“Ci vuole un governo sovranista per fare una politica globalista”

Da circa due settimane il quotidiano della FIAT, Repubblica, ha improvvisamente smesso di dire che la signora Meloni sta per marciare su Roma e trasformare il Gasometro in una camera a gas.

Anzi, inizia a trattarla quasi con rispetto.

Conosciamo tutti la frase (la sentii secoli fa in bocca proprio a Gianni Agnelli a un telegiornale),

per fare una politica di Destra, ci vuole un governo di Sinistra.

Non è un discorso paradossale: il sistema partitico si basa infatti sull’esistenza di due poli, che si controllano a vicenda, nell’interesse generale.

Prendiamo un caso immaginario, un ospedale.

La Sinistra in teoria vuole che l’ospedale sia pubblico “perché è più giusto”; la Destra vuole che l’ospedale sia privato “perché funziona meglio”.

Appena un governo di Destra fa la minima mossa per privatizzare l’ospedale, la Sinistra organizza proteste; e la Destra deve stare attenta, perché rischia di perdere voti.

Ma anche la Sinistra, se va al governo, deve stare attenta: la Destra veglierà affinché non diano lo stesso stipendio al custode e al chirurgo, demotivando quest’ultimo.

Questa è la teoria.

Ma poniamo che un governo di Sinistra arrivi al potere, e invece privatizzi l’ospedale.

La Destra non protesterà per la privatizzazione, ma siccome deve comunque attaccare la Sinistra, la accuserà di non privatizzare abbastanza.

E gli elettori di Sinistra? Ci stanno.

  1. perché la Destra è sempre nemica, come la Juve.
  2. perché se dovesse vincere la Destra, privatizzerebbe ancora di più, meglio accettare il male minore
  3. perché il fatto che la Destra accusi la Sinistra di non privatizzare abbastanza è rassicurante.

Oggi abbiamo altre questioni.

Ci sono mille sfumature, ma il collasso industriale dell’Europa, le misure legate alla pandemia e poi alla guerra russo-ucraina fanno intuire a tutti due poli ancora vaghi.

I nomi li metto in modo molto provvisorio, suggeritene pure degli altri:

  1. Il globalismo dice che le decisioni devono essere prese a livello sovranazionale, da tecnici che non sottostanno ai capricci del “popolo”; che i mercati funzionano bene quando sono a livello planetario; che a decidere di salute e malattia, guerra e pace, occupazione e commercio, devono essere organismi come l’OMS, la NATO, la WTO, la Banca Centrale Europea.
  2. Questo meccanismo suscita reazioni di ogni sorta, spesso meschine – pensiamo a chi si oppone all’accoglienza degli immigrati, ma è pronto a devastare la propria terra per farci un aeroporto che faccia venire ancora più turisti.

Però c’è anche molto altro, e quando abbiamo detto il peggio del peggio di chi reagisce al globalismo, dietro e sotto c’è un nucleo sano, di rifiuto di farsi mettere i piedi in testa da gente che pretende di avere più titoli e saperne di più: è il cosiddetto sovranismo.

Per una serie di slittamenti, oggi il polo simbolico globalista, in Italia, è rappresentato dal PD; quello sovranista dall’alleanza tra Salvini e Meloni.

Ora, applichiamo il template del “per fare una politica di Destra, ci vuole un governo di Sinistra.

Siamo in una situazione di crisi attuale e collasso imminente.

Se il PD provasse a fare una politica globalista, verrebbe immediatamente spazzato via.

Ma se a fare la politica globalista si mettesse un sovranista?

L’opposizione starebbe lì come un falco a farne un “sorvegliato speciale“, sotto costante tutela, per vedere che globalizzi come si deve.

E ogni giorno il sovranista starebbe lì a cercare di superare paletti sempre più alti per dimostrarsi un buon globalista.

E appena qualcuno dice, “ma scusa, non dovevamo diventare più sovrani?” verrà azzittito, “zitto e ringrazia che ci siamo noi, pensa cosa farebbe il PD per toglierci la sovranità!”

Ma mentre i sovranisti implementano ogni ordine dell’OMS, della NATO o dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, i globalisti potranno sempre scovare un sovranista di Calascibetta che su Facebook ha detto che i matrimoni gay offendono i valori cristiani.

E così non solo i globalisti si sentiranno felicemente di Sinistra, ma anche i sovranisti si sentiranno felicemente Destri e attaccati dalla Sinistra.

La perfetta simbiosi conflittuale.

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394 risposte a “Ci vuole un governo sovranista per fare una politica globalista”

  1. Peucezio scrive:

    Ottima sintesi, molto lucida.
    E sicuramente fedele nel descrivere la situazione italiana.

    Ma come vedi quella statunitense? Lì non parrebbe che i sovranisti abbiano il complesso d’inferiorità e che non vedano l’ora di perseguire politiche globaliste fingendo di avversarle.

    Inoltre c’è dell’altro.

    Oggi globalismo e ideologia (e prassi) del ceto dirigente occidentale non s’identificano più. La Russia è il nemico, la Cina lo sta diventando, c’è tutta una retorica identitaria occidentalista, di segno diverso da quella neocon di vent’anni fa (quelli dicevano di difendere il cristianesimo, questi i froci), ma in ogni caso con un senso chiaro del nemico, dei confini, dello scontro, dell’alterità geopolitica da delegittimare e combattere.

    E al di là della retorica c’è il dato fattuale: la globalizzazione si è rotta.
    Non del tutto: la vedo dura a smettere di colpo di importare manufatti dalla Cina.
    Ma, insomma, i mercati non sono più integrati come prima: sanzioni, mondo diviso in macro-sotto-mercati, protezionismo.

    Con la conseguenza che il mito imposto non è più di tipo consumistico, ma di tipo pauperistico-ascetico. Sono anni che cerco di convingerti invano 🙂 che il potere, da un bel po’ di tempo (forse lo spartiacque è stato il ’68: dal consumismo al moralismo), non ci vuole goderecci ed esuberanti, ma continenti e repressi. Ora lo dicono sfacciatamente: non consumate, mangiate le cavallette, fate poche docce, non usate la macchina, state all’adiaccio… Non sono ancora riusciti a istituire un nesso fra sesso e risorse materiali (per quello bastano ancora le ideologie moraliste correnti).

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Peucezio

      “Ora lo dicono sfacciatamente: non consumate, mangiate le cavallette, fate poche docce, non usate la macchina, state all’adiacci”

      A parte che continuano a scialare come prima (chi sta al potere fa i soldi vendendo, mica smettendo di vendere), su questo avrebbero ragione.

      Lo sanno meglio di Ugo Bardi che la pacchia è finita, che sta iniziando la discesa.

      Non ci sono abbastanza vacche per nutrirci tutti di carne, non ci sono le risorse per mantenere un’auto privata a testa, il gas costa troppo per fare docce lunghe e tenere acceso il riscaldamento.

      Ma non lo fanno: meglio il rigassificatore del risparmio.

      • Peucezio scrive:

        Sai che sono sempre stupito di come un esperto di immaginario come te dia così poca importanza all’ideologia e al mito?

        È così evidente che il moralismo contemporaneo va in questo senso.

        E ammesso che sia vero, cosa c’entra? Mica il ruolo della propaganda e del conformismo culturale è descrivere la verità.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “È così evidente che il moralismo contemporaneo va in questo senso.”

          Sarà evidente a te 🙂

          Dove potrei invece essere d’accordo con te è nella smaterializzazione dei desideri.

          C’è un abisso di differenza tra la carnalità del manovale o della donzella contadina del 1950 e l’eterea astrazione del ragazzo cresciuto a TV e scuola, irreggimentato da tutta la vita, in una società che non richiede grandi differenze di ruolo e dove nessuno fa nulla di fisico.

          Un processo che si accompagna, e forse non è un caso, all’enorme e documentato calo della fertilità.

          Ma non definirei questo “pauperismo-ascetismo”, che sono categorie medievali.

          • Peucezio scrive:

            Miguel,
            però stiamo parlando di cose diverse.
            Io dei contenuti della retorica ufficiale, tu dei fini che questa persegue o perseguirebbe.

            Io non vedo da nessuna parte propaganda ossessiva nel senso della virtualizzazione: non fa parte del discorso maisntream. Nessun opinionista va in tv o scrive articoli per dire che bisogna usare di più lo smartphone e andare meno in giro. Anzi, quando ci si esprime in merito, di solito si dice l’esatto opposto.

            E questo è enormemente significativo. Non nel senso che in sé il discorso propagandistico e la retorica siano in grado ipso facto di produrre la realtà che predicano. Ma nel senso che è enormemente sintomatico della sensibilità e delle manie delle classi dirigenti, quindi dei decisori.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Peucezio

              “Nessun opinionista va in tv o scrive articoli per dire che bisogna usare di più lo smartphone e andare meno in giro.”

              Probabilmente abbiamo in mente canali diversi.

              Tu pensi all’editorialista/predicatore di solito di età avanzata, che scrive appunto “articoli” o viene intervistato come “opinionista”.

              Che è il prodotto di un lungo passato laicista/scientista, ma anche sentimentale verso i Poveri, i Negretti ecc. Quelli che predicano la botte piena e la moglie ubriaca, il famoso “sviluppo sostenibile”.

              Io penso invece all’immensa forza che si sprigiona da Silicon Valley, dalla prassi quotidiana di miliardi di esseri umani incantati dal “virtuale”, dalle forme di manipolazione delle emozioni, dai videogiochi, dalla didattica a distanza, dove i giovani si ossessionano per capire di che “genere” sono e quali prodotti chimici glielo possano rimodellare secondo le fantasie degli “influencer”, la chirurgia estetica di massa.

              Quella è l’ideologia dei nostri tempi.

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                attenzione, io per anni ho pensato che la tv (non parliamo dei giornali, che sono archeologia) fosse un mezzo obsoleto, da vecchi.
                Ma c’è un’inversione di tendenza.
                Tutto il ceto colto, i ragazzini liceali o laureati, le sardine, il popolo dei friday for future, ecc. non formano le loro idee su internet, dove si dice tutto e il suo contrario, ma sui media tradizionali e al massimo sul loro versante telematico.
                In questa giungla dove c’è l’amico che ti scrive su whatsapp la sua cavolata, il sito complottista, quello del filosofo coltissimo, quello porno e quello che ti spiega quale app per android ti serve per fare una certa cosa, l’opinione dei giovani “semicolti”, per usare il termine di La Grassa, è esattamente coincidente con quella del pensiero mainstream. Proprio quello dei vecchi, polverosi opinionisti novecenteschi!

                Tu parli di una sorta di immenso flusso gestito dai social, da Amazon, da Meta, ecc. che solletica i bisogni e le pulsioni dei ragazzini. Ed è verissimo.
                Ma quelli sono i tamarri, completamente privi di potere; consumano quindi vanno sfruttati come consumatori, ma non influenzano, neanche passivamente, le linee di sviluppo del mondo, perché ci sono scelte strategiche che vanno al di là del mercato, che pretendono di dirigerlo, di indirizzarlo.
                Basta vedere le sanzioni alla Russia. Sono la negazione assoluta di ogni logica di mercato, sono i vecchi stati ottocenteschi coi loro interessi geopolitici, che ingeriscono, vincolano e mettono lacci e lacciuoli al libero scambio e al gioco degli interessi economici dei privati e delle multinazionali.

                Gli influencer… La Ferragni non predica l’edonismo assoluto. È una moralista di sinistra rompicoglioni.
                Spiega ai ragazzini ignoranti quello che devono pensare.

                È tutto un mondo bempensante, fatto di discorsi edificanti, di moralizzatori.
                L’impronta non la dà Sferaebbasta. Lui piace ai ragazzini, ma appena uno Sferaebbasta comincia ad accreditarsi, si moralizza, si addomestica. Chi dà l’impronta sono i Fedez, col loro moralismo immigrazionista e omosessualista contro il cattivo sovranista Salvini.
                Gli Sfearebbasta vengono seguiti nelle periferie, fra i figli dei marocchini. Ma cosa contano i figli dei marocchini?

              • Peucezio scrive:

                Secondo me tu non hai colto quanto il modello che si sta imponendo e si è imposto sia bicetuale, come quando nell’Ottocento c’erano i buoni borghesi e gli operai abbrutiti descritti dai romanzi realisti dell’epoca.
                L’ideologia dei buoni borghesi è fondamentale per capire il mondo.
                Anche perché ormai non sono processi guidati.
                Nessuno attinge più a livelli di consapevolezza tli da esprimere metaverità da capovolgere: tutto avviene alla luce del sole. Il potere è scemo. D’altronde è andato alla stessa scuola degli altri (o a una ancora più facile), quindi capirai che strumenti intellettuali e cognitivi può avere.
                Questi sono così coglioni che credono in quello che dicono.

                A parte che non bisogna mai dimenticare che al mondo i bugiardi non esistono, per il semplice motivo che chiunque, a forza di dire una cosa, se ne autoconvince.

                Quindi sotto la punta dell’Iceberg dell’ideologia esibita non c’è l’iceberg: l’iceberg è un mito. Sotto la punta non c’è niente.

              • PinoMamet scrive:

                Esemplare la carriera del rapper tatuato marito della tristemente nota influencer: ha iniziato insultando froci & carabinieri, un’accoppiata insolita ma credibile come bersaglio dell’odio di un tamarrotto medio di periferia;

                per ritrovarsi a fare le prediche sulla libertà di parola (con tanto di Indignazione accuratamente messa in scena contro i poveri autori Rai che non lo avrebbero lasciato libero di esporre le sue aggressive banalità: restituire o soldi no eh?)
                e sostegno d’ufficio alla causa LGBT.

                Il momento di svolta credo sia stato lo sputtanamento del video dove con la dolce compagna devastavano gli alimenti di un supermercato: con tanto di lacrime, non di pentimento ma di terrore per la perdita di followers.
                Significativamente, a piangere era il supposto macho, un insicuro cronico come mostrano i testi antigay, e non la calcolatrice moglie.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Tutto il ceto colto, i ragazzini liceali o laureati, le sardine, il popolo dei friday for future, ecc. non formano le loro idee su internet”

                E invece la formano esattamente su internet, in una bolla diversa dalla tua, dominata da prodotti di massa americani, dove persino le serie TV si guardano in streaming.
                In questa bolla la TV è spazzatura e i giornali sono la loro versione digitale.

              • roberto scrive:

                Peucezio

                “il popolo dei friday for future, ecc. non formano le loro idee su internet, dove si dice tutto e il suo contrario, ma sui media tradizionali e al massimo sul loro versante telematico.”

                Se dovessi giudicare dalla mia esperienza categoricamente no. Proprio manco sanno cosa sono i media tradizionali (che tra l’altro in versione digitale sono solo per abbonati: se non paghi non leggi il corriere o repubblica o la stampa quindi non ci puoi nemmeno andare per sbaglio)

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “che tra l’altro in versione digitale sono solo per abbonati: se non paghi non leggi il corriere o repubblica o la stampa quindi non ci puoi nemmeno andare per sbaglio”

                Vedo con piacere che sei tra le persone virtuose che non si abbassano a utilizzare bypass paywalls 😉

              • roberto scrive:

                Si in effetti se una cosa si deve pagare la pago

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Si in effetti se una cosa si deve pagare la pago”

                premesso che sono d’accordo con te, probabilmente la maggior parte dei giovani si informa sui social e non sui media “tradizionali”… pensi che non conoscano sistemi semplici per accedere gratuitamente ai media a pagamento?

          • Peucezio scrive:

            Con ciò,
            non nego affatto che tanta parte del potere economico-finanziario mondiale spinge in quella direzione.
            Sicuramente perseguono un modello di società virtualizzata, in cui si esce poco, si scopa poco, si mangia poco e si sta sempre attaccati al pc o al telefono.
            Ma è interessantissimo capire l’ideologia che c’è dietro.
            Anche Elémire Zolla guardava con favore la virtualizzazione, ma per tutt’altre ragioni e da tutt’altro punto di osservazione.

          • Peucezio scrive:

            Miguel,
            “Ma non definirei questo “pauperismo-ascetismo”, che sono categorie medievali.”

            No.
            Il pauperismo-ascetismo è la cifra della modernità.
            Viene dal protestantesimo ed è stata anticipata da alcuni sporadici movimenti basso-medievali.
            Ma il Medioevo nel suo insieme non era affatto ascetico.
            C’erano anche gli asceti.
            Ma era un ascetismo individuale, non un’ideologia che imponeva l’ascetismo a tutta la popolazione.
            Gli Amish, che sono anche simpatici a modo loro, impongono a tutti i membri delle loro comunità di non possedere o perseguire nulla di voluttuario.
            A nessun uomo del Medioevo, tranne magari qualche pazzo, sarebbe venuto in mente di fondare una comunità del genere: il monaco faceva così, ma non faceva figli: la sua era una comunità che recepiva uomini nati nella società normale, non era una comunità ausosufficiente che si riproduceva con le sue regole: senza profani goderecci puttanieri assassini ubriaconi che facevano i figli non ci potevano essere i monaci col loro ascetismo.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Peucezio

              “Il pauperismo-ascetismo è la cifra della modernità.
              Viene dal protestantesimo ed è stata anticipata da alcuni sporadici movimenti basso-medievali.”

              Direi il contrario.

              Il protestantesimo dice che conta la fede, non le opere. Essere poveri o fare vita ascetica non serve a nulla.

              Poi è vero che il protestantesimo elimina la gerarchia religiosa e la “opera” della castità, per cui in alcuni casi molto particolari, agevola la fondazione di comunità, di solito di brevissima durata, tranne i quattro gatti degli Amish.

              Ma non è certo quella la base del mondo moderno.

              Casomai il discorso della “sola fede” ha avuto un enorme impatto in America, e soggiace anche al Virtuale.

              • Peucezio scrive:

                Sulla questione del rapporto fra protestantesimo e modernità non andremo mai d’accordo.
                Comunque le risposte alle obiezioni che mi fai le ha già formulate Weber più di un secolo fa. Ha spiegato benissimo il rapporto fra giustificazione e vita attiva, intraprendenza, lavoro, accumulo razionale di risorse.
                A come il puritano cerca ossessivamente una conferma all’idea di essere fra gli eletti e quindi agisce per cercare, nel successo personale della sua vita materiale, i segni di tale elezione, paradossalmente invertendo il nesso causale.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Sulla questione del rapporto fra protestantesimo e modernità non andremo mai d’accordo.”

                Infatti.

                Perché, pur essendo di famiglia cattolica, sono cresciuto immerso nella cultura angloamericana e protestante.

              • Miguel Martinez scrive:

                “Perché, pur essendo di famiglia cattolica, sono cresciuto immerso nella cultura angloamericana e protestante.”

                Tra l’altro, io sono il primo a dire che il protestantesimo è intimamente fuso all’identità americana: un uomo “senza padroni a parte Dio e/o la propria coscienza”, che deve “credere profondamente” nella propria “vocazione”, che con la preghiera può ottenere miracoli e crede a una legge “superiore a quello dello Stato”.

                E che non demonizza la ricchezza e il benessere e non richiede ascetismo.

          • paniscus scrive:

            “l’eterea astrazione del ragazzo cresciuto a TV e scuola,”—-

            e tablet, smartphone e social, non dimentichiamolo.

        • PinoMamet scrive:

          OMDAP

        • PinoMamet scrive:

          “Sarà evidente a te 🙂 ”

          Anche a me, in effetti.

        • Francesco scrive:

          Peucezio

          ti posso ribaltare la questione: per te i fatti sono irrilevanti rispetto a ideologie e miti? una robetta facilmente modificabile se cambia il mito dominante?

          credo che Miguel ti contesti questo e, addirittura, sia meno interessato al mito e più al collasso ambientale

          ciao

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Francesco

            “credo che Miguel ti contesti questo e, addirittura, sia meno interessato al mito e più al collasso ambientale”

            In parte, ma contesto anche che il mito sia quello: pauperistico-ascetico vuol dire una visione secondo cui la nostra fragile esistenza terrena è carica di tentazioni, che ci allontanano dalla certezza dell’esistenza di Dio e dello scopo della vita terrena come preparazione di quella ultraterrena.

            Io vedo un’esaltazione radicale narcisistica dell’individuo, che cerca incessantemente di sfuggire a “morte, vecchiaia e malattia” (per citare il Buddha), caso estremo il lockdown.

            Con un forte elemento di virtualità, di non-fisicità, anzi di tecnologia sul corpo (vedi le tremende bocche da botox che si vedono sempre più in giro).

            Poi c’è l’elemento importante del trasferimento alla tecnologia dei ruoli classici “maschili”: inconcepibile che due giovani maschi facciano a cazzotti, ma accettabilissimo che un drone commetta omicidi dal cielo.

            • Francesco scrive:

              sì, in effetti vedo una predica di tipo “meno è meglio” ogni cento storie/pubblicità di tipo “sempre di più”

              comprese le nuove generazioni FFF

              ciao

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Martinez

              “pauperismo”

              Dubito ci sia contraddizione fra pauperismo e narcisismo.

              Avere tanto è OK, ma avere tanto e ostentarlo è da tamarri. L’ideale è il finto casual, lo shabby chic, il tavolo riciclato dalla discarica e riverniciato, il LED a risparmio energetico (che magari va a inquinantissimo mercurio).

              La principale critica ai seguaci di Greta è di essere narcisisti innamorati della propria buona coscienza ecologista. Viste le cose quando esce l’ultimo I-phone, è una critica spesso condivisibile.

              Misura, misura, misura in tutto: dalla canottiera di Bossi all’eleganza sottotono di Draghi, che non ostenta neppure il Rolex sopra il polsino.

              In questo contesto, i completini gialloblù della Von der Leyen si accettano solo nella recente isteria russofoba. E le porte dorate del Cremlino e le uniformi balzane dei corazzieri di Putin esalteranno le babushke abituate agli stivali anche d’estate nel fango della campagna, ma a noi danno l’idea di una pacchianeria senza uguali.

              Siamo tornati ai tempi della ricca e decadente Genova del secolo d’oro, con le dame obbligatoriamente in sfarzosissimo velluto – rigorosamente nero.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                cose=code

              • PinoMamet scrive:

                Sono d’accordo con Andrea, sostanzialmente.

                Stiamo tornando al Barocco.

                Il riccone di oggi può mangiare la pizza da cento euro e il filetto di wagyu assolvendosi perché sono sostenibili, mentre predica al pezzente quanto siano nutrienti le cavallette.
                E mangino le brioches!

              • Francesco scrive:

                sicuro che non si trovi a mangiarle lui le cavallette, allo scopo di sbalordire qualche fanciulla?

                è che non ne conosco di ricchi

                😮

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “Avere tanto è OK, ma avere tanto e ostentarlo è da tamarri. L’ideale è il finto casual, lo shabby chic, il tavolo riciclato dalla discarica e riverniciato, il LED a risparmio energetico (che magari va a inquinantissimo mercurio). ”

                sì, abbastanza vero. In Occidente oggi l’ostentazione va meno di moda. Anche se non ovunque https://www.theguardian.com/world/2022/sep/30/worlds-richest-celebrate-end-of-summer-at-4bn-monaco-yacht-show

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                “La principale critica ai seguaci di Greta è di essere narcisisti innamorati della propria buona coscienza ecologista.”

                È questo il punto.
                L’ecologismo, non quello scientifico serio, quello della maggior parte delle persone, assecondato dalla retorica mediatica, è un esercizio onanistico, nel senso letterale del termine.
                Per me è incomprensibile come uno possa provare piacere nel privarsi di comodità e vantaggi, ma è così: a loro interessa la loro gratificazione. Se miliardi di persone inquinano e distruggono il pianeta, a loro non frega un cazzo, basta che loro vanno in bici e si sentono felici, puri e buoni.
                Come ogni moralismo, che crede di salvare l’universo con la propria retta intenzione, indipendentemente dai nessi di casualità e dal mondo reale.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Se miliardi di persone inquinano e distruggono il pianeta, a loro non frega un cazzo, basta che loro vanno in bici e si sentono felici, puri e buoni.”

                Un giorno mi dovrai spiegare la bicifobia. I quattro poveretti che osano muoversi in bici a Firenze, tra raffiche di auto, hanno tutta la mia simpatia e oggettivamente fanno bene. Ma sono una minoranza talmente piccola da essere insignificante, altroché Ideologia Dominante.

                Poi magari ci sarà anche qualche editorialista che scrive l’ovvio: più bici, meno auto uguale aria migliore, strade meno pericolose, ospedali meno intasati (un mio carissimo amico ha il padre in coma, travolto da uno scooter mentre attraversava sulle strisce).

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Come ogni moralismo, che crede di salvare l’universo con la propria retta intenzione, indipendentemente dai nessi di casualità e dal mondo reale.”

                Qui tocchi un altro tema, che è molto interessante.

                Io non credo di salvare il mondo, anzi non credo che “il mondo” si salverà.

                Siamo probabilmente del gatto.

                Ma lo siamo anche per l’insieme di tutti i comportamenti individuali di miliardi di persone. Comportamenti che non cambieranno, perché come tutti gli esseri viventi, cerchiamo di espanderci, e purtroppo siamo all’apice della catena alimentare, senza predatori sopra di noi.

                Personalmente, sì, mi sento meglio quando spreco di meno, distruggo di meno, mi accorgo di più delle piccole cose, permetto a qualche piantina di crescere in mezzo al cemento. Non sarò puro, ma un po’ più contento, di sicuro. E non capisco perché questo fatto debba fare schiumare di rabbia altri.

              • Peucezio scrive:

                causalità

              • PinoMamet scrive:

                Non c’è contrapposizione tra ostentazione e pauperismo.
                Vanno perfettamente insieme.

                L’aristocratico imbellettato del Settecento era lo stesso che dava l’elemosina al povero, finanziava la cattedrale e mandava una sorella in clausura.

                Adesso dà l’elemosina di una firma ad Avaaz, finanzia la barca di Greta Thunberg e ha una sorella che organizza il Pride.

                Non è mica cambiato tanto, solo basta sostituire i preti cattolici con quelli ecologisti e “corretti”.

                Lo scopo, metterla in culo al popolo, come sempre.

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                secondo te perché Sala fa le ciclabili, toglie sempre più parcheggi, continua a rendere sempre più vincolanti quanto a tipi di mezzi e di emissioni le aree B e C, aumenta le zone a traffico limitato e le pedonalizzazioni invece di trasformare la città in un’immensa autostrada e di riempirla di parcheggi per i suv?

                A volte sono proprio sorpreso.
                Parli del potere come se avesse la stessa mentalità degli anni ’60, quando si costruiva l’autostrada del Sole e l’Italia era lanciata in un’esaltazione prometeica di velocità, consumismo ed edonismo sfrenato, infrastrutture, cementificazione del territorio, asfalto, cemento…

                Basta fare due colonne e mettere su una le parole di moda allora e quelle che fanno “figo”, che sono presentabili oggi e vedrai che praticamente per ogni cosa in una delle due colonne troverai la parola opposta a quella dell’altra.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “secondo te perché Sala fa le ciclabili, toglie sempre più parcheggi, ”

                Non so, io vivo a Firenze, dove il Comune:

                1) vuole costruire ben tre parcheggi interrati in centro

                2) ti offre soldi per buttare la vecchia auto e comprarne una nuova “meno inquinante” – come se non inquinasse costruire un’intera auto nuova e buttare via una vecchia

                3) disegna chilometri di artistiche strisce bianche sull’asfalto chiamandole “piste ciclabili” e non mette rastrelliere

                4) promette di riempire la città di droni tra un paio di anni, il traffico diventa tridimensionale

                5) si batte per trasformare l’aeroporto da internazionale in intercontinentale, con relativi e immensi lavori e aumento del traffico

                6) si rifiuta ostinatamente di fare una ztl 24/7 richiesta dai residenti del centro, la ZTL c’è solo nell’orario in cui nessuno viene in centro (credo dalle 8 alle 19.30).

                7) A Sesto Fiorentino (che non è comune di Firenze) stanno abbattendo un intero bosco per piantarci sopra un grande centro commerciale della Coop

                8) Usano i soldi del PNRR per “sviluppare” e cementificare una vasta zona a sudest di Firenze

                In tutto questo, non c’è nulla di “prometeico” o di anni Sessanta, sono d’accordo: nessuno si ricorda la “miseria” da cui si voleva uscire allora.

                L’espansione tecnica viene giustificata sempre con scuse “smart” e “griin”, a differenza di allora.

                Anche i parcheggi servono per “ridurre il traffico”, come se non fosse dimostrato sin dall’inizio del Novecento che sono i principali attrattori di traffico.

                E su questo siamo d’accordo tu e io.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                devo dire una cosa però.
                Secondo me non c’è nulla di aristocratico nella società che si sta imponendo ora.
                Questi sono pauperisti davvero.
                Poi, certo, i ricchi continuano a consumare e a godersela molto più dei poveri: nessuno, grazie a Dio, è così perfetto da incarnare al 100% la propria ideologia.
                Come sai non ho mai creduto nell’invidia sociale né nella limitatezza delle risorse: secondo me chi vive male vuole far vivere male gli altri e ch vive bene vuole far vivere bene gli altri.

                Poi questo non accade, perché gli aristocratici vivevano talmente bene che non erano incentivati a trasformare il mondo per renderlo più efficiente e quindi gli altri si arrabattavano, mentre i borghesi continenti e asceti (con buona pace di Miguel), grazie alla loro dedizione al lavoro e al progresso paradossalmente hanno creato un mondo tecnologico, sviluppato e ricco che ha reso signori i poveri.
                Solo che oggi c’è una regressione proto-puritana, per cui, dal grande industriale ottocentesco sobrio e continente, ma almeno fattivo ed energico, si torna al Calvino della teocrazia ginevrina, di sola mortificazione, senza nessuna proiezione in senso migliorativo, di avanzamento, di incremento della qualità della vita, ma, anzi, nel senso della sua depressione.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Come sai non ho mai creduto nell’invidia sociale né nella limitatezza delle risorse:”

                L’invidia sociale è un sentimento soggettivo.

                La limitatezza delle risorse è un fatto oggettivo.

                A meno che non si faccia come LaRouche e si neghi la seconda legge della termodinamica

                https://kelebeklerblog.com/2019/10/08/limperativo-extraterrestre-e-lunico-antiambientalismo-possibile/

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                la seconda legge della termodinamica è un costrutto culturale, storicamente situato.
                Non per fare il postmodernista (o se vuoi sì), ma perché non è stata enunciata da Aristotele?
                Eppure il mondo naturale in teoria era lo stesso.

                La scoperta dell’energia nucleare ha aumentato la disponibilità di energia di diversi ordini di grandezza, a parità di risorse materiali del pianeta. Pensa che prima ancora degli idrocarburi c’era la trazione animale.
                E domani si può scoprire un’energia di molti ordini di grandezza superiore a quella nucleare, sprigionabile da un millilitro d’acqua.
                Noi sappiamo un miliardesimo dei segreti della natura, anzi, non sappiamo un cazzo.
                I nostri concetti di “risorse”, “energia”, ecc. ecc. sono qualcosa di grossolano, provvisorio, che all’uomo del futuro o agli extraterrestri fanno lo stesso effetto di chi un tempo avrebbe detto che non possono esistere gli aeroplani, perché ognuno di essi dovrebbe essere trainato da qualche milione di colombi.

                Hai fatto caso che l’epoca in cui siamo diventati miliardi, cioè ci siamo moltiplicati in progressione geometrica, coincide con quella in cui abbiamo più risorse a testa?
                Come cavolo è che un contadino medievale viveva in uno spazio che era il decimo rispetto a quello di un appartamento di oggi? Anzi, ci vivevano dieci persone, più le galline e il maiale.
                Eppure quanti eravamo in Italia all’epoca?

                Secondo me l’equivoco sta nel credere che il mondo funzioni secondo logiche algebriche, che la materia sia una res extensa orizzontale, senza spessore, divisibile solo come una torta.

              • PinoMamet scrive:

                “Miguel,
                la seconda legge della termodinamica è un costrutto culturale, storicamente situato.
                Non per fare il postmodernista (o se vuoi sì), ma perché non è stata enunciata da Aristotele?
                Eppure il mondo naturale in teoria era lo stesso.”

                No, beh, vabbè, Peucè, non esageriamo dai.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                ma davvero pensi che la scienza abbia detto l’ultima parola in questo secolo, secolo e mezzo?
                Mica dico che il principio sia sbagliato, dico che verrà superato, integrato in altre scoperte, paradigmi, modelli molto superiori.
                Non è che la fisica newtoniana non funzioni. Ma prova ad applicarla alle stelle.

                E tra l’altro non vedo la pertinenza (rispondendo a Miguel). Il secondo principio vale a livello cosmico, universale; mica la Terra è un sistema chiuso. Altrimenti non avremmo il sole e moriremmo di freddo e di tutto nel giro di poche ore o giorni.
                Prima di bruciare tutta l’energia dell’universo ce ne vuole!
                E comunque l’entropia c’è in ogni caso, indipendentemente dall’intervento umano: è irreversibile per definizione.

              • paniscus scrive:

                Peucezio:

                “Per me è incomprensibile come uno possa provare piacere nel privarsi di comodità e vantaggi, ma è così: a loro interessa la loro gratificazione. (….) basta che loro vanno in bici e si sentono felici, puri e buoni.”

                Parlo esclusivamente a titolo personale, non a nome di una comunità o di una appartenenza ideologica:

                da quando ho quasi completamente smesso di guidare l’auto in città, e ho cominciato a muovermi prevalentemente a piedi o in bicicletta, ho avuto solo vantaggi, sia in senso economico che di soddisfazione privata.

                Quindi, non mi riconosco affatto nella narrazione sul fanatico ecologista e moralista che preferisce fare una vita più scomoda e sacrificata, pur di sentirsi virtuoso.

                Per me, il rinunciare all’uso quotidiano della macchina privata è stato solo un vantaggio

                (e semmai, l’unico rimpianto è stato quello di essermene accorta troppo tardi, quando invece avrei potuto scoprirlo dieci anni prima).

                Ho avuto effetti decisamente positivi sulla salute fisica, sia in termini di peso, sia di tono muscolare, e ho ridotto vertiginosamente le spese di carburante e di manutenzione del veicolo, che oltretutto, a causa della minore usura, posso farmi durare di più, e quindi (a lungo termine) risparmiare sull’eventuale sostituzione.

                Se poi questo ha anche effetti positivi sulla tutela dell’ambiente, meglio ancora, di sicuro mi sento confermata nell’idea di aver fatto una scelta che è anche utile e benefica, ma inizialmente non l’ho fatta per quello.

                E la gratificazione ce l’ho perché davvero mi sento meglio così, NON perché “sopporto una rinuncia spiacevole per sostenere una causa ideale”.

              • Peucezio scrive:

                Pan,
                ma tu non fai testo, siete individui con le vostre idee, ma non fanatici, con senso pratico.
                Ma il mondo non è fatto di Pan, ma di pirla che credono che il fatto che la loro persona usi il monopattino risolva magicamente il problema ambientale mondiale.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Ma il mondo non è fatto di Pan, ma di pirla che credono che il fatto che la loro persona usi il monopattino risolva magicamente il problema ambientale mondiale.”

                Veramente a Firenze usano il monopattino per risolvere magicamente il problema di non potersi muovere nel traffico bloccato, non poter trovare un posto per parcheggiare l’auto e non trovare rastrelliere per le bici:

                sottobraccio e via!

                I pirla sono quelli della sottocategoria di quelli che vanno in monopattino sul marciapiede digitando sullo smarfo.

              • PinoMamet scrive:

                Da queste parti usano il monopattino perché va di moda, lo usano malissimo, intralciano il traffico e mettono in pericolo loro e gli altri.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Pino Mamet

                “Da queste parti usano il monopattino perché va di moda, lo usano malissimo, intralciano il traffico e mettono in pericolo loro e gli altri.”

                Sicuramente molti anche a Firenze lo usano male (coppietta in due senza casco sullo stesso monopattino sul marciapiede a gran velocità mentre uno dei due smanetta sullo smarfo).

                Ma io contestavo Peucezio che sostiene che lo farebbero per “salvare il mondo”: lo fanno per salvare se stessi.

              • PinoMamet scrive:

                Non so quanti lo usino per una qualche coscienza ecologista.

                Da queste parti, tutti usano normalmente le biciclette, da sempre, da prima che qualcuno si sognasse il termine “ecologia”, perché costano poco, le città e cittadine sono piccole e molte sono in pianura o comunque percorribili in bicicletta e perché sì.

                In questa realtà, in cui tutti vanno in bici, dalla nonna con le borse della spesa al nipotino con le rotelline, quando avevo da poco finito l’università (aaaaaanni fa) qualcuno decise di importare l’esperienza della Critical Mass.

                Vale a dire decine di ecologisti in bicicletta che avrebbero dovuto bloccare il traffico andando piano in massa per far capire agli automobilisti quanto era bello andare in bici.

                Ora, a parte che farsi odiare non è la strategia migliore per farsi voler bene 😉 , tutta la faccenda da noi non aveva assolutamente senso, e penso abbia contribuito non poco a far calare il numero degli appassionati di bicicletta.

                Ed erano appunto una decina di giovini e non tanto giovini che volevano salvare il mondo.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Pino Mamet

                “Da queste parti, tutti usano normalmente le biciclette, da sempre,”

                Dimenticavo di aggiungere. A Firenze la bici te la rubano SEMPRE. Basta lasciarla fuori una notte, attaccata al palo con grandi lucchetti, che sparisce. TUTTI hanno subito un furto dopo l’altro.

                Il monopattino te lo pieghi sotto braccio e lo porti in casa.

              • PinoMamet scrive:

                (La loro intenzione è che fossero molti di più: gli ecologisti pensano sempre di dover convertire tutti, anche quando non ce n’è alcun bisogno).

              • paniscus scrive:

                “la seconda legge della termodinamica è un costrutto culturale, storicamente situato.”
                ———

                CHIAMATE ALAN SOKAL!!!!!!!

              • PinoMamet scrive:

                Miguel, secondo me il furto di biciclette l’hanno inventato qua, prima ancora che nascesse la bicicletta.
                A un’amica ne hanno rubate dieci in un anno, ma quello è un record.

                Ti compri uno scassone da venti euro, lo leghi il meglio che puoi e speri in bene.
                Ci sono modi e modi di legarla.

                La bici bella la usi poco e la tieni in cantina o garage.

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                attenzione, io non ho detto che TUTTI quelli che usano il monopattino lo fanno per salvare il mondo.
                Ma che ci sono dei pirla che credono che usando il monopattino salvano il mondo.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Ma che ci sono dei pirla che credono che usando il monopattino salvano il mondo.”

                Ti credo, ne avrai conosciuti (io resto con il sospetto che non ti abbiano detto, “voglio salvare il mondo”, ma semplicemente qualcosa tipo, “vado in monopattino anche perché è più ecologico”).

                Il problema però è che tu sei partito dicendo che:

                1) esiste un’ideologia pauperista/ascetica e punitiva, in grado di determinare le scelte economiche e di stroncare l’industria automobilistica.

                2) questa ideologia è di derivazione protestante

                3) la prova del potere di questa ideologia sta nel fatto che tu hai conosciuto qualcuno, presumo a Milano, che crede che andando in monopattino può salvare il mondo.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “la prova del potere di questa ideologia sta nel fatto”

                Lo so, non è l’unica prova che hai portato, sono stato un po’ cattivo!

              • Peucezio scrive:

                Comunque è significativo.
                In un mondo in cui si è persa la capacità di cogliere la complessità e analizzare criticamente la realtà,

                o si scade in uno scientismo ottocentesco fuori tempo massimo che ipostatizza assunti empirici trasformandoli in verità metafisiche,

                o si trasforma la relativizzazione intesa come contestualizzazione storica in un deserto nichilista indistinto in cui si può dire qualsiasi cosa e il suo contrario, senza alcun riscontro reale.

                In fondo sono due forme speculari di violenza alla realtà.

                E non è un caso che siano le due ideologie della contemporaneità: il Dio vaccino e l’identitià di genere che cambia ogni mattina secondo come mi sveglio.

              • PinoMamet scrive:

                “o si scade in uno scientismo ottocentesco fuori tempo massimo che ipostatizza assunti empirici trasformandoli in verità metafisiche,

                o si trasforma la relativizzazione intesa come contestualizzazione storica in un deserto nichilista ”

                Beh, ma qui siamo a livelli di poesia!

                Posso chiamarti se mi beccano in divieto di sosta?

                😉

                Peucè, dai, il principi della termodinamica sono sempre esistiti.

                Puoi girarci intorno finché vuoi, ma è così.

                Aristotele, provinciale o meno (era provincialissimo, quasi trace) non li poteva conoscere perchè la scienza non era ancora arrivata al punto di permettere alla sua indubbia intelligenza
                (e a quella dei suoi presumibili ghost-writers…) di formularlo, e sicuramente nel futuro sarà formulato ancora meglio, ma…
                sempre quello è.

                Nel Talmud trovi scritto che in tutte le parti del globo terrestre (proprio così) le cose cadano verso terra, per cui sappiamo che anche gli antipodi ci può essere vita;

                arriva Newton e formula la legge di gravità;

                arriva Einstein e riformula tutto in modo più complesso con spazio-tempo e altre robe al di sopra delle mie capacità…

                arriverà un altro e formulerà tutto diversamente ma…

                gli oggetti continuano a cadere verso terra.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                Miguel ha detto una cosa diversa.
                Ha attribuito all’entropia il problema dell’esaurimento delle risorse mondiali.
                La termodinamica è un modello pratico.
                Un domani sarà sostituito da un altro, che non è che dirà che era sbagliata, ma la preciserà e facilmente la correggerà.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “termodinamica è un modello pratico”

                Ehm… no.

                A parte che non so che cosa sia un “modello NON pratico”, la termodinamica proprio non è un modello.

                Modello della gravità è la teoria di Newton, che ora è generalizzata (non sostituita) da quella di Einstein.

                La termodinamica è un insieme di teoremi che si applica se sono verificate certe condizioni (che non elencherò). Queste possono essere verificate o meno in un sistema a prescindere dal modello che lo descrive.

                Tant’è vero che posso parlare di “entropia di una stanza dei giocattoli”, di “calore della Terra” o di “frigorifero” senza ambiguità anche se ovviamente i modelli (in termine tecnico: le equazioni del moto) che descrivono la stanza dei giocattoli, la Terra e il frigorifero sono completamente diverse.

                Il bello della termodinamica è che quando si applica (non sempre) fornisce indicazioni indipendentemente dal modello, che il più delle volte non si conosce neanche se non per sommi capi.

                In questo senso, possiamo semmai dire che la termodinamica è una cartina di tornasole per la validità di un qualunque modello. Se il modello contraddice la termodinamica nelle situazioni in cui la termodinamica è valida allora il modello è sbagliato.

                Einstein diceva che se qualcuno mai avesse dimostrato che la sua teoria della relatività contraddiceva la termodinamica allora avrebbe dimostrato che la sua teoria era sbagliata (ossia era da generalizzare, come lui aveva generalizzato Newton). La fama di Hawking sta proprio nel fatto nell’essere probabilmente riuscito a trovare questa contraddizione.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

            • Peucezio scrive:

              Miguel,
              “In parte, ma contesto anche che il mito sia quello: ”

              Vedi, però. Tu continui a parlare non di quello che i media dicono, ma del modello che ritieni perseguano. Arrivando a conclusione anche sostanzialmente condivisibili. Ma che non esauriscono il discorso: c’è dell’altro.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “Aristotele”

                Perché per Aristotele il mondo era una struttura di sostanze e accidenti in cui il rapporto fra causa ed effetto può sempre avere anche una valenza teleologica. E soprattutto perché Aristotele ci è arrivato postulando che siccome la lingua greca è fatta così allora il mondo deve essere fatto così, se no non si capisce come facciamo a conoscere il mondo. È il postulato arbitrario di tutta la metafisica da Platone incluso a Kant escluso.

                Ma chiunque da ragazzino è stato costretto dalla mamma a rimettere a posto i giocattoli nella sua stanza senza buttarli via sa bene che per fare ordine in un sistema chiuso bisogna faticare, cioè spostare dei corpi che lasciati a se stessi perdurano nel loro stato iniziale.

                Questa constatazione si chiama Secondo Principio della termodinamica, e certo è di validità universale: un ragazzino pigro che non vuole fare fatica avrà i giocattoli in disordine nell’antica Grecia, nella Cina dei Ming e su una stazione spaziale in orbita intorno a Betelgeuse.

                Non è quindi un “costrutto culturale”.

                Il metodo scientifico serve appunto a dire sul mondo qualcosa che non dipenda dalla cultura di chi lo formula.

                Aristotele era un provinciale. Il Secondo Principio no.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                però il secondo principio è anche altro, è un’idea di irreversibilità, di unidirezionalità di certi fenomeni.

                Mentre io la stanza la posso disordinare e riordinare tutte le volte che voglio.

                E comunque anche il mondo cristiano-germanico, come lo chiamava il filosofo (quell’altro, non Aristotele), cioè noi, la scienza, è provinciale.
                Tutto è provincia di qualcos’altro, nello spazio o nel tempo.
                E tutto è impero di sé stesso.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “Mentre io la stanza la posso disordinare e riordinare tutte le volte che voglio.”

                Qui stiamo parlando però del sistema Terra.

                Dove l’energia arriva dal sole, viene lentamente rielaborata lentamente dalla vita, che trasforma tutto ciò che tocca in altra vita e in rifiuti.

                Poi altra energia dal sole permette lentamente di trasformare anche questi rifiuti.

                L’energia accumulata dalla vita in centinaia di milioni di anni è attorno a noi, sotto forma di carbone e petrolio fossili.

                L’umanità ha scoperto questo incredibile tesoro e l’ha esaurito in pochi decenni, cosa che però ha permesso l’esplosione simultanea della popolazione e dell’energia consumata da ogni singolo essere umano per produrre più rifiuti (in tutti i sensi) di quanto il ciclo sole-vita possa smaltire.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ paniscus

                “SOKAL”

                Quell’uomo è un mito!

                Confesso che nello scrivere il mio libro mi sono ispirato anche a lui 🙂

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • paniscus scrive:

                (sokal)

                Menzione speciale anche per il suo collega e amico Jean Bricmont, una buona parte della storica impresa è anche sua!

              • paniscus scrive:

                “Mentre io la stanza la posso disordinare e riordinare tutte le volte che voglio.”

                Peucezio, senza nulla di personale, te lo dico amichevolmente: evita di fare affermazioni tanto nette su argomenti che non conosci!

                Non è vero che il disordine e il riordino della stanza siano intercambiabili in maniera simmetrica, l’asimmetria c’è comunque. Magari MENO che in una trasformazione termodinamica propriamente detta, di quelle che avvengono in una macchina termica vera, ma c’è comunque.

                Per diminuire il disordine nella tua stanza, non puoi farlo semplicemente scomparire, lo devi buttare da qualche altra parte. Se metti in ordine una stanza, è inevitabile che trovi qualcosa di inservibile e lo butti via, o che i materiali che hai usato per le pulizie (stracci, scope, e simili) si usurino e cambino leggermente forma, diventando appunto sempre meno efficienti via via che li usi più volte.

                Quando io mi metto in testa di riordinare cassetti e faldoni che uso per materiali di lavoro (cioè, sostanzialmente documenti cartacei, di cui alcuni -pochi- da conservare e la maggior parte diventati inutili, tipo brutte copie di verifiche scritte di diversi anni fa, di cui comunque ho salvato il testo digitale),

                è vero che dopo averci passato un po’ di tempo i assetti e i raccoglitori sono molto più gestibili,

                ma è anche vero che ho riempito un bustone intero di carta straccia che poi viene consegnata alla raccolta settimanale fuori dal cancello di casa! E sicuramente (anche in caso di virtuose operazioni di riciclo) non potrebbe mai tornare identica a prima…

              • Peucezio scrive:

                Aggiungo che Aristotele è molto meno provinciale di noi, perché la logica formale è un modello di pensiero alla base di qualsiasi altro, mentre le singole verità scientifiche sono sperimentali e falsificabili.
                Prova un po’ a falsificare il principio di non contraddizione.

                Non fraintendermi, non sto dicendo che sia l’unico modello di pensiero possibile, ma che non è legato a una contingenza materiale e spazio-temporale.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “voglio”

                Certo che la posso riordinare, ma solo spendendo energia. Da sola non si riordina. E’ qui che sta l’irreversibilità: in un sistema isolato, l’ordine non aumenta mai da solo, il disordine sì.

                Tralascio la dimostrazione del fatto che questo risultato si può ricavare rigorosamente (merito dei coniugi Ehrenfest) dalla nota affermazione che ‘null’altro esiste se non gli atomi e il vuoto’.

                Basterà ricordare che l’unica parte del pensiero di Aristotele che è ancora in auge oggi è la sua logica, che è un capitolo di quella matematica con cui si studia il mondo.

                Tutta la metafisica che Aristotele riteneva necessario attaccarvi è materia di studio per gli storici.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

                P.S. chi credeva di confutare il Secondo Principio affermando che la nascita della vita sulla Terra è un evidente esempio di diminuzione del disordine è stato facilmente confutato notando che la Terra non è un sistema isolato.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “chi credeva di confutare il Secondo Principio affermando che la nascita della vita sulla Terra è un evidente esempio di diminuzione del disordine è stato facilmente confutato notando che la Terra non è un sistema isolato.”

                Mentre oggi fanno spesso il contrario: “l’entropia in pratica non esiste, perché la Terra non è un sistema isolato, e quindi si può sbucaltare quanto si vuole” è un ritornello ricorrente in ambienti imprenditoriali.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “la logica formale”

                La logica non ha niente a che vedere con la ricostruzione del reale. In ogni caso, ha fatto qualche passo avanti rispetto ai tempi di Aristotele (pensiamo alla logica matematica).

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Martinez

                “contrario”

                Il bello è sviluppare coerentemente il ragionamento che citi.

                Siccome la Terra è un sistema aperto, che scambia cioè energia (e materia) con l’esterno, allora per non turbare l’ambiente terrestre dove viviamo quale che sia l’operazione che vi svolgiamo (come ad esempio sbucaltare una montagna) e la quantità di disordine che questa operazione produce l’ambiente terrestre deve poter riuscire a buttare fuori, nello spazio interplanetario, il disordine prodotto: deve cioè letteralmente mettere disordine nell’Universo.

                Non diversamente dalla madre di famiglia che butta la spazzatura dove sono i finiti i cocci del vaso rotto dalla pallonata tirata in casa dal pargolo. Più pallonate, più spazzatura.

                Ma come fa la Terra a mettere disordine nel Cosmo?

                Esattamente come fa dell’acqua bollente versata su un pezzo di burro appena tirato fuori dal frigo nella padella. Il burro è solido, un ordinato blocco a forma di parallelepipedo. Versandovi l’acqua bollente sopra, questa lo scioglie, gli dà cioè una forma disordinata. Perché? Perché lo scalda, vi butta cioè calore dentro.

                La Terra butta disordine nel Cosmo perché vi butta calore dentro, cioè perché irraggia.

                Proprio come l’acqua col burro, più calda è la Terra più disordine espelle.

                Dunque per espellere più disordine – e restare quindi invariata nonostante le montagne che sbucaltiamo – la Terra deve scaldarsi.

                Suona familiare?

                Il grado di surriscaldamento sarà tanto maggiore – a parità di sbucaltamento – quanto minore l’efficienza dello sbucaltamento stesso. Più scarso il ragazzino, più vasi saranno distrutto dalle sue pallonate, più cocci la mamma dovrai buttare nella spazzatura per tenere in ordine la casa.

                Ne segue che le fonti energetiche meno inquinanti sono quelle più efficienti?

                E qual è la fonte più efficiente di tutte?

                (Aiutino da casa: NON le rinnovabili… 😉)

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                ” Più pallonate, più spazzatura.”

                Mitico riassunto!

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “Dunque per espellere più disordine – e restare quindi invariata nonostante le montagne che sbucaltiamo – la Terra deve scaldarsi. ”

                Un attimo… il cosmo è infinito, e quindi si potrebbe buttar fuori una quantità infinita di calore senza scaldarsi minimamente.

                Ci deve essere una barriera che trattiene l’espulsione di calore vicino alla Terra.

                Ecco che entrano in ballo atmosfera, CO2, serre e tutto il resto…

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Martinez

                “un attimo”

                No.

                Se l’acqua bollente la versi su una noce di burro, sciogli la noce di burro.

                Se versi la stessa acqua bollente su un mastello pieno di burro, ne scioglierai meno.

                Ma la quantita’ di calore che l’acqua dà al burro è la stessa nei due casi, perché l’acqua è la stessa: dipende solo dall’acqua.

                Che il Cosmo sia grande o piccolo, che il burro sua una noce o un mastello, la quantità di calore che la Terra butta nel Cosmo dipende solo dalla Terra.

                CO2 o no, per buttare fuori nel Cosmo piu’ calore la Terra ha da scaldarsi.

                L’aumento di CO2 è un modo con cui può avvenire tale riscaldamento.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Peucezio

      “Con la conseguenza che il mito imposto non è più di tipo consumistico, ma di tipo pauperistico-ascetico.”

      Anzi, direi che la mitologia oggi è quella della realizzazione magica di ogni desiderio, ma su un piano sempre più virtuale, alla Meta: dal diritto automatico alla promozione scolastica al diritto di non sentire mai nulla che possa “triggherare”, al diritto di credersi del “gender” che si vuole, al diritto di non ammalarsi mai.

      L’esatto contrario dell’ascetico, ma forse hai ragione che è meno legato al possesso di prodotti fisici di prima.

      • Ascetico scrive:

        A me questi che sembra gli si imponga la decrescita quando tutto è orientato verso il contrario, e ogni giorno i telegiornali ci rassicurano sul PIL, e le prospettive dell’economia, e per televisione fanno passare oramai 20 minuti di pubblicità al colpo, mi stupiscono sempre. Che crescano, chi glielo impedisce? Prego, se ci riuscite, crescete pure.
        Ah, destra e sinistra alla fin fine, a parte questioni cosmetiche, sono uguali, ma attenzione: l’ultra destra no. Ora si ammantano di normalità, ma con questi andrà a finir male.
        Buona fortuna!

      • Peucezio scrive:

        Niente, ci rinuncio.

        Se tutti sono suscettibili non puoi dire più niente.
        Come si può considerare l’ossessione di assecondare la suscettibilità (solo di una parte peraltro: a nessuno frega un cazzo della suscettibilità dei nerd bianchi americani sfigati che non scopano) come libertaria mi pare incomprensibile.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “Come si può considerare l’ossessione di assecondare la suscettibilità”

          E’ come la proprietà privata: il mio godimento totale di un bene dipende dalla possibilità di chiamare la polizia appena qualcuno minaccia di intaccarmela.

          Chi mi toglie un centesimo deve essere punito, e allo stesso modo deve essere punito chiunque attacchi la mia autostima/narcisismo.

          • Peucezio scrive:

            A questa stregua nulla è lecito, perché io posso stabilire che se un tizio in Nuova Zelanda fa una scorreggia in casa sua, offende il mio buon gusto.

            No: questa è polizia del pensiero e del linguaggio; gli offesi sono solo un pretesto.
            A nessuno frega nulla degli omosessuali reali. Semplicemente si tratta di mettere la museruola, di imporre una morale frocia, senza nerbo, eco-vegana, eterea.

            Tu parli di individualismo, ma qui siamo all’esatto opposto, alla repressione di ogni spinta individuale, di ogni istanza non compatibile con questa melassa oppressiva.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Peucezio

              “A questa stregua nulla è lecito, perché io posso stabilire che se un tizio in Nuova Zelanda fa una scorreggia in casa sua, offende il mio buon gusto.”

              Esatto: il Virtuale è onnipresente e istantaneo. E quindi prima o poi ci sarà quello che fa la scorreggia a casa sua in Nuova Zelanda, e ti colpirà esattamente come se fosse in casa tua.

              Il risultato è ovviamente che la mia libertà individuale impone il soffocamento della libertà altrui e viceversa, e quindi il conformismo di massa.

              E’ lo stesso fenomeno che succede quando si passa dal villaggio – dove le regole vengono incessantemente rielaborate e adattate alla vita reale – e la città, dove per regolare il “traffico” di milioni di uomini ci vogliono orari rigorosi, semafori, strisce pedonali, vigili, telecamere e carte d’identità.

              • Peucezio scrive:

                Non ho capito in che senso tutto questo asseconderebbe le istanze e le pulsioni di chiunque in una sorta di edonismo cosmico.
                A me pare l’esatto opposto.
                Poi resta da stabilire se il rispetto è il fine e la repressione il mezzo o, come ritengo io, viceversa.

                Ti chiedo però perché un cristiano o un eterosessuale padre di famiglia tradizionale non viene tutelato. Se è solo un’ossessione a proteggere tutti dal sentirsi offesi, dovrebbe essere neutra, paritaria.

              • paniscus scrive:

                Ti chiedo però perché un cristiano o un eterosessuale padre di famiglia tradizionale non viene tutelato.
                ——————–

                Ma perché pensi che non sia tutelato? A me sembra che sia ampiamente tutelato, e sicuramente di più, rispetto ad altre situazioni familiari considerate “anomale”.

              • tomar scrive:

                A Miguel
                ‘E’ lo stesso fenomeno che succede quando si passa dal villaggio – dove le regole vengono incessantemente rielaborate e adattate alla vita reale – e la città“
                Esattissimo: è lo stesso identico fenomeno per cui la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria poteva essere una buona cosa nel villaggio di Liu Ling ma si trasformava inevitabilmente in un incubo quando era diretta dall’alto su un miliardo di persone.
                Dato che purtroppo esistono gli stati con un miliardo e più di persone (ma basta tranquillamente un milione, mi sembra che già Aristotele dicesse che una città oltre centomila abitanti era una follia) sinceramente non vedo come oggi si possa uscire da questa contraddizion che nol consente.

            • paniscus scrive:

              “Semplicemente si tratta di mettere la museruola, di imporre una morale frocia, senza nerbo, eco-vegana, eterea.”—-

              Quindi tu pensi che gli omosessuali siano tutti vegani… o che i ragazzini dislessici (rappresentati falsamente come meravigliose creature ipersensibili e fragilissime) siano tutti cosiddetti gender-fluid?

            • paniscus scrive:

              per Peucezio:

              il tizio della Nuova Zelanda che fa una scorreggia in casa sua può offendere la sensibilità di altri SOLO se qualcun altro lo viene a sapere… cioè, se il tizio in questione fa sapere a tutto il mondo che ha fatto una scorreggia in casa sua, pubblicandolo sui social per scelta propria.

              Altrimenti, in quale altra situazione potrebbe accadere?

              • Peucezio scrive:

                Non è questione solo di social.

                Anche nelle situazioni sociali comuni, che sono sempre esistite, oggi devi stare attento a quello che dici, perché se sei con gente con meno di cinquant’anni se dici “frocio” è capace che qualcuno (del tutto eterosessuale) si offende.

                E comunque la libertà del dibattito pubblico per me resta fondamentale, non foss’altro perché ogni forma di bigottismo la impoverisce, la rende meno feconda.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “E comunque la libertà del dibattito pubblico per me resta fondamentale”

                Su questo sono assolutamente d’accordo.

                Semplicemente, considero che la (condannibilissima) stroncatura del dibattito non abbia nulla a che vedere con ascetismo e pauperismo.

  2. roberto scrive:

    Miguel

    “La Sinistra in teoria vuole che l’ospedale sia pubblico “perché è più giusto”; la Destra vuole che l’ospedale sia privato “perché funziona meglio”.

    Inizierei da qui

    La sinistra vuole che tutti possano accedere a cure ospedaliere
    La destra vuole pagare meno tasse

    Al di là della definizione (insoddisfacente) che ne dava Andrea qualche giorno fa, la sinistra persegue il benessere individuale attraverso il benessere collettivo, la destra persegue il benessere individuale attraverso il benessere individuale

    Se partiamo da questo punto molto falsi miti sulla destra che perseguirebbe il “funzionare meglio” sarebbero eliminati dalle discussioni (e poi arriviamo al sovranismo)

    • Francesco scrive:

      >>> la sinistra persegue il benessere individuale attraverso il benessere collettivo, la destra persegue il benessere individuale attraverso il benessere individuale

      questa mi piace e mi pare anche interessante e utile, come proposta di definizione!

      e credo possa essere accettata dalle due parti, il che la rende eccellente

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Roberto

      “collettivo”

      Per ottenere ciò, la sinistra non può concordare con la proprietà privata dei mezzi di produzione, che appunto producono i beni necessari al benessere dei singoli individui.

      La destra, invece, ci sguazza.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  3. roberto scrive:

    La che custode e chirurgo debbano avere lo stesso stipendio, nel XXI secolo non lo pensa nemmeno ADV (credo…), ma la destra agiterà questo inutile spauracchio, su questo hai ragione

    • PinoMamet scrive:

      Magari agitasse questo spauracchio! Ho paura che ormai nessuno si preoccupi più di questo, e siamo arrivati a “è giusto che Tal dei tali sia ricco, anche se è un idiota completo, perché sí, e il primario di contenti di avere lo stesso stipendio del custode e di ammirare Instagram di Tal dei tali”.

      L’ultima volta che ci siamo arrivati, però, è scattata la Rivoluzione francese…

  4. Andrea Di Vita scrive:

    @ tutti

    Visto che mi tirate in causa… 🙂

    …in questo momento, in Italia e forse in tutta l’UE fuori dalla penisola Iberica di partiti di sinistra (che sostengono cioè la limitazione della proprietà privata dei mezzi di produzione) ce ne sono pochini, e praticamente nessuno in Italia.

    (Per esempio, il PD è passato dal sostenere l’abolizione della privatizzazione dell’acqua pubblica a sostenere il principale fautore di quella liberalizzazione).

    Il confronto semmai è fra una destra sovranista e una destra globalista.

    La seconda riconosce la scala globale di molti problemi. La prima, la nega.

    Così, quando lo strapotere dei colossi USA del software minaccia la nostra privacy, l’UE per bocca di Monti emette regolamenti che tendono a limitarlo. Quei regolamenti hanno tanto più vigore perché valgono su scala continentale. Simili procedure si applicano per altri problemi come la lotta all’inquinamento, che per quanto prodotto localmente si diffonde oltre i confini nazionali. Magari sono provvedimenti sbagliato; ciò però non toglie che provvedimenti giusti, per essere atali, abbiano da essere globali.

    La destra sovranista ha successo perché semplicemente dice che i problemi globali non ci sono, che sono frottole frutto di complotti. Il tipico esempio è il negazionismo climatico di Trump. Ha successo perché si appoggia al naturale istinto delle persone spaventate di nascondere la testa sotto la sabbia e negare la realtà. Di solito finisce in modo abbastanza catastrofico, oppure evolve verso un regime.

    Concordo sul fatto che né la destra globalista né quella sovranista risolvano davvero granché, e che si sostengano a vicenda come due covoni di grano.

    Ma è perché sono entrambi destra.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ tutti

      dimenticavo: le due destre, globalista e sovranista, si sostengono a vicenda perché condividono il postulato dell’intangibilità della proprietà privata dei mezzi di produzione, il TINA thatcheriano. Poi si scannano su questioni che lasciano invariato questo postulato di base, come i diritti LGBT+. Così, se c’è da pagare la bolletta dell’acqua la Meloni duce che bisogna fare uno sconto alle famiglie eterosessuali con prole numerosa e Letta dirà che bisogna includere le coppie di fatto, ma che a incamerare i soldi della bolletta sia una società privata magari quotata in Borsa che investe i soldi in futures piuttosto che nella manutenzione delle tubature fatiscenti nessuno lo mette in discussione.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco scrive:

        Andrea

        forse perchè viviamo in un paese in cui i soldi della bolletta dell’acqua li incamerano enti pubblici che non fanno la manutenzione delle tubature e manco hanno da investire in borsa?

        se è vero che nessun motore può essere efficiente al 100%, sospetto che molte cose possano essere inefficienti quasi al 100%

        PS mai vista passare la Thatcher qui nello stivale

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ francesco

          “Thatcher”

          L’unico paese dell’Europa occidentale che ha una % di perdite dagli acquedotti superiore all’Italia è l’Inghilterra. Nei servizi pubblici privato non vuol dire più efficiente, perché l’efficienza il privato la misura sul proprio profitto mentre se una cosa è destinata al pubblico il profitto è irrilevante.

          Comunque questo è un discorso a latere, io ho parlato di acqua pubblica solo per dire che ormai di partiti “di sinistra” non ce ne sono quasi più.

          E si vede.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            1) tutti i sistemi di privatizzazione di monopoli naturali prevedono un controllo dello Stato sul comportamento del concessionario. E’ un punto critico ma tanto quanto il controllo dello Stato sull’ente pubblico che gestisce il monopolio. che anzi ha meno incentivo a operare bene perchè non può perdere la concessione.

            2) per questo è sempre meglio cercare di creare concorrenza, il vero sale della terra. Guarda alla tua bolletta telefonica e lo vedrai!

            3) partiti con concezioni economiche vetero-staliniste in effetti non ce ne sono più. spero per la loro pessima efficacia e non perchè così si è creato lo spazio per i folli bonus di certi manager

            ciao

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ francesco

              “monopoli”

              Lo Stato (comitato d’affari della borghesia) che si mette a fare le pulci ai monopoli privati? Lo si è visto coi Benetton e il Ponte Morandi. No grazie.

              Concorrenza? Se vai in stazione a prendere il treno per andare in ufficio mica puoi scegliere fra il binario col treno Alemagna e quello col treno Perugina. Prendi il treno che c’è e quando c’è. E c’è quando conviene al concessionario. Circa il controllo pubblico sulla qualità del servizio, v. il caso Benetton. Prova a prendere il treno per andare da Londra e Oxford e vedi se non rimpiango Trenitalia a calde lagrime!

              Bonus dei manager? Come dice Warren Buffet, la guerra di classe esiste, e la vincono i ricchi. I folli stipendi dei manager provocano meno indignazione e più invidia. Così, i poveri non fanno più classe, ma si considerano ciascuno dei top manager in momentanea crisi di liquidità.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                rimpiango=rimpiangi

              • Francesco scrive:

                >>> ? Se vai in stazione a prendere il treno per andare in ufficio mica puoi scegliere fra il binario col treno Alemagna e quello col treno Perugina.

                Ehm, in realtà sì, eccome se posso. Diversi treni, molti diversi bus, taxi o NCC, la mia auto o la mia moto, l’aereo.

                Hai scelto un caso da manuale di concorrenza!

                PS i Benetton non fanno testo e sono pure sotto processo, senza contare che se parti con “lo Stato è il comitato d’affari della borghesia” l’esito è già scontato.

                😀

                PS invece è interessante il fallimento delle ferrovie private nel Regno Unito, per capire il perchè che non è certo nel tuo pregiudizio anti-mercato.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “Ehm, in realtà sì, eccome se posso. Diversi treni, molti diversi bus, taxi o NCC, la mia auto o la mia moto, l’aereo.

                Hai scelto un caso da manuale di concorrenza!”

                In effetti, vi avevo dato l’esempio del treno BO-FI a 23 euro (cito a memoria) contro il bus a 1,99… Poi l’errore degli “economisti” sta nel non valutare le probabili esternalità. Ma in questo non è detto che lo Stato si comporti meglio.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ francesco

                “Alemagna”

                Sì che è un caso da manuale. Di mancanza di concorrenza.

                Se vado in pasticceria posso scegliere fra panettone Alemagna , Perugina, Motta…

                Ma se vado in stazione non posso scegliere fra treni di marche diverse che mi portano alla destinazione che mi serve. Non ci sono i binari Alemagna e quelli Motta.

                Certo, posso non scegliere il treno ma il bus. Ma bisogna che il bus ci sia, che vada dove mi serve quando mi serve; solo allora posso confrontarne il rapporto fra costo e qualità del servizio rispetto al treno. È il caso di Martinez.

                Ovviamente tutto dipende non dal libero mercato, ma dalla politica.

                Se il proprietario della linea di bus fra aeroporto della capitale e il centro città è anche il ministro delle Finanze che deve per legge autorizzare la spesa per la costruzione di una linea ferroviaria tuttora mancante fra aeroporto e centro città, puoi star certo che la ferrovia non si farà mai: è il caso di Reykjavik di cui ho già scritto.

                È il classico caso in cui il controllo di un mezzo di produzione (il trasporto pubblico) da parte di un privato dà a quest’ultimo un tale potere (da fargli finanziate il partito di governo che lo nomina ministro delle finanze) da sfruttare a proprio lucroso vantaggio uno svantaggio per la collettività (la presenza di un’unica linea di trasporto fra aeroporto e centro città che produce ritardi, ingorghi e disservizi).

                Non esiste mica un libero mercato indipendente dalla politica!

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Andrea

                bello di mamma! certo che non ci sono rotaie diverse ma da molti anni ci sono treni di due società diverse in concorrenza tra loro!

                è una cosa a cui noi mercatisti abbiamo provveduto da tempo, separare la rete dagli operatori perchè almeno da quella parte ci fosse concorrenza

              • PinoMamet scrive:

                Sì, beh, non proprio l’ambito in cui la concorrenza viene meglio, proprio perché la rete è una sola, più di tanto non si può fare. ..
                Lo stesso vale per molte altre robe, in realtà, ma nei treni è particolarmente evidente che la privatizzazione si presta a distorsioni, e non è mai vera e propria concorrenza ma “Stato che regala ai privati il modo di arricchirsi a sue spese” 😉

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ francesco

                “due società diverse”

                Ma mi prendi per scemo? 🙂

                Sulla Milano-Roma, certo, che è la tratta più lucrosa, ci stanno il supertreno di Trenitalia e quello di Italo

                Vieni a Busalla a prendere il treno per Genova, con le corriere che hanno avuto le corse tagliate dall’azienda per “creare valore per gli azionisti”, e vedi di quanti vantaggi de la libera concorrenza possono godere i pendolari…pardon, i clienti.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                credo che il problema sia che non c’è una domanda che giustifichi l’esistenza del servizio

                allora la sua creazione diventa una scelta politica e i conti economici hanno poco senso

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Francesco

                “non c’è una domanda”

                Il fatto che il sorgere di una domanda produca necessariamente un’offerta volta a soddisfarla è un postulato comune a molti economisti.

                Solo che non è vero.

                E’ certo vero che se non c’è la domanda di un bene o di un servizio tutta l’offerta del mondo va sprecata.

                Ma l’esistenza della domanda è condizione necessaria, non sufficiente, perché ci sia un’offerta.

                (Il che, tra l’altro, equivale a dire che l’esistenza dell’offerta è condizione sufficiente perché ci sia la domanda. Se si mette la stazione ferroviaria a Matera, ad esempio, troverai subito i passeggeri che la useranno, e che fino al giorno prima usavano l’auto perché a Matera non c’era una stazione ferroviaria).

                Se così non fosse, con tutta la gente che domanda da mangiare perché muore di fame l’agrobusiness dovrebbe essere la principale attività economica del pianeta.

                Bisogna che chi formula la domanda abbia abbastanza potere d’acquisto da interessare chi ha i capitali da investire per procurare l’offerta.

                L’agrobusiness non è la principale attività economica del pianeta non perché non ci sia domanda di cibo, ma perché chi chiede cibo non ha di che pagarlo abbastanza da far guadagnare chi glielo deve fornire.

                Se si guadagna di più mettendo su il rapido Milano-Roma su cui far pagare uno sproposito di biglietto contando sul fatto che le stazioni di arrivo e di partenza sono piazzate al centro delle rispettive città e che dunque si mantiene un vantaggio competitivo sull’aereo, allora gli imprenditori che offrono l’alternativa a Trenitalia si trovano eccome.

                Ma una linea per pendolari non può far pagare il biglietto di un rapido Milano-Roma. E quindi ci si investe il meno possibile (la famosa politica dei ‘rami secchi’, che al tempo delle Ferrovie dello Stato non esistevano).

                In termini matematici: è vero che il libero mercato è un ottimo di Pareto, cioè che corrisponde a una distribuzione ottimale di risorse se uno devia dalla quale ci sarà sempre qualcuno (lui o qualcun altro) che ci rimette di tasca sua. Ma è anche vero che un ottimo di Pareto non è un ottimo di Nash, cioè non è una situazione tale che se io ne devio allora io ci rimetto di tasca mia. E siccome un ottimo di Nash è appunto quello che si ottiene come risultato della mano invisibile di Bentham, ossia dalla libera competizione fra interessi individuali, ne segue che il libero mercato sognato dagli economisti si può ottenere solo se a un certo punto si superano gli interessi individuali. In altre parole, il libero mercato richiede sempre un’aggiustatina da parte dello Stato.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

  5. Antonino scrive:

    Miguel, sistema l’ultimo link perchè non va.
    “Sovranista”: definizione più vaga perfino di molte altre, chessò, progressista/conservatore (neocon? ateodevoto? veterocomunista? transumanistaperidirittiumani? altri loop/blackhole ideologici?).
    Si va da chi, come dici te, non vuole farsi mettere i piedi in testa… a chi è disposto a farseli mettere da chi offre l’illusione di far parte di una piccola o grande Patria. In mezzo, la solita moltitudine che teme di perdere benessere (magari minimo) e neuroni, e perciò gioca la sua rabbia verso obbiettivi sempre più circoscrivibili. Sopra, chi sa come approfittarne disegnando gli obbiettivi del momento. Quando conviene additare a Soros, si va con Orban. Quando conviene essere nazionalisti, si va con gli antimperialisti. Quando conviene difendere la “nostra civiltà”, si va con un imperialismo alleato alla Trump. Quando conviene additare al transumanesimo del futuro, si va con l’umanesimo più radicale e perfino passatista foss’anche fantasy fiction. Quando conviene additare ai diritti che diventano delitti, si va con gli Angeli della Riscossa AntiBergogliana. Tutta roba che non è necessariamente accomunabile (come è facile leggere nei giornaloni), ma di certo è intercambiabile e perfino -a ben guardare- rivoltabile nel suo contrario. Tanto, la gente si accontenta che si parli sempre e solo di sovranità: mangia quel minestrone per non gettarsi dalla finestra. Ma sovranità de che? Se parte sempre da quella nazionale, può assumere la forma qualunque. Anche a loop ideologico.
    “Globalista”: in questo caso, più che di loop, trattasi di generalizzazione estrema. Sotto, la gente campa dei propri sogni e nel tunnel della crescente disillusione… coglie sollievo, quando qualcuno fa intravvedere una luce di umanità realizzata “di respiro globale”. Le vere realizzazioni il più delle volte vengono dal basso, non necessariamente legate all’ideologia, ma la torcia la regge sempre qualcun altro (in una gerarchia che si dissolve verso l’alto nella scala del potere). E questo qualcun altro approfitta della confusione tra “globale” e “dall’alto”: preferisce che, in basso, ci si aspetti una globalizzazione dei diritti dall’alto e si imputi ai “nemici sovranisti” la loro repressione.
    Poi, non è mica detto che il basso sia necessariamente locale. Ma qui si va altrove…
    In generale, direi di ragionare in termini meno unidimensionali (dx/sx, avanti/indietro, globalismo/sovranismo, ecc.). Ci accorgeremo così, forse, quali distorsioni dello spazio ideologico provochino i buchi neri da cui rifuggire.

  6. Francesco scrive:

    Il globalismo dice che le decisioni devono essere prese a livello sovranazionale, da tecnici che non sottostanno ai capricci del “popolo”; che i mercati funzionano bene quando sono a livello planetario

    Il globalismo SA che le CERTE (MOLTE) decisioni devono essere prese a livello sovranazionale, da tecnici IL CUI MANDATO E’ STABILITO DA ACCORDI TRA GOVERNI NAZIONALI MA CHE SANNO QUALI COSE NON SOTTOSTANNO AI CAPRICCI DI NESSUNO; che i mercati funzionano MEGLIO quando sono a livello planetario.

    sai, noi cattolici abbiamo una certa esperienza nel gestire questioni sovrannazionali

    😀

    • PinoMamet scrive:

      Mi fido di più dei capricci del popolo, che è composto da persone che devono mettere insieme il pranzo e la cena, che delle “consulenze” di “esperti” pagati da gente che non ha mai avuto lontanamente questo problema.

      • Francesco scrive:

        beh, se cancelli dal quadro i governi che scelgono gli esperti però bari!

        la responsabilità e la scelta restano alla politica ma molte questioni complesse sono più tecniche che politiche: all’Ente che si occupa delle linee elettriche in Europa vorrei lavorassero più elettricisti e meno politici!

        ciao

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ PinoMamet

        “popolo”

        Così poi ci ritroviamo con la centrale solare termodinamica mai installata in Sardegna perché i MeetUp degli abolitori di povertà dell’Avvocato del Popolo hanno bloccato tutto dato che “i sali fusi usati come fluido termovettore dell'”impianto sono gli stessi che si usano per raffreddare una centrale nucleare”.

        Così l’azienda umbra che costruiva la centrale ha chiuso la linea di produzione e ha venduto i brevetti ai cinesi, e in Sardegna si continua allegramente a bruciare carbone (che non è manco a Km zero perché viene dall’Australia, dato che le miniere locali sono chiuse).

        Nel frattempo una deputata degli abolitori di povertà sosteneva la necessità di proteggere l’agricoltura nazionale dall’importazione di prodotti agricoli extracomunitari, come il grano saraceno.

        Sì, direi che i risultati del “popolo” si vedono.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          OAAdV

          dimentichi che in cambio la Sardegna continua a votare gli abolitori di povertà!

          una specie di perversa win-win

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ francesco

            “povertà”

            È giusto. Siamo in democrazia. Il popolo vota chi gli è vicino.

            Poi, certo, vulgus vult decipi. Ma democraticamente.

            Rousseau continua a far danno.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

        • PinoMamet scrive:

          Vorrei essere d’accordo ma ci devo pensare!

  7. Daouda scrive:

    Sono solo io che constato che il sistema degli ospedali pubblici favorisce i privati e che più pubblici significa più privato in campo medico quindi la retorica usata non calza?

    L’esempio non collima

    • Francesco scrive:

      a me, se posso andare all’ospedale pubblico e non pagare quello privato fa molto piacere

      a me mi collima

      ciao

      • Daouda scrive:

        L’ospedale od il semplice medico privato SENZA l’ospitale pubblico guadagnano di meno.

        Ora alla luce di questa ovvietá, deduci, cojone

        • Francesco scrive:

          nun me viene gnente

          però diccelo alli americani, così se fanno la sanità pubblica pe fa guadagnà de più quella privata!

          saresti un eroe

          • Daouda scrive:

            Credo che tu non conosca il sistema statunitense della sanitá pubblica co le tue stronzate del senza soldi muori? Proprio tu Francè.

            In ogni caso se vogliono giadagnare di meno sono liberi di farlo o no?
            Od anche qui devi dire che a loro importa solo il dollaro riproponendo lo stilema?

            • Francesco scrive:

              non svicolare bello de mamma

              • daouda scrive:

                è dal 95 più o meno che gli Usa spendono di più procapite ed in percentuale di PIL sulla sanità pubblica di noi, in modo diverso, ed in un modo dove le cose funzionano, tralasciando inoltre che li per controllo statualista sia logistico che tariffario rende del tutto idiota reputare che la sanità privata sia realmnte libera.

                Veramente sei un cojone manco sulle cose dove dovresti esse propenso ce capisci qualcosa. Sei un socialista di merda manco le basi.

  8. tomar scrive:

    Le provocazioni di Miguel sono come sempre argute e divertenti,
    come divertente e talvolta interessante è stato il dibattito che finora ne è uscito.
    Io però mi sento in uno stato d’animo che mi spinge a cercare di torcerlo verso un’unica precisa direzione.

    Parto dall’elenco fatto da Miguel di una serie di organismi di carattere globalista:  l’OMS, la NATO, la WTO, la Banca Centrale Europea.
    Manca in questo elenco, credo non a caso, l’unico organismo non settoriale ma veramente mondiale, che è anche il più antico, l’ONU, se non in quella sua articolazione settoriale che è l’OMS, quel settore un po’ particolare che è la difesa dalla malattia e dalla morte (non dalla morte e dalla malattia in assoluto, “che tutti dobbiamo morire e le malattie fanno parte della vita ecc.”, ma dai milioni di malattie evitabili e di morti premature, ingiuste e innecessarie che si verificano ogni anno nel mondo – ma di questo qualcos’altro in coda).
    L’ONU? L’ONU semidefunta e comatosa che ormai da parecchi anni si è dimostrata impotente a risolvere qualsivoglia crisi e problema, tanto che davvero non si capisce perché dobbiamo continuare a pagare profumatamente i suoi funzionari e burocrati, e cessare o diminuirle i finanziamenti è forse l’unica cosa buona fatta da Trump?
    Beh, se il discorso è tutto qui, tiremm innanz.
    Io appartengo alla generazione che ha consumato più risorse e energia di tutte le generazioni messe insieme succedutesi dal neolitico a qui. Quella stessa mia generazione è anche la prima, dal paleolitico a qui, che si trova, se non ancora a provare, però almeno senz’altro a poter intravedere la possibilità di un’estinzione della specie umana sul pianeta o perlomeno quella di un suo radicale immiserimento e restringimento in poche aree residuali ancora “vivibili” di una Terra desertificata.
    Ritengo che di fronte a una tale prospettiva e tenendo fermo quel criterio minimo di razionalità secondo cui ogni problema va affrontato al livello che gli è proprio, mi sembra ovvio che per tutti gli uomini razionali di buona volontà solo quell’unico organismo veramente mondiale che è l’ONU può essere competente ad affrontare e governare la prima questione veramente mondiale della storia umana.
    Questa era solo una necessaria premessa, ma qui per ora mi fermo.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Tomar

      “, mi sembra ovvio che per tutti gli uomini razionali di buona volontà solo quell’unico organismo veramente mondiale che è l’ONU può essere competente ad affrontare e governare la prima questione veramente mondiale della storia umana.”

      E chi sceglie chi va ai vertici dell’ONU?

      • Francesco scrive:

        i governi degli Stati scelgono gli ambasciatori che votano all’ONU

        perchè chiedi? non ti senti rappresentato dalla Giorgia?

  9. tomar scrive:

    L’ONU necessaria per la bisogna di cui dicevo. Senza mettermi ovviamente qui io tavolino a fare nientemeno che la riforma dell’ONU, qualcosa di buon senso planetario penso lo si possa enunciare.
    E’ evidente che una ONU atta a affrontare la crisi vitale del pianeta non può essere certo quella disegnata dai vincitori della seconda guerra mondiale, che tra l’altro vide sedere per trent’anni nel Consiglio di Sicurezza Taiwan come unica Cina.
    In una ONU finalmente democratica anche il Consiglio di Sicurezza dovrebbe essere naturalmente eletto e periodicamente rieletto dall’assemblea generale. Nello stesso, il diritto di veto non dovrebbe valere per un singolo stato ma solo per una minoranza qualificata dei suoi membri. Per minoranza qualificata intendo un criterio che contemperi giudiziosamente sia il riconoscimento del diritto di rappresentanza di ogni singolo stato con quello non meno rilevante della popolazione di uno stato, criterio che dovrebbe valere ancor più a livello di assemblea generale, vista l’evidente assurdità di una governance mondiale in cui il voto di S.Marino conti come quello dell’India o della Cina.
    Come ultima considerazione aggiungerei infine che questa superconcentrazione del potere di governo dovrebbe avere poi la saggezza di decentrare il più possibile la concreta attuazione della linea generale, enfatizzando anziché soffocando il livello locale e persin micro-locale, anche per evitare la formazione di una mostruosa macchina burocratica, e a dare un aiuto almeno a questo riguardo l’informatica sarebbe arrivata giusto in tempo.
    E che sistema economico dovrebbe-potrebbe reggere questo mondo “governato” dall’ONU?

    Di fronte allo speculare fallimento (riguardo all’umano) che abbiamo visto nel comunismo realizzato e che abbiamo visto e vediamo nel capitalismo realizzato, saggezza richiederebbe che si cercasse di prendere quanto c’era e c’è di utile e sensato nelle due scommesse.
    Ogni singolo capitalista non può far altro che seguire, pena il suo fallimento come capitalista, la strada maestra che iniziando da D e passando per M porti a un D1 superiore a D, con tutt’al più la scorciatoia parassitaria D-D1 del capitale finanziario, scorciatoia che è per altro all’origine di disastri umanitari ancora più terribili di quelli provocati dalla strada maestra.
    L’agire coatto di ogni singolo capitalista in quanto capitalista ha comunque per automatico risultato la distruzione della macchina capitalistica generale e con essa quella di tanta umanità. E fin qui è Marx ridotto in micropillole. Ma anziché preconizzare la rivoluzione comunista (già dato) la saggezza dei tempi richiederebbe di salvare il capitalismo da se stesso mettendogli delle braghe molto robuste. Anche qui niente di del tutto nuovo. E’ più o meno quello che ha cercato di fare la socialdemocrazia storica, quella seria intendo (Olof Palme cioè, non Longo o Tanassi).
    Certamente questo capitalismo con braghe socialdemocratiche (ma pure cattoliche, da Leone XIII a Francesco) sarebbe certo meno dinamico di quello travolgente e radioso di fine della storia preconizzato da Clinton e dai sui bardi europei Blair e compagnia cantante. Ma farebbe senz’altro molte meno vittime, sappiamo come quella storia è finita.
    Braghe di tela dovrebbe infine significare anche tutto l’opposto della globalizzazione economica come l’abbiam vista sin qui, perché un prudente criterio di resilienza (ahimè uso sta parola) dovrebbe spingere a fare e produrre a un livello più locale tutto quello che è ragionevolmente possibile fare e produrre a questo livello, anche se meno “conveniente“ dal punto di vista di una logica strettamente capitalistica. E’ per altro quello che in parte sta avvenendo in quest’ultimo anno, ma con la TGM in fieri come cattiva consigliera, per cui più che altro si passa dalle grinfie dell’orso russo a quelle del grizzly americano o, auspice Renzi, a quelle del macellaio saudita.

    • Francesco scrive:

      un’ONU in mano al PCC e al presidente indiano? no grazie caro Tomar, mi tengo la mia libertà occidentale e le mie difficoltà ad agire a livello mondiale anche a fronte di problemi mondiali

      sulla soluzione socialdemocratica-localista … se non è peggio della turbofinanza poco ci manca

  10. Andrea Di Vita scrive:

    @ francesco

    “mia libertà occidentale”

    Temo stia diventando un lusso che la specie umana non può più permettersi, se vuole sopravvivere.

    E non per via della lotta di classe o di Greta, o per lo meno non solo per queste cose.

    Ma perché come dice Einaudi la libertà occidentale esiste perché è libertà economica, e la libertà economica è innanzitutto libertà di scegliere le merci da acquistare. Fra queste merci c’è pure il lavoro umano, per cui la libertà di Einaudi è necessariamente anche libertà di licenziare, quindi di rendere precaria la vita delle persone. La conseguente disparità sociale alla lunga la si fa accettare alleasse di precarizzati solo inventando capri espiatori, dunque con la guerra. E la guerra prima o poi ci estingue tutti.

    Ma anche senza guerra, il mondo occidentale libero è un mondo dove essere creativi ha un valore solo se serve ad essere competitivi. E che civiltà è una che considera la competitività superiore alla creatività?

    “Non ci sarà più bello o brutto. Non ci sarà più scienza, Winston. Non ci sarà più gioia, tranne la gioia dell’urlo di trionfo sul nemico sconfitto. Se vuoi un’immagine del futuro, pensa a uno stivale che calpesta un volto umano”

    Era del nostro mondo “libero” che parlava.

    “Perché tre sono le virtù, la fede, la speranza e il denaro. Ma di esse la più grande è il denaro. Tutto crede, il denaro, tutto spera, tutto sopporta”.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Andrea Di Vita scrive:

      alleasse=alle masse

    • Francesco scrive:

      posso essere sintetico? scemenze senza senso alcuno

      trai conclusioni ridicole dalle sagge osservazioni di Einaudi e ci costruisci castelli di sabbia o di nuvola

      PS no, Winston parlava del sistema staliniano, non della democrazia, infatti non esiste più nel 1984, da nessuna parte

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ francesco

        “scemenze”

        …e non ti ho nemmeno ricordato che lo stile di vita basato sulla ‘libertà occidentale’ sta distruggendo le risorse del pianeta…!

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        P.S. ah, la citazione sul denaro, la fede ecc. non è ‘1984’, è ‘Fiorira’ l’aspidistra’

  11. tomar scrive:

    La coda sanitario-mortuaria promessa.
    Premetto subito che quello che sto per dire ha dentro di me come primo destinatario anzitutto Miguel, in cui ho avvertito riguardo a questo tema, anche se non abbiamo mai parlato esplicitamente, una postura ideologico-morale molto distante o persino opposta alla mia, e forse non è un caso che non ne abbiamo mai parlato, per mio timore di turbare la fondamentale consonanza ideale e morale che invece avverto tra di noi.
    In quest’ultimo post la “cosa“ compare solo en passant e di striscio, là dove si dice che ”a decidere di salute e malattia… devono essere organismi come l’OMS”.
    Non è però tanto di questo che vorrei parlare, anche se la mia convinzione è che il fatto che ci sia stata l’OMS durante la pandemia vada considerato di gran lunga più positivo che se non ci fosse stata, con tutti gli errori, le sciocchezze ecc. imputabili all’OMS, visto che le principali concrete alternative alla sua eliminazione sono stati poi Trump e Bolsonaro.
    Parimenti considero che sia stato meglio per noi italiani il fatto che a prendere certe decisioni sia stato il quasi anonimo CTS piuttosto che Speranza, Di Maio, Bonetti, Bellanova, Franceschini o Azzolina (e scambiateli a piacere con qualcuno dei papabili del futuro governo Meloni) anche se questi ci avrebbero messo la faccia.
    Ma come ho detto non è questo che qui mi angustia, ma la questione di come ci si pone di fronte alla morte e alla malattia come sua variabile minor o maior.
    Bè, la mia posizione al riguardo è che quando c’è in ballo la morte – la morte reale e concreta, non prendo minimamente in considerazione i discorsi dei negazionisti variamente stupidi, dalle finte bare di Brescia a è tutta una manovra di Soros e simili, non è certo questa la posizione di Miguel – non valgono più i criteri che giustamente riteniamo debbano guidare il nostro giudizio su tutte le altre questioni. E ritengo quindi che chi si trova in una posizione di responsabilità tale che da una sua decisione piuttosto che da un’altra può dipendere il fatto che una o più persone muoiano o comunque rischino di morire, bè quella è la responsabilità più grande che un essere umano può avere, e questo qualunque sia il cielo politico sotto il quale è situata questa responsabilità.
    Dato che avevo promesso una coda, per non allungarla troppo provo a chiudere con una demonstratio ad absurdum.
    Poniamo che Miguel rivesta la carica di Podestà di San Frediano… non esageriamo, della Comunità del Nidiaci. Si crea una situazione tale per cui Miguel sappia con ragionevole certezza o anche solo probabilità che se lui lascia, come di consueto gli piace lasciare, che i nidiacini scorrazzino liberamente per ogni dove, la conseguenza sarà che uno o più nidiacini – e magari proprio un bambino o una bambina – moriranno.
    Ditemi voi, cosa farà Miguel? Proseguirà imperturbabile nella sua filosofia liberotuttistica e quando il ferale evento ahimè si verificasse, si recherà profondamente e sinceramente addolorato alla casa dei familiari della vittima, piangerà con loro, ma alla fine cercherà di consolarli con la più che saggia considerazione che “alla fine dobbiamo tutti morire”?
    No, io sono pronto a scommettere quello che volete che Podestà Miguel statuirebbe in Nidiacilandia un tale lockdown che Jiang Zemin neanche se lo sogna, più una serie di misure così draconiane che se ne parlerebbe persino di qua d’Arno.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Tomar

      “No, io sono pronto a scommettere quello che volete che Podestà Miguel statuirebbe in Nidiacilandia un tale lockdown che Jiang Zemin neanche se lo sogna, più una serie di misure così draconiane che se ne parlerebbe persino di qua d’Arno.”

      Bella domanda 🙂

      Che però parte da premesse, esplicite e implicite, troppo lineari.

      Lo presenti come se fosse un caso di, “sparo o non sparo a qualcuno?”

      No, il lockdown è stato tutt’altra faccenda – e guarda che il lockdown mi è piaciuto tantissimo, ma per motivi estetici miei.

      Esiste un’enorme discussione tra statistici se abbia o no davvero “salvato delle vite”, per tanti motivi. E siccome non possiamo fare un contro-esperimento con un altro pianeta e lo stesso virus, non lo sapremo mai.

      E ha sicuramente avuto degli effetti negativi enormi su altri piani.

      • Miguel Martinez scrive:

        “Esiste un’enorme discussione tra statistici se abbia o no davvero “salvato delle vite”, per tanti motivi.”

        Semplifico ovviamente. Il punto è che i fattori sono tantissimi – la stagione, l’effetto sulle mutazioni del virus stesso, la generazione di immunità, ecc.

        E pensiamo poi a fattori di contorno (non strettamente legati al lockdown).

        Ad esempio, io posso immaginare che le mascherine riducano la distanza che i giovani virus (vir-gulti?) possono volare, e quindi potrebbero ridurre il pericolo per gli altri.

        Allo stesso tempo, le mascherine indossate a lungo hanno un effetto negativo dimostrato in quanto creano concentrazioni fortissime di CO2 che non fanno certo bene al cervello.

        E posso sospettare che tra qualche anno si vedranno gli effetti sui polmoni delle microparticelle assorbite in due anni di mascheramento.

        Insomma – e senza cadere nella retorica di certi estremisti – non possiamo davvero dire se il lockdown sia stato un “bene” o un “male”.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Martinez

          “Lockdown”

          Vero.

          Ma et anche vero che il 99% delle decisioni nel mondo reale le si deve prendere senza una esauriente conoscenza delle conseguenze delle possibili decisioni. Cioè, alla cieca o quasi.

          Un cattivo decisore scappa dalla responsabilità.

          Un buon decisore decide comunque, sapendo che una cattiva decisione è peggio di nessuna decisione.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Miguel Martinez scrive:

            Per ADV

            “Ma et anche vero che il 99% delle decisioni nel mondo reale”

            Verissimo!

          • Francesco scrive:

            applauso a scena aperta!

          • Peucezio scrive:

            Andrea,
            basta che non decide sulla mia vita.
            Il diritto di uscire da casa, di muoversi liberamente è un diritto naturale, universale, non un capriccio.
            Chiunque lo conculchi è fuori da ogni legittimità.
            La sua repressione è stata un inedito storico, un salto di livello.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ peucezio

              “vita”

              Siccome non vivi su Marte da solo, la tua vita è soggetta alle decisioni che vincolano la vita di tutti.

              La libertà di parola è sacrosanta, ma in assenza di un incendio non sono libero di gridare “al fuoco!” in un teatro sovraffollato. Il diritto di uscire di casa cessa di essere sacrosanto in caso di pandemia.

              Chi decide lo stato di eccezione è, per definizione, lo Stato. Sarà pure il più freddo di tutti i mostri, il drago bugiardo che porta sulle scaglie la parola “devi!” e che dice di agire in no e del “popolo”. Ma è anche la realta’ dell’io morale, ovvero l’unico argine possibile conosciuto fra la civiltà e la barbarie.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “La libertà di parola è sacrosanta, ma in assenza di un incendio non sono libero di gridare “al fuoco!” in un teatro sovraffollato.”

                Non sei libero di gridare “al fuoco!” in un teatro sovraffollato.

                Non sei libero di gridare “al fuoco!” quando vedi che qualcuno sta semplicemente dando fuoco al proprio biglietto al teatro.

                Non sei libero di gridare “al fuoco!” quando potresti disturbare il pubblico.

                Non sei libero di gridare “al fuoco!” quando c’è quello che si chiama ufficialmente “incendio” e non “fuoco”.

                E alla fine, no, Non sei libero di gridare “al fuoco!” in un teatro sovraffollato anche quando il fuoco c’è.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV

                “Ma è anche la realta’ dell’io morale, ovvero l’unico argine possibile conosciuto fra la civiltà e la barbarie.”

                Beh, una volta c’era l’Inquisizione.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Martinez

                “fuoco”

                È per quello che esiste una coscienza individuale: per distinguere cosa fare in caso di incendio e in caso di biglietto incendiato (nel secondo caso io chiamo immediatamente la vigilanza, perché è una negligenza criminale).

                “Inquisizione”

                Infatti, c’era. Ora ci siamo evoluti. Non abbiamo bisogno di un castigo ultraterreno per rendere innocui gli asociali.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • PinoMamet scrive:

                L’Inquisizione non minacciava mica il castigo ultraterreno: per quello bastava e avanzava il prete della parrocchia.

                L’Inquisizione dava castighi terreni, molto terreni, contro gli “asociali”.

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                ne abbiamo già parlato.
                E se lo stato decide di uccidere i bambini perché sale al potere un sadico infanticida stile Erode?

                E se il problema ebraico nella Germania e nell’Europa da essa controllata negli anni ’40 era di tale entità, secondo il governo dell’epoca, da costituire la base per un legittimo stato d’emergenza, tale da conculcare i diritti di una minoranza etnico-religiosa, compresa la sua stessa sopravvivenza fisica?

                Perché quello non va bene e i confinamenti e i coprifuochi sì? Cambia solo l’entità della violenza, ma il principio è identico.

                Lo stato è un male necessario, almeno nelle complesse società moderne, d’accordo. Ma deve avere limiti invalicabili.
                E la libertà di movimento, di uscire di casa, per i non detenuti, è il minimo del minimo, come quella all’incolumità, quella di parola (esclusa la diffamazione e l’ingiuria pubblica), di pensiero, ecc.

        • roberto scrive:

          Miguel

          “Allo stesso tempo, le mascherine indossate a lungo hanno un effetto negativo dimostrato in quanto creano concentrazioni fortissime di CO2 che non fanno certo bene al cervello.”

          Infatti i chirurghi o infermieri che le usano quotidianamente per delle ore da secoli sono una massa di rincoglioniti dalla Co2….

          • Miguel Martinez scrive:

            per roberto

            “Infatti i chirurghi o infermieri che le usano quotidianamente per delle ore da secoli sono una massa di rincoglioniti dalla Co2….”

            https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2022.05.10.22274813v1

            https://yewtu.be/watch?v=-P6VGYXRpPs

            • roberto scrive:

              Scusa fammi un riassunto….dice che le alte concentrazioni di CO2 sono una malattia professionale per chirurghi ed infermieri?

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “dice che le alte concentrazioni di CO2 sono una malattia professionale per chirurghi ed infermieri?”

                Non parla di chirurghi e infermieri.

                Fa semplicemente degli esperimenti in diretta che fanno vedere i livelli di CO2 che superano quelli che sono considerati (proprio dalla scienza medica) le soglie di sicurezza.

                Su chirurghi e infermieri, sarebbe interessante farci uno studio.

                Nelle mie rare frequentazioni di ambienti ospedalieri (tutte pre-Covid) ho visto indossare mascherine solo per brevi momenti “tecnici”, ma appunto le mie esperienze sono molto limitate e mi posso sbagliare.

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              “Both respiratory rate and blood oxygen saturation did not differ substantially without or with the masks. Also, when wearing masks, the mean ETCO2 remained within 33 mmHg.”

              Stando a questo studio, bisognerebbe imporre la mascherina chirurgica a tutti per permettere alla gente di non portare la FFP2.

          • Peucezio scrive:

            Roberto,
            “Infatti i chirurghi o infermieri che le usano quotidianamente per delle ore da secoli sono una massa di rincoglioniti dalla Co2….”

            Beh, dai, un po’ sì, si sapeva anche prima.
            La medicina funziona grazie alla ricerca; la clinica ne è solo un’applicazione meccanica. Non è che siano proprio delle cime.

      • tomar scrive:

        Per Miguel
        “Bella domanda”.
        Grazie, ma permetti che ti dica che non ho trovato altrettanto belle ma anzi un po’ troppo evasivamente silviesche le tue risposte (“esiste un’enorme discussione… non lo sapremo mai”).
        Non sto qui a contestarle, ma io avevo messo apposta sul piatto la fiction di te come Podestà di Nidiacilanda, e sviluppandola ti chiedo: nel caso che il covid o qualsiasi altro virus fortemente trasmissibile per contatto avesse riguardato soltanto Nidiacilandia nel mondo, e lì si fosse manifestato anche un solo caso, tu ti saresti messo a consultare statistici a destra e a manca per stabilire se il lockdown fosse davvero la strategia più conveniente per impedire il diffondersi dell’epidemia, o con paterno buon senso podestarile avresti intimato a tutti i nidiacini: raga, ora tutti chiusi in casa finché il focolaio non si è spento, poi faremo delle assemblee per capire tutti gli “effetti negativi enormi” derivati dal mio diktat, ma comunque meno negativi e meno enormi rispetto al fatto che anche uno solo di voi nidiacini ci lasci per sempre.
        Ti sottopongo poi anche una riflessione extranidiacina.
        Quando già la campagna vaccinale era giunta alla sua fase matura, l’Istituto Superiore di Sanità pubblicò per alcuni mesi delle statistiche dalle quali risultava che i non vaccinati occupavano rispetto al loro numero ormai ridotto un numero di posti nelle terapie intensive proporzionalmente superiore di 7-8 volte rispetto ai vaccinati.
        A parte i commenti anonimi sul web e a parte mia figlia allora incinta che mi disse che si fidava comunque di più della sua dottoressa omeopata (che le aveva detto la bugia che sui bugiardini dei vaccini c’era scritto “vietato somministrare alle donne incinte”) piuttosto che fidarsi dell’ISS, quelle statistiche non furono mai contestate apertamente da nessuno, visto che ciò avrebbe comportato presupporre che tutti i medici di tutti gli ospedali italiani che inviavano i dati su cui quelle statistiche erano basate fossero implicati, nessuno escluso, in quel gigantesco complotto contro il popolo bue.
        Di quelle statistiche parlai a suo tempo anche qui, non per contestare a nessuno il sacrosanto diritto personale di non vaccinarsi, ma quello di poter contemporaneamente dichiararsi in buona fede persona di sinistra.
        Tu che ne dici?

        • paniscus scrive:

          “A parte i commenti anonimi sul web e a parte mia figlia allora incinta che mi disse che si fidava comunque di più della sua dottoressa omeopata”

          Ma come le è venuto in mente
          di fidarsi di un (‘) omeopata? 🙁

          Io ho categoricamente escluso quella categoria dal panorama dei professionisti affidabili, all’età di circa 12 anni, non appena mi fu spiegato in cosa consiste la loro teoria!

          • tomar scrive:

            “Ma come le è venuto in mente
            di fidarsi di un (‘) omeopata?”
            A parte la figliola, che pure ha fatto i suoi bravi studi scientifici (tra l’altro specializzazione in agraria a Kassel in “agricoltura sostenibile internazionale”, tematica per nulla spregevole) mi risulta che l’omeopatia non trovi i suoi adepti tra grezzi popolani che poi vanno anche dalla maga a farsi predire la sorte ma piuttosto – almeno questa è la mia esperienza – tra persone di più che buona condizione sociale e per altri versi anche di “alta” cultura.

            • paniscus scrive:

              per Tomar:

              non ho mai avuto in mente l’idea di attribuire la credenza nell’omeopatia a grezzi popolani superstiziosi,

              lo so benissimo che la maggioranza degli utenti di tale pratica pseudoscientifica arriva da classi sociali medio-alte e (almeno formalmente) istruite…

              …ma è proprio per quello che provo stupore e sconcerto.

              Se almeno fossero ignoranti come capre, avrebbero qualche attenuante… ma se sono persone colte, PERCHE’ credono a una p*tt*nata del genere?????

              Non l’ho mai capito!

              • roberto scrive:

                Guarda sono d’accordo con te ma se pensi a tutte le puttanate alle quali credono persone per altro colte ed intelligenti l’omeopatia è giusto una delle tante….

              • PinoMamet scrive:

                Infatti.

                Alle persone piace a credere alle puttanate.
                È umano, semplicemente. Non siamo razionali al cento per cento, e francamente diffiderei di una persona razionale al cento per cento.

                C’è chi gioca al superenalotto, chi fa tutte le processioni di San Ciro (cit.), chi crede che nel suo copro circoli il misterioso Qi, e chi crede all’omeopatia.
                Non necessariamente sono le stesse persone, anzi, credo che di solito ogni persona abbia un massimo di due/tre puttanate che accetta, mentre è pronto a deridere tutte le altre.

                Ci saranno omeopatici (?) che deridono San Gennaro come irrazionali, gente che stravede per la medicina ayurvedica (che è né più né meno la vecchia teoria degli umori, solo coi nomi indiani) che prende in giro i terrapiattisti, gente che pensa di discendere dagli UFO che sfotte i praticanti di shiatsu.

                Peraltro a quel poco che ne so, l’agopuntura è basata su princìpi totalmente falsi dal punto di vista della medicina e dell’anatomia, eppure funziona (e la consigliano anche i medici veri, perlomeno in alcuni casi come antidolorifico: il medico della terapia del dolore la consigliò a mia madre, ma lei è scettica e non ha mai voluto provare).

              • roberto scrive:

                L’agopuntura come trattamento del dolore l’ho provata anche io (niente di drammatico ma un incidente doloroso alla schiena che mi aveva letteralmente lasciato piegato in due) e l’ho trovata utile, cioè sono entrato nello studio del tizio praticamente strisciando e sono uscito in piedi.
                Solo che dura come una pillola di antinifiammatorio ma la seduta durava un’ora e costava 60 euri….il conto è presto fatto

                E accetto benissimo che sia il mio quarto d’ora di irrazionalità 😁

              • Peucezio scrive:

                Comunque è interessante come sia proprio cambiato l’atteggiamento collettivo (non di tutto, ma di ampie fette della società).

                Negli anni ’80 a nessuno veniva in mente di criticare l’omeopatia. Si sapeva benissimo che c’era la medicina scientifica in senso classico e quella alternativa.

                E la gente era mediamente più colta di oggi, aveva fatto per lo più una scuola presessantottesca. Insomma, era la borghesia già emancipata dalla povertà e dall’ignoranza e non ancora abbrutita da decenni di scuola permissivista.

                Semplicemente non si ragionava schematicamente, come un positivista dell’Ottocento. Si sapeva che il mondo è un tantino più complesso.

  12. Miguel Martinez scrive:

    Ancora per Peucezio, su “ecologismo”…

    L’ecologismo (che giustamente distingui dalla “ecologia” degli studiosi) ha come simbolo esteriore i fiorellini e le bici che nessuno in Italia usa.

    Nella realtà, è un’enorme accelerazione alla virtualizzazione.

    La città spreca risorse? Creiamo la smart city, controllata tutta da sensori e droni.

    C’è troppo traffico? Chiudiamo tutti a casa con lo smart working (ecco di nuovo l’aggettivo) e la didattica a distanza.

    Troppi furgoni inquinanti? Lanciamo i droni che portano direttamente la spesa, ordinata al computer, alla finestra di casa tua.

  13. Moi scrive:

    Andrea Lorenzon di CARTONI MORTI Pro Nucleare … e non è affatto il solo fra gli Influènsers Politically Correct Genderisti Sorosiano-Kalergici 😉

    https://www.youtube.com/watch?v=Sm5kFXpJc9k

    Questo è senza dubbio il video più complesso che abbia fatto finora. L’energia nucleare è una mia vecchia passione, tanto che sono stato in procinto di scegliere ingegneria nucleare come percorso di studi universitario (poi ho messo la testa a posto e ho optato per un più classico e sicuro “youtuberologia”).

    (sic)

    [cit.]

    • Moi scrive:

      14 min. ca

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ moi

      “nucleare”

      🙂 🙂 🙂

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      “L’energia nucleare è una mia vecchia passione…”

      Da un’altra parte aveva detto il contrario, cioè che non ne sapeva nulla e che aveva iniziato ad approfondire da zero.
      Ma si sa che ormai puoi dire tutto e il contrario di tutto e nessuno ti dirà un cazzo.

  14. Miguel Martinez scrive:

    Comunque una piccola consolazione per gli ecofobi 🙂

    https://www.riciclanews.it/rifiuti/riciclo-della-plastica-costo-dellenergia-quadruplicato-regis-serve-tetto-al-prezzo-del-mwh_20594.html
    Ricicla News

    Riciclo della plastica, costo dell’energia quadruplicato. Regis: “Serve tetto al prezzo del mWh”

    Senza interventi sul prezzo dell’energia le attività di riciclo della plastica rischiano di fermarsi, e con loro le raccolte differenziate, lasciando per terra centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti. Il presidente di Assorimap Walter Regis: “Credito d’imposta non basta più, serve tetto al prezzo del mWh”

  15. Miguel Martinez scrive:

    Un punto che rende difficile la comunicazione tra me e Peucezio è che lui vede l’ideologia (che certamente è molto importante) come qualcosa che si sceglie, come i vestiti in un negozio.

    Per me, l’ideologia è inscindibile dalla vita. E’ ovvio che i mezzadri del 1950 sognassero di avere l’auto, il frigorifero, che credessero di avere un mondo infinito davanti, ma da conquistare con grande fatica. E questo si collega a tutta una ideologia di “lotta”, di “progresso”, di “conquista del futuro”.

    E’ altrettanto ovvio che tutto questo, e infinitamente di più, lo diamo oggi per scontato, siamo “ingrati” e poco prometeici, e magari ci piacerebbe andare su una spiaggia pulita (senza rinunciare a nulla per averla). Quindi diventiamo “griin”.

    Oppure, quando ci basta andare al supermercato per comprare la vaschetta con la carne, mangiamo molta più carne dei nostri nonni, ma ci farebbe orrore dover strozzare un pollo con le nostre mani: a quello ci pensa una macchina anonima. E diventiamo quindi a parole molto più “sentimentali” e “dolci” e “buoni”.

  16. Moi scrive:

    https://www.youtube.com/watch?v=1zKpE7TO-Lk

    Feminists of Australia aren’t ‘hailing’ the rise of Giorgia Meloni

  17. tomar scrive:

    Altra piccola consolazione per gli ecofobi
    Mentre noi siamo qui impegnati nell’interessante dibattito su come forse grazie a Meloni verrà fatto in Italia qualcosa di sinistra, la storia, e purtroppo quella grande, va avanti, sicché nei giorni scorsi si sono compiuti, pressoché simultaneamente, due grossi passi in direzione di un pieno dispiegamento della TGM: l’annessione alla Russia profonda dei territori ucraini conquistati e la distruzione probabilmente irreparabile in un sol colpo di Nord Stream 1 e 2.
    Mi soffermo su quest’ultimo evento, perché di maggior consolazione per gli ecofobi:
    le perdite di metano già uscite in pochi giorni dagli squarci di Nord Stream 1 sembra che abbiano prodotto, secondo i calcoli dell’Istituto norvegese di ricerca sull’aria Nilu, un’immissione gas nell’atmosfera pari all’1% di tutto quello emesso annualmente in Europa”.
    Eh vabbè, dirà Giuliano Ferrara, i russi, anche solo per non sprecare inutilmente il gas, chiuderanno i rubinetti e anche sta nube che tanto agiterà gli ecofissati sparirà… omnia transit.
    Mica tanto sicuro che andrà così, perché sembra (ma qui vorrei conferme da ADV) che se i russi smettono del tutto di buttar dentro gas nei tubi, dagli squarci entrerebbe acqua marina e questi diventerebbero finalmente soltanto “un grosso pezzo di metallo in fondo al mare”, come da profezia di Victoria Nuland qualche mese fa e come garantito da Biden prima ancora che la Russia invadesse l’Ucraina.
    Insomma colpo su colpo e a sto punto noi ecofissati ci troviamo costretti a sperare, col rischio di essere subito additati come traditori dell’Occidente, che i russi al più presto riescano ad arrivare al grosso pezzo di metallo e riuscire almeno a metterci una pezza.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ tomar

      “russi”

      Il gas è a 100 atmosfere nei tubi, altrimenti non riuscirebbe ad arrivare dalla Russia alla Germania: è spremuto da varie stazioni di pompaggio lungo il percorso. Sia il North Stream 1 sia il 2 sono due coppie di tubi da 110 cm di diametro. Il n. 1 è stato chiuso da Gazprom “per riparazioni” fino al 3 settembre, poi la data di riapertura è stata riny sine die. Il metano contenuto era quello in viaggio al momento della chiusura. Il n. 2 era stato finito e doveva entrare in funzione quando Berlino ha sospeso tutto per la guerra; è pieno di “gas tecnico”, una miscela di metano e altra roba, usato per controllare eventuali perdite prima dell’entrata in funzione. È con questi dati che i norvegesi hanno stimato la quantità di metri cubi di metano che fuoriescono. In sé non sono tantissimi. Il metano è un eccellente gas serra, trattiene 80 volte più infrarossi della CO2. Ne esce quanto basta per trattenere il calore trattenuto dalla CO2 che emette l’Italia in cinque giorni. Per fortuna il metano è più leggero dell’aria, dunque vi galleggia sopra fino a perdersi nello spazio; ma dal momento dell’emissione al momento della fuga nello spazio passano tipicamente cinque anni.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  18. Peucezio scrive:

    Miguel,
    “Non so, io vivo a Firenze, dove il Comune:”

    Continuo qui per comodità.
    Sì, non è che Sala e Nardella facciano cose poi molto diverse.
    Ma la facciata è molto significativa.
    Si fanno i parcheggi interrati anche per nascondere le macchine, che sono considerate oscene, immorali, non si devono vedere, non devono stare alla luce del sole.

    “L’espansione tecnica viene giustificata sempre con scuse “smart” e “griin”, a differenza di allora. ”

    Ma questa è una differenza fondamentale.
    Tutto ciò che negli anni ’60 faceva schifo oggi è considerato bello e viceversa.
    Non è un dettaglio.
    Tu dici: sì, ma la sostanza è la stessa. Intanto è tutto da vedere. In tante città europee ormai il mezzo privato non si usa più e anche qui a Milano conosco sempre più gente che aveva la macchina e non ce l’ha più.

