Nel mondo segreto delle vostre badanti

Passo per Via dei Serragli, qui a Firenze, e vedo aperta la porta di una chiesa che di solito è chiusa. Anzi, è chiusa dal 1808, quando il governo napoleonico sigillò il convento.

Si tratta della chiesa di Santa Elisabetta delle Convertite, dove convertite sta a indicare le donne che rinunciavano alla prostituzione e si ritiravano a vivere nell’annesso monastero. Donne della cui storia, credo, non sapremo mai nulla.

Incuriosito, entro, e vedo che in mezzo alle statue barocche, è in corso una liturgia ortodossa e non cattolica.

Piazzate qua e là, tra gli oggetti cattolici, ci sono delle icone. Nello stile bizantino, su ogni icona è scritto il nome del santo che rappresenta, ma la scrittura non è quella greca, bensì la forma medievale di quella georgiana.

Una trentina di persone segue la liturgia, per la maggior parte donne. Non è un caso. Se andate a guardare le statistiche, vedrete che quella georgiana è un’emigrazione di donne: a Firenze, il 93,9% dei 141 georgiani sono di sesso femminile.

Le georgiane, in Italia, fanno per la maggior parte le badanti; vi consiglio di leggere le storie di tre di loro, raccolte qui.

La vita della badante è presto riassunta.

Abbandono i miei figli che stanno crescendo, per accompagnare alla morte i tuoi anziani. Vendo i miei affetti, per soddisfare i tuoi. E forse i miei figli potranno vivere così.

Tutti in piedi, nella chiesa.

Le donne stanno a sinistra, la testa coperta, i pochi uomini a destra. Nelle mani, qualcuno regge una sottile candela accesa, e appena finisce, ne accende un’altra.

Mi si avvicina una coppia, sussurrando, per salutarmi.

Lei traduce per lui.

Sono capitato in un giorno particolare: il 27 gennaio è la festa di Santa Nino, o Nina per dirla alla maniera greca.

Il re Mirian della Georgia, che poi era persiano; sua moglie Nana, greca. E Nino, una ragazza della Cappadocia, che li converte entrambi. Prima che Roma diventasse cristiana.

Su Nino, si raccontano due storie.

Secondo la prima, Nino era di famiglia nobile, per giunta sorella di San Giorgio.

L’altra dice che era una semplice schiava.

Anche se il primo racconto oggi ha prevalso, resta pur sempre la possibilità di fantasticare sul secondo, cui credono i cattolici.

“Questa è la croce di Santa Nina: prese due tralci di vite e le legò assieme con i suoi capelli, è la croce della Georgia”.

Lei indica il marito: “Lui è iconografo. Ha dipinto lui la grande icona di Gesù che vedi lì”.

E lì?

“Quello è Mtskhèteli”. Suona sorprendentemente leggero, a sentirlo dire. “Veniva da Mtskheta, che è città vecchia più di mille anni, e andò sul Monte di Aton”. “Athos?”

“Quella è Santa Sidonia, che aveva, come si dice, il vestito di Gesù sulla croce?” “La Sindone, che lo avvolge quando muore?” “No, quella in georgiano di si dice sudari, no proprio il vestito che Gesù porta attorno alla vita sulla croce. Santa Sidonia, una ragazza ebrea di Mtskheta, aveva tanta fede che prende il vestito in mano e muore subito e così è santa e dove è morta, cresce un cipresso”.

All’altare, c’è un sacerdote con la barba folta e i capelli lunghi legati in un codino.

“Quello sai che è vescovo Andrea, così giovane, ha ventisei anni ed è già vescovo, per diventare vescovo bisogna essere, come si dice, che si vive in un altro posto e non ci sposa?” “Monaco?”, “Sì, ecco monaco! E ora lui viaggia sempre, Firenze, Bologna, Livorno, e così fa tanto per il nostro spirito.”

“Vedi l’icona sull’altare? Sono i cento martiri…”

Il marito interviene, sussurrandole qualcosa in georgiano.

“Scusa, no, centomila martiri… Noi abbiamo avuto sempre problemi con i musulmani, i turchi, gli arabi, un giorno hanno preso la nostra capitale, c’era un ponte, hanno messo tante icone sul ponte, e hanno detto, chi attraversa il ponte calpestando le icone gli diamo la vita, chi non lo fa, noi lo uccidiamo, e avevano tanta fede, nessuno ha camminato sulle icone, e i musulmani hanno buttato tutti nel fiume”.

Settant’anni di comunismo, dicono ateo, per loro. E da noi, invece, ottant’anni di Concordato, di democristiani, di ore di religione, di papi-notizia. E alla fine?

“Ogni domenica, il vescovo Andrea dice la liturgia”.

“A che ora?”

“Comincia alle dieci e finisce verso le due. Forse per gli italiani è difficile capire, è tanto lungo, si sta in piedi per tanto tempo, ma quando finisce, mi sento molto leggera!”

Nei mondi invisibili, della gente dai lavori invisibili, nella chiesa invisibile, alla ricerca dell’Invisibile. Diceva Rustaveli,

I piccoli del leone sono uguali, maschi o femmine che siano“.

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58 Responses to Nel mondo segreto delle vostre badanti

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  2. Moi says:

    Umani e leoni saranno pure (quasi !) uguali da piccoli … ma quel che accomuna le due specie è lo spiccato dimorfismo sessuale, e non c’ è Alfred Kinsey (che pur trovo interessante in certe sue considerazioni) che tenga a farne un riduzionismo simplicista.

  3. Moi says:

    Si tratta della chiesa di Santa Elisabetta delle Convertite, dove convertite sta a indicare le donne che rinunciavano alla prostituzione e si ritiravano a vivere nell’annesso monastero.

    ……………………………………………….

    Interessante, forse può essere un tassello nel cercare di capire quel mistero etnolinguistico “nostrano” (“Noi” non etnico, ma di riconoscimento culturale) che potremmo denominare “blasfemolalìa” … è un ellenismo corretto, no Pino ?

    • PinoMamet says:

      Può funzionare… ;)

      però non so se ho capito bene la tua teoria!

      In compenso ho conosciuto (visto che la società “ed ‘na vota”, di una volta, era molto meno buonista e “corretta” di oggi) una ex prostituta.
      Amica di famiglia. (Anzi, almeno un paio di altre c’erano, ma adesso parliamo di questa… )
      Una vecchietta simpaticissima.

      Quando vedeva mia madre le diceva “aa tesoro sai sono andata in chiesa a pregare… prego Gesù che faccia morire quella puttana di mia sorella!” poi, di nuovo con la voce più angelica del mondo “prego tanto anche per te, sai cara?”
      :)

      poveretta, era davvero un’ottima persona!

      PS
      Volete esempi della Antica Tradizione Cattolica che fa parte indelebile del Nostro Patrimonio Culturale? basta chiedere :)

  4. Qui potete trovare un punto di vista, come dire, diverso, sulle badanti georgiane.

    Buona lettura:

    http://www.solobari.it/forum/viewtopic.php?f=6&t=171478

    • Moi says:

      @ MIGUEL

      Il luogo comune che il Socialimo Reale ha creato tanti papponi e puttane è purtroppo molto diffuso, tuttavia un fondo di verità nel fatto che se _ date certe premesse di indottrinamento ateista che la UAAR invece superficialmente auspica_ crollata l’ llusione del Comunismo crolla ogni fiducia nell’ unanità, perché “Dio è solo una favoletta per tenersi buoni i poveri coglioni” e allora conta solo avere i soldi, non importa come … purtroppo c’è !

    • PinoMamet says:

      Bellissimo ;)
      (a me il dialetto di Bari piace, non ci posso fare niente);

      vorrei citare solo questo:
      ” Mi ha colpito il fatto dei furgoncini perchè un paio di volte mi è capitato di vedere i vigili che li esortavano a pagare il parcheggio o ad andarsene.E loro entrambe le volte li hanno presi per il culo fingendo di andarsene.Tutto il mondo è paese!”
      :)

      • Peucezio says:

        “(a me il dialetto di Bari piace, non ci posso fare niente);”

        Mi offro di darti lezioni private a prezzi modici. :-)

    • Peucezio says:

      Non ne sapevo niente comunque.
      Le georgiane devono essere belle davvero, perché sono molto mediterranee, una bellezza molto diversa da quella delle slave.
      Solo che mi immagino siano meno disinvolte delle russe, ucraine ecc. Lì, da quel poco che so, la mentalità è diversa. Il vecchio russo amico mio diceva che la Georgia gli piaceva, che sono ospitali, ma che non si sentiva libero, che doveva stare attento ai suoi comportamenti per non trasgredire qualche regola o offendere qualche suscettibilità. Poi magari oggi è cambiato, non so…

  5. mirkhond says:

    Piazza Umberto a Bari è effettivamente il ritrovo delle badanti, non solo georgiane ma anche rumene, che lì si incontrano il giovedì, il giorno della libera uscita….
    Sul ritrovo alla Chiesa Russa non saprei in quanto abito da tutt’altra parte…

  6. mirkhond says:

    Su Santa Nino/Nina/Cristiana (296-340 d.C. circa), ho letto l’interessante articolo del dottor Martinez e la discussione coeva.
    Poi, dando un’occhiatina alla sacra wiki, ho notato come Santa Nino è venerata anche in Armenia col nome di Nuneh, e considerata una delle compagne di Santa Hripsimè/Ripsimia, un gruppo di vergini e monache armene o cappadoci martirizzate agli inizi del IV secolo dopo Cristo, e note in Armeno come le Hripsimiank’.
    L’Iberia (Georgia) quindi abbraccia il Cristianesimo nella stessa epoca dell’Armenia (in quest’ultima in una data tra il 301 e il 314 d.C.), e nel periodo di Costantino I (306-337 d.C.) sul trono romano, e negli anni consecutivi all’editto di Milano del 313 d.C. con la crescente cristianizzazione della stessa Romània proprio perchè il Cristianesimo è diventato la fede favorita dalla nuova dinastia imperiale e sulla strada di diventare la religione di stato con Teodosio I (379-395 d.C.).
    Da notare infine come nella stessa epoca, anche il regno abissino di Axum diventa cristiano ad opera del naufrago e schiavo siriaco San Frumenzio negli anni 325-330 d.C., circa.
    Ora, tornando al tema iniziale di questo post, la vicenda di Santa Nino ci riporta ad un mondo di confine, quello dei popoli e regni cristiani del Caucaso come l’Armenia, l’Iberia, ma anche l’Albània (attuali Azerbaigian ex sovietico e Daghestan meridionale intorno a Derbent), in cui i confini etnolinguistici sono molto più osmotici di quanto si possa pensare alla luce dei moderni nazionalismi e le loro ossessioni sulle identità monolitiche.
    Esempio il principato ibero di Tao-Klarjeti oggi in Turchia con le città di Artvin, Yusufeli e Ihsan, al confine con la Georgia, questo principato dicevo, nei secoli V-XVII, fu un vero e proprio territorio di frontiera che, tra l’altro era in rapporti di vassallaggio verso Costantinopoli (nel 976-979 d.C., il trono e la vita del giovane imperatore Basilio II fu salvato dall’arrivo di 7000 soldati di Tao-Klarjeti che lo aiutarono a sconfiggere la potente aristocrazia armena di Cesarea di Cappadocia, imparentata con i precedenti imperatori Niceforo II Foca e Giovanni I Zimisce, e che ormai considerava il trono e il governo romano come una propria prerogativa, grazie ai successi militari nell’avanzata romana in Armenia e Siria).
    Ora questo principato ibero sulla valle del Çoruh è considerato il luogo d’origine della dinastia armena dei Bagratidi (861-1064 d.C.), Bagratidi che però nello stesso periodo salirono sul trono ibero, regnando sull’Iberia/Gurgistan/Gruzjia/Georgia fino alla conquista russa del 1801!
    Ancora oggi gli storici non sanno ben definire l’esatta origine etnica di questa ed altre aristocrazie di frontiera ibero-armena, come ad esempio gli Orpelian/Orbeliani e i Bakuriani/Pakuriani, questi ultimi a servizio della Romània con il celebre Gregorio, gran domestico (capo delle forze armate subito dopo l’imperatore) nei primi anni del regno di Alessio I Comneno (1081-1118) negli anni 1081-1086.
    Gregorio Bakuriani/Pakuriano che, stando all’Alessiade viene considerato armeno, ma secondo gli studiosi moderni come ibero, in quanto nel fondare il monastero di Bačkovo, presso Filippopoli (Plovdiv) nel 1083, lo affidò a monaci ortodossi iberi/georgiani, col compito di contrastare il contiguo Paulicianesimo di Filippopoli, e forse in seguito anche i Bogomili. Questo monastero rimase un’enclave ibera fino al 1344, quando la regione di Filippopoli e il versante settentrionale dei Rodopi fu definitivamente strappato dalla Bulgaria alla morente Romània, e i monaci iberi furono sostituiti da monaci bulgari!
    In sostanza un mondo osmotico di difficile definizione etnica chiara, e questo anche, dicevo prima per l’Albània che, conquistata dagli Arabi dopo una lunga guerra (640-705 d.C.), vide assorbire la sua Chiesa autocefala, fondata da missionari armeni, ma poi resasi autonoma e con una propria lingua liturgica caucasica (gli attuali Udi tra Azerbaigian e Daghestan sono gli ultimi eredi linguistici indigeni dell’antica Albània).
    L’Albània (Aghvank’ in Armeno e Arran in Arabo), diventò tra VIII e X secolo a maggioranza musulmana, con una forte presenza shiita, e con le invasioni dei Turcomanni nell’XI e poi XIII secolo, perse anche la propria identità linguistica caucasica per turchizzarsi in gran parte.
    Sopravvissero solo gli Udi, e il nucleo dell’antico regno albano, il Nagorno-Karabagh, che restò cristiano, sebbene nella variante armena e gradualmente armenizzatosi anche linguisticamente, sebbene con un proprio Khatolikosato e mantenendo il nome ancestrale seppur armenizzato di Aghvank’, nel 1214-1815, e governato dalla famiglia degli Hasan Jalalian, da cui provenivano gli stessi Katholikoi di Aghvank’, anche qui
    fino alla conquista russa!
    Questi Hasan Jalalian vengono considerati sbrigativamente come Armeni poiché al momento della loro ascesa regnano su genti di cultura armena, ma in realtà lo loro origine prima non è affatto chiara, proprio in virtù di quanto detto sopra.
    Tra l’altro il melikato (cioè principato) degli Hasan Jalalian fu nei secoli XVI-inizi XIX, l’unico staterello cristiano a non essere mai dominato direttamente o per mezzo di cadetti musulmani, dai grandi imperi turcomanni iranizzati coevi e potenti degli Ottomani sunniti e dei Safawidi e poi Qagiari shiiti dell’Iran, come invece per l’Iberia nel 1615-1658, quando divenne de facto una provincia persiana governata da un ramo Bagratide musulmano shiita imamita!

    • mirkhond says:

      Da aggiungere che l’Iberia/Gurgistan/Kartli/Georgia fu un principato vassallo dei Safawidi dell’Iran nei secoli XVII-XVIII, aspramente conteso dagli Ottomani.
      Dal 1615 al 1658 fu governato da cadetti Bagratidi musulmani come Rostom (1633-1658), e dal 1658 al 1745 sempre da cadetti anch’essi musulmani shiiti imamiti, ma nati cristiani ortodossi e rimasti dei cripto-cristiani.
      Insomma andavano ad Isfahan per ottenere l’investitura dallo Shah e abbracciavano la Shiah Imamita pro forma, ma in Georgia promuovevano la cultura cristiana ortodossa, ogni tanto entrando in trattative anche col Papa a Roma, oltre che con lo Zar russo, l’ambiguo protettore degli Ortodossi!
      Uno di questi re Bagratidi criptomusulmani, Shahnawaz/Giorgio XI (1676-1688 e 1703-1709) fu nominato dallo Shah governatore della provincia di Kandahar e sipah salar (comandante in capo) dell’esercito persiano sempre nella suddetta provincia iraniana orientale, in quegli anni in agitazione da parte della sua popolazione Pashtun sunnita che cercava di costruirsi uno spazio autonomo tra i due imperi dell’Iran e dell’India Moghul.
      Shahnawaz/Giorgio XI fu assassinato proprio nei dintorni di Kandahar da sicari del principe pahtun e fondatore del primo regno afghano, Mirwais Khan Hotak (1673-1715), il quale inviò ad Isfahan una croce e il libro dei Salmi, ritrovati tra gli effetti personali dell’ucciso, e invitando larvatamente il suo sovrano imamita a scegliersi con più cura i governatori da inviare nel Pashtunistan!

  7. Per Moi

    “Umani e leoni saranno pure (quasi !) uguali da piccoli”

    Sospetto che a Rustaveli non lo avessero portato allo zoo da piccolo :-)

    • PFBV says:

      Nel caso di specie, Rustaveli attribuisce il detto agli eredi al trono: maschio o femmina, figli del Re, sono uguali. Appunto, la Regina Tamara, alla quale dedica il poeta della corte, Rustaveli, questa Poema: “Il cavaliere dalla pelle di leopardo” (noto anche come L’uomo nella pelle di tigre e La pelle di leopardo) – l’unica figlia, ha ereditato il trono del padre ed era nominata come Re Tamar e il figlio, suo erede, era detto figlio di Tamar, al opposto del patronimo, solitamente riferente al padre.

    • Natia says:

      Si riferisce alla forza e maestosità del leone ,re del mondo animale !figli suoi sia femmina sia maschio sarà pur sempre un leone !tutto ciò stato detto quasi undici secoli fa quando sul trono di Georgia sali unica figlia del re e divento prima regina re !

  8. jam says:

    ..alla ricerca dell’invisibile perché, utilizzando una certa intelligenza intuitiva, l’invisibile é visibile. Anzi, meglio, senza la comprensione del visibile nemmeno l’invisibile é possibile, soltanto quando la priorità non é un concetto qualunque di visibilità, ma un’amplificazione-ristringimento, soltanto allora possiamo “vedere”. La stessa cosa vale per il potere, perché anche il potere é uno spazio visivo…quindi il potere non trova in sé il suo fine, ma é il fine che senza potere é privo di forza. Ed é il fine a determinare di che tipo di potere si tratti, se un potere dalla vista buona o un potere cieco. Nell’altro post Peucezio dice: “popoli diversi che hanno maggiore o minore astuzia nell’esercizio del potere” questo perché il concetto di intelligenza e di cultura é reativo. Cio’ che per certi popoli é considerato potere e potenza, per altri invece é considerato nullità. E cosi come un gruppo é formato da individui, ed ogni individuo non é altro che un gruppo in miniatura, i gentili dovrebbero gentilmente considerare che umano significa anche collettivo e la solidarità umana é umana nella misura in cui é collettiva, altrimenti é egoismo, ego-trip. Ed ancora una volta non é la solidarietà tout-court a determinare sé stessa, ma i suoi frutti, proprio come non é l’invisibile a determinare sé stesso, bensi’ in contrario. Il nostro grado concrerto di visibilità di cio’ che ci circonda, determina la nostra capacità creante d’invisibile: l’invisibile é invisibile soltanto x’ visibile, quando entriamo nell’invisibilità totale, l’indiarsi di Dante, o il non vedere più nulla, del Profeta Mohammed, accecato dalla troppa luce al nono cielo durante il suo Miraj, volo notturno, siamo alle soglie della Trascendenza Divina, dove anche la dicotomia visibile-invisibile, non esiste più…
    ciao

  9. jam says:

    … quindi se la Iberia/Georgia era governata da musulmani criptocristiani, la badante, dicendo che loro hanno sempre avuto problemi con i musulmani, dà una versione alterata della realtà Georgiana? Prende un’avvenimento ostile facendolo diventare la regola o ché?..
    bye

    • Moi says:

      Ma “musulmani criptocristiani” significa che sono musulmani criptati da cristiani o cristiani criptati da musulmani ?

      … In ogni caso, allora non è un vizio solo degli ebrei quello di criptarsi sotto altre religioni.

      Ma se sono brave persone le religioni diverse nella forma convergono nella sostanza, no ?

  10. jam says:

    ..Iron, Lion, Zion
    Bob Marley: I gonna be Iron like a Lion in Zion..
    bye

  11. OT

    So che alcuni lettori si interessano di paleoantropologia…

    Mi segnalano l’ultimo appiglio dei razzisti (in senso rigoroso).

    Il blog “Identità.com”, che poi non ha identita.com come indirizzo, ma http://xn--identit-fwa.com/ fa un po’ ridere a vederlo, con insulti a tutti spiano a marocchini-rumeni-brasiliani-zingari ecc., comunque c’è un articolo dal tono più serio

    http://xn--identit-fwa.com/blog/2012/01/29/popolazioni-africane-non-del-tutto-umane/

    che sostiene che

    1) l’uomo moderno proverrebbe dall’Asia e non dall’Africa, in base al “ritrovamento di resti umani moderni, nella zona dell’Asia tra il Levante e la penisola arabica, risalenti a circa 100mila anni fa”

    2) il ramo di Sapiens emigrato in Africa si sarebbe mescolato con un ominide locale, differenziatosi 700.000 anni fa.

    Per l’affermazione 1), non vengono forniti altri dati

    L’affermazione 2) si baserebbe su questa fonte:

    http://blogs.discovermagazine.com/gnxp/2011/09/africans-arent-pure-humans-either/

    che a sua volta si basa su questa:

    http://www.pnas.org/content/108/37/15123

    Da notare che i razzisti nostrani si dimenticano di precisare che l’articolo su Discover Magazine parte dalla constatazione della possibilità che i Sapiens eurasiatici si sarebbero mescolati con l’Uomo di Neanderthal.

    http://blogs.discovermagazine.com/gnxp/2010/05/the-three-layers-of-the-neandertal-cake/

    E quindi l’autore dice semplicemente che sia gli eurasiatici, sia gli africani potrebbero essersi mescolati con altre specie.

    Tra l’altro, l’autore dell’articolo scientifico citato mi sembra che accetti pienamente la tesi dell’Out-of-Africa”.

    Ne sapete qualcosa?

    • PinoMamet says:

      Non ho fatto in tempo a leggere tutto, ma già il secondo articolo linkato (discovermagazine) è già sufficientemente chiaro dal titolo:
      “africans aren’t pure human EITHER”, e prosegue spiegando che si tratta di un “joke” visto che l’autore era uso scherzare dicendo che i (possibili) discendenti dell’incrocio con i neanderthaliani non erano “umani al cento per cento”.

      Insomma i primi non-completamente-umani (tongue in cheek) saremmo noi altri europei e nord-africani… e vabbè, ma alla fine la cosa vale per tutti
      (ammesso che valga).

      qualche idiota “razzista” (in senso virgolettato, e in senso proprio) deve averci capito quello che voleva.

      Citata anche una mia vecchia conoscenza virtuale, Dienekes Pontikos, un tale che per dimostrare che i greci di oggi sono discendenti al mille per mille di quelli del tempo di Socrate (per la gioia di Mirkhond ;) suppongo), ha finito per mettersi su un blog di studi genetici-antropologici non indifferenti.
      Fino a che punto si spingono le ossessioni!

      I suoi “seguaci” sono quelli che hanno individuato nel Mediterraneo orientale le mie origini
      (e a quanto pare, scopro di recente, pare che ci abbiano indovinato! almeno per un ramo della mia famiglia…)

      ciao!

      • PinoMamet says:

        Da notare che uno degli autori degli articoli “seri” è un Razib Khan, la cui foto mostra un tipico (almeno per il mondo accademico statunitense) ragazzotto asiatico- immagino di area indo-persiana, a giudicare dal cognome- decisamente “abbronzato” :)

  12. Francesco says:

    Al solito, non riesco a percepire il quid del tuo post quando tratti di religione.

    Spezzi una lancia a favore delle persecuzioni come rafforzatrici della “razza” perseguitata? O suggerisci che dure condizioni di lavoro spingano a robusta devozione religiosa? O volevi criticare il Conciliovaticanosecondismo che ha tolto nerbo alla Chiesa Cattolica?

    Oppure suggerisci alla proloco nuovi temi per le sagre estive? il Festival dei Centomila (martiri) – tra parentesi, che è una parola difficile?

    Ciao

  13. mirkhond says:

    Per Jam e Moi

    Il regno o meglio i principati che componevano l’Iberia/Gurgistan/Georgia, retti dalla dinastia dei Bagratidi (888-1801 d.C.), a partire dai secoli XI-XII, si trovarono circondati ad est, a sud e sud-ovest da emirati e sultanati turcomanni musulmani. A ciò si aggiungano i Lesghi del Daghestan, anch’essi musulmani e razziatori di schiavi nelle terre ibere!
    L’Iberia cristiana ortodossa, per secoli vassalla della Romània bizantina, nei secoli XVI-XVIII si trovò nel suo periodo più drammatico in quanto divenne posta in gioco dei due nuovi e possenti imperi turcomanni iranizzati musulmani degli Ottomani sunniti e dei Safawidi shiiti (1502-1736), i quali nella versione musulmana si riconnettevano all’antica conflittualità romano-persiana preislamica dei secoli I a.C.-VII d.C.
    L’Iran Safawide più vicina all’Iberia/Gurgistan riuscì ad avere la meglio con la conquista di Tbilisi nel 1615 da parte di Shah Abbas I (1587-1628), il più grande dei Safawidi, mentre le aree della Tao-Klarjeti, dell’Agiaristan e delle coste fino all’Abcazia cadevano in mano ottomana.
    In questa situazione di continua conflittualità il territorio ibero venne pesantemente devastato, e i sovrani Bagratidi, nonostante i continui appelli alla Russia ortodossa e al Papa cattolico, rimasero accerchiati nella tenaglia ottomano-persiana.
    Nel 1615 dicevo, Shah Abbas I, ebbe la meglio con la conquista di Tbilisi e dei principati iberi/gurgistani interni, facendone de facto una provincia persiana.
    I suoi sovrani cristiani ortodossi per salvare il proprio trono dovettero recarsi ad Isfahan o a Qom e abbracciare la Shiah Imamita, prendendo anche un nome musulmano per ottenere l’investitura feudale dallo Shah.
    Tra questi principi e cadetti, oltre a schiavi, ve ne furono molti che divenero shiiti per davvero e, insieme ad analoghi esempi armeni, finirono per formare una casta di giannizzeri persiani di cui gli Shah safawidi si servivano come comandanti delle forze armate, governatori e ministri, ritenendoli proprio perchè mamelucchi sradicati, più affidabili e fedeli rispetto all’elite turcomanna Qizilbash Alevi che pure era all’origine della nuova Persia Shiita grazie al suo grande leader e missionario Shah Ismail (1487-1524).
    Ancora oggi in Iran, nella regione di Qom, e dell’Alborz vivono molti discendenti di questi iberi musulmani shiiti imamiti a tutti gli effetti.
    Quanto ai principi bagratidi islamizzati a forza, inizialmente furono rigettati dal loro popolo rimasto cristiano e considerati degli apostati. Da qui numerose e violente campagne militari da parte degli Shah Safawidi, spesso comandate proprio dai giannizzeri iberi sovracitati e da principi Bagratidi nati, allevati, e realmente musulmani shiiti imamiti per convinzione e non per opportunismo come Rostom (forma georgiana di Rustam) (1565-1658), divenuto re dell’Iberia nel 1633-1658!
    E tuttavia i successori di Rostom, nati in Iberia ed allevati nel Cristianesimo Ortodosso, diventando candidati al trono in età adulta, venivano confermati dallo Shah solo se diventavano Shiiti imamiti. Da qui il viaggio fino a Isfahan o a Qom, dove, previa conversione alla Shiah, ottenevano l’investitura feudale.
    E tuttavia a differenza di Rostom o di altri principi nati e allevati nell’Islam, questi Bagratidi tornati in patria promuovevano l’erezione di chiese e monasteri o la
    riedificazione di quelle distrutte, promossero la liturgia ortodossa e la lingua ibera, favorendo anche l’introduzione della stampa per pubblicare e preservare i capolavori della grande letteratura ibera cristiana come il poema di Rustaveli citato da Miguel Martinez!
    Nello stesso tempo in patria riassumevano il nome di battesimo cristiano e, come abbiamo visto, uno Shahnawaz veniva chiamato Giorgio XI! E nel frattempo continuavano a trattare con la Russia e col Papa!
    C’è da aggiungere che persino i Bagratidi musulmani effettivi del 1615-1658, erano comunque molto legati al proprio popolo che li disprezzava a tal punto che grazie alla loro fede Shiita impedirono il disegno di Shah Abbas I e successori di ripopolare l’Iberia/Gurgistan con Qizilbash e altre tribù turcomanne shiite, come in parte accaduto col più meridionale Nakhcivan armeno, in maggioranza cattolico di rito LATINO, islamizzato nel XVII secolo con deportazioni, immissione di turcomanni shiiti e con la conversione alla Shiah imamita della popolazione armena cattolica rimasta (quando i Russi conquistarono il Nakhcivan nel 1828, oltre al nome, di armeno trovarono solo il 17% della popolazione)!
    Insomma i Bagratidi iberi tra il 1658 e il 1745 furono dei musulmani solo di facciata e per questioni di potere, ma nel cuore erano rimasti cristiani e in patria favorivano la preservazione della Cristianità ortodossa e non l’islamizzazione.
    Alcuni poi, ribelli allo Shah persiano, riparavano nell’impero Ottomano e diventavano sunniti per ottenere l’appoggio del Sultano per liberarsi dell’Iran!
    Insomma una politica di astuto e sanguinoso doppiogiochismo per sopravvivere COME CRISTIANI, in un’epoca in cui l’Iberia era abbandonata a se stessa, nonostante i CONTINUI appelli alla solidarietà cristiana de stà cippa!
    Fu solo all’epoca di Nadir Shah (1736-1747), l’ultimo grande sovrano dell’Iran, che fu permesso a Teimuraz II (1732-1762) e al figlio coreggente e successore Erekle II (1745-1798) di essere incoronati come re CRISTIANI nella cattedrale di Svetiskhoveli, la storica Cattedrale legata a Santa Nino e simbolo della Georgia CRISTIANA. con una grande cerimonia, il 1 ottobre del 1745!
    Per ringraziamento Teimuraz ed Erekle (Eraclio) si ribellarono allo Shah, che inviò un esercito di 30000 uomini al comando dell’ennesimo giannizzero shiita, Amilakhvari (che da cristiano era stato invece ostile all’Iran).
    L’assassinio di Nadir Shah nel 1747, e lo smembramento dell’Iran, portarono alla vittoria ibera e all’espulsione di tutte le guarnigioni persiane nel 1750.
    Il perdurare della guerra civile in Iran e l’avanzata russa nel Caucaso, modificarono l’assetto politico caucasico, salvando la Cristianità Ortodossa georgiana (come pure quella “Monofisita” armena), ma al prezzo di passare sotto una nuova sovranità, quella russa, perdendo la propria indipendenza tranne nel periodo 1918-1921 e poi dal 1991.
    ciao

    • Francesco says:

      Ehm, Mirkhond, guarda le date e un atlante: in che modo avrebbe potuto concretizzarsi una solidarietà Franca con i cristiani del Caucaso? mica c’erano l’USAF e la USN a portare in loco un paio di divisioni corazzate per difenderne l’indipendenza!

      Perchè poi ti venga da lamentare la mancanza di imperialismo franco non riesco proprio a capirlo …

      • mirkhond says:

        Sto parlando di solidarietà CRISTIANA, comprendendo la RUSSIA.
        Quanto ai Franchi, mi sembra di aver citato solo il Papato.
        Mettiti dalla prospettiva ibera.
        Questi erano letteralmente CIRCONDATI da potenze turcomanne musulmane, ed avendo pochi o nulli contatti con la Cristianità, qualunque cosa volesse dire, è comprensibile che sperassero nei miracoli. Altrimenti che razza di cristiani erano?
        Sempre riguardo al Papato, nei secoli XVII-XVIII, fu inviata in Iberia/Gurgistan/Georgia una missione teatina, ma, nonostante gli sforzi di questi missionari, la popolazione e il clero ibero, vollero restare ortodossi. Il Patriarca Antonio fu deposto nel 1762 proprio per le sue trattative unioniste col Papato!
        Consideriamo inoltre che l’Iran Safawide shiiti alevi e poi con Shah Abbas I (1587-1628) imamita, era il grande alleato MUSULMANO proprio di alcune potenze franche come il Papato stesso, Venezia e gli Asburgo, mentre la cattolicissima Francia era il migliore alleato dell’Impero Ottomano.
        Certi miracoli come le due mancate prese di Vienna nel 1529 e soprattutto nel 1683, sono spiegabili ANCHE con quest’alleanza con un’Iran SHIITA che parava il deretano a parte del Frangistan, condannando l’Impero Ottomano alla guerra perpetua su DUE fronti….
        Questa profana e provvidenziale alleanza, portò tra gli altri vantaggi, la possibilità per i sovracitati Teatini e per i Carmelitani, di poter svolgere attività missionaria proprio in Iran, limitata ovviamente alle sole comunità cristiane non cattoliche come Armeni, Iberi, Nestoriani e a quella singolare setta gnostica di origine giudaica dei Mandei (che proprio allora ricevettero l’appellativo inesatto di “Cristiani di San Giovanni”, dato il carattere “battista” della loro setta e per il ruolo che lo stesso Giovanni il Battista avrebbe in questa gnosi giudaico-mesopotamica)!
        I Teatini approfittando di tale liberalità, in realtà andavano anche nei più sperduti villaggi MUSULMANI, dove, grazie alla loro cultura, venivano spesso scambiati per medici, e se, riuscivano ad ottenere la guarigione di qualche bambino, lo BATTEZZAVANO, facendo passare la “pratica” come un esorcismo non dissimile da quello dei “colleghi” sufi….
        E ciò fino alla metà del XVIII secolo, quando con la morte di Nadir Shah nel 1747, l’Iran sprofondò in un cinquantennio di guerre civili, da cui sarebbe uscita più ridotta territorialmente e più debole, sotto la costante minaccia russa.
        Quindi qui se c’è un “colpevole” questa è proprio la Russia zarista, la grande ed ambigua protettrice della Cristianità Ortodossa che, spesso, faceva insorgere gli Ortodossi sudditi degli imperi musulmani turcomanni iranizzati, e poi, ottenuto ciò che voleva, tipo ingrandimenti territoriali e vantaggi commerciali, ABBANDONAVA quegli stessi Ortodossi alla vendetta dei loro sovrani musulmani, come nella Rumeli balcanica, nel 1770-1774, o col più terribile genocidio armeno del 1894-1922.
        Consiglio la lettura del libro “Alì Pascià di Tepelena” dello storico albanese Sabri Godo, per comprendere queste tematiche….
        I Franchi in questa vicenda e in questi contesti non li ho proprio considerati….
        ciao

        • mirkhond says:

          Tra l’altro l’epoca delle crociate “disinteressate” era passata da un pezzo e quelle asburgiche e veneziane avevano solo finalità difensive.
          Il complesso spagnolo probabilmente, se non fosse stata deviata la sua attenzione dalla scoperta dell’America, avrebbe proseguito nel Maghreb la sua “reconquista”…
          I Franchi di oggi poi non vedo cos’abbiano di cristiano, se non un paio di croci in un paio di paesi norreni protestanti, o il Nome di Dio stampato sul dollaro massonico, e infine alcuni partiti “popolari” di intrallazzatori e opportunisti.
          Non confodiamo la Nato&Company con Gesù Cristo, per favore!

        • mirkhond says:

          errata corrige: un paio di croci sulle loro bandiere in un paio di paesi norreni protestanti ecc.

        • La bandiera danese è più di una croce, è un pegno ricevuto direttamente dal Cielo, secondo la tradizione.
          All’inizio del XIII secolo c’era in Estonia la città di Reval (oggi Tallinn), avamposto danese e cristiano in una terra ancora pagana e riottosa al dominio scandinavo. All’ennesimo tentativo dei danesi di prendere il controllo sulle tribù ugriche, i locali insorsero e attaccarono Reval, riuscendo a conquistarla, a devastarne la Cattedrale e a costringere gli scampati ad abbandonarla, arroccandosi su una collina poco distante.
          Lì, strettisi attorno al clero, i danesi fecero voto a Dio di digiunare ad ogni anniversario di quei giorni per tutti i secoli a venire, in cambio della salvezza dall’attacco dei pagani. A quel punto Dio fece cadere dal cielo, sulla cima di quella collina, uno stendardo con una croce bianca su campo rosso, segno che aveva ascoltato la supplica. Di lì a poco, infatti, sarebbe giunta la flotta di re Valdermaro che, portato soccorso alla gente di Reval, avrebbe sbaragliato i pagani e ricondotto l’Estonia nell’orbita danese. Il drappo sceso dal cielo divenne la bandiera nazionale e a Copenaghen i sovrani si premurarono di chiuderlo in un luogo sicuro all’interno del proprio castello perché fosse custodito come pia reliquia per tutti i secoli a venire, in memoria del voto fatto.
          Dopo la Riforma, saltò fuori che nella capitale non era conservato nessun drappo sacro.
          Più prosaicamente, croce bianca su campo rosso era un comune stemma crociato, usato dai danesi in quanto la conquista del baltico fu portata avanti da sovrani e signori che avevano tutti preso la croce, ma che non volevano andare fino in Terra Santa.

          In attesa che qualcuno ricorra alla Corte di Strasburgo perché offeso dalla bandiera danese, c’è solo da rilevare che la Danimarca ha un tasso di secolarizzazione secondo (forse) solo alla Svezia.

        • mirkhond says:

          Ma infatti. Il mio riferimento alle Croci su alcune bandiere norrene, era diciamo, ironico proprio in virtù delle radici cristiane di cui si parla tanto oggi, soprattutto in chiave islamofobica.
          ciao!

        • Francesco says:

          Non confodiamo la Nato&Company con Gesù Cristo, per favore!

          concordo in pieno, infatti non capisco come riesci a infilare il tuo odio per l’Occidente (uso il nome nostro e non quello di altri, visto che mi sento meno estraneo di te) in una questione tra Russi, Turchi e Persiani

          tutto qui

        • mirkhond says:

          Infatti ho compreso come i Franchi qui ce li ha infilati qualcun’altro che, evidentemente li considera ancora la spada di Dio, e non riesce a cogliere la complessità di realtà estranee al suo pensiero francocentr… ehm….occidentocentrico.
          Quanto al resto che cosa può capire chi è immerso in logiche di successo turboliberista?
          tutto qui

        • Francesco says:

          Guarda che adesso vado a controllare!

          :D

  14. Per Francesco

    “Al solito, non riesco a percepire il quid del tuo post quando tratti di religione.”

    Vedo che sei uno di quei postmoderni che devono trovare un’agenda politica dietro ogni narrazione.

    Io vedo, ascolto, racconto ciò che mi ricordo.

    In realtà, la cosa secondo me più curiosa è un’altra. Cioè che nel 1948, l’Italia si riempì di manifesti democristiani per difendere la religione dagli atei comunisti.

    Oggi, vediamo come sia diversa la religiosità dei georgiani (o dei moldavi o dei rumeni) da quella degli italiani.

    E non c’entra nulla la vecchia teoria secondo cui nei paesi dell’Est è così per reazione al comunismo: nella mia limitata esperienza, le persone più religiose sono anche le più affezionate alla vecchia URSS.

    Al di là del modo in cui i comunisti e gli anticomunisti italiani immaginassero che fosse il comunismo, cos’è stato davvero il cosiddetto socialismo reale?

    • PinoMamet says:

      ” Cioè che nel 1948, l’Italia si riempì di manifesti democristiani per difendere la religione dagli atei comunisti.”

      Sì, ma dai comunisti italiani; non quelli russi (evocati come spettro malefico, certamente).
      Cioè, se i demo-cristiani italiani fossero stati tanto sicuri della religiosità italiana, avrebbero risparmiato un bel po’ di soldi in attacchinaggio.

      Questa è una cosa che i cattolici più sprovveduti non sanno, e quelli più avveduti non ammetteranno neanche sotto tortura, però.

      • Francesco says:

        Ehm, non mi pare che i comunisti, nei numerosi paesi europei in cui avevano preso il potere (o quasi) nei decenni precedenti, avessero trattato molto bene i cristiani.

        Se votare contro il PCI poteva evitare le persecuzioni e i veri e propri massacri visti altrove, era molto meglio farlo.

        Come diceva Groucho Marx, Dio non ha ordinato a nessuno di essere stupido.

        Certo che i cristiani cattolici del ’48 sapevano che la Fede sarebbe sopravvissuta anche ad un eventuale regime comunista. Ma evitarlo del tutto sarebbe stato meglio.

        “cos’è stato davvero il comunismo reale?” – bella domanda, è ormai tempo di iniziare una riflessione. che avrà senso solo se partirà dal giudizio dei Ritvan, di chi ci ha vissuto dentro, e non dai desiderata del “ceto medio intellettuale” che ha vissuto dall’altra parte, però.

        ciao

        • Ritvan says:

          —-“cos’è stato davvero il comunismo reale?” – bella domanda, è ormai tempo di iniziare una riflessione. che avrà senso solo se partirà dal giudizio dei Ritvan, di chi ci ha vissuto dentro..Francesco—
          Grazie della fiducia, fratello, ma tu dimentichi che io ero un “Nemico del Popolo”:-), pertanto non proprio imparziale nel giudicare il defunto regime.
          Sarebbe più interessante il giudizio dato da un vecchio agente della Sigurimi, la famigerata Polizia Politica del regime, riportato da un giornalista negli anni ’90. Grazie alla politica del Partito già avviata prima della distruzione del muro di Berlino, il figlio del vecchio aguzzino coi capitali del sullodato Partito aveva creato un bel bizinesse privato e il babbo viveva con lui da nababbo in villa con piscina (che nemmeno Enver Hoxha aveva ai suoi tempi) e con tutti i lussi possibili ed immaginabili, altro che le due misere stanzette dei tempi della Sigurimi. Ebbene, interrogato se si sentisse meglio adesso o prima, il tizio ha risposto:”Prima”. E all’inevitabile domanda stupita “E come mai?” rispose serafico:”Perché adesso non mi teme più nessuno”:-):-)

      • PinoMamet says:

        Vabbè, Francesco
        che i democristiani (gli antenati lontanissimi ormai dei moderni “cattolici”) non volessero essere governati dai comunisti è comprensibile
        (ma i loro timori, relativamente all’Italia, del tutto esagerati);

        ciò non toglie che c’ho ragione ;) perché se pensavano che gli atei-senza-Dio erano due o tre su mille, quei timori non li avrebbero avuti.
        Invece non solo il PCI era piuttosto forte, e temibile; ma credo che anche il polso della situazione della religiosità italiana, al netto delle posizioni politiche, fosse assai meno ottimistico di quanto i pretacci ci voglion dar da bere oggi con le loro “millenarie civiltà cristiane”.

        Millenarie vabbè, cristiane se vogliamo pure, è il fatto della civiltà che non torna troppo: la civiltà italiana non coincide mica con il catechismo!

        Comunque, la mia personale esperienza di persone dell’est conferma quella di Miguel: le più religiose (e quando lo sono, lo sono veramente, con una pratica decisamente più impegnativa di quella “nostrana”) sono anche quelle che rimpiangono di più il passato regime.

        Può essere semplicemente un fatto anagrafico, non so.

        • Francesco says:

          1) del tutto esagerati lo possiamo dire ora a babbo morto, allora avevano ragione al 1.000×1.000, tolti i troppi che invece avrebbero tanto amato restare assieme ai compagni (la cui cifra politica e umana per me resta L’Unità del giorno della morte di Stalin)

          2) la religiosità italiana in questo ha un ruolo ma non è l’unico fattore. TUTTI gli italiani che tenevano alla loro libertà votarono DC nel 1948, non certo solo i credenti fervidi

          3) strano, che mica era propaganda della CIA l’ateismo del comunismo, “l’oppio dei popoli” lo conosciamo tutti

        • PinoMamet says:

          Ti do ragione sul punto 1, sul punto 2 così così (capiamoci su cosa sia la religiosità italiana- che ha una vaga parentela col catechismo- e l’idea di libertà, che, senz’altro fraintesa, spingeva anche i votanti PCI)
          il 3 non lo capisco:
          certo che il PCI stava dalla parte dell’ateismo (in Italia, più dell’anticlericalismo, in fondo), non lo nego mica, nego invece che gli italiani fossero un popolo, complessivamente, di baciapile bigotti.
          Compresi i cattolici!

          ciao!!

        • Francesco says:

          >> nego invece che gli italiani fossero un popolo, complessivamente, di baciapile bigotti.

          Qui andiamo in difficili questioni semantiche. Il mio maestro Luigi Giussani si rese conto, negli anni ’50, che l’Italia era un paese di ateismo pratico accompagnato alla formalità religiosa … io allora non c’ero.

          D’altro canto, se dessero a me del “baciapile bigotto” lo prenderei per un complimento, visto il genere di persone che usa questi termini (UAAR e Radicali, all’incirca).

          Non che mi interessi baciare le pile (e che sono?) o tema di vedere nel mondo qualcosa che intacchi la mia povera Fede – ma piuttosto che sentirsi definire un “cristiano adulto” …

          Fatto salvo il continuo richiamo di Comunione e Liberazione a essere “uomini cristiani” e non pecoroni intruppati.

          :)

  15. mirkhond says:

    Per le mie conoscenze (limitate alla Romania), concordo con Miguel Martinez e Pino Mamet, sul rapporto Cristianità-Ortodossa/Comunismo sovietico.
    Qui credo che a soffrire fossero soprattutto i Cattolici, in quanto il loro patriarca era FUORI dal blocco sovietico e nella sfera usana…
    Mentre i vari patriarcati ortodossi autocefali e “nazionali” essendo sotto il controllo dei partiti “fratelli” sovietici, garantivano un maggior controllo e una maggior affidabilità da parte del loro gregge…
    L’unica eccezione fu l’Albania di Hoxha, spietatissima con tutti, e atea al 100%, soprattutto nel 1967-1990, anche con la maggioranza musulmana, nonostante le radici bektashi dello stesso Hoxha e di molti quadri del Partito.
    Ma su questo Ritvan sarà sicuramente più preciso….
    ciao

    • Francesco says:

      che io sappia solo l’invasione nazista spinse i bolscevichi, anzi il governo di Stalin, a riconsiderare i quasi 30 anni di durissima persecuzione per unire tutti i russi in quella che ancora oggi si chiama “Grande Guerra Patriottica”.

      in questo aiutati da Hitler che tutto sommato li voleva sterminare/sottomettere più in quanto slavi/russi che in quanto comunisti.

      quel patto prosegue ancora oggi con l’appoggio della Chiesa Ortodossa a Putin e gli ostacoli alle altre chiese cristiane.

      ma non sono un grandissimo esperto di storia

    • Ritvan says:

      —Ma su questo Ritvan sarà sicuramente più preciso….Mirkhond—
      Grazie per la Tua Fede in Me:-), fratello! Allora vado con le precisazioni:
      1. E’ vero che il regime di Hoxha abolì TUTTE le religioni a partire dal 1967, però, prima di allora l’unica a soffrire terribili persecuzioni fu quella cattolica, specie il clero. Ci furono innumerevoli arresti, moltissime condanne di cui diverse a morte. E la ragione è quella che dici tu, ossia dipendere dal Vaticano, biekissimo agente della CIA:-).
      2. Il nostro amato:-) Tirannosauro Rosso non aveva “radici bektashi”: il suo cognome “Hoxha” lo dimostra, poiché “hoxha” è un titolo religioso tipicamente SUNNITA.
      3. Un alto religioso bektashi, tale Baba Faja Martaneshi (al secolo Mustafa Xhani) fu tra i più stretti collaboratori di Hoxha durante la guerra e divenne un gerarca del regime dopo. Fu ucciso nel 1946 dal suo superiore gerarchico (nella gerarchia religiosa, non in quella degli sgherri hoxhiani) nell’ufficio di quest’ultimo, dove era andato ad impartire gli ordini del tiranno.

      • mirkhond says:

        Per Ritvan

        Grazie per le preziose notizie e chiarimenti che ci dai, contribuendo ad aiutarmi a fare maggior luce sulla storia albanese.
        Ciao e grazie!

  16. Per Francesco

    ““cos’è stato davvero il comunismo reale?” – bella domanda, è ormai tempo di iniziare una riflessione. che avrà senso solo se partirà dal giudizio dei Ritvan, di chi ci ha vissuto dentro, e non dai desiderata del “ceto medio intellettuale” che ha vissuto dall’altra parte, però.”

    Certo. Infatti ho detto che bisogna anche criticare i luoghi comuni dei comunisti occidentali. E anche da ogni giudizio sul marxismo o sulla “sinistra”, che è questione del tutto diversa.

    Io mi baso comunque il più possibile su “chi ci ha vissuto dentro”. Il problema è che i resoconti frammentari che ho, si dividono in due grandi famiglie.

    I resoconti baltici, di occupazione, resistenza e terrore.

    I resoconti sparsi di tedeschi orientali, russi, georgiani, moldavi, rumeni (e Rom jugoslavi) che sono di tenore opposto.

    I resoconti di Ritvan sono eccezionali per intelligenza e profondità, ma riguardano un paese particolarissimo.

    Io credo che la cosa più importante mai scritta sui paesi comunisti siano le opere di Aleksandr Zinoviev, che sono eccezionali perché non partono dalle chiacchiere sul marxismo, ma dall’antropologia.

    • Francesco says:

      Miguel

      la Rivoluzione Russa è accaduta nel 1917. Il Grande Terrore risale agli anni ’30.

      Quanta gente che li ha vissuti è qui per raccontarceli?

      Ciao

    • Ritvan says:

      —I resoconti di Ritvan sono eccezionali per intelligenza e profondità,
      Grazie, troppo buono! E lo stesso penso dei tuoi papiri, anche se a volte non sono d’accordo con certe tue conclusioni.

      —ma riguardano un paese particolarissimo. MM—
      Mica tanto. Solo che da noi lo stalinismo si protrasse fino alla fine degli anni ’80, tutto qui.

  17. jam says:

    ..il viaggio a Isfahan e a Qom dei sovrani Cristiano Ortodossi di Georgia per diventare in apparenza sciiti, ricevere l’investitura e quindi poter regnare, mi fa pensare ai proto-sciiti e protoismailiti. Cioé al fatto che questo Islam Imamita alle sue origini fu influenzato dai “ghulat” ed i ghulat erano a loro volta un misto di gnosi giudeo- cristiana, ortodossa, buddhismo, animismo delle steppe, mazdeismo, alawismo-nusayrir, mazdakismo, mandeismo, manicheismo ecc..cioé lo spirito multiculturalistico e multireligioso dell’iran sasanide; lo spirito neo-platonico, lo spirito dell’università e ospedale di Gundishapur.
    Poi,al xv sec Qom e Isfahan erano centri teologici maggiori, dove anche Bibbia e Vangeli erano tenuti in alta considerazione ed il ritorno di Gesù, visto in parallelo e in relazione all’occultamento dell’Imam, l’Imam nascosto, che appunto riapparirà insieme a Gesù, ed il Profeta Mohammed confermatore delle rivelazioni precedenti.
    Quindi, che sostanzialmente i sovrani restassero Cristiani Ortodossi, non era un problema, ma l’apparato esteriore doveva rispondere a esigenze politiche, amplificando paradossalmente il ruolo esoterico, batin , nascosto, della fede, cosi’ caratteristico di quei luoghi.
    “la mandorla del nocciolo del frutto della Rivelazione” rimane la stessa…
    ciao

  18. mirkhond says:

    Forse lo saprai già, ma con l’assassinio di Nadir Shah, l’Iran sprofondò in 50 anni di guerra civile tra tre dinastie, non raggiungendo più la grandezza di una volta.
    Una di queste dinastie, quella degli Zand (1750-1794) era formata da Curdi Lak, un gruppo curdo degli Zagros che abbracciò la Shiah Imamita solo in epoca safawide (1502-1736), passando in questa forma di Islam dal Manicheismo e dal Nestorianesimo!
    Ancora oggi sugli Zagros, i Curdi Lak insieme ai Lur, anch’essi iranici, sono ufficialmente Shiiti Imamiti, ma in realtà tra loro vi sono molti Ahl-i-Haqq e Jarsan, gruppi pure appartenenti alla Shiah, ma con molti elementi preislamici di gnosi manichea e zoroastriana. Del resto anche il mistico curdo Suhrawardì (1155-1191), fatto giustiziare come eretico dal Saladino, proveniva da queste aree shiite di forte retaggio gnostico.
    Ancora oggi tra Turchia, Kurdistan ex iracheno e Iran, non si sa esattamente quanti siano gli Ahl-i-Haqq e gli Jarsan, proprio per la strettissima taqiyyya con cui si avvolgono per non essere perseguitati, venendo ufficialmente, almeno in Iran,considerati Shiiti Imamiti…..
    ciao

  19. mirkhond says:

    errata corrige: taqiyya

  20. Per Francesco

    “Miguel

    la Rivoluzione Russa è accaduta nel 1917. Il Grande Terrore risale agli anni ’30.

    Quanta gente che li ha vissuti è qui per raccontarceli?”

    Che la rivoluzione russa sia stata impostata con metodi da Gengis Khan lo so benissimo. E lo sanno anche i georgiani, che hanno un rapporto estremamente complesso con il dominio russo/sovietico.

    Ma qui siamo partiti dalla religione.

    Cioè, cosa facevano gli insegnanti sovietici, che a stare a sentire le nostre cronache dovevano stare lì a dire di credere allo Sputnik e non a Dio, mentre in Italia nelle scuole si insegnava religione e si inaugurava l’anno scolastico (ancora ai tempi miei) con una bella messa?

    E ripeto, non mi sembra proprio una religiosità reattiva, ma ovvia e scontata: la storia della Georgia “è” la storia dei suoi santi e martiri.

    • Francesco says:

      è normale nazionalismo

      fino a ieri, le organizzazioni terroristiche e mafiose dell’IRA e dell’ETA erano “cattoliche”, perchè lafede cattolica era parte dell’identità che volevano affermare con metodi pubblicamente riprovati da chi, nella Chiesa Cattolica, ha il compito di guidare per scelta dello Spirito Santo. una bella contraddizione ma niente di nuovo.

      anche io sarei interessato al rapporto tra religione (nel suo duplice aspetto ufficiale e personale) e regimi comunisti, nei lunghi decenni di quelle pessime esperienze

      ciao

  21. Per PFBV

    “Nel caso di specie, Rustaveli attribuisce il detto agli eredi al trono: maschio o femmina, figli del Re, sono uguali. “

    Grazie del commento!

    PFBV è un buon conoscitore della realtà georgiana.

    Tra l’altro, senza entrare in dettagli, ci siamo conosciuti per un leale scontro in rete, a dimostrazione che ci si può capire anche al di là delle divergenze di idee.

  22. Per Nanuka

    Non ho approvato il tuo commento, perché qui si cerca di limitare i semplici insulti personali.

    Se riformuli in maniera appena più ragionata i tuoi concetti, ti faccio passare senz’altro quello che scrivi.

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