Per un’aeromovida inclusiva e sostenibile

“Fully autonomous – No human pilot – 13 minutes – click to delivery”

Pubblicità dei droni Amazon

Uber, come sapete, è una delle imprese cliccatrici che fanno tanti soldi su ciò che altri fanno con i loro corpi.

Per dirla senza mezzi termini, Uber è un paraninfo, mezzano, prosseneta, magnaccia, pappone, lenone, manutengolo, ruffiano.

Paraninfando, Uber, che opera in 900 centri metropolitani nel mondo, ha liberato l’umanità dai tassisti, sostituendoli con liberi imprenditori di se stessi, che finora hanno condotto 15 miliardi di viaggi.

Possiamo pensare quello che ci pare dei tassisti, ma è interessante sapere che Uber sta lavorando sistematicamente per liberarsi anche dei liberi imprenditori e impossessarsi di tutto il reddito di quei miliardi di viaggi.

Il lavoro più grosso Uber lo fa a terra, studiando come fare girare auto senza autisti; ma si interessano anche all’aria.

Entro il 2023, dovrebbero essere già operativi taxi aerei della Uber senza pilota a Los Angeles, Dallas e Sidney, per poi estendersi a tutto il mondo.

Insomma, da bidimensionali, le autostrade diventeranno tridimensionali.

Questo richiede un adeguamento normativo mondiale, e quindi bisogna creare le regole della Urban Air Mobility.

Ci stanno già lavorando “da Airbus a Boeing, da Uber a Ups, fino a FedEx, Lockheed Martin, Porsche e Bmw“, oltre a Google, Ups, la Honeywell (che fa tutte le bombe atomiche dell’arsenale statunitense), Amazon, Hyundai e presumiamo molti altri.

La lista dovrebbe far riflettere, perché stiamo parlando di aziende che nel bene o nel male stanno sbucaltando il mondo – come Google o Amazon – accanto ai principali fornitori del dispositivo militare statunitense, accanto al motore rombante della potenza tedesca.

Scommetto che se ci mettessimo a scavare, scopriremmo che gli azionisti di quasi tutte queste imprese siano sempre gli stessi fondi di investimento anonimi, che a loro volta sono azionisti gli uni degli altri, e alla fine abitano – almeno per il fisco – tutti nelle Isole Cayman.

Questo Caimano Senza Volto e Senza Luogo deve crescere, e avendo saturato il saturabile, deve aprire nuovi mondi o crepare.

Si era mangiato finora proprio tutto, tranne il fondo dell’Oceano e lo spazio aereo urbano.

Alla definizione delle nuove norme per mangiarsi lo spazio aereo urbano, partecipa anche la Nasa, che pure in teoria sarebbe un ente pubblico statunitense.

Infatti, il Coso Volante senza Volto è inseparabile dal suo gemello militare, che è inseparabile dallo Stato più potente del mondo: nel 2010, il Congresso degli Stati Uniti approvò il National Defense Authorization Act, che ordinava congiuntamente ai ministeri del Trasporto e della Difesa di sviluppare un sistema di droni per sorvegliare le strade degli Stati Uniti.

A realizzare il progetto, fu la General Atomics, che si autodefinisce, “a visionary pioneer with a unique and powerful mission”, e ha inventato i droni dai graziosi nomi di Predator e Reaper.

Come forse sapete, o forse no, un paese con cui la nostra Italia intrattiene rapporti diplomatici paga tanti piccoli esseri umani perché passino la giornata lavorativa dietro una sorta di console da videogiochi, da dove mandano il predatore e il mietatore ad ammazzare esseri umani a distanza di migliaia di chilometri.

Macelleria virtuale human-to-human

Capita a volte che un videogiocatore ammazzi trenta contadini a caso, ma l’obiettivo sta nell’Afghanistan, e lì non c’hanno avvocati.

Per questo, io iniziavo a preoccuparmi, pensando alla movida tridimensionale in San Frediano, con i buontemponi che alle tre di notte avrebbero potuto lanciare bicchieri da cocktail contro la mia finestra, dai loro aerei senza pilota, mentre venivano inseguiti dai droni dei vigili urbani che cercavano di multarli.

Ma non c’è da preoccuparsi.

La grande riforma planetaria dell’Urban Air Mobility sarà coordinata dal World Economic Forum, quelli che hanno ospitato Greta Thunberg a gennaio.

E ci assicurano che la nuova frontiera sarà tutto insieme, sicuro, sostenibile, equo e non intaccherà l’occupazione, “in un quadro inclusivo“.

Airbus va oltre, perché oltre a produrre zero emissioni, annullando tutte quelle odiose leggi della fisica, è pure olistico come i massaggiatori New Age.

Allora, una domanda.

Domenica si vota in Italia.

Ho capito benissimo come la pensano tutti gli schieramenti in questione sulla Seconda Guerra Mondiale.

Ho capito come la pensano sui ragazzotti arrivati freschi freschi dal Gambia, che o sono tutti spacciatori, o sono tutti poveretti da includere.

Ho capito che alcuni dicono che ci vogliono meno deputati in parlamento, e altri no.

Ma qualcuno mi aiuti a capire come la pensano sulla Urban Air Mobility, che mi sembra immensamente più importante.

This entry was posted in ambiente, ciberdominio, imprenditori, riflessioni sul dominio and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

21 Responses to Per un’aeromovida inclusiva e sostenibile

  1. roberto says:

    Il referendum è sul numero dei parlamentari non sull’urban air mobility

    La domanda non ha nessun senso, non posso aiutarti

    • Per roberto

      “Il referendum è sul numero dei parlamentari non sull’urban air mobility”

      Ovvio.

      Infatti, non si farà mai un referendum sull’urban air mobility, si farà solo sul numero dei parlamentari.

      Aggiungi che si vota per le Regioni, che hanno almeno la competenza concorrente con lo Stato per “porti e aeroporti civili,
      e grandi reti di trasporto e di navigazione”.

      Quando questa legislatura regionale scadrà, nel 2026, l’UAM sarà già attiva in gran parte del mondo, assieme al 5G che la renderà possibile, ma dubito che sarà materia di discussione, anche allora.

  2. Mirkhond says:

    Non ho capito: per prendere un taxi sarò costretto a volare?

    • Per Mirkhond

      “Non ho capito: per prendere un taxi sarò costretto a volare?”

      No, potrai anche viaggiare in una macchina senza autista, costerà di meno.

    • Francesco says:

      Non credo, potresti sempre scegliere di rimanere imbottigliato nel traffico a terra come oggi. Anzi, dovrebbe essere meglio anche lì.

  3. Un punto interessante è il rapporto tra Urban Air Mobility (UAM) e 5G.

    Purtroppo la questione 5G è viziata dal fatto che in Italia verte quasi esclusivamente su una questione molto discussa, i possibili effetti sulla salute umana.

    La vera questione è che il 5G è la premessa necessaria per creare la distopia di cose come l’UAM.

    Ad esempio:

    https://www.aviationtoday.com/2020/05/29/5g-deployment-important-urban-air-mobility-defense-communications-wind-river-says/

    “The deployment of 5G networks to enable rapid, high-bandwidth communications will be important for urban air mobility and defense, according to a new Wind River report, Solving 5G’s Biggest Challenges for Communications Service Providers.

    The aerospace and defense (A&D) sector “is largely interested in 5G for its relevance to Urban Air Mobility as well as the potential to maintain global technology leadership and ensure defense communications are optimized and secure,” according to the report. The new Wind River report finds that 5G offers significant promise and challenges for communication services providers.

    “The networks must be dense and complex and can potentially impose high operating and maintenance costs on carriers,” the report said. “Many, if not most, applications on 5G will require extremely low or deterministic latency. And of course, security is a factor to contend with as well.””

    • Francesco says:

      non ho proprio capito quale è il problema della UAM

      le strade sono intasate con molte conseguenze negative; adesso abbiamo la tecnologia per avere “strade” a tre dimensioni, senza più dover asfaltare nulla

      non vedo proprio dove sia il lato negativo

      ciao

  4. Francesco says:

    >>> Scommetto che se ci mettessimo a scavare, scopriremmo che gli azionisti di quasi tutte queste imprese siano sempre gli stessi fondi di investimento anonimi, che a loro volta sono azionisti gli uni degli altri, e alla fine abitano – almeno per il fisco – tutti nelle Isole Cayman.

    Per una volta hai detto qualcosa di interessante parlando di economia! dovresti mandarlo a qualche partito di sinistra o professore universitario rosso. Anche perchè è una domanda a cui si dovrebbe riuscire a rispondere!

    Le conseguenze politiche di una (o magari due) conferme alle tue aspettative potrebbero essere interessanti.

    Ah, se ti serve un volontario per pianificare l’invasione delle Cayman, nel caso, il tesoro vale il rischio!

    😀

  5. Marco says:

    Io confido nel prossimo “Evento Carrington”.
    Pensiamo a quanta protervia umana spazzerà via.

    Marco Sclarandis

  6. Marco says:

    Eccellenza, Lei ha provato a chiederlo a Sua Onniscienza Google?
    Comunque, fu una violenta eruzione solare che nel 1859 provocò danni anche gravi alle stazioni telegrafiche e portò le aurore boreali dalla latitudine di New York.
    Marco Sclarandis.

    • Francesco says:

      dice che imprese attive in settori ad alta tecnologia sono allegramente disposte a farci correre il rischio che tutto si fermi, considerando le tempeste solari eventi di cui non preoccuparsi?

      PS io non cerco MAI su Internet se posso scocciare un essere umano.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Sì, le imprese dell’alta tecnologia fanno cagare e sono più interessate a venderti un servizio di facile fruizione che a curarsi della sua sicurezza. Figurati della sua continuità in caso di eventi eccezionalissimi!

  7. Moi says:

    aurore boreali dalla latitudine di New York.

    ——————-

    … Che figata ! … Magari si potesse vedere l’ Aurora Boreale in Italia !

    Dev’essere uno spettacolo meraviglioso : molto meglio delle sopravvalutatissime eclissi !

    Fra l’ altro, il termine giusto dovrebbe essere “Aurora Polare”, visto che anche in Antartide e dintorni (… più di rado ?) succede questo così suggestivo fenomeno naturale !

  8. Della serie, aiutiamoli a casa loro…

    Source : https://ilsalvagente.it/2020/09/18/91394/

    Il latte di scarto europeo sta mettendo in ginocchio gli allevatori in Africa occidentale

    Il latte europeo, ma una qualità di scarto, addizionata con grassi tra cui l’olio di palma, a causa di una pesante politica di dumping sui prezzi, sta mettendo in ginocchio il settore caseario dell’Africa occidentale. A raccontarlo una lunga inchiesta di Politico.eu. “Quando Hamidou Bandé cresceva nel Burkina Faso rurale alla fine degli anni ’70, l’idea di bere latte straniero era inaudita – scrive il portale – I bambini delle scuole inghiottivano i prodotti freschi dei pastori nomadi durante la pausa di metà mattina. Suo padre vendeva rapidamente il latte della mandria di famiglia alle creme locali. Oggi non una singola goccia del suo stock di oltre 300 mucche viene consumata localmente. I suoi animali vengono venduti per la carne ai paesi vicini e talvolta versa il suo latte sul terreno”.

    L’impatto devastante

    L’industria locale afferma che i produttori europei utilizzano i mercati dell’Africa occidentale per scaricare grosse quantità di un prodotto di qualità inferiore derivati ​​da componenti del latte vaccino che non sono in grado di vendere nell’UE. Questa sorta di latte economico è pieno di grassi vegetali tra cui l’olio di palma. Il suo basso costo e l’ubiquità rendono impossibile competere, affermano gli allevatori locali, portando a una spirale di declino economico. In un rapporto condotto nell’arco di sei mesi in Burkina Faso, Mali, Mauritania e Senegal, Politico ha studiato l’impatto devastante che hanno le importazioni del cosiddetto latte in polvere carico di grassi – il nome tecnico per il mix di costituenti del latte e olio vegetale – ha avuto sulle industrie lattiero-casearie di quei paesi e sugli effetti a catena sulle società.

    L’olio di palma nella miscela

    I produttori di latte dell’Africa occidentale vedono il prodotto ibrido come la forza trainante dietro i problemi del loro settore lattiero-caseario. Inoltre, funzionari governativi, proprietari di caseifici su piccola scala e allevatori in Africa occidentale sostengono che il prodotto surrogato è nutrizionalmente inferiore e dannoso per l’ambiente. L’olio di palma che contiene proviene tipicamente da piantagioni in Malesia e Indonesia, la causa principale della deforestazione e della perdita di specie. Le mucche africane sono anche meno produttive che in Europa, producendo solo 4 litri di latte al giorno durante la stagione delle piogge, rispetto ai 28 litri in Europa. Ma l’industria casearia locale è stata sottoposta a crescenti pressioni da quando il Burkina Faso ei suoi vicini hanno aperto i loro mercati all’Europa in virtù di una serie di accordi commerciali che risalgono a quasi due decenni fa.

    La scappatoia del latte modificato

    “Sebbene i paesi utilizzino tariffe elevate per proteggere prodotti come latte fresco e formaggio – scrive Politico – a causa dei vasti sussidi ricevuti dagli agricoltori europei attraverso la politica agricola comune dell’UE, non l’hanno fatto per il latte in polvere e il latte concentrato. Questi beneficiano di una tariffa ridotta del 5% perché sono considerati dai governi della regione come una necessità per le persone e i bambini svantaggiati”. I produttori locali affermano che ha creato una porta di servizio che consente al latte di imitazione più economico di entrare nel mercato.

    Come si produce il latte con gli scarti europei

    Pioniera dai conglomerati lattiero-caseari irlandesi come Ornua e Lakeland all’inizio del millennio, la polvere ricca di grassi è stata la risposta per i produttori di burro alla ricerca di un mercato per il siero di latte ricco di proteine ​​che rimane dopo aver estratto il grasso dal latte per il loro prodotto primario. Per evitare il costoso processo di scartare migliaia di tonnellate di siero di latte, le aziende hanno scoperto di poter riprodurre una sostanza simile al latte aggiungendo olio di palma e altri derivati ​​vegetali come l’olio di colza. L’Europa vende il prodotto anche ai paesi del Medio Oriente e dell’Asia. Secondo Sommanogo Koutou, ministro delle risorse animali del Burkina Faso, è “un paradosso che viviamo in un paese di allevatori di bestiame e non c’è molta produzione di latte”.

    I tentativi di invertire la rotta

    Molti paesi dell’Africa occidentale, compresa la più grande economia del continente, la Nigeria, hanno già preso provvedimenti per frenare la crescente ondata di importazioni di latte e implementato politiche per sostenere gli agricoltori e proteggere la produzione locale di latte. Ma i produttori di latte dicono che la concorrenza è così intensa che è troppo poco e troppo tardi. “Se continua così falliremo”, ha detto Nour Al Ayatt Ouédraogo, un produttore di latte che possiede una fattoria a 15 chilometri a sud della capitale del Burkina Faso, Ouagadougou. “Non vedo perché i giovani dovrebbero bere latte che è stato sostituito con olio di palma”.

    (+)

  9. Moi says:

    … il brutto del drone è che almeno un pilota umano si prende il rischio di schiantarsi teco ! 😉

    • Moi says:

      Su Venezia, una volta ho provato l’ elicottero “normale” … stupendo ! Da un punto di vista dell’ osservazione, rispetto all’aeroplano, è come un traghetto rispetto a un aliscafo.

  10. Per Moi, Habs e altri…

    Il mio amico trotskista affronta l’Inquisizione a testa alta, per difendere l’onore di Bolsena:

    utopiarossa.blogspot.com/2020/09/linquisizione-torna-bolsena.html

    Il motivo:

    “io ho ricostruito anche una parte delle falsificazioni che hanno consentito verso la fine dell’Ottocento di attribuire il nome di Velzna a Orvieto (fino al 264 a.C.) per giungere a una piena e definitiva conferma del falso solo durante il fascismo, apparentemente per fini in primo luogo turistici e di valorizzazione dei reperti asportati da vari siti dell’Etruria. Ma forse c’era anche dell’altro.”

    E magari ha ragione, Roberto è un comunista con le contropalle, non uno che spara “fascista” come insulto becero a caso.

  11. Moi says:

    … dal Link dei Wu Ming , è interessante il recupero del termine Parr(h)esia

    https://it.wikipedia.org/wiki/Parresia

    https://en.wikipedia.org/wiki/Parrhesia

    παρρησία

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *