“Il capitalismo funziona!”

Immaginiamo un tipico messicano del Gonfalone del Drago Verde di Firenze, dandogli il nome banale di Miguel Martínez.

Martínez fa il traduttore e si fa pagare 0.06 euro a carattere che batte sulla tastiera.

Cala un’App, che costa 0,00 euro a carattere e a essere sinceri, funziona benissimo.

La stessa App contemporaneamente estrae da noi miliardi di dati e di segreti e fattacci personali, che trasforma magicamente in miliardi di dollari, anzi nel più grande cumulo di miliardi della storia umana; ma non ce ne accorgiamo minimamente, perché in termini puramente monetari, “è tutto gratis“. E’ fantastico: confidandogli i nostri innamoramenti, noi compriamo lo yacht da 500 milioni di dollari per Jeff Bezos, e poi lo ringraziamo pure.

La gente comprensibilmente preferisce l’App a Martínez.

A partire da Martínez stesso, che se deve tradurre un articolo di The Guardian da mettere sul blog, preferisce fare clic che passare mezz’ora a tradurre. Che poi, visto che è diventato disoccupato, una mezz’ora ce l’avrebbe a disposizione, è solo pigrizia…

Risultato, Martínez non ha più i soldi per comprare il pane dal fornaio.

Per fortuna il pane al supermercato costa la metà di quello che costa dal fornaio, grazie a un sistema che riduce a praticamente a zero quanto va a quello che chiamiamo ancora il “contadino”. Il contadino sopravvive però grazie ai fondi europei pagati con le nostre tasse. Fondi che il contadino usa nella maniera che esige il supermercato per fare felice Martínez, cioè per fare grandi distese nutrite a diserbanti e insetticidi e coltivate da trattoroni e immigrati clandestini.

Ma se un giorno decideranno di togliere i soldi al contadino, ci sono sempre immense piantagioni coltivate con i droni, in Brasile o qualche altro luogo del genere. Che un drone costa sempre meno di un bracciante nigeriano.

Per cui il fornaio chiude, ma Martínez non è un fornaio e la cosa francamente gli interessa il giusto. Tanto lui c’ha pure la casa di proprietà, mentre attorno a lui tutti quelli in affitto vengono cacciati dagli ufficiali giudiziari, per farne bedenbrecfas che mandano soldi a una società californiana, ma la cosa funziona: se Martínez volesse dormire una notte a Padova o a Pechino, gli basterà fare clic per trovare alloggio.

La finanziaria delle Isole Cayman che possiede il supermercato che vende il pane a Martínez ha ancora il problema ovviamente di dover pagare lo stipendio – e pure le ferie e le malattie – a qualche commesso, per cui chiede alla McKinsey come fare.

L’esperto suggerisce di tagliare ancora usando i rider pakistani che corrono contromano in bici elettriche truccate per soddisfare l’App che li manda.

E così Martínez, che non è un fornaio, non è un commesso, è ancora più felice: paga meno ancora, e ha pure il servizio a domicilio come i signori di una volta.

I rider sono decisamente un progresso sui commessi.

Ma costano sempre qualche centesimo al Martínez, per cui la tappa successiva sono i counter.

Che almeno dalle immagini, sono luoghi in cui donne bellissime incontrano giovani uomini appetibili:

Invece di portare il pacco proprio a casa, me lo portano a un punto vicino casa.

Che voi direte è un regresso, il povero Martínez deve camminare venti metri ogni volta che arriva un pacco, ma invece di un rider che si fa pagare tante ore per portare cento pacchi, arriva un furgone che li scarica tutti insieme in pochi minuti al counter. E così Martínez risparmia ancora. Win win!

In un primo momento, tutto questo processo ha aumentato in modo incredibile il lato piacevole della vita (lavorare in un ufficio con l’aria condizionata anziché in miniera, trovare banane somale a poco prezzo al supermercato, ecc. ecc.), e così siamo arrivati all’equazione capitalismo=democrazia”.

Costanzo Preve aveva colto con una battuta geniale i tre pilastri del sistema che il capitalismo pochi decenni fa produceva:

Una CULTURA di SINISTRA

Un’AMMINISTRAZIONE di CENTRO

Un’ECONOMIA di DESTRA

Firenze, insomma.

Solo che il processo è velocissimo – il mondo di Costanzo Preve, morto appena nel 2013, è un altro pianeta rispetto a quello in cui viviamo noi.

Il processo porta necessariamente in fondo, proprio perché ha dietro di sé la forza di tutti i Martínez del mondo cui fa tanto comodo. Solo che l’essenza del processo è la trasformazione a velocità sempre maggiore di risorse in prodotti e scarti, e poi di prodotti in rifiuti.

E di passaggio allo stesso tempo della ricchezza in sempre meno mani.

A un certo punto, ci troviamo con risorse sempre meno accessibili, sempre più rifiuti (tipo un cucchiaino di microplastiche nel cervello di ciascuno di noi) e una decina di miliardari che hanno più soldi di tutto il resto dell’umanità messa insieme.

I fattori sono innumerevoli, ma per la grande maggioranza, la coperta si è fatta corta, almeno nel cosiddetto Occidente: dopo la Crescita, è iniziata la Decrescita, che non è il simpatico progetto di piccoli contadini del Chianti, ma l’esito reale, tangibile e inevitabile del processo.

Quando la coperta si fa corta, chi è più forte, la tira a sé, e saltano due dei tre pilastri di Preve. Da quando bisognava stare attenti a non usare il pronome sbagliato per maschi biologici che si credevano donne, si passa di colpa a tempi in cui è lecito e anzi divertente ammazzare diciottomila bambini a Gaza perché la coperta è nostra.

Tempo fa, il presidente della superpotenza economico-nucleare che si chiama Stati Uniti, disse una grande verità:

Sometimes you need a dictator!”

Cosa che ha suscitato il solito scandalo impotente che segue ogni esternazione dello speculatore immobiliare che deve tutto al bisnonno immigrato che ebbe lo spirito d’impresa di aprire un bordello per cercatori d’oro nel Klondike.

Ora, l’inglese è un po’ ambiguo. Se con quel you si riferisce proprio a me, io di un dittatore non ne ho bisogno di sicuro.

Ma la cosa cambia, se traduciamo con l’impersonale “si”: “si ha bisogno, c’è bisogno, di un dittatore”.

Questi tempi impongono un dittatore.

Il dittatore Trump aveva un amico profeta, il geniale Jeffrey Epstein, che sta ai tempi che ci attendono, come Voltaire stava ai suoi.

Mentre noi ancora credevamo alla pace e alla democrazia, Epstein già capiva che il futuro che funziona sarebbe stato un unico, immenso stupro.

Questa voce è stata pubblicata in ambiente, Cialtroni e gente strana, ciberdominio, Collasso, Costanzo Preve, esperienze di Miguel Martinez, riflessioni sul dominio, Storia, imperi e domini e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

196 risposte a “Il capitalismo funziona!”

  1. ilBuonPeppe scrive:

    Un meccanismo perverso che punta ad impoverire la massa delle persone. Paradossalmente, proprio questo stesso meccanismo, se portato alle estreme conseguenze, si autodistruggerebbe.
    Quando la tua ricchezza (misurata in denaro) è zero, come pure quella di gran parte della popolazione, allora non hai più bisogno di denaro: ognuno continua a fare il suo lavoro senza essere pagato, a scambiare le merci senza pagamenti, a vivere la propria vita ottenendo dagli altri il necessario e dando agli altri ciò di cui è capace.
    Un mondo senza denaro, non senza unità monetaria, ma proprio senza il concetto stesso del denaro; nessun baratto, ma compartecipazione libera e reciproca al benessere collettivo.
    Senza denaro gli schiavisti di oggi non durerebbero una giornata.
    Utopia? Certo. Ma ci stanno già spingendo in questa direzione…

    • Francesco scrive:

      fosse vero, più che fessi sarebbero stupidi

      di questo mi permetto di dubitare, ogni volta che leggo questi Manifesti del catastrofismo

      una pessima persona come Henry Ford, che pure non aveva studiato economia politica, sapeva che i suoi operai dovevano guadagnare abbastanza da potersi comprare non solo pane e tetto ma pure la Modello T

      sospetto che il sistema non lo abbia scordato!

      Ciao

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Francesco

        ” sapeva che i suoi operai dovevano guadagnare abbastanza da potersi comprare non solo pane e tetto ma pure la Modello T”

        Stai parlando di cent’anni fa, io parlo di oggi.

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Francesco

        “il sistema”

        Sul breve periodo, e ragionando a livello di sistema, hai certamente ragione tu.

        Ma attenzione: non c’è ‘un sistema’ che decide più o meno razionalmente. Non esiste proprio, ‘il sistema’. Esistono i singoli individui. (Thatcher: “io non so che significhi la parola’ ‘società’). Le decisioni collettive non sono che la risultante di infinite decisioni individuali. Un piano collettivo, razionale del Capitalismo semplicemente non esiste.

        Hai presente il quadro di Goya? La Storia è un gigante, sì, ma è cieco. Ed è per questo che le cose vanno come dice Martinez.

        Più precisamente: e’ verissimo che di fronte a ogni perturbazione il libero mercato si autoregola. Ma l’equilibrio risultante dipende dalle condizioni al contorno. Queste condizioni cambiano proprio in conseguenza dell’autoregolazione del mercato. Quanto alla natura di tali condizioni, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Per Marx erano interne alla società umana stessa; oggi l’ecologia invece parla di ecosfera, di risorse disponibili ecc.

        Il punto è che queste condizioni cambiano molto più lentamente delle dinamiche del mercato.

        Se ad esempio il tempo di ammortamento di un tornio è di un ventennio il tempo necessario per raggiungere il picco della produzione di petrolio (bruciato per sviluppare nuove generazioni di torni che assecondino la domanda) è dieci volte più lungo, e quello necessario perché l’oceano riassorba l’anidride carbonica che buttiamo in atmosfera (per aver bruciato quel petrolio) è altre dieci volte più lungo. Chi vende e compra torni non si accorge che il mondo gli sta letteralmente cambiando sotto i piedi. In un momento di crisi (‘tipping point’) tutte queste scale dei tempi collassano, si confondono.

        Mi sembra che gli economisti amino molto le situazioni di equilibrio, come quello tra domanda e offerta. Il che è comprensibile, vista l’immensa complessità dell’economia. E in particolare, gli economisti prediligono le situazioni stabili: rispetto a piccole perturbazioni, il mercato si riaggiusta automaticamente verso un nuovo equilibrio.

        Ma da fisico ti dico che gli equilibri rimangono stabili finché le condizioni al contorno non cambiano troppo. E siccome di solito quelle invece cambiano, un equilibrio che sembra stabile sul breve periodo in realtà è ‘metastabile’, cioè diventa instabile su tempi abbastanza lunghi e/o se si tira troppo la corda.

        (E senza neppure bisogno di invocare Marx)

        Come scongiurare, allora, un tipping point definitivo, stile sacco di Roma ma su scala globale?

        Riducendo l’impatto umano sull’ecosfera. Di solito si ottiene con la guerra. Mi riesce difficile dubitare che sulle società moderne – ben più energivore di quelle del passato – la guerra produca una riduzione globale delle emissioni ben superiore che nei secoli scorsi.

        https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0959683610386981

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          >>> Un piano collettivo, razionale del Capitalismo semplicemente non esiste.

          preferisco usare la parola Mercato in questo caso, è più corretta.

          i Capitalisti amerebbero moltissimo mettere giù quel piano “collettivo e razionale”, è la Società che si sforza in ogni modo di impedirlo.

          Ciao!

      • roberto scrive:

        francesco

        “sospetto che il sistema non lo abbia scordato!”

        sei tu l’esperto ma sai che la mia impressione è che il dramma dei nostri tempi sia esattamente che il sistema si sia scordato di ford?

        • Francesco scrive:

          Più che di Ford, del Presidente che fece fuori i “robber barons” varando le leggi anti-trust.

          Qui si ama scordare che i posti di lavoro degli operai occidentali non sono semplicemente morti, sono diventati i posti di lavoro di operai in tutto il mondo, seguendo le stesse leggi economiche che li avevano fatti nascere in Occidente prima. E che li avevano fatti migrare da un paese occidentale all’altro!

          Ciao

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Francesco

            “Qui si ama scordare che i posti di lavoro degli operai occidentali non sono semplicemente morti, sono diventati i posti di lavoro di operai in tutto il mondo”

            Cioè se io emigro in Namibia, ritrovo lavoro come traduttore?

            • Francesco scrive:

              Oh dai, non più che se emigrando in Germania cerchi un lavoro come produttore di ferri di cavallo o di catene per schiavi.

              O di telai a mano. O di tela e cordami per navi a vela. O di ruote e finimenti per carrozze. O di tiranti per aerei a elica. O di archi per andare a caccia di mammuth.

              Il progresso tecnologico è un dato di fatto, anche se a Tolkien non piaceva per nulla. E precede il capitalismo.

              Ciao!

  2. Ros scrive:

    il capitalismo è probabilmente il migliore strumento inventato dall’Homo oeconomicus per creare ricchezza e sviluppo, se assieme a questa ricchezza ci fosse la volonta socialdemocratica di una redistribuzione equa al netto dei danni sociali e ambientali sarebbe un gran bel passo avanti nella civiltà.

    Che il potere politico permetta a pochissimi individui di detenere privatamente le risorse materiali e monetarie di un intero pianeta in forza di monopoli ed eliminazione d’ogni concorrenza è demenziale.

    La ricchezza creata dal capitalismo dovrebbe servire a un’equa ridistribuzione sociale in favore dei lasciati necessariamente a piedi dal sistema e alla risoluzione dei danni ecologici che comporta.

    Ma il capitalismo, ci dicono e parrebbe pure vero
    (“La favola delle api” di Bernard de Mandeville *) funziona al suo meglio con l’egoismo, il vizio, l’ambizione,
    e le l’avidità individuali.

    Con la coltivazione idolatra delle nostre peggiori schifezze caratteriali e plsionali, insomma.

    Quello che manca è sempre e comunque un potere politico che risponda alla popolazione, e non solamente alle oligarchie che ne ne comprano facilissimamente i favori e la dedizione servile.

    L’utopia, insomma, di un potere politico vero;
    quindi:

    Una CULTURA di … ma chi se ne fotte della cultura! A piacere per quel che conta🙄

    Un’AMMINISTRAZIONE (potere politico) di socialdemocratica di sinistra e socialista

    e Un’ECONOMIA di DESTRA

    *
    https://www.riccardopiroddi.it/la-favola-delle-api-genesi-del-capitalismo-e-il-paradosso-morale-di-bernard-de-mandeville/

    • Ros scrive:

      “…La favola delle api è strutturata in una combinazione di poesia e saggi filosofici. L’opera si apre con la poesia allegorica The Grumbling Hive: or, Knaves Turn’d Honest (L’alveare brontolone, o i furfanti resi onesti), che racconta in forma simbolica la storia di un alveare prospero, in cui ogni ape agisce in modo egoistico e spesso moralmente riprovevole. Tuttavia, questi vizi individuali si rivelano indispensabili per il benessere collettivo dell’alveare. Quando le api decidono di riformarsi e adottare una condotta morale virtuosa, l’alveare collassa, portando miseria e declino…”

      Solo utopia quindi un capitalismo più socializzante e fraterno?

      A sentire Luigi Bruni, con il suo
      “Il capitalismo meridiano. Alle radici dello spirito mercantile tra religione e profitto” non doveva – e non deve – necessariamente andare come è andata:

      “L’ultimo Medioevo ha generato il grande codice dell’economia di mercato, che con la Riforma protestante si biforcherà in un capitalismo nordico, erede di Lutero e Calvino, e in uno meridiano, figlio dei mercatores toscani e di san Francesco.

      Un capitalismo dunque che in qualcosa ha continuato l’Umanesimo civile dei secoli precedenti e in altro di importante se ne è invece allontanato.

      Questo libro ne racconta la genesi evidenziandone gli aspetti comunitari, meticci e relazionali, maschili ma con inaspettate presenze femminili;

      con uno sguardo speciale all’intreccio tra lo spirito dei mercanti e quello dei frati mendicanti.

      Un viaggio attraverso il primo capitalismo europeo animato e ispirato da qualcosa di molto più grande, vasto e potente del puro interesse economico delle merci…”

      https://www.mulino.it/isbn/9788815299406

      A detta dell’economista Luigi Bruni il Capitalismo ha nel DNA il Cristianesimo e addirittura il Sacro

      https://www.youtube.com/watch?v=6FFjAyE_yvo

      • Ros scrive:

        il “Capitalismo di San Francesco e fraticelli da questua” è bella grossa e succosa come cosa!!!😳

        • Ros scrive:

          “L’economia di San Francesco”
          di Luigi Bruni, ovvero cquando il lupo fa lingua in bocca con l’agnello sotto la doccia di latte e miele

          https://www.perlapace.it/the-economy-of-francesco-giovani-un-patto-futuro/

          “…Nato a seguito di una lettera aperta di papa Francesco indirizzata ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo, si pone come scopo studiare un nuovo modo di intendere l’economia secondo lo spirito di Francesco d’Assisi…”

          • Ros scrive:

            ps

            che faccia di minchia che ci ha Bezos, poraccio!!!🙄

            preferisco unciaverci nulla e teneremi la mia

            ma millemilamillantavolte guarda!

            Ma come si può campare con quella faccia, mischino?🙄

          • Francesco scrive:

            Conosco Luigino Bruni.

            Non mi convince più di tanto perchè la sua economia non risolve nessuno dei problemi che quell’altra risolve molto bene.

            Ciao

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Ros

      “Quello che manca è sempre e comunque un potere politico che risponda alla popolazione, e non solamente alle oligarchie che ne ne comprano facilissimamente i favori e la dedizione servile.”

      Ma il potere politico “risponde alla popolazione” solo se la popolazione ha una forza. La popolazione attualmente ha due forze:

      1) quella del consumo, che fa sì che miliardi di persone trovino “tanto comodo” ciò che un minuscolo numero di imprese multinazionali offre sacrificando milioni di piccole imprese

      2) occasionali sdegni sui social di qualche migliaio di persone, su questioni che vanno dal ritratto della Meloni a Gaza, e che spariscono dopo qualche giorno.

      • Miguel Martinez scrive:

        “Ma il potere politico “risponde alla popolazione” solo se la popolazione ha una forza.”

        Il senso della forza lo cogli nelle circostanze. Io so che noi “cittadini attivi del Rione del Drago Verde” una minima forza ce l’abbiamo. Quando chiediamo qualcosa, il Comune ci ascolta più di quanto ascolti un singolo cittadino. E meno di quanto ascolti chiunque abbia un milione di dollari da investire, ovviamente.

        Non per corruzione, ma perché quei dollari si possono tradurre in avvocati in grado di trascinare i politici in tribunale e in tanti altri possibili guai. E sono forze che noi non abbiamo.

        Allora immaginatevi di tradurre questo scontro in qualcosa tipo, “una forza in grado di tassare Amazon”.

  3. mondo parallelo scrive:

    https://youtu.be/08X5Vrc5G_4?si=E7IDkttFQHmTrjJE

    Nexus di Mark Buchanan.
    Perché la natura, la società, l’economia, la comunicazione funzionano allo stesso modo.
    Libro pazzesco.
    🗯👁👁🗯

    • MOI scrive:

      SEMICIT :

      Quando sentite scientificizzare il Capitalismo, mettete mano alla pistola !

      • mondo parallelo scrive:

        Scientificizzare il Capitalismo.

        Si intuisce anche senza scienza.
        Il pesce grosso mangia il pesce piccolo.
        Il pesce super grosso mangia il pesce grosso
        Il mega pesce grosso mangia il pesce super grosso.
        Finché non resta più niente da mangiare.
        Il mega pesce grosso mangerà se stesso?
        In fondo più i pesci sono grossi, più sono efficienti.
        L’IA si prepara a mangiare il Capitalismo?

        • Francesco scrive:

          ma hai mai studiato il mercato? il pesce grosso che ha troppo successo nel mangiare i pesci piccoli muore di fame

          e i pesci piccoli possono prosperare indisturbati. rovinando l’ambiente, tra l’altro

          finchè sono così tanti da attirare un pesce grosso

          equilibrio dinamico, in termini tecnici

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Francesco

            “equilibrio dinamico”

            Esatto.

            Equilibrio che produce una distribuzione di Pareto, cioé una stabile disuguaglianza fra una maggioranza più povera e una minoranza più ricca.

            Ma la distribuzione rimane stabile finché ci sono risorse disponibili, la cui presenza è condizione indispensabile perché possa esistere un equilibrio dinamico.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Francesco scrive:

              non mi sembra che sia così. no davvero.

              senza risorse, peraltro, direi che non può sussistere nessuna popolazione e nessuna distribuzione della ricchezza al suo interno, di conseguenza!

              Ciao

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Senza risorse”

                Veramente ci dite sempre il contrario, additando come “gretini” chi vi critica.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ francesco

                “senza”

                Colpa mia, chiedo venia.

                Avrei dovuto scrivere: “purche’ vi siano SEMPRE risorse disponibili”.

                Il che, visto che la Terra è un sistema finito, è alla lunga impossibile.

                (Sarà per questo che Musk vuole Marte?)

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Definizione: l’economia è la scienza che studia l’allocazione ottimale di risorse scarse tra usi alternativi.

                Questo mi è stato insegnato il primo giorno e dopo molti decenni mi convince ancora.

                Le risorse ci sono ma non sono infinite – questo è il significato di scarse. Quindi si può usarle ma non si può fare tutto. Devi decidere cosa fare e per decidere devi sapere cosa ha più valore e cosa ha meno valore.

                Tutto ha valore ma non si può fare tutto.

                La decisione di cosa vale è il confine tra economia e politica, secondo me.

                Ciao

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “Definizione: l’economia è la scienza che studia l’allocazione ottimale di risorse scarse tra usi alternativi.”

                Una definizione che non capisco. E’ come se mi dicessi, “la psicologia è la scienza che studia le tecniche per fare felici le persone”. No, la psicologia è la scienza che esplora la psiche umana, in tutti i suoi aspetti, belli e brutti. Poi puoi dire che la “psicoterapia” è una tecnica per fare felici le persone.

                Tu parli di una tecnica per allocare “al meglio” le risorse: una sorta di econoterapia.

                Ma il tentativo di capire le relazioni tra umanità, tecnologia, natura, ecc. in tutti gli aspetti, belli e brutti, come lo chiami?

              • Miguel Martinez scrive:

                ““Definizione: l’economia è la scienza che studia l’allocazione ottimale di risorse scarse tra usi alternativi.””

                Secondo punto. Implichi che vi siano degli esperti, che immagino oltre a “studiare”, possano anche “prescrivere”.

                Ora, se prescrivono alla società nel suo complesso, abbiamo il socialismo alla De Vita.

                Se prescrivono invece agli individui, l’allocazione ottimale per me è quella che passa le risorse da te a me, proprio perché sono scarse.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “Le risorse ci sono ma non sono infinite – questo è il significato di scarse. Quindi si può usarle ma non si può fare tutto. Devi decidere cosa fare e per decidere devi sapere cosa ha più valore e cosa ha meno valore.”

                Beh, ha “più valore” la mia ditta della tua. E il mio paese del tuo. E oggi più di domani.

                Per questo, dico che Trump in un certo senso è un vero “ecologista”: ha capito che le risorse sono scarse e quindi che non si può perdere tempo, bisogna pigliarsele tutte.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Credo stiate usando con due accezioni diverse il termine “ottimale”. “Ottimale” per un economista è semplicemente la situazione che si crea naturalmente in un sistema, che non richiede, cioè, l’impiego di risorse aggiuntive per l’allocazione delle risorse.

                Questa “ottimalità” non ha nulla di intrinsecamente buono: se le nostre cellule fossero “ottimali” noi saremmo morti, in quanto, per vivere, abbiamo bisogno di trasporti contro gradiente (cioè concentrare in maniera innaturale nutrienti ecc.) che richiedono energia.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per MT

                “Credo stiate usando con due accezioni diverse il termine “ottimale”.”

                ah ecco, in quel caso Francesco ha ragione: l’economia sarebbe semplicemente lo studio di come in effetti si allocano le risorse, a prescindere da quale possa essere il sistema “migliore”.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Esempio economico.

                Io entro in possesso di un monopolio naturale. “Ottimale” è il fatto che io vi sprema tutti per arricchirmi a più non posso, perché tanto voi farete la fila da me in quanto privi di alternative (è uno dei casi di “fallimento del mercato”).

                In questo caso la cosa migliore da fare è utilizzare risorse per evitare che qualcuno si trovi nella mia condizione. Stiamo consumando risorse aggiuntive rispetto a quelle che (non) useremmo rimanendo passivi? Sì. La cosa fa bene al sistema in generale? Direi di sì.

              • firmato winston scrive:

                A proposito di monopoli naturali, ci accorgiamo che, multinazionali e governi insieme, stanno facendo di tutto per accentrare la capacita’ di calcolo e la custodia dei dati, spostando tutto sul cloud e sull’AI, in modo da averne il controllo totale? (e un reddito fiscale e parafiscale garantito anno per anno, ennesima ulteriore aggiunta alle catene del debito).
                Il fenomeno sta avvenendo a un ritmo tale da aver rastrellato, reso scarse e molto costose le memorie a disposizione dei normali cittadini.
                Mi pare che stia avvenendo nel menefreghismo generale (al massimo qualcuno si lamenta dell’aumento dei prezzi), mentre ci si accanisce su straw man di cui peraltro ci si lamenta dopo aver contribuito a crearli (tipo, in questo articolo di Miguel, la distruzione della piccola economia reale privata, mentre si incentivava quella in continua espansione dei servizi farlocchi di comando-controllo-multa: il PD e le sue varie incarnazioni dal PCI in poi non hanno fatto altro in tutta la loro storia).

                In Italia oltre alle “normali” tasse c’e’ un’accisa e anche piuttosto pesante sui dispositivi di memorizzazione, e ad ogni finanziaria c’e’ chi vorrebbe aumentarla (specialmente il fisco perennemente in bolletta…) (alla faccia dell’incentivazione alla salvaguardia e del possesso privato dei dati personali – dobbiamo collettivizzare anche quelli? chi si oppone vuol dire che ha da nascondere e quindi e’ colpevole, dicono i grillini…).

                Che fine ha fatto il movimento del free software, era solo una moda?

              • Miguel Martinez scrive:

                per FW

                “Che fine ha fatto il movimento del free software, era solo una moda?”

                Me lo chiedo spesso. Non ha avuto la forza per competere con investimenti miliardari, che hanno creato monopoli con prodotti che “fanno tanto comodo”.

              • firmato winston scrive:

                @MM

                da’ un’occhiata a questo articolo, e’ breve (pero’ a me resta il dubbio se serva una premeditata coordinazione di intenti per giungere a questo triste risultato, oppure se e’ un risultato spontaneo per un baco intrinseco della nostra psicologia tribale* – propendo per la seconda):

                https://lisandermag.substack.com/p/dopamine-reich-la-fine-delle-buone

                * la nostra socialita’ e’ uguale a quella dei cani: quando siamo in branco diventiamo gratuitamente aggressivi, verso gli altri branchi o il capro espiatorio, il pharmakos: basti vedere il tifo sportivo negli stadi, cos’e’ se non una tremenda guerra ritualizzata e giocosa in preparazione di una vera?

                @Moi & Ros, la perdita del senso comunitario secondo Gellner si ha con l’urbanesimo, con lo strappo straniante dalle piccole comunita’ contadine a numero di Dumbar**, ed e’ con l’urbanesimo che cominciano a cementarsi quelle abnormi comunita’ artificiali che sono le nazioni e i mondiali di calcio, per sopperire alla perdita di senso di appartenenza comunitaria (e’ curioso che sia il fascismo che il nazionalsocialismo furono accaniti avversari dell’urbanesimo, cosi’ come lo e’ il socialismo su piccola scala dei kibbuz, suppongo).

                Anche nella nostra societa’ attuale la comunita’ non esiste per dare protezione, non essendo percepita come tale, esiste solo per esigere continue prove di fedelta’ e appartenenza, altrimenti Multa! Brutto voto! Licenziamento! Terzo posto in classifica! Lo spirito comunitario non ha bisogno di continue prove di fedelta’ e appartenenza, anzi la sua essenza e’ proprio nel contrario, che l’appartenenza alla comunita’ e’ garantita e non in discussione, serve ad avere sicurezza qualunque cosa accada, incondizionatamente.

                ** dopo un paio di secoli, lo strappo e’ istituzionalizzato dalla torma carnivora di professionisti del sociale che ci mangiano sopra, vedi la famiglia nel bosco: lo sapete che c’e’ un giro d’affari non dappoco attorno a quel finto altruismo prezzolato? Ogni bambino strappato alla famiglia costa, fra mantenimento assistenti giudici medici avvocati, anche centomila euri l’anno, che tutta quella gente si mette in tasca. E’ un business che si autoalimenta. E’ il solito fenomeno dell’istituzione che da mezzo diventa fine, mentre chi capita nel suo ingranaggio diventa mezzo (gia’ Kant raccomandava, vanamente, di stare attenti: “l’uomo sia un fine e mai un mezzo”)

                Qui c’e’ una spettacolare lezione sul nazionalismo del prof. Tuccari, dove forse parla anche di Gellner, raccomandata! (a dire il vero non sono sicuro che sia questa, la riascoltero’)
                Ascesa e caduta dello Stato-nazione in Europa – Francesco Tuccari – 10.11.2010
                https://www.youtube.com/watch?v=E2L8V8s77x8

              • Francesco scrive:

                Scusate ma la definizione non è mia, è quella che mi venne data al corso di Economia Politica in università.

                L’economia è una scienza descrittiva, perchè non è in grado di definire cosa è ottimale.

                Può dire con ragionevole certezza che, seguendo le idee economiche di Pino o Peucezio o Miguel, la quantità di beni a disposizione della collettività che le mette in atto diminuisce molto.

                E può dire che abbattendo un monopolio privato la quantità di risorse a disposizione di tutti gli altri (non del povero monopolista) è quasi sempre molto maggiore.

                Come può dire che se crei un monopoli pubblico al posto di quello privato di solito fai peggio, nel lungo periodo.

                Nessun bravo economista ti dirà cosa fare. Ti diranno cosa succede a fare A invece di B.

                Ciao

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “Può dire con ragionevole certezza che, seguendo le idee economiche di Pino o Peucezio o Miguel, la quantità di beni a disposizione della collettività che le mette in atto diminuisce molto.”

                Parlo di me, che non sono Pino o Peucezio.

                Non capisco cosa intendi per “idee economiche”: la visione che si ha del mondo com’è, o eventuali proposte?

                Io di proposte ne faccio di tanto in tanto con bandi che riguardano il quartiere, ma non mi sembra di averne mai parlato qui. Per dire, abbiamo organizzato un bando che permette a due senza fissa dimora molto in gamba, di fare per qualche mese i giardinieri nel nostro Giardino, e sono anche molto bravi. E adesso stiamo per rinnovare il bando, speriamo bene… diminueremo “la quantità di beni a disposizione della collettività”? Non lo so, parliamone.

                Per quanto riguarda la visione del mondo che ho, effettivamente vedo che “la quantità di beni a disposizione della collettività” sta diminuendo, ma è una constatazione, non un progetto.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “Nessun bravo economista ti dirà cosa fare. Ti diranno cosa succede a fare A invece di B.”

                grazie, si, così è più chiaro.

              • PinoMamet scrive:

                “Può dire con ragionevole certezza che, seguendo le idee economiche di Pino o Peucezio o Miguel”

                Se per Pino intendi me, e non l’omonimo brevemente apparso in questi commenti, torno a chiederti (perché mi hai messo in mezzo altre volte) quali sarebbero le mie teorie economiche…

                a me piace abbastanza il sistema europeo/italiano, capitalismo moderato da interventi statali, e non mi farebbe schifo una maggior politica redistributiva, inoltre penso che (come si fa in altri paesi) multe e sanzioni dovrebbero essere proporzionate al reddito.

                Sarei anche favorevole a un’imposta sui redditi elevatissimi una tantum, e sono fieramente nemico dei metodi persecutori dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (che, ricordo, è stata varie volte condannata in tribunale per i danni causati).

                Le mie teorie sono all’incirca queste, altre non mi sovvengono…

              • Francesco scrive:

                PinoMamet

                tu sei anche un nostalgico della peggiore stagione di spesa pubblica della storia patria, però!

                e allora tutta la tua moderazione diventa quasi irrilevante perchè irrompe in salotto un gorilla da 500 kili con cattivissime intenzioni

                Ciao

              • PinoMamet scrive:

                Sono nostalgico di un periodo in cui gli italiani vivevano bene?

                Sì, lo confesso!

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                “Se per Pino intendi me, e non l’omonimo brevemente apparso in questi commenti, torno a chiederti (perché mi hai messo in mezzo altre volte) quali sarebbero le mie teorie economiche…”
                […]

                Direi che condivido tutto.

        • mondo parallelo scrive:

          Furby, tu cosa mi dici sul senso dell’Universo?
          -In origine solo fluttuazioni quantistiche, poi Furby One disse: pesce grande mangia pesce piccolo.

  4. MOI scrive:

    RIPETO, economizzando 😇 con copia-incolla:

    il Capitalismo negli Anni Sessanta del Millennio / Secolo Scorso … promise alla Gente “Comune” Italiana/ Europea/Occidentale un Tacito Patto:

    “RinunZierai 😉 al Conforto Religioso e all’ Identitarismo Comunitario in cambio del Benessere Materiale !”

    Da qualche oramai Lustro … suddetta Gente “Comune” Italiana/ Europea/Occidentale si è ritrovata TRIPLAmente gabbata !

    Adesso ‘sta Gente è inKazzatiSSima ed è inutile cascare dal pero a fronte di un Risveglio Nostalgico Anni 1930s !

    • MOI scrive:

      A quanto pare, il General Vannacci è uscito dalla Lega:

      fonderà un Partito nuovo : FN … Futuro Nazionale, che “scavallerebbe” a DX Donna Giorgina 😀 e Capitan Felpa 😀 !

      Potrà giocarsi l’ invidiatissima Card del :

      “Non ho mai governato:

      gli Italiani possono perciò mettere alla prova
      Qualcuno Nuovo, soprattutto chi pensa di Astenersi
      dal Voto !”

  5. Ros scrive:

    cioè
    – non per malizia e bullizzare che già il cielo è stato abbondantemente beffardo con isso; il Signore da, il signore toglie, e il signore accussì riequilibria e allivella, che anche i ricchi piangono e mica solo nelle telenovele mexicane😢 (Los ricos también lloran) –

    https://www.youtube.com/watch?v=TOjoSEbO2MM

    ma voglio dire:

    questo Coso Milhouse dei Simpson quassòtto dice che fosse uno dei nostri megliomiliardari promessa e futura elitistica cim’alpense vetto-culminaria del megliomigliore capitalismo sciccoso paperoniale;

    lasciamolo lavorare, e accattarsi pure i giornali

    che
    siamo a cavallo😎

    https://www.linkiesta.it/2026/01/leonardo-maria-del-vecchio-otto-e-mezzo-gruber/

  6. Mauricius Tarvisii scrive:

    Dopo aver decostruito la frase di Churchill “potevano scegliere tra ecc.”, adesso decostruiamo Preve.

    Una CULTURA di SINISTRA: cosa significa, esattamente? Assolutamente nulla: suppongo che voglia dire che è un mondo dove quando parli non dici niente che possa scandalizzare lo scrittore che si identifica come “progressista”, ma che non ha particolari orientamenti politici in materia socio-economica.
    Un’AMMINISTRAZIONE di CENTRO: che vuol dire “un’amministrazione apolitica”, concetto che appartiene alla concezione liberale della società.
    Un’ECONOMIA di DESTRA: che, a sua volta, vuol dire poco. Di che tipo di destra? Suppongo quella liberista, per cui parliano di una concezione liberale dell’economia.

    Insomma, mi pare la descrizione del liberalismo, tolto ciò che non significa niente.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per MT

      “Dopo aver decostruito la frase di Churchill “potevano scegliere tra ecc.”, adesso decostruiamo Preve.”

      Io quando decostruisco, divento più povero. Per cui preferisco vedere in che cosa qualcuno mi arricchisce.

      Preve usa tre parole – destra, centro, sinistra – che possono avere mille significati.

      Ma mi ha permesso di capire perfettamente la Firenze del PD.

      Dove “SINISTRA” vuol dire: “ricordiamo il 25 aprile; la Costituzione è sacra; sdegno per i rigurgiti fascisti; facciamo le panchine rosse per le donne vittime di femminicidio; l’inclusione è un grande valore..:”

      Dove “CENTRO” vuol dire, esatto, “amministrazione apolitica”, molto pratica.

      Dove “DESTRA” è un termine sicuramente con tanti sensi; ma diciamo, l’imprenditore che dice, io voglio un aeroporto internazionale per portare i turisti a Firenze perché così facciamo girare l’economia, e il Comune deve passare con la ruspa su quelli che obiettano…

      • Peucezio scrive:

        Ma poi le cose sono quello che sono, non sono modelli astratti.

        La “sinistra” nel senso mauriciano è una specie di entità metafisica.
        Poi c’è la sinistra reale, cioè le persone di sinistra in carne e ossa.
        Che sono come dice Preve e descrive bene Miguel.

    • Peucezio scrive:

      Mauricius,
      “suppongo che voglia dire che è un mondo dove quando parli non dici niente che possa scandalizzare lo scrittore che si identifica come “progressista”, ma che non ha particolari orientamenti politici in materia socio-economica.”

      Che è esattamente la definizione di “sinistra”.

      La sinistra è un orientamento di costume e società, non è un modello economico.
      Il marxismo, il socialismo, sono modelli economici.

      Confondere la sinistra con le istanze di redistribuzione e giustizia sociale è come confondere, chessò, la morale stoica col galateo.

      • Ros scrive:

        Peucezio: “…La sinistra è un orientamento di costume e società, non è un modello economico…”

        Vero.

        Nei suoi nebulosi inizi la Sinistra e il Socialismo pare fossero ben distinte e spesso contrapposte;

        ne scrive la storia Jean Claude Michéa ne “I misteri della sinistra. Dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto”
        (Neri Pozza)

        “Questo libro muove da un interrogativo di fondo:

        coloro che credono ancora nella possibilità di una società libera, ugualitaria e solidale o, in altri termini, in una prospettiva socialista, possono ancora fare affidamento sulla «sinistra»?
        e definire sé stessi «uomini di sinistra»?

        La riflessione che ne segue offre una risposta inequivocabile:
        non possono.

        Una risposta che, secondo l’autore di queste pagine, non riposa affatto sull’attuale contingenza politica che vede la «sinistra moderna» quasi interamente convertita al liberalismo, ma è inscritta nella data di nascita stessa di tale raggruppamento politico.

        Il presupposto di questa tesi è naturalmente che socialismo e sinistra non sono, storicamente, la stessa cosa.

        Né Marx né Engels, ricorda Michéa, hanno mai pensato una sola volta di definirsi «uomini di sinistra».

        E il movimento socialista si è tenuto, al suo sorgere, così opportunamente lontano dalla sinistra da subirne le più feroci repressioni (in primo luogo quella di Adolphe Thiers contro la Comune di Parigi nel maggio del 1871).

        Ciò che definiamo «sinistra» ha in realtà, per Michéa, un’altra origine.
        Un’origine che risale al compromesso che le forze del movimento operaio stipularono a un certo punto della loro storia con i loro vecchi avversari della sinistra parlamentare contro i fautori dell’Ancien Régime (in Francia ciò accade con l’affaire Dreyfus).

        Compromesso che è il vero atto di nascita della sinistra moderna, il punto di partenza di quel processo che ha condotto alla dissoluzione del socialismo nel cosiddetto «campo del Progresso».

        Il progetto socialista si definiva, infatti, all’inizio come una critica intransigente del sistema liberale.

        Un movimento, stando alle parole di Engels, contro l’«atomizzazione del mondo» annunciata dalla modernità capitalista con la sua «decomposizione dell’umanità in monadi ciascuna delle quali ha un principio di vita particolare e uno scopo particolare».

        Il marchio identitario della sinistra moderna risiede, invece, a partire dalla sua data di nascita, in nient’altro che in una metafisica del Progresso capace di travolgere ogni vincolo comunitario.

        Una metafisica per la quale qualunque forma di appartenenza o di identità che non sia stata scelta liberamente da un individuo risulta potenzialmente oppressiva e «discriminante».

        Di qui, la successiva celebrazione
        (che è oggi dinanzi ai nostri occhi) da parte della sinistra moderna delle virtù del mercato globale senza frontiere e di ogni forma di affrancamento da appartenenze e identità date (comprese quelle sessuali).

        Di qui, anche, per Michéa, la necessità, per chiunque coltivi ancora una prospettiva socialista e ritenga, con Marx, del tutto irreale questa fede religiosa nella libertà come proprietà privata di un individuo, di considerare la «sinistra» un significante ormai privo di senso.”

        Vedasi in tal senso di Michéa anche:
        “Il nostro comune nemico”

        https://www.pandorarivista.it/articoli/misteri-della-sinistra-michea/

        https://www.pensalibero.it/il-socialismo-autentico-e-originario-spiegato-dal-filosofo-jean-claude-michea/

        https://blog.petiteplaisance.it/wp-content/uploads/2016/03/Socialismo-di-popolo-e-sinistra-progressista-1.pdf

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ peucezio

        “non è un modello”

        Oggi si.

        Una volta no. Una volta era di “sinistra” chiunque negasse il dogma della proprietà privata dei mezzi di produzione. Ecco perché si parlava di “tante anime della sinistra”, dai Comunisti ai Fabiani ecc.: si seguiva idee diversissime ma con un punto in comune. Così erano di sinistra personaggi differenti come Garaudy, H.G.Wells, Orwell e Gramsci. In questo senso pure la Carta repubblichina di Verona era di sinistra.

        Ora che impera la barbarie del dogma, invece, “sinistra” et Gramellini che intervista Murgia. Un orpello, come l’orbace.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          Secondo me sei restrittivo: il dogma della proprietà pubblica dei mezzi di produzione è dei “comunisti”, non di tutti quelli che col ditino imparatore volevano una societù più bella&giusta, che mi pare una onesta definizione di sinistra.

          Ciao

        • Peucezio scrive:

          Andrea,
          però da quanto dice Ros non sarebbe così.
          E in effetti mi torna: la sinistra nasce con la Rivoluzione Francese e come è noto è legata alla posizione fisica dei gruppi nell’Assemblea nazionale.
          E quelli erano liberali, mica socialisti, erano borghesi, mica proletari.

          In questo senso si potrebbe dire che il socialismo è nato contro la sinistra (non contro la destra, perché se la intendiamo come reazione, restaurazione, aveva già perso, era inattuale).

          • Ros scrive:

            Peucezio: “…E quelli erano liberali, mica socialisti, erano borghesi, mica proletari.

            In questo senso si potrebbe dire che il socialismo è nato contro la sinistra…”

            Jean Claude Michéa ne “I misteri della sinistra. Dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto”
            la pensa proprio in questo modo:

            “…Ciò che definiamo «sinistra» ha in realtà, per Michéa, un’altra origine.
            Un’origine che risale al compromesso che le forze del movimento operaio stipularono a un certo punto della loro storia con i loro VECCHI AVVERSARI della sinistra parlamentare contro i fautori dell’Ancien Régime (in Francia ciò accade con l’affaire Dreyfus).

            Compromesso che è il vero atto di nascita della sinistra moderna, il punto di partenza di quel processo che ha condotto alla dissoluzione del socialismo nel cosiddetto «campo del Progresso»…”

            Compromesso dove la Sinistra borghese già da allora pose le basi per fagocitare in seguito nel brodo della sua “Cultura” le istanze socialiste popolari

    • Francesco scrive:

      dove è che sarebbe stato decostruito Sir Winston?

  7. Pino scrive:

    Enrico Mattei una volta disse:” Non voglio essere ricco in un paese di poveri”. Era odiato da tutti i piddini dell’epoca insieme ad Adriano Olivetti.
    Oggi ha parlato il superconsulente PD al traffico di Firenze che prende 140000 euro l’anno (l’assessore al traffico PD di Firenze già lautamente pagato e naturalmente non votato non bastava). Ha detto banalità che qualunque sanfredianino avrebbe potuto dire gratis e meglio.

  8. Ros scrive:

    «Il capitalismo è una pecora che va tosata periodicamente, ma non ammazzata.»

    (Olof Palme)

    “…L’ultimo governo di Palme, eletto in un periodo in cui l’economia svedese versava in difficoltà, cercò di perseguire una “terza via”, volta a stimolare investimenti, produzione e occupazione, dopo aver escluso le politiche keynesiane classiche a causa del crescente onere del debito estero, unito all’elevato deficit di bilancio.

    Ciò implicava una “parità di sacrifici”, in base alla quale la moderazione salariale sarebbe stata accompagnata da aumenti delle prestazioni sociali e da una tassazione più progressiva.

    Ad esempio, le imposte sul patrimonio, sulle donazioni e sulle successioni furono aumentate, mentre i benefici fiscali per gli azionisti furono ridotti o eliminati.

    Inoltre, furono revocati diversi tagli al welfare effettuati prima del ritorno di Palme al potere.

    Il precedente sistema di indicizzazione delle pensioni e di altri sussidi fu ripristinato, il sistema di sussidi per gli asili nido comunali fu ripristinato, l’assicurazione contro la disoccupazione fu ripristinata integralmente e i cosiddetti “giorni senza sussidio” per coloro che percepivano l’indennità di malattia furono aboliti.

    Furono inoltre aumentati i sussidi alimentari e gli assegni familiari, mentre sono stati introdotti i fondi di investimento per i dipendenti (che rappresentavano una forma radicale di partecipazione agli utili)…”

    poi è stato quindi ammazzato🙄

    pare perciò che esista una terza via ad armonizzare tra Socialismo e Capitalismo:
    l’Economia sociale di mercato (la socialdemocrazia europea)

    https://www.treccani.it/enciclopedia/economia-sociale-di-mercato_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

    La via thatcher-reganiana risultata poi vincente
    (per i più ricchi😎“È in corso una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo” Warren Buffett *)
    dalla fine degli anni ’80 e crollo dell’URSS di tagliare le tasse ai ricchi e alle rendite loro risulterebbe essere il contrario di un’economia sociale di mercato, col risultato che pochissimi super ricchi posseggano tutto il paniere in un’oligarchia di fatto dietro ad un potere politico democratico solo di facciata e privo di reale consistenza.

    *
    In Class Warfare, Guess Which Class Is Winning (November 26, 2006), The New York Times

    https://oder-anders.ch/images/impfen/InClassWarfare,GuessWhichClassIsWinning.pdf

    • Francesco scrive:

      Olof Palme era un socialista in economia, non un sostenitore dell’economia sociale di mercato.

      Il massimo che posso farti è un “socialista moderato” se pensiamo al nostro Andrea.

      Ciao

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ francesco

        “Palme”

        OAAF

        (È sospetto il numero di volte in cui concordo completamente con te. Dev’essere perché entrambi apprezziamo la chiarezza di idee).

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          Concordo che sia sospetto … molto sospetto.

          Forse ha ragione mio figlio quando mi dice che mi vuole bene ma che non sono tanto furbo.

          😉

      • Ros scrive:

        Francesco: “…Olof Palme era un socialista in economia, non un sostenitore dell’economia sociale di mercato…”

        Grazie al commento di “il modulo del dissenso informato”, colgo la fondatezza della tua precisazione🙂

    • Andrea Di Vita scrive:

      @Ros

      “Palme”

      Ma infatti la “terza via” è un’illusione.

      Fu consentita durante la Guerra Fredda nei paesi più vicini all’URSS come vaccino contro il contagio Comunista.

      Man mano che l’economia Sovietica, eccessivamente statalista sul modello del “Comunismo di guerra” pre-NEP elevato da Stalin a indiscutibile dogma su cui costruire il proprio personale dispotismo, è andata impoverendosi, la “terza via” ha lasciato il campo al capitalismo puro e semplice degli “spiriti animali” della Thatcher.

      Poi, uno la politica la può declinare come vuole.

      Ma di fronte alla domanda fondamentale e ineludibile “devono essere i privati i soli a controllare i mezzi di produzione?” la risposta può essere solo “sì, sì, no, no (tutto il resto viene dal Maligno)”.

      Chi risponde SI’ si incammina sulla strada del Popolo dell’Abisso e del Tallone di Ferro di londoniana memoria, quello che porta a Thiel, Palantir e Guantánamo: è la strada presa dal mondo di oggi, quella che ci descrive Martinez. È la strada che porta a trasformare tutto in un vortice che si estende a tutta la Terra e cancella le differenze riducendo tutto a denaro, animato in positivo da una ideologia (quello della Liberta’) e in negativo dal terrore (della precarietà). Il modello del vortice sul mondo trascinato da un’ideologia e sospinto dal terrore è quello che Arendt usa per descrivere il totalitarismo. E infatti Pasolini diceva che il capitalismo è una forma di fascismo; oggi poi le parole di Einaudi in onore della Libertà suonano sinistre in un mondo di riders e di lavoro nero, perché “libertà” significa innanzitutto “libertà di licenziare”.

      Chi risponde NO ha un ventaglio di possibilità, proprio perché un dogma (quello della proprietà privata dei mezzi di produzione) lo nega e non lo postula. Può abbracciare altri dogmi e diventare un settario terrorista o un guardiano di gulag, ma può anche migliorare in modo stabile le condizioni materiali della vita umana. La Cina che tira fuori un miliardo di persone dalla fame e Cuba che abbatte l’analfabetismo sono l’esempio più evidente.

      Questo, credo, è il profondo significato del detto engelsiano “o socialismo o barbarie”.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Ros scrive:

        Rispondi
        Andrea Di Vita: “Palme”

        Ma infatti la “terza via” è un’illusione.
        Fu consentita durante la Guerra Fredda nei paesi più vicini all’URSS come vaccino contro il contagio Comunista…”

        Non vedo perché debba necessariamente esserlo.

        Semmai è un compromesso; un ottimo compromesso per tutte le parti in causa.

        Fra la gallina dell’improbabile eden della propietà pubblica dei mezzi di produzione e l’uovo (pur sempre difficile da ottenere ma più possibile) della terza via socialdemocratica,
        io ora come ora propenderei per l’uovo;

        e a scucire “Loro” quest’ovetto della terza via sarebbe festa.

        “Loro” – se non costretti e alle cattive – non ci daranno con le buone per bontà né l’uovo né tantomeno tutta la gallina.

        Inoltre riterrei alla luce della diversità dei caratteri umani che una terza via sia più percorribile e naturale del comunismo duro e puro eliminando tutti i caratteri naturalmente refrattari alla cosa

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Ros

          “Non vedo perché debba necessariamente esserlo”

          La Storia ti ha risposto: la “terza via” di Palme, Brandt e persino di Blair è sparita. Puf. Finita. Kaputt.

          Il che torna con l’idea marxiana che una ideologia è sempre e solo una sovrastruttura di rapporti concreti di forza.

          Oggi si confrontano il capitalismo di Palantir e BlackRock da una parte e il comunismo in salsa confuciana dall’altra.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            la Storia ama sorprendere, caro Andrea

            il fascismo sembrava morto, oggi Putin e Xi sono vivissimi

            la religione sembrava ridotta a un fatto privato, poi arrivò Khomeini

            quindi non esagerei nel valutare un’idea solo ina base alla congiuntura storica, che varia peggio della classifica di serie B

            Ciao!

      • Francesco scrive:

        >>> Ma di fronte alla domanda fondamentale e ineludibile “devono essere i privati i soli a controllare i mezzi di produzione?” la risposta può essere solo “sì, sì, no, no (tutto il resto viene dal Maligno)”.

        Da vecchio andreottiano, ridacchio di questa adolescenziale tendenza all’estremismo. La risposta corretta è quella del pendolo: oggi un pò di meno, domani un pò di più, mai solo sì o solo no.

        😀

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Francesco

          “andreottiano”

          Infatti Andreotti era l’esteta dell’arte di tirare a campare. Io non dico che la situazione deve essere così: mi limito a constatare che oggi la contrapposizione è fra un capitalismo a base finanziaria in salsa USA da una parte e una forma (parziale finché si vuole) di controllo pubblico dell’economia in salsa Cinese. Se tertium non datur non è colpa mia.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            sì, è solo ed esclusivamente colpa tua

            c’è un modello europeo che non è affatto ridotto a quello USA,

            c’è un modello asiatico diverso da quello cinese in Giappone e in Corea

            c’è un modello canadese che sta prendendo sempre più coscienza della sua differenza da quello usano

            c’è tutto un mondo fuori dalla tua filosofia, Orazio!

      • Francesco scrive:

        Andrea

        la tua ingenuità nel definire il dogma della proprietà pubblica dei mezzi di produzione un “non dogma” è commovente!

        Hai contro solo 5.000 anni di storia, per dire.

        E il buon senso.

        Ma tu non lo sai e procedi impavido.

        😀

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Francesco

          “ingenuità”

          Puoi far meglio di così.

          Non fare finta di non avere capito: io non ho mai detto che la proprietà dei mezzi di produzione deve essere totalmente pubblica in ogni caso.

          Questo lo diceva Stalin, e che ti piaccia o no la sinistra non è solo Stalin.

          Io ho detto che il tratto qualificante dell’essere di sinistra consiste nel negare il dogma liberale che la proprietà di mezzi di produzione debba essere in ogni caso il più possibile privata – almeno in potenza.

          E i cinquemila anni di storia prima della Rivoluzione Industriale c’entrano come i cavoli a merenda: con le macchine e la relativa possibilità di moltiplicare la produzione nella storia umana è cambiato tutto rispetto ai millenni precedenti.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            No, l’economia non è cambiata con le macchine.

            No, tu sei Stalin. La sinistra è meglio. Di Stalin e di te.

            No, nessuno Stato occidentale prevede che la proprietà dei mezzi di produzione debba sempre essere privata e sempre priva di regole imposte dalla politica. E’ solo una tesi degli iper-liberisti.

            Ciao

            F l’amante dei fatti

    • firmato winston scrive:

      Ros, la terza via non so se l’avesse inventata ma di sicuro la voleva perseguire il duce col fascismo, fin dal suo inizio. Se non ricordo male c’e’ esplicitato chiaramente anche nella voce “fascismo” originale della enciclopedia treccani, che fu redatta da gentile e mussolini stessi. Se hai voglia di controllare (io no) la trovi in rete, e’ una lettura molto interessante, tanto quanto inutile essendo ogni giorno il giorno della marmotta, dopo una certa eta’ (12 anni? l’eta’ delle elementari) nessuno impara piu’ niente, fa solo finta 😉
      Sia il fascismo che il nazismo furono esempi di terze vie che avrebbero dovuto mitigare i difetti del capitalismo e del comunismo prendendone il buono: nelle intenzioni generali, e poi il diavolo sta nei dettagli. In Italia, cosi’ come nella Svezia che citi sopra, non ebbe molto successo economico, l’italia della fine degli anni ’30, a guardare i dati reali, non era molto piu’ prospera di quella di vent’anni prima, tant’e’ che si cerco’ di aggirare il fallimento locale cominciando ad occupare a scopo di rapina territori altrui (il “posto al sole” in africa, piu’ l’ucraina granaio d’europa, vedi Armir).

      • Ros scrive:

        firmato winston: “…come nella Svezia che citi sopra, non ebbe molto successo economico, l’italia della fine degli anni ’30, a guardare i dati reali, non era molto piu’ prospera di quella di vent’anni prima…”

        Grazie controllerò la voce su Treccani🙂

        Bisogna vedere cosa si intende per successo economico.
        Una crescita del Pil che interessa e arricchisce solo un’esigua minoranza a scapito di tutti gli altri che faran media come col pollo di Trilussa?

        Un “Brasile” con quattro ricchissimi gransignori sull’attico e la moltitudine di paria a bivaccare a valle col cane mangia cane può anche dire d’aver successo economico se i numeri economici concordano.

        Metterei come indice di successo anche una pur relativa equità e ridistribuzione che non le medie trilussane con i più a lottare per nutrirsi con le briciole che generosamente bontà loro potrebbero cadere dal tavolo degli eletti durante i pasti.

        • firmato winston scrive:

          “Un “Brasile” con quattro ricchissimi gransignori sull’attico e la moltitudine di paria a bivaccare a valle col cane mangia cane può anche dire d’aver successo economico se i numeri economici concordano. Metterei come indice di successo anche una pur relativa equità”

          Ros non basta neanche bivaccare a valle per meritarsi automaticamente il pane, dando la colpa a questo e a quello.
          Una societa’ sana, anzi una comunita’ sana e’ una societa’ che permette a chiunque di guadagnarselo e meritarselo da se’.
          E’ un casino, direi quasi un miracolo di equilibrio che si verifica sono raramente in pratica, ma per il quale non esistono scorciatoie dirigistiche che non finiscano per aggravare il male che vorrebbero correggere, fino al successivo potlach 🙂
          Non per niente l’articolo uno recita che la nostra repubblica e’ fondata sul lavoro (solo che hanno dimenticato di specificare lavoro utile e produttivo, mentre oggi la maggior parte dei lavori non servono a nulla se non in negativo, e sono puramente parassitari quando non francamente vessatori).
          Hai presente quando Celentano cantava “chi non lavora non fa l’amore? E’ dall’epoca che comincia a diffondersi come fosse un valore la mentalita’ deresponsabilizzante e deleteria, alla continua ricerca di capri espiatori, fino al delirio giustizialista e in rapida decomposizione odierno, dove tutti accusano tutti gli altri fino in capo al mondo.

        • firmato winston scrive:

          “Grazie controllerò la voce su Treccani🙂”

          Trovi la voce originaria, che nel dopoguerra e’ stata riscritta, ad esempio qua, su un sito che all’epoca mi parve interessante (non me lo ricordo piu’ bene, i decenni passano e tenere memoria, nell’epoca della marmotta, a quanto pare, non serve a nulla, meglio dissolversi nell’oblio). Gli ho ridato una scorsa veloce una riga si’ e dieci no, e’ tremenda, e molto utile per comprendere l’attualismo idealistico gentiliano, altrimenti scolasticamente incomprensibile.

          Si capisce che all’epoca, l’epoca dei nazionalismi squadristici risorgimentali (intesi nel senso proprio di squadra sportiva) deve aver avuto molto fascino, e che cercasse di introdurre una nuova forma di culto dopo quello cattolico e quello comunista e a integrazione sostitutiva di essi, il culto dello Stato. Anche in questo, il culto dello Stato, il duce fu esplicito. Curioso per un personaggio che nacque anarchico e poi giro’ per un pezzo col medaglione di Marx in tasca a mo’ di talismano.

          https://polyarchy.org/basta/documenti/fascismo.1932.html

      • Miguel Martinez scrive:

        Per FW

        “Sia il fascismo che il nazismo furono esempi di terze vie che avrebbero dovuto mitigare i difetti del capitalismo e del comunismo prendendone il buono:”

        Capisco quello che vuoi dire.

        Credo che il problema sia sempre costituito dai rapporti di forza.

        Il possesso del denaro è forza allo stato puro, anzi è forza che può diventare qualunque cosa (stipendi, armi, corruzione…).

        Ai tempi delle grandi fabbriche e delle istituzioni di massa (“l’Uomo d’acciaio”) esistevano anche altre forze: quella delle braccia operaie o quella militare o quella dei grandi partiti. Potevano essere alleate o strumenti del denaro, ma anche porsi come alternativa.

        Oggi tutto questo è stato spazzato via, non esiste alcuna forza collettiva in grado di imbrigliare la forza del denaro. “L’opinione pubblica” sono solo tanti individui, ciascuno nel suo guscio, che si eccita per cose che “fanno notizia”, ma non può mai costituire una forza.

        E’ questo il punto.

        • Miguel Martinez scrive:

          “Oggi tutto questo è stato spazzato via, non esiste alcuna forza collettiva in grado di imbrigliare la forza del denaro. ”

          E’ semplicemente quello che è successo negli Stati Uniti. Dove il denaro si compra il potere politico investendo miliardi. E in quei casi non si può contare sulla virtù di qualche individuo.

          • Francesco scrive:

            ma gli USA non sono il mondo e non tutto va come negli USA.

            neppure l’Occidente è del tutto uguale agli USA, figurati il resto del mondo.

            per questo non è giusto trarre conclusioni generali da quel caso particolare!

            Ciao

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Francesco

              “ma gli USA non sono il mondo e non tutto va come negli USA.”

              Certo.

              Sono la guida del mondo, e il futuro del mondo, ma non sono il mondo.

              • Francesco scrive:

                oh, il solito yankee borioso e provinciale!

                😀 😀

                PS non ti offendere ma sono serio e credo proprio di avere ragione. Quella cosa lì è finita negli anni Sessanta, quando il resto del mondo ha iniziato a svilupparsi a modo suo.

        • firmato winston scrive:

          Il denaro e’ forza finche’ ci si crede, il denaro e’ l’oggetto sociale per antonomasia.

          E ci si crede finche’ le condizioni di vita reale sono sopportabili.

          Con una complicazione che secondo me e’ dirimente: l’essere umano, come del resto sottende anche il tuo articolo in testa alla pagina, poiche’ si abitua a tutto, da’ anche per scontato e dovuto qualsiasi grado di ricchezza abbia gia’ raggiunto. Per essere felice vuole di piu’ (se cosi’ non fosse non avremmo innumerevoli filosofi e religiosi che spiegano che e’ sbagliato 😉 )

          E’ questo che obbliga alla “crescita”, e’ la psicologia, non l’economia.
          L’essere umano e’ per definizione incontentabile.

          Se doni qualcosa a qualcuno e poi glielo togli, non lo considera un normale ritorno allo status quo ante, lo considera un atto di aggressione.

          Se regali uno smartofono a qualcuno, non glielo togli piu’ (e’ prassi dei commercianti, non solo di quelli che vendono droga, regalare le prime dosi di un prodotto, per creare la dipendenza, come per la droga – e lo stanno facendo per l’ennesima volta con l’AI – poi, creata la dipendenza, che e’ anche sociale e quindi fuori dal controllo dell’individuo che anche volesse non puo’ piu’ rinunciarvi se non vuole essere escluso e punito dal consesso sociale, passano all’incasso vero).

          E’ anche per questo che la legislazione (che e’ in gran parte “clientelare”) aumenta sempre: perche’ se dai un privilegio a qualcuno per ottenerne il voto, poi non glielo puoi piu’ togliere, e non puoi piu’ togliere la legge che lo assicura (compresi i professionisti dell’apparato giuridico e sanzionatorio che ci girano intorno, la sola vera economia in crescita vertiginosa nelle societa’ in decadenza). Puoi solo aumentare la dose di droga (vale anche per gli introiti fiscali di tutte le amministrazioni pubbliche).

          Non so se prenderne coscienza possa servire a qualcosa, ma di certo non prenderne coscienza e’ dannoso, vuol dire perseverare nel (cosiddetto) male.

          Ovvio che se questo presupposto e’ vero, la decrescita “felice” e’ impossibile, e’ una stupidata colossale. E infatti lo dici spesso e anche sopra nell’articolo, che la coperta si fa corta e la gente si incazza. Maccome, la coperta si accorcia, decresce, e non e’ felice? 😉

          En passant abbiamo fatto di tutto per ottenere la decrescita (fra cui aumentare sadomasochisticamente il costo dell’energia), di che ci lamentiamo adesso? La decrescita c’e’ solo in occidente, ed e’ completamente autoinflitta da mezzo secolo di politiche deliberatamente decresciste, dal club di Roma all’austerita’ berlingueriana, fino al crescendo demenziale e fuori da ogni realta’ del governo brussellese).

          Un’ultima cosa: la nostra psicologia tende a spezzare i problemi in parti separate, tende al riduzionismo, e con esso pensa che per risolvere un problema basti eliminare la condizione che lo crea. Ma il mondo non funziona cosi’, quando si elimina o si modifica una condizione, si modifica e si riadatta tutto l’ecosistema, per cui l’effetto ottenuto non e’ mai quello sperato, magari risolvi un problema, ma al prezzo di crearne altri dieci, di cui ti accorgi solo dopo.

          Un esempio pratico, utile per contestualizzare dal punto di vista economico: gli uomini piu’ ricchi del mondo. Dal punto di vista del denaro che nel loro caso e’ sotto forma di patrimonio azionario, sono i piu’ ricchi del mondo solo se non lo utilizzano cercando di spenderlo: nel momento in cui lo mettessero tutti e tutto nel mercato per acquistare beni reali, si deprezzerebbe immediatamente, andrebbe a valore zero e gli resterebbero solo i debiti. E’ ricchezza virtuale, finche’ tutti ci credono. Il potere non e’ nel denaro, e’ nelle aziende che posseggono e dirigono 🙂
          Lo stesso errore fu fatto ai tempi dei giacobini: per ovviare alla carestia, si penso’ di stampare degli “assignati”, una cartamoneta che rappresentava una quota parte dell’immenso patrimonio requisito alla chiesa, da rendere tutti ricchi! Ma quando la gente tento’ di usarli per comprare il pane, non crearono la farina dal nulla. La gente credendo di creare la farina dal nulla con gli assignati, per alchimia finanziaria, resto’ povera e affamata non come, ma piu’ di prima. Ci sono MOLTI paralleli con l’attuale fede incondizionata nell’economia intesa come puro calcolo economico, anche da parte di chi la critica.

        • Ros scrive:

          Miguel: “…Oggi tutto questo è stato spazzato via, non esiste alcuna forza collettiva in grado di imbrigliare la forza del denaro. “L’opinione pubblica” sono solo tanti individui, ciascuno nel suo guscio, che si eccita per cose che “fanno notizia”, ma non può mai costituire una forza.
          E’ questo il punto…”

          Pare sia proprio così🙄.

          Andrea scrive
          – anche giustamente da un certo punto di vista –
          del Socialismo o barbarie e la necessità civilizzatrice del Sol dell’Avvenire con la propietà pubblica dei mezzi di produzione come sola possibilità di escatologico progresso.

          Ma in soldoni chi e con cosa far leva oggi per ottenere ciò?

          Non esistono più classi subalterne (i mitici operai, i metalmeccanici…) che possano avere forza politica di rappresentanza e possibilità di negoziare condizioni migliori, ma
          – per l’appunto – un’atomizzazione in individui persi e dispersi;
          in monadi senza forza ed identità sociale e comunitaria alcuna.

          La citazione famosa di Margaret Thatcher del 1987
          “la società non esiste”, o meglio detta “la società OGGI non esiste più”
          significa esattamente questo.

          Se l’unione dice fare la forza l’atomizzazione ne fa debolezza priva d’ogni voce utile ed efficace,
          se non nel teatro rituale elettorale dove se non è zuppa è pan bagnato e puoi liberamente scegliere fra l’acqua calda e l’acqua tiepida.

          firmato winston cita il Fascismo e il NazionalSocialismo come il tentativo di una terza via dove la centralità dello Stato attraverso il Corporativismo poteva mediare fra le parti sociali e liberali organizzando la nazione:

          “…Il fascismo vuole lo Stato forte, organico e al tempo stesso poggiato su una larga base popolare.

          Lo Stato fascista ha rivendicato a sé anche il campo dell’economia e, attraverso le istituzioni corporative, sociali, educative da lui create, il senso dello Stato arriva sino alle estreme propaggini, e nello Stato circolano, inquadrate nelle rispettive organizzazioni, tutte le forze politiche, economiche, spirituali della nazione.

          … Non ha niente di comune con gli Stati assolutistici di prima o dopo l’89.

          L’individuo nello Stato fascista non è annullato, ma piuttosto moltiplicato, così come in un reggimento un soldato non è diminuito, ma moltiplicato per il numero dei suoi camerati.

          Lo Stato fascista organizza la nazione, ma lascia poi agli individui margini sufficienti; esso ha limitato le libertà inutili o nocive e ha conservato quelle essenziali.

          Chi giudica su questo terreno non può essere l’individuo, ma soltanto lo Stato…”

          https://polyarchy.org/basta/documenti/fascismo.1932.html

          Ma oggi una – pur giusta – demonizzazione non pare poter consentire più nulla del genere.

          I sindacati sono lettera morta priva di funzione poiché il lavoro pare essere diventato in pratica una questione privata e individuale dove tu individuo negozi da te e con i tuoi soli mezzi con la controparte padronale, liberissimo rto) se accettare o meno quel che ti verrà (se ti verrà) proposto:
          o mangi questa minestra o ti butti per la finestra.
          Liberissimo quindi l’individuo.

          Riassumendo:
          con chi e su che basi di forza si può chiedere ed ottenere qualcosa?

          Cosa resta per far leva alla ex-comunità poscia ex-società divenuta moltitudine esplosa di individui a se’?

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Ros

            “Ma in soldoni chi e con cosa far leva oggi per ottenere ciò?”

            ‘Che fare?’ scrisse Lenin.

            Mantenere la consapevolezza di come le cose. Rifiutare la fede nelle ‘magnifiche sorti e progressive’ dell’illusorio ‘giardino fiorito’. Mantenersi pronti a cogliere le occasioni che le crisi future del sistema capitalistico produrranno. Lenin dovette aspettare di prendere un certo treno; l’importante per noi è non perdere il prossimo.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

          • firmato winston scrive:

            @ros:
            “– per l’appunto – un’atomizzazione in individui persi e dispersi;
            in monadi senza forza ed identità sociale e comunitaria alcuna.
            La citazione famosa di Margaret Thatcher del 1987
            “la società non esiste”, o meglio detta “la società OGGI non esiste più”
            significa esattamente questo.”

            Non credo, con quella citazione penso si riferisse al cosiddetto *individualismo metodologico*, che semplicemente mette al centro la persona come entita’ cosciente e senziente.

            • Francesco scrive:

              diciamo che l’individualismo metodologico è una semplificazione per costruire modelli di comportamento economico con delle belle implicazioni ideologiche, se non filosofiche

              mentre quella di Maggie era una boutade bella e buona. forse a fare da contraltare al punto di vista degli ADV, per cui è l’individuo a non esistere.

              Ciao

  9. mondo parallelo scrive:

    https://www.jasonhickel.org/blog/2023/11/24/how-popular-are-post-capitalist-ideas

    Il post-capitalismo è più popolare del capitalismo.
    Ma attende una rappresentanza politica.
    È solo questione di tempo
    Guai a documentare la dead-line americana.
    Ci aveva provato un cinese studente di medicina ma è dovuto letteralmente fuggire tornandosene nel suo paese d’origine.
    Così ora si sa che in Cina la povertà estrema non è così estrema come quella Statunitense
    https://lesakerfrancophone.fr/lincroyable-histoire-dalex-contraint-de-fuir-en-chine-pour-avoir-documente-la-pauvrete-aux-etats-unis
    E i cinesi si gongolano nel sapere questo.
    Così dicono, forse, mah, chissà….

  10. MOI scrive:

    Tutti i collegamenti tra Israele e file Epstein: Cosa rivelano i documenti

    https://it.palestinechronicle.com/tutti-i-collegamenti-tra-israele-e-file-epstein-cosa-rivelano-i-documenti/

    😱

  11. MOI scrive:

    @ PINO MAMET

    Elon Musk Is Fuming Over A Black Actor Possibly Playing Helen Of Troy In ‘Odyssey’ Film
    The tech billionaire lashed out at director Christopher Nolan and questioned the filmmaker’s “integrity.”

    https://www.huffpost.com/entry/elon-musk-lupita-nyongo-helen-of-troy-christopher-nolan-odyssey-film_n_6980ebd0e4b0926bfc47a980

    PS

    Lupita Nyongo
    (Nata in Messico da genitori Kenyani e naturalizzata Statunitense dopo il successone MCU di Black Panther)

    • Francesco scrive:

      Non ricordo come Omero descrive Elena, se non come immensamente bella.

      Farla interpretare a un’attrice nera suona molto forzato. Per fortuna ho smesso di guardare i filmoni da tempo.

      • PinoMamet scrive:

        …mi sembra che ci sia incoerenza tra la tua prima, e la tua seconda frase.

        Se Omero descrive Elena solo come bella, l’unico requisito per interpretarla dovrebbe essere la bellezza, no?

        Ora comunque non ricordo epiteti particolari di Elena che facciano riferimento all’aspetto fisico (come il “biondo Mene” per intenderci).

        Che persone nere fossero presenti nel Mediterraneo e nel mondo omerico ce lo dice Omero stesso, ma per chi dubitasse che fossero un’invenzione poetica, sono testimoniati per esempio anche dall’arte minoica.

        Una Elena nera è improbabile ma non impossibile.

        Molto meglio dell'”elmo di Batman ” e della nave vichinga che si notano nel trailer dell’Odissea di Nolan!!!

        • PinoMamet scrive:

          Errata: biondo Menelao

          • Moi scrive:

            Purtroppo con ogni probabilità Elena Nera sarà “schiaffata lì” per Token a misura di Woke Ignorante MA Insipiente … ancora 25 anni f al’ avrebbero apprezzabilmente drammatizzata con Licenze Poetiche anche interessanti, tipo

            “Principessa Etiope / Nubiana Fuggiasca / Rinnegata che trova l’ Amore bla-bla-bla … presso un Nobile Re Frigio (o giù di lì) ”

            invece purtroppo NO.

        • habsburgicus scrive:

          Una Elena nera è improbabile ma non impossibile.

          direi sia impossibile….
          mi pare, anche se potrei confondermi, che Omero la definisca leukolenos “dalle bianche braccia”

        • PinoMamet scrive:

          Comunque mi colpisce che tra le diverse scelte discutibili che si vedono nel trailer dell’Odissea, e tra le milla mila cazzate antistoriche del Gladiatore 2, gli americani si fissino con questa cosa della razza, che per i Greci e i Romani era un particolare sostanzialmente inutile.

          Non c’è modo di togliergliela dalla testa!

          • MOI scrive:

            Nell’ Antichità esistevano discriminazioni e schiavismo … ma in base al livello di sviluppo culturale che un popolo mostrava.

            NON si basavano a priori su fattezze somatiche come a dover distinguere specie animali simili nell’ Ottocento o addirittura razze (appunto) animali nel Novecento allevate appositamente per utilità, peculiarità agroalimentari o estetica fine a sé stessa.

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              “ma in base al livello di sviluppo culturale che un popolo mostrava”

              Ma anche no: è a partire dall’età moderna, dopo che l’Europa medievale si era disabituata alla schiavitù, che fu necessario inventarsi giustificazioni (tipo “sono selvaggi”). Le società antiche consideravano normale avere schiavi, per cui non c’era bisogno di una scusa.

          • MOI scrive:

            L’elememto nuovo sviluppatosi soprattutto in America e ancora oggi oggetto di “White Guilt” fu la DeUmanizzazione Ottocentesca con pretese scientifiche

            (purtroppo ancora oggi credute da certa gente Bianca) di voler collocare il “Negro” come intermedio (lamentandosi dell’ interfecondità) fra uno “Scimmione Antropomorfo” e un “Essere Umano Vero e Proprio.”

          • Francesco scrive:

            Su quello sono proprio tarati! non so se tra mille anni potrebbero guarire o se non ci sia speranza.

            Ciao

  12. Moi scrive:

    @ FRANCESCO

    Pentagon warns Scouts to make ‘core value reforms’ or lose military support
    The relationship dates back decades, but Defense Secretary Pete Hegseth has criticized the organization for allowing girls to join and changing its name from Boy Scouts.

    https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/02/03/hegseth-boy-scouts-scouting-america/

  13. Moi scrive:

    @ MIGUEL

    A proposito di Resistenza della Natura al Capitalismo Sbucaltante :

    l’ incredibile vicenda del Pastore Sardo Ovidio Marras … che ha ispirato un film nel personaggio di Efisio Mulas

    https://www.spettacoloitaliano.it/2025/10/30/efisio-mulas/

  14. il modulo del dissenso informato scrive:

    L'”economia sociale di mercato” non c’entra con la socialdemocrazia, è un concetto ordoliberale , cioè neoliberale nella versione tedesca. Gli ordoliberali (che erano più giuristi che economisti )elaborano le loro minchiate negli anni 30 quando , in seguito al disastro del ’29 , il mondo culturale e ideologico capitalistico-liberale si frantuma, e parallelamente soprattutto nel mondo anglosassone alcuni liberali ne ridefiniscono il significato e la prassi ( Keynes, Roosevelt col New Deal)
    La risposta ordoliberale è conservatrice e rispetto ai contemporanei americani come Lippmann si differenzia principalmente per il maggior accento sul ruolo delle istituzioni come garanti e promotrici appunto delle condizioni di ” libero mercato”.
    L’espressione “sociale” sta a significare quindi che la società deve conformarsi e adeguarsi alla “logica del mercato”, che viene vista come il meccanismo perfetto verso cui tendere.
    Viceversa per soddisfare i bisogni mentali dei cosiddetti progressisti si crea successivamente la leggenda che il termine sociale in questo caso abbia attinenza con” socialdemocratico”, “tendente alla giustizia sociale”, cosicchè poi i sinistri moderati approvarono l’inserimento dell’espressione nei trattati europei, insomma scrivere sociale fa tanto bello quando poi nella pratica si crea un sistema basato sul favore per il grande capitale privato, sul dumping fiscale tra paesi membri e sui paradisi fiscali interni di modo che lo stato sociale, quello reale e non delle belle parole, viene ridimensionato, ma siamo contenti così.

    L’ordoliberismo, propagandato e “ufficializzato” da Erhard nel secondo dopoguerra diventò poi una specie di principio costituzionale non scritto della Germania Ovest , accettato e lodato da tutti, compresa,dopo l’unificazione, la Die Linke,che insomma doveva far vedere che anche lei poteva inserirsi nel club dei benpensanti, siamo stati dei mangiabambini ma adesso possiamo mondarci dai nostri peccati aderendo all’ordoliberismo.

    Come sempre c’è differenza tra la realtà e le chiacchiere, si noti tra l’altro che la ricostruzione economica della Germania Ovest ebbe come punta di diamante gli oligopoli industriali , che fanno un po’ a pugni con la concorrenza perfetta e il libero mercato, ma vabbè .
    Nei trattati europei, si ha tra le altre cose il divieto ordoliberista degli aiuti di stato, poi però succede che le mega banche private tedesche e francesi che sono brave a prescindere perche private,perdono miliardi su miliardi nella crisi americana dei subprime a cui hanno partecipato con passione e dedizione ,e devono essere salvate dai rispettivi stati con gli aiuti di stato, dalla FED con gli accordi di swap , ecc, ma guarda un po’ ….
    Il concetto di terza via slitta slitta nel tempo, in effetti gli americani nel dopoguerra accettarono per l’europa occidentale una gestione più “socialdemocratica”, mi viene in mente un programma alla radio di una ventina d’anni fa che parlava di documenti americani appena desecretati , che avevano espressioni come “elevare le condizioni le condizioni di vita delle masse”, per combattere i sovietici gli toccava parlare come il politburo :-), ma poi invece la terza via dagli anni novanta non ha molto a che vedere con la socialdemocrazia, se non per il fatto che alcuni politici effettivamente di area e derivazione socialdemocratica passati armi e bagagli al neoliberismo ,per ragioni di marketing ideologico-elettorale ne vorrebbero presentare una versione loro, più moderata ed accattivante, visto che il livello è quello parlerei di rebranding della solfa neoliberista.

    La cosiddetta terza via del fascismo, al di là delle chiacchiere ideologiche che come ho già detto per lo più funzionano da cortina fumogena, nella pratica non si discostò affatto dalla collocazione nel capitalismo di allora.
    I primi anni del regime, con De Stefani all’economia, sono all’insegna delle liberalizzazioni e privatizzazioni.L’Italia è integrata monetariamente e come mercato dei capitali con la sterlina in primis ma anche col dollaro.
    Si pensa di favorire l’afflusso di capitali da queste aree e quindi si fa la politica della quota 90, cioè si cerca di rivalutare la lira rispetto alla sterlina con una politica dirigistica di potente deflazione, in pratica si abbassano autoritativamente i prezzi ma un po’ più dei prezzi si abbassano i salari, cosicchè i lavoratori possano capire cosa farsene per davvero della Carta del Lavoro che il fascismo con la sua magnificenza da terza via ha concesso loro, si raggiunge comunque quota 90 ma sull’economia già depressa ,come ogni volta che si pompa la deflazione,si abbatte poi la crisi del ’29 che nasce in America ma è fenomeno globale.
    Se nella fase deflattiva del raggiungimento della quota 90 erano già saltate un po’ di piccole attività, dopo il 29 saltano insieme , dato che sono collegate, un tot di grandi imprese e grandi banche, quindi ci si decide a varare l’IRI in attesa di poter riprivatizzare, ma nessuno nè in Italia nè dall’estero si presenta per rilevare , nei primi anni post 29 c’hanno tutti i loro problemacci interni da risolvere ed i flussi sia interni che transnazionali di capitale quindi di investimento languono, alla fine ci si mette anche la situazione internazionale, cioè prima gli angloamericani erano tutti felici che il regime avesse dato una lezione ai rossi, poi però Mussolini si mette a pestare calli, non va più così bene come prima .

    • Francesco scrive:

      Mah, veramente basta leggere cosa è l’economia sociale di mercato per capire che è la versione crucca dell’economia mista.

      Del resto, un paese in cui sindacati siedono nei consigli di amministrazione è neoliberale tanto quanto Ibrahimovic è modesto.

      Non per nulla l’economia tedesca è un gigante ingessato che perde tutti i grandi treni di innovazione tecnologica. Come capita sempre ai sistemi più o meno socialisti, che sacrificano il domani per l’oggi.

      Peccato che l’oggi sia sempre il domani di uno ieri e che la miopia si paghi a carissimo prezzo.

      Aggiungi una quota demenziale, addirittura sospetta, di stupidità che fa passare dalle centrali nucleari tedesche alle forniture di gas russe … e abbiamo una meravigliosa frittata con salsa AfD!

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Frncesco

        “Come capita sempre ai sistemi più o meno socialisti, che sacrificano il domani per l’oggi.”

        Tipo i Cinesi con l’internet quantistico? Il solare termodinamico? Il nucleare da fissione al torio? Le centrali eoliche semoventi? Le batterie a radionuclidi?

        O magari ti riferisci ai Russi coi loro ipersonici e le loro centrali nucleari galleggianti?

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          Esatto.

          La Tecnologia di regime, sempre la più splendida e meravigliosa del mondo, fino a quando non incontra il mondo reale.

          PS mi sono perso quella delle centrali eoliche semoventi!

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            I missili ipersonici si sono dimostrati estremamente efficaci. Il resto non lo conosco.

            • Francesco scrive:

              Non ho problemi ad ammetterlo.

              Il problema del socialismo sono le grandi innovazioni, che sconvolgono equilibri consolidati. Quelle non le regge proprio.

              Singole innovazioni tecniche, soprattutto in condizioni speciali come una guerra, ce la fa.

              Ciao

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Francesco

                “Il problema del socialismo sono le grandi innovazioni, che sconvolgono equilibri consolidati.”

                Come no. In effetti le parole ‘sputnik’ e ‘tokamak’ sono di origine USA… 😉

                Scherzi a parte: il capitalismo (in senso marxiano) nasce con la Rivoluzione Industriale, cioè circa trecento anni fa. Il ‘socialismo reale’ nasce con la Rivoluzione d’Ottobre’, cioè circa un secolo fa. Non ha senso mettere a confronto l’innovazione prodotta dal primo con quella prodotta dal secondo.

                Se persino Cuba, nonostante decenni di embargo, con le sue sole forze è riuscita a mettere su un’industria farmaceutica che produce dei vaccini…

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Dai, non fare sforzi inani per inanellare brutte figure!

                L’URSS investì un sacco nella corsa allo spazio, riuscendo a copiare un pò di tecnologia tedesca, a sacrificare un gran numero di persone rinunciando a ragionevoli misure di sicurezza e alla fine mancò arrivò sulla Luna con un cosmonauta (forse l’unico contributo sovietico all’esplorazione dello spazio è questa parola).

                In cambio, non ricordo che siano riusciti a capire le ricadute pratiche dei satelliti, se non per la parte militare.

                Un trionfo del capitalismo su tutta la linea, se permetti.

                E partendo in ritardo, che lo Sputnik orbitò per primo!

                😀

                PS la differenza è che nel capitalismo l’innovazione nasce se rende. Non se trova un gerarca con la fissa.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Francesco

                “la differenza è che nel capitalismo l’innovazione nasce se rende”

                Sì, se rende ricco l’investitore. Gli vanno benissimo pure le più inutili castronerie, se può lucrarci sopra. Come il ReArmEurope, il GoldenDome o la nostra autostrada BreBeMi.

                In realtà anche nel capitalismo praticamente tutte le principali innovazioni tecnologiche hanno avuto come fidejussore l’interesse statale, dalla ruota (che supportava i carri delle statue degli déi nelle processioni religiose e quelli che portavano gli arcieri in guerra) alla polvere da sparo (che ha consentito lo sviluppo dei cannoni) alla missilistica (che ha reso possibile l’astronautica) a Internet (inizialmente voluta dal DARPA) agli antibiotici e agli antidolorifici (usati prima di tutto per curare i soldati nelle trincee) al nucleare (che è servito innanzitutto alla Bomba) all’intelligenza artificiale (citofonare Palantir).

                A proposito di intelligenza artificiale, è stato il CEO di OpenAI a dire qualche settimana fa che lo Stato dovrà farsi garante nei confronti degli investitori allo scopo di prevenite gli effetti di una eventuale bolla speculativa.

                C’è chi sostiene – e io sono d’accordo – che il motivo per cui NON abbiamo ancora l’elettricità da fusione nucleare è perché coi laser simuli una piccola bomba H ma è difficile fare i kilowatt, mentre coi magneti – con cui fare elettricità è molto più facile – applicazioni militari competitive con quanto esiste già non ce ne sono. Solo adesso che l’intelligenza artificiale ha bisogno disperato di energia si cerca di correre ai ripari.

                Un altro esempio di ricerca che langue perché non c’è un immediato interesse militare dietro né un massiccio investimento pubblico a coprire le spese di R&D pur avendo potenzialmente un mercato di milioni di pazienti: la ricerca di una cura dell’Alzheimer, che Pfizer ha recentemente annunciato di voler abbandonare.

                Poi ovviamente ogni regola ha la sua eccezione: ci sono invenzioni che non hanno avuto lo Stato dietro, ma mi vengono in mente solamente la lavatrice, la polvere di Fissan e il Viagra.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Immagino tu non abbia mai visto un tornio alimentato dall’elettricità o una nave a vapore o una ferrovia.

                Su dai, ci dovrebbe essere un limite al fanatismo ideologico!

                🙂

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Francesco

            “Tecnologia di regime”

            Quanto all’internet quantistico, un mio caro amico (ingegnere, ex dirigente Pirelli e politicamente affine a Tajani) allievo del compianto professor Svelto – uno dei padri del laser in Italia – e mi dice che quello che hanno i Cinesi in USA se lo sognano.

            Quanto al solare termodinamico, i Cinesi sviluppano le cose che facevamo noi Italiani e che grazie alla sciagurata idea del ‘mercato dell’energia’ abbiamo mollato.

            Quanto al nucleare da torio, la centrale è viva e vegeta e funziona – unica al mondo – senz’acqua.

            Le batterie a radionuclidi sono il primo esempio in cui un paese amico degli USA (il Giappone) ha copiato un’idea originale di un paese Comunista (la prima batteria è Cinese).

            Quanto alla centrale eolica, prendi un dirigibile, lo leghi a un palo con dei cavi conduttori di elettricità e monti le pale e i generatori sopra il dirigibile. Sta nella Mongolia Interna.

            E quanto al regime: ho già scritto dell’ultimo tokamak in costruzione in USA. Per metà hanno dovuto importare i pezzi dall’Italia. Vale anche per la parte di pertinenza USA della Stazione Spaziale, tra l’altro. In Cina sia l’ultimo tokamak sia la stazione spaziale se li sono fatti al 100% in casa.

            Avercene, di “regimi” così.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Francesco scrive:

              no grazie! e esattamente per i motivi per cui ti piace, a te così stalinista da sconfinare in un fascismo più serio di quello del Duce

              ciao

        • firmato winston scrive:

          Andrea, hanno un tipo di socialismo che assomiglia molto al fascismo, pero’…

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ firmato winston

            “pero’…”

            Il fascismo è durato (fortunatamente) troppo poco per poter stabilire sensatamente quanta innovazione tecnologica avrebbe consentito.

            Comunque qui non parlavamo di quale fosse il regime ‘migliore’. Contestavo l’affermazione di Francesco sull’incapacità del Socialismo si produrre innovazione.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Francesco scrive:

              Beh, in verità hai finito per dire che aveva avuto troppo poco tempo!

              Qui dominano i principi della Distruzione creativa e della Precarietà, senza i quali di innovazione se ne fa pochissima.

              Ciao

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Francesco

                “poco”

                Infatti. Il fascismo ha avuto ancora meno tempo (un ventennio) del Socialismo, che a sua volta ha avuto molto meno tempo (un secolo) del Capitalismo (tre secoli).

                Ciao!

      • il modulo del dissenso informato scrive:

        “Mah, veramente basta leggere cosa è l’economia sociale di mercato per capire che è la versione crucca dell’economia mista.”

        Il problema con te non è tanto la diversità di idee ma il fatto che in base alle tue preferenze mentali ed ideologiche usi i termini alla cazzo.
        Per economia mista si intende un’economia capitalistica però con rilevante presenza dello stato, e sottolineo stato, nei settori della produzione e nei servizi.
        I sindacati qui e in Germania non sono lo stato, quindi il fatto che in Germania abbiano una limitata presenza e ruolo nei CdA e comunque un certo grado di potere all’interno del sistema in passato voleva dire più che altro che :
        -quando si è voluta fare la riforma Hartz per la moderazione salariale ed il mercantilismo giustamente evocato da Mondo parallelo ,si dovette “comprare” ( metto comprare fra virgolette nel senso che sei già nella torta non c’è neanche davvero bisogno di comprarti, diciamo che certi incentivi fanno da ciliegina sulla torta) i vertici sindacali tra l’altro mandandoli a escorts,ma se non altro erano maggiorenni ,si vede che certe abitudini e meccanismi quando sei parte delle elites vengono automatici
        -ora con la crisi degli ultimi anni non so, però prima per esempio nel settore automobilistico vigeva un sistema salariale a tre livelli, con i lavoratori sindacalizzati concentrati nell’ex Germania Ovest a guadagnare tot, i lavoratori precari concentrati nell’ex Germania Est a prendere meno, e i lavoratori cechi, polacchi ecc a prendere meno ancora per lavorare sugli stessi prodotti Volkswagen , Mercedes ecc
        Visto che continui a delirare di gas russo ecc, metto il link a sto articolo della Reuters che ci fa dare un’occhiata su come funziona Trump che magari è un po’ meno pazzo di quel che lo si vuol dipingere, e soprattutto su come funziona il mondo reale,in particolare gli ultimi paragrafi, non che mi piaccia ma non è che ci posso fare qualcosa, e raccontarmela sarebbe peggio ancora

        https://www.reuters.com/business/energy/us-refiners-struggle-absorb-sudden-surge-venezuelan-oil-imports-2026-02-03/

        • Francesco scrive:

          >>> Per economia mista si intende un’economia capitalistica però con rilevante presenza dello Stato, e sottolineo Stato, nei settori della produzione e nei servizi.

          Mi consento di dire che anche una rilevante presenza dello Stato nella regolazione dei mercati è un segno di economia mista, in cui gli spiriti animali del libero mercato non sono liberi di dispiegarsi.

          In Germania, questa presenza è stata così pesante da soffocare una industria manifatturiera di assoluta eccellenza, tra regole, vincoli, burocrazia, costo del lavoro e difficoltà a licenziare.

          E questo pur in mancanza di IRI, ENI e EFIM.

          Ciao

        • Francesco scrive:

          Trump pare più fesso e più socialista (almeno dirigista) di quello che pensavo!

          Conquista il petrolio venezuelano mentre c’è quello canadese più economico e la domanda è debole!

          Come dire: se ci pensa il mercato, tu stai calmo e non fare l’eroe, che non serve.

          Ciao

          • il modulo del dissenso informato scrive:

            “Mi consento di dire che anche una rilevante presenza dello Stato nella regolazione dei mercati è un segno di economia mista, in cui gli spiriti animali del libero mercato non sono liberi di dispiegarsi.”
            Non è vero concettualmente e neanche nella pratica.
            Concettualmente non è vero perchè ciò che definisce un economia mista è la rilevante presenza della proprietà statale di un buon numero di mezzi di produzione,come ho già detto, e non la vera o presunta capacità di regolazione.
            Quanto alla regolazione e agli spiriti animali, ho già accennato, ma ripeto .
            Le banche private sistemiche europee inseguono libere e allegre i loro spiriti animali nella bolla americana dei subprime,perdono una valanga di soldi e poi la “regolazione” avviene a posteriori , prima non si regola nulla,dopo però si regola che le loro perdite private diventano debito pubblico,infine dopo aver cacciato i soldi aggirando il divieto di aiuti di stato, perchè signora mia lo stato non deve interferire nei meccanismi buoni e giusti del libero mercato, la norma ordoliberale europea sfavorevole al pubblico magicamente torna in vigore e gli stati che hanno cacciato i soldi per salvarle non possono però nemmeno assumersene la proprietà, ed il settore finanziario privato può quindi riprendere ad abboffarsi di profitti coi suoi spiriti animali o quello che è, non mi sembra così difficile da capire la prassi del socialismo per ricchi dietro le chiacchiere sull’economia sociale di mercato e persino l’eventuale giustizia sociale,certo che è giustizia sociale anche quella, volendo, se mi rifaccio il peyote chissà mai che magari trovo ingiusto togliere loro la proprietà dei giocattolini con cui si sono divertiti a fare il gioco degli spiriti animali, io comunque per abitudine nel mio quotidiano cerco di restare ancorato al mio approccio mentale alla” attenti all’uccello padulo”.

            • Francesco scrive:

              ergo? stai aggrappandoti a una tua definizione e a una cattiva pratica che dimostra, a mio parere, che abbiamo una classe politica europea di stronzi.

              ma non vedo nulla di generalizzabile

              PS data la ahimè oggettiva importanza sistemica delle banche, sono convinto che vadano pesantemente regolate e obbligate alla prudenza.

  15. mondo parallelo scrive:

    https://lesakerfrancophone.fr/a-quoi-ressemblerait-un-wall-street-socialiste-xi-jinping-nous-lexplique

    Come sarebbe una Wall Street socialista? Beh, non c’è più bisogno di chiederselo: Xi Jinping ha appena rilasciato un discorso in cui spiega tutto.

    Discorso pronunciato nel gennaio 2024 ma pubblicato solo tre giorni fa (insieme a un commento e a un editoriale più dettagliati), il discorso di Xi è stato ampiamente citato dai media occidentali negli ultimi giorni perché invita esplicitamente lo yuan a “raggiungere lo status di valuta di riserva mondiale”.

    Ma, come spesso accade, i media hanno completamente perso di vista il punto, riducendo il suo discorso a un semplicistico appello a contestare lo status del dollaro. Ciò che Xi ha descritto è in realtà molto più interessante: si tratta di una visione radicale di costruzione di una potenza finanziaria globale organizzata attorno a principi socialisti, senza avidità e senza finanziarizzazione dell’economia (ciò che Xi chiama 脱实向虚, “la deriva dell’economia reale verso quella virtuale”).

    Certe notizie vengono fiutate nel mondo parallelo che però resta perplesso e non sa bene cosa pensare. Poi provvidenzialmente arriva Arnoud Bertrand a illuminare la caverna.
    Gloria, gloria, nell’alto dei cieli!

    (Ah, ai tempi di Andreotti, quando si stava bene, la linea dei consumi energetici era un millimetro sopra la x. Adesso siamo a 5 cm e stiamo male. Anche per questo interrogativo aspetto che qualcuno faccia luce).

    • Francesco scrive:

      >>>> costruzione di una potenza finanziaria globale organizzata attorno a principi socialisti, senza avidità e senza finanziarizzazione dell’economia

      ah, la famosa supercazzola con scappellamento a sinistra!

      ormai fate concorrenza alle pubblicità dei sistemi per allungare il pisello o far ricrescere i capelli.

  16. Ros scrive:

    il modulo del dissenso informato:
    “…L’”economia sociale di mercato” non c’entra con la socialdemocrazia, è un concetto ordoliberale , cioè neoliberale nella versione tedesca … La risposta ordoliberale è conservatrice e rispetto ai contemporanei americani come Lippmann si differenzia principalmente per il maggior accento sul ruolo delle istituzioni come garanti e promotrici appunto delle condizioni di ” libero mercato”…”

    Fondamentale come chiarimento questo, grazie🙂

    io nella mia spiccia sempliocineria mi pensavo fossero perlomeno chissà un poco apparentati😳
    e invece nel “sociale” sta va già tutta la fregatura del “too big to fail” del 2008 a venire.

    Sociale quindi lì era nel senso di mal che vada salviamo i conti privati dei ricchi indebitando e tassando la collettività dei samsara appitoccati?
    Pubblici oneri e profitti privati?

    Gran bella roba!

    • mondo parallelo scrive:

      La Germania è anomala in Occidente.
      Il monopolio totale della grande finanza USA
      non vi ha ancora attecchito.
      Addirittura a fianco del capitalismo familiare ci sono ampie forme di capitalismo di Stato e addirittura investitori cinesi privati.
      Finora ha seguito un piano mercantilista incardinato sulle regole di Bruxelles.
      Feroce disciplina salariale sia in casa propria sia rispetto a tutta quella vasta fascia di Europa che fa da subfornitore al sistema industriale tedesco.
      Questo mercantilismo le ha consentito di mantenere un debito pubblico irrisorio.
      Quindi non è soggetta al ricatto dei grandi detentori della liquidità mondiale: i monopoli finanziari USA.
      Questo “andazzo” è cambiato, naturalmente, da quando è iniziata la guerra in Ucraina.
      Non ci si capisce più niente.
      O forse potrebbe essere facile capire tutto.

    • firmato winston scrive:

      Ros evitiamo di fare la fine di Barbero 😉

      https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_sociale_di_mercato

      • Ros scrive:

        firmato winston: “Ros evitiamo di fare la fine di Barbero 😉”

        vedi,
        io, noblesse m’oblige😎,
        di queste cose da bottegari micragni e ragggionieri che si trastullano l’abaco a palline colorate con le manacce grife e adunche lombrosiane

        https://www.meisterdrucke.jp/kunstwerke/400w/Quentin_Massys_or_Metsys_-_Les_collecteurs_dimpot_(The_Tax_Collectors)_Peinture_de_Quentin_Metsys_(ou_Quint_-_(MeisterDrucke-1320274).jpg

        mi ci raccapezzo pochino (ho la Luna di nascita in trigono a Nettuno io👆)

        però, pur non cogliendo le particolarità e finezze della cosa,
        di istinto mi capisco che in qualche astruso e turpe modo mi si sta fottendo contronaturalmente senza sputo e vaselina😒

      • il modulo del dissenso informato scrive:

        Evitiamo di fare la fine di prendere per buona Wikipedia 🙂

        • il modulo del dissenso informato scrive:

          Nel senso che Wikipedia sembra riprendere la leggenda creatasi negli ambienti di cui dicevo sopra.
          Come tutto, anche il concetto di giustizia sociale può essere visto in maniera diversa e mutevole,
          combiniamolo ad esempio con un altro mantra con cui ci frantumano le palle h24 nella nostra epoca neoliberale, la meritocrazia.
          Giustizia sociale è dare la “giusta ricompensa” a chi ” merita” all’interno del sistema, cioè alla fin fine chi sta sopra “merita”, e chi “merita” sta sopra, beh, è una logica impeccabile, non c’è che dire.

          • Francesco scrive:

            Mai capito questa critica alla meritocrazia, che trovo una aberrazione imperante in ogni landa d’Italia (la critica, non la meritocrazia).

            La meritocrazia dice che chi sta in alto deve meritarselo, non che chi sta in alto se lo merita.

            A me pare una differenza abissale!

  17. mondo parallelo scrive:

    https://italy.news-pravda.com/italy/2026/02/06/370185.html

    Eh, secondo fonti russe la situazione in Iran è praticamente irrisolvibile.
    L’Ambasciata Usa (virtuale? E cche vor di’?) avverte i connazionali di abbandonare il paese.
    Ma che palle….

    • Francesco scrive:

      Eh, ma se uno legge le fonti russe …

      😉

    • mondo parallelo scrive:

      Leggo pure che nelle esercitazioni che l’Iran sta conducendo nel golfo persico, c’è la presenza di unità militari cinesi e russe
      https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/59931-tensione-alle-stelle-nel-golfo-persico-affollato-dalla-presenza-di-unita-militari-russe-e-cinesi

      Ma mica è stampa russa. Lo dice un italianissimo Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

      E ne deduco che l’Iran non affronta questa potenziale guerra da isolato.
      Penso che Trump non per sua volontà, stia portando l’Occidente alla rovina totale.
      Poi per il petrolio dovremo fare come i cubani.
      Cioè senza.

      • Francesco scrive:

        Beh, forse non ti sei accorto che finora sia cinesi che russi hanno dovuto lasciare campo libero agli statunitensi.

        E checchè ne dica la guardia costiera italiana la cosa mi pare significativa.

        • Francesco scrive:

          Poi uno legge e scopre che il nostro ammiraglio (in pensione?) vende notizie di “molte agenzie di stampa” per flotte cinesi e russe.

          Composte da piccolo naviglio e navi d’appoggio, giusto per mettere in chiaro che non hanno intenzione, nè sarebbero in grado, di disturbare operazioni USA contro l’Iran.

          Saluti tranquillizzati.

        • mondo parallelo scrive:

          Campo libero.

          Io so soltanto che per abbattere un drone giocattolo iraniano, gli americani hanno dovuto usare un missile che se fosse stato di oro massiccio sarebbe costato di meno.
          Non illuderti.
          Sarà una disfatta immediata.
          Ma non sono un disfattista.
          Da Occidentale vorrei che l’Occidente non si suicidasse così stupidamente.
          Se poi qualcuno pensa di usare armamenti nucleari, le conseguenze non saranno prevedibili.

          • Francesco scrive:

            Posso darti ragione sul costo dei missili AA. Meno sui valori dei messaggi.

            Sul resto, vedremo, che altro possiamo fare?

          • firmato winston scrive:

            Fuzzy preoccupati che non sia solo un pretesto per un attacco massiccio.
            Coi militari funziona che se ne tocchi uno ti saltano addosso tutti gli altri (si chiama rappresaglia), e bisogna fare bene i conti prima se conviene o no.
            L’unica assicurazione sulla vita che ha l’iran e’ nella sua eventuale capacita’ di danneggiare le installazioni petrolifere dei dintorni (probabilmente l’unico motivo per cui gli arabi suoi arcinemici storici frenano).
            Sinceramente l’iran mi pare una abbastanza feroce dittatura militare dominata dalla casta dei pasdaran, attraverso la quale sopravvive il retaggio imperialista persiano, poco cambia se sotto uno scia’ o un imam (all’interno dell’iran solo meta’ della popolazione e’ iraniana). Che poi e’ lo stesso che si puo’ dire per la parabola della russia dagli zar a putin passando per stalin. La cacciata dello scia’ a suo tempo non ha cambiato nulla all’interno del paese, se non, forse, in peggio, e’ cambiato solo il filooccidentalismo che e’ diventato antioccidentalismo, estremizzato in entrambi i casi. Curioso pero’ che noi si stia dalla parte dell’antioccidentalismo, contro noi stessi. Se non altro qua ognuno puo’ dire quello che vuole senza rischiare l’impiccagione in piazza, che non mi pare poco.

          • firmato winston scrive:

            “nella sua eventuale capacita’ di danneggiare le installazioni petrolifere dei dintorni ”

            en passant questo avvantaggerebbe molto i russi, che senza remunerative esportazioni di gas e petrolio sono morti
            per cui mi sa che si giocano anche il supporto russo (ma non quello eventuale cinese che ha interessi OPPOSTI)

            • mondo parallelo scrive:

              Winston
              Ci hanno già provato con gli houthi.
              Poi i nostri media hanno coperto tutto.
              Compresa la portaerei Truman con un buco sul ponte e un costoso aereo caduto in mare.
              Ma l’Iran non è lo Yemen.
              È molto peggio.
              Trump è chiaramente tenuto per le palle da non si sa chi.
              Del resto hanno già cercato di ammazzarlo.
              Fa quello che gli dicono di fare, anche se è una follia.
              Secondo me non vede l’ora di perdere le elezioni.

              • firmato winston scrive:

                Non credo che sia peggio, e’ un paese moderno centralizzato e gerarchicamente organizzato, che basta decapitare per far crollare. Bisogna vedere pero’ cosa succede dopo, che non e’ detto sia preferibile (vedi la stessa sostituzione dello scia’ con gli imam, in Iran il peggio e’ GIA’ successo 50 anni fa, non te la ricordi la storia? Komeini era l’eroe democratico di tutta la nostra intellettualita’ progressista e come sempre antiamericana qui dentro cosi’ ben rappresentata (col suo corrispettivo di estrema destra altrettanto antiamericano) – e come e’ sceso trionfante dal volo Parigi-Teheran dopo la deposizione dello scia’ ha cominciato subito con le decapitazioni – evidentemente anche li’ c’e’ un deep state che tramanda la tradizione di potere a prescindere dal detentore nominale).

                Ma il peggio sono le guerre asimmetriche contro milizie ad organizzazione distribuita, perche’ assommano il disastro della guerra civile a quello della guerra contro il nemico esterno. Vedi la situazione palestinese: i palestinesi si fanno fuori anche da soli.

                Piuttosto, i paesi moderni centralizzati e gerarchicamente organizzati che abusano della forza tendono a crollare da soli perche’ sono costretti ad usare sempre di piu’ la forza contro i loro stessi cittadini per mantenere il potere, e la forza come le risorse non e’ infinita. Basta aspettare. Temo che il nostro occidente stesso stia cadendo nella trappola, l’irrigidimento delle leggi e dei sanzionamenti, in tutti i settori, e’ quotidiano.

                Alla fine non restera’ che il potlach, al quale del resto siamo piu’ che avvezzi, l’ultimo lungo periodo di pace dell’europa occidentale nel quale abbiamo avuto la fortuna di vivere e’ un’eccezione, e temo dipenda solo da fatto che siamo stati sotto il tacco di usa e urss… cosa che trump e putin sanno benissimo, ognuno a suo modo.

                Combatterli, al contrario, puo’ rafforzarli per un qualche periodo, tanto che quei paesi hanno un estremo bisogno di costruirsi un nemico di comodo, un fantoccio, per mantenere lo status quo del potere altrimenti inviso alla popolazione che si ribellerebbe. Se ci sono eccezioni nella storia, sono ben rare. Da sempre, i regimi in difficolta’ partono in guerra contro un nemico esterno, con un pretesto o con l’altro, un regime non fa fatica a propagandare le menzogne che vuole (anche la russia con la nato e l’ucraina, eh, nel caso che leggendo solo la pravda non te ne sia accorto).

                Ma quando i regimi crollano possono emergere milizie ad organizzazione distribuita (vedi le recenti esperienze in libia e iraq), e scatenare guerre civili interminabili, a porre termine alle quali arriva un nuovo dittatore, e via cosi’ in cerchio all’infinito. Dei nidi di vespe.

              • mondo parallelo scrive:

                L’Iran
                Dove mi informo io affermano che il regime è ancora ben saldo. Vedi “Il Contesto” le interviste di Salvo Ardizzone. Esperto in questioni mediorientali.
                E ti dirò di più, questo Khamenei, è un’autorità religiosa non solo per l’Iran. Non è il caso che lo facciano fuori, onde non suscitare reazioni in tutta la regione anche dove meno te le aspetti.
                Se dico che è peggio dello Yemen è per via della potenziale deterrenza missilistica di cui ha dato qualche dimostrazione nella precedente guerra contro Israele, e perché, tra l’altro, è sostenuto da Cina e Russia.

              • habsburgicus scrive:

                IMHO, la verità sulla saldezza del regime sta nel mezzo…..sicuramente il regime ha problemi seri, ma gode ancora di un certo consenso (specialmente fra gli umili) che sarebbe inopportuno trascurare….
                Khomeini prima di andare in Francia è stato in esilio a Najaf, in Iraq, dove c’è la tomba dell’Imam Ali (in persiano Hazrat-e Emam ‘Ali), il quarto Califfo-e l’ultimo legittimo per ogni sciita che si rispetti- che fu “martirizzato” il 28 gennaio 661 d.C per ordine di Mu’awiyya (una sorta di Diocleziano misto ad Adolf per gli sciiti :D), così come suo figlio hussein sarà “martirizzato” a Kerbela (un po’ più a nord, verso Babilonia) il 10 ottobre 680 d.C, per ordine di Yazid figlio di Mu’awiyya..a Najaf sembra di essere in Iran !
                Saddam (de facto “guida” dell’Iraq già all’epoca anche se il presidente al-Bakr verrà ufficialmente defenestrato solo il 16 luglio 1979, dopo una purga sanguinosa all’interno del Partito Ba’ath, forza dirigente -e unica- dell’Iraq arabo illis diebus: fra gli alleati di Saddam nella “cupola” ba’athista vi era ‘Izzet Ibrahim -ve lo ricordate ? dai capelli rossi….infatti era un circasso, colui che poi in odio al nuovo regime si metterà con l’ISIS- e il cristiano Tareq ‘Aziz) fu più saggio di Giscard–ed espulse Khomeini
                resta un mistero, o forse peggio :D, perchè proprio la Francia radicale, fanaticamente anticattolica (ancora Giscard era un fanatico della Laicitè..come Macron non è più), abbia dato asile a un Khomeini !
                Khomeini tornò a Teheran il 1 febbraio 1979 (12 Bahman 1357), quando la Monarchia ancora sussisteva de iure, ma lo Scià era già partito il 16 gennaio (il quotidiano Ettela’at “Informazioni”, il “Corriere” del vecchio Iran cioè l’organo della borghesia laica, benestante e bene introdotta, forse per ingraziarsi il regime in fieri titolò usando un verbo che significa “è fuggito”.. oggi è in mano agli islamici e non gode particolare autirevolezza, anche fra gli organi ufficiosi ve ne sono ben altri che fanno tendenza)
                vi furono, si disse, piani per “abbreviare” la vita terrena di Khomeini (chiaramente bisognava trovare un suicida, perchè chi ha visto le sequenza di quella giornata storica, sa che il linciaggio sarebbe stato più che certo :D) ma non si fece nulla
                e il vecchio Iran finì

              • habsburgicus scrive:

                il grande errore fu quello di non combattere Khomeini sul suo terreno
                io avrei fatto dichiarare Khomeini eretico dal Grande Ayatoalh Shari’atmadari, un “marja-i taqlid” (fonte di emulazione) e possibilmente da altri Grandi Ayatollah anche in Iraq (se necessario offrendo tutto a Saddam perchè li convincesse con i sistemi suoi :D) e avrei esposto come “non-islamiche”, “anti-tradizionali” e “contrarie al Corano” e ai più eminenti Dottori della Shi’a le sue dottrine “nuove” sul “velayat-e faqih”, base teorica del rfegime attuale
                pare che Farah Diba, la meno bella ma forse la più scaltra delle tre mogli dello Scià, pensasse di “usare” il Grande Ayatollah Shari’atmadari contro Khomeini (pare che Shari’atmadari volese l’abdicazione dello Scià -ormai bruciato, pure la moglie lo capiva- ma il mantenimento della Monarchia sotto l’allora bimbo Reza Ciro e un Consiglio di Reggenza di cui immagino Shari’atmadari si candidasse a essere presidente :D)..
                non fu ascoltata
                Khomeini si rese conto del pericolo e appena tornato provvide a distruggere moralmente, e fisicamente, il povero Shari’atmadari, che era più dotto di lui, conosceva i Dottori meglio di lui, ma non aveva carisma, e dunque non era conosciuto dalle masse
                oggi Shari’atmadari è obliato
                i khomeinisti dominano…
                usque tandem ?

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ firmato winston

                “i regimi in difficolta’ partono in guerra contro un nemico esterno”

                OAAFW!

                Infatti sono i sionisti ad avere attaccato l’Iran l’ultima volta, fra un bombardamento e l’altro del Libano.

                (Solo che non si aspettavano la risposta cogli ipersonici, e dopo dodici giorni hanno dovuto dire basta.

                Hai assolutamente ragione: coi bulli le buone maniere non servono).

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ firmato winston

                “gerarchicamente […] basta decapitare”

                Scusa se te lo chiedo: tu hai fatto il militare?

                Perché se lo hai fatto allora sai che in una gerarchia organizzata in modo appena decente ci sono sempre dei sostituti pronti a sostituire i comandanti che rimangono uccisi.

                Lo diceva già ai suoi soldati Alessandro Magno a Gaugamela: noi vinceremo perchè a differenza dei nostri nemici da noi anche se fanno fuori me c’è già chi è pronto a sostituirmi.

                Dubito che i Persiani abbiano dimenticato la lezione. Suleimani è stato assassinato dagli USA, ma questo mica ha reso i Pasdaran meno minacciosi.

                L’idea che ‘basti far fuori il cattivo di turno per riportare l’ordine in città’ fa tanto film western, ed è anche stata rafforzata dal clamoroso successo del Mossad nel rapire Eichmann.

                Ma non è che se una tattica funziona in un caso allora funziona sempre.

                Basta vedere quante volte un capo di Hamas è stato ammazzato dai sionisti, dallo sceicco Yassin in poi: e tutte le volte Hamas è ripartita.

                Se vuoi sconfiggere il nemico è inutile colpire questo o quel singolo individuo, devi isolare il nemico dall’ambiente che lo sostiene. Come con la ‘terra bruciata’ in Russia, ad esempio. (Con Eichmann questo problema non c’era, nessuno aveva interesse a farsi vedere nell’aiutare un nazista, per cui effettivamente il rapimento aveva senso).

                Se non lo fai? Beh, finché Israele deruberà i Palestinesi ci sarà sempre un Hamas, non importa quanti sceicchi Yassin farai fuori.

                Finché gli USA minacceranno gli Iraniani per impedire loro di vendere petrolio a Pechino – come nelle ultime richieste di Vance a Teheran – hai voglia ad assassinare questo o quello scienziato aomico.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Francesco

          “campo libero”

          In Venezuela sì, in effetti è un po’ lontanuccio.

          Quanto all’Iran, con tutto il rispetto per i miei colleghi Iraniani dubito che l’ipersonico che ha polverizzato l’Istituto Weizmann di Tel Aviv durante l’ultima aggressione sionista fosse tutto farina del loro sacco. Diciamo che uno zampino di Putin ce lo vedo.

          Ma non ci pensiamo. Gli USA lanceranno un po’ di missili, ammazzeranno un po’ di gente giusto per consentire alle nostre TV di glorificare la potenza dell’impero e a Trump di ricuperare voti alle prossime elezioni di midterm, e fra un anno Repubblica farà ancora dei titoli su quanto l’Iran metta in pericolo la pace nel mondo.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            Temo tu possa avere ragione: Trump è privo di idealità e di principi.

            Questo lo rende meno pericoloso nel breve e molto più nocivo nel medio periodo.

            PS bello come la repressione del regime iraniano sia passata sotto silenzio presso la parte di popolazione usualmente così sensibile a questi temi.

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Francesco

              “repressione”

              Sai che non mi fido granché dei preti, qualunque religione predichino.

              Ma dopo lo scherzetto dei cercapersone esplosivi del Mossad, quando gli ayatollah dicono che buona parte degli scontri erano sobillati da Israele non mi sento di escluderlo a priori.

              E comunque la minaccia di un ritorno dei Pahlavi sarebbe sufficiente a trasformare pure me in uno zelante bigotto.

              Questa inchiesta giornalistica spiega bene il perché:

              https://it.wikipedia.org/wiki/Shah-in-shah

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                peccato che tu non sia persiano, per cui la tua opinione vale meno della carta igienica usata due volte

                e che il ritorno dello Shah sia un clamoroso depistaggio

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “peccato che tu non sia persiano, per cui la tua opinione vale meno della carta igienica usata due volte”

                E il parere invece mio, che ho cominciato a interessarmi all’iran secoli fa, che ho voluto studiare il Farsi all’università (due esami di lingua e una di storia), che ho scritto anche un articolo per l’Università di Venezia sui rapporti tra Persia e Italia nel Rinascimento, che frequento molti iraniani… ecco potrebbe valere un po’ più del tuo, di parere?

                Non lo dico per vantarmi, ma se tu puoi disprezzare in questo modo chi non la pensa come te, io cosa dovrei pensare di te?

              • Francesco scrive:

                Io disprezzo il pensiero che è solo una maschera dei pregiudizi e delle ideologie.

                Non disprezzo mai il pensiero perchè è diverso dal mio.

                Credevo si fosse notato, dopo tutti questi anni.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Il ritorno dello Shah è ciò che Israele propone per l’Iran del futuro. E, dato che Israele controlla gli USA, sarebbe quello l’obiettivo – quantomento iniziale – di un loro eventuale intervento di regime change.

                Poi secondo me anche oggi l’Iran cadrà domani, però le idee a Tel Aviv e tra i nomi della rubrica di Epstein potrebbero essere altre e le valutazioni più ottimistiche.

              • Francesco scrive:

                “dato che Israele controlla gli USA”

                e anche per oggi è tutto.

              • PinoMamet scrive:

                Mmmm

                mmm

                Israele NON controlla gli USA.

                Esercita una qualche influenza, più o meno forte secondo chi governa gli USA al momento: in questo momento, con parte della famiglia di Trump appartenente all’ebraismo, c’è una notevole influenza della destra israeliana, che pure Trump è lungi dall’accontentare “senza se e senza ma”.

                Non so se il ritorno dello Shah sia nei piani di Israele; mi pare che i piani di Israele siano, per ora, sostanzialmente di evitare guai, e il sostegno alle proteste in Iran è stato soprattutto verbale (o chissà, magari di intelligence, ma io NON credo alla fola del “Mossad onnipotente”: mi sembrano dei pasticcioni, più che altro, l’ho sempre pensato e lo ribadisco- e il 7 Ottobre 2023 dovrebbe averlo dimostrato un po’ a tutti)

                Lo Shah, o meglio il suo erede, mi sembra un grande sponsor di sè stesso, soprattutto, come avviene un po’ a tutti i monarchi in esilio da troppo tempo.

                Vero che la “sua” bandiera è quella sventolata nelle proteste, ma perché è la bandiera dell’Iran pre-Khomeini, e perché è dotata di simboli iranici e non islamici.

                Che le proteste siano vere, e il numero di morti notevolissimo, lo garantiscono i miei contatti iraniani.

                Che si sono rivolti all’appoggio delle comunità ebraiche e di alcuni partiti… non di sinistra 😉 di loro iniziativa, perché erano gli unici a dargli ascolto, e non per qualche complotto o inclinazione personale
                (chiedete a loro!)

              • Francesco scrive:

                >> Che le proteste siano vere, e il numero di morti notevolissimo, lo garantiscono i miei contatti iraniani.

                Trovo degno di nota anche che la cosa lasci del tutto indifferenti quelli che si sentono toccati da ogni violenza, oppressione e dolore nel mondo.

                Quelli che scendono in piazza contro l’ICE o per Gaza. Ma che non lo hanno fatto in tutti questi anni per gli ucraini nè per gli iraniani.

                Dedurne la malafede mi pare doveroso, oltre che logicamente inevitabile.

                Non è il Male nel mondo a commuoverli e muoverli. A spingerli a occupare le scuole e le università. A farli manifestare “con giovanile irruenza”. A farli strillare “al fascismo”.

              • Francesco scrive:

                Ah, Miguel, aspetto una tua lettura dei fatti di Persia, alla luce del pluridecennale interesse che giustamente rivendichi.

                Grazie.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Per controllo intendo la capacità di determinare la politica mediorientale. Ricordo che Israele ha portato gli USA da negoziati ad alto livello con l’Iran ai bombardamenti: questo significa imporre la politica estera.

                Sul ruolo in Iran. Certo, non è onnipotente, ma in Iran è accaduto il prodromo di una guerra civile, con un numero si morti da inizio di guerra civile. E se mentre si verifica un innesco fallito di guerra civile Israele sponsorizza un pretendente al trono e cerca di introdurlo a corte a Washington, credo si possa dire che sia quello il cavallo su cui punta.
                Poi Israele in Iran ha fallito, perché non è onnipotente e ha sottovalutato la determinazione (anche estremamente feroce) del sistema locale.

              • Francesco scrive:

                >>> Per controllo intendo la capacità di determinare la politica mediorientale

                Idem con patate: è la stessa stronzata con parole leggermente diverse.

                Benchè il fesso Trump sia sicuramente il presidente USA più influenzabile della Storia.

                Ah, il fatto che nessun agente esterno sia intervenuto nel momento in cui sarebbe servito a qualcosa contro il regime mi sembra dimostri la spontaneità delle rivolte e la mancanza di influenza di USA e Israele.

                Bello come tu sia riuscito a ignorare il tema che ho cercato di sollevare e che mi pare decisivo, per noi occidentali.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Ho portato elementi a sostegno della presunta stronzata. O non ti accorgi che c’è un negoziato nemmeno se lo si tiene a Roma?

                Non sei tu che decidi il tema che mi deve interessare. Ma, visto che vi producono con lo stampino e so di cosa parli anche se non lo dici chiaramente, eccoti servito: non ho alcuna intenzione di inneggiare ad un intervento militare statunitense (perché gli israeliani ci hanno già provato e hanno fallito) contro l’Iran.

    • habsburgicus scrive:

      quello che spiega pure la Pravda 😀
      anche se omette una cosa importante…
      a Teheran vi è una “sezione di interessi degli USA” facente però parte de iure dell’Ambasciata della Confederazione Elvetica, in quanto la Svizzera è “Potenza Proettrice degli USA in Iran” sin dal 7 aprile 1980* (poi gli svizzeri non aprono becco–ma si fanno pagare, e non poco..sennò che svizzeri d’Egitto sarebbero :D)
      a Washington c’è una “sezione di interessi dell’Iran” (che può emettere visti per i cittadini USA e dai gruppi di viaggio che frequento so che qualche americano -pochi -li ha avuti), che fa parte dell’Ambasciata del Pakistan, essendo il Pakistan “Potenza protettrice” dell’Iran negli USA

      *gli “studenti islamici” assaltarono l’Ambasciata il 4 novembre 1979 prendendo ostaggi (ma vi rendete conto ! oggi cose del genere non sono manco pensabili..allora era un mondo più alla buona), ma Carter non osò rompeere le relazioni diplomatiche fino al 7 aprile 1980 !
      alti tempi
      oggi un Trump avrebbe usato la bomba atomica già il 5 novembre 😀 😀 😀

      • habsburgicus scrive:

        naturalmente conosco il motivo di fondo
        allora c’erano due “galli nel pollaio” (USA e URSS)
        e Washington temeva i sovietici
        questa fu forse l’unica funzione buona dell’URSS 😀 😀
        così come l’unica funzione buona del PCI fu l’impaurire i riccastri perchè ci lasciassero un buon stato sociale, che allora ci era invidiato in mezzo mondo [almeno sino al Lazio..il Sud, purtroppo, fu sempre altro] 😀 (dovuto anche alla fede cristiana sincera dei Moro, dei Fanfani ecc)
        italianamente parlando, lo ammetto pure io che non sono filo-comunista, l’epoca della “guerra fredda” era il Paradiso Terrestre 😀
        gli americani DOVEVANO trattarci bene, senza l’arroganza di oggi
        i sovietici ci strizzavano l’occhio
        il PCI era innocuo (e si accontentava di Emilia, Toascana, RAI3)
        che volevate di più ? 😀
        dal punto di vista egoisticamente italico, Gorbaciov è stato il più grande Criminale della Storia 😀 e la Caduta del Muro una catastrofe 😀

        • Ros scrive:

          habsburgicus: “…l’epoca della “guerra fredda” era il Paradiso Terrestre 😀
          gli americani DOVEVANO trattarci bene, senza l’arroganza di oggi
          i sovietici ci strizzavano l’occhio
          … dal punto di vista egoisticamente italico, Gorbaciov è stato il più grande Criminale della Storia 😀 e la Caduta del Muro una catastrofe 😀…”

          Sottoscrivo tutto.
          A noi conveniva eccome che ci fosse una concorrenza fra quei due cornuti: Socialismo URSS e Libero mercato USA.

          Toccava a entrambi il coccolarci come clientela da possibilmente fidelizzare
          (giusto qualche bombetta stragica qua e la come segno d’affezione più calorosa🗡️💣) con sbaciucchi e that’s amore🥳❤️,
          ricchi premi e cotillon.

          Giù che fu ìto per scarogna il muro causa fessaggine conclamata glasnost e perestrojka del gorby e la cortina arrugginita …
          rimasti solo gli USA unipolari in monopolio e in vetta con fine della storia dello stronzetto Fukuyama si poté liberamente ire ai calci in culo, scappaccioni in testa,

          e chiusa a chiave la cambusa☹️

          La concorrenza fra i cornuti è oro quanto una birrazza ghiacciata d’agosto sotto il solleone per noi consumatori inermi

          https://share.google/t1RdKCTQmBMcKYe8s

          • habsburgicus scrive:

            lo hai detto molto meglio e in modo poetico !
            d’accordissimo

          • firmato winston scrive:

            “i bei tempi della guerra fredda”

            Mi pare una narrazione molto strabica ed edulcorata.

            Io ricordo piuttosto che in piu’ o meno tutto il mondo erano in atto feroci guerre civili esplicite oppure, ad esempio in italia, striscianti, fra pro usa e pro urss, potenze che armavano, o foraggiavano economicamente in dollari (in italia in modo strisciante ma solo perche’ era stata chiaramente spartita a yalta), entrambi i contendenti.

            Terminata la tregua di ricostruzione seguita alle distruzioni della guerra comincio’ il terrorismo rosso e nero, e soprattutto quello delle BR, ci sono stati periodi con un morto o un gambizzato al giorno, se vi ricordate: una violenza politica inimmaginabilmente piu’ violenta rispetto a quella di oggi (col PCI dell’epoca che attuava la sua solita politica di egemonia e distruzione di qualsiasi concorrenza a sinistra, mascherata di amore per la democrazia).

            Dal punto di vista economico gli anni d’oro dell’italia sono stati fra il ’48 e il ’68, e’ in quel breve periodo che siamo passati dal medioevo alla modernita’ (negli anni ’50 piu’ di meta’ della popolazione viveva sui campi ed era contadina, la prima meccanizzazione agricola anche per i piccoli contadini arriva all’epoca, prima si zappavano i campi per strappare le erbacce a mano, e si arava e si spostavano le merci col tiro dei bo’), e da allora in poi si visse di rendita, ancora oggi si vive di rendita su quel periodo.

            Ma dipese dall’introduzione delle nuove tecnologie e dalla disponibilita’ di tanta energia a basso prezzo e dalla LIBERTA’ e capacita’ di utilizzarla. Il progresso tecnico e della scienza applicata, su cui adesso sputiamo tanto, furono enormi, e soprattutto fu enorme il guadagno marginale dall’introduzione della nuova tecnologia, perche’ si partiva da quasi zero. Il clima psicologico fino alla prima meta’ degli anni ’60 era positivo e esattamente opposto a quello, mortifero e autofustigatorio, delle generazioni straviziate degli anni successivi, fino all’oggi, che quasi nessuno ha la minima idea del miracolo “catallattico” quotidiano attraverso il quale gli viene riempita la ciotola tutti i giorni.

            E’ proprio per questo che gli imprenditori con la scuola dell’obbligo dell’epoca, oggi, appena possono, vendono le loro aziende a grandi gruppi, perche’ non ci sono piu’ le condizioni, non c’e’ piu’ l’ecosistema economico – si’ anche quello e’ un ecosistema – che e’ gia’ stato costruito ed e’ in fase di trasferimento in Cina (e’ il noto problema del “passaggio generazionale”: peccato che chi lo solleva, i tipici bocconiani, si lamenti del fatto che non avvenga ancora piu’ a favore delle grandi conglomerate controllate dai poteri finanziari che appena possono trasferiscono il capitale, anche umano di conoscenza: con la Cina e’ andata cosi’, hanno inizialmente accolto a braccia aperte e fatto i ponti d’oro alle nostre aziende per acquisire il piu’ in fretta possibile e in pochi anni il know-how faticosamente accumulato negli ultimi secoli).

            Gia’ dal ’70 comincia si’ il welfare generoso, ma a prezzo dell’erosione continua della liberta’ di tutti, grandi e soprattutto piccoli, da parte di una burocrazia montante e sempre piu’ sovietica. La burocrazia diventa soffocante e la fiscalita’ da rapina, fino al feroce giustizialismo odierno, ignaro e nemico del proprio popolo e della propria economia.

            Chiaramente la piacevolezza dei ricordi, o delle ricostruzioni storiche, dipende da che parte si sta della barricata.

            Raccontate a Miguel, che poverino e’ arrivato dopo da fuori, una storia che e’ molto parziale. Lui ha visto solo la crisi, e sente solo la campana di coloro che l’hanno innescata.

            Chi e’ causa del suo mal pianga se stesso.

  18. Francesco scrive:

    >>> Questi tempi impongono un dittatore.

    Ecco un bel punto di radicale dissenso tra Miguel e me!

    🙂

  19. Francesco scrive:

    Piccola notazione: se vuoi essere una superpotenza, la scusa “ma è tanto lontano” non vale. fin dai tempi in cui Inglesi e Spagnoli si contendevano il primo posto.

    🙂

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Francesco

      “Piccola notazione: se vuoi essere una superpotenza, la scusa “ma è tanto lontano” non vale. fin dai tempi in cui Inglesi e Spagnoli si contendevano il primo posto.”

      Precisamente.

      E infatti sono solo gli USA che vanno in crisi alla sola idea che il loro ruolo di superpotenza possa essere messo indubbio, che hanno 700 basi in giro per il mondo, undici portaerei nucleari ecc.

      Al confronto degli USA, Russia e Cina fanno persino la figura di quelli che vorrebbero solamente essere lasciati in pace.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco scrive:

        Bella risposta ma non vale se ci si è messi la maglietta del “Nuovo mondo multipolare”.

        😀

        PS fanno la figura di quelli che vorrebbero ma non possono, diciamoci la verità. Come Benito negli anni Trenta.

  20. il modulo del dissenso informato scrive:

    Oltre a essere un’esagerazione, è più che altro irrilevante che Khomeini fosse l’eroe degli intellettuali progressisti.
    Lo si tenne in esilio in naftalina a Parigi perchè per i noti precedenti storici tenerlo a Londra o negli USA sarebbe stato di cattivo gusto.
    Una delle ragioni ( non c’è mai una sola ragione ) per cui fu rispedito da un paese occidentale al paese suo è perchè si temeva ( anche qui è abbastanza irrilevante se il timore fosse fondato e quanto fosse fondato ) che della crisi politica potessero approfittare i comunisti iraniani che erano evidentemente filosovietici ,quindi Khomeini veniva visto come un contrappeso ed argine al potenziale pericolo comunista, ed in effetti una volta consolidato il potere distrusse il partito impiccandone un discreto numero.

  21. Mauricius Tarvisii scrive:

    @Pino, Peucezio o chiunque sappia

    Oggi su Wikipedia leggo

    Lucio Sergio Catilina (in latino Lucius Sergius Catilina, AFI: [ˈluːkɪ̯.ʊs ˈsɛr.ɡɪ̯.ʊs kaː.tɪ̯.ˈliː.nɐ]

    Mi incuriosisce molto la pronuncia suggerita. Intanto perché vale la pena chiedersi: quella è la pronuncia di chi (una sorta di neorestituta standard? Quella che avrebbe usato Catilina stesso?)? Usata dove (l’areale del latino è sempre stato piuttosto vasto)? E quando (nelle decine di secoli di utilizzo del latino)? E in che circostanze (visto che già alla sua epoca sappiamo che il latino volgare inizia ad essere diverso da quello letterario, con dittonghi che iniziano a chiudersi ecc.)?

    • habsburgicus scrive:

      se posso dire la mia, da non-linguista, molti si basano sul greco, assumendo che la pronuncia greca sia perfettamente nota (insomma….)
      Leukios quindi darebbe il tono per la “corretta” pronuncia di Lucius

  22. habsburgicus scrive:

    su Iran, ambasciate e ostaggi

    forse non tutti rammentano che, circa 22 mesi prima della famosa presa di ostaggi americani a Teheran (4 novembre 1979), ovvero il 27 febbraio 1978 (nel mese di Esfand dell’anno 2536 secondo l’Era imperiale ancora in vigore) un gruppo di “studenti” e “marxisti islamici” (sic) assaltarono l’Ambasciata iraniana imperiale a Pankow (Berlino Est) e presero per alcune ore prigionieri 4 diplomatici iraniani…poi tutto si risolse..ma non a tarallucci e vino
    infatti il 3 marzo 1978 il governo imperiale iraniano (ancora retto da Jamshid Amuzegar) ruppe le relazioni diplomatiche con la cosiddetta “DDR” accusandola di avere aiutato sottobanco i terroristi islamo-marxisti [probabilmente a ragione..non si muoveva foglia senza la STASI, figuriamoci se non sapevano tutto in anticipo :D]
    lo Scià si dedicò in quei mesi ad una campagna antisovietica..in quei giorni fu arrestato un generale di 85 anni, il gen. ‘Ali Akbar Darakhshani, accusato di essere “spia di Mosca” (non sopravvisse alla SAVAK, morì infatti in prigione “per un attacco di cuore” dopo “avere confessato i suoi crimini” e ciò non fece bene allo Scià);
    il 31 marzo 1978 (già nell’anno nuovo 2537) il Partito unico “Rastakhiz” (Rinascita) denunciò l’iniqua alleanza fra i “reazionari” (il clero retrogrado) e i “rossi”, esortando il pèopol a stringersi sotto la bandiera dei Pahlevi, difensori dell’indipendenza dell’Irtan, invisiato dagli stranieri che mestavano nel torbido
    il 6 aprile 1978 il governo imperiale annunciò che era stata smascherata una rete di spie moscovite
    il 9 aprile 1978 si trenne a Tabriz una manifestazione regime, in cui fu denunciata l’URSS e le sue mire sull’Iran
    su tutto ciò, e molto altro, si veda Iranian Studies, XIII (1980 1-4), A Chronological Survey of the Iranian Revolution, pp. 327-368, di Nicholas M. Nikazmerad che ci offre una cronologia dettagliata dal 9 gennaio 1978 (primi seri scontri a Qom) al 25 gennaio 1980 (elezione a 1° Presidente di Abolhassan Bani Sadr, illis diebus “cocco” di Khomeini..che poi, ma questo lo sappiamo noi, Khomeini purgherà, nel giugno 1981 ache se Bani Sadr riuscirà a beffarlo e scappare in Francia)
    nessuno seriamente pensava a Khomeini
    ma fu lui a ridere 😀

  23. mondo parallelo scrive:

    https://lesakerfrancophone.fr/les-pourparlers-americano-iraniens-demarrent-bien

    Oh! Partiti bene i colloqui usa iran.
    Trump si era spinto troppo avanti con le minacce di guerra e ora cerca una via d’uscita.
    In pratica prende tempo.
    Salvo sorprese non preventivate.
    I falchi che vorrebbero far fallire le trattative: Israele e Rubio.
    Ma in genere nella regione si auspica che non si arrivi a un confronto militare.
    Non conviene a nessuno.

  24. Moi scrive:

    https://www.youtube.com/watch?v=_2X_gVbgtEM

    Alessandro Di Battista & Rula Jebreal

    Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein Files ?

  25. Moi scrive:

    https://www.snopes.com/news/2026/02/06/jk-rowling-epstein-files/

    Is JK Rowling in the Epstein files? What we know

    Social media sleuths are attempting to create a connection between the author and Epstein that’s unsupported by evidence.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *