Caso Corbelli-Omoregbe, un punto di vista nigeriano

Abbiamo seguito il bizzarro caso di Kate Omoregbe, una signora nigeriana in carcere per detenzione di stupefacenti (o forse traffico, vista la durezza della sentenza), che dopo anni di permanenza in Italia, ha improvvisamente chiesto la protezione umanitaria.

La motivazione dichiarata? Un “tribunale della Sharia” oppure la sua famiglia – cattolica – vorrebbe lapidarla perché si rifiuta di convertirsi all’Islam, e perché avrebbe abbandonato, ben 15 anni fa (oppure 11, il conto varia), un marito musulmano che oggi dovrebbe avere 70-75 anni.

Siamo poi entrati in contatto con Farooq A. Kperogi, un professore della Kennesaw State University di Atlanta, negli Stati Uniti, nato in Nigeria, che aveva scritto – con un sano senso dell’umorismo – un articolo critico sulla vicenda.

A scopo di documentazione, traduciamo qui un suo nuovo articolo sull’argomento, lasciando la responsabilità dei giudizi sui vari protagonisti e sulla loro veridicità al professor Kperogi.

Personalmente, siamo meno lapidari (è il termine giusto?) nei nostri giudizi sulla signora, di cui comprendiamo benissimo il desiderio di non farsi rimpatriare. La nostra critica va casomai ai media e ai politici che hanno montato il caso.

L’articolo di Farooq A. Kperogi è uscito prima su un settimanale della capitale della Nigeria, e poi sul suo sito personale.

Il “contatto italiano” di cui parla è il curatore di questo blog.

Siccome qui si parla anche di un signore che ha richiesto asilo dichiarandosi omosessuale, viene in mente l’incredibile capacità di noi messicani di restare invisibili. Secondo il movimento Lesbico, gay, transgender, transessuale e intersessuale (LGBTTI) del Messico, solo in quattro mesi e solo nella capitale dello Stato messicano del Chihuahua (800.000 abitanti), ben 19 omosessuali sarebbero stati assassinati. Magari sarà una bufala anche quella, ma perché qui in Italia preferiscono sempre le bufale nigeriane a quelle messicane?

Miguel Martinez

La strana passione italiana per i delinquenti nigeriani
di Farooq A. Kperogi

Il mio articolo in cui svelavo la palese mendacia nelle pretese di Kate Omoregbe, la nigeriana che per ottenere asilo in Italia ha mentito, dicendo di essere stata condannata a morte da un tribunale della Sharia in Nigeria per il suo rifiuto di convertirsi all’Islam, in qualche modo è arrivato ai media nazionali italiani. Diversi quotidiani locali e nazionali ed emittenti TV in Italia hanno citato ampiamente l’articolo, spingendo a rivedere i giudizi sulla Omoregbe e i suoi sponsor.

Tra i media italiani che hanno citato ampiamente il mio articolo, troviamo CN 24TV, una televisione locale nella regione in cui la Omoregbe ha espiato la sua condana a quattro anni per traffico di droga;  Calabria Ora, un quotidiano locale della stessa regione; Lamezia Oggi, altro quotidiano regionale; Metro News, uno dei quotidiani italiani a più ampia diffusione; e Il Domani, altro noto giornale.

Il mio contatto italiano via internet, il cui messaggio email ho pubblicato qui la settimana scorsa, mi ha detto che il mio articolo ha avuto un “notevole impatto” e ha costretto i media italiani a sottoporre Franco Corbelli, capo del Movimento Diritti Civili che ha sposato la causa della Omoregbe, ad alcune mirate domande.

Lui ha condivisio con me il link all‘articolo di un’emittente televisiva italiana, in cui Corbelli lancia degli attacchi personali meschini e ridicoli contro di me, quando gli viene chiesto di rispondere ai problemi che ho sollevato nel mio articolo. Definisce il mio articolo “vergognoso e scandaloso”, un “cumulo di falsità” e mi descrive come uno “sconosciuto signore, un cosiddetto intellettuale”.

