Due richieste ai lettori

L’altro giorno, un orangutanessa è entrata nel nostro giardino, dopo essersi fatta a bìpedi  tutto l’Ardiglione.

orangEra la Giornata Mondiale delle Foreste, e la signora oranga era venuta a dare una mano anche a lei per piantumare un melograno nel nostro giardino.

Un compito che abbiamo delegato a due persone.

La prima è D., che grazie a noi ha scoperto che il giardino fu affidato quasi un secolo fa a suo nonno, perché ne facesse ciò che ne stiamo facendo adesso, un “Ente, che, nel quartiere di   San   Frediano   di   questa   Città,   curi   la   istruzione   e   la   educazione popolare, con speciale riguardo alla infanzia.”

L’altra ha un nome che inizia per D. pure lei, ha dieci anni, è albanese, è una splendida artista e sa assumersi la responsabilità di tante cose.

melogranoLa piantumazione del melograno ha suscitato una serie di allarmi nelle istituzioni, poi fortunatamente rientrate, quando hanno gentilmente concesso l’autorizzazione alla pianta di esistere.

Sapete che non amo quelli che dicono weekend quando basta dire, fine settimana.

Però c’è un concetto per il quale conosco solo un termine in inglese.

Paradossalmente, si tratta di un concetto universale, qualcosa che ci accompagna dall’inizio della specie e – speriamo – fino alla sua estinzione. Però è un concetto talmente universale, che ogni volta che lo si nomina, viene scippato per dire qualcos’altro.

Cerchiamo qualcosa insieme, e diventiamo com-petitori, prendiamo una cosa insieme, e finiamo per essere con-sumatori, ci sentiamo vicini a qualcuno e diventiamo con-formisti, ci scambiamo qualcosa e finiamo per prendere ordini dal funzionario del Com-une o magari dal partito dei com-unisti (riflessioni rubate a Marianne Gronemeyer).

Di pulito, ci resta solo l’antica espressione inglese, the Commons. I campi condivisi spontaneamente, massacrati poi dalle Enclosures, quando i privanti hanno chiuso fuori tutti gli altri.

I Commons non sono i “Beni Comuni”, perché non sono dei beni. Non sono qualcosa. Sono persone che insieme fanno tante cose, imprevedibili come la vita stessa.

Qui, cinque anni fa, c’era una cooperativa di bravissime persone che, a chi pagava le tasse, offriva un servizio preciso, in un orario preciso, secondo precise regole predeterminate: una ludoteca. Tu vai lì, gli scarichi il bambino, li pagano apposta. Orario sedici e trenta diciannove trenta.

Oggi c’è qualcosa di totalmente diverso. C’è chi ci vede un orto, e crescono pomodori; c’è chi ci sente della musica, e sono violini; c’è chi vuole giocare fuori dal mercato, e nasce una scuola di calcio come nessun altro.

Ovunque si crepi il cemento, nasce la vita, escono fuori fiori non previsti da nessun regolamento, arrivano strani insetti impollinatori, tutto diventa inafferrabile e complesso.

E la quantità di persone pronte a fiorire è molto più alta della quantità di persone pronte a partecipare a qualcosa.

Commons sono quindi un fare.

E l’inglese ti permette subito di farci un sostantivo verbale, commoning.

Se i commons li facciamo noi, capiamo anche perché un regolamento li possa impedire oppure agevolare, ma non li può inventare.

Chi fa commoning, è un commoner, che poi in inglese significa più o meno, persona comune.

Tutto questo per chiedere ai fedeli lettori, critici e spulciatori due cose.

La prima, aiutare a trovare termini italiani adatti per Commons, commoning e commoner. Che non è giusto che la cosa meno intellettuale del mondo si debba dire in un’altra lingua.

La seconda, venirci a trovare l’8 aprile, che organizziamo la festa della primavera.

Magari durante l’evento, non avrò tantissimo tempo, ma certamente il giorno dopo sì, e poi potrebbe essere l’occasione non solo per leggere quello che si scrive qui, ma anche per vederlo.

E quindi un invito alla variopinta folla di ateo-catto-destro-sinistri-oriental-occidentalisti e molto altro… l’email ce l’avete, scrivetemi, vi aiuto anche a trovare qualche forma di sistemazione per la notte!

 melograno-medio

Print Friendly
This entry was posted in esperienze di Miguel Martinez, Il clan dei fiorentini, mundus imaginalis, urbanistica and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink.

