E’ un periodo in cui vedo una carica di odio profondo tra persone diverse che spesso mi stanno individualmente simpatiche.
Anzi, l’eliminazione del Nemico diventa motivo stesso di impegno: recentemente, avevo pensato di aprire una mail con un bel server volontario e libero, poi ho rinunciato quando ho visto che per farlo, dovevo soddisfare tre condizioni: essere antifascista, antirazzista e antisessista. Pro qualcosa no, eh?
Ovviamente è lo stesso dall’altra parte; anzi dalle mille altre parti. Perché nulla unisce la maggioranza che non è di sinistra, se non l’antipatia per chi rappresenta la Sinistra.
Eppure ovunque ci sarebbero timide idee interessanti, umanità vive, esperienze immediatamente calpestati sotto gli stivaloni dei reciproci insulti.
Per cui è stato con grande sollievo che ho letto questa riflessione di Paul Kingsnorth, storico attivista ambientalista inglese, poeta, saggista, contadino, studioso di mitologia e mille altre cose.
Che esprime molto meglio di me, ciò che provo.
Muoia l’Occidente
di Paul Kingsnorth
Oltre la rivoluzione
31 maggio 2023
La mattina uscii presto a pregare sotto gli alberi. La luce del sole scendeva attraverso le betulle. Gli insetti erano impegnati da ore. Faceva ancora freddo. Tutte le preghiere dovrebbero essere così. Come per la poesia, qui non si crea nulla. Qualcosa arriva, se si è fortunati, e qualcosa viene offerto. Si vaga nel freddo sole del mattino e anche questa è la vita, forse una buona descrizione. A volte, i saggi possono sorvolare sull’inciampo e sul vagabondaggio. Mi sembra che tutto il nostro mondo sia stato costruito per evitare che si possa inciampare o vagare. Nessuno vuole perdersi. Impedire che ci si perda è lo scopo della Macchina. È per questo che ci piace. È per questo che, pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno, parola dopo parola, ci sta uccidendo lentamente.
Scambiare il significato con il controllo: questo era il patto. Scambiare la bellezza con l’utilità, le radici con le ali, il tutto con le parti, la perdita, il vagabondaggio e l’inciampo con la marcia dritta verso la meta. Questo era il patto. Si è scoperto che era una trappola, e ora guardateci. Guardate tutto quello che sappiamo e quanto poco riusciamo a vedere. Guardateci qui, mentre ci dimeniamo, annaspiamo, ansimiamo mentre affondiamo nei numeri e nelle parole.
Come ne usciremo?
Uno dei motivi per cui ho iniziato questi saggi, due anni fa, era che volevo capire cosa stesse succedendo con le “guerre culturali” che imperversavano in tutto l’Occidente. Essendo stato coinvolto anch’io nel fuoco incrociato, volevo sapere perché queste lotte stavano avvenendo, da dove provenivano le divisioni, perché le cose sembravano frammentarsi così velocemente. Da quando ho iniziato a scrivere, la frammentazione è diventata più rapida, ma continuo a pensare quello che pensavo allora: che le guerre culturali siano una manifestazione superficiale di una spaccatura molto più profonda nella psiche dell’Occidente moderno. Si ha una guerra culturale solo quando non si ha più una cultura.
Ma le guerre culturali continuano, e allora come oggi i campi sono ben definiti. Da un lato, la tribù “woke” – quel curioso agglomerato di capitale internazionale e di élite progressiste che si spaccia per una rivolta dal basso – lavora per invertire la cultura e si scaglia contro tutto ciò che il luogo è sempre stato o ha rappresentato. In risposta, la tribù “basata” si solleva per “difendere l’Occidente”, ma non riesce mai a mettersi d’accordo su cosa stia difendendo. Che cos’è questo “Occidente”, dopo tutto? È una patria etnica, una religione, un insieme di principi, un particolare modello economico o sociale, o qualche altro modo di vedere o di essere? Nessuno sembra essere d’accordo.
Osservando la continua demolizione dei pilastri della mia cultura, a volte, nei miei momenti peggiori, sono tentato di unirmi ai difensori dell’Occidente nel loro lavoro. Ma quando mi calmo, mi ricordo che quei pilastri sono comunque per lo più marci e che anche coloro che li attaccano, per quanto possano essere talvolta ripugnanti, non hanno del tutto torto. Qualcosa è andato storto in questo “Occidente”, e coloro che ne sottolineano i crimini del passato stanno cercando di raggiungere qualcosa che forse nemmeno loro riescono a mettere a fuoco.
Come i saggisti che cercano di andare al nocciolo della questione, o i poeti che si affannano a togliere il dettato, a volte si ha l’impressione che tutti gli scontenti della nostra disgregazione in corso, da qualunque parte pensino di stare, siano motivati dallo stesso senso di perdita o di confusione che la modernità della Macchina ha creato strappandoci tutti dai nostri ormeggi. I populisti di destra che si ribellano agli insetti e ai baccelli, e quelli di sinistra di Extinction Rebellion che fermano il traffico perché vogliono fermare la Macchina, vengono abitualmente presentati come opposti, ma a me sembrano manifestazioni della stessa frustrazione. I progressisti che inveiscono contro la “bianchezza” e i tradizionalisti che rifiutano di essere imprigionati in una città di quindici minuti stanno prendendo una posizione stranamente consonante contro la stessa cosa: un futuro razionalizzato, profittatore e disumano che sentono chiudersi su di loro senza alcuna via di fuga.
Quindi, se mi chiedete di aiutare a “difendere l’Occidente” ora, vi risponderò che, sebbene questo luogo sia la mia casa e la casa dei miei antenati, non posso evitare la realtà che questo “Occidente” ha partorito la Macchina e sta costruendo quel futuro disumano. Qualcosa nel nostro modo di vedere conteneva un seme che ha disfatto il mondo. Sono due anni che esamino questo seme. Voglio che cresca? No, voglio sradicarlo. Voglio dire che questo “Occidente” non è una cosa da “conservare”: non ora. È una cosa da superare. È un albatros intorno al nostro collo. Ostacola la nostra visione. Ci appesantisce.
A volte bisogna sapere quando lasciarlo andare.
L’Occidente è diventato un idolo, una sorta di immagine statica di un passato che forse è stato, ma che ora è abitato da una nuova forza: la Macchina. L’Occidente oggi pensa con i numeri e le parole, ma non sa scrivere poesie per salvarsi la vita. L’Occidente è il regno di Mammona. L’Occidente mangia il mondo e mangia se stesso per continuare a “crescere”. L’Occidente conosce il prezzo di tutto e il valore di niente. L’Occidente è esausto e vuoto.
Forse, allora, solo forse, dobbiamo lasciare che “l’Occidente” muoia.
Lasciarlo morire perché noi possiamo vivere.
Forse dobbiamo lasciare che questo concetto cada. Lasciarlo crollare per poter vedere cosa c’è sotto. Smettere di “lottare” per preservare qualcosa che nessuno sa nemmeno definire, che ha perso da tempo il suo cuore e la sua anima. Smettere di aggrapparsi alla fiancata dello scafo che affonda mentre la banda suona. Abbiamo colpito l’iceberg molto tempo fa; deve essere giunto il momento, finalmente, di smettere di aggrapparsi al metallo mutevole. Lasciarsi andare e iniziare a nuotare, verso il luogo in cui la luce gioca sull’acqua. Proprio là fuori. Lo vedete? Al di là, proprio al di là. C’è qualcosa che ti aspetta là fuori, ma devi muoverti per raggiungerlo. Bisogna lasciarsi andare.

Non so chi sia questo signore, ma l’immagine del vagabondare nel freddo sole del mattino mi ha convinto.
Dico davvero.
È da un po’ che sono ossessionato dalla stessa immagine.
L’Occidente a me piace moltissimo.
Non mi piace che si identifichi in un uomo chiuso in ufficio che lavora dalle 9 alle 5 e torna a casa in metropolitana senza parlare con nessuno.
Mi piace che si identifichi in un vecchietto che vive in campagna, ogni tanto ammazza una gallina, gioca a briscola in osteria e qualche volta fa i tarocchi a chi glieli chiede.
Per PinoMamet
“L’Occidente a me piace moltissimo.”
Condivido in pieno!
Pino,
“Mi piace che si identifichi in un vecchietto che vive in campagna, ogni tanto ammazza una gallina, gioca a briscola in osteria e qualche volta fa i tarocchi a chi glieli chiede.”
Certamente. Credo che in fondo amiamo le stesse cose.
Ma questo non è l’Occidente, direi che è l’uomo.
Ma penso tu volessi dire la stessa cosa.
Credevo di averlo scritto io, il primo pezzo.
Ma il mondo non è tutto uguale nè tutto dello stesso valore, quello sì che sarebbe nichilismo.
Per questo esiste l’Occidente e quello che non è Occidente e quello che c’era prima e quello che ci sarà dopo. Non credo che la verità della Storia sia tutta nel vecchietto che gioca a briscola.
Ormai il “vecchietto” ascolta questa musica 🙁 … stupenda, però ! 🙂
https://www.youtube.com/watch?v=Ne8BdoH7vfs
Francesco,
“Non credo che la verità della Storia sia tutta nel vecchietto che gioca a briscola.”
Purtroppo.
Mah
Non sono d’accordo. C’è altro nella vita oltre all’osteria e parte di questo altro credo abbia maggior valore.
Il convento, per esempio. E la cattedrale. Ma pure l’università.
Quale primo pezzo, Francesco?
Adesso ti metti a plagiare??
Comunque credo che tu, Francesco, creda in un Occidente parecchio diverso dal mio.
Cerchi delle contrapposizioni, a tutti i costi, come se essere occidentale significasse per forza dover essere diverso da orientale…
Magari meglio.
Certo che esistono delle differenze. A oriente in osteria giocheranno al mahjong e invece dei tarocchi ti leggerà l’ yi qing.
Devo spiegare anche questo??
“come se essere occidentale significasse per forza essere diverso da orientale”
beh, se non fosse così non esisterebbero neppure i due termini!
mi pare una questione di logica elementare
se esiste il termine “nero” è perchè ci sono anche altri colori, i ciechi non hanno aggettivi per i colori.
PS senza nessuna contrapposizione, ostilità, valutazione. parlo solo di differenze.
Ripeto: certo che esistono delle differenze.
A oriente giocheranno al mahjong, o al go se preferisci, e invece dei tarocchi ti leggeranno qualcos’altro.
OK
però posso dire che mi paiono differenze irrilevanti ai fini di dire cosa è l’Occidente e cosa è l’Oriente o pensi che tolti questi dettagli “siano la stessa cosa”?
????
Ma perché per te è così importante trovare differenze tra oriente e occidente??
Tra l’altro non mi pare che fosse questo il punto della questione.
siamo partiti dal voler definire l’occidente!
Tu sei partito da questo…
Io parlavo del fatto che quello che mi piace della cultura occidentale sono alcune cose e non altre.
Francesco: “siamo partiti dal voler definire l’occidente!”
A parte quelle differenze superficiali di costume e di lingua l’unico differenziale sembra essere quello della posizione geografica.
Anzi manco quello visto che la terra è tonda e se vai sempre ad oriente finisci in occidente e viceversa.
Ci abbiamo l’atlante, le carte geografiche, i mappamondi coi disegnini colorati sopra…
Che poi da quando è spuntata quella rivoluzione epocale di internet siamo diventati tutti una cosa
Non sono affatto d’accordo.
E, a prescindere dal giudizio sulla civiltà occidentale, neppure Miguel direi.
Ciao
Restano le differenze religiose e dei Miti di fondazione, che tolto ogni sincretismo semplicione, restano assai lontane.
Ma tra i giovani nati con internet e completamente alieni a qualunque dogma religioso che non sia una sorta di new age motivazionale all’ acqua di rose.
Credo che internet abbia uniformato il mondo, e lo sarà assai più in futuro con le nuove generazioni – come si dice🙄 –
transumane o quello che è.
siamo tutti in un posto comune che è l’ interconnessione virtuale o iperreale.
Sempre che questo futuro
(“dove noi non ci saremo” cantava Guccini)
non inciampi e si rompa le gambe
Veramente non capisco cosa sia l’occidente per Francesco.
La cultura popolare/vernacolare, che è quella almeno superficialmente più variabile, gli pare tutte uguali.
Banche e uffici e numeri contabili, che sono davvero identici in tutto il mondo, gli paiono la cultura occidentale.
Boh.
Beh Pino, sono più d’accordo che in disaccordo con la tua descrizione della mia posizione!
🙂
Vabbè, ne consegue che un impiegato di banca di Shanghai è occidentale, e mia nonna è orientale…
no, tua nonna è più “indistinta”, anche se scommetto che scavando un pelino si troverebbero tracce di Dante e Boccaccio e Dannunzio
mentre sì, l’impiegato di banca cinese è facilmente occidentale per una bella fetta
ciao
Bah, non sono certo ottimista come Pino. Solo che ricordo che l’acqua era maledettamente fredda, intorno al Titanic che affondava, e chi non è morto è stato salvato da altre navi.
Non ricordo chi diceva che ci tocca riparare la nave sempre in navigazione, mai nella tranquilla sicurezza dell’arsenale, in secco.
E’ la vita, sospetto, senza bisogno di aggiungere punti cardinali.
PS la Contea è bella ma è difesa, da sola non resiste un quarto d’ora ai Cavalieri Neri. Tolkien ben lo sapeva.
@ Francesco
“Tolkien”
Pur ammirandolo, sospetto che Tolkien avrebbe fatto tanto bene a farsi ricordare quanto segue da Brecht:
‘Al momento di marciare
molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.’
Ciao!
Andrea Di Vita
Avendo marciato, a differenza di Brecht, il Tolkien sapeva meglio di lui di cosa si trattava.
Noi due abbiamo giudizi sugli intellettuali del secolo scorso tendenzialmente opposti!
Tendo a vederla più come ADV, ma non c’entra tanto il secolo scorso.
È che mi pare che tu, Francesco, veda tutto il mondo e tutte le epoche con le lenti colorate del secolo scorso.
Questo ti accomuna agli americani.
Nel secolo scorso, c’è stato un cattivone (o due, anche se uno dei due lo è diventato a guerra finita…) e la struttura tipicamente da fiaba del racconto Tolkeniano (i buoni che si riuniscono per sconfiggere il cattivo) pareva funzionare alla perfezione, a patto di non scendere troppo nei particolari.
Tutta la filmografia americana sulla Seconda Guerra Mondiale (a differenza di altre guerre) si può ridurre a questo comandamento: Tu Non Scenderai Troppo Nei Particolari.
Puoi criticare singoli fatti (poco) ma mai la narrazione nel suo complesso, che è poi il Grande Mito Americano.
Questo la differenzia dalla filmografia sul Vietnam, che invece è la narrazione del Complesso di Colpa Americano, e guai a chi all’epoca non lo capì, tentando di raccontarla come la Seconda.
ora, anche lasciando da parte la Mitologia Americana, che non vedo perché dovrebbe toccarmi particolarmente, è proprio la forma di narrazione che secondo me è inadeguata a descrivere il 99,9% delle guerre, e il 100% delle vicende umane.
Non c’è un singolo “cattivone” che si sveglia al mattino e vuole dominare il mondo, e non c’è una coalizione di buoni sfigati ma incorruttibili che unendo le forze lo sconfiggono.
nella stragrande maggioranza dei casi, non si capisce affatto dove stia il bene e il male (ed evito le maiuscole, da riservare a casi puramente astratti, se mai…) e ci sono invece una serie di vantaggi e di svantaggi relativi, e di imperativi morali più o meno pressanti, ma raramente chiari
(salvo il rarissimo usignolo o il posto di lavoro di dieci operai?)
E chi indica “quello è il Cattivone, uniamoci dimenticando altre cose!” di solito vuole proprio fregarti in qualcuna delle altre cose .
Altro che Tolkien: ci vuole un corso di prestidigitazione…
>>> nella stragrande maggioranza dei casi, non si capisce affatto dove stia il bene e il male
Mi permetto di dissentire, ci sono moltissimi casi in cui si capisce benissimo, dove stanno il bene e il male. Gli yankees possono essere ingenui e rozzi nel giudizio ma almeno hanno chiaro questo fatto.
E le mille sfumature di grigio servono a rendere più corretto il giudizio, non a esimerci dal darlo.
Ciao
Per Francesco
“Mi permetto di dissentire, ci sono moltissimi casi in cui si capisce benissimo, dove stanno il bene e il male.”
Certo!
Il bene è stare dalla parte delle Vittime Intersezionali del Razzismo e del Sessismo, il male sta nelle Mistificazioni e nelle Menzogne del Clero.
Chiaro come il sole, e se non ci arrivi vuol dire che hai scelto di stare dalla parte del male.
🙂
Concordo. Questo è il modo corretto di ragionare, poi possiamo sistemare i dettagli.
PS il tuo amico Zoccoso trascura che il punto d’incontro tra quelli con idee diverse era la vita concreta, che è il tuo punto di partenza nell’analisi del tuo rione.
“Concordo. Questo è il modo corretto di ragionare, poi possiamo sistemare i dettagli.”
Cioè, il modo corretto di ragionare è decidere che di avere Ragione e di stare dalla parte del Bene.
Interessante.
Quindi il signor Baffino ragionava correttamente: il Bene era la sopravvivenza della Razza ariana, che da sempre si impegna per il benessere di tutti e ha inventato le più grandi creazioni dell’umanità, e il Male sono gli Ebrei, un popolo di parassiti che trama da secoli per dominare sugli altri popoli e renderli loro schiavi!
ma anche il signor Stalin aveva chiarissimo dove fosse il Bene… 😉
“Gli yankees possono essere ingenui e rozzi nel giudizio ma almeno hanno chiaro questo fatto.”
??
secondo me hai molta confusione in testa.
Sono rozzi nel giudizio o il giudizio su bene e male è chiaro o gli americani hanno sempre ragione?
scegline uno, cribbio!
Sono rozzi nel capire dove stanno il bene e il male ma sanno che è da lì che si deve partire.
Questo volevo dire.
Psst, ti rivelo un segreto: TUTTI pensano di stare dalla parte del bene.
E nessuno ha veramente idea di dove sia, tranne in pochissimi casi.
Ma i casi lampanti si contano sulle dita di una mano, e forse meno.
Smetti per un attimo di pensare alla Seconda guerra mondiale, e pensa all’eutanasia…
Per PinoMamet
“Psst, ti rivelo un segreto: TUTTI pensano di stare dalla parte del bene.”
Esatto! Lo sapeva anche Socrate. Persino io credo di stare “dalla parte del bene”, il che è tutto dire!
>>> nella stragrande maggioranza dei casi, non si capisce affatto dove stia il bene e il male (ed evito le maiuscole, da riservare a casi puramente astratti, se mai…) e ci sono invece una serie di vantaggi e di svantaggi relativi, e di imperativi morali più o meno pressanti, ma raramente chiari
lo hai scritto tu, questo manifesto del nichilismo!
ciao
Non c’entra niente il nichilismo.
C’entra che se fosse sempre chiaro dov’è il bene e dov’è il male, non ci sarebbe alcun dibattito etico.
Non ci sarebbe etica, e non ci sarebbe probabilmente neppure politica, saremmo tutti d’accordo e stop.
Ma non è così.
@ Francesco
“meglio di lui”
Non penso proprio.
[…] fu presto richiamato dal servizio di leva ad Augusta per ricoprire la funzione di infermiere: rimase al fronte però solo un mese. Fu qui che il nazionalismo, già venato di crepe, perse ogni influenza sul giovane Brecht, quando questi vide in quali condizioni erano ridotti i feriti del conflitto. Il cambio di rotta è già visibile con la famosa poesia ‘Die Legende vom toten Soldaten’ (La leggenda del soldato morto), in cui il Kaiser Guglielmo II, non accettando la prematura scomparsa di un giovane combattente, decide di farlo risuscitare per arruolarlo nuovamente, mentre il fetore proveniente dal suo corpo viene coperto dall’incenso sparso dal turibolo di un prete.’
https://it.wikipedia.org/wiki/Bertolt_Brecht
Altro che elfi…
Ciao!
Andrea Di Vita
Direi che ha dato assai poco, a confronto di JRR.
E che non ne ha capito nulla, sempre a differenza di JRR.
Le esperienze sono composte da due fattori: i fatti che si vivono e il giudizio che diamo su quei fatti. Senza il secondo, siamo al livello delle mucche e dei tacchini.
Ciao
“Direi che ha dato assai poco, a confronto di JRR.”
…ti prego per il tuo bene di ripensare al tuo giudizio… 😉
“rimase al fronte solo un mese” e come infermiere, sbaglio o non è proprio il massimo?
o parli di altro, che non conosco la vita di BB?
Dici che “ha dato assai poco”, pensavo ti riferissi al valore rispettivo delle produzioni letterarie…
No, affatto, all’esperienza al fronte!
PS Brecht era un letterato?!
😉
Francesco: “PS Brecht era un letterato?!”
Beh, sì, e di notevole levatura, almeno stando al giudizio del più acuto critico letterario tedesco del primo dopoguerra, Walter Benjamin.
Giudizio che forse Benjamin avrebbe rivisto se avesse avuto la possibilità di conoscere il tuo dubbio.
Il mio giudizio sul “letterato Brecht” [ironia] è influenzato dall’aver letto qualcosa delle sue opere e dal lato politico della sua vita.
Entrambi fattori che me lo sminuiscono assai.
Francé, non si tratta di politica, si tratta di valore letterario.
Miguel ci assicura che Tolkien scrive un ottimo inglese. È una grossa opera epica con numerosi rimandi a varie letterature e che ha fatto nascere una marea di epigoni ed imitatori.
E questo è quanto si può dire di Tolkien.
C’è un motivo per cui nella storia della letteratura Brecht sarà ricordato diffusamente, e a Tolkien verrà riservato un affezionato capoverso…
Sicuro? Tolkien è stato pubblicato a fatica e ha creato un genere letterario e un seguito mondiale, le sue opere sono tra le più lette della storia. Nonostante il parere dei critici letterari.
Brecht era un propagandista comunista in ogni sua opera e dubito abbia molti altri meriti. Quello che ho dovuto leggere era intellettualmente volgare e rozzo, non so se scritto in un buon tedesco.
Sarei stupito se fosse ancora in giro tra qualche decennio, quando i motivi politici per parlarne bene saranno storia.
Esistono altre cose oltre alla politica…
Tolkien? Beh, è uno scrittore di genere, che ha inventato il suo genere
“Tolkien è stato pubblicato a fatica e ha creato un genere letterario e un seguito mondiale, le sue opere sono tra le più lette della storia”
Però il fatto che un autore in un determinato momento storico abbia avuto un grande successo di pubblico, tra i suoi contemporanei o quasi, non è detto che lo consacrerà alla storia. Tanta roba che nei secoli passati aveva vasto seguito ora è un trafiletto sulle letterature a scuola se non – peggio – un argomento confinato agli specialisti.
@ francesco
“propagandista”
Francesco, sei un perfetto esempio di come il furore ideologico possa accecare.
Brecht ha cambiato radicalmente il modo di fare teatro, a prescindere dalle sue idee politiche. Come con Eschilo entra in scena il deuteragonista e l’originale monologo diventa azione scenica, con Brecht l’interazione dell’attore col pubblico sfonda la “quarta parete” (la tegola per cui gli attori agiscono in scena come se il pubblico non ci fosse) in un modo che in precedenza era stato sperimentato solo nel “Re Lear” di Shakespeare.
Tolkien ha riproposto l’antico genere medievale della “favola morale” tipo Roman della Rose avendo un meritato successo di pubblico in un mondo affascinato da un medioevo di cartolina: una sorta di Ivanhoe un po’ più fiabesco. Si salva perché, figlio del suo tempo, ha lasciato nei personaggi della sua opera una ineliminabile ambiguità che nel medioevo reale sarebbe stata incomprensibile.
Tolkien è divertente. Brecht è un pilastro della terra.
Ciao!
Andrea Di Vita
tegola=regola
Roman della Rose=Roman de la Rose
Trascurate il fatto che Tolkien è stato scelto dai lettori contro il parere del “mondo letterario”, Brecht ha goduto di una fortissima spinta politica.
E ha contribuito ha rovinare il teatro e l’opera, con il suo innovativo stile di messa in scena.
In ogni caso, non ho intenzione di ergermi a magister in questo campo, mi bastano Storia, Politica, Economia e Pallacanestro!
😀
Beh tantissimi lettori hanno scelto Liala, contro il parere del mondo letterario.
In ogni caso ti consiglio di limitare i danni dei tuoi interventi ai campi sopra elencati 😉
Quando dico che “Tolkien è divertente” intendo dire che “Il Signore degli anelli” lo considero a livello di “Dune”, di “Il nome della rosa”, di “It”.
Quando dico che Brecht è un pilastro della terra voglio dire che “La resistibile ascesa di Arturo Ui” e “Madre Coraggio” lo considero a livello de “I persiani” di Eschilo, dell'”Antigone” di Sofocle e de “Il crogiuolo” di Miller.
Ciao!
Andrea Di Vita
It è un tazza di pop corn
Dune è una pizza con l’ananas
Il nome della rosa un finto Vitello tonnato
Tolkien è un intero banchetto.
Brecht è già andato a male, sospetto. Ma ammetto che mi è molto antipatico, magari andrò a vederlo a teatro per toccare con mano.
@ francesco
“banchetto”
Esatto: una volta digerito ti lascia giusto qualche chilo in più. È letteratura di consumo di alto livello, come Steven King o Frederic Forsythe.
Brecht è un sempreverde, come Foscolo e Rilke.
(Personalmente lo considero persino migliore nelle poesie che nelle opere teatrali).
Ciao!
Andrea Di Vita
Tolkien è una bistecca con patatine fritte.
Il piatto più buono del mondo, quando hai 12 anni.
no ragazzi, potete fare i duri ma con me non attacca
il fantasy post-Tolkien è la roba che dite voi
ma LUI è di tutto un altro livello: il pubblico se ne è accorto, anche quando non ha i mezzi intellettuali per dire perchè
e, vista la bella provocazione di Andrea, possiamo metterlo accanto ai classici del teatro greco quanto a creazione di figure di riferimento
Mi ricordavo che il Nostro fu un Premio Stalin per la Pace!
Nella mia personale esperienza, dei classici Tolkien ha la caratteristica che ad ogni rilettura trovi qualcosa di nuovo
“possiamo metterlo accanto ai classici del teatro greco quanto a creazione di figure di riferimento”
I classici del teatro greco hanno 2400 anni di storia.
Direi che Tolkien può pazientare un po’.
@ Francesco
“fantasy post-Tolkien”
Il fantasy post-Tolkien non riesco assolutamente a tollerarlo. E’ il motivo per cui ho cominciato a leggere Tolkien da adulto, quasi per caso.
Tolkien e’ sicuramente un virtuoso della lingua, come Martinez potrà confermare. L’unico che conosco, dopo Dante e Shakespeare, che riesce a mettere in bocca nello stesso dialogo un vocabolario ‘alto’ ai Buoni e uno ‘basso’ ai Cattivi, pur senza turpiloquio. Del resto di mestiere era filologo e ambiva a glottoteta. Lui stesso ammetterà che l’idea del romanzo gli è venuta perché sentiva il bisogno di narrare una storia in cui far parlare i protagonisti con le lingue che andava via via inventando, lingue che sono un fritto misto di Old English e del suo amatissimo Finlandese. (Disse una volta che a sedici anni aprì una grammatica Finlandese, e di essersi sentito come un alcolista che scopre una cantina sconosciuta a tutti). Ha preso un po’ di finto medioevo preraffaellita in perfetto stile Inglese, un po’ di nomi dalle varie lingue e mitologie Europee che conosceva a menadito (‘Sauron’ richiama ovviamente un rettile…) e ha frullato il tutto con una trama ispirata a quella dei Nibelunghi di Wagner, opera che all’epoca andava meritatamente per la maggiore e che prevede appunto che l’eroe si debba sbarazzare del tesoro, non conquistarlo. Nutre per il progresso l’educato disprezzo dell’umanista colto del suo tempo, ben illustrato dal coetaneo Snow nel suo ‘Le due culture’. Come il personaggio del professore di lettere nel ‘Fiorirà l’aspidistra’ orwelliano lamentava di non essere stato presente alle lezioni di Platone nell’agorà, si sente che Tolkien rimpiangeva di non essere stato presente quando Salimbeni discuteva animosamente nel convento in Latino di Federico II coi suoi confratelli francescani. Si propose di comporre un’opera su un mondo dove non ci fosse nulla di più avanzato di un telaio; avrebbe concordato volentieri con quel giardiniere Taoista di cui si narra nel Zhuangzi che dicesse ‘chi usa la macchina ragiona come la macchina, chi ragiona come la macchina diventa la macchina’. Insomma, il classico benestante che non ha mai dovuto lavorare per davvero in vita sua.
Il vero balzo d’ingegno, il lampo che lo mette definitivamente nella fascia alta della letteratura novecentesca, è aver fatto sua l’altra lezione del Taoismo: niente è mai completamente o bianco o nero, nel buio assoluto c’è un germe di luce (persino Gollum a un certo punto sembra rimpiangere ciò ch’era stato da giovane) e nella luce più pura una macchia di tenebra (Frodo alla fine tradisce, e l’anello viene distrutto nonostante il suo tradimento). L’unico personaggio davvero completamente infame è Wormtongue, così come l’unico assolutamente senza macchia è Sam Gamgee: non è un caso se sono due personaggi tutto sommato secondari nella trama. Mi sono sempre chiesto se Tolkien avesse visto qualche opera di Pirandello.
Senza questo lato originale il Signore degli Anelli è un complicato libro d’avventure per ragazzi. Allora è molto meglio Stevenson.
Ciao!
Andrea Di Vita
@ Francesco
“Premio Stalin”
Come Nenni.
A differenza di Nenni, però, morì prima di poterlo restituire. Del resto fu Brecht a dire davanti alla repressione dei moti operai del 1951: “il Comitato Centrale del Partito del Popolo ha constatato l’insanabile contraddizione fra la volontà del Partito e la volontà del Popolo e ha quindi stabilito di cambiare il Popolo’.
Ciao!
