Abbiamo tutti i nostri problemi!

Leggo che alcuni militari israeliani hanno denunciato al quotidiano Haaretz, una cosa che succede tutti i giorni a Gaza.

Da marzo, come sappiamo, l’esercito israeliano ha bloccato ogni fornitura di cibo e hanno spento gli impianti di desalinizzazione che fanno arrivare l’acqua potabile. E siamo a fine giugno.

Poi è stata creata la Gaza Humanitarian Foundation, che ha arruolato combattenti di varia provenienza.

Non entro nei dettagli, ma distribuiscono farina a una popolazione senza né acqua né fuoco, due milioni di persone che si aggirano tra ruderi di città totalmente distrutte, bombardate giorno e notte.

Per controllare le file degli affamati, i distributori di farina umanitaria hanno escogitato un sistema geniale, il sogno di tutti i buttafuori:

se arrivi troppo presto la mattina, ti mitragliano;

se fai troppa calca, ti mitragliano;

se non sparisci appena finisce l’orario, ti mitragliano.

Se ammazzano il bambino accanto a te, lascialo li e scappa con la farina che ti hanno dato.

La cosa carina è che questo modo di risolvere il problema delle file, l’hanno chiamata “Operazione Pesce Salato“, che è il nome di un gioco per bambini.

Pensate ai poveri uomini della sicurezza che devono controllare la gente che si accampa magari la notte prima per comprare l’ultimo modello di iPhone appena uscito, e se avete un briciolo di umanità, comprenderete come sia brillante questa soluzione.

Premesso questo, vi racconto qualcosa della giornata personale mia, di me che a Gaza non ci sono nato e non ci ho mai messo piede.

Qui a Firenze fa un caldo tremendo, e non ho l’aria condizionata. Per fortuna, ho un ventilatore, che uso la notte, però l’altra sera ero comunque tutto sudato, e la combinazione di sudore e ventilatore è ancora più fastidiosa.

A volte mi svegliano gli studenti americani in giro a bere, che schiamazzano, ed è proprio sgradevole alle tre di notte.

Ho dormito male, pensando al fatto che a luglio dovrò pagare in tasse più soldi di quelli che ho sul conto in banca.

L’altro giorno sono andato dal dentista, è stato bravo e gentile, aveva tutti i rimedi più moderni e due assistenti che mi stavano dietro, ma per quasi un’ora sono dovuto stare sulla poltrona con la bocca spalancata, e sono rimasto parecchio indolenzito.

Avevo sete stamattina, ho aperto il rubinetto (sono ecobravo e non uso mica acqua minerale, io!) ma l’acqua è uscita di un tiepido sgradevole.

Per cinque lunghissimi minuti è mancata la corrente elettrica, per fortuna che avevo salvato i file sul computer. In compenso il WC e il bidet funzionano alla perfezione.

Vado al supermercato, dove cerco rigorosamente le cose che costano di meno. Compro una bella fetta di cocomero che c’ha lo sconto, e cerco di metterla in frigo; ma proprio perché siamo in questa estate bollente, scopro che il frigo è troppo pieno e non riesco a farcela entrare, e mi arrabbio perché rischio di aver buttato quasi tre euro.

Faccio la lavatrice, stendo i panni ad asciugare, e con questo caldo boia – che certo non sarà quello di Gaza, ma mica sono nato arabo – penso che si asciugheranno subito; e invece c’era un’umidità così appiccicosa che dopo una giornata intera, non erano asciutti nemmeno sotto il sole.

E non è un problema da poco: con questo caldo, basta mettersi una camicia per mezza giornata, che puzza da fare schifo.

Insomma, ognuno ha i suoi problemi, mica ce li hanno solo quelli di Gaza.

Ma quando avrò risolto i miei, ci penserò anche ai loro.

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453 risposte a Abbiamo tutti i nostri problemi!

  1. mondo parallelo scrive:

    https://italy.news-pravda.com/world/2025/06/29/223575.html

    Per caso passavo sulla Pravda e ho trovato questo.
    Non so se sia attinente con l’articolo.

    • Peucezio scrive:

      Mah, mi suona sempre come se uno dicesse:
      siccome in Sicilia c’è la mafia che si accaparra tutte le risorse e le distribuisce a suo piacimento, si arricchisce, esercita il potere a discapito della società civile, ma, paradosslamente, col suo appoggio e la sua copertura e s’ingrassa criminalmente, bombardiamo, riduciamo alla fame e sterminiamo tutti i siciliani, tanto è colpa della mafia.

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Peucezio

        ” riduciamo alla fame e sterminiamo tutti i siciliani, tanto è colpa della mafia.”

        Ma poi la cosa interessante è che l’esercito più ipertecnologico del mondo, con un sistema di spionaggio in grado di uccidere in casa gli scienziati iraniani, in due anni di stragi, verrebbe sopraffatto da una banda di guerriglieri alla fame e ormai presumibilmente senza armi.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Martinez

          “sopraffatto”

          Non credo sia sorprendente.

          Von Clausewitz dice che la guerra è la grammatica di quel linguaggio che è la politica. Oggi direbbe che lo Stato di Israele sa fare la guerra ma non ha una politica che quella guerra sostenga. In altri termini, lo Stato di Israele sa parlare ma non sa cosa dire.

          E questo non necessariamente per superbia, presunzione o qualche altra forma di stupidità razzista. Una situazione tutto sommato stabile – uno bombarda, l’altro aspetta un po’ poi fa attentati, al che uno bombarda ancora … e così via da decenni – non è colpa di questo o di quel politico; ha radici profonde.

          Il punto è che lo Stato di Israele occupa un territorio che è uno dei pochi ricchi d’acqua della regione ma è davvero minuscolo.

          Essendo ricco d’acqua è conteso da sempre; inoltre, diventa impossibile deportarne via terra le persone senza ucciderle, stile genocidio degli Armeni.

          Essendo minuscolo non è in grado di mantenere grossi eserciti che si lancino alla conquista definitiva dei territori nemici, stile Sargon.

          Le vittorie Israeliane sono tutte del tipo mordi-e-fuggi, con occupazioni territoriali limitate nel tempo e nello spazio e con conflitti di durata fulminea.

          Una volta dato lo Stato di Israele, una qualunque pace duratura presuppone o la rimozione dei Palestinesi – o tramite il loro genocidio o tramite la loro diaspora, diaspora che tuttavia rimanderebbe la soluzione finale del problema senza risolverla – o la coesistenza di Ebrei e Arabi, con conseguente diluizione finale dei primi e sparizione dello Stato di Israele.

          Per intenderci: anche se Leopoldo II ha assassinato dieci milioni di persone, quando il Congo è diventato indipendente gli abitanti di Liegi e di Anversa non si sono trovati subissati in casa da milioni di Africani e il Belgio non ha cessato di esistere. Questo è il motivo per cui non soltanto il Belgio a un certo punto ha potuto interrompere il massacro dei Congolesi ma ha persino potuto riconoscere l’indipendenza del Congo.

          Lo Stato di Israele semplicemente non può fare come il Belgio. Non esistendo la possibilità di un accordo stabile che non sia una semplice tregua prima della prossima guerra non esiste la possibilità di una politica – politica che per definizione è sempre la possibilità di scegliere fra pace e guerra. Lo Stato di Israele non ha una politica perché non può scegliere fra pace e guerra, e non può scegliere fra pace e guerra perché non può sopravvivere senza negare la sopravvivenza di qualcun altro. L’unica alternativa seria che lo Stato di Israele può offrire ai Palestinesi sul lungo termine è il suicidio – il che spiega il successo di Hamas.

          La superiorità tecnologica? Serve agli 007 e ai bombardieri, ma Terminator non esiste ancora e le guerre le devono fare gli stivali sul terreno.

          E lo Stato di Israele, semplicemente, non ce li ha.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • PinoMamet scrive:

            Devo dire che concordo in larga parte con l’analisi di ADV

          • Francesco scrive:

            Sono d’accordo con Andrea fino a essendo.

            Tutto il resto mi pare siano giustificazioni posticce al suo desiderio che Israele sparisca dalla faccia della terra.

            E non lo dico per polemica: non sono ragioni valide dietro al suo negare che Israele e Palestina potrebbero coesistere in pace. Lo ha deciso prima di iniziare a discutere, in questo ha la stessa posizione di Miguel.

            Ciao

      • PinoMamet scrive:

        Lungi da me voler fare l’avvocato di Israele, che si sa, ha torto a prescindere, e quindi non può avere che torto, sempre torto, e nient’altro che torto.

        Ma credo che un esempio più calzante sarebbe:

        mettiamo che a Malta, assediata perchè totalmente in mano alla Mafia, gli aiuti umanitari vengano gestiti dalla Mafia stessa…

        e si crea un’altra organizzazione per toglierli di mano alla Mafia…

        organizza che si appoggia a un paio di clan rivali di quelli al potere, e che agisce in maniera sbrigativa e militare, ma non necessariamente con lo scopo di sterminare i maltesi…

        Ma naturalmente non può essere così: deve essere che Israele è cattivo e vuol far fuori i palestinesi punto e basta.

        Viene da chiedersi, se è così cattivo, se i suoi obiettivi sono così chiari, e se è così onnipotente come qua dentro lo fate, come mai non l’abbia ancora fatto, ma, cari miei, se non posso fare l’avvocato di Israele, non chiedetemi almeno di fare il pubblico ministero… pensateci un po’ voi, oh 😉

        • tomar scrive:

          “come mai non l’abbia ancora fatto“

          Cioè, che cosa doveva fare che non ha fatto in quest’anno e mezzo Israele perché si potesse affermare legittimamente che il suo obbiettivo è “far fuori” (non tutti fisicamente, certo, il resto ne consegue) i palestinesi?

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          “e si crea un’altra organizzazione per toglierli di mano alla Mafia…

          organizza che si appoggia a un paio di clan rivali di quelli al potere, e che agisce in maniera sbrigativa e militare, ma non necessariamente con lo scopo di sterminare i maltesi…”

          Ecco, immaginiamo che questa nuova organizzazione che si appoggia alla mafia locale (semplicemente altri clan) sia stata costituita dopo aver tolto di mezzo l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupava della stessa cosa, usando come scusa accuse di vicinanza ai clan locali. E che oggi, contrariamente a ieri, non passi giorno senza notizie di gente in fila per il cibo che viene massacrata.

          Qualche dubbio sulla buona fede dell’operazione è legittimo, immagino.

          • PinoMamet scrive:

            Legittimissimo, e siamo d’accordo.

            Io, ecco, avrei anche qualche dubbio sull’operato dei clan mafiosi più potenti, e sui loro comunicati, ma… nessuno è perfetto 😉

            A differenza del buon Peucezio, non credo che Hamas sia sempre giustificabile…

            • Peucezio scrive:

              Nemmeno io dico che sia sempre giustificabile.
              Dico solo che le sue nefandezze impallidiscono di fronte a quelle di Israele e dell’Occidente in genere. Se non per efferatezza (lì non scherzano manco loro) per numeri, per dimensioni.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Peucezio

                “efferatezza”

                La discussione è molto interessante.

                E’ giusto chiedere perché resto più colpito da ciò che succede a Gaza, che da miliardi di persone che tirano comunque l’ultimo respiro.

                Credo che la differenza stia nel fatto che c’è un “altro”, qualcuno che con il mitra fa tirare quell’ultimo respiro. Insomma, dentro di me vedo non solo la vittima, ma anche il carnefice.

                Che possiamo vedere in due modi: come davvero “altro” (“lui è un mostro e spara sui bambini!”), ma anche come “noi” (“io mi immagino al posto suo, e penso a tirare il grilletto sui bambini, e lì entro in cortocircuito”).

                E credo che io, al posto suo e all’età sua e nelle condizioni culturali sue, sparerei sui bambini più o meno con lo stesso spirito con cui al Conad acquisto carne di polli allevati in cattività.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per Pino Mamet

              “A differenza del buon Peucezio, non credo che Hamas sia sempre giustificabile…”

              Ovviamente, ma come sai io giustifico tutto, nel senso che credo che dietro cio che succede ci siano delle logiche, e non solo delle “cattiverie”: sono due anni che cerco di spiegare le ragioni di Israele (inteso come ente immaginario in cui però tante persone credono), che si trova nell’impossibile situazione di cercare di essere lo stato di una sola etnia, in una terra dove la maggioranza (lieve) della popolazione appartiene a un’altra etnia. Credo che al posto di chi incarna l’ente immaginario, farei le stesse cose.

              • paniscus scrive:

                “le ragioni di Israele, che si trova nell’impossibile situazione di cercare di essere lo stato di una sola etnia, in una terra dove la maggioranza (lieve) della popolazione appartiene a un’altra etnia. “—

                Ma perché mai, in un contesto moderno, dove tutto è normato da istituzioni internazionali o sovra-nazionali, dovrebbe esistere uno stato basato su una sola etnia, indipendentemente che sia Israele o qualunque altro?

                E soprattutto, cosa significa “etnia” e come la si definisce legalmente per vedere chi ci rientra e chi no?

                Esiste una griglia di indicatori e di punteggi come quella degli stramaledetti statini dei compiti in classe o degli esami universitari?

                Oppure “etnia” è solo un modo più politicamente corretto per dire “razza”, che adesso (giustamente) non si può più definire?

              • PinoMamet scrive:

                No, beh, etnia non equivale a razza, e direi che gli ebrei ne sono l’esempio più lampante:

                in Israele sono considerati di etnia ebraica tanto gli ashkenaziti biondi (o… gli ebrei marocchini biondi. Per qualche motivo di migrazioni secentesche, ce n’è un discreto numero) quanto gli ebrei etiopi neri.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per PinoMamet

                “No, beh, etnia non equivale a razza, e direi che gli ebrei ne sono l’esempio più lampante:”

                Sicuramente, infatti le “razze” per fortuna non esistono. Esistono i Grandi Noi con cui ci identifichiamo di volta in volta, e che possono assumere tante forme. Anche il Noi Amici dell’Umanità contro i Razzisti.

        • Peucezio scrive:

          Pino,
          vuoi dire che Israele haa a cuore l’approvvigionamento alimentare dei palestinesi di Gaza e per questo bombarda Hamas (qualunque cosa voglia dire bombardare Hamas)?
          Per filantropia verso i Palestinesi?

      • Francesco scrive:

        Sbaglio o il generale Mori lo fece e fu una delle poche sconfitte, ancorchè parziali, della Mafia? e il nostro dava abbastanza fastidio che la Mafia riuscì a farlo rimuovere.

        Ci sono casi nella storia in cui i civili ci vanno di mezzo, nelle guerre. Quasi tutti.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Il generale Mori? Ma di che stai parlando?

          • habsburgicus scrive:

            prefetto…è una piccola imperfezione e in Russia imperiale ove c’era la tavola dei ranghi sulle equivalenze fra cariche civili e militari forse sarebbe financo corretto de iure..de minimis non curat praetor…quindi Francesco è approvato 😀

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ francesco

          “Mori”

          Non mi risulta che Mori facesse sparare sui bambini in coda per il pane.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            Mi risulta che facesse circondare un paese in cui si erano rifugiati dei mafiosi e negasse a tutto il paese cibo e acqua.

            Finchè dal paese gli spedirono i mafiosi, che però erano di medio calibro, non pezzi da novanta.

            Siamo lì. insomma, come “decisione”.

            Del resto, ti risulta che statunitensi, britannici. sovietici si siano fatti molti problemi ad ammazzare bambini tedeschi nell’ultima guerra mondiale?

    • Peucezio scrive:

      E comunque se anche in Palestina sorgesse un movimento di liberazione veramente pulito, non corrotto, i cui membri fossero persone capaci di vera e totale abnegazione per il popolo palestinese, ovviamente non potrebbe non combattere contro Israele, perché è Israele che occupa la Palestina, mica i neozelandesi, quindi immediatamente verrebbe demonizzato da Israele stessa e dagli osceni pennivendoli e politici occidentali tanto quanto Hamas.

      Quindi francamente dei giudizi occidentrali su Hamas me ne fotto: pura propaganda di parte di un Occidente tribalizzato e imbarbarito culturalmente e moralmente.
      Hamas avrà mille difetti e sicuramente i Palestinesi si meritano molto di meglio, ma il peggiore degli uomini di Hamas ai miei occhi merita incomppensurabilmente più rispetto del migliore dei politici occidentali.

      • PinoMamet scrive:

        “quindi immediatamente verrebbe demonizzato da Israele stessa ”

        col piccolo particolare che in quel caso avrebbe torto

        “E comunque se anche in Palestina sorgesse un movimento di liberazione veramente pulito, non corrotto, i cui membri fossero persone capaci di vera e totale abnegazione per il popolo palestinese”

        attendiamo fiduciosi

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ PinoMamet

          “col piccolo particolare che in quel caso avrebbe torto”

          E’ un particolare talmente piccolo da essere irrilevante.

          Stabat superior lupus…

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Peucezio scrive:

          Pino,
          “attendiamo fiduciosi”
          non accadrà mai perché fra i popoli più poveri alligna sempre la corruzione, perché dove c’è poco da spartire ce lo si accaparra con ogni mezzo possibile.

          Se la Palestina fosse la Finlandia probabilmente avrebbe una classe dirigente diversa.

      • Francesco scrive:

        Peucezio,

        il mio problema è per quale Palestina combatte questo movimento di liberazione tanto per bene.

        Fino a oggi (corigetemi se sbalio) hanno sempre combattuto per tutta la Palestina, dichiarando che Israele andava distrutto.

        Ciao

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Cioè hanno esautorato l’ONU, bombardandola anche all’occorrenza, e ora vogliono che intervenga? Ma pensano che siamo tutti imbecilli?

      • Francesco scrive:

        o forse vorrebbero un’ONU neutrale tra i contendenti e pensano che quella esistente sia pesantemente a favore dei palestinesi

        che poi cosa il governo israeliano intenda per neutrale sarebbe interessante da capire

        ma se non erro qualche dipendente ONU coinvolto nella gestione degli ostaggi è saltato fuori.

        e Bibi accusa l’ONU di aver ceduto ad Hamas il controllo totale della distribuzione di cibo.

        Ciao

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Se eviti sistematiche violazioni del diritto internazionale, magari l’ONU potrà essere maggiormente dalla tua parte.

          • Francesco scrive:

            Immagino che la loro replica sia “se l’ONU fosse meno parziale daremmo più valore al diritto internazionale”.

            La mia è mandare due divisioni corazzate dell’ONU in Cisgiordania, a portare ordine e pace e rispetto dei confini. Peccato che io non le abbia, per ora.

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Potrebbero anche rispondere con un rutto, tanto ai tifosi come te andrebbe bene lo stesso.

              Il diritto umanitario esiste a prescindere dall’Onu.

              • Francesco scrive:

                Mi pare che tu stia sia travisando la mia posizione che cambiando argomento.

                Interessante l’ultima frase, su cui sono perplesso in quanto ignorante.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                L’Onu esiste in funzione del diritto internazionale, ma non ne è la fonte. Il d.i. nasce dalla consuetudine e dagli accordi tra gli stati.

  2. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    “risolto i miei”

    In un suo racconto Asimov tratta proprio questo punto, sostenendo che l’essere umano è gregario, non sociale.

    Sociali sono formiche e api, in cui l’individuo non esiste se non in funzione del benessere della collettività; ne seguono comportamenti collettivi efficientissimi ma rigidamente predeterminati.

    Gregari sono pecore e storni, in cui ciascuno bada al proprio vicino ma non vede più in là; ne seguono comportamenti
    collettivi molto complessi e flessibili (basti pensare alle evoluzioni degli stormi di storni) ma spesso autodistruttivi (orche e
    tonnare ne approfittano).

    Noi badiamo alle persone all’interno del nostro numero di Dunbar. Gli altri sono figure che si muovono su uno schermo, flatus vocis di omelie di politici e sacerdoti, statistiche.

    Non abbiamo il controllo sugli effetti collettivi del nostro comportamento più di quanto ne abbia un tonno sul movimento del suo “school”.

    Chi dice il contrario, dai Greci che insistevano sulla ‘virtú’ individuali come fondamento dello Stato ai moderni cantori dell”impegno’ in politica, cerca di farci sentire responsabili dell’effetto collettivo del nostro agire – responsabili, dunque in colpa.

    Perché lo fa?

    Perché accettando di impegnarci in un sistema di relazioni di potere, agendo sul sistema, lo legittimismo. E un sistema di potere, anche il peggiore, si basa sempre su qualche forma di legittimazione.

    Andndo all’ONU a denunciare l’inerzia complice sull’ effetto serra Greta Thunberg legittima l’ONU come interlocutore – proprio quell’ONU che è impotente a difendere l’interesse dell’umanità contro i potentati economici che lucrano sull’effetto serra.

    Andando a Gaza a portare cibo, invece, la stessa Thunberg sputtana in mondovisione chi cerca di fermarla, perché gliene nega la legittimità.

    Personalmente e’ da un pezzo che evito di acquistare prodotti Made in Israel. Non ho né il coraggio né la visibilità della Thunberg, né mi faccio soverchie illusioni.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • firmato winston scrive:

      @AdV

      Probabilmente la caratteristica principale della societa’ umana e’ il tribalismo, cioe’ l’essere altruisti verso il proprio gruppo ma aggressivi e/o in difesa contro gli altri gruppi.
      Si nota in modo particolare nello sport di squadra, che pratichiamo col massimo piacere e dove questo istinto si manifesta allo stato puro, cosi’ come nella guerra che e’ la continuazione dello sport con altri mezzi.
      Diciamo che la guerra e’ la versione seria, per adulti, del gioco di squadra.
      La versione femminile probabilmente si manifesta di piu’ nel pettegolezzo (ad ammazzarsi vanno mandati avanti i maschi, che tanto cosi’ si divertono e si selezionano l’un l’altro).

      Siamo letteralmente ossessionati dal confronto sociale.

      Vale a tutte le scale: la flessibilita’ umana comunque, rispetto che ne so a quella del cane (tribale per eccellenza e in modo caricaturale, ama supinamente la sua famiglia ma aggredisce ferocemente tutti gli sconosciuti, non per niente e’ “il nostro migliore amico”) si manifesta nella massima plasmabilita’ del collante che definisce il gruppo dall’esterno ad esso, l’amico dal nemico (l’essenza de “il politico”, la definiva Carl Schmitt).

      Un corollario di questa definizione e’ che il gruppo si sfalda e si divide in sottogruppi in guerra fra di loro nel momento in cui viene meno il nemico, il “capro espiatorio” (e’ smaccatamente evidente in politica dove la ricerca di un nemico cui contrapporsi e’ spasmodica e ci si accontenta di qualunque stupidissimo pretesto pur di polarizzarsi – ne abbiamo manifestazioni ovunque – “manifestazioni” in tutti i sensi, e anche qui dentro).

      Quand’e’ che si e’ sfatta la Democrazia Cristiana?
      Senza Berlusconi, e il bottegaio evasore, dove va a finire “l’unita’ delle sinistre”?

      Direi che ci sono continue evidenze sperimentali dappertutto di queste dinamiche, dall’asilo infantile alla guerra mondiale, solo che come tutte le cose onnipresenti, non si notano.

      C’e’ un ottimo testo di E.O.Wilson in proposito, uno dei rarissimi che affrontano l’argomento osservando che la socialita’ umana e’ tutt’altro che “il bene” (chi tocca la socialita’ umana muore – e anche questo, il fatto che sia un tabu’ criticarla, e’ rivelatore): “La conquista sociale della terra”.
      Molto consigliato. Era l’unico dei testi di Wilson che non si trovava in rete…

      La capacita’ di collaborare su scala maggiore di ogni altro animale e’ cio’ che rende l’uomo di grandissimo successo riproduttivo, ma anche sommamente potente e quindi distruttivo. Da questo punto di vista la socialita’ umana e’ il massimo male, e’ immensamente piu’ dannoso un buono organizzato di un cattivo disorganizzato.

      E’ piu’ dannosa la citta’ della campagna.

      E.O. Wilson e’ stato uno dei massimi esperti di insetti sociali, un po’ di piu’ di Asimov.

      Dell’argomento parla indirettamente, in chiave postmoderna, anche Harari in questo video, pero’ se non ricordo male evidenziando solo il lato positivo della socialita’, e guardandosi bene dal _sottolinearne_ il (cosiddetto) male che deriva, e’ furbo (Harari di suo non dice niente di nuovo ne’ originale ne’ coraggioso, e’ un collettore).

      https://www.ted.com/talks/yuval_noah_harari_what_explains_the_rise_of_humans?language=it

  3. Peucezio scrive:

    Mah,
    credo che la cosa sia più complessa.
    Dobbiamo però anche intenderci sui termini.

    Api e formiche direi che sono collettive: l’individuo è irrilevante, vive per il gruppo.

    L’uomo è sociale nel senso che non è autonomo: tranne pochi anacoreti e stiliti vive in gruppo e ama la compagnia.
    È anche gregario, nel senso che tende a sottomettersi a un capo, ma è tendenzialmente gregario: non tutti lo sono.

    L’uso asimoviano di “gregario” è strano, io lo chiamerei semmai “familista” o qualcosa di simile.

    E mi ci riconosco: io amo le persone che posso conoscere, con cui posso empatizzare, che posso guardare negli occhi, con cui posso parlare, fare una passeggiata, farci sesso, se sono donne.
    E mi sembra sano. Va benissimo l’impegno civile anche per gli altri, ma nessuna persona sana di mente si dispiace del fatto che ogni giorno milioni di sconosciuti muoiono di incidente, malattia o altro quanto si dispiace se gli muore il padre, il coniuge, il figlio o l’amico.

    Perché la solidarietà, l’amore, i legami sociali sono legati a sfumature, intese, non possono essere anonimi, universali, basati sui grandi numeri, altrimenti saremmo macchine, non esseri umani.
    Ci riusciva Gesù, perché era Dio e quindi conosceva ogni uomo come io conosco le persone più intime a me.
    Ci può riuscire qualche santo o mistico, trascendendo i limiti cognitivi ed empatici strettamente umani e dissolvendo l’io nell’amore cosmico.

    Mentre ho paura che molto spesso l’impegno civile eccessivo, fanatico, quello per cui ami più il Partito che tua moglie, sia non una forma di solidarietà ed empatia, ma un canale per sfogare il proprio risentimento o, peggio, narcisismo.

    • Ros scrive:

      Peucezio: “Va benissimo l’impegno civile anche per gli altri, ma nessuna persona sana di mente si dispiace del fatto che ogni giorno milioni di sconosciuti muoiono di incidente, malattia o altro…”

      ciò è vero a meno che si stia attraversando un periodo di dolore, allora è possibile sentire il dolore – pur astratto e lontano – degli altri in sincrono con il proprio.

      E la compassione diventa allora straziante, cosmica, l’intera vita di qualsivoglia creatura risuona di quel soffrire che è detto Dukkha ed è fondamentale nel buddismo.
      Dove la sofferenza è l’universale legante di tutti gli esseri in vita, animali e piante comprese. Ciò che soltanto ci consente di accomunarci davvero.

      E allora si comprende il perché in ogni religione
      – cristiana compresa in “De imitatione Christi” –
      solo il patire consente il con-patire;
      l’esperire una profonda sofferenza sia un dono necessario ad ogni crescita spirituale, saggezza e liberazione.

      • Peucezio scrive:

        Madonna santa…

        Ho grande rispetto per il buddismo, perché lo trovo filosoficamente ed esistenzialmente denso, per molti versi molti vicino al vero.

        Però mi dà anche di martellamento sui coglioni!

        La vita è bella, rilassatevi un po’!
        Davvero, esiste una spiritualità immanente alla vita nella sua varietà multicolore, nel suo esplodere e rifrangersi in mille sfumature, varietà, uomini, storie, vita, luoghi, che vale quanto se non più del vuoto, dell’atarassia, dell’ascesi, del distacco.

        E se il superamento dell’attaccamento lo intendiamoci come immersione nella vita e nella relazione con gratuità, con sempre maggiore generosità, libertà, emancipazione dal bisogno egoistico e infantile mi sta bene.
        Se lo intendiamo come un astrarsi dal mondo, una sorta di indifferenza verso tutto va forse bene per alcuni soggetti molto peculiari e con un afflato mistico fortissimo e li rispetto, ma, vivadio, non va bene per la quasi totalità delle persone e sono ben contento di appartenere a quella quasi totalità.

        • Peucezio scrive:

          lo intendiamo

        • PinoMamet scrive:

          “Però mi dà anche di martellamento sui coglioni!”

          Il Buddhismo?

          le mie esperienze al Monastero Zen (che era ed è vicino a casa mia) mi hanno fatto pensare a tutto tranne che al martellamento sui coglioni.

          di solito anzi la critica che gli facevano i vari new-agearoli che ci finivano (chissà se ne esistono ancora o se se ne è persa la semente) era che fossero troppo attivi, pratici e fissati con l’ordine: un’atmosfera più da caserma (o da… monastero) che da New Age.

          Poi ci sono invece quei tizi della Soka Gakkai, con il loro mantra recitato magicamente e le loro fissazioni che mi sembrano l’opposto del buddhismo
          (che dovrebbe essere la liberazione dai vincoli mentali, non la loro sostituzione con nuovi vincoli) e di quelli non so dire niente se non che un’amica problematica ci è finita dentro in cerca di serenità, e ha finito per tentare il suicidio…

          (la Soka Gakkai, cioè Nichiren Soshu, fa un’apparizione in un film carino degli anni Settanta, L’ultima corvè: Jack Nicholson, sottufficiale della US Navy, deve accompagnare al carcere militare un giovanotto che ha ricevuto una condanna spropositata, e nel tragitto ne approfitta per mostrargli un po’ come è fatto il mondo… e incontrano tra gli altri anche questi svitati, descritti proprio come svitati).

          • firmato winston scrive:

            In effetti c’e’ stato quel periodo in cui era particolarmente di moda il buddismo ma che serviva soprattutto a migliorare la propria efficienza fisica e mentale, ad essere piu’ competitivi, alla fine.
            Alla fine veniva usato, viene usato come training di autopotenziamento.
            Io ho sempre trovato la cosa assolutamente ipocrita, stupida e sconveniente.

            Inoltre e’ anche probabile che si sia sviluppato in oriente proprio come reazione a un alveo sociale estremamente competitivo (vedi cinesi e giapponesi e coreani, trovarne al mondo di piu’ familisti e competitivi credo sia difficile).

            Cioe’ e’ una manifestazione del “male”, piuttosto che una sua cura.

            Tutto l’ambaradan attorno alle cosiddette arti marziali lo vedo come una conferma.

            • Ros scrive:

              Firmato winston, PinoMamet

              Mi pare di ricordare che il buddismo nasce nella casta indù dei ksatriya,
              la casta dei guerrieri, dei militari, i pronti alla morte (mṛtyu), i vṛka (squartatori di lupi), caratterizzati dai lunghi capelli intrecciati e dal furor bellico (Manyu, come una sorta di Berseker indiani).

              Il Buddha stesso proveniva dalla casta Kshatriya.

              La casta appena dietro ai brahmani,
              e il buddismo pare nascere in contrapposizione a quest’ultimi e all’induismo.

              Del resto i militari dei paesi di religione buddista non vanno tanto per il sottile nella compassione, anzi sono assai efficenti e marziali (Talilandia, Birbania ecc)

              Si potrebbe dire che nel buddismo quelle qualità di casta guerriera vengono usate per combattere l’ego e la mente piuttosto che un nemico esterno.

              Da un punto di vista spirituale come un Kshatriya combatte con tutto se stesso fino alla morte ugualmente fa un buddista fino a quando tutti i suoi nemici interni che lo tengono nel samsara non saranno uccisi.

              La marzialità e il buddismo in tal senso convivono naturalmente

              • Ros scrive:

                “un buddista fino a quando tutti i suoi nemici interni che lo tengono nel samsara non saranno uccisi”

                ovviamente diventa un tantinello più complicato di così, e ne nasce un noto paradosso:

                poiché non puoi abbattere l’Ego tramite uno stesso l’Ego, ne desiderare di sconfiggere l’Ego tramite uno stesso desiderio egotico di liberazione ed estinzione del Nirvana.

                Non devi volere se lo scopo è l’affrancamento dalle catene del volere;

                non devi volere nemmeno la fine di tale affrancamento, se lo vuoi già pecchi e già sbagli e ti perdi.

                Come fare quindi?🤔

                E lo stesso Buddha a un certo punto la tradizione dice che abbandona le pratiche ascetiche più estreme predicando il distacco dal distacco dal distacco dal distacco, e ai suoi discepoli perplessi raccomandava:

                “futtitinni!”😎

              • mondo parallelo scrive:
              • mondo parallelo scrive:

                Vedi
                https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nobile_Ottuplice_Sentiero

                Retta sussistenza, cioè vivere in modo equilibrato evitando gli eccessi, procurandosi un sostentamento adeguato con mezzi che non possano arrecare danno o sofferenza agli altri. Questo comporta anche la corretta padronanza delle proprie intenzioni, in modo che esse siano sempre orientate e dirette lungo la linea mediana di condotta di vita (sanscrito madhyamāpratipad, pāli majjhimpaṭipāda, cinese 中道 zhōngdào, giapp. chūdō, tib. dbu ‘i lam) lontana dagli estremi dell’ascetismo e dell’edonismo.

                Buddha era un tipo equilibrato
                Niente estremi ascetici ma neanche edonistici.

              • Ros scrive:

                mondo parallelo:
                “…Retta sussistenza…”

                Messa così pare paro paro Epicuro però🙄

              • habsburgicus scrive:

                @Ros
                è triste che in India, ove morì Siddharta Gautama (e nacque a Lumbini oggi nepalerse ma a due passi dall’India), di buddhismo non vi sia più traccia
                en passant, Modi si fa esaltare…
                i suoi ritratti sono dappertutto, l’India sta diventando un regime, la democrazia è finita…..
                a Mathura, giovedì, il tempio del Signore Krishna -induismo estremo allo stato puro 😀 😀 Hindustan applicato :D- aveva un enorme apparato di sicurezza, forse temono gli islamici….non mi hanno lasciato fotografare nulla anche se, bontà loro :D, mi hanno fatto entrare
                venerdì in dogana, mi hanno chiesto della Meloni 😀
                Agra è invece più turistica, e islamica…ma l’induizzazione si fa sentire
                Jinnah ebbe ragione dal suo punto di visto e si meritò il titolo di Qa’id-i Azam con cui è noto in Pakistan, non c’è futuro per i musulmani in India..ci vorranno secoli, ma con le buone on le cattiove, tuti torneranno indù tranne forse i Sikh
                avevo pure un visto elettronico pakistano, tenuto segretissimo affinchè gli indu non lo vedessero :D, ma non me lo sono sentita di passare in Pakistan e fra l’altro la frontiera è chiusa se non per l’ONU…e sarà un rimpianto che mi porterò usque ad mortem…ma se proprio indù e pakistani volevano farsi guerra (ora in teoria finita) non potevano aspettare luglio ? idem per israeliani e iraniani, solo venti giorni..così io potevo visitarmi il Pakistan, tranquillo, e di tutto il resto non poteva importarmene nulla 😀 😀
                e vabbè, dai

              • mondo parallelo scrive:

                Epicuro era più pimpante.
                Mentre per Buddha la vita è dolore ma non ci pensare troppo, che altrimenti è ancora più dolorosa, per Epicuro

                Sappi che il dolore non va temuto. Infatti se è intenso é breve, se è lungo non è intenso; e ricordati che il saggio è felice anche tra i tormenti.

                Boh, secondo me, per certi aspetti si assomigliano.
                Ci sono certi caratteri sempre di buon umore e altri che si ridono il fegato per tutta la vita inutilmente.
                Poi dipenderà senz’altro anche dalle situazioni.
                Fortuna o sfiga.

              • Moi scrive:

                Curiosamente nella Soka Gakkai hanno una bandiera estremamente simile a quella della Romania … e del Chad.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Moi

                “Soka Gakkai”

                Credo di averne già parlato… per qualche misterioso motivo, la SG ha un’enorme presenza quasi invisibile a Firenze. Sono tantissime persone, in genere benestanti molto “normali”, imprenditori, gente concreta. Hanno un’immensa villa del Quattrocento, Le Brache, https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Le_Brache . Lontanissimi da tutto ciò che è fricchettonalternativo.

              • Moi scrive:

                Solo l’ Aum Shinrikyō credo che sia più temuta … o lo sia stata.

              • Ros scrive:

                habsburgicus: “India”

                Nemo profeta in patria est☝️

                in India la dottrina indù era forse troppo radicata, oltre ad avere poi le sue gatte rognose da pelare con l’Islam già a partire dall’ VIII° secolo con l’invasione del Sind e nei secoli a seguire sino alle fresche questioni odierne pakistane, cashmere e bangladeshe🙄

                Non c’era posto per altre beghe in loco.
                Non attecchì all’inizio rendendosi subito nomade e randagia nel prendersi le sue belle soddisfazioni parzialmente in Cina e poi in buona parte del sud est asiatico dove ancora regge bene sbarcando infine con lo Zen in Giappone … e da lì nella California Beat della controcultura on the road degli angeli della desolazione di Kerouac e Watts sino ad arrivarci in casa quel che nel bene o male ne rimane con quel pirla dell’american gigolò di Gere.

              • PinoMamet scrive:

                Beh il Buddhismo in India attecchì eccome, e divenne una specie di religione di stato sotto Ashoka e i Mauriya
                (e sotto i sovrani greci!!) fino all’Impero Gupta…

                oh, sono 500 anni buoni, eh?

                il declino dei Gupta ha ridotto per un periodo l’India a staterelli in balia delle invasioni straniere

                (facile il parallelo con le vicisssitudini dell’Impero romano d’Occidente, all’incirca nello stesso periodo)

                nei quali l’unica autorità rimasta era quella ereditaria dei bramini…

                i quali ne approfittano per far rinascere l’Induismo e rendere più rigide le regole di casta;

                anzi, visto che le caste “originarie” o “vere” erano ampiamente perdute durante i secoli del Buddhismo (anticastale) quasi tutte le caste indiane moderne (tranne alcune di bramini appunto) sono “nuove”, e i loro rapporti con quelle antiche sono da prendersi con pinze lunghe mezzo metro…

              • Ros scrive:

                PinoMamet: “Beh il Buddhismo in India attecchì eccome, e divenne una specie di religione di stato sotto Ashoka e i Mauriya
                (e sotto i sovrani greci!!) fino all’Impero Gupta…

                oh, sono 500 anni buoni, eh?”

                cavolo🙄!

                è vero
                🙂

              • Ros scrive:

                “nei quali l’unica autorità rimasta era quella ereditaria dei bramini…
                i quali ne approfittano per far rinascere l’Induismo e rendere più rigide le regole di casta”

                Le causa prevalenti della scomparsa del buddismo in India sembrano infatti essere le invasioni musulmane che ne stradicarono gran parte della cultura cancellando i grandi centri d’insegnamento del Dharma;

                come l’università di Nalanda distrutta con tutti i suoi testi monaci compresi da nel 1193

                https://www.istitutodipolitica.it/risorge-luniversita-di-nalanda-la-prima-universita-globale/

                e di ciò ne approfittarono i bramini

                Riassumendo le cause della fine del buddismo in India:

                • Le invasioni musulmane, che hanno cancellato templi, scuole e attività di culto

                • Rinascita dell’induismo

                • Conseguenti cambiamenti nella struttura sociale con un più rigido sistema delle caste dove la dottrina buddista non poteva affatto integrarsi, dopotutto il suo proposito politico era di cancellare il sistema caste

                https://forum.termometropolitico.it/70970-scomparsa-buddismo-dallindia-responsabilita-brahmana.html

          • PinoMamet scrive:

            C’è del vero, nel senso che sicuramente in Giappone la classe guerriera si è appropriata della scuola Zen, che già in Cina (lo spiega bene A. J. Watts) era influenzata dal Taoismo e quindi vista come “antistress ” all’impegnativa e competitiva vita sociale;

            in Giappone assume quel carattere militaresco tipico della classe sociale di riferimento (i samurai più potenti seguivano lo Zen Rinzai, i coltivatori diretti/samurai part time lo Zen Soto, ma insomma siamo lì) da cui anche l’impronta lasciata sulle arti marziale

            (E la rusticità scarna di tutte le arti giapponesi, improntate agli stessi principi di gusto).

            Nella Seconda Guerra mondiale lo Zen è stato pesantemente complice dell’imperialismo e militarismo giapponese.

            • tomar scrive:

              Pino Mamet: “Nella Seconda Guerra mondiale lo Zen è stato pesantemente complice dell’imperialismo e militarismo giapponese.“

              Non so nulla dello Zen, ma credo che sia stato uno di quei tanti casi della spinta ad adeguarsi allo ‘spirito del tempo” che ha pervaso i ceti intellettuali con sempre maggior forza a partire in Europa dalla Rivoluzione francese e dall’epopea napoleonica, e poi sopratutto, come vide lucidamente Kierkegaard, con la diffusione dei giornali quotidiani, capaci di esercitare un’enorme compressione psichica sulle menti dei ceti colti, e poi tutto quel che è venuto ad annunciare e coltivare la Grande Guerra, la radio anzitutto, con gli altoparlanti sulle strade… e la stragrande maggioranza dei giornali, degli intellettuali e dei ceti colti europei si arruolò con entusiasmo.
              Credo che il sistema fascista giapponese sia stato molto efficiente nel promuovere lo spirito del tempo, che poi era una cosa semplice: si è anzitutto e prima di tutto giapponesi. Che una consorteria ideologico-intellettuale vi si sia adeguata in quanto tale mi sembra una conferma orientale di una tendenza più generale.
              Immagino e spero che qualcuno di quel gruppo si sia rifiutato di aderire allo spirito del tempo, facendo temo una brutta fine.
              Ciò detto, come siamo messi oggi quanto a forze che governano lo spirito del tempo?

              • PinoMamet scrive:

                Boh?
                Non so cos’è lo spirito del tempo, e sicuramente non di questo in cui forse viviamo, ma…

                tutto sommato, mi pare che in genere non stiamo male, almeno in Europa.

                A scuola non ci insegnano a credere, obbedire e combattere, ma a ragionare e usare il pensiero critico e a rispettare le minoranze;
                in teoria, d’accordo, ma almeno è una teoria migliore dei vari suprematismi nazionali o razziali.

                i giovani sono accusati di essere smidollati (lo erano già all’epoca di Pericle) ma meglio smidollati di aspiranti feroci guerrieri.

                L’ambiente è sulla bocca di tutti, e di diecimila operazioni inutili o sbagliate, un paio giuste e che funzionano ci saranno pure.

                I politici cianciano di riarmarsi, ma la cosa si risolverà more solito, spostando qualche voce di spesa pubblica da una casella all’altra, facendo qualche favore all’amico degli amici, e ahimè aumentando lo stipendio di mio cugino, l’inutile pilota di elicotteri, anziché il mio (l’utilissimo insegnante).

          • Peucezio scrive:

            Pino,
            “Poi ci sono invece quei tizi della Soka Gakkai, con il loro mantra recitato magicamente e le loro fissazioni che mi sembrano l’opposto del buddhismo
            (che dovrebbe essere la liberazione dai vincoli mentali, non la loro sostituzione con nuovi vincoli) e di quelli non so dire niente se non che un’amica problematica ci è finita dentro in cerca di serenità, e ha finito per tentare il suicidio…”

            Anch’io sono molto sospettoso verso al Soka Gakkai: è il buddismo peggiore, una specie di confezione semplificata per gli occidentali con poca capacità critica. In Giappone sono visti peggio che da noi i Testimoni di Geova.
            Però devo dire che diversi miei amici che vi hanno aderito si sono sbloccati esistenzialmente. Poi ne sono usciti, ma per andare oltre, non per rinnegarlo.

            • Moi scrive:

              SOKA GAKKAI

              In Giappone sono visti peggio che da noi i Testimoni di Geova.
              _______________________

              In effetti ne ho sempre sentito parlare abbastanza male da chiunque : proprio in termini tipo Testimoni di … “Genova”.
              🙂

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Moi

                “SOKA GAKKAI

                In Giappone sono visti peggio che da noi i Testimoni di Geova.”

                Esattamente quello che mi ha detto un italiano che insegna in un’università in Giappone!

              • Moi scrive:

                SÌ MA mi sa che queste battute, SE le fa un Gaijin, li fa ridere un po’ di meno …

              • PinoMamet scrive:

                Non credo che i giapponesi abbiano granché idea di chi siano i Testimoni di G., ma se ce l’hanno, secondo me fanno esattamente le stesse battute.

      • Peucezio scrive:

        Cioè questa insistenza sul fatto che la vita è sofferenza…
        Non siamo mica nell’India di due millenni e mezzo fa, ammesso che là fosse solo sofferenza e non ci credo.

        • Ros scrive:

          Peucezio: “Cioè questa insistenza sul fatto che la vita è sofferenza…”

          Non ti si può fare tutti i torti 🙂
          infatti penso che l’insistenza sulla sofferenza universale nasca da un fondo di personalità tipicamente introvertita:
          i melanconici, quei classici e sempiterni saturnini insomma;

          quello che la cristianità in fondo condannava come peccato d’accidia

          https://www.ibs.it/inchiostro-della-malinconia-ebook-jean-starobinski/e/9788858413197

          Una sensibilità così esacerbata da sentire in sé e su di se tutte le – presunte – sofferenze del mondo si ha in genere in quella condizione che la psichiatria chiama depressione maggiore.

        • mondo parallelo scrive:

          Se non ricordo male, Buddha si rivolgeva ai vecchi.
          https://www.amazon.it/diventare-Buddha-settimane-Manuale-autorealizzazione/dp/8862209983

          Per i giovani è più adatto Epicuro.

          In ogni caso il “desiderare” troppo, genera sofferenza individuale.
          È un concetto chiave anche nel taoismo.

          A livello collettivo il troppo desiderio si traduce nel consumismo e in sostanza al superamento dei limiti ecologici, con conseguente sofferenza per estinzione della razza umana
          😇 ommm….
          https://www.antropocene.org/index.php?option=com_content&view=article&id=103:2-grafici&catid=12&Itemid=148
          Nel caso vi fossero dei grossi dubbi.

          • Peucezio scrive:

            Mondo,
            “In ogni caso il “desiderare” troppo”

            Il desiderare troppo, appunto.
            Invece a prendere alla lettera certo buddismo, il desiderare in sé non va bene.

            Questo fermo restando che considero il buddismo (almeno il grande veicolo) e la non dualità induista (per quel poco che so dell’uno e dell’altra) fra le dottrine più vicine al vero e che quindi ne ho il massimo rispetto e considerazione.

            Non solo e non tanto per le dottrine (anche), ma per le pratiche.
            Yoga, meditazione e mille altre cose.
            Loro sanno come si fa.
            Da noi diventano di moda, si banalizzano e le fanno cani e porci. Lì le fanno sul serio da millenni.

            • Ros scrive:

              Peucezio: “…Invece a prendere alla lettera certo buddismo, il desiderare in sé non va bene…”

              Mica questo solo nel buddismo!

              Le similitudini con la necessità dell’assenza d’ogni desiderio cosciente d’ogni volontà propria tra la dottrina del Buddha e il Misticismo di un Meister Eckart o della Teologia Tedesca dell’ Anonimo francofortese sono evidenti, e già riconosciute da Schopenhauer

              “opera di un anonimo cavaliere teutonico di francoforte, che riassume in forma piu` semplice l`alta lezione spirituale di meister eckhart, fu stampata e diffusa da lutero con il titolo “teologia tedesca”, e come tale godette grande fortuna nei secoli xvi e xvii, fornendo alimento essenziale alla mistica, non solo germanica (basti pensare a san giovanni della croce). definita “opera immortale” da schopenhauer, che paragono` il suo autore a platone e a buddha, essa indica la via per giungere alla beatitudine in questa vita, si` che il mondo divenga per noi un paradiso. la via e` il distacco, la rinuncia alla volontà` propria, in modo che il nostro occhio divenga l`occhio stesso di dio.”

              https://carudischi.com/item?pfx=&id=334772&item=Teologia_Tedesca_Libretto_Della_Vita_Perfetta&srsltid=AfmBOooTf-0u8RVWHcZYfWANloLPgdWhTTClM1P9hU3fObAgKK_Tddzv

              • Peucezio scrive:

                Massì, è una mania di tutti i mistici, orientali e occidentali.
                Il problema è che non si limitano a dire che va bene per loro o quelli come loro, ma spesso la predicano per tutti.

              • Ros scrive:

                Peucezio: “…è una mania di tutti i mistici, orientali e occidentali.
                Il problema è che non si limitano a dire che va bene per loro o quelli come loro, ma spesso la predicano per tutti”

                Mannaggia a loro sti zozzi va’!😒

                Ma dai🙂

                al misticismo, tanto quello occidentale (sempre mal sopportato, che poi tanto erano due gatti in clausura nelle loro cellette, e sempre sospetto d’eresia fino alla condanna esplicita dei quietisti di Miguel de Molinos e beghine di Margherita Porete) che quello islamico dei Sufi;

                ai mistici non ha dato mai retta nessuno se parliamo di grandi numeri, e nemmeno si può dire che s’affaticassero nella predicazione e proselitismo.

                Già rischiavano – e spesso subivano – il rogo scrivendo innocue e strambe composizioni poetiche come ti faceva l’Angelus Silesius figurarsi se s’arrischiavano a cercare apertamente adepti quando già loro sul cosa poter dire della loro dottrina erano più confusi che persuasi.

                Sull’argomento oltre alle fondamentali pubblicazioni di Marco Vannini c’è il notevole “I mistici dell’Occidente” di Elémire Zolla

                https://www.adelphi.it/libro/9788845912603

              • Ros scrive:

                “sul cosa poter dire della loro dottrina”

                Dottrina? 🙄
                Quale dottrina e dottrina, mai termine fu meno idoneo.

                La loro era tutta pratica, sperimentale e in progress

            • mondo parallelo scrive:

              La meditazione è stata studiata a fondo anche a livello di neuroscienze.
              https://www.amazon.it/specchio-del-cervello-Neuroscienza-meditazione-ebook/dp/B0CXQDVKSJ
              È semplice.
              Tutti sono in grado di praticarla.

        • PinoMamet scrive:

          “Cioè questa insistenza sul fatto che la vita è sofferenza…”

          Non confonderei Buddha con Savonarola.

          Buddha diceva che la vita è fatta anche di sofferenza, e non c’è tanto da farci;

          non diceva mica che soffrire è una bella cosa, o che se c’è una medicina non la dobbiamo prendere, o che dobbiamo saltare il dolce a fine pasto per penitenza verso… verso chi? il Vuoto?

          • Miguel Martinez scrive:

            Per Pino Mamet

            “Non confonderei Buddha con Savonarola.

            Buddha diceva che la vita è fatta anche di sofferenza, e non c’è tanto da farci;”

            Esatto

          • Peucezio scrive:

            Pino,
            no, certo, lo so.
            L’ascetismo occidentale è ai limiti del masochismo.

            Ma quest’idea per cui per eliminare la sofferenza devi eliminare ogni desiderio…
            Insomma, non mi mette molta allegria.

            • Ros scrive:

              Peucezio: “quest’idea per cui per eliminare la sofferenza devi eliminare ogni desiderio…”

              beh, per quel poco che ne so, non dovrebbe funzionare così, anzi è controproducente farlo.

              Il volere eliminare
              (guarda la violenza egoica-fallica già implicita nei due termini usati) ogni desiderio represso crea soltanto un enorme conflitto interiore destinato a diventare ingestibile.

              Che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria vale anche per la nostra psiche.

              Combattendo i nostri nemici li alimentiamo *, combattendo i nostri desideri pure.

              Da piccoli fastidi diventeranno tirrannici mostri.

              E’ come quando ti metti a dieta troppo stretta per perdere qualche chilo, la fame non farà che aumentare e il pensiero del cibo diverrà ossessivo, maniacale, riempiendo ogni pensiero e cancellando tutto il resto;

              presto finirai per abbuffarti per tre mesi di seguito fino a farti scoppiare stomaco e budella mettendo su molti più chili di quando avevi cominciato.

              La dieta stretta porta al Binge eating disorder allo stesso modo della privazione volontaria d’ogni desiderio porta ad esserne poi maniacalmente ossessionati e inclini;

              porta a quelle celebri note “Tentazioni di Sant’antonio”

              https://cultura.biografieonline.it/wp-content/uploads/2012/11/Dali-tentazione-di-Sant-Antonio1.jpg

              presto o tardi si finisce per scoppiare e cedere con tanto di interessi.

              E quindi? Come fare?

              Come nella pratica meditativa, credo, mindfulness compresa!

              Lo scopo non è impedirsi di pensare onde arrivare al vuoto dei pensieri
              (se ti imponi di non pensare all’elefante la prima cosa che la tua mente fa è vedere dapertutto l’elefante),
              lo scopo è osservarli con distacco privo di giudizio riconoscendoli per quello che sono, passeggere e inpersonali nuvolette che attraversano il cielo.

              Per i desideri va un po’ lo stesso che con i pensieri?🙄, non ci si fa la guerra contro

              *
              “Combattendo i nostri nemici li alimentiamo”,
              forse l’evangelico “porgi l’altra guancia” è anche a questo che si riferisce

              • mondo parallelo scrive:

                La meditazione è quella roba lì di osservare i propri pensieri. Ma un certo punto è possibile anche non pensare quasi a niente.
                Perché mano a mano che riesci a visualizzare distaccatamente un pensiero, (ci sono dei pensieri, come diceva Bertrand Russel) lo puoi anche eliminare sul nascere.
                E così dopo alcuni pensieri eliminati subentra uno stato di vuoto mentale relativo che può essere prolungato anche per qualche minuto. A volte non subentra.
                Poi dipende dall’allenamento.
                Ma pochi minuti sono già sufficienti per un reset molto rilassante.
                I monaci buddisti della scuola del Dalai Lama meditano per ore di seguito, ma poi muoiono e si ammalano come tutte le altre persone. Niente di che.
                Pare sviluppino una forte resilienza di carattere di fronte alle avversità della vita.
                È una questione di circuiti celebrali, perché il cervello è plastico e si conforma con l’esercizio del pensiero.

              • Ros scrive:

                mondo parallelo: “La meditazione è quella roba lì di osservare i propri pensieri. Ma un certo punto è possibile anche non pensare quasi a niente”

                per l’appunto,
                avviene.

                Non c’è imposizione e scopo in tal senso.

                “ci sono dei pensieri, come diceva Bertrand Russel”

                Esattamente!
                Non è:
                io sto pensando ma “ci sono dei pensieri”;
                pensieri come nuvolette che passano per lo schermo della mente;
                osserviamoli un po’

              • Ros scrive:

                mondo parallelo: “…Ma pochi minuti sono già sufficienti per un reset molto rilassante…”

                Poi se l’intento esula dalla ricerca di un sano benessere psicofisico mirando a qualcosa di metafisicamente profondo e, diciamo, estremo …🙄

                Se l’intento è porsi ad assaltare il cielo con le terragne zampe …

                è “…at last my soul explodes! “Anywhere! Just so it is out of the world!”

                e qui andiamo nei territori del misticismo e affini;
                territori del viandante perso nella sua “Notte oscura dell’Anima”…

                Che necessariamente ha da partire pare per nigredi putrefacti (opera al nero) per passare poi agli albedi di purificazione (opera al bianco) onde giungere ai rubedi di trasformazione (opera al rosso) …
                «purgativa, illuminativa e unitiva» se detto con le parole del carmelitano scalzo della Croce …

                In tali casi, per un’eventuale “Salita del monte Carmelo” si sa che “il cielo è dei violenti”
                😄

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              “Ma quest’idea per cui per eliminare la sofferenza devi eliminare ogni desiderio…
              Insomma, non mi mette molta allegria.”

              In realtà non è troppo lontano da Epicuro.

              • Ros scrive:

                Mauricius Tarvisii: “In realtà non è troppo lontano da Epicuro”

                Infatti.

                Epicuro metteva l’eventuale soddisfazione del desiderio sulla bilancia soppesando se fosse maggiormente fonte di tranquillità e benessere il soddisfarlo o meno.

                I desideri potevano essere
                naturali e necessari portando piacere quando soddisfatti e dolore quando trascurati,
                ma anche non essere ne naturali e ne necessari portando a insoddisfazione e turbamento il cedere loro.

                Se il bilancio costi-benefici era vantaggioso i desideri potevano comunque essere soddisfatti

          • Peucezio scrive:

            Che poi non ho mai ben capito: alla fine per seguire gli insegnamenti del Budda sul serio devi diventare un monaco, altrimenti vivi continuamente di desideri, aspirazioni, attaccamenti, avversioni.
            Ma non ci può essere una società di soli monaci e i paesi a maggioranza buddista infatti non lo sono.

            • PinoMamet scrive:

              No, per seguire gli insegnamenti di Buddha non è necessario essere monaco, ma è consigliabile vivere da monaco almeno un periodo della propria vita, ed è una pratica comune in Thailandia, Birmania ecc.

              Ma anche nei paesi dove si seguono altre scuole buddhiste è molto facile che qualcuno (“praticante” ovviamente) viva da monaco per qualche settimana o mese, o prenda qualche forma di “voti parziali”, per usare un fuorviante lessico cristiano.

              Nel monastero Zen che conosco ci sono alcuni monaci permanenti, ma ci sono molte più persone che ci stanno per un po’ e poi tornano alla normale vita professionale, o ci vengono solo per le “sesshin” (ritiri, per così dire).

              • habsburgicus scrive:

                almeno un periodo della propria vita, ed è una pratica comune in Thailandia

                Rama IX (Re Bhumibol Adulyadej), di felice e venerata memoria*, fu da giovane monaco per alcuni anni..una targa in thai e inglese lo rammenta in un tempietto vicino alla stazione dei bus per la Cambogia, in un’area di Bangkok centrale, ma del tutto priva della peccaminosità lasciva che invece è predominante in Nana Plaza e in altri luoghi deputati (etiam) al vizio

                *a differenza del figlio, ora sul trobo..vero Moi ? 😀

  4. roberto scrive:

    Questo è stato pure presidente del parlamento europeo, commissario, eurodeputato per vent’anni….

    https://x.com/antonio_tajani/status/1939350134426402945?s=46&t=PLksKL0xHyG_QY0KDnqWgg

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Roberto

      “pure”

      Ma è una citazione da Vittorio Messori, quello di “Ipotesi su Gesù”!

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Roberto

      “presidente”

      Comunque oggi la fesseria del giorno l’ho trovata io, in Rete.

      “GENIO ASSOLUTO

      “Dico più cose stupide io entro le nove di mattina di quanto la maggior parte della gente non faccia nell’intera giornata”, diceva di sé il filosofo Chandler Muriel Bing. Oggi il massimo esegeta del pensiero dell’intellettuale newyorkese è certamente Jens Spahn, membro del Bundestag (CDU, se vi interessa il partito), che ieri ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: l’Europa deve avere una propria deterrenza nucleare nei confronti della Russia, e le armi nucleari statunitensi presenti sul territorio tedesco non sono sufficienti (anche perché non sono tedesche, sono appunto statunitensi, e non hanno nessuna intenzione di fartele usare).

      È dunque necessario allargare il deterrente nucleare francese al resto dell’Unione Europea, e siccome è improbabile che la Francia intenda cedere il comando della propria “Force de dissuasion” a Bruxelles, o personalmente a Spahn, propone che la capacità di impiegare il nucleare francese venga affidata a rotazione a tutti i paesi europei, in modo che a Mosca non sappiano chi, in un dato momento, ha i codici per far partire i missili. Perché non ci avevamo pensato prima, mi chiedo.”

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Non puoi fare l’erede di Silvio se non sei un cazzaro.

    • Ros scrive:

      poteva l’UE poteva aggiungere qualche stella alla bandiera con l’entrata di nuovi membri?
      Come i cugini atlantici americani che ne hanno man mano modificato ventisette volte lo stellario aggiungendo tacche come si fa con gli ammazzati nel calcio del proprio fucile

      https://wikiusa.org/it/la-bandiera-degli-usa#:~:text=Da%20allora%2C%20la%20bandiera%20americana%20%C3%A8%20stata%20modificata,aggiunta%20la%20cinquantesima%20stella%20per%20rappresentare%20le%20Hawaii.

      No non poteva, perché non era compreso nel design originale *

      Alla faccia del semplicionismo riduttivo di Tajani il 12 è uno dei numeri simbolicamente più pesi e ricorrenti che manco il prezzemolo nelle ricette eguaglia:
      12 i segni zodiacali, 12 le case dell’oroscopo, 12 gli apostoli, 12 mesi 1 dell’anno, 12 ore le dell’orologio, 12 le fatiche di Ercole, e 12 pure le tribù di Israele e i figli di Giacobbe…

      a ben guardare tutte cose a dodici a dodici sono🙄!

      E’ questo perché il 12 rappresenterebbe il 4 ripetuto 3 volte;
      dove il 4 è la dimensione materiale (quadrato, quando si deice “sei quadrato!”) e il 3 quella spirituale (triangolo, quello della Trinita e che c’ha sempre in testa il divino barbabianca sulle sue nuvole), una sorta di quadratura del cerchio dove il cerchio è però badaben triangolare,
      e d’integrazione raggiunta fra cielo e terra quindi.

      Nel cristianesimo la corona con dodici stelle posta sul capo di statue e quadri della Vergine viene ad essere il “Canto dello Stellario” nel culto dell’Immacolata

      https://it.cathopedia.org/wiki/Canto_dello_Stellario#:~:text=Il%20canto%20dello%20Stellario%20%C3%A8%20la%20preghiera%20che,privilegi%20concessi%20alla%20Vergine%20Maria%20dalla%20Santissima%20Trinit%C3%A0.

      In quanto all’azzurro – vedasi “Blu. Storia di un colore” Michel Pastoureau ** –

      Il blu è stato per secoli un colore problematico nella sua reperibilità e scarsa tenuta cromatica fin quando nel 1704 fu sintetizzato il Blu di Prussia da Johann Jacob Diesbach.

      C’era sì il lontano ed esotico blu di Lapislazzuli, ma costava un rene, uno dei pigmenti più pregiati, con che altro quindi era d’uopo dipingere la veste della Vergine Maria?

      “Ma perché si scelse proprio il numero 12?

      La spiegazione è nel documento di adozione della bandiera da parte del Consiglio d’Europa:

      “Sullo sfondo blu del cielo del Mondo occidentale, le stelle rappresentano i popoli dell’Europa in un cerchio, simbolo di unità.

      Proprio come i dodici segni dello zodiaco rappresentano l’intero universo, le dodici stelle d’oro rappresentano tutti i popoli d’Europa, compresi quelli che non possono ancora partecipare alla costruzione dell’Europa nell’unità e nella pace”.

      Il numero 12 è stato scelto perché considerato simbolo di perfezione, completezza e unità. Per esempio, 12 sono le fatiche di Ercole, i mesi dell’anno, i figli di Giacobbe e gli apostoli.

      Dunque, mentre la corona di stelle rappresenta l’unione dei popoli europei, il numero delle stelle è simbolo di perfezione e unità.

      *
      In conclusione, il numero delle stelle nella bandiera dell’Ue non dipende dal numero degli Stati membri.
      Pertanto rimarrà invariata a prescindere dagli ampliamenti dell’Unione europea”

      https://sapere.virgilio.it/scuola/superiori/educazione-civica/organizzazioni-internazionali-europa/bandiera-unione-europea-perche-ha-dodici-stelle#:~:text=La%20bandiera%20europea%20simboleggia%20sia%20l%E2%80%99%20Unione%20europea%2C,serenit%C3%A0%2C%20evocando%20un%20senso%20di%20pace%20e%20unit%C3%A0.

      **
      “…il blu non è l’espressione di pulsioni o di motivazioni simboliche particolarmente forti.

      Si ha persino l’impressione che sia perché è simbolicamente meno «connotato» di altri colori (in particolare il rosso, il verde, il bianco o il nero) che il blu ottiene il consenso generale.

      Ne dà conferma il fatto che, nei sondaggi d’opinione, è il colore citato meno spesso come sgradito.

      Non offende, non ferisce, non disgusta.

      Parimenti, il fatto di essere il colore preferito di oltre metà della popolazione esprime forse un potenziale simbolico relativamente debole, o comunque non violento né trasgressivo.

      In definitiva, quando ammettiamo che il nostro colore preferito è il blu, che cosa riveliamo veramente di noi stessi?
      Nulla, o quasi. È talmente banale, talmente tiepido.

      Mentre ammettere di preferire il nero, il rosso o anche il verde…

      È questa una delle caratteristiche essenziali del blu nel simbolismo occidentale dei colori:

      non fa scandalo, è calmo, pacifico, distante, quasi neutro.

      Fa sognare, certo (pensiamo di nuovo ai poeti romantici, al fiore blu di Novalis, al blues), ma questo sogno malinconico ha qualcosa di anestetizzante.

      Oggi si dipingono di blu le pareti degli ospedali, blu sono le confezioni di tutti i farmaci della famiglia dei tranquillanti, si utilizza il blu nel codice della strada per esprimere tutto ciò che è autorizzato, si ricorre al blu per farne un colore politico moderato e che accontenta tutti.

      Il blu non aggredisce, non trasgredisce nulla; rassicura e riunisce.

      Non si sono sbagliati i grandi organismi internazionali che hanno scelto tutti il blu come colore emblematico:
      un tempo l’antica Società delle Nazioni, poi, ai giorni nostri, l’Onu, l’Unesco, il Consiglio d’Europa, l’Unione Europea.

      Il blu è diventato un colore internazionale incaricato di promuovere la pace e l’intesa fra i popoli;

      i caschi blu dell’Onu operano in questo senso in parecchi punti del globo.

      Il blu è diventato il più pacifico, il più neutro di tutti i colori.
      Persino il bianco sembra possedere una forza simbolica più grande, più precisa, più orientata…”

      • roberto scrive:

        Ricordo solo che blu oltre ad essere il colore degli occhi di Lisa nella nota canzone è quello della maglia della nazionale (che si chiamano azzurri ma sono evidentemente blu)

        E poi nel blu dipinto di blu

        Tutto ciò mi porta a dire che il blu rappresenta le radici italiane dell’Europa (stateci crucchi e mangiarane)
        🙂

        • Ros scrive:

          Non dimenticare loro e il mitico gelato anni ’80

          https://youtu.be/L1e8tbMO2qA?feature=shared

          😄

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Roberto

          “azzurri”

          Il colore azzurro della maglia della Nazionale è lo stesso dello stemma di casa Savoia, e fu scelto in loro onore.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • habsburgicus scrive:

            “lo Stato mantiene la sua bandiera. La coccarda azzurra è la sola nazionale” (Statuto del Regno promulgato il 4 marzo 1848 da S.M. Carlo Alberto per Grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme)
            poi, lo Statuto verrà subito violato 😀 vari decreti, dal 23 marzo (19 giorni dopo !)all’11 aprile 1848 introdussero il tricolore massonico, ancorchè abbellito dal simbolo della Dinastia
            l’azzurro però rimase un colore “sacro” e verrà ripreso dalla Nazionale di calcio del Regno

            • habsburgicus scrive:

              lo Statuto era già stato preannunciato l’8 febbraio 1848, donde i ditirambi dei fogli liberali e settari fra cui quello di Cavour ancora poco noto..
              mi si consenta di rammentare lo storico e fatidico Consiglio della Corona del pomeriggio del 7 febbraio 1848 (in cui morì la mia patria), presieduto dal Re, in cui tutti i Ministri e gli ex-Ministri (fra i quali, è triste ammetterlo, anche una fulgida figura di patriota quale il savoiardo Maresciallo Vittorio Sallier de la Tour, già Ministro degli Esteri di Carlo Felice e nei primi anni di Carlo Alberto, 1822-1835 e poscia Governatore militare di Torino sino allo Statuto) parlarono a favore dello Statuto con l’unica, e lungimirante, eccezione del magistrato Peyretti di Condove (in gioventù napleonico !) che ammonì Carlo Alberto sui pericoli dello Statuto, con l’inevitabile fine del Piemonte, Nostra Patria e pure mia..come sempre, Peyretti di Condove parlò al vento 😀 ma è piacevole apprendere che, come si trovò un giusto a Sodoma, si potò trovare una persona saggia anche nella Torino folle di quegli anni in cui ben presto imperarono gli orrori del cavourrismo (chiusure di chiese e conventi, espulsione di gesuiti, privilegi agli acattolici, sperpero del denaro dei buoni piemontesi per ingrassare gli esuli fedifraghi dal Sud -quelli che distruggeranno la patria di Mirkhond !, dall’Emilia e dalle Lombardie)

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ habsburgicus

                “cavourrismo”

                Conoscerai allora i racconti sui “Lancieri azzurri”, che nel primo Ottocento glorificavano le imprese dei combattenti Sabaudi. Io ne ho sentito parlare da una citazione di Umberto Eco.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

      • PinoMamet scrive:

        Insomma, hanno scelto il blu perché è un colore del cazzo, e 12 stelle perché vogliono dire tutto e niente.

        Come ho sempre sostenuto io: sembra la bandiera di una qualunque cazzo di banca, e non di un paese.

        E perciò non ci sono speranze che l’Europa diventa un paese…

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Infatti non era nata come la bandiera di una federazione o confederazione, ma di un’organizzazione internazionale (il Consiglio d’Europa). Il 12 è simbolo di insieme complessivo armonioso, per cui si adattava bene per il paneuropeismo (dall’Atlantico agli Urali).
          Ma il paneuropeismo per definizione non può che essere internazionale.

          • Moi scrive:

            Veramente hanno creato totali Sradicati che odiano visceralmente sé stessi … Vi sembra “Suprematismo” una roba simile ?!

            😱

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Il soggetto chi è?

            • roberto scrive:

              Moi

              “ totali Sradicati che odiano visceralmente sé stessi … ”

              In 25 anni di frequentazione di eurocrati (alcuni più pluto di altri) non ho mai incontrato uno sradicato e ancora meno un odiatore di se stesso

              Sarebbe bello ogni tanto incontrare i tuoi personaggi mitologici

              Grazie al cielo invece non frequento suprematisti, quelli esistono ma pestano altri lidi

              • Francesco scrive:

                Beh, avrai conosciuto qualcuno di quelli che si sono battuti per non citare le radici dell’Europa nella pseudo-costituzione UE.

                Credo vadano bene anche loro.

                Ciao

              • PinoMamet scrive:

                Una curiosità, Francé: dov’è che la Costituzione italiana parla di radici?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “dov’è che la Costituzione italiana parla di radici?”

                Dove dice che tutela il paesaggio vuoi che non si riferisca anche agli alberi, che per definizione hanno radici?

              • PinoMamet scrive:

                Ahh ecco 😉

              • roberto scrive:

                Francesco,

                Ti ha già risposto Pino.
                Io non mi sono battuto ma snob avrei voluto un richiamo alle radici nella costituzione (e nemmeno la frase in greco antico proposta da quel trombone di giscard)

                Non credo che questo faccia di me uno sradicato e nemmeno un odiatore di me stesso

              • roberto scrive:

                Snob = non

              • Francesco scrive:

                Pino

                togli una curiosità a mia: dove ho parlato bene della Costituzione italiana?

                sia mai che la memoria inizia a farmi dei brutti scherzi!

                🙂

              • PinoMamet scrive:

                Ma ne parlo bene io.

                Non sarà “la più bella del mondo”, ma il lavoro, la democrazia, l’eguaglianza, mi sembrano valori universali e condivisibili da ognuno.

                le radici?
                Per quanto mi riguarda puoi essere un tahitiano pagano o un kazako che crede che Elvis fosse un alieno:

                se rispecchi i valori di democrazia, libertà, pari dignità di tutte le persone… sei il benvenuto.

              • Francesco scrive:

                No.

                Sì.

                Ma non c’entra con tutta la storia delle radici.

                Ciao!

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                ma la costituzione italiana è nata in un momento iconoclasta in cui tutto ciò che erano valori, passato, raidic culturali, identità nazionale e religiosa erano vissuti come espressione della bieca e odiosa oppressione fascista: la costituzione italiana è stata fatta contro, non pro.
                E ne subiamo le conseguenze ancora adesso, con un sistema fatto per paralizzare ogni decisione, in un paese che tende già alla paralisi e alla burocratizzazione oppressiva a tutti i livelli.
                Bisogna anche dire che coi decisori che ci ritroviamo è difficile scegliere fra l’immobilismo e il decisionismo.

              • Francesco scrive:

                >>> Bisogna anche dire che coi decisori che ci ritroviamo è difficile scegliere fra l’immobilismo e il decisionismo.

                ORAPeu!!!!

              • PinoMamet scrive:

                “ma la costituzione italiana è nata in un momento iconoclasta”

                può darsi, ma è stata una cosa positiva.

                ” con un sistema fatto per paralizzare ogni decisione”

                questo c’entra pochissimo, l’Itralia sarebbe stata immobilista con o senza “radici” nella Costituzione, e in realtà anche con o senza costituzione…

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Pino Mamet

                “” con un sistema fatto per paralizzare ogni decisione””

                Non so se sia così, ma bisogna vedere quali decisioni si prendono.

                Possono esserci anche pessime decisioni, che è bene che si paralizzino, no?

              • Francesco scrive:

                Non sono d’accordo Pino, il sistema istituzionale previsto dalla Costituzione è particolarmente utile all’indecisione e al rimando.

                Un sistema istituzionale diverso avrebbe potuto favorire politici di altro stampo, anche ceteris paribus.

                Che ci sono stati e sono sempre stati sconfitti. Iniziando dall’infame lotta contro la riforma della legge elettorale voluta da De Gasperi.

                Ciao

              • roberto scrive:

                Francesco

                il discorso sulla maggiore o minore bellezza della costituzione italiana lo lascerei da parte quanto meno perché non c’entra nulla (e secondo me è pure assurdo)

                a me sembra bizzarra l’idea di voler indicare in una costituzione le “radici” della società che si ritrova ad organizzarsi con quella costituzione. dico bizzarro perché sono gentile, ma in realtà trovo che le “radici” menzionate in quel modo erano un puro e semplice manganello da dare in testa “agli altri”, un modo di dire noi siamo questi e chi non è così non sarà mai dei nostri.
                oltretutto l’individuazione della radice specifica era un’operazione fatta in modo molto semplicistico

                in un testo costituzionale è un’idea abbastanza stravagante, ed in effetti non credo che siano molte le costituzioni che si rifanno a “radici”

                quindi insisto sul fatto che appoggiare o no quell’operazione non sia per nulla indicativo di maggiore o minore sradicatezza o odium sui

              • PinoMamet scrive:

                OMDAR!!!!!!!!!!
                e
                !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

        • Francesco scrive:

          E per pura coincidenza il blu è il colore del manto della Vergine nell’Apocalisse e sulla sua testa una corona di 12 stelle?

          Adoro i piani ben riusciti! (cit.)

  5. mondo parallelo scrive:

    https://valori.it/mark-rutte-etf-riarmo-finanza/

    Stavo ripassando la faccenda degli etf popolari che le banche venderanno alle vecchiette
    Tecnicamente
    È nato un Etf, che gira sulla piattaforma Hanetf, che replica proprio un indice Nato costituito dalla spesa militare dei Paesi membri. In altre parole, più i Paesi spendono, o promettono di spendere, più l’Etf acquista valore. Da gennaio ha guadagnato oltre il 30%.

    Oltre agli Etf su indici generali, ci sono anche Etf su singole azioni di società di armi. Per esempio esistono una ventina di Etf su azioni Rheinmetall e una decina su Leonardo, in entrambi i casi “prodotti” da Vanguard. I grandi difensori della libertà europea costruita sul riarmo, in realtà, sono molto più prosaicamente i grandi finanziatori con risorse pubbliche delle aspettative, coronate da successo, di immediati guadagni finanziari per i monopolisti statunitensi.

    E mi sembra giusto, perché per la Nato dobbiamo soffrire e morire insieme.
    🍄

  6. Miguel Martinez scrive:

    Scrive oggi Andrea Zhok:

    Anche oggi Israele ci ha regalato la nostra strage quotidiana. Un attacco aereo ha preso di mira l’Al-Baqa Café sulla spiaggia di Gaza, facendo almeno 21 morti. Si tratta di uno dei pochi luoghi in cui è (era) possibile avere un accesso internet nei prolungati blackout delle comunicazioni in Gaza, e perciò è (era) spesso sede di giornalisti e fotoreporter (almeno tre morti in questo attacco).

    Insieme alle lacrime, le parole sono finite da tempo.

    È come vivere in un dipartimento dell’inferno emerso per accidente alla superficie terrena, come abitare l’incubo di un pazzo sadico.

    È come se la rivolta e il massacro del Ghetto di Varsavia andasse in onda sempre di nuovo, ma moltiplicato per dieci nei numeri, nella durata, nell’efferatezza; ed è come se il tutto venisse trasmesso in mondovisione, e tutt’attorno la buona società del giardino occidentale applaudisse ad ogni nuovo schizzo di sangue, e si guardasse allo specchio soddisfatta.

    Questo è il Male.

    E in tutto questo orrore c’è un orrore indiretto, nascosto, a scoppio ritardato.
    Quest’oscenità morale e umana, infatti, non è solo qualcosa che colpisce le vittime presenti, non è qualcosa che si esprime solo nei confronti di un popolo martoriato e lontano, e che perciò merita la nostra compassione.
    Chi pensa così non capisce la portata di quello che sta accadendo.
    Ciò che sta avvenendo è la prova provata della metamorfosi dell’anima occidentale in un automa assassino, in un Golem che recita la giustizia e il diritto, ma conosce solo la forza e l’inganno.
    Stiamo accettando, legittimando, giustificando un mondo in cui chi non ha la forza per difendersi può essere smembrato e schiacciato senza un battito di ciglia.

    Nei ceti dirigenti occidentali il nichilismo è divenuto seconda natura e contano solo la forza e la menzogna.
    Che non sia un accidente legato alla Palestina lo si vede rammentando la dinamica del recente attacco israelo-americano all’Iran. Lì, i negoziatori sono stati tratti in inganno fino all’ultimo, mentre l’attacco – oggi lo sappiamo ufficialmente – era preparato da mesi; due capi di stato hanno mentito in mondovisione ripetutamente come parte (anche questo ammesso pubblicamente) di una tattica per far “abbassare la guardia” alla futura vittima; quando l’attacco è partito, esso ha ucciso vertici politici e militari di uno stato rappresentato all’ONU, ha ammazzato scienziati nelle loro case con le loro famiglie, i loro vicini, in due casi con l’intero condominio. Il mattatoio si è fermato solo perché, diversamente da come previsto, la vittima non è risultata inerme.

    Ecco, la cosa che temo ci sfugga ancora è che tutto ciò non ha un bersaglio fatale designato e limitato, che noi possiamo compatire come “altro da noi”.
    No, ciò che è avvenuto è che abbiamo sdoganato in maniera completa l’imperio della violenza e della menzogna, che potrà abbattersi, date le condizioni utilitarie adatte, su chiunque non sia in grado di difendersi, dentro e fuori ogni paese ed ogni società, senza un tentennamento.
    Una volta superata questa soglia l’esercizio della forza e della menzogna può e potrà colpire chiunque, ovunque, famiglie e individui, associazioni e gruppi, classi e ceti, paesini e città, interni ed esteri. Passato questo confine della coscienza, chiunque, laddove al potere dovesse essere utile farlo, si trasformerà in muta carne da macello.

    Le stesse facce di gomma possono giustificare e giustificheranno qualunque doppio, triplo, quadruplo standard; gli stessi pupazzi assassini possono e potranno sterminare o incarcerare o affamare chiunque, compiacendosi della propria efficienza; gli stessi scribacchini a ore possono e potranno “governare la narrazione” in maniera da far svanire dalla coscienza pubblica tutto ciò che potrebbe produrre una reazione o un sussulto di sdegno.

    Il meccanismo è oliato, i popoli impotenti, gli attori invisibili.
    Un tritacarne industriale potrà lavorare a pieno regime al centro del palcoscenico senza che nessuno lo noti.

    Andrea Zhok

    • Miguel Martinez scrive:

      “Andrea Zhok”

      Zhok coglie quello che per me è il punto essenziale, che non riguarda il Medio Oriente o Israele, va molto oltre “questa” o “quella” parte: la fine, in Occidente, della cultura “liberale” con il suo stato di diritto, con tutte quelle storie con cui noi di una certa età siamo cresciuti: uguaglianza, risoluzione pacifica dei conflitti, diritti, prevalenza dell’interesse generale sul particolare.

      • Peucezio scrive:

        Ma sei sicuro che sia mai esistito?
        A me è sempre sembrato una facciata per nascondere ogni arbitrio.

        Le garanzie le aveva al suo interno, per i suoi cittadini, mica per gli altri.

      • Francesco scrive:

        Bah

        non so se sono più annoiato da Zhok oggi o da 80 anni di propaganda che dice esattamente le stesse cose ogni giorno

        il che mi tranquillizza assai: se devono ripetere la stessa cosa ogni giorno per 80 anni, forse non è del tutto vera

        Ciao

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ francesco

          “forse”

          Oppure lo è, ma va ripetuta per via di tutti i Franceschi che voltano la testa dall’altra parte.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco scrive:

            Lo sai che la vita non funziona così.

            Io ho perfettamente presente l’altra faccia della medaglia “Occidente”, tu hai presente solo quella faccia.

            E il contrario per le alternative all’Occidente.

            PS ed essendo un fesso ottimista, non credo che Trump sarà in grado di uccidere il mondo liberale. Spero sia in grado di indebolire in modo decisivo quello liberal e far tornare l’Occidente a una normale alternanza da destra e sinistra non fuori di testa.

            stato di diritto, uguaglianza, risoluzione pacifica dei conflitti, diritti, prevalenza dell’interesse generale sul particolare.

            oggi Miguel è in versione Karl Marx: esalta il Sistema!

  7. Miguel Martinez scrive:

    Prescindendo da israeliani e palestinesi, è come se a Gaza fosse finito tutto l’impianto mondiale messo in piedi nel 1945, con la sua parvenza, certo spesso ipocrita, di “umanità unica”, raccolta simbolicamente nelle Nazioni Unite e nell’idea di “diritto uguale per tutti”.

    La cosa curiosa è che questo improvviso ritorno al peggiore Novecento – in tutti i campi, vedi anche quello ambientale – non è ancora accompagnato da una trasformazione antropologica: ad affrontare la prospettiva di guerra mondiale, di saccheggio di tutte le ultime risorse naturali, non sono gli eroici predatori di un tempo. A essere arruolati per la prossima strage universale saranno dei ragazzini da smarfo.

    Credo che sia l’aspetto piu interessante di tutta la vicenda.

    • Ros scrive:

      Miguel: “A essere arruolati per la prossima strage universale saranno dei ragazzini da smarfo”

      ahinoi;
      noi tapini noi meschini, sigh sob cough, sniff😟😢!!!

      sempre pronti sono i ragazzini a ballare entusiasti la musica del pifferaio e accalappiatore di ratti (Der Rattenfänger von Hameln).

      Sempre pronti a uniformarsi.

      Che sia ballare con la maglietta rossa di Mao o il Che Guevara d’una volta, o quella più sobria e nera dei pirati del capitan Harlock;
      quella verde gaya, o iridata arcobaleno multialfabetale,
      o ancora bianca dei sacrestani d’oratorio e papaboys…

      A una maglietta col colore anelano.

      I ragazzini ti devono necessariamente volere credere a spropositate minchiate abborracciate di comodo da ogni araldo, precone e banditore correndo ad impegnarsi in branco sotto l’ideale e la bandiera scelta.
      Che non è mai la loro, ne mai può esserlo.

      I ragazzini sono engagé per definizione, vogliono giocare ad essere responsabili col cipiglio serio serio dell’inquisitore;

      uno su millemila se ne trova che se ne sbatte le palle di cercare chi lui sia o debba essere.

      I ragazzini, si sa, emulano come scimmiette🙄,
      ti cercano disperatamente quell’ingannevole caleidoscopica fregatura detta identità;
      e il guaio è che te la cercano negli altri, nella condotta esemplare e agiografica di un santino, nel gruppo, nella pazza folla in marcia di protesta o guerra sempre perché vinca il bene contro il male,
      il noi contro il loro.

      Pietro l’eremita ha sempre avuto gioco facile con le crociate dei pezzenti;
      dei pezzenti e dei fanciulli😳

      gli sventurati rispondono!
      Sempre rispondono!

      “Deus lo volt!”

      e deus è di cvolta in volta la di comodo qualunquia;
      qualsivoglia delirio d’idealuzzo o scopo che serve a chi ha commissionato il bando musicante.

      Si è in missione per conto del dio del giorno; nuovo nuovo e fresco fresco di giornata quindi bisogna accorrere veloci che domani è già scaduto e féte.

      Se in giro per le strade di Paese il banditore col suo tamburo suona verde fruttarolo saran verdi fruttaroli, se chiama rossonero bellicista…
      O ne saranno antagonisti, ovvero l’altra faccia della stessa medaglia a rinforzare il gioco, il tifo, e la partita.

      Mandarli a cagare coll’ignava e sana indifferenza? Uno su millemila se va bene.

      Li freghi facile.

      “Popolo del pianeta
      sentite, sentite, sentite
      Pam zip gulp gasp sob puk
      tam tam gong sdeng bum
      pam zip gulp gasp puk sob
      tam tam gong sdeng bum
      pam zip gulp gasp sob puk
      tam tam gong sdeng bum
      plof plof plof

      popolo del pianeta
      attenzione attenzione attenzione
      Pam zip gulp gasp sob puk
      tam tam gong sdeng bum
      pam zip gulp gasp puk sob
      tam tam gong sdeng bum
      pam zip gulp gasp sob puk
      tam tam gong sdeng bum
      plof plof plof

      popolo del pianeta
      allarme allarme allarme
      Pam zip gulp gasp sob puk
      tam tam gong sdeng bum
      pam zip gulp gasp puk sob
      tam tam gong sdeng bum
      pam zip gulp gasp sob puk
      tam tam gong sdeng bum…”

      https://www.youtube.com/watch?v=hSS7Axh_Htc

  8. Miguel Martinez scrive:

    Tempo fa abbiamo citato qui uno straordinario inno militare americano

    https://kelebeklerblog.com/2024/08/17/tra-i-professionisti-dellomicidio/

    che riflette l’essenza dei tempi in cui stiamo entrando, ma deve ancora forgiare la propria antropologia:

    “Ho la presa e i denti di una macchina per uccidere
    devo farti sanguinare quando si accende il semaforo verde
    meglio credermi, sono in una zona che deve ancora esistere,
    dal mio Yin al mio Yang al mio Yang Tze
    sorridi quando arrivi da me,
    perché io vincerò, sono unico nel mio genere e porterò la morte
    al luogo in cui ti troverai: un altro fiume di sangue scorrerà ai miei piedi
    forgiato in un fuoco acceso tanto tempo fa, stammi accanto, non starai mai da solo
    sono l’ultimo ad andarmene, ma il primo a venire
    Signore, fammi morire prima di farmi invecchiare
    io mi nutro della paura del diavolo che vedo nelle facce dei nemici nel mio mirino:
    mira con la mano, spara con la mente, uccidi con un cuore come il ghiaccio dell’Artico.

    Sono un soldato, e sto marciando
    sono un guerriero e questa è la mia canzone

    Mi crogiolo al calore di una guerra che sorge, devasto il terreno della spiaggia nemica
    sguazzo nel sangue versato a terra, e se qualcuno resta in piedi ucciderò ancora
    colpo in canna e un fuoco dentro di me, come una sigaretta gettata nella benzina
    se la morte non ti fa paura, lo giuro, avrai paura di questi piedi che marciano

    Vieni all’incubo, vieni da me, giù in fondo al buio dove si trova il diavolo
    tra le fauci con le mascelle e i denti di acciaio
    dove arde la pece e piange l’angelo
    invoca gli dèi se io attraverso la tua strada e la mia figura sta appesa come un sacco per cadaveri
    la speranza è da lungo tempo scomparsa, l’ombra della morte è quella che getto.

    Sono un soldato, e sto marciando
    sono un guerriero e questa è la mia canzone
    i miei occhi sono di acciaio e il mio sguardo è lungo
    sono un guerriero e questa è la mia canzone

    Sono uno cattivo e voglio portare il lutto
    e la più piccola parte di me è ancora fuori dalla tua portata
    la macchina per uccidere compierà il gesto
    finché i fiumi non si prosciugheranno e se ne va il mio ultimo respiro
    mento all’aria e la testa in alto
    mi metterò di traverso alla fila del nemico
    non provare paura, conosci il mio orgoglio:
    per Dio e la Patria porrò fine alla tua vita

    Sono un soldato, e sto marciando
    sono un guerriero e questa è la mia canzone
    i miei occhi sono di acciaio e il mio sguardo è lungo
    sono un guerriero e questa è la mia canzone

    (parlato)

    Andremo e spareremo a quei bastardi, strapperemo dai loro corpi ancora vivi le viscere e le useremo per ungere i cingoli dei nostri carri armati, assassineremo quei bastardi pidiocchiosi… conosci quei figli di puttana, sapete quanto li odio.

  9. Moi scrive:

    Sul Pride di Budapest … in realtà il Sindaco aveva aggirato la Legge di Orban con una Manifestazione di Commemorazione di Liberazione dall’ URSS

    https://www.youtube.com/watch?v=I3I9DufN2eA

    Gay Pride Budapest, Marco Rizzo:

    “Ormai è diventata un’imposizione, la sinistra pensa solo a questo”

    • mondo parallelo scrive:

      Turiel e Berman:
      Tutto gira attorno al petrolio.
      Credi che sia economia, o politica o cultura….
      No. È petrolio.
      Ogni piccolissima variazione nel petrolio comporta conseguenze economiche, politiche, culturali ecc.
      Il petrolio non è infinito. Ma questo è contemporaneamente un disastro e una fortuna.
      Perché è dal petrolio che deriva l’effetto serra.
      Kelebekiano, se il tuo fiume esonda o ti arriva in testa un chicco di grandine come una arancia e tutta la grandine messa insieme ti distrugge il tetto della casa, questo è l’effetto serra. Oramai lo puoi vedere con i tuoi occhi.
      Petrolio o non petrolio, questo è il dilemma….

  10. Moi scrive:

    AI OVERVIEW

    La temperatura di fusione dell’acciaio varia a seconda della sua composizione, ma in generale si situa tra i 1370°C e i 1536°C. Alcune leghe speciali, come l’acciaio maraging, possono avere punti di fusione leggermente diversi, come 1413°C.

    • Moi scrive:

      Eppure i Media “Progressisti” anziché dare la colpa all’ Archi…tetta🤪 dal nominativo Levantinofono … la danno al Global Warming.

      Ovviamente riferito al crollo di quella specie di catafalco sulla Torre Torta a Milano … cmq non c’ era ness1:

      tutto il personale alle 6:30 am era ancora a casa a fare gli straordinari in “smart working”.

  11. Francesco scrive:

    OT

    In arrivo le elezioni presidenziali in Cile, questo autunno. pare saranno interessanti.

    fine OT

  12. Moi scrive:

    Dame Zaha Mohammad Hadid DBE RA (Arabic: زها حديد Zahā Ḥadīd; 31 October 1950 – 31 March 2016) was an Iraqi-born British architect, artist, and designer.

    https://en.wikipedia.org/wiki/Zaha_Hadid

  13. Moi scrive:

    “Dame” è il termine gender swap di “Sir”.

    … Britannicate ! 😉

    • Francesco scrive:

      Beh noi dai, pure Coppi c’aveva la Dama Bianca!

      è un bellissimo termine medievale

    • PinoMamet scrive:

      No Moi, ha ragione Francesco, Dame è il normale titolo onorifico corrispondente femminile di Sir.

      Come in italiano credo che si usi, perlomeno per gli ordini cavallereschi tradizionali, Dama come corrispettivo femminile di Cavaliere.

      Non c’è nessuna teoria gender di mezzo, anzi, é proprio la riconferma dei ruoli “tradizionali” e “patriarcali”.

      Invece nell’Italia repubblicana facciamo indifferentemente Cavalieri uomini e donne…

    • Francesco scrive:

      Insomma, pure decine di migliaia di morti palestinesi diventano la scusa per parlare dei diritti LGBTQ+ messi a rischio dalla deriva clerico-fascista in Occidente.

      Domani il grande dibattito: tacco o zeppa?

      • Peucezio scrive:

        Semmai dovrebbe impensierirti che i gaypride li fanno i tuoi amici israeliani, mica i palestinesi.

        • Francesco scrive:

          Veramente ai GP se si presenta un ebreo rischia il linciaggio, mi si dice.

          Ma io li schifo a distanza, da sempre. E nonostante tra gli schifatori siano emersi dei nazisti, a me fanno schifo lo stesso. Mi sono giusto spostato lontano anche dai nazisti.

          • Peucezio scrive:

            Francesco,
            “Veramente ai GP se si presenta un ebreo rischia il linciaggio, mi si dice.”

            Non a Tel Aviv.

            Il problema dei comunisti nostrani è che sono schizofrenici.
            Come anche quelli di destra, in modo ribaltato.

  14. mondo parallelo scrive:

    https://solarthermalworld.org/news/enclosed-parabolic-trough-technology-is-only-at-the-beginning-of-the-cost-reduction-learning-curve/

    E dunque, mi son messo a leggere di questa nuova tipologia di solare termico con gli specchi in serra. Le serre sono di un materiale particolare che migliora le prestazioni e abbassa i costi.
    Questo restare al chiuso permette agli specchi di essere molto più leggeri e mobili, così da non dover muovere il tubo che riceve il calore. Il tutto si traduce in risparmi considerevoli sulle parti meccaniche solitamente soggette a corrosione e usura e altri problemi specifici. Nel tubo ricevente scorre un sale che si riscalda anche a basse temperature
    Per dettagli tecnici più precisi, c’è l’articolo in link.
    Insomma, ragazzuoli, da oggi il futuro energetico è assicurato col solare termico.
    Per certi versi è già più economico del gas, (ma questo è in un altro articolo: non deve pagare pegno per l’emissione di Co2)
    Ma allora perché il petrolio?
    Semplice, lo scriveva Berman tempo fa. Perché gli eserciti funzionano a petrolio.
    E poi perché i petrolieri sono delle persone
    intrattabili

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ mondo parallelo

      “solare termico”

      Ho fatto una consulenza per una fabbrica di paraboloidi per solare termodinamico, dunque qualcosina ho visto.

      Andrei piano con l’entusiasmo.

      Primo: i collettori devono essere flangiati in modo che i sali fusi non si raffreddino mai da nessuna parte: se si cominciano a solidificare è finita. E una flangia che unisce specchi e acciaio di sostegno non è cosa da poco, specie tenuto conto che gli specchi sono alti metri e pesano tonnellate.

      Secondo: il tubo collettore deve essere ricoperto di materiale particolarmente assorbente che però non deve reagire chimicamente coi sali fusi. L’ENEA ha un brevetto su questo, m che io sappia non è mai stato testato in una centrale vera.

      Terzo: è vero che in linea di principio se debitamente raccolti al tramonto i sali fusi possono rimanere tali (sopra in 250 °C) tutta la notte e dunque continuare a cedere calore a uno scambiatore che va in turbina e produrre elettricità. Ma la turbina è a vapore, e per fare il vapore si richiede acqua. Di solito dove c’è molta acqua c’è poco sole e viceversa. Inoltre un esperimento simile è stato realizzato solo una volta in Spagna, e per una durata non superiore alle sei ore.

      Quarto: per produrre 6 MW col solare termodinamico ci vuole un impianto che occupa una superficie di un centinaio di metri di lunghezza e una decina in larghezza. Ho notato che l’articolo non dice quanta superficie occupa l’impianto da 330 MW in Oman (paese desertico).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • firmato winston scrive:

        @AdV
        “Primo: i collettori devono essere flangiati in modo che i sali fusi non si raffreddino mai da nessuna parte”

        Ma e l’inverno, con le poche ore di luce al giorno, le nuvole, la nebbia gelata?

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ firmato winston

          “gelata”

          Ma come!

          Non lo sai che per i sostenitori delle rinnovabili il sole e il vento ci sono tutto l’anno?

          😉 😉 😉

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          P.S.
          Parlando seriamente, gli unici posti dove che io sappia si usa il solare termodinamico oltre all’Oman sono l’India, l’Egitto, l’Andalusia e il Colorado.

          • mondo parallelo scrive:

            https://solarthermalworld.org/
            Il sito di riferimento per il solare termico.
            Solo aggiungo
            Se il sole non splende gagliardo, c’è comunque l’accumulo termico per compensare
            In Germania si può ottenere calore industriale a basse e medie temperature a costi concorrenziali rispetto al gas.
            Il solare termico presenta diverse criticità rispetto alle alte temperature necessarie per produrre acciaio, cemento, vetro, fertilizzanti.
            Ma cosa te ne fai di tanto acciaio e cemento se hai già cementificato e armato il mondo inutilmente e dannosamente? Casomai bisognerebbe abbattere e riciclare.
            Poi magari sull’acciaio riciclato metto un link.
            Dei fertilizzanti oramai se ne può fare a meno. Anzi è meglio eliminarli in gran parte perché fanno solo danni e costano un tot, sicché poi gli agricoltori vanno in perdita e protestano a vanvera coi trattori.
            Le case oramai si stampano in 3d con materiali sostenibili .

            Modernizziamoci. Basta con questa economia da dinosauri.
            Ohhh!
            Torno a letto.
            Ascolto la radio.

            • mondo parallelo scrive:

              Più della metà della produzione globale di acciaio è destinata all’edilizia, che include edifici (residenziali, commerciali, industriali) e infrastrutture (ponti, tunnel, porti, canali, piste di decollo, piattaforme petrolifere, raffinerie, oleodotti, centrali elettriche, linee di trasmissione, ferrovie, metropolitane e così via). Gran parte di questo acciaio è incorporato nel calcestruzzo. Il calcestruzzo armato è il principale materiale da costruzione al mondo e il calcestruzzo è l’unico materiale in grado di eguagliare la produzione di acciaio (1.819 Mt nel 2021

              https://solar.lowtechmagazine.com/2024/03/how-to-escape-from-the-iron-age/

              Ora, io dico, vale la pena di morire per il calcestruzzo?
              https://www.zooabruzzo.it/zooabruzzo/wp-content/uploads/2020/02/struzzo-1.jpg
              Come quelli che allevano gli struzzi…

              Mo’ anden!

            • firmato winston scrive:

              “Se il sole non splende gagliardo, c’è comunque l’accumulo termico per compensare”

              Ma cos’e’, “scherzi a parte”?
              Cosa compensi d’inverno, quando hai 6 ore di sole e 18 di buio o luce crepuscolare, e solo nei giorni di sereno, e con temperature attorno allo zero?
              En passant, proprio nella stagione in cui il caldo serve di piu’ (d’estate c’e’ gia’, no?).
              Hai mai guardato l’altezza del sole a mezzogiorno d’inverno? E’ al massimo a poco piu’ di 20 gradi, basta un albero adulto a 50-100 metri di distanza per toglierti pure quel poco… a meno che non stai su un grattacielo di acciaio e cemento… infatti se noti dove hanno messo i pannelli fotovoltaici a terra o sui tetti fino al secondo-terzo piano hanno dovuto tagliare tutto in un raggio piuttosto ampio, addio alberi. Ma cosi’ hai piu’ caldo d’estate, e serve piu’ energia per il condizionamento… sono tutte soluzioni da macchina di Rube Goldberg che non servono a un cazzo se non ad aumentare consumi farlocchi in modo questo si’ circolare, e’ retorica pura. Sono stronzate di merda, e ‘ quella la vera speculazione, e idiota chi si presta a farvi da megafono. Sono tutte cose che servono a sostenere disperatamente la spesa nei registri contabili e dunque il PIL, la pletora del mandarinato burocratico-professionale, e il gettito fiscale, l’unico scopo, non dichiarato esplicitamente ma quasi, e’ quello. Passano solo le norme che aumentano il giro di soldi e il prelievo che serve a mantenere la gran parte della popolazione che non fa niente di utile e non capisce niente se non per quel poco che serve a dargli l’illusione di guadagnarsi il pane, svegliarsi.

              • mondo parallelo scrive:

                Guardi, Diaz Winston che lei deve girare su altri commenti, dato che le dà fastidio di essere contraddetto sui suoi.
                Vada pure, sgambi.

  15. Miguel Martinez scrive:

    A un amico è arrivato questo appello da una persona (italiana) sul posto:

    “In questo preciso momento: pulizia etnica a Masafer Yatta. Le forze israeliane stanno arrestando i residenti della comunità di Al-Markaz, tra cui donne e bambini, e li stanno caricando sugli autobus. Al momento, non è chiaro cosa ne sarà di loro. Gli arresti sono stati effettuati in seguito a una denuncia presentata questa mattina dai residenti alla polizia riguardo a un gruppo di coloni che si era introdotto nel loro frutteto con l’intento di vandalizzare alberi e frutti. Invece di ricevere protezione, sono stati arrestati con violenza, picchiati sia dai coloni che dai soldati e caricati su un autobus.
    Non abbiamo riprese ravvicinate perché l’esercito sta confiscando e distruggendo i telefoni. Chiunque possa dare l’allarme o contattare la comunità internazionale, per favore ci aiuti.Cari amici, Yigal Bronner. Un collega ha appena ricevuto questa notizia dagli abitanti di un villaggio sul monte Hebron meridionale. Quello del film Oscar “No other land”. Per favore, diffondete questa terribile notizia, siamo il gruppo accademico di ebrei e arabi dell’Università di Gerusalemme.”

    Sto cercando di trovare i contatti con questo gruppo dell’università di Gerusalemme in modo da creare un ponte diretto con noi.

    Nel frattempo, facciamo il possibile.

    Grazie per l’attenzione,

    • Francesco scrive:

      preso da maligna curiosità sono andato a vedere cosa è lo HRC e chi lo forma

      a quel punto non ho più neppure sentito il bisogno di verificare chi è la rapportuese italiana …

      e sono dell’idea che le colonie vadano spazzate via, pensa se fossi un filo sionista!

      🙂

      • Miguel Martinez scrive:

        per Francesco

        “e sono dell’idea che le colonie vadano spazzate via”

        Quindi cosa proponi?

        un attacco militare delle Nazioni Unite tutte contro Israele?

        • Francesco scrive:

          no, solo contro le colonie della Cisgiordania.

          certo, se Israele si mettesse di mezzo, sorgerebbe un problema politico più che militare

          ma il mio è più un giudizio che una indicazione operativa: col mio livello di potere non mi sento molto preso dal secondo tipo di attività

          Ciao

          PS che anche a farlo, resterebbe il problema dell’acqua

  16. Ros scrive:

    https://alcesteilblog.blogspot.com/2025/06/insalata-estiva.html

    Urca!
    Il nuovo articolo dell’Alceste finalmente😀

    M’appresto a frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, e rutto libero;

    d’accordo o meno si sia chi minchia se ne fotte,
    c’è sempre da goderseli un sacco bello

    • Ros scrive:

      bah 🙁

      non mi sta granché piacendo;
      niente sublime ironia, niente goduria sta volta;
      manco l’altra a dire il vero.

      Mi pare siano solo recriminazioni e geremiadi da nonno arterio dei ai miei tempi.
      Il solito lamento senza sugo per non si sa bene cosa:

      La vecchiaia con le cose che passano e cambiano?
      La naturalissima sarcopenia?
      Le palle che s’ammosciano allungandosi fino a raggiungere le ginocchia?
      La crisi sistemica del collagene che porta a cedere alla gravità canaglia tutta la nostra fu gentile fisionomia?
      Lo sputarsi in faccia la mattina guardandosi allo specchio?

      Una volta – se non me lo sono sognato errando – era interessante, che mai è successo?

      Pazienza;
      frittatona, birra, e rutto libero van conservate a miglior causa.

      Che tristezza, mai ‘na gioia🙁

      • Ros scrive:

        che poi pure io…🙁

        In rigurgito di déjàvu giurei d’avere fatto
        – sempre qui sul blog –
        lo stesso entusiasta annuncio seguito dallo stesso deluso contr’annuncio qualche mese fa in occasione del suo penultimo articolo.

        E giurei d’averlo fatto quasi con gli stessi termini;
        senza quasi va’.
        c’è invero un po’ da preoccuparsi della coazione a ripetere oramai manifesta😳

        Ma no!
        Che quando sarà che non capiremo più niente, non capiremo nemmeno di non capire più niente.

        Evviva l’incipiente demenza di liberazione in vita,
        comunque che vada Dio è buono e siamo in una botte di ferro😀

  17. Miguel Martinez scrive:

    Per quelli che parlano di “due popoli, due stati”…

    Ministro della Giustizia Israele: “È ora di annettere la Cisgiordania”

    Il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin ha affermato che è giunto il momento di annettere la Cisgiordania durante un incontro con il leader dei coloni Yossi Dagan. “Penso che questo periodo sia un momento di opportunità storica che non dobbiamo perdere”, riferendosi all’annessione del territorio conteso. “È giunto il momento della sovranità, il momento di applicare la sovranità. La mia posizione su questo tema è ferma, è chiara”, ha detto Levin a Dagan, come riporta l’ufficio di Dagan e un video diffuso da Levin. Il ministro ha affermato che la questione deve essere “in cima alla lista delle priorità”.

    • Francesco scrive:

      Oh ma che bella testa di cazzo questo ministro! e dei milioni di palestinesi che ci vivono ha detto qualcosa? usarli come concime? affogarli nel Giordano? dargli la cittadinanza israeliana?

      Ciao!

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ francesco

        “cazzo”

        Mi sento di escludere la terza opzione, perché lo Stato di Israele è li Stato degli Ebrei.

        La seconda è impraticabile, perché il Giordano esonderebbe.

        La prima è in linea col motto sionista “un popolo senza terra per una terra senza popolo”.

        In USA o in Germania si potrebbero acquistare i necessari reattori chimici. In fondo si tratta di non più di centoquarantamila tonnellate di materiale, contando una media di settanta chili a “Stuck” per due milioni di “Stücke” (per usare il termine tecnico di qualche tempo fa). Ampiamente nei limiti di quello che si sa gestire nell’industria chimica. In più sarebbero prodotti certificati ‘bio’.

        (Non mi stupirei se avessero già tradotto in Ebraico ‘Una modesta proposta’ di Swift).

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          Sei il solito ingegnere! se invece che Giordano scrivevo Mar Mediterraneo non esondava nulla e si risparmiava un sacco di lavoro e di valuta pregiata

          🙂

    • roberto scrive:

      Quelli del due popoli due stati diranno che Levin è uno stronzo

      • PinoMamet scrive:

        …e quelli di from the river to the sea dovranno dire che la pensa come loro 😉
        uno Stato unico dal fiume al mare…

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          Ma i teorici dell’unico stato sono anche d’accordo, con questo. Il problema è che Israele non riconoscerà la cittadinanza generalizzata alla popolazione nativa.

          • PinoMamet scrive:

            Mah…

            SE si farà questo unico Stato. E se a farlo sarà questo governo; e se potrà fare tutto secondo quello che desidera…

            insomma, mi sembra tutto altamente ipotetico.

          • Peucezio scrive:

            Mauricius,
            “Il problema è che Israele non riconoscerà la cittadinanza generalizzata alla popolazione nativa.”

            Che poi è l’unica cosa a cui si dovrebbe puntare.
            Uno stato palestinese significa solo uno stato fantoccio controllato di fatto da Israele ed esposto a ogni suo attacco quando e come vuole.

            Se invece tutte le pressioni della comunità internazionale che ha minimamente a cuore i palestinesi si concentrassero sull’idea per cui, visto che gli Israeliani controllano de facto tutto il territorio, avrebbero il dovere di dare la cittadinanza a TUTTI i palestinesi, con pieni diritti, certo, Israele si guarderebbe bene dal farlo subito, ma prima o poi dovrebbe concedere sempre di più in quel senso.

          • Peucezio scrive:

            Per inciso, perché nessuno dice che uno stato con un fondamento basato sull’etnia è, per la mentalità d’oggi, uno stato nazista e che è molto più grave avere un fondamento etnicista e razziale che non essere democratici?

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Perché in realtà sotto sotto tutti amiamo ancora lo Stato nazione, dove è chiaro che è il nostro gruppo etnico a comandare.
              Pensa agli italiani che tornano da Bolzano arrabbiati perché “siamo in Italia e si dovrebbe parlare in italiano”.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Mauricius tarvisii

                “nazione”

                OATMT!!!

                Occasione d’Accordo Totale con Mauricius Tarvisii!!!

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Ma noi abbiamo almeno il pudore di non dirlo e nella nostra costituzione non c’è nessun riferimento, neanche minimo, all’etnia come base dello stato e della cittadinanza.

              • Francesco scrive:

                MT

                quindi fai riferimento a un gruppo linguistico, non etnico, in questo caso?

                perchè definire questo “Noi” che dobbiamo essere padroni a casa nostra è molto difficile, se appena ci si prova.

                Ciao

              • PinoMamet scrive:

                “Pensa agli italiani che tornano da Bolzano arrabbiati perché “siamo in Italia e si dovrebbe parlare in italiano””

                beh, io sono tornato l’altro giorno da Bolzano

                (in realtà un’ora di macchina più a Nord: Passo Resia, dove è seppellito il mio famigliare alpino/ardito- il sacrario è stato oggetto anche di terrorismo negli anni Settanta)

                e devo dire:
                lì è chiaramente Austria, paesaggisticamente e antropologicamente non c’entra niente con l’Italia.

                Però tutti mi hanno parlato in italiano, sono stati tutti molto simpatici, e addirittura la schnitzel mi è stata presentata come “milanese”.
                Ottima comunque.

                Io sono moderatamente patriottico, ma insomma, penso che se proprio non si sentono italiani
                (con tutto che l’Italia non sia fondata sugli spaghetti e Lino Banfi, ma sulla Costituzione che riconosce le varie lingue minoritarie)

                non ha senso tratternerli, e proponevo anche una specie di condominio con l’Austria (che di fatto già c’è).

                leggevo sul cellulare (internet deve aver preso qualche algoritmo da là) che ci sono sindaci che si tolgono la fascia tricolore, proposte per esporre solo la bandiera tirolese negli edifici pubblici, e addirittura atleti che chiedono di gareggiare con una tenuta “neutra”
                (immagino significhi senza scudetti tricolori).

                Mah. Facciano come credono, comunque.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “quindi fai riferimento a un gruppo linguistico, non etnico, in questo caso?”

                È complicato. Noi in Costituzione abbiamo deciso di chiamarle “minoranze linguistiche” come soluzione di compromesso: siete italiani nazionali, anche se parlate in una lingua diversa.
                Questo vale se parliamo di arbereshe, grichi e resiano, ma se parliamo di sudtirolesi e sloveni no: loro proprio negano di essere italiani e affermano di avere una diversa nazionalità.

                E abbiamo tantissima confusione in testa, visto che tendiamo a non distinguere la cittadinanza italiana dalla nazionalità italiana: puoi essere italiano per nazionalità e non per cittadinanza (se sei di San Marino, ticinese o della minoranza istriana) e puoi essere italiano per cittadinanza, ma non per nazionalità (se sei di sudtirolese o carsolino).

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                “ma insomma, penso che se proprio non si sentono italiani
                […]
                non ha senso tratternerli”

                L’ho sempre pensato anch’io.
                Per me nazionalismo (che poi non sono neanche più nazionalista, ma vabbè) non significa voler andare a comandare in casa d’altri.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “non significa voler andare a comandare in casa d’altri
                Gorizia casa di chi è? E Bolzano?

              • PinoMamet scrive:

                “Noi in Costituzione abbiamo deciso di chiamarle “minoranze linguistiche” come soluzione di compromesso”

                non credo sia una soluzione di compromesso, sai?

                Credo sia una soluzione razionale .

                La Repubblica italiana è lo Stato non degli “italiani etnici”, qualunque cosa voglia dire, ma di chi ha la cittadinanza italiana.

                Che giustamente, come fai notare tu, è un’altra cosa.

                Tra queste persone, ci sono gruppi che storicamente parlano una lingua diversa dall’italiano, che non si vede il motivo di discriminare, anche se per ovvie ragioni non possono essere imposte a tutti.

                Ora, credo che grichi, arbereshe, cimbri ecc. “si sentano” italiani perché… lo sono sempre stati.
                “Sempre” nel senso di finché si ha memoria, ovviamente.

                Gli occitani del Piemonte sono italiani perché il Piemonte è stato il centro dell’unificazione italiana, e i francofoni e i walser della Val d’Aosta per lo stesso motivo e (da fonti certe) per antipatia verso i francesi.

                Gli altoatesini sono stati conquistati militarmente, dopo essere stati parte integrante, geografica ed etnica, del territorio austriaco/tirolese: logico che non “si sentano” italiani in senso etnico.

                Ma appunto, la nostra Costituzione evita di entrare nel campo minato delle definizioni “etniche” e dei mutevoli “sentimenti”, e prende invece in considerazione un dato certo e in qualche modo misurabile: che lingua parli.

              • PinoMamet scrive:

                Per la pars construens, credo che Israele dovrebbe adottare la Costituzione italiana. 😉

                O molto simile.

                Risolverebbe molti problemi.

                Ius sanguinis, o come lo chiamano colà, “diritto al ritorno” per gli ebrei
                (tanto in molte località le conversioni sono di fatto chiuse… fidatevi)
                ok, ma anche per i palestinesi.

                Se non ci stanno tutti… cercheranno posto altrove (ebrei ed arabi).
                E del resto, sia ebrei che arabi, se altrove non sono minacciati e se trovano buone condizioni di vita, non è che corrano in Israele/Palestina.

                Ci sono voluti secoli di pogrom, e poi Adolf Hitler, per far tornare qualche milione di ebrei in Israele… persone che nei loro libri di preghiere non fanno altro che parlare ossessivamente di Israele e Gerusalemme…
                figuriamoci i palestinesi, che hanno scoperto un legame ancestrale con la terra… nella quale i loro nonni sono emigrati dall’Iraq, dall’Egitto o addirittura dal Marocco (è così, incazzatevi pure) solo nel ’48.
                Non voglio dire tutti, eh?
                Qualche palestinese autentico esiste (soprattutto i beduini, i cristiani, altre comunità spesso già dotate di cittadinanza israeliana…)

                e quindi, penso che ci sarà posto per chiunque vorrà veramente viverci.

                Tutela delle minoranze linguistiche e religiose (questa c’è già), servizio militare per tutti compresi arabi e religiosi (com’era fino agli anni Sessanta o Settanta) finchè sarà necessario avercelo, spero per poco, e poi sospensione della naja…
                come in Italia.

                Terroristi in galera, che si tratti di Hamas come dei “coloni”.

                Carabinieri a fare scuola di polizia in IsraPalestina- che ci vogliono.

                poi gli insegniamo anche un po’ di buone maniere 😉 , e stiamo a cavallo.

                Belle spiagge!

              • Francesco scrive:

                Pino

                apprezzo il tuo patriottismo e il tuo ottimismo

                pur non riuscendo ad associarmi

                ciao!

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Ora, credo che grichi, arbereshe, cimbri ecc. “si sentano” italiani perché… lo sono sempre stati.”

                L’identità è un concetto scivoloso e col tempo può persino mutare.
                Prendiamo gli sloveni del Collio: nel 1947 il governo italiano li riteneva assimilati, cioè italiani parlanti sloveno… e pertanto voleva negare loro i trattamenti che era stato costretto a concedere agli sloveni giuliani, che invece erano riconosciuti a tutti gli effetti come minoranza nazionale (cioè sloveni con la cittadinanza italiana).
                Che cosa era successo nel frattempo? Sul Collio era cambiata l’identità nazionale: a causa della nazionalizzazione degli sloveni di Slovenia (e quindi del Litorale/Venezia Giulia), che era avvenuta molto più tardi della nazionalizzazione degli italiani (che è ben anteriore all’Ottocento, checché se ne dica), una popolazione che bene o male (per via della sottoposizione al dominio veneziano e all’aver intrattenuto prevalentemente rapporti coi friulani della Venezia – diciamo Euganea) non si era mai sentita diversa dal gruppo dominante, alla fine si era sentita diversa (all’Ufficio Zone di Confine davano la colpa ai preti, che erano stati il veicolo principale della nazionalizzazione degli slavi, e probabilmente avevano ragione, ma tant’è). E aveva iniziato a pretendere quello che pretendevano gli altri.
                Al contrario, il tentativo di far sentire sloveni gli abitanti della Val Resia (che pure parlano un dialetto simile) è sempre fallito e la nazionalizzazione (italiana) dei resiani si considera riuscita.

                Ora, sia sul Carso, che sul Collio che in Resia si tutelano le minoranze linguistiche (a Trieste centro, invece, no, ma è un altro discorso 😀 ). Però le tre situazioni sono obiettivamente diverse.

            • Francesco scrive:

              Perchè alcuni gruppi etnici hanno una lunga e non ancora terminata storia di essere perseguitati a causa dell’etnia?

              Ogni tanto fai domande del cazzo, se posso esprimermi fuori dai canoni del politicamente corretto.

              Ciao

              • Peucezio scrive:

                Veramente sono i gentili che hanno una trimillenaria e ancora non terminata storia di persecuzione da parte degli ebrei, per il solo fatgto di essere gentili.

              • Peucezio scrive:

                E in ogni caso uno sbaglio non giustifica lo sbaglio speculare.

                Il razzismo dovrebbe avere come reazione il rifiuto del razzismo, non un razzismo speculare.

              • Francesco scrive:

                Mi sembra una bella pretesa, adesso gli Ebrei sono il popolo eletto che risponde sempre nel modo corretto ai drammi della sua storia?

                😉

              • PinoMamet scrive:

                “ono i gentili che hanno una trimillenaria e ancora non terminata storia di persecuzione da parte degli ebrei”

                ah sì?
                qualche esempio concreto?

              • Peucezio scrive:

                Francesco,
                ma io non me la prendo con gli ebrei: fanno il loro mestiere.
                Io me la prendo coi gentili, che consentono loro di farlo.
                E fanno due pesi e due misure.
                Fanno tanta retorica sulle basi etniciste e razziste del III Reich e non contro quelle analoghe dello stato di Israele.

              • PinoMamet scrive:

                Beh, ecco, la Shoah è stata un pelino più grave di avere basi etniciste e razziste.

                Quelle le avevano tutti… non tutti sterminavano popoli interi su scala industriale.

              • Francesco scrive:

                Peucezio

                ma tu sei un fascista o una maestrina progressista con la pennetta rossa tra i capelli e la boccuccia a culo di gallina?

                stai davvero mettendo sullo stesso piano quello che i nazisti fecero agli ebrei e il fatto che Israele è nato come stato degli ebrei?

                ma ti rendi conto?

                Ciao

  18. mondo parallelo scrive:

    @ tutti e nessuno

    Visto che comunque in compagnia del petrolio non ci si può stare per sempre.

    https://youtu.be/B2ibsscDHKQ?feature=shared

    Qui c’è questo dott Gaggioli dell’ENEA intervistato sullo sviluppo del solare termico in Europa. I tre Paesi che portano avanti congiuntamente questi progetti finalizzati principalmente alla produzione di calore industriale sono: Spagna, Italia e Germania.

    Finanziamenti direi esigui. Nessuno dei tre paesi uscirà rovinato per la ricerca sul solare termico. Anzi. Mi pare di aver capito che i materiali che servono per lo sviluppo di questa tipologia di impianti si possono reperire sul territorio europeo senza dipendere da terre rare o cose provenienti dall’altro capo del mondo Ma su questo aspetto molto tecnico non mi azzardo a fare affermazioni sicure.

  19. mondo parallelo scrive:

    https://italy.news-pravda.com/world/2025/07/03/226230.html

    Un articolo informatissimo sulla guerra del petrolio in Iran. Perché è il petrolio il centro della questione. Ma c’è anche da considerare
    la sua posizione geografica
    (Pure la Germania è posizionata molto male)
    E tutto intorno una tensione da panico.

  20. mondo parallelo scrive:

    Palio di Siena
    Che rottura di marroon’s
    Non ce n’è uno che sia sano di mente, nemmeno tra i cavalli.
    🍄

  21. Moi scrive:

    MARCO RIZZO

    https://www.youtube.com/watch?v=r-629ISmDIk

    Ecco perché non sono più di sinistra. Avanti!

    6 MIN : 25 SEC

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Moi

      “Avanti”

      Quando si è messo a straparlare di migranti e di clima ho capito che è un altro Beppe Grillo

      Infatti ha concluso dicendo “né destra né sinistra”, come un Unamuno o un militante qualsiasi di Terza Posizione.

      Alla larga.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  22. Moi scrive:

    TIME OUT che NON c’entrano

    @ PINO MAMET

    Hai mai sentito il termine “desi” per i giovani di origine “Industana” all’Estero non (!) mista con la popolazione locale?

    • PinoMamet scrive:

      Solo trovato scritto, mai sentito dal vivo parlando con indiani, anche perché ho parlato in italiano/inglese (solo un paio di volte ho sperimentato il mio hindi/urdu, ma è troppo di base per andare oltre alle formule di rito e carinerie varie).

      Mi pare significhi letteralmente “paesano, compatriota”

  23. Moi scrive:

    Secondo AI Overview deriva da देश … che significa “terra”.

  24. Moi scrive:

    Le jieba (戒疤) vengono praticate nel Buddhismo Italiano ? Due foto, mo pare che Taiten Fausto Guareschi non le abbia.

    Popolarizzate dal personaggio di Krilin in Dragonball, sono una “body modification” stranamente rarissima da vedere in giro (rispetto a piercing e tatuaggi.

    Originariamente personaggi (non so quanto conosci Dragonball … io in rapporto alla fascia di età relativamente molto) parodistico di Shaolin, dal monastero Orin … VS Shorin reale.

    • Moi scrive:

      少林寺 vs 多林寺

      Il primo kanji della prima parola = poco

      Il primo kanji della seconda parola = tanto

      … ovviamente è “Shorinji”, una lettura On dei caratteri in origine Cinesi per “Shaolin”.

    • Moi scrive:

      Dalle foto mi pare

      E.C.

    • PinoMamet scrive:

      Allora… (non ho idea quanto possa interessare gli altri commentatori… vabbè salteranno i commenti)

      …credo siano un uso peculiare del buddhismo cinese.

      Il monastero Shaolin è stato il luogo d’origine della scuola Chan (Zen)… o per meglio dire, storicamente, il luogo in cui ha preso vigore questa forma di buddhismo che dava particolare valore alla pratica della “contemplazione” (dhyana) e credeva nell’illuminazione improvvisa e non graduale…

      però da un certo punto in poi (non ricordo più da quale patriarca…) lo “zen autentico” avrebbe traslocato altrove, e a Shaolin sarebbe rimasta una scuola di tendenza diversa…

      comunque questo ha un’importanza relativa, perché mentre in Giappone (ignoro la situazione coreana e vietnamita) le varie scuole buddhiste sono rimaste molto divise e anche in grande competizione,

      in Cina invece ha finito per diffondersi un Buddhismo sincretistico che mette insieme tutto: meditazione (quello che in Giappone è lo Zen), speculazione filosofica (Tendai), pratiche devozionali (Amidaismo), ricerca esoterica (scuola tantrica/Shingon) ecc.

      credo che ufficialmente si tratti di Buddhismo Chan, ma è solo una questione di denominazioni, di fatto è… Buddhismo.

      Da spendere un’altra parola sul mito di Bodhidharma che avrebbe portato insieme Zen e arti marziali in Cina, da cui il legame tra queste due discipline.
      In realtà è attribuito a Bodhidharma (molto probabilmente un po’ a caso) una specie di trattato di ginnastica/qi gong, e questo è tutto.

      Un generale cinese in un suo manuale di arti marziali (XVI secolo, l’altro ieri) ricorda che i monaci di Shaolin erano bravi col bastone, pessimi a mani nude (praticavano arti marziali per difendersi da briganti, invasori ecc.)

      Invece in Giappone, in maniera abbastanza indipendente, il buddhismo Zen è stato adottato dalla classe dei samurai per le sue caratteristiche di rusticità, accettazione del destino, e soprattutto illuminazione immediata, che lo rendevano appetibile per una classe di rudi guerrieri che potevano aspettarsi di morire da un giorno all’altro.

      da cui il difetto prospettico per cui zen e arti marziali sarebbero nati insieme…

  25. Francesco scrive:

    Miguel

    mi manca la tua reazione alla mia modesta proposta di mandare i carri armati dell’ONU a liberare la Cisgiordania dalle colonie!

    ci sono anche un sacco di altri posti in cui servirebbero eccome, da Haiti alla Libia, forse alla Somalia, certo in Yemen, io li manderei pure a imporre una tregua in Kurdistan …

    Peccato non esistano. Un vero peccato.

    Ciao

  26. mirkhond scrive:

    “figuriamoci i palestinesi, che hanno scoperto un legame ancestrale con la terra… nella quale i loro nonni sono emigrati dall’Iraq, dall’Egitto o addirittura dal Marocco (è così, incazzatevi pure) solo nel ’48.
    Non voglio dire tutti, eh?
    Qualche palestinese autentico esiste (soprattutto i beduini, i cristiani, altre comunità spesso già dotate di cittadinanza israeliana…)”

    Non mi risulta che la Palestina ai primi del ‘900 fosse un deserto quasi disabitato. E da dove spuntarono gli Arabi che insorsero contro il Mandato britannico e contro gli immigrati ebrei negli anni ’20-’30?

    • Francesco scrive:

      il problema è capire se fossero tanti o pochi

      io, pozzo di ignoranza, considero che c’era Gerusalemme e l’acqua del Giordano: per me un pò di gente c’era

      Ciao Duca! tu scrivi ancora ogni tanto? i tuoi racconti mi facevano sentire l’odore e il sapore dei tuoi sogni, anche se non li condivido al 100%

    • PinoMamet scrive:

      A sentire noialtri ebrei, che citano resoconti di viaggio (uno di Mark Twain, sempre citato, per esempio) la Palestina era quasi un deserto nell’Ottocento.

      Certo c’erano centri abitati (nei quali non mancavano gli ebrei: a Safed per esempio e a Gerusalemme) ma la popolazione complessiva non doveva essere granché.

      L’arrivo della prima ondata di sionisti laici, con le loro idee da “pionieri”, dette un forse impulso all’agricoltura, e funse da richiamo per l’arrivo di manodopera dai paesi arabi vicini.
      Leggo su Wikipedia che la popolazione passò da 250.000 abitanti complessivi nel 1840 a 600.000 alla fine del secolo.

      Un serie di interviste del solito ebreo canadese, che già postai qui (Ask an Israeli/Ask a Palestinian) rivolte ai palestinesi su quale fosse la loro origine conteneva in effetti molte risposte del tipo “io sono di qua!- sì, ma i nonni? -eh, beh, i nonni erano dell’Iraq…”

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        “Leggo su Wikipedia che la popolazione passò da 250.000 abitanti complessivi nel 1840 a 600.000 alla fine del secolo.”

        Credo sia spiegabile anche senza immigrazione, se effettivamente ci fu innovazione agricola: dal 1800 al 1900 la popolazione italiana raddoppiò. E l’Italia era terra di emigrazione.

        https://www.treccani.it/enciclopedia/l-ottocento-e-il-calo-della-mortalita_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/

        • Peucezio scrive:

          Credo anch’io sia probabile una spiegazione in termini di dinamica demografica interna.
          Ma non ne ho certezza.

        • PinoMamet scrive:

          “At the end of the 18th century, there was a bi-directional movement between Egypt and Palestine. Between 1829 and 1841, thousands of Egyptian fellahin (peasants) arrived in Palestine fleeing Muhammad Ali Pasha’s conscription, which he reasoned as the casus belli to invade Palestine in October 1831, ostensibly to repatriate the Egyptian fugitives.[107][108][109] Egyptian forced labourers, mostly from the Nile Delta, were brought in by Muhammad Ali and settled in sakināt (neighborhoods) along the coast for agriculture, which set off bad blood with the indigenous fellahin, who resented Muhammad Ali’s plans and interference, prompting the wide-scale Peasants’ revolt in Palestine in 1834.[107][110][111] After Egyptian defeat and retreat in 1841, many laborers and deserters stayed in Palestine.[108] Most of these settled and were quickly assimilated in the cities of Jaffa and Gaza, the Coastal plains and Wadi Ara.[108] Estimates of Egyptian migrants during this period generally place them at 15,000–30,000.[108] At the time, the sedentary population of Palestine fluctuated around 350,000.[108] Palestine experienced a few waves of immigration of Muslims from the lands lost by the Ottoman Empire in the 19th century. Algerians, Circassians and Bosniaks were mostly settled on vacant land and unlike the Egyptians they did not alter the geography of settlement significantly.[108]: 73 ”

          da qua:
          https://en.wikipedia.org/wiki/Demographic_history_of_Palestine_(region)

          (mi sembra ben fatto)

        • PinoMamet scrive:

          Sempre da lì:

          “According to Roberto Bachi, head of the Israeli Institute of Statistics from 1949 onwards, between 1922 and 1945 there was a net Arab migration into Palestine of between 40,000 and 42,000, excluding 9,700 people who were incorporated after territorial adjustments were made to the borders in the 1920s. Based on these figures, and including those netted by the border alterations, Joseph Melzer calculates an upper boundary of 8.5% for Arab growth in the two decades, and interprets it to mean the local Palestinian community’s growth was generated primarily by natural increase in birth rates, for both Muslims and Christians.[114]

          Population of Palestine, 1922–1945
          Year Muslims Christians Jews Total
          1922 589,177 73,024 83,790 757,182
          1931 759,717 174,610 91,398 1,035,821
          1945 1,061,270 135,550 553,600 1,764,520
          According to a Jewish Agency survey, 77% of Palestinian population growth in Palestine between 1914 and 1938, during which the Palestinian population doubled, was due to natural increase, while 23% was due to immigration. Arab immigration was primarily from Lebanon, Syria, Transjordan, and Egypt (all countries that bordered Palestine).[115]”

          • mirkhond scrive:

            Dai dati citati, risulterebbe comunque che l’aumento demografico della popolazione palestinese sia stato dovuto in gran parte all’incremento demografico naturale, pur con cospicui gruppi di immigrati.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Per il caso degli egiziani, parliamo, anche per la stima più elevata, di meno del 10% della popolazione e dice che “molti” rimasero in Palestina, per cui alcuni tornarono indietro.

            Su quello che successe nella prima metà del Novecento, le due fonti (entrambe israeliane) mi pare diano umeri differenti: 40.000 persone su un milione sono quasi irrilevanti, mentre la seconda parla di un 23% di immigrati…
            Credo che la prima fonte però, essendo statale, sia meno di parte della seconda.

  27. Mauricius Tarvisii scrive:

    “Qualche palestinese autentico esiste (soprattutto i beduini, i cristiani, altre comunità spesso già dotate di cittadinanza israeliana…)”

    Sai che non lo so? Adesso, Miguel Martinez ne saprà di più, ma mi pare che l’arabo del Levante (parlato dai palestinesi) sia diverso dall’arabo dei beduini (che si parla in Giordania, per esempio). Non parliamo dell’arabo degli altri luoghi che hai citato.
    Tanto che quando la Giordania fu travolta dai profughi palestinesi (veramente tanti, perché la costa del Levante era molto più popolata dell’entroterra), il paese per poco non andò in pezzi perché i giordani erano minoranza a casa loro.

    • PinoMamet scrive:

      Sì, pare anche a me che siano due varietà di arabo distinte.

      I beduini fanno sempre un po’ per conto loro.

      Adesso poi è saltato fuori quel tizio che dice di essere “emiro di Hebron” e va in giro travestito da arabo del Golfo a proclamare di voler fare prima un Emirato suo, e poi gli accordi di Abramo con Israele…

      a me sembra un buffone, e mi fa lo stesso effetto dei vari “re degli zingari” autoproclamati.
      Per cui suppongo che sia beduino 😉 ma chissà.

  28. mirkhond scrive:

    “arbereshe”

    Almeno per quelli stanziati sul Pollino e sulla Sila il rapporto con i confinanti italiani del posto è stato conflittuale sino a tempi recenti.
    Una filastrocca calabrese cantava che se incontri un lupo e un albanese, ammazza l’albanese e risparmia il lupo. Da parte arbereshe si replicava con florilegi come italiano cane, porco e zampanera, bue che mangia nel piatto con tutte le corna. Oppure -italiano non ti piace la mia minestra, mangiati la merda di casa tua- per indicare l’inospitalità di questi gruppi.
    Che certamente adottarono una strategia di difesa dai vescovi latini che mal sopportavano che dei cattolici seguissero il rito greco-bizantino, sia pure in comunione con Roma. E d’altra parte pur di non fondersi con gli odiati “latini” (così ci siamo sentiti chiamare quando siamo stati in uno dei loro paesi sul Pollino), arrivavano a sposarsi anche tra parenti stretti come tra cugini o tra zii e nipoti.
    Certo non tutti gli Arbereshe hanno avuto tali atteggiamenti, ma i gruppi più grossi e numerosi sì, cosa che ha permesso di tutelare la loro identità (in mancanza fino a tempi recenti di una lingua scritta, ma solo parlata) fino ai giorni nostri.
    Oggi le cose sono un pò cambiate per via dell’emigrazione e del turismo che hanno superato quella che Miguel chiama la macchina del moto perpetuo a energia avversaria.

    • PinoMamet scrive:

      …sicuramente, però ho letto anche resoconti di soldati italiani che si sono accorti di parlare albanese e di essere quindi albanesi (e non italiani che parlano qualche dialetto strano) solo quando si sono trovati a fare la guerra in Albania…

      • mirkhond scrive:

        Quando l’Italia occupò l’Albania, vi inviò degli Arbereshe come interpreti, dato che nonostante secoli di separazione, i due linguaggi sono simili, almeno col Tosco dell’Albania centromeriodionale.
        Ricordo ancora nel 1990, quando l’Albania finalmente si riaprì all’Occidente e una troupe italiana guidata da Federico Fazzuoli vi si recò, una mia compagna di classe, arbereshe del Pollino, riuscì a comprendere i parlanti toschi mentre non capì i gheghi di Scutari nel nord.

        • mirkhond scrive:

          una troupe televisiva naturalmente

        • Peucezio scrive:

          Eppure insistono molto sul fatto che non c’è mutua comprensibilità.

          • PinoMamet scrive:

            Mah, il mio amico di Piana diceva che lui gli albanesi (quelli di recentissima immigrazione, allora… parliamo di quando andavo ancora al Liceo!) li capiva, e loro capivano lui, anche se ovviamente con qualche difficoltà.

            • Peucezio scrive:

              La mia amica dice che se sente parlare arbëreshë non capisce niente e, le risulta, viceversa.
              La verità starà un po’ a metà.

              Il problema dell’albanese moderno è che è pieno di turchismi che gli arbëreshë non conoscono.

            • PinoMamet scrive:

              Anch’io penso che la verità sarà, come al solito, a metà.
              Poi in queste questioni conta moltissimo l'”orecchio” e anche la cultura individuale (io posso conoscere un sinonimo, che ha avuto fortuna nel tal dialetto, e quindi lo capisco… il mio amico non lo conosce e quindi dice che non si capisce niente…)

              Comunque ho visto su Facebook un video in cui veniva distribuito un nuovo libro di scuola per bambini in arbereshe, e sotto pieno di commenti di albanesi “che bello sentir parlare la nostra lingua ” ecc.
              Ogni tanto qualcuno faceva notare la parola diversa o usata diversamente (“gola” nel senso di “bocca ” o viceversa…) ma insomma l’impressione era che la distanza non fosse poi così grande.

  29. mirkhond scrive:

    Ma infatti non mi riferivo a tutti gli Arbereshe: per esempio quelli del Vulture in Basilicata o dell’Albania tarantina non avevano affatto sentimenti di ostilità verso i loro confinanti italiani, ma quelli del Pollino e della Sila sì, e fino a tempi recenti.
    Del resto avevano l’abitudine di parlare in arbereshe davanti a noi, e quando sono stato sul Pollino sembrava di essere nel Sud-Tirolo tanto si avvertiva la differenza con loro.

    • Peucezio scrive:

      Eh, ma infatti nel Vulture (Maschito) e nel Tarantino (ora non mi sovviene il paese) stanno praticamente sparendo.
      Dove l’identità è forte evidentemente nascono questi sentimenti (che non conoscevo e scopro ora grazie a Mirkhond).

  30. mirkhond scrive:

    “la nazionalizzazione degli italiani (che è ben anteriore all’Ottocento, checché se ne dica)”

    Ti riferisci agli italiani del Lirorale Adriatico? E a quando risalirebbe?

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Mi riferisco agli italiani in generale. Anche quelli dello Stato di Mare, visto che Ugo Foscolo era di Zante.

    • firmato winston scrive:

      Sul tubo ci sono un paio di ottimi video di raoul pupo relativi ai confini nordestini, dove c’e’ l’incrocio conflittuale fra le tre culture italiana tedesca e slava, oltre che la commistione marittimo-portuale col resto del mediterraneo e del mondo attraverso esso raggiungibile.
      Sono relativi al problema della nazionalita’ e dell’identita’ (e dell’ideologia!) e al diverso modo di definirle, che poi e’ un argomento classico e straindagato nella storia delle dottrine politiche (compresa la differenziazione terra-mare, oggi declinabile in termini di globale-locale, di carl schmitt – avrete notato che il conflitto politico fra le coste, oggi intendibili come luogo della commistione e della comunicazione, e l’entroterra e’ un classico che si ripete).
      Uno dei video e’ quello che prende a spunto le foibe (argomento clicbait in certe stagioni dell’anno), ma poi finisce per parlare di tutt’altro, in una conferenza all’universita’ di catania.
      Molto consigliato, in un’oretta riassume chiaramente e in modo aperto a ulteriori sviluppi un sacco di concetti su cui si tende a fare confusione (interessatamente).

  31. mirkhond scrive:

    Litorale

  32. Andrea Di Vita scrive:

    @ tutti

    OT

    Scusate ma è troppo bella!

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/08/piantedosi-respinto-dalla-libia-insieme-al-commissario-ue-brunner-persone-non-gradite/8055027/

    Qui va a finire che fanno loro il blocco navale a noi.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • PinoMamet scrive:

      Non sono abbastanza schierato per fare il tifo contro altri italiani/europei.

      Quello che vedo in questa notizia è un governo di scarsa, o nessuna legittimità internazionale, che espelle in malo modo dei ministri europei, probabilmente per mostrare i muscoli all’ altro governo libico, parimenti discutibile…

      C’è poco da stare allegri.

      • roberto scrive:

        questo è sicuramente vero, ma io ci vedo anche una missione preparata da topo gigio e paperoga, e anche su questo non c’è nulla di cui stare allegri

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Più che altro significa aver perso il prestigio che fa sì che gli altri ti trattino in un certo modo perché sì, perché non si sognerebbero mai di fare altrimenti.
        In effetti i precedenti ti fanno chiedere per quale motivo dovremmo avere ancora quel prestigio: se le relazioni non contano nulla, perché alla fine sei una banderuola impazzita che si adegua a qualsiasi linea internazionale ti venga imposta, perché qualcuno dovrebbe coltivarne di buone con te? Soprattutto se sei sempre tu ad andare là col cappello in mano per via del tuo problema con l’immigrazione.

        • PinoMamet scrive:

          Beh ma non c’era solo il ministro italiano, c’erano i ministri di tre paesi e un commissario europeo…

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Perché? Quello che ho scritto non si applica anche ai paesi e alle istituzioni che anche quegli altri rappresentano?

            • Francesco scrive:

              di fatto il peso economico dell’Europa è tale che certe cose non dovrebbero succedere

              purtroppo se il peso militare è zero, il prodotto finale è anch’esso zero

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Però pensa a Gheddafi: coltiva un ottimo rapporto con l’Italia per anni e stipula un patto di non aggressione, ma quando poi l’Italia deve schierarsi che succede? Si unisce alla guerra contro la Libia ignorando tutto il resto.

                A che serve coltivare un buon rapporto con il tuo ricco e potente vicino se poi le relazioni sono ininfluenti nel determinare se ti attaccherà o meno?

                Più di recente, pensa all’attacco contro l’Iran che ha fatto saltare il tavolo un nucleare iraniano. Perché ora a Teheran dovrebbero far riprendere la collaborazione con l’Aiea e tornare a parlare con gli Stati Uniti? Tanto è tutto inutile.

                La credibilità come interlocutori è fondamentale per ottenere il rispetto delle controparti.

              • Francesco scrive:

                1) io sono solo uno che legge i giornali, non so chi e come Gheddafi si sia inimicato al punto da farsi attaccare da Francia, UK e USA insieme, con l’Italia costretta ad accordarsi. Difficile che un “patto di non aggressione” con un attore politico secondario ti protegga se litighi con i pezzi da novanta.

                2) l’Iran stava comunque barando e sviluppando la Bomba. Sapeva che cosa rischiava e quanto è stratto il rapporto tra USA e Israele.

                La credibilità è importante ma si sa bene che la politica ha anche altri livelli.

                PS rileggo ora che Gheddafi avrebbe coltivato un “ottimo rapporto con l’Italia” per anni … come ti vengono fuori certe frasi?

    • Francesco scrive:

      vedi perchè insisto sul riarmo europeo? in Libia sono rispettati quelli che i cannoni li hanno e li usano, noi europei che pure abbiamo un mare di soldi rispetto ai libici contiamo un cazzo, alla fine

      quando il gioco si fa duro, i soldi contano sempre meno, occorrono altre qualità

      e purtroppo ci siamo messi in un’epoca di gioco molto duro

      🙁

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Noi abbiamo più cannoni della Libia e militarmente parlando il confronto sarebbe impietoso. Dubito che il problema sia il non avere ancora più cannoni.

        • Francesco scrive:

          Hai ragione: il problema è far credere agli altri che siamo pronti a usarli, almeno quanto russi e turchi stanno facendo in Libia da anni.

          Ciao

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ Francesco

        “quando il gioco si fa duro, i soldi contano sempre meno”

        Su questo sono completamente d’accordo!

        I cannoni sono ‘ultima ratio regum’, e lo sono anche ‘rerum publicarum’.

        Ed è proprio per questo che non mi convincono il ReArm Europe e l’innalzamento delle spese militari dei paesi NATO: perché non serve al riarmo Europeo (ma – presumibilmente – a ingrassare i portafogli di qualcuno, tipicamente d’Oltreoecano).

        Rutte dice (cito a memoria) che in due mesi la Russia produce tante armi quante i paesi Europei della NATO in un anno, ossia sei volte di più. Ammettiamo che abbia ragione, per amor di discussione.

        La Russia spende 86 miliardi di dollari in armi. L’Italia 29, la Francia 53, la Germania 56, la Gran Bretagna 69, la Spagna 20, la Polonia 17. Anche tenendo conto solo di questi dati e trascurando gli alleati minori arriviamo nella NATO Europea a 244 miliardi, tre volte la Russia. Questo prima del ReArm.

        Allora mi chiedo: come facciamo spendendo tre volte di più a produrre sei volte di meno?

        In realtà il confronto è anche peggiore per noi, perché la Russia è un paese stracarico di sanzioni e noi no.

        E’ naturale pensare che ci siano grossissime diseconomie, sprechi e quant’altro.

        E noi su questo dispositivi di spesa evidentemente disfunzionale vogliamo riversare altri ottocento miliardi in dieci anni?

        Prima rimettiamo a posto la spesa di quello che spendiamo già, poi pensiamo a stanziare altri soldi!

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco scrive:

          Come ti ho già detto, il problema è politico: razionalizzare la spesa (ma spenderemo sempre moltissimo più della Russia pro/cannone) richiede mettere mano a strutture industrial-militari vecchie di decenni.

          Preferirei avere più carri armati, anche se di troppi modelli, che discutere per anni del nuovo carro armato europeo … poi la verità è che dai qui al 2035 non faranno praticamente nulla.

          Ciao

  33. tomar scrive:

    L’idea stessa di diritto è incompatibile con quella di doppio standard. Se un atto è contrario al diritto penale internazionale, lo è sempre, chiunque ne sia responsabile. L’attacco che il governo israeliano, con la complicità di quelli di buona parte dei paesi europei e degli Stati uniti, ha condotto a queste regole sta cambiando l’ambiente normativo nel quale vivranno i nostri figli e le nostre figlie.

    Le notizie di queste ore, e in particolare la conversazione tra Trump e Netanyahu, fanno pensare che ci stiamo avvicinando alla fase finale della distruzione di Gaza, che potrebbe condurre al trasferimento altrove di quel che rimane della popolazione locale.

    Ciò che era considerato «impensabile» sta tornando a essere attuale. Affermando con dichiarazioni e atti il doppio standard, i governi che si sono schierati a difesa della guerra di Israele contro la popolazione civile di Gaza pongono quindi anche una questione di moralità pubblica cui non possiamo sottrarci.
    Posto la parte conclusiva dell’articolo di Mario Ricciardi “Il test morale che le nazioni «civili» stanno fallendo” pubblicato sul. Manifesto di oggi:

    “Siamo pronti a accettare il ritorno a una mentalità come quella dei giuristi del diciannovesimo secolo che riservavano la protezione del diritto internazionale solo alle «nazioni civili»? Siamo disposti a assistere senza far nulla al ritorno al privilegio di una «civiltà occidentale» dietro la quale si nasconde un suprematismo sempre più aggressivo, rispetto al quale anche i «moderati» chinano il capo? Israele «fa il lavoro sporco per noi», ha detto Friedrich Merz. Vogliamo che questa frase consegni alla storia ciò che siamo stati e la nostra tempra morale?”

    • Francesco scrive:

      il pirletta del Manifesto dimentica di precisare che Merz parlava dell’Iran e della Bomba, non di Gaza

      ma sono dettagli, quello che conta è scrivere articoli acchiappagrulli e vendere copie/click

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Merz parlava a sostegno aperto di un’aggressione militare. E il nuovo asse Roma-Berlino esprime costante sostegno a Israele.

        • Francesco scrive:

          Intendi il bombardamento del programma nucleare iraniano?

          A volte è meglio essere precisi.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Non hanno bombardato solo siti nucleari: la campagna non si è limitata solo a quel crimine di guerra.

            • Francesco scrive:

              che parole grosse! cosa ci sarebbe di criminale in quell’atto di guerra?

              sennò tocca smettere di fare le guerre, se ogni cosa è un crimine

              😉

              • mondo parallelo scrive:

                Per casi estremi come il Francesco “qui”, ci vuole Salvo Ardizzone.
                Compito: dimostrare che tutto quello che afferma è falso.
                Niente voto. Solo un “visto’.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ francesco

                “cosa ci sarebbe di criminale in quell’atto di guerra?”

                Hanno risposto a questa domanda in una città Tedesca ottant’anni fa: crimini contro la pace, pianificazione e inizio di una guerra d’aggressione.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                La Convenzione di Ginevra (protocollo del ’77) vieta gli attacchi contro i siti nucleari.

              • roberto scrive:

                mauricius

                “i siti nucleari”

                no sono vietati gli attacchi contro le “centrali nucleari per la produzione di energia elettrica,” e solo:
                – se tali attacchi possono provocare la liberazione di dette forze e causare, di conseguenza, gravi perdite alla popolazione civile.
                – se non forniscano corrente elettrica per l’appoggio regolare, importante e diretto a operazioni militari, e se tali attacchi sono il solo mezzo pratico per porre fine a detto appoggio

                https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/1982/1362_1362_1362/it

                le centrifughe sotto una montagna non mi sembra proprio che rientrino in questa definizione

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Non sapevo che il reattore di Arak fosse una centrifuga nella tua lingua. Dovrò aggiornare il dizionario italiano-filoisralianese.

                Dighe e centrali nucleari sono classificate “opere o installazioni che racchiudono forze pericolose” e colpire queste opere è vietato “se tali attacchi possono provocare la liberazione di dette forze”.
                Aumenti di radioattività si sono registrati.

              • Francesco scrive:

                OK

                non solo mi avete convinto che certe tradizioni politiche sono irrecuperabili all’umanità ma possono solo essere guidate all’estinzione

                ma anche che il tentativo di legislare la politica è un fallimento in partenza

                Ciao

              • roberto scrive:

                arak è una “centrale nucleare per la produzione di energia elettrica”?

                ok prendo nota

                https://www.nti.org/education-center/facilities/arak-nuclear-complex/

              • Francesco scrive:

                PS io i popocorn e la Coca Cola per quando partirà la corsa alla Bomba in tutto il Medio Oriente ce li ho già

                li ho presi con i soldi che non ho speso per i tomi della legalità internazionale

                per Andrea: ti sei scordato la nostra discussione sull’uranio arricchito al 60%? o sei rimasto dell’idea che si poteva far finta di niente?

              • roberto scrive:

                ““se tali attacchi possono provocare la liberazione di dette forze”.”

                fatica inutile citare la disposizione per intero e mettere il link dove leggerla….”se tali attacchi possono provocare la liberazione di dette forze E CAUSARE DI CONSEGUENZA GRAVI PERDITE ALLA POPOLAZIONE CIVILE”.

                è una
                “centrali nucleari per la produzione di energia elettrica”

                ci sono state
                “gravi perdite della popolazione civile?”

                se si, è un crimine di guerra se no, no

                saluti

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Quindi per voi tifosi del Genocidistan bombardare reattori nucleari è un’attività sicura e senza rischi. Buono a sapersi.

              • PinoMamet scrive:

                Maurì, io voglio bene a Roberto, ma nun t’allargà, qui a sostenere il genocidio 😉 😉 😉 siamo io e Francesco;

                Roberto al massimo sostiene che è legittimo bombardare l’Iran 😉

              • Francesco scrive:

                “legittimo” … io credo contesti che si possa parlare di “crimini di guerra”

                cosa che però fa inalberare il nostro Maurizio

                PS tu e roberto siete troppo buonisti con gli Stati ex-colonie.

              • PinoMamet scrive:

                (Naturalmente scherzo; cosa dovrebbe fare Israele secondo me, lo ho già scritto più volte;
                in realtà mi limito a invitare di usare per le cifre e le versioni fornite da Hamas, movimento terroristico estremista religioso, la stessa cautela per quelle fornite da Israele, stato democratico multietnico- non perfetto, ma democratico)

                A proposito di come funzionano queste cose:

                un amico- uno di quei convintoni mai sfiorati da dubbi, che han sempre “ragione” su tutto ed è impossibile discuterci, che si parli di cazzate come di grandi problemi internazionali-

                ha postato una notizia secondo la quale sarebbe emersa una direttiva segreta dell’esercito israeliano. bisogna sparare sui palestinesi in coda per il cibo! bisogna fargli fare le code apposta per sparagli!

                fonte? una signora palestinese di Gaza.
                Alla quale immagino che l’esercito israeliano non veda l’ora di confidare direttive segrete, specialmente di questo tenore…

                ma niente, l’ha detto internet, è una cosa che “ci” conferma in quello che già sappiamo (crediamo di sapere) e quindi va bene;

                chi non ci crede? è un genocida!
                Non si discuet con i genocidi!
                Non stiamo a guardare il capello!
                Vergogna!!!
                😉

              • roberto scrive:

                pino

                “Roberto al massimo sostiene che è legittimo bombardare l’Iran ”

                no no, non sostengo questo!

                ho già scritto due volte che “israele : iran = russia : ucraina”, ma mauricius non mi legge perché gli piace attaccar briga

                ho semplicemente detto che quello di israele non è un crimine di guerra

                cioè, detto in modo più semplice, bombardare l’iran è un atto di guerra *di per sé illecito*, ma nel condurre un’operazione di guerra (illecita) non mi sembra che israele abbia commesso crimini di guerra

                poi, se qualcuno ha elementi diversi (la convenzione l’ho postata, basta trovare un elemento *materiale*, le battutine cretine di mauricius non valgono,che rientri nei casi previsto e quello sarà un crimine di guerra)

              • roberto scrive:

                devo ammettere che a livello di curiosità personale sono curioso di capire come dal mio messaggio delle 11.14
                https://kelebeklerblog.com/2025/06/29/abbiamo-tutti-i-nostri-problemi/#comment-956492

                una persona normalmente senziente possa dedurre
                “Quindi per voi tifosi del Genocidistan bombardare reattori nucleari è un’attività sicura e senza rischi. Buono a sapersi.”

                cioè parlavamo di “bombardare i siti nucleari è un crimine di guerra si o no” e mi sento rispondere che per me, tifoso dei genocidi, ovvio, “bombardare reattori nucleari è un’attività sicura e senza rischi”…ci sono una tale quantità di salti logici che….che…boh? non so che dire…

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Nel testo che hai copiaincollato, c’è scritto che condizione non è il fatto che siano liberate le forze pericolose (cioè la radioattività), ma che questa sia una possibilita. Quindi è il pericolo a determinare l’illecito, non la sua realizzazione.

                Tu sostieni che bombardare un reattore nucleare sia senza pericoli. Prendo atto.

    • PinoMamet scrive:

      ““Siamo pronti a accettare il ritorno a una mentalità come quella dei giuristi del diciannovesimo secolo che riservavano la protezione del diritto internazionale solo alle «nazioni civili»? Siamo disposti a assistere senza far nulla al ritorno al privilegio di una «civiltà occidentale» dietro la quale si nasconde un suprematismo sempre più aggressivo?”

      Assolutamente SI’!!!!!

      Dalla decolonizzazione, molti paesi hanno avuto 50, 60, 70 anni per amministrarsi da soli.
      E sono riusciti a produrre solo stragi etniche, dittatori e morti di fame.

      Certo, per i paesi francofoni c’entra anche lo sfruttamento da parte della Francia, ma la sinistra italiana ci ha insegnato che non è vero, il franco CFI o come cazzo si chiama è una bufala della destra.

      E poi mica tutti i paesi sono francofoni.
      La Libia è stata lasciata dagli italiani, e ha prodotto l’instabile mentalmente Gheddafi, e il dopo-Gheddafi che è ancora peggio.
      Torturatori e aspiranti dittatori che vengono a dare all’Europa lezioni di diplomazia.

      La Somalia è stata amministrata dall’Italia fino agli anni Sessanta: grandi lamentele da parte dei soliti nazionalisti sottosviluppati “gli italiani non sono capaci di amministrare gne gne gne, dovevano darla subito a noi”.
      Bene: via gli italiani, arriva Siad Barre….
      Via Siad Barre, comincia la guerra per fazioni e i morti di fame che si sparano sulle camionette.

      Ci sono paesi che, cacciati i colonizzatori, si sono amministrati egregiamente; o almeno bene; o almeno, si sono amministrati.

      Altri mi pare abbiano ampiamente dimostrato di non esserne capaci.

      Allora, o stanno buoni e non rompono, oppure un nuovo colonialismo non lo vedo tanto male, né tanto improbabile…

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ PinoMamet

        “SI’!!”

        Complimenti!

        Questa parodia del Feltri di Crozza è riuscita benissimo!

        😂😂

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • Moi scrive:

        Adesso cmq la Schlein sarebbe capacitarmi si denunciare lo scandalo del Franco CFA spiegando che lei non comandava ancora …. come per il Jobs Act.

      • Moi scrive:

        Più o meno …🫠

      • Miguel Martinez scrive:

        Per PinoMamet

        “Assolutamente SI’!!!!!”

        Mi piace il tuo intervento, perché dice senza peli sulla lingua una cosa abbastanza vera.

        Vale per i paesi che hai menzionato, per tutta l’America Latina, per una gran parte dell’Asia, anche se non per tutta.

        Vedo diverse possibili spiegazioni.

        La prima è l’effettiva superiorità della “razza bianca” (l’Uomo ArioGiudeo?). Era la tesi prevalente un secolo fa, e in effetti guardandoci attorno…

        La seconda è che i colonizzatori partono avvantaggiati: l’Inghilterra nel Seicento era povera quanto l’India, è a forza di saccheggi che è riuscita a diventare ciò che è diventata. Che la ricchezza è benessere, e benessere implica anche cose come “diritti umani”.

        La terza è che l’intero modello di sviluppo che viviamo abbia qualcosa di catastrofico dentro di sé.

        • PinoMamet scrive:

          Penso che sia assolutamente vera la terza.

          C’è da aggiungere una cosa.
          Noialtri che proveniamo da una formazione, diciamo, di sinistra, abbiamo sempre avuto l’illusione che l’umanità possa essere meglio di così .

          E, un po’ autopunitivamente, ci siamo sempre detti: se il mondo occidentale, l’Europa, l’Uomo bianco, la civiltà cristiana o come vogliamo chiamarla… ha fallito, è stato violento e prevaricatore…

          allora vuol dire che il resto del mondo è migliore, avranno imparato dai nostri errori, saranno saggi, innovatori, pacifici, non sfruttatori ecc.

          Invece il resto del mondo ha imparato da “noi” (se pure non la sapeva già prima, come io credo) una cosa sola, ma fondamentale: chi è più forte comanda e detta le regole.

          Dietro i tentativi afroamericani di riscrivere la Storia dell’umanità “senza bianchi”, dietro i diktat piccati dei sedicenti capi di governo libici che espellono per ripicca gli europei, dietro gli ultimatum di Erdogan che dice “fate come dico o vi innondo di immigrati”…

          dopo le motivazioni ufficiali, ma non tanto ben nascosto, c’è questo:
          “adesso siamo noi i più forti (sì illudono di esserlo, ma ci si stanno avvicinando) e vogliamo dettare le regole noi”.

          E allora, detto in tutta onestà, è un po’ come quei resoconti di carcerati americani che leggevo: non importano le tue convinzioni politiche fuori dal carcere, se hai tanti amici neri o se ti piace la musica rap: in carcere i bianchi stanno con i bianchi e i neri con i neri, stop.

          Se deve essere che chi è più vince detta le regole, allora trovo più saggio stare dalla “mia” parte, perchè credere ci staranno gli altri è una pia illusione: non lo faranno mai.

        • mondo parallelo scrive:

          Superiorità della razza bianca

          Poi, a metà del XX secolo, scoppiò una rivoluzione. I movimenti anticoloniali riuscirono a rovesciare i loro occupanti e si misero immediatamente al lavoro per rivendicare le proprie forze produttive. Il loro obiettivo era organizzare la produzione attorno ai bisogni umani locali e allo sviluppo nazionale. E ottennero un successo straordinario. Ma le potenze centrali non furono soddisfatte. Lo sviluppo sovrano significava che le popolazioni del Sud del mondo producevano per sé stesse e aumentavano il consumo delle risorse del Sud. Ciò ridusse la quota di risorse a disposizione del nucleo – rendendo questi input più costosi – e l’accumulazione di capitale divenne molto più difficile da realizzare.

          Per risolvere questa crisi, le potenze centrali – guidate da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia – intervennero. In molti casi, usarono la forza militare per rovesciare governi indipendenti e insediare al loro posto regimi compiacenti. Oltre a ciò, a partire dagli anni ’80, hanno imposto programmi di aggiustamento strutturale in tutto il Sud del mondo, smantellando le industrie sovrane, riducendo nuovamente il costo del lavoro e delle risorse e riorganizzando la produzione attorno alle esportazioni verso il centro, in posizioni subordinate rispetto alle catene globali delle materie prime. L’aggiustamento strutturale ha ripristinato l’assetto imperiale senza la necessità di occupazioni.

          https://www.jasonhickel.org/blog

          Boh, io la sapevo così.
          Per i dettagli occorre leggere il libro.

          • Francesco scrive:

            No, davvero hanno scritto “E ottennero un successo straordinario.”

            se mi passi i dati che lo mostrano posso smettere di rotolare in terra dal ridere

            grazie

            • PinoMamet scrive:

              Se ottennero un successo straordinario, come mai si sono re-indebitate con le potenze ex-colonizzatrici?

              credo che la realtà sia un filo più complessa.

              E semplificazione per semplificazione, mi tengo la mia:

              alcuni Stati ex colonia si sono saputi amministrare bene, altri così così; e altri per niente.

              L’Italia ha fatto affari con Menghistu e con Siad Barre, ma non li ha eletti, non li ha imposti e non li ha fatti cadere per sostituirli con altri simili- o peggiori.

              e per dirla tutta, persino il Negus, una volta tornato al potere, chiese agli italiani… di rimanere in Etiopia, perché c’era bisogno di loro.

              Adesso se la tirano che “siamo l’unico paese non europeo a non essere mai stato colonizzato”, che sarebbe una balla anche se fosse vero 😉 perché la Thailandia e forse anche altri non sono mai stati occupati neanche militarmente.

              e comunque, non solo sono stati colonizzati, ma hanno chiesto ai colonizzatori di rimanere…

              è un po’ diverso dallo scenario di una economia che ottiene un “successo clamoroso” e che viene poi rioccupata dai cattivissimi bianchi invidiosi e sfruttatori…

            • mondo parallelo scrive:

              Ideologia dello sviluppo
              Anni sessanta e settanta nel sud del mondo crescita del reddito del 3.2 per cento.
              Sei volte il tasso di crescita che si registrava sotto i governi coloniali
              Tutto documentato con note che non trascrivo perché non mi va di andare a sfogliare.
              Poi l’era dei golpe
              Poi l’era degli aggiustamenti strutturali
              Quelli che come da narrazione arrivava l’omino del FMI e diceva che nella tasca sinistra aveva un prestito e in quella di destra una pistola.

              • Francesco scrive:

                l’era dei golpe è mica composta da un golpe in Africa, uno in Medio Oriente e uno in Asia orientale? peraltro precedenti la crescita dei tassi di interesse negli anni 70 che portò i PVS a ricorrere al FMI?

                Chè il Terzo Mondo è tanta roba e molto diversa. C’è chi ha usato gli ultimi 60 anni per correre all’indietro, chi si è sviluppato di brutto e oggi chiama noi arretrati, chi ha seguito la sua strada e oggi cresce nonostante tutto, chi non ha mai combinato nulla e sembra copiare Haiti, chi sembra un romanzo distopico …

                Ciao

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “l’era dei golpe è mica composta da un golpe in Africa, uno in Medio Oriente e uno in Asia orientale? ”

                Credo che ce ne sia uno in corso anche negli Stati Uniti.

              • werner scrive:

                Gli aggiustamenti struttrurali si sono resi necessari perché si erano riempiti di debiti al punto che nessuno era più disponibile a dargli altri soldi.

              • mondo parallelo scrive:

                Francesco e Werner
                Terzo mondo bla bla bla
                Qui le nostre storie si dividono e io non ho nessuna voglia di trascrivere in intero libro
                nei commenti, anche se far questo, mi garantirebbe un sacco di argomenti.
                Attualmente il mondo è cambiato.
                Il Capitalismo è morente appunto per non avere più niente da sfruttare. Ha già sfruttato tutto quello che poteva sfruttare.
                Restano solo i risparmi degli europei.

              • Francesco scrive:

                >>> Il Capitalismo è morente

                aspetta, questa mi pare di averla già sentita! ora mi ricordo, era il millennio scorso e studiavo il pensiero di Marx al Liceo

                ed è diventata come le canzoni d’amore, un leitmotiv da cui non ci si può più staccare, stagione dopo stagione

                il capitalismo è sempre morente … e non muore mai! mannaggia a lui (o lei? sarà mica femmina?)

                Ciao!

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Francesco

                “l capitalismo è sempre morente … e non muore mai! ”

                Concordo, ed è la mia critica agli amici marxisti.

                Se il capitalismo è il sistema in cui tu se investi 10, vuoi ottenere almeno 11… solo i santi non sognano di avere sempre di più…

                Casomai, è il mondo che può morire, quando gli chiedi 11 e ha appena 10. Ma non il capitalismo.

              • mondo parallelo scrive:

                Il Capitalismo non è mai morto

                No, ma ora sembrerebbe gravemente ammalato.
                Cercasi medicina miracolosa.
                Nel frattempo prepararsi realisticamente al peggio.

              • Francesco scrive:

                mi stupisci … credevo avresti scritto “prepararsi al meglio”!

              • mondo parallelo scrive:

                Al meglio o al peggio

                Bella domanda.
                Intendevo dire che se non ci sarà un post-capitalismo, si andrà verso il peggio.
                O forse il capitalismo sopravviverà ma in modalità imprevedibili non necessariamente migliori.

        • Peucezio scrive:

          Secondo me il punto è che se giochiamo, ma le regole le stabilisco io in base a quale gioco so fare meglio, è scontato che vinco.

          E le stabilisco io se sono il più forte.

          Il problema è che si è imposto un modello a dei popoli cui non apparteneva: è naturale che non lo abbiano recepito adeguatamente e non vi si siano adattati.

          bastava, molto banalmente, lasciarli per i cazzo loro, come loro hanno fatto con noi (prima della nostra espansione in Africa i negri non ci hanno MAI invaso).

          • mondo parallelo scrive:

            Hickel

            A questo punto bisognerebbe scendere nei particolari. Stato per stato.
            Ma verrebbe fuori un commento lungo sei metri.
            La questione è che le risorse sulla terra non sono infinite. O le controlli con le armi: colpi di stato ecc poi metti al governo un fantoccio che inevitabilmente governerà male, ma non perché abbia dei limiti culturali o intellettivi, semplicemente perché è un fantoccio, oppure comandi con politiche economiche capestro e per questo non serve neanche l’esercito. Basta il Fondo Monetario Internazionale.
            Poi per carità, si potrà fare sicuramente una contro-storia dello sfruttamento. Ma io questa non la conosco se non per i cliché che
            giravano nei primi del Novecento e sono arrivati fino a noi.
            Roba tipo certi libri di Verne, o peggio ancora
            https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cinque_settimane_in_pallone

            • mondo parallelo scrive:

              Che poi, leggendo la descrizione di cinque settimane in pallone, vedo che siamo a metà 800′ e che Verne, per l’epoca, aveva idee piuttosto progressiste.
              Ma io ricordo le descrizioni di queste tribù infervorate e al limite della bestialità.
              Tra l’altro, anche se non c’entra niente, mi sono reso conto che Verne ha scritto una quantità di libri impressionante. Forse era un massone. Cosa che a me dice poco, ma vedo che qui interessa.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ mondo parallelo

                “Verne”

                Ne “I cinquecento milioni della Begum” Verne narra di due lontani parenti, un Tedesco feroce militarista e un Francese medico utopista, che ereditano ciascuno metà dell’immenso patrimonio di una principessa Indiana. Entrambi spendono i soldi per realizzare l’utopia dei loro sogni, in quei territori del Far West ancora senza uno Stato e che poi sarebbero stati visitato per davvero da Jack London. Il tedesco crea Stahlstadt, la città dell’acciaio, tutta fabbriche d’armi dove realizza giganteschi ordigni per lanciare gas asfissianti (anidride carbonica liquida). Il Francese crea Franceville, la città della Francia, dove vige la più rigorosa igiene così che tutte le malattie ne sono bandite.

                Naturalmente Stahlstadt è volta alla distruzione di Franceville…a non è questo quello che conta qui. È che Verne si premura di informare il lettore che Franceville viene costruita da coolies Cinesi, cui è impedito di immigrare nella città che hanno costruito e che dovranno ritornare al loro paese alla fine dei lavori. È proprio l’utopia in terra quella dove i Cinesi non devono entrare.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Francesco scrive:

                Che stupido il tedesco!

                aspettava pochi anni che la sovrappopolazione portasse al collasso i mangiarane e si risparmiava la fatica!

          • Francesco scrive:

            i Negri non ci hanno mai invaso

            se per caso ti riferisci all’emigrazione degli ultimi decenni, il punto dirimente è la crescita della popolazione

            che come sai nasce dalla minore mortalità alla nascita e dalla maggiore disponibilità di cibo

            trai tu le conclusioni

            • Moi scrive:

              Però a volte tutti invidiamo l’Islanda … almeno un po’.

              • Francesco scrive:

                io no, non ci sono alberi

                e tanto mi basta

                PS hai visto “La città proibita”?

              • PinoMamet scrive:

                A me l’Islanda mi fa cagare.

                Un’amica è in Iscozia: mi manda delle foto dalla Scozia d’estate che sembra la parte più sfigata dell’Appennino in inverno, solo più fredda 😉

                però ci sono bei laghi e fiumi, che mancano in Appennino, e i castelli sono fatti diversi.

            • Peucezio scrive:

              Francesco,
              io però parlavo di invasioni armate.

              • Francesco scrive:

                OK.

                Però allora non capisco il tuo ragionamento.

                magari ti rileggo!

                Ciao

              • Peucezio scrive:

                Ho riletto io.
                In effetti mi sono espresso male.

                Non ci hanno mai invaso con le armi tout court.
                Non ci hanno mai invaso neanche pacificamente prima che noi andassimo a “sfruculiarli”.

                Insomma, comunque la si giri, si facevano i cazzi loro e non rompevano le balle a nessuno, mentre noi siamo andati a rompergliele a loro.

              • Francesco scrive:

                Cazzo, erano branchi di selvaggi mai arrivati all’età del bronzo … come facevano ad andare a rompere il cazzo altrove?

                Si limitavano a combattersi tra loro come abbiamo sempre fatto anche noi.

                Su, siamo seri!

                Ciao

        • Francesco scrive:

          x Miguel

          1) sulla razza bianca avrei molte difficoltà a spiegarmi lo spettacolare fallimento dell’America Latina, che è bianca almeno quanto gli USA e il Canada

          2) per saccheggiare ci vogliono delle qualità, mica basta volerlo. per trasformare i proventi del saccheggio nella Civiltà occidentale ci vuole quel quid che stiamo cercando. per trasformare il fatto di essere saccheggiati in quello di essere parte dei Signori del Mondo occorre … questo mi pare ancora più interessante! ma non parlo coreano.

          3) il millenarismo non mi interessa, se declinato in senso politico

          sintesi: nessuna spiegazione mi pare minimamente convicente.

      • roberto scrive:

        Pino

        “Ci sono paesi che, cacciati i colonizzatori, si sono amministrati egregiamente; o almeno bene; o almeno, si sono amministrati.”

        sono sideralmente lontano da ogni considerazione del tipo “sentitevi in colpa per quello che hanno fatto gli schiavisti”, però nel tuo discorso c’è una cosa che mi sembra che tu sottovaluti: schiavitù-colonialismo hanno distrutto società per generazioni. Se io in un paese per 200 anni rapisco una percentuale della popolazione e poi per altri 100 impedisco in ogni modo la creazione di una società normale (perché i colonizzati non hanno nessuna possibilità di avere una qualsiasi responsabilità in alcun settore della società), poi non mi dovrei stupire se in 70 anni in quel paese non riescono a creare una società che da noi è il frutto di secoli di storia

        è un po la storia dei paesi dell’est. se per 50 anni sono stati abituati a vivere in un certo modo (società incredibilmente gerarchica, stato impiccione, zero spazio per le iniziative personali, se ti spacchi la schiena o non fai una sega alla fine avrai lo stesso panino…) non mi sorprende che 30 anni dopo quel tipo di società spunta fuori come una sorgente carsica

        o i sudafricani o gli statunitensi: hanno vissuto in una società basata sulla segregazione raziale fino a ieri, chi si stupisce se quella segregazione raziale non è ancora uscita da tutte le loro teste?

        • mirkhond scrive:

          Concordo con l’analisi di Roberto.

        • PinoMamet scrive:

          Roberto è sempre più razionale e ragionevole di me

          • mirkhond scrive:

            Credo che se gli imperi coloniali si fossero davvero ispirati a Roma, al suo modello di graduale estensione della cittadinanza a tutti i sudditi, col cooptare nuovi ceti indigeni nel tessuto imperiale metropolitano, oggi forse avremmo nazioni più sviluppate e più vicine al nostro modello di sviluppo.

            • Peucezio scrive:

              Io invece non lo credo, ne sono certo.

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              L’espansione era stata troppo veloce e la caduta lo è stata altrettanto.

            • Peucezio scrive:

              Mettiamocelo nella testa una cazzo di volta per tutte.

              L’egemonia romana, mediterranea diffonde ordine e civiltà.
              Quella germanica, settentrionale diffonde caos e sottosviluppo.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “romana”

                Solitudinem fecerunt, pacem appellant.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • roberto scrive:

                peucezio

                “L’egemonia romana, mediterranea diffonde ordine e civiltà”

                come sai è quello che dico sempre a mia moglie: quando i tuoi antenati affogavano la gente nel fango, i miei costruivano le strade per non sporcarsi le scarpe nel fango

                https://it.wikipedia.org/wiki/Ragazza_di_Yde

                (poi dormo sul divano. perché i tedeschi sono fatti così…)

              • Francesco scrive:

                >>> L’egemonia romana, mediterranea diffonde ordine e civiltà.

                Tipo le guerre perpetue tra Romani e Persiani? o le continue guerre civili tra Romani? o la ridicola incapacità di avere dinastie un minimo durature?

              • Peucezio scrive:

                E che importa?
                Il sistema funzionava.
                Lascia perdere i vertici, che contano fino a un certo punto.
                O le guerre periferiche.

                Resta il fatto che si sono civilizzate lande barbariche, che popoli selvaggi hanno visto i bagni, gli acquedotti, i ponti, le strade, il vivere civile in case di pietra o muratura e si sono abituati a usarli.

                Si è unificato il mondo di allora all”insegna dell’ordine, dell’efficienza, del vivere bene.
                Senza imporre una cultura estranea a popoli già civilizzati da prima (mentre oggi parliamo tutti inglese, l’Oriente non ha mai smesso di usare il greco, se non negli utilizzi meramente amministrativi e militari, anzi, erano i romani colti a sapere il greco, ma non viceversa).

                Io non riesco a immaginare un modello migliore, tanto che mi permetto di dire, anzi, affermo solennemente che Roma, prima che una città, uno stato, un impero, è un archetipo.
                L’archetipo del principio di universalità, prima romano-pagano, poi cattolico.
                Cioè l’idea dell’unione della differenza, dell’articolazione del mondo che trova una sintesi non omologante nell’Imperium universale.

                Questo dovrebbe rendere il nome di Roma caro e venerato a chiunque ami l’uomo e la civiltà umana.

              • Peucezio scrive:

                Pensa che perfino i cinesi, per adeguarsi ai modelli occidentali sul piano giuridico, hanno chiamato giuristi italiani per imparare il diritto romano.

                Cioè gente dalla civiltà plurimillenaria e ricchissima in un certo senso riconoscono non dico la superiorità (non si tratta di fare classifiche), ma l’universalità di Roma.

              • PinoMamet scrive:

                “Pensa che perfino i cinesi, per adeguarsi ai modelli occidentali sul piano giuridico, hanno chiamato giuristi italiani per imparare il diritto romano.”

                Questo non lo sapevo!

                Me lo racconteresti meglio?

                (Me l’hanno chiesto quest’anno scolastico alcuni studenti: se le leggi europee sono basate, in un modo o in un altro, sul diritto romano e sui suoi prinìpi, quelle extraeuropee invece?

                Sulle ex colonie, tipo India, si va sul sicuro: hanno di solito ereditato i sistemi degli ex colonizzatori.
                Ma la Cina? Il Giappone?
                Grazie!)

              • habsburgicus scrive:

                Pensa che perfino i cinesi, per adeguarsi ai modelli occidentali sul piano giuridico

                Oliviero Diliberto (già Ministro della Giustizia nel gabinetto D’Alema), quello che guidò la fronda contro Bertinotti ponendo di fatto termine alla prima Rifondazione !
                è stato invitato a insegnare in Cina

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “archetipo”

                Non ci brindiamo la parte per il tutto.

                Che il diritto privato, gli acquedotti e le strade di Roma abbiamo raggiunto il vertice delle realizzazioni umane oserei dire passate, presenti e future stanti le condizioni materiali dell’epoca è indiscutibile.

                Che cio’ sia rapidamente degenerato in guerre civili continue fra signori della guerra lo riconosceva pure Toynbee. E che si basasse su un massiccio ricorso allo sfruttamento disumano del lavoro servile – specie nelle campagne – anche.

                Poi, certo, sul piano simbolico la preminenza di Roma è universale.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • roberto scrive:

                Pino

                “ Il Giappone”

                Per il Giappone il codice civile (risale a prima della II guerra mondiale) è largamente ispirato dal codice civile tedesco, e stessa cosa per il codice di commercio

                La costituzione in pratica è stata scritta dagli americani che hanno esportato anche cose come il diritto della proprietà intellettuale e il diritto antitrust

                Per il resto (diritto penale o amministrativo) non saprei

                Per curiosità all’Università di Bologna c’è un corso di diritto cinese tenuto da una simpatica professoressa che se ne occupa da trent’anni

              • Francesco scrive:

                Peucezio

                e l’Impero Usano allora? non garantisce le stesse cose senza neppure aver bisogno di sottomettere i paesi che vi entrano? ognuno a casa propria parla la lingua che vuole (italiano, tedesco, giapponese, francese) e l’inglese serve per comunicare tra le diverse culture.

                Certo, la sublime bellezza degli acquedotti romani non ha pari ma in cambio quelli hanno inventato il basket.

                E fino al pazzo col gatto arancione in testa avevano un sistema istituzionale stabile, funzionante, abbastanza pacifico.

                Ciao!

        • roberto scrive:

          Scusate il doppio “raziale”, fa sanguinare gli occhi pure a me….

        • Andrea Di Vita scrive:

          # Roberto

          “teste”

          OAAR!

          Aggiungo che il giorno dell’indipendenza dell’allora Congo Belga in tutto il paese i cittadini Congolesi laureati erano dodici. Di questi dodici, quelli laureati in agraria – in un paese dove la maggioranza campava di agricoltura di sussistenza – erano… uno.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • roberto scrive:

            andrea

            “i cittadini Congolesi laureati”

            sono sorpreso che ce ne fossero addirittura 12 anche perché le prime università congolesi sono state create a ridosso dell’indipendenza (a kinshasa è stata creata la prima univeristà francofona in africa, ma direi che siamo proprio alla fine degli anni 50) e immagino che non fossero frequentate da molti congolesi

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Infatti le università del blocco socialista ricevevano un gran numero di studenti dalle ex colonie.

            • Francesco scrive:

              e pure quelle del blocco capitalista, credo

              che poi andavano nella colonie a fare le rivoluzioni

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Per studiare nel blocco capitalista dovevi pagare, per studiare all’Universita Lumumba (già questo dovrebbe farti accendere la lampadina) di Mosca, no. Per cui capisci che da una parte si formavano i camerieri dei vecchi padroni coloniali, dall’altra i rivoluzionari.

              • Francesco scrive:

                Ehm, no, purtroppo per i paesi poveri quelli che studiavano nelle università dei paesi capitalisti ne uscivano imbevuti di marxismo e facevano le rivoluzioni.

                Poi mandavano i rampolli a studiare a Mosca e ne uscivano gerarchetti di partito.

                O mi sbaglio?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Cioè abbiamo il paese africano decolonizzato nel 1960, il ragazzo che va a studiare in Occidente e torna marxista a fine anni ’60. Poi ha un figlio che va all’università negli anni ’80 inoltrati… e la Guerra Fredda è finita?

              • firmato winston scrive:

                Uno che mi viene in mente su due piedi c’e’, ed e’ fra i piu’ rappresentativi: Pol Pot.
                Pure l’attuale fuhrer della corea del nord pare abbia a lungo risieduto e studiato, sotto falso nome, in un collegio svizzero.

        • firmato winston scrive:

          @roberto
          “è un po la storia dei paesi dell’est. se per 50 anni sono stati abituati a vivere in un certo modo (società incredibilmente gerarchica, stato impiccione, zero spazio per le iniziative personali, se ti spacchi la schiena o non fai una sega alla fine avrai lo stesso panino…) non mi sorprende che 30 anni dopo quel tipo di società spunta fuori come una sorgente carsica”

          Questo che dici e’ interessante e sarebbe da meditare in senso autocritico, perche’ descrive la deriva ipernormatizzata e decadente che ha preso da tempo la nostra societa’ e di cui di solito, distratti e alienati da microproblemi sempre piu’ irrilevanti, immaginari e autoamplificanti, non ci rendiamo conto (vedere le interessanti analisi circa la decadenza dell’impero romano nella palude della burocrazia di Joseph Tainter, c’e’ un breve riassunto su wikipedia).

          Stiamo autocolonizzandoci?

          Del resto ci fu fin dall’inizio chi, avendone gia’ sperimentata amara esperienza all’est, mise in guardia da quelle che sembravano in prospettiva delle sinistre similitudini fra l’evoluzione politica dell’URSS e quella, ambita nei suoi vertici e nei suoi sostenitori, della UE.

          Per chi ha qualche cultura sull’argomento, cio’ ricorda da vicino anche la preoccupazione del grande etologo (anzi fondatore dell’etologia) Karl Lorenz: constatando il processo di autoaddomesticamento dell’uomo, evidenziava che gli animali addomesticati sono sempre piu’ stupidi e fisicamente deboli (e pure piu’ brutti, date un’occhiata a certi cani e gatti 😉 ) del corrispondente naturale.

  34. tomar scrive:

    Quello che ho postato era la parte conclusiva dell’articolo di Mario Ricciardi “Il test morale che le nazioni «civili» stanno fallendo” pubblicato sul Manifesto di oggi.

  35. Moi scrive:

    The black Americans suing to reclaim their Native American identity

    Their ancestors were black slaves owned by Native Americans. Now they’re suing the Creek nation to fully restore their citizenship

  36. Moi scrive:

    @ROBERTO /MIRKHOND / PEUCEZIO

    Premesso che NON credo che voi l’ abbiate mai fatto personalmente:

    AI OVERVIEW

    sui rischi della “Frisella a Mare” :

    Bagnare le friselle nell’acqua di mare può comportare rischi per la salute. L’acqua di mare può contenere batteri, virus e tossine che possono causare infezioni o intossicazioni alimentari. Inoltre, l’alta salinità dell’acqua di mare può portare a disidratazione e altri problemi di salute.
    Ecco alcuni dettagli sui rischi specifici:
    Inquinamento:
    L’acqua di mare, soprattutto vicino alla costa, può essere inquinata da scarichi fognari, idrocarburi provenienti da imbarcazioni e altre fonti, aumentando il rischio di infezioni.
    Batteri e virus:
    L’acqua di mare può contenere batteri come Escherichia coli, Salmonella o Norovirus, che possono causare infezioni gastrointestinali.
    Tossine:
    Le alghe tossiche e altre sostanze secrete da organismi marini possono essere presenti nell’acqua e causare irritazioni o intossicazioni se ingerite.
    Salinità:
    L’eccessiva quantità di sale nell’acqua di mare può causare disidratazione, nausea e vomito.
    Effetti sulla salute:
    Le infezioni o intossicazioni alimentari possono portare a diarrea, febbre, malessere generale e, in casi gravi, disidratazione e altre complicazioni.
    In sintesi, è sconsigliabile bagnare le friselle nell’acqua di mare a causa dei potenziali rischi per la salute derivanti da contaminanti e dalla sua elevata salinità.

    • roberto scrive:

      no non l’ho mai fatto e non ho mai sentito nessuno che lo facesse prima dell’avvento di tiktok

      ciò detto, se uno non fa il bagno nella fogna magari un goccio d’acqua di mare non è così pericoloso (…dai non vi è mai capitato nuotando di “bere” un po’ d’acqua?). Mi sembra un’idea stupida più che pericolosa, anche perché semplicemente le friselle già sono saporite, se ci metti pure l’acqua salata rischi il disastro culinario

      • Moi scrive:

        Poi c’ è una discreta differenza tra le acque di oggi a poche decine di metri dalla costa a bordo di un gommone in un molo di città (come vediamo fare, perfino con i piedi a mollo) … e a decine di miglia marine con un’ imbarcazione a vela dall’ Ottocento in giù (come romanticamente viene evocata la “tradizione” …) , probabilmente gente che aveva friselle dure come sassi e doveva ammorbidirle senza sprecare acqua potabile.

  37. Moi scrive:

    https://www.open.online/2025/07/09/gaza-usa-rubio-sanzioni-francesca-albanese-reltrice-onu/

    Gaza, Rubio: «Sanzioni Usa contro Francesca Albanese, relatrice Onu per i territori palestinesi»

    • Francesco scrive:

      E come si fa a sanzionare una singola persona?

      • Moi scrive:

        Mi pare che i Vigili Urbani non facciano altro …

      • Andrea Di Vita scrive:

        @francesco

        “sanzionare”

        Blocco dei conti correnti, blocco su tutti i social, e soprattutto sanzioni a chiunque abbia rapporti con la persona bloccata (da chi ti compra la macchina usata a chi ti vende un televisore o un frigorifero). Ci stanno provando anche col presidente della Corte dell’Aja che ha rinviato a giudizio Netanyahu. In un mondo dove tutto lascia una traccia elettronica, sanzionate pesantemente qualcuno diventa molto facile. Uno Stato sanzionato ha mille modi per aggirare le sanzioni; un individuo di solito no. Per esempio, i sionisti hanno comprato inserzioni su YouTube dove diffamano la Albanese. Questa, sanzionata, non può fare altrettanto per difendersi. E in un mondo dove YouTube è una delle principali fonti di informazione ciò è quasi una morte civile.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • roberto scrive:

          Andrea

          “blocco su tutti i social, e soprattutto sanzioni a chiunque abbia rapporti con la persona bloccata”

          Sicuro?

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ roberto

            “sicuro?”

            Così ho letto in Rete.

            Hai altre informazioni?

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • roberto scrive:

              Beh per esempio la pagina di X dell’albanese sta sempre lì…poi a naso sanzioni a cascata (sanzioni a chi ti vende il frigo?) mi sembrano un pochino esagerate e difficilmente applicabili

              Sempre a naso sarà un congelamento dei beni negli usa e un divieto di ingresso negli usa, che sono rotture di cazzo ma non drammi. Essendo gli USA, saranno poi sanzioni senza alcun rimedio giurisdizionale

              E quando dico “a naso” mi baso su quello che già la prima amministrazione Trump aveva deciso contro il chief prosecutor della corte penale internazionale (li le sanzioni riguardavano anche la famiglia stretta delle persone sanzionate)

              Cercherò la decisione

              • roberto scrive:

                Andrea
                trovata!

                questa è la decisione du rubio

                https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2025/07/sanctioning-lawfare-that-targets-u-s-and-israeli-persons

                che non dice quali sanzioni impone (santiddio ma davvero è la psicopolizia orwelliana!!! da leggere…) ma rinvia all’executive order qui sotto

                https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/02/imposing-sanctions-on-the-international-criminal-court/

                dice section 1(a)
                “All property and interests in property that are in the United States, that hereafter come within the United States, or that are or hereafter come within the possession or control of any United States person, of the following persons are blocked and may not be transferred, paid, exported, withdrawn, or otherwise dealt in”

                mi sembra quindi che riguarda i beni negli stati uniti che sono bloccati

                poi section 2 viete le donazioni alle persone che hanno i fondi bloccati

                e poi effettivamente la sezione 3 vieta “the making of any contribution or provision of funds, goods, or services by, to, or for the benefit of any person whose property and interests in property are blocked pursuant to section 1 of this order;”

                a questo punto in effetti twitter dovrebbe chiudere il conto dell’albanese perché mi sembra un “servizio” e twitter ha sede negli USA (almeno credo…). però a tutt’oggi la sua pagina è sempre là

                non credo invece che ci siano problemi a comprare un frigorifero in europa

        • PinoMamet scrive:

          “da chi ti compra la macchina usata a chi ti vende un televisore o un frigorifero”

          dubito che gli USA sappiano da chi compra il frigorifero la Albanese, e abbiano qualche interesse a sanzionarlo…

          credo che nella pratica vorrà dire solo che la Albanese non potrà aprire un conto in banca negli USA e non le daranno il permesso di andarci o tornarci.

          Che è una bella rottura di scatole, d’accordo, ma non vuole dire che bombarderanno il Bricocenter o la Conad se ci entrerà la Albanese 😉

          • PinoMamet scrive:

            Ecco qua:
            “Si tratta ora di capire di quale entità saranno le sanzioni annunciate dagli Stati Uniti. Rubio non ha fornito indicazioni in merito. Tra le ipotesi, quella che Albanese non possa entrare negli Stati Uniti, e che i suoi eventuali beni nel paese – sempre che ne abbia – vengano posti sotto sequestro.”

            https://www.ilsole24ore.com/art/chi-e-francesca-albanese-relatrice-onu-gaza-destinataria-sanzioni-usa-AH4i0JeB?refresh_ce=1

            • Peucezio scrive:

              Io non ho mai capito che diritto hanno gli stati a sequestrare i beni di un cittadino per motivi politici.

              A me pare la negazione totale dello stato di diritto.

              • roberto scrive:

                peucezio

                “per motivi politici”

                secondo me nessuno e infatti a parte trump non lo fa nessuno

                tra l’altro, al primo giro trump aveva sanzionato il procuratore della corte penale internazionale che indagava su non mi ricordo quale inutile strage compiuta da soldati americani, e lì ancora ancora capisco (pur trovandolo scandaloso politicamente e moralmente) il ragionamento…non è un motivo politico, quello avrebbe veramente fatto arrestare cittadini americani

                ma stavolta? se la prende con una che non conta un cazzo e che si limita a parlare!

                vabbé è trump…io continuo a pensare che è più o meno belzebù, la cosa peggiore che sia capitata all’umanità dalla II guerra mondiale in poi

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                beh, no, il sequestro dei beni russi anche in Italia?

                Mica è gente che ha violato qualche legge o regolamento italiano incorrendo in una sanzione: se non è politica quella.

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                “non è un motivo politico, quello avrebbe veramente fatto arrestare cittadini americani ”

                Ma sono comunque scelte politiche.
                Cioè il tuo paese e i tuoi soldati corrono dei rischi e prendi decisioni arbitrarie per difenderli.

                Per me non è politico quando applichi sanzioni previste per l’infrazione di norme di legge: non paghi le multe e ti faccio il fermo amministrativo della macchina.

              • roberto scrive:

                peucezio

                “Ma sono comunque scelte politiche.”

                non sono d’accordo. il procuratore persegue un certo tipo di comportamenti. vede che ciccio ha torturato e violentato prigionieri e spicca un mandato di cattura

                la albanese si limita a dire “ciccio tortura e violenta, fate qualcosa”

                le due situazioni non sono nemmeno lontanamente paragonabili

        • PinoMamet scrive:

          “er esempio, i sionisti hanno comprato inserzioni su YouTube dove diffamano la Albanese. Questa, sanzionata, non può fare altrettanto per difendersi.”

          Si vede che non sono ancora entrate in vigore le sanzioni 😉 perché i miei amici antisionisti mi postano vagonate di video e link pro-Albanese, che bilanciano perfettamente quelli anti-Albanese che mi postano i sionisti 😉

          (ce n’è uno in cui un suo interlocutore le chiede se per lei Hamas è un movimento terrorista, lei svicola, poi dice che per l’ONU Hamas non è classificato come movimento terrorista, poi fa il gesto offensivo della manina che fa bla bla all’interlocutore…
          il quale da parte sua sembra intestardito sul volerle farle la dichiarazione…

          la terza elementare! entrambi)

      • roberto scrive:

        francesco

        “E come si fa a sanzionare una singola persona?”

        gli blocchi i conti, gli impedisci di entrare nel tuo paese…anche l’europa lo fa (c’è un contenzioso ricchissimo davanti al Tribunale UE…qui nel mondo civile sono decisioni attaccabili e ci saranno almeno un centinaio di sentenze che danno ragione ai tizi che si vedono i fondi congelati…)

  38. Moi scrive:

    @ MONDO PARALLELO

    Il Capitalismo È un Sistema di Produzione … NON c’entrano un cazzo le minkiate woke per cui sarebbe uno Strumento di Potere del Maschio Bianco Etero Cis Binario.

    L’ unica cosa che può eliminare il Capitalismo è la Guerra Nucleare Totale : in un Deserto PostAtomico con la terra non più coltivabile … in cui l’unica forma di sostentamento è la Razzìa.

    • mondo parallelo scrive:

      Guerra nucleare e terra arida con razzia

      Infatti. Il Capitalismo sta provvedendo.

    • Francesco scrive:

      la razzia è un sistema di produzione parassitario e di brevissimo periodo, senza contadini da razziare

      hai guardato troppo Ken il Guerriero!

      ciao

      • Moi scrive:

        I Grandi Capitalisti andranno al sicuro su Elysium … tu rimarrai sulla Terra, nel Deserto Post Atomico, come Campione della Sacra Scuola del Cane di Mustafà 😉

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Moi

      “Il Capitalismo È un Sistema di Produzione … NON c’entrano un cazzo le minkiate woke per cui sarebbe uno Strumento di Potere del Maschio Bianco Etero Cis Binario.”

      Sì e no.

      1) Il capitalismo NON è uno “Strumento di Potere del Maschio Bianco Etero Cis Binario”

      2) il capitalismo NON è un “Sistema di Produzione”. E’ un sistema dove se metti 10, vuoi ottenere almeno 11. Se quell’1 in più c’è, bene; e se non c’è lo metti in conto ai tuoi figlioli.

      • Francesco scrive:

        Miguel

        un sistema in cui metti X ed estrai X+1 è esattamente la definizione di un sistema di produzione!

        se metti X ed estrai X-1 è il socialismo reale

        se metti X ed estrai X è fatica sprecata

        😀

        Francesco u’economista

        • paniscus scrive:

          “un sistema in cui metti X ed estrai X+1 è esattamente la definizione di un sistema di produzione!”—-

          Ok, ma se l’oggettiva insufficienza di risorse (in assoluto) non te lo permette, allora diventa impossibile estrarre di più di quello che si è messo, e quindi non può funzionare come sistema di produzione.

          Non è che non funzioni perché l’investitore non è stato abbastanza bravo, la realtà è che non funziona perché proprio non può funzionare, per oggettivi limiti materiali.

        • MOI scrive:

          X-Y … ove Y sono le conseguenze (roba da Menagrami Green) NON immediate. Già perché purtroppo l’ ingenuo Antropocentrismo nel 2025 è cringe .

  39. Peucezio scrive:

    Un aggiornamento che potrebbe interessate quantomeno ad Habsb., ma magari non solo.

    https://blog.messainlatino.it/2025/07/nuove-prove-confermano-il-rapporto.html?m=1

    La cosa divertente è vedere il modo maldestro con cui si giustificano questi coglioni.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Nuove prove un cazzo: il documento postato dice chiaramente che secondo la maggior parte dei vescovi la cosa stava portando più danni che benefici. Cioè il contrario di quello che sostenete voi.

      La domanda quindi è: non sapete comprendere un semplicissimo testo in italiano, oppure c’è disonestà intellettuale.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        No, scusami: ho capito fischi per fiaschi io: ho confuso i due moti propri! Chiedo immensamente venia.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        MPSP e non MPTC…

        Ha ragione Peucezio quando dice che gli acronimi sono una sciagura.

      • paniscus scrive:

        ” il documento postato dice chiaramente che secondo la maggior parte dei vescovi la cosa stava portando più danni che benefici. “—

        Veramente il “documento postato” NON si legge proprio, l’unico link dice che quel blog non esiste più.

    • Peucezio scrive:

      Nel frattempo il blog risulta stranamente oscurato.
      Non sono un paranoico complottista, per cui mi auguro sia un problema tecnico passeggero.

      Non il blog di Miguel, quello che parla di queste cose.

  40. Peucezio scrive:

    No, non è stato un problema tecnico, ma una rimozione volontaria (a volte si è troppo poco complottisti):

    https://www.youtube.com/live/yVBitPzS-ZQ

    Cioè è una vera e propria operazione di censura.

    • Peucezio scrive:

      La disponibilità del libro su Amazon però è stata ripristinata:
      https://www.amazon.it/liturgia-non-uno-spettacolo-questionario/dp/B0FGTFD2WZ?_encoding=UTF8&dib_tag=se&dib=eyJ2IjoiMSJ9.Yz33y_Vretp0ksxsnUpVvh-UhvXSna0Xe2iyprsMOkj4J-Zy4Qvba4Z7YuK9yQ_TUWPfxpuRd5aaDrGxQUpzdQ.Y09kIT9Pq452iXJ5FxzWQT1LRs0dcdOr_s05MqaEDmc&qid=1752242398&sr=8-1

      Lì probabilmente ci sarà davvero stato un problema tecnico.

      Per il blog no invece: i curatori hanno ricevuto una mail che parla di violazione di policy, che sostengono non esista, perché pare sia solo una piattaforma, un’infrastruttura fisica, su cui paghi lo spazio, non uno spazio telematico, come può essere un social, dove devi sottostare a determinate condizioni.

      Qui è davvero difficile capire cosa stia succedendo.

      Se per caso siano stati censurati per qualche post sull’omosessualità nella dottrina cattolica e casualmente sia coinciso temporalmente con questa faccenda dei documenti sul Traditionis Custodes…
      Mi parrebbe strano che la Chiesa Cattolica, sia pure per difendere posizioni progressiste, abbia un qualche potere di veto su piattaforme telematiche.
      Ma è anche vero che quando si tratta di progressisti vs conservatori è possibile ci siano alleanze trasversali, cioè esponenti della Chiesa di orientamento ultraprogressista abbiano agganci e soprattutto presentino certi contenuti come fascio-nazi-reazionari omofobi, transfobici e quant’altro (andare a spiegare retroscena su questoni di liturgia incomprensibili ai più credo sarebbe pochissimo efficace).
      Difficile capire cosa sia accaduto.

      Anche perché, come sempre accade in questi casi (recentissima, in tutt’altro ambito, la censura a Yasmina Pani e Immanuel Casto, non so se avete seguito il caso) la delazione è sempre anonima e perfino le motivazioni non sono mai esplicitate se non in modo genericissimo.

  41. Moi scrive:

    @ PINO MAMET
    AI Overview

    In Islanda non ci sono castelli nel senso tradizionale europeo, ovvero grandi strutture fortificate costruite per scopi militari e di rappresentanza. Questo è dovuto a diversi fattori storici e ambientali.
    Ecco perché non troverai castelli in Islanda:
    Mancanza di risorse e materiali:
    L’Islanda è un’isola con risorse limitate, soprattutto legname, che è fondamentale per la costruzione di grandi edifici. Le case islandesi tradizionali erano spesso costruite in legno e torba, materiale isolante ma non adatto a costruzioni di grande scala.
    Storia diversa:
    L’Islanda non ha avuto lo stesso sviluppo feudale e le stesse esigenze di difesa militare delle regioni europee dove i castelli erano comuni.
    Paesaggio e clima:
    Il paesaggio islandese, con la sua natura selvaggia e vulcanica, e il clima rigido hanno reso più difficile la costruzione e la conservazione di strutture imponenti.
    Invece di castelli, ci sono altre attrazioni:
    L’Islanda offre paesaggi unici, geyser, sorgenti termali, cascate, campi di lava, e formazioni rocciose particolari, come il Dimmuborgir, che viene anche chiamato “castelli tenebrosi” per la sua forma suggestiva.
    Invece di castelli, si possono trovare:
    Edifici storici in legno e torba:
    Alcuni edifici antichi, come la chiesa di Búðakirkja, sono stati conservati o ricostruiti.
    Insediamenti abbandonati:
    Come Núpsstaður, un villaggio abbandonato che offre un’idea della vita tradizionale islandese.
    Paesaggi naturali unici:
    Campi di lava, ghiacciai, cascate, e altre meraviglie naturali sono le vere attrazioni dell’Islanda.

    • PinoMamet scrive:

      Il fatto che non ci siano castelli è senza dubbio positivo, ma l’Islanda mi fa cagare lo stesso 😉

      • Moi scrive:

        Ma come … non ti piacciono i castelli ?! … Mai sentito nessun altro dirlo prima.

        • PinoMamet scrive:

          Sei ironico?
          Non mi pare una cosa così strana… non mi piacciono i castelli e non mi piace il Medioevo.

          • Moi scrive:

            Va be’ … ma l’architettur, l’ arte.

            NON è che chi va a visitare le Piramidi Maya in Messico ha nostalgia dei sacrifici umani per paura che il 🌞 sole non risorga.

            • Moi scrive:

              A proposito: un Professore Italiano che insegna “SocioStoria” più meno negli USA raccontava in un’ Intrvista lunghissima che quando provava a contestualizzare dei fatti non conformi alla woke odierna si sentiva rispondere:

              “So what ?! … I just got to know that now, so it’s right now to me !”

              … E stiamo diventando così anche on Italia, ove il Culto Identitario del Grande Passato sempte

              • Moi scrive:

                Sempre più “passato” e forse non poi così tanto “grande” … lo avvicina tutto al Fassssismo.

              • Moi scrive:

                La Schlein ha quella mentalità Americana lì: si è capito inequivocabilmente e definitivamente quando definì “vecchia fontana” la Barcaccia del Bernini imbrattato da ZeKKe di Ultima Generazione.

                Se facessero una roba così in Cina con un patrimonio artistico paragonabile (e sono fra i pochi al Mondo ad averne), le FFdO aprirebero il fuoco..

            • Peucezio scrive:

              Moi,
              credo che a Pino non piacciano proprio esteticamente.

              Io devo dire che li trovo talmente diversi che farei fatica ad esprimere un gusto.
              Mi piacciono i castelli italiani (già diversissimi fra loro). Amo molto quelli federiciani in Puglia per la limpidezza delle linee.

              Ma il tipico castello coi merli da illustrazione da fiaba per bambini non mi dice granché.

              In generale poi non ho tutto questo amore per queste architetture militari, austere: preferisco le chiese o i palazzi nobiliari sfarzosi, goderecci.

          • Moi scrive:

            Cmq si sa:

            “È vicina a Padova, l’ Islanda !”

            [cit.]

            😀😃😄😆

          • Moi scrive:

            Di solito con i Castelli la prima reazione è:

            “… ah, quanto mi piacerebbe viverci !”

            Dai semianalfaberti, agli intellettuali … da Rita De Crescenzo a Chiara Ferragni.

            • mondo parallelo scrive:

              Quando ci invaderanno i Bielorussi ci rifugeremo (con la i o senza?) nei castelli e li bersaglieremo dall’alto delle mura e dei torrioni con i nostri archi con frecce a ventosa.
              Poi finita la battaglia andremo tutti a mangiare una pizza.

            • Ros scrive:

              Moi: “Di solito con i Castelli la prima reazione è: “… ah, quanto mi piacerebbe viverci !”

              di solito🙄 …
              ma noi, però “Abbiamo sempre vissuto nel castello”
              👻

              https://www.adelphi.it/libro/9788845923661

            • PinoMamet scrive:

              Che sappia io con i castelli la prima reazione di solito è “bello ma non ci vivrei”, come Venezia.

              A me non sembrano neanche belli.

              Sono gusti, oh! Sarò padrone di non trovarli belli??

              • roberto scrive:

                a me piacciono piuttosto quelli tipo loira (a chenonceau ci vivrei volentieri)

                i castelli medioevali, modello “fortezza” li trovo divertenti da visitare ma cupi, non ci faccio delle pazzie neanche io. Magari mi piacciono come sfondo di un paesaggio (ma non davanti alla mia reggia per favore, dalle mie finestre voglio vedere unprato, un laghetto, un giardino all’inglese e un pub)

            • paniscus scrive:

              “Dai semianalfaberti, agli intellettuali … da Rita De Crescenzo a Chiara Ferragni.”—

              Cioè, assumendo che il parallelo sia coerente, se associ Rita De Crescenzo con la categoria dei semianalfabeti (il che è del tutto vero), allora identifichi Chiara Ferragni con quella degli INTELLETTUALI????

  42. Moi scrive:

    @FRANCESCO

    Troppo garantismo, troppo buonismo … il Diritto Penale dovrebbe riscoprire la semplicità e l’ efficacia del Codice di Hamurrabi.

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