“5000 euro di crociera: Me la dai una trombetta e un cappellino di carta per favore???” (II)

Dicevamo delle Crociere Costa

Da Das Narrenschiff, la Nave dei Folli, di Sebastian Brant, 1494.

A quei tempi, trombette e cappellini  li fornivano ai devoti di San Grobiano con più generosità.

Ad Narragoniam!

narrenschiff

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55 Responses to “5000 euro di crociera: Me la dai una trombetta e un cappellino di carta per favore???” (II)

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  2. Guido says:

    Dal 1500 ad oggi c’è stato un evidente cambio di paradigma nel modo di governare le masse: dalle società disciplinari alle società di controllo. Infatti, secondo Foucault, è proprio in quel periodo che nasce il biopotere di cui oggi conosciamo l’immane presenza. Il biopotere si cura di noi, dalla culla alla bara, e gestisce il nostro stesso desiderio di “divertimento”, di “evasione”. Il dispositivo turistico-vacanziero è un elemento molto interessante per cogliere il totalitarismo capitalista in tutta la sua meravigliosa fantasmagoria.

    Ne è passata di strada dalla Nave dei Folli…

    Ottimo spunto, complimenti.

  3. Buleghin il vecio says:

    Ora quatro di italiano commandant fellonen kiarissimen!
    Ta prafo italianen stafa skopanden una pella racazza moldaven in plancien di komanden!
    Mentre preso da furien amorosen messo suo swantung tentro naficatore satellitaren invece che dentro sesso pulzellen! Crosso nafe sbandaten per manofren di kazzen!

  4. nic says:

    questa notte l’ho passata leggendo le recensioni di qcrociere.it. Non riuscivo più a smettere. Ancora grazie Miguel per la segnalazione, finalmente ho trovato un blog più interessante del tuo :-)

    “E’ vero che non sono una bella ragazza giovane e single, e che quindi gli animatori non dovrebbero tagliarsi le vene per trascinarmi con loro, ma almeno un saluto! Un “ciao come va?” io, e ve lo garantisco, non sono mai stato invitato, mai mai mai a fare nessun tipo di attività, mai, un torneo di qualsiasi cosa, un balletto di qualsiasi tipo, un gioco, uno scherzo, niente. E io e la mia ragazza siamo molto allegri, al punto che la notte di capodanno (visto che andavamo via dal Marocco) ci eravamo vestiti da marocchini, con abiti comprati durante l’escursione.
    Bene, tu animatore vedi due brilli e contenti di 30 anni che ballano al centro della pista mascherati da marocchini con tutta gente vicino che ci faceva foto e nemmeno ci “chiami” ci inviti a fare una cosa, quello che ti pare insomma, per farla breve: Gli strani siamo noi che la notte di capodanno abbiamo pensato di mascherarci per fare baldoria?? Gli animatori ci guardavano come fossimo dei deficenti! La gente non ballava più davanti a loro(che stavano in fila a fare da giuda per i balli di gruppo) ma ballava con noi, che goduria!”

    L’eutanasia (wiki: procurare intenzionalmente e nel suo interesse la morte di un individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica) è un dovere morale, solidarietà con il comandante Schettino.

    “forse non lo sai ma puere questo è amore”

  5. nic says:

    Vittoria da Qcrociere o della fine della Borghesia nazionale:

    “La Compagnia da crociere Costa non è più italiana, e si vede. Lo standard è precipitato a favore delle masse che si precipitano in crociera, la qualità ormai un sogno. Una Rimini galleggiante, una pensione due stelle, insomma: Cibo- pulizia- educazione-escursioni: tutto precipitato da almeno cinque, sei anni. E lo dice una socia Costa, tessera Coral (12 crociere all’attivo). Una profonda delusione, resta solo la bellezza di Istanbul visitata per conto mio, Olimpia stupenda e Mykonos suggestiva. Al porto del Pireo nave bloccata da taxisti in sciopero, Atene saltata. Mar Nero? Viaggio all’aldilà: miseria, miseria, miseria nera ovunque. Una tristezza incredibile. La Romania e l’Ucraina terre desolate e desolanti, un’Italia del dopoguerra affamata e in rovina. Conclusione: il sospetto di essere ormai un numero a cui spillare soldi, soldi, soldi. Nessun relax, ma solo amarezza per le crociere che non sono più”.

  6. Nel post precedente, Guido ha segnalato un bell’articolo di Sergio Bologna, uno dei pochi ad andare oltre alla recita del “capitano cattivo” come unico colpevole:

    http://furiacervelli.blogspot.com/2012/01/costa-concordia-la-movida-galleggiante.html?spref=fb

  7. Tra i tag a questo post, ci ho messo urbanistica.

    Mi sembra un concetto importante: cioè la ricostruzione radicale degli spazi in cui viviamo.

    Perché qui non stiamo parlando di viaggi: nessuno viaggia.

    Si passa incessantemente da una serie di contenitori prefabbricati ad altri, e non è molto importante sapere dove stiano: Gardaland, la megadiscoteca, il centro commerciale, il Carcere Costa, negli Stati Uniti le megachiese… Cioè immense costruzioni spettacolari in cui le persone si rinchiudono. E che possono trovarsi a Las Vegas, Monza, Parigi o in mezzo al mare, è irrilevante.

    • Francesco says:

      sai che mi piace fare il bastian contrario … è mai stato rilevante che Versailles fosse a Parigi? non direi, infatti non è a Parigi

      e neppure che la Gioconda sia al Louvre è rilevante, fosse all’Ermitage sarebbe sempre la Gioconda

      o sbaglio?

      • nic says:

        la sostanziale differenza è che Versailles così come la Gioconda (l’originale) sono opere uniche. Che possano piacere o meno è un altro discorso ma, nel caso, possono giustificare un viaggio. Mentre “la Palestra grande, completa e funzionale con tantissimi tapis roulant dotati di televisione” la trovi sotto casa, nel club med di Sharm el-Sheij o in mezzo al mare nella Carcere Costa. Perfettamente identiche. Cosi come la pizza margherita istantanea, il cheeseburger e la milanese di pollo con patate fritte. E allora perchè “viaggiano”? Sembra solo che lo facciano per auto confermarsi e rassicurarsi che il loro è l’unico mondo possibile.

        • Francesco says:

          che ti devo dire? per molti, viaggiare senza cambiare in nulla le proprie abitudini è piacevole.

          ci par stupido? dire di sì ma non è caso di stracciarsi le versi

  8. Per nic

    “questa notte l’ho passata leggendo le recensioni di qcrociere.it.”

    :-)

  9. Buleghin il vecio says:

    Bisognaria darci una medaglia al comandante Schettino!
    Con un colpeto da maestro il ghà distrato l’atension dei tagliani da la crisi conomica e anca da la rivolta dei rabiatissimi sicilian (ghan rason ad eser rabiati)!
    I napoletani son davero geniai! Non come quei polantoni de nordici romani!
    A loro livelo ce son solo i leghisti che meton i sghei a fruto in Tanzania!
    La taglia, se non esistese, la vantaria invertarla che un casin magno così NESUN altro il xè in grado de farlo.
    E ora pasiamo a le proposte concrete de un poareto gnorante de Venesia.
    1- Se sposta la capital de la taglia da Roma a Napoli, che li xè più pitoreschi e rapresentativi de lo spirito nasional
    2- Se cambia l’ino nasional da “Fratelli di taglia” a “‘N’do sta zazà” che la xè più alegra e almen non la parla sol di morte
    3- Se cede la Lombardia si sviseri che ghà un sistema più eficiente e un come Formigoni lo meton subito fuori dale bale
    4- Se cede il Piemonte a la Francia che li xè tuti e due una rasa che te pugnala a la schiena
    5- Se cede la milia-romagna a la Korea del Nord così finalmente capirano cosa xè il vero comunismo
    6- La Liguria e e Venesia con i loro entro tera diventan republiche marinare e non rompete le bale!
    7- I toscani li si lasia a decider da soli così il xè masa di nuovo tra lor tra ghibellini, guelfi bianchi e neri e non rompon i maron ai altri tagliani
    8- Umbri e abrusesi si puole far una bela guereta tra di lor, mentre i operosi marchigiani il puole anca produr tamburi, piferi e fisarmoniche da vendar per le bande de guera
    Per i altri bisogna pensarci ancora un pocheto ma sicuramente i Sardi e i Siciliani il sarà contenti d’aver isolato il continente!
    Questa si che la xè GEOPOLITICA con la G maiuscola!

  10. Moi says:

    Ok, poi mi fermo: spunti di riflessione sull’ immaginario …

    http://www.youtube.com/watch?v=8MDPeL8lpzo

    “I’m flyimg !” [quote]

  11. Moi says:

    “flyiNg”

  12. Moi says:

    Cioè, il Titanic al quale si vuole gemellare la tragedia della Concordia NON è quello reale del 1912 … ma la sua più recente e più romantica realizzazione filmica:

    http://www.youtube.com/watch?v=zrV-nncndGg

    Trailer Italiano (1997)

  13. Per Moi

    Grazie della splendida carrellata di immaginario mediatico.

    Aggiungiamo una cosa interessante: tutti a parlare del Titanic, affondato in un posto lontano nel lontano 1912. Due guerre mondiali fa, quando gli uomini portavano il cappello.

    E nessuno parla di un fatto molto più vicino e recente: la Moby Prince. Che non ha potuto godere di un film.

    • Moi says:

      Bisognerebbe indagare se nel 1997 (ma internet era agli albori e solo con pochissime cose) ci furono “gemmellaggi d’immaginario “Tàitènich” (Il primissimo teaser trailer giunse NON doppiato e l’ Italia scoprì che in Inglese NON era “Tì” ma “Tài” … che in effetti “ì” e “ài” è molto irregolare) & “Moby Prince” di 6 anni prima, ma credo di no.

    • PinoMamet says:

      ” quando gli uomini portavano il cappello”

      Ottima definizione!
      (parla l’appassionato- ormai anche un pochino esperto- di abbigliamento del tempo che fu).

      • Moi says:

        Già, più che altro 100 anni fa il cappello era signorile, segno di maturità sociale e aveva una foggia ricercata … ora invece è “da Bambinone che vive nei Telefilm Ammerregani”.

        Ne esistono sostanzialmente due versioni socialmente accettabili: Navy (Vasco Rossi) e Baseball (Max Pezzali) … entrambi da “Scanzonato Forèveriàngh” .

        • Moi says:

          Non ho mai capito però la differenza simbolica tra visiera davanti (derivato dalle reclute militari) , visiera dietro (derivato dai ciclisti tipo Coppi e Bartali) e visiera di lato (credo “inventato” dai Rappers USA da Black Ghetto, ma non ne sono affatto sicuro ) …

        • PinoMamet says:

          Moi
          quelli che dici tu non sono cappelli, sono berretti;
          quello “di Vasco” è una rielaborazione (tipicamente italiana) del berretto di Fidel Castro, che poi era un berretto militare statunitense degli anni ’50, noto come “Ridgeway cap”;
          non ha molto a che fare con la Navy (i Marines, che poi fanno capo alla Marina pur con grande autonomia, si sono sviluppati un berretto di fatica per i fatti loro, piuttosto diverso, anche se la partenza è sempre il modello- unico per tutti- usato nella II guerra mondiale).

          I simpatici statunitensi (e qualche canadese, britannico e scandinavo, soprattutto) che condividono la mia passione, quando osano indossare un vero cappello, perlopiù si sentono apostrofare “ehi, Indiana Jones!”
          il che dimostra che molti statunitensi:
          -si sentono in dovere di apostrofare gli sconosciuti vestiti diversamente dalla norma
          -hanno un immaginario molto molto limitato.

          ciao!

        • PinoMamet says:

          Visiera davanti: beh, la visiera serve a fare ombra, non c’è bisogno che te lo dica un caporale istruttore!

          visiera in qualunque altra posizione: gente che vuole essere anticonformista senza esserlo veramente.

        • Moi says:

          @ PINO

          La prima volta che ho visto il berretto (oggi!) “di Vasco” è stato nel film “Io sto Con Gli Ippopotami”, e lo indossava Terence Hill mentre Bud Spencer aveva quello “da cinno piccolo” … come tendenzialmente viene chiamato a Bologna. L’ effetto comico di un omone del genere con quel “berretto” era fin troppo facile.

          http://www.youtube.com/watch?v=tznNxlXcplI

        • Moi says:

          @ PINO

          Invece il primo film in cui ho visto “drammatizzare” il “ridgeway cap” è stato nel film “Bomber” (con Bud Spencer “da solo”) … ove per la prima volta vidi dei Gringos Prepotenti Perdenti, e me ne sorpresi. Ma poi pensai che in fondo i “Buoni” NON erano Sovietici e quindi …

          http://www.youtube.com/watch?v=ken1K7Sqews

        • PinoMamet says:

          Immagino
          (sempre scusandomi con Miguel per le lontanissime divagazioni)
          che il cappellino “da cinno piccolo”, a giudicare dall’immagine, sia quello “da pescatore”, che in Israele (dove lo ho indossato per il sole) mi hanno detto chiamarsi “cappello da stupido” :)
          in effetti non dà un’aria troppo intelligente.

          Invece il cappellino da baseball, ma realizzato molto male e in versione “scuola elementare”, distribuito ai militari nostrani per un certo periodo, aveva il soprannome di “stupida”, che credo (ma non sono sicuro) sia rimasto ai moderni “patrol cap” scopiazzati (come mezzo mondo) ai soliti USA.

        • Moi says:

          @ PINO

          Non credo affatto che a Miguel dipiaccia vedere dei Gringos Prepotenti che … le buscano .

          Gran Finale:

          http://www.youtube.com/watch?v=z5xsMagcX8Q

          :-)

      • Roberto says:

        Beh io in inverno non esco mai senza cappello. Per le occasioni formali un bel cappello alla Pavarotti che con il cappotto fa figo. Sennò il berretto alla pittore-a-mont martres :-)

        • Moi says:

          @ ROBERTO

          “Cappotto” ?! … Se (!) vuoi distinguerti “Emilianamente” devi mettere il “tabarro”, immortalato nelle pagine “nebbiose” di Giovannino Guareschi (e non solo !) in cui l’ autore scriveva che nella nebbia l’ Ateo “non vede nulla”, il Credente invece “sente la presenza di Dio” per gli stessi motivi per cui l’ Ateo “non vede nulla” … concetti che non dispiacerebbero a Jam ;-) .

          http://www.comitatinazionali.it/upload/immagini/04_1953.GG.con.tabarro.e.nebbia.jpg

        • PinoMamet says:

          Il “berretto alla pittore” immagino sia il basco, che in francese è “beret basque”
          (e a sentire i francesi non è affatto basco, ma guascone, ma il nome glielo diede Napoleone III in vacanza a Bayonne o da quelle parti lì, dove tutti lo portavano, perciò immaginò fosse basco)

          lo uso anche io per ragioni affettive. Mio nonno lo usava (in Francia) per nascondere la pistola durante le rapine! (vero).

        • mirkhond says:

          Beh, i Guasconi in fondo non sono che Baschi latinizzati, occitanofoni…
          Pino tuo nonno era un brigante? Perché si trovava in Francia?
          ciao!

        • PinoMamet says:

          Mio nonno si trovava in Francia come immigrato (la famiglia era piuttosto benestante, in origine, ma il bisnonno perse più o meno tutto); mio nonno è sempre stato comunista (so che gli era simpatico anche Mao, del quale aveva un’immagine ovviamente mitizzata) e in parte la famiglia ha avuto poi anche dei partigiani, ma penso che le ragioni della sua permanenza in Francia fossero soprattutto economiche (fine anni Venti-inizio Trenta).

          Stava a Parigi (vicino) e faceva ufficialmente il muratore (per cui a casa mia una matita di quelle grosse, usate in edilizia, falegnameria ecc., si chiama “crayon”)
          più che il francese parlava una sorta di argot, però ero troppo troppo piccolo quando è morto, quindi non so molto altro purtroppo!

        • PinoMamet says:

          PS
          In effetti, oltre al basco “francese”, mio nonno per un periodo usò anche il tabarro, che poi in Italia mi pare si usasse un po’ dappertutto
          (lo portano a volte gli zampognari che passano da queste parti sotto Natale, che so’ abbruzzesi o molisani).
          :)

          credo il tabarro sia il bis-bis-nipote, tramite la “cappa” sei-settecentesca, di vari mantelli popolari-militari di epoca Romana (sagum ecc.), che poi, alla fine, erano la versione rustica della toga.

          ciao!!

        • mirkhond says:

          Quanto al basco, mi sembra che le prime formazioni militari che abbiano utilizzato in battaglia, siano stati i guerriglieri carlisti spagnoli nel 1833-1840, nel 1846-1849 e 1872-1876. Il basco era di color rosso.
          In seguito fu adottato anche dagli eserciti regolari moderni.

        • PinoMamet says:

          Pare anche a me; i carlisti erano in zona ;) e l’uso dovette sembrare piuttosto logico;
          poi lo usarono nella prima guerra mondiale i “Cacciatori delle Alpi” francesi (un modello larghissimo, tuttora in uso) e da lì lo copiarono tutti.
          Invece non so perchè il basco militare si sia evoluto in qualcosa di leggermente diverso dal cugino “civile”: immagino sia stata l’influenza britannica di copricapi simili (scozzesi o irlandesi) che mancano del “picciolo”.
          Per le Guardie Svizzere, penso si sia ripresa l’iconografia rinascimentale, che abbonda di copricapi simili a baschi.

          ciao!

        • Moi says:

          Il “basco” ha quindi una grande tradizione militare, perciò “de destra” … tuttavia penso che il Mito di (Ripeto: “il Mito di” !) Che Guevara lo abbia “sdoganato” con successo “a sinistra” !

        • Moi says:

          Invece penso che il Giapponese Osamu Tezuka, noto per manga e anime molto “maturi e drammatizzati” per i temi trattati, si ispirasse nel portare il basco proprio allo stereotipo “gaijin” quindi “esotico” del Pittore Francese Romantico del Lungo Senna …

          http://www.futurefilmfestival.org/it/wp-content/uploads/2010/04/tezuka.jpg

        • PinoMamet says:

          Il basco ha in effetti una popolarità “strana” in alcuni paesi: non solo Tezuka, ma anche molti altri artisti o mangaka giapponesi lo hanno adottato, ed è stato piuttosto popolare e tipico in Cecoslovacchia, chissà perché.
          Nei paesi nordici invece mi dicono siano piuttosto diffusi quelli di derivazione militare.

        • Roberto says:

          Si pino è un berret basque

          Moi definire tabarro il mioeraviglioso loden della steinbock è un’offesa che va lavata con il ragù : ti sfido a chi mangia più tagliatelle

        • Roberto says:

          Eccolo qua moi, sarà mica un tabarro questo http://www.loden.fr/product.php?id_category=2
          :-)

        • PinoMamet says:

          No Roberto, infatti è un cappotto!

          Un tabarro invece è un mantello: niente maniche, ti ci avvolgi dentro.

        • PinoMamet says:

          PS
          è pur vero che i francesi e i tedeschi, per ragioni linguistiche, fanno confusione (cappotto in tedesco dovrebbe essere “mantel”) ma noi italiani no!

          Gli inglesi, che volendo distinguono addirittura overcoat, topcoat, greatcoat, peacoat, ancora meno, ma loro sono facilitati perchè l’abbigliamento “europeo” lo hanno inventato loro, nella sua forma moderna (che poi è la banalizzazione, un po’ bruttina, dell’abbigliamento vittoriano inglese- ripreso con una certa autonomia dai sarti napoletani e parigini)

  14. Per Nic

    “La Compagnia da crociere Costa non è più italiana, e si vede. Lo standard è precipitato a favore delle masse che si precipitano in crociera, la qualità ormai un sogno.”

    E’ una riflessione intelligente.

    Qui abbiamo un mercato in monopolio o oligopolio – voglio vedere chi è che è in grado di costruirsi una nave da crociera nel cortile di casa.

    La domanda è improvvisamente cresciuta.

    Insomma, invece di un milione di persone che vogliono salire su 50 navi, ci sono due milioni di persone che vogliono salire su 60 navi.

    Ora, in questi casi, gli amanti del libero mercato ci dicono che aumentano i prezzi.

    E no, c’è un’alternativa: diminuire la qualità.

    • Francesco says:

      embè, dai tempo al mercato delle crocere di segmentare l’offerta meglio, che cavolo!

      • Andrea Di Vita says:

        Per Francesco

        Dale mie fonti marinaresche apprendo che il futuro delle crociere è nei Cinesi, milioni dei quali, ora che ne hanno i mezzi, non vedono l’ora di imbarcarsi su casino’ galleggianti che sfoghino la loro atavica voglia di cibo e di gioco d’azzardo. I cantieri Sudocreani si fregano le mani…

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        P.S. Niente di meglio del Comunismo per preparare un po’ di Capitalismo :-)

        • Francesco says:

          mah, sistema sanguinoso per fare quello che altri hanno fatto prima e meglio

          una colossale perdita di vite umane e di tempo

  15. jam says:

    ..i veli ondeggiano al vento
    i baldacchini regali profumano di muschio
    gli uomini portano il cappello e le donne pure
    ma la principessa é celata.
    Per giungere alla sua presenza bisogna sconfiggere i sette draghi del mondo delle tenebre, soltanto allora potrà cominciare il viaggio. Il viaggio non lo cercheremmo se non lo avessimo già incontrato, ed il viaggio del viaggio é il solo che possa essere un viaggio.
    Il viaggio dentro noi stessi, misconosciuto da molti, ma senza il quale anche andare agli antipodi del mondo, o passeggiare nel bosco più bello, rimane irrilevante.
    Oppure diventa rilevante e quindi diventa viaggio e crociera nel momento nel quale avviene un’idea, un satori, un nirvana, malgrado noi! ed in quell’istante viviamo l’idea del viaggio, che non é solo quello consumistico dello spostarsi geograficamente alienati dai nostri preconcetti, guardando gli altri come se fossero soltanto una bella o brutta cartolina. Se si resta sempre allo stesso posto in una geografia psico-spirituale-cognitiva stantia, nessuno spostamento kilometrico sarà mai un viaggio. Fra andare a fare passeggiate nei boschi, o fare una crociera, se la forma mentis rimane la stessa, fra bosco e crociera non c’é molto differenza. Se non siamo disposti a viaggiare “completamente nudi” nel bosco di noi stessi, anche il bosco é un consumismo. Infatti vicino al bosco c’é il paese con i suoi bar e il suo “dispositivo turistico vacanziero”, proprio come sulla Costa crociere:
    in quella fotografia al tramonto
    la luna navigava in un mare rosa.
    ciao

    • Andrea Di Vita says:

      Per jam

      ‘Se non siamo disposti a viaggiare “completamente nudi” nel bosco di noi stessi, anche il bosco é un consumismo. ‘

      Concordo al 100%, ed è un’intuizione ricorrente. All’epoca in cui andava di moda fra gli aristocratici d’Europa il ‘Grand Tour’ in Italia fece rumore lo splendido romanzo di Sterne ‘Tristram Shandy’, in cui si descrivono sensazioni e sogni …delle prime ventiquattr’ore di vita di un neonato. E di lì a poco sarebbe uscito il ‘Voyage autour de ma chambre’. Kierkegaard dice che la vera alienazione è di chi non riesce a stare solo con se stesso per sessanta minuti di fila, Hamsun parla del bosco ocme di un riflesso della propria anima.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  16. Guido says:

    GABER: “L’INGRANAGGIO”

    http://www.youtube.com/watch?v=kSoQARYBJlg

    …………………………………………………………………………………………………………………………

    Un ingranaggio.
    Un ingranaggio.

    Un ingranaggio così assurdo e complicato
    così perfetto e travolgente.
    Un ingranaggio fatto di ruote misteriose
    così spietato e massacrante.
    Un ingranaggio come un mostro sempre in modo
    che macina le cose, che macina la gente
    sì, sì anch’io!
    Sì, anch’io

    Anch’io devo andare sempre avanti
    senza smettere un momento
    devo andare sempre avanti
    e lavorare, lavorare, lavorare
    e continuare a lavorare, lavorare, lavorare
    e non fermarsi mai.

    E non fermarsi mai
    e non fermarsi mai
    e avere dentro il senso
    che non sei più vivo
    e faticare tanto
    trovarsi con un vecchio amico
    e non saper che dire.
    Capire che non ho più tempo
    per il riso e il pianto
    saperlo e non aver la forza
    di ricominciare.

    Non è che mi manchi la voglia
    o mi manchi il coraggio
    è che ormai son dentro
    nell’ingranaggio.

    Ricordo quelle discussioni
    piene di passione
    di quando facevamo tardi
    dentro a un’osteria.
    L’amore, l’arte, la coscienza
    la rivoluzione
    sicuri di trovar la forza
    per andare via.

    Non è che mi manchi la voglia
    o mi manchi il coraggio
    è che ormai son dentro
    nell’ingranaggio.

    L’ingranaggio.
    Questo ingranaggio così assurdo e complicato
    così perfetto e travolgente.
    Quest’ingranaggio fatto di ruote misteriose
    così spietato e massacrante.
    Quest’ingranaggio come un mostro sempre in moto
    che macina le cose, che macina la gente
    sì, anch’io, devo andare sempre avanti,
    senza smettere un momento
    devo andare sempre avanti
    e lavorare, lavorare, lavorare
    e continuare a lavorare, lavorare, lavorare
    e non fermarsi mai!

    E non fermarsi mai
    e non fermarsi mai
    e ritornare a casa
    silenzioso e stanco
    senza niente dentro
    appena il cenno di un sorriso
    senza convinzione.
    La solita carezza al figlio
    che ti viene incontro
    mangiare e poi vedere il film
    alla televisione.

    Non è che mi manchi la voglia
    o mi manchi il coraggio
    è che ormai son dentro
    nell’ingranaggio…

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