi non avremmo nessun problema, se sul suo versante del Muro, il signor Salvatore Leggiero attaccasse dei manifestanti ironici sugli abitanti dell’Oltrarno.

  7. Moi scrive:

    A proposito (si fa per dire, però Renzi è pur sempre Renzi … a Firenze come a Roma) di “leggiero” (in teoria arcaico) :

    Provate a cercare “Porcellum Light” [sic] … NON è una torcia da “Sexy Shop” [sic, espressione molto scritta in giro e che a volte fa ridere qualcuno di Madrelingua] , NON è una nuova trovata agroalimentare di prosciutti per chi fa vita sedentaria volendo mantenere la linea … no !

    Probabilmente sarà la Nuova Legge Elettorale Per Dare StaBBBilità al Paese 😉 ! D’altronde sappiamo, nostro malgrado, quanto ai PenSellers 😉 d’Italia piaccia coniare neologismi vezzosi e detestabilmente adottati dai Politicanti …

    • Francesco scrive:

      e come sarebbe?

      io sono un dei pochissimi apprezzatori del Porcellum “duro e puro”, addirittura di quello proposto in prima istanza e addolcito per colpa della Costituzione (sì, se non siamo governati da Bersani e Vendola è colpa dei Padri Costituenti, non di Calderoli)

  8. Moi scrive:

    *** A proposito di “Localismo”, segnalo che

    A Bologna sabato “non questo ma il prossimo staltro” 😉 si vota … referendum su scuola
    pubblica e paritaria. Il PD fa il “possibilista” per teneresi buono la Curia, probabile che i Bolognesi seguano i “Cubani” [cit.] di SEL .

  9. mirkhond scrive:

    Moi

    Visto che caschi a fagiolo, che cosa vuol dire gongi boi, espressione usata dal tuo celebre concittadino Cesare Cremonini?
    ciao

  10. Moi scrive:

    @ MIRKHOND

    Personalmnente “nescio brisa”, NON lo seguo …. ma dovrebbe essere ‘sta roba qui :

    http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20060809065158AAo8rqj

    tuttavia NON è chiaro, penso che sia probabilmente (!!!) una forma “degenerata” di “Bagonghi” un relativamente famoso nano circense (di cui si era già accennato, e dice va Pino che era noto anche dalle sue parti) entrato tantissimi decenni fa nell’ immaginario popolare.

    Ancora oggi si può sentir dire “Sembri/a Bagonghi !” nel senso di “Quel vestito ti/gli/le è di quache taglia troppo grande” …

    • Moi scrive:

      http://it.wikipedia.org/wiki/Bagonghi

      termine che qualche volta qualcuno ha usato spegiativamente contro Renato Brunetta 😉

    • PinoMamet scrive:

      Premesso che scopro ora l’esistenza di “Gongy Boy”, non credo che bagonghi c’entri qualcosa…
      forse un soprannome famigliare? o al limite qualche sconosciuta serie di cartoni?
      Non ne ho idea, proprio.

      • Moi scrive:

        Mah ! … C’è chi “dice” in internet anche che “Squerez” (vedi primo Album dei “Lunapop”) vorrebbe dire “cagarsi addosso”, ma non l’ ho mai sentito dire da nessuno … forse è un termine gergale da “Fighetti da Bar Zanarini”, come appunto Cesare Cremonini ed Enrico Brizzi.

        L’unica cosa simile che mi viene in mente è il verbo dialettale “squiz’èr” (italianizzato anche in “squizzare” nel senso di “spremere fortemente” tipo i limoni), del tutto analogo all’ Inglese “to squeeze” ; -) , donde “al squézz” (anche italianizzato in “lo squizzo”, con chiara allusione alle forti compressioni intestinali in espulsione diarroica) che di solito è “la strizza” nel senso di un grande spavento improvviso.

        Questa prassi di “auto-italianizzarsi” il dialetto è molto diffusa in Aera GalloItalofona.

  11. Moi scrive:

    spRegia …

  12. Mauricius Tarvisii scrive:

    OT

    Roberto, come è stata accolta al centro dell’Impero l’iniziativa inglese per un referendum per l’uscita dall’Unione?

    • Possiamo immaginare con un grande Squerez!

    • Roberto scrive:

      Come una boutade politica….anche se ormai sono anni che GB rema contro l’antieuropeismo scientificamente coltivato da certi soggetti è talmente radicato che la mossa di cameron non è poi una sorpresa così assoluta

      Comunque gli stati membri hanno deciso di introdurre una clausola di uscita nel trattato di Nizza, prima o poi qualcuno la utilizzerà.

      • PinoMamet scrive:

        Robè
        già che ci sei, ti segnalo che sul noto social network circola la notizia, con toni allarmistici sull’ “Europa che ha deciso di proibire gli orti”;
        che poi sarebbe questa (te la linko come l’ho trovata):

        http://www.infiltrato.it/notizie/italia/follia-ue-vietato-prodursi-cibo-piccoli-orti-fuorilegge-come-la-tecnocrazia-vuole-affamare-il-popolo

        ne sai niente?

        • Z. scrive:

          In attesa che Roberto ci sveli i retroscena del complot communautaire, due link:

          1) alla proposta:

          http://ec.europa.eu/dgs/health_consumer/pressroom/docs/proposal_aphp_en.pdf

          2) a Union Sundown del Menestrello di Duluth, che alla quarta strofa, esattamente trent’anni fa – quando i miliziani afghani non erano Pazzi Terroristi bensì Eroi Resistenti, Zoff aveva appena lasciato la Juve e Veltroni era comunista! – già affrontava il problema:

          http://www.bobdylan.com/us/songs/union-sundown

          😀

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Già all’inizio si legge che sono escluse le coltivazioni non tenute a fini professionali (cioè l’orticello di casa mia, se consumo da me o condivido col vicino, non è toccato dalla normativa). Idem le piante che si commercializzano in quantità limitate.
          A me sembra l’ennesima regolamentazione del mercato agricolo e forestale: nulla di inedito.

        • Z. scrive:

          …cavolo, allora è proprio vero: nessun complot communautaire!

          Però anche tu, a smontare tutto così in due righe. E la rabbia antikasta-skifo-inciucio-Trilateraspenberg che fine fa?

          😀

        • PinoMamet scrive:

          A onor del vero:
          già nel sito allarmista/complottista linkatomi sul noto social network dicono che sono esclusi (ma “per ora! chissà come andremo a finire!”) gli scambi tra privati;

          ipotizzano però che i primi a rimetterci per la nuova tornata di regolamenti siano i piccoli agricoltori, e che la misura (certificazioni di sementi e prodotti agricoli, a quanto ho capito) faccia comodo a multinazionali (l’unica che conosco è la Monsanto, ignoranza mia).

          E questo, al netto dell’allarmismo/complottismo, non mi sembra neanche tanto campato per aria…

        • Z. scrive:

          Piccoli agricoltori? Ma allora non hai letto il link alla proposta! Io posto i link e tu non li leggi!!

          Sei un vitocrimi, ecco cosa sei!

          😀 😀 😀

        • PinoMamet scrive:

          Mmm gli ho detto un’occhiata ieri notte…

          ma il linguaggio burocatico già non aiuta (specialmente a notte fonda e in 160 pagine) oltretutto questo mi sembra particolarmente vago: cosa vuol dire “plant reproductive material”?
          mi pare che voglia dire un po’ tutto, poi lo spiega, e in effetti: vuol dire tutto.

          poi dice che si applica a “professional operators”, che di nuovo vuol dire tutto e niente…

          insomma, dov’è la parte dove dice che zio Antenore che ha ottant’anni non deve compilare on line un modulo complicatissimo per avere il permesso comunitario di coltivare le sue tre biolche di mais?

