Democrazia fiorentina e un albero antico

Tra poco, a Firenze, si vota.

Metà degli italiani vota contro la Destra e l’altra metà vota contro la Sinistra.

Più o meno in qualunque settore, per forza di cose, Destra e Sinistra fanno cose molto simili, per cui entrambi devono fare un gran lavoro spulciando Facebook e le cronache per trovare qualche motivo per disprezzare o temere l’altra parte.

Ora, lo statuto del PD fiorentino prevede che per la candidatura a sindaco si facciano le primarie.

Solo che se si fossero fatte le primarie, tutti sapevano che Cecilia Del Re, già assessora con molte deleghe al Comune, e con un record di preferenze alle precedenti elezioni comunali avrebbe vinto. Non per particolari agganci, ma perché è una persona che aveva la rara dote di ascoltare, e di risolvere tanti piccoli problemi.

Ma il nostro sindaco aveva già deciso di fare l’europarlamentare da grande e che il suo posto a Firenze doveva assumerlo una signora di indubbia lealtà.

Quindi si è fatta un’assemblea dei circoli del PD.

Immaginatevi una sala piena – un po’ meno di 200 delegati, più stampa, curiosi e il sottoscritto (“ciao, come mai qui, non pensavo che fossi del partito?“).

Firenze è un villaggio, per cui giravano già tante voci; ma ufficialmente è la prima volta che i delegati vengono informati di cosa vuole fare la direzione del Partito.

Il segretario cittadino del Partito prende il microfono, e in circa dieci minuti, legge un documento in cui annuncia in un colpo solo:

  • la coalizione che si presenterà alle elezioni (cioè il Partito Unico più satelliti)
  • il rifiuto di svolgere le primarie
  • il nome della candidata a sindaca (la signora, appunto, di indubbia lealtà).

Le spiegazioni vengono ridotte al minimo, comunque si intuisce che la giustificazione è che le primarie sarebbero state divisive e di fronte al Pericolo Nero che Incombe, bisogna restare uniti e zitti.

Ai convenuti viene permesso di fare interventi di cinque minuti a testa, poi si voterà in un’unica votazione su tutte e tre le decisioni insieme.

Segue un dibattito, in cui una decina di persone si esprimono libere e inascoltate, e poi si annuncia il voto.

Vengono distribuiti cartellini gialli ai delegati, e gli attivisti del Partito Unico si piazzano in punti strategici.

“Chi vota contro?”

Si alzano un po’ di bandierine.

Chi vota a favore?”

Si alza una selva di bandierine.

Il bello è che quando qualcuno ha chiesto dopo di avere il testo su cui si era votato, gli è stato risposto che era riservato, ma che poteva eventualmente chiedere un accesso agli atti. Insomma, la decisione è vincolante, ma segreta.

L’amico e vicino di casa Tomaso Montanari ha proposto successivamente un fronte unico, tra l’opposizione di sinistra, Cecilia Del Re e il Movimento Cinque Stelle.

Un fronte molto vario, ma con una prospettiva interessante: a Firenze tanta gente a sinistra non sopporta più il Partito Unico; la Destra conta poco, se non come malumore verso il Partito Unico.

Il fronte unito avrebbe potuto arrivare al ballottaggio; e al ballottaggio, avrebbe potuto prendere tanti voti dal PD, ma anche da chi votava a Destra solo per fare dispetto al PD.

E per un attimo si è potuto sperare in una grande città europea, dove diventasse possibile sperimentare qualcosa di veramente innovativo, e dove trovassero spazio tante realtà di cittadini attivi.

La Sinistra ha fatto fallire il progetto, decidendo di correre da sola e quindi di relegarsi da sola all’opposizione; il Movimento Cinque Stelle pare che abbia deciso di allearsi con il Partito Unico.

Cecilia Del Re a questo punto ha deciso di annunciare la sua candidatura a sindaca proprio nel nostro Giardino, e sul motivo di questa scelta, vi racconto una storia che conoscono in pochi.

C’era una volta Salvatore Leggiero, un gentiluomo di Napoli che si era stancato di vendere pubblicità per un piccolo quotidiano fiorentino, e aveva deciso di cambiare mestiere comprandosi quindici palazzi storici di Firenze.

Oggi il gentiluomo, dopo un breve periodo agli arresti domiciliari, campa a Dubai vendendo palazzi nel Metaverso contro Bitcoin.

Nove anni fa voleva ottenere dal Comune il cambio di destinazione del palazzo che aveva sottratto ai bambini di San Frediano, e trasformare un pezzo di giardino in cui giocavano, in posti auto a 50.000 euro l’uno.

Per cui aveva promesso una piccola somma per costruire una ludoteca in un angolo del giardino. Chiedeva pure che venisse intitolato a lui, e al Comune erano contentissimi di riportare tutto questo come vittoria.

Lo raccontai ai tempi in cui facevamo cortei e proteste e andavamo continuamente in Comune a farci sentire, ma nessuno ci ascoltava: proprio dove il gentiluomo voleva far costruire la sua ludoteca viveva da due secoli un grande, oscuro albero di tasso, taxus baccata, dall’aria malinconica che si allargava tra misteriosi resti di basamenti di statue.

Allora scrissi un testo con una citazione di Jehanne Mehta che colpisce oggi come allora:

“Incappucciata dal silenzio di secoli
nell’oscuro crepuscolo di aghi, inascoltata,
la presenza del tasso,
perle di verde ombroso
intrecciate nel tessuto collinoso della terra,
ha dormito un apparente sonno di familiarità”

Interpellammo infine anche Cecilia Del Re, giovanissima, neoeletta, le facemmo una proposta alternativa, ci ascoltò, agì.

E così ancora oggi il Tasso sta in piedi, tanto che cinque anni fa, seppellimmo lì l’ultima gatta del Giardino.

Non abbiamo invitato noi Cecilia.

La nostra Associazione resta fuori da ogni competizione elettorale, è stata lei a scegliere di ripartire dal nostro Tasso.

O il Tasso a scegliere lei?

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117 risposte a Democrazia fiorentina e un albero antico

  1. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    Per contrasto al tasso, che mi colpisce soprattutto come individuo (non credo esistano filari di tassi come esistono di platani, querce o cipressi), mi viene in mente la definizione di “individuo” che i grigi funzionario di Partito danno nel “Buio a mezzogiorno” di Koestler:

    “una moltitudine di un milione divisa per un milione”

    È rimarchevole come nei tuoi post tu ci parli sempre e solo di individui: la mamma Egiziana cui insegna(va)te l’italiano, l’Albanese che ha segato un alberello per conto dello speculatore, ecc.

    Gli individui che non diventano anonimi milionesimi di moltitudini milionarie sono destinati alla morte, dunque alla sconfitta. Però è anche vero che di individui, come ricorda la Arendt in chiusura del suo “Origini del totalitarismo”, ce ne saranno sempre.

    (Non ho la tua grandissima varietà di conoscenze, quindi compenso poveramente con citazioni giustapposte. Sono gli echi dei tuoi racconti nel mio cervello).

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    P.S. mi viene in mente che forse quel tasso era giovane quando si è cominciato a giocare al calcio fiorentino. Magari, in silenzio, tifa per i Bianchi.

  2. Mauricius Tarvisii scrive:

    Ma la sinistra radicale ha due modalità:
    1) parte della grande ammucchiata a sinistra
    2) isolamento settario

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Mauricius Tarvisii

      “sinistra radicale”

      Non conosco la signora Del Re.

      Ma a quanto ne leggo da Martinez – che evidentemente la stima molto – mi pare che la classificazione usuale di ‘sinistra radicale’ non le si addica.

      La sinistra in Italia da decenni si divide fra:

      -chi sta nel partito che di volta in volta sostiene di avere ereditato l’eredità degli eredi degli eredi… degli eredi del PCI

      -tutti gli altri.

      Questi ultimi vengono complessivamente definiti di ‘sinistra radicale’ un po’ come da noi un tempo si definivano collettivamente Ottentotti gli individui bassi di pelle scura originari del Kalahari. Come quegli individui sono geneticamente più distanti fra loro di quanto non lo sia un Italiano da un Cinese, così la ‘sinistra radicale’ di Lotta Comunista, ad esempio, è stata quanto di più lontano si possa immaginare da Servire il Popolo o dal PSIUP.

      Ma per quanto stiracchiata, la classificazione di ‘sinistra radicale’ perde senso nel momento in cui -estinto il PDIUM- tutti i partiti sono ormai entrati nell’Arco Costituzionale di saragattiana memoria e tutti si riconoscono in una Costituzione materiale che comporta:
      -l’occupazione dello Stato e del parastato da parte dei partiti (i martelliani ‘azionisti della democrazia’)
      -l’abolizione della politica fatta nelle sezioni di partito e nei congressi a favore delle segreterie e dei talk-show
      -l’iterazione frattale, dalle scale più grandi a quelle più piccole, del rapporto Casta-clientele
      -la subordinazione esplicita, anche ideologica, al Capitale transnazionale.

      In questo senso la distinzione tradizionale fra ‘destra’ e ‘sinistra’ è essenzialmente la scelta di un diverso armocromista prima della prossima apparizione in TV. Il tizio che cade da un’impalcatura perché lavora in nero per una cooperativa stretta nei tempi di consegna per un’amministrazione governata dalla ‘destra’ si fa male esattamente allo stesso modo del collega in un’amministrazione di ‘sinistra’. La donna che deve abortire e che si trova liste di attese chilometriche nei consultori pubblici è costretta ad andare dal privato a pagamento sia nelle regioni governate dalla ‘destra’ sia in quelle governate dalla ‘sinistra’. Le attese di trentasei ore per gli anziani con un femore rotto sono le stesse nei pronto Soccorso pubblici di ‘destra’ e di ‘sinistra’. Le impalcature decennali di riparazione degli intonaci cadenti delle scuole pubbliche arrugginiscono cogli anni indipendentemente dal colore politico del ministro in carica.

      E svuotata di senso tale distinzione sfuma anche la categoria. già usurata dall’abuso decennale che se ne è fatto – di ‘sinistra radicale’. Categoria che non ha neanche la discutibile nobiltà di un concreto precedente storico cui rifarsi, come ce l’ha ad esempio il fascismo.

      Chi agisce veramente non contro il sistema, ma letteralmente come se il sistema manco ci fosse (data la sua concreta irrilevanza) sono i Mimmo Lucano, i Tommaso Montanari… e appunto la signora Del Re. E iene concretamente osteggiato / messo da parte / censurato / messo nei guai allo stesso modo.

      Quando tutti sono finalmente antifascisti nessun antidoto contro il fascismo funziona più. E – puntualmente – ritornano di moda la censura, il disprezzo per il diverso, l’astio verso ‘i professoroni’, il vittimismo. il complottismo. Sta tornando di moda pure la guerra. Un Italiano disse che la guerra e’ la sola igiene del mondo. Se sia vero non so; di certo è l’unica che ci ha sbarazzato dal fascismo l’altra volta. Speriamo di non averne ancora bisogno.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Miguel Martinez scrive:

        “Categoria che non ha neanche la discutibile nobiltà di un concreto precedente storico cui rifarsi, come ce l’ha ad esempio il fascismo.”

        A Firenze esiste da sempre un’ampia area di opposizione di sinistra al PD, di cui fanno parte tante realtà diverse, dai giovani dei collettivi delle scuole, a tante ottime menti universitarie, a urbanisti e architetti. Un mondo che sfuma da parte in quello cattolico, dall’altra in quello gruppettaro, in particolare Rifondazione Comunista.

        E lì iniziano i guai, le chiusure, le piccole manovre perché sono più organizzati degli altri.

        Io ho una discreta stima del lavoro fatto in Consiglio Comunale dall’opposizione di Sinistra, cui ci siamo rivolti tante volte: è inimmaginabile infatti chiedere a un consigliere del Partito Unico di fare domande che potrebbero mettere il PD in imbarazzo.

        A volte le due opposizioni – sinistra e destra collaborano 🙂

      • Miguel Martinez scrive:

        Per ADV

        “Ma a quanto ne leggo da Martinez – che evidentemente la stima molto – mi pare che la classificazione usuale di ‘sinistra radicale’ non le si addica. ”

        Tra l’altro è cattolica praticante, senza ostentarlo. Frequenta una parrocchia molto di “frontiera”.

        E’ stata paparazzata con Montanari al bar Gamberini subito dopo l’uscita di messa 🙂

        https://www.firenzetoday.it/politica/elezioni-comunali-2024-firenze/incontro-montanari-del-re-foto-bar.html

      • Miguel Martinez scrive:

        Per ADV

        “In questo senso la distinzione tradizionale fra ‘destra’ e ‘sinistra’ è essenzialmente la scelta di un diverso armocromista prima della prossima apparizione in TV.”

        Concordo sulla scarsa differenza tra le politiche effettive, ma una differenza la vedo nel pubblico a cui si rivolgono.

        Credo che il nucleo della Destra sia costituita da persone non tanto giovani, nel pieno dell’attività, che fanno un lavoro precario. Attenzione che per “precario” non intendo affatto “malpagato” – la caratteristica fondamentale è l’incertezza del domani, e quindi uno stato di ansia, di concentrazione sul proprio personale rischio, sul mutuo da pagare.

        Se capiamo il concetto di “precario” (in senso molto più ampio del solito) è “precario” sia il commesso del Conad che rischia di perdere il posto appena finisce il contratto di “prova”, sia l’albergatore di montagna che ha investito una somma enorme per rinnovare le stanze, e non cade la neve.

        Nessuno dei due fa parte dell’economia che conta davvero – non possiedono banche o grandi imprese; nessuno dei due ha tempo da perdere leggendo libri e teorizzando dei massimi sistemi; segue distrattamente le notizie.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Martinez

          “rivolgono”

          Credo che cominci uno scollamento persino fra i più evasori degli evasori e la destra parlamentare.

          Se il precario (magari col SUV,a precario dentro, nell’animo) vede che i soldi che servirebbero ai parcheggi per il suo SUV vanno a comprare missili dagli USA, si schifa anche lui.

          Conosco parecchie persone di destra che si rifugiano nell’astensionismo, non ci sono solo a sinistra.

          Del resto, se metà dell’elettorato si astiene non saranno mica tutti nostalgici dell’Unita’.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            No, ci sono anche i nostalgici dell’Uomo Qualunque e di Lotta Continua.

            in questo senso l’astensione è una forma di igiene del sistema politico.

            Poi ci sono io ma mi sa che sono giusto una mosca bianca (sono un nostalgico di De Gasperi, che non ho mai conosciuto).

            🙂

  3. Moi scrive:

    E cosa dicono a Firenze di Piero Fassino (!) denunciato per il tentato furto di un profumo al Duty Free di Fiumicino ?!

    “Ho appoggiato la confezione di profumo in tasca prima di andare in cassa”, si è difeso l’eurodeputato, bloccato dalla Polaria per tentato furto.

    —————————

    https://www.youtube.com/watch?v=1_IvQ4t8oJA

    FanPage

    Aveva infilato una boccetta di profumo in tasca al duty free di Fiumicino. Il deputato Pd spiega: “Un gesto frainteso”

    https://www.rainews.it/tgr/piemonte/articoli/2024/04/piero-fassino-denunciato-per-furto-9296d58e-58d0-4b98-9c78-ee496247169c.html

  4. Miguel Martinez scrive:

    Qualche ora fa, Tomaso Montanari ha scritto:

    https://www.associazione11agosto.it/news/non-ci-sara-la-lista-a-giugno/

    Non ci sarà, alle comunali di giugno, una lista ispirata ai valori e alla visione dell’Associazione 11 agosto.

    Siamo nati con un appello a sortirne insieme, e continueremo a lavorare – più di prima, e meglio di prima – per costruire quest’altra politica. Siamo nati con uno sguardo lungo, e la determinazione a un cammino capace di cambiare noi stessi e lo stato delle cose: è quello che faremo, convinti che l’unico modo di credere veramente nel 25 aprile è attuare il progetto della Costituzione.

    Abbiamo lavorato perché questo vento nuovo iniziasse a soffiare fin dall’occasione preziosa delle prossime elezioni: ma alla fine e nonostante tutti i nostri sforzi non potrà essere così. Fin dall’inizio abbiamo detto che il nostro obiettivo era duplice: impedire che anche Firenze, come la maggior parte dei capoluoghi toscani, finisse nelle mani di questa destra di matrice fascista; e liberare Firenze da uno stato delle cose che la riduce a merce e la rende ogni giorno più diseguale e ingiusta.

    Per riuscirci, abbiamo detto, ci voleva non una lista in più nell’arcipelago frazionato della sinistra, ma una coalizione larga. Una coalizione capace di superare la destra, tagliandola fuori e andando al ballottaggio con il Pd: è successo a Campi, non era impossibile. Avevamo un bellissimo progetto, e nomi autorevoli (e mai usciti sulla stampa) per la candidatura a sindaco, e per una squadra di governo da proporre agli altri soggetti della coalizione.

    Per arrivare a farlo c’erano due condizioni: che il Movimento 5 Stelle prendesse atto che anche a Firenze il Pd non presenta alcun elemento di discontinuità rispetto alle politiche adottate dalle giunte Renzi e Nardella e si presenta sempre più come una odiosa macchina di gestione del potere; e che Firenze Città Aperta, Sinistra Progetto Comune, Firenze Democratica e possibilmente altre realtà accettassero di stare insieme, in coalizione.

    Con Firenze Città Aperta si è registrata da subito una totale sintonia, ed anche con Firenze Democratica il dialogo è stato aperto e promettente, pur nelle differenze. Ma altre due forze fondamentali hanno sbarrato la strada alla realizzazione della coalizione.

    Dopo una estenuante attesa, che ha consumato ormai il tempo di ogni possibile scelta diversa, il M5S sta ancora trattando per fare da stampella a un sistema di potere che più lontano dai suoi valori non potrebbe essere. Lo sta decidendo a Roma, con una scelta tatticista e indifferente a valori e democrazia, rovesciando le aspettative della stragrande maggioranza della sua base fiorentina. Una scelta suicida e incomprensibile: la scelta di chi, danneggiando se stesso, distrugge ogni possibilità di vero cambiamento.

    E Sinistra Progetto Comune, dopo aver deciso di lanciare la candidatura di Dmitrij Palagi tre giorni prima della annunciata nascita di 11 agosto, ha sempre dimostrato diffidenza sulla possibile nascita della coalizione; si è rifiutata di firmare con 11 agosto un appello pubblico al Movimento 5 Stelle, ed infine, nel momento decisivo, pur affermando ampia sintonia con il progetto di città proposto da 11 agosto, si è rifiutata di confrontarsi sui programmi punto per punto per decidere se fosse o meno possibile stare in coalizione con Firenze Democratica di Cecilia Del Re, e con gli altri possibili soggetti coinvolti nella coalizione, adducendo che ormai “non vi era più tempo” per cercare una ampia convergenza. Ma il tempo, allora, c’era: ed è forte la delusione per una scelta a priori, miope e frazionista, che finisce col fare solo gli interessi delle tante forze politiche, compreso il Pd fiorentino, che si oppongono al vento del cambiamento e per le quali una opposizione di sinistra frazionata e dunque debole rappresenta la migliore garanzia di conservazione del potere.

    Di fronte a questo scenario – che in ogni modo, per mesi, abbiamo inutilmente cercato di scongiurare – restava la scelta di presentare comunque una lista. Ma sarebbe un grave errore. Un conto è costruire una coalizione capace di escludere la destra dal ballottaggio e poi contendere la città al secondo turno, offrendo un’alternativa forte e credibile al sistema del Pd fiorentino; un altro conto è fare una lista che non unisca, ma addirittura spacchi ulteriormente il mondo della sinistra, finendo così nei fatti per avvantaggiare la destra.

    Se avessimo deciso di correre da soli, niente ci avrebbe più distinto da chi per anni ha contribuito a frazionare la sinistra, a seminare rancore e divisioni tra coloro che invece dovrebbero imparare a correre uniti per un mondo migliore e più giusto, come è successo a Campi, come sta succedendo a Livorno, Empoli e nel Mugello. Avremmo anche noi partecipato all’odioso spettacolo che tanto ci ha nauseati e che allontana le persone dalla politica. Non siamo nati per questo.

    Non sappiamo se Firenze sia per la prima volta davvero contendibile ma sappiamo bene che la candidatura di Eike Schmidt unisce la destra e l’estrema destra, conferendo a quella nera alleanza una patina (finta, ma utile) di credibilità; sappiamo anche che la vittoria di questa destra sarebbe un male ancora più grande del male rappresentato dalla continuità con questo scellerato Pd. Ci chiamiamo 11 agosto perché crediamo fortemente nella pregiudiziale antifascista: e mai vorremmo, neppure indirettamente, riportare forze di matrice fascista alla guida della città. Per questo non saremo presenti sulla scheda ma certamente non saremo fuori da questa campagna elettorale.

    Siamo molto tristi per questo esito. Anche perché l’astensione rischia di essere altissima, ed è davvero difficile decidere cosa votare: ognuno dovrà fare i conti con la propria coscienza, e con la propria nausea.

    Siamo tristi anche perché ci rendiamo conto di deludere le legittime attese di moltissimi. Questo progetto è nato da una spinta diffusa e dal tentativo di riconoscere e valorizzare il forte bisogno di convergenza e partecipazione “per cambiare rotta” che tante e tanti di voi hanno manifestato. Vi ringraziamo per quello che ci state scrivendo, per la grandissima partecipazione ai tavoli di lavoro, per avere sempre riempito fino al colmo le sale delle iniziative dell’associazione; vogliamo dirvi che questo nostro percorso collettivo è appena iniziato!

    E un’altra cosa vogliamo dirvi con forza: gli egoismi che stanno caratterizzando, anche a sinistra, questa tornata elettorale non dovranno più avere spazio in futuro: il passo indietro di oggi vuole essere il presupposto per molti passi in avanti verso un diverso modo di fare politica e buona amministrazione, che sappia unire e non dividere, che sappia costruire e non distruggere. Attraverso il sostegno di quanti fin qui ci hanno appoggiato e vogliono che passi forte e chiaro il desiderio di una politica diversa che metta da parte gli egoismi e le personalizzazioni, valorizzando piuttosto, senza ambiguità e contraddizioni, la voglia di unità e coesione a sostegno del cambiamento.

    L’associazione 11 agosto va avanti, come abbiamo detto fin da gennaio, anzi rilancia il proprio impegno con maggiore vigore ed entusiasmo.

    Ci vedremo presto tutti insieme, per parlare di tutto questo. E per presentare il nostro progetto di Firenze: sul quale misureremo candidature e percorsi: senza sconti per nessuno. È su questo progetto che faremo opposizione, sfidando giorno dopo giorno chi governerà Firenze

    Poi, il 20 maggio ci vedremo al Teatro Florida per ascoltare i Messaggi da Gaza, per una lettura corale che il drammaturgo Hossam al-Madhoun di Theatre for Everybody a Gaza, ormai sfollato a Rafah, invia ai suoi colleghi di tutta Europa.

    E il 28 maggio discuteremo del fatale progetto di autonomia differenziata, intorno al libro di Francesco Pallante.

    Lavoreremo insieme per ricostruire il tessuto sociale e politico di questa città. Ci siamo trovati a fare i conti con chiusure, aridità, e il dominio universale di un pensiero tattico dal fiato cortissimo e dallo sguardo miope. Tutto questo si può cambiare: ma ci vuole lavoro comune, e tempo. Bisogna costruire un pensiero nuovo, un modo nuovo di fare politica, un nuovo modo di abitare insieme lo spazio pubblico.

    Ci aspetta ora il lavoro quotidiano di chi le cose vuole cambiarle davvero: noi ci siamo, e ci saremo. E siamo certi che quanto più forte sarà il sostegno che continueremo a ricevere, tanto più difficile sarà ignorare la nostra determinazione a cambiare lo stato delle cose.

    • Peucezio scrive:

      Non capisco come fa uno ad aver capito tutte le cose fondamentali, ad essere uno strenuo oppositore della mercificazione dell’arte e della città e poi avere questa sterile e sciocca ossessione della destra e del fascismo, come se fosse stato il fascismo a mercificare il mondo e non il liberal-capitalismo, che lo ha sconfitto.

      Dal loro punto di vista il fascismo è un nemico per i compromessi che ha fatto col grande capitale (almeno a livello interno, perché come politica estera proprio non direi) e questo è legittimo: se si ritiene che la soluzione sia la statalizzazione e l’espropriazione del capitale privato, è evidente che il fascismo non è mai andato fino in fondo, anzi, spesso ha aiutato i padroni.

      Ma allora al massimo, nella loro ottica, dovrebbe essere un nemico in subordine, un nemico secondario, di compromesso.
      Invece questi vanno a braccetto con le forze liberalcapitaliste, come il Pd e la sinistra in genere, considerandole un male minore, che si può criticare ma che ha comunque legittimità e agibilità politica, mentre demonizzano ridicolmente il fascismo.

      Io ho la mia spiegazione di ciò, ma voi che ne pensate?

    • Peucezio scrive:

      A parte che considerare fascista la Meloni è come considerare leninista Draghi.

      • Peucezio scrive:

        Anzi, direi che Draghi, se non ideologicamente, almeno antropologicamente sia molto più marxista-leninista di quanto la Meloni sia fascista.

      • Francesco scrive:

        Non sono d’accordo: la Giorgia, quando deve lambiccarsi un’idea dalle meningi, è abbastanza fascistella. Solo che è abbastanza furba da aver capito che le conviene non farlo.

        Draghi leninista? qui forse sono più d’accordo ma lo prendo come un complimento. Un uomo con delle idee, delle speranze e che tenta di realizzarle. A differenza di Lenin, idee giuste.

        • PinoMamet scrive:

          …tipo quali?

          Potrei elencarti alcune idee della Meloni, della Schlein, persino di Conte…
          ma Draghi? cosa cavolo pensa? Pensa qualcosa?

          Ho sempre pensato che quella cosa dei Rettiliani fosse una scemenza, ma cribbio…

    • Peucezio scrive:

      Ho un amico marxista duro e puro.
      È completamente alieno da qualsiasi demonizzazione del fascismo, legge anche autori legati al fascismo, Malaparte e tanti altri.

      È critico verso il fascismo perché non crede dell’efficacia del corporativismo, in quanto negazione della lotta di classe, mentre ritiene che solo nel materialismo dialettico e cioè nella contrapposizione fra gruppi sociali e nel riscatto dei ceti proletari vi possa essere la vera soluzione delle ingiustizie che affliggono il mondo.

      Ma la sua bestia nera è il neoliberismo, è l’imperialismo americano, è la privatizzazione di tutto, sono le multinazionali, ecc.
      Gli fa schifo la Meloni non in quanto postfascista, ma in quanto completamente organica a tale sistema neoliberista e imperialista.

      Se a dominare nel mondo fossero la coerenza e la consequenzialità logiche e pragmatiche, i comunisti sarebbero tutti così.
      Ma a predominare è altro e le idee sono solo un rivestimento, un imbellettamento, un gioco.
      Dietro il sentimento di chi si proclama comunista o di estrema sinistra c’è dell’altro, che ha poco a che fare con i proclami teorici o le grandi costruzioni dottrinali.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Peucezio

        “Ho un amico marxista duro e puro.”

        Anch’io conosco gente così, splendida, ci si ragiona di solito benissimo.

        Ma sono una minoranza veramente piccola.

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ peucezio

        “puro”

        Il tuo amico fa benissimo.

        E fa benissimo perché il fascismo, lungo dal negarlo, rafforza il principio della proprietà privata dei mezzi di produzione.

        A differenza del liberismo classico, per cui lo Stato deve garantire la libertà del mercato, e del neoliberismo, per cui lo Stato è subordinato al mercato (fino ad es. a privatizzare le galere) il fascismo erge lo Stato a supremo “regolatore” dei conflitti di classe, cioè in pratica gli dega l’annegamento di tale conflitto nelle corporazioni e nella repressione.

        Sia il liberalismo, sia il fascismo sia il neoliberismo sono forme concrete dell’ideologia capitalistica. Solo che oggi la forma concreta dell’ideologia del capitalismo è il neoliberismo: il fascismo e’ oggi un ripiego.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Miguel Martinez scrive:

          Per ADV

          “E fa benissimo perché il fascismo, lungo dal negarlo, rafforza il principio della proprietà privata dei mezzi di produzione. ”

          Apprezzo di ADV il fatto che definisce ciò a cui è contrario.

          Senza una definizione di “fascismo”, antifascismo può significare qualunque cosa.

          Lo Stato che vieta la lotta di classe, in nome del “superiore interesse nazionale” (cioè della produttività) è una bella definizione di un aspetto importante del fascismo realmente esistito.

          Non esaurisce certamente tutto, ma ci dà qualcosa a cui essere “favorevoli o contrari”, e ci permette di trovare dei paralleli contemporanei.

          • Moi scrive:

            Per le generazioni nate nel XXI Secolo, invece, “Fascista” è la somma (!) aggravante di “maschio bianco etero cis binario .

            🙂

        • Andrea Di Vita scrive:

          dega=delega

        • Francesco scrive:

          >>> il fascismo, lungo dal negarlo, rafforza il principio della proprietà privata dei mezzi di produzione.

          Falso, perchè teorizza il diritto/dovere dello Stato di sottomettere sistematicamente la libertà economica ai progetti politici del Partito/Dittatore. E quindi nei fatti nega la prima, non a vantaggio dei lavoratori (tesi fallace del comunismo ma dotata di fascino) ma delle idee del bruto di turno che occupa la stanza dei bottoni.

          Viva la Costituzione!

          😀

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ francesco

            “bottoni”

            Vero, invece, perché anche se formalmente subordina la libertà dell'(im)prenditore a quella dello Stato il fascismo teorizza e pratica la collaborazione fra i due, mettendolo in quel posto ai lavoratori. Non a caso il fascismo nasce ‘spezzando le reni’ agli scioperi, combatte attivamente ogni minima forma di marxismo ed è attivamente appoggiato dal padronato.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            Andrea Di Vita

  5. Fuzzy scrive:

    https://youtu.be/1zCjUXYT9po?feature=shared
    Giulia Innocenzi
    Provocatrice di professione
    🤓👍
    Sono fuori tema?
    Un po’.
    No, non ce la posso fare.
    Salu2
    Come dice Turiel

  6. Moi scrive:

    @ ROBERTO / HABS / TUTTI-e-* …

    Stranamente non ne abbiamo mai parlato … com’è possibile che esista una regione del Belgio chiamata “Lussemburgo” … più estesa del Gran Ducato di Lussemburgo stesso ?!

    • Roberto scrive:

      Beh fino al 1830 il Lussemburgo era unito come proprietà personale di Guglielmo I di orange Nassau. Poi una parte, quella francofona + arlon è diventata belga e l’altra, quella germanofona, è diventata indipendente.

      Un giorno conquisteremo il Belgio, e libereremo i fratelli lussemburghesi dall’’odioso giogo del re dei belgi, nel frattempo per maggiori dettagli chiedere a habsb 😁

      • Moi scrive:

        OK, volevo ringraziarti in Lussemburghese ma i dizionari on line che lo contemplano … cicciano fuori 🙂 il Francese “Merci !” …

        • Moi scrive:

          Ovviamente chi è di Madrelingua non lo ammetterà mai, ma … linguisticamente mi pare che sia una sorta di cosiddetta “Interlingua Naturale” fra Tedesco e Olandese / Nederlandese .

        • roberto scrive:

          moi,

          confermo che si dice “merci”!
          se vuoi essere più lussemburghese puoi dire “villmools merci”

          il lussemburghese è chiaramente un dialetto franco-mosellano, praticamente identico al tedesco che si parla a treviri, con l’aggiunta di molte parole francesi. credo che ci sia una certa continuità fino al sud dell’olanda e anche ad un orecchio non educato ci sono delle cose che sembrano molto olandesi (esempio: in olandese quando hai l+k leggi una schwa tra le due consonanti, melk, latte si pronuncia “melek”, la seconda e è una schwa…in lussemburghese latte si scrive mëllech e la seconda è è identica a quella olandese)

          avendo un passaporto è diventata una lingua 🙂

  7. PinoMamet scrive:

    Rispondo a Peucezio qua sotto su “dissolutori” e stalinisti.

    Tu, definendo Draghi “stalinista”, intendi dire (copio incollo) “utopista dissolutore amante della distruzione per la distruzione”.

    Ora, il marxinismo-leninismo, anche nella versione di Stalin, era sicuramente utopista.
    Voleva creare una società nuova e anche un uomo, in qualche modo, antropologicamente nuovo.

    Era dissolutore? Solo nella misura strettamente necessaria a distruggere l’antico sistema socio-economico per erigerne uno nuovo.

    Se vuoi costruire una società non puoi essere dissolutore.

    Amava la distruzione per la distruzione? Tutt’altro: credeva nella necessità di costruire qualcosa di nuovo, percepito come migliore; era spinto da una forte spinta creatrice, non dissolutrice.

    Prendiamo invece il capitalismo, nella sua versione pura, quello statunitense.

    È utopista? Per niente, semmai è iper-realista e cinico: è convinto che l’uomo sarà sempre lo stesso, e mosso dagli stessi impulsi, sostanzialmente “darwiniani”
    (non a caso sono di matrice USA tutte quelle stronzate para-antropologiche di alpha e beta, copiate da studi mal digeriti di etologia, a loro volta pure sbagliati come i famosi lupi…)

    è dissolutore? mah, direi che il capitalismo è disinteressato all’argomento. Un effetto collaterale del capitalismo, cioè di considerare tutto come merce, è il progressivo annacquamento, in qualche caso sin quasi alla scomparsa, delle culture locali.
    Ma mica nessuno lo vuole.
    Il capitalismo è pragmatico: se il capitalista pensa di guadagnare proteggendo la cultura locale, lo farà.
    Se è la volta dei diritti dei gay, proteggerà quelli.
    Ma non ha niente del gusto di distruggere per distruggere.

    Se necessario a vendere merci, il capitalismo/capitalista può persino appoggiare politiche sociali.

    Infine, prendiamo Draghi. Lo considero un personaggio sfuggente: lontano dalla politica italiana, sembra perfettamente inserito in logiche internazionali, non necessariamente utili all’Italia.
    Sicuramente più capitalista che “stalinista”: non saprei trovare qualcosa di stalinista voluto da Draghi, tranne tenersi Speranza come ministro…

    • tomar scrive:

      Pino Mamet
      su “dissolutori” e stalinisti

      Analisi che non fa un plissé.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per PinoMamet

      “Rispondo a Peucezio qua sotto su “dissolutori” e stalinisti.”

      Concordo nella sostanza.

      Resta però il fatto che di solito la cosa che si vuole costruire sia più sfuggente del nemico da combattere.

      E’ difficile ad esempio definire in modo chiaro una “società in cui gli esseri umani sono liberi di amarsi come preferiscono”; più facile raccontare la storia brutta di un marito che picchia la moglie, e chiedere che lo si metta in galera.

      Ovviamente lo stesso vale per tutti: anche quello di destra che sogna una “patria forte e libera” trova più facile al dunque fissarsi con lo spacciatore marocchino.

      Se poi NON condividiamo il sogno positivo dell’altro, diventa facile vedere nell’altro solo questa parte negativa: quello di Sinistra fa quello che fa perché “odia la famiglia”, quello di Destra perché “odia gli stranieri”.

      • Peucezio scrive:

        Sì, sono d’accordo.
        Sicuramente perfino in Lenin c’era anche un intento costruttivo.
        E in moltissimi comunisti degli anni ’50-’60.

        Ma in Draghi?

        Io credo esista anche il demoniaco, la distruttività pura, il principio d’odio di cui parla Empedocle e che Freud chiamerà istinto di morte, cioè la tendenza della materia a disgregarsi (come, d’altra parte, ad aggregarsi), il male per il male.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Peucezio

          “Io credo esista anche il demoniaco, la distruttività pura”

          Non lo so: sicuramente esiste lo spirito di sopraffazione, il piacere che si prova a vincere una corsa che magari diventa il piacere che si prova ad annientare un nemico.

          Esiste la voglia di noi mortali di lasciare un segno nel mondo: pensa se fossi il piccolo Adolf senza arte né parte, pittore di acquerelli, anno 1914, e sapessi che 110 anni dopo il tuo nome sarebbe usato per legittimare ogni scelta politica della specie umana e saresti l’uomo più noto di tutta la storia umana.

          Esiste la voglia di costruire, a volte con montagne di teschi.

          Ma è difficile attribuire qualcosa alle persone che conosciamo solo attraverso lo specchio deformante dei media: chi avrebbe mai immaginato che Piero Fassino, cui magari abbiamo attribuito immense malefatte, fosse un compulsivo ladro di boccette di profumo?

          • Peucezio scrive:

            Certo, io non mi riferisco alla persona di Draghi, ma alla sua politica.

            Però secondo me la cartina al tornasole è semplice: dipende dal rapporto fra danno e beneficio.
            Se io uccido una persona per divertimento, è evidente che sono distruttivo, perché il danno che faccio è incommensurabilmente maggiore del beneficio che ne ricavo.

            E in generale nella storia si distrugge più per sfogare la propria aggressività che per perseguire razionalmente dei vantaggi.
            Non credo alla guerra come scelta razionale e cinica: c’è anche questo, ma l’istinto primo ispiratore è appunto un istinto.

            • PinoMamet scrive:

              “E in generale nella storia si distrugge più per sfogare la propria aggressività che per perseguire razionalmente dei vantaggi.”

              mah, mi sembra la negazione della tradizionale massima di von Clausewitz…

              mi pare che se parliamo di singoli omicidi, tu possa aver ragione: probabilmente sono più numerosi quelli motivati da un impulso momentaneo e irrazionale rispetto ai delitti studiati a tavolino per un preciso movente, magari economico.

              Ma se parliamo di guerre, direi che la norma sia partire da un calcolo di costi e benefici (che spesso sia tragicamente sbagliato è un altro discorso…)

              • Peucezio scrive:

                La guerra per conto mio è la psicopatia collettiva (non necessariamente di un intero popolo, ma quantomeno di chi lo dirige), il versante sistematico e su larga scala del pazzo criminale irrazionale.

              • PinoMamet scrive:

                Non saprei.
                Sino alla seconda guerra mondiale, che credo abbia agito profondamente sulla psiche di mio padre bambino rendendolo un pacifista autentico, cioè non ideologico, e dandogli un per me inspiegabile orrore delle armi;

                sino ad allora, la mia famiglia (paterna) era piuttosto bellicosa, ai confini della legge o oltre, in tempo di pace, e con le armi in pugno e assai convinti, in tempo di guerra
                (ho qua di fianco le medaglie di mio prozio ardito, mentre scrivo…)

                psicopatia?
                Mah, direi un sistema di valori lontanissimo da quello degli italiani attuali, ma più o meno identico a quello di tutti gli altri europei dell’epoca.

                E i governi agivano di conseguenza.
                Un governo italiano attuale che rivendicasse Istria e Dalmazia si farebbe ridere dietro;
                all’epoca, era inconcepibile non farlo.

                Quindi sì, si trattava di scelte forse irrazionali…
                ma non più irrazionali di tante scelte che si fanno adesso
                (la gestione Speranza del virus… no, non ne voglio più parlare)

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                sì, sono d’accordo.

                La psicopatia l’ho presa come esempio estremo, in effetti il discorso va precisato, se no sembra che una volta i popoli fossero tutti composti di psicopatici.

                Direi semmai che il serial killer è l’espressione estrema, patologica oltre misura, della carica di violenza che pervade la società e la storia.
                E che si esprime anche nella furia repressiva di uno Speranza, che più che psicopatico è un fobico ossessivo-compulsivo, sicuramente comunque un uomo profondamente disturbato.
                La cui nevrosi è entrata in risonanza con quella endemica nell’italiano d’oggi, mediamente molto più fobico di quello di ieri, che semmai eccedeva invece in temerarietà.

                Stringi stringi sono (siamo, in quanto esseri umani, chi più chi meno) tutti vittime dei loro istinti più o meno deviati.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Peucezio

              “E in generale nella storia si distrugge più per sfogare la propria aggressività che per perseguire razionalmente dei vantaggi.”

              Però è necessario distinguere. A un estremo abbiamo il bullo della scuola media, all’altro il plurilaureato che viene chiamato dal consiglio di amministrazione della fabbrica d’armi per suggerire il modo piu efficace di difendere la Nostra Sicurezza dai Bulli.

              Il bullo esiste, sfoga la propria aggressività e nove volte su dieci, finisce male.

              Il Consiglio di Amministrazione (o il Comando Generale dell’Esercito, o il Comitato di Emergenza dei Ministri) risponde a logiche di tipo molto diverso.

              • Peucezio scrive:

                Ma che differenza c’è?

                Ognuno agisce al suo livello coi suoi mezzi?

                Perché un bullo dal colletto bianco è meno bullo o è una cosa diversa?

                Le dinamiche sono identiche, cambia la scala e il livello di organizzazione.

                Secondo me – magari è un mio equivoco – romanticizzi un po’ il bullo di periferia ritenendolo un puro, sia pure vittima o maldestro.
                Invece fanno schifo entrambi allo stesso modo, anche se l’entità degli effetti è diversa.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Ma che differenza c’è?”

                Credo che tu compia un errore di antropomorfizzazione: dal momento che usiamo terminologia che indica il comportamento umano per indicare l’agire delle organizzazioni, allora attribuisci caratteristiche umane alle organizzazioni.
                Un’organizzazione per definizione non può comportarsi come un essere umano: è infinitamente più semplice.

              • Francesco scrive:

                x MT

                sei sicuro? non è che rispetto a un essere umano le motivazioni “subconsce” sono solo molto più nascoste?

                dopo tutto, una organizzazione non fa nulla, ogni cosa è fatta dei singoli esseri umani che la compongono.

                chiedo, io di mio sono un pò misantropo e un pò timido e molto poco sociale …

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Ma tutto sta proprio nelle virgolette di quel “subconscio”: non si tratta del subconscio della mente umana, ma ad automatismi relativi a come funziona l’organizzazione in quanto tale. E in genere sono molto più facili da capire rispetto al comportamento umano (anzi, il più delle volte bisogna essere particolarmente stupidi per non capire il motivo per cui l’organizzazione si comporta come si comporta… e infatti si è responsabili delle risorse umane 😉 ).

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                mah…
                l’organizzazione è una cosa diversa dai suoi membri, d’accordo.
                Ma è pur sempre costituita dai suoi membri, non è una cosa calata dal cielo.

                Una società di gente mitissima non creerà un’organizzazione militare aggressiva e guerrafondaia, infatti l’Italia non è una potenza militare, gli Stati Uniti sì.

                Ma questo vale anche nell’organizzazione della società, la sanità, l’economia…

                Non è uguale avere sistemi economici e sociali ipercompetitivi o invece più solidali.

      • Peucezio scrive:

        Ecco, non credo che esista il male assoluto, cioè il male come entità metafisica irriducibile e che non trovi poi una composizione in una sintesi positiva, questo no.
        Cioè, come col maiale, alla fine credo non si butti via nulla.

        Ma bisogna satera attenti, quest’integrazione, questa sintesi non è data, è una costruzione che passa attraverso il senso radicale del male, della rovina, come passaggio da affrontare e superare, altrimenti diventa un gioco, una barzelletta e non lo è: esiste anche la dimensione del tragico nella vita. E anche del male, della dissoluzione, della morte.
        Ma non dice l’ultima parola: io sono un ottimista.

      • PinoMamet scrive:

        Beh, che esiste il diabolico che miri alla dissoluzione mi sembra appunto materia di fede, indimostrabile.

        ma facciamo invece degli esempi concreti.

        Nell’umanità nuova del socialismo reale, uomini e donne sono uguali: o, da un altro punto di vista, al sistema socialista serviva che uomini e donne facessero le stesse cose.

        E quindi “dissolve” i ruoli tradizionali di maschio e femmina, e schiera donne negli eserciti, nei laboratori e cattedre di scienze, nello spazio! prima del sistema capitalista.

        Però vuole anche costruire una società, e quindi servono famiglie che procreino, e il socialismo adotta una morale sessuale piuttosto severa e reazionaria.

        Al capitalismo dei ruoli di maschio e femmina non importa nulla: gli vanno benissimo i ruoli stereotipati dell’America anni Cinquanta, gonne a ruota per le Pink Ladies e giubbotti di pelle per i loro boyfriend bulletti, finchè vanno di moda.
        però vuole anche vendere i film porno e i cazzi di gomma, perciò preferisce una morale sessuale elastica e tollerante.

        Quando si accorge che gli omosessuali maschi e femmine sono un pubblico notevole, si inventa la categoria dei gays (come negli Cinquanta aveva inventato i teen agers: l’età esisteva da sempre, la categoria no) per vendere anche a loro.

        Non “vuole” dissolvere niente: vuole solo vendere.

        Draghi?
        Ma, per me non è nè dissolutore né creatore: vuole solo amministrare.

        • Peucezio scrive:

          Questa è l’interpretazione funzionalista, che è anche, mutatis mutandis, quella di Miguel.

          Ma non mi convince.
          Se così fosse il mondo sarebbe un posto perfetto, felice, perché tutto ciò che si fa si fa in nome del vantaggio.

          Invece secondo me si fanno un sacco di cagate, per questo il mondo è una merda e noi viviamo in un’isola apparentemente felice, non sappiamo ancora per quanto e sempre meno, su un pianeta di miseria, degrado, ingiustizie, guerre, violenza, brutalità, sopraffazione.

        • Peucezio scrive:

          Non fraintendermi, ritengo sia fondato quello che dici.
          Il problema è che il socialismo, oltre alle cose che dici, è significato la morte per fame indotta di milioni di contadini innocenti.
          Il liberalcapitalismo ha significato il genocidio degli indiani.
          Il nazionalsocialismo di milioni di ebrei, più zingari e altri.

          Dov’è il vantaggio in tutto ciò?
          A me paiono immani tragedie figlie della follia umana.

        • PinoMamet scrive:

          ma infatti esistono i calcoli sbagliati.

          Esistono modi diversi di intendere cosa sia un vantaggio per la società;
          esistono persone (molte) che a loro volta mettono il vantaggio personale (potere, guadagno…) al di sopra degli ideali che pur dicono di professare;

          esistono ideali diversi, tutti ugualmente motivati razionalmente, in lotta tra loro;

          esiste il caso, l’imprevedibilità, il clinamen…

          • Peucezio scrive:

            Ma perché razionalmente?

            La maggior parte delle persone NON è razionale.

            È agita e guidata da mille impulsi irrazionali.
            Ma non solo. C’è chi è capace di mettere in campo grandi capacità razionali per scopi che noi considereremmo nel complesso non ottimali e non vantaggiosi per nessuno.
            Ma anche questi sono una minoranza: la maggior parte della gente è irrazionale anche cognitivamente: letteralmente non sa quello che cazzo fa.

            Quindi il mondo in cui viviamo è un gran casino, in cui ci sono persone malvage, perché obbediscono a un principio di caos, di dissoluzione (il diabolico), teste di cazzo totali, che anche laddove avessero buone intenzioni, non sono capaci di agire in modo da realizzarle, e poi per fortuna tutto un altro versante, fatto di intelligenza, gratuità, senso più collaborativo e progettuale, meno avido e miope.

            Ma guai a pensare che il mondo funzioni secondo la linea di queste ultime: sarebbe un paradiso!
            Funziona grazie alla continua interazione, a volte anche nella stessa persona, dell’una e dell’altra cosa.
            E l’Occidente contemporaneo, essendo una realtà che si trova nella fase declinante della sua parabola storica, vede una prevalenza dei distruttori sui costruttori, perché c’è un abbrutimento generale, che è quello che fa sì che i maître à penser siano i Saviano e le Murgia e non più i Pasolini.
            Una classe dirigente di decerebrati, stupidi e di solito anche in cattiva fede (una combinazione micidiale) cosa può produrre?

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              “siano i Saviano e le Murgia e non più i Pasolini”

              Io credo che Saviano e la Murgia siano più costruttivi di Pasolini. Questo, come al solito, non ci dice nulla sui loro meriti artistici o intellettuali, ma ci dice l’intenzione delle persone: Pasolini voleva distruggere il suo mondo, la Murgia voleva costruire un mondo. Che faceva cagare, sia chiaro, ma una sua idea di mondo ce l’aveva.

              • Peucezio scrive:

                Beh, però un’umanità di gente lucida e reattiva che vuole distruggere un mondo ingiusto, può produrne uno sensato.
                Un’umanità di decerebrati che ha una sua idea di mondo, può anche produrlo, ma è un mondo talmente insensato, che è distruttivo.

                Il punto non è solo distruggere o costruire, ma cosa distruggi e costruisci.
                Se distruggi un campo di concentramento per costruire un ospedale, nel complesso sei costruttivo, non distruttivo.

    • Peucezio scrive:

      Pino,
      “Ma non ha niente del gusto di distruggere per distruggere.”

      Non sono molto d’accordo.
      Purtroppo non ricordo nulla, per cui non posso darti riferimenti, ma ricordo che Obama, prima di essere eletto, parlò di certe realtà sociali della sua infanzia, in Indonesia se non sbaglio, basate su equilibri comunitari delicati (raccontava di questi negozi di spezie o di colori, non ricordo) e non so chi, ma comunque un personaggio americano di rilievo, diceva che nessun presidente americano aveva mai difeso realtà comunitarie, organiche e che quindi Obama era pericoloso.

      Cioè questo non è che diceva: “io voglio vendere i miei prodotti in quel potenziale mercato e se questo comporta la dissoluzione di realtà comunitarie e forme di microcommercio locale me ne fotto”, no, diceva “difendere quei comunitarismi è pericoloso e un futuro presidente USA non deve farlo”.

      Nell’uomo la spinta distruttiva è fortissima, così come in tutta la natura, che è una continua alternanza e intreccio di creazione e distruzione, di struttura e disordine.
      Mi dirai: è fisiologico, è lo yin e ynag, in fondo è sano.
      Diciamo che se gli indiani o gli armeni o chiunque viene ucciso o vede trucidare figli, mogli, fratelli non è dello stesso parere.
      Non siamo chiamati a constatare come nel mondo esistano il bene e il male, che mi pare un’ovvietà, ma a cercare nei limiti del possibile di perseguire il primo, quantomeno per noi stessi, se non ce la sentiamo di sbatterci per gli altri (è umanissimo: è già difficile per ognuno stare a galla), guardandoci quindi da tutto ciò che è distruttivo.
      Non solo nella quotidianità delle nostre vite personali, ma nella realtà sociale, politica, ecc., che impatta anche su di noi.

      Per cui secondo me è un equivoco pensare che la Meloni persegua in modo sbagliato qualche scopo nobile volendo aiutare l’Ucraina a discapito degli interessi italiani. La Meloni semplicemente è una merda e come tale agisce.

      • PinoMamet scrive:

        Beh, al di là di questa singola affermazione su Obama, della quale non sapevo niente, mi capita spessissimo di sentire dichiarazioni di politici o giornalisti statunitensi e restarne sbalordito;

        non per il contenuto, ma per il modo in cui vengono espresse;

        soprattutto, direi, per il sottotesto di idee condivise che paiono presupporre, che a volte mi sembrano praticamente opposte a quelle europee

        (ho in mente un tale Bill Maher, di cui ignoravo felicemente l’esistenza, che alcuni canali ebraici mi stanno proponendo ossessivamente per i suoi interventi appassionati in difesa manco di Israele, ma proprio del governo Netanyahu, senza se e senza ma; ovviamente non è neanche ebreo…
        ma questo è un altro discorso).

        Ma aldilà di questo, io non credo che alla Meloni interessi granché dell’Ucraina;

        ma le interessa sicuramente mostrarsi allineata il più possibile alla politica internazionale euro-americana, perché sa di essere a capo di un governo molto attaccabile su diversi fronti, alcuni dei quali molto importanti oggi (storia del partito, diritti sociali, ecologia…)
        Perciò, quando può mostrarsi “allineata e coperta”, lo fa.

        Non è che voglia spedire armi in Ucraina per salvare il mondo, insomma;
        ma neanche perché lo vuole distruggere…

        • PinoMamet scrive:

          Correggo: ho controllato e pare che Maher sia in effetti ebreo anche se “non lo sapeva” fino alla sua adolescenza, o qualcosa del genere.

          Comunque ha la faccia da pirla, qualunque sia la religione alla quale (non) aderisce.

          • PinoMamet scrive:

            Cresciuto come cattolico, quindi naturalmente si sente libero di dire peste e corna dei cattolici, tanto sono gli unici che non reagiscono, né con cause

            (neanche quando hanno ragione: di recente è saltato fuori che i millemila bambini nativi canadesi ammazzati dalle suore cattivissime era tutto una balla…)

            nè con bombe all’islamica.

            Come il nostro Moi insegna.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Maher lo ricordavo per un suo film/documentario, Religiolus (“il film che la Chiesa non ti vuole far vedere” o una cosa del genere) dove, essenzialmente:
            – l’autore, che diceva di essere cresciuto cattolico, ma mai troppo convinto (diceva che quando era piccolo per lui Dio non era una realtà, contrariamente a Superman – qualunque cosa voglia dire), credeva di dare scacco matto alla religione
            – in realtà se lo guardavi sembrava un’involontaria pubblicità del cattolicesimo contro gli evangelici
            – l’unica religione contro cui non se la prendeva era l’ebraismo, con l’eccezione di certi rabbini antisionisti

        • Peucezio scrive:

          Pino,
          sì, sono d’accordo con quello che dici sulla Meloni.
          Ma le due cose non si contraddicono. Se io mi sottometto al capo è per partecipare della violenza che lui esprime, come nella logica del branco.

          Invece sono curioso di sapere qualcosa sul merito (o sullo stile) di queste idee condivise degli americani e di questo signore ebreo, così diverse dalle nostre.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “Ma le due cose non si contraddicono. Se io mi sottometto al capo è per partecipare della violenza che lui esprime, come nella logica del branco.”

            Stai toccando temi molto profondi, dove brancolo un po’ nel buio…

            Una buona cosa, perché vuol dire che puoi cogliere luci inaspettate, che ti fanno anche cambiare idea.

            Certamente, ti devi adeguare; ma ti adegui perché conviene.

            Oggi ho elegantemente rifiutato una candidatura alle prossime elezioni, perché non vorrei trovarmi nella situazione in cui io magari voto contro le sanzioni alla Russia, e quindi tolgono dei fondi al nostro giardino.

            Chi si candida e viene eletto, si troverà inevitabilmente in situazioni simili.

            • Peucezio scrive:

              Vedi?
              Tu ti sei rifiutato di fare compromessi inaccettabili.
              Il risultato è che avrai meno potere (secondo me fittizio).
              Ma se fossero non dico tutti, ma la maggioranza, come te, avrebbero un vero potere di condizionamento.

              Non è casuale che una persona totalmente aliena dalla logica del potere quale tu sei rifiuti a priori la possibilità di un incarico politico.

              Non sto dicendo che bisogni fare così e che sia l’unica soluzione. Ma è sintomatico.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per peucezio

        ” diceva che nessun presidente americano aveva mai difeso realtà comunitarie, organiche e che quindi Obama era pericoloso.”

        bell’esempio, che ovviamente da “oltrarnino” sento vicino.

        Il problema in questo caso è entrare nella psiche di una cultura aliena: quando un musulmano si infuria perché qualcuno ha passato una fetta di prosciutto su una copia del Corano, capiamo la sua rabbia distruttiva, ma non l’amore positivo che lo ispira. Ma che c’è.

        In questo caso, abbiamo un esempio estremo di una certa cultura aliena statunitense, che dà alla “libertà dei capitali” un valore assoluto, e radicalmente positivo. “Sopra di me nessun re, nelle mie mani il fucile e i soldi, che investo come e dove dico io, e il mondo lo plasmo come voglio!” Che a me non mi esalta certo, ma a lui sì.

        Poi è chiaro che il politico che ha buttato lì la battuta, voleva solo togliere voti a Obama e prenderli per sé; ma ha fatto appello a un immaginario statunitense che esiste davvero.

        • Peucezio scrive:

          Non so se fosse un politico.

          Ma, Miguel, come interpreti il sadismo? Il puro piacere di fare del male agli altri, di infliggere sofferenza, magari di uccidere?

          Pensa allo psicopatico che hai conosciuto da giovane, che qui non nominiamo. Che cosa c’è di costruttivo, di nobile, sia pure in una sua interpretazione personalissima, in un soggetto simile?
          In nome di quale idealità, fosse anche distorta, uno uccide in modo efferato delle ragazze?

          Ecco, quelli come lui secondo me sono il distillato puro ed estremo di un male endemico alla società, all’uomo stesso, diversamente distribuito secondo gli individui, le società, i modelli culturali, ecc.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “Pensa allo psicopatico che hai conosciuto da giovane, che qui non nominiamo”

            Domanda molto interessante.

            Sono incerto… da una parte lo classifico con il bullo della scuola media, che sicuramente finirà male (e infatti l’innominato è finito male).

            Dall’altra, mi chiedo se questo voler imporsi sugli altri, sia la stessa cosa (in altre forme ben più pericolose) dell’imprenditore che “vuol fare carriera”.

            Ma anche quanto si distingua dal fatto che anch’io vorrei realizzare piccole cose, e magari vorrei strappare un vecchio convento a un ‘ndranghettista, e darlo al quartiere?

            Si tratta sempre di affermazione di se stessi?

        • Peucezio scrive:

          Intendiamoci,
          la mia non è una condanna morale radicale e senza appello di soggetti simili: anche Jack lo Squartatore sarà stato dominato dai suoi impulsi, più forti di lui.
          Ma erano impulsi distruttivi, non costruttivi. Nemmeno costruttivi attraverso la distruzione. Ma puramente distruttivi.

          Il cancro cosa crea? È pura destrutturazione. Si diffonde, organi e tessuti si rovinano, si distruggono e l’organismo, se va male, muore. E restano grumi di cellule malate, guaste, non più funzionanti né vive.

        • Peucezio scrive:

          Io credo banalmente che sia una questione, per così dire, di “inerzia”. Cioè non tutto è teleologico, legato a una volizione, a una progettualità, ma ci sono cose che semplicemente esistono.
          Il caos è questo, è mancanza di struttura organizzata e teleologicamente orientata.

          La vita, nella sua complessità, fino all’uomo e alla civiltà, è struttura complessa e orientata a vivere, prosperare, perpetuarsi.
          Ma è anche materia, quindi soggetta a leggi di inerzia, decadenza, destrutturazione.

          Quindi anche negli esseri umani, nelle società, ecc., oltre agli slanci più nobili e puri esiste la compromissione con la densità della materia come ob-iectum, come ostacolo buttato contro.
          E quindi la volizione e la progettualità sono anche assoggettate, in parte, a scopi che non sono tali, che sono il mero manifestarsi di una tendenza al caos immanente al mondo. Si tratta cioè di volizioni e progettualità devianti, non autentiche, non orientate, ma di psuedoprogettualità.
          Come la coazione ossessiva a ripetere. Perché alcuni nevrotici hanno una serie di rituali completamente inutili che impattano negativamente sulla loro vita?
          Perché è come una macchina guasta, che funziona cioè in parte, ma in modo disfunzionale (non completamente inerte, altrimenti non parliamo della patologia, ma della morte, che ne è l’esito estremo).

          Mi sono sempre chiesto, Miguel, il motivo del tuo scarso interesse per la malattia mentale. Per la nevrosi, la psicosi e per le discipline che, sia pure con molti limiti, le studiano.

          Io credo che per capire il mondo bisogna capire che l’uomo è un miscuglio di lucidità e di follia, di salute e nevrosi, più o meno diversamente dosate secondo le persone e i gruppi.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            “scarso interesse per la malattia mentale”

            Non so quanto sia utile usare la patologia per discutere la fisiologia. Dove fisiologia indica meramente la statistica.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Mauricius Tarvisii

              “Dove fisiologia indica meramente la statistica.”

              No.

              Non si può distinguere la fisiologia dalla patologia solamente in base alla statistica. Le conseguenze, se lo si facesse, sarebbero terrificanti. Il risultato di una statistica non può mai sostituire la conoscenza – per parziale che sia – che deriva dal solito ciclo del metodo scientifico: ipotesi-modello-previsione-falsificazione dell’ipotesi. La statistica funziona solo da filtro dei dati, non dice nulla sul quello che i dati significano. Il significato ai dati glielo diamo noi coi nostri modelli. Per separare ciò che è ‘fisiologico’ da ciò che è ‘patologico’ devi sapere già cosa vuol dire ‘fisiologico’ SENZA usare la statistica.

              L’errore di metodo nell’identificare un comportamento ‘fisiologico’, ‘normale’ con l’aiuto della sola statistica non incombe solo sulla medicina, ma può avere conseguenze devastanti anche in altri campi.

              Prima però voglio parlare di quello che ho visto di recente: una splendida conferenza sugli orrori prodotti dall’applicazione della statistica al concetto di normalità in campo medico – nella fattispecie, alla genetica.

              https://youtu.be/Gddkc5Snq3I?si=MkW017kqCmEhJdQJ

              Vi si spiega chiaramente che la famigerata ossessione di Mengele per i gemelli dagli occhi azzurri non era il frutto di chissà quale perversione.

              Era la logica prosecuzione di una linea di ricerca avviata sin dai tempi di Sir Francis Galton, Karl Pearson e Ronald Fisher.

              Il primo inventò la biometria, la dattiloscopia e il concetto di anticiclone; il secondo trovò un’impressionante serie di risultati nella statistica ed influenzò il giovane Einstein, ed è superato in fama forse solo dal terzo, il cui nome risuona nelle facoltà di matematica e biologia del mondo quando si parla di ‘ipotesi nulla’ e di ‘informazione di Fisher’.

              Dei tre, Galton proclamava l’ereditarietà della ‘feeblemindedness’ e la necessità di limitare la riproduzione degli individui ‘inferiori’. Il secondo ammirava esplicitamente il programma di ‘igiene razziale’ di Hitler. Il terzo sponsorizzò dopo la WW2 la carriera accademica del suo amico e collega von Verschuer, un brillante allievo del quale era appunto Mengele. (Nei suoi ultimi anni, inoltre, Fisher sostenne attivamente – e praticamente gratis – gli sforzi dell’industria del tabacco per mettere in dubbio la cancerogenicità del fumo di sigaretta. Statistiche alla mano – e lì nessuno poteva bagnargli il naso – Fisher affermava che i dati mostravano che non era il fumo a generare il cancro, ma il cancro – sviluppatosi per conto suo in individui geneticamente inferiori – che spingeva i malati a fumare per alleviarne i primi fastidiosi sintomi).

              La faccenda degli occhi azzurri è presto detta.

              Mendel aveva scoperto che alcune caratteristiche dei piselli (buccia liscia o corrugata) passavano da una generazione all’altra secondo precise leggi. Era cauto sull’estensione di tali leggi agli esseri umani. Ma Galton sostenne un punto di vista diverso, che oggi sappiamo essere una fesseria: ad ogni caratteristica di un individuo (come la rugosità della buccia dei piselli) corrisponde uno e un solo ‘gene’ (il ‘quid’ di informazione trasferito da una generazione alla successiva). Ne segue che se tale caratteristica è indesiderata (Galton ce l’aveva con l’alcolismo) per eliminarla basta trovare gli individui portatori di quel gene e impedirne la riproduzione. Il punto è che nessuno sapeva – prima della scoperta del DNA – che cos’è un gene, com’è fatto. L’unica evidenza – dato l’enorme numero di proprietà che può avere un essere umano, e se per questo anche solo una pianta di piselli – è la statistica. A definire chi è ‘normale’ e chi è ‘degenerato’ per Galton, Pearson e Fisher può essere solo la statistica. Ma di per se stessa la statistica non può dimostrare che non esistono ‘popolazioni degenerate’; non è con la statistica che si è capito il ruolo del DNA. La statistica può aiutare a selezionare i caratteri di una eventuale ‘razza degenerata’ una volta che si sia postulato che esista.

              Il primo candidato ad essere l’equivalente umano della rugosità della buccia dei piselli era il colore degli occhi. Occhi azzurri sono notoriamente comuni nelle popolazioni dell’Europa settentrionale di lingua di ceppo germanico. IN USA furono pubblicati studi che cercavano di fare col colore degli occhi umani quello che Mendel aveva fatto con le bucce dei piselli. Si sapeva che era molto difficile determinare ad esempio quanti bambini sarebbero nati cogli occhi azzurri conoscendo il colore dei genitori, dei nonni ecc. Noi oggi sappiamo che il colore degli occhi dipende da tanti fattori diversi perché il DNA lo abbiamo mappato, ma all’epoca non si sapeva. Serviva dunque vedere ad esempio se gli occhi azzurri sono veramente tali alla nascita o sono magari la conseguenza di qualche accidentale patologia (ecco perché i bambini sono un campo di indagine privilegiato: molte malattie non hanno avuto il tempo di svilupparsi), che correlazioni ci sono fra il colore degli occhi e il sesso, la forma del cranio, la statura ecc. Le osservazioni ‘a mano’ di Mendel furono sostituite dalle ponderose analisi statistiche di quelli che all’epoca erano i più grandi esperti di statistica della Terra. Era dunque necessario raccogliere dati, e tanti, tantissimi dati perché senza tantissimi dati nessuna statistica funziona.

              Non solo von Verschuer approvava questo punto di vista. Ma, come gli altri, aveva bisogno di dati. E a raccogliere dati ci pensava il suo promettente allievo Mengele, che ad Auschwitz aveva tutti i campioni che voleva.

              La statistica, per carità, funziona benissimo. Ma se si applica ai dati grezzi facendo le domande insensate fornirà risposte senza senso. E sono probabilmente insensate quelle domande fatte partendo in assenza di un modello concreto e falsificabile del fenomeno che si studia. Nel caso degli occhi azzurri di Mengele – ma anche delle farneticazioni di colossi della scienza come Galton, Peirson e Fisher – si pretendeva di descrivere il comportamento dei geni senza formulare previsioni (falsificabili dunque sensate) sulla natura di un singolo gene, solamente cioè con l’ausilio della statistica stessa. E’ come pretendere di sollevarsi da terra tirandosi per le stringhe delle scarpe. Non funziona, e i risultati ottenuti – anche quelli ottenuti in modo atroce – sono inutili.

              Fuori dalla genetica, un altro esempio è il clima. Oggi abbiamo fior di statistiche sull’origina antropica del riscaldamento dell’atmosfera. Ma le statistiche hanno senso perché aiutano a confermare (o a confutare) predizioni di modelli già esistenti, e NON statistici, su come la CO2 assorbe gli infrarossi. Altrimenti sarebbero solo fuffa.

              In generale: MAI fidarsi della statistica DA SOLA. Chiedere sempre, quando ci presentano dei dati, quale modello devono dimostrare, quale processo debbono illustrare. La statistica è una tecnica che risponde a delle domande. Ma bisogna sempre poter sapere caso per caso quali sono le domande e chi le fa.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Sì, ma non si può nemmeno sostenere che ad essere fisiologico sia il fenomeno minoritario e patologico quello maggioritario!

              • Francesco scrive:

                Sei sicuro? “da vicino nessuno è normale” mi dicono da RP.

                E Freud, mi insegnarono a scuola, rinunciò a definire la salute mentale.

                In questo momento ho dei dubbi sulla “normalità/salute” come fenomeno maggioritario: in questo senso concordo con Andrea.

                Ma sono molto agli inizi di un ragionamento su questo.

                Ciao

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                allora diciamo che vi è un unico meccanismo che dà conto dell’uno e dell’altro, secondo l’entità.

                In ogni caso esistono le società malate, anche se statisticamente sarebbe impossibile.
                Non è che se in una popolazione che vive vicino a industrie altamente inquinanti si sviluppa un altissimo tasso di tumori, il tumore cessa di essere una malattia.

                E mi permetto di estendere il discorso all’umanità intera.
                Chi è che non si è mai ammalato al mondo?
                Chi non muore?
                Quindi l’umanità è un impasto di salute e malattia.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ mauricius tarvisii

                “minoritario”

                Minoritario o maggioritario rispetto a che cosa?

                Se a un bambino assetato faccio bere mezzo litro d’acqua mischiato a mezzo litro di grappa lo ammazzo. Stesso effetto lo ottengo se gli faccio bere mezzo litro d’acqua mischiato a mezzo litro di gin, o mezzo litro di acqua mischiato a mezzo litro di vodka. Nel 100% dei casi la statistica dimostra così inequivocabilmente che l’acqua fa male ai bambini.

                Se la maggior parte dei Giapponesi regge male l’alcool, vuol forse dire che è fisiologico ubriacarsi dopo un quartino? (L’ho visto personalmente succedere a un mega-manager Giapponese a Frascati, e mi dicono che la maggior parte dei Giapponesi è così: non reggono il nostro vino).

                La maggior parte dei Cinesi digerisce malissimo il nostro gorgonzola, e lo stesso vale per molte popolazioni Asiatiche. Se ci aggiungiamo i numerosi intolleranti al formaggio in Occidente, viene fuori che la maggioranza del genere umano non tollera il gorgonzola. Che facciamo, lo proibiamo perché la statistica dimostra che è dannoso?

                Ripeto: la statistica è utilissima e in molti casi insostituibile, ma solo dopo che qualcuno ha formulato e ha dato la risposta alla domanda che ho scritto all’inizio: maggioritario e minoritario rispetto a che cosa? E questa domanda è il risultato di un modello, di un’idea del mondo, idea che – se falsa – chiediamo alla statistica se confutare.

                E’ l’idea (dovuta appunto a Fisher, ed è davvero geniale) della ‘null hypothesis’: cosa succede se il meccanismo che abbiamo immaginato nella nostra testa per spiegare il fenomeno che abbiamo davanti NON c’è? La statistica ce lo dice con estrema chiarezza; confrontando abbastanza dati (e la statistica ci dice pure di quanti dati abbiamo bisogno) con la ‘null hypothesis’ possiamo verificare se il nostro modello è sbagliato. E’ appunto cosi’ che in moltissimi casi si applica il criterio di falsificabilità di Popper.

                Niente modello del mondo basato su qualche ipotesi, niente null hypothesis, niente falsificabilità del modello, nessun valore dell’ipotesi di partenza.

                Noi abbiamo dei modelli riguardanti la digestione dell’alcool, e senza ammazzare bambini sappiamo che ingerire mezzo litro d’acqua di solito i bambini non ammazza. La null hypothesis di Fisher nel caso del bambino e dell’alcool è: ‘l’alcool non fa male ai bambini’. Se li vedo morire tutti, la statistica mi dice che la null hypothesis è falsa, ossia che l’alcool non è innocuo per i bambini.

                Ma se – come pensava Pearson – ci sono gruppi umani (‘razze’) degeneri la null hypothesis cambia e diventa: ‘l’alcool non fa male ai bambini ariani’. Vedendo che i bambini muoiono, la statistica dimostra che alcuni antenati di quei bambini non erano ariani.

                In entrambi i casi la statistica è la stessa (qui l’esempio è banale, ma ti assicuro che si fanno analisi sofisticatissime) ma la conclusione è completamente diversa perché diverso è il modello di partenza.

                Il guaio è che – anche se il suo metodo era eccezionale e insuperato a tutt’oggi – il modello di Fisher era quello di Pearson e di Galton: quello che poi avrebbe adottato anche Mengele.

                E mai Hitlercard su così utile come in questo caso.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Dove è l’errore di base del modello “razzista”? e, soprattutto, come si dimostra che c’è?

                Con quale metodo?

                PS lo chiedo perchè la mia ipotesi “i negri sono più portati per il basket” continua a convincermi.

              • PinoMamet scrive:

                Solo che non esistono i negri.

                È una categoria culturale.

                Puoi dire “le tali caratteristiche ereditarie ti rendono portato o meno per una determinata attività fisica”: e grazie al cazzo.

                Che i Masai e i pigmei (nessuno dei due gruppi particolarmente rappresentato sui campi da basket) facciano parte di un’unica categoria nota come “i negri” è invece semplicemente una convenzione culturale.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                “Che i Masai e i pigmei (nessuno dei due gruppi particolarmente rappresentato sui campi da basket) facciano parte di un’unica categoria nota come “i negri” è invece semplicemente una convenzione culturale.”

                In effetti…

                Tanto che ogni classificazione, di quelle vecchie, otto-novecentesche, delle razze umane è diversa, alcuni mettono il tale popolo in un contenitore, altri in un altro…

                Mentre sulle specie non è che ci sono classificazioni diverse, al massimo dibattiti su casi molto marginali e di confine.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per peucezio

        “Per cui secondo me è un equivoco pensare che la Meloni persegua in modo sbagliato qualche scopo nobile volendo aiutare l’Ucraina a discapito degli interessi italiani. La Meloni semplicemente è una merda e come tale agisce.”

        Ecco, la Meloni penso che sia facile da capire.

        Una ragazza, partita magari con poca cultura e buone intenzioni, in un ambiente particolarmente maschilista. A parlarci, sono sicuro che mi starebbe anche simpatica. E forse avremmo anche qualche interesse in comune.

        A un certo punto si trova ad avere il finto timone del paese (hai presente i bambini che fanno vruum vruum con il volante dell’auto del babbo, a chiave disinserita?) tra le mani.

        Con il mondo intero che la massacra perché lei, invece di governare, non sta tutti i giorni a lanciare maledizioni rituali contro un pelato di Predappio morto molto prima che lei fosse nata, e comunque su questo, qualunque cosa lei faccia, la potranno sempre impiccare.

        Poi scopre che il paese è in mano a banche, aziende, interessi giganteschi, e scopre anche che il paese dove fa vruum vruum è una piccola foglia al vento nel mondo, sotto l’immane potere degli Stati Uniti, che può annientare tutti in un solo colpo nucleare, e lei con un fotomontaggio se proprio occorre.

        Probabilmente, al posto suo, io…

        “Uomini e donne di tribunale
        Se fossi stato al vostro posto…
        Ma al vostro posto non ci so stare”

        • Peucezio scrive:

          Mah…
          sì e no.

          Se sei una bambina che vuole fare vruum vruum non fare politica.
          Se la fai è perché non sei una bambina, ma hai capito benissimo qual è il potere e vuoi servirlo.
          Questa è una scelta etica precisa e non scontata.

          ‘Sta storia poi per cui l’Italia non conta nulla…
          L’Italia non conta nulla perché ha una classe dirigente che sceglie di non contare nulla.
          L’Ungheria non è la settima potenza più industrializzata (o quale siamo diventati adesso, non so la classifica), conta molto meno eppure fa quel cazzo che vuole, avendo i piedi piantati in Nato ed Europa.
          La Turchia, militarmente forte ma economicamente uno sputo rispetto a noi, fa quel cazzo che gli pare.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ peucezio

            “settima”

            OAAP!

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Peucezio

            “‘Sta storia poi per cui l’Italia non conta nulla…
            L’Italia non conta nulla perché ha una classe dirigente che sceglie di non contare nulla.”

            Interessante il confronto con Ungheria e Turchia; e potrei aggiungere come esempio clamoroso Israele.

            • Peucezio scrive:

              Israele però non conta, perché è il capo.

              Il fatto stesso che la maggiore potenza mondiale la foraggia a proprio discapito o comunque senza nessun vantaggio, dimostra chi è il capo e chi il gregario.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “capo”

                Leggo di miliardari Ebrei che minacciano di ritirare i loro finanziamenti ai campus USA che non sospendono immediatamente gli studenti che partecipano alle manifestazioni anti genocidio.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Beh, il modello dell’Ebreo che cala la testa e spera di cavarsela è un pò passato di modo, dal 1945.

                Ammetto che questo me li rende simpatici.

                Ma davvero tu staresti dalla parte degli studenti pro-Hamas?

              • PinoMamet scrive:

                Tra non calare la testa e minacciare di ritorsioni illegali chi la pensa diversamente, c’è un bel gradino…

                Comunque, perché leggere Informazione Corretta, quando c’è già Francesco che fa il loro lavoro gratis? 😉

                Ti informo che neppure la maggioranza dei media ebraici è così schierata pro Netanyahu quanto te. 😉

                Sei più realista del re… come ti succede anche per gli USA.

              • Francesco scrive:

                Ma io sono contro Netanyau e neppure so come si scrive il suo nome!

                Solo che non mi pare c’entri molto con la presa di potere di Hamas a Gaza e con quello che Hamas ha fatto in un bel pò di anni di potere assoluto.

                Sulle proteste nelle università: la corretta repressione di queste potrebbe farmi aprire una linea di credito alla destra, che finora ho schifato alla grande.

                PS quali ritorsioni illegali?

              • PinoMamet scrive:

                Sospendere gli studenti che stanno manifestando?
                (Tra l’altro, non pro Hamas ma contro genocidio di Gaza.
                Ora, io e te possiamo eccepire sul termine genocidio, e ritenere che gli studenti siano troppo vicini alle idee di Hamas o finiscano per legittimarne l’operato ma…

                Hanno il diritto di avere idee diverse dalle nostre e di manifestarle )

                E comunque trovo ripugnante che questi studenti, per stupidi e odiosi che siano, vengano sputtanati con nomi e cognomi ecc cose che mi sono capitate di leggere.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “la corretta repressione di queste potrebbe farmi aprire una linea di credito alla destra”

                Strano: credevo che la linea ci fosse e non avesse già alcun limite di scoperto!
                Almeno, non mi ricordo un tuo mancato appoggio a nessuna repressione. E voglio sottolineare quel “mancato appoggio”: non è che non prendi posizione, ma manifesti regolarmente entusiasmo e sostegno alla repressione (a meno che non sia condotta da Putin, perché allora il tuo favore per l’atto è bilanciato dal tuo sfavore per il perpetratore).

          • Francesco scrive:

            Peucezio

            mi pari Mussolini che spiega che l’Italia fascista poteva sconfiggere da sola Francia e Inghilterra …

            I tuoi idoli stanno speculando alla grande sulle circostanze fortuite, in attesa di fare la fine della rana di Esopo.

            “volere è potere” solo nei libri DIY che vendono negli USA. Noi vecchi europei siamo un pò più cinici e avveduti

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Con la Francia la ricetta era facile: attaccare dopo che si è era arresa.
              Con il Regno Unito era più elaborata: disperdere le forze su tre fronti diversi in modo da non poter sferrare da nessuna parte il colpo decisivo, ma occupare il più possibile in attesa della vittoria decisiva tedesca attesa da lì a poche settimane, altrimenti la Germania col cavolo che ci fa avere quello che chiediamo nel trattato di pace.

          • PinoMamet scrive:

            “mi pari Mussolini che spiega che l’Italia fascista poteva sconfiggere da sola Francia e Inghilterra …”

            Solo che Mussolini non ha mai detto questo;

            anzi ha sempre tentato di allearsi col più forte del momento, proprio come fa la Meloni e come farebbe Draghi.

            Forse Francesco dovresti smettere di pensare alle figure storiche come figurine del tuo personale album o come action figures a cui far dire quello che ti pare, e stare un po’ sui fatti 😉

            • Francesco scrive:

              No no, non era una mia idea. Ho appena letto che la propaganda fascista spiegava quanto fossimo forti e potenti, rispetto alle decadenti demoplutocrazie.

              E Mussolini era così ansioso di fare l’autonomo da inventare (e perdere) la guerra parallela.

              PS Draghi e Meloni vogliono che ci alleiamo con chi ha ragione, non con chi è più forte. La coincidenza delle due cose oggi è provvidenziale ma non necessaria.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Guerra parallela

                Appunto, parallela, non in solitario.

              • Francesco scrive:

                Ehm, non per dire ma “parallela” significa proprio “in solitaria rispetto a quella di Hitler”.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Francesco

                “ragione”

                La Meloni non so, ma mi rifiuto di credere che Draghi sia così illuso da credere che nella politica ci sia chi ‘ha ragione’ e chi ‘ha torto’. Non dopo la faccenda delle ‘armi di distruzione di massa’ di Saddam. Queste cose credo le lasci ai lettori del Foglio. 😉

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Perchè? mi pare un caso da manuale di torto, no?

                Sia come scusa, sia come conduzione del post-conflitto, sia come strategia di teatro.

                Poi adesso gli iracheni sono uno dei popoli arabi più liberi ma di questo parleremo un’altra volta.

                PS forse meglio dire uno dei NON popoli arabi, sennò non si capisce la guerra civile permanente.

              • Francesco scrive:

                Nel senso che l’Iraq è formato da tre regioni turche molto diverse tra loro e nient’affatto adatte a unirsi in un unico Stato.

                Come la storia dello sfortunato paese mi pare dimostri.

              • PinoMamet scrive:

                Turche??

              • Miguel Martinez scrive:

                “Turche??”

                Credo che intenda dell’ex-califfato ottomano

              • PinoMamet scrive:

                Ah ok: avevo equivocato i “non popoli arabi”;
                gli iracheni sono arabi, in gran parte.

  8. Peucezio scrive:

    A sostegno della mia tesi, mi viene da rilevare come il mondo non funzioni affatto in modo perfetto.
    Non solo per pulsioni distruttive, ma anche banalmente per disorganizzazione, ottusità, insipienza…

    È vero che la guerra a volte (non sempre) avvantaggia il vincitore.
    Ma alla lunga il guadagno complessivo non c’è, anzi, ci perdono tutti. È proprio disfunzionale.
    Si vede in tanti settori come l’umanità, con le conquiste tecniche che ha fatto, potrebbe vivere infinitamente meglio.
    Non accade perché i potenti sono avidi. Di cose che non gli servono, che non migliorano davvero la loro qualità di vita. Di pura gratificazione narcisistica legata al potere per il potere, all’ambizione.
    In tutto questo non c’è nulla di razionale, non c’è affatto un’organizzazione ottimale delle risorse e dei mezzi.

    Freud diceva che la repressione sessuale e quindi la nevrosi e l’infelicità sono lo scotto che si paga per la civiltà.
    Secondo me era persino troppo ottimista (e pessimista sul piano teorico, perché in sé la civiltà non ha affatto bisogno di essere repressiva): non è che questa repressione produce un sistema ottimale ed efficiente. Produce un sistema inefficientissimo, pieno di lacune, inceppamenti, buchi, disastri.

  9. Peucezio scrive:

    Più in generale direi che la Ragione, questa semidivinità illuminista, sia un gingillo per filosofi e intellettuali.
    È vero che la scienza ha sviluppato un sistema conoscitivo a suo modo razionale, la tenica lo applica e l’organizzazione della società in qualche modo lo ricalca, sia pure con molte lacune.
    Ma questo è il sedimento di un accumulo di conoscenze e competenze, diciamo dalla rivoluzione scientifica sei-settecentesca, via via fino a oggi.
    Ma poi ci sono gli uomini, che devono gestire queste competenze. E un po’ lo fanno bene, un po’ fanno un gran casino.
    Perché accanto all’accumulo di conoscenze tecniche e scientifiche, che tendono ad attuare col tempo una sorta di selezione, espellendo pregiudizi, equivoci, ipotesi errate, ecc., ci sono tutti i limiti di chi deve organizzare una società, ai vari livelli.

    Non ricordo bene i dettagli, ma una mia amica, nel periodo della didattica a distanza per il covid, mi ricordo che mi spiegò che il figlio non potette accedervi per una ragione burocratica folle, che non ricordo, ma slegata da qualsiasi motivo di merito.

    Immagino che tutti voi, lavorando, siate venuti in contatto con situazioni in cui, per motivi vari, si fanno cose che nemini prosunt, che fanno danni senza nessun vantaggio di nessuno.
    In Italia spesso non si riescono a spendere i fondi europei. Chi si avvantaggia da ciò? Non è corruzione, non sono lavori inutili ma in cui qualcuno si arricchisce… no, è pura inefficienza.

    Il mondo NON è efficiente.
    Spesso per motivi banalissimi, irrigidimenti sciocchi, ottusità…

    • Francesco scrive:

      Concordo.

      A volte perchè il perseguimento del bene personale avviene con metodi che danneggiano la collettività.

      A volte perchè il perseguimento del bene comune avviene senza la necessaria umiltà e prudenza.

      E credo ci siano anche molti altri casi.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ peucezio

      “il mondo NON è efficiente”

      OAAP!!!

      Formule a parte, è appunto la tesi di fondo dell’ultima parte del mio libro!

      Se è vero che a vari livelli tutti si compete per la sopravvivenza, allora vale sempre la storiella dell’Italiano, del Tedesco e del leone. L’ho già scritta qui, ma mi piace troppo e la racconto di nuovo.

      In mezzo alla savana ci sono un Italiano e un Tedesco. Arriva un leone, affamato e desideroso di mangiarseli. Gli umani scappano. Il leone li insegue. Più veloce degli esseri umani, il leone guadagna gradatamente terreno avvicinandosi minacciosamente sempre di più ai due.

      Di colpo, l’Italiano si ferma e comincia a cambiarsi le scarpe.

      Il Tedesco, stupitissimo, gli grida: ‘Ma cosa fai? Non lo sai che devi correre più veloce del leone?’

      ‘No.’ risponde l’Italiano. ‘Io devo correre più veloce di te.’

      Morale della favola: non si è competitivi perché si è più bravi degli altri o più adattati all’ambiente degli altri, ma perché si è meno cattivi e meno disadattati. Non il più intelligente ed efficiente sopravvive, ma solo il meno stupido e il meno inefficiente.

      Ne segue che diventare davvero efficienti è un inutile spreco di risorse inutile per la sopravvivenza, la quale richiede solo di essere di volta in volta un pelino meno stupido della concorrenza.

      Un mondo regolato dall’evoluzione e della competizione è fondamentalmente cretino.

      Il che non significa affatto che sia un mondo semplice, al contrario!

      Per convincersene, immaginiamo lo stereotipo del punkabbestia pigro e mezzo alcoolizzato, che si lascia crescere i capelli in modo disordinato perché non si cura del suo aspetto. Quando i capelli diventano troppo lunghi per non essere d’impaccio si rasa a zero, per togliersi il problema di torno. Al che i capelli ricominciano a crescere, a tasso costante come di solito fanno i capelli, finché non sarà di nuovo ora di tagliarli.

      Bene: se misuro la lunghezza media dei capelli e traccio un grafico con il tempo sull’asse orizzontale e la lunghezza dei capelli sull’asse verticale ottengo una bella onda triangolare, una successione di rampe tutte uguali che salgono lentamente man mano che i capelli crescono col tempo che passa e si interrompono bruscamente ricominciando da zero quando i capelli vengono tagliati. Matematicamente la descrizione di quest’onda triangolare è complicata, eppure deriva da un principio molto semplice: la pigrizia del punkabbestia.

      Sono convinto che – se esiste – il principio fondamentale del mondo sia quello dell’universale pigrizia.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      P.S. Due citazioni letterarie qui vengono a fagiolo. In “Non saremo noi” Dick illustra come l’intelligenza non sia necessariamente un vantaggio per la sopravvivenza. Nel ciclo lovecraftiano di Chtulhu la divinità suprema dell’Universo, Azathoth, è un idiota.

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