It’s a hard rain

Ascolto, in video, Patti Smith che canta A Hard Rain’s a-Gonna Fall, di Bob Dylan.

Non so quasi nulla di Patti Smith, e mi dispiace osservando la sua splendida presenza da settantenne. Ma è anche meglio così, posso vederla per ciò che ci regala, senza contorni e distrazioni e miserie umane (che ne abbiamo tutti, senza eccezione alcuna).

Siamo nel dicembre del 2016, alla consegna dei Premi Nobel, il momento culminante dell’immaginario occidentale. E a un certo punto, si ferma, “sorry I am so nervous”...

Guardo le buffe figure del re e della regina di Norvegia sui loro troni, i signori che sembrano usciti dall’Ottocento per quanto sono compunti ed eleganti (gli ultimi che resteranno a gala/galla quando affogheremo tutti, ma non è detto che siano cattive persone).

Poi vedo una donna che piange. Non ho idea chi sia, magari è la moglie di uno dei peggiori squali del pianeta, ma alla fine siamo tutti viventi.

La donna che piange intuisce.

Non sente gli strumenti o la voce. Sente gli zoccoli dei cavalli che si approssimano.

Per primo, il Cavaliere Bianco della Pestilenza.

Poi quello pyrrhos, rosso-fuoco, della Guerra.

Terzo, quello nero, Carestia con le bilance in mano, che centellina il pane.

Quarto, il cavaliere Verdastro, che porta qualcosa di elettrico che cogliamo appena, eppure è il più pericoloso di tutti.

Cosa può provare nelle viscere un genitore di fronte a questa visione?

Oh, where have you been, my blue-eyed son?

Oh, where have you been, my darling young one?

Il padre si aspetta un racconto del futuro, che come tutti i racconti, sembra al passato:

“I’ve stumbled on the side of twelve misty mountains

I’ve walked and I’ve crawled on six crooked highways

I’ve stepped in the middle of seven sad forests

I’ve been out in front of a dozen dead oceans

I’ve been ten thousand miles in the mouth of a graveyard”

Poi, non so quanto si riesca a capire la forza delle parole che seguono, se non si è madrelingua (la acca viva e non muta, monosillabi tutti in fila con prefisso/suffisso di a-gonna appena accennati), ma vi assicuro che è straordinaria:

And it’s a hard, and it’s a hard, it’s a hard, and it’s a hard

And it’s a hard rain’s a-gonna fall

La canzone, così violentemente profetica, non è di Patti Smith e non fu scritta nel 2016.

Come sicuramente saprete tutti, fu scritta da Bob Dylan nel 1962, ben sessant’anni fa, quindi (e sia Patti Smith che Bob Dylan, cantando, rendono quanto vi è di antico nell’americano).

Fu scritta su un modello molto più antico, quello della ballata di Lord Randall, dove il figlio racconta alla madre di essere stato avvelenato dalla sua morosa.

E scopro che ci fu una ballata italiana identica, che risale al 1629:

Dôve si stâ jersira,
 Figliuol mio caro, fiorito e gentil?
 Dôve si stâ jersira? —

— Sôn stâ dalla mia dama:
 Signôra mama, mio core sta mal!
 Sôn stâ dalla mia dama:
Ohimè, ch' io moro, ohimè!

All’epoca, si pensò che la canzone di Bob Dylan fosse legata alla crisi cubana. Che in realtà esplose un mese dopo la prima volta che Dylan la cantò in pubblico.

Ogni epoca americana ha un’emergenza specifica, in quegli anni era la bomba atomica, oggi è il CO2.

Quando vivi di emergenze, ti sfugge sempre l’essenziale:

“C’è un enorme gigante alle porte, pensiamo solo a quello… ma con un bel colpo di fionda, lo possiamo fare secco e avremo risolto tutto”.

Ma Dylan, in piena epoca di panico nucleare, ci teneva a dire che parlava di qualcosa di molto più profondo:

“No, non è la pioggia atomica, è solo una pioggia dura. Non è la pioggia del fallout. Intendo semplicemente qualche tipo di fine che semplicemente dovrà succedere“.

Il mondo è sempre gravido di futuro.

E per capire che non poteva che essere questo futuro, bastava porsi in ascolto dei segni dei tempi: ci riuscì Ovidio venti secoli fa.

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12 risposte a It’s a hard rain

  1. Antonino scrive:

    It was a slow day
    And the sun was beating
    On the soldiers by the side of the road
    There was a bright light
    A shattering of shopwindows
    The bomb in the baby carriage
    Was wired to the radio

    These are the days of miracle and wonder
    This is the long-distance call
    The way the camera follows us in slo-mo
    The way we look to us all
    The way we look to a distant constellation
    That’s dying in a corner of the sky
    These are the days of miracle and wonder
    And don’t cry baby don’t cry
    Don’t cry

    It was a dry wind
    And it swept across the desert
    And it curled into the circle of birth
    And the dead sand
    Falling on the children
    The mothers and the fathers
    And the automatic earth

    These are the days of miracle and wonder
    This is the long-distance call
    The way the camera follows us in slo-mo
    The way we look to us all
    The way we look to a distant constellation
    That’s dying in the corner of the sky
    These are the days of miracle and wonder
    And don’t cry baby don’t cry
    Don’t cry

    It’s a turnaround jump shot
    It’s everybody jumpstart
    It’s every generation throws a hero up the pop charts
    Medicine is magical and magical is art
    Thinking of the Boy in the Bubble
    And the baby with the baboon heart

    And I believe
    These are the days of lasers in the jungle
    Lasers in the jungle somewhere
    Staccato signals of constant information
    a loose affiliation of millionaires
    And billionaires, and baby

    These are the days of miracle and wonder
    This is the long-distance call
    The way the camera follows us in slo-mo
    The way we look to us all, oh yeah
    The way we look to a distant constellation
    That’s dying in a corner of the sky
    These are the days of miracle and wonder
    And don’t cry baby don’t cry
    Don’t cry, don’t cry

    © 1986 Words and Music by Paul Simon and Forere Mothoeloa

    • Antonino scrive:

      Moves like a fist through traffic
      Anger and no one can heal it
      Shoves a little bump into the momentum
      It’s just a little lump
      But you feel it
      In the creases and the shadows
      With a rattling, deep emotion
      The cool, cool river
      Sweeps the wild, white ocean

      Yes, Boss–the government handshake
      Yes, Boss–the crusher of language
      Yes, Boss–Mr. Stillwater
      The face at the edge of the banquet
      The cool, the cool river
      The cool, the cool river

      I believe in the future
      I may live in my car
      My radio tuned to
      The voice of a star
      Song dogs barking at the break of dawn
      Lightning pushes the edge of a thunderstorm
      And these old hopes and fears
      Still at my side

      Anger and no one can heal it
      Slides through the metal detector
      Lives like a mole in a motel
      A slide in a slide projector
      The cool, cool river
      Sweeps the wild, white ocean
      The rage, the rage of love turns inward
      To become prayers of devotion
      And these prayers are
      The constant road across the wilderness
      These prayers are
      These prayers are the memory of God
      The memory of God

      And I believe in the future
      We shall suffer no more
      Maybe not in my lifetime
      But in yours, I feel sure
      Song dogs barking at the break of dawn
      Lightning pushes the edges of a thunderstorm
      And these streets
      Quiet as a sleeping army
      Send their battered dreams to heaven, to heaven
      For the mother’s restless son
      Who is a witness to, who is a warrior
      Who denies his urge to break and run
      Who says, “Hard times?
      I’m used to them
      The speeding planet burns
      I’m used to that
      My life’s so common it disappears”
      And sometimes even music
      Cannot substitute for tears

      ©1990 Words and Music by Paul Simon

  2. Francesco scrive:

    >>> Il mondo è sempre gravido di futuro.

    OK e parte perculare il povero Fukuyama a cosa serve questa profonda conspevolezza? il mondo è sempre stato gravido di futuro, fin da quando Adamo ed Eva sono stati cacciati dal Paradiso terrestre (che mi pare sia corretto chiamare così il Giardino di Eden).

    Il futuro è incerto da allora.

    E sticazzi

    Ciao

  3. Mauricius Tarvisii scrive:

    Scopro che negli USA la polizia può arrestare un parlamentare, così, senza problemi. Anche mentre svolge attività evidentemente connessa all’esercizio delle sue funzioni.

    https://www.open.online/2022/07/19/usa-arrestata-ocasio-cortez-deputati-manifestazione-pro-aborto-corte-suprema-video/

    Il famoso carro democratico.

    • Francesco scrive:

      Io eviterei le cazzate: i parlamentari in questione hanno volutamente violato la legge per crearsi una photo opportunity.

      Neppure i loro mass media hanno gridato al rischio democratico (anche perchè farlo con Biden presidente espone al ridicolo al massimo grado).

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        In Italia, come negli altri paesi democratici, esiste questo

        https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-quinto/titolo-iii/art343.html

        Fino a quando non sia stata concessa l’autorizzazione, è fatto divieto di disporre il fermo o misure cautelari personali [272-315] nei confronti della persona rispetto alla quale è prevista l’autorizzazione medesima nonché di sottoporla a perquisizione personale o domiciliare [247-252], a ispezione personale [245], a ricognizione [213], a individuazione [361], a confronto [211], a intercettazione di conversazioni o di comunicazioni [266]. Si può procedere all’interrogatorio solo se l’interessato lo richiede.

        • Francesco scrive:

          Ma lo sappiamo tutti che gli USA non sono un paese democratico!

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Francesco

            “Ma lo sappiamo tutti che gli USA non sono un paese democratico!”

            Infatti conosco molti americani che dicono, “We’re not a democracy, we’re a republic!”

            Cioè siamo qualcosa di completamente diverso dai sistemi europei, siamo uomini liberi. La garanzia della nostra libertà è il fucile: il fatto che ci possiamo proteggere da ogni tirannide o dittatura, non delegando a nessuno il “monopolio della violenza”. Sopra di noi accettiamo l’esistenza di un labile coordinamento regionale per alcune cose essenziali.

            E non tutti accettano pure che ci sia un super-coordinatore a Washington.

            In questo contesto, la polizia – il cui capo viene eletto dal popolo – può anche permettersi a volte cose inimmaginabili in Europa; o anche no.

            Insomma, gli USA non sono Europa. Fine del discorso.

            • Francesco scrive:

              Concordo pienamente.

              Infatti mi manca molto un bel viaggio di scoperta negli USA, magari in camper, per rendermene conto di persona.

              Magari un giorno ci riuscirò.

              Ciao

  4. Moi scrive:

    @ MIGUEL

    Senz’altro lo riterrai un Criminale Vs l’ Umanità … ma voleva solo che la gente si godesse un po’ di freschino ! 😉

    https://www.corriere.it/tecnologia/domande/22_luglio_17/120-anni-fa-nasceva-aria-condizionata-storia-tecnologia-ha-cambiato-mondo-1b390119-7eec-4e98-8af9-7711b4343xlk.shtml?refresh_ce-cp

    120 anni fa nasceva l’aria condizionata: storia della tecnologia che ha cambiato il nostro stile di vita

    Willis Haviland Carrier. Dopo qualche tentativo, a 25 anni mise a punto un sistema di raffreddamento che permise di controllare calore e umidità

  5. Moi scrive:

    Willis Carrier: Air Conditioning | Heroes of Progress

    https://invidio.xamh.de/watch?v=S5Z_Outgj7k

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