Cronache del Giardino Segreto

“In fondo, il vero segreto, il solo a non poter essere tradito in alcuna maniera, risiede unicamente nell’inesprimibile, che come tale è incomunicabile, ed una parte di inesprimibile si trova necessariamente in qualsiasi verità di ordine trascendente; è questo essenzialmente il senso profondo del segreto iniziatico.

Un qualsiasi segreto esteriore potrà avere, al più, valore di
immagine o di simbolo di esso.”

René Guénon, Il Regno della quantità e i segni dei tempi

Immaginatevi la città di Marsilio Ficino, figlio di un certo Diotefici Agnoli.

E’ fatta tutta di muri.

Muri di palazzi (e talvolta guardando attraverso le finestre, se la luce lo permette, intuisci soffitti affrescati, come alla Madonna degli Aldobrandini).

Muri monotoni di ville, e tu, escluso. Ex-clusus, chiuso fuori. Cioè tu sei in apparenza fuori, libero quindi… eppure sei rinchiuso.

Infatti, l’aperto di questa città è tutta dentro.

Negli anni, abbiamo avuto la fortuna talvolta di entrare dentro e quindi di uscire.

Che credo sia il senso profondo del segreto esoterico, ciò che di più importante dobbiamo conservare rispetto al panopticon dei tempi moderni.

Il diritto ce lo conquistammo una volta, tirando con l’arco con I’Vipera, su ai bastioni, dove incontrammo un uomo che incideva il marmo, e un altro che dipingeva San Miniato.

“La mentalità moderna, quindi, è tale da non poter sopportare alcun segreto e nemmeno delle riserve”

René Guénon

Alcune settimane fa ci è capitato di portare Dentro una piccola strana coppia di amici, così liberi da vivere senza telefono.

Il galeotto sorridente e la piccola, tenera e indomabile donna lince, nemica di tutto il mondo moderno, il primo giorno che approdarono qui mi dissero ciò che quasi nessun fiorentino sa, che avevano capito perché il dentro è fuori, e il fuori è dentro.

Scegliamo i co-spiratori, quelli che respirano assieme a noi, da sguardi e intuizioni.

Dentro è l’Eleusi iniziatica

Bussi alla porta, proprio al tramonto con il cielo di un rosa scuro.

Si apre, e c’è l’albero di Giuda in fiore, e il vino (della vinaia messicana, ed è un’altra storia del fiume delle storie del mondo).

Poi si va sul prato dove corrono liberi i caprioli.

Il prato fu una volta degli incappucciati della Misericordia, che vi arrivavano anonimi, e ci scaricavano i cadaveri dei morti.

Ancora oggi, ogni volta che qui si trova per caso un teschio, si chiama il sacerdote, che benedice e si raccomanda, non chiamate le guardie, che sui morti di cinque secoli fa conserviamo il segreto.

Patate, zucchine, nell’orto i fertilizzanti degli incappucciati danno molta vita, godiamoci tutti i sapori della vitamorte.

Un tale una volta vide aperto il cancello, e pregò a lungo per poter guardare, dove erano nati i frati del suo ordine, dal meraviglioso nome di minimalisti.

Su dove Leonardo dipinse quella gente venuta da lontano, che aveva intuito il mistero, e che Michelangelo fece abbattere…

c’è la piantagione segreta di Artemisia, che secondo i credenti redime da ogni male, anche dal Covid, e da qualche parte sappiamo che c’è la tartaruga di nome George.

Dalla morte, sgorga una vita luminosa.

Ovunque, innumerevoli lucciole sotto i cipressi, si accendono, si spengono.

Come con ogni segreto iniziatico, non è possibile esprimere questi colpi di luce vagante. Che cosa doveva vedervi la gente, prima che ci fosse la luce elettrica?

Provo a fotografarne una, proprio sopra le patate coltivate a cadavere, sparando il flash, come si dice.

Ne resta solo un simbolo.

Che non dice assolutamente nulla di ciò che abbiamo visto, eppure è bello lo stesso. In un altro modo.

Un giorno, il Giardino Segreto sarà violato, e la nostra città morirà.

Quando sarà violato, tutto il mondo diventerà molto più povero.

Ma ne resteranno, voglio sperare, altri di Giardini Segreti.

Perché da loro dipende la vivenza del mondo.

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18 risposte a Cronache del Giardino Segreto

  1. Miguel Martinez scrive:

    Citando sempre Guénon, che settantasette anni fa prevedeva il nostro futuro:

    “Per condurre gli uomini a vivere interamente «in pubblico» non ci si accontenta più di riunirli in «massa» ad ogni occasione e con
    qualsiasi pretesto; si vuole anche alloggiarli, non soltanto in
    «alveari» come dicevamo in precedenza, ma letteralmente in
    «alveari di vetro», disposti per giunta in modo tale che non sarà
    loro possibile prendere i pasti se non «in comune»; gli uomini
    capaci di sottomettersi ad un’esistenza del genere sono
    veramente caduti ad un livello «infra- umano», al livello, se si
    vuole, di insetti quali le api e le formiche; e del resto ci si sforza,
    con tutti i mezzi, di «addestrarli» a non essere più diversi l’uno
    dall’altro di quanto non lo siano gli individui di coteste specie
    animali, se non forse meno ancora.”

  2. Ros scrive:

    Parrebbe trattarsi solo dell’organizzazione del sociale, del dargli una struttura e una “civilizzazione” adeguate alla sua complessità – complessità che assai dipende dal numero – dalla “quantità” dai “tempi”; appunto.

    Organizzazione sociale che va a fasi, mode, capricci di potere estemporanei e illusori, corsi e ricorsi, cavalline e capriole.

    Niente di serio, niente di preoccupante:
    anche a conoscerti uno per uno i peli e le cellule, i neuroni e i… mettici qualche altra parola a piacere che tanto parole sono… del tuo intero organismo uno per uno costantemente aggiornati,
    non potrebbero mai conoscere quello che neanche tu puoi.
    Quel il vero segreto, il Regno Segreto lì!

    Anche a dimenticarne, estirparne, cancellarne completamente il concetto, l’idea in ognuno di noi, non cambierebbe nulla; a saperlo o meno non cambierebbe nulla, perché nel momento che lo sai non lo sai più…

    è zuzzurellone come segreto.

    Miguel: “…Alcune settimane fa ci è capitato di portare Dentro una piccola strana coppia di amici, così liberi da vivere senza telefono.
    Il galeotto sorridente e la piccola, tenera e indomabile donna lince, nemica di tutto il mondo moderno, il primo giorno che approdarono qui mi dissero ciò che quasi nessun fiorentino sa, che avevano capito perché il dentro è fuori, e il fuori è dentro….”

    Dentro-fuori, interiorità-esteriorità, introversione-estroversione, io-loro, io-le cose…
    https://www.indiscreto.org/il-mistero-della-coscienza-e-la-mente-universale/

    Ma cazzo è sta Coscienza?!!!
    “Il sé viene alla mente” ??? dice Antonio DR. Damasio, altri dicono altro, altri altro ancora…
    …John R. Searle, Douglas R. Hofstadter, Daniel C. Dennett…
    poi pure i più o meno misticheggianti: Edward O. Wilson, Fritjof Capra,
    Gary Zukav, Greg Braden, Rupert Sheldrake, Gregory Bateson…

    Se ne ciancia a parole, opinabili opinioni e ideuzze dai tempi dei tempi; a parole…
    e non se ne cava un ragno dal buco, ma si passa il tempo😀.

    Uno più uno meno eccheqqua’ uno “nuovo nuovo” e che rimastica e rimescola sfiziosamente ste parole zuzzurellone:

    Riccardo Manzotti “La mente allargata, Perché la coscienza e il mondo sono la stessa cosa” 2020, Il Saggiatore;
    misticheggiantemente materialista o materialisticamente mistico?
    ai passeri l’ardua sentenza.
    https://www.amazon.it/mente-estesa-Riccardo-Manzotti/dp/8842824895

    Don’t worry be happy, futtitinni.

    Lascia che u munnu s’organizzi come gli pare, ora così ora cola’;
    falli giocare, so ragazzi

    fagli passare il tempo

    non fare troppo il Senex recupera pure un pochino il Puer (che è pure Aeternus)😀

  3. Moi scrive:

    … E se la specie umana si autoestinguesse, non sarebbe l’ Optimum per il resto degli esseri viventi sul pianeta(*) ? … Quindi l’ ecologista è paradossalmente il peggior Inimico 🙂 dell’ ambiente, rendendo meno peggio “il problema” perpetuandolo anziché eliminandolo ?!

    😉

    (*)

    Estinzione totale, però: niente mezzomiliardo di EcoNaziFricchettoni (Auto)Eletti Elitarii, eh !

    😉

  4. Miguel Martinez scrive:

    “Su, Dee che proteggete le genti d’Elèusi fragrante,
    e Paro, tutta cinta dall’acque, ed Antróna rocciosa,
    Diva delle stagioni, Signora che rechi i fulgenti
    doni, tu stessa, e teco tua figlia, Persèfone bella,
    dammi, dell’inno in cambio, ch’io meni gioconda la vita,
    lo mi ricorderò d’esaltarti in un carme novello.”

    Dall’Inno omerico a Demetra

    • Ros scrive:

      i misteri d’Elèusi?

      Per un migliaio d’anni e passa, migliaia – centinaia di migliaia – di persone c’hanno fatto l’iniziazione, il rito, il “Passaggio”;

      e ad oggi non si sa di cosa si trattasse, niente si sa; niente di niente!

      Nessuno lo ha detto, o lo ha saputo dire, tutti uomini di panza!
      (…e solo un Socrate lì a cazzeggiarci sopra per piacer della Cicuta,
      ma manco lui ne ha detto nulla)
      cosa fosse, come avvenisse, questa evidentissima per tutti (a quel che pare) rivelazione che trasformava.

      Ti trasmutava e ti cambiava per sempre.

      Si opina solo di quisquilie e pinzillacchere: ovvero se si usassero sostanze psichedeliche, e se sì quali
      (Albert Hofmann, R. Gordon Wasson, Giorgio Samorini…)

      “Di quel che non si può parlare bisogna solo onestamente tacere”, chi era che l’ha detto?
      https://www.indiscreto.org/ludwig-wittgenstein-era-un-mistico-mancato/

      I Giardini Segreti direi che sono al sicuro, tranquilli, beati e beoti.
      L’isola che non c’è non ce la stuprerà maissimamente nisciuno.

      René Guénon?
      Giocava con i concetti e con le parole costruendo brillanti astrazioni come i bimbi con i Lego😀

  5. Francesco scrive:

    In fondo, il vero segreto, il solo a non poter essere tradito in alcuna maniera, risiede unicamente nell’inesprimibile, che come tale è incomunicabile, ed una parte di inesprimibile si trova necessariamente in qualsiasi verità di ordine trascendente; è questo essenzialmente il senso profondo del segreto iniziatico.

    Orbene, sono d’accordo con la premessa “una parte di inesprimibile si trova in qualsiasi verità di ordine trascendente”, non vedo però cosa c’entri il segreto iniziatico, che anzi mi pare tutt’altra cosa. Nel migliore dei casi, suppone che il soggetto debba “crescere” prima di poter capire ma capire qualcosa che gli si può comunicare.

    Vabbè. Bella frase e spazza via molta della nociva supponenza illuministico-razionalista. Di quasi tutto quello di cui vale veramente parlare, non si può parlare bene e con chiarezza. Il resto sono manuali tecnici.

    😉

  6. Miguel Martinez scrive:

    Sempre da Guénon:

    “In fondo, l’odio per il segreto non è altro che una delle
    forme dell’odio per tutto ciò che va al di là del livello «medio» e
    anche per tutto ciò che si discosta dall’uniformità che si vuol
    imporre a tutti. E però, proprio nello stesso mondo moderno,
    esiste un segreto che è conservato meglio di ogni altro: ci
    riferiamo alla formidabile impresa di suggestione che ha
    prodotto e che intrattiene la mentalità attuale, che l’ha costituita
    e, si può dire, «fabbricata» in modo tale che essa non può far
    altro che negarne l’esistenza o anche solo la possibilità, il che,
    certamente, è proprio il metodo migliore, un metodo di un’abilità
    veramente «diabolica», perché questo segreto non possa mai
    essere scoperto.”

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “odio”

      Se così fosse, neopositivismo (“nulla è segreto, al più è ignoto”, “di ciò di cui non si può parlare occorre tacere” ecc.) e rasoio di Ockham sarebbero fondati sull’odio.

      Troppo complicato. Odiare è faticoso.

      Diciamo semplicemente: l’essere umano vive sia nella realtà sia nei propri sogni.

      La prima non dipende dal soggetto, ed è dunque oggetto del discorso, che si struttura sul linguaggio. Il discorso che tende al massimo della semplicità consentito dalla comune esperienza del reale lo chiamiamo ‘ragione’ (quella che Francesco chiama spregiativamente ‘manuali tecnici’).

      I sogni (anche quelli da sveglio) sono soggettivi, dunque radicalmente incomunicabili. Il linguaggio può solo accennare alla loro presenza: da qui la poesia, la musica ecc. Sono tanto reali quanto la realtà, per chi li prova: ma per nessun altro.

      Essendo propri dell’individuo e di nessun altro, i sogni danno all’individuo la spinta per vivere (ecco perché Francesco giustamente li chiama “ciò che conta”); la realtà sta ad essi come il carbone sta alla locomotiva. il paesaggio ai passeggeri del treno.

      Siccome non siamo in “Harry Potter”, nessuno si sogna di dire che il numero dei binari della stazione dipende dal mal di testa o dall’euforia del passeggero dello scompartimento della seconda carrozza. Mal di testa o euforia sono ciò che conta per il passeggero, cui non importa la distribuzione dei binari.

      Nel suo “La legge fisica” Feynman discute se un arcobaleno rimane bello anche quando lo si descrive come uno spettro di radiazione elettromagnetica che si rifrange in modo dipendente dalla frequenza. Conclude – credo giustamente – che la bellezza è un fatto soggettivo (come dice il poeta, “che la bellezza sia dentro di te, non nella cosa guardata”); alla natura non gliene importa nulla.

      In un cielo che è uno spazio dove sono solo atomi e vuoto, c’è agio di ballare con le driadi.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco scrive:

        1) l’uomo vive amando o odiando, a prescindere dalla fatica. quando smette, non è che si riposa, più radicalmente è morto

        2) la ragione è MOLTO di più della capacità di redigere e comprendere manuali tecnici. ed è diabolico il tentativo di ridefinirla in quel modo così riduttivo e alienante.

        3) se l’incomunicabilità fosse assoluta come tu postuli, poeti e musicisti dovrebbero lavorare per vivere.

        ciao!

        Francesco il Realista

        • PinoMamet scrive:

          OMDAF

          a volte tocca dirlo…

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Francesco

          “MOLTO”

          D’accordo su ciascuno dei tre punti.

          1) è quello che ho scritto io: “i sogni danno all’individuo la spinta per vivere”

          2) Checché ne dicano Croce e in generale chi non la conosce affatto, la scienza è MOLTO di più che un insieme di ricette per scrivere manali tecnici… 😉

          3) Non ho detto che l’incomunicabilità sia assoluta: ho scritto “il linguaggio può solo accennare”. Se lo può fare vuol dire che il cenno viene recepito, dunque l’incomunicabilità non è assoluta. Tutti sogniamo, ed essendo questo qualcosa di indipendente dal soggetto ciò è reale, quindi oggetto di linguaggio. Comunicare che si sta sognando è un conto, comunicare ciò che si sogna – ovvero, trattandosi di esperienze soggettive, come si sogna – è un altro.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            1) il punto 1 è in contraddizione col 3

            3) il punto 3 è in contraddizione con la vita

            2) il punto 2, molto più semplicemente, è falso

            ciao!

            PS anche a me piacerebbe che di ciò che è veramente importante si potesse parlare con chiarezza e completezza. non è così.

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