La disputa di Alice e Babbo Natale (ancora)

Riprendo tale e quale una cosa scritta qui ben quattordici anni fa…

Babbo Natale, il golem buono e trasversale del consumo natalizio, è una figura demoniaca dei nostri tempi, che contribuisce alla deformazione e al pervertimento di solito irrimediabile delle più giovani generazioni.Se si osa dire questa banale verità, si viene accusati di voler privare tali giovani generazioni della magia dell’infanzia.

Vorrei proprio sapere cosa avrebbe di magico questa sorta di facchino per conto della GD (Grande Distribuzione), la cui magia consiste nel far comparire merci; cosa avrebbe di magico la sua fabbrica di giocattoli dove non si sciopera mai; o il suo costume indossato per le vie commerciali da decine o centinaia di replicanti immigrati e precari.

Babbo Natale porta addosso poi il segno più chiaro dell’artificialità: il moralismo. Creatura imposta dai genitori ai figli, che aiutano a stilare le famigerate Lettere a Babbo Natale, la sua funzione più evidente è quella ricattatoria Babbo Natale arriverà solo se ti comporti bene.[1]

Se mi è lecita una nota personale – la mia grande fortuna è di essere cresciuto con una visione opposta, che rivendico fieramente.

Sapevo da sempre che il Babbo Natale di cui si parlava (a quei tempi relativamente poco) era una truffa. Invece, la mia magia veniva dai libri di Lewis Carroll, Alice’s Adventures in Wonderland e Through the Looking Glass and what Alice Found There.

Dico “libri”, e ne cito i titoli in inglese, perché si tratta per me sempre e solo di libri in lingua inglese. So che ne traggono film e fumetti e gadget e quant’altro da oltre un secolo, so che l’Industria del Bambino Felice ne ha estratto miliardi da far spendere in cocaina ai propri dirigenti; ma grazie a Dio, non ho mai avuto contatti diretti con nulla di tutto ciò.

Alice_par_John_Tenniel_34

Babbo Natale è un’imposizione dei genitori ai figli, e dell’intero sistema sociale ai genitori. Babbo Natale è disciplina ricattatoria. E la sua unica mission (per usare l’aziendalese, che non è l’inglese) consiste nella mediazione di merci.

Lewis Carroll fu l’esatto contrario.

“Il perché di questo libro non può e non deve essere spiegato a parole. Le persone per cui la mente di un bambino è un libro sigillato e che non vedono nulla di divino nel sorriso di un bambino leggerebbero invano tali parole; mentre chiunque abbia amato un bambino, non ha bisogno di parole. Perché lui avrà conosciuto la awe che cade su qualcuno che si trovi in presenza di uno spirito uscito fresco dalle mani di Dio, su cui non è ancora caduta alcuna ombra di peccato, e solo il tocco più esterno dell’ombra del lutto; avrà sentito l’amaro contrasto tra l’egoismo che guasta le sue migliori azioni e la vita che è solo amore che trabocca. Perché penso che il primo atteggiamento di un bambino verso il mondo consista in un semplice amore verso tutte gli esseri viventi. E avrà appreso che la migliore opera che un uomo possa compiere sia quando agisce solo per amore, senza pensare alla fama o al guadagno o a un premio terrestre”.[2]

Non si tratta affatto di un esercizio di retorica.

Prima di tutto, Alice non nasce per fama o guadagno, ma effettivamente per amore, grazie anche – ovviamente – alla violenza di un sistema sociale che con la fatica dei contadini e degli operai poteva permettere a un timidissimo epilettico di vivere come matematico. Come la stessa violenza ha permesso che esistesse, per la prima volta, una vera e propria infanzia con cui quel matematico potesse comunicare.

L’amore è quindi la condizione fondamentale dell‘autenticità – e nel racconto di Babbo Natale non si trova traccia, né dell’uno né dell’altra.

Lewis Carroll non fu certamente un sovversivo politico; eppure la sua opera sottintende un’idea davvero rivoluzionaria, possibile solo grazie alla natura indefinita della religione anglicana: la verità si trova dentro lo “spirito uscito fresco dalle mani di Dio”. L’anima non proviene dal peccato, da cui la deve guarire la correzione sociale; piuttosto, per Carroll, l’anima si guasta, tra lutto, peccato ed egoismo, nel corso della vita.

“Still she haunts me, phantomwise.
Alice moving under skies
Never seen by waking eyes.”

Chi invece è in grado di ascoltare ciò che vive dentro il bambino, è sopraffatto da ciò che Lewis Carroll chiama con quella meravigliosa e intraducibile parola inglese che è ‘awe’ – una parola che lascia, letteralmente, a bocca spalancata.

La morale implica distinzione: questo si può fare, questo no… invece, l’atteggiamento primario di un bambino consiste nel “semplice amore verso tutte gli esseri viventi“. Questo rifiuto di operare una distinzione è quindi amorale (non immorale); e tutta l’opera di Lewis Carroll è infatti assolutamente amorale. Non pretende di insegnare nulla, non indica esempi né positivi né scellerati.

Ma scorre con l’amore radicale che c’è nel bambino, nei suoi punti di vista imprevisti, arricchito solo dall’ironia e dal dominio del linguaggio dell’adulto.

Nella storia di Babbo Natale, sono i grandi magazzini che parlano, con la complicità dei genitori.

Nella storia di Alice, è Alice che parla, racconta, si perde, si addormenta, si risveglia e ride, si tira su le maniche e con bright eager eyes, raccoglie eccitata le piante profumate che crescono nel fiume.

“What mattered it to her just then that the rushes had begun to fade, and to lose all their scent and beauty, from the very moment she picked them? Even real scented rushes, you know, last only a very little while – and these, being dream-rushes, melted away almost like snow, as they lay in heaps at her feet – but Alice hardly noticed this, there were so many other curious things to think about”.

Note:

[1] Ci deve essere un motivo, poi, per cui i genitori preferiscono scaricare sul Grande Distributore Automatico Rennamunito le complessità psicologiche implicite nello scambio di regali, invece di vivere speranza, gratitudine, felicità e disappunto insieme.

Lewis Carroll (Charles L. Dodgson), The Complete Illustrated Lewis Carroll, with an introduction by Alexander Woollcott, Wordsworth Editions, 1996, Ware, UK, p. 7.

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576 risposte a La disputa di Alice e Babbo Natale (ancora)

  1. tomar scrive:

    Se c’è qualche altro sfortunato come me che non può godersi Alice in inglese (peste lo colga!) gli consiglio di procurarsi (si trova qualche copia on line) l’editio princeps italiana, pubblicata nel 1971 da Longanesi, con le illustrazioni originali di John Tenniel, magistralmente tradotta (dicono) e annotata da Masolino d’Amico.

  2. roberto scrive:

    Ammetto che mi ha sempre un po’ stupito questa idiosincrasia rispetto a babbo natale, come tante altre idiosincrasie altrui (immagino che le mie stupiranno altri)

    Io ricordo con affetto la volta che ho quasi beccato mia nonna a mettere i regali sotto l’albero e poi ho scoperto il trucco confrontando la calligrafia sui bigliettini e quella di mio padre….come la volta che mi sono vestito da babbo natale e le figlie di un mio collega ci hanno creduto….

    • PinoMamet scrive:

      ” (immagino che le mie stupiranno altri)”

      Infatti le voglio conoscere!!

      • roberto scrive:

        c’è una lista infinita….

        – la gelatina (una delle rarissime cose che non riesco proprio a mangiare)
        – il gel nei capelli
        – anelli e braccialetti per gli uomini
        – orologi da polso (mi piacciono invece quelli da taschino)
        – san remo
        – quelli che parlano male di san remo
        – quelli che tengono la musica così alta da impormela (hanno inventato le cuffie? usale cazzo!)
        – quelli che mi parlano prima che io abbia preso il primo caffé della mattina
        – essere svegliato durante la siesta
        – i fanatici di ogni tipo
        – i mozziconi di sigaretta sulla spiaggia
        – i fazzoletti lasciati in giro nei boschi (hanno inventato gli ziplock? metteteci dentro carta igienica smerdata e fazzoletti pisciosi e non rompete il cazzo)
        – i programmi di cucina con i cuochi che maltrattano i concorrenti (ringrazia iddio che mangi)
        – chi rompe il cazzo con i suoi bambini (al ristorante, in aereo, in treno, in spiaggia, ovunque cazzo! i mie non sono mai stati lasciati a rompere le scatole e…Cazzo non c’è bisogno di entrare con la macchina dentro la scuola!)
        – i parcheggi in divieto di sosta (e peggio mi sento chi dice, pago e arrivo, due minuti e arrivo…vaffanculo non c’è li ho due minuti!)
        – le regole sulla privacy
        – gli avvocati logorroici o che scrivono troppo…anzi in generale la mancanza di sintesi
        – i complottisti
        – i contapalle (tranne se siamo al pub, abbiamo già bevuto tre pinte e domani ci saremo dimenticati)
        -i “lo so” ad ogni cosa
        – l’idea di trigger (quando voglio offenderti ti offendo, idiota!)
        – l’idea di cultural appropriation (se mi metto le penne da capo indiano non ti sto offendendo, idiota! se ti dico idiota invece si)
        ….

        questo solo per iniziare

        • roberto scrive:

          – quando uno fa una cazzata al lavoro e dice “è uscito così dal computer”
          – quando uno fa una cazzata al lavoro e dice “è stata la mia segretaria”
          – quelli che trattano male i camerieri nei ristoranti o più in generale la gente che lavora
          – essere toccato o quelli che stanno troppo vicini (cioè baci e abbracci con amici, ma gli altri, scusi mantenga le distanze per favore)

          • Peucezio scrive:

            Condovisibili la stragrande maggioranza.

            Sui divieti di sosta: immagino tu ti riferisca alla doppia fila, che non ti consente di uscire dal parcheggio.
            Perché un’infinità di divieti di sosta sono del tutto irrazionali perché non arrecano disagio a nessuno.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “c’è una lista infinita….”

          Bellissimo! Hai dato delle dritte favolose a Babbo Natale.

          Per me aggiungi:

          1) la televisione accesa in casa delle persone che vai a trovare

          2) le luci accese nei negozi chiusi

          3) il tartufo

          4) l’illuminazione stradale sparata alle 2 di notte

          5) le parole come inclusione, sostenibilità, ecc.

          6) quelli che ti dicono di scaricarti l’app sullo smarfo

          7) le mamme che mettono lo smarfo in mano al bimbetto sul passeggino per evitare che dia fastidio a Roberto

          8) quelli che quando passeggiano nei boschi passano tutto il tempo a parlare ad alta voce

          • roberto scrive:

            Ah! 1-4-5-8 le condivido anche io (anche se il mio compagno preferito di passeggiare-trekking-campeggi è terribilmente chiacchierone e parla pure prima del caffè mattutino, ma nessuno è perfetto)

          • PinoMamet scrive:

            Io sono il numero 8! 😀

            Ebbene sì, mledetto Carter, mi hai scoperto anche stavolta! 😀

            A mia scusante:

            -nei boschi vado pochissimo, solo per accompagnare qualche amico che va per castagne o simili

            -i boschi mi deprimono e mi spaventano

            -se l’amico castagnaro si allontana, parlare a voce alta evita che mi perda 😀

          • Peucezio scrive:

            Miguel,
            d’accordissimo il resto, ma

            che fastidio ti danno:
            – le luci accese nei negozi chiusi,
            – l’illuminazione stradale sparata alle 2 di notte,
            e soprattutto il tartufo!!!

          • PinoMamet scrive:

            Nessuno ha ancora citato la parola “resilienza”usata in tutte le salse??

            Non la sopporto!

            Negli anni novanta avevano “l’adrenalina”.

            Nelle serie TV americane anni settanta -ottanta pare che non parlassero altro che di “orologio biologico” e “cavoletti di bruxelles” (chissà cos’erano in originale!)

      • PinoMamet scrive:

        Ne condivido tante…

        maltratta-camerieri e cuochi tv maltratta-concorrenti in primis..

        ma forse la mia idiosincrasia più grande è…

        Omero sul Baltico!! e tutte le teorie consimili…

        (poi ho litigato online con un sostenitore della teoria, che si è rivelato una persona simpatica che mi ha spedito un suo libro sul mito di Ulisse reinterpretato…

        ma quello che ionfastidisce davvero di queste teorie è che sono il travestimento e lo sputtanamento di cose molto più interessanti, tipo “i rapporti tra l’Europa settentrionale dell’età del bronzo e la Grecia micenea”…
        d’altra parte, forse senza questo sputtanamento l’idea autentica non verrebbe mai indagata…
        le facoltà di lingue orientali hanno un grandissimo debito di riconoscenza verso le palestre di judo e i cartoni giapponesi!)

        • Francesco scrive:

          in effetti anche io ne condivido un sacco, con Roberto, almeno quelle che non mi vedono protagonista in prima persona!

          un pò meno con Miguel, sospetto

          😀

    • Andrea Di Vita scrive:

      Buon Natale a tutti!!!

      Andrea Di Vita

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “Io ricordo con affetto la volta che ho quasi beccato mia nonna a mettere i regali sotto l’albero”

      Chiaro che quando si tratta di ricordi infantili personali, le cose cambiano.

      Contro Babbo Natale:

      1) l’immagine pubblicitaria creata dall’ufficio marketing della Coca Cola e spacciata al pianeta intero

      2) il fatto che la “magia di Natale” venga fatta coincidere con una menzogna fattuale. Il genitore che dice che “Babbo Natale ha portato i regali” mente proprio. E quando la menzogna viene sgamata – cosa che prima o poi succede – crolla ogni mondo immaginale.

      • Francesco scrive:

        come “crolla”? nel mio caso i genitori sono saliti di status da “semplici esseri umani” a “parte del mondo meraviglioso”

        😀

        • paniscus scrive:

          Francamente, quello che più non sopporto di questa storia (cioè, della saga di Babbo Natale), sono i patetici salti mortali argomentativi che i genitori fanno per aggirare i legittimi dubbi del figlio, e le arrampicate sugli specchi che si inventano per difendere l’indifendibile, in maniera da fare in modo che il figlio ci creda “almeno per un altro anno”, altrimenti sono i genitori stessi che ci rimangono troppo male.

          La credenza in Babbo Natale può anche andare bene finché è veramente un’ esigenza del bambino, o comunque una soddisfazione e un divertimento del bambino.

          Ma nel momento in cui il bambino stesso si rende conto che la storia non sta in piedi, e fa domande precise e intelligenti sulle cose che non gli tornano… che senso ha inventarsi interpretazioni ancora più assurde, per prolungare la favoletta solo perché fa piacere agli adulti?

          Una situazione veramente classica è quella in cui il bambino fa richieste infinite e smodate, a cui normalmente i genitori direbbero di no perché costano troppo… ma appunto esiste la scappatoia secondo cui le si può chiedere a Babbo Natale e quindi i genitori non devono spendere nulla.

          Bene… io ho addirittura conosciuto genitori che (per giustificare il fatto che non si potessero fare richieste eccessive) raccontavano al bambino che i regali li porta Babbo Natale, ma che poi i genitori devono restituire a Babbo Natale i soldi che servivano per comprare il regalo!

          E allora Babbo Natale a che serve?

          I genitori non potevano direttamente andare al negozio e comprare il regalo per il figlio, senza passare attraverso Babbo Natale?

          Essere molto giovani non vuol dire necessariamente essere scemi!

          Visto l’orario, buon Natale a tutti!

          • Peucezio scrive:

            A me da bambino accadde il contrario.
            Non mi hanno mai propinato babbo Natale (siamo una famiglia cattolica e seria), ma Gesù Bambino.
            Credo che nascesse da un compromesso, perché tradizionalmente in Puglia i regali li portava la Befana, ma all’Epifania appunto.

            Fatto sta che a un certo punto, per “svezzarmi” da questa credenza, che per me aveva molto di magico e suggestivo e che amavo molto (vederi materializzare i regali nella stanza era sempre un’emozione) cominciarono a dirmi che ero troppo grande e Gesà Bambino non sarebbe più venuto.
            Siccome i miei cugini più grandi, per non fare intrusioni indebite o comunque perché con un mambino viene naturale, alimentavano la credenza, io avevo buon gioco nel dire che com’era possibile che io fossi troppo grande, se li ricevevano ancora i miei cugini più grandi di me.
            Delle volte sono i genitori che vogliono forzare i tempi del bambino imponendogli una realtà per cui non è pronto. Forse oggi non accade più, negli anni ’70 sì.

            • roberto scrive:

              Diciamo anche che i genitori (gli altri) come fanno sbagliano

            • paniscus scrive:

              Cioè, prima si trova normale che i genitori nascondano la realtà al figlio per anni, inventando dettagliatamente una narrazione che non è reale, e poi che si preoccupino perché non è ancora pronto per prendere atto della realtà? E allora non era meglio partire subito con la realtà e risparmiarsi tutta la pantomima intermedia?

              Quando frequentavo i forum di mamme (adesso vi assicuro che ho smesso!) ne ho sentite di tutti i colori,

              dalla storia (già riferita sopra) dei genitori che devono restituire i soldi a Babbo Natale,

              a quella del bambino che chiaramente aveva capito tutto ma faceva finta di crederci ancora solo perché aveva paura che i regali non gli arrivassero più

              o (peggio ancora) a quella del bambino che faceva finta di crederci solo perché aveva paura di dare un enorme dispiacere ai genitori ammettendo di aver capito…

              • Peucezio scrive:

                A me pare del tutto naturale che ai bambini si raccontino fiabe, storie di fantasia, che non si racconti tutta la crudezza della realtà da subito, ecc. ecc.
                Proprio non riesco a vedere il problema.

              • paniscus scrive:

                Ma l’idea che nelle occasioni festive i regali vengano scambiati tra persone che si vogliono bene, costituirebbe una rivelazione traumatizzante delle terribili crudezze della vita? Giuro che non capisco!

                Magari il bambino avrebbe molto piacere a ringraziare la zia per avergli regalato proprio una cosa azzeccata e gradita, e invece non può farlo perché deve attribuire tutto il merito a Babbo Natale?

              • Peucezio scrive:

                Che ti devo dire… a me questa cosa di Gesù Bambino regalava molta magia, mi suggestionava, era bella. È stata una delle cose carine della mia infanzia, che nel complesso non trovo esaltante (la Milano degli anni di piombo era uno dei posti più grigi e cupi d’Italia, plumbea anche proprio in senso cromatico, e non avevamo quello spirito vitale dei bambini di vent’anni prima, che giocavano felici anche nella merda).

                Non pensi che forse un minimo di sogni, di fantasie, di soprannaturale almeno da bambini ci voglia? Secondo me non guasta nemmeno per gli adulti.

              • paniscus scrive:

                “Non pensi che forse un minimo di sogni, di fantasie, di soprannaturale almeno da bambini ci voglia? “—-

                CERTO che ci vuole, ma preferisco mille volte che sia costruito spontaneamente a partire dalle fantasie magiche e soprannaturali dei bambini stessi.

                Non certo stampato in serie da favolette prefabbricate imposte dall’alto dai genitori,

                e per di più, favolette uguali per tutti, e considerate “doverose” dai genitori stessi, quindi corrispondenti a un tristissimo conformismo di massa, che è l’esatto opposto della fantasia.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Secondo me è proprio il contrario: accentrare le favolette serve a confinarle nell’ambito in cui possano compromettere di meno la comprensione del mondo.
                E no, il fatto che non ringrazino i genitori per i regali non è questa tragedia. Magari dispiace al genitore che vuole essere rimgraziato, ma sopravviverà.

              • roberto scrive:

                Paniscus

                “Non certo stampato in serie da favolette prefabbricate imposte dall’alto dai genitori,”

                Scusa ma che differenza vedi fra le favole classiche, cappuccetto rosso, Biancaneve, Orfeo e Euridice e babbo natale?
                In ogni caso sono prefabbricate ed imposte dall’alto no?

              • paniscus scrive:

                “Scusa ma che differenza vedi fra le favole classiche, cappuccetto rosso, Biancaneve, Orfeo e Euridice e babbo natale?
                In ogni caso sono prefabbricate ed imposte dall’alto no?”—

                Premettendo che per me personalmente, all’età di 4 o 5 anni, la storia di Biancaneve fu un trauma molto brutto con fiumi di pianto, e non certo una meraviglia di fantasia…

                …ma comunque, in generale, ci vedo una notevole differenza tra favole classiche e la storia di Babbo Natale così come sta adesso.

                Per il semplice fatto che le favole classiche sono effettivamente presentate come favole, che il bambino può liberamente prendere alla lettera o no, e alla fine è irrilevante se ci crede davvero o no…

                …e che non si intersecano indissolubilmente con altre questioni di educazione, rapporti familiari, aspettative personali, moralismo, merito, giudizio, controllo genitoriale, e relative ansie.

                Non penso che sia mai esistito alcun bambino (moderno) a cui sia stata raccontata la favola di Biancaneve ripetendogli in maniera martellante “guarda che se non obbedisci ai genitori, la strega porta la mela avvelenata anche a te” o la favola di Cenerentola dicendogli che “se non ti comporti bene, ti mettiamo a pulire la cucina e il cesso tutti i giorni“.

                Mentre la presunta “favola” di Babbo Natale riguarda direttamente concessioni o richieste personali da accontentare o meno, e quindi è praticamente sempre intrisa di colpevolizzazioni moralistiche o di contrattazioni con toni ricattatori,

                del tipo “se non ti comporti bene, Babbo Natale non ti porta niente” oppure “questa cosa che hai chiesto a Babbo Natale, forse non te la porterà perché non te la sei meritata“.

                Francamente, un po’ di differenza c’è…

              • roberto scrive:

                paniscus

                ” “se non ti comporti bene, Babbo Natale non ti porta niente””

                ma davvero!?!

                **mai** sentito nulla del genere per babbo natale…al massimo per la befana che come è noto se non stai buono ti porta il carbone, o per i bambini tedeschi (dal lato di mia moglie) Knecht Ruprecht che accompagna San Nicola e ti prende a frustate se non hai fatto il bravo….ma non ho mai sentito nessuno usare babbo natale come dici tu…

                comunque ti faccio notare che, secondo quanto dici, non c’è una differenza in se fra le favole (classiche o moderne) ma una differenza piuttosto legata a come la favola viene raccontata…cioè una versione semplificata di se stai buono vai in paradiso se fai le marachelle all’inferno 🙂

              • paniscus scrive:

                “” “se non ti comporti bene, Babbo Natale non ti porta niente” ————
                ma davvero!?! **mai** sentito nulla del genere per babbo natale…
                ————

                E che devo dirti? Per me invece sì.

                Per cui, tutti gli ultimi tre mesi dell’anno erano sistematicamente giocati sul principio che Babbo Natale ti avrebbe accontentato SOLO se tu avessi quotidianamente accontentato i genitori, e se avessi scritto sulla letterina solo cose che andavano bene ai genitori.

                E poi ci si chiede perché non ho mai fatto scrivere la letterina ai figli?

              • roberto scrive:

                Paniscus

                “ E che devo dirti? Per me invece sì.”

                No niente, è che mi sembra davvero strano che il personaggio puccioso e tenerone per eccellenza, il concentrato di buoni sentimenti e melassa, il testimonial di una delle multinazionali più grandi della storia ….non porti i regali ai bambini cattivi…

              • Peucezio scrive:

                Pan,
                favolette in serie è vero per Babbo Natale, almeno in Italia, ma la Befana è una tradizione: non c’è alcun conformismo di massa o fabbricazione in serie.

              • Peucezio scrive:

                Pan,
                “Per cui, tutti gli ultimi tre mesi dell’anno erano sistematicamente giocati sul principio che Babbo Natale ti avrebbe accontentato SOLO se tu avessi quotidianamente accontentato i genitori, e se avessi scritto sulla letterina solo cose che andavano bene ai genitori. ”

                È questo il guasto. Questo ricatto moralistico.
                Mica la favola di Babbo Natale.
                Non capisco che differenza vi sia che un genitore ti ricatti e ti colpevolizzi dicendo “se non fai il bravo non ti faccio i regali a Natale” o “se non fai il bravo Babbo Natale non ti porta i regali”?

      • roberto scrive:

        Miguel

        1. Non ho nulla contro l’ufficio marketing della coca cola (ok non mi piace molto la coca cola, ma trovo in più che fanno delle belle pubblicità)

        2. Esagerato! Non è perché uno scopre che non esiste babbo natale smette di avere un mondo immaginario….sennò non esisterebbero terrapiattisti, cartomanti, oroscopi, omeopati, agricoltori biodinamici e via immaginando

      • Peucezio scrive:

        La storia della Coca Cola mi risulta sia una bufala.
        Ciò non toglie che Babbo Natale sia un’americanata e che tradizioni che dovrebbero essere quel minimo residuo, nel nostro immaginario infantile, di contatto coi nostri nonni, con un retaggio pulito, popolare, semplice, siano ormai prodotti in serie da un’industria consumista internazionale è tristissimo.

        Faccio fatica a capire come si possa difendere Babbo Natale.
        Sarebbe come se a tutti i nostri piatti locali e nazionali si sostituisse (non si affiancasse, si badi bene: Babbo Natale sostituisce non affianca Gesù Bambino, la Befana, ecc.) il MacDonald come unica scelta.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “La storia della Coca Cola mi risulta sia una bufala.”

          La Coca Cola non ha inventato ovviamente San Nicola. La Coca Cola ha lanciato la figura, già presente in alcuni angoli della letteratura americana, del simpatico ciccione spargiregali, vestito poi di risso.

          Qui c’è un altro aspetto dell’invenzione del “Natale buono e consumista” – il video è lungo ma molto interessante:

          https://yewtu.be/watch?v=bacPRnEX92A

          • Peucezio scrive:

            Ma pare che sia già stata usata da altri anche come pubblicità commerciale.
            Non è più probabile che la Coca Cola l’abbia sfruttata in quanto già figura popolare in America?

        • roberto scrive:

          Peucezio e Miguel

          “ La storia della Coca Cola mi risulta sia una bufala.”

          A me risulta che la storia di babbo natale – Santa claus, come la conosciamo noi (vive al polo nord e porta i regali)
          Abbia proprio un inventore ufficiale ad inizio 1800, e sua ritratto come lo conosciamo noi da quell’epoca.
          Coca cola lo ha effettivamente ripreso negli anni 30 del 900, quando aveva ormai un secolo abbondante di diffusione e ha messo il colore rosso ( le prime illustrazioni non avevano colori)

      • Peucezio scrive:

        Semmai bisogna guardarsi, questo sì, dall’ideologizzare tutto.
        Una volta che purtroppo questo è accaduto, non si può non vedere la buona fede di strati di popolazione poco culturalmente attrezzati, che hanno recepito questi simboli con semplicità ed entusiasmo.

        E in questo senso vanno evitati anche inutili stigmi e dissacrazioni ciniche: purtroppo ormai il “mito” collettivo è questo per moltissimi o per tutti. Non dico vada rispettato (non nei nostri discorsi), ma va guardato con indulgente bonomia.
        Ma senza sconti nell’analisi storica e sociale di un oggettivo guasto.

        • PinoMamet scrive:

          Sì, d’accordo su tutto.

          Ma forse l’essere umano nasce “guasto”, in questo senso.

          C’è un libro, “Denominazione di origine inventata”, che se la prende con i prodotti “tradizionali” italiani, dimostrando che non sono tradizionali affatto.

          Naturalmente nella foga di fare lo sborone finisce per creare il mito contrario e fare un inno alla produzione industriale, e, guarda un po’, all’America…
          (il “vero” parmigiano dove lo fanno? Ma in Wisconsin, ovviamente…
          il tutto nel bel mezzo delle polemiche sull’uso del termine “parmesan”… ora, sarò maligno io, ma…)

          Però, al netto del gusto di fare il bastian contrario e l’antinazionale (che è il vero sport nazionale), e della sboronata da “io sono professore universitario di una facoltà vagamente scientifica (beh, Economia….) quindi detengo la verità!”…

          al netto di ciò, tutti i torti non ce li ha.

          Solo che non vede l’altra faccia della medaglia:
          quello che, in effetti, non era tradizione ieri, lo è oggi;
          domani magari sarà un’altra cosa…

          • Peucezio scrive:

            Quelle che definiamo tradizioni sono quasi tutte molto recenti.
            Poi a volte emergono sorpredenti casi di continuità.
            Su un libro pubblicato da Laterza, ma non ricordo l’autore, sulla cucina a Roma antica (o forse nel mondo classico in genere…) c’era una descrizione di un prodotto e una pratica che da noi in Puglia si fa ancora esattamente uguale e con lo stesso nome.
            Ma non sono i casi più comuni.

            Il discrimine secondo me non è fra cose autoctone e importante (vi immaginate la cucina italiana senza pomodoro??).
            Ma fra scambi graduali, in cui le cose si acclimatano e diventano parte di usi elaborati, stratificati, e la potenza omologante e soverchiante di modelli imposti dalla tv, da grande industria, multinazionali, ecc.
            Per le automobili mi va benissimo la grande industria, perché lì ci vogliono competenze concentrate e se una macchina con certe caratteristiche si fa in giappone, me la compro dal giappone.
            Ma la cucina, certe tradizioni legate alle feste e una serie di altre cose non c’è motivo di importarle banalizzate e trivializzate dall’America o da chissà dove.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per peucezio

              “Ma fra scambi graduali, in cui le cose si acclimatano e diventano parte di usi elaborati, stratificati, e la potenza omologante e soverchiante di modelli imposti dalla tv, da grande industria, multinazionali, ecc.”

              Certo!

            • roberto scrive:

              Peucezio

              “Ma fra scambi graduali”

              Ma graduali quanto?
              20-50-100 anni?

              No dai, questa cosa mi pare troppo soggettiva, è l’esempio che fai della cucina è perfetto: pensa alla tradizione fasulla per antonomasia, la pasta alla carbonara. Saranno quanto, dagli anni 90? Che salta fuori il tabù del guanciale e della panna che non va usata e da allora una specie di aurea sacra sulla Ricetta Tradizionale…figlia, lo sanno tutti ormai, delle razioni alimentari dell’esercito americano, nelle quali non credo proprio ci fosse il guanciale.
              In Germania ne hanno una simile, il curry wurst che è una salsiccia con ketchup mista a curry…sai quanto tradizionale…

              Io le tradizioni le vedo tutte con simpatia mista a grandissimo scetticismo e la gara fra vera autentica tradizione e tradizione importata mi da molto di artificiale

            • roberto scrive:

              Vorrei anche aggiungere che quando una tradizione scompare non scompare per colpa degli immigrati o della televisione o di chissà quale forza esterna, ma semplicemente perché i tradizionalisti in questione non se la filano più

              Ti offro come esempio la musica popolare: nessuno l’ascolta se non uno sparuto gruppo di appassionati e questo vale un po’ dappertutto….tranne che in Grecia dove accendi la radio e trovi ad ogni ora musica tradizionale, rembetiko e derivati (altra tradizione invero non antichissima)

              • roberto scrive:

                Eppure la Grecia è colpita come tutti dall’onda di musica pop e rock …

              • PinoMamet scrive:

                Molta musica greca “tradizionale” è poi un’innovazione post 1938 (se ricordo bene) quando Metaxas mise fuori legge la musica hasiklidika troppo “turca” e troppo inneggiante all’illecito, e la sostituitì con una musica simil-napoletana perlopiù a innocuo tema amoroso…

              • roberto scrive:

                Esatto!

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                non hai capito cosa intendevo.
                Il punto non è quanti anni o quanto la cosa sia locale, originaria, ancestrale o robe simili.
                L’abbiamo già detto io e Pino che la tradizione è invenzione recente.

                Il punto è se le cose avvengono in modo relativamente spontaneo o grazie alla diffusione mondiale attraverso mezzi soverchianti e omologanti. O comunque fenomeni di massa di grande portata, che impattano su equilibri locali più complessi, delicati, come un bulldozer.

                La carbonara è un caso tipico di come può nascere un piatto locale, tradizionale, praticamente per caso, in forme spontanee, dovute a eventi accidentali.
                Non conta il fatto che c’entri un esercito di occupazione e nemmeno che si tratti dei tremedi americani!
                Perché non è qualcosa inventato da qualuno che fattura miliardi e lo impone con campagne pubblicitarie in ogni angolo del mondo.
                Cosa che, ripeto, per i cellulari, le automobili e mille altre cose va benissimo.

                Ma non tutto dev’essere di plastica.
                Un minimo ci devono anche essere cose che arrivano dal basso, che si tramandano fra le persone. La tradizione è questo, non è una sorta di fissazione plurimillenaria a un rigorismo filologico puro.

              • Peucezio scrive:

                Circa il fatto che le cose non piacciono più:
                il consumismo è un meccanismo diabolico.
                Da una parte crea disponibilità immense di beni e di benessere, e d’accordo.
                Ma dall’altro è in grado di indurre bisogni fittizi, produrre alienazione.

                Non dico la musica popolare come forme fisse e codificate (che è la negazione della musica popolare), ma la musica popolare nel senso di musica attiva, non consumata ma prodotta, spontaneamente, in comitiva, con la chitarra o quant’altro, non piace non perché non risponde a un’istanza autentica, ma appunto perché esistono delle distorsioni volute in grado di creare alienazione, di passivizzare la gente e abituarla ad andare ovunque trovando quel sottofondo onnipresente di musicaccia commerciale.
                Se mi dici che questo è un progresso rispetto al fatto che una comitivia di amici in un bar si mette a cantare e a suonare, non sono d’accordo.

              • Peucezio scrive:

                Comunque, Roberto,
                anche se può non sembrare, io sono quasi sempre d’accordo con ciò che dici e mi piace molto.
                Perché fai discorsi di buon senso, poco, anzi, per nulla ideologici, equilibrati e radicati nelle cose.

                Eccepisco solo su un punto.
                Non è che tutto ciò che piace è buono.
                Perché la società è anche in parte un prodotto artificiale, almeno in società molto complesse come le nostre, in parte poco controllabili, ma in parte anche con possibilità (e fattualità) di controllo storicamente inedite.
                Mai come ora le decisioni di un tizio in un angolo degli USA hanno conseguenze immediate e profonde su tutti gli abitanti del globo.
                E questo comporta interessi, forme di ingegneria sociale, di potere, di condizionamento occulto (niente di complottistico: i banali meccanismi psicologici su cui si basa la pubblicità) che non è affatto detto vadano nel senso dell’interesse collettivo.
                Tanti equilibri sono stati devastati. Tante società sono state stravolte, destabilizzate.
                Noi siamo il lato forte, vincente, anche se sublaterno all’Impero.
                Pensa a quanti popoli con un loro equilibrio sono diventati masse di diseredati, alcolisti, drogati, disoccupati, sbandati, suicidi.
                Non è che il potere decide sempre e comunque per il bene collettivo, tutt’altro. A volte i suoi fini coincidono con quest’ultimo. A volte no.

                E sono colpito da come oggi tutto ciò sembra passare in secondo piano.
                Negli anni ’70 e ’80 ricordo bene come fosse moneta corrente analizzare la società in base alle logiche del potere e dell’alienazione: si dava per scontato che il consumismo fosse un modello imposto da interessi economici (non tanto da decisori singoli: lo si tendeva a considerare una sorta di entità sovrapersonale, quasi con una teleologia indipendente dai singoli).

                In questi approcci c’era dello schematismo, un certo retaggio vagamente marxista e francofortese, una metafisica del potere un po’ astratta e aprioristica.
                Ma, insomma, al netto di ciò ci prendevano abbastanza.
                Ma oggi mi sembra che siamo regrediti a una forma di ingenuità che in forme più raffinate mi ricorda le storielline che girano nelle dittature sul fatto che tutto è fatto per il bene della nazione, della gente, ecc.

                Credo che il dramma della contemporaneità sia proprio questa regressione cognitiva.
                Quasi si prendesse alla lettera la pubblicità e la si scambiasse per un’informazione tecnica.

              • roberto scrive:

                Peucezio

                “Il punto è se le cose avvengono in modo relativamente spontaneo o grazie alla diffusione mondiale attraverso mezzi soverchianti e omologanti.”

                confesso che mi pare una distinzione ancora più discutibile di quella basata sul tempo…

                “Non è che tutto ciò che piace è buono”

                ma certo, su questo non ho nessun dubbio (e nemmeno sul fatto che non tutto ciò che non piace è cattivo)

                Io voglio dire un’altra cosa: ci sono società più o meno tradizionaliste, o più tradizionaliste su certe cose, che evidentemente sono più impermeabili alle novità esterne

                mi colpiscono molto in questo senso i greci, con la loro musica, i balli, il cibo, la chiesa (e per molti è pura tradizione, non ha nulla di religioso…quest’estate sono stato alla messa in memoria di un compagno di squadra scomparso un paio di anni fa: tutti i miei amici greci mi dicevano “non sono credente” eppure tutti conoscevano a menadito ogni aspetto del complicatissimo rito, ma davvero come se fosse una cosa quotidiana)…eppure MTV e gli stati uniti esistono pure per loro

                o pensa in italia la resistenza feroce a McDonald o PizzaHut, rispetto a quello che succede in altri paesei (qui in lussemburgo, ma direi che è lo stesso in germania, è *normale* fare una festa di compleanno da pizzaHut o uscire di scuola e andare al McDonald)

                insomma non è una questione di bene o male ma semplicemente di spazi che sono lasciati più o meno liberi

                perché halloween prende tanto piede? boh tra le tante ragioni non ci può essere che la tradizione della festa dei morti con la visita ai cimiteri, beh non lo fa più nessuno (magari semplicemente a causa del fatto che i miei morti sono sparsi per mezza italia, cosa che non era certo così quando tutti morivano nello stesso posto in cui nascevano?)

              • roberto scrive:

                PS a proposito di grecia, morti, tradizioni…se non sbaglio in puglia c’è una tradizione di un dolce di grano, il grano dei morti o qualcosa del genere?
                bhe in grecia per i funerali e appunto le commemorazioni preparano un dolce fatto di grano, noci, miele e melograno, che poi viene benedetto dal pope e magiato dopo la messa

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                “se non sbaglio in puglia c’è una tradizione di un dolce di grano, il grano dei morti o qualcosa del genere?”

                Non ne ho mai sentito parlare…

                Non sto dicendo che non devono esistere in nessun modo le cose prodotte in serie, di plastica, standarizzate, omologate, uguali in tutto il mondo.
                Non le amo, ma per tutta una serie di cose è estremamente pratico che sia così.
                T’immagini il cellulare che è diverso fra l’alta e la bassa Lomellina? Impazziremmo tutti quanti, che già facciamo casino fra Android e Apple.

                Ma, cazzo, che non sia TUTTO di plastica e standardizzato mi pare di assoluto buon senso.
                E proprio la gastronomia e le tradizioni legate a riorrenze, all’immaginario infantile, ecc. mi pare logico che ne siano sottratte, che siano legate alla famiglia, alla comunità, ai luoghi.

                Altrimenti anziché conoscere una ragazza e sposarci andiamo in un negozio dove le fanno in serie, diamo un po’ di caratteristiche, colori e misure e poi ce la preparano e ce la impacchettano. Anzi, scegliamo fra una decina di modelli già fatti, così è ancora più facile.

            • roberto scrive:

              C’entra poco ma è divertente

              Per il primo dell’anno mangiamo da sempre una cosa che si chiama sformato di tagliolini che ci è sempre stata spacciata come tradizione napoletana

              Ebbene nessuno lo conosce, la ricetta che seguiamo religiosamente non l’ho mai vista da nessuna parte…secondo me se l’è inventata mia nonna 😁

              • PinoMamet scrive:

                Io ho un piede dentro le tradizioni emiliane e uno dentro il mondo ebraico italiano.

                Tra tutt’e due, è la fiera dell’innovazione di ieri spacciata- e creduta, che è più importante- come tradizione.

                Metto un ricordo personale:
                nella mia famiglia erano tradizionali cose (come la visione di Natale in Casa Cupiello, quello vero ovviamente…) che pensavo fossero tradizioni condivise da tutti.

                A scuola, ho imparato che erano, questa ed altre, “cose da tarone” (scil. meridionale, terrone) che altre famiglie ignoravano completamente.
                Complice forse il fatto di avere, io, una famiglia decisamente strana….

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ peucezio

              “potenza omologante”

              Mi sembra un po’ un luogo comune.

              Ero bambino negli anni Sessanta. Ho cominciato a sentire il rock a scuola alle medie.

              I miei erano abituati a Domenico Modugno e Achille Togliani, tutti e due figli della “potenza soverchiante” delle generazioni precedenti alla mia, la radio.

              La mia prozia ricordava delle canzoni ascoltate da bambina che provenivano dalla “potenza soverchiante” del primo dopoguerra prefascista, il grammofono con i successi del cafè chantant. (È così che oggi nel 2022 mi vengono in mente brani di canzonette di un secolo fa!).

              Seneca scrive a Lucilio che non riesce a togliersi dalla mente dei ritornelli ascoltati dalla “potenza soverchiante” della folla dei tifosi dei giochi del circo.

              Oggi io, che a sedici anni ascoltavo i Led Zeppelin, guardo col sopracciglio alzato ai ragazzini che vanno in estasi per i Maneskin, anche loro prodotti della “potenza soverchiante” dell’industria musicale.

              E tutti – io, Seneca, la mia prozia – rimpiangiamo la musica dei nostri tempi, spazzata via dalla “potenza soverchiante” dei nostri tempi.

              È il tempo che passa.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                davvero mi sorprende che ti sfuggano distinzioni così macroscopiche.
                Cosa c’entra l’industria discografica con le modalità precedenti di creazione e fruizione della musica?

                A Milano fino agli anni ’60-’70 si cantava nella maggior parte delle osterie, un po’ in tutti i quartieri. Ed era così da secoli.
                Trovami oggi un bar dove ti lascino cantare senza cacciarti a calci!

                La struttura stessa delle composizioni, il concetto di creazione, autorialità sono completamente diversi.
                La canzone popolare è flessibile, non esiste una versione “giusta”. A volte devo spiegarlo ai miei amici, che confondono i due piani e siccome il tale interprete importante ha inciso una versione fatta bene di una canzone popolare, credono vada cantata per forza così. Io magari ho sentito altre strofe per via diretta, orale, da chi le cantava davvero, e quindi spezzo questo canone artificiale in cui loro s’identificano.
                Sono proprio mondi diversi.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “distinzioni”

                Io ho passato l’adolescenza con il mio gruppo di amici nelle sale giochi dove passavamo pomeriggi interi fra flipper, calcioBalilla e primissimi arcade. Per me le ‘tradizioni’ sono quelle.

                Mia figlia ha passato la sua adolescenza con le amiche a passeggiare nei centri commerciali fra una hamburgheria e le vetrine. Per lei la “tradizione” è quella.

                Ovviamente le modalità della “tradizione” dipendono dai luoghi disponibili per l’aggregazione, che a loro volta dipendono dalla struttura sociale.

                Ma il fatto di essere plasmata da un’industria culturale non rende meno autentica l’esperienza vissuta.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                io ti posso dire che ogni volta che parlo con gente cresciuta fino agli anni ’50, massimo ’60, ti descrivono tutta una magia legata alla loro infanzia.

                Nella mia di magia ce n’era pochissima (nella discussione con Pan ho citato Gesù Bambino e i regali come eccezione) e quando parlo con gente più o meno della mia generazione, diciamo nati dagli anni ’60 in poi, più o meno le testimonianze sono simili. Ci può essere più o meno nostalgia, ma tutto quest’entusiasmo per un mondo fatato bellissimo, semplice ma esaltante non lo trovo.

                Per trovare testimonianze negative sull’infanzia bisogna andare più indietro e in contesti molto depressi, caratterizzati non da una certa frugalità ma proprio da indigenza, malnutrizione.

                Commetti secondo me lo stesso errore che talvolta addebito all’ottimo Pino.
                Il mondo non è tutto uguale. Le epoche non sono tutte uguali. Le persone, i contesti, le società, i popoli, i frangenti storici non sono tutti uguali.

          • Peucezio scrive:

            Pensiamo alla musica.

            Trovo una gran cosa che esistano mezzi che mi consentono di ascoltare decenni dopo, dovunque e da un qualunque dispositivo a portata di mano, un brano jazz o di musica classica registrato mezzo secolo fa, così come milioni di altre cose.

            Ma la passivizzazione e meccanizzazione della musica, per cui la musica è quasi sempre riproduzione e ascolto, quasi mai esecuzione, è un impoverimento.
            Una volta la gente cantava ovunque. E soprattutto si cantava nei bar e nelle osterie.
            Ora c’è musica registrata ovunque o al massimo, se va di lusso, musica dal vivo, ma che ascolti passivamente.

            Se un domani nelle stanze da letto non faremo più sesso ma avremo uno schermo enorme che trasmette scene porno, non sarebbe il massimo.

            Ecco, il fatto che l’uomo non sia più produttore di musica, ma, con poche eccezioni, mero ricettore passivo, lo trovo un impoverimento antrpologico, perché la musica è un universale culturale, credo sia proprio un dato di specie.

          • Peucezio scrive:

            Mi chiedo se la mia idiosincrasia per i mezzi pubblici non sia collegata.
            Questo avocare ad altri sempre più capacità tecniche, questa specializzazione dei ruoli che ci sottrae competenze comuni, che tutti sono in grado di mettere in campo.

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              C’è stato un periodo in cui la guida dei treni è stata patrimonio condiviso?

              • Peucezio scrive:

                Mai, appunto.
                La modernità.
                I treni, mezzo pubblico per eccellenza, l’800, la borghesia, vs il cavallo, l’asino, i mezzi privati insomma.

                Pensa ai tram.
                Già il nome “omnibus” dà il senso di un trapasso. Chi avrebbe mai pensato prima a un mezzo “per tutti”.

              • Peucezio scrive:

                Per inciso, guidare un treno è molto più semplice che guidare una macchina.
                L’unico motivo per cui non lo fanno tutti è che non occorre: ne bastano pochi di macchinisti.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                È fatta: puoi ribellarti contro la modernità prendendo la patente da macchinista.

              • Peucezio scrive:

                Preferisco quella di pilota d’aereo, visto che soffro un po’ di mal d’aria e notoriamente chi guida non soffre.

  3. “…Cari elfi, eccoci a casa Martinez.
    …Sì, quello cui ogni anno, da quattordici lunghi anni, lasciamo ogni volta una tonnellata di carbone… ah, che fatica, caricare la slitta! E povere renne…!”

  4. Moi scrive:

    Auguri “augurali” sentiti di NeoSolst … sì, insomma : Natale ! 😉

  5. Moi scrive:

    A proposito … finché gli Anglofoni continueranno a dirlo 😉 :

    Christmas 2022- Why do we say “Merry Christmas” not “Happy Christmas”?

    Read more at:
    https://economictimes.indiatimes.com/news/new-updates/christmas-2022-why-do-we-say-merry-christmas-not-happy-christmas/articleshow/96366054.cms

    Christmas 2022- Why do we say “Merry Christmas” not “Happy Christmas”?

    • Moi scrive:

      : “happy” is a feeling, whereas “merry” is a behaviour.

      Furthermore, the bishop John Fisher wished “Merry Christmas” in a letter to Henry VIII’s top minister Thomas Cromwell. The date of the letter is 1534, and it was written in London.

      Merry Christmas” is usually used in the United States while “Happy Christmas” is more prevalent in the United Kingdom

      • habsburgicus scrive:

        John Fisher di Rochester sarebbe stato martirizzato nel 1535 (e santificato secoli dopo), fu l’unico a dire NO al tiranno (molti suoi colleghi vescovi però erano cattolici d’animo anche se si piegarono)
        Thomas Cromwell, dopo aver realizzato lo scisma, eliminato i monasteri (1536; 1538/1539), aver dato una moglie luterana al Re (Anna di Kleve) e aver introdotto i rudimenti della Riforma in una Chiesa che restava by large cattolica, cadrà infine in disgrazia e verrà bruciato sul rogo per eresia nel 1540..pochi giorni dopo Anna di Kleve verrà ripudiata ed Enrico VIII si prese in moglie Catherine Howard, legata ai Duchi di Norfolk e filo-cattolica…per un momento sembrò possibile la riconciliazione con Roma…non era finita qui, nel 1542 Catherine Howard verrà decapitata dal boia ed Enrico VIII tornerà su posizioni antiromane, poi fece altri zig zag con un’ ultima svolta filo-protestante in estate 1546, infine morirà (gen 1547) lasciando una Chiesa d’Inghilterra allo sbando in cui l’episcopato contava protestanti (Cranmer di Canterbury), cattolici di fede anche se “scismatici” (Bonner di Londra, Gardiner di Winchester, Tunstall di Durham, Thirlby di Ely) e carrieristi (Lee di York, Llandaff di St. Asaph ecc)..ma questa è un’altra storia 😀

  6. tomar scrive:

    Auguri a tutti i commensali di buon Natale e di felice condivisione di ogni simpatica idiosincrasia.

  7. Miguel Martinez scrive:

    Mi arriva su una lista un messaggio di Marco Bersani, che stimo profondamente e che ha fatto delle proposte veramente valide.

    Chiede solidarietà con uno dei ragazzi sotto processo per essersi incollati con le mani sulla vetrina che protegge la Primavera di Botticelli. E invita a esprimere solidarietà con un numero e ad aderire a un incontro su Zoom.

    Ho risposto così:

    Scusate ma…

    1) condivido totalmente il rifiuto delle Aggiunte Ideologiche: se io spacco una vetrina perché voglio rubare, mi prendo un anno di galera, se lo faccio per una causa in cui credo, mi becco dieci anni tra associazione sovversiva ecc. ecc. E’ una cosa terribile, che va combattuta a 360 gradi.

    2) premesso questo, e senza voler aggiungere cinque minuti di condanna in più, trovo tristissimo attaccare la Primavera di Botticelli per colpire la Exxon. Ho scoperto per un caso meraviglioso, che mi sconvolge ancora, la tomba di Botticelli, e sfido chiunque a dimostrare che abbia colpa lui della catastrofe climatica.

    3) che vuol dire; “Se abitate a Milano e volete aderire scrivete a Leonardo: 3450047238” Presumo che siano numeri di telefono, ma “scrivete” vuol dire, presumo, “usate Whatsapp di Zuckerberg per scrivere a….” Va bene farlo, ma perché dare per scontato che tutti siano ormai in mano a Zuckerberg?

    4) Zoom… ma sapete che esistono modalità di comunicazione, come Frama, che non regalano i nostri dati a Bill Gates?

    Preciso che stimo moltissimo le iniziative di Marco Bersani, è solo un invito a riflettere su alcune ricadute di un appello sicuramente positivo nelle intenzioni.

    • roberto scrive:

      Ignoranza mia….ma che c’entra zoom con montezucchero?

      • Miguel Martinez scrive:

        Per roberto

        “ma che c’entra zoom con montezucchero?”

        Non ho idea. Non era di Microsoft?

        • roberto scrive:

          Boh? Non mi sembra…chiedevo perché scrivi tu “whatsapp di zuckerberg” ma non mi sembra che abbia niente a che vedere con FB e meta

        • roberto scrive:

          All’inizio della pandemia non potevamo usare zoom professionalmente perché aveva i server negli USA….dopo un po’ c’è stata una retromarcia, un po’ perché apparentemente in Europa usano dei server che stanno in Europa (in Germania se non ricordo male) ed un po’ perché tutti si erano rotti le scatole di usare cose più complicate e meno funzionali (privatamente credo che all’epoca zoom era usato proprio da tutti ed il paragone con webex o Jabber davvero impietoso)

          • roberto scrive:

            Ah scusa capisco ora…pensavo che il problema per te fosse zoom invece è whatsapp!

            • roberto scrive:

              Come non detto sono ancora in fase alcolica…sono tutti e due un problema ma zoom per bill gates (che però secondo me c’entra come zuckerberg cioè niente)

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “sono tutti e due un problema ma zoom per bill gates (che però secondo me c’entra come zuckerberg cioè niente)”

                Su questo sono d’accordo: il problema non è che “lo strumento è in mano a Tizio o Caio”, è lo strumento stesso.

    • Peucezio scrive:

      I gesti poi hanno una portata simbolica.
      Anche questi non danneggiano fisicamente le opere d’arte, mica avranno scelto a caso questa forma di protesta.
      Sono gli ennesimi iconoclasti, odiano la bellezza e la cultura come tutti gli antivitalisti.

      A cominciare da ebrei, primi cristiani, islamici, protestanti, illuministi e rivoluzionari, nuovi islamici sunniti (salafiti, talebani…).
      Per carità, questi fanno molti meno danni. Ma è molto significativo il tipo di protesta.

    • roberto scrive:

      Ma con frama si possono fare videoconferenze? Pensavo fosse per le mail

  8. Peucezio scrive:

    Per stare un po’ al gioco delle idiosincrasie…
    Adesso non si vede pià tanto, probabilmente per motivi tecnici.
    Ma quando vedevi nelle televisioni della gente le immagini in 3/4 estese ai 16/9 con tutte le figure innaturalmente allargate.

    La maggior parte delle mie idiosincrasie per il resto le sapete già.
    Ne riassumo qualcuna, ancora qualcuno si fosse dimenticato.

    Le tovagliette di carta al posto della tovaglia di stoffa nelle trattorie.
    I libri nei pub, così come anche le sedie spaiate, di risulta.
    Insomma, tutto ciò che fa finto spontaneo.

    Forse una delle cose che odio di più è come sono diventate le grandi stazioni ferroviarie e gli aeroporti negli ultimi decenni, con quei negozi coloratissimi e standardizzati con sulle vetrine immagini enormi e tutta una serie di elementi, arredi e soluzioni di cattivo gusto e alienanti, le panchine che non ne trovi una a pagarla, i binari a cui non puoi accedere se non sei un viaggiatore.

  9. Moi scrive:

    raccontavano al bambino che i regali li porta Babbo Natale, ma che poi i genitori devono restituire a Babbo Natale i soldi che servivano per comprare il regalo!

    [cit.] Paniscus
    ————–

    Hahahaha !!! … Stupendo : questo è veramente “cringe” ! … Parola di cui abusano i Millennials e oltre ! 😉

    • PinoMamet scrive:

      Non c’entra forse tanto, ma mi ricorda il famoso discorso di Troisi su “grazie Gesù per il cibo che ci hai donato”
      https://www.youtube.com/watch?v=Lwo9LVal7Dg

    • paniscus scrive:

      Per non parlare delle arrampicate sugli specchi che si fanno per rispondere ai bambini, quando chiedono come mai nel mondo ci siano tante popolazioni che vivono in miseria e “tanti bambini poveri” (espressione pronunciata dall’adulto con tono grave e vagamente colpevolizzante, verso il proprio stesso figlio che deve sentirsi un po’ in colpa di essere troppo fortunato) che non solo non possono scialare coi giocattoli, ma non hanno neanche abbigliamento decente e alimentazione sana.

      Perché continuano a rimanere poveri e affamati, quando basterebbe chiedere a Babbo Natale qualche bel pacco di scorte alimentari a lunga conservazione, un piumone caldo, o un paio di scarpe sportive robuste e pregiate?

      Forse perché Babbo Natale non capisce la letterina nelle loro lingue?

      O perché sono tutti, in massa, degli sciagurati che si comportano male e quindi i regali non li meritano?

      • PinoMamet scrive:

        Sarò un po’ estremista, ma secondo me i bambini a queste cose tipo Babbo Natale non ci credono mai.

        Perlomeno passati i quattro -cinque, massimo sei anni, quando ancora vivono in un mondo magico in cui tutto è possibile, e dove non ci si pongono domande sui bambini poveri e cose simili
        (i bambini poveri sono un mondo, una fiaba; la Befana è un altro; Dragonball o altra cosa di moda, un altro ancora…)

        Poi passano dal far finta di crederci per non essere disillusi, al far finta di crederci per lasciar giocare i genitori, per i quali gli anni dei figli non passano mai, fino al far finta di crederci per non deludere eventuali fratelli minori.

        • PinoMamet scrive:

          Cioè, verso i sette -otto- nove anni, credo che molti bambini facciano finta con sé stessi , per non perdere il mondo magico, di illusione, in cui tutto può succedere.

        • paniscus scrive:

          Ma infatti io stessa ricordo in maniera abbastanza nitida che ai tempi miei (anni settanta) già a partire dalla prima o seconda elementare non ci credeva più nessuno.

          Al massimo, come detto sopra, si reggeva la pantomima per accontentare i fratelli minori (e questo non rappresentava una disillusione, ma anzi un punto di orgoglio, perché appunto ci si sentiva ammessi nel mondo dei grandi, che in tal modo potevano aiutare i genitori a costruire la pantomima medesima, condividendo un segreto da grandi, che non doveva essere spifferato ai più piccoli), ma la consapevolezza arrivava gradualmente da sola. Non ricordo di aver mai conosciuto qualcuno della mia età che sia rimasto “traumatizzato” per averlo scoperto di colpo quando ancora ci avrebbe creduto ciecamente.

          Invece oggi è pieno di mamme convintissime che i loro figli ci credano ancora a 10 o 11 anni, e che cominciano perfino a essere imbarazzate perché si rendono conto che sarebbe il caso di finirla, ma non hanno il coraggio di affrontare l’argomento per prime, se il figliolo ancora non lo chiede.

          Magari al bambino di 10 anni hanno già regalato lo smartphone individuale (o gliel’hanno fatto portare da Babbo Natale stesso) con cui può collegarsi a tutte le informazioni di tutto l’universo mondo senza nessun controllo adulto, ma della verità su Babbo Natale non si può parlare…

          • paniscus scrive:

            E comunque, la mia perplessità principale non è affatto di stampo “razionalista” contrario al pensiero magico infantile… ma riguarda proprio la contraddizione intrinseca tra questo presunto senso di “magia” e la realtà di immersione totale globale in un sistema di massificazione commerciale completamente anonima e asettica.

            Almeno, in un passato abbastanza lontano, quando la maggior parte dei regali era prodotta artigianalmente, o comunque confezionata con tocco personalizzato

            (e si poteva anche provare a far credere al pupo che venissero amorevolmente fabbricati a mano dagli gnomi e dagli elfi di Babbo Natale, o portati dagli angioletti di Gesù Bambino)

            …ci poteva pure essere un tocco di meraviglia per la sorpresa e per il senso di “regalo pensato apposta per me”.

            Ma adesso dove sta la magia?

            Voglio dire, come fa un bambino a percepire davvero la presunta “magia di Babbo Natale” se questa consiste nel ricevere giocattoli prodotti industrialmente in milioni di copie tutte uguali, visti in vendita nelle vetrine dei centri commerciali e nella pubblicità televisiva, e magari anche impacchettati direttamente con la carta che porta il logo del negozio?

            • PinoMamet scrive:

              In effetti Babbo Natale diventa una specie di rider- ma diciamolo in italiano, fattorino- al servizio della grande distribuzione…

              altro che elfi che lavorano per costruire i giocattoli! 😉

            • roberto scrive:

              Beh paniscus,
              se tu non vedi la magia di un fantastico AT-AT uscito dalla fabbrica della lego non è che la magia non esiste, eh…

            • Peucezio scrive:

              Pan:
              “nel ricevere giocattoli prodotti industrialmente in milioni di copie tutte uguali, visti in vendita nelle vetrine dei centri commerciali e nella pubblicità televisiva, e magari anche impacchettati direttamente con la carta che porta il logo del negozio?”

              Beh, io sono cresciuto a Milano negli anni ’70 e i giocattoli, come sai, non erano artigianali neanche allora.
              Macchinine, trenini, ecc. ecc.
              Ma ti assicuro che ne ero stra-entusiasta e la loro materializzazione nella stanza la notte di Natale era una specie di miracolo.

        • PinoMamet scrive:

          “Invece oggi è pieno di mamme convintissime che i loro figli ci credano ancora a 10 o 11 anni, e che cominciano perfino a essere imbarazzate perché si rendono conto che sarebbe il caso di finirla, ma non hanno il coraggio di affrontare l’argomento per prime, se il figliolo ancora non lo chiede.”

          Confermo.
          Ho assistito di persona ad assurde pantomime con genitori impegnati l’una a distrarre la bambina mentre l’altro mangiava latte e biscotti al posto dell'”asino invisibile di Santa Lucia” – parimenti invisibile – mentre il figlio più grande era stato sgridato perché alcune sue allusioni potevano aver spiegato alla piccola che…

          La piccola che andava alle elementari e che era in grado benissimo di comprendere da sola tutto.

  10. Moi scrive:

    Io ho rimosso completamente cosa mi dicessero … forse niente.

    Anche perché c’è un’ altra spiegazione molto imbarazzante, da dover dare :

    come fa una renna, animale senza ali, a volare … emettendo costantemente gas intestinali tipo aereo jet ?! 😉

    Inoltre ci sono molte speculazioni “nerd adulte” sullo spazio-tempo, per cui Babbo Natale dovrebbe viaggiare a una velocità relativistica con un’ energia da quintilioni di joules !

    • Francesco scrive:

      sì vabbè, sono utili circa quanto calcolare quanta energia Dio avrebbe utilizzato per creare l’universo. o se ci sia una quantità di forza in grado di sollevare il Martello di Thor a prescindere dalle qualità di chi lo fa

      va bene solo come divertissement post prandiale

      😉

  11. Moi scrive:

    cominciarono a dirmi che ero troppo grande e Gesà Bambino non sarebbe più venuto.
    Siccome i miei cugini più grandi, per non fare intrusioni indebite o comunque perché con un mambino viene naturale, alimentavano la credenza, io avevo buon gioco nel dire che com’era possibile che io fossi troppo grande, se li ricevevano ancora i miei cugini più grandi di me.

    [cit.]

    Peucezio

    ——————-

    Questa , volendo, si spiega con i ” conoscenti ” di Paniscus : i genitori dei cugini , gli zii, possono permettersi di finanziare Babbo Natale (che richiede tassi d’ interesse esponenziali : per questo, chi prima chi poi, tutti smettono di ricevere regali comprati da lui … ) per qualche anno in più … semplice, no ?

    E “cringe” a livelli sovrumani, ovviamente ! 😉

  12. Peucezio scrive:

    Comunque mi chiedo come mai stiamo combinati così male che dobbiamo mentire ai bambini, anziché essere in grado di evocare forze sovrannaturali che davvero materializzino i regali per loro.
    Un altro segno del declino della nostra civiltà, che non sa fare più niente.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Se sei a conoscenza di qualche forza sovrannaturale che fa queste cose, passavi il numero 😀

      • Moi scrive:

        Secondo Francesco, tale Forza Sovrannaturale è … il Libero Mercato ! 😉

        • Francesco scrive:

          il libero mercato e i regali sono mondi diversi, temo proprio

          in cambio non so se definirlo una forza sovrannaturale

          ciao

      • Peucezio scrive:

        Mauricius,
        se ne vengo a conoscenza ti ci posso iniziare a mia volta soltanto la notte di Natale, con un complesso apposito rito.

        Solo che io non ho figli, quindi difficile che lo impari, perché non mi serve.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ peucezio

      “sovrannaturali”

      Beh, a tutto c’è un limite.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Peucezio scrive:

        No.

      • PinoMamet scrive:

        Sì, Peucè; sì. 😉

        Dai, che ce lo sai anche tu.
        Potrei dilungarmi ma sarebbe tempo perso perché per partito preso continueresti a voler dimostrare il contrario. Ma lo sai anche tu che non è così 😉

        • Peucezio scrive:

          Il limite è un dato culturale, non intrinseco alle cose.
          È quello che da anni non riesco a far capire a Miguel, con la sua preoccupazione delle risorse limitate.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “È quello che da anni non riesco a far capire a Miguel, con la sua preoccupazione delle risorse limitate.”

            Ma non è me, è la fisica che devi convincere.

            Una volta che ci riesci, vedrai come diventa tutto più facile.

            • Peucezio scrive:

              Non vorrei sembrare postmoderno, ma la fisica è un costrutto culturale, come tutto.

              • PinoMamet scrive:

                No, i gravi cascano alla stessa velocità anche in testa agli aborigeni 😉

              • Moi scrive:

                … potrebbero esserci applicazioni scientifiche sconosciute molto convenienti !

              • Peucezio scrive:

                Ma è il modello esplicativo che è diverso.
                A parte che sarebbe da vedere.

              • Moi scrive:

                O anche solo “da recuperare”

                Ad esempio, NON sorprenda che …

                https://americanhistory.si.edu/blog/2011/11/electric-cars-100-years-ago-and-today.html

                Electric cars: 100 years ago and today

              • PinoMamet scrive:

                Credo che sia già stato ampiamente visto, Peucè 😉

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “A parte che sarebbe da vedere”

                Ti accontento subito.

                L’accelerazione di gravità a Sydney è di 9.79672 m s-2

                https://iopscience.iop.org/article/10.1088/0026-1394/9/2/001/meta

                mentre a Milano è di 9,80505 m s-2

                https://it.wikipedia.org/wiki/Accelerazione_di_gravit%C3%A0#:~:text=In%20questo%20contesto%2C%20quando%20ci,80665%20m%C2%B7s%2D2.

                Se lasciata cadere da 1 metro di altezza sulla testa di un aborigeno in Australia, la massa di 1 Kg esercita dunque sulla medesima un lavoro inferiore delle 0,08% rispetto a quanto farebbe sulla testa di uno a Milano.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Non vorrei sembrare postmoderno, ma la fisica è un costrutto culturale, come tutto.”

                “La fisica” ha almeno due significati:

                a) lo stato attuale delle ricerche fatte nei laboratori da esseri umani, e qui un elemento di “costrutto culturale”, o meglio un certo modo di esplorare la realtà, indubbiamente c’è.

                b) la phusis, la misteriosa realtà sottostante a tutto l’esistente, che non conosceremo mai in fondo, ma che ha certamente alcune regole inderogabili, tra cui quelle che la “cultura scientifica moderna” oggi chiama le “leggi della termodinamica” e che altre epoche hanno chiamato in altro modo.

                In questo senso, la cultura è un costrutto fisico.

              • paniscus scrive:

                “Se lasciata cadere da 1 metro di altezza sulla testa di un aborigeno in Australia, la massa di 1 Kg esercita dunque sulla medesima un lavoro inferiore”—

                ettecredo, perché l’esperimento non è stato svolto nelle stesse condizioni FISICHE, non certo da quelle culturali e soggettive.

                Se si ripete la stessa prova portando l’aborigeno a Milano e il milanese in Australia, la piccola differenza di energia coinvolta ci sarà lo stesso, ma a Milano continuerà a valere come prima e in Australia continuerà a valere come prima, e la differenza non dipenderà affatto dalla lingua, dalla mentalità, dal substrato culturale o dalle credenze tradizionali della cavia.

                Ti consiglio di non esagerare con le finezze umoristiche sulla fisica, altrimenti il nostro finisce col credere davvero che tu gli stia dando ragione… tipo quei simpaticoni di referee accademici in campo di scienze sociali, che pubblicarono come polli l’articolo bomba di Sokal!

          • PinoMamet scrive:

            “Il limite è un dato culturale, non intrinseco alle cose.”

            beh, è una frase abbastanza vaga sulla quale non mi permetto di dissentire.

            Ma se andiamo nello specifico:

            credo allo stregone che conosce cento piante medicinali, di cui due o tre ancora sconosciute alla medicina ufficiale? certo.

            credo al cacciatore boscimane che vede orme di animali dove io e te non vedremmo assolutamente nulla, e scova l’acqua dove io morirei di sete? Naturalmente.

            posso benissimo anche credere allo sciamano che fa un sogno premonitore che gli dice dove troverà domani un cervo ad abbeverarsi.

            Ma che lo sciamano possa materializzare il cervo o l’acqua dal nulla, ecco, no.

            Che possa dare l’impressione che il tempo si sia fermato, o sia passato velocissimo? Certo.

            Che possa davvero fermare o velocizzare il tempo? No.

            C’è un limite, appunto, come dice Andrea, e le leggi della matematica e della fisica restano valide in tutto il pianeta Terra.

            Non fanno eccezioni per te, né per Toro Seduto e neppure per il Divino Otelma.

            Prendi un fisico- prenditi magari tutto il CICAP- e mandali a verificare le “magie” dei boscimani e degli ottentotti: vedrai che non sono diverse da quelle di un bravo illusionista.

            O sono fattori neurologici, robe di visioni e di droghe, tutto molto interessante su cui leggere bei trattati, ma che non sposta di una virgola le leggi della fisica.

            • Peucezio scrive:

              Sì, è vero quello che dici, ma è sempre una questione di scelte di modelli.
              Perché puoi trovare quello che ti fa un racconto in cui un animale si è materializzato dal nulla.
              Solo che se andiamo noi coi nostri strumenti, non troveremo mai una cosa del genere, perché cerchiamo quello che già vogliamo trovare: gli strumenti sono un approccio non neutro alla realtà.
              Probabilmente esistono tanti modelli alternativi e tutti funzionanti per capire la realtà e alcuni di questi contemplano l’idea di limite.

              Poi bisognerebbe intendersi sul concetto di limite. Un limite presuppone uno spazio e qualcosa oltre quel limite, quindi un limite implica ipso facto la possibilità almeno teorica del suo superamento.
              In questo senso il mondo è pieno di limiti, ma il limite non è mai un dato assoluto, è qualcosa di contingente.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “funzionanti”

                Certo che esistono.

                ‘«Nel mio garage c’è un drago che sputa fuoco». Supponiamo che io ti dica seriamente una cosa del genere. Senza dubbio vorresti verificarla, vedere il drago con i vostri occhi. Nel corso dei secoli ci sono state innumerevoli storie di draghi, ma nessuna vera prova. Che opportunità fantastica!

                «Mostramelo», mi dici. Ti conduco nel mio garage. Guardie e vedi una scala, dei barattoli vuoti, un vecchio triciclo, ma nessun drago. «Dov’è il drago?» chiedi. «Ah, è proprio qui», ii rispondo, facendo dei cenni vaghi. «Dimenticavo di dirti che è un drago invisibile». Tu proponi di spargere della farina sul pavimento del garage per renderne visibili le orme. «Buona idea», dico io, «ma questo è un drago che si libra in aria». Allora proponi di usare dei sensori infrarossi per scoprire il suo fuoco invisibile. «Idea eccellente, se non fosse che il fuoco invisibile è anche privo di calore». Tu proponi allora di dipingere il drago con della vernice spray per renderlo visibile.

                «Purtroppo, però, è un drago incorporeo e la vernice non fa presa su di lui». E così via. A ogni prova fisica che proponi, io ribatto adducendo una speciale spiegazione del perché essa non funzionerà.

                Ora, qual è la differenza fra un drago volante invisibile, incorporeo, che sputa un fuoco privo di calore e un drago inesistente? Che senso ha la mia asserzione dell’esistenza del drago se non esiste alcun modo per invalidarla, alcun esperimento concepibile per confutarla? Il fatto che non si possa dimostrare che la mia ipotesi è falsa non equivale certo a dimostrare che è vera. Le affermazioni che non possono essere sottoposte al test dell’esperienza, le asserzioni non «falsificabili», non hanno alcun valore di verità, per quanto possano ispirarci o stimolare il nostro senso del meraviglioso. Quello che io ti chiedo, dicendoti che nel mio garage c’è un drago, è in pratica di credermi sulla parola, in assenza di alcuna prova.

                L’unica cosa che tu hai realmente appreso dalla mia affermazione che nel mio garage c’è un drago è che c’è qualcosa di strano nella mia testa. In assenza di alcuna prova fisica, ti chiederai che cosa mi abbia convinto. Penserai certamente alla possibilità che io abbia fatto un sogno o abbia avuto un’allucinazione. Ma allora, perché sto prendendo tanto sul serio la mia idea? Forse ho bisogno di aiuto. Come minimo, può darsi che io abbia gravemente sottovalutato la fallibilità umana.

                Immaginiamo che, benché nessuno dei test dia esito positivo, tu voglia rimanere scrupolosamente aperti a qualsiasi possibilità. Perciò non rifiuti decisamente la nozione che nel mio garage ci sia un drago che sputa fiamme, ma adotti semplicemente una posizione di attesa sospendendo il giudizio. Le prove esistenti sono fortemente contrarie all’ipotesi del drago, ma se ne emergeranno altre tu sei pronto a esaminarle e a vedere se ti convincono. Senza dubbio non sarebbe bello se io mi offendessi perché non mi credi; o se ti criticassi accusandoti di essere noioso e privo di immaginazione, semplicemente per avere espresso il giudizio di «non dimostrato».

                Immaginiamo che il responso dell’esperienza fosse stato diverso. Il drago è invisibile, va bene, ma lascia delle impronte sulla farina. Il rivelatore nell’infrarosso segnala che esso emana calore. La vernice spray permette di vedere una cresta dentellata che danza in aria. Per quanto scettici tu possa essere stato in precedenza sull’esistenza dei draghi — per non parlare dei draghi invisibili — ora devi riconoscere che qui c’è qualcosa e che ciò che si osserva sembra conciliarsi con un drago invisibile che sputa fuoco.

                Consideriamo ora un altro scenario. Supponiamo che a sostenere la strana idea dell’esistenza dei draghi non ci sia solo io. Supponiamo che anche vari altri tuoi conoscenti — tra cui persone che non si conoscono certamente fra loro — ti dicano di avere dei draghi nei loro garage, ma che in ogni caso le prove siano terribilmente elusive. Tutti noi ammettiamo che ci dà fastidio dover credere a una convinzione tanto strana e così mal sostenuta da prove fisiche. Nessuno di noi è pazzo. Noi ci chiediamo che senso avrebbe se in tutto il mondo dei draghi invisibili fossero effettivamente nascosti nei nostri garage, con tutti noi a crederci. Io penso che non sia così. Ma se tutti quei miti antichi dell’Europa e della Cina, dopo tutto, non fossero solo dei miti…

                Meno male che adesso c’è chi dice di aver visto delle impronte nella farina. Quelle impronte, però, non si producono mai alla presenza di persone scettiche. Si presenta allora una spiegazione alternativa: a un attento esame appare chiaro che le orme potrebbero essere una contraffazione. Un altro entusiasta dei draghi si presenta con un dito bruciato e lo attribuisce a una rara manifestazione fisica del respiro infuocato del drago. Anche questa volta, però, ci sono altre possibilità. È chiaro che per scottarsi le dita non occorre esporle all’alito infuocato di un drago invisibile. Tali «prove» — per quanto importanti possano considerarle i fautori dei draghi — non sono affatto conclusive. Ancora una volta, l’unico approccio ragionevole consiste nel rifiutare provvisoriamente l’ipotesi dei draghi, nell’essere disponibili a valutare futuri dati fisici che dovessero presentarsi, e nel chiedersi per quale motivo un così gran numero di persone sobrie e sane di mente condividano la stessa strana illusione.’

                Carl Sagan, “Il mondo infestato dai démoni. La scienza e il nuovo oscurantismo”, Baldini & Castoldi 1997, cap. 10, pp. 216-239

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Probabilmente dobbiamo metterci d’accordo sul concetto di “realtà”.

              • PinoMamet scrive:

                Eh, vabbè…

                è un po’ come dire “me ne vado, e porto via anche il pallone” 😉

              • Peucezio scrive:

                Siamo partiti dal fatto che io ho detto che abbiamo perso la capacità di evocare forze sovrannaturali per materializzare i regali e Andrea mi ha detto che esistono i limiti.

                È evidente che io facevo riferimento a culture e modelli cognitivi e di realtà altri (la perdita di capacità significa questo), quindi le obiezioni che partono da modelli condivisi, ovvi per noi occidentali moderni, sono comunque superabili, perché io sto facendo riferimento a logiche e modelli di interpretazione del mondo per le quali il tale è figlio del serpente o del bue (non in senso metaforico), lo stregone è capace di far venire la pioggia, ecc. ecc.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “modelli”

                In breve, stai dicendo che oggi abbiamo una ridotta capacità di raccontarci storie credendoci.

                Concordo.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • paniscus scrive:

                “Siamo partiti dal fatto che io ho detto che abbiamo perso la capacità di evocare forze sovrannaturali per materializzare i regali “———-

                Però, a logica, prima di affermare che “l’abbiamo persa”, dovresti dimostrare (o almeno, argomentare con indizi significativi) che in passato ce l’avevamo e poi adesso non più.

                Altrimenti, l’ipotesi più ragionevole è che non ce l’abbiamo mai avuta (e quindi non l’abbiamo mai persa), ma abbiamo solo sentito raccontare storie che dicono che in passato ce l’avevamo…

              • PinoMamet scrive:

                E fino a lì conmcordo anch’io.

                Se poi mi si vuole venire a dire che se io, abboriggeno, racconto una favola credendoci
                (ma “forte forte forte”, come il telepredicatore americano interpretato da Guzzanti…)
                allora la favola succede davvero perché so’ aboriggeno e il mio modello cognitivo è diverso, allora…

                no.

            • Peucezio scrive:

              E comunque sono troppo fascista per credere nei limiti.
              I limiti sono borghesi.
              🙂

              • Francesco scrive:

                cazzo, io concordo ma non certo in quanto fascista (i limiti i fascisti li subiscono molto più dei borghesi) bensì in quanto cristiano!

                e parlando “spiritualmente” i limiti sono una roba per borghesucci vili e comodosi

                infatti quelli che riescono ad andare oltre i limiti li mettiamo sugli altari, a nostro ammonimento ed esortazione

                PS un salutone post-natalizio a tutti

            • PinoMamet scrive:

              ” Perché puoi trovare quello che ti fa un racconto in cui un animale si è materializzato dal nulla.”

              Sicuramente.
              Ma è appunto un racconto.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Martinez

              “fisica”

              Dove lo scopo di a) è quello di formulare almeno in via provvisoria le regole di cui al punto b).

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “Dove lo scopo di a) è quello di formulare almeno in via provvisoria le regole di cui al punto b).”

                E’ un po’ più complesso, direi.

                Lo scopo di a) è di:

                – dimostrare alla moglie di aver avuto la promozione
                – ottenere il finanziamento alla facoltà da parte dell’esercito
                – far vincere una borsa di studio presso il proprio dipartimento al figlio del cugino
                – farsi pubblicare un articolo sulle riviste scientifiche più prestigiose
                – formulare almeno in via provvisoria le regole di cui al punto b)

                Senza fare i postmoderni, la cultura c’entra parecchio 🙂

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Martinez

                “complesso”

                Vero.

                Ma i primi tre punti sono esempi di ricerca di sopravvivenza, comune a tutte le strutture umane. L’ultimo punto, che indicati io, è quello che giustifica tutta la baracca.

                Il più controverso è il penultimo, che funge da controllo di qualità. È difettoso, e parecchio anche (ne so qualcosa): ma come la democrazia di Winston Churchill, è migliore delle alternative.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

  13. Moi scrive:

    Memberberry Time 🙂

    https://www.youtube.com/watch?v=rCPVqNG9cLQ

    Macché Bonaccini, Schlein, De Micheli, Cuperlo … il vero Cosmopolitismo Imprenditoriale, da poter fare il Leader della Nuova SX è quello di Daniele Casalboni :

    gli Emiliani e Romagnoli spero apprezzino particolarmente, anche se è più facile allorquando la Nostaglia ” Scorre Potente ” 🙂

  14. Moi scrive:

    bellissima la “trashata” (no, vi prego … NON dite ch’è “razzismo” !) del campanello con su scritto “Senegalesi” !

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ moi

      “senegalesi”

      Al contrario: se uno spot del genere lo facessero oggi salterebbe di certo su qualche fasciolegaiolo a chiedere se gli attori di colore hanno i documenti in regola.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

        • Peucezio scrive:

          Dispiace per i poveri cristi immigrati, ma gli insulti alle grandi star americane perché bivaccano coi nostri 35 euro è impagabile, dai 😀

          • PinoMamet scrive:

            Per una volta… OMDAPeucezio!

          • Francesco scrive:

            sì, in effetti dimostra che

            a) in Italia c’è davvero razzismo

            b) l’invidia è davvero un grosso problema della nostra cultura materiale

            c) la mamma dei cretini è sempre incinta

            😀

            • PinoMamet scrive:

              Sai che non sono d’accordo con niente?
              Cioè, tutto vero, ma anche tutto, come dire, fuori bersaglio.

              In Italia c’è razzismo? Sì, come in tutto il mondo. C’è razzismo anche in Africa!
              C’è razzismo DEGLI afroamericani SUGLI afroamericani, e verso i neri africani pure, e viceversa…

              I pregiudizi non sono una bella cosa, ma sono connaturati agli esseri umani.

              Esiste l’invidia? Sì, ma “è tutta invidia” è uno dei peggiori argomenti di sempre.
              A volte le persone sono al posto sbagliato, semplicemente, perché il mondo non è meritocratico. Non so se sia il caso di questo sportivo qua, in questo o in altri casi che lo riguardano: mi è del tutto sconosciuto.
              Ma il ricco che dice al povero “è tutta invidia, non devi odiarmi” merita per la sola dichiarazione l’ostracismo a vita.

              Infine, non sono sicuro che il razzismo c’entri davvero.
              Se era grasso, era body shaming; se era gay, era omofobia. Se era donna, era ‘na zoccola.
              Quando devi offendere uno, ti attacchi a quello che ha di insultabile, è ovvio.
              E che le persone pubbliche siano perciò esposte ad insulti, è logico ed inevitabile.

              Chiara Ferragni ha tutto il diritto di andare in giro mezza nuda, o anche nuda completamente, per quanto mi riguarda.
              Ma non faccia la vittima se, tra mille commenti di lode per il fisico e lo stile, ce ne sono anche dieci (o novecento) di offese gratuite di cretini.

              Che poi insultare online sia uno sfogo da cretini è vero.
              Ma anche i cretini hanno bisogno di uno sfogo, invece di fare cose peggiori.

              E resto convinto che un po’ meno finti reati in -ing (body shaming, catcalling ecc) avrebbero risparmiato stragi in America, meglio che il porto d’armi

            • PinoMamet scrive:

              Non è per difendere i cretini.

              Ma boh, non esageriamo neanche nel criminalizzarli.

              • roberto scrive:

                non è mia intenzione criminalizzare i cretini (e ci mancherebbe altro) ma solo fare cretinishaming

            • Peucezio scrive:

              La cosa bella di Francesco è che per lui il razzismo non è odioso in quanto se la prende coi più deboli, ma coi più forti!

          • roberto scrive:

            peucezio e pino

            “è impagabile,”

            a me quella storia invece ha messo davvero di malumore, per il misto di razzismo, stupidità, ignoranza, sicumera, cattiveria che ne esce fuori

            come l’altra storia citata, quella di magic johnson …cazzo uno dei più grandi di tutti i tempi, come dire pelé…viene in italia e lo trattano come un clandestino. Ma poi perché si devono per forza trattare male i clandestini (eh no, non la voglio più sentire la storia della paura del diverso, diamo pane al pane, è stronzaggine non paura)

            poi tutti sono stronzi? ok probabilmente è vero, non è bello però
            🙁

            • PinoMamet scrive:

              Ma ovviamente sono stronzi quelli che trattano male i clandestini;
              ma a essere ridicola, per il ben noto meccanismo analizzato da Pirandello e Umberto Eco, è la situazione della foto di un noto attore americano in Italia seguita da commenti in cui è scambiato per un barbone.

              Davvero il razzismo c’entra davvero pochissimo.

              Certo, è la stessa ridicolaggine del vecchietto che scivola o della vecchia troppo truccata (credo fosse l’esempio di Pirandello: ai suoi tempi aveva senso…)
              Non ci sarebbe proprio niente da ridere, cioè.
              Ma fa ridere.

              Del resto non era Chaplin a dire che la vita è una tragedia in primo piano, e una commedia in campo lungo?

              • roberto scrive:

                pino

                “Davvero il razzismo c’entra davvero pochissimo”

                mmmmh non ho capito cosa vuoi dire

              • PinoMamet scrive:

                Se io vedo George Clooney o Brad Pitt scambiati per barboni (che ne so, perché vestiti in felpa e calzoncini) con i commenti tipo “guarda quanti barboni nelle strade, bisogna fare qualcosa contro il degrado!” …

                È una situazione ridicola, ed è esattamente la stessa dello sportivo o attore afroamericano fotografato su una panchina con i commenti “guarda gli immigrati cosa ci fanno con i nostri soldi, si comprano le Nike carissime!’

              • roberto scrive:

                ok capito

                ci penso su, ma non sono sicuro di essere d’accordo…per come la vedo io il razzismo è una sottospecie dellla stronzaggine, per questo i commenti sono diversi: è bianco? un barbone! è nero? un clandestino scroccone!

                il tizio che vende scarpe, se fosse stato bianco esattamente nella stessa foto nessuno se lo sarebbe filato

              • PinoMamet scrive:

                Appunto, è una sottospecie della stronzaggine.

                Ci si attacca sempre a quello che si può.

                Come provo a spiegare a stranieri di passaggio, “gli italiani non sono razzisti, sono stronzi”.

            • Peucezio scrive:

              Roberto,
              per carità: non sto dicendo che è bello che persone con grandi meriti nel loro campo vengano trattate di merda perché considerate alla stregua di clandestini.
              Però è divertente che dei ricconi magari arroganti vengano scambiati per immigrati mantenuti dallo stato solo perché di pelle scusa, no?

              Tieni sempre conto che il razzismo in Italia non è come quello americano, che ha davvero una matrice razziale: è un finto razzismo, cioè è classismo mascherato da razzismo.

              Ancora fino a poco tempo fa e in parte oggi il razzismo tipico dell’italiano nemmeno borghese, ma un minimo minimo ripulito era proprio per l’autoctono, il nostrano: quanto più uno rappresentava l’espressione più genuina e locale del suo popolo, parlava dialetto, aveva una gestualità e un aspetto verace e locale, più veniva stigmatizzato come volgare, impresentabile, da tenere lontano per non fare brutta figura. Perché ci si sentiva proiettati in un mondo raffinato, cosmopolita, poco caratterizzato.
              Ricordo come i baresi guardavano a Bari Vecchia e ai suoi abitanti ancora fino agli anni ’90 compresi.
              La negazione quindi dell’essenza stessa del razzismo, che è identitarismo comunitario, insofferenza verso l’alterità.

              Oggi l’immigrato è discriminato perché è il nuovo “barivecchiano”: è povero, fa tanti figli, parla in modo più espressivo, magari ad alta voce…
              Non certo perché viene dall’Africa e ha la pelle scura. La pelle scura è solo un segno, identifica questo tipo di figura. Se fosse associata a ricchezza e cosmopolitismo, sarebbe una cosa “figa”.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Oggi l’immigrato è discriminato perché è il nuovo “barivecchiano”: è povero, fa tanti figli, parla in modo più espressivo, magari ad alta voce…”

                Verissimo!

                Aggiungo che l’immigrato è giovane e furbo e ha la mano lesta, nel paese dei vecchietti tontoloni!

  15. tomar scrive:

    Il governo aumenterà le imposte sui tabacchi… ma solo su quelli “de sinistra”.

  16. Andrea Di Vita scrive:

    @ Roberto

    “vu”

    Più passa il tempo più mi convinco che i cari vecchi trinariciuti di Guareschi avessero ragione.

    Contro la distruzione della ragione, contro la xenofobia, contro i sovranisti, contro i bigotti la discussione e il rispetto delle opinioni sono armi spuntate.

    La sana, vecchia intolleranza rimane la migliore difesa.

    To set a thief, a thief and half.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • roberto scrive:

      andrea

      “la discussione e il rispetto delle opinioni sono armi spuntate.”

      coem dice bart simpson
      “The First Amendment does not cover burping”
      😉

    • Francesco scrive:

      concordo, se lasci definire a me chi sono i bigotti e i distruttori della ragione!

      😀 😀 😀

      a comunista, comunista e mezzo

  17. Peucezio scrive:

    Semmai,
    rispondendo ad Andrea e Roberto
    (non perché loro siano l’obiettivo polemico di ciò che sto per dire, ma perché con loro si discuteva di autenticità, infanzie, musica e cucina di plastica o autentica, ecc.),

    trovo invece insopportabile il moralismo di chi, cresciuto a botte di rincoglionimento televisivo e cartoni animati (come me, ma io almeno non dico che la mia infanzia sia stata bella, ma che era una merda), oggi fa la morale ai ragazzini con lo smartphone, che è un mezzo interattivo, di comunicazione bidirezionale, che ti dà accesso a un’infinità di contenuti all’interno dei quali puoi scegliere e ti consente di essere continuamente in contatto con altre persone (e anche di conoscerne di nuove).

    È un po’ come il discorso che facevo sulla musica: trovare dappertutto la stessa musica fatta da altri e riprodotta da un apparecchio è passivizzante e alienante, mentre la musica andrebbe fatta: si dovrebbe suonare, cantare.
    Bene. La televisione (e anche la scuola, a suo modo; per fortuna si è screditata e oggi ha molto meno potere di plasmare la mentalità) è come la musica di plastica diffusa dall’alto parlante. Le nuove tecnologie in un certo senso sono, mutatis mutandis, come la compagnia di amici con la chitarra.
    Poi ovviamente dipende da come la usi. Se tutti vanno a guardare lo stesso video virale è un conto. Ci saranno sempre quelli che guardano il video virale visto da altri milioni di persone e quelli che vanno a vedere la cosa che interessa a loro. Il bello è proprio il pluralismo: dentro il pluralismo ci sono anche comportamenti conformistici. Dentro il conformismo non ci sono comportamenti pluralistici.
    La tv era quella per tutti, non c’erano alternative.

    • Peucezio scrive:

      Che poi il video virale non è nemmeno l’esempio migliore, perché è un fenomeno spontaneo e impredicibile: nessuno a priori riesce a indovinare che un video diverrà virale.

      L’esempio sono i grandi siti famosi, le grandi testate online, di qualsiasi genere, ecc.
      Sempre tenendo conto che c’è comunque molto più pluralismo che in passato.
      Netflix è una grande multinazionale. Ma hai un’infinità di serie e film all’interno di cui scegliere, secondo i tuoi gusti, interessi…

    • roberto scrive:

      Peucezio

      “trovo invece insopportabile il moralismo di chi, cresciuto a botte di rincoglionimento televisivo e cartoni animati”

      Sono totalmente d’accordo! Ed infatti io da adolescente mi sono ammazzato di cartoni animati, serie TV e videogiochi e ora ho una vira assolutamente normale, un buon lavoro, tanti interessi e tanti amici…

      Dico solo che ammazzarmi di videogiochi non mi ha mai impedito di fare altro (soprattutto giocare a basket o calcio con gli amici), ed è solo questo che chiedo ai miei: piove e non sai che fare? Sfondati di videogiochi o youtube o quel che ti piace. Fa bello? Fuori a giocare con gli amici

      • roberto scrive:

        “non mi ha mai impedito di fare altro”

        Probabilmente ho letto molto di meno del kelebekkiano medio, ma a periodi, tipo tra i 16 e i 18-20 leggevo davvero tanto, prima e dopo molto di meno

      • Peucezio scrive:

        Tu probabilmente hai una struttura psicologica e di carattere molto sana di tuo. Sei un tipo vitale.

    • PinoMamet scrive:

      ” chi, cresciuto a botte di rincoglionimento televisivo e cartoni animati (come me, ma io almeno non dico che la mia infanzia sia stata bella, ma che era una merda)”

      Ma la mia infanzia era bella.
      Guardavo i cartoni, giocavo con mio fratello e i miei amici, andavo in bici, andavo a pescare.
      È stata una bella infanzia.

      A me non dicevano “staccati dalla televisione” perché non sono mai stato fissato con la TV;
      ad altri lo dicevano, come ad alcuni ragazzini, non tutti, dicono oggi “staccati dal cellulare “.

      Non voglio dire che sia tutto uguale: c’è una grossissima differenza tra il nostro modo di ridere, per esempio, e quello dei ragazzini di oggi.
      Ma tutto sommato, sempre ragazzini sono.

      • Peucezio scrive:

        Eh, probabilmente c’entra la provincia e c’entrano fattori individuali.

        A Milano probabilmente dipende anche dal ceto. Se nascevi in una periferia degradata, o diventavi un drogato o magari venivi su abbastanza sveglio.

      • roberto scrive:

        pino

        “c’è una grossissima differenza tra il nostro modo di ridere, per esempio, e quello dei ragazzini di oggi.”

        sono d’accordo, ma credo che ci sia in generale una grossa differenza nel modo di ridere tout court.

        adesso si ride quasi esclusivamente di scherzi stupidi e a volte crudeli (i cosiddetti prank), di prese per il culo (la gialappa’s band, mai abbastanza esecrata, i cuochi, i ballerini)…
        certo prima c’erano gli scherzi stupidi e crudeli degli amici miei (dio mio quanto detesto quel film…) e si è sempre riso del vecchietto che scivola in una pozzanghera, ma adesso mi pare davvero una ossessione.
        e in questo ci vedo un male di youtube, tiktok e media di questo genere, che si prestano benissimo a un video di 30 secondi con uno scherzo stupido e crudele e malissimo ad uno sketch di cabaret (che ovviamente esiste ancora ma te lo devi cercare)

        • PinoMamet scrive:

          Sono d’accordo!

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “sono d’accordo, ma credo che ci sia in generale una grossa differenza nel modo di ridere tout court.”

          Boh, io non trovo particolari difficoltà di comunicazione con persone di qualunque generazione, dai 90 anni fino ai 10.

          Forse perché la generazione con cui ho enormi difficoltà di comunicazione è la mia: non ci capiamo sulla terra, sul cielo, sull’aria, sull’acqua o sul fuoco. Non ci capiamo sulle auto, non ci capiamo sulla televisione, non ci capiamo su Babbo Natale, non ci capiamo sull’autostrada o sull’illuminazione stradale, o sullo Stato, o sulle tasse, o sul turismo, o sulla scuola.

          Con la generazione precedente – specie se di provenienza contadina – ci si capisce abbastanza bene.

          E con le tante “ultime generazioni”…

          beh, mi dispiace per i danni irreversibili che si autoinfliggono i tatuati

          ci sono un po’ di termini, tipo “i maranzi”, che mi devono spiegare loro…

          ma non ho grosse difficoltà.

          • roberto scrive:

            miguel,

            non ho detto che ho difficoltà di comprensione di altre generazioni ma giusto che l’umorismo mi sembra cambiato con il tempo…al limite ridiamo di cose diverse, chessò con quelli della mia generazione (italiani) rido con fantozzi che invece non fa ridere né i più giovani né gli stranieri

            poi a volte trovo che ci siano difficoltà di comunicazione con quelli dell’est perché abbiamo proprio riferimenti culturali diversi. in italia tutti capiscono “sei solo chiacchiere e distintivo”…anche la versione originale “you’re a lot of talk and a badge” funziona…ma con tutti quelli che non hanno visto untouchables, beh è una citazione incomprensibile

            • PinoMamet scrive:

              Su Fantozzi:

              mi dicono che avesse avuto un certo successo all’est. Non so, a dire il vero mio fratello (cinefilo di gusti strani) mi ha proposto commedie jugoslave, cecoslovacche e ungheresi che erano abbastanza “fantozziane”…
              ma era roba degli anni Settanta / Ottanta.

              Gli est- europei di oggi penso siano piuttosto diversi, come sono diversi gli italiani di oggi.

              Invece piace molto al mio amico olandese!

              (Ultimamente sento diversa gente lamentarsi degli olandesi, chiusi e calcolatori.
              Anche il mio amico olandese!)

              • roberto scrive:

                Davvero?

                Non ho mai conosciuto uno straniero che apprezzi fantozzi, anche se è vero che l’esperimento è limitato a francesi, belgi e tedeschi

          • PinoMamet scrive:

            Concordo con le osservazioni di Roberto: vedo una marea di ggiovani tutti i dì e ci capiamo senza problemi, solo che apprezzo poco le cose che fanno ridere loro e loro (con qualche eccezione, più che altro per via dei genitori) poco quelle che divertono me.

            Poi ci sono delle sorprese. Ho mostrato a mezza dozzina di classi di latinisti in erba la scena “Romanes eunt domus” di Brian di Nazareth, lasciandoli completamente indifferenti; una classe invece ci si è divertita tanto…
            Boh?

            • Peucezio scrive:

              Ma Totò almeno li fa ancora ridere?

              E Lino Banfi?

              • PinoMamet scrive:

                Totò non credo lo abbiano mai visto.
                In realtà Totò fa ridere poco anche me, quando vuol fare ridere : con le parole storpiate, le mosse buffe ecc.

                Invece nei film dove interpreta personaggi seri alle prese con le disavventure della vita, e sono queste disavventure e piccole miserie quotidiane ad essere comiche
                (La banda degli onesti, I tartassati ecc., ma in fondo anche quello dove fa il truffatore…)
                allora mi fa ridere.

                Lino Banfi non saprei…
                in Italia è quasi sinonimo di film trash, ma in realtà era un grandissimo attore comico dotato di tempi perfetti.

                Ci sono parti di Vieni avanti, cretino!
                (che, come si capisce dal titolo, è poi una collezione di numeri di varietà) che posso guardarle cento volte ma mi fanno sempre ridere!

                Dovrei fare la prova con gli studenti, ma è difficile trovare una lezione in cui possa infilarci un’ex casa chiusa trasformata in studio dentistico… 😉

              • roberto scrive:

                Su Totò sono davvero d’accordo con pino

                …e pure su Banfi
                🙂

          • PinoMamet scrive:

            Comunque, qualcuno mi dica come contattare Berlusconi
            (scherzo, in realtà lo so)
            perché devo curare la sua campagna su Tiktok.

            “Ragazzi, anche i miei amici sono arrivati con la barca- swag!- barca! Solo che la barca è questa! (Immagine di un mega yacht)
            Ragazzi, quando voterete, votate per me, uno che condivide i veri valori della vita:
            La figa! I soldi! E il gioco del calcio!”

            Caspita, peccato non ci siano elezioni in vista…

        • Peucezio scrive:

          Roberto,
          “e in questo ci vedo un male di youtube, tiktok e media di questo genere, che si prestano benissimo a un video di 30 secondi con uno scherzo stupido e crudele e malissimo ad uno sketch di cabaret (che ovviamente esiste ancora ma te lo devi cercare)”

          Mi ricorda il meravoglioso film “Idiocracy”, in cui, un’umanità di scimuniti frutto di una selezione naturale alla rovescia si divertiva un mondo a guardare tutto il giorno in televisione la scena di uno cui arriva qualcosa sulle palle e si piega in due dal male.
          Che poi era una scena che piaceva anche molto a Homer Simpson, che in una puntata la seleziona come film più bello.

    • roberto scrive:

      Oltretutto durante la pandemia i videogiochi on line hanno davvero salvato un briciolo di socialità dei pargoli, specialmente il piccolo che si “vedeva” cosi con gli amici…

  18. Miguel Martinez scrive:

    OT

    Per perditempo fiorentini:

    CORSO DI INGLESE
    Insegnante madrelingua:
    Miguel Martinez
    Programma di attività : Il corso si articolerà in 10 incontri .
    Le lezioni si terranno presso il:
    Circolo ACLI
    lunedì dalle ore 17,45 alle 18,45
    Il primo incontro
    LUNEDI’ 9 gennaio 2023
    Il contributo spese- soci Acli euro 45,00; non soci euro 45+tessera 2023 euro 12,00
    Il corso si terrà se ci sono almeno 5 partecipanti
    Gli interessati potranno trovarsi al n. 3 di Piazza Cestello dove
    si trova il teatro, se desiderano avere ulteriori informazioni,
    telefonare al cellulare 3400725886 Lori

    CORSO DI CINESE
    Insegnante madrelingua:
    GIADA LIN
    Programma di attività : Il corso si articolerà in 10 incontri .
    Le lezioni si terranno presso il:
    Circolo ACLI
    martedì dalle ore 17,45 alle 18,45
    Il primo incontro
    MARTEDI’ 10 GENNAIO 2023

    Il contributo spese- soci Acli euro 45,00; non soci euro 45+tessera 2023 euro 12,00
    Il corso si effettuerà con almeno 5 iscritti
    Gli interessati potranno trovarsi al n. 3 di Piazza Cestello dove
    si trova il teatro, se desiderano avere ulteriori informazioni,
    telefonare al cellulare 3400725886 Lori

  19. Moi scrive:

    @ MIGUEL 1979

    Monty Python 1979 … Profezia del Gender Recognition Act

    https://www.youtube.com/watch?v=f-0DKh9uFHM

  20. Miguel Martinez scrive:

    Divertente, la Destra candida il tossico spacciatore, con tanto di condanna penale e tre anni ar gabbio!

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/12/28/rocca-e-lo-stigma-su-chi-ha-abusato-di-droghe-pesanti/6918790/amp/

    Ovviamente non mi interessa minimamente chi arriva alla presidenza della Regione Lazio, e conosco anch’io spacciatori, delinquenti, carcerati, su cui non esprimo giudizi.

    Semplicemente, mi diverte aspettare il circo mediatico in merito.

    • roberto scrive:

      Io ho un’idea molto da uomo di sinistra su questa cosa

      Hai sbagliato?
      Paghi il tuo debito con la società e poi vieni riammesso nel consesso civile

      Il tipo ha pagato i suoi errori?
      Bene, non deve essere più attaccato alla stessa croce

      • roberto scrive:

        E per una volta trovo un articolo di Gomez leggibile, addirittura condivisibile!

      • Peucezio scrive:

        Roberto,
        totalmente d’accordo con te.
        E non mi è chiaro cosa ci sia di sinistra.

        • roberto scrive:

          Beh Peucezio

          A destra c’è l’idea della punizione perpetua, non ho mai sentito una sola parola da destra su “recupero”, “reinserimento nella società”….delinquente una volta delinquente per sempre

          Non per niente la pena di morte gode di una certa popolarità a destra

          • Miguel Martinez scrive:

            Per roberto

            “A destra c’è l’idea della punizione perpetua,”

            Mi sto perdendo… la Destra non era quella della Non C’è Memoria Storica, dei condoni-e-scordiamoci-il-passato, del divieto delle intercettazioni che sputtanano le reputazioni dei politici a vita?

            • roberto scrive:

              La destra è quella di “hai due grammi di haschisch”? in prigione e butta via la chiave

              Poi sono contro le tasse e le regole edilizie, quindi se violi quelle regole non gliene frega nulla

              Ma rubi un panino al supermercato “al suo paese gli avrebbero tagliato le mani”

              Dai, non dirmi che a Firenze non è così!

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Martinez

              “Destra”

              Non c’è contraddizione.

              Il tipo umano che la Destra ha in mente quando parla di “italiani” è il suo elettore di riferimento, il bottegaio padroncino evasore.

              La cosa che teme di più il bottegaio padroncino evasore dopo il fisco sono i crimini contro la proprietà – e per estensione tutto ciò che può favorirne la ripetizione. Dunque la destra tuonerà contro la microcriminalità, la tossicodipendenza (che spinge al furto) e ogni forma di indulgenza/ricupero del criminale.

              (È lo stesso motivo per cui si batte contro la regolarizzazione dei migranti e il reddito di cittadinanza allo stesso tempo: entrambi calmierano i ricatti occupazionali dei bottegai padroncini evasori verso i potenziali dipendenti).

              Avendo peraltro sgovernato decenni lisciando il pelo all’evasione, la destra è stata l’ovvio bersaglio privilegiato di Tangentopoli e affini.

              Debolmente fronteggiata da una sinistra che ha perso la coscienza di rappresentare le classi produttive, ha avuto buon gioco a denunciare il tutto come un complotto dei bolscevichi mangiabambini e a rivendicare l’impunità come una conquista liberale.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Veramente le classi produttive sono proprio i padroncini, gli unici che lavorano e rischiano del proprio, senza le garanzie del dipendente, dello statale o i paracadute del disoccupato (che, per carità, non è da invidiare!).

                Poi, certo, possiamo vessare gli unici che fanno qualcosa e credere si possa vivere tutti di parassitismo avendo ucciso la gallina che ci dava le uova e pensando che continuino a generarsi per opera dello Spirito Santo.

                Comunque essere più punitivi con una categoria e meno con un’altra non significa maggiore giustizialismo e buttare le chiavi per sempre, ma solo un diverso modo di distribuire la presunta pericolosità sociale nei vari gruppi sociali.

                Resta il fatto che tutte le misure che la destra propone su prescrizione, durate dei processi, carcerazione preventiva, separazione delle carriere, riduzione del potere dei pubblici ministeri, ecc. ecc. non è che funzionano a tipologie di reati: se crei un sistema più garantista, se ne avvantaggia ogni imputato.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Da quando la produttività richiede il rischio? Perché allora i ladri sono quelli che rischiano di più e possiamo ben dire che se non vivi di furti con scasso non puoi dire di essere produttivo.

              • Peucezio scrive:

                Il rischio significa che tu metti in gioco delle competenze, dei capitali, delle risorse.
                È lapalissiano che il furto non produce niente: è rischioso, ma sposta solo il possesso di un bene da una persona a un’altra.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “padroncini”

                Balle.

                Cosa produce la bottega che rivende a trentacinque euro una collanina comprata su AliBaba in Cina a un euro?

                Cosa produce il droghiere che vende a un euro e mezzo la stessa scatoletta che un hard discount vende a quaranta centesimi?

                Cosa produce il balneare che paga qualche centinaio di euro per una concessione che gli frutta milioni?

                Cosa produce il tassista di Linate che si fa pagare il ritorno a vuoto dalla Malpensa perché non può caricare passeggeri a Malpensa?

                Cosa produce il barista che paga in nero lo sguattero e che mette a un euro e dieci il caffè che a lui costa dieci centesimi a dir tanto?

                Tranne le pochissime eccezioni di artigiani depositari di saperi manuali unici -come quella donna in Sardegna che lavora ancora il bisso per farne porpora- nei paesi civili i bottegai come ci sono da noi -che ricattano i Comuni con la massa dei loro voti boicottando le isole pedonali, che premono per continuare a nascondere i loro utili col.contante, che boicottano l’espansione di centri commerciali competitivi che assumono centinaia di persone in regola calmierano i prezzi – non ci sono più.

                Vai a Oxford. Vai a Varsavia.

                E non sono certo città di paesi governate da politici “di sinistra”.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “Balle.

                Cosa produce la bottega che rivende a trentacinque euro una collanina comprata su AliBaba in Cina a un euro?”

                Partiamo da Miguel Martinez, traduttore e interprete.

                Miguel Martinez ha da vivere un numero limitato di anni.

                E quindi non vuole che la parte più attiva della sua giornata venga programmata da un sergente maggiore, da un direttore di divisione o da un responsabile risorse umane, che lo ha scelto in base ad a) una serie di punteggi dati da altre istituzioni, b) uno psicoprogramma scritto da un americano per scegliere il robottino umano perfetto e c) un’agenzia investigativa che ha controllato i suoi post su Facebook (zero post, zero punti).

                Questi colonnelli, dirigenti, reclutatori e affini operano per qualcosa in cui loro stessi non contano nulla, e che esiste in base a flussi di capitali speculativi intercontinentali.

                Bene, io so che questo mondo esiste, ma tra me e questo mondo c’è, grazie a Dio, uno schermo. Che è fatto da piccole agenzie di traduzioni, cioè donne che non mi hanno mai chiesto un curriculum, un titolo di studio, una prova burocratica della mia competenza. E con cui si negozia liberamente, ogni volta:

                “domani è mercoledì e vado fuori con i figlioli; ma domenica non ho problemi a lavorare; ah, se hai problemi pagami pure tra quattro mesi; senti, siccome devo pagare una bolletta, mi potresti anticipare il pagamento?”

                Queste bottegaie poi si prendono gli infarti a certificarsi ISO9000 e tutto il resto; e per fortuna che le aziende comunque fanno outsourcing alle bottegaie perché non conviene a loro assumerci.

                E allora riesco a lavorare, anche traducendo testi squallidi per committenti ultimi squallidi, perché non sono inserito in alcuna organizzazione burocratica.

                E siccome ne va della mia vita, Viva l’Orgoglio Bottegaio!

              • PinoMamet scrive:

                E cosa produce l’impiegata fancazzista del Comune?
                Il funzionario Inps che ti manda una cartella esagerata e qualche volta pure sbagliata?
                Il vigile che cancella la multa al suo amico?
                L’usciere di tribunale?
                La OSS che tratta male i degenti e spettegola sul primario?
                Il primario che sono più quelli che ammazza che quelli che cura, ma è intoccabile?
                Il professore universitario che ripete lo stesso monografico da dieci anni e ruba le ricerche a laureandi e assistenti?
                Il postino che butta nella monnezza le lettere che non riesce a consegnare? (Lo conobbi).

                Sarebbero questi quelli che fanno andare avanti l’economia italiana? Dai là.

                Tutte le categorie hanno pregi e difetti, Andrea, è palese e non ci vuole tanto ad ammetterlo.

              • roberto scrive:

                Sono totalmente d’accordo con Pino…dai Andrea questa tua commerciantefobia a volte è un po’ ridicola!

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ pino mamet

                “postino”

                Un postino, un OSS o un primario possono lavorare più o meno bene.

                Ma senza di loro non vivi.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Martinez

                “traduttore”

                Un traduttore dà un valore aggiunto. Produce qualcosa.

                Il bottegaio che rivende la collanina che valore aggiunto da’? Cosa produce?

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Roberto

                “commerciantefobia”

                Ho fatto quasi solo esempi cui ho assistito personalmente.

                Ignoro la situazione del Lussemburgo. Qui in Italia abbiamo un governo che a parità di guadagno fa pagare molte meno tasse a un bottegaio che a un salariato.

                Se non amare l’essere derubati è commerciantefobia, bistro Onore, mi dichiaro colpevole.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                se riesci a creare uno stato sul tuo modello, avvisami che ne sto lontano! E grazie della dritta su Oxford e Varsavia!
                Credi che tutte queste attività s’improvvisino? Che le sappiano fare tutti? Credi che un negozio, l’abilità di scegliere i prodotti che hanno mercato e mille altre cose caschino dal cielo bell’e pronte?
                Prova a cercare in un centro commerciale un commesso che ti sappia spiegare qualcosa, senza doverlo rincorrere mentre sta facendo altro (e di solito è un ragazzino che sui prodotti non sa nulla).

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                “Qui in Italia abbiamo un governo che a parità di guadagno fa pagare molte meno tasse a un bottegaio che a un salariato.”

                Che spese ha un salariato?

                E comunque se non vedi il valore aggiunto mi devi spiegare in base a quale miracolo le merci dovrebbero arrivare dal fabbricante a casa tua da sole.
                Prova a comprare un paio di scarpe o di pantaloni su Amazon. Prova a sfogliarci un libro.

              • roberto scrive:

                D’accordo su tutta la linea con Peucezio
                Varsavia non la conosco ma Oxford si e mi è sembrato un postaccio…

          • Peucezio scrive:

            Roberto,
            sì, forse una certa destra giustizialista americana e un certo giustizialismo popolare italiano, ma la destra italiana è semmai garantista, perfino troppo secondo i suoi detrattori.

            E comunque tu non hai parlato di recupero, di funzione educativa del carcere, che sono fissazioni in astratto condivisibili ma un po’ velleitaria della sinistra, ma di debito morale, che una volta estinto, porta la persona in una posizione di parità col resto del consesso civile. Non ci vedo granché di sinistra: mi sembra una logica compensativa tipica delle comunità tradizionali, per cui l’infrazione di un’ordine richiede un gesto espiatorio per riportare l’equilibrio.

            • roberto scrive:

              peucezio

              “ma la destra italiana è semmai garantista, perfino troppo secondo i suoi detrattori.”

              è garantista nei confronti di berlusconi, del commerciante che non paga le tasse o i contributi, al massimo del tizio che spara alla schiena ai ladruncoli che scappano…ma ti pare garantista nei confronti di chi spaccia due grammi di fumo!?!

              per questo trovo la notizia riportata da miguel molto interessante

              • Peucezio scrive:

                Se sei garantista lo sei per tutti, perché le garanzie riguardano la procedura penale, che è la stessa per tutti.

                Altro è attribuire maggiore o minore gravità a determinati reati rispetto ad altri.

                Comunque mi premeva più il secondo punto, che inerisce più strettamente al tema.

          • Peucezio scrive:

            Peraltro il giustizialismo forcaiolo in Italia non è più né di destra, né di sinistra, è pentastelluto.

            • roberto scrive:

              è vero ma ho sempre considerato i cinque stelle un movimento fondamentalmente di destra (e grillo proprio fascista)

              • roberto scrive:

                prima di essere sbranato, sottolineo che
                a) “essere di destra” non è un insulto
                b) parlo di “movimento” non di tutti i singoli pentastellati…ne conosco pure io di pentastellati che pensavano di fare politica a sinistra nei cinque stelle, senza rendersi conto della natura del movimento (e, per dire, trovarsi nello stesso eurogruppo di UKIP, AFD, e destre varie)

              • Peucezio scrive:

                Ma quindi anche il reddito di cittadinanza è di destra?
                Non è una domanda retorica.

              • Peucezio scrive:

                In ogni caso il moralismo appartiene alla sinistra, almeno dal ’68 e da Berlinguer in poi (non parlo della sinistra marxista, pragmatica di Togliatti).

              • roberto scrive:

                Peucezio

                “Ma quindi anche il reddito di cittadinanza è di destra?”

                direi proprio di no e sicuramente ci sono altre posizioni dei pentastellati non tipicamente di destra (la prima che mi viene in mente è la liberalizzazione delle droghe leggere, e la seconda un certo ambientalismo, anche se ho l’impressione che sia più facciata che altro).

                ma per me il marchio di fabbrica della destra è l’apoliticità, il bisogno di un uomo forte al comando, il disprezzo per sindacati e giornalismo, il disprezzo per il parlamento

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “è vero ma ho sempre considerato i cinque stelle un movimento fondamentalmente di destra”

                Non lo so.

                Mi ha sempre dato fastidio il culto tecnocratico di alcuni dirigenti, a partire dallo stesso Grillo.

                Mi è sempre sembrata troppo facile l’accusa alla “casta”: è la rotta della nave che non va, non certo i poveretti che si trovano nella stiva con il compito di frustare i rematori. E qui forse c’è una vecchia tradizione italiana di Destra che risale ai tempi dell’Uomo Qualunque.

                Penso che ridurre il numero dei deputati sia una pessima idea: andavano casomai aumentati.

                Non ho le idee chiare sul cosiddetto reddito di cittadinanza: a livello di massa, non può funzionare per ovvi motivi, ma come tappabuchi per situazioni drammatiche, potrebbe essere un’idea. Comunque non mi sembra un’idea per nulla di Destra: anzi casomai somiglia a certe macchine del moto perpetuo sognate a Sinistra.

                Ho votato M5S per le sue nette posizioni (iniziali e pre-elettorali) su alcuni temi fondamentali, dalla TAV all’espansione dell’aeroporto di Firenze: e sono posizioni dove il M5S si è schierato contro la destra, contro la Confindustria, contro la Confcommercio (e contro il PD).

                E ho apprezzato le posizioni più sfumate (iniziali e pre-elettorali) sull’indipendenza dal blocco americano, sulla critica all’industria militare. E qui sappiamo che la Destra ha invece scelto Crosetto, che è l’industria militare in persona.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “ma per me il marchio di fabbrica della destra è l’apoliticità”

                E’ una vecchia idea di quelli di sinistra, per cui Tolkien era fascio perché non aveva la tessera.

                “il bisogno di un uomo forte al comando”
                Conte o Di Maio? No, sul serio: al massimo si può rimproverare a Grillo di aver voluto sempre l’uomo debole al comando per avere mano libera nel part… movimento.

                “il disprezzo per sindacati”
                Stai parlando del PD renziano?

                “e giornalismo”
                Il giornalismo piace a tutti. Quando è amico.

                “il disprezzo per il parlamento”
                Cioè ridurre i parlamentari ed eliminare il bicameralismo perfetto per semplificare l’iter parlamentare?

              • Miguel Martinez scrive:

                ““ma per me il marchio di fabbrica della destra è l’apoliticità””

                Apoliticità può significare mille cose. Il significato primario era “non essere iscritto a un grosso partito” (PCI, DC, PSI, ma anche MSI nel suo piccolo).

                Altro significato era, “non mi fido del tizio che mi chiede il voto, fa un sacco di promesse, si fa mettere una icse sulla scheda e poi per cinque anni fa quello che vuole lui e non quello che voglio io”.

                Altro significato ancora: “l’occasione fa l’uomo ladro, e la politica è una grossa occasione, a prescindere se si parte in buona fede o no”.

                Altro significato ancora, “a parte le chiacchiere, voglio essere sicuro di ottenere le cose che mi interessano. Quindi, di qualunque schieramento sia il politico, voglio poterci arrivare e ottenere il giardino per i bambini/l’appalto per mio cugino/la riparazione della strada/il posto di lavoro per mio figlio”.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “il disprezzo per sindacati”

                Comunque, per la cronaca, il Ministero del Lavoro occupato dai Fasci Cinque Stelle si riempì di tecnostruttura in quota Cgil, in discontinuità con la gestione precedente.

              • roberto scrive:

                Miguel

                “Apoliticità può significare mille cose. ”

                Come definisci allora quell’idea secondo la quale la politica è male, i partiti sono male, il parlamento è male, tutto può, anzi deve, essere deciso tramite referendum on line organizzati quando il gruppetto di oligarchi decidono che si devono organizzare?

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Come definisci allora quell’idea secondo la quale la politica è male, i partiti sono male, il parlamento è male, tutto può, anzi deve, essere deciso tramite referendum on line organizzati quando il gruppetto di oligarchi decidono che si devono organizzare?”

                Distinguerei tra metodo e principio.

                Nel sistema attuale, la gente riceve un volantino con roboanti promesse e foto e firma con la crocetta un assegno in bianco a un tizio che per i prossimi cinque anni parlerà con lobbisti professionali delle grandi aziende e non certo con te.

                Quindi mi sembra il massimo della “politicità” un sistema che garantisce una continua interazione, alla svizzera, nelle decisioni importanti, da parte degli elettori.

                Viceversa, il metodo Rousseau: lo conosco solo da quello che mi hanno raccontato alcuni eletti Cinque Stelle. Da una parte, un certo arbitrio da parte dell’allora padrone della rete; dall’altra, uno spazio in cui qualunque ambizioso truffatore si poteva infilare, portandosi dietro uno stuolo di amici e candidandosi e facendo fuori così i militanti storici.

              • roberto scrive:

                Mauricius

                ““il disprezzo per sindacati”
                Stai parlando del PD renziano?”

                No dei cinque stelle ma cosa c’entra il PD rendiamo con la sinistra?

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                “E’ una vecchia idea di quelli di sinistra, per cui Tolkien era fascio perché non aveva la tessera.”

                A ‘sto giro sono d’accordo con Mauricius.

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                “Come definisci allora quell’idea secondo la quale la politica è male, i partiti sono male, il parlamento è male, tutto può, anzi deve, essere deciso tramite referendum on line organizzati quando il gruppetto di oligarchi decidono che si devono organizzare?”

                Domanda non banale.
                Una volta forse sarebbe stata di destra.
                Oggi è la sinistra ad essere insofferenze verso la democrazia e il suffragio universale: se potesse metterebbe anche formalmente in mano il potere legislativo, esecutivo e giudiziario all’amministratore delegato di qualche multinazionale statunitense, perché i complottisti sono quelli che “le multinazionali…”.

                I Cinque Stelle sono dei filo-establishment che si credono anti-establishment: per andare in culo ai poteri forti sono andati in culo alle uniche cose che ne limitano il potere, cioè la politica.
                Una volta pensavo l’avessero fatto dolosamente, invece sto capendo sempre di più che uno dei motori della storia è l’idiozia pura di molte persone.

              • roberto scrive:

                miguel

                ““Come definisci…
                Distinguerei tra metodo e principio.”

                non mi sembra di aver letto una definizione nella tua risposta
                🙂

                “Nel sistema attuale, la gente riceve un volantino con roboanti promesse e”

                io infatti penso che il sistema attuale sia apolitico, o postpolitico…tutto finisce con il ventennio berlusconiano, la fine dei partiti legati a delle ideologie, l’idea che la politica sia qualcosa di sporco ed inutile (dirigerò l’italia come un consiglio di amministrazione), la spettacolarizzazione fine a se stessa, la demolizione delle istituzioni fine a se stessa…

                io non sono abbastanza vecchi da aver vissuto politicamente gli anni 70, ma ancora negli anni 80 i partiti avevano un’idea, la società aveva delle idee…a bologna la festa dell’unità un laboratorio permanente, così come le varie scuole di partito…non dico affatto che quel mondo non avesse una marea di magagne, ma adesso io vedo solo dei caligola che portano i loro cavalli in parlamento

                uno dei peggiori difetti del berlusconismo è stata la distruzione sistematica della politica e i populismi (5 stelle compresi) ne sono eredi diretti

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “non mi sembra di aver letto una definizione nella tua risposta”

                Giusto. Ok, lo definirei il “metodo Casaleggio”. Molto “politico” ma facilmente manipolabile.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per roberto

        “Paghi il tuo debito con la società e poi vieni riammesso nel consesso civile”

        Premesso sempre che a me va benissimo, mi diverto solo a pensare alle reazioni mediatiche…

        Premesso che il tizio è di destra e non è di sinistra…

        Se un politico riceve una tangente per fare un’autostrada farlocca, viene sgamato e condannato, una volta “pagato il suo debito con la società”, ti va bene se si si fa rieleggere?

        • roberto scrive:

          Ripeto la mia idea anche se invero mi pare semplice

          Esistono cataloghi di pene previste e adattate per ogni reato. Sconti la tua pena, amici come prima.

          È chiaro che se uno è condannato per mazzette, non gli metterei più in mano soldi pubblici, ed in effetti ci sono sanzioni di questo tipo
          Non avrei problemi se facesse il professore universitario, il maestro d’asilo, il pizzaiolo, il pilota di aerei…ma diciamo che lo stesso tizio subisce una pena di 10 anni di ineleggibilità (la dici così in maniera atecnica per capirci). Dopo i dieci anni libero di partecipare alle elezioni (e io libero di votarlo o no), perché no?

          Prevengo la prossima domanda. Lo voterei uno così?
          Risposta: non lo so, ogni caso è un caso a sé. Probabilmente no, ma non ne sono poi così sicuro

          • Peucezio scrive:

            Sì, d’accordo su tutto con Roberto.

            Peraltro non credo che la legge penale sia il mezzo per combattere la corruzione.
            La legge penale serve a sanzionare comportamenti ritenuti dalla comunità deprecabili e ingiustamente dannosi nei suoi confronti: è un giudizio a posteriori in base a regole stabilite precedentemente.
            La corruzione si combatte rendendo poco appetibile farsi corrompere per il funzionario o il politico.
            Per questo altro che riduzione, io sarei per emolumenti stratosferici a tutti i decisori su questioni importanti.

            Ma i pentastelluti sono così dementi che per convincere il ladro a non andare a rubare vogliono togliergli il pane di bocca.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ peucezio

              “pentastelluti”

              Lungi da me difendere gli abolitori di povertà.

              Ma onestà intellettuale esige che si riconosca che sono loro ad aver abolito il conteggio della prescrizione dopo la condanna in primo grado, e sono le destre e IV a ristabilirla per i reati dei “colletti bianchi”.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

  21. roberto scrive:

    OT
    Da gennaio in Francia niente più contenitori usa e getta per i ristoranti (essenzialmente i fast food)

    https://www.ilpost.it/2022/12/29/contenitori-usa-e-getta-francia/

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “a gennaio in Francia niente più contenitori usa e getta per i ristoranti ”

      Interessante. Qui in Italia i plasticari hanno fatto una forte campagna contro questo tipo di iniziativa, adducendo che:

      1) hanno già fatto grossi investimenti nel riciclaggio, che saranno abbandonati a favore del riuso

      2) il riuso (ma loro parlano soprattutto di bottiglie) ha costi ambientali alti in termini di sterilizzazione

      Personalmente, propendo ovviamente verso il riuso, e sospetto che siano in parte pretestuose queste obiezioni; ma sono comunque interessanti.

      • roberto scrive:

        Se una cosa è impossibile nel paese A, ma possibile nel paese B…tendi a pensare che l’impossibilità di A sia una palla

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “Se una cosa è impossibile nel paese A, ma possibile nel paese B…tendi a pensare che l’impossibilità di A sia una palla”

          E’ in un certo senso impossibile in qualunque paese.

          Il riuso veramente generalizzato significherebbe la fine della civiltà moderna.

          Prendiamo il caso “assoluto”.

          Ci sono 1 milione di potenziali clienti.

          Metto su una fabbrica e produce 1 milione di piatti “riutilizzabili”.

          Venduto il milione di piatti, chiudo la fabbrica (e licenzio gli operai).

          Ovviamente è un caso assoluto – i piatti si rompono, arrivano alcuni nuovi clienti, ecc.

          Ma sostanzialmente, la fabbrica – e quindi l’economia – può funzionare solo se la gente butta i piatti vecchi, perché sono fatti apposta per rompersi; o perché cambia la moda; o perché la pubblicità lancia l’Anno dei Piatti Blu e poi quello dei Piatti Verdi. Con i piatti, è ancora possibile tirare avanti quindi…

          Un altro sistema per permettere alla civiltà di sopravvivere consiste nel costante rinnovo “ecologico” dei parchi auto, con bastone e carota statale. Sarebbe interessante mettere a confronto l’impatto ambientale complessivo (e non solo le emissioni CO2 del carburante) di:

          1) auto di vent’anni un po’ “indietro” in termini di efficienza del motore

          2) auto nuova di zecca (acquistata dopo aver rottamato l’auto vecchia) che per tre anni sarà in regola con le ultime regole sulle emissioni, e poi andrà rottamata pure questa…

          • roberto scrive:

            Miguel

            “Il riuso veramente generalizzato significherebbe la fine della civiltà moderna.”

            Lo so bene che ti piacciono queste visioni apocalittiche e che nulla sarà mai abbastanza….ma come diceva sempre uno dei miei capi “il meglio e nemico del bene” e credo che un mondo senza le scatolette di cartone e le cannucce di McDonald sarà migliore di un mondo con le scatolette di cartone e le cannucce di McDonald, quindi considero la notizia venuta d’oltralpe una buona notizia

            • Fuzzy scrive:

              https://www.meteo.it/notizie/quanto-petrolio-gas-ed-elettricita-consumiamo-per-produrra-plastica-i-dati-b2f4e127
              Eh, no, no… non è una bella notizia. Oppure, dipende.
              Comunque “c’est la fin”.
              https://youtu.be/zGKSAlqvitY
              Auguri di buon fine anno.
              Poi l’1 gennaio c’è la festa del decervellaggio.
              Spiacente, ma il primo dell’anno era l’8 settembre.

              • roberto scrive:

                Stesse considerazioni che per Miguel
                Il meglio è nemico del bene
                Godersi la gocciolina di vino anche se il bicchiere è vuoto

            • Miguel Martinez scrive:

              Per roberto

              ” quindi considero la notizia venuta d’oltralpe una buona notizia”

              Ma penso anch’io, sono cose che si sarebbero dovute fare cinquant’anni fa.

              Come considero una cattiva notizia il fatto che – sempre con la scusa dell’ambiente – lo Stato italiano dia dei soldi all’industria automobilistica per finanziare chi vuole comprarsi un’auto nuova “più ecologica”, rottamando quella vecchia.

              Ripeto: non sono in grado di fare i conti dei costi ambientali, ma sospetto che il danno sia molto maggiore del guadagno.

              • roberto scrive:

                Conosco questo atteggiamento psicologico…è mia moglie che qualsiasi notizia positiva le racconti risponde “si ma….”

                Bisogna imparare a gioire delle piccole cose

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Bisogna imparare a gioire delle piccole cose”

                Guarda che sostanzialmente condivido. E penso che se ci si incontrasse dal vivo, troveremmo molte affinità caratteriali che non emergono da queste discussioni virtuali: mi è successo con ADV.

                E sono contentissimo che in Francia abbiano messo una simile regola.

                Infatti, il mio non vuole essere un “si, ma…”

                Vuol essere piuttosto, “non possiamo valutare le piccole cose senza inserirle nel loro contesto più grande”.

                Io cerco sempre di capire e non solo di subire il mondo in cui vivo (non spero certo di cambiarlo, ma di capirlo un pochino sì!).

                Possiamo capire il ruolo di riciclo e di riuso, solo se capiamo il processo con cui si estrae sempre più denaro dalle risorse ambientali, e che è la chiave dell’intero sistema contemporaneo.

                In che punto si inserisce il passaggio dal riciclo al riuso dei piattini del McDonalds in questo processo?

                Probabilmente non è un grosso problema per il McDonalds, che produce panini e non piatti; è un disastro per le industrie della plastica, e questo ci fa pensare che in Francia abbiano più peso che in Italia, dove tutti i governi hanno rimandato l’applicazione di simili pratiche.

                Ovviamente, le industrie della plastica dovranno trovare forme alternative di usa-e-getta, se non vorranno chiudere, in altri campi, e possiamo aspettarci parecchia creatività in merito.

                Ma anche qui, credo che le “industrie della plastica” sono sì il piccolo industrialotto odioso, ma sono sopratutto gli investitori che lui riesce a convincere: quindi non sono onnipotenti.

                Il problema è capire da dove gli investitori potranno estrarre altro plusvalore, in tempi sempre più veloci.

      • roberto scrive:

        Sembra un po’ come i sacchetti riutilizzabili per la frutta e verdura al supermercato …in tutta Europa si usano, in Italia sembra impossibile

  22. MOI scrive:

    Magic Johnson and Samuel L. Jackson as Boldrini’s Resources …

    Non ne sapevo, nulla, me l’ero perso … grazie, della strenna : tanti auguri ! 🙂

    … Sarebbe stato iniquo perdermela !

  23. MOI scrive:

    @ MIGUEL & ROBERTO

    In Italia, le categorie Dx VS Sx possono reggere se intese antropologicamente “alla Michele Serra” come rispettivamente IperSemplificatori VS IperComplicatori , MA _ aggiungo io _ la Doppia Morale le accomuna nell’ Italianità !

    La Sx “eh, ma noi …” ; la Dx “… e allora quando voi ?!”

    In realtà, come dice Cacciari, una Sx che “semplifica” le cose, perdendo di vista la Complessitudine 😉 si sposta metodologicamente a Dx … e perde perché NON è nel suo terreno di gioco, diciamo.

  24. MOI scrive:

    Ohibò, ohibò, ohibò … pare che questi strani Personaggi Mitologici esistano davvero … e che non siano affatto pochi , persino !

    https://www.informazionefiscale.it/lavoratori-poveri-reddito-di-cittadinanza-salario-minimo-dati-inps

    Un italiano su quattro guadagna meno del reddito di cittadinanza

    • Moi scrive:

      Purtroppo è successo esattamente ciò che gli Secettici temevano che succedesse … e, piaccia o no, soprattutto alle latitudini 😉 che gli Scettici temevano.

      Chiunque NON abbia vissuto su Pandora 🙂 senza Internet negli ultimi 4 anni abbondanti quasi 5 , già sa cosa e dove.

      Inoltre, se lo chiami “Reddito” … oppure “le parole sono importanti” solo al Cineforum, discettando del Nanni Moretti di Quando la Schlein era in fasce ?! 😉

    • Moi scrive:

      Per me, purtroppo (!) , con il Familismo Amorale pre-esistente in Italia … è (“è stato” ? Mah … si è creata una nicchietta di Microprivilegiati da Voto di Scambio !) come voler fare apnea senza saper stare a galla !

  25. Moi scrive:

    @ PEUCEZIO / PANISCUS / TUTTI/E/*

    A proposito di Bengodi Materializzato (apparentemente) dal Nulla 😀 e Culti

    … esiste una piccolissima parte di Mondo che ha una spiegazione perfettamente razionale e concretissima : googlare “Culti del Cargo !”

    PS

    … Sì, lo so : c’è una potenziale analogia, una “similitudine” che mette subito UAAR e Fondamentalisti di Ogni Religione (pure se si odiano e si ammazzano per strada …) immediatamente dalla stessa parte della Barricata !

  26. Moi scrive:

    Un Dio ( …. per loro !) ch’è morto !

    https://www.bbc.com/news/world-asia-56713953

    Prince Philip: The Vanuatu tribes mourning the death of their ‘god’

  27. Moi scrive:

    https://www.ilpost.it/2021/02/21/culto-cargo-john-frum/

    Il misterioso culto di un soldato americano a Vanuatu

    John Frum è al centro di uno dei più noti “culti del cargo”, nati quando sulle isole pacifiche arrivavano aerei carichi di cibo e medicine

  28. Moi scrive:

    @ MIGUEL

    Ma … hai conosciuto di persona Simone Cicalone ?! 😉

    https://www.youtube.com/watch?v=wSCvfuGnCG4

    • Moi scrive:

      In giro per Firenze con i Calcianti del Calcio Storico Fiorentino

      Simone Cicalone

    • Miguel Martinez scrive:

      per Moi

      “Ma … hai conosciuto di persona Simone Cicalone ?! ”

      Moi, finissimo conoscitore delle identità, mi sorprendi!