Andrea Di Vita
Non ho idea dell’influenza del pensiero taoista su Tolkien (sospetto che se ci sono delle consonanze, siano puramente casuali)
ma per il resto concordo con Andrea.
Andrea,
con tutto l’affetto di una lunga frequentazione in un posto cortesemente messo a disposizione da un padrone di casa squisito: di JRR non hai capito un tubo.
Non solo ha avuto una vita abbastanza dura da rendere ridicola la riconduzione del suo essere un reazionario a un presunto “benestante”.
Ma soprattutto la tua ignoranza della teologia cattolica ti fa prendere lucciole per lanterne!
Secondo la dottrina della Chiesa neppure Satana, quello vero, era inizialmente malvagio, perchè tutto viene da Dio. E Tolkien ha ripreso questo concetto con assoluta fedeltà, in tutti i personaggi.
E nessuno tra i buoni è perfettamente buono, per i cattolici, con due sole eccezioni in tutta la storia dell’umanità: Gesù Cristo e Maria sua madre.
Dell’animo di Vermilinguo si parla quando Gandalf va per l’ultima volta da Saruman e lo “licenzia” ufficialmente.
E in termini opposti a quello che pensi tu.
Che del Bene possa nascere dal Male dipende dal fatto che “Allah è il miglior cospiratore di tutti” e che la musica dei ribelli viene da lui ricondotta nel suo tema (se non hai letto il Silmarillion fallo, vale la pena).
Ciao
PS il Bertoldo il suo premio lo prese nel 1954, si vede che qualcuno non aveva preso tropo sul serio la sua battuta.
Andrea
rincaro la dose: in tutto il Signore degli Anelli non c’è un personaggio buono che diventi cattivo o viceversa. Solo Saruman diventa cattivo ma lo fa prima che inizi la storia.
Frodo non ha il tempo di diventare cattivo, perchè subito Gollum gli morde via dito e anello.
Gollum quasi si pente ma poi, per colpa di Sam, torna a essere lo schiavo dell’anello.
Saruman, che ha pensato di venire a patti col male, ne viene corrotto e ridotto a schiavo.
Gandalf e Galadriel rifiutano l’Anello di loro spontanea volontà.
Non rammento se anche Aragorn fa lo stesso, perdonami.
PS sì, lo sto risentendo come audiolibro, non lo conosco così bene!
@ Francesco
“teologia”
Lo leggi quello che scrivo?
Io non ho scritto che un personaggio da buono diventa cattivo o viceversa.
Ho scritto che anche il peggior personaggio (tranne appunto Wormtongue e Sam Gamgee) mostra qualche barlume di virtù, e viceversa.
Il che non contrasta in nulla con l’essere cattolico (noterai che non ho osato alcun riferimento alla dottrina cattolica).
Quanto alla vita dura, non scherziamo. Se la vita di Tolkien è stata dura, Brecht e Orwell sono dei sopravvissuti di Gaza.
Ciao!
Andrea Di Vita
Andrea
tu hai usato il termine “ambiguità” e posso garantirti che Tolkien lo avrebbe rigettato come Gollum con il Pan di Via degli Elfi!
Ciao
Per Habsburgicus,
alcune riflessioni interessanti su Massoneria e Chiesa:
https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/opinioni/20596-la-secolarizzazione-dalla-chiesa-di-roma-alla-fratellanza-massonica.html
sono talmente privo di capactà di astrazione, che leggendo questo post una prima volta mi sono detto “interessante”…poi ho ripreso frase per frase e mi sembra totalmente incomprensibile
che vuol dire “Lasciarlo morire perché noi possiamo vivere.”? cioè, concretamente mi sveglio la mattina, faccio colazione e poi? che devo fare?
Niente, direi.
Per roberto
“che vuol dire “Lasciarlo morire perché noi possiamo vivere.”? cioè, concretamente mi sveglio la mattina, faccio colazione e poi? che devo fare?”
Se ho capito bene, stai dicendo, “io Roberto non conto niente. E quindi non dipende certo da me se l’Occidente morirà o no”.
E’ vero (ovviamente non solo per Roberto, anche per me e per quasi tutti noi).
Premesso questo, mi sembra che abbia qualche senso avere una visione personale sulle cose. Ad esempio, io sono “a favore della sanità pubblica”, poi è anche vero che l’economia mondiale e tutto il resto se ne sbatte di questa mia preferenza, e quindi tanto valeva non esprimerla.
Esprimila, esprimila! vedi come alle elezioni conta, questa tua preferenza.
Dovresti essere un pò più Hobbit, testardo e tetragono sulle cose a cui tieni.
🙂
@ Francesco
“vedi come alle lezioni conta”
Come no.
Si è visto.
Ciao!
Andrea Di Vita
guarda agli USA, come il voto popolare può stravolgere il sistema
ma anche al Regno Unito del 1945 … il NHS non è mica caduto dal cielo
sono i vili e i pigri a dire che nulla può cambiare
@ Francesco
“USA”
Hai citato il massimo esempio al mondo di come il sistema rimanga permanentemente uguale a se stesso nonostante il voto popolare.
Tutte le istanze di reale cambiamento sono state via via marginalizzate e fagocitate almeno dai tempi di Sacco e Vanzetti.
E il NHS in UK nasce precisamente dalla paura che una popolazione stremata dalla guerra (dichiarata DA Londra A Berlino e non viceversa, cosa che oggi dimentichiamo) e umiliata nel suo nazionalismo dalla conseguente perdita dell’Impero potesse farsi venire strane idee.
Riempita la pancia, gabbato lo santo. Starmer oggi farebbe sembrare Bolscevico un qualunque filantropo dell’era vittoriana.
Ciao!
Andrea Di Vita
In sintesi, sei il solito infantile italiota ammalato di retorica rivoluzionaria, un classico massimalista da divano.
Diciamo che non sei tu il pericolo per il sistema!
😀
Miguel
“Se ho capito bene, stai dicendo, “io Roberto non conto niente. E quindi non dipende certo da me se l’Occidente morirà o no””
No l’ho detto pure chiaramente. Non ho capito cosa vuol dire quella frase!
Cosa vuol dire che bisogna “lasciar morire l’Occidente per poter vivere”?
Per roberto
“Cosa vuol dire che bisogna “lasciar morire l’Occidente per poter vivere”?”
Senza contesto, non saprei.
Si capisce con il contesto dell’articolo.
L’Occidente, nel bene e nel male, sta morendo.
C’è chi esulta, e c’è chi ci resta male, ma non saprebbe definire l’Occidente.
Ma aggrapparsi all’Occidente morente fa morire anche noi: lasciamolo morire, per poter vivere.
Esattamente quello che penso io.
Miguel,
Ma cosa devo fare per lasciar morire l’Occidente?
Tenere mia moglie segregata in casa?
Mangiare tofu?
Togliere i figli da scuola e mandarli a lavorare?
Smettere di andare a messa…ah no questa ce l’ho…
Ma no, basta che fai la tua vita normale e non ti preoccupi se l’Occidente muore.
Per Peucezio
“Ma no, basta che fai la tua vita normale e non ti preoccupi se l’Occidente muore.”
Infatti, non capisco le preoccupazioni di Roberto.
La preoccupazione di roberto è quella di sapere se quella che ci proponi è una semplice fila di parole messe in fila per creare un effetto gradevole, una specie di poesia, o se si tratta di qualcosa che ha anche un significato. Siccome avevo l’impressione che fosse un testo con un significato, mi sarebbe piaciuto capirlo.
Per roberto
“Siccome avevo l’impressione che fosse un testo con un significato, mi sarebbe piaciuto capirlo.”
Certo che ha un significato, e anche importante.
Riassumo:
L’Occidente, nel bene e nel male, sta morendo.
C’è chi esulta, e c’è chi ci resta male, ma non saprebbe definire l’Occidente.
Ma aggrapparsi all’Occidente morente fa morire anche noi: lasciamolo morire, per poter vivere.
insomma, se capisco bene fare come il merlo che fischia sugli alberi già spogli guardando i pulcini nel nido caldo….
Roberto: “Ma cosa devo fare per lasciar morire l’Occidente?…”
Forse fare il Pater Familias come interpretato da Kevin Spacey in “American Beauty” di Sam Mendis, 1999 potrebbe essere una soluzione tanto saggia quanto piacevole; ma breve. Che, si sa, il bel gioco dura poco.
Se tutti abbracciassimo quel modus esistenziale la sfanghemmo dissanguando l’ “occidente”;
in brevissimo tempo collasserebbe per inedia anemica.
Ma noi – le nostre imbesuite e senili generazioni – siamo forse troppo correlati a questo modus vivendi per sopravvivergli.
Il pater in “American Beauty” si libera finalmente e se la gode ma poi affonda con tutta la nave, la nostra “Das Narrenschiff”.
La nave di cui parlava il buon Theodore Kaczynski nel suo manifesto.
In genere sarà difficile o impossibile non affondare con essa e accedere a qualche scialuppa a remi come facevano l’antichi.
E per andare dove poi?
A far cosa?
Siamo troppo legati
– interconnessi –
a questa nave dei folli, ai suoi oramai nostri e vitali feticci fatticci (bruno Latour) e simulacri per volergli sopravvivere, credo🙄
Troppo dipendenti dalla sua “Iperrealtà”, senza ci annoieremmo a morte. Accetteremmo l’eutanasia per taedium vitae.
O almeno così crede (è ancora vivo?) Jean Baudrillard in “Le strategie fatali”;
la catastrofe è già avvenuta dice!
https://www.ibs.it/strategie-fatali-libro-jean-baudrillard/e/9788877107046
A parte queste pinzellacchere, il film lo ricordo molto bello, visto in sala appena uscito; devo ricordarmi di rivederlo.
Sperando che poi non mi ci rovino il ricordo😳
forse era bello, a un occidentalista come me diede soprattutto fastidio e incomprensione!
quanto era bravo come attore Spacey, però
Francesco: “…forse era bello, a un occidentalista come me diede soprattutto fastidio e incomprensione!…”
Ma è un film occidentalista!
Infatti Spacey perde,
e infine muore.
Come un beota muore.
Viene punito, non poteva che morirci;
Il messaggio, la morale della favola, viene ad essere “devi fare il bravo!
Stai attento, che se cambi strada avrai chiuso con la tua vita.
Peccato che Kevin Spacey è stato silurato per pruderie personali,
è uno degli attori più bravi in circolazione
A me pareva che la morale del film fosse “L’Occidente è una fregatura, e così profonda che ora che lo capisci, se ci arrivi, sei già fottuto”
Ho sbagliato a capire?
PS ammetto che il colloquio con cui si fa assumere al fast food è da brividi
Francesco: “…A me pareva che la morale del film fosse: l’ Occidente è una fregatura…”
Si ma (e torniamo allo stesso punto del come uscirne🙄) è una fregatura necessaria a tenere in vita 8 miliardi di persone.
L’alternativa individuale esiste,
ma nel film viene ad essere una discesa agli inferi della dissolutezza con morte finale dell’ “eroe”.
Più moraleggiante di così il messaggio!
L’alternativa è solo la dissolutezza che porta alla morte, ci dice il film in fondo.
Ricordate “Teorema”, il film di Pasolini?
Anche lì c’è lo stesso dilemma, il protagonista fugge dalla civiltà e va nel deserto, ma lì è appunto deserto e lui non trova niente e impazzisce.
Non era attrezzato come Terence Stamp
(l’ospite misterioso, che puzzava d’Angelo e nunzio dei cieli) non aveva mai costruito la necessaria vita interiore per farcela; per animare il deserto.
Solo Emilia, la domestica riesce nell’ impresa
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Teorema_(film)
A proposito di Occidente, molto interessante:
https://www.iononstoconoriana.com/libri/1835-david-graeber-critica-della-democrazia-occidentale-crisi-dello-stato-nuovi-movimenti-democrazia-diretta.html
Insomma, mi pare siano tesi già molto sentite in questo blog!
😀
>>> Mi piace che si identifichi in un vecchietto che vive in campagna, ogni tanto ammazza una gallina, gioca a briscola in osteria e qualche volta fa i tarocchi a chi glieli chiede.
Pino,
questo non è Occidente, è qualsiasi villaggio di contadini da 10.000 anni a questa parte.
Uff ma perché bisogna spiegare sempre tutto?
Esistono anche linguaggi che non siano quello matematico-deduttivo della logica.
Si parva licet componere magnis, pensa se sentendo Mi illumino d’immenso avessero chiesto al poeta che tipo di lampadina aveva acceso…
Il Mondo Piccolo
[cit.]
guarda che sono molto serio: tu parli di una situazione diffusissima, che non c’entra nulla con la differenza tra Occidente (moribondo o meno) e resto della Storia
quindi non capisco cosa c’entra!
ciao
Ari-uff… ma che noia! Lo so che sei serio.
Sei rigidamente, pesantemente, mortalmente serio.
Ecco perchè fai l’economista e non il poeta.
Non che io sia un poeta: non sono abbastanza bravo né abbastanza pazzo. Ma so di non esserlo e perché.
Ripeto:
c’è una grossa differenza nel dire “to’, che bel tramonto” e dire “Mi illumino di immenso”.
Tra “Mi illumino di immenso” e “la rifrazione della luca solare a questa latitudine alle ore 19 del 21 Ottobre varia RAL 2008- rosso arancio chiaro a RAL 3002- rosso carminio”, la differenza è immensa.
Immagino anche che a tua moglie per corteggiarla avrai parlato di occhi blu come il mare o neri come la notte, e di diottrie.
Non esiste solo il linguaggio scientifico, cribbio!!
Allora, spieghiamo la metafora, che è sempre un po’ come spiegare le barzellette, non andrebbe mai fatto.
A me la cultura occidentale piace. Potete segnarmi tra i difensori della cultura occidentale.
Non credo che essere un difensore dell’occidente significhi disprezzare l’oriente- o qualunque altra parte geografica a piacimento.
e non credo che se l’attuale sistema economico dovesse collassare, o semplicemente mutare, l’Occidente crollerebbe.
Perlomeno, non crollerebbe la parte che interessa a me, cioè la cultura semplice e viva del popolo.
Magari chiuderebbero banche, e musei sovvenzionati da banche, che di solito sono luoghi noiosi (specie in Italia, devo dire) dove una brutta luce artificiale e pochi sedili scomodati sorvegliati a vista da un occhiuto custode ti fanno perdere la voglia di guardare i quadri.
Ma questa è appunto noia, e non cultura.
Errata: e NON di diottrie.
credo che l’Occidente e una buona parte del “sistema economico” siano consustanziali, però
non l’attuale prevalere di ristrettissime oligarchie di iper-ricchi o la finanza globale al potere, però
ciao
La cultura occidentale per me è Aristotele, Giotto e i Krampus, Bach e il contadino che sa Dante a memoria, e nessuno di loro c’entra granché con il sistema capitalista o con le sue incarnazioni attuali.
mi permetto di sospettare che tu ti sbagli
i Medici e i Fugger sono cultura occidentale, il dibattito in Francia tra liberisti e colbertisti lo è, gli scritti di Smith lo sono, il monaco francescano che inventa la partita doppia, il mercante Marco Polo …
…sì, beh, tranne che i mercanti ci sono anche in Oriente, la partita doppia la descrive già Al Khwarizmi e la usano nella Cina dei Tang, in oriente esistono banche dai tempi dei babilonesi, esiste un dibattito pubblico sulle spese e l’intervento statale…
Siamo sopravvissuti senza troppi traumi culturali alla fine delle angherie feudali ed alla decolonizzazione, per cui immagino che varrà la stessa cosa per il capitalismo finanziario.
Mauricius Tarvisii:
“…Siamo sopravvissuti senza troppi traumi culturali alla fine delle angherie feudali ed alla decolonizzazione, per cui immagino che varrà la stessa cosa per il capitalismo finanziario”
Ci è possibile
Nel 2009 Mark Fisher scriveva
“Capitalist Realism: Is There No Alternative?”
https://www.ibs.it/realismo-capitalista-ebook-mark-fisher/e/9788880560289
“È davvero più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo?
“Un celebre adagio
(di volta in volta attribuito a Slavoj Žižek o a Fredric Jameson) recita che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo.
Lo slogan There Is No Alternative tanto caro a Margaret Thatcher è stato infine adottato anche dalla sinistra liberale, e nemmeno la crisi del 2008 è riuscita a scalfire la generalizzata convinzione che, fuori dal capitalismo, sia impossibile ipotizzare strade altre.
Ma qual è l’effetto di questo «realismo capitalista» sul nostro immaginario? E qual è il suo ruolo nel diffuso sentimento di rassegnazione e infelicità che permea le nostre vite?
In questo breve ma fondamentale testo che ha avuto un impatto enorme sugli ambienti culturali in primo luogo anglofoni, il critico e teorico Mark Fisher ragiona su come il realismo capitalista abbia occupato ogni area della nostra esperienza quotidiana, e si interroga su come sia possibile combatterlo.
E lo fa attraverso esempi presi non solo dalla politica, ma anche dai film e dalla narrativa di fantascienza, dalla musica pop e dalla televisione.
Con Realismo capitalista, Fisher ha firmato una delle più penetranti, illuminanti e dolorose analisi del mondo in cui viviamo.
Ma Realismo capitalista è anche un testo che apre all’idea di possibilità, e che ribadisce che un’alternativa c’è.
Leggerlo, per dirla con lo scrittore e poeta Alex Niven, è come «tornare a respirare dopo tanto, troppo tempo trascorso sott’acqua».
Beh se c’è un’alternativa
(ce ne sono tante, in fondo siamo liberi di scegliere come vivere)
Fisher la trovata facilissimamente con sgabello e corda.
Ma le tante alternative sono individuali, o per piccole tribù comunitarie.
Se crolla il capitalismo e la produzione con le sue economie di scala …
se cade il mercato e la distribuzione …
Avremo miliardi di morti per inedia, poi crollerebbe simultaneamente lo Stato è fine delle pensioni e stipendi.
Quanto sono soltanto in italia pensionati, invalidi a vario titolo, dipendenti publici?
Quanti malati e ospedalizzati?
Quanti bambini?
Se cade la produzione capitalista – lo Stato non può che seguirla poiché privo di foraggio –
beh questi sopra li possiamo salutare
“…Scambiare il significato con il controllo: questo era il patto. Scambiare la bellezza con l’utilità, le radici con le ali, il tutto con le parti, la perdita, il vagabondaggio e l’inciampo con la marcia dritta verso la meta. Questo era il patto. Si è scoperto che era una trappola..
Come ne usciremo?…”
Non certo a gratis.
Il biglietto di uscita costa salato:
“Il prezzo del progresso civile si paga con la perdita della felicità”
scrive Freud ne “Il disagio della civiltà”:
“delineando una concezione del vivere comune come sistema che, originato dalla condivisa necessità di contrastare le minacce alla sopravvivenza umana, finisce inevitabilmente per porre limiti importanti alle pulsioni naturali del singolo. L’evolversi e l’articolarsi della civiltà si configurerebbero quindi come un processo di erosione della felicità e della libertà individuali.
Dell’ alternativa possibile ne usufruirebbero le prossime generazioni rimaste, nate senza patto.
E, passino dopo passino, giungeranno anche loro ad un patto, giungeranno dove noi già stiamo😏
Quindi tanto vale andare avanti, con piccoli aggiustamenti cosmetici, e vedere dove ci porta via via avanzando.
Se usiamo l’inglese finiamo per non capirci: lo si usa di proposito per questo.
“Non c’ò alternativa” contiene un verbo al presente. Ma noi stavamo parlando di futuro: “non ci sarà mai alternativa” credo che sia un’affermazione un po’ più impegnativa.
https://en.m.wikipedia.org/wiki/Small-world_experiment
Oltre a Giovannino Guareschi c’ è anche Stanley Milgram
https://en.m.wikipedia.org/wiki/Stanley_Milgram
@ MIGUEL / HABSBURGICUS
Selbstbestimmungsgesetz … dopo la Spagna, la Germania.
https://www.bpb.de/kurz-knapp/hintergrund-aktuell/555990/1-november-selbstbestimmungsgesetz-tritt-in-kraft/
1. November: Selbstbestimmungsgesetz tritt in Kraft
https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/legge-cambio-genere-nome-germania-100.html
Nuova legge sull’identità di genere in Germania
Stand: 30.10.2024, 17:26 Uhr
di Luciana Caglioti, Cristina Giordano e Cristiano Cruciani
Dal primo novembre entra in vigore in Germania la legge sull’autodeterminazione che rende più semplice il cambio di genere e di nome all’anagrafe, tutti i dettagli da Cristina Giordano.
Abbiamo raggiunto Jenny Wilken che a Berlino offre consulenza per persone trans e intersessuali.
Alfonso Pantisano, Commissario per le tematiche LGBTQ+ del Senato della città di Berlino, inquadra questa nuova legge alla luce delle battaglie storiche di questa comunità.
Io sono sempre più convinto che l’Occidente non sia un ente reale ma un costrutto retorico-propagandistico.
Se finisce un po’ di propaganda non può che essere un bene.
In realtà il discorso dell’autore è molto serio e si riferisce a tutto un sistema di vita e di controllo del mondo.
Però, inevitabilmente, mette insieme molte cose diverse. Non perché faccia confusione lui: lui fotografa giustamente l’eterogeneità di cose di cui è composto l’Occidente contemporaneo (che è un’entità in fondo sfuggente e porosa).
Tutte queste cose sono appunto troppo eterogenee per stare insieme e io spero che stia per saltare tutto, per cui mi allineo al suo auspicio.
E spero che Trump sia proprio il seppellitore di questo monstrum, che sia colui che, facendo ripiegare l’America in sé stessa, fa saltare l’Occidente in mille pezzi, frazionandolo in tante realtà geopoliticamente e culturalmente ognuna diversamente orientata.
Che è poi il suo destino naturale: è una costruzione fittizia che mette insieme tutto e il suo contrario, così come lo è l’Unione Europea.
Interessante, la Ocasio Cortez chiede “perché” a chi ha votato per lei alla Camera e per Trump come presidente, ecco alcune risposte:
https://www.reddit.com/gallery/1gouzp8
Scrive Andrea Zhok:
Andrea Zhok, [2024-11-09 12:28]
L’EPOCA DELL’ODIO DEIDEOLOGIZZATO
Nella degenerazione contemporanea dello scenario politico una delle cose che più colpisce è lo scatenarsi di atteggiamenti di ferocia, disprezzo, disumanizzazione, psichiatrizzazione, demonizzazione dell’avversario. Lo si vede in questi giorni dopo la vittoria di Trump, con un proliferare di crolli nervosi che emergono in rete e nella pubblicistica di fronte alla “vittoria del Male”, ma lo si vede continuamente in mille contesti. Lo abbiamo visto nei giorni del Covid, dove abbiamo cercato di giustificare esibizioni di malvagità, crudeltà, auspici di morte con la dinamica psicologica della paura. Lo vediamo nel modo in cui si sviluppano (o meglio NON si sviluppano) i discorsi sulle tematiche del “politicamente corretto”, dove ogni discussione aperta è impossibile e dove sensibilità isteriche pronte a scatenarsi sbranando “il Male” sono onnipresenti. Lo vediamo nella demonizzazione delle alterità politiche sul piano internazionale.
Ciò che colpisce è come questa tendenza allo scontro inconciliabile, alla repulsione senza sconti né mediazioni, avvenga proprio nell’epoca per eccellenza della “fine delle ideologie”, della “fine delle grandi narrazioni”, della “secolarizzazione”.
Per come ci sono state raccontate molte vicende storiche, siamo abituati ad associare lo scontro senza esclusione di colpi all’attrito tra identità forti, identità collettive irriducibili, visioni del mondo radicalmente alternative. La modernità (o postmodernità) ci è invece stata spesso venduta come il luogo dove abbiamo sì sacrificato forti radicamenti, visioni ambiziose e palingenetiche, ma almeno lo abbiamo fatto nel nome della pace, della fratellanza, della pacifica convivenza in un “villaggio globale” esente da contrapposizioni radicali.
Solo che le cose appaiono alquanto diverse da quanto ci è stato fatto balenare.
Nel secondo dopoguerra abbiamo assistito alla capacità di riconoscimento reciproco, e persino alla collaborazione pragmatica, di soggetti che pochi anni prima si erano sparati addosso, di appartenenti a visioni del mondo davvero nettamente divergenti. Democristiani e comunisti erano portatori di ideologie robuste e profondamente diverse, e tuttavia riuscirono a produrre quel mirabile ed equilibrato documento che è la Costituzione. Persino gli ex fascisti vennero reintegrati, con la sola clausola che non pretendessero di riproporre tale quale la proposta politica che aveva portato il paese al disastro bellico (divieto di ricostituzione del PNF).
Oggi che ovunque in Occidente la “politica dell’alternanza” è alternanza tra varianti della stessa ideologia liberale, con una sovrapponibilità delle politiche al 90%, proprio oggi l’odio inconciliabile tra le parti, il mutuo disprezzo sembrano essere le caratteristiche dominanti.
Com’è possibile tutto ciò?
Ecco, credo che per capire questo stato di cose noi dobbiamo prima comprendere qualcosa di fondamentale intorno alla forma delle contrapposizioni umane. Una contrapposizione di carattere ideale, quali che siano le idealità a confronto, è una contrapposizione che si muove pur sempre in una sfera umanamente condivisibile, almeno di diritto: la sfera delle idee appunto. Un’idea diversa da un’altra, una ragione inconciliabile con un’altra ragione sono pur sempre idee e ragioni, e come tali sono potenzialmente condivisibili: è possibile cambiare idea, è possibile comprendere le ragioni altrui. Questo significa, banalmente, che due visioni del mondo articolate in idee e ragioni, per quanto possano essere diverse, sono comunque parte di un comune gioco umano.>?” La differenza politica in primo piano ora appartiene ad una sfera prepolitica, naturalistica, impermeabile alla ragione.
Il processo di disumanizzazione avviene invece in forme diverse, essenzialmente prepolitiche, tipicamente radicate in variabili naturali. Il caso idealtipico è naturalmente il razzismo, dove qualunque cosa il “razzialmente-diverso-e-inferiore” faccia o dica diventa irrilevante, perché niente potrà cambiare la sua “inferiorità naturale”. Ma questa sfera naturale e prepolitica è, in effetti, divenuta nel discorso pubblico contemporaneo la sfera dominante. Così, non rileva se Trump e Harris avessero contenuti decenti o indecenti, seri o ridicoli, diversi o uguali; la questione seriamente discussa diventa: “Com’è possibile che le donne, o gli immigrati, o i “colored”, ecc non abbiano votato per <
L’aver trasformato la politica in una competizione tra gruppi di interesse, lobby, e l’aver svuotato la sfera ideologica convergono nel trasformare il discorso pubblico in una sorta di “razzismo universale”. Che le differenze siano di “razza”, “genere”, “orientamento sessuale”, “etnia”, o che trascolorino in giudizi di ordine psichiatrico, epidermico, antropologico, comunque ci troviamo su di un terreno dove le ragioni non hanno più cittadinanza: resta solo la ripulsa (o l’attrazione) istintiva.
La distruzione della sfera politica, nutrita e alimentata per decenni dal “pilota automatico dell’economia”, è arrivata al capolinea, producendo una nuova forma di tribalismo naturalistico, di “razzismo universale polimorfo”, che non conosce più nessuna alternativa all’esclusione dell’altro, eventualmente al suo annichilimento. Lungi dall’essere il viatico per forme di pacifica convivenza, la distruzione delle identità politiche e delle ideologie porta con sé il germe del conflitto senza limiti.
Le premesse per un futuro di guerre civili all’interno e disposizioni genocide all’esterno sono state poste.
Peccato che un sacco di membri delle “tribù opposte” abbiano allegramente votato Trump, con in primo piano motivazioni economiche e di controllo dell’immigrazione (x me errate ma questo non conta).
Questa analisi è vecchia di un Donald, direi.
OT qualche giorno fa Peucezio si stupiva del fatto che alcuni deputati italiani abbiano chiesto alla commissione di intervenire contro l’italia, accusandoli più o meno di alto tradimento
ora qui abbiamo un miliardario sudafricano che sembra ormai avere rispoetto al nuovo presidente degli stati uniti il ruolo di casaleggio per i pentastellati, il quale attacca violentemente un potere dello stato…ed un ministro twitta (twitta…lasciamo stare questo dettaglio) “ha ragione”
alto tradimento!
https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2024/11/12/caso-migranti-musk-attacca-i-giudici-italiani-devono-andarsene_3e3bab59-042b-49dd-b932-6797af153c20.html
La magistratura però, diversamente dal potere politico, che è eletto, non rappresenta l’Italia.
Ha una funzione specifica, che non ha nulla a che vedere con un’idea di rappresentatività, di bandiera, di identificazione simbolica.
E peraltro mi pare evidente come in ogni occasione si dimostri antinazionale e organica a interessi stranieri e ostili: lo si è visto in relazione ad ambiti strategici, come l’ENI.
Se io ti voglio curare dal cancro non sono un tuo nemico, al massimo sono un nemico del tuo cancro.
peucezio
raramente hai scritto una cosa che sento così sideralmente lontana da come la vedo io (e si che mi pare che abbiamo delle visioni del mondo davvero diverse)
ma a parte questo, pensavo che fosse chiaro che non me la prendo con musk ma con salvini
Salvini si è inclinato, pur controvoglia, ai dictat atlantisti e uranisti e ora rialza la testolina come un cagnolino quando il padrone torna a casa.
Ma nel merito ha ragione.
ucrainisti
Lino Banfi fa scuola e uno sbaglia a digitare…
“La magistratura però, diversamente dal potere politico, che è eletto, non rappresenta l’Italia”
Un attimo, però. Il fatto che il politico che prende un voto in più degli altri abbia un certo peso nella determinazione di chi rappresenti legalmente l’Italia nei consessi internazionali è tanto un artificio giuridico quanto il fatto che le leggi dello Stato siano ufficialmente interpretate da un tale che ha vinto un concorso e che è stato assegnato ad una determinata sede.
Entrambi rappresentano quell’organizzazione chiamata Repubblica Italiana, anche se svolgendoci funzioni diverse. E la “personificazione finale” – diciamo così – dell’organizzazione è il Presidente della Repubblica.
Non lo avevo nemmeno ancora letto, ma se un ministro in pectore degli Stati Uniti si permette di replicare al Capo dello Stato italiano sull’ordine costituzionale del nostro paese, qualche problema ce lo vedo.
https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2024/11/13/mattarella-a-musk-litalia-sa-badare-a-se-stessa_00d3e808-3c47-4dc9-a3d5-2a70b6dccf6e.html
il bello (brutto) è il ministro italiano che fa i complimenti al ministro in pectore straniero…
Per Roberto
“ora qui abbiamo un miliardario sudafricano ”
‘sti africani li manderei a giocare con le banane e i cammelli a casa loro, invece di dire ai nostri magistrati che hanno pure studiato il latino che cosa devono fare a casa nostra!
L’africano può fare quel che vuole invece, è l’indegno ministro che manderei a pulire le spiagge
Ma perché a Elon Musk interessa così tanto l’Italia?
non lo so ma non ci vedo nulla di buono….
dicono si sia innamorato della Meloni
e la vuole mettere in culo a tutti gli italiani? si accontentasse della sua amata!
Ti rilancio il problema: quanti cittadini dei paesi occidentali sono più che pronti a cambiare leggi e trattati pur di NON accogliere migranti?
Comprese, se necessario, le Costituzioni.
Mi pare un problema più grosso dell’anomalo asse tra Salvini e Musk contro la magistratura e la sua pretesa di applicare le leggi e i trattati.
Ciao
Francesco
io non ho *nessun* problema a cambiare leggi e trattati (cioè ho un problema politico, ma chissenefrega, se io dovessi essere in minoranza, c’est la vie, il mio prossimo compito sarà quello di convincere abbastanza gente da tornare maggioranza).
Io ho un problema quando il re vuole agire legibus solutus (è la questione dello stato di diritto della quale discutevamo qualche giorno fa con peucezio)
non è una questione di forma, ma proprio di sostanza, di democrazia, di organizzazione della società. Nel mondo occidentale il sovrano rispetta le leggi….poi certo possiamo “lasciare che l’occidente muoia”
Il problema è che più che un sovrano populista che aspira a essere legibus solutus (che c’è!) io vedo una magistratura che cerca di incatenare il popolo alla lex senza rendersi conto di cosa stiamo rischiando.
O si realizza il miracolo di ricondurre il popolo a più miti e umani consigli oppure la legittimità della legge stessa andrà in crisi.
Non dico che i giudici non stiano facendo il loro mestiere, è che vedo un grosso rischio in uno scontro che sarebbe molto miope ridurre a “politici populisti contro giudici”.
In effetti, sarebbe la morte dell’Occidente
Ciao
Comunque, Robbè, sia chiara una cosa,
io non ce l’ho con la magistratura italiana perché vorrei un sistema più spiccio e con meno impedimenti e garanzie, ma per il motivo esattamente opposto.
La magistratura italiana significa Enzo Tortora, significa Mani Pulite, significa migliaia di innocenti incarcerati, significa un sistema di giudici che non pagano mai.
Io ritengo un cancro la magistratura italiana perché sono un garantista, perché questa magistratura viola i diritti delle persone, perché è un corpo a sé stante, che non risponde a nessuno e distrugge carriere, reputazioni, vite.
Se ti prendi la patente e ti compri una panda a metano usata non sarai tacciato di fascista…
Non giurarci 😀 🙂 …
Miguel,
stamattina mi sei venuto in mente con questo vecchio post in cui parlavi di Tulsi Gabbard
https://kelebeklerblog.com/2019/10/19/tulsi-gabbard/
pensa alla bella carriera che ha fatto, da democratica senza nessuna speranza di essere eletta a probabile ministro (sembra della difesa) di trump
https://nypost.com/2024/11/12/us-news/ex-dem-rep-tulsi-gabbard-eyes-defense-secretary-job-after-switching-parties-to-back-trump/
forse i democratici non avevano tutti i torti a non fidarsi troppo di tulsi…
Non è l’unica ad aver fatto transumanza negli ultimi anni tra i due partiti. Mi chiedo se sia consueto nella politica americana il cambio di schieramento (come per noi, tipo), oppure se sia una novità.
sono sicuro che non è l’unica, ma a naso direi che non dovrebbe essere troppo frequente passare da candidato presidente di un partito a ministro per il presidente dell’altro
in generale, e anche qui vado a naso, mi sembra meno frequente il cambio di casacca in un sistema che è fortemente polarizzato fra due soli partiti…da noi il salto da un estremo all’altro è certamente fattibile ma è più facile passare da sinistra a destra per tappe (rifondazione => PD => forza italia => fratelli d’italia)
ma è solo un’impressione non ho alcuna certezza
Non sono tantissimi, in effetti, considerando le dimensioni del paese
https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_party_switchers_in_the_United_States
Vedo che nella lista ci sono anche la Clinton, Pence e Reagan, perché da giovanissimi militavano in un partito diverso.
in difesa della Gabbard, era una democratica molto anomala
e non credo otterrà nulla da Trump, che vuole solo fedelissimi nel suo governo
garanzia di fallimento ma ho seri timori per la democrazia USA, io il 2020 lo tengo a mente
ciao
francesco,
ma infatti scrivevo piuttosto in difesa dei democratici che non avevano dato molta fiducia alla gabbard
beh, la hanno data alla Harris … a volte forse meglio prendersi qualche rischio
I partiti negli USA sono dei contenitori vuoti, non sono due visioni del mondo o due religioni, come gli schieramenti politici italiani. Lì sono gli uomini a fare le visioni.
Tulsi Gabbard era un’anti establishment, era naturale che andasse con Trump ed è un’ulteriore prova di come ridurre il trumpismo alla destra non fa capire niente.
Leggo ora che alla Gabbard è stata affidata “la responsabilità del coordinamento dei 16 servizi segreti civili e militari”.
Se non è un cambio di paradigma questo. I servizi segreti americani affidati a un’idealista pacifista ammiratrice di Bernie Sanders.
A me pare una rivoluzione.
https://www.corriere.it/esteri/24_novembre_14/gaetz-hegseth-gabbard-nomine-trump-0c68d01c-8783-40dc-a7a8-827fbd97axlk.shtml
Se fossi americano sarei preoccupato.
In pratica Trump sta mettendo, o annunciando di mettere, a capo di varie istituzioni delle persone che hanno motivi di risentimento verso quelle stesse istituzioni.
per cui o procederanno con massicce epurazioni dagli esiti imponderabili, o avranno perlomeno un gruppo di sottoposti che li ostacola e rema contro.
In entrambi casi, è facile prevedere che si creeranno casini e difficoltà negli USA.
D’altra parte, uno scossone può anche essere salutare: a forza di mantenere lo status quo e di non volersi inimicare la vecchia classe di mandarini, gli USA erano sul punto di sclerotizzarsi e trasformarsi in un impero morente, nel quale l’imperatore non decideva più nulla.
Un ricambio, con tutte le difficoltà del caso, potrebbe avere un effetto rigenerante.
Certo.
Ma in un certo senso Trump sta smantellando gli Stati Uniti.
Forse in un senso rigenerativo, come tu ipotizzi.
Forse in un senso distruttivo, come pure ipotizzi (beh, “distruttivo” è una mia estremizzazione).
In ogni caso gli USA sono stati un cancro, un corpo distruttivo nel mondo negli ultimi decenni se non nell’ultimo secolo, quindi se un cancro si dissolve o cambia natura, è un bene.
Mi riferisco agli USA come federazione (non a caso si chiamano “uniti”). Ovviamente nessuna conseguenza negativa ne verrà ai singoli stati o ai cittadini americani.
Trump sta dando mazzate di morte allo stato federale; il che va a vantaggio di tutto il resto, cioè di ciò che federale non è.
Per inciso, io non vedrei male 50 stati indipendenti, legati fra loro meno dell’attuale Ue, ma semmai un po’ come la CSI postsovietica.
Un sogno probabilmente. Nella vita ci vogliono anche i sogni.
Sogno? sicuro che il termine sia corretto?
Comunque trovo veramente divertente l’affermazione “gli USA sono stati un cancro” nel momento in cui, con l’indebolirsi della loro egemonia e la decadenza interna, si vede quali sono le alternative.
A meno che in qualche lingua a me ignora “cancro” assuma significati positivi.
PS “ovviamente nessuna conseguenza negativa ne verrà ai cittadini americani” … bello come tu ti contraddica senza neppure rendertene conto, tanto sei preso dallo spararle grossissime.
PPS nella CSI c’è un bullo che comanda e spara quando non viene obbedito. cosa ti fa pensare che nei “nuovi” USA non succederebbe lo stesso a opera degli Stati più grandi, ricchi e popolosi?
francesco
“Comunque trovo veramente divertente l’affermazione “gli USA sono stati un cancro”
non ti preoccupare, per peucezio tuto quello che non gli piace è un cancro (magistratura, UE, USA, PD, giornalisti…)
Diciamo che quando una cosa è un cancro non mi piace (non il contrario).
E il mondo d’oggi è pieno di entità cancerose. Non è colpa mia.
Poi ci sono tante cose che non mi piacciono ma non sono un cancro.
Ma fuori dall’ambito della politica.
Comunque qui parlavamo di una cosa seria e cioè del fatto che gli Stati Uniti hanno una sorta di diritto de facto di vita o di morte e di aggressione libera contro qualunque stato del mondo (tranne quelli con la bomba nucleare, perché lì rischiano grosso).
È come se in uno stato ci fossero cittadini che possono aggredire e uccidere altri cittadini a piacere senza pagarne alcuna conseguenza (tranne quelli armati o che conoscono quattro arti marziali).
Iraq, Serbia, Afghanistan, ancora Iraq, Libia…
Ma ci sono tanti altri interventi minori.
Ora, ti pare che nel consesso internazionale sia rassicurante l’esistenza di uno stato potentissimo, il più potente di tutti, che aggredisce liberamente altri stati che non lo hanno offeso o minacciato in alcun modo, se e quando gli gira, con pretesti risibili e arbitrari?
Per me l’idea di un pazzo che gira fra le altre persone e le aggredisce alla scurdata è simile a quella del cancro, che aggredisce in modo distruttivo tessuti e organi senza scopo e alla cieca.
Iraq1, Serbia, Afganistan: per fortuna che ci sono stati gli USA!
IraqEmbargo, Iraq2, Libia, Siria (te la sei scordata?): male, molto male
Ma se il problema è quello, la soluzione è arrivare a un ONU che funziona bene, non un mondo in cui Russia e Cina contano ancora di più!
si passa da un mezzo balordo a un mezzo balordo e due balordi completi
peucezio
senti ma che vantaggio avrebbe un qualsiasi contadino del south dakota dal non avere più lo stato federale ma il south dakota come stato indipendente?
Sta a te spiegarmi che vantaggio ha ad avere lo stato federale.
Il South Dakota è casa sua, gestisce tutte le cose che lo riguardano e lo interessano
(dalla giustizia all’ordine pubblico ai servizi pubblici, strade, ponti, scuole, ecc. ecc. ecc.; poi, certo, alcuni servizi faranno schifo: sanità, istruzione, se non paghi… ma lì non c’entrano federazione e singoli stati: è proprio la loro concezione).
Sei tu che devi dimostrarmi che ha bisogno di un’entità lontana ed elefantiaca.
OT una sentenza curiosa. ma abbastanza scontata, secondo il Tribunale UE, l’Ucraina non può registrare cme marchio la frase “RUSSIAN WARSHIP, GO F**K YOURSELF”
https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2024-11/cp240192it.pdf
Sul serio sono preoccupati del merchandising di guerra non ufficiale?
Se il soggetto è l’ucraina, immagino che stiano cercando di recuperare ogni spicciolo
x Pino
il modo corretto di ragionare è decidere [ ] di stare dalla parte del Bene.
tutto il resto, dall’identificazione di cosa sia bene ora a quali siano gli strumenti di questo bene ora, è aperto a dibattito e discussione. ma quel punto di partenza è indispensabile.
Ciao
E se il Bene fosse proprio capire che c’è un po’ di bene e un po’ di male in tutti gli attori?
Francè, ripeto di nuovo, perché evidentemente non mi leggi:
tutti pensano di stare dalla parte del bene e di averlo individuato correttamente.
Nessuno, e sottolineo nessuno, tranne i Savi di Sion (che infatti è un’opera di finzione) pensa di stare dalla parte del male.
Non è relativismo: il bene e il male esistono come princìpi guida, come direzioni, come fari contrapposti… ma dove siano in concreto è sempre difficile saperlo. Fosse facile! Avremmo già risolto tutto.
Pensa di stare dalla parte del bene tanto quello che vuole l’eutanasia che quello che non la vuole, tanto quello che propone la legge sull’aborto che quello che la contrasta, tanto chi vuole chiudere i bordelli quanto chi li vuole riaprire, tanto quello che vuole il traforo per il treno veloce che porta economia che quello che vuole salvare la montagna e l’ambiente minacciato di distruzione…
su questo sono d’accordo
dubito lo pensino uomini molto potenti come i capi delle mafie o della massoneria, rassegnati a cercare solo il proprio bene, però
ciao
Non ho il piacere di aver parlato con molti mafiosi, ma credo che in Italia sia in circolazione un’idea molto distorta della massoneria.
Della Massoneria si deve sempre “di default” negare l’ esistenza, quando non è più fattibile … buttarla in Goliardia e rispondere “per cherry picking” solo a chi crede che sia davvero una roba così :
https://www.youtube.com/watch?v=XAvrrcHbp4o
… Nevvero, Habs ? 😉
Chi mai ha negato l’esistenza della massoneria??
Ah, vale anche per quei politici statunitensi a cui ho sentito dire “invadiamo i paesi arabi, ammazziamoli, prendiamo il loro petrolio”
Ogni volta che il mio tornaconto diventa l’unico valido metro di giudizio, l’aspirazione al bene muore
“Ah, vale anche per quei politici statunitensi a cui ho sentito dire “invadiamo i paesi arabi, ammazziamoli, prendiamo il loro petrolio””
Non lo hanno mai detto: parlavano di creare un mondo più sicuro, di esportare la democrazia, di liberare le donne, di combattere il terrorismo, di distruggere le armi di distruzione di massa…
Ma sei anche spiritoso oltre alle tue altre qualità?
Sembri un giornalista TV per la tua voglia tenace di mandare qualsiasi discussione a puttane.
Di Kingsnorth non era meglio questo?
https://paulkingsnorth.substack.com/p/the-vaccine-moment-part-one
Perhaps it’s because I’m English, or perhaps it’s my age, or perhaps it’s just blind prejudice, but when I wake to the news that the Austrian government has interned an entire third of its national population as a ‘danger to public health’, a chill runs down my spine.
Austria, I think to myself. Ah.
I look at the news photos of armed, masked, black-clad police stopping people in the streets to ask for their digital papers, and I read stories of others arrested for leaving their own house more than the permitted once a day, and I hear Austrian politicians intoning that those who refuse to accede to the injection are to be shunned and scapegoated until they acquiesce. Then I watch interviews with ‘ordinary people’, and they say that the ‘unvaxxed’ had it coming. Some of them say that they should all be jailed, these enemies of the people. At best, the ‘anti-vaxxers’ are paranoid and misinformed. At worst they are malicious, and should be punished.
A few days later I wake up to some more news about Austria: from next year, everyone in the country will have a covid vaccine forced into them by the state, overriding their right to what certain people, who have gone very quiet recently, used to call ‘bodily autonomy.’
Then I look across the border at Germany. I see that in Germany, politicians are also considering interning the ‘vaccine hesitant’, and are currently discussing forcing vaccination upon every citizen. By the end of the winter, says Germany’s refreshingly honest health minister, Germans will be ‘vaccinated, cured or dead.’ There is apparently no fourth option.
They have been busy in Germany. Recently they put up fences in Hamburg to separate the Bad Unvaxxed from the Good Vaxxed at the Christmas markets. Outdoors. Perhaps they will also provide the Good people with rocks to throw across those fences. When I see cartoons like the one at the top of this page, which recently appeared in a mainstream German newspaper, I think that this may not be far off. Here, the man on the sofa has bought himself a first-person shooter game in which he can having fun killing unvaccinated people. It will be, says the cartoonist, ‘a big hit under the Christmas tree.’1
Ha ha ha, I think. Germany. Fences. Internment. Forced injections. Armed police. Scan your code. Kill the unvaxxed.
Ha ha ha.
eccetera eccetera
Alla fine è finita a tarallucci e vino, a fischi, pernacchie e peti, la fine del mondo non c’è stata manco stavolta.
Da come la vmettevano io aspettavo minimo minimo la calata degli ufi;
Com’era? Lo slogan? “nulla sarà più come prima!!!”
e finita alla chetichella, alla scurdata e chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…
chi ha dato, ha dato, ha dato… scurdámmoce ‘o ppassato.
Much ado about nothing;
e il covid, poveretto, non se lo è filato più nessuno.
Oggi è preistoria da boomer. Roba che pare di millanta anni fa.
Io che sono empatico a volte ci penso e piango per la sorte dei … dei …
dei come si chiamavano quelli la, che non me lo ricordo, quelli che col camice bianco che sempre presenti alla televisione dicevano di tutto e di più che se non facevamo i bravi saremmo morti tutti. Garantito al limone.
Internati?
Iniezioni forzate?
“vaccinati, curati o morti”
non mi pare d’averne visti;
figuriamoci!
Un po’ mi dispiace per gli ufi.
Non hanno internato, forzato e vaccinato manco a me.
Ci avevano però provato col generale Figliolo che mi ha dato la caccia per settimane,
l’ho sorpreso in contropiede afferrandolo per un’orecchia e gli ho detto:
“Lascia perdere. Lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure. Lasciami stare, lasciami stare”
ah ecco, erano i virologhi quelli la😀
Mi dispiace
Una prece🙁
Andando avanti nella lettura dell’articolo vengono trattati temi che stanno a cuore a Miguel e per i quali il covid e’ un pretesto come un altro. La Macchina cui si riferisce Kingsnorth non e’ solo la macchina meccanica dell’industria capitalista sulla quale e’ facile sparare, e’ anche l’istituzione, la burocrazia, che e’ meno evidente per chi guarda alla questione con le lenti dell’intellettuale, dell’insegnante, del tecnico di una qualsiasi specializzazione o del professionista, perche’ e’ lui stesso:
“Spesso, in una discussione, ciò su cui le persone pensano di litigare non è il vero oggetto del disaccordo, che è più profondo e spesso non detto, se mai compreso. Le divisioni che si sono aperte nella società riguardo ai vaccini covid non riguardano affatto i vaccini covid: riguardano ciò che la vaccinazione simboleggia in questo momento. Cosa significa essere “vaxxed” o “unvaxxed”, sicuro o pericoloso, pulito o sporco, sensato o irresponsabile, arrendevole o indipendente: queste sono domande su cosa significhi essere un buon membro della società, e su cosa sia la società, e stanno esplodendo come bombe di profondità sotto la superficie della cultura.
Soprattutto, ha rivelato la vena autoritaria che si nasconde dietro a tante persone e che emerge sempre nei momenti di paura. Solo nell’ultimo mese ho visto commentatori dei media chiedere la censura dei loro oppositori politici, professori di filosofia che giustificavano l’internamento di massa e gruppi di pressione per i diritti umani che tacevano sui “passaporti vaccinali”. Ho osservato la aperta transizione della sinistra politica verso il movimento autoritario quale probabilmente è sempre stata, e innumerevoli campagne “liberali” contro la libertà. Mentre una libertà dopo l’altra mi veniva tolta, ho visto un intellettuale dopo l’altro giustificare tutto. Mi è stato ricordato ciò che ho sempre saputo: l’intelligenza non ha alcuna relazione con la saggezza.
Questo è un luogo pericoloso in cui trovarsi, ma penso che Sheridan abbia ragione: il conflitto tra democrazia e tecnocrazia che è andato costruendosi per decenni si profila chiaro davanti a noi ora. Questa è la mia storia: la racconto qui da sei mesi e la racconto nei miei scritti da quasi tre decenni. È incentrato sul tipo di critica della tecnologia che Lewis Mumford , Jacques Ellul, Ivan Illich, Neil Postman o Vandana Shiva portano avanti da decenni e che abbiamo approfondito negli anni ’90, quando lavoravo alla rivista The Ecologist . È un’affermazione – una paura – che una fusione tra potere statale, potere aziendale e dominio e controllo tecnologico galoppante ci stia portando nel Brave New World o Gattaca senza un sussurro. È la storia della tecnocrazia: la storia della Macchina.
Una volta accettata la premessa che livelli profondi e onnipresenti di sorveglianza, monitoraggio e controllo sono un prezzo che vale la pena pagare per la sicurezza – e sembra che lo abbiamo già fatto – allora quasi tutto è possibile.”
firmato winston: “…Soprattutto, ha rivelato la vena autoritaria che si nasconde dietro a tante persone e che emerge sempre nei momenti di paura…”
Questo lo sapevamo già;
la gente assetata di sangue del villaggio che va a caccia del capro della colpa con torcie e forconi capitanati dal sindaco e dal parroco è un classico.
Più che autoritaria – cosa che presuppone calma, fermezza, ragione e forza morale – sembra essere una crisi isterica dove il panico non fa capire più nulla e agire di conseguenza.
E’ pericolosa, è nefasta, è irrazionale, ma no è l’autorità, la usurpa sconsideratamente;
in quanto all’autorevolezza, questa non è mai pervenuta.
Infatti devono impaurire, ricattare e minacciare per farsi ubbidere e una larghissima parte non intede mai dargli retta proprio per ciò.
Non è cosi che si detine l’autorità, non funziona senza l’autorevolezza.
“…Una volta accettata la premessa che livelli profondi e onnipresenti di sorveglianza, monitoraggio e controllo sono un prezzo che vale la pena pagare per la sicurezza…”
La costante e ansiosa paura, e la ricerca di una sicurezza illusoria portano sempre ad uno stato di polizia, che siano ronde armate per le strade o sorveglianza digitale.
Si cerca l’abbraccio garante di un Panopticon – Jeremy Bentham – ma l’abbraccio oltre a proteggere e mitigare ansie e fobie spesso le incrementa finendo a voilte per stritolare il protetto.
Il Panopticon è in fondo un carcere.
La tecnologia del Panopticon risponde perfettamente a quel “potere invisibile” teorizzato da Michel Foucault in “Sorvegliare e punire” come modello e figura del potere nella società contemporanea.
Un potere che non si cala più sulla società dall’alto con violenza, squadracce e olio di ricino e mala creanza,
ma la pervade da dentro senza alcuna apparente ingerenza attraverso l’invisibilità del controllo ricollegandosi a quell’anello di Gige raccontato da Platone nella sua “Repubblica”
L’assoluta maggioranza della brava gente è del resto ben disposta ad accettare questo “potere invisibile” che non ingerisce e non sembra manco esserci per quel principio
(che ha in fondo la sua saggezza del “male non fare, paura non avere) proprio perché non l’avverte e quasi mai si manifesta.
Che poi questo Panopticon – e la Tecnocrazia pervasiva – è una naturale conseguenza della necessità di gestire una popolazione di 8 miliardi di persone.
Non poteva che andare così, non potrà che incrementarsi e affinarsi sempre più col tempo.
Le cose – e le teste – da gestire sono diventate troppe e troppo complesse per la sola capacità umana, è la prepotenza del manganello, del gulag, dell’oppressione fisica, non la riteniamo più accettabile.
Dice che siamo cambiati e (per) ora ci pare male😳
Anche la burocrazia che tanto odi nella sua spesso demenziale pervasività nasce e prospera da queste necessità.
Maggiore è la popolazione, maggiori e complicate diventano le cose e le risorse, e la distribuzione e quant’altro ancora da gestire…
La burocrazia diviene una piovra ineluttabile e indispensabile.
Come fare altrimenti?
@ros
“burocrazia come fare altrimenti”
Non e’ detto, perche’ e’ un fenomeno che, col migliorare dell’efficienza della parte produttiva della societa’, si autoalimenta: piu’ aumenti l’efficienza produttiva, piu’ espelli gente dal mondo del lavoro che poi trova impiego nella burocrazia/normazione/sanzionamento, la quale a sua volta, col carico normativo-tassatorio che produce allo scopo di autogiustificarsi e mantenersi economicamente, a sua volta obbliga i produttori ad aumentare l’efficienza espellendo ancora piu’ personale che si aggiungera’ per cooptazione all’apparato burocratico-parassitario aumentandone il peso e la forza.
Se conosci, se frequenti il mondo del lavoro reale lo sai che e’ cosi’, o meglio lo vedi.
La concorrenza fra produttori ormai e’ niente, rispetto a quella che hanno con l’apparato regolatorio/tassatorio.
E’ questo fenomeno che produce le peraltro blande rivolte politiche del mondo dei produttori (ormai ampiamente minoritari dal punto di vista elettorale democratico) che sono incomprensibili, scandalose e inaccettabili per chi vive dall’altra parte della barricata e crea l’ideologia dominante (mentre non vale il contrario), ad esempio il battage propagandistico sulla caccia all’evasore, l'”ebreo” asociale e distruttore della convivenza civile dei nostri tempi.
Gli allarmismi funzionano un po’ tutti cosi’, quando attiri l’attenzione su qualcosa, la distogli da tutto il resto, e soprattutto da te stesso come colpevole di qualcosa!
E’ in questo senso che il linguaggio mente sempre.
Raccontare storie significa anche raccontare balle.
Un esempio storico grezzo e’ questo, e poi ci ha scritto recentemente qualcosa di interessante Raffaele Ventura, allargando il discorso alle professioni intellettuali “disagiate” partendo dalla classe “agiata” di Tornstein Veblen:
https://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Tainter
“Dal punto di vista di Tainter, mentre le invasioni, i cattivi raccolti, le malattie o il degrado ambientale possono essere le cause apparenti del collasso sociale, la causa ultima è economica, inerente alla struttura della società piuttosto che agli shock esterni che potrebbero colpirla: i rendimenti decrescenti sulla società degli investimenti in complessità sociale”
La teoria dei rendimenti decrescenti in realta’ e’ vecchia, e’ il “marginalismo” ottocentesco, che peraltro dimostro’ gia’ all’epoca l’inconsistenza della teoria del valore-lavoro come spiegazione dei fenomeni economici.
firmato winston:
“Non e’ detto, perche’ e’ un fenomeno che, col migliorare dell’efficienza della parte produttiva della societa’, si autoalimenta: piu’ aumenti l’efficienza produttiva, piu’ espelli gente dal mondo del lavoro che poi trova impiego nella burocrazia…”
é lì sta l’errore!
Non nella burocrazia in se.
La Storia nasce con la scrittura, la scrittura nasce dalla necessità di una burocrazia.
Norme, tavole della legge, censimenti e partite doppie, debiti e crediti.
L’nventario del granaio da scriversi man mano col dare e avere. Il libretto del droghiere.
Che la burocrazia sia un fondamentale insieme di regole, normative, codici, cavilli, cartellini a sorpresa di “possibilità” e di “imprevisti”…
che regolano e formano di necessità il “gioco” lo ammette uno dei maggiori critici della stessa, il compianto David Graeber
(di cui si è spesso discusso anche qui) prendendo in esame Il sociologo olandese Johan Huizinga di “Homo ludens” e la sua teoria dei giochi *
“…Da una parte, la burocrazia sembra tutt’altro che giocosa.
Nella sua meccanicità e impersonalità, sembra rappresentare la negazione di qualsiasi possibile giocosità … restare intrappolati in una girandola burocratica è quasi come trovarsi catapultati in una specie di gioco dell’orrore” … dall’altra conoscere a menadito tali regole consente di giocare e di divertirsi e anche vincere come in ogni altro gioco”
“Le burocrazie creano dei giochi quanto i giochi creano burocrazie”
Non possono esistere giochi senza regole, e quindi burocrazia.
Quale gioco sarebbe divertente senza un’insieme di regole
– conosciute e condivise – da rispettarsi?
Non ci sarebbe alcun possibile giocare senza di esse!
Il bello del gioco non è altro in fondo che quel seguire e superare le regole del gioco.
“In altre parole, potremmo dire che i giochi sono pura azione governata dalle regole, perché è proprio per questo che i giochi sono divertenti. In qualsiasi altro aspetto dell’esistenza umana, tutte queste cose sarebbero ambigue” …
“Che cosa è corretto e che cosa no? Quando comincia e quando finisce? Che cosa significa dire che qualcuno ha vinto? Sono tutte domande a cui è molto difficile rispondere. La cosa più difficile in assoluto è capire le regole. In quasi tutte le situazioni in cui ci troviamo ci sono regole; anche in una normale conversazione esistono delle norme tacite”
…
“I giochi ci offrono l’opportunità unica di sperimentare una situazione in cui tutta questa ambiguità viene spazzata via. Tutti sanno esattamente quali sono le regole.
Ma non solo:
tutti effettivamente le rispettano. E rispettandole è addirittura possibile vincere! Questa
(oltre al fatto che, a differenza della vita reale, ci si sottomette alle regole di propria spontanea volontà) è l’origine del piacere”
…
“I giochi, quindi, sono una specie di utopia delle regole” …
“il gioco come principio che genera regole!”
Graeber opera una giusta distinzione tra giochi e gioco:
“ma «giocare» non implica necessariamente l’esistenza di regole.
Si può giocare semplicemente improvvisando. Si può giocare per mero divertimento. In questo senso, il gioco nella sua forma pura, e distinto dai giochi, implica una pura espressione di energia creativa” “ma il giocare in modo puramente casuale diventa presto noioso” … “Ciò vale ancora di più quando il gioco diventa sociale. Gli studi sul modo di giocare dei bambini, per esempio, evidenziano che i bambini che inventano giochi immaginari passano quasi più tempo a discutere delle regole che a giocare. Queste discussioni diventano a loro volta una più alta forma di gioco” … “Da un certo punto di vista, è ovvio: stiamo parlando semplicemente dell’emergere della forma.
La libertà deve essere in tensione con qualcosa, altrimenti è solo casualità.
Ciò vuol dire che la forma di gioco assoluta e pura, priva di qualsiasi tipo di regola può esistere soltanto nella nostra immaginazione…
Il motivo ultimo e nascosto del fascino della burocrazia è la paura di non potere giocare con gli altri.
Solo il gioco solitario, individuale permette questa “irregolarità”, ma nel momento in cui si gioca assieme ad altri, le regole, nascono automaticamente per permettere la comunicazione e lo svolgimento formale.
Facendola breve, la burocrazia è assolutamente necessaria ad ogni gioco sociale,
ma è necessaria quella necessaria!
Un surplus della stessa atta solo a creare e riempire posti persi nell’automazione e nel progresso, atta a creare una rete di clientele ottomane diventa un leviatano pazzo.
Diviene quel grottesco insieme di situazioni demenziali che chiamiamo kafkiane.
Diventa l’entrare nei meandri onirici de “Il Castello” per l’agrimensore K.
Resta il dilemma di che fare.
Come impiegare nella società con ragione e frutto tutte quelle braccia rese superflue dal progredire tecnico?
Come permettere loro
– visto che pur ci sono e che son nate – una vita sociale, tanto partecipativa quanto materiale di base?
La sola scorciatoia è stata il creare una mostruosa metastasi del ” Terzo settore”, sia nel publico che nel privato.
In Giappone si stipendiano lavoratori impiegati esclusivamente nella mansione di salutare i clienti all’entrata e all’uscita; gli esempi di tali mansioni “inutili” ma “necessarie” al “gioco” nella terra del sol levante sono molti; uno apparentemente più demenziale dell’altro.
Altri modi?🙄
Diamo un reddito di base a tutti? Ma l’economia non ammette pasti gratis!
E poi dato loro un reddito di sopravvivenza come parteciperanno anche loro al gioco? Quale la loro funzione?
In quali termini, e … regole🙄?
*
https://www.ibs.it/oltre-potere-burocrazia-immaginazione-contro-libro-david-graeber/e/9788896904466
notizia che ad alcuni piacerà come andazzo preso e ad altri no
“Anche l’Olanda sospende Schengen”
https://www.ilfoglio.it/esteri/2024/11/14/news/anche-l-olanda-sospende-schengen-7148085/
la cosa è, dicono, temporanea ma me non piace particolarmente;
tornare indietro non mi sa di soluzione.
Sempre avanti bisogna andare➡️!
Che poi del resto l’occidente è proprio questo: l’escatologia; il continuo divenire, il progressismo come imperativo non negoziabile.
Il fine ultimo agognato che fete di pulsione di morte rimossa.
L’Occidente – ovest – dice che è dove tramonta il sole, no?
E forse questo che ci differenzia da un presunto “Oriente” non geografico, da tribù amazzoniche e comunità tradizionali – ovvero ferme e stabili – l’ “Occidente” vede solo una strada dritta e avanti da percorrere, l’Oriente è (era?) più circolare, non ha escatologie di fondo, gira in cerchi concentrici, a volte più larghi altre più stretti.
Anche noi si è stati così, la spirale è una figura – concetto teologico – comune nelle pitture, gioielli e ornamenti nel neolitico europeo;
Prima che arrivasse (dall’oriente) l’ “Occidente” dei Kurgan
(guerra, cavalli, carri, dei solari, Sol Invictus… e il segreto dell’acciaio di Conan)
della Gimbutas;
…a crederci però🙄
Il sole nasce in “Oriente” – inteso come concetto astratto – va ad “Occidente” – inteso sempre come concetto astratto – dove escatologicamente muore.
Per poi rinascere in “Oriente”.
ros
“la cosa è, dicono, temporanea ma me non piace particolarmente;
tornare indietro non mi sa di soluzione”
è sicuramente temporanea ma è una pessima cosa politicamente (soprattutto in queso clima dove una identica decisione è stata presa da germania e francia) e praticamente una idiozia allucinante…faccio un piccolissimo esempio pratico: in questo momento il granducato ha due frontiere su tre con paesi che hanno sospeso schengen, quindi rischi di avere controlli alla frontiera sulle autostrade e strade principali che portano in francia e germania.
Questa situazione ovvviamente serve ad abbuffare ‘a uallera a chi ogni mattina deve passare una frontiera per lavorare nel granducato e ogni sera rientrare a casa…chi invece vuole entrare con armi, droga o cattive intenzione non ha che da fare come me e semplicemente attraversare un bosco (mi offro come guida, credo di conoscere tutti i sentieri fra lussemburgo e germania per evitare i 20 e passa ponti su our e mosella e la stragrande maggioranza dei boschi fra lussemburgo e francia)
Roberto: “…chi invece vuole entrare con armi, droga o cattive intenzione non ha che da fare come me e semplicemente attraversare un bosco…”
Infatti mi sembra una scemenza come quella nostrana di portare i migranti in Albania.
Entrambe costeranno un casino di soldi da togliere dal bilancio per le cose serie e urgenti solo per fare un po’ di scenografia
@ tutti
Poi non dite che non eravate stati avvertiti.
La Cina ha un piano da duemila anni per distruggere gli USA.
Lo afferma l’incaricata di Trump per la Homeland Security, Kristi Noem
https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.youtube.com/watch%3Fv%3D-DhByTL3XKM&ved=2ahUKEwjnme3roNuJAxXt-gIHHdTJO70QFnoECBQQAQ&usg=AOvVaw0bIbBKSqXWYn43hc5_YDmC
Ciao!
Andrea Di Vita
Si ma la Cina, si sape, non si affretta mai;
il piano evvéro che ha duemila anni,
e però pare che ce ne vogliano altri cinquemila e rotti per realizzarlo.
An vedi sti cinesi!
Che forza!
Che teste!
Mica solo Kung fu Shaolin di David Carradine in California,
volevano distruggere gli U.S.A. già millenni prima che esistessero
Mi vado via via confermando che Trump rappresenti davvero un cambio di paradigma.
Questa è una bella bottarella al loro proverbiale puritanesimo sessuofobico: ministro della giustizia uno che va a puttane, perfino minorenni.
https://www.corriere.it/esteri/24_novembre_14/trump-nomina-matt-gaetz-ministro-giustizia-a9c5ebfa-6fa5-4221-8e2a-20947ac03xlk.shtml
Trump nomina il controverso Matt Gaetz ministro della Giustizia (già sotto indagine per traffico sessuale). I repubblicani: «Disgustati»
di Redazione Online
Gaetz è stato oggetto di un’indagine federale su traffico sessuale conclusasi senza accuse e ha regolarmente attaccato sia il Dipartimento di Giustizia che l’Fbi
Donald Trump ha nominato il suprematista e anti-abortista Matt Gaetz, 42 anni, come prossimo procuratore generale degli Stati Uniti. Una decisione ben accolta da Elon Musk, che su X ha commentato «Il martello della giustizia sta arrivando», ma che, al tempo stesso, ha lasciato sotto schock il dipartimento di Giustizia americano, e molti tra gli stessi repubblicani. Gaetz, infatti, è stato oggetto di un’indagine federale su traffico sessuale (era sospettato di aver fatto sesso con una minorenne, e di averla pagata) conclusasi senza accuse nel febbraio 2023, oltre ad aver regolarmente attaccato in passato sia il Dipartimento di Giustizia che l’FBI.
Nel 2021 gli investigatori federali hanno indagato anche su un viaggio fatto da Gaetz alle Bagamas con delle donne, per capire se fossero state pagate per viaggiare a scopo sessuale. In risposta il suo portavoce aveva dichiarato: «Il deputato non ha mai pagato per fare sesso, né ha mai fatto sesso con una minorenne. Ciò che è iniziato con titoli clamorosi sul “traffico sessuale” si è ora trasformato in un esercizio di pesca generale su vacanze e relazioni consensuali con adulti».
Secondo Nbc News, funzionari senior del dipartimento di Giustizia hanno definito la decisione «folle», «davvero sbalorditiva» e «ridicola». «Quanti altri potenziali procuratori generali avevano precedenti esperienze come soggetti di un’indagine penale?» ha detto uno dei dipendenti del dipartimento, mentre un altro ha aggiunto che Gaetz è «la persona meno qualificata» mai nominata per una posizione nel dipartimento.
Gaetz non ha mai lavorato all’interno del dipartimento e nemmeno come procuratore a nessun livello, ma è tra i più fedeli alleati di Donald Trump. «Non credo che sia una designazione seria come procuratore generale», ha detto la senatrice repubblicana Lisa Murkowski. «Non era certo – ha aggiunto – sulla mia cartella del bingo».
Il Comitato etico bipartisan sta indagando su eventuali comportamenti sessuali inappropriati e sull’uso di droghe illecite.
Non è che mi piacesse Kamala Harris, e resto convinto che Trump farà meno danni in politica estera (vedremo) ma non ci vedo nessun cambio di paradigma.
É dai tempi del cavallo di Caligola che l’imperatore si appoggia al consenso del popolino contro la classe senatoria…
Appunto, prima di Caligola o di Augusto o di Cesare c’erano tutte le pastoie dei maggiorenti, c’era un sistema diventato autoreferenziale, di fatto elitario.
Ti pare poco il principato come cambio di paradigma?
Qui inoltre non c’è solo un volgersi della politica verso il popolo, cosa che non succedeva da lustri, ma c’è anche una trasformazione della mentalità del popolo.
L’americano medio dei tempi di Bush pensava che si dovesse fare la guerra a tutto il mondo, ora pensa che sia un costo inutile per ingrassare dei ricchi che lo opprimono.
C’è sempre stato, sotto traccia, negli USA, un forte antistatalismo, anzi, antifederalismo (diffidenza verso lo stato federale, più che verso il proprio stato di appartenenza, quasi fosse un intruso, un’entità illegittima), ma se ieri, nella percezione degli americani “profondi”, il nemico era fuori, oggi è dentro.
https://en.wikipedia.org/wiki/Betrayed_(1988_film)
Forse non da oggi! e l’isolazionismo USA è una di quelle cose che tornano fuori ogni tanto, poi spariscono, poi tornano …
Come la diffidenza verso Washington, che è tanto lontana e cattiva.
Insomma, a me pare la solita minestra, la vera differenza è che Trump non è un buon pater familias di provincia ma un figlio di puttana di città.
Ciao
Certo, non è roba che nasce dal nulla.
Ma è una giravolta a 180 gradi, un ritorno a un’America di più di cent’anni fa, a prima di quel pezzo di merda di Wilson.
Chiamaci niente!
Un disastro annunciato. Umano, prima che politico.
Ma il Trump presidente fu mille volte meglio del Trump candidato l’altra volta.
Magari ci va di nuovo di culo, a noi umani.
Che è possibile scendere dalla Macchina, per uno su dieci forse di noi. Gli altri crepano.
francesco
“Magari ci va di nuovo di culo, a noi umani.”
ci sono varie differenze che mi fanno essere pessimista
1. trump è invecchiato male (sembra decisamente più cattivo e fuori di cocuzza)
2. elon musk come puparo mi pare una cosa terrificante (si parva licet casaleggio dietro grillo)
3. la prima volta non sapeva dove girarsi, adesso più o meno ha capito cosa vuol dire essere POTUS
4. il mondo fa un po’ più cagare ed è un po’ più difficile rispetto a 8 anni fa
In ogni caso la storia cambia.
Cambiano gli stati, le politiche, la mentalità comune, le ideologie, gli approcci, i modelli di governo, di politica estera, le culture, le sensibilità…
Diresti che l’Italia postunitaria sabauda fosse uguale a quella fascista, quest’ultima a quella della ricostruzione e del boom e quella a sua volta a quella degli anni ’80 o di oggi?
Sia come politica (prassi e ideologia) che come costume e mentalità popolare.
Ho sempre guardato con ammirazione alla pragmaticità degli olandesi, ma da quando nel 2008 hanno vietato la vendita e coltivazione di funghi allucinogeni inciampano in tali scemenze che non si vedevano dalla bolla dei tulipani.
Che poi hanno vietato i funghi contenenti psilocibina mantenendo in libera vendita i tartufi (i sclerozi degli stessi funghi) contenenti uguali e altrettanti alcaloidi.
Passata la festa, gabbato lo santo.
Ci hanno perso centinaia di milioni di fatturato e indotto solo per la facciata inutile di perbenismo
https://www.lastampa.it/rubriche/straneuropa/2008/12/01/news/l-ultimo-sballo-da-funghi-1.37272882
Il sopradetto era ovviamente riferito alla chiusura temporanea di Schengen
Anrea Di Vita: (Personalmente lo considero persino migliore nelle poesie che nelle opere teatrali).
concordo
so che qui fa sempre piacere quando meta, facebook, zuckemberg, o gli USA la prendono nei denti… la commissione ha appena dato una multa di 800 milioni (si ottocento milioni) di euri a meta perché associa automaticamente Facebook a Facebook market place
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_24_5801
😀
non sempre concordo con Pino sul “picchiare i ricchi e derubarli” ma gli attuali iper-ricconi bastardi se lo meritano appieno
Ben fatto!
@ Roberto
“commissione”
🙂 🙂 🙂
Ciao!
Andrea Di Vita
diciamo che il 2024 non è stato proprio roseo per queste imprese…ricordo i 2 miliardi di multa ad apple a marzo, e i 13 miliardi di tasse non pagate che apple deve restituire all’irlanda…e dovrebbe essere in arrivo un’altra multa mostruosa per apple (sembra sui 30 *miliardi*) per violazione del digital markets act
Roberto,
“so che qui fa sempre piacere” […]
Bah… Ogni tanto una bella strigliata gli ci vuole e in alcuni casi l’Ue, devo riconoscere, è stata meritoria.
Spesso invece li tarella perché censurano ma non abbastanza: come fare le sanzioni alla Cina o all’Iran perché fanno troppo poche condanne a morte e quindi sono troppo indulgenti col crimine.
A volte rompono solo il cazzo.
Io su google mettevo un indirizzo e mi dava subito una cartina di google map cliccabile; ora devo andare apposta su google maps, cioè fare un’operazione in più che mi fa perdere tempo.
Se uso google come motore di ricerca che c’è di strano che i luoghi me li mostri prima di tutto sulla sua cartografia online?
Peucezio
“ Se uso google come motore di ricerca che c’è di strano che i luoghi me li mostri prima di tutto sulla sua cartografia online?”
C’è di strano che facendo così Google rende impossibile la nascita o lo sviluppo di un concorrente di Maps (è esattamente lo stesso motivo per il quale hanno dato 800 milioni di multa a meta oggi)
Puoi comunque utilizzare direttamente Google Maps per fare una ricerca
Mi pare tautologico.
Se un motore di ricerca s’impone, s’impone anche come cartografia: è arbitrario scorporare le due cose.
Uno può scegliere un altro motore di ricerca.
Il risultato è un disagio per gli utenti, perché tutti usano google come pagina principale del browser e sono costretti a fare un passaggio in più.
Almeno l’avessero posta come scelta del singolo utente.
Invece l’utente non conta mai un cazzo, tutto viene deciso sulla sua testa.
“Almeno l’avessero posta come scelta del singolo utente.”—-
Guarda che la scelta del singolo utente di poter impostare come motore di ricerca principale quello che pare a lui, esiste già…
Non mi sono spiegato.
Io devo poter impostare google in modo che mi mostri o meno un link diretto a google maps quando inserisco un indirizzo nella casella di ricerca.
Peucezio
È un principio base del diritto antitrust.
Hai una posizione dominante? Bene bravo nessun problema basta che non ne abusi
E come ne puoi abusare? Il modo più semplice è impedire ai concorrenti potenziali di entrare sul mercato
E come impedisco? Beh uno dei modi più usati è appunto quello di legare un prodotto ad un altro su un mercato diverso
Se praticamente tutti usano Google per fare la ricerca e Google associa al suo motore di ricerca un altro prodotto come Maps, beh il mercato delle mappe è morto in partenza.
Francamente trovo che il vantaggio degli utenti sia più importante.
O, quantomeno, la libertà di scelta. Anche impostando di default il mancato abbinamento.
Il fatto che non sia contemplata questa seconda possibilità dà la misura dello spirito autoritario che ispira queste decisioni.
Gli utenti traggono un vantaggio da un monopolio?
Mi pare una tesi un po’ ardita…probabilmente senza antitrust esisterebbe ancora come browser unico Explorer (eppure quando Microsoft è stata costretta a scorporare Explorer da Windows i Peucezi dell’epoca protestavano perché era comodo…)
Non mi sembrano in nessun modo casi paragonabili.
Non vedo la pertinenza.
È esattamente lo stesso principio invece
Ieri Microsoft (dominante nel suo mercato) ti regalava Explorer
Oggi Google (dominante nel suo mercato) ti regala Maps
Ieri Microsoft è stata obbligata e non mettere Explorer nel pacchetto Office e sono nati tutti i browser che conosci
Oggi Google è obbligata a farti fare un clic in più e vediamo cosa succerà
Ha ragione Roberto, anche se Maps era dominante nel suo mercato anche senza integrazione con Google.
Ci vorrebbero bravi economisti per districarsi con questi monopoli “naturali” o quasi o forse no o forse sì invece.
Mi preoccupano i giovani, che manco riescono a vederle queste cose e bevono tutto senza un dubbio.
Roberto,
basta considerare che una volta che imposti un browser come predefinito nel tuo sistema operativo, quale che sia, il tempo per aprirlo è il medesimo: un click.
Con google non puoi impostare un sistema di navigazione o di cartografia predefinito: semplicemente google non ti offre più la possibilità di avere subito una cartografia quando digiti un indirizzo, quindi ci hai solo perso.
Se l’esito fosse stato che google è obbligata a farti scegliere un sistema cartografico e una volta che l’hai settato ti mostra l’indirizzo su quello, allora sarebbe ineccepibile.
fare le cose a discapito degli utenti è sempre comodo quanto sbagliato.
Mi spiego meglio.
Ti immagini se Windows non ti desse la possibilità di scegliere un browser in modo tale che quando clicchi su un link, questo si apre direttamente con quel browser?
O addirittura se non potessi creare un’icona su desktop o dove sia, ma per avviarlo dovessi andare a pescare l’eseguibile nella cartella programmi?
peucezio
“Se l’esito fosse stato che google è obbligata a farti scegliere un sistema cartografico”
guarda che è proprio così! non è che google è stata obbligata a togliere qualsiasi sistema cartografico, è stata obbligata a togliere il solo e automatico puntamento al suo.
poi per motivi commerciali suoi ha scelto di non dare nessuna visibilità ai concorrenti di maps, ma avrebbe potuto tranquillamente scegliere una strada diversa come appunto succede per i browser!
comunque vabbé, se vuoi dire aprioristicamente che tutto è sbagliato non sarò io a farti cambiare idea, ma sul fatto che i monopoli non siano una bella cosa *per i consumatori* ci sono biblioteche da leggere…
peucezio
“Ti immagini se Windows non ti desse la possibilità di scegliere un browser in modo tale che quando clicchi su un link, questo si apre direttamente con quel browser?”
ti immagini se windows ti desse solo la possibilità di usare edge, e se vuoi firefox o safari o non puoi farlo con windows?
o se ti obbligasse a passare per edge se vuoi usare firefox?
Roberto,
ti pare che io possa avere simpatia per i monopoli?
Internet Explorer è una merda e sono stato fra i più critici sulla sua implementazione: io usavo Netscape e oggi uso Mozilla (che è una merda, ma da quando opera ha reso obbligatorie le schede, è l’unico che trovo comodo o quantomeno lo trovo il meno peggio).
Ti dico solo che google doveva essere obbligata a fare sì che la scomodità non ricadesse sugli utenti, consentendo ciò che ti dicevo io.
Poi non critico tutto, critico le cose che vanno criticate.
E trovo molto più importante e più grave, rispetto a google maps, che l’Ue promuova la censura anziché la libertà di parola e obblighi i social, che già la esercitano largamente, a esercitarla ancora di più, anziché a smettere di esercitarla.
Questa è una questione enormemente più importante, perché la libertà di parola e il pluralismo delle idee sono la base di una civiltà evoluta, libera e pluralistica e in questo senso, rispetto a qualche decennio fa, c’è stata una regressione impressionante, che non capisco come tu possa trovare tollerabile o giuistificabile o addirittura difendibile.
Peucezio
“ti pare che io possa avere simpatia per i monopoli?”
Onestamente credo che tu abbia dei gusti politici ben chiari e basta, e di tante cose ti importa poco se non rientrano in questi gusti
Odi l’UE? Anche se ti smantella un monopolio, sbaglia
Ti stanno sull’uzzo gli immigrati? Vabbè accetti l’idea di carcerazioni amministrative senza possibilità di ricorso, facendo strane di tutte le idee libertarie che dici di avere
Intendiamoci, non è una critica, è un tuo legittimo modo di vedere le cose (che non condivido ma vabbè)…è solo che trovo un po’ strana questa cosa di voler trovare una coerenza globale nella tua visione del mondo quando poi in realtà, un po’ come tutti noi d’altronde, si tratta di un insieme di gusti
Quindi per rispondere alla tua domanda, dipende: certi monopoli ti stanno simpatici, altri no, di altri non ti importa nulla
Maps e’ stato interamente sviluppato in svizzera da un’azienda svizzera.
https://www.corriere.it/esteri/24_novembre_14/trump-no-vax-robert-kennedy-jr-sanita-70c7584f-e180-4e1f-8a72-8d847b628xlk.shtml
Trump mi piace sempre di più.
Avevo già sentito di questa possibile scelta.
Ora avremo un ministro della salute no-vax, antiscientista, fricchettone, favorevole agli psichedelici… (come Musk, d’altronde, che notoriamente li assume da anni).
Nixon li vietò perché i giovani si facevano di LSD e di conseguenza vivevano un’unione mistica col cosmo e con la natura e si rifiutavano di andare in Vietnam a massacrare gente, ora un presidente del suo stesso partito riorienta gli USA in senso pacifista, olistico e new age.
E sono tre…
Insisto sul cambio di paradigma, con buona pace del buon Pino.
Poi magari ha ragione lui e si sgonfierà, ma ora come ora tutto fa presagire una svolta nettissima, vendette, smantellamento dello stato profondo, un cambiamento a 180 gradi su molte cose.
Non dico che si sgonfierà.
Dico che l’imperatore pazzoide e populista contrapposto al serio estaishment senatorio e disprezzatore del popolo è un grande classico.
E questo il paradigma.
Piano: altra parte del paradigma è che l’imperatore pazzoide non mantiene nessuna delle sue promesse, non ottiene nessun risultato e alla fine il popolo si pente amaramente di avergli dato fiducia.
Nei casi buoni il Senato prende atto dei problemi che hanno portato Caligola al potere e fa delle riforme.
Nei casi cattivi il Senato tronfio e felice torna a fare peggio di prima e i Barbari conquistano Roma.
Ciao
Francesco: “…altra parte del paradigma è che l’imperatore pazzoide non mantiene nessuna delle sue promesse, non ottiene nessun risultato e alla fine il popolo si pente…”
Si ma l’Eliogabalo di turno (dirà sempre lui, se ci campa😏) non le mantiene perché il sistema, il deep state, i poteri forti, il malemaligno… i cattivi antipopolari mitici insomma gli e lo hanno impedito.
Ma la prossima volta…
Che poi il gioco è che un Trump – o un Musk – fanno sempre la parte dei buoni per la curva nord e quella dei vilain per la sud.
Senza di loro non si gira il film.
Quell’altri lì, il ceto medio riflessivo dei civilizzati – eroi da proporre è da tanto che non riescono a inventarne;
ci mettono sempre delle vittime
(le donne, i neri, i gay, i migranti, Regeni, Saviano.ù, Berlinguer… tutta roba e gente che fa cagare.
Avevano azzeccato per un poco il Renzi (ve lo romembrate quando era il rottamatore giustiziere che avrebbe cambiato tutto? Ve lo ricordate quel film?) , ma è durato poco, l’Eroe può essere solo popolare e populista, quindi di destra. Birbantesco e un po’ simpatica carogna, come Deep Sparrow nei pirati dei caraibi; mica può essere un Saviano! Siamo seri, i Saviani non entusiasmano nessuno.
L’ hanno accusato di essere un Berlusconi (cazzaro quindi) in erba, ovvero d’interpretare quella maschera che in fondo serviva loro.
Chi sceglieremmo noi gente semplice Rosy Bindi o Renzi.
Quest’ultimo è perfetto per essere amato o detestato a seconda delle curve di tifoseria (esattamente come un Musk o Trump), Rosy Saviano Bindi fanno cacate come personaggi🙄
Non funzionano mai.
forse forse la diffìerenza del paradigma di cui scrive PinoMamet questi qua che abbiamo ora è che gli imperatori pazzoidi contrapposti al serio estaishment senatorio e disprezzatore del popolo facevano sul serio e lo erano davvero.
Questi qua – sicuro mche mi sbaglio – sembrano intrattenitori che lavorano tutti per lo stesso direttore del circo.
Ci intrattengono periodicamente e si alternano quando ne siamo stufi; gli uni accontentano a chiacchere una parte della popolazione gli altri l’altra.
Perfettamente sinergici.
Se sparisse uno dei contendenti sarebbe un disastro.
Insomma quel meccanismo di energia a propulsione avversaria di cui M9iguel ha scritto tante volte.
Miliardi di persone devono potersi immedesimare e averci una certa catarsi o creerebero un caos difficilmente arginabile.
Poi, dietro lo schermo, amministratori, tecnici, gestori e quello che è e serve seriamente amministrano , tecnizzano e gestiscono come meglio possono il baraccone.
Un baraccone che, onestamente, è difficile gestire senza scontentare nessuno.
scusate gli errori, digito velocemente mentre fo’ altro😳
e che Trump abbia vinto anche perché il Maschio Bianco Etero Cis s’è stufato di essere additato come Tetrade Incarnata del Male Assoluto di cui è Causa Incausata ?
Moi: “e che Trump abbia vinto anche perché il Maschio Bianco Etero Cis s’è stufato…”
Trump ha vinto lo show, il festino periodico, i riti del giorno d’oggi.
Attenzione, non sto dicendo che le elezioni siano truccate o complotti simili;
dico che col tempo si è fatto in modo che gli eletti non possano fare troppo danno, ma barcamenarsi su cose senza troppa importanza vendute come fondamentali.
Cose dove le tifoserie elettorali del pubblico possano scontrarsi a piacimento (con moderazione, per carità) accusandosi vicendevolmente di stupidità e cattiveria innata.
E passare così il tempo senza troppo rompere su cose troppo complesse per potere essere risolte con la bacchetta magica.
Ma sulle cose serie continueranno a gestire i tecnici, amministratori ecc.
Poi è ovvio che anche sulle cose serie possono dire e promettere quel che gli pare, la cosa fa parte dello storytelling.
Ma agire come gli pare e piace proprio no! Almeno non credo. Almeno spero.
x Ros
>>> Ma agire come gli pare e piace proprio no! Almeno non credo. Almeno spero.
temo tu sia ottimista! hanno talmente tirato la corda del “non si può fare” le Rosi Bindi del mondo occidentale che è finita come per Pierino.
A furia di dare del fascista a De Gaulle, Nixon, Berlusconi, si trovano i fascisti al potere.
A furia di dare del folle a Reagan e Thatcher, si trovano dei veri fuori di testa al potere.
E ancora ci spiegano che hanno ragione loro!
I fascisti al governo ce li ha portati Berlusconi.
Io credo ce li abbia portati Mani Pulite, invece.
Purtroppo, che senza l’opera unificatrice di Silvio contro Achille mi sa che la secessione sarebbe già storia patria (della Padania).
Ma allora ero giovane e speravo di poter avere tutto.
La Padania? 😆
Non c’era una necessità storica di tirare dentro l’MSI e voi lombardi siete troppo mona anche solo per progettarla la secessione.
Il Sud avrebbe votato i fascisti, il Centro Occhetto, il Nord oso sospettare avrebbe dato un massiccio sostegno alla Lega Nord di Bossi (chi c’era di alternativa possibile?)
A quel punto la secessione era cosa fatta.
No?
In quale universo parallelo?
Le elezioni senza Berlusconi le avrebbe vinte Ochetto, dall’altra parte Lega e fascisti non si sarebbero mai saldati (ricordo il Polo della Libertà e quello del Buon Governo…), per cui nessun governo dei fascisti e nessuna secessione.
Caro Francesco, tu credi veramente che Bossi- anche nello scenario più favorevole possibile- avrebbe fatto la secessione…
davvero ti si può far credere di tutto!
pino
“avrebbe fatto la secessione…”
aveva anche il tanko dei serenissimi
🙂
https://it.wikipedia.org/wiki/Serenissimi
Occhetto avrebbe perso le elezioni: le ha perse contro Berlusconi ma credo proprio che le avrebbe perse anche contro Bossi.
Il Nord era incazzato di brutto e avrebbe seguito qualunque politico che promettesse una rottura col vecchio sistema.
A quel punto, anche “solo” con una maggioranza dei voti del Nord, Bossi avrebbe avuto buon gioco contro Occhetto o contro un gioverno rosso-nero patriottico.
E allora Bossi parlava di secessione e piuttosto che niente era meglio piuttosto.
Oh, basta fare due conti due per capire quanto vale la secessione per il popolo padano, che pure non esiste.
Ah, ricordo che io scrivo da Milano!
😀
Francè, nel Nord c’era una mezza dozzina di persone che voleva veramente l’indipendenza, cioè appunto i Serenissimi.
Più una che sei tu.
Bossi parlava per dare fiato al culo (non ricordo quale sia lap arte anatomica che si dice in questi casi, nel suo caso culo va più che bene) come il suo degno allievo Salvini, e proprio come Salvini un giorno diceva una cosa e il giorno appresso il contrario.
Ed è stato il primo a sconfessare i Serenissimi, che gli rompevano le uova nel paniere: lui voleva una salda e comoda poltrona a Roma, mica una cella all’Asinara.
era tutto un gioco per lui!
Tu mi ricordi che scrivi da Milano; io ti ricordo che Bossi si è spacciato per due anni per medico…
“altra parte del paradigma è che l’imperatore pazzoide non mantiene nessuna delle sue promesse, non ottiene nessun risultato e alla fine il popolo si pente amaramente di avergli dato fiducia.”
Non saprei, Nerone e Caligola sono stati molto malignati dalla storiografia senatoria, ma non è stata una rivolta popolare a farli cadere…
Non tutto va secondo la “nostra” morale !