    Ma poi secondo te perché il potere si accredita come ecologista? Pe far contenta la gente? E chi è che ha detto alla gente che si sta distruggendo il pianeta e l’ha resa ecologista? Bastava dirgli l’opposto, se si voleva continuare a inquinare senza scandalizzare nessuno.
    Le università da chi sono foraggiate? Ed esprimono le sensibilità e i conformismi di quali ceti, di quali gruppi sociali?
    Bada, non sto dicendo che il problema sia inventato. Ma a sentire te il capitalismo occidentale vuole continuare a produrre, consumare e inquinare. Va bene, in parte è vero e continua a farlo. Ma a che scopo professare un’ideologia opposta?
    Non sto dicendo che tutto sia riducibile all’ideologia e non esistano gli atti concreti, non fraintendermi.
    Dico che l’ideologia insegna moltissimo sulla forma mentis, i sentimenti, le nevrosi, i tic, le manie e in generale l’antropologia dei ceti egemoni. A cui siamo tutti assoggettati. Quindi queste nevrosi e questi tic danno forma al mondo. Non dico nel senso banalmente e meccanicamente che questo apparato ideologico si materializza sic et simpliciter. C’è l’impatto col mondo reale e il suo funzionamento.
    Ma che va studiato con attenzione e fa parte della cifra della nostra civiltà, insieme e quanto le strutture materiali.
    Con la differenza che queste ultime sono inerti e passive e come tali oppongono una resistenza de facto agli utopismi delle élite.
    Ma questi utopismi sono il vero fine delle élite stesse, se potessero prescindere dai vincoli materiali, sono la loro proiezione ideale.
    Quindi vanno presi serissimamente.

  19. Ascetico scrive:

    La scoperta dell’energia nucleare ha aumentato la disponibilità di energia di diversi ordini di grandezza, a parità di risorse materiali del pianeta

    https://www.enea.it/it/seguici/le-parole-dellenergia/fonti-rinnovabili-scenari-e-politiche/tabelle#Tab3
    Si veda energia primaria totale mondo.
    Tot mondo 12789 (milioni di tep)
    Nucleare 718
    (Sono dati del 2010)
    Si leggeva oggi non ricordo più in quale sito, che in Francia circa la metà delle centrali nucleari sono attualmente ferme in riparazione e hanno riacceso una centrale a carbone.
    Sempre nelle tabelle di cui sopra si potrà notare che la Francia quando aveva ancora tutte le centrali nucleari funzionanti poteva soddisfare al massimo neanche la metà del proprio fabbisogno energetico.
    E la Francia la strada del nucleare l’ha percorsa senza riserve.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Ascetico

      “riserve”

      Innanzitutto, una volta disponibile una base affidabile di energia elettrica tutto l’anno giorno e notte senza dipendere dal meteo, ci si può anche permettere di divertirsi qua e là con specchietti e girandole, riservando il metano ai soli scopi industriali (forni per vetrerie, ceramiche, industria chimica ecc.).

      Secondo, è vero che centrali raffreddare ad acqua come quelle nucleari attuali si fermano o quasi in caso di siccità come quella degli ultimi mesi, se l’acqua la prendono dai fiumi e non dal mare.

      Ma anche volendo evitare di costruire centrali sulla costa del mare, sono già entrati in funzione centrali nucleari raffreddate a sali fusi che non hanno bisogno d’acqua e che quindi non si fermano neanche in caso di siccità (il vapore del circuito secondario è in ciclo chiuso e non necessita che di pochi rabbocchi).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        “raffreddate a sali fusi”

        Il calore dove andrebbe a finire?

        • Andrea Di Vita scrive:

          @mauricius Tarvisii

          “finire”

          Nell’espansione in turbina, proprio come un qualunque ciclo Rankine.

          Funziona così: una sorgente di calore (il fuoco di una locomotiva a carbone o di un bruciatore di kerosene o metano, i sali fusi o l’acqua bollente o pressurizzata di una centrale nucleare) scalda un tubo a serpentina, detto “scambiatore di calore”. Nello scambiatore passa dell’acqua, che vi diventa vapore. Il vapore si espande andando a sbattere contro le pale di una turbina: spingendole e facendo ruotare la turbina, il suo calore si trasforma in energia meccanica di rotazione della turbina. Il vapore, raffreddato, si condensa e l’acqua viene raccolta (in un “condensatore” o “ricuperatore”) e ri-mandata allo scambiatore. La turbina, ruotando, fa girare una dinamo che ne trasforma l’energia di movimento in energia elettrica.

          Il vapore che si espande, diventa acqua e ridiventa vapore subisce quello che si chiama “ciclo Rankine” ed è sempre lo stesso liquido. Nel ciclo Rankine, il calore proveniente dalla sorgente di calore viene trasformato durante l’espansione del vapore in energia meccanica. In una locomotiva, questa spinge le ruote e muove il treno. In una centrale, muove una dinamo che ne ricava elettricità.

          La sorgente di calore può essere anche un pentolone di sali fusi (normale fertilizzante azotato in polvere che a trecento Celsius sembra acqua pura) scaldato dal Sole o dal nocciolo rovente di una centrale nucleare. È per questo che gli abolitori di povertà in Sardegna dicevano che la centrale solare aveva un componente nucleare (!) .

          In un futuro reattore a fusione tokamak, la sorgente di calore dovrebbe essere il litio fuso scaldato dai neutroni prodotti dalla fusione.

          Ma a valle dello scambiatore il principio di funzionamento è quello ben collaudato delle locomotive del Vecchio West.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Fuzzy scrive:

            Quante volte la parola futuro nelle narrazioni su nucleare ed energie rinnovabili. Il picco dei combustibili fossili e
            la guerra in Ucraina ci hanno anticipato la crisi che ci si aspettava magari tra qualche anno. Il futuro in questo frangente vale un poco come una moneta di latta.
            Con questo non vorrei dire che il nucleare sia da bandire. Un ascetico che consuma l’80
            per cento in meno di energia può accettare che il restante 20 per cento sia prodotto o con nucleare o con rinnovabili o persino con
            quello che resta dell’energia fossile. Mi sarebbe indifferente.
            Ommmmm.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Non mi hai risposto.
            Se io raffreddo qualsiasi impianto con l’acqua, il calore finisce nell’acqua e quindi diventerà o vapore (in atmosfera) o uno scarico caldo (nel fiume/mare).
            Se io raffreddo coi sali, dove va questo calore? Non ho chiesto il meccanismo, ho chiesto dove va a finire il calore.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ mauricius tarvisii

              “acqua”

              Non importa che cosa riscalda un impianto, se i sali fusi di un reattore nucleare o di una centrale solare termodinamica, l’acqua pressurizzata o in ebollizione riscaldata da un reattore nucleare o l’acqua di un bollitore alimentato a legna o a carbone.

              Una volta che l’impianto è stato riscaldato e lo si continua a riscaldare, per non farlo fondere devo portarne via il calore, devo raffreddarlo.

              Se io raffreddo un impianto mandandogli sopra acqua fredda (o, più efficacemente, mandando acqua fredda in una serpentina avvolta tutta intorno all’impianto, serpentina che chiamo “scambiatore di calore”) il calore viene ceduto dall’impianto all’acqua e la trasforma in vapore.

              Questo vapore espandendosi in un meccanismo (ad esempio una turbina o un pistone) lo fa muovere, trasformando l’energia termica (richiesta nella trasformazione di acqua in vapore e accumulata in quest’ultimo) in energia meccanica.

              Così facendo il vapore si raffredda e ridiventa acqua liquida fredda, che ritorna all’impianto originario da raffreddare.

              In questo ciclo continuo (di Rankine) che è un ciclo chiuso (non entra e non esce acqua, ma si trasforma da liquido e vapore e viceversa) si ha una continua trasformazione di calore in energia meccanica.

              Poi, a parte, in una centrale elettrica il meccanismo è una turbina e questa energia meccanica si trasforma in energia elettrica perché ci sono delle dinamo fatte ruotare dalla turbina. In una locomotiva il meccanismo è un pistone collegato alle ruote da una biella e un albero a camme e il moto del pistone diventa moto rotatorio delle ruote che spinge avanti la locomotiva.

              Quindi, per rispondere alla tua domanda: il calore finito nell’acqua che raffredda l’impianto si trasforma in energia meccanica. Se il meccanismo è legato a una dinamo, l’energia meccanica diventa energia elettrica.

              Ovviamente il processo non sarà mai perfetto. Il Secondo Principio della Termodinamica si applica anche al ciclo Rankine, ed esige che una parte del calore finirà sempre inutilizzata, sprecata nell’ambiente esterno. (In percentuale alla potenza erogata, la percentuale di tale spreco è tanto più facile da diminuire con una progettazione adeguata quanto più alta la temperatura massima cui lavora la centrale, il che spiega la minore efficienza delle rinnovabili rispetto ad altre forme di energia).

              Nel caso delle locomotive tale calore va a deformare le ruote e gli ingranaggi, che andranno debitamente progettati, nonché nel vapore che viene fatto sfuggire dal fumaiolo e nel calore irradiato dalla locomotiva stessa. Nel caso dei sottomarini ci pensa l’oceano, a smaltire la potenza termica irradiata dal sottomarino (che dunque è visibile agli infrarossi se sta in superficie). Nel caso delle grandi centrali elettriche, nucleari e non, si tiene sotto controllo il calore che esce buttando nell’ambiente una parte dell’acqua di condensa, che risulta dunque leggermente più calda dell’acqua che viene continuamente aspirata per rabboccare il livello dell’acqua e mantenerlo costante durante il funzionamento del ciclo Rankine. Ho scritto ‘leggermente’ perché scaldare l’acqua anche solo di un grado Celsius richiede fortunatamente tanto di quel calore che pompandone a sufficienza si riduce di molto il riscaldamento dell’acqua espulsa. L’impatto sull’ecologia dunque scende. E’ noto il caso di un alligatore della Florida sfrattato dalla palude dove viveva a seguito del suo prosciugamento per una speculazione immobiliare che dopo essersi illuso di aver trovato la sua nuova dimora nella piscina di una villa ha trovato la sua nuova confortevole casa nella piscina dell’acqua di scarico di una centrale nucleare.

              Per finire, il problema cambia sostanzialmente nel caso di centrali sufficientemente piccole. Infatti, il rapporto fra volume e superficie diminuisce al diminuire del volume. La potenza erogata da una centrale cresce col volume, mentre la potenza persa per irraggiamento sale con la superficie. Quindi minore la potenza erogata, minore il volume, maggiore il peso relativo della potenza persa per irraggiamento, più efficace il raffreddamento per radiazione, minore la necessità di scarichi di acque. Ciò semplifica di molto il problema degli scarichi dei reattori a fissione più piccoli, quelli sotto i 50 MW cari a Bill Gates che si progettano oggi, che non hanno problemi di scarichi di acque.

              Per contro, esiste un progetto di reattore nucleare che non si è mai potuto costruire perché non si sapeva come raffreddarlo. E’ il caso del motore atomico che secondo Rubbia doveva portarci su Marte. Nello spazio l’unico modo per raffreddare qualcosa è per radiazione; e il motore di Rubbia era cos’ potente che per raffreddarlo ci volevano dei radiatori che finivano con l’essere più grossi dell’intero razzo.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Va bene, ma non mi hai ancora detto quale sia il corrispondente del vapore in una centrale raffreddata con quei dannati sali, che poi è l’unica domanda che ho fatto 😀

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ mauricius Tarvisii

                “vapore”

                I sali fusi portano il calore dal nocciolo del reattore alla serpentina, lì lo cedono all’acqua e tornano al reattore.

                L’acqua prende il calore dalla serpentina e diventa vapore.

                Il vapore muove la turbina, ridiventa acqua e torna alla serpentina.

                Nel processo, un po’ di calore va inevitabilmente perduto.

                In centrali grandi, questo calore lo si perde portato via da una piccola parte dell’acqua che si perde nell’ambiente, e che va rabboccata.

                In centrali piccole, il calore viene semplicemente irradiato via, come nel raffreddamento ad aria dei motorini.

                Le centrali nucleari raffreddate a sali fusi che si vanno progettando e costruendo sono piccole.

                Non hanno dunque bisogno di smaltire acqua nell’ambiente.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Quindi sono del tipo che non “consumerebbe” (perché il ricircolo sarebbe completo) acqua di raffreddamento?

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ mauricius Tarvisii

                “raffreddamento”

                Sì.

                Infatti furono studiati inizialmente per i sottomarini nucleari, che per ovvi motivi devono lasciare il meno possibile tracce nell’ambiente.

                (Poi a quanto ne so furono rimpiazzati dai reattori raffreddati a piombo/bismuto, ancora più compatti).

                Ciao!

                Andrea Di Vita

  20. Miguel Martinez scrive:

    Interessantissima la polemica di oggi tra me e Peucezio: un po’ troppi argomenti tutti insieme.

    Credo che nel discorso iniziale – sul “moralismo imperante” – ci siano punti di accordo: la gente di Sinistra è spesso insopportabile nella sua supponenza, nell’avere il ditino imparatore sempre eretto e nella presunzione di avere le “soluzioni” a tutti i “problemi”. Nonché nell’arroganza con cui demonizzano chi ha idee diverse dalle loro.

    E un po’ di questo atteggiamento l’ho visto nelle (ormai scomparse) manifestazioni per il clima, dove “noi giovani” siamo le vittime innocenti di “quelli che stanno distruggendo il clima” e lo Stato “deve fare qualcosa subito”.

    Dove differisco fortemente da Peucezio è nella scelta dei termini “pauperismo” e “ascetismo”.

    Io conosco degli asceti nel Partito Marxista Leninista Italiano, gente che ha rinunciato a tutto per il Partito e i cui nomi scompaiono umilmente come quelli dei monaci di clausura.

    Io conosco dei “pauperisti” cattolici che sono andati a beccarsi le malattie in Africa; e molti guerriglieri latinoamericani hanno “scelto la povertà”, come il fondatore di Sendero Luminoso, professore universitario che andò a vivere sette anni come semplice contadino tra le montagne peruviane, per “diventare come il popolo”.

    Non vedo nulla di lontanamente analogo nella mainstream di oggi.

    • PinoMamet scrive:

      Perché tu e Peucezio, discutendo tra voi, vi state dimenticando che ho ragione io.
      😀

    • Peucezio scrive:

      Miguel,
      secondo me bisogna distinguere gli individui dai modelli imposti alla massa.
      Una cosa è un asceta, una cosa l’ascetismo come ideologia, modello sociale.
      Il secondo può diventare la base del capitalismo, il primo no.

  21. Miguel Martinez scrive:

    Aggiungo nella mia arringa contra Peucetium 🙂

    Peucezio temo che faccia la stessa cosa, a “Destra”, che fanno molti a “Sinistra”, in un tipico gioco di specchi.

    Schiera una serie di simpatie (bistecche, auto, battutacce in dialetto, messa tridentina) e una serie di antipatie (vegani, studenti Erasmus, ciclisti, anglofoni, protestanti), e quindi pensa che ciò che succede nel mondo avvenga in un’eterna lotta tra ciò che gli sta simpatico e ciò che gli sta antipatico.

    E che i due schieramenti “facciano la storia”.

    • Miguel Martinez scrive:

      “E che i due schieramenti “facciano la storia”.

      Io non la vedo così.

      La questione ambientale di per sé è un enorme fatto oggettivo.

      Ognuno di noi lo può rivestire poi delle associazioni che vuole: ci sono comunità di contadini in Germania, che accanto alla verdura coltivano anche le rune, e vengono chiamati “nazisti” dalle Persone Perbene.

      Ci sono militanti di Sinistra che dicono che la crisi ambientale è tutta colpa del “capitalismo”, e che le sue vittime sono “le donne trans di colore” e amenità simili.

      Quindi per qualcuno, parlare di ambiente vuol dire evocare Hitler il Vegetariano, per altri vuol dire “lottare contro il razzismo e il sessismo”.

      Ma l’antinazismo o il sinistrismo sono piccole emozioni soggettive, di fronte alla cementificazione che sta inaridendo la Toscana, e se ne frega di entrambi.

      • Miguel Martinez scrive:

        “Schiera una serie di simpatie (bistecche, auto, battutacce in dialetto, messa tridentina) e una serie di antipatie (vegani, studenti Erasmus, ciclisti, anglofoni, protestanti)”

        Anch’io ho le mie simpatie (gatti, poeti inglesi e persiani, dialetti, messa tridentina e ortodossa, battutacce in dialetto, zingari, pastori del Chianti, ciclisti) e le mie antipatie (studenti Erasmus, sinistri con il dito imparatore eretto, i manager, le startup, l’anglobale, le auto in particolare SUV, smarfi, la TV, Vazzappe, i centri commerciali, il Libro de’ Ceffi, lo sport-spettacolo, le discoteche).

        Ma non per questo posso pretendere che questi schieramenti definiscano il mondo.

        • roberto scrive:

          Di tutte le tue idiosincrasie quella che per è la più incomprensibile è quella degli studenti erasmus…

          Davvero, ne abbiamo parlato più volte, ma continua a sembrarmi una assurdità

          • paniscus scrive:

            Io conosco pochissimo sull’erasmus universitario,

            ma sulla tipologia di studenti di liceo che vanno a fare il mitico “quarto anno all’estero” con Intercultura o con altre organizzazioni simili,

            avrei da dire cose che è meglio non riferire per esteso.

            • roberto scrive:

              Sono curioso…anche mia figlia avrebbe dovuto fare una cosa del genere se la pandemia non si fosse messa di mezzo, ed è una ragazza che oserei definire normale
              😁

            • roberto scrive:

              Comunque nota…se i ragazzi stanno a casa sono dei nammoni, se vanno via di casa appartengono ad una tipologia strana.
              Non va bene se guardano sport spettacolo, nemmeno se stanno appiccicati ai tablet, e figuriamoci se vanno in discoteca o, orrore, in un centro commerciale…non oso immaginare cosa ne pensate dell’interrail….non è che tu e Miguel siete dei vecchi brontoloni? 😁😁😁

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Non va bene se guardano sport spettacolo, nemmeno se stanno appiccicati ai tablet, e figuriamoci se vanno in discoteca o, orrore, in un centro commerciale”

                A me dà fastidio un mondo in cui dei miliardari creano sport-spettacoli per vendere pubblicità e muovere immensi capitali;

                dove ci sono tecnici strapagati per trovare il modo per far stare i ragazzi più tempo possibile sui tablet infilzando in ogni sito i cookie per estrarre ancora più capitale;

                dove ci sono miliardari che investono nella costruzione di personaggi che fanno musica su scala industriale;

                e dove il Comune di Sesto Fiorentino autorizza la costruzione di centri commerciali con megaparcheggi che cementificano il piccolo bosco che c’era prima, dove rinchiudere i giovani in uno stato di acquisto permanente, mentre (almeno a Firenze) la polizia li caccia via dalle scalinate delle chiese dove suonavano la chitarra senza dare soldi a nessuno.

                Che poi riescano a spacciare tutto questo ai ragazzi, beh, vuol dire che sono bravi a fare il loro mestiere.

              • Miguel Martinez scrive:

                “Che poi riescano a spacciare tutto questo ai ragazzi, beh, vuol dire che sono bravi a fare il loro mestiere.”

                Molto più che vecchio brontolone, sono proprio furioso. E impotente, perché di fronte alla violenza dei flussi di capitali, non puoi fare nulla.

              • Miguel Martinez scrive:

                “A me dà fastidio un mondo in cui dei miliardari creano sport-spettacoli per vendere pubblicità e muovere immensi capitali;”

                Aggiungo che per una fantastica piccola squadra di volontari come il Lebowski, è semplicemente impossibile entrare nei livelli del calcio “da spettacolo”, non per mancanza di competenza tecnica, ma per i capitali richiesti anche per entrare in serie C.

                Ecco perché “brontolo”, quando vedo che è difficile trovare spazio per uno sport che non sia calato dall’alto per motivi di profitto.

              • PinoMamet scrive:

                Ok, ma… l’Erasmus?

              • roberto scrive:

                Miguel

                “Ecco perché “brontolo”, quando vedo che è difficile trovare spazio per uno sport che non sia calato dall’alto per motivi di profitto.”

                In che senso trovare spazio? Io a quasi 50 anni ancora mi metto in calzoncini corti e scarpe da Basket due volte a settimana (tre se ci sono partite, quattro se fa bello e posso andare la domenica all’aperto) e allo stesso tempo adoro il basket spettacolo, ho un abbonamento a NBA TV e una volta all’anno vado oltreoceano a vedermi una partita….non capisco la questione degli spazi (cioè non è una critica, proprio non ho capito cosa vuoi dire)

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “non capisco la questione degli spazi”

                Voglio dire che il Lebowski può vincere tutte le partite, ma non potrà mai entrare nei campionati, perché non ha i soldi necessari, e non può averli senza uno sponsor talmente forte da trasformare la squadra in un suo strumento.

                https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/22_settembre_30/gli-ultimi-rimasti-lebowski-un-docufilm-youtube-storia-club-autogestito-5bbd91fc-40d8-11ed-b6ea-f0192796a027.shtml

              • roberto scrive:

                Miguel

                Ma il Lebowski desidera davvero entrare nello show business? O è contento della sua lega (promozione?)

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Ma il Lebowski desidera davvero entrare nello show business?”

                1) Sono cose che mi hanno spiegato in dettaglio tre anni fa, e di cui capisco poco

                2) immagino che si accontentino

                3) ma il punto è che tu parlavi dei “brontoloni” che ce l’hanno con lo sport spettacolo: bene lo sport che conta, a cui la gente si appassiona, è solo un prodotto industriale, dal momento in cui una squadra davvero brava ma che non è un prodotto industriale, non può sperare (se ci spera) di entrare a farne parte.

              • roberto scrive:

                Miguel

                Ma non pensi che li sport-industria-spettacolo abbia delle ricadute fondamentali sullo sport dilettantistico?

                Pensa a questa cosa: tutti guardano il Milan la Juventus il Real Madrid e a cascata tutti giocano a calcio e nascono realtà come il lebowski

                Però qui in Italia nessuno o quasi segue il baseball, il football americano o l’hockey professionistici e non è un caso che nessuno ci gioca, no?

                Per il resto io temo proprio che arrivato ad un certo livello serve una certa organizzazione (pensa solo all’organizzazione delle trasferte e al fatto che devi pagare i giocatori) e quindi si, il modello paghiamo di tasca nostra funziona fino ad un certo punto poi devi trovare dei soldi. Non è impossibile, pensa al Chievo che in vent’anni è passato dalla promozione (come il lebowski) alla champions league, o al Sassuolo o nel basket alla Juvecaserta (da nulla a scudetto in 20 anni), ma appunto c’è un momento in cui non sei più dilettante e diventi professionista

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Ma non pensi che li sport-industria-spettacolo abbia delle ricadute fondamentali sullo sport dilettantistico?”

                Sì, mi sembra abbastanza sensato ciò che dici.

        • Peucezio scrive:

          Miguel,
          non credo sia una questione di idiosincrasie personali.
          Anche perché non siamo esseri irrelati.
          Da quando c’è stato il covid è cambiato il mio giudizio su molte cose.
          A volte vedi le conseguenze di cose che in teoria ti piacevano e le valuti diversamente; o di cose che disprezzavi e scopri che le apprezzi.
          Negli ultimi due o tre anni io ho avuto un cambio di paradigma. Con delle costanti, ma anche con cambiamenti tutt’altro che secondari.

          Ma si tratta di cogliere le tendenze in atto. Indipendentemente dal proprio giudizio personale.

          • PinoMamet scrive:

            Io no, quello che mi stava sul cazzo prima mi sta sul cazzo anche dopo.

            • Peucezio scrive:

              Poi io sono quello attaccato a delle categorie immodificabili 😀

              Scherzi a parte, il problema sono gli eccessi.
              Se tu sei sempre nello stesso punto, ma cambiano le coordinate attorno, è chiaro che ti trovi collocato diversamente rispetto alle cose.
              In un mondo troppo anarchico sei per l’ordine, in un mondo troppo regolato e opprimente sei libertario.
              Quando in fondo vorresti solo un po’ di equilibrio, di normalità.

            • PinoMamet scrive:

              Ma non trovo che il mondo sia tanto cambiato, dopo il covid.

              Mi stupisce di vedere anche la brutta faccia da cazzo di Speranza a pontificare sui giornali, ma credo sia la coda della tempesta, come le interviste ai virologi che si sono improvvisati politici (e spero siano stati tutti trombati).

              Nel mio ambito di lavoro la didattica a distanza è stata abolita e rimane solo la possibilità di ricevere a distanza i genitori.

              L’idraulico, l’operaio, il coltivatore, non possono lavorare a distanza;
              l’architetto l’ingegnere e l’avvocato lo facevano anche prima.

              Ogni tanto vedo in giro qualcuno con la mascherina, sempre meno.
              Direi basta…

              • Peucezio scrive:

                Non è che il covid abbia cambiato le cose in sé.
                Ha fatto emergere qualcosa che è cambiato via via e che era ancora allo stato latente.

                Cioè il fatto che gli italiani sono diventati un popolo di merda: paranoici, ipocondriaci, misantropi, gretti, sociopatici, egoisti, diffidenti, gelosi delle loro meschine sicurezze, fanatici della salute, privi di qualsiasi slancio, della minima capacità non dico di rischiare, ma anche solo di vivere, di respirare. Passivi, deboli, pusillanimi, ma al tempo stesso incattiviti, aggressivi, forti coi deboli e deboli coi forti.

                Ormai le generazioni che hanno fatto in tempo a vivere l’Italia contadina, quelle ancora sane, stanno sparendo, sostituite dai vecchi sessantottini, da ex giovani consumisti, volgari e superificiali, che avevano solo la bellezza della gioventà, ora sono vecchi sfigati e nevrotici.
                Questa è l’Italia di oggi.

                La gente che frequento io, cui voglio bene, non è così. E tanta altra non è così.

                Ma resta il fatto che gli italiani si sono fatti chiudere in casa senza reagire. Un popolo che fino a due generazioni fa viveva per strada, refrattario a qualsiasi disciplina, menefreghista; oggi siamo non solo fanatici dell’ordine, ma delatori, zelanti.
                Una merda.

                E questo fino a prima del covid non era così palese.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Covid

                “Questa è l’Italia di oggi.”

                Ma guarda che sono d’accordo, in linea di massima.

                Negli anni Cinquanta, la fame aguzza(va) l’ingegno, la popolazione media era molto più giovane, le malattie più evidenti e meno curabili, il figlio del contadino poteva sperare di diventare ingegnere con una ricca carriera davanti, si poteva costruire la casa più o meno ovunque, e non c’era ancora la TV o almeno i media erano niente rispetto a oggi.

                Oggi abbiamo una società in cui praticamente tutti hanno fin troppo da mangiare e da vestire; sono anziani; le malattie sono considerate un remoto male assoluto che paghiamo il sistema ospedaliero per nasconderle sotto il tappeto; la gente è ossessionata dai media/social dove tutto è a immagine istantanea e panico da divorare ad altissima velocità e poi dimenticare; si sono dissolte le comunità/famiglie/campanili e la gente si trova isolata di fronte a uno stato/polizia che telecontrolla e sorveglia tutti; la gente non sa fare più niente da sola.

                Insomma, possiamo essere d’accordo sui sintomi, semplicemente non tiro in ballo ideologie pauperiste-ascetiche protestanti.

              • Miguel Martinez scrive:

                “i sono dissolte le comunità/famiglie/campanili”

                Infatti vale anche il contrario: qui i calcianti hanno organizzato in totale illegalità una gran raccolta e distribuzione di cibo durante il lockdown, tutti senza mascherina.

                E nel Sudtirolo, il partito della Cunial, che in tutta Italia prendeva sull’1% del voto, ha preso il 9%, ovviamente tutto tra i tedescofoni, che sono una delle comunità più autorganizzate d’Europa. Questo a prescindere da ciò che si può pensare delle idee della Cunial, ma è indizio notevole di come la comunità possa salvare dalla soggezione.

              • roberto scrive:

                Peucezio

                “gli italiani si sono fatti chiudere in casa senza reagire.”

                Io però invito sempre a riguardare quello che scrivevamo nel marzo 2020….eravamo tutti (con l’eccezione di habsb!) *favorevoli* all’essere chiusi in casa!
                Anzi si leggono critiche al fatto che l’Italia aveva agito in ritardo e in maniera blanda (non come la Cina….)
                Eravamo certamente tutti infastiditi dalla situazione e dal casino, ma favorevoli al lockdown

                Poi ci siamo scocciati un paio di settimane dopo….

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “eravamo tutti (con l’eccezione di habsb!) *favorevoli* all’essere chiusi in casa!”

                Non credo di essere stato particolarmente favorevole (o contrario) dal punto di vista sanitario.

                Ero estasiato però dal silenzio, dal fatto di vedere la città in maniera totalmente diversa, da come cambiava la percezione delle distanze e dello spazio, dal fatto di osare illegalmente attraversare il fiume e pensare alle scuse da inventarmi se mi fermavano.

              • PinoMamet scrive:

                Rispondo a Peucezio più sopra:

                ma, immodestamente, mi ero accorto anche prima che gli italiani erano diventati così.
                Non è stata una sorpresa.

              • roberto scrive:

                Miguel

                “ Non credo di essere stato particolarmente favorevole (o contrario) dal punto di vista sanitario.”

                Si è vero ma ti ho messo lo stesso nel gruppo dei favorevoli appunto perché eri favorevole (per i motivi sbagliati d’accordo 🙂)

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                l’ascetismo e il pauperismo in questo caso non c’entravano infatti.
                Questo degrado antropologico è il prodotto del boom degli anni ’60, che in un certo senso ha una matrice opposta.
                Semmai ha prodotto, come effetto collaterale, un’umanità di moralisti, ma qui non si parlava di questo, ,a del ripiegamento su sé stessi di un’umanità viziata di vecchi iperprotetti e fobici.

                Roberto,
                allora, a posteriori mi rendo conto di no, perché ogni sospensione, anche minima, di certi diritti fondamentali crea un precedente.
                Ma il concetto dell’emergenza ha un suo senso, in casi estremi. Ma un’emergenza può durare due settimane, mica anni.
                Ricordi le zone rosse, ecc., i corpifuochi, i locali chiusi alle 18 di un anno dopo? UN ANNO dopo!
                Non me ne frega un cazzo che il covid c’era ancora. L’emergenza la puoi usare per un tempo limitatissimo perché sei preso alla sprovvista, ma dopo devi atterzzarti e se non sei in grado di farlo, cazzi tuoi: ci sono diritti che non puoi conculcare stabilmente, anche a prezzo della salute di milioni di persone, altrimenti ogni abuso può diventare lecito (chi stabilisce il confine?).

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                sì, anch’io non è che fossi così ottimista. Ma forse sono stato più ingenuo di te.
                Io avrei sperato che questo essere diventati viziati, individualisti, refrattari a ogni rinuncia minima avrebbe portato a rendere intollerabili a una popolazione di una società occidentale moderna cose come confinamenti e corpifuochi, bar chiusi, ecc., invece la paura prevale sul piacere.
                Evidentemente gli italiani più che bambini viziati in senso attivo, a ottenere tutto ciò che vogliono, lo sono in senso passivo, ad essere protetti, accuditi.

                In questo giocano due fattori, uno storico, direi etnico. L’italiano ha meno slancio prometeico e vitalistico di altri popoli più a nord, è molto ammone, ha sempre avuto istituzioni un po’ paternalistiche e accudenti.

                L’altro legato appunto a fattori strutturali delle società ricche e imoborghesite. E cioè che non sono società edonistiche.
                Negli anni ’60-’70 a Milano la gente stava nei locali fino alle 6 di mattina (come cazzo facessero ad andare a lavorare il giorno dopo non l’ho mai capito).
                In Svizzera, dove sono più ricchi di noi, dopo le sei sono chiusi perfino i supermercati.
                E non è solo un fatto climatico.
                Più la gente è ricca, più è insofferente degli altri, meno è portata alla socialità e quindi più che uscire e godersi la vita si chiude in casa o al massimo va a cercarsi una casa in mezzo al bosco per vivere una sorta di eremitaggio.
                È la tipica insofferenza per l’alterità (umana) dei viziati.
                Aggiungici che il benessere rende meno vitali, meno esuberanti, impotenti gli uomini, frigide le donne, si diventa delle specie di amebe dipendenti di piaceri solipsistici (la tv, poi il pc, lo smartphone) e incapaci di veri slanci goderecci.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                tutte cose che sapevo anche prima, ma evidentemente non me n’era chiara la portata, l’entità e soprattutto le conseguenze.

                Il punto, e questo proprio non l’avevo calcolato, è che anche la titolarità di diritti è messa in crisi.
                Cioè un viziato dovrebbe essere come un babino capriccioso che può fare quello che vuole.

                Le proporzioni fra componente fobica del bambino iperprotetto e che appena si trova nel mondo ha terrore di tutto e componente di onnipotenza infantile insofferente a ogni vincolo e ostacolo in Italia sono nettissimamente a favore della prima e questo non era così ovvio, per quanto mi riguarda.

                Abbiamo pensato che il problema dell’educazione permissiva moderna fosse il deficit di regole e vincoli.
                In parte è vero. Ma a quanto pare almeno in Italia c’è un elemento soffocante, apprensivo, materno, probabilmente molto antico, che veniva temperato dalla durezza dell’esistenza. E questo dà il segno ancora di più del permissivismo.
                D’altronde se la scuola sessantottesca in senso stretto professava libertà, creatività anarcoide, mancanza di limiti (almeno nei proclami), quella di oggi è strutturata per prevenire traumi, quindi è il contrario della libertà: ti trattiamo come un totale deficiente da proteggere da tutto.
                E questa invece è una tendenza dell’Occidente più avanzato, recentissima.
                Ma evidentemente prodotta da un’umanità che è sempre più così, anche nelle classi di età meno giovani.

              • roberto scrive:

                Peucezio

                “ allora, a posteriori mi rendo conto di no,”

                Mmmmh sai come la penso…secondo me nel momento in cui è stato deciso era semplicemente inevitabile e utile. E credo che sia stato innegabilmente un momento di crisi

                Poi ha preso una deriva assurda con le regole assurde (tipo Pasqua 2021 in zona rossa: andare a messa si, andare in spiaggia no…o il coprifuoco, o le mascherine all’aperto)

                Poi sono d’accordissimo sul fatto che l’emergenza doveva appunto servire ad organizzarsi, cosa che non è stata fatta….

              • Peucezio scrive:

                A parte che anche al momento a che è servito?
                I vecchi fragili sono morti lo stesso perché si erano contagiati prima; bastava che i fragili ancora in vita si proteggessero evitando contatti con gli altri, liberamente. Fermare un paese, la sua parte attiva, per una minoranza inattiva che, in quanto tale, non è costretta ad interagire, andare a lavoro, ecc., è una follia.

                Comunque qui il punto era l’antropologia dell’italiano di oggi.
                Io ora non ho nessun dubbio sul fatto che se si fanno i rastrellamenti e le esecuzioni sommarie, nessuno fiata.
                È evidente che in Italia non esiste nessun anticorpo contro l’autoritarismo e l’arbitrio del potere.

              • Daouda scrive:

                Praticamente Peucezio voleva esse negro secondo la retorica global-analista?

                Boh certe volte te fissi e nun se capisce perché cazzo te ne esci co ste cazzate.
                Tutto quello che scrivi l’italiano lo è sempre stato e soltanto perché non hai campato l’adolescenza negli anni sabaudi o fascisti puoi sostnerlo fonda doti su memorie di chi, ai suoi ventanni che valgono ora 30, avrebbe potuto dire ugualmente basandosi sui suoi nonni che sarebbero i nostri trisnonni.

                L’idolatria del popolino non è diversa da quella verso i nobili.

                Stacce attento che cazzo

              • Daouda scrive:

                Materno bla bla che veniva temperato dalla durezza della vita, entrambe sono convinzioni solo tue vhe, sinceramente oltretutto, se vere, non c’entrano un cazzo l’una voll’altra

  22. tomar scrive:

    a Paniscus
    “da quando ho quasi completamente smesso di guidare l’auto in città, e ho cominciato a muovermi prevalentemente a piedi o in bicicletta, ho avuto solo vantaggi, sia in senso economico che di soddisfazione privata.”
    Avrei potuto usare quasi le stesse identiche parole (e tutto il tuo discorso successivo) parlando della mia esperienza personale.
    Se dico “quasi” è solo perché sono un terribile pignolo: “il quasi completamente smesso di guidare l’auto in città” descriveva esattamente la mia situazione fino a 5-6 anni fa, infatti usavo la macchina solo una volta alla settimana e solo per andare a fare la spesa grossa in un supermercato non vicino.
    Ora quella spesa l’ho suddivisa in frazioni più o meno giornaliere che carico in uno zaino e mi porto a casa in bicicletta, e uso la macchina non più di una decina di volte all’anno e solo per uscire dalla città quando devo andare in un posto razionalmente raggiungibile solo con la macchina.
    Se proprio voglio essere pignolo fino in fondo uso ancora la macchina in città, ma anche lì solo una volta al mese… per spostarla quando c’è la pulizia della strada, insomma solo per evitare una multa.

  23. Peucezio scrive:

    Miguel,
    “1) esiste un’ideologia pauperista/ascetica e punitiva, in grado di determinare le scelte economiche e di stroncare l’industria automobilistica.

    2) questa ideologia è di derivazione protestante

    3) la prova del potere di questa ideologia sta nel fatto che tu hai conosciuto qualcuno, presumo a Milano, che crede che andando in monopattino può salvare il mondo.”

    Vabbè, non buttiamola a caricatura però.
    Il mio discorso è chiaro.
    La propaganda mainstream in questo momento è ecologista. E anche salutista e securitaria. Si parla di mettere riduttori di velocità alle macchine che impediscano di superare i limiti.
    E nella percezione popolare, molto influenzata ‘ste cagate, soprattutto i più giovani, che sono sempre in sintonia con le ideologie più di moda, cioè quelle propagandate da chi ha più soldi e mezzi, si è creata l’idea che, insomma, se c’impegnamo tutti salviamo il mondo. Cioè non è che sono i cinesi o le industrie americane a dover ridurre le omissioni. L’importante è che andiamo tutti in bicicletta. C’è proprio l’idea che un comportamento considerato morale abbia un potere trasformativo verso il mondo. Nessuno lo professa in termini così espliciti, ma è questa la sensibilità diffusa.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ peucezio

      “se c’inpegiamo tutti salviamo il mondo”

      Se NON ci impegniamo tutti NON CI salviamo.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Peucezio

      “Vabbè, non buttiamola a caricatura però.”

      Infatti, lo so che ho forzato un po’ il tuo discorso.

      “Cioè non è che sono i cinesi o le industrie americane a dover ridurre le omissioni. L’importante è che andiamo tutti in bicicletta”

      Anche qui sono abbastanza d’accordo. Solo che è vero che se andassimo davvero tutti in bicicletta, sarebbe un bel colpo alle emissioni cinesi e americane (e anche tedesche).

      Insomma, è ANCHE vero che il nostro comportamento potrebbe avere un’enorme influenza. Il problema è casomai che questa “personalizzazione” assolve anche gli individui:

      1) il Comune di Firenze sostanzialmente dice che se ricicli la plastica salvi il pianeta (nel senso che disegnano fiorellini e dicono “sii un buon cittadino per l’ambiente” ecc.)

      2) bene, io continuo ad acquistare quantità enormi di plastica (quindi non riduco minimamente il flusso a monte)

      3) butto rigorosamente la plastica nell’apposito contenitore

      4) da cui verrà prelevato da alcune aziende che utilizzano una procedura molto energivora (tanto che adesso per via del costo del carburante, non riescono più a lavorare)

      5) dove grandissima parte del materiale sarà comunque scartato

      6) e il resto verrà trasformato in oggetti tipo palette o simili, certamente utili, ma che costituiscono solo una piccola parte del consumo complessivo, e comunque non sono ulteriormente riciclabili.

      Mentre ciò che andava stroncato era la stessa produzione e consumo di plastica, a monte. Ma non si può perché ci vuole la “crescita” e perché non si devono toccare i “posti di lavoro” e le imprese devono essere “competitive”.

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Martinez

        “trasformato”

        …consumando una marea di energia, tra l’altro. La plastica, per essere riciclata, va fusa, e ciò richiede calore.

        Con l’attuale situazione del gas, le prime a fermarsi sono le aziende che riciclano la plastica.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      propaganda mainstream in questo momento è ecologista

      Qualche minuto di retorica lavacoscienza compensa e, anzi, surclassa un’intera società fondata sulla pubblicità, sulle recensione e su annunci che a momenti ti appaiono anche quando sei in bagno. Il cui contenuto è sempre lo stesso: compra e consuma tale bene o servizio.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per MT

        “Qualche minuto di retorica lavacoscienza compensa e, anzi, surclassa un’intera società fondata sulla pubblicità”

        C’è anche un elemento concreto: solo per dirne una,

        https://www.das.it/incidenti-stradali-in-italia-i-dati-del-2021/

        nel 2020 (e sono cifre in enorme calo rispetto al 2019, causa lockdown), ci sono stati 118.000 incidenti stradali denunciati, con 2.395 morti e 195.000 feriti. E il solo costo dei risarcimenti assicurativi è stato pari allo 0,7% del PIL.

        Aggiungiamo il deficit nelle importazioni, i costi tremendi di manutenzione stradale per i vari enti locali e non; e il semplice fatto con ogni auto ha bisogno, oltre che di un intero posto per se stessa, anche di un posto dove parcheggiare altrove, spazio tolto a qualunque altro uso.

        Insomma, ci sono motivi molto concreti per limitare la circolazione delle auto, cosa che però in genere viene fatta solo per certe strade “fighe” del centro, in modo da dare maggiore visibilità ai negozi di lusso.

        • Miguel Martinez scrive:

          Tra l’altro, è difficile capire come stiano le cose con i monopattini, “coinvolti” in Italia nel 2021 in 2101 incidenti con 10 morti: impossibile capire però chi è andato addosso a chi (monopattino contro monopattino? monopattino contro pedone? SUV contro monopattino?), salvo nel caso di “1 pedone morto”, presumibilmente colpito da un monopattino.

          Insomma, non si capisce se sono i monopattini a essere pericolosi, o le auto a essere pericolose per i pattinatori.

        • Peucezio scrive:

          Miguel,
          ti ripeto, ciò che dici per le auto vale per tutto.
          L’alternativa non è andare in bici, è tornare ad andare a prendere l’acqua al pozzo, scaldarci con la legna, vivere di quello che producono il proprio orto, il proprio campicello e i propri animali, dimenticarci computer, tv e tutto il resto, nascere e morire nello stesso paese di duecento anime, magari senza uscirci per tutta la vita.
          Ma tutto questo si può fare con altre cifre demografiche, non con 60 milioni d’italiani e 8 miliardi di abitanti della Terra.

          • PinoMamet scrive:

            Omdaf

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “L’alternativa non è andare in bici, è tornare ad andare a prendere l’acqua al pozzo,”

            Dai, non è un ragionamento.

            Non stiamo parlando di “alternative”. Stiamo parlando dei limitatissimi poteri di un’amministrazione comunale per ridurre un po’ i costi amministrativi e sociali legati alla mobilità, senza intaccare in nulla il sistema generale.

            • Miguel Martinez scrive:

              Un esempio dei costi, che in questo caso ricadono sul sistema ospedaliero, ma anche indirettamente su tutta la società…

              Il traffico veicolare (auto, camion, anche navi) produce biossido di azoto (NO2) tramite combustione di carburanti.

              https://organitzemxtu.com/it/biossido-di-azoto/

              “Il biossido di azoto provoca una serie di effetti dannosi sui polmoni, tra cui:

              Aumento dell’infiammazione delle vie aeree;
              Peggioramento della tosse e del respiro sibilante;
              Riduzione della funzionalità polmonare;
              Aumento degli attacchi di asma; e
              Maggiore probabilità di ricoveri in pronto soccorso e in ospedale.

              Una nuova ricerca avverte che è probabile che NO2 sia una causa di asma nei bambini”

              • Peucezio scrive:

                Vabbè, ma questo è il problema dell’inquinamento.
                Riguarda l’industria, il riscaldamento domestico, ecc.: le auto sono solo uno dei fattori.

                E quando saranno tutte elettriche come la mettiamo?
                Intanto avremo perso parcheggi, avremo pedonalizzato strade, ecc.
                Ma secondo me non diminuirà minimamente l’isteria antiautomobilistica; ha altri motivi.

      • Peucezio scrive:

        Mauricius,
        secondo me non cogliete quello che sta accadendo.
        Ciò che dite era vero negli anni ’60, nemmeno più del tutto negli ’80.
        Una propaganda ecologista ossessiva non può non modificare la mentalità, non alimentare un senso di colpa costante, non incidere sui costumi.
        Il consumismo e la pubblicità possono essere benissimo fenomeni residuali, in esaurimento o in forte ridimensionamento: non bastano le proporzioni attuale delle cose, bisogna saper leggere le tendenze. Altrimenti sono come quello con la nave che sta per andare a sbattere contro lo scoglio ma continua a dire che tanto c’è ancora tanta acqua e tanti metri di mezzo. Certo, in quel momento c’è…

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Residuali e in esaurimento? Boh, allora mi sa che la mia intera vita è residuale e in esaurimento. E non riesco a fare una conversazione che sia una senza incappare in argomenti “residuali e in esaurimento”: l’ultima serie televisiva uscita su piattaforme a pagamento, l’ultimo prodotto sputato fuori dal mercato, dove si sono passate le ultime vacanze e dove si passeranno le prossime, ecc.
          Invece gli argomenti che apprendo essere mainstream, tipo il digiuno ad oltranza per fare penitenza e l’arte di vestirsi di sacco per escoriarsi la pelle… boh, non li ho mai sentiti tirare fuori, ma nemmeno in conversazioni origliate per caso in treno.

          • Peucezio scrive:

            Maurì, che ti devo dire, aggiornati.
            Tu parli di prodotti commerciali, fatti per essere venduti.
            Io parlo dell’ideologia che sta diventando di moda e che si cerca di imporre.
            Il politico, l’opinionista, la ragazzina che fa le manifestazioni non devono vendere nulla, quindi hanno tutta la libertà di dire ciò che le classi dirigenti pensano e intendono attuare.

        • roberto scrive:

          In effetti pure io nella vita reale (cioè al di fuori del blog di Miguel e dei titoli di repubblica) non sento parlare di ecologismo da nessuno o quasi (il quasi si riduce a qualche amico vegetariano, ma le due categorie certamente non coincidono)
          La propaganda c’è, diciamo che non è molto efficace…

          • Miguel Martinez scrive:

            per roberto

            “non sento parlare di ecologismo da nessuno o quasi”

            Quello che c’è sicuramente è una maggiore attenzione allo spreco, su tutta la linea. Rendere più efficienti le macchine, avere meno scarti di produzione. Pensiamo a tutta la filosofia del “just in time”, della consegna di materiali alle aziende “esattamente quando servono” in modo da non avere spazi inutilizzati. Ma anche alla robotizzazione che risparmia su quello “spreco” che sono le braccia umane.

          • Peucezio scrive:

            Roberto,
            ma, grazie, il mondo reale è sano. Ancora non per molto. Ma non è che in un giorno cambi la gente comuneue la sua quotidianità. Oddio, anche in un giorno, si è visto col covid.
            Ma, insomma, prima di cambiare la testa di generazioni, ci vuole un po’ di tempo.

            Quello che mi colpisce è come non sappiate ragionare in prospettiva.
            Gli utopisti vengono presi per sognatori visionari, ma alla fine il mondo diventa come progettavano loro generazioni prima.
            Quanti nel Settecento avrebbero pensato che il mondo occidentale sarebbe diventato a misura di illuministi?
            O che nichilisti, marxisti e altri pazzi fuori di testa un giorno in Russia avrebbero preso il potere, ucciso lo Zar, ecc.?
            E si potrebbe fare un elenco infinito.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “Una propaganda ecologista ossessiva non può non modificare la mentalità, non alimentare un senso di colpa costante, non incidere sui costumi.”

          Ma infatti, credo che gli italiani stiano in media un po’ più attenti a cose tipo, non abbandonare i sacchi di plastica sulle spiagge, o differenziare i rifiuti, per quello che può servire.

          Penso anche che fumino di meno in media – che non è esattamente una questione “ecologica”, ma esiste un’associazione tra “salute” e “aria pulita”.

          Poi esiste sicuramente un cambiamento nella pubblicità: ti venderanno anche il cianuro in una confezione verde con un fiorellino dipinto sopra.

        • Francesco scrive:

          >>> Il consumismo e la pubblicità possono essere benissimo fenomeni residuali, in esaurimento o in forte ridimensionamento:

          Possono esserlo ma non ne colgo nessuna traccia, per usare la tua metafora siamo in pieno oceano e non vedo all’orizzonte nessuna terra contro cui andare a sbattere.

          Tolta qualche predica che però mi sembra esserci sempre stata: anche San Francesco predicava la povertà ai ricchi mercanti medievali, a volte pure con successo.

  24. Peucezio scrive:

    Non è di diretta derivazione protestante. È l’espressione estrema di una tendenza che viene dalle correnti più rigoriste del cristianesimo, fra cui quelle puritane. Ma qui siamo molto oltre.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Peucezio

      “È l’espressione estrema di una tendenza che viene dalle correnti più rigoriste del cristianesimo”

      Credo che tu intenda dire che è umano sperare che qualche piccolo gesto, un’intenzione, una preghiera possa “fare del bene”.

      Come quando si prega per i “propri cari” sperando che ciò possa ridurre loro gli anni in Purgatorio, o quando si portava in giro la statua della Madonna di Fatima sperando che avrebbe ridotto il numero di voti al Partito Comunista.

      O si pregava il rosario per la pioggia o per allontanare la peste.

      Oggi, essendo perduta la sensazione di trascendenza, si deve spiegare la cosa in maniera apparentemente più “scientifica”, ma con una scienza ridotta all’osso, giusto quanto basta per fare “causa/effetto” apparente.

      Sì, ci sta che i meccanismi mediatici facciano appello a questa eterna nicchia psicologica.

      • Miguel Martinez scrive:

        Comunque tutto questo discorso non prende in considerazione il fatto che l’auto è una sciagura da praticamente tutti i punti di vista, anche se fa maledettamente comodo… in un sistema interamente costruito attorno all’automobile.

        Giusto per ricordare:

        https://www.iltirreno.it/toscana/2022/10/03/news/muore-a-26-anni-mentre-fa-consegne-l-ultimo-saluto-alla-fidanzata-a-domani-1.100101867

        La strage dei rider
        Firenze, muore a 26 anni mentre fa consegne. L’ultimo saluto alla fidanzata: «A domani»

        di Antonio Passanese

        Il rider morto e il punto dove è avvenuto l’incidente
        Le lacrime di Valentina: «Stavamo programmando il nostro viaggio». Aveva perso da poco la madre: lascia il padre, un fratello e l’inseparabile cane Ringo. Studente e calciatore, lavorava per pagarsi gli studi

        02 ottobre 2022

        FIRENZE. Sabato sera Sebastian Galassi aveva appena terminato l’ultima consegna per Glovo, il colosso spagnolo della consegna di cibo e merci a domicilio. Dopo una giornata di duro lavoro stava tornando a casa, nel quartiere di Coverciano. Era a bordo del suo scooter Honda Sh quando, all’incrocio tra via De Nicola e via Gobetti, in zona Rovezzano, si è scontrato con un Suv, un Range Rover. Sebastian, 26 anni, è morto sul lavoro.

        • Peucezio scrive:

          Con tutto il dispiacere, il fenomeno di massa della consegna a domicilio del cibo è arrivato molto dopo l’automobile.

          Ma ciò che dici potrebbe essere applicato a tutto ciò che ci consente di vivere come viviamo oggi in Occidente.
          Credi che la disponibilità di cibo e di carne per la quantità di persone che siamo non abbia conseguenze? E il riscaldamento, l’elettricità, le industrie, la plastica…
          Sono cose che sai molto meglio di me.
          L’accanimento contro l’automobile viene dal fatto che è un mezzo di libertà di movimento formidabile, in mano al singolo individuo, mentre tutti questi altri portato fanno ormai parte di uno stile di vita inevitabile, cui nessuno in un modo o nell’altro può sottrarsi, tranne a fare scelte radicali.

          I portati della modernità più rovinosi però per quanto mi riguarda sono la scuola e la televisione.
          D’altronde tu misuri l’impatto sul pianeta, io sulle antropologie.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “Ma ciò che dici potrebbe essere applicato a tutto ciò che ci consente di vivere come viviamo oggi in Occidente.”

            Ma infatti è tutto un “problema”.

            Non c’è un “accanimento” contro l’auto, che è ancora al centro dell’intero sistema urbanistico e viario italiano.

            Poi è vero che:

            1) ti pagano per farti l’auto nuova che “emette” un po’ di meno, cioè si usano soldi pubblici per arricchire i produttori di auto e accelerare il ciclo

            2) aumentano sicuramente i dispositivi elettronici e simili sulle auto, ormai blindate contro le mani dei meccanici

            3) si tende a ridurre il flusso delle auto in alcune parti dei centri storici, specie dove ci sono vetrine e masse di turisti a piedi

            4) ci sono diversi comuni che sperano di fare cassa con gli autovelox (ma per farla, ci devono essere gli automobilisti)

            5) l’Individuo sigillato dentro la sua scatola di acciaio a obbedire ai semafori, mentre ascolta la radio e corre a presentarsi al lavoro in orario o a consumare, non credo che faccia paura a nessuno.

            • Peucezio scrive:

              Beh,
              però mi colpisce come tu non veda che c’è un accanimento ideologico contro le auto.

              Tutte le misure degli amministratori locali vanno nel senso di scoraggiarne l’uso in tutti i modi, non potenziando mezzi alternativi (quella è la leva minore), ma penalizzando gli automobilisti.
              Riduzione dei parcheggi, aumento di ZTL e isole pedonali, di ciclabili, ingrandimento di marciapiedi… A Milano si parla perfino di abbattere dei cavalcavia.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “però mi colpisce come tu non veda che c’è un accanimento ideologico contro le auto.”

                Ridurre le auto significa liberare spazio pubblico, ridurre le ospedalizzazioni, risparmiare grandi quantità di denaro sulla riparazione del manto stradale, ridurre il livello di inquinamento nell’aria, snellire il traffico.

                Poi certo, si può definire “ideologia” il tentativo di rendere le città un filo più vivibili, basta intendersi sui termini.

                Per quanto riguarda il potenziamento di mezzi alternativi, tu stesso dici che aumentano le piste ciclabili e ingrandiscono i marciapiedi (magari lo facessero anche a Firenze!).

              • Daouda scrive:

                Da quando in qua Peucè l’automobile è una cosa che aiuta una sana antropologia?

                E da quando in qua scuola e televisione non danneggiano l’ambiente proprio alla luce della loro diseducazione?

                Poi bisogna essere onesti, per MM l’umano è un sottocategoriale ambientale quindi se je dici cojone che penza all’ambiente invece che all’umano in realtá nun je dici niente

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Daouda

                “Poi bisogna essere onesti, per MM l’umano è un sottocategoriale ambientale quindi se je dici cojone che penza all’ambiente invece che all’umano in realtá nun je dici niente”

                Io mi lamento dei commenti di Daouda, poi trovo che è uno dei pochi che ha capito esattamente cosa penso.

                Grazie!

              • roberto scrive:

                Miguel

                “Ridurre le auto significa”

                Certo però Vuol dire anche rendere la vita davvero difficile a chi non vive in città

                Prova a riflettere a tutto quello che tu hai vivendo in un centro storico. Se io dal mio paesino in mezzo alla foresta (dove vivo esclusivamente perché vivere in centro è troppo caro) ho bisogno di un calzolaio mi devo fare 15 km (su e giù per colline e col tempo che fa qui). Andare a lavorare sono 30 km ad andare e 30 a tornare. Andare a fare la spesa 5 andare e 5 a tornare (lo faccio volentieri in bici se devo comprare due cose il sabato, un po’ meno se ho la spesa per 4 persone per una settimana)

              • Miguel Martinez scrive:

                per roberto

                “Certo però Vuol dire anche rendere la vita davvero difficile a chi non vive in città ”

                Vero.

                Ma qui si parlava delle motivazioni degli amministratori locali delle grandi città.

                Tipo appunto Milano o Firenze, che sono città “piccole” nel senso che hanno poca o nulla campagna.

                Cercano di ridurre il traffico per motivi ideologici, o perché hanno motivazioni concrete?

              • roberto scrive:

                Penso sempre al fatto che vivendo in centro a Bologna la macchina la usavo solo per andare a giocare a basket la sera e per andare in vacanza. A Parigi nemmeno ce l’avevo….qui farei davvero fatica senza

              • PinoMamet scrive:

                Gente, sono anni che dico che l’auto serve, e chi vive in centro storico deve rassegnarsi a questa realtà: l’auto serve a moltissime persone e non è giusto né realistico immaginarsi che dall’oggi al domani si debba andare tutti a piedi o in monopattino.

                Poi vabbè, facciamo le zone pedonali (non enormi), potenziamo il trasporto pubblico, miglioriamolo ecc.;

                ma ha ragione Peucezio ha ricordare che contro le automobili esiste un accanimento soprattutto ideologico (e controproducente anche negli effetti pratici, aggiungo io: meno parcheggi NON significano meno auto, ma più auto che girano più a lungo spazientendosi inquinando e mettendo in pericolo).

              • PinoMamet scrive:

                C’è un errore ma stavolta è colpa del cellulare

              • Francesco scrive:

                >>> Cercano di ridurre il traffico per motivi ideologici, o perché hanno motivazioni concrete?

                da milanese, toccandomi di sentire l’assessore alla mobilità, ho fortissimi sospetti sulla prima opzione! e io credo ci siano un sacco di buoni motivi per ridurre l’uso dell’auto in città

                non capisco perchè non inizino a farlo facendo rispettare il codice della strada, lo ammetto

      • Peucezio scrive:

        Miguel,

        “Credo che tu intenda dire che è umano sperare che qualche piccolo gesto, un’intenzione, una preghiera possa “fare del bene”.”

        No, no, pensavo a tutt’altro.
        Devo pensare a come spiegartelo in modo chiaro. Ne parliamo in separata sede.

  25. tomar scrive:

    Osservando finora da fuori questo interessante dibattito su come gli italiani agiscono e reagiscono oggi rispetto a quel che succede in Italia e nel mondo, mi ha colto con sempre più forza la sensazione di come le diverse posizioni dipendessero non tanto dall’ideologia di riferimento quanto piuttosto dal proprio personale ed esistenziale train de vie.
    Così ad esempio mi è sembrato quasi buffo vedere come il ”fascista” Peucezio ed il ”comunista” Pino Mamet abbiano concordato pressoché totalmente nella viscerale avversione verso tutti i proibizionismi, dal lockdown in giù, che proprio gli han rotto il cazzo rispetto a come loro piace vivere (addirittura a Peucezio il lockdown “gli ha cambiato il paradigma”).
    Parimenti mi sono trovato in perfetta consonanza con Miguel riguardo a come sentivamo il lockdown non tanto sul piano ideologico o di razionalità – lui agnostico ed io fermamente convinto che dopo la strage iniziale nel lombardo-veneto per qualsiasi politico che sentisse la responsabilità di non causare altre morti non inevitabili quella era la scelta razionalmente obbligata, che infatti hanno fatto pressoché tutti gli stati nel mondo, e dove non l’han fatta (Trump e Bolsonaro) si son visti i risultati – quanto sul piano concretamente esistenziale.
    Entrambi personalmente poco toccati dalle restrizioni – io che da anni vivo e “lavoro” in una caverna ancor più di lui – ed entrambi addirittura estasiati “dal silenzio, dal fatto di vedere la città in maniera totalmente diversa”: io allora tutte le mattine, attraversando in bici la città deserta senza più il rischio di venire investito da un’auto o da una moto, andavo a comprare il pane praticamente in piazza Duomo, da Eataly, perché il suo Rustic era (e ancor più è oggi) il più economico tra i pochi buoni a Firenze. E vedevo piazza Duomo, solitamente e di nuovo oggi uno dei luoghi più fastidiosamente brulicanti dell’Occidente, meravigliosamente deserta come non l’avevo mai vista e probabilmente non vedrò mai più.
    Anche io come lui, mentre pedalavo mi son trovato a “pensare alle scuse da inventarmi se mi fermavano” (non è mai successo): ma come, lei abita al campo di Marte e va a comprare il pane in piazza Duomo? Scusi, ma il pane è uno dei beni essenziali per cui si può uscire di casa e dove sta espressamente scritto nelle disposizioni che il pane va comprato nella panetteria più vicina a casa?
    Insomma io, ateo stregato dal cristianissimo Kierkegaard, ho imparato a diffidare, anzitutto in me, di qualsiasi enunciazione teorica che prescinda dal nostro metterci nella nostra concreta situazione esistenziale, come se fossimo alate teste d’angelo senza corpo.

    • Francesco scrive:

      mi sa che mi tocca dichiararmi d’accordo con Tomar!

      io mi sono goduto il lockdown allo stesso modo, ho finalmente ripreso ad andare in bicicletta con somma goduria (e a Milano continuo imperterrito anche ora), ho goduto del silenzio e capito meglio la moglie misantropa e pure il Miguel misautomibilistico!

      >>> quanto piuttosto dal proprio personale ed esistenziale train de vie

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Tomar

      “ho imparato a diffidare, anzitutto in me, di qualsiasi enunciazione teorica che prescinda dal nostro metterci nella nostra concreta situazione esistenziale”

      Vero!

    • paniscus scrive:

      “E vedevo piazza Duomo, solitamente e di nuovo oggi uno dei luoghi più fastidiosamente brulicanti dell’Occidente, “—-

      Io uso quasi tutti giorni la bicicletta attraversando il centro, la mattina presto ci si salva, il pomeriggio dopo le 16 pure… ma se se ci passo in determinate fasce orarie attorno alla metà della giornata c’è una tale folla che non è possibile usare la bicicletta come effettivo mezzo di trasporto, bisogna camminare e portarla a mano.

  26. tomar scrive:

    a Roberto
    “… Poi ha preso una deriva assurda con le regole assurde (tipo Pasqua 2021 in zona rossa: andare a messa si, andare in spiaggia no…o il coprifuoco, o le mascherine all’aperto).
    Detto da un lockdownista antemarcia: assolutamente d’accordo!

  27. Miguel Martinez scrive:

    Sui monopattini, qualche dettaglio in più:

    https://motori.virgilio.it/notizie/monopattini-elettrici-allarme-troppi-incidenti-mortali/182053/

    Sorprende anche il numero dei feriti, che sono stati in tutto 1.980: 1.903 erano i conducenti, i restanti 77 passeggeri e 127 anche i pedoni investiti. Nel 2020 erano solo 518 le persone ferite a seguito di un sinistro con il monopattino elettrico. La situazione si sta aggravando, e non di poco, considerando che ci sono stati anche 10 morti, tra cui un pedone brutalmente travolto.

    • Miguel Martinez scrive:

      “Sorprende anche il numero dei feriti”

      Ma non ci chiarisce il punto fondamentale: come sono stati feriti?

      I pedoni sono sicuramente vittime dei monopattinisti.

      Per il resto, bisognerebbe distinguere tra:

      1) monopattino guidato male che va a sbattere contro un muro

      2) monopattino contro monopattino

      3) difetto tecnico del monopattino

      4) motorino contro monopattino

      5) Suv contro monopattino.

      Perché qui ne parlano come se fosse il monopattino a essere pericoloso. E in effetti i casi 1,2, 3 possiamo parlare di monopattini pericolosi.

      Ma 4 e 5 il pericolo viene addosso al monopattino.

      • Francesco scrive:

        per come li vedo guidare, sono molto pericolosi

        e pure le bici elettriche: capisco lo stress da sfruttamento ma ieri sera un Glovo elettrico è sfrecciato a 40 all’ora a un cm da me che stavo per attraversare la strada; silenzioso e contromano, in un film sarebbe stato un tentativo di omicidio fatto apposta

        PS e mi sono pure dato una parte di colpa perchè non ero sulle strisce e ho guardato solo dalla parte giusta della strada! sarò pirla

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Francesco

          “per come li vedo guidare, sono molto pericolosi”

          Comunque il problema è vero. Ci vorrebbero strade sgombre da auto, piste ciclabili vere e punizioni severe per il monopatico che salta sul marciapiede o gioca con lo smarfo. Non so come funzionino i limiti intrinseci (meccanici) di velocità.

          Ho notato anch’io la questione dei rider in bici – elettrica o no – che corrono contromano come dei pazzi. Lì immagino che sia legato a ritmi di consegna molto veloci.

          • Francesco scrive:

            E lo stesso vale per i mille furgoni delle consegne: è un caso esemplare di bisogno disperato di politica, ci sono interessi legittimi e contrastanti da comporre.

            Dove è il sindaco quando serve? a me serve sia che il negozio abbia le merci che desidero, sia che si possa circolare per la strada senza impazzire.

            Non gradirei ci fossero solo grandi negozi con area di scarico interna ma neppure che prosegua la festa del posteggio selvaggio!

            Ciao

  28. tomar scrive:

    OT
    A proposito del “mettersi in situazione”, provate, se vi reggono le budella, a leggere sul Fatto quotidiano pressoché tutti i commenti alla notizia della ragazza italiana arrestata in Iran.
    Sinistra… destra… se questo è un uomo.

    • Moi scrive:

      … nemmeno le donne Iraniane se ne stanno più “Sottomesse a Dio Mica ai Maschi” (per dirla con la Taqiya degli Ayatollah ! ) come “ai éra na volta ech l’ era na fola” 😉 ; chissà : forse qualcosa cambierà … ricordiamoci che l’Iran dell’ Ultimo Shah è stato più “Laico” rispetto all’ Italia della coeva DC !

    • Francesco scrive:

      Carissimo Tomar, piuttosto che leggere il FQ voterei la Meloni o smetterei di comprare Playmobil o tiferei Inter in CL.

      Cosa dicono? che se l’è cercata andando lì? che se lo merita perchè l’Iran è un bel posto libero dall’influenza pluto-giudaica? che è una spia del Mossad? che da noi è peggio perchè ci sono i medici obiettori?

  29. Moi scrive:

    monopattino guidato male.

    ———————————-

    Ho rischiato di accopparne uno !

    Delle strisce pedonali, appena prima di una rotonda, lui andava, sulla pista ciclabile a dx, a una velocità da motorino (… neanche da bicicletta, se non un Atleta Professionista in gara sullo scatto !) a un certo punto “si trasforma in pedone” con “piega” quasi ad angolo retto sulle strisce !

    Ho inchiodato, klaxonato, imprecato 😉 ; come tutti : però lui non ha sentito niente, perché era il classico “sì e no 18enne” con le cuffie nelle orecchie “a palla” alla guida … cmq : nessun tamponamento, nessun ferito … tutto “al pelo” !

    • PinoMamet scrive:

      Grande Moi!! complimenti ai riflessi!

      E corso di guida obbligatorio per i monopattinari!!

    • tomar scrive:

      a Moi
      le cuffie nelle orecchie “a palla” sono roba quasi esclusiva di quattordici-diciotteni, ma lo stato di trance smartfonica è ormai quello in cui è caduta la gran maggioranza della popolazione, autoctona e non.
      Nella grande gelateria-caffè sottocasa, ad esempio, sono da un po’ caduti in trance anche i due vu cumprà africani lì fissi da anni, uno giovane e uno direi cinquantenne sempre più triste, che tutto intento a sditeggiare neanche più guarda i possibili compratori che gli passano davanti.
      Forse l’unica parziale eccezione sono gli/le ultrasettantenni, ma comunque si tratta senza dubbio della più grande e rapida mutazione antropologica mondiale verificatasi nella storia dell’umanità.

      • Moi scrive:

        lo stato di trance smartfonica è ormai quello in cui è caduta la gran maggioranza della popolazione, autoctona e non …

        —————

        In stato di trance smartfonica ci ho visto in effetti anche gente di almeno 70 anni . Nei cinemi 😉 [cit.] ci metteri un simil-guardaroba obbligatorio, per gli “smarfi” , come dice “ipertoscanizzando” 😉 Miguel.

      • Miguel Martinez scrive:

        per Tomar

        “ma comunque si tratta senza dubbio della più grande e rapida mutazione antropologica mondiale verificatasi nella storia dell’umanità.”

        Vero!

    • habsburgicus scrive:

      Ho rischiato di accopparne uno !

      invece io ho rischiato di essere accoppato a Latina l’anno scorso da uno di ‘sti monopattini 😀 😀

      • PinoMamet scrive:

        No ma davvero qualcuno gli insegni ad andare per strada!

        Non è che abbia qualcosa contro il monopattino in sè, anche se esteticamente non mi piace, ma caspita, sono davvero un pericolo per loro e per gli altri!

    • Peucezio scrive:

      Moi,
      “Ho rischiato di accopparne uno ! ”

      Non è possibile. Tu sei un algoritmo, un’entità virtuale, quindi non puoi andare in macchina e rischiare di accoppare monopattinatori.

      • Peucezio scrive:

        Sempre che il tuo algoritmo non controlli a distanza anche un’auto senza guidatore, ma credo non ci sia ancora una tecnologia del genere, non così perfezionata da poter andare in giro su strada.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Peucezio

        “Non è possibile. Tu sei un algoritmo, un’entità virtuale, quindi non puoi andare in macchina e rischiare di accoppare monopattinatori.”

        Fantastico!

  30. habsburgicus scrive:

    che ne dite di Bolsonaro ?
    ha perso, ma ha avuto tanti voti
    la sensazione è che Lula abbia fatto il pieno
    uno dei partiti minori è di dx, dunque italianamente, dovrebbe essere per Bolsonaro..
    l’altro è di centro-sinistra ma vi sono antichi odi con Lula…italianamente un 50 % dovrebbe andare a Bolsonaro, un 30 % astenersi e un 20 % fare il “sacrificio” di votare Lula…
    il 30 de Outubro Lula resta un po’ favorito, ma Bolsonaro -con l’appoggio delle sette evangeliche in ascesa- potrebbe fare il colpaccio
    P.S 1 in Italia la sx dura cantava vittoria e diceva ancora nel pomeriggio di ieri “stasera il fascismo [sapete, il loro vocabolario è limitato, compatiteli :D] sarà cacciato dal Brasile”. “il compagno Lula sarà presidente” ecc-….e invece debbono attendere)
    P.S l’ironia sta di fatto nella questione delle questioni del momento, la guerra russo-ucraina entrambi hanno posizioni simili: sia Lula che Bolsonaro stanno con Putin, o quantomeno sono contro gli USA

    • Peucezio scrive:

      Habsb.,
      “P.S l’ironia sta di fatto nella questione delle questioni del momento, la guerra russo-ucraina entrambi hanno posizioni simili: sia Lula che Bolsonaro stanno con Putin, o quantomeno sono contro gli USA”

      Allora vanno bene tutti e due 🙂
      L’unico motivo per cui mi è più simpatico Bolsonaro è che non è covidaro.

    • Francesco scrive:

      Tu che sei esperto, anzi onnisciente, Lula si è preso come vice uno di destra per essere sicuro di vincere?

      In effetti la sinistra europea (Guardian, Manifesto, Famiglia Cristiana) era già in piazza a festeggiare la valanga rossa che aveva risanato il Brasile al primo turno

      Poverini, gli tocca ancora una volta una realtà ostile

    • Francesco scrive:

      seconda domanda: è vero che la destra di Bolsonaro ha già vinto le legislative e le “locali”, al primo turno, per cui in ogni caso Lula sarebbe molto in difficoltà?

  31. Moi scrive:

    WTF NEWS 😉

    Il generale Muhoozi Kainerugab, figlio del presidente dell’Uganda, lancia l’idea di regalare a Giorgia Meloni 100 mucche Nkore, una razza molto pregiata. La proposta non è ben vista da tutti

    https://www.dire.it/03-10-2022/801797-cento-mucche-a-giorgia-meloni-per-il-suo-coraggio-lofferta-del-generale-delluganda-spopola-su-twitter/

    • Moi scrive:

      Ne parla anche FanPage , riportando il testo originale in Inglese di Muhoozi Kainerugab

      https://www.fanpage.it/politica/perche-il-figlio-del-presidente-delluganda-ha-offerto-100-mucche-a-giorgia-meloni-futura-premier/

      For my Italian friends, these are Nkore cows. The most beautiful cows on earth. I know Europeans give girls they like flowers? I have never understood it. In our culture you give a girl you like a cow.

      • Moi scrive:

        Si potrebbero fare tante battutacce becere su “cosa vuole una donna bianca da un omone nero” 😉 … sarebbe razzista e sessista, però.

        Tuttavia, parliamo di due personaggi di estrema dx (o percepiti tali) … non è che quindi per caso, su di loro, invece si può ? 😀

      • PinoMamet scrive:

        Mah, non la vedo come presa in giro.
        Considerarla una presa un giro mi pare molto da europei: offrire mucche come simbolo di arretratezza culturale. Ma un africano non si definirebbe arretrato se non per autoironia.

        Secondo me è appunto un modo autoironico per fare un apprezzamento sulla Meloni

        • Moi scrive:

          Sicuramente una mucca è più importante di un fiore … per sopravvivere in un’ economia “arretrata”.

          Poi sarebbe interessante sapere l’origine del gesto di regalar fiori, che non sfamano né danno latte ! 😉

  32. tomar scrive:

    Riscrivere la storia.
    In genere è qualcosa che viene fatto qualche decennio dopo i fatti in questione (tipo oggi indicare il patto Molotov- Ribbentrop come causa della seconda guerra mondiale).
    Ma gli italiani, oltre che popolo di santi e navigatori, riescono a essere riscrittori della storia anche… tre mesi dopo i fatti da riscrivere.
    Tutti ricorderanno come Repubblica nei mesi scorsi abbia ogni giorno indicato l’avventurista Conte come l’improvvido responsabile della caduta del governo dei migliori.
    Oggi l’immaginifico Ceccarelli sullo stesso foglio:
    “… Di Maio, con la sua IMPROVVIDA scissione, ha dato il via alla crisi dell’esecutivo di salvezza nazionale.”

    • Francesco scrive:

      Però Repubblica non fa testo, loro da sempre attraversano il multiverso con assoluta disinvoltura. E con la complicità dei loro lettori.

  33. Miguel Martinez scrive:

    Un’altra cosa importante.

    E’ da due secoli che esistono minoranze che sentono profondamente la questione della devastazione ambientale.

    Ma da circa cinque anni c’è – e su questo Peucezio qualche ragione ce l’ha – un discorso sul “cambiamento climatico” e dintorni molto diffuso. La cosa interessante è che questo discorso è quasi sempre distaccato da quello sulla “natura”.

    Anzi, lo dicono spesso esplicitamente https://dgrnewsservice.org/civilization/ecocide/environmentalism-is-being-mainstreamed-at-the-cost-of-its-soul/ , si deve parlare solo del “benessere umano”, minacciato dalla CO2.

    E questo anche nelle retoriche degli assessori comunali che (mentre con la mano destra abbattono alberi, con la mano sinistra) piantano alberi, unicamente “per il benessere dei cittadini”.

    Ma chiaramente se pensassero che impiantare un microchip nei “cittadini” avesse lo stesso effetto, lo farebbero.

    • Francesco scrive:

      Dai che il Papa è venuto dalla tua parte e si preoccupa dell’ambiente in sè, facendo accapponare la pelle a noi cristiani!

  34. Miguel Martinez scrive:

    Per Moi

    https://yewtu.be/watch?v=NhAbdFwmlWY

    la curiosa campagna video del Comune di Verbania

  35. tomar scrive:

    Francesco a Miguel:
    “Dai che il Papa è venuto dalla tua parte e si preoccupa dell’ambiente in sè, facendo accapponare la pelle a noi cristiani!”

    La supponenza dei ciellini mi è nota da ormai sessant’anni, da quando venivano ad evangelizzarmi davanti al mio liceo (ed erano gli stessi che pochi anni dopo, diventati lottacontinuisti, gridavano nei cortei con eguale supponenza: Ira vince perché spara!), ma riesco ugualmente a trasecolare di fronte alla megagalattica supponenza della pretesa che il rispettabilissimo punto di vista suo e dei suoi amici (che mi immagino con la bottiglia di champagne già pronta da stappare quando finalmente morirà papa Francesco) rappresenti nientepopodimeno che i cristiani tout court.

    • Francesco scrive:

      mi spiace deluderla ma la posizione di Comunione e Liberazione è decisamente “filo-Bergoglio”, per usare queste immonde categorie giornalistiche.

      la mia personale, invece, è che sull’ambiente il Santo Padre abbia fatto un paio di passi di troppo. stravolgendo un paio di millenni di cultura “umanocentrica” cristiana.

      PS non era “Vietcong vince perchè spara”?

      • tomar scrive:

        PS non era “Vietcong vince perchè spara”?
        No, mi dispiace deluderla, ma questa parola d’ordine non è mai stata proferita nei cortei di quell’epoca. Sull’argomento il grido era: Ho-Ho-Ho Chi Minh!
        “Ira vince perché spara!” divenne la parola d’ordine distintiva di Lotta Continua a partire dal dicembre 1971, dopo che i suoi dirigenti avevano passato le vacanze estive nell’Irlanda del nord, nella nuova prospettiva strategica dello “scontro generale” con lo Stato.
        Questa parola d’ordine venne poi ossessivamente ripetuta da LC in tutti i cortei dei terribili e orribili mesi successivi del 1972 (morte per autobomba di Feltrinelli, fallito attentato al missino Servello da parte di un disconosciuto appartenente alla colonna armata segreta di LC, assassinio del commissario Calabresi ecc.).
        Si fidi di me, che purtroppo c’ero.

  36. tomar scrive:

    Un governo di destra sarà magari costretto a fare politiche di “sinistra”?
    Vallo a sapere, ma ho distrattamente notato (distrattamente perché l’argomento è ormai da mesi sparito da mesi da quelle prime pagine che aveva occupato ininterrottamente per 2 anni e mezzo) che le infezioni da covid hanno da un po’ di giorni ripreso ad aumentare alla grande, grazie alla potente infettività di omicron 5 (che ogni nuova variante, anche senza l’intervento di Bill Gates, sia più infettiva delle precedenti è intuitivo).
    Speriamo che stavolta ce la caviamo senza troppi divieti, e per ora si registra solo un aumento dei ricoveri non in terapie intensive, ma dato che sulla bontà di covidde non si può contare, chi può escludere oggi –mentre a destra si dibatte se Salvini tornerà o no all’Interno e tra Fontana e la Moratti volano gli stracci (però firmati) – che non ci si venga magari a ritrovare tra un mesetto, quando Draghi passerà la campanella a Meloni, di nuovo in emergenza covid, ragion per cui Draghi potrebbe passare, insieme alla campanella, anche qualche rinnovato decreto restrittivo firmato in articulo mortis da Speranza.
    Sotto a chi tocca!

    • PinoMamet scrive:

      Secondo me la speranza del centrosinistra è che i casi di Covid, ai quali i giornali anti meloniani stanno dando assai più risalto di quanto sia oggi ragionevole, rendano difficile e impossibile la vita al governo Meloni, e spianare il ritorno a Draghi e Speranza.

      È l’unica carta che gli è rimasta da giocare, insieme ai litigi del centrodestra.

      Tentare di vincere le elezioni preoccupandosi dei bisogni degli italiani era chiedere troppo

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Tomar

      ” le infezioni da covid hanno da un po’ di giorni ripreso ad aumentare alla grande”

      Siamo andati in Romania tre settimane fa in sette, sono tornati incovidati in cinque 🙂

      Sintomi tremendi, tipo, “febbre niente, ma ho un leggero mal di gola” “no, io mal di gola niente, ma il tampone era positivo!”

      I salvati siamo io (forse semplicemente perché non ho mai fatto il tampone) e un mai vaccinato, che però ha già avuto il Covid due volte per cui forse il virus ha pensato, “questo ormai ha già dato”.

      • roberto scrive:

        Avete avuto una fortuna manifestamente immeritata (perché non vi rendete conto di essere fortunati)…io me lo sono beccato finalmente in questi giorni e ho da sabato febbre che non scende mai sotto i 38….

        • PinoMamet scrive:

          Beh, se devo fare una statistica spannometrica sugli studenti e colleghi covidati nell’ultimo anno, direi che sei stato (ahimè) sfortunato tu…

          direi che in nove casi su dieci, se non di più, corrispondono ai sintomi “migueliani”: niente, o raffreddore.

          • roberto scrive:

            Nella mia statistica questa cosa è vera per la seconda versione, diciamo da primavera 2022…prima praticamente tutti quelli che conosco che hanno avuto sintomi sono stati maluccio

          • Peucezio scrive:

            Statisticamente non vuol dire granché, ma mio zio novantenne cardiopatico iperteso in dialisi se l’è preso poco prima dell’estate e non se n’è praticamente quasi accorto. L’hanno scoperto perché per fare la dialisi gli devono fare periodicamente il tampone.

            In ogni caso nella mia famiglia (avremo geni buoni, non lo so) nessuno l’ha fatto in modo tremendo, tranne un mio cugino che l’ha avuto in forma un po’ pesantuccia e fastidiosa, con febbre per molti giorni.

            Io non ho la più pallida idea se mai l’abbia fatto (in tre occasioni diverse ho avuto febbricola e altri sintomi compatibili, solo che sono restato a casa per prudenza, non mi sono tamponato se non troppo tardi, a infezione scomparsa…).

            Fra i miei amici e conoscenti pochi hanno avuto sintomi molto intensi.

        • Miguel Martinez scrive:

          per roberto

          “avete avuto una fortuna manifestamente immeritata ”

          una ventina di anni fa, sono stato veramente male con qualche roba del genere, febbre altissima, dolori ovunque, soprattutto rimbambimento totale, durato per giorni, vomito continuo, impossibilità di camminare.

          Credo di essermi ridotto persino a prendere anche un’aspirina, ma non lo so, ero in uno stato quasi delirante.

          Poi tutto apposto.

          Quindi ho un’idea di cosa siano queste malattie, non le sottovaluto.

          • roberto scrive:

            No, sottovaluti perché conosci delle persone straordinarie che ti hanno convinto a sottovalutare (e che i vaccini sono inutili e le mascherine pericolosissime e tutto il cocuzzaro qui va avec)

      • roberto scrive:

        Comunque siete proprio disciplinati voi fiorentini, nessun sintomo, manco un mal di gola e vi fate il tampone 🤣🤣🤣
        Io me lo son fatto solo perché appunto sto una chiavica

        • paniscus scrive:

          “Comunque siete proprio disciplinati voi fiorentini, nessun sintomo, manco un mal di gola e vi fate il tampone”—

          Veramente Miguel ha detto l’esatto contrario, cioò che NON se l’è fatto, e che appunto se lo farebbe solo se si sentisse davvero male, ma non per un banale sintomo di raffreddore o di mal di gola.

          E la stessa cosa la penso anch’io.

          Visto il mio lavoro, praticamente TUTTI gli anni, tra settembre e l’inizio di ottobre, mi capita di beccarmi qualche giorno di mal di gola e di abbassamento della voce… semplicemente perché riprendo bruscamente a parlare ad alta voce in pubblico tutti i giorni per parecchie ore di seguito, dopo un paio di mesi in cui non ero più abituata a farlo, e l’apparato fonatorio deve riadattarsi.

          E quindi, se ho mal di gola in questo periodo dell’anno, ma per il resto sto bene, non vado certo a farmi il tampone “per sicurezza”, visto che quegli stessi sintomi da inizio di anno scolastico ce li ho sempre, tutti gli anni, ormai da più di 20.

          Lo farei solo “se mi sentissi una chiavica”, come appunto dice Roberto.

          • roberto scrive:

            Miguel scrive
            “febbre niente, ma ho un leggero mal di gola” “no, io mal di gola niente, ma il tampone era positivo!”” ed a questi mi riferivo: sintomi nulli ma si sono fatti il tampone….

          • Peucezio scrive:

            Che poi non si capisce “per sicurezza” di chi.
            Non è che esiste una cura magica contro il covid, inutile per gli altri raffreddori e senza la quale chissà cosa succede.
            E quanto agli altri, capirai. Tanto non esiste modo di evitare il covid, tranne restando a casa o usando ovunque ffp2. Se uno esce, sa che si espone a contrarlo.

            • roberto scrive:

              Vabbè ma se sai di essere positivo cerchi di non appestare il prossimo e prendi un filo di precauzioni….cosa che in un mondo normale sarebbe bene fare sempre (ho sempre detestato quelli che vanno in ufficio malati o peggio mi sento quelli che mandano i bambini malati a scuola o peggio ancora alle feste)

              • paniscus scrive:

                per Roberto:
                “Vabbè ma se sai di essere positivo cerchi di non appestare il prossimo e prendi un filo di precauzioni”
                ———-

                Ma se sai di essere positivo vuol dire che il tampone l’hai fatto!

                Allora, non capisco la tua posizione su questo, perché mi sembra che sia un filino contraddittoria: secondo te è ragionevole farsi il tampone solo quando ci si sente oggettivamente male, o è corretto farselo anche se si sta benissimo, ma si sono avuti contatti recenti con positivi?

                perché la discussione era partita da lì , del tipo “ma come gli viene in mente, a tutta ‘sta gente, di farsi il tampone anche se stanno bene?”

