La fine del futuro

Noi ogni giorno agiamo pensando al futuro.

Miguel Martinez, traduttore di manuali tecnici, faceva traduzioni di cose che non gli interessavano lontanamente, solo perché pensava al futuro in cui lo avrebbero pagato.

Questo vuol dire che il presente, che è reale, è costruito da una nostra personale fantasia sul futuro. Che credo sia la confutazione radicale e ineccepibile di ogni cosiddetto “materialismo”.

Ora, esistono grandi fantasie collettive di futuro.

Gli italiani del dopoguerra si sono immaginati un futuro di “progresso“. Che non significa solo macchine che corrono più veloci, ma anche persone che stanno meglio. Non sono per niente sinonimi, ma per milioni di italiani, lo sono stati.

Cioè avevano l’idea che presentandosi regolarmente ai concorsi, avrebbero ottenuto un posto fisso; e alla fine del posto fisso ci sarebbe stata la pensione e avrebbero potuto portare i nipoti al mare.

E nel mentre, ci sarebbe stato il mutuo che avrebbe permesso loro di possedere una casa, e di crescere dei figlioli. Che avrebbero potuto a diciott’anni scegliere di iscriversi alla facoltà di Ingegneria e uscirne e fare la stessa carriera dei padri, ma moltiplicata per due.

Questo mito ha ispirato l’azione concreta di decine e decine di milioni di persone. Era l’implicito dietro l’insegnante che faceva la ramanzina allo studente che copiava ai compiti, ma era anche il motivo per cui lo studente copiava.

Una parte di queste persone diceva,

“il mio futuro è garantito dal fatto che il possesso privato dei mezzi di produzione sta creando un mondo meraviglioso. e ha bisogno di libertà per esprimersi”.

Un’altra parte diceva,

“vero, ma i cittadini devono vegliare affinché quei mezzi privati siano sempre usati nell’interesse generale, ci vuole la politica!”

Ora, tutto questo è finito.

Guardiamoci attorno senza raccontare balle: avete la minima idea di come sarà l’esistenza umana tra dieci anni?

Provo ad avventurarmi nel mondo che ci attende, come tutti noi: l’unica differenza tra me e gli altri, è che io non ho certezze, so di non sapere che futuro ci attende.

Ma se non so che futuro ci attende, e se noi agiamo in base al futuro che ci attendiamo, come devo agire?

Certo, mi posso arrabbiare, dire c’è una deviazione dal percorso della storia per colpa di

e lì, secondo i pre/giudizi (cioè le certezze che abbiamo prima ancora di conoscere i fatti) di ciascuno, ci scaglieremo contro…. contro gli immigrati, o contro i fascisti… e quindi contro il governo attuale o contro l’opposizione. Come se il destino del mondo fosse in mano a Vannacci o all’imam della moschea del paesino lombardo, o alla Meloni o alla Schlein. Sarebbe tutto così facile, basterebbe ammazzarli.

Frammenti tramandati attraverso due millenni, da monaci amanuensi, le parole dell’apostolo Paolo, in Efesini 6:12:

“La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.”

Ma in greco è molto più bello e profondo, anzi dice cose anche diverse:

“ὅτι οὐκ ἔστιν ἡμῖν ἡ πάλη πρὸς αἷμα καὶ σάρκα, ἀλλὰ πρὸς τὰς ἀρχάς, πρὸς τὰς ἐξουσίας, πρὸς τοὺς κοσμοκράτορας τοῦ σκότους τούτου, πρὸς τὰ πνευματικὰ τῆς πονηρίας ἐν τοῖς ἐπουρανίοις”

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33 risposte a La fine del futuro

  1. roberto scrive:

    Bel post su un meccanismo psicologico (guardare il futuro) che non sono sicuro di capire fino in fondo. Certo nella vita quotidiana (adesso parlerò solo di me, come se fossi sul lettino dello psicologo) guardo costantemente al futuro: scrivo una cosa per evitare una causa tra sei mesi, o per vincerne un’altra tra un anno…faccio la spesa pensando a cosa mangerò la prossima settimana…mi preparo le vacanze che farò fra sei mesi…ma sulla tua domanda “come sarà l’esistenza umana fra 10 anni”, ovviamente non ho nessuna risposta plausibile (ho una specie di pensierosperanza: meglio di oggi, ma ovviamente non lo so, e non ho elementi concreti)…ma in realtà non ci penso veramente mai. Sarei curioso di sapere chi pensa a tra dieci anni? Greta? La banca che mi presta i soldi per comprare casa? Certo non i politici che come giustamente dici hanno un orizzonte temporale brevissimo, non lontano dal “sopravviviamo a questa giornata” che credo, ma forse sbaglio, sia la cifra dell’umanità

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “Bel post su un meccanismo psicologico (guardare il futuro) che non sono sicuro di capire fino in fondo.”

      Grazie!

    • Francesco scrive:

      Credo che l’equilibrio tra aver presente il presente e considerare il futuro sia delicato quanto decisivo.

      Io sarei per “meglio la gallina domani”, in generale.

      Anche se non so di quale colore sarà la gallina e non ci sono garanzie che ci sarà.

      Ciao

  2. Moi scrive:

    In effetti una delle frasi più comuni idiomatche sentivo da piccolo , ora impensabile, era “Stèr da Pèpa” … essendo ex Stato Pontificio, a Bologna e in Romagna (Ferrara non so) , idiomatcamente il Papa (al/’e Pèpa) logicamente (!) sostituiva il Re (al/’e Rà/Rè) , specie per esprimere il Benessere Materiale.

    • PinoMamet scrive:

      Beh penso che “stare da Papa” si dica più o meno ovunque…

      “stare da re” non l’ho mai sentito, in compenso!

  3. Ros scrive:

    Il futuro?
    Iol fu-tu-ro perciò ci dici?

    Ciovvéro un l’indomani auspicabilmente possibile nella previsione ottimistica del vai col liscio🤔

    Na volta!
    oggidì pare di parlarte di roba da finocchiette smerlettate di lavanda provenzale nel fu salotto spranzarsi le tagliatelle di nonnapina e dulcis in fundo il Vov

    https://bottlebarn.com/cdn/shop/files/VovLiquoreAll_UovoZabaioneConfortante700ml.png?v=1763749860

    che è confortante

    Il fu-tu-ro vi si vuole addirittura🙄😳
    e magari pure un comodo materasso ortopedico pe ‘ campagna?!

    ce lo dice Johnny il futuro:

    https://www.youtube.com/watch?v=PwNbwE7BDeY

  4. Peucezio scrive:

    Ci sono epoche e epoche.
    Negli anni ’50-’60-’70 si pensava molto al futuro. Prima e dopo molto meno, almeno i ceti medio-bassi.
    Ci sono epoche di sussistenza in cui si vive più o meno alla giornata, specialmente nelle città. Ed epoche in cui si costruisce, si pianifica.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Peucezio

      “Ci sono epoche di sussistenza in cui si vive più o meno alla giornata, specialmente nelle città. Ed epoche in cui si costruisce, si pianifica.”

      Vero… forse dopo gli anni 70, si pensava poco al futuro perché lo si dava per scontato. Un conto è dover farsi un mazzo così per uscire dal villaggio di montagna e diventare ingegnere, un altro è nascere figlio di ingegnere, sapendo vagamente che il proprio futuro consisterà comunque nell’avere tutto più o meno garantito. E’ lì che si inizia a quisquiliare sui pronomi e cose simili, ma questo avviene proprio mentre si spalanca l’abisso sotto.

    • Francesco scrive:

      in campagna, non in città, mi viene da dire di primo acchito

      la città è artificiale in somma misura e per questo è nella sua sostanza guardare al futuro, tranne Roma ma compresi i poveri

      Ciao

  5. Moi scrive:

    https://www.vanityfair.it/article/libera-camici-vicesindaca-di-livorno-attaccata-perche-indossava-gli-shorts-dovrei-essere-giudicata-per-il-lavoro-che-svolgo

    Nuovo Psicodramma di Sx : la Vice Sindaca di Livorno veste troppo sexy e viene criticata duramente anche dalle Ancelle del PatriarKato !

  6. Puffo giardiniere scrive:

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/07/26/nyt-trump-accantona-escalation-contro-iran-per-rischio-a-scorte-patriot_1559809f-fcdf-4ffd-a745-d0cc447abe3e.html
    Oh, ecco. Si temeva che fosse impazzito, lui con tutta la sua cerchia di scagnozzi. No. Alla fine ha prevalso il realismo.
    Nel frattempo Mertz….l’eroe Patafisico, cosa combina?
    Boh! Diciamo che se va avanti così non gli resta neanche un elettore.
    Ottimo.
    Il futuro? Dalle mie parti si dice: “un di’ passa un di’”
    “Un giorno passa un giorno”.

    • Puffo giardiniere scrive:

      Ah, dimenticavo il mio libro di Magia da un euro e settanta con illustrazioni dichiarate ma non esistenti.
      Allora, volendo potrei leggere il futuro.
      Dice di prendere una sfera di cristallo, ma va bene anche un normale pallone di plastica bucato e strofinare pronunciando la formula magica “bla bla bla”.
      E cosa vedo?
      Nooo! Erdogaaan!
      E in Italia?
      Non si può dire, per non influenzare le prossime elezioni.
      Ma tanto in Italia l’uno vale l’altro.

      • Puffo giardiniere scrive:

        https://youtu.be/2ytZf_-SLqE?si=kvhsOmfU3hvO4Lsq
        Uahhhuh! Notizia clamorosa.
        Gli etruschi non erano Turchi.
        Nel loro DNA compaiono i segni di una civiltà rimasta isolata dai rimescolamento esterni con altre civiltà. L’etrusco discendeva direttamente dagli antichissimi cacciatori raccoglitori e si era evoluto a modo suo ma sempre in quel territorio.

        • Puffo giardiniere scrive:

          Si, faccio mea culpa.
          È un sito di dubbia reputazione.
          Se si potesse cancellare quello che ho scritto, lo cancellerei.
          😇
          Va a finire che erano turchi veramente.

          • Puffo giardiniere scrive:

            Tra i commentatori del video una certa Antonella Sagone che sembrerebbe molto ferrata in materia.

            • Puffo giardiniere scrive:

              E così mi sono deciso a riprendere in mano il mio unico libro sugli etruschi.
              Leggo che Massimo Pallottino, padre dell’etruscologia moderna, sosteneva che nella Nazione etrusca esistevano elementi orientali, europei e italici ben amalgamati, che lasciano intravedere una lenta evoluzione storica, tanto da far pensare che il processo formativo non possa assolutamente essere avvenuto al di là dei confini dell’Etruria stessa.
              Quindi l’esatto contrario di quello che dice il video, che probabilmente è stato messo insieme con l’IA.
              Furby….
              -IA ha sempre ragione!
              Ti tolgo le pile.
              -Ma tu non metti in cantina.
              No, in cantina no.

              • habsburgicus scrive:

                l’antica diatriba fra Erodoto (V secolo a.C) sostenitore dell’origine lidia degli etruschi, e Dionigi di Alicarnasso (fiorì sotto il divino Augusto) fautore dell’autoctonia..nihil novi sub sole
                chissà, Claudio (imp. 41-54 d.C) forse ci dise qualcosa, ma la sua opera è naturalmente perduta, come ogni cosa degna di interesse negli studi storici 😀
                da un punto di vista meramente cronologico uno dovrebbe dar ragione a Erodoto (molto più antico), tanto più che nell’isola di Lemno (Limnos) non lontano dall’Asia Minore sono state trovate iscrizioni simil-etrusche (VI secolo a.C), ma Dionigi di Alicarnasso gode prestigio e potrebbe aver avuto accesso a fonti più antiche
                P.S il paganissimo, e feroce presecutore dei cristiani, Decio (249-251 d.C) si chiamava Traiano Etrusco Decio…forse una prima attestazione dell’anticlericalismo dei toscani 😀 😀 😀

              • habsburgicus scrive:

                nel mio top tre delle opere storiche perdute vi sono
                1.la Cronaca di Castore di Rodi, che giungeva al trionfo di Pompeo (28-29 settembre 61 a.C), in greco e, FORSE*, corroborava la data canonica dell’insturazione della Repubblica a Roma
                2.la Cronaca di Isidoro di Spasinou Charax, sui Parti, in greco (epoca di Cesare o di Augusto)
                3.le Philippicae di Pompeo Trogo, in latino (epoca augustea)

                *Castore di Rodi avrebbe scritto che la Repubblica romana fu proclamata CCCCLX anni (460) prima del trionfo di Pompeo del 61 .C…cioè nel 520 a.C..ciò è assurdo…..alcuni hanno ipotizzato, tuttavia, che vi fu paleograficamente una confusione con CCCCXL cioè 440 anni (500 a.C)
                orbene, se togliamo i 5 anni di anarchia (a cui crede più nessuno) e i 4 anni dittatoriali (333, 324, 309, 301 a.C) finiamo al 500 a.C (509-9=500 a.C), proprio come il Castore “restaurato”
                q.e.d

              • PinoMamet scrive:

                Nei nostri tristi tempi privi di fantasia e ripiegati su stessi, va molto di moda dire che “gli studi sul DNA hanno dimostrato che gli Etruschi sono autoctoni”;

                a parte che non è vero (“dimostrano” semmai che non c’erano differenze evidenti tra gli Etruschi e gli altri popoli italici sotto il profilo genetico: e grazie al cazzo)

                tutti gli elementi che portano in direzione di un apporto orientale
                (la stele di Lemno, il nome “Tarhunta” nelle iscrizione luwie, quelel stesse che parlano forse della “vera” guerra di Troia e citano nomi che ritroviamo poi nell’epos omerico, l’innegabile influenza orientale nell’arte e nella cultura etrusca)

                vengono semplicemente taciute.

                Il fatto è che ci sono alcune cose che alla gente piace sentirsi raccontare in certe epoche, e altre no.

              • PinoMamet scrive:

                Sul DNA: vorrei vedere se ci facesse uno studio comparativo del DNA delle sepolture di una città della Magna Grecia- che ne so, Taranto- con quelle dei popoli italici vicini, se si scoverebbe qualche differenza significativa.

                Sono ragionevolmente certo di no.

                Eppure nessuno mette in dubbio la fondazione greca della Magna Grecia…

                (Gli autori che descrivono i Galli guidati dal mitico “Brenno” mentre saccheggiano Roma, ricordiamolo, non stanno descrivendo i Galli Senoni o Boi dell’Italia antica, che alla loro epoca erano più o meno un ricordo antiquario, ma i Galli d’oltralpe che ancora esistevano…

                quelli di Brenno dovevano essere indistinguibili da qualunque altro popolo italico, per cultura materiale e aspetto fisico)

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                pensa che ai tempi della cara vecchia antropologia fisica Biasutti spiegava che non c’era nessuna differenza somatica e antropometrica fra gli abitanti delle colonie linguistiche dell’Italia meridionale (arbëreshë e quant’altri) e quelli dei territori vicini, mentre non risultavano affinità rilevanti i tratti oggi riscontrabili nell’area di provenienza.

  7. Puffo giardiniere scrive:

    Gli etruschi 2
    Adesso non vorrei fare il rompicoglioni, che peraltro sono, ma se la componente genetica degli Etruschi è unica e ciononostante vi sono tracce di culture di mezzo mondo, potrebbe essere valida la teoria del mio libro illustrato “gli etruschi” cioè che una minoranza di popolazioni più evolute si stanziarono in seno a una più ampia popolazione autoctona che stava là isolata, fin dal tempo dei cacciatori raccoglitori. Se la ricerca è stata pubblicata su Science, insomma, non dovrebbe essere proprio spazzatura.
    👀

  8. Francesco scrive:

    Mi piace l’idea di futuro di questa osteria telematica … dalle lettere di San Paolo in greco alle origini degli Etruschi e dei Galli di Brenno

    😀

    • PinoMamet scrive:

      In effetti!
      😀

      ma chi se ne frega poi del Futuro… il Futuro per me da piccolo era una roba con razzi e astronavi, di cui non mi fregava poi tanto.

      Meglio Brenno!

  9. Andrea Di Vita scrive:

    @ martinez

    “Come se il destino del mondo fosse in mano a Vannacci o all’imam della moschea del paesino lombardo, o alla Meloni o alla Schlein.”

    Comunque tu sei proprio pessimista!

    Ho sempre trovato nel Vangelo di Giovanni (14, 12) parole che sembrano prefigurare l’unico vero progresso umano, quello tecnico-scientifico:

    ‘In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre’

    ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, ὁ πιστεύων εἰς ἐμὲ τὰ ἔργα ἃ ἐγὼ ποιῶ κἀκεῖνος ποιήσει, καὶ μείζονα τούτων ποιήσει, ὅτι ἐγὼ πρὸς τὸν πατέρα πορεύομαι

    E per una volta che un testo sacro di una qualche religione ci azzecca, lo vogliamo buttare via? 😉

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Andrea Di Vita scrive:

      P.S.

      “πρὸς τὰ πνευματικὰ τῆς πονηρίας ἐν τοῖς ἐπουρανίοις”

      Idea fantastica. Come se avesse previsto Alien (‘Mankind has reached the stars. And now it’s too late to come back’). Che gli spiriti del male siano nelle regioni celesti e non sottoterra, dico. Ricorda il ‘demone meridiano’, quello che non ha bisogno delle tenebre, ma proprio della luce. Concetto banalizzato in “Event horizon”, brutto film con l’ottimo Sam Neill che ci ha appena lasciato.

      https://en.wikipedia.org/wiki/Event_Horizon_(film)

      Infinitamente più acuti, i Padri del deserto e filosofi antichi come Origene ed Evagrio Pontico identificarono il demone meridiano con l’accidia, ossia con la tentazione della noia, dello scoraggiamento e del vuoto spirituale che assale nel pieno della giornata o della vita. Trovarono forse ispirazione nella Scrittura: ‘anche Satana si traveste da angelo di luce’. L’accidia è l’incapacità di gioire del presente e il desiderio di fuggire altrove. Nel nostro mondo pieno di luci un demone particolarmente pericoloso, non c’è che dire.

  10. Mauricius Tarvisii scrive:

    Finalmente la destra, che protegge la libertà del cittadino dall’ingerenza costante dello statalismo comunista, ci protegge contro questa idea balorda per cui non dovremmo essere tutti costantemente sorvegliati appena mettiamo il naso in piazza.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/07/29/sprint-sul-decreto-sul-riconoscimento-facciale-ira-delle-opposizioni_0c3b1df0-6c14-490f-9cf6-9cb2d422ffb5.html

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