A Santa Maria Novella, in fondo al giardino, poco dopo l’albero dove, nessuno sa perché, si radunano a migliaia gli storni, facendo un gran chiasso.
Cammino in mezzo al fiume dei turisti con i loro trolley che vengono e vanno dalla vicina stazione.
Lì vicino fu accoltellato a morte un ragazzino moldavo, affacciatosi da troppo poco alla vita. Amico di persone vicine, come anche la mamma forte e fragile.
Vedo una donna seduta per terra, le spalle magre su un muro antico di secoli. E’ giovane, ha la pelle nera e un viso bello, dai tratti definiti.
Nella mano sinistra stringe forte e in alto una bamboletta Barbie tutta nuda tranne per i biondi capelli, e con la mano destra fa grandi gesti. Urla, urla forte, declamando qualcosa in una lingua africana, carica di emozione e di rabbia e di storie.
Leggo su tutti i media del mondo di Isabel Medina Peralta. una ragazzina cacciata di casa dal padre, accolta per pietà dalla madre buddista, una ragazzina cui è stato vietato l’ingresso per tutta la vita in un paese per via di un libro che le hanno trovato nei bagagli, diventata famosa di nuovo per aver gridato qualcosa in una manifestazione di dieci matti come lei…
E mi chiedo quale strano destino renda famosa la seconda, mentre nessuno racconterà la storia della donna nera con la Barbie, e nessuno coglierà le sue parole, che sono sicuro saranno più interessanti di quella della manifestante?
perché una storia fa storia e un’altra no?
Sono vicino alla casa di A., la figlia dell’architetto innamorato di Florence, con cui mi ero fermato tante volte a chiacchierare.
La figliola aprì la porta di casa una notte all’uomo sbagliato, e mi ricordo come ai suoi funerali noi e i calcianti di Parte Bianca abbiamo protetto il povero babbo dai giornalisti. Costretti a riprendere noi invece del babbo.
Mi sento chiamare, “Migghè!“, mi giro, c’è Gigi, su una sedia a rotelle. Gigi di Scampia, Gigi che ho conosciuto quando era uscito di carcere e dormiva sui treni, con cui avremmo potuto ragionare insieme mondi.
Gli chiedo come va, lui è sempre ottimista,
“sto facendo la chemio, me la cavo! E mi hanno dato anche casa!”
“Dove?”
“Alle Piagge…”
“Conosci Don Alessandro?”, che è la straordinaria e folle figura di parroco lì.
“E’ un po’ strano!”
“Vacci, sicuramente troverai qualcosa di buono da dare!”
Perché Gigi è uno che dà.
Sono in Via Montebello, quasi davanti al luogo in cui visse Proust…
C’è un ragazzo seduto sul marciapiede che sta fumando il crac con una pipetta piccola e rosa, e mi guarda per un momento.
Poi all’angolo verso il ponte rivedo il mendicante marocchino, molto malridotto rispetto a un anno fa, che sta indicando a un compare qualcuno da lontano, con un fare tipo, andiamolo ad ammazzare quell’infame…
Ci resto sempre male quando lo vedo, perché per un attimo io e lui ci siamo conosciuti e capiti (l’avevo conosciuto davanti al Penny Market, dove anni prima c’era il poeta Passepartout il cui cadavere fu trovato nel bosco dai frati che scendevano da Fiesole).
Siamo a due passi da dove vedevo la piccola Elena rannicchiata a dormire nel suo sacco a pelo, sotto le insegne di un cinema morto da anni. Senza sapere che Elena poi avrebbe ucciso il buon Ezio; e senza immaginarmi che Elena poi si sarebbe suicidata in carcere.
Mi vedo davanti una donna attorno ai cinquanta.
Magra magra, capelli grigi perfettamente legati con un legnetto, gli occhiali e dei vestiti lunghi e colorati. La pelle è leggermente scura.
Mi chiede una moneta, e poi mi fissa negli occhi e dice,
“vieni a sentirmi suonare?”
“Dove?”
“Nella galleria della stazione, alle 6.30…”
Faccio una faccia da forse, e lei,
“giurami che vieni! Io mi chiamo Matilda!“
E allora mi decido di andare a sentire Matilda.
“allora ti sei deciso di venirmi ad ascoltare! Lo dico a tutti, ma non viene mai nessuno! Mio Dio come sono emozionata!”
Ha un carrello e due grandi borsoni da clochard, le prendo quello più pesante e ci avviamo verso la galleria della stazione, dove c’è un pianoforte a disposizione di tutti.
Sta suonando una ragazza che poi ci racconta che è appena arrivata a Firenze, ha fatto a piedi in sei giorni la Via degli Dei da Bologna.
Matilda scompare, “mi vado a truccare!” e rimango a vegliare su tutti i suoi averi. Poi la vedo che sta parlando animatamente con una guardia giurata, una donna con la pistola, e immagino qualche guaio.
“Ti voglio presentare una mia carissima amica romena!”
mi dice Matilda, e la guardia giurata mi dice,
“tu sei Miguel? Piacere!”
Matilda si siede al pianoforte, le dita scure iniziano a suonare, guardo gli anelli…
“sono mie improvvisazioni, mamma mia come sono emozionata, non starmi troppo vicino per favore!”…
e alle sue creazioni sonore, si ferma una ragazza con hijab e inizia a filmarla, e si commuove tutto un gruppo di turisti. Matilda attacca discorso con loro, in un tedesco molto migliore del mio. Le chiedo,
“parli anche inglese?”
“Of course! Ma io parlo anche il giapponese, ero anche brava a scriverlo; e il turco!
So che ti fa strano pensare che una di strada abbia talento, ma vedo dai tuoi occhi che sei in grado di capirlo!”
Mette apposto con cura il seggiolino e il coperchio del pianoforte, mi spiega,
“io sono fissata con l’ordine, non posso farci niente!”
Matilda ha un accento indefinibile, come se fosse straniera ovunque…
“Io so che tu e io un giorno ci racconteremo tutte le nostre storie… ma devi sapere che io sono fatta così, che a volte reagisco male, perché non sono abituata all’affetto, che mio padre non ha mai saputo darmi. E ho una figlia, il suo compleanno è oggi, e vorrei regalarle un piccolo pianoforte, la tengono in una casa famiglia… Ma mi hanno rubato tutti i soldi che avevo raccolto, mi hanno sempre rubato tutto!”
Le dico, anch’io ho una figlia, e lei mi dice,
“ti ha cambiato, vero, si vede!”
Ha una bottiglia d’acqua,
“vuoi bere?”
Io mi schernisco, poi mi rendo conto che è una sfida, se io ho il coraggio di bere dalla stessa bottiglia da cui beve lei…
E mentre lei si china per terra per raccattare avida un fondo di sigaretta, io appoggio la bottiglietta alle labbra.
“Non sto bene, con la pressione con questo caldo, mi devo fermare”
Dove dormi?”
“Io dormo di giorno, di notte cammino sempre che è troppo pericoloso, ci sono gli zombie…
ma lì guarda c’è la luna come quella dei tappeti, la mia luna e quella della mia bambina!
Questi medici atei dicono che io ho un problema, che sono troppo felice e troppo triste insieme, ma puoi pensare a qualcosa di più bello? Per quello io scrivevo le poesie, sono affascinata dalle parole di tutte le lingue, anche del turco. Da dove vengo? sono zingara della Transilvania.”

https://youtu.be/OSxGAqVzOSQ?si=3DeZyfQA_zMG4H9P
A proposito di talento musicale.
A parte la solita Molly.
Tre fenomene.
Ma queste non sono certo border line.
Sprizzano allegria.
Direi che a loro la vita ha sorriso.
https://lesakerfrancophone.fr/cest-la-mathematique-comment-la-chine-evite-detre-prise-dans-une-bulle-de-lia
Opps! Fuori tema totale.
Furby, tu la sai caricare la lavastoviglie?
– No, io riposo su comodino
Vedi, che non sei mamma Cina?
-Il robot cinese lavora e con risorse interne senza collegarsi a nessun data center.
Perché i cinesi utilizzano degli algoritmi con poche ambizioni di emulare l’intelligenza umana, ma pratici.
-tu somaro.
Beh, il somaro è un animale modesto e soprattutto si sa rendere utile.
Basta trattarlo molto bene.
-funziona con pile?
No, di preciso non so cosa mangia.
Ah, ecco, foraggio, erba e fieno.
-ma somaro non carica lavastoviglie.
Beh, no, in effetti no.
Il quindicesimo Piano Quinquennale afferma chiaramente che si deve promuovere la creazione di un quadro di governance per l’Intelligenza Artificiale con un’ampia partecipazione internazionale, costruendo congiuntamente un ecosistema globale di Intelligenza Artificiale aperto, equo, basato sulla fiducia, diversificato e reciprocamente vantaggioso, a sostegno del Sud Globale e nel rafforzamento delle sue capacità in materia di Intelligenza Artificiale .”
https://strategic-culture.su/news/2026/08/06/nasce-a-shanghai-con-cina-e-russia-la-world-artificial-intelligence-cooperation-organization-affermando-il-primato-multipolare-nellintelligenza-artificiale/
Nel 2025, i modelli open-source su larga scala sviluppati in Cina hanno raggiunto la vetta delle classifiche globali di download, primeggiando senza possibilità di paragone con qualsiasi altra nazione, tuttavia non solo i modelli su larga scala sviluppati in Cina sono ampiamente diffusi, ma anche i prodotti cinesi che fanno uso dell’Intelligenza Artificiale come occhiali e traduttori stanno conquistando il mercato globale
intendono sottrarla alle logiche affaristiche – monetariste delle aziende interessate semplicemente ed esclusivamente ai profitti, senza alcuna finalità etica e sociale.
La Conferenza in questi anni è stata l’occasione per presentare i più recenti modelli cinesi di Intelligenza Artificiale ed anche il loro utilizzo in robot umanoidi e robot industriali, nelle tecnologie per la guida autonoma, nelle applicazioni mediche, industriali e militari, anche se queste ultime ovviamente mostrate non nella loro interezza per evidenti ragioni di sicurezza nazionale
Oddio, c’è un po’ di propaganda pro piano quinquennale.
Ma i cinesi dicono e fanno con questo approccio open source che a qualcuno piace
-a chi?
A me.
En passant giova far presente che anche la stra-grande maggioranza degli scienziati che lavorano nel settore delle IA americane sono cinesi.
-perché Europa non fa piano quinquennale?
Boh, non lo so. Dicono che il capitalismo finanziario è più efficiente.
-chi dice?
La Commissione.
-sono cinesi?
Non direi.
quindi mi chiedi di credere che il PCC segue anche “alcuna finalità etica e sociale.”?
faccio prima a crederlo di Trump. che ai miei occhi è peggio di Musk e Thiel. che sono peggio di Buffett. che è peggio di Henry Ford. che metto sullo stesso piano dei grandi Robber barons.
Ciao