              • roberto scrive:

                Boh io me lo farei anche se avessi avuto contatti stretti con un positivo…poi contatti stretti lasciamo ad ognuno giudicare

                Esempio: nei quattro giorni precedenti all’inizio dei miei sintomi ho fatto 5 ore di macchina con mia figlia, e siamo stati chiusi in una stanza a montar mobili, oltre che pranzo e cena insieme e baci e abbracci prima di partire. Non le ho detto niente perché è maggiorenne e fa quel che vuole ma trovo sensato che si testi per qualche giorno, e a maggior ragione se si sveglia con tosse e raffreddore

                Se gli amici di Miguel hanno fatto il test perché si sono fatti 30 ore di autobus insieme senza mascherine li capirei…se hanno passato giornate insieme chiusi in una stanza, pure lì capirei…se hanno fatto passeggiate nei boschi a cercar funghi mi sembrerebbe una stranezza

                Ps non ho nessuna pretesa di coerenza, mi dispiace…

                PPS avrai notato sotto al mio commento tre faccine sorridenti

      • paniscus scrive:

        Io ho un numero inquietante di colleghi (e perfino qualche alunno, ma in tal caso non so se lo facciano per convinzione o per pressioni dei genitori) che nell’ultima settimana hanno ricominciato meticolosamente a portare la mascherina anche se non c’è nessun obbligo, e anche se NON sono stati a contatto diretto di potenziali ammalati. L’argomentazione è che “con tutte queste notizie brutte sull’aumento di contagi che si sentono in giro, è sempre meglio essere prudenti…”

        • roberto scrive:

          Scusa ma, premesso che ho detestato ogni secondo che ho portato le mascherine e le ho dismesse appena possibile, perché “inquietante”? Che ti importa se uno la vuole mettere?

          • Peucezio scrive:

            Beh, è inquietante che la gente sia diventata così ipocondriaca.

            A parte che una faccia coperta è inquietante di per sé.
            Non è che mi scandalizzavo quando vedevo in giro in Italia le donne col niqab o che cazzo è lui e ora non mi scandalizzo vedendo gli italiani con la mascherina. Anzi, m’incazzo anche di più: questi sono italiani che si sono bevuti il cervello.

            Ovviamente escludendo immunodepressi e persone che serissimi problemi di salute. Cje però c’erano anche prima e anche prima giravano influenze anche brutte (la variante omicron è questo), eppure tranne qualche estremo-orientale e qualche ciclista, non vedevi nessuno con la mascherina.

            • Francesco scrive:

              peucezio, dai, questa cosa che il Coviddi è una influenza non si può sentire!

              è come quelli che la guerra è colpa della NATO, dai

              😉

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “peucezio, dai, questa cosa che il Coviddi è una influenza non si può sentire!”

                Mi dispiace che non riesci a sentirlo, forse è un problema di acufene.

                Ancora non mi hai detto qual è il tuo rapporto con le Fasce di Van Allen?

            • roberto scrive:

              Peucezio

              “Non è che mi scandalizzavo quando vedevo in giro in Italia le donne col niqab o che cazzo è lui e ora non mi scandalizzo vedendo gli italiani con la mascherina.”

              Io evidentemente sono l’unico libertario non moralista del blog (insieme a pino credo) e non me ne frega nulla se una gira col niqab o con la mascherina
              🙂

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Io evidentemente sono l’unico libertario non moralista del blog (insieme a pino credo) e non me ne frega nulla se una gira col niqab o con la mascherina”

                Ci sono anch’io, che non mi scandalizzo nemmeno quando vedo uno SENZA mascherina!

              • roberto scrive:

                Secondo me sei incredibilmente moralista ma non lo ammetterai mai
                🙂

  37. tomar scrive:

    Vorrei chiarire, per quanto mi riguarda, che tutti sti racconti delle proprie esperienze personali e dei conoscenti riguardo al covid, “ sono stato malissimo, neanche me ne sono accorto, l’amico un po’ di mal di gola” et similia, non c’entrano un tubo con quello che ho chiamato “partire dalla propria situazione esistenziale”.
    Qui quello di cui far conto sono solo i dati statistici, impersonali, delle morti, delle terapie intensive ecc. Se poi uno di questi non si fida, pace all’anima sua.

    • PinoMamet scrive:

      Beh, è presto detto. vado sul sito lab.gedidigital. it , che felicemente ignoravo (nel senso di volutamente) da mesi, e ci sono tutti i dati che si vuole.

      Cerco quello del rapporto tra terapie intensive e positivi: a Marzo 2020 il picco più alto, 11 e rotti per cento, adesso 0,03%.

      Tasso di letalità, picco più alto Giugno 2020, 14,53%, oggi 0,78%, in calo costante.

      I dati so’ questi.

  38. Peucezio scrive:

    Miguel,
    “Ridurre le auto significa liberare spazio pubblico, ridurre le ospedalizzazioni, risparmiare grandi quantità di denaro sulla riparazione del manto stradale, ridurre il livello di inquinamento nell’aria, snellire il traffico.
    Poi certo, si può definire “ideologia” il tentativo di rendere le città un filo più vivibili, basta intendersi sui termini.
    “Poi certo, si può definire “ideologia” il tentativo di rendere le città un filo più vivibili, basta intendersi sui termini.”

    Ma quindi gli amministratori pubblici lo farebbero per migliorare la qualità della vita dei cittadini?

    In ogni caso le cose che elenchi hanno tutte delle contropartite. Come la rinuncia a qualsiasi tecnologia più efficiente (e non c’è dubbio che l’auto sia puù efficiente della bicicletta).
    Ogni tecnologia e, direi, quasi ogni comodità ha un costo.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Non so se l’auto sia davvero una tecnologia o, piuttosto, l’applicazione di una tecnologia (il motore a scoppio) a qualcosa che già esisteva (la carrozza).

  39. Peucezio scrive:

    Miguel,
    sembra quasi tu voglia persuadermi che le automobili sono una brutta cosa.
    Ma io non sto dicendo che siano una bella cosa. Lo penso, ma non pretendo di convincertici.
    Sto solo dicendo che sono un altro bersaglio dell’isteria fighetto-frocia di moda oggi e che le amministrazioni comunali si fanno interpreti di tale sensibilità fighetto-frocia.
    Non capisco perché ti risulti così difficile riconoscerlo (non intendo come ammissione, ma proprio come tua adesione intellettuale; trovi non sia così?).

    Poi può anche essere che l’isteria fighetto-frocia alla fine ci porti verso un mondo migliore; bisognerebbe vedere migliore per chi e in che senso; ma non è questo il punto del mio discorso.

  40. Peucezio scrive:

    Miguel,
    “Tipo appunto Milano o Firenze, che sono città “piccole” nel senso che hanno poca o nulla campagna.”

    Ho sentito dire che Milano dopo Roma è la città che ha il territorio agricolo più esteso d’Italia.
    Non ho statistiche sottomano, ma non mi sorprenderebbe.
    Milano, appena si esce dal territorio edificato, è un’immensa rete di cascine, insediamenti rurali, idrografia artificiale irrigua, ecc. ecc.

    • Francesco scrive:

      sì ma non è più Milano

      la città in sè è piccola e oggettivamente si fa fatica a farci circolare le automobili (lo so anche perchè le sorpasso allegramente in bicicletta e vedo devo finiscono parcheggiate o quanto ci metto a trovare un posto se devo farlo io)

      l’automobile è una cosa bellissima se ce l’ho solo io, come ce l’hai anche tu iniziano i problemi. a meno di non avere veramente tanto spazio, allora la comodità persiste per un numero di automobili molto elevato – ma il problema dei motori inquinanti rimane

      • Peucezio scrive:

        Beh, certo, se si riducono i parcheggi allargando marciapiedi inutili in vie non commerciali dove nessuno passeggia mai, certo che è complicato avere una macchina in più.
        E così per tutto il resto.

        Comunque, vi ripeto, vale per tutto. Il cambiamento climatico, ammesso che sia antropico, mica dipende dalle auto. Dipende da tutto un modello di sviluppo. Né tu, né Miguel avete diritto di criticarlo, visto che avete acqua corrente, riscaldamento non a legna, lavatrice, elettricità, computer, usate treni, aerei, non certo carrozze, cavalli e navi a vela o a remi.
        Cioè, potete criticarlo (uno può anche idealmente sognare un modello diverso e per mille motivi pratici non fare una scelta così radicale), ma non colpevolizzando le automobili, come se tutto il resto non contribuisse al problema quanto e più delle automobili.

        • Francesco scrive:

          forse non te ne sei accorto ma la critica non si limita alle automobili!

          tutta l’industria è sotto pressione perchè riduca il suo “impatto ambientale”, come anche l’attività di consumo

          la scommessa è riuscire a ridurre detto impatto senza perdere tutto il progresso tecnologico e il conseguente miglioramento di qualità della vita

          mia moglie vive finchè ci sono medicinali avanzati, senza ha pochissime settimane

          io perderei la vista in un tempo abbastanza breve

          non sono per nulla un appassionato dei bei tempi antichi e neppure di Madre Natura ma questo non significa negare che l’uomo possa fare danni gravi al proprio ambiente e fottere se stesso

          ciao

        • paniscus scrive:

          “se si riducono i parcheggi allargando marciapiedi inutili in vie non commerciali dove nessuno passeggia mai,”
          ————-

          Magari è vero anche(*) il contrario:

          nessuno ci passeggia mai (non nel senso di passeggiata per sfizio, proprio nel senso di muoversi a piedi per andare a fare cose pratiche) proprio perché ci sono marciapiedi troppo stretti e inaffidabili, magari pieni di buche e di crepe proprio perché si pensa che tanto non ci vada quasi mai nessuno e quindi non valga la pena restaurarli, e roba del genere…

          …quando invece, se ci fossero marciapiedi più larghi e curati meglio, ad esempio compatibili anche con le sedie a rotelle, con i passeggini per neonati o con i trolley della spesa, la gente ci andrebbe di più, a piedi, in quel tratto.

          (*) attenzione, non ho detto che è vero il contrario e quindi la tua ipotesi è sbagliata: ho detto che possono essere vere tutte e due, e che le due tendenze si influenzano l’una con l’altra. Ma non capisco perché mai le esigenze dell’automobilista debbano sempre venire per prime.

          • PinoMamet scrive:

            “nessuno ci passeggia mai (non nel senso di passeggiata per sfizio, proprio nel senso di muoversi a piedi per andare a fare cose pratiche) proprio perché ci sono marciapiedi troppo stretti e inaffidabili”

            questo è senz’altro vero in Oltrarno (posso testimoniare) ma…

            nella mia cittadina, c’è un intero quartiere costruito negli anni Sessanta, in pieno boom economico, era dell’automobile;

            caseggiati e villette , un vero quartiere dormitorio con pochi servizi essenziali (farmacia, parchetti, forze dell’ordine ecc.) perché tanto tutti lavorano in centro o altrove e vanno in centro o altrove per lo svago;

            vie a misura di automobile, belle larghe, praticamente da Los Angeles…

            e nessuno che ci cammina mai a piedi, se ci vai a piedi capace che ti guardano male dalle finestre- i pochissimi residenti che stanno lì di giorno, cioè- perché ti prendono per un Testimone del Capoluogo Ligure o per un venditore di Enel Energia.

            E il Comune che fa? Allarga i marciapiedi. E mette enormi isole pedonali in mezzo alle strade.

            Risultato? zero gente che camminava prima, e zero gente che cammina dopo, in compenso le macchine si rovinano le sospensioni sui dissuasori inutili e le gomme contro i cordoli ingombranti degli inutili marciapiedoni.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Pino Mamet

              “E il Comune che fa? Allarga i marciapiedi. E mette enormi isole pedonali in mezzo alle strade.”

              Non so cosa dirti, perché non conosco la situazione.

              Posso immaginarmi una serie di ipotesi, magari tutte sbagliate:

              1) c’è stato qualche brutto incidente, e i funzionari del Comune devono dimostrare di aver “fatto qualcosa” se no rischiano di finire sotto processo

              2) c’è un contributo europeo per le pedonalizzazioni, il funzionario ha un cugino con la ditta che fa marciapiedi, e allora hanno lanciato una monetina sulla mappa del comune per vedere dove cadeva

              3) un residente particolarmente anonimo ha fatto sapere che ha bisogno di un marciapiede più largo per parcheggiare il suo elicottero privato (vabbè, forse questo succede solo a Firenze).

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                1, 2 e 3 messe insieme e con una leggera variazione:
                – un disabile del quartiere scrive al Comune che la sua carrozzella non passa per il marciapiede
                – a riprova, cita aneddoticamente un’auto che lo stava per falciare mentre era costretto a procedere lungo la carreggiata in uno dei suoi rari tragitti non motorizzati
                – il Comune, in prossimità della campagna elettorale, apprende di un bando europeo per la pedonalizzazione sostenibile e inclusiva e si ricorda della lettera ricevuta tempo prima

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “1, 2 e 3 messe insieme e con una leggera variazione:”

                🙂

                Il problema è che molto spesso la gente crede di avere davanti degli Avversari Fanatici che Credono Davvero in Qualcosa.

                Per dire, novantanove volte su cento, il “razzista” non è uno che sacrificherebbe la vita per salvare la Razza Ariana.

                E’ uno che ha paura di gente che non conosce, diffida di chi non condivide certi segnali di affidabilità, è anziano e ha paura di essere scippato e derubato, e vorrebbe stare tranquillo quando torna a casa, e se ne sbatte di imparare pure quali sono le feste dei mussulmaniaci.

                Anche gli “avversari” degli Automani/Autofili sono persone normali, con motivazioni molto simili a quelle che racconti.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          ” Né tu, né Miguel avete diritto di criticarlo,”

          Però dai, capisco che ami le auto come io amo le Fasce di Van Allen.

          Però:

          1) non si tratta di “criticare”, si tratta di “constatare”. Anche un serial killer ha il diritto di constatare che respirare l’amianto fa male.

          2) il benaltrismo (“le auto? C’è ben altro che fa danni!”) lascia sempre il tempo che trova. Poi in un separato contesto, hai tutto il diritto di constatare che il mio utilizzo di acqua corrente ecc. fa dei danni. E sono sicuro che li faccia, infatti sarei d’accordo a ridurre il superfluo anche in questo campo (tipo piscine).

          3) siccome io ho davanti casa un marciapiede eccezionalmente largo (credo che arrivi quasi agli 80 cm) non mi posso lamentare, ma dieci metri più in là diventa di 30 cm. E sì, mi piacerebbe che fosse più largo, perché lì anche se mi stringo al muro, vengo spesso sfiorato dai veicoli che passano.

          4) Non “colpevolizzo” nessuno. E’ proprio lontano dal mio modo di pensare. Al massimo ho dei nemici che mi piacerebbe ammazzare (ma non saprei come arrivarci, e ho paura della polizia, e poi mi dispiacerebbe perché scoprirei che lasciano una vedova che è una brava persona), tipo quelli che organizzano il Capodanno a Dubai. Ma li odio, mica li incolpo.

  41. Peucezio scrive:

    Pino,
    “Gente, sono anni che dico che l’auto serve, e chi vive in centro storico deve rassegnarsi a questa realtà: l’auto serve a moltissime persone e non è giusto né realistico immaginarsi che dall’oggi al domani si debba andare tutti a piedi o in monopattino.

    Poi vabbè, facciamo le zone pedonali (non enormi), potenziamo il trasporto pubblico, miglioriamolo ecc.;

    ma ha ragione Peucezio ha ricordare che contro le automobili esiste un accanimento soprattutto ideologico (e controproducente anche negli effetti pratici, aggiungo io: meno parcheggi NON significano meno auto, ma più auto che girano più a lungo spazientendosi inquinando e mettendo in pericolo).”

    Qui credo che il classismo “populista” di Pino colga davvero nel segno.
    L’ecologismo, nell’ossessione antiautomobilistica e verde, si sposa perfettamente con la difesa del privilegio dei ceti alti, che vogliono quartieri residenziali, puliti, salubri, piccole comunità isolate ed esclusive cui il “volgo”, con le sue rumorose e puzzolenti automobili (e persone), non possa accedere.

    L’automobile è un potentissimo mezzo di democratizzazione: consente all’uomo comune di andare ovunque, di annullare le distanze, di essere libero dai vincoli di uno spazio strutturato e segmentato a misura di ricchi e di potenti, fatto di confini, di aree presidiate e inaccessibili, di proprietà e privilegi.

    • roberto scrive:

      Peucezio

      “che vogliono quartieri residenziali, puliti, salubri, piccole comunità isolate”

      Io rincaro la dose osservando che mai chi vuole il suo quartiere privo di macchine si sognerebbe di proporre che pure i residenti parcheggino le macchine fuori dal quartiere.

      Cioè se applico a Bologna, secondo gli abitanti del centro chi abita a San Lazzaro deve per forza prendere il bus per andare in centro, mentre chi abita in centro può tranquillamente andare in macchina a San Lazzaro

      Si pure io ci vedo una manifestazione irritante di difesa del privilegio

      • Peucezio scrive:

        Infatti.
        Gli stessi che non vogliono le macchine altrui nel loro quartiere ricco di solito hanno dei suv che sono il triplo delle macchine medie degli abitanti di quartieri normali non residenziali.

        • paniscus scrive:

          Ci sono altri luoghi comuni macchiettistici da aggiungere?

          • Peucezio scrive:

            Pan,
            tu non vivi in un ricco quartiere residenziale. E nemmeno nel centro più “gentrificato”. Ma in un quartiere tradizionalmente popolare in corso di gentrificazione.
            Francamente non trovo nessun senso alla tua obiezione: è proprio avulsa dalla realtà.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Peucezio

              “Francamente non trovo nessun senso alla tua obiezione: è proprio avulsa dalla realtà.”

              Guarda che la questione della mobilità nel nostro rione lo seguo da oltre dieci anni.

              1) Il rione è strutturato per una vita senza auto, a “uscio e bottega”, dove le persone si incontrano o si siedono in mezzo alla strada, al massimo quel che ci vuole per far passare un carretto.

              2) Non è “gentrificato”, nel senso che non è invaso da ricchi che sfrattano i poveri: è svuotato. Le botteghe sono diventate mescite, le case sono diventate bedenbrecfas.

              3) I pochi residenti rimasti sono certamente attaccati, fin troppo, alle loro auto. Spesso non necessarie, visto che in centro tutto è raggiungibile a piedi, ma indispensabili per fare la spesa lontano o per fare un giro la sera, visto anche che le linee notturne dell’autobus sono inesistenti.

              4) La sera però tutti i posti macchina disponibili sono presi dai “forestieri” che vengono a fare movida e mescite, e quindi è impossibile per gli autoctoni trovare posto quando tornano a casa. Per cui gli autoctoni, dalle 19.30 (ora di apertura della ZTL) sono prigionieri in casa.

              Da qui l’eterna proposta, eternamente respinta, di una ZTL 24/7.

              Personalmente, ho sempre proposto invece una ZTL dalle 18 alle 9. Cosa che permetterebbe di far entrare in centro chi va dalle botteghe e dagli artigiani, ma costringerebbe chi va alle mescite di parcheggiare fuori, o di usare i mezzi pubblici. I residenti potrebbero così andare al lavoro la mattina in macchina, essendo sicuri di trovare posto quando rientrano.

              • roberto scrive:

                Io ti invito ancora una volta a riflettere sul punto 3, che è quello che potrebbe dire chiunque in un qualsiasi quartiere, compresa l’idea di sentirsi “prigionieri in casa”.
                Perché chi abita nel tuo quartiere dovrebbe avere più diritto di avere la macchina “per fare un giro la sera” rispetto a chi abita fuori?
                O detta in altro modo, perché tu dovresti avere il diritto di prendere la macchina parcheggiata sotto casa per andare a trovare un amico a Scandicci la sera e il tuo amico non dovrebbe invece poter venire a trovare te in macchina la sera?

                Siccome le strade sono strette per tutti non è meglio una bella zona ZTL 24/24 con parcheggi costruiti (scavati) intorno alla zona ZTL?

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Perché chi abita nel tuo quartiere dovrebbe avere più diritto di avere la macchina “per fare un giro la sera” rispetto a chi abita fuori?”

                No, scusa.

                Io, residente a San Frediano, se esco la sera, poi è certo che non posso rientrare a casa.

                Tu, residente a Scandicci, trovi posto se io sono andato a fare un giro, e poi puoi rientrare a Scandicci tranquillamente, che lì il posto si trova senza problemi.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Non avete gli stalli riservati ai residenti?

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “Non avete gli stalli riservati ai residenti?”

                Te li puoi comprare, se vuoi.

                Quelli nel giardino che hanno rubato ai bimbi del rione costano 50.000 euro l’uno, su terra battuta.

              • roberto scrive:

                Miguel

                “No, scusa.”

                Si ma se metti la zona ZTL 18-9 come tu proponi?
                Il risultato sarebbe esattamente quello che dico io

              • Francesco scrive:

                x Mig

                niente strisce blu???

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “x Mig

                niente strisce blu???”

                In alcuni posti sì, ad esempio al Cestello.

                Ma se ben ricordo (sono dati di una decina di anni fa) il Comune ha solo una decina di membri della polizia municipale da mandare in giro dopo le 19 per controllare cose simili, e hanno benaltro da fare. Per cui no, le strisce blu di notte non esistono (di giorno forse ci sono controlli sporadici).

              • Peucezio scrive:

                Miguel,
                non ho nulla da eccepire né sulle descrizioni che fai della situazione dei tuo quartiere (ci mancherebbe! e so benissimo che non è nemmeno lontanamente ideologica), né sulle soluzioni che proponi in merito.

                Non capisco perché Pan non debba riconoscere che ciò che diciamo io e Roberto sui quartieri residenziali per ricchi misantropi (compresi centri storici di altre città dove da decenni non ci sono più artigiani, ma solo ricconi) è fondato e reale (e non ha niente a che fare con San Frediano) e buttarla in vacca?

          • PinoMamet scrive:

            Prendo come esempio il mio non-capoluogo, una piccola città:

            ha due centri storici, uno è l’Oltretorrente, in tutto sovrapponibile all’Oltrarno migueliano, anche in termini architettonici e antropologici;

            l’altro è il centro storico “di qua dall’acqua”, quartiere fighetto che rispecchia in tutto, Suv compresi, la descrizione peuceziana.

            • Daouda scrive:

              “L’automobile è un potentissimo mezzo di democratizzazione”

              Così parlò il democratico…

              È poi bello sapere che un quartiere descritto multietnicamente sia da considerarsi popolare, termine equivoco se non mistificatorio.

  42. Peucezio scrive:

    Miguel,
    “Dai, non è un ragionamento.

    Non stiamo parlando di “alternative”. Stiamo parlando dei limitatissimi poteri di un’amministrazione comunale per ridurre un po’ i costi amministrativi e sociali legati alla mobilità, senza intaccare in nulla il sistema generale.”

    Beh, ma grazie, i sindaci mica possono vietarmi di usare la lavatrice.
    Ora cominciano a chiederci di non riscaldarci, non fare la doccia, non cucinare. Ma è complicato sguinzagliare spie casa per casa. E oltretutto ancora illegale credo.

    • paniscus scrive:

      Veramente a me sembra che, in questa specifica fase, le esortazioni a riscaldarsi meno, illuminare meno e usare meno elettrodomestici non abbiano nulla a che fare con la presunta ideologia eco-moralistico-fighetto-frocia che tu paventi, ma con il fatto che le bollette costeranno uno stonfo, e quindi è bene ridurre i consumi semplicemente per il proprio interesse e non per sentirsi virtuosi.

      • Peucezio scrive:

        Tutto fa brodo.
        Durante il covid le varie follie come stare a casa, mettere le mascherine, ecc., erano sentite come virtù civiche, anziché come meri espedienti pratici.
        E perfino la solidarietà con l’Ucraina, nella retorica pubblica, ha un valore morale: se sei filorusso non sei uno con un’opinione diversa, ma sei delegittimato, sei malvagio, reprobo.
        E i giovani (semicolti; non i cozzali, che se ne fregano) sono quelli più acritici rispetto a queste cazzate, sono la tabula rasa su cui le cagate degli opinionisti televisivi da quattro soldi vengono automaticamente trascritte.

        • Francesco scrive:

          >>> E perfino la solidarietà con l’Ucraina, nella retorica pubblica, ha un valore morale:

          direi proprio di sì!

          • Peucezio scrive:

            Viva lo Stato Etico…
            Il liberale dei mie stivali (per non essere più volgare).

            • Francesco scrive:

              la Politica senza Etica è una roba per Andrea De Vita, non per me!

              compresa la politica estera e militare

              forse nel calcio mi basta vincere non importa come (ma non è vero neppure lì)

              • Peucezio scrive:

                Quindi uccidere bruciandoli vivi i bambini iracheni è etico, bombardare quelli ucraini no.

              • Francesco scrive:

                Peucezio

                la guerra è una brutta bestia, non sono certo un futurista

                ma questo non esenta dallo studiare caso per caso

              • Peucezio scrive:

                Ah, cioè la Russia che difende il suo giardino di casa e i russofoni è cattiva, gli Americani che bombardano una nazione lontana che non ha fatto nulla a loro, solo per interessi geopolitici, in modo molto più violento e con molti meno riguardi per le vittime civili, sono bravi.

                Ti ricordo che alla fine di ‘sto casino un’Ucraina più o meno stabile ci sarà ancora, mentre l’Iraq e tutta quella zona è destabilizzato e nell’anarchia e lo sarà ancora per chissà quanti anni.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “Durante il covid le varie follie come stare a casa, mettere le mascherine, ecc., erano sentite come virtù civiche, anziché come meri espedienti pratici.”

          Sei un fiume in piena!

          Comunque è vero.

          L’essere umano è un essere sociale, e quindi in ogni cultura tende a far vedere agli altri che è una “brava persona”.

          Per questo, in ogni cultura, esiste una retorica fondata sul “bene comune”, e sull’emarginazione di chi non agisce per il bene comune.

          Non ci sarebbe nulla di male, se non ci fosse anche un rapporto gerarchico che lo impone: lo Stato decide che crepare in guerra per la Patria è un Sacro Dovere, se non lo fai sei un Vile Traditore…

          E allora succede ciò che giustamente denunci.

          • Peucezio scrive:

            Miguel,
            “L’essere umano è un essere sociale, e quindi in ogni cultura tende a far vedere agli altri che è una “brava persona”.
            Per questo, in ogni cultura, esiste una retorica fondata sul “bene comune”, e sull’emarginazione di chi non agisce per il bene comune.”

            Sì e no.
            Io ricordo ancora i media e i politici della I Rerpubblica.
            Erano pragmatici, non moralistici.
            Le cose avevano una funzione pratica.
            C’era molta meno retorica, manicheismo, semplificazione e più prosaica adesione ai dati di realtà.
            No, non tutte le società e le epoche hanno lo stesso tasso di moralismo.

            • Francesco scrive:

              nella Prima Repubblica c’era molta meno retorica???

              forse in quella romana antica

              • Peucezio scrive:

                Se con retorica intendi che parlavano meglio, hai ragione.
                Se intendi che ragionavano per slogan moralistici anziché per analisi raffinate e con pragmatismo e senso della realtà, no.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Peucezio

              “Io ricordo ancora i media e i politici della I Rerpubblica.
              Erano pragmatici, non moralistici.”

              Régis Debray, nello Stato seduttore, spiegava nel lontano 1994 ciò che stava succedendo, e non c’era ancora Internet.

              Lo Stato giacobino aveva il controllo delle informazioni (anche delle linee telegrafiche, nonché delle informazioni centellinate dalla scuola di stato anno dopo anno). Il governante, che non si vedeva fisicamente quasi mai, costruiva statue che la gente ammirava dal basso.

              Poi è arrivata la TV privata e tutto il resto, dove il politico, invece di decidere lui del pensiero degli altri, doveva svegliarsi ogni mattina chiedendosi, cosa dicono i media di lui.

              E da lì il bisogno di rincorrere i like, fare i cretini, fare i selfie, fare i moralisti, dimostrarsi ogni giorno Simpatico e Buono.

              • Peucezio scrive:

                Sì, qui si vede un po’ la cesura fra la Prima e la Seconda Repubblica.

                Ma in effetti direi che ci sono due categorie.
                La politica piaciona e accattivante, le barzellette di Berlusconi, ecc., roba impensabile ai tempi di Moro, Fanfani, ecc.
                E quella moralistica, manichea, fanatica, arrogante, sempre col dito puntato, sempre indignata, accigliata, cupa.
                Cioè la sinistra.
                Oggi le distinzioni si sono sfumate, ma la retorica è peggiorata: è diventata ancora più rozza e schematica, più arbitraria e capricciosa e al tempo stesso super partes, universale.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          “sono la tabula rasa su cui le cagate degli opinionisti televisivi da quattro soldi vengono automaticamente trascritte”

          Più che la televisione, è quello che passa nella relativa bolla internet che fa la regola: gli opinionisti liberal di youtube, che ti portano a sostegno i link americani, sono i nuovi maestri di pensiero.

          • Peucezio scrive:

            Sì, ma come fanno i mocciosi a capire che quelli sono mainstream e come tali autorevoli e il video complottardo no-vax no?
            Evidentemente l’unico criterio resta il sigillo del giornale cartaceo o del passaggio televisivo.
            Se ci fosse solo internet, ci sarebbe una situazione abbastanza paratattica, caotica.

  43. Mauricius Tarvisii scrive:

    Intanto i francesi ci spiegano che ci vuole più neocolonialismo francese, “altrimenti vincono i russi”.

    https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2022/10/04/burkina-faso-francia

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