Una suicida e due cinema

Elena si è suicidata nel carcere di Sollicciano. Un pugno allo stomaco: la sua storia l’ho raccontata qui qualche mese fa, rileggetela…

Elena dormiva davanti al rudere di un cinema, il Fulgor, che apparteneva a suo tempo al Viperetta, un ordinario imprenditore italiano (bancarotta fraudolenta, omissione del versamento di IVA, dichiarazione infedele, truffa e minacce, illegittimità del permesso di costruire, distrazione di fondi, violazione degli obblighi di assistenza familiare, appropriazione indebita, truffa, autoriciclaggio e dichiarazione fraudolenta e “violazione dei sigilli”).

Di Elena, esisterà una foto, una sola, magari da bambina?

Il Viperetta aveva l’abitudine di comprare i cinema che appartenevano a Vittorio Cecchi Gori, un signore con una fedina penale ben più lunga di quella di Elena, ma che ha potuto realizzare una spettacolare e legalissima elusione carceraria per “sovraffollamento”, a differenza di Elena.

Ora, io abito esattamente sopra un altro cinema, l’Eolo, che ha la stessa storia. La mamma della Laura si ricorda del giorno, all’inizio degli Anni Sessanta, che inaugurarono il cinema, stendendo un tappeto rosso per Borgo San Frediano. Uno straordinario ambiente di socialità, come il Cinema Universale, nato da nuove tecnologie e annientato da altre tecnologie ancora più nuove.

Uno spazio immenso, che da fuori sembra piano terra, poi ti inoltri nei cortili nascosti e si erge per tre piani – a terra i ratti e in alto, i piccioni.

La proprietà ha preso parte anni fa alla riunione di condominio, con un gigantesco progetto per farci un parcheggio, e alla riunione si sono presentate anche le architette del progetto, due ragazze croate sui 25 anni che avevano qualche difficoltà con l’italiano.

Poi cambia di nuova la proprietà, che non si è mai più fatta vedere alle riunioni di condominio.

Ho già avuto occasione di raccontarvi di come è andata in questi anni:

Un anno fa arriva un furgone, scendono due giovani incappucciati e con la sciarpa tirata sul viso. Scaricano una vecchia poltrona da salotto, che portano misteriosamente dentro l’ex-cinema.

Mi avvicino sorridendo,

“Buongiorno! State ricominciando i lavori qui?”

Uno dei mascherati, con l’accento napoletano che caratterizza sorprendentemente l’industria edile fiorentina, mi dice:

“Questo è un cantiere privato! Si faccia i c…i suoi.”

“Ma io abito qui!”

“Appunto!”

Ieri leggiamo su Repubblica un articolo che dice, che ci faranno un albergo, e uno spa e pure un ristorante.

E così stamattina, noi che abitiamo sopra l’ex-cinema, ma anche altri abitanti della strada che hanno storie simili, ci siamo trovati sullo stretto marciapiede, e abbiamo incontrato i giornalisti accorsi per intervistarci.

Non è l’albergo il problema: capiamo che per restaurare uno spazio di quelle di dimensioni ci vogliono tanti soldi, e a Firenze quei soldi possono arrivare forse solo dall’industria turistica che sta distruggendo la vita stessa di Firenze.

All'ingresso del portone, ci sono i sacchetti della spazzzatura che i turisti ospiti dei B&B della scala accanto abbandonano nell'atrio. Non li buttiamo certo noi, e non pretendiamo che li buttino nemmeno i poveri sfigati peruviani che lavorando in nero cambiano le lenzuola.

In questi giorni, una multinazionale dalle mani sporche di sangue ha trasformato il panorama di Firenze, costruendo un cubone nero. Che se qualcuno si fosse accorto in tempo, non sarebbe mai sorto.

Stamattina, qualcuno ha chiamato la Polizia Municipale. Che ha constatato che le transenne con cui la ditta che fa i lavori sotto casa nostra, aveva preso lo spazio per tre camion non avevano alcuna autorizzazione.

Insomma, un po’ come Elena che per occupare uno spazio del marciapiede davanti al Fulgor con i suoi cartoni, non aveva nemmeno fatto la SCIA.

Poi quelli della Municipale hanno notato il cartello dei lavori:

Dove vi potete divertire a leggere tutto ciò che manca, a partire dal “permesso a costruire”.

La polizia municipale ha fatto togliere le transenne, e poco dopo qualcuno ne ha approfittato per parcheggiare, e si son bloccati i lavori.

Ieri abbiamo parlato con tanti giornalisti, il primo di Controradio.

Se avete tempo e voglia, ascoltate l’intervista di stamattina. Dove la parte interessante è l’intervento di Luigi, ottantatré anni, che ha un meraviglioso appartamento, un’opera d’arte che lui, operaio della Fiat ha costruito in una vita.

“Certo che è un posto povero, ecco perché ne approfittano, tipo la proprietà attuale!”

A un certo punto, una delle intervistate riconosce l’accento del giornalista… e improvvisamente ci chiediamo, ciascuno, da dove vengono gli ultimi difensori di San Frediano:

“Monte Amiata”

“Marche”

“Salerno”

“Messico”

In un istante, cadono tutte le mistificazioni contrapposte di globalismo contro identitarismo.

E in quel momento ci rendiamo conto, che i luoghi non sono tanto di chi ci nasce, ma quanto di chi se ne prende cura. Schierandosi a fianco anche di chi ci è nato, ma per costruire un futuro e non solo rimpiangere un passato.

Secondo, i luoghi sono unici: questo è un quartiere, nato nel Quattrocento, forte e fragile, costruito su sabbia, limo e acqua. Che se collassa, non potrà mai essere sostituito.

E ciò che è unico non può essere scambiato e quindi semplicemente quotato sul mercato.

Terzo, in questo quartiere, ci sono persone che ci vivono, e ci sono persone che non ci vivono, ma ne guadagnano.

Noi riteniamo che chi ci vive abbia la priorità; e quindi il diritto di essere sempre informato e di poter dire la sua sulle scelte che impattano sulla sua vita. Non deve pagare i costi dell’arricchimento altrui.

Da lì, l’unica politica – governo comune della polis – che abbia senso.


Questa voce è stata pubblicata in esperienze di Miguel Martinez, Firenze, resistere sul territorio, riflessioni sul dominio, urbanistica e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a Una suicida e due cinema

  1. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    Come sai, ho sentito l’intervista. Ripeto qui pubblicamente quello che ti ho scritto in privato: dovete mobilitare uno studio legale specializzato, tipo l’ufficio legale di Italia Nostra. Altrimenti rischiare da vero che gli speculatori vi travolgano.

    Un ottimo appiglio possono essere proprio le ripartizioni future delle spese condominiali.

    Oppure i risarcimenti per eventuali danni dovuti ai lavori in corso, i parcheggi ecc.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. roberto scrive:

    miguel

    scusa se inizio da una questione del tutto secondaria…ma perché i turisti dell’airbnb si accollano la fatica di portare giù la monnezza e abbandonarla li?
    mi risulta incomprensibile (io la monnezza la lascio sempre nella monnezza….)

    • Miguel Martinez scrive:

      Per roberto

      “ma perché i turisti dell’airbnb si accollano la fatica di portare giù la monnezza e abbandonarla li?”

      🙂

      Forse quelli che lo fanno vengono da un condominio dove c’è la pattumiera all’ingresso: da ragazzo, vivevo in un palazzo così.

    • Peucezio scrive:

      Avranno scritto nelle regole di portare giù la spazzatura quando si fa il chek-out.
      Io non lo farei comunque, ma questi so’ stranieri, so’ ligi.

      • AirBnB non consente troppi estri perché anche il sor Peucezio viene “recensito” dai padroni di casa per come si è comportato. Per cui se ostenti troppa disinvoltura con le “regole della casa” dopo qualche recensione negativa è verosimile che quella soffitta a Casalpusterlengo o quell’anticamera a Pròcida che ti piacevano tanto tendano a sparire misteriosamente dagli alloggi disponibili per la tua prenotazione…

      • roberto scrive:

        peucezio

        “Avranno scritto nelle regole di portare giù la spazzatura quando si fa il chek-out.
        Io non lo farei comunque, ma questi so’ stranieri, so’ ligi.”

        vabbé ma mica ci sarà scritto di lasciarla nelle scale! e sono ligi che la portano giù ma non abbastanza da buttarla nei bidoni…boh?

  3. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    Un momento!!

    Ma questo ‘Viperetta’ di cui spesso ci parli è mica l’ex proprietario di una nota squadra di calcio Genovese di serie A ?? Spesso sfottuto da Crozza?

    No, perché se è lui guarda che agli avvocati ci è abituato. Il vezzeggiativo non l’ho mai capito.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *