A volte si può vincere!

Quando succedono cose brutte, è naturale che le persone buone ci stiano male. Ad esempio, quando scoprono l’esistenza della parola glamping.

E quando di cose brutte, ne succedono tutti i giorni, le persone buone tendono a stare male sempre. E quando si sta male sempre, le persone buonte tendono a diventare rancorose, sospettose, antipatiche e pure un po’ cattive.

Per cui è bene dare sempre la priorità alle buone notizie.

E ce ne sono. Come questa: una delle Due Isole è salva. Adesso mettiamocela tutta per l’Altra Isola – Sazan.

Glamping di lusso davanti a Tavolara: il governo revoca autorizzazione

Dipartimento per il Sud frena il progetto a Cala Finanza. Ieri decine centinaia di manifestanti contro il progetto, della società italo brasiliana Tavolara Bay srl, del gruppo Jhsf, per la realizzazione del beach club a cinque stelle

02/07/2026

Niente più zona economica speciale a Cala Finanza: il progetto di installazione di un glamping da parte della società Tavolara Bay sul promontorio della località costiera nel nord est dell’isola, a Loiri Porto San Paolo, non ha più le autorizzazioni del governo.

Il Dipartimento per il Sud di palazzo Chigi ha disposto la revoca dell’Autorizzazione del 6 febbraio 2026, che aveva acconsentito al progetto. “La revoca è stata adottata proprio in ragione della sopravvenuta revoca, da parte del nostro Consiglio Comunale, della delibera di indirizzo n. 50 del 25 novembre 2025” dice il sindaco Francesco Lai.

La manifestazione a Cala Finanza

La manifestazione a Cala Finanza (ansa)

La protesta dei cittadini

Lo scorso 30 giugno, in una seduta del consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo con un unico punto all’ordine del giorno, il sindaco Lai aveva illustrato la motivazione della richiesta ai consiglieri di revocare in autotutela la delibera fatta nel novembre del 2025.

A due giorni di distanza, e dopo la massiccia partecipazione alla manifestazione di ieri di cittadini e gruppi di attivisti proprio a Cala Finanza, arriva oggi lo stop da Roma. Uno stop che riguarda l’unico progetto presentato, quello del glamping, mentre – come ha anche specificato la Regione – non è mai stata presentata alcuna istanza su un resort che la società Italo brasiliana Tavolara Bay srl, che fa capo al gruppo Jhsf, avrebbe in progetto di realizzare in quell’area.

“È una vittoria del principio di leale collaborazione tra istituzioni. È la dimostrazione che quando un Comune esercita con serietà e rigore le proprie prerogative, lo Stato sa ascoltare. E sa correggersi”, ha dichiarato Lai.

“Si conferma ciò che la Regione sostiene fin dall’inizio. – ha dichiarato Francesco Spanedda, assessore regionale degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica – La questione non era essere favorevoli o contrari agli investimenti, ma il rispetto delle regole e delle competenze istituzionali. La pianificazione urbanistica non è un passaggio formale e le procedure straordinarie non possono trasformarsi in scorciatoie”.

Non mancano le critiche al suo operato e a quello della giunta regionale. “Il Campo Largo prova a riscrivere la realtà su Cala Finanza. Prima approvano atti politici che cambiano il quadro urbanistico, poi, quando i cittadini si ribellano e il caso esplode, si prova a scaricare ogni responsabilità sul Governo nazionale”, attacca la consigliera regionale di fratelli d’Italia Cristina Usai. 

Decine di bandiere dei quattro mori sventolano nello spiazzo dei parcheggi di Cala Finanza, sulla costa nord orientale sarda, a Loiri Porto San Paolo, in Gallura durante il sit-in contro il progetto della società italo brasiliana Tavolara Bay srl, che fa capo al gruppo Jhsf, di realizzare un beach club a cinque stelle con Villa Joy al centro, 1 luglio 2026.

Decine di bandiere dei quattro mori sventolano nello spiazzo dei parcheggi di Cala Finanza, sulla costa nord orientale sarda, a Loiri Porto San Paolo, in Gallura durante il sit-in contro il progetto della società italo brasiliana Tavolara Bay srl, che fa capo al gruppo Jhsf, di realizzare un beach club a cinque stelle con Villa Joy al centro, 1 luglio 2026. (Ansa)

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322 risposte a A volte si può vincere!

  1. Miguel Martinez scrive:

    OT, ma non troppo. E’ interessante come il linguaggio segua la nostra esperienza. Non so a quanto tempo fa risalga il concetto di “maltempo” inteso come sinonimo di “pioggia”: i contadini mi sembra che pregassero perché piovesse, per cui presumo che sia un concetto “borghese” e urbano, ma i nostri linguisti sapranno dire di più.

    Noi adesso ci troviamo nel grande cambiamento climatico, che sogniamo qualche goccia di pioggia, leggiamo con ansia i bollettini meteo sperando in un temporale che rinfreschi. Ma ecco come un meteorologo professionista ci racconta i prossimi giorni:

    https://www.ilmeteo.it/notizie/meteo-ultimi-temporali-poi-nuova-svolta-calda-dal-fine-settimana-parla-il-meteorologo-mattia-gussoni-210002

    Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che, nel corso di Venerdì 3 Luglio, il fronte temporalesco si sposterà velocemente verso le regioni centro-meridionali. Il peggioramento colpirà inizialmente il basso Lazio, per poi estendersi rapidamente a Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia. L’attenzione resta alta per la potenziale intensità dei fenomeni. Nei bassi strati dell’atmosfera c’è ancora molta energia potenziale in gioco, accumulata sotto forma di umidità dopo il caldo intenso delle ultime settimane.
    Per questo motivo non escludiamo il rischio di eventi estremi come nubifragi e forti grandinate, con i fenomeni più intensi che si concentreranno in particolare su Calabria e Sicilia. Al Nord invece avremo una prevalenza di tempo stabile e soleggiato. Si tratterà comunque degli ultimi temporali: la fase di maltempo avrà infatti le ore contate.

  2. Francesco scrive:

    Basta che non senta più parlare della Sardegna come isola povera da assistere, però.

    Perchè sarebbe una beffa di quelle dure da sopportare.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Francesco

      “Basta che non senta più parlare della Sardegna come isola povera da assistere, però.”

      Se vieni a Firenze, ti spiego come funziona il settore turistico. Qualcosa emerge da questo articolo…

      https://www.controradio.it/irpet-37-lavoratori-turismo-in-toscana-e-sotto-soglia-di-poverta/
      Irpet, 37% lavoratori turismo in Toscana è sotto soglia di povertà
      4 Luglio 2026

      Il turismo della Toscana ha attraversato una fase di significativa espansione nel decennio 2012-2022, con la quota di occupati nel settore alloggio e ristorazione cresciuta dal 14% al 16% sul totale degli occupati regionali. Solo che, mentre aumenta la quantità, la qualitàò del lavoro diminuisce sensibilmente: il settore turistico toscano ha un’elevata incidenza di lavoro povero: il 37% dei lavoratori ha un reddito annuo inferiore alla soglia, contro una media del 22% sul totale dei settori, legata a retribuzioni più basse e alla minore intensità lavorativa, con forte ricorso a contratti precari e stagionali.

      E’ quanto emerge da un approfondimento di Irpet dal titolo ‘Turismo e lavoro in Toscana: crescita, salari e disuguaglianze’.

      La crescita ha insomma contribuito alla stagnazione salariale toscana: le retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti hanno registrato una variazione media annua negativa pari a -0,2% nel periodo.

      La maggior parte delle imprese turistiche si colloca nella fascia a bassa produttività. Inoltre, il legame tra produttività e retribuzioni appare in alcuni casi debole, con la presenza di imprese caratterizzate da livelli produttivi relativamente elevati ma da basse retribuzioni, soprattutto nel comparto dell’alloggio.

      Nel turismo il ricorso a contratti a tempo determinato o intermittente raggiunge il 73% (contro il 44% medio), la quota di lavoro stagionale è del 23% (contro il 6%), e il tasso di ricorso alla Naspi tocca il 24% (contro il 10%). Il comparto registra anche un’alta presenza giovanile (il 50% dei suoi occupati è under 35 contro la media del 31%), caratterizzato però da un forte turn-over in uscita: non intrappola i giovani nella povertà lavorativa, ma non offre nemmeno un percorso occupazionale stabile nel lungo periodo.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Francesco

        “La crescita ha insomma contribuito alla stagnazione salariale toscana”

        Se non vivete in un luogo “turistico”, è difficile rendersi conto dei meccanismi.

        Il turismo muove sicuramente molti soldi. Che anzi piovono dal cielo – i fiorentini non devono fare niente, ha fatto tutto Brunelleschi; gli abitanti delle Dolomiti devono solo ringraziare gli dei che ai loro tempi innalzarono le Alpi.

        Ma “muovere soldi” non significa che i soldi vanno a chi ci vive.

        • Moi scrive:

          Migranti da Gentrification … esistono anche quelli.

        • Francesco scrive:

          Miguel

          credo si chiami “mondo reale”.

          Mia figlia di 25 anni mi dice che lei si riconosce in Mandami, il sindaco “comunista” di New York che sta gareggiando con Trump nel far esplodere il debito pubblico.

          Io però di anni ne ho un pò di più e ho studiato economia.

          Tutta roba che serve a uccidere le illusioni.

          Ciao

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Francesco

            “credo si chiami “mondo reale”. ”

            Assolutamente d’accordo: tutto ciò che succede realmente, fa parte del mondo reale. Compresi Trump e Mamdani, lo speculatore brasiliano, i sardi che gli resistono, ecc. ecc. Non capisco esattamente la morale che se ne potrebbe trarre.

            • Francesco scrive:

              Hai ragione: ho dato per scontato che si capisse che il dislivello tra i salari desiderati e quelli reali non è da considerare una prova dell’intervento del dimonio nella questione ma un semplice fatto della vita.

              Di quelli di cui prendere atto e, se si è capaci, analizzare a fondo per capire come cambiarli.

              Ciao

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “Di quelli di cui prendere atto e, se si è capaci, analizzare a fondo per capire come cambiarli.”

                Esatto. “Capire come cambiarli”.

              • Francesco scrive:

                Esatto: CAPIRE.

                Che è un mestiere maledettamente difficile, incerto, sempre da aggiustare.

                Anche in economia.

  3. Moi scrive:

    Confesso che il “Glamping” mi mancava …

    Ho quindi chiesto all’ Oracolo AI OVERVIEW :

    Il glamping è la fusione tra “glamour” e “camping”. Rappresenta una forma di turismo sostenibile e all’aria aperta che unisce il contatto diretto con la natura ai comfort di un hotel di lusso. A differenza del campeggio tradizionale, non richiede di montare tende o condividere bagni: gli alloggi sono già pronti, arredati con letti veri, biancheria di qualità, bagni privati e spesso vasche idromassaggio o servizi spa.

    • Moi scrive:

      In Inglese, in “ing” (quindi azione concreta), una crasi “glamour+camping” … non poteva avere presupposti più inquietanti, come neologismo !

  4. Moi scrive:

    Tipica del Glamping è la Jurta … o meglio la versione Occidentalizzata e infighettata della stessa.

  5. Puffo giardiniere scrive:

    https://youtu.be/KYqtkFU1v4k?si=p6KtumR0gmo3O0HO

    Inferno di trattori per salvare il mais e i pomodori a Cremona.
    Altrimenti il danno economico sarebbe incalcolabile.
    Sembrerebbe un ragionamento sensato.
    Ma è la cronaca della fine del mondo.

  6. Miguel Martinez scrive:

    Da Facebook

    Detjon Begaj
    ·
    2 luglio alle ore 18:34
    ·
    È il trentatreesimo giorno consecutivo 🦩🇦🇱
    È la fase dell’escalation e degli “Albanian Files”.
    Ieri e soprattutto oggi ci sono stati grandi scontri con la Polizia a Tirana di fronte al parlamento. Gas lacrimogeni, idranti, tanti arresti. Alcuni manifestanti sono stati presi a manganellate e a calci mentre erano a terra disarmati. Alcuni attivisti sono stati arrestati dentro ad un bar dove c’è stata un’irruzione degli agenti in tenuta antisommossa.
    Gli scontri seguono un innalzamento del livello della tensione e degli attacchi personali, che il Primo Ministro Edi Rama e i membri del Governo stanno muovendo contro i singoli che prendono parola. Volti di persone che vengono sbattute suoi social assieme alle loro storie personali e di famiglia, come “nemici del popolo”, come accadeva ai tempi del regime di Enver Hoxha.
    Nonostante le minacce, nella mattinata di ieri, il movimento si è recato alla Spak (la Procura Speciale Anticorruzione e contro il crimine organizzato) per chiedere ufficialmente che il Primo Ministro Edi Rama venga indagato sulla base dei contenuti del libro “The Albanian Files”, edito da Lars Muller Publishers.
    Questo libro sembra un’ operazione di propaganda che si rivolta contro al Governo. Un vero e proprio boomerang. Uscito ad inizio giugno, di 800 pagine, ospita la prefazione di Edi Rama stesso, raccoglie tutti mega progetti di 60 studi di architettura e archistar provenienti da tutta Europa e non solo (e c’è parecchia Italia dentro, oltre a Stefano Boeri). Progetti sparsi sul territorio albanese, in via di definizione, fatti, o ancora da fare. Resort, grattaceli, di tutto e di più, anche in aree protette, finanziati da oligarchi albanesi o esteri. Molti progetti di cui non si conoscono gli iter e con chi sono stati discussi. Alcuni di questi progetti sono già oggetto di inchieste.
    Ma a destare scandalo non sono solo i progetti. Nel libro c’è una lettera aperta indirizzata a Edi Rama, firmata dall’architetto olandese Reinier de Graaf, partner dello studio OMA.
    Nel testo l’autore scrive che gli architetti dipendono inevitabilmente dal potere politico, che se Rama dovesse perdere le elezioni potrebbe finire la stagione delle grandi commissioni internazionali in Albania, che “per il bene dell’architettura” sarebbe meglio cancellare le elezioni e che quindi lui diventasse un re.
    Edi Rama di fronte alle polemiche ha definito quella lettera come ironica e che non va presa troppo sul serio.
    Quel che è certo è che molti europarlamentari che in questi giorni sono andati a Tirana a sostenere le proteste e che hanno invitato viceversa gli attivisti ad intervenire al parlamento europeo vogliono vederci chiaro.
    Perché se oltre agli affari della famiglia Trump ci sono architetti, capitali, società con sedi sparse per l’Europa, ancor più di prima non può essere considerata solo una questione albanese.

    • Francesco scrive:

      Quindi il governo albanese cade per colpa di un monarchico olandese?

      E la sua caduta verrà celebrata con una bella botta di sobrietà autarchica, pare.

      Capisco i MAGA, poveretti. Non li approvo ma capisco.

    • PinoMamet scrive:

      Ho visto la scena di Edi Rama, in completo blu ma con orrende scarpe da ginnastica bianca, si inginocchia alla Meloni in visita con gesto da innamorato/spasimante.

      Dai miei studenti della maturità (ind. informatico) scopro che Edi Rama ha creato un Ministero dell’Intelligenza Artificiale (che detto così poteva essere anche mezzo interessante), affidandolo a tal Diella… “donna” creata con l’intelligenza artificiale. (le presta il viso un’attrice albanese).

      Direi che ci sono abbastanza elementi per credere il peggio di lui.

      • roberto scrive:

        quella scena devo dire che l’ho vista come un siparietto divertente, contando che edi rama è un tizio di due metri e la meloni è diversamente alta (comunque edi rama non aveva le scarpe da ginnastica ma una giacca orrenda che gli stava gigantesca, l’avrà presa a king kong, e un dolcevita di pessimo gusto invece della camicia)

        non so nulla della politica albanese ma istintivamente mi sta simpatico, un po’ perché ho un pregiudizio favorevole sugli alti e un po’ perché mi era stato simpatico all’epoca del covid, con il suo “non siamo ricchi ma non dimentichiamo gli amici in difficoltà”

        https://www.youtube.com/watch?v=XYtgeZjtIko

  7. Moi scrive:

    PAZZESCO : il termine “Glamping Porn” NON è uno sfottò:

    AI OVERVIEW

    “Glamping” is a portmanteau of “glamorous” and “camping”, while the suffix “porn” is used as modern internet slang to describe highly aesthetic, visually stimulating imagery (e.g., “food porn” or “travel porn”).

    The specific term “Glamping Porn” was popularized by Italian photographer and travel expert Francesco Salvaggio. 🇮🇹😁

    He used it as the title for his book and travel guide, Glamping Porn, to describe ultra-luxurious, highly photogenic outdoor accommodations—like luxury yurts, bubble domes, and treehouses—that are so visually stunning they evoke feelings of aesthetic desire.It signifies an escape into nature combined with high-end, eye-candy luxury.

    • Puffo giardiniere scrive:

      https://www.accendilucegas.it/ecovillaggi-in-italia/

      Il Glamper prelude all’ecovillaggio.
      Tutto fa brodo.
      Peccato che il preludio coincida con la fine.
      Troppe guerre, caldo, siccità, inondazioni, insetti e ragionieri.
      No, no. Non vedo altro che disastri.
      In Germania se linki Russia Today, anche in un messaggio privato, ti prendi 5 anni di galera.
      Male. Brutto segno.

      • Puffo giardiniere scrive:

        https://youtu.be/2OMiwDrGQLg?si=y-EfpU9GFP08jUMz

        Il sentimento della guerra è nell’aria.
        Le persone ricettive lo sanno percepire.

      • Francesco scrive:

        “In Germania se linki Russia Today, anche in un messaggio privato, ti prendi 5 anni di galera.”

        ma è vero? i tedeschi si sono svegliati?

        • Puffo giardiniere scrive:

          Posso dire?
          La sicurezza con cui lanci sentenze senza preoccuparti di motivare è un’arma a doppio taglio.
          La sentenza sembra basata su chissà quale ragionamento, ma se il ragionamento non compare, allora la sentenza è una tigre di carta.
          Comunque i tedeschi stanno votando sempre di più i partiti populisti. Non so questo cosa voglia dire e che conseguenze avrà. Se letto in negativo significa sfiducia verso gli attuali governanti. Quelli appunto che ti mettono in galera per un articolo su Facebook o roba del genere.

          • Francesco scrive:

            Adoro i doppi tagli, sono tra le cose più istruttive che conosco.

            Faccio presente che RT è una fonte di propaganda del regime russo, non una fonte di informazione. Farsene complici merita, a mio giudizio, qualche annetto al fresco. Tradimento? crimini contro l’umanità? cattivo gusto? vedi tu.

            E poi di cosa ti preoccupi? la gente di RT è ampiamente favorita, alle prossimi elezioni il Cancelliere dovrebbe essere una marionetta di Putin. Quello che la pensano come me diventeranno dei paria.

            Ciao

            • Puffo giardiniere scrive:

              Faccio presente che RT è una fonte di propaganda del regime russo, non una fonte di informazione

              La propaganda è sempre quella degli altri mi sa.
              Ed è difficile da definire, infatti, tu non la definisci.
              Comunque io seguo quella della Pravda.
              La nostra propaganda pure, spesso mentre ceno, con la caraffa filtrante tra me e la televisione.

              • Francesco scrive:

                Capisco il tuo punto ma credo lo stesso che tra la propaganda di Putin e l’informazione in Occidente ci sia una grande differenza.

                Un pò come dire che “i sistemi politici occidentali sono imperfetti” e “il regime di Putin è fascista”: sono due affermazioni corrette ma non equiparano le due situazioni.

                Ciao

              • Puffo giardiniere scrive:

                Eh, no, no…
                Così è troppo facile…

              • Francesco scrive:

                Mica tanto.

                E’ un elemento di base della comprensione della realtà.

                Capire quanto cose apparentemente simili siano in profondità diverse.

                Ciao

        • Moi scrive:

          “Source: Trust Me Bro!”

          REJUVENATION MODE GEN Z SLANG ON 😉😃😄

          … Scusate, non ho resistito ! 😄😃😁

  8. Moi scrive:

    @ HABSBURGICUS

    Hai notato anche tu come il Calcio sia diventato repentinamente popolare fra i Radical Chic sa quando le Squadre Europee hanno sempre meno Auroctoni ? SE vincesse i Mondiali una Squadra senza “Diversity” … farebbe lo stesso effetto duvJesse Owens 90 anni fa …

    • Moi scrive:

      Scusate i refusi … non capisco perché lo Sbagliatore Automatico lasci come sono refusi privi di significato MA corregga spesso a sproposito “fischi” con “fiaschi” …

    • habsburgicus scrive:

      si, hai ragione

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Non potrebbe essere il contrario, cioè che il calcio stia gradualmente perdendo popolarità in generale?

      • habsburgicus scrive:

        in Europa e (forse) nella stessa America Latina…
        in Africa, Medio Oriente e Asia, no

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Sì, intendevo da noi in Italia nello specifico.

        • Moi scrive:

          In Europa e Sud America (i Titoli Mondiali sono tutti lì, mi pare …) , specialmente in Italia, sì : il Calcio non è più LO Sport ma UNO Sport.

          Di riflesso, da quando il Resto del Mondo si è fatto più Competitivo, il Calcio è comprensibilmente sempre più popolare.

          E ancora mancano Cina & India … basterebbero (comprese riserve) 44 persone in tutto su quasi 3×10^9 assieme.

    • PinoMamet scrive:

      Il calcio perde popolarità in Italia perchè l’Italia non si è neppure qualificata a due Mondiali di seguito, e ha fatto pessima figura agli ultimi in cui si è qualificata…

      • Moi scrive:

        3 con questo … cmq l’ Intellettualone (oramai totalmente Americanizzato Wokizzato) , che di Calcio ne parla come Panem et Circenses per “White Trash”si sente sempre meno, anzi: dice che è bellissimo allorché vincono le Squadre Multietniche, nel senso con meno Bianchi possibile … con il controsenso logico per cui a minare la Diversità sono i Geni Recessivi anziché i Geni Dominanti

        • Moi scrive:

          White Trash Italiana / Europea

        • PinoMamet scrive:

          Moi, una curiosità:

          ma cosa cavolo te ne frega della “razza bianca”?

          Com’è che sei diventato l’avvocato difensore del fenotipo europoide?

          i woke stanno sul cazzo a tutti, e francamente ne abbiamo tutti i coglioni pieni di Achilli neri e di Zeus lesbiche.

          Ma da qui a prendersela tanto perché la Francia ha i calciatori neri…

          la Francia aveva i soldati neri nella Prima Guerra Mondiale, e non solo le truppe coloniali, ma anche neri francesi nati in Francia e parte dell’esercito regolare.
          Ed essendo immune dalle scemenze razziali che andavano ancora forte di là dall’Oceano, arruolava anche gli americani neri volontari, quando gli USA ancora si guardavano bene dall’entrare in guerra.

          In Francia c’erano i neri quando ci abitava mio nonno, ed erano gli anni Trenta.

          E in Italia ci sono adesso.

          Che c’è di male se giocano a pallone, cribbio??

      • Francesco scrive:

        e il campionato italiano è in costante arretramento come soldi, qualità, risultati nelle competizioni europee

        è un classico circolo vizioso

  9. Moi scrive:

    Di Jesse Owens

    _______

    Cmq è paradossale che “Diversità ” significhi proprio di vedere il meno possibile in giro il fenotipo umano più recessivo , specie “Nordico”, no ?

  10. Moi scrive:

    @HABSBURGICUS

    Questa l’ ho imparata da un “Farang” Francese Bianco in Thailandia … una situazione paradossale in cui hanno più rispetto per la Francia i Siamesi degli stessi Francesi

    Dei ” Francesi Come Tutti Gli Altri” in Europa , hanno piantato dei casini in Thailandia, MA fra Thai Orgogliosi e Polizia Siamese hanno “Preso il Loro Avere” … come sentivo dire da piccolo dagli Anziani oggi purtroppo non più tra noi.

    Ebbene, la Polizia Siamese lì ga definiti senza mezzi termini “French Arabs” … quei Pirla dei Diplomatici Francesi

    (donde l’ etimo “Farang” … probabilmente, anche se forse la parola si è sovrapposta a una specie di melone ovviamente bianco locale)

    si sono offesi perché i “Rebeus” / “Beurs” rei sarebbero invece
    Francesi 100% come Tutti gli Altri.

    Il termine “Farang” è il classico calderone, MA dei Thai hanno fatto un sottoinsieme che in Europa è Tabù Istituzionale

  11. Moi scrive:

    Evidentemente NON avevano Fenotipo Amazigh … altrimenti avrebbero potuto rientrare nello stesso sottoinsieme del Termine Thai Ombrello 🌂 ☔️ dell’ AltroDaSé “Farang” .

  12. Moi scrive:

    Palestinians and Rohingya (and Uyghurs): Kuala Lumpur’s double standards on human rights

    https://www.asianews.it/news-en/Palestinians-and-Rohingya-(and-Uyghurs):-Kuala-Lumpur%E2%80%99s-double-standards-on-human-rights-65400.html

    • Moi scrive:

      Malaysian activists criticise what they describe as the country’s “selective” approach to humanitarian issues. Support for Muslims in the Middle East is counterbalanced by silence regarding violations committed in Myanmar and by China. The call to maintain “moral consistency” in the fight for causes and freedoms.

      Kuala Lumpur (AsiaNews) – Malaysia’s strong support for Palestine has long been a pillar of its international identity, but human rights organisations argue that Kuala Lumpur’s “selective” approach to humanitarian issues risks undermining its moral credibility. An article published today by Free Malaysia Today, citing the activist NGOs Suaram and Pusat Komas, has highlighted growing concern over the gap between international rhetoric and the treatment of refugees and asylum seekers on its own territory.

      The criticism follows comments by Amnesty International, which highlighted Malaysia’s strong stance on Palestine – partly in the name of so-called “Muslim solidarity” – whilst remaining completely silent on the deportations of the Rohingya in Myanmar and the Uighurs in China. At the heart of the debate lies a difficult question: why do some forms of suffering trigger national solidarity whilst other humanitarian crises receive muted responses or are politically ignored?

      Suaram’s executive director, Azura Nasron, argued that public empathy in Malaysia is often shaped by identity politics, Islamisation and geopolitical considerations. “Solidarity with Palestine,” she explained to Fmt, “is very strong because it fits into the narrative of the Ummah and the history of oppression against Muslims, reinforced by the state and religious institutions.” The activist added that supporting Palestine also carries fewer political risks than other humanitarian issues.

      “Solidarity with Palestine brings great benefits at low cost, whereas issues such as those of the Rohingya, the Uighurs and migrant workers,” Nasron explains, “lay bare internal contradictions regarding immigration, border control and labour.” “These issues,” he warns, “prompt the state to avoid positions that might provoke internal criticism.” Certainly, supporting Palestine brings significant domestic political advantages at a relatively modest cost. The Rohingya crisis, by contrast, confronts Malaysia with more uncomfortable realities concerning migration, detention, labour exploitation and border control.

      An important distinction

      Furthermore, the Palestinians are geographically distant, which allows solidarity to function largely on a symbolic and diplomatic level. Rohingya refugees, on the other hand, are physically present within the country’s borders. Their presence on the territory has increasingly been framed in public discourse through the language of security threats, economic burdens and social tensions.

      The result is therefore a hierarchy of compassion. Reportedly, more than 2,000 refugees from the Muslim minority originally from Rakhine State in western Myanmar are still detained in immigration centres, some of them for years. The director of Pusat Komas, Jerald Joseph, described the prolonged detention as deeply worrying and inconsistent with the international image touted by Kuala Lumpur as a defender of oppressed communities.

      “Such prolonged detention represents a worrying way of treating refugees and asylum seekers seeking temporary protection in Malaysia,” said Jerald. He added that it effectively amounts to “indefinite detention under the authority of the Ministry of Home Affairs and the Department of Immigration”. Human rights organisations argue that refugees continue to be treated not so much as vulnerable people fleeing persecution, but rather as an administrative or political burden, and this is not a new phenomenon.

      Malaysia welcomed Bosnian Muslim refugees during the Balkan wars of the 1990s, a move celebrated nationally as an act of Islamic solidarity. However, other humanitarian crises lacking the same religious or political resonance – such as the famine in Ethiopia – have never elicited an equivalent public mobilisation. Similarly, criticism of China’s treatment of the Uighurs has remained cautious, reflecting the sensitivity of economic and diplomatic ties with Beijing.

      Such selectivity undermines the country’s claim to be a principled leader on human rights, which cannot be invoked only when it is politically convenient, only to be ignored when they become diplomatically costly or unpopular at home. The concern of Suaram and Pusat Komas is not that Malaysia should scale back its defence of Palestine, but that it should maintain ‘moral consistency’ in the fight for humanitarian causes. A country that condemns displacement, detention and injustice abroad must also address the way in which refugees and asylum seekers are treated within its own borders.

      Jerald stated that Malaysia should adopt a rights-based approach if it wishes to restore its international credibility. He also rejected the argument that establishing a formal framework for refugees would attract more asylum seekers. “Seeking asylum,” he emphasised, “is already a difficult and dangerous journey in itself,” adding that an appropriate regulatory framework would instead demonstrate the country’s commitment to managing the refugee issue in accordance with fundamental principles.

      After all, its history shows how the nation has been able to adopt a more humane approach to sensitive issues and human rights matters. During the Vietnamese refugee crisis in the 1970s, it played a significant regional role in welcoming people fleeing war and instability, despite having far fewer resources than it does today. That legacy stands in stark contrast to the current immigration centres, prolonged detentions and the absence of a formal legal framework on refugees. If Kuala Lumpur wishes to maintain its credibility as a voice for justice on the international stage, human rights organisations argue that it must “move beyond selective solidarity and adopt a more consistent domestic human rights policy”. Otherwise, its moral authority risks appearing “less a matter of principle and more a matter of politics”.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Moi

        “At the heart of the debate lies a difficult question: why do some forms of suffering trigger national solidarity whilst other humanitarian crises receive muted responses or are politically ignored?”

        Non sono malesiano. Per me personalmente, conta il grado di coinvolgimento del mio governo.

        Il Donbass è spiritualmente russo o ucraino? Non lo so e in fondo non mi riguarda.

        L’Italia taglia le pensioni per comprare armi con cui uccidere gente nel Donbass? Questo lo capisco e mi riguarda.

        In Sudan succedono cose atroci? Ci capisco poco e non sono al corrente di coinvolgimenti del nostro governo, che magari ci sono.

        In Palestina c’è un genocidio? Mi interessa perché a opera del governo il cui console a Firenze controlla l’aeroporto intercontinentale che vogliono costruire qui e perché aziende che lavorano per quel governo hanno un ruolo fondamentale nella “cybersecurity” italiana. Tanto per citare al volo due su mille altri esempi.

        • Miguel Martinez scrive:

          “Per me personalmente, conta il grado di coinvolgimento del mio governo.”

          Questo non è perché io consideri l’Italia “più importante”. E’ che io sono un minuscolo atomo in questo mondo, e posso influire minimamente solo su ciò che mi è molto vicino. Poi, certo, posso chiacchierare su tutto.

        • roberto scrive:

          Miguel

          Quindi senza il console israeliano ti disinteresseresti del genocidio?
          Sai che esito un po’ a crederci?

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            È possibile che l’esserci dentro fino al midollo sia per molti un motivo in più per interessarsi.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Roberto

            “console Israeliano”

            Mi sembra che ciò che stimola l’antisionismo di Martinez, più che questo o quel console, sia la sfacciata complicità del governo Italiano col sionismo.

            Secondo me è il nostro governo il bersaglio della critica, non i consoli altrui.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Miguel Martinez scrive:

              Per ADV

              “econdo me è il nostro governo il bersaglio della critica, non i consoli altrui.”

              Esatto. Come al solito, Roberto e io non ci capiamo, forse solo perché non ci siamo mai incontrati dal vivo…

              Il console ovviamente è solo un esempio tra un milione, di molto più importanti.

              Fa il suo dovere e/o il suo interesse.

              https://www.vieusseux.it/uploads/amministrazione/consiglio/marco_carrai_cv.pdf

              Ma immaginiamo cosa succederebbe, se il principale e più costoso progetto di “sviluppo” della Regione toscana venisse affidato al console dell’Iran, che fosse contemporaneamente nei consigli di amministrazioni delle principali banche e pure dell’ospedale pediatrico.

              Cioè il console di uno stato che ha ucciso oltre 20.000 minorenni lo mettono a capo dell’ospedale che a Firenze cura i minorenni…

              • Miguel Martinez scrive:

                Per ADV e Roberto

                “se il principale e più costoso progetto di “sviluppo” della Regione toscana”

                Siccome con Roberto non so mai se mi sono spiegato abbastanza bene, non sto dicendo che il problema sia la Toscana; sto solo citando una cosa che conosco bene. Il problema che mi pongo io è come per il governo e i media di tutta Italia sia normale che il console d’Israele abbia incarichi del genere… anzi nel 2016 si era anche candidato a dirigere tutta la cybersicurezza d’Italia https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/ecco-chi-e-marco-carrai-il-possibile-007-italiano-per-la-cybersecurity/

              • roberto scrive:

                Di nuovo Miguel, tu vuoi che io creda che a te della saga Palestina Israele quello che importa è “il coinvolgimento del governo”? Cioè che se il nostro governo fosse sfacciatamente antisionista, boicottasse Israele…beh allora non ti interesserebbe più della causa dei palestinesi?

                Scusami ma fatico a crederci

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Di nuovo Miguel, tu vuoi che io creda che a te della saga Palestina Israele quello che importa è “il coinvolgimento del governo”? Cioè che se il nostro governo fosse sfacciatamente antisionista, boicottasse Israele…beh allora non ti interesserebbe più della causa dei palestinesi?

                Scusami ma fatico a crederci”

                Caspita come è difficile spiegarsi con te, è come se capissi ogni volta quasi l’esatto contrario di ciò che penso. La colpa sta sicuramente nella mia incapacità di spiegarmi, e te ne chiedo scusa.

                Allora, io microbo Miguel Martinez, ho le mie idee su un sacco di cose.

                Tipo simpatie per il taoismo cinese, amore per la scrittrice Vernon Lee morta anni prima che io nascessi, dispiacere per il disboscamento dell’Amazzonia e simpatia per i nativi palestinesi, legata al fatto di essere vissuto in Egitto. Per vari fatti familiari, ho anche una certa simpatia per gli ucraini.

                Poi al di là delle mie riflessioni, delle mie simpatie e antipatie, c’è la questione, “il mondo in cui mi trovo concretamente, in quali massacri cerca di coinvolgermi?”

              • Francesco scrive:

                Miguel,

                permettimi di non riuscire affatto a credere che tu abbia simpatia per i palestinesi e per gli ucraini.

                A meno che tu con simpatia con abbracci un universo semantico quasi infinito.

                Ciao

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “permettimi di non riuscire affatto a credere che tu abbia simpatia per i palestinesi e per gli ucraini.”

                Fa piacere incontrare qualcuno, anche se solo virtualmente, che di me sa di più di quanto sappia io.

              • Francesco scrive:

                Siamo in due e ti leggiamo da anni …

                😉

          • PinoMamet scrive:

            “sia la sfacciata complicità del governo Italiano col sionismo.”

            esulando da Miguel, che ha un approccio un po’… peculiare a molte questioni;

            se parliamo invece dell’italiano medio pro-palestinese, ho l’impressione che il coinvolgimento del governo italiano (che a me sembra molto moderato) sia semmai un di più.

            Se anche non fosse coinvolto per niente, credo che ci sarebbero comunque le stesse manifestazioni e la stessa popolarità della causa palestinese.

            I motivi sono tanti.

            I palestinesi sono il “popolo della Terra Santa”

            nell’immaginario americano protestante sono gli ebrei ad esserlo;

            ma qui siamo in Italia e nel mondo cattolico, sappiamo dov’è Betlemme, siamo cresciuti con i presepi con i pastori vestiti da italiani poveri di una volta, ma anche da beduini col cammello…

            abbiamo visto le immagini di Betlemme con l’albero di Natale, abbiamo sacerdoti, vescovi e frati italiani, o perfettamente italianizzabili come quell’ Hilarion Cappucci, che ci raccontano il punto di vista palestinese…

            poi per la sinistra i palestinesi sono il popolo che (con la geniale mossa di Arafat) avrebbe raccolto la lotta dei popoli indigeni americani, addirrittura nord americani, con “wampum della pace”

            (anche qui: negli USA si legge semmai di nativi americani che appoggiano Israele e lo riconoscono come “indigeno”…)

            si urlava “Palestina li-be-ra, Palestina ros-sa!” nei cortei, gli Area inneggiavano a Luglio Agosto Settembre (Nero), insomma i palestinesi sono riusciti ad accreditarsi come popolo oppresso.

            E tutta la destra che non ha subito la fascinazione per le armi israeliane
            (la destra estrema, che ancora c’è)
            è ancora, anzi, molto più antisemita di quanto fosse sotto Mussolini, perché ha fatto suo tutto “l’immaginario degli sconfitti” della Seconda Guerra in pacchetto unico.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Pino Mamet

              “(anche qui: negli USA si legge semmai di nativi americani che appoggiano Israele e lo riconoscono come “indigeno”…)”

              Interessante!

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ pinomamet

              “Area”

              L’agosto scorso ero a Brescia.

              Cittadini di un Paese il cui governo firma accordi di cooperazione con Tel Aviv leggevano a turno, ad alta voce, davanti al Duomo e in mezzo ai turisti l’elenco dei millamila bambini Palestinesi vittime del genocidio.

              Fossero stati in Germania o in Inghilterra queste persone le arrestavano.

              Ecco perché sono ottimista.

              (E credo questo sia anche il motivo per cui finora sono venute giù le Torri Gemelle, e sono saltate la metro di Londra e il parcheggio di Amburgo, mentre la Torre di Pisa è intatta. Ecco perché faccio voti che il nostro governo così sfacciatamente filosionista cada al più presto).

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Mi associo al trovare la definizione del governo italiano come “sfacciatamente filosionista” come una colossale belinata, sospettabile di antisemitismo.

                Pretendere un governo più ostile a Israele di quello che abbiamo … puzza.

                Ciao

              • habsburgicus scrive:

                cada al più presto

                e sbagli
                anche nel tuo interesse 😀
                che DT odi l’attuale premier italiano è ormai chiaro..l’ha di nuovo volgarmente insultata stanotte, chiaramente punta a rovesciarla a breve
                le cronache dimostrano invero che l’odio di Trump cambia poco SE i destinatori di tale “sentimento” sono iraniani o almeno cubani….
                però qui siamo in Italia
                quindi l’attuale premier (che un giorno sarà ricordata come moto più indipendente di quando si dice, e molti la rimpiangeranno) resterà poco in carica
                l’Italia NON può resistere agli USA..non che non si possa,. si può..non può l’Italia 😀
                quando riavrai il tuo Conte che lui sì, alla faccia dei gonzi che votano 5 Stelle, si prosterà in modo inaudito a chiunque sia alla Casa Bianca, allora forse ricorderai queste mie parole

              • PinoMamet scrive:

                Beh Habs…

                nemmeno Trump può resistere agli USA 😉

                non è riuscito a far cadere gli ayatollah con i missili, figuriamoci se farà cadere il governo Meloni con qualche parolaccia.

                Penso che tutto il mondo, USA compresi, abbia capito che Trump è un vecchio rincitrullito e che le sue sparate vanno prese con beneficio di inventario.

                e vista la sua fallimentare conduzione della politica estera USA
                (ha quasi regalato l’Ucraina a Putin, che non riesce a conquistarla per limiti economici/militari russi, e perché immagino che CIA e Pentagono se ne freghino di Trump e continuino a sostenere Zelenski sotto banco…

                ha peggiorato la situazione con l’Iran, facendo chiudere Hormuz che prima era aperto, e lasciando gli oppositori del regime in braghe di tela e peggio di prima…

                ha costretto Israele a un accordo con il Libano che assolutamente non voleva…)

                visto tutto ciò, e il suo carattere instabile e megalomane e sostanzialmente pericoloso, penso che lo “Stato profondo” americano non veda l’ora di liberarsi di lui.

                E per una volta sarei d’accordo!!

              • Francesco scrive:

                Faccio notare che Canada, Messico, Australia hanno mandato affanculo Trump in maniera fragorosa, esplicita, immediata e nessuno ci ha ancora rimesso la testa.

                L’unico che si prostra a DT temo sia Infantino, il gran capo della FIFA!

                🙂

              • PinoMamet scrive:

                Aggiungo che Trump ha l’abitudine di togliere di mezzo giudici, generali, governatori e direttori di istituzioni a lui sgraditi, e sostituirli con lacché, incompetenti o mezzi matti del suo entourage, con conseguenti:

                -rabbia dell’istituzione colpita

                -peggioramento delle sue performance

                un altro aspetto che concorre a farmi sospettare che le istituzioni USA abbiano pronto lo spumante per la sua uscita di scena.

                Mentre della Giorgia, giustamente, non gliene può fregare di meno.

  13. Miguel Martinez scrive:

    Allora, l’Italia sta mandando armi per ucciderei russi che occupano il Donbass.

    L’Italia manderà armi per uccidere gli israeliani che occupano il sud del Libano, quando il governo israeliano dichiara anche che i suoi abitanti non vi torneranno mai più?

    Personalmente, sarei contrario in entrambi i casi all’invio di armi italiane, sia chiaro.

    https://t.me/inside_over/19505

    “Controlliamo il 60% di Gaza e l’intera area è stata distrutta. Questo è il nostro modello, e ora lo stiamo applicando in Libano. Nessuno dei 200.000 libanesi del sud tornerà a casa. Non ci sono residenti e non ci sono terroristi. Soldati dentro, residenti fuori”.

    Così il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha descritto l’opera di pulizia etnica in Libano.

    In un’intervista Katz ha inoltre dichiarato che Israele manterrà la propria presenza nel Libano meridionale e non si ritirerà nemmeno in caso di pressioni da parte degli Stati Uniti smentendo quanto affermato nelle ore precedenti da un funzionario USA.

    Una linea confermata anche dal primo ministro Netanyahu, che ha affermato che Israele manterrà la zona cuscinetto controllata dall’esercito nel Libano meridionale e che non intende abbandonarla.

    La politica di sfollamento e gli ordini di evacuazione di massa sotto minaccia di morte costituiscono una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra.

    • PinoMamet scrive:

      ” L’Italia manderà armi per uccidere gli israeliani che occupano il sud del Libano, quando il governo israeliano dichiara anche che i suoi abitanti non vi torneranno mai più?”

      Ma sei sicuro di questo?

      I media israeliani che seguo mi dicevano ieri che i cristiani del Sud del Libano avrebbero chiesto la cittadinanza israeliana
      (Sì, dai, risparmiatemi la storia sulla propaganda israeliana, stiamo sul pezzo)

      Ma che Israele sarebbe molto imbarazzato dalla richiesta perché prima o poi deve ritirarsi dal Libano (recentemente leggo che il governo libanese avrebbe per la prima volta riconosciuto ufficialmente Israele, o ricordo male io?)

      Anche se non intende farlo prima di aver indebolito Hezbollah in modo decisivo.

      • PinoMamet scrive:

        Leggo che lo avrebbe detto Netanyahu alla Fox News, che è come se lo avesse detto Berlusconi a Rete 4, ma vabbè.

        La parte interessante è che manco Netanyahu afferma che si annetterà il Libano meridionale.

        Non credo che la cosa sia mai stata nei piani israeliani di nessuno, a differenza della Cisgiordania.

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ pinomamet

        “in modo decisivo”

        …a insindacabile giudizio di Tel Aviv.

        Mi fa venire in mente il Bertoldo protagonista dell’opera di Giuseppe Cesare Croce, che condannato a morte per impiccagione da re Alboino chiede e ottiene come ultimo desiderio di essere impiccato solo ed esclusivamente da un albero di proprio gusto… finendo quindi per non essere giustiziato mai.

        Ma davvero ancora qualcuno al mondo prende sul serio la parola di Tel Aviv? 😉

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • PinoMamet scrive:

        Beh leggo che il secondo punto dell’accordo tra Israele e Libano è proprio il ritiro delle truppe israeliane da tutto il territorio libanese, per quanto in maniera graduale; l’esercito libanese dovrebbe tornare a prendere il controllo di tutto il suo territorio.

        Ovviamente il terzo incomodo è Hezbollah (“Hizbàllah” nella pronuncia dei media israeliani 😉 ) che ha già detto che non lo accetterà e che continuerà a “proteggere” le popolazioni del sud.

        Ora, in uno scenario così frazionato per linee etniche e religiose come quello libanese, chi “protegga” e che “distrugga” chi e cosa dipende da chi chiedi, suppongo.

        E se Hezbollah non vuole naturalmente cedere il controllo del sud del Libano, da cui può bombardare Israele

        è anche comprensibile che Israele non voglia ritirarsi prima di aver fatto i conti con Hizbàllah

        (casa del mio amico B., che ho visitato qualche anno fa, è a 5 km dal confine, e la cittadina è stata più volte bersagliata con razzi; ma quando vado io nei posti non succede mai niente di interessante 😉 )

        ma progetti di cacciare tutti i residenti o di ripopolarli con israeliani davvero non mi risultano da nessuna parte e credo siano opera di disinformazione, che come sempre regna sovrana.

        • Francesco scrive:

          a me pare che la malafede e narrazioni totalmente fuori dalla realtà prevalgano da entrambe le parti

          e vengano rinfacciate solo a Israele

          PS tutti gli attori vengono descritti come monoliti. Israele per inchiodare gli ebrei alle colpe di Bibi; Gaza e Libano per santificare Hamas e Hezbollah e negare che vi siano opposizioni a questi “eroici combattenti”.

          • PinoMamet scrive:

            “a me pare che la malafede e narrazioni totalmente fuori dalla realtà prevalgano da entrambe le parti

            e vengano rinfacciate solo a Israele”

            OMDAF

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Francesco

            “a me pare che la malafede e narrazioni totalmente fuori dalla realtà prevalgano da entrambe le parti

            e vengano rinfacciate solo a Israele”

            Ovviamente per la prima parte, come ovunque (anche nelle discussioni tra PD e Fratelli d’Italia, è uguale).

            Nella seconda affermazione, manca un pezzo:

            “vengono rinfacciate a Israele dai nativi palestinesi, e ai nativi palestinesi da Israele”.

            Per il resto, è difficile mettere sullo stesso piano le due “parti”.

            Cioè un conto è una potenza nucleare i cui cittadini possono viaggiare e commerciare liberamente per il mondo, un altro il pastore della Cisgiordania rinchiuso dietro i muri e le torri di sorveglianza che gli impediscono anche di andare a trovare il cugino che vive nel villaggio accanto.

            Non ho dubbi che in media, il singolo tizio che vive tra Tel Aviv e Manhattan e si fa le vacanze a Firenze, possa essere buono; e il singolo pastore cattivo, ma è difficile considerarla come una sorta di partita di calcio.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Francesco

              “Non ho dubbi che in media, il singolo tizio che vive tra Tel Aviv e Manhattan e si fa le vacanze a Firenze, possa essere buono; e il singolo pastore cattivo, ma è difficile considerarla come una sorta di partita di calcio.”

              Posso anche immaginarmi che l’israeliano buono sia molto meglio informato del pastore cattivo, che magari pensa che i soldati che proteggono i coloni che gli abbattono gli ulivi, siano mandati da Satana e compiano sacrifici umani, e dice che di notte arrivano anche i jinn… Insomma, non mi sorprende che la sua narrazione possa essere falsa.

            • Francesco scrive:

              No Miguel non manca affatto.

              Vedi, qui si stava proprio parlando di come la situazione di Terrasanta è presentata in Italia, i locali erano pressochè assenti.

              😀

            • PinoMamet scrive:

              “Per il resto, è difficile mettere sullo stesso piano le due “parti”.”

              Ora, io non mi metterò a linkare le ville palestinesi che si possono affittare con airBnB, perché non me lo fa fare nessuno.

              Ma il “pastore della Cisgiordania” no, su, non si può sentire.

              Allora facciamo che le vittime israeliane sono tutti poveri rabbini pacifisti, va bene?

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Pino Mamet

                “Ma il “pastore della Cisgiordania” no, su, non si può sentire.”

                Ok, mettiamoci anche il tizio che campava di sussidi con cinque figli in cima a un palazzone a Gaza. Da una parte non ha più il palazzone e non ha più i sussidi, ma non ha nemmeno i cinque figli da mantenere.

                Poi posso immaginarmi che ci sia anche in Cisgiordania il piccolo capetto che si è fatto la villa a forza di fare il mafioso, perché no? Magari ha anche fatto fuori suo cugino per poter rubare gli aiuti.

                Il problema che ponevo io era semplicemente la difficoltà di dire che “ci sono due parti alla pari”, che raccontano ciascuno la propria versione dei fatti.

              • PinoMamet scrive:

                Category:Palestinian billionaires – Wikipedia https://share.google/bR3oWaGAxo8h4NO7E

              • Miguel Martinez scrive:

                Per PinoMamet

                “Category:Palestinian billionaires – Wikipedia”

                Vedo che ci sono, o ci sono state, in giro per il mondo, almeno otto persone molto ricche di origine palestinese (Arafat e Haniyeh li vedo più come persone che gestivano vaste reti clientelari). Non ho approfondito tutte le biografie, quelle che ho sfogliate non mi sembra che siano acquirenti di aerei o di reti tv o di sistemi di cibersicurezza o di lobby parlamentari pro-Palestina.

                Poi ci sono anche Airbnb in Cisgiordania.

                Non riesco a fare del non-stato palestinese un oppositore alla pari, con pari influenza nel mondo, della potenza nucleare/informatica/economica israeliana.

                Il punto per me era quello: che è giusto dire che tutte e due le parti sicuramente raccontano balle; ma non sono esattamente due “parti”.

              • Miguel Martinez scrive:

                “Category:Palestinian billionaires – Wikipedia”

                Interessante Irani, che ha preso il posto del mitico Armand Hammer, amatissimo da tutti i complottisti come il Miliardario Ebreo Comunista che Salvò l’Unione Sovietica – il cui nipote peraltro è il protagonista di Citizen Vigilante ovunque condannato o osannato come film Vannaccista.

                Scopro poi che il capo di Palantir nel Regno Unito è il nipote di Oswald Mosley.

                Da cui direi che il complotto giudeo-nazi-comunista-propal è praticamente dimostrato (mancano solo i massoni, ma quelli te li trovo a Firenze).

              • PinoMamet scrive:

                Stato di Palestina: soggiorni in villa | Airbnb https://share.google/CUcdYktaUUBFsYmKE

              • PinoMamet scrive:

                D’accordo che non sono esattamente alla pari e tutto quanto, ma come sono allergico alla retorica israeliana/ebraicoamericana dell’eccezionalismo ebraico, “Siamo solo noi”, “Tutti ci invidiano “, e recentemente il geniale (in senso ironico) “noi ebrei non siamo bianchi siamo mediorientali “..

                Allo stesso modo non sopporto i luoghi comuni filo palestinesi sui palestinesi sempre morti di fame, sempre vittime, relegati a un paio di ruoli consolidati (il pastore, il contadino con gli ulivi) come se vivessero in una realtà fuori dal tempo e non fossero persone normali che fanno lavori normali e all’occorrenza sanno diventare miliardari.

                Otto miliardari sono pochi? Eh d’accordo, ci daremo da fare per fargliene avere di più.

                Ma il pastore della Cisgiordania proprio non lo reggo, scusami, specialmente in contrapposizione all’israeliano ricco, cosmopolita che vive tra Tel Aviv e Manhattan.

                Gli esempi che scegliamo nom sono neutri.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Se guardo la lista:
                – il primo si è arricchito nel Golfo, andatosene dalla Palestina nel 1948
                – il secondo si è arricchito in Libano e in Giordania e anche lui se ne era andato dalla Palestina nel 1948
                – Arafat si è arricchito con clientele e soldi pubblici, per cui non è proprio una spia delle potenzialità economiche dei territori palestinesi
                – Haniyeh idem
                – Irani è libanese, di origine palestinese
                – Khoury aveva iniziato l’attività imprenditoriale prima della nascita di Israele e l’ha dovuta riprendere in Libano dopo quel lieto evento
                – poi c’è un altro tizio di Hamas, per il quale vale quanto detto sopra per gli altri politici della lista
                – poi c’è un altro di Hamas (e siamo già al 40% della lista fatto da politici)
                – poi abbiamo due cugini, di cui si capisce poco, tranne che uno era politicamente vicino ad Arafat e l’altro è imprenditore in Giordania

                E poi abbiano qualche villa nella Zona A (mi pare di capire) della Cisgiordania.

                Tutto questo pesa quanto Black Cube, Rafael, Elbit Systems, l’Aipac e, in generale, tutto questo

                https://en.wikipedia.org/wiki/Economy_of_Israel

              • PinoMamet scrive:

                Va bene, invece gli israeliani sono tutti ricchi e vivono tra Tel Aviv e Manhattan.

                E i palestinesi fanno tutti i pastori, rari gli zampognari.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Dopo la chiusura delle frontiere con Israele, la maggior parte dei palestinesi “fa” il disoccupato, credo.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Disoccupati che per forza di cose si dovranno rivolgersi al sistema clientelare, quindi. Per cui quella metà di elenco di “ricchi di politica” rappresenta un sintomo del problema economico dei territori palestinesi, non un’eccezione.

  14. mirkhond scrive:

    Per restare in argomento, stasera al tg1 hanno parlato delle imponenti manifestazioni albanesi riguardo l’Isola di Saseno di cui si è parlato nel blog. I manifestanti intervistati chiedono le dimissioni del governo, accusato di svendere l’Albania a miliardari stranieri.
    Evidentemente l’antica fierezza balcanica non è andata del tutto persa in Albania…..

    • Francesco scrive:

      io leggo “l’usuale cialtroneria locale” e li affratello ai sardi

      se non vogliono la miseria e non vogliono lo sviluppo economico possibile mi chiedo cosa vogliono

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Francesco

        “se non vogliono la miseria e non vogliono lo sviluppo economico possibile mi chiedo cosa vogliono”

        Pensa che figata fare del Duomo di Milano un night con le luci stroboscopiche e gli effetti speciali tra le volte, con possibilità di fare scambi di coppia sull’altare.

        Ovviamente concedendo tutto per 99 anni a una ditta con sede a Dubai, e la promessa di pagare 1000 euro l’anno d’affitto alla Curia. Personale portato direttamente da Haiti con stipendi haitiani.

        • Miguel Martinez scrive:

          “ensa che figata fare del Duomo di Milano un night”

          Immagina poi il brivido di fare un eliporto tra le guglie.

        • Miguel Martinez scrive:

          ” con possibilità di fare scambi di coppia sull’altare.”

          Non mi fraintendere: ovviamente con consenso scritto di tutti i partner coinvolti, ci potrebbe anche essere un notaio addetto a sincerarsi della correttezza dello scambio, tra adulti consenzienti. Nulla di illegale.

        • Francesco scrive:

          Lo aveva già scritto parecchio tempo fa Peucezio.

          Eppure io non sono per il dominio di Mammona su tutto.

          Sono per il riconoscimento dell’Economia in campo economico, della Politica in campo politico, della Matematica nei campi del misurabile, del Buon Costume in campo sessuale, della Lealtà sportiva in campo calcistico. E della qualità in campo cinematografico, che manca da tempo.

          Se io applica al campo economico la logica delle pretese infantili, in linea di massima non ottengo buoni risultati.

          Ciao

          • Peucezio scrive:

            Ma l’economia capitalista non è in grado di convivere con gli altri aspetti della vita: è l’unico tipo di economia che trasforma in economia tutto il resto.
            Cioè trasforma il fine in mezzo e il mezzo in fine.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Peucezio

              “Cioè trasforma il fine in mezzo e il mezzo in fine.”

              Esatto

            • Francesco scrive:

              Questo lo diceva Karl Marx. Pro domo sua.

              Già nella Bibbia si dice che i re e i giudici e le fanciulle sono facilmente in vendita: eppure in capitalismo era di là da venire.

              Per cui mi sento di affermare che il rischio di “strapotere di Mammona” è qualcosa di sempre esistente, non una specificità del capitalismo.

              Ciao

            • Francesco scrive:

              Peucezio

              mi accorgo ora di avere sbagliato! il punto fondamentale credo sia “economia capitalista”

              ecco, nei tuoi termini non esiste nulla che non sia l’economia capitalista. l’aggettivo è sbagliato: esiste l’economia.

              ciao

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Credo abbia usato impropriamente l’espressione per dire qualcosa come “il modello socio-produttivo capitalista” o qualcosa del genere.

              • Francesco scrive:

                Il mio punto è che l’economia è sempre la stessa e valuta i vari “sistemi socio-produttivi” storici con gli stessi criteri.

                Non è che ai tempi dell’impero romano vigevano altre regole dell’economia, era diverso il sistema e (a farla brevissima) funzionava un mezzo schifo.

                Ciao

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “un mezzo schifo”

                Funziona sempre un mezzo schifo, ma l’altra metà è ciò che fa sì che evidentemente è il sistema più adatto alle circostanze presenti.
                Se io ho guerre di conquista che mi fanno arrivare periodicamente enormi masse di schiavi, perché dovrei assumere salariati?

              • Francesco scrive:

                secondo me … non lo so

                da una parte suona ragionevole, dall’altra si finisce a dare sempre ragione all’esistente, qualunque porcheria sia

                non lo so, appunto.

          • PinoMamet scrive:

            “Ma l’economia capitalista [… ] è l’unico tipo di economia ”

            formulato così sono d’accordo 😉

            No, certo, c’è l’economia socialista: che non funziona.

            E c’è il sistema feudale, che è profondamente ingiusto e comincia a funzionare quando smette di essere feudale e diventa capitalista
            (Lo avevano capito io banchieri LOMBARDI del Dugento e i sovrani illuminati del Settecento).

            per il resto, c’è la semplice natura umana, che prevede che l’uomo voglia arricchirsi e stare meglio oggi di ieri, domani di oggi.
            Cioè il capitalismo.

            • Peucezio scrive:

              Questa proprio…
              L’uomo cerca di stare meglio da sempre eppure il capitalismo c’è da pochi secoli.

              Ecco, una delle cose odiose della contemporaneità è eternizzare il presente, come quelli che credono che nel paleolitico si regalava lo smartphone ai figli (non lo crede nessuno, ma è implicito in un certo senso nel discorso che fa spesso Miguel sulla cultura della destra).

              E anche feudalesimo e socialismo sono alcune fra le infinite forme economiche dell’umanità.

              Ma capitalismo, feudalesimo e socialisme sono tutti figli dello stesso padre, cioè di società complesse che istituiscono delle élite violente che egemonizzano e creano un surplus (a vantaggio del feudatario, del grande pseculatore o del funzionario di stato) per andare in quel posto agli altri, agli esclusi

              Mentre la storia umana, o, meglio, le vicende umane (la storia in senso proprio copre una piccolissima parte di esse) è fatta per la gran parte di piccole comunità egualitarie.

              Giustificare il capitalismo significa giustificare l’oppressione e volerna eternizzare.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Sono d’accordo con la prima parte (ogni sistema economico è puramente contingente) per cui non posso essere d’accordo con la seconda (che normalmente la società si orienta verso piccole comunità egualitarie).

                La prima credo che sia evidente, nel senso che se ci fosse una tendenza al capitalismo (cioè un sistema dove si tende ad accumulare ricchezza col fine di reinvestirla in fattori di produzione), allora non si spiegherebbero tutti i passaggi contrari, di cui la storia economica italiana ci dà un perfetto esempio: ad un certo punto i capitalisti medievali iniziano a passare dalla produzione alla rendita per motivi di prestigio sociale.
                Questa è la negazione di Marx (e il trionfo di Gramsci, paradossalmente), in un certo senso, perché è la sovrastruttura (cioè l’egemonia culturale della classe nobiliare) che determina la struttura.

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                molto interessante l’ultimo punto.

                Circa le microcomunità, io constatavo un dato statistico, non una sorta di tendenza intrinseca.

              • Francesco scrive:

                Peucezio

                però non consideri il dato cronologico: le microcomunità sono state dominanti finchè la civiltà è stata assente (OK, è messa giù un pò alla buona).

                Ciao

              • Peucezio scrive:

                Francesco,
                non c’è dubbio su questo.

                O, meglio, sarebbe da capire in realtà, perché il neolitico è una civiltà (modifica profonda dell’ambiente naturale, patrimonio di competenze tramandate) eppure ha una struttura comunitaria ed egualitaria.

                Il paradosso è che le società poco egualitarie che piacciono a Pino e che creano il surplus che genera forme di accumulo nascono sull’onda dell’invasione di popoli barbari guerrieri che diventano élite dominanti, cioè sono i selvaggi a creare le differenze.

              • PinoMamet scrive:

                Peucè, resettiamo:

                a me piace la modernità perché siamo tutti uguali.

                A te piace il Medioevo dove erano tutti diseguali.

              • Peucezio scrive:

                Sì, ma mica mi piace perché c’erano le diseguaglianze; mi piace malgrado ci fossero.

                Da un po’ di tempo apprezzo moltissimo il rinascimento e so bene che è stato possibile in quanto una classe aristocratica, sfruttando le altre, ha disposto di un surplus che le ha consentito quello stile di vita splendido.
                Ecco, la proletarizzazione delle élite dovuta al capitalismo borghese la trovo un danno enorme: dalla gratuità all’interesse.
                Ma il mio ideale è un mondo in cui siano tutti principi rinascimentali.
                Cioè in cui le risorse, grazie alla tecnologia, consentano a tutti di coltivare l’otium romano. Poi ognuno a quel punto fa quello che vuole: uno può essere iperattivo, un altro contemplativo, uno artista, un altro pratico…

              • Peucezio scrive:

                Comunque che la modernità renda tutti uguali è tutto da discutere.
                Ha creato diseguaglianze fra il mondo bianco e occidentale e il resto del mondo immense, mai viste nella storia.
                E per tutto l’Ottocento e oltre ha aumentato anche le diseguaglianze interne all’Occidente stesso.

                E il bello è che oggi si riducono le diseguaglianze fra continenti ma si ampliano quelle fra ceti dentro l’Occidente (ma forse non siamo più nella modernità o almeno nella sua fase espansiva).

            • Peucezio scrive:

              Gratta gratta l’egualitarista che dice di odiare il privilegio disprezza i modelli socialisti e tesse le lodi del capitalismo, cioè della legittimazione teorica dell’ingiustizia e della legge del più forte.

            • Peucezio scrive:

              Per inciso, la famosa prosperità anni ’60 non è un prodotto del capitalismo, è un prodotto delle socialdemocrazie a forte intervento statale (la DC è stata di fatto una socialdemocrazia anch’essa e inoltre c’era il più forte partito comunista dell’Europa occidentale), cioè la gente ha cominciato a stare bene quando si sono introdotti dei correttivi dall’alto, in forma statale e imposta, all’economia capitalista e alla mano invisibile del mercato di stocazzo, buona per l’onanismo dei liberisti.
              Infatti negli USA, dove questo correttivo non è mai stato fatto sul serio, sono sempre rimaste sacche di sottoproletariato degradato.

              • Francesco scrive:

                1) molto minori che in Italia
                2) in un contesto di crescita economica abbastanza forte da portarsi dietro il resto del pianeta
                3) senza bisogno di ammazzare il futuro accumulando debito pubblico in misura spropositata
                4) la prosperità italiana è frutto del mercato, la DC e il PCI la hanno sfruttata a fini politici fino a distruggerla!

                Ciao

              • roberto scrive:

                Francesco
                Su 1 e 2 ho qualche dubbio, 4 sono d’accordo ma fino ad un certo punto (i forestali calabresi non mi sembrano esattamente frutti del mercato)…sul 3 invece una domanda:

                Non ti sembra che per gli usa potremmo dire che ammazzano il futuro accumulando debito *privato* in misura spropositata?

              • Francesco scrive:

                4 i forestali calabresi sono uno dei mille modi con cui la politica ha sperperato il benessere creato dalle imprese.
                3 il collasso dell’economia USA sotto quantità incommensurabili di debiti è un fatto ma un fatto recente, io faccio riferimento alla fase storica di sviluppo dell’Italia

                1 e 2: perchè dubiti?

                Ciao

              • Peucezio scrive:

                Francesco,
                “1) molto minori che in Italia”

                Ahahahahahahah!

              • Francesco scrive:

                Peucezio

                stai negando che in Italia le sacche di miseria nera siano sempre rimaste?

                o hai dati per sostenere che negli USA sono un fenomeno maggiore?

                posso ricordarti che dall’Italia si emigrava verso i paesi capitalisti e non mai viceversa?

                Ciao

              • habsburgicus scrive:

                @Francesco
                da non economista, consentimi di dirti che anch’io dubito fortemente del punto 1 (e vedo che ne dubita anche Roberto e ciò mi conforta in quanto pochi conoscono gli USA così profondamente come lui)
                a quanto mi consta, e per quanto notai in anni lontani (1990 e 1993) negli USA vi sono sacche di degrado certamente peggiori del peggio che tu possa trovare in Italia
                se invece vuoi dirmi che l’americano “medio” sta meglio dell’italiano “medio” e che la qualità della vita putacaso a La Crosse, Wisconsin (ove nel 1993 mi stupì l’esistenza di un supermercato aperto 24 h :D) è migliore di quella a Pontassieve, Firenze, allora siamo d’accordo
                tutavia è migliore anche a Aalborg in Danimarca, in quasi tutta la Svizzera, in Lussemburgo ecc ecc ecc purtroppo, per noi, eh..nulla di cui vantarci

              • Peucezio scrive:

                Francè,
                tu sei rimasto agli anni ’50.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Ma davvero il commesso tenuto sveglio alle due di notte perché a qualche nottambulo potrebbe venire voglia di fare la spesa è “qualità della vita”?

            • PinoMamet scrive:

              “le lodi del capitalismo, cioè della legittimazione teorica dell’ingiustizia e della legge del più forte”

              Non mi pare.

              L’idea del capitalismo, nella sua forma più pura che è quella statunitense, è che chiunque ce la possa fare ;

              il che presuppone un sistema che dia, se non le stesse possibilità a tutti, perlomeno a tutti la possibilità di farcela, di emergere, di migliorare il proprio stato.

              Che è la negazione del sistema feudale.

              E comunque non mi pare una novità o una contingenza. semmai è il sistema feudale o quello socialista ad essere contingenze molto particolari.

              Tu e Liverani 😉 mi insegnate che esistevano già le banche a Babilonia;

              ci sono diverse (anche divertenti, a volte) fonti cuneiformi sugli scambi commerciali, reclami sulla merce, cambiavalute internazionali ecc., che testimoniano
              (come moltissime altre fonti scritte o materiali)
              di un sistema economico di scambi, di accumulo e di investimento già nell’antichità più remota.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                “L’idea del capitalismo, nella sua forma più pura che è quella statunitense, è che chiunque ce la possa fare ;”

                Appunto, questa è proprio la più mistificatoria, tipica retorica americana: te lo metto in quel posto, ti tolgo tutto, diventi un relitto della società, ma ti faccio credere che puoi fare qualunque cosa, diventare più ricco di me, basta volerlo.

                Attenzione però a distinguere elementi di capitalismo da economia di tipo capitalista.
                Le società che dici conoscevano forme di prestito, di accumulo, ecc., ma non erano società basate su quello: in questo senso il capitalismo moderno è una cesura radicale: non esiste nulla fuori dal capitalismo e il capitalismo è sovraordinato a tutto, politica, religione, ecc.

                E in ogni caso stai parlando comunque di società molto complesse (e tra l’altro semitiche 😉 ).
                Che sono le eccezioni, non le regole.

                Come al solito noi scambiamo la storia umana per la storia che conosciamo meglio, quella scolastico-accademica, quella di cui abbiamo più fonti, perché produceva fonti e ci sono in parte arrivate.

                Ma quelle sono isole, eccezioni appunto.

              • PinoMamet scrive:

                Per come la vedo io:

                Sistema feudale: “posso farcela solo io perché sì, voi fate pure la fame e ringraziatemi perché sono nato migliore”

                Sistema socialista: “Dobbiamo fare la fame tutti insieme sognando un Futuro Migliore basato sui dogmi di un filosofo tedesco, che casualmente non funzionano”

                Sistema capitalista: “Arricchitevi se ci riuscite e non cagatemi il cazzo!”

                Sì, trovo il sistema capitalista il più naturale.

                Non voglio dire che non abbia bisogno di correttivi: ce l’ha, ovviamente, perchè l’essere umano lasciato da solo è troppo egoista.

                ma essendo basato appunto sul naturale istinto all’egoismo, perlomeno funziona e non è contro natura.

                Le “piccole comunità che si aiutano”, fanno i lavoretti in cuoio, il miele naturale, i vaffanculi all’uncinetto…

                bellissime, SE uno ha voglia di viverci (io no) e se trovano qualche capitalista da fuori che gli compra i lavoretti, il miele, il latte di asina e così via.

              • PinoMamet scrive:

                “Ma quelle sono isole, eccezioni appunto.”

                mi sembra il contrario: è l’Ancien Régime a essere un periodo molto particolare e ristretto della storia umana, scambiato per la “normalità” da alcuni nostalgici che chissà perché si fissano con l’identificarsi con le peculiarissime ragioni degli aristocratici francesi del Settecento…

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                stai dicendo, in pratica, che per l’homo sapiens negli ultimi 70 mila anni fa (a voler considerare solo la diffusione della specie, non l’origine in Africa) le società complesse stile mesopotamico sono state la regola e le microcomunità primitive l’eccezione?

              • Peucezio scrive:

                E il capitalismo non ha nulla di naturale, nasce dalla repressione degli istinti naturali.
                È un prodotto del puritanesimo, cioè di una specifica concezione etica e religiosa, che impone la continenza e incanala le energie umane verso il lavoro inteso come accumulo sistematico e investimento: in sostanza il capitalismo è quel sistema per cui non devi vivere, amare, godere, ma devi sacrificarti tutta la vita per un ritorno che, semmai arriverà, non potrai goderti perché andrà rivestito a sua volta in un sistema che si alimenta da sé a scapito di chi lo tiene in piedi.

                Mi puoi obiettare che questo ha prodotto un benessere generale mai visto prima – e questa mi pare l’unica obiezione seria, non la retrodatazione di una specificità occidentale (anzi, nord-occidentale) degli ultimi 300 anni a decine di migliaia di anni di storia umana, che, scusami, con tutto il rispetto, è una ridicolaggine storica.

                Ma ti obietto che il capitalismo ha prodotto benessere quando ha smesso almeno in parte di essere capitalismo.
                Cioè quando ha creato, dal tipo umano del capitalista asceta quello del riccone gaudente (e allora siamo nell’Ancien Régime, chiamiamolo così metaforicamente) o quando ha redistribuito sul serio (e siamo nel socialismo, cioè in un ibrido).

                Se poi mi vuoi dire che questo ascetismo è stato funzionale, perché, sia pure quando si è temperato e ibridato, ha prodotto un benessere inedito nella storia umana, posso seguirti su questo terreno.

                Ma non dirmi che è naturale: è quanto di più innaturale ci sia e ha funzionato proprio perché ha violentato la natura umana (che cerca il piacere, non l’ascesi).

              • PinoMamet scrive:

                No sto dicendo che da quando esiste l’uomo ha sempre cercato di stare bene, migliorare la propria posizione e vivere nel modo più agiato possibile.

                Nella storia umana purtroppo non sono mancate ingiustizie e sopraffazioni (“posso stare bene solo io che sono il re perché Enki-lo-ha-detto/ il conte perché Dio lo vuole/ sono l’uomo Del Monte e voi i boveri negri/ sono il segretario del Partito degli Dèi Marx & Lenin/ sono Elon Musk e ho ragione perché sono ricco”) che non vedo perché rimpiangere o imitare.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                “No sto dicendo che da quando esiste l’uomo ha sempre cercato di stare bene, migliorare la propria posizione e vivere nel modo più agiato possibile. ”

                D’accordo, ma questo col capitalismo non c’entra nulla.
                Il capitalismo è il principio per cui anziché rimettere subito in circolo le risorse, le accumulo.
                È l’interesse contro la gratuità.
                L’interesse non è un “voler stare meglio”, è un ragionare in termini di vantaggio economico indipendentemente dal vantaggio in termini di qualità della vita che se ne può trarre, cioè trasmare il denaro da mezzo in fine.
                Questo paradossalmente alla lunga crea anche un innalzamento della qualità della vita, ma non nel capitalista, che opera secondo una logica opposta, bensì nel sistema complessivo.
                In questo senso semmai il capitalista si sacrifica, cioè fa l’opposto di quello che dici tu.

              • roberto scrive:

                Peucezio,

                Ma a chi pensi quando parli di capitalismo ascetico? Trump? Berlusconi? Briatore?

              • Francesco scrive:

                Peucezio

                ma il capitalismo ascetico non è risultato essere pura narrazione senza verità storica? molto convincente per i protestanti (come siamo fighi) e per i cattolici (come sono coglioni) ma falso.

                Ciao

              • Peucezio scrive:

                Il capitalismo c’era già da un paio di secoli ai tempi di Weber, che ovviamente non poteva conoscere Berlusconi e Briatore.

                Quello non è capitalismo, è feudalesimo italiano.

                Per inciso: mettetevi d’accordo: o Berlusconi è stato un speculatore sostenuto da Craxi e dal sistema politico italiano, che ha alterato la correttezza delle regole del mercato e del capitalismo, oppure è stato un imprenditore inappuntabile.

              • PinoMamet scrive:

                Berlusconi è stato un bravissimo imprenditore, che ha fatto le sue magate e le sue porcherie come tutti, ma con più successo di tanti altri, e che era legato a Craxi.

                Come politico, ha sovvertito:

                1- le regole del “bon ton” della politica

                2-diverse leggi, che ha riscritto/dovuto riscrivere a suo uso e consumo

                e nell’insieme ha avuto un effetto decisivo nel rendere obsoleta la Prima Repubblica.

                Non vedo in lui alcunché di ascetico: era tutto un “godetevi la vita”, “fate un po’ di nero” e barzellette sulla figa.

                certo, ci sono gli imprenditori che si svegliano all’alba, lavorano fino a tarda notte e conoscono ogni vite e ogni brugola della fabbrichetta.

                Ma non lo fanno mica per Calvino o Zwingli.

                Più che l’ascetismo, chiamerei in causa la paura atavica della miseria, una certa abnegazione contadina che non rifugge dai piaceri della carne quando riesce ad ottenerli, e magari la mania del controllo.

                oltre allo spirito pratico, da operaio, del “ghe pensi mi”, e chi fa da sè fa per tre.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                Berlusconi è stato quanto di meno ascetico si possa immaginare, su questo direi che non ci piove.

                E condivido anche il tuo giudizio sull’austero imprenditore da fabbrichetta: è un’antropologia da Italia contadina.

                Il capitalismo è un’altra cosa, è una cosa che nasce, nella sua forma moderna, fra puritani olandesi e inglesi, si esporta negli Stati Uniti e diviene uno stile di vita ben preciso.
                Non avremmo avuto Berlusconi senza quel tipo di ascetismo.

                Berlusconi non è un tipico borghese, siamo già oltre la modernità capitalistica borghese.

                Ma il borghese per sua stessa natura è temperante, coltiva il decoro, rifiuta gli eccessi, non è un edonista.
                Non ha nulla a che fare con l’aristocratico d’Ancien Régime, che passa la vita a mangiare, scopare, fare guerra, che ama gli eccessi, che è vitalista, sanguigno, esuberante.
                Il borghese impone un’etica e un costume che sono l’esatto opposto.

                Le antropologie italiane che citi tu hanno in fondo una matrice popolare, non borghese.
                Berlusconi non è Angelli, non è Debenedetti, è sempre stato vissuto come un outsider, un intruso nel sistema del capitalismo italiano.

                E lo stesso vale per la fabbrichetta del scior Brambilla, partito facendo il tornitore nello scantinato di casa: quello è mondo popolare; ha prodotto ricchezza, ma non sarebbero potute nascere da lì le multinazionali, la borghesia moderna, ecc.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Francesco

            “Se io applica al campo economico la logica delle pretese infantili, in linea di massima non ottengo buoni risultati.”

            Mi sembra all’incirca la tesi di tutti i più estremisti anticapitalisti.

            Ma torniamo al Duomo di Milano. Non ho capito perché non si debba valorizzare economicamente questo immenso patrimonio sprecato. Anche applicando la Matematica, la Lealtà Sportiva ecc.

            Per quanto riguarda il “Buon Costume” sessuale, ho detto che le orge sull’altare saranno solo tra adulti consenzienti, con relative autocertificazioni. E non saranno visibile a chi non è interessato, per cui non vedo il problema.

            Dopo ogni utilizzo, l’altare verrà regolarmente disinfettato.

            Qual è il problema?

            • PinoMamet scrive:

              “Ma torniamo al Duomo di Milano. Non ho capito perché non si debba valorizzare economicamente questo immenso patrimonio sprecato”

              Il Duomo di Milano è già valorizzato economicamente nel modo migliore dalla Veneranda Fabbrica del Duomo;

              un molto migliore e più redditizio di trasformarlo in un bar.

              https://www.duomomilano.it/

            • Francesco scrive:

              >>> Non ho capito perché non si debba valorizzare economicamente questo immenso patrimonio sprecato.

              Perchè sino a oggi i lombardi sono capaci di valorizzare economicamente un sacco di attività economiche e possono permettersi il lusso di un tempio cittadino grande e bello.

              Quando non ne saranno più capaci, venderanno anche quello o moriranno di fame ai suoi piedi.

              Ciao

  15. Moi scrive:

    In Francia hanno scoperto che l’ Aria Condizionata è Fascista: sapevàtelo ! 😉

    • habsburgicus scrive:

      @Moi
      clamoroso ! Brasile eliminato dalla Norvegia

      • roberto scrive:

        Se la corrottissima FIfa non fa di tutto per far vincere gli USA, la Norvegia rischia di vincerli i mondiali (anche se secondo me Francia e Inghilterra sono più forti)

        • PinoMamet scrive:

          Beh visto che l’Italia è fuori non mi dispiacerebbe se a vincere i Mondiali fosse una squadra che non ha mai vinto in precedenza.

          Avrei preferito una squadra africana, ma anche la Norvegia può andare.

          • roberto scrive:

            io tifo belgio perché ad ogni partita sono invitato ad un mega bbq, quindi più vanno avanti più mi diverto
            🙂

            • Moi scrive:

              Io preferirei che vincesse una Squadra che ancora non ga mai vinto … tranne il Marocco.

              NON per la squadra e i giocatori e/o il Paese in sé … ma perché già so che poi i Maranza farebbero dei casini in ogni piazza d’ Italia/ Europa e sarebbero poi incontenibili con Metodi Conformi a una Democrazia 🤐🤐🤐

              Se proprio-proprio-proprio debbono vincere “Kwellilah” 😉, almeno che sia l’ Egitto (Copti o Musulmani che siano) che NON mi risulta avere la stessa problematicità migratoria del Marocco.

              • Moi scrive:

                🇪🇬>>🇲🇦

              • habsburgicus scrive:

                @Moi
                e se vincesse la Norvegia ? 😀 😀
                trionfo dell’arianesimo 😀
                e non mi riferisco all’eresia del prete Ario di alessandria, condannata a Nicea nel 325 d.C e poi infinite volte, combattuta inter alios da Sant’Ambrogio vescovo di Milano 😀

              • habsburgicus scrive:

                il derby iberico ha visto la vittoria Castiglia ingrandita (anche nota come Spagna)
                questi mondiali sono stati la Caporetto della lusofonia
                Brasile, Capo Verde e Portogallo fuori
                Camões non ha avuto fortuna nella terra che fu di Lincoln e oggi è di Trump (e poi qualcuno osa ancora negare la teoria della decadenza progressiva :D)

              • PinoMamet scrive:

                Ho visto che i giocatori norvegesi quando festeggiano fanno la “remata vichinga”.

                Mi sta istintivamente sul cazzo, ma immagino che l’italiano medio si esalterà, invece.

                PS
                Mi stanno sul cazzo anche i neozelandesi che fanno la “haka”, ma più ancora i non-neozelandesi che pretendono che le altre nazioni stiano mute a guardare “perchè è una tradizione”.
                Beh, non è una tradizione mia, e nopn vedo perché dovrei mostrare particolare rispetto per chi tenta di intimidirmi. Scemi.
                Se ne vadano pure affanculo tanto i Maori quanto i Vichinghi.

              • Moi scrive:

                I Giapponesi (… e chi, sennò ?) a fine partita lasciano stadi e spogliatoi lindi e immacolati, fa parte della loro istruzione fin da piccoli con la scuola … MASSIMO RISPETTO (talmente Massimo che le sole Iniziali Maiuscole NON bastano)

              • Moi scrive:

                @ HABSBURGICUS

                Erling Braut Haaland, per i Woke / Anti White sarebbe un Jesse Owens Uguale & Contrario … MA è altissimamente improbabile: tutti i pronostici dan per favorita la Francia.

              • Moi scrive:

                Cmq l’ Egitto (2) esce a testa alta VS l’ Argentina (3) … dopo averla dominata a lungo.

              • Moi scrive:

                @ PINO

                Va be’ … da Italiani è un problema che per 3 volte di fila NON si pone, come reagire a riti intimidatorii degli avversari ai Mondiali.

  16. Puffo giardiniere scrive:

    https://scenarieconomici.it/allarme-intelligenza-artificiale-crolla-la-spesa-per-i-token-llm-michael-burry-intravede-la-fine-della-bolla/
    La fine della bolla tecnologica secondo Burry
    https://www.policymakermag.it/dal-mondo/dsr-bank-la-nuova-banca-delle-armi-che-cose-e-come-funziona/
    La banca del riarmo.
    Due cose apparentemente scollegate tra loro.
    Ma c’è chi prova a collegare, pur con molti interrogativi a cui è difficile dare risposta
    https://youtu.be/xyujbkzXETM?si=-drjBbIbqrMKm8cK
    In sintesi, poiché la bolla è sempre più instabile e sono iniziate le scommesse riguardo al suo scoppio, e gli Stati non sono in grado di tamponarne le conseguenze, come fecero nel 2008, allora si intraprende un programma keynesiano di riarmo per salvare economicamente il salvabile con una nuova bolla.
    Il dubbio però è che se ti riarmi troppo può andare a finire che scoppia una
    guerra con la Russia. E sarà una guerra combattuta in Germania.
    Forse.
    Peraltro, ormai, non manca neppure la retorica bellicista.

    • Puffo giardiniere scrive:

      Sempre nello stesso video germanofono:
      In germania ci sono 700.000 ucraini che prendono il reddito di cittadinanza 😂👍

      • Francesco scrive:

        Fonte? AfD Propaganda Bureau?

        Chiedo per un amico

        😉

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Sono rifugiati: vuoi lasciarli senza niente costringendoli a delinquere?

        • Francesco scrive:

          potremmo rimandarli a casa loro, come si fece nel 1945 con chi cercava di scappare da Stalin

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Ecco, senza arrivare a quel punto…

            • Puffo giardiniere scrive:

              Rifugiati con reddito di cittadinanza

              Ma adesso glielo tolgono, altrimenti non riescono a spendere di più in armi, che costano un botto.
              Non linko niente, fratello Francesco.
              Fidati. È così che si fa adesso.
              Fratello Tarvisii. Ma a che punto?
              Non lo vedi il punto?
              Pensaci, scrutati nel profondo e prega.
              Io poi vorrei un commento del Tour de France con voce pacata e cadenza del parlato regolare che non metta ansia. Pago regolarmente il canone. Mi basta poco.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Francesco

            “Stalin”

            Lo si vuol fare di nuovo con chi scappa da Zelensky, sembra.

            La Commissione dell’Unione Europea ha proposto di escludere gli uomini Ucraini in età di leva dal rinnovo del regime di protezione temporanea, esteso fino al 2028

            https://it.euronews.com/my-europe/2026/06/26/commissione-ue-verso-lo-stop-alla-protezione-temporanea-per-uomini-ucraini-in-eta-di-leva-

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Francesco scrive:

              Giusto: come direbbe Cadorna, non si può disertare quando la Patria è in pericolo!

              😉

              PS ribadisco che se il 21 febbraio il cielo dell’Ucraina fosse stato nero di caccia NATO, non sarebbe scoppiata nessuna guerra. La debolezza incoraggia le aggressioni, la forza obbliga a rimandarle a tempi migliori.

              Adesso l’alternativa alla guerra è concedere la vittoria a Putin e, così facendo, preparare più guerra.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ francesco

                “NATO”

                Siamo sempre lì.

                Per te la Russia è solo un Iraq con la Bomba, o una Serbia più grossa.

                Ma nessun caccia NATO può fermare un ipersonico, né abbattere abbastanza droni.

                A meno forse di non attaccare la stessa Russia con la Bomba. Il che fortunatamente non l’ha voluto nessuno. Finora.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Se fosse stato nero di caccia Naro” che non aprivano il fuoco?

              • Francesco scrive:

                Andrea,

                la Russia non aveva droni nel 2022, pensava ancora di usare gli aerei (come la NATO del resto). Ma se conosci qualcosina di aerei militari, sai che il confronto è impari da quando il MIG 15 non è più il top di gamma.

                Maurizio,

                non ci sarebbe stato bisogno di sparare un colpo, il messaggio sarebbe stato sufficientemente chiaro e nel linguaggio che Putin capisce meglio.

                Ciao

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Il messaggio chiaro sarebbe stato gli aerei europei che abbandonano rapidamente il campo per evitare qualsiasi rischio.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Francesco

                “la Russia non aveva droni nel 2022, pensava ancora di usare gli aerei (come la NATO del resto). Ma se conosci qualcosina di aerei militari, sai che il confronto è impari da quando il MIG 15 non è più il top di gamma.”

                Putin non aveva droni all’inizio della guerra, hai ragione.

                Ma aveva letteralmente milioni di proiettili d’artiglieria.

                Questi proiettili si sono dimostrati facilmente convertibili in ‘bombe volanti’ – tipo quella, per capirci, che i nazisti usarono per distruggere il nostro ‘Roma’ dopo l’otto settembre.

                Le ‘bombe volanti’ – che i Tedeschi munivano di alette di legno per farle planare a km di distanza liberando quindi chi le sgancia dalla necessità di sorvolare l’obiettivo e che i Russi hanno imparato via via a equipaggiare di alette regolabili in base al segnale del GLONASS – portano fino a due quintali e mezzo di HE su un bersaglio posto anche a più di cento km dall’aereo che le lancia, che può restarsene comodamente a volare all’interno dello spazio aereo Russo.

                Sono state impiegate da Mosca fin dai primi giorni del conflitto proprio per non dover esporre l’artiglieria al fuoco missilistico di controbatteria.

                Impedirne il lancio da parte della NATO avrebbe richiesto che gli aerei di quest’ultima impegnassero gli aerei di Putin direttamente sopra la Russia – il che voleva dire un attacco diretto della NATO alla Russia.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                e secondo voi cosa ci sarebbe mai potuto essere di meglio di uno scontro diretto in aria tra Russia e NATO?

                non c’è nessun campo, neppure quello da basket, in cui abbiamo un vantaggio maggiore.

                sempre sia esecrato Biden il Troppo prudente.

                PS Andrea, Putin doveva invadere l’Ucraina, non tirarle qualche bombetta riadattata a deltaplano.

                PPS QUALI proiettili di artiglieria portano quintali di carica esplosiva?

  17. Moi scrive:

    @ PINO MAMET / MIGUEL / TUTTI

    Incredibile ma vero:

    ho assistito a un pezzo di Live Tiktok con due ragazzine sorelle Marocchine forse già Gen Alpha con la madre (a occhio Late Gen X [come Noi]/ Early Millennial) Tifosissima che urlava in Arabo con tanto di “zagrhrouta” , coprendo loro in
    Italiano …

    Ebbene: a un certo punto entra il commento indignato di un tizio anonimo che le persuade a vergognarsi … in un primo momento, le 3 cercano di giustificare che tifare il Calcio senza fanatismo (anche se la madre era infervorata) NON È Haram .

    … Macché ! Salta fuori che il tizio aveva confuso la Stella Pentapuntuta del Marocco 🇲🇦 con la Stella Esapuntuta di Israele 🇮🇱

    • Moi scrive:

      Dietro di loro le 3 avevano una vistosa cornice con dentro la bandiera del Marocco …

    • Moi scrive:

      A livello prosodico, la signora Marocchina urlava come una Vrenzola Napulegna 😉 … ho pensato quindi che il termine dialettale ” ambiguo” noto come “Maruchéin” ha il suo perché, piaccia o no !

      😉

  18. Francesco scrive:

    OT

    c’è qualcosa di vero nella notizia che “i capi delle comunità cristiane del Libano meridionale” avrebbero chiesto l’annessione a Israele per liberarsi di Hezbollah?

    mi suona come una bufala ma dal Medio Oriente mi aspetto di tutto e di più

    fine OT

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Su L’Orient Le Jour oggi c’era una smentita categorica del sindaco di Rmeich, uno dei paesi che aveva rapporti migliori con gli Israeliani fino all’anno scorso (quando fu risparmiato, mentre non è stato risparmiato quest’anno).

      La “notizia” la davano Netanyahu e media israeliani di destra tipo il Canale 14, lo stesso che faceva il conto alla rovescia del bombardamento nucleare dell’Iran.

      Immagino che non possano essere stati poi gli abitanti dei paesi proprio al confine che sono stati rasi al suolo fino all’ultimo mattone con ruspe e tritolo e inibiti al popolamento umano a tempo indeterminato.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Aggiornamento

      Oggi su Le Courrier du Cedre (che è la roba più filoisraeliana che si possa trovare) si legge che la notizia “vera o falsa che sia poco importa”.
      Quindi possiamo stare sicuri che è falsa.

  19. habsburgicus scrive:

    6 luglio
    oggi, nel 1918 -c’est-à-dire il y a 108 ans-veniva ammazzato dai SR (di sinistra) il conte Mirbach, Inviato tedesco a Mosca (le relazioni diplomatiche erano state riprese dopo Brest..i sovietici inviarono a Berlino come loro polpred cioè “rappresentante politico” -il termine “borghese ” Ambasciatore era stato abolito- il compagno Adol’f Abramovich Ioffe, legato a Bronstein detto Trockij, che molti anni più tardi si suiciderà per sfuggire all’imminente e certa vendetta di Stalin e forse anche come protesta contro il georgiano)
    l’obiettivo dei SR era far crollare Brest, spingendo la Germania a riprendere la guerra, donde il crollo del leninismo, di cui i SR si erano stancati….
    nonostante la provocazione, ancora più forte se pensiamo che Mirbach fu ucciso da Bljumkin che era nella Ceka*, la Germania indebolita, e con un Fronte occidentale a cui badare, incassò tutto…e non fece nulla, tranne nominare Helfferich che non sentendosi più al sicuro nella Mosca rossa di Lenin in preda alla carneficina bolscevica (vedi infra) si trasferì a Pskov, una città occupata dai tedeschi
    i SR proveranno anche a colpire l’idra, e la Kaplan cercò di ammazzare addirittura Lenin a fine agosto (il capo della Ceka a Pietrogrado, il bolscevico Urickij fu ucciso, l’attentato riuscì) ma fallì..e mal gliene colse
    il Terrore Rosso, di una brutalità mai vista sino ad allora e inaudita (fino a Stalin che lo supererà..e Tito riuscirà poi a superare pure Stalin..e Pol Pot pure Tito 😀 chi supererà il compagno Pol Pot ? :D) eliminerà ogni traccia di “democrazia” e “pluralismo” ancora presente in Russia nei primi mesi dopo l’ottobre rosso, e sancirà il passaggio al “comunismo realizzato” in cui vi era un solo giornale (la Prravda) da cui gli altri copiavano o al più facevano parafrasi, fase durata sino a Gorbaciov
    qui vi metto il numero della Krasnaja Gazeta (La Gazzrtta Rossa) di domenica (voskresen’e) 7 luglio 1918 in cui si proclama, in alto a sinistra “la rivoluzione in pericolo” dopo l’uccisione di Mirbach (alle 3.00 del pomeriggio di sabato 6 luglio)
    https://vivaldi.nlr.ru/pn000386024/details dovete scaricarvelo voi schiacciando su Skachat’, in cirillico e attendendo il 100 %
    ha in alto la scritta “Viva il potere del Soviet dei deputati degli operai, dei soldati, dei contadini e dei cosacchi” ! ma non ha la frase leninista “Proletari di tutti i paesi, unitevi”
    si noti che il giornale ancora usa la vecchia ortografia (più bella :D) nonostante il decreto di Lenin di alcuni mesi prima, invece usa già il nuovo calendario (i giornali antibolscevichi -c’erano ancora- usavano il calendari antico o al più i due calendari insieme)

    *in quei giorni la Ceka, acronimo alla buona (senza diacritici) di “Commissione straordinaria panrussa per la lotta contro la controrivoluzione e il sabotaggio” fondata il 7/20 dicembre 1917, comprendeva anche socialrivoluzionari (di sinistra)..che saranno purgati dopo, eh
    Bljumkin fu arrestato e forse Lenin l’avrebbe anche fatto condannare a morte (un marxista come Lenin, privo di ogni valore, la minimas ritrosioas a fare ammazzare la gente :D) ma la Germania crollò (Rhétondes, 11 novembre 1918)..
    Lenin lo liberò e poi lo riabilitò, utilizzandolo al servizio dei comunisti
    pare che Bljumkin avesse simpatia, o minor antipatia, per Trockij 😀
    ciò gli fu fatale…fu “smascherato” come “nemico del popolo” e messo a moprte, era la prassi a quei tempi…Dio pedona, Stalin no ! 😀
    e così il buon Mirbach, che erta cattoplico e non protestante, infine enbe goiustizia…..per mano di stalin 😀 😀

  20. Puffo giardiniere scrive:

    https://youtu.be/cX8dyBKGGD4?si=IcskKQcqvFIkLeGe
    👁👁
    Mi tocca ammettere che in Ucraina hanno fior di musiciste dallo stile etnico-hendrixiano-bulgaro.
    Cappelli impegnativi direi.
    Infatti suonano da sedute, per non perdere l’equilibrio.

    • Puffo giardiniere scrive:

      Comunque….
      https://youtu.be/f6yFrh1X6DI?si=yyjxMlfFTUwf8Dn8
      La civiltà umana secondo un fisico, Tom Murphy.
      “Qualcosa che non è stato progettato per essere sostenibile è quasi certamente insostenibile”.
      Murphy, evidentemente sostiene la necessità di tornare alle culture e stili di vita primitivi.
      C’è in questo periodo una garbata discussione tra lui e Chris Smaje, antropologo che invece propone l’agricoltura su piccola scala e locale.
      La questione fondamentale è se l’agricoltura possa essere sostenibile.
      Gran parte della fauna selvatica e delle foreste primarie è già estinta.
      Credo che questo commento sia anche in tema.
      Mi congratulo con me stesso.
      Grazie, grazie….

      • Moi scrive:

        La spiegazione più razionale è la più irrazionale :

        la nostra specie su questo pianeta NON era prevista … ha stato gli UFI a crearci. 😀

        Per NON nominare l’ Innominabile … Finale di Gordian :

        https://www.youtube.com/watch?v=pReq9rmrSsw

        • Moi scrive:

          La RoboMatrioska 🙂 con un giro di basso in sigla Italiana che spaKKava 😉

          https://www.youtube.com/watch?v=aF0KGQ2VM78

          Millennials (specie più Mid e Late che Early) e Gen Z NON “Passatisti” 🙂 hanno perso un’ epopea meravigliosa … ma possono recuperarne un po’ le “Vibes” !

          • Puffo giardiniere scrive:

            https://youtu.be/sOJNXH2IjWk?si=ZERwoX8sGAgesNID

            Non sarà mica una sigla scopiazzata?
            Ma questi cartoni giapponesi hanno plasmato la generazione di mio figlio.
            Finché era al doposcuola dovevo registrargli Dragon Ball perché lui lo potesse vedere in differita. Per me Dragon Ball era una palla pazzesca da neuro delirio.
            O si scriveva Dragonball? L’ho rimosso.

            • Moi scrive:

              Nel tempo è diventato irriconoscibile … da una versione moooolto rivisitata di “Viaggio Verso Occidente” … a una specie di Videogiocone a chi urla più forte rilasciando più “sfiamarè” 🙂 di Ki mentre si incazza … passando da una ” Origin Story ” che pesca a piene mani da Superman.

              Unica costante: un Nemico di Ieri può diventare un Amico di Domani … fin da quando Goku incontra Bulma nell’ Incipit.

            • Moi scrive:

              NON sono esperto di musica, ho provato a mettere i Nomadi a x2 ma NON mi pare che salti fuori Gordian …

              • Puffo giardiniere scrive:

                “Ogni colpo che brucia di piuuuu”
                “Cielo grande cielo bluuuu”
                Sulle parole della prima ho un po’ tagliato via, magari sono diverse

              • Moi scrive:

                Ci sono casi molto più notevoli, tipo “Anna dai Capelli Rossi” VS “Rivers of Babylon” (il cui testo è preso pari pari dalla Bibbia in Inglese) o “Dolce Remi” VS “Brown Girl in the Ring” o ancora in tempi relativamente più recenti “David Gnomo” VS “Samarcanda” … almeno in Incipit.

              • Moi scrive:

                Attenzione, però : esiste un CLAMOROSO Caso Inverso … Bob Marley che con Buffalo Soldier (1983) copiò, rallentandolo, il refrain dalla sigla dei Banana Splits (1968) :

                https://www.youtube.com/watch?v=dtluQkuT25s

              • Moi scrive:

                Uno dei più grandi cantanti di sempre ha “scopiazzato” 4 bamba 🙂 in costume di pezza da animali:

                https://www.youtube.com/watch?v=XMl6HnhFFIA

              • Puffo giardiniere scrive:

                Da Marley proprio.non me lo sarei mai aspettato.

              • PinoMamet scrive:

                Ma dai, la somiglianza mi ha sempre colpito ma credevo che fossero stati i Banana Split a copiare.

                la cronologia però non ammette repliche.

            • Moi scrive:

              Io invece li vedi piccolissimo in Bianco e Nero, con mio nonno che faceva commenti alla sigla in Inglese del tipo :

              “An ‘s capéss un az’idóll ed qvàll ch’ i disen , parò l’ è bèla …”

              • Moi scrive:

                “az’idóll” è l’ eufemismo dialettale di “az’idàint” … usato molto nel Teatrino dei Burattini, finché esistito.

            • PinoMamet scrive:

              “Per me Dragon Ball era una palla pazzesca da neuro delirio.”

              Sono d’accordissimo.

              E pare che lo fosse anche l’autore di Dragon Ball, il compianto Akira Toriyama, costretto dal successo della serie a sfornare stagione su stagione di lunghissimi combattimenti ed avversari sempre più forti.

              La noia!

              mentre la primissima stagione era nata col consueto spirito scanzonato-dissacrante e ogni tanto ironicamente sporcelloso di Dr Slump & Arale, altra famosa creazione di Toriyama.

              (“Sporcelloso” lo prendo direttamente dalla traduzione italiana dei manga di Toriyama: a un certo punto si stanca di disegnare la storia e fa una panoramica dello studio in cui lavora, con varie didascalie illustrative tipo appunto “riviste sporcellose”)

              • PinoMamet scrive:

                Al lavoro del mangaka, a quanto pare, si addice la definizione che dà Er Principe (Mario Brega) al lavoro del camionista in Bianco Rosso e Verdone:
                “Questo nun è un mestiere, è ‘na galera!”

                Il grande fumettista italiano Igort, che ha lavorato anche in Giappone appunto, lo descrive come una cosa da pazzi, notti insonni pungolati da editor che hanno quasi l’unico compito di tenerti sveglio e farti rispettare infernali scadenze.

                Mi pare che dicesse che alcune case editrici facevano un “colloquio di lavoro” che consisteva appunto nel mettere alla prova la resistenza fisica dell’aspirante disegnatore.

                Comunque Igort a quanto pare ha conosciuto tutti i più grandi maestri, italiani, americani, giapponesi, belgi, argentini…

                le sue lezioni di fumetto su Youtube sono interessantissime!

                (Poi ho comprato “5 è il numero perfetto”, mi è piaciuto molto sì, e un po’ no, ma sono gusti, e sarebbe un altro discorso.)

              • Moi scrive:

                Lavorano in modo “matto e forsennatissimo” [cit.] … l’ estrema conseguenza è il “Karoshi”.

                https://it.wikipedia.org/wiki/Karoshi

              • Moi scrive:

                Probabilmente (ma NON mi meraviglierei di sbagliarmi … tante volte il Giapponese sembra fatto apposta per essere il più complicato possibile 🙂 …) in V.O. “sporcelloso” era “hentai”.

                Esistette una incredibile “sincronicità” e “affinità elettiva” fra certi anime (tipo Yattaman o Kappei / Gigi La Trottola) e certi film Italiani del Trittico “Lino Banfi – Alvaro Vitali – Lino Banfi – Edwige Fenech” …

                🙂

              • PinoMamet scrive:

                O forse “ecchi”? Che dovrebbe essere più soft come definizione

              • Ros scrive:

                PinoMamet: “…Il grande fumettista italiano Igort, che ha lavorato anche in Giappone appunto, lo descrive come una cosa da pazzi…”

                Di Igort – e sul tema Nippon arte e poesia – è appena uscito “A cavallo con i poeti” per Einaudi

                https://www.ibs.it/a-cavallo-con-poeti-libro-igort/e/9788806258245

                Di lui ragazzino nel bolognese – appresso alla lucignolesca cerchia indiana metropolitana – Squallor: ciao comprati arrapaho – bazzicante quel circo umbertoechiano che era il DAMS nel ’78-79;
                …. di Pazienza, Tamburini, Scòzzari (Figate, Suor dentona… pare fosse l’unico serio, sobrio e posato) ecc. ne scrive per l’appunto quest’ultimo.

                Filippo Scòzzari nel bellissimo (davvero; l’avrò letto trenta volte e passa paperino con la pipa in bocca)
                ” Prima pagare poi ricordare. Da Cannibale a Frigidaire. Storia di un manipolo di ragazzi geniali”

                https://www.fandangolibri.it/prodotto/prima-pagare-poi-ricordare/

                e in prima persona lo stesso Andrea Pazienza nel suo esilarante e assolutamente nuovo e geniale nel linguaggio grafico e letterario “Le straordinarie avventure di Pentothal”, e infine al fine nei suoi titoli di coda
                (così simili a quelli di migliaia di altri ragazzi italiani, Tamburini compreso, al tempo della siringa democratica per tutti, in quello struggente e comicofunereo De profunsis testamentario che è “Pompeo. Gli ultimi giorni”

                https://www.slumberland.it/contenuto.php?id=3881

                https://www.lindiependente.it/pompeo-andrea-pazienza/

              • Ros scrive:

                https://vimeo.com/114122265?fl=pl&fe=vl

                Alfonso Amendola, Carlo Pecoraro: Per sempre Squallor! (2026, Arcana)

                https://www.ibs.it/per-sempre-squallor-fenomenologia-di-ebook-vari/e/9788892774926

                Andy Rivieni II:
                Filosofia del rock demenziale.
                Gli Skiantos e i loro figli illegittimi e non (2025, Mimesis)

                https://www.mescalina.it/libri/recensioni/andy-rivieni-ii/filosofia-del-rock-demenziale-gli-skiantos-e-i-loro-figli-illegittimi-e-non

              • Ros scrive:

                “Berta

                C’è la sua figlia Rosanna?
                – Sì.
                – Me la fa scendere giù che le devo dire una cosa a quella troia?
                Berta, ti amavo, ma scendi giù che ti spacco il culo brutta troia,
                voglio vederti qui tra le mie braccia pelose,
                fai scendere anche la Rosamunda che voglio andare in due stasera.
                Berta non fare la stronza, che sto qui aspettando da due ore,
                ho consumato già due cassette di Little Tony.
                C’ho un toro nelle mutande, vieni giù,
                che scalpita per te, vieni,
                se scendi ti faccio vedere il paradiso,
                Berta, vieni giù,
                dai ti prego,
                che ho già scaldato la macchina,
                c’ho pure la moquette dentro,
                me l’ha messa l’ingegner Zamberletti.

                – Senti pirla,
                a me, nun me passa manco p”o cazzo ra mochetta ‘e Zambelletti,
                ‘e chella bucchina ‘e mammeta, ‘e capito?
                ‘I stò pe cazzi re miei, ‘e sorde ‘e tengo,
                a fella ‘e carne m”a magno tutt ”e juorne,
                a te e sta’ seiciento ‘e merda ch t’hanno accattato ‘e genitori tuoi. Ahhhhhh.
                Io mi alzo la mattina:
                me faccio nu bello bagno, me magno n’uovo,
                e chi cazzo mo fa fa?
                Chi cazzo mo fa fa?
                Tiééé.
                Zambeletti, Berta scendi, spacco qua, spacco là, ma ch”e spaccà?
                Tieni na supposta invece do cazzo.
                Tiééé.
                M’aggio’accattato nu sunetto, l’ho comprato tutte le sere.
                Chella mammà mo diceva sempe: n”o dà retta ‘o milanese,
                è dell’alta Italia:
                tene ‘a mutanda ‘e lana e ‘o cazz ‘e fierro.
                Ma và, nun ce spaccà ‘o cazzo!
                a te e a tutta chella bucchina’e chi t’è muorto,
                shuu! alla faccia tua!
                Fammocca a chi t’è muorto!
                A te, a mammeta, a pateto e a chillu cesso ‘e chella piezza ‘e bucchinara
                e a chillu bucchino ‘e pateto.
                Ahh, a me basta la musica, eh, una pasta con le patane, è finito lì.
                Berta, Berta.
                Tiééé!

                – Berta, Berta! Vacca di una puttana troia!
                Se non scendi domani mattina mi devo far operare,
                sono quindici anni che non me la dai,
                ti prego vieni giù, no?
                Ti do’ una perticata e torni su,
                lo sai che c’ho una bella bestia, no, non lo puoi dire di no.

                – A chi ???
                bestia, bestia, ‘o toro ‘o toro? Ma quale toro?
                Che ce ne fotte a nuie ‘e sti tori?
                Che stamm”a macelleria, ‘e piazza vico do terzo,
                ma nun ce rompere ‘o cazzo, vattenne!
                A te, a chella bucchina ‘e mammeta
                e a chillu cesso ‘e pateto.
                Vafanculo!!!”

              • PinoMamet scrive:

                “Berta

                C’è la sua figlia Rosanna?
                – Sì.
                – Me la fa scendere giù che le devo dire una cosa a quella troia?”

                behh, questa la sapevo praticamente a memoria!

                Gli Squallor!!

      • Moi scrive:

        Mi chiedo se i ProPal rilanceranno la PaleoAstroNautica :

        darebbe loro l’ occasione di dire che la Rivelazione Ebraica di Abraham sarebbe la più grande impostura della Storia … MA SE conoscono un minimo l’ Islam dei Palestinesi, sanno che “ce l’ hanno anche loro” come Ibrahim …

  21. Moi scrive:

    Paradossalmente, la UAAR odia visceralmente la PaleoAstroNautica … forse addirittura più del Cattolicesimo ! Già , preferendo una “Antropolatria” per cui la Nostra Meravigliosa Specie ha questa (!) Origine :

    https://www.youtube.com/watch?v=nY8A3oFaCms

    😉 🙂

    • Moi scrive:

      Cmq certi “Canari” e “Gattari” e altri “Animalari” sono palesemente (!) dei “Theriolatri” di Ritorno … chi dissente, non ci ha mai interagito: generalmente ‘sta gente si considera “Genitori di Bambini Pelosetti” [sic] …

  22. Moi scrive:

    @ MIGUEL / TUTTI-E- (ə) … IMPERDIBILEEEE !!!

    Therian e veterinari: il Portogallo pubblica linee guida
    Il protocollo impone quindi ai professionisti che dovessero imbattersi in queste situazioni di mantenere un approccio sempre rispettoso e informativo, spiegando con chiarezza i rigidi confini legali che separano la medicina veterinaria da quella umana, e indirizzando tempestivamente il cittadino verso i servizi sanitari e psicologici dedicati alle persone.

    https://infinitynews.it/2026/05/27/therian-e-veterinari-il-portogallo-pubblica-linee-guida-54051

    Lo avevo appreso da un video di Elisa Boscarol (ormai da anni il suo cognome è di pubblico dominio …) una “Genderologa” Critica Scettica 🙂 Triestina (lei stessa lo ricorda quando può … cognome cmq RhetoRomanzo/Friulano/Ladino) molto metodica e attenta alle fonti.

  23. Moi scrive:

    Veterinários receberam casos de Therians? Não, mas a Ordem já se preparou

    A Ordem dos Médicos Veterinários emitiu um esclarecimento sobre o que devem estes profissionais fazer caso um Therian, pessoa que se identifica com um animal, exija ser consultado num consultório.

    https://www.noticiasaominuto.com/pais/2990567/veterinarios-receberam-casos-de-therians-nao-mas-ordem-ja-se-preparou

    O fenómeno dos Therians, pessoas que se identificam como animais, ganhou destaque há alguns meses e a identificação de casos “pontuais” em Portugal levou a que a Ordem dos Médicos Veterinários (OMV) emitisse um esclarecimento interno acerca das linhas que os profissionais deviam seguir neste caso.

    […]

  24. Puffo giardiniere scrive:

    https://lesakerfrancophone.fr/des-imbeciles-et-des-routes

    Il grande Dimitri Orlov in un articolo solo in parte accessibile.
    Comunque
    1 interessante come funzionavano le file per i prodotti non essenziali nell’Unione Sovietica. Quando comunque quelli essenziali erano garantiti
    2 la Russia odierna è un normale paese consumista.

    Un ambientalista magari direbbe che era meglio prima.
    Forse. Ma non è detto.
    Il comunismo, dicono, ha fatto grandi danni all’ambiente.
    Lo diceva Pallante. Tutto questo acciaio, questo petrolio….
    Bisognerebbe approfondire.

    • Puffo giardiniere scrive:

      https://www.linkiesta.it/2021/05/libero-mercato-capitalismo-ambiente-cambiamento-climatico/

      Si, qui forse calcano un po’ la mano. Tuttavia è molto.probabile che la tesi di fondo sia giusta. Il Comunismo ha fatto grossi danni ambientali per non produrre un gran che.
      Il capitalismo li fa producendo di più, forse.
      Senza un progetto che metta l’ambiente al primo posto non vedo un futuro, se non di diventare tutti dei Robot.
      Trapianto di memoria 🤪 vita abiotica su Marte. Olio per le giunture.
      Ah prosegue il progetto Q droide a partire dal sale.
      https://youtu.be/WVxxptXefTc?si=PTN7RblpMLa634vf
      🤜🤜🤜 (a che genere appartiene il Q droide?)
      Non si sa. È uno che si delizia unicamente della volontà di potenza. (Che noia). O forse no.

      • Puffo giardiniere scrive:

        Se il progetto q droide andasse a buon fine, darebbe ragione a Thiel e a Winston Diaz.
        Si concluderebbe con l’estinzione umana e la nascita di una specie più evoluta. Ma lo sarà veramente, più evoluta?
        Winston Diaz ha sempre torto.
        Winston è colui che ha torto a priori. Vedremo se lo avrà anche a posteriori. Ma noi non ci sare-e- mo.
        https://youtu.be/bo48k_9Bk08?si=SoYw9EEr32R4o7fU

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ puffo giardiniere

        “calcano”

        Vabbè, Linkiesta è giusto un tantinello più filoatlantista del Foglio 😉 (basta vedere come si stanno arrampicando sugli specchi per il Donbass).

        Va da sé che i confronti si danno fra pere e pere, non fra pere e patate. Sia Cina sia Patto di Varsavia producevano elettricità in maggioranza col carbone, e per di più con tecnologie ottocentesche o quasi. (Una caldaia Italiana venduta a inizio Novecento agli Zar continuò a funzionare in Siberia fino agli anni Sessanta).

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          Non riesco a capire come l’arretratezza tecnologica dei paesi comunisti li renderebbe meno e non più “colpevoli”.

          Uno dei vanti delle economie di mercato è quello di permettere lo sviluppo tecnologico e la tua osservazione mi pare lo confermi.

          Ciao

    • Francesco scrive:

      Definisci prodotti essenziali. Definisci garantiti. Definisci qualità minima. Fai la somma e trai le conseguenze.

      😀

      • Puffo giardiniere scrive:

        Non definisco un cazzo.
        Questo è il testo di Orlov.

        Niente di tutto ciò era particolarmente assurdo all’epoca; era un modo di adattarsi a un’economia pianificata che privilegiava la produzione di beni capitali e la soddisfazione dei bisogni primari, relegando in secondo piano i fronzoli di un’economia consumistica.
        Non stavo parlando della Cambogia.
        E non mi piace di andare a ruminare il passato.
        Dicevo che il progetto comunista, come quello capitalista, non era sostenibile.

  25. Moi scrive:

    Un Vocabolo Norreno interessante che ho trovato fuori su Haaland:

    JANTELOVEN

  26. Andrea Di Vita scrive:

    @ tutti

    Mega OT

    Lo so che sono completamente fuori tema, ma non posso non condividere con tutti voi questo momento di purissima gioia, in cui vedo confermate le mie più profonde convinzioni morali!

    https://www.lastampa.it/cronaca/2026/07/08/news/mario_adinolfi_arrestato_truffa_evasione_fiscale-15683948/?ref=LSHA-BH-P3-S1-T1

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • roberto scrive:

      Chissà perché la notizia non mi sorprende per niente….se penso che sto bagaglio è stato nella direzione nazionale del PD mi viene voglia di far fuoco alla prima chiesa che vedo (anzi, lui e la binetti sono stati quelli che mi hanno fatto allontanare dal PD…)

      • Francesco scrive:

        povera Binetti, cosa ha mai fatto di male?

        • roberto scrive:

          La Binetti viveva tranquillamente la sua vita da fondamentalista cattolica e mi stava benissimo…quando poi ha voluto portare questa sua curiosa visione nel mondo nel PD, li mi è scesa la catena, ma non per lei per il PD

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Si era anche candidato alle primarie (quelle che avevano incoronato Veltroni)!

    • PinoMamet scrive:

      Quindi il “difensore della famiglia tradizionale” e dei “valori” aveva messo insieme una variante della truffa a schema piramidale legato alle scommesse?

      E inoltre si è fregato 400.000 euro di tasse non pagate?

      Beh, per una volta condivido la gioia di Andrea.

  27. Peucezio scrive:

    Pino e tutti,
    su Ancien Régime (diciamo meglio, Europa medievale, se no Mauricius comincia a eccepire dicendo che l’Ancien Régime è slo il tardo assolutismo pre-rivoluzionario) ed economia:

    l’Ancien Régime NON è un sistema economico. E non è valutabile come tale.
    Anzi, l’ossesssione dell’economia è tipica proprio solo delle società capitalistiche (e di conseguenza del marxismo, che ne è una derivazione per contrapposizione): mai nella storia l’uomo aveva messo al centro l’economia, così come non mettiamo al centro della vita il cibo (alcuni sì, e vabbè… 😀 ) malgrado senza di esso non sopravviveremmo: mangiamo per vivere, non viviamo per mangiare. E lo dice uno che ha un vero e proprio culto per l’enogastronomico.

    Il versante economico dell’Ancien Régime (non nel senso mauriciano, che forse è il più corretto, ma qui facciamo a intenderci) sarebbe il feudalesimo, ma anche qui siamo in un costrutto marxista: per loro tutto ciò che era precapitalista era feudale, ma il feudalesimo è un sistema politico-istituzionale, prima che economico.

    Quindi non difendo l’Ancien Régime perché lo ritengo più efficiente sul piano economico.
    Io difendo l’Ancien Régime perché non accetto la laicità dello stato, che trovo un abominio: lo stato deve basarsi sulla religione: Cristo è e dev’essere l’unico fondamento di qualsiasi istituzione umana. Può non governare il clero (anche se l’idea mi piace e in Iran per esempio funziona egregiamente), ma deve governare un principe cristiano o un popolo cristiano (sono antiliberale, non antidemocratico), ma sempre dentro i confini dei diritti della religione e della regalità di Cristo.

    • habsburgicus scrive:

      l’Ancien Régime NON è un sistema economico. E non è valutabile come tale.
      Anzi, l’ossesssione dell’economia è tipica proprio solo delle società capitalistiche (e di conseguenza del marxismo, che ne è una derivazione per contrapposizione): mai nella storia l’uomo aveva messo al centro l’economia, così come non mettiamo al centro della vita il cibo (alcuni sì, e vabbè… 😀 ) malgrado senza di esso non sopravviveremmo: mangiamo per vivere, non viviamo per mangiare. E lo dice uno che ha un vero e proprio culto per l’enogastronomico.

      qui Peucezio ha ragione, direi in modo oggettivo (come lui stesso dice in luogo di “Antico Regime” sarebbe meglio “Medioevo” o meglio ancora -suggerirei io- “epoca prerivoluzionaria” dove l’unica rivoluzione, per antonomasia, grandiosa nella sua iniquità e perversione, è naturalmente solo la rivoluzione francese…le altre non contano o ne sono derivate..la rivoluzione americana non è una rivoluzione ma una ribellione riuscita come la guerra di secessione sarà meramente una ribellione fallita)
      poi uno può, legittimamente, amare l’epoca postrivoluzionaria, ci mancherebbe…
      l’importante è riconoscere che prima del 1789 si era in un mondo antropologicamente diverso..non dico migliore, dico diverso…illis diebus il denaro, pur importante, non era tutto
      un hidalgo spagnolo di inizio Seicento, discendente (presunto :D) dei Goti, e certamente non povero in canna ma abbastanza squattrinato, ci sputava su un mercante valenciano, magari di origine conversa 😀 😀 😀 il cui unico titolo erano i milioni, o i trilioni di maravedìs 😀
      oggi il mercante straricco sarebbe lodato, invidiato, adulato e il nobile senza arte né parte compatito 😀
      e ho detto tutto, per citare Peppino in “Totò, Peppino e la Malafemmina” 😀

      • firmato winston scrive:

        Questo e’ uno dei bassi continui della ricerca di Massimo Fini, espresso al meglio nel suo “Il denaro sterco del demonio”, consigliato.

        Habs per caso hai letto di Malaguti “Il moro della cima”, e di Giuriatti “Lo chiamavano alpe madre”?

        • habsburgicus scrive:

          no…dici che meritano ?

          • firmato winston scrive:

            non saprei, non ti conosco abbastanza e poi i gusti letterari sono molto personali e imprevedibili

            sono ambientati nella zona del Grappa con epicentro temporale a fine ‘800 – prima guerra mondiale quando, dal punto di vista del popolo minuto autosussistente e che non era ancora molto convinto del vantaggio di aver cambiato padrone, quella zona era ancora antropologicamente di confine fra l’austria ungheria di cecco beppe e l’italia nazionalista-massonico-irredentista-liberale dei borghesi italiani percepiti altrettanto se non maggiormente estranei e nemici

            per eventualmente dare un’occhiata, li trovi in giro

      • Francesco scrive:

        e i Medici? mica diventano signori di Firenze e pure nobili in funzione dei loro trilioni di ducati?

        ho come il sospetto che l’idea che “prima” il denaro non contasse sia molto una pia illusione

        ciao

        • firmato winston scrive:

          Francesco non solo all’epoca, ma fino a cent’anni fa la stragrande maggioranza della gente non possedeva nulla o quasi e viveva di autoproduzione, baratto e sussistenza, con l’equivalente del famoso dollaro al giorno (anche adesso un chilo di farina e qualche frutto e uovo prezza l”equivalente di un dollaro al giorno, e se anche il poco altro che davvero serve fosse liberamente disponibile e non costasse nulla come ancora in alcune zone dell’africa da cui proveniamo tutti, non ti servono soldi per stare al mondo).

          Fino a pochissimo tempo fa la stragrande maggioranza del mondo si conduceva a questo modo.

          Oggi, che il 70 per cento del mondo si e’ inurbato, non puo’ piu’ funzionare cosi’: l’inurbamento implica la perdita dell’autonomia, la specializzazione, la dipendenza per tutto e per tutti dal denaro.

          Il fatto che nessuno produca (ne’ sia capace di produrre) piu’ nulla di cio’ che consuma e che tutto venga scambiato a lunga distanza attraverso il denaro e’ una novita’ recentissima, delle ultimissime generazioni, intesa come sistema unico e dominante.

          In cambio chiaramente di una maggiore efficienza, enormemente maggiore efficienza, che si ottiene anche grazie alla finanza che smussa i picchi, e alla capitalizzazione che attraverso il risparmio e l’investimento promette maggiori ritorni nel futuro, che ai tempi dei contadini poteva essere un semplice aratro, poi e’ diventato un trattore, e oggi e’ una fabbrica di processori da 20 miliardi di dollari per fare automi “intelligenti”.

          Pero’ il fatto che adesso venga dato e preteso un valore monetario a TUTTO, anche all’aria che si respira attraverso gli ETS e le imposte pigouviane, e che tutto sfugga alla comprensione e sia complicatissimo, e’ la realizzazione dell’inferno in terra.

          In questo inferno ci si possono trovare bene solo dei diavoli.

          Segnale debole: sul tubo, fanno centinaia di migliaia o milioni di visualizzazioni i video dedicati a personaggi drop-out che vivono senza bollette, senza acqua corrente, senza rete, senza allacciamenti, senza quasi nulla, nei posti piu’ dispersi e disparati, nel tentativo di sfuggire alla morsa. E non hanno niente in comune con l’odioso ambientalismo ideologico-politico del “compagni qui ci vuole una legge”, traducibile come “un’altra fattispecie di reato che definisca bene che noi siamo i buoni e gli altri che non si uniformano a bastonate sono i cattivi”). E’ gente che fugge a gambe levate anche da tutto cio’.

          Per cui state molto attenti quando date corda al circo mediatico-giudiziario, anche se si accanisce contro gente che vi sta sulle palle: se non domani, dopodomani tocchera’ a voi.

        • PinoMamet scrive:

          “ho come il sospetto che l’idea che “prima” il denaro non contasse sia molto una pia illusione”

          OMDAF assoluto

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          “ho come il sospetto che l’idea che “prima” il denaro non contasse sia molto una pia illusione”

          Ma infatti credo che per definire il capitalismo non dobbiamo prendere tanto la propensione a drenare risorse, che è poco distintiva (anche l’orda mongola che esorce il tributo ai cinesi sta drenando risorse, ma non è molto capitalista), quanto la destinazione primaria che hanno le risorse drenate.
          Se sei un capitalista, le risorse il frutto della rapina a scapito del Celeste Impero le reinvesti in mezzi di produzione, se sei il Gran Khan le utilizzerai per armarti meglio e mostrare potenza, se sei un nobile del Seicento le userai per acquisire prestigio con titoli e feste, se sei un Capo Indiano del Nord America le impiegherai in generosissimi donativi che amplieranno il tuo giro di clientele…
          Tutti loro cercano di migliorare la propria posizione, cioè aumentare il proprio “potere” (letteralmente, la capacità di fare in modo che quello che vuoi sia): in ogni situazione cambia il modo migliore per farlo.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Francesco

          “ho come il sospetto che l’idea che “prima” il denaro non contasse sia molto una pia illusione”

          Ci sono ovviamente tanti passaggi nella storia. Verissimo quello che dici dei Medici, ma proprio perché all’epoca bastava avere pochi ducati in un mondo in cui la maggioranza non aveva affatto ducati.

          Non so se hai parenti anziani contadini… io sì, e posso dire che la maggior parte dei bisogni fondamentali non passavano per il denaro.

    • PinoMamet scrive:

      “Io difendo l’Ancien Régime perché non accetto la laicità dello stato, che trovo un abominio..”

      vabbè, da qui in poi è tutto “lo dico io perché sì” 😉

      e va benissimo, ma non c’è niente da discutere: a te piace lo Stato cristiano, a un altro quello islamico, a qualcuno magari gli alieni, e qui dentro non mancano neppure i Puffi taoisti 😉

      • Peucezio scrive:

        Sì, qui esprimevo solo una mia preferenza personale, non volevo dimostrare alcuna tesi.

        • Peucezio scrive:

          Cioè, preferenza personale fino a un certo punto.
          È quello che dovrebbe pensare qualunque cattolico.

          • PinoMamet scrive:

            …no?

            Anzi, ti dirò che il passo famoso del “date a Cesare” mi sembra abbastanza esplicito nel sancire il contrario.

            Vero che poi la Chiesa lo ha sempre letto come voleva, ma insomma…

            • Peucezio scrive:

              Ma quella è la distinzione dei poteri, che non significa laicità.
              Chiesa e Impero, ma l’Impero deve comunque essere cristiano: i due soli.

              • PinoMamet scrive:

                Mmm no, non è distinzione tra i poteri.

                Mica dice “metà della moneta va alla Chiesa perché…”

                No, la moneta la lascia tutta all’impero.

                Che era pagano, e straniero.

              • Peucezio scrive:

                No, dice una cosa molto più specifica, e cioè che lui non era venuto a portare un messaggio etnico: gli ebrei speravano lui fosse capopopolo (-popopo-, fa ridere ‘sta ripetzione sillabica!) per la rivolta contro i romani e lui ha detto picche, perché era venuto anche per i romani e sapeva che alla fine l’avrebbero seguito greci e romani e non il suo stesso popolo.

              • PinoMamet scrive:

                😀

                Pecuè, questa cosa di voi cristiani tradizionalisti (uso il termine in senso generico, ci metto dentro anche tanti cattolici “normali” fedeli al Papa) mi fa veramente impazzire 😀

                Quando volete, il messaggio di Cristo è eterno e rivolto a tutti;

                quando non vi fa comodo, “eh ma stava parlando agli ebrei del suo tempo” 😀

                anche la stessa frase, a seconda delle circostanze e nel giro di un paio di repliche come in questo caso, può essere “eterna”

                (“Gesù dice che la Chiesa e l’Impero devono coesistere”)

                o “contingente”
                ((“Gesù non voleva che gli Ebrei si ribellassero ai Romani”…)

                Aoh, ma scegli un colore e passa, come dicono a Roma agli indecisi al semaforo 😉

                Io sono un sostenitore del legegre nei testi quello che c’è scritto: il resto sono congetture.

                E in questo caso, c’è scritto molto chiaramente che Gesù dice che è lecito pagare il tributo a un impero, straniero e pagano.

                NON dice “l’Impero deve essere cristiano”, NON dice “questo vale solo per gli ebrei del mio tempo, gli altri saltino pure al paragrafo successivo” 😉

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                il non rivolgersi agli ebrei nello specifico è coerente appunto con l’universalismo: è il rifiuto di una religione etnica, non il suo accoglimento.
                Mica li voleva escludere (anche se secondo me aveva capito benissimo che non lo avrebbero seguito, perché se è Dio conosce anche il futuro, ma facciamo finta che non lo sapesse).

                Tu hai detto che Cristo avrebbe sostenuto un’autonomia del potere politico dalla religione.
                Nella frase che citi, visto che giustamente ti rifai ai testi, questo non c’è. Pagare il tributo al potere politico vigente non significa minimamente istituire una scissione fra religione e politica.

                Ma tieni anche conto di una cosa: il testo va valutato nel contesto. All’epoca di Gesù non esisteva la laicità dello stato e nessuno immaginava che un giorno sarebbero arrivati gli illuministi, i liberali e quant’altri.
                Quindi in assenza di un’affermazione esplicita in senso contrario si deve ritenere che Gesù prendesse per buona la concezione vigente (potere politico che può essere distinto da quello sacerdotale, ma senza che vi sia una scissione delle due sfere, così come oggi il ministro dell’agricoltura e quello della pubblica istruzione si occupano di cose diverse, ma nella cornice di un unico sistema politico e istituzionale: l’idea della religione completamente sottratta alla sfea pubblica e istituzionale era semplicemente impensabile) e che ciò che dice dei rapporti con lo stato va inteso dentro quella cornice.

                Altrimenti sei tu che metti in bocca al testo quello che non c’è.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                E’ vero che l’Impero Romano all’epoca aveva una “religione di Stato”, per usare questo anacronismo (la religione pubblica), però è anche vero che questa religione non era il cristianesimo o l’ebraismo. E, quando i Vangeli sono stati scritti, in suo nome stavano già venendo perseguitati i cristiani (e di riferimenti a questo i Vangeli ne sono pieni).
                Gesù quindi stava ordinando di sostenere il sostegno al “governo confessionale” (usiamo l’anacronismo) che perseguitava i cristiani? Oppure è più verosimile che il governo confessionale sia andato bene ai cristiani solo quando è diventato espressione della loro religione a inizio quarto secolo?

              • Peucezio scrive:

                Appunto, quindi se il governo è cristiano va bene.
                Si può capire che non si accetti un governo che sostiene una falsa religione o ritenuta tale (anche se Gesù in quel passo del Vangelo non sembra così antigovernativo) o quantomeno che non si accetti che ne faccia religione pubblica, ma non perché i cristiani mettessero in discussione il principio che religione e istituzione pubblica debbano essere scissi, tantevvero, per l’appunto, che non appena hanno potuto hanno fatto diventare la loro religione di stato

                Nella mentalità antica poteva darsi che una religione ne scalzasse un’altra come religione istituzionale dello stato, ma non che le due sfere fossero nettamente scisse e che la religione fosse in via esclusiva un fatto privato e intimo, sottratto a ogni dimensione pubblica e politica.

              • Peucezio scrive:

                Scusa, “non debbano essere scissi”.

              • PinoMamet scrive:

                “Pagare il tributo al potere politico vigente non significa minimamente istituire una scissione fra religione e politica.”

                Sì invece…

                Ma tieni anche conto di una cosa: il testo va valutato nel contesto”

                Aridaje…

                Sì parla di laicità dello Stato: “non esisteva, guardiamo il contesto ”

                Sì parla di Stato confessionale cristiano:.
                “Andava bene, Cristo lo voleva”.

                😉

                Ma poi, basta contare le righe, Peucè: quanto sforzo per far dire a Gesù cose che non ha mai detto…

                “Di chi è la faccia sulla moneta?
                Di Cesare.
                Allora dare a Cesare quello che è di Cesare”.

                Quanto impegno ha dovuto mettere la Chiesa nel piegare le parole di Gesù ai suoi scopi…

      • Puffo giardiniere scrive:

        Il puffismo taoista segue la logica della ineluttabile decrescita.
        È un piano B.
        Anche l’Ancien Regime lo potrebbe essere, ma in maniera molto più improbabile.
        Anche se di questo nuovo Papa ho letto elogi sperticati.
        Il piano A porta a una eventuale biforcazione probabilistica
        A tutti estinti
        B tutti estinti tranne qualcuno che riesce a replicarsi come Q Droide. Poi andrà a schiantarsi su qualche pianeta inospitale. Diventerà arrugginito e sarà seppellito da un’eruzione vulcanica.

  28. Moi scrive:

    TUTTAVIA un Capitalismo che concentra tutto nelle mani di pochi, senza Mobilità Sociale e che fanno Lobbying , possedendo risorse e tecnologie, egemoni sulla cultura … viene considerato Neo Feufalesimo.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Perché, appunto, il feudalesimo non è un modello di produzione.

      Il paragone nasce dalla privatizzazione dei rapporti: dal modello statuale (pubblicistico) si passa ad una società che si incardina sulla centralità del rapporto contrattuale (nella maggior parte dei casi completamente sproporzionato a favore di un’un’élite) tra soggetti privati.

  29. PinoMamet scrive:

    Grazie a Instagram scopro un nuovo imbonitore: tal Simcha Jacobovici, un tale con la faccia di quello che sta per venderti un’auto incidentata dicendoti che è nuova fiammante.

    Visti due o tre filmatini: gli Ebrei hanno inventato tutto, Gesù Cristo era ricco, i Romani/Spagnoli/Cattolici/Chiunque erano cattivissimi e così via.

    Leggo su Wikipedia che è ampiamente riconosciuto come pseudo-storico e pseudo-archeologo, ed è rimasto invischiato in una faccenda di falsi con un degno compare (pare che il compare abbia falsificato un’epigrafe tombale).

    Leggo che è anche uno dei grandi sostenitori del fatto che la “Tomba Talpiot” (“qui giace Yehoshua figlio di Yosef”, tipo “qui giace Mario Rossi” in Italia…) sia la “vera tomba di Gesù Cristo”;

    perché ovviamente questo proverebbe che Gesù non è risorto dai morti… 😉

    (mentre invece l’assenza della tomba lo proverebbe? 😉 )

    Poi noi ci lamentiamo delle scuole italiane…

    • PinoMamet scrive:

      Intanto leggo sui giornali italiani che un esimio grecista inglese ha speso un sacco di tempo per provare
      (ma perché, poi??)
      che l’Itaca di Omero non può essere l’Itaca di oggi, ma una piccola penisola di Cefalonia…

      perchè… ronf ronf, yawn… “la descrizione non coincide”, e poi Omero non la chiama mai “isola”, e comunque ai tempi di Checco e Nina quella penisola era un’isoletta per conto suo.

      Mai nessuno che chieda: chi ha dato allora a Itaca il nome di Itaca?

      E soprattutto: vi si siete mai posti il problema che forse Omero, che non esiste, non ha mai visitato tutti i posti di cui parla?

      Ma soprattutto, che si tratta di letteratura ??

      composta con i criteri di 2500 anni fa, tramandata oralmente per un sacco di tempo con formule mnemoniche, e poi messa per iscritto quasi come un testo sacro?

    • habsburgicus scrive:

      Jacobovici

      il finale in -vici è tipico del romeno (infiniti sono i nomi slavi così romenizzati)…
      è di origine romena ?

      Gesù Cristo era ricco
      beh, gli “evangelici” dell’America più “vera”, più estrema, più trumpiana 😀 (e anche quelli del Brasile), dicono lo stesso
      invero, Giovanni XXII (1316-1334), di infausta memoria, dichiarò eretica la proposizione secondo cui Gesù sarebbe stato povero..certo, vi sono dietro infiniti intrighi contro i francescani (c’entra pure Ockham) e contro l’Imperatore Ludovico il Bavaro (che li sosteneva) ecc..ma intanto lo disse 😀 mi pare, se non mi confondo, che ne faccia allusione “Il nome della rosa”

      • PinoMamet scrive:

        Sì, leggo che è israelo/canadese di origine romena.

        E pirla, direi.

        • PinoMamet scrive:

          Oltre al “Gesù ricco”, sostiene anche che nei Vangeli non avrebbe mai detto niente contro i ricchi (ehm…), con la sicumera di chi li la sa lunga (evidentemente non li ha mai presi in mano).

          Il suo pubblico, dal poco che ho visto su Instagram, è diviso tra suprematisti ebraici “il mondo ci odia perché ci invidiano”, e protestanti che “il Cattolicesimo non è vero Cristianesimo, sono pagani!”

          Il peggio delle due religioni, insomma.

          • Francesco scrive:

            >>> nei Vangeli non avrebbe mai detto niente contro i ricchi

            puoi mandarlo affanculo una volta di più da parte mia? se c’è una cosa che mi fa dormire male non è la mancanza del pivot per l’Olimpia, nè dei terzini del Milan, nè la guerra nucleare prossima ventura così probabile, e neppure la sonda della marmitta catalitica della mia Ford

            sono le durissime e chiarissime parole di Gesù contro i ricchi (che poi io non sono ricco, è tutta una questione teorica ma straziante per me)

            Ciao e grazie

        • habsburgicus scrive:

          E pirla, direi.

          quello è sottinteso 😀

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      “Gesù Cristo era ricco, i Romani/Spagnoli/Cattolici/Chiunque erano cattivissimi”

      Immagino sia l’ennesimo esponente della “teologia della prosperità”.

      “quello che sta per venderti un’auto incidentata dicendoti che è nuova fiammante”

      Sì, la descrizione è compatibile!

      • PinoMamet scrive:

        Tanto per darvi un’idea del personaggio, c’è un filmatino in cui proclama che gli spagnoli avrebbero “rubato” (usa proprio questo verbo) nientemeno che il flamenco, e a chi se non agli ebrei?

        Cioè, una forma d’arte che in spagnolo si chiama esplicitamente “roba degli zingari”, secondo il nostro benemerito sarebbe una cosa che gli spagnoli si sono intestati a nome loro, rubandola non agli zingari, ma agli ebrei.

        la prova? beh, nella Spagna araba vivevano anche degli ebrei.

        Ci aggiunge anche una postilla rubata ai romanzi d’avventure, con moriscos, marrani e zingari che vivono di nascosto nelle Sierras e fanno tanta musica insieme, solo che poi dal racconto moriscos e zingari scompaiono e tac, ci sono i cattivissimi “castigliani”- proprio così- che dicono di aver inventato il flamenco mentre tutti sanno che sono stati gli ebrei.

        A me ha fatto ridere perché ho pensato all’episodio di Don Chisciotte che chiama l’oste “castellano”, e l’oste ribadisce di essere invece andaluso e proprio dei posti più malfmati (che poi elenca con orgoglio come scenario delle sue “gesta eroiche”)

        ma il livello di pirlità di questo tizio è davvero elevato e preoccupante…

        su internet vedo anche che è impegnato con “chiodi della vera croce” e altre amenità.

      • PinoMamet scrive:

        Allora meglio Biglino! Che almeno è divertente!

  30. habsburgicus scrive:

    ma una piccola penisola di Cefalonia…

    beh, almeno non l’ha messa nel Baltico 😀 😀 😀

  31. Moi scrive:

    Mario Adinolfi … Quindi la Bangla Connection non c’entra nulla?

    Prima del suo arresto, Adinolfi aveva pubblicato video e post di denuncia parlando di una rete criminale attiva a Roma. Al centro dei suoi video c’era l’inchiesta della Procura di Roma riguardante funzionari corrotti dell’Ambasciata Italiana a Dacca. Secondo queste denunce, i visti venivano alterati e venduti a prezzi compresi tra €7.000 e €15.000.

  32. Moi scrive:

    @ PINO MAMET

    Lupita Nyongo avrebbe polemizzato che la sua Elena sarà Femminista perché “Homer hates women” … ci ho messo un pochino ad accettare che NON fosse Homer Simpson 🫠

    • Moi scrive:

      “Homer hates women”
      ____________

      Quantomeno opinabile , direi …

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ moi

        “opinabile”

        A questo punto una domanda s’impone.

        Nel poema dopo la strage dei Proci Telemaco impicca le tredici ancelle che si diceva avessero trescato cogli stessi.

        Nel film questo femminicidio di massa comparirà oppure no?

        Ciao!

        Andrea Di Vita

    • PinoMamet scrive:

      ” ciho messo un pochino ad accettare che NON fosse Homer Simpson 🫠

      Almeno tu sei in grado di distinguere tra i due… sulla Lupita, non ci giurerei 😉

  33. Moi scrive:

    Sta gira un video (forse AI ma verosimile senza AI) di un adolescente a carponi “in tenuta” da cane 🐕 che prova a fare amicizia con un cane cis-species (… si dirà così ?) ma quest’ ultimo, bello grossetto, lo attacca MA miracolosamente l’umano cis-specie proprietario del cane genetico-biologico interviene scongiurando il peggio.

  34. habsburgicus scrive:

    @Moi
    stasera il derby africano 😀

  35. habsburgicus scrive:

    @tutti
    dite che si ricomincia ?
    verrebbe dimostrato che N. è superiore a D. 😀
    anche Emirati e Bahrain (ma non il Qatar, il Kuwait e soprttutto l’Oman) sarebbero felici di una ripresa per riprovare a spazzare via l’Iran (non a casa è ricomparso in IG Sua Aspirante Maestà [copyright Mauricius])..i sauditi sono ambigui, confesso che non ho idea di cosa vogliano 😀
    oppure è la solita trumpata, ormai stucchevole ?
    mi rendo conto che per D. insultare la presidente del consiglio d’Italia è più facile e meno rischioso 😀 magari si è stancato di bullizzare la M., vuole tornare alle “cose serie”..e potrebbe prendersi un bel pugno 😀

  36. Andrea Di Vita scrive:

    @ tutti

    OT ma mica tanto!

    Questo articolo di puro buon senso è stato pubblicato dall’Economist. La cosa è sorprendente, e leggendolo si capisce perché. Diciamo che se oggi l’avessero pubblicato in Italia la Picierno,Calenda e Corsetto avrebbero chiesto a gran voce la testa del direttore, con la Meloni e la Montaruli a ballare stile Salomè. Leggere per credere.


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    By Invitation | A plan for Russia
    Why a broken Russia is bad for the world
    When the war in Ukraine ends, Moscow will need to be part of the new security architecture, argues Andrey Melnichenko

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    Jul 9th 2026
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    15 min read
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    AI Narrated

    GREAT WARS do not begin where the first shots are fired. The front line is merely the point where accumulated pressure finally breaks through to the surface. By that moment the foundation has already been destroyed: the language of mutual security, trust in commitments, a shared understanding of what is permissible, the capacity to perceive the other side as part of a common system rather than a threat to be eliminated. When these bonds break, politics does not direct events; it is led by them.

    The war in Ukraine is such a case. It comprises several layers: the tragedy of peoples who lived for centuries within a shared historical space; a conflict between Russia and the West—a dispute over territory, alliances, historical memory and the future of the world order.

    But a deeper failure underlies these: the modern world has lost the mechanism that once allowed major powers to exist within a single security system without denying each other’s status. When that mechanism breaks down, moral formulas begin to substitute for architecture, and punishment is mistaken for strategy.

    I am neither a politician nor an ideologist. Politicians operate through will; ideologists operate through faith. My world is complex material systems: the flow of natural resources, their transformation into fertilisers and electricity, the logistics that structure these flows and long time horizons. Such systems are indifferent to declarations. They function as long as critical connections hold and they fail when load-bearing structures are compromised. A flow is like a river: it cannot be declared cancelled. It can be redirected, but it does not disappear. I try to describe the world as a physicist: as it actually is, not as one might wish it to be.

    My formative experience was the Chernobyl disaster of 1986, which took place not far from the city in which I was born. It is proof that a complex system containing enormous amounts of energy does not forgive miscalculation or arrogance. A sequence of small events can build into a catastrophe before anyone realises what is happening. That experience does not allow me to treat the nuclear factor as an abstraction; it is an ultimate constraint beyond which the task loses meaning. Where consequences are physically irreversible, such an approach is the only acceptable form of responsibility.

    When sovereignty becomes the problem
    The central paradox of the current moment is this: the demand for international security has never been higher, yet the institutional infrastructure built to supply it—norms, enforcement bodies, shared legitimacy frameworks—has never been weaker. In such an environment, the temptation is to treat the sovereignty of adversaries as the source of instability. This essay argues the opposite: destroying sovereignty does not resolve the security problem; it removes the only mechanism through which the problem can be addressed.

    Ukraine is not just a battlefield between Russia and the West. It is a state, a society and a political will that has paid a terrible price. Ukrainian sovereignty is real. But Ukrainian security built on the permanent negation of Russia’s sovereign agency is equally unstable.

    A neighbour with known interests and a predictable price for its commitments represents a different quality of security than a neighbour defined by revanchism or siege. Sustainable peace requires sovereignty on both sides, not because they must love each other, but because only subjects can conclude agreements that hold.

    Russia today possesses sovereignty: it has made and continues to make its decisions independently. This is not an evaluative judgment but a descriptive one. Russia has defined its vital interests, possesses the material base to defend them and bears the consequences of its own decisions.

    The current Western discourse on post-war Russia, for all its variation in political packaging, aims at one thing: the destruction of that sovereignty or its radical limitation. The logic is understandable. If Russian sovereignty is perceived as a threat, its elimination seems to solve the problem.

    This logic is supported by examples from recent history. The incorporation of post-war Germany and Japan into the Western world led, for a significant period, to the elimination of revanchism among the defeated powers. The analogy is imperfect—Russia is not a defeated power whose government collapsed—but the underlying hope is the same: that a country stripped of strategic autonomy will eventually accept the rules of those who stripped it.

    This approach makes a profound error. Sovereignty is a necessary condition of any stable global-security architecture. This is not to say that sovereignty guarantees stability; a sovereign country’s actions may affect the security of others. But without it, this architecture is impossible. A durable peace cannot be made with a supplicant, because a supplicant is not truly responsible for its decisions. Any deal made in such circumstances will not lead to permanent peace; only to a temporary pause between phases of conflict.

    There are four scenarios for post-war Russia being discussed in the West. For all their variation in political packaging, each entails the loss or curtailment of sovereignty and thereby destroys the only mechanism through which responsible behaviour is possible at all.

    The first imagines a humiliated Russia, lingering on the periphery of the West. This, in the longer term, would generate aggressive revanchism. Versailles was not the creation of order but the accumulation of deferred energy. Russia is not Weimar Germany, and the modern world does not literally reproduce the 1920s, but the structural logic retains its force: if the sovereignty of a major historical nation is broken, it rarely disappears. It returns in a more dangerous form.

    In the second scenario, Russia ends up in China’s orbit. At first glance, the Chinese path looks like a simple substitute for the Western one: Russia integrates into Chinese supply chains and gains access to markets, technology and financing, while providing raw materials, geography and strategic depth in return. In the short term this resembles a rational compromise. In the long term it simply changes the address of the dependency.

    Russia would appear to retain the trappings of a great power but in reality would become an outer contour of Chinese strategy: a market for Chinese goods, a source of resources, a transit corridor and a buffer absorbing pressure directed at Beijing. Russia risks occupying a position structurally similar to the one Ukraine occupies for the West: a contested zone where the bigger players make their moves. This is not an equivalence of countries; it is the logic of using border space in the interest of another centre.

    But a dependent Russia would be of questionable value to China. The obvious asymmetry of such a bond would be toxic: it is easy to build an anti-Chinese coalition on it, China’s neighbours would grow uneasy, and within Russia it would eventually generate the need to exit the subordinate position. China’s behaviour already shows that it understands this. It readily exploits its advantage but does not seek to carry it to formal vassalage. And the recent, painful experience of technological dependence on the West means that Russia will not voluntarily accede to the same situation with China.

    The third scenario is the fragmentation of Russia, which would rapidly become unmanageable. There would be a struggle over the nuclear arsenal, resources, borders and history. This scenario destroys the cohesion that makes nuclear deterrence functional. The price paid in the post-Soviet conflicts—including the tragedy in Ukraine—makes such an outcome, in my view, impossible.

    The final possibility is for Russia to become a fortress: closed, mobilised, in permanent siege. Technology, science, capital and civic trust do not grow in a state of perpetual emergency. Such an order does not end the war; it transforms conflict from an event into a mode of organising the state.

    The forms differ. The systemic result is the same.

    Why attrition is not a strategy
    Negotiations work when both sides believe the other is able and willing to defend its position to the limit. When one side concludes that the other is bluffing or simply incapable of carrying through, it stops seeking a solution at the table. This is not a justification for any particular use of force. It is a description of how diplomatic failure actually occurs: not through bad faith alone, but through the collapse of credibility on both sides. Understanding this mechanism is not the same as endorsing its consequences.

    The war in Ukraine is, in Russian eyes, a war against the West as a whole, fought with Western money, weapons and technology. That perception shapes every decision Moscow makes.

    The roots of the conflict lie partly in a structural imbalance that persisted in Europe after the cold war: Moscow’s security concerns were heard but never seriously addressed. After the political upheaval in Ukraine in 2014, Russia concluded that diplomacy had run its course, and then acted—first in Crimea, then, eight years later, across four eastern and southern Ukrainian regions.

    Moscow’s original goals were not achieved quickly. As the war dragged on, Russia revised what it would consider an acceptable outcome. Its publicly stated terms have narrowed to three: recognition of the territories Russia now claims under its constitution; legal protections for Russian-speaking populations; and a formal commitment to Ukrainian neutrality.

    The West, meanwhile, reframed its own purpose. The debate about Europe’s future security architecture—which never properly happened—was replaced by an operational objective: attrition. The precise meaning varies by capital: some speak of degrading Russian military capacity, others of deterring revisionism, others still of signalling to would-be aggressors elsewhere. In practice, the war has become an instrument of prolonged pressure on Moscow.

    The “support Ukraine for as long as it takes” formula is convenient because it defers a hard question: what security order should ultimately exist in Europe, and what place does Russia hold within it? Geographically, the fighting stays on Ukrainian soil; formally, Ukrainians do the fighting. This suits the West: the heaviest human and economic costs fall on Ukraine and Russia, while the impact on Western economies, though real, is judged bearable. But the arrangement has a strategic flaw that rarely gets an airing.

    Moscow’s conclusion from all this is straightforward: under current conditions, Russia’s original objective—a new European security order in which Russia is a participant rather than a managed object—is out of reach. Battles can be won or lost; a war of attrition, by itself, cannot. It perpetuates the problem rather than resolving it.

    The present format cannot continue indefinitely. An economically and technologically superior coalition sustaining an adversary’s army while limiting its own direct involvement will eventually give way to something else: either a different and more direct form of confrontation, or a political settlement. The question is not whether that transition comes, but when and on what terms.

    Nuclear weapons make this question existential. Deterrence works not because the weapons exist, but because rational decision-making centres exist, communication channels are open and both sides understand where the limits lie. When trust collapses and emotion displaces calculation, nuclear weapons cease to be an instrument of last-resort deterrence and become background radiation of constant risk. Any strategy that treats nuclear escalation as a manageable extension of conventional pressure rests on a false assumption: that a complex system can be pushed to the edge and stopped precisely where it is politically convenient. Real systems do not work that way.

    The existence of sovereignty, and the mutual recognition that agreement is necessary, does not guarantee that agreement will be reached. What matters equally is the direction in which sovereignty is applied. Whether it sustains a common framework or destroys it is determined, above all, by a country’s internal politics. That is precisely why the question of Russia’s internal trajectory cannot be resolved from outside.

    How Russia conducts its own political process and towards what ends it directs its sovereignty is a question that can be resolved only inside Russia itself, without deference to external preferences. Any attempt to manage this process from outside is not only doomed but counterproductive: it destroys the very condition—sovereignty—without which sustainable peace is impossible in principle. This must be accepted, not out of sympathy for Russia but from the understanding that no alternative to this recognition exists.

    I have grounds to believe this reckoning will come, and these grounds can only be understood by explaining why it has not come sooner.

    Those who built the new Russia—entrepreneurs, scientists, artists, sportsmen, professionals who created its economy, its meaning, its reputation in the world—largely saw themselves as internationalists. This was neither weakness nor naivety. It was the obvious choice in a world where global integration seemed irreversible. Science operated by international standards, technology came from the best sources, rights and obligations were governed by Western law in Western courts, children studied at the world’s best universities, capital was placed where it was protected. This choice meant, consciously or not, the transfer of a significant part of sovereignty to external systems. Not because that was the desire. Because it seemed that the rules were neutral and access was open to all.

    For many years Russia’s authorities warned that this was a mistake. The advocates of global integration viewed this as a remnant of Soviet thinking. Time has proved them wrong, not because globalisation did not exist but because it was never neutral.

    Sanctions showed this plainly. They were written by some, in the interests of some, and can be revised for others by political decision. My own experience of Western sanctions matters here not as a personal grievance, but as evidence that the infrastructure of globalisation is politically conditional. Assets can be frozen; rights once considered inviolable dissolve the moment a political decision is taken.

    The systemic effect of sanctions proved broader than their original intent. Disconnection from global systems—financial, technological, legal, educational—confronted Russia’s creative class with a choice it had not anticipated: either full emigration with the severing of all ties, or a return to the question it had been avoiding for three decades: how to build its own world inside Russia, by its own rules, to its own standards.

    This process is neither fast nor easy. But it is inevitable, since the global world in its former sense no longer exists. Those who know how to create find themselves choosing not between Russia and a global space, but between Russia and a fragmented world in which each bloc builds its own rules. Under these conditions, the logic of creation points inward: to build something that will be attractive—to those who left long ago with the dissolved Soviet Union, to those who left recently, and to the Russian-speaking world at large.

    Severe constraints—military pressure, economic sanctions, information warfare—compel efficiency. And efficiency is only possible when all social strata work together. In each of them there are enough thinking people to recognise that the minimal shared interest—the preservation of sovereignty—coincides. Everything else can be sorted out among themselves.

    Sovereignty is not only a question for the state. It is the most important question for all who live and work within a country: citizens, businesses, institutions.

    For citizens, the greatness of a country is measured not by the volume of its slogans but by the extent to which it protects its people’s interests. People vote with their feet and their life strategies. If a country lacks sovereignty, it sooner or later loses those capable of being its resource rather than its burden.

    Businesses with international operations need sovereignty no less. One can construct complicated ownership structures and draft contracts in the most sophisticated jurisdictions. But ultimately the best protection of contracts and investments is provided by a strong state standing behind them. Companies that are neither American nor Chinese face unpalatable options: supply the large players with resources and markets in exchange for protection, or accept the role of a local player under permanent threat from external decisions. The sovereign alternative—aligning strategy with a state that regards large business as part of its strategic capacity—is the only one that does not require surrendering the future. In the 21st century the sovereignty of a state has a direct economic dimension: the capacity to create added value within its own jurisdiction and direct it towards strengthening its own sovereignty rather than someone else’s.

    Russia’s business community consists of people who are capable not merely of surviving within given rules, but of changing the environment itself: designing and building new markets, industries and management systems. Over recent decades their selection has proceeded not along ideological lines but through competition, crises and restructurings—a selection of those who know how to calculate consequences, hear other interests and find workable compromises. Their role in the discussion about the direction of Russian sovereignty is not political but creative; not a question of who governs, but of what is being built.

    Large Russian businesses that invest in a sovereign Russia will, in time, become an integral part of it. The same will hold for other important institutions. As a consequence, Russia itself will become different. If we strive for a sovereignty that creates unity between citizens and institutions, I hope that in time we will correct all the internal imbalances for which we too bear responsibility—through the fact that we were once glad to absent ourselves.

    The attraction of predictability
    A sovereign Russia will not make every country comfortable. But it will be more advantageous in the long run than the alternatives. The choice for external players is not between a friendly Russia and a hostile one. It is between a Russia whose behaviour is predictable and one whose trajectory is unknown. In the world taking shape now, predictability is more important than sympathy.

    The internal discussion about what Russia should be is inevitable. But that conversation belongs after the war and inside the country.

    The choice before the world is not between love for Russia and hatred of it, between punishment and forgiveness, between moral clarity and political cynicism. It is between two kinds of future: one in which major powers again learn to respect each other’s sovereignty, and one in which each attempts to reduce the others to objects of management. The second path has already brought us here.

    The most important thing is that we step back from the abyss. Only then can we ask how we reached it and how to arrange the world differently. That work belongs to the next generation. Our role is to ensure they have something to work with.■

    Andrey Melnichenko is a major Russian industrialist under Western sanctions.

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    Io dico solo una cosa: aveva ragione quel re di Francia che fece incidere sulla culatta dei suoi cannoni le parole Latine “ultima ratio regum”.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  37. Moi scrive:

    @HABSBURGICUS

    Qui a Bologna c’è la polemica purtroppo ritenuta di DX perché Lepor ha messo 3 Maxi Schermi per il Derby Africano Francia Marocco …quando invece l’ anno scorso il Bologna vinse la Coppa Italia vs il Milan, invece, nulla.

    • Moi scrive:

      C’è un meme per cui , stasera, chiunque vinca il Derby Africano Francia VS Marocco … scoppieranno tafferugli tutta notte, soprattutto a Parigi.

    • Moi scrive:

      Cmq di sicuro perfino in Trinariciuti Tifosissimi del “Bolo” voteranno ancora il “Leprotto” , come già qualcuno lo definisce … oltre al famoso “Pajâz'”

  38. Moi scrive:

    Pare che in Francia, fuori tempo massimo, abbiano fatto una legge tale per cui alla polizia le armi da fuoco inizieranno a servire a qualcosa.

    • Moi scrive:

      Cmq NON penso che i “Keufs” inizieranno a rispondere con il Tiro Al Piattello al Parkour della “Racaille de Banlieue” … 😉

  39. Moi scrive:

    In questo momento Post Time Out la Francia 🇨🇵 conduce sul Marocco 🇲🇦 il Derby Africano (la Francia ha una maggiore demografia SubSahariana) per 2 a 0 .

    • Moi scrive:

      E così ha vinto, la Francia : cmq Bounou si è confermato un grande portiere … malgrado il risultato !

      • habsburgicus scrive:

        dobbiamo prepararci, mestamente, al terzo titolo mondiale dei transalpini che non dovrebbero avere seri rivali
        la Norvegia ? magari ma ci credo poco
        la Svizzera ? inverosimile
        forse la Spagna

        • habsburgicus scrive:

          o l’Argentina
          una volta c’era una “legge”…nelle Americhe vinceva una squadra americana
          (in Europa, il Brasile riuscì a vincere in Svezia nel 1958, mondiale arcaico in cui noi non fummo presenti, eliminati nelle qualificazioni dall’Irlanda del nord..altri tempi, quando l’eliminazione dell’Italia pareva cosa stranissima :D)
          vedremo

  40. Moi scrive:

    @ PINO

    Ahem … ai ProPal piace leggere sempre valide le parti più bellicose della Tanakh _ Levitico, Corano, Strage Divina Primogeniti Egiziani, Gerico rasa al suolo, ecc … e ambientarle a Gaza e Cisgiordania e Libano all’ insegna del tag #oggicomeallora

    Ovviamente mai però altrettanto con il Corano nelle parti ” Problematiche” … quello lo fa la Dx Estrema, neanche troppo tale.

    • Moi scrive:

      A proposito/ sproposito :

      mi è capitato un commento al caso Citizen Vigilante in un video Anglofonob in cui viene chiesto mestamente come sia possibile che una olim Icona LGBTQIA +eccSPQR come Armie Hammer sia diventato quel Michael Sanders , un Batman MAGA & Sionista …

      … ebbene: con Lacoonicità Lapidaria , un ProPal risponde :

      “cuz Armie Hammer is a Kike !”

      Va be’ … in Italia c’è stato Consenso Assenso a Sx per un “Saponette Mancate ” , stiamo a guardare a un “Kike” ?

      Da quel che ho capito, con “Kike” si usa una comunicazione inclusiva per chiunque abbia parenti Ebrei e non la sola madre :

      Elly Schlein, Consenziente Silente* sulle Saponette Mancate sarebbe quindi una “Kike” per via paterna, Professor Melvin.

      • Moi scrive:

        * SE vi risulta che si sia dissociata pubblicamente, linkatemelo qui sotto e me ne scuserò … a me NON risulta.

        Come quando voltò le spalle ai giornalisti dicendo di non aver più tempo quando le chiesero di prendere le distanze dal “Bruciare le Sedi di ProVita con i Pro Vita dentro” delle Femministe infervorate dal Caso Turetta vs Cecchettin.

        D’altronde anche Francesca Albanese ha definito la proporzioni matematica che

        “Benjamin Netanyahu è un Figlio Sano del Sinonismo così come Filippo Turetta è un Figlio Sano del Patriarcato”

        … cone se nel Mondo Arabo/ Islamico NON esistesse nulla di Patriarcato.

        Ma … come è possibile che una Funzionaria ONU nata nel 1979 abbia lo stesso immaginario retorico di una Wokerella cianotricocromica Tiktoker nata nel 2009 ?!

      • Moi scrive:

        olim Icona LGBTQIA +eccSPQR come Armie Hammer

        ……………….

        Ovviamente la “ref” 😉 è a “Chiamami Col Tuo Nome ” / “Call Me By Your Name”, assieme a Thimotée Chalamet …. Regista Luca Guadagnino , 2017 .

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Moi

        “Da quel che ho capito, con “Kike” si usa una comunicazione inclusiva per chiunque abbia parenti Ebrei e non la sola madre :”

        Dietro casa mia si è aperta una piccola bottega credo di moda con la scritta NOKIKE. Pensavo che non fossero ammessi gli ebrei, invece è il cognome della delicata signora giapponese che ha aperto la bottega.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ moi

      “Corano”

      Mi piace vincere facile, Moi.

      La differenza è che oggi non è chi crede nel Corano che commette un genocidio.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • PinoMamet scrive:

        Andrea, se c’era una risposta sbagliata, è quella che hai dato tu.

        Purtroppo i crimini e le efferatezze commesse da chi crede nell’Islam radicale sono sotto gli occhi di tutti.

        Naturalmente questo non basta a condannare tutti i credenti musulmani in buona fede, o il il Corano come libro sacro;

        ma allora perché un’accusa allo Stato di Israele
        (che non è neppure basato sull’Ebraismo, tantomeno quello radicale)
        dovrebbe servire per condannare la Bibbia?

        e infine, ricordiamo che l’accusa di genocidio alla Corte Internazionale di Giustizia, per i fatti sicuramente gravissimi accaduti a Gaza, deve ancora essere provata, e che per ora lo stesso procuratore generale della Corte, che tra l’altro è musulmano, ha affermato che non vi sono prove sufficienti a sostenerla.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ pinomamet

          “sbagliata”

          Se andiamo a rivangare i secoli passati probabilmente hai ragione.

          E se ci fissiamo sulla definizione giuridica di genocidio, sicuramente hai ragione.

          Resta il fatto che tutto il mondo oggi vede chi sono i massacrati e chi sono i massacratori.

          E non certo solo a Gaza.

          Tant’è che in alcuni paesi (per fortuna una minoranza) ci si accanisce a censurare chi ne parla pur di non sputtanare il vassallaggio dei propri governi verso chi quei massacri li copre.

          E non insultero’ i credenti di alcuna religione particolare: da sempre la religione è pretesto di massacri, mica si è dovuto aspettare questo o quel profeta (“tantum potuit religio suadere malorum” lo scrisse uno che non sapeva nulla di Abramo e sette secoli prima di Maometto).

          Quanto allo Stato di Israele, esso si autodefinisce lo Stato del Popolo Ebraico almeno dal voto della Knesset nel 2018. E dato che non sono una razza – ormai l’abbiamo appurato – cosa sono gli Ebrei, se non i seguaci di una religione (o meglio, di una “etnoreligione”, come spiega la Treccani)?

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • PinoMamet scrive:

            Beh sulla definizione di Israele come stato confessionale ci sarebbe molto da dire, ma il punto importante secondo me non è questo.

            Vogliamo condannare le azioni di Israele a Gaza?
            Benissimo, dove si firma?

            Ma non aggiungiamoci alla lista di quelli che trovano improvvisamente che gli ayatollah siano diventati “buoni”, solo perché nel mirino di Israele e di Trump.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ pinomamet

              “ayatollah”

              Gli ayatollah sono preti in una teocrazia, figurati se posso pensarne bene! 😊

              Ma oggettivamente (*) sono fra i pochissimi, insieme coi loro sodali Yemeniti e Libanesi, a opporsi nei fatti a un regime genocida – parlo di governi e milizie, non dell’opinione pubblica che è ormai compattamente antisionista ovunque tranne che in USA e vassalli.

              (E anche qui ci sono molte eccezioni. Mia figlia adesso è a Seoul e ha trovato simboli della Palestina libera dappertutto).

              E questo ha fruttato loro due attacchi a tradimento stile Pearl Harbour. Da cui sembrano essere usciti perfino rafforzati – almeno a giudicare dal trionfale funerale di Khamenei e nipotina.

              Come ho scritto altrove, non può esistere libertà individuale senza indipendenza nazionale, mentre è falso il contrario.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              P.S. (*) delizioso aggettivo; uno dei pochi da salvare del lessico di sinistra di prima della caduta del Muro.

  41. Moi scrive:

    @ ROBERTO

    Ma cos’è ‘sta storia della Polizia Francese che, secondo i Woke, da ora in poi può dare come la ICE negli Stati Uniti ?

    1)

    Mi pare giuridicamente impossibile, in Europa … sull’ uso delle armi per difesa molto “buonista” rispetto agli USA .

    2)

    Macron vincerebbe ugualmente, anche se davvero i “Keufs” facessero Tiro al Piattello in risposta al Parkour dei “Banlieusards” …

    • Moi scrive:

      secondo i Woke, da ora in poi può Fare in Francia come la ICE negli Stati Uniti ?

      1)

    • Moi scrive:

      Molti celebrano la cosa _ ammesso e NON concesso che sia vera _ con le foto allegate del Nuovo Supereroe Michael Sanders.

      A tal proposito, inizialmente Uwe Boll voleva intitolare il film ” The Dark Knight” come il Batman famoso … Christopher Nolan, inorridito, glielo ha proibito.

      Uwe Boll prima ha fatto il Vittimo di Censura … poi adesso ringrazia per la Pubblicità Gratuita ottenuta.

      Elone Muschio 😉 ora lo ha reso virale a livello Planetario … tipo Vannacci a livello Italiano.

  42. Moi scrive:

    CMQ Haaland è stato definito Neanderthal, Alieno, MajinBu … gli han fatto la canzonetta perfino :

    https://youtu.be/cixr-7fMWwU?si=_L6TVEz3xPvdMikV

  43. Moi scrive:

    Alcolici Haram ?

    Eppure … ieri sera per il Derby Africano Francia Marocco , nel Modenese :

    https://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/vignola-anti-alcol-francia-marocco-cf24330e

  44. Puffo giardiniere scrive:

    Hormuz di nuovo chiuso.
    Un accenno appena appena nei titoli dei giornali.
    Il gas? Ma de che? E che roba è il gas? Non esiste.
    La Meloni nel mirino degli Ayatollah fa molta più notizia.
    Mah. Sempre peggio, direi.

    • Puffo giardiniere scrive:

      In Francia ci hanno pure provato a mettersi tutti contro la Le Pen, ma non c’è niente da fare. I sondaggi la danno sempre più gettonata.
      Le ultra destre avanzano un po’ dappertutto in Europa.
      La domanda è: ci si può fidare delle ultra destre?
      Io non mi fiderei di nessuno.
      L’Europa è in una deriva non solo economica, ma anche politica e sociale.
      Occorreranno dei secoli per venirne fuori.
      Direi nel 2200.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Ti puoi fidare come ti fidi dell’impresa di demolizioni che ti deve buttare a terra casa: verosimilmente farà un buon lavoro, ma non è quello il punto.

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