La notizia più importante del mondo

La notizia più importante del mondo, perché segna il passaggio di un’intera epoca della specie umana, ve l’ho data un paio di giorni fa: è morto Sincero.

Ieri, c’è stato il funerale di Sincero, nella chiesa di San Felice tutta piena, il feretro coperto di fiori, l’anziano prete all’altare, un numero sorprendente di gente che faceva la comunione, la vedova per niente piagnona che mi ringraziava, perché solo leggendo il mio scritto, aveva capito perché lui avesse smesso tutt’a un tratto di dir moccoli.

Poi siamo andati a vedere l’Opera di Sincero, nel giardino che da nove anni la comunità delle genti di San Frediano e Santo Spirito tiene aperto con o senza ogni stato o padrone.

Le ultime parole che ci scambiammo con Sincero furono sotto il Sacro Tasso dove avevo sepolto i due ultimi gatti liberi del Giardino…

Lui mi chiese, e me l’aveva già chiesto altre volte, si vede che era importante per lui:

“ma è vero che il tasso ha settecento anni?”

E io da bravo scettico moderno, gli risposi,

“No, l’ho misurato e credo che ne abbia circa duecento”.

A pensarci, aveva ragione lui, il Tasso ha tutti gli anni del mondo.

L’Opera di Sincero è ovunque, dai giaggioli (il giglio fiorentino) in violento fiore all’ingresso,

La Marzia mi fa toccare i fiori, assurdamente colorati e stranamente duri

a mille piccoli fiori splendenti di cui non so il nome, ai pomodori che tra breve spunteranno, a un olivo intero, a strane cose d’arte utile fatte con casse di legno, ai gelsomini profumati, a un quadro raccattato chissà dove con l’ironica scritta 360000 GIARDINIERE, per dire che lui per quella cifra te lo avrebbe venduto: un’esplosione di primavera.

Tutto, gli infiniti colori delle piante, i voli delle farfalle, i lombrichi a scuotersi nell’immensa compostiera senza sapere che il loro Maestro era morto, l’orgoglio del cipresso, i sapori delle cose vive…

tutto, l’ha creato Sincero, e gli dèi suoi complici.

Siamo presi da una strana gioia, che già ribolliva allegra e sovversiva nel funerale, come se a tutti, a partire dai parenti venisse un po’ da ridere.

Ci guardiamo in faccia, c’è la Francy, che mi racconta che deve andare perché i’ su babbo, quattro vaccini, s’è fatto pure il covidde e ha novant’anni, una vita tra le presse della FIAT, ha fame!

La Bella mette una rosa sul cancello del giardino.

La Bella, che sta per Isabella, è una ceramista che osserva con grandi occhi complici e saggi e innocenti. Viene dalla California, ma è dentro dentro dentro il nostro mondo.

Accanto a lei, e profondamente simile, c’è la Lory che a sedici anni ha conosciuto un santo, che era il sindaco Giorgio La Pira, con la sua santachiara, la Fioretta Mazzei, che tanti anni fa fece vivere le persone di quel giardino, come le ha sapute far vivere Sincero.

C’è l’Ostrica Prudente (che sfugge al troppo calore, e ha abbandonato l’università appena ha potuto), e il pittore irlandese che in un incontro di sovversivi dove nessuno faceva le foto, ci ha disegnati tutti, e c’è Dušica dalla Macedonia, che si traduce volendo Piccola Anima…

Però, in quel momento meraviglioso credo che ci accorgiamo tutti di una tragedia cosmica, molto più grande di ogni pandemia e di ogni guerra, o di ogni singola morte:

per quanto si sforzi, nessuno potrà mai più fare ciò che Sincero faceva senza alcuno sforzo.

E più ci si sforza, e si studia, e si fa come ci chiedono, meno si riesce.

Non esiste più nessuno su questa terra con il potere antico di far sgorgare la vita dalle dita.

Dalle dita siamo in grado solo di lasciare segni su una tastiera.

Capiamo in quel momento che l’intero mondo è diventato orfano di meraviglie.

Mi sono venute in mente le parole che Buffy Sainte-Marie, figlia anche lei di gente antica, nativa americana, cantò nel 1969, prevedendo con delicatezza l’abisso verso cui ci stavano trascinando con lo sbarco sulla Luna:

Un antropologo scrisse un libro
lo intitolò “i miti del cielo”
è scomparso, sua moglie è tutta sconvolta
è venuto un angelo a portarselo via
i suoi capelli erano oro, i suoi occhi amore, le sue parole verità,
i suoi occhi erano lapislazzuli
parlava una lingua così primitiva, ma così primitiva
che riuscivo a capirne il senso”

Allora penso alla nostra gente, geograficamente occidentale quanto volete, ma che nel profondo è altra, come forse lo siamo tutti in qualche angolo nascosto, se solo sapessimo ascoltarci.

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2 risposte a La notizia più importante del mondo

  1. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    Sembra che Emily Dickinson fosse presente anche lei al funerale di Sincero.

    If I shouldn’t be alive
    When the Robins come,
    Give the one in Red Cravat,
    A Memorial crumb!

    If I couldn’t thank you,
    Being fast asleep,
    You will know I’m trying
    With my Granite lip!

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. Marzia scrive:

    Abbiamo mani forti e cuori grandi. C’è la faremo.

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