Facciamo progressi!

Un interessante dialogo nei commenti a questo blog con Francesco, che con ironia esprime bene quella che chiamerei la narrazione neoliberale.

Riporto qui la sequenza della nostra discussione.

Francesco innanzitutto dice,

““Qui si ama scordare che i posti di lavoro degli operai occidentali non sono semplicemente morti, sono diventati i posti di lavoro di operai in tutto il mondo”

Ovviamente ha in parte ragione, la realtà ha infinite sfumature; siccome siamo tra commenti veloci, gli rispondo:

“Cioè se io emigro in Namibia, ritrovo lavoro come traduttore?”

E lui risponde a sua volta con un brano profondo, che merita una risposta che vada oltre la battuta:

“Oh dai, non più che se emigrando in Germania cerchi un lavoro come produttore di ferri di cavallo o di catene per schiavi.

O di telai a mano. O di tela e cordami per navi a vela. O di ruote e finimenti per carrozze. O di tiranti per aerei a elica. O di archi per andare a caccia di mammuth.

Il progresso tecnologico è un dato di fatto, anche se a Tolkien non piaceva per nulla. E precede il capitalismo.”

Io non uso mai il termine “progresso“, che subito stronca qualunque discussione, perché è buono per definizione.

Ma se usiamo altre parole, sono d’accordo sul punto di partenza: nella storia umana, lo sviluppo di tecniche per estrarre più risorse più velocemente, trasformandole in prodotti e scarti, e poi entrambi in rifiuti, a costi sempre minori, è un dato di fatto.

Quindi è vero che c’è stato un momento di picco (diciamo fino agli anni Settanta) in cui questo perfezionamento, mentre aboliva alcuni posti di lavoro ne creava in numero ancora maggiore; il figlio del maniscalco in miseria diventava un operaio alla catena di montaggio, e guadagnava pure di più.

Però siamo sinceri: l’operaio ha un costo pazzesco.

Pagandogli lo stipendio, l’Investitore deve mantenere l’operaio e la sua famiglia, compresi bimbetti neonati che non fanno un tubo di redditizio. Più il proprietario che gli affitta casa. Più magari la pensioncina a Rimini che ospita tutta la famiglia d’estate.

Oltre a pagargli lo stipendio, il povero Investitore – tra contributi e tasse – deve mantenere gli inutili figlioli dell’operaio per vent’anni dalla scuola materna all’università. E la cosa assurda è che deve pure mantenere l’Operaio anche nei due momenti in cui non opera: la malattia e anni e anni di pensione. Che più si spende per curare le malattie, più durano gli anni di pensione.

Da qui si capisce perché le organizzazioni di consulenza imprenditoriale, come la McKinsey, abbiano insegnato che il più grande progresso tecnologico consiste nell’usare l’umano solo nel momento in cui serve; e ridurre il più possibile tali momenti.

Se io fossi cresciuto negli anni Cinquanta, avrei visto migliaia di contadini calare dal paese giù nella fabbrica di città, buttando via – come è davvero successo – opere straordinarie di abilità manuali, tra mobili e attrezzi, per dispetto alla fame nera del passato.

Oggi cosa vedo, guardandomi attorno?

Gli operai in Italia si sa che fine hanno fatto.

Alcuni giovani si costruiscono ancora mestieri come il magistrato o l’avvocato: abbiamo ancora per un po’ un tabù culturale sulla loro sostituzione. Come quelli che cinquant’anni fa esaltavano l’insegnamento del greco nel liceo classico, sento tante voci dire, “eh, ma il tocco umano del giudice è un’altra cosa!” Lo dicevano anche del traduttore…

Però seriamente, pensiamo che un fallibile umano che non si ricorda dove ha lasciato gli occhiali, possa capire più correttamente le (forse) 250.000 leggi in vigore in Italia e la loro interazione… di un unico, invisibile essere elettronico onnisciente, oltretutto gratuito, fornito da un’azienda nelle Isole Cayman che in cambio si accontenta di sapere tutti i segreti dei condannati e degli assolti d’Italia?

I mestieri artigianali poi sono quasi tutti scomparsi, assieme a Valter che faceva i lampioni che ora producono le fabbriche in Cina, e non sono stati sostituiti.

Restano in parte i mestieri artigiani corporei: il parrucchiere, l’idraulico, il cuoco, la prostituta, che mi sembrano gli unici che abbiano davanti qualche decennio di speranza.

Il mondo che possiamo definire velocemente “elettronico” ha per un po’ prodotto un’esplosione di mestieri precari, dal grafico alle signore dei call center.

Se seguiamo il progresso, diventiamo tecnici informatici, quindi!

Certo, solo che non è un mestiere a lungo termine. Nel 1925, nei soli Stati Uniti, hanno licenziato 123.941 informatici; e nel primo mese del 2026, già 24.818. Non poteva essere diverso nel mestiere la cui funzione principale è rendere inutili tutti gli altri mestieri.

Oggi l’amica disoccupata fa le locandine del nostro giardino con Chat Gpt; lei resta disoccupata con due figlioli, ma le locandine sono carine davvero.

Sono diversi mesi che la bella voce femminile che ogni giorno da un numero diverso cerca di spacciarmi qualcosa per conto di Tim è chiaramente fatta con l’intelligenza artificiale, non è nemmeno registrata. Un notevole miglioramento fonetico sulle signore dall’accento albanese che cercavano di intortarmi fino a un paio di anni fa.

Il progresso fa espandere di colpo immensi nuovi orizzonti imprenditoriali – su questo i neoliberali hanno ragione. E portano sicuramente con sé un po’ di lavoro.

La nettacamere è indispensabile per l’immensa macchina planetaria del turismo. Ma deve essere retribuita solo quando serve:

““Tre euro netti per pulire una stanza che viene venduta a 800 euro a notte”. Laura è una cameriera ai piani di un hotel a quattro stelle di Milano. Una delle tante lavoratrici in appalto che reggono il sistema del turismo di una città che da oggi si prepara a vivere il grande evento delle Olimpiadi invernali. “Ogni giorno attacco alle 8.30 – racconta al Fatto.it la sua collega Irene – ci consegnano un foglio dove devi fare 12 camere in 6 ore. Ma se tu non riesci a fare le tue 6 ore sei pagato per le camere che fai, dunque è come se fossimo pagati a camera, non a ore”. Quanto si porta a casa al mese? “Dipende, ma in media sui 800-900 euro”. E come si fa a vivere con quelle cifre a Milano: “In tante vivono fuori, se no ci si arrangia, questo è il mondo del turismo”.

800-900 euro?

Per fortuna, adesso la 1x Home Robots, di Palo Alto, sta lanciando Neo Robot, la Nettacamere automatica che sa fare tutto tranne che lamentarsi con il Fatto Quotidiano.

Per ora costa ancora 499 dollari al mese: già meno di quello che prendono Laura e Irene, ma si può sperare che i prezzi calino presto. E probabilmente è anche più simpatica, infatti il sito ci dice:

“Poni domande a NEO e avrai accesso immediato alla conoscenza, all’intelligenza personalizzata e anche a una battuta”.

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176 risposte a Facciamo progressi!

  1. Ros scrive:

    il link appresso è di Adobe Stock
    (quelli la di Adobe creative cloud: Photoshop, Premiere, Illustrator, Adobe Express e Acrobat Pro …)

    https://stock.adobe.com/it/collections/1usvslHDkJJEfL2t4sbtd6VhqB4ysboK?

    sino a pochi anni a dietro era un’ottima possibilità di guadagno per chi sapeva usare professionalmente una macchina fotografica vera o un programma di grafica digitale, vettoriale o 3/D.

    Quando come agenzia di immagini s’affaccio sul mercato (primissimi anni del 2000) fece immediatamente fallire le precedenti agenzie di Stock grazie ai prezzi minori, meno restrizioni e più libertà nelle licenze d’uso royalty free* per chi acquistava.

    Con le precedenti agenzie con la licenza “rights-managed” ed altre ancora più restrittive l’autore con la vendita una sola foto o immagine s’intascava una bella cifra e quindi ci campava discretamente lustro come un signorino col vestito buono della domenica.

    Considerarsi che una buona immagine necessitava di attrezzatura professionale: macchine fotografiche costosissime in medio o grande formato, obiettivi (lenti) in conseguenza altrettanto cari, programmi grafici idem con patate;

    ma soprattutto alte capacità professionali nell’usarle poichè tali immagini dovevano risultare perfette al millimetro in ogni componente per permettere ingrandimenti sino alla cartellonistica stradale.
    Illustrazioni su libri o riviste patinate et similia.

    Nasce quindi nei primissimi del duemila il nostro Adobe Stock (ed altre simili) fottendo il mercato a l’altri;
    gli autori volente o nolente passeranno a loro guadagnando assai meno e svendendo l’uso delle immagini in licenze troppo permissive che presto ingolferanno il mercato.

    Vabbe’ è il progresso demofrascico, pazienza🙄

    Se prima c’erano sul mercato qualche decina scarsa di migliaia di immagini
    (causa attrezzature costosissime e difficoltà di utilizzo professionale ad och)
    anno dopo anno con la facilità veloce del digitale rispetto al precedente analogico
    (oltre a far fallire tutti gli studi dei fotografi, i pellicolari e sviluppatori d’antan ecc) l
    e immagini diventano milioni, poi decine di milioni e centinaia di milioni…

    E’ stato un attimo!

    E siamo al 2015 circa che ancoraancoravolendo tirando la cinghia
    – finitee dimenticate le vacche grasse sì –
    ci si campava ancora con un buon portfolio di qualche migliaio di buone foto e illustrazioni come Dio comanda.

    Spunta quindi all’orizzonte la possibilità per tutti di potersi fare immagini con l’intell. artificiale senza Skill (detta all’inculata angla) o attrezzatura alcuna.

    Immagini fatte a cazzo e a un tanto al chilo, ma quasi gratis ad acquistarne la licenza legale e gratis ad usarle tranquillamente s3enza, o facendosele da se.

    Le immagini in giro sono miliardi, inflazionate manco il Marco nella Republica di Weimar sulle carriole per accattarsi il pane …

    Ciao ciao ai creativi
    (che se lo meritavano tutto con tale terminologia cretina porco cane!),
    ai grafici-illustratori che passavano settimane e settimane come amanuensi medievali notte e giorno su un’immagine onde farne un lavoro fatto ad arte
    (impara l’arte e mettiti da parte, strunz!😒).

    Ciaociao ai fotografi, disegnatori…;

    Ciao, ciao, bambina, un bacio ancora/
    E poi per sempre ti perderò/
    Come una fiaba, l’amore passa/
    C’era una volta poi non c’è piùùùùùùùùùùùù🎼🎻

    ps
    Adobe Stock, e Creative cloud puntando sul monopolio acquisito e vendita per quantità macinano ancora guadagni miliardari, sono i loro autori
    (quelli cornuti e mischinazzi lì che fanno e ci mettono tutto il lavoro come vecchie bagasce troie maltesi) a non guadagnarci oramai che spiccioli che si facesse ben di più con le collette alla stazione centrale fingendosi tossici col bisogno del biglietto per tornaesui a casa.

    Dalle Mamiyia, Hasselblad, Zeiss e Leica diamantate a braccia per i cantieri 3 euri l’ora se mai li si dovessero miracolosamente pigliare

    https://www.youtube.com/watch?v=-3bM8c6LZKY&list=RD-3bM8c6LZKY&start_radio=1

    *
    “Il termine royalty free si riferisce a un tipo di licenza che consente l’utilizzo di contenuti come foto, video, musica o altri materiali protetti da copyright con limitate restrizioni, pagando una cifra iniziale una tantum.

    Una volta acquisita la licenza, l’utente può utilizzare la risorsa senza limiti di tempo o spazio, rispettando le linee guida stabilite dal licenziatario.

    Non significa che il contenuto sia libero da copyright:
    i diritti restano sempre al creatore o al licenziatario, che mantiene il controllo sulla distribuzione e sull’uso dell’opera.

    La licenza royalty free si distingue dalla licenza rights-managed, che impone restrizioni specifiche sull’uso della risorsa, come durata, area geografica, tipo di industria o numero di copie. Con la licenza rights-managed, ogni utilizzo può richiedere un pagamento separato…”

    ps of the ps

    “Qui si ama scordare che i posti di lavoro degli operai occidentali non sono semplicemente morti, sono diventati i posti di lavoro di operai in tutto il mondo”

    come se l’avessero fatto per altruismo filantropico e non mica per pagare sempre meno e dove non ci stan diritti e leggi quei rotti in culo delle maestranze😒

    • Ros scrive:

      aoh per rendersi un poco conto🤔:
      si è passati da prima del dumìla che un’immagine si vendeva sul milione minimo
      (na’ pacchia era), a trenta centesimi di giuda scarioto base d’oggidì porco il mondo che c’ ho sotto i piedi ci direbbe il compianto Catozzo Vito

      • Francesco scrive:

        sì ma chi si accontenta di farsi rappresentare da un’immagine stock fatta dalla IA è un povirazzo pezzente che nessuno se lo cagherà neppure di striscio

        a quello servono i creativi, a inventarsi quel quid in forza del quale notiamo la roba del suo cliente!

        Ciao

        • Ros scrive:

          Tutte cose tu sai!

          senza capirci una minchia spampinata manco per sbaglio

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Francesco

          “sì ma chi si accontenta di farsi rappresentare da un’immagine stock fatta dalla IA è un povirazzo pezzente che nessuno se lo cagherà neppure di striscio”

          No, non è così.

          Mi limito a risponderti da traduttore. Ogni tanto mi trovo a rivedere i testi tradotti dall’IA per un’importante università privata milanese. A volte l’IA non sa che il cliente preferisce un certo termine rispetto a un altro, e ci devo pensare io a mettercelo; ma nel giro di cinque anni, le traduzioni fatte con IA sono diventate di livello “umano”.

          E sento gli amici artisti, e trovano che l’IA funziona a livelli “da artista”. E stiamo parlando di una rivoluzione su cui ci sono i più grandi investimenti della storia (assieme a quelli militari), e che c’è da pochi anni: mi ricordo ancora delle penose traduzioni di Google di dieci anni fa.

          Non mi fa per niente piacere dirlo, ma voglio e devo essere onesto.

          • roberto scrive:

            Boh io uso regolarmente IA per le traduzioni e trovo che facciano cagare…cioè ti accelerano il lavoro nel senso che diventi revisore, ma senza revisione sarebbero inutilizzabili (e questo utilizzando Deepl o una applicazione sviluppata dalla commissione…deepl fa cagare sulle cose tecniche quella della commissione sulle cose discorsive)
            Non è certo il lavoro del futuro ma non siamo pronti a lasciarlo

            Piuttosto secondo me in certi settori ormai la qualità della traduzione è del tutto indifferente e li effettivamente non serve più il traduttore. Mi spiego se devo tradurre le istruzioni di un tostapane nessuno si lamenterà se fanno cagare ed ecco che posso usare senza nessun problema una AI.
            È il calcolo che fa (scandalosamente e vergognosamente) la commissione europea per il suo sito. Ormai è tradotto solo in modo automatico e fa schifo, ma tanto chi lo guarda?

            • Peucezio scrive:

              Sai, questione ormai di poco. Faranno sempre meno schifo, finché saranno praticamente perfette.

              Il caso poi di cui parlava Francesco mi pare eclatante, checché lui ne dica: lì è evidente che le immagini fatte con l’IA saranno sempre meno distinguibili come tali (già si fa fatica, rispetto a uno, due d’anni fa).
              Vogliamo parlare dei video, dell’imitazione della voce, ecc.? Qui sono ancora un po’ primitive, ma in due tre anni probabilmente saranno plausibilissime.

              Bisogna stare attenti a non sottovalutare l’entità della cosa: questa, se non è una rivoluzione come quella neolitica o quella industriale o quella telematica, non ci va lontano.

              • Francesco scrive:

                x Peucezio

                saranno sempre meno distinguibili tecnicamente da una vera fotografia ma … saranno in grado di non essere banali e scontate e quindi perse nel rumore di fondo?

                Ci sono milioni di fotografie del tramonto ma poche sono quelle che ti soffermi a guardare.

                CREDO che sia quello che chi paga la pubblicità cerca.

                Ciao

              • Peucezio scrive:

                Secondo me sì.

                Intanto perché anche la maggior parte delle creazioni umane sono banali e convenzionali.

                Inoltre ho qualche scetticismo verso il mito romantico dell’estro creativo come rottura di ogni prevedibilità, genio oscuro.
                Anche la bellezza e l’originalità seguono dei canoni e mi parrebbe strano che una tecnologia così avanzata alla lunga (che di questi tempi significa anni se non mesi) non sia in grado di riprodurla.
                Magari sbaglio.

              • Ros scrive:

                Peucezio: “…così avanzata alla lunga (che di questi tempi significa anni se non mesi) non sia in grado di riprodurla…”

                E’ in grado sin da adesso di farlo.

                L’ IA può essere – ed è stata – addestrata sulle migliori creazioni, sugli stili più personali, sulle tecniche più complesse

                “L’addestramento dell’Intelligenza Artificiale:
                come funziona.
                Un’analisi approfondita dei processi che permettono alle macchine di apprendere”

                https://www.esserepensiero.it/argomenti/didattica/l-addestramento-dell-intelligenza-artificiale-come-funziona/

                Ma non solo sulle immagini dove nelle “Propietà”, tutto il background, il processo di creazione tecnica viene registrato passo per passo dentro il file insieme ai programmi e attrezzature.

                Quindi perfettamente replicabili in milioni di versioni con minime differenze che ne annullerebbero i diritti d’autore.

                Ma anche nella scrittura: nello stile di un autore o giornalista creando perfetti pastiche indistinguibili da quelli originali.

                Nelle voci e nel modo di usarle e interpretare:

                “Doppiatori tedeschi contro Netflix: “Vuole usare le nostre voci per addestrare l’AI”. E si rifiutano di lavorare”

                https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/09/doppiatori-tedeschi-netflix-ai-boicottaggio-notizie/8284649/

                Inoltr per l’aquirente scegliere fra miliardi e miliardi fi file diventa pressocché impossibile, assai più semplice diventa :
                “AI fammi un’immagine di tizio a Sempronia che fa ciò così nello stile del file di dell’autore X qua”

                IA è stata addestrata (nelle sue migliori versioni) con il lavoro dei più grandi fotografi, grafici e illustratori sul mercato.

                Anche non sostituendoli in toto la fascilissima disponibilità delle immaggini ne ha fatto calare i prezzo sino alla quasi gratuità.

                Tanti oramai sono felicissimi d’offrire gratis il proprio lavoro in buone produzioni per ottenerne visibilità al prprio nome.

                Tra pochissimo (già ci siamo con i cantanti) anche gli attori potranno essere tranquillamente sostituiti.

                L’IA può fare tutto meglio dell’originale se le viene dato modo di addestrarcisi

              • Ros scrive:

                “Processo di addestramento delle IA generative:

                Le IA generative, come i modelli di linguaggio avanzati o i sistemi di generazione di immagini, rappresentano lo stato dell’arte nel campo dell’IA.
                Il loro addestramento si articola in diverse fasi.

                Preparazione del dataset: creazione di un corpus di dati di alta qualità e diversificato.

                Pre-training: esposizione del modello a grandi quantità di dati non etichettati per acquisire una comprensione generale del dominio.

                Fine-tuning: raffinamento del modello su dataset più specifici per adattarlo a compiti particolari.
                Apprendimento per rinforzo: ulteriore affinamento attraverso tecniche come il Reinforcement Learning from Human Feedback (RLHF).
                Valutazione e iterazione: processo continuo di valutazione e aggiustamento dei parametri del modello.

                Un esempio concreto è l’addestramento dei modelli GPT.

                Il “vecchio” GPT-3, ad esempio, era stato pre-addestrato su oltre 570GB di testo, utilizzando un’architettura transformer con 175 miliardi di parametri, richiedendo migliaia di ore di calcolo su supercomputer specializzati.

                Come si creano i contenuti da prompt?

                Un’IA generativa, come un modello di linguaggio avanzato, crea contenuti nuovi da un prompt attraverso un processo di predizione probabilistica basato sul suo addestramento.

                Quando riceve un prompt, l’IA analizza il contesto e il significato delle parole fornite.

                Utilizzando la vasta conoscenza acquisita durante l’addestramento su milioni di testi, il modello predice quale potrebbe essere la parola o frase successiva più probabile e pertinente.

                Questo processo viene ripetuto sequenzialmente, con ogni nuova parola generata che influenza la scelta delle successive.

                L’IA considera non solo il significato letterale, ma anche sfumature contestuali, stile e coerenza complessiva.

                Il risultato è un testo che sembra nuovo e originale, ma che in realtà è una sintesi creativa di pattern e informazioni appresi dal suo vasto dataset di addestramento.

                La qualità e la rilevanza del contenuto generato dipendono dalla complessità del modello, dalla qualità del suo addestramento e dalla specificità del prompt fornito.

                Un’IA generativa può creare anche immagini, interpretando una descrizione testuale e utilizzando un vasto database su cui è stata addestrata per sintetizzare pixel per pixel una nuova forma che corrisponda alla descrizione.

                Ciò che rende unico questo processo è che l’IA non estrae o assembla semplicemente parti di immagini esistenti, ma genera un’opera visiva completamente originale:

                combinando in modo innovativo concetti, stili e caratteristiche appresi, l’IA produce un risultato che, pur ispirato dal suo addestramento, è una creazione inedita e unica, potenzialmente capace di visualizzare scene o concetti mai rappresentati prima in una singola immagine.

                Stesso dicasi per video e musica…”

                https://www.esserepensiero.it/argomenti/didattica/l-addestramento-dell-intelligenza-artificiale-come-funziona/

              • Ros scrive:

                e tuuto questo l’IA può agevolmente farlo con la complessità tanto tecnica che intuitiva, inconscia e immaginativa di un artista,
                figurarsi con il lavoro dei travèt scaldasedie pass’imbrattacarte da scrivania d’ufficio

              • Francesco scrive:

                Però mi confermate che l’IA può rifare benissimo quello che è stato fatto finora.

                Il che significa che non è originale – oltre a non capire perchè una certa cosa è stata fatta.

                Insomma, può sostituire con profitto il lavoro di milioni di mediocri e di stupidi.

                Giusto?

              • Ros scrive:

                “Però mi confermate che l’IA può rifare benissimo quello che è stato fatto finora.

                Il che significa che non è originale… Insomma, può sostituire con profitto il lavoro di milioni di mediocri e di stupidi…”

                “…combinando in modo innovativo concetti, stili e caratteristiche appresi, l’IA produce un risultato che, pur ispirato dal suo addestramento, è una creazione inedita e unica, potenzialmente capace di visualizzare scene o concetti mai rappresentati prima in una singola immagine.

                Stesso dicasi per video e musica…”

                cosa non è chiaro?

                meno male che tu non rientri in quei milioni di mediocri e di stupidi;
                e capisci tutto, sopprattutto

              • Francesco scrive:

                ROS

                io rientro perfettamente nei milioni di persone sostituibili da un buon Agente IA.

                ma quello che tu riporti stupidamente e senza lettura critica è la conferma della mia tesi: la IA combina a caso elementi preesistenti

                questo può essere considerato “originale” ma non ha nulla a che vedere con una nuova idea

                per questo non credo possa insidiare il lavoro di quelli bravi.

                certo, la pubblicità di una banca che deve solo ricordare ai clienti che esiste è banale per definizione e forse la IA è perfetta per questo.

                Ciao

              • Ros scrive:

                Francesco

                “ROS”ma quello che tu riporti stupidamente e senza lettura critica è la conferma della mia tesi: la IA combina a caso elementi preesistenti”

                Conferma soltanto che sei un scarsissimo troll atlantista
                (hai fatto il corso come i testimioni di geova?) che ammorba ogni giornale on line con i suoi ridicoli commenti.

                Uno dei pù incapaci per altro,
                (il più freak e stupido della cucciolata) nonostante i soldi buttati da papa alla bocconi, e lala setta dei santi ladroni giussaniani, il nonno ingegnero abbaffonato… e tutti i tui vorrei essere Milano bene ma non posso😢

                Ti tocca scaldare inutilnente la sedia all’ucimu trollando da mane a sera.

                Ti consiglio – fasulla merdaccia – di non intergire ultrteriormente con me.

                Tornalo a ciucciare al sagrestano infrattati sul campanile, goditi la vita

              • Francesco scrive:

                ???

              • Val scrive:

                Mah. Può darsi. Ma già ca curva di apprendimento di chatGPT mi sembra si sia appiattita un po’, per cui sì, la proprietà di linguaggio fa abbastanza impressione ma di intelligenza non se ne vede poi moltissima, posto che trattasi di ricicciare tutto quello che si trova nel web, cioè di fare una media del gran mare di fuffa che si trova in rete. Ovviamente mi sbaglierò, in effetti parlo senza sapere di cosa parlo, ma GPT produce testi che alimentano il mare oggi da cui pescherà domani, in un loop di ricicciamento continuo…

            • Miguel Martinez scrive:

              Per roberto

              “Boh io uso regolarmente IA per le traduzioni e trovo che facciano cagare”

              Ma infatti per alcune traduzioni (tipo quella della nota università milanese) fanno ancora fare la revisione a un essere umano.

              Quello che noto è la differenza tra le traduzioni “automatiche” di cinque anni fa e quelle di oggi, come anche tra l’arte (disegno, musica, video ecc).

              Dire che in questo momento abbiano ancora dei difetti (e ovviamente ce li hanno) non vuol dire pensare che resterà sempre così.

              • roberto scrive:

                miguel

                “non vuol dire pensare che resterà sempre così.”

                vabbé ma su questo non credo che ci sia nemmeno da discutere…

              • Francesco scrive:

                mi associo

                e per la cronaca il giudizio sul farsi rappresentare dalla IA invece che da un creativo non è mio ma di un mio amico e collega

                che, credo giustamente, nota che se 10 siti sono fatti dalla IA saranno praticamente uguali tra loro. ma io voglio un sito che si distingua e dubito lo si possa chiedere alla IA con successo

                il problema si pone per i prodotti “di merda” per cui il committente si fa andare bene qualsiasi cosa purchè costi poco e sia pronto subito

                poi però c’è la vita reale, in cui quei prodotti mi aspetto facciano schifo e non trovino clienti

                mi illudo?

              • Peucezio scrive:

                Secondo me succederà una cosa diversa.
                Che è quella che accade più o meno sempre.

                E cioè che l’apporto umano diventerà un valore aggiunto, una sorta di marchio di eleganza, di raffinatezza, per pochi e spesso del tutto indipendentemente dalle caratteristiche intrinseche della cosa realizzata.

                Per cui avremo una serialità di massa (meno seriale di quanto penseremmo) e l’oggetto d’autore.

                Così come oggi riteniamo migliore un prodotto artigianale, tipo un abito di sartoria, di uno industriale.
                Ma non è che l’abito di sartoria sia più buono, è uno status symbol.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “E cioè che l’apporto umano diventerà un valore aggiunto”

                Altamente plausibile. Di nicchia alta, ma sempre nicchia.

              • Francesco scrive:

                Interessante: e se fosse davvero la premessa del Paradiso marxiano?

                Dopo tutto, anche i ricconi mica li mangiano i soldi. Potrebbe convenire loro condividere una quota non eccessiva dei loro redditi/patrimoni in cambio della pace sociale e della totale impunità.

                Le macchine lavorano, gli umani danno il tocco finale, c’è un sacco di tempo libero, io e Roberto giochiamo a basket.

                🙂

  2. roberto scrive:

    Miguel

    “progresso“, che subito stronca qualunque discussione, perché è buono per definizione.

    Però usi altre parole che stroncano ugualmente la discussione ma in un senso che piace a te perché li stesso fenomeno è dipinto come “cattivo” (per usare la tua terminologia)

    Trovare qualcosa di più neutro per descrivere una cosa vecchia esattamente come l’umanità?

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “Però usi altre parole che stroncano ugualmente la discussione ma in un senso che piace a te perché li stesso fenomeno è dipinto come “cattivo””

      Proviamoci…

      Io ho parlato di “sviluppo di tecniche per estrarre più risorse più velocemente, trasformandole in prodotti e scarti, e poi entrambi in rifiuti, a costi sempre minori”

      So che “sviluppo”, come “progresso”, ha effettivamente un valore positivo di solito, ma non mi viene in mente un termine più neutro: intendo dire che si passa da una tecnica meno efficace a una tecnica più efficace.

      Anche “efficace” ha un valore positivo, ma intendo che riesce a operare il passaggio da risorse in prodotti e scarti, e poi di entrambi in rifiuti, con un effetto maggiore, più veloce e con minore dispendio di energia per unità prodotto/scarto. Il risultato non è ovviamente una diminuzione di energia spesa, ma un aumento di unità prodotto/scarto.

      Mi sembra una descrizione abbastanza neutra, nel senso di oggettiva.

      • Peucezio scrive:

        Beh, però “progressista” non ha una connotazione positiva, ma di parte, come “conservatore”, come sinistra e destra.

        E anche “tradizione” per esempio in genere ha una connotazione positiva.
        Ed è l’opposto di “progresso”. Poi qualcuno può dire che si possono coniugare. Certo, tutto si può coniugare con tutto: puoi essere Pablo Escobar, tenerissimo coi figli e assassino efferato a un tempo.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “Trovare qualcosa di più neutro per descrivere una cosa vecchia esattamente come l’umanità?”

      Ovviamente la tecnica “c’è sempre stata”.

      Credo però che sia significativo il fatto che mio suocero sia nato in un contesto dove la principale differenza con il neolitico era la presenza del fabbro del villaggio.

      E quindi la trasformazione radicale della terra, delle acque e del cielo che c’è stata nella sua generazione, non c’è stata in cento generazioni precedenti.

      • roberto scrive:

        No non la tecnica, o meglio non solo

        c’è sempre stata una qualche novità tecnologica, scientifica o sociale che ha fatto sì che certi lavori siano scomparsi

        • Francesco scrive:

          e ricordaglielo, a questi simpatici luddisti, che è da quando gli anni iniziavano ancora col 17 che prevedono la fine del lavoro umano (senza mai sospettare il lato positivo, dovesse mai succedere)

          😀

          PS progresso tecnologico mi pare neutro e corretto.

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Francesco

            “e ricordaglielo, a questi simpatici luddisti, che è da quando gli anni iniziavano ancora col 17 che prevedono la fine del lavoro umano”

            Credo di aver analizzato ampiamente la questione nel mio post.

            Anno 1800… cala il numero dei contadini, aumenta il numero dei minatori.

            Anno 1950… cala il numero dei contadini, aumenta il numero degli operai.

            Anno 2000… spariscono gli operai in Europa (vero che in Vietnam aumentano, a un quarto dello stipendio e senza pensioni o sprechi del genere). Sono apparse alcune professioni minoritarie, tipo regista teatrale, curatrice di mostre, creatore di siti web, poi influencer…

            Anno 2026… scompare una vasta parte dei lavoratori intellettuali, una parte regge ancora per il tabù che dice che “eh ma solo un insegnante umano sa trasmettere davvero ecc. ecc.” mentre i figlioli già imparano molto di più dallo smarfo che mentre si addormentano durante le lezioni. E si stanno eliminando proprio le poche professioni emerse negli anni 2000 tipo curatore di siti web.

            Chi sostituisce i lavoratori intellettuali?

            • firmato winston scrive:

              @MM:
              “Anno 2026… scompare una vasta parte dei lavoratori intellettuali”

              Lavoratori?

            • Francesco scrive:

              Miguel,

              quando l’aumento della produttività agricola ha ” buttato fuori” dai campi i contadini, nessuno sapeva cosa avrebbero fatto in città, se non gli accattoni.

              E’ tipico del futuro non essere prevedibile.

              Ciao

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Francesco

            “PS progresso tecnologico mi pare neutro e corretto.”

            l’importante è capirsi.

            Se sei d’accordo che è sinonimo di:

            “sviluppo di tecniche per estrarre più risorse più velocemente, trasformandole in prodotti e scarti, e poi entrambi in rifiuti, a costi sempre minori”

            siamo d’accordo.

            La mia definizione entra semplicemente un po’ più nel dettaglio a cosa serve il “progresso tecnologico”.

            Se invece pensi che il “progresso tecnologico” serva ad altro, spiegacelo.

            • Francesco scrive:

              oppure è sinonimo di “vita umana”. Esclusi i soliti selvaggi dell’Amazzonia che vivono come un milione di anni fa e trasformano risorse in scarti sempre allo stesso modo.

              Mi sa che dipendo solo dal punto di vista!

              Ciao

          • Peucezio scrive:

            Francesco,
            i luddisti si opponevano a innovazioni che hanno gettato nella povertà l’umanità in Europa per più di un secolo. Non c’è stato riscatto praticamente prima del Novecento inoltrato.

            • Francesco scrive:

              falso, storicamente assai falso

              dubito che le condizioni di vita delle classi povere siano peggiorate, visto come stavano male anche prima

              certo, c’è l’incremento demografico che complica molto il quadro

              e la novità del lavoro in opificio rispetto quello dei campi

              ma parlare di peggioramento delle condizioni di vita è certamente improprio

              ciao

              • Peucezio scrive:

                Non è vero.
                Il contadino delle campagne del sei-settecento, magari piccolo proprietario col suo appezzamento, o l’artigiano di città con la sua bottega, non vivevano certo l’abbrutimento e la miseria dell’operaio o del bracciante dell’Ottocento.

              • Francesco scrive:

                infatti non erano la norma, erano la crema della classe lavoratrice.

                non certo la gente che andava a lavorare in fabbrica!

                PS almeno per quello che ne so io

                Ciao

        • Ros scrive:

          e beh Robe’ 🙄 ma qui – giornalisti, scrittori, traduttori, redattori, artisti, grafici, designer, architetti, geometri, interpreti …. –
          qui non si tratta mica più di certi lavori tipo il liutaio o il maniscalco sino trombettiere, qui trattasi tra pocopoco dell Homo Faber paro paro.

          Continuasse così la cosa frappoco ti lavorerà, per finta e per un altra anticchia, solo l’impiegato statale perché ci ha da votare onde continuare lo show della democrazia col voto.

          Con tutti l’ altri che ci facciamo?
          La birra?🤔

          E sì che mica si ringiovanisce,
          nòne invece!
          Si diventa invece sempre più scadenti e scaduti storticagnoli colla sciatica, sarcopenia distimica depressa, i denti radi gialli e scompagnati, panza tette ginecomastiache e sguardo perso a palla da cane sempre malolegnato a sfregio.

          Che uno a sto punto si dice perso per perso che mi fotte m’arripigghio dallo scantinato l’ MG 42/59 che mi sono portato a casa arrubbato un pezzo alla volta dal servizio militare e faccio “Un giorno di ordinaria follia” strada per strada sparando nelle corna altrui a fantasia e piacere chi pigghio pigghio sono cazzi sua;

          senza contegno morale😑☝️

          E poi ti diciono di te sbroccato al telegiornale della sera con la tua foto quella venuta più male col ghigno lombrosiano e luce allampasciata che sei sempre stato bestia fin da piccolopiccino e non ti sápi comportare come si deve da cristiano in società civile☹️

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Ros

            “qui non si tratta mica più di certi lavori tipo il liutaio o il maniscalco sino trombettiere, qui trattasi tra pocopoco dell Homo Faber paro paro.”

            Accussì je!

            Io trovo un’enorme difficoltà a comunicare su questi argomenti…

            Non mi sto lamentando.

            Non sto proponendo la ideologia X che risolverebbe i problemi del mondo, perché non ho soluzioni.

            Il mondo è mostruosamente complesso, predire il futuro è peggio che predire se la settimana prossima piove… ma taliannu pi tutti banni, come si fa a chiudersi occhi orecchie e naso per non vedere che tutti gli sforzi sono adesso rivolti a rendere l’uomo superfluo quanto nell’Ottocento si rese superfluo il cavallo?

            • Ros scrive:

              Miguel:
              “…come si fa a chiudersi occhi orecchie e naso per non vedere che tutti gli sforzi sono adesso rivolti a rendere l’uomo superfluo quanto nell’Ottocento si rese superfluo il cavallo?…”

              si fa si fa😏;
              Facile si fa!

              Ci abbasta giusto che ancora non debba toccare a loro;
              ai pangossliani credenti nel
              “evabbè e che ci vuove, si cambia si expatvia a London Kensinton garden e si fa altvo”.

              Credenti d’averci culetto rosa pinky ben parato e profumato di borotalco coi confetti.

              O magari già in pensione o li nei pressi inutili a scaldare la sedia dell’ufficio a umarellare le altrui sfighe magagnate col “è colpa loro che non s’impegnano e non ci sanno fare”.

              “A minchia ‘nto culu ‘i l’autri è nfilu ‘i capiddu?”
              bene-dice un proverbio in greco classico liceale per i figli delle classi dirigenti👆

              Che ci vuole a ricominciare punto e accapo a cinquant’anni e passa facendo il ryder pedalante contromano, il corriere amazzonico col furgone, il garzone pizzaiolo, il vigilante ancora, la donna-travesto delle pulizie badante in stile Mrs. Doubtfire in concorrenza alle babushke moldave e ai maranzini d’ogni dove al mondo

              https://image.tmdb.org/t/p/original/eRrIeSCSFdEKjJCJG6whklICM9N.jpg

              oh, che poi amme’
              – intendiamoci🤔 – il lavoro
              (qualunquio lavoro) mi fa impressione e senso come cosa vascia degrasciante per chi non have o sàpe di meglio da fare nelle sue giornate da pocatesta.

              Io non vulesse mica un lavoro🙁
              io vulisse giusto i soldi del lavoro!
              La seconda fase dell’incasso insomma.

              C’è mica un modo di delegare altrui la prima fase?

              • Ros scrive:

                un’altra cosa e poi mi vado a ‘mpiccare alla coccartda roscia del palo di maggio della cuccagna.

                L’intell. artificiale è una concausa aggravente ma non è issa la sola causa del processo iniquo.

                Come ci dice Raffaello Alberto Ventura
                (“Teoria della classe disagiata”, “La conquista dell’infelicità. Come siamo diventati classe disagiata”),
                c’è un inflazione di quelle occupazioni da classe media borghese intellettuale plurilaureata che fa si non che tanti dei loro lavori non è che spariscono grazie all’AI,
                ma è che vengano pagati sempre meno sino al lavorare tutto il giorno per il solo prestigio e la speranza di farsi notare e fare
                (da scrittore, cantautore, pittore, giornalista, grafico, arredatore …) l’influencer che venda i prosciutti altrui grazie alla faccia nota e nominata.

                Con L’AI c’è l’aggravante che è più facile farli questi lavori qua, e ciò assieme al sovvrannumero soverchiante brulicante di lavoratori intellettuali fa il resto della rogna incancrenita a fétere.

                La qualità dell’AI non è ancora buona diciono?
                Chi se ne frega!
                Se si paga poco va benissimo accuss’ì per il 99, 9% dei clienti, e pure quelli grossi; ve l’assicuro.

                Ho visto millemilavolte paginate di foto dei nostri giornaloni, foto e illustrazioni ancora con il logo e watermark a filigrana in mezzo prese dal web a bassissima risoluzione senza pagarle.

                Ripeto:
                quei lavori restano; per ora.

                Ma pagati
                – semmài pagati –
                un panino con le panelle senza le crocché di patate, e il panino quello di ieril’altro che gli era caduto per terra nella pozzanghera che pozzanghera nonera, era pisciata di cane🙁

                L’ IA ha solo aggravato le cose rendendo più facile e veloce l’esecuzione del prodotto artistico-intellettuale in massa e aumentandone ancora i candidati a quei posti già inflazionati che nessuno sarà più disposto a pagare

                https://www.pandorarivista.it/articoli/la-conquista-dell-infelicita-di-raffaele-alberto-ventura/

            • Francesco scrive:

              >>> tutti gli sforzi sono adesso rivolti a rendere l’uomo superfluo quanto nell’Ottocento si rese superfluo il cavallo?

              Epperò questa è la definizione di tecnologia, caro Miguel.

              Pure della ruota non si può dire altro se non che ha distrutto migliaia di posti di lavoro come portatore.

              E l’aratro? una volta ci volevano 100 zappatori e un mese, ora un solo tizio con due buoi e il suo aggeggio fa quel lavoro in una settimana!

              Ciao

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “c’è sempre stata una qualche novità tecnologica, scientifica o sociale che ha fatto sì che certi lavori siano scomparsi”

          Esatto.

          E adesso siamo arrivati a una svolta affascinante, che abolisce non solo i lavori “fisici” ma anche quelli “intellettuali”. Senza sostituirli.

          • Francesco scrive:

            Piano, quel tuo ultimo “senza sostituirli” è dal tutto gratuito!

            Sempre così è stato, si sapeva che lavoro moriva ma non quale sarebbe nasciuto.

            Fin dai tempi dei tempi.

        • Peucezio scrive:

          Roberto,
          sì e no, perché fino a pochissimo tempo fa erano trasformazioni così lente che nessuna generazione aveva il tempo di percepirle (tra l’altro si campava pure meno!).
          Quindi c’era tutto il tempo di adattarsi.
          Oggi nasci in un mondo e muori in un altro mondo completamente diverso.

  3. MOI scrive:

    IO E CATERINA vibes … pardon : IO E NEO ROBOTS

    😱

  4. PinoMamet scrive:

    Non c’entra assolutamente niente con l’argomento principale, ma ci tengo a ricordare che
    l’insegnamento del greco al Liceo classico è indispensabile alla civiltà umana

    saluti!

    • Francesco scrive:

      concordo pienamente.

      credo anzi che la civiltà umana inizi con lo studio del greco classico e con esso terminerà!

    • Miguel Martinez scrive:

      Per PinoMamet

      “l’insegnamento del greco al Liceo classico è indispensabile alla civiltà umana”

      Io come sai non ho fatto né le elementari né le medie, ma mi sono iscritto al Liceo Classico perché avevo imparato da solo il greco antico.

      Quindi metà di me è totalmente d’accordo con te.

      L’altra metà ha sempre diffidato dei notai che mandavano i figlioli al Classico perché “il latino fa ragionare”, come se non lo potessero fare anche il turco, il nahua o la lingua siciliana.

      Da traduttore professionista e scrittore-a-gratis, diffido di quelli che mi dicono “eh, ma l’intelligenza artificiale non potrà mai scrivere come un Vero Letterato”. Magari, ma so che è una scusa e non mi permetto di usarla per fare i miei interessi di casta.

      • PinoMamet scrive:

        Non ho mai creduto neanch’io alla storia del “latino che fa ragionare ” o “insegna la logica”.

        Che fosse una fregnaccia era ben chiaro anche ai latinisti già negli anni Trenta del Novecento, ma è entrato ormai nel sentire comune di centinaia e centinaia di professori e professoresse e non c’è modo di toglierglielo dalla testa.

        Vado a memoria, ma mi pare fosse nientemeno che Gramsci a sostenere il valore delle lingue classiche come “palestra” mentale, e quindi di uno studio mnemonico e meccanico, non linguistico ma “enigmistico “.

        A me, Gramsci o meno, è sempre parsa una cazzata.

        Il greco è una bellissima lingua, viva (con tanto di neutro, aoristo, declinazioni ecc.) e con una letteratura ricca nella quale sono state scritte tante cose che sono alla base della civiltà “colta” europea, ma anche tante delle prime versioni di miti, favole, leggende, barzellette, canzoni, esorcismi & diavolerie, aneddoti ecc. che sono la base della cultura popolare .

        È la lingua in cui parliamo tanto di Achille quanto di Edipo, tanto di Cristo come delle più strampalate teorie gnostiche, la lingua di Saffo e di Kazantzakis, di Pindaro e della musica rembetika delle taverne, e merita di essere studiata per questo.

      • PinoMamet scrive:

        Quanto al latino, non riesco a immaginare un buon motivo per cui un italiano NON debba studiare il latino, senza scomodare la logica e la capacità di ragionare, che si imparano benissimo col sudoku.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per PinoMamet

          “Quanto al latino, non riesco a immaginare un buon motivo per cui un italiano NON debba studiare il latino, senza scomodare la logica e la capacità di ragionare, che si imparano benissimo col sudoku.”

          Sono totalmente d’accordo.

          • paniscus scrive:

            Credo di averlo già detto più volte, ma anch’io sono favorevole al latino, ma non certo perché “insegna a ragionare”, ma solo perché dovrebbe fare parte (anche se non approfondito) della cultura generale di un europeo. Che so, essere in grado di leggere una lapide monumentale, un fregio in un museo o un epitaffio in un cimitero storico, e non solo nel proprio paese d’origine, ma anche in paesi stranieri che hanno avuto una fase di cultura latina a loro volta.

            Su fatto che possa anche “insegnare a ragionare”, non dico che sia una falsità totale, ma di sicuro è un luogo comune che potrebbe essere esteso a un’altra qualsiasi tra millemila attività diverse…

            … da un’ora in più di matematica dedicata esclusivamente alla logica formale o alla combinatoria, a un corso base di programmazione informatica, o un corso di enigmistica classica [in altre lingue non lo so, ma in italiano è bellissima! 🙂 ], o un corso di scacchi, del gioco SET, o della “sfida dei quattro-quattro”

        • Francesco scrive:

          Secondo me il latino insegna a ragionare parecchio più del sudoku, e pure delle parole crociate.

          Certo, non è il greco!

          🙂

      • roberto scrive:

        Infatti latino e greco non servono ad una beneamata fava, o almeno non più di quanto serva studiare il tedesco

        Sono solo cose belle da studiare ed il valore sta nella bellezza

        • Miguel Martinez scrive:

          Per roberto

          “Infatti latino e greco non servono ad una beneamata fava, o almeno non più di quanto serva studiare il tedesco

          Sono solo cose belle da studiare ed il valore sta nella bellezza”

          Esatto. E’ quello che ho scoperto io come traduttore, è quello che mi dicono gli amici artisti: resta bello giocare con le lingue o “fare arte” per chi la fa, ma l’IA comincia a fare benissimo il “prodotto arte”, che è quello che fa campare.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Il latino serve a capire il latino, che è la lingua in cui è scritta la gran parte della nostra eredità culturale.

          • roberto scrive:

            se fosse solo quello direi che tutto quello che si legge a scuola è stato già tradotto e lo trovi comodamente in italiano

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Se è per questo tutte le equazioni che risolvi a scuola hanno la soluzione scritta nel correttore, ma non per questo l’algebra è inutile.

    • Peucezio scrive:

      Pino,
      concordo!

    • MOI scrive:

      Eppure girano tanti meme che i giovani dovrebbero imparare a leggere un contratto di lavoro / busta paga / bolletta anziché “Mesopotamia significa Terra fra i Fiumi”.

      … Assieme alle Wokate scandalizzate del fatto che sui libri di testo ci sono quasi solo uomini maschi bianchi.

      • MOI scrive:

        O varianti: Vassalli, Valvassori e Valvassini, coste frastagliate, , barbabietola da zucchero, foce a delta o a estuario, capitelli dorici o ionici o corinzi, ecc … come presunte inutilità assolute.

        Matematica si salva purché insegni a contare i soldi … al punto di stupirsi che possa servire a qualsiasi altra cosa.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          “Vassalli, Valvassori e Valvassini”

          Che non sono mai esistiti.

          • PinoMamet scrive:

            In effetti…

            • Francesco scrive:

              ???

              raccontate un pò a un povero ignorante!

              come funzionava tutta la cosa della fedeltà personale nel Medioevo???

            • paniscus scrive:

              (vassalli, valvassori e valvassini)

              Che la cantilena delle denominazioni dei ruoli decrescenti dei feudatari (soprattutto se riportata in dubbissimo italiano moderno) fosse probabilmente una bufala, ci sarei quasi arrivata anch’io.

              Ma è vero o no che ci fossero delle vere e proprie catene di distribuzione dei ruoli di potere e di influenza “a cascata”, anche se poi non si chiamavano realmente con i nomi carnevaleschi di cui sopra???

            • PinoMamet scrive:

              Certo che esisteva la fedeltà personale nel Medioevo, quello che non esisteva era:

              1- il termine “valvassino”, che credo sia pochissimo o mai attestato

              2-l’idea di un’ordinata piramide gerarchica (specialmente nella versione ultra-semplificata dei libri di scuola) , anziché una complessa e variabile rete di rapporti mutevoli

              Poi ricordiamo sempre che il Medioevo dura mille anni, e che secondo luohi e tempi, il termine “vassallo” lo troviamo tanto per indicare il rapporto del re di Inghilterra verso il re di Francia, quanto per indicare un libero contadino che prende in affitto un podere da un proprietario…

      • paniscus scrive:

        Veramente a me, a suo tempo, come si paga una bolletta (da puro e semplice utente) me l’hanno insegnato i genitori, mica la scuola.

        Se poi qualcuno sceglie di seguire una scuola commerciale perché vuole lavorare in quell’ambito, è chiaro che i fondamenti legali e amministrativi destinati a un operatore professionista glieli deve insegnare la scuola, nel corso di studio specifico che ha scelto… ma non vedo perché un normale utente comune, che non se ne occupa per lavoro ma solo per la vita privata, non debba prendere informazioni dai familiari che sono già abituati a conoscerle, piuttosto che dalla scuola.

  5. mondo parallelo scrive:

    Il progresso che cancella il lavoro

    Diciamo che il traduttore Google traduce bene ma non è esente da errori di contesto.
    Tipo la parola strike che viene sempre tradotta in sciopero, anche quando significa attacco.
    Poi se uno conosce l’inglese ci passa sopra.
    Ma non puoi fare un contratto come farebbe un avvocato delegando tutto all’intelligenza artificiale, altrimenti un piccolo errore potrebbe avere conseguenze catastrofiche.
    Quindi la questione è: quando l’IA sarà in grado di farsi un’immagine reale del mondo?
    Alcuni dicono che oramai ci siamo, altri come minimo tra sessant’anni.
    Sarebbe la famosa AGI
    Mah.

  6. mondo parallelo scrive:

    https://youtu.be/eNdeRjJLygo?si=-sZ6GRXONXg1w1qL

    Bolle, monete, armi, borse.
    Qui c’è una interpretazione di tutto questo che non coincide con le narrative usuali.

    1 la Cina non vuole sostituire il dollaro con la propria moneta ma solo affiancarlo, perché lo percepisce come a rischio
    2 il sistema finanziario passa da una bolla all’altra per evitare che prima o poi uno di questi bubboni scoppi trascinandosi dietro anche l’Europa.
    L’IA è una pericolosa bolla perché non trova applicazioni concrete produttive in occidente, mentre il Cina già lo fanno.
    3 il Medio Oriente include organicamente Israele nella politica Usa, in quanto si vuole tenere imbrigliata l’Arabia Saudita che sembra molto tentata di girarsi verso la Cina
    4 il prossimo presidente della FED è il frutto di un compromesso tra Trump e i grandi fondi d’investimento.

    Questo ed altro.

  7. Miguel Martinez scrive:

    Credo che alcuni vedano la questione come “ideologica”, nel senso di schieramenti preconcetti: ci sarebbero i “luddisti” che appunto per qualche loro sistema mentale, dicono che le “cose vanno male”.

    Io non so cosa significhi “andare male”; mi guardo attorno e vedo dei fenomeni, come l’acidifazione dei mari: un fenomeno immenso, complessissimo, anche gli esperti non sanno bene cosa comporti né conoscono tutte le cause, ma sanno che sta trasformando il pianeta.

    E’ un “male” per chi ama i pesci; magari sarà un “bene” per nuove specie che emergeranno, intanto è un dato di fatto.

    Guardandomi attorno, io vedo una trasformazione che porta alla progressiva abolizione dell’utilità produttiva dell’essere umano.

    Per dimostrare che sta succedendo altro, non mi interessa sapere che “nel Settecento i luddisti sbagliavano” o che DeepL che qualche anno fa nemmeno esisteva, fa ancora degli errori.

    Mi basterebbe sapere che ci sono mestieri nuovi e durevoli che si stanno aprendo per enormi masse di persone: non sto parlando quindi dell’influencer su Facebook con un milione di follower, che dopo tre anni di gloria sta tramontando di fronte all’influencer su TikTok con due milioni di follower.

    • Miguel Martinez scrive:

      ” io vedo una trasformazione che porta alla progressiva abolizione dell’utilità produttiva dell’essere umano. ”

      Tra l’altro, ci sono molti che condividono questo che sembra un dato di fatto, e quindi ci vedono una meravigliosa liberazione dell’uomo dalla schiavitù del lavoro, in stile sogni di Marx. Con reddito universale e vacanze per tutti.

      Insomma, da un’identica constatazione, si può arrivare a scelte molto diverse, essere catastrofisti o al contrario utopisti.

      Ma la domanda è, la constatazione è giusta o sbagliata?

      • MOI scrive:

        C’è gente che dice espressamente di avere più fiducia in un Giudice AI che in un Giudice Umano Toga Rossa Anti Italiano.

        • roberto scrive:

          Perché c’è un sacco di gente che parla senza sapere di cosa parla…è un grosso limite della libertà di espressione

      • mondo parallelo scrive:

        Abolizione utilità del genere umano.

        È presto per dirlo.
        Si vedrà strada facendo, tenuto conto che se il 99,9% delle persone perdono il lavoro, magari dopo un po’ s’incazzano anche.
        E come diceva Turchin, se si tratta di gente istruita sarà in grado di mettere dei buoni bastoni tra gli ingranaggi del macchinario, se necessario.

        • Puffo giardiniere scrive:

          Comunque, nell’attesa che il destino umano si compia, un mestiere molto richiesto nonché nobile e gratificante, è sicuramente quello del giardiniere.

          • firmato winston scrive:

            Un mondo in cui tutti fanno i giardinieri non ha bisogno del lavoro di giardiniere.

            Sostituite giardiniere con “lavoro intellettuale”.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Mondo Parallelo

          “Si vedrà strada facendo, tenuto conto che se il 99,9% delle persone perdono il lavoro, magari dopo un po’ s’incazzano anche.”

          Mi sembra che questo spieghi molto bene il successo elettorale di Trump: il voler tornare ai bei vecchi tempi, “Make America Great Again”, dove i cinesi non ti rubano il posto di lavoro e i messicani non ricevono assistenza medica.

          • mondo parallelo scrive:

            L’America grande ancora

            Può darsi che questo fosse il cliché che avevano in mente certi elettori quando hanno votato Trump.
            Ma l’America, per quanto ne so, era già in crisi nera ancora prima di affidare le proprie sorti ai cinesi. (E al loro maledetto carbone).

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Mondo Parallelo

              “Ma l’America, per quanto ne so, era già in crisi nera ancora prima di affidare le proprie sorti ai cinesi.”

              Certo.

              Ma pensa all’operaio medio americano diventato facchino di Amazon. Dà la colpa ai cinesi e ai messicani. Vede che Trump se la prende con cinesi e messicani e dice che farà “di nuovo grande l’America”. Poi se l’impatto dell’IA non lo capiscono nemmeno tanti laureati, figuriamoci l’operaio medio americano.

              • Francesco scrive:

                Tecnicamente, l’operaio medio statunitense ha perso il posto per colpa degli operai europei occidentali e giapponesi.

                Poi questi per colpa di quelli cinesi ed europei orientali e sud coreani.

                Ora tocca a indiani, vietnamiti, marocchini e messicani.

                In tutto questo giro l’IA ha avuto un ruolo marginale.

                Ciao

      • paniscus scrive:

        Tra l’altro, ci sono molti che condividono questo che sembra un dato di fatto, e quindi ci vedono una meravigliosa liberazione dell’uomo dalla schiavitù del lavoro, in stile sogni di Marx. Con reddito universale e vacanze per tutti.“—-

        Scusate un po’ tutti, ma questa favola miracolosa secondo cui prima o poi “avrebbero fatto tutto le macchine” senza bisogno di lavoro umano, non andava in giro da almeno tutto il Novecento (in particolare esplodendo negli anni 50-60 con le prime affermazioni dell’informatica e della robotica), ma anche con tracce precedenti?

        E chi all’epoca credeva in questo miracolo, davvero aveva pensato che gli ex-lavoratori, finalmente liberati dalla fatica, sarebbero stati pagati lo stesso, o comunque avrebbero avuto ugualmente accesso a una vita di benessere e di sicurezza?

        Di fatto, è vero che la diffusione dell’automazione, in attività che prima si dovevano fare solo a mano, ha migliorato lo stile di vita di molta gente, ma non credo che a lungo termine abbia migliorato le condizioni generali di tutti i lavoratori.

        Il miglioramento c’è stato solo per quelli che sono riusciti a rimanere nel contesto precedente, magari aggiornandosi un po’ sulle tecnologie più avanzate e facendo meno fatica manuale… ma questo non cancella la realtà che la maggior parte degli altri furono licenziati, o costretti ad accettare altri lavori pagati meno.

        E non parlo di gente che ci credeva nell’Ottocento di Marx, ma anche di 70enni o 80enni attuali, che ci avevano creduto negli anni sessanta o settanta del Novecento.

        • Francesco scrive:

          >>> non credo che a lungo termine abbia migliorato le condizioni generali di tutti i lavoratori

          Qualche dato per confortare questa credenza?

    • Peucezio scrive:

      Miguel,
      “Guardandomi attorno, io vedo una trasformazione che porta alla progressiva abolizione dell’utilità produttiva dell’essere umano. ”

      Se fosse così sarebbe ottimo: praticamente, dopo millenni, l’uomo smetterebbe di lavorare e si dedicherebbe all’otium.

      Il grosso rischio invece è che si ricada tutti in lavori faticosi e alienanti, cioè che siccome le macchine fanno tutti i lavori di concetto, saremo tutti costretti a fare i rider o i magazzinieri di Amazon o, se anche questi saranno sostituiti, altre attività manuali difficilmente sostituibili, pagari 2 euro all’ora 12 ore al giorno.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Peucezio

        “Il grosso rischio invece è che si ricada tutti in lavori faticosi e alienanti, cioè che siccome le macchine fanno tutti i lavori di concetto, saremo tutti costretti a fare i rider o i magazzinieri di Amazon o, se anche questi saranno sostituiti, altre attività manuali difficilmente sostituibili, pagari 2 euro all’ora 12 ore al giorno.”

        Mi sembra che sia un po’ la tendenza, ma non c’è bisogno infinito di rider.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        “uomo smetterebbe di lavorare e si dedicherebbe all’otium”

        Se sei ricco si chiama otium, se sei povero si chiama disoccupazione.

        • Peucezio scrive:

          Mah, non vorrei che restassimo attaccati agli schemi di oggi…

          Gli antichi hanno prodotto la filosofia perché avevano gli schiavi. Questo significa che la condizione afflittiva si spostava su una parte della popolazione.
          Se agli schiavi sostituisci i robot praticamente per tutto, hai un mondo di fancazzisti filosofi mantenuto dai robot.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Gli antichi hanno prodotto la filosofia perché erano i proprietari degli schiavi. Non tralasciamo la cosa più importante.

            • Peucezio scrive:

              I liberi sono proprietari degli schiavi e gli uomini sono proprietari delle macchine.

              Una proprietà implica un proprietario, mica è res nullius.

      • paniscus scrive:

        “Se fosse così sarebbe ottimo: praticamente, dopo millenni, l’uomo smetterebbe di lavorare e si dedicherebbe all’otium.”—

        E chi glieli dà i mezzi per dedicarsi all’otium?

        Ritieni davvero che il cibo, l’energia, l’abbigliamento, i veicoli per muoversi, e tutto ciò che serve per fare una vita decente, sarebbero forniti gratis a tutti dalle intelligenze artificiali?

        I servizi delle intelligenze artificiali esistono perché dietro ci sono degli imprenditori che li gestiscono con l’esclusivo obiettivo di farci i soldi e di farsene sempre di più, e quindi di mantenere un “parco” più numeroso possibile di gente che è disposta a pagare per conservare la disponibilità di quei servizi.

        Se si arrivasse ipoteticamente a una situazione in cui la maggior parte della gente non lavora più (ma nemmeno guadagna), all’imprenditore dell’intelligenza artificiale non gliene potrebbe fregare di meno di fornire i servizi gratis o a prezzi bassi, perché non ce ne ricaverebbe niente. Specialmente se si tratta di cibo o di oggetti materiali, e non solo di fuffa virtuale…

        • Peucezio scrive:

          E allora per chi li fa?

          Il discorso di “prezzo basso” è relativo, perché se si abbattono i costi per fare tutto, tutto costa molto meno e d’altra parte lo devi far costare meno, se no se nessuno lavora chi li compra? Quindi devi far lavorare la gente poche ore a settimana, sia perché non serve che lavorino di più, sia perché bastano per poter comprare prodotti e servizi.
          Mi pare evidente: se così non fosse con la rivoluzione industriale ci saremmo tutti immiseriti.
          Cosa che è successa, in una prima fase, anche piuttosto lunga. Il problema è proprio quello, che non essendo meccanismi pianificati, questo esito, che è quello naturale e inevitabile, non è immediato e si passa attracerso scompesni.

    • Francesco scrive:

      >>> io vedo una trasformazione che porta alla progressiva abolizione dell’utilità produttiva dell’essere umano.

      E io ho l’impressione che tu veda questo per pregiudizio, non per evidenza del fatto (a differenza dell’invasione da microplastiche o dello scioglimento dei ghiacci o dell’acidificazione degli oceani, di cui si può avere contezza empirica).

      Ti ricordo che a livello mondiale ci sono ancora moltissimi operai, eppure le previsioni era che i robot li avrebbero sostituiti. Fin dagli anni ’70.

      Ciao

      • paniscus scrive:

        “Ti ricordo che a livello mondiale ci sono ancora moltissimi operai, eppure le previsioni era che i robot li avrebbero sostituiti. Fin dagli anni ’70.”—-

        Ma pensi che in proporzione al potere di acquisto e alle garanzie sindacali che c’erano 50 anni fa, gli operai attuali abbiano le stesse possibilità di quell’epoca?

        • Francesco scrive:

          Non credo proprio, anche se il potere d’acquisto di un salario operaio in occidente andrebbe misurato, non “nasato”.

          Però se un operaio riceve uno stipendio inferiore, dovrebbe essere molto meno interessante per le imprese sostituirlo con un robot o con un operaio pakistano.

          Ciao

          PS se invece parliamo del fatto che gli operai pakistani sono pagati meno di quelli tedeschi, dovrebbe essere un segno del corretto funzionamento del mercato. E una buona notizia in termini di diffusione del benessere a livello mondiale.

  8. MOI scrive:

    Cmq per i ProPal Epstein non è “lui” … ma “loro” !
    Alcuni addirittura aggiungono: “si sapeva già tutto dal Medioevo ” .

  9. MOI scrive:

    Il Grande Nesso Capitalismo- Patriarcato che la Woke cercava da senpre:

    https://jacobinitalia.it/epstein-una-storia-di-dominio-maschile/

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Moi

      “nesso capitalismo-patriarcato”

      Devo dire che per una volta, mi trovo quasi completamente d’accordo con l’analisi che fa (il maschio) Cannavò.

      Tranne sul finale:

      “si può invece esigere dagli uomini di dismettere l’intero apparato simbolico collegato al patriarcato e all’oppressione.”

      Cioè lui e io e altri sfigati come noi esigono “dagli uomini”… e certi uomini non ci sentono proprio, ma se ci sentissero ci manderebbero una pernacchia.

      S’è mai visto il ditino imparatore di Miguel Martinez che frena un bello stupro sadico di quelli divertenti?

  10. MOI scrive:

    Visto che adesso la Remigrazione NON È PIÙ Tabù … sarà applicabile ai Fuori Sede Universitari “sempre dietro a” 😉 lamentarsi delle Città del Nord ove si trasferiscono ?

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Moi

      “isto che adesso la Remigrazione NON È PIÙ Tabù … sarà applicabile ai Fuori Sede Universitari “sempre dietro a” 😉 lamentarsi delle Città del Nord ove si trasferiscono”

      Stupendo!

      Se avessi molto tempo da perdere, mi divertirei a fare il troll (si dice ancora?) in rete a lanciare una campagna del genere, spacciandola ovviamente per autentica!

    • PinoMamet scrive:

      Non c’entra nulla- ma in qualche modo sento che c’entra, po penserò al perché- ma, grande notizia, la stampa italiana ora “scopre” che la carbonara, guarda un po’, non l’hanno inventata gli americani
      (rectius: i romani con le derrate alimentari dei soldati americani)
      ma esisteva già da prima, con lo stesso nome.

      Visto che è citata in un giornale olandese degli anni Trenta, allora siamo salvi: la carbonara è italiana.
      (Le citazioni italiane, si sa, valgono meno 😉 )

      Mi chiedo, nella mia ingenuità, perché nessuno abbia pensato perché mai un piatto fatto con le provviste militari americane, o gli aiuti americani, sia stata chiamata “pasta alla carbonara” e non “pasta all’americana”, ma vabbè, non pretendiamo troppo.

      Ora qualcuno lo dica a Grandi 😉

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        I fan di Grandi hanno già formulato una linea difensiva: non ci sono prove che quello che nel 1939 era chiamato “carbonara” fosse lo stesso piatto chiamato “carbonara” nel 1945 perché la fonte non descrive la ricetta.

        Nel mio piccolo mi sono detto d’accordo con questa critica: non abbiamo neppure prove che le uova di cui si parlava nel 1939 fossero di gallina e non di struzzo, visto che non veniva precisato l’animale…

      • PinoMamet scrive:

        Patriottismo: OT speciale per Moi

        un’altra recente materia da meme è il paragone tra la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Parigi
        (in particolare il famigerato “banchetto dionisiaco”, francamente inguardabile)
        e quella di Milano- Cortina
        (sfilata di bellissime modelle in eleganti tailleur bianchi, rossi e verdi).

        Le due cerimonie sono esteticamente ed ideologicamente agli antipodi, direi anche politicamente, però, ammettiamolo, tra il panzone francese famoso-in-Francia tinto di blu, e Vittoria Ceretti…. Italia, ti piace vincere facile 😉

        PS
        Non ho capito la polemica che ha fatto Ghali, prima di venire ignorato nella cronaca televisiva dell’evento.

        Un titolo diceva che non “aveva potuto cantare l’inno” (?? L’hanno fatto cantare alla Pausini, grazie al cazzo) e che “nella cerimonia non era previsto spazio per la lingua araba” (e per il cinese invece?)

        Boh. Mi pare uno che voglia fare polemiche per farsi notare, magari sbaglio.

      • roberto scrive:

        comunque io ho un’edizione dell’artusi di inizio secolo scorso e non c’è nessuna traccia della carbonara, e una copia di “la cucina romana” di ada boni (siamo negli anni trenta) e pure lì niente carbonara, e questo è ancora più sorprendente perché ci sono ricette tipo l’amatriciana, la pajata e la cacio e pepe e non vedo perché proprio la carbonara dovrebbe mancare….

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Evidentemente il piatto si è diffuso tra quando Artusi ha scritto il libro e il 1939.

          • roberto scrive:

            E Ada boni? 1930 o giù di lì…possibile che parla di amatriciana, cacio e pepe ma non di carbonara? In un libro dedicato proprio alla cucina romana? (Non conosco l’altro famoso, il talismano della felicità)

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Non ho capito:
              – chi dice di aver trovato la fonte degli anni ’30 mente?
              – la fonte si era inventata la parola che casualmente ritroviamo usata per descrivere un piatto qualche anno dopo?
              – è tutto un complotto antiamericano?
              – altro?

