La Valle dell’Intuizione del Mistero

Mercoledì 4 dicembre, alle ore 18, apriremo per la prima volta le porte del Convento di San Paolino, a Firenze.

Nel Gonfalone dell’Unicorno.

Se ci siete da queste parti, non mancate.

L’altra sera abbiamo attaccato una locandina su un’antica porta di legno. Usando nastro adesivo di carta per non lasciare traccia.

La porta è quella della chiesa di San Paolino, sigillata da anni e anni, una delle chiese più antiche della nostra città (quanto saranno vecchi quegli anelli d’albero che si intuiscono?).

Dietro, c’è il convento, sempre di San Paolino, dei Carmelitani Scalzi: in questi mesi sto scoprendo l’enorme, spaventoso vuoto dei beni culturali ecclesiastici. Che erano il modo degli avi di tutti gli italiani di fare comunità, di condividere qualcosa, di lasciare qualcosa ai poveri e ai posteri: per questo, che ci sentiamo o no cristiani, erano sempre beni comuni, che qualcuno ha voluto salvare dal saccheggio privato.

La faccenda l’abbiamo già raccontata in parte.

Un frate carmelitano, Padre Angelo Campana e un incisore iraniano che vive nel Mondo Immaginale, in quegli spazi spazi svuotati, immaginano una comunità di artisti vivi, nella tradizione rinascimentale, che vi costruiscono botteghe: sono giovani che loro conoscono e che vengono da mezzo mondo, ma vogliono fare di Firenze la loro casa.

La Valle dell’Intuizione del Mistero, di Amirhossein Yaghoobi

Coinvolgono una coppia di giovani statunitensi, Olivia e Brett, che presi dall’entusiasmo, costituiscono una fondazione per realizzare il progetto.

Ce ne parla Bella, che fa la ceramista e lasciò il ramoscello d’alloro sulla tomba di Vernon Lee.

E così pensiamo al rione in cui si trova San Paolino, alle stradine scure e antiche e in questo momento, un po’ malfamate, alla gente che conosciamo lì, e nasce l’idea di unire le botteghe a un centro civico dei residenti del rione.

Sbirciando dalle finestre dell’adiacente albergo, vediamo il giardino abbandonato del Convento, con gli alberi carichi di arance, le finestre sigillate, e immaginiamo la rinascita di tutto un Rione attorno.

E così coinvolgiamo Calogero, e l’architetta Elisabetta, e quello della bottega delle biciclette, e la tedesca che fa scarpe su misura davanti al luogo dove il Geometra, come lo chiamano per il suo mite aspetto, spaccia crack. Che a volte al Geometra gli va bene, e allora accende fuochi d’artificio per annunciare a tutta la città che è arrivata la roba buona, e a volte gli va male, come quando è arrivato a testa china tutto bendato.

Allora organizziamo una mostra dei giovani artisti, e incredibilmente arrivano quattromila persone.

Andiamo a trovare il Presidente del Quartiere Uno (il centro storico di Firenze), in quella che fu la sede della Loggia di San Napoleone (ma prima di sospettare il povero Mirco di qualcosa, sappiate che lui ignorava questa storia di due secoli prima), e lui lancia un appello a nome del Quartiere Uno a nostro sostegno.

Poi Cecilia Del Re, che invece è all’opposizione, presenta alla Commissione Urbanistica una mozione che impegna la Sindaca a sostenerci.

La Commissione aveva appena bocciato una sua proposta per non privatizzare quello che fu l’ospedale voluto dalla famiglia Vespucci, per cui siamo incerti come andrà a finire. Ci presentiamo quindi insieme tra il pubblico, una dozzina tra artisti e cittadini attivi. E alla fine la mozione passa all’unanimità, da sinistra a destra.

Ora, il 4 dicembre, alle ore 18, Padre Angelo Campana organizza un incontro al Convento, per parlare del rapporto tra Meditazione e Arte.

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3 risposte a La Valle dell’Intuizione del Mistero

  1. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    “unanimità”

    Congratulazioni!

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. tomar scrive:

    Siete splendidi!
    Verrò senz’altro.

  3. roberto scrive:

    Bello!

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