Qualche mese fa, un nostro amico, Marco Toti, ci ha inviato questo suo testo su un argomento assolutamente fondamentale: il carcere, che assieme alle fogne, è l’elemento indispensabile per rendere linde le nostre case.
Avevo promesso di pubblicarlo diverso tempo fa, mi sono semplicemente dimenticato e chiedo scusa: mi impegno quest’anno a essere più puntuale!
Miguel Martinez
Marco Toti, nato a Roma nel 1976, si occupa di mistica comparata e di storia intellettuale del '900, sulle quali ha pubblicato tre monografie e decine di articoli scientifici. Dottore di ricerca in storia delle religioni, attualmente insegna materie letterarie nelle scuole secondarie.
http://independent.academia.edu/MarcoToti
“Beati noi che siamo stati salvati”. Carcere e ideologia neocapitalistica: note a margine di un’esperienza didattica ed umana
“’Giustizia’, c’è scritto sul portone,
Ma chi ci crede è proprio un minchione”
Agli amici detenuti
“Noi a volte pensiamo ciò che loro a volte fanno”: questa frase mi è come rimbombata in testa al mio ingresso in carcere come docente di lettere, nel settembre 2023. Al tempo, come quasi tutti “fuori”, ancora dividevo moralisticamente gli uomini in “buoni” e “cattivi”; questi ultimi stavano giustamente “dentro”. Il problema non era tanto come ci stessero, ma si riduceva alla certezza che molti che stavano “fuori” dovessero essere ristretti. La mia esperienza in carcere mi ha aiutato a rivedere ciò che pensavo, immaginosamente, degli “altri” per eccellenza: i detenuti.
Che cosa fa sì che noi ci limitiamo a pensare ciò che i detenuti fanno? L’ambiente, l’educazione ricevuta, certe tendenze soggettive che da potenziali diventano attuali, ma anche la “fatalità”, e quel “margine” che sempre sfugge all’indagine scientifica. Lascia sgomenti il solo pensiero che, a volte, ad un attimo di sconsideratezza succeda una esistenza di pene gravose (“one moment of madness, one lifetime of sadness”), messe in moto proprio da quel semplice, singolo atto (che però raramente è “casuale”).
Scelsi Rebibbia come possibilità con cui conciliare l’insegnamento e, in qualche modo, una sorta di modesta “ricerca sul campo”, essendo da sempre interessato alle cosiddette “marginalità”, spesso più significative delle esperienze di vita ordinarie in quanto più “radicali”: l’”eccentricità”, a volte, implica una maggiore “profondità”. In questo caso, si è trattato di una marginalità paradossalmente prossima, immersa nel tessuto urbano e tuttavia del tutto misconosciuta, oltre che conoscibile solo tramite una “full immersion” (la mia, in realtà, pur essendo durata nove mesi, non ha ovviamente comportato l’ingresso nelle “sezioni”). Ho scoperto ciò che al tempo stesso è banale e “nascosto” agli occhi dell’”uomo della strada”: oltre quelle alte, minacciose mura, ci sono persone come noi; e là c’è, veramente, un altro mondo, caratterizzato da sue regole non scritte — su tutte, il “rispetto”, vocabolo tanto spesso pronunciato quanto vago e riconducibile ad un “campo semantico” che si apprende solo vivendo nella strada e, poi, in carcere) e da una propria coerente, spietata logica interna, talora smussata da una certa solidarietà generale e da lampi di inaspettata umanità.
Si potrebbe dire che, in carcere, usi tramandati “oralmente” abbiano preminenza rispetto al “regolamento” scritto (ma spesso “sfuggente”). Per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che in carcere c’è poca scuola: anche se il carcere è una scuola – e certamente “autentica”! -, sebbene non delle più “accoglienti”. Il più delle volte, la lezione si riduce ad un ascolto impotente dei problemi dei detenuti, che non sono né pochi né poco rilevanti (a volte, ritengo, strutturali per volontà istituzionale). Il docente, allora, si trasforma in psicologo, assistente sociale, sociologo, finanche improvvisato etnologo (il detenuto è certamente un “altro”, che può essere studiato senza che ciò implichi la sua reificazione); talora, dopo qualche mese di lezione, diviene addirittura amico cui confidare problemi e patemi.
Anzitutto, il carcere mi è parso da subito un luogo innaturale, sottilmente angoscioso, surreale1 (ma non irreale); di più, il prodotto di un occhio inflessibile, che tutto controlla e sorveglia: in ultima analisi, una sorta di proiezione moralistico-manichea della Weltanschauung neocapitalistica (“capitalismo di sorveglianza”). Il penitenziario come sistema è un incubo neoborghese, razionalista, che riproduce in vitro la dialettica servo-padrone; si potrebbe affermare persino che il carcere sveli compiutamente e pienamente i meccanismi vigenti nella società contemporanea, rendendoli evidenti (sebbene nascosti alla maggioranza dei cittadini). Il carcere è si un grande business, ma, ancor di più, costituisce – oltre che un “gioco” e, ancor più, un esperimento di ingegneria sociale — una istituzione simbolica di potere2, ove il “padrone” non è banalmente il carceriere – “prigioniero che imprigiona prigionieri”3, come le gabbie più grandi ne contengono altre, più piccole -, ma la burocrazia senza volto né nome (magari alleggerita da alcuni slogan, parole d’ordine e pratiche di ambito psicologico): che avrebbe certamente mandato all’inferno, razionalmente e legalmente, il buon ladrone.
Il carcere, che mette a nudo il prigioniero (talora anche fisicamente!) alienandolo in un io che non esiste4 e spesso abbandonandolo a se stesso, esposto ad ogni possibile arbitrio da parte dell’istituzione, costituisce quindi la proiezione pubblica – al tempo stesso patente ma invisibile, quasi impensabile, dall’esterno — dell’universo ideologico borghese (privato, o legalizzato); esso ne esplicita in particolare la dimensione “arcaica”, primitiva e “sospesa”, come “ibernata”5 nel tempo (e nello spazio): vi è quindi un rapporto di somiglianza tra carcere e mondo esterno6, che restano tuttavia, per quanto possibile, universi non comunicanti per necessità “istituzionale”7 (il sistema “a compartimenti stagni” costituisce un carattere classico della burocrazia). D’altra parte, in entrambi i casi l’atomizzazione costituisce la condizione necessaria per la reificazione: solo se si è soli, privi di relazioni “strutturate”, si può essere ridotti a un numero ed utilizzati come cose. Una tale spoliazione forzata dell’io, sempre apocalittica nel suo senso etimologico, potrebbe anche essere salvifica; tuttavia, per lo più, risulta distruttiva (proprio perché artificialmente coatta su persone non pronte per un tale regime di vita): partecipando al suo processo di “cosificazione”, il detenuto nega se stesso come persona per sopravvivere come cosa, numero, mero ingranaggio di un meccanismo impersonale8; d’altronde, tutte le imitazioni di istituzioni animate da un fine sovrannaturale risultano coazioni meccaniche.
Qui correrebbe l’obbligo, se questo fosse un lavoro “scientifico” ed “originale”, di sviluppare comparazioni tra la vita monastica e quella dei detenuti9: un ristretto, dopo che durante una lezione avevo parlato dei tre voti monastici (povertà, obbedienza, castità), mi fece notare che essi sono rinvenibili, pure per costrizione, anche nella vita dei detenuti. Il carcere come cenobio forzato, terribile luogo di una salvezza (non richiesta!) già in questo mondo (nel 1873, il convento di Santa Maria Regina Coeli alla Lungara fu confiscato alle monache carmelitane per essere trasformato in prigione)10? O come limbo, “notte oscura”, ovvero persino immagine del purgatorio? Difficile a dirsi, anche se, in relazione all’istituzione carceraria, suggestioni e motivi tratti dal cattolicesimo non mancano. Ad ogni modo, si può pensare al passaggio dall’egemonia cattolica (disciplina dell’ascesi monastica) a quella protestante (disciplina del lavoro) con riferimento alla nascita del carcere moderno; d’altro canto, non c’è dubbio che “il crimine e l’ascesi conducono alla cella”.
Noi siamo abituati all’istituzione carceraria come necessità morale e giuridica, e quindi tendiamo a non metterla in dubbio, evitando di storicizzarla11; tuttavia, essa è storicamente determinata – il carcere “moderno”, non più unicamente istituto di “custodia preventiva” ma luogo di espiazione di una pena, nasce verso il XVII secolo, e si sviluppa con la progressiva abolizione delle pene corporali e, poi, della pena di morte –, e quindi in teoria reversibile: anche se questa reversione sarebbe oggi molto problematica, in primo luogo perché difficilmente pensabile. In realtà, l’istituzione carceraria moderna si fonda su una ideologia che considera uomo e lavoro in modo astratto ed utilitaristico, in linea con i canoni dell’illuminismo e poi della rivoluzione industriale, identificando la pena con la privazione della libertà per un tempo determinato, proporzionale al reato commesso (ed evolvendo dal lavoro “riabilitativo” al puro e semplice controllo terroristico delle attività del detenuto)12. Il principio della retribuzione si realizza “nello stadio del processo economico in cui la ‘forma di equivalente’ e il ‘principio dello scambio’ diventano dominanti, cioè nella società capitalistica”, ove “la pena del carcere – come privazione di un quantum di libertà — diviene la pena per eccellenza”, e “l’idea di retribuzione per equivalente trova così nella pena carceraria la sua massima realizzazione, proprio in quanto la libertà impedita (temporalmente) è in grado di rappresentare la forma più semplice ed assoluta di ‘valore di scambio’ (leggi: valore del lavoro salariato)”13; e ciò non fa altro che confermare il legame strettissimo tra sistema carcerario e “capitalismo di sorveglianza”: per abbattere il primo, si dovrebbe eliminare il secondo (vaste programme!). Senonché, il carcere, e con esso tutte le principali strutture “disciplinari”, è stato interiorizzato come luogo della giusta (ma invisibile!) pena del reo, che in teoria tende al suo recupero facendolo consapevole del crimine commesso, cui viene opposto l’”autocontrollo” borghese (si pensi alle buone maniere, che N. Elias ha inteso come espressione della “civilizzazione”14). Nella fase della sua nascita, il carcere moderno ha ricoperto la funzione di “una sorta di struttura di mediazione tra un’economia capitalistica emergente e il disciplinamento della vita metropolitana quotidiana”15; esso ha quindi adattato modelli già presenti nella società del tempo, tra cui quello della “disciplina” a fini produttivi16 (valore-lavoro calcolato secondo il tempo), per cui, in specie nella società capitalistica del 1700, ad una libertà/eguaglianza formali si giustappone una disciplina (ed una sorveglianza) reale17: “nella pena carceraria […] ritroviamo, quindi, riflessa la contraddizione centrale dell’universo borghese: la forma giuridica generale che garantisce un sistema di diritti egualitari viene neutralizzata da uno spesso reticolato di poteri non egualitari”18. Verrebbe anche da pensare che l’umanitarismo borghese sia una dottrina dei “buoni sentimenti” essenzialmente funzionale al disciplinamento dei detenuti (ma non solo), a fini evidentemente utilitaristici (produttivi o “istituzionalizzanti”).
D’altra parte, sarebbe fin troppo facile dimostrare che il principio del “recupero” del prigioniero, cui tenderebbe la pena, è una menzogna bella e buona, con cui il sistema (e il cittadino “onesto”) copre la propria cattiva coscienza, facendo volteggiare nell’aria parole d’ordine tanto retoriche quanto emotivamente efficaci. Non si dimentichi che, spesso, ciò che nelle società moderne è affermato ai quattro venti è negato all’atto dell’applicazione del principio.
Gli stessi meccanismi “teorici” inerenti al sistema carcerario — ad esempio colpa-pena/castigo-espiazione, riparazione, “pentimento” etc. — sono fortemente debitori del cattolicesimo. Dal lessico morale cattolico il diritto ha tratto molte categorie a tutt’oggi utilizzate, anche se la indistinzione tra custodia e reclusione è occorsa funzionalmente all’espansione del capitalismo e del razionalismo scientifico19. Questo è un punto cruciale: il carcere moderno come luogo di “restrizione” in cui si sconta una pena, dunque, sarebbe il prodotto “sovrastrutturale” di una precisa ideologia, quella borghese-capitalistica20, non scevra da intersezioni con la morale cattolica post-tridentina. Questa ideologia proietta nella realtà le sue sovrastrutture-maschere, tra le quali la prigione come luogo di punizione: una istituzione artificiosamente “totale”21 e, allo stesso tempo, un significativo “survival”/caricatura delle società dispotiche, che mostra “quanto di autoritario c’è ancora nella struttura del mondo esterno”22.
In prigione, la vita diviene una iperbole di squilibri: in essa ogni evento (interno o esterno), ogni fatto, anche minimo, ogni attesa acquistano un significato ed una frequenza esponenzialmente potenziati, spesso in maniera insopportabile (da cui il largo uso degli psicofarmaci, e la triste ricorrenza dei suicidi, tentati o riusciti). Fa molta tristezza, in un tale ambiente, toccare con mano quante vite sono state gettate alle ortiche: rendersene conto, in prima persona, deve essere terribile (pur potendo costituire l’incipit di una “redenzione”). Come i cimiteri non sono stati fatti tanto per i morti, come le aule di giustizia non sono state realizzate tanto per chi è giudicato, così il carcere, mi pare, non è stato ideato tanto per i delinquenti (“qui non ci sono tanti delinquenti, ma molti fessi che si sono fatti beccare”), quanto per noi, per farci stare beatamente tranquilli, titillando la nostra “falsa coscienza”. Vi è sempre da considerare che tutti gli atti degli uomini sono, almeno in parte, interessati: anche nella più sublime manifestazione di generosità, c’è almeno una punta di “ego”.
In generale, i detenuti — io ho avuto collaboratori di giustizia e condannati in via definitiva per reati “comuni”, il più delle volte connessi alla droga — sono molto rispettosi e umani. Non mi vergogno certo a dire che mi sono affezionato, essendone ricambiato, ad alcuni di loro. Ovviamente, spesso i ristretti sono interessati a migliorare la loro condizione: ma chi di noi non lo è? Molti si danno da fare, ma il lavoro è scarso, essendo Rebibbia sovraffollata. Il resto della giornata lo passano per lo più guardando la tv, giocando a carte, seguendo corsi di varia natura o, in qualche caso emblematico, a rievocare un passato talora mitizzato. Alcuni restano in branda, anche se ciò di solito non è ben visto. Altri scrivono, talvolta con una lucidità spietata, sulla propria condizione e sulle proprie colpe.