              In genere l’assenza di prove non è la prova dell’assenza, mentre la prova di esistenza è… prova di esistenza!

              • roberto scrive:

                Pino

                “chi dice di aver trovato la fonte degli anni ’30 mente?”

                Leggo che la fonte del 39 è un giornale olandese nel quale un giornalista scrive di aver mangiato in un ristorante una pasta chiamata “alla carbonara” senza dare nessuna ricetta.

                Cosa dimostra questa cosa, che nel 1939 i romani mangiavano una pasta condita (più o meno perché gli ingredienti della carbonara sono un pochino ondivaghi) con uova-guanciale-pecorino-pepe?

                Ovviamente no, dimostra semplicemente che in un ristorante servivano una pasta chiamata alla carbonara che poteva essere qualsiasi cosa…per dire, nel ristorante dietro casa fanno un “risotto pulcinella” con spinaci salsiccia e funghi (bah…) cosa ne deduciamo che nelle case degli italiani si mangia una cosa chiamata “risotto pulcinella”?
                https://www.pulcinella.lu/fr/#m_cat_5

                Mentre invece sappiamo che non esistono ricettari anteguerra in cui figuri la carbonara (mentre altri grandi classici sono attestati da ben prima della guerra)

              • PinoMamet scrive:

                A parte che stai rispondendo a Mauricius, mi sembra un po’ una difesa tirata per i capelli del recentissimo mito dell’origine americana, o per meglio dire “bellica”, della carbonara.

                Sulla genesi del quale ti rimando agli interventi del sottoscritto, sempre al vostro servizio 😉

              • PinoMamet scrive:

                Sulla vexata quaestio : leggo che la prima menzione della ricetta della carbonara, unita al nome carbonara, sarebbe del 1954.

                (Ma del ’52 in Francia, a opera nientemeno che di Aldo Fabrizi)

                Prima abbiamo o la ricetta con altri nomi, o il nome carbonara ma non accompagnato dalla relativa ricetta (nel ’48 e, da poco, nel ’39).

                Nessuno si era mai sognato di associarla agli americani, finché nel 2006 (!) tal Alberto Fabbri riporta, in un libro sul cuoco Renato Gualandi, il racconto per cui questo cuoco nel 1944 avrebbe cucinato una carbonara a Riccione per militari americani e inglesi;

                addirittura nel 2020 il racconto è stato “rettificato” da tal Igles Corelli, che in un articolo per Il Gambero Rosso ha voluto spostare il luogo della presunta nascita “americana” della carbonara, per mano di Gualandi, a Roma (Gualandi essendo già morto da 4 anni e quindi impossibilitato a smentire).

                In tutto ciò nessuno si è preoccupato di spiegarmi perché:

                1- per 50 anni buoni non si è mai avuta menzione degli americani come, se non creatori, almeno responsabili in qualche misura della creazione della ricetta;

                2-perché mai la ricetta, se partorita per sfamare inglesi & americani con materiali americani, si sia chiamata “carbonara”

                Insomma, diciamo le cose come stanno:
                la carbonara esisteva già, tal Gualandi ne avrà raffazzonata una alla meglio per le truppe alleate…

                e poi il tempo, la voglia di protagonismo, e l’esterofilia degli italiani, ha fatto il resto e partorito il mostro della “carbonara americana”.

              • Peucezio scrive:

                Mi chiedo come farebbe un pochi anni una ricetta a cambiare completamente.
                Perché mai dal ’39 agli anni ’50 lo stesso nome sarebbe dovuto passare a designare un piatto diversissimo da quella di prima?

              • PinoMamet scrive:

                Appunto!!

            • PinoMamet scrive:

              “Il talismano della felicità ” lo avevo da qualche parte…

              Comunque trovo probabile che una ricetta con questo nome fosse esistente da prima della Seconda guerra mondiale, magari conosciuta da pochi o localmente.
              (Gli olandesi non se la saranno sognata!)

              Ed abbia poi avuto notorietà in seguito.

              Voglio essere buono, e mi spingo ad ammettere che la notorietà post bellica della ricetta sia dovuta in parte al tipo di derrate distribuite dagli americani

              (Per esempio uovo in polvere; la prima versione che ho sentito sulla storia della carbonara che nominava gli americani affermava semplicemente che gli italiani avessero sostituito le uova vere con quelle in polvere ecc.)

              • MOI scrive:

                A Roma c’è un Personaggio 😉 che ha strolgato il piatto “Karbonaramen” [sic] … con moglie Giapponese, Karateka-Ristoratore, e … forse l’ unico Gaijin a parlare oltre il Giapponese standard pure un dialetto di Okinawa.

              • Moi scrive:

                Googlando “Maurizio e Miwako Waraku Roma”, li trovi ancora … lui è un “Precisetti” che giustamente corregge pronunce errate ma consolidate come “jujitsu” e “ninijitsu” ❌️ anziché “jujutsu” e “ninjutsu” ✅️ …

        • PinoMamet scrive:

          La vedo come Mauricius .

          Peraltro faccio notare che quando ero piccolo (e poi… medio e infine grande, ma parto da piccolo perché la carbonara piaceva molto a papà)

          la storia degli americani era raccontata da… nessuno.

          Il nome della carbonara, per i curiosi, era collegato variamente ai gusti o alle necessità dei carbonai legnaiuoli e venditore di carbone montanari) o più raramente e fantasiosamente dei Carbonari (membri della nota associazione segreta patriottica) e la ricetta a un’origine genericamente centro italica.

          Da non più di dieci anni, boom! Tutti sono convintissimi dell’origine made in USA.

          Ho visto addirittura un cortometraggio a tema.

          Eppure ben ricordo che inizialmente l’idea degli ingredienti provenienti dalle provviste dei G.I.s era stata presentata come “ipotesi alternativa, chissà cosa ci sarà di vero…”

          Ma le persone hanno la memoria corta, e i miti fanno presto a diventare certezze.

          Ecco un esempio perfetto di “origine inventata “… solo nel senso contrario a quello solito di Grandi!

          • Peucezio scrive:

            Ma tra l’altro, possibile che non si possa ricorrere alla memoria orale? Gente vissuta prima della guerra ormai ce n’è pochina, ma ce n’è.
            Possibile che a Roma non si trovi qualche vecchio centenario che si ricorda se prima della guerra c’era la carbonara (uguale a quella di oggi) o no?
            Mica è roba del Medioevo, che senza i documenti non è ricostruibile.

            • roberto scrive:

              Peucezio

              “Centenari”

              Centenari non ne conosco ma 80enni romani sì e tutti hanno un ricordo di carbonara mangiata da bambini fatta in modo sempre diverso

              Solo giallo d’uovo? Nessuno se ne ricorda
              Solo pecorino? Idem (a casa mia credo che il pecorino romano sia entrato nel 21esimo secolo, prima era solo parmigiano)
              Guanciale? Quasi nessuno (mamma la faceva con la pancetta affumicata…)
              Uova crude? Ma quando mai

              Altri ingredienti oggi proibiti? Chi ci metteva la cipolla (mamma per esempio) chi la panna, chi un po’ di latte…

              Insomma, dei miei testimoni nessuno può prendere posizione sulla questione dell’origine ma per il resto
              sembra un po’ una di quelle ricette casalinghe fatte un po’ come viene viene, diversa in ogni famiglia

              Poi per carità io adoro la versione “moderna” e la faccio solo così, ma faccio fatica a credere all’origine mitica dei carbonari abruzzesi che dalla notte dei tempi fanno la carbocrema

              • PinoMamet scrive:

                Ma nessuno ha mai parlato di carbocrema o dell’esistenza di una ricetta univoca (non esiste per nessun piatto, ogni famiglia ha sempre fatto la sua versione di qualunque ricetta tradizionale)

                ma se i carbonari abruzzesi sono un mito, i soldati americani che da un giorno all’altro si scoprono cuochi, e chissà perché chiamano il loro piatto “carbonara”, come lo chiamiamo?
                Favola?

                Io proporrei “cazzata” 😉

                Del resto, del mito americano il Vostro Affezionato vi ha appena svelato la genesi: tal Gualandi, che sostiene di aver cucinato una carbonara con ingredienti improvvisati a Riccione ai militari inglesi e americani.

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                ma si sa, la cultura orale, di cui anche la gastronomia tradizionale (nel senso di popolare, non nel senso che risale al neolitico) fa parte, non è rigida, prima di venire codificata.

                Ma mica dimostra che ci sono voluti gli americani. Quando anche nel 1939 ci fosse stato chi faceva la carbonara in modo diverso dalla ricetta diventata oggi canonica, in che modo questo dimostrerebbe che è un’invenzione americana durante l’occupazione? Mi pare dimostri l’opposto.

    • Francesco scrive:

      MOI

      ma tu come definiresti “remigrazione” adesso che non è più tabù? io, che sono persona limitata in ogni senso, non trovo altro termine che “deportazione”.

      E mi pare una COSA orribile qualsiasi sia il NOME che si sceglie di utilizzare, un pò come per l’aborto.

      Ciao

  11. mondo parallelo scrive:

    https://italy.news-pravda.com/world/2026/02/09/371275.html

    Cuba resiste!
    Il governo cubano ha ieri adottato un piano di vasta portata che, pur razionando il carburante, intende proteggere tutti i principali servizi essenziali: ospedali, policlinici, servizi socio sanitari, scuole, difesa, comunicazione, distribuzione dell’acqua. Le restrizioni riguarderanno il settore turistico (accorpamento dei principali centri turistici), i trasporti pubblici (autobus, traghetti, ecc.) e l’amministrazione (la settimana lavorativa terminerà il giovedì). Saranno distribuiti 10mila impianti fotovoltaici ai lavoratori della sanità e dell’educazione e 5mila nei centri socio sanitari.

    Il vice primo ministro cubano, Oscar Pérez-Oliva, ha dichiarato che il carburante disponibile sarà riservato a garantire le attività essenziali per la vita del Paese (acqua, servizi sanitari, centri educativi) e che le capacità di cui dispongono i territori dovranno essere utilizzate al massimo sia per produrre cibo, sia per generare elettricità da fonti rinnovabili.

    Della serie: impara l’arte e mettila da parte.
    L’arte della sopravvivenza senza petrolio.
    Kelebekiani.
    In piedi!
    https://youtu.be/FMmbGIYdMAs?si=W1THxRtiboz83W7-

  12. roberto scrive:

    pensando ai lavori scomparsi nel corso della storia, chissà perché avevo pensato all’assaggiatore, la figura che assaggia il cibo del faraone per evitare che sia avvelenato

    mi sbagliavo, vance ne ha ben due

    https://www.milanotoday.it/attualita/cena-buccinasco-vance.html

    che vita di merda però, sei vicepresidente e ti trovi nel piatto una bistecca già sbocconcellata da qualcuno

    • Francesco scrive:

      saranno bifolchi USA ma spero che usino le posate!

      🙂

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “mi sbagliavo, vance ne ha ben due ”

      Stupendo!

      così se uno dei due è un kamikaze che sa di essere condannato a morire perché ha mangiato il cianuro, ma riesce a far finta di niente abbastanza tempo per farlo mangiare anche a Vance, ecco che interviene l’altro assaggiatore…

  13. mondo parallelo scrive:

    La lezione che traiamo da questo paper è che per rendere le macchine più intelligenti, paradossalmente, dobbiamo renderle più simili a noi nei nostri processi cognitivi “dolorosi”. Il rimpianto, in psicologia, è un meccanismo di apprendimento potentissimo: ci impedisce di rifare lo stesso errore.

