Denaro

L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori.

Timoteo 1,6:10

Incontro le piccole donne delle cure, le Donne Ragno.

L’Intelligenza Artificiale ha appena ucciso un’altra filiale di banca, e tessendo la loro rete, le aracnidi se ne sono impossessate.

Dove un tempo c’erano sportelli, ci sono le anziane del rione che provano costumi di carnevale, vestendosi da streghe e principesse, e sorridono tutto insieme imbarazzate e felici, e cerco di immaginarmi il viso di ciascuna da giovane.

Mi raccontano la storia di una donna con tre figli, di cui uno con uno di quei problemi che hanno una sigla buffa che non ti ricordi, il marito così manesco che quando sono intervenuti i servizi, riempiva di botte anche i figlioli che quindi non osavano più andare a scuola e li hanno bocciati; e lei a lavorare per mantenerli, mentre il marito le rubava gli assegni familiari.

E a dicembre la padrona di casa ha mandato la forza pubblica per sfrattarli di casa.

Adesso andranno in una casa protetta, ma lei deve rientrare a una certa ora, mentre lei lavora in un albergo e fa ore imprevedibili, e non si sa se la butteranno fuori dalla casa perché rientra tardi, o dal lavoro perché scappa troppo presto.

Dietro gli assegni rubati, la padrona di casa che manda la polizia, la paura di perdere il lavoro, non sentite addosso tutta la potenza di Denaro?

Le nostre vite – la mia quanto le altre – ruotano attorno a una fantasia, che nessuno ha mai visto.

Denaro non è pane, perché compra pane; non è tetto, perché compra tetto; non è bomba, non è terra. Le cose che sono, gli sfuggono finché non riesce a predarle – per un po’ ancora, le nuvole o i nostri sogni, nella misura in cui il denaro non li invade.

Denaro è solo una fantasia di domani: ali che frullano nel cervello fantasticando delle cose in cui lo potremo trasformare. Denaro diventa vivo solo nell’istante in cui muore, trasformandosi in qualcosa che comunque né tu né io abbiamo adesso.

Leon Rosselson, uno dei più grandi poeti dei nostri tempi, cantò Money matters. Dove “matter” unisce tutto ciò che è fondamentale, dalla materia scolastica alla madre alla madera, il legno vivo; solo che è, incredibilmente, verbo.

“Il piccolo Alexander Cecil,
figlio ed erede di Lord Landlander, aveva appena sette anni quando divenne milionario.
Mise il dente sotto il cuscino, che ragazzo fortunato!

Denaro sorge dalle fogne; causa tutti i mali che cura.
avvelena i fiumi, abbatte gli alberi. Denaro è il proprio male.
Mota benedetta e santa discarica, Trasforma la fatica in pane e burro, camicie e scarpe in stracci e rottami. Money matters!

Paolo coltivava il suo lotto di terra
per nutrire moglie e figli.
Finché non vennero a bussare gli uomini con il fucile, Paolo capì il suggerimento e fuggì.
Ora i suoi figlioli sono malnutriti
e Denaro si sviluppa dove un tempo cresceva cibo.

Come le mosche sulle feci, Denaro genera
propagando semi sterili.
Denaro incendia e violenta e saccheggia
strappa le vite alla radice
risucchia la linfa dai nostri desideri,

onora i truffatori, gli schifosi, i mentitori,
trasforma i saggi in folli e i folli in saggi,

Denaro regna!

Artista, anarchico e burlone, Piero Manzoni pensava fosse una furbata
mettere la sua ricchezza di sterco in lattine
per mostrare il suo scherno verso l’arte borghese.
Oggi il suo sterco è richiesto dal mercato
e ogni lattina si vende a ventimila sterline.

Nulla sfugge alla sua presa,
Rende putrido tutto ciò che tocca
Sporca il pelo e incatrama le piume
Imprevedibile come il tempo.
Cuori duri di un mondo vuoto, Denaro chiama e molti seguono, la felicità è il premio che promette.

Chi comprò il bambino per adottarlo
fece un piano che sembrava astuto:
ammazziamo il ragazzo e facciamolo a pezzi
Vendiamone reni, cuore e fegato
Organi sani valgono una fortuna, quando il mercato è a favore di chi vende.