Quando i giornalisti hanno insistito perché rispondesse nel merito al mio articolo, ha cambiato la storia della Omoregbe. Non si trattava più di un tribunale della Sharia a Benin City che l’avrebbe condannata a morte per lapidazione per il suo rifiuto di convertirsi all’Islam; adesso dice che benché la Omoregbe fosse nata a Benin City, si sarebbe trasferita a Sokoto nella Nigeria nordoccidentale, dove sarebbe stata costretta a convertirsi all’Islam e a sposare un uomo anziano.

Rispondendo alla mia osservazione, che l’Islam non prevede alcun tipo di punizione per le persone che si rifiutano di convertirsi a quella religione, ha affermato che la condanna a morte contro la Omoregbe non si basava sul diritto islamico, ma su “regole non scritte” di Sokoto – altra palese menzogna.

I costumi locali della Nigeria settentrionale, che sono codificati nel Codice Penale, non prevedono alcuna punizione per chi si rifiuta di convertirsi all’Islam, o a qualunque altra religione. Inoltre, come ha acutamente osservato il mio conoscente italiano,  Adams Oshiomhole, il governatore dello Stato di Edo in cui è nata la Omoregbe, è nato musulmano ma si è convertito al cattolicesimo ed è ancora vivo. E’ interessante notare come Oshiomhole abbia vissuto  per la maggior parte della sua vita nel Kaduna, uno “Stato della sharia” come il Sokoto.

Se prestassimo credito alla storia della Omoregbe, anche  Oshiomhole avrebbe dovuto subire la lapidazione, secondo i “costumi locali”.

La stupidità e ingenuità di attivisti come Corbelli, che lascia basiti, contribuisce a rendere l’Italia una calamita irresistibile per i profughi economici e i delinquenti nigeriani, che fabbricano ogni sorta di bizzarra e infantile menzogna per sfruttare i sentimenti delle persone con autorità in Italia. La settimana scorsa ho scritto a proposito di una certa Tina Richard, che sta facendo appello contro il rifiuto della sua richiesta di asilo in Italia.

Per rendere il proprio caso allettante quanto quello di Kate Omoregbe, racconta adesso alle autorità italiane che tutta la sua famiglia sarebbe stata sterminata da un potente musulmano di Kano (che lei scrive, erratamente, “Kanu”) perché si sarebbe rifiutata di sposare l’uomo. Se non fosse misteriosamente scappata in Itali, dice, anche lei sarebbe morta. Chiaramente, non ha per nulla l’aspetto di una donna di Kano, e non sa nemmeno scrivere correttamente il nome Kano.

Ma la storia della Richard ha già trovato un gonzo di alto profilo in Italia. Il 22 settembre, il presidente della provincia di Firenze, Andrea Barducci, ha sostenuto con tutta la propria autorevolezza la sua richiesta di asilo, dicendo che la sua deportazione verso la Nigeria equivarrebbe a una “condanna verso una fine orribile”.

Un altro nigeriano dello stato di Edo, che si presenta come Joshua John Paul (chiaramente un nome inventato per fare appello alle sensibilità cattoliche degli italiani) si è guadagnato un permesso temporaneo di soggiorno in Italia sostenendo di essere un omosessuale cattolico che sarebbe ricercato dai tribunali della sharia nigeriani, per aver avuto una relazione omosessuale con un musulmano nello Stato dell’Edo! Ha presentato un annuncio della polizia, falsificato e pieno di errori, che sarebbe a suo dire apparso sull’Observer, il giornale governativo dello Stato dell’Edo, che dice quanto segue:

“Joshua John Paul viene dallo Stato di Edo in Nigeria, dalla tribù Bini, ed è di colore. E’ coinvolto in casi di molestie sessuali (omosessuali)  con Almed Suleman, la cui famiglia appartiene ad una tribù mussulmana.  John Paul ha perpetrato questi comportamenti (omosessuali) per un lungo periodo, causando dei disordini tra la comunità cristiana e quella mussulmana in Nigeria.  E’ ricercato dalla polizia. Chiunque avesse informazioni urgenti che lo riguardano, è pregato di contattare la stazione di polizia più vicina in cambio di una lauta ricompensa.

Firmato: Bashiru Mohammed Soleman.”

Qualcosa che fa piegare in due dalle risate… Chi avrebbe mai pensato che qualunque persona intelligente e pensante avrebbe creduto a questa adolescenziale e poco intelligente fabbricazione? Tanto per cominciare, i musulmani non sono una tribù; come i cristiani, sono una comunità di credenti trasversale alle divisioni primordiali di razza e di etnicità.

Poi come potrebbe il rapporto omosessuale privato tra due persone (dando per buona la storia) in appena uno dei 36 stati della Nigeria (uno stato, poi, a maggioranza cristiana) suscitare “disordini tra la comunità cristiana e quella mussulmana in Nigeria”? E quale nigeriano scrive Suleiman come “Soleman” e Ahmed come “Almed”? Troppi segni di qualcosa che non quadra.

Comunque, “Joshua John Paul” sapeva benissimo che le informazioni che forniva non dovevano essere fattuali o precise e nemmeno sensate. In Italia, sembra, tutto ciò che ti serve per ottenere l’asilo è dichiararsi vittima di qualche inesistente flagello islamico, poi affermare l’irrevocabilità della propria fede cattolica, e voilà, ti danno asilo in Italia! Joshua John Paul, in realtà, è andato oltre: ha affermato di essere gay. E così è riuscito a galvanizzare il sostegno sia delle organizzazioni religiose che dei gruppi per i diritti dei gay. Un delinquente non poco furbo!

Siccome agli italiani sembrano piacere tanto i nostri delinquenti, il governo nigeriano probabilmente dovrebbe trovare qualche modo per trasferire in Italia i tanti delinquenti che fanno strabordare le nostre carceri. Siccome il Presidente Jonathan è stato talmente spaventato dalle minacce di Boko Haram, da annullare le celebrazioni per il 51esim anniversario dell’Indipendenza, si potrebbe invocare Boko Haram come motivo per trasferire i nostri delinquenti in Italia!

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6 Responses to Caso Corbelli-Omoregbe, un punto di vista nigeriano

  1. Buleghin il vecio says:

    Ostaria numaro venti! Adeso ce faciam anche ciapar per il dedrio dal simpatico profesor negro Farooq A. Kperogi!

    Tuta colpa del Corbelli che produce corbellerie!

    Parola del Buleghin che se par avantura se ripristina la Republica de Venezia se farà de tuto per da al profesor negro Farooq A. Kperogi il titolo de “MORO DE VENEZIA”!

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  3. Marcello Teofilatto says:

    Ah, se tanta gente “de sinistra” (e non solo) si preoccupasse un po’ meno di “quello che dicono i mercati” e un po’ di più della figura dimmerda (qui ci vuole il raddoppiamento) che Kperogi fa fare meritatamente a molti di noi!
    Un saluto da Marcello Teofilatto

  4. RoyVH says:

    Al seguente link
    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2011/12-ottobre-2011/anno-due-mesi-reclusione-un-bacio-rubato-ex-1901794831511.shtml

    ho trovato un commento,tra l’altro per nulla attinente alla notizia,scritto da tale PaoloDeG che qui riporto:
    “In Francia i Mullah hanno lanciato l’urlo di guerra contro gli italiani incitando i musulmani alla guerra contro gli italiani con una strategia molto semplice : arrestare e imprigionare le italiane, anche mamme con bambini; per stuprarle derubarle estorcerle e costringerle alla prostituzione! Sulla Costa Azzurra Cannes c’è il Quartiere Generale dei musulmani attivi in questa vera e propria guerra! Gli italiani sono ignari di questa guerra e molte giovani donne e bambine sono già state sequestrata e rimangono schiave di questi schiavisti islamisti, zingari, mafiosi violenti, armati fino ai denti! Essi drogano le vittime e le tengono nella schiavitù; le costringono alla prostituzione, alla pedofilia e le usano per dare spettacoli sadistici e pedofilici in club privati! I poteri pubblici francesi considerano questi feroci mafiosi, islamisti e criminali zingari come dei gentili gigoli, perchè essi hanno la nazionalità francese! Io abito in Francia e conosco bene il mondo del crimine organizzato e del terrorismo e ho creato un sito web su questo tema : http://www.ibi.li“.

  5. Per RoyVH

    Il povero Paolo deG mi sembra che abbia le idee un po’… un po’… boh, non saprei dire esattamente :-)

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