    Zhe Xu dimostra che formalizzare il “senno di poi” non è solo un esercizio accademico, ma una tecnica ingegneristica che taglia i tempi di calcolo e migliora le prestazioni. In un mondo dove la potenza di calcolo ha un costo energetico ed economico crescente, algoritmi che imparano di più sbagliando (virtualmente) di meno sono la vera chiave di volta.

    https://scenarieconomici.it/lintelligenza-artificiale-scopre-il-rimpianto-come-la-psicologia-comportamentale-sta-accelerando-lapprendimento-delle-macchine/

    Dunque si sta scoprendo che perché l’intelligenza artificiale funzioni veramente deve incorporare delle caratteristiche umane fondamentali.
    Ma a questo punto non conviene la normale intelligenza umana?

    • Ros scrive:

      mondo parallelo: “…Dunque si sta scoprendo che perché l’intelligenza artificiale funzioni veramente deve incorporare delle caratteristiche umane fondamentali.
      Ma a questo punto non conviene la normale intelligenza umana?”

      Dipende🤔

      chi, o cosa, costa meno, chiede nulla e rende – quantitativamente soprattutto
      (che è quello che conta) – di più?

      • Ros scrive:

        mi sa che a conti fatti di partita doppia business is business”
        al signor Charles Montgomery Burns covvenga far vampirizzare le caratteristiche umane ai loro Frankenstein virtuali.

        Ma tranquillo l’uomo – se di carne fresca e tenerella – avrà sempre un posto d’onore al desco delle Little Saint James

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Ros

          “Ma tranquillo l’uomo – se di carne fresca e tenerella – avrà sempre un posto d’onore al desco delle Little Saint James”

          Non sono solo più i Comunisti a mangiare i bambini.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

    • mondo parallelo scrive:

      affinché funzioni

      • mondo parallelo scrive:

        chi, o cosa, costa meno, chiede nulla e rende – quantitativamente soprattutto
        (che è quello che conta) – di più?

        Dipende.
        Magari l’arte ha una sua economia alta, qualitativa e una bassa diciamo quantitativa.
        Sono due ambiti difficilmente interscambiabili.
        Magari c’è una zona grigia dove l’arte generata dall’IA erode quella prodotta a mano, ma non credo che invaderà il livello alto.
        Che arrivi all’essere umano non c’è niente.
        La natura ci impiegato miliardi di anni per metterlo a punto.
        🤓
        Forse.

  14. MOI scrive:

    @FRANCESCO

    Remigréscion 😉 …

    Il Grande Mantra Liberale “Pensioni & Pomodori” … lo sapevamo che NON avrebbe retto per sempre ! FORSE perfino Frau Gruber inventerà qualcosina d’ altro.

    😉
    😉

    • Francesco scrive:

      in una lingua intelligibile per noi umani?

      non aggio capito una minchia

      • MOI scrive:

        La Politica & la Cultura Liberale (più o meno improvvisata da Orfani dell’ URSS, ma è un altro discorso …) non ha mai dato risposte più elaborate di ” Pensioni & Pomodori” ai problemi reali di sicurezza conseguenti un’ Immigrazione di Massa mai vista prima nella Storia Umana.

        Per questo sono tornati certi Fantasmi del Passato la cui Sconfitta generò un Nuovo Mondo Liberal Capitalista che sembrava perfetto e immutabile, soprattutto dopo la Guerra Fredda quando proclamò un presunto Trionfo che addirittura avrebbe posto Fine alla Storia.[cit.]

        • Francesco scrive:

          Secondo me detta IMMVPSU è una fesseria.

          Hai per caso dei numeri per sostenere che è un fenomeno davvero in corso?

          Ciao

  15. Francesco scrive:

    OT

    1) a me la carbonara piace un sacco.

    2) il Rocci merita un posto accanto all’Iliade, all’Odissea, alla Commedia, al Manuale di D&D e alla biografia di Dino Meneghin. Buttate pure via la Recherche.

    3) se vi sembro un pò più rincoglionito del solito è tutto vero e ahimè motivato.

    4) come si vota al referendum?

    fine OT

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Francesco

      “1”

      Concordo al 100%.

      “2”

      Concordo sul Rocci al 100% (anche se ho riserve su Recherche, Manuale di D&D e biografia di Dino Meneghin che non ho letto. Posso mettere “1984” e “Io, Robot”?)

      “3”

      Ahimè concordo.

      “4”

      NO.

      (Già il fatto che salvini voti SI’ è motivazione più che sufficiente)

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco scrive:

        Per Io Robot possiamo accedere a un posto onorevole ma un paio di scaffali sotto certi Classici imprescindibili. Aggiungi il Chisciotte al piano altissimo.

        1984 non è male ma è troppo legato a un certo momento storico, non arriva a essere un vero Classico.

        piuttosto, cosa mettere di Shakespeare e di Dostoevskij? il secondo capitolo di Delitto e Castigo mi ha aperto in due peggio che l’iceberg al Titanic.

        PS il voto di Salvini pesa ma quello di Schlein e di ANM anche di più!

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ francesco

          “Dostoevskij”

          Il monologo del Grande Inquisitore de “I fratelli Karamazov”.

          “Shakespeare”

          Di primo acchito, cosi’, di getto, direi il “Macbeth”. Ma onestamente è difficile scegliere!

          “Salvini”

          Ammetto che con la Schlein ‘you got a point’.

          OK, aggiungiamo Gelli per fare buon peso.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          P.S. ovviamente “1984” NON è legato a un dato momento storico. È un saggio (in forma di romanzo) sull’eterna natura del Potere, un po’ come “Storia della colonna infame” lo è sulla superstizione.

          • Francesco scrive:

            Anche no, decisamente meglio la Fattoria degli Animali allora. Ma ignorare l’ambivalenza del potere … credo più un errore tuo che di George.

            Macbeth? qui mi apri il cuore senza anestesia al dubbio e all’incertezza.

            Gelli? uomo dalle idee sorprendentemente buone, considerando tutto il resto. Oserei definirlo l’immagine speculare di Berlinguer.

            Ciao

  16. Peucezio scrive:

    Francesco,
    “4) come si vota al referendum?”

    E lo domandi pure?

    • Francesco scrive:

      sempre farsi domande e dubitare delle risposte troppo facili!

      Ciao

      • Moi scrive:

        REFERENDUM CONFERMATIVO

        * Astensione = Tacito Assenso
        (Per l’ Opposizione è il Male Assoluto, per il Governo è il Male Minore)

        * % irrisoria di Voti nel Merito Giuridico

        * SÌ : Tifoseria per il Governo

        * NO: Tifoseria per l’ Opposizione

  17. Puffo giardiniere scrive:

    https://youtu.be/Id6W4mTPlKA?si=FNwnBnwf45T87S8S

    Il gasolio e le sue importanti problematiche.
    Che poi non so perché si continua a dire che è indispensabile per l’agricoltura.
    Dipende dal tipo di agricoltura.
    Se usi il trattore forse si.
    Altrimenti anche no.
    Il trasporto di merci.
    Se una merce fa il giro del mondo forse si, altrimenti anche no.
    Per l’estrazione.
    Se ricicli i materiali, anche no
    E così via.
    Il gasolio è vitale per “questo” tipo di società.
    Ma non per il “localismo agrario”, come da tempo ha intuito Chris Smaje.
    https://chrissmaje.com/2026/01/by-the-rivers-of-babylon-debating-agrarianism-with-tom-murphy/
    Qui sulla sostenibilità a lunghissimo termine dell’agricoltura su piccola scala.
    Non si vede altro vero progresso, all’orizzonte.

    • Puffo giardiniere scrive:

      Ah, vedo che sono finito sotto la remigrazione.
      Era sul progresso.

      • Puffo giardiniere scrive:

        No era al posto giusto. Il progresso.
        Bene, ne approfitto, essendo in tema.
        Kelebekiani!
        Il gasolio non è una scarsità del domani.
        È la chiave del presente!
        Tutto quello che viene interpretato sotto varie categorie, come fatto economico, storico o di costume, ha come sottostante il gasolio.
        Anche il famigerato turismo.
        E questo si trova magistralmente questo esplicato nell’intervista di Nate Hagens a questo Balazs Matics, esperto.

        • Puffo giardiniere scrive:

          https://youtu.be/FiNBhtiRjv8?si=w2942-UVqmObDNOm

          Nooooo!
          La casa in terra cruda potrebbe non valere la pena.
          Il costo è abbastanza irrilevante.
          Ma c’è da lavorare come degli schiavi per impilare tutti quei sacchi e a metà lavoro crolla tutto!
          Difficile far aderire un intonaco. E senza intonaco entra l’umidità e si destabilizza il muro.
          Va bene dove il clima è secco.
          Allora proviamo con la tenda indiana

          https://youtu.be/AcsT9c_BeUA?si=dTphDbtiS85HZhoe

          😋👍

          • Francesco scrive:

            Senti, smettila di illuderti di poter sopravvivere. Guarda The day after o Mad Max o Terminator e rassegnati.

            Che poi se sopravvivi la fine che fai è ben descritta in “Il pugno della Stella del Nord” (Hokuto no Ken)

            • Puffo giardiniere scrive:

              Sopravvivere

              Ah, ma non è un problema che mi riguarda.
              Ho già una certa età.
              È che mi piace confrontarmi con la realtà di un piccolo orto, non con futuri fantascientifici preconfezionati per masse credulone.

    • Francesco scrive:

      >>> Dipende dal tipo di agricoltura.
      Se usi il trattore forse si.
      Altrimenti anche no.

      il candidato esponga un tre pagine le conseguenze di questo approccio, poi si suicidi con discrezione e cercando di sporcare il meno possibile

  18. MOI scrive:

    In teoria “Progresso” dovrebbe essere definito come “Vantaggio da Nuova Tecnologia per il Massimo Numero Possibile di Persone” … almeno nel Prgamatisno / Utilitarismo AngloSassone, quello che NON si cura _anzi , spesso se ne vata …_ di creare un’ Umanità Sradicata.

  19. Puffo giardiniere scrive:

    https://www.novellocasedipaglia.it/case-di-paglia/casa-di-riso-a-milano-magnago

    Oh, ecco.
    Dopo la casa in terra cruda troppo laboriosa e che crolla in corso d’opera.
    Dopo la tenda indiana che in sé sarebbe perfetta, ma disgraziatamente deve essere fatta con pelle di bisonte e cucita a mano,
    finalmente la casa perfetta: la casa in paglia prefabbricata.

    Quella in link è troppo grande, naturalmente. E non è circolare. Non ha il focolare al centro e il buco sul tetto, ma si può personalizzare.

    Associare l’utilizzo della paglia alla fabbricazione prefabbricata rende possibile costruire case di paglia con un doppio vantaggio: l’utilizzo di un materiale assolutamente ecosostenibile e velocità di costruzione.
    A questo possiamo aggiungere che una casa prefabbricata in paglia è altamente personalizzabile, cosa che allontana dall’omologazione dell’architettura cittadina moderna.
    In primo luogo comunque la paglia permette di ottenere case prefabbricate isolate sia termicamente che acusticamente guadagnando quindi dal punto di vista dei consumi, e delle qualità antisismiche.
    In secondo luogo la paglia resta un materiale accogliente e naturale, con tutto il comfort che ne deriva.

    Aggiudicata. Vero progresso

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