Capanne di cartone, capanne di latta, immondezzai dove rovistare,
occhi che accusano, pance vuote. Stranieri nel mondo dell’abbondanza.
Denaro non si lascia controllare. Ciò che si può vendere, si venderà
Che il futuro paghi il conto.

Denaro uccide!

Potremmo fare un mondo senza?
Non so come potremmo riuscirvi.
Ma dimmi ora, se non è vero, che Denaro guasta la terra.

Money Matters, Leon Rosselson
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63 risposte a Denaro

  1. Lem scrive:

    Grazie per avermi fatto scoprire Leon Rosselson!
    Il denaro è onnipotente in una società in cui chi possiede molto denaro ha plasmato le istituzioni politiche in modo da rendere appunto il denaro onnipotente. L’economia che prevale sulla politica storicamente è un’anomalia, il potere dei mercanti o dei banchieri è caratteristico solo della modernità capitalista. Nelle civiltà antiche a determinare il primato sociale erano piuttosto la forza militare, il seguito presso il popolo, il prestigio della famiglia, l’autorità spirituale ecc. Anche nelle società moderne ma con elementi di socialismo (l’Europa del dopoguerra, la Cina attuale), la politica sovradetermina l’economia, e chi possiede molto denaro magari vive meglio degli altri, ma non ha un reale potere. E’ un po’ il tema del libro “La grande trasformazione” di Polanyi.

    • Ros scrive:

      Lem: “…L’economia che prevale sulla politica storicamente è un’anomalia, il potere dei mercanti o dei banchieri è caratteristico solo della modernità capitalista…”

      Sbaglierò (che non è ci capisco poi tanto o poco) ma penserei che il denaro forsr per comodità comanda ma non comanda affatto l’individuo o gruppo privato che molto ne detiene.

      Che spesso faccia finta di comandare fin quando resti un comodo utile idiota, insomma.

      Faccio l’esempio – antico sì ma tanto del sistema capitalista e bancario odierno è cosa in qualche modo loro – l’esempio dei Templari del Santo sepolcro.

      Ricchissimi;
      ben più del Papa e del Re a cui prestavano ed elemosinavano danari per tirare avanti la giornata bene o male e mettere a tavola qualcosa.

      Militarmente potenti, preparati e con esperienza in guerra, con guarnigioni e fortezze disseminate in tutta Europa.

      Economicamente parevano pure abbastanza autonomi:
      “L’ordine templare si dedicò nel corso del tempo anche ad attività agricole, creando un grande sistema produttivo, e ad attività finanziarie, gestendo i beni dei pellegrini e arrivando a costituire il più avanzato e capillare sistema bancario dell’epoca”

      E chi li ammazzava questi😎!

      Epuure quando nel 1307 e al culminissimo del loro potenziare Francio Filippo il Bello decide di fotterli a freddo senza saliva rompendo le palle Papa Clemente è un attimo annientarli senza colpo subire di rimando con processi farsa, sequestro di tutti i beni, arresti e rogo per il capoccia de Molay e definitiva dissoluzione, nel 1312 tramite papale bolla “Vox in excelso”.

      Forse per ora pare che il denaro comanda quindi, ma forse neanche comanda affatto chi pare detederne di più.

      Forse che forse il povero esemplare Musk – è solo un utile interfaccia a usarsi tra poteri e denari publici e privati (non ci capisco io, niente ripeto🙄)
      apparentemente diesco e gozzilesco come un mago di Oz qualunque che in una sola sera può essere dismesso sotto a un ponte in ginocchio sui ceci se si vuole?

      Boh!

      Bellissimo “La grande trasformazione”, da gustare anche “L’economia dell’età della pietra” di Marshall Sahlins

      https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=502

      ps

      oggi si dovrebbe rinnovare il tagliando anuale di non uno ma ben sincronicamente due storici pilastri di questo blog:

      Il supremo capoccia del cartello Kelebleker Numero Uno barbabianca il “grande vecchio” Sua Eccellenza e il simpaticissimamente paperinissimamente incazzoso PinoMamet😀

      Auguri di cuore a entrambi

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Ros

        “Auguri di cuore a entrambi”

        🙂

        • MOI scrive:

          MI ASSOCIO

        • MOI scrive:

          SE vi può consolare, tanti Gen Z si sentono già decrepito dopo i 20 ..
          . L’ unica cosa di buono che ne consegue è Forever Young degli Alphaville come Trend Tiktok … Gen Z che dicono tanto di disprezzare la “musica da boomer” … finché non la odono !

          https://youtu.be/oNjQXmoxiQ8?si=kNd9o8TJ84Ea5jdV

          • PinoMamet scrive:

            Pensa che quando andavo all’università (credo fosse il secondo anno) c’era una ricercatrice che mi piaceva, ma mi sembrava irraggiungibile e adultissima avendo ben 27 anni…

          • Quando avevo vent’anni i puristi del progressive ci guardavano dall’alto in basso, e ho scelto un genere che è solo un esempio fra i tanti. Altro caso, se nominavi gli Iron Maiden a un estimatore dei Led Zeppelin rischiavi forte anche sul piano dell’incolumità personale.
            Adesso invece c’è la entartete kunst della trap a mettere tutti d’accordo. Scoprirsi ad accogliere roba del genere con discorsi che eravamo abituati a sentire da una generazione uscita dalle trincee è oltremodo spiacevole, ma sentito un vasto giro di persone credo di potermi sbilanciare con una certa fiducia.

          • Peucezio scrive:

            Io invece sono un uomo felice da quando ho scoperto che in giro per l’Italia (soprattutto nel nord), fuori dalle grandi città, ci sono ragazzi e ragazze che cantano canzoni che cantava mia nonna e ancora più antiche.

            Negli anni ’80, quando ero un ragazzino, venivo percepito come un extraterrestre per il mio culto del passato e la mia irriducibile refrattarietà alla musica straniera, alle canzoni in inglese, ecc. e per il fatto che già la musica della generazione dei miei genitori mi sembrava troppo moderna e americanizzata.

            Oggi mi consolo, scoprendo che ci sono delle persistenze e delle riemersioni (ma senza interruzione della continuità orale) che non avrei mai immaginato e che esiste ancora un’Italia fatta di suoni e voci antiche, che senti in bocca a ragazzi di vent’anni, a belle ragazze, perfino a bambinetti.

            • PinoMamet scrive:

              “, ci sono ragazzi e ragazze che cantano canzoni che cantava mia nonna e ancora più antiche”

              tipo quali?

              • Moi scrive:

                A Bologna è stata a lungo roba PSEUDOalternativa da UniversizeKKe 😉 …

              • roberto scrive:

                Moi

                “A Bologna”

                parla per te moi!

                a bologna questa era musica che ascoltavano le persone che avevano davvero un minimo di buon gusto, l’ABC del rock, niente più

                non averli a casa è come non avere neanche un dizionario o un atlante

              • roberto scrive:

                moi

                a scusa pensavo tu riferissi a pink floyd e led zeppelin!

                ritiro

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                “https://www.youtube.com/watch?v=wTYROBDeWfo”

                Quelli però sono recuperi dotti di canti popolari.
                Cicirinella l’avrà recuperata Roberto De Simone.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                “tipo quali?”

                Dovrei fare mente locale.
                A Genova sentii un ragazzo interpretare in forma polifonica (con altri quindi), stile trallallero genovese, una canzone che avevo sentito solo da mia nonna, ma non ricordo quale.
                Mia nonna era del 1910, quindi parliamo di roba dei primi decenni del secolo.

                In generale comunque, oltre ai tipici canti popolari settentrionali, questi ragazzi conoscono anche un patrimonio di canzoni d’epoca, che circolavano all’inizio del ‘900, probabilmente fino agli anni ’30, che è stato integrato in parte nel repertorio popolare. Per lo più, anche se non sono canzoni che cantava mia nonna, lo stile è molto simile.

              • Peucezio scrive:

                Per inciso, il ragazzo doveva essere quasi certamente dell’entroterra: a Genova città mi sa che il trallallero si è perso.

              • Peucezio scrive:

                Comunque chi vuole faccia una ricerchina su youtube, col nome di “Elisa Pisotti”.
                Io la trovo una bravissima interprete (oltre che una splendida ragazza).

              • roberto scrive:

                peucezio

                ““Elisa Pisotti”

                molto carina in effetti

              • PinoMamet scrive:

                Interessante.

                da queste parti non conosco nessun giovane (e nessun anziano, in effetti) che canti canzoni popolari, al massimo conoscono qualche strofa delle Osterie o qualche canzone “da bere” (“e l’ha bevuto tutto, e non gli ha fatto male…”) ma direi che si sentono rarissimamente e solo in occasioni particolari.

                Invece il mio povero papà (e i suoi fratelli) furono registrati da un musicologo o etnomusicologo, quando erano giovani (anni Sessanta direi) e sono finiti in un disco, mi pare, ma nomi e titoli sono persi nella notte dei tempi…

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                “da queste parti non conosco nessun giovane (e nessun anziano, in effetti) che canti canzoni popolari” […]

                Eppure sei circondato 😀
                Fra le valli piacentine e il modenese, dove i canti polifonici sono molto diffusi fra i ragazzi (con modalità diverse: in alta Val Trebbia e Val Nure, nel Piacentino, dove il fenomeno si può considerare di massa, la modalità è più “lombarda”; nel Modenese, dove credo sia più di nicchia, sono canti più distesi, ariosi, narrativi, tipicamente tosco-emiliani.

                “Invece il mio povero papà (e i suoi fratelli) furono registrati da un musicologo o etnomusicologo, quando erano giovani (anni Sessanta direi) e sono finiti in un disco, mi pare, ma nomi e titoli sono persi nella notte dei tempi…”

                Cazzo, fantastico!!
                E non hai il disco? Non sei in gradi di recuperarlo?

              • Peucezio scrive:

                Magari era Roberto Leydi.
                O no?

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Credo che Peucezio stia parlando del recupero colto della canzone tradizionale: persone che studiano musica si interessano del repertorio popolare locale.

              • PinoMamet scrive:

                Proverò a chiedere a mia zia se ricorda meglio il disco…

                Ma davvero in Val Nure e Val Trebbia è così diffuso il canto “popolare” tra i ragazzi?

                Boh, non lo metto in dubbio, ma qui non conosco nessun fenomeno del genere.

                I miei (pochi) studenti locali “purosangue” di solito ignorano anche il dialetto e ascoltano robaccia trap. Tristezza, in effetti

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                “Credo che Peucezio stia parlando del recupero colto della canzone tradizionale: persone che studiano musica si interessano del repertorio popolare locale.”

                Ti riferisci ai giovani di cui parlavo?
                Quelli no: lì non c’è nulla di mediato o dotto: sono forme di canto e di interazione sociale ad esso collegate che si tramandano: i ragazzi sono testimoni e a loro volta si spera tramanderanno una cultura musicale del tutto orale e diretta.
                Ci sono alcune aree marginali di trasmissione più mediata, perché in alcune aree di pianura contigue alle valli emiliane occidentali, anche in Lombardia, ci sono forme di persistenza di canti locali, di ricezione del patrimonio piacentino (spesso le canzoni sono le stesse) e anche di trasmissione mediata, per cui il confine non è nettissimo, ma per lo più sono cose che si tramandano.

                Ci sono dei ragazzi anche su sul lago di Como, pochi ma molto bravi che tramandano gli stessi canti dei loro nonni, registrati dagli etnomusicologi negli anni ’70, ma loro i canti li sanno per tradizione diretta; feci avere loro tramite una mia amica le registrazioni degli anni ’70: alcune le conoscevano già, ma ascoltandone altre si commossero sentendo la voce di nonni e altri anziani.

              • Peucezio scrive:

                Pino,
                “Ma davvero in Val Nure e Val Trebbia è così diffuso il canto “popolare” tra i ragazzi?”

                Sì.
                È impressionante la vitalità del fenomeno.
                Tipicamente si riuniscono, venendo da vari paesi della zona (a volte con apporti di altre aree del nord Italia, ma solo negli eventi più grossi) in occasione di feste, sagre, eventi vari in uno dei paesi della zona. E si tratta di eventi molto frequenti, specialmente nei mesi estivi.
                A volte ci sono proprio esibizioni sul palco di gruppi (sempre senza strumenti, con qualche eccezione in qualche caso), ma di solito sono situazioni completamente spontanee, in un bar, una trattoria, per strada, in piazza.
                Cioè tu vai in un paese e senti ragazzi e ragazze, insieme spesso a gente più attempata, che cantano dappertutto, formando vari crocchi.

              • Peucezio scrive:

                Se un etnomusicologo fosse andato da quelle parti negli anni ’70, avrebbe registrato qualche vecchio e avrebbe detto: “che bello, documentiamolo presto, che fra dieci anni sarà scomparso tutto e dopo un po’ se ne perderà anche solo la memoria”. Invece oggi vedi questa cosa impressionante.

                E la cosa incredibile è che ci sono perfino cultori viventi, tipo un tizio di Piacenza, che ti dicono che tanto ormai non esiste più niente, il che fa capire come certi schemi pessimistici di pensiero siano del tutto impermeabili all’esame di realtà.

                Se ti/vi interessa il fenomeno cercate su youtube i video di Alberto Gremmi (ha proprio un canale).
                Si tratta di un anziano signore di Milano, ormai ultraottantenne credo, di origini di quella zona, che da anni riprende con mezzi professionali questi canti (anche in altre zone, ma soprattutto lì nelle alte valli piacentine, dove il fenomeno è più vitale) e ha messo su youtube quintali di filmati, che sono solo una parte, pare, di quanto ha registrato finora. Quando vado a questi eventi, mi ci imbatto immancabilmente.

                Ma mi raccomando, non pubblicizzate troppo il fenomeno: Dio non voglia che venga “scoperto”, che diventi turistico o si sputtani.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “trallallero”

                Anni fa c’era un complesso musicale, “I trilli”, che aveva avuto un notevole successo coi suoi dischi di trallallero Genovese. Mio zio, ora ultranovantenne, lo cantava coi ragazzi della parrocchia. Ora si che c’è qualcosa, ma sinceramente non seguo.

                Ti ho raccontato delle valli sopra Imperia, dove ci sono giovani e giovanissimi che cantano in Occitano. Ho sentito un bravissimo quattordicenne tenere un vero e proprio recital per noi ospiti dell’agriturismo materno; lui ha detto che da grande voleva campare unendosi a un gruppo folk locale che gira le valli della zona, la sorellina voleva seguire le orme del fratello, e un insegnante del paese dirige le attività locali. È una realtà molto localizzata, ma viva e vegeta.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Scusate, errore mio, non si tratta del Modenese, ma del Reggiano.

                Quindi alte valli piacentine e provincia di Reggio Emilia.

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                sì, i “Trilli”: famosissimi per la canzone genovese, popolare ma anche d’autore se non erro.

          • Peucezio scrive:

            Tra l’altro io frequento molto ambienti di gente anziana.
            Ma ormai fra gli attuali settanta-ottantenni, per ragioni anagrafiche, dilaga l’orrenda musica anni ’60.

            Per cui, se da una parte mi ritrovo con gente anziana che apprezza le canzoni dialettali e vi si commuove pure, perché le ricordano la loro infanzia, quando ancora si parlava dialetto, dall’altra siamo all’assurdo che a Milano, nelle balere degli attempati, ormai, all’interno del liscio, sul valzer lento, tango e mazurka predomina il fox-trott, che è il più brutto e sgraziato!
            La cosa mi lascia piuttosto indifferente sul piano coreutico (non so ballare, malgrado i miei ripetuti sforzi), ma sul piano musicale mi deprime oltremodo.

            Non parliamo poi di quali tanghi e valzer, irriconoscibili come tali, adattati a canzoni che non c’entrano nulla… meno male che almeno la mazurka si presta poco a questi adattamenti, quindi sono costretti a usare pezzi più tradizionali, non essendocene altri, ed è un piacere per l’udito.

          • roberto scrive:

            moi

            ” Gen Z che dicono tanto di disprezzare la “musica da boomer” … finché non la odono !”

            vero e una delle cose della quale sono più fiero come papà è che il primo disco che si è comprata mia figlia con i suoi soldi è stato space oddity 🙂

      • Francesco scrive:

        Tanti auguri! ho passato il fine settimana a gozzovigliare di compleanno in compleanno, salvandomi dal disgusto sportivo e ora scopro che potrei continuare!

        Evviva.

        PS Miguel, resto sempre dell’idea che la ricchezza fosse la stessa cosa anche prima che ci fosse il denaro. E resta quella tua bellissima involontaria intuizione “è promessa di futuro”.

  2. Andrea Di Vita scrive:

    @ Pino Mamet & Martinez

    Auguroni!

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  3. PinoMamet scrive:

    Grazie a tutti e auguri a Miguel!

  4. MOI scrive:

    Dove un tempo c’erano sportelli, ci sono le anziane del rione che provano costumi di carnevale, vestendosi da streghe e principesse, e sorridono tutto insieme imbarazzate e felici, e cerco di immaginarmi il viso di ciascuna da giovane.

    [Cit.]

    Adesso invece c’ è gente che usa la App Face Age … che invecchia o ringiovanisce i volti, tipo CGI.
    Un trend abbastanza diffuso è mostrare ai genitori la propria faccia da vecchi che non vedranno dal vivo.

    Per poi “tachèr a z’ighèr” …

  5. mirkhond scrive:

    Auguri a Miguel e a Pino Mamet!

  6. Mauricius Tarvisii scrive:

    Mi associo agli auguri!

  7. roberto scrive:

    mi associo agli auguri a pino e Miguel!

  8. PinoMamet scrive:

    Sempre grazie!

  9. habsburgicus scrive:

    auguri a Miguel e Pino !

  10. Moi scrive:

    @ ROBERTO

    Ah, ecco … fra Cicirinciella (o come si chiama) e Rock NON vedevo il nesso … anche se tutto è “mischiabile” con tutto.

    C’è stato un periodo in cui a Bologna gli “Alternativoni” gemellavano ogni musica tradizionale del mondo con la Pizzica, spesso con un Remix “da Pogo” finale … la musica popolare in senso NON “pop” non mi è mai piaciuta più di tanto, mi annoia in fretta … sì: neanche il “Lissssio” 😉 , la “Polacca / Polka” , “Mazurka” : in fondo NON è musica fatta per essere ascoltata MA ballata.

    • Moi scrive:

      Un’ altra canzone per me sovraccaricata di significati e sopravvalutata musicalmente è quella di Alessandra Amoroso sui Salentini Cosmopoliti :

      https://www.youtube.com/watch?v=TIaoAiFoJ5k

      • Peucezio scrive:

        Orrende queste canzoni pseudopopolari con un linguaggio e argomenti completamente estraneo all’uso popolare.
        Lo stesso termine “cultura” inteso come “identità locale” è quanto di più lontano dal linguaggio e dalle categorie concettuali di un contadino.

    • roberto scrive:

      si condivido, ma tra tutte trovo la pizzica particolarmente fastidiosa

      • Peucezio scrive:

        Idem.
        La pizzica ha proprio rotto.

      • PinoMamet scrive:

        L’anno scorso accendo la TV e vedo una specie di grosso concerto in una piazza, con musicisti impegnati in tarantelle (dico così per semplicità).

        Credevo fosse l’ormai famosissima Notte della Taranta, invece era la Notte di Qualche Altro Tipo di Tarantella, addirittura se non ricordo male abruzzese…

        Ormai il fenomeno pizzica genera epigoni ed imitazioni.
        Con tutto il corredo di spiegoni, folklore locale vero o tarocco, passerelle di famosi o aspiranti tali ecc.

        Non è detto che sia un male: al mondo non può essere tutto trap che parla di bitches cantata da persone che avrebbero bisogno del logopedista; anche un po’ di dialetti imbastarditi e belle guaglione che zompettano scalze non guasta.

        Però mi puzza un po’ di sputtanamento.

        • roberto scrive:

          pino

          beh, paragonato al trap anche il motore della motosega del vicino che pota la siepe il sabato mentre io faccio la siesta è tutto sommato gradevole

          sulla pizzica, è fondamentalmente che mi sembra una sola canzone ripetuta all’infinito e poi in effetti mi infastidisce tutto il cocuzzaro semi-tradizionale che la accompagna

          ma ad esempio “brigante se more” dei musicanova (con edoardo bennato) è nella lista dei miei 50 dischi preferiti

        • Peucezio scrive:

          Pino,
          sono d’accordo.

          Poi c’è chi fa un lavoro serio di recupero, ma queste forme un po’ finte e trivializzate una loro utilità nel popolarizzare queste cose ce l’hanno.

  11. Corpo umano scrive:

    https://youtu.be/7q3nm8b39oI?feature=shared
    La Grande sciamana.
    Kelebekiano, nella musica la Santa”pacca” ci vuole.
    Ma in quanto evento “mistico e sensuale” si verifica molto raramente.

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