Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (4)

Alla prima parte

Il racconto storico più importante è quello che non viene mai scritto, perché si dà per scontato. Il gran deposito informe di luoghi comuni, con o senza fondamento poco importa, modella il modo in cui vediamo il mondo.L’Italia conta molti entusiasti di sciamani messicani, e anche molti appassionati del subcomandante Marcos. Sospetto che le due categorie abbiano parecchio in comune, ma conosco meglio i primi.

Gli appassionati di sciamani messicani danno per scontata una storia del Messico che si potrebbe riassumere, credo, così.

Una volta, da quelle parti, fiorivano civiltà ricche e sagge.

Poi sono arrivati gli spagnoli, che bramavano l’oro ed erano fanatici religiosi. L’Inquisizione fece fuori dieci, cinquanta, cento milioni di pacifici indios, mentre i loro compari devastavano la natura e diffondevano l’ignoranza.

Poi non si sa bene cosa sia successo, forse grazie a Emiliano Zapata, il Messico è diventato indipendente, ma è governato da una cricca di bianchi cattolici che opprime i contadini indios.

Gli indios hanno però conservato millenni di saggezza, e anzi possiedono la chiave della nostra salvezza, che – secondo i gusti – può essere la resistenza non violenta oppure il volo sciamanico.

E’ un racconto che ci dice davvero poco sul Messico, ma molto su una certa tipologia umana occidentale. E quindi può interessarvi anche se la storia del Messico vi è indifferente.

Dividiamo il racconto per sezioni.

Civiltà antiche e sagge

La Civiltà Antica e Saggia è popolata da due diversissime categorie umane: geniali astronomi che ne sapevano più di noi sulla galassia e infallibili guaritori analfabeti.Entrambe le cose sono necessarie, perché il Messicano Autentico deve riassumere in sé due cose ammirevoli: la vera scienza, che gli permette ad esempio di profetizzare la fine del nostro mondo nel 2012, e una prerazionale sensibilità alla natura.

Gli occidentali moderni non sono affatto i primi ad aver desiderato di incontrare “civiltà ricche e sagge”: Cristoforo Colombo in fondo, cos’altro cercava? Amore e desiderio di possesso, come ci insegnano anche gli psicologi da giornalini Mediaset, sono inscindibili.

Se la civiltà ricca e saggia si trova nel passato, occorre stanarla, scavarla e portarla altrove, come succede in Egitto dall’inizio dell’Ottocento.

Ma la civiltà ricca e saggia potrebbe esistere ancora oggi, nascosta da qualche parte.

Ad esempio, nel 1925,un certo Selvius scrisse di come sul Monte Shasta in California, si nascondesse un’intera comunità di quattro o cinquecento sopravvissuti alla distruzione di Lemuria, un continente che sarebbe esistito, una volta, nell’Oceano Indiano, sede di una grande civiltà, più in termini di capacità medianiche e magiche che tecniche.

Possiamo immaginare che Selvius fosse bianco, e fin qui somiglia allo sciamanato milanese medio dei nostri tempi. Però abitava in California. I bianchi erano arrivati da poco in California, chiaramente da conquistatori. Ma una volta che ho conquistato un posto, quello è mio; e quindi devo dimostrare che è un luogo eccezionale.

Cosa che posso fare, dicendo che sul Monte Shasta c’è quanto resta di una civiltà che era antica quando è nato l’Egitto. Oppure impossessandomi direttamente di ciò che ho distrutto. Nel 1911, gli Stati Uniti introdussero un nuovo nickel, l’onnipresente monetina da cinque cent, che portava su un lato la testa di un indiano fieramente in posa, dall’altra un bisonte. Tutto questo a pochi anni dalla sconfitta definitiva dei nativi americani e dallo sterminio quasi totale dei bisonti.

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Kata, una signora ungherese, assieme a “rispettatissimi sciamani Maya”,
svolge una Cerimonia di Riattivazione Lemuriana
davanti ai templi di Teotihuacan in Messico.
Teotihuacan ovviamente ai Maya ci stava come Canicattì a Timbuctù

Ma Lemuria? Lemuria è come i Quanti, l’Ultima Frontiera della Scienza. Nel 1864, un geologo ipotizzò l’esistenza di un continente scomparso nell’Oceano Indiano per spiegare la presenza di lemuri sia in India che in Madagascar. Colta al volo da Helena Petrovna Blavatskyhah, anche la scienza ufficiale ora ammette ciò che noi sapevamo già! – la teoria fu scartata dagli scienziati, ma raggiunse l’immortalità nel mondo occultista, spostandosi però di qualche migliaio di chilometri, nell’Oceano Pacifico.Dalla città di Telos, a un miglio sotto terra dentro il Monte Shasta, la lemuriana Adama contatta per email l’omeopata Aurelia Louise Jones, che ha anche un gruppo di seguaci in Italia, tutti molto attenti alle presunte Profezie Maya che situerebbero la catarsi mondiale nel 2012.[1]

Andiamo solo lievemente fuori tema, ricordando che fu sul Monte Shasta, nel 1930, che l’ingegnere minerario Guy Ballard (già Riccardo Cuor di Leone e George Washington in vite precedenti) incontrò il Maestro disincarnato, il Conte di Saint Germain, che gli dettò un testo che sarebbe divenuto sacro per i dodici milioni (attuali) di membri della “I Am Activity”.

Io, il tuo Io sono, ti reco questo mio messaggio, la mia vivente parola, come ti ho  portato ogni cosa in vita, libro o «maestro», povertà o ricchezza, amara esperienza o  amore, allo scopo di insegnarti che io, io solo, il tuo vero Sé, sono il tuo istruttore; il solo  istruttore e il solo Dio, che provvede e ha sempre provveduto a te, non solo il pane e il  vino della vita, ma anche tutto ciò che occorreva al tuo mantenimento e al tuo sviluppo  fisico, mentale e spirituale.

Nasce così The Great I Am.

Sul Monte Shasta, si rivela non solo il Conte di Saint Germain, ma anche e soprattutto lo Spirito Americano, che abbiamo chiamato altrove idealismo magico: la verità è dentro di te e il successo, “fisico, mentale e spirituale” è interamente nelle tue mani.

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Sotto il solenne sguardo del Conte di Saint Germain, l’ingegnere Guy Ballard e la signora Edna Ballard,
già Giovanna d’Arco, Elisabetta I d’Inghilterra e Benjamin Franklin

Nulla di meno cristiano, direte. Eppure, The Great I Am è diventato il titolo del primo album del famoso gruppo metalcore cristiano, Agraceful: “Io sono”, infatti, è proprio il nome di Geova.

Note:

[1] Lemuria non è, in origine, il continente da cui avrebbero avuto origine i popoli americani, anche se qualche astuto peruviano organizza visite ai “resti lemuri” tra le Ande (se è per questo, Nives Riva, una signora ticinese, li va a cercare sul lago Titicaca).

Gli americani precolombiani sarebbero casomai i discendenti di un ciclo di civiltà successivo, quello di Atlantide. Fu il bizzarro paravescovo inglese, Charles W. Leadbeater, a specificare che i toltechi emigrarono da Atlantide, portandosi dietro un’altissima civiltà che nei millenni degenerò. Sembra che questi, più che gli storici toltechi del Messico, siano stati gli ispiratori dei discutibili riferimenti di Carlos Castaneda.

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