Ma da dove vengono i triglioni?

L’Istituto della finanza internazionale (sigla inglese IIF) è un ente di ricerca messo in piedi dalle banche principali del mondo.

Ogni trimestre, pubblica un rapporto sulla situazione mondiale.

Essendo a pagamento, mi limito a leggere il dettagliato riassunto che ne fa Zero Hedge. Zero Hedge è un sito particolare, di economisti libertarian ostili a interferenze statali con il mercato, e si ha la sensazione sgradevole (capita spesso con roba americana) che ti vogliano vendere qualcosa.

Però in questo caso non fa altro che riferire i dati dell’IIF.

L’IIF dice che il debito globale, cioè l’insieme dell’indebitamento domestico, imprenditoriale non finanziario, statale e finanziario a fine anno sarà pari a 277 mila miliardi di dollari (in realtà, il sito essendo americano, parla di 277 triglioni).

Cifre del genere significano poco per me: io capisco che la Pizza Montagnola di Borgo San Frediano costa 7 euro, il kebab di Porta Romana costa 3,50, e mi faccio un sacco di questioni su quale scegliere, mentre per me i triglioni nemmeno esistono: c’è un detto inglese, penny wise and pound foolish.

Saggi coi centesimi, cretini con gli euri. Figuriamoci con i triglioni.

Ma l’IIF ci dice una cosa molto più chiara: quei numeri sono pari al 365% del prodotto interno lordo planetario.

Quando leggo cose del genere, devo cercare di visualizzare la cosa.

Io sono alto circa un metro e ottanta. Il 365% di me stesso sarebbe alto oltre sei metri e mezzo.

Cioè ogni essere umano del mondo va in giro facendo finta di essere 3,65 volte più alto di quello che è realmente.

Insomma, secondo la fonte più autorevole del pianeta in materia, abbiamo cento e spendiamo trecentosessantacinque. Non mi piace dire “noi”, ma qui forse è il caso, visto che almeno come conseguenze, ci andiamo di mezzo tutti.

Infatti, vivendo in un sistema planetario chiuso, non abbiamo degli extraterrestri a portata di fucile a cui soffiare i duecentosessantacinque mancanti quando il creditore busserà alla porta.

Quei soldi che non esistono, li abbiamo presi in prestito e li usiamo davvero.

Ci potremmo permettere di avere in tutto 100 auto.

Invece ne abbiamo 365, con relativa estrazione di minerali solidi e di carburanti fossili, immissione di CO2 nell’atmosfera, cementificazione per costruire parcheggi e così via.

Insomma, nelle tenebre della mia ignoranza finanziaria, comincio ad avere una scintilla di risposta alla domanda che mi sono posto in questo periodo.

Lo Stato italiano era famoso per il suo insostenibile indebitamento.

I critici di sinistra davano al colpa ai forestali calabresi che passano la giornata lavorativa a raccontarsi le barzellette al bar.

I critici di destra davano la colpa ai fondi regalati al Progetto LGBTSPQR Un Tattoo per Tuttu del RainbowTheatr* di Milan*.

Ma il problema è reale e va molto oltre: lo Stato fa spese gigantesche che in gran parte fanno più male che bene alla biosfera.

In più, con il Covid, lo Stato dovrà sicuramente rinunciare a una gran quantità dei suoi introiti normali.

Cito me stesso per far capire che non mi lamento dei privilegi di altri: lo Stato mi ha regalato sul conto in banca, quest’anno, 1200 euro, solo perché ho la partita IVA.

Me ne sto zitto e me li tengo, però ho l’impressione che qualcosa non torni.

Infatti, l’IIF ci informa che nei mercati più maturi (sono geniali nel manipolare le parole), il debito nell’ultimo trimestre è ancora maggiore.

E’ pari al 432% del PIL, un aumento del 50% rispetto al 2019, dovuto a spese statali e ad attività non finanziarie.

L’anno ancora non è finito, e il Covid nemmeno…

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20 Responses to Ma da dove vengono i triglioni?

  1. Moi says:

    Trigloni, eh …

    La famiglia Mullidae comprende oltre 80 specie di pesci d’acqua salata, conosciuti comunemente come triglie, appartenenti all’ordine Perciformes.

    😉

  2. Peucezio says:

    D’accordo sul contenuto, ma un paio di appunti linguistici:

    – perché “domestico” per “interno”? “Domestico” vuol dire relativo alla casa. Brutto calco dall’inglese, molto diffuso, ahimè, ma non ammesso in italiano.

    – “triglioni” al posto di “trilioni” mi dà di grosse triglie, ma ci sento anche un’assonanza (voluta?) con “coglioni”.

    • Moi says:

      Mi torna in mente il Teatrino dei Burattini …

      l’ospite del Dottor Balanzone incontra Sganapino e gli chiede “Buondì , caro Signore … siete un Domestico ?” … e lui che risponde :

      “Bàn , mo ‘sa dit …Vut ch’ a séppa un salvàdigh ?!” 😉

    • Francesco says:

      Domestico significa proprio “delle famiglie” in finanziarese.

      Poi c’è il debito degli Stati (e regioni, provincie, enti pubblici)
      Poi c’è il debito delle Imprese non finanziarie
      Poi c’è il debito delle Imprese finanziarie

      Non sono certo di dove sia il debito delle Banche centrali e altre istituzioni pubbliche simili.

      Ma tranquilli, non c’è problema, il debito va paragonato al patrimonio, non al reddito (o PIL)! siamo in una botte di ferro.

      PS il fatto che detta botte con noi dentro stia per essere calata in mare non deve impressionarvi eh 😉

      • Peucezio says:

        In italiano non significa “delle famiglie”, ma della casa (anche se poi spesso coincidono: la collaboratrice domestica è la collaboratrice famigliare).
        E di una, non della somma delle case di uno stato.

        Infatti l’economia domestica (che etimologicamente è una ripetizione) si riferisce all’economia di una casa, non di tutte le case di una nazione messe assieme.

        • Z. says:

          Ezio,

          — la collaboratrice domestica è la collaboratrice famigliare —

          Secondo me la collaboratrice domestica è quella che chiamiamo “colf”, mentre la collaboratrice familiare (o assistente familiare) è quella che chiamiamo “badante”.

          • Moi says:

            @ FRANCESCO

            “FamigliE” al pulrale … in senso arcobalenato, giusto ? 😉

          • Peucezio says:

            Z.,
            ah, può essere.
            Anche se a me “collaboratrice famigliare” mi suona da più tempo rispetto a quando si è diffusa la figura della badante.

          • Mauricius Tarvisii says:

            COLF sta per “collaboratore familiare”
            Collaboratore domestico è un’espressione per indicare il lavoratore domestico (l. 339/1958), che può anche essere un COLF (ma anche badanti, insegnanti di ripetizione, giardinieri, maggiordomi, ecc.).

  3. daouda says:

    Scusa eh ma fatta salva la questione che secondo te che sei un idiota la copertura non ci sia, cosa significa debito?
    E’ talmente ovvia la cosa che la tua retorica sembra quasi essere al loro ( debito ) soldo.

    Lascia poi perdere la biosfera. Fa male anche a te, e creperai proprio per colpa loro…manco addi che devi piagne pé la biosfera quanno t’anno fregato 20 anni. Sei un cojone

  4. roberto says:

    Ho riletto tre volte senza capire cosa vuoi dire

    L’indebitamento è un fenomeno che vedi ogni giorno anche alla scala “goccia d’acqua”.
    Tizio compra casa? Si indebita per i prossimi trent’anni. Caio compra una bottega per fare il piccolo artigiano? Si indebita pure lui

    Che i 1200 euri che lo stato ti regala danneggino la biosfera può anche essere ma se l’alternativa è la morte per fame oggi, boh meglio un piccolo fanno alla biosfera

    • Francesco says:

      cazzate Roberto (purtroppo)

      è la logica per cui i poverissimi fanno avanzare il deserto a sud del Sahara, prendendo ogni sera “una piccola quantità” di legna da bruciare per scaldarsi dal freddo della notte – e poi scoprono che nel deserto non riescono a sopravvivere

      viviamo sempre nel “lungo periodo” di qualcuno che ha pensato “tanto nel lungo periodo sarò morto”

      • roberto says:

        io capisco il dilemma e capisco anche che viviamo nel futuro di quelli che hanno deciso ieri, ragione per la quale sono fermamente dell’idea di essere prudenti nelle decisioni

        trovo però che non si possa semplicemente fare finta che il presente non esista.

        al tizio che si fotte di freddo ora non posso dirgli “no, non fare il fuoco perché il deserto avanza”, e al tizio che è stato prigioniero in casa tre mesi senza poter lavorare non posso dirgli semplicemente “arrangiati” (..ma certo non gli darei un posto a vita come forstale)

  5. Francesco says:

    >> I critici di sinistra davano al colpa ai forestali calabresi che passano la giornata lavorativa a raccontarsi le barzellette al bar.

    ehm, questo lo dicevamo da destra, da sinistra le chiamano “politiche sociali”, “riscatto del Sud”, “lotta alle ingiustizie” e “rimediare ai danni del neoliberismo”

  6. Come dicevo… la commercialista mi scrive:

    Ciao Miguel

    ti volevo comunicare che a causa della zona rossa, le tasse del 30 novembre sarebbero rimandate. Nel tuo caso si parlava di euro nnnn da pagare entro il 30 novembre.

    Non ci sono sanzioni nè interessi a rimandare fino al 21 aprile.

    Mi piace il mondo della manna.

    • roberto says:

      sai che continuo a non capire la polemica?

      da che mondo e mondo c’è una catastrofe, ci si adatta
      un po’ come quando c’è il terremoto, non si pagano le tasse (per un po’), arrivano degli aiuti, e la protezione civile ti regala pure dei panini…

      d’altronde se miguel muore di fame oggi non pagherà tasse domani, no?

      poi, come dice la commissione europea secondo quell’articolo su politico che hai postato, fate attenzione a quello che fate, che come al solito, una cosa è far respirare miguel ed un’altra è dargli un posto a vita come forestale calabrese

      non mi sembra “manna”, giusto “equità”

      poi se propro ci tieni immagino che nessuno ti impedisca di pagare le tue tasse oggi

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