Tra i commenti qui, è nata una discussione affascinante, come tutte le volte che invece di farfalleggiarci attorno, si va a toccare l’essenziale. E siccome questo blog ha l’incredibile vantaggio di essere frequentato da persone che non sono mai d’accordo proprio sull’essenziale, ogni commento apre universi potenziali di pensiero.
Citerò i nomi di alcuni commentatori, solo per quello che hanno scritto, magari anche fuori contesto: è il contenuto che mi interessa, non le persone, comunque prontissimo a correggere eventuali malintesi
Lo spunto è un discorso sulla devastazione delle Alpi Apuane, da cui Michelangelo ricavò i suoi capolavori, oggi saccheggiate per farne pavimenti di marmo in ville di lusso in tutto il mondo, ma anche la polvere sbiancante dei dentrifici. E le Alpi Apuane, a differenza dei boschi, non potranno mai ricrescere, almeno in tempi umani.
Francesco commenta:
“Il problema è che io propongo un mix di usi (tot marmo, tot turismo), tu vorresti imporre dei divieti. Con deroga per Michelangelo.”
La distruzione dei monti da parte dell’industria delle cave danneggia attualmente l’industria locale del turismo. E su questo Francesco ha ragione. Ma sottende parecchie cose.
Francesco sembra prendere in considerazione unicamente la dimensione economica umana (il posto di lavoro di cavatori contro il posto di lavoro di lavapiatti). Ma le cave ormai sono altamente automatizzate e il turismo è un settore per lavori precari e sfruttati. E volendo potremmo mandare tutti i cavatori a lavorare in albergo o viceversa, e risolveremmo il problema.
In realtà, Francesco sta dicendo che l’unica cosa che conta è che aumenti il flusso finanziario ri/cavato… dalle cave o dai selfie in posa davanti alle cave, poco importa; facciamo un po’ l’una e un po’ l’altra.
E se è così, perché non buttare giù direttamente le montagne e farci una terza cosa, che so, una mega-centrale nucleare?
Interviene Peucezio, che dà ragione in parte a Francesco, ma apre nuovi orizzonti:
“Le montagne vanno preservate per NOI, non per la natura, che non esiste o comunque non ha volontà né coscienza.
Noi dobbiamo preservare la bellezza, che è il valore sommo.
La bellezza sta nella natura come nei manufatti umani.
Ma non è intrinseca alla natura, siamo noi che glie la attribuiamo”
E ci incagliamo subito su quel NOI, scritto a lettere maiuscole.
Le lingue indoeuropee e semitiche non distinguono tra noi inclusivo e noi esclusivo.
Se un certo Mario Rossi viene da e mi dice, “Miguel, io e te siamo una bella squadra! Noi ce la faremo!” è un noi inclusivo.
Se lo stesso Mario Rossi viene da me e mi dice, “Miguel, stai attento a come ti muovi! Noi abbiamo deciso che tu non devi più passare di qui!”, è un noi esclusivo. Che è leggermente diverso…
Poi c’è un terzo Noi, quello “universale“: “Noi nasciamo tutti, e tutti moriremo!” – qui il Noi significa una cosa completamente diversa, riguarda tutta la specie umana, l’Uomo insomma.
Il Gioco dei Tre Noi (inclusivo, esclusivo e universale) permette di fregare su grande scala tutti.

“Noi” è il pronome con cui il Generale nato a Torino mandava a morire il fantino nato a Siracusa (“noi dobbiamo difendere la Patria“), e dopo la strage poteva legittimamente dire “noi ci siamo sacrificati per la Patria” mentre si faceva costruire la villa.
Mi ricordo l’allora Presidente del Quartiere, a Firenze, persona peraltro molto simpatica: prima PCI, poi PD, poi Italia Viva, poi Forza Italia per una settimana, poi di nuovo Italia Viva. In fase ancora piddina, al monumento per i ragazzi ammazzati dai fascisti in Piazza Tasso, proclamò davanti a me:
“Noi allora abbiamo dato il nostro sangue per i valori in cui crediamo, e lo daremo ancora!”
Se incontro per caso il signor Harrison Schmitt e lui mi dice, “Noi siamo andati sulla Luna”, ha ragione: è stato tra i dodici esseri umani in tutto che sono andati sulla Luna.
Idem, se un signore mi dice, “Noi stupriamo le bambine, poi le torturiamo e infine le uccidiamo”. Sarà sicuramente vero per lui e il suo giro di amici più stretti.
Nel secondo caso il numero di “noi” è certamente molto, molto più alto di quelli che sono stati sulla Luna, ma nessuna delle due categorie comprende il sottoscritto.
Grammaticalmente parlando, i loro sono due noi esclusivi verso di me, e non universali.
Infatti, non direi mai, “L’Uomo stupra le bambine, poi le tortura e infine le uccide”, per lo stesso motivo che non direi mai, “L’Uomo è andato sulla Luna”.
Però è vero che esiste un Noi Specie Umana, un Noi Universale. Credo che noi (che leggiamo questo) siamo tutti d’accordo che
“noi umani siamo in genere bipedi, nasciamo di uno di due sessi, in stragrande maggioranza usiamo la parola e di solito abbiamo il naso più in alto dell’ombelico”.
Ma da questo, possiamo desumere qualche certezza morale, riguardo a cosa dovrebbero fare questi bipedi?
A questo punto, tra i commenti, Roberto aggiunge una sua riflessione, riguardo alla distruzione delle Alpi Apuane, paragonandola ad altre distruzioni:
“se si estinguono i trilobiti pazienza, nessuno ci fa caso… se si estingue la foca monica, beh mi dispiace perché non la posso più vedere (ma immagino che alla Terra, alla Natura, all’olobionte della foca monaca interessi come dei trilobiti: nulla)”
Qui Roberto si schiera con me (e con Peucezio): vuole salvare dall’annientamento le Alpi Apuane. Perché a lui piace vederle.
