Remigriamoli… ma tutti!

Stamattina esco di casa, e trovo la strada bloccata da due grandi mezzi dei vigili del fuoco e vari veicoli della polizia metropolitana, nonché della polizia nazionale.

Mi dicono che c’è stato un incendio in un appartamento, al terzo piano.

Penso a qualche cuoca maldestra, e invece…

In quel portoncino, so che ci sono tanti pakistani. Tutti giovani, tutti maschi. Gentilissimi, per quel quasi nulla con cui interagiscono con il resto del mondo.

Come faranno tanti pakistani a pagare l’affitto in un rione ormai in mano ai Bedenbrecfas, dove la maggioranza delle persone che passano ormai hanno i capelli biondi e urlano in americanese?

Nella mia esperienza, i padroni di casa da noi si dividono in due categorie: il 90% di furbi che affittano spazi ai prezzi adatti a un imprenditore della Silicon Valley che quel giorno ha voglia di fare l’Epstein; ma anche il 10% di gente che ti guarda in faccia e dice, “no, ho preferito affittare a un prezzo ragionevole a una persona che aveva bisogno”. Esistono, grazie a Dio.

Per cui non mi permetto di giudicare il padrone di casa; fatto sta, che ha affittato un appartamentino a un pakistano. Il quale ha subaffittato a una decina di pakistani.

Che non hanno dato fuoco alla casa perché volevano distruggere la civiltà occidentale partendo dalla città di Oriana Fallaci.

Hanno dato fuoco alla casa, perché sono esplose le batterie delle loro bici elettriche.

Al terzo piano, perché se le bici le lasci per strada, qui, te le fregano subito (spoiler, no i ladri non sono pakistani).

Ma perché i ragazzotti pakistani dall’aria mite hanno le bici elettriche e noi cristiani no?

Perché per campare, devono correre. Devono correre più veloce della App che ordina loro di caricare-andarecontromano-consegnare-ricaricare in tempi umanamente impossibili.

E quindi ovunque incroci questi delinquenti extracomunitari che violano le leggi sulla velocità per strada, correndo contromano, e mentre guidano la bici, stanno pure a guardare lo smarfo invece della strada, e poi danno pure fuoco alle case della Città di Dante…

Da remigrarli tutti, certo, come chiede Casa Pound.

D’accordo. Ma solo dopo aver messo in galera i padroni delle multinazionali che li mandano. E a quelli, agli investitori, si stendono tappeti di velluto…

https://corrierefiorentino.corriere.it/notizie/cronaca/26_febbraio_09/firenze-incendio-in-3-mini-appartamenti-di-borgo-san-frediano-in-cui-vivevano-dalle-6-alle-10-persone-in-nero-7a0ac34e-3041-480f-a6ca-065749f20xlk.shtml

Firenze, incendio in 3 mini appartamenti di Borgo San Frediano: ci vivevano 10 rider in nero

09 feb 2026

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304 risposte a Remigriamoli… ma tutti!

  1. Miguel Martinez scrive:

    Pongo una domanda a chi ne sa realmente qualcosa di diritto (mi riferisco soprattutto a Roberto, quindi).

    A Bologna un

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/09/aggressione-machete-bologna-montagnola-arresti-notizie/8285442/

    La polizia di Stato di Bologna ha dato esecuzione a due misure cautelari in carcere per tentato omicidio per un’aggressione avvenuta l’11 ottobre 2025, quando le pattuglie della Questura sono intervenute al parco della Montagnola per una rissa. Due senegalesi di 34 e 24 anni e un cittadino gambiano 28enne sono stati trovati con gravi ferite da taglio. Poco distante sono stati rinvenuti un machete di 48 cm e una spranga in metallo di 110 cm.
    [gli aggressori] sono stati identificati in due fratelli tunisini di 29 e 25 anni, noti alla Questura per pregressi precedenti. Il 29enne è gravato da un precedente per rapina, avvenuto il 23 settembre 2024 nel parco della Montagnola, ai danni di un cittadino senegalese e, il 2 ottobre 2024, è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, perché ritenuto responsabile di aver accoltellato un connazionale in piazza XX Settembre. Anche il fratello più piccolo è già stato individuato quale autore di condotte penalmente rilevanti con pregiudizi di polizia e precedenti penali per azioni violente. Entrambi i fratelli “sono stati coinvolti, a gennaio, in un ulteriore tentato omicidio in danno di connazionale per il quale il più giovane è attualmente detenuto”, si legge ancora nella nota. La misura è stata eseguita con l’arresto del più giovane, mentre il maggiore è attualmente ricercato.”

    • Miguel Martinez scrive:

      Cito il caso di Bologna perché è abbastanza tipico: una sequenza di atti di violenza spicciola, e l’autore era a piede libero – nel comunicato della Questura, forse scritto in fretta, si dice che era proprio colpevole, non marginalmente coinvolto.

      A questo punto si scatena la solita gazzarra di destra che dicono, “sono i magistrati che ci vogliono islamizzare a forza di coltellate” ecc. ecc. In realtà le vittime pare che fossero tutti immigrati neri, e certamente questi due teppisti non avevano santi politici in paradioso.

      Ma si sentono spesso episodi di questo tipo, e sarei curioso di capire banalmente, “perché erano liberi”?

      Ovviamente non pretendo che nessuno sappia i dettagli del caso specifico, ma sarebbe interessante una riflessione originale sul tema.

      • Francesco scrive:

        Mi associo alla domanda. A me della nazionalità fregauntubo ma sapere perchè certe persone non sono in galera a scontare la pena ma altrove mi incuriosisce.

        PS sul tema del post. E’ impossibile imporre ai rider, come ai camioncini bianchi, di rispettare il Codice della Strada e far ricadere il costo di questa legalizzazione nei costi che pago come cliente?

        Grazie

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Francesco

          ” A me della nazionalità fregauntubo ma sapere perchè certe persone non sono in galera a scontare la pena ma altrove mi incuriosisce”

          Esatto, hai colto lo spirito della domanda.

          “E’ impossibile imporre ai rider, come ai camioncini bianchi, di rispettare il Codice della Strada e far ricadere il costo di questa legalizzazione nei costi che pago come cliente? ”

          Le bici credo che siano personali, dei rider, almeno in molti casi.

          E sono comunque truccate a carico dei rider stessi, per aggirare il limite di velocità che hanno le bici elettriche.

          Non credo che abbiano elementi distintivi tipo grossa targa rilevabile a telecamera.

          E comunque le multe le dovrebbe pagare il rider, l’azienda è innocente…

          • Francesco scrive:

            Non è che la Legge sia cretina per definizione: se l’azienda impone ai rider delle prestazioni che non sono compatibili col Codice della Strada, risulta colpevole agli occhi della Legge.

            E se io Stato impongo ai rider di rispettare il CdS, l’azienda dovrà tenerne conto o perderà tutto il suo business, quando ai rider non converrà più lavorare.

            Credo che le cose possano benissimo funzionare così.

            Ciao

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              L’impresa sostiene che il lavoro sia autonomo, non subordinato, per cui l’obbligazione è di risultato e non di mezzi. Per cui non vuole rispondere dei mezzi usati per raggiungere il risultato.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “L’impresa sostiene che il lavoro sia autonomo, non subordinato, per cui l’obbligazione è di risultato e non di mezzi.”

                Esatto. Infatti, JustEat ha reso i rider dipendenti, cosa che ha aumentato i costi e ridotto il mercato di JustEat, a vantaggio di Deliveroo e Glovo che trattano i rider da liberi professionisti tipo avvocato o traduttore.

              • Francesco scrive:

                Quindi lo Stato dovrebbe perseguitare i rider finchè la loro % di non consegne perchè occupati con la polizia è così alta che alle aziende conviene smetterla?

                Potrebbe funzionare? o ci sono altri sistemi?

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “Potrebbe funzionare? o ci sono altri sistemi?”

                Ci sono: mettere in regola, come lavoratori subordinati, i rider, visto che l’unica reale autonomia che hanno è che devono comprarsi le bici da soli.

                Regola: scaletta ragionevole di consegne, pagamento malattie e ferie, possibilità di fare un mutuo…

                Risultato – si alzano i prezzi delle consegne e si riducono i profitti degli azionisti, mentre cala la velocità delle consegne.

                Insomma un disastro dal punto di vista “economico”.

              • roberto scrive:

                miguel

                “Risultato – si alzano i prezzi delle consegne e si riducono i profitti degli azionisti, mentre cala la velocità delle consegne.”

                chissenefrega degli azionisti….il problema è che se alzi i prezzi delle consegne al punto in cui perdi clienti e devi chiudere, beh semplicemente i rider non avranno neppure i due soldi che hanno adesso

              • Miguel Martinez scrive:

                Per roberto

                “Chissenefrega degli azionisti….il problema è che se alzi i prezzi delle consegne al punto in cui perdi clienti e devi chiudere, beh semplicemente i rider non avranno neppure i due soldi che hanno adesso”

                Esatto. Ma l’economia non se ne frega degli azionisti, chiedi a Francesco.

                E’ l’ennesima dimostrazione che il lavoratore ideale è quello pagato il minimo e solo per il lavoro fatto, messo in concorrenza con il massimo numero di altri lavoratori. Si chiama “efficienza”.

              • Francesco scrive:

                Scusate ma qui non considerate che un’attività economica che viola la legge va stroncata.

                Che sia la vendita di 14enni per farci sesso, di cocaina, di consegne a costi tali che imporre la violazione del CdS.

                Come per i traporti aerei che sono offerti a prezzi troppo bassi per assurda esenzione dalle tasse sui carburanti. O quelli via mare che non tengono conto dell’inquinamento causato da motori schifosissimi.

                Il mercato è un meccanismo positivo solo se deve obbedire a delle regole, che NON devono essere regalie e privilegi ma devono essere stabilite dalla politica.

                La differenza tra i due tipi di regolazione è vitale.

                Ciao

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “Scusate ma qui non considerate che un’attività economica che viola la legge va stroncata.”

                Non capisco: la legge della Corea del Nord, dello Stato del Texas, della Repubblica Islamica dell’Iran? Mi sembra un criterio molto variabile.

                Poi però parli sia di pratiche in genere illegali (tipo commercio di cocaina) che di pratiche perfettamente legali: l’esenzione dalle tasse sui carburanti, ecc.

                Quando parli dei motori che inquinano, stai dicendo esattamente quello che dico io: che la trasformazione di risorse in prodotti + scarti, e poi di entrambi alla fine in rifiuti, ha necessariamente un *costo* completamente diverso dal *prezzo*. E per la legge universale dell’entropia, il costo è necessariamente maggiore del guadagno, che ci piaccia o no, prendersela con il Creatore dell’Universo che dopo aver barato creando il tutto dal nulla, ha deciso che ogni trasformazione passa dal tutto al nulla.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                ” di consegne a costi tali che imporre la violazione del CdS.”

                Non credo che l’azienda ordini di violare il CdS: lì la colpa, per legge, è del singolo Libero Imprenditore pakistano che ha deciso che per comprarsi la bici elettrica, pagare l’affitto e mangiare, vuole guadagnare più di 10 euro al giorno.

              • Francesco scrive:

                x Miguel

                non mi piace per niente la tua proposta, davvero puzza di dirigismo e sindacalismo dannosi!

                se Esselunga facesse contratti ai camionisti che impongono loro di andare a 160 kmh in autostrada, credo verrebbe sanzionata per quello.

                la strada è regolamentare il mercato, non stroncarlo.

                Ciao

              • Miguel Martinez scrive:

                per Francesco

                “se Esselunga facesse contratti ai camionisti che impongono loro di andare a 160 kmh in autostrada, credo verrebbe sanzionata per quello. ”

                La nostra Esselunga immaginaria non fa nulla di simile. Semplicemente premia il Libero Imprenditore Camionista che con i propri mezzi, a proprio rischio, arriva per primo.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “non mi piace per niente la tua proposta, davvero puzza di dirigismo e sindacalismo dannosi!”

                Quindi sei contrario all’assunzione con contratto di lavoro subordinato dei FATTORINI?

              • Francesco scrive:

                tenderei a preferire i “padroncini” con bici propria e possibilità di cambiare algoritmo-padrone a volontà

                molto meno rigido e mi pare più efficiente

                Ciao

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “tenderei a preferire i “padroncini” con bici propria e possibilità di cambiare algoritmo-padrone a volontà”

                Insomma, ti va bene la situazione attuale.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Sto leggendo tante cose. Tipo:

                – i diritti dei lavoratori aumentano i prezzi: sì. Ed è bene che sia così, perché è una forma di redistribuzione della ricchezza;
                – se aumentano i salari, le aziende chiudono e i lavoratori perdono il poco che guadagnavano. Normalmente no, ma, qualora così fosse, l’art. 36 Cost. fa una precisa scelta di campo: se un lusso è troppo costoso per permettere un salario decente per chi lavora per garantirlo, allora rinunceremo a questo lusso;
                – la polizia deve perseguire i fattorini. No, sarebbe meglio che l’Ispettorato se la prendesse con i loro datori di lavoro: sono di meno e si fa prima;
                – meglio “padroncino con la bicicletta che può cambiare committente”: meglio per il committente, forse, perché il lavoratore subordinato può cambiare a piacimento datore di lavoro, mentre è il datore di lavoro che non può lasciarlo a casa dall’oggi al domani. Inoltre, sei “padroncino” se sei tu a stabilire tempi e luoghi della prestazione, se non vieni controllato mentre lavori e tutto il resto, altrimenti non sei padrone di un bel niente, ma solo un dipendente che deve pagare per lavorare.

              • Francesco scrive:

                Come leggi male tu!

                1) la redistribuzione della ricchezza legittima in generale è un male. ma a parte questo non c’entra nulla con i diritti dei lavoratori.
                2) è l’argomento dei liberisti contro il salario minimo. il che rende la cosa più interessante!
                3) non vedo come potrebbe fare ma immagino che un dirigista come te ci abbia pensato.
                4) meglio per l’economia in generale e il bene comune, che di solito non vanno d’accordo con il sindacalismo fanatico di questo tipo.

                Saluti

              • Francesco scrive:

                Miguel

                stavo cercando di riflettere. Diciamo che EL mi chiede di fare una consegna a Verona, che sta a 160 km da qui.

                E io mi offro di farla in un’ora.

                Nel momento in cui sigliamo il contratto, dovremmo essere perseguibili perchè solo violando la legge lo si può rispettare.

                Se il PM accerta che SL firma solo contratti con quel tipo di impegni per i trasportatori, sospetto che SL finisca nei guai.

                O mi sbaglio di nuovo?

                Ciao

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Il “sindacalismo fanatico” è il funzionamento di ogni paese occidentale dal Dopoguerra ad oggi.

              • Francesco scrive:

                Non mi pare proprio che sia davvero così, questo è quello che racconta quel gran pallonaro di Landini.

                La vita reale, anche in economia, è sempre stata una cosa molto diversa.

                Sia un’economia di mercato che una economia mista non sono il socialismo.

                Ciao

              • firmato winston scrive:

                Scusate ma quanto costa la consegna per la quale il fattorino viene pagato 2.5 euro?
                Chi paga, e come?
                Al fattorino glieli danno netti oppure lordi e poi deve arrangiarsi a pagare le imposte, con costoso commercialista, esperto paghe, eccetera?
                Quanto intasca il fattorino di mance?
                Le considera come reddito e le dichiara al fisco?
                In realta’ gestire contabilmente la faccenda in modo italicamente corretto mi sembra un bel casino, per cui mi sa che non la raccontano tutta… e credo che nessuno sappia quanto guadagnano veramente, al di la’ del solito baccano mediatico-giudiziario.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Non mi pare proprio che sia davvero così”

                E allora ti pare davvero molto male.

              • firmato winston scrive:

                @Miguel:
                “prezzo, e *costo* completamente diverso”

                Miguel non esiste qualcosa come il “costo oggettivo” di qualcosa: stai parlando di quello che *per te* e/o per il tuo gruppo sociale di appartenenza e’ un valore soggettivo, e in realta’ stai lottando per imporlo agli altri, come assolutamente tutti stanno facendo qui dentro. Qualsiasi teoria che implichi un “costo oggettivo” oppure “oggettivamente calcolato” e’ uno sfoggio di narcisismo, tribalismo, e una truffa autoconsolatoria, e che nel mettere in competizione per contrasto fa da motore primario alla “crescita” persino quando afferma il contrario (che va intesa come “di valore”, ovviamente). Tant’e’ che *qui e adesso* diamo valore a cose che in un altro tempo o in un altro luogo manco degneremmo dell’attributo dell’esistenza. Molte delle cose a cui diamo importanza ora, fra mezzo secolo faranno ridere, o piangere a seconda delle loro conseguenze per i valori, altrettanto arbitrari, che ci saranno in quel futuro per alcuni, e per altri, per contrasto, no. E’ un modo inutile come un altro di trabattare nel trascorrere la vita. 🙂

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “Miguel non esiste qualcosa come il “costo oggettivo” di qualcosa: stai parlando di quello che *per te* e/o per il tuo gruppo sociale di appartenenza e’ un valore soggettivo, e in realta’ stai lottando per imporlo agli altri, come assolutamente tutti stanno facendo qui dentro”

                A parte il tuo linguaggio sempre aggressivo da “sono nato che avevo ragione e gli altri avevano torto” 🙂 tocchi un punto interessante.

                E cioè che effettivamente tutto ciò a cui diamo valore è soggettivo. Meglio un giorno da leoni, o meglio cent’anni da pecora? Meglio il caffè a poco prezzo o l’estinzione delle balene?

                Io soggettivamente preferisco un rione abitato da gente che si conosce e si saluta per strada, a gente cacciata di casa per far fare profitto agli azionisti di finanziarie in paesi lontani. Ma sicuramente loro la pensano diversamente.

                E a un certo punto, tra due soggettività è la forza che decide. Sono loro che mandano l’ufficiale giudiziario a casa della novantaquattrenne cui chiedono anche i danni per i mancati guadagni. E siamo noi che resistiamo, come possiamo.

      • roberto scrive:

        miguel

        ” sarei curioso di capire banalmente, “perché erano liberi”?”

        è impossibile saperlo senza sapere nulla del caso (e il comunicato della polizia mi permetto di considerarlo “nulla”, vale come le dichiarazioni alla stampa dell’avvocato di parte)

        in generale
        a) la civiltà occidentale si basa sul principio secondo il quale si può essere privati della libertà solo *dopo* una sentenza di condanna

        b) questo principio di base, che dovrebbe essere ricordato quotidianamente a tutti, ha delle eccezioni.
        In pratica in italia puoi essere privato della libertà prima della condanna se:
        – ci sono gravi indizi di colpevolezza
        e
        – c’è pericolo di reiterazione del reato
        – c’è pericolo di fuga
        – c’è pericolo di inquinamento delle prove.

        evidentemente nel caso dei gentiluomini manca, perché un magistrato lo ha deciso, o il primo requisito o gli altri tre (o tutti e quattro), ma questo

        come regola di interpretazione del mondo, se la polizia scrive “abiamo arrestato tre assassini” non credeteci, nessuno ha ancora stabilito che i tre siano assassini
        se l’avvocato dichiara “il mio cliente è innocente”, prendete la dichiarazione per quello che è, una dichiarazione di parte

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “è impossibile saperlo senza sapere nulla del caso”

          Sì, scrivi più o meno quello che penso io.

          Allora, perché passa tanto tempo tra il primo fermo e la sentenza?

          Sia chiaro, sto proprio cercando di capire, non sto dicendo che è colpa di nessuno, piove governo ladro o simili.

          Non sono nemmeno sicuro che il carcere sia una buona cosa, tranne per il fatto che toglie effettivamente un po’ di gente dalla strada (magari anche innocente).

          • roberto scrive:

            miguel

            “Allora, perché passa tanto tempo tra il primo fermo e la sentenza?”

            perché fare un processo costa tempo e denaro, i nostri tribunali sono sotto organico a tutti i livelli (dai giudici ai cancellieri), e intasati di cazzate (il tizio che “denuncio la scuola perché durante la ricreazione il mio bimbo è inciampato correndo in cortile” andrebbe preso a frustate)

            poi ci sono casi in cui puoi fare processi per direttissima che sono molto veloci (ma ci vuole un arresto in flagranza)

            • Miguel Martinez scrive:

              Per roberto

              “poi ci sono casi…”

              Ecco, insomma sono proprio le cose che pensavo e che dicevo “da ignorante”, pensando però che magari ci fosse qualcosa di importante che mi sfuggiva.

  2. Peucezio scrive:

    Ma non si potrebbero remigrare i turisti a calci in culo?

  3. Peucezio scrive:

    Intendo quelli che arrivano per tre giorni e vedono solo il Battistero e il Ponte Vecchio per farsi il selfie.

  4. MOI scrive:

    Sinceramente, non ho mai sentito lamentele specifiche sui Pakistani a Bologna e quasi* nulla in Italia; anzi: spesso li ho sentiti paragonare in positivo come “Gente Che Lavora” in opposizione (!) ai “Maranza ” Nord Africani … EPPURE i Pakistani UK sono tristemente famigerati per le “Groomong Gangs” .

    * Solo certi Napoletani (!) che vorrebbero proibire i loro negozi di souvenir di Napoli … che tolgono “Napoletanità” intesa come Patrimonio Immateriale UNESCO [sic)] ..a danno del Turismo.

    • MOI scrive:

      Più in generale, quando sento/leggo “Aggettivo/Sostantivo di Provenienza Etnica” + suffisso “ità” … ho Presagio di Fuffa.

      😉

    • MOI scrive:

      I Pakistani sono l’ unico esempio di “stereotipo comportamentsle” quasi opposto fra due Paesi diversi … forse con il.Regno Unito hanno un rapporto più conflittuale per ragioni Storiche ? … Eppure il resto dell’ Areale Industano NON sembra avere questi problemi.

      Mi risulta un problema specifico del Regno Unito, le Grooming Gangs. FORSE in Scandinavia, anche se là, gli Autoctoni _ quei pochi che NON temono di sembrare di “Destra” come Stigma Sociale … __ che la lamentano insistono più sulla religione che sulla Nazionalità.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Moi

        “I Pakistani sono l’ unico esempio di “stereotipo comportamentsle” quasi opposto fra due Paesi diversi ”

        Sto cercando di capire, ne so poco.

        Di solito le migrazioni funzionano a imbuto rovesciato: mi hanno raccontato che almeno la metà dei tassisti romani discende dagli abitanti di uno piccolo paese dell’Abruzzo; e immagino che sia così anche con blocchi come “le colf filippine”, “gli spacciatori tunisini”, “i muratori albanesi”, “i rider pakistani”.

        So che il Pakistan ha 260 milioni di abitanti, appartenenti a tante etnie diverse. Magari tutti i rider vengono da uno specifico comune, e tutti i grumatori da un altro?

        • firmato winston scrive:

          “almeno la metà dei tassisti romani discende dagli abitanti di uno piccolo paese dell’Abruzzo”

          Da qualche parte devo aver letto o sentito che la licenza di tassista (e quindi la relativa corporazione, che il fascismo, corporativo di per se’, incentivava) fu inventata ai tempi del duce per dare lavoro agli ex-carcerati come forma di reinserimento sociale.

    • PinoMamet scrive:

      “I Pakistani sono l’ unico esempio di “stereotipo comportamentsle” quasi opposto fra due Paesi diversi”

      eh??

      • PinoMamet scrive:

        Ah, ho riletto e ho capito.

        Beh, ma devi tener presente che i pakistani in Italia, e i pakistani nel Regno Unito, sono due… popoli diversi 😉

        I pakistani in Italia sono in maggioranza giovani maschi in età lavorativa. O anche meno giovani.

        A differenza degli indiani impiegati in agricoltura (almeno nella Val Padana… altrove credo che le cose siano diverse) non sono qui con moglie e figli, che hanno lasciato in Pakistan;
        oppure in Pakistan li aspetta qualche matrimonio combinato in anticipo.

        Che siano “riders” (ma diciamo pure all’italiana, fattorini) o abbiano il negozietto di alimentari strani aperto-anche-alla-sera-tardi, non hanno né tempo né voglia di fare casini.

        Invece i pakistani nel Regno Unito sono manco i figli, ma i nipoti o bisnipoti dei primi immigrati.

        • PinoMamet scrive:

          Naturalmente generalizzo, ho avuto studenti pakistani (per esempio in una classe, compagni di banco uno pakistano e uno indiano, amicissimi)
          i cui genitori erano quindi in Italia entrambi, ma si fa per capirci.

          (Nella stessa classe avevo il bis-bis-bis-bis-bis-nipote, e omonimo, dell’eroe nazionale di un paese balcanico che non cito per riservatezza, ma che discende dai Pelasgi e ha inventato tutto 😉 )

          • Miguel Martinez scrive:

            Per PinoMamet

            “Naturalmente generalizzo, ho avuto studenti pakistani (per esempio in una classe, compagni di banco uno pakistano e uno indiano, amicissimi)”

            La mia esperienza con i pakistani è minima (qualche kebabbaro e basta).

            So che il Bangladesh è nato da una violentissima guerra contro il Pakistan, ma confondo bengalesi e pakistani…

            Qui un gruppo di bengalesi è riuscito a prendere possesso del mercato più centrale e turistico di Firenze, un capogiro di affari, con 80 bancarelle praticamente tutte in mano loro, e nessuno sa come abbiano fatto.

            Ogni tanto si prendono a sprangate tra di loro, ma nessuno sa perché, e non torcono mai un capello a un italiano.

            • Peucezio scrive:

              Ma come hanno fatto a fare la guerra a distanza, con l’India, enorme, in mezzo?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                E’ stata una guerra di indipendenza: le truppe del Pakistan erano già presenti nel Pakistan orientale (poi Bangladesh).

              • habsburgicus scrive:

                diciamo una rivolta appoggiata dall’India [e dunque, illo tempore, da Mosca] contro le truppe pakistane [appoggiate da Pechino e un po’ anche da Washington] e un’infima élite autoctona “collaborazionista” (oggi cancellata dalla Storia) ovvero fedele alla “grande idea” del Qa’id-i ‘Azam “la Grande Guida” c’est-à-dire Muhammad ‘Ali Jinnah colui che, all’inizio con appoggio britannico*, concepì attraverso la sua Lega Musulmana l’idea di uno Stato di tutti i musulmani del Subcontinente, precorrendo Tito nell’elevare i musulmani a Nazione…verosimilmente fu il primo in assoluto a legare la religione islamica con la Nazione, in anni ove ciò non era assolutamente la norma (molti ideologi panarabi erano cristiani) e non è quindi un caso che il 23 marzo 1956 -quando Elisabetta, che all’ascesa al trono fu ancora salutata dagli araldi “Regina del Pakistan”, fu privata della sovranità- il Pakistan fu la prima Nazione al mondo ad assumere la qualifica di “Repubblica islamica”, 23 anni prima di Khomeini, e molti anni prima della Mauritania !

                *ovviamente Churchill, i cui proconsoli a Delhi appoggiarono Jinnah contro Gandhi e Nehru, pensava di usare in seguito gli indù contro i musulmani…e, per dirla in modo non poetico, di metterglielo nel didietro agli uni e agli altri, e continuare a governare l’India in saecula saeculorum ad maiorem Britanniae gloriam, e alla faccia degli indiani, musulmani o indù che fossero !
                purtroppo per Albione, il Labour Party vinse le elezioni del 1945…
                e Londra perse tutto (1947/1950, India; 1947/1956, Pakistan)
                il Pakistan “rimpicciolito” (cioè quello di oggi) addirittura abbandonò il Commonwealth dopo il 1971 accusando Londra di aver appoggiato l’India..poi vi tornerà, ma nulla sarà più come prima

        • Miguel Martinez scrive:

          Per PinoMamet

          “Che siano “riders” (ma diciamo pure all’italiana, fattorini) ”

          Grandioso! Lanciamo: FATTORINI!

  5. pino scrive:

    E’ buffo pensare come una città come Firenze, con una pluriennale tradizione di sinistra, si rivolga a questo genere di servizi. Un tempo i compagni si cucinavano. Sarà la Firenze 2.0. La Firenze proiettata verso il futuro che mentre sta tornando a casa in tramvia, ordina cibo spazzatura a domicilio. Sono soddisfazioni anche queste.
    P.S.: Mai ordinato cibo da queste piattaforme.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Pino

      “’ buffo pensare come una città come Firenze, con una pluriennale tradizione di sinistra, si rivolga a questo genere di servizi. ”

      “Sinistra” è un termine ambiguo.

      Sicuramente i contadini delle campagne, e le cittadine operaie tipo Sesto, sono state “rosse”, dei “compagni”, ecc.

      Firenze non è mai stata “rossa”.

      C’è una lunga storia anarchica/artigiana/antimoderna; c’è stato il cattocomunismo di La Pira e dintorni. Sopratutto però c’è tutto un mondo di gente “laica”, che pensa a fare affari, che non pensa né alla “patria” né alla “giustizia sociale”, che si trova abbastanza bene con il PD purché conceda i dehors ai localini e si batta per spianare la Piana per farci l’aeroporto internazionale.

      Ed è gente che ci sta benissimo a mangiare con i rider pakistani.

      • Peucezio scrive:

        Beh, ma dopo La Pira non c’è stato il PCI?

        • Francesco scrive:

          sì, credo che Miguel sia l’unico in Italia a pensare Firenze non come una città rossa

          oltre ai cattocomunisti, che chissà perchè non pensano a se stessi come dei rossi

          mah!

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Francesco

            “sì, credo che Miguel sia l’unico in Italia a pensare Firenze non come una città rossa”

            Ma sicuramente nessuno a Firenze pensa a Firenze come una “città rossa”.

            Se poi qui non vince la Lega, è un altro discorso, mica devi essere un operaio trinariciuto o un mezzadro arrabbiato per non apprezzare Salvini.

            • Francesco scrive:

              non vinceva neppure la DC, il PSI, Berlusconi, la Meloni

              non fare il furbo!

              😀

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “non vinceva neppure la DC, il PSI, Berlusconi, la Meloni”

                I sindaci La Pira, Lagorio, Bargellini, Bausi, Zoli, Bonsanti e Conti avevano tutti la DC in coalizione.

                Poi nessuno ha detto che Firenze fosse nera (tranne sotto il fascismo, che il consenso era altisimo).

              • habsburgicus scrive:

                so poco di Florentia, ma credo che a parte il primo sindaco post-liberazione (ok, non proprio il primissimo), ovvero il compagno Mario Fabiani in carica dal 1946 al 1951, la DC sia stata in tutte le amministrazioni fino alla metà dei 70′ in linea con altre grandi città (nel 1975 la DC perse Roma e financo Napoli ! non proprio città di estrema sinistra), distinguendosi quindi dalla “sorella in Gramsci” Bologna ove il PCI fu sempre al potere e così è il PD e così sara nei secoli dei secoli :D, con l’unica eccezione del Guazzaloca, che i miticisti del XXIX secolo riterranno forse un Mito “inventato” dalla destra per sublimare il desiderio quasi erotico di pssedere almeno per un po’ l’antica Felsina :D..poi il PCI (Elio Gabbuggiani, marxista duro e puro !) e il PSI tornarono a governare insieme fino al 1983 e di nuovo credo qualche anno nei tardi ’80 (pure il PLI c’era, in un’ammucchiata “laica” anti-DC e trattandosi di Firenze non è peregrino ipotizzare l’intervento del Grande Oriente 😀 :D)
                l’ultimo Podestà fascista di un’altra Firenze, che non ha più nulla a che vedere con la Firenze post-agosto 1944 (anche se poi i ricchi di allora sono rimasti ricchi anche ora, o almeno i loro discendenti 😀 e, profetizzo, resteranno ricchi anche se venisse proclamato il Corano in Piazza della Signoria :D) fu invece il celeberrimo camerata Giotto Dainelli, successore di Gentile (fatto ammazzare dal PCI) all’Accademia d’Italia, e fascista di quelli “marca leone”, dotto geografia
                il primo sindaco di Firenze “italiana” (dopo la rivoluzione massonica del 27 aprile 1859 che pose fine ai Lorena, ça va sans dire massonizzati pure loro :D) fu invece, se non erro, Ferdinando Bartolommei, gran nobile dell’Italia laica (di cui sarà fatto senatore), che non può essere definito un “sinistro” 😀

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Habs

                “so poco di Florentia, ma…”

                mi diverte sempre come Habs inizi premettendo “so poco di…” e poi racconti cose che nessuno sa.

                Ma resto colpito da questa idea di Firenze come città “rossa”.

                Cioè la città dove come giustamente dici, “i ricchi di allora sono rimasti ricchi anche ora”, città aristocratica e bottegaia insieme, di speculatori immobiliari e di pittori in stile neo-barocco, nobili con palazzoni e quel che rimane di calzolai e di corniciai, e di confraternite medievali come la Misericordia “dal 1244″…

  6. Miguel Martinez scrive:

    OT

    Leggo i cognomi dei vincitori olimpionici italiani: rigorosamente sudtirolesi.

    E mi viene una rabbia tremenda, pensando a come il governo si vanti dei “trionfi italiani”, dopo che l’Italia ha commesso crimine su crimine, per cinquant’anni – 1918-1970 circa – per eliminare una popolazione conquistata, per negarne la stessa esistenza…

    Con quel pazzo di Tolomei che dedicò tutta la vita a inventare nomi italici per posti che mai erano stati italici, e ancora oggi questa follia del fascismo si trova su tutti i cartelli stradali.

    • Moi scrive:

      Ettore Tolomei creò il Mito del Confine Naturale al Brennero, perfino Beppe Severgnini lo sosteneva, prima di venire redarguito in diretta da Lilli Gruber.

      Alcuni toponimi sono anche da sempre Ladini, ma il Ladino (“metaminoranza” trasversale fra Svizzera, Sud Tirolo e Friuli) NON è riconducibile al Tedesco … né al Toscano.

      Le polemiche di solito sono sugli Atleti “NeGri” 🙂 o NordAfro-Levantini 🙂 … in compenso ci sono state polemiche per la Cerimonia di Apertura

      (Laura Pausini che “Sanremizza” l’ Inno di Mameli … Ghali inquadrato solo da lontano dopo che gli è stato negato l’ Inno di Mameli in Arabo, e dopo aver dichiarato che chi si informa in Arabo e un po’ anche in Inglese sa che a Gaza si continua a morire nonostante il “Cessate il Fuoco” !)

      a queste Olimpiadi che dovevano costare un miliardo e mezzo di euro e poi sono stati cinque.

      • Moi scrive:

        Anche nel Bellunese ci sono Ladini, oltre a micro-minoranze tipo “Mòcheni” e “Cimbri”)

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          I mocheni sono i germanofoni del Trentino, mentre i cimbri sono i germanofoni (bavaresi) della fascia prealpina veneta (Altopiano di Asiago, Lessini, Cansiglio). I retoromanzi bellunesi sono prevalentemente cadorini e agordini (le cui parlate sono molto venetizzate) e ladini veri e propri (si considerano tali quelli dei comuni annessi dopo la Grande Guerra), per cui a Cortina sono ladini e a San Vito sono cadorini, anche se i due comuni sono contigui e nella stessa vallata.

    • Moi scrive:

      Olimpiadi Invernali …

      PS Linguistico

      Miguel, mi meraviglio di te :

      “Vincitori Olimpionici” NON è errato … ma pleonastico sì.

      • Moi scrive:

        AI COPILOT :

        “Olimpico” si riferisce a tutto ciò che riguarda le Olimpiadi e la città di Olimpia, mentre “olimpionico” indica specificamente i vincitori delle gare olimpiche.

        Significato e Uso

        Olimpico:

        Deriva dalla città di Olimpia, sede delle antiche Olimpiadi. Può riferirsi a tutto ciò che è legato alle Olimpiadi, comprese le competizioni moderne e le strutture sportive. Ad esempio, si parla di “piscina olimpica” o “giochi olimpici”.

        Può anche avere un significato più ampio, riferendosi a concetti legati al monte Olimpo, sede degli dei nella mitologia greca.

        Origini

        Olimpionico:

        Deriva dalla combinazione di Olimpia e Nike (che significa “vittoria” in greco). Originariamente, il termine si riferiva ai vincitori delle gare olimpiche, ma oggi è usato anche per indicare chi partecipa ai giochi olimpici, non solo i vincitori.

        È importante notare che un atleta può essere definito “olimpionico” solo se ha vinto una medaglia d’oro o ha partecipato ai giochi, mentre “olimpico” è un termine più generico.

        Origini

        Esempi di Utilizzo

        Corretto: “Atleta olimpico”, “piscina olimpica”, “giochi olimpici”.
        Corretto: “Atleta olimpionico” (se ha vinto), “campione olimpionico” (da evitare, poiché implica una contraddizione).

        In sintesi, mentre entrambi i termini sono corretti, il loro uso dipende dal contesto e dal significato specifico che si intende trasmettere.

    • PinoMamet scrive:

      “Leggo i cognomi dei vincitori olimpionici italiani: rigorosamente sudtirolesi.”

      beh, no, non tutti.

      Comunque sono a favore dell’autodeterminazione: si faccia un bel referendum, se vogliono unirsi all’Austria lo facciano, e se ne vadano pacificamente affanculo.

      Ok, sotto il fascismo gli hanno italianizzato i cognomi e li hanno obbligati a imparare l’italiano, ma…

      sono più di 50 anni che fanno quello che vogliono, si autoamministrano e si tengono pure i soldi delle tasse, e tutto quello che gli viene chiesto è di sopportare che i cartelli stradali siano anche in italiano e di mettersi in posa quando suona l’inno di Mameli alle Olimpiadi.

      Non mi sembra questo grande crimine, ma se pensano di essere più felici con Vienna, vadano pure, non ne piangeremo la mancanza.

      • PinoMamet scrive:

        Poi, ripeto, sono stato l’estate scorsa in Sud Tirolo (c’ero stato altre volte in realtà) e ho trovato persone educate e simpatiche che rispondevano in perfetto italiano (ho notato che per esempio nei bar baristi e commesse scherzavano in entrambe le lingue, italiano e tedesco, con gli avventori)

        niente di personale contro gli altoatesini, ma le lamentele hanno un po’ stufato…

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        No, non concederemo mai il referendum perché:
        a) abbiamo insediato un gran numero di italiani laggiù che non possiamo abbandonare
        b) il Brennero è strategico per la difesa del paese in prospettiva. Ovviamente non contro l’Austria, ma nessuno ci assicura che tra cento anni non si affermi l’opzione grandetedesca e che il nostro vicino non sia più uno staterello neutrale.

        • Francesco scrive:

          a) credo si farebbero abbandonare molto volentieri!

          b) non serve agitare spetti crucchi tra un secolo per tenere il Brennero ben custodito!

          Ciao

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            “credo si farebbero abbandonare molto volentieri!”

            No, questa è una minchiata che ci raccontiamo noi italiani che siamo sicuri che domani mattina ci sveglieremo in Italia e quindi ci inventiamo Padanie, Veneti indipendenti e altre stronzate.

            L’italianità di confine è quella che cerca di infilare a viva forza una fascia tricolore a chi non la vuole portare, che si lamenta perché i germanofoni spadroneggiano e via discorrendo.
            E che quando l’Italia perde la sovranità sulle terre contese esoda in massa.

            • firmato winston scrive:

              Verissimo.
              Vale a tutte le scale pero’, e non solo per l’italianita’ e il campanilismo, vale anche fra vicini di casa, fra maschi e femmine, ecc ecc.
              Il contatto con l’altro da se’ fa scattare l’istinto di (auto-)individuazione per contrasto.
              E’ il motore anche di tutto il mare di chiacchiere di questo stesso blog, che Miguel ha ribattezzato “ad energia avversaria”.
              E’ il motore di tutta la (meravigliosa*) ricchezza e diversita’ che permea la vita sulla terra**, e si riflette infine nel nostro linguaggio.

              * giudizio di valore soggettivo, ovviamente 😉

              ** perche’ c’e’ tutta questa roba, invece di niente o di una roba sola? perche’ anche dopo la piu’ micidiale estinzione, riparte tutto da zero e in poco tempo (geologicamente parlando) si incasina e si complica tutto di nuovo?

          • PinoMamet scrive:

            Non conosco italiani alto atesini, ma conosco italiani valdostani, pure di cognome francese e madrelingua francese (non so come si chiami ufficialmente, franco provenzale? Boh loro dicono patois) e sono tra i più accesi patrioti italiani che conosca.

            Se c’è qualcosa che NON vogliono essere è francesi…

      • Peucezio scrive:

        “Comunque sono a favore dell’autodeterminazione: si faccia un bel referendum, se vogliono unirsi all’Austria lo facciano, e se ne vadano pacificamente affanculo.”

        OMDAP!

        • Francesco scrive:

          piccola nota: loro schifano pure l’Austria, oggi quelli insoddisfatti sognano il Grande Tirolo indipendente.

          Io sogno che la Lombardia conquisti tutta la Padania e pure un bel pezzo di Svizzera. Se poi ci viene anche la Sardegna per andarci in vacanza, che i liguri sono antipatici, tanto meglio.

          😉

    • roberto scrive:

      miguel

      ” pensando a come il governo si vanti dei “trionfi italiani”

      mi è sfuggito qualcosa? non ho letto di altoatesini medagliati che si siano lamentati dell’occupazione italiana….mi sembrano tutti felicemente italiani anche se parlano con un accento buffo

  7. mirkhond scrive:

    Ma gli accordi De Gasperi-Gruber del 1946 non avevano portato al bilingismo e al riconoscimento dell’identità tedesca dei sudtirolesi?
    Anche a me da fastidio che li chiamino altoatesini usando il tipico nome inventato dai nazionalisti italiani.

  8. Mauricius Tarvisii scrive:

    L’autonomia che vige adesso, in concreto, è stata concessa molto tempo dopo, con la riforma dello statuto speciale del 1972.

  9. il modulo del dissenso informato scrive:

    Nella mia zona i pakistani avevano una specie di monopolio del volantinaggio. Un furgone li scaricava tutti assieme e poi si disperdevano per le strade a smazzare pubblicità .
    Adesso è un po’ che non li vedo ma può essere un caso.
    A due passi da dove abito c’è un benzinaio con autolavaggio gestito da pakistani, che fa affaroni appunto con l’autolavaggio e piccole riparazioni, tipo cambio olio, gomme, ecc.
    Una volta mi sono fermato perchè avevo bucato e mi sono messo a chiacchierare col giovane che mi stava mettendo la toppa, ricordo che era un fan di Imran Khan, poi mi disse che poco meno della metà di quel che gli passava il suo datore di lavoro (che non era tantissimo) andava ai genitori e alla famiglia in Pakistan e che sperava di trovare un altro posto dove lo pagassero di più.

    Una decina di anni fa assunsi un bengalese .Gran lavoratore e un vero pezzo di pane, mi raccontava che era l’asino di famiglia, cioè l’unico a non avere studiato tra i suoi, e che in realtà avrebbe voluto emigrare in Germania ma era finito in Italia e alla fine andava bene così.
    Non doveva mandare soldi al suo paese, in compenso ad un certo punto aveva fatto arrivare una moglie dal suo paese e quando poi l’ho perso di vista era appena diventato papoà e stava accendendo il mutuo per un’abitazione nella zona delle case popolari.
    L’unico difetto che gli potevo attribuire era che aveva l’italiano più impossibile di tutta la mia storia di conoscenze con immigrati.
    Sul Sudtirolo, distinguerei tra i tempi.
    Una cosa è stata la politica del fascio, un’altra il dopoguerra.
    L’assimilazionismo è stato del fascio,ed è stata un’epoca terribile in tutti i sensi.
    Ad un certo punto i due duci si misero d’accordo che chi voleva poteva partire per il Terzo Reich, le famiglie spesso si spaccarono tra chi voleva andarsene e chi no.
    Certo nel dopoguerra non è stato rose e fiori, si fece la guerra sporca ai separatisti con uso della tortura e amenità varie,come sempre succede in questi casi, ma alla fine si è trovata una quadra politica.
    Al momento la mia impressione è che perlopiù siano relativamente soddisfatti dello status quo,per conoscenza diretta ci sono coppie miste che si registrano al gruppo dei tedescofoni perchè è più comodo.
    Vista la situazione attuale, il fatto che una delle medaglie d’oro venga dal paesino di Maranza mi sembra un crimine assolutamente minore 🙂

  10. Moi scrive:

    A Bologna non è raro vedere Pakistani alle dipendenze dei Cinesi, tipo commessi/cassiere/”facchini” … rider.

    Anni fa, non so ora, a Genova ho spesso visto fra Zona Stazione Principe e Poryo Antico dei tizi Nerissimi e fisicamente imponenti carichi di borsoni enormi pieni di “cianfrusaglie” da vendere direttamente fermando gente per strada … sempre roba fornita dai China Trade direttamente.

    • firmato winston scrive:

      Moi, nel nordest emilia compresa e’ da almeno vent’anni che e’ cosi’: al magazzino superrobotizzato gia’ dall’epoca della “suola che respira” i pochi che ci lavoravano erano tutti extracomunitari coi cinesi che gerarchicamente dirigevano (uso il passato perche’ non sono aggiornato). Nei paesi “deboli” l’influenza cinese prende in fretta il sopravvento sulla classe dirigente locale che sostituisce in quanto piu’ organizzata ed efficiente.

    • firmato winston scrive:

      Moi, in sostanza in questo enorme magazzino robotizzato, con le merci provenienti da tutto il mondo e in attesa di essere redistribuite in tutto il mondo, le varie mansioni erano distribuite fra le diverse etnie che ci lavoravano, piramidalmente, coi cinesi al vertice del “comando locale”.
      Un po’ come nell’esercito svizzero, che funziona al contrario di quello italiano il cui obiettivo principale per un secolo e mezzo e’ stato “fare gli italiani” mescolando al massimo le varie lingue ed etnie: i vari battaglioni e le compagnie mantengono la struttura sociale dei cantoni e dei borghi di provenienza. Incidentalmente, e’ il piu’ pacifico e difensivo del mondo, non ha bisogno di battaglie e nemici esterni per mantenere la coesione.
      Probabilmente piu’ cerca di imporsi la globalizzazione forzata, a cui le nostre elite non hanno mai rinunciato (divide et impera funziona al massimo se il gruppo piu’ grande e’ composto da un solo individuo isolato di fronte alla Legge) piu’ avremo resistenze. Attualmente in quasi tutta europa i partiti identitari sono quelli a maggioranza relativa, e in qualche caso sfiorano l’assoluta, che probabilmente raggiungerebbero senza sforzo con meno astensione. Peccato che spesso si tratti di un identitarismo basato su un nazionalismo malsano in quanto altrettanto globalizzante ma solo leggermente su piu’ piccola scala (vedi il patriottismo italiano un po’ ridicolo e fuori tempo massimo di Vannacci, adesso che lo esprime esplicitamente: dice che prima di tutto viene la Patria, dando per scontato di quale essa debba essere). L’identitarismo degli immigrati probabilmente e’ piu’ naturale, invece, e’ familistico, per quanto senza terra, come quello millenario degli ebrei.
      E’ indicativo di come la propaganda battente del potere istituzionale e dei suoi corifei abbia ritenuto prioritario associare il termine familismo al mafioso e all’amorale (vedi la periodicita’ dei pogrom e degli olocausti).
      Come diceva Bacone, la natura si vince obbediendogli, per quanto la sete di potere dell’uomo cerchi di sottometterla snaturandola.

  11. Moi scrive:

    Un altro classico sono i neri o Pakistani, in tutta Italia, che dal nulla (!) si materializzano a vendere ombrelli 🌂 in caso di ☔️ 🌧 pioggia improvvisa !

  12. Moi scrive:

    IL LATO OSCURO DEL SUDTIROLO … ALTRO CHE VILLAGGIO DI HEIDI

    AI OVERVIEW

    Il terrorismo in Sudtirolo (o Alto Adige) è stato un fenomeno eversivo e irredentista che ha interessato la provincia di Bolzano tra il 1956 e la fine degli anni ’80, con il suo picco negli anni ’60. L’obiettivo principale era la separazione della provincia dall’Italia e l’annessione all’Austria, motivato dal desiderio di autodeterminazione della popolazione di lingua tedesca, in risposta alla politica di “italianizzazione” forzata del fascismo e alla mancata concessione di una reale autonomia nel dopoguerra.

    Principali organizzazioni e fasi:

    BAS (Befreiungsausschuss Südtirol – Comitato per la liberazione del Sudtirolo): Fondato da Sepp Kerschbaumer, è stata la principale organizzazione terroristica.

    Prima Fase (1956-1961):

    Caratterizzata da attentati a simboli fascisti, tralicci dell’alta tensione (la famosa “Notte dei Fuochi” del 12 giugno 1961) e infrastrutture, con l’obiettivo di evitare vittime umane e internazionalizzare la questione.

    Seconda Fase (dal 1961):

    Dopo l’arresto di Kerschbaumer, il movimento si è radicalizzato, con un aumento degli attentati contro le forze dell’ordine italiane (Carabinieri, Guardia di Finanza) e la partecipazione di neofascisti austriaci e tedeschi.

    Attentati noti e vittime:

    Notte dei Fuochi (1961): 37 tralicci dell’energia elettrica fatti saltare per paralizzare l’industria bolzanina.

    Strage di Malga Sasso (1966): Attacco a un posto di guardia della Guardia di Finanza vicino al Brennero, costato la vita a 3 finanzieri.
    Cima Vallona (1967): Un agguato in cui morirono 4 militari italiani.

    Tra il 1956 e il 1988 si sono registrati oltre 360 attentati, che hanno causato 21 morti (15 membri delle forze dell’ordine, 2 civili e 4 terroristi) e oltre 50 feriti.

    Conseguenze:

    La violenza ha spinto il governo italiano ad accelerare le trattative per un’autonomia speciale per la provincia, culminate nel “Pacchetto” del 1969 e nel nuovo Statuto di Autonomia del 1972, la cui piena attuazione è stata completata nel 1992.

    Il terrorismo sudtirolese è talvolta descritto come una “guerra rimossa” nella storia nazionale italiana, spesso oggetto di letture contrastanti tra la memoria degli ex attivisti (talvolta visti come “combattenti per la libertà” in ambito locale) e il bilancio delle vittime italiane.

  13. mirkhond scrive:

    Roberto

    Sei mai stato nel SudTirolo? Ti sei mai sentito discriminato? E nel Tirolo austriaco?

    • Francesco scrive:

      Io ci ho fatto 12 mesi di naja, a Merano

      😀

      • mirkhond scrive:

        E come ti sei trovato?

        • Francesco scrive:

          Bella domanda! direi bene ma da una parte c’era una certa distanza della città da noi in quanto najoni, a prescindere da tutto il resto.

          Dall’altra parte la divisione tra italiani e tedeschi era una cosa reale che si percepiva, anche solo parlando con gli altri alpini a seconda che fossero italiani o tedeschi.

          In ogni caso, posti molto ben tenuti e puliti, cosa che mi fa sempre un sacco piacere. Pochi anni dopo la mia naja, tutte le caserme erano state demolite.

          Ah, i marescialli portavano ricordi di quando gli sparavano, dai masi.

          Ciao

  14. roberto scrive:

    nel sud tirolo un sacco di volte, l’ultima un paio di estati fa.
    mi ricordo un’atmosfera leggermente antiitaliana le prime volte che ci sono andato (mi ricordo una gita scolastica che doveva essere verso la fine degli anni ottanta) ma recentemente niente di tutto ciò, anzi mi sono trovato piuttosto bene

    tirolo austriaco, gentilezza squisita, cosa che non posso dire per tutta l’austria

    • PinoMamet scrive:

      Io ci ho accompagnato due gite scolastiche, e nonostante si trattasse di adolescenti- l’età più odiabile in assoluto- ricordo solo cordialità.

      Poi ci sono andato con mio fratello, e nonostante fossimo andati a visitare il fascistissimo sacrario militare in cui riposa il fratello di mio nonno, “ardito” medagliato, di nuovo ricordo solo cordialità e gentilezza e le cose già citate più sopra.

      Una delle guide della gita, il classico logorroico pensionato, ci raccontò che il Sud Tirolo era “completamente autonomo ma aveva accettato la Costituzione italiana “, che è un modo un po’… singolare di porre la questione, ma se li fa sentire bene, per quanto mi riguarda possono raccontare anche di essere governati dalla famosa marmotta (quella che confezionava la cioccolata)

      • PinoMamet scrive:

        Ricordo di nuovo- già ne parlai allora- che lessi una polemica sugli atleti locali, che secondo qualche politico locale avrebbero dovuto indossare la maglia italiana agli eventi internazionali, ma senza lo scudetto tricolore.

        Tutto sommato, mi pare una discreta stronzata motivata solo dalla voglia di polemica o di visibilità (forse più di qualche politico che degli atleti), ma di nuovo, mettano pure lo scudetto che vogliono…

  15. mirkhond scrive:

    Sei stato anche nel Tirolo ausriaco?

  16. mirkhond scrive:

    austriaco

  17. Mondo parallelo scrive:

    https://youtu.be/HKAEX2xk3gA?si=O5nzXizNWE779UwB

    Kelebekiani. Probabilmente del recente patto Meloni Merz non ve ne frega una mazza.
    Anche perché è tutta una roba incomprensibile.
    E poi sembrerebbe anche una bella cosa, con i bacetti, i sorrisini e gli abbraccini.
    Ma invece converrebbe provare a capire.
    Kelebekiani di destra, di sinistra, di alto e di basso….siete tutti fregati.
    L’Italia viene svenduta a Germania, Usa (beh, quello si sapeva) e Banche.
    Non si vedono soluzioni.
    Men che mai dalla sinistra. E che è la sinistra? Un ciondolo?

  18. Francesco scrive:

    Non ci sto capendo un tubo. Da un pò, a dire il vero.

    Ora, voi che invece siete più svegli, cosa sta cercando di fare Mertz?

    Un nuovo Reich a guida germanica

    1) travestito da UE a struttura variabile/concentrica/funzionante?

    2) senza travestimento e fatto dalla Germania senza lacci e lacciuoli europei?

    3) e quali sono i Valori di questo Reich?

    Saluti e buon fine settimana

    • Mondo parallelo scrive:

      https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/01/24/news/laccordo_fra_meloni_e_merz_sulle_competitivita_non_ci_piace_ecco_perche-21034517/

      Ciò spiega la nostra preoccupata valutazione del documento in esame. Il rischio è che la convergenza fra Merz e Meloni, di cui si erano avvertite evidenti tracce già nei recenti lavori del Parlamento europeo orchestrati dal presidente (Weber) del Partito popolare europeo, non rafforzi la Ue ma la indebolisca. Nel quadro descritto, Merz otterrebbe il via libera per ristrutturare su base nazionale l’ormai inefficiente economia tedesca, che rimane peraltro la maggiore realtà della Ue. Non sono invece evidenti i vantaggi di più lungo periodo per l’economia italiana, il cui futuro europeo dipende da un mercato unico che garantisca parità di condizioni per tutti gli stati membri.

      La vittima della mésalliance italo-tedesca rischia di essere l’integrazione della Ue: anziché compiere progressi grazie a un debito comune per il finanziamento e la produzione di Beni pubblici europei, si affermerebbe una confederazione di stati nazionali di dimensione così inadeguata da diventare gli ideali vassalli delle prepotenze trumpiane.

      Stanno facendo solo del casino, fermo restando che il casino avvantaggia un po’ la Germania.
      Ma il vero gioco lo sta facendo Trump, disarticolando completamente quel poco di unione europea rimasta.
      E poi detterà le sue condizioni ai singoli staterelli.
      (Mi è parso di capire).

      • Mondo parallelo scrive:

        Tra l’altro

        “Vale la pena notare che il governo tedesco Merz sta perseguendo una politica apertamente russofoba e che la Germania è il principale sponsor del regime di Kiev”

        Pravda
        🤓

        • Francesco scrive:

          Cuoricino!

          anche se dubito sia vero, è comunque un’ottima notizia/non notizia

          PS governo democratico, i regimi stanno in Russia, Persia, Cina, forse domani USA.

          • Mondo parallelo scrive:

            Di Vita

            Il mistero del governo italiano…
            Qui bisogna andare a naso parecchio.
            Si può capire Merz che lancia il riarmo per riconvertire l’industria tedesca che altrimenti muore. E poi fa la guerra a Putin per mezzo dei poveri ucraini.
            Ma la Meloni?
            Boh…
            Io sono rimasto agli amici degli amici che si accontentano di un piccolo angolino di comfort. Fermo restando che oramai l’Italia è terreno di conquista americana.
            Dovrei ripassare le mie fonti.
            In più, in questi giorni sarà facile aggiornarsi.

            • Mondo parallelo scrive:

              https://youtu.be/QAYfegh3cx4?si=Eg9aePORkAuvAr9k
              Si, allora, in termini molto semplici, come spiegato da Alessandro Volpi, l’Italia ha aderito alla favoletta per cui se si rafforzerà la Germania, anche noi ne riceveremo dei vantaggi sotto forma di “commesse”.
              Video consigliatissimo.

              • Mondo parallelo scrive:

                https://youtu.be/HQu0C3_MLWE?si=NgBQQeM08EHYAiO6
                🥵🥵🥶

                Questo l’ho trovato si può dire per caso, tra i video che si propongono da soli sotto la finestra principale di you tube.
                La guerra all’Iran immaginata nelle sue estreme conseguenze.
                Compreso lo scenario Iran cancellato dalla faccia della terra da un bombardamento nucleare che poi renderebbe il prezioso petrolio iraniano non estraibile per via delle radiazioni e la conseguenza non banale del crollo totale dell’economia mondiale.
                Quindi gli iraniani realisticamente pensano alla soglia di morti americani che farebbero perdere le elezioni a Trump.
                E questo sempre realisticamente, sarebbe il miglior modo per cavarsi fuori dall’impaccio.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ mondo parallelo

                “Video”

                In realtà nemmeno l’idea delle ‘commesse’ e’ sbagliata, visto che il Nordest è sostanzialmente sempre stato un subfornitore della locomotiva Tedesca. In un’ottica legaiola la posizione della Meloni ha senso, anche perché traccheggiare fra Francia e Germania è l’equivalente moderno di “o Franza o Spagna purché se magna”, tanto più che Macron ha il fiato della Le Pen sul collo. Certo, cosi’ la Meloni manda a donne di facili costumi il Mezzogiorno, che di investimenti pubblici garantiti da un debito comune si gioverebbe. Ma tanto al Sud votano per clientele, che le frega? L’occasione di soffiare a Parigi il ruolo di reggicoda della locomotiva Tedesca oggi in panne è troppo ghiotta.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Mondo Parallelo

          “Kiev”

          Magari!

          Così con la vittoria di Putin ci sbarazzeremmo di un sol colpo dei banderisti, di Merz e di Meloni – cioè di tre dei principali complici degli USA ai danni dei rispettivi popoli.

          No, troppo bello per essere vero. Alla prossima giravolta vedrai che Meloni si sgancia. Lei non è mai stata vicepresidente di BlackRock in Europa e a quanto sembra non si è ancora fatta i cessi d’oro coi nostri soldi .
          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            Pregosi notare come la vittoria del dittatore russo Putin viene vista come occasione per eliminare tre governi democratici.

            Con tale entusiasmo da non vedere che in due casi su tre al loro posto ci sarebbero governi fascisti – nel terzo caso la soluzione proposta è in stile Quisling.

            Non stapperei neppure una bottiglia di piscio di cavallo a questa prospettiva.

            • habsburgicus scrive:

              dittatore

              il guaio è che non è un dittatore..ha l’appoggio, purtroppo, della stragrande maggioranza dei russi (e chi lo critica, in genere, è peggiore di lui)
              il povero Naval’nyj aveva la simpatia mia e tua, ma le masse lo odiavano…e godono, ahinoi, che sia “crepato”
              Karamurzov è ignoto ai più, e chi lo conosce in genere lo disprezza…anche lì, che dire, se non un sigh ?
              ci fu un “giusto” a Mosca, come non si trovò invece a Sodoma: il suo nome era Boris Nemcov, un’autentica “colomba, uno che fu per la democrazia e per le riforme in modo consistente, dalla perestrojka in poi; ebbene lo ammazzarono in piena Mosca (per ordine di chi puoi immaginare :D), tra l’indifferenza assoluta delle masse che pensarono e talora gridarono “ben gli sta !”
              il popolo non sa nulla di Litvinenko (eliminato con il “polonio”) ma i pochi che ne sanno qualcosa, esultano per la sua fine!
              la “protomartire”, la celeberrima giornalista (fatta ammazzare da Putin quando era ancora unanimemente ritenuto “buono”) è obliata: quei pochi che la rammentano, in genere continuano a ucciderla con le parole post mortem !
              Gorbaciov, l’unico in quelle lande che amò la democrazia (e ci arrivò da solo in quanto educato alla scuola del KGB) e che pur fra immensi errori fece grandi cose, è disprezzato dall’intero popolo russo che invece loda ed esalta Stalin…capisci, Francesco ? Stalin !
              i russi sono come i tedeschi di Weimar….sono pieni di sè e hanno hybris…e poichè la Russia non potrà facilmente essere “norimberghizzata” per i motivi che ben sappiamo, non vedo come si potrà uscirne
              forse l’unica soluzione è la “guerra fredda” permanente finchè un Khrushchev 2.0 “smaschererà” i “crimini del putinismo” e un Gorbaciov 2.0 inizierà una seconda e ci si augura definitiva “perestrojka”
              solo il fallimento economico potrà però far cadere la popolarità di Putin….come l’URSS cadde non per l’ideologia ma perchèp morivano di fame…
              se Putin riuscirà a tenere la Russia in piedi economicamente, nessuno potrà fermarlo…
              altrimenti sì (qualcosima le sanzioni stanno ottenenendo, ancorchè con molta lentezza..e senza Trump sarei anche ottimista..però Mosca ha un suo uomo alla Casa Bianca e quindi ha fatto bingo :D)

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ habsburgicus

                “giornalista”

                Perché questa parola mi ricorda l’italianissimo Andrea Ronchelli?

                https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Andrea_Rocchelli

                Ma forse la domanda giusta è un’altra:

                perché non lo ricorda a te?

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                prof

                mi perdoni ma da quando “dittatore” implica che il personaggio in questione non gode dell’appoggio del popolo?

                anzi, di solito i dittatori non idioti sono amatissimi dal popolo.

                quando i due più grande macellai di umani della Storia morirono, furono pianti sinceramente per mesi

                dalle loro stesse vittime.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Francesco

              “democratici”

              La tua fede nella distinzione fra ‘democratici’ e ‘non-democratici’ è commovente.

              Per te è ‘non-democratico’ Putin – che non ha mai soppresso un partito politico d’opposizione – mentre è ‘democratico’ Zelensky – che ne ha soppressi undici (oltre ad elogiare pubblicamente criminali nazisti, ma passi).

              E sono ‘democratici’ quelli che sostengono chi ha soppresso undici partiti di opposizione.

              Sei incredibile.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Andrea

                almeno non scrivere cazzate.

                Putin non ha mai permesso l’esistenza di partiti politici o di candidati alternativi a lui stesso.

                Guarda che su questa china ti ritrovi con quelli che Hitler era stato votato dal popolo tedesco.

                Ciao

      • habsburgicus scrive:

        Ma il vero gioco lo sta facendo Trump, disarticolando completamente quel poco di unione europea rimasta.
        E poi detterà le sue condizioni ai singoli staterelli.

        che è poi la ragione perchè l’UE, con tutti i suoi innumerevoli difetti, è utile, almeno in potentia….
        senza la UE, saremmo staterelli alla mercè USA…magari OGGI un Trump qualsiasi (che potrebbe chiamarsi in altro modo) POTREBBE anche favorire l’Italia..salvo domani imporci condizioni capestro con arroganza..e dovremmo inchinarci !
        una UE forte dovrebbe, e potrebbe, impedire ciò
        ecco perchè, nel mio piccolo, ho abbandonato il sovranismo….o meglio sono passato al “sovranismo europeo”, l’unico che potrebbe forse proteggere tutti noi europei

        • habsburgicus scrive:

          che poi, a dirla tutta, ci sono due strade per rafforzare l’Europa:
          1.piegare prima la Russia e poi insieme ad una Russia deputinizzata (e re-el’cinizzata), fare blocco contro gli USA credo sia il retropensiero di Merz, ma anche del Macron pre-2026 ecc
          2.mettersi con Putin, dargliela vinta ed insieme fare blocco contro gli USA è qui la posizione di AdV (e di altri..Andrea però è quello più esplicito)
          guardando con cinismo le differenze sono irrilevanti 😀 (tranne per Putin e gli est-europei :D)
          le due strade sono diverse ma l’obiettivo è identico 😀
          io non scelgo né ho la presuzione di poter scegliere 😀
          insomma l’Europa, con o contro Mosca, sarà da fare…
          altrimenti Washington continuerà a ridere…
          e il sorriso di un JFK, o la schiettezza di un Reagan, andavano ancora bene..
          il ghigno di un Trump, invece, non ci piace

          • Mondo parallelo scrive:

            https://borsaefinanza.it/debito-pubblico-da-chi-e-detenuto-in-italia-e-in-europa/
            Il problema di liberarsi non da Trump, ma dalle banche e istituzioni finanziarie Usa, è che posseggono buona parte del nostro debito pubblico.
            E allora tenderebbero già a farci correre come dei burattini dove pare a loro.
            Poi gli Usa sono il più grande mercato dove esportiamo.
            Insomma fare la guerra a Putin, sia pure tramite l’Ucraina non è una soluzione molto semplice.
            Ma anche svincolarsi dai predoni della finanza non sarebbe una passeggiata.
            Del resto se il sistema intero all’ennesima bolla di ricambio, dovesse implodere, non sarebbe piacevole ugualmente.
            🤕
            Io sono per l’essere invasi dalla Bielorussia

          • Miguel Martinez scrive:

            Per habs

            “che poi, a dirla tutta, ci sono due strade per rafforzare l’Europa:”

            Mi sembra un’analisi lucida

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            La 1 è impossibile: l’Est percepirebbe comunque il vicino come una minaccia e cercherebbe il sostegno USA (o tedesco): questa è un’ipoteca permanente.
            La 2 è impossibile per la stessa ragione.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Mauricius tarvisii

              “L’Est”

              Conosco un poco la Polonia, ma so che è di gran lunga il Paese più forte dell’Europa Orientale a parte la Russia.

              Posso garantire che se domani – persino senza Francia e Inghilterra – Germania e Italia rinsavissero e mandassero a quel paese i banderisti burattini di Washington (come avrebbero dovuto fare già subito dopo Majdan) Varsavia protesterebbe tantissimo ma si metterebbe a cuccia, alla fine.

              Non avrebbe scelta: senza la montagna di finanziamenti ricevuti dalla UE, che hanno cambiato in profondità la vita dei Polacchi molto più di quanto si possa immaginare in Italia e che sono stati finanziati soprattutto da Berlino e Roma, l’economia Polacca si affloscerebbe. Non avrebbe neanche la credibilità necessaria per ottenere dalle banche le fidejussioni necessarie all’acquisto a credito di tutte gli armamenti USA e Sudcoreani che Varsavia si è già impegnata (!) ad acquistare.

              No, se siamo nella attuale imbarazzante situazione di “cocus magnifiques” la colpa è solo ed esclusivamente nostra. Non è l’Europa Orientale, il problema.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • habsburgicus scrive:

                cocus magnifiques

                mi hai fatto sovvenire, e ti ringrazio, di un sonetto di du Bellay che canzonava i veneziani (XVI secolo) a proposito dello “sposalizio del mare”, cerimonia allora molto importante e credo tuttora esistente a livello turistico
                “ces vieux cocus vont épouser la mer..dont sont les maris, et le Turc l’adultère” 😀

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Habsburgicus

                “Turc”

                A tua volta – e te ne ringrazio io – mi hai fatto ricordare, parlando di Veneziani e Turchi, quanto scrive Barbero nel suo trattato sulla battaglia di Lepanto:

                mai, neppure nei momenti peggiori del conflitto, la Serenissima e la Sublime Porta si sono mai sognate di applicar sanzioni economiche all’avversario. Farlo avrebbe immiserito i traffici, impoverito il sanzionatore e indebolito la sua capacità di armare nuove flotte.

                Magari avessimo la sovranità necessaria per riapplicare oggi quella saggezza!

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Chissà perchè mi vengono in mente numerosi articoli scandalizzati sugli affari delle ditte occidentali nella Germania nazista!

                Come ha detto il prof (quello vero, Hasburgicus), fare affari con la Russia è un’ottima idea.

                DOPO aver tolto di mezzo il putinismo.

                Altrimenti è una tafazzata.

        • Peucezio scrive:

          Habsb.,
          secondo te perché per esempio Israele, che ha 10 milioni di abitanti, non fa questo ragionamento:
          “io sono uno staterello piccolo e debole, dovrei creare una federazione di stati con tutto il medio oriente, così diventeremmo forti”?
          Oppure, vista la differenza culturale e religiosa,
          secondo te Israele entrerebbe mai in Europa a costo di avere limitazioni concrete e serie di sovranità? E in un superstato europeo diventando una sua regione?

          Questo dimostra che non è né la demografia né lo spazio a fare la forza, ma la cultura.

          L’Ue esiste non perché gli europei vogliono essere più forti, ma perché vogliono essere più deboli. Esiste in virtù di un antinazionalismo cosmpolitia buonista inclusivo europeo che è quello che ci rende irrilevanti.
          Se la mentalità dei popoli europei fosse assertiva, nazionalista, aggressiva, ti assicuro che ognuni di questi stati avrebbe una proiezione geopolitica molto forte (certo, non il Lussemburgo, ma l’Italia, la Francia, la Germania sì).

          • habsburgicus scrive:

            Se la mentalità dei popoli europei fosse assertiva, nazionalista, aggressiva, ti assicuro che ognuni di questi stati avrebbe una proiezione geopolitica molto forte (certo, non il Lussemburgo, ma l’Italia, la Francia, la Germania sì

            Peucezio, sarei anche d’accordo con te…ma questa aggressività dovrebbe essere rivolta verso uno Stato esterno..al netto di ogni moralismo, oggi Francia e Germania non potrebbero più sostenere un conflitto fra loro (con noi, pronti a passare dalla prima alla seconda)…e non dimentichiamoci che se siamo a questo punto, lo è in gran parte per le due guerre civili europee (con qualche attore esterno, che l’ha fatta buona :D) che vengono di solito definite “prima guerra mondiale” [e quella fu intereuropea di certo] e “seconda guerra mondiale” [sicuramente più complessa…anche se la prima resta la Grande Catastrofe e la Madre di Ogni Iniquità, cosa qui chiarissima -molto più di quanto lo possa essere a me- al nostro Miguel !)

          • PinoMamet scrive:

            “secondo te perché per esempio Israele, che ha 10 milioni di abitanti, non fa questo ragionamento:”

            perchè è un ragionamento di fantascienza, Peucè! dopo 70 anni di guerre e di retoriche nazionali violentemente contrapposte, a nessuno verrebbe in mente di fare una federazione di quel genere…

            almeno non prima di 100 anni 😉

            • Peucezio scrive:

              D’accordo, è il motivo per cui mi sono auto-obiettato e ho scelto l’Europa.

              Comunque anche i paesi europei si sono fatti guerre sanguinose. E no per 70 anni, ma per molti secoli.

              Il problema è che anche l’Unione Europea è un’entità fantascientifica.
              E non c’è nulla di più spaventoso della fantascienza realizzata.

            • PinoMamet scrive:

              Su questo sono d’accordo.

              C’erano diversi modi in cui sarebbe potuta nascere una “Unione Europea” (conquista militare da uno Stato egemone, federazione tra nazioni e popoli diversi che riconoscono una matrice o almeno un obiettivo comune, libera associazione di Stati che decidono di sostenersi a vicenda pur restando indipendenti…)

              si è scelto il più sbagliato e direi completamente assurdo:

              unione prettamente economica, tra Stati che restano sostanzialmente divisi se non apertamente rivali.

              A questo punto, o cambia (ma mi pare di capire che nessuno voglia una Federazione , e che anzi gli Stati abbiano scritto leggi apposta per impedirlo) o non resta da sperare che la duri minga, la duri no.

          • Francesco scrive:

            Secondo me, se in Israele c’è gente che pensa lucidamente al futuro, lo stanno pensando.

            Fuori da Israele c’è popolazione, spazio, risorse naturali. Tutta roba utile.

            Dentro c’è conoscenza, tecnologia, capacità di fare le cose.

            Come diceva la mia guida in Giordania, “se ci unissimo, saremmo fortissimi”.

            L’odio è un impedimento ma l’equazione è chiara.

            Ciao

            • Francesco scrive:

              PS sugli Stati europei assertivi ha già scritto Manzoni, nel viaggio di Renzo verso lo studio dell’Azzeccagarbugli.

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Mondo parallelo

        “La vittima della mésalliance italo-tedesca rischia di essere l’integrazione della Ue: anziché compiere progressi grazie a un debito comune per il finanziamento e la produzione di Beni pubblici europei, si affermerebbe una confederazione di stati nazionali di dimensione così inadeguata da diventare gli ideali vassalli delle prepotenze trumpiane.”

        Mica detto.

        Ad affossare l’Europa oggi è la politica ciecamente filobanderista di Kallas e Von der Leyen che ci ha messo mani e piedi nelle mani delle forniture USA di gas, oltre all’arrogante opacità della Von der Leyen sul ReArmEurope (e sui vaccini Pfizer).

        Politica frutto di un radicale zerbinaggio proUSA ai tempi di Biden, che ancora sta cercando una nuova quadra col nuovo POTUS e che soprattutto sta cercando di non perdere la faccia inventandosi un’inesistente minaccia Russa dopo l’altra (i droni, i GPS dell’aereo della Von der Leyen, i ritardi dei treni…).

        Di fronte a una cialtroneria così masochista è logico che oggi in molti rifiutino l’Europa oggi, a costo di diventare ancora più zerbini degli USA un domani.

        Anche a me, certo, piacerebbe un debito comune UE. (Anzi, piacerebbe proprio una UE più keynesiana e meno liberista).

        Ma per farlo ci vuole una politica comune di spesa pubblica UE, che non esiste né sembra essere alle porte.

        Una volta ammessa la possibilità di fare debiti, chi decide per cosa farli? Il giorno che i titoli di debito UE venissero emessi non per foraggiare gli agricoltori Francesi ma per esempio i vinicultori Italiani o gli allevatori Ucraini vedresti Parigi come cambierebbe idea!

        Se non fosse solo un mezzo per affossare la proposta di Macron di spendere i soldi del ReArmEurope solo per armi Europee e per consentire alle fabbriche d’armi d’Oltreoceano di metterci le mani sopra, il duetto Merz-Meloni mi sembrerebbe piuttosto puntare sulla strada delle ‘cooperazioni rafforzate’ fra singoli Stati membri, che si integrano nei settori di loro scelta con chi ci sta. Si tratterebbe allora della realizzazione di una vecchia idea di Prodi, che non è precisamente un antiEuropeista.

        La capacità regolatoria e sanzionatoria della Commissione – quella che ha messo in riga Microsoft e che Elon Musk denuncia un giorno sì e l’altro pure – non verrebbe toccata, almeno in linea di principio.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  19. Moi scrive:

    @ Tutti/e/ə

    Simpler grammar, larger vocabulary: a linguistic paradox explained

    https://news.cornell.edu/stories/2018/01/simpler-grammar-larger-vocabulary-linguistic-paradox-explained

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Moi

      “grammar”

      Sono in contatto sui social con un Italiano che vive, ha famiglia e lavora in Islanda (con doppia cittadinanza nostra e Islandese), dove insegna Islandese agli stranieri e traduce saghe in Italiano. Dice che la grammatica Islandese è il principale ostacolo all’apprendimento della lingua persino a chi vive e lavora lì, e a mia precisa domanda risponde che tale grammatica è più elaborata persino di quella del Greco antico che studiamo al Classico.

      Ciò rafforza la tesi citata nell’articolo, dato che i madrelingua in Islandese non superano le quattrocentomila unità.

      Se tale tesi è corretta allora si conferma che il ‘sermo urbanus’ delle Catilinarie di Cicerone doveva essere ben lontano dalla lingua parlata per le strade di Nicomedia, Brixia o Londinium (e che pure doveva essere capita dagli abitanti di tutte e tre queste città pur lontanissime tra loro, se l’Impero doveva sopravvivere). Una ‘lingua latina sine flexione’ con schema Soggetto-Verbo-Ogetto come le lingue neolatine? Vexata quaestio…!

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Moi scrive:

        Anche l’ Inuktitut è pochissimo diffuso ma con una grammatica molto complessa con le frasi ridotte a un’ unica parola lunga, secondo meccanismi polisintetici, agglutinanti, ergativi (caratteristica nelle lingue odierne ancora più rara del duale …) , ecc …

      • PinoMamet scrive:

        A un classicista questa teoria fa subito pensare ai casi del latino e del greco;

        apparentemente, stando a quando si impara a scuole, erano nella stessa situazione, uno a occidente e l’altro a oriente, di lingue di comunicazione, “come l’inglese ai nostri giorni”;

        epperò, le lingue neolatine hanno perso il neutro, le declinazioni, la coniugazione passiva…

        il greco, anche nelle sue varietà (pontico, tsakoniko ecc.), ha ancora tutte queste cose.

        Sì, è vero, l’Impero Orientale ha deviato i Goti verso Ovest, ma ha subito tante altre invasioni, non credo fosse quello il punto.

        È vero che il greco è sempre stato insegnato e sostenuto dai monasteri cristiani (di solito si cita questo come causa della sua inaspettata resistenza), ma la stessa cosa si piò dire del latino in Occidente.

        No, credo che la causa della diverse sorte linguistica sia più a monte.

        I Romani sono stati da subito degli “integratori” di popoli diversi, italici prima, gallici o affini poi, germanici infine, ma da sempre era chiaro che “Romani si diventa”.

        Invece Ateniesi si nasce, o si diventa, sì, ma in maniera molto più difficoltosa e rara.

        I legionari e i liberti romani potevano parlare con orgoglio un pessimo latino
        (o il terribile, difficilissimo, vitale latino dei graffiti di Pompei e del Satyricon di Petronio);

        Luciano di Samosata, madrelingua siriaco, doveva sforzarsi di usare il perfetto attico di cinquecento anni prima, guai a usare una parola non presente nei classici.

        Questo, sì, ha contribuito a salvare un modello classicista, ma anche Roma aveva i suoi Cicerone e i suoi Quintiliano;

        la differenza vera è che in Oriente, per un Luciano, c’erano diecimila siriaci che non avevano nè la possibilità, né la voglia, di diventare Greci, specialmente quando “greco” comincia a significare “pagano”, e cominciano invece a scrivere in armeno, copto, aramaico cristiano…
        (come nel caso di Efrem, rifiutando esplicitamente il modello greco, anche se poi costretti a farlo rientrare dalla finestra…)

        mentre questo succede, in Occidente i Galli parlano ormai latino da secoli, ma anche i nuovi arrivati ci mettono pochissimo a impararlo
        (Paolo Diacono nella Storia dei Longobardi, riferendosi alla lingua longobarda dei suoi bisnonni, dice “nella loro lingua…” )

        • mirkhond scrive:

          Però in Anatolia il Greco soppiantò le lingue pregreche locali. Quello che meraviglia è come a sua volta il romaico sia stato a sua volta soppiantato dal Turco sempre in Anatolia, mentre è sopravvissuto nei Balcani meridionali.
          Certo nel 1922-1924 ci fu il famoso scambio di popolazioni che quasi azzerò la presenza di romeofoni in Turchia, ma in Anatolia già nel XV secolo il Turco era orami diventato la lingua della stragrande maggioranza della popolazione, mentre nei Balcani rimase minoritario.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            In Anatolia c’era stato stanziamento di turchi quasi mezzo millennio prima che la Grecia fosse conquistata dagli Ottomani, ci può stare che le due aree abbiano conosciuto storie completamente diverse. In particolare visto che la turcizzazione dell’Anatolia era avvenuta con stanziamento nell’altopiano anatolico di popolazioni pastorali turciche.

            • mirkhond scrive:

              Vero. Ma la maggior parte della popolazione turcofona anatolica discende dai locali romei turchizzati.
              E’ anche vero che la turchizzazione dell’Anatolia avvenne in più fasi e ad opera di soggetti politici diversi.
              La conquista dei Balcani invece, ad opera dei soli Ottomani.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Però se vivi in mezzo ai nuovi venuti, allora puoi essere assimilato, mentre se sei conquistato da un impero di cui vedi solo le truppe e l’amministrazione, tra l’altro entrambe reclutate tra i popoli conquistati ed in cui lavora tuo cugino, che si sarò pure convertito e avrà imparato il turco, ma non si è dimenticato della famiglia e ti fa avere gli appalti per la riscossione delle tasse in Bessarabia… allora sei meno incentivato.

              • mirkhond scrive:

                “Però se vivi in mezzo ai nuovi venuti, allora puoi essere assimilato”

                Che è quello che accadde ai Karamanlides anatolici, cristiani ortodossi ma turcofoni e i cui vescovi, presenti al Concilio di Ferrara-Firenze del 1437-1439, portavano il turbante e stentavano a farsi capire, visto che parlavano il Turco e non più il Romaico.
                Oppure in Europa il caso dei Gagauzi, che a dispetto di certe teorie che li vogliono discendenti di mercenari selgiuchidi a servizio dei Paleologhi (1261-1453) di Costantinopoli, oppure di resti di Peceneghi e/o Cumani, è più verosimile che si tratti di un gruppo originaiamente slavofono bulgaro che a furia di vivere in mezzo ai coloni turchi portativi dagli Ottomani nel basso Danubio, abbiano finito anch’essi per turchizzarsi linguisticamente pur mantenendo la fede cristiana ortodossa.

        • PinoMamet scrive:

          “Però in Anatolia il Greco soppiantò le lingue pregreche locali.”

          Questo è vero, però l’Anatolia ha avuto un forte popolamento greco o (che è ancora più strano) misto, sin da tempi remotissimi;

          poi con Lidi, Frigi ecc. doveva esistere quella contiguità culturale, e molto probabilmente anche linguistica, che esisteva tra Romani e Galli e ha favorito il passaggio alla lingua più prestigiosa;

          contiguità che mancava con gli Aramei, gli Egizi ecc.

          ” . Quello che meraviglia è come a sua volta il romaico sia stato a sua volta soppiantato dal Turco sempre in Anatolia”

          beh è stato soppiantato… letteralmente a calci in culo (a quanto mi ricordano in Grecia) negli anni Venti, fisicamente cacciando i greci da Smirne e dalla Ionia, da Trapezunte e da tutto il Ponto, dalla Cappadocia ecc. ….

          • mirkhond scrive:

            In Cappadocia e nell’Anatolia centrale furono cacciati anche i Karamanlides pur turcofoni perché cristiani ortodossi (all’inizio Kemal aveva pensato di lasciarli in Anatolia).
            Nel Ponto rimasero i romeofoni musulmani, turchizzati linguisticamente dalla nuova repubblica kemalista (pare che ancora oggi circa 50-75.000 persone parlino il Romeika, ma le stime sono approssimative perché il governo turco non favorisce studi nel settore e il giornalista Omer Asan che se ne è occupato ha rischiato di finire in galera).

            • PinoMamet scrive:

              Seguo su instagram la pagina dei greci pontici e incontrano crescenti difficoltà a mantenere contatti con la Turchia:

              un gruppo folkloristico “pontiako” residente in Grecia, che qualche anno fa si esibiva nelle terre degli antenati, quest’anno non è stato ammesso in Turchia in quanto “non graditi rappresentanti di un governo straniero”;

              intanto Erdogan proclama, in turco, che i confini della Turchia dovrebbero andare “da Samarcanda a Salonicco”, e che se si sveglia male invade la Grecia
              (bontà sua, non ha detto che le spezzerà le reni…)

              Io continuo a sperare
              (e sospetto che Francesco e Habs siano con me) che venga vendicato Marcantonio Bragadin!

              • mirkhond scrive:

                Rispetto alle aperture dei primi anni di governo di Erdogan, la situazione in Turchia è nuovamente peggiorata, e i cripto-cristiani continueranno a vivere nelle catacombe….

              • habsburgicus scrive:

                (e sospetto che Francesco e Habs siano con me) che venga vendicato Marcantonio Bragadin

                certo !

              • Francesco scrive:

                Non mi dispiacerebbe punto ma temo che aprirebbe una serie infinita di guerre senza via di uscita.

                OT letta di recente parlando di JS: “commise innumerevole e imperdonabili crimini, nessun errore”.

                Ecco, servono politici che facciano meno errori.

              • PinoMamet scrive:

                JS che sarebbe…?

                Oh, ma la smettiamo con queste cazzo di sigle??

              • Francesco scrive:

                Pino

                mi deludi!

                ma chi se non il grandissimo Josef Stalin?

                😀

          • habsburgicus scrive:

            beh è stato soppiantato… letteralmente a calci in culo (a quanto mi ricordano in Grecia) negli anni Venti

            d’accordissimo con Pino !
            e, se ci pensate, è triste -e indice della follia delle cose umane- che di tutti i trattati che posero fine alla Grande Guerra (nessuno dei quali, ammettiamolo, è degno di essere rimembrato come ecezionale) proprio quello di Sèvres con la Turchia (10/8/1920), cioè il meno ingiusto di tutti, sia stato l’unico a non essere applicato ! quel trattato, oltre a dare molti diritti ai Greci, risolveva il problema armeno e poneva le basi per la risoluzione del problema curdo..eh no, quello non l’hanno applicato (certo, a causa di Kemal ecc ecc)..invece “il corridoio di Danzica” o, per essere equanimi, il Brennero a noi, quelli sì !

            • Peucezio scrive:

              Sì, assurdo.

              Alla fine l’Occidente ha sempre fatto pace col turco e sempre combattuto il greco e il russo, cioè i cristiani orientali.
              Ancora oggi.

            • Peucezio scrive:

              Mi chiedo se la russofobia odierna non attinga allo stesso meccanismo profondo.

              Che non riesco a capire se è un sentimento di superiorità condito di odio (come dire, noi siamo il progresso, la storia va verso ovest), un complesso d’inferiorità compensato, verso il padre (l’Oriente come antenato, culla della civiltà), un odio verso il mondo della contemplazione, visto quasi coem inquietante, misterioso…

              • Francesco scrive:

                dubito che ci sia un solo paese dell’Europa occidentale che vede la Russia come padre della propria cultura

                sono quelli simili a noi ma alla fine strani e troppo asiatici, nel senso di Attila. e secondo me lo sono anche per i vicini come tedeschi, polacchi, svedesi

                forse i serbi, non proprio Europa occidentale

                Ciao

              • Peucezio scrive:

                Non la Russia, ma l’Oriente in genere.
                Da dove sorge il sole. Dove è nata la civiltà.

                Che c’entra Attila, Attila ha invaso l’Oriente.

              • roberto scrive:

                peucezio

                “Mi chiedo se la russofobia odierna non attinga allo stesso meccanismo profondo”

                mmmh secondo me è molto più epidermico ed è una moda passeggera, vedrai che appena ci sarà un “contrordine compagni” a nessuno gliene fregherà più nulla dela russia

                guardala così
                guerra fredda => russia(urss) è il nemico per alcuni l’amico di altri

                post muro di berlino => a nessuno gliene importa un fico secco della russia

                adesso => nemica di alcuni amica di altri

                il tutto in una 50ina d’anni…sono semplici mode

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                sì,
                ma questa è una parte della cosa.

                Sicuramente ci sono aspetti contingenti, di politica internazionale spicciola, ecc., tutto quello che hai giustamente sottolineato.

                Ma almeno in certe élite c’è un sentimento più profondo. Che parte forse dal 1054 se non prima, poi la IV crociata, ecc., attraverso il bolscevismo (disprezzo per la cultura slavo-ortodossa e bisogno di imporle un modello occidentale materialista), fino a oggi.

                Se ci fai caso l’Occidente si è quasi sempre alleato con gli islamici contro i cristiani d’Oriente.

                Il caso più recente, lasciando perdere Siria, Jugoslavia, ecc., è il Nagorno-Karabakh.

              • Francesco scrive:

                Peucezio

                il Giappone è popolare, come la Corea.

                la Russia, come la Cina e la Turchia, mica tanto.

                l’India e l’Indocina manco sanno dove sta.

                parlare di ostilità pregiudiziale contro l’Oriente non ha senso!

                Ciao

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Sarò brutale e offensivo.

                Non credo che ci sia alcuna invidia verso l’Est: gli slavi li vediamo e li abbiamo sempre visti come barbari, popoli inferiori. Oggi il vario atlantume si limona a parole l’Ucraina, ma mica gli ucraini hanno smesso di essere la feccia del continente (ruolo che condividono con gli altri popoli più marginli: romeni, bulgari, bosniaci…): quando la guerra sarà finita tornerà tutto nella giusta prospettiva.

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Per imporre i trattati devi vincere le guerre. Quando le guerre le perdi, la pace non la detti tu.
              Spiegatelo anche alla Kallas.

              • Peucezio scrive:

                Per spiegarlo a un europeo di oggi bisogna partire dall’assunto che abbia fatto proprio il principio di realtà.

                Ma se uno vive nel sogno infantile della materializzazione automatica dei propri desideri, è inutile spiegargli che puoi perdere le guerre e subire le condizioni del vincitore: semplicemente non capisce, gli parli un linguaggio non suo.
                L’unico argomento sono i fatti: la Kallas lo capirà quando prenderà legnate dalla Russia o chi per lei.

  20. Moi scrive:

    @ MIGUEL / titti-e-ə

    Umberto Eco: “Il vantaggio dell’inglese è che puoi parlarlo male

    https://www.speakup.it/explore/world/umberto-eco-il-vantaggio-dellinglese-e-che-puoi-parlarlo-male_3029

    • roberto scrive:

      è interessante questa cosa…istintivamente direi che tutte le lingue le puoi parlare male se non hai esigenze di comunicazione molto raffinate. cioè se entri in un pub e dici beer! oune bièrre! birra! il barista inglese, francese o italiano ti capiranno uguale.

      mi domando se l’impressione di eco non derivi dal fatto che tantissimi parlano da bestia l’inglese e quindi dà quest’idea “lo puoi parlare male”.
      in più, ma questo è più un aneddoto che altro, mi capita regolarmente di assistere ad un mare di riunioni in inglese nelle quali ho la netta impressione che il solo partecipante madrelingua inglese (in genere un irlandese) è il più svantaggiato perché…nessuno lo capisce! cioè gli altri con il loro inglese supersemplificato si fanno capire da tutti, il povero irlandese che parla un inglese ricco di vocaboli e sfumature nessuno lo capisce….però ripeto, non so se sia una cosa che si può in qualche modo misurare scientificamente o se dipende dal fatto che più o meno chiunque (a parte spagnoli e giapponesi) sa dire due parole in inglese

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Roberto

        “(a parte spagnoli e giapponesi) ”

        Hai dimenticato gli Ungheresi.

        “non so se sia una cosa che si può in qualche modo misurare scientificamente”

        Mi regalarono una volta un manuale di grammatica avanzata scritto da un accademico Inglese in cui si elencavano metodicamente – ordinate per categorie grammaticali (sostantivi, aggettivi, avverbi…) – tutte le differenze note all’autore fra la lingua scritta Inglese dei madrelingua Inglesi e quella scritta comunemente in uso sul Continente (educatamente ribattezzata “continental English”).

        Erano circa quattrocento pagine fitte fitte.

        Mi pare un caso evidente di evoluzione linguistica.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • roberto scrive:

          andrea

          “Hai dimenticato gli Ungheresi.”

          uh? mi sembra che gli ungheresi fra inglese, francese e tedesco parlino tutti una seconda lingua (e ovviamente la generazione mia o più anziani pure il russo)

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Roberto

            “seconda lingua”?

            Negli ultimi anni, forse.

            Appena caduto il Muro, sia mia moglie (allora in Polonia) sia io (in Italia) abbiamo dovuto per lavoro comunicare con dei Ungheresi. Colti, laureati, ma mai usciti dal loro Paese. Al loro confronto uno Spagnolo ha la “received pronounciation”.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

      • Peucezio scrive:

        Roberto,
        quello che racconti succedeva a un mio amico americano che studiava medicina a Milano.
        Esami in inglese in teoria: in realtà non lo capivano!

        La solita anglofilia all’amatriciana: fanno gli internazionali di stocazzo ma non sono neanche capaci di capire un madrelingua inglese.
        Col risultato che ormai hanno perso l’italiano, non impareranno mai l’inglese… alla fine arriveranno a uno stadio preverbale, come le scimmie.

    • PinoMamet scrive:

      Concordo con le ossevazioni di Roberto, che sono poi quelle di abbia avuto l’esperienza di parlare inglese con stranieri… l’inglese dei madrelingua è sempre il più difficile da capire.

      Certo c’entra il lessico, le sfumature, le parole rare ecc., ma c’entra soprattutto l’assurda pronuncia (o per meglio dire, le assurde pronunce) dell’inglese, con tutte quelle vocali strane che oltretutto cambiano da un paese anglofono all’altro, e con tutte quelle regole non scritte che rendono le parole a volte quasi irriconoscibili rispetto alla loro forma grafica (vocali o semivocali epentetiche che spuntano a caso, metafrasi presenti solo nell’orale e non nello scritto, parole che si pronunciano in un certo modo “perché sì” ecc.)

      poi vabbè c’è l’inglese parlato alla cazzo di noi stranieri, ma non lo considero certo un valore aggiunto alla lingua di Shakespeare, semmai un decadimento…

      • roberto scrive:

        “l’assurda pronuncia”

        Su questo ho una storia divertente. Anni fa faccio dei test per un software che doveva fornire la trascrizione della registrazione di udienze

        Il software funzionava bene o abbastanza bene a seconda degli accenti. Cioè un inglese inglese lo trascriveva perfettamente, ma poi peggio uno pronunciava l’inglese peggio era la trascrizione

        In assoluto il problema peggiore però era con gli irlandesi! Proprio non funzionava con l’accento irlandese (mi è rimasta la curiosità di uno scozzese, ma non l’ho mai testato) 😁 siccome il mio capo era irlandese, vabbè si è capito che il software ha fatto una brutta fine 😁

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ roberto

          “assurda pronuncia”

          Io posso citare un episodio che sembra fare quasi da contrappeso al tuo.

          Tu lavori alla UE e hai u capo Irlandese. Io ho avuto a che fare, in azienda, coi finanziamenti UE. Il referente a Bruxelles del nostro lavoro era appunto un (pignolissimo) funzionario Irlandese, di cui ricordo il nome proprio: ‘Caoith’.

          Scoprii con stupore che in Irlandese ‘Caoith’ si pronuncia come l’inglese ‘Keith’ !

          A ennesima conferma che meno una lingua è parlata più le sue convenzioni ortografiche si distanziano da quelle della lingua parlata dalla maggioranza.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • PinoMamet scrive:

            Sì ma almeno il gaelico ha delle convenzioni ortografiche.
            Idem il gallese, che adoro.

            L’inglese? Boh, ogni parola fa regola a sè (tutti quegli -ough uno diverso dall’altro…)

          • roberto scrive:

            i nomi irlandesi sono stranissimi…caoith non l’ho mai sentito, ma ho un collega che si ciama niamh (pronuncia “niiv”), uno Donnacha (“dóncia”) ed una terza Sadhbh (“sive”)

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        ” che rendono le parole a volte quasi irriconoscibili rispetto alla loro forma grafica”

        C’è un professore dell’università di Liverpool, con estesissimo seguito nel mondo anglofono, che sostiene che il latino tardo fosse esattamente così, che le parole si scrivessero in un modo ma si pronunciassero in un altro (molto più simile a quello delle lingue romanze) e che la pronuncia del latino l’abbiano inventata… gli inglesi!
        A parte il folclore e il disgustoso nazionalismo, in pratica lui afferma che non esistessero “due latini” (uno letterario e uno volgare), che l’Appendice di Probo servisse solo come compendio ortografico e non proprio come sussidio per parlare il latino letterario corretto e che testi come gli inventari longobardi in cui chiaramente vediamo i due latini uno accanto all’altro, quello letterario usato per le formule di rito e quello volgare per poi la scrittura del testo vero e proprio, in realtà fossero scritti tutti nel latino parlato al tempo, ma con perdita della capacità di usare una grafia corretta…
        Il Nostro ovviamente non si sforza di spiegare come facessero Venanzio Fortunato e persino Paolo Diacono a scrivere versi che entravano perfettamente nel metro, quasi – oserei dire – come se conoscesse la pronuncia corretta delle parole, quantità vocaliche incluse 😀 però vuoi mettere poter dire che la pronuncia ecclesiastica sia stata inventata in epoca carolingia dagli anglosassoni che pronunciavano il latino “come lo leggevano” (ignorate la palatalizzazione e la chiusura dei dittonghi: il problema lui manco se lo pone 😀 ).

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Roger Wright è il nome dell’inventore di questa ipotesi.

          • PinoMamet scrive:

            Grazie per il nome, così posso segnarlo nell’elenco degli Emeriti Cazzari 😉

            • PinoMamet scrive:

              Poi vorrei avere la macchina del tempo per conoscere lo scalpellino latino arcaico che per primo ha detto
              “io pronuncio aque , ma adesso mi metto a scalpellare sul marmo una lettera in più a cazzo, aquae , così, perché me va de faticà” 😉

        • Peucezio scrive:

          Non è che ho ben capito ‘sta tesi balzana.

          D’altronde le idiozie spesso sono incomprensibili, perché cozzano contro la logica.

          • PinoMamet scrive:

            Leggo questo, su Reddit, di un commentatore che si firma Johannes Rhetor:


            Lo storico linguista Roger Wright ha studiato questo argomento per tutta la sua carriera, proponendo una tesi su come il latino sia emerso come entità separata dalle lingue proto-romanze durante il Rinascimento carolingio (fine VIII e inizio IX secolo). Prima delle riforme carolingie, c’era essenzialmente un unico continuum linguistico nelle aree di lingua romanza. La gente scriveva in una forma standardizzata (quella che oggi chiamiamo “latino”), ma la pronunciava secondo i propri schemi linguistici locali. Wright sostiene che il latino, come lingua separata dal romanzo, sia stato essenzialmente “creato” durante il periodo carolingio attraverso riforme educative avviate da Carlo Magno e studiosi come Alcuino di York e promulgate attraverso metodi come il canone u/eulerolagrange menziona.

            L’innovazione cruciale fu l’introduzione di un sistema di pronuncia standardizzato per il latino scritto, diverso dal parlato vernacolare. Questo creò una diglossia – una situazione in cui due varietà di lingua coesistevano con funzioni diverse. Le riforme stabilirono chiare regole di pronuncia per il latino basate su una ricostruzione di quella che gli studiosi credevano fosse la pronuncia classica “corretta”, comprese distinzioni andate perse nel parlato vernacolare. Questa separazione artificiale significò che, per la prima volta, le persone usavano consapevolmente sistemi linguistici diversi per la scrittura e per il parlato, piuttosto che solo registri diversi della stessa lingua. Wright data questa separazione approssimativamente agli anni 790 d.C. in Francia e più tardi in altre regioni come la Iberia.

            La tesi di Wright ha sfidato la visione tradizionale secondo cui il latino e le lingue romanze si sarebbero naturalmente differenziate nel corso dei secoli. Invece, egli suggerisce che questa separazione sia stata in gran parte il risultato di una politica educativa deliberata e di ingegneria linguistica durante il periodo carolingio.”

            Insomma, il latino classico sarebbe stato creato a tavolino durante il regno di Carlo Magno…

            qualcuno sotto commenta dicendo “è una tesi controversa”…

            no, è una sesquipedale cazzata!

            • PinoMamet scrive:

              Oltretutto si focalizza sulla pronuncia, che è un problema tutto sommato minore per il latino, e trascura completamente l’aspetto grammaticale…

              anche quello creato sotto Carlo Magno?

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Reddit è una sorta di santuario dei seguaci di quel personaggio.
              In genere li riconosci perché parlano del mediolatino senza aver mai sentito parlare di Vexilla regis prodeunt, in cui il loro latino non funziona.

            • Peucezio scrive:

              Continuo a non capirci granché.
              Il che mi fa sospettare che l’autore capisca anch’egli poco la sua stessa tesi.

              Quel poco che ho capito però è delirante, peggio di Alinei.

            • Peucezio scrive:

              Tra l’altro non si capisce come una popolazione per la stragrande maggioranza analfabeta avrebbe cambiato lingua per via di riforme grafiche.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Mauricius tarvisii

          “professore”

          Ma questo professore l’ha mai vista una grammatica latina?

          Avesse provato a fare usare a un bifolco della Neustria o della Lusitania una consecutio temporum di quelle toste che piacevano a Cesare o a Tito Livio non sarebbe sopravvissuto per raccontarlo.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            OT io non ho mia capito quale sia il problema della consecutio temporum. Una cosa perfettamente logica e ordinata …

            o forse me l’hanno imparata male, io ho fatto malissimo Latino e benino Greco

            Ciao

            Fine OT

  21. Moi scrive:

    A me,cma penso anche a voi, può capitare paradossalmente di non capire più degli altri Italiani che parlano Inglese se mi espongo troppo a lungo all’ ascolto di Madrelingua Inglese … tipo che “bèrz’ ” vorrebbe essere “birds”. 😉

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ moi

      “bèrz”

      Benvenuto nel club.

      Rimpatriato dall’Inghilterra non capivo più le parole Inglesi pronunciate dalla maggior parte dei colleghi.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  22. Moi scrive:

    CARNE DI CAVALLO

    Pare che il Cavallo sarà assimilato al cane e al gatto come “animale di affezione” … risultato: non sarà più commercializzabile come gastronomia.

    In ogni città e provincia d’ Italia, tanti Macellai sconvolti che sparirà la loro “Tradizione Unica al Mondo” … ovviamente come se altrove non esistesse proprio.

    Alcuni altri fanno notare che “sono gli stessi che non dicono niente alla Macellazione Islamica” , ed auspicano che al prossimo giro governi Vannacci per il Grande Ripristino della Normalità … cioè sostanzialmente degli Anni 1980s.

    PS

    Con ogni probabilità, dopo toccherà al coniglio: per imposta moda AngloSassone , sempre più “pet” e sempre meno “na bistia da magnèr” 😉 …

    • Moi scrive:

      A una rapida ricerca mi pare che la catne di cavallo NON sia Kosher … in compenso sarebbe “makruh” (… “controversa” ?) nell’ Islam ma tendenzialmente “halal”. Quindi SE un Ateo / Cattolico volesse mangiare carne di cavallo dovrà fingersi Musulmano alla Macelleria Halal ?

      … Ma non c’era un Governo di “FaSSiSSti” in carica ora ?! 😉

    • Peucezio scrive:

      Se si fa una cosa del genere c’è davvero da assaltare in armi il parlamento.

      Credo che nemmeno Pol Pot dicesse ai cambogiani cosa dovessero mangiare.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ moi

      “coniglio”

      Se mi tolgono il diritto di cibarmi di coniglio è la volta che mi dò alla macchia e fondo l’Esercito per la Liberazione dei Carnivori.

      Il coniglio alla stimpirata è una delle possibili prove dell’esistenza del Paradiso.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Puffo giardiniere scrive:

        Esercito liberazione dei carnivori

        Ma nessuno tocca i carnivori.
        Hanno persino taroccato la piramide alimentare mettendo la carne come alimento base…
        Io invece ogni tanto darei in pasto un carnivoro ai coccodrilli, così, tanto per farli un po’ riflettere sul fondamento dei loro ragionamenti.
        😋

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ puffo giardiniere

          “coccodrilli”

          Beh, ma succede tutte le volte che mi punge una zanzara. Per non parlare di quando saro’ stato sepolto.

          Comunque se l’evoluzione ci ha lasciato in eredità una dentatura da onnivoro – in analogia al maiale e un contrapposizione con quella da erbivori delle mucche e da carnivoro dei lupi – vuol dire che la nostra dieta deve includere la carne.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Puffo giardiniere scrive:

            https://tjmbb.org/it/la-ragione-per-cui-gli-esseri-umani-hanno-denti-anteriori-affilati-isnx27t-per-strappare-la-carne/

            Gli esseri umani hanno denti anteriori affilati chiamati canini, proprio come leoni, ippopotami e altri mammiferi.
            Contrariamente alla credenza popolare, i canini umani non sono per strappare e strappare la carne. Invece, i nostri antenati li usavano per combattere i rivali maschi per i diritti di accoppiamento.

            Non so se sia proprio così.
            Certo l’articolo sembra ben documentato.
            Comunque per essere veramente carnivori abbiamo un intestino troppo lungo.
            Alcuni mettono addirittura in dubbio che gli umani facciano parte della categoria degli onnivori, perché comunque la carne ci fa male.
            https://www.veganchallenge.it/intestino-carnivori-onnivori/

            • Puffo giardiniere scrive:

              https://www.wired.it/article/carne-evoluzione-uomo/

              Anche la favola che mangiando carne l’uomo sia diventato più intelligente sviluppando le dimensioni del cervello viene oramai messa in discussione. E del resto son storie che giravano ai tempi di Piero Angela. Si parla di
              cinquant’anni fa come minimo.
              Sono ancora qui che aspetto le futuristiche bistecche di alghe che Angela aveva promesso.
              Ci hanno provato, ma le alghe sono piene di sale e chissà che altro.

              • Francesco scrive:

                Beh ma scusa, lo sanno tutti che le bistecche si fanno con le mucche, non con le alghe!

              • Puffo giardiniere scrive:

                https://www.businessinsider.com/neanderthals-human-ancestors-low-carb-paleo-diet-study-2021-5

                Ah, ah, che ridere!
                La dieta Paleo non ha niente a che vedere col paleolitico.
                Mi viene in mente il grande storico Peter Turchin, che avendo familiarità con le malattie cardiache ha pensato che il miglior modo per scamparsi un infarto fosse la dieta Paleo. E infatti ha avuto un terribile infarto.
                Ma lui era contento, perché diceva che se non fosse stato per la dieta Paleo sarebbe
                morto.
                Contento lui…
                Comunque, lunga vita a Turchin!
                🙂

              • Puffo giardiniere scrive:

                L’uomo di Neanderthal mangiava soprattutto radici e tuberi.
                E sono stati quelli a fargli crescere la capoccia rispetto all’australopiteco.
                Se ne deduce che se l’uomo avesse mangiato prevalentemente carne, sarebbe rimasto un australopiteco
                😁👆

              • Francesco scrive:

                Ma non è quello che noi Sapiens abbiamo sterminato?

                😮

              • Puffo giardiniere scrive:

                Lo sviluppo del cervello si è verificato tra l’Australopiteco e il Neanderthal
                Io lo so perché ho letto l’articolo che ho linkato.
                Ringrazio sentitamente l’esercito per la liberazione della carne, per avermi indotto a documentarmi e a scoprire cose molto interessanti.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Tra gli australopitechi e il neanderthal c’è un abisso temporale, non un rapporto di successione diretta.

              • Puffo giardiniere scrive:

                E in questo abisso temporale si è verificato lo sviluppo del cervello, che risulta poi evidente nei Neanderthal. Se tu sai chi c’era in mezzo e che dimensioni del cervello aveva, rivelalo pure all’umanità.
                Ma secondo me non hai capito il senso del discorso.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                In questo abisso le specie non erbivore, che quindi non avevano bisogno di grandi molari, hanno potuto sviluppare un cervello più grande. Non a caso gli ultimi molari per noi sono vestigiali (i denti del giudizio).

              • Puffo giardiniere scrive:

                Non so se il dente del giudizio c’entri col giudizio, comunque onde evitare che la discussione si prolunghi oltre il tempo massimo, ti dirò che ho buone ragioni per credere che il cervello si sia sviluppato grazie a una dieta ricca di amido (tuberi e radici), e non di carne.
                Anche se magari la carne era presente.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Il cervello ha bisogno di spazio, come la dentatura degli erbivori, per cui una delle due cose nel cranio non ci entra.

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                faccio l’avvocato del diavolo: anche noi mangiamo anche i vegetali.

              • Francesco scrive:

                Peucezio

                faccio l’avvocato di MT: è ben diverso da mangiare solo vegetali e dover passare tutto il tempo a macinarli in bocca, è quello che richiede denti adeguati che si prendono tutto lo spazio

                Ciao

              • Puffo giardiniere scrive:

                I denti per mangiare l’erba

                Non vorrei dover rileggere l’articolo sugli australopitechi, perché mi è venuto a noia, ma se non ricordo male si parlava del fuoco che poco alla volta ha cambiato la dieta dei primi uomini e questo ha significato
                -carne cotta
                -radici e tuberi cotti
                -nocciole (sembra strano, ma certi siti archeologici del nord europa, mi pare, sono pieni di resti di gusci di nocciola) Nutella insomma.
                Secondo gli ultimi studi sono stati i secondi a fornire le calorie che poi hanno permesso lo sviluppo del cervello umano fino ad arrivare al Neanderthal che aveva già un cervello simile al nostro.
                Anche la carne fornisce calorie, ma quelle prevalenti, secondo certi studi fatti sulla dentatura dei rudi antenati, venivano ricavate dagli amidi, come è giusto che sia.
                Infatti ancora oggi per le calorie si mangiano soprattutto la pasta, il pane, le patate ecc.
                Cosa c’entra l’erba?
                Nell’erba magari una brava raccoglitrice trovava delle piante commestibili che fornivano vitamine e sali minerali, ma non calorie.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “anche noi mangiamo anche i vegetali”

                Noi mangiamo quello che capita, di solito processandolo: i cereali li dobbiamo cuocere se non proprio macinare, per dire.
                Gli asutralopitechi la cottura non ce l’avevano (non padroneggiavano il fuoco), per cui una dieta puramente vegetale per loro voleva dire macinare coi denti i cereali. Le specie prevalentemente erbivore, quindi, dovevano avere grandi molari, mentre quelle opportuniste potevano sviluppare un cervello più grande.
                Il nostro genere proviene da quel secondo ramo.

              • Francesco scrive:

                Una curiosità: secondo questi studi, perchè i nostri antenati usavano risorse per uccidere gli animali e poi mangiarli, se non serviva quasi a nulla?

                Un simile spreco di tempo e forza dovrebbe averli penalizzati nella lotta per sopravvivere rispetto a saggi ominidi vegetariani.

                Non credi?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Ci sono animali che, se ci mettiamo in gruppo, possiamo uccidere a sassate. E ci sono animali che, se uccisi da predatori veri e propri, possiamo mangiare se cacciamo a sassate chi li ha predati.
                E’ questo il senso dell’opportunismo: mangi quello che trovi, anche rubando la cena a qualcun altro.

              • Puffo giardiniere scrive:

                Tarvisii

                Io non conosco la materia e faccio affidamento solo su questo articolo
                https://www.businessinsider.com/neanderthals-human-ancestors-low-carb-paleo-diet-study-2021-5?op=1
                ma mi sta che tu e Francesco stiate confondendo un bel po’ di cose.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ puffo giardiniere

              “ci fa male”

              So di una coppia vegana in cui il padre doveva far fare dal pediatria di nascosto iniezioni di ferro ai figli, carenti del suddetto elemento per la dieta folle cui li sottoponeva la madre.

              La verità è una sola: la salama da sugo è la barriera che ci divide dai subumani.

              Ricordo ancora con scandalo una trasferta in Veneto. Raggiunsi un eccellente ristorante, consigliato dai colleghi, nelle vicinanze di Verona. Chiesi al cameriere se facevano la polenta e osei. Mi guardo’ sconsolato rispondendo: “non si può più…”. A momenti ci mettemmo a piangere. In memoriam, ripiegati su un sano stinco di daino.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Moi scrive:

                Cmq in Età Adulta Inoltrata 😉 meno carne e più legumi fa solo meglio.

              • Puffo giardiniere scrive:

                La salama da sugo fa venire il diabete.
                Altro che carenza di ferro.
                Che poi, come si fa?
                I legumi sono ricchissimi di ferro altamente assimilabile

              • Moi scrive:

                A “Fràra” & Dintorni però la Salsma da Sugo è un’ Istituzione 😇

              • roberto scrive:

                Trovo inspiegabile mangiare gli uccellini…un fantastiliardo di ossa e ossicini per mangiare 3 grammi di carne….boh?

              • Moi scrive:

                Sempre nel Ferrarese, sono una specialità anche ranocchi e pescigatti … 😉

      • Francesco scrive:

        Per una volta sono in disaccordo culinario con Andrea.

        La carne di coniglio mi è del tutto indifferente, a differenza di quella di cavallo.

        Sono comunque disponibile ad arruolarmi nell’ELC, purchè non si parli di prezzo politico della carne!

        Ciao

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ francesco

          “ELC”

          Il mio primo compagno (d’armi)!

          Niente politica, tranquillo: solo buon gusto.

          Sono lieto che tu preferisca il cavallo al coniglio: occupiamo nicchie ecologiche diverse!

          Ricordo che quando in Polonia mia figlia di quattro anni mi chiedeva come si chiamava in Italiano il paffuto królik (coniglio) che il nonno teneva nell’aia io le rispondevo “Quattro Salti In Padella”.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Moi scrive:

            Cusséla … ELC ? 😉

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Moi

              “ELC”

              ELC
              =
              Esercito di Liberazione dei Carnivori

              Arruòlati!

              Il buon gusto ha bisogno di te!

              Già si sciolgono al vento i primi versi dell’inno ufficiale dell’ELC:

              “Sotto l’usbergo di San Daniele
              alla bistecca sarò fedele
              ed ai vegani ogni salsiccia
              della gran lotta sarà la miccia.
              O cotto o crudo sarà il prosciutto
              prima del tofu, prima di tutto,
              prima del tempeh con salsa di soia
              a risparmiar alla gola la noia…”

              Ciao!

              Andrea Di Vita

    • roberto scrive:

      moi

      “pare”

      pare? ma dove l’hai letto moi? dai non farci discutere del nulla…

      • roberto scrive:

        ah leggo ora, c’è una nuova proposta al senato…ok, vedremo, la brambilla aveva già fatto una proposta del genere

        • Peucezio scrive:

          Scommetto che la merda di costituzione che ci ritroviamo consente tranquillamente una simile legge da stato orwelliano, che t’impone perfino il cibo e l’etica alimentare, che in qualsiasi sistema liberale e non solo dovrebbe essere anticostituzionale.

          • Moi scrive:

            La carne equina 🐎 è da sempre più “élitaria” ..
            .

            • roberto scrive:

              Davvero!?!

              Mai sentita una roba del genere….i ricchi mangiano wagyu non cavallo (che è duro e dolciastro)

            • PinoMamet scrive:

              “La carne equina 🐎 è da sempre più “élitaria””

              Elitaria??
              La carne equina è quella che ha sfamato la popolazione di Parma e provincia, una volta convinti (a viva forza) i parmigiani a mangiarla, in quanto economica .

              Non conosco alcun piatto di “alta cucina” con carne di cavallo, mentre il “cavallo pesto” era lo street food di Parma prima che esistesse la parola…

              • Peucezio scrive:

                Anche in Puglia è come in Emilia: carne popolare, considerata di qualtià inferiore fino almeno a un paio di generazioni fa.

            • Peucezio scrive:

              Moi,
              in Italia è più popolare.

          • Moi scrive:

            @ PEUCEZIO

            Paradossalmente c’ è più Libertà Alimentare nella NORD Corea Comunista 🇰🇵 rispetto alla SUD Corea “iper Occidentalizzato”🇰🇷

            (in pratica destinata a fare 100 anni dopo ciò che il Giappone 🇯🇵 fece 100 anni prima … in soldoni, il Giappone si occidentalizzò durante l’ Apice dell’ Occidente, la Corea del Sud durante la Decadenza Irreversibile dell’ Occidente)

            in materia di consumo di carne canina. 🐕

            • Moi scrive:

              In Cina 🇨🇳 la Retorica dei ‘Pets” come “bambini pelosetti” ancora NON sembra aver troppo attecchito !

            • Peucezio scrive:

              Moi,
              lo so, ne abbiamo già parlato qui nel blog: è un’aberrazione.

              Il sudcoreani si occidentalizzano, tra l’altro prendendo il peggio.

              • Moi scrive:

                Da quando gli Spagnoli Late Gen X / Millennial e Oltre hanno rinnegato la Corrida … nessun cambiamento più è culturalmente inconcepibile.

              • PinoMamet scrive:

                Beh su Instagram ho trovato anche degli spagnoli

                (ve li ho già citati, quei tizi per cui “abbiamoinventatotuttonoiinSpagna anche il prosciutto e l’olio d’oliva e il caffè e gli italiani sono copioni”)

                che invece sono assai orgogliosi della corrida e di tutto il cucuzzaro ad essa legato.

                Ma credo siano in effetti la minoranza tra i giovani.

              • roberto scrive:

                Ne abbiamo parlato mille volte ma non capisco questa idea che la tradizione o la cultura debbano essere un monolite bloccato ad una certa epoca non meglio precisata…come a Roma abbiamo smesso di dare i cristiani in pasto ai leoni, non ci vedo nulla di così stravagante se in Spagna un giorno considereranno una barbarie l’uccisione di una bestia come spettacolo pubblico

              • PinoMamet scrive:

                La vedo come Roberto.
                Le culture cambiano.

              • Peucezio scrive:

                Non ci capiamo.

                Il punto non è il cambiamento, ma il cambiamento è un vantaggio se va nel senso dell’espansione dei margini di libertà, non nella sua compressione.

                Importare un modello straniero per avere più divieti è da coglioni.

              • Peucezio scrive:

                E inoltre un conto sono i cambiamenti endogeni o l’interazione fra culture, un conto la subalternità a un modello mondiale forte.
                In questo i coreani sono campioni.

                I rapporti fra uomini sono di svariato tipo e sono fisiologici e sani.
                Ma comprendono anche il servilismo.
                E io disprezzo i servili.
                Lo stesso per i popoli.
                I popoli che hanno la subalternità come vocazione collettiva culturale li trovo disprezzabili.

                Non per immobilismo o ipostati assoluta di tratti culturali avulsi dallo scorrere del tempo, ma perché chi ha così poco da dire che copia gli altri e si inchina ai loro modelli è poco interessante e un po’ squallido.

              • Peucezio scrive:

                ipostasi

              • Peucezio scrive:

                Circa la corrida il punto è intrinseco.

                Trovo aberrante l’idea dei diritti degli animali.

              • Puffo giardiniere scrive:

                Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare.»
                Bertolt Brecht

              • PinoMamet scrive:

                Non credo che gli spagnoli che non amano la corrida abbiano importato un modello straniero.

                Hemingway ci ha scritto libri interi sulla corrida, e Hollywood la celebrava nei film.

                Credo che semplicemente cambino le sensibilità e i punti di vista. Può benissimo essere che si cominci prima da una parte che dall’altra, ma andare a vedere “chi ha cominciato ” è un passatempo un po’ inutile.

                Del resto, chi ha detto che la Hollywood che celebrava l’uccisione spettacolare di un bovino, influenzata dalla cultura spagnola, fosse un bene? E che la Spagna che se ne disaffezione, influenzata da… boh? Da qualcuno? Sia un invece un male…

                Invece il discorso dei diritti degli animali non c’entra tanto.
                Posso benissimo non credere che gli animali abbiano diritti
                (invece lo credo)
                e non volere la corrida perché dà fastidio a me.

                Comunque come già scrissi credo che gli spagnoli possano benissimo esibirsi in ballerine, cappa e bolerino con le paillettes, senza infastidire i poveri tori.

              • roberto scrive:

                peucezio

                “Trovo aberrante l’idea dei diritti degli animali.”

                non credo che esistano “i diritti degli animali”, se non in senso totalmente atecnico, cioè detto dai babbani

                piuttosto gli animali sono protetti indirettamente attraverso i diritti delle persone.
                cioè se io vieto la vendita di pellicce di cane, non sto proteggendo i cani ma sto proteggendo la sensibilità della società verso i cani. prima di saltarmi alla gola per la parola “sensibilità”, pensa ai reati contro la pietà dei defunti: punendo uno che distrugge la tomba di ciccio, non stai proteggendo ciccio che ormai è morto e non gliene frega più niente della sua tomba, ma stai proteggendo chi a ciccio gli ha voluto bene

              • Puffo giardiniere scrive:

                Flower Power: perché riconoscere i diritti delle piante è ormai indispensabile, anche per la nostra sopravvivenza. Le piante hanno diritti? E se ne hanno quali sono e cosa comporterà il fatto di riconoscerli?

                Attribuire diritti a soggetti che ne sono privi appare da sempre un’idea stravagante; eppure non bisogna dimenticare che neri, donne e bambini un tempo non ne avevano alcuno e oggi anche questo ci sembra impensabile. Nei secoli l’uomo ha allargato la cerchia dei diritti in seguito a guerre o rivoluzioni, come forma di riparazione per le ingiustizie e i danni subiti. Ci riferiamo sempre a guerre umane, ma combattiamo anche contro un popolo silenzioso e pacifico, dal quale dipende la nostra stessa sopravvivenza e che malgrado questo abbiamo decimato, spingendo migliaia di specie sull’orlo dell’estinzione: il popolo delle piante. Firmare una pace con l’ambiente è ormai indispensabile per risolvere problemi globali come fame, migrazioni di massa, desertificazione, inquinamento e cambiamenti climatici. È giunto il momento di una «Dichiarazione universale dei diritti delle piante», che riconosca i diritti delle nostre sorelle verdi e garantisca anche i nostri

                https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/flower-power-alessandra-viola-9788806242732/

                Come da presentazione del libro, i diritti di animali e piante garantiscono anche quelli degli umani.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                mi riferivo alla Corea.

              • Peucezio scrive:

                Circa la corrida, non vedo perché chi ha la sensibilità verso la vita animale dovrebbe imporre la sua volontà su chi non ce l’ha.

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                “piuttosto gli animali sono protetti indirettamente attraverso i diritti delle persone.
                cioè se io vieto la vendita di pellicce di cane, non sto proteggendo i cani ma sto proteggendo la sensibilità della società verso i cani. prima di saltarmi alla gola per la parola “sensibilità”, pensa ai reati contro la pietà dei defunti: punendo uno che distrugge la tomba di ciccio, non stai proteggendo ciccio che ormai è morto e non gliene frega più niente della sua tomba, ma stai proteggendo chi a ciccio gli ha voluto bene”

                Sono due casi completamente diversi: Ciccio è una persona e ha diritto di essere tutelato da vivo e da morto: io se penso che si farà scempio del mio cadavere dopo morto non sono contento.
                Mi fa orrore per esempio l’idea di poter avere un funerale in novus ordo, per cui mi attiverò per essere totalmente sicuro che non mi accada una cosa del genere. E mi ci attiverò da vivo: anche se quando sarò morto non me ne accorgerò (o, meglio, nessuno al mondo può saperlo se me ne accorgerò o no), mi preccoccuppo adesso.

                Semmai un paragone potrebbe essere quello verso i sentimenti religiosi. Però si potrebbe dire che Dio è posto in essere da una comunità: non è un ente oggettivo reale che possiamo vedere e toccare.
                Io sono credente, quindi penso sia reale, ma tanto nessuno può danneggiare Dio: se qualcuno offende il Dio cristiano offende i cristiani.

                Ma se io stabilisco che non si possono toccare i tori o i cavalli o i cani o i bacherozzi, sto compiendo un’operazione indebita, perché estendo la mia sensibilità su un bene collettivo, rendendolo intangibile in ossequio alla mia personale sensibilità.

                E trovo irrilevante che sia una sensibilità maggioritaria.
                Sarebbe come dire che se alla quasi totalità delle persone fa schifo l’idea che esistano omosessuali che fanno l’amore (e in molte società c’è questa ripulsa diffusa), gli omosessuali non devono farlo perché offendono la sensibilità della maggioranza.

                Qui il vedo proprio il limite della democrazia: esiste un principio di libertà individuale che va oltre la volontà della maggioranza.

              • PinoMamet scrive:

                “Qui il vedo proprio il limite della democrazia: esiste un principio di libertà individuale che va oltre la volontà della maggioranza.”

                Questo mi sembra un principio troppo alto per essere chiamato in causa per decidere se è lecito o no mangiare cane in un paese dove è consuetudine farlo…

                voliamo un po’ più bassi 😉 e limitiamoci prima di tutto a capire come e quando è lecito o è uso cambiare le consuetudini 😉

                PS
                chiedo a Miguel di cancellare il commento doppio in attesa di moderazione, firmato per errore…

                con il mio altro nome 😉

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                non ho proprio capito cosa vuoi dire.
                La libertà non è un valore altisonante, è una precondizione di convivenza sociale, un princpio banale di autonomia dell’individuo.
                Vale a tutti i livelli, dalle cose più banali alle più importanti.
                E dev’essere intangibile: ognuno sceglie come vivere e cosa mangiare, con chi andare a letto, chi amare, cosa leggere, cosa scrivere, che musica ascoltare, quali posti frequentare, ecc.

              • PinoMamet scrive:

                Ma per esempio non può liberamente scegliere di piantare un albero nel campo del vicino, di prendere a pugni il vicino che fa casino all’ora di pennichella, e pensa un po’, in molte parti d’Italia neanche di che colore dipingere la casa di sua proprietà…

              • Peucezio scrive:

                Ma perché qui ledi la libertà altrui.

                La casa poi fa parte del paesaggio, che è un bene collettivo.
                Oggettivamente.

                Ma se io mangio il cane o il cavallo non ledo nessuno, finché non pretendo a mia volta di imporre lo stesso regime alimentare a un altro.

                E non dirmi che ledo la sensibilità dell’amante dei cani, perché a questa stregua tutto ciò che faccio nel chiuso di casa mia può ledere la sensibilità di chiunque.
                Se a me non piace la trap posso ritenermi offeso dal fatto che ci sia chi l’ascolta, ma per fortuna la legge, quando è sensata, non vieta agli altri di ascoltarla, ma consente a me di ascoltare quel cazzo che mi pare e di evitarla, se non mi piace.

                Mi pare semplice, lineare, cristallino, di buon senso.

              • PinoMamet scrive:

                Invece ti dico proprio che ledi la sensibilità dell’amante degli animali d’affezione, che è la sensibilità diffusa e comune.

                Semmai si può discutere (in Italia su conigli e cavalli, in Corea sui cani) quando e se un animale sia uscito, nella sensibilità comune, dalla categoria del cibo lecito, ed entrato in quella dell’affetto e quindi del tabù alimentare.

                Che il consumo di carne, che ne prevede l’acquisto in supermercati e macellerie, non sia una cosa che succede esclusivamente “a casa tua “, mi pare chiaro.

                Ma non è che a casa tua viga la libertà e l’arbitrio assoluto: molte cose non le puoi fare anche se nessuno le vede.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                ma capisci che con questa logicas si può conculcare qualunque libertà individuale?
                I vegetariani potrebbero dire che nessuno deve mangiare carne perché si sentono offesi dal fatto di vedere macellerie, reparti di carne, gente che la mangia al ristorante…
                Ed effettivamente se uno ritiene intangibile e sacra la vita animale allo stesso modo di come noi riteniamo intengibile quella umana (e molti vegetariani radicali sentono proprio così), pensa coem si sentono a sapere che gli altri mangiano carne? Come ti sentiresti se sapessi di essere circondato da cannibali che prima sopprimono esseri umani e poi li mangiano?

                E così per tante cose. Pensa come si sente offeso un cattolico radicale dall’omosessualità o dal pubblico concubinato (matrimonio civile) o un islamico rigorista dal fatto di vedere mangiare maiale o bere alcolici così, coram populo, ecc.

                Bene, per la mia concezione del diritto, anche se gli islamici in Italia diventassero la stragrande maggioranza, lo stato dovrebbe tutelare la mia libertà di bere alcolici e di mangiare carne di maiale.
                Per la tua non lo so, ma se invece non dovrebbe, Dio mi scampi dal vivere in una società che segue il tuo modello di diritto! 🙂

              • Peucezio scrive:

                Peraltro tutto ciò che facciamo può essere in contrasto con la sensibilità altrui, perché ognuno ha sensibilità, gusti, orientamenti, stili di vita, categorie valoriali, giudizi diversi sul mondo.
                Proprio a questo serve uno stato che impedisca agli altre e alle maggioranze di imporre un unico stile di vita, di gusto, di preferenze sessuali, alimentari, ecc. ecc., perché sotto sotto la maggior parte di noi o comunque tantissimi vorrebbero pure imporre agli altri (esagero, ma nemmeno di tanto) se gli devono piacere le bionde o le brune o da quale lato devono appendere la carta igienica: la gente non ama farsi i cazzi suoi e vorrebbe rifare il mondo a modo suo.

              • Peucezio scrive:

                Peraltro tu segui un regime alimentare e delle prescrizioni molto peculiari, che appartengono a una minoranza religiosa ristrettissima.
                Cosa diresti se a un certo punto tali scelte fossero perseguite?
                Non è fantascienza: è già successo. In modo anche tragico.

              • PinoMamet scrive:

                “Pino,
                ma capisci che con questa logicas si può conculcare qualunque libertà individuale?”

                Non hai torto, Peucè, ma il sottile discrimine è tra la sensibilità collettiva espressa in modi democratici, e la volontà tirannica conculcata dall’alto.

                Ammetto però che nella pratica è difficilissimo distinguere, e la prova è forse la reazione popolare.

                Se parmensi, pugliesi e veronesi insorgeranno al divieto (prossimo futuro?) della carne equina, avremo la prova del fatto che si tratta di una norma che calpesta la loro libertà…

              • Peucezio scrive:

                Ma in questo modo l’individuo non ha spazio.
                Non dovrebbe essere questa la base delle soceità libere.

                Poi, sai, che significa insorgere?
                Significa criticare pubblicamente con veemenza? Significa andare in piazza? Significa prendere le armi?

                Molta gente è “insorta” per il green pass (per come la vedo io sarebbe dovuta insorgere molto prima per i confinamenti), senza prendere le armi, ma con forza. E cos’ha ottenuto?

                Se aspettiamo le reazioni popolari stiamo freschi: quanti insorgono quando i regimi autoritari conculcano diritti di gruppi e minoranze, talvolta con esiti estremi?

                La tutela delle minoranze (peraltro qua si parla del 17%, da quanto ho letto in rete: un partito politico di grandi dimensioni!) dev’essere affidata alla cultura giuiridica del legislatore, a un senso di rispetto degli indivdui, delle minoranze, della libertà individuale radicato nella cultura, nel ceto dirigente.

                E infatti nella storia succedono tragedie o anche solo si erodono diritti e ci sono regressioni cultuali, sociali, giuridiche quando questa diminuisce.

                Romanticamente piacerebbe anche a me l’idea del popolo custode dei valori, della libertà, della giustizia.
                In realtà è così raramente.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                “il sottile discrimine è tra la sensibilità collettiva espressa in modi democratici, e la volontà tirannica conculcata dall’alto.”

                Anche qui,
                per carità, la differenza è sostanziale.
                C’è molta più libertà e più pluralismo in una democrazia che in una dittatura violenta.
                Ma anche la democrazia in fondo è una forma di autoritarismo morbido.
                Infatti sulle vere decisioni strategiche il popolo non conta niente.
                (peraltro siamo partiti dalla Corea: lì c’è un fattore culturale di tradizione autoritaria e di collettivismo, senso asiatico dell’obbedienza)
                Se anche le democrazie liberali occidentali sono o sono state (oggi il processo è invertito e sulla democrazia si costruisce una retorica reazionaria) la maggiore approssimazione a una società veramente libera e pluralistica, direi che comunque la strada da fare resta tanta.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ PinoMamet

                “babbani”

                Io non sono un giurista, e perciò chiedo:

                se con un tiro di fionda ben assestato uno ammazza il cane della dirimpettaia il quale lo fa impazzire col suo continuo abbaiare giorno e notte, risponde solo del reato di crudeltà verso l’animale (ammesso si dica così) o anche del danno morale alla dirimpettaia?

                Sospetto che nel secondo caso la pena sia sostanzialmente più gravosa. Sbaglio?

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • roberto scrive:

                Andrea

                ” Sbaglio?”

                si nel senco che non c’è un reato per aver cagionato un “danno morale”…è una categoria civilistica, puoi senzaltro chiedere che il barbaro ti risarcisca il danno morale

                poi come dici il fatto di uccidere un animale “senza necessità” è di per se un reato che è inserito in un titolo che è rivolto ai “delitti contro il sentimento per gli animali”

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ roberto

                “Sì”

                Grazie!

                Andrea Di Vita

            • Francesco scrive:

              Peucezio

              per essere un fascista sei un perfetto esempio di liberalismo!

              😀

              PS confermo che per un cattolico molte esibizioni del tutto normali nella società odierna sono deprimenti, fastidiose, immorali e parecchio disgustose. Tra di esse la musica trap sta molto in alto!

          • Moi scrive:

            Cmq ripeto: in Italia vedo sempre più “cunéin” 😉 🐇 🐰 adottati come “Pets” , cosa che fino agli Anni Novanta era una “Americanata” … quindi la prossima carne bandita per uso alimentare potrebbe essere la loro !

          • roberto scrive:

            Peucezio

            Sono contento che finalmente capisci l assurdità di chi si oppone alle blatte come cibo…se uno vuole mangiare la farina di scarrafone a noi che ci frega?

            Per il resto non sono nemmeno sicuro che esista una norma che vieti cibarsi di cani e gatti….

            • Peucezio scrive:

              Roberto,
              “Per il resto non sono nemmeno sicuro che esista una norma che vieti cibarsi di cani e gatti….”

              Di cibarsi no, ma di macellarli e venderne la carne credo proprio di sì. Alla faccia della libertà.
              È come se quelli che vogliono mangiare la carne di cane vietassero a quelli che vogliono il cane per compagnia di averlo.

              Circa gli scarrafoni e simili, non mi preoccupa la libertà in sé, cioè il fatto che ci sia una possibilità in più (per me va bene pure che ci siano i ristoranti di merda, dove ti servono gli escrementi, ammesso che abbiano mercato), ma il fatto che abbiano spinto molto in questa direzione, con l’auspicio di cambiare il nostro regime alimentare in nome delle solite fisse pseudo-ecologiste.

              • roberto scrive:

                Peucezio

                “ Di cibarsi no, ma di macellarli e venderne la carne credo proprio di sì. ”

                Magari sono cieco ma Ho trovato un divieto di importazione della carne, un divieto di vendita di pellicce…ma non un divieto di macellazione e vendita di carne

              • Peucezio scrive:

                Forse allora è il contrario: è vietato macellare gli animali che non è esplicitamente consentito macellare.

  23. PinoMamet scrive:

    Non c’entra NULLA

    ma stamattina mi sono venuti in mente i “mercuriali” di cui parla, se non erro, Slezkine (apud Miguel: io mica l’ho letto);

    ecco, in Italia sicuramente i napoletani sono mercuriali, e sicuramente gli emiliani-romagnoli sono gioviali. Direi che entrambi i popoli sono anzi i rappresentanti par excellence dei rispetti caratteri, i cui nomi ricaviamo dagli dèi pagani.

    Ma gli altri?
    Forse gli innocui bulletti romani, i litigiosi e a tratti cupi toscani e gli operosi e organizzati lombardi sono incarnazioni diverse dei marziali Quiriti?

    e i veneti? dove li mettiamo? i siciliani? I sardi? (i sardi direi marziali).

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ PinoMamet

      “mercuriali”

      Confesso la mia crassa ignoranza.

      Cosa vuol dire qui ‘mercuriali’ e ‘gioviali’?

      Io credevo significassero rispettivamente ‘irascibili’ e ‘allegri’.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Moi scrive:

        Credo che siano termini derivati dall’ Astrologia …

      • PinoMamet scrive:

        Mercurio mica era il dio dell’ira!

        Era il dio dei crocicchi, delle strade, quindi con tutto quello che succede sulle strade (commercio, furti, intrallazzi, furbizia);

        e quindi anche della comunicazione e dei passaggi (anche tra mondi, era psicopompo).

        Giove era maestosamente allegro, un capofamiglia e capotavola, amante delle donne e dei banchetti, stabilizzatore di un ordine un po’ alla buona, alla carlona, ma benintenzionato.

  24. Puffo giardiniere scrive:

    https://www.cibercuba.com/noticias/2026-02-15-u1-e43231-s27061-nid320941-gobierno-pretende-reeditar-fracasado-proyecto-cordon

    Attorno all’Avana c’è una cintura di terra fertilissima che potrebbe produrre cibo per tutta la città.
    Ma per qualche ragione non ben spiegata, o compresa da parte mia, resta incolta.
    Già ai tempi di Fidel Castro fu implementato un progetto per rendere produttive queste terre, ma fu un fallimento.
    Troppa intrusione da parte del governo, errori agronomici, non si sa quali.
    L’articolo mette in risalto il caffè e gli eucalipti.
    🙄😳
    Ma non sarà mica roba che possa sfamare una città come l’Avana?

    Che strano….

  25. Moi scrive:

    @ MIRKHOND / PEUCEZIO

    Avete sentito che beffardamente per San Valentino ❤️ è crollato l’ Arco degli Innamorati (caratteristico faraglione con arcata scavata dalle maree) n Salento 😱
    ?

    Almeno non c’era nessuno sotto … né sopra.

    Pochi anni fa me crollò uno simile anche a Malta, verso l’ isola minore “non turistificata” di Gozo, immortalato in diversi “Sandaloni” 😉 Anni 1960s dedicati a Ulisse, Giasone, ecc …

  26. mirkhond scrive:

    Per Pino Mamet

    Roma è stata governata da un cartaginese?

    https://youtu.be/OWUbwwrteW4?si=XaRn878PsqWv_jgd

    • PinoMamet scrive:

      Grazie! Molto interessante come al solito!

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ MIRKHOND

      “Roma è stata governata da un cartaginese”

      Seguo regolarmente Europantiqva. Le sue serie sui popoli della Mesopotamia e dell’Italia prereromana sono imperdibili. E ogni tanto si lascia andare a qualche lazzo contro i ‘abbiamo-inventato-tutto-noi’ di varia provenienza (mitica la puntata sui Pelasgi!) e anche contro il ‘punico algoritmo’.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • mirkhond scrive:

        Lo seguo anch’io per la mole di informazione che da sui popoli del mondo antico.

      • PinoMamet scrive:

        Lo seguo anch’io, è un grandissimo!

        Sempre puntuale, informato, basato sulle fonti, sempre interessante, non di rado sottilmente ironico, che non guasta, e anche molto chiaro e facile da seguire.

        Vorrei molti più canali come il suo!

  27. Moi scrive:

    Quelli che non vogliono più la Corrida sono gli stessi che NON vorrebbero mettere fuori legge la Macellazione Halal / Kosher … almeno sarebbero contenti per l’ Empatia InterSpecie

  28. Puffo giardiniere scrive:

    Una curiosità: secondo questi studi, perchè i nostri antenati usavano risorse per uccidere gli animali e poi mangiarli, se non serviva quasi a nulla?

    Non lo so di preciso.
    Posso fare delle ipotesi avendo visto una volta un documentario su come gli indiani d’america conservavano la carne che serviva per superare i mesi invernali.
    Tipo che cacciavano e poi mettevano da parte la carne e anche le preziose pelli o le ossa ecc
    Del resto anche nelle nostre economie contadine succedeva questo.
    Si metteva da parte per i mesi invernali.
    Ma non è che con gli insaccati o le carni affumicate ci campavi tutto l’anno.
    Sarebbe stato impossibile.

    • Francesco scrive:

      Io ipotizzo che il problema non stia nella testa dei nostri antenati quanto in quella degli studiosi.

      Tra correre dietro a 400 kili di bufalo o di bisonte o a una pianta di fagioli non c’è paragone, se non ci fosse una robusta differenza di “reward” dello sforzo. A favore della carne del bufalo o bisonte.

      Ciao!

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