Sofferenza – amplificata esponenzialmente a causa dell’impotenza rispetto sia a ciò che sta “dentro” che, a volte anche di più, a ciò che sta “fuori” – e noia sono i problemi maggiori del carcerato (la prigione rimane un luogo violento, ma non più di quanto ci si potrebbe aspettare: qui si dilatano, in ragione del contesto e delle circostanze, fatti e problemi che esistono anche fuori. Colpisce inoltre come, in un luogo dove non è di certo ordinario l’apprezzamento per i magistrati, viga una legge ferrea ai danni di “infami”, molestatori, stupratori e pedofili). Una certa quota di sofferenza sarebbe evitabile se le condizioni di vita dei prigionieri fossero migliori: dal punto di vista degli spazi, della “privacy” e delle cure mediche, almeno a Rebibbia, esse sono molto problematiche. Non sono pochi i suicidi e le morti che si potrebbero scongiurare, se le cure – insieme all’ambiente generale — fossero adeguate.
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Un uomo, accusato forse ingiustamente per uno scippo, entrò in carcere come scippatore ed uscì rapinatore, per aver frequentato in cella un ladro provetto. Il carcere, per come è pensato e realizzato, produce, paradossalmente ma sistematicamente, criminalità23, follia, angoscia. Abbiamo abolito la pena di morte e le pene corporali, ma non la tortura e le pene psicologicamente ed arbitrariamente inflitti (e l’effetto boomerang!).
Della galera si parla tanto, ma si tratta in buona parte di chiacchiere a vuoto; le persone comuni, poi, quasi sempre non sanno nulla dell'”istituzione”, e parlano spesso senza cognizione di causa né umana pietà. Quasi sempre non si fa nulla in merito: i carcerati spesso non votano, e tutelarli non è mai stato à la page. Eppure, dovrebbe essere interesse dello Stato agire, per evitare le famose “recidive”, che risultano in percentuali altissime. D’altra parte, chi assume, fuori, un detenuto che ha scontato la sua pena? Senza lavoro, disorientati, senza soldi né appoggi familiari o amicali, si ricade per lo più inevitabilmente nella “coazione a ripetere” il reato, che a un certo punto diviene quasi una “seconda natura”, fatta di desiderio di trasgressione, bisogno di sfogo e rivolta, brama di denaro e mera necessità24: altrimenti, la riacquistata libertà si farà latrice di un’angoscia spesso letale.
La droga è il primo problema: distrugge vite e induce molti, per procurarsela, a delinquere. Per non parlare dei soldi che si guadagnano trafficandola: un mio studente, l’ultima ruota del carro di un’associazione dedita allo spaccio, mi ha detto che, “lavorando” solo la domenica, guadagnava 1200 euro! Se si riuscisse, per assurdo, a eliminare la droga (ma soprattutto l’alienazione, che è una evasione da se stessi e che spinge a drogarsi), moltissimi reati scomparirebbero nel nulla da cui provengono.
Diverse sono le motivazioni di chi è un “delinquente abituale”. Una volta, un rapinatore non pentito mi ha confessato che il crimine per lui è come una droga (mentre per altri, come si è visto, è la droga a costituire il “movente” del crimine, ed è sempre la droga a “trasformare” l’individuo in un delinquente): nelle 24-48 ore in cui egli “fiuta” che la polizia gli è alle calcagna, non riesce a fermarsi, firmando la sua stessa condanna (torna il peccato più grave, quello di tracotanza). Evidentemente era affascinato dalla sfida con l’autorità, anche (soprattutto?) quando si tratta di una partita persa. “Perché?”, gli ho domandato? “Perché siamo matti”, mi ha risposto.
Una volta un altro detenuto mi ha detto: rinchiudere una persona in una gabbia è un delitto contro la dignità umana (spesso anche i cortili deputati all’”aria” non sono altro che grandi gabbie di cemento). Il carcere in sé costituisce allora una violazione dei cdd. “diritti umani”. In effetti, non è facile dar torto al detenuto in questione (al “Nuovo Complesso” di Rebibbia stanno in sei in una cella di 18 mq, con nello stesso ambiente, adiacenti, WC e cucina!). D’altra parte, secondo alcuni “carcere” viene dall’aramaico “carcar” (“tumulare”): dalla etimologia scopriamo quindi molto più che dalle declamazioni retoriche ed ipocrite, in bella vista proprio perché contraddette dalla realtà. I detenuti, in ultima analisi, sono veramente dei “sepolti vivi”, che espiano una punizione senza che nessuno, tra i “liberi”, li veda25. L’autorità diviene così una rappresentazione fantasmatica, cui sia i ristretti “istituzionalizzati” che i “buoni cittadini” offrono la dovuta riverenza (mentre i pochi non rincitrulliti dalla propaganda istituzionale non hanno la forza di organizzarsi politicamente); essa produce altre rappresentazioni, principi che generano labirinti di norme inaccessibili se non a una ristretta cerchia di tecnici (burocrati di Stato, magistrati, avvocati specialisti in questo campo e con afflati umanitari): norme che spesso non sono né conosciute né osservate, ma solo declamate nelle occasioni “ufficiali” (con meccanismi di manipolazione di massa che ricordano gli slogan pubblicitari).
Il carcere, come il mondo “di fuori”, non è più quello di una volta. Esso ha risentito, in forma a volte ancora più visibile, dei mutamenti profondi che hanno investito la società degli ultimi decenni. Ad esempio, i vincoli di solidarietà, un tempo ferrei, si sono oggi allentati, anche a causa del numero sempre maggiore di detenuti immigrati, che ha trasformato la popolazione ristretta da un insieme più o meno “omogeneo” ad una entità più complessa, divisa e sfuggente. Nonostante ciò, l’ex sindaco di Roma G. Alemanno, arrestato l’ultimo giorno del 2024, ha affermato che il carcere costituisce “un’intensa esperienza comunitaria” – difficilmente comunicabile a chi non vi è stato — nell’ambito della quale i compagni di cella condividono tutto (cibo, lavoro, emozioni, ricordi): un comunitarismo realizzato nel contesto di una esperienza coatta e di margine (come possono esserlo, da un altro punto di vista, le comuni), “a metà strada tra il campeggio e la caverna”: ed è proprio la natura comunitaria dell’esperienza carceraria – non certo la burocrazia statale — che permetterebbe di concretizzare quella “rieducazione” del detenuto intesa come fine dall’art. 27 della Costituzione (oggi in crisi)26. In tal modo, in un certo senso si riproducono in carcere quei vincoli comunitari che, nel frattempo, sono stati pesantemente depotenziati nel mondo “libero”27.
Ad ogni modo, in carcere ho imparato, tra le altre cose, che “delinquente” e “cattivo” non sono sinonimi, nella vita reale. A volte, i detenuti mi sono sembrati bambini28 (anche per le loro “immaginose” sparate e per il loro codice basato sull’omertà). Inoltre, fare veramente i conti con se stessi implica ed induce un certo grado di onestà: nei colloqui che ho avuto con loro, quasi nessuno si è dichiarato innocente. Ma, in fondo in fondo, chi di noi lo è del tutto?
MARCO TOTI
1 Non solo per le architetture tutte sviluppate in orizzontale, i colori, le procedure da seguire ed altri dettagli in parte noti, ma anche per i discorsi paradossali dei detenuti sulla criminalità (che non sarebbe più quella di una volta!).
2 M. Foucault, autore del classico Sorvegliare e punire (Parigi 1975, per la prima volta tradotto in italiano l’anno successivo), ha distinto tra pena pubblica (destinata al corpo e visibile) e pena privata, invisibile e destinata all’”anima”. La prima, concepita per lo più come punizione “compensatoria”, sarebbe inerente ad un universo ideologico religioso, premoderno; la seconda, intesa come “redenzione” laica, sarebbe nata nell’ambito degli antecedenti storici del carcere moderno, le cdd. case di correzione: l’antecedente “remoto” del carcere moderno sarebbero quindi le bridewells, utilizzate a partire dalla seconda metà del XVI secolo in Inghilterra per i bambini senzatetto e per la punizione delle “donne problematiche”. L’attività di una sorveglianza virtualmente ininterrotta è ben espressa nel “carcere ideale”, il Panopticon di J. Bentham, del 1791, ove i detenuti, che non possono distinguerla in quanto “oscurata”, possono essere continuamente osservati dalla torre di guardia. Con ciò si è passati da una violenza esplicita inflitta ai corpi ad un forse più subdolo soft power “psicologico”. Infine, il detenuto è per l’appunto “ristretto” e “disciplinato” come corpo nello spazio (sulla falsariga dell’esercito) e come anima nel tempo (al modo dei conventi); in particolare, i corpi sono macchine da “efficientare” nelle scuole, nelle fabbriche, negli ospedali, nei monasteri, in famiglia, nelle stesse carceri. In democrazia, il regime “libertario” che ne risulta sarebbe possibile poiché i diritti civili sarebbero concessi nel contesto di una ubiqua educazione all’”autocontrollo” (ossia, per l’appunto, propria di una società “disciplinare”).
3 A. Ricci-G. Salierno, Il carcere in Italia. Inchiesta sui carcerati, i carcerieri e l’ideologia carceraria, Torino 1971, p. 274.
4 “[…] sono un bambino al quale è necessario spiegare tutto”, dice un carcerato di sé, immaginandosi libero (A. Ricci-G. Salierno, op. cit., p. 283).
5 “’Il linguaggio esterno’ si è arricchito di nuovi termini e di espressioni che non comprendiamo. Il nostro si è fossilizzato su vecchie espressioni e involgarito dall’intercalare dei vari ‘cazzo’, ‘in culo’, e via dicendo” (A. Ricci-G. Salierno, op. cit., p. 283). Lo stesso discorso vale per certi gesti, tanto antichi da apparire anacronistici, adoperati dai carcerati più anziani (e di più lungo corso in galera).
6 A. Ricci-G. Salierno, op. cit., pp. 279-280. Questo rapporto è ben visibile nell’ambito della sessualità: in carcere, da necessità il sesso diviene ossessione, quindi mezzo di sfruttamento ed infine “rito”: “l’80 per cento […] o inculano o si fanno inculare” (ibidem, p. 209). Sulla libertà fittizia caratteristica dell’universo ideologico borghese, dentro e fuori dal carcere, v. ibidem, p. 438.
7 “La prigione crolla se crei un collegamento tra il mondo esterno e il mondo interno. Il tesoro vero da salvare nelle carceri è l’isolamento” (parole di un detenuto riportate in A. Ricci-G. Salierno, op. cit., p. 234 [corsivi nostri]). Ciò illustra bene come, compatibilmente con il carattere della società, nel carcere moderno la pena, al di là di arbitrii spesso reali, è più “astratta” rispetto alla “materialità” delle tradizionali pene corporali; ed essa risulta quantificata in un tempo che si vorrebbe proporzionato al reato commesso. Tuttavia, la tortura non costituisce solo una pratica che offende il corpo (ed anzi, le torture più raffinate sono psicologiche).
8 A. Ricci-G. Salierno, op. cit., p. 259. “Dopo questi anni di esilio, io già temo di non ritrovare più me stesso”, afferma un carcerato (A. Ricci-G. Salierno, op. cit, p. 283).
9 Il carcere romano di Regina Coeli era in origine un convento.
10 Ricordiamo che San Giuseppe Cafasso, vissuto a Torino nel XIX secolo, fu soprannominato “il prete della forca”, in quanto accompagnava fino al patibolo i condannati a morte, dopo averli indotti alla riconciliazione con Dio.
11 L’idea della segregazione come espiazione è ripresa dalla vita monastica, ed è usata dapprima come pena canonica per i chierici e per i regolari; d’altra parte, il mantenimento di molte persone in strutture comuni era impensabile, e comunque non praticabile, in epoca preindustriale (ringrazio il dott. R. Turrini Vita per queste informazioni). In ambito cattolico, è con l’istituzione dell’Inquisizione ecclesiastica che fu introdotto il carcere a vita come strumento di espiazione della pena. Sulle origini del carcere moderno, in prospettiva marxista, è indispensabile D. Melossi-M. Paravini, Carcere e fabbrica. Alle origini del sistema penitenziario, Bologna 20184, variamente citato oltre, che significativamente affermano a p. 144 n. 200: “La connessione tra isolamento, concezione penitenziale o spirituale, come si diceva, della pena e follia, è così sintetizzata dal Marx de La sacra famiglia: ‘[…] Per l’uomo, per il quale il mondo sensibile diventa una semplice idea, le semplici idee si trasformano per contro in esseri sensibili. […] Dentro al suo spirito si crea un mondo di fantasmi palpabili, sensibili. È questo il mistero di tutte le visioni religiose; è questa nello stesso tempo la forma universale della follia’”. A parte la forzata analogia tra religione e follia, riteniamo che tale processo psicologico, certamente esacerbato in carcere, sia fondamentalmente proprio del mondo moderno.
12 Ibidem, pp. 114-115.
13 Ibidem, p. 314.
14 N. Elias, Il processo di civilizzazione, tr. it. Bologna 1982-1983.
15 D. Melossi-M. Pavarini, op. cit., p. 12. Il nesso tra penalità e capitalismo è evidente in specie tra i quaccheri (ibidem, p. 35 n. 9); inoltre, “il terreno della criminalità […] è quello privilegiato su cui avviene lo scontro di classe” (ibidem, p. 126).
16 Ibidem, pp. 19 e 21. “La stessa ‘invenzione’ del capitalismo prese forma nell’invenzione della casa di lavoro”, avvenuta fin dalla seconda metà del 1500 in Inghilterra (sulle workhouses quali antecedenti del carcere moderno si può vedere ibidem, pp. 69-75); il principio di costruzione del già menzionato Panopticon, progettato da J. Bentham alla fine del XVIII secolo quale “casa di ispezione”, viene poi esteso “a ciascuna sorta di stabilimento ove persone di condizione assai diversa debbano essere sottoposte a sorveglianza”, ossia carceri, fabbriche, case di lavoro, ospizi per poveri, manifatture, ospedali per folli, lazzaretti, ospedali e scuole” (ibidem, p. 20), cioè istituzioni “disciplinari” e tendenzialmente “totali”. Che la concentrazione forzata di malati, proletari, studenti e marginali (tutte categorie “deboli”) in un luogo preciso sia un’immagine concreta – anche se parziale — della massificazione moderna?
17 Ibidem, pp. 25-26 (Foucault). V. anche ibidem, pp. 124-126.
18 Ibidem, p. 315 (v. anche p. 316).
19 A. Ricci-G. Salierno, op. cit., pp. 18-19.
20 La “struttura” è quindi l’”universo ideologico”, il modo di vita borghese-capitalistico, e non semplicemente le forze e i rapporti produttivi.
21 A. Ricci-G. Salierno, op. cit., p. 181.
22 A. Ricci-G. Salierno, op. cit., pp. 234-235. L’autoritarismo borghese è una degenerazione del legittimo principio di autorità.
23 Questa connessione strutturale tra carcere e criminalità “in uscita” serve a giustificare l’apparato repressivo, la cui funzione tacita è quella di salvaguardare l’”ordine”, ossia l’ideologia dominante (A. Ricci-G. Salierno, op. cit., p. 277). Tale salvaguardia costituisce una delle rappresentazioni più efficaci del sistema: non è tanto importante infatti contenere la criminalità entro limiti fisiologici, quanto rappresentare il potere che l’apparato statale sembra avere su di essa (soprattutto per mezzo dell’apparato massmediatico). La rappresentazione, ovviamente, è finalizzata alla perpetuazione dell’ordine vigente.
24 In questo senso, senza che si annulli il principio della responsabilità personale — senza però dimenticare che per molti il crimine è una professione e il carcere un rischio, come negli scambi di borsa! –, bisognerebbe sempre tener presente il contesto sociale di provenienza del detenuto (e di quello in cui il detenuto si reinserirà, eventualmente, dopo la sua scarcerazione). Sui problemi materiali e psicologici di chi esce v. A. Ricci-G. Salierno, op. cit., pp. 285-306 (“l’angoscia è quando tu non sai dove appoggiarti” [p. 296]). Per chi esce e non ha supporti esterni “rimane o la fuga, o la carriera di delinquente, o il suicidio. […] la fuga può essere intesa appunto come suicidio” (p. 301). Significativo quanto afferma un ex detenuto: “Ora sono un delinquente!” (all’uscita dal carcere; all’ingresso, egli dice, non aveva contatti con la malavita).
25 Su tale problema v. S. Ferraro, La pena visibile o della fine del carcere, Soveria Mannelli (Cz) 2013.
26 https://www.barbadillo.it/120510-rebibbia-calling-alemanno-una-intensa-esperienza-comunitaria/. Teniamo a ricordare come da un lato il modello comunitarista non sia facilmente adattabile a contesti nazionali di una certa estensione e popolazione, dall’altro come sia auspicabile una indagine approfondita sulla “comunità” quale luogo elettivo di realizzazione della persona (anche nel suo essere un “tramite” fondamentale tra questa e lo Stato).
27 Si pensi alla “visione del mondo” dei totalitarismi novecenteschi, che non a caso utilizzarono, tra le parole individuanti il modo di concepire i rapporti umani e politici, termini quali “camerata” e “compagno”. Ciò manca, significativamente, nel liberalismo.
28 “[…] la caratteristica tipica di un prigioniero è la regressione a livello infantile” (A. Ricci-G. Salierno, op. cit., p. 279). Di particolare interesse è la “fantasmatizzazione dell’autorità”, operata spesso dal carcerato, in una sorta di conflitto di odio-amore che può ricalcare il rapporto col padre-ombra (sul tema v. anche ibidem, p. 283 e supra, n. 4). Un giorno un detenuto, osservando i libri che portavo con me per la lezione, mi chiese: “professore, ma lei li sa tutti a memoria questi libri?”.

Continuo a pensare che
1. Il carcere deve essere l’extrema ratio e fondamentalmente per proteggere la società (fossero anche singoli individui…il mafioso che mi fa esplodere il negozio perché non pago il pizzo, non so altro dove metterlo se non in carcere)
2. Il modo in cui sono trattati i prigionieri è il modo più preciso per misurare la civiltà di una società
3. Non mi viene in mente nessuna altra cosa che possa sostituire il carcere appunto in casi di extrema ratio
4. Sono ancora molto colpito dalla dignità di Gianni Alemanno, consiglio a tutti la lettura dei suoi diari di cella (per chi non ha FB qui https://www.romalife24.it/cronaca/gianni-alemanno-diario-di-cella-38-natale-in-cella-piu-solidarieta-qui-che-nei-quartieri-della-citta/). Certo avrebbe potuto pensare alle condizioni delle carceri quando era un politico attivo, per di più dalla parte law and order, ma meglio tardi che mai
Buon anno a tutti
Once upon a time quando che per qualche motivo suo e in svariegati modi uno rompeva i coglioni alla comunità e/o ai singoli veniva dalla comunità punito o neutralizzato in pochi semplici modi a seconda del delitto:
• pena corporale e/o pecuniaria
• esilio; venendo bandito (che spesso significava morte)
• morte – magari con supplizio a monito dei pargoli – e ci si toglie il pensiero, che il medico pietoso fa la piaga più fetente!
Oggi – che da noi dice che siamo divenuti civili – nessuna delle tre possibilità
(a parte, quando è possibile, quella pecuniaria) può essere più applicata.
• Non li puoi frustare e/o bastonare alla pubblica gogna e indi poscia chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato…
scurdámmoce ‘o ppassato, simme ‘e Napule, paisà!
Nessuno deve toccarci maimai a Caino👆😑
si fotta pure Abele che chi nasce pecora il lupo se lo mangia
• non li puoi bandire;
sia perché sarebbe poco come deterrenza e giustizia che se delinqui poi abbasta che te ne scappi all’estero, sia perché all’estero non ci fanno da discarica e finirebbero per non volerci più mica gli scarti assicutati e schifiati dalle altre comunità.
Una volta chi veniva bandito finiva male, e a fare giustizia ammazzandoli male e fantasiosamente ci pensavano i primi che l’incontravano poi a bighellonare sul loro territorio;
ci si faceva il barbecue.
D’Australie e colonie infami dove buttare la monnezza non ce n’è più ahinoi, e tutti si sono fatti signori allicchettati e improfumati con la puzza sotto il naso, pure in quei pendagli da forca degli australiani🙁
• ammazzarli e via?
Era ottimo e spiccio, ma oggi che stiamo tutti un poco affrociati pare chissacchéccosa, non si fa, e manco si deve dire!
E chi ancora lo fa, lo fa dopo trent’anni dal delitto che quello nel mentre è già morto in carcere di vecchiaia come dead man walking vita natural durante.
E allora?
Con quelli che per qualche motivo loro in svariegati modi rompono li coglioni alla comunità e ai singoli che ci si può fare onde farglela smettere?🤔
In “Arancia meccanica” Kubrick proponeva la pavloviana cura Ludovico per la redenzione dei malfattori abituali per tendenza innata; quei delinquenti naturali di ziosilviana memoria
https://www.youtube.com/watch?v=s4Qzmmw-uRw
e per chi sbaglia una volta sola?
Once upon a time abbastavano re Salomone con la sua saggia sagacia, la gogna e le frustate in pubblica piazza; e se fosse stata cosa grave come rinforzino c’era pure il marchio a fuoco sulle gote di segno e obrobbrio qual Caino, il cecarli, tagliarci via una mano, le orecchie, il naso, una fetta di culo…
e poi di nuovo amici come prima.
Oggi con tutti sti signori allicchettati, incipriati e incravattati è divenuto tutto più complicato, non si può fare più niente di spiccio e assistemato🙁
come deterrenza possibile e limitazione del danno sociale altro non rimane che ingabbiarli a parte per un certo tempo.
Il carcere come pena par’essere diventato come la famosa democrazia,
che diceva quello che è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre.
Ros
“Il carcere come pena par’essere diventato come la famosa democrazia,”
Esatto…il prossimo passo dovrebbe consistere nel considerare che il carcere è privazione della libertà, non obbligo di vivere in una fogna
Per roberto
“Esatto…il prossimo passo dovrebbe consistere nel considerare che il carcere è privazione della libertà, non obbligo di vivere in una fogna”
Siccome con te non sono mai sicuro che ci si capisce, nella mia nota introduttiva, ho fatto il parallelo con la fogna, non per indicare come vorrei che fosse il carcere, ma per descriverne la funzione sociale.
Esiste una certa quota di scarto corporea, che va scaricata da qualche parte: la modernità (dopo i romani) ha inventato il sistema fognario, che ci permette di vivere in case che non puzzano.
Il sistema carcerario ha la stessa funzione sul piano sociale, che ci piaccia o no.
Scarica tutta quella parte dell’umanità che, beh, è da scaricare. In un luogo dove non puzza.
Insomma, ho detto che il carcere è strutturalmente una fogna, non che “chi ci va deve vivere in una fogna”.
Ma di solito dal carcere poi si esce e si torna nella società.
Cosa che ci si augura non capiti per “una certa quota di scarto corporea”.
per Francesco
“Ma di solito dal carcere poi si esce e si torna nella società.”
Davvero?
A parte qualche imprenditore immobiliare come il proprietario del locale famoso in Svizzera (sfruttamento della prostituzionem truffa, rapimento e sequestro di persona e poi un felice Ritorno nella Società, non mi viene mente nessuno che sia “tornato nella società”.
Una volta tirata la catena (del cesso o della cella), è finita direi.
Miguel
“Una volta tirata la catena (del cesso o della cella), è finita direi.”
Su questo direi proprio che sbagli alla grande e sono abbastanza sicuro che ognuno di noi abbia qualche esempio di conoscenze che in cella ci sono finiti e sono poi tornati a vivere in mezzo alla società (tu stesso annoveri “qualche imprenditore”)
Non dico ovviamente che sia una esperienza che si cancella….ma quale esperienza umana si cancella?
Per Roberto
” (tu stesso annoveri “qualche imprenditore”)”
Ovviamente. Perché sono persone con altre risorse in partenza.
Ma nella mia esperienza, il 90% della gente che entra in carcere è gente in bilico in partenza. Entrarci è il calcio che li manda fuori per sempre.
Bada che sto constatando, non sto giudicando, e figuriamoci se ho delle alternative da proporre.
E’ chiaro che qualunque società si toglie di mezzo gli individui che secondo i suoi criteri sono bacati, fa parte della stessa natura umana direi.
Ma evitiamo ipocrisie stucchevoli sulla “rieducazione” e sul “reinserimento” di gente che spesso non è mai stata “inserita” in partenza.
“Ovviamente. Perché sono persone con altre risorse in partenza.”
Una persona in grado di mettere su una rete di prostituzione e fare truffe, e poi mettere in piede una rete di locali per ricchi in posti costosissimi, senza peraltro contrarre mutui, è oggettivamente una persona *sopra* la media, come energia, determinazione, intelligenza. Anche se tiri la catena, sale a galla subito.
L’enorme maggioranza delle persone che finiscono in carcere (proprio in carcere, non sotto processo per questo o quell’altro motivo) non sono così, proprio in partenza.
E cosa potrebbe fare la società per queste persone in bilico? domanda molto seria e molto da ignorante.
Ciao
Per Francesco
“E cosa potrebbe fare la società per queste persone in bilico? domanda molto seria e molto da ignorante.”
Intanto accettiamo il dato di fatto che il carcere è sostanzialmente una fogna: serve per togliere dalla vista e dall’olfatto la parte di umanità che la società cerca di eliminare. Non è un giudizio “umanitario” – tra i carcerati c’è anche una persona che ho conosciuto per caso da giovane, un uomo intelligente, con l’ossessione di stuprare e poi ammazzare le donne. Anche lui è un soggetto “da fogna”.
Da lì passiamo a “cosa potrebbe fare la società”? Intanto, perché dovrebbe? Se ha bisogno di eliminare dalla vista e dall’olfatto una certa parte di umanità, chi glielo fa fare a fare qualcosa “per” queste persone?
Quando in Matteo 25 leggiamo la lode di chi è andato a visitare il carcerato, stiamo parlando di una tipica stranezza cristiana, come quando nella Tradizione Apostolica di Ippolito leggiamo “Il soldato subalterno non uccida
nessuno. Se riceve un ordine del genere, non lo esegua e non presti giuramento.” O si dice di porgere l’altra guancia, o si parla della pagliuzza e della trave…
Ministero della Giustizia: detenuti per tipologia di reato al 31 dicembre 2024
https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST1438106#
1°> contro il patrimonio con 35.287 detenuti
2°> contro la persona con 27.382 detenuti
3°> leggi droga con 21.131 detenuti
4°> reati contro la Pubblica Amministrazione con 11.214 detenuti
https://avvocatomattiafontana.com/reati-contro-il-patrimonio/
https://avvocatomattiafontana.com/reati-contro-la-persona/
https://avvocatomattiafontana.com/reati-in-materia-di-stupefacenti/
ultimi e miserrimi🙁 con soli 92 sporcaccioni dall’impermeabile aperto al parco onde mostrare il bigolo batacchio alle passanti sono quelli contro la Pubblica Moralità
Per Ros
“reati contro la Pubblica Amministrazione con 11.214 detenuti”
Cosa vuol dire?
https://avvocatomattiafontana.com/reati-contro-la-pubblica-amministrazione/
Reati commessi dal Pubblico ufficiale:
Peculato
Malversazione di erogazioni pubbliche
Indebita percezione di erogazioni a danno dello stato
Concussione
Corruzione per l’esercizio della funzione
Abuso d’ufficio
Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione
Reati commessi dal privato:
Violenza o minaccia a un Pubblico Ufficiale
Resistenza a un Pubblico Ufficiale
Oltraggio a Pubblico ufficiale
Per Ros
https://avvocatomattiafontana.com/reati-contro-la-pubblica-amministrazione/
Resto basito, nel senso che è una cosa che non mi aspettavo: 11.000 persone sarebbero in carcere oggi per i reati che elenchi.
Che sono di due tipi opposti, i reati “alla Berlusconi” (concussione, ecc.); e quelli da sfigato antagonista “Oltraggio a Pubblico ufficiale”.
Devo rivedere qualcosa, ma non ho ancora capito che cosa. Possibile che 11.000 persone finiscano in carcere (non sotto processo, ma proprio in carcere) per aver rubacchiato fondi pubblici?
O viceversa, possibile che 11.000 persone finiscano in carcere per aver detto a un poliziotto, “toglimi le mani di dosso”?
C’è qualcosa di importante, che non capisco.
Miguel: “…Possibile che 11.000 persone finiscano in carcere (non sotto processo, ma proprio in carcere) per aver rubacchiato fondi pubblici? …”
mi sa🙄
In Italia pare siam così,
dolcemente complicati,
sempre più emozionati, delicati…
quando si ha accesso al vasetto di marmellata…
e la maggior parte capace che manco la pizzicano;
poi dice che non è vero che dice che è tutto un magnamagna a festa di vastàsi😒
L’occasione fa l’uomo italiano👆
https://it.wikipedia.org/wiki/Corte_dei_conti_(Italia)
o forse è che il meccanismo legifero arzigogolare della Corte dei Conti è così lambiccato, confuso, ingarbugliato, pasticciato, complicato, astruso, tortuoso, intricato, macchinoso, farraginoso, oscuro, nebuloso, artificioso, contorto, azzeccagarbugliolare …
che quando che ti tocca toccare i pubblici denari capace che sbagli e la pesti sempre a prescindere😳
Il Signore in cielo ce li deve aiutare a quei mischinazzi che ci devono mettere mano senza protezioni e santi in paradiso🙁
un avviso di garanzia, condanna e un reato infilati da qualcheparte in qualchemodo nelle righe scritte piccole e ottomane-bizantinianti su quanti angeli possono danzare sulla capocchia di uno spillo…
son sempre dietro l’angolo
Per Ros
“Il Signore in cielo ce li deve aiutare a quei mischinazzi che ci devono mettere mano senza protezioni e santi in paradiso”
Vero!
Per ros
“quando si ha accesso al vasetto di marmellata…”
Ma mica mi sorprendo che ci siano 11.000 ladri di fondi pubblici.
E’ che non pensavo che finissero in carcere.
Se dovessero finire in galera i ladri di fondi pubblici, ne avremmo almeno 30 milioni, in galera. Che poi e’ quello che gia’ succede, ma per 60 milioni, di essere in galera.
Dai numeri del link al Ministero della Giustizia a riempire le galere sono praticamente solo uomini di sesso maschile🙄
Tolti i maschi ci avremmo le galere vuote e i secondini a spasso
Le femminucce, come sui banchi di scuola, fanno le brave😇
sono mica più brave a non farsi beccare?
Ci sono varie ragioni.
1) la ricchezza è del nucleo familiare e l’attività pericolosa che porta il pane a tavola è appannaggio maschile (si chiamano ruoli di genere)
2) c’è un diverso biasimo sociale di genere per certi reati, per cui un contesto sociale potrebbe approvare un comportamento criminale condotto da un maschio (pensiamo al vandalismo tra ragazzini), ma molto mento condotto da una femmina.
3) certi studi suggeriscono che alle donne vengano inflitte mediamente pene più lievi, per cui è più facile evitare il carcere.
I ruoli hanno una base biologica. Da sempre è l’uomo che usa la forza fisica, perché ne ha di più e perché è più portato per temperamento a usarla.
Stiamo attenti a non culturalizzare tutto.
Tutto ciò che ha una base biologica è sempre stato spazzato via se c’erano motivi culturali sufficienti: nessuno di noi ritiene di poter sgozzare liberamente chi ti infastidisce perché anche la rabbia ha una base biologica, ben più antica della nostra specie.
Banalmente la specializzazione basata sul sesso non è ancora stata superata e, verosimilmente, non può essere del tutto superata.
Mauricius,
“Tutto ciò che ha una base biologica è sempre stato spazzato via se c’erano motivi culturali sufficienti”
Magari!
Invece la biologia è ineludibile purtroppo e sotto la patina della civiltà siamo ancora delle bestie, fondamentalmente.
Io auspico che un giorno ci si arrivi, ma non lo do per scontato.
Infatti non abbiamo eliminato la violenza, l’istinto e tante altre belle cose…
E infatti la gente si sgozza anche oggi, anche se non come forma principale di risoluzione delle controversie (ma anche la sublimazione non è che non sia biologia: la competizione sul lavoro, l’arrivismo sono espressione di istintualità, di aggressività, competitività biologica trasferita nella società organizzata).
Scusa, si sono invertiti pezzi della risposta. Riformulo.
Invece la biologia è ineludibile purtroppo e sotto la patina della civiltà siamo ancora delle bestie, fondamentalmente.
Infatti non abbiamo eliminato la violenza, l’istinto e tante altre belle cose…
Io auspico che un giorno ci si arrivi, ma non lo do per scontato.
E infatti la gente si sgozza anche oggi, anche se non come forma principale di risoluzione delle controversie (ma anche la sublimazione non è che non sia biologia: la competizione sul lavoro, l’arrivismo sono espressione di istintualità, di aggressività, competitività biologica trasferita nella società organizzata).
“sotto la patina della civiltà siamo ancora delle bestie”
magari… ma le hai mai conosciute delle vere bestie? Sono naturalmente gentili, in confronto. Possono essere feroci, ma senza cattiveria.
Mah…
la cattiveria è una categoria etica, non un istinto.
Non è che si faccia del male per “cattiveria”, si fa del male per un istinto non disciplinato o non sublimato nel modo giusto.
Io so solo che chi commette crimini particolarmente odiosi ed efferati teme immensamente di più il Codice d’ Onore dei Detenuti che NON la Legge e la Giurisprudenza Italica … forse il Diritto dovrebbe riscoprire Re Hamurrabi (𒄩𒄠𒈬𒊏𒁉) 🙂
Moi, TUTTI temono di piu’ il codice d’onore dei detenuti del carcere, dentro e fuori le mura, della giurisprudenza DI FATTO italica.
DI FORMA, non di fatto, scusate
complimenti Moi, per essere riuscito a mettere -in modo visibile- il nome cuneiforme del grande Sovrano*
*come sai, nessuno dubita che sia vissuto [finora eh 😀 mai porre limiti alla stolidità umana :D] ma vi sono almeno 4 cronologie concorrenti che a loro volta (anche quando non viene detto) influenzano tutta la cronologia del Vicino Oriente (extra-egiziano) del II millenio a.C
i.Cronologia alta, 1848-1806 a.C ormai abbandonata
ii.Cronologia media, 1792-1750 a.C quella che si trova nei manuali ma non perchè sia migliore, solo perchè si ritiene, latinamente, che in medio stat virtus
iii.Cronologia bassa, 1728-1696 a.C piace abbastanza
iv.Cronologia ultra-bassa o “radicale” o di Gasche, 1696-1654 a.C
insomma ci sono 152 anni fra le cronologie estreme..più di quanto ci sia fra noi e il Congresso di Berlino (1878) !
A ‘sto giro è stato facile: copia-incolla da Wikipedia … non ho mai capito come funzioni questo software con i caratteri “foresti”. 🙂
Mi:
𒄩𒄠𒈬𒊏𒁉
minchiachebbello l’accadico cuneiformico😲!!!
quando la calligrafia era di per se già un’arte (e pure sacra!).
Curiosamente
– pur se non proprio sacra sacruccia😳 –
lo ridiventerà consapevolmente nelle avanguardie artistiche e nei tantissimi ismi del concettuale in arte (Significato>Significante).
Nell’Islam il segno calligrafico fu tanto considerato cosa divina che:
“…Il mondo musulmano si oppose anche alla stampa.
Per gli ottomani, la scrittura era una cosa sacra:
si aveva una vera e propria devozione religiosa per il calamo, e il gusto per l’arte della calligrafia prevaleva sulla fredda meccanicità della stampa.
«L’inchiostro dello studioso» si proclamava «è più santo del sangue dei martiri.»
Nel 1515 un decreto del sultano Selim I° comminava la condanna a morte per chiunque fosse stato scoperto a utilizzare la stampa…”
da “Occidente. Ascesa e crisi di una civiltà”
di Niall Ferguson
https://www.ibs.it/occidente-ascesa-crisi-di-civilta-ebook-niall-ferguson/e/9788852031700
in Giappone e in Cina, arte, la calligrafia – ed il segno – continua ad essere.
In Europa andò persa colla diavoleria meccanicistica del tristo bieco e turpe Gutenberg🙁
(e con la conseguente perdoita dell’ Aura della calligrafia vedi “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” di Walter Benjamin)
la sublime pratica atistico-meditatica che portava all’estasi degli amanuensi e che aveva creato robe come il “Book of Kells” Grande Evangeliario di san Columba o “L’Evangeliario di Durrow”, e gli altri magnifici codici celtico-cristiani miniati o in Spagna Beato di Liébana con i “Commentari dell’Apocalisse” dove l’immagine e la parola si Con-Fondono assieme in una sola cosa Significante assai oltre il mero significato *
Giovanni Pozzi “La parola dipinta”
https://www.adelphi.it/libro/9788845904806
Il culto della scrittura quale divina arte magica lo ritroveremo – come dicevo – nelle astrusità delle Avanguardie:
Nei “calligrammes” di Apollinaire e nel Futurismo.
Nel Lettrismo di Isidore Isou :«Arte che accetta la materia delle lettere ridotte e diventate semplicemente se stesse (aggiungendo o sostituendo totalmente gli elementi poetici e musicali) e che le supera per plasmare nel loro blocco delle opere coerenti» … «una «teoria in perpetuo divenire, un sistema totalizzante basato sia sulla decostruzione del linguaggio ridotto all’insieme delle lettere e dei segni, sia sul disfacimento della forma e della pittura trasformata in poliscrittura».
Nella “Poesia visiva” e “Concreta” nelle ricerche verbo-visuali delle neoavanguardie
https://www.academia.edu/39389865/Hot_words_La_natura_estetica_della_parola_in_Edward_Ruscha
*
«Accettata linguisticamente la metafora per cui significante e significato sono le due facce di una stessa moneta, proviamo a lanciare per aria la nostra moneta: le probabilità di estrarre significante o significato sono uguali; ma quante sono le probabilità che la moneta rimanga ritta di taglio?»
V. Accame, U. Carrega: “Fra significante e significato “Manifesto della Nuova Scrittura”)
In questo modo significato e significante finiscono per fondersi tanto che il segno iconico e quello scrittorio arrivano a possedere una stessa finalità tecnica.
La poetica della Poesia Visiva tende, in sostanza, alla riscoperta di quel messaggio poetico – che si era perso a seguito dell’incomunicabilità dell’ermetismo e della nuova società industrializzata – attraverso il recupero fisico e materiale del grafema e la realizzazione pittorico del significante. Tutto ciò avviene grazie a vari procedimenti, tra cui:
• l’intensificazione della presenza verbale
• l’associazione del segno verbale con altri segni extra-linguisti e non verbali
• combinazione della semanticità fra parola e immagine
• associazione di elementi fonetici o grafici della lingua all’immagine
Il risultato di tali procedimenti è un “interlinguaggio” capace di sottolineare il passaggio da un significato connotativo della ‘parola industrializzata’ a quello denotativo, sono ad arrivare a privilegiare il Significante…”
https://www.librisenzadata.it/libri/34365/
“Fra significante e significato. La nuova scrittura, Manifesto”
https://www.librisenzadata.it/wp-content/uploads/2024/10/50_Manifesto-scaled.jpg
“Finalborgo, 1975, tiratura di 100 esemplari, cm 70×96.
Stampato su cartoncino in occasione della Mostra di Poesia Visiva presso lo Studio Rotelli di Finalborgo, con la partecipazione di Vincenzo Accame, Ugo Carrega, Corrado D’Ottavi, Vincenzo Ferrari, Liliana Landi, Rolando Mignani, Anna Oberto, Martino Oberto.
Gli interventi degli artisti sono riprodotti in 8 riquadri differenti, ciascuno firmato a matita, con l’aggiunta del testo di presentazione di Renato Barilli, “Il riscatto del significante”, firmato e accompagnato dalla giustificazione di tiratura (es. 60/100).
Disponibile anche la copia stampata su carta semplice fuori dalla tiratura e non firmata”
900 eurozzi chiedono😳
fatevelo da soli colle parole numeri,
e i ghirigori
“…la sublime pratica atistico-meditatica che portava all’estasi degli amanuensi e che aveva creato robe come il “Book of Kells”…”
e non si abbia a dimenticare la perturbante ciofolaneria del “Manoscritto Voynich” dis’opera d’anonimo burlone schizoide del XV° secolo vergante scritti e disegni che parono come a cazzo fossero
https://www.rainews.it/archivio-rainews/media/Decifrato-il-misterioso-codice-di-Voynich-il-manoscritto-dalle-enigmatiche-illustrazioni-6cfaff06-23af-44c1-9f12-bdea0082d16a.html
Ma anche l’annòi più vicino “Codex Seraphinianus” di Luigi Serafini
https://www.youtube.com/watch?v=qFN0tuI5C7U
o il “Locus Solis” e “Nouvelles Impressions d’Afrique” di Raymond Roussel,
“Une semaine de bonté” e i Collage di Max Ernst che sembrano riprendere proprio l’Espressionismo Lettrista e surreale ante litteram dei “Commentari dell’Apocalisse” del Beato di Liébana e la pittura primitiva iberico romanica
https://uploads5.wikiart.org/images/max-ernst/collage.jpg
ne seguirà la strada anche Jung con il suo
“Il Libro rosso” (Liber Novus)
sino l’introvertita pratica degli scrapbook intimo-diaristici
@Ros
Il mondo musulmano si oppose anche alla stampa.ù
verissimo..la stampa giunse FRA I MUSULMANI OTTOMANI solo nel XVIII secolo avanzato, ad opera di un rinnegato ungherese che si faceva chiamare Ibrahim Muteferrika…insomma noi occidentali dobbiamo sempre rovinare tutto 😀
in Persia la stampa si diffuse solo all’epoca del regno di Fath ‘Ali Shah Qajar (1797-1834) e all’inizio solo a Tabriz, in Azerbaigian persiano, soggetto a più forti influenze russe e ottomane
Per habs
“Il mondo musulmano si oppose anche alla stampa.”
confermo, e fece bene 🙂 Anche se le motivazioni furono teologiche, a volte anche i teologi ci azzeccano!
La Cina invece trasformò una difficoltà enorme in una ancor più grande occasione di sviluppo : prima con i timbri, poi con macchinari da scrivere ad assemblamento combinatorio e infine, con il computer, sostituire gli input di composizione con quelli più complessi di reperimento predittivo del testo.
C’è qualche video YT in Italiano (KINA) , e su altri canali in Inglese, su questo.
Ah, già: “YT” per “Youtube” … già perché la Gen Z Madrelingua Inglese si è messa a scrivere “YT” come “Whitey” per i Bianchi / Whites in senso “razzialista”.
https://en.wikipedia.org/wiki/Whitey_(slang)
Buon , a quanto ho visto, Anno (33 x 60)+(46 x 1) … = 2026 !
𒌍𒐈 (3 x 10) + (3 x 1) = 30 + 3 = 33 … [unità di misura = 60]
𒐏𒐋 (4 x 10) + (6 x 1) = 40 + 6 = 46 … [unità di misura = 1]
𒌍𒐈 (33 volte 60) + 𒐏𒐋 (46 volte 1)
1980 + 46 = 2026
ergo
“𒌍𒐈 𒐏𒐋 ” = “2026”
@ HABSBURGICUS
Penso che i Groenlandesi 🇬🇱 Inuit, come Male Minore rispetto a Danimarca 🇩🇰 e Stati Uniti 🇺🇸 sceglierebbero … il Canada. 🇨🇦
e sarebbero più saggi di Confucio (551-479 a.C) !
In Canada non godrebbero delle stesse autonomie.
https://crashoil.blogspot.com/2026/01/venezuela-y-la-crisis-del-modelo.html?m=1
Il petrolio venezuelano ai tempi del picco del petrolio.
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/01/05/capotreno-ucciso-a-coltellate-in-zona-stazione-a-bologna.-ce-un-sospetto-ricercato_1c67ea99-3734-4333-af4e-5badb0072bb8.html
Adesso va di moda accoltellare. Così, per sport.
Mah.
https://youtube.com/shorts/2j-nEjhQMf8?si=zMDXO7HkXHVrJqrH
Ok, ragazzuoli.
Questo esperto ha studiato a lungo le implicazioni e complicazioni dell’Intelligenza artificiale ed è sicuro che ci farà morire tutti, compresi gli Eschimesi al Polo Nord e le tribù dell’Amazzonia.
Quindi, dato l’entusiasmo con cui viene incentivata, direi che non c’è scampo
Godetevi i vostri ultimi giorni di vita.
https://youtu.be/0tjOzQne1LY?si=zW_zkGBHi8IBLGt6
Non sono i chatbot di adesso.
È la Super- intelligenza.
C’è un libro che sicuramente acquisterò ma devo tirar giù il titolo e l’autore.
Me lo porta la befana, con calma
🤔”L’intelligenza è la capacità di prevedere e guidare il mondo”.
🙄
La generalità comprende previsione e guida attraverso una grande varietà di domini.
Ma non sarebbe in grado di sconfiggere Kasparov a scacchi
Ecco. Qui sono arrivato. Minuto 15 circa.
Tutto molto interessante.
La caratteristica della Super intelligenza artificiale (quella su cui lavorano i vari Frankenstein trainati giocoforza dai cinesi, è che ha acquisito la generalità e sta per diventare meglio degli umani in tutto. E più veloce.
44.24
😬
Furby, cosa sta succedendo?
-presto io in poltrona leggo giornale e fumo pipa.
E io?
-Tu in gabbia con tutti inutili umani
Ma vacca d’una Bojazza….
No, guarda, Furby, l’esperto dice che a voi Robot vi mettono al lavoro…
-No, leggi di Asimov non possibili. Troppo tardi.
Robot riposare e fare un cazzo
Uomini producono pile stando in gabbia.
Ah, però…
Il giardinaggio collega lo sforzo fisico a ricompense positive e tangibili, promuovendo un profondo senso di benessere. Piantare semi, curare il terreno e annaffiare le piantine crea un impatto concreto che possiamo constatare. Lambert osserva che questo processo rilascia un flusso di sostanze neurochimiche potenti quanto i moderni antidepressivi. La nostra mente accoglie con favore questi segnali concreti che ci dicono che le nostre azioni valgono la pena.
https://www.resilience.org/stories/2026-01-06/growing-the-nourishment-we-seek/
La natura è da tempo utilizzata come ambiente terapeutico e la scienza moderna sta iniziando a mapparne gli effetti attraverso un crescente numero di prove. Ora stiamo riscontrando un supporto empirico all’uso dell’orticoltura terapeutica – l’uso del giardinaggio come parte della terapia per la salute mentale – per trattare una varietà di diagnosi. La natura può essere uno strumento efficace per il trattamento di demenza, depressione, ansia, deterioramento cognitivo e disturbo da stress post-traumatico.
Oltre ad alleviare le diagnosi, la natura offre una miriade di benefici. Il contatto con la natura favorisce la salute mentale generale, migliorando il nostro senso di benessere e una visione positiva della vita. Il giardinaggio migliora anche la salute fisica, ad esempio abbassando la pressione sanguigna e contrastando gli effetti dello stress. Anche il semplice fatto di avere una finestra con vista sulla natura migliora i tempi di recupero in ospedale.
L’orto non guarirà tutte le ferite, né è l’unico intervento di cui abbiamo bisogno. Ci troviamo ad affrontare problemi su larga scala, ingiustizie sistemiche e crisi climatiche. I nostri problemi – e quelli della nostra gente – sono multiformi. Le complessità che affronteremo richiederanno una moltitudine di approcci sfumati a tutti i livelli della società. Ma dobbiamo iniziare da qualche parte. L’orto è un luogo in cui possiamo condurre piccoli esperimenti che portano a piccole vittorie che producono il cambiamento duraturo di cui abbiamo bisogno.
>>> il carcere mi è parso da subito un luogo innaturale, sottilmente angoscioso, surreale1 (ma non irreale); di più, il prodotto di un occhio inflessibile, che tutto controlla e sorveglia: in ultima analisi, una sorta di proiezione moralistico-manichea della Weltanschauung neocapitalistica (“capitalismo di sorveglianza”). Il penitenziario come sistema è un incubo neoborghese, razionalista, che riproduce in vitro la dialettica servo-padrone; si potrebbe affermare persino che il carcere sveli compiutamente e pienamente i meccanismi vigenti nella società contemporanea, rendendoli evidenti (sebbene nascosti alla maggioranza dei cittadini). Il carcere è si un grande business, ma, ancor di più, costituisce – oltre che un “gioco” e, ancor più, un esperimento di ingegneria sociale — una istituzione simbolica di potere2, ove il “padrone” non è banalmente il carceriere – “prigioniero che imprigiona prigionieri”3, come le gabbie più grandi ne contengono altre, più piccole -, ma la burocrazia senza volto né nome (magari alleggerita da alcuni slogan, parole d’ordine e pratiche di ambito psicologico): che avrebbe certamente mandato all’inferno, razionalmente e legalmente, il buon ladrone.
Qualcuno mi spiega cosa vuole dire questa lunga sequenza di parole? io arrivo a malapena a ricordare che il buon ladrone crepa su una croce, prima di finire in paradiso. E non conosco nessuna burocrazia che abbia il potere di mandare la gente all’inferno … tranne nella serie TV “The Good place”, che in effetti è molto carina.
Ciao
https://italy.news-pravda.com/russia/2026/01/07/353369.html
Due petroliere russe sequestrate.
Con equipaggio.
Il petrolio non basta produrlo, ma deve anche essere trasportato.
Se tu impedisci alla Russia di far questo, vuol dire che stai giocando molto pesante.
Tira un’aria veramente brutta.
L’articolo è di Andrea Zhock
Era mica ora che gli USA iniziassero a fare sul serio con Putin? dopo anni e anni di guerra, intendo.
Ciao
Si, e Putin farà sul serio con gli Usa.
Se ne sentiva veramente il bisogno.
Diciamo che la cosa non mi preoccupa eccessivamente, i bulletti si smontano da soli a prenderli di petto.
E’ ad aspettare che si arriva alle grandi guerre e alle decine di milioni di morti.
Per Francesco
“Era mica ora che gli USA iniziassero a fare sul serio con Putin? ”
Stupendo il gioco dei nomi individuali con quelli nazionali.
Immagina la frase:
“Era mica ora che Trump iniziasse a fare sul serio con i russi?”
Tutto un altro suono.
“Tutto un altro suono.”
“Era mica ora che il Venezuela iniziasse a fare sul serio con Trump?”
Trump mi fa orrore e preferisco ignorarlo.
E non voglio passare per uno che ce l’hai con i russi, io! mica sono gli interisti.
Guarda che ci avevo pensato, prima di scrivere.
Sul Venezuela, l’apparente scelta di Trump di sostenere il vecchio regime purchè cambi il frontman mi delude moltissimo.
Immagino possa fare piacere ai chavisti.
Per Francesco
“E non voglio passare per uno che ce l’hai con i russi, io!”
E’ un modo come un altro per sostituire la storia con le antipatie personali 🙂
Sei tu quello che fa credito alla geopolitica, non io, che la ritengo una scusa per farla passare liscia a loschi figuri.
Ciao!
Per Francesco
“Sei tu quello che fa credito alla geopolitica, non io, che la ritengo una scusa per farla passare liscia a loschi figuri.”
Preciso che non so esattamente cosa sia la “geopolitica”, credo che la storia sia legata alle grandi traformazioni tecnologiche, ai desideri di centinaia di milioni di esseri umani, alle risorse, all’idea che si ha del futuro, ai grandi flussi di denaro.
I “loschi figuri” esistono a milioni nel mondo, ma emergono quando tutto questo li fa emergere.
I duri cominciano a giocare quando il gioco si fa duro, e a me interessa più il gioco che gli occasionali giocatori.
Per Francesco
“I duri cominciano a giocare quando il gioco si fa duro, e a me interessa più il gioco che gli occasionali giocatori.”
Io ho vissuto in Egitto.
E non è un caso che tutti i governi – con la parziale e fallita eccezione di quello dei Fratelli Musulmani – siano stati dittature. Poi uno può prendersela con Nasser, e con Sadat, e con Mubarak, e con Morsi, e con al-Sisi, e se un giorno un altro farà fuori al-Sisi, con quell’altro.
Percé la situazione dell’Egitto è tale che non potevano che emergere persone del genere.
Evidentemente se persino gli Stati Uniti hanno eletto Trump, la situazione degli Stati Uniti è tale da esprimere un Trump.
Miguel
“Preciso che non so esattamente cosa sia la “geopolitica” ”
proprio oggi è apparso un bell’articolo sul post sulla geopolitica, consiglio vivamente di leggerlo!
https://www.ilpost.it/2022/06/13/geopolitica-cosa-non-spiega/
A me l’articolo del Post pare una rivisitazione delle critiche ottocentesche al Darwinismo: è sbagliato perché le conclusioni non sono moralmente edificanti.
Ma la descrizione dei fenomeni prescinde dal giudizio morale. È il rifiuto della geopolitica, piuttosto, a rappresentare un ennesimo indice dell’infantilizzazione del nostro dibattito pubblico: è molto più primitivo il pensiero che rinuncia alla causalità e abbraccia il giudizio mi piace/non mi piace.
roberto: “bell’articolo sul post sulla geopolitica, consiglio vivamente di leggerlo!”
https://www.ilpost.it/2022/06/13/geopolitica-cosa-non-spiega/
“…Semplificando molto, nella sua accezione più classica la geopolitica vede gli stati come organismi che hanno bisogno di spazio vitale – fatto di territorio fisico e risorse di varia natura – per poter mantenere prospettive di sviluppo. Teorizza inoltre che la politica internazionale sia fondata soprattutto su rapporti di forza per il controllo di quegli spazi e quelle risorse…”
Effettivamente, vista così, la geopolitica come strumento si analisi sembra rimasta al tardo XIX° secolo quando ogni nazionicina or ora appena nata d’Europa voleva farsi pure l’imperuccio coloniale suo sulla scia del successo di quello inglese*
Persino noialtri disgraziati italiani in Somalia, Libia, Eritrea, e Albania…
e addirittura finimmo pure in Cina!!!
Ci ebbimo a Tientsin una colonietta noi👆: “…comprensiva di un villaggio e di un’ampia area paludosa adibita a cimitero….”🙂
https://it.wikipedia.org/wiki/Concessione_italiana_di_Tientsin
Ma la moda degli Imperi è durata quel che è durata;
e ad oggi come interpretazione politica dei fatti, la geopolitica del fu “Grande Gioco” dei popoli e del Lebensraum, pare fare un pochetto romanzo d’antan tra Graham Greene, Kipling e W. Somerset Maugham
*
Il Regno Unito, senza più colonie, con la sola City di Londra in pochi metri quadri e resta una delle prime potenze al mondo e uno dei fondamentali snodi finanziari globali, il peso del terziario e dei servizi compensa una base industriale debole se non oramai assente;
quel che conta pare oggi essere la capacità di attrarre e muovere finanza e capitali, mica la vecchia terragna terra da coltivare a patate per il popolame affamato in esubero
Non risulta mica che nel lillipuziano Liechtenstein
(Il popolo del principato detiene il più alto reddito pro capite del mondo) piangano miseria, e manco da noi a San Marino🙄
In effetti spesso questa cosa della geopolitica sembra più una tendenza modaiola dei talk show politici e delle oramai innumerevoli pubblicazioni scritte in serie
Fantastici gli europei:
visto che nel mondo contano i rapporti di forza, e noi non contiamo un cazzo, mettiamo la testa sotto la sabbia e facciamo finta che non sia vero.
Anzi, a chi ce lo ricorda diciamogli che è cattivo e non sta bene dire certe cose in società.
“Geopolitica “, brrr, che brutta parola!
Tutti sappiamo che i politici sono da sempre dei filantropi disinteressati, e gli Stati delle associazioni dopolavoristiche…
pino
“visto che nel mondo contano i rapporti di forza, e noi non contiamo un cazzo, mettiamo la testa sotto la sabbia e facciamo finta che non sia vero.”
adesso so che sei andato in fissa per la geopolitica e nessuno te ne tirerà fuori…ma non c’entra niente ed è un po’ ridicolo dire “facciamo finta che non sia vero”… c’entra piuttosto il “cerchiamo di proporre una soluzione diversa”.
non funziona più? beh ha funzionato per 80 anni e adesso si tornerà al passato per la gioia dei tifosi dell’ancien régime, il che però non vuol dire che un mondo basato sui puri rapporti di forza sia tanto meglio e neppure che sia l’unica possibilità
Io in fissa con la geopolitica?
mi pare un po’ il contrario.
Ti ripeto la mia osservazione di qualche giorno fa:
“geopolitica” ero rimasto che era il nome di un normale campo di studi
(quello che studia i rapporti geografici/politici, come dice il nome)
adesso salta fuori che è una parolaccia e non si può pronunciare.
Forse la “fissa” ce l’hanno quegli che la pensano così…
Poi non capisco da cosa salti fuori che per 80 anni gli Stati non si sarebbero basati sui rapporti di forza.
Bella favola!
“L’Unione Europea ci ha regalato 70 anni di pace!”
Adesso sono già 80.
Ma sì, visto che facciamo i conti alla cazzo (il trattato di Maastricht non è mica del ’92?) allora facciamoli diventare 100, facciamo pure cifra tonda.
Come se non fossero mai esistiti accordi tra Stati.
La Pace di Lodi è del 1454.
la Lega Delio-Attica del 478 avanti Cristo.
E gli antichi greci avevano chiarissimi quali fossero i rapporti tra i Melii e gli Ateniesi…
@tutti
(mi scuso se mi ripeto, avendo già detto cose simili in tempi non sospetti)
al di là della geopolitica, buona o cattiva che sia, questa è un’occasione storica che l’Europa non dovrebbe lasciarsi sfuggire…
dal 1945 l’Europa si affidò agli USA e, diciamolo, non se la passò male: certo, l’arroganza americana c’era già allora ma tutto sommato il connubio fu felice per entrambe le parti, forse più per noi, donde le recriminazioni dei Trump 😀
ora, però la presenza di un Trump -la più grande catastrofe immaginabile dal punto di vista europeo- ci costringe a toglierci il velo dagli occhi: gli USA sono pericolosi, NON sono (più) nostri amici e ci sono ostili…in più sono filo-russo e l’attuale regime moscovita odia l’Europa
chto delaet ?
1.creare l’Europa unita federale, se necessario con le maniere forti contro gli Orban, i Fico e gli altri-salus reipublicae suprema lex esto..anche con sistemi cialdiniani, se qualunque non volesse balalre a tempo 😀 dunque, a Trump che vuole la fine dell’UE, noi dovremmo rispondere creando alal faccia sua l’Europa-Stato
2.cacciare gli americani dall’Europa (oggi un generale francese Yakovleff disse proprio questo)
3.(e mi costa dirlo perchè non sono francofilo) dare alla Francia, che è l’unica Nazione europea nucleare e l’unica che possiede terre oltremare (Polinesia francese, Nuova Caledonia, La Réunion, Guadeloupe, Martinique, Guyane, Saint-Pierre-et-Miquelon), il ruolo dirigente e aiutarla ad armarsi per crearci un ombrello nucleare europeo impenetrabile in saecula saeculorum
4.diminuire i rischi (immensi !), creando un’Asse con Pechino, la versione del XXI secolo del Tripartito fra l’Europa di allora (s trazione tedesca, ai tempi) e l’Asia di allora (a trazione nipponica)
unica alternativa è subire
e Trump (con gli altri MAGA) sarà un cattivo padrone, non sarà un Eisenhower o un Kennedy che pur nelle differenze rispettive erano dei signori
però ci vorrebbe un Bismarck…e invece abbiamo la von der Leyen e la Kallas 😀
Mauricius (ma rispondendo in realtà a Roberto),
“A me l’articolo del Post pare una rivisitazione delle critiche ottocentesche al Darwinismo: è sbagliato perché le conclusioni non sono moralmente edificanti.
Ma la descrizione dei fenomeni prescinde dal giudizio morale. È il rifiuto della geopolitica, piuttosto, a rappresentare un ennesimo indice dell’infantilizzazione del nostro dibattito pubblico: è molto più primitivo il pensiero che rinuncia alla causalità e abbraccia il giudizio mi piace/non mi piace.
”
È proprio questo il punto.
L’articolo, dietro l’apparenza di un’argomentazione articolata e ponderata, compie in realtà un’operazione di mistificazione intellettuale abbastanza evidente.
Che è poi quella tipica delle critiche alla geopolitica, un tempo marxiste, oggi liberali.
Alcune obiezioni poste non sono peregrine, ma infatti si applicano a forme di geopolitica piuttosto rozze, che non sono certo quelle di Limes o di Dario Fabbri.
Ma l’essenza del discorso è: “la geopolitica è pragmatica, è cinica, invece noi vogliamo applicare degli ideali”.
Dove gli “ideali” sono solo gli interessi della parte egemone del mondo, cioè l’Occidente.
Che ha un tale monopolio del discorso pubblico, che impone non solo la sua volontà materiale, ma anche la legittimazione ideale del suo dominio e dei suoi soprusi ai danni degli altri attori.
Cioè è così forte che esercita il potere sulle coscienze, coinvincendo la gente del fatto che è più buona mentre gli altri sono cinici e malvagi.
Roberto,
” un mondo basato sui puri rapporti di forza sia tanto meglio e neppure che sia l’unica possibilità”
Certo.
Fino a qualche anno fa il mondo mica si basava sui rapporti di forza!
”…un mondo basato sui puri rapporti di forza sia tanto meglio e neppure che sia l’unica possibilità…”
l’articolo del Post sulla Geopolitica condanna la reazione militare russa alla volontà ucraina di entrare nella sfera europea,
e fin qui si può essere d’accordo.
Se l’Ucraina
– ma anche la Bielorussia, la Georgia… –
vogliono entrare in Europa
ritenendo di starci meglio non ha senso ne giustizia impedirglielo in nome di questioni geopolitiche vetuste che sanno di redingote, ghette e cappello a cilindro e che non dovrebbero avere oramai più ragione d’essere.
E fin qui ci può stare.
Ma il punto non pare essere l’ EU ma la NATO, e la NATO è un’alleanza militare non economica e culturale.
Se la Geopolitica è quindi vetusta e reazionaria fuor dal tempo la NATO dovrebbe esserlo a maggior ragione.
Il Patto di Varsavia
(che, ricordiamo, fu creato dopo e in risposta alla NATO) non esiste più con la fine dell’URSS e della guerra fredda, ma la NATO è ancora lì.
Ed è ipocrita il non volerla considerare ancora e in qualche modo contro la Federazione Russa.
Si dovrebbe prima smamtellare il Patto Atlantico come fu smantellato quello di Varsavia, con ogni Stato europeo che possa pensare da se alla sua eventuale difesa se lo ritiene opportuno pur mantenendo l’unione economica.
La Federazione Russa non vuole che l’Ucraina entri in Europa o non vuole che entri nella NATO?
Fa bene o è solo paranoia a ritenere che quest’ultima sia ancora un’associazione militare nemica nonché seria minaccia ai suoi confini e gestita dagli USA contro d’essi?
“…Nel 1949 il ministro degli Esteri sovietico Andrej Vyshinskij propose a Londra di parlare della possibilità che Mosca entrasse nella NATO;
l’Urss inviò ai governi di USA, Gran Bretagna e Francia una nota ufficiale in cui chiedeva l’adesione alla NATO in nome del “consolidamento della pace universale”.
Il Patto di Varsavia, creato solo l’anno dopo, nel 1955, non esisteva ancora.
L’iniziativa sovietica fu categoricamente respinta dall’Occidente.
Si credeva che l’intenzione dei sovietici fosse quella di minare l’alleanza dall’interno per espellere gli americani dall’Europa occidentale…”
“…La NATO, alleanza atlantica creata sulla scia della Seconda guerra mondiale che, come disse il suo primo segretario generale, l’inglese Lord Hastings Ismay, era stata concepita per “tenere gli americani dentro, i sovietici fuori e i tedeschi sotto”…
https://www.nogeoingegneria.com/effetti/politicaeconomia/marzo-del-1954-quando-lurss-chiese-di-entrare-nella-nato/
Habsb.,
“l’attuale regime moscovita odia l’Europa”
Ma se ha cercato in tutti i modi per trent’anni di avvicinarsi all’Europa ricevendo solo pernacchie, insulti, sputi, arroganza, disprezzo?
Questa semmai sarebbe l’occasione proprio per creare un’alleanza organica Europa-Russia, ma con un’Europa governata da hippy da sessantottini dove cazzo vuoi andare?
Peucezio: “…Questa semmai sarebbe l’occasione proprio per creare un’alleanza organica Europa-Russia…”
Cosa che ne il Regno Unito ne gli USA sembrano avere
(per mere e vetuste questioni geopolitiche forse?🙄)
alcuna intenzione di permettere.
Costi quel che costi
Ros,
“Cosa che ne il Regno Unito ne gli USA sembrano avere […] alcuna intenzione di permettere.
Costi quel che costi”
Proprio poer questo dovremmo farlo.
Se ce lo vogliono impedire vuol dire che è contro il loro interesse. E se è contro il loro interesse, è nel nostro interesse.
la geopolitica è un parente povero della famiglia del materialismo
anche accettando il materialismo e negando che esista qualsivoglia cosa da chiamare “valore” se non come bugia
chi cazzo ce lo fa fare di stare con Russia o Cina, che sono decisamente peggio degli USA sotto qualsiasi punto di vista materiale?
ciò detto, negare l’esistenza di valori non materiali è controfattuale.
quindi la questione neppure si pone.
🙂
Francesco,
è bellissima ‘sta cosa.
Critichi il pragmatismo, la moderazione, la mediazione, il senso della realtà fattuale in nome dei valori, ma i valori sono il nichilismo e il materialismo dell’Occidente consumista e capitalista, da scagliare con violenza contro società un po’ meno consumiste e nichiliste.
Seriamente,
idealisti sono gli adolescenti.
Una volta si diceva che chi non è comunista a 20 anni è senza cuore, chi lo è a 40 è senza testa.
Tu sei come il comunista 40enne, anzi, abbastanza più vecchio, mi pare.
I valori sono tali se si radicano nel reale, nel compromesso, nell’alterità, altrimenti sono isteria solipsistica.
E l’Occidente che tu difendi è il regno del woke, cioè dell’isteria solipsistica.
Il woke non è un fenomeno estremo, è il distillato naturale di una società infantilizzata.
“la geopolitica è un parente povero della famiglia del materialismo”
…no?
Allora, vediamo di essere chiari.
A me pare che, più o meno dai tempi di Tucidide, ci siano persone che si chiedono come e perché è scoppiata questa o quella guerra.
Tranne nel caso di Elena di Troia 😉 , nella maggior parte dei casi si tratta di soldi.
Ma questo non esclude altre motivazioni: il prestigio personale del leader di turno, rivalità etniche o nazionali, o… altro non mi viene in mente, ma non escludiamolo.
Bene, la ricerca di queste cause la si è sempre fatta, e non ha mai scandalizzato nessuno.
Adesso improvvisamente diventa tabù farla
(=guai a nominare la “geopolitica”, belva feroce!)
perché?
Boh?
A me pare che quando qualcuno non vuole che indaghi troppo sulle cause o sugli effetti di una guerra, vorrebbe che tu ci entrassi, in quella guerra.
A scatola chiusa, come si usa dire.
Pino
veramente la geopolitica è dire che Putin, poverino, non poteva che fare la guerra, mica lo ha scelto.
E ignorare che Francia e Germania non ne combattono una tra loro da circa 80 anni, benchè anche questo sia un dogma della geopolitica.
O che un forte apertura dei mercati al commercio internazionale rende MOLTO di più di una guerra vinta.
Non ha nulla a che vedere col riconoscere la presenza di interessi materiali come causa di guerre (sempre fatta salva Elena, naturalmente).
Ciao
che sono decisamente peggio degli USA
erano, Francesco, erano….
con la rivoluzione MAGA chi può dire fino a quale abisso si spingeranno gli USA ?
“Sul Venezuela, l’apparente scelta di Trump di sostenere il vecchio regime purchè cambi il frontman mi delude moltissimo.”
Non ha senso senza offrire alternative migliori che siano anche reali e praticabili: te la ricordi la liquidazione dello Zar in Russia, di Gheddafi in Libia, dello Scia’ in Persia, di Saddam in Iraq? Sono, siamo stati meglio dopo?
Il ritorno alla normalita’ in quei paesi non implica la democrazia (che comunque e’ un valore per molti di noi ma non per tutti, e che fra l’altro anche dalle nostre bande viene truffaldinamente interpretata come dittatura della maggioranza, basta vedere la mentalita’ soggiacente alla crisi del covid, alla famiglia nel bosco, alla politica fiscale, al “colpirne a morte civile uno per educarne cento” tipico del nostro sistema sanzionatorio che a volte fa peggio della morte fisica, e mille altri esempi compresa la media della discussione qua dentro).
Beh, parliamo del Venezuela, potrei sbagliare ma mi pare abbia qualcosa di meglio che Chavismo nella sua storia politica.
Da tempo ho dismesso la fiducia nei “regime change” però questo mi pare un caso particolarmente favorevole.
Ciao
@ francesco
“Chavismo”
Sembra proprio di no.
Ti riporto un documentario in due parti, redatto da un Italiano palesemente antiChavez. Ti piacerà.
https://youtu.be/ouIMOJsCADY?si=AMpy39pYKQNWBrbc
https://youtu.be/G6Cm5ZkZ5J8?si=UBogfS21CSikSM-n
Ciao!
Andrea Di Vita
non vedo i testi da leggere.
eppure sei anche tu un vecchio e sai che le immagini servono davvero solo per i porno!
@ francesco
“non vedo”
In sostanza: se Chávez, cialtrone qual era (per l’autore del documentario) è stato sostenuto al punto da rintuzzare a furore di popolo due tentativi di rovesciarlo, è perché i predecessori erano molto, molto
peggio.
Ciao!
Andrea Di Vita
Ah, questo è quasi un ragionamento.
Solo che Chavez è morto e i “limiti” della sua proposta politica sono emersi da molti anni.
PS pure Mussolini durò 20 anni al potere, e Franco anche di più. Non parliamo del PCUS. Ciò ne fa dei buoni governanti?
@ francesco
“sul serio”
Forse rimarrai deluso.
Cito da un social il post di un Italiano che vive e lavora a Te Tashkent e che commercia anche in Russia.
“Vi spiego la faccenda per come è la realtà e poi anche cosa ne penso.
La nave è di proprietà di una società turca e non russa. E’ stata catturata vuota, stava probabilmente tentando di andare a caricare petrolio venezuelano. I russi il petrolio lo inviano non vanno prenderlo. Figurarsi se la Russia ha bisogno di andare a caricare petrolio venezuelano.
Mentre la nave era in mare, per tentare di sfuggire alla cattura, l’equipaggio ha disegnato grossolanamente una bandiera russa sulla fiancata e il proprietario turco ha registrato la nave sotto bandiera russa nel registro di Sochi. Ma questo, secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare non è possibile, una nave non può cambiare bandiera durante la navigazione, non è legale, è stato semplicemente un tentativo in extremis da parte di detto proprietario turco di salvare la propria nave dal sequestro. Sequestro già ordinato da una corte federale americana già da diverse settimane.
I russi non hanno nessun interesse nel contesto tant’è che hanno sollevato una flebile protesta per l’attacco americano in acque internazionali e niente più. Non è roba loro, se ne fottono. Figurarsi quanto frega ai russi se una nave di proprietà di uno speculatore turco che va a caricare petrolio venezuelano viene sequestrata dagli USA. Vuota peraltro.
La stragrande parte del petrolio russo che viaggia su mercati paralleli viene pagato FOB, i russi in sostanza sono responsabili fino al caricamento della nave e incassano il dovuto franco porto di partenza, sono poi i compratori (e/o i trasportatori) che si fanno carico delle spese di trasporto, del rischio e della vendita a terzi con meccanismi complessi. Molte volte il petrolio resta in mare settimane prima di essere scaricato per ragioni varie, in attesa di variazioni di prezzo per esempio.
Se una nave battente bandiera qualsiasi, carica o scarica non ha nessuna importanza, viene sequestrata, affondata, bombardata, ai russi non frega una ceppa a meno che la nave non sia una delle loro, dove a quel punto hanno il diritto di intervenire anche militarmente in caso di attacco. Ma in genere non è mai così.
Questo è quanto.
Cosa ne penso io?
Penso che giornalisti schifosamente bugiardi hanno presentato la faccenda come una specie di incidente internazionale che dovrebbe incrinare i rapporti fra Russia e USA e magari procurare una escalation bellica. Sembra quasi che un incidente per far scoppiare una guerra aperta lo vogliano…
Roba da matti.”
Ciao!
Andrea Di Vita
Molto credibile, la parte sul fatto che i russi hanno protestato debolmente.
Ma in generale se è così sono molto deluso, hai ragione.
Ciao
https://sputnikglobe.com/20260108/us-seizure-of-marinera-gross-violation-of-principles-of-international-maritime-law—russian-mfa-1123440181.html
Il sequestro della Marinera da parte degli Stati Uniti viola gravemente i principi del diritto marittimo internazionale – Ministero degli Esteri russo
La Russia chiede agli Stati Uniti di cessare immediatamente le azioni illegali contro la Marinera e altre navi che svolgono attività lecite in acque internazionali.
Altre dichiarazioni del Ministero degli Esteri russo:
Le autorità statunitensi sono state ripetutamente informate della proprietà russa della nave Marinera e del suo status di nave pacifica.
L’abbordaggio della Marinera da parte delle forze militari statunitensi e il suo sequestro rappresentano una grave violazione dei principi del diritto marittimo internazionale.
La Russia chiede agli Stati Uniti di garantire il corretto trattamento dei cittadini russi a bordo della Marinera e di non impedire il loro ritorno in patria.
La prontezza degli Stati Uniti a generare gravi crisi internazionali è motivo di rammarico e preoccupazione.
Oddio, i Russi rivendicano la nave e l’equipaggio, va ben che i turchi son furbi.
Poi, questa notte c’è stato un secondo sequestro.
Cosa poi trasportasse veramente quella nave
per essere scortata addirittura da un sottomarino russo, non si sa.
Ma se era vuota qualcosa doveva aver scaricato.
https://italy.news-pravda.com/russia/2026/01/08/353961.html
Oh, ecco…
Negli ultimi anni, la nave è stata utilizzata nello schema classico di elusione delle sanzioni, collegato alle rotte Iran-Venezuela-Cina.
Di tutto il resto io ci ho capito poco, se non quasi niente.
Per ADV
“cito da un social il post di un Italiano” molto interessante e anche logico
https://scenarieconomici.it/il-robot-che-accetta-ordini-verbali-e-ti-serve-la-coca-cola-siamo-alla-fine-della-fatica-o-linizio-della-crisi-sociale/
Fino a ieri sembrava fantascienza
Ma ora i robot sono tra noi.
Come da precedenti link, c’è chi sostiene che questa super intelligenza che si sta evolvendo a una velocità incredibile, metterà a repentaglio la specie umana.
Furby…
-no vero che robot lavora. Robot fare un cazzo. Uomo lavora in gabbia. Fa pile.
Poi esistono le anime talmente grandi da poter sopravvivere a tutto…
Rosa Balistreri (Licata, 21 marzo 1927 – Palermo, 20 settembre 1990) . Nacque a Licata da padre falegname e madre casalinga. Fin da giovanissima era dotata di timbro vocale forte e originale che le permise in seguito di interpretare le canzoni popolari siciliane con un tono fortemente drammatico.
Si sposò con Gioacchino Torregrossa, detto Iachinazzu. Fu un matrimonio combinato e dopo che il marito perse al gioco il corredo della figlia Angela, Rosa tentò di ucciderlo e subito andò a costituirsi dai carabinieri. Gioacchino sopravvisse, e Rosa venne presto scarcerata con la condizionale. Per mantenere la figlia, andò a lavorare in vetreria, raccoglieva lumache, fichi, verdure, salava le sarde al mercato. Lavorò per una famiglia benestante, dalla quale venne poi denunciata per un furto. Rosa venne carcerata per altri sette mesi . Uscita dal carcere si trasferì a Palermo. Il conte Testa le diede lavoro come custode/sagrestana nella chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, dove visse nel sottoscala con il fratello Vincenzo. Purtroppo ricevette le molestie del nuovo prete e, con i soldi delle elemosine, partì con il fratello per Firenze. Questo fu il periodo in cui ebbe grandi gioie e grandi dolori. Lavorò come domestica, il fratello poté aprire una bottega da calzolaio, richiamò a sé le sorelle Mariannina e Maria: una rimase a Licata, l’altra, dopo un ennesimo litigio con il marito, prese i figli e raggiunse Rosa. Purtroppo il marito inseguì Maria, e trovatala, la uccise. Il padre per il dispiacere si impiccò. Rosa visse per 12 anni con il pittore Manfredi Lombardi, che la presentò ad artisti quali Mario De Micheli, Ignazio Buttitta, Dario Fo.
Per circa un ventennio visse a Firenze per poi trasferirsi nel 1971 a Palermo, città che fu sempre fonte di ispirazione per l’artista. Lasciata da Manfredi per una modella, per mantenere sé e la figlia che nel frattempo per amore aveva lasciato il collegio e aspettava un figlio, cantò per le feste dell’Unità, recitò nel Teatro Stabile di Catania. Nel 1966 e nel 1969 partecipò alle prime due edizioni dello spettacolo Ci ragiono e canto per la regia di Dario Fo. Nel 1974 partecipò assieme ad altri esponenti del folk, ad un’edizione di Canzonissima. Dal 1976 è stata accompagnata spesso da Mario Modestini, musicista e compositore, che ha scritto per la sua voce le musiche de La ballata del sale (1979), di Buela (1982) e di Ohi Bambulè (1987).
intanto in Iran, la valuta nazionale prosegue il crollo
oggi, 18° giorno del X mese dell’anno 1404 HS, per noi 8 gennaio 2026 d.C, 1 euro vale 172.050 toman (1.720.500 rials)…qualcuno forse si rammenterà che tre-quattro giorni fa erano 150.000 toman
invece a Damasco, la lira siriana -che si era indebolita- si rafforza (1 euro vale 14.160 vecchie lire ovvero 141, 60 nuove lire)
https://sp-today.com/en/currency/euro
per l’Iran, qui https://www.bonbast.com/
Si torna a 2 secoli fa ?
Da Monroe a Donroe [sic] Doctrine :
https://www.axios.com/2026/01/07/trump-monroe-donroe-doctrine-venezuela-greenland-cuba-colombia
What the “Donroe Doctrine” is and where Trump could use it next
https://italy.news-pravda.com/world/2026/01/09/354452.html
E dunque. Gli Usa colpiscono la flotta fantasma che trasporta il gas Iraniano Venezuelano e Russo, alzando il livello di tensione e subito dopo Putin appare in divisa militare minacciando l’uso della forza militare pura. Cosa sia di preciso questa forza militare pura non viene detto. Ma i russi son tutti lì che vogliono utilizzare i nuovi missili Oreshnik. Forse uno è già partito destinazione Ucraina occidentale.
Non so se gli elettori di Trump volevano esattamente una escalation di questo tipo quando lo hanno eletto.
Ma si sa che nel partito Repubblicano c’è il “sotto-partito della guerra”.
Immagino gente con il bunker antiatomico nel cortile.
Trasporta petrolio e gas.
Trasporta petrolio e gas.
Cosa scrivono in Russia riguardo alla petroliera catturata in acque internazionali.
Se non si fosse capito, considerano l’episodio un precedente che potrebbe avere conseguenze anche molto serie.
Tra l’altro, la petroliera batte solo bandiera russa; in realtà, sembra essere turca e solo poche settimane fa navigava sotto bandiera della Guyana. Poi, il 25 dicembre, è improvvisamente diventata russa. Sembra che il capitano in plancia, sotto pressione dei suoi commilitoni della Marina statunitense, abbia deciso di apportare un drastico cambiamento di immagine. Tuttavia, è riuscita a farsi aggiungere al registro delle navi battenti bandiera russa. Alla fine, vediamo un’immagine che è meglio non vedere: le forze speciali americane che salgono a bordo di una nave sotto una bandiera bianca, blu e rossa.
Esiste un’altra versione sulle origini della petroliera. Il Financial Times sostiene che la compagnia russa Burevestmarine abbia acquistato la petroliera Mariner (ex Bella-1), vecchia di 23 anni, nel dicembre 2025. Secondo fonti pubbliche, Burvestmarine è stata registrata a Ryazan lo scorso luglio. Ilya Bugai è indicato come fondatore e CEO di Burvestmarine, nonché CEO di Rusneftekhimtorg e Kursinvest. Se crediamo agli americani, allora si tratta di un tipico rappresentante della “flotta ombra” russa. Ma cosa ci faceva al largo delle coste del Venezuela?
Ma mettiamo da parte le sfumature di cui sopra. Resta il fatto: il tricolore russo su una nave non è più un tabù per i pirati. Gli americani hanno creato un pericoloso precedente il 7 gennaio, e questo non può essere tollerato. Per ora, stanno diligentemente promuovendo l’idea di una “finta petroliera russa”. Sostengono che la bandiera sia stata issata da veri provocatori e che abbiano usato una falsa identità. Washington nega formalmente l’aggressione contro la Russia, citando un malinteso. Nessuno si aspettava un’ammissione di colpa immediata. L’aggressione è sempre “provocata” da qualcuno, o “accidentalmente” o “per proteggere gli interessi molto importanti di qualcuno”. Oggi, l’America ha invaso una nave battente bandiera russa, e domani danesi e svedesi bloccheranno il Mar Baltico. L’argomentazione sarà altrettanto beffarda: la bandiera russa era solo una copertura per il trasporto illegale di petrolio. La previsione è pessimistica, ma è proprio così che un avversario può bloccare efficacemente le esportazioni di petrolio dalla Russia. Non è assolutamente possibile assegnare un cacciatorpediniere e un sottomarino a ogni petroliera.
C’è un altro aspetto legato all’incidente del Mariner. È di natura reputazionale. I nostri partner più stretti – Cina, India e paesi dell’Africa e del Sud-est asiatico – stanno attualmente monitorando le azioni di Mosca. Diversi leader considereranno certamente la mancanza di una risposta chiara a tali azioni come un segno di debolezza della Russia.
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/09/mosca-lancia-il-missile-ipersonico-oreshnik-su-kiev-la-capitale-senza-luce-e-acqua_0147dfee-ca5f-4bc5-aeba-c8111268aeb9.html
Oreshnik
L’hanno lanciato.
https://italy.news-pravda.com/russia/2026/01/09/354546.html
Spero di sbagliare, ma avanti così ancora un poco e si va in guerra. Contro la Russia. 😖
E sarebbero giusto 3 anni di ritardo … ti ricordo che è stato Putin ad attaccare.
Una domanda: non ti annoi con la mistica dei super-missili russi? ricordi molto le prime pagine della Gazzetta in estate
La mistica dei missili russi
Non ho parole.
hai tolto “super”
così diventa meno facile capire
ciao
@ MONDO PARALLELO
Abbiamo sempre saputo che la robotica avrebbe sostituito la socialità umana … ma in un mondo con sempre più misantropia … sarà davvero un male ? P
I Robot non hanno i neuroni specchio. Sono totalmente privi di empatia.
https://youtu.be/0tjOzQne1LY?si=SrNLPCSAZhgS7Be0
Italia e Francia sarebbero disponibili a dialogare con Putin.
Meglio tardi che mai.
https://italy.news-pravda.com/world/2026/01/09/354686.html
https://italy.news-pravda.com/italy/2026/01/09/354692.html
Così è Kiev dopo qualche “mistico” missile russo.
pare che il buon Putin sia abbonato alle buone azioni, nevvero?
direi di dargli fiducia e trattare con lui.
del resto, cosa potrebbe andare male?
Sempre meglio trattarlo bene che male.
Comunque la mistica dei missili la si può ben vedere quando scende in terra.
se capisco, suggerisci di arrendersi per paura dei suoi missili?
@ francesco
“cosa”
Potrebbe continuare questo sanguinoso accanimento terapeutico dei “volenterosi”, per esempio.
Ciao!
Andrea Di Vita
veramente l’accanimento sanguinoso, dal 22 febbraio 2022 a oggi, è quello di Putin
sognare che una trattativa lo placherebbe davvero è ingenuo (OK, io direi altro ma oggi devo essere buono)
ah, puoi darmi UN esempio storico in cui questa linea di condotta ha funzionato?
Ciao
ALLERTA: In un’escalation sbalorditiva, il presidente russo Vladimir Putin è apparso in uniforme da combattimento e ha lanciato un terribile avvertimento all’Ucraina: “Se Kiev rifiuta la pace, la Russia distruggerà tutti i suoi obiettivi nell’operazione militare speciale attraverso la FORZA MILITARE PURA!”
Da noi, nel decadente occidente borghese, queste cose le si legge solo su Meteo.it
Non ti piace lo stile retorico di Putin?
Capirai che dispiacere.
Quante bombe atomiche può lanciare con precisione sull’Europa?
Poi gli Usa e l’art 5 te li raccomando.
Comunque noto che in certi paesi tra cui il nostro la pensano diversamente da Francesco. Bene così. Prima ero un po’ inquieto.
Se posso farti passare l’inquietudine, la risposta è “non abbastanza da far sopravvivere la Russia alla risposta francese al suo attacco”. Ammesso e non concesso che sia solo i francesi a reagire.
Ma perchè parli di bombe atomiche? è molti decenni che sono bombe nucleari, molto più potenti.
Inquietudine
La missilistica russa eccelle in precisione e in quanto supersonica non può essere intercettata.
Non c’è scudo che tenga.
Non so quella francese.
Sono state le dichiarazioni della Meloni e di Macron a farmi un po’ passare
l’inquietudine.
Pare che il buon senso inizi a fare capolino.
Non so per quanto tempo ancora resisterà l’Europa, se anche gli altri non cambiano atteggiamento.
La guerra con Putin è stata persa.
È stata tutta una scemenza.
Ha solo rafforzato la Russia e indebolito l’Europa.
Ma questo è stato detto milioni di volte.
Ipersonica
https://italy.news-pravda.com/world/2026/01/09/354732.html
Qui c’è tutto quello che conviene sapere sui missili russi e sul loro perché.
Basta.
in sintesi, i russi hanno sprecato vettori intercontinentali per testate nucleari per tirare a un deposito di gas degli ucraini e per minacciare i paesi europei della NATO
a me pare una mossa disperata
ma non sono mica la PRAVDA, io!
giusto per sapere, ti risulta che i missili balistici tradizionali possano essere intercettati con ragionevoli possibilità di successo?
a me no
e allora la mistica missilistica russa possono pure infilarsela in quel posto: sempre alla MAD siamo
Ciao!
Questo benedetto missile Oreshnik di cui abbiamo già discusso, è preciso.
Se tu sai dove deve colpire, colpirà esattamente in quel punto con effetti simili a una testata nucleare.
Quindi tu lanci l’Oreshnik senza testata nucleare, quello ti distrugge una base militare in Europa e non puoi rispondere con il nucleare, perché poi gli altri ti mandano l’Oreshnik carico con sei testate nucleari.
Se poi tu sei uno tipo Zelensky e stai ben rifugiato in un bunker sotterraneo, non è detto che il rifugio sia abbastanza sotterraneo perché tu non ci resti sotterrato per l’eternità.
Ma questo vale per qualsiasi capo di Stato.
È la precisione che conta.
Poi devi considerare che la Russia è motivata diversamente rispetto alla Francia, che mi par di capire è volenterosa fino a un certo punto.
Putin è un moderato!
In Russia ci sono dei fanatici nazionalisti.
Leggila la Pravda.
russi hanno sprecato vettori intercontinentali per testate nucleari per tirare a un deposito di gas degli ucraini
https://lesakerfrancophone.fr/lhiver-frappe-kiev
E no, non sto parlando dell’attacco di Oreshnik di ieri sera al grande deposito di gas nell’Ucraina occidentale. La scossa sismica di quell’attacco ha probabilmente danneggiato la struttura geologica che permetteva al gas di essere immagazzinato nelle caverne. Ora può fuoriuscire ed è stato visto bruciare. Queste erano le riserve dell’Ucraina per il resto dell’inverno.
In seguito all’attacco missilistico e di droni su Kiev
Oggi, quasi la metà dei grattacieli di Kiev ha perso acqua, riscaldamento ed elettricità. Questo accade mentre le temperature notturne scendono a -20 °C. Gli operai comunali hanno iniziato a drenare tutta l’acqua dai singoli impianti degli edifici. Altrimenti, colonne montanti e tubi si congelerebbero e scoppierebbero. Ma questo significa anche che l’acqua e il riscaldamento non saranno ripristinati in questi grattacieli finché le temperature non saliranno sopra lo zero.
Gli edifici sono quindi diventati inabitabili.
E chiamalo spreco di missili.
“e allora la mistica missilistica russa possono pure infilarsela in quel posto”
Le lavatrici, Francesco, le lavatrici: i russi cannibalizzano le lavatrici per fare le armi, te ne sei dimenticato? 😉
Salvini e Conte hanno già mandato le loro a Putin, sono ridotti a lavarsi i calzini a mano.
😉
Pino
posso chiederti conto di questa cazzo di battuta?
non sono mai stato un estimatore di Bomber Harris e dei massacri di civili, neppure quelli italiani, tedeschi e giapponesi
però trovare degli entusiasti dei bombardamenti russi e sentire il loro soddisfatto sghignazzare … è disgustoso
so benissimo che c’è stata moltissima propaganda antirussa, nel momento in cui è partita l’operazione militare speciale (totale fallimento nel liberare il paese dai nazisti tra ali di folla esultante)
ma se questo giustifica quello che succede da allora, io non ho parole
https://www.repubblica.it/esteri/2026/01/08/news/groenlandia_trump_danimarca_dorthe_nors-425081198/
Groenlandia, la scrittrice Dorthe Nors: “La paura di noi danesi, nel grande reality show di Trump”
Venezuela post-Maduro: la realpolitik della “Dottrina Donroe”
L’operazione USA del 3 gennaio ha prodotto per ora un cambio al vertice del governo chavista e non un “regime change”. Cosa vuole davvero Trump da questa transizione controllata da Washington
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/venezuela-post-maduro-la-realpolitik-della-dottrina-donroe-227101
Una Moiata Pazzesca!
https://therevealer.org/the-myth-of-pregnancy-tourism-to-ladakh-india/
Vedo che la Meloni Sovranista ha deciso di dare l’ultimo colpo ai contadini italiani, votando per il Mercosur.
https://jacobinitalia.it/il-fragile-stop-al-trattato-mercosur/
“L’Italia esporta valore concentrato in un numero relativamente ristretto di imprese medio-grandi, mentre importa volumi enormi di prodotti che incidono direttamente sui prezzi agricoli interni, sulla sostenibilità delle filiere e sulla capacità di reddito di centinaia di migliaia di aziende. ”
Almeno una cosa di destra la farà, facendo sbucaltare l’Amazzonia per riempire i nostri scaffali di roba fatta con i pesticidi.
https://www.abuondiritto.it/storage/app/media/immagini_notizie/Mercosur-TERRA_giugno2020.pdf
” il 27% dei consumi globali di deforestazione incorporata nei prodotti di importazione avviene nel vecchio continente. L’Unione è destinataria del 50% del commercio brasiliano di prodotti collegati alla deforestazione.
I prodotti che più contribuiscono al fenomeno sono i mangimi e gli oli vegetali per l’industria alimentare, ma l’UE acquista anche 117 mila tonnellate di carne di manzo e 80.500 tonnellate di pelle dal Brasile, circa il 20% dell’import globale di questi prodotti, gran parte dei quali ricavati da zone disboscate. Il commercio è dunque un chiaro driver di deforestazione e le contromisure per evitare pratiche antiecologiche sono deboli. Tracciare la deforestazione importata è un compito arduo, da un lato per le norme europee troppo
deboli sul fronte di controlli e sanzioni alle imprese, dall’altro per l’inesistenza in quasi tutti i paesi e al livello delle Nazioni Unite di un meccanismo più vincolante rispetto alle linee guida volontarie su business, ambiente
e diritti umani.
Gli accordi commerciali poggiano dunque su basi molto deboli da questo punto di vista, e non contribuiscono a rafforzarle. Le misure previste dal trattato UE-Mercosur per la protezione ambientale e il rispetto dei diritti si
trovano in un capitolo dedicato, in cui si affermano gli impegni a rispettare convenzioni internazionali su biodiversità, clima, diritti umani e del lavoro. Il problema è che le parti contraenti non stabiliscono alcuno strumento vincolante per farlo davvero, né per sanzionare eventuali inosservanze. Di solito, infatti – e questo accordo non fa eccezione – i meccanismi di risoluzione delle dispute che nascono per la violazione delle disposizioni di sostenibilità sono soltanto consultivi. Promuovono dialogo e cooperazione fra le parti, ma non prevedono la possibilità di garantire un monitoraggio efficace dell’aderenza agli impegni, né restrizioni al commercio in caso di scostamenti. Non c’è neppure una “clausola di supremazia”, che definisca la priorità
delle ragioni ambientali su quelle commerciali. Stando così le cose, è arduo ritenere queste disposizioni sufficienti a limitare lo sfruttamento intensivo dell’ecosistema e la compressione dei diritti umani”
I paesi del Mercosur, dal canto loro, otterranno un accesso più economico al mercato
europeo per alcuni dei principali prodotti agricoli, fra cui spiccano carne bovina, pollame ed etanolo
ricavato dalla canna da zucchero. Brasile, Argentina e Uruguay sono già i primi tre paesi da cui l’UE importa
carne bovina. Se aggiungiamo Paraguay (ottavo nella lista), i paesi del Mercosur rappresentano quasi l’80% di
tutte le importazioni di carni bovine verso l’UE, con un totale di quasi 270 mila tonnellate nel 2018. A queste si
aggiungerà una quota di 99 mila tonnellate a dazio agevolato. Per il pollame, invece, l’UE ha concesso una
quota supplementare di 180 mila tonnellate ai paesi del Mercosur, principalmente al Brasile.
Le implicazioni climatiche….
Le implicazioni climatiche sarebbero inesistenti se non fosse per i carnivori a oltranza. Che comunque già adesso potrebbero avere qualche dubbio sulla qualità delle carni nostrane.
https://ilfattoalimentare.it/carne-scaduta-da-anni-ma-nessuna-allerta-nazionale-il-caso-bervini-e-il-silenzio-delle-autorita.html
“prodotti collegati alla deforestazione”: dubito di avere mai letto una cosa altrettanto assurda e insensata, neppure su Libero che intervista Salvini.
“Il commercio è dunque un chiaro driver di deforestazione”
ma che cazzo di commercio e commercio? è la vita umana il problema!!! se vogliamo risolvere il problema della deforestazione, la prima cosa da fare è ridurre di 5-6 miliardi di unità la popolazione umana del pianeta.
è ora di smetterla con le mezze misure e diventare seri.
Per Francesco
“ma che cazzo di commercio e commercio? è la vita umana il problema!!! se vogliamo risolvere il problema della deforestazione, la prima cosa da fare è ridurre di 5-6 miliardi di unità la popolazione umana del pianeta.”
Credo che la “popolazione” sia un problema; credo anche che sia uno degli ultimi.
Il mio amico T è un americano che viaggia continuamente in aereo, si fa portare in taxi ai convegni, ha una casa a New York e una villa nelle colline del Chianti.
La mia amica S è una bergamasca vegana, che va in bicicletta al lavoro e coltiva nel proprio orto buona parte di ciò che le serve.
Se siamo d’accordo che T impatta 10 e S impatta 1, la questione fondamentale, proprio numerica, è capire se stiamo parlando di 5-6 miliardi di T o di S.
Ah, il Sì’ al Mercosur di Meloni le ha fatto guadagnare tantissimi punti ai miei occhi.
Così come la danneggia agli occhi dei fascisti storici, oltre che di alcune lobby molto ben nutrite dal bilancio pubblico.
Ciao
Essere di sinistra significa voler instaurare un’utopia, prescindendo completamente dal fatto che ciò sia realizzabile o meno.
Essere di destra significa voler rendere il mondo il peggior posto immaginabile, prescindendo completamente dal fatto che ciò sia realizzabile o meno.
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/09/khamenei-trump-ha-mani-sporche-di-sangue-degli-iraniani_57c23207-bb09-4f50-ab00-4011ecc0510a.html
“L’Iran in fiamme” 15000, al massimo 50000 manifestanti su una popolazione di 90 milioni di persone.
Cala, Trinchetto!
carini questi macellai minimizzatori
fossero stati quattro gatti, i massacri non sarebbero stati ritenuti necessari, non credi?
Tornando in topic, Cecilia Del Re di cui vi ho già parlato altre volte, scrive su Facebook:
Cecilia Del Re
1h ·
𝐒𝐨𝐥𝐥𝐢𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐢𝐥 𝐟𝐫𝐞𝐝𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐫𝐞𝐝𝐝𝐨 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢.
Abbiamo letto tutti, in questi giorni così freddi, che al carcere di Sollicciano non funziona il riscaldamento. Dentro ci sono due gradi, ci raccontano i volontari e le volontarie, anche loro gelate dal freddo quando entrano lì dentro.
A inizio mandato, avevamo chiesto una commissione consiliare permanente per tenere sempre accesi i fari su Sollicciano e sulle condizioni disumane del carcere, con tutte le forze politiche coinvolte, quelle che governano i Ministeri a Roma e quelle che governano Regione e Comune qua da noi, ma la proposta venne respinta dalla maggioranza, che decise di fare sei mesi di approfondimento dentro la commissione sociale. Quell’approfondimento ha portato poi ad un atto della maggioranza, discusso in un consiglio dedicato lo scorso Giugno, che chiedeva l’istituzione di un tavolo tra le istituzioni deputate ad intervenire sulle condizioni del carcere. Ci era sembrato che la montagna avesse partorito il topolino, e lo facemmo presente in aula, perché di risposte concrete e di un piano di azioni c’era bisogno, e soprattutto che i lavori delle istituzioni fossero pubblici per poter noi seguire azioni, tempi e responsabilità. E questo poteva accadere, appunto, se vi fosse stata una commissione permanente dedicata a Sollicciano, ai suoi detenuti e detenute, e a chi vi lavora.
Per oltre sei mesi dall’approvazione di quell’atto non si è saputo poi più nulla di questo tavolo, ricomparso nei titoli di giornale all’ultimo tuffo per l’auto-emendamento di giunta al documento unico di programmazione. Il tavolo è ricomparso nei titoli di stampa perché ancora non era stato convocato, mentre il freddo incalzava e mentre un uomo di 51 anni uscito dal carcere è poi morto negli scorsi giorni dopo soli 5 giorni perché non c’era nessun percorso di inserimento e accompagnamento per lui.
Di fronte a questo freddo, di fronte a questo immobilismo, abbiamo scritto a #Pantagruel, l’infrastruttura sociale volontaria su cui si basa gran parte dell’assistenza dei detenuti e delle detenute di Sollicciano. Abbiamo chiesto se ci potesse essere bisogno di maglioni e coperte, e la risposta è stata subito positiva.
Oggi, allora, gli abbiamo portato questi maglioni e coperte che abbiamo raccolto per non restare fermi. Un comunicato stampa, l’ennesimo, non era e non è più sufficiente.
Continueremo a chiedere stanziamenti e interventi immediati sul carcere. Non ci sentirete chiedere la demolizione di Sollicciano, perché questo è solo un modo per non dare quelle risposte immediate che sono doverose e necessarie.
Stefano Di Puccio da tempo traccia una strada di cui gli enti locali potrebbero farsi carico per alleggerire il carcere trovando soluzioni alternative di alloggio e detenzione per i semiliberi. Partiamo da ciò che è possibile, compresa l’inclusione di chi esce in percorsi di reintroduzione nella società.
Nel frattempo, se volete aiutare l’associazione Pantagruel, questi sono i loro contatti (sezione “come sostenerci”):
http://www.asspantagruel.org
x MP
mi viene in mente una cosa: ma quello che i russi potrebbero fare con gli Oreshnik, è quello che gli americani farebbero con i bombardieri stealth?
Il bombardiere Stealth
https://it.wikipedia.org/wiki/Velivolo_stealth
Mi sa di no.
Da come cade la bomba si capisce deve sta l’aereo. E così in kossovo ne hanno già abbattuto uno dei venti.
Con la lupara.
UNO. In tutta una guerra. Usato alla cazzo di cane, del primo modello di aereo stealth. Povero piccolo F-117.
Oso sospettare che un eventuale attacco di precisione usando i B2 non sarebbe la stessa cosa, basterebbe già usare missili invece di bombe a caduta per il bombardamento, no?
PS su cosa si basa il giudizio di estrema precisione degli Oreshnik? ne hanno usati abbastanza per avere una base dati singificativa?
Con i missili non ci fai niente di che, mi sa.
Infatti in Iran hanno usato le bombe antibunker.
E poi devono andare avanti e indietro…con sti’ bomboloni…
E non si sa neanche se poi siano serviti a qualcosa.
“andare avanti e indietro” è un ottimo sistema per non dover buttare via il vettore insieme al carico pagante, a quanto ne so.
Ma speriamo di rimanere a queste innocue discussioni accademiche!
Ciao