          (non è un exemplum fictum: per ottenere identici aiuti comunitari sui “seminativi”- avere parenti in campagna aiuta a conoscere certe cose- l’unico modo era compilare appunto un sito online… sai zio Antenore come lo conosce bene il computer… oltrettutto, almeno in versione italiana, il sito sembrava fatto apposta per essere confuso e inaccessibile).

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Io continuo a non capire lo scandalo sui controlli sul mercato agro-alimentare. Sapere che il pomodoro trapiantato in Italia non proviene dai ridenti campi intorno a Fukushima dovrebbe far piacere, no? Magari soprattutto al piccolo agricolto che di certo non può permettersi di commercializzare roba strana (che è poi la roba su cui la proposta spende più pagine).

        • Roberto scrive:

          Pino, di grazia, quando parli di “linguaggio burocratico” trattasi di un linguaggio tecnicamente preciso. È chiaramente un linguaggio da iniziati, ma quando descrivi la r come la pronunciano a pizzopapero di sotto, non usi un linguaggio da iniziati? O il medico che ti prescrive gli esami del sangue non usa un linguaggio da medico?

          Non è un vezzo è solo che per descrivere cose complesse devi usare un linguaggio preciso. Proprietà, possesso, detenzione e uso, affitto e locazione, furto e rapina, per un giurista non sono la stessa cosa. Il problema non è la stessa cosa, ed il problema non è il giurista che usa termini complicati ma che i termini complicati a scuola o sui giornali non vengono spiegati

        • PinoMamet scrive:

          Ma io mica dico che devono scrivere diversamente;
          dico che è difficile da leggere per i non addetti, e che da quello che ci ho capito io, come non addetto, si tratta di descrizioni molto vaghe e onnicomprensive.

          da cui la mia domanda agli addetti: dove sta la parte che dice che i piccoli agricoltori non dovranno affrontare nuove scartoffie?

          Per inciso:
          io non sono complottista; ma sono italiano 😉

          Cioè non credo affatto a un misterioso potente complotto che voglia affame gli europei, togliendogli gli orti.

          Posso però credere benissimo che vengano partoriti regolamenti inutili o inutilmente complicati, e che magari si trovi il modo di infilarci dentro, ben nascosta, la norma ad hoc che fa comodo a chi è in grado di esercitare pressioni (e che incula zio Antenore 😉 ).

          ciao

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Sto leggendo rapidamente, ma mi pare che il regolamento concerna la necessità di scrivere cosa si pianta e cosa si semina (se il piccolo agricoltore non lo sa, allora eviti di vendere a me la sua merce), di preservazione della biodiversità nelle foreste (che riguarda più gli stati che i contadini), di preservazione della biodiversità delle colture (ossia salvaguardare l’agricoltura tradizionale contro l’avanzare dell’agricoltura industriale delle multinazionali), di rendere disponibili sul mercato tutte le sementi (e non solo quelle della Monsanto, per esempio) anche in piccole quantità (cioè devo poter seminare anche un piccolo campo), tanta roba sul mercato delle sementi e sulla sua regolamentazione in nome della tracciabilità e alla fine l’obbligo di registrare eventuali innesti inediti che si producono.
          Però, in termini di pagine, mi sembra che il grosso della proposta riguardi la selvicoltura.

        • PinoMamet scrive:

          Non è per essere per forza malfidente, eh?

          però:
          “ma mi pare che il regolamento concerna la necessità di scrivere cosa si pianta e cosa si semina (se il piccolo agricoltore non lo sa, allora eviti di vendere a me la sua merce),”
          sì, ok, ma di scrivere dove, a chi? e se non lo scrive, cosa succede?

          “di preservazione della biodiversità nelle foreste (che riguarda più gli stati che i contadini)”
          Ci torno su dopo

          “di preservazione della biodiversità delle colture (ossia salvaguardare l’agricoltura tradizionale contro l’avanzare dell’agricoltura industriale delle multinazionali)”
          Cosa buona e giusta, dipende come la si fa.

