Cambiamento climatico, vero o falso, o non importa? (5)

Alla prima parte

Abbiamo pubblicato qui gli interventi di Silvia Guerini e di Cristiana Pivetti sul tema del cambiamento climatico.

Ci siamo dati un compito pazzesco: costruire un ponte tra chi “crede” e chi è “scettico” riguardo al ruolo umano nell’attuale cambiamento climatico, per cercare di affrontare invece criticamente le “soluzioni” che chi ha il coltello dalla parte del manico ci presenta.

Il risultato matematicamente sicuro è che sarò massacrato da entrambe le parti…

Questo significa innanzitutto: evitare di entrare nell’inesauribile mondo della discussione sulle “prove” e le “smentite”. Il clima è l’insieme di tutto ciò che succede sul nostro pianeta, più la sua interazione con l’intero universo, e quindi troveremo sempre prove e smentite. E siccome le “nostre” prove sono “vere”, i nostri avversari devono essere miserabili bugiardi in malafede.

Mi limito a dire quello che penso io, senza cercare di dimostrare nulla.

Personalmente credo che l’industria umana, in senso lato, produca anche CO2 in quantità, appunto, industriali.

Gli scettici fanno notare che la CO2 è una molecola che fa tante cose buone. E hanno ragione da vendere, solo che non è quello il punto.

Questa splendida sostanza, la base stessa della vita, non è un inquinante e ha un utilissimo effetto serra, senza il quale non potremmo sopravvivere, e nessuno lo nega, per cui è una perdita di tempo affermarlo.

A differenza del 99,99% dei gas che costituiscono l’atmosfera, la CO2 trattiene le radiazioni infrarosse in uscita dalla nostra atmosfera.

Questo ci regala piacevoli giornate.

E il livello di CO2 ha conosciuto oscillazioni enormi in passato, certamente legate anche al Sole, ai vulcani e a tante altre cose. Oscillazioni che nessuno studioso nega.

Il problema è che nell’ultimo secolo, la concentrazione è aumentata a una velocità senza precedenti, senza dare tempo a una natura già massacrata dall’uomo di adattarsi.

Ora, l’aumento sia della concentrazione di CO2, sia delle temperature, non ha seguito per nulla l’andamento dei cicli solari undecennali (in media in calo da circa il 1960),

mentre ha seguito piuttosto chiaramente l’aumento del consumo di energie fossili da parte dell’uomo:





Insomma, mi sembra plausibile che ci sia una correlazione tra consumo di carburanti fossili (in questi decenni, l’umanità ha consumato tanta energia quanta ne ha consumata nei 12.000 anni precedenti), aumento della concentrazione di CO2 e aumento delle temperature medie.

La scienza è piena di sorprese, e posso accettare mille rimodulazioni di questa affermazione.

Quanta parte della devastazione mondiale indotta dall’attività industriale dell’uomo è “colpa” della CO2, quanta parte dei pesticidi, quanta parte della cementificazione, quanta parte dei…? Non ho la minima idea (e sospetto che nemmeno i più esperti lo sappiano).

Ma faccio fatica a capire la drammatizzazione di questa questione, da una parte o dall’altra.

Capisco il tecnico texano della ditta petrolifera che si arrabbia se gli dicono che il mestiere cui ha dedicato la vita sta distruggendo il mondo, e cerca (e facilmente trova) dati per dimostrare il contrario.

Capisco il climatologo che ha dedicato anche lui una vita a queste cose e si infuria con il tecnico texano, e magari lo aggredisce pure in maniera supponente.

Ma la questione immaginaria, culturale e politica della CO2 è andata molto oltre.

Ovviamente i primi a capire che esiste una catastrofe ambientale sono quelli che stanno distruggendo l’ambiente.

L’opinione di Greta Thunberg vale all’incirca quanto quella della Ferragni.

Ma la McKinsey da quasi un secolo fa da consulente alle principali imprese del mondo, che evidentemente hanno ragione a fidarsene. E la McKinsey dedica molta attenzione alla “minaccia e alle opportunità” che il cambiamento climatico presenta per gli investitori.

Ovviamente il problema sta proprio nella riduzione di tutta la questione ambientale al “cambiamento climatico”, a sua volte attribuito esclusivamente all’aumento della concentrazione della CO2.

Distogliendo l’attenzione da quello che conta davvero, cioè la perdita di interconnessione, di biodiversità, di vitamorte, di incontrollabilità insondabile, che è il miracoloso esserci su questo solitario pianeta, e che è il contrario di ogni progetto umano.

No, i tecnocrati hanno trovato un numero, le “parti per milione” di CO2, da abbassare con una leva, con un technofix.

E se la CO2 non si abbassa, si fa un gioco di prestigio per arrivare allo Zero Netto, che è una truffa per definizione: un aereo che “non emette” non vola.

Si parte da giochi contabili distruttivi (come le biomasse), ma prima o poi, o si faranno proclami che nessuno ascolta, o si procederà a qualche immensa e catastrofica azione di geoingegneria.

Sta qui il rischio che corrono tutti i movimenti di giovani che, prima del Covid, chiedevano ai governi di “fare subito qualcosa” per “salvare il pianeta” – Greta Thunberg (che non esalto e non demonizzo) diceva dei governi, “loro sanno cosa fare“.

No, i governi sono quelli che appena scoperte le Fasce di Van Allen, le hanno prese a colpi di bomba atomica.

In questo contesto, è normale che gli ambientalisti più sensibili, che sentono a pelle la menzogna, diventino scettiche sulla questione CO2, e paradossalmente accolgano i dati dei tecnici petroliferi texani.

Tutto questo ha una ricaduta politica molto importante.

La catastrofe ambientale, che esiste davvero, viene spiegata esclusivamente attraverso la questione CO2.

Che permette di stabilire con dei numeri a chi far pagare la catrastrofe, e a chi non farla pagare.

I grandi flussi finanziari possono scorrere ovunque e da nessuna parte.

Le grandi imprese possono inventare giochi contabili.

Resta, in Europa, l’immenso ceto medio, all’incirca chiunque abbia una casa e un’auto, può permettersi di mandare i figli all’università, ma è legato a un mestiere preciso e (di solito) a un luogo.

Un esempio interessante ce lo presenta Guus Berkhout, professore universitario olandese di geofisica, che ha lanciato alcuni anni fa una “dichiarazione” che viene presentata come quella dei “1100 scienziati che dicono che non esiste l’emergenza climatica“.

In realtà la dichiarazione dice una serie di ovvietà, che firmerei anch’io, se non finissero con l’affermazione che tutto va bene. [Nota 1 ]

Ma Berkhout ci presenta, sul suo sito, un caso significativo, e lo fa in maniera intelligente.

E’ il dramma e la rivolta degli allevatori olandesi (invito gli anglofoni a leggere tutto l’articolo), fino a ieri l’orgoglio del paese per essere riusciti a trasformare una terra misera nel secondo esportatore mondiale – dopo gli Stati Uniti – di prodotti agricoli.

Improvvisamente, lo Stato olandese ha scoperto che fanno troppe emissioni, e hanno deciso che devono tagliare lì, e non – ad esempio – sulle emissioni degli aeroporti.

Infatti, Schiphol, dove ogni mese passano oltre sei milioni di passeggeri, si vanta di essere CO2 neutral dal 2012.

Schiphol

Tu e io sappiamo che non è CO2 neutral nemmeno il frate della Certosa in Quaresima, ma vaglielo a dimostrare.

Infatti, l’allevatore medio olandese sicuramente è più bravo ad allevare le vacche (magari ad antibiotici) che a inventarsi una contabilità CO2.

A Berkhout sfugge la domanda, se abbia senso che un paese campi sull’esportazione di carne, o su cosa sia l’industria della carne.

Ma coglie chiaramente come l’ossessione monotematica della CO2 verrà utilizzata contro piccole persone, che cercano solo di sopravvivere.

Non dimenticate: niente contadini, niente cibo!”

Nota:

La World Climate Declaration, che gode attualmente di 1200 firme, è un documento breve e per molti versi lo firmerei anch'io, se ne condividessi gli scopi (palesati solo nell'ultimo punto):

Il riscaldamento è causato da fattori naturali e antropici

La documentazione geologica rivela che il clima della Terra varia da quando esiste il pianeta, con fasi naturali fredde e calde. La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento.

premesso che almeno a me interesssa tutta la questione ambientale e non solo questi due elementi... dicono una banalità ineccepibile, che se fosse interessante, lo firmerei pure.

Il riscaldamento è molto più lento del previsto

Il mondo si è riscaldato con un ritmo inferiore alla metà di quanto era stato inizialmente previsto, e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare basandosi sulla forzatura netta umana e allo squilibrio radioattivo. Questo ci dice che siamo lungi dal comprendere il cambiamento climatico.

Insomma, il clima è molto complesso, e anche questo lo sapevamo. Il fatto che siamo "lontani dal capire" è proprio quello che ci dice che dovremmo stare attenti.

La politica climatica si basa su modelli inadeguati

I modelli climatici presentano molte carenze e sono difficilmente sfruttabili come strumenti decisionali. Inoltre, probabilmente esagerano gli effetti dei gas serra come la CO2. Infine, ignorano il fatto che arricchire l’atmosfera con CO2 è benefico.

Nulla da ridire nemmeno qui. Infatti, la mia critica è proprio che si parla tanto di CO_2 e poco di tutti gli altri fattori convergenti, e sono pienamente d'accordo sull'inaffidabilità di ogni modello. Ma noterete che non si nega il punto fondamentale, cioè che la CO2 fa "effetto serra".

La CO2 è il cibo delle piante, il fondamento di tutta la vita sulla Terra

La CO2 non è un inquinante. È essenziale per tutta la vita sulla Terra. La fotosintesi è una benedizione. Più CO2 fa bene alla natura, rende la Terra verde: l’aggiunta di CO2 nell’aria ha portato ad un aumento della biomassa vegetale globale. È anche buono per l’agricolutura, aumentando i raccolti in tutto il mondo.

E chi dice il contrario?

Il riscaldamento globale non ha per forza causato disastri naturali

Non ci sono prove statistiche che il riscaldamento globale stia intensificando uragani, alluvioni, siccità o altri disastri naturali simili, né che li renderebbe più frequenti. Al contrario, le misure di mitigazione della CO2 sono devastanti quanto costose. Le turbine eoliche uccidono uccelli e pipistrelli e le piantagioni di olio di palma distruggono la biodiversità delle foreste tropicali.

Sull'intensificazione dei disastri naturali, sicuramente sarà facile citare centomila casi singoli da una parte e centomila dall'altra. Mentre sui limiti delle energie alternative, esiste un ampio dibattito. Ma il fatto che forse nemmeno le energie alternative siano infallibili, non indica che viviamo oggi nel migliore dei mondi possibili.

Poi arriva il punto cruciale:

L’azione politica deve rispettare le realtà scientifiche ed economiche

Non c’è emergenza climatica. Non vi è quindi motivo di panico e di allarmarsi. Ci opponiamo fermamente alla politica inutile e irrealistica di neutralità carbonica proposta per il 2050. Fino a quando non emergeranno approcci migliori, il che certamente accadrà, abbiamo ampio tempo per riflettere e adattarci. L’obiettivo della politica internazionale deve essere quello di fornire energia affidabile ed economica, permanentemente e in tutto il mondo. 

Ed ecco che dalle banalità precedenti emerge dove si vuole arrivare: continuare con lo "stile di vita" attuale, dicendo che viviamo nel migliore dei mondi possibili. "Non c'è alcun motivo per entrare in panico o allarmarci". E si capisce paradossalmente come il piccolo allevatore olandese possa aggrapparsi a un simile messaggio, molto più del direttore del mega-aeroporto.
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16 risposte a Cambiamento climatico, vero o falso, o non importa? (5)

  1. Mauricius Tarvisii scrive:

    Leggendo l’appello mi viene quasi da dire che bisognerebbe aumentare le emissioni di anidride carbonica.

    ” Più CO2 fa bene alla natura, rende la Terra verde: l’aggiunta di CO2 nell’aria ha portato ad un aumento della biomassa vegetale globale. È anche buono per l’agricolutura, aumentando i raccolti in tutto il mondo.”

    Cioè noi come stronzi non stiamo bruciando carbone anche quando non serve per ottenere tutti questi benefici? Non diamo fuoco a foreste a caso per impedire a quelle maledette piante di assorbire questo gas provvidenziale? Non asfaltiamo le torbiere che intrappolano carbonio nel sottosuolo mettendo a repentaglio questa cornucopia atmosferica?

  2. Andrea Di Vita scrive:

    @ tutti

    Viene da pensare che quei mille firmatari siano pagati dagli allevatori olandesi.

    Poi mi sfugge la logica del discorso per cui siccome l’eccesso di CO2 non è l’unica cosa a dare problemi (ma ci sono anche le microplastiche, la perdita di biodiversità ecc.) allora noi non si deve limitare l’eccesso di CO2.

    Come dire che se ho il cancro allora è inutile operarmi di appendicite.

    Ma chissenefrega se l’aumento di CO2 è antropogenico oppure no! Non se ne può più di questa polemica!

    Se ce n’è troppa, le emissioni vanno ridotte. Punto e basta.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Miguel Martinez scrive:

      Per ADV

      “Ma chissenefrega se l’aumento di CO2 è antropogenico oppure no! Non se ne può più di questa polemica!”

      Però pensa appunto all’agricoltore olandese.

      Perché lui deve chiudere, e Schiphol no (anzi mi sembra di ricordare che ci siano anche progetti di espansione)?

      Perché “lui fa aumentare la CO2 e Schiphol no!”

      E allora non è strano che l’agricoltore cominci a pensare confusamente, “è tutta una presa in giro!”

  3. tomar scrive:

    OT (si fa per dire)
    Ieri, per rispondere alla provocazioni di Kim il pazzo, Stati Uniti e Corea del sud hanno lanciato 5 missili Atacms al largo della penisola coreana.
    L’obiettivo di queste esercitazioni, secondo il coordinatore per le comunicazioni strategiche del Consiglio di sicurezza nazionale John Kirby, è evidenziare che gli Stati Uniti e gli alleati hanno “le capacità militari pronte a rispondere alle provocazioni del Nord”.
    Wow! Per fortuna siamo pronti.
    Peccato che uno dei cinque missili sia caduto sulla zucca dei lanciatori. Per fortuna non era (ancora) dotato di testata nucleare.

  4. davide ghizzoni scrive:

    Il problema non è la CO2 ma la gestione del territorio e dell’agricoltura.
    Potremmo risolvere il problema e contemporaneamente mettere un tappo alla falla ecologica che si è aperta nel mondo se solo canalizzassimo tutta questa CO2, che ricordo essere il mattoncino fondamentale degli esseri viventi, verso la produzione di alimenti.
    Consiglio vivamente per chi ancora non lo conosca la visione di qualche conferenza di Ernst Gotsch, facilmente reperibili sul tubo. Agroforestazione, agricoltura sintropica, le soluzioni sono tanto semplici quanto alla portata di tutti ma l’agrobusiness mi sembra stia andando in tutt’altra direzione segando ulivi secolari per impiantare deserti a perdita d’occhio di uliveti DOP e monoculture chemistry-aided.

    • roberto scrive:

      Beh il pianeta non è più sicuro, ma ci sarà un’infinitesima quantità di plastica in utile in giro di meno
      Pensavo in realtà che i palloncini fossero compresi nel divieto di vendita di oggetti di plastica monouso….

      Trovo invece come al solito molto disdicevole che queste misure siano prese con ordinanze di sindaci

      • Miguel Martinez scrive:

        Per roberto

        “Beh il pianeta non è più sicuro, ma ci sarà un’infinitesima quantità di plastica in utile in giro di meno”

        I palloncini liberi per definizione non vengono buttati nella spazzatura e/o riciclati, e finiscono in gran parte in mare (mi sembra che i comuni “vietanti” siano paesi sulla costa), dove fanno strage di

        “foche, tartarughe e uccelli marini. Si tratta di una minaccia molto più frequente di quanto non si immagini: durante una ricerca portata avanti dalla Università di Wales Swansea, nel Regno Unito, i pezzi di palloncino costituiscono l’80% dei rifiuti trovati all’interno dello stomaco delle tartarughe marine analizzate. È inevitabile che quello che vola in alto, torna giù.”

        https://www.seaforchange.it/limpatto-negativo-sullambiente-dei-palloncini

        Sarà uno dei problemi ambientali minori, ma mi sembra che sia uno dei più facili da risolvere, con meno controindicazioni.

        • roberto scrive:

          Si sono d’accordo

          Contesto solo il fatto che sua un’ordinanza del sindaco e non una legge, come se il palloncino rilasciato nel comune limitrofo non inquinasse…

  5. Miguel Martinez scrive:

    Urrà!

    Ogni raro tanto, una buona notizia!

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/10/05/rifiuti-bruciati-con-la-legna-alberi-tagliati-per-prendere-piu-incentivi-legami-con-i-clan-cosa-ce-dietro-il-sequestro-della-centrale-a-biomasse-di-cutro-crotone/6827961/

    Rifiuti bruciati con la legna, alberi tagliati per prendere più incentivi, legami con i clan: cosa c’è dietro il sequestro della centrale a biomasse di Cutro (Crotone)

  6. Miguel Martinez scrive:

    Mettendo insieme palloncini e CO2…

    Quella dei palloncini è una tipica causa di “Destra”: “e che cavolo, mi tolgono i palloncini INVECE DI vietare la pesca a strascico, che fa molti più danni”.

    Errore logico: i due eventuali divieti sono indipendenti, lo stato può vietare o non vietare uno dei due o entrambi.

    Invece questione CO2: il governo olandese deve raggiungere una certa cifra complessiva di emissioni e compensazioni entro un certo anno, per legge e anche per decisione dei tribunali.

    Quindi deve decidere di tagliare di qua oppure di là.

    Lo Stato deve tagliare, o di qua o di là, o salva Schiphol o salva l’agricoltore.

    In questo caso l’agricoltore che si lamenta che colpiscono lui INVECE DI dice una cosa corretta.

  7. Francesco scrive:

    Miguel

    non che sia molto importante ma a te come mai stanno così simpatiche le fasce di Van Allen?

    Ciao

  8. roberto scrive:

    Ho letto l’articolo di beerkhout, piacerà molto ai fasci nostrani!
    C’è tutto l’armamentario di destra, i burocrati incompetenti, Bruxelles, gli ecologisti che non capiscono nulla, gli immigrati che ci invadono, Reagan la sapeva lunga, il nazionalismo, o tempora o mores….
    Cosa ci hai trovato di “intelligente”?

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