In festa (1)

Domenica, in parrocchia il sottoscritto multicredente e molto scettico è andato a onorare la Madonna del Sorriso, una piccola statua di una donna sorridente che regge in braccio un bimbetto, unico resto dell’antica chiesa di San Frediano.

Facciamo il grande pranzo nel cortile dell’adiacente Seminario, la prima bella giornata dell’anno, saremo un centinaio. A un certo punto, la Chiara mi dice, “Miguel, tu che parli inglese, ti posso mettere accanto queste due persone?

Sono due giovani sui trentacinque anni, lui austriaco, lei indiana, ma entrambi vivono e lavorano a Salisburgo. Li annuso con sospetto, e poi colgo subito che sono persone affini.

Lui mi racconta di essere stato a Firenze che aveva otto anni, e di essersene innamorato. E così ha deciso di ritornarci anni dopo, con la sua compagna. Scoprendo una città svuotata dei suoi artigiani, trasformata in negozietti di souvenir tra folle interminabili da turisti. Avevano quindi deciso di scappare quel giorno e tornarsene a casa, poi hanno visto la chiesa sull’altra sponda e hanno deciso comunque di farci un giro.

Qualcuno più o meno a gesti – non è che in parrocchia brillino per multilinguismo – li invita nel cortile a mangiare con gli altri. E così scoprono un luogo che nemmeno la maggior parte degli abitanti del rione conosce: il Seminario arcivescovile; e scoprono anche un’umanità vive, che capiscono subito.

La Giovanna ci guarda e riguarda, e poi mi dice, “io sono commossa per loro, penso quanto devono essere felici ad avere scoperto un mondo che non conoscevano!”

Li porto per i corridoi con i grandi quadri barocchi, nel piccolo mondo dove visse Santa Maria Maddalena dei Pazzi.

Dopo, li ho portati a vedere piccole e grandi cose nel rione… La ragazza indiana mi racconta storie di comunità e vita in India, e capisco subito pensando ai contadini toscani. E poi lei coglie l’elemento fondamentale: come le chiese in Italia possono essere centri di comunità.

Poi riflettiamo insieme sulla tragedia del turismo.

Cerchiamo cose belle e vive, che appena diventano merce, muoiono. Amandole, le facciamo uccidere.

Ma resta pur qualcosa nei piccoli incontri, che invece nutrono di vita.

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3 risposte a In festa (1)

  1. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    “le facciamo uccidere”

    Non “le facciamo”: il numero eccessivo le uccide.

    Vale per il turismo quello che vale per il traffico: le nostre città non sono fatte per sostenerne impunemente una quantità eccessiva.

    Alla lunga, questa intacca sia l’integrità del monumento sia quella della comunità originariamente viva attorno a quel monumento.

    O questa quantità viene limitata o non se ne esce.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. maria Heibel scrive:

    Tiziano Terzani, fiorentino doc, immaginava in avvenire ( decenni fa) il tourismo nei suoi effetti la terza guerra mondiale. Osservava l’andamento in Indochina.

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