“Terrore anticristiano”

La fantasia dello scontro di civiltà si costruisce anche così: si prende un episodio di tensione interetnica, avvenuto in uno dei tanti paesi del mondo a maggioranza islamica, e si dice, i musulmani vogliono annientare il cristianesimo.

L’episodio può benissimo essere vero (o falso). Ciò che conta è far finta di attribuirlo a un unico grandioso piano anti-cristiano; e anche nascondere episodi simili che avvengono regolarmente in altre parti del mondo. Perché l’essere umano è ovunque una bestia aggressiva, gelosa, invidiosa e prepotente (e le religioni missionarie sanno essere molto invasive).

Ecco qualche notizia da un paese orientale, che difficilmente troveremo nei telegiornali.

Tra l’altro, sono in corso trattative tra questo paese e gli Stati Uniti per avere materiali che permetteranno a questo paese di triplicare il proprio arsenale atomico.

Comunque, se pensiamo alla maniera cauta con cui la Chiesa cattolica si muove nei paesi non a maggioranza cattolica, la situazione deve essere effettivamente grave, se il presidente dell’unione dei cattolici di tutta l’India arriva a parlare di un "piano ben congegnato di terrore" e a denunciare l’applicazione della "Legge anti-conversione".

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India: è ormai operativo in tutta l’India un piano anti-cristiano

New Delhi (AsiaNews)

I nazionalisti indù “non limitano più la loro opera anti-cristiana ad attacchi sporadici”, ma hanno preparato “un piano ben congegnato di terrore ed intimidazione contro le minoranze” che in questi giorni “si sta attuando in tutto il Paese”.

E’ questo il senso della lettera aperta scritta da John Dayal, presidente dell’All India Catholic Union, a Manmohan Singh, il primo ministro indiano. I vertici politici ed amministrativi di molti Stati, scrive l attivista, ed il loro sistema giuridico pieno di pregiudizi sono causa di paura ed insicurezza per le minoranze religiose ed etniche, che sono costrette a vivere in condizioni terribili. Signor primo ministro, aggiunge, lei è di sicuro al corrente della politica a senso unico che ha preso piede nel Rajasthan e che mira solo ad aumentare la tensione etnico-religiosa nella zona: il caso della missione Emmanuel oltre all’introduzione della Legge anti-conversione lo dimostrano e non hanno bisogno di altri commenti. Altri due episodi, però, hanno procurato grave preoccupazione in tutti noi.

Il primo, spiega, è stata l’aperta manifestazione di violenza degli attivisti del Rashtriya Swayamsevak Sangh [Rss, formazione paramilitare di nazionalisti indù ndr] che hanno marciato armi in mano a Jhansi, nell’Uttar Pradesh, in occasione delle elezioni statali. Questo rappresenta una grave violazione al Decreto sulle armi in vigore nell’Unione, ma nessuno ha fatto nulla per fermarli. L’Uttar Pradesh non è neanche governato dal Bharatiya Janata Party (Bjp, il più grande partito politico indiano, di cui l’Rss è il braccio armato ndr) e può immaginare da solo cosa sarebbero in grado di fare con un eventuale patrocinio politico.

Il secondo caso, racconta, è più grave e violento, anche se in maniera diversa: la confisca da parte del governo del Gujarat del lebbrosario di Ahmadabad e l’allontanamento delle sei suore cattoliche che lo mandavano avanti. Le religiose sono state persino cacciate dal Convento Ave Maria, l’istituto che è stata la loro casa per 60 anni. La storia delle suore inizia infatti nel 1949, subito dopo l’ Indipendenza, quando il governo dell’allora Bombay invita il padre gesuita Villalonga a fermare la minaccia della lebbra nella città di Ahmadabad. Con l’aiuto delle suore francescane di Kumbakonam, guidate da suor Naemi, il sacerdote si lancia nell’impresa.

Il governo ed il vescovo firmano un permesso sanitario, rinnovabile ogni cinque anni, che dà alla struttura la dignità di lebbrosario governativo. Le suore iniziano il loro lavoro che, dopo 60 anni, è leggendario nella zona ed il permesso viene rinnovato sempre, senza problemi. Fino allo scorso mese, riprende Dayal, perché, se anche le suore non avevano alcun sospetto quando la Commissione salute ha chiesto di rivedere il permesso, capiscono la situazione quando arriva una lettera del governo che chiede ad una dottoressa laica del lebbrosario di prendere in gestione la struttura. Nello stesso tempo, alle suore vengono dati due giorni per liberare il convento.

La Commissione sanitaria, continua, non concede loro il rinnovo del permesso e spiega che non può fare nulla per il caso, perché gli ordini sono stati dati dall’alto. Le vittime di tutto questo non sono le suore, ma i lebbrosi. E’ evidente che l’unico motivo per cui le religiose sono state trattate in questo modo è la loro religione, perché il governo non può ritenere un lebbrosario un luogo adatto all evangelizzazione.

Questi, signor primo ministro, conclude, non sono segnali di una insofferenza religiosa e non fuochi fatui. Questa è una campagna basata sul terrore contro la nostra comunità, anche se gli avvenimenti sono divisi fra di loro da tempo e spazio. Chiedo a lei l’invio di un segnale forte che possa fermare i colpevoli e rassicurare le vittime. (AsiaNews del 6 aprile 2006) 

Dimenticavo: ieri, 2 maggio, gli israeliani hanno ucciso due persone e ferite tre con un missile nel campo profughi di Jabiliya.

Il giorno prima, gli israeliani avevano ucciso una madre di 41 anni a Tulkarem.

Il ministro della Sanità palestinese annuncia che – grazie alla chiusura delle frontiere e al boicottaggio europeo – le scorte di medicinali sono quasi finite.

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6 Responses to “Terrore anticristiano”

  1. utente anonimo says:

    È interessante vedere come il bjp, partito del nazionalismo indù, sia stato anche quello che più ha premuto sull’acceleratore delle riforme economiche volute dagli organismi internazionali. Un nazionalismo la cui agenda economica è stata dettata dall’esterno! Davvero istruttivo. Chi segue la politica indiana afferma che anzi l’imprevista sconfitta elettorale di questo partito alle ultime elezioni, sia dovuta proprio al cambio di voto strati umili della popolazione maggiormente colpiti dalla politica economica sostenuta dal bjp.p

  2. utente anonimo says:

    Io trovo spiazzante il tuo post, Kel.

    Sei repentinamente ed inaspettatamente passato da uno scenario ad un altro. Con un breve finale in corsivo, con un ” Dimenticavo..”, hai ricordato la differenza che c’è tra il terrore, magari esagerato, alimentato dall’ipotesi dell’esistenza di una miscela esplosiva ed il terrore provocato dal reale, sistematico, attuale succedersi di esplosioni e di morti.

    Aurora.

  3. utente anonimo says:

    Miguel, facendo una veloce ricerca sui due fatti che citi alla fine del tuo post, al momento mi sembra sia piu’ corretto puntualizzare che:

    Sui 2 palestinesi morti a Jabiliya sembra ci siano molte diverse versioni. La maggioranza delle versioni (anche di provenienza medio orientale) sembra escludere la mano israeliana.

    La madre di 41 anni morta era la suocera di un ricercato che si nascondeva nella sua casa. Di fronte al rifiuto di uscire dalla casa, dopo piu’ di una ora di trattative, gli israeliani hanno aperto il fuoco. Il ricercato e’ stato arrestato.

    Non che questo cambi le cose per i morti, ma mi sembra piu’ equo riportare i fatti piu’ dettagliatamente.

    Manti

  4. utente anonimo says:

    p.

    l’economia indiana ha stagnato per mezzo secolo, grazie alla sua particolare versione del socialismo. E senza apprezzabili effetti sul tenore di vita delle classi umili.

    Un serio partito nazionalista cerca di dotare il suo paese di uno status economico dignitoso, non si accontenta della bomba atomica. Non è colpa del BJP se il capitalismo produce molta più ricchezza delle altre forme di produzione.

    Francesco

    PS bello come nessuno commenti maltrattamenti e persecuzioni ai danni dei cristiani, colpevoli solo di seguire una religione. non sono abbastanza innocenti?

  5. kelebek says:

    per Francesco,

    commento invece volentieri la questione della persecuzione dei cristiani.

    Credo che abbia diversi aspetti.

    1) Esistono antiche comunità cristiane in Oriente (anche in India). Il loro diritto a esistere va sempre difeso, punto e basta.

    2) Accenno soltanto all’ovvio legame che è esistito, con alti e bassi, tra missioni e imperialismo, in particolare nel continente americano, in Africa e in Cina, meno in India.

    3) A parte le questioni teologiche, esiste però una profonda differenza tra le comunità cristiane autoctone e le forme – tra loro diversissime – di cristianesimo di importazione. I cristiani malabariti sono una “casta” indiana, i missionari stranieri sono stranieri.

    4) Il problema principale è che in società che non hanno i sistemi statali nostri – scuola, pensioni, lavoro sicuro, ecc. – sono i legami familiari e di costume a permettere alle persone di sopravvivere.

    5) La conversione è traumatica, perché spezza questi legami. Tra i Kikuyu, non c’era problema a credere in Gesù, i problemi sono nati quando i missionari hanno cercato di vietare la circoncisione femminile, che spezzava i sistemi matrimoniali. Sono nate così chiese autoctone “circoncisioniste”, ma anche il massacro di molti convertiti. Non sto dicendo ovviamente che i missionari facevano male, sto solo esponendo il problema.

    6) Anche in Cina, il problema non era la fede – cosa a cui i cinesi sono sempre stati indifferenti – ma il divieto del culto degli antenati, che distruggeva i legami di clan.

    7) In Messico, il cattolicesimo si è adeguato da secoli ai costumi tradizionali; ma la conversione all’evangelismo distrugge i riti che sono alla base della rotazione delle terre, e quindi l’agricoltura.

    8) La Chiesa cattolica, in India, è stata molto meno distruttiva dell’evangelismo; ci sono stati missionari di grande onestà e correttezza, che hanno saputo evitare di fare proselitismo.

    9) L’induismo si basa sulla divisione di caste e di comportamenti, per cui è ovviamente tollerante, purché non si cerchi di convertirli… ma il fondamentalismo induista, proprio perché nega le caste, deve trovare un nemico esterno. Ed è facile trovarlo nei missionari, che magari si dedicano semplicemente ad aiutare i lebbrosi schifati e schivati da tutti.

    Miguel Martinez

  6. utente anonimo says:

    Miguel,

    mi dipingi società di formiche, in cui evadere dal “posto” (religioso, sociale, etnico) in cui si è nati è impossibile.

    A me fanno orrore. Vanno riformate, abolite nel più beve tempo possibile, lasciato che gli umani possano vivere in modo adeguato alla loro natura.

    E non sono più un ingenuo individualista smithiano.

    Francesco

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