Un saluto dai nostri mondi

In questi mesi, la nostra gente – la Vale che fece la rivoluzione in Guatemala e l’altra Vale e Lorenzo e la Silvia – ha raccolto le storie della gente dell’Oltrarnosenza immagini, solo l’audio, perché di immagini ne abbiamo troppe.

Qualche giorno fa, ci siamo trovati insieme nello spazio che abbiamo strappato alla camorra, e che abbiamo dedicato a Fioretta Mazzei.

Con al centro i bimbetti, attorno i giovani e in fondo gli anziani del nostro rione.

E a coordinare il tutto, la Silvia.

Noi che siamo i custodi di una Tradizione, spesso veniamo da lontano: io dal Messico, la Silvia dalle Marche.

E la Silvia non c’era, quando abbiamo cominciato a difendere questa piccola striscia di terra e di storia, ma oggi c’è, e ce l’ha tutta dentro di sé, e c’è pure il suo figliolo con lei.

Tra di noi c’è Lamberto, bronzista, che andò apprendista da ragazzino, e scrisse un diario dove raccolse le storie del suo Maestro che aveva nascosto i suoi strumenti dai tedeschi, e ancora oggi Lamberto va tutti i giorni in bottega, perché se no si annoia.

Lamberto è l’ultimo a destra, accanto la moglie e poi il figlio Duccio

Lamberto sente parlare di sassaiole.

E allora si alza in piedi, e dice,

“Io son cresciuto in Via Bronzino, e allora c’erano le bande, e noi si faceva le sassaiole. Una volta ho preso in testa un ragazzo con un sasso; e allora, i’ su babbo è venuto a lamentarsi dal mio.

I’ mi babbo gli ha chiesto scusa, e poi mi ha tirato giù i pantaloni, e s’è tolto la ciabatta, e mi ha fatto un culo tanto che me lo ricordo ancora oggi, che tra poco ho novantadue anni! E da allora non ho più tirato un sasso!”

Tra le storie da ascoltare, c’è quella dell’Albergo Popolare. Che da tanti decenni ospita chi può, tra i tanti, troppi, che non hanno più casa nella città dell’overtourism.

Stamattina, sono andato alla Messa di Natale, o se preferite di pre-Natale vista la data, proprio all’Albergo Popolare.

Chiostro dentro chiostro che una volta era dei Carmelitani, l’Albergo Popolare fu voluta da quella donna sorridente che ho trovato ovunque, Fioretta Mazzei.

Nella piccola cappella, negli affreschi, vedo sempre lei, la Maddalena.

Quella strana figura di donna bellissima e dolente, intensa e trasgressiva, e per un attimo colgo l’immensità del cristianesimo. Che quando nel mondo imperatori e re si contendevano i saccheggi, diceva che il Signore del mondo intero era un bambino, nato in una stalla tra il bue e l’asino, da povera gente e di padre miracolosamente incerto, e che un giorno i governanti lo avrebbero ammazzato, e a piangerlo sarebbero state solo la mamma e quella donna misteriosa che si era liberata da sette dèmoni.

La Maddalena del Donatello

E guardo il nostro piccolo mondo: la donna che tiene in piedi l’Albergo; Mirco il Presidente del Quartiere che sembrava invincibile, poi ha avuto un tumore, regge bene ma immagino cosa significhi; Roberto che cammina per i sentieri dicendo il rosario e sognando una chiesa preconciliare; la Madda compagnacomunista che porta in giro i bimbetti della parrocchia prima di Natale a distribuire doni negozio per negozio; il nostro parroco, polacco, che parla un italiano perfetto; la Carla sempre dritta e dal sorriso ironico, che ha per precaria ventura le chiavi di un luogo dove distribuisce da mangiare a 900 famiglie disperate; e poi vedo lui…

Gigi, Luigi.

Di Scampia, e l’ho conosciuto che era uscito da poco dal carcere.

Il quinto dice “Non devi rubare”
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato.

Intensamente vivo nonostante tutto, con tutta l’ironia napoletana. Una lucidità nel riflettere sulle cose, una saggezza lucida, un’anima quasi gemella nell’immaginare cosa avrebbe potuto essere il nostro rione. Non ci siamo visti abbastanza spesso, per complottare insieme.

A reinventarsi mestiere su mestiere, a vendere dolci, una volta l’ho visto guidare un furgone e ho sperato che avesse svoltato.

Quando non c’era posto all’Albergo Popolare, dormiva clandestino sui treni, e l’ultima volta, l’ho incontrato all’Ufficio Postale mentre vendeva le mozzarelle napoletane di contrabbando.

Qui potete vedere qualcosa del suo mondo.

Lo vedo alla Messa su una sedia a rotelle, e gli chiedo come stai?

“Ho un tumore”, mi sussurra.

E poi mi chiede, “i figli come stanno?”

“Bene”, gli rispondo, e lui mi rimanda un sorriso gioioso.

Lo abbraccio, come posso, e scoppio a piangere.

Poi, nella sala dell’Albergo Popolare che nessun turista ha mai visto, guardo gli affreschi sulle pareti, fatti una settantina di anni fa, che dipingono l’Arno a valle di Firenze. Ci sono le acque, i colli, i cipressi, e un tabernacolo, e un omino in ginocchio davanti.

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35 risposte a Un saluto dai nostri mondi

  1. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    Bellissimo!

    Queste persone hanno qualcosa a che fare con San Frediano?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. Francesco scrive:

    Ma quanti siete alla fine lì nel quartiere?

    Auguri di Santo Natale e Buon anno, per l’intanto.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Francesco

      “Ma quanti siete alla fine lì nel quartiere? ”

      Bella domanda. Credo un po’ meno di 4000 anime.

      Grazie per gli auguri!

      • tomar scrive:

        Miguel: “Credo un po’ meno di 4000 anime”

        Ecco, abbiamo le dimensioni del mondo di relazioni personali e fattive in cui tu ti trovi a vivere la pars costruens del tuo vivere.
        Sono le dimensioni di un medio-piccolo paese italiano, dove ancora le relazioni dirette tra le persone riescono ad animare in modo fattivo sentimenti comunitari positivi.
        Andando molto oltre questi numeri entra ovviamente in gioco la necessità di mediazioni sempre più impersonali, di norma meno fattive.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Tomar

          “relazioni personali”

          Ancora il numero di Dunbar…

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Tomar

          “Andando molto oltre questi numeri entra ovviamente in gioco la necessità di mediazioni sempre più impersonali, di norma meno fattive.”

          Vero!

          Per questo occorre battersi continuamente per mantenere vive proprio queste dimensioni.

          Su questioni come la guerra per la bandiera che deve sventolare sul Donbass, non possiamo decidere proprio nulla noi.

          E quindi possiamo soltanto tifare dagli spalti, attività a mio avviso sostanzialmente inutile.

          Mentre nelle piccole dimensioni, possiamo realizzare qualcosa. E non sprecare le nostre energie.

  3. tomar scrive:

    Mi è giunta notizia che la Comunità dell’Isolotto e il Collettivo di fabbrica exGKN hanno promosso per la vigilia di Natale una “cena povera” in piazza dell’Isolotto “per guidare i nostri piedi sulla via della pace” (Luca 1,79).

  4. Miguel Martinez scrive:

    Una cosa che mi colpisce è che quando faccio un post su quello che facciamo nel nostro piccolo mondo, gli esiti sono sempre due:

    1) pochissimi commenti e finisce lì

    2) si passa a parlare a di Ucraina e di Medio Oriente, e vengono fuori tantissimi commenti.

    Ora, come sapete, ho le mie idee su Ucraina e Medio Oriente, come ce le ho sulla battaglia di Montaperti, anno 1260. Ho la stessa possibilità di influire sugli esiti di entrambi.

    Ora, ciascuno di noi vive comunque in un quartiere, un qualche piccolo mondo. Che sarà diversissimo da San Frediano, ma è diversissimo da San Frediano anche Hilversum in Olanda, o Merano nel Sudtirolo, dove ho visto però gente che prendeva in mano la sorte del luogo in cui vive.

    Nel raccontare le nostre storie, vorrei solo suscitare vostre storie, altrettanto interessanti.

    • roberto scrive:

      Miguel

      “vorrei solo suscitare vostre storie, altrettanto interessanti.”

      Magari non ne abbiamo…io ho una vita abbastanza pallosa tutto sommato

      • roberto scrive:

        Se avessi una vita interessante aprirei anche io un blog

        • Miguel Martinez scrive:

          Il punto sta nel rendere interessante la propria vita, con o senza blog.

          Chesterton, il Napoleone di Notting Hill:

          ““Domattina alle ore dieci e venticinque minuti, se il Cielo vuole, ho in animo di emanare un Proclama. È un lavoro per cui ho impiegato la vita, ne ho completato circa metà. Con l’aiuto di un whisky e soda dovrei terminare l’altra metà stanotte e la mia gente lo riceverà domani. Tutti quei borghi in cui siete nati, e dove spero riposeranno le vostre ossa, saranno riportati al loro antico splendore: Hammersmith, Kensington, Bayswater, Chelsea, Battersea, Clapham, Balham e altri cento. Ciascuno costruirà immediatamente una cinta muraria con cancelli che verranno chiusi al tramonto. Ciascuno avrà una guardia cittadina armata fino ai denti. Ciascuno avrà uno stendardo, un blasone e, se opportuno, un motto di incitamento. Al momento non entrerò nei dettagli, il mio cuore è troppo carico, li ritroverete nel proclama. Tuttavia, voi sarete tutti soggetti all’arruolamento nella locale guardia cittadina, convocati insieme da una cosa chiamata tocsin, il cui significato è attualmente oggetto dei miei studi di ricerca storica. Personalmente ritengo che un tocsin sia una sorta di ufficiale pagato profumatamente, pertanto, a chi di voi capitasse di trovare in casa un oggetto simile a un’alabarda, suggerisco di allenarsi in giardino».

          E qui il Re affondò il volto nel fazzoletto e si affrettò a lasciare il palco, sopraffatto dalle emozioni.

          I membri della Società per il recupero delle antichità di Londra si alzarono in un indescrivibile stato di confusione. Alcuni erano viola dall’indignazione, un gruppetto di intellettuali era viola dal ridere, ma la grande maggioranza si ritrovò con un vuoto mentale. È rimasto nella tradizione che un volto pallido con ardenti occhi blu fosse rimasto a fissare il relatore, e dopo la conferenza un ragazzo dai capelli rossi uscì di corsa dalla stanza.”

      • Miguel Martinez scrive:

        Per roberto

        “Magari non ne abbiamo…io ho una vita abbastanza pallosa tutto sommato”

        E’ su questo che non sono d’accordo.

        Silvia è un’educatrice, moglie di un architetto.

        Io sono un traduttore di manuali tecnici e contratti, in via di estinzione causa intelligenza artificiale.

        Fabrizio è il proprietario di due ristoranti.

        Francesca è una disoccupata con due figli a carico che se la cava con mille mestieri.

        Fiamma è un’insegnante precaria di scuola media.

        Calogero è un pensionato.

        Valentina Uno è nella polizia municipale.

        Valentina Due fa la cane-sitter e la baby-sitter e suo marito lavora in un ristorante.

        Maddalena C. fa l’infermiera.

        Eppure la nostra storia comune è interessantissima.

        • roberto scrive:

          Miguel

          Che posso dirti…

          Roberto fa l’eurocrate, sono uscito di casa alle 7.10, rientrato alle 19.20, mo’ sto cucinando un salmone, vado a recuperare mio figlio a basket, mangio in famiglia e verso le 21.30 mi rimetto a lavorare…

          Sono stato a pranzo con un paio di colleghi/amici molto simpatici in un ristorante che fa tagliatelle eccellenti. Abbiamo parlato di lavoro e bevuto un bicchiere di vino

          C’est tout

          • roberto scrive:

            Poi avrei delle cose davvero interessanti da raccontare, ma un po’ non posso e un po’ sono cose davvero fuori tema per questo blog (a chi gliene frega qualcosa di licenziamenti e assunzioni di eurocrati? È un tema per me bello, con molte questioni delicate sua giuridicamente che politicamente ma….decisamente da nerd 😁)

            • Miguel Martinez scrive:

              Per roberto

              “Poi avrei delle cose davvero interessanti da raccontare”

              Ci credo…. nessuno ti vieta di usare anche un altro nome sotto cui raccontarle 🙂

            • PinoMamet scrive:

              “a chi gliene frega qualcosa di licenziamenti e assunzioni di eurocrati?”

              Oh non preoccuparti Roberto, a me non frega un cazzo neanche degli amici di Miguel 😉

              Ma c’è una cosa che ho imparato “dar” cinema, oltre a “fatti pagare” e “non firmare niente senza averlo fatto leggere prima da un avvocato pagato da te- due volte”:
              non ci sono storie più o meno interessanti, ci sono storie più o meno ben raccontate.

              • roberto scrive:

                pino

                “non ci sono storie più o meno interessanti, ci sono storie più o meno ben raccontate.”

                ah questa potrebbe essere una descrizione del mio lavoro
                🙂

          • roberto scrive:

            Natale qui è un periodo sfigato, tutti vanno via….

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Martinez

      “suscitare”

      Intento lodevole, ma programma forse un po’ troppo vasto.

      Ucraina, TINA e simili fanno parte del mondo delle “cose comuni della città”, tá koiná tēs póleōs; anche se possiamo farci poco o niente riguardano tutti noi, te, me, Francesco, Roberto…

      Lo stesso per la storia o la linguistica, visto che in pratica abbiamo tutti una istruzione superiore e un certo interesse alla humanitas.

      Ma se io mi metto a parlare delle dinamiche della vita d’ufficio o di certe questioni di fisica che solo a spiegarle ai non addetti ci metto fino a domani giustamente non ricevo risposte. Io vengo qua apposta per non doverne parlare. Se capita, racconto episodi della mia vita -come quando ho parlato della Peugeot che ha preso fuoco- ma logicamente la cosa
      finisce lì.

      Se parli dei Nidiaci la cosa suscita reazioni ammirate di molti che però finiscono lì, o – come nel caso di chi li ha visitato, come me – una maggiore partecipazione emotiva. Ma nulla in ciò che racconti delle tue storie innesca in me l’impulso a raccontare una mia storia (a meno che non ti interessi leggere una discussione sul ruolo della viscositá nella dissipazione della vorticitá di un fluido incomprimibile 🙂 )

      Non è disinteresse, lo sai. E’ che aveva ragione Leibniz: viviamo in mónadi differenti. È già un gran miracolo se interagiamo.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Maffeia scrive:

        Stamattina mi sono svegliato pensando: “Quanto mi piacerebbe leggere una discussione sul ruolo della viscositá nella dissipazione della vorticitá di un fluido incomprimibile”.

  5. Mauricius Tarvisii scrive:

    Io non è che abbia granché da dire, se non che è impossibile che tu questa mattina sia stato ad una messa di Natale o ad una qualsiasi celebrazione che contenesse nel nome qualche riferimento al Natale.

  6. daouda scrive:

    Ma d’inverno quella stanza là riuscite a tenerla calda me pareva no quando la vidi…

    Un salutone a tutti, a chi buone feste buone feste, a chi auguri di Santo Natale auguri

  7. mirkhond scrive:

    Buon Natale Daouda!

  8. habsburgicus scrive:

    Felice Natale Daouda !

  9. Ros scrive:

    Buon Natale e buone feste Daouda😀

  10. tomar scrive:

    Buon Natale Daouda!

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