Nel mio ultimo post, ho scritto un paragrafo sul ruolo storico di Firenze e dintorni, giù fino a Pisa:
“Tagliando con l’accetta, qui è nata l’economia moderna, il denaro-fiorino che avrebbe sconvolto il mondo con le banche, la prospettiva, il sistema fibonacciano dei numeri senza il quale non potrebbe stare in piedi nulla del sistema in cui viviamo, l’orologio che scandisce il nostro tempo, la definizione di come si muove il sistema solare, l’anatomia, il motore a scoppio e il telefono… E l’America si chiama così per via di uno della famiglia dei Vespucci che stavano a Borgo Ognissanti che lo vedo dalla finestra di casa.”
Il commentatore Pino Mamet replica con un bellissimo scritto… ovviamente ironico, che segue. E che dice cose vere quanto quelle che avevo scritto io.
Al costo di fare il serioso, vorrei però precisare il vero senso del mio elogio della Val d’Arno.
Noi viviamo la nostra unica vita, su qualche punto della Terra.
Questo punto è il vertice di una calotta sferica. Firenze è quindi davvero il centro del mondo. Come lo è Gerusalemme, o la Mecca, o un campetto nello stato di Oaxaca in Messico. O casa tua.
E tutti siamo chiamati a consacrare il frammento su cui viviamo, il nostro Campanile, facendone il centro del mondo, e raccontando tutte le storie possibili per coglierne l’unicità.
La verità su Firenze
di Pino Mamet
Vabbè, parliamo un po’ male di Firenze, cioè diciamo la verità.
Insignificante cittadina dalla storia recentissima, ignota ai Romani, è stata graziata prima dalla vicinanza con la città universitaria di Bologna, poi dalla scoperta delle miniere di varie miniere, non ultime quelle di allume indispensabili per la lavorazione delle lane;
il cui controllo, effettuato con la ferocia e la mancanza di scrupoli tipici dei toscani, ha dato l’avvio alla trasformazione di Firenze da litigioso Comune diviso nelle due parti tipiche di tutti i comuni italiani (guelfi e ghibellini) in Signoria dotata di sufficienti mezzi per richiamare artisti da altre parti d’Italia.
Ottenuta la padronanza di quasi tutta la Toscana, il Ducato mediceo, nonostante la accorta politica matrimoniale, torna velocemente ad essere insignificante e secondario.
Nel frattempo uno scrittore megalomane, esiliato da Firenze, scrive un oscuro poema medievale pieno di invettive e improperi contro personaggi fiorentini, toscani e di tutt’Italia – lo scrive peraltro mentre è in esilio praticamente dietro casa mia quindi fuori dalla Toscana.
Scrive anche un trattato – in latino – su quale debba essere il volgare letterario migliore – quando ormai tutti scrivono in volgare, beninteso – e propone, guardacaso, quello fiorentino.
Non ha particolarmente successo da vivo, anche se Boccaccio lo apprezza; gli viene preferito più avanti un altro esule toscano, un aretino che in realtà che viaggia dappertutto e vive perlopiù in Francia e studia a Bologna, e che scrive in modo più leccato e lezioso- e comunque la grafia del “toscano2 sarà poi modificata dal veneto Bembo.
nel frattempo Firenze è praticamente sparita dai radar culturali e politici d’Italia.
Nell’Ottocento, Firenze viene recuperata dallo scrittore milanese, madrelingua francese, Alessandro Manzoni, come patria ideale della lingua italiana, visto che il Romanticismo aveva recuperato Dante insieme ad altre anticaglie (a volte mezze inventate come Ossian).
Essendo Manzoni un po’ pirla, e conoscendo l’italiano come lingua appresa, pensa che il modello dell’italiano “unitario” debba essere, chissà perché, quello della borghesia fiorentina ottocentesca…
per fortuna nessuno gli dà particolarmente retta, e l’italiano si sviluppa naturalmente come tutte le lingue, dall’incontro dei parlanti.
Firenze nuovamente dimenticata, finché un regista romano di origine mantovana che amava i toscani, forse perché masochista, decide di ambientarvi un film comico/drammatico che era pensato per essere ambientato a Bologna…
Dimenticavo la pletora di rimbambiti britannici che romanticizzano il Rinascimento e si stabiliscono a Firenze e dintorni, contribuendo al già ingiustificabilmente smisurato ego cittadino.

Grazie Miguel!
E mi scuso con gli altri commentatori e lettori, non per la cattiveria ovviamente 😉 , ma per gli errori e i refusi.
Non si fa il cattivo.
Cattivo!
Uh, che cattivo!
Io non sto con Oriana: “Non si fa il cattivo.”
Ragion per cui sull’argomento mi taccio.
Pino Mamet è cattivo.
Se lo vedo lo picchio.
Sissì, deciso.
Per Insco
“Pino Mamet è cattivo.
Se lo vedo lo picchio.
Sissì, deciso.”
Calcolare che Io Non Sto Con Oriana è leggermente più feroce nei confronti dei fiorentini di quanto sia Pino Mamet.
Almeno stando all’ultimo decennio di articoli usciti qui:
https://www.iononstoconoriana.com/index.php/khodja-nassreddin-il-diario
A caso:
https://www.iononstoconoriana.com/index.php/khodja-nassreddin-il-diario/1914-di-gazzette-e-di-ristoranti-o-di-ristoranti-e-di-gazzette
https://www.iononstoconoriana.com/index.php/khodja-nassreddin-il-diario/1893-firenze-il-comitato-cittadini-attivi-san-jacopino-difende-orgoglioso-i-bottegoni-esselunga
https://www.iononstoconoriana.com/index.php/khodja-nassreddin-il-diario/1885-firenze-chi-manifesta-contro-i-ddegrado-ai-bottegoni-esselunga-merita-di-essere-deriso
Ma Pino è cattivo lo stesso.
Sono nato così.
Come i dazi sull’acciaio danneggiano i “trivellatori”
C’è un indicatore chiave dei livelli di perforazione che il settore monitora attentamente da oltre 80 anni: un censimento settimanale delle piattaforme petrolifere e di gas attive pubblicato da Baker Hughes. Quando Trump si è insediato il 20 gennaio, il numero di piattaforme statunitensi era di 580. La scorsa settimana, il dato più recente, era sceso a 542, appena al di sopra del minimo quadriennale raggiunto all’inizio del mese.
…
L’indagine trimestrale della Federal Reserve Bank di Dallas su oltre 130 produttori di petrolio e gas con sede in Texas, Louisiana e Nuovo Messico, condotta a giugno, suggerisce che le prospettive per il settore sono pessimistiche. Quasi la metà delle 38 aziende che hanno risposto a questa domanda ha visto le proprie aziende perforare meno pozzi quest’anno rispetto alle aspettative.
I partecipanti al sondaggio potevano anche inviare commenti. Un dirigente di una società di esplorazione e produzione (E&P) ha affermato: “È difficile immaginare come le politiche e la retorica di Washington avrebbero potuto essere peggiori per le società di E&P statunitensi”. Un altro dirigente ha affermato: “Il caos del Giorno della Liberazione e le buffonate tariffarie hanno danneggiato l’industria energetica nazionale. ‘Trivella, tesoro, trivella’ non accadrà con questo livello di volatilità”.
Circa un intervistato su tre ha attribuito le aspettative di un calo del numero di pozzi all’aumento dei dazi sulle importazioni di acciaio. E tre su quattro hanno affermato che i dazi stavano aumentando i costi di perforazione e di completamento di nuovi pozzi.
“Stanno ottenendo più posti dove trivellare e royalties più basse, ma stanno anche ricevendo questi dazi che non vogliono”, ha affermato Rapier. “E il punto è che i loro profitti ne soffriranno”.
Ah, Trump farà la fine di Biden, sconfitto dall’inflazione e ora forse dalla stagflazione, il vecchio male americano.
Firenze
Ha la colpa di aver inventato le banche.
Francamente preferisco Lucca.
Per mondo parallelo
“Come i dazi sull’acciaio danneggiano i “trivellatori””
Interessante…
La trivellazione comincia a costare troppo, il fracking si ferma…
Biden butta una bomba sul NorthStream e ordina all’Europa di comprare dagli Usa…
Trump ha appena fatto aumentare ulteriormente le sovvenzioni degli europei ai trivellatori.
Però i trivellatori, per trivellare, hanno bisogno di importare acciaio, e quindi i dazi sono un problema…
a me di Firenze e dintorni devo onestamente dire che scoccia assai disturbando il fatto che a quel che pare c’ hanno tutti la faccia di Pupo☹️
https://www.youtube.com/watch?v=IkpeXLoaaqM&list=RDIkpeXLoaaqM&start_radio=1
e Renzi, e Benigni e Nuti …
tutti quella faccia lì; la faccia di Pupo!
Ci andai una volta a Firenze… e già sceso alla stazione … tutti con la faccia di Pupo.
Conobbi un tempo un fiorentino
– che chiamavo setteprocessi perché stava sempre a lamentarsi delle sue tante beghe penali – praticamente era Pupo😲
E’ terribile, se vogliamo, questa cosa;
perturba non poco se vogliamo.
ma come fu che è?🙄
E’ per questo che dice che sono così incazzosi?
Dicono sia fiorentino pure lui.
Infatti assomiglia a Pupo.
Soprattutto nel genere melodico
https://youtu.be/rynxqdNMry4?feature=shared
Puffo giardiniere: “Dicono sia fiorentino pure lui.
Infatti assomiglia a Pupo”
questo qua che tu dici è la versione
“Pupogelato al cioccolato” ☝️😑
Check out this video from this search, gelato al cioccolato pupo https://share.google/MhtTLSTB3fD17t6Db
Per Ros
“a me di Firenze e dintorni devo onestamente dire che scoccia assai disturbando il fatto che a quel che pare c’ hanno tutti la faccia di Pupo☹️”
Premesso che non so quanti residenti di Firenze siano di “razza” fiorentina, io resto colpito da come siano indistinguibili dagli israeliani che si vedono nelle foto 🙂
Miguel
“facce israeliane”
come Pino scrive nel commento seguente:
“…per quanto riguarda il fatto che gli ebrei ashkenaziti siano in buona parte di origine italiana…
… poi ci sono studi che legano specialmente gli ashkenaziti al sud Italia…”
Innumerevoli le facce simil ebreo-isreaeliano che si trovano anche in Sicilia
– assai tipiche nel palermitano –
le dipingeva come suo tratto stilistico fenotipico il pittore Bruno Caruso che ne considerava appunto la particolarità semitica
(intesa anche come punico-fenicia credo) che sembrava discendere da quelle dei ritratti del Fayyum
(fine I° secolo a.C.-metà III° secolo d.C.)
https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2018/11/Un-dipinto-di-Bruno-Caruso-731×1024.jpg
https://www.ibs.it/giornate-della-pittura-libri-vintage-bruno-caruso/e/2562817389412
che poi pare esserci pure un effettivo riscontro genetico tra DNA askchenazita e quello siculo e maltese
https://livesicilia.it/scoperta-nuova-popolazione-ancestrale-i-siciliani-vengono-dalloriente/
“…L’importante risultato non riguarda però tutti gli europei.
Fa eccezione qualche popolazione.
Un dato interessante riguarda per esempio quella siciliana, ritenuta dai ricercatori “fuori dal coro”, poiché mostra una forte affinità con le popolazioni del vicino oriente.
Risultati simili si sono riscontrati tra i maltesi e gli ebrei Ashkenazi.
Una parte dei campioni di DNA siciliani analizzati in questo studio sono stati isolati da sangue di donatori della Sicilia sud-orientale…”
Sicilia sud-orientale uhmmm🤔
ma infatti piglia un Battiato, mettici il cappottazzo nero e sotto lo shtreimel fagli i boccoli arricciolati alla Shirley Temple a incorniciarci il viso, un poco di barbetta caprina…
Dei bellissimi e artisticamente modernissimi ritratti del Fayyum
ne scrive magnificamente John Berger in “Ritratti”
https://www.ibs.it/ritratti-ebook-john-berger/e/9788865766866
“Sono i più antichi ritratti sopravvissuti;
furono dipinti mentre venivano scritti i Vangeli del Nuovo Testamento.
Perché dunque oggi ci colpiscono con tanta immediatezza?
Perché la loro individualità somiglia alla nostra?
Perché il loro aspetto è più contemporaneo di qualsiasi altro nei restanti duemila anni di arte tradizionale europea che li hanno seguiti?
I ritratti del Fayyum ci toccano come se fossero stati dipinti il mese scorso…”
Difficile per me dire quali siano le facce simil ebreo-israeliano…
In generale, e non lo dico per polemica, NON mi sembrano simili ai siciliani…
Che hanno (i siciliani) alcuni visi molto tipici, inconfondibili, specialmente le donne…
Invece i miei amici israeliani, diciamo che di solito assomigliano ai tratti del paese di cui sono originari i nonni:
Tunisia, Romania, Ucraina… fanno eccezione i marocchini che per qualche motivo sono spesso di fisionomia del tutto “europea” (non sempre, ne conosco anche di “berberi “).
Gli ebrei italiani pure mi sembrano poco “mediterranei” nel senso che gli diamo noi
In genere l’israeliano ebreo ashkenazita medio assomiglia davvero tanto all’agricoltore toscoemiliano, a una certa età: l’abbronzatura tipica di chi è stato al sole tanto, più che essere nato scuro, folti capelli bianchi, o belle stempiaturone da uomo semplice, pance, zero attenzione all’estetica, spesso occhi chiari, mani e corpi robusti.
È l’ultima generazione dei kibbutzim, di quelli che hanno inventato la innaffiatura a goccia (un ebreo italiano in effetti) e passava dal trattore al carrarmato.
(Per inciso, io, che sono molto più orgoglioso della mia parte napoletana che di quella “geneticamente ebraica”, non parlo pro domo mea:
sono… diversamente alto (ma il mio trisavolo 1,98) ragionevolmente in forma, occhi scuri, capelli castani e passo del tutto inosservato nell’Italia centromeridionale
(Anche il mio povero papà, che per inciso era la parte settentrionale della famiglia, era regolarmente scambiato per compaesano da tutti i meridionali)
Mentre non sono affatto tipico da queste parti.
Non che spicchi, ma direi che non sono il.modello emiliano comune.
Per curiosità, se ti va, mi ricordi le tue varie componenti e provenienze famigliari?
Piacenza provincia
(pre-appennino, la classe sociale che in Inghilterra si chiamava “yeomen”- i seguaci di Cromwell insomma- con qualche sporadico lato cavalierato, e sporadiche discese nella classe dei briganti-contrabbandieri-bracconieri), Parma (sempre pre-Appennino, antica classe borghese perlomeno dal Quattrocento)
Parma città (solide radici popolari)
qualche elemento della comunità ebraica locale assimilata
(che credo c’entri qualcosa nell’incontro tra mio nonno e mia nonna, che abitavano a più di quaranta chilometri di distanza, quando il mezzo di collegamento era la bicicletta, e vivevano in ambiti piuttosto diversi… ma questo è un sospetto mio)
per il lato paterno, a quanto ne so;
per il lato materno, Napoli (mio bisnonno), forse Sardegna (mia bisnonna), forse Germania o comunque estero (mio nonno sconosciuto…)
mia mamma ha ereditato un cognome che esiste solo a Napoli (ovviamente non lo scrivo qui) quindi non ti puoi sbagliare, ma poi il bisnonno lo ritrovai anche sugli archivi che il Comune di Napoli ha messo online…
Ma genitori quindi nativi entrambi dell’Emilia? Le altre ascendenze sono più remote?
Sì entrambi nativi di qui
Il lato ebraico ha lasciato quegli usi “strani” di cui già parlavo e le confidenze sottovoce “che poi noi eravamo ebrei…” e se insistevo “ma ssst non sta bene dirlo… eh poi fattelo dire dalla nonna…”
Per curiosità:
faccio una ricerca e leggo:
“Da San Pio X, il culto eucaristico è stato rinnovato, in particolare attraverso l’adorazione, ormai generalizzata. All’inizio del XX secolo, il Papa, che aveva promosso la Comunione frequente e quella dei bambini, ha concesso un’indulgenza a coloro che, durante la Messa o l’adorazione, avessero guardato con fede, pietà e amore il Santissimo Sacramento, ripetendo le parole di San Tommaso “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20, 28).”
( https://parrocchiariesepiox.it/san-pio-x/opinioni-e-news-pio-x/1163-messa-dove-guardare-durante-l-elevazione )
quello era proprio in momento in cui per tradizione famigliare era obbligatorio guardare altrove, anche proprio girare la testa dall’altra parte!
A Treviso, dove i foglietti della messa sono i più dettagliati che abbia mai visto in giro, c’è (o, meglio, c’era: vedo che l’hanno tolto, immagino per motivi di spazio: https://www.diocesitv.it/ufficio-liturgico/wp-content/uploads/sites/33/2023/10/Messa-fedeli-defunti-form-1.pdf ) un’annotazione tra parentesi che diceva una cosa come “sollevare lo sguardo e adorare”.
Quanto a me, non cito i nomi delle località, ma comunque Bari dal lato paterno, per quanto ne so da generazioni (ma per memoria famigliare: non ho indagato; comunque famiglia di baresi veraci, cognome barese fino al midollo, madre di mia nonna materna nativa della città vecchia, ecc.) e provincia (nord Barese) da quello materno, con una piccola componente (un ottavo) di Capitanata (è l’unico mio lato non peucetico).
Sul lato del nonno materno non ho indagato granché, mentre su quello della nonna materna sono arrivato fino al ‘700 e, con una piccola eccezione (sempre di Terra di Bari, ma di altri comuni), siamo sempre nel paesello (interno, sulla Murgia).