          “di rendere disponibili sul mercato tutte le sementi (e non solo quelle della Monsanto, per esempio) anche in piccole quantità (cioè devo poter seminare anche un piccolo campo)”
          eccoci! attenzione: alto rischio inculaggio. Cosa vuol dire rendere disponbili le sementi anche in piccola quantità? Oltretutto, da quello che ho letto, non si parla di sementi ma di… tutto, quindi se tu hai dieci piante di pero san Luca (nome fittizio) che cresce solo a Pizzopapaero di sotto, o hai seminato un solo campo a orzigliaccione (idem) che cresce solo nel Molise di nord-est, e che ovviamente non è disponibile sul mercato di Reims o del Baden Wurttemberg… non puoi più farlo? questa faccenda mi puzza un po’, alla fine col pretesto di difendere la biodiversità secondo me si ottiene il risultato contrario.

          Parliamoci concretamente: esiste il rischio che al coltivatore che ha seminato un ettaro di orzigliaccione molisano arrivi una multa di entità tale da farlo smettere, perché l’orzigliaccione molisano non è registrato da nessuna parte? mentre la cultivar di orzo prodotta in quantità industriali dalla Monsanto, invece, ovviamente lo è?

          Non so, chiedo.

          “tanta roba sul mercato delle sementi e sulla sua regolamentazione in nome della tracciabilità e alla fine l’obbligo di registrare eventuali innesti inediti che si producono.”

          Aridaje: ma che vuol dire registrare? dove?

          “Però, in termini di pagine, mi sembra che il grosso della proposta riguardi la selvicoltura.”

          Che non cambia niente. Molti boschi qua sono di privati, magari piccolissimi appezzamenti in montagna, con castagni, querce ecc. ecc. utilizzati un po’ per tutto.

          Ripeto, non è per fare l’avvocato del Diavolo, ma il Diavolo medesimo, perlappunto, si nasconde nei dettagli.

          E avendo conosciuto molti agricoltori (praticamente tutti i piccoli, appunto) decisamente rovinati da politiche comunitarie partite per difenderli, insomma, un po’ sospettoso lo sono.
          (Quando scrissi un documentario mi diedero i dati ufficiali: c’è stato un periodo in cui da queste parti chiudeva- vado a memoria- circa ottocento “imprese agricole”- a conduzione famigliare, ovviamente- all’anno).

          Insomma, ripeto, mi pare a occhio e croce (ma dovrei davvero mettermi lì a rileggere meglio) un insieme di regolamenti apparentemente “innocuo”… è quell’apparentemente a preoccuparmi.

          D’altra parte, non condivido certo gli allarmi degli allarmisti; e penso che ogni corpus di regolamenti, a guardarci dentro con attenzione, riservi le stesse sorprese, europeo o meno che sia.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Veramente agricoltura e pesca in Italia ormai vivono di sovvenzioni comunitarie: senza di esse i trattori rimarrebbero nelle rimesse, e questo i contadini lo sanno (anche se evitano di dirlo). Mi sembra che le lamentele degli agricoltori – salvo casi specifici – siano prevalentemente dovute al fatto che l’UE, in cambio di tanta grana, cerchi di limitare la concorrenza selvaggia sui mercati agricoli, cosa che non piace ai vari cobas del latte, ecc.
          Ciò detto, non ho letto nel dettaglio, ma comunicare annualmente al Ministero dell’Agricoltura o all’Agenzia europea tal dei tali cosa hai piantato che ti costa? Un francobollo, forse.

          “Cosa vuol dire rendere disponbili le sementi anche in piccola quantità? ”
          Vuol dire che se io produco sementi devo vendere non solo stock da una tonnellata per coltivare mezza Germania, ma anche piccole confezioni adatte alla piccola impresa agricola (c’è proprio scritto nel regolamento). Se io NON produco sementi, non ho obblighi. Tutto qui

          “esiste il rischio che al coltivatore che ha seminato un ettaro di orzigliaccione molisano arrivi una multa di entità tale da farlo smettere, perché l’orzigliaccione molisano non è registrato da nessuna parte?”
          E’ chi produce il prodotto che deve registrarlo: le specie vegetali non sono numerus clausus. Inoltre c’è una pagina apposita in cui si parla della tutela delle particolarità locali, nonché un’intera sezione di eccezioni.

          “Che non cambia niente. Molti boschi qua sono di privati, magari piccolissimi appezzamenti in montagna, con castagni, querce ecc. ecc. utilizzati un po’ per tutto.”
          Certo: se abbatti il tuo bosco per vendere legname devi farlo in maniera etica, ripiantando le stesse tipologie di piante che c’erano prima. Altrimenti poi tocca a me contribuente che non mi sono arricchito abbattendo boschi pagare le campagne di rimboschimento pubbliche – se va bene. Se va male, dover spendere milioni di soldi pubblici per rimettere in ordine ecosistemi sconvolti che portano ai classici cataclismi.

          “Insomma, ripeto, mi pare a occhio e croce (ma dovrei davvero mettermi lì a rileggere meglio) un insieme di regolamenti apparentemente “innocuo”… è quell’apparentemente a preoccuparmi.”
          E ditelo che volete l’UE una semplice unione doganale, perché tutto il resto è il Male 😀

        • PinoMamet scrive:

          Mmm
          ti faccio solo due appunti:

          il primo è “volete”, seconda persona plurale. Io sono una persona sola, diffidente di natura, è vero, però non particolarmente antieuropeista, e neppure particolarmente parte in causa (ho un zio che ha fetta di bosco, sì, ma per il resto…).
          A dire il vero, io vorrei anzi un’Unione Europea anche politica, che diventasse finalmente un vero stato, con un’elezione più diretta del governo, e un governo con più poteri, politica estera unica ecc. ecc.

          Il secondo, è che tutte le situazioni di agricoltori che descrivi tu (i famosi “furbetti delle quote latte”) esistono: ma a nord della via Emilia.
          Io conosco la zona collinare e montuosa, dove la regola era appunto lo zio Antenore o il prozio Ovidio (li chiamo così perché ti ho detto che qua andavano forte i nomi antichi!) con un trattore (dagli anni Sessanta. prima erano buoi, cavallo, asino…) un poderetto e una fetta di bosco, appunto.

          ciao!

      • Roberto scrive:

        Ragazzi è domenica, sto a Roma e sto preparando la brace, non volete farmi leggere 150 pagine di proposta, vero?

        Comunque, vi ricordo che
        -anche i perfidi eurocrati hanno orti (anzi è un hobby abbastanza diffuso)
        -La commissione non propone una legge ma un regolamento
        -L’art. 2 lett. D) esclude dal campo di applicazione del regolamento gli scambi da privati (tipo il vicino che ti da una cassetta di rapanelli)
        – la tecnocrazia non vuole affamare il popolo principalmente perché i 45000 eurocrati hanno amici e famiglie, e nessuno vuole affamarli (oddio affamare certi giornalisti non sarebbe così male)
        – non i pare che si voglia creare una nuova eurocrazia, l’agenzia già esiste

        A proposito, Tra poco ci saranno polemiche sul divieto di usare oliere al ristorante (solo bottiglie con etichetta). Preciso fan da ora che tale misura è stata fortissimamente voluta da IT ES GR F contro il nord Europa, dove condiscono l’insalata con olio di fegato di merluzzo senza batter ciglio….animali….

        • Z. scrive:

          Anni fa Giulietto Chiesa, in pieno delirio post-WTC, pubblicò una roba del tipo L’UNIONE EUROPEA DELLE MULTINAZIONALI AMERIKANE VUOLE FARE QUESTO E QUELLO! SKIFO SKIFO BRUTTO!

          Sono andato a vedere il testo, e manco era un progetto di norma comunitaria. Era tipo un decreto legislativo del governo italiano su non mi ricordo cosa.

          Siamo veramente un Paese di professionisti della fuffa, dall’estrema destra all’estrema sinistra, a treggendosessandagrati.

  13. Moi scrive:

    Ho guardato il sito del ristorante tipico “I’ Raddi”, dedicato a un Ex Pugile ed Ex Calciante … mi aspetterei, quindi, di più di trovarci degli Energumeni di Destra dopo la Palestra che dei Fricchettoni di Sinistra dopo il Cineforum !

    Però, chissà mai …

  14. Miguel Martinez scrive:

    Per Moi

    A Firenze anche gli Energumeni di Destra sono di Sinistra 🙂

    Comunque, guai a chi mi tocca Fabrizio! Vabbe’ che si sa difendere da solo meglio di quello che potrei fare io.

  15. Miguel Martinez scrive:

    L’immagine di Spongebob-Leggiero è stata tolta durante la nostra assenza….

    Devo proporre un patto:

    Noi dalla parte nostra del suo muro, possiamo fare i disegni che vogliamo; e lui dalla parte sua può mettersi con il pennarello e fare tutti i disegni ironici sulla gente di San Frediano che vuole.

    Libertà di pennarello per tutti, anche per gli imprenditori!

  16. Moi scrive:

    Non seguo neanche tanto Spongebob, ma credo che incarni degli “ideali” un po’ del “sempliciotto” … con una satira molto garbata, fanciullesca.

    Rientra in quel filone statunitense di cartone animato satirico del “disegnato male apposta” 😉 che dagli Anni Novanta ha iniziato a spopolare …

    • PinoMamet scrive:

      Mi pare che almeno lo spunto iniziale fosse di un biologo marino, quindi il cartone (che confermo, appartiene al filone “disegnato male apposta”: negli anni Novanta si sono accorti che i cartoni degli anni Cinquanta/Sessanta erano più divertenti di quelli degli anni ’80, e hanno cominciato a rifarli così…) ha mantenuto un po’ di umorismo “per addetti” che lo rende simpatico, a cominciare dalla scelta e dall’aspetto del protagonista.

      • Z. scrive:

        Allora vorrà dire che noi italiani siamo peculiari anche in questo.

        Perché i cartoni degli anni ’80 se li ricordano tutti, mentre quelli degli anni ’90 boh!

        • PinoMamet scrive:

          No Z.
          noi italiani ricordiamo i cartoni che guardavamo negli anni ’80 (che poi erano cartoni giapponesi degli anni ’60/’70) non quelli merdate che facevano gli americani nello stesso periodo…
          😉

        • Z. scrive:

          Ciài raggione, ciài. In effetti non saprei dire il nome di un solo cartone americano del periodo (non che con quelli anni ’90 me la saprei cavare meglio, eh).

        • Francesco scrive:

          gli americani fanno cartoni animati?

          state scherzando, vero?

          PS robaccia tipo He-Man, She-Ra, GI Joe, Spiderman per minorati … poi devono aver appaltato quasi tutto ai francesi e ai giapponesi

  17. mirkhond scrive:

    Zanardo, vedevi anche tu i cartoni animati negli anni ’80?
    Ma quanti anni hai?

  18. mirkhond scrive:

    “noi “italiani” ricordiamo i cartoni che guardavamo negli anni ’80 (che poi erano cartoni giapponesi degli anni ’60/’70) non quelli merdate che facevano gli americani nello stesso periodo…”

    Concordo al 100%

  19. mirkhond scrive:

    “Siamo veramente un Paese di professionisti della fuffa, dall’estrema destra all’estrema sinistra, a treggendosessandagrati.”

    Che ne pensi di Roberto D’ Agostino e di Dagospia?

  20. Z. scrive:

    “Compagno radicale,
    cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
    ti muovi proprio bene in questo gran casino”

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