      1) Er cicalone è palesemente un romano, come la Meloni. Mica solo dall’accento, ma proprio dal modo sbracato (con la “c” quasi sonora) in cui “ragiona”.

      2) Evidentemente ha scoperto che a Firenze, c’è gente che “mena” come dice lui (e come non direbbe mai un fiorentino), e la cosa gli è piaciuta.

      Ma no, nemmeno i calcianti da galera (e ce ne sono, come il caro muratore di una mia amica che ha sparato a uno e qualche anno dopo ha avuto un altro guaio sempre per via di una pistola) sono sbracati.

  29. Moi scrive:

    Il meglio è nemico del bene
    Godersi la gocciolina di vino anche se il bicchiere è vuoto

    ————

    Sì, ma … attenzione che il passo verso Er Cane de Mustafà [cit.]

    … può essere breve, molto breve ! 😉

    • roberto scrive:

      Non l’ho assolutamente capita

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Roberto

        “Mustafà”

        È una citazione dei film di Er Monnezza
        -Tomas Milian: indica chi, come disse una volta Travaglio parlando degli elettori del berlusca, quando gli orinano in testa dice che piove.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  30. Moi scrive:

    Greta Thunberg come NON l’ avevate mai vista …

    un Ex Campione di Kickboxing, tale Andrew Tate, ne nota e “sbandiera” l’ eco-ipocrisia … lei gli risponde in modo “sessista al contrario” come in un vecchio filmaccio di Alvaro Vitali !

    I media main stream _ … anche in Anglobalish ! _ celebrano che Greta si è difesa (con un colpo becero di benaltrismo senza prova … insomma : un bel rispostone di Estrema Dx nel metodo !) tralasciando tutto il resto e contesto.

  31. Moi scrive:

    Matteo Ricci VS Bottegaio …

    https://www.youtube.com/watch?v=Z-DQ5Q5FL7g

    … si noti il reiterato “tu” da Politico a Cittadino, tipo da insegnante ad alunno !

  32. Moi scrive:

    @ ANDREA DI VITA

    Cosa proponi come Alternativa ai Bottegai per lo “smercio della merce” ? 😉 … Immensi Magazzini / ExtraCoop ? NON è una domanda retorica … eh !

    PS

    So che intuitivamente “extra” è immaginato < "iper" … ma nelle Coop è il contrario !

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ moi

      “alternativa”

      Ho vissuto a Oxford (UK) e conosco bene Bialystok (PL).

      In entrambe le città, diverse sotto molti aspetti, i negozi sono pochissimi (o almeno lo sono rispetto alle città italiane): di solito sono o bancarelle degli ambulanti, o piccole edicole che vendono anche sale e tabacchi, o artigiani che producono merci per turisti, e poco altro.

      Non esistono, come da noi, i “quartieri dei negozi”. La socialità è garantita altrimenti che dallo shopping: vaste aree verdi, isole pedonali, locali pubblici. (Mia moglie è sinceramente scandalizzata dal fatto che da noi la principale attrazione televisiva per i bambini sia stata per anni e anni Carosello).

      Esistono più centri commerciali in periferia dove si fa abitualmente la spesa.

      Le loro dimensioni ne calmierano i prezzi, e la loro visibilità e l’elevato numero degli addetti garantisce la presenza di garanzie sindacali per i dipendenti.

      Per contro, da noi il peggiore contratto collettivo di lavoro ce l’hanno i dipendenti del commercio. Per forza: se il commesso sciopera, il bottegaio può facilmente sostituirlo.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • roberto scrive:

        Davvero Andrea il tuo furor anti negozio lo trovo assurdo…ma sul serio ti piace girare per isole pedonali senza negozi!?!
        Dovresti adorare le periferie americane…

        A me piace molto fare la passeggiata nel quartiere, prendere il pane al panificio, il formaggio al formaggiaio e un libro dal libraio

        Nel villaggio dove vivo si è installato da 5 anni un formaggiaio. È piacevole fermarsi, fare due chiacchiere, farsi dare un consiglio, scoprire prodotti nuovi…tant’è che se faccio la spesa al supermercato il formaggio lo prendo sempre al ritorno dal mio formaggiaio, e pazienza se costa di più del supermercato, mi offre un servizio che il supermercato non mi da (cose buone, originali e chiacchiere…e a volte pure un bicchiere di vino….)
        Non capisco perché odi tutto ciò

      • PinoMamet scrive:

        Mi associo a Roberto.

        Andrea, che dire? esci dal tuo incubo personale 😉

        Non tutti i commercianti sono ladri ed evasori, come non tutti i professori sono fancazzisti (io sì, ma sono un’eccezione, direi) 😉

        E per quanto non sia un estimatore della categoria, davvero esistono piccoli imprenditori che si svegliano al mattino prima degli operai, e sono gli ultimi ad andarsene dalla fabbrichètta, e pagano pure tasse & contributi.

        Ho conosciuto persino dei cinematografari onesti, cribbio!!
        😀

  33. Moi scrive:

    @ MIGUEL

    Saverio Tommasi di Fanpage torna alla carica 😉 pro “Bimbi Transe” …

    Niky è una bambina transgender: “L’identità di genere è una cosa seria e ognun* ha la sua”

    12 min : 19 sec

    https://www.youtube.com/watch?v=l02MUfFkZZY

    … lodando con orgoglio l’ Avanguardia Fiorentina del Careggi !

  34. Miguel Martinez scrive:

    A proposito di “apoliticità”, il buon Bifo – di natura sempre sopra le righe, ma sempre interessante – scrive:

    https://comune-info.net/come-vivremo-nel-2023/

    Come vivremo nel 2023?

    “Alla domanda: come vivremo nel 2023 non ho alcuna risposta da dare che sia rassicurante. Ma alla domanda: cosa possiamo fare quando non c’è più niente da fare? La mia risposta è decisa: niente. Non fare niente, non collaborare con nessun potere, non partecipare a nessuna politica, rifiuta qualsiasi lavoro tanto son tutti di merda, mal pagati e inutili. Cerca soltanto amicizia, piacere condiviso, frugalità e condivisione, gioia oggi e domani non importa…”

  35. Miguel Martinez scrive:

    Per ADV

    “Un traduttore dà un valore aggiunto. Produce qualcosa.”

    1) Non parlavo di “valore”, che è davvero difficile da valutare – in linea di massima, credo che il mio lavoro produca disvalore, ma non è la questione.

    2) Parlavo del fatto che io non accetterei di vivere in un sistema gerarchico, dove dovrei donare la parte più attiva della mia vita a gente che mi dà ordini. E tutte le Grandi Organizzazioni, dall’esercito ai supermercati alle banche, sono necesssariamente gerarchiche.

    La cartolaia di Via Sant’Onofrio, a Natale, può vestirsi come vuole.

    Il commesso del Conad si deve mettere le corna in testa e travestirsi da renna.

    E siccome io ho solo questa di vita, voglio viverla da disertore.

    • tomar scrive:

      “E siccome io ho solo questa di vita, voglio viverla da disertore.”
      😉
      Considerami arruolato nell’armata. Ho un discreto curriculum vitae desertoris.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “valore”

      Colpa mia, sono stato troppo conciso. Intendevo “valore” nel senso del primo libro del Capitale: numero di ore-persona dedicate per ottenere la merce da vendere.

      Per tradurre tu impieghi il tuo tempo, e in certi casi pure parecchio. Il bottegaio che ordina la collanina su AliBaba poi la rivende a trentacinque volte tanto ci mette giusto il tempo di digitare sulla tastiera del cellulare e ritoccare il cartellino del prezzo in vetrina.

      Ho visto una rosticceria dove il proprietario si alzava alle quattro del mattino per preparare di persona il suo eccellente e carissimo pesto. Lì compravo più che volentieri perché c’era un lavoro dietro e si sentiva.

      La maggior parte dei bottegai non sono certo così.

      E nemmeno i traduttori: lo so, ne ho sposata una 😉

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Miguel Martinez scrive:

        Per ADV

        “Il bottegaio che ordina la collanina su AliBaba poi la rivende a trentacinque volte tanto ci mette giusto il tempo di digitare sulla tastiera del cellulare e ritoccare il cartellino del prezzo in vetrina.”

        Allora, di bottegai del tipo che dici tu, me ne vengono in mente tre nel nostro rione:

        1) il ferramenta, che comunque fa anche chiavi e trova soluzioni ai problemi

        2) il mesticaro, che ha veramente di tutto

        3) il negozio Happy Shopping, di proprietà cinese, che sembra esattamente quello che descrivi tu, ma non sono sicuro che i prezzi siano particolarmente alti.

        I principali vantaggi di questi negozi:

        1) puoi valutare fisicamente la merce

        2) siccome nei primi due casi, il proprietario ti conosce e sa che tu conosci la metà dei suoi clienti, sta molto attento a non rifilarti fregature, e più o meno quando ti dice, “è meglio questo!” ti puoi fidare

        3) le botteghe in questione chiudono alle 19.30 e quindi non diventano mangiatoie per la movida notturna.

        • Miguel Martinez scrive:

          “negozi”

          Una differenza importante tra i negozi è che ferramenta e mesticheria non hanno dipendenti, sono a gestione familiare; il negozio cinese ha invece due dipendenti pakistani, che masticano un po’ d’inglese e zero italiano.

      • roberto scrive:

        Andrea

        Il bottegaio che ordina la collanina su AliBaba in realtà cerca le collanine mettendoci del tempo, le compra assumendosi il rischio di non venderle, le conserva in un negozio per il quale paga in affitto, te le mostra e te le fa provare mettendoci ancora del tempo, e se le mette ad un prezzo troppo alto tutto ciò sarà per niente

        Il costo del caffè non è 10 centesimi, come sostieni, ma 10 centesimi + l’affitto del bar, lo stipendio del barista, le spese fisse del bar

        Il tuo modo di vedere la questione è sorprendentemente infantile

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “Il tuo modo di vedere la questione è sorprendentemente infantile”

          Il problema è come sempre quando si vede il mondo in bianco e nero, senza cogliere i rapporti dialettici.

          Anche perché in tutte le posizioni c’è del vero. E’ vero che molti bottegai/ristoratori invadono le strade con i loro dehors, è vero che molti giovani immigrati neri spacciano, è vero (storicamente) che molti ebrei sono stati usurai, è vero che molti politici prendono le tangenti, è vero che molti leghisti sono furbetti arroganti, è vero che molti maschi sono aspiranti stupratori e molte donne aspiranti sfruttatrici.

          Il problema è quando si generalizza, puntando all’eliminazione del problema: eliminiamo i bottegai, eliminiamo i neri, gli ebrei, eliminiamo i politici, eliminiamo i leghisti, eliminiamo i maschi, eliminiamo (o magari incateniamo) le femmine…

        • Peucezio scrive:

          Roberto,
          “Il bottegaio che ordina la collanina su AliBaba in realtà cerca le collanine mettendoci del tempo, le compra assumendosi il rischio di non venderle, le conserva in un negozio per il quale paga in affitto, te le mostra e te le fa provare mettendoci ancora del tempo, e se le mette ad un prezzo troppo alto tutto ciò sarà per niente ”
          […]

          Tra l’altro.

      • Peucezio scrive:

        Andrea,
        “La maggior parte dei bottegai non sono certo così. ”

        Direi semmai l’opposto, che il caso che fai tu del venditore di collanine è estremo.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “Direi semmai l’opposto, che il caso che fai tu del venditore di collanine è estremo.”

          Il problema è che “i bottegai”, come i neri, i wasp, gli ebrei, i fascisti, i padroni, gli atei, le femministe e gli aristocratici fiorentini, sono un sottoinsieme dell’Umanità.

          La quale aspira a guadagnare il più possibile facendo il meno possibile; e a fare tante cose belle per amore e per fantasie risvegliate dall’immaginario.

          Il risultato è sempre imperfetto, misto e impermanente.

          • Peucezio scrive:

            Per me resta il criterio della piccola struttura.
            Cioè quello che hai detto tu sul fatto che non vorresti mai fare parte di una schiera di dipendenti semi-schiavi.
            Non m’interessa quanto è onesto il bottegaio. E men che meno quanto paga le tasse.
            M’interessa che non vorrei mai vivere in un mondo di dipendenti.
            Il lavoro già è una condanna, uno dei frutti più avvelenati del peccato originale. Ma almeno che non sia disumanizzante!

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Peucezio

              “M’interessa che non vorrei mai vivere in un mondo di dipendenti.
              Il lavoro già è una condanna, uno dei frutti più avvelenati del peccato originale. Ma almeno che non sia disumanizzante!”

              🙂

    • Peucezio scrive:

      Comunque, al di là di tutto, trovo deprimentissimi quei quartieri residenziali senza un negozio: mi pesa proprio passeggiarci: sono dei mortori, anche perché, non essendoci bar e negozi, non c’è un’anima viva: la gente va al garage, prende la macchina ed esce per andare altrove.
      E non credo di essere strano io perché non amo il deserto e mi piace vedere un po’ di gente e di movimento. Poi, vabbè, ci sono i misantropi. Secondo me sono malati, ma tant’è, è una malattia che si sta endemicizzando: si è visto col covid, di cui molti hanno goduto come un pretesto per evitare le interazioni con anima viva.
      Poi gli eccessi di folla, la calca estrema dà fastidio anche a me ovviamente. Ma non c’entra nulla, anzi, semmai viene prodotta proprio dalle grosse realtà, non certo dal negozietto o dal baretto. A parte il pub che diventa di moda non si sa perché e ci trovi frotte di ragazzini che occupano uno spazio davanti più grande di cinque volte il bar stesso, ma sono casi particolari.

      Quindi negozi, bar e ristoranti sono un valore aggiunto indipendentemente dalla loro funzione economica: strutturano il paesaggio urbano, contribuiscono a renderlo vivibile e vitale. Che questo possa anche avere un minimo di costo per la società mi pare giusto. Quante spese si fanno per rendere le città e i luoghi gradevoli e vivibili, anche indipendentemente da ragioni puramente funzionali?

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Cioè dobbiamo aprire i bar di Stato? Non sarebbe male come idea e metterebbe fine all’evasione in quegli esercizi.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Peucezio

        “Comunque, al di là di tutto, trovo deprimentissimi quei quartieri residenziali senza un negozio: mi pesa proprio passeggiarci: sono dei mortori, anche perché, non essendoci bar e negozi, non c’è un’anima viva: la gente va al garage, prende la macchina ed esce per andare altrove.”

        Sono profondamente d’accordo.

        Con due precisazioni fiorentine: quando il troppo stroppia… è chiaro che dieci ristoranti tutti insieme sulla stessa strada hanno nel complesso un effetto alienante, perché portano troppa gente da fuori, e allontanano troppa gente da dentro.

        E poi ci vuole la capacità di sopportare gli spazi informali, non “botteghizzati”: tipo i peruviani che alle Cascine fanno le loro megafeste con cucine totalmente abusive, o i ragazzi che la notte festeggiano sulle scalinate della chiesa senza sedersi nei posti a pagamento.

        https://t.me/giacomogosti/22

        • Peucezio scrive:

          Il problema è che i locali “moderni” (non il classico baretto di quartiere, la trattoria o, un tempo, l’osteria) non hanno nulla a che fare col territorio e sono anche poco intergenerazionali: sono una forma di uso consumistico e predatorio dei quartieri storici.

          Lo vedo a Milano sui Navigli, che sono sempre belli perché lo sono di loro, ma avendo locali anonimi uno affianco all’altro per centinaia di metri (e qualche ristorante turistico non malvagio ma costoso), hanno perso ogni caratterizzazione, mentre una volta c’erano tanti piccoli esercizi, negozietti, botteghe (ci sono ancora i pittori, per fortuna), poche osterie e trattorie.
          Il fatto è che anche lì c’è un’umanità massificata, come in un centro commerciale.

          Altro è il discorso per esempio di via Canonica (e prosecuzione Pier della Francesca), un tempo Borgo degli Ortolani (o Borgh di scigolatt: chissà perché proprio le cipolle…), insieme ai Navigli l’unico borgo extra moenia della Milano chiusa entro le mura spagnole (fino all”800): lì ci sono anche locali, ma ci sono negozi di tutti i tipi; non è un quartiere nel senso comunitario e chiuso di generazioni fa: ci abita e ci lavora gente di tutti i tipi e provenienze (è contiguo al quartiere cinese, anzi, si può dire che ne fa parte); ma è un quartiere, non un agglomerato anonimo e artificiale (mentre i Navigli lo sono quasi solo architettonicamente: sul piano dell’umanità non ci è rimasto quasi nulla).

      • roberto scrive:

        Io amo il deserto e allo stesso tempo le strade piene di folla

        Nel mio ideale la natura me la godo senza esseri umani intorno e le città con la folla

  36. Miguel Martinez scrive:

    Per roberto

    “io infatti penso che il sistema attuale sia apolitico, o postpolitico…tutto finisce con il ventennio berlusconiano,”

    Io sono abbastanza vecchio da aver conosciuto un sistema completamente diverso, basato sul sistema proporzionale.

    Che dava:

    1) un grandissimo Centro

    2) una grande Sinistra

    3) piccoli frammenti di Destra, in particolare il Partito Monarchico, ma anche l’MSI a sud di Roma

    4) una piccolissima area neofascista, che ci teneva molto a NON essere di Destra

    In questo contesto, il contrasto “Destra contro Sinistra” non aveva un particolare significato.

    Poi arriva il sistema maggioritario. Non puro, piuttosto ingarbugliato, ma rapidamente interiorizzato dalla popolazione.

    Il sistema maggioritario divide meccanicamente a metà qualunque realtà politica, la “Sinistra” (intesa solo come termine) si espande e per contrapposizione tutto ciò che ne resta fuori diventa qualcosa che non era mai esistita prima in Italia, la “Destra” (Habs mi bacchetterà dicendo che nell’Ottocento esisteva, ma appunto c’era un sistema bipolare anche allora).

    Una Destra che ha la fortuna di incontrare in quel momento i soldi di Silvio Berlusconi.

    • tomar scrive:

      a Miguel

      D’accordo con 1, 2, 3, 4 ma non con “Poi arriva il sistema maggioritario”, poi arriva Mani Pulite e prima ancora l’89, il passaggio al maggioritario fu solo una conseguenza di quelle vicende.

      • paniscus scrive:

        “il passaggio al maggioritario fu solo una conseguenza di quelle vicende.”—-

        cioè, tu pensi che non si sarebbe affermato comunque (magari con qualche anno di ritardo rispetto a come è andata), a seguito delle derive generalizzanti e globalizzanti planetarie che c’erano comunque?

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Maggioritario e bipolarismo non sono la stessa cosa.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per MT

        “Maggioritario e bipolarismo non sono la stessa cosa.”

        Mi sembra che nei fatti lo siano, perché hai sempre paura che il “peggiore” vinca tutto, e quindi sei disposto a sostenere il “relativamente meno peggio”, a patto che abbia la minima possibilità di vincere.

        Quindi nel maggioritario tu puoi simpatizzare per C, ma voti B perché odi A.

        Certo, in Italia la cosa si complica moltissimo, perché B prova mettere in un collegio sicuro anche C per ottenere i voti dei suoi seguaci, poi B e C litigano e C si fa il micropartito postelettorale suo.

        Ma sostanzialmente la “Destra” in Italia esiste solo da quando c’è il maggioritario.

        Prima, conoscevo solo qualche latifondista del Sud e qualche nostalgico dell’esercito dei Savoia che si dichiarava di “Destra” (e ci teneva a mandare il figlio al liceo classico e pensava bene dei Carabinieri e male dei sudtirolesi).

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Il maggioritario tende a favorire il bipolarismo, però non necessariamente: con l’esecutivizzazione della democrazia la poata in palio non sono più i tanti seggi in parlamento, ma il governo, e questo di per sé favorisce il bipolarismo.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per MT

            “con l’esecutivizzazione della democrazia la posta in palio non sono più i tanti seggi in parlamento, ma il governo”

            Interessante, ti va di approfondire?

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Quando voti alle politiche, tecnicamente tu non eleggi il parlamento, ma una quota di parlamentari. Il voto, però, è unilateralmentre inteso come lo strumento per eleggere l’esecutivo: questo è giuridicamente falso, ma sociologicamente vero. Il fatto è che, nella nostra attuale concezione della democrazia, al centro è posto l’esecutivo (nemmeno a torto: monopolizza davvero la scena e l’azione), inteso come il mandatario della volontà politica della nazione.
              Di conseguenza, quando si va a votare si vota per riempire un’unica casella: quale forza o coalizione di forze controllerà l’esecutivo.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “Di conseguenza, quando si va a votare si vota per riempire un’unica casella: quale forza o coalizione di forze controllerà l’esecutivo.”

                Ho capito, vero. E credo che negli anni 1945-1990, non ci fosse questa coscienza, il governo emergeva per strani e provvisori accordi tra i partiti che venivano votati.

  37. Miguel Martinez scrive:

    Poi sarei pure più d’accordo con ADV se limitasse la sua preoccupazione ai momenti in cui i bottegai – come tutti – tendono a espandersi troppo.

    E’ il caso tipico dei gestori di locali, che tendono a invadere gli spazi pubblici sia indirettamente (traffico, rumore notturno, prezzi alti degli affitti), sia direttamente attraverso la concessione di dehors e molti altri privilegi.

    Ed è qualcosa che, come sapete, combatto.

    Va detto che però a un certo livello economico, non si tratta necessariamente più del piccolo cuoco che si è messo in proprio: spesso sono speculatori arrivati da fuori, che investono capitali per ottenerne di più.

    Difficile definirli politicamente: stanno con il PD perché il PD ha il potere politico, starebbero con la Lega se la Lega fosse al governo.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ tutti

      “bottegai”

      Dal tenore delle vostre risposte mi sembrate fare un po’ confusione fra quelle che Barbero chiama “memoria” e “storia”.

      Se nel 1944 un Partigiano ruba la vacca a un contadino questo può uscirne rovinato; il nipote di quel contadino insegnerà ai figli che i Partigiani erano farabutti come i loro nemici repubblichini. Questa è memoria, ed è certamente sincera. Poi, la storia ci dice che i Partigiani sparavano sui repubblichini che aiutavano la deportazione degli Italiani come schiavi nel lager; questo fatto storico rimane vero a prescindere dalla memoria dei singoli.

      Qui ovviamente nessuno nega il valore dei rapporti umani e la qualità delle prestazioni di questo o quell’artigiano; io stesso ne ho portato esempi, che fanno parte della mia memoria come i Navigli di quella di Peucezio e il panettiere in quella di Roberto.

      Ma la storia ricorderà che siamo il paese d’Europa con la maggiore evasione IVA e IRPEF, col maggio numero di partite IVA e col peso dell’IRPEF maggiormente a carico dei percettori di reddito fisso, senza che il denaro evaso vada a modernizzare i processi produttivi (visto che siamo agli ultimi posti per produttività oraria per addetto).

      E guarda caso abbiamo avuto per 68 anni su 77 di vita repubblicana governi che hanno praticamente fatto dei condoni fiscali e della tolleranza verso il nero una ragione di vita.

      Allora, dato che coi soldi delle tasse si mantengono ospedali, scuola, vigili del fuoco +e pure l’UE, che campa dell’1% dell’IVA dei paesi membri) la domanda mi sorge spontanea: sono io che sono fissato o siete voi che accettate senza pensarci di farvi derubare?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • PinoMamet scrive:

        “mi sembrate fare un po’ confusione ”

        “Polizia Stradale? Aiuto!! Stanno andando tutti contromano!”

        😉
        Buon anno civile 😉

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ pino mamet

          “Polizia”

          Mattarella: “La Repubblica è di chi paga le tasse”.

          Non avrei saputo dire meglio.

          https://www.corriere.it/politica/22_dicembre_31/mattarella-discorso-fine-anno-diretta-c7844b9e-88e8-11ed-b654-607fcc53bc38.shtml

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • PinoMamet scrive:

            Sì, un sacco di bottegai infatti hanno la repubblica, tali e quali a me

            Su… io adesso sono dipendente pubblico, ma ho avuto partita IVA un sacco di tempo (in realtà ce l’ho ancora) e anche mio povero papà, e ha sempre pagato di tutto e di più…
            Ricevendo in cambio un trattamento schifoso e servizi scadenti dal Nobile Settore Pubblico

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ pinomamet

              “schifosi”

              Ma infatti è qui che bisognerebbe sforzarsi, non nel giustificare l’evasione!

              Proprio come non esiste evasione fiscale che giustifichi l’inefficienza, così non esiste disservizio che giustifichi l’evasione

              Sono entrambi, separatamente, due forme di corruzione diffusa, che Corridoni dall’interno la vita pubblica e alla lunga sono entrambi una palla al piede della vita dei cittadini.

              Detto questo, va detto che senza uffici pubblici non esisterebbe quello stesso Stato di cui tutti -anche gli evasori- usufruiscono quando chiamano i Vigili del Fuoco o vanno in un Pronto Soccorso. Stato che gli evasori danneggiano per il proprio tornaconto personale.

              L’impiegato fancazzista dietro lo sportello danneggia di volta in volta il cittadino che si rivolge a quello sportello.

              L’evasore danneggia tutti indistintamente, sempre.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                “L’evasore danneggia tutti indistintamente, sempre. ”

                Beh, no. Danneggia il malato che all’ospedale trova servizi peggiori e il disoccupato che non può ricevere un sussidio adeguato (ammesso che questi disservizi siano ascrivibili all’evasione e non agli sprechi dello stato: propendo per la seconda ipotesi, se non s’era capito) e fin qui d’accordo.
                Ma favorisce sé stesso, la sua famiglia, i suoi fornitori e tutti coloro da cui acquisterà più beni e servizi, facendo girare di più l’economia.

              • Peucezio scrive:

                Un mio mondo ideale è un mondo senza stato in cui tutto è gestito da individui e comunità, compresa la sicurezza,

                ma so bene che è talmente ideale da essere irrealizzabile, perché non garantisce tutti e tantomeno i più deboli.

                L’alternativa realistica è una tassazione fortissima ai grandissimi, alle vere concentrazioni nazionali e mondiali di capitali, e una tassazione minima o nulla ai piccoli.
                Siccome non si fa, anzi, c’è una pressione fiscale sull’italiano medio altissima, molto più della media dei paesi occidentali, bene evadere per compensare, altrimenti fallirebbero tutti e andrebbe tutto a farsi friggere: l’Italia cadrebbe nella miseria più nera.

              • PinoMamet scrive:

                I “pro tasse” sostengono che in Italia la pressione fiscale sia elevata perché ci sono molti evasori

                (Che ci siano molti evasori mi sembra un dogma indimostrabile, è un “fattoide”: si dice che ci siano perché lo sostiene Equitalia sulla base di calcoli che fa Equitalia con criteri stabiliti da Equitalia.
                Naturalmente l’Europa del Seicento era piena di streghe…. 😉 )

                Gli anti tasse sostengono che ci sia molta evasione perché la pressione fiscale è elevatissima.

                Sia come sia, è esattamente la stessa cosa, vista da un lato o dall’altro.

                La soluzione, uovo di Colombo, è ovviamente di abbassare la pressione fiscale, ma non ci arriveranno mai.

                Evito, per brevità dovuta all’orario, di entrare nei dettagli sul modo assurdo e controproducente, ma strenuamente difeso dai pro tasse, in cui i contribuenti sono trattati in Italia
                (piccolo evasore per disperazione: liberate i cani! Devi pagare tutto compresi impossibili danni & arretrati! Grandissimo evasore: megasconti e tappeto rosso, com’è umano lei!)

                Ogni tanto, per impedire che il Paese semplicemente vada a fondo o nell’anarchia, si rendono necessari condoni di qualche tipo, che per i pro tasse sarebbero “un regalo ai furbetti”
                (Perché si sa che il mendicante in realtà è ricchissimo, è tutto un trucco! Secondo me è anche eretico, io lo manderei al rogo).

                Invece i condoni verso i mega evasori, eh, che vi vuoi fare, è l’unico modo…

              • PinoMamet scrive:

                Sintesi: pagare meno, pagare tutti

                (I pro tasse dimenticano il “meno”, gli anti tasse il “tutti”).

                Rigore sui grandi, chiudere un occhio sui piccoli
                (Il contrario di quanto si fa in Italia); diminuire le imposte non progressive, aumentare le altre.

                Non è una petizione morale, di principio: è proprio l’unica strategia che può funzionare, nel lungo periodo.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio & pinomamet

                “tasse”

                Abbassare le tasse per combattere l’evasione fiscale funziona tanto quanto abbassare i prezzi in un supermercato per combattere il taccheggio.

                È chiaro che chi ruba continuerà a rubare fintantoché sa di cavarsela impunito, sua nel caso del fisco sia nel caso del supermercato.

                Per contro, l’esempio pratico della riduzione del canone annuo Rai da 113 a 90 € dopo l’introduzione del canone nella bolletta della luce (per cui è impossibile evaderlo, pena il taglio della luce) dimostra che le tasse si possono abbassare una volta che le pagano tutti.

                Allora applichiamo una buona volta la certezza della pena, come voleva Beccaria, e trattiamo l’evasione fiscale per quel furto che è senza cercare di giustificarla.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • PinoMamet scrive:

                “Per contro, l’esempio pratico della riduzione del canone annuo Rai da 113 a 90 € dopo l’introduzione del canone nella bolletta della luce (per cui è impossibile evaderlo, pena il taglio della luce) dimostra che le tasse si possono abbassare una volta che le pagano tutti.”

                Cioè dimostra quello che ho detto io 😉

                “certezza della pena”

                pagare le tasse non è una pena;

                pagarle meno, lo è meno ancora 😉

                Davvero, tu devi smettere di credere che gli italiani, per qualche difetto incorreggibile di natura, siano in maggioranza ladri;

                e che questi ladri, chissà perché, abbiano deciso tutti di fare i commercianti.

                I commercianti e i “padroncini” , se qualche volta riescono a evadere qualcosa
                (ed è meno facile di quanto tu possa credere)
                lo fanno perché sono costretti .

                A nessuno piace avere il Fisco e le forse dell’ordine alle calcagna, e se uno apre un negozio di frutta e verdura NON lo fa per il gusto del rischio.

              • paniscus scrive:

                “riduzione del canone annuo Rai da 113 a 90 € dopo l’introduzione del canone nella bolletta della luce (per cui è impossibile evaderlo, ”
                ————-

                ovviamente questo provvedimento presume che TUTTI guardino la televisione e in particolare che TUTTI guardino la rai.

                Se c’è qualcuno che non si allinea (non necessariamente per protesta ideologica, ma proprio perché disinteressato) deve pagare ugualmente un servizio di cui non usufruisce, solo perché ha la colpa di essere in minoranza.

                Geniale e democraticissimo… 🙁

              • roberto scrive:

                Andrea e a chi interessa

                “canone annuo Rai da 113 a 90”

                Proprio oggi ho scoperto che in Germania si pagano 18 euri al mese (o 56 a trimestre), e per di più tutti, a prescindere dal fatto che tu abbia o no radio o televisione e questo per finanziare il servizio pubblico

                Mia figlia si è iscritta al comune della città dove vive a metà novembre e 40 giorni dopo ha ricevuto la bolletta, evidentemente fanno controlli incrociati fottendosene (giustamente) dei dati personali

                Però pagano tutti e pagano il doppio che in Italia….

              • paniscus scrive:

                “a prescindere dal fatto che tu abbia o no radio o televisione e questo per finanziare il servizio pubblico “—-

                Bisogna vedere che cosa significa “servizio pubblico”.

                Siccome anche le cosiddette TV pubbliche sono strapiene di sponsorizzazioni private con relative marchette ideologiche e commerciali, non le metterei proprio sullo stesso piano della scuola o della sanità…

              • roberto scrive:

                Paniscus

                Vuol dire ARD, ZDF, canali regionali e un equivalente di radio rai
                Sono comunque canali che hanno pubblicità

                Il fatto è che sono le uniche gratuite e l’idea è che se non esistesse la televisione sarebbe solo a pagamento per chi se la può permettere

                (Si lo so tu non guardi la televisione e vivi lo stesso ma per dire, mio suocero a ottant’anni guarda il telegiornale di ZDF e non ha il computer a casa)

      • roberto scrive:

        Andrea

        Si sei davvero fissato

        Tu vuoi combattere l’evasione fiscale eliminando i commercianti per trasformare le città in isole pedonali con supermercati (l’hai proprio detto)
        Oltretutto consideri i commercianti inutili perché secondo te si limitano a comprare su ali babà (e hai detto pure questo)

        Ora le tue soluzioni sono come tagliare la testa ad uno che ha i pidocchi, è davvero per l’anno nuovo tu suggerisco il fioretto di esaminare la questione a mente fredda

        A me non piace essere derubato e non mi piace chi evade le tasse, ma non voglio per questo trasformare la mia vita in un deserto popolato da Amazon…abbiamo già avuto mesi di covid per questa società e a me non è piaciuta per niente

        Preferisco fare quattro passi fino alla bottega più vicina

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Roberto

          “detto”

          Si’ che l’ho detto. Purtroppo non si può avere tutto nella vita 😉

          Ma siccome il valore aggiunto del 99% dei bottegai evasori è trascurabile, sta’ pur tranquillo che non si perde niente se diffondono Amazon e l’e-commerce.

          Gli artigiani di valore sopravvivranno.

          (Come diceva quel vescovo degli Albigesi? “Sterminateli tutti: Dio riconoscerà i suoi” 🙂 )

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • roberto scrive:

            Mamma mia bella….comunque insisto su un punto: se stermini i commercianti peggiori la MIA vita che commerciante non sono.
            Fagli pagare le tasse, falli lavorare e saremo tutti felici e contenti

          • PinoMamet scrive:

            Jeff Bezos sì, che è un valore aggiunto…

            per non parlare dei suoi magazzinieri e fattorini con i minuti contati per fare pipì..

            Andrea, spero seriamente che tu non sia serio e che dica queste enormità solo per amor di polemica.

            Il tuo mondo è spaventoso e orribile, sappilo.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ pinomamet

              “Jeff Bezos”

              Non ho nessun pregiudizio pro Amazon Se Bezos evade le tasse e fa lavorare in nero in Italia non è certo migliore dei bottegai evasori.

              Ma attenzione a non giustificare i secondi perché non si riesce a fermare il primo.

              Sarebbe come depenalizzare lo scippo perché non si riesce a prendere il rapinatore di banche.

              Gli scippati non sarebbero contenti.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Tu non è che non hai giustificato i secondi.
                Hai detto che è bene che scompaiano a favore del primo.
                È molto diverso.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “scompaiono”

                Lo credo bene.

                È molto più facile fare pagare le tasse a uno solo (per quanto ricco e potente) che a milioni (che per quanto piccoli, sono troppi).

                È più facile fermare un solo Vallanzasca che milioni di scippatori.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Scusami, ma questa risposta mi fa sorridere.
                Si sa bene che non c’è modo di far pagare le tasse ai giganti del web e alle multinazionali.
                Credi che l’Ikea paghi in proporzione quanto il negozietto?

                Ma poi, a parte i cinesi, trovami ‘sti negozi che non fanno lo scontrino.
                Per un negoziante non c’è altro modo di evadere.
                Io non so a Genova: ci sono stato poche volte. Ma a Milano, a Bari e ovunque sono stato in Italia finora non mi è mai successo che il commerciante non mi facesse lo scontrino. Mai.
                Perfino i cinesi me lo fanno sempre, che pure hanno fama di non farlo.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “Genova”

                Ovvio che a Bezos gli metti il guinzaglio solo a livello UE (come ha cominciato a fare Monti con Bill Gates). Ecco a cosa servono le grandi entità sovranazionali.

                Ma i bottegai votano in massa e influenzano i governi nazionali.

                Quanto a Genova, quando sono andato dopo un aumento di stipendio agli uffici preposti per dichiarare che non avevo più diritto all’esenzione per l’asilo di mia figlia mi hanno guardato come se fossi pazzo: non sapevano neanche più dove stavano i moduli. E io sono in dipendente con la ritenuta alla fonte; quando uscirono grazie a Visco i redditi di tutti gli italiani (con le destre che gridavano ovviamente allo scandalo) i macellai col SUV risultavano nullatenenti…. 😉

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Fuzzy scrive:

                Di Vita
                https://tg.la7.it/economia/gabanelli-perch%C3%A9-non-riusciamo-a-combattere-efficacemente-levasione-fiscale-12-12-2022-178424
                L’evasione fiscale si potrebbe combattere con buoni risultati, ma non c’è la volontà politica per farlo.
                L’Italia è tra i paesi europei con maggiore evasione. Mi pare siamo al livello di certi paesi dell’est. Si evade soprattutto al centro e al nord. Le imprese e le banche sono quelli che evadono di più rispetto ad altre categorie.
                I bottegai magari evadono, ma in certi paesini tutti pieni di anziani oppure sperduti in zone isolate, tipicamente montane, svolgono una funzione di importanza vitale. Ci sono ancora negozietti con licenza universale dove si trova di tutto.
                In pianura stanno scomparendo,
                ma volendo se ne trovano ancora nei piccoli borghi di campagna

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                “i macellai col SUV risultavano nullatenenti…. ”

                Non so ai tempi di Visco, ma ti assicuro che ora tutti i movimenti vengono registrati e trasmessi: se fai lo scontrino non c’è modo al mondo di evadere.

                Circa Bezos, non credo c’entri l’Europa o gli stati nazionali: se si vogliono fare le leggi si fanno: che ci vuole a stabilire che una transazione fatta in Italia viene tassata in Italia.
                È che evidentemente si decide di non tassare i potenti, anche perché il commerciante al massimo ha il voto, che non significa più niente: non è organizzato in modo da esercitare vere pressioni politiche, quindi spenniamo lui.

              • PinoMamet scrive:

                Ma perché il macellaio non può avere il SUV?

                Comunque a me han sempre fatto lo scontrino tutti.

              • paniscus scrive:

                “Ma perché il macellaio non può avere il SUV?”—-

                A parte il fatto che, per quanto riguarda la mia personale opinione, i SUV non dovrebbe averceli proprio nessuno (almeno in città)… ma nella discussione specifica qui sopra, credo che il problema non fosse il SUV in sé, ma il fatto che il suo proprietario ostenti un tenore di vita decisamente più elevato di quello che risulta dalla denuncia dei redditi.

                In realtà non so se, con i meccanismi di controllo di oggi, sia possibile per un commerciante, che oltre alla rendicontazione degli incassi presenta anche quella delle spese per l’acquisto delle merci dal grossista, e per la gestione del negozio e quindi i controlli incrociati si possono fare,

                ma per un artigiano/riparatore tecnico è facilissimo prestare opera senza scontrini e ricevute, se il cliente è consenziente.

              • paniscus scrive:

                E comunque, per Andrea:

                “Ovvio che a Bezos gli metti il guinzaglio solo a livello UE (come ha cominciato a fare Monti con Bill Gates). Ecco a cosa servono le grandi entità sovranazionali.”
                ———-

                Veramente a me risulta che la tassazione delle imprese sia una delle POCHISSIME cose in cui la UE non mette il naso negli affari dei singoli paesi membri.

                Per cui Amazon, o Google, o chi per esse (mica solo americane, anche cinesi o marziane), possono tranquillamente aprire una sede ufficiale in Lussemburgo o in Olanda, dove le tasse sono relativamente basse,

                e contemporaneamente aprire magazzini, negozi e uffici di spedizione in Italia, pagando in proporzione molto meno tasse rispetto al venditore italiano (che sia il negozietto di quartiere o la grande catena di distribuzione, parlo appunto di PROPORZIONE sugli incassi).

                Perché all’Europa, che si impiccia di ogni minimo dettaglio della vita produttiva interna dei vari stati, dalle misure esatte dei banchi di scuola alla denominazione della caciotta, non importa nulla di correggere una stortura come questa?

              • roberto scrive:

                Paniscus

                “ Perché all’Europa […] non importa nulla di correggere una stortura come questa?”

                Lascio perdere le altre sciocchezze perché non saprei nemmeno da parte iniziare, ma questa è facile:
                La fiscalità è da sempre considerata una riserva intoccabile della sovranità nazionale, quindi l’Europa se ne occupa solo nella misura in cui gli Stati le danno competenza

                Ma dire che “non ci mette il naso” è semplicemente fattualmente sbagliato

                Giusto per curiosità, la direttiva sull’ elusione fiscale

                https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/summary/tackling-corporate-tax-avoidance.html

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “La fiscalità è da sempre considerata una riserva intoccabile della sovranità nazionale”

                Ci mancherebbe altro! Mica per niente la destra, da sempre interessata alla difesa del piccolo artigiano e dell’impresa locale contro gli squali della finanza internazionale, ha messo a capo dell’Unione Juncker, direttamente da un paradiso fiscale interno al mercato comune.

      • Peucezio scrive:

        Andrea,
        “Ma la storia ricorderà che siamo il paese d’Europa con la maggiore evasione IVA e IRPEF, col maggio numero di partite IVA e col peso dell’IRPEF maggiormente a carico dei percettori di reddito fisso, senza che il denaro evaso vada a modernizzare i processi produttivi (visto che siamo agli ultimi posti per produttività oraria per addetto).”

        Non capirò mai ‘sta tua ossessione per le tasse.
        A parte questo, non consideri il fatto che le eccellenze italiane, di tante piccole e piccolissime imprese che esportano prodotti di altissimo livello tecnico, sono decisive per l’economia italiana e per il benessere di tutti?
        E che il bottegaio che risparmia qualcosa sulle tasse, magari per non chiudere e diventare un disoccupato improduttivo sulle spalle della collettività, quello che guadagna lo rimette in circolo, lo spende, fa girare l’economia?

        • roberto scrive:

          Io invece capisco l’ossessione per le tasse, non capisco l’idea di eliminare il piccolo commercio per paura che non paghi le tasse

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ peucezio

          “eccellenze”

          Quelle eccellenze non sono certo il pizzaiolo sotto casa col lavorante in nero o il macellaio col SUV nullatenente per il fisco.

          A meno che tu non creda davvero che i sette milioni di partite IVA siano tutti dei piccoli Armani o Del Vecchio, concorderai con Grillo quando diceva che se togli al 99% dei padroncini italiani l’evasione fiscale e il lavoro nero resta ben poco.

          E sì, visto che le tasse io lo pago l’impunità degli evasori mi dà fastidio, che vuoi che ti dica. Non mi piace essere derubato.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ peucezio e Roberto

            Giuro che non avevo sentito il discorso di Mattarella! 😉😉😄😄

            https://www.corriere.it/politica/22_dicembre_31/mattarella-discorso-fine-anno-diretta-c7844b9e-88e8-11ed-b654-607fcc53bc38.shtml

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • roberto scrive:

              Non mi sembra però che mattarella proponga di eliminare commercianti e professionisti, ma giusto che paghino le tasse

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Roberto

                “tasse”

                In Lussemburgo sari diverso, ma in Italia quanto auspichi è …illusorio, per usare un eufemismo.

                Comunque sono ottimista: ci penserà l’e-commerce.

                Al solito, è il progresso tecnologico che si tira dietro ogni progresso civile.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • roberto scrive:

                Andrea

                “In Lussemburgo sari diverso, ma in Italia quanto auspichi è …illusorio”

                Perché? Non essere razzista contro gli italiani, dai….

                PS io ho qualche dubbio sul fatto che l’è-commerce porti tante tasse…

              • Peucezio scrive:

                Con l’e-commerce semplicemente si arricchiranno gruppi stranieri, che pagano una percentuale infinitesimale di tasse e sono soldi che semplicemente uscranno dall’Italia, impoverendoci ancora di più.

              • Peucezio scrive:

                Comunque è molto sintomatico.
                Andrea non auspica che i negozi paghino le tasse, ma che chiudano.

                Il che significa che hai dei contributori in meno (per inciso, a me fanno praticcamente sempre tutti lo scontrino): hai semplicemente ucciso un’attività.

                Cioè le tasse sono un pretesto, il vero motivo è uccidere l’autonomia del lavoratore, creare un mondo di automi.

              • Peucezio scrive:

                Ed è anche interessante che la sinistra odi i commercianti, mentre non le importi nulla delle condizioni di sfruttamento dei dipendenti di Amazon e dei fattorini del cibo a domicilio.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                ” la sinistra odi i commercianti, mentre non le importi nulla delle condizioni di sfruttamento dei dipendenti di Amazon e dei fattorini del cibo a domicilio”

                Veramente le uniche norme a tutela di quelle categorie le hanno fatto M5S e PD (postrenziano, si intende): vedi decreto dignità e decreto trasparenza, per ciclofattorini e lavoratori delle piattaforme.

              • roberto scrive:

                Peucezio

                “Ed è anche interessante che la sinistra odi i commercianti,”

                Con tutto il rispetto Andrea non è la sinistra

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                “Veramente le uniche norme a tutela di quelle categorie le hanno fatto M5S e PD (postrenziano, si intende): vedi decreto dignità e decreto trasparenza, per ciclofattorini e lavoratori delle piattaforme.”

                Vero anche questo.

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                “Con tutto il rispetto Andrea non è la sinistra”

                Sì che lo è.
                Mica è di destra!

              • roberto scrive:

                Vabbè sarà di sinistra ma non la sinistra!

          • Peucezio scrive:

            Andrea,
            nel commento però mi sembrava chiaro che distinguevo le eccellenze (la piccolissima industria del Veneto che è l’unica a fare componenti ad alta tecnologia che in Cina o negli USA si usano in un esttore specifico) dal negozietto sotto casa, che, ripeto, per me ha un’altra funzione e valore.

            Ma anche la piccolissima industria che dicevo va avanti malgrado lo stato italiano e le tasse e se evade per sopravvivere fa bene e rende un servigio all’Italia e agli italiani.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ peucezio

              “evade”

              Ho sentito le stesse considerazioni a Napoli per giustificare i contrabbandieri di sigarette.

              L’illegalità non è MAI un vantaggio per la collettività.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

    • Moi scrive:

      Ministro Sangiuliano VS Anglismi da Radical-Chic

      • Moi scrive:

        Paolo Guzzanti (Rete4) ha appena detto che NON è l’ Inglese il problema … ma il suo uso improprio : in perfetta sintonia con il nostro Miguel ! 🙂

      • Moi scrive:

        https://www.globalist.it/culture/2022/12/29/sangiuliano-vuole-la-lingua-italiana-in-costituzione-contro-lo-snobismo-radical-chic/

        Sangiuliano vuole la lingua italiana in Costituzione contro lo ‘snobismo radical chic’

        Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, sostiene l’idea di inserire la lingua italiana nella Costituzione. Nulla di male se dietro non ci fosse la retorica nazionalista che ci ricordiamo bene fin dai tempi del fascismo

        • roberto scrive:

          Scusa fammi capire, il tizio che è in un governo che ha un ministro per il Made in Italy, propone questa cosa utilizzando l’espressione radical chic?
          È italiano radical chic?

          • Miguel Martinez scrive:

            Per roberto

            “È italiano radical chic?”

            🙂

          • Peucezio scrive:

            Beh, ma mettere l’italiano in costituzione mica vuol dire che non si possono più usare locuzioni straniere.
            L’italiano non c’è in costituzione essenzialmente per l’opposizione, dei decenni scorsi, della Lega prima maniera con la sua ridicola idea che difendere l’identità linguistica italiana danneggerebbe i dialetti (che sono stati distrutti senza bisogno dell’italiano in costituzione!) e le minoranze linguistiche.

            • PinoMamet scrive:

              Credo che sia ancora peggio di così:

              nella Lega di venti o venticinque anni fa serpeggiava il sentimento che si potessero usare il “lombardo” o il “veneto” come lingue ufficiali.

              Era l’epoca in cui le amministrazioni leghiste sponsorizzavano i cartelli stradali in dialetto, ma guai a dire che era dialetto, era “lingua lombarda”.

              Ora, di Salvini si potrà dire quello che si vuole, ma trasformare il leghismo da “fenomeno endemico del sottosviluppo prealpino” a “movimento populista nazionale” NON è stata una mossa stupida…

              • Peucezio scrive:

                Affatto. Hai ragione.

                Questa cosa della “lingua lombarda” mi fa venire l’orticaria.
                È un monstrum linguistico, ma anche politico, perché l’idea è, anziché prendere atto del patrimonio di diecimila idiomi locali italiani, pensare che si aumenti il pluralismo linguistico riducendoli da diecimila a venti!

                Ma al di là di questo, se fossi un esaminatore, uno studente che mi venisse a parlare di lingua lombarda lo rimanderei a casa con disonore.

                E pensare che Wikipedia, in quest’ambito, è monopolizzata da una cricca ignorante che delira di cose così: lingua napoletana intendendo tutti i dialeti alto-meridionali, da Ascoli Piceno a Cosenza (esclusa) e altre amenità ridicole.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Questa cosa della “lingua lombarda” mi fa venire l’orticaria.”

                Concordo!

                Immaginati uno che parla in bergamasco a un lodigiano!

              • Peucezio scrive:

                Peraltro non si capisce perché si valorizzerebbero i dialetti disprezzando la parola “dialetto”.

                Quest’altra mania contemporanea di considerare offensivi i nomi con cui si desgnano le cose e di doverli cambiare non si capisce perché.

                Oltretutto si perde una distinzione parlando in tutti i casi di “lingue”: il linguaggio perde di potenza e precisione.

              • PinoMamet scrive:

                Hai perfettamente ragione, ma negli anni Novanta- Duemila era così la moda, e non solo nei comuni leghisti:

                “il dialetto di Roncocampocanneto non è un dialetto, è una vera e propria lingua! Lo dice il Dipartimento di italianistica di un’università sperduta nelle nevi in Ontario e di una nei deserti dell’interno australiano, loro sì che sono avanti, non come noi in Italia!”

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                è ancora di moda purtroppo.

              • PinoMamet scrive:

                Nota che non c’entra:

                quanto sono ridicoli i video dei presunti “poliglotti” su Youtube!

                “Americano stupisce i cinesi di Pechino parlando pechinese!”

                arriva ‘sto tizio, dice “ciao come va? io studiare cinese!”, strette di mano e sorrisi.

                Oppure quelli che leggono da un cartello, con pronunce improbabili, la stessa frase in dieci lingue diverse, e tu spettatore dovresti far finta di credergli…

                lo dico perché di solito sono le persone che dicono “ho studiato in Italia e ho imparato tre lingue, l’italiano, il fiorentino e il perugino” 😉

          • Peucezio scrive:

            Questo mi ricorda specularmente quei pirla degli spagnoli, che si sono riscoperti tali, con tanto di bandiere appese dai balconi (le prime volte che le ho viste sono rimasto sbalordito), mica per sovranismo e antieuropeismo, ma per andare in culo ai catalani!

            Sta a vedere che l’identità italiana è minacciata dai walser e da quelli delle valli occitane!

  38. Moi scrive:

    @ ROBERTO

    … ma è vero che la UE ha appena fatto una Normativa che impedirebbe a Genitore 1 & 2 di sgridare i cinni ? … Nel qual caso, darai il buon esempio ?

    • roberto scrive:

      Risposta breve: no

      Risposta articolata: manco per il cazzo

      Risposta giuridica: il consiglio d’Europa non è l’UE, è un’altra organizzazione ed in ogni caso non può fare “normative obbligatorie”

      Ho avuto due figli educati senza ricorrere alle vie brevi (la grande ha preso tre sculacciate nella sua vita, il piccolo un filo di più ma siamo intorno ad una decina)

      Una volta per tutte non commenterò mai più articoli che iniziano con “l’ultima follia dell’Europa” la vita è troppo cotta per occuparsi di minchiate

      • roberto scrive:

        Corta non cotta

        • tomar scrive:

          a roberto
          “Corta non cotta”

          Guarda che anche “cotta” però non è male, queste minchiate da pseudo Bruxelles tendono ad arrostirci inutilmente il cervello, già troppo riscaldato dagli intoppi nelle faccende quotidiane che purtroppo sono più o meno inevitabili.
          Insomma, anche senza le minchiate da Bruxelles la nostra vita è già abbastanza cotta, ma almeno al sangue.

          • roberto scrive:

            Il problema è che il consiglio d’Europa sta a Strasburgo, non a Bruxelles, non c’entra nulla con la UE, non c’è nessun divieto e quel pezzullo postato da moi è una cloaca scritta da un analfabeta in mala fede

      • Miguel Martinez scrive:

        Per roberto

        “Risposta breve: no”

        Diciamo che c’è un leggero conflitto tra il titolo e il contenuto:

        “Ma proprio il time out, l’obbligo per il bimbo di andare nella sua stanza, sarà depennato dalle norme di comportamento del buon genitore. Il quotidiano francese Le Figaro ha intercettato una mail nella quale la direttrice della Divisione per i diritti dell’infanzia, Regina Jensdottir, definisce la punizione «obsoleta», il Consiglio d’Europa ha riflettuto e l’opuscolo che la incoraggia, ancora disponibile in rete, sarà presto modificato.”

        Se ho capito, in una mail, una funzionaria dice che il “fila-in-camera-tua” sarebbe una punizione obsoleta, da togliere dalla lista delle pratiche raccomandate? Ma non sono ben sicuro.

        • roberto scrive:

          Anche io la definisco una punizione obsoleta…e allora?

        • Peucezio scrive:

          Io trovo lunare che, fosse pure in forma privata, la politica si occupi di queste cose, che hanno a che fare con la vita privata e famigliare.

          • roberto scrive:

            Beh in forma privata che ti frega? Ognuno ha le sue idee no?
            Poi la vita privata e famigliare ha certamente dei limiti, se io prendo a cinghiate mia moglie e spacco la testa ai figli la mia vita famigliare rischia di avere una certa rilevanza, no?

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Ognuno ha le sue idee, ma si tratta di un’esternazione di un europapavero? O si tratta di una raccomandazione, quindi un atto non vincolante, ma che un domani un assistente sociale utilizzerà per togliere i figli ad un genitore elencando una serie di testi di pedagogia creativa e “tra l’altro, la raccomandazione tal dei tali…”.

              • roberto scrive:

                Da quello che capisco esiste una pubblicazione del consiglio d’Europa che contiene un catalogo di suggerimenti sui conflitti genitori figli.
                Ne avevi mai sentito parlare? Io no

                Una direttrice del consiglio d’Europa considera obsoleta la punizione “vai in camera tua” (incidentalmente è islandese e come sapete ritengo che non ci sia nulla di buono che venga dal nord di Bruxelles)

                Tutto qui.

                Poi un gior…ehm titolista fa un titolo sull’ultima follia dell’UE che ancora non ho capito cosa c’entra

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Da quello che capisco”

                E’ più o meno quello che capisco io.

                Con la tua dote di sintesi e chiarezza, cos’è il “Consiglio d’Europa”?

              • roberto scrive:

                Il consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale con sede a Strasburgo

                Non ha nulla a che vedere con l’UE, ci sono Stati membri diversi, tipo la Turchia, l’Islanda, la Russia (fino a pochi mesi fa), il Regno Unito

                Si occupa di diritti fondamentali (la corte europea dei diritti dell’uomo è roba loro), democrazia e stato di diritto

                Non può adottare “leggi” (permettetemi questa espressione per capirci)

            • Miguel Martinez scrive:

              Per roberto

              “Beh in forma privata che ti frega? Ognuno ha le sue idee no?”

              Credo che la notizia sia quasi incomprensibile.

              Comunque:

              1) il titolista ha fatto il suo mestiere, cioè ha costruito sul quasi nulla una roba acchiappaclic.

              2) l’articolista ha espresso poi male anche il quasinulla.

              3) Io capisco che qualcuno con un incarico nel Consiglio europeo ha espresso un parere in una mail. Non si capisce se si tratta di un parere personale, ma pare che riguardi un documento ufficiale (non vincolante) che effettivamente darebbe consigli “pubblici” sui comportamenti “privati” (e in tal caso un pochino di ragione ce l’avrebbe Peucezio).

              Ci siamo?

              • roberto scrive:

                Possiamo dire che proprio non c’è la notizia?
                Che potrebbe esserci la notizia se ci fosse un minimo di lavoro del giornalista?
                E che in assenza di quel lavoro minimo, il titolo su dagospia è come le scritte nei cessi dell’autogril “se vuoi un pompino chiama sara al 34746434432”?

              • PinoMamet scrive:

                “Se sei giovane e carino
                con gran voglia di sborrare
                347xxxxxxxx devi chiamare
                il Gran Maestro del pompino!

                no gays”

                Immortale scritta nei cessi della stazione cittadina 🙂

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Pino Mamet

                “Se sei giovane e carino”

                ho censurato il numero di telefono.

              • PinoMamet scrive:

                Hai fatto benissimo, ma era il num di telefono falso scritto da Roberto più sopra (sostituito a quello vero, che comunque non ho mai segnato 😉 , a mo’ di esempio) per cui per prudenza ti consiglierei di censurare anche quello scritto da Roberto (per falso che sia)

              • MOI scrive:

                Roberto ha messo apposta 8 cifre post prefisso … cmq meglio censurare con le “ìccase” 😉

                PS

                BUON ANNO !

              • roberto scrive:

                Chi vi dice che il numero era falso?
                Chiamate e dite a sara che siete amici miei

              • PinoMamet scrive:

                😀

          • paniscus scrive:

            Io invece trovo lunare (ma non solo lunare, marziano, nettuniano o TauCeti-B-iano) il concetto che chiedere a un figlio di ritirarsi da un contesto collettivo per andare a fare altro sia automaticamente da considerare una PUNIZIONE.

            Si vuole arrivare a sostenere che, quando si è in casa, si debba obbligatoriamente tutti stare sempre nella stessa stanza, parlare tutti delle stesse cose e usare tutti lo stesso linguaggio… e che non debbano nemmeno esistere delle occasioni di discussione separata in cui gli adulti parlano tra di loro di cose da adulti e i bambini vanno a fare altro?

            Se i genitori hanno bisogno di parlare di qualcosa di riservato fra di loro, devono per forza farlo solo mentre i figli dormono, o trovando un momento improvvisato al telefono durante i loro (distinti) impegni di lavoro, come se fossero amanti clandestini?

            Io non ho parole…

            • roberto scrive:

              Panì

              “ il concetto che chiedere a un figlio di ritirarsi da un contesto collettivo per andare a fare altro sia automaticamente da considerare una PUNIZIONE.”

              …ma chi è che dice sta cosa?
              🙂

              Dai l’idea è tomnasino scassa un bicchiere e la mamma gli urla “vai in camera tua!”

              • Peucezio scrive:

                Sì, però in effetti che punizione è?
                Lo era un tempo, chessò, negli anni ’60, che restavi senza televisione, ma oggi in camera tua hai il pc, lo smartphone, la playstation e tutti i cazzi che te se fregheno, come diceva Alberto Sordi…
                Secondo me la punizione è far restare il bambino con gli adulti in salotto o in sala da pranzo.

              • roberto scrive:

                Beh sei quindi d’accordo con la tizia del consiglio d’Europa
                🙂

                Io pure sono d’accordo…non ho mai dato quella punizione

                Anzi in realtà non ho mai dato punizioni se non una volta ho smontato la porta della stanza di mia figlia perché me l’aveva sbattuta in faccia (è rimasta una settimana senza porta)

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                “Anzi in realtà non ho mai dato punizioni se non una volta ho smontato la porta della stanza di mia figlia perché me l’aveva sbattuta in faccia (è rimasta una settimana senza porta)”

                Ahahah, soluzione creativa!
                Ti chiudi in stanza con violenza, t’impedisco di farlo per una settimana.
                Chissà la sua faccia mentre smontavi la porta!

              • roberto scrive:

                L’avevo minacciata ma lei non sapeva che smontare una porta fosse così facile e pensava ad un bluff….quando l’ho fatto era davvero stupita 🙂

  39. Moi scrive:

    L’ULTIMA FOLLIA DELL’EUROPA: VIETATO DIRE “FILA IN CAMERA TUA”. SI TRATTA DI UNA PUNIZIONE OBSOLETA.

    https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/rsquo-ultima-follia-dell-rsquo-europa-vietato-dire-ldquo-fila-camera-327816.htm

  40. Moi scrive:

    @ MIGUEL :

    1,000-year-old remains in Finland may be non-binary iron age leader

    https://www.theguardian.com/world/2021/aug/09/1000-year-old-remains-in-finland-may-be-non-binary-viking-researchers-say

    DNA suggests body buried in feminine attire with swords had Klinefelter syndrome, researchers say

  41. Moi scrive:

    Pino, non temere 😉 … ce n’è anche per la Torah :

    https://www.quora.com/Is-it-true-that-in-Aramaic-Adam-and-Eve-were-transgender

    Is it true that in Aramaic, Adam and Eve were transgender?

    ————————–

    https://www.girlsaskguys.com/religion-spirituality/q4510605-why-are-christians-so-against-transgender-people-when-eve-was

    Why are Christians so against transgender people when Eve was transgender?

    Niente paura … c’è la spieghina 🙂

    Eve was made from the rib of Adam so she only has male chromosomes

    … ora sì, che tutto appare chiaro ! 🙂

    • PinoMamet scrive:

      Ma cos’è, il sito delle domande idiote?

      Comunque faccio mia la risposta di tal Marc Lawrence “Bible scholar”:
      “No. Un sacco di cose sbagliate in questa domanda! Non voglio immischiarmene. Perciò, no.”

    • PinoMamet scrive:

      Mi devo già sorbire gli “amanti della cultura ebraica” che vengono in sinagoga a cercare profondi significati filosofici nel fatto che l’ebraico abbia parole con la stessa radice con esiti al maschile e al femminile (come, ehm, il banalissimo italiano: “amore” e “amicizia”, bene” e “bontà”… ma se glielo fai notare ammazzi la magia).

    • PinoMamet scrive:

      Famme capì: una squadra di maschi con il pene reciso batte una squadra di femmine con il pene ricavato da qualche altro pezzo di carne 7 a 1?
      C’ho preso?

      Sono molto retrogrado se trovo tutto ciò un pochino mostruoso?

      Attenzione: non la vicenda umana di ogni singolo malato, ehm, di mente
      (scusatemi: per me è così.
      Fisicamente sono tutti atleti/e, sani e robusti, hanno subito operazioni difficili ed eccoli a fare botte sul campo da hockey: fisicamente non hanno alcun problema.
      Il loro è un problema mentale )

      ma la spettacolarizzazione di tutto ciò e la Gioia Obbligatoria Per le Masse per lo spettacolo tristissimo di queste persone volontariamente amputate che gareggiano.

      NON si tratta di Bebe Vio e di altri rispettabilissimi e ammirabilissimi atleti disabili: che certo non hanno scelto di esserlo, e meritano tutta l’ammirazione e il sostegno possibili.

      ma di persone che si sono mutilate da sè, e che noialtri dobbiamo applaudire perché se no non sta bene, e sempre allegri bisogna stare…

  42. Miguel Martinez scrive:

    Plebity pone un dilemma interessante:

    https://www.plebity.org/article/germany-holodomor-denial-laws-are-antisemitic-hate-speech/

    1) Stalin nel 1930 ha imposto politiche agricole che hanno portato alla morte di svariati milioni di persone, colpendo in particolare Kazakhstan e Ucraina.

    2) Nulla indica che Stalin avesse in mente di colpire specifiche etnie, aveva altre tremende fissazioni. Quindi gli storici concordano che per quanto fosse atroce, non era un “genocidio”.

    3) Nel novembre del 2022, il Bundestag tedesco ha approvato all’unanimità una mozione che dichiara i fatti del 1930 un atto di “genocidio” contro il popolo ucraino.

    4) Dal momento in cui è riconosciuto dallo Stato come genocidio, dire che “Stalin non voleva sterminare gli ucraini” comporta le pene previste dalle leggi tedesche che puniscono con tre anni di carcere chi “nega i genocidi riconosciuti”, pensate all’inizio per colpire chi “approva, nega, banalizza” in pubblico “genocidi, crimini contro l’umanità o crimini di guerra” (senza riconoscimento di stato, infatti, non si può punire chi ad esempio “nega che gli statunitensi abbiano sterminato i nativi americani”).

    Buon anno a tutti!

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “Holodomor”

      Fermo restando che molti storici negano la natura di genocidio dello Holodomor mentre altri la sostengono e che quindi la legge tedesca è una fesseria, dire – come fa il sito che riporti – che tale legge rafforza posizioni antisemite è una fesseria. Ci sono antisemiti che sostengono che lo Holodomor fosse un genocidio perché identificano Ebrei e Stalinisti, ma molta gente che non è antisemita sostiene la stessa cosa. La verità o la falsità di un’affermazione mica dipende dalla qualità morale dei suoi sostenitori.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Miguel Martinez scrive:

        Per ADV

        ” Ci sono antisemiti che sostengono che lo Holodomor fosse un genocidio perché identificano Ebrei e Stalinisti, ma molta gente che non è antisemita sostiene la stessa cosa. La verità o la falsità di un’affermazione mica dipende dalla qualità morale dei suoi sostenitori.”

        Totalmente d’accordo.

        Infatti, Plebity casca nel solito argomento ad Hitlerum. Comunque è il contenuto della legge che è interessante, perché in effetti criminalizza potenzialmente la maggioranza degli storici che si sono occupati del tema.

        La parte di Perditempo Sadico in me (che per fortuna di solito non prevale) è molto tentata a denunciare ad uno ad uno alla giustizia tedesca gli studiosi “no genocidio” e i loro eventuali editori tedeschi e vedere se i magistrati:

        1) assolvono tutti perché la ricerca storica fatta in buona fede non è reato

        2) condannano tutti rendendosi ridicoli

  43. MOI scrive:

    @ MIGUEL

    Ho pensato all’ Aeroporto Firenze … e ai Flaminghi 🙂

    https://www.youtube.com/watch?v=84owEydPNUU

    Si noti la “American Colleggizzazione” del Liceo Volta di Milano

  44. Moi scrive:

    Strano che nessun ancoral’ abbia ricordato : ormai c’è ufficialmente un solo Papa !

    Come lui stesso riconobbe, più adatto a studiare e scrivere libri che non a occuparsi del Mondo inteso come “persone” … di certo Ratzinger si è molto sminuitoper il contrasto inevotabile per doversi misurare con Wojtyla il “Politico” prima e Francesco il “Filantropo” poi ! Adatti ciascuno al suo periodo quanto inadatto “al Mondo” il “Filosofo / Teologo” (in un “Occidente” divenuto incapace di concepire l’ idea stessa di “Teologia”) nel periodo proprio.

  45. Moi scrive:

    «Scienza e fede non sono in contrasto». Il testamento spirituale di Benedetto XVI

    https://www.tempi.it/benedetto-xvi-testamente-spirituale-scienza-fede/

  46. Moi scrive:

    … le “Due Anime” del Cristianesimo Tedesco, andando oltre Cattolicesimo e Luteranesimo ?

    https://www.rsi.ch/news/svizzera/Ratzinger-e-quellantagonismo-con-Hans-K%C3%BCng-durato-oltre-settantanni-15905815.html

    Ratzinger e quell’antagonismo con Hans Küng durato oltre settant’anni
    Il Papa emerito deceduto sabato e il teologo svizzero, amici su posizioni opposte

    • paniscus scrive:

      Beh, chiunque può trovare qualche punto di sintonia anche con qualcuno che ha posizioni opposte su quasi tutto.

      Perfino io (immagino) avrei potuto chiacchierare molto amichevolmente e molto gradevolmente con Ratzinger, se ci si fosse limitati a parlare di gatti.

    • Peucezio scrive:

      Credo che in Germania fosse Ratzinger l’eccezione.

      Invece di minacciare di andarsene fuori dai coglioni, perché non lo fanno una volta per tutte, così avremo un cattolicesimo più pulito?
      Qua ancora non si vuole capire che l’Europa, almeno quella occidentale, è persa, tolta la Francia, dove i cattolici sono tre gatti ma seri (perché i francesi sono radicali in tutto, nel bene e più spesso nel male).

    • PinoMamet scrive:

      Interessante, nell’articolo, il discorso su Ellenismo e Giudaismo.

      Sintetizzando alla carlona, Küng è “mamettiano” (il Cristianesimo nasce dal Giudaismo) e Ratzinger era “peuceziano” (il Cristianesimo nasce con l’incontro con la filosofia greca)… ed ha ragione 😀

      Il Cristianesimo è in fondo davvero qualcosa di parecchio diverso dall’Ebraismo, e inconcepibile senza l’apporto culturale greco e latino.

      A Küng piace il “Gesù della storia”, a Ratzinger quello “dei Concilii”: e per quanto non possa piacere, sicuramente il Gesù “cattolico” credo sia una figura parecchio distante dal rabbino itinerante della Giudea romana…

      La domanda agli amici cattolici è: ma questo Gesù “dei Concilii” ha ancora qualcosa da dirvi?
      Perché la risposta di Ratzinger, implicitamente, sembra essere: no; è una cosa per pochi, come i concerti di pianoforte…

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Secondo me sono tutti e due dei pretesti per le due fazioni, nel senso che entrambi sono consapevoli (o dovrebbero esserlo) che entrambe le cose sono del tutto insufficienti.
        Gli Storici impugnano quella bandiera perché vogliono andare contro i Tradizionali, che però si sono inventati una tradizione su misura che si riduce a quello che pensava la Chiesa in un determinato momento storico.
        La storiella del Gesù Storico, invece, è un topos abbatsanza diffuso nella storia della Chiesa: formalmente devi negare la novità, per cui devi dire che stai ri-formando, tornando alle origini. La riforma gregoriana, San Francesco, Lutero… tutti ri-formatori.

      • Peucezio scrive:

        Pino,
        “questo Gesù “dei Concilii” ha ancora qualcosa da dirvi?”

        Questo si può dire per tutto.
        Viviamo in un paese dove ogni angolo ci dà il senso della pervasività della storia e dove la bellezza si butta, ce n’è ovunque.
        Il “Gesà dei Concili” essenzialmente è quello.
        E si potrebbe dire che l’idea di un Dio-uomo, incarnato, è il naturale fondamento e simbolo (reale, storico, tangibile) di questa immanenza dello spirito e del bello.

        È normale che un calvinista collochi Dio in una sfera astratta e inaccessibile: il suo mondo è una merda, è brutto, povero, cupo, triste.

        Tutto ciò fa ancora parte di noi? Probabilmente sempre meno: gli italiani di un tempo, anche analfabeti, erano in un certo senso un pezzo di quella bellezza diffusa, ne partecipavano, a loro modo la capivano esattamente e la vivevano.
        Gli italiani di oggi sono deculturalizzati.
        Ma noi che siamo ancora colti possiamo prescinderne?

        In questo senso forse effettivamente sì: è ormai una cosa per pochi, come i concerti di pianoforte.
        Meglio una bellezza per pochi che la morte della bellezza.
        E la Bellezza è lo Spirito. E lo Spirito è Dio.

        Per questo il brutto (come prodotto umano) è sempre satanico.

        • PinoMamet scrive:

          “Per questo il brutto (come prodotto umano) è sempre satanico.”

          In questo sono d’accordo.
          Può esserci un’estetica della semplicità, persino della povertà (San Francesco, i presepi…); della bruttezza no: è una contraddizione in termini.

          Vedevo un mesetto fa le foto di una nota “influencer” con delle scarpe che un famoso marchio ha tentato di lanciare: dei bruttissimi sandaloni a tacco alto grosso e zeppa con una specie di punta arrotondata e luccicanti…
          inguardabili.
          Per un paio di settimane se li sono messe tutte le celebrità femminili, e anche qualcuna maschile (come il signor marito della nota influencer).

          Sono brutte: ma non c’è niente da fare, devono piacere lo stesso, per pura emulazione.

          Naturalmente il marchio di moda avrebbe potuto scegliere, tra i modelli proposti dai suoi collaboratori, almeno una decina di modelli più belli di quello (ci vuol poco 😉 )
          perché proprio quello?

          E la stessa cosa si potrebbe dire di un sacco di mode; e non solo a livello di abbigliamento…

  47. Miguel Martinez scrive:

    Per Peucezio

    “Andrea non auspica che i negozi paghino le tasse, ma che chiudano.”

    E’ questo il punto.

    ADV se la prende radicalmente (alla radice) con chi come me non lavora come funzionario all’interno di una Grande Organizzazione, privata o pubblica.

    L’unica accusa concreta che ci fa è che saremmo tutti evasori fiscali.

    Io potrei discutere per ore su questo tema, ma mi interessa meno di un altro:

    cioè il fatto che tra essere un traduttore, libero di organizzare anche il mio tempo di lavoro, ed essere un ingranaggio sotto costante sorveglianza di una macchina che non significa nulla per me, preferisco essere un traduttore.

    L’esempio elementare,

    del cassiere del Conad, che brucia la parte più attiva della sua vita in uno spazio su cui lui non ha il minimo controllo, costretto a Natale a mettersi le corna in testa grazie a un messaggio inviatogli via Whatsapp da un ingranaggio umano a Milano che lui non ha mai visto;

    e della cartolaia libera di vestirsi come vuole, nello spazio che allestisce come vuole.

    • Peucezio scrive:

      Ma certo,
      la società ideale di Andrea è una società schiavile universale che reifica le persone e le rende macchine.

      Per fortuna sono sicuro che Andrea non è davvero così e dice queste cose più per polemica, perché ci si è un po’ fissato, per livore contro qualche negoziante stronzo (ci sono anche quelli ovviamente): Andrea è molto migliore del mondo che dice di auspicare.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “concreta”

      Non posso distrarmi un attimo che vi divertite tutti alle mie spalle! 😄 E che sono, Natalino Balasso? 😄

      Io non ho mai detto che chi non è dipendente è evasore.

      Ho ricordato due fatti:
      a) i dipendenti (e tutti i percettori di reddito fisso, come i pensionati) hanno la ritenuta alla fonte, quindi non possono evadere IRPEF e IVA
      b) l’Italia ha il record di evasione IRPEF e IVA in Europa.

      Ritengo che questa sia una stortura fondamentale della società Italiana che ne mina alla base il vivere civile, dato che con le tasse pagate da cubi si mantengono i servizi di cui usufruiscono tutti e dato che visto che le tasse le pagano in pochi il loro livello è intollerabilmente alto.

      Nessun odio, nessuna utopia. Solo, non amo venir derubato. Chi evade è tanto ladro quanto uno scippatore.

      Poi, e’ chiaro che fra un sistema di produzione inefficiente come questo attuale in Italia e altri più efficienti dove l’importanza relativa di chi non è dipendente è minore alla fine prevalgono no questi ultimi.

      Ciò mi rende ottimista per il futuro.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • roberto scrive:

        andrea

        “a) i dipendenti […] non possono evadere […] IVA”

        questa cosa è sbagliata

        io so che questa cosa è fonte di enormi incomprensioni, con professionisti e commercianti che pensano che l’IVA sia una pargte del loro reddito e clienti che pensano di pagare l’IVA ai commercianti o professionisti ma non funziona così.

        l’IVA è un’imposta che grava ESCLUSIVAMENTE sul consumatore finale e non sul commerciante!

        cioè il cliente (consumatore finale) versa il 21% di IVA al commerciante, ma il commerciante non si intasca l’IVA, non sono soldi suoi, sono soldi dello stato e quindi li versa allo stato

        quindi se il cliente dipendente accetta lo sconticino senza fattura, beh sta proprio evadendo l’IVA

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Roberto

          “IVA”

          Giusto, ho sbagliato io.

          Diciamo che il dipendente evade l’IVA quando è cliente di un non-dipendente che gli propone di evaderla facendo uno sconto sul prezzo.

          Posso allora ripetere il mio ragionamento applicandolo alla sola IRPEF.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Peucezio scrive:

        Andrea,
        “Ritengo che questa sia una stortura fondamentale della società Italiana che ne mina alla base il vivere civile, dato che con le tasse pagate da cubi si mantengono i servizi di cui usufruiscono tutti e dato che visto che le tasse le pagano in pochi il loro livello è intollerabilmente alto.”

        Uno che ti sentisse penserebbe che l’Italia sia come gli USA, stato minimo.
        A me non pare affatto che l’Italia sia questo. Mi pare che da una parte, per fortuna, ha uno stato sociale abbastanza serio, un sistema sanitario per tutti, ecc.
        Con delle inefficienze, dovute a burocrazia e a cialtronaggine e menefreghismo di una parte di chi ci lavora, più che a mancanza di mezzi.
        Dall’altra, che sia uno stato pervasivo anche nel male: oppressivo, onnipresente, iperburocratizzato.

        Semmai è vera una cosa.
        Che rispetto a trent’anni fa si è indebolito lo stato sociale grazie a questo neoliberismo di merda che si è imposto.
        Ma non c’entrano i bottegai evasori: sono tendenze (distruttive) in linea con questa finanziarizzazione dell’economia ed esproprio della società civile e del ceto medio che vanno proprio nella direzione che piace a te.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per ADV

        “Io non ho mai detto che chi non è dipendente è evasore. ”

        E io non ho posto al centro la questione dell’evasione.

        Ho posto al centro la possibilità di vivere senza diventare un ingranaggio di macchine gerarchiche.

  48. Miguel Martinez scrive:

    Da Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Alienazione

    Qui un autorevole estremista di destra spiega perché è meglio fare il bottegaio che il commesso del Conad:

    Marx distingue quattro tipi di alienazione, confrontando l’operaio con l’artigiano tradizionale:

    L’operaio è alienato dal prodotto del suo lavoro, perché produce beni senza che gli appartengano (infatti sono di proprietà del capitalista) e si trova, anzi, in una condizione di dipendenza rispetto ad essi;
    L’operaio è alienato dalla propria attività, perché non produce per sé stesso, ma per un altro (il capitalista); il lavoro dell’operaio non è libero come quello dell’artigiano né fantasioso, ma costrittivo: si svolge infatti in un determinato periodo di tempo, stabilito da altri (il capitalista).
    L’operaio è alienato dalla sua stessa essenza (Wesen), poiché il suo non è un lavoro costruttivo, libero e universale, bensì forzato, ripetitivo e unilaterale (Marx paragona l’operaio al Sisifo della mitologia greca);
    L’operaio è alienato dal suo prossimo, cioè dal capitalista, che lo tratta come un mezzo da sfruttare per incrementare il profitto, e ciò determina un rapporto conflittuale. Da un punto di vista più ampio, l’economia capitalistica traduce il rapporto tra le persone in modi di sfruttamento.

    A fronte di una tale “disumanizzazione” diventa meno impellente la questione degli aumenti salariali e dell’addolcimento della vita. In una pagina de Il Capitale, scritta dopo l’adozione dei primi interventi a favore degli operai, Marx affermerà: “Come il vestiario, l’alimentazione, il trattamento migliore e un maggiore peculio non aboliscono il rapporto di dipendenza e lo sfruttamento dello schiavo, così non aboliscono quello del salariato”.

    • roberto scrive:

      Non saprei…l’operaio se ha la febbre sta a casa e lo pagano, l’artigiano se è malato, beh si aliena andando a lavorare o non guadagnando

      Secondo me c’è posto per tutti i gusti, e capisco benissimo che possano essere contenti sia il commesso del Conad con le corna che la cartolaia che il traduttore che lavora la domenica ma non il mercoledì…ma non farei nessuna di queste tre cose (beh una l’ho fatta e mi sono scocciato dopo poco)

      • PinoMamet scrive:

        Io ho un po’ di esperienza in due campi diversissimi, e che dire?
        Ha ragione Roberto, ce n’è per tutti i gusti e ognuno può essere alienante o meno secondo come lo si vive.

        • Peucezio scrive:

          Ma certo!
          L’alienazione consiste nell’imporre la dipendenza a chi è tagliato per essere indipendente.
          Il problema di Andrea e di tutti i distopisti* è il monismo: una sola cosa per tutti, d’autorità.

          * Chi persegue l’utopia è un’utopista. Per me sono distopie tutte le utopie, altri non saranno d’accordo, ma come chiamare chi persegue la distopia, se non distoposta? E oggi secondo me c’è un distopismo (inteso come orientamento ideologico che persegue la distopia) generale presso le classi dirigenti e i ceti egemoni: il distopismo è l’ideologia ufficiale dell’Occidente.

          • Peucezio scrive:

            distopista, non posta 🙂

            • roberto scrive:

              Ma perché per te tutte le utopie sono distonie?

              Ti faccio questa domanda perché per me ogni utopia è una distopia per gli altri, o almeno per chi non la condivide. Anche tu lo dici in questo senso?

              • Peucezio scrive:

                Strano, ormai dovresti conoscermi.

                Perché l’utopia è un progetto a tavolino contro la realtà e la complessità.
                In questo ci vedo una radice mostruosa. E infantile (o adolescenziale) al tempo stesso.
                Immaginati la rozzezza adolescenziale – che in sé non farebbe danni, è fisiologica – col potere e i mezzi dell’adulto.
                Fanatismo.

                L’utopia è sempre fanatica, perché vuole rifare il mondo da zero, distruggendo l’esistente, cioè la vita.

                Le utopie si dividono in due categorie: quelle che rimangono lettera morta e quelle che riescono. Quelle che riescono in genere fanno milioni di morti oltre a tanti altri danni.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per peucezio

                “utopia”

                Sono abbastanza d’accordo con te, a patto che ci rendiamo conto che tutte le “progettazioni” costituiscono utopie.

                Sono utopisti certamente Stalin e Hitler, ma anche l’ingegnere che aggeggia per conquistare la Luna o per imbrigliare il fiume con le dighe, o per inventare il Metaverso.

                E tutto sommato Stalin e Hitler hanno fatto un gran danno a tanti giovani dei loro tempi, che comunque oggi sarebbero tutti morti; ma il danno delle dighe fatte nell’Ovest statunitense negli stessi anni dureranno per secoli.

              • Peucezio scrive:

                Hai mai pensato a com’è bello il mondo? A com’è vario, imprevedibile?
                Non c’è storia, non c’è invenzione che batta la complessità e l’imprevedibilità della vita reale, non c’è schema che la inquadri senza lasciare scarti.

                Dice: ma allora anche il fatto che esistono gli utopisti fa parte del mondo.
                Certo.
                Anche i fiori finti in un certo senso sono il prodotto della natura: sono il prodotto dell’uomo, che a sua volta è un prodotto della natura.
                Ma vuoi mettere con quelli veri!

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Va detto che certi utopisti ci hanno regalato orrori come l’uguaglianza davanti alla legge e cose del genere.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ mauricius Tarvisii
                “uguaglianza”

                Vuoi mettere la sana spontaneità di una comunità che soddisfa il suo naturale desiderio di adesione ai valori tradizionali con un bel linciaggio in piazza degli imputati di un reato grave rispetto all’astratto e arido formalismo illuminista di un processo con accusa e difesa?

                Tradizione Popolare contro Utopia Razionalista?

                😉

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • PinoMamet scrive:

                Non riucordo il nome tecnico di questa fallacia argomentativa, Andrea.

                A casa mia comunque si chiama “buttarla in caciara” 😉

                Ah, ti salutano dai razionali e illuminati gulag.

              • PinoMamet scrive:

                “Va detto che certi utopisti ci hanno regalato orrori come l’uguaglianza davanti alla legge e cose del genere.”

                mah…
                non saprei.

                L’uguaglianza davanti alla legge mi pare un concetto maturato lentamente, partendo da idee presenti nella filosofia greca, nel diritto romano, nel pensiero religioso…

                non la fantasia di qualche scrittore di simil-fantascienza o l’ipotesi oziosa di un filosofo.
                Non saranno mancate anche queste: ma se fosse rimasta allo stato di divertimento intellettuale tra scioperati, l’idea di uguaglianza non avrebbe fatto tanti passi in avanti.
                Non ne avrebbe fatto nessuno, direi.

                Del resto, leggo (copio e incollo, grassetti miei):

                utopia
                /u·to·pì·a/
                sostantivo femminile
                Quanto costituisce l’oggetto di un’aspirazione ideale non suscettibile di realizzazione pratica.
                “è un’u. la perfetta uguaglianza tra gli uomini”
                PARTICOLARMENTE
                Ideale etico-politico destinato a non realizzarsi sul piano istituzionale , ma avente ugualmente funzione stimolatrice nei riguardi dell’azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro o, per via di contrasto, come efficace critica alle istituzioni vigenti.”

                “Giochiamo a immaginarci un mondo in cui i negri hanno gli stessi diritti dei bianchi!”
                “Suvvia, che enormità!”
                “Ma è solo un gioco, monsieur, non si preoccupi…”

              • roberto scrive:

                stavo proprio per chiedere

                “ma se un’utopia si realizza era veramente un’utopia”

                e pino mi ha anticipato con il suo intervento che condivido

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                tu ritieni che ciò che è progettato a tavolino dalla mente umana sia meglio delle naturali dinamiche storiche.
                Vorresti bambini fabbricati in serie e allevati da macchine, magari donne progettate e comprate da amazon secondo i propri gusti, se non suonasse un po’ sessista. Beh, diciamo anche uomini…

                Ma non pensi, seriamente, che la mente umana, per quanto potentissima, abbia qualche limite oggettivo e, per quanto illuminata, non sia in grado di abbracciare la totalità del reale?

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                beh, potremmo dire che un’utopia si realizza se crea un non mondo.

                Un incubo distopico come quello che viviamo, o, meglio, che si sta perseguendo (non ci siamo ancora dentro del tutto) ha davvero uno statuto di esistenza o è appunto un incubo?

                Un piede nella realtà l’abbiamo ancora.
                Ma quando l’umanità sarà davvero solo fatta di gente che crede che il proprio sesso sia quello che le gira per la testa e non quello biologico, materiale, in che senso si potrà dire che un’umanità del genere vive nella realtà e non in una propria proiezione onirica?

                L’utopia è realizzata quando l’uomo divorzia dalla realtà, quando vive in un non-luogo, un out-tópos, per l’appunto.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ pinomamet

                “gulag”

                Io parlo di processi con accusa e difesa e tu mi parli di gulag.

                Mah.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “mente”

                Al contrario: è lo stato di natura (mito di Rousseau, che per fortuna non esiste ma che tu vagheggi) che appiattisce gli esseri umani sul necessario soddisfacimento dei bisogni materiali

                Il “ritorno alla natura” alla Trudeau nella pratica o è Maria Antonietta che si veste da pastorella, o il vegano che va in giro col borsello firmato di Prada, o il bambino somalo che muore di sete.

                Ovviamente la vita non è fatta solo di ragione, e i conti non sono tutto.

                Ma se non tornano i conti non torna nulla; e senza la ragione ritorneremmo tutti alla morte in culla della maggioranza dei nati.

                Gli uomini non nascono mica uguali: è la Costituzione che li rende uguali.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “Il “ritorno alla natura” alla Trudeau nella pratica o è Maria Antonietta che si veste da pastorella, o il vegano che va in giro col borsello firmato di Prada, o il bambino somalo che muore di sete. ”

                Veramente Trudeau ha autorizzato il fracking (e ha sequestrato anche i conti di quelli che mettevano in crisi i commerci con gli Stati Uniti). Non mi sembra un gran cultore del ritorno alla natura….

              • PinoMamet scrive:

                “Io parlo di processi con accusa e difesa e tu mi parli di gulag.”

                Guarda che nel Paradiso dei Lavoratori, retto dalla Scientifica Teoria Marxiana, c’erano regolari processi, con giudici e avvocati.

                Che ti mandavano nel gulag.

                Ed è esattamente il sistema che tu sostieni di voler espandere, nientemeno, che al mondo intero
                (lo hai scritto e ribadito tu).

                Mah.

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                io sono d’accordissimo con te.

                Ma chi ha mai parlato di natura?

                Sono gli utopisti che ci vogliono riportare allo stato di natura, perché odiano la complessità e considerano cultura e la civiltà un’incrostazione inutile.

                Rousseau è roba tua, non mia.
                Io al massimo sto con Aristotele e San Tommaso.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “ma se un’utopia si realizza era veramente un’utopia”

                “non la fantasia di qualche scrittore di simil-fantascienza o l’ipotesi oziosa di un filosofo”

                Alla fine basta che ci si metta d’accordo sui termini.
                Nemmeno il comunismo è nato di punto in bianco dalla penna di uno scrittore di fantascienza. In generale, nulla che si sia mai applicato in concreto è nato bello e finito come idea compiuta, eppure credo che Peucezio si riferisse proprio a quel genere di cose nella sua condanna delle utopie: ipotesi di realtà che promettono un mondo migliore. Una definizione in senso lato di utopia, insomma.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ pinomamet

                “gulag”

                Al tempo.

                Uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e garanzie pro imputati risalgono almeno a Montesquieu e Beccaria, a quanto ne so.

                Tu – e non ho capito perché – hai tirato fuori il gulag.

                Poi mi spieghi quand’è che avrei auspicato il gulag.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “natura”

                Ogni tre per due mi racconti quant’era bello il mondo delle piccole comunità che vivevano secondo le proprie tradizioni.

                Quel mondo lì è esistito per centinaia di migliaia di anni quando vivevamo come gruppi di raccoglitori-cacciqtori appena scesi dagli alberi.

                Le trattorie che tanto ti affascinano sono già il prodotto di una società sviluppatissima, assai più vicina a quella degli svincoli autostradali e degli smartphone che alle comunità vicine, appunto, alla natura.

                Aristotele e Tommaso erano fissati col vivere katá tén physin, secondo la natura.

                E’ proprio perché non viviamo secondo la natura che possiamo comunicare oggi a distanza da dietro uno schermo. 😉

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • PinoMamet scrive:

                ” e non ho capito perché”

                eh, ho notato, che non hai capito.

                Rifacciamo:

                Peucezio se la prende con gli utopisti.
                Mauricius risponde che gli utopisti “hanno fatto anche cose buone” 😉
                Tu la butti in caciara parlando di linciaggi.
                Al che ti si fa notare che anche i sistemi nati dagli idealisti non sono tutti rose e fiori 😉

                PS
                In effetti il tuo (più volte) auspicato Governo Unico Planetario non sarebbe come quello staliniano:
                sarebbe molto peggio 😉

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                ma Aristotele e San Tommaso intendevano per natura qualcosa di molto diverso da quello che intendiamo noi oggi, che ci riferiamo al puro mondo materiale pre-umano.
                Per loro la natura era il riflesso di un ordine divino razionale: in fondo la loro era una natura proiettiva, umana.

                Comunque Aristotele e San Tommaso li ho tirati fuori un po’ provocatoriamente.

                Qui non sto contrapponendo il mondo preindustriale all’oggi, ma quella parte dell’oggi fatta di gente normale, di buon senso, di cose che funzionano secondo il normale funzionamento delle cose del mondo, all’oggi e domani voluto dai visionari e utopisti, che secondo me è responsabile anche delle storture dell’oggi.

                Ti pare che se io volessi semplicemente riportare indietro le lancette della storia alle comunità preindustriali starei così ossessivamente a difendere a spada tratta le automobili con Miguel?

                Semmai a me pare che siano proprio i progressisti e i visionari di oggi a essere contro il progresso e il benessere, con le loro follie ecologiste e moraliste.

                Ma non è una novità: la modernità nasce con dei veri e propri asceti – i capitalisti questo sono – negatori del piacere e della vita.

                Semmai ti do atto di un paradosso.
                L’industria nasce non solo in virtù dell’evoluzione di saperi tecnici tradizionali, ma anche dello sviluppo della finanza e del capitalismo moderno.
                Ed effettivamente rompe degli equilibri antichi. A mio avviso facendo danni, ma non si può negare che noi tutti godiamo del benessere che ne è derivato.

                Questo sembrerebbe un dato della struttura dialettica delle cose, per cui i pauperisti e gli asceti visionari, che odiano il mondo, la vita e la bellezza, in qualche misura contribuiscono a creare un mondo a misura di goderecci vitalisi esteti legati alla terra e alla realtà effettiva.

                Ma probabilmente la storia è un continuo impasto di queste due spinte e si tratta di combattere gli eccessi degli asceti, senza cancellarli dalla faccia della terra, perché appunto, lo scopo è difendere assetti pluralistici, mentre gli asceti utopisti sono monisti e non tollerano l’alterità.

              • Peucezio scrive:

                Quando parlo di “asceti” non sto pensando alla spiritualità, ma all’ascetismo molto materiale e attivo dei capitalisti protestanti di cui parla Weber.
                Gente estremamente temperante, frugale, votata completamente al lavoro e all’accumulo economico, nemica di ogni piacere, bellezza, donne, buon cibo, vino…
                In fondo dei nichilisti, perché si privano dei beni mondani senza perseguire quelli sovrannaturali, avendo una religiosità del tutto immanente e secolare.

  49. Moi scrive:

    La Linguista / Youtuber Sarda Yasmina Pani _ detta “AntiMurgia” … _ prende le distanze dal Sessismo “al contrario” ipocrita di Greta & Femministe :

    https://www.youtube.com/watch?v=i7iYTifRjv8

    • Moi scrive:

      … è “emersa”contestando Vera Gheno, lo Schwa, i neo-pronomi , eccetera. La Gheno , dal canto suo, dapprima non rispondeva ai Linguisti “maschi” in quanto “maschi” … adesso non risponde a una Linguista “donna” perché non “Accademica”.

      • paniscus scrive:

        A me i primi interventi di Vera Gheno piacevano moltissimo, ho anche comprato un libro suo (appunto, uno dei primi) su cui continuo a condividere praticamente tutto e non ho nulla da ridire… ma da quando è diventata una fanatica dello schwa e dei pronomi inventati, anche a costo di distruggere completamente la grammatica e la regolarità linguistica che all’inizio voleva tutelare, non la reggo più!

  50. Moi scrive:

    @ PANISCUS

    Il dramma di Mama Celeste :

    https://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/calcioestero/pele-mamma-celeste-morte_59229439-202202k.shtml

    chea 100 anni ancora non sa che suo figlio , a 82 anni, è morto …

  51. Moi scrive:

    Ma neanche è elaborato il lutto l’ Ultimo Uomo (che mai si sarebbe lasciato definire “maschio” o addirittura “maschietto” …) fra i VIP “Occidentali” ad aver affrontato _ da ben più giovane …_ il Sommo Momento con inesausto Spirito Guerriero !

    Una morte antropologicamente irripetibile in questa zona di Mondo.

    ———————————————

    https://video.gazzetta.it/video-bologna-thiago-motta-mihajlovic-difficile-superare-lutto/2fbb582c-8aa8-11ed-b628-b83b527f8795

    Thiago Motta: “Mihajlovic? Difficile per i ragazzi superare il lutto.

  52. Moi scrive:

    https://www.youtube.com/watch?v=j_SJVA9CAhY

    molto breve ma intenso :

    Odifreddi a La7: il papato tragico di Benedetto XVI

    Interessante il contrasto con Bergoglio, che “dà per persa” l’ Europa tra Secolarismo e Islam, e gli Intellettuali … e le apparenze.

    • Peucezio scrive:

      Sì, non fa un discorso del tutto peregrino.
      Tranne l’osservazione finale sul populismo non progressista di Bergoglio.

      Ratzinger effettivamente ha perseguito un’idea irrealistica di un cattolicesimo europeo e d’élite, cioè ha puntato proprio sulle parti più refrattarie della società.

      Bergoglio, come nota giustamente Odifreddi, piace agli intellettuali europei, cui pure non si rivolge. Ma restano atei e anticlericali e amano Bergoglio proprio per questo, perché anticattolici.
      Lui punta agli altri continenti, ai popoli poveri. Ma da borghese, da rioplatense, in fondo da europeo (credo che Buenos Aires e i suoi ceti colti che leggono Freud dalla mattina alla sera siano la parte più occidentale in assoluto di tutto il mondo non occidentale).
      In sostanza ha verso i poveri il tipico paternalismo borghese di tutti i comunisti, che vogliono imporre ai poveri le loro ideologie borghesi.
      Il suo cattolicesimo dossettiano anni ’60 non ha nulla da dire a popoli che si affacciano al mondo con sete di sacro. Solo che lui, che non è un’aquila e mi sembra anche un tipo impermeabile ai fatti, al dato di realtà, come tutti gli ideologi, non l’ha capito.
      Sempre che non ci sia del dolo in questi vecchi cattolici disillusi, che chissà se hanno mai creduto.
      In questi casi è davvero difficile stabilire il confine fra la stupidità e il cupio dissolvi.

      • PinoMamet scrive:

        Mah… resta da vedere se la presunta sete di sacro dei popoli strani verrebbe soddisfatta meglio dalla messa in latino che da quella in spagnolo o in Yoruba.
        Io ne dubito…. 😉

        (Ho un’amica che per motivi personali frequenta un gruppo protestante, che era dotato di “pastora” amica del mondo LGBT…
        Lo stesso gruppo è frequentato da un massiccio gruppo di ghanesi.
        Persone molto serie e POCO calorose, mi dice.
        Uno di questi, un signore sempre elegante e molto riservato, sarebbe il padre di un noto cantante che apprezza il Wi-Fi e la figa bianca 😉 )

        D’accordo sugli argentini e Freud: quelli che ho conosciuto erano fissati con la psicanalisi e mi dicevano che, almeno qualche decennio fa, era davvero una fissazione tipica argentina.
        Almeno a Buenos Aires, suppongo meno tra i gauchos della Patagonia, ma chissà 😉

        • Peucezio scrive:

          Pino,
          “dalla messa in latino che da quella in spagnolo o in Yoruba.”

          Ma guarda che il problema mica è solo linguistico.

          Poi non escludo che da qualche parte la maggiore flessibilità del novus ordo favorisca isterie collettive carismatiche cantate stile telepredicatore americano, che sicuramente hanno presa sull’immaginario popolare.
          Ma penso che sia quanto di più lontano avessero in mente sia Lercaro e Bugnini (non parliamo di Montini), sia lo stesso Bergoglio. Ma anche Lutero e Calvino, che pure nominalmente sarebbero i nonni delle carnevalate carismatiche americane, con tanto di trance collettiva, xenolalia, balli. ecc.

          Probabilmente il mondo (non quello occidentale, che è già morto per denatalità) si dividerà fra residui di ritualità più tradizionale e colorate riunioni a base di estasi e delirio collettivo.
          In tutto questo forme razionalistiche e minimaliste di agape protestantoide come il novus ordo finiranno nel cesso della storia. Sopravvivono per inerzia solo in virtù di quello straccio di autorità e prestigio sociale di cui gode ancora, residualmente e per luce riflessa, la Chiesa di Roma.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “poi non escludo che da qualche parte la maggiore flessibilità del novus ordo favorisca isterie collettive carismatiche cantate stile telepredicatore americano, che sicuramente hanno presa sull’immaginario popolare.”

            Il problema è che la Chiesa Cattolica è un’istituzione per sua natura gerarchica. Mao ci ha provato a ordinare una “rivoluzione dall’alto”, ma non conosco nessun altro che ci sia riuscito.

            Quindi, il povero parroco con gli occhialini e la faccia perbenina che prova a fare il Rivoluzionario Urlante con la Chitarra e la Parola Sconvolgente è paragonabile solo al Comune di Firenze che ordina a un proprio dipendente di vestirsi da partigiano senza mitra.

        • Peucezio scrive:

          Comunque scioglimi, se puoi, il riferimento al cantante: non sono molto addentro…

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Pino Mamet

          “Uno di questi, un signore sempre elegante e molto riservato, sarebbe il padre di un noto cantante che apprezza il Wi-Fi e la figa bianca 😉 )”

          fantastico e anche tragico!

          • PinoMamet scrive:

            È vero…
            Da una parte, il padre, devoto cristiano protestante in giacca e cravatta…

            dall’altra il figlio, che invece si è integrato nei Valori dell’Italia!

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Peucezio

        “Il suo cattolicesimo dossettiano anni ’60 non ha nulla da dire a popoli che si affacciano al mondo con sete di sacro. Solo che lui, che non è un’aquila e mi sembra anche un tipo impermeabile ai fatti, al dato di realtà, come tutti gli ideologi, non l’ha capito.”

        Metto le mani avanti: sono un pagano politeista 🙂 , e quindi l’ultima persona al mondo per dare consigli alla Chiesa cattolica.

        Io la Chiesa cattolica la vedo moribonda, dopo 2000 incredibili anni.

        E come non c’era modo di salvare l’impero romano dopo 1200 anni, non c’è modo di salvare la Chiesa cattolica.

        Francesco I cerca di adattare la Chiesa alla modernità, come altri papi cercarono di adattarla all’Impero Romano, o a Carlo Magno, o al nuovo mondo del Cinquecento.

        Ma adesso è troppo tardi, la Chiesa dovrebbe essere grata di essere vissuta quasi quanto l’Antico Egitto.

        In fondo tutto deve morire, che male c’è?

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Martinez

          “moribonda”

          In Europa, forse.

          Ma in Messico? Nelle Filippine? In Camerun?

          Dopo tutto la chiesa cattolica si è già estinta quasi completamente nel Medio Oriente dov’era nata e nel Giappone che era stata la sua più promettente missione in Asia, ma è sopravvissuta bene in mezza Europa. Perché la cosa non dovrebbe ripetersi?

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  53. PinoMamet scrive:

    A proposito di alienazione:

    capita, su programmi tipo Geo&Geo, LineaVerde e simili, di sentire la storia della coppia di milanesi che lasciano “l’alienante lavoro di ufficio con i suoi ritmi disumani”, per andare a fare il “riposante” lavoro di agricoltore o di pastore, che invece ti consente ben 0 giuorni liberi all’anno e orari di 24 h su 24 sette dì alla settimana….

    • PinoMamet scrive:

      (Esagero. C’è chi fa l’agricoltore e si prende i giorni liberi, gli orari da.. a…, le vacanze, la malattia. Di solito sono grandi imprese agricole, con lavoratori salariati con regolare contratto. Ma chi ha un’impresa agricola piccola e in proprio, beh… non voglio dire che sia un lavoro disumano: se lo fosse, non lo farebbe più nessuno da un pezzo, o solo i carcerati. Ma non lo definirei esattamente “non alienante”…)

      • roberto scrive:

        esageri!?!

        guarda, l’unico agricoltore/allevatore che conosco (la famiglia pirenaica di mia moglie) non prende ferie da…beh da mai

        sono in due a gestire una piccola impresa agricola, campi e pecore, e davvero non si fermano proprio mai.
        hanno avuto un aiutante per qualche settimana qualche anno fa (lui era stato preso a badilate da un vicino e mandato in ospedale….una di quelle storie da “piccola comunità dove tutti si amano”) ma alla fine semplicemente non guadagnano abbastanza da pagare qualcuno…

        • roberto scrive:

          anzi adesso che ci penso ho nel carniere pure una famiglia di vignaioli in germania.
          loro fanno una vita più normale ma fanno parte di una cooperativa abbastanza grande e quando uno dei soci si assenta gli altri aiutano

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “guarda, l’unico agricoltore/allevatore che conosco (la famiglia pirenaica di mia moglie) non prende ferie da…beh da mai”

          Infatti.

          la fatica della vita contadina può essere enorme e diventare anche insopportabile. Ma se il podere è tuo, o se si tratta comunque di un bene comune, non è alienante.

          • roberto scrive:

            Sarei più cauto….se lavorassi 365 giorni all’anno anche se fosse per me stesso sarei davvero alienato…

            • roberto scrive:

              Voglio dire, è davvero una questione personale. Lavoro 6 giorni a settimana per altri e sono contento anche se mi chiedono di mettermi le corna da renna

      • Peucezio scrive:

        Mi sembrano un po’ topoi bucolici già classici (nel senso proprio dell’antichità classica).
        Io non trovo che l’alienazione sia nella città, che, anzi, col suo brulicare di interazioni è l’elefantiasi della comunità tradizionale, ma proprio in quelle forme tipicamente moderne di individualismo misantropico (il fatto che i bambini giochino in casa, che siano sempre più figli unici, quindi giocano da soli, il fatto che i pensionati pure stiano sempre più in casa, che le situazioni di interazione in ogni ambito siano sempre più ridotte, perché al negozietto facevi la chiacchierata col negoziante e gli altri avventori, al centro commerciale no, e così via, che non ci sia più il vicolo o la ringhiera per le chiacchiere e i litigi delle donne, la bottega con l’artigiano seduto fuori che saluta e s’intrattiene coi passanti che sono gente del quartiere, che il pub fighetto – o finto trascurato – sostituisca sempre più il bar di quartiere, ecc. ecc.).

        In questo senso ritirarsi in campagna in mezzo alla natura sarebbe l’apice dell’alienazione.
        Può non esserlo se lì si ricostituiscono strutture comunitarie, anche se poi il rischio di fare gruppo con chi fa scelte radicali e non convenzionali è sempre il settarismo, l’autoreferenzialità eccentrica, che è un’altra manifestazione dell’alienazione moderna.

        In questo senso l’unico modo di ridurre sul serio l’alienazione è o formare comunità davvero autentiche, non settarie; mi sembra irrealistico ma non sono prevenuto in modo assoluto e aprioristico, o, più realisticamente, restare il più radicato possibile nella vita contemporanea, nella città, nei contesti più socialmente vivi e vitali, cercando di ridurre il più possibile la componente di alienazione che questo comporta.
        Per cui, se devo scegliere, vado nella trattoria di quartiere. Oppure nel locale alla moda, ma perché, essendo alla moda, crea una dimensione comunitaria di interazioni. Mentre non mi concentro sul posto di nicchia, legato a gruppi e gusti specifici. Ma soprattutto esco.
        L’inedito contemporaneo, che già ai tempi dei miei genitori era molto raro, è la coppia che sta sempre in casa e non frequenta nessuno.
        Se avessi dei figli inoltre punterei sulla socialità di territorio (condominio, quartiere, oratorio…) per compensare quella artificiale di affinità e interessi prodotta dalla scuola: non la gente simile a me, che ha la mia età esatta, più o meno il mio ceto e studia quello che studio io, ma la gente materialmente più vicina a me, nella sua eterogeneità.
        E cercherei di far frequentare loro anche coetanei di ceto basso. Anche figli d’immigrati magari, che sono i meno imborghesiti.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “Può non esserlo se lì si ricostituiscono strutture comunitarie, anche se poi il rischio di fare gruppo con chi fa scelte radicali e non convenzionali è sempre il settarismo, l’autoreferenzialità eccentrica, che è un’altra manifestazione dell’alienazione moderna.”

          Un commento memorabile, che temo sarà subito dimenticato. Tocchi un sacco di argomenti cruciali: anch’io sono diventato un amante del potenziale della città, più o meno per i motivi che dici.

          Ritirarsi in campagna però non è “alienante”: può essere faticoso, può essere “isolante” (crescerci i figlioli?) e certamente può diventare settario, che è un punto importante.

          Ma non è “alienante”: il contadinaccio ex-banchiere milanese, misantropo e con il forcone, è comunque legato a mille cose, dai gechi alle potature alle gelate alle piogge.

          Comunque ci sono molte profonde verità in quello che dici, grazie!

          • Peucezio scrive:

            Grazie a te!

            Ma forse l’alienazione è nei figli, che non l’hanno scelto e magari non vedono l’ora di stare in città, andare in discoteca, ecc.

            Bel problema comunque.
            Pensa agli Amish.
            Non posso dire di non sentirne il fascino.
            Ma prendi questa cosa tremenda per cui tutto dev’essere minimale, funzionale, niente cose voluttuarie. L’opposto delle società contadine di una volta, dove magari per un matrimonio ci s’indebitava a vita. O gli zingari (non ne parliamo), con catenacci d’oro, ecc.
            Il bello del mondo è la gratuità, le cose inutili.

          • Peucezio scrive:

            A proposito di gratuità…

            Hai letto “Cristo si è fermato a Eboli”?
            Per ovvi motivi, conoscendomi, è uno dei libri che amo di più al mondo.
            Bene, lui amava i contadini e trovava mostruosi, per la loro avidità, grettezza, egoismo, crudeltà i pochi signori del paese.
            E spiegava che tali loro caratteristiche tremende derivavano dal fatto che avevano poco da spartirsi, che erano frustrati perché si distinguevano dai cafoni ma in fondo erano dei miserabili anche loro, dai mezzi e risorse modeste.
            Uno dice: ma come? Se i signori erano poveri i contadini che erano??

            Ma il punto è che il contadino è più signore del signore, non ha la grettezza borghese. Perché appena ha una lira se la spende, offre da bere, festeggia. A costo di non mangiare i giorni dopo.

            Ovviamente ci sono signori e signori, contadini e contadini, situazioni e situazioni.
            Ma, insomma, c’è una continenza e parsimonia borghese e una prodigalità popolare.

            Alla fine secondo me il vero criterio è la gratuità.
            Non te ne frega un cazzo di capitalizzare, investire, accumulare, mettere da conto.
            No. I soldi servono per mangiare, bere, stare allegri, festeggiare. Andare a puttane. Persino giocare d’azzardo.

            Io sono tutto l’opposto. Non sono avaro, ma ho un senso sacro del valore del patrimonio come non intaccabile. L’ultima e unica volta che ho giocato ai cavalli abbiamo scommesso un euro in tre: trentatré centesimi!
            Ma non posso non amare i dissipatori!

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ peucezio

              “gratuita’”

              Proprio oggi ascoltavo il podcast di un guru del marketing sui social.

              Sosteneva che l’errore tipico di chi si mette a produrre contenuti online con l’intenzione di aprire un business è chiedersi per prima cosa “come posso ricavare qualcosa da questa piattaforma (Facebook, Instagram, Mastodon…) dove mi trovo a pubblicare contenuti?”

              Invece l’atteggiamento giusto è cominciare col chiederai “cosa posso dare io agli altri su questa piattaforma senza aspettarmi qualcosa in cambio?”.

              Raccontava di avere conosciuto in USA per caso, quando era uno squattrinato agli inizi, il già famoso e milionario fondatore di YouTube. La prima cosa che questi gli ha detto è stata “How can I help you?”.

              Il motivo è semplice.

              I social favoriscono molto la condivisione di contenuti (musiche, testi, filmati…), condivisione che comincia sempre con un atto gratuito. (Nessuno accetta di pagare per qualcosa che ancora manco sa cos’è).

              Partire con l’idea di non chiedere nulla in cambio è quindi il modo migliore per farsi notare nella giungla di gente che sgomita per farsi notare nel mare magnum della Rete.

              La gratuità diventa il miglior biglietto da visita dell’identità digitale nell’e-commerce, perché serve a stabilire quelle relazioni che in futuro serviranno a costruire un business.

              Viene in mente quanto scriveva De Crescenzo in “Così parlò Bellavista” sulla civiltà napoletana, dove la disponibilità gratuita verso il prossimo era considerata figlia del bisogno e della necessità di fare fronte comune contro i problemi della vita (come nel pensiero di Epicuro e ne “La ginestra” di Leopardi, aggiungo io).

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • fuzzy scrive:

                Fronte comune ma includendo anche l’ambiente naturale, altrimenti come intuiva Moi, “dura minga”

              • Moi scrive:

                Ripeto : il problema di “düra minga !” è … quale sia il vero soggetto sottinteso ! 🙂

              • Fuzzy scrive:

                Certo.
                Ma tu hai avuto un dubbio:
                A meno che … il Borghese Meneghino del Carosello (“düra minga !”) NON intendesse che “düra minga !” la mitica Civiltà Occidentale e con essa il concetto stesso di “Progresso” , e magari la Specie Umana stessa.

                Sono i dubbi che contano.
                -E perché?
                -Dubito di saperti rispondere, caro il mio Fuzzy.
                Diciamo che il dubbio si manifesta in modo più vibrante della certezza. È più vivo.

            • roberto scrive:

              peucezio

              “Ma non posso non amare i dissipatori!”

              interessante questo post, nel quale mi ritrovo in buona parte!

              più che i dissipatori a me piacciono quelli che si godono la vita.
              buttare i soldi dalla finestra per niente mi infastidisce

      • Peucezio scrive:

        A proposito di manie perbeniste e antivitaliste degli ultimi anni:

        da qualche tempo a ogni capodanno ci sono i rompicoglioni che lamentano che i fuochi spaventani gli animali.
        Ormai stiamo diventando noi le bestie domestiche dei nostri (non mio: io non ho nemmeno un pesce rosso) animali: siamo noi al loro servizio.

        Ogni scusa è buona per esprimere il proprio fastidio verso ogni manifestazione di giubilo e di vitalità.

        Arriverà il giorno in cui per strada sarà vietato fare una faccia allegra e ridere o sorridere perché la cosa traumatizza qualcuno?

        • roberto scrive:

          totalmente d’accordi e ci pensavo proprio quest’anno

          il mio comune ha vietato i botti, quelli limitrofi no.

          ora non che un piccolo comune in mezzo alla foresta fosse casamicciola, ma gli altri anni si passava una ventina di minuti allegri e colorati.

          quest’anno niente
          si sentivano in lontananza dei botti attutiti dalla distanza e dall’umidità dell’aria e ogni tanto il buio notturno mandava un leggero riflesso di colore, quasi a dire “c’è una festa qui vicino, ma tu non sei invitato”.

          l’unico rumore che ha squarciato il silenzio plumbeo della notte fredda e umida è stato il mio urlo “MAANDATETUTTIAFFANCULOOOOO”

          • Fuzzy scrive:

            Beh, i fuochi d’artificio possono anche rompere molto i coglioni. Specialmente se vengono sparati troppo in prossimità dell’abitato. Oramai tutti tengono qualche animale. A qualcuno scappa il cane. Poi deve andarlo a cercare chissà dove.
            Bisogna farli in un luogo adeguato.
            Comunque noto che qui dalle mie parti le feste paesane da qualche tempo non riscuotono più la stessa partecipazione.
            Non saprei dire perché. Pure gli stand gastronomici sono finiti in mano a soggetti che non sono più le casalinghe che facevano la sfoglia a mano o i volontari del paese o i ragazzini messi sotto a fare i camerieri.
            Forse è perché la gente sta invecchiando, e tra i pochi giovani una buona parte sono di origini non locali. Boh.

            • roberto scrive:

              30 maledetti minuti all’anno!!!!
              Uno si tiene il cane in casa, il gatto in braccio e tiene le finestre chiuse

              Il luogo adeguato non è il deserto del Gobi dove non c’è nessuno ma appunto la città dove per trenta minuti all’anno puoi far casino e goderti uno dei divertimenti più antichi che ci sia

              Ecchecazzo

              • Fuzzy scrive:

                Ah,ah! Ma mi sa che allora tu vivi ancora in un film di De Sica!
                Il mio quasi vicino tiene 2 cani e due gatti e non è certo un caso raro. Immagina i fuochi d’artificio mentre tutti i paesani sono in casa a tenere in spalla i cani e i giovani se ne stanno chissà dove, perché hanno altri interessi. Comunque come dicevo, non è che non si possono fare, piuttosto devi farli in un posto adeguato. Ci vuole che so, il contadino che ti mette a disposizione il campo, solo che poi se lo ritrova tutto sporco di rimasugli di cartone o di plastica.

              • roberto scrive:

                Fuzzy,

                Sono napoletano, so cosa sono i fuochi e so cosa sono gli animali (mia mamma fino all’anno scorso aveva due gatti)

                Ora se uno non sa chiudere un animale in casa per mezz’ora sono problemi suoi, non dei fuochi artificiali

                Per altro, dove sarebbe il posto adatto? Il campo del contadino no per il problema che dici tu, e per quello che dico io (li fai per le mucche i fuochi?)
                Allora dove?

              • Fuzzy scrive:

                Tutti sanno rinchiudere in casa
                due cani e due gatti. È che a qualcuno può dare più noia del piacere che ricava dai fuochi d’artificio.
                Io ero militare a Napoli nell’anno in cui l’Italia ha vinto il campionato del mondo circa primi anni 80. Disgraziatamente
                quando si è conclusa la semifinale ero in giro per San Giorgio a Cremano. È stata l’unica guerra in cui mi sono ritrovato in mezzo. Voglio dire, se lanci dei petardi dalla finestra, almeno guarda se ci sono dei passanti sotto. Non so i cani. Non sentivo abbaiare. Secondo me prima hanno ucciso i cani poi hanno cercato di uccidere i passanti.

              • roberto scrive:

                Fuzzy,

                Esistono dunque due gruppi, quelli che non amano i fuochi d’artificio e quelli ai quali mettono allegria

                Supponiamo per amore di discussione che questi gruppi rappresentino ciascuno il 50% della popolazione (sono generoso: come detto sono napoletano e secondo me giù i fuocofobi saranno due di numero, ma lasciamo perdere)

                Quale potrebbe essere un buon compromesso?

                Che i fuochi non si facciano mai?
                O che tutto sommato semel in anno si possano sparare due petardi e fare mezz’ora di festa?

              • Fuzzy scrive:

                Non sono un conoscitore delle casistiche dei fuochi d’artificio.
                Ho notato che si portano dietro alcune problematiche che vanno oltre la mezz’ora di svago. Poi per me se ne possono fare finché
                si vuole. Cani non ne tengo più, perché mio figlio oramai ha trent’anni e vive a Milano. L’unico che ho avuto l’avevo preso per lui quando era bambino. Però devo dire che quando a 15 anni ha iniziato a soffrire per un tumore e poi l’abbiamo dovuto far sopprimere, è stato un dispiacere come se si fosse trattato di un famigliare.

              • Peucezio scrive:

                Fuzzy,
                “È che a qualcuno può dare più noia del piacere che ricava dai fuochi d’artificio.”

                Beh, ma nessuno dice che qualcuno, proprietario di animale o no, debba essere OBBLIGATO a fare i fuochi d’artificio.

                Il principio è semplice: tu non li vuoi fare, io sì (in realtà non li ho mai fatti, se non, in un paio di occasioni, a casa di amici che li facevano, coadiuvandoli): tu non li fai, io sì. Siamo in un paese libero.
                Botti tutto l’anno sarebbero un fastidio per tutti ovviamente, animali e cristiani, ma una volta all’anno…

            • Peucezio scrive:

              Fuzzy,
              “A qualcuno scappa il cane. Poi deve andarlo a cercare chissà dove.
              Bisogna farli in un luogo adeguato.”

              Ma che stai dicendo?
              La casa quella è, come fa a scappare?
              E comunque, cavolacci suoi!
              Se uno decide di tenere in casa un animale domestico, benissimo per lui,

              … ma non può rompere i coglioni agli altri e impedire loro di divertirsi!

              Le feste paesane non riscuotono più partecipazione perché quelli che una volta erano vitali oggi sono vecchi e le nuove leve sono sempre più delle amebe, casalinghi, fobici, pieni di manie.

          • Miguel Martinez scrive:

            Pr roberto

            “il mio comune ha vietato i botti, quelli limitrofi no.”

            Esistono i botti fuori dall’Italia?!!!

            • roberto scrive:

              Scherzi vero!?!
              Esistono dappertutto….

              • Moi scrive:

                Un conto però sono i Professionsti ,un conto gli Scugnizzi che rischiano con vere e proprie bombe …

              • roberto scrive:

                Certo ma…boh, qui i miei vicini di casa hanno sempre sparato razzi, petardi, botti e ti parlo di lussemburghesi e rumeni

                In Francia idem

                In Germania pure

                Negli usa non me li ricordo per capodanno ma per il 4 luglio si

              • Peucezio scrive:

                La cosa folle è che da voi siccome sono vietati la gente non li fa.
                Qui sarebbe inconcepibile.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per PinoMamet

        ” non voglio dire che sia un lavoro disumano: se lo fosse, non lo farebbe più nessuno da un pezzo, o solo i carcerati. Ma non lo definirei esattamente “non alienante”…)”

        Attenzione…. alienante non vuol dire faticoso. Alienante vuol dire che “non senti che è tuo”.

        Quando lavori sette giorni la settimana per quello che è tuo, o della tua comunità, sì, lo senti che è tuo.

        “Alienante” vuol dire sentire che tu stai lavorando nell’interesse di “alii, altri”.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per PinoMamet

      “di sentire la storia della coppia di milanesi che lasciano “l’alienante lavoro di ufficio con i suoi ritmi disumani””

      La Toscana ne è piena!

      Sono stato appena ospite di una famiglia (due generazioni) di milanesi profughi, che hanno aperto un B&B in Versilia.

      Gli orari sono quelli che dici tu, ma mi sembrano felici così.

  54. Moi scrive:

    Almeno Habs sarà d’accordo che , nel ritenere di poter “riconcilare” Tomistica e PostModernismo, Papa Benedetto XVI è stato di un’ ingenuità sorprendente.

    Quanto al famigerato discorso di Ratisbona 2006 , di cui non si ricorda che la “Reaction” 🙂 della Umma 😉 alla citazione decontestualizzata di Manuele Paleologo … farà come i Monty Python con il Gender 🙂 !

    Per me già si sta un poco ricredendo almeno la Francia “vera e propria” 😉 visto che … in 230 anni sono passati dalla Nazione del Giacobinismo a quella in cui almeno un terzo della popolazione ritiene “inevitabile” _ tra fatalismo di alcuni e compiacimento di altri _ che ti accoppino se scherzi su Maometto !

    • Moi scrive:

      Bergoglio / Francesco è senz’altro più avveduto, dando per persa l’ Europa di cui rimane solo un “Buonismo” e “Senso di Colpa Storico” Tafazzistico 😀 , spesso frainteso come Essenza del Cristianesimo.

  55. Moi scrive:

    SEGNALAZIONE

    New Zealand lawmakers will vote on whether to lower the national voting age to 16

    https://www.npr.org/2022/11/21/1138184307/new-zealand-lawmakers-will-vote-on-whether-to-lower-the-national-voting-age-to-1

    New Zealand’s voting age was previously lowered from 21 to 20 in 1969, and then to 18 in 1974.

    • Peucezio scrive:

      ‘Sti anglosassoni devono avere davvero diverse rotelle fuori posto.

      Se hai 16 anni puoi votare, guidare la macchina, usare le armi da fuoco, puoi cambiare sesso e farti amputare pezzi del tuo corpo (anche molto prima), ma guai a Dio se un adulto fa sesso con te o anche solo vede una tua foto erotica o se bevi due dita di birra!

  56. Moi scrive:

    Un AllievƏ di Vera Gheno, tal Sio, intervistato sulla/lo Schwa dal Bruno Vespa dei Millennials 😀 , tal Shy / Alessandro Masala :

    https://www.youtube.com/watch?v=N0bhXZSpgFY

    12 min : 21 sec

  57. Moi scrive:

    @ PEUCEZIO

    Lo schwa (ə) avanza, e l’Accademia della Crusca traballa come un dinosauro dai fragili artigli

    La linguista Robustelli parla a nome della Crusca e si tradisce: noi siamo soltanto linguisti, non filosofi o sociologi. Appunto. Applausi.

    —————-

    https://www.gay.it/lo-schwa-avanza-e-laccademia-della-crusca-traballa-come-un-dinosauro-dagli-artigli-fragili

    😀

    • Moi scrive:

      Però è interessante come in Italia si pensi a “schwa” come “roba inclusiva, tutt’al più da reinventarsi in Intaliano da certi dialetti del Sud …” che NON come “fonetica per l’ apprendimento dell’ Inglese” , se poi pensiamo al “Niqqud in Ebraico”, entriamo proprio in una Cerchia d’ ElettƏ 😉 [ … anzi : Elettɜ , con cal bagàj qué, ch’ al pèr un trì … non-binary plurale] Ristrettissima !

      • Moi scrive:

        … No, perché : è con queste (!) Elite Culturali Egemoni che Benedetto XVI voleva rinegoziare la Logica Tomistico-Aristotelica e “con l’ Islam per il Laicismo è peggio”, eh !

    • roberto scrive:

      ho perso tre minuti della mia vita ed un caffé a leggere sta cosa…moi, moi perché mi fai questo?

      noto

      “Dice Robustelli, cercando di mantenersi fedele alla propria missione di tecnica: “si eliminano gli accordi tra le parole e si mina l’intera coesione testuale: e questo è un fatto grave”.
      L’affermazione è disperatamente forte. Così forte, da mostrarsi debole. Risuona come una patetica sciocchezza balbettata da un dinosauro in decomposizione. Gli artigli fragili di un corpo vecchio si sbriciolano nel cercare di afferrare un presente che sta già scappando.”

      …”patetica sciocchezza” dice st* patetic* minchione/fighett* (è abbastanza inclusivo?)

      mentre una cosa interessante, la dice la tipa ad inizio intervista
      “La lingua italiana si può rendere più inclusiva, ma il sistema lingua deve funzionare e, per farlo funzionare, bisogna rispettare le sue regole”

      che è quello che cerco di fare si parva licet nel mio quotidiano

      invece di scrivere un orrendo
      “Cher.e.s Collègues
      je vous ai déjà informé.e.s que…”

      scrivo
      “Chères, Chers Collègues
      vous avez déjà lu ma note….”

      rispetto la lingua, includo maschietti e femminucce, e mi diverto a riflettere quando scrivo

      • PinoMamet scrive:

        Nulla da aggiungere a Roberto.

        Mi sta bene che qualcosa sia definitivo una “patetica sciocchezza”, ma si abbia la bontà di spiegare il perché, ammesso che ne esista uno.

        Altrimenti è pura supponenza.

        PS
        Ehm, perché non “sciocchezzo”? Ci ha mai pensato, l’articolista, che la lingua italiana è fatta interamente di maschili e femminili, immediatamente riconoscibili come tali, a differenza dell’inglese, per esempio?
        😉

        Comunque l’impressione è che l’articolista non abbia compreso per niente il discorso della linguista.
        Schwantastic.

        • roberto scrive:

          secondo me più che nnon aver compreso il discorso se ne è bellamente fregato…ha le sue idee, puoi dirgli quello che vuole, non cambierà mai le sue idee

          temo che il dialogo sia sopravvalutato: fra interlocutori che si ascoltano e che sono disposti a modificare le loro posizioni perche non sono innamorati delle loro idee, il dialogo è una cosa bella ed utile. negli altri casi una semplice perdita di tempo (e la rissa è più divertente)

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          “Ci ha mai pensato, l’articolista, che la lingua italiana è fatta interamente di maschili e femminili”

          ma soprattutto questi continuano ad usare le desinenze del maschile non marcato coniugando i tempi composti con ausiliare avere, per cui parliamo di gente che non è neppure in grado di descrivere il modo in cui parla.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      La linguistica è descrizione, prima che prescrizione. Poiché gli sgrammaticati non hanno ancora descritto una regola coerente alternativa che a loro parere sarebbe diffusa tra i parlanti, mi pare che non ci sia proprio da discutere.

      • PinoMamet scrive:

        Ma basterebbe che proponessero qualche proposta concreta e sarebbe già un bel passo avanti.

        Per esempio: mi spiegassero come si fanno gli articoli con lo schwa.

        Cioè, se io scrivo, o dico, “Ə giornalistƏ” non sto facendo un plurale inclusivo: sto solo facendo un plurale maschile scritto (o pronunciato) male, ma chiaramente riconoscibile come maschile.

        Non è mica colpa mia se la lingua italiana è fatta così!

  58. Moi scrive:

    ** PARLIAMONE (RELATVAMENTE) SERIAMENTE … leggerei volentieri le vostre considerazioni in merito, ni-unƏ ex-clusƏ !**

    Penso che NON vi sia Profeta più fallace del mitico Borghese Meneghino del Carosello (“düra minga !”) dinanzi alle (allora) Novità della Contestazione Giovanile :

    gli stessi ExGiovani (sempre più “ex” …) che odiavano i “Matusa” , oggi sono odiati visceralmente dai MillennialS 😉 e Z-Gens (o quel che sono) come “Boomers” … un Contrappasso stupendo, degno del Sommo Poeta ! 😉

    Io stesso ho scoperto “Il Sciur del Düra Minga” a Inizio Anni Novanta con “Blob”, trasmissione davvero “futuristica” per l’ epoca … tipo sbirciare un quisque odierno che smanetta video shorts in Internet di palo in frasca.

    • Moi scrive:

      Insomma : vedendo l’ estremismo culturale avanguardistico odierni, vedi la normalità di massa di un futuro lontanissimo, che la biologia (salvo improbabilissime alternative tipo criogenizzazione a lungo scongelamento o divenire cyborg …) ti preclude … pure se oggi hai 20 anni.

      A meno che … il Borghese Meneghino del Carosello (“düra minga !”) NON intendesse che “düra minga !” la mitica Civiltà Occidentale e con essa il concetto stesso di “Progresso” , e magari la Specie Umana stessa.

      • Moi scrive:

        … in quest’ultimo caso, sarebbe al contrario il Massimo Profeta di Sempre ! 😉

      • Fuzzy scrive:

        Moi
        All’epoca si cercava di comprare oggetti “di marca” che si riteneva potessero durare, anziché le “sotto-marche” pagate meno ma che si rompevano subito.
        Era un po’ la saggezza popolare.
        Si usava anche “Dura da Natale a Santo Stefano” Si dice ancora, credo, ma con un significato leggermente diverso, più circoscritto.

  59. Moi scrive:

    Sarebbe stato bello veder questa “réclame” (come si diceva all’ epoca …), con Ernesto Calindri e Franco Volpi

    https://www.youtube.com/watch?v=SS7dHif-iNE

    pannolino per cagnolina mestruata !

    😉

    ———————————-

    https://www.corriere.it/la-lettura/cards/carosello-pubblicita-arriva-tvla-storia-dieci-personaggi-sondaggio/china-martini-dura-minga.shtml

    China Martini

  60. Moi scrive:

    @ CATTOLIC? ;)- :

    Michela Murgia in veste di Teologa :

    https://www.lastampa.it/cultura/2022/12/24/news/i_cattolici_amano_un_dio_bambino_perche_rifiutano_la_complessita-12430472/

    I cattolici amano un dio bambino perché rifiutano la complessità

    PS

    Leggibile solo a “Utenti Premium” … si troveranno perciò in rete molte critiche ma non il testo di riferimento.

    • Francesco scrive:

      Secondo me la Murgia non esiste, è una trappolona del Dimonio per pescare noi bischeri bigotti!

      Che certe cose non le dovremmo nè pensare nè dire nè invocare .. e invece capita.

      🙁

  61. Moi scrive:

    Il 29 Dicembre dell’ Anno Scorso … è morto Ruggero Deodato, in un certo buon per lui che non era tanto noto, stranamente NON mi risultano Festeggiamenti Animalisti !

    https://www.sorrisi.com/cinema/ruggero-deodato-il-nostro-ricordo-del-regista-di-cannibal-holocaust/

  62. Moi scrive:

    […]

    https://screenworld.it/cinema/cannibal-holocaust-gli-animali-furono-uccisi-veramente-nel-film-di-ruggero-deodato/

    Ruggero Deodato

    Il regista confermò che erano stati uccisi degli animali, ma sottolineò che gli animali in questione furono anche mangiati.

    […]

    • Fuzzy scrive:

      https://it.m.wikipedia.org/wiki/Anche_gli_angeli_mangiano_fagioli
      Il massimo di violenza che tollero sullo schermo. Poi forse qualcuno tirerà in ballo l’arte. Se è così ne faccio a meno.

      • PinoMamet scrive:

        To’, OMDAF
        (occasione mensile di accordo con Fuzzy, nel caso sia poco pratico delle sigle delle blog).

        • Francesco scrive:

          come, niente filmoni con Schwarzie o Stallone? niente cinema sul Vietnam? niente Ispettore Callaghan?

          ma che ti guardi allora?

          😉

          PS OUARD

        • Moi scrive:

          Niente Quentin Tarantino ?!
          Niente Sergio Leone ?!

        • PinoMamet scrive:

          Me li guardo tutti, ovviamente (sapete, non c’è bisogno di prendere tutto alla lettera 😉 )

          Ma di quelli citati, l’unico che trovo davvero violento è Tarantino: perché si capisce che a lui la violenza piace , perlomeno quella filmica.

          Quella di Leone e Clint Eastwood è solo un pretesto per i dialoghi fighi, quella di Schwarzenegger è una favola come quella di Bud Spencer, quella dei film sul Vietnam è la condanna della guerra e i sensi di colpa…

          Ma a Tarantino invece proprio gli piace

  63. Fuzzy scrive:

    Ispettore Coliandro. Ma non lo fanno più?
    Gli episodi con Vito-Giacomino. Il non plus ultra.

  64. Andrea Di Vita scrive:

    @ moi

    “Calindri”

    Grazie!

    Quanti ricordi! 🙂🙂🙂

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    Ciao!

    Andrea Di Vita

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