Rivolte popolari a Roma? sai che non ne ho presenti molte?
E ti ricordo che Hitler è caduto per una guerra, Stalin e Mao sono morti nel loro letto, e così via. Dobbiamo forse immaginare fossero bravi governanti?
??
Mi sfugge il senso del tuo discorso.
Bravi governanti non significa necessariamente fare gli interessi del popolino, ma sicuramente quelli del popolo.
Non significa neppure necessariamente fare gli interessi della “casta” che occupa le istituzioni, ma sicuramente significa mantenere delle istituzioni vitali e sane.
E come muoiano i governanti è spessissimo un altro argomento ancora…
Francesco: Hitler è caduto per una guerra, Stalin e Mao sono morti nel loro letto, e così via. Dobbiamo forse immaginare fossero bravi governanti?
A parte l’ardito accostamento storiografico tra Hitler e Mao come non «bravi governanti», andrebbe ricordato che quest’ultimo, arrivato al potere dopo una Lunga Marcia e non con l’incendio del Reichstadt, non solo non fu deposto da una rivolta popolare ma scatenò lui stesso una rivolta popolare, la GRCP, probabilmente la più imponente della storia, contro… il Partito Comunista Cinese, nella cui Direzione era finito in minoranza.
Secondo Mao e secondo le Guardie Rosse che in tutta la Cina andarono all’assalto del Partito, questi dirigenti volevano “restaurare il capitalismo” in Cina.
Quando all’epoca seguivo le vicende della Rivoluzione Culturale, pur da tifoso di Mao e delle Guardie Rosse ritenevo che questa accusa ai dirigenti “revisionisti” fosse una forzatura polemico-ideologica sostanzialmente infondata e che questi dirigenti mirassero tutt’al più a blande riforme di tipo kruscioviano.
Mi sbagliavo di grosso: certo Mao è morto nel suo letto, da imperatore formalmente incontrastato, e ancora il suo ritratto campeggia in piazza Tienanmen, ma da lì tutto quel che può vedere è solo… la piena restaurazione del capitalismo in Cina.
non vedo nulla di ardito
tra tutti i seguaci del Male del XX secolo, quei due spiccano alla grande
per il resto, o capitalismo o fame, i saggi mandarini comunisti lo avevano capito per tempo ma a Mao interessava il proprio potere e basta. vincendo, ha rovinato la vita di due generazioni di cinesi per nulla
Pino,
ma la successione dell’uno all’altro non la ritieni un cambio di paradigma?
In pratica questi stanno capovolgendo tutti i tabù del perbenismo recente.
Si creò la caccia alle streghe contro i no-vax? Questi mettono un ministro della salute antivaccinista.
Si creò la russofobia di regime? Arriva un presidente che per prima cosa vuole accordarsi con Putin.
E mi viene da pensare che se su questi temi non si fosse istituito un manicheismo isterico, una costante delegittimazione violenta di ogni posizione alternativa, non scatterebbe oggi la reazione opposta, la crisi di rigetto: se crei un manicheismo, non stai fabbricando un fanatismo: rischi sempre di scatenarne due speculari, perché a ogni azione segue una reazione uguale e contraria e la polarizzazione per l’appunto polarizza.
Bene per la Russia: la guerra è sempre una cosa orribile.
Ma sui vaccini bastava equilibrio, senza le due opposte quando demenziali isterie.
Gli manca uno sciachimista e un terrà piattista per completare lo zoo umano…anzi io metterei alla nasa uno di quelli “sulla luna non ci siamo mai stati”
A parte che anche se fosse non vedo che danni potrebbero fare: sono posizioni strampalate, senza riflessi sulla realtà.
Ma in ogni caso le cose di cui parli non sono sfide al perbenismo corrente, ma le posizioni, screditate agli occhi di qualunque persona di buon senso, che il pensiero mainstream accosta a quelle che vuole combattere per squalificarle.
Anche perché a nessuno frega un cazzo di istituire il dogma dell’inesistenza delle scie chimiche, della terra tonda e dello sbarco reale sulla luna: non sono temi sensibili come la guerra in Ucraina.
Sono folclore.
Invece le posizioni sulla guerra in Ucraina non sono folclore, hanno implicazioni geopolitiche, economiche ma perfino culturali valoriali e antropologiche enormi.
E la libertà di cura è un tema serio, anche perché le loro cure (non i vaccini, ma una serie di altri errori in fila) hanno prodotto migliaia di morti.
Sui vaccini valuteremo fra dieci o vent’anni.
Io sono felice che abbia vinto Trump e spero che metta Musk anche alla Nasa. Il mio sogno è che spedisca tutti gli americani su Marte.
Beh, a occhio e croce Musk nelle attività spaziali è bravo davvero!
Ma se gli facessimo spedire nello spazio gli stronzi?
Lo spazio è troppo piccolo per la quantità di stronzi che esiste al mondo.
😀
Ma, intendiamoci, meglio i no-vax dei vaccinisti fanatici: fra il fanatismo del ribelle e il fanatismo del potere oppressivo preferisco il primo.
Altro è se i no-vax avessero voluto proibire agli altri di vaccinarsi.
Ma posso perfino comprendere che durante una pandemia si cerchi di incentivare le vaccinazioni con qualche temporanea restrizione per i non vaccinati,
se non fosse che
1) si sapeva benissimo, e infatti lo hanno ripetuto fino alla nausea, che l’effetto principale del vaccino era ridurre la sintomatologia grave per chi contraeva il virus, mentre questo era molto meno efficace nell’interromperne la trasmissione, quindi l’idea di di obbligare la gente a vaccinarsi per tutelare i terzi era ppoco sensata in sé;
2) si sapeva altrettanto bene che vaccinarsi era vantaggioso per le persone sopra i 50 anni, mentre non lo era per quelle di età inferiore (esclusi casi di particolare fragilità), perché la possibilità di avere conseguenze gravi dal virus era remotissima e superata dai pericoli di effetti indesiderati gravi, seppur rari, quindi la campagna vaccinale e il greenpass generalizzati erano insensati;
3) parliamo di vaccini nuovissimi, sperimentali, checché se ne dica, probabilmente molto sicuri tenendo conto dei tempi di sviluppo, ma non sicurissimi in assoluto; il che è compensato dagli effetti poco noti dello stesso virus sul lungo termine. Ma quindi, tenendo conto che abbiamo comunque qualche icngnita su cosa succederà a un malato di covid o a un vaccinato fra dieci o vent’anni, buon senso vorrebbe che almeno ognuno sia libero di fare le proprie valutazioni e scelte. Invece il principio di prudenzialità è stato ignorato in nome di un fanatismo davvero da dalli all’untore, dalla perdita di ogni razionalità di fronte all’irrompere delle fobie ancestrali, delle paure scomposte, del lato oscuro dell’homo homini lupus, dell’istinto gregario che cerca il capro espiatorio, della logica violenta del branco e della perdita dei freni inibitori della civiltà.
E la cosa bella è che chi alimentava questa fobia animale erano gli stessi che fino a un attimo prima accusavano i populisti di fare appello alla paura, alla pancia, agli istinti bassi, alla perdita della razionalità.
a mio parere – ma di sicuro sbaglio – Trump è solo un periodico modo per contentare e far sfogare con rodomontiche sparate il malcontento della popolazione (sappiamo bene che non è mai contenta piove governo ladro!😒).
Quando la popolazione scalpita troppo si tira fuori l’ “Eroe”, il giustizziere buono, il vendicatori dei torti subiti dagli orfani e dalle vedove.
Che siano i 5 stelle, le sardine, Trump si da voce e relativo (moooolto relativo) potere a chi ha conquistato la fiducia e l’autorevolezza sulla demografia scontenta e incarognita.
Poi Musk quello è una sagoma😄
praticamente un supertrollone cogli anabolizzantiche si diverte a spararle sempre più grosse per vedere l’effetto che fa.
Dove si può arrivare a farsi credere sparando megagalattiche minchiate.
Deve essere simpatico, lo ricordo in una puntata di “Big Ben Theory”, recitava certo, ma ha la faccia da tranquilla
https://www.youtube.com/watch?v=KGR5HP3KSBk
Porello s’annoia, e poi serve per lo stesso motivo per cui serve Trump.
Gli “SuperEroi” nella narrativa popolare ci vogliono!
Il popolo ne abbisogna più del pane quotidiano.
Che sia il fenomeno Taylor Swift o Musk cambia soltanto il target, il meccanismo è medesimo.
Musk è il principe Rodolphe di Gerolstein ne “Les Mystères de Paris”. E’ il Beato Paolo.
E’ il superuomo di massa di cui scriveva Eco in quel suo testo godibilissimo
https://www.ibs.it/superuomo-di-massa-retorica-ideologia-ebook-umberto-eco/e/9788893440271
è ricchissimo senza che si sappia bene come, è intergalattico; è simpaticamente birbantesco e ora anche “antisistema” 🏴☠️
Praticamente Ironman è proprio lui!
https://wallpaperaccess.com/full/2568553.jpg
Umilissimamente mi permetto di consigliare (anche in proposito) un saggio brillante e molto divertente or ora uscito.
“Scusa, ho mercurio retrogrado. Viaggio nell’ era del pensiero magico” di Amanda Montell
https://www.ibs.it/scusa-ho-mercurio-retrogrado-viaggio-ebook-amanda-montell/e/9788836202379?srsltid=AfmBOoqa-uAzGrJEh1SH_fsa8igyJdPl4tKS97dS0CqQ3Hsl6Q0UImM0
Fa riflettere anche essendo piacevole e scorrevole.
Parla di quel Mundus Immaginalis che anche qui sul blog ha piena appartenenza e quel pensiero magico che nonostante tutto ancora e sempre ci influenza tutti, chi più chi meno.
E al tempo di social, influencer e media d’oggi più che mai.
Cioè, mi direte: già Gramsci, Gia Adorno, già Benjamin… e vabbè tutto è stato già detto🙄 ma l’ hanno detto difficile, però.
Ma questo è assai godibile pure for dummies😀
vedo che inizia bene
cerca gente con un IQ molto alto disposta a lavorare gratis per 80 ore al giorno…come una persona disposta a lavorare 80 ore gratis possa avere un IQ alto non lo posso nemmeno immaginare (forse non ho un IQ abbastanza alto)
https://www.theguardian.com/technology/2024/nov/14/elon-musk-trump
Per 80 ore a gratis (ma manco per un paio se non c’è figa) mi resto semi deficiente e contento.
ps
come si riesce a lavorare 80 ore al giorno? Dopo marte trattasi ora pure di accesso a dimensioni spazio-tempo parallele?🤔
Lo dicevo io che Musk è un supereroe
🙂
80 a settimana ovviamente (stavo calcolando mentalmente quante sono al giorno)
troppe in ogni caso
non è che è tutta una pantomima per farmi sentire intelligente?
sarebbero carini, in questo caso
Ros,
non mi convince.
Orbán e Putin come li classifichi allora?
Può anche essere che Trump sia un fenomeno effimero, anche se in questo mommento non lo parrebbe e sembra intenzionatgo a fare stravolgimenti profondi.
Ma in sé possono essere reversibili.
ma non credo nel complottismo e nella regia occulta.
E comunque il fatto che esistano sistemi autocratici, populisti de facto (basati cioè su un consenso che scavalca regole e contrappesi) e sovranisti, cioè fondati sull’interesse nazionale e sulll’assoggettamento degli interessi economico-finanziari a quelli nazionali dimostra che è possibile farlo (i cinesi lo fanno da millenni).
Non vedo perché se ci riescono Orbán, Putin o Xi non dovrebbe riuscirci Trump.
@ peucezio
“Non vedo perché se ci riescono Orbán, Putin o Xi non dovrebbe riuscirci Trump”
Perché non fa in tempo.
Trump ha già 78 anni.
E’ vero che la sua prima presidenza Trump la cominciò a 70 anni come Reagan, ma in quella occasione non combinò granché (anche grazie alla pandemia).
Xi Jin Pin ha 71 anni e Orbàn 61, ma sono entrambi già al potere da un pezzo.
Quanto agli altri leader di destra che hanno lasciato un segno, Mussolini e Trujillo cominciarono a governare a 39 anni, Salazar a 43, Hitler a 44, Getùlio Vargas a 48, Videla a 51, Berlusconi e la Thatcher a 54, Pinochet e Wojtyła a 58.
Ciao!
Andrea Di Vita
Andrea
la tua finezza di analisi ti rende degno discepolo di BB!
quasi quanto la tua indifferenza alla democrazia
PS JD Vance è giovane
@ francesco
“Vance”
Come dimostra la Harris, non tutti i vicepreside ti YSA hanno la caratura di un Truman o di un Johnson
Ciao!
Andrea Di Vita
ma rimane un rischio: non sono certo un tifoso del trumpismo
Andrea,
certo, lui personalmente non fa in tempo, ma pone le premesse perché altri continuino sulla stessa falsariga.
@ peucezio
“altri”
No. La destra non esiste senza il culto del capo, per cui i capi della destra hanno da essere carismatici e non hanno eredi, dato che il carisma mica si
eredita. Il Commonwealth di Cromwell non è sopravvissuto granché a Cromwell. E’ la sinistra – con la sua fiducia nella regione umana – che tira avanti benissimo anche senza culto del capo, come dimostrano Bersani, Mujica e Willy Brandt.
Ciao!
Per ADV
” Il Commonwealth di Cromwell non è sopravvissuto granché a Cromwell.”
Ma Cromwell non era di sinistra? Almeno quanto Lenin, che pure lui aveva un po’ di quelli più a sinistra di lui…
Lenin e Cromwell … Due Maschi Bianchi Etero Cis Binari 😀 !
@ Martinez
“Cromwell”
Un puritano di sinistra?
Comunque per “destra” io intendo sempre quella personalità politica che difende la proprietà privata dei mezzi di produzione. E i leader di destra che ho elencato o gestivano un potere autoritario o sostenevano chi lo faceva.
Ciao!
Andrea Di Vita
Per ADV
“Un puritano di sinistra?”
Beh, una comunità senza gerarchie, che crea la Repubblica al posto di preti e monarchi… poi sulla proprietà privata, c’era gente a sinistra di lui, ma capita.
Il puritanesimo È di sinistra per definizione.
Nasce dalla ribellione contro l’autorità, cioè contro Roma, contro la Chiesa tradizionale, contro l’aristocrazia, contro il passato.
I fanatismi e i moralismi sono sempre progressivi.
@ peucezio
“Roma”
Al che uno conclude che tutti quelli che si ribellano ai poteri costituiti sono moralisti bacchettoni.
E che per essere sinceri amanti della vita bisogna stare dalla parte dei Pinochet e dei Torquemada.
E’ più o meno l’atteggiamento dei reazionari di sempre, da Lamartine a Chesterton, non mi stupisce.
Meno male che non vi leggono Foscolo, Orwell o Panagulis.
Ciao!
Andrea Di Vita
Beh, no, non tutti i ribelli sono puritani.
Certo, la ribellione comporta un giudizio: in sostanza c’è una critica all’esistente, quindi comunque una distonia con la realtà, con quello che sono e fanni gli altri.
Ma in qualche caso può essere sana.
Io di base diffido.
Ma non voglio generalizzare.
Le rivoluzioni moderne comunque hanno tutte avuto una radica moralista e fanatica, che siano quelle liberali o quelle comuniste: l’idea è sempre quella di distruggere la complessità e omologare violentemente.
Peucezio “ma non credo nel complottismo e nella regia occulta”
Nemmeno io, dico soltanto che con l’ esperienza di secoli si è fatto in modo che il leader del momento non possa di fatto fare quel che gli passa per la mente.
Orbàn, Putin e Xi, fanno una politica più incline a contentare le istanze “sovraniste” da loro funziona.
Trump potrebbe pure farlo (in qualche misura) per carità. Ma ad aspettarsi chissà che rivoluzione non credo. Poi capace che mi sbaglio
Peucezio
Come ti sembra in pratica l’ascesa del governo “fascista” della Meloni?
Trovi differenze rivoluzionarie con quell’ altro lì dei bellaciao?
A parte simpatie e antipatie intendo😉
“…complottismo e nella regia occulta…”
I complottisti pensano che siano cattivi, satanici, incommensurabili nella loro nequizia.
Io penso che l’eventuale sottofondo di gestori, tecnici e amministratori sia gente comunissima (non una sinarchia turpe e segreta) che cerca – perlopiù – di attendere come meglio può al proprio compito;
e quando è possibile, come tutti noi faremmo, il proprio personale interesse🙂
“…l’eventuale sottofondo di gestori, tecnici e amministratori sia gente comunissima…”
Hai presente il regista visionario e invasato che chiede alle maestranze e al direttore della fotografia assurdità da incompetente e questi gli dicono placidamente che non si può fare?
Ecco!🙂
Ros,
la Meloni ideologicamente è come Biden.
Anzi, è molto peggio, perché è molto più giovane ed energica.
Ora cerca goffamente di salire sul carro dei vincitori e temo che questi siano così ingenui che la accoglieranno, non rendendosi conto di prendersi una piccola (in fondo non conta e non vale nulla) palla al piede.
Per me chi è andato a piangere a Kiev deprecando i cattivoni russi (e non dimentichiamo che è stata zelenskiana fin dall’attacco di Putin all’Ucraina nel 2022, in pieno governo Draghi) non dovrebbe più avere diritto ad amministrare nemmeno un condominio in nessun luogo dell’Orbe terraqueo per i prossimi cent’anni: epurazione, ostracismo totale. Ma tant’è: non decido io purtroppo.
Peucezio: “Ros,
la Meloni ideologicamente è come Biden.
Anzi, è molto peggio, perché è molto più giovane ed energica…”
ahinoi non ci stanno più in Italia le destre di una volta🥺
Arri-vogliamo i colonnelli!
Questa canzone sotto è stata scritta in omaggio al governo “fascista” della Meloni
https://www.youtube.com/watch?v=KuxiS890t6o&t=54s
Credo che tra Biden e Meloni ci sia un abisso
Unico punto di contatto, e di decenza meloniana, il sostegno all’aggredita ucraina contro la vile e spregevole manovra di Putin
Davvero, Peucezio, non so in che mondo vivi!
🙂
Che poi è l’unico spartiacquel, l’unica cosa che conta veramente.
Ma non è l’unico punto in comune.
Semmai ti chiedo dove stanno i punti in cui differiscono.
Ros,
mah, da fascista ti dirò che il problema della Meloni è proprio il retaggio neofascista e come tale statalista, corrivo verso il potere, antilibertario…
Il peggio del fascismo, l’eredità legge e ordine, senza un’ispirazione, una direzione, che il fascismo aveva.
Statalista, ma al tempo stesso complice dell’alta finanza, amico dei ricchi…
*** @ Chi Crede di Essere di Sinistra … come se fossero ancora gli Anni Novanta , o poco oltre.
Per una volta, un acronimo su base mista Italo Inglese***
MBEB – l’identikit del Maschio Bianco Etero Basic: uno spaccato italiota
https://lampoonmagazine.com/article/2023/11/27/maschio-bianco-etero-basic-mbeb-definizione-caratteristiche-interessi/
Non ci sono espressioni corrispettive nella cultura occidentale – il neologismo MBEB è un orgoglio italiano: chi è e come si comporta il Maschio Bianco Etero Basic dello stivale ?
Panoramica del libro
https://www.amazon.it/Maschio-Bianco-Etero-Cis-minoranza/dp/B0CNL2XXRZ
Sei un maschio, bianco, etero, cisgender?
Magari sei pure carnivoro: ti ingozzi di insaccati, di carne rossa, bevi ottimo vino, un amaro a fine pasto, fumi sigari toscani. Ti piace la vita. Bella, vero?
Dove ti trovi mentre stai leggendo queste pagine? Sei seduto comodamente in poltrona o magari sei per strada, in una pausa da lavoro. Sei a tuo agio, vero? Beh, allora devi sapere che sei considerato un ‘privilegiato’, soltanto per questo. Sei a tuo agio con il tuo corpo e con te stesso e per questo motivo sei un ‘privilegiato’, sì, mi hai sentito bene.
E ogni volta che un uomo uccide una donna, tu, che sei maschio, bianco, etero e cis, sei colpevole. Ma non è mica una colpa essere maschio, bianco, etero e cis? Non devi chiedere scusa per qualcosa che non hai commesso. Eppure là fuori c’è tutto un mondo che ti sta dando la caccia. Vuole fartela pagare per essere nato dalla parte ‘giusta’ della storia. Così pensano loro. Il patriarca bianco è il nuovo reietto. Se sei un maschio, bianco, etero e cis, è molto più semplice essere pure sessista e xenofobo. Magari, perché no, sei pure fascista. Vero?
Se potessero, tutti quelli là fuori, cancellerebbero il maschio, bianco, etero, cis dai libri di scuola. Io e te, amico mio, siamo parte di una storia che ci ha visto egemoni per millenni. Ora è il momento di lasciare spazio agli altri.
Ma è davvero colpa nostra? Io dico di no. Stanno dividendo il mondo in buoni e cattivi: nei buoni, ci sono loro, quelli che vogliono la società multietnica, quelli che promuovono tutto quello che è diverso, il gender fluid; i cattivi siamo noi. Quelli che alzano il ditino e hanno più di un dubbio quando si sentono messi in mezzo, attaccati solo per essere quello che sono, solo per essere se stessi.
Ci attaccano se amiamo la famiglia, se riusciamo – tra mille sacrifici – a formarne una! Ci attaccano perché siamo maschi. E stanno creando la più grande della menzogna: sostituire il patriarcato con la follia del femminismo.
Questo libro non si propone come una soluzione a questo attacco indiscriminato e incondizionato contro il maschio, bianco, etero e cis, ma vuole cercare di essere una pacca sulla spalla nei confronti di tutti quegli uomini che si sentono incompresi da un mondo che li sta ingarbugliando e li sta facendo sentire inadatti e marginali rispetto alla vita pubblica.
Non è un libro che contiene la verità assoluta, ma è un lenitivo. Una serie di consigli sull’onda del grande risveglio collettivo che è cominciato da Roberto Vannacci e che proseguirà nei giorni a venire.
Maschio, bianco, etero e cis: sei la nuova minoranza. Devi capirlo e devi difenderti. Proviamoci insieme. Tieni questi consigli a portata di mano. Ce la possiamo fare: insieme!
COME già detto più volte …
c’ è un curioso insistere su “Bianco”, “Occidente”, come se nel resto del mondo e nelle comunità immigrate questi problemi non fossero mai esistiti. Al massimo esisterebbe tutto ciò per “colpa nostra” che li abbiamo colonizzati nell’ Ottocento o prima.
Inoltre manca totalmente il discorso Classi Sociali , o tutt’al più è l’ ultimo dei “Privilegi” rispetto a etnia, nazionalità, religione (con i Cattolici a fare felicemente e da parafulmine per Ebrei , Musulmani, Protestanti … quando si parla di Patriarcato Monoteista) .
Il Nemico di Classe è diventato Nemico di Generazione … ormai chiunque abbia più del 1990 in carta d’ identità è antropologicamente (!) “Boomer”. la Lotta di Classe, mai esistita … il progresso sociale è stato fatto solo (!) di Lotte LGBTQecc …
E anzi, chi non fa soldi e tanti solo con l’ attivismo da social è solo per incapacità o pigrizia.
E.c.
MENO del 1990
connessione naturale di Trump con la manosfera (qualsiasi cosa essa sia)
https://www.linkiesta.it/2024/11/donald-trump-manosfera/
Muoia Firenze!
Segnalo (non a Miguel che non ne ha certo bisogno) questo articolo sul Manifesto di 3 giorni fa: “Firenze capitale del conflitto sull’overtourism“
ove tra l’altro si dice che “oggi a Firenze ci sono più di 12 mila appartamenti destinati alla locazione breve. Nel 2013 erano 1.500“.
Ne ha parlato anche Alessandro Masala … il bottegaio di magliette Cagliaritano che facendo il TG quasi per gioco su YouTube è diventato il punto di riferimento delle attuali opposizioni “moderate” alla Meloni.
https://www.theguardian.com/commentisfree/2024/nov/13/americans-googling-move-to-europe-welcome-them-brain-drain?CMP=fb_gu&utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwY2xjawGkL7RleHRuA2FlbQIxMQABHeQyI0kn1AUZluZimjnBRMT7jWXZQPyf_Jh8Q4gesmzHZsTPH8zpF_fgGg_aem_4OQjZGyoV1D5n9XGBPiLmQ#Echobox=1731481637
Spero il link funzioni: nonostante la fonte e il titolo, una piccola parte dell’articolo contiene idee degne di nota!
Il resto mancia!
ma torniamo alla morte dell’occidente, inteso come un mondo di diritti (in fin dei conti lo stato di diritto, beccaria et similia sono roba nostra)
attualmente il questore stabilisce il trattenimento di un richiedente asilo (cioè di tenerlo prigioniero e mandarlo in albania), il giudice, che è la sezione specializzata immigrazione del tribunale competente per territorio deve pronunciarsi se convalidare o no questo trattenimento
ci sono delle Sezioni che dubitano della compatibilità della legge con il dirito UE e sospedono il procedimento chiedendo alla corte UE una interpretazione del diritto UE.
che fa il governo? toglie la competenza alle sezioni specializzate e la da…alle corti d’appello! davvero, secondo il governo le corti d’appello devono occuparsi in prima istanza (…ridicolo…) delle convalide delle decisioni dei questori
ora caro governo, è davvero necessario bloccare le corti d’appello con sta cazzata?
già sono ingorgate di lavoro, è davvero interesse dei cittadini che tutto si blocchi per sapere se due(mila) cristiani devono essere spediti i afghanistan o egitto?
e poi, anche se cambi giudice competente, ma la legge resta quella, le corti d’appello non faranno la stessa cosa (sospendere emandare tutto a lussemburgo)?
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/11/13/migranti-sulla-convalida-del-trattenimento-decidera-la-corte-dappello_2c2cfb25-3c80-489d-920d-3f66334fab03.html
Ma possibile che non c’è un modo di stabilire che contro misure di questo tipo non si possa ricorrere?
Cioè che siano prese per motivi di ordine pubblico e di difesa della sicurezza nazionale e siano esecutive in ogni caso?
Insomma, se il comune chiude la strada sotto casa mia per fare dei lavori, io non posso uscire con la macchina, ma non è che posso ricorrere. Al massimo posso chiedere i danni a posteriori.
Così con i confinamenti: non è che io potevo ricorrere e ottenere lo statuto di cittadino esonerato dal confinamento.
Poi se uscivo mi facevano la multa e potevo ricorrere, come hai notato giustamente.
Anche l’immigrato può tentare di evadere dal centro di permanenza temporanea e se questo è reato (non ho idea se lo sia) e viene denunciato, può difendersi in tribunale.
peuce’
“Ma possibile che non c’è un modo di stabilire che contro misure di questo tipo non si possa ricorrere?”
me lo hai già chiesto e un libertario come te dovrebbe essere il primo a capire che DEVE SEMPRE ESSERCI un ricorso contro una misura che priva una persona della libertà
Puecezio che ricorre contro la multa e l’immigrato che ricorre contro l’arresto, ricorrono tutti e due contro la misura concreta che li riguarda
nel decreto che stabilisce “lockdown per tutti” non c’è scritto “peucezio deve stare a casa”, sennò avresti potuto contestarlo
nel provvedimento del questore che manda abdelazziz in albania c’è proprio scritto “abdelazziz deve andare in albania”
Allora lo si faccia non sugli individui.
Siu stabilisca che tutti quelli che entrano in Italia illegalmente finiscono in Albania. Senza nomi.
Peucezio: “Allora lo si faccia non sugli individui.
Siu stabilisca che tutti quelli che entrano in Italia illegalmente finiscono in Albania. Senza nomi”
Non ho idea del conquibus;
ma niente niente non è che finirebbe
e per costarci quindici volte più di prima?
La figlioccia nostra “Grande Albania” lo fa a gratis?
Abbiamo un nuovo nuovo “Trattato di Tirana” e di Zog sul tavolo senza saperne nulla?
Ci stiamo rifacendo mica l’Impero?
Minchia! Allora è vero che son fascisti😁!
Ci stiamo accattando forse l’ex colonia dei bei tempi?
https://images.vcoins.com/product_image/239/J/6/jx9X8BGagS6C2N6pecL35TPxQz4DdY.jpg
Quanti lek viene? Le magari le riconiamo con la faccia della Meloni?
Non è che è cosa insensata da ogni punto punto di vista;
economico soprattutto; e poi quanti se ne potranno davvero trasferire?
Qualche centinaio in dieci anni?
Cosa fatta solo per mostrare agli elettori qualcosa che pare fico a farsi r che resta idiota fare?
Una bottigliata sulle palle?
Io non lo so🙄
@ Peucezio
“senza nomi”
Peggio la toppa del buco.
Un domani cambia il governo in Albania, denuncia il trattato che istituisce nel suo territorio i campi di detenzione per irregolari e Roma deve precipitarsi a cambiare la propria legge perché se no è illegale riprendersi i migranti (che per legge secondo te devono stare in Albania).
Altro che sovranismo: facciamo governare direttamente gli Albanesi e non se ne parla più!
😂
Ciao!
Andrea Di Vita
“perché se no è illegale riprendersi i migranti”
Immagino che la risposta sarà “e non si può conquistare l’Albania e trasformarla in un centro di detenzione?”
Era un modo per dire,
dovremmo prevenire l’entrata in sé, con un vero blocco navale, senza scrupoli umanitari, perché il risultato poi è che ci sono più morti così, mentre se si sapesse che ogni nave di stranieri che si avvicina viene considerata come un atto di guerra, nessuno osa avvicinarsi.
@ peucezio
“blocco navale”
Una delle tante promesse della Meloni per elezioni oggi svanite come neve al sole.
A parte il fatto che chi ne capisce dice che proprio non si può fare…
https://it.euronews.com/my-europe/2023/09/27/si-puo-fare-un-blocco-navale-per-arginare-i-flussi-migratori
Ciao!
Andrea Di Vita
“Siu stabilisca che tutti quelli che entrano in Italia illegalmente finiscono in Albania”
Sì, ma poi serve un provvedimento in concreto per mandare la singola persona in Albania. E quello sarà impugnabile.
NON mi sorprende affatto
https://www.ilpost.it/2024/11/15/elezioni-regionali-emilia-romagna-de-pascale-ugolini/
In Emilia-Romagna solo l’affluenza preoccupa Michele De Pascale
Il candidato del centrosinistra è di gran lunga favorito alle regionali, ma spera in un consenso ampio dopo che le alluvioni hanno messo alla prova la credibilità della politica
AGGIUNGO IO che solo la delusione post Alluvione può innescare l’ Astensionismo di Protesta …
Sulla pagliacciata del Tanko
Veneto, dovrebbero farci un film comico
E’ risaputo che il Comunismo regge alla morte dei suoi Leader Carismatici, perché l’ ideologia viene vissuta come religione … il Fascismo no, è imprescindibile da esso carisma ergo non può essere “Dinastico”.
Quindi, se proprio, Cromwell è più affine al secondo “Ismo”.
@ Moi
“Leader”
Esatto.
Infatti il Comunismo e la sinistra in genere hanno avuto personaggi carismatici che non sono stati leader o che lo sono stati per brevissimo tempo, come Che Guevara o Dolores Ibarruri. Anzi, entrambi sopravvivono alla distruzione della canonizzazione dei leader di passato, come nel caso di Stalin. Così possono ricomparire quando ce n’è bisogno anche quando sono stati dati per spacciati.
Ciao!
Andrea Di Vita
Andrea Di Vita: “…Infatti il Comunismo e la sinistra in genere hanno avuto personaggi carismatici che non sono stati leader o che lo sono stati per brevissimo tempo, come Che Guevara o Dolores Ibarruri…”
Quei santini devozionali …
… la sinistra è assai religiosa, vedi il viziaccio brutto di farci a tutti la morale.
No grazie! Per quello ci è abbastato la chiesa, che almeno ci aveva un Dio figo dietro l’altare mica la dea ragione col suo culto dell’essere supremo * di Robespierre, Saint-Just e, addirittura, il divin marchese de Sade, prima d’avverdersi di quanto erano sbalconati i giacobini e filarsela disgustato*
* “il popolo francese riconosce l’Essere supremo e l’immortalità dell’anima”, insomma se ‘sta dea è ragione che sia razionale, ovvero dimostrabile non arrampichiamoci sugli specchi.
* de Sade viene nominato presidente della sezione Piques il 23 luglio, salvo poi dimettersi e rifiutare il posto di vicepresidente a causa dell’inasprimento della situazione politica, che di lì a poco sfocia nel Terrore:
“Non passa molto dalla nomina a segretario di sezione che de Sade, dimostrandosi molto più moderato dei suoi scritti e romanzi, si trova costretto “dalla coscienza” a dimettersi, difatti scrive privatamente: “Sono stanco, esausto, ho sputato sangue. La riunione è stata talmente burrascosa che, davvero, non ne posso più. Ieri, tra l’altro, ho dovuto ritirarmi due volte per lasciar il posto al mio vice.
Volevano votare un orrore disumano. Mi sono rifiutato, di punto in bianco.
Grazie a Dio me ne sono liberato!”
Quei santini devozionali dicevo erano “Contro” erano combattenti, si sporcavano le mani e ci stiravano la zampetta.
Quelli che la sinistra liberal prende oggi – da Greta a Taylor Swift eccetera vengono sentiti (vero o meno che sia) come brand e influencer dell’alta finanza liberale; galoppini a libro paga di “Soros” (Il grande vecchio cattivo cattivo👹) come si usa dire da quelle parti lì.
La genialità di Trump con Musk è che il miliardario non gli passa manco per un attimo di farci la morale, anzi!
Musk sghignazza da simpatica canaglia e piscia sui santini devozionali e buonisti dei Dem.
La popolazione non può che entusiasmarsi e applaudire di questo saturnale.
I santini devozionali buonisti hanno rotto la universalmente minchia con la loro moralisticità, la loro lagnoseria, il loro indurre sensi di colpa a pioggia, con il loro accusarci dai da pulpiti priviliegiati ed esclusivi.
Vogliamo sentire gente simpaticamente immorale e normale come noi, e che ci fanno divertire, non ste robe da altarino.
Homer Simpson vogliamo! Non sante grete da Thunberg
Mannaggia a loro ci hanno fatto diventare la “sinistra” – qualsiasi cosa s’intenda – la
Weltanschauung di riferimento degli antipatici stolidi savanaroliani con la puzza sotto il naso e delle maestrine racchie e zitelle inacidite che non se l’è mai ingroppate nessuno.
A ragione Moi sul maschio etero cis
(? non mastico i gerghi tribali nuovi)
che per davvero posta voti.
Un tempo, quando non erano liberal ma comunisti, erano figure forti, pratiche e pragmatiche, e sugli altarini ci pisciavano loro sghignazzando.
Oggi che per distinguersi dall’altra sponda possono solo romperci unanimamente le palle diritti cosmetici e linguistici (il sodo è tabù per tutte le sponde) che senza di queste sfigataggini non si noterebbe differenza alcuna tra le sponde, non resta loro che cavalcare robe che, appunto, entusiasmano solo le maestrine zitelle e racchie inacidite; vattele a scopare queste☹️!
Ovvio che poi perdano pure arruolando Taylor Swift, Springsteen, Clooney e De Niro e i mini pony rosa confetto antico vegano.
La partita per il consenso e lo share accussì è persa in partenza☹️
E poi vincono gl’imbecilli veri
@ Ros
“veri”
OAAR!
Quando alla ragione togli la chiarezza e la sincerità dell’ideologia, vincono i Trump, i Wojtyła, i Briatore, i Delmastro.
Ciao!
Andrea Di Vita
hai messo ragione e ideologia nella stessa frase!
4 e ripassa alla prossima sessione
Io ho sempre trovato assurdo quel filone complottasti o del “vogliono farci morire tutti per diminuire il numero di persone”…ma Kennedy come segretario alla salute che promette lotta senza quartiere al latte pastorizzato mi fa ricredere.
Sono rettiliani che finalmente hanno preso il potere e vogliono dimezzare la popolazione americana
https://www.newsweek.com/rfk-jr-raw-milk-fda-warnings-ill-sick-1986273
È alla base del NoVax … diminuire a 500 milioni max di “merotevoli per reddito” e sostituire la manodopera con le AI.
Davvero inizio a pensarlo anche io…i rettiliani sono riusciti a far passare qualunque puttanata, dai novax al vermifugo per curare il covid…ora si attaccano a regole di igiene pubblica banali e accettate universalmente da decenni…vedrai che la prossima sarà “non lavatevi le mani per creare anticorpi” e “non disinfettate le ferite, lasciate che il corpo si curi sa solo”
Per Moi
“È alla base del NoVax … diminuire a 500 milioni max di “merotevoli per reddito” e sostituire la manodopera con le AI.”
Veramente sono discorsi che ho sempre sentito dire da “NoVax” (certamente non da tutti, ma dall’ala più complottista). Cioè che i ProVax vogliono diminuire a 500 milioni max di “merotevoli per reddito” e sostituire la manodopera con le AI.
Concordo, anch’io li sento dire dai NoVax riferiti a un complotto di ProVax (legato al tema che il covid stesso fosse un complotto…)
Sì, mi so espresso male : intendevo “base del pensiero NoVax” ritenere che “Loro” (soprattutto prima del 7 Ottobre 2024) , o i “Nasoni” (soprattutto dopo il 7 Ottobre 2024) vorrebbero ridurre la Popolazione Mondiale.
Molti sono anche Terrapiattisti (dicendo che la Sci-enzah [sic] della Terra-Palla è la stessa di Speranza e i Virostar) e ritengono che i “Nasoni” che hanno prodotto i Vaccini sono gli stessi “Nasoni” che hanno inventato il Virus.
Il primo era “programmato” [sic] per la letalità rapida … poi quando stava scadendo hanno inventato il Vaccino con letalità improvvisa a scoppio ritardato. Ogni morte improvvisa da malore la festeggiano (!!!) come presunta Prova di avere avuto sempre ragione.
7 Ottobre 2023 E.C.
roberto
L’uni con lo schwa e l’altri col latte crudo;
annamo bene!🥺
Ma normali non ce ne stanno più in magazzino?
Almeno con lo schwa non rischi di andare al creatore o ammazzare i figli
roberto: “Almeno con lo schwa non rischi di andare al creatore…”
eh ma se quelli del latte crudo sono la maggioranza e lo schwa fa un po’ antipatia tutti?
E al latte crudo che devi puntare se vuoi governare in democrazia;
non serve mica dirgli che sono scimuniti e pezzenti, bisogna conquistare il consenso di questi abboccafregnacce mica di quell’altri abboccafregnacce lì!
I liberal Dem o come s’appellano, tanto in Italia, che in U.S.A, e in Europa, sbagliano ad arruffianarsi gl’abboccafregnacce sbagliati.
per Ros
“eh ma se quelli del latte crudo sono la maggioranza e lo schwa fa un po’ antipatia tutti?”
Secondo me, la maggioranza è contro il latte crudo e contro lo schwa. “Fanno schifo” tutte e due, roba da fricchettoni alternativi.
Miguel: “Secondo me, la maggioranza è contro il latte crudo e contro lo schwa”
e quello che stavo appunto scrivendo a Roberto🙂
vedi Roberto anch’io cado nello stesso errore;
tu dalla parte A vedi solo gli sbalconati terrapiattisti, e io dalla parte B solo gli sbalconati postmodernisti; a postmodernismo finito da decenni per altro (e in realtà non mi fanno manco antipatia, forse giusto un pochino, ma sono inermi).
Ma dalla parte B oltre alle frange sbalconate PoMo ci sta una maggioranza di persone e di idee che a me piacciono e vorrei davvero venissero implementate nel mondo dove mi tocca vivere.
E dalla parte A ci stanno una maggioranza di persone che reputano scimunite le frange sbalconate dei complotti, ma mal sopportano i postmodernisti estremi e la loro retorica sballata.
Tu e io intesi come la gente più o meno “normale” da una parte e dall’altra.
Mi chiedo perché tanto dalla parte A che da quella B i Media diano tanta voce a queste frange estreme da sembrare ci siano solo loro
Per Ros
“Mi chiedo perché tanto dalla parte A che da quella B i Media diano tanta voce a queste frange estreme da sembrare ci siano solo loro”
Perché le “parti” esistono in funzione del proprio avversario; e l’avversario è tale perché un avversaio su centomila ha detto una scemenza.
Ros
Il fatto è che fino a 2-3 anni fa nessuno si era lamentato del latte pastorizzato che ormai esiste (almeno in Italia) da quasi un secolo con vantaggi evidenti e nessun problema.
Poi arriva uno svalvolato che si inventa una cagata tipo “se il latte pastorizzato è sponsorizzato dalle autorità fa male” et voilà…100 anni di scienza dimenticati…
“…Poi arriva uno svalvolato…”
ora,
questo sarebbe niente
(scemenza più scemenza meno oramai) se non lo avessero battezzato ufficialmente come “Segretario della Salute e dei Servizi Umani”.
E questo che mi chiedo:
perché da entrambe la parti sembrano rincorrere gli estremismi minoritari che però fanno costume e colore con le loro esagitazioni?
Per differenziarsi nello show elettorale?
Boh!🙄
“…perché da entrambe la parti sembrano rincorrere gli estremismi minoritari?”
Miguel:
“Perché le “parti” esistono in funzione del proprio avversario”
Già🙂
e le opposte tifoserie aizzate e enfiate danno – come egregore – a queste “parti” quel nutrimento necessario per loro parvenza
Ros
“non serve mica dirgli che sono scimuniti e pezzenti,”
No, non serve a niente ma ogni tanto è davvero liberatorio!
Ros,
“L’uni con lo schwa e l’altri col latte crudo;
annamo bene!🥺”
Ma infatti è questo il punto.
Ogni eccesso ne genera altri, fosse pure per compensazione.
Lo so anch’io che la misura sarebbe la cosa giusta.
Ma non è datat dallo Zeitgeist.
A livello sistemico (ma vorrà dire quello che penso io? boh) credo che a volte siano in giro delle tendenze, delle idee, che prescindono totalmente dalla volontà dei singoli, e una potrebbe essere questa, in effetti: siamo in troppi, bisogna diminuire, e facciamo calare il numero andando contro a Darwin.
A livello individuale, credo che il signor Kennedy sia un prodotto di “l’ho letto su internet e la so più lunga degli scienziati”.
L’altro giorno stavo in macchina e sentivo la radio.
C’era un giochino tipo “dimmi chi inviteresti a cena tra i personaggi famosi, di qualunque epoca”.
Chiama uno spettatore:
“Io inviterei Einstein”
“Ah, benissimo! perché proprio Einstein?”
“Perché voglio vedere se era veramente genio come si diceva… cioè, con due o tre domandine giuste .. vediamo come risponde…”
Capito? L’ignoto spettatore, signor X dal vago accento lombardo, uno dei miliardi di signor X che popolano la Terra senza infamia e senza lode, come ognuno di noi;
è convinto di avere in serbo le “due o tre domandine giuste” alle quali magari Einstein non sa rispondere (“la mamma di Pierino ha tre figli, Tizio, Caio e? di che colore era il cavallo bianco di Napoleone?”) e questo dimostra che Einstein, tsè, non era un vero genio, è sopravvalutato!
Cioè, il signor X da Brescia, poniamo, o da Lodi, è intimamente convinto di essere più intelligente di Einstein…
Guarda un mesetto fa assumiamo un nuovo collega…neolaureato non sa assolutamente nulla delle materie che trattiamo, non ha mai letto una riga di giurisprudenza, non conosce le regole interne della mia istituzione…e vabbè è normale tutto abbiamo iniziato ad un certo punto…solo che quando io gli spiegavo come fare una cosa, mi interrompe 1-2-3-4 volte per spiegare a me come si fa quella cosa che nui non aveva mai visto prima…alla quinta sono davvero esploso in un “shut the fuck up and let me explain you”…
È andato pure a lamentarsi dal mio capo (primo giorno) la quale gli ha fatto notare “robeluxe fa quel lavoro da 3 anni e tu dovresti forse provare ad ascoltarlo”…speriamo bene ma mi sembra un andazzo tipico dei nostri giorni, la mia parola vale come la tua anche se io sono un cazzone tu sei Einstein e si parla di fisica
Verissimo.
Ma non è allo strampalato mondo degli antisistema che va rivolta la critica: l’antisistema ha il ruolo della pars destruens.
Il problema è che questa decadenza delle competenze, che Blondet denuncia da decenni, e che sappiamo bene da dove viene (voi la prendete per una mia ossessione, ma le conseguenze sono proprio queste) è inaccettabile nel momento in cui riguarda le classi dirigenti.
Ed è naturale che, squalificandosi i decisori, la gente non li prenda più sul serio e si convinca di sapere tutto.
Se l’uomo comune non sa la fisica nucleare è normale. Se pretende di saperla gli ridiamo in faccia.
Ma se l’ordinario di fisica nucleare non la sa, allora sì che c’è da preoccuparsi.
Ed è esattamente quello che è accaduto: una caduta di livello di capacità, competenze, lucidità di visione, consapevolezza e progettualità dei decisori occidentali da circa trent’anni a questa parte, in coincidenza sostanzialmente con la salita alla ribalta di quelli formatisi a partire dagli anni ’70.
Il pesce puzza dalla testa e la gente capisce di essere diretta da una manica di insipienti e per reazione si mette in testa di sapere tutto.
Peucezio
Non è che non sia d’accordo ma secondo me c’è anche qualcos’altro, fosse anche per il semplice fatto che il quisque de populo che non sa niente di fisica nucleare, come fa ad accorgersi che l’ordinario di fisica nucleare non sa nulla? Lo ha l’arbitro su tiktok….e poi riguarda un po’ tutto…mi ha fatto ridere il mio amico pizzaiolo che mi raccontava di come un cliente lussemburghese gli spiegava come assicurarsi della lievitazione corretta della pizza, e concludeva (il mio amico) “glie la avesse chiavata ‘nfaccia sta maronna ‘e pizza”
Certo, probabilmente una certa democratizzazione legata al discredito del principio di autorità, della scuola, del mondo accademico, alla diffusione di internet, ecc., ha contribuito a questo stato di cose.
Ma io credo che il problema dipenda anche dai risultati.
Io non capisco niente di tubi, ma se l’idraulico viene, si fotte 100 euro e poi il rubinetto continua a perdere, mi permetto di dubitare delle sue capacità.
Siccome rispetto a trent’anni fa la società si sta impoverendo e le disparità sociali stanno aumentando, la gente giustamente s’incazza e dice: ma non è che questi sono una massa d’incompetenti e di ladri?
Dicendo che sono ladri sbaglia, perché i ladri ci sono sempre stati e nei tempi di vacche grasse ce n’è anche per loro senza gran danni.
Il problema è l’incompetenza.
Ammetterai però che il discredito delle istituzioni tradizionali non viene certo da destra.
Un padre di famiglia della media borghesia degli anni ’60-’70 mandava il figlio a scuola o all’università pensando fossero istituzioni autorevoli (e lo erano: erano istituzioni di qualità, depositarie di saperi).
Ma il figlio, coglione, ci andava a contestare i professori, a mettere in discussione il principio stesso di autorità, di trasmissione verticale, unilaterale e intergenerazionale del sapere.
Ricordo un film degli anni ’90 mi pare, di Monicelli, ambientato nel ’68 o giù di lì.
Gli studentelli di sinistra sovvertivano la disposizione di cattedra e banchi spiegando al malcapitato professore di filologia romanza che lui non doveva essere al centro ma in una posizione paritaria.
Lui però replicava che poco importava, perché sarebbe stato al centro comunque, al di là della posizione fisica, perché loro di filologia romanza non sapevano nulla e lui tutto (cosa ovviamente impossibile, nessuno sa tutto, ma ne sapeva incommensurabilmente più di loro).
Il problema è che lui ha perso e loro hanno vinto.
E oggi sono loro la classe dirigente (lui e quelli della sua generazione saranno morti).
Ed ecco il terrapiattismo e tutto il resto.
Avete smantellato tutto, ora vi lamentate…
I invece mi ci diverto, perché si sta ritorcendo contro la sinistra coi suoi perbenismi e le sue pretese di monopolio morale e del sapere: quando seghi il ramo su cui sei seduto caschi.
@ peucezio
“sinistra”
Se il docente non fosse stato un trombone raccomandato gli studenti non lo tiravano giù dalla cattedra.
Gli eccessi della Rivoluzione Culturale sono durati poco.
Da noi c’era una classe baronale verso cui gli studenti erano tenuti a mantenere un rispetto immeritato.
(Mio padre, primo del corso in Medicina, si vide togliere un voto dal solito trenta che prendeva per essersi presentato senza cravatta a un appello… a fine luglio a Genova).
E una buona parte delle cattedre è sempre stata assegnata ad amici e parenti.
Oggi è lo stesso: ma una volta almeno, avendo ancora la Speranza di cambiare le cose, gli studenti si sono ribellati.
Ciao!
Andrea Di Vita
Peucezio
La vedo come ADV.
Se non ci fosse stata una classe di docenti non solo inadeguata ma anche orrendamente classista, non ci sarebbero stati tanti eccessi (…è un po’ la tua teoria, da eccesso nasce eccesso)
Per la cronaca, ad un esame di economia il professore disse a mia madre “se eri un uomo ti davo 30, ad una donna più di 26 non posso dare” (non mi ricordo il voto preciso)…e in quell’aula sono volate sedie sulla schiena del professore, una reazione forse un pochino esagerata da parte dei miei genitori, ma comprensibile date le circostanze
Penso che sia un buon esempio del 68
Per roberto
“Se non ci fosse stata una classe di docenti non solo inadeguata ma anche orrendamente classista, non ci sarebbero stati tanti eccessi (…è un po’ la tua teoria, da eccesso nasce eccesso)”
Molto interessante.
Diciamo che esiste una condizione “autoritaria” in partenza:il nobile, l’ufficiale, il professore comandano e la plebe deve ubbidire. Se si ribella viene punita. E’ uno stato di violenza radicale.
Questa condizione si trasferisce anche in fabbrica, dove l’operaio che alza la testa viene licenziato.
Questa condizione,tipica dell’Uomo d’Acciaio, viene però smantellata con la tecnica: che parcellizza il lavoro in infiniti settori (chi “comanda” tra me traduttore, la laureata in lingue che ha messo su l’agenzia di traduzioni, la segretaria della ditta che ordina la traduzione?); che smantella i luoghi fisici (fabbrica in primis); e soprattutto con la pubblicità, che dalla mattina alla sera, centinaia di volte al giorno sin dalla più tenera età, ricorda a chi guarda la televisione che Lui è il Sacro Cliente – “ogni vostro desiderio è per noi un ordine”.
La tecnica poi si regge sulla promessa di darci la totale assenza di fatica e di dolore; per cui un ritardo di cinque minuti di un mezzo che dieci anni fa nemmeno esisteva diventa motivo di lagna vittimistica.
“La tecnica poi si regge sulla promessa di darci la totale assenza di fatica e di dolore”
infine, la tecnica spersonalizza la violenza: siamo sottoposti a leggi sempre più severe, a vincoli sempre più stretti, ma non c’è mai un volto umano dietro questa violenza “oggettiva”. Il supermercato con le sue musiche seducenti, dove sei sorvegliato in ogni istante da telecamere e dove i lavoratori vivono una vita sempre più precaria, non ha il volto del Padrone.
Quindi la precarietà di persone sempre più sradicate e individualizzate, si accompagna a una presunzione incredibile sulla propria importanza come “individui”, sui propri “diritti” e sul fatto che siamo “tutti Einstein”.
Quel mondo, quelle generazioni hanno prodotto la ricostruzione e il boom degli anni ’60, hanno portato un’intera nazione a un benessere mai sperimentato prima, ha industrializzato un paese agricolo.
Questo senza contare l’esplosione culturale e artistica di quegli anni.
Secondo voi è stato giusto delegittimarle per qualche eccesso o qualche abuso.
Bene, ora, ripeto, tenetevi i terrapiattisti.
Tra l’altro il costume era già mutato, inevitabilmente, come accade in una società ricca.
Saverio Vertone diceva che quella generazione prese la rincorsa per sfondare la finestra delle convenzioni vigenti, ma la generazione precedente aveva aperto quella finestra, col risultato che una generazione si è lanciata nel vuoto.
E con lei, ahimè, tutte le successive.
Io credo che in Italia l’autoritarismo borghese oppressivo non sia mai davvero esistito, anche perché l’Italia non è mai stata davvero un paese borghese.
Il ’68 è arrivato per irraggiamento dagli Stati Uniti, dove invece c’era davvero (e la reazione ha peggiorato le cose).
“Io credo che in Italia l’autoritarismo borghese oppressivo non sia mai davvero esistito”
Io credo di sì, con l’aggravante dell’autoritarismo nobiliare ed ecclesiastico in tante parti del paese.
ricordo quando la Gazzetta di Parma pubblicava (senza nessun senso di autocritica, ma proprio come “gradevole curiosità”) delle pagine di cronaca cittadina dell’Ottocento e primi Novecento: il classismo era feroce ed evidentissimo, non c’era assolutamente niente a mitigarlo, i maggiorenti trovati in situazioni men che decorose erano risparmiati con giri da parole ed elaborate litoti, i poveracci sputtanati con nome e cognome ed esposti al pubblico ludibrio.
“Quel mondo, quelle generazioni hanno prodotto la ricostruzione e il boom degli anni ’60, hanno portato un’intera nazione a un benessere mai sperimentato prima, ha industrializzato un paese agricolo.”
lasciami fare Francesco:
no, quello è stato il Piano Marshall.
E la CECA e la fine delle sanzioni imposte al Fascismo e la fine delle spese folli e inutili per le avventure belliche e coloniali.
le generazioni che dici tu hanno prodotto l’adesione al Fascismo perché “altrimenti ci sarebbe il socialismo” (il re, la Chiesa, la destra) perché “tanto durerà poco” (Croce, che poi cambierà idea perché non era stupido), perché “un po’ di ordine ci vuole”, perché “l’Italia erede dell’antica Roma ha diritto a un posto al sole” ecc.
alla guerra e alla disfatta.
Pino,
non scherziamo, coi soldi non costruisci niente se non c’è un tessuto, delle competenze diffuse, delle energie, una società che sa farli fruttare, pensa al Venezuela, col petrolio sotto il culo.
Circa il classismo hai ragionissima, ma cosa c’entra il ’68 col classimo?
Mica il ’68 è stato un fenomeno di riequilibrio economico.
È stato il boom e in generale l’evoluzione del costume a livellare la società.
Il ’68 è stato un trastullo di giovani borghesi annoiati che hanno distrutto la trasmissione intergenerazionale del sapere.
Che fai, ragioni come don Milano, secondo il quale la grammatica era uno strumento di oppressione borghese contro i poveri?
Il ’68 ha impedito ai poveri di accedere alla cultura, avendo reso mediocre e lassista l’insegnamento.
Questo non lo dico solo io.
Il mio collega Michele Loporcaro per esempio da tempo fa una critica da sinistra al ’68 e al lassismo di quegli anni, in quanto avrebbe creato generazioni poco attrezzate e in quanto tali influenzabili, subalterne al potere, non attrezzate culturalmente e quindi prive di strumenti di ascesa e riscatto sociale. Se lo trovo ti linko un suo intervento a una conferenza.
Eccolo qua:
https://www.youtube.com/watch?v=OYLkruxnCB0
È un intervento di alcuni anni fa e puoi notare come su altre cose siamo molto distanti, dal giudizio su Trump a quello su Berlusconi (di cui qui non si parla, ma è una delle sue bestie nere).
Lo guardo appena ho tempo…
su due piedi, direi che un errore della sinistra sono state le scuole medie, per come sono state ideate, cioè “senza latino perché il latino è classista”;
mentre era l’economia a obbligare i figli degli operai a cercarsi presto un lavoro, e non il latino…
d’altra parte, praticamente tutti i professori di latino hanno fatto proprio il sistema in cui l’hanno imparato, cioè latino come distintivo di casta, intellettuale ma sempre casta, e ne scambiano le rigidità prussiane con la funzionalità:
non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che è difficile.
Non è utile ciò che è utile, ma è utile ciò che è difficile.
Del resto, tuttora il latino serve soltanto (come, mi dicono le ore facoltative di musica o di francese alle Medie, dove il latino non c’è più) a selezionare gli studenti: i più pazienti e tranquilli ai licei, i più scalmanati ai tecnici, i criminali ai professionali.
nulla di strano che negli anni Cinquanta e Sessanta ci vedessero un distintivo di classe sociale…
avevano torto, voglio dire, ma di pochissimo…
Secondo me invece era una stronzata.
Non come descrizione dello stato di fatto (si sa che alle cose migliori accedono i più ricchi), ma come nesso intrinseco.
È come dire che la salute è da ricchi (che hanno più soldi per curarsi meglio) e quindi è una cosa brutta e allora rendiamo tutti malati per egualitarismo (questa gentaglia ha ragionato esattamente così).
In realtà Loporcaro non cita il ’68 esplicitamente ma fa una critica all’idea della sinistra della scuola più facile in quanto inclusiva e non di classe.
“questa gentaglia ha ragionato esattamente così”
Non proprio, ma in modo molto simile.
C’era sicuramente dell’astio verso tutto quello che era considerato espressione della classe borghese (alla quale peraltro perlopiù apparteneva la “gentaglia” che citi).
In fondo era la forma moderata della Rivoluzione culturale cinese: erano gli anni in cui Mao andava di moda…
Le critiche interessanti sono quelle di Luca Ricolfi … che è di Sinistra, ma è apprezzato solo (!) a Destra, in quanto molto “Novecentesco”, molto “Boomer”, come inteso dalla GenZ dalla brevissima (un minuto già è tanto) “attention span”.
@ peucezio
“quel mondo, quelle generazioni”
Non certo grazie agli insegnanti trombini e ai baroni, ma loro malgrado.
Salvemini già a fine Ottocento descrive in modo acuto lo spaventoso discredito della classe dei docenti. Discredito dovuto alla generale incultura e alla diffusa ignoranza anche delle classi dirigenti, che esprimono quella burocrazia statale che soffoca da sempre la didattica in Italia. Ed erano gli anni in cui De Amicis scriveva “Cuore”, forse la prima opera della nostra letteratura che è incentrata sul mondo dell’istruzione.
Figuriamoci dopo vent’anni di fascismo, di saluti al duce e di preghiere in classe. Per non parlare della peste crociana che definiva la scienza “una ricetta da cucina”.
Anche nelle classi alte i ragazzi che andavano al liceo facevano un’immensa quantità di temi di italiano sul Manzoni e poi non leggevano una ruga non dico di Calvino ma neanche di Pirandello.
La scuola presessantottina era un immenso Rischiatutto dove chi aveva i libri a casa acquista a un’erudizione buona per la Settimana Enigmistica e gli altri muti in fabbrica.
Alle elementari avevo un maestro eccezionale, spiegava benissimo…peccato che fosse l’ultimo docente della scuola – e sospetto d’Italia – che esigeva noi si usasse pennino, inchiostro e calamaio come prima della guerra. Bastava una macchiolina sul compito a casa e si doveva ricopiare tutto in bella. E guai a lasciare il fondo della pagina in bianco: obbligatorie le cornicette con le roselli e e gli uccellini stilizzati.
Mai più.
Ciao!
Andrea Di Vita
Sai che proprio non credo alla tua descrizione?
E tutto ciò che ha prodotto l’Italia in quegli anni come avrebbe fatto a produrlo senza un sisterma educativo più che valido?
Certo, c’erano le tradizioni artigianali, le competenze orali, che hanno contribuito non poco allo sviluppo di una manifattura industriale di qualità.
Ma tutto il resto?
se fosse come dici tu l’Italia in quegli anni doveva essere un paese sottosviluppato, povero e ignorante, invece era un paese in grandissimo sviluppo, colto, con grandi scrittori, cineasti, artisti, intellettuali, capace di creare grandiose infrastrutture, moderno, con grande cultura diffusa, consapevolezza, ecc.
Quindi, no, al di là dell’aneddotica quest’idea di un paese e di un sistema educativo scletorizzato e indietro di cent’anni proprio non regge.
semmai è dopo il ’68 che è iniziato il sottosviluppo, perché la fantasia al potere, l’improvvisazione, il rifiuto dell’autorità, dell’impegno, dello studio come acquisizione densa e gratificante quanto faticosa, non può che generare cialtronaggine, sottosviluppo e ignoranza.
E infatti basta vedere il livello di un dibattito televisovo odierno e di uno degli anni ’80 (con gente formatasi una o due generazioni prima).
Si è persa la capacità di comprendere la complessità, di articolare i ragionamenti e i piani, di immedesimarsi nelle ragioni altrui anche nel dissenso, di relativizzare e sfumare le posizioni e tutto è diventato urlo belluino, rivendicazione identitaria quasi pavloviana, retorica scontata e grossolana, banalizzazione di tutto.
E vogliamo parlare del mondo accademico? Dello smarrimento di strumenti critici e di crescita del conformismo fra gli intellettuali?
Ci rendiamo conto che al posto di Pasolini oggi abbiamo Saviano?
No, caro Andrea, se la scuola che tanto deprechi ha prodotto Pasolini, Calvino, Moravia e quella di oggi produce Saviano, la Murgia, pace all’anima sua e anche, nel mio campo, Fusaro, preferisco un milione di volte quella di prima.
Comunque, ragazzi, alla fine si mettono le cose sui piatti della bilancia e si sceglie.
La scuola e l’università non più baronale, autoritaria, retriva e provinciale, ma moderna, fresca, agile, aggiornata alla lunga produce il terrapiattismo, l’analfabetismo funzionale, il rifiuto della cultura e della scienza ufficiale, l’ultimo pirla che insegna al fisico la fisica.
Ognuno valuti se il gioco sia valso la candela.
Per assurdo dovrei essere più contento io, che promuovo l’abolizione della scuola, la dissoluzione della cultura scritta e il ritorno all’oralità e ai saperi comunitari tramandati.
E infatti sono contento di questi esiti estremi.
@ peucezio
“sottosviluppato”
Oh, ma l’Italia era precisamente questo: un paese sottosviluppato. Tu sei Milanese e puoi avere difficoltà ad accorgertene, ma il boom economico dell’inizio degli anni Sessanta ha coinvolto direttamente solo una parte relativamente piccola della popolazione.
C’era – come sempre – una ristrettissima élite di intellettuali, cineasti, scienziati di livello mondiale.
Uno strato appena più largo di ‘impiegati di concetto’ che guardavano all’élite come a un modello irraggiungibile. La ‘borghesia più ignorante d’Europa’, come dice Orson Welles nel cameo di se stesso dentro ‘La ricotta’ di Pasolini. La presa di coscienza che non si sarebbe mai potuto migliorare granché la propria condizione avrebbe facilitato in seguito l’enorme successo di Fantozzi.
E poi c’era la massa da Novella2000, da fotoromanzi, quella che andava in brodo di giuggiole per il matrimonio di Linda Christian, Grace Kelly e Farah Dibah. Quella massa i cui strati inferiori emigravano.
Alle elementari avevo un ottimo sussidiario che nei capitoli sulla geografia d’Europa riportava per ciascun Paese il reddito medio per abitante. Lo ricordo perché il reddito era indicato con una pila di monete d’oro, tanto più alta quanto più alto il reddito, e il mio animo di fanciullo Genovese guardava e riguardava quelle monete 🙂
Bene: l’Italia aveva la pila più basa di tutti tranne Spagna e Portogallo. Credo fossimo più o meno a pari merito con la Grecia. E ti parlo della seconda metà degli anni Sessanta, non dell’epoca di De Amicis.
C’è un proverbio Svizzero che dice che più antica è la ricchezza e meno si vede. L’arrogante ostentazione di ricchezza dei simil-Briatore nostrani testimonia quindi benissimo la loro natura di pidocchi infarinati. La scarsa diffusione di un autentico spirito imprenditoriale capitalistico la si vede dal proliferare di (im)prenditori buoni solo a privatizzare i profitti e socializzare le perdite, dal ponte Morandi alla BREBEMI, complice una politica corrotta che lucra appunto sulla credulità popolare nutrita ad abbondanza di statue che piangono, piaghe che sanguinano, reliquie sanguinolente che si liquefano e vannimarchismi simili.
Il Sessantotto in Italia è stata la mobilitazione dei docenti e dei genitori degli alunni per una scuola pubblica che funzioni che si vede raccontata in ‘Lo chiameremo Andrea’ e ‘C’eravamo tanto amati’.
Il riflusso lo hanno descritto splendidamente i cinepanettoni e l’Arbore di ‘La vita è tutta un quiz’.
Ciao!
Andrea Di Vita
Andrea,
tu descrivi un certo provincialismo e ritardo economico e sociale dell’Italia del Novecento rispetto al resto d’Europa, diciamo quella settentrionale (la Spagna o la Grecia erano e sono messe peggio di noi).
E siamo d’accordo. Poi compensiamo in altre cose, ecc.
Ma non mi ritrovo sulle tempistiche.
Secondo te il ’68 sarebbe stato una reazione, ma non è chiaro poi dove sarebbe stato il progresso che ne sarebbe conseguito, visto che da allora si è andati sempre peggiorando.
Io credo che invece il ’68 sia stato il trionfo del cialtronismo italiano, dell’approssimazione, del disimpegno, della sciatteria, dell’ignoranza compaciuta e stolida.
Quello che dici tu starebbe in piedi se all’Italia degli anni ’50-’60 fosse succeduta un’Italia molto più ricca, fiorente, culturalmente vivace, invece è successo l’esatto opposto: dopo gli ultimi guizzi, per inerzia, degli anni ’70, c’è stato un crollo verticale in tutti i settori e oggi siamo un paese in decadenza, morto, senza nessun rilievo internazionale, con un’economia dissestata, una sanità in via di smantellamento, un’industria espropriata, un deserto culturale.
E negli anni ’80 c’erano ancora le vacche grasse, ma il crollo sul piano culturale, sociale, di competenze, di mentalità era già palpabile.
@ peucezio
“se l’ordinario di fisica nucleare non la sa”
Ne sono stato personalmente testimone.
Ciao!
Andrea Di Vita
Roberto: “…speriamo bene ma mi sembra un andazzo tipico dei nostri giorni, la mia parola vale come la tua…”
Si direbbe che la concezione di una realtà soggettiva e relativa da “Pensiero Magico” accomuni tanto i “complottisti fantasy paranoici” Rep. tanto i “vittimisti” linguistici da gentrificazione liquida Dem.
Ogni tribù-setta si fa una propria realtà a misura è quella sola diventa sommo bene, giusta e “vera”.
Il motto dei nostri tempi pare essere €se io ci credo è vero, e basta!!! ”
Più che Postmodernismo
(che era assai brillante ed ironico nei suoi sofismi classici) qui siamo al puerilismo petulante del “emmi’ però non è giusto!”👶👶👶
Siamo nello zeitgeist del “marmocchismo”😀
“…se io ci credo è vero, e basta!!! …”
o meglio:
“se noi ci crediamo è vero, e basta!!!”
Il “se io…” singolo credo continui a significare schizofrenia e restare di pertinenza al DSM🙄
Ma diamo tempo al tempo, ci arriveremo;
col tempo e la paglia maturano le nespole🙂
Per PinoMamet
“siamo in troppi, bisogna diminuire, e facciamo calare il numero andando contro a Darwin.”
Per me, la cosa non ha molto senso finché parliamo solo di numeri.
Prendiamo solo l’esempio dei liquidi consumati.
Un essere umano ha bisogno di meno di 4 litri di liquidi a testa (compresi quelli assorbiti dal cibo, ma facciamo finta che stiamo parlando di acqua potabile) al giorno. Quindi, dividiamo tutta l’acqua potabile del mondo per 4 litri e abbiamo il numero massimo di esseri umani sostenibili, almeno rispetto all’acqua.
Ma il numero massimo cambia completamente se pensiamo a un signore che oltre ai suoi 4 litri quotidiani, ne consuma quelli che gli servono per farsi il bagno nella vasca e lavare l’auto.
E cambia ancora se pensiamo che ha una piscina privata.
Non esiste un tetto al “numero di persone”; esiste un tetto ai consumi sostenibili.
@ Martinez
“consumi sostenibili”
Riduci sensibilmente i consumi e avrai delle jacqueries che al confronto i Boxer saranno una comica finale.
Niente è più disumano della rabbia del ricco – o di chi ricco si crede – che teme di ridiventare povero.
Ciao!
Andrea Di Vita
“lotta senza quartiere al latte pastorizzato mi fa ricredere”
Meraviglioso. Io dicevo di essere pro Trump solo perché non c’era a disposizione Alarico, ma questo è molto meglio di Alarico!
In ogni caso non capisco il problema per noi.
Nessuno obbliga noi italiani a bere il latte non pastorizzato.
Se gli Stati Uniti finiscono in mano a un mucchio di incompetenti, tanto meglio per tutti gli altri, che possono avvantaggiarsene ed eroderne spazi di egemonia.
A me piace Kennedy anche per altre ragioni.
Perché credo che che da qualche lustro ci sia stato il trapasso dalla scienza allo scientismo, dalla scienza come strumento all’ideologia della scienza, alla scienza come dogma metafisico (durante il covid si è visto chiaramente, nella vulgata giornalistica proposta da ignoranti che parlavano di scienza senza avere i rudimenti minimi), che è esattamente l’opposto di quello che dovrebbe essere la scienza, empirica, falsificabile, provvisoria.
Quindi un po’ di compensazione in senso olistico e antiriduzionista va più che bene, anche se si eccede.
Peucezio
“In ogni caso non capisco il problema per noi.”
Come sai benissimo le cazzate che fanno oltreatlantico prima o poi (più prima che poi) arrivano da noi…se si limitassero loro a passare la vita a combattere con infezioni intestinali, in effetti chissenefrega (poi io non bevo latte quindi doppio chissenefrega)
Cioè tu temi che fra qualche anno, per influenza delle mode yankee, andremo dal medico e ci curerà con la pozione?
Mah, la vedo dura…
Al massimo si useranno di più prodotti erboristici quando si può evitare un farmaco invasivo, il che non mi pare un male.
Beh Peucezio, si puttanate come lo schwa, il trigger, e tutto il cocuzzaro che tu tanto odi sono arrivate qui abbastanza facilmente, perché non il tizio che ti cura con i cristalli, che tra l’altro trova un terreno fertilissimo fra omeopati, novax, noncielodicono e cose di questo tipo?
Beh, quelle cose le trovo orrende ma non hanno conseguenze pratiche.
Per inciso, mi va benissimo il tizio che mi cura coi cristalli, purché non sia per le cose gravi, ma per le tipiche cosa sulle quali la medicina ufficiale è semimpotente (mali di testa e mille altre cose non mortali ma impattanti sulla qualità della vita).
Ma vedi Peucè, il punto non è se tu ti curi coi cristalli: sono giustamente fatti tuoi.
Il problema nasce se il Ministero della sanità, poniamo, stabilisse che la cura coi cristalli ha la stessa dignità delle terapie provate scientificamente, e decidesse che gli ospedali e case di cura debbano avere un reparto di cristalloterapia pagato dai contribuenti, o che il cristallista debba avere voce in capito sulle diagnosi alla pari con l’oncologo o il radiologo o che so io…
peggio ancora, se decidesse di ostacolare l’oncologia o la cardiologia a beneficio della cristalloterapia o del Reiki, che è quanto dice di voler fare questo Kennedy a proposito del latte (far bere latte non pastorizzato a spese di quello pastorizzato…)
“Quindi un po’ di compensazione in senso olistico e antiriduzionista va più che bene, anche se si eccede.”
Il mio punto di vista non è cambiato: una cazzata al contrario non diventa una verità, resta una cazzata a gambe per aria.
Non è che si combatte lo scientismo con la magia e il faidatè.
E poi, se devo scegliere, meglio lo scientismo che il lahadettomiocuginismo.
Sì, d’accordo, come sai su questo seguo la regola d’oro di Moi: le cazzate opposte non si compensano ma si rafforzano.
Ma infatti penso che queste esagerazioni siano solo un momento di riassestamento in vista di un ritorno a una scienza più umana.
Non dimentichiamoci che lo scientismo (non la scienza) ha prodotto il razzismo ottocentesco e gli orrori del Novecento, quindi va rintuzzato, prima che produca altre tragedie.
No, non credo che negli Stati Uniti diventerà illegale pastorizzare il latte.
Semmai vi pongo un’altra questione, piuttosto seria.
In un certo senso si può istituire una partizione, semplificando molto, all’interno della destra trumpiana.
Fra reazionari in senso tradizionale (America profonda, evangelici, ma anche cattolici radicali, ecc.) e libertari tipo Musk, tipo la parte trumpiana della Silicon Valley: tutto quel mondo insofferente alla censura e ai vincoli woke, al decrescitismo ecologista, quel mondo accelerazionista, ecc.
Ora, quest’ultima componente sembrerebbe la più vivace e moderna.
Borghesi, studenti istruiti, ingegneri, ecc.
Il problema è che c’è la demografia.
E da questo punto di vista i libertari della Silicon Valley sono come i ricchioni borghesi progressisti newyorkesi: gente che si riproduce poco.
E chi è che si riproduce?
Gli Amish, che fanno 7 figli in media, i cattolici tradizionalisti (l’unico che conosco ha 9 fratelli), i Mormoni…
Gente che fa parte di comunità coese, motivate…
Certo, anche i latini, in parte i redneck, ecc. ma basta dargli il tempo di imborghesirsi.
Invece questi no: questi sono troppo strutturati per imborghesirsi: non sono poveri in attesa di riscatto.
È interessante che ogni ragazzo e ragazza amish per regola passa un anno “nel mondo”, fra gli altri, nella società normale, a fare tutte le cose che fanno i normali ragazzi americani; alla fine del quale decidono se rientrare o invece uscire dalla comunità per vivere come gli altri.
E la stragrande maggioranza, finito l’anno rientra. Cioè sono contenti così, pur avendo assaggiato l’altra vita.
E se queste sono le proporzioni, tempo due generazioni e negli USA ci sarà per lo più gente così: gli altri vanno verso l’estinzione.
Comunitarismo, a tratti settario.
È un problema da porsi, in prospettiva, quello di un’umanità austera, sobria, a suo modo serena, ma a prezzo del piacere, della gioia di vivere e di sperimentare, di eccedere, di ubriacarsi, fare sesso e mille altre cose.
Mah, il problema demografico che dici tu esiste… in Israele.
Con gli Haredim nel ruolo degli Amish.
Negli USA. mi pare una prospettiva molto lontana, ma molto… da qui a là, potrebbe succedere di tutto.
In Europa, inesistente.
Il problema di questi gruppi, se vogliamo parlarne, è che credo siano come delle bolle: oltre tanto non possono espandersi.
Hanno una grossa forza coesiva, non tanto perché siano di per sé migliori di altri stili di vita, ma perché garantiscono una serie di sicurezze economiche e sentimentali:
un lavoro, ancorché di merda, te lo trovano, una moglie te la trovano, hai l’enorme famiglia di origine che ti supporta purché tu ne accetti le soffocanti regole.
Per molti insicuri (e chi non lo è, almeno una volta nella vita?) sono un’ancora di salvezza, e poi le loro regole sono basate su un fortissimo senso di colpa, peccato ecc. che viene introiettato fin da piccoli.
Però, anche così, molte persone non vedono l’ora di uscirne, da questi gruppi (sia Amish/Mennoniti che Haredim) e se non lo fanno è solo per la paura di ritrovarsi soli, sperduti, senza aiuto, e, nel caso di un ritorno a casa, emarginati e trattati duramente.
Credo sia sostanzialmente questo a spingere i giovani Amish, dopo aver provato il mondo esterno, a tornare in comunità: quello che dovrebbe essere un “periodo di prova” è vissuto sostanzialmente come una vacanza, il periodo di libertà in cui fai il cazzo che ti pare e poi torni all’ovile.
Non so in America, ma so che in Israele non sono pochi gli ex-Haredim, tanto che lo stato ha messo a punto forme previdenziali mirate a loro (aiutarli a cercare un lavoro, integrarsi nella società ecc., anche capire come essere religiosi senza esserlo in maniera ossessiva…)
In pratica credo siano forme di vita che possono resistere finché si tratta di paesini, di quartieri: una nazione intera non ce la può fare.
I tentativi ci sono stati: Afghanistan (da cui le persone scappano in Occidente nelle stive degli aerei, nonostante decenni di bombardamenti sovietici e americani…) , Iran (in cui le studentesse si fanno sparare addosso per il diritto di mostrare una spanna di capelli…), direi che nessuno ha funzionato…
Sì, mi pare una buona analisi, credo tu abbia descritto bene le dinamiche di questi gruppi.
È anche vero che la denatalità è una patologia (ogni specie tende a perpetuarsi), non può diventare una fisiologia e alla fine il problema si porrà.
C’è anche da dire che esiste un’area intermedia (non sul piano demografico, ma di coesione sociale) fra la società laicizzata e imborghesita (o invece degradata) e le comunità settarie ultra-coese.
Prima accennavo al mio amico. Lui dice che tutti i cattolici tradizionalisti fanno tanti figli (lui ne ha solo due, ma è un personaggio eccentrico, che ha vissuto in mezzo mondo, ha la moglie russa…; ma vorrebbe farne ancora).
Probabilmente il fenomeno non è così esagerato come lui lo descrive, ma non mi stupirebbe che gente religiosa o comunque legata a un sistema di valori forte, ma che non costituisce in nessun modo una setta dalle regole rigide, possa essere molto prolifica.
bella questione
Ma io mi chiedo – tolto il bastiacontrarismo e l’antipatia per il perbenismo vittoriano e pruriginoso dei woke – quel mondo di “libertari tipo Musk, tipo la parte trumpiana della Silicon Valley: tutto quel mondo insofferente alla censura e ai vincoli woke, al decrescitismo ecologista, quel mondo accelerazionista, ecc.”
quanto ci metterà a sbottare e mandare a fanculo la componente reazionaria?
Quella componente stolida e bigotta che vede ogni novità e sperimentazione e avventura ulissian-dantesca (fatti non foste per vivere come bruti… ) come fosse il diavolo tentatore;
che un rinascimento psichedelico no però il crack e le amfe non c’è niente di male il sabato col bourbon; che non si aprirà
(o pensa di non aprirsi mai e poi si apre, eccome se si apre, spalancando le chiappe come una contorsionista, che ce ne fosse uno che non spippola telefonini, che non segue le mode di stagione e la versione americana di “uomini e donne”) mai alle cose che i libertari vogliono davvero.
Quanto ci metteranno a rompersi i coglioni di ‘sti qua, visti da loro come esemplari di un folklorismo antropologico sulle prime interessante e divertente ma alla lunga insostenibile?
Quanto ci metterà una primadonna come Musk sopportare di stare un passo dietro a quell’altra primadonna di Trump prima che entrambe comincino a tirarsi i capelli e a darsi della zoccola a vicenda?
Le due componenti – tradizionale e libertaria – riusciranno a convivere e a scendera a rispettivi compromessi?
intendo e rispondo, alla questione posta da Peucezio.
molto, interessante la risposta di PinoMamet
Ros,
Musk e Trump è facile che non durino insieme.
Per il resto può essere benissimo che a un certo punto ci sia il divorzio fra libertari e reazionari.
Niente di male.
Purché spariscano (difficile) o si ridimensionino (più realistico) i woke e in generale tutto il moralistume progressista.
Io se devo scegliere, preferisco il libertario all’evangelico bigotto (che oltretutto ha poco di tradizionale), ma per ora fanno brodo entrambi.
“La scuola e l’università non più baronale, autoritaria, retriva e provinciale, ma moderna, fresca, agile, aggiornata alla lunga produce il terrapiattismo, l’analfabetismo funzionale, il rifiuto della cultura e della scienza ufficiale, l’ultimo pirla che insegna al fisico la fisica.”
rispondo qua sotto a Peucezio per facilità di lettura.
Non è così facile fare bilanci, ma non sono sicuro che il tuo sia la migliore approssimazione alla realtà.
Non sono affatto sicuro che all’aumento del numero dei diplomati e dei laureati sia corrisposto uno scadimento della qualità degli studi: in parte può essere anche vero, ma (e parlo per le discipline umanistiche, ma credo si applichi anche alle altre) dirlo significa avere un’idea abbastanza ristretta e asfittica delle discipline stesse…
Non mi dilungo ma potrei.
Invece credo che il numero degli ignoranti totali sia davvero calato- e non è un risultato da poco.
certo, prima c’era l’ignorante ingenuo che ascoltava a bocca aperta il dotto che “parlava bene” (anche se questo dotto spesso era solo un ampolloso sputasentenze);
negli anni Settanta, Ottanta, avevamo i semi-colti della ProLoco, nutriti di grossi luoghi comuni e semplificazioni;
e adesso abbiamo i furbacchioni che orecchiano su internet argomenti troppo impegnativi per la loro formazione, e sui quali si permettono di litigare con gli eperti, e ogni timore reverenziale è scomparso.
Molto scomodo per gli esperti, ma… che cento fiori fioriscano.
Un po’ come quando si è passati dalle complesse cineprese super8, con la loro pellicola costosa che richiede uno sviluppo complicato e un montaggio professionale, alle economiche e facilissime miniDV digitali, e ora direttamente alle macchine fotografiche se non ai cellulari…
o in fotografia con il passaggio dalle Reflex alle mirrorless…
le regole di base della cinematografia, della fotografia ecc. rimangono sempre le stesse, e tra mille pasticcioni aiutati dal digitale usciranno due bravi fotografi o registi… mentre prima magari su mille non ne usciva neanche uno.
Sono totalmente d’accordo con pino
Vorrei anche aggiungere che non sono per niente convinto che il fenomeno del terrapiattista sia la conseguenza di una università un filo meno baronale…mi sa che ha molto più a vedere con internet, social, informazione informale e il desiderio dei 15 minuti di fama di cui parlava wharol
Roberto: “…il fenomeno del terrapiattista”
Concordo; si tratta delle imperiture attrazioni da bar sport di Benni:
Il tecnico, il professore, Pasquale il barbiere, il vero pescatore…
Simpatici e meno simpatici mitomani e umarelli da cantiere che nei social e blog hanno trovato la loro casetta di Hyde Park con annesso megafono e pubblico eventuale.
Una volta bazzicavano quelle aree designate come Speakers ‘Corners a londra, oggi animano il web.
“…Lord Justice Sedley, in Redmond-Bate contro Director of Public Prosecutions (1999), ha descritto Speakers ‘Corner come una dimostrazione della “tolleranza che è estesa dalla legge all’opinione di ogni tipo e prevista dalla legge nella condotta di coloro che non sono d’accordo , anche fortemente, con ciò che ascoltano “.
La sentenza affermò nella giurisprudenza inglese che la libertà di parola non poteva essere limitata all’offensiva, ma estesa anche a “l’irritante, il contenzioso, l’eccentrico, l’eretico, il non gradito e il provocatorio, purché tale discorso non lo facesse tendono a provocare violenza “e che il diritto alla libertà di parola accordato dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo anche concesso il diritto di essere offensivo.
Prima della sentenza, il discorso proibito all’angolo degli oratori includeva oscenità , blasfemia , insulto alla regina o incitamento a una violazione della pace … “
https://i0.wp.com/www.themilaner.it/wp-content/uploads/2020/05/Hydeparkapril87.jpg?w=640&ssl=1
Sono vere tutte e due le cose.
È ovvio che su questi fenomeni di massa l’università baronale c’entra poco, c’entra semmai la scuola permissiva del promuovere tutti (si è partiti col 6 politico, poi è diventata una regola, perché bisogna includere, ecc.).
Oggi i miei amici docenti universitari mi parlano di studenti di un’ignoranza crassa, che alla fine devi pur far passare, sia pure con un 18, perché la consegna, la direttiva è quella (non puoi fare completamente a cazzo tuo se un’istituzione ti dà lo stipendio).
Io non riesco a immaginare mezza conseguenza negativa della scuola presessantottesca e quanto ai baroni e al clientelismo, non c’entra nulla: c’è stato ancora fino a pochissimo tempo fa e sta scomparendo per via di un’internazionalizzazione dell’università che impone una logica meritocratica, per quanto opinabile (perché basata su criteri banalizzanti, ma sempre meglio del clientelismo).
Il ’68 non ha combattuto le logiche clientelari e baronali, che sono rimaste intatte per decenni dopo il ’68, ma la meritocrazia studentesca, l’idea del voto come certificazione di competenze acquisite anziché come strumento “inclusivo”, si direbbe oggi.
E non c’è stata alcuna popolarizzazione del sapere, infatti il ’68 ha coinciso con la liquidazione degli ultimi elementi di cultura popolare, come ben vide Pasolini; semmai con l’imborghesimento:
la scuola postessantotesca è la scuola di una borghesia di privilegiati, che, avendo raggiunto un certo livello di benessere, sono diventati bambini viziati, refrattari all’impegno, al sacrificio e allo studio strutturato.
E anche quest’idea di svecchiamento di una scuola retorica e ottocentesca non capisco bene su cosa si basi.
A parte che l’Ottocento è proprio il secolo della scuola popolare, del positivismo, del sapere sistematico: non mi sembra affatto il secolo della retorica classicistica un po’ aulica e vuota, che semmai è un retaggio molto più vecchio.
Ma in ogni caso si è visto il risultrato del disprezzare lo studio a memoria, il “nozionismo” (che non ho mai capito che cazzo voglia dire): il sapere si costruisce su un insieme di informazioni, da acquisire criticamente. Oggi vi si è sostituita l’acquisizione di metodi senza contenuti, col risultato che la gente non sa niente ma ragiona per astrazioni, concetti vaghi, senza oggetti, senza entità reali.
Il nozionismo è imparare nozione a memoria slegata tra loro o da un loro utilizzo concreto.
Era esattamente il tipo di scuola ottocentesca e positivista, che i conservatori professori e baroni italiani hanno portato fino agli anni Cinquanta del Novecento, e oltre;
mentre NON era affatto il tipo di studio umanistico e rinascimentale.
Per quanto riguarda le lingue classiche, dirò che man mano che hanno riscoperto, e ahimè iniziato a utilizzare, le vecchie grammatiche, la conoscenza di latino e greco è andata scemando;
infime ci hanno messo mano i tedeschi, con la loro formale Bildung , che è stata la pietra tombale delle lingue classiche.
(Che a scuola non si imparasse il latino lo notavano già Alfieri e Tommaseo, prima di Ørberg…)
Sì, c’è sempre l’aneddotico “nonno che traduceva il greco all’impronta”:
ora, immodestamente e grazie a Dio, io traduco il greco all’impronta, e posso assicurarvi che se nonno ci riusciva non era per la rigida divisione in sintassi dei casi, morfologia, sintassi del verbo e del periodo, che all’atto pratico servono solo a fare confusione, come sa ogni studente;
ma per l’esercizio, l’esercizio e l’esercizio, come per ogni lingua.
La grammatica serve (questo è l’errore di Ørberg) ma serve semmai dopo, per spiegare, non prima per fare confusione!
Pino,
d’accordo.
In che cosa il ’68 avrebbe inciso su ciò?
Io ho fatto il classico al Berchet di Milano, non in un paesino della Calabria, nella seconda metà degli anni ’80.
A ’68 già digerito e metabolizzato da anni, nella città più colta e modernia d’Italia, nel liceo più prestigioso e dove peraltro ai tempi la contestazione era stata delle più serie.
E ho studiato esattamente con quello stesso metodo.
Ma infatti il ’68 è un’ossessione tua…
D’accordo, io lo ritengo uno snodo basilare e la base per capire la contemporaneità.
Puoi non essere d’accordo.
Ma se di fronte alle mie critiche lo difendete attribuendogli meriti che non ha avuto, controbatto.
Non so se il ’68 ha avuto meriti particolari…
ha avuto il merito di mettere in discussione tante cose che prima si davano per indiscutibili.
ha avuto il demerito di aver sostituito la classe dirigente borghese… con la classe dirigente borghese, dotata di nuove parole d’ordine.
I Sessantottini, dopo aver criticato asperrimamente i “Matusa” … sono diventati i “Boomer” peggiori.
INTELLIGENTI PAUCA … anzi : PAVCA 🙂
Pino,
“ha avuto il merito di mettere in discussione tante cose che prima si davano per indiscutibili.”
Quali per esempio?
Io vedo solo che nei dibattiti televisivi di quando ero piccolo, in cui parlava gente formatasi prima del ’68, c’era una grande articolazione di posizioni.
Oggi, che parla gente formatasi con la scuola postsessantottesca, c’è dogmatismo, manicheismo, delegittimazione reciproca intellettuale e morale.
In sostanza oggi, per poter dire qualunque cosa devi premettere, cioè fare professione di adesione incondizionata, ai dogmi vigenti, che sono poi le vere questioni strategiche e per nulla neutre.
Il che significa che puoi esprimerti sulle cazzate, sui dettagli, ma sulle cose veramente importanti devi allinearti.
Questo è il ’68.
Ha prodotto fanatismo, semplificazione, dogmatismo.
L’essenza del portato del ’68 cioè è il conformismo.
A generazioni capaci di un pensiero critico, quelle che secondo voio si sarebbero formate in una scuola gretta e provinciale, è succeduta una generazione di ragazzini viziati, col tipico fanatismo dei viziati, insofferenti al dissenso.
Oggi l’Occidente è in mano a quei ragazzini viziati e ai loro continuatori e infatti si va verso un nuovo autoritarismo, una polizia del pensiero, una censura su tutto.
Aridaje con la “scuola postsessantotesca “…
Non esiste!! Allora o parliamo di cose concrete, o ognuno si immagina quello che vuole e buonanotte.
Il Sessantotto come ognuno sa ha messo in discussione proprio il conformismo, i valori tradizionali (l’eroismo, la famiglia, i ruoli maschile e femminile, l’obbedienza alle autorità, l’appartenenza religiosa ecc.)
Che poi abbia generato un nuovo conformismo può essere vero, ma è stato un processo lungo, per cui non so neppure se sia tra gli effetti, e certo non è tra gli scopi, del Sessantotto.
Che poi i politici attuali siano più dogmatici e manichei dei trinariciuti, dei nostalgici missini ex repubblichini, e dei baciapile democristiani che “Dio ti vede in cabina elettorale “, beh
…
Pino,
tu parli del ’68 mitico, stereotipato, non di quello reale.
E lo stesso vale per la vecchia politica.
Ma io me la ricordo e non era affatto come dici tu.
Basta vedere la quantità di lessico italiano che usava un politico o un giornalista degli anni ’70-’80 e quella che usa uno di oggi.
Voi non vi siete ancora accorti di che razza di autoritarismo si è imposto e quindi credete ancora che il passato fosse repressivo e il presente non lo è.
Ma se non vi è bastato il covid, cos’altro dovete vedere?
Il covid è proprio l’applicazione della distopia sessantottesca.
Peucè, tu sei all’incirca mio coetaneo e hai visto quello che ho visto io.
Il Sessantotto non lo hai vissuto tu e non l’ho vissuto io; non mi pare di averne una visione strreotipata, ne vedo luci e ombre; tu solo ombre…
E comunque è davvero una tua ossessione personale, che non c’entra tantissimo con i tanti argomenti che tocchi.
Mo’ pure il covid…
@ peucezio
“Quali per esempio?”
Cito a memoria da un libro di De Crescenzo (ma in famiglia mi confermano):
A) la libertà nei comportamenti sessuali. Il che non significa compare addosso a chi capita: significa che se al ballo del paese una quattordicenne concede un ballo a un coetaneo non la si considera più “compromessa”
B) la libertà nell’espressione delle idee politiche. Il che non significa che uno salta sul banco e i provvida un comizio: significa che si può portare un quotidiano a scuola e discuterne senza passare per “Comunisti”
C) la libertà nel vestire. Il che non significa andare nudi in classe: significa non diverso per forza metter giacca e cravatta per un esame anche in estate.
Eccetera eccetera.
Ciao!
Andrea Di Vita
peucezio
“A generazioni capaci di un pensiero critico,”
senti ma davvero nell’italia presessantottina c’erano queste masse di persone capaci di pensiero critico?
ok, mi citi pasolini e prendo atto, ma stiamo parlando di un intellettuale come ne capitano pochi, un po’ come dire che negli anni 80 in lussemburgo erano tutti dei gran sciatori perché c’era girardelli
le generazioni capaci di pensiero critico erano queste?
masse di gente che lavorano come asini senza avere una minima coscienza di cose come “essere pagati” “contratti” “salute”…
https://www.youtube.com/watch?v=sNvVSxBZG0A&t=301s
a me sembra (ma credo di non essere l’unico, mi sa che l’originale sei tu) che il 68 è proprio l’inizio del pensiero anticonformista
a questo giro sono d’accordo con Peucezio: tra l’Italia pre-68 e quella posteriore c’è un abisso
nel senso di differenza e di peggioramento, con poche eccezioni, che sempre più sospetto non appartenere alla realtà ma alla propaganda del ’68
di certo, nonostante l’asprezza dello scontro politico tra democratici, comunisti, fascisti, il livello del dibattito prima del ’68 era incomparabile con quello successivo.
e temo che le assemblee studentesche ne abbiano larghissima colpa: lì si sono formate generazioni di coglioni
basta ricordare il trattamento subito dai migliori dirigenti del PCI da parte della sinistra extra-parlamentare e degli “studenti”
certo, c’è un piccolo punto di diversità di giudizio su cosa è un valore e cosa è una porcheria …
ciao
“A) la libertà nei comportamenti sessuali.”—–
Credo di averlo già detto, ma insisto: nonostante la (casuale) coincidenza cronologica, penso sinceramente che lo sdoganamento di una maggiore libertà nei comportamenti sessuali non sia stato scatenato dalle ideologie del sessantotto, ma dal contemporaneo arrivo di una grossa disponibilità di massa di metodi anticoncezionali affidabili.
Il tabù sulla libertà sessuale delle donne, che aveva permeato tutti i decenni e secoli precedenti, non era dovuto prevalentemente alla bacchettoneria o al “voler fare la preziosa”, ma alla fifa di rimanere incinta, con qualcuno che poi rifiutasse di sposarla lasciandola nei pasticci gravi,
in una situazione in cui l’aborto legale non c’era, quello clandestino era pericolosissimo, i test genetici di parentela non c’erano, i genitori potevano tranquillamente buttare fuori di casa la figlia disonorata, e una ragazza madre non avrebbe più avuto quasi nessuna possibilità di rifarsi una famiglia con un nuovo compagno, e nemmeno di trovare qualcuno che la assumesse al lavoro.
Su questo punto, ammetto di essere piuttosto “marxista”, non nel senso di comunismo in politica, ma proprio nel senso di convinzione che siano le strutture materiali della società (cioè, la disponibilità o meno di risorse economiche o tecnologiche concrete) a guidare i cambiamenti delle ideologie, e non il contrario.
Roberto,
“senti ma davvero nell’italia presessantottina c’erano queste masse di persone capaci di pensiero critico?”
Attenzione, io non ho detto che nell’Italia presessantottina c’erano queste masse di persone capaci di pensiero critico, ma che il sistema formativo presessantottino le ha formate e ovviamente sono rimaste molto dopo il ’68.
Oggi non ci sono più o sono vecchissime perché ormai tutta la parte attiva, anche relativamente anziana, della società, è stata formata dopo ed è il motivo per cui siamo in questo degrado per cui il covid diventa una religione, la russofobia diventa una religione, ecc.
Ho citato Pasolini, ma io ricordo dibattiti pubblici con giornalisti, politici, non tutti di primo piano e c’era quello che ho spiegato un milione di volte, la capacità di capire la complessità, ragionare in modo pluralistico, relativizzare. In sostanza c’era un modello di pensiero più critico e meno fanatico.
E la stessa cosa vedo in famiglia, penso ai miei zii, alle persone formatesi con quel sistema scolastico.
E così conoscenti, ecc.
Andrea,
scusami, ma tu idealizzi fino a una visione idilliaca completamente slegata dalla realtà.
Sarebbe come dire che i rivoluzionari francesi erano tutti persone dabbene, che volevano tutti più ugualianza, libertà e fraternità, in un mondo in cui siamo tutti bravi e ci vogliamo bene e che il Terrore e tutto il resto è un’invenzione.
O che Lenin e Stalin erano due signori perbene che hanno fatto progredire grandemente la Russia (il che è anche in parte vero), sempre con grandi scrupoli umanitari, grande rispetto per la vita umana, ecc. (il che è un po’ meno vero).
Pan,
bisognerebbe vedere cos’è successo in culture molto fortemente patriarcali e sessuofobiche (quantomeno nel senso dell’ossessione del controllo del sesso).
La contraccezione è arrivata dappertutto, ma non mi pare che nel mondo islamico le ragazze siano così libere. E così in tanti altri posti.
Io credo semmai che i ritrovati tecnici siano una conseguenza, oltre che del progresso tecnico, di un’esigenza sociale: le ragazze volevano essere più libere, perché in una società opulenta, dal consumismo di massa, certo vecchi pregiudizi diventano anacronistici e quindi la tecnologia si è applicata anche a quell’esigenza.
Anch’io i questo senso sono “marxista”, ma collego il fenomeno alla generale crescita del livello di benessere, più che alla disponibilità in sé di tecniche anticoncezionali.
Poi ci sono comunque varianti culturali, basta vedere il diverso rapporto con la sessualità che hanno i popoli del nord Europa e quelli dell’Europa mediterranea.
Ma scusate, gli intellettuali progressisti che hanno realizzato l’egemonia gramsciana scalzando (quasi) tutti quelli che la pensavano diversamente, secondo voi dove si sono formati, se non nelle scuole gentiliane?
Quando poi hanno agito in base alle proprie idee (e convenienze) sono stati complici se non protagonisti del crollo qualitativo della scuola e della cultura italiana.
Che era morta PRIMA del Drive In, non è morta per colpa sua.
Francesco, non perché devi dimostrarci anche di non sapere cosa sia l’egemonia gramsciana?
Illuminami, o eccelso! mi pare sia un’opera meritevole
L’egemonia in senso gramsciano è la condizione in cui una società adotta la cultura e la visione del mondo di un particolare gruppo sociale. Il suo opposto è la subalternità. Dove c’è una classe dirigente, questa tenderà ad essere egemonica (le altre classi, cioè, condivideranno i suoi valori e le riconosceranno il ruolo di guida) e le altre classi le saranno subalterne.
Secondo Gramsci, nei paesi avanzati e nelle società complesse il proletariato deve divenire egemone (cioè venire riconosciuto come necessaria nuova classe dirigente) prima che sia possibile la caduta del regime borghese.
Non mi risulta che la società italiana sia mai stata mai subalterna al proletariato.
Egemonia culturale, invece, non è il fatto che gli intellettuali si definissero di sinistra e che quelli di destra, ignoranti come capre, siano sempre stati complessati per questo.
Pino,
sono abbastanza d’accordo con quello che dici.
Anch’io non penso che il livello di cultura media, di massa, sia diminuito.
Ciò che mi preoccupa non è tanto il livello di istruzione medio, dove anch’io sono ottimista (ma credo c’entri poco la scuola postsessantottesca: quella precedente era già di massa; credo semmai c’entri l’onda lunga della prima, innestatasi su un retaggio italiano di cultura diffusa e su cui a sua volta si è innestata internet, ma anche le tv non gerenaliste, la grande disponibilità a basso prezzo di saggistica divulgativa, ecc. Ma soprattutto internet, almeno negli ultimi anni).
Ciò che mi preoccupa è lo scadimento ai vertici. Cioè il crollo verticale di strumenti critici e complessità di pensiero dei vertici intellettuali, del mondo accademico e in generale delle borghesie colte o pseudotali.
In un certo senso credo che ciò che avviene oggi, cioè l’ascesa del populismo, sia propruo un prodotto, una compensazione, dovuta a ciò cui ti riferisci tu.
Cioè se i più colti regrediscono e i più ignoranti di una volta accrescono le loro curiosità e consapevolezze, pur non raggiungendoli o superandoli, è naturale che ciò delegittimi i ceti finora egemoni e porti alla ribalta ceti con strumenti più approssimativi (di lì certi schematismi complottistici, ecc.) ma comunque con accresciute consapevolezze e pretese di avere un’ìinfluenza.
Cosa che mi sembra legittima e a suo modo fisiologica: la storia procede anche per sostituzioni di classi e gruppi sociali ai vertici.
“La scuola e l’università non più baronale, autoritaria, retriva e provinciale, ma moderna, fresca, agile, aggiornata alla lunga produce il terrapiattismo”
Secondo me è un’inversione di causa ed effetto: la maggiore ignoranza diffusa e la forte asimmetria informativa garantivano una rendita di posizione che aveva permesso il baronismo e l’atteggiamento “io so’ io” nell’Accademia. Una volta saltata la magia, perché il popolino è meno ignorante e l’Università baronale, come quella di oggi, era comunque piena di cialtroni, perché il sistema teorico (l’hegelismo) usato per spiegare il mondo faceva acqua da tutte le parti, perché c’erano divisioni settarie all’interno della stessa Università, perché alla fine fosse stato per i baroni si sarebbe rimasti nelle società liberali e non in quelle pluraliste del secondo Novecento, ecc., una volta caduta la magia, ecco che parte la contestazione al sistema.
E si indebolisce l’istituzione. Ma perché il sistema sta franando di suo sotto il peso dei propri problemi.
Non mi convince affatto.
A parte che se l’università era così pessima, continuo a non capire come abbia fatto a produrre classi dirigenti che bene o male hanno trasformato l’Italia in un paese industriale avanzato e classi di intellettuali capaci di produrre arte e pensiero critico.
Ma quest’idea poi per cui il sistema sarebbe crollato da solo e quindi i giovani si sarebbero incazzati, avrebbero approfittato per dare la spallata finale…
I giovani intanto non capivano nulla di queste dinamiche, ammesso ci siano state.
Ma, soprattutto, la cosa è molto più banale:
quando si approda a un certo livello di benessere, si rifiuta l’impegno e il sacrificio, perché non vi si è più abituati.
Il contadino che va a scuola, ci pensa come a una promozione sociale incredibile e s’impegna come un pazzo.
Il giovane borghese, anche solo da una generazione, perfino figlio di contadini approdati a un minimo di benessere, che quindi lo hanno cresciuto da borghese, vive la scuola e l’università come una seccatura opprimente.
Il problema quindi non è interno al sistema formativo, ma alla società.
Cioè coincide col trapasso dalla generazione di italiani ancora antropologicamente preindustriali che con slancio e ottimismo hanno costruito il boom e la nuova Italia del benessere e della società dei consumi a quella immediatamente successiva, che in quel benessere e consumi ci è cresciuta ed è più nevrotica, viziata, rivendicativa.
Il ’68 è la fisiologica decadenza di una civiltà all’apice della ricchezza.
“A parte che se l’università era così pessima, continuo a non capire come abbia fatto a produrre classi dirigenti che bene o male hanno trasformato l’Italia in un paese industriale avanzato e classi di intellettuali capaci di produrre arte e pensiero critico”
Tutti i paesi dell’Europa occidentale si sono industrializzati. Noi ci siamo industrializzati a metà, però, visto che il Sud è rimasto al palo. Non riesco a scorgerci particolari meriti delle nostre classi dirigenti.
“Ma quest’idea poi per cui il sistema sarebbe crollato da solo e quindi i giovani si sarebbero incazzati, avrebbero approfittato per dare la spallata finale…
I giovani intanto non capivano nulla di queste dinamiche, ammesso ci siano state.”
La Contestazione fu proprio questo: prendersela con un sistema repressivo e imbalsamato che evidentemente aveva perso autorevolezza.
Del resto, ancora a inizio anni ’90 le cariatidi dell’Università di Padova lanciavano i libretti fuori dalla finestra e i vari Irneri che (non) hanno prodotto con i loro metodi di (non) insegnamento (non) li vedo intorno a me ogni giorno.
“quando si approda a un certo livello di benessere, si rifiuta l’impegno e il sacrificio, perché non vi si è più abituati”
Questo è un argomento un tanto al chilo che viene declinato anche in senso contrario (i terroni non hanno il benessere perché non hanno voglia di fare un cazzo). E dove gli argomenti un tanto al chilo coesistono anche se sono di segno opposto, allora non funzionano.
La motivazione è data (e tolta) da tante cose.
“Cioè coincide col trapasso dalla generazione di italiani ancora antropologicamente preindustriali”
Questo è contraddetto dalla storia di paesi di vecchia industrializzazione.
Parlando di quello che so e vedo, tutto il mondo dei padroncini veneti del boom, dei “metalmezzadri” e via dicendo si sopravvalutava un tantino. E quando arrivò la crisi del 2008 fece cernita di chi sapeva fare impresa e di chi no, in parte vendette, in parte fallì e in parte si suicidò (letteralmente). E solo in minima parte si rivelò di essere quello che credeva di essere.
@ Mauricius tarvisii
“padroncini”
Sono gli (im)prenditori che al lido meglio ti hanno tirato fuori i Benetton del Ponte Morandi e la BRE-BE-MI. Che campano di lavoro nero sottopagato, ricatti occupazione alu ed evasione fiscale. I più fieri nemici della grande fabbrica che li sbatte fuori mercato, dell’istruzione pubblica che educa a pensare, del rispetto del paesaggio e della natura di quel “territorio” che in bocca loro è solo uno slogan, delle opere pubbliche dai cui appalti non possono guadagnare. In felice connubio con la corrispettiva borghesia mafiosa del Sud, i primi nostalgici di “quando c’erano la case chiuse” e i più viscidi razzisti di tutti. Il blocco sociale che zavorra l’Italia.
Ciao!
Andrea Di Vita
Mauricius,
“Tutti i paesi dell’Europa occidentale si sono industrializzati. Noi ci siamo industrializzati a metà, però, visto che il Sud è rimasto al palo. Non riesco a scorgerci particolari meriti delle nostre classi dirigenti.”
Non delle nostre.
In generale di quelle occidentali dell’epoca.
L’Europa in generale era un continente colto.
In Italia aggiungici alcune specificità (in certe cose abbiamo espresso l’eccellenza, pensa solo al cinema).
“La Contestazione fu proprio questo: prendersela con un sistema repressivo e imbalsamato che evidentemente aveva perso autorevolezza.
Del resto, ancora a inizio anni ’90 le cariatidi dell’Università di Padova lanciavano i libretti fuori dalla finestra e i vari Irneri che (non) hanno prodotto con i loro metodi di (non) insegnamento (non) li vedo intorno a me ogni giorno.”
Sciocchezze.
Ottimismo antropologico mal posto: quando le cose vanno male la gente si ribella. La gente è conformista e corriva.
Circa quello che vedi, non lo so: siamo in un ambito dove manca il terreno comune di confronto. Non che non ti creda, ma Treviso non è l’Italia, ne è un pezzettino. E non credo che il Sessantotto sia nato da lì o lì sia stato più acuto.
Lo è stato a Milano, dove faccio fatica a immaginare questo mondo accademico sclerotizzato da provincia veneta stile “Signori e signore”.
“Questo è un argomento un tanto al chilo che viene declinato anche in senso contrario (i terroni non hanno il benessere perché non hanno voglia di fare un cazzo). E dove gli argomenti un tanto al chilo coesistono anche se sono di segno opposto, allora non funzionano.
La motivazione è data (e tolta) da tante cose.”
Non ho capito un cazzo di quello che vuoi dire.
Io dico una cosa semplice e banale e cioè che i fancazzisti annoiati con la pancia piena giocano ai ribelli.
In soldoni è l’idea di Preve, dello speudo-ribellismo consumistico come prodotto del capitalismo avanzato, che mangia e digerisce ogni forma di militanza e impegno politico serio. Preve lo ha formulato meglio, ma è una legge talmente ovvia e fisiologica che non capisco nemmeno perché ne stiamo a discutere.
Capisco l’agiografia un po’ stucchevole di chi l’ha fatto e vuole ancora vedere valori romantici nel proprio sciocco conformismo, ma che tu, che sei nato lustri dopo, ci ammannisci ancora la ridicola storia del Sessantotto come nobile reazione ai privilegi di una società ingiusta e di un ceto accademico oppressivo e privilegiato mi sembra una grottesca apologia fuori tempo massimo.
Sull’ultimo punto, va bene. Quindi il boom chi l’ha fatto?
Certo, mica dal nulla: è esattamente l’incontro di un’umanità ancora con energie vitali e con un retaggio di saperi, con un frangente storico speciale, caratterizzato da un mare di risorse senza precedenti. Se manca l’uno o l’altro il boom non si fa. Infatti in tanti posti al mondo metti tutti i soldi che vuoi e non c’è verso.
Il Veneto degli anni 2000 di cui parli non vedo cosa c’entri: è tutt’altro frangente storico.
“Non delle nostre. In generale di quelle occidentali dell’epoca.”
Che hanno studiato tutte in sistemi scolastici diversi. Mi sa che a fare la differenza non è stato Gentile, allora.
“In Italia aggiungici alcune specificità (in certe cose abbiamo espresso l’eccellenza, pensa solo al cinema)”
L’attività artistica dipende molto poco dalla scuola gentiliana: non mi risulta che Dante o Michelangelo l’avessero frequentata.
“Circa quello che vedi, non lo so: siamo in un ambito dove manca il terreno comune di confronto”
Forse a te. Ho toccato con mano il cialtronismo di quella che tu pretendi essere l’età aurea dell’istruzione anche al di fuori dell’ambito strettamente locale.
“Sull’ultimo punto, va bene. Quindi il boom chi l’ha fatto?
Certo, mica dal nulla: è esattamente l’incontro di un’umanità ancora con energie vitali e con un retaggio di saperi, con un frangente storico speciale, caratterizzato da un mare di risorse senza precedenti. Se manca l’uno o l’altro il boom non si fa. Infatti in tanti posti al mondo metti tutti i soldi che vuoi e non c’è verso.
Il Veneto degli anni 2000 di cui parli non vedo cosa c’entri: è tutt’altro frangente storico.”
Non so se è arrivata, dalle vostre parti, la notizia che il Nord Est a un certo punto si è industrializzato. E lo ha fatto un bel po’ più tardi del Nord Ovest, tra l’altro, per cui faccio proprio fatica a trovare un riscontro fattuale dei tuoi assiomi.
Ogni paese ha avuto i suoi “Gentili”.
A un certo punto l’Europa scopre, ove prima ove dopo, l’istruzione di massa.
“L’attività artistica dipende molto poco dalla scuola gentiliana: non mi risulta che Dante o Michelangelo l’avessero frequentata.”
Grazie al cavolo. Io la scuola la abolirei: secondo me è all’origine della distruzione della cultura. Sono lustri che lo scrivo qui dentro.
Ma se scuola dev’essere, puà limitare i danni o aggravarli.
“Forse a te. Ho toccato con mano il cialtronismo di quella che tu pretendi essere l’età aurea dell’istruzione anche al di fuori dell’ambito strettamente locale.”
Sono abbastanza vecchio da aver conosciuto da vicino, direttamente, il mondo accademico italiano da prima che tu nascessi, non solo a Milano, ma anche nel sud. E come sai ci lavoro, ci opero.
Sull’ultimo punto proprio non capisco il paragone.
Parliamo da una parte di grande industria strategica, della modernizzazione di un paese, del triangolo industriale, dall’altra di una realtà microartigianale che a un certo punto si trasforma in microindustriale.
Ho il massimo rispetto, anzi, sincera ammirazione per gli industriali veneti. Ma sono realtà completamente diverse.
L’industrialotto veneto a volte era semianalfabeta. Anche quello lombardo e sicuramente è un’umanità che ha contribuito a fare anche il boom.
Ma non industrializzi una nazione, non fai l’autostrada del Sole, non motorizzi una società, ecc. ecc. solo con i vecchi artigiani analfabeti diventati industriali: ci vogliono ingegneri, politici, funzionari, dirigenti, ecc. ecc.
L’industrialotto veneto a volte era semianalfabeta. Anche quello lombardo e sicuramente è un’umanità che ha contribuito a fare anche il boom.
Ma non industrializzi una nazione, non fai l’autostrada del Sole, non motorizzi una società, ecc. ecc. solo con i vecchi artigiani analfabeti diventati industriali: ci vogliono ingegneri, politici, funzionari, dirigenti, ecc. ecc.
Che fai, mi fai l’eco?
No, ha preso solo una parte della mia risposta, che era:
“Ogni paese ha avuto i suoi “Gentili”.”
I sistemi scolastici europei sono sempre stati diversissimi tra loro. Questo è un dato di fatto, non un’opinione su cui puoi dire di avere esperienze diverse.
“Grazie al cavolo. Io la scuola la abolirei: secondo me è all’origine della distruzione della cultura”
O, più banalmente, prendere l’arte come misura di efficacia della scuola è privo di senso, perché la produzione di artisti non è e non è mai stato l’obiettivo della scuola pubblica, se non in misura molto marginale.
Ridurre la cultura all’arte o comunque sopravvalutare il ruolo culturale (nel senso francese di culture, non di civilisation) dell’arte è un errore comune della modernità (dall’Ottocento in poi) che dici di condannare: qualche secolo fa l’artista era un tale che praticava un’arte meccanica, non certo la massima espressione del ceto intellettuale.
“L’industrialotto veneto a volte era semianalfabeta. Anche quello lombardo e sicuramente è un’umanità che ha contribuito a fare anche il boom.
Ma non industrializzi una nazione, non fai l’autostrada del Sole, non motorizzi una società, ecc. ecc. solo con i vecchi artigiani analfabeti diventati industriali: ci vogliono ingegneri, politici, funzionari, dirigenti, ecc. ecc.”
Hai scritto una cosa e il suo contrario.
In ogni caso ingegneri e manager si reclutano assumono: non serve spirito imprenditoriale per fare il progettista meccanico.
Mauricius,
l’arte è solo una parte.
Io inoltre ragionavo in termini causali non finalistici: ammesso che la scuola non pretenda di formare artisti (e non vedo perché; la scuola deve formare una nazione con strumenti tecnici e culturali, non necessariamente nelle stesse persone, quindi deve formare una nazione capace di risolvere problemi pratici, di avere una classe dirigente e intellettuale anche dotata di strumenti critici e di esprimere anche artisti, scrittori, uomini di cultura, ecc.: fa tutto parte di una società evoluta e vivace), ammesso comunque che non sia uno scopo, è una conseguenza: un sistema formativo valido dà luogo a persone capaci di mettere in campo capacità e talenti, che sia in ambito tecnico, culturale o artistico.
Bada che non sto parlando solo e tanto di contenuti trasmessi dal sistema educativo, ma di approccio.
Cioè un sistema educativo che abitua al sacrificio (non masochistico, quel tanto che serve), a recepire contenuti strutturati, in sostanza all’alterità, a non inseguire solo proprie intuizioni e proiezioni ma ad assimilare dei contenuti esterni che sono tali e basta, irriducibili alla nostra soggettività, è un sistema educativo sano, che abitua a interagire col reale, modificarlo e inquadrarlo criticamente.
L’essenza del ’68, cioè del rifiuto del principio di autorità, è la rivendicazione della soggettività contro l’oggettività, il rifiuto della dialettica fra le due (non è che la soggettività vada annullata) e del riconoscimento dell’oggettivo.
Paradossalmente il risultato è l’autoritarismo, perché il rifiuto dell’oggettivo porta all’arbitrio.
Ed è quello che succede oggi:
oggi si devono abbracciare i cinesi, domani non si abbraccia più nemmeno nostra madre, i nazisti sono il male assoluto, ma domani i nazisti ucraini diventano patrioti della libertà, ecc. così come si sveglia il despota.
“Sono abbastanza vecchio da aver conosciuto da vicino, direttamente, il mondo accademico italiano da prima che tu nascessi”
???
No, Peucezio, mi pare proprio che tu sia più giovane di Andrea, e sicuramente nessuno qua dentro è nato dopo che tu abbia conosciuto il mondo accademico italiano…
Ah rispondevi a Mauricius, scusa.
Ma non sei così più anziano neppure di Mauricius…
Magari…
Ti posso dire che cominciai a seguire delle elzioni di glottologia all’università, da adolescente, come uditore, per puro divertimento (facevo ovviamente le superiori), nel lontano 1986.
Se Mauricius era già nato (cavoli suoi comunque, non è che vogliamo sapere la sua età), correggo in “eri un bambino”.
La sostanza mi pare cambi poco.
Il 1986 viene dopo il 1968.
Mauricius,
tu sei nato molto dopo il ’68, ma sei tu che hai detto di aver “toccato con mano il cialtronismo di quella che tu pretendi essere l’età aurea dell’istruzione anche al di fuori dell’ambito strettamente locale”.
Per inciso, Mauricius,
se le tue personali idiosincrasie semipavloviane ti conducono a disprezzare la scuola gentiliana in nome dei diplomifici e laureifici attuali, della scuola-impresa e tutto il resto della merda che il ’68 ha creato, perché Croce, la dialettica e tutto il resto è merda e invece la devastazione di oggi è cultura, non so che dirti.
La scuola che era incapace di istruire la stragrande maggioranza della popolazione faceva cagare per definizione.
E’ facile insegnare agli studenti di buona estrazione sociale e non c’è particolare merito nel farlo. Soprattutto se poi il risultato è tirare fuori gente (tipo i miei nonni, persone estremamente colte – sì, anche rispetto alla media di quelli che studiavano) convinta che gli insetti nascessero direttamente dal germe di grano.
Quindi una scuola che si dedica solo ai casi facili e non fa questo gran lavoro nemmeno con loro è proprio una scuola che fa cagare. Poi che a te piaccia perché secondo te la società deve essere ignorante è un altro discorso.
Mi pare che tu dica delle gran fesserie. In primis, perchè la scuola “post-gentiliana” ha clamorosamente fallito nel rimediare all’ignoranza delle classi sociali basse.
Mentre ha un discreto successo nel lasciare ignoranti i rampolli anche di quelle alte.
Però tutti con un pezzo di carta e il rigetto per il lavoro manuale.
A me pare un disastroso fallimento.
Mi sembra una descrizione totalmente avulsa dai dati, puramente ideologica.
io l’ho presa dalle tue descrizioni dei tuoi alunni
se mi sono sbagliato, vivo in un mondo migliore di quello che credevo e la TV non la guarda nessuno
Caro, bisogna sempre saper distinguere.
Gli studenti di oggi non sanno tanto;
ma negli anni Cinquanta, negli anni Venti, quanti erano gli studenti?
E cosa sapevano?
Sta a vedere ora che la scuola di massa l’ha inventata il ’68 😀
Non so cosa intendi per scuola di massa, ma mi pareva di capire che secondo te l’avesse inventata proprio il ’68.
Esiste l’istruzione pubblica e il diritto all’istruzione, che sono concetti diversi e che non c’entrano col ’68.
Pino,
“ma mi pareva di capire che secondo te l’avesse inventata proprio il ’68.”
Vabbè, ma se mi capisci alla rovescia come facciamo a discutere.
La scuola di massa per me significa che tutti devono poter accedere a livelli alti d’istruzione, non che ci dev’essere appiattimento verso il basso e degrado del livello d’istruzione, che peraltro impatta di più sui poveri, perché i ricchi se la sfangano comunque.
Poi io sarei per un’istruzione per pochi, ma questo non c’entra nulla col ’68.
Anzi, da questo punto di vista dovrei ringraziare il ’68, che l’istruzione l’ha smantellata proprio.
Il problema è che non vi ha sostituito un ritorno, impossibile credo, alla saggezza e alle competenze delle culture orali, ma sono una degradazione dei modelli cognitivi, una tendenza a un pensiero sempre più astratto, vago, generico, fumoso, emotivo.
Il Sessantotto continua a c’entrare pochissimo con tutto ciò.
Poi tu hai delle tue visioni molto personali e un uso molto personale dei termini: dimenticavo che per te “populismo ” per esempio è un termine positivo…
Comunque restiamo sulle cose concrete.
Le riforme dell’istruzione non le ha fatte il Sessantotto, sono state o prima o troppo dopo per poterci essere un legame.
Il resto è fantasia.
Che vuol dire “troppo dopo”?
Perché dei diciotto-ventenni diventino loro a loro volta decisