Riflessioni sulla Siria

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Oggi ci trovo la traduzione di un importante saggio di Bahar Kimyongür su ciò che sta succedendo in Siria, apparso in origine sul sito di  Michel Collon.

Chiaramente, non si tratta di tutta la verità su ciò che sta succedendo in Siria: l’ambiente di riferimento dell’autore è quello di una delle minoranze più perseguitate del Medio Oriente, che guarda con comprensibile timore ciò che sta avvenendo; e la sua area politica non ha mai accettato compromessi né con il regime laicista turco, né con quello di Recep Tayyip Erdoğan.

Bahar Kimyongür, come si può vedere dalla nota biografica in fondo a questo articolo, è una personalità notevole, con una conoscenza diretta di quelle realtà decisamente maggiore della nostra. La nota biografica non ci dice che è anche un notevole poliglotta e uno straordinario cantante.

Come il traduttore, non ho toccato la grafia chiaramente francese dei nomi.

Il terrorismo anti-siriano e i suoi collegamenti internazionali

 di Bahar Kimyongür *

Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova

16/04/2012

Fin dall’inizio della “primavera” siriana, il governo di Damasco ha affermato di combattere bande di terroristi. La maggior parte dei media occidentali denunciano questa tesi come propaganda di Stato, che serve per giustificare la repressione contro i movimenti di contestazione.

Mentre è evidente che questa tesi è sacrosanta per lo Stato baathista, di reputazione poco accogliente verso i movimenti di opposizione che sfuggono al suo controllo, questa supposizione non è nemmeno sbagliata. Effettivamente, molteplici elementi senza ombra di dubbio accreditano la tesi del governo siriano.

 In primo luogo, esiste il fattore della laicità.

 La Siria è in questo caso l’ultimo Stato arabo laico.(1) Le minoranze religiose godono dei medesimi diritti della maggioranza musulmana.

 Per certe frange religiose sunnite, campioni dell’idea della guerra contro l’ « Altro», chiunque egli sia, la laicità araba e l’uguaglianza inter-religiosa, incompatibili con la sharia (legge islamica), costituiscono una ingiuria contro l’Islam e rendono lo Stato siriano più detestabile di un’Europa « atea» o « cristiana».

 Ora, la Siria non ha meno di dieci diverse chiese cristiane, con sunniti che sono Arabi, Curdi, Circassi o Turcomanni, con cristiani non arabi come gli Armeni, gli Assiri o i Levantini, con musulmani sincretisti e quindi non classificabili, come gli Alawiti e i Drusi.

 Pertanto, il compito per mantenere in piedi questa struttura etnico-religiosa fragile e complessa si dimostra così difficile, che solo un regime laico, solido e necessariamente autoritario può assolverlo.

 Poi, esiste il fattore confessionale.

 In ragione dell’origine del presidente Bashar El-Assad, il regime siriano è indebitamente descritto come « alawita». Questa qualifica è totalmente falsa, diffamatoria, settaria, vale a dire razzista. Innanzitutto è falsa, perché lo stato maggiore, la polizia politica, i diversi servizi di informazione, i membri del governo sono nella grande maggioranza sunniti, come pure una parte non trascurabile della borghesia.

I nostri media, per fare sensazione, non mancano di sottolineare l’origine sunnita della signora Asma al-Assad, moglie del presidente, con lo scopo di demonizzarla. Ma evitano deliberatamente di citare la vice-presidente della Repubblica araba di Siria, la signora Najah Al Attar, la prima ed unica donna araba al mondo ad occupare una carica così elevata. La signora Al Attar non è soltanto di origine sunnita, ma è anche la sorella di uno dei dirigenti in esilio dei Fratelli musulmani, esempio emblematico del paradosso siriano.

 In realtà, l’apparato statale baathista è il riflesso quasi perfetto della diversità etnico-religiosa che prevale in Siria. Il mito a proposito della « dittatura alawita» è talmente grottesco, che perfino il Gran Mufti sunnita, lo sceicco Bedreddine Hassoune, ed ancora il comandante della polizia politica Ali Mamlouk, anch’egli di confessione sunnita, sono a volte classificati come alawiti dalla stampa internazionale. (2)

 La cosa più strabiliante è che questa stampa medesima porta acqua al mulino di certi mezzi di informazione siriani salafiti (sunniti ultra-ortodossi), che diffondono la menzogna secondo cui il paese sarebbe stato usurpato dagli alawiti, che, secondo loro, sarebbero agenti sciiti.

Questi stessi salafiti accusano gli sciiti di essere negazionisti (Rawafid, Sciiti estremisti eretici, che maledicono i Compagni), perché rifiutano, tra le altre cose, la legittimità del Califfato, vale a dire del governo sunnita delle origini dell’Islam.

 Tuttavia, da un lato, vi sono notevoli differenze tra alawiti e sciiti, sia sul piano teologico che nelle pratiche religiose. Nello specifico, la deificazione di Ali (nipote di Maometto), la dottrina trinitaria, la credenza nella metempsicosi, ed inoltre il rifiuto della sharia da parte degli alawiti sono fonti di critiche da parte dei teologi sciiti, che non mancano mai di accusarli di estremismo (ghulat).

D’altro canto, se esiste una religione di stato in Siria, questa è l’Islam sunnita di rito hanafita, rappresentato fra gli altri dallo sceicco Muhammad Saïd Ramadan Al Bouti e dal Gran Mufti della Repubblica, lo sceicco Badreddine Hassoune, i cui saggi discorsi contrastano con gli appelli all’omicidio e all’odio degli sceicchi wahhabiti.

 [l’Islam sunnita di rito hanafita fa riferimento alla scuola giuridica che è considerata essere la più “aperta” e meno dogmatica fra le quattro scuole canoniche (madhab) sunnite (le altre tre sono: la shafiita, la malikita e la hanbalita)]

 Ma tutto questo non importa, per spiegare l’alleanza contro gli Stati Uniti e contro il sionismo formata dall’asse Damasco – Teheran – Hezbollah, la stampa e i mezzi di informazione agli ordini dei sunniti ultra-conservatori ripetono in coro che la Siria è sotto il dominio degli alawiti, che costituirebbero una « setta sciita».

Visto che la Siria riceve l’appoggio della Cina, della Russia, del Venezuela, di Cuba, del Nicaragua e finanche della Bolivia, logicamente bisognerebbe concludere che Hu Jintao, Putin, Chavez, Castro, Ortega e Morales sono essi stessi degli alawiti, o almeno dei cripto-sciiti!

 Per terzo, esiste il fattore nazionalista.

Conviene ricordare che per i salafiti la Siria proprio non esiste.

Questo nome sarebbe, come quello dell’Iraq, una fabbricazione degli atei. Nel loro gergo ispirato dal Corano, l’Iraq si chiama Bilad al Rafidaïn (la terra dei due Fiumi) e la Siria, Bilad al-Sham (la terra di Sham).

 Colui che adotta l’ideologia nazionalista, e si consacra alla liberazione del suo paese, commette un peccato di associazione (shirk, politeismo, l’associare all’unico vero Dio una pletora più o meno vasta di altre divinità, ad esempio l’idea di nazione, costituisce uno dei più gravi peccati.). Egli viola il principio del tawhid, l’unicità divina, e per questo merita la morte.

Per questi fanatici, la sola lotta approvata da Allah è la jihad, la guerra definita « santa», scatenata nel nome di Allah con l’obiettivo di estendere l’Islam.

In quanto corollario del nazionalismo arabo, il pan-arabismo, questa idea progressista di unità e di solidarietà inter-araba, è a fortioriun sacrilegio, in quanto mina il concetto di «Umma», la madre patria musulmana.

Come ha ricordato di recente il presidente Bachar El-Assad in un’intervista accordata al giornale Sunday Telegraph, la lotta che si sta scatenando attualmente sul suolo siriano vede opposte due correnti inconciliabili fra loro : il pan-arabismo e il pan-islamismo (3).

Questo conflitto originale introduce un fattore storico, su cui si fonda la minaccia terroristica in Siria. Dal 1963, la Siria baathista conduce in realtà una vera e propria guerra contro i movimenti jihadisti. L’esercito governativo e i Fratelli musulmani si sono affrontati in numerosi scontri, che si sono tutti risolti con la vittoria del potere siriano.

Queste vittorie sono state strappate al prezzo di molte vittime, l’esercito non ha esitato a seminare il terrore per raggiungere i suoi scopi. Nel 1982, l’esercito di Hafiz al-Assad ha martellato interi quartieri della città di Hama per superare la resistenza jihadista, massacrando senza distinzione militanti e civili innocenti. Ci sono stati almeno 10 mila morti causati dai bombardamenti e negli scontri per le strade. Si sono susseguite delle vere e proprie cacce all’uomo lanciate contro i Fratelli musulmani siriani attraverso tutto il paese, costringendoli all’esilio. Comunque, la repressione non è ancora riuscita a sradicare la tradizione guerriera e nemmeno lo spirito di vendetta degli jihadisti siriani.

Ora, analizziamo paese per paese quali sono i movimenti terroristici che le truppe siriane stanno attualmente affrontando.

Il fronte libanese

 Nell’aprile 2005, l’Occidente si è rallegrato nel vedere le truppe siriane abbandonare il Libano, dopo 30 anni di presenza ininterrotta.

Questo evento era stato attivato dall’attentato che aveva preso di mira l’ex primo ministro libanese-saudita Rafiq Hariri noto per la sua ostilità verso la Siria, attentato immediatamente imputato dall’Europa e dagli Stati Uniti al regime di Damasco, senza la minima prova e prima dell’inizio di una qualsiasi inchiesta.

Una « rivoluzione dei Cedri», sostenuta dai laboratori « per i diritti dell’uomo» della CIA, aveva costretto le truppe siriane a lasciare il Libano.

Appena i carri armati siriani si erano ritirati, i gruppi salafiti sono riemersi, sguainando le loro spade e la loro predicazione settaria.

Questi movimenti si sono insediati nel nord del Libano, dalle parti di Tripoli di maggioranza sunnita, e poi, via via, nei campi palestinesi del Libano, profittando delle divisioni politiche e della debolezza militare delle organizzazioni palestinesi, così come della politica di non-intervento dell’esercito libanese in questi campi.

Tra il 2005 e il 2010, i gruppi jihadisti hanno condotto la guerra contro tutti i sostenitori veri o presunti del regime di Bashar al-Assad, come le popolazioni sciite, alawite o i militanti di Hezbollah. Alcuni di questi movimenti sono arrivati a varcare il confine siro-libanese per bersagliare le truppe del potere baathista sul loro stesso territorio.

L’attivismo anti-siriano dei gruppi salafiti libanesi armati ha conosciuto una recrudescenza con l’inizio della crisi siriana del 2011.

Comunque, queste formazioni sono state soppiantate da movimenti salafiti non combattenti. Il 4 marzo 2012, circa duemila salafiti guidati da Ahmad Al Assir, un predicatore della città di Saïda (Sidone) divenuto la stella in auge del sunnismo libanese, sfilavano a Beirut per protestare contro il regime di Bashar al-Assad. Dietro un imponente cordone di sicurezza composto da poliziotti e militari, alcune centinaia di contro-manifestanti del partito Baath libanese protestavano contro la parata.

Da Aarida a Naqoura, tutto il Libano ha trattenuto il respiro. E il suo cuore si stringe ogni volta che spari risuonano dai quartieri di Tripoli di Bab Tebbaneh e Jebel Mohsen.

Dal momento che in questo paese la linea di frattura politica è prevalentemente confessionale, con una maggioranza sunnita anti-Assad e una maggioranza sciita pro-Assad, ed inoltre con i cristiani divisi che si ritrovano nei due campi, l’assillo della guerra civile è onnipresente. Ma il governo di unità nazionale cerca di calmare le acque e di garantire la neutralità rispetto al conflitto siriano.

Per questo, certi gruppi salafiti non perdono nemmeno un’occasione per seminare il caos in questi due paesi geograficamente inter-dipendenti e complementari.

Ecco una breve descrizione di alcuni di questi movimenti settari attivi in Libano, che minacciano la Siria da molti anni.

 Gruppo di Sir El-Dinniyeh

 Questo movimento sunnita, diretto fra il 1995 e il 1999 da Bassam Ahmad Kanj, un veterano delle guerre in Afghanistan e in Bosnia, è apparso in seguito alle lotte fra differenti correnti islamiche tendenti a controllare le moschee di Tripoli.

Nel gennaio 2000, il gruppo di Dinniyeh ha tentato di creare un mini-Stato islamico nel Nord del Libano. I miliziani hanno assunto il controllo dei villaggi del distretto di Dinniyeh, ad est di Tripoli. 13.000 soldati libanesi sono stati inviati per domare questa ribellione jihadista. I sopravvissuti all’attacco si sono trincerati nel campo palestinese di Ayn el Hilwe, nel Libano meridionale.

Dopo il ritiro delle truppe siriane, nell’aprile 2005, i combattenti del gruppo di Dinniyeh sono tornati a Tripoli, dove esistevano ancora delle cellule clandestine.

Lo stesso anno, il Ministro degli Interni libanese ad interim, Ahmed Fatfat, che è appunto originario di Sir El-Dinniyeh e che, per altro, ha la cittadinanza belga, si è battuto per la liberazione dei prigionieri del gruppo di Dinniyeh, e questo con lo scopo di ottenere l’appoggio politico dei gruppi sunniti e salafiti del Nord del Libano.

 Fatah al Islam

Movimento sunnita radicale del Nord del Libano. Fatah al Islam ha letteralmente occupato la città di Tripoli con la complicità di Saad Hariri e del suo partito, la Corrente del Futuro.

Hariri voleva servirsi di questi sunniti radicali per contrastare gli Hezbollah sciiti libanesi e il governo siriano.

Tra gli alleati di Hariri, il gruppo chiamato « Fatah el Islam», dissidente del movimento nazionale palestinese, ha assunto il controllo del campo di Nahr El Bared. Questo movimento terrorista ha assassinato 137 soldati libanesi in maniera brutale, soprattutto durante riti satanici che si concludevano con decapitazioni.

Il 13 febbraio 2007, Fatah el Islam ha fatto saltare in aria due autobus nel quartiere cristiano di Alaq-Bikfaya.

Dal maggio al settembre 2007, l’esercito libanese poneva l’assedio al campo palestinese di Nahr el Bared, dove i combattenti jihadisti si erano rintanati, e solo dopo intensi combattimenti degni dell’operazione siriana di Baba Amro riusciva a neutralizzarli.

[Contro il quartiere ribelle Baba Amro della cittadina di Homs, l’1 marzo 2012 Damasco avrebbe schierato la quarta divisione armata, formazione di 7 mila uomini di élite guidata dal fratello di Bashar Al Assad, nel tentativo di infliggere un attacco decisivo a penetrare la roccaforte dei rivoltosi.]

Non meno di 30.000 Palestinesi sono fuggiti dai combattimenti. Per quanto riguarda il campo di Nahr el Bared, venne ridotto in macerie.

Pochi mesi dopo, Fatah al Islam veniva coinvolto in un attentato mortale che scuoteva Damasco.

Infatti, il 27 settembre 2008, il santuario sciita di Sayda Zainab a Damasco diventava l’obiettivo di un attacco suicida che uccideva 17 pellegrini.

Fatah Al Islam è spesso citato quando scoppiano combattimenti a Tripoli tra il quartiere sunnita di Bab Tabbaneh e il quartiere alawita di Djébel Mohsen.

Jounoud Al Cham (I soldati del Levante)

Movimento radicale sunnita nel sud del Libano, dalle origini diverse.

Alcuni dei suoi membri sarebbero arrivati dal gruppo di Dinniyeh, mentre altri sarebbero veterani dell’Afghanistan, avendo combattuto sotto il comando di Abou Moussab Al Zarqawi.

La maggior parte dei suoi combattenti sarebbero Palestinesi « takfiri», vale a dire in conflitto contro le altre religioni e i non credenti.

Jounoud Al Cham sarebbe responsabile di un attentato nel 2004 a Beirut, che ha ucciso un dirigente di Hezbollah.

Per diversi anni, il gruppo ha cercato di assumere il controllo del campo palestinese di Ain el Hilwe situato vicino alla città di Sidone.

Nel 2005, il gruppo fa parlare di sé per le sue scaramucce quotidiane con l’esercito siriano. Jounoud al-Sham si trova sulla lista delle organizzazioni terroristiche pubblicata dalla Russia. Tuttavia, non si trova sulla lista delle organizzazioni terroristiche straniere del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. (4)

Ousbat Al Ansar (la Lega dei partigiani)

 Presente sulla lista delle organizzazioni terroristiche, Ousbat al-Ansar si batte per «istituire in Libano uno Stato sunnita radicale».

 Noto per le sue spedizioni punitive contro tutti i musulmani « devianti», Ousbat al-Ansar ha fatto assassinare personalità sunnite come lo sceicco Nizar Halabi. Per lo stesso motivo, ha fatto saltare in aria strutture pubbliche giudicate empie: teatri, ristoranti, discoteche…

Nel gennaio 2000, ha attaccato a colpi di razzi l’ambasciata russa a Beirut.

Erede del gruppo di Dinniyeh, questa formazione si infiltra nel campo palestinese di Ain el Hilwe nel Libano meridionale.

Quando, nel settembre 2002, ho visitato i campi palestinesi del Libano, l’inquietudine dei resistenti palestinesi era palpabile. Molti di loro erano stati uccisi durante i tentativi di assunzione del controllo dei campi da parte di questo gruppo, considerato essere vicino ad Al Qaeda.

Nel 2003, quasi 200 membri di Ousbat Al Ansar hanno attaccato le sedi di Fatah, il movimento palestinese di Yasser Arafat, causando la morte di otto persone, di cui sei membri di Fatah.

Il mito dell’Esercito Siriano Libero (ASL)

 Bisogna riconoscerlo: i cacciatori di dittatori che popolano le redazioni delle grandi testate giornalistiche sono diventati abilissimi nell’arte del camuffamento, quando si tratta di presentare i « resistenti» che servono gli interessi del loro campo.

Nei panni di veri chirurghi estetici, trasformano l’Esercito Siriano Libero (ASL) in un movimento di resistenza democratica di bravi e simpatici militanti, composto da disertori umanitari disgustati dalle atrocità commesse dall’esercito regolare siriano.

Non c’è dubbio alcuno che l’esercito del regime baathista non va tanto per il sottile, e commette imperdonabili abusi contro i civili, che costoro siano terroristi, manifestanti pacifisti o semplici cittadini presi fra due fuochi.

A questo riguardo, gli importanti mezzi di comunicazione ci colmano fino alla nausea dei crimini imputabili alle truppe siriane, qualche volta a ragione, ma sovente a torto. Perché, in termini di crudeltà, l’ASL non si comporta veramente meglio.

Solo qualche raro giornalista, come l’olandese Jan Eikelboom, osa mostrare il rovescio della medaglia, quello di un ASL sadico e ignominioso.

Anche la corrispondente a Beirut di Spiegel, Ulrike Putz, scalfisce la reputazione dell’ASL. In un’intervista pubblicata sul sito web del settimanale tedesco, Ulrike Putz ha evidenziato l’esistenza di una « brigata di becchini» incaricati dell’esecuzione dei nemici della loro sinistra rivoluzione a Baba Amr, il quartiere di Homs, insorto e poi ripreso dall’esercito siriano. (5)

Un massacratore intervistato da Der Spiegel attribuisce alla sua brigata di beccamorti da 200 a 250 esecuzioni, quasi il 3% del bilancio complessivo delle vittime della guerra civile siriana dello scorso anno.

Per quanto riguarda le agenzie umanitarie, è stato necessario attendere la data fatidica del 20 marzo 2012 perché un’eminente Organizzazione Non Governativa, vale a dire Human Rights Watch, la cui denominazione tradotta significa esattamente « Sentinella dei Diritti Umani», finalmente riconoscesse le torture, le esecuzioni e le mutilazioni commesse dai gruppi armati che si oppongono al regime siriano. Dopo 11 mesi di terrorismo degli insorti … Alla buon’ora dell’infallibile « sentinella» ! « Sah Al Naum», come si dice in arabo a qualcuno che si risveglia.

Passiamo ad altre informazioni, che vanno ad intaccare ancor di più la reputazione di questo Esercito siriano libero e dei suoi sostenitori atlantisti.

Secondo fonti militari e diplomatiche, l’ASL, questo esercito di cosiddetti « disertori», sarebbe carente di effettivi militari. Per ovviare a questa carenza di combattenti, l’ASL arruolerebbe dei salafiti, senza andare tanto per il sottile. Questo è il caso del battaglione dell’ASL « Al Farouq», che si è reso celebre per i suoi rapimenti di ingegneri civili e di pellegrini iraniani, per i suoi metodi di tortura e per le sue esecuzioni sommarie.

La difficoltà di reclutare soldati di leva provenienti dall’esercito regolare è dopo tutto abbastanza logica, dato che un disertore è per definizione un uomo che abbandona il combattimento. Disertare significa abbandonare la guerra. Nel caso siriano, numerosi disertori abbandonano il paese e si costituiscono come rifugiati.

La propaganda di guerra occidentale afferma che se costoro abbandonano l’esercito o non rispondono alla chiamata alle armi, questo avviene perché si rifiutano di uccidere manifestanti pacifici. In realtà, queste giovani reclute temono tanto di ammazzare quanto di venire ammazzate. Essi devono affrontare un nemico invisibile, rotto alle tecniche della guerriglia, che spara alla cieca indifferentemente contro i favorevoli o i contrari al regime, e che non esita a liquidare i suoi prigionieri secondo un sordido rituale di decapitazioni e smembramenti.

Il terrore che ispirano questi gruppi armati dissuade legittimamente numerosi giovani dal rischiare la loro vita circolando in uniforme. Ecco che allora fanno la scelta di abbandonare l’esercito regolare e il paese.

Per esempio, i disertori Curdi siriani si rifugiano nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. Soprattutto a Erbil, in un quartiere popolato da Curdi siriani, che per questo è stato soprannominato « la piccola Qamishli». [Qamishli è una città della Siria, a maggioranza curda e assira.]

Altri raggiungono i campi di rifugiati in Iraq, Libano, Turchia o Giordania.

Il termine « disertore», che serve a designare i militari che hanno fatto diserzione per raggiungere il campo avverso e sparare contro i loro vecchi camerati, risulta dunque inappropriato in questo caso. Sarebbe più corretto definire « transfughi» questi rifugiati.

Ecco un’analisi di Maghreb Intelligence, un’agenzia che non può essere sospettata di collusione con il regime di Damasco, e che sostiene la tesi della smobilitazione dei giovani di leva, della debolezza dell’ASL e della presenza di salafiti armati presenti negli scontri :

 « Secondo un rapporto proveniente da una ambasciata europea a Damasco e corroborato da inchieste condotte da centri ricerca francesi alla frontiera turca, l’Armata Libera Siriana – ASL – nel suo complesso non conterebbe più di 3000 combattenti. Costoro sono per la maggior parte armati di fucili da caccia, di Kalachnikov e di mortai di fabbricazione cinese provenienti dall’Iraq e dal Libano. Secondo questo documento, l’ALS non è stata in grado di arruolare la maggioranza dei ventimila militari che avrebbero disertato dall’esercito di Bachar Al Assad. D’altro canto, l’ALS è particolarmente presente nei campi di rifugiati insediatisi sul territorio della Turchia.

 A Hama, Deraa e Idlib, sono soprattutto gruppi armati salafiti che si contrappongono all’esercito siriano. Questi salafiti, particolarmente violenti e determinati, provengono per la maggior parte dai movimenti sunniti radicali attivi in Libano.»(6)

Oltre ad essere spietato, infiltrato da gruppi settari e in carenza di effettivi, l’Esercito Siriano Libero è disorganizzato. Non presenta una direzione centrale ed unificata. (7)

Numerose indicazioni, tra cui importanti sequestri di armi condotti presso diversi posti di frontiera del paese, dimostrano che l’ASL riceve armi dall’estero e questo, sin dall’inizio della rivolta, veniva smentito dall’ASL, prima di arrivare a chiedere apertamente un intervento militare straniero sotto forma di bombardamenti, di supporto logistico, o la creazione di zone cuscinetto.

Allo scoppio dell’insurrezione, il gruppo dissidente armato, ovviamente, non voleva fornire l’immagine di una quinta colonna che agisce per conto di forze straniere, nemmeno compromettere i suoi generosi mecenati, che comunque si possono indovinare. Ci si dovrà ricordare che nel documentario di propaganda anti-Bashar realizzato da Sofia Amara, dal titolo « Siria : Permesso di uccidere», e diffuso dalla catena televisiva franco-tedesca Arte nell’ottobre 2011, un soldato dell’ASL stava per rivelare i suoi rifornitori stranieri, quando un suo superiore gli intimava di tacere.

Il fronte giordano

La fedeltà della monarchia hashemita a Washington e a Tel Aviv è ormai un luogo comune.

Per soddisfare i suoi alleati, la Giordania è stata anche il primo regime arabo ad invitare Bashar el-Assad ad abbandonare il potere.

Il 22 febbraio 2012, il corrispondente de Le Figaro, Georges Malbrunot, rivelava che la Giordania aveva acquistato dalla Germania quattro batterie anti-missili Patriot usamericani « per proteggere Israele contro possibili attacchi aerei condotti dalla Siria.»(8) Questi missili sarebbero stati installati ad Irbid, non lontano dal confine siriano.

Già nel 1981, questa Monarchia, sicura alleata degli Stati Uniti, aveva consentito all’aviazione da guerra di Israele di violare il suo spazio aereo per andare a bombardare il reattore nucleare iracheno di Osirak.

In politica interna, la Giordania non mostra un atteggiamento più progressista. Anzi, per decenni, Amman ha incoraggiato i Fratelli musulmani secondo un calcolo politico motivato dal desiderio di sradicare il nemico principale, vale a dire l’opposizione laica di sinistra (comunista, baathista e nasseriana).

Secondo M. Abdel Latif Arabiyat, ex ministro ed ex portavoce del Parlamento giordano :

« I Fratelli musulmani non rappresentano un’organizzazione rivoluzionaria, ma esaltano la stabilità. Con l’ascesa al potere dei partiti nazionalisti e di sinistra, noi abbiamo stipulato un’alleanza informale con le autorità» (9).

Nel 1970, i Fratelli musulmani si sono schierati con la Monarchia quando il re Hussein ordinava l’annientamento dei Fedayin palestinesi. La Fratellanza musulmana non ha detto una parola di fronte al massacro del « Settembre Nero», in cui furono massacrati circa 20 mila Palestinesi.

Da questa strategia di manipolazione dei Fratelli musulmani in Giordania, in ultima analisi, sono costoro a risultare i vincitori, visto che attualmente costituiscono il principale movimento di opposizione nel paese.

Per il Regno hashemita, i Fratelli musulmani rappresentavano un male minore rispetto sia alla sinistra, ma anche in relazione ai movimenti jihadisti. Questo matrimonio di interesse non è durato per tanto tempo. E alla fine, la Monarchia si è vista costretta a reprimere un movimento diventato troppo potente. Nel frattempo, la Giordania ha subito diversi attentati terroristici.

Nel 2005, sono alcuni alberghi della capitale Amman ad essere presi di mira da gruppi salafiti.

Abou Moussab Al Zarqawi, l’ex capo di Al Qaïda in Iraq, lui stesso è originario di Zarqa, una città giordana situata a nord-est di Amman.

La rivolta contro il regime siriano è scoppiata a Deraa, una città del sud della Siria vicina al confine con la Giordania, ed ha risvegliato gli appetiti di conquista delle fazioni jihadiste di base in Giordania, che si erano ben moderate in seguito alle numerose perdite subite all’interno dei ranghi di Al Qaïda. Fra le altre, troviamo la Brigata Tawhid, una piccola formazione armata jihadista formata da parecchie decine di combattenti, in precedenza attivi all’interno di Fatah Al-Islam, che si inflitrano in Siria per attaccare l’esercito governativo. (10)

Il portale giordano di informazioni liberal Al Bawaba rivela che la città di confine di Ramtha accoglie mercenari libici pagati dall’Arabia Saudita e dal Qatar.

D’altronde, essendo situato tra la Siria e l’Arabia Saudita, il Regno hashemita costituisce un passaggio obbligato per tutti gli jihadisti, gli istruttori e i convogli militari inviati da Riyad.

Il fronte saudita

Sull’esempio del Regno hashemita, la lealtà della dinastia Saud allo Zio Sam non è un segreto per nessuno, e questo dal momento del Patto di Quincy firmato sull’incrociatore americano (il Quincy, da cui il nome del Patto) tra Roosevelt e Saud Bin Abdulaziz nel febbraio del 1945.

Questo accordo avrebbe permesso agli Stati Uniti di garantirsi un approvigionamento energetico senza ostacoli in cambio della protezione del suo vassallo nell’affrontare i loro comuni avversari nella regione, in modo particolare il nazionalismo arabo e l’Iran, di cui alcuni territori erano passati sotto l’influenza sovietica.

Allo scoppio della crisi siriana, gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita stavano festeggiando le loro « nozze di gelsomino» per i loro 66 anni di vita insieme, sigillando il più grande contratto di armamenti nella storia : 90 miliardi di dollari, che prevedono la modernizzazione della marina e dell’aviazione da guerra saudite.

Come si può immaginare, lo Stato wahhabita non poteva restava immobile di fronte agli eventi che stanno scuotendo la Siria, un paese faro del nazionalismo arabo ed inoltre amico dell’Iran, nemico giurato dei Sauditi.

Riyad alimenta il terrorismo anti-siriano attraverso diverse modalità: diplomatiche, economiche, religiose, logistiche e, ben s’intende, militari.

La Casa di Saud ha sponsorizzato gli jihadisti attivi in Siria, incoraggiandoli attraverso i suoi strumenti di propaganda, e accreditandoli a mettere il paese a ferro e fuoco.

Ad esempio, dopo aver autorizzato la jihad in Libia, e aver invocato l’eliminazione di Mouammar Gheddhafi, lo sceicco Saleh Al Luhaydan, una delle più prestigiose autorità giuridiche e fatalmente religiose del paese, si è dichiarato favorevole allo sterminio di un terzo dei Siriani per salvarne gli altri due terzi.

Sulla emittente televisiva saudita Al-Arabiya TV, il predicatore Aidh Al-Qarni ha dichiarato che « Ammazzare Bashar è più importante dell’ ammazzare Israeliani !» (11)

È sempre da Riyadh, e attraverso la catena relevisiva Wessal TV, che Adnan Al Arour ha lanciato un appello per fare a pezzi gli Alawiti e dare la loro carne ai cani.

Le recenti dichiarazioni cristianofobe dello sceicco Abdul Aziz bin Abdullah, riportate da Arabian Business, sicuramente non giungono a rassicurare i Cristiani di Siria : sulla base di un hadith (narrazione secondo la tradizione orale) che riporta la dichiarazione del profeta Maometto sul letto di morte, « non dovranno esserci due religioni nella penisola arabica», lo sceicco saudita Abdullah, la massima autorità wahhabita al mondo, ne deduce che è necessario distruggere « tutte le chiese presenti nella regione». I Cristiani di Siria, prede dell’odio religioso, trovano in questa affermazione un motivo in più per sostenere Bashar al-Assad.

Molti sono i cittadini siriani ostili al regime di Bashar Assad, che tuttavia si preoccupano del padrinato del loro movimento democratico da parte di una teocrazia, che ancora decapita le donne accusate di stregoneria, che tortura i suoi oppositori politici nelle prigioni, e che non riconosce né un Parlamento né elezioni.

Sotto il sole di Riyadh esiste anche Bandar, che non ha bisogno di presentazioni.

Il suo ruolo torbido negli attentati di Londra, nel finanziamento di gruppi armati salafiti rivendicato dall’interessato, le sue collusioni con il Mossad, il suo odio verso Hezbollah, verso la Siria e l’Iran fanno del principe saudita Bandar bin Sultan, segretario generale del Consiglio Nazionale per la Sicurezza, un elemento fondamentale del piano per distruggere la Siria laica, multiconfessionale, sovrana e non sottomessa.

Non vi è quindi alcun motivo reale per essere sorpresi quando la dittatura saudita si è impegnata ad aiutare il suo vicino e rivale Qatar nel pagare gli stipendi ai mercenari anti-Siriani, in occasione della riunione degli “Amici della Siria” ad Istanbul.

Il fronte del Qatar

Il Qatar è soprattutto una gigantesca base militare degli Stati Uniti, la più grande esistente all’esterno degli Stati Uniti. Ed inoltre, per inciso, è il regno di un piccolo emiro mediocre, falso e avido. Nel suo regno, non c’è Parlamento, nessuna Costituzione, nessun partito, tanto meno le elezioni. Nel 1995, ha organizzato un colpo di Stato contro il suo stesso padre.

Appena arrivata al potere, la petromonarchia golpista si lancia in un vasto programma di partenariato economico con Israele, preconizzando in modo speciale la commercializzazione del gas del Qatar verso lo Stato sionista.

Nel 2003, l’emiro del Qatar autorizza l’amministrazione Bush a servirsi del suo territorio per scatenare l’aggressione contro l’Iraq.

Con il resto della sua famiglia, controlla tutta la vita economica, politica, militare e culturale del paese. La celebre catena televisiva Al Jazeeraè il suo giocattolo personale. In poco tempo, ne ha fatto una potente arma di propaganda anti-siriana.

Grazie alle notizie false, tendenziose e risibili di Al Jazeera, la CIA e il Mossad possono dedicarsi alle loro vacanze !

Il nome di Sua Maestà : Hamad Ben Khalifa al Thani.

La « Primavera araba»? Ne è il principale procacciatore di fondi. Per lui, tutto si compra: lo sport, l’arte, la cultura, la stampa, e perfino la fede. Quindi, potete immaginare, una rivoluzione …!

L’anno scorso, l’emiro Hamad ha inviato 5.000 commandos per sostenere la ribellione jihadista contro la Libia, Stato sovrano.

Ora, il suo nuovo gioco da casinò è la Siria, e i ribelli di questo paese, gettoni da puntare.

Quando questi ultimi hanno subito una battuta d’arresto da parte dell’esercito arabo siriano, l’emiro ha gridato al genocidio.

Hamad e la sua cricca, è l’ospedale che si fa beffe della carità. E parlando della carità, egli ha appena assunto un notorio predatore della pace e della democrazia, lo sceicco Al Qardawi, tanto per islamizzare il messaggio dell’emittente televisiva. Ma, malgrado i suoi dollari e le sue campagne di mobilitazione contro la Siria, Al Jazeeraè un esercito in rotta.

Le colate di disinformazione che si riversano a proposito della Siria dagli studi della catena televisiva hanno determinato le dimissioni dei suoi personaggi più in vista.

 Da Wadah Khanfar a Ghassan Ben Jeddo, da Louna Chebel a Eman Ayad, Al Jazeera ha dovuto subire importanti defezioni, che passano inosservate nella stampa occidentale.

Nel marzo 2012, anche Ali Hachem e due suoi colleghi hanno abbandonato il bastimento della pirateria informativa del Qatar. Alcune e-mail di Ali Hashem trapelate hanno riguardato misure di censura assunte da Al Jazeerarispetto ad immagini di combattenti contro Bashar, che si infiltravano in Siria dal Libano, in data aprile 2011.

Dunque, queste immagini fanno risalire la presenza di un’opposizione armata di natura terroristica agli inizi della cosiddetta « Primavera siriana». La loro pubblicazione avrebbe ridotto a brandelli l’impostura secondo la quale il movimento anti-Bashar non si sarebbe radicalizzato che alla fine dell’anno 2011, una tesi fatta propria da tutte le cancellerie occidentali.

Malgrado questi scandali a ripetizione, i « nostri» media continuano a considerare Al Jazeera come una fonte affidabile, e il suo padrone, l’emiro Hamad, come un apostolo della democratzia siriana.

Il fronte iracheno

L’invasione dell’Iraq da parte delle truppe anglo-americane nel marzo 2003 ha svolto un ruolo cruciale nell’aumentare il numero dei jihadisti siriani.

I posti di confine come Bou Kamal sono diventati punti di transito per i jihadisti siriani che vanno a combattere contro le forze di occupazione in Iraq.

Numerosi sono stati i Siriani che sono accorsi ad ingrossare i ranghi dei battaglioni di Abu Musab al-Zarqawi. Dall’estate del 2011, il processo si è visibilmente invertito dato che ormai sono i miliziani iracheni sunniti ad attraversare la frontiera per andare a combattere contro le truppe siriane.

Al Qaeda

Il ramo iracheno di Al Qaeda denominato « Tanzim al-Jihad fi Bilad Qaidat al-Rafidayn» (Organizzazione della base della Jihad nella Terra dei Due Fiumi) conta molti reclutati provenienti dalla Siria. Si dice che il 13% dei volontari arabi presenti in Iraq erano Siriani. (12) Il terrore da loro scatenato era pari alla loro reputazione.

Al Qaeda ha causato tali danni nell’ambito della resistenza sunnita irachena che i resistenti iracheni hanno dovuto rassegnarsi ad aprire un fronte anti-Al Qaeda. Nel 2006, vedeva la luce ad Anbar un Consiglio di emergenza che includeva la maggior parte dei clan e delle tribù della provincia ribelle. Il suo obiettivo era di fare pulizia dei terroristi di Al Qaida presenti nella provincia.(13)

A Falloujah e a Qaim, i capi tribali, che inizialmente avevano aperto le braccia alla banda di Zarqawi, sono arrivati al punto da rovesciarle contro le armi. Per aver dichiarato guerra ad Al Qaeda, hanno ricevuto anche il sostegno da parte del governo iracheno.

Il terrore cieco di Al Qaeda ha fortemente neutralizzato la resistenza patriottica irachena. Tutti questi veterani della guerra contro gli Statunitensi, ma anche contro l’Iran, gli sciiti e i patrioti sunniti iracheni hanno trovato una nuova ancora nella guerra contro il regime di Damasco.

Dal dicembre 2011 al marzo 2012, le città di Damasco, Aleppo e Deraa sono state bersaglio di numerosi attacchi suicidi o con autobombe, che hanno lasciato sul terreno decine di morti e feriti. Questi attentati sono stati rivendicati da Al Qaeda, o attribuiti all’organizzazione takfirista da parte delle autorità siriane e dagli esperti internazionali in questioni dell’anti-terrorismo, che confermano l’infiltrazione di terroristi provenienti dall’Iraq.

[Al Qaeda, come organizzazione takfirista, accusa tutti gli islamici che non la appoggiano di essere apostati punibili con la morte.]

Jabhat Al-Nusra Li-Ahl al-Sham (Fronte di soccorso della popolazione del Levante)

Il 24 gennaio scorso, questa formazione ha annunciato la sua comparsa in vari forum islamici.

Ma questa denominazione sembra essere una riduzione del titolo per esteso « Jabhat Al Nusra li Ahl Al Sham min Mujahideen al Sham fi Sahat al Jihad», ossia « Fronte di soccorso della popolazione del Levante dei Moudjahidines di Siria nei luoghi della Jihad».

Secondo gli esperti del terrorismo, l’espressione « luoghi della Jihad» suggerisce che i membri di questo gruppo conducono la loro guerra santa su altri fronti come l’Iraq.

Questo è anche ciò che viene rivelato dal leader del gruppo, Abu Mohammed al Julani, in un video pubblicato nella metà del mese di marzo. Al Julani significa Golanese, di provenienza dalle alture del Golan, con riferimento esplicito siriano.

Come tutti i gruppi terroristici, Jabhat Al Nusra dispone di un organo di stampa: Al Manara al Bayda, il faro bianco. (14)

Jabhat Al Nusra riceve l’appoggio di un prestigioso cyber-salafita, denominato Abou Moundhir al Shanqiti. Quest’ultimo ha emesso una fatwa, lanciando un appello a tutti i Musulmani a schierarsi nel campo di coloro che sollevano la bandiera della sharia in Siria.

Il fronte turco

In Turchia, paese membro della NATO da 60 anni, che presto ospiterà le strutture per lo scudo antimissilistico, è l’Esercito Siriano Libero che detiene il primato ed esercita il sopravvento.

Il suo presunto leader, Riyadh Al Assaad, è ospitato nella provincia turca di Hatay, in precedenza siriana, e beneficia della diretta protezione del ministero degli affari esteri.

Come tutti sanno, la Turchia è uno dei più acerrimi nemici del regime di Damasco. Temendo di « passare per imperialiste», le forze della NATO incitano Ankara a guadare il Rubicone, meglio dire l’Oronte nella circostanza, per muovere guerra contro la Siria.

Numerose sono le fonti che danno conto di un asse Tripoli-Ankara nella guerra contro Damasco.

Un trafficante d’armi libico sottolinea l’acquisto di attrezzature militari leggere da parte di Siriani a Misurata (15).

L’ex-ufficiale della CIA e direttore del Consiglio per l’interesse Nazionale degli Stati Uniti Philip Giraldi parla senza mezzi termini di un trasporto aereo di armi dall’arsenale del vecchio esercito libico verso la Siria, via la base militare usamericana di Incirlik situata nel sud della Turchia a meno di 180 km dalla frontiera con la Siria. Egli afferma che la NATO è già clandestinamente impegnata nel conflitto contro la Siria sotto la direzione della Turchia.

Giraldi conferma inoltre le informazioni pubblicate lo scorso novembre dal Canard enchaîné, vale a dire che forze speciali francesi e britanniche assistono i ribelli siriani, mentre la CIA e forze speciali statunitensi forniscono loro dispositivi di comunicazione e spionaggio.

Un altro agente della CIA, Robert Baer, nelle sue memorie(16) che hanno inspirato il film Syriana di Stephen Gaghan, con George Clooney come protagonista principale, ha dichiarato nell’estate 2011 che armi vengono inviate ai ribelli siriani dalla Turchia. (17)

Sibel Edmonds, l’interprete dell’FBI censurata per aver denunciato abusi commessi da parte dei servizi dello spionaggio degli Stati Uniti, puntualizza che la fornitura di armi ai ribelli siriani viene assicurata dagli Stati Uniti fin dal maggio 2011. Inoltre, gli Stati Uniti avrebbero installato in Turchia una « sezione per la comunicazione», il cui incarico è quello di convincere i soldati dell’esercito siriano a raggiungere le formazioni ribelli. (18)

Il coinvolgimento di mercenari libici non sarebbe unicamente di natura logistica. Secondo molti testimoni oculari, fra cui un giornalista del quotidiano spagnolo ABC, jihadisti libici e membri del Gruppo Islamico Combattenti Libici (GICL) sono concentrati alle frontiere siro-turche.(19)

Nella regione di Antiochia in Turchia, prevalentemente di lingua araba, che confina con la Siria, la popolazione locale si imbatte in un numero insolitamente elevato di Libici. Occupando gli alberghi più lussuosi della regione, costoro non passano inosservati. Alcuni di questi Libici sono autori di molteplici atti di vandalismo in certe zone turistiche, come ad Antalya. Miliziani libici che stazionano in Turchia hanno più di una volta attaccato e occupato la loro ambasciata ad Istanbul reclamando la loro paga.

A questo strano panorama viene ad aggiungersi l’arresto di un Libico di 33 anni all’aeroporto di Istanbul in possesso di 2, 5 milioni di dollari. Il primo di aprile, questo Libico faceva scalo ad Istanbul. La sua destinazione finale: la Giordania, un paese dove viene segnalato un numero significativo di Libici mercenari ammassati sul confine siriano. Bene, bene … (20)

E gli Stati Uniti in tutto questo ?

 Tenuto conto delle affermazioni di alcuni agenti della CIA concernenti il coinvolgimento degli USA nella destabilizzazione della Siria, è ragionevole credere che l’amministrazione Obama sarebbe indifferente, o meglio compiacente, rispetto alla destabilizzazione di un paese che figura ancora nella lista degli « Stati canaglia», dato il suo appoggio alla resistenza palestinese e alla sua alleanza strategica con gli Hezbollah e l’Iran ?

A questo titolo, la Siria è citata tra i sette paesi contro i quali « l’uso dell’arma nucleare è possibile».

A coloro che credono nell’inazione delle forze occidentali in Siria e alla loro buona fede nella loro difesa dei civili siriani, conviene far ricordare che già un anno fa la NATO, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico sotto comando statunitense, giurava per tutti i santi di volere agire sotto la « responsabilità di proteggere» il popolo della Libia, e prometteva di attenersi alla Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al fine di « impedire al dittatore Gheddafi di bombardare la sua popolazione», e che, immediatamente, la protezione dei cittadini libici si è trasformata in impegno militare in una guerra civile, in un colpo di stato, in attentati mirati e in bombardamenti alla cieca.

Ci si ricorderà anche che dopo aver annientato la città libica di Sirte, dove il leader libico si era trincerato, le forze della NATO lo hanno consegnato a bande di criminali che lo hanno torturato a morte. Questo sordido linciaggio è stato facilitato dagli Stati Uniti e dalla NATO, visto che in precedenza avevano dato la caccia e bombardato il suo convoglio.

Tuttavia, Andres Fogg Rasmussen e i suoi compari, che hanno espresso soddisfazione per la morte di Gheddafi, avrebbero ripetuto per mesi che il leader libico non era il loro obiettivo.

La cinica strategia degli USA e della NATO in Libia, che consisteva nel « non dire quello che si fa e non fare quello che si dice» è manifestamente quella che è stata scelta per la Siria.

Effettivamente, e in via ufficiale, la NATO non ha l’intenzione di intervenire in questo paese. Rasmussen ha anche fatto presente che la sua organizzazione non armerà i ribelli.

Tuttavia, alcune e-mail da parte di una agenzia privata statunitense di spionaggio, la Stratfor Intelligence Agency, diffuse da Wikileaks il 27 febbraio scorso, indicano la presenza di forze speciali occidentali in Siria. Il verbale di una riunione, datato 6 dicembre 2011, sottintende che forze speciali sarebbero state presenti sul terreno alla fine del 2011. A questo proposito, una e-mail del direttore di analisi della Stratfor, Reva Bhalla, è inequivocabile. (21) Si parla di un incontro fra «quattro giovanotti, grado tenente colonnello, tra cui un rappresentante francese e uno britannico». Durante un colloquio della durata di quasi due ore, avrebbero accennato al fatto che squadre di Forze speciali erano già sul terreno, impegnate in missioni di ricognizione e nell’addestramento delle formazione delle forze di opposizione.

Gli strateghi occidentali riuniti negli Stati Uniti sembrano rifiutare l’ipotesi di un’operazione aerea sul modello Libia, e preferirebbero l’opzione di una guerra di logoramento attraverso attacchi di guerriglia e campagne di assassinio, in modo da « provocare un crollo del regime dall’interno».

Avrebbero giudicato la situazione siriana molto più complessa di quella della Libia, e il sistema di difesa siriano molto più efficace, soprattutto per i suoi missili terra-aria SA-17 dislocati attorno a Damasco e lungo i confini con Israele e la Turchia. In caso di attacco aereo, l’operazione dovrebbe essere condotta dalle basi della NATO a Cipro. Queste le conclusioni dell’agenzia Stratfor.

Se, finora, gli Stati Uniti non hanno mandato i loro bombardieri su Damasco, questo non è perché la conservazione del regime siriano conviene loro, ma perché questo regime non è un boccone facile. Comunque, fornendo il loro supporto ai gruppi armati, gli Stati Uniti si rendono nondimeno complici dei massacri in Siria.

La NATO e gli Stati Uniti arrivano quindi a completare il simpatico quadretto familiare del terrorismo anti-siriano, a fianco delle monarchie del Golfo, dei mercenari libici, dei propagandisti salafiti e di Al Qaeda.

Conclusioni

 Il terrorismo anti-siriano è una realtà che salta subito agli occhi, in senso proprio come in senso figurato. Il suo esordio arriva ben prima della primavera araba.

 Durante gli anni ‘70 e ‘80, i Fratelli musulmani siriani ne sono stati i principali attori. Dopo aver messo il paese a ferro e fuoco, furono schiacciati dall’esercito siriano, soprattutto ad Hama nel 1982.

La dittatura baathista puntava sui mezzi militari per sradicare questo flagello, ma come spesso accade, la repressione ha avuto al contrario l’effetto di prorogare o addirittura amplificare la minaccia.

Con il ritiro siriano dal Libano nel 2005, i movimenti jihadisti si sono stabiliti e rafforzati nella regione libanese di Tripoli, quindi nei campi palestinesi del paese dei Cedri.

Hanno ritrovato una nuova giovinezza e l’opportunità di prendersi la loro rivincita sul regime baathista, lanciando attacchi in territorio siriano. Poi hanno conosciuto una terza rinascita con la primavera siriana del marzo 2011.

Composti da tutte le nazionalità che popolano la regione, i movimenti jihadisti anti-siriani ostentano un radicale anti-nazionalismo, che non riconosce alcun limite territoriale. Quindi, non possono essere associati in senso stretto ad un solo paese della regione. Nelle loro fila si trovano Sauditi, Maghrebini, Giordani, Libici, ma perfino tanti Palestinesi ultraconservatori, che respingono l’idea di una lotta di liberazione nazionale in Palestina, mentre sono favorevoli ad una strategia di guerra di religione « contro gli Ebrei e i Crociati».

Questi gruppi politico-militari hanno causato danni significativi a molti movimenti di liberazione e a tutti i governi nazionalisti arabi. Ad esempio, in Iraq, i miliziani di Al Qaeda hanno ferocemente combattuto la resistenza sunnita che, comunque, combatteva contro le truppe usamericane.

Attualmente, i governi libanesi e iracheni, alleati oggettivi del regime siriano e vittime di questi stessi gruppi armati, cercano di bloccare il passaggio di jihadisti verso la Siria. Ma la conoscenza del terreno da parte di questi ultimi, che dispongono di un appoggio logistico sofisticato da parte della NATO e dei suoi alleati del Golfo, rende le loro frontiere permeabili.

Per esempio, alcune tribù sunnite transfrontaliere, che sono contro gli sciiti ed oggi ostili al regime di Damasco per motivi essenzialmente settari, trasportano armi, equipaggiamenti e combattenti dalla provincia irachena di Anbar verso il distretto siriano di Deir Ez-Zor.

Dunque, la NATO è del tutto coinvolta militarmente in Siria attraverso i suoi alleati arabi, ma anche, e soprattutto, tramite la Turchia che, secondo le dichiarazioni specifiche del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, è un attore di primo piano nella realizzazione del progetto statunitense del Grande Medio Oriente, un piano che mira ad abbattere le ultime sacche di resistenza anti Stati Uniti della regione.

Evitare di raffrontare le scene di distruzione, di massacri e di desolazione che ci pervengono dalla Siria con quelle della guerra civile in Algeria degli anni ’90, diviene sempre più difficile. Tanto più che la Siria e l’Algeria, paesi faro del nazionalismo arabo, hanno entrambe governi politico-militari originati da una guerra di liberazione contro la Francia coloniale, ed entrambe si devono confrontare con un terrorismo della stessa natura.

Gli jihadisti algerini erano veterani dell’Afghanistan che avevano combattuto contro le truppe sovietiche, come gli jihadisti oggi attivi in Siria hanno combattuto sui fronti iracheno, afghano o libico.

Nell’Algeria degli anni’90, come nella Siria del 2012, i gruppi terroristici procedono ad una pulizia etnica, ideologica e metodicamente confessionale. Tuttavia, rimane una grande differenza tra i due paesi: pur costituendo una minaccia, il terrorismo algerino, malgrado tutto, è stato neutralizzato grazie a metodi politici basati sul dialogo e sulla riconciliazione. Uno degli architetti della pace in Algeria è stato Ahmed Ben Bella, eroe rivoluzionario e primo presidente dell’Algeria indipendente. Ben Bella ci ha lasciato l’11 aprile scorso. Osiamo sperare che la Siria possa trovare il suo Ahmed Ben Bella.

Bahar Kimyongür, autore di Syriana, la conquête continue, Ed. Couleur Livres et Investig’action, 2011.

Nato il 28 aprile 1974 a Berchem-Sainte-Agathe, membro di una famiglia proveniente dalla Turchia, è un attivista politico belga, ed ha militato nel Partito del lavoro del Belgio, una formazione politica marxista-leninista.

Suo padre, un Turco della minoranza alawita araba, era arrivato in Belgio per lavorare come minatore nelle miniere di carbone di La Louvière, sua madre era una lavoratrice stagionale nelle piantagioni di cotone.

Bahar Kimyongür si è diplomato in archeologia e storia dell’arte presso l’Università libera di Bruxelles.

Bahar Kimyongür è stato oggetto dell’interesse dei mezzi di comunicazione a seguito di un procedimento giudiziario che lo ha visto protagonista, per essere uno dei primi imputati perseguiti secondo la legislazione anti-terrorismo. In buona sostanza, veniva accusato di terrorismo per avere tradotto dal turco in francese dei comunicati diffusi dal DHKP-C, un’organizzazione rivoluzionaria turca considerata come terrorista dallo Stato turco ed inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche dall’Unione europea in seguito agli avvenimenti dell’11 settembre.

Portato in giudizio sulla base della legislazione anti-terrorismo del Belgio, è stato condannato in primo grado di giudizio nel febbraio 2006 e in appello nel novembre 2006, poi assolto nel 2007 e nel 2009 a seguito delle sentenze di Cassazione che hanno annullato le sentenze precedenti.

È stato fatto oggetto di una richiesta di estradizione da parte della Turchia.

All’affare DHKP-C e al caso Kimyongür è stato dedicato il film “Résister n’est pas un crime – Resistere non è un crimine“, un documentario di Marie-France Collard, F.Bellali e J.Laffont, che ha conseguito il Premio Speciale della Giuria al Festival Internazionale del Film sui Diritti dell’Uomo (FIFDH) 2009 di Parigi.

Bibliografia:

Bahar Kimyongür, “Turquie, terre de diaspora et d’exil. Histoire des migrations politiques de Turquie“, Éditions Couleur livres, 2008, ISBN 978-2-87003-509-2 (tradotto da Bahar Kimyongür), “Le Livre noir de la “démocratie” militariste en Turquie“, Info-Türk, 2010, ISBN 978-2-9601014-0-9

 Bahar Kimyongür, “Syriana. La conquête continue“, Éditions Couleur livres (Coédition Investig’Action), 2011, ISBN 978-2-87003-590-0

bahar_kimyongur@yahoo.fr

Fonti

(1) Con un avvertimento: il presidente della Repubblica deve essere obbligatoriamente musulmano. Questo articolo della Costituzione è stato mantenuto nonostante la nuova riforma, per evitare di alienarsi la maggioranza musulmana del paese.

(2) A proposito delle menzogne sull’appartenenza religiosa dello sceicco Hassoune, vedere Envoyé Spécial, 19 gennaio 2012. A proposito di Ali Mamlouk, consultare Le Figaro, 31 luglio 2011.

(3) Sunday Telegraph, 29 ottobre 2011

(4) vedere U.S. Department of State, Foreign Terrorist Organizations, 27 gennaio 2012

(5) Ulrike Putz, The Burial Brigade of Homs in Der Spiegel, 29 marzo 2012

(6) Maghreb Intelligence, 17 febbraio 2012

(7) Nir Rosen, Al Jazeera online, 13 febbraio 2012

(8) Georges Malbrunot, Le Figaro, 22 febbraio 2011

(9) Vicken Cheterian, Le Monde diplomatique, maggio 2010

(10) David Enders, McClatchy Newspapers, 1 aprile 2012

(11) Sabq(giornale saudita on line), 26 febbraio 2012

(12) The Jamestown Foundation, Terrorism Monitor, 2 dicembre 2005

(13) Peter Beaumont, The Guardian, 3 ottobre 2006

(14) Ayfer Erkul, De Morgen, 20 marzo 2012

(15) Ruth Sherlock, The Telegraph, 25 novembre 2011

(16) Robert Baer, La chute de la CIA : les mémoires d’un guerrier de l’ombre sur les fronts de l’islamisme (trad. Daniel Roche de See not evil, Three Rivers Press, New York, 2001) collezione Folio documents, Ed. Gallimard, 2002

 (17) Hürriyet, 8 marzo 2012

(18) Intervista di Sibel Edmonds, Russia Today, 16 dicembre 2011

(19) Daniel Iriarte, Islamistas libios se deplazan a Siria para « ayudar» a la revolucion, 17 dicembre 2011

(20) Milliyet, 2 aprile 2012

(21) Russia Today, 6 marzo 2012

 

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70 Responses to Riflessioni sulla Siria

  1. chavo says:

    Molto molto interessante… grazie Miguel!

  2. mirkhond says:

    Dunque, la NATO è del tutto coinvolta militarmente in Siria attraverso i suoi alleati arabi, ma anche, e soprattutto, tramite la Turchia che, secondo le dichiarazioni specifiche del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, è un attore di primo piano nella realizzazione del progetto statunitense del Grande Medio Oriente, un piano che mira ad abbattere le ultime sacche di resistenza anti Stati Uniti della regione.

    Se questa affermazione ha un fondo di verità, potrebbe spiegare il perché del sostanziale appoggio Usa al governo di Erdogan, la cui politica “neo-ottomana” nel Medio Oriente, sarebbe funzionale agli stessi interessi Usa…
    Naturalmente è giusto precisare che l’autore appartiene ad una minoranza religiosa “shiita” duramente perseguitata in Turchia.
    In sostanza ciò che l’autore di questo studio afferma in maniera dettagliata e articolata, conferma quanto mi disse un kebabbaro curdo anche lui alevi e simpatizzante marxista, sulla sostanziale diffidenza se non ostilità Alevi verso l’AKP.
    Nell’Anatolia orientale, antiche e profonde ferite etno-confessionali sono ben lontane dall’essere risolte….
    Speriamo solo che gli eventi della contigua Siria non le riaggravino….
    Comunque, grazie per questo interessante spunto di riflessione fornitoci da questo giovane studioso.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Se questa affermazione ha un fondo di verità, potrebbe spiegare il perché del sostanziale appoggio Usa al governo di Erdogan, la cui politica “neo-ottomana” nel Medio Oriente, sarebbe funzionale agli stessi interessi Usa…

      C’è chi sostiene l’esatto opposto, che la Turchia con la sua politica neo-ottomana abbia creato notevoli grattacapi agli USA. Prima c’erano solo due attori a dettare l’agenda americana in MO, ovvero Israele e il gruppo sauditi/petromonarchie. Aggiungere un terzo incomodo, la Turchia che fa politica estera per conto proprio e anche CONTRO gli interessi degli altri due soggetti (ricordiamo che le relazioni Tel Aviv-Ankara sono al minimo storico), non credo che agli statunitensi vada così tanto a genio.

      • mirkhond says:

        Forse però potrebbe andargli a genio riguardo al COMUNE ostacolo siriano, verso i rispettivi interessi egemonici in Medio Oriente….

      • Francesco says:

        Non rovinare il bel quadretto anti-statunitense con fatti così irrilevanti!

        Se il coro dice che “dietro ogni cosa c’è la CIA!” non è il caso di seminare dubbi e questioni.

        Questo punto di vista ha più fede nella CIA di quanta ne abbiamo mai avuta noi filo-occidentali, quindi a modo suo è ammirevole.

        x MM: il tuo amico scrive mille mila cose ma mi pare manchi completamente di capacità di analisi. Se parte con “necessariamente autoritario”, le altre mille pagine sono completamente inutili.

        • Sono d’accordo a stigmatizzare quanto dice il coro.
          La CIA ha l’abitudine di stare a fianco dei propri alleati; vi si pone dietro quando ha deciso di fotterli.
          E si si pone dietro non alle persone ma alle cose… idem.

  3. Per Mirkhond

    “Speriamo solo che gli eventi della contigua Siria non le riaggravino….”

    Forse non dovremmo guardare a ciò che sta succedendo in maniera troppo “politica”, cioè calcolando solo gli interessi immediati in ballo.

    Diciamo che è come un terremoto provocato dallo scontro di grandi placche sotterranee, in cui c’è di tutto.

    C’è un’altra epoca storica analoga in Medio Oriente, il ‘300-‘400, quando si spezzò l’equilibrio delle antiche convivenze, in cui ci fu una tremenda crisi socio-economica, seguita da massacri e genocidi e la distruzione di quasi tutto il cristianesimo “in terra d’Islam” nel giro probabilmente di pochi decenni; e anche massacri di sciiti e di ebrei.

    Se pensiamo poi che il sistema mondo è oggi strettamente interconnesso, e le forze in ballo sono innumerevoli, è probabile che si possa associare con la crisi economica europea, con il calo di rendimento del petrolio e mille altri fattori: in fondo, anche Roma negli ultimi secoli fu colpita contemporaneamente da carestie, invasioni, pestilenze, fughe dei contadini dalle loro terre – tutte cose distinte, ma che avevano in comune un elemento di indebolimento generale.

    Per questo evito di schierarmi da una parte o dall’altra nei conflitti in corso nel Medio Oriente; ma almeno vorrei che si evitasse di tifare attivamente per una parte, come fanno i media.

    • Francesco says:

      >> la crisi economica europea, con il calo di rendimento del petrolio

      non ricordo esattamente quanti dollari al barile ma mi pare che il prezzo del petrolio sia abbastanza elevato da escludere questa possibilità. quel che noi europei non compriamo più, lo acquistano dall’Asia orientale. è un mondo liquido, in cui le certezze si liquefanno in un attimo.

  4. mirkhond says:

    Concordo sull’evitare il tifo da stadio.
    Forse, oltre a ragioni di obbedienze politiche, il tifo da stadio è dovuto ad incapacità di comprensione da parte degli stessi giornalisti occidentali, almeno quelli italiani, estranei al complesso gioco delle parti mediorientale…
    Se bisogna infomare minuto per minuto, in tempo reale, e probabilmente digiuni della complessa realtà mediorientale, in più sottostando a pregiudizi personali e ad obbedienze politiche che pregiudicherebbero carriere, se si facesse di testa propria, tutto questo spiega le semplificazioni da stadio del suddetto giornalismo….

    • Francesco says:

      Beh, in sintesi al scelta pare essere tra movimenti popolari violenti e “genocidi”, la cui principale idea è sterminare o scacciare tutte le minoranze (religiose, etniche, politiche) e dittature che usano le minoranze come agenti della repressione della maggioranza, ricorrendo a tutta la violenza necessaria per restare al potere.

      E’ duretta scegliere in questo contesto.

  5. Ritvan says:

    —-Bahar Kimyongür….è un attivista politico belga, ed ha militato nel Partito del lavoro del Belgio, una formazione politica marxista-leninista.—

    Beh, allora si capisce perché è a favore di un regime “necessariamente autoritario”…cribbio, dalla “dittatura del proletariato” alla “dittatura degli alawiti” il passo è breve…..ma andasse a scopare il mare…..

    • habsburgicus says:

      per quanto l’appartenenza di Kimyongür ad un partito marxista-leninista non sia una buona presentazione, condivido quasi tutto ciò che ha scritto sulla Siria…ho già spiegato, mi pare, nel post “Cristiani in Siria” le ragioni del mio fermo appoggio al regime di Bashar al-‘Asad in base all’onorata, e sempre valida, teoria del “male minore”

      • Francesco says:

        che però è una via lenta al suicidio, prima dei nostri ideali e poi dei nostri interessi

        il male andrebbe sradicato, non ci si dovrebbe alleare con lui perchè ce n’è un altro peggiore …

      • Ritvan says:

        Caro habsburgicus, trovo perfettamente naturale che un “habsburgicus” offra il proprio “fermo appoggio” al regime di Bashar al-’Asad, un regime che si trasmette rigorosamente per via ereditaria, cribbio!:-)

        P.S. Io, invece, proprio perché nato e cresciuto nel Faro Del Marxismo-Leninismo Sulle Sponde Dell’Adriatico:-), ho acquisito la fastidiosissima abitudine:-) di ritenere che una cosa sia di colore nero solo perché un marxista-leninista dice che sia bianca:-).

    • Moi says:

      “Mandare qualcuno a scopare il mare” [cit.]

      RITVAN

      ———-

      Bella questa espressione … è la tua traduzione d’un modo di dire dell’ Albanese ?

      Nel caso … “scopare” è da intendersi sessualmente, giusto ?

    • Moi says:

      @ Ritvan: Alawiti & Dintorni :

      … E infatti, secondo la BieKissima Nemica del Popolo Iraniano Marjane Satrapi, l’ Ayatollah Ruollah Khomeini _anch’egli Shi’ita_ a convincere e a coinvolgere gli Incauti del Tudeh fece poca fatica.

      • Ritvan says:

        Beh, caro Moi, non ci vuole gran fatica per qualsiasi dittatorello ad arruolare i marxisti-leninisti&affini, basta che inveisca contro i biekissimi:-) imperialisti ameregani…..

  6. habsburgicus says:

    @Ritvan
    Caro Ritvan, non posso resistere all’impulso di farti conoscenze queste “perle” di una filo-serba, peraltro colta (e con cui é piacere discutere di questioni NON jugoslave) su facebook…credo che dimostri eloquentemente l’ “amore” con cui i serbi vi vedono (la chiamerò N; Io si riferisce ovviamente a me ed é una confutazione, per altro debole, lo ammetto, di tali “tesi”….poi sono passato ad altro)

    N (parlando del 1917/1918-1920)
    ….mi riferisco agli italiani che avevano occupato illegalmente l’Albania per tentare di restaurare in una qualche forma lo staterello fantoccio durato pochi mesi e decaduto, per imporvi un protettorato e sottrarlo ai LEGITTIMI PROPIETARI, cioè Jugoslavia e Grecia
    (le maiuscole non sono nel testo, sono mie)

    N
    gli albanesi sono slavi (a nord) e greci (a sud). L’Albania era Zeta e Epiro. Ne sono una variante come savoiardi e valdostani sono una variante provençale dei francesi, come svevi, bavaresi, sassoni, prussioni sono varianti dei tedeschi ecc. Irlandesi, Scozzesi e Gallesi invece non sono varianti degli inglesi ma sono Celti

    N
    in Albania non solo la lingua è molto “slava”, ma anche la toponomastica e i nomi, soprattutto al nord, sono evidentissime albanesizzazioni di nomi e cognomi slavi.

    N
    Con Hoxha, dopo il 1948, si è persa la memoria dell’eredità slava (e greca) in Albania

    Io
    gli albanesi però non “sanno” di essere serbi e greci :D e sostengono, sembra con valide ragioni almeno linguistiche, di essere un popolo illirico che parla una lingua di tal ceppo (nella variante ghega al nord e tosca al sud dello Shkumbi), affine-pare-al traco, al daco e financo al frigio (oltre che alle lingue illiriche parlate in Serbia, Montenegro ecc in epoca preromana)

    N
    eh non lo sanno ma gli abitanti di Durazzo ogni 3 parole che dicono 1 è slava (e non lo sanno)

    Io
    senza dubbio la vicinanza plurisecolare con popolazioni slave ha per così dire slavizzato la lingua, non c’é da stupirsi….presumo che nel sud dell’Albania vi siano molte parole greche ……

    se riesco a farti esternare un’invettiva anti-serba, allora avrò raggiunto lo scopo :D
    bando agli scherzi, questo potrebbe essere un interessante spunto per intavolare una discussione anche sull’Albania antica e medievale, argomento su cui sicuramente anche Mirkhond avrà molto da dirci…
    un caro saluto, ciao !

    • PinoMamet says:

      ” eh non lo sanno ma gli abitanti di Durazzo ogni 3 parole che dicono 1 è slava (e non lo sanno)”

      Il mio cazzatometro sta lampeggiando…
      non so, può darsi che la tua amica abbia ragione, e sia chiaro che vado semplicemente a naso, ma di solito queste affermazioni sono infondate dal punto di vista linguistico.
      Magari la tua amica ha semplicemente riconosciuto, per dire, una parola su tre che dicono gli albanesi di Durazzo, semplicemente perchè l’albanese è una lingua indoeuropea, e ovviamente lo sono anche le lingue slave.

      • PinoMamet says:

        Ritvan apprezzerà il riferimento al sig. Portokalos de Il mio grosso grasso ecc., che trovava origini greche per tutte le parole, anche giapponesi ;)

      • habsburgicus says:

        @PinoMamet, Ritvan e tutti
        sio chiaro che IO non ritengo assolutamente che gli albanesi siano slavi ! né tantomeno greci ! inoltre credo di aver dimostrato una certa simpatia per il popolo albanese, cui darei (se dipendesse da me) il Kosovo, Ulcinj (Dulcigno nel Montenegro del Sud) e la Ciamuria greca !
        (quelle riferite sono opinioni di N, non mie !!!)

        P.S: sul grado di slavizzazione della lingua, non ho purtroppo le competenze linguistiche quindi non mi pronuncio…attendo il responso di Ritvan
        dico subito (e l’ho già scritto sopra) che una discreta slavizzazione del lessico mi parrebbe del tutto naturale e così, specialmente nel tosco, la presenza di parole elleniche…analogamente vi sono parole latine, come mbret (Re, Sovrano), titolo portato da Wilhelm von Wied (1914) che viene evidentemente dal latino imperator, forse in una variante osca embradur…vi sono poi parole che hanno affinità con il romeno, tipo kajsi (albicocca) correlato al romeno caisele (le albicocche), probabilmente in conseguenza del substrato illirico-traco comune (i Daci erani affini ai Traci)….
        dico subito che anche se mi si dimostrasse che 1/3 delle parole albanesi sono slave, ciò non basterebbe a fare dell’albanese una lingua slava;
        la variante moldava del romeno, per giunta scritta in cirillico antico sino al 1925, in cirillico nuovo nel 1925-1932 e in cirillico russo dal 1938 al 31/8/1989 (ziua limbii), pur essendo piena di parole slave, resta nondimeno una lingua neolatina, come appunto é il romeno (i comunisti del PCRM guidati dal sovietico Vladimir Voronin, già presidente moldavo 2001-2009 amano sostenere che il moldavo non é romeno, ma tutti i linguisti ridono di ciò…solo un trinariciuto bolscevico può credere a tali fole !)
        anche l’inglese é pieno di parole franco-latine ma resta una lingua germanica
        dunque ammettiamo pure provvisoriamente che l’albanese sia slavizzato per il 33-40% (prima però attendiamo Ritvan :D), questo non ne fa una lingua slava, perché conta la struttura e tutti i lingusti, già prima di Hahn con i suoi “Albanesische Studien” hanno riconosciuto il carattere illirico (e perciò affascinante) dell’idioma parlato dal fiero popolo albanese
        ciao a tutti !

        • Ritvan says:

          —-…sia chiaro che IO non ritengo assolutamente che gli albanesi siano slavi ! né tantomeno greci ! habsburgicus—-
          Su questo IO – nonostante i timori dell’amico Pino:-) – non avevo il minimo dubbio, altrimenti che cavolo di “habsburgicus” saresti!:-)

          —inoltre credo di aver dimostrato una certa simpatia per il popolo albanese,—
          La cosa ti fa onore…e vale anche quanto detto sopra:-)

          —cui darei (se dipendesse da me) il Kosovo,—
          Già fatto:-)

          —Ulcinj (Dulcigno nel Montenegro del Sud)—
          Grazie, troppo buono:-)…però – nonostante gli acuti strilli dei serbofili, secondo cui l’indipendenza del Kosovo avrebbe innescato una reazione a catena anche nel Montenegro e più in là – gli albanesi del Montenegro – quelli di Ulqin compresi – pare si trovino bene lì (mi risulta che i montenegrini li abbiano trattati bene, non come i serbi coi kosovari) e noialtri albanesi d’Albania non vogliamo fare i “più cattolici del Papa”:-)

          —e la Ciamuria greca!—
          Nessuno in Albania lo chiede, çam compresi: questi ultimi chiedono solo che la Grecia restituisca loro la cittadinanza ellenica e le loro proprietà immobiliari che lo Stato ellenico tiene in istato di “sequestro conservativo” sulla base della legge di “stato di guerra” con l’Albania, tuttora in vigore!!!:-). Tutto qui, nessuna rivendicazione territoriale, almeno da parte nostra.

          —(quelle riferite sono opinioni di N, non mie !!!)—
          S’era capito, cribbio!:-)

          —sul grado di slavizzazione della lingua, non ho purtroppo le competenze linguistiche quindi non mi pronuncio…attendo il responso di Ritvan—
          Mah, non sono un filologo e non mi sono posto il problema, però di sicuro so che nell’albanese sono più numerosi i “prestiti” dal latino e dal turco piuttosto che dallo slavo, pertanto….

          —dico subito che anche se mi si dimostrasse che 1/3 delle parole albanesi sono slave, ciò non basterebbe a fare dell’albanese una lingua slava;—
          Ma quale 1/3, togliendo le parole “sovrastrutturali” nemmeno i prestiti dal latino arrivano a tanto, figuriamoci quelli slavi!

          —anche l’inglese é pieno di parole franco-latine ma resta una lingua germanica—
          Sì, perché le parole franco-latine sono quelle che io definivo “sovrastrutturali”, mentre quelle di base e di uso comune restano di derivazione anglo-sassone.

          —dunque ammettiamo pure provvisoriamente che l’albanese sia slavizzato per il 33-40% —
          Seh, nei migliori sogni ad occhi aperti dei nipotini di Milosevic:-).

          —(prima però attendiamo Ritvan ),—
          Vedi sopra.

          —questo non ne fa una lingua slava, perché conta la struttura e tutti i lingusti, già prima di Hahn con i suoi “Albanesische Studien” hanno riconosciuto il carattere illirico (e perciò affascinante) dell’idioma parlato dal fiero popolo albanese—
          Beh, come dice il nostro amico Pino, non abbiamo documenti in illirico per il confronto, però, di sicuro la struttura dell’albanese non assomiglia per niente a quella delle lingue slave. Questo è poco ma sicuro…e grazie di nuovo per l’apprezzamento nei confronti del mio popolo.

          Ciao

      • PinoMamet says:

        “quelle riferite sono opinioni di N, non mie !!”

        Non preoccuparti, avevo capito benissimo :)

        l’importante è che lo abbia capito anche Ritvan! ;)

      • Peucezio says:

        Le parole in ogni caso non vogliono dir niente. Ciò che conta, nella classificazione genealogica in una lingua, sono prima di tutto le strutture morfologiche e solo in seconda battuta il lessico, di cui conta quasi solo quello essenziale, relativo ai concetti base. Altrimenti l’inglese sarebbe una lingua romanza.

    • Ritvan says:

      —Caro Ritvan, non posso resistere all’impulso di farti conoscenze queste “perle” di una filo-serba, peraltro colta…habsburgicus—
      Colta magari sì, ma mai sul fatto:-)

      —(e con cui é piacere discutere di questioni NON jugoslave) su facebook..—
      Lo credo bene…fortunatamente quelli come lei non sono ancora arrivati a sostenere, chessò, che anche gli esquimesi sono in realtà mezzi slavi e mezzi greci:-) o che Cristoforo Colombo in realtà si chiamava Cristoforos Colombovic:-)

      —credo che dimostri eloquentemente l’ “amore” con cui i serbi vi vedono—
      Oddio, sempre meglio “l’amore” della tua interlocutrice (che ci vede mezzi slavi&mezzi greci) di quello del suo caro compatriota Vladan Djordjevic, medico serbo laureatosi e specializzatosi a Vienna nella seconda metà del XIX secolo, ex sindaco di Belgrado ed ex Primo Ministro della Serbia. Informa la tua interlocutrice che il suddetto pubblicò a Lipsia nel 1913 un libello pseudoscientifico (“Albanesen und die Grossmächte”, Leipzig, 1913) in cui sosteneva che gli albanesi altro non erano che i rimasugli di una popolazione “subumana” dei Balcani, popolazione arboricola e provvista di coda e che i residui della coda lui li aveva visti negli albanesi che aveva visitato da medico.

      –(la chiamerò N; Io si riferisce ovviamente a me ed é una confutazione, per altro debole, lo ammetto, di tali “tesi”….poi sono passato ad altro)–
      Beh, ti capisco, non è gratificante fare lo shampoo a certe teste asinine:-)

      —N (parlando del 1917/1918-1920)
      ….mi riferisco agli italiani che avevano occupato illegalmente l’Albania per tentare di restaurare in una qualche forma lo staterello fantoccio durato pochi mesi e decaduto,—
      Dice una cazzata: anche i bambini delle elementari sanno bene che nel periodo 1918-1920 l’Italia non aveva occupato l’intera Albania, bensì solo il distretto di Valona. Nel resto dell’Albania governava un governo LEGITTIMO albanese.

      —per imporvi un protettorato—
      Questo è vero, ma il protettorato non ci fu…anzi, nel 1920 gli albanesi cacciarono gli italiani pure dal distretto di Valona…certo che la tua “amica” la Storia la legge sui fumetti di Topolino, eh!

      —e sottrarlo ai LEGITTIMI PROPRIETARI, cioè Jugoslavia e Grecia—
      Minchia, e non ti ha detto chi avrebbe dato a Jugoslavia&Grecia gli atti di proprietà in carta da bollo delle terre albanesi? Non sarà stato JHWH in persona, immagino:-).

      —N: gli albanesi sono slavi (a nord) e greci (a sud). L’Albania era Zeta e Epiro. —
      Consiglia alla tua “amica” di andare qui:
      http://it.wikipedia.org/wiki/Principato_di_Zeta
      dove potrà vedere – fra l’altro – la mappa di Zeta (che forse lei confonde con Mazinga Zeta:-) ) che corrisponde grosso modo a quella dell’attuale Montenegro. Altro che Albania…..
      In quanto all’Epiro, consiglia sempre alla sullodata di andare qui:
      http://en.wikipedia.org/wiki/Northern_Epirus
      dove potrebbe vedere – dalla mappa allegata – che nemmeno i suoi cari amici&correligionari sciovinisti greci pretendono di estendere il loro caro “Epiro del Nord”(Vorio Epirus) al disopra della città di Valona.
      Allora, fra Valona al sud e Scutari al nord chi c..zo ci abitava secondo la sullodata, i marziani?:-)

      —Ne sono una variante come savoiardi e valdostani sono una variante provençale dei francesi, come svevi, bavaresi, sassoni, prussioni sono varianti dei tedeschi ecc. Irlandesi, Scozzesi e Gallesi invece non sono varianti degli inglesi ma sono Celti—
      Sì, e anche i padani di Bossi sono Celti…ma invitala a scopare (nel senso di ramazzare, eh:-) ) il mare!

      —N: in Albania non solo la lingua è molto “slava”,—-
      Cor piffero. L’albanese ha prestiti greci, latini, slavi e turchi, dovuti a contiguità/invasioni, ma resta una lingua indoeuropea a sé stante, come riconosciuto dai filologi di tutto il mondo (serbi e greci esclusi, naturalmente:-) ). Mandala…no, non a quel paese:-), bensì qui:
      http://www.giovanniarmillotta.it/albania/tree.html
      dove è presentato “l’albero” delle lingue indoeuropee, compilato da studiosi svedesi nel 1974 e pubblicato da un prestigioso dizionario americano nel 1975…ma magari dirà che anche gli svedesi vogliono avere come protettorato uno “stato fantoccio” albanese, eh!:-)

      —ma anche la toponomastica e i nomi, soprattutto al nord, —
      No, la toponomastica slavizzante c’è anche al sud: nel distretto di Valona ci sono villaggi come Bestrova, Novosela ecc. e nel sud c’è una città chiamata Çorovoda….porca miseria, non vorrei scatenare una guerra fratricida fra ortodossissimi serbi e greci per la LEGITTIMA PROPRIETA’ del sud dell’Albania, eh!:-)

      —sono evidentissime albanesizzazioni di nomi e cognomi slavi.—
      Eh, già… per la sullodata anche il nostro Eroe Nazionale Skanderbeg aveva “albanesizzato” in “Gjergj” il proprio nome “evidentissimamente” slavo Djuradj….peccato, però, che sempre i soliti fratelli-coltelli greci pretendono che egli si chiamasse “evidentissimamente” JORGOS:-):-)…senti, perché non la mandi….no, non dove pensi, bensì in qualche forum di sciovinisti greci, così si scannano per bene fra iene per la LEGITTIMA PROPRIETA':-) dell’Albania e degli albanesi?

      —-N: Con Hoxha, dopo il 1948, si è persa la memoria dell’eredità slava (e greca) in Albania—
      Eh, già, Enver Hoxha, quello Sporko Sciovinista Albanese:-)….ma mandala a scopare il mare, mandala…..

      —Io:gli albanesi però non “sanno” di essere serbi e greci e sostengono, sembra con valide ragioni almeno linguistiche, di essere un popolo illirico che parla una lingua di tal ceppo (nella variante ghega al nord e tosca al sud dello Shkumbi), affine-pare-al traco, al daco e financo al frigio (oltre che alle lingue illiriche parlate in Serbia, Montenegro ecc in epoca preromana)—
      Già, hai parlato per la serie “lavare la testa all’asinA….”:-)

      —N: eh non lo sanno ma gli abitanti di Durazzo ogni 3 parole che dicono 1 è slava (e non lo sanno)—
      Detesto essere scurrile, ma quanno ce vo’ ce vo': probabilmente la gentile signora ha sentito troppo spesso la parola “kurva” in bocca ai giovani di Durazzo al suo passaggio:-). In effetti, è una parola squisitamente:-) slava e si usa a Durazzo – come nel resto dell’Albania – per definire…ehmmmm… una donna dai facili costumi…sai, non abbiamo alcun termine in albanese che esprima lo stesso concetto.

      —-Io: senza dubbio la vicinanza plurisecolare con popolazioni slave ha per così dire slavizzato la lingua, non c’é da stupirsi….presumo che nel sud dell’Albania vi siano molte parole greche ……—
      Vabbeh, caro il mio sciampista di crani asinini:-)…però, succede anche l’inverso…ecco, faccio venire il solito travaso di bile:-) all’amico Pino dicendoti che il nome della dea Afrodite – che i cari greci sostengono derivi da “afros-schiuma” perché nata-dalla-schiuma-del-mare-e-bla-bla-bla, dimenticandosi di illuminarci su cosa significhi “dite”- in lingua albanese si traduce come “vicina al giorno” o “il giorno s’avvicina”, che ti fa stranamente:-) venire in mente l’appellativo del pianeta Venere “stella del mattino”….ma, come dice l’amico Pino, sarà solo una coincidenza:-):-).

      —se riesco a farti esternare un’invettiva anti-serba, allora avrò raggiunto lo scopo.–
      Le mie invettive sono sempre e solo ad personam….vedi sopra:-)

      —-bando agli scherzi, questo potrebbe essere un interessante spunto per intavolare una discussione anche sull’Albania antica e medievale, argomento su cui sicuramente anche Mirkhond avrà molto da dirci…—
      M’inviti a nozze!:-)

      Un caro saluto anche da parte mia !

      • PinoMamet says:

        Che pazienza che ce vo’, Ritvan! ;)
        Pure quando ti difendo te la prendi con me! ;)

        Comunque, quella faccenda dell’ultima parte del nome che non si saprebbe da dove esce fuori, a ma pare una stronzata, sinceramente; è un normale suffisso indoeuropeo di origine/provienenza.
        Scusami, e allora la faringite? Faringe sappiamo cosa è, ma -ite da dove salta fuori? ;)
        E io che sono italiano? Sarà perchè Equitalia è interessata al mio posteriore? ;)

        E nel caso te lo stia domandano, non è la -d a essere strana nel nome Afrodite interpretato come “nata dalla schiuma” (che non è bla bla, è un mito…) ma il fatto che sia Afrodite e non Afrite, caso mai.

        Comunque ti riporto la sacra Wiki & inglese:
        “The etymology of Greek Ἀφροδίτη is unknown.

        Hesiod connects it by with ἀφρός (aphros) “foam,” interpreting it as “risen from the foam”.[5]

        This has been widely classified as a folk etymology, and numerous speculative etymologies, many of them non-Greek, have been suggested in scholarship.

        Yet Janda (2010) considers the connection with “foam” genuine, identifying the myth of Aphrodite rising out of the waters after Cronus defeats Uranus as a mytheme of Proto-Indo-European age.

        According to this interpretation, the name is from aphrós “foam” and déatai “[she] seems” or “shines” (infinitive form *déasthai[6]), meaning “she who shines from the foam [ocean]”, a byname of the dawn goddess (Eos).[7] J.P. Mallory and D.Q. Adams (1997)[8] have also proposed an etymology based on the connection with the Indo-European dawn goddess, from *abhor- “very” and *dhei “to shine”.

        A number of speculative non-Greek etymologies have been suggested in scholarship.

        The connection to Phoenician religion claimed by Herodotus I.105,131) has led to inconclusive attempts at deriving Greek Aphrodite from a Semitic Aštoret, via hypothetical Hittite transmission.

        Another Semitic etymology compares Assyrian barīrītu, the name of a female demon found in Middle Babylonian and Late Babylonian texts.[9]

        The name probably means “she who (comes) at dusk,” which would identify Aphrodite in her personification as the evening star, a significant parallel she shares with Mesopotamian Ishtar.

        Another non-Greek etymology suggested by M. Hammarström,[10] looks to Etruscan, comparing (e)pruni “lord”, an Etruscan honorific loaned into Greek as πρύτανις. This would make the theonym in origin an honorific, “the lady”. Hjalmar Frisk rejects this etymology as implausible.”

        Ora, io non so perchè Hjalmar Frisk rigetti l’ultima etimologia, e senza sapere le ragioni non mi pronuncio, però a me sembra tutt’altro che implausibile.
        Nomi di divinità come “il signore”, da Baal ad Adone fino al… Signore, appunto, si ritrovano in tutte le civiltà (ovviamente) e un appellativo del genere fa presto a diventare un nome proprio quando passa in un’altra lingua, sempre che non lo fosse già diventato in quella di partenza
        (è il caso di Adone, per esempio).

        Non solo, quest’ultima ipotesi, rilanciando connessione tirreno-pelasgiche, dovrebbe fare particolare piacere a un albanese…
        (con tutto che, per tutta onestà, io credo che gli Albanesi siano Illiri, ma non che gli Illiri fossero Pelasgi… però credo che un qualche popolo diffuso anche nei Balcani fosse indicato come pelasgico, e che possa benissimo avere lasciato un sostrato tanto negli Illiri quanto lo ha lasciato nei Greci, perchè no?)

        ciao!!

        • Ritvan says:

          Caro Pino
          sissì, Afrodite significa “infiammazione della schiuma”, esattamente come faringite significa infiammazione della faringe….e stai attento all’Equitalia, mettiti le mutande di ghisa:-)…e anche il fatto che la mammina di Achille, ninfa del mare, si chiamasse Teti e che in albanese il mare si chiami “deti” è un’altra coincidenza, tipo quella dell’Equitalia sodomizzatrice:-)

          —-per tutta onestà, io credo che gli Albanesi siano Illiri, ma non che gli Illiri fossero Pelasgi… però credo che un qualche popolo diffuso anche nei Balcani fosse indicato come pelasgico, e che possa benissimo avere lasciato un sostrato tanto negli Illiri quanto lo ha lasciato nei Greci, perchè no?—
          La trovo un’ipotesi ragionevole, anche se io credo che quelli che i I GRECI chiamavano “pelasgi”, fra di loro invece, si chiamavano “illiri”….e la mia mi sembra un pochino più ragionevole della tua…..

        • PinoMamet says:

          “esattamente come faringite significa infiammazione della faringe…”

          sì, ma non è che -ite voglia dire “infiammazione”, in greco, eh? ;)
          Semplicemente indica che è qualcosa che riguarda la faringe, tutto qua.
          Oppure un troglodita (troglodytes) è un’infammazione della grotta??

          Anzi, ora che mi ci fai pensare, mi sa che la grotta in questione sia troglos… il che rilancia alla grande l’ipotesi che l’etimologia di Afrodite, tutto sommato, sia quella più tradizionale, anche se molti la ritengono una folk-etimology: e che, il “folk”, qualche volta, non può averci ragione? ;)

        • PinoMamet says:

          Anzi no, in troglodytes in effetti c’è un pezzetto in più, che non è il normalissimo suffiso -ites (che non significa infiammazione ;) ) ma il verbo dyein (ho controllato per correttezza, anche se mi do torto!).

          niente, devo rimanere dell’ipotesi che il nome Afrodite possa essere un prestito da qualche altra lingua, e nel numero delle lingue papabili metterei volentieri anche l’albanese, se solo fosse stato parlato all’epoca!

          (era parlato l’Illirico, certo. Ora chi mi assicura che la cosa che funziona in albanese moderno, funzioni anche in illirico antico?)

        • PinoMamet says:

          “…La trovo un’ipotesi ragionevole, anche se io credo che quelli che i I GRECI chiamavano “pelasgi”, fra di loro invece, si chiamavano “illiri”….e la mia mi sembra un pochino più ragionevole della tua….”

          Ritvan
          io posso benissimo accettare la tua ipotesi: dei Pelasgi si sa talmente poco! Ma considerarla anche più ragionevole della mia, mi sembra davvero un po’ troppo.
          Proprio perchè se ne sa così poco, e proprio perchè il nome era stato utilizzato per chiamare un sacco di popoli che avevano in comune la caratteristica di non essere greci… beh, vallo a sapere come si chiamavano tra loro!

          Io credo che esistessero gli Illiri, che magari qualche poeta o storico greco in vena di parole ricercate (per i quali i greci del periodo ellenistico avevano un gran passione) possa aver chiamato Pelasgi….

          e che esistesse un popolo originale, forse chiamato originariamente dei Pelasgi, che ha lasciato prestiti e influenze di sostrato nel greco e forse in molte altre lingue…. compreso l’illirico, magari!!

        • Ritvan says:

          —sì, ma non è che -ite voglia dire “infiammazione”, in greco, eh? Pino Mamet—
          Eppure le enciclopedie danno questa spiegazione…fai una ricerca in rete e vedrai….dici che non ci capiscano ‘na mazza?:-)

          —niente, devo rimanere dell’ipotesi che il nome Afrodite possa essere un prestito da qualche altra lingua,—
          Alleluia!:-)

          —e nel numero delle lingue papabili metterei volentieri anche l’albanese, se solo fosse stato parlato all’epoca! Era parlato l’Illirico, certo. Ora chi mi assicura che la cosa che funziona in albanese moderno, funzioni anche in illirico antico?—
          Beh, in questo porco mondo le uniche cose “assicurate” sono solo la morte e le tasse:-). Però, siccome un certo Pino Mamet (tuo parente?:-)), qui sopra, dopo averci copincollato tutta la voce “Afrodite” nella Wiki in inglese, scriveva testualmente “per tutta onestà, io credo che gli Albanesi siano Illiri”, forse un piccolo sforzo fra i due Pino per mettersi d’accordo sarebbe opportuno, non credi?:-)

        • daouda says:

          SUI PELASGI:

          http://www.lacittadella-web.com/pdf/Tradizione_Italica.pdf

          p.s. non concordo sul pre-indoeuropeo, ma và beh…

        • PinoMamet says:

          O Gesù!!

          Ritvan:
          -ite non vuol dire infiammazione!!! è un semplice suffisso che indica origine e provenienza, caspita.
          L’ebanite è l’infiammazione dell’ebano?
          La grafite è l’infiammazione… della grafia?

          E dai ammettilo: non sei un linguista, e vabbè, non si può sapere tutto, non c’è niente di male;
          ma non essendo un linguista, non sarebbe meglio se in questo campo ogni tanto ascoltassi chi- immodestamente- ne sa di più?
          ;)

          Albanesi-Illiri:
          certo gli Albanesi discendono dagli Illiri, anche gli abitanti dell’Umbria moderna discendono in gran parte dagli Umbri antichi, sai?
          Stabilito questo: hai dato un’occhiata alle Tabulae Eugubinae?
          Falle leggere a un abitante di Gubbio e vedi se ci capisce qualcosa!

          Oppure prendi un testo di latino arcaico e fallo leggere, non voglio dire a un romano moderno, ma a uno che ha studiato solo il latino “classico”, e vedi se lo capisce…

          oppure prendi un comune indiano che parla hindi e fagli leggere un testo sanscrito…

          dobbiamo credere che l’albanese è l’unica lingua che è rimasta identica nei secoli??

          e dai, abbozza, c’hai torto! ;)

        • Ritvan says:

          —O Gesù!! Pino Mamet—
          O Maometto! (per pav condicio):-)

          —Ritvan:
          -ite non vuol dire infiammazione!!! è un semplice suffisso che indica origine e provenienza, caspita.
          L’ebanite è l’infiammazione dell’ebano?
          La grafite è l’infiammazione… della grafia?—
          Io lo so, ma vai a dirlo alle enciclopedie varie, specie quelle mediche.

          —E dai ammettilo: non sei un linguista, e vabbè, non si può sapere tutto, non c’è niente di male;
          ma non essendo un linguista, non sarebbe meglio se in questo campo ogni tanto ascoltassi chi- immodestamente- ne sa di più?—
          Difatti lo faccio…ma non per questo in medicina “gastrite” non viene tradotta come “infiammazione dello stomaco”, eh!

          —certo gli Albanesi discendono dagli Illiri, anche gli abitanti dell’Umbria moderna discendono in gran parte dagli Umbri antichi, sai?—
          Nooooo?! Ma davvero?:-)

          —Stabilito questo: hai dato un’occhiata alle Tabulae Eugubinae?Falle leggere a un abitante di Gubbio e vedi se ci capisce qualcosa!—
          Caro Pino, tu sarai anche un insigne linguista, ma io, da modesto cultore di scienze biologiche so che la lingua non si trasmette coi cromosomi:-)…e se qualche popolo la dimentica e qualche altro la tramanda nei secoli forse ci sono altre ragioni…

          —Oppure prendi un testo di latino arcaico e fallo leggere, non voglio dire a un romano moderno, ma a uno che ha studiato solo il latino “classico”, e vedi se lo capisce…—
          Idem come sopra.

          —oppure prendi un comune indiano che parla hindi e fagli leggere un testo sanscrito…—
          Idem come sopra.

          —dobbiamo credere che l’albanese è l’unica lingua che è rimasta identica nei secoli??—
          Non ho mai detto questo. Ho detto che DUE PAROLE, ovvero “afro-vicino” e “dite-giorno” dovrebbero essere rimaste immutate. Ti sembra troppo?:-)

          —e dai, abbozza, c’hai torto!—
          Giammai, io ho sempre ragione, come Lui!:-)

      • Roberto says:

        “non abbiamo alcun termine in albanese che esprima lo stesso concetto”

        È vero?

        • habsburgicus says:

          a proposito, anche in romeno “curva” significa una donna che fa quel mestiere lì (ritenuto de facto ineliminabile pure da S. Tommaso, ob. 1274, eh !)…se kurva é parola slava, ciò vorrebbe dire (mi scusino le slave che eventualmente leggano) che le slave del sud erano famose come troie in tutti i Balcani, e sino ai Carpazi !

  7. mirkhond says:

    Sull’Albanese

    La tua amica serba dimentica l’alto numero di parole derivate non solo direttamente dal Latino, ma dal Latino in forma accusativa, esattamente come nelle lingue neolatine, e ciò ha portato i linguisti non affetti da ossessioni nazionaliste (Weigand, Jireček, Stadtmuller, ecc.) a considerare l’Albanese come lingua INDIGENA PREromana, e quindi PREslava degli altipiani del nord dell’Albania e di parte del Kosovo, e del Montenegro, e quindi ILLIRICA.
    Le NOTEVOLI similitudini morfologiche col Valacco/Rumeno si possono spiegare più che con gli indimostrabili legami con le lingue traco-dacie, con la latinizzazione di un’originaria area illirica affine all’antenato dell’Albanese, area proto-albanese molto vasta e che andava dal basso Adriatico al Danubio, diciamo l’area di confine col mondo traco-dace ad est e coi Peoni (forse traco-illiri) a sud, nel settentrione della Macedonia.
    Questa vasta area illirica dovette latinizzarsi linguisticamente tra il I e il V secolo dopo Cristo, tranne l’area alpestre tra Kosovo occidentale, nord dell’Albania e parte dell’attuale montenegro.
    In sostanza l’area tra le montagne albanesi, il Kosovo, gran parte della attuale Serbia e parte della Bulgaria occidentale e il nord della Macedonia fino a Skopije, divenne l’urheimat valacco, sopravvissuto compattamente all’invasione slava dei secoli VI-VII d.C.
    Quest’area comprendente le antiche provincie di Mesia, Dardania, Praevalitana, e parte dell’Epirus Nova, ricevette una prima cristianizzazione in LATINO, sicuramente da Costantino I (306-337 d.C.) in poi, lui stesso nativo di Naisso (oggi Nish in Serbia) allora nel CUORE di quest’area LATINOFONA.
    Non dimentichiamo che, anche dopo la “definitiva” ripartizione della Romània nel 395 d.C., quest’area, la prefettura dell’Illirico (che includeva anche la Macedonia meridionale con Tessalonica che ne era il capoluogo, la Grecia, l’Epirus Vetus e il Peloponneso, oltre alle isole egee e Creta), la Prefettura dell’Illirico dicevo, anche DOPO la ripartizione della Romània, da un punto di vista ecclesiastico, RIMASE legata al Patriarca di Roma, il Papa, di cui il vescovo di Tessalonica (dal V secolo dopo Cristo), ne era il vicario, oltre che “primate” della suddetta circoscrizione ecclesiastica illirica!
    Ora, l’invasione slava, scompaginò profondamente il Balcano, trasformandolo irreversibilmente e passata la bufera, nei secoli VII-IX dopo Cristo, la Romània possedeva qui solo un paio di enclavi costiere da Mesimvria sul Mar Nero a Durazzo (per non parlare delle enclavi dalmate e su su fino a Venezia).
    Tutto il resto era stato SOMMERSO dagli Slavi.
    Con la crisi iconoclasta e la svolta filofranca del Papato nel 751-754 d.C., l’imperatore romano Costantino V (741-775 d.C.), sottrasse al Papa la giurisdizione ecclesiastica di quanto rimaneva della prefettura illirica facente capo a Tessalonica, annettendola al Patriarcato di Costantinopoli, gettando le basi giurisdizionali della futura opera missionaria bizantina di rievangelizzazione dei Balcani (secc. IX-X).
    Ora, in questo lungo periodo di tempo, le fonti scritte tacciono. Quel che si può dedurre e che il grosso e compatto blocco latinofono ormai protovalaccofono, continuava a CONFINARE col gruppo illirico albanofono sopravvissuto alla sommersione slava, grazie al carattere montuoso del suo territorio, pur ricevendo un certo numero di parole slave, in seguito all’insediamento di gruppi slavi nella Zeta (Montenegro) e sui fondivalle e le pianure albanesi.
    Lo stesso, naturalmente nel contiguo blocco valaccofono.
    Quando col X-XI secolo, la formazione di un impero bulgaro ad est, poi assorbito dalla Romània bizantina dopo una lunga e logorante guerra (976-1018) da est, e l’avanzata serba da ovest, scompaginarono tale blocco, provocando una diaspora valacca per tutto il Balcano. Un grosso gruppo si diresse sul Pindo, stabilendosi tra questo massiccio montuoso e la costa egea, abitata da una popolazione slava, o meticcio slavo-greca, insediamento così MASSICCIO, che da quel momento in poi (secc.X-XI) le fonti bizantine chiamano l’antica Tessaglia classica, MegaloVlachia, Grande VALACCHIA (ancora oggi sul Pindo tra Metsovo e Trikkala vi sono i resti linguistici di questa popolazione un tempo più numerosa, e progressivamente “grecizzata” a partire dalle scuole religiose di Cosma Etolo nel XVIII secolo, e poi dallo stato “greco” moderno).
    Altri gruppi minori di Valacchi si stabilirono in Albania, Epiro ed Etolia (quest’ultima nota come MicroVlachia dalle fonti bizantine).
    Il gruppo più grosso però, per sottrarsi forse alla pesante fiscalità romea bizantina, attraversò il Danubio, stabilendosi nella Transilvania, in contemporanea o forse qualche decennio dopo la conquista e insediamento ungherese (secc.X-XII), dando così origine al modrrno popolo rumeno.
    L’area valaccofona originaria tra attuali Serbia, Kosovo e Macedonia settentrionale venne adesso in gran parte slavizzata, anche se, almeno fino al XV secolo, grosse minoranze valacche erano presenti tra Serbia e Kosovo e in Macedonia vi sono tutt’ora.
    Nel XII secolo i principi del Rascia, unificarono i regni serbi o serbizzati come la Zeta, dando origine al regno poi impero serbo dei Nemanja (1180 c.-1459).
    Ora, fin dal 1190-1194 circa, Stefano Nemanja s’impadronì del Kosovo e dell’Albania settentrionale, iniziando una politica di espansione verso le terre albanesi e romee meridionali che avrebbe trovato il culmine sotto Stefano Dušan (1331-1355) che nel 1343-1348 s’impadronì dei teritori tra Cattaro, sponda settentrionale del Golfo di Corinto e fin quasi al Ducato franco di Atene.
    In questo contesto (secc.XII-XIV) l’Albania è appunto dominata dai Serbi, prima solo le aree settentrionali e poi tutta. E l’Albanese, o meglio le parlate ghega e tosca, penso soprattutto la prima, non essendo idiomi scritti, vengono sostituti nella lingua, ufficiale, cancelleresca dallo slavo-ecclesiastico (il Serbo della tua amica), dal Romaico nella Toskeria e per i gruppi albanesi che si stabilirono in Romània a partire dal 1320 circa, come effetto dell’avanzata serba verso il sud.
    Gli Albanesi cattolici intorno a Dulcigno, Antivari, e fino a Ragusa, CONTINUANO a servirsi del LATINO, in quasto sono RIMASTI cattolici, e a partire dall’erezione dell’Arcivescovato di Antivari (1067) legati al Papato.
    Giurisdizione cattolica papale latina, rispettata dai Serbi fin dalla conquista dell’allor latinofona Cattaro (1186) e fino ai regni di Uroš Milutin (1282-1321) e poi Stefano Dušan.
    In sostanza, in mancanza di un idioma scritto, gli Albanesi si servivano dello slavo-ecclesiastico, il Paleoslavo come lingua ufficiale, nei territori dominati dalla Serbia, essendo inoltre, anche da un punto di vista ecclesiastici, dei Serbi Ortodossi (nel Kosovo, fino al tardo XVI secolo vi saranno Albanesi serbo-ortodossi, anche dei monaci).
    Da aggiungere che l’ostilità serba al Cattolicesimo ebbe origine con le campagne angoine in Albania a partire dal 1271-1272 e, soprattutto, con l’avvento del ramo angoino di Napoli sul trono unghrese nel 1308.
    Ai primi del XIV secolo dunque, si venne a creare un possente blocco angioino napoletano tra i Carpazi e la Provenza, e la Serbia, all’epoca il più forte rappresentante dell’Ortodossia, si trovava letteralmente circondata a nord, e ad ovest dalla “tenaglia ” angioina. Angioni che fin dalla campagna di Carlo I (1266-1285), avevano favorito il passaggio (o il ritorno) di interi clan albanesi al Cattolicesimo.
    Per reagire a questa minaccia, re Uroš Milutin, a partire dal 1308 associò i Cattolici ai Babuni, i Bogomili serbi, e contro di essi scatenò una dura persecuzione, durata almeno un cinquantennio. Essendo la popolazione cattolica prevalentemente albanese, fu contro di essa che la persecuzione serbo-ortodossa si accanì più duramente, proprio per spezzare l’avanzata angioina. Nel 1318 lo stesso Papa Giovanni XXII (1316-1334), rispose con una chiamata della popolazione albanese cattolica ad una crociata contro la
    Serbia.
    Insomma fu la dominazione serba, l’assenza di una lingua scritta albanese, e il timore dell’avanzata angioina napoletana nei Balcani, a far si che gli Albanesi settentrionali, in massima parte appartenenti alla Chiesa Serba tra XII e XIV secolo, a favorire l’utilizzo della lingua del Regno di Serbia, il Paleoslavo o slavo ecclesiastico come lingua scritta.
    Idem per gli Albanesi toschi soggetti alla dominazione romea dell’Epiro, MegaloVlachia e poi Morea, e per breve tempo, allo stesso potere romeo di Costantinopoli restaurato nella MegaloVlachia (1333-1348).
    Ancora nel XV secolo, all’epoca di Skanderbeg (1405-1468), gli Albanesi gheghi, seppur ormai prevalentemente cattolici, dovevano continuare ad essere liturgicamente degli “uniati” serbo-ortodossi e a mantenere legami con l’Ortodossia serba ufficiale, vedasi l’atto di donazione di due villaggi, nel 1426 del principe Giovanni Catriota (padre del futuro Skanderbeg), al monastero SERBO di Hilandar sull’Athos, monastero dove si sarebbe ritirato uno dei suoi stessi figli.
    Anche a Krujia, alla corte di Skanderbeg, abbiamo notizia di documenti redatti in Serbo nel 1450 e 1459.
    Da qui i travisamenti nazionalistici che hai sovracitato, e che confondono delle influenze culturali con dei linguaggi parlati, in questo caso molto differenti…
    ciao!

  8. mirkhond says:

    Sempre riguardo alla politica anticattolica serba, bisogna aggiungere che Uroš Milutin e successori almeno fino a Stefano Dušan, se perseguitarono i cattolici indigeni, prevalentemente Albanesi, rispettarono sia le colonie tedesche (sassoni) di minatori, sia quelle mercantili ragusee, oltre a mercanari e personale di corte franco. Tutti costoro erano utili ai Nemanja per le loro politiche di grandeur balcaniche.
    Infatti da noi a Bari, nella Basilica di San Nicola, in questi giorni al centro di pellegrinaggi e festeggiamenti, abbiamo un’icona donata proprio dal re Uroš Milutin, e inoltre un documento del 1346 del re poi “imperatore dei Serbi e dei Romei” Stefano Dušan, che fa una donazione alla nostra Basilica.
    Infine il vescovato di Cattaro, soggetto all’arcidiocesi di Bari, almeno dall’XI secolo, CONTINUA a restare soggetto a Bari e cattolico LATINO, nonostante alcune interferenze intorno al 1350, soprattutto per le parrocchie dei villaggi dell’interno appartenenti alla suddetta diocesi!
    In sostanza i Nemanja nel 1308-1355 perseguitarono soprattutto i Cattolici Albanesi dell’Albania e del Kosovo, più vicini al centro del potere serbo, più numerosi e non insensibili ai richiami angioini….
    Insomma un quadro politico-religioso molto complesso e evidentemente non conosciuto, se non completamente travisato dai nazionalisti fanatici che purtroppo, costituiscono la vera piaga dei Balcani….
    ciao!

  9. Moi says:

    non sono un filologo e non mi sono posto il problema, però di sicuro so che nell’albanese sono più numerosi i “prestiti” dal latino e dal turco piuttosto che dallo slavo, pertanto….

    Ritvan

    _____

    Ecco, in Italiano “piuttosto che” funzia così come l’ ha usato Ritvan … che di sentirlo “alla Meneghina” a ‘n in poss piò ! ;-)

  10. mirkhond says:

    A proposito della “Grecia”

    Qualche notte fa, sempre sul tubo e sempre in religioso silenzio, casualmente ho scoperto un film, Ta Xronia tis Thiellas del 1984 di un certo Nikos Tzimas, e ambientato durante la guerra civile romea del 1944-1949.
    Ora, purtroppo il film non essendo ne doppiato, ne sottotitolato (e che difficoltà a trovarne delle pur scarsissime notizie in internet!), purtroppo dicevo, avrei dovuto vederlo insieme a Pino per capirne i dialoghi e le battute.
    Comunque sia, un film interessante per i paesaggi innevati del Pindo, le gole montane, insomma una Rumeli molto balcanica e nient’affatto solare e mediterranea da isoletta bianca con chiesetta col cupolone azzurro con la Croce, tipica di un certo immaginario da agenzia turistica…..
    Non capendolo dunque alla perfezione, anzi capendo solo pochissime battute, non mi è chiaro il periodo esatto di quella tragedia che fu la guerra civile, se il periodo del terrore bianco (lefki tromokratia) febbraio 1945-marzo 1946, oppure la fine delle ostilità negli ultimi mesi del 1949.
    Ciò che domina la tematica del film è infatti una caccia all’uomo, ai resti dell’Eam-Elas ormai battuto e disperso, caccia condotta dai reparti monarchici e fascisti riciclati, con l’utilizzo dei cani…
    Guardando quei volti, quei costumi, la presenza del colbacco di pelo nero, tipico dei montanari valacchi, insomma quegli uomini e quelle donne con l’antica Ellade non è che ci avessero molto a che fare….
    Mia sorella nel guardarne alcune immagini, li ha trovati molto SLAVI….
    Infine, un film “povero” nella pellicola (credo che sia stato postato sul tubo dalla registrazione da un canale televisivo), come “poveri” i volti degli attori e delle attrici, indistinguibili dalle comparse contadine, eppure molto, molto, molto più naturale e “vero” rispetto ai film di plastica, tutti “perfetti” di stile hollywoodiano e di una cinematografia ricca….
    Un film di parte ovviamente, dell’epoca di Andreas Papandreou, quando la Rumeli post dittatura dei colonnelli (1967-1974), fa i conti con questo capitolo oscuro e drammatico della sua storia, riabilitando i propri comunisti (in quest’opera di riabilitazione però, il Pasok del 1981-1989 si DIMENTICO’ di estendere la restituzioni dei beni confiscati ai combattenti comunisti di etnia SLAVO macedone di Kozani, Kastoria, Florina ecc.
    Per gli Albanesi Çam, ancora oggi NESSUN risarcimento (un piccolo gruppo di Çam partecipò al conflitto dalla parte dell’Eam-Elas poi DSE nel 1946-1949).

    • Ritvan says:

      Caro mirkhond, vorrei precisare che i çam albanesi costretti col terrore dai nazionalisti greci ad abbandonare i propri beni e rifugiarsi in Albania erano tutti MUSULMANI. I çam albanesi di religione cristiano-ortodossa, comunisti o meno che fossero, non furono toccati..in omaggio allo slogan sciovinista ellenico “chi è greco è ortodosso e chi è ortodosso è greco”.

      • mirkhond says:

        Non saprei dirti se i Çam comunisti dell’Eam-Elas/DSE fossero musulmani o cristiani, comunque concordo sulla politica schifosamente xenofoba del governo “greco”, anche socialista post-colonnelli e pur intenzionato a superare le ferite della guerra civile…
        ciao!

        ps. Del resto fu l’albanese Zervas ad espellere con metodi genocidari circa 16000 Çam musulmani dalla loro patria nel 1944, col pretesto di collaborazionismo nazifascista, mentre nello stesso tempo un suo lontano cugino per parte materna, Thanasis Klaras, nome d’arte Aris Veluchiotis (1905-1945), era il leader militare dell’Eam-Elas….
        Insomma la guerra antinazifascista (1942-1944) e in contemporanea e subito dopo l’arrivo degli Inglesi, guerra civile tra i Romei (1944-1949) fu nello stesso tempo ANCHE una guerra civile della popolazione albanese rumelica schierata su entrambi i fronti….

        • Ritvan says:

          —Non saprei dirti se i Çam comunisti dell’Eam-Elas/DSE fossero musulmani o cristiani, mirkhond–
          A me risulta che fossero quasi tutti musulmani. E non perché fossero comunisti, ma perché solo l’EAM comunista li trattava da…cristiani:-). Però, i çam nella stragrande maggioranza rimasero neutrali.

          — comunque concordo sulla politica schifosamente xenofoba del governo “greco”, anche socialista post-colonnelli e pur intenzionato a superare le ferite della guerra civile…—
          Concordo. E se ti dico quello che avevano combinato i governi greci prima della IIGM contro i çam musulmani si può capire come qualche testa calda çam abbia collaborato con italiani/tedeschi o abbia compiuto dei crimini contro la popolazione civile greca (sì, ci sono stati alcuni casi, non è tutto invenzione degli sciovinisti greci, me l’ha confermato “in confidenza”:-) la mia brava tata çam e non aveva alcuna ragione per mentirmi). E i fetentissimi sciovinisti greci presero spunto da quei pochi episodi per operare la pulizia etnico-religiosa della regione.
          ciao!

          —Del resto fu l’albanese Zervas ad espellere con metodi genocidari circa 16000 Çam musulmani dalla loro patria nel 1944, col pretesto di collaborazionismo nazifascista,—
          Le fonti albanesi parlano di 25 000…e poi Zervas non si riteneva albanese, cribbio, in quanto nazionalista&ortodosso non poteva che ritenersi più greco dei greci:-), come ogni rinnegato che si rispetti:-) del resto….

          —mentre nello stesso tempo un suo lontano cugino per parte materna, Thanasis Klaras, nome d’arte Aris Veluchiotis (1905-1945), era il leader militare dell’Eam-Elas….—
          Sì, leggo su Wiki che la su’ mammina discendeva dallo stersso clan suliota albanese. Però, il papà no, suppongo. E leggo anche che il vice di Klaras – morto insieme a lui- di cognome faceva “Javellas”, ovvero Xhavella, cognome tipico suliota…e i sulioti in genere si ritenevano più greci dei greci:-)

          —Insomma la guerra antinazifascista (1942-1944) e in contemporanea e subito dopo l’arrivo degli Inglesi, guerra civile tra i Romei (1944-1949) fu nello stesso tempo ANCHE una guerra civile della popolazione albanese rumelica schierata su entrambi i fronti….—
          Mah, ci andrei piano nel parlare di “popolazione albanese”…vedi sopra.

          Ciao

  11. Zerco says:

    Grazie, Miguel, per questo articolo. Militante, senza dubbio, ma il più completo che abbia letto in un anno sulla crisi siriana. Soprattutto è l’unico che analizza nel modo giusto l’apporto libanese alla questione. Fondamentale da questo punto di vista.

  12. Mondo cane says:

    Saddam Hussein

    I figli uccisi di Saddam Hussein sono: Uday, 39 anni, e Qusay, 37 anni. Morti in un raid delle forze americane il 22 luglio del 2003 a Mossul.

    Anche il nipote quattordicenne, Muṣṭafà (figlio di Qusay), è stato ucciso nello stesso raid.

    …..——-……….————-……………————–…………….————————……………….

    Osama Bin Laden

    Quale dei suoi figli è stato ucciso ad Abbottabad, nell’operazione Neptune Spear, non è ancora chiaro. Di sicuro era un giovane adulto, forse Khālid, o forse Hamza (per entrambi non ci sono dati anagrafici).

    …..——-……….————-……………————–…………….————————……………….

    Muʿammar al-Qadhdhāfī

    I fgli uccisi di Gheddafi sono: Muʿtaṣim (1977-2011), Sayf al-Arab (1982-2011), Khamīs (1983-2011).

    Anche tre dei suoi nipoti sono stati uccisi nei raid della Nato, avevano tutti meno di quattro anni. L’identità dei tre bambini. Saif, 2 anni, era figlio di Mohammad Gheddafi, 41 anni, il maggiore dei figli del rais. Carthage, 3 anni, era la figlia di Hannibal, 35 anni, e Mastoura, di appena 4 mesi, figlia di Aisha Gheddafi, 33 anni.

    nato&usa, want more blood?

  13. mirkhond says:

    Per Ritvan

    Si, purtoppo gli Arvaniti, gli Albanesi Toschi Ortodossi della Rumeli e colà stabilitisi, nella regione tra Atene e Corinto, sull’Eubea/Negroponte, nelle isole di Egina, Idra,Spetses e Spetsopoula, in Morea ecc. ecc nei secoli XIV-XVIII, in quanto ortodossi sin dalla fine XIX-inizi XX secolo hanno subito il lavaggio del cervello da parte del nazionalismo “greco” da identificarsi come “greci” e dispregiando la PROPRIA ALBANESITA’, prendendo le distanze dagli Albanesi d’Albania e MUSULMANI, seppure in casa, in famiglia e nei villaggi in cui vivono compatti parlino ANCORA OGGI il Tosco!
    E’ qualcosa che mi addolora profondamente questo ODIO DI SE, dell’Albanese tosco ortodosso di Rumeli, a partire da quello stronzo fascistoide-razzistoide di Zervas!
    Ciò che mi racconti sull’Eam-Elas, mi conferma quanto affermato da uno storico pugliese, Vito Antonio Leuzzi, il quale nel 2005, in un articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno, in occasione del giorno delle Foibe, raccontò dell’espulsione della comunità italiana di Patrasso (7000 persone) e delle Isole Ionie, da parte dei fascistoidi dell’Edes, nel 1944-45, mentre invece la kattiviSSima Eam-Elas almeno NON era mossa da pregiudizi razziali, in questo davvero comunista nel senso che amo, cioè della FRATELLANZA tra popoli che abitano nello STESSO TERRITORIO…
    Peccato che, per una serie di scelte politiche internazionali, l’Eam-Elas sia stata “suicidata”, mentre se avveniva come in Italia, avrebbe potuto costituire una robusta OPPOSIZIONE sia pur all’INTERNO della sfera NATO, aiutando il popolo romeo ad accettare la multietnicità e la multiculturalità delle PROPRIE radici, in GRAN PARTE SLAVE, ALBANESI e VALACCHE, cristiane e MUSULMANE…
    Ma io resto sempre quell’inguaribile sognatore che sono…
    Ciao e grazie come sempre per le tue preziosissime informazioni di prima mano!

    • habsburgicus says:

      @mirkhond
      concordo su due delle tue definizioni di Napoleon Zervas ma per favore non chiamarlo “fascistoide” :D é ora di finirla di chiamare fascisti o fascistoidi tutti coloro che non ci piacciono o che hanno commesso crimini…l’essere criminali non é una privativa dei fascisti…la lista degli autentici crimini compiuti dai fascismi D.O.C é già abbastanza grande da non necessitare ulteriori aggiunte…Zervas era ANTIFASCISTA, orgogliosamente antifascista e nemico acerimo della Germania di Hitler e dell’Italia di Mussolini…gli unici fascisti greci, forse, sono i seguaci dei governi “collaborazionisti” interbellici guidati da Tsolakoglou (30/4/1941-2/12/1942), Logothetopoulos (2/12/1942-7/4/1943) e Georgios Rhallys (7/4/1943-ott 1944), NON altri…e costoro furono combattuti e perseguitati da Zervas e dai suoi simili (che molto probabilmente erano peggio :D, ma questa é un’altra storia)
      complimenti per i tuoi interessantissimi contributi di storia albanese medievale e greco-romaica, e anche a Ritvan per i suoi sempre puntuali e godibili interventi
      ciao a tutti

      • Ritvan says:

        —@mirkhond. concordo su due delle tue definizioni di Napoleon Zervas ma per favore non chiamarlo “fascistoide”…..Zervas era ANTIFASCISTA, orgogliosamente antifascista e nemico acerrimo della Germania di Hitler e dell’Italia di Mussolini…habsburgicus—

        Beh, dappertutto una destra aggressiva e sciovinista – e quella di Zervas lo era eccome – se non “fascista” viene sempre definita “fascistoide”. In quanto a “nemico acerrimo” di DVX e zio Adolfo lo credo bene, visto che le belve feroci si sbranano spesso e volentieri anche fra di loro per il possesso della preda, ma non per questo una delle suddette belve dovrebbe pretendere di essere chiamata “agnellino”, eh!:-)

    • PinoMamet says:

      ” in GRAN PARTE”

      beh… diciamo in parte, va. Ma non voglio riaprire una vexata quaestio :)

      • mirkhond says:

        vexata quaestio :)

        vexata quaestio che è tale solo per chi ha un’angolazione classicista della storia “greca” medievale e moderna, ed/o è suggestionato dalla mitologia classicheggiante costruita dai nazionalisti romei sull’esempio di Adamantios Korais (1748-1833) e della nascita dello stato “greco” moderno nel 1830, con quel bisogno di togliersi il “lezzo” di barbaro balcanico-ottomano e di farsi accettare dal club della pseudo-perfezione franca, che guardava e guarda alla “Grecia” solo nella misura in cui la ritiene erede e continuatrice “biologica” e “culturale” della loro adorata antica Ellade….
        Tanto adorata che persino hollywood, la ripropone coi cupori stile 300
        Della Rumeli VERA, della sua storia post VI-VII secolo dopo Cristo, della sua mulitietnica e composita umanità VERA bizantino-ottomana, non gliene sbatte niente o la disprezza perché appunto considerata “repellente” in quanto CRISTIANA e MUSULMANA, e quindi “esotica” ed “estranea” a noi belli, buoni, perfetti, insostituibili eredi del classicismo pagano…
        E questo senso di vergogna, di inferiorità ha finito, PURTROPPO, coll’essere introiettato dagli stessi Romei, facendoli vergognare di essere tali, delle loro radici METICCE e PARTE ESSENZIALE del MULTIETNICO mondo balcano-anatolico bizantino-ottomano, da appunto “riscoprire” il loro “ellenismo” per farsi accettare nel club franco della pseudo-perfezione, oggi comunità europea….
        ciao!

      • PinoMamet says:

        Ma no Moi

        io non ho mai nascosto di pensare che i greci di oggi discendano anche antenati slavi, albanesi e “valacchi”; oltre che naturalmente da tutti gli altri apporti del caso (italiani, turchi, armeni, arabi… ).

        Semplicemente non credo che basti questo per renderli “non greci”, così come non basta chiamarsi Sighinolfi o Mainardi per essere “non italiani” (è vero che il sig. Sighinolfi non va in giro a dirsi “antico romano”, ma, se fosse di Roma, potrebbe ben dirsi romano no? e la cultura latina che sta alla base di quella italiana, la lingua ecc., è tanto sua come del sig. Marcotulli…)

        Poi vabbè, noi italiani ce ne freghiamo abbastanza, e non essere italici in fondo ci piace assai, per i greci moderni invece è il contrario, all’eredità dell’Ellade ci tengono parecchio…
        (ma anche a quella bizantina, però!) e te li via a stuzzicare…
        te le vai a cercà! ;)
        (PS lo sai che te lo dico con affetto).

        • PinoMamet says:

          Mi accorgo di averti chiamato Moi, semplice lapsus calami, in realtà mi state simpatici entrambi :)

        • mirkhond says:

          Anche tu e Moi mi state simpaticissimi, a riprova che si può essere amici anche tra persone appartenenti a popoli diversi e con storie diverse, cosa che qui noi capiamo, mentre nella Rumeli, c’è gente de coccia dura che sti’ cose proprio nun le vo’ capi’…
          E comunque la loro testardaggine non mi impedisce amarla questa Rumeli con quella sua umanità meticcia che, in fondo, in fondo, in fondo, in fondo, sente come stanno DAVVERO le cose e s’incazza col sottoscritto proprio per questo :)
          ciao!

  14. habsburgicus says:

    P.S
    spiacente di disilluderti, ma l’EAM/EAS se fosse andata al potere sarebbe di certo “tornata” al nazionalismo, per legittimarsi storicamente dopo una fase di abietto servilismo (verso la Jugoslavia qualora Tito non avesse rotto con Stalin nel 1948 il che fu una delle causa della sconfitta dell’EAM/EAS ed in tal caso Koçi Xoxe sarebbe stato imposto da Tito a Tirana al posto di Enver Hoxha ed il popolo albanese se la sarebbe vista ancor più brutta col serio rischio di divenire la 7° Repubblica jugoslava…verso l’URSS nell’altro caso) …é avvenuto così in altri paesi balcanici, specialmente dopo il 1956, non vedo ragioni per ritenere possibile uno sviluppo diverso in Grecia; anche qualora l’EAM/EAS avesse scelto un “titoismo” ellenico (nel senso di autonomia da altri PC) sarebbe dovuta divenire giocoforza nazionalista
    fra l’altro io credo che il PCI di Togliatti, qualora fosse giunto al potere, sarebbe stato molto nazionalista (sebbene il PCI all’opposizione sia stato molte volte anti-patriottico :D)

    • Moi says:

      Il PCI era patriottico “nella misura in cui” si attribuiva la Liberazione alla sola Resistenza … trattando gli Alleati da “intralci”. :-)

  15. mirkhond says:

    ’EAM/EAS se fosse andata al potere

    Veramente io ho parlato di un ruolo all’OPPOSIZIONE dell’Eam-Elas nel governo romeo del dopoguerra, perché sul comunismo al potere condivido sostanzialmente l’avversione di Ritvan e anche per quel nazicomunismo serbo e bulgaro verso le proprie minoranze, soprattutto MUSULMANE (la politica jugoslava titina nel Kosovo, migliorò solo dal 1968, dopo che Tito destituì il serbo Rankovic’…..).
    ciao!

  16. mirkhond says:

    Quanto a Zervas, non chiamarlo fascista, ma le sue politiche nazionaliste e xenofobe anche verso la comunità ITALIANA della Rumeli, me lo rendono ugualmente SPREGEVOLE…
    Inoltre se nel 1942-1944 ha combattuto il nazifascismo (con qualche “tregua” molto …ambigua e nel SOLO Epiro), dal 1944-45 in poi ha contribuito a quel fronte anti Eam-Elas, in cui confluirono monarchici, gente che la guerra se l’era fatta al sicuro in Egitto, e la maggior parte dei componenti dei disciolti battaglioni di sicurezza filonazisti, costituiti nel 1943, oltre al famoso terrorista fascistoide cipriota Grivas….
    Una bella ammucchiata fascistoide che, se da un lato cercò di reagire agli eccessi e ai massacri dell’Eam-Elas del 1942-1944 e durante la dekemvriana (3 dicembre 1944-11 gennaio 1945), tra l’armistizio di Varkiza del 12 febbraio 1945 e le elezioni del marzo 1946, dette vita, sotto l’egida britannica al terrore BIANCO (lefki tromokratia) in cui pareggiò ampiamente i conti….
    In sostanza come in tutte le guerre, e soprattutto le guerre INcivili, gli orrori e le atrocità furono compiute da ENTRAMBE LE PARTI nel funesto periodo 1942-1949, con migliaia di vittime civili, spesso colpevoli solo di trovarsi in zona di operazioni e di essere accusate di connivenza coll’una o l’altra parte….

  17. mirkhond says:

    Nel 2008 fu fatto un sondaggio in cui si chiedeva ai Romei di OGGI, per quale delle due parti lotta avrebbe parteggiato se fossero vissuti allora, o se rimpiangevano la mancata (e oggettivamente impossibile, dato il contesto internazionale) vittoria dell’Eam-Elas.
    Ebbene, la maggioranza degli intervistati non ha risposto favorevolmente, ne per l’uno, ne per l’altro.
    E questa, per un paese uscito devastato dal quel conflitto e con un lungo strascico di odii e rancori reciproci durati fino alla caduta dei colonnelli nel 1974, mi sembra una risposta indicativa…

  18. KalashNK says:

    “Il Qatar è soprattutto una gigantesca base militare degli Stati Uniti, la più grande esistente all’esterno degli Stati Uniti. Ed inoltre, per inciso, è il regno di un piccolo emiro mediocre, falso e avido. Nel suo regno, non c’è Parlamento, nessuna Costituzione, nessun partito, tanto meno le elezioni. Nel 1995, ha organizzato un colpo di Stato contro il suo stesso padre.”
    poi per curiosità vado su wikipedia visto che sono gnorante e trovo questo:
    “Nel 1997, sotto il suo governo, il Qatar diventa il secondo paese del Golfo Persico[2] in cui le donne hanno il diritto di voto.”
    Ora, di là dal mio pregiudizio verso wikipedia, dove sono scritte tante fregnacce quante, chessò, sul corriere della sera, qualcuno saprebbe dirmi di cosa stiamo parlando?

  19. KalashNK says:

    “Il Qatar è soprattutto una gigantesca base militare degli Stati Uniti, la più grande esistente all’esterno degli Stati Uniti. Ed inoltre, per inciso, è il regno di un piccolo emiro mediocre, falso e avido. Nel suo regno, non c’è Parlamento, nessuna Costituzione, nessun partito, tanto meno le elezioni. Nel 1995, ha organizzato un colpo di Stato contro il suo stesso padre.”
    poi per curiosità vado su wikipedia visto che sono gnorante e trovo questo:
    “Nel 1997, sotto il suo governo, il Qatar diventa il secondo paese del Golfo Persico[2] in cui le donne hanno il diritto di voto.”
    Ora, di là dal mio pregiudizio verso wikipedia, dove sono scritte tante fregnacce quante, chessò, sul corriere della sera, qualcuno saprebbe dirmi di cosa stiamo parlando?
    Grazie.

  20. Ritvan says:

    Caro Kalash, non c’è alcuna contraddizione: le donne in Qatar hanno sì il diritto di voto, ma il loro voto – come quello degli uomini del resto – non conta una beneamata mazza…ecco, un Kalash(nikov) come te dovrebbe saperlo bene, poiché era così anche nei nostri Paradisi Socialisti, no?

    P.S. Unica inesattezza: nel Qatar la Costituzione c’è, ma mi pare ci fosse anche nell’URSS di Stalin, no?:-)

  21. KalashNK says:

    Ah capisco. Moltissime grazie Ritvan. Il Socialismo mi interessa ben poco, io sono soltanto un ubriacone che dei Paradisi Socialisti ama principalmente la vodka.
    http://www.youtube(dot)com/watch?v=2n1tVrzsXkw

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