35 Responses to Due richieste ai lettori

  1. Grog says:

    PIU ORANGHITANGHI

    MENO PIDDINI

    Grog! Grog! Grog!

  2. Andrea Di Vita says:

    @ martinez

    Causa motivi familiari non potrò esserci se non in spirito, ma vi faccio tantissimi auguroni!

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  3. Andrea Di Vita says:

    @ martinez

    Nel senso che dici tu, propongo la seguente traduzione di ‘Commons’ in Italiano:

    Commons = Comunanti

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  4. izzaldin says:

    in realtà una traduzione esite già:
    Comunisti!
    ;)

    ti scrivo via mail quando ho tempo

  5. roberto says:

    sulla traduzione
    se pensi al famoso “the tragedy of the commons” (o commons dilemma), io l’ho sempre visto tradotto con “la tragedia dei beni comuni” o “la tragedia delle risorse comuni” (forse più carina di “beni”) o “la tragedia delle cose comuni” (quest’ultima però non mi piace molto, se i pesci del mare sono commons, sono animali non cose) o con un orribile “proprietà pubblica”

    commoner = comunista? (heheh scherzo, ma per il momento non mi viene in mente nulla, poi uno mi dice che l’inglese non è bello, valà)

    per l’8, ahimé saremo in viaggio (ahimé perché mi piacerebbe essere a firenze invece che in macchina)

  6. Grog says:

    Meglio gli
    ORANGOTANGHI
    che i
    PIDDINOTANGHERI
    Grog! Grog! Grog!

  7. Per Izzaldin e ADV

    E’ un discorso filologico affascinante.

    Stiamo parlando della cosa più normale, diffusa e anche piacevole della nostra specie (senza nulla togliere agli abbracci, alla violenza, al dulce de membrillo, ai tramonti, ai gatti che quando ti vedono ti salutano e al ravanello piccante).

    Eppure non ha nome, almeno oggi.

    Dei nomi proposti, affrontiamo innanzitutto comunisti.

    Cerchiamo di capirne i limiti.

    1) Uno, il marchio l’hanno già preso Stalin, le coop di Ravenna che fanno la Tav, quelli che hanno prosciugato il lago di Aral’, i signori che gestiscono il capitalismo cinese, ecc. ecc.

    Uno se ne potrebbe anche fregare di questi dettagli, ma se lo facciamo, rischiamo di perderci ad esempio Francesco che se invece di starsene nel traffico a Milano a trovare il pelo nell’uovo per non essere d’accordo con noi, potrebbe stare qui da noi ad aiutarci a fare i conti, e credo che si troverebbe perfettamente.

    Poi, quando si tratta di mettere il concime sul melograno, non c’è differenza tra il bambino honduregno nero discendente di schiavi che non manca mai alle cose che facciamo, e il nostro buon Mario con i suoi sogni nordici.

    2) La desinenza “-ista” dà l’idea che fai le cose apposta, perché appartieni a questa o quella squadra. Le due D hanno piantato il melograno per affetto, per storia personale, perché quando la notte incontrano Persefone sognano un frutto tutto agrodolce e rosso, ma mica per melogranismo ideologico.

    Se ci liberiamo dalle desinenze in ista e in ismo, resta soltanto la grande, fondamentale divisione della specie umana, tra persone perbene e str…

  8. Moi says:

    “Commons” rientra nel novero delle “Latinate Words”, ma è un classico esempio di parola “fatta propria” da parte dell’ Inglese. Insomma: tipo “pizza” in Napoletano/Italiano che … inutile menarla che (come parrebbe …) deriva dall’ Antico Egizio di sboranta secoli fa, “pytha” o quel che era per indicare una qualunque specie di roba commestibile piatta e tonda più o meno farinacea !

  9. Per ADV

    “Comunanti” è bellissimo, e non credo che si possa fare di meglio.

    Se lo sentirai usare in giro tra un po’, sappi che sei tu la fonte e io il tramite.

    Rende esattamente l’idea – participio attivo del verbo comunare.

    Però siccome le parole che iniziano per con-/com- sono le più pervertite del pianeta, finisce che suoni comunque strano .

    Mentre Commons suona normale.

    E qui ci sarebbe da riflettere su come le parole inglesi suonino ai madrelingua inglese, e su come suonino ai non madrelingua.

    Oggi si ragionava sull’uso dell’antichissima parola smart (Schmerz, dolore, acuto/aguzzo, ingegno), che in italiano indica esclusivamente un oggetto elettronico che risponde a determinati stimoli.

    Mentre in inglese (spero) conserva il senso originale.

    • Moi says:

      la definizione più contemporanea di “smart” dovrebbe essere “chi ha la battutina sempre pronta” …

    • mirkhond says:

      Anche comunitari potrebbe andare bene.

    • Andrea Di Vita says:

      @ Martinez

      Grazie per l’apprezzamento.

      Quanto alla differenza fra la connotazioni dei termini Inglesi intese da anglofoni e da non anglofoni penso sia il miglior complimento che si possa fare alla lingua Inglese.

      Ogni lingua lascia un segno quando i suoi termini continuano a vivere in altre lingue, con connotazioni magari nuove.

      Penso a ‘pullover’ e a ‘trench’ in Italiano (originariamente in Inglese), ‘racket’, ‘inferno’ e ‘fresco’ in Inglese (originariamente Italiane), ‘ratusz’ e ‘rachunek’ in Polacco (originariamente in Tedesco).

      Certe parole poi rimangono identiche in tutta l’Eurasia e in mezza Africa insieme con la loro denotazione originale, come ‘chai’ = tè, uguale da Vladivostok a Nouakchott. Vale anche nel tempo: un caso estremo è il titolo ‘Upanishad’ di un testo sacro dell’India, che originariamente voleva dire ‘siedi presso il Signore’ (in riferimento all’insegnamento orale all’ombra dell’albero del villaggio coi bambini seduti in circolo attorno al maestro) e che quaranta secoli dopo è praticamente invariato in Polacco con lo stesso significato (u Pana siadaj, pronunciato Upanashadai).

      Ieri Latino, Greco, Cinese, Arabo, Ebraico la fanno da padrone; oggi è l’Inglese. Il Continental English parlato dagli studenti Erasmus e dagli allievi dei corsi Cepu di mezza Europa fa probabilmente inorridire uno di Oxford, ma è quello che influenza il futuro modo di parlare del continente.

      Ma se Borges scrive che ‘parole, solo parole sono l’unica, povera eredità che lasciamo ai secoli’ nego decisamente che si tratti di un’eredità ‘povera’. Le parole vivono molto più a lungo delle persone; un bambino in Africa osservò acutamente che il maestro che scrive le parole dei secoli passati alla lavagna è più forte di uno stregone, perché fa parlare i morti a noi senza bisogno di incantesimi.

      E ci ricolleghiamo così alle carovane di studenti descritte da de Amicis… .-)

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  10. Horatio says:

    Commons è un obbligo condiviso. E’ il non potersi “appriopriare” di qualcosa. Dunque è il riflesso del privilegio. La parola non è “attualmente” traducibile perché presuppone un cosmo (i commons sono presenza in un cosmo [ragione e natura potente e caotica] che trascende tale presenza, dunque obbligo reciproco, luogo di scambio regolato – munus, менять), un cosmo la cui distruzione irreversibile è segnata proprio dall’emergere di parole come “comunista” o ancor peggio “comunità”.
    Logicamente, bisognerebbe quindi partire o ripartire dal cosmo piuttosto che dai commons (le enclosures non si oppongono ai commons ma ne segnalano l’impossibilità strutturale).

  11. Moi says:

    Poi c’è stata in Italia l’ Epopea dei Liberi Comuni … ma è stata tuttaltro !

  12. Moi says:

    La piantumazione del melograno ha suscitato una serie di allarmi nelle istituzioni

    ————

    … del tipo ?

  13. Moi says:

    Il Grande Zenese ;) è tornato :

    http://www.gazzettadiparma.it/news/italia-mondo/421372/vitalizi-m5s-boldrini-si-dovrebbe-scusare-in-ginocchio.html

    “La presidente Laura Boldrini anziché chiedere scusa in ginocchio per questo ennesimo sopruso, dopo il salvataggio di Lotti e Minzolini, ha fatto un comunicato usando la neolingua dei partiti dove la verità è menzogna e la menzogna è verità. L’abbiamo tradotto in italiano per una più facile comprensione”. Così un post del M5S sul blog di Beppe Grillo

  14. Moi says:

    Mentre in inglese (spero) conserva il senso originale.

    ————————

    Miguel,

    SE l’ Uomo della Provvidenza ;) avesse perso, saresti stato culturalmente (!) espulso dalla “Native Speakers Community” (appunto : “Community” ;) …)

    http://www.youtube.com/watch?v=UFAY3sPDa-k

  15. Grog says:

    MATAMOS LOS GRINGOS Y LOS PIDDIOTES Y TAMBIEN NUMEROSOS TOSCANOS!
    MOVIMIENTO GROGGEROS UNIDOS
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Bzaz!
    Grog! Grog! Grog!

  16. Francesco says:

    Miguel,

    approfitto di te per cercare un valido storico che sappia dirmi se “la tragedia dei commons” è una gran balla inventata dai “privanti” (va là che ti accetto questo orrido neologismo cattocomunista) o se è UNA faccia della medaglia, come sostengono quelli che hanno inventato il nome

    come hai scritto tu, i commons sono un fare e per fare ci vuole un motivo adeguato

    ciao

    • izzaldin says:

      non so se la mia risposta sarà esauriente, ma io concordo con Miguel nel dire che le enclosures furono il ‘peccato originale’ alla base dello sfruttamento e della accumulazione capitalista.
      Molti dei levellers, dei quaccheri e delle altre sette che si opponevano alla privatizzazione delle terre fu poi costretta a emigrare in America, dove contribuirono alla nascita della peculiare cultura americana.
      lì, molti di loro conobbero gli indiani che, come i contadini inglesi, rimanevano stupefatti dalla avidità dei ricchi che volevano per sè le risorse che Dio aveva donato a tutti gli uomini. è documentato che alcuni dei poveri bianchi arrivati in AMerica decidessero di ‘farsi indiani’, imparando lingua e costumi e non tornando più indietro

      • Francesco says:

        no aspetta

        stai dicendo che in maggioranza i comunisti inglesi si sono convertiti al capitalismo durante la traversata?

        :D

        PS mi sa che il comune denominatore di questo blog è la nostalgia per un passato mitico, tolto forse Roberto

        invito Moi a tassonomizzarci

        • izzaldin says:

          nessuna nostalgia, anzi il contrario! rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato semmai, quindi il contrario di un qualsiasi passato mitico: il passato è brutale e ostile ;)

    • Per Francesco

      “approfitto di te per cercare un valido storico che sappia dirmi se “la tragedia dei commons” è una gran balla inventata dai “privanti””

      Onestamente, non avendo letto il libro, non posso dire nulla. Noto che viene citato in genere in contesti molto ideologizzati, però questo non vuol dire – spesso i fanatici usano lavori seri per sostenere le proprie tesi.

      Immagino che sia appunto UNA faccia della medaglia, di rado le tesi storiche sono del tutto sbagliate.

  17. roberto says:

    miguel,
    hai mai letto “governing the commons” (mi sfugge il nome dell’autrice, ma mi ricordo che è una donna)? potrebbe interessarti, si occupa di questi temi, in modo ovviamente molto accademico, ma con un sacco di esempi

  18. Mario says:

    “Commons”, tradotto molto liberamente, forse tradito con una sovrainterpretazione che sa di vertigine apotropaica, si potrebbe rendere con “comunità di popolo”. In una sintesi sovraformale ben lungi da ogni e ciascuna tentazione sincretica, il meglio della tradizione cattolica (dall’anno 0 al 1958), appena lambita dagli echi dell’orizzontalismo protestantico, interseca così gli ultimi colpi di coda dell’Europa pagana, nazionale e socialista.

    • Per Mario

      ““Commons”, tradotto molto liberamente, forse tradito con una sovrainterpretazione che sa di vertigine apotropaica, si potrebbe rendere con “comunità di popolo”.”

      Anche questa è una traduzione possibile: in fondo, è la vita normale/mortale delle creature umane.

      Ho visto il messaggio che mi hai scritto in privato… abbi pietà che sono sopraffatto in questi giorni.

  19. TORNIAMO ALLA DOMANDA INIZIALE… (in maiuscole, così si nota)…

    Chi è che si autoseleziona per il fantastico onore di venire a Firenze il prossimo otto di aprile, che secondo Wikipedia deve essere una delle giornate più insignificative di tutto il calendario https://en.wikipedia.org/wiki/April_8 (roba tipo “1954 – South African Airways Flight 201 A de Havilland DH.106 Comet 1 crashes into the sea during night killing 21 people.”)

    Scrivetemi in privato, si raccolgono volentieri prenotazioni.

  20. Mario says:

    Grazie molte.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>