Con la componente di Capitanata non mi sono mai identificato (comunque riguarda un’ascendente che nessuno ha mai conosciuto e che morì poco tempo dopo aver dato alla luce mio nonno), però mi sento meno distante dalla Capitanata che per es. dal Salento, che sento davvero radicalmente estraneo alle mie radici, allo stesso modo di quanto lo sarebbe la Calabria o la Sicilia (sento molto più affine Napoli, per dire, capitale del Regno ma soprattutto capitale culturale del sud e comunque cultura altomeridionale, con le vocali indistinte, ecc.) e sento anche molto affine la Lucania.
In Capitanata in antichità chi ci stava, al posto dei Pecucezii?
I Dauni loro affini, anche se ad un certo punto fortemente mescolati con i Sanniti (i dialetti neolatini della Capitanata sono un ibrido di pugliese e di napoletano).
Confermo.
“Napoletano” tende l’idea in effetti.
A voler essere più precisi direi che la Capitanata mischia, con un passaggio abbastanza graduale, un influsso pugliese con uno molisano-abruzzese e nella parte sudoccidentale (Subappennino per lo più) c’è anche una componente lucana (lato sensu), ma il fatto è che sia i dialetti molisani che quelli lucani in senso linguistico (Lucania occidentale, Cilento, Valle di Diano, alta Irpinia, Sannio sud-orientale) hanno forte somiglianza col napoletano, a maggior ragione sul piano prosodico (quindi anche nell’italiano locale).
Io dal lato di papà, il ramo nonno è napoletano da generazioni, quello di nonna tedesco (i genitori di mia nonna si erano stabiliti a Napoli all’inizio del 900)
Da lato di mia madre (lato nonno), la storia è bella e molto ben documentata: famiglia spagnola arrivata in Sicilia a fine settecento. Si tratta di due fratelli ufficiali della marina spagnola che hanno sposato due sorelle scozzesi…mia madre ha un cognome spagnolo…dalla Sicilia si sono spostati un po’ dappertutto (il nostro ramo a Napoli, ma abbiamo molta famiglia a Roma e a Cagliari…che io sappia non c’è più nessuno in Sicilia)
Mi sembra che diventare eurocrate era scritto nei miei geni 😁 e non so con cosa identificarmi se non con un generico italiano del sud
Io so solo che NON mi sono mai identificato con “italiano del Nord” 😀
(con mia sorpresa, scopro sui social che molti emiliani-romagnoli, anche “purosangue” a differenza del mistissimo sottoscritto, la pensano come me!!)
Roberto,
ma di emiliano quindi non hai niente, ci sei solo cresciuto?
Il carattere!
Roberto mi sembra l’incarnazione della bonomia e della tendenza a risolvere i problemi, anziché aggravarli, tipica degli emiliani.
Che sarebbero ottimi negoziatori in casi di riscatto, tentato suicidio ecc.
Tolto il sottoscritto, che invece si incazza e tende all’escalation.
Motivo per cui non giro armato (vero). Se devo litigare con qualcuno, “stiamo nei primi danni”, come diceva il mio povero papà.
Peucezio
“solo cresciuto?”
Hai detto niente! A Bologna ho fatto liceo, università e dottorato, è il posto dove sono cresciuto e credo che abbia avuto più influenza su di me che Napoli che mi ha visto solo bambino!
Pino,
nel senso che hai porto d’armi e arma ma la lasci a casa o nel senso che non ce l’hai proprio?
Nel senso che ho armi e le lascio a casa.
Roberto,
certo, certo, intendevo “niente” come sangue.
Però l’accento non ce l’hai o almeno io non lo sento.
Pino,
certe che fra armi e arti marziali sei una macchina da guerra!
No, se fossi un ladro o simili non mi azzarderei a introdurmi in casa tua…
Peucezio
“ Però l’accento non ce l’hai o almeno io non lo sento.”
Chiaramente no, ma manco l’accento napoletano 😁
Ma guarda, è che sono una persona litigiosa e anni fa avevo trovato nelle arti marziali un modo per sfogarmi.
Le armi le ho ereditate.
Poi c’è forse anche un’ereditarietà genetica o culturale, boh, perché sai che in famiglia abbiamo avuto guai con la legge, mentre il fratello di mio nonno era Ardito nella prima guerra mondiale
(È seppellito su a Passo Resia, non è morto lì ma le salme ci sono state portate al tempo del Fascio perché è proprio al confine con l’Austria)
Per inciso credo che il primo a imparare le arti marziali orientali in famiglia sia stato lui! Visto che la “lotta giapponese ” in una versione molto pratica e rude faceva parte dell’addestramento degli Arditi.
Comunque credo che le arti marziali sarebbero utili a chiunque, non solo per autodifesa.
Roberto,
“Chiaramente no, ma manco l’accento napoletano 😁”
Men che meno.
Ti attribuirei un generico accento settentrionale poco marcato, quell’accento di koiné su base vagamente milanese che si è diffuso un po’ in tutto il nord (forse non nel Triveneto).
Ma toscani a parte, PM in primis è chi ha un’opinione prego, cosa ne pensate di questo video?
https://youtu.be/VNt79Ed1x1s?si=2XEXkaEwWo3otJbY
A me del paper incuriosisce molto come tedeschi e francesi vengano considerati un unico gruppo etnico/culturale… praticamente tutti Franchi sono 😃
Beh il signore del video spiega molto bene, ho mandato veloce la prima parte dove fa un inquadramento per grandi linee su “chi sono gli ebrei”, sicuramente interressante per chi ne fosse completamente a digiuno;
per quanto riguarda il fatto che gli ebrei ashkenaziti siano in buona parte di origine italiana…
(ma anche i sefarditi, o almeno parte dei sefarditi, in un altro studio… poi ci sono studi che legano specialmente gli ashkenaziti al sud Italia, no invece i sefarditi al Sud e gli Ashkenaziti al nord,, no invece… ma vabbè, sisa come vanno questi studi a campione, prendiamo il dato generale: moltissimi ebrei sono geneticamente italiani)
non è mica una novità, e modestamente il sottoscritto lo scrive da ere geologiche.
In Israele- e nel mondo dei social ebraici israeliani e americani- va attualmente per la maggiore la narrazione “geneticamente siamo tutti fratelli”-
anche se le fisionomie sembrano smentirlo clamorosamente, ma vabbè, ammettiamo pure che tutti o quasi abbiano avuto un antenato mediorientale ai tempi di Re David o in quelli di Tito…-
quindi non sono molto propensi ad accettare queste cose:
-sia perché gliele hanno ampiamente frantumate con la storia dei Khazari, utilizzata come chiave per delegittimare Israele;
-sia perché il background culturale americano è fissato con i temi “razziali” (“voi ebrei non siete mediorentali perché siete whites!”, “anche gli italiani sono whites!”, “no mio cugino è stato in Italia e dice che gli italiani sono dark olive skin, ma hai visto i Sopranos ti sembrano white?”- non scherzo, il tenore di mille commenti che ho letto è questo…)
comunque storicamente l’Italia, essendo il centro dell’Impero romano, ha attiratto gente da tutto l’Impero, specialmente dalle parti più popolose che erano all’epoca quelle meridionali e orientali
(anche di questo c’è traccia genetica) e pare che moltissime donne romane si cconvertissero all’Ebraismo, prima del Cristianesimo, o contemporaneamente.
(A volte pare anche contemporaneamente a entrambe le religioni, ancora non così ben distinte come le narrazioni ufficiali ci vogliono far credere)
Gli uomini meno, per via della circoncisione…. uno dei motivi (insieme alle regole alimentari) che ha decretato il successo del Cristianesimo.
Ma ancora l’Italia alto-medievale è stata una dei fulcri della cultura ebraica….
Poi
“-sia perché gliele hanno ampiamente frantumate con la storia dei Khazari, utilizzata come chiave per delegittimare Israele;”
Anche se tale tesi fu inizialmente portata avanti da ebrei come Arthur Koestler proprio per smontare l’antisemitismo, almeno per quanto riguarda gli askhenaziti.
Per il resto lo stesso Koestler parlava di conversioni all’Ebraismo avvenute in Italia, ancora in pieno medioevo.
“modestamente il sottoscritto lo scrive da ere geologiche”
Ma n’fatti! Però un commento al video pone un’ipotesi secondo me interessante (seppure smontabile sapendone di più): che quando gli ebrei si sono stabiliti in centro-est Europa e Spagna hanno sì trovato società con una religione già predominante e che li rigettava, ma pure loro potrebbero essersi meno mescolati in quanto avevano ma differenza che nel periodo romano/italico, sviluppato una comunità economicamente più specializzata, affinato i regolamenti,… quindi la demarcazione fra ebrei e non ebrei non è un indicatore di situazione precaria/negativa
Mi sembra un’ipotesi verosimile ma ne sono troppo poco…
devo dire che mi pare che in genere non è che se ne sappia più di tanto.
Le fonti sulla presenza ebraica in Europa nella fase che va dalla caduta dell’impero romano a Carlo Magno- nell’alto Medioevo, insomma- mi paiono lacunose a dir poco.
Si ipotizza che dall’Italia settentrionale si siano sparsi in Francia, poi dalla valle del Reno in Germania…
e questo sulla base di qualche latinismo in Yiddish, e sull'”improvvisa” apparizione di comunità ebraiche in Germania, citate al tempo delle prime Crociate
(si sa di una famiglia Kalonymos, o Kalonymus proveniente dall’Italia- mi pare da Lucca- che si stabilì in Germania ai tempi di Carlo Magno o di un suo immediato discendente, forse collegata al richiamo di studiosi da tutt’Europa per la Schola Palatina…
e poi ha dato origine a una “dinastia” rabbinica che ha tramandato il cognome greco in Germania e Polonia per generazioni…)
un accenno agli ebrei spagnoli che nell’alto Medioevo non conoscevano l’uso dei tefillin
(nella versione eufemistica delle fonti rabbiniche, “ne avevano perso l’uso”) e venivano invitati a usarli, mi fa pensare che alcune comunità potevano essere frutto di conversioni più antiche e in qualche modo spontanee, e poi raccolte nell’alveo del mondo ebraico “ufficiale”, più o meno come accadrà tanti secoli dopo ai pugliesi di San Nicandro…
ma davvero navigo a vista.
Riguardo ai tefillin, mi stupisce che le comunità di Asti e Monferrato li mettessero secondo l’uso… yemenita.
Poiché non sono così facili e intuitivi da legare, e il modo in cui si mettono è sostanzialmente tradizione locale, che due comunità così distanti se ne siano uscite con lo stesso sistema può anche essere un caso, certo; ma mi viene più facile pensare a qualche lontanissimo, remoto spostamento di un nucleo famigliare…
(io li metto “all’italiana”, che è l’uso della comunità di qui, diverso sia dagli ashkenaziti che dai sefarditi 😉 )
Ma è vero, proposito di Manzoni, che sarebbe (!) stato lui a mettere in crisi i pronomi “egli” ed “ella” in favore di un uso smodato di “lui” e “lei” ?
Questo uso dei pronomi (cioè uguali per soggetto e complemento …) ricorda i dialetti del Nord Italia e … il Cinese 😉 , lingua che quanto a evitare ridondanze grammaticali “inutili” batte di netto pure l’
Inglese.
Secondo me “culla del Rinascimento” non vuol dire niente: la Toscana è la culla più o meno di tutto, ma non è nemmeno la formulazione esatta: perché uno dalla culla poi ci esce, mentre la bellezza resta circoscritta sostanzialmente alla Toscana, almeno nella sua forma più compiuta.
Per me l’unicità della Toscana non sta né nell’aver inventato la lingua italiana, né la prospettiva e quindi la pittura come la intendiamo oggi, né l’umanesimo con tutto ciò che si porta dietro (metodo filologico, recupero della classicità, autoriflessione critica sulla cultura), né il metodo scientifico, tutte cose che pure sono alla base della civiltà occidentale, ma non è lì il punto.
Il punto è che in nessun luogo al mondo l’armonia è così perfetta: nel paesaggio, nell’architettura, nell’urbanistica, in ogni forma d’arte, nella lingua: non esiste luogo al mondo in cui la bellezza sia stata portata a un simile punto di perfezione.
Questo secondo me vale di più di tutte le cose che ho elencato ed è ciò che rende la Toscana un luogo dello spirito, un luogo metafisico, il centro della civilta umana se si intende come peculiare e coessenziale all’uomo – come io ritengo – la capacità di produrre la bellezza e goderne.
E di questa bellezza fa parte anche l’arguizia, l’ironia, fino all’autosvalutazione graffiante, anche feroce, quindi ben venga anche quella altrui, come quella del nostro Pino.
“La Toscana è la culla più o meno di tutto”
…ma invece no…
E per quanto riguarda il paesaggio, beh, le colline toscane non reggono il moccolo non dico neppure a quelle dell’Emilia Romagna, che sono la perfezione per definizione e nessuno le conosce (si pensa sempre a torto che l’ER sia in maggioranza pianura, che è falso) ma neppure a quelle delle sottovalutatissime Marche.
Che hanno dalla loro anche la cordialità e gentilezza della gente.
Per carità, ognuno ha i suoi gusti.
Io ho girato un po’ l’Appennino piacentino e parmense, ci sono punti paesaggisticamente molto belli, ma l’armonia quasi struggente dei colli toscani coi vigneti e i cipressi la trovo superiore.
Sarà che a me piacciono i paesaggi molto antropizzati e l’Appennino emiliano non dico sia selvaggio (quello lo direi dell’Oltrepò) ma è più naturale.
Idem per le Marche: bellissime, ma a mio avviso non reggono il confronto.
Secondo me – non dico da parte tua – c’è un po’ l’idea della Toscana come celebratissima e quindi meno interessante, come dire che se una cosa è troppo sputtanata è sopravvalutata.
Io invece trovo sia celebratissima pour cause: al rischio di passare per convenzionale e conformista, credo che alla fin fine, alla lunga, ci siano criteri assiologici oggettivi che alla fine s’impongono.
Pensa che secondo me uno dei problemi delle colline (non dell’Appennino vero e proprio) emiliane è proprio che sono troppo antropizzate…
vigenti e cipressi ce ne so finché vuoi, e sono anche più pittorescamente disposti di quelli toscani, solo che ogni tre per due c’è una villetta o una casetta colonica, mentre la Toscana è assai meno antropizzata…
un’altra regione sottovalutatissima, ma molto bella (ci andai per lavoro) è il Friuli.
Ma anche il Veneto, i Colli euganei, la zona di Verona…
Errata: vigneti, ce ne sono…
ma si capiva, penso.
Certo. Ma non sono altrettanto belli 🙂
Scusa, mi ero perso il commento principale.
Sì, forse l’Emilia è più antropizzata in tempi recenti.
Ma io ho avuto l’impressione di un’antropizzazione antica non pervasiva.
Mentre in Toscana in molte zone non vedi nulla di naturale: aree amplissime di paesaggio puramente agricolo.
Sarà anche perché l’Appennino va subito verso l’alto, mentre i colli toscani non sono così alti.
@ peucezio
“Marche: bellissime, ma”
A quale parte delle Marche ti riferisci?
No, perché personalmente considero le zone comprese fra S. Severino Marche e S.
Ginesio e certi dintorni di Urbino tranquillamente alla pari di quel tanto celebrato panorama Toscano che si vede dalla strada che congiunge Pienza con S. Gimignano e che si vede riprodotto su mille calendari. La Toscana è indubbiamente splendida, ma rispetto alle Marche è solo piu’ pubblicizzata. E probabilmente proprio per questo il paesaggio è rimasto molto più intonso nelle Marche. Confronta, che so, quello che si vede dalla Statale della valle del Chienti (NON del Chianti) a monte di Tolentino con quello che si vede dalla statale fra S. Miniato e Poggibonsi.
Ciao!
Andrea Di Vita
Circa la culla, forse il diritto… quello viene dai romani e non si scappa.
Sì, beh, ma a parte l’arte del Rinascimento (che non è poca cosa è? ma non è solo toscana), Dante e Boccaccio
(Petrarca faccio davvero fatica a considerarlo “toscano” altro che per il luogo di nascita…)
non è che poi sia stata la culla di chissà cos’altro…
senza nulla volere di male alla regione dove Miguel e tante altre belle persone… ma neanche di bene eh?
Boccaccio che visse la sua giovinezza a Napoli e la considerò come la sua seconda patria.
Infatti! Volevo citare anche lui come toscano solo in parte, ma poi sembrava che ce l’avessi troppo su con la Toscana…
popi vabbè il Decameron è ambientato alle porte di Firenze (perlomeno la cornice, e molte delle novelle, mentre altre spaziano in tutt’Italia e Mediterraneo…)
Mica solo del Rinascimento.
Giotto mica è rinascimentale.
L’arte è praticamente toscana, il resto è importante ma secondario.
Il rinascimento è forse il vertice, ma è solo una parte.
I beg to differ, come dicono gli inglesi
Peucezio: “L’arte è praticamente toscana, il resto è importante ma secondario”
Considerando il solo Rinascimento alla Toscana va affiancata pari merito il Veneto e la sua scuola.
La scuola veneziana-veneta si contappone da subito a quella fiorentina basandosi sul colore rispetto al primato del disegno dei toscani.
Dal Trecento di Paolo Veneziano al Manierismo per giungere al settecento di Giambattista Tiepolo, Bernardo Bellotto, Francesco Guardi, Canaletto, Rosalba Carriera eccetera.
Carlo Crivelli, Jacopo Bellini, Giovanni Bellini, Giorgione, Tiziano, Paolo Caliari il Veronese, Mantegna, Tintoretto, Vittore Carpaccio, Alvise Vivarini, Paris Bordone, Cima da Conegliano, Sebastiano del Piombo, Lorenzo Lotto, Jacopo Palma il Vecchio, Jacopo Bassano, Jacopo Sansovino, Andrea Palladio…
La scuola veneta del colore è stata di primaria importanza con la pittura tonale che dava assoluta prevalenza alla luce e al colore nel plasmare la forma in una con-fusione fra spazio e soggetto, a differenza dei toscani che partivano dal disegno è stata fondamentale.
Una prospettiva, quella veneta, resa soltanto tramite gli accostamenti cromatici tra colori caldi efreddi piuttosto che graficamente.
E’ il colorismo veneto la strada che porterà all’Impressionismo francese
https://it.wikipedia.org/wiki/Tonalismo
pari merito il Veneto e la sua scuola
Grazie, Ros, ottima puntualizzazione 😃
Sì, volendo essere meno settario direi che se la civiltà italiana la vedo come la più equilibrata e perfetta sul piano estetico, cioè come il concentrato dell’arte mondiale, è come se la Toscana fosse un po’ l’Italia per eccellenza, nella sua espressione suprema.
Poi molte cose importanti le hanno inventate effettivamente loro. Non tutte.
beh, Leonardo era toscano..Michelangelo idem…e pure Galileo (anche se non fiorentini :D)
sul fiorentino Vespucci, cui si deve il nome della Trumplandia, della Miguellandia e delle terre australi ove si gioca a calcio :D, dai più rutenuto un emerito (e furbissimo) millantatore :D, restano fondamentali a distanza di oltre un secoli, gli studi del brasiliano Varnhagen, del franco-statunitense Harrisse e del piemontese Magnaghi (nel 1924)..è chiaro che dei 4 viaggi ascritti ad Amerigo, ne avrà fatti al più due 😀 però due dovrebbe averli fatti (ok, magari era poco più di un mozzo e si presentò come il comandante 😀 😀 😀 ma ci sta :D), oggi gli ipercritici sono in minoranza anche in questo ambito (un po’ come in sacris..oggi pochi ritengono che San Paolo abbia scritto le 13 lettere a lui attribuite, ma sono minoritari i radicali alla van Manen, predicatore riformato olandese di fine Ottocento, secondo cui San Paolo non scrisse proprio nulla e tutto sarebbe apocrifo 😀 da lì a giungere alla teoria che San Paolo è un mito, passo che van Manen non fece, è un attimo 😀 da quel che so, nessuno ha ancora sostenuto che Vespucci sia un mito..ma diamo tempo al tempo :D)
P.S
i maestri della Quellenforscvhung ottocentesca (tutti protestanti, molti di Tubinga) ritenevano che San Paolo avese scritto 4 lettere (ciò verrà fatto proprio dall’apostata Loisy e dagli altri modernisti di inizio Novecento, scomunicati sotto Pio X),
oggi, a livello “ufficioso” la Chiesa conciliare -senza prendere apertamente posizione- ama sostenere, o quantomeno lascia sostenere nelle sue Università, che San Paolo scrisse 7 lettere su 13 (anzi 10..le ultime tre fra cui quella a Tito, financo prima del Concilio usando un linguaggio”esopico” erano considerare di “scuola paolina” e praticamente nessuno le attribuisce oggi a San Paolo….secondo me in camera caritatis manco il clero sedevacantista 😀 😀 :D)…
nessuno però sostiene che San Paolo ne abbia scritte zero !
van Manen sembra oggi obliato
“da lì a giungere alla teoria che San Paolo è un mito, passo che van Manen non fece, è un attimo 😀 da quel che so, nessuno ha ancora sostenuto che Vespucci sia un mito..ma diamo tempo al tempo :D) ”
posso dire che ho sempre trovato insopportabile questa tendenza a dire che tutto “è solo un mito”?
caspita, non dico mica che tutta la tradizione sia vera;
come dici tu, esistono i falsi, esistono i millantatori, esistono quelli che danno una versione “pettinata” della realtà;
Vespucci non sarà stato comandante, e vabbè, neppure Senofonte era comandante dell’Anabasi dell’esercito greco, e gli piaceva raccontare di esserlo stato, in mille versioni che ci sono state propinate al Liceo 😉
(“allora Senofonte disse… allora Senofonte ebbe l’idea di…” 😉 )
ma insomma qualcosa di vero deve esserci pur stato, non è che tutto è stato inventato o mitizzato da un giorno all’altro.
Steinbeck, che è credo ormai pochissimo letto ma è stato molto apprezzato dalla generazione dei Vittorini e dei Pavese, prendeva graziosamente in giro questa tendenza “mitizzante” già negli anni Trenta
(“È bene dunque fissarle sulla carta, perché, in un tempo futuro, i dotti non possano dire come dicono di Re Artù, di Orlando e di Robin Hood: “Danny? Gli amici di Danny? La casa di Danny? Tutte leggende. Danny è un dio della natura e i suoi amici sono simboli primitivi del vento, del cielo, del sole””) 😉
Pino
“vabbè, neppure Senofonte era comandante dell’Anabasi dell’esercito greco
Davvero!?! No dai non distruggermi una delle poche certezze della vita (a casa abbiamo questo giochino che il primo che vede il mare deve esclamare thalatta thalatta!)
Era una specie di “giornalista embedded”, che fece poi parte del comitato di strateghi che si presero l’incarico di comandare la mitica ritirata fino al Mar Nero…
Che poi a pensarci su lo sdoganamento tardo ottocentesco dell’arte italiana e fiorentina-toscana nello specifico deve più che parecchio a un tizio fissato e schiffarato che non era né toscano e manco italiano.
Il tizio, tal Bernard Berenson (Bernhard Valvrojenski), fu un ebreo lituano diventato statunitense e poi trasferitosi a Firenze nel 1890 con mogliera inglese cattolica oxfordiana fissata tanto quanto lui e coautrice della sua opera.
Il suo “Pittori italiani del Rinascimento” fu un successone internazionale che fece conoscere l’arte italiana e Firenze al mondo.
Lui ne catalogò le opere e le attribuzioni, ne costruì l’immagine e l’aura che oggi conosciamo come data per scontata ma che allora scontata non era, calamitando inoltre sui suoi colli un esercito di altri anglosassoni altrettanto abbienti e schiffarati beotamente innamorati di quel che dagli autoctoni era visto come nient’altro che croste polverose in chiesa.
L’amatissima da Miguel Vernon Lee ne è un esempio.
Il legame fra inglesi (anglosassoni in genere) e colline toscane è abbastanza noto come è noto l’appellativo di “anglobeceri del Chiantishire” dato loro dagli indigeni sfottenti.
Difficile quantificare quel l’arte rinascimentale italiana e la sua fama nel mondo deve a Berenson formidabile anglobecero perdigiorno🙄
Lo stesso Roberto Longhi, altro nume tutelare degli studi sul Rinascimento, nel 1912 si offrì a Berenson come traduttore italiano del suo “Italian Painters of the Renaissance” pur, in seguito, non condividendone appieno il metodo critico intendendo superarlo.
https://www.adelphi.it/libro/9788845909740
https://www.conoscifirenze.it/come-vivevamo-a-firenze/1643-gli-anglo-beceri-a-firenze.html?srsltid=AfmBOopycf6_0PBt6wzlI-MWXYtxZ8WjfdsNqr2Fke_tyPbPyX7oARrx
Per Ros
“Il tizio, tal Bernard Berenson”
Pensa che lunedì abbiamo fatto una lunga passeggiata,
https://www.palmerino.org/post/sconfinamenti-slow-journeys-between-city-and-countryside-in-our-neighborhood-monday-august-4
guidati da uno straordinaria pensionata americana che sapeva tutto di ogni casa, da Settignano su all’Oratorio della Vannella, che era dove gli scalpellini si fermavano a pregare prima di rischiare la vita in cava e dove due ragazze hanno eseguito una danza molto delicata;
poi a Corbignano dove c’era probabilmente la villa del Decamerone, lungo la Mensola in secco (del Ninfale Fiesolano di Boccaccio), a Villa Tatti che era stata la casa di Berenson, poi su su a Maiano dove un inglese pazzo aveva fatto costruire una splendida torre con vista sul mondo, e giù al Palmerino di Vernon Lee, dove nel teatro che la Federica ha costruito con le sue mani, abbiamo assistito a uno spettacolo di Maria Cassi e Leonardo Brizzi, due fiesolani che hanno preso in giro i fiorentini (e i fiesolani, ma soprattutto i fiorentini).
https://www.accademiaama.it/i-docenti-old/maria-cassi-e-leonardo-brizzi/
Per Peucezio
“Per me l’unicità della Toscana ”
Bellissimo!
E lo dico da persona arrivata tardi in Toscana, per me una volta era solo un punto che attraversavo, tra Roma e la Val Padana.
A me della Toscana piacciono soprattutto città e paesi, la campagna la trovo un pochino troppo perfetta e preferisco quella delle marche o dell’Umbria (o se vogliamo spostarci all’estero, tantissime regioni francesi hanno campagne meravigliose)
Mi piace moltissimo la Toscana etrusca
per roberto
“, tantissime regioni francesi hanno campagne meravigliose”
Vero!
Senza dimenticare l’altra faccia di una città di m…
Microvetrina di una nuova microagenzia immobiliare, cartello in vetrina
TIRA PIU’ UN METRO QUADRO A FIRENZE CHE UN CARRO DI BUOI
Ah, ma qui si parla di campagna….
Nell’immota campagna
Ove il tempo ristagna
Terra e cielo di fronte
Lungo un piatto orizzonte
Un canale talvolta
Una strada, una svolta
Una casa, un cortile
Forse un vecchio fienile
Muri pericolanti
Rudi sterpi infestanti
Civiltà contadina
Caro mondo in rovina
Nel XXI secolo abbiamo registrato, sempre più spesso, la presenza in Italia del ‘Cammello’, come viene definito in gergo meteorologico l’anticiclone africano: una ‘roba’ dunque da Millennials! I boomers non conoscevano questo anticiclone africano durante la loro giovinezza.
L’invasione del Cammello ai tempi dei Millennials?
In un certo senso sì, fino alla fine dello scorso secolo era comune sentir parlare di Anticiclone delle Azzorre, di Ciclone d’Islanda e di poco altro: adesso, dobbiamo confrontarci con masse d’aria che a volte provengono addirittura dalla Mauritania o dal Mali, ancora più a sud del Sahara.
Il Meteo (con forse un pizzico di enfasi)
E con maggiore enfasi direi che siamo al limite delle capacità umane di sopportare il caldo e soprattutto l’umidità.
L’incertezza
Un esempio di tale approccio nel rapporto DOE riguarda l’analisi del ciclo del carbonio. L’incertezza sulla futura capacità delle foreste di continuare ad assorbire parte delle nostre emissioni – incertezza vera e nota – dovrebbe essere un argomento per ridurre rapidamente queste emissioni, non per continuare come se nulla fosse. Sarebbe come dire che, siccome non possiamo prevedere con esattezza il rischio di un incidente in auto, non ha senso mettersi la cintura di sicurezza
https://www.climalteranti.it/2025/08/06/quando-la-scienza-si-piega-alla-politica/
https://youtube.com/shorts/5mzsEW6UX-I?feature=shared
Come giocano a scacchi le donne russe
Mi immagino la VDL dall’altra parte….
Non so perché i video di questa grande maestra di scacchi mi tengon lì. Eppure non riesco neanche a seguire le mosse. Forse proprio per questo.
Pillola di saggezza
Sempre da “Climalteranti”
qui sta la vera sfida politica: o agiamo tutti insieme, a livello globale, o gli sforzi individuali saranno trascurabili. Immaginiamo si essere in una grande barca che sta imbarcando acqua. L’unico modo per salvarsi è iniziare a svuotarla con dei secchi. Qualcuno dice “Il mio secchio, da solo, non farà molta differenza. Non vale la pena fare la fatica”. È vero: nessun secchio da solo può salvare la barca. Ma è anche vero che, se nessuno comincia, affonderemo tutti. Solo uno sforzo collettivo può evitare i danni peggiori del riscaldamento globale.
Che poi si pensa sempre a quello che ci sarebbe da fare e mai a quello che basterebbe non fare.
O fare minimalisticamente.
Ale’. Ho scritto. Che poi gira e volta, sono sempre le stesse questioni in diverse salse.