Socialismo Rivoluzionario e Dario Renzi, un libro critico

Mi permetto di farmi un po’ di pubblicità.E’ appena uscito un libro che ospita un capitolo scritto da me.Il titolo del libro è, Dietro la non-politica. Quando il “socialismo rivoluzionario” vive di apparati, espulsioni e culto della personalità. Il curatore è Stefano Santarelli, e il volume contiene scritti di Yurii Colombo, Miguel Martínez, Antonella Marazzi, Roberto Massari, Michele Nobile, Dario Renzi e altri.  Il libro è pubblicato da Massari editore.[1]

Il mio intervento riguarda l’uso, l’abuso e i significati possibili del termine “sètta”, nonché la sociologia dei gruppi settari non religiosi. Il vero tema del libro, invece, sono le varie incarnazioni di Dario De Sanctis, un carismatico napoletano che oggi si fa chiamare “Dario Renzi“.

dario-renziDario De Sanctis / Dario Renzi
Formatosi nel vivace mondo del trotskismo italiano, De Sanctis/Renzi è noto soprattutto come capo a vita di Socialismo Rivoluzionario. Non è poco, se pensiamo che nella cosidetta “estrema sinistra” Socialismo Rivoluzionario supera tutti, in termini di anni di esistenza, di numero di militanti, di organizzazione, di fondi e di sedi. L’organizzazione è  tenuta in piedi grazie a un numero notevole di funzionari stipendiati che devono tutto al capo, e che vengono comunque disciplinati da periodiche epurazioni.[2]

Socialismo Rivoluzionario si è fatto notare, in questi ultimi anni, per aver mobilitato un discreto numero di migranti attorno all’iniziativa denominata StopRazzismo. Meno noto è il fatto – di cui parlano gli autori di questo libro – che

“Nelle riunioni di StopRazzismo non è mai intervenuto (tranne un’eccezione da Minturno) alcun immigrato e alcun rappresentante di comunità” (p. 242).

L’esclusione dei migranti da un’iniziativa che li riguardava direttamente veniva  giustificata dalla necessità di non far parlare gli “immigrati di destra“, parola in codice per dire  i musulmani.

Meno noto è il fatto che negli ultimi anni, Dario De Sanctis, ormai regolarmente chiamato “maestro” dai suoi seguaci, ha abbandonato pubblicamente non solo il marxismo ma persino l’uso del termine “politica”, fondando quella che i suoi chiamano una nuova filosofia, “l’umanesimo socialista “: Socialismo Rivoluzionario è uscito dal piccolo e rissoso mondo della sinistra, conservando intatta la propria notevole organizzazione.

La sede del movimento si è trasferita in una villa a Vallombrosa, in Toscana, chiamata la “Casa della Cultura”, un segno anche questo di una scelta di rigetto della politica.

Non ho mai avuto particolari rapporti – né tantomeno problemi – con Socialismo Rivoluzionario; né mi interessa più di tanto l’aggrovigliata storia del trotskismo italiano, cui è dedicata buona parte del libro.

Ma ho partecipato molto volentieri alla stesura del libro, perché l’editore, Roberto Massari, è stato l’unico in Italia a cercare di analizzare gli aspetti sociologici e psicologici dei movimenti emersi dal Sessantotto, e i meccanismi per cui si sono così facilmente trasformati in varie forme di ciò che i media chiamano “sètte”. Socialismo Rivoluzionario è solo un esempio – particolare per la sua efficienza organizzativa – di un fenomeno molto più ampio.

Ed era ora che uscisse un testo, riccamente documentato anche con testimonianze, su questo tema.

Note:

[1] I libri di questa storica casa editrice sono spesso ma non sempre disponibili tramite la Feltrinelli; altrimenti si può scrivere direttamente all’editore erre.emme@enjoy.it. Il prezzo è di 12 euro.

[2] In realtà, Lotta Comunista, il movimento fondato da Arrigo Cervetto, sarebbe confrontabile per militanza, mezzi economici e tigna dei seguaci. Lotta Comunista è presente in gran parte d’Italia, mentre le nuove generazioni non sanno nemmeno chi fossero i katanga del Movimento Studentesco che negli anni Settanta cercarono di spazzare via questo gruppo a colpi di spranga.  Comunque è significativo che queste due “sètte” autoritarie e sostanzialmente apolitiche – Socialismo Rivoluzionario e Lotta Comunista – siano oggi gli unici gruppi di “estrema sinistra” ad avere una certa consistenza e stabilità, due condizioni senza le quali è impossibile fare qualunque cosa. Su Lotta Comunista, consiglio senz’altro il testo di Giorgio Amico e Yurii Colombo, Un comunista senza rivoluzione. Arrigo Cervetto. Dall’anarchismo a Lotta Comunista. Appunti per una biografia politica, sempre pubblicato da Massari editore.

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32 Responses to Socialismo Rivoluzionario e Dario Renzi, un libro critico

  1. utente anonimo says:

    Quelli di "Lotta Comunista" a me sono sempre sembrati i Testimoni di Geova dell’estrema sinistra.

    Rock & Troll 

  2. kelebek says:

    Per Rock & Troll

    La somiglianza non è casuale. Lotta Comunista ha scelto deliberatamente di copiare il modello dei TdG, conquistandosi così uno spazio che nessun altro gruppo occupava.

    Con notevole successo economico e numerico.

    Miguel Martinez

  3. Tra le vere e proprie sette ricordo con terrore quelli del partito marxista leninista che sono abbastanza forti a Firenze e ti propongono conferenze del tipo "Lenin e la societa’ dell’informazione", "Marx e l’uso dei computer nelle scuole", "Engels e il caciucco". Fra l’altro orribilmente stalinisti, completamente folli e fanatici.

    Socialismo rivoluzionario mi parevano molto piu’ umani: prendevano una chiara posizione libertaria rispetto agli orrori del socialismo reale e mettevano al centro il tema dell’immigrazione che comunque e’ molto importante. Poi in realta’ non li ho mai frequentati se non sul treno per una manifestazione antirazzista a Roma. Questa storia che gi immigrati fossero esclusi dalle riunioni mi sembra un po’ assurda, ma tutto e’ possibile 🙂 In realta’ alle manifestazioni che organizzavano mi ricordo una discreta partecipazione di immigrati, soprattutto africani. Forse il punto e’ che gli immigrati non ci andavano perche’ hanno ben altri problemi che non gli lasciano il tempo di fare i socialisti rivoluzionari?

    Lorenzo

  4. dalovi says:

    Mi sembra un ottima iniziativa editoriale, vedrò di leggerlo. …e poi come dire SR lo conosco da tempo…

  5. controlL says:

    Sulla società dell’informazione aveva già detto tutto quanto v’era da dire marx, e mi pare inutile fare troppe conferenze sul tema: La stampa quotidiana e il telegrafo, che dissemina le sue elucubrazioni in un batter d’occhio su tutta la superficie della terra, fabbrica più miti – e il bovino borghese li crede e li propaga – in una giornata di quanti se ne potessero diffondere in secolo nell’antichità.

    Su sr, rimango sempre perplesso quando una setta, ho letto il loro chi siamo, voglia formarsi per accumulo. Una setta, per conto mio, va formata per levare, allontanando piuttosto che avvicinando chi voglia entrare.p

  6. qualc1 says:

    I Testimoni di Lenin fingono di non capire che Lotta Comunista è un giornale totalmente inutile a creare un effettiva coscienza politica: dovrebbero chiamarlo "il Sole 24ore dell’Avvenire!", è illeggibile per chiunque non abbia almeno una laurea in Economia.
    Ai loro seminari non sono mai andato ma magari sono interessanti. è assurdo poi l’atteggiamento di spocchia che hanno nei confronti degli gruppi.
    Su Socialismo Rivoluzionario so molto poco, ma non li sapevo anche loro così settari e "pipparoli".

    Quanto al giornale del PMLI ogni tanto gli do un occhio apprezzando le (poche) notizie interessanti e gustandomi i tragicomici articoli del tipo "Onore al compagno Poll Pot" o "Gloria all’esperienza socialista del Gulag".
    Sembra una parodia di un giornale comunista degli anni ’50.

  7. qualc1 says:

    errata corige: "degli ALTRI gruppi"

  8. RitvanShehi says:

    >I Testimoni di Lenin fingono di non capire che Lotta Comunista è un giornale totalmente inutile a creare un effettiva coscienza politica: dovrebbero chiamarlo "il Sole 24ore dell’Avvenire!" qualc1<

    :-):-):-)

  9. RitvanShehi says:

    >Mi permetto di farmi un po’ di pubblicità.
    E’ appena uscito un libro che ospita un capitolo scritto da me.MM<

    Vade retro, bieko pubblicitario demoplutokapitalista!:-)

    P.S. (serio) I miei auguri per la pubblicazione!

  10. sembra un testo assolutamente interessante! bibliografia analoga? si può ordinare dall’estero?

  11. Bel tomo.

    Da leggere.

  12. x Lorenzo.

    Il nostro centro studi è a Firenze e ti posso garantire che il PMLI ormai è ridotto ad un ectoplasma proprio per la radicalizzazione sovietica applicabile alla contemporaneità che proponevano, che oggi non è più attualizzabile.

    Questi discorsi, li lascerei agli studi storici, molto più gratificanti e meno risibili.

    Semmai sarebbe interessante allargare il discorso
    ai punti di contatto del Socialismo Rivoluzionario nell’ambito delle destre e delle sinistre radicali,
    che più passa il tempo, e più, a mio modo di vedere, si stanno
    avvicinandosi quasi fino a toccarsi.

    E "certi flirt" sociali si notano sempre di più…
    salvo poi uscire i soliti radical-chic che gridano ancora
    all’antifascismo.

    saluti

    • Aurelia Cavalier says:

      E’ molto facile scrivere qualunque calunnia senza documentare nessuna fonte…
      In questo modo chiunque puo’ scrivere qualsiasi cosa su chiunque. Mi sembra solo un metodo spregievole.
      Per quanto mi riguarda, ho partecipato a manifestazioni antirazziste con Socialismo rivoluzionario e ad alcune riunioni, e non hanno niente a che vedere con le destre o con delle sette. Al contrario. Le loro persone sono cosi femministe, umaniste e libertarie da essere sempre pronte all’ascolto vero, con rigore pero’, e senza sconti. rappresentano una alternativa veramente nuova al vecchiume violentista e alla politica. Quindi posso ben capire che i reduci non calmati della politica frustrata di sinistra (o di destra) sentano il bisogno di scagliare contro di loro le più basse calunnie.
      Buona serata

  13. kelebek says:

    Mi sembra che il PMLI e SR costituiscano due tipi di "setta" molto diversi.

    Il PMLI appartiene a un vecchio mondo di devozione totale, di spersonalizzazione "eroica", di culto della vittoria. C’è il gusto di annullarsi molto coscientemente nella Storia, di essere come quei soldati che si gettavano sul filo spinato perché quelli dietro potessero camminare sui loro cadaveri.

    SR invece è molto più sottile e moderno, il lato "duro" è tutto interno; il capo non è il Condottiero ma il Maestro. Molto più New Age, se volete.

    Miguel Martinez

  14. kelebek says:

    Per MSDFLI n. 12

    Il tuo discorso sulle convergenze non ha niente di illecito, né mi scandalizza.

    Il problema di fondo però è che le poche persone che si oppongono allo stato di cose, per non annegare nella tempesta, si ancorano ai vecchi scogli identitari.

    E non sarà la somma di due scogli identitari a liberarci.

    Miguel Martinez

  15. vero caro Miguel,

    è proprio la pochezza dell’offerta politica odierna che spinge ancora molte persone (me compreso) verso certe nostalgiche identità, ormai morte e sepolte.
    Ma è proprio nel passato che talvolta si può prendere spunti verso un futuro,
    che, stante le cose, è alquanto plumbeo.

    Il tuo (e in piccolo anche il nostro) sito vuole essere una goccia di speranza
    in questo mare atlantista che potrei definire un misto tra Metropolis di Fritz Lang e lo sceneggiato "radici"…il mondialismo non identitario…

    non credo alle profezie dei Maya che lascio a Giacobbo e alle sue trasmissioni,
    ma una certa resa dei conti prima o poi dovrà arrivare.
    E in quel momento vedremo chi resta in piedi.

  16. utente anonimo says:

    Per MSDFLI  #15

    ”una certa resa dei conti prima o poi dovrà arrivare.”

    Di solito arriva, e si chiama ‘guerra’.

    ”E in quel momento vedremo chi resta in piedi.”

    Quelli che prepareranno le guerre successive, verosimilmente.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  17. utente anonimo says:

    A me sembra che quelli di Lotta Comunista non abbiano nessuna "tigna". Sono metalmeccanici, non testimoni di geova: è gente che lavora, non vengono a parlarti della fine del mondo. Né a fare comizi scemi contro "razzismo", "omofobia", "berlusconismo", "minaccia clericale" ecc…
    Definire Lotta Comunista come "apolitica" mi sembra assurdo. Nel loro giornale non si parla altro che di lotta di classe.
    L’unica spiegazione della loro fortuna, per me, risiede nel fatto che questa gente lavora. Hai mai visto uno di Rifondazione lavorare? Il "lavoro intellettuale subalterno" non è lavoro, detto molto semplicemente.

  18. utente anonimo says:

    ahahahaha

  19. JohnZorn says:

    Io quelli di Lotta Comunista li ho sempre paragoniati a dei Gesuiti, a dire il vero…

     

    Saluti

    JZ

  20. utente anonimo says:

    dove sto io la storia degli immigrati non protagonisti in sr non c’è.
    comunque libro mooolto interessante, lo leggerò.

  21. utente anonimo says:

    ma andare da uno bravo…..non ci avete mai pensato?

  22. utente anonimo says:

    MA AD ESEMPIO INVECE DI FARE DELLA BANALE E SCONTATA CRITICA VISTO CHE MASSARI E' UN LEADER DI UNA GRANDE ATTUALE E COSTRUTTIVA ORGANIZZAZIONE ERGO UTOPIA ROSSA GIUSTO?
    ECCO PERCHE PERDE TEMPO A CAPIRE COME SETTE COME SR …CHE NON HANNO TANTO I NUMERI DELLE SETTE …O SBAGLIO? ECCO PERCHE' NON IMPEGNA IL SUO TEMPO A PROPORRE QUALCOSA?
    COSI …MI CHIEDEVO….
    E POI CONCORDO CON CHI VI CONSIGLIAVA UNA BRAVO …MA PARECCHIO BRAVO

  23. utente anonimo says:

    Le sette non si contano dai numeri dei loro iscritti.
    Anzi possono avere molti adepti.
    Socialismo Rivoluzionario è una setta è il libro pubblicato da Massari lo mette in luce in modo indiscutibile.

  24. utente anonimo says:

    Forti! numerosi! quelli di sr o LC o pmli!!!??
    ma sapete contare? sr nel suo massimo splendore avrà raggiunto al massimo i 300 militanti!!!
    bahhhh

  25. utente anonimo says:

    Compagne e Compagni di Socialismo Rivoluzionario, non so se vi ricordate di me ma insieme a Pierettore Ruzzi, fui tra i fondatori del Circolo Rosa Luxemburg di Parma. Sono Stefano Longo e ora sto a Novara. Fatevi vivi. Io sono su Facebook oppure la mia e-mail è unitiperilsocialismo@libero.it
    Presentammo con Renzi a Parma il suo libro "Rosa Luxemburg". Sempre Avanti! A presto Compagne e Compagni e buon lavoro.

  26. camiciottoli fabrizio says:

    Io militante di socialismo rivoluzionario prima lega socialista rivoluzionaria ritengo
    tuttora valido il programma di transizione così come la disuguale ma combinata relazione
    fra rivoluzioni e movimenti era e resta la strada giusta , strada da percorrere in maniera critica e dialettica ….

  27. Pingback: “Dividono ciò che dovrebbe essere unito e uniscono ciò che dovrebbe essere diviso” | Kelebek Blog

  28. patrizia says:

    Io conosco SR, Valleombrosa e anche M. Martinez. Quest’ultimo non racconta certamente da dove scaturisce la sua frustrazione. La sua competizione -impossibile da vincere -con una mente come quella di Dario Renzi lo ha fatto scivolare nel fango.
    La formula vincente di SR sta nelle persone che la fanno. Longevità e numeri non si conquistano con magia nera ma con idee e umanità. Mi spiace che Roberto Massari, conosciuto di vista anche lui a fine anni ’80, ed editore di alcuni libri interessanti (uno dei mei preferiti “Le Sovversive”), debba sprecare inchiostro per fare un libraccio come questo. Sara perché SR ha ispirato l’ottima casa editrice PE? Mi dispiace anche di leggere tanti commenti anonimi. Tipico.
    Anyway. Tutto ciò che è distruttivo non serve mai a nessuno, neanche a voi, che avrete venduto 50 copie di questo capolavoro, se vi va bene, e che…dovete anche cercare “uno bravo”…A proposito: SR pare viva serena e tranquilla. Voi ..Dove siete finiti? Bye bye e se vi serve una mano, SR mi ha insegnato la solidarietà, fate un fischio che sottoscrivo qualche spicciolo.

    Patrizia

    • Uno dei paragrafi del libro ironizza in modo anche troppo delicato sull’atteggiamento adorante su cui il signor De Sanctis (di cui non sono noti né il mestiere esercitato né i titoli accademici conseguiti) può contare da parte delle proprie estimatrici.

      “…nelle 11 pagine del Prologo di Barbara Spampinato al recente libro di Dario Renzi (Costruire fuori dai sistema. Un ‘alternativa di vita e di impegno, Prospettiva Edizioni/La Comune, 2009), il nome dell’Autore non viene mai nominato invano, nel senso che viene sempre accompagnato da lodi o connotazioni altisonanti, spesso ispirate alla terminologia classica dell’Enel (restituir luce, illuminare, folgorare – almeno 8 volte). Ne emergerebbe la figura di una sorta di Milarepa lampionaio metropolitano […] Il lettore potrà confrontare questo linguaggio con quello classico degli apparati di stampa dittatoriali (da quelli dell’istituto Luce per Mussolini – e anche qui non manca il «motto folgorante», secondo le parole dell’autrice – a quelli per Stalin, Brandirali e per i gruppi maoisti in genere), e probabilmente ci riderà sopra. Ci sto anch’io a ridere, ma non posso non indicare il fatto umiliante (e aggravante) che questa stucchevole tiritera adulatoria sia stata scritta da una donna.”

      Cose come questa, e soprattutto il fatto che nessuno dei documenti e delle affermazioni riportate nel volume sia stata confutata dagli interessati -che si sono limitati a reazioncine risibili e infastidite- fanno pensare che l’intera organizzazione abbia unicamente gli scopi tipici di ogni gruppo settario, ivi compreso anche quello di fornire ai propri vertici compagnia femminile fidelizzata ed entusiasta.

      Altra cosa. Il consiglio di rivolgersi “a uno bravo”, ovvero attribuire opinioni e atteggiamenti altrui a qualche disturbo del comportamento ancora da diagnosticare, ha un nome abbastanza preciso; il ricorso a questa tecnica di psichizzazione da parte di un estimatore di Dario Renzi non fa che confermare il già pessimo concetto che le persone serie hanno di lui e del suo gruppo.

    • ruttone says:

      scusa patri’, ma non pensi che se dario renzi si deve difendere da miguel martinez lo potrebbe fare da solo?

      nei commenti di questo sito, altrimenti sempre molto pacati, possono anche volare vaffanculi tra le righe, ma non ho mai visto alcuno fare il groupie, che è la ragione per cui persone di idee completamente diverse si confrontano (abusivamente) spesso in questi commenti

      Che i commenti siano anonimi è una argomentazione del cazzo perché io di solito leggo il contenuto dei commenti, non è che cerco codice fiscale e indirizzo

      peraltro nota che non c’è modo di autenticare qualcuno dal nome del commento, quindi ‘ruttone’ è come scrivere ‘anonimo’, così come scrivere Patrizia non è che ti renda diversa da uno che si chiama ‘anonimo’.

      ma probabilmente mi converrà parlare direttamente con dario renzi, che suppongo sia un altro emulo di ron hubbard

  29. Per Patrizia

    Una precisazione: è vero, ci sono vari commenti a opera di “utente anonimo”, ma è dovuto a un problema tecnico, il passaggio da Splinder a questa piattaforma. Quando era su Splinder, ogni commento aveva una sua firma, magari di fantasia.

    Grazie comunque dell’intervento.

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