Florentia, Fiorenza, Firenze, Florence

Nel 1871, lo scrittore, poeta, visionario John Ruskin fondò la Guild of Saint George, per ricordare all'Inghilterra che un Impero per quanto ricco, non poteva essere felice se il suolo e le acque erano avvelenate e milioni vivevano in miseria. 

"Puntò su tre aspetti principali della vita inglese che avevano bisogno di sostegno e miglioramento: l'educazione artistica; l'artigianato; e l'economia rurale. Sperava di promuovere la comprensione e l'apprezzamento della buona arte, incoraggiare l'artigianato al posto della produzione di massa, e ravvivare ciò che oggi chiameremmo agricoltura e orticoltura sostenibili".

La Gilda esiste ancora oggi, e tra i suoi Compagni annovera la meravigliosa Julia Bolton Holloway, custode dell'Isola dei Morti.

Stamattina leggo che la Guild ha pubblicato sul suo sito un mio articolo. Che se avete voglia di leggere un testo in inglese, è un buon manifesto di quello che vogliamo essere.

Miguel Martinez lives in the Oltrarno district of Florence, famous for its (dying) arts and crafts. He and others have been working for ten years on a series of community projects, which he considers very Ruskinian in spirit, putting together radical local democracy, tradition and care for place. He describes it as being something very “political” in the sense of the community, the “polis”, but completely outside party politics. Behind the Carmine church, where Masaccio and Lippi worked, he and others run a community garden. Now they’re working on a project to turn the abandoned church of San Carlo dei Barnabiti into a community centre too, focusing on local history (which he points out is not the same as the bigger history of Florence), arts and crafts. After he got in touch with the Guild, we invited Miguel to write about these projects for us; he would be delighted to hear from any Companions eager to know more (more…).

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18 risposte a Florentia, Fiorenza, Firenze, Florence

  1. Puffo giardiniere scrive:

    https://www.nature.com/articles/s41598-025-22032-z?error=cookies_not_supported&code=0de9d63c-8645-4a91-ac0b-ef3ef53de717
    La Wolffia globosa. Più semplicemente la lenticchia d’acqua.
    C’è anche un bel video che magari un po’ ne esagera le qualità, ma nemmeno tanto, direi
    https://youtu.be/eXuC-Adagjw?si=L8xKzauu2aEeS187

    Nella stessa serie si può trovare il mitico “Buon Enrico” lo spinacio anarchico.

    • Puffo giardiniere scrive:

      Per come la propone Nature la lenticchia d’acqua si potrebbe trasformare in polvere altamente proteica e non solo, da aggiungere a pasta o patate migliorandone significativamente il profilo nutrizionale.

      • Puffo giardiniere scrive:

        https://youtu.be/VKcoqdY9xZ8?si=cUZY030Prj1LMMKL

        L’Apios americana.
        Anche diffusa un tempo lungo il Po.
        Avevo iniziato a coltivarla in vaso.
        Ma poi ho saputo che coltivarla era addirittura illegale. Inoltre se la si trapianta nel terreno diventa un mostro di invasività e rischia di andare a infestare il giardino del vicino.
        Comunque, in una logica di colture indigene, è grandiosa.
        Tornerà forse in auge tra alcune generazioni.
        Stessa cosa il Topinambur. Un vulcano di tuberi che però si conservano soltanto se mantenuti nel campo nel periodo che va dall’autunno alla primavera successiva.
        Molto invasivo e non “legalizzato” in certe regioni. Anarchico.
        Ma non anarco-capitalista, per la precisione.
        Anarchico buono. Kropotkin.

        • firmato winston scrive:

          Interessante, pensi che fosse illegale coltivarla in quanto specie alloctona invasiva?

          In effetti disseminare tutto dappertutto, poiche’ distrugge l’equilibrio delle isole ecologiche che esistono in virtu’ dell’isolamento geografico, e’ uno dei principali fattori della *sesta grande estinzione che e’ in atto*. La questione della CO2 serve a sviare l’attenzione su un tema che permette e promette grandi affari e grande estensione del potere, gia’ in corso, per controllarne l’emissione…

          D’altra parte vedo che ormai questa pianta si e’ gia’ diffusa in gran parte del nostro centro-nord… (io pero’ non la saprei riconoscere, anche se vedo che assomiglia molto al glicine, con quale del resto e’ imparentata – anche il glicine di suo e’ invasivo).

          “Ma poi ho saputo che coltivarla era addirittura illegale. Inoltre se la si trapianta nel terreno diventa un mostro di invasività e rischia di andare a infestare il giardino del vicino.”

          “Comunque, in una logica di colture indigene, è grandiosa.”

          Il vantaggio delle piante spontanee a bassa produttivita’ specifica ma diffuse era che rendevano inutile anzi impedivano la crescita di tutta quella struttura organizzativa complessissima poliziesco-gerarchico-burocratica che ora, quella si’ divenuta completamente invasiva, fuori controllo e di totale successo nella sua opera di “sostituzione etnica”, soffoca noi stessi vittime, paladini e poliziotti dell’ordine nuovo costituito.

          Mi spiego meglio: un concetto interessante e controintuitivo che si trova in Daniel Quinn e’ che la caratteristica fondamentale della nostra civilta’ e’ nell’aver messo *il cibo sotto chiave*: significa che l’accesso al cibo da un certo punto in poi della nostra storia non e’ piu’ stato libero e indipendente, ma e’ stato vincolato ad una distribuzione controllata e gerarchizzata: “o fai quello che diciamo noi e ti comporti come noi, o ti priviamo del cibo e muori di fame”.
          E’ quello che e’ successo con l’inizio dell’agricoltura e la conseguente creazione, attraverso il controllo della “giusta” distribuzione del surplus agricolo, della societa’ stratificata e militarizzata, con capi, capetti, il clero di intellettuali-giuristi-burocrati, e i poliziotti.
          La fuga di tanti contadini europei verso gli altri continenti nella speranza di riacquistare la sovranita’ del proprio cibo ne e’ un esempio: peccato che abbia, per forza, prodotto l’effetto contrario, cioe’ di far dilagare ulteriormente il modello da cui fuggivano, attraverso loro e la loro stessa attivita’.

          Non ce ne rendiamo conto perche’ ci nasciamo e ci viviamo dentro, ma la nostra societa’ attuale e’ fortemente militarizzata, non ce ne accorgiamo perche’ lo e’ talmente tanto e fin dalla piu’ tenerissima eta’ che ogni resistenza del “diverso” sarebbe immediatamente soppressa, nel modo asettico e oggettivo dell’algoritmo moralistico-legistico-burocratico, e nel ludibrio generale contro il trasgressore come peraltro e’ tipico che succeda nelle caserme, per chi ne ha avuto esperienza pratica. Chi si discosta dalla norma va eliminato.
          Altro che valorizzazione della diversita’!
          Li vediamo i giornali scandalistici, cioe’ ormai tutti: quale altro sentimento popolare mettono in scena ossessivamente se non la gogna?
          Tutte balle, la valorizzazione che c’e’ e’ solo verso il diverso che ci si illude stia smaniando per assimilarsi, mentre e’ solo un profugo di un ordine sociale che e’ stato distrutto dal dilagare del nostro, che peraltro e’ solo un aggiornamento piu’ efficiente del suo (e’ un classico del resto che le funzioni di polizia vengano assegnate ai ranghi piu’ bassi e marginali della societa’, in promessa di una piena integrazione futura in cambio della fedelta’ nel lavoro sporco compiuto, che in fondo alla coscienza si sa essere in non rari casi discutibile se non spregevole, e tipico della folla che fra Cristo e Barabba sceglie Barabba).

          Alla caserma e alla prescrizione/proscrizione religiosa di un tempo si e’ sostituita la scuola, la cosiddetta “scienza sociale”, la riscrittura della storia, e l’apparato mediatico.

          Presone atto, non dico che bisognerebbe tornare indietro (in ogni caso non si potrebbe), ma che forse sarebbe il caso di valutare se sia il caso di accelerare sempre di piu’ nella stessa direzione.

          +1?

  2. Commento al post precedente.

    Giovannino Guareschi di certo conservatorismo è stato uno dei più sbandierati campioni. Non sempre ha fatto la bella vita: guerra, due anni di prigionia, la sincera ingratitudine di una classe politica che doveva anche (qualcuno dice soprattutto) a lui la vittoria alle elezioni del 1948, e poi anche un anno e più di carcere per aver ingoiato una polpetta avvelenata e essersi ritrovato con una condanna per diffamazione.
    Unica macchia la disinvoltura con cui interpretava il sesto comandamento visto che ebbe un figlio fuori dal matrimonio, proprio come le campionesse di conservatorismo che oggi vengono a fare le integraliste cattoliche davanti a noi persone serie. Un figlio che si guardò bene dal riconoscere e che a un certo punto ritenne più costruttivo mettere un po’ di distanza tra sé e le proprie origini emigrando in Australia.
    Nel “Diario clandestino” scritto nel campo di prigionia di Sandbostel sono raccolti anche brani come questo, che è un buon ritratto proprio di certi conservatori e dei plausibili risultati della loro pedagogia.

    Il padre

    C’era una volta il padre: un signore titolare di una notevole dignità, di due importanti baffi, e di mia importantissima esperienza.
    Il quale asseriva, scandalizzato, che i giovani dei suoi tempi non fumavano, non bevevano liquori, non ballavano, non uscivano la sera, non giocavano, non chiedevano danaro, non chiedevano vestiti nuovi, non consumavano le scarpe sul tacco e in punta, non mangiavano le porcherie dei pasticceri, non scorrazzavano in automobile, non incretinivano nei cinema, non accendevano fiammiferi sfregandoli sul muro, non leggevano le sciocchezze dei giornali, non lasciavano l’acqua usata nel bagno, non assassinavano tutti i calzoni nel posteriore, non andavano senza cappello, non si appiccicavano al termosifone, non tenevano la luce accesa fino alle due di notte, non si perdevano in frivolezze come lo sciare, il pedalare, il giocare a tennis e l’ascoltare i vari Semprini, non sperperavano capitali in posta, non portavano fango in casa coi piedi, non chiedevano mai cosa ci fosse da mangiare, eccetera.
    Un signore autorevolissimo il quale si affaccendava a insegnare che l’uomo serio non si deve mai occupare di politica, deve soltanto seguire la massa, e rispettare i superiori e gli istituti dello Stato, e ubbidire agli ordini senza mai discuterli, evitando così, accuratamente, ogni responsabilità e ogni grana.
    E i figli fecero tesoro degli insegnamenti paterni e, in tal modo, ritrovarono —- in sicuri recinti — la saggezza dei giovani dei tempi di papà. E non fumano più, non ballano, non escono la sera, non incretiniscono nei cinema, non mangiano le porcherie dei pasticceri, eccetera eccetera.
    Papà; ma se ritorno…!

    (Da “Bertoldo parlato” – Lager di Sandbostel – 1944)

  3. MOI scrive:

    AI OVERVIEW

    In Italia, la polizia non può aprire il fuoco contro i delinquenti abituali (o qualsiasi sospettato) semplicemente in virtù del loro curriculum criminale o per fermarli durante la fuga, a meno che non sussistano condizioni estreme e immediate di pericolo.

    L’uso delle armi è regolato in modo rigoroso dalla legge italiana e dai principi costituzionali, basandosi sui seguenti pilastri:

    Articolo 53 del Codice Penale

    (Uso legittimo delle armi): Un agente può fare uso delle armi, o di altri mezzi di coazione fisica, solo quando è “costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’autorità”.

    Proporzionalità e Necessità (Extrema Ratio):

    L’uso dell’arma è consentito solo come ultima risorsa, quando non sia possibile utilizzare mezzi meno invasivi (come il taser, lo sfollagente o la forza fisica) e deve essere proporzionato al pericolo.

    Imminente pericolo di vita:

    Si può sparare per difendere la propria o altrui incolumità da un’aggressione armata imminente.

    Impedire reati gravi:

    L’uso è giustificato per impedire la consumazione di reati gravissimi, tra cui strage, naufragio, sommersione, disastro aviatorio o ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata o sequestro di persona.
    Perché non si può sparare a un “delinquente abituale”?

    Presunzione di innocenza:

    Anche un soggetto con precedenti penali ha diritto alla vita e a un processo. Non si può giustiziare sommariamente qualcuno basandosi solo sul passato.

    La “resistenza” deve essere attuale: Se un delinquente abituale scappa senza minacciare o aggredire attivamente con armi, sparargli costituirebbe un abuso, in quanto non c’è una “violenza o resistenza” in atto che minacci direttamente la vita.

    Rischio per terzi: Sparare in luogo pubblico (anche alle gambe) comporta il rischio di colpire passanti innocenti.

    In sintesi, il sistema italiano predilige la cattura e il processo, limitando l’uso delle armi ai casi in cui l’agente è costretto a difendersi o a proteggere la vita di altri da un pericolo immediato e grave.

  4. mondo parallelo scrive:

    https://www.indiscreto.org/otto-miti-da-sfatare-sulle-ia/

    Otto miti da sfatare sulla IA.
    Intanto c’è l’IA6
    E chi lo sapeva?
    Poi a seconda di come la si interroga esibisce delle capacità inaspettate.
    Superiori a quelle dell’uomo medio.
    Che dire?
    Furby, tu che dici?
    -@#$”234drbim6——÷?
    Ah, però…

  5. Mauricius Tarvisii scrive:

    Leggo l’ultimo misfatto della Cancel Culture woke… ah, no!

    https://demografica.adnkronos.com/mondo/platone-non-binario-simposio-universita-texas-usa/

  6. Andrea Di Vita scrive:

    @ tutti

    La Danese LEGO ha messo in vendita in Polonia una nuova confezione di mattoncini, che riproduce gli edifici delle società andate in bancarotta di Trump.

    Adesso mi aspetto Calenda che organizza gli acquisti di massa – magari da Tiger.

    Censureranno l’Amleto, che diceva che “c’è del marcio in Danimarca”?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

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