“Il destino di Mida, dalle mani fatate”

Confesso che è la prima volta che leggo qualcosa di Gramsci: non si può essere esperti di tutto. Proprio per questo resto colpito dalla chiarezza e dall’attualità di ciò che scrisse, in piena guerra.

MERCE

Qualche vanerello ha proclamato per l’ennesima volta la disfatta della scienza.

Chimica applicata ai gas asfissianti, lacrimogeni, ulceranti; meccanica applicata ai cannoni di lunga portata… Sí, ma anche la zappa può spaccare i crani, la scrittura può anche servire a falsificare cambiali e a stendere lettere anonime… E non perciò si proclama la disfatta dell’agricoltura e della calligrafia.

La scienza ha il compito disinteressato dì rintracciare rapporti nuovi tra le energie, tra le cose. Fallisce solo quando diventa ciarlataneria. Gli uomini si servono dei ritrovati per straziare e uccidere invece che per difendersi dal male e dalle cieche forze naturali? Entra in gioco una volontà che è estranea alla scienza, che non è disinteressata, ma dipende intrinsecamente dalla società, dalla forma di società in cui si vive. Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani in regime capitalistico; diventa merce, oggetto di scambio e quindi viene rivolto ai fini prevalentemente propri del regime, a straziare e distruggere.

Ecco che il dottor Carrel ha aperto una via nuova alla chirurgia: le possibilità di innesti umani si moltiplicano.

Non siamo ancora giunti all’intensità prevista da Edmondo Perrier: l’innesto del cervello, l’uso degli organi sani dei cadaveri da sostituire nei viventi ai corrispondenti organi logorati. Siamo ancora lontani dalla vittoria scientifica sulla morte promessa da Bergsson: per ora la morte è la trionfatrice e per trionfare piú rapidamente si serve con prodigalità della scienza e dei suoi segreti. Ma arriveremo. La vita diventerà anch’essa una merce, se il regime capitalistico non sarà stato sostituito, se la merce non sarà stata abolita.

Secondo una comunicazione fatta all’Accademia di medicina di Parigi, il professore Laurent è riuscito a sostituire il cuore di Fox con quello di Bob, e viceversa, senza che i due innocenti cani abbiano troppo sofferto, senza turbare per nulla la vita del viscere delicato. Da questo momento il cuore è diventato una merce: può essere scambiato, può essere comprato. Chi vuol cambiare il suo cuore logoro, sofferente di palpitazioni, con un cuore vermiglio di zecca, povero, ma sano, povero, ma che ha sempre onestamente palpitato? Una buona offerta: c’è la famiglia da mantenere, l’avvenire dei figli preoccupa il genitore; si cambi dunque il cuore per non apparire di esserne sprovvisto.

Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.

voronoffSala operatoria di Serge Voronoff

La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno.

(6 giugno 1918).

Questa voce è stata pubblicata in riflessioni sul dominio, Storia, imperi e domini e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

43 risposte a “Il destino di Mida, dalle mani fatate”

  1. Roberto scrive:

    Impressionante

  2. Andrea scrive:

    “Entra in gioco una volontà che è estranea alla scienza, che non è disinteressata, ma dipende intrinsecamente dalla società, dalla forma di società in cui si vive. Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani…”.

    Su questo concordo pienamente. Ma infatti, quello che ho sempre trovato difficile da recepire è la convinzione – piuttosto radicata, sulla base di quanto ho avuto modo di constatare – che scienza e tecnica siano, nella migliore delle ipotesi, una sorta di “mostro sacro” scisso dalle altre manifestazioni della civiltà umana.
    Da un lato c’è chi le considera una lunghissima lista di nozioni senza alcun pensiero alla radice. Ad esempio, la mia insegnante di greco al liceo – una persona nei confronti della quale nutrivo la più profonda disistima – ebbe a dire – nel corso di un “dibattito spontaneo” in classe “cultura umanistica vs cultura scientifica” – “Ma stiamo parlando di nozioni scientifiche o di cultura?”.
    Dall’altro mi è capitato di confrontarmi con persone che le ritengono l’unico sapere in grado di dispensare verità “neutre”, svincolate dal contesto culturale alla base. Come se non si trattasse di un prodotto culturale tra gli altri: come se, nella formulazione di una teoria scientifica, moltissimo non dipendesse dal metodo con cui vengono raccolti, prima ancora che interpretati ed elaborati, i dati.

    • Francesco scrive:

      1) veramente Gramsci dice il contrario e presenta appunto una scienza “disinteressata” e neutrale

      2) la tua prof aveva pienamente ragione 😀 solo che le nozioni scientifiche sono comprese solo in modo “culturale”

      • Andrea scrive:

        @ Francesco

        “veramente Gramsci dice il contrario e presenta appunto una scienza “disinteressata” e neutrale”.

        Mi pare che nel testo si faccia riferimento alla “neutralità” rispetto alle destinazioni d’uso. Però, viene anche sottolineato che ciò non riguarda solo la scienza e la tecnica, ma anche gli altri saperi.
        D’altra parte, si legge chiaramente: “Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani in regime capitalistico (e non solo, ndr 🙂 )”. Ed è questo che intendevo. Non ero interessato a nobilitare nulla con l’aggettivo “culturale”, cui mi riferivo nel senso in cui lo userebbe, diciamo così, un antropologo (non che pretenda di intendermi di antropologia, tutt’altro), ossia nel senso di manifestazione della civiltà umana in generale (gradite le precisazioni da parte di chi ne sa nel merito… 🙂 ).

        “la tua prof aveva pienamente ragione 😀 solo che le nozioni scientifiche sono comprese solo in modo “culturale” “.

        Il fatto è che i modelli scientifici, prima ancora che compresi, vanno prodotti. E la produzione dei suddetti modelli avviene secondo metodi elaborati da reti di persone sempre e comunque inserite in un definito contesto culturale. E siccome nessuna intelligenza può svincolarsi completamente dal contesto culturale in cui è maturata ed in cui è inserita, ecco che i metodi di elaborazione dei modelli scientifici non possono essere “neutri” rispetto alle realtà culturali in cui hanno origine.

        • Francesco scrive:

          la validazione di un modello scientifico deve, prima o poi, rispondere ai dati sperimentali

          posso sostenere quanto voglio che i bianchi sono la razza più intelligente ma se i cinesi sono regolarmente più bravi a scuola finisco per passare per fesso

          il significato “culturale” di quel modello scientifico è, invece, un fatto puramente culturale

          mi viene in mente che culture diversissime possono appropriarsi delle stesse teorie scientifiche

          ciao

          • Andrea scrive:

            “la validazione di un modello scientifico deve, prima o poi, rispondere ai dati sperimentali”.

            Certamente, ci mancherebbe. Ma il riscontro empirico non prevede, a propria volta, la raccolta, l’analisi e il confronto dei dati? Direi quindi che nemmeno la verifica sperimentale può mai prescindere dal punto di vista dell’osservatore (osservatore che non è mai “passivo” rispetto all’oggetto di osservazione).

            “posso sostenere quanto voglio che i bianchi sono la razza più intelligente ma se i cinesi sono regolarmente più bravi a scuola finisco per passare per fesso”.

            Ma certo. Ma il fatto che una qualsiasi teoria sia sempre influenzata dal contesto culturale che l’ha prodotta non vuol dire che non valga il criterio di verificabilità/falsificabilità. Sono assolutamente convinto del fatto che sia proprio questo il banco di prova di ogni teoria scientifica. Ma il dogma dal retroterra positivista (in senso ottocentesco, che è peggio! 🙂 ) della neutralità della scienza è tutt’altro.

            “il significato “culturale” di quel modello scientifico è, invece, un fatto puramente culturale”.

            Quello che io dicevo è che il modello scientifico di per sé (e non solo le sue inevitabili ricadute sugli altri settori della conoscenza e delle attività umane) è un fatto culturale, in quanto prodotto umano.

            “mi viene in mente che culture diversissime possono appropriarsi delle stesse teorie scientifiche”.

            Certamente. Culture diversissime possono anche trasmettersi elementi delle stesse teorie giuridiche, etiche, estetiche, etc. Anzi, diciamo pure che le une possono farsi veicolo delle altre e viceversa. Siamo tutti esseri umani, del resto. In proposito, rimando al commento di Rosalux al post “L’Uomo!”.

  3. rossana scrive:

    Grazie Miguel.
    E’ impressionante capire quanto nulla di ciò che pensiamo è davvero “nuovo”, “attuale”, moderno”. Leggere quanto riporti mi fa lo stesso effetto folgorazione che mi fanno in questo periodo tutti gli autori che di Gramsci erano contemporanei (zweig, Roth, Canetti, solo per dirne alcuni letti o riletti di recente).
    Come se per capire il mio tempo avessi bisogno di leggere il tempo in cui loro sono vissuti. Come se la lucidità e la “visionarietà” che loro avevano in noi (in me), si fosse un po’ appannata, e solo le parole con cui loro descrivono il mio mondo di oggi riuscisse a confermarmi che i tempi che noi viviamo sono perfino più drammatici di quelli già terribili che loro hanno vissuto.
    Come se ciò che succede oggi non fosse che il compimento di ciò che già allora prendeva forma per rilevarsi solo ora in tutta la sua drammaticità.

    • izzaldin scrive:

      riflessione interessante.
      per me la somiglianza sta nel fatto che oggi come allora viviamo un periodo di rapidissimi e, appunto, spiazzanti cambiamenti tecnologici, circostanza verificatasi ai tempi di Gramsci e ai tempi nostri.
      e in entrambi i casi a gestire il cambiamento è il grande capitale.

  4. Grog scrive:

    Gramsci aveva doti quasi divinatorie ed aveva capito tutto, per quello quei maiali del partito comunista italiano non hanno voluto trovare modo di farlo liberare tramite pressioni diplomatiche e/o uno scambio.
    Quel porco del “migliore”, peccato che Stalin non lo abbia quagliato in tempo e spedito a fresco e definitivo soggiorno, intellettualmente scompariva di fronte a Gramsci per cui ha preferito lasciarlo morire in un carcere fascista.
    Il Pd di oggi è il degno successore del “migliore” e non certamente del pensiero gramsciano, in quando al ricco culattone di SEL Dio lo perdoni.
    Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog!

    • Z. scrive:

      Grog,

      il Migliore da Lassù ti guarda, sa che il tuo cuore è puro, e certo saprà perdonarti le tue parole ingiuste 🙂

      • Grog scrive:

        “Migliore” una beata fava, ha di fatto sdoganato gli ex fascisti nell’amministrazione pubblica con la sua amnistia e discriminato i partigiani.
        E poi il “Migliore” non è lassù semmai all’inferno con diavolacci che gli infilano falci e martelli nel deretano mentre incautamente mostra le terga per trombarsi quel cesso della Jotti, scarso senso estetico con tutta la “figa troia” che circolava già all’epoca intorno ai dirigenti politici.
        Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog!

        • Grog scrive:

          Ancora una cosetta, Miguel ha centrato in pieno il titolo per quello che concerne il culattone compratore di bambini pugliese.
          “Mida” nel senso che tutto quello che tocca si trasforma in merda, dall’Ilva, al premio che ha fatto avere al PD, al mercimonio degli affetti.
          Per me è un anaffettivo che non sarebbe in grado nemmeno in grado di amare un cane, non dico un gatto perché è già più difficile, il cane ricambia l’affetto subito ed in modo plateale, il gatto prende affetto ed amore e se vuole restituisce ma solo se vuole per quello amarlo è un atto di altruismo.
          Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog!

  5. habsburgicus scrive:

    @Miguel
    l’ho visto anche in fb (solo un estratto)…
    d’accordissimo, ben sopra il livello dei suoi sedicenti seguaci di oggi
    però in base al principio amicus Plato sed magis amica veritas
    vorrei esprimerti dei sommessi dubbi…alcune frasi mi sembrano interpolate, così, a occhio
    (però anch’io conosco quasi nulla di Gramsci..tu hai, o avevi in passato, fior di super-marxisti nel blog e ci diranno loro)

  6. Moi scrive:

    … a proposito di valicare i limiti dell’ umano, canzonicina per chi avesse ancor dubbi sul gender binary :

    http://www.youtube.com/watch?v=z0n6smGalBM

    I’m gonna wear girls clothes when I want to
    I’m gonna wear boys clothes when I please

    So fuck you, fuck you, fuck you
    For telling me
    To fit inside your gender binary
    I won’t fit inside your gender binary.

    I’m gonna break all the stereotypes you set up for me
    All the stereotypes telling you i have to be manly
    Yeah sometimes I want a beard but I won’t go on “T”
    Cause I like my pretty voice, it just suits me

    I’m gonna grow my hair real long,
    I know that pisses you off
    maybe it’s just cause i’m a hippie
    you all look the same, it makes me yawn, sorry to complain
    But I just want to wear what fits me

    ——————————————————-

    Commento “apripista” da cortocircuito nel politically correct :

    Maybe importing a shitload of muslims isn’t such a bad idea after all… [quot.] 44

    • roberto scrive:

      e quindi se ho dubbi sul binario del genere, dovrei sentire questa canzoncina che mi convince di…..di…..di cosa pure deve convincermi?
      😀

      • Francesco scrive:

        che certe idee balorde esistono davvero e non sono solo fissazioni di Moi

        😉

        • roberto scrive:

          ma che le idee balorde esistono, siano sempre esistite ed esisteranno sempre non ho nessun dubbio!

          io contesto invece l’idea di moi secondo la quale le idee balorde sono la “normalità”. facendo la statistica degli aneddoti personali, quante persone conosci che mandano un bambino a scuola con la gonna per farlo sentire più a suo agio con il gender e che gli danno farmaci che bloccano la pubertà per una questione puramente filosofica?
          appunto…..

          • Francesco scrive:

            ieri ho visto un film superficialmente divertente, socialmente sconclusionato, la cui unica morale era “le famiglie borghesi fanno così schifo che non gli presento il mio partner gay per proteggerlo”. questo per la diffusione delle idee balorde

            ogni tanto dovresti guardare un metro più avanti, come a basket quando ti muovi per anticipare un passaggio e rubare palla

            ciao

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            France’, mi sa che non hai capito niente del film 😀

            Però davvero non capisco perché il ricchione se la prendeva tanto perché lo chiamavano “frocio”: è un termine così educato ed elegante…

          • roberto scrive:

            anticipare io?
            quind…ehm vent’anni fa!

          • Francesco scrive:

            MT

            potresti spiegarmi il film? mi sono divertito (con moderazione), ho riflettuto sul colpo di scena finale (tutto il film non è successo ma è quello che sarebbe successo se), la morale che cito è detta esplicitamente dal frocio (che palle, tra l’altro, la glorificazione dell’essere frocio, nel 2016, con termini da 1966)

          • Francesco scrive:

            Alla fine rimane la sensazione di una storia molto artificiosa, tra l’altro quasi tutti avevano così tante cose da nascondere nei loro cellulari che mai avrebbero accettato il gioco, del solito classismo di sinistra (il personaggio più porco con le donne e più razzista coi froci è quello più povero), fortuna che almeno una delle attrici è gnocca assai.

            Sulla figlia ufficialmente 16enne non mi pronuncio per non avere problema con la magistratura 😉

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            La storia del “frocio” (come dici tu) è assolutamente realistica: conversazioni come quella, in cui si manifesta un’omofobia latente se non palese, ma non esplicitamente dichiarata, ne ho sentite a decine. Tra l’altro la gente non si trattiene neppure davanti a persone che non conosce e devo ammettere che a volte, provando a calarmi nei panni di un eventuale omosessuale presente, mi sono sentito molto a disagio. Per esempio, se io fossi omosessuale non farei outing finché non dovesse essere proprio indispensabile: ho già un motivo di diversità, quindi non ci tengo ad averne un altro.
            E’ ugualmente sgradevole sentire veneti parlare in pubblico dei “terroni” e mi sono trovato in situazioni di questo tipo (ovviamente chi parlava non mi conosceva), dunque credo di poterti assicurare che i comportamenti che tu tolleri e giustifichi, tanto da sentirti obbligato a condannare chi li denuncia, sono odiosi al massimo grado,
            Quanto al gioco del film, sì, non è una situazione verosimile proprio perché tutti sappiamo inconsciamente che andrebbe a finire come nel film. Però la retorica del “io non ho segreti” anche quella l’ho sentita fino alla nausea.

          • Francesco scrive:

            Il film non è ambientato in un paesino del Veneto (ne ho conosciuto uno della Bergamasca) ma a Roma, in una casa medio-borghese e, sospetto, progressista.

            Non trovo realistico che anche lì un amico da una vita che annuncia di essere gay troverebbe tanti problemi.

            Mica sono un gruppo di ciellini!

            😀

            ciao

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Io infatti quel tipo di discorsi non li ho sentiti solo nei paesini del Veneto da parte di appartenenti a ceti sociali subalterni…

        • Francesco scrive:

          non mi dire che in Veneto anche la classe culturalmente elevata prende in giro i busoni!

          sarebbe veramente un notizia da prima pagina, qui da noi a Milano certe cose non si possono neppure pensare

          😀

  7. Moi scrive:

    il suddetto quantificatore gergale AngloAmericano è così definito :

    “more than an assload but still less than a fuckton” [def.]

    http://it.urbandictionary.com/define.php?term=shitload

  8. Moi scrive:

    Forse non tutti sanno che Lev Trockij era fra i precursori (limiti solo tecnoscientifici) del Transumanismo …

  9. Francesco scrive:

    per la cronaca, se togliamo il quattrino come organizziamo la vita comunitaria?

    accetto molto volentieri qualsiasi suggerimento che sia più umanizzante del quattrino

    grazie

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Ma come mi insegni tu i veri bisogni dell’uomo non sono quelli materiali, ma sono i buoni sentimenti, la famigghia, gli affetti. Certo che tu e la tua piramide di Maslow avete proprio i baffoni a manubrio!

      • Francesco scrive:

        di che cacchio stai parlando?

        o hai sbagliato interlocutore o hai scritto una fesseria

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Della tua reazione alla piramide di Maslow.
          Lo so, ci tengo troppo alla coerenza interna del pensiero altrui 😀

          • Francesco scrive:

            “vogliamo il pane e le rose” (K.Loach)

            ti basta come risposta?

            ciao

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Da economista dovresti insegnarmi che c’è economia è appunto quando ci sono risorse limitate e tu devi compiere una scelta.
            Queneau lo insegna ancora meglio in “Una storia modello”.

          • Francesco scrive:

            in presenza di risorse limitate, hanno ricostruito l’Europa dopo il crollo dell’Impero romano e di quello carolingio

            costruendo casa mulini chiese monasteri ponti castelli

            tutto quello che serviva insomma

            e se lo hanno fatto loro vuol dire che serviva, non avevano risorse da sbatter via

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Costruire una chiesa credo che fosse assimilabile al pane più che alle rose.

          • Francesco scrive:

            ???

  10. terranovas scrive:

    Molto interessante questo articolo.
    Mi ha ispirato a realizzare una immagine che desidero condividere:

    https://c2.staticflickr.com/2/1689/24772846884_81f346e84e_c.jpg

  11. Moi scrive:

    @ FRANCESCO

    Metti in dubbio che chi sa ribattere solo fuck you possa spontaneously elaborare concetti “diversamente logici” come quelli difesi ?

    Sei proprio un CattoRudere PreConciliare ! 😉

  12. Moi scrive:

    @ Andrea

    Torna il falso dualismo scolastico di cui parlavamo già; una delle poche cose in cui siamo perfettamente d’accordo : un po’ di baffi a manubrio, quando ci vogliono ci vogliono.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *