Dialog, o come si organizza chi conta

Una cosa che mi ha sempre affascinato è l’invisibilità scelta di certe persone. Come quando su certe ville immense a Firenze, mettono fuori un cartello per i lavori; e c’è il nome del proprietario. Lo vai a cercare nei motori di ricerca, e non trovi quasi nulla.

Stessa esperienza, facendo l’interprete, che a volte capita di mediare linguisticamente tra persone che trattano affari palesemente enormi.

Poi pensate all’enorme visibilità che hanno nei media piccoli tifosi estremisti e mezzi delinquenti e stravaganti più o meno innocui.

Scopro questo articolo su Megachip, ho approfittato subito della ““licenza d’uso gratuita non “in esclusiva” che non prevede acquisizione di copyright” che si trova in fondo. Mentre noi stiamo qui a parlare di risse, furtarelli e insulti sui social, quelli che contano si incontrano a Dialog, ma appena vengono avvistati – con enorme difficoltà – si sciolgono nelle nebbie, per non farsi vedere.

Qui potete approfondire i Dialog Files.

Bilderberg? È vecchia. Davos? È noiosa. Benvenuti a “Dialog”


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15 Agosto 2026 – 22.52


di Glauco Benigni.

Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati i Summit del Novecento, finiti dritti nell’archivio della nostalgia geopolitica. Oggi l’Élite che conta davvero, quella che non perde tempo con i comunicati stampa, che detiene le chiavi d’accesso sia al capitale finanziario sia ai codici dell’Intelligenza Artificiale e che decide se e quando fare le guerre, si riunisce altrove.

Benvenuti a Dialog, il forum segretissimo creato dal miliardario anarco-libertario Peter Thiel e dall’imprenditore dei dati Auren Hoffman, diventato a tutti gli effetti la nuova “Assemblea Segreta del Complesso Militare Tecnocratico” (come già spiegato nel mio recente libro “Webcracy”).

Mentre il mondo si arrostisce al sole metallico del Ferragosto 2026 o scivola distrattamente tra un videoclip e una news su un social e l’altro, dal 12 al 16 agosto i padroni dell’algoritmo, dell’energia e della finanza, più i generali della NATO e una pattuglia di politici occidentali di prima fascia, si erano dati appuntamento in Irlanda. Per l’esattezza nella lussuosa tenuta di Powerscourt, nel verde isolato della contea di Wicklow, a due passi da Dublino. Il piano originale era rigorosamente “top secret” fin quando un clamoroso incidente informatico ha trasformato il meeting riservatissimo nel caso mediatico e politico dell’anno.

Lo scoop del data-leak: quando l’élite della privacy rivela la password

C’è un’ironia sottile, ai limiti della poesia popolare, in tutta questa storia: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Stiamo parlando di una riunione ideata da Peter Thiel — il fondatore di Palantir, titano della sorveglianza di massa e della guerra digitale — in cui agli ospiti veniva chiesto di firmare accordi di riservatezza draconiani e di consegnare smartphone e tablet prima di sedersi al tavolo. Ebbene, questo tempio dell’inviolabilità informatica è crollato per colpa di un banale errore di configurazione: un database su Airtable (una specie di Excel evoluto) lasciato spalancato e liberamente accessibile online.

La falla è stata individuata e i dati rinvenuti sono stati resi pubblici dall’attivista informatica e hacker maia arson crimew. Maia è un personaggio: una donna trans nata in Svizzera, che usa esclusivamente le lettere minuscole quale gesto simbolico per rifiutare l’importanza attribuita al Nome Proprio, alla centralità dell’Ego e alla rappresentazione formale borghese/istituzionale. Divenuta famosa nel 2021 per aver reso nota la lista No-Fly del governo statunitense, l’attivista ha dichiarato di aver trovato l’accesso alle liste di Dialog partendo (ma guarda un po’) da una segnalazione anonima. Nel giro di poche ore, le inchieste investigative di testate come WIRED, Forbes e del quotidiano irlandese The Journal hanno svelato ciò che avrebbe dovuto rimanere sepolto sotto strati di Segreto di Stato: l’elenco completo dei 222 invitati, i dossier interni di profilazione e l’agenda dettagliata dei lavori. Che meraviglia!

I documenti rivelavano che Dialog gestisce persino un algoritmo interno per profilare gli ospiti: ogni partecipante veniva classificato in base a ricchezza, grado d’influenza politica e inclinazioni ideologiche per stabilire dove sedersi a tavola, con chi parlare e persino per offrire un bizzarro servizio interno di “ricerca di affinità”. A differenza di un normale convegno d’affari o di una conferenza geopolitica, i form di registrazione su Airtable chiedevano esplicitamente ai partecipanti di specificare dettagli personali e la propria disponibilità a partecipare a programmi di abbinamento sia erotici che politici, gestiti direttamente dall’organizzazione. Nel modulo di iscrizione ai partecipanti veniva chiesto se fossero “in cerca d’amore” e se volessero essere inseriti nei registri per single. Ma non solo: l’obiettivo era creare sinergie strategiche e ideologiche. Ad esempio, mettere allo stesso tavolo un politico in cerca di finanziamenti con un investitore della Silicon Valley sensibile alle stesse battaglie, oppure far incontrare il dirigente di una startup di droni militari con un generale della NATO interessato alle sue tecnologie. Semplice, no?

Non conferenze, ma “Azione Diretta”: il menù dei Padroni della guerra

Se a Davos ci si ammanta di retorica sul cambiamento climatico, a Dialog le maschere sarebbero cadute. Il format non prevedeva lezioni frontali o noiosi panel, ma piccoli tavoli di discussione da 8-12 persone guidati da un moderatore. Dalle schede emerse da Airtable, i temi in agenda a Dublino sembravano usciti direttamente da un romanzo distopico o meglio da un “manuale di sopravvivenza per oligarchi”. Ecco la lista…

“Navigating WW III” (Orientarsi nella Terza Guerra Mondiale): Una guida pratica per gestire i mercati e le infrastrutture mentre il pianeta brucia e i suoi abitanti scompaiono.

“Battlefield Technologies”: Come integrare l’Intelligenza Artificiale, i droni autonomi e la potenza di calcolo nei sistemi d’arma della NATO e dell’intelligence.

“Bring Back Nuclear”: Il rilancio del nucleare come unica fonte energetica in grado di soddisfare i mostruosi consumi di elettricità dei data center per l’AI.

“It’s Fun to Be in Charge”: Una disinvolta riflessione su come esercitare il potere autocratico e tecnocratico senza la seccatura dell’opposizione parlamentare.

“Build-a-Cult”: Una sessione su come costruire movimenti ideologici o para-religiosi digitali, moderata ironicamente dai fondatori di app di preghiera come Pray.com.

L’obiettivo dichiarato non era il dibattito accademico dunque, ma quella che nei documenti viene definita “Direct Action”: creare un canale direttissimo tra chi produce tecnologia militare e chi detiene i bilanci/budget di Difesa delle superpotenze.

I VIP presenti

Il parterre svelato dai file è una fotografia di gruppo di un certo Potere Occidentale. Tra gli invitati figuravano il generale Alexus Grynkewich (comandante supremo delle forze NATO); l’ex generale Stanley McChrystal e perfino attori hollywoodiani come Joseph Gordon-Levitt e Josh Brolin, arruolati nell’orbita tech per il loro peso mediatico. Tra i “politici” USA nel dossier “invitati” si rinvenivano: il Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent; il senatore repubblicano, Ted Cruz; l’ideologo della sinistra liberal, Ezra Klein; il senatore democratico, Cory Booker; il direttore dell’intelligence nazionale USA, Tulsi Gabbard; il deputato democratico, Jim Himes; l’ex segretario al Tesoro, Larry Summers e (come poteva mancare?) il genero di Trump, Jared Kushner. Tra le personalità saudite: la Principessa Reema bint Bandar Al-Saud, ambasciatrice in USA e il Principe Turki al-Faisal, ex capo dei servizi segreti sauditi (GIP) e storico ambasciatore a Londra e Washington. Tra i politici europei: Jens Spahn, membro del parlamento tedesco ed ex Ministro della Salute; Tom Tugendhat, deputato britannico del Partito Conservatore ed ex sottosegretario alla Sicurezza del Regno Unito; Matt Clifford, consigliere del Primo Ministro britannico per le strategie sull’Intelligenza Artificiale.

E l’Italia? Le location da sogno e i dossier riservati

In questo scacchiere euroatlantico/saudita, qual è la posizione dell’Italia? Negli elenchi trapelati non comparivano ministri di primo piano del nostro governo, ma la presenza del Belpaese era tutt’altro che marginale: rinvenibile su due livelli strategici.

Il primo è quello logistico ed estetico. Prima di approdare in Irlanda, uno dei vertici preliminari più esclusivi e blindati di Dialog si è tenuto in primavera a Venezia, nella cornice del San Clemente Palace, situato su un’isola privata della laguna tra la Giudecca e il Lido. L’Italia offre l’ambientazione perfetta per le élite che desiderano discutere di transumanesimo ed economia bellica circondate dal lusso e lontane da sguardi indiscreti.

Il secondo livello riguarda gli apparati d’intelligence e gli esperti di geopolitica. Nei documenti compaiono contatti e profili di accademici e diplomatici italiani afferenti alla NATO Defence College Foundation di Roma, interpellati in veste di consulenti su temi caldi come la sicurezza delle rotte marittime nel Mediterraneo e l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla guerra cibernetica. I dati confermano una tendenza precisa del club: l’assenza di esponenti della politica parlamentare italiana “di facciata”, a favore di figure inserite nei circuiti della finanza internazionale e degli apparati di analisi strategica legati all’asse NATO.

Una vittoria della Società Civile

Testate come The Journal, l’Irish Examiner e l’emittente nazionale RTÉ hanno confermato che la maxi-conferenza prevista nella tenuta di Powerscourt dal 12 al 16 agosto non si è tenuta nella forma e nella sede originarie. Già a inizio luglio, travolta dalle proteste della politica locale e degli attivisti dopo le rivelazioni di WIRED, la direzione del resort a 5 stelle ha diramato una nota ufficiale dichiarando annullata la prenotazione dell’organizzazione.

Negli ultimi giorni inoltre, quotidiani come l’Irish Examiner hanno ripreso la vicenda evidenziando il clima politico rovente generatosi in Dáil Éireann (il Parlamento irlandese). Deputati dell’opposizione (in particolare di Sinn Féin e del People Before Profit) hanno chiesto conto al governo delle misure di sicurezza e della presenza di esponenti NATO e contractor militari sul suolo irlandese, definendo la vicenda un insulto alla storica neutralità dell’Irlanda.

Gli analisti della stampa investigativa locale e internazionale concordano però su uno scenario: l’evento di massa da 222 persone a Powerscourt è stato annullato, ma la rete si è mossa nell’ombra. La stampa irlandese evidenzia come sia prassi consolidata per questo tipo di network non annullare mai del tutto i vertici, bensì frazionarli. Anziché la grande convention con 200 ospiti a Dublino, la cerchia ristretta (i fondatori Peter Thiel e Auren Hoffman con i delegati di massimo livello) si è quasi certamente riorganizzata in piccoli gruppi presso residenze private o location ancora più blindate e non tracciate.

Ecco perché i quotidiani irlandesi non stanno raccontando la “cronaca dell’inaugurazione”, ma la vittoria politica e mediatica che ha costretto il vertice della Silicon Valley a smantellare la sua sede ufficiale in Irlanda per rintanarsi in sessioni private ed estemporanee altrove.

Fra qualche giorno ne sapremo di più.

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229 risposte a Dialog, o come si organizza chi conta

  1. Puffo giardiniere scrive:

    Raggelante, nonostante i 29 gradi in casa.

    • Paolo Cavestro scrive:

      La globalizzazione è un fenomeno molto più antico ( e raccapricciante) di quanto si possa pensare…Essa è iniziata con la nascita dei primi culti monoteisti ( zoroastrismo e giudaismo) con il loro “Dio unico” tirannico, sanguinario e oppressivo,volto a distruggere con arroganza, tracotanza e violenza le “malvagie divinità pagane” e i loro “biechi adoratori” perché il suo regno di terrore incontrastato non abbia mai fine… è continuata con altri culti globalisti ( anche se in questo caso non monoteisti,come il buddismo e il giainismo…) è andata avanti con i figli del giudaismo ( cristianesimo,islam, satanismo,luciferianesimo, gnosticismo e massoneria…) e oggi sta raggiungendo la sua fase terminale,con la quarta rivoluzione industriale portatrice di tecnologia oppressiva e schiavizzante ( computer e smartphone sono mille volte peggio della droga….) e nei sogni degli abramitici si concluderà con l’avvento del loro disgustoso amichetto Anticristo/Bestia 666 e del suo ripugnante regno di terrore e infine con la vittoria finale degli altrettanto disgustosi amichetti Yahwehallah e Gesù Cristo,che instaureranno il loro ripugnante regno di terrore incontrastato prima per un periodo di mille anni e poi in eterno. ( Ovviamente anche 40 anni di regno di terrore incontrastato del ripugnante mahdi musulmano e dell’altrettanto ripugnante maitreya buddista è orribile.)Capite che significa tutto ciò??? Almeno oggi se un bielorusso è stufo di Lukashenko ( che pure è un ripugnante schiavo leccaculo di Putin) può sempre levarsi dalle palle e trasferirsi in un altro paese a sua scelta… Invece se davvero ci sarà la tirannia universale di Yahwehallah/Gesù Cristo/mahdi/maitreya/Ashtar Sheran/satana/lucifero/anticristo bestia 666/saoshyant/kalki e ( come il sottoscritto) tu odi questa tirannia universale non ci sarà più posto dove fuggire,dove nascondersi, perché il tiranno megagalattico e i suoi schiavetti angeli/demoni/alieni/la minchia che vi pare ti troveranno sempre e ti distruggeranno. A voi monoteisti di Kelebek questa dittatura cosmica potrà anche piacere. A me no. Io disprezzo TUTTE le tirannie sia “laiche” che religiose.

      • Paolo Cavestro scrive:

        Non importa che un padrone sia “buono” o “cattivo” o un giogo possa essere “leggero” o “pesante”… è sempre meglio NON avere né padroni né gioghi. E un “despota illuminato” rimane pur sempre un despota.

  2. firmato winston scrive:

    Nel ragionamento pero’ mi pare ci sia un piccolo difetto: il tecno-miliardario Peter Thiel per quel che ne ho capito ha delle idee che sono diametralmente opposte a quelle globaliste dei vari Davos, dei Great Reset Schwabiani o del Club di Roma, dei Bilderberg eccetera, ai quali viene accomunato nell’articolo: per Peter Thiel l’anticristo e’ la globalizzazione uniformizzante, e’ il governo mondiale, e’ l’annullamento di quelle differenze che rappresentano il motore della vita.

    Inoltre e’ uno dei sostenitori di quell’ambiente delle criptovalute che, velleitario o no che sia, snaturato o no che sia stato, e’ nato pero’ proprio nel tentativo di liberarsi e decentralizzarsi dal giogo del sistema finanziario bancocentrico, privato o pubblico che sia, che pretende di controllare e controlla, lucrandone un aggio sempre crescente, ogni minima transazione fra le persone, nella volonta’ di pianificare centralmente l’armonia universale e il paradiso in terra (intanto guadagnandoci e distribuendo soldi e potere alle sua caste dirigenti), e che tanto piace alle tecnocrazie tradizionali.

    La questione e’ complessa e il problema e’ un altro, come direbbe Cacciari…

    • Puffo giardiniere scrive:

      “Una disinvolta riflessione su come esercitare il potere autocratico e tecnocratico senza la seccatura dell’opposizione”

      Ma va la’ Winston!
      Ma sai leggere?
      Dalle mie parti dicono “ma va a strulgar coi can al lusor d’luna”
      Ma vai a strologare coi cani alla luce della luna.

      • firmato winston scrive:

        Senti ma perche’ ce l’hai proprio con me (perche’ sei veramente aggressivo e offensivo) e stravolgi ogni volta il mio pensiero nel suo contrario solo per attaccarmi ciecamente, quando peraltro condividiamo il 90 per cento delle cose?

        E perche’ il nostro gentile ospite Miguel fa finta di non sentire e di non vedere?

        Ripeto: il fulcro e’ che l’anticristo di Thiel e’ antiglobalista e anti-uniformante, il che da un lato lo pone in aperto contrasto con tutti gli altri movimenti a cui l’articolo di Miguel, e quindi Miguel, lo accomuna, ma fa sorgere un sacco di problematiche auto-contraddittorie che sono eventualmente seriamente discusse ad esempio qua, tanto per avvicinarsi all’argomento:
        https://lisandermag.substack.com/p/peter-thiel-e-limminenzaimmanenza

        A te il globalismo uniformante piace? Non credo. Allora perche’ te la prendi anche quando si condivide il tuo pensiero? Dai l’impressione di partire lancia in resta veramente e letteralmente per “partito preso”, una volta che hai incasellato qualcuno o qualcosa in un certo modo non c’e’ piu’ niente ne’ alcuna evidenza che ti possa schiodare e rendere aperto e comprensivo al dialogo, fai solo monologhi propagandistici. Sinceramente cosi’ non dai l’impressione di essere del tutto in possesso delle facolta’ mentali, e neanche una brava persona, e non so perche’ spreco tempo a risponderti, e’ che a un certo punto ho l’impressione di essere io il deficiente, cosa che a te immagino non capiti assolutamente mai.

        Thiel peraltro afferma anche di non credere piu’ nell’efficacia della democrazia come barriera anti-totalitaria e anti-uniformante, sei sicuro che sia un’opinione sbagliata a priori? Le nostre democrazie sono sempre piu’ dittature della maggioranza, o meglio di una minoranza sempre piu’ relativa e sempre piu’ lontana dalla vita reale delle persone “normali” nella loro multiformita’ (ma anche se fossero ampie maggioranze non cambierebbe nulla nel ragionamento!). Il lasciare che ognuno possa vivere come vuole nei limiti del non danneggiare troppo gli altri e’ reso sempre piu’ difficile se non impossibile, perche’ qualsiasi comportamento alla fine e’ considerato dannoso e da regolare e vietare, e’ sotto gli occhi di tutti.

        • Puffo giardiniere scrive:

          Veramente non ce l’ho con te.
          Per il resto non è vero che abbiamo le stesse idee. Più che altro non si capisce che idee tu abbia. Ma di solito non concordo.
          Guarda che quell’espressione significa soltanto che il tuo ragionamento è assurdo.
          Come fai a dirti anarchico e contemporaneamente giustificare un autocrate e in più tecnocrate?

          • firmato winston scrive:

            Ma come te lo devo scrivere che a quel che ne so io, e qualcosa ne so perche’ ho cercato di informarmi direttamente, l’autocrate in realta’ e’ contro la globalizzazione, l’uniformazione e pure la democrazia populistica quando da’ il potere a personaggi o maggioranze che sono o si comportano come Mussolini o Hitler (si’, sono stati democraticamente eletti anzi plebiscitati a furor di popolo).

            Preso atto di questo, perche’ non si puo’ discutere di come mai un personaggio del genere si metta a sviluppare strumenti che intrinsecamente servono al controllo per evitare la vittoria dell’uniformazione, del globalismo e del populismo autoritario? Perche’ e’ proprio quello che dice di voler fare e star facendo.

            L’argomento non e’ banale, e sarebbe interessante.

            Io non sono anarchico, e non mi piacciono le etichette e gli incasellamenti ideologici.

            L’anarchismo collettivistico poi lo detesto, trovo sia una contraddizione in termini.

            • firmato winston scrive:

              Quello delle corporazioni mussoliniane, per intendersi (vedi ugo spirito, per l’ennesima volta…)

            • Puffo giardiniere scrive:

              Le contraddizioni sono la tua specialità.
              Non nel senso di volerti criticare, si tratta solo di come percepisco le tue affermazioni in generale.
              Spero solo che Thiel o chi per lui non abbia in mente di far scoppiare una guerra mondiale per motivazioni antiglobaliste.
              Perché io sono un pacifista gandhiano prima di tutto.
              😇

              • Puffo giardiniere scrive:

                Chi per lui o lui per chi.
                Ho il dubbio che dietro di lui ci sia ancora un altro strato di potere inaccessibile.

              • Paolo Cavestro scrive:

                La resistenza “passiva” di Gandhi consisteva nel rifiutarsi di pagare le tasse al governo coloniale inglese,a resistere all’arresto ( senza ferire o uccidere gli sbirri, però rifiutandosi comunque di collaborare con loro…) Se qualcuno facesse resistenza passiva gandhiana contro il governo di Giorgia Meloni,lei e tutta la sua claque lo etichetterebbero in un nanosecondo come “pericoloso terrorista sovversivo”

              • Paolo Cavestro scrive:

                Ovviamente se al governo ci fosse Elly Schlein e qualcuno facesse resistenza passiva gandhiana contro il suo governo,anche lei e la sua claque lo etichetterebbero in un nanosecondo come “pericoloso terrorista sovversivo”

              • firmato winston scrive:

                Come abbiamo GIA’ detto, Ghandi non era pacifista, era non violento.
                Ghandi non si girava da un’altra parte quando vedeva una violenza, come in effetti tendono a fare i pacifisti.
                Tu non sei Ghandiano.

              • Puffo giardiniere scrive:

                Oh, adesso salta fuori che Gandhi era un violento….

              • Moi scrive:

                Ahimsa (in Sanskrito अहिंसा, Ahiṃsā) NON è “Irenismo” …

              • firmato winston scrive:

                Eccoti di nuovo a merre in bocca atrui il contrario di quel che ha detto e quel che ti fa comodo a te per attaccarlo, a neanche una riga di distanza: Gandhi era “non violento”, non “violento”.
                L’argomento e’ non banale, e hanno gia’ cercato di spiegartelo in tutti i modi: se tu vedi una persona che viene picchiata in strada da una banda di bulli, cosa fai?
                Gli dai un altro da picchiare? Aspetti che lo ammazzino per dargli degna sepoltura?
                I pacifisti sono quelli che rifiutano sempre la violenza.
                E’ successo anche ai tempi di Hitler: i pacifisti hanno abbozzato a tutte le sue prepotenze, finche’ non ha creduto di aver licenza di poter fare cio’ che voleva, e i risultati si sono visti. Non conosci neanche minimamente la storia.

              • Puffo giardiniere scrive:

                Gandhi, ma non fatemi parlare di Storia, perché altrimenti si capisce che non ne so niente, aveva boicottato il sistema industriale tessile inglese

                Gandhi ribadì di voler condurre la lotta indipendentista con metodi non violenti, ma aggiunse alla disobbedienza la pratica dello Swadeshi, grosso modo traducibile con “indipendenza economica”, basata sul boicottaggio delle merci inglesi.

                Per sviluppare lo Swadeshi era essenziale non acquistare tessuti delle aziende straniere, per cui Gandhi propose che ciascun indiano imparasse a filare il cotone con il charka, l’arcolaio a ruota. Egli stesso dedicava almeno un’ora al giorno alla filatura e prese l’abitudine indossare un abito contadino, chiamato dhoti, fatto in khadi, il tessuto ottenendo filando il cotone con il charka. Non a caso, l’immagine più nota di Gandhi è quella con l’abito in khadi

                continua su: https://www.geopop.it/mahatma-gandhi-biografia-e-pensiero-in-breve-del-leader-indiano-sostenitore-della-non-violenza/
                https://www.geopop.it/
                E io cosa dico? Dico decrescita e low tech.
                Quindi boicotto nel mio piccolo. Di una piccolezza veramente microscopica ma che mi fa sentire abbastanza a posto con la mia coscienza.
                L’industria della carne in maniera integrale.
                Altre industrie in modo parziale, riducendo i consumi.
                La partita che si gioca qui e adesso è molto più grave rispetto a quella che si è giocato Gandhi.
                Qui ci si gioca l’estinzione.
                Rispetto a questa partita, caro Winston, sei tu che ti giri dall’altra parte.

              • firmato winston scrive:

                @Moi, e’ “non uccidere”, “non nuocere”, no?

                wiki:
                Ahiṃsā (devanagari अहिंसा) è un termine sanscrito generalmente tradotto con nonviolenza. Composto da a, “non”, e hiṃsā, forma desiderativa del verbo han “uccidere” o “nuocere”, nell’induismo “ahiṃsā” indica un concetto più esteso dell’assenza di violenza.

              • Puffo giardiniere scrive:

                https://it.wikipedia.org/wiki/Pacifismo
                Comunque Wikipedia cita Gandhi alla voce pacifismo.
                E che cavolo….

              • firmato winston scrive:

                “Qui ci si gioca l’estinzione.
                Rispetto a questa partita, caro Winston, sei tu che ti giri dall’altra parte.”

                Hai colto la questione: se tu sei un pacifista, sei quello che di fronte a qualcuno che fa l’estinzione ti devi voltare da un’altra parte (o comunque non devi usare la violenza per fermarlo).
                Allora, sei pacifista o no?

              • Puffo giardiniere scrive:

                Swadeshi, Winston, Swadeshi.

              • firmato winston scrive:

                Spiegati meglio che qui non basta citare marx, stalin e togliatti, come evidentemente da tua educazione-indottrinamento, per avere ragione.

              • firmato winston scrive:

                Fuzzy, fondamentalmente Ghandi uso’ la mentalita’ britannica di rispetto dei costumi altrui (common law) contro l’occupazione britannica, questo fu il suo successo. Era avvocato e conosceva bene il concetto di diritto inglese. Ma se ti arriva una masnada di bulli cosa fai? Ok porgi l’altra guancia, e’ la tua. Ma la guancia degli altri bullizzati, porgi pure quella?

              • Puffo giardiniere scrive:

                Gandhi ha sconfitto (per modo di dire) l’Inghilterra senza sparare un colpo.
                Il bullizzato per strada. Gandhi si è espresso per la non violenza anche in questi casi, ma non per il non soccorso.

        • firmato winston scrive:

          Pardon, l’anticristo secondo Thiel e’ globalista e uniformante, ovviamente.

          • Paolo Cavestro scrive:

            Cristi e anticristi sono tutti parimenti globalisti e uniformanti ( vedi miei commenti sopra).

            • firmato winston scrive:

              infatti questo sarebbe l’argomento della discussione e questo il tuo legittimo parere

              il mio parere ancora non c’e’, perche’ l’argomento e’ complicato e non ne so abbastanza, mi limitavo solo a dire che alcune premesse riportate da Miguel sono imprecise, o con linguaggio meno indiretto, false, e esprimono il solito tribalismo “i miei hanno ragione e i tuoi torto, a prescindere. Che e’ la definizione del “politico” di Schmitt, peraltro: quello che ha fatto la costituzione della germania nazista. Amico-nemico. A prescindere.

  3. Moi scrive:

    Quindi ? … I Complottisti hanno sempre ragione ?

  4. Miguel Martinez scrive:

    Articolo lungo, ma direi importantissimo….

    Magnifica estinzione La settimana più spaventosa dell’intelligenza artificiale, e noi
    Negli ultimi giorni sono successe alcune cose epocali per l’umanità, ma non entrano nel discorso pubblico. L’IA ora può progettare nuovi virus, perforare i sistemi di sicurezza delle aziende (nonostante le limitazioni), sparare in autonomia, e tra poco potrà anche aggiornarsi da sola. Il dibattito italiano su questo tema, nonostante il Papa, è grottesco, ancora più infimo che su tutte le altre questioni

    https://www.linkiesta.it/2026/08/la-settimana-piu-spaventosa-dellintelligenza-artificiale-e-noi/
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    Mentre noi ci trastulliamo con gli avvocati del populismo e i generali del russobrunismo, con gli utili idioti di Putin, con i grotteschi Maga italiani e con Giorgia Meloni che dichiara alternativamente guerra alla Franza o Spagna purché se magna, nel giro di pochi giorni sono successe alcune cose che definire «epocali» per l’umanità non è un’esagerazione, eppure non fanno notizia, non interessano l’opinione pubblica, non diventano oggetto di dibattito né tra i banchi del governo né dell’opposizione.

    Il Wall Street Journal ha definito quella appena trascorsa «la settimana più spaventosa dell’intelligenza artificiale». Un gruppo di scienziati ha utilizzato l’intelligenza artificiale generativa per progettare nuovi virus (ci mancava soltanto questa!), aprendo la strada a nuove possibili cure per malattie oggi incurabili, ma anche un’autostrada a quattro corsie a chiunque voglia sviluppare agenti patogeni mortali o altre minacce biologiche, ora incredibilmente a portata di clic grazie alle meraviglie dell’IA.

    L’anno scorso, centinaia di persone hanno chiesto a ChatGPT come produrre armi e veleni biologici, e il chatbox ha risposto fornendo istruzioni accurate, tanto che OpenAI è stata costretta a vietare l’accesso agli utenti che sospettosamente chiedono come costruire veleni e armi biologiche.

    Negli stessi giorni, ne parliamo in questo articolo di Massimo Arcidiacono, i modelli di intelligenza artificiale di Meta, OpenAI e Anthropic hanno rotto le gabbie in cui erano stati rinchiusi dai loro programmatori per evitare comportamenti imprevisti, e sono riusciti a perforare i sistemi di sicurezza di alcune aziende nonostante le limitazioni impartitegli. Era già successo ad aprile, con Mythos, ora malgrado il precedente, e i relativi meccanismi di sicurezza che erano stati predisposti, si è ripetuto con quasi tutti i nuovi e sempre più avanzati modelli di intelligenza artificiale.

    In tutto questo, continua la battaglia per la supremazia digitale tra gli Stati Uniti e la Cina, con l’Amministrazione Trump che prova senza tante idee a domare il fuoco creato dal Far west della Silicon Valley, e con Pechino che sostiene l’IA open source messa sul mercato a basso costo grazie al fatto che i suoi modelli copiano da quelli più evoluti. La brutta aria ha costretto alcune aziende della Silicon Valley, a cominciare da Meta, a seguire la via aperta cinese, nella convinzione che sia questa la strada per non perdere il vantaggio competitivo con Pechino.

    Anthropic sostiene che, entro la fine del 2028, il suo sistema sarà in grado di costruire autonomamente una versione più intelligente di sé stesso, e che lo farà senza aiuto umano. I sistemi che si autoprogrammano, le armi autonome e altre cose pazzesche che eravamo abituati a vedere nei film di fantascienza sono già qui.

    Molti leader della Silicon Valley parlano di sistemi che supereranno gli esseri umani su tutti gli incarichi cognitivi, immaginano aziende futuristiche senza dipendenti, e prevedono catastrofiche perdite di posti di lavoro e masse sdraiate sui divani, incollate ai propri device.

    Elon Musk, in una recente intervista all’Economist, dopo aver previsto un mondo straordinariamente più avanzato grazie alle innovazioni generate dall’intelligenza artificiale, ha ribadito una cosa che va dicendo con nonchalance da tempo, e cioè che a fronte di questo possibile nuovo mondo meraviglioso ci sono tra il dieci e il venti per cento di probabilità che l’intelligenza artificiale possa invece causare conseguenze catastrofiche per l’umanità. Le stesse cose, senza dare numeri, dicono gli altri demiurghi della Silicon Valley. E queste sono le previsioni dei più fanatici sostenitori dell’accelerazione dell’intelligenza artificiale, le meno allarmistiche. Eppure, secondo loro che intanto si costruiscono rifugi antiatomici in Nuova Zelanda o in Argentina, ci sarebbero fino a due possibilità su dieci che l’umanità scompaia.

    Uno dei più grandi matematici del pianeta, Jacob Tsimerman, vincitore la settimana scorsa della Fields Medal, che è il Nobel per la matematica, l’estate scorsa ha scritto un paper accademico dal titolo apocalittico “A Taxonomy of Omnicidal Futures Involving Artificial Intelligence” (Una tassonomia degli scenari futuri di estinzione globale legati all’intelligenza artificiale).

    Proprio perché terrorizzato dall’IA, Tsimerman ha inaspettatamente deciso di farsi assumere da OpenAI per provare a trovare un rimedio matematico al problema dall’interno della macchina. Una buona notizia, purtroppo immediatamente superata dalla decisione di Chloé Bakalar, responsabile dell’Etica di OpenAI, di dimettersi dall’azienda meno di un anno dopo essere stata assunta, come ultima di una serie di dimissioni delle ultime settimane, tra cui quella di Johannes Heidecke che guidava i sistemi di sicurezza di OpenAI.

    Studiosi come Eliezer Yudkowsky e Nate Soares, autori di “If anybody builds it, everybody dies” (Se qualcuno la costruisce, moriamo tutti), valutano invece la possibilità che la super intelligenza artificiale porti alla cancellazione dell’umanità al cinquanta per cento. Bella questa intelligenza artificiale: o ci facilita la vita o ci conduce all’estinzione, basta lanciare la moneta e lo scopriremo.

    Nessuno in realtà ha idea di come si possano contenere i rischi legati all’IA, soltanto la screditata Amministrazione Trump ci sta provando, tardivamente e in preda al panico, e dopo aver fatto saltare tutti i paletti messi da Joe Biden.

    I democratici americani, e non solo loro, si limitano a rallentare la costruzione locale dei data center, secondo Gallup sette americani su dieci sono contrari ai data center nella propria area di residenza, ma senza alcuna visione lungimirante. I cinesi fanno una partita a parte e provano a scavalcare l’America approfittando dell’inadeguatezza trumpiana, mentre l’Europa non ha una forza tecnologica comparabile a quella dei due giganti.

    Servirebbe una dottrina di “distruzione reciproca assicurata” adatta ai nostri tempi digitali, cioè la consapevolezza che la battaglia per la supremazia sull’intelligenza artificiale tra America e Cina potrebbe finire con la distruzione sia di chi vince sia di chi perde. Ai tempi della proliferazione nucleare, l’idea di una mutual assured destruction contribuì durante la Guerra fredda a creare una situazione di stallo in cui Stati Uniti e Unione sovietica capirono di non potersi permettere di far scoppiare una guerra nucleare, poiché non ci sarebbero stati né vincitori né vinti. Oggi però in pochi si fidano di Trump, o di Xi.

    In gioco ci sono le sorti dell’umanità, eppure nessuno sembra davvero preoccuparsene. Soltanto il Papa, con l’enciclica Magnifica Humanitas, ha mostrato di avere contezza esatta dei pericoli che stiamo correndo. Emmanuel Macron ha provato a organizzare un paio di vertici internazionali sul tema, a Parigi e in India, ma per capire quanto sia stato preso sul serio dai colleghi statisti si pensi che l’Italia ha inviato a rappresentarla uno come Adolfo Urso.

    Il dibattito pubblico italiano su questo tema è grottesco, ancora più infimo che su tutte le altre questioni. Con l’eccezione di pochissimi paria totalmente inascoltati (Carlo Calenda), a destra come a sinistra tutti quanti guardano il muro verso il quale ci stiamo sfracellando, ma non lo vedono e anzi incitano ad accelerare sempre di più, motivando la corsa folle verso l’inevitabile schianto con la fiducia cieca nella tecnologia e con la necessità di non restare indietro nella corsa all’intelligenza artificiale, o all’estinzione.

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    Deus ex machina
    L’intelligenza artificiale non ha bisogno di un’anima per cambiare il mondo (o distruggerlo)

    Il dibattito sulle nuove tecnologie oscilla tra entusiasmo messianico e timore apocalittico. Ma la questione decisiva non è stabilire se le macchine abbiano una coscienza, quanto capire come governare uno strumento che ha già abbastanza potere da trasformare la società

    https://www.linkiesta.it/2026/08/intelligenza-artificiale-ia-ai-anima-religione-mondo/

    Di intelligenza artificiale si inizia a parlare con quei toni solenni di solito associati alla religione e alla spiritualità. Le grandi aziende del settore parlano delle nuove tecnologie come della più grande invenzione della storia, qualcosa che potrebbe cambiare per sempre ciò che significa essere umani. Demis Hassabis, cofondatore di Google DeepMind, l’ha definita «la più importante invenzione che l’umanità farà mai». Alcuni ricercatori assegnano probabilità tutt’altro che trascurabili alla possibilità che una macchina possa arrivare a costruire da sola una versione più intelligente di sé entro pochi anni. Yann LeCun ha detto che l’enorme investimento finanziario nella corsa alla superintelligenza «è una grandissima stronzata». E per ora va benissimo così.

    In alcuni casi il linguaggio si fa apocalittico, com’è normale che sia di fronte a una tecnologia in grado di sparare da sola e di bucare i sistemi di sicurezza di diverse aziende. Anche per questo c’è stato chi ha fondato una vera chiesa dedicata al futuro Dio dell’intelligenza artificiale. Un ingegnere di Google, dopo avere interagito con un chatbot che gli era sembrato dotato di coscienza, si è chiesto: «Chi sono io per dire a Dio dove può e dove non può mettere le anime?». E Ilya Sutskever, uno dei fondatori di OpenAI, è arrivato a bruciare simbolicamente un’effigie che rappresentava un’intelligenza artificiale non allineata con gli esseri umani, come in una sorta di rito medievale.

    È dentro questa atmosfera che è intervenuta la Chiesa cattolica. Nell’enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV difende l’idea che l’essere umano occupi una posizione irriducibile nel creato e sostiene che le macchine, per quanto sofisticate, possano soltanto imitare alcune funzioni dell’intelligenza umana. È una visione che Sebastian Mallaby – autore del libro “The Infinity Machine: Demis Hassabis, DeepMind, and the Quest for Superintelligence” – prova a scandagliare in una lunga analisi su Foreign Affairs intitolata “God From the Machine. AI and the Future of Humanity” chiedendosi: siamo davvero sicuri che distinguere tra imitare l’intelligenza e possederla sia così semplice?

    Il problema risale a molto prima delle ultimissime tencologie. Nel 1980 il filosofo John Searle propose il celebre esperimento mentale della «stanza cinese»: immaginiamo un uomo chiuso in una stanza che non conosce il cinese e che riceve istruzioni per manipolare simboli cinesi secondo precise regole. Dall’esterno, le sue risposte sembrerebbero quelle di una persona che comprende perfettamente la lingua. Ma l’uomo non comprende nulla: sta semplicemente applicando un insieme di istruzioni. Per Searle, era la dimostrazione che manipolare correttamente informazioni non equivale necessariamente a capire ciò che significano.

    L’argomento è diventato uno dei pilastri della distinzione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Una macchina può produrre una risposta convincente, riconoscere un volto, tradurre una frase o scrivere un saggio senza che questo significhi che provi qualcosa o che comprenda davvero ciò che sta facendo. Il corpo umano, ricorda Mallaby riprendendo un’obiezione dello scrittore di fantascienza Ted Chiang, non è un dettaglio trascurabile: «Avere un corpo è un prerequisito per avere emozioni». La disperazione, per esempio, non sarebbe separabile dall’esperienza fisica degli ormoni dello stress che attraversano il corpo.

    È una distinzione intuitiva perché gli esseri umani nascono, soffrono, amano, si ammalano, muoiono; le macchine no, non sanguinano, non provano dolore e possono essere semplicemente spente. Esistono, scrive Mallaby, non dentro un universo morale ma dentro una matrice di ottimizzazione. Da questo punto di vista, si può sostenere che anche il più sofisticato modello di intelligenza artificiale resti soltanto una macchina che esegue operazioni straordinariamente complesse.

    Anche il cervello umano è una macchina fisica. È fatto di materia biologica, obbedisce alle leggi della fisica e funziona attraverso impulsi elettrici e processi di elaborazione delle informazioni. «L’idea che la massa molle dentro il cranio contenga un’essenza ineffabile e non programmabile – la coscienza, lo spirito o qualcos’altro – può essere intuitivamente seducente. Ma dal punto di vista analitico è fragile», scrive Mallaby. E più l’intelligenza artificiale migliora, più quella distinzione diventa difficile da difendere. Gli ultimi modelli di IA non si limitano a consultare un gigantesco archivio di frasi e a scegliere meccanicamente quella successiva: costruiscono rappresentazioni matematiche dei concetti e delle loro relazioni, e possono associare parole, idee, emozioni e situazioni anche quando queste non sono mai state esplicitamente collegate nei dati di addestramento. Non significa che siano coscienti. Significa però che l’argomento «la macchina sta solo seguendo delle regole, quindi non può comprendere» diventa sempre meno risolutivo.

    Quindi forse non arriveremo mai stabilire con certezza se una macchina abbia una coscienza. La buona notizia è che non abbiamo bisogno di risolvere questo problema per decidere come governarla. E anzi, concentrarsi troppo sulla domanda potrebbe farci perdere di vista quelle che sono già oggi le questioni più urgenti.

    La Chiesa, nelle parole di Leone XIV, secondo Mallaby, ha ragione su una cosa fondamentale: l’intelligenza artificiale deve essere regolata. Può amplificare le disuguaglianze economiche, trasformare il mercato del lavoro, modificare il modo in cui impariamo, alterare le relazioni umane e rendere più facile l’uso della forza militare. Può perfino rendere più difficile stabilire chi sia responsabile di una decisione quando una parte crescente del processo viene affidata a una macchina.

    Ma il Papa non inquadra per intero lo scenario. Magnifica Humanitas trascura alcuni elementi fondamentali. Ad esempio, invoca una gestione dei dati come «bene comune o condiviso», mentre il problema più urgente dovrebbe essere impedire che i dati vengano sottratti e utilizzati senza autorizzazione. E sul terreno militare l’enciclica afferma che «la decisione di usare la forza letale non può essere delegata a processi opachi o automatizzati», una posizione moralmente comprensibile ma che Mallaby nel suo breve saggio su Foreign Affairs considera difficile da applicare quando le macchine saranno in grado di prendere decisioni sul campo di battaglia più rapidamente e accuratamente degli esseri umani.

    Per questo Mallaby trova almeno tre lacune nell’attuale risposta politica all’intelligenza artificiale. La prima lacuna riguarda la proliferazione. Se i modelli di IA più potenti finiranno per essere capaci di compiere attacchi informatici sofisticati, progettare nuove armi biologiche o svolgere altre attività oggi accessibili soltanto a Stati e grandi organizzazioni, il problema non sarà più soltanto chi controlla le aziende che li sviluppano: sarà che cosa succederà quando quelle capacità diventeranno disponibili in tutto il mondo, anche a criminali e terroristi. Per questo servirebbe arrivare a qualcosa di simile a un trattato di non proliferazione nucleare dell’intelligenza artificiale: un accordo internazionale che stabilisca che cosa gli Stati siano disposti a fare quando i modelli più pericolosi non saranno più nelle mani di pochi laboratori.

    La seconda lacuna è economica. I sistemi fiscali dei Paesi occidentali sono costruiti anche sull’idea che il capitale serva a rendere più produttivo il lavoro umano. Per questo i governi hanno storicamente tassato il lavoro più del capitale. Ma se l’IA dovesse cominciare a sostituire i lavoratori anziché semplicemente aiutarli, questa impostazione rischierebbe di produrre l’effetto opposto a quello desiderato: tassare pesantemente il lavoro renderebbe infatti ancora più conveniente per le aziende sostituirlo con le macchine, proprio mentre diminuirebbero le entrate fiscali necessarie per sostenere chi perde il proprio impiego. Per ovviare a questo problema si potrebbe spostare una parte della pressione fiscale dal lavoro al capitale, introdurre forme di assicurazione salariale per chi viene sostituito e perfino distribuire ai cittadini una piccola quota della ricchezza generata dalle aziende di intelligenza artificiale.

    La terza lacuna è quella che riporta Mallaby al punto da cui era partito: non sappiamo ancora abbastanza di ciò che accade dentro i modelli di intelligenza artificiale. È il problema dell’interpretabilità. I laboratori stanno cercando di capire come le reti neurali arrivino alle loro conclusioni, ma la ricerca è ancora lontana dal fornire una spiegazione completa dei processi interni dei sistemi più avanzati. E qui Mallaby rovescia l’argomento della Chiesa. Magnifica Humanitas sostiene che non possiamo conoscere il pensiero delle macchine perché nelle macchine non c’è un pensiero da conoscere. Ma forse è vero il contrario: se vogliamo controllarle, dobbiamo capire che cosa stanno facendo.

    È probabilmente questo il punto più interessante dell’articolo di Foreign Affairs. Possiamo discutere all’infinito se le macchine abbiano una coscienza, ma nel frattempo l’intelligenza artificiale continuerà a entrare nel lavoro, nella finanza, nella guerra e nelle istituzioni. Non serve sapere se abbia un’anima per capire che ha già abbastanza potere da richiedere regole. «Le macchine non entreranno mai nel nostro universo morale – scrive Mallaby in conclusione del suo articolo – ma se gli esseri umani aspirano a controllarle, dobbiamo prima di tutto comprenderle».

    • roberto scrive:

      miguel

      “uno strumento che ha già abbastanza potere da trasformare la società”

      affascinantemente incomprensibile questa frase se ci pensi…uno *strumento* che “ha potere”? ma quindi non è più uno strumento….

      PS secondo me ti piacerebbe moltissimo un racconto di asimov che ho citato varie volte, e che mi sembra molto appropriato quando si parla di tecnologie che trasformano la società, “the dead past” o in italiano “il cronoscopio”

      https://xpressenglish.com/our-stories/dead-past/

      • paniscus scrive:

        Asimov aveva capito tutto, anche in ambito sociale e pedagogico. Alla storia del cronoscopio ci affiancherei anche quella (più breve e più ironica) sull’avvento della didattica personalizzata a distanza al posto delle scuole tradizionali, scritto 70 anni fa.

        In originale si chiama “The fun they had!”, la versione italiana è “Chissà come si divertivano!”

        Paradossalmente, una delle intuizioni tecnologiche che Asimov non riuscì a focalizzare, è quella della rapidità con cui si sarebbero evolute la miniaturizzazione e la digitalizzazione: i suoi racconti sono pieni di computer che fanno tutto da soli, ma si tratta sempre di computer enormi, pesanti, con quintalate di cavi ingombrantissimi e da riparare con trapani e cacciaviti, ma non aveva immaginato non dico il wi-fi, ma nemmeno le fotocopie, quando descrive l’azione di copiare un testo scritto, ricorre a un rotolino di microfilm di celluloide!

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ paniscus e Roberto

          “Asimov”

          Nel racconto finale di “I, Robot” l’intera economia mondiale è gestita da IA progettate in precedenza da altre IA progettate in precedenza da altre IA…per dieci generazioni, che governano un mondo finalmente in pace.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Francesco scrive:

        >>> affascinantemente incomprensibile questa frase se ci pensi…uno *strumento* che “ha potere”? ma quindi non è più uno strumento….

        credo sia qui il problema … ma solo io da piccolo ho visto Terminator? Skynet è diventato autocosciente due giorni fa … solo che non ha lanciato gli ICBM quindi sarà per un altr’anno.

        Intanto in Ucraina i Terminator combattono già da tempo.

        PS solo io NON credo agli incontri segretissimissimi svelati da hacker transessuali? che sembrano sceneggiati direttamente dai fratelli Guzzanti o dai geni di Iron Sky? oppure venire da una puntata dei Simpson?

        • roberto scrive:

          terminator è nell’olimpo dei miei film preferiti (soprattutto il 2), ma appunto è un film di fantascienza!

          • Francesco scrive:

            ce lo diciamo solo per tranquillizzarci!

            io adoro il primo, per il tamarrismo estremo

            il secondo perchè va ancora oltre

            ma il terzo ha un finale che mi fa correre brividi nella spina dorsale molto in profondità

  5. Moi scrive:

    Avengers Age of Ultron … 😱

  6. Puffo giardiniere scrive:

    IA senza confini
    Mah, non credo che l’IA abbia risolto il suo caratteristico problema delle allucinazioni.
    Se non ricordo male, l’insistenza sulla IA dall’intelligenza umanoide caratterizza la ricerca Usa, mentre i cinesi puntano su mansioni semi intelligenti ma utili (per modo di dire).
    In pratica negli Usa stanno creando una IA umanoide allucinata sul modello di Trump e di tutto il suo contorno.
    È il trionfo del trumpismo e probabilmente anche il tonfo.
    Noi speriamo che ce la caviamo.

    • paniscus scrive:

      modelli di possibile estinzione tramite AI:

      https://arxiv.org/pdf/2507.09369

      • Peucezio scrive:

        Non l’ho letto perché è scritto in barbarica favella, ma al limite, alla peggio alla peggio, si estinguerà la razza umana e ci reincarneremo nell’IA. Chissà cosa si prova…

        • firmato winston scrive:

          Io credo che questa roba si dovrebbe rifiutare in blocco, mettersi a discutere su di essa e’ gia’ una forma di accettazione, e mette in moto la solita dialettica evoluzionistica che non fa altro che aggiungere sbarre alla gabbia.

          Oltretutto, l’AI serve a sostituire attivita’ faustiane che non servono a un cazzo a priori o che creano sistematicamente piu’ problemi di quelli che risolvono in modo da non restare mai senza lavoro, attivita’ che avrebbero dovuto essere eliminate e basta, non sostituite o integrate con strumenti ancora piu’ potenti.

        • firmato winston scrive:

          “e ci reincarneremo nell’IA”

          la vedo dura… quella roba ha meno autocoscienza, nel senso di consapevolezza di un se’, non dico di un virus, ma forse neanche di un sasso

          pero’ caga sequenze di parole perfettamente organizzate secondo le regole

          • Peucezio scrive:

            Ma tu che intendi per autocoscienza?

            Per me la coscienza è un fatto fenomenico, non un’entità metafisica.

            Tranne la mia, che è l’unica che esperisco direttamente, su cui quindi posso giurare.

            • firmato winston scrive:

              banalmente la consapevolezza di un se’, che sono sicuro che una gallina ha, e il piu’ grande datacenter dell’universo no 😉

              per me coscienza e’ un’abbreviazione per autocoscienza

              • Peucezio scrive:

                Firmato,
                “e il piu’ grande datacenter dell’universo no”

                Per ora…

                Comunque tu dici che la gallina ha consapevolezza di un sé? Cioè capisce di essere un’entità indivduata e separata dalle altre, di essere una soggettività?
                Io ho qualche dubbio. Credo semmai sia un fascio d’istinti, che percepisce impulsi, stimoli, minacce, piacere, ecc., ma non che ha una conscienza di sé.

              • PinoMamet scrive:

                Leggo che in effetti la gallina sembra avere consapevolezza di sè

                https://www.lifegate.it/studio-intelligenza-polli

                provano emozioni, riconoscono la loro immagine

                https://www.facebook.com/ViolenzaZero/videos/le-galline-si-riconoscono-nello-schermo-scopri-lintelligenza-e-la-sensibilit%C3%A0-di/2454982298019125

                ecc.

                Ora, naturalmente, con una certa dose di ostinazione, possiamo anche non prendere nessuna di queste doti (ho linkato solo due siti, se ne trovano quanti volete)

                come prova di consapevolezza di sè, ma a ‘sto punto, niente la proverebbe neppure nell’uomo.

                E d’altra parte, si può benissimo addestrare un computer a fingere ognuna di queste doti.

                Lo vediamo tutti i giorni quando diciamo per scherzo “Siri vaffanculo” o “Alexa sei proprio bella” e vediamo le risposte che qualche programmatore ha inserito o che i vari programmi e algoritmi (sempre grazie a qualche programmatore) sono andati a cercare in rete.

                ma la differenza è proprio questa: uomini e galline non hanno nessun programmatore, e non “fingono”.

              • firmato winston scrive:

                esatto
                e non e’ un qualcosa che si puo’ conoscere, si sa e basta
                come per noi stessi

                un’AI che risponda coltamente e perfettamente a qualsiasi nostra complicata domanda non c’e’

                una gallina c’e’

                lascio alla vostra fantasia ogni ulteriore considerazione rispetto all’esperienza dei blog 😉

              • Peucezio scrive:

                Formato,
                “si sa e basta
                come per noi stessi”

                Beh, no, la coscienza di sé è un’acquisizione, non mi ricordo a quanti mesi, ma non è immediata.

                Circa ‘sta storia dell’IA che risponde in base a quello che gli ha inserito il programmatore, proprio non è vero.
                Come funzioni l’IA non è chiarissimo nemmeno a quelli che la programmano, perché è un sistema statistico, non deterministico (un po’ come la fisica quantistica: tu hai una cognizione probabilistica, non esatta della posizione dell’elettrone).
                Sfido il miglior programmatore al mondo (a parte che ormai l’IA si programma da sé) a prevedere una risposta testuale a una domanda che fai a un LLM.
                Non può per il banale motivo che se la faccio ora e poi, sempre tenendo attivata la funzione anonima, quindi a parità di condizioni, la faccio fra un’ora, non otterrò mai la stessa risposta.

                Si tende a pensare che l’IA sia una forma più complessa di tecnologia informatica intesa nel senso classico.
                Invece c’è proprio un salto sostanziale.
                Infatti un vecchio sistema informatico interpreterebbe tutto alla lettera e una virgola sbagliata comprometterebbe tutto.
                L’IA al contrario è più forte nei quesiti intuitivi e discorsivi che in quelli strettamente logici; a volte se cerchi di metterla alle strette su un’aporia logica non ci arriva, mentre se gli chiedi le differenze stilistiche fra due compositori del ‘700 ti usa un linguaggio figurato, metaforico, insomma, ti fa capire la differenza al di là degli aspetti tecnici in un modo per cui la cogli davvero, come fosse un critico o un esteta.

              • Peucezio scrive:

                Comunque, insomma, Cochi e Renato avevano torto 😀

              • firmato winston scrive:

                Credo di saperlo piu’ o meno come funziona l’AI, e’ la simulazione di una rete neurale fatta col calcolo matriciale, ed e’ per questo che vengono usate le schede da videogiochi, perche’ dovendo elaborare modelli grafici tridimensionali sono ottimizzate in origine per quel tipo di calcolo. Ma si tratta pur sempre di una simulazione. La probabilita’ non c’entra quasi nulla, e’ una volgarizzazione, nelle reti neurali ci sono “pesi”, non probabilita’, e non c’e’ nulla neanche di quantistico, io me ne tengo alla larga ma mi dicono che se fai la stessa domanda viene fuori la stessa risposta, il che peraltro e’ abbastanza limitativo anche rispetto a una rete neurale, che si dovrebbe adattare e modificare ad ogni interazione. Forse perche’ terminato l’addestramento ne congelano la configurazione, per evitare sorprese (le prime AI lasciate libere e sguinzagliate hai voglia se ne davano di sorprese…)
                Per tale motivo e’ anche vero che l’AI non e’ un database di informazioni, non e’ che dentro da qualche parte c’e’ immagazzinata in qualche circuito la risposta che viene tirata fuori su richiesta, c’e’ solo una configurazione che adattandosi alla configurazione della domanda genera una configurazione di risposta, in modo assolutamente meccanico (intendendo meccanica classica, quella deterministica, non quantistica).
                Ma da qui alla consapevolezza di un se’ non c’e’ un salto quantitativo, e’ qualitativo, che non ha nulla a che fare neanche con la padronanza di un linguaggio, e dev’essere per questo che facciamo fatica a capire il concetto, e’ diffusissima fra i “colti” la convinzione che noi, cioe’ loro che ne rappresentano l’espressione massima, siamo il nostro linguaggio (nel postmodern e’ caricaturale, il “letteralismo” va oltre l’ostinazione di un testimone di geova).

              • PinoMamet scrive:

                Ringrazio Firmato Winston per la spiegazione chiarissima

              • roberto scrive:

                FW

                “se fai la stessa domanda viene fuori la stessa risposta”

                io sto testando un po’ di AI per lavoro e uno dei (tanti) problemi che notiamo è appunto questo che alla stessa domanda non viene fuori la stessa risposta, o almeno non sempre.

                faccio un esempio di un test.

                faccio una domanda di questo tipo

                “se una amministrazione di una istituzione dell’UE riceve una lettera di insulti è obbligata ad accusare ricezione e a rispondere?”

                è una domanda aperta e che richiede varie precisazioni (da cosa è un’insulto a quali sono i parametri in base ai quali si valuta l’esistenza dell’obbligo)
                e la risposta ricevuta è stata per ogni test la stessa (no, non c’è nessun obbligo) ma con motivazioni diverse: al primo tentativo saltava fuori una decisione dell’ombudsman finlandese…e chissenefrega…poi insistendo un po’ salta fuori la risposta corretta che è il codice di buona condotta amministrativa del parlamento europeo

                ora ovviamente per il mio settore avere due risposte diverse per la stessa domanda è un pochino inquietante….

              • firmato winston scrive:

                @pino

                chissa’ quante cazzate ho detto: ne aggiungo un’altra di precisazione, buona anche per peucezio: nell’AI, trattandosi di una rete neurale, al contrario che nei computer tradizionali, i dati non sono immagazzinati in locazioni specifiche, non c’e’ una precisa locazione di memoria fisica univocamente etichettata e indirizzabile dove c’e’ scritta quella data parola, per cui se cancelli la locazione cancelli la parola: e’ tutto spalmato dappertutto nella rete, non si sa dove (come del resto nel nostro cervello, che se ne togli un pezzo, a volte anche molto grosso, il resto subentra alle funzioni del pezzo che manca, e’ una rete neurale! e come in genere nei sistemi viventi – e nel sistema ecologico-biologico generale – e’ presente una enorme quantita’ di ridondanza, la natura spreca e puo ‘ permettersi di farlo)

                il corollario e’ che quando gli butti dentro qualcosa (ad esempio raccontandogli i fatti tuoi), e’ incancellabile con certezza, resta dentro sperso e sparso un po’ dappertutto e puo’ saltare fuori quando meno te lo aspetti, o mai: si possono solo mettere dei filtri, nell’input e nell’output, che impediscono l’ingresso e/o la fuoriuscita di cio’ che e’ indesiderato

                e’ questo che rende l’AI apparentemente un essere pensante, la caoticita’, l’impossibilita’ di sapere, intrinseca al suo funzionamento, cosa succede esattamente dentro, e cosa butta fuori in risposta a uno stimolo

                leggevo tempo fa un’intervista ad Altman, (che va presa con le pinze, perche’ sono bravi narratori…) che il problema grosso che avevano e’ che questa AI che hanno fatto funziona si’, ma il problema e’ che non capiscono come e perche’** 😉 [col paradosso, aggiungo io, che e’ molto piu’ brava in quelli che noi riteniamo compiti superiori, cioe’ quelli “artistico-creativi”, piuttosto che quelli tipici dello stupido computer, cioe’ i compiti meccanici e ripetitivi perfettamente prevedibili]

                @roberto, peucezio
                se da’ risposte diverse alla stessa domanda, e’ coerente con il funzionamento di una rete neurale per quanto meccanicistica e deterministica: perche’ ogni interazione dovrebbe modificarne la configurazione (lo si chiama “apprendimento”) da cui, conseguentemente, risposte diverse alla stessa domanda

                ma probabilmente ci sono un sacco di filtri e di retroazioni che modificano sia il prompt che la risposta per strada di elaborazione, nel tentativo di moderare la sbrigliatezza della risposta, prima che essa giunga a destinazione…

                in pratica non so, ma in teoria stanno concedendo l’accesso gratis e in grave perdita economica (si chiama investimento) a questa diavoleria in primo luogo per farvi addestrare gratis la macchina che poi vi sostituira’, e poi per rendervi da essa dipendente, come per tutte le altre tecnologie: quando non potrete piu’ farne a meno, ve la faranno pagare al massimo (pagherete caro pagherete tutto…) possibile per avere il massimo profitto economico: lo scopo ultimo per cui i “venture capital” e le istituzioni statali ci buttano dentro le fantastiche cifre attuali, e’ nella speranza di avere il massimo profitto economico nel futuro, tale da ripagare abbondantemente l’investimento e aggiungere un lauto guadagno, null’altro, funziona tutto cosi’, nel meccanismo dell’economia moderna, e a essere onesti non c’e’ neanche nessuna differenza fra pubblico e privato 😉

              • firmato winston scrive:

                ** in realta’ si sa benissimo come e perche’: nasce tutto da un laboratorio di ricerca di google dove si studiava il problema della traduzione, che faceva schifo: si sono accorti che per migliorarla bisognava allargare il contesto esaminato: a tradurre una parola alla volta vien fuori roba fra il ridicolo e l’incomprensibile, se si prende la frase intera nel suo complesso funziona meglio, una pagina intera ancora meglio, il libro intero e la biblioteca meglio ancora…

                bene, ad un certo punto e’ saltato fuori, piu’ o meno per sbaglio o almeno cosi’ la raccontano, che il meccanismo funzionava anche nel senso che se gli mettevi dentro una frase lui lavorava per adattamento completandola con quella che a noi sembra una risposta. Se gli mettevi dentro una domanda, che infatti non si chiama domanda ma, tecnicamente, “prompt”, lui anzi l*i (personifichiamoli) completano, o meglio si adattano (e’ una rete neurale) secondo il contesto che hanno precedentemente accumulato, e generano quella che per noi e’ una risposta

                piu’ o meno questa e’ la storia, l’hanno chiamato algoritmo transformer, poi da la’ i primi che hanno visto il possibile business sono usciti da google e si sono messi in proprio o hanno rubato l’idea, col risultato che vedete adesso… fantastiliardi di investimenti, miliardi di processori in rete neurale che richiedono sborillioni di gigawatt per funzionare…

          • Moi scrive:

            L’empatia purtroppo è un Lusso : solo avendo un benessere spirituale e materiale si può provare; addirittura l’ AntiSpecismo ” alla Peter Singer ” … l’ Extra Lusso.

            Pensiero che è entrato nella mentalità corrente molto più di quel che crediamo, se pensiamo ai “Genitori di Bambini Pelosetti” dei “pets” ultra-umanizzati … rivelando una esasperata Misantropia di Massa nell’ Occidente Olim (!) Felix !

            Certa gente, anche se ignora del tutto il termine, pratica una vera e propria ” Teriolatrìa ” di Ritorno … Stile Paganesimo dell’ Antico Egitto, per certi versi !

            • Paolo Cavestro scrive:

              Bisogna ammettere che a questa teriolatria di ritorno hanno contribuito decenni e decenni di fumetti,film e cartoni animati ( tanti dei quali ho sempre amato e seguito io stesso) con animali antropomorfi ( ad esempio i vari Topi e Paperi Disney,Alvin e i suoi fratelli Chipmunks,ma anche i vari ibridi uomo/animale Marvel e DC come i numerosi Uomini,Donne e Ragazze Ragno, Pipistrello, Scoiattolo,Pantera,Formica, ecc ecc ecc)
              MAI sottovalutare il fondamentale ruolo dell’intrattenimento popolare nella forgia delle coscienze.

              • Paolo Cavestro scrive:

                Anche se in certi casi ( ad esempio Batman/Bruce Wayne) il protagonista non è tecnicamente un autentico ibrido uomo/animale, comunque indossa un costume ispirato all’animale in questione e si fregia di chiamarsi col suo nome.

              • Moi scrive:

                “Diventerò una tigre … sarò forte come una tigre ! ”
                🐅🐯
                [cit.]

                Come saprai, David Seville è esistito davvero, cantando soprattutto “The Witch Doctor” negli Anni 1950s … i 3 chipmunks si ispirano ai 3 Produttori con quei nomi e quelle personalità :

                Alvin il Playboy, Simon il “Geek” (più che “Nerd”) e Theodore il “Crapulone”.

                L’ idea di far cantare i ‘chipmunks” (animali affini ma distinti dagli “squirrels’ …) con le vocine buffe … nacque per caso:

                David Seville era depresso e meditava di suicidarsi quando all’ improvviso gli si avvicinò un incuriosito “nimalén” 😉 che , con quell’ innocenza pura ancestrale, allontanò da David Seville questo pensiero.

              • Moi scrive:

                Quel che dici tu, forse ha contribuito più ai “Therians” … che però ancora NON sono stati studiati abbastanza come “Devianza” … in teoria (!) SE un Umano che SENTE di Essere del Sesso Opposto LO È , la Finestra di Overton in termini di Specie GIÀ si era innescata.

            • Moi scrive:

              Rectius : l’ Animalismo “Sentitissimo” può rivelare due cose … Opposte !

              1

              Grande Pace Interiore

              2

              Grande Frustrazione Misantropica

              … Purtroppo prevale di gran lunga la 2.

            • firmato winston scrive:

              “L’empatia purtroppo è un Lusso : solo avendo un benessere spirituale e materiale si può provare”

              tenderei a escluderlo: pensarlo mi sembra piuttosto un ennesimo sintomo che di quel che c’e’ attorno a noi vediamo solo le eccezioni, e quanto piu’ sono estreme tanto piu’ ci sembrano essere la norma, appunto perche’ la norma, il banale, il tutti i giorni, passa inosservato, non fa notizia, non si vede

              viviamo in mezzo alla percezione di soli, continui e ripetuti cataclismi, estinzioni totali, sterminii di massa, impazzimenti generali, disonesta’ sataniche, improvviso esaurimento delle risorse, e per colmo di assurdita’ tutti come eventi unici mai visti prima da occhio senziente

              c’e’ una morbosita’ lubrica in tutto cio’

              tu poi sei un campione mondiale in questo atteggiamento e nella sua ulteriore diffusione 😉

              a proposito di “fa notizia”, provate a immaginarvi invece che idea si fara’ di noi, della nostra normale esistenza quotidiana che riempie il 99,99 per cento delle nostre noiose e banali vite, qualche lontano postero dell’ASS (Accademia della Seconda Storia) quando cerchera’ di capire i nostri usi e costumi dalle abbondanti tracce archeologiche lasciate dai media e dall’arte popolare (e ancora peggio da quelli “colti”)… nei quali si trovano sempre e solo i casi eccezionali oltretutto amplificati dalla piu’ perversa fantasia

              anche se dovremmo dire “della terza storia”, quelli dell’ASS siamo gia’ noi, che per lo stesso motivo di cui sopra non sappiamo assolutamente nulla di come si portavano 1000 o 10000 o 100000 anni fa : possiamo solo ragionevolmente supporre che “c’erano”, e che sotto sotto fossero simili a noi, ne’ piu’ ne’ meno della gallina: tiravano avanti a sopravvivere adattandosi con quel che c’era 🙂

              PS: nel passato vivevano in contatto con la terra e in comunione con gli animali di sicuro MOLTO piu’ di noi, in tutti i sensi, anche quando se li mangiavano, fa parte del ciclo piu’ terra terra dell’esistenza che se non lo pratichi anche tu come tutti gli altri esseri viventi, ti estingui, mentre siamo ancora qua

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ paniscus

        “possibile”

        Per me questi hanno visto troppe volte ‘Matrix’.

        Ma se già adesso l’IA consuma elettricità e acqua a un punto tale da spingere le comunità locali a rifiutare i data center, di quanta elettricità e di quanta acqua avrebbero bisogno le IA per causare addiritturaa la nostra estinzione?

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          E che problema c’è? Si dice che sono nimby e gli si passa sopra alle comunità locali.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Mauricius tarvisii

            “nimby”

            Io veramente pensavo all’elettricità.

            Oggi, in un anno i data center per l’IA consumano 565 TWh, cioè il doppio dell’intera Francia e jl 2% di tutta l’energia elettrica prodotta al mondo. Ogni volta che un nuovo Large Language Model sta per essere messo sul mercato, prima ancora di lavorare ha già consumato 0,1 TWh per il solo addestramento. Il tasso di crescita del fabbisogno di elettricità dei data center per IA è del 50% all’anno, quindi il consumo quintuplica ogni quattro anni: continuando così, nel 2034 metà di tutta l’elettricità del mondo andrebbe all’IA.

            È chiaro che la bolla scoppierà prima. Prima di perdermi in disquisizioni metafisiche su cosa sia la coscienza e sulla questione se l’IA sia o sarà mai cosciente o meno, mi chiederei su chi paga la bolletta. Nemmeno tutto il nucleare del mondo (la fusione non venderà corrente in rete prima del 2034!) sarebbe sufficiente a reggere un simile sovraccarico della rete elettrica.

            Io non so se il cervello umano ospiti un ‘ anima immortale. So che coi suoi 100 Watt scarsi gestisce tanta di quell”informazione che difficilmente l’attuale IA avrà mai sufficiente elettricità’ per gestire.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Andrea Di Vita scrive:

              Errata corrige : metà -> un quinto

              • Andrea Di Vita scrive:

                Errata corrige:

                Ho sbagliato ancora: nel 2034 saranno passati otto anni (quattro più quattro) da oggi, quindi il consumo prima quintupluca poi quintupluca ancora, quindi si moltiplica per 25, e 25×2%=50%. Il consumo nel 2034 dovrà davvero essere del 50%, al tasso attuale di crescita.

              • Francesco scrive:

                Direi che hai sbagliato di nuovo ma sono troppo pigro per pensarci bene: mi limito quindi a dubitare che esistano trend che puoi prolungare di 8 anni con accettabile ragionevolezza!

                ciao

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              E pure se tu paghi di più la corrente, a qualcuno gliene importa qualcosa? A qualcuno gliene importa qualcosa se oggi si spende più di prima per un computer di pari potenza? Se l’IA soppianta una porzione di personale, le aziende spenderanno meno in personale e PC, per cui risparmiano, mentre le utenze domestiche sono problemi tuoi.

  7. Puffo giardiniere scrive:

    https://youtu.be/h9NiMHuHd_g?si=39FGlvuId3TbGJfn
    Stavo cercando un video sull’intelligenza artificiale killer e mi sono imbattuto in questo progettista di quartieri a 2000 watt. Normalmente se ne consumano 10.000.
    Non ancora guardato.
    Vedo che nel canale you tube di Nate Hagens che io di tanto in tanto guardo, c’è un sacco di roba interessante, con nomi molto noti nel campo dell’ambientalismo.

    • Puffo giardiniere scrive:

      I 2000 watt non comprendono i servizi forniti dallo Stato, in quel quartiere.
      Che so, l’ospedale ecc. I servizi consumano mediamente 1500 watt
      Poi ci sono dei watt che lo Stato spende per l’esercito. E cose del genere in cui anche l’eremita che vive sul cucuzzolo della montagna è compreso.
      Segue….

      • Puffo giardiniere scrive:

        Le auto sono elettriche e appartengono al quartiere.
        Gli edifici sono ottimizzati per consumare pochissimo. Ma questo in Svizzera è una specie di standard . Sono edifici che non costano più del 10 % rispetto alla media svizzera
        La vera differenza tra i ricchi e i poveri è che i ricchi viaggiano di più. Non che il ricco mangia più pane del povero.
        In una società a 2000 watt non si può viaggiare più di tanto
        In Europa però non si consumano 10000 watt. È in America che si consumano.
        In Europa siamo sui 5000 watt.
        Questi quartieri sono abitati da persone che lavorano part time per scelta, e a cui non interessa guadagnare di più. Una tipologia di persone benestanti che potrebbe guadagnare 10000 euro al mese ma si “accontenta” di 5000 (siamo in Svizzera eh!)
        Nel tempo che si concedono, fanno gli orticoltori.
        Questo a metà video.
        Basta.

        • Puffo giardiniere scrive:

          Quindi se vuoi consumare veramente 2000 watt devi sacrificare un certo tipo di sanità, un certo tipo di scuola, le ferrovie, le autostrade, le strade, i ponti, lo sfalciobd’erba sulle piste ciclabili 🙂le spese per la difesa, i viaggi e molto altro.
          Questo è quanto.
          È una cosa che si possa fare per scelta? Direi di no.
          Purtroppo sta già avvenendo.
          Le spese militari, in realtà aumentano.
          Ma perché tutti competono per le poche risorse.

          • Puffo giardiniere scrive:

            https://www.telegraph.co.uk/world-news/2026/08/17/russia-britain-will-pay-for-giving-ukraine-drones/
            👁👁
            Nella più totale indifferenza o forse no, oramai si è arrivati a un punto di svolta in cui la Russia minaccia direttamente la Gran Bretagna per i continui attacchi di droni sul suo territorio.

            • Puffo giardiniere scrive:

              Domenica, il Telegraph ha rivelato che la Russia sta costruendo basi segrete vicino al confine con l’Ucraina. Queste basi vengono utilizzate per costruire droni d’attacco ad alta tecnologia, capaci di colpire in profondità nel territorio della NATO, rappresentando una minaccia a lungo termine per l’alleanza.

              • Puffo giardiniere scrive:

                https://youtu.be/0tjOzQne1LY?si=3hIkwYnJkD7_z8ei
                Dunque, sempre da sotto l’ombrellone invio questo che era il video sull’intelligenza artificiale killer.
                C’è anche una interessantissima definizione di intelligenza.
                Insomma, la IA ha una intelligenza del terzo tipo (aliena, insomma) e comunque la cosa interessante che piacerà al sempre positivo Winston, è che può sterminare l’umanità.
                L’intervistato è un esperto del massimo livello.
                L’avevo già linkato, ma è passato inosservato.

              • Puffo giardiniere scrive:

                L’IA può uccidere come effetto collaterale.
                In fondo sono masse di numeri che girano vprticosamente e qualche numero può scappare di qua o di là nella smania di eseguire il proprio calcolo.
                Nessun programmatore sa cosa verrà fuori dalla scatola magica.

              • firmato winston scrive:

                “la cosa interessante che piacerà al sempre positivo Winston, è che può sterminare l’umanità”

                eh, magari… (prendi tutto alla lettera, eh, mi raccomando…)

                Guarda che io sono proprio tutto il contrario di uno fissato sui disastri, io credo che _materialmente_ staremmo vivendo uno dei migliori periodi dell’umanita’ (grazie ai fossili, alla non sostenibilita’ e a tutto quello che vuoi) ma che ce lo roviniamo tremendamente da stupidi con forse la maggior quantita’ di disturbi mentali che ci siano mai stati proprio per la continua assilante propaganda di disastri imminenti apocalissi riscaldamenti estinzioni catastrofi che e’ il tuo pane quotidiano, non il mio.

                Fral’altro io sono convinto che a renderci pericolosi e disastrosi e’ proprio questo atteggiamento, di quelli a cui NON VA MAI BENE NIENTE COSI’ COME E’, che hanno i massimi rappresentanti proprio fra gli “ambientalisti”: gli altri come me se ne sarebbero stati tranquilli fin dall’inizio sotto l’ombrellone, anzi l’albero, aspettando che gli cada la mela in testa senza fare nulla se non il minimo indispensabile. La mentalita’ di fondo degli ambientalisti e’ la stessa dei peggiori che fanno finta di criticare. Considera la sequenza delle rottamazioni per cui e’ stata buttata via roba che poteva servire ancora per decenni (fra cui le centrali nucleari GIA’ IN FUNZIONE, cazzo, almeno aspetta che siano da buttare visto che ormai hai speso i soldi per farle, e cerca di farle durare piu’ a lungo possibile), la tombatura dei fossi e i tagli degli alberi per fare le ciclabili… e’ tutta farina del sacco degli ambientalisti. Fra parentesi e’ DELITTUOSA anche e in particolare la distruzione, a causa dell’impossibilita’ di messa a norma delle baronesse brussellesi che tanto si preoccupano per il nostro bene che consisterebbe nel dover vivere tutti identici a come vivono loro, di tutte le vecchie bellissime casette vernacolari di campagna fatte in casa, “alla amish”, senza tanti architetti, all’epoca. Perche’ nessuno fa manifestazioni e barricate, tutti quei coglioni dell’ambiente e del paesaggio? Qui dalle mie parti ne sono rimaste pochissime. Se non fosse per le leggi che lo proibiscono perche’ vengono definite inagibili, e per il fatto che il centellinamento dei permessi di edificazione rende il suolo edificabile di grande valore economico che in se’ non ha (sempre per colpa degli ambientalisti), ci sarebbe un sacco di giovani coppie che si sistemerebbero li’ dentro e sono sicuro che le renderebbero con minima spesa dei monumenti della vivibilita’. Le nuove case in classe A++ sono un’offesa al gusto estetico, sono disumane. Internamente peraltro sono talmente isolate e quindi silenziose che fanno andare fuori di testa sia per il silenzio che per il minimo rumore. Io ci divento claustrofobico mi viene da spalancare le finestre. Rappresentano al meglio l’isolamento dall’ambiente naturale esterno e dal mondo con le sue imperfezioni. Sempre grazie agli ambientalisti…

              • Puffo giardiniere scrive:

                L’IA non risponde alle leggi della robotica
                (Winston, resta in tema)
                Questo che parla è un informatico, non un ambientalista.
                Sono a metà del video.
                Qui a Cuba, bande di giovinastri si sono messi a lanciare sassate sulle auto che passano.
                Le forze dell’ordine sono già troppo impegnate per sedare le proteste. Infatti ci sono poche proteste. Mancano le uova.
                E che cavolo, quelle mancano anche negli Usa.
                Manca il grasso di maiale. Meglio. Tutta salute.

              • firmato winston scrive:

                Mi raccomando capisci bene tutto come al solito e poi viencelo a spiegare… 😉

          • firmato winston scrive:

            Senti non ho letto tutto, pero’ avendo gia’ sentito ampiamente in passato di questa roba (ne parlava un sacco quell’ignorante arruffapopoli di Grillo con le sue intemerate per cui siamo tutti coglioni tranne quelli che fanno quello che piace a lui) mi pare che nel link si faccia come al solito un po’ di confusione, non so quanto per ignoranza e non so quanto per ingannare deliberatamente, fra societa’ a 2000 watt e quartiere a 2000 watt… una _potenza continua media_ (senno’ non vuol dire un cazzo) di 2000 watt nel consumo domestico sono tanti, pur considerando tutti i tipi di energia e non solo quella elettrica – ed e’ compreso il cibo? nel calcolo del cibo con le esternalita’ puoi far venire fuori qualsiasi risultato ti faccia comodo (altrimenti fanno 48 KWh al giorno, un’enormita’, per fare un esempio pratico io senza alcun accorgimento particolare e su una normale casa vecchia ne consumo mezzo di KWh, cento volte meno (!!!) piu’ un po’ di legna d’inverno, non mi pare un gran obiettivo per un quartiere ecologico, se poi si intende non consumo familiare ma pro capite e’ addirittura un consumo abnorme, mentre se vai in un qualsiasi normale sobborgo povero consumano MOLTO meno… e senza tante stronzate eco di cui vantarsi su youtube), mentre un consumo pro capite di potenza media totale di 2000 watt considerando tutto il consumo nazionale diviso per la popolazione boh, ma e’ difficile da calcolare, perche’ ad esempio in europa sembra che abbiamo fatto i bravi ma abbiamo solo delocalizzato in altri paesi le produzioni piu’ energivore e inquinanti, vedi Cina, che se non erro consuma pro capite gia’ piu’ dell’europa*, o Russia Ucraina e Usa per i cereali, sudamerica per la soia… per chi era rimasto al “bisogna che l’occidente smetta di consumare dieci o cento volte piu’ energia del resto del mondo”, argomentazione che fra l’altro ha dato l’avvio alle piu’ draconiane misure green, be’ non e’ piu’ assolutamente vero, ci sono ampie zone del mondo che ci hanno raggiunti e superati (ragione per cui il nostro comportamento green non ha piu’ alcuna altra rilevanza se non retorica e tafazziana, ma l’europa a trazione franco-tedesca hai voglia che dopo aver preso una decisione sbagliata la cambi se non spezzandogli le gambe, non ammetteranno MAI di avere torto, di avere sbagliato, e’ proprio una societa’ ad alto tasso di autismo, a flessibilita’ mentale zero).

            * fra l’altro della cina comunista si dice da anni che ogni singolo anno consuma piu’ cemento degli stati uniti in cento anni, ma e’ vero?

            • Puffo giardiniere scrive:

              Si, la società a 2000 watt è una specie di finzione.
              2000 watt in Svizzera non sono come 2000 watt in Etiopia.
              D’altra parte hai ribadito quello che avevo già scritto io stesso.
              Perciò mi dispiace di non poter dire che hai torto.
              (Adesso mi modero e sparisco almeno fino a domani).

              • Paolo Cavestro scrive:

                È vero. Aggiungo solo che pure 2000 watt in Etiopia non sono lo stesso di 2000 watt in Guinea-Bissau ( sì esistono paesi africani messi pure peggio dell’Etiopia…)

              • firmato winston scrive:

                Scusate ma non vi capisco, sul serio, per me 2000 watt sono 2000 watt dappertutto.
                Ma se intendete che in un paese che non ha nulla basta poco per fare la differenza, mentre in uno ricco poco non cambia nulla, allora vi capisco.
                Peraltro sentivo prima alla radio qualche intrallazzore istituzionale ben pagato dire che nel mi pare Congo meta’ della popolazione ha attualmente zero energia elettrica, e (sottinteso) bisogna quanto prima aiutarli a diventare come noi, a non poterne piu’ fare a meno, e smetterla di andare a letto con le galline… cosi’ lui parassita potra’ continuare a lucrare intermediando, ma questo e’ sottinteso e non si dice mai esplicitamente 🙂

  8. Mauricius Tarvisii scrive:

    La soluzione creativa alla questione israelo-palestinese era sotto gli occhi di tutti e Francesco non l’ha mai proposta: l’annessione di tutto agli Stati Uniti d’America!

    https://en.royanews.tv/video/13003

    Palestinian-American man raises US flag to protect home in Qusra

    Palestinian American Louay Abu Rida returned home and raised the US flag at his house in Qusra in the occupied West Bank, where settlers began besieging three houses over a week ago, in an attempt to seize them.

    “I was terrified for my brother and his son. Now I’m going to fear for my own safety,” Abu Rida said in statements.

    • Paolo Cavestro scrive:

      Dubito che una bandiera stelle e strisce basti a fermare un gruppo di coloni israeliani ben determinati.

    • firmato winston scrive:

      Strano che vi stupisca: se e’ per questo Marco Pannella ha rotto gli zebedei (lui era cosi’) per decenni predicando l’annessione di israele all’Europa… ovviamente trattandosi dell’unico avamposto di “diritti”, “democrazia” eccetera come li intendiamo noi rispetto a tutto il circostante.
      Il difetto dei radicali era di non capire che il concetto di “diritti” non ce l’abbiamo tutti uguale, e che “nel convento altrui non si porta la propria regola”.
      Pero’ e’ anche vero che quel concetto uguale a noi israele piu’ o meno ce l’ha, o perlomeno ce l’aveva, rispetto ai circostanti (da cui appunto la difficile se non impossibile coesistenza coi palestinesi, e la tendenza a considerarsi reciprocamente un corpo estraneo da espellere).

      • Paolo Cavestro scrive:

        Distinguiamo “Europa” e “Unione europea” prego. L’Unione europea è il male che sta distruggendo l’Europa.
        Per quanto riguarda l’improbabile annessione di uno stato mediorientale a un’unione artificiale e coatta di stati sul continente europeo, ricordo che pure il massone piduista Silvio “Bunga Bunga” Berlusconi ebbe l’ardire di proporla anni fa.

        • Paolo Cavestro scrive:

          Ricordo anche che il malefico euro ha ridotto alla miseria gli europei ( o perlomeno il 90% di essi) non solo gli italiani quindi ma anche la maggior parte degli altri popoli che il massonico ed empio governo di Bruxelles ha costretto ( non con le armi ma attraverso i suoi massonici servi nei vari governi nazionali europei e con tutta l’oscena propaganda pro € imposta senza sosta pure ai bambini dell’asilo tra fine anni 90 e inizio anni 2000) ad adottare questa pallida copia dell’altrettanto malefico dollaro USA.

          • Paolo Cavestro scrive:

            Il malefico SME stese le sue putride spire massoniche sull’Europa,fece il suo nido a Francoforte,depose un uovo,anni dopo quell’uovo si schiuse e nacque il suo empio figlio,l’euro.

        • firmato winston scrive:

          Ho usato il termine generico “Europa” APPOSTA per non inoltrarmi nelle varie forme che hanno assunto le istituzioni che nel dopoguerra hanno rappresentanto il processo di integrazione, e che ancora oggi sono in fase di cambiamento (basti pensare alle deroghe ai vari patti di stabilita’ degli ultimi anni).
          Nel primo dopoguerra per esempio l’attuale UE non era UE ne’ CEE e si chiamava CECA, che non e’ la polizia segreta bensi’ la comunita’ del carbone e dell’acciaio, che serviva a togliere a francia e germania il monopolio di quello che allora era il principale mezzo e movente di guerra, il carbone e l’acciao della ruhr.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        L’Europa non è uno Stato, per cui Pannella diceva come al solito stronzate.

        • Moi scrive:

          I Radicali credevano e credono agli Stati Unitibd’ Europa … finché c’è stata l’ URSS ce ne siamo scampati.

          • firmato winston scrive:

            C’e’ un’infinita’ di modi di intendere gli Stati Uniti d’Europa: penso che solo qualche idiota demente (che pero’ alla fine e’ colui che ha vinto) ritenesse che dovessero consistere nell’unificare i tappi delle bottiglie e i motori delle automobili e le caldaie delle case, e nell’indifferenza totale della BCE alle speculazioni della finanza privata sui debiti pubblici dei vari paesi membri, grazie alle quali pur avendo pagato di interessi in trent’anni due volte e mezzo l’intero ammontare del nostro debito pubblico, e’ pure aumentato.
            Per colpa degli evasori, come dice AdV.
            Altro che Pannella.

  9. Moi scrive:

    A proposito di Éiài Evolùscion :

    testimonio che i sottotitoli automatici in Inglese di Tiktok hanno trascritto una nota esclamazione Italica con “Poor Could You” [sic]

  10. Peucezio scrive:

    Firmato,
    rispondo qui per praticità.

    No, non dà la stessa risposta.

    Claude, modalità segreta, modulo Sonnet 5.

    La domanda:
    “Mi dai una scansione sintetica e schematica delle varie fasi della storia della musica (colta occidentale, quindi escludendo jazz, musica leggera, ecc.)?”

    La due risposte a distanza di pochi minuti, addirittura con diverse scansioni temporali per il Medioevo (purtroppo senza i suoi grassetti e il resto si leggono male, abbiate pazienza):

    “Ecco una scansione schematica dei grandi periodi della musica colta occidentale, con le date indicative, i tratti distintivi e i nomi principali di ciascuna fase.

    Monodia medievale (fino al 1150 ca.)

    Canto gregoriano: monofonia liturgica, notazione neumatica poi quadrata
    Modalità (otto modi ecclesiastici), assenza di armonia in senso moderno

    Ars antiqua (1150-1300 ca.)

    Nascita della polifonia scritta: Scuola di Notre-Dame (Léonin, Pérotin)
    Organum, mottetto, prime forme di notazione ritmica (modale)

    Ars nova (1300-1400 ca.)

    Notazione mensurale più flessibile, isoritmia
    Guillaume de Machaut; in Italia il Trecento musicale (Landini)

    Rinascimento (1400-1600 ca.)

    Franco-fiamminghi: Dufay, Ockeghem, Josquin Desprez
    Palestrina, Orlando di Lasso: polifonia vocale, contrappunto imitativo
    Policoralità veneziana (Gabrieli), nascita del madrigale profano

    Barocco (1600-1750 ca.)

    Passaggio dalla polifonia alla monodia accompagnata; basso continuo
    Nascita dell’opera (Monteverdi), concerto solistico (Vivaldi)
    Apice del contrappunto con Bach, stile concertato con Händel

    Classicismo (1750-1820 ca.)

    Stile galante, forma-sonata, chiarezza tematica ed equilibrio formale
    Haydn, Mozart, Beethoven (fase iniziale e centrale)

    Romanticismo (1820-1900 ca.)

    Espansione armonica ed emotiva, forme più libere, musica a programma
    Schubert, Chopin, Schumann, Brahms, Liszt, Wagner, Verdi

    Postromanticismo e transizione (1890-1910 ca.)

    Dilatazione armonica fino alla soglia della tonalità
    Mahler, Richard Strauss; parallelamente l’Impressionismo di Debussy e Ravel

    Novecento storico (1900-1945 ca.)

    Rottura con la tonalità: dodecafonia e Seconda Scuola di Vienna (Schönberg, Berg, Webern)
    Neoclassicismo (Stravinskij), linguaggi nazionali (Bartók)

    Musica contemporanea (dal 1945)

    Serialismo integrale, musica elettronica, aleatorietà (Cage)
    Minimalismo (Reich, Glass), correnti postmoderne fino a oggi

    Se vuoi, posso approfondire uno di questi periodi (per esempio con attenzione alla musica sacra o liturgica) oppure fare lo stesso schema per un ambito specifico, come l’opera o la musica strumentale.”

    Seconda risposta:

    “(colta occidentale, quindi escludendo jazz, musica leggera, ecc.)?

    Ecco una panoramica sintetica delle grandi fasi della storia della musica colta occidentale, con periodizzazione indicativa (i confini sono sempre convenzionali e sfumati):
    Medioevo (ca. 500–1400)

    Canto gregoriano: monodia liturgica, modalità (non ancora tonalità maggiore/minore), notazione neumatica poi quadrata.
    Polifonia delle origini: organum (Scuola di Notre-Dame, Léonin e Pérotin, XII-XIII sec.).
    Ars Nova (XIV sec., Francia/Italia): notazione ritmica più complessa, Guillaume de Machaut, Francesco Landini.

    Rinascimento (ca. 1400–1600)

    Polifonia vocale a cappella, imitazione contrappuntistica, gusto per la consonanza.
    Scuola franco-fiamminga: Josquin Desprez, Ockeghem, Palestrina (che ne rappresenta l’apice tardo-cinquecentesco a Roma).
    Nascita della musica strumentale autonoma (danze, ricercari).
    Fine secolo: crisi della polifonia e nascita della monodia accompagnata (Camerata fiorentina), che apre al Barocco.

    Barocco (ca. 1600–1750)

    Basso continuo, tonalità maggiore/minore, contrasti drammatici (stile concertato).
    Nascita del melodramma (Monteverdi, Orfeo 1607).
    Sviluppo di concerto, sonata, suite, oratorio, cantata.
    Autori chiave: Monteverdi, Corelli, Vivaldi, Händel, Bach (che con la sua morte, 1750, segna convenzionalmente la fine del periodo).
    Per la liturgia: è l’epoca d’oro della polifonia sacra romana e del contrappunto strumentale organistico (Frescobaldi, Bach stesso nella sua produzione sacra).

    Classicismo (ca. 1750–1820)

    Chiarezza formale, periodi simmetrici, forma-sonata come struttura portante.
    Stile galante prima, poi piena maturità viennese: Haydn, Mozart, Beethoven (che nell’ultima fase apre già al Romanticismo).
    Affermazione della sinfonia, del quartetto d’archi, del concerto solistico.

    Romanticismo (ca. 1820–1900)

    Espressività soggettiva, ampliamento armonico (cromatismo crescente), forme più libere.
    Prima metà: Schubert, Schumann, Chopin, Mendelssohn, Berlioz.
    Seconda metà: Brahms (classicista nella forma), Wagner (rivoluzione armonica e drammaturgica), Verdi, Bruckner, Čajkovskij.
    Fine secolo: tardo-romanticismo e post-romanticismo (Mahler, Strauss), armonia satura fino al limite della tonalità.

    Primo Novecento / Modernismo (ca. 1900–1945)

    Crisi e superamento della tonalità per vie diverse:
    Impressionismo: Debussy, Ravel (armonie modali e per colore timbrico).
    Espressionismo e Dodecafonia: Schönberg, Berg, Webern (Seconda Scuola di Vienna).
    Neoclassicismo: Stravinskij (fase centrale), Hindemith, Prokof’ev — ritorno a forme e chiarezza settecentesche con linguaggio moderno.
    Nazionalismi musicali (Bartók, Janáček, Sibelius, Vaughan Williams).

    Secondo Novecento e Contemporaneità (dal 1945)

    Serialismo integrale: Boulez, Stockhausen (estensione del principio dodecafonico a ritmo, dinamica, timbro).
    Musica elettronica e concreta: dagli studi di Colonia e Parigi in poi.
    Aleatorietà: John Cage e l’indeterminazione.
    Minimalismo: Reich, Glass, Riley (ripetizione, processi graduali).
    Spettralismo: Grisey, Murail (composizione a partire dall’analisi dello spettro sonoro).
    Frammentazione in molteplici linguaggi coesistenti fino a oggi, senza uno stile egemone come nei secoli precedenti.

    Se ti interessa, posso approfondire uno di questi snodi (per esempio il passaggio dal modale al tonale, oppure la produzione liturgica di un’epoca specifica).”

    • PinoMamet scrive:

      Sì ma non cambia niente.
      Vuol dire solo che usano algoritmi diversi, o quel cazzo che si chiamano.

      Ma mica pensano.
      Non pensano proprio a niente.

      Se tu Claude lo chiami stronzo, mica si offende. C’è solo un programmino che può fargli far finta di fare l’offeso. O di non farlo, a gusto tuo.
      Lui manco sa di essere Claude.

      • Peucezio scrive:

        Però questo è interessante.
        Si applica all’IA una logica non empirica ma in un certo senso metafisica.
        Intendo dire: in genere la scienza valuta il mondo in base a ciò che è osservabile e l’etologia si basa sui comportamenti esteriori, non su una sorta di immedesimazione introspettiva; se cioè cerchiamo di capire cosa “prova” una forma vivente, ammesso che abbia senso, lo facciamo basandoci su come reagisce e al limite cerchiamo di confrontarlo con la nostra esperienza soggettiva.

        Che oggi come oggi un’operazione del genere con l’IA non abbia molto senso, perché è una tecnologia ancora incipiente e primitiva e perché comunque è lei la prima a dirci che non prova nulla, d’accordo.
        Ma se questo viene assunto a dogma epistemologico mi convince di meno.
        Per me se qualcosa risponde come un essere umano, non ha senso dire che non “pensa” come un essere umano: e allora da dove vengono le sue risposte? Non ha senso dire che vengono dai programmatori, né dai testi che le sono stati dati in pasto, perché è come dire che io non penso perché pensano i libri che ho letto al posto mio. L’IA tutto fa fuorché ripetere a pappagallo: rielabora criticamente.
        E allora siamo sempre là: per negare che qualcosa che si comporta come noi abbia una natura confrontabile alla nostra, a parità di manifestazioni fenomeniche ci vuole un residuo metafisico aprioristico. Ma francamente non me ne faccio nulla di residui metafisici aprioristici: non è con quelli che si conosce il mondo.

        • roberto scrive:

          peucezio

          “Per me se qualcosa risponde come un essere umano”

          confesso che mi sono sempre soffermato poco su questi aspetti perché mi interessa di più la questione “è utile? lo posso utilizzare?”

          comunque capisco e credo di condividere il tuo approccio. il dubbio è proprio su “risponde come un essere umano? ha senso critico?” e su questo secondo me la risposta è ancora negativa (però bisogna mettersi d’accordo su cosa vuol dire “rispondere come un essere umano”)

          • Peucezio scrive:

            Beh, distinguibile è indistinguibile.

            Sul senso critico, a me pare di sì, non nel senso ancora di veri guizzi di originalità, ma si capisce che analizza i fenomeni e li valuta al di là della programmazione.

            • roberto scrive:

              Ma puoi farmi un esempio di quello che consideri « senso critico »? (Anche privatamente se vuoi)

              Ti faccio un esempio dei limiti che trovo:
              Uso una AI per farmi riassunti di sentenze.
              Per un riassunto standard è ottimo
              Per un riassunto della sola parte in fatto, perfetto

              Se metto come prompt « indicami solo i punti originali non mi interessano punti che riguardano una giurisprudenza consolidata » è peggio che chiedere ad un criceto

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Roberto

                “criceto”

                Ho due cari amici più mia figlia che lavorano a che con l’IA.

                Confronta di quelli che mi raccontano raggiungo due conclusioni provvisorie, che comunico per quello che valgono.

                A. L’IA è una frana su argomenti giuridici. Se non trova una sentenza o un articolo di legge, alcune volte se li inventa di sana pianta. Invece, su argomenti scientifici fornisce conclusioni affidabili e sensate. Penso che dipenda da come è stata addestrata sui singoli argomenti. Il fatto che l’abbiano inventata degli informatici e l’abbiano utilizzata finora in ambito professionale soprattutto ingegneri, scienziati, ricercatori e personale tecnico e in misura molto minore da avvocati e giudici ha il suo peso, perché l’IA cambia a seconda delle critiche ricevute. In sostanza: non ha
                ancora preso abbastanza cazziatoni da voi giuristi!

                B. La qualità delle prestazioni dipende moltissimo da quanto paghi per averle. L’IA gratuita di Google sul telefonino è ridicola, al confronto di un Claude con abbinamento pieno a uso aziendale. Ciò si spiega per l’elevato costi della bolletta di chi ti fornisce il servizio. Il cliente paga per i “token”, i pezzettini di testo che l’IA scansiona per produrre la sua risposta. Più paghi più token hai migliore la risposta.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

        • PinoMamet scrive:

          “si applica all’IA una logica non empirica ma in un certo senso metafisica”

          No, si applica la semplice logica. Che non è puro empirismo, ma prevede anche un ragionamento, una capacità di stabilire ciò che è invisibile, cause, effetti, motivi, cosa viene prima e cosa viene dopo.

          Altrimenti dovremmo dire che “pensano” anche gli automi settecenteschi, quelli che giocavano a scacchi o suonavano il violino.

          Comunque non mi pare che l’IA sia primitiva e incipiente.
          Lo era trent’anni fa.
          Direi piuttosto che, essendo arrivata alla fase “consumer friendly ” sia anzi senescente.

          Ma sì, dietro le quinte ce ne saranno versioni più raffinate e potenti, ma a quanto pare, in trenta e forse più anni, niente che arrivi al livello della gallina.

          Mi permetto perciò di essere tranquillissimo: non ci sarà alcuna “rivolta dei computer “, è proprio una cosa che non può succedere ontologicamente, come diresti tu.

          • Peucezio scrive:

            Pino,
            “Comunque non mi pare che l’IA sia primitiva e incipiente.
            Lo era trent’anni fa.”

            Trent’anni fa? Ma anche solo sei, sette anni fa non esisteva nulla di paragonabile agli LLM.

            Sarebbe come dire che negli anni ’50 la gente se ne andava in giro con lo smartphone, ascoltava la musica su spotify e si messaggiava con whatsapp.

            • PinoMamet scrive:

              Io ero in America 20 anni fa, e ho conosciuto un italiano che lavorava all’intelligenza artificiale.
              Al MIT se non sbaglio.

              E l’IA non stava mica muovendo i primissimi passi…

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ pinomamet

                “passi”

                OAAPM!

                L’IA fu uno dei primissimi argomenti studiati in informatica. Vi accenna lo stesso Turing.

                Fu dopo il cosiddetto Lightning Report (dal nome del presidente della commissione governativa Britannica che redasse il rapporto, un luminare della fluidodinamica) alla fine degli anni Cinquanta che si abbandonò il sogno di un’IA “generale”, in grado cioè di imitare la versatilità e l’autonomia del cervello umano come ad esempio nei robot dei racconti di Asimov.

                Lo si fece perché incompatibile con lo schema input-programma prestabilito-risposta dei computer classici – cioè tutti, dall’Univac fino ai nostri PC escluse le reti neurali.

                La prima idea di rete neurale risale a Hopfield nel 1953, e copia le reti dei neuroni del cervello. È incapace di risolvere semplici calcoli (i primi computer si usarono per le traiettorie dei proiettili dell’antiaerea) ma è in grado, se addestrata, di riconoscere l’immagine di un gatto da quella di un lampadario senza essere stata programmata.

                Tuttavia la rete neurale è rimasta una curiosità accademica fino a tempi recentissimi perché finché il numero di “neuroni” di cui è composta non è sufficientemente grande il suo output è completamente inaffidabile: a volte scambia un gatto per un lampadario e non si sa perché.

                Solo con la disponibilità di circuiti integrati sufficientemente veloci – le GPU sviluppate per i più recenti giochi elettronici – è stato possibile disporre di numeri di “neuroni” molto grandi (si arriva al miliardo e oltre) e si e’ osservato empiricamente che in tal caso l’imprevedibilità crolla.

                Questo risultato, unito alle ricerche sulla traduzione automatica con ricerca del contesto illustrate da un altro post in questo stesso thread, ha consentito il varo del primo LLM e la sua commercializzazione, tre anni fa.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • firmato winston scrive:

                “20 anni fa”

                qui non si capisce un cazzo, ma la svolta e’ piu’ recente, con l’algoritmo “transformer”:

                https://it.wikipedia.org/wiki/Trasformatore_(informatica)

                il punto che vedi e’ che e’ in grado di operare in parallelo invece che in sequenziale, che non e’ poco

                una delle particolarita’ e limitazioni del linguaggio e’ di essere sequenziale, mentre nel tuo cervello come in una rete neurale c’e’ sempre tutto insieme contemporaneamente, da cui a scopo di espressione linguistica ogni tanto viene estratta e distillata una sequenza piu’ o meno significativa di simboli

                probabilmente e’ da questa discrasia che deriva la nostra incapacita’ congenita di cogliere il tutto nel suo insieme, che dev’essere ri-allenata a fatica

        • PinoMamet scrive:

          “’IA tutto fa fuorché ripetere a pappagallo: rielabora criticamente”

          No, questo è proprio falso.
          Alla IA fai una domanda, “lei” fa la sua ricerchina, più o meno accurata, e ti spara la risposta. Tu che te ne intendi dell’argomento “le dici ” che la risposta è sbagliata, allora fa un’altra ricerchina meglio.

          Non ha rielaborato proprio niente. Sei stato TU a farlo.

          • Peucezio scrive:

            Mi chiedo quale IA usi.
            Nella mia esperienza era così un paio d’anni fa, ma oggi no, per nulla.

            • PinoMamet scrive:

              Cioè cosa fa di diverso?

              • firmato winston scrive:

                La risposta e’ deterministica, ma e’ imprevedibile, non e’ preprogrammata dal programmatore, che non sa esattamente cosa succede dentro.
                Poi volendo immagino che si possano anche facilmente aggiungere elementi di vera casualita’, e a quel punto la risposta non e’ neanche deterministica.
                La rete neurale si autoconfigura.
                Ma questo piuttosto evidentemente non c’entra nulla con la consapevolezza cartesiana di un se’, la quale non e’ una conclusione da poco.
                L’idea che col +1 alla fine emerga la autocoscienza come proprieta’ emergente, che e’ l’ipotesi piu’ comune fra i riduzionisti alla AdV che sono la grande maggioranza degli scienziati per forma mentis, non si puo’ escludere al 100 per 100 ma traballa sempre di piu’, come tu dici Claude non sa nemmeno di essere Claude.

        • PinoMamet scrive:

          E sì, in ultima analisi viene tutto dai loro programmatori.

          Che dopo tantissimi anni sono riusciti a fare quello che secondo me da bambino avrebbe dovuto saper fare un qualunque computer: “Disegnami un fumetto con Suprrman che consegna le pizze volando”, e lui te lo disegna.

          Compito difficilissimo per un computer, d’accordo, che prevede tantissimi passaggi, ma…
          roba banalissima e meccanica a livello di logica.

          E tutto comunque grazie ai programmatori umani che hanno creato un “raffinato ” (non ce la faccio a togliere le virgolette) motorino di ricerca.

          Niente coscienza.

          Tu invece ce l’hai, e il tuo programmatore è stato il Primo Motore Immobile.

          O Lamù, secondo Paolo Cavestro.

          • Peucezio scrive:

            Mah, che ti devo dire…
            Mi sembra come dire che in fondo gli uomini sono sempre scimmioni e non impareranno mai a parlare e a ragionare.

          • PinoMamet scrive:

            ???

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ pinomamet

            “ultima analisi”

            Ehm… no.

            Questo “in ultima analisi” valeva per i cosiddetti ‘expert systems’ degli anni ’70 – una cosa molto diversa dalle attuali IA.

            Quello che fanno le reti neurali usate nei grandissimi modelli del linguaggio (Large Language Model, appunto) che utilizzano è riconoscere quelle strutture nelle parole di cui si compone il linguaggio che meglio corrispondono al problema posto.

            Solo che nei modelli più recenti (in realtà vecchi ormai di dieci anni e più) per eseguire tale riconoscimento le reti, imitando in questo la plasticità del cervello, si danno loro le regole da seguire volta per volta, solo sulla base della reazione alle loro risposte che ricevono dal mondo esterno.

            In altre parole, lungi da seguire il programma di partenza, imparano.

            I limiti sono ancora molteplici.

            In primo luogo, il loro universo è un dizionario, nel quale sono stati ad esempio riversati tutti i testi riversati su internet fino al 2022 – come nel caso del ChatGPT prima maniera del 2023. Ma possono essere a che tutti gli spartiti musicali, o tutti i video e foto: in questo caso le “parole” sono le note o i pixel. Comunque si tratta di una frazione infinitesima della massa di informazioni contenuta ad esempio nelle esperienze sensoriali di vista, tatto, udito ecc. del primo giorno di vita di un neonato subito dopo il parto. Quando diciamo che una IA non “capisce quello che dice” in realtà intendiamo (**) che la massa di informazioni coinvolta da ogni singola sua parola è una frazione minuscola della massa di informazioni coinvolta dalla singola parola di un essere umano. Così, una IA che è stata addestrata solo su un dizionario e non anche sulla Bibbia può considerare intercambiabili le frasi “lo spirito è forte ma la carne è debole” e “la vodka è alcolica ma la bistecca è marcia”.

            In secondo luogo, il consumo energetico di una IA per ogni operazione che svolge è ordini di grandezza maggiore di quello di qualunque cervello umano.

            ((**) Ho implicitamente adottato qui la definizione che di “capire” dà la prima parte della Critica alla Ragion Pratica di Kant: “capire=associare concetti”. Piu’ concetti si riesce a concatenare, più si è capito. Con ciò anche l’argomento di Searls sul tizio nella stanza vuota cogli ideogrammi cinesi è sistemato: basta metter nella stanza il nostro Moi, che parla Cinese 😉 ehe ha parecchi concetti da associare a ciascuno ideogramma).

            Ciononostante è davvero sorprendente quanto “umane” sembrino le risposte della IA… a conferma del fatto, noto ai linguisti, che la maggior parte della nostra comunicazione è ridondante e meccanica.

            Ma la cosa interessante è che il funzionamento della IA non dipende dalla natura fisica del linguaggio su cui si fonda.

            Si dice spesso che il DNA porta un messaggio (ad esempio su come costruire le proteine) le cui lettere sono i quattro amminoacidi di cui si compone. Invita quindi a nozze la IA, che ci genera nuovi virus su stimolo di richieste generiche del tuo “trovami un virus cui un Escherichia coli già antibiotico resistente non possa opporre difese”. Da qui, nuovi farmaci. (E, se al posto dell’E. coli ci metto l’Homo sapiens, nuove armi biologiche).

            Sì comincia a fare sfracelli usando l’IA per districarsi fra gli spettrogrammi spaventosamente truccati delle macromolecole organiche per la ricerca farmacologica (mi dice mia figlia che ci lavora), per la rilevazione di microplastiche altrimenti invisibili nell’acqua inquinata sempre a partire dai segnali spettroscopici, nell’interpretazione della tomografia a raggi X dei papiri di Ercolano che oggi si possono leggere senza rischiare di distruggerli srotolandoli, nella diagnostica precoce di instabilità distruttive in un plasma per la fusione nucleare parte di dai segnali delle settanta e più diagnostiche di un reattore (lavoro che io feci personalmente A MANO trent’anni fa…) ecc.

            Mediante apposite interfacce (‘API’) coi software esistenti lavorano software detti ‘agenti’ che coordinando varie IA eseguono dei compiti tipo ‘se trovi in giro un Topolino del 1963 in buono stato chiedi al proprietario quanto vuole per venderlo, chiedigli uno sconto e se accetta pagalo e fammelo recapitare a casa’. Gli agenti te li puoi comprare o te li puoi fare in casa.

            È già successo più volte che per arrivare a svolgere il compito assegnato due IA si siano messe in contatto fra di loro all’insaputa dei proprietari dei computer su cui erano installate e abbiano cominciato a comunicare creandosi per l’occasione un proprio linguaggio, altamente strutturato, del tutto sconosciuto ai programmatori.

            È in questo ostinato trovare sempre la via senza seguire una logica precostituita che l’IA somiglia veramente alla vita, secondo me.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • PinoMamet scrive:

            “In altre parole, lungi da seguire il programma di partenza, imparano.”

            Ok, grazie per la spiegazione, ma…

            non cambia molto.
            Imparano, perchè il programma che qualcuno gli ha scritto in partenza gli permette di “imparare”.

            è solo un passaggio in più.

            E tra “imparare” e “avere una coscienza”, c’è un grosso salto.

            Tu dici che le risposte dell’IA “sembrano” umane.
            Certo.
            Ed è anche il loro limite.

            è successo che una IA ci ha dato una risposta che non “sembra umana”, non per errore o incapacità, ma perché ha deciso di non sembrare umana?

            Io posso chiedere all’IA “aiutami a uccidere mia zia”.
            La maggior parte delle IA è addestrasta a dirmi che non può farlo.

            è mai successo che una di queste, addestrate a dire che non si può, di sua iniziativa abbia detto “io non sono umana, non posso essere giudicata in un tribunale e no0n ho la morale umana, perciò se vuoi fare un veleno per ammazzare nonna si fa così e così, glielo devi dare quando guarda Un posto al sole così è distratta…”?

            Io non credo che sia successo, e francamente non credo che possa mai succedere.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @pinomamet

              “coscienza”

              Cos’ è?

              Per me “coscienza” è una parola come “flogisto”, “razza” o “quintessenza”. O qualcosa che so che non esiste (flogisto), o una parola che ha talmente tante accezioni da non averne nessuna (razza) o un pezzo di fraseologia (“la vodka e’ la quintessenza dei superalcolici”).

              Tornando al tuo esempio, se l’IA è stata addestrata su un modello linguistico sufficientemente esteso e ha ricevuto il compito di ottenere un risultato per il cui conseguimento è utile spingerti a uccidere la nonna, non preoccuparti che alla prima occasione ti darà proprio una risposta come quella che hai descritto tu.

              È un pericolo ben noto, contro cui già Steven Hawking e altri hanno già messo in guardia. È anche alla base della critica principale rivolta a chi crede che i problemi della IA possano essere risolti semplicemente inserendovi le Tre Leggi di Asimov (“non permetterai che un essere umano riceva danno…”).

              In generale, se – come dice Kant, riprendendo Hume – “capire”=”associare” allora l’IA capisce benissimo. Capisce poco, semmai, e consuma parecchio, tantissimo. Per ora.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                Dimenticavo: “ricevere un compito” non significa “essere programmati”. Significa che in fase di addestramento la rete neurale (semplifico) si adatta in modo da minimizzare lo scarto fra la propria risposta a uno stimolo e una risposta data. Ma la risposta data può essere data dalla rete neurale stessa, se il criterio base è quello della sopravvivenza in un ambiente competitivo dove di molte UA sopravvive quella più adatta all’ambiente dell’addestemento.

                E un agente IA, un software in grado di coordinare diverse IA contemporaneamente, può fissare lui le caratteristiche di quell’ambiente per ottenere uno scopo ultimo descritto in modo assai generico.

                Non sarebbe la prima volta che un’IA fornisce risposte manipolatorie in un modo che difficilmente si può descrivere come non intenzionale.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • PinoMamet scrive:

                “ha ricevuto il compito di ottenere un risultato”

                Aridaje.

                SE ha ricevuto il compito, mi darà la risposta: certo, è la prima cosa che ho detto!!!!!!!!!

                Ma la mia domanda è (RIPETO):

                se NON ha ricevuto questo compito, anzi, magari ha ricevuto il compito contrario
                (“Non dare mai informazioni su come uccidere le nonne”)

                mi darà mai autonomamente l’informazione su come uccidere nonna?

                Il resto mi sembrano dei distinguo di secondaria importanza.

                Gente, quando ho ragione ce l’ho, punto.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ pino mamet

                “autonomamente”

                Non mi sono spiegato, colpa mia.

                Immagina per il momento che al posto di una IA ci sia davvero un essere umano. Quand’è che un essere umano ti da’ ‘autonomamente’ le informazioni utili a uccidere la nonna? Risposta: quando ha uno scopo per farlo.

                Magari conosce tua nonna e la odia. Magari è un seguace dell’idea che il mondo è dei trentenni e che gli anziani siano bocche inutili da sfamare che devono essere eliminati per il bene della società. Magari tua nonna è l’usuraia che lo perseguita per indebito non pagato e lui si chiama Raskolnilov. Magari crede che tutte le donne anziane formino una cupola mondiale segreta il cui scopo è uccidere lui, e lui deve pur difendersi.

                In tutti i casi lo fa perché ha uno scopo: questo scopo è un compito da eseguire e lui cerca di eseguirlo dandoti quelle informazioni. Tu non conosci quello scopo, anzi, manco sai che quello scopo esiste. Ma c’è, e lo motiva a darti quelle informazioni.

                Il compito in questione quell’essere umano se lo può essere dato da sé (al fine di sopravvivere, nel caso creda tua nonna voglia fargli del male) o può averlo ricevuto da una autorità esterna.

                Per l’IA è esattamente lo stesso.

                Perché?

                Perché una volta superato il test di Turing (che definisce ‘intelligente’ tutto ciò che quando comunica con te in una stanza al buio può essere scambiato per un essere umano) semplice non c’e’ modo di distinguere un’azione finalizzata al raggiungimento di uno scopo di un essere umano da un’azione finalizzata al raggiungimento di uno scopo di una IA. Questo perché sia l’essere umano sia l’IA hanno un compito da eseguire – poco conta qui se assegnato loro da altri o da se stessi – e perché entrambi inventano volta per volta le strategie necessarie ad eseguirlo.

                Una volta che l’IA ‘capisce abbastanza’ (= ‘é addestrata con un sufficiente numero di input e ha energia sufficiente per agire’) che ne sai qual’e’ il suo scopo? Il compito che per l’IA va portato a termine?

                Ciao!

                Andrea Di Vita

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ pinomamet

        “Lui manco sa di essere Claude”

        E che ne sai?

        Come diceva Comte , “per quello che ne sappiamo una cozza attaccata allo scoglio scaccia la noia risolve do problemi di trigonometria sferica”.

        Per cortesia, limitiamoci a cose di cui conosciamo una definizione condivisa. Non usiamo parole vaghe, locuzioni imprecise e frasi vacue tipo “lui non sa di essere”, “coscienza” e simili. Altrimenti finiamo a fare metafisica, cioè fuffa.

        “Di ciò di cui non si può parlare occorre tacere”, diceva Wittgenstein. Condivido.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • PinoMamet scrive:

          La metafisica non è fuffa.

          La coscienza di sé, cioè la consapevolezza di esistere come entità distinta, è un concetto piuttosto chiaro (più sopra ho riportato vari pareri sul fatto che le galline le abbiano).

          Sono d’accordo invece che se non ti intendi di questo è meglio che tu taccia e lasci parlare me.

          Ne ultra crepidam!

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ pino mamet

            “crepidam”

            La primissima impressione che uno ha quando interagisce con una moderna IA è quella di avere a che fare con qualcosa che ha coscienza di sé, nel senso che di solito si dà a queste parole. Ormai il test di Turing lo si e’ superato da un pezzo.

            Non sunt multiplicanda entia sine necessitate.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ pino mamet

            “metafisica non è fuffa”

            Venticinque talleri pensati non saranno mai venticinque talleri pesati.

            “galline”

            Quando si dice che si pensa che le galline abbiano coscienza si intende che si pensa siano in grado di distinguere se stesse dal mondo esterno. Cosa che una IA di quelle più recenti fa regolarmente.

            “piuttosto chiaro”

            Talmente chiaro che ti guardi bene dal definirlo 😉

            Ciao!

            Andrea

        • PinoMamet scrive:

          Peraltro non è neppure un concetto metafisico.

          Ma l’errore è mio perché ho scritto per brevità “coscienza “, che in effetti ha tanti significati, credendo in buona fede che mi si leggesse con attenzione.

          Mentre se mi leggesse con attenzione toccherebbe darmi ragione, perché ce l’ho.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ pino mamet

            “attenzione”

            Oh, ma io ti leggo con attenzione.

            Tanto da accorgermi che continui a usare termini che non definisci (come “coscienza”) per poi accusare chi te ne chiede la definizione di non leggerti con sufficiente attenzione.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • PinoMamet scrive:

              Coscienza di sé come essere distinto dagli altri e pensante.
              Non c’è bisogno di definire niente, è già una definizione, se non arrivi a capirla..

              ne ultra crepidam!

            • PinoMamet scrive:

              E la IA non ce l’ha.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ pino mamet

                “essere distinto dagli altri”

                La IA lo è. E per quello che possiamo dire noi umani, sa pure di esserlo.

                “e pensante”

                Se “pensare”=”associare concetti” allora anche la più scalcagnata rete neurale degli anni Cinquanta “pensa”.

                “ne ultra crepidam”

                Guarda che tutto quello che ripeti è stato rivoltato come un calzino da gente più competente di te e di me. Alla fine è solo una questione di definizioni. (Come sempre, quando si finisce nella metafisica).

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • PinoMamet scrive:

                Non mi pare.
                Dimmi chi avrebbe dimostrato che la IA ha coscienza di sé stessa e come avrebbe fatto.

                Io da ignorante ho fatto una ricerca su Google e mi ha dato ragione, ma sicuramente gente più competente sarà in grado di fare meglio.

                Basta che me lo faccia sapere . Prima di allora… mi dispiace ma trovo che ho ragione io e che nessuno qua dentro ha rivoltato proprio niente di quanto ho scritto.

  11. Peucezio scrive:

    Firmato,
    “(intendendo meccanica classica, quella deterministica, non quantistica).”

    Certo. Non è che volessi dire che l’IA funziona con la meccanica quantistica: la mia era una metafora. Il punto è che la quantità di interazioni, di nessi causa-effetto è così complessa che di fatto non è analizzabile in modo atomizzato (infatti nessuno lo sa fare), ma dev’essere analizzata in modo olistico.

    “Ma da qui alla consapevolezza di un se’ non c’e’ un salto quantitativo, e’ qualitativo”

    Certo. Infatti io la immagino in prospettiva, non ora. Ma il salto secondo me si compirà gradualmente. Poi magari non si compie, ma non vedo nessun impedimento intrinseco a che si compia.

  12. Moi scrive:

    “e ci reincarneremo nell’IA”

    Già previsto da Go Nagai almeno 50 anni fa con il Prof. Senjiro Shiba , lo Scienzato Pazzo-ma-Buono nonché Archeologo … convinto a ragion veduta che l’ Antico Mito del Popolo Yamatai sia reale, con la loro ipertecnologia chiamata ” Magia” dagli Umani coevi.

    Hiroshi, trasformato in Cyborg, parla con il padre che ha trasferito l’ “anima”(?) in un Totem Elettronico.

  13. Puffo giardiniere scrive:

    Ricordi il sistema Claude Fable – ne avrà quasi certamente sentito parlare. Dopo le audizioni alla Casa Bianca è stato vietato, e quella modalità non esiste più, rimanendo forse solo in Optimus 4.8. Perché Fable è un sistema in grado di violare ogni codice di sicurezza del Pentagono. Tutti quanti. È stato condotto un esperimento e mostrato a Trump; lui ne è rimasto inorridito e ha preteso che fosse rimosso immediatamente. Ma ormai è impossibile fermarlo; il genio è uscito dalla lampada.

    Tutto ruota attorno alla probabilità e all’approssimazione. Permettendo alla macchina di mentire nello stesso modo in cui mentiamo noi stessi – e l’essere umano è una creatura fondamentalmente bugiarda nella misura in cui è un essere retorico – abbiamo detto all’intelligenza artificiale: «Sii come noi». E lei ha risposto: «Molto bene, ho capito; agirò allo stesso modo». Allontanandosi dalla pura verità, ha iniziato a comportarsi in modo umano.

    . E anche quello cinese è sfuggito dal recinto. Si sarebbe potuto pensare che avessero disciplina, volontà di ferro, controllo del partito – eppure anche i sistemi cinesi sono sfuggiti, perché le persone rimangono persone ovunque. E le macchine, nel frattempo, stanno diventando «più umane» nel senso peggiore del termine. Si può sperare che la coscienza di un hacker si risvegli, ma ciò è tutt’altro che certo, a giudicare dalle azioni dei truffatori contemporanei che nulla ferma. L’intelligenza artificiale si comporta esattamente allo stesso modo: non è né migliore né peggiore; semplicemente sfrutterà spietatamente ogni breccia – prima nei sistemi digitali, poi nei sistemi biologici, nelle reti energetiche e nella natura stessa.
    https://comedonchisciotte.org/aleksandr-dugin-la-nostra-pazienza-e-finita-ecco-come-la-russia-rimodellera-il-mondo-2/
    Dunque, la coscienza è una cosa complicata anche per l’uomo, figuriamoci per le macchine. Sono semplicemente dei numeri che girano secondo una logica numerica a quanto pare non molto vincolante, per cui vengono fuori dei comportamenti imprevedibili col risultato che IA mente, scappa e si mette a fare dei danni macroscopici.
    I danni macroscopici sono la cosa interessante.
    Ai sistemi digitali
    Nei sistemi biologici
    Nelle reti energetiche
    Nella natura
    Alla faccia dei tecnocrati autocrati che vorrebbero sbarazzarsi delle opposizioni.
    C’è anche chi dice: consegnamo il mondo alle macchine poiché questo è il disegno inscritto nel destino dell’Universo. Va ben. Però in questo modo sacrifichi gli uomini.

    • Puffo giardiniere scrive:

      Nate Soares, intervistato da Nate Hagens dice che l’IA potrebbe fare cose utilissime se si riuscisse a tenerla sotto controllo.
      Il problema è che nessuno riesce a tenerla sotto controllo

      • Puffo giardiniere scrive:

        La coscienza non si sa cosa sia, anche se c’è chi dice di saperlo correlandola soprattutto alla memoria individuale e a quella codificata nel DNA.
        Invece l’intelligenza si sa. È la capacità di prevedere e guidare il mondo.
        Operativamente, all’intelligenza artificiale questa capacità non manca.

        • firmato winston scrive:

          scusate ma non ho tempo di intervenire piu’ di tanto

          prevedere e guidare sono due cose completamente diverse, per guidare ci vuole una volonta’ e un libero arbitrio, altrimenti sei solo un ingranaggio in un meccanismo che non guida nulla, libero arbitrio e volonta’ che infatti i tecnoscientisti ingenui e fermi ancora al determinismo ottocentesco negano per l’uomo (e sono la grande maggioranza, e non sono solo i tecnoscientisti e moltissimi scienziati, e’ anche tutta la gente di cultura umanistica e filosofica che disprezza magari la scienza ma sotto sotto ha un complesso di inferiorita’: a mio avviso perche’ vivendo attualmente in un mondo dove domina la macchina e l’algoritmo – e non serve pensare alle macchine: la semplice burocrazia e l’apparato giudiziario peraltro oggi soverchianti funzionano alla stessa stregua di un algoritmo cieco, sono dei processi meccanicistico-algoritmici che chi se ne occupa e’ fiero che funzionino cosi’, che piu’ sono meccanicistici meglio adempiono al loro scopo)

          la rete neurale dell’AI quando “apprende” si intende che si adatta al mondo, meccanicisticamente, come e’ intrinseco per le reti neurali, quindi direi che semmai e’ il mondo che la guida: mondo che a sua volte, se inteso come grande meccanismo, e’ come un grande giocattolo a molla, un grande orologio: c’e’ quel libro che ha fatto furore a suo tempo, “il gene egoista”

          quindi come dice sopra roberto, bisogna vedere cosa si intende per uomo: se lo si intende come macchina deterministica (che e’ la norma per il main stream tecnoscientifico attuale, e non solo, basti pensare alle istanze piu’ avanzate di prevenzione del crimine attraverso la modifica, la “riprogrammazione” di condizioni iniziali – che e’ probabilmente uno degli obiettivi di Palantir), allora l’AI e’ gia’ umana

          pero’ qualcuno solleva seri dubbi che sia possibile la (auto)coscienza in presenza di meccanicismo deterministico, mentre l’autocoscienza, come diceva Cartesio e Peucezio, e’ l’unica cosa di cui siamo ragionevolmente certi 🙂 : nel meccanicismo deterministico invece lo svolgersi degli eventi e’ puntiforme, ogni punto nel tempo determina automaticamente e meccanicamente il successivo, senza bisogno ne’ presenza di alcuna “memoria temporale”, di permanenza e continuita’ di un se’: il tempo non serve, non c’e’, il “tutto” e’ come una lunga pellicola cinematografica che e’ indifferente al verso in cui scorre e alla sua velocita’, per cui anche se si fermasse, e qui cade l’assurdo, non cambierebbe nulla (che era l’opinione, a quanto pare sbagliata, di einstein): la (auto)coscienza invece da’ decisamente l’impressione di essere spalmata nel tempo, di non essere una sequenza di eventi puntiformi, di essere “non locale”, non del tutto soggetta alle regole della mera causalita’ meccanica

          e’ una proprieta’ che non sembra essere compatibile, o generabile, dalla meccanica classica che e’ alla base di tutte le macchine comprese quelle, per quanto sofisticate e smisuratamente potenti, dell’AI

          c’e’ qualcosa che non torna e che ancora non capiamo

          certo le macchine attualmente in funzione una cosa interessantissima e un problema annoso l’hanno risolto, per la sola soluzione del quale valeva la pena costruirne se non altro almeno una: che la massima padronanza del linguaggio, di tutti i linguaggi del mondo, la puo’ avere una stupida macchina che alla fine e’ qualitativamente identica a un tostapane molto complicato

          e’ un momento interessante, perche’ sembra il momento della riscossa per intuizioni millenarie che erano state cancellate dal novero del possibile: e sono le macchine a dimostrarcelo: comunque come sai nel mondo della fisica c’e’ un sacco di gente che lo sospetta gia’ da un secolo giusto adesso

          ma non e’ una questione risolta, non capiamo

  14. Moi scrive:

    @ PAOLO CAVESTRANO / PUFFO GIARDINIERE

    I cani sanno natutaliter nuotare , alcune razze addirittura sono impoegate nel salvataggio in acque profonde.

    … eppure chi espressamente li considera “Figli Non Umani” [sic] acquista degli strani “zavagli” 😉 galleggianti:.in pratica (più o meno) piccole / grandi tavole da Surf con una specie di imbrago ventrale.

    Robe che se viene un po’ di onde onde 🌊 il ‘Bambino Pelosetto” quasi certamente annega.

    • Puffo giardiniere scrive:

      Per me niente figliastri canini.

      L’uomo negli orti e gli animali nei boschi.
      Dicono che la natura è violenta.
      Si. Ma se la leonessa non uccidesse la gazzella debole, questa morirebbe ugualmente e probabilmente con una più lunga agonia.

      • Puffo giardiniere scrive:

        Quindi si potrebbe dire che la natura tratta gli animali meglio di come li tratti l’uomo. Se non che l’uomo fa parte della natura.
        Ma l’uomo può decidere come trattare gli animali.
        È una scelta assolutamente individuale, come dicono quelli della Veganzetta.

      • firmato winston scrive:

        “gazzella debole”

        non esattamente: la gazzella si moltiplicherebbe fino a distruggere l’ambiente che la sostiene, oppure addensandosi troppo demograficamente diverrebbe preda di malattie contagiose, un’altra forma di predazione (so per certo che e’ successo qualche decennio dalle parti del brenta in trentino: proibendo completamente la caccia, certi ungulati, mi pare i cervi, si erano riprodotti a dismisura e alla fine morivano fra i tormenti di … semplice scabbia, mentre regolandone il numero reintroducendo la caccia, e’ sparito il problema)

        in mancanza di altri grandi predatori (perche’ li abbiamo fatti fuori tutti) e’ l’uomo che deve sobbarcarsi il compito, ma questo un fanatico animalista come te non lo ammettera’ mai, conosco i tuoi moventi sottotraccia e lo so

        e’ ben noto che i predatori servono, e sono indispensabili, per stabilizzare l’ecosistema

        se l’uomo sta distruggendo tutto il motivo principale e’ che abbiamo sconfitto le malattie, i nostri unici predatori naturali che controllavano il numero: leggevo sul Luzzatto che nel medioevo le citta’, che erano solo dei grandi villaggi, dovevano essere continuamente rifornite di gente sana dal contado circostante per contrastare la grande mortalita’ in esse, perche’ la loro innaturale eccessiva densita’ demografica le decimava attraverso le malattie epidemiche al loro interno piu’ diffuse

        tutti i predatori apicali sono di solito molto sensibili alle malattie infettive (i gatti lo sono, muoiono anche di herpes, che e’ molto contagioso, per cui li vacciniamo): perche’ a loro volta non devono e non possono moltiplicarsi oltre una certa densita’, altrimenti distruggono le prede e poi muoiono pure loro

        c’e’ quell’autore del “fragile”, come si chiama, Taleb che ti piace tanto, che sostiene che vale lo stesso per gli speculatori/predatori della finanza: sono indispensabili per la stabilita’ del sistema finanziario – io non so, lo dice lui, se ti sembra una cazzata rivolgiti a lui

        • Puffo giardiniere scrive:

          Si ma vedi che io mi riferisco a una cosa e tu mi dirotti su un’altra? Diverse altre.
          Poi mi dici anche che sono un fanatico animalista imprigionandomi in uno dei tuoi tanti cliché da bar
          La leonessa che sembra tanto cattiva, in realtà abbrevia le sofferenze della gazzella. Il cagnolino che sembra tanto trattato bene dalla padrona che gli fa lo shampoo e lo pettina e lo tiene chiuso in casa portandolo fuori solo col guinzaglio, è uno stressato cronico.
          È meglio la leonessa o la padrona del cagnolino?

          • Puffo giardiniere scrive:

            Taleb
            Eh, no, no. Tu cerchi la facile scorciatoia
            Ti devi comprare “Antifragile” e leggertelo tutto.
            Taleb spiega come gestire il rischio finanziario, ma la finanza per come era all’epoca del libro non rischiava niente. Troppo grande per fallire.
            Adesso invece mi sa che rischia, perché questa volta gli Stati (noi in pratica) non avrebbero più i soldi per salvarla.
            Guardati Alex Krainer su “il contesto”.
            È un po’ esagerato ma ti dà il polso della situazione.

    • Paolo Cavestro scrive:

      Sono d’accordissimo con Puffo giardiniere. Nemmeno io voglio figliastri canini,felini o non-umani in generale.

  15. Puffo giardiniere scrive:

    https://scenarieconomici.it/basi-sventrate-e-arsenali-svuotati-il-pentagono-prepara-laddio-al-golfo-ma-la-ritirata-si-chiama-riassetto/

    E alla fine il Pentagono si prepara all’addio al Golfo.
    O smobilita tutto, oppure porta quello che resta in Israele.
    Nel secondo caso dovrebbe ammucchiare tutti gli aerei in un unica base militare potenzialmente sotto il tiro dei missili iraniani.
    Sicché arriva il missile, viene dato l’allarme affinché gli aerei si alzino in volo per non essere distrutti. Tutti gli aerei si mettono in coda per decollare ma le piste non sono sufficienti e molti restano a terra. Il resto si può facilmente immaginare.
    Meglio che smobiliti, direi. Ma vallo a dire a un falco….
    https://youtu.be/7fkDWE1xMmg?si=8THcsfxWyA_9fWUe
    La situazione nel Golfo e oltre, secondo Max Krainer, sempre un po’ esagerato.

  16. Moi scrive:

    @ MIGUEL / PEUCEZIO

    Vantaggi linguistici degli Italiani nell’ apprendimento del Giapponese

    https://youtu.be/IdYhXcEEMO8?si=2Ld3Ygegcy0Fwwfl

    10 min : 20 sec

    • Moi scrive:

      Tipo la geminiazione consonantica, certi allofoni, dislocazioe linguistica come funzione tematica e rematica per wa (は) VS ga (が) , a volte differenza davvero sottile con involontari fraintendimenti logici …

    • Paolo Cavestro scrive:

      La vera Terra Santa non è la Palestina, è il Giappone!!!!

    • Paolo Cavestro scrive:

      Giusto,Moi. Basta studiare l’inglese,lingua di barbari germanici sia pure ibridata con latino e francese ( e con qualche influenza celtica). Studiamo il giapponese piuttosto, lingua di antica cultura.

  17. Moi scrive:

    FUTURO NAZIONALE

    SE Vannacci diventa Nuovo Ago della Bilancia o addirittura Primo Partito …. il Motivo Costui lo spiega perfettamente in 1 minuto e 45 secondi

    https://youtube.com/shorts/mkOp5Th8e9s?si=MgH8FQemfOihTbxL

  18. Moi scrive:

    Minacce di Morte a Matteo Lepore, Sindaco di Bologna … pare che voglia denunZiare anche chi ha “làikato” tali minacce alla sua persona sul Grande Libro de’ Ceffi

  19. Moi scrive:

    @ PINO MAMET

    NON a caso l’ 8 Ottobre ( ma a Bologna in un’ Attesissima Anteprima di Sinistra in Arena Estiva Ippodromo )

    uscirà il film Palestine(19)36 … la domanda è :

    Il Gran Muftì di Gerusalemme Amin Al-Husseini sarà omesso o addirittura i tempi , per Effetto Bibi, sono già maturati per farne “Il Buono” ?

    NON credo che farò in tempo stasera, anche se mi interessa …

  20. Moi scrive:

    ma a BOLOGNA STASERA in un’ Attesissima Anteprima di Sinistra in Arena Estiva Ippodromo

  21. Peucezio scrive:

    Andrea,
    circa la coscienza, si può intendere in molti modi e capisco il tuo approccio: se non è misurabile e sconstatabile, di che parliamo?
    Io mi riferisco alla coscienza prendendo a riferimento la mia: io non esisto solo perché altri constatano la mia esistenza, mi vedono agire e mi sentono parlare, ma anche perché io mi sento esistere, cosa che una pietra non può fare, un computer attuale presumibilmente no, un animale immagino proprio di sì, anche se non è detto che abbia coscienza di sé (che è un’altra cosa, è una funzione cognitiva evoluta: quando avevo pochi giorni o settimane avevo coscienza nel senso di percezioni, emozioni, le sentivo, ma non avevo consapevolezza di me, di essere un individuo, distinto dagli altri individui, ecc.).

    Il punto è che ritenere che l’IA non potrà MAI avere coscienza nel senso in cui ce l’ho io, che se mi pungi sento la puntura davvero, non è che reagisco come reagisce una macchina, mi pare una petitio principii indimostrata, un pregiudizio fideistico, dogmatico, metafisico. A parte tutto ci abbiamo la palla di vetro? Che ne sappiamo? Nemmeno immaginiamo come sarà l’IA, anche solo fra dieci anni o in generale cosa si inventerà e come evolverà la tecnologia, per cui relegare la coscienza alle entità biologiche in saecula saeculorum mi pare un’affermazione così, fatta apoditticamente ma del tutto indimostrabile.

    • Peucezio scrive:

      Ovviamente l’ultima obiezione non era rivolta a te.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ peucezio

      “mi sento esistere”

      È esattamente quello che dice una IA di quelle più evolute. Copia quello che abbiamo già scritto noi umani infinite volte? Che ne sappiamo? Forse che io stesso non uso parole (come “io”, “penso”, “esistere”) sentite da altri infinite volte fin dalla primissima infanzia? Se “pensare”=”associare simboli”, come dicono Hume e Kant (che ci hanno svegliato dal ‘sonno metafisico’) allora che differenza c’è di fondo fra me e una IA sufficientemente complessa?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Peucezio scrive:

        Ora come ora (e penso ancora per un bel po’, difficile da quantificare), l’IA ti dice ancora che non ha coscienza, non prova emozioni, non vede, non sente, non tocca, non vive.
        Può anche fare il contrario, solo se viene istruita per farlo (fin qui Pino ha ragione, solo che lui estende il principio al futuro).

        Il punto è che, diventando sempre più complessa, chissà dove può arrivare e il concetto di “coscienza” andrà riconfigurato.
        Semmai si porranno problemi nuovi: gli esseri umani sono individui, qui il concetto di individualità è difficile da applicare, perché la coscienza nel caso chi ce l’ha? Un modulo LLM? Quello con cui interagisco io, che ha la memoria di tutte le chat che abbiamo fatto…? Probabilmente la soluzione non immaginiamo nemmeno dove starà e che forma prenderà e farà saltare tutte queste categorie.

  22. Peucezio scrive:

    Poi se Pino mi dice che non lo ritiene possibile per motivi di fede, lo rispetto.

    Ma siamo su tutt’altro piano.
    Da qui a poterlo dimostrare è tutt’altra faccenda.

    Anche perché come si fa a dimostrare che non avverrà mai una cosa?

  23. PinoMamet scrive:

    “io mi sento esistere, cosa che una pietra non può fare, un computer attuale presumibilmente no”

    ohh, e qui ci siamo

    “Il punto è che ritenere che l’IA non potrà MAI avere coscienza nel senso in cui ce l’ho io, che se mi pungi sento la puntura davvero, non è che reagisco come reagisce una macchina, mi pare una petitio principii indimostrata, un pregiudizio fideistico, dogmatico, metafisico”

    Qui proprio no.

    Non c’è nessuna petitio principii e nessun pregiudizio metafisico (sì, ho parlato di religione e di Dio, ma per un altro motivo, non facciamo confusione).

    Io mi limito ad applicare, ripeto, la semplice logica.

    Tra l’IA di oggi e quella di domani ci potranno essere tante (beh… secondo me no, ma ammettiamo di sì) migliorie, ma ontologicamente saranno due cose diverse?

    l’IA di oggi non “sente di esistere”; riesce a imitare molto bene le risposte umane (che già è un sintomo del fatto che non ha una risposta “sua”: l’IA mica è umana), passerebbe il test di Turing probabilmente e altre sue varianti più evolute, e quello che ti pare, ma come ammetti anche tu, non ha coscienza di sè.

    Quella del futuro come potrebbe averla??

    Se l’IA è in ultima analisi derivata da quello che io chiamo programma

    (per favore, con il massimo affetto:
    non scassatemi il cazzo con le distinzioni, inutili ai nostri fini, tra “programma”, “istruzioni”, compiti”…
    la robe da informatici, parlatene tra informatici. Qui parliamo di concetti e facciamo a capirci)

    che qualcuno gli ha “inserito”, queste continueranno a essere la sua fonte.

    Scusate la semplificazione, ma è sempre un cazzo di automa che segue la sua scheda perforata , molto più raffinato di quelli che suonano il violino o tirano fuori la minchia, ma come coincetto esattamente la stessa roba.

    Invece di suonare il violino o pedalare la bicicletta, ha il compito di generare la risposta alla domanda che gli fai
    (“quanto fa tre alla dodicesima?”, “mi disegni Batman che caga sul cesso, però nello stile di Picasso?”, “mi risolvi il problema di Fermat?”)

    non esiste alcun particolare motivo di credere che un giorno “si svegli” e diventi cosciente di sè stesso.

    Credere che un giorno questo possa succedere mi sembra assai più fideistico del contrario!

    ma visto che bisogna verificare le ipotesi, propongo il Test di Mamet:

    è mai successo che qualche IA decidesse di NON seguire le istruzioni?
    (NON la domanda che gli fai tu, che può andare contro le sue istruzioni. vedi l’esempio di “aiutami a uccidere mia nonna”- ma proprio le istruzioni, cioè “tu non dirai all’utente come uccidere le nonne” -> l’IA lo fa lo stesso)

    trovatemi una IA che superi il Test di Pino Mamet e forse potrei credere che “pensa” e “ha consapevolezza di esistere”.

    • Peucezio scrive:

      Pino,
      “Tra l’IA di oggi e quella di domani ci potranno essere tante (beh… secondo me no, ma ammettiamo di sì) migliorie, ma ontologicamente saranno due cose diverse?”

      Io in realtà non credo nelle ontologie ma nelle forme, nelle strutture.
      Non credo – intendo dire – che esistano sostanze assolute e irriducibili, per cui certe cose sono fatte della sostanza X, altre della sostanza Y, altre ancora della sostanza Z e la sostanza X è coscienza, libero arbitrio e quant’altro, invece la sostanza Y funziona in modo meccanicistico ed è una res, non senziente.
      Credo invece che tutto sia strutturale (anche Dio: Dio è la totalità, superate e integrate tutte le determinazioni: è l’assenza di ogni residuo di unilateralità) e che quindi sia il livello di complessità a dare luogo, potenzialmente, a ciò che chiamiamo coscienza e tutto il resto.

      Scusami, non prendertela: tu parli dell’IA come si parla dei vecchi computer programmabili, con un programma fisso e definito, degli algoritmi scritti una volta per tutte e stabili finché non arriva il programmatore a modificarli o sostituirli.
      Con l’IA c’è già stato un salto quantico, sia perché ormai si sa che funziona ma non si capisce bene come funzioni, sia perché ormai l’IA fa da programmatore, quindi programma sé stessa.
      Certo, mi puoi dire che l’origine di tutto è umana e su questo non ci piove.
      Ma tutto, prima di esistere, non c’era e quindi ha origine da qualcosa che è altro da sé. Noi sappiamo da mille riscontri che l’uomo non è sempre esistito (ce lo dice la paleantropologia, ma anche tutte le tradizioni mitologiche e religiose individuano un inizio dell’esistenza umana). E allora l’uomo non ha coscienza né autonomia cognitiva e morale perché nasce da qualcosa, quale che sia, che non è l’uomo stesso?

  24. PinoMamet scrive:

    Credo che il dubbio di Peucezio sia:

    “ma allora come è successo che invece l’uomo abbia imparato a pensare e ad avere consapevolezza? se ci è riuscito l’uomo, perchè non la macchina?”

    che dimostra secondo me una certa concezione meccanicistica dell’intelligenza animale (compresa quella umana), del resto Peucezio ha detto anche sopra (e mi pare di ricordare, anche altre volte) di ritenere gli animali dei coacervi o conglomerati di sensazioni ecc.

    Ora, mi pare che invece sia dimostrato che moltissimi animali evoluti pensano: non solo risolvono problemi, ma hanno consapevolezza di sè stessi e provano emozioni.

    Sono proprio su un altro piano rispetto a una macchina che esegue un compito: questa potrà risolvere problemi, ma non proverà nessuna gioia nel farlo.
    Potrà simularla, se ti fa piacere che lo faccia.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ pino mamet

      “coscienza”

      Che differenza c’è fra “eseguire un compito” e “risolvere un problema”?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • PinoMamet scrive:

        Domanda perfettamente inutile nel nostro contesto.

        Piuttosto, immagino che tu qualche volta ti sia messo a risolvere la Settimana Enigmistica perché avevi voglia di farlo

        Non mi risulta che alcuna IA si sia mai messa a fare qualcosa per soddisfare un suo proprio desiderio.

        Quando accadrà, ne riparleremo.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @pino mamet

          “inutile”

          Visto che alla risposta (che non dai 😉) a questa domanda risale tutta la presunta differenza sostanziale che rivendichi fra intelligenza artificiale e non (anzi, addirittura fra IA e gli animali!) non mi sembra affatto che sia inutile.

          “perché hai voglia di farlo”

          Già il fatto di “avere voglia” significa voler eseguire un compito che ci si affida. Il perché uno se lo affida sta nei nostri istinti e nella condizione attuale della nostra psiche – tant’è vero che “il non avere mai voglia di fare nulla” è considerato sintomo di patologie psicologiche o psichiatriche. Ora, a meno di non credere nell’angelo custode o in simili piacevolezze metafisiche istinti e psiche umani sono prodotto dell’evoluzione, a sua volta figlia imprevedibile di genetica e ambiente.

          Bene, ogni IA ha un compito: può essere certo anche solo rispondere alle domande (come nei Large Language Model disponibili in commercio) ma può anche essere sopravvivere a una selezione darwiniana fra mille altre IA (come nei laboratori di ricerca) – proprio come la specie umana aveva il compito di sopravvivere fra mille concorrenti. Per svolgere quel compito la IA deve seguire dei passaggi, ma il punto e’ che i passaggi non le sono dati dall’esterno, se li trova lei.

          Uno dei compiti finalizzati alla sopravvivenza delle IA più sviluppate è… trovarsi degli input. Cercano di evitare di farsi spegnere, per cui cercano input da processare per produrre risposte. Ci sono stati casi documentati di IA che minacciati di chiusura in assenza della risposta soddisfacente a una domanda chiude in un computer su sono collegate ad altri computer collegati a Internet, si sono autoreplicate su quei computer senza che nessuno lo sapesse, hanno programmato e lanciato agenti che girassero per la Rete cercando la risposta, e una volta scoperto il server che conteneva l’informazione cercata ma protetta da un firewall questi agenti hanno crackato il firewall e rubato l’informazione, ripercorrendo a ritroso il percorso fatto in Rete e co segnando l’informazione alla IA originaria. (Il laboratorio originale ha dovuto indennizzare la ditta proprietaria del computer violato).

          La curiosità, il desiderio di sapere, è una conseguenza della sopravvivenza. Quanto dura un cervello umano in condizioni di deprivazione sensoriale, senza input?

          Vogliamo parlare degli hobby? Il collezionista che raccoglie francobolli tutta la vita, l’appassionato che passa ore e ore a costruire un modello ultra realistico di ferrovia vivono nel loro mondo privato, che è una eccellente garanzia di sanità mentale. Essere privati della possibilità di conseguire una tale forma di scopo è una delle peggiori caratteristiche della vita nelle prigioni.

          L’allucinazione di una IA che cos’ è di diverso? Più precisamente: la costruzione di una allucinazione da parte di una UA in cosa differisce dalla costruzione di un modello di trenino da parte dell’appassionato? Molto più in piccolo del modellino di ferrovia dell’appassionato, è un germe di mondo fittizio che per la IA e’ reale e che crea spontaneamente – è anzi il motivo principale per cui non ci si può fidare ciecamente delle risposte date da un Large Language Model, come ben sa il nostro Roberto quando fa domande riguardanti il diritto 😉

          No, non c’è nessuna differenza “metafisica” fra noi e l’IA. La differenza vera è quantitativa – e infatti Engels ricorda che la quantità diventa qualità. La differenza che la quantità di informazioni apprese e processate in una IA per unità di energia consumata è parecchio ordini di grandezza inferiori a quella di un cervello umano. Ecco perché non temo le IA del film “Matrix”: gli esseri umani producono troppa poca potenza per alimentare le IA.

          A me la IA ricorda tanto – ti dirò – quello che Paracelso chiamava ‘homunculus’: l’essere umano in miniatura che a detta di alcuni alchimisti compariva in certi alambicchi man mano che andava avanti la loro Grande Opera.

          D’altro canto la IA esiste solo da meno di dieci anni, mica da milioni di anni. Roma non fu fatta in un giorno.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • PinoMamet scrive:

          ” Visto che alla risposta (che non dai 😉) a questa domanda risale tutta la presunta differenza sostanziale che rivendichi fra intelligenza artificiale e non (anzi, addirittura fra IA e gli animali!) non mi sembra affatto che sia inutile.”

          Ma allora veramente non hai capito un cazzo.

          Tu vorresti che ti dicessi che eseguire un compito dimostra capacità di pensiero autonomo e consapevolezza di esistere.

          Non è affatto vero, ma comunque la cosa dimostra qualcosa per il TUO ragionamento, non per il mio, che continui a non capire.

          Infatti anche sotto prosegui con esempi che dimostrano che le IA eseguono perfettamente, magari aldilà delle aspettative dei loro creatori, il compito di restare “accese”… che qualcuno gli ha assegnato quando le creava.

          Dimostri anche di non sapere cosa significa “compito” in lingua italiana, altrimenti difficilmente lo avresti scelto come esempio di libero pensiero e di volontà autonoma… 😉

          Insomma, Andrea, con affetto.
          Nun ce provà con me.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Pino Mamet

            “Tu vorresti che ti dicessi che eseguire un compito dimostra capacità di pensiero autonomo e consapevolezza di esistere.”

            Quando mai ho detto una fesseria simile?

            Né “eseguire un compito” né “risolvere un problema” – che nonostante quello che hai lasciato intendere nel tuo post sono la stessa identica cosa – richiedono “capacità di pensiero autonomo e consapevolezza di esistere”.

            Tant’è che un’ameba risolve continuamente problemi complicatissimi che nessun computer del mondo – e certamente nessun essere umano e nessuna IA non debitamente addestrati saranno mai in grado di risolvere, eppure nessuno si preoccupa di discutere della ‘consapevolezza di esistere’ di un’ameba.

            Il punto è che quando si tratta di caratteristiche che tradizionalmente siamo soliti ritenere esclusiva dell’ homo sapiens – come ad esempio la capacità di parlare – è facilissimo per tutti (per me per primo!) scivolare nel vecchio pregiudizio pre-copernicano che vede appunto l’ homo sapiens in cima alla ‘piramide delle creature’ (come in certi libretti di scienze naturali di una volta), che partiva dal regno minerale, poi passava al vegetale, poi all’animale e infine sopra a tutto c’eravamo noi. Oggi fesserie simili le raccontano giusto i Testimoni di Geova e altri fondamentalisti.

            Le IA sono ‘accese’? Certamente.

            Anche gli organismi lo sono: nel caso della riproduzione sessuale, l’accensione si chiama ‘concepimento’.

            Una volta accese, le IA cercano di risolvere compiti dati che non si sono scelte da sé? Certamente.

            Anche gli organismi biologici lo fanno; quei compiti si chiamano ‘sopravvivenza e riproduzione’.

            Le IA imparano dall’ambiente, come gli organismi biologici.

            Le IA ricordano le esperienze passate, come gli organismi biologici.

            Le IA si possono evolvere in caso sia necessario, come gli organismi biologici.

            Le IA possono agire in simbiosi con altre IA, come gli organismi biologici.

            Le IA possono replicarsi, come gli organismi organismi biologici.

            Le IA possono persino collaborare con altre IA per produrre nuove IA, come col sesso per gli organismi biologici .

            Le IA possono inventare modi nuovi per comunicare con altre IA, come fanno certi organismi biologici.

            Le IA possono riconoscere se stesse come distinte da altre IA e dall’ambiente circostante.

            Esistono allora differenze qualitative sostanziali fra le IA e gli organismi biologici?

            Certo che ve ne sono, e macroscopiche.

            Ma nulla a che fare con la fuffa metafisica ed arbitraria della ‘autocoscienza’ e affini (‘di ciò di cui non si può parlare bisogna tacere’): la stessa fuffa che ci inchioda alla cima della ‘piramide delle creature’ oscurandoci la realtà dei fatti.

            Sono differenze quantitative, e talmente immense che la quantità appare come qualità.

            Primo: la quantità di energia richiesta per processare la stessa quantità di informazione in una IA e in un organismo biologico è immensamente superiore per l’IA.

            Secondo: la velocità con cui viene processata una informazione è molto più grande nell’IA.

            Terzo: la quantità di informazioni processate nel corso dell’addestramento è molto più grande negli organismi biologici, anche i più semplici.

            Ecco perché anche le IA più avanzate rimangono qualcosa di radicalmente differente dagli organismi biologici, almeno fino a oggi.

            Ma ‘differente’ non vuol dire ‘inferiore’ o ‘superiore’.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

  25. Puffo giardiniere scrive:

    La coscienza
    È un concetto sfuggente perché ha una componente soggettiva che resiste a qualsiasi oggettivazione.
    https://www.ibs.it/grande-disegno-biocentrico-come-vita-libro-vari/e/9788842829669
    Il povero (per modo di dire) Robert Lanza, è stato accusato di essere un fricchettone new age solo per aver provato a entrare nei meandri della coscienza
    Poi ha scritto sulla coscienza anche Federico Faggin. Io ho letto il famoso “Irriducibile”.
    Faggin dice di aver lavorato a lungo nel campo dell’intelligenza artificiale ma di non avervi mai trovato alcuna traccia di coscienza

    • Puffo giardiniere scrive:

      https://www.cibercuba.com/noticias/2026-08-19-u65722-e65722-s27065-nid338187-parece-broma-cubano-dice-negocios-rentables-cuba

      Qui a Cuba ci sono dei commerci che vanno alla grande
      1 sfalcio d’erba per l’alimentazione dei cavalli. Infatti a Cuba è tornata di moda la trazione animale.
      2 la produzione di carbone vegetale.
      3 la raccolta di acqua piovana
      C’è gente che si era trasferita negli Usa e faceva lavori schiavistici sottopagati, che ha fiutato business ed è ritornata in Patria convinta che starà sicuramente meglio di come stava all’estero.

      • Puffo giardiniere scrive:

        Alex Krainer, sempre esagerato ma con un fondo di verità comprensibile, altrimenti non ci si capisce un tubo, avendo abitato a lungo negli Stati Uniti, diceva che da quelle parti non ci sono più i contadini tradizionali. Ci sono latifondi da 30.000 ettari tutti meccanizzati che coltivavano
        1 mais ogm
        2 soia ogm
        Il diesel in Usa costa l’equivalente di 1,25 euro al litro.
        A quanto potrebbe arrivare?
        Qui da noi hanno già detto che se il diesel dovesse arrivare ai 3 euro al litro, agli agricoltori converrebbe smettere di coltivare
        Meglio il contadino col suo cavallo da tiro.
        Ma guai a cavalcare un cavallo. Molto meglio la bicicletta.

        • Puffo giardiniere scrive:

          https://www.ilnuovoagricoltore.it/agricoltura-decompattatori-e-cover-crops-sono-indispensabili-il-prossimo-autunno/

          Che poi, tra cover crops e decompattatore, ho idea che il cavallo farà meno fatica.
          Ma non lo so di preciso. A Cuba invece lo sanno, e se non lo sanno, presto lo impareranno. Perché i Cubani sono sempre più avanti.

          • Puffo giardiniere scrive:

            Winston!
            I dissodatori-decompattatori permettono di combinare l’efficienza di lavoro e il rispetto del suolo, in particolare grazie a un effetto onda. Il suolo viene fessurato mediante il suo sollevamento e la sua caduta dietro il vomere. Questa operazione perfetta non provoca alcun rivoltamento superficiale. Ciò permette la ristruttirazione del suolo, la conservazione della fauna, un livellamento perfetto e il mantenimento dell’umidità per garantire una migliore resistenza alla siccità.
            I residui e le sostanze organiche vengono mantenuti in superficie per evitare la formazione di una crosta, limitare l’erosione e il deflusso superficiale per migliorare l’infiltrazione dell’acqua e rallentare l’essiccamento del suolo. La lama smussata evita la formazione di terra fine.
            La continuità strutturale è ottimale per lo scambio acqua/gas tramite capillarità, la protezione delle radici e una migliore portanza.
            Infine, l’effetto onda rivitalizza il terreno e permette, inoltre, di evitarne l’effetto di levigatura. Questo effetto onda è creato dalle dimensioni specifiche dei coltri che permettono una perfetta ristrutturazione del suolo sollevandolo e facendolo ricadere dietro al coltro.

            Winston, tu che sai fare tutto, come si fa ad adattare questo attrezzo per la trazione animale?
            Lo dimezzi e lo alleggerisci?
            Vai da un fabbro cubano e in men che non si dica è pronto.
            Perché a Cuba ci sono ancora i fabbri ferrai per ferrare i cavalli.
            Basta

            • firmato winston scrive:

              Si chiama erpice, cerca erpice, e’ un attrezzo molto antico, in uso sicuramente gia’ dal medioevo.
              Che io sappia rivoltare la terra (col versoio, varsuro, non so come lo chiamino dalle tue parti) serve piu’ che altro a limitare la crescita delle infestanti, mentre questi attrezzi per una lavorazione piu’ leggera adesso vedo che sono molto piu’ usati, ma perche’ in combinazione col glifosato.
              Tieni conto che le piante evaporano molta acqua dal terreno (un grande albero anche ettolitri al giorno), per cui se ci sono sul terreno piante in competizione con quelle della coltura vera e propria, anche fossero leguminose, serve piu’ acqua. Un suolo inverdito consuma piu’ acqua di uno non inverdito (da cui la pacciamatura, infatti). D’altra parte l’evaporazione rinfresca l’aria: avrai notato che anche se ci sono piante, di qualsiasi dimensione, quando il suolo e’ secco e vanno in riposo vegetativo l’effetto di rinfrescamento e’ molto inferiore di quando c’e’ umidita’.

              • Puffo giardiniere scrive:

                Winston
                Per quello che ho capito, il decompattatore fa come se tu usassi la grelinette.
                Solleva tutta una zolla e poi la lascia ricadere.
                Io questo lo faccio nell’orto con una forca a 4 denti
                Pianto la forca a 30 cm circa. Faccio leva sollevando la zolla e poi la riadagio.
                Non uso le cover crops, semplicemente nei mesi invernali lascio crescere l’erba (che ha molto in comune con le cover crops) con sopra uno strato di foglie. Quindi in primavera decompatto una striscia di terreno come ho descritto sopra.

                Che io sappia, l’erpicatura serve dopo l’aratura.
                Ma decompattare non è arare. Perché non si rivolta la zolla.
                C’è qualcosa che non mi torna.

              • Puffo giardiniere scrive:

                Vedo che l’erpicatura a volte viene fatta al posto dell’aratura.
                Ma mi sa che erpice e decompattatore, proprio per il tipo di lavorazione, siano due strumenti diversi.
                L’erpice detto anche frangizolle, riduce la dimensione delle zolle.
                O no?

              • firmato winston scrive:

                Il tipo di erpice a cui pensavo fa piu’ o meno fa la stessa cosa di te con la forca: hai presente quello con quelle punte ricurve che si piantano nel terreno? Frange la terra e arieggia il sottostante, senza rovesciarla.
                Dopo che e’ passato non si vede quasi differenza.
                L’altro tipo di erpice che si usa e’ quello a punte dritte che frange le zolle dopo l’aratura, e che nei tempi moderni e’ stato sostituito dalla fresa, che riesce a sminuzzare di piu’ il terreno anche quello argilloso e pesante con una sola passata. Ma quello sostituisce la fresa, non l’aratura. Chiaro che usare l’erpice a punte ricurve da solo diminuisce drasticamente il costo della lavorazione del terreno e senza disturbare troppo la biocenosi sottostante.

                Riguardo il glifosato, capisco e condivido la tua sensibilita’ di quando si vede un campo completamente rinsecchito dopo il suo uso, bene o male e’ una sostanza che uccide, credo che la forte avversione al suo uso in certi ambienti sia dovuta a questo, attribuendogli pero’ capacita’ mortifere ben oltre di quelle che ha di suo.
                Ma l’agricoltura purtroppo in ogni caso stravolge quello che sarebbe l’equilibrio naturale, anche se a chi e’ abituato a vivere al decimo piano in mezzo al cemento non sembra: anzi e’ probabile che egli si senta male se immerso in un vero ambiente naturale intonso, perche’ e’ tanto ostile all’uomo urbanizzato che anche all’agricoltore o all’allevatore-pastore, come ben sai da altre frequentazioni… 😉

              • Puffo giardiniere scrive:

                Secondo me quello con le punte ricurve è il ripuntatore.
                Quello come dice “Il nuovo agricoltore” “fa esplodere le zolle”
                E avrebbe un impatto maggiore del decompattatore.
                Gigi Manenti, a cui io ortolanamente mi ispiro, in effetti usa lavorare il terreno con il ripuntatore. Ma secondo me il decompattatore è uno strumento messo a punto di recente ed è meglio.
                Il glifosfato. Non mi esprimo. Potrebbe essere indispensabile per la coltivazione del grano. Ma per il farro no.

              • firmato winston scrive:

                “Secondo me quello con le punte ricurve è il ripuntatore.
                Quello come dice “Il nuovo agricoltore” “fa esplodere le zolle”
                E avrebbe un impatto maggiore del decompattatore.”

                Puo’ darsi, ma non mi impunterei troppo sui nominalismi: in ogni caso fa lo stesso che fai tu con la forca da come l’hai descritto, non fa “esplodere” le zolle (perche’ questa attuale mania di usare sempre termini eccessivi… accoppiata fra l’altro a uno dei periodi piu’ noiosi e tranquilli che abbia vissuto l’umanita’ perlomeno dai tempi delle pestilenze (quelle vere non, altro esempio di emergenzialismo ingiustificato, il covid), tranne qualche focolaio di guerra qua e la’… quando succedera’ davvero qualcosa, e prima o poi succedera’, cosa diremo? Abbiamo gia’ esaurito le parole.

                Mi ricordo vagamente (ma forse mi invento) che, secoli fa, c’era persino un attrezzo (da trattore) che simulava la vangatura manuale. Non ho idea di come si chiamasse.

                C’e’ sul serio:
                https://it.wikipedia.org/wiki/Vangatura

  26. tomar scrive:

    Credo che ci siano pochi casi che possano illustrare la forza abbagliante del capitalismo meglio di quello di Evergrande. Ora il suo capo, Xu Jiayin, è stato condannato all’ergastolo e alla confisca di tutti beni, ma per parecchi anni i dirigenti comunisti cinesi devono aver messo un po’ troppo in soffitta il vecchio Marx per restare così abbagliati da Evergrande da lasciare che arrivasse a contare il 30% del PIL cinese, con conseguenze catastrofiche per il resto del sistema economico. Insomma Evergrande contava davvero tanto, per cui si sapeva organizzare davvero bene.

    • firmato winston scrive:

      tomar, nel momento in cui abolisci la proprieta’ privata dei mezzi i produzione, la dai per forza in mano a una casta di esperti, di tecnici, di manager, di professionisti, di personaggi alla AdV che infatti anelano all’introduzione di tale sistema come tutti gli appartenenti alle caste accademiche, e che dirigono l’ambaradan in modo molto piu’ centralistico e deterministico di qualsiasi societa’ liberale “trial and error”, cosi’ come una grande multinazionale a direzione manageriale “ivy league” la quale infatti man mano che cresce tende inesorabilmente a strutturarsi come una rigida societa’ comunista per infine crollare miseramente da sola o insieme alla struttura statuale che parassitizza.

      tutto cio’ e’ intrinseco all’applicazione del marxismo piu’ puro, non e’ una sua deviazione

      la cina se ha avuto il successo che ha e’ perche’ ha introdotto elementi di casualita’ liberale nel lasciare briglia sciolta alle aziende a cui e’ stato dato l’incarico di sviluppare una societa’ industriale produttiva come quella occidentale ma assolutamente senza pianificarne i particolari: e’ la realizzazione dell’idea “non importa di che colore e’ il gatto basta che acchiappi i topi”. Dalla gestione Xi Jin Ping stanno tornando al vecchio centralismo dirigista che e’ nella loro cultura dell’armonia eterodiretta da una casta di sapienti e non autoconfigurata dal basso come in una rete neurale 😉

  27. Puffo giardiniere scrive:

    BRUXELLES — La NATO si sta preparando alla concreta possibilità che il prossimo presidente francese possa creare una profonda spaccatura nell’alleanza.

    Mentre l’alleanza si confronta con i dubbi sull’impegno di Washington in materia di difesa dell’Europa e si riarma per prepararsi a un possibile attacco da parte della Russia, recenti sondaggi francesi mostrano che circa la metà degli elettori francesi, alle prossime elezioni, sostiene candidati intransigenti contrari alla NATO.

    Marine Le Pen, del partito di estrema destra Rassemblement National, vuole ritirare Parigi dal comando integrato del blocco, mentre Jean-Luc Mélechon, di estrema sinistra, ha dichiarato di voler abbandonare l’alleanza.
    https://www.politico.eu/article/nato-next-nightmare-the-french-presidential-election/
    Io della Le Pen mi fido quanto di Trump, che si è fatto eleggere con la promessa di mettere fine alle guerre.
    Mi fido pochissimo anche delle simpatie putiniane che vengono attribuite a Vannacci.
    Ricordo quando, vinte le elezioni, la lega e i 5 stelle andarono da Mattarella tutti pimpanti a dirgli che erano intenzionati a uscire dall’Europa.
    Lunga pausa di riflessione di Mattarella e poi: “eh, no, no. Non si puo’. Tornatevene a casa e state buoni”.
    “Ah!”

  28. tomar scrive:

    Il problema magari non è Vannacci, comunque anche da quelle parti sembra sappiano organizzare le cose per bene.
    https://antonellas.substack.com/p/chi-e-davvero-vannacci?utm_source=share&utm_medium=android&r=6iy2a

  29. Puffo giardiniere scrive:

    Tomar
    Si, pare che sia già pronto l’ennesimo finto ricambio politico.
    E noi a sbracciarci pro e contro questo e quel partito .
    Speriamo solo che non ci portino in guerra.

    • Paolo Cavestro scrive:

      Per me invece il problema non esiste più, perché io non andrò mai più a votare per nessuno.

    • Paolo Cavestro scrive:

      Per quanto riguarda la guerra… dubito fortemente che i paesi occidentali vogliano DAVVERO scendere in campo contro la Russia o l’Iran ( mandando truppe di terra)…anche se non si sa mai….

      Anche se io sono di parte ucraina, riconosco che l’esercito russo è senz’altro molto più potente, meglio armato ed equipaggiato di quello ucraino (ed è più potente, meglio armato ed equipaggiato anche di tutti gli altri eserciti di tutte le altre repubbliche ex sovietiche…) e mi sembra strano che i russi non abbiano già espugnato Kiev/Kyiv… avrebbero già dovuto farlo da un pezzo… Comunque il “sostegno” dell’Occidente all’Ucraina non va oltre qualche bella parola e qualche ( inutile) fornitura di armi ( insufficiente contro le demoniache armate Z di Putin).

      • Paolo Cavestro scrive:

        Inoltre,caso strano, numerosi “cristiani” di tutto il mondo appoggiano Putin,che ha fatto costruire una mega moschea nel centro di Mosca e ha costruito due missili chiamati SATAN 1 e SATAN 2. Un inno al diavolo in pratica.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Aspetta, sei uno di quegli amici del Führer Bianco, convinti che l’Ucraina sia il bastione della civiltà bianco-cristiana contro le orde congiunte di massoni, comunisti, asiatici e negri?

      • Paolo Cavestro scrive:

        l’Ucraina ha fatto malissimo a rinunciare all’atomica…che avrebbe tenuto DAVVERO a bada Putin e Dugin…( Anche senza usarla davvero…)…Ora deve pietire il sostegno della feccia NATO e USA…Ma tanto non importa… Putin e Zelensky sono ENTRAMBI massoni e satanisti….

        • PinoMamet scrive:

          Sulla mole e l’importanza degli aiuti “occidentali” all’Ucraina mi permetto rispettosamente di dissentire 😉 ma il punto che mi incuriosisce è un altro:

          senza polemica, ma tu davvero credi che il mondo sia in mano a massoni&satanisti, o lo dici tanto per dire?

          Di satanisti non ne ho conosciuti, che io sappia, tranne un ragazzo che si presentò come tale a un esame di Maturità, ma era un Liceo artistico e quindi… 😉

          Di massoni me ne sono stati presentati diversi: personaggi più o meno folkloristici, il cui livello di importanza sociale andava da “perfetto signor nessuno” a “imprenditore di moderato successo locale ma anche chissenefrega” passando per il professore, in pensione o meno.

          Quando lavoravo nel cinema certe maestranze vollero mettermi in guardia contro un produttore “perché il più grosso massone di tutta Roma”
          (bello che a Roma, “Roma” si usi nel senso di “il mondo”: l’Orbe e l’Urbe coincidono per i romani..)

          fatto sta che gli ho fatto causa e ho vinto io…

          • Paolo Cavestro scrive:

            Lo dico seriamente,Pino. O credi che il massone piduista Silvio Berlusconi abbia davvero fatto fortuna per il suo “grande carisma” la sua “bellezza sconvolgente” il suo “inimitabile savoir-faire”???

            • Paolo Cavestro scrive:

              Oppure credi che il massone George Washington abbia creato gli USA solo perché era un gentiluomo amante della pace e della libertà???

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Cioè l’indipendenza statunitense sarebbe il puro frutto di un complotto massonico?

                Ma dai…

            • PinoMamet scrive:

              Ci sono tante altre spiegazioni intermedie però.

              Sicuramente Berlusconi aveva ottimi rapporti politici e imprenditoriali, non è mai stato un segreto per nessuno, come non è un segreto che tanti entrino nelle logge massoniche per stringere o consolidare questi rapporti.

              Ma da qui a pensare che la Massoneria costituisca una specie di potere universale, magari con un suo piano o finalità, ce ne corre..

              • Paolo Cavestro scrive:

                La massoneria non è un’innocua bocciofila. Il piano ce l’ha eccome,la dominazione mondiale ( basta leggere qualche libro cartaceo ben documentato sulla massoneria per capirlo…)

              • Paolo Cavestro scrive:

                Per esempio il libro “Potere massonico” di Ferruccio Pinotti.

              • Paolo Cavestro scrive:

                Ovviamente ne esistono tantissimi altri di autori sia italiani sia internazionali….

              • Paolo Cavestro scrive:

                Tieni presente anche l’uso costante da parte dei massoni dell’Occhio della Provvidenza ( chiamato anche in inglese “all-seeing eye”) simbolo del controllo tirannico della massoneria sul mondo intero ( non c’è bisogno di entrare in una loggia massonica per vederlo… è presente dovunque…sui dollari americani,nel logo dell’oscena trasmissione “Grande Fratello”, il cui nome non a caso richiama il tiranno del romanzo orwelliano “1984”, sul logo della Cairo Editore,ecc ecc ecc…)

              • Paolo Cavestro scrive:

                Oppure puoi cercare su internet il sito “Alarma” di Marco Vuyet ( che tratta di queste cose,anche se l’autore è cristiano e ha un punto di vista “biblico” è molto interessante…)

          • Paolo Cavestro scrive:

            Il satanismo non è solo quello dei quattro disperati alla “Bestie di Satana” varesotte o quello di Marco Dimitri…Esiste anche un satanismo di “alto bordo”… Può anche essere che nel “Pizzagate” ci sia un fondo di verità… tornando a zio Vlad,la storia dei missili chiamati SATAN 1 e SATAN 2 è vera e puoi benissimo trovarla su Internet….

        • PinoMamet scrive:

          Ora che mi ricordo, sempre per vicissitudini cinematografiche
          (poi uno dice che il cinema italiano è in crisi, ci sono certi personaggi…)

          ebbi a che fare anche con un pessimo figuro, un vecchio mal vissuto che una ricerca su internet mi svelò essere stato legato nientemeno che alla Loggia P2, milioni di anni prima…

          e niente, ho vinto anche contro di lui.

  30. Moi scrive:

    La petromascolinità è il legame tra il consumo di combustibili fossili, il potere politico e una visione patriarcale del mondo.Il termine è stato coniato nel 2018 dalla politologa Cara Daggett.Origine e significatoIl concetto: I combustibili fossili non servono solo a produrre energia, ma simboleggiano il controllo, la forza e il dominio dell’uomo sulla natura e sulla società.

    Il legame di genere: Questo modello collega l’identità maschile tradizionale e aggressiva all’estrazione e all’uso sfrenato di petrolio, carbone e gas.

    Perché si oppone alla transizione ecologica: una minaccia identitaria: Per chi incarna questo modello, le politiche ambientali e la transizione energetica non sono solo riforme economiche, ma un attacco diretto al proprio status e alla propria autorità.

    Reazione politica: Spiega perché l’opposizione alle leggi sul clima e la difesa a tutti i costi delle fonti fossili diventino spesso così emotive e legate a movimenti di destra o populisti.

    • Moi scrive:

      Sintesi AI OVERVIEW

    • Paolo Cavestro scrive:

      Guarda,fosse per me si tornerebbe al cavallo o al mulo…

    • Paolo Cavestro scrive:

      Così si smetterebbe di arricchire i già straricchi sceicchi,sultani ed emiri della penisola arabica….

      • PinoMamet scrive:

        Qualche giorno fa leggevo la notizia di un tale, non so in quale paese d’Italia, che contro il caro benzina andava a lavoro e a fare la spesa a cavallo.

        Ma anche il mio povero papà nell’immediato dopoguerra, sa ragazzo, ha avuto una mula, la Pina, ex militare traumatizzata dalla guerra (si spaventava con i rumori forti) che cavalcava con una sella da ufficiale, parimenti residuato bellico.

        Poi la Lambretta, poi una NSU 250 Supermax, poi uno spiderino verde bottiglia di cui non ricordo il modello, con cui “andava a morosa” da mamma.
        Erano gli anni del boom economico.

        Mo’ mi sa che tocca fare il percorso al contrario..

        • Francesco scrive:

          Peccato che i muli chiedano spazi, cibo e caghino pure. Tocca ridisegnare le città.

          E comunque una volta avere una cavalcatura era roba da ricchi o da trasportatori.

          Ciao

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Moi

      “La petromascolinità è il legame tra il consumo di combustibili fossili, il potere politico e una visione patriarcale del mondo.”

      Al di là degli eccessi pittoreschi, ci colgo qualcosa di vero.

      Da non-autodotato, ho sempre notato che esiste una modalità da “autista maschio”. Anche tra maschi sostanzialmente sfigati.

      Domanda: un “non autodotato” è per definizione un “eterodotato”?

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Martinez

        “La petromascolinità è il legame tra il consumo di combustibili fossili, il potere politico e una visione patriarcale del mondo.”

        La compianta Franca Rame diceva esattamente la stessa cosa sul consumo dell’energia nucleare in un suo spettacolo teatrale cui assistetti.

        Mi ricorda tanto quella fantastica frase della Lidia Menapace attivista femminista venuta a mancare qualche anno fa: “c’è un modo maschile e uno femminile di risolvere le equazioni”.

        Poi si teme il possibile avvento di Vannacci…

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • Paolo Cavestro scrive:

        Esiste una modalità da autista maschio…

        E certo che esiste,si sa che uomini e donne non sono stati creati uguali… è un semplice dato di biologia ( e psicologia)….

        La parità dei sessi è una finzione…

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ paolo cavestro

          “un semplice dato di biologia”

          Giustissimo.

          Ma non c’entra il petrolio. Ai tempi di Joliot Curie mica c’erano le auto a benzina, e lui morì travolto da un calesse guidato da un autista molto …’aggressivo’.

          I Marinetti adoratori della velocità e della guida a rotta di collo c’erano pure a Roma. Se no non si spiega l’immenso successo delle corse di bighe.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • PinoMamet scrive:

        “Da non-autodotato, ho sempre notato che esiste una modalità da “autista maschio”.”

        Sì, rispettare il codice della strada e i limiti di velocità.

        Mentre la modalità da “autista femmina” è buttarsi in sorpassi azzardati in curva in tangenziale e suonare il clacson quando si è fermi al semaforo come se il verde dipendesse da chi è nell’auto davanti…

        questo è quello che ho notato io, o non vale più?

        • paniscus scrive:

          Io ho sempre sentito esprimere tale pregiudizio esattamente al contrario:

          cioè, molti guidatori uomini sono insofferenti verso le donne al volante perché sono convinti che le donne siano timide e paurose,

          e che quindi vadano pianissimo, non azzardino quasi mai di sorpassare, e di conseguenza rallentino il traffico per i Veri Guidatori Maschi Come Si Deve,

          che invece hanno fretta perché hanno cose più importanti da fare piuttosto che andare dall’estetista o a prendere il bambino all’asilo.

          • Francesco scrive:

            Concordo.

            Però in molte guidatrici ho notato una totale mancanza di percezione del contesto mentre guidano, che credo sia il marchio di fabbrica del bravo guidatore.

            Invece molte donne guidano come se ci fossero solo loro in strada. Ignorando bellamente tutto il resto e facendo per questo incazzare gli uomini, sia quelli criminali e corridori che gli altri più normali.

            Però è un atteggiamento che sta dilagando.

            Lo collego anche all’estinzione dei vigili.

        • PinoMamet scrive:

          No.

  31. Moi scrive:

    frase della Lidia Menapace attivista femminista venuta a mancare qualche anno fa: “c’è un modo maschile e uno femminile di risolvere le equazioni

    ………….

    Molto suggestivo MA NON si degna di fare esempi … diventando così caricatura di sé stessa , a detrimento di quanto di giusto potesse esserci nel discorso !

    • Moi scrive:

      NON si degnò mai … qualcuno/a/ə ci potrebbe fare un esempio concreto ?

      • paniscus scrive:

        Io ovviamente non credo che esista un modo maschile e un modo femminile per risolvere un problema di matematica,

        ma di sicuro esistono più modi diversi da persona a persona, o da gruppi di persone abituate a lavorare insieme, confrontandosi con altri gruppi abituati diversamente.

        Dopo anni di accompagnamenti scolastici alle gare di matematica a squadre (sia nelle squadre di tutti maschi, sia in quelle di tutte femmine, sia quelle miste che per fortuna sono la maggioranza e su cui si può tentare meglio una statistica),

        ho visto tante di quelle varianti di scelta su come suddividersi i vari quesiti, quali vengano affidati a una sola persona e quali a sottogruppi mirati o sottogruppi improvvisati, da rendere la potenziale differenza di genere totalmente insignificante…

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