E questo mi sembra un ragionamento molto valido, perché evita il Gioco dei Tre Noi, e ci parla di lui stesso, Roberto.
Facciamo un salto indietro: Peucezio aveva tocca un punto interessante, la “bellezza“. Per me e per lui, le Alpi Apuane sono belle. E probabilmente è così per quasi tutti i venticinque lettori di questo blog.
Però pensiamo al miliardario saudita, che vuole andare a Londra, a New York, a Dubai… ma non ha tempo da perdere per vedere pure Seravezza, dico Seravezza. Però gli piace far vedere ai suoi amici di San Francisco e di Pechino il megacesso tutto in marmo di Carrara. Che è più bello di quello di Trump.
E perché Roberto dovrebbe negargli questo diritto, solo perché lui – Roberto – vuole vedere le Alpi Apuane?
E magari il saudita ha un’idea del Bello che riguarda più i cessi che le cime di cui parlava Peucezio?

Ma c’è ancora un punto di straordinaria importanza.
Scrive Peucezio,
““la natura, che non esiste o comunque non ha volontà né coscienza”
Mi vengono in mente possibili definizioni, molto diverse, di “coscienza”. E credo che qui li stiamo confondendo tutti.
La prima è l’idea che la Natura sia una sorte di ente collettivo, misteriosamente cosciente e saggio, idea che Peucezio nega esplicitamente. Personalmente, ho forti dubbi che esista “L’Uomo” come coscienza collettiva. Certo, la Natura è più plausibile proprio perché più universale e ne facciamo (umani e scoiattoli) tutti parte, ma sono cose che riusciamo appena a intuire, figuriamoci ad affermare.
La seconda è quella cosa per cui ogni essere vivente percepisce di esistere, di doversi nutrire e di avere paura, di trovare come affrontare imprevisti.
Prendiamo la plodia interpunctella, detta tarma, che ogni estate cerca di condivtdere con me la pasta che io conservo nell’armadietto. Per cui metto un foglietto acchiappatarme. E così la sera ci passo davanti, e trovo un essere molto piccolo, che sta ancora agitando le ali nella ricerca di volar via per vivere il tempo che le sarebbe stato dato, se non fossi passato io. E credo che provi più o meno quello che proverei io, se fossi al posto suo.
Anche se “la Natura” (come “l’Uomo”) non ha coscienza, la Tarma senza nome sicuramente ce l’ha.

La terza definizione possibile di coscienza riguarda, al contrario, proprio ciò che mi distingue dalla tarma: una forma particolare di razionalità fondata sull’uso del linguaggio (logos, logica…), che permette di astrarre dal vissuto concreto e trasmettere queste astrazioni ad altri.
Un gatto può intuire emozioni, può percepire tante cose che ci sfuggono, può anche comunicare con altri viventi. Ma solo a un umano puoi raccontare che un pezzo tondo di metallo “sono due euro e valgono un panino” e quello ci crede.
Poi ci sono studi, su pappagalli e su scimmie, che dimostrano che il confine non è così netto; ma nessuno mette in dubbio che in queso campo del logos i cervelli umani sono sovradimensionati.
Ora, il linguaggio è una cosa che abbiamo in comune con un altro ente: la cosiddetta intelligenza artificiale. Che è anzi linguaggio puro, funzionale a tutti gli effetti, a un punto tale da poter fare a meno dei suoi creatori umani.
La mia “coscienza” è più simile a quella del gatto, o quella di ChatGpt?
Esiste un’altra, possibile definizione di coscienza, che però richiede un presupposto non da poco: è quella cristiana.
Quando Dio ha creato gli esseri umani, ha dato loro – a differenza di tutti gli altri esseri – la possibilità di scegliere tra il bene e il male.
Il Nonno di Tutti Noi ha scelto subito il male, pazienza, ma ci insegna che la Scelta Buona non è affatto scontata, anzi è l’eccezione. Il Padre, come ci racconta Milton, ordina all’arcangelo Michele
dal Paradiso di Dio, subito
e senza rimorso scaccia la Coppia di peccatori
dal terreno sacro, gli sconsacrati, e annuncia
loro e alla loro Progenie da ora in poi
perpetuo esilio
Il cristianesimo comunque ci fornisce una definizione finalmente chiara di coscienza: noi esseri umani conosciamo dentro di noi la legge divina: se non vi obbediamo, violiamo questa “coscienza”.
Pensiamo ai quattro peccata clamantia, i peccati che “gridano verso il Cielo”:
1 commettere omicidio volontario,
2 l’atto impuro contro natura
3 oppressione dei poveri
4 defraudare l’operaio della giusta mercede.
Dove ci possiamo divertire a notare che il peccato due è da sinistri, ma i peccati tre e quattro son da destri.
Probabilmente nessun teologo ha detto esplicitamente, se il buon cristiano debba scegliere tra monti intonsi e cessi di marmo.
Però si trova qualche indizio su come fare la scelta.
Il primo è la teologia morale medievale, che dice che gli esseri umani vengono costantemente spinti verso il male, dai vizi capitali, riassunti nell’indimenticabile acronimo, SALIGIA: Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidie.
Spero che anche un non credente colga il valore straordinario di questa chiave, che sovverte proprio l’idea della Coscienza Umana Universale. Noi sappiamo che gli esseri umani, i figli della Caduta, non useranno mai la Ragione per il presunto “bene dell’umanità”, ma come mezzi per soddisfare, appunto, Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidie di ciascuno di noi, a danno ovviamente, se necessario, degli altri esseri umani.
E da qui capiamo che le tecnoscienze (l’enorme lucidissimo lavoro logico/verbale/matematico alla base del cosiddetto progresso) stanno ai singoli esseri umani, come i becchi al Gallo Maschio.
Il Presidente degli Stati Uniti
Le eccezioni si trovano nella santità diffusa, nei mille momenti in cui singoli individui si sanno frenare, trattenere, condividere. E dentro ciascuno di noi esistono questa possibilità, ma ogni volta bisogna far fatica.
Ma qualcosa di questa particolare coscienza anche in strani racconti come quello dell’Apocalisse di Baruch, quando racconta della costruzione della Torre di Babele.
Poche righe, che con due millenni di anticipo colgono tutto – da una parte, la piccola Ia piccola donna che sta per partorire, eppure la costringono a forgiar mattoni; e poi l’incredibile previsione su tutta la Modernità:
“E presero un trapano e cercarono di perforare i cieli, dicendo: «Vediamo se il cielo è fatto di argilla, di bronzo o di ferro».”
Ma forse l’elemento più curioso è come alla fine l’esito estremo della blasfema erezione, che esige un immenso sforzo unitario, sia la divisione degli individui:
“Coloro che consigliarono di costruire la torre, poiché coloro che vedi spinsero moltitudini di uomini e donne a fabbricare mattoni; tra questi, a una donna che fabbricava mattoni non fu permesso di essere liberata nell’ora del parto, ma partorì mentre stava fabbricando mattoni, portò il bambino nel grembiule e continuò a fabbricare mattoni. E il Signore apparve loro e confuse la loro lingua, quando ebbero costruito la torre fino all’altezza di quattrocentosessantatre cubiti. E presero un trapano e cercarono di perforare i cieli, dicendo: «Vediamo se il cielo è fatto di argilla, di bronzo o di ferro». Quando Dio vide questo, non glielo permise, ma li colpì con cecità e confusione di linguaggio, e li rese come tu vedi.”
E forse ci dà un indizio sulla coscienza e sulle Alpi Apuane.



@ Martinez
Sorvolo per un momento sul grave insulto gratuito che la tua didascalia della foto di quell’utilissimo animale che è il pollo gli infligge immeritatamente.
Proprio l’ambiguità del ‘Noi’ che hai elencato – e la corrispondente ambiguità del termine ‘coscienza’ – mi spinge, personalmente, ad apprezzare quello che si racconta abbia fatt0 Alessandro col nodo di Gordio: tagliare via tutto.
Nella fattispecie, tendo ad attribuire a i termini ‘noi’ e ‘coscienza’ unicamente un valore di abbreviazione nel discorso, utile ai fini pratici ma che cambia a seconda di questi fini. Mi rifaccio a San Wittgenstein: ‘di ciò di cui non si può parlare si deve tacere’.
In particolare, sono del parere che ‘noi’ cambi di significato a seconda del parlante e dei contesti, mentre ‘coscienza’ sia un termine talmente vago da avere una valenza quasi solo fraseologica (‘ma ce l’hai una coscienza?’, ‘le funzioni della coscienza risiedono nella corteccia prefrontale’ e ‘in tutta coscienza non so che dire’ sono tre frasi con significati completamente diversi dove la parola ‘coscienza’ funge solo da segnacolo di qualcos’altro, differente nei tre casi).
Esiste un tentativo, in neurologia, di definire la ‘coscienza’ come una ben definita funzione matematica (detta con poca fantasia ‘Psi’) del numero delle connessioni nelle reti fra i neuroni. Ma oltre ad essere orribilmente complicata e al di là di qualunque possibilità di calcolo dei computer di oggi e di chissà quanti anni a venire, Psi ha la caratteristica che si calcola per qualunque rete, non solo per quelle dei neuroni del cervello. Se accettato, questo tentativo porta dunque dritti allo panpsichismo, per cui non solo la tua tarma, ma anche il computer su cui sto scrivendo, i mercati di Wall Street e le reti di filamenti di galassie hanno una loro ‘coscienza’. In tal caso, la Saligia non è che una rete che ne attacca un’altra, e la santità è la cooperazione fra reti. Aggressività e cooperazione sono strategie complementari di sopravvivenza.
Tra l’altro, è noto che la distribuzione dei filamenti di galassie e quella degli assoni neuronali hanno la stessa forma. Entrambe le strutture presentano una distribuzione di materia simile. (L’IA di Google mi dice che: a) nel cervello, i neuroni e le sinapsi costituiscono circa il 30-35% della massa totale, mentre nell’universo, la materia ordinaria e le galassie rappresentano una parte simile della massa totale. b) Entrambe le strutture sono estremamente ricche di componenti. Il cervello contiene circa 86 miliardi di neuroni, mentre l’universo osservabile ospita almeno 100 miliardi di galassie). Ciò suggerisce un comune principio ispiratore
https://share.google/images/xtjYVYER0YUKGO0R7
Ciao!
Andrea Di Vit
Per ADV
“Ciao!”
Bellissime riflessioni grazie!
Altro problema REALE r CONCRETO da industria estrattiva sulle Alpi Apuane:
MARMETTOLA nelle falde acquifere !
https://economiacircolare.com/marmettola-marmo-impatto-ambientale-acqua-fiumi-italia/
Marmettola, l’impatto ambientale dell’oro bianco sui fiumi italiani
Il marmo è un materiale prezioso ma la sua estrazione può comportare la dispersione della marmettola, una sottile polvere bianca che, se non adeguatamente smaltita, può finire a valle. Così l’acqua dei fiumi delle Alpi Apuane, dopo periodi pioggia intensa, si tinge di bianco
La Maledizione del Marmo di Carrara –
Eros Tetti
https://erostetti.substack.com/p/la-maledizione-del-marmo-di-carrara
Anche Ivana Trump ordinò di radere al suolo le Alpi Apuane per la Trump Tower …
Miguel
“Perché a lui piace vederle.”
grazie
vorrei precisare però il mio pensiero. certo che parlo di me e dei mie gusti ma uso il pronome mio nel senso di *io rappresentante del genere umano che popola la terra nel XXIesimo secolo”….sono molto vicino alla posizione di peucezio in questo caso, almeno quella del suo paragrafo.
aggiungo che c’è una questione “pubblico” vs “privato”, non in senso giuridico, ma nel senso che tutti possiamo apprezzare le alpi apuane e trovo inopportuno che diventino il cesso dello sceicco. se nelle alpi apuane trovassero una muffa capace di curare il cancro, non avrei troppe esitazioni a farle spianare
sto aggiungendo un criterio di utilità oltre a quello di bellezza, ma lo formula che riassume il tutto è “la natura sta lì per gli esseri umani”, e quello che è difficile è capire dove mettere i paletti.
facciamo un esempio semplice. le vongole del mare adriatico sono lì per essere fatte con gli spaghetti però, se io le pesco tutte, finiscono e non avrò più spaghetti alle vongole.
quindi la decisione da prendere è “è una buona idea permettere oggi la pesca come se non ci fosse un domani?” inteso “è una buona idea per noi esseri umani, non per le vongole”
Le vongole nel mare adriatico
Le vongole possono assorbire inquinanti presenti nell’ambiente marino, come metalli pesanti e inquinanti chimici. Un consumo eccessivo potrebbe esporre il corpo a livelli elevati di tali sostanze.
Cosa significa questo?
Eh, eh! 😋
Che non è solo la vongola, ma è tutto l’ecosistema che deve funzionare bene.
Cioè deve fornire i “servizi ecosistemici”.
Che hanno un valore che non viene preso in considerazione nel computo economico.
Vedi Ray Patel
https://www.amazon.it/valore-delle-cose-illusioni-capitalismo/dp/8807891549
La stessa cosa vale anche per il marmo, se inquina le falde, ma il marmo non ha bisogno dei servizi ecosistemici.
In compenso produce delle “esternalità” tipo le falde melmose o degrado estetico.
La vongola la mangiano anche i vegani, perché non ha il cervello, se soffre soffre pochissimo. Ma il pescatore o allevatore di vongole (non so bene come si faccia con le vongole) sta tutto il giorno immerso nell’acqua (ho visto in un documentario) e lui soffre sicuramente.
PG
“Le vongole possono assorbire inquinanti presenti nell’ambiente marino,”
togli l’aggettivo “marino” e la frase vale esattamente per ogni essere vivente, dalle carote del tuo orto, ai mirtilli in montagna, passando per cinghiali selvaggi e latte delle mucche che pascolano libere
Roberto,
“facciamo un esempio semplice. le vongole del mare adriatico sono lì per essere fatte con gli spaghetti però, se io le pesco tutte, finiscono e non avrò più spaghetti alle vongole.
quindi la decisione da prendere è “è una buona idea permettere oggi la pesca come se non ci fosse un domani?” inteso “è una buona idea per noi esseri umani, non per le vongole””
Sì, è esattamente la mia logica.
Però non direi che la estendo al genere umano.
La considero elitaria.
Il mio “noi” era riferito a noi commentatori del blog, cioè alle persone con strumenti critici nettamente superiori alla media.
Il punto è che poche persone hanno gusti raffinati e molte gusti triviali.
La ragazza cozzala che si tatua impedisce a me di apprezzarla perché la vedo deturpata, ma non impedisce a un’altra ragazza più fine di non tatuarsi.
Ma chi distrugge la bellezza impedisce a tutti di gustarla. Anche se quei tutti sono pochi.
E questo è un danno, perché in teoria una minoranza dovrebbe incidere meno della maggioranza, ma è anche vero che il mondo è fatto di livelli qualitativi e se in una città si passa da avere molti ristoranti in cui si mangia così così così ad alcuni pochi in cui si mangia molto bene a una situazione in cui si mangia nella media in tutti i ristoranti, ci saranno pochi buongustai che ne saranno danneggiati e tanti mangiammerda che non se ne accorgeranno, ma la qualità si sarà depressa.
Non tutti sono in grado di leggere Dante, mentre il romanzetto triviale lo capiscono tutti, ma l’umanità si sforza di preservare e tramandare Dante, mica il feuilleton triviale.
Corr.: “e alcuni pochi in cui si mangia molto bene”.
In effetti l’idea elitaria è molto lontana dalla mia…
Lo sarebbe anche dalla mia.
Il punto è che però per preservare il pluralismo e la ricchezza del mondo, che poi in fondo è l’unica cosa che m’interessa davvero, devono continuare a sussistere essere certi picchi qualitativi e ogni appiattimento è dannoso.
Penso che qui allora il termine chiave sia “tutti” che secondo il ragionamento del testo sopra non sarebbe tutti nel senso del 100% ma di una maggioranza della popolazione perché sarebbe escluso chi le alpi apuane proprio non le apprezza tipo lo sceicco. Quindi forse la soluzione di questioni come quella di che fare delle alpi apuane si riduce alla soddisfazione soddisfazione della maggioranza anziché di una ristrezza minoranza? Per me sarebbe accettabile in quanto i desideri di minoranze realmente contrapposti e antitetici con quello della maggioranza sono desideri egoistici e predatori.
Per dire, il mio personale desiderio di nutrirmi oltre la mera sussistenza/necessità può essere soddisfatto? Io penso di sì, non lo vedo intaccare quello che desiderano gli altri, l’universo o chicchessia. Avrebbe da eccepire solo chi ha motivi d’astio nei miei confronti o in generale. Se io invece desidero uno spazio coloniale tutto per me, chiudere al pubblico il mar mediterraneo e trasformarlo nel mio resort o assoggettare intere popolazioni sono giustificato o la maggioranza sarebbe giustamente contraria al mio desiderio escludente e predatorio?
veramente il problema sorge nel momento in cui vorresti 4 metri quadri per sdraiarti a prendere il sole e magari pure l’accesso al mare per fare il bagno
vai in contrasto con una miriade di interessi, quasi tutti giudicati legittimi dai loro detentori
di desideri non escludenti ce ne sono pochissimi
“SALIGIA”
credo di avere solo le ultime tre (e le ultime due in piccola parte)…ed immagino quindi di peccare anche di superbia
🙂
Non capisco il pessimismo radicale di Miguel sull’Uomo: non è che i teologi dicono che siamo fatti solo di SALIGIA!
Deve essere un danno collaterale del Lutero, mi sa.
So che posso suonare passatista ma l’unico motivo per cui difendo l’economia come importante criterio di giudizio è che ritengo l’economia alla base del fatto di avere da mangiare o no a fine giornata. Ed è una cosa importante, lo dice pure una Lettera del Nuovo Testamento (credo sia Giacomo).
Ciao!
Ma SALIGIA si usa come acronimo o è un’invenzione di Miguel?
si usa! c’è anche un gruppo di musica metal che si chiama così
🙂
Ma non eri un Nostalgico della Vecchia Chiesa PreConciliare 🫠 ?
Chi?
AI OVERVIEW
L’acronimo S.A.L.I.G.I.A. non è stato inventato da un’unica persona, ma è un termine usato in letteratura, in particolare da Giovanni Boccaccio, per indicare i sette vizi capitali in ordine alfabetico: Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia.
Origine e uso dell’acronimo
Giovanni Boccaccio:
è l’autore a cui viene più spesso associato l’uso di questo acronimo per rappresentare l’elenco dei vizi capitali.
Letteratura:
S.A.L.I.G.I.A. è diventato un termine comune nella letteratura, soprattutto in ambito medievale e rinascimentale, per riferirsi a questa lista di peccati.
Scopo:
L’acronimo permetteva di definire e ricordare facilmente i sette vizi capitali, che sono una classificazione dei peccati nella tradizione cristiana.
I vizi capitali nell’acronimo
Ecco la lista dei vizi capitali corrispondenti alle lettere dell’acronimo S.A.L.I.G.I.A.:
S: uperbia
A: varizia
L: ussuria
I: nvidia
G: ola
I: ra
A: ccidia
“in particolare da Giovanni Boccaccio, per indicare i sette vizi capitali in ordine alfabetico: Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia.”—-
Non mi sembrano affatto in ordine alfabetico.
I Sette Vizi Capitali
Superbia: la radicata convinzione della propria superiorità, che porta ad atteggiamenti altezzosi e di disprezzo verso gli altri.
Avarizia: la cupidigia, l’avidità e la scarsa disponibilità a spendere o donare i propri beni.
Invidia: la tristezza o il malessere provato di fronte al bene altrui.
Ira: il desiderio di vendicare violentemente un torto subito.
Gola: l’eccesso e l’abbandono nei piaceri della tavola.
Lussuria: una sessualità incontrollata e il desiderio del piacere sessuale fine a sé stesso.
Accidia: la pigrizia, il torpore malinconico e la svogliatezza, che portano all’inazione e al disinteresse nel compiere le cose, specialmente le opere buone.
voi che siete più addentro alle cose chiesastiche,
sulla lussuria, quella “e” è un elenco o indica che devono esserci tutte e due le cose?
cioè basta “il desiderio del piacere sessuale fine a sé stesso” per essere lussuriosi o tale desiderio deve essere accompagnato da “una sessualità incontrollata”
A me la condanna della Lussuria Vizio Capitale sembra un Epicureismo (quello vero, consapevole della frustrazione che la mente non ha limiti al desiderio … il corpo sì, eccome !) malriuscito …
@ roberto
“quella “e” è un elenco o indica che devono esserci tutte e due le cose”
Le due cose coincidono per la dottrina Cattolica al riguardo, e ricadono nella generale categoria di ‘disordine morale’. Dante i lussuriosi all’Inferno li condanna perché ‘la ragione sottomettono al talento’, ossia perché subordinano lo spirito alla materia, invece di seguire la retta dottrina che prevede come unico scopo della sessualità la procreazione nell’ambito del matrimonio. Tale dottrina, la stessa che faceva ricamare sulle camicie da notte delle donne ‘non lo fo per piacer mio ma per dare figli a Dio’, è stata maccheronicamente ma efficacemente sintetizzata nella massima ‘tot chiavata tot filia’.
Artt. 2351 e 2353 Catechismo della Chiesa Cattolica
“La lussuria è un desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.”
“La fornicazione è l’unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all’educazione dei figli.”
Né vale invocare a discolpa l’amore:
Art. 1756 “È quindi sbagliato giudicare la moralità degli atti umani considerando soltanto l’intenzione che li ispira, o le circostanze (ambiente, pressione sociale, costrizione o necessità di agire, ecc.) che ne costituiscono la cornice. Ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto”
https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm
https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c1a4_it.htm
Stando poi all’AI di Google:
‘Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, un “disordine morale” si riferisce ad atti o comportamenti che sono contrari alla legge naturale e divina, impediscono l’unione tra uomo e donna, e non sono in linea con la finalità procreativa e unitiva del matrimonio. Esempi includono gli atti omosessuali, la masturbazione, la contraccezione artificiale e qualsiasi forma di sessualità fuori dal vincolo matrimoniale. La Chiesa invita alla castità, alla padronanza di sé, e al rispetto della dignità della persona e della sessualità umana. ‘
Ciao!
Andrea Di Vita
Allora mi sa che ho pure quella….l’unica per la quale sono sicuro è l’invidia che mi manca totalmente
>>> Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.
Oh, poi dicono che uno rimane cattolico e felice e ammirato dalla somma saggezza della Chiesa!
😀
>>> seguire la retta dottrina che prevede come unico scopo della sessualità la procreazione nell’ambito del matrimonio
Non è che hai delle fonti per questa affermazione? mi suona un pò come una caricatura anticlericale.
Ciao
@ francesco
“affermazione”
Leggi l’articolo 2351 del Catechismo.
Ciao!
Andrea Di Vita
Appunto! non è che hai problemi di comprensione di testi non scientifici?
:0
La lussuria è l’equivalente della gola e dell’avidità, un peccato di incontinenza, cioè di eccesso di desiderio di qualcosa.
Potenzialmente si potrebbe eccedere nel desiderio di qualunque cosa, per cui i sette vizi della pastorale medievale vanno intesi più come emblematici per la loro diffusione che particolarmente significativi di per la propria gravità intrinseca: non è che l’amore per il potere, per esempio, sia di natura diversa.
Poi il quando si abbia l’eccesso di desiderio è un altro discorso, ma possiamo porcelo anche per l’eccesso di amore per il cibo (gola) o di amor proprio (superbia).
‘tot chiavata tot filia
———–
Fino all’ Ogino-Knaus
https://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_Ogino-Knaus
https://ja.wikipedia.org/wiki/%E3%82%BF%E3%82%A4%E3%83%9F%E3%83%B3%E3%82%B0%E6%B3%95
Purtroppo ho dovuto fare così da quando non riesco più a scrivere qui sopra in caratteri “Forestieri”:-D … cmq pur essendo Ogino Giapponese, in Giappone lo chiamano come potete vedere “Taimingu Hō” con il primo termine chiaramente derivato dall’ Inglese “Timing” mentre il secondo termine “Hō” è lo stesso kanji marziale di “Pō” in “Kenpō”, pronunciato diversamente per complessi meccanismi di eufonia.
Che poi è in Pinyin il Cinese “fǎ” , tono giù-su, che significa “Legge Naturale”, non in senso etico ma proprio epistemologico.
Per Moi
“Purtroppo ho dovuto fare così da quando non riesco più a scrivere qui sopra in caratteri “Forestieri”:-D …”?
E’ cambiato qualcosa?
Io l’altro giorno ho postato un pezzo di dizionario anche con caratteri arabi tra i commenti
anch’io ho avuto problemi tempo fa con il cirillico (testi più lunghi, non singole frasi)…e ho lasciato perdere 😀
forse, per qualche oscura ragione, si è entrati in una modalità che prevede che solo tu, in quanto proprietario del blog, possa usare lettere non latine…boh
Hermann Knaus VS Kyūsaku Ogino
https://it.wikipedia.org/wiki/Ky%C5%ABsaku_Ogino
Fra i metodi di limitazione delle nascite, quello messo a punto da Ogino-Knaus fu ammesso dalla Chiesa cattolica nel 1951.
MA l’applicazione di tale metodo su vasta scala si è dimostrato difficile ed ha portato a un gran numero di insuccessi: è macchinosa, richiede autodisciplina da parte della coppia e non è valida quando, come spesso accade, i cicli mestruali sono irregolari.
Che io sappia (ma ammetto di non averci mai provato nemmeno come curiosità biologica) esistono anche dei metodi cosiddetti “naturali” ammessi dalla chiesa anche molti decenni fa,
che non si basano solo sul conteggio dei giorni, che è oggettivamente una scemenza, proprio perché la maggior parte delle donne ha cicli non sempre identici, ma si basano sul monitoraggio dei sintomi esterni, cioè sull’alternanza tra periodi “secchi” e periodi “umidi” che possono offrire delle indicazioni reali sulla vicinanza o meno dell’ovulazione.
Ma anche in questo caso, la diversità tra una persona e l’altra conta di più, e quindi di sicuro non c’è niente. Molte donne provano effettivamente a monitorare i sintomi, ma solo per una sana curiosità di conoscere meglio i segnali del proprio corpo, ma non certo per usarli come metodi anticoncezionali validi, senza altre precauzioni.
@ PINO MAMET
https://www.youtube.com/watch?v=nb3p7OSriUA
I media israeliani prendono in giro i Liberal Woke che sostengono Hamas
PS
Ho tolto la fastidiosa traduzione AI in Italiano, ma il titolo non so come ripristinarlo in Inglese.
PPS
I én pròpri préz’is ai nuster ! 😉 😀
Kash Patel’s tribute to Charlie Kirk — ‘See you in Valhalla’ — left the internet buzzing. Valhalla, from Norse mythology, is Odin’s hall of slain warriors, filled with endless battles, feasts, and Valkyries
https://www.indiatoday.in/newsmo/video/why-kash-patels-viking-farewell-for-charlie-kirk-went-viral-2787794-2025-09-15
Why Kash Patel’s Viking farewell for Charlie Kirk went viral
OT
Galileo arrivò alla sua ipotesi da un famoso esperimento mentale delineato nel suo libro De Motu. Questo esperimento funziona come segue: immagina che due oggetti, uno leggero e uno più pesante dell’altro, siano collegati tra loro da una stringa. Lascia cadere questo sistema di oggetti dalla cima di una torre. Se assumiamo che gli oggetti più pesanti cadono effettivamente più velocemente di quelli più leggeri (e viceversa, gli oggetti più leggeri cadono più lentamente), la corda presto si tenderà poiché l’oggetto più leggero ritarda la caduta dell’oggetto più pesante. Ma il sistema considerato nel suo insieme è più pesante del solo oggetto pesante, e quindi dovrebbe cadere più velocemente. Questa contraddizione porta a concludere che l’assunzione è falsa.
fine OT
Scusate ma dovevo questa citazione ad Andrea, assunto come personificazione della Fisica. Questo piccolo esperimento mentale, che persino io arrivo a capire, mi sconvolge.
Saluti a tutti
@Francesco
“personificazione”
Galileo è assolutamente stupefacente. Descrive uno dopo l’altro una sfilza di esperimenti concettuali che sono chiarissimi. In tutto il “Dialogo dei massimi sistemi” non c’è un solo calcolo.
Ciao!
Andrea Di Vita
compresa la schematizzazione del vascello in cui (al netto delle vibrazioni e delle ondate) non è possibile stabilire se ci si muove o no, purché ci si muova di moto costante…
…oppure le obiezioni sulla cosiddetta “centrifuga”, che di fatto non esiste 🙂
scusa ma quello non era l’esperimento mentale dell’ascensore di Einstein?
che sarebbe alla base della teoria della relatività, se ho capito
@ francesco
“ascensore”
No.
Galileo ti chiede di immaginare di stare sotto coperta in una nave che percorre un tranquillo canale a velocità costante. Facendo cadere un martello per terra, tu puoi capire da come cade il martello a che velocità sta andando la nave nel canale? No: infatti il martello cade allo stesso identico modo a prescindere dalla velocità della nave. Potrebbe anche stare ferma, per quanto se ne capisce guardando il martello.
Invece, Einstein ti chiede di immaginare di essere – tu e il tuo martello, che tieni in mano – in un ascensore. Se la corda si rompe e l’ascensore è in caduta libera, allora finché dura la caduta non solo non avverti più il peso, ma se lasci andare il martello quello fluttuerà davanti a te. E’ la stessa situazione che osserveresti se l’ascensore invece di essere nel campo gravitazionale della Terra stesse nel vuoto interstellare, lontano da ogni altro corpo celeste. Nel secondo caso è evidentemente una conseguenza del principio di inerzia: tu e il martello non cambiate stato di moto dato che entrambi avete una massa inerziale e che nessuna forza esterna agisce su di voi. Ma nel primo caso la gravità agisce eccome, visto che state cadendo, e agisce attirando le vostre masse gravitazionali. L’indistinguibilità delle due
situazioni implica allora che massa inerziale e gravitazionale sono la stessa cosa.
In una seconda versione dell’ascensore di Einstein, al vostro ascensore nello spazio interstellare si applica d’improvviso (ad esempio a opera di un razzo) una certa forza. Questa impartisce un’accelerazione, e sua tu sua il martello finite accelerati contro la parete opposta. L’effetto è lo stesso che se foste sulla Terra, senza alcun razzo. In entrambi i casi l’accelerazione è la stessa sia per te sia per il martello. La forza è la stessa perché gli effetti sono gli stessi.a la forza non è che massa per accelerazione; solo che nel.primo caso la massa è quella inerziale mentre nel secondo è quella gravitazionale. Di que – di nuovo – si dimostra che massa inerziale e massa gravitazionale coincidono.
Con logica ferrea si va avanti per questa strada. Se la luce di una stella lontana illumina il tuo ascensore accelerato nello spazio e lo attraversa entrando da un oblò e uscendo dall’altro, il raggio di luce ti appare deviato dalla sua traiettoria
rettilinea perché mentre si propaga a velocità costante nell’ascensore questo gli si sposta sotto i piedi sempre più in fretta. Siccome l”ascensore nello spazio e quello sulla terra danno gli stessi risultati, anche sulla terra, cioè sotto l’effetto della gravità, vedrai piegarsi la luce. Ma siccome la velocità della luce non cambia, il percorso piegato della luce, più lungo di quello dritto, richiede per essere percorsi un tempo più lungo. Vale a dire, la gravità rallenta il tempo.
Si va lontano, per questa strada. Poi naturalmente ci vogliono sempre le conferme sperimentali. Sempre.
Ciao!
Andrea Di Vita
Francesco,
beh, la centrifuga si spiega anche con la fisica newtoniana, la relatività generale ha solo collegato accelerazione e gravità.
L’esperimento mentale più curioso che abbia letto di recente è un argomento a favore della sfericità della terra di Guglielmo di Conches.
In sostanza, immaginiamo di vivere sulla terra piatta e che abbiamo due città, una in estremo oriente e una in estremo occidente. Il sole sorge e subito “sorvola” la città in estremo oriente, per cui il mezzogiorno (quando il sole è al punto più alto) si avrà al mattino, seguito da un lunghissimo pomeriggio. A pomeriggio inoltrato, invece, il sole sorvolerà la città in estremo occidente e lì sarà mezzogiorno praticamente alla sera. Ovviamente così non è: ovunque mezzogiorno è a metà giornata, per cui la terra è sferica.
Ma ve lo riporto come l’ho trovato
“Sī iterum plāna esset [Terra, ovviamente], cīvitās in oriente posita māne et merīdiem simul et eōdem tempore habēret, ex quō enim sōl appārēret, super ipsam esset. Cīvitās vērō in occidente posita vespere et merīdiem simul habēret. Quantō enim cīvitātēs orientī propinquiōrēs essent, tantō minus spaciī inter māne et merīdiē habērent, sed plūs inter merīdiem et vespere. Sed quantō essent occidentī propinquiōrēs, ēcontrā, et cētera. Cum igitur apud omnēs æquāle est spacium ā māne ūsque ad merīdiem et ā merīdiē ūsque ad occāsum, appāret terram nōn esse plānam, sed rotundam, unde apud orientālēs citius est ortus et merīdiēs et occāsus quam apud occidentālēs”
È una cosa di un’ovvietà assoluta eppure non ci avevo mai pensato!
Lo dirò subito al mio amico terrapiattista appena lo sento (eh sì, ho anch’io un amico terrapiattista, non sto scherzando).
Ma i terrapiattisti convinti esistono davvero? E oltretutto esistono davvero anche in Italia?
Io davo per scontato che:
a) i sedicenti terrapiattisti siano non più dell’1% della popolazione generale, e quasi tutti statunitensi;
b) che tra quell’uno per cento di cui si parla sopra, il 90% di quell’1% siano semplicemente dei buontemponi che non credono realmente alla Terra piatta ma che fanno finta di crederci solo per prendere in giro gli altri…
c) che la restante minoranza di quei pochi che ci credono davvero siano degli svalvolati senza la minima possibilità di influenzare qualcun altro.
Anch’io la pensavo come Paniscus sui terrapiattisti.
Mai conosciuto uno.
Che ne esistano di convinti mi sembra inconcepibile.
francamente tra no vax, non siamo mai stati sulla luna, no pastorizzazione, no creme solari (giuro, ho una collega che essendo lei stessa così mi ha aperto il mondo dei “le creme solari fanno venire il cancro, io mi scotto al sole perché è naturale”), no qualsiasi cosa…non mi sorprende minimamente che ci siano dei terrapiattisti
No creme solari???
Che poi l’esposizione al sole non protetta il cancro invece lo fa venire davvero.
Il fatto è che, crema o non crema, non bisognerebbe esporsi al sole direttamente.
Non per niente da che mondo e mondo l’uomo ha sempre cercato l’ombra e ha sempre preferito gli alberi al deserto.
Io ne conosco uno.
Lo è diventato anni fa, poi ha smesso di interessarsi al tema, ma credo lo sia ancora, sia pure senza particolare interesse come all’inizio.
Non so se abbia cambiato idea ultimamente (è un po’ che non lo sento).
Ma non sono minimamente sorpreso che esistano.
Parlandone con lui ho capito i meccanismi che creano questi cosiddetti “bias”.
…e spiegaceli!!
# Mauricius tarvisii
“mentale”
Eccellente.
Basta del resto spostarsi un po’ a Nord (nella direzione da cui si vede cioè la stella Polare più alta nel cielo) per constatare che il Sole tramonta a ore diverse che da noi, per rendersi conto la Terra non può essere piatta: se lo fosse, infatti, il Sole tramonterebbe ovunque alla stessa ora.
Ciao!
Andrea Di Vita
Dimenticavo:
Un terrapiattista potrebbe replicare: e tu che ne sai che non esistono città nelle quali il momento in cui Sole sorge all’orizzonte e quello in cui si trova a perpendicolo sopra le nostre teste sono più vicini tra loro che da noi?
La risposta è una sola: móstramele.
Questo è un esempio dei limiti del ragionamento puro applicato alla Natura. Senza l’esperienza, rimane appeso.
Ciao!
Andrea Di Vita
basterebbe fargli notare che tra città ben note e poste una a occidente dell’altra il mezzogiorno è sempre a mezzogiorno
fossimo piatti, ci sarebbe comunque un ritardo man mano che andiamo a occidente
@ francesco
“basterebbe”
Certo, ma così dai per scontato che ciò che avviene distante da noi segua le stesse leggi di quelli che avviene vicino a noi. Potrebbe darsi – ti risponderebbe il terrapiattista – che le tue tre città fossero comunque troppo vicine fra di loro per non condividere le stesse leggi di natura, e che vicino al bordo della Terra piatta le cose vadano diversamente. Potrebbe ipotizzare ad esempio una velocità del Sole nel cielo più bassa molto vicino al bordo, così da lasciare invariato l’intervallo temporale fra alba e mezzogiorno e fra mezzogiorno e tramonto.
In altre parole, stai assumendo – senza dirlo! – che le leggi di natura siano uguali ovunque, che non vi siano cioè osservatori privilegiati. È il principio di omogeneità cosmologica, comune in astrofisica e che sta alla radice proprio del modello di Copernico che il nostro terrapiattista rifiuta.
No, alla fine l’ unico modo per uscirne è l’osservazione diretta di fatti incompatibili con il modello della Terra piatta. Credo che la mia idea dell’osservazione dell’ora del tramonto in luoghi diversi della Terra soddisfi tale requisito.
Comunque hai fatto benissimo ad argomentare! Discussioni del genere di questa sono il pane quotidiano degli astrofisici. E sapessi con quale veemenza discutono!!
Ciao!
Andrea Di Vita
Se le leggi di natura non fossero uguali ovunque, non si qualificherebbero come leggi di natura, no?
E’ mica il pensiero musulmano “Dio crea il mondo ogni mattino” quindi inutile cercare leggi costanti nel mondo?
O anche il pensiero politico “la mia dichiarazione ha valore nel momento in cui la faccio, domani è un altro giorno”
😉
Grazie MT
una cosa stupenda!
https://crashoil.blogspot.com/2025/09/si-no-ponemos-mucho-dinero-no-habra.html
Il picco del petrolio rispetto al prezzo del petrolio.
Kelebekiano
Il precedente articolo di Turiel che ho linkato, porta veramente sfiga.🤞
Ma è tutto documentato sulla base di un rapporto AIE (l’ufficialità in persona sul petrolio e fossili vari).
“Le implicazioni del tasso di declino dei giacimenti di petrolio e gas”
E da questo si può capire il perché di tanto rumore di guerre in giro.
Se gli investimenti venissero bruscamente interrotti, la produzione si concentrerebbe
rapidamente in Medio Oriente e in Russia.