Scontro di civiltà

Ho smesso da una decina di anni di tenere conto del numero degli Attentati Islamici in Italia, leggevo che ci dovevano sterminare, a noi cristiani che non sappiamo dire nemmeno il Padre Nostro. Ho smesso per noia perché gli Attentati Islamici in Italia non superavano mai la soglia dello zero al mese, zero all’anno.

Più di due milioni di persone che abitano in Italia, sono in qualche modo definibili come “musulmani”. Ce ne sono di tutti i tipi e di tutti i mestieri, e c’è una discreta minoranza di giovani maschi senza arte né parte, che in ogni etnia sono quelli che finiscono per riempire le galere. Ma anche il Ragioniere che spaccia crac qui vicino e credo sia tunisino, le sue magagne le fa per Mammona, non certo per Maometto.

E in Francia allora?” qualcuno giustamente si chiederà pensando al Bataclan e a quella tragedia orrenda che fu l’Isis… gli entusiasti dell’Isis in Francia hanno fatto più di 200 morti nel 2015/2016. Ma in soli otto episodi. Da allora, ci sono stati circa due episodi l’anno. Troppi, ma stiamo parlando di un paese dove circa il 10% della popolazione è definibile come “islamica”.

Venerdì ho visto lo Scontro di Civiltà assumere forma concreta, sotto i miei occhi, a casa mia, in San Frediano.

I Calcianti di Parte Bianca – che oggi qualcuno ha definito come “gli ultimi gladiatori” – hanno organizzato al nostro Giardino una prova di avvicinamento al pugilato per bambini e ragazzi.

C’era anche Mario, che ci racconta ridendo che era in Piazza Tasso e ha visto du’ marocchini che si pigliavano a bottigliate, e ha deciso a modo suo di fare da paciere.

Con pieno successo, hanno infatti smesso di litigare per picchiare lui e gli hanno dato un calcione sull’occhio. Mario mi fa vedere il singolare tatuaggio che porta sul braccio:

In piccolo, fuori foto, c’è anche odio Roma.

Allora i nostri gladiatori che son fiorentini e non sono italiani, insegnano ai bimbetti a fare a cazzotti.

E arrivano i figlioli nati qui, di tutte le sfumature di pelle. Ma sono nati qui, auto-ctoni, indi-geni. A differenza degli speculatori immobiliari…

A un certo punto si mette a fare l’insegnante anche il Vàllero, che è nato in Santo Spirito, ma la su’ donna l’ha trovata in San Frediano, attraversando Via de’ Serragli. Il Vàllero ha fatto vincere due volte i Bianchi, e da quando ha smesso di giocare, i nostri perdono sempre.

E a un certo punto il Vàllero si trova davanti una figliola con il hijab.

Lui si mette i guantoni e li passa anche a lei, e per qualche glorioso minuto, assisto a un autentico Scontro di Civiltà.

Lo racconto ieri a Sana’, che fa parte del Direttivo della Moschea di Firenze – aveva deciso di mettersi il hijab nonostante il marito la prendesse in giro – mentre lei guida veloce la macchina. E scoppia a ridere.

Questa voce è stata pubblicata in Commoning, esperienze di Miguel Martinez, Firenze, islam, Islam in Europa, islamofobia, migrazioni, monispo, resistere sul territorio e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

12 risposte a Scontro di civiltà

  1. il modulo del dissenso informato scrive:

    Le riflessioni di Miguel mi hanno fatto ripensare alla gioventù in cui non mancavano mai un certo tipo di personaggi e di situazioni, e a quei tempi erano tutti italiani, per cui gli scontri di inciviltà erano tutti bollinati nostrani, ed in particolare Miguel mi ha fatto ricordare una situazione di quei tempi,che ho in mente perchè un paio di giorni fa chiedevo ad A. del suo naso.
    Spiego.
    Ad un certo punto alla birreria dove ci si trovava abitualmente compare F. , che dice di essere un ex-fascio della Crocetta ( quartiere popolare di Cinisello al confine nord di Milano) e di essersi fatto un po’ di galera per cose di droga ma millanta che ha fatto una buona galera perchè era nella manica di non mi ricordo quale boss.
    Comunque lo si accoglie nella compagnia anche se gli si dà il soprannome di Tossina, in effetti è un tipo di bell’aspetto ma magro tipo anoressia e pallido pallido, insomma non sembra che ha davvero dato un taglio all’eroina.
    Una sera siamo tutti a ballare al Rolling Stone in corso XXII marzo e Tossina che ha una storia con V. , donna anche lei di bell’aspetto, ci litiga e le mette le mani addosso, interviene il mio amico A. a difendere V. e Tossina pensa bene di tirare una testata ad A. e gli rompe il setto nasale. Nel frattempo sono intervenuto anch’io che mi ero perso l’innesco del casino perchè impegnato a ballare e ho iniziato a menare Tossina ma sono anche sopraggiunti i buttafuori che in effetti ci buttano fuori, dopodichè io accompagno A. al pronto soccorso e Tossina per quella sera sparisce.
    Poi qualche tempo dopo Tossina ricompare in birreria ,e c’è anche il mio amico A. che lo invita fuori per riprendere il discorso del Rolling Stone, Tossina esce ma non si ferma , sbraita che ritornerà ma che prima andrà a casa a prendere il cannone, in realtà va a farsi e quando torna con la macchina vorrebbe cercare di investire A. che è fuori birreria a fumare ,ma è strafatto e tutto quello che riesce a fare è schiantarsi contro le macchine parcheggiate.
    Morale dopo quella sera esce dai nostri orizzonti.

    Se queste cose non cambiano mai, visto che sono in vena di ricordi e riflessioni mi viene in mente come invece sia cambiata Firenze su certe cose.
    La prima volta che sono stato a Firenze poteva essere l’82 e c’erano un sacco di ragazzi saccopelisti , io come tutti gli altri avevo steso il mio sacco a pelo sotto qualche galleria del centro storico e ci avevo dormicchiato.
    Nell’84 o 85 la storia era già cambiata , l’amministrazione non tollerava più i saccopelisti sparsi per il centro che non facevano bello per il turismo normale, ma aveva allestito delle tettoie gratuite per saccopelisti in un posto chiamato Villa Favard e noi quattro in giro con la Renault 5 di B. eravamo andati a dormire lì.
    La terza volta era la prima metà degli anni novanta e io con la macchina stavolta mia andai a trovare l’attuale moglie di A. che all’epoca stava in affitto in via della Stufa, cioè immagino che adesso sia impensabile che lei , una fisioterapista,possa trovare un affitto lì , e anche immagino che adesso sia impensabile che io potessi arrivarci in macchina all’alba ( mi pare che stessero iniziando ad allestire il mercato, ma dopo tanti anni potrei sbagliarmi) e parcheggiare a due passi da casa sua.

  2. Miguel Martinez scrive:

    Condivido dalla chat delle mamme del Giardino, per darvi un’idea di come sia possibile un’altra convivenza…

    1 Oggi in tarda serata é stato preso un telefono a un bambino Hamza al giardino

    2 Consigliamo vivamente ai ragazzi presenti che l’hanno preso di restituirlo il prima possibile per non dire subito

    3 Lo ha appena trovato per fortuna nello sterrato del giardino , lo ha accompagnato Niccolò a cercarlo, il bambino era disperato .

    4 Si me l’ha detto che Nicco l’ha aiutato tanto

    5 L’importante é che l’abbia ritrovato, grazie Nicco

    6 Con quel telefono lui parla con la mamma in India e con tutte le mamme del rione tutti i giorni😍

    7 Grazie🙏🏻

    8 Piccolino !!!

    9 Anche con noi, avrei avuto nostalgia di non sentirlo!

    • PinoMamet scrive:

      Ma Hamza è un nome che va dall’India all’Albania…

      l’internazionale islamica dei nomi!

      • Moi scrive:

        Negli “Stan” ex Sovietici o anch’oggi Russi però _ giustamente _ innestano, per cognomi e patronimici, grammatica morfologica Slava su radicali lessicali Arabi …

        tipo “Mustafa Mohamedovič Abdullaëv”

        … specie in Dagestan sono forse gli unici Musulmani sul Pianeta universalmente ammirati a Dx e ignorati a Sx :

        laggiù lo Sport Nazionale sono le MMA , già da bambini imparano a picchiare come fabbri MA viene inculcato anche lo Spirito Guerriero che SOLO contro Avversari al Proprio Livello e Oltre si dimostra “Valore”. Il Bullismo è ritenuto vile.

        SE il Dagestan governasse il Mondo, la Questione Israele VS Palestina verrebbe risolta con una Partita di Calcio Storico Fiorentino … sul serio.

        • Moi scrive:

          I Daghestani hanno classiche barbe lunghe senza baffi e orecchie “a cavolfiore” tipiche della lotta a terra … Fabio i video in Inglese Americano con fortissimi accento Russi …

          “Vèn jù vôna fàjght jù gôda vìn … môsk or žìmm no diffréns” tipo …

        • habsburgicus scrive:

          mai stato purtroppo in Dagestan, ma chi c’è stato recentemente e ha fatto delle relazioni di viaggio nei gruppi ad hoc dice che si è trovato benissimo
          il Dagestan signica come ben sai “paese della montagna” quindi non è legato a un gruppo etnico specifico: ve ne sono infiniti, tutti musulmani, di ceppo diverso ma con una cultura comune; fra i gruppi etnici più importanti ci sono gli avari (sì !), i lezgi e anche qualche azero…ma sono innumerevoli..i russi sono sempre stati pochi, anche in periodo sovietico

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ moi

          “Dagestan”

          Un poliziotto Dagestano fu sequestrato da dei terroristi. Lo filmarono con un telefonino mentre gli ordinavano di leggere un loro comunicato. Disse solo due parole:

          Rabotáitie, brát’ia

          Lavorate, fratelli

          Lo uccisero.

          Da allora quelle parole sono diventate un motto dei militari Russi. Sono le parole dette alla TV da Putin nella sua risposta a Zelensky.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            Eia eia alalà!

            Per Natale un bel fez da Camerata Antemarcia.

            PS Putin? quello che invita Zelensky a Mosca a trattare senza una tregua al fronte e che propone il suo dipendente Schroeder come rappresentante della UE nella trattativa con la Russia? twisted sense of humor direbbero oltremanica.

  3. Moi scrive:

    Fabio = fanno

    Sbagliatore Automatico

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