Per la vita di Alfredo Cospito

La questione è molto semplice, e si ripropone di continuo.

In Italia, se ferisci qualcuno, e se mandi un pacco bomba per posta che non esplode, e lo fai perché vuoi ricattare, minacciare o rubare, vieni punito con una certa pena.

E su questo niente da ridire.

Se fai le stesse identiche cose, ma perché credi in qualcosa, vieni punito molte volte di più, tra reati “associativi” e aggravanti e tutto il resto.

Pubblichiamo volentieri questo appello apparso su Volere la luna.

Per la vita di Alfredo Cospito
Appello al Ministro della giustizia e all’Amministrazione penitenziaria

Alfredo Cospito è a un passo dalla morte nel carcere di Bancali a Sassari all’esito di uno sciopero della fame che dura, ormai, da 79 giorni. Detenuto in forza di una condanna a 20 anni di reclusione per avere promosso e diretto la FAI-Federazione Anarchica Informale (considerata associazione con finalità di terrorismo) e per alcuni attentati uno dei quali qualificato come strage pur in assenza di morti o feriti, Cospito è in carcere da oltre 10 anni, avendo in precedenza scontato, senza soluzione di continuità, una condanna per il ferimento dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi.

Dal 2016 è stato inserito nel circuito penitenziario di Alta Sicurezza 2, mantenendo, peraltro, condizioni di socialità all’interno dell’istituto e rapporti con l’esterno. Ciò sino al 4 maggio 2022, quando è stato sottoposto al regime previsto dall’art. 41 bis ordinamento penitenziario, con esclusione di ogni possibilità di corrispondenza, diminuzione dell’aria a due ore trascorse in un cubicolo di cemento di pochi metri quadri e riduzione della socialità a una sola ora al giorno in una saletta assieme a tre detenuti.

Per protestare contro l’applicazione di tale regime e contro l’ergastolo ostativo, il 20 ottobre scorso Cospito ha iniziato uno sciopero della fame che si protrae tuttora con perdita di 35 chilogrammi di peso e preoccupante calo di potassio, necessario per il corretto funzionamento dei muscoli involontari tra cui il cuore.

La situazione si fa ogni giorno più grave, e Cospito non intende sospendere lo sciopero, come ha dichiarato nell’ultima udienza davanti al Tribunale di sorveglianza di Roma: «Sono condannato in un limbo senza fine, in attesa della fine dei miei giorni. Non ci sto e non mi arrendo. Continuerò il mio sciopero della fame per l’abolizione del 41 bis e dell’ergastolo ostativo fino all’ultimo mio respiro».

Lo sciopero della fame di detenuti potenzialmente fino alla morte è una scelta esistenziale drammatica che interpella le coscienze e le intelligenze di tutti.

È un lento suicidio (che si aggiunge, nel caso di Cospito, agli 83 suicidi “istantanei” intervenuti nelle nostre prigioni nel 2022), un’agonia che si sviluppa giorno dopo giorno sotto i nostri occhi, un’autodistruzione consapevole e meditata, una pietra tombale sulla speranza.

A fronte di ciò, la gravità dei fatti commessi non scompare né si attenua ma deve passare in secondo piano.

Né vale sottolineare che tutto avviene per “scelta” del detenuto.

Configurare come sfida o ricatto l’atteggiamento di chi fa del corpo l’estremo strumento di protesta e di affermazione della propria identità significa tradire la nostra Costituzione che pone in cima ai valori, alla cui tutela è preposto lo Stato, la vita umana e la dignità della persona: per la sua stessa legittimazione e credibilità, non per concessione a chi lo avversa. Sta qui – come i fatti di questi giorni mostrano nel mondo – la differenza tra gli Stati democratici e i regimi autoritari.

La protesta estrema di Cospito segnala molte anomalie, specifiche e generali: la frequente sproporzione tra i fatti commessi e le pene inflitte (sottolineata, nel caso, dalla stessa Corte di assise d’appello di Torino che ha, per questo, rimesso gli atti alla Corte costituzionale); il senso del regime del 41 bis, trasformatosi nei fatti da strumento limitato ed eccezionale per impedire i contatti di detenuti di particolare pericolosità con l’organizzazione mafiosa di appartenenza in aggravamento generalizzato delle condizioni di detenzione; la legittimità dell’ergastolo ostativo, su cui il dibattito resta aperto anche dopo l’intervento legislativo dei giorni scorsi e molto altro ancora.

Non solo: la stessa vicenda di Cospito è ancora per alcuni aspetti sub iudice ché la Corte costituzionale deve pronunciarsi sulla possibilità che, nella determinazione della pena, gli effetti della recidiva siano elisi dalla concessione dell’attenuante della lievità del fatto e la Cassazione deve decidere sul ricorso contro il decreto applicativo del 41 bis.

Su tutto questo ci si dovrà confrontare, anche con posizioni diverse tra di noi. Ma oggi l’urgenza è altra. Cospito rischia seriamente di morire: può essere questione di settimane o, addirittura, di giorni. E l’urgenza è quella di salvare una vita e di non rendersi corresponsabili, anche con il silenzio, di una morte evitabile. Il tempo sta per scadere.

Per questo facciamo appello all’Amministrazione penitenziaria, al Ministro della Giustizia e al Governo perché escano dall’indifferenza in cui si sono attestati in questi mesi nei confronti della protesta di Cospito e facciano un gesto di umanità e di coraggio. Le possibilità di soluzione non mancano, a cominciare dalla revoca nei suoi confronti, per fatti sopravvenuti e in via interlocutoria, del regime del 41 bis, applicando ogni altra necessaria cautela. È un passo necessario per salvare una vita e per avviare un cambiamento della drammatica situazione che attraversano il carcere e chi è in esso rinchiuso.

6 gennaio 2023

Primi firmatari:

Alessandra Algostino, docente di diritto costituzionale, Università di Torino
Silvia Belforte, già docente di architettura, Politecnico di Torino
Ezio Bertok, presidente Controsservatorio Valsusa
don Andrea Bigalli, parroco in Firenze, referente di Libera per la Toscana
Maria Luisa Boccia, presidente del CRS (Centro per la Riforma dello Stato)
Massimo Cacciari, filosofo
Gian Domenico Caiazza, avvocato, presidente Unione Camere Penali Italiane
don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera
Gherardo Colombo, già magistrato, presidente della Garzanti Libri
Amedeo Cottino, professore di sociologia del diritto nelle Università di Torino e Umeå (Svezia)
Gastone Cottino, accademico ed ex partigiano, già preside Facoltà di Giurisprudenza, Università di Torino
Beniamino Deidda, magistrato, già Procuratore generale di Firenze
Donatella Di Cesare, docente di filosofia teoretica, Università di Roma La Sapienza
Daniela Dioguardi, UDI (Unione Donne Italiane), Palermo
Angela Dogliotti, vice presidente Centro Studi Sereno Regis
Elvio Fassone, già magistrato e parlamentare
Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto
Giovanni Maria Flick, già presidente della Corte costituzionale e ministro della giustizia
Chiara Gabrielli, docente di procedura penale, Università di Urbino
Domenico Gallo, magistrato, già presidente di sezione della Corte di cassazione
Elisabetta Grande, docente di Sistemi giuridici comparati nell’Università del Piemonte orientale
Leopoldo Grosso, presidente onorario del Gruppo Abele
Franco Ippolito, presidente Fondazione Basso
Roberto Lamacchia, avvocato, presidente Associazione italiana Giuristi democratici
Gian Giacomo Migone, docente di Storia dell’America del Nord nell’Università di Torino, già senatore
Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte, rettore dell’Università per stranieri di Siena
Andrea Morniroli, cooperatore sociale, Napoli
Moni Ovadia, attore, musicista e scrittore
Giovanni Palombarini, magistrato, già procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione
Michele Passione, avvocato in Firenze
Valentina Pazé, docente di filosofia politica, Università di Torino
Livio Pepino, presidente di Volere la Luna e direttore editoriale delle Edizioni Gruppo Abele
Alessandro Portelli, storico e docente di letteratura angloamericana all’Università di Roma La Sapienza
Nello Rossi, magistrato, già avvocato generale presso la Corte di cassazione
Armando Sorrentino, avvocato, Associazione italiana giuristi democratici, Palermo
Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale permanente dei popoli
Ugo Zamburru, psichiatra, fondatore del Caffè Basaglia di Torino
padre Alex Zanotelli, missionario comboniano

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13 risposte a Per la vita di Alfredo Cospito

  1. Ujjj scrive:

    Questione drammatica ma chiarificatrice sulla natura della società in cui viviamo, sul significato della parola giustizia e sul livello di propaganda e ideologia in cui siamo immersi, al punto che in molti trovano normale o “commisurato” quello che sta accadendo ad Alfredo(e non solo a lui).

  2. roberto scrive:

    non dico nulla di questa vicenda della quale non so nulla, ma solo che il 41bis è barbarie come pure l’ergastolo ostativo

    vedo invece una logica in “Se fai le stesse identiche cose, ma perché credi in qualcosa vieni punito molto di più”…semplicemente sei più pericoloso e più organizzato

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “non dico nulla di questa vicenda della quale non so nulla, ma solo che il 41bis è barbarie come pure l’ergastolo ostativo”

      Esatto.

      Nemmeno io conosco la vicenda di Alfredo Cospito: da vaghe letture dei giornali, che non sono certo fonti infallibili, mi sembra di capire (prontissimo a correggermi) che Cospito sia stato condannato per alcuni reati violenti. Non so se si è dichiarato innocente, colpevole oppure abbia semplicemente mantenuto il silenzio di fronte a istituzioni che non riconosce: anch’io, se mi convoca il parroco, manda la Marisa e la Maddalena a trascinarmi in parrocchia e mi ordina di confessarmi, sto zitto.

      Comunque non è in discussione la sua “innocenza”: non è un caso Valpreda, e certamente Cospito è un anarchico molto diverso da Valpreda.

      E’ in discussione la capacità delle persone “normali” di prendere una posizione su quella che appunto chiami una “barbarie” (con tutto rispetto per i barbari).

      Vorrei tanto sentire la voce di quelli che se la prendono con i “giustizialisti” e chiedono condoni, o candidano alla presidenza di una regione dei pregiudicati per spaccio di eroina, o si lamentano della “cancel culture”…

      • Peucezio scrive:

        Miguel,
        “Vorrei tanto sentire la voce di quelli che se la prendono con i “giustizialisti” e chiedono condoni, o candidano alla presidenza di una regione dei pregiudicati per spaccio di eroina, o si lamentano della “cancel culture”…”

        Ci mancava solo la Meloni. Finché c’era Berlusconi si poteva contare su un certo garantismo.
        Speriamo in Nordio, che mi sembra abbastanza determinato e anche in buona fede.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Al massimo lo tolgono per i mafiosi, ma cercamente non per i terroristi.

        • Peucezio scrive:

          Il terrorismo è un’etichetta per chi si vuole delegittimare.
          A livello internazionale e interno.

          • Francesco scrive:

            non è solo quello

            è anche un tipo di comportamento assai violento e fastidioso, praticato con entusiasmo in molteplici tempi e luoghi – da quando esistono gli esplosivi, sospetto

            non confondere l’abuso con l’inesistenza

    • Peucezio scrive:

      Roberto,
      “non dico nulla di questa vicenda della quale non so nulla, ma solo che il 41bis è barbarie come pure l’ergastolo ostativo”

      Condivido in pieno.

  3. Francesco scrive:

    “perchè credi in qualcosa” è da Oscar dell’eufemismo.

    non credo serva commentarlo.

    più interessante la lista dei firmatari … unici che sollevano il mio sopracciglio sono Cacciari (ma poco) e Flick. gli altri sono (quasi) una garanzia che buttare via la chiave è la cosa migliore da fare.

  4. Mauricius Tarvisii scrive:

    Leggo che Bolsonaro, dopo l’impresa “all’americana” (diciamo così) dei suoi, è scappato negli USA.

    • Peucezio scrive:

      Veramente era già negli USA mentre accadeva.

      • Francesco scrive:

        e secondo Radio Popolare è stato attento a dissociarsene fin da subito, come anche il suo Partito Liberale

        piuttosto, è vero che anche Biden s’è fatto beccare con documenti riservati abbandonati in un vecchio ufficio privato?

        mi sembra di stare a Roma nei periodi in cui ogni imperatore era ancora più pirla di quello precedente

  5. roberto scrive:

    In tema tribunali e sanzioni vi giro questo articolo interessante

    https://www.ilpost.it/2023/01/10/fine-multe-lockdown-covid/

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