Smart Adolescenting

L’altro giorno, mi raccontavano che molti ragazzi in età da scuola media, non vengono più al Giardino, perché – a loro dire – preferiscono starsene a casa, su Whatsapp.

Insomma, hanno fatto una scelta smart.

Diamo il merito al merito: non è una loro scelta, ma è una scelta dei genitori che hanno messo loro in mano degli smartphone, permettendo ai figlioli di sperimentare l’innovazione, creandosi un futuro data-driven.

Gli smart kids se ne stanno lontani dalle risse, digitando fino alle tre di notte sui loro piccoli schermi per regalare le loro emozioni e desideri a quattro miliardari della Silicon Valley che si sono dimenticati come si pagano le tasse.

Inevitabilmente, c’è che si lamenta perché i figlioli diventano strabici e si accecano su un piccolo schermo, senza vivere la vera vita.

Balle.

Nel contesto elettro-onirico che i dispositivi creano per loro, i nosti ragazzi scoprono il pianeta senza doversi spostare da casa, e vivono avventure degne dei nostri avi.

Riescono a cambiare la vita persino a dei bambini del sud-est asiatico, più delle ONG.

Come hanno scoperto recentemente i Carabinieri di Siena.

Ora, io sono abituato a fare la tara ai siti che chiamano complottistici, e quindi faccio la doppia tara ai Carabinieri di Siena.

E mi limito a dirvi quanto i Carabinieri di Siena raccontano ai giornali.

Almeno a credere a loro, ci sono due splendide notizie.

Grazie ai genitori che regalano smartphone ai figlioli, i giovani di oggi, sdraiati a letto dietro i loro piccoli schermi, possono continuare a divertirsi e fare cose interessanti.

E nonostante social distancing e tutto il resto, riescono a mantenere una vibrante global commmunity, inclusiva e che non conosce frontiere.

“In chat parlavano di stanze segrete, raccontavano di torture in diretta su minori poi uccisi, violenze sessuali, della possibilità di interagire in tempo reale con gli aguzzini. Pagando in bitcoin. Molti bitcoin. E’ quanto hanno scoperto i carabinieri di Siena nel corso dell’inchiesta della procura dei minori di Firenze sulla chat “Shoah party”, partita un anno fa quando una mamma aveva scoperto video e foto proibite sul cellulare del figlio minorenne.”

Sempre a credere ai Carabinieri, il Libero Mercato Virtuale offre la possibilità di “assistere in diretta o vedere video registrati (in questo caso si paga meno)” di gente che viene torturata, con video in diretta che si concludono, “con la morte del bambino di turno”, di solito originario del sud est asiatico.

Pensateci e ditemi se non è commovente: adesso che i turisti cinesi non possono più venire all’outlet di Barberino a fare acquisti, i ragazzi toscani vanno, anche se solo virtualmente, in Oriente. Poi, purtroppo, finché non ci sarà il 5G ovunque, ci saranno sempre dei fastidiosi ritardi nelle connessioni, anche per chi ha pagato per vedere in diretta.

Rassicuriamo i nemici del progresso, virtuale e reale si possono coniugare allegramente:

“si può interagire a pagamento con gli aguzzini, chiedere che venga amputato un braccio, che venga versato sul corpicino olio bollente etc. I luoghi segreti dove avvengono queste pratiche sono detti red rooms. Le richieste live hanno costi molto rilevanti e assicurano guadagni altissimi alle organizzazioni straniere che compiono tali atti disumani”

Lo so che non vi fidate dei Carabinieri, ma pensate se fosse vero: finalmente, interagire in un mondo globale, dove siamo tutti sulla stessa barca.

Ora, qualcuno immaginerà che dietro questo ci debbano essere degli adulti.

Ma anche qui i Carabinieri ci rassicurano: i 25 indagati sono

“tutti minorenni e sparsi in varie parti d’Italia”

E cioè,

Uno, i ragazzini che sembrano inebetiti e se ne stanno a casa, sanno già smartare allegramente a 13 anni

Due, i genitori che hanno messo lo smartatore nelle loro mani non rischiano nulla

Tre, non c’è traccia di pregiudizio ageista, come si dice negli Stati Uniti: i video espliciti riguardano anche “soggetti in tenerissima età (2-4 anni)”.

Sempre che vi fidiate di ciò che raccontano i Carabinieri, ovviamente.

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223 Responses to Smart Adolescenting

  1. Z. says:

    Secondo me non è una loro scelta, e non è una scelta dei loro genitori, perché non esistono le scelte.

    • supervice says:

      Anche per me la coscienza non esiste, e la vita è un film che viene visto da qualcuno all’esterno, o anche da nessuno, ma ammettiamolo, non facciamo finta di nulla.

      • Z. says:

        Non si può mai fare un discorso serio, qui 😀

        • supervice says:

          Forse non ho colto il senso, ma non avere scelte è in un certo senso liberatorio, fa stare meglio senza dover fare per forza troppe cazzate, che tanto non le decidi tu.

    • Mauricius Tarvisii says:

      “Scelta” è più breve di “processo mentale decisionale”. Ma qui piacciono le perifrasi, mi pare di capire 😀

    • paniscus says:

      E se non esistono le scelte, come si spiega che tu, da parecchie settimane, insista a a inveire contro chi non vuole portare la mascherina… assumendo che scelgano se portarla o no, e che li si possa chiamare a rispondere di questa scelta?

      • Z. says:

        Non ricordo di particolari invettive da parte mia, ma temo dipenda solo dalla mia memoria in costante declino!

        Comunque, proprio perché le decisioni sono conseguenze necessarie può aver senso il biasimo. Se fossero frutto di un arbitrio casuale ci sarebbe poco da biasimare 🙂

        • Francesco says:

          caro Z

          qui mi caschi malamente. Sia il Caso che la Necessità escludono libertà, scelta, responsabilità, biasimo.

          immagina che io ti stiri con l’auto, causandoti la perdita dell’uso delle gambe.

          se era necessario, non è colpa mia

          se è stato un caso, non è colpa mia

          se ero distratto e avrei dovuto stare attento, è colpa mia

          se tu attraversabvi fuori dalle strisce, invece, è colpa tua!

          🙂

          • Z. says:

            Se mi stiri con l’auto è quasi certamente colpa tua, anche se attraversavo fuori dalle strisce. Stai attento quando guidi 🙂

            A parte questo, quel che intendo dire le nostre decisioni sono determinate da una causa, o da una pluralità di cause. Quindi sono conseguenze necessarie e non eventi casuali.

            • Per Z

              “A parte questo, quel che intendo dire le nostre decisioni sono determinate da una causa, o da una pluralità di cause. Quindi sono conseguenze necessarie e non eventi casuali.”

              comunque sono abbastanza d’accordo!

            • Francesco says:

              tu sei troppo intelligente per non sapere che se attraversi fuori dalle strisce “you’re game”

              e che tra caso e necessità ci sta esattamente lo sfuggente concetto di libertà. o almeno devi spiegarmi perchè io credo di scegliere tra attraversare qui senza strisce o fare altri 20 metri e poi attaversare e invece dietro c’è una causa necessaria

              grazie

            • Z. says:

              1) vorrai scherzare. Prova a investire un pedone, difenditi dicendo “era fuori delle strisce” poi stai a vedere cosa succede 🙂

              2) quella che ti chiami scelta è a mio avviso il risultato, causale e necessario, di un numero di concause.

              • Francesco says:

                grazie, adesso capisco meglio

                peccato che non ricordi quale filosofo avesse affrontato la questione … anche se di fatto la tua è una petizione di principio, ci vorrebbe Dio per conoscere tutte le concause e prevedere la scelta “necessitata”

                PS davvero oserebbero darmi torto se stirassi un pedonazzo fuori dalle strisce? ma in che mondo viviamo signora mia

              • Z. says:

                Francesco,

                — peccato che non ricordi quale filosofo avesse affrontato la questione —

                Più di uno. La mia tesi riprende qualla di Hume (pron. Yum). Nìcce (pron. Nàis) ne ha tratto conclusioni differenti, e credo non lui soltanto.

                — anche se di fatto la tua è una petizione di principio —

                Oddio… al massimo è una tesi non sufficientemente dimostrata. Ma quella opposta lo è ancor meno: postula un quid pluris e non lo spiega proprio.

                — davvero oserebbero darmi torto se stirassi un pedonazzo fuori dalle strisce? —

                Certo. Stai attento e non investire nessuno, così la prox volta che salgo a Milano ti trovo a piede libero 🙂

      • Peucezio says:

        Lisa,
        fammi capire, la mascherina non va bene?
        Non ti offendere, ma mi suona molto scie chimiche, cerchi nel grano et similia…
        Abbiamo un sistema comodo, un po’ fastidioso ma più che tollerabile per contenere un’epidemia che fa migliaia di morti, l’alternativa è stare chiusi in casa e abbiamo da ridire?

      • Peucezio says:

        Un mio commilitone di cappellina sedevacantista mi pigliava per i fondelli perché sono l’unico a portarla durante tutta la funzione, dicendomi che in questo modo respiro l’anidride carbonica.
        Non ho ancora avuto l’occasione di spiegargli che io non sono ecologista, mi piace l’anidride carbonica, il traffico che la produce, le automobili, tutta roba che mi fa sentire bene e che rinvigorisce la mia salute!

        • Z. says:

          Beh, immagino che non abbia tutti i torti. Io con la mascherina respiro davvero male.

          Stai attento, anche se hai la ffp2, specie se la ricicli…

        • Mauricius Tarvisii says:

          “in questo modo respiro l’anidride carbonica”

          Ma sul serio c’è chi crede a queste cose?

          • Moi says:

            … a me stupisce di più che qualcuno dica ancora “anidrìde carbònica” anziché “cì-ò-ddùe” 😉

            • paniscus says:

              “… a me stupisce di più che qualcuno dica ancora “anidrìde carbònica” anziché “cì-ò-ddùe” ”

              ——————–

              E che avevo detto, un giorno o due fa? Che è esattamnete come l’ “olio evo”!

            • Z. says:

              CO2 però è una sigla scientifica (scritta meglio di così, vabbè)…

              Comunque EVO io l’ho visto solo scritto. Per ora.

          • MT, Peucezio

            ““in questo modo respiro l’anidride carbonica”

            Ma sul serio c’è chi crede a queste cose?”

            Occhio, Peucezio, che sta dando un’arma a MT per dimostrare che siete eretici 🙂

          • Z. says:

            Maurì, ma non si re-inspira una piccola parte della propria aria espirata in una FFP2? Immaginavo di sì…

          • Z. says:

            (io comunque ci respiro davvero faticosamente e non penso mi faccia troppo bene. Per quanto mi farebbe peggio il covis come lo chiama Briatore)

            • roberto says:

              Io respiro a fatica, sudo come un maiale, la barba mi si riempie di un misto di vapore condensato e di sudore….eppure non esito a metterla

              Esito invece a mettermi in situazioni in cui devi metterla. Chessò da noi hanno aperto i cinema ma devi stare con la mascherina. Semplicemente non ci vado, ma, mi ricollego alla discussione di prima, è una scelta (potrei scegliere di sopportare il disagio, potrei scegliere di fare li stronzo)

              • Francesco says:

                io per il cinema lo farei, il sacrificio

                deve uscire Wonder Woman 1984

                😀

            • Z. says:

              Anch’io seguo la tua linea, e per le medesime ragioni.

    • Kandur says:

      “Secondo me non è una loro scelta, e non è una scelta dei loro genitori, perché non esistono le scelte.”

      Che mucchio di cazzate, diamine.

  2. supervice says:

    Una sorta di doppio legame à la Bateson, come sempre malato: controllo il figlio, dandogli un mezzo che sa gestire enormemente meglio di me, ma faccio finta di nulla, perché allora vuol dire che ne capisce più di me. Mentre io, mamma, spippolo sullo smartphone, ma fondamentalmente riesco a fare quello che fa lui.

    • paniscus says:

      E comunque anche questa storia secondo cui i bambini e adolescenti di oggi sarebbero non solo tanto più svegli di quelli di 30 o 40 anni fa, ma anche tanto più scafati rispetto agli adulti di adesso (cioè di quegli stessi ragazzini di 30-40 anni fa che adesso sono adulti), non mi convince proprio.

      Non confondiamo la rapidità e la disinvoltura di atteggiamenti (sia fisici che mentali) con il fatto di essere più intelligenti o più competenti, perché non è così.

      I ragazzini di oggi sembrano più scafati e “più autonomi” di quelli del passato perché, mediamente, hanno a disposizione una quantità enorme di comodità materiali, di beni di consumo, di soldi e di libertà personali che i loro genitori si sognavano (in parte perché certe comodità attuali ancora non c’erano, e in parte perché esisteva una percezione distinta tra attività e consumi “adatti ai bambini” e quelli che invece era meglio limitare e concedere molto gradualmente con la crescita), e si sono abituati a considerarle naturali perché vi sono stati buttati dentro allo sbaraglio fin dalla nascita… ma questo non implica che le sappiano gestire adeguatamente, né tantomeno che le sappiano gestire meglio degli adulti.

      • Moi says:

        Io un distinguo che sento spesso (e in questo, qui, abbiamo allora tutti/e/* 😉 una discreta neotenìa …) è che “la TV passivizza, Internet attivizza … la mente ! ”

        Secondo me era paradossalmente più vero all’ inizio, quando NON si erano costituite Comunità “Echo-Chambers” [sic] e si era costretti a dover interagire con gente che non avremmo mai voluto che esistesse …

        • Z. says:

          Non hai tutti i torti.

          • paniscus says:

            No, secondo me era un effetto di selezione VERA,

            cioè ai primordi della Internet del tempo che fu, quelli che andavano su internet erano pochissimi, e di solito di livello culturale nettamente superiore alla media 🙂

            Quando ho cominciato io, mi sono trovata in un ambiente in cui erano quasi tutti professori universitari, aspiranti ricercatori che stavano facendo il dottorato all’estero, o comunque studenti universitari di materie scientifiche.

            E comunque, si scrivevano messaggi di testo e basta, i link a immagini e a video erano rarissimi… e se si faceva un messaggio monolinea insignificante, solo per sparare una cavolatina di sfogo personale inutile, si veniva bacchettati alla grande come responsabili di “spreco di banda” o di comportamento dispersivo che peggiorava la leggibilità della piattaforma.

            Quindi la gente (qualunque fosse il suo singolo livello culturale) doveva darsi da fare e sforzarsi per scrivere testi comprensibili e significativi.

            E grazie al tubo che, in una situazione del genere, c’era gusto anche a discutere animatamente con persone che la pensavano all’opposto, ma che appunto sapevano discutere!

          • Z. says:

            Beh sì, adesso su intevnet ci sono pvopvio tutti…

            • paniscus says:

              No, non è vero manco quello: stare su facebook o su whatsapp non è la stessa cosa che “stare su internet” in generale.

              • Z. says:

                Sempre internet è, prof. Bisogna rassegnarsi: l’intevnet è diventata una voba da volgo volgave 🙂

              • Per Z

                “Sempre internet è, prof. Bisogna rassegnarsi: l’intevnet è diventata una voba da volgo volgave 🙂”

                A parte la “evve moscia” da presa in giro, io non ci trovo niente di strano nel fatto che molti fenomeni degenerino, quando diventano di massa.

                E’ semplicemente un fatto: se si va in montagna in dieci, è un conto; se ci si va a milioni, i sentieri diventano una pattumiera, e cessa il motivo stesso per cui una persona ci vorrebbe andare.

                Ora, la montagna ha un sistema selettivo particolare, per nulla classista (anzi): la fatica fisica. Ed è bene che esista questo limite (e male che esistano funivie ecc.).

                Con internet, è successo che non solo si è ridotto drasticamente ogni ostacolo selettivo, si è arrivati prima a cercare di sedurre la gente per andarci, e alla fine a obbligare la gente ad andarci.

              • Z. says:

                Il problema non è che su internet ci vadano a milioni, né che qualcuno lasci rifiuti.

                Il pvoblema è pvopvio che si tvatta di milioni di volgavoni.

                Bisognerebbe impedire a quei selvaggi l’accesso a internet, così come bisognerebbe chiudere le funivie 😉

              • Per Z

                “Il pvoblema è pvopvio che si tvatta di milioni di volgavoni.”

                Ma non sei contento che finalmente i ragazzi, in pieno lockdown, senza dover uscire di casa e rischiare la salute, possono mandare bitcoin in Asia per divertirsi e cambiare la vita a famiglie asiatiche intere (sempre che i Carabinieri di Siena la contino giusta)?

                La Smart Globalization non ti commuove?

              • Mauricius Tarvisii says:

                “così come bisognerebbe chiudere le funivie”

                Chiuderle no… non tutte, almeno 😉

                Però evitare di costruire nuovi impianti di risalita sarebbe cosa buona e giusta, così come si dovrebbe evitare di realizzare nuove ferrate o tratti di sentiero attrezzato inutili.
                E’ la posizione del CAI, non di qualche eccentrico che rimpiange i bei tempi andati.

      • Francesco says:

        occasione di rispettoso e umile accordo con la professoressa

  3. Peucezio says:

    Miguel,
    “Diamo il merito al merito: non è una loro scelta, ma è una scelta dei genitori che hanno messo loro in mano degli smartphon”

    Al di là delle speculazioni filosofiche di Z., che lasciano un po’ il tempo che trovano (il concetto di necessità non vuol dire granché, perché manca sempre la riprova: la realtà è una e si compie una scelta alla volta, né abbiamo la macchina del tempo per tornare indietro e verificare se avremmo potuto agire diversamente; non è libero un atto forzato da un fattore esterno: se non faccio una cosa con uno che mi punta una pisola alla testa, sono libero e quindi posso farne anche un’altra; quindi mi assumo la responsabilità dei miei atti, con la portata morale che ne consegue)…

    al di là di tutto ciò, non so quanto c’entrino i genitori: i ragazzini di oggi sono svegli e tanto farebbero che riuscirebbero a procurarselo. Semmai il problema si pone a monte, nei modelli educativi molto prima che arrivi il momento dello smartphone.

    • Z. says:

      Non mischiare mai i fatti con la prova dei fatti: sono concetti che stanno su piani diversi!

      A parte questo, ogni decisione prospetta conseguenze: anche quando nessuno ti punta addosso un’arma.

      Il nostro giudizio morale sulle decisioni di Tizio dipende dal modo in cui ciascuno di noi valuta le conseguenze che si prospettavano per Tizio in una data circostanza. Così accettiamo di scusare Tizio in certi casi, ma questo non significa che Tizio non avesse un’alternativa. Significa che riteniamo scusabile il fatto che l’abbia scartata.

      Non sono sicuro di essermi spiegato però 🙂

      • Peucezio says:

        In effetti…
        Prova a riformulare…

      • PinoMamet says:

        Io non ci ho capito niente!

      • Z. says:

        Perdonatemi 🙂

        Se Tizio prende una decisione odiosa sotto minaccia di morte noi possiamo scusarlo, perché l’alternativa che aveva era farsi uccidere. Tizio l’alternativa ce l’aveva (c’è sempre un’alternativa): noi riteniamo scusabile il fatto che l’abbia scartata.

        Caio invece prende una decisione altrettanto odiosa per paura di fare brutta figura. Anche lui aveva un’alternativa, e almeno per noi (a differenza che in altre culture, dicono) probabilmente la bella figura vale meno della vita. Sicché non riteniamo scusabile il modo in cui Caio si è comportato.

        Ma entrambi si sono comportati in modo necessario e conseguente, per una data ragione, non per casualità. Proprio per questo esistono i giudizi morali, e si possono giudicare le persone.

        • paniscus says:

          Ma perché pensi che la decisione finale sia stata un automatismo necessario e non una scelta, è questo che non si capisce.

          Io, se mi trovo in una situazione in cui devo decidermi tra due o più possibilità, penso a quello che sia più accettabile per me, non a quello che “potrebbe essere considerato più accettabile dagli altri che poi commenteranno quello che ho fatto io”.

          E comunque, portare come esempio i casi estremi in cui si rischia la morte, o si rischia il carcere, o si rischia la vergogna e l’infamia perpetua, mi pare veramente pretestuoso.

          Non facciamo, noi tutti, ogni giorno, un sacco di scelte molto più banali e più innocue, di cui non può fregare di meno a nessun altro? Si ritiene che anche quelle siano automatismi obbligati e non scelte vere? Boh…

          • PinoMamet says:

            Sono d’accordo con tutte le perplessità di Paniscus.

          • Z. says:

            Prof,

            — Ma perché pensi che la decisione finale sia stata un automatismo necessario —

            Automatismo non l’ho scritto. È necessaria perché non dipende dal caso, ma da una relazione causale.

            — E comunque, portare come esempio i casi estremi in cui si rischia la morte —

            L’esempio l’ha portato Ezio, non io, e l’ha portato per manifestare il suo disaccordo con me! Ma a mio avviso va bene come qualsiasi altro. C’è sempre un’alternativa.

            — Io, se mi trovo in una situazione —

            Certo, come tutti. Stavo rispondendo a Ezio – che sollevava il tema dei giudizi morali – sul fatto che è proprio la necessarietà delle tue scelte a permettere ai terzi di giudicarle.

            — Non facciamo, noi tutti, ogni giorno, un sacco di scelte molto più banali e più innocue —

            Certo, e non vedo perché non dovrebbero essere anch’esse determinate in modo parimenti causale e necessario.

          • Z. says:

            (mi si potrebbe obiettare che sto sostenendo non che non esistano scelte, ma che ogni scelta è inevitabile e necessaria. Nel caso, obiezione accolta!)

          • PinoMamet says:

            Mah, non credo che ogni scelta sia inevitabile, né tantomeno necessaria.

            Vado a mangiare una pizza con Franco, che non vedo da tanto, o sto in casa a guardare il campionato di tressette che è il mio sport preferito e non lo danno mai?

            Boh?
            Io in questi casi decido praticamente a caso. Anzi, senza praticamente: la prima cosa che mi viene in mente.

          • Z. says:

            Il fatto che il processo decisionale sia (in parte) inconsapevole non significa che sia casuale…

          • PinoMamet says:

            Boh, in tutta onestà mi sembra un po’ un gioco di parole.
            Prendiamo delle decisioni in base a qualcosa, perlomeno la maggior parte delle volte
            (anche se decidiamo di fare a testa croce… decidiamo di non prendere una decisione)

            è perfettamente normale, e non vedo come questo provi che non esistono scelte… semmai prova il contrario!

            • PinoMamet says:

              Comunque: scelgo di vedere Franco per una pizza.

              Non è inevitabile (potevo scegliere anche di stare a casa o di fare altro ancora) e non è necessario (niente mi obbliga, semplicemente ho valutato che in quel momento preferivo vedere Franco)

              • Z. says:

                Il fatto che in quel momento preferissi vedere Franco è una concausa importante, forse la più importante, e determina il risultato in modo causale, necessario.

                Possiamo chiamare “scelta” il risultato, in effetti, ma a mio avviso si tratta di un risultato non meno necessario del percorso di un masso che rotola a valle.

              • PinoMamet says:

                Continuo a non capire.
                Se è una concausa, l’altra, o le altre concause, quali sarebbero?

              • Z. says:

                Ho detto concausa per stare sul generico: magari, ad es., c’è bel tempo. Se ci fosse stato un temporale il torneo di tressette in TV sarebbe stato più invitante…

                (non gioco a tressette da forse vent’anni…)

    • paniscus says:

      “Semmai il problema si pone a monte, nei modelli educativi molto prima che arrivi il momento dello smartphone.”
      —————

      Ma infatti, quello che più mi dà fastidio nei discorsi e luoghi comuni che circolano sull’argomento, è proprio la mancanza totale di consapevolezza su questo punto.

      Tutte le volte che mi è capitato di discutere sull’argomento (cioè, in caso generale, sulle scelte di tenere i figli il più alla larga possibile da certe consuetudini modaiole diffuse che non approvavo, non solo digitali) mi sono sentita rispondere sistematicamente una di queste due cose:

      a) “Ma quanto sei stata brava, quanto ti ammiro, come hai fatto a resistere? Anche noi eravamo contrarissimi, ma poi abbiamo dovuto cedere per forza!”

      b) “Ma quanto sei stata fortunata ad avere figli così obbedienti da accettare tutte le decisioni dei genitori senza fiatare!”

      Ora, chi ha avuto occasione di conoscere almeno di striscio i miei figli, può rendersi conto da solo di quanto siano ridicole queste tesi, in particolare la seconda 🙂

      L’idea che le scelte educative NON si riducano volta per volta alla singola decisione di concedere o no un certo oggetto o una certa libertà individuale, ma che possano essere parte coerente di un percorso complessivo di riflessione che dura da anni, magari anche da prima che i figli nascessero, o comunque da quando erano piccolissimi, sembra praticamente sconosciuta…

      • Z. says:

        Prof,

        se è come dici la reazione sub a) è condivisibile, a maggior ragione se si tratta non di negare un oggetto ma di un percorso che dura da anni!

        • paniscus says:

          Ma secondo te il “percorso che dura da anni” significa aver pianificato dettagliatamente le strategie da adottare per tutti i singoli passi che arriveranno in seguito, e aver mantenuto fedeltà ferrea al programma originario?

          Cioè, secondo te io 15 anni fa mi ponevo il problema di quale fosse l’età giusta per concedere lo smartphone a un ragazzino, e di come mi sarei comportata nel caso? Ma 15 anni fa nemmeno esistevano, gli smartphone, e io personalmente non avevo mai immaginato che di lì a poco sarebbero esistiti! 🙂

          • Moi says:

            e io personalmente non avevo mai immaginato che di lì a poco sarebbero esistiti!

            ———–

            Male ! 😉 … Chi si occupa di Scienza dovrebbe saperlo che spesso la “FantaScienza” è Scienza Profetizzata ! 😉

            • Moi says:

              Conosco un tizio che “Prima” 😉 aveva un senso dell’ orientamento degno di un Tuareg 😉 … invece “Adesso” 😉 senza “le àppe” 🙂 non trova nemmen più il cesso da stare in cucina 😀 !

          • Z. says:

            Prof,

            — Ma secondo te il “percorso che dura da anni” significa aver pianificato dettagliatamente le strategie da adottare per tutti i singoli passi che arriveranno in seguito —

            No no… Significa che c’è un percorso educativo che richiede un’idea e volontà di perseguirla. Mi sembra qualcosa più degno di ammirazione di un cronoprogramma a tabelline!

      • Peucezio says:

        Lisa,
        “L’idea che le scelte educative NON si riducano volta per volta alla singola decisione di concedere o no un certo oggetto o una certa libertà individuale, ma che possano essere parte coerente di un percorso complessivo di riflessione che dura da anni, magari anche da prima che i figli nascessero, o comunque da quando erano piccolissimi, sembra praticamente sconosciuta…”

        Pienamente d’accordo ovviamente.
        Ancor più con la prassi (tanto di cappello, conoscendo oltretutto di persona i tuoi ragazzi) che con la sua teorizzazione, che se non fosse l’espressione di una consapevolezza pratica, sarebbe ineccepibile, ma lascerebbe il tempo che trova (perché in pochi commenti quasi contigui mi è venuto di usare la stessa locuzione? Mah…).

  4. roberto says:

    “ non vengono più al Giardino, perché – a loro dire – preferiscono starsene a casa, su Whatsapp”

    In tempi normali mi avrebbe stupito (almeno per qui, dove appena c’è un raggio di sole i parchi sono pieni di ragazzini), ma oggigiorno….non puoi stare assembrato, non puoi giocare a pallone, hai sempre qualcuno che è pronto a ricordarti che respirare è pericoloso, non puoi toccare gli amici, tutti girano mascherati….

    Boh già io sono depresso, appena esco mi sembra peggio e proprio non vorrei essere adolescente

    Non mi pare che socializzare su whatsapp sia una cosa così strana

    • Per roberto

      “non puoi stare assembrato, non puoi giocare a pallone, hai sempre qualcuno che è pronto a ricordarti che respirare è pericoloso, non puoi toccare gli amici, tutti girano mascherati….”

      Non da noi, siamo in Oltrarno 🙂

      • Z. says:

        Non in tutta Italia, credo 🙂

        • Z. says:

          Cioè, intendo, credo che in nessun posto in Italia si badi più ad assembramenti e protezioni

          • Moi says:

            … AntiAssembramentie Protezioni presi spontaneamente (!) , in Italia, penso che siamo nell’ ordine della microstatistica ! 😉

            • Moi says:

              Alcuni Cinema han riaperto con il metodo poltroncine a “croce greca” (cioè nessuno davanti, nessuno dietro, nessuno a dx , nessuno a sx …)

              stadi e concerti, niente …

              discoteche e movida “nì” 😉

              • paniscus says:

                “Alcuni Cinema han riaperto con il metodo poltroncine a “croce greca” (cioè nessuno davanti, nessuno dietro, nessuno a dx , nessuno a sx …) ”

                Cioè, solo in diagonale? Mi vengono in mente creazioni morbose di esercizi di geometria sulla tassellazione del piano e sul calcolo combinatorio, per i miei studenti dell’anno prossimo!

                Ma come si fa nei cinema in cui due file consecutive di poltrone sono già sfasate e quindi non formano una griglia quadrata, ma semmai qualcosa che assomiglia a una griglia di esagoni?

              • Moi says:

                Be’ , io osservo soluzioni pratiche già esistenti , eh 😉 … se ti può interessare, ho notato anche “tavolate” con gli ospiti disposti “a scacchiera” e tavolini sempre “a croce greca” ove ad ogni singolo tavolino possono stare assieme solo dei famigerati “congiunti” … oppure persone singole per ogni tavolino, sempre “a croce greca” .

              • Z. says:

                Beh i cinemi erano semivuoti anche prima…

              • Moi says:

                Nota :

                I cinema “a file sfasate” generalmente hanno un’ inclinazione (sovente inefficace se un/un’ atleta professionista di Basket si siede davanti a una persona di statura normale o anche meno 😉 …) e lo schermo in alto … i cinema “a file schierate” hano i “gradoni” (molto più efficaci per le disparità di statura) e lo schermo in basso.

              • Moi says:

                a Sant’Agata c’è un MultiSala (chiuso da Marzo …) con i gradoni molto allungati rispettto ad altri omologhi …

              • Moi says:

                … Paese di Nilla Pizzi.

          • Per Z

            “Cioè, intendo, credo che in nessun posto in Italia si badi più ad assembramenti e protezioni”

            Di giorno, vedo che la maggior parte della gente ha una maschera, magari in mano.

            Di notte, invece, le masse movidare sono totalmente “smascherate”, e formano mucchi umani.

            • Z. says:

              Ah, si, ogni tanto c’è qualcuno con mascherina a protezione del mento, del pomo d’Adamo o del gomito.

              La notte esco ormai ben poco, non saprei 🙂

        • Francesco says:

          x Milano confermo

          i giovani hanno azzerato ogni idea di distanziamento sociale dai coetanei

          e uno su cento ha la mascherina

      • roberto says:

        “ Non da noi, siamo in Oltrarno 🙂”

        Ah ok, da noi invece è ancora così

        Cioè nei parchi ci si può andare ma si fa abbastanza attenzione

        Poi la sera è un’altra cosa ma qui si parlava di ragazzini

  5. roberto says:

    Ps mi ricordo abbastanza nettamente i miei genitori che 35 anni fa mi rompevano le palle perché stavo (anzi stavamo con mio fratello) troppo al telefono, e poi perché tornavamo troppo tardi la sera, e poi perché uscivamo troppo spesso “questa casa non è un albergo” e poi di nuovo perché stavamo al telefono, ad libitum

    🙂

    • paniscus says:

      Ai tempi nostri la rottura di scatole perché “si stava troppo al telefono” era dovuta sostanzialmente a due ragioni: il fatto che si facessero spendere più soldi di bollette ai genitori (essendoci sempre la tariffa a tempo anche per le chiamate locali) e il fatto che si tenesse occupata per ore una linea unica che doveva servire a tutta la famiglia… ma non credo che ci fossero particolari preoccupazioni per i contenuti e gli argomenti delle chiamate, che appunto erano in buona parte udibili per tutta la casa. Semmai la preoccupazione per l’aspetto educativo poteva esserci sull’altro tormentone tipico, ossia quello di “guardare troppa televisione”….

  6. roberto says:

    Z

    “perché non esistono le scelte.”

    Io la vedo all’opposto, tutto è scelta.
    Certo, ogni scelta è condizionata da 1000 fattori esterni, ma alla fine sono io che scelgo di non prendere una mazza da baseball e frollare un paio di persone che mi stanno antipatiche

    • Z. says:

      Provo a spiegarmi meglio. Non credo esistano fattori interni distinti da fattori esterni o decisioni libere distinte da decisioni non libere. Credo che tutte le decisioni che prendiamo siano necessarie.

      • Peucezio says:

        Una domanda: chi ha detto al mondo di essere così?
        Cioè mettiamo pure che la catena dei rapporti causa-effetto sia determinata fin nei minimi dettagli da un meccanicismo assoluto. Ma perché le premesse e le leggi che regolano i rapporti di causalità sono queste e non altre?

        • Z. says:

          Cioè, perché ad aumentando la forza a massa costante aumenta l’accelerazione e non la velocità?

          Non credo che ci sia una risposta a questa domanda, fuori dal campo della fede. Entrandovi, si può rispondere che l’ha deciso Dio.

        • Moi says:

          @ ZETA

          Non credo esistano fattori interni distinti da fattori esterni o decisioni libere distinte da decisioni non libere

          ———————-

          https://www.youtube.com/watch?v=9DGcBOSUdfo

          Ahem … dicevi ? 😉

          • PinoMamet says:

            Dai tempi delle scuole elementari a oggi, ancora non riesco a capire come mai l’Uomo Tigre mezzo nudo da ring fosse il doppio dell’Uomo Tigre vestito da persona normale… 😉

            però almeno il mascheramento era molto più credibile di quello di Superman!

      • Francesco says:

        Z

        prova a definire “necessarie” che forse il problema è tutto lì

        ciao

  7. Alberto says:

    So cosa devo fare non appena, libero da sguardi indiscreti e fornito di una buona corda, mi imbatto in una statua raffigurante Jean Jacques Rousseau.
    Anche se, come strumento, il tiro dell’artiglieria talebana mi convince di più.

    • Z. says:

      Non vorrai impiccarti ad una statua di Russó, mi auguro. Non ne vale la pena. Piuttosto resta tra noi. Benvenuto 🙂

    • Francesco says:

      io mi accontenterei di donargli una secchia di escrementi

      più scomoda da portarsi dietro di una buona corda ma meno di un pezzo da 75

      😉

  8. Moi says:

    Mah, ricordiamoci che (una statua di) Voltaire già (!) è stato imbrattato come un Montanelli qualsiasi … 😉

  9. Moi says:

    @ MIGUEL

    You’re a Terf (you’re a jerk parody) –

    Yung Terf and Hopkilla prod.
    By radicalresponses

    https://www.youtube.com/watch?v=6fT-iSENN8w

    I’m so cocky with it
    In the girls bathroom no cocks be in it
    All the girls in the world they’re loving my Terf songs
    I don’t care about the men I’m not here to turn you on
    When I see a tranny peeing that’s a man he peeing
    Done I got on my way I’m leaving
    He’s like “I’m a woman! I got the shoes and purse”
    I said “women don’t have dicks” and he yelled “YOURE A TERF”
    So I walked out the door, called up my bae, told her there’s a tranny she said “I’m on my way”
    Pulls up to my spot I run till I can’t stop
    These trannies wanna kill us because we got Terf thoughts
    So we terfin to the right terfin to the left
    But he pops up out of nowhere wearing a black dress
    He says ima kill you you fuckin Terf scum

    We all know he’s insane all we could hear was

    Wah wah wah wah wah
    I’m a Terf and I didn’t even do nothing
    I’m a Terf? I know you’ve lost your mind
    But hey do me a favor call me Terf one more time

    Everything’s quiet in the bathroom stall
    Need a woman only space cuz these lame retards
    Tryna get up in my way with their dick and balls
    Gotta get up out my face you’re a fake faux pas
    I’m a woman I’m a female and I guess I’m a Terf
    Because females are the only ones who can give birth
    Women are female I’m just wasting my time
    He says “let me in you cunt” but the space is mine
    Are you tucking or fucking yo shit is wack
    Why you in the women’s locker room if you gotta push your cock back
    Got your phone on the side
    You take a pic of your dick then upload it online
    indecency crime
    Trannies, AGPs these men better get goin
    Gotta speak the truth, your XY is showing(you’re a Terf)
    I hope you know that Biology is real
    but I’m sorry that it hurts

    • Moi says:

      https://www.youtube.com/watch?v=jBo2q96RuOI

      Woman is a sex not a gender
      Man is a sex not a gender
      Woman is a sex it’s biology
      Gender roles equal hierarchy
      Gender is masculinity over femininity
      Gender is male supremacy
      Fuck patriarchal society
      Women are female and men are male
      Women is a sex not a gender

      I’m a woman cuz of my biology not bc of what is expected of me
      I’m a woman cuz of my biology not bc of femininity

      Woman is a sex it’s not a feeling in your head

      Gender is fake
      No one has a fucking gender bc

      No one has a gender cause gender is dead
      Your pomo Foucault shit messing with my head
      I’m not a woman cuz it’s my identity
      I’m a fuckin woman cuz it’s my reality
      Breasts, uterus, vagina, CHECK ME
      Only gender cultists try to step to me
      Can’t be a woman and get a vasectomy
      Can’t be a man and give birth to a baby
      Only women birth children and there’s no maybe
      Forgot what biology is? WOMEN got lazy
      When I meet Libfems those bitches try to haze me
      But your middle school bullying tactics don’t phase me
      I was born female and I can’t change me
      Don’t want a surgeon tryna rearrange me
      Corndog armskin fake dick is sad
      Cuz mutilating your vagina is bad
      If a man says otherwise judt kick his gonads
      DON’T FUCK WITH US TERF BITCHES, CUZ WE MAD

      You can’t change your race like you can’t change you’re sex not by bleaching your skin or wearing a dress

  10. Moi says:

    @ MIGUEL

    … OLIMPIADI & TransGender !

    XenoFemminismo in Azione :

    via la distinzione obsoleta Uomini e Donne

    … a tutto Livello Ormonale ! 😉

    —————————————————————–

    La soglia decisa dalla Federazione internazionale per stabilire se una sportiva possa essere considerata ‘femmina’ è che non superi i 100 nanogrammi per ogni decilitro di sangue; oltre questa misura l’interessata deve essere iscritta alle gare maschili. L’iniziativa dopo il caso di Caster Semenya

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/25/iaaf-dopo-caso-semenya-sesso-degli-atleti-stabilito-da-livello-testosterone/270143/

    • PinoMamet says:

      Cito un passaggio che trovo sbagliato:
      “Nel frattempo la Iaaf – che non ha mai ritenuto opportuno investigare in ambito maschile se i piedi di Carl Lewis fossero troppo flessuosi o i muscoli di Usain Bolt troppo resistenti – ha proseguito nella sua ricerca volta a dimostrare un possibile ‘doping di genere’ nell’ambito delle gare femminili.”

      Che vuol dire “piedi troppo flessuosi”???

      Lo sport non pretende che tutti gli atleti siano fisicamente identici- a parte che è impossibile, ma se fossero identici non ci sarebbero neppure le gare 😉

      Quello che pretendono di fare le organizzazioni sportive è da un lato permettere anche alle donne di gareggiare e vincere: infatti se ci fossero gare di atletica “unisex”, vincerebbero praticamente sempre gli atleti maschi, con rarissime eccezioni;
      dall’altro evitare che nelle competizioni sportive femminili ci sia qualche maschio “infiltrato”.

      Non capisco cosa possa esserci di discriminante (se non in positivo) e tantomeno dove sia il razzismo, citato nell’articolo.

      Dice che gli esami sono invasivi e umilianti. Non lo metto in dubbio e me ne dispiace, ma non credo sia evitabile.

      • Z. says:

        Moltissimi anni fa lessi un articolo che trattava di questi controlli. I “maschi infiltrati” erano un problema già presente negli anni Sessanta – per via del doping ormonale, soprattutto – e l’articolo spiegava che verifiche per distinguere uomini e donne sono necessarie e non sempre facili (o almeno, allora non lo erano).

        Ad esempio non ci si poteva accontentare di far svestire le concorrenti (controllo che era anzi descritto come scarsamente utile, oltre che imbarazzante) ma erano necessari esami clinici per rilevare alcuni valori ritenuti indicatori dirimenti.

        Insomma, non è un problema che nasce col transattivismo, sicché non credo che la IAAF cederà facilmente.

        Peraltro “transattivismo” continua a farmi pensare a due avvocati che si danno da fare instancabilmente per chiudere una transazione 🙂

        • Peucezio says:

          Z.,
          “Peraltro “transattivismo” continua a farmi pensare a due avvocati che si danno da fare instancabilmente per chiudere una transazione 🙂 ”

          Anch’io non lo associo per niente ai transessuali, che mi danno l’idea di qualcosa di laido, equivoco, nel bene e nel male, ma in qualcosa di molto più asettico, ma più che al linguaggio giuridico tendo ad associarlo al linguaggio medico, tipo una pillola che rende molto attivi, cioè che va al di là dell’azione, oltre l’azione o comunque l’attraversa, tipo una specie di energetico , una forma di doping o qualcosa del genere.

          • Z. says:

            Ma no… quella semmai è l’ultrattività!

            😀 😀 😀

            (in effetti a me ultrattività fa pensare a qualcosa come da tua descrizione)

        • paniscus says:

          “I “maschi infiltrati” erano un problema già presente negli anni Sessanta – per via del doping ormonale, soprattutto ”
          ————————-

          Però nella maggior parte dei casi (che comunque erano pochi) si trattava di casi rari di ermafroditismo naturale, di persone già nate con organi genitali ambigui o con anomalie cromosomiche… una delle più note è stata questa, già negli anni trenta (che peraltro non fu mai sospettata di doping):

          http://www.storiedisport.it/?p=13174

      • paniscus says:

        Però francamente non ci vedo niente in comune, tra il caso di Caster Semenya e quello dei trans…

      • Mauricius Tarvisii says:

        “Quello che pretendono di fare le organizzazioni sportive è da un lato permettere anche alle donne di gareggiare e vincere”

        E’ tutto un grande crotocircuito tra paternalismo (“diamo alle donne un ambiente protetto dove possono misurarsi tra loro”), rivendicazione (“dovete considerare le donne pari agli uomini in tutto”), messa in discussione del delirio gurlpauer (“le donne possono fare tutto quello che fanno gli uomini e farlo meglio!”), iosonomiismo (“se voglio essere considerato donna/uomo è un mio diritto che tutti si adeguino”) e tanto altro…

        • Francesco says:

          >>>diamo alle donne un ambiente protetto dove possono misurarsi tra loro

          non è paternalismo, è un caso da manuale di “buon senso”

          per dimostrarlo ad abundantiam basta la foto postata tempo fa da Miguel dell’energumeno australiano che menava tre ragazze iraniane

  11. Moi says:

    Insomma, suvvìa : il Gender e il Sex aono entrambi “Costrutti Sociali”, NON si corre/salta/nuota/combatte/lancia oggetti / eccetera con i genitali, giusto ?

    … e allora vai di nanometri di testosterone percentuali ! … Lo Xenofemminismo risolve tutto, no ?

    PS

    Mi chiedo se a questo punto non si possa Legalizzare il Doping soltanto Femminile per innalzare i Livelli di Atletismo Femminile !

    • Moi says:

      Mapoi scusate, un Atlesta Maschio Scarso, Dilettantw … non potrebbe aver Diritto di Doping per poter competere a Livello Professionistico almeno fra le Donne ?

      • Moi says:

        Ah … no, è vero !

        Sparirà “Uomini” o “Donne” per essere sostituito da “Under Ten Nano” e “Over Ten Nano” o in breve “UTN” oppure “OTN” !

        … Bello, eh ! 😉

        • Z. says:

          Ho cercato UNDER TEN NANO e mi sono apparsi link ad autolavaggi con ceratura auto. Mi sa che non c’entra.

  12. Moi says:

    Lucia …

    Lisa …

    O Altre-E …

    … Avrete un’ opinone a riguardo , no ?!

    … O avete forese il Sacro Terrore di Scomunica dalla Sx per TERFismo ?!?!

  13. Moi says:

    forse 😉

  14. daouda says:

    Se una cosa è possibile ed accade, è giusta ed insindacabile.

    Alla fin fine è inutile provare ad intortare il discorso su “scelte” e “coscienze”…

  15. OT

    Si cercava qualcosa da imbrattare anche a Firenze?

    Ci sarebbe il monumento ad Angelo Poliziano:

    https://it.wikipedia.org/wiki/File:Chiesa_di_san_marco,_monumento_a_agnolo_poliziano.JPG

    Poliziano si era offerto al re del Portogallo di scrivere un poema di elogi delle esplorazioni portoghesi, madre di tutte le conquiste imperiali successive.

    E poi di Poliziano parla bene Giovanni dall’Orto, che è odiatissimo dai transattivisti:

    http://www.giovannidallorto.com/biografie/poliziano/poliziano.html

    • paniscus says:

      “Poliziano si era offerto al re del Portogallo di scrivere un poema di elogi delle esplorazioni portoghesi, madre di tutte le conquiste imperiali successive.”
      ————————

      Beh, Poliziano lo faceva di mestiere, di scrivere poemi di elogio per i signori che lo pagavano, non sarebbe stata una novità 🙂

  16. Peucezio says:

    Miguel,
    stamane guardavo un dibattito politico e c’era un tizio, forse un imprenditore, che tesseva le lodi del telelavoro, ecc., e diceva che sarebbe un peccato se dopo il Covid si tornasse indietro, ora che si è più “smart”, efficenti, digitali, ecc.: ce l’aveva con le code agli sportelli (e su questo come dargli torto, ecc. ecc.) e, fra le altre cose, diceva che lo smartworking è ecologico, perché la gente non si sposta non inquina…

    Ho sempre più netta l’impressione che il tuo ecologismo associato per un amore per i rapporti caldi e concreti di un tempo contro il mondo asettico, digitale e liquido di oggi sia proprio un’eccezione o, meglio, una sensbilità persona del tutto peculiare e che invece l’ecologismo come ideologia sia pienamente funzionale e organica a questo mondo etereo e immateriale di smartphone, rapporti virtuali, vita digitale, ecc.

    Ed è verissimo ciò che tu dici che in realtà per produrre questi aggeggini e alimentare il loro uso da parte di miliardi di persone che trasformano la loro vita in un’avventura digitale esperita dal divano di casa si fanno immensi danni all’ambiente vero, quello fisico, naturale e rischiamo di cadere nel baratro e toccare il fondo del barile.
    Ma l’ecologismo non è questo. Quello di cui parli è una conoscenza seria e documentata dei veri problemi dell’ambiente e degli equilibri ecologici, climatici, ecc. planetari.
    L’ecologismo è una sorta di legge morale che stabilisce che non devi usare la macchina, mangiare la carne, ecc.: l’ecologismo è un imperativo etico e come tutti gli imperativi etici è del tutto indipendente dalle conseguenze pratiche: serve a chi lo fa, non al mondo: chi non copula non evita di sporcare il mondo, ma rende pulito sé stesso, ecc.
    Ma la legge morale, nelle società complesse e tecnologiche, è quasi sempre l’interiorizzazione degli obiettivi e delle volontà del potere e dei suoi interessi economici. Dunque torniamo al telefonino e alla vita virtuale, che deve sostituirsi a quella materiale per renderci eterei e fisicamente rarefatti, perché un algoritmo non sporca e non consuma. Così le multinazionali del digitale e dei social network possono diventare sempre più potenti e impadronirsi delle nostre vite.

    • Per Peucezio

      ” Dunque torniamo al telefonino e alla vita virtuale, che deve sostituirsi a quella materiale per renderci eterei e fisicamente rarefatti, perché un algoritmo non sporca e non consuma”

      Ho il sospetto che abbiamo ragione tutti e due.

      C’è un punto su cui non ci capiamo bene, che sfugge a entrambi: se riuscissimo a rimuovere quel punto, capiremmo anche che siamo d’accordo.

      Anche perché concordo sulla smaterializzazione: il distacco dal lavoro fisico, il denaro che trasforma tutto in astrazione, addirittura la comunicazione che si digitalizza (e diciamo così perché comunque servono ancora le dita, sicuramente ci stanno pensando a come renderle superflue).

      Poi è chiaro che con il lavoro a domicilio, quantomeno risparmiano i costi dell’ufficio.

      • Moi says:

        Be’, almeno i Pendolari a Lunga Oscillazione ci guadagnano … per certi versi. Per le Mamme (o i “Mammi” 😉 …) Apprensiv* 😉 , è una gran bazza !

      • Peucezio says:

        Miguel,
        di primo acchito direi che il punto che ci divide è l’interpretazione del ruolo dell’automobile.
        Per te espressione fra le altre di aggressione alla natura e di allontanamento da modalità di spostamento più tradizionali, lente, che rispettano i quartieri e il loro tessuto sociale, poiché una così efficiente e rapida mobilità individuale fa sì che uno possa essere completamente slegato dal contesto fisico in cui abita.
        Però è anche vero che questo è accaduto molti decenni fa e oggi a e l’automobile pare un presidio di fisicità, libertà individuale, rapporto con lo spazio e il paesaggio, in un mondo passivizzante di virtualità da una parte e di mezzi alienanti come l’aereo o la metropolitana, che ti fanno perdere la percezione dello spazio geografico, urbano, rurale, ecc.

        E’ anche vero che da una parte l’automobile impedisce quei rapporti sociali che un tempo si creavano nei mezzi pubblici (ma non oggi, in cui sono tutti monadi con lo smartphone; ma già Bianciardi negli anni ’60 diceva che, rispetto ai treni locali della sua Maremma, sui tram di Milano tutti si ignoravano come freddi automi) e diventa una scatoletta che ci protegge dal mondo;
        è anche vero che la passività nel trasporto, il fatto che ci sia un sistema centralizzato e organizzato per spostare gli uomini è un portato della modernità (il contadino andava a piedi, con l’asino…) e io ne sento fortissima l’alienazione, mentre guidare mi dà un grande piacere, mi fa percepire di starmi muovendo nello spazio conoscendolo, comprendendone le sue strutture e la sua articolazione, compenetrandomici, mi fa sentire in comunione spirituale coi luoghi.

        Insomma, mi paiono questioni double face, in cui giocano anche sensibilità individuali, ma in cui è difficile incasellare in modo univoco l’una cosa o l’altra sotto “tradizione” e “modernità”.

        Più in generale invece e a un livello più profondo e sostanziale la differenza fra di noi sta nel ruolo della natura, che tu riesci ad amare quanto l’umano (ciò che di buono vi è, poi c’è la merda ovviamente), mentre in me c’è il senso di questa cesura nettissima fra l’antropico e il naturale e non riesco a provare nessun vero interesse per animali o piante (anche se alcuni animali mi piacciono molto e provo anch’io molta curiosità e interesse per animali inconsueti; ricordo ancora l’incontro con una volpe nelle campagne dell’Alta Murgia, animale comunissimo in Italia, ma chi abita in città non sa nemmeno quasi com’è fatto; non mi ha affatto lasciato indifferente; anche se forse persino lì c’è l’idea che è un animale legato da sempre alla civiltà che conosco, presente in fiabe, proverbi, portatore di valori simbolici, insomma, fa parte del paesaggio umano… boh, sarebbe da vedere come mi comporterei in un paesaggio completamente vergine e mai toccato dall’uomo; forse lo troverei un incubo o forse penserei che nel momento stesso in cui vi interagisco, a suo modo è antropizzato anche lui).

        • paniscus says:

          “mentre guidare mi dà un grande piacere, mi fa percepire di starmi muovendo nello spazio conoscendolo, comprendendone le sue strutture e la sua articolazione, compenetrandomici, mi fa sentire in comunione spirituale coi luoghi.”
          ——————-
          Ma non è il contrario? quando si è alla guida si deve essere talmente concentrati sul guardare fisso soltanto in direzione frontale, al massimo con qualche occhiata agli specchietti, che si perde quasi tutto della percezione dello spazio, del paesaggio, dell’aspetto tridimensionale e della prospettiva, altro che comunione spirituale…

          magari la compenetrazione totale globale con lo spazio circostante è plausibile quando si è passeggero in una macchina guidata da qualcun altro, non certo quando si guida!

          • Moi says:

            … Peucezio è in Comunione Spirituale con Enzo Ferrari ! 😉

          • Francesco says:

            testimonianza personale: in giro, guidando, per stradine senesi, ho potuto ammirare l’ambiente (chiamarlo paesaggio è riduttivo)

            certo, quando ci voleva ci si fermava a lato e si scendeva

            l’autostrada è tutto un altro universo

            ma nel mondo ideale di Miguel, Miguel sarebbe ancora in Messico – o in Arizona!

            giusto?

            • Per Francesco

              “ma nel mondo ideale di Miguel, Miguel sarebbe ancora in Messico – o in Arizona!”

              No, non ci sarei ancora arrivato e Amerigo Vespucci si sarebbe dedicato a fare il mago e basta.

              • Z. says:

                e noi chelebecchiani che fine avremmo fatto?

              • Mirkhond says:

                Ma una parte di te non è mesoamericana?
                Oppure sei gringo anche da parte patrilineare?

              • Per Mirkhond

                “Ma una parte di te non è mesoamericana?
                Oppure sei gringo anche da parte patrilineare?”

                Sì, ma l’avo irlandese se ne stava in Irlanda
                l’avo anglo in Anglia
                l’avo ispanico in Ispagna
                l’avo occhiamandorla se ne stava in Occhiamandorlia

                E il bisonte giocava libero e felice sulle pianure

              • PinoMamet says:

                Non ci resta che piangere è ormai un classico…
                Troisi e Benigni in ottimo affiatamento, la seconda parte però è un po’ stanca.

                😉

            • Peucezio says:

              L’autostrada è comoda e indispensabile quanto alienante.
              Non mi dà piacere guidare in autostrada.

              Mi piace guidare in città, quando c’è poco traffico, e nelle strade esterne, sempre quando non sono trafficate.

              Credo c’entri molto il cambiamento veloce del paesaggio. Camminare mi dà la stessa senzazione di guardare un film al rallentatore: anche camminando ovviamente mi immergo nel paesaggio e mi piace, poi d’estate senti il vento, l’aria, gli odori, e d’accordo.
              Ma gli stimoli visivi di un passaggio rapido (ma non esageratamente rapido) quale ti dà la macchina sono molto più intensi, almeno per me, perché il paesaggio cambia sufficientemente velocemente da avere continui stimoli nuovi, ma non così tanto da non avere il tempo di goderselo e immergervisi. Poi c’è il feedback del movimento della macchina che, diversamente dal passo umano, è gradevole, perché essendo su ruote, è dolce, non ha stacchi, è relativamente uniforme, ma sufficientemente vario da dare piacere.

              D’altronde a noi uomini piacciono le macchine e piace guidare. Non a tutti e non solo (anche ad alcune donne), ma in generale è così: noi uomini amiamo, in ordine di importanza, le donne, le automobili e le armi.

          • Peucezio says:

            Lisa,
            “Ma non è il contrario?”

            No 🙂
            Nel senso che io ti testimonio la mia personale sensazione, che trovo impagabile nella sua intensità.
            Ovviamente è soggettiva: a te evidentemente non succede.
            Ma a quanto pare non c’è una regola generale.

  17. Moi says:

    @ MIGUEL

    Un uso “all’ Italiana” di tipo “Gender Issues” del termine “Fascist”, detto da una signora quasi 80(!)enne AngloSassone !

    Harry Potter star Miriam Margolyes distances herself from JK Rowling as she urges people not to be ‘fascist’ about gender

    https://famousandmade.com/2020/07/13/harry-potter-star-miriam-margolyes-distances-herself-from-jk-rowling-as-she-urges-people-not-to-be-fascist-about-gender/

    • Moi says:

      Come fattezze somatiche … Miriam Margolyes assomiglia a un’ anziana “Romnì” 🙂 che incrocio ogni tanto per strada .

      Anche (da quel che ho visto) la sua Vecchia Strega di Harry Potter ha un’ aria “zingaresca” 😉 in senso stereotipico …

    • Francesco says:

      molto italiano questo tipo di dialettica, una vera tristezza che sia usato anche altrove

      PS a me hanno provata a farmi “OK boomer” ma non ha funzionato molto

  18. Moi says:

    … L’ Anidride Carbonica o Cì-òddùe , è “tossica” ?

    Be’, NON direi: mi mancano notizie che la colleghino a Razzismo, Sessismo, OmoTransBiFobia, eccetera … 😉

  19. werner says:

    In Giappone stanno affrontando da tempo il fenomeno di giovano che non escono più di casa e preferiscono i contatti sociali virtuali a quelli reali.

    https://en.m.wikipedia.org/wiki/Hikikomori

    È un fenomeno abbastanza serio e relativamente diffuso in quelle lande.

    • Moi says:

      Sì … conosco il termine, e il fenomeno. In Italia, un certo Marco Crepaldi (il Gaijin Youtuber che ha voluto importare e organizzare (!) in Italia il termine Hikikomori …) ha scatenato un putiferio Vs le Femministelle ( e Maschietti 😉 Simps SJWs …) convinte che un Maschio Bianco CistEtero con tutti i PrivileGGGi 😉 NON possa soffrire sul serio in questa Società in cui vigerebbe ancora (WTF ?!) nientepopodimeno che il Patriarcato !

      • PinoMamet says:

        A proposito di patriarcato. E di Firenze!

        Leggo che Chiara Ferragni è andata agli Uffizi. Bene, buon per lei.
        Ci avrebbe fatto un servizio per Vogue nel quale viene paragonata nientemeno che alla Venere di Botticelli e definita “divinità contemporanea” (boom!).

        Naturalmente ci saranno stati un paio di commenti negativi sulla cosa (io a dire il vero non ne ho letti, ma non stento a crederlo) e l’inevitabile levata di scudi dei “più intelligenti”, quelli che la sanno più lunga e “voi non avete capito niente, Andy Warhol, la pop art, l’arte deve parlare alle masse, la rava, la fava, la pizza e i fichi.”

        Tra questi, si distingue un tale, linkato da un’amica di FB, che sostiene che Chiara Ferragni agli Uffizi (che stava lì per fare un servizio fotografico per Vogue, ricordiamo, mica ad ammirare i quadri) sarebbe osteggiata dalla “cultura fallocratica e maschilista”.

        Ovviamente il giornalista è uomo.

  20. OT

    Qui ogni tanto ci sono i maschi che segnalano le donne che ritengono bellissime…

    Proprio in termini estetici, senza altri sottintesi.

    Direi che per me è Katharine Birbalsingh, che in Inghilterra ha creato una scuola durissima e “senza scuse” per ragazzi sfigati:

    https://www.theguardian.com/teacher-network/2017/jun/16/britains-strictest-school-gets-top-marks-from-ofsted

    Che mi piace molto proprio l’idea di non far adagiare chi parte male.

    • Moi says:

      a proposito di di “Rivincita” :

      https://indianexpress.com/article/explained/twitter-hack-explained-bitcoin-us-elections-politicians-celebrities-6508127/

      Explained:

      How Twitter was hacked, what questions it raises

      A Twitter hack affecting top politicians and celebrities in the United States has helped a Bitcoin wallet receive over $100,000 via at least 300 transactions.

      What happened? Who was affected? Why does this incident matter?

      Written by Nandagopal Rajan ,

    • PinoMamet says:

      La Birbalsingh è molto affascinante!

      e chissà che la sua scuola non segni l’indizio di un’ondata di ritorno a politiche meno lassiste (senza arrivare a quelle britannicate 😉 tipo le punizioni se si dimentica una penna…)

      si sa che tutto quello che viene dai paesi di lingua inglese qua è visto come “avanti”, ma per ora siamo fermi a Il Collegio 😉 , reality show in cui gli studenti e soprattutto le studentesse vengono scelti con i criteri di Non è la Rai, e i professori sono presi per interpretare il ruolo del professore come se lo immagina il tamarro medio, e il preside è un attore…

      ma chissà!

      • Mirkhond says:

        Personalmente sono favorevole alle divise scolastiche, che sono un modo per combattere il classismo e non fare sentire a disagio gli studenti poveri nei confronti di quelli ricchi.
        Come invece succedeva nel mio liceo…..

      • PinoMamet says:

        A me non dispiacciono.
        Tra l’altro la mia esperienza con gli zen (ma fossero stati Benedettini sarebbe stato lo stesso) mi ricorda che le uniformi, di qualunque tipo, fanno emergere le personalità, invece di soffocarle come si potrebbe temere.

        Poi quando insegnavo nell’esecranda città dei teste quadrate vedevo sempre in stazione degli studenti di una specie di scuola aeronautica (li doveva diplomare periti aeronautici e con brevveto di volo, una roba del genere) con le loro divise sul tipo di quelle della foto, e mi sembravano tutti insieme un bello spettacolo: ragazzi all’incirca normali, casinisti normali, ognuno dei quali trovava il modo di portare l’uniforme a modo suo, e sicuramente distinguibili dal resto, quindi anche con un certo orgoglio di far parte di un gruppo.
        Non male.

    • roberto says:

      Carina in effetti

    • Francesco says:

      assolutamente fascista direi

  21. Mirkhond says:

    Non è male….

  22. Mirkhond says:

    Da una rapida occhiata su wikipedia, scopro che appatiene alla numerosa popolazione di origine indiana della Guyana inglese (circa il 40% della popolazione della regione).
    Popolazione immigratavi a varie ondate a partire dal 1838, quando l’Inghilterra con l’abolizione della schiavitù, aveva bisogno di nuova manodopera per la sua colonia sudamericana.
    Popolazione a cui appartiene anche Shakira Baksh, la moglie di Michael Caine.

    • Per Mirkhond

      “Da una rapida occhiata su wikipedia, scopro che appatiene alla numerosa popolazione di origine indiana della Guyana inglese”

      Ah ecco, infatti mi sembrava che avesse un forte elemento “nero”, a partire dai capelli orgogliosamente liberi.

  23. Mirkhond says:

    appartiene

  24. Moi says:

    @ HABS / TUTTI

    Escort positiva al coronavirus a Modica. L’appello dei sanitari: «Fate il tampone»

    https://www.msn.com/it-it/news/italia/escort-positiva-al-coronavirus-a-modica-lappello-dei-sanitari-c2-abfate-il-tampone-c2-bb/ar-BB16TAtg

  25. Ho forti dubbi su tutto il sistema scolastico moderno, e sulla cultura del “successo”.

    Ma ho dubbi altrettanto forti sulla cultura del “vittimismo”.

    Per questo mi colpisce la foto di gruppo di alunni della “scuola più dura dell’Inghilterra”, diretta dalla Birbalsingh:

  26. Mirkhond says:

    Con la tipica divisa dei college inglesi.

    • Per Mirkhond

      “Con la tipica divisa dei college inglesi.”

      Vedi che c’è anche una ragazzina “bianca”. Che probabilmente in un contesto del genere non è a disagio.

      • PinoMamet says:

        Attenzione: forse è bianca per noi 😉

        • Z. says:

          Oddio… è pure bionda!

          • Mirkhond says:

            Traversara, sei mai stato in Inghilterra?

          • PinoMamet says:

            Che c’entra se è bionda?

            C’è pieno di attrici/cantanti bionde americane che dicono di essere “tri-racial”…

            sul famoso forum di antropologia fisica, gli afroamericani non volevano per niente che Jessica Alba fosse bianca!
            Ora, a me sembra una tipa carina, ma comunissima…
            ma secondo loro era “evidente” che non era bianca, perché aveva il viso troppo morbido e le labbra piene… cioè, perché era una bella figliola 😉

            • Z. says:

              Sì ma quella ragazza sembra proprio una bionda naturale con la pelle davvero chiara…

              poi certo, se è nera Jessica Alba…

              • Moi says:

                i Giornalisti possono impostare foto e articoli come meglio credono … NON sono Campioni di Oggettività ! 😉

              • Moi says:

                Lupita Nyong’o è “Messicana” … benché originaria del Wak _ ahem … scusate _ del Kenya ! 😉

  27. Mirkhond says:

    La mia impressione molto superficiale da non conoscitore dell’Inghilterra, è che lì oggi vi sia molto meno razzismo rispetto agli Stati Uniti.
    Ma ripeto, è solo un’impressione molto superficiale…..

    • Francesco says:

      temo di sì

      hanno un livello di “comunitarismo” altissimo, con immigrati dal più vasto impero della storia e una cultura succube delle peggio idiozie liberal degli USA

      innestata su un classismo senza pari, fuori dall’India

      forse, ma dico forse, una tradizione liberale più seria e forte di quella americana, che potrebbe fare da argine al peggio della “cancel culture” o “cultura del vittimismo” o “Pinoaprilismo” che dir si voglia

      😉

    • roberto says:

      Secondo me più che razzisti sono orrendamente, visceralmente classisti

      • Francesco says:

        e lo scoppio del BLM a livelli eccelsi anche da loro come si spiega?

      • PinoMamet says:

        L’altro giorno, per via di linkamenti strani, arrivavo alla trama del fil Il paziente inglese.
        Che poi è diretto da un anglo-italiano, tratto da un libro scritto da un canadese.

        beh, cè un tizio canadese tra i protagonisti, di origine italiana, e di cognome fa Caravaggio. Vabbè, diciamo pure che hanno messo il cognome un po’ a cazzo di cane 😉 tanto per fare una citazione culturale italiana…
        ma anche gli altri protagonisti sono quasi tutti nobili o comunque di un certo lignaggio.

        Il fatto è questo: le persone di cultura inglese (e il Canada rientra nella definizione molto più degli USA) si immaginano tutte le società europee come quella inglese.
        Cioè classiste.

        In realtà l’unico posto in Italia dove l’aristocrazia sembra avere avuto un ruolo paragonabile a quella inglese (e in effetti uno dei luoghi del cuore di generazioni di britannici) credo sia Firenze.

        Non sono esperto di Toscana, ma già Siena mi sembra un’altra storia, per non parlare di Livorno o Grosseto…

        • Per pino Mamet

          “In realtà l’unico posto in Italia dove l’aristocrazia sembra avere avuto un ruolo paragonabile a quella inglese (e in effetti uno dei luoghi del cuore di generazioni di britannici) credo sia Firenze.”

          Riflessione interessante.

          • Mirkhond says:

            Il che potrebbe spiegare l’attrazione inglese per Firenze.

            • PinoMamet says:

              Beh c’èdentro anche l’arte, il Rinascimento ecc.

              • Mirkhond says:

                L’arte c’è anche in altre città italiane.
                Da sola non spiega la particolare attrazione inglese proprio per Firenze….

              • Z. says:

                Direi per tutta la Toscana. Anche Siena piace molto agli inglesi!

                In effetti, credo che pensando al Rinascimento gli inglesi pensino anzitutto a Firenze e alla Toscana. Non solo gli inglesi, peraltro.

  28. Mirkhond says:

    Pino

    Sei mai stato in Inghilterra? Che ne pensi?

    • PinoMamet says:

      L’ho evitata un anno! Invece di andare a London con le amiche, ho fatto trekking sui monti Sibillini con un amico, e mi sono anche venute le vesciche 😉

      Quest’anno ero tra gli accompagnatori possibili di una classe in Inghilterra, ma il Covis 😉 ha fatto saltare tutto…

      • Z. says:

        Pino,

        — L’ho evitata un anno! Invece di andare a London con le amiche, ho fatto trekking sui monti Sibillini con un amico, e mi sono anche venute le vesciche —

        Mi sembra un castigo severo ma giusto 😀

  29. Sulla Birbalsingh… al di là degli apprezzamenti estetici, se fossi un pittore sarebbe la mia Simonetta Vespucci…

    Io ho paura che un’iniziativa simile, limitata al solo mondo scolastico, finisca per creare imprenditori di successo.

    Mentre è sempre stato il mio sogno a livello di un’intera comunità: ci vedrei i ragazzi del nostro rione, delle famiglie più disastrate,

    crescere insieme con quello spirito,

    leccarsi le ferite e rialzarsi, e sentirsi sempre forti e mai vittime,

    mentre difendono le cose che hanno attorno ed esplorano il rione e si danno una mano a vicenda, e scoprono come si coltivano le piante e si fa da mangiare (maschi e femmine alla pari),

    e imparano a lavorare con le mani e con il cervello,

    e a non farsi irretire dagli smartòfoni e da fessbuc.

    Ovviamente, appena provi fare una cosa del genere, ti ammazzano, è già tanto che abbiamo tenuto aperto un giardino.

    • Francesco says:

      secondo me, invece, hai paura che dopo che vi siete fatti un culo a capanna i vostri figli si facciano irretire lo stesso. e non hai abbastanza fiducia per resistere a quella botta

      però l’idea è buona, fatelo!

      ciao

      • Per Francesco

        “secondo me, invece, hai paura che dopo che vi siete fatti un culo a capanna i vostri figli si facciano irretire lo stesso. e non hai abbastanza fiducia per resistere a quella botta”

        🙂

        La paura c’è sempre, anzi forse ce n’è abbastanza in giro 🙂

        L’idea non è solo buona, è anche totalmente criminale, sovversiva e illegale.

        Perché lo Stato può concedere a una comunità di fondare una scuola, oppure di gestire un giardino; ma non potrà MAI concedere a una comunità di gestire se stessa.

        Lo Stato è il ragno al centro della tela, e i suoi prigionieri possono solo gestire frammenti, ma mai la propria vita.

    • Z. says:

      Magari dei ragazzi istruiti potrebbero avere altri desideri oltre a esplorare il rione e coltivare piante…

      Mica puoi farne per forza tanti piccoli Miguel 🙂

      • Per Z

        “Magari dei ragazzi istruiti potrebbero avere altri desideri oltre a esplorare il rione e coltivare piante…”

        Capisco quello che dici, e non è del tutto sbagliato, a parte i “piccoli Miguel” (in questo periodo in cui ci sono pochissimo, vedo che le esigenze e le attività restano le stesse).

        Il problema però è la conclusione:

        se ci sono dei ragazzi che preferiscono andarsi a drogare, e non ci sarebbe nulla di male a mio avviso, per questo lo Stato deve impedire agli altri di prendersi qualunque responsabilità per il luogo in cui vivono?

        Devono obbligare chi è di famiglia povera a pietire aiuti dallo Stato, invece di diventare protagonista della propria vita?

        Devono crescere con l’idea che qualunque cosa succeda, c’è Qualcun Altro che se ne occupa?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Io non ho mai coltivato piante (ho avuto due piante in vita mia e sono entrambe morte. Ci sono rimasto tutte e due le volte malissimo e ho smesso) e non mi sono mai drogato, quando ero ggiovane. Devo preoccuparmi?

      • Z. says:

        Non sono sicuro di aver capito, Miguel.

        Sta di fatto che ci sono tanti modi di diventare protagonisti della propria vita, alcuni dei quali molto diversi dalla mia vita ideale o dalla tua.

        Chi dice che il sogno di un ragazzo povero debba essere quello di prendersi cura della tua comunità?

        PS: il mondo cambia. So di persone che oggi si vantano di non essere su Facebook e quindici anni fa si vantavano di aver pubblicato su Facebook una foto ritenuta trasgressiva (tipo, mentre allattavano). Chissà il mondo tra quindici anni come sarà. Il mio quartiere è cambiato, negli ultimi vent’anni.

        • Per Z

          “Chi dice che il sogno di un ragazzo povero debba essere quello di prendersi cura della tua comunità?”

          Ma infatti, lo capisco, e hai ragione.

          E’ che faccio un’immensa fatica a trasmettere qualcosa che ho visto e vissuto, e che nemmeno sospettavo prima.

          Una comunità può prendersi cura di se stessa, in sussidiarietà. La gente di un rione può gestire il rione, lasciando a istituzioni più elevate (quartiere, comune, regione, stato…) quei compiti di cui non riesce ad occuparsi. Tipo le fogne.

          Questa ovvietà, che fa parte anche della Costituzione, è semplicemente inimmaginabile per chi gestisce le istituzioni. Sono tutti convinti che lo Stato deve controllare tutto, ma proprio tutto, con l’unica eccezione degli specifici spazi della “proprietà privata”.

        • Z. says:

          Miguel, tranquillo, non fai fatica. O meglio, magari fai fatica, ma posso assicurarti che capisco quel che vuoi dire e credo valga anche per gli altri chelebecchiani.

          Lo stato deve controllare tutto… beh no, non mi sembra un’opinione condivisa da tutti gli esponenti delle istituzioni italiane. “Giù le mani dal nostro sistema sanitario regionale” è qualcosa che qua pensano in molti, anche a destra e anche quelli che durante l’ultima campagna elettorale esaltavano quello lombardo a scapito del nostro.

          Più in generale, come giustamente osservi il principio di sussidiarietà è addirittura presente in costituzione da una ventina d’anni. Del resto non è affatto qualcosa di alieno alla storia italiana, anzi. Tra l’altro è particolarmente importante nella storia della sanità lombarda ed emiliana.

          Persino troppo: a che serve, obiettivamente, una pluralità di associazioni di donatori di sangue?

          • paniscus says:

            “Persino troppo: a che serve, obiettivamente, una pluralità di associazioni di donatori di sangue?”
            —————

            La pluralità di associazioni di donatori di sangue, di per sé, non serve a niente… l’unico motivo per cui possono esisterne più di una in parallelo, è che ci sia stata una scissione per ragioni che non c’entrano niente con disaccordi di principio sul mandato fondamentale dell’associazione,

            ma solo con litigate interne per interessi concreti o per antipatie personali.

          • Mauricius Tarvisii says:

            “Persino troppo: a che serve, obiettivamente, una pluralità di associazioni di donatori di sangue?”

            Non è possibile scioglierne alcune d’ufficio, per cui…

          • Z. says:

            Lisa, forse in origine esistevano anche ragioni politiche, chissà. Ma se anche c’erano credo siano scomparse da tempo.

            MT, non si potrebbe istituire un organo pubblico comunque denominato e riservare ad esso l’attività di donazione sangue? Oppure sarebbe costituzionalmente illegittimo giusta la previsione costituzionale cui fa riferimento Miguel?

            • Francesco says:

              è il lato “sbagliato” della sussidiarietà: ci si trova con X associazioni o entità che fanno la stessa cosa, in modi diversi e spesso scoordinati

              il che può portare a grandissime inefficienze

              ci vorrebbe un tot di saggezza per valutare, caso per caso, quando il coordinamento e l’uniformità portano maggiori vantaggi della pluralità e libertà

              la vita mi sa che è complicata

        • paniscus says:

          “So di persone che oggi si vantano di non essere su Facebook e quindici anni fa si vantavano di aver pubblicato su Facebook una foto ritenuta trasgressiva (tipo, mentre allattavano)”.
          ———————–

          A parte il fatto che non capisco cosa ci sia di trasgressivo nell’allattare… ma se anche ci fosse qualcuno che inizialmente aveva provato a farsi un profilo facebook per prova, e che poi ha deciso che quella modalità non era nelle sue corde e che non gli piaceva, e l’ha cancellato, cosa ci sarebbe di male?

          • Z. says:

            Cambiare idea non è male, è normale. Le persone cambiano, e così le città e i quartieri.

            (nel merito, credo ci fosse una policy sulle fotografie piuttosto rigorosa, contro cui alcuni utenti protestarono così).

    • Mauricius Tarvisii says:

      Molto americana come immagine.

  30. Mirkhond says:

    E’l’influenza dell’ideologia della rivoluzione francese, poi perfezionata da quella russa e che ha finito per essere fatta propria anche da chi in teoria ha rifiutato quei modelli.

  31. guido doria says:

    Strano che nessuno commenti la “realtà” denunciata dai CC di Siena.
    Negazione ?
    Leggenda child degli “snuff movie”degli anni ’90 ?

    p.s.
    e i morti veri quotidiani di ambo i sessi e tutte le età ?

    • Per Guido Doria

      “Strano che nessuno commenti la “realtà” denunciata dai CC di Siena”

      Notato anch’io.

      1) I Carabinieri sono quanto di più ufficiale esista, quindi ciò che dicono è Vero per Definizione, sono gli Altri che Diffondono Fake News.

      oppure

      2) I Carabinieri diffondono Fake News e Byoblu racconta la verità.

      • roberto says:

        3. I carabinieri dicono cose a volte vere a volte false e qualsiasi cosa dicono i giornalisti la riportano a pene di segugio

      • Z. says:

        Prova a dire a un giudice “tertium non datur”. Scoprirai, a tue spese, che esistono almeno il tertium, il quartum e il quintum 😉

  32. Moi says:

    @ PEUCEZIO Apologeta della Mascolinità Tossica 😉

    … Mi sa che la passione per le Armi, almeno dagli Anni ’50 , è stata sostituita dalla Fede Calcistica . Certo, NON mancano le Orde Facinorose Organizzate di Tifosi Ultrà … ma è cmq subordinato.

    (Io NON esiterei a usare metodi da “Cultura Altra” 😉 per ricondurli alla ragione , ma tant’è !)

  33. Viva l’America!

    Kanye West si presenta candidato alla presidenza degli Stati Uniti, con un comizio dove racconta di come con sua moglie sono arrivati alla decisione di non abortire:

    “I was having the rapper’s lifestyle,” he said. “I was sitting up in Paris, and I had my leather pants on … and I had my laptop up and I got all of my creative ideas … And the screen went black and white and God said, ‘if you fuck with my vision I’m going to fuck with yours’.

    • PinoMamet says:

      Leggo che gli è stato diagnosticato un disturbo mentale e che gli hanno fatto fare anche l’equivalente americano di un TSO.

      Io credevo fosse un semplice idiota (nonché sostenitore di Trump) stonato e cafone ignorantone razzista contro i bianchi, invece salta fuori che è un vero idiota, stonato cafone ignorantone razzista contro i bianchi e i neri (che “si sono scelti la schiavitù” per “400 anni”), nonché malato di mente.

  34. Moi says:

    avo irlandese se ne stava in Irlanda
    l’avo anglo in Anglia
    l’avo ispanico in Ispagna
    l’avo occhiamandorla se ne stava in Occhiamandorlia

    —————-

    … Pure “l’avo occhiamandorla ” ?!

  35. Mirkhond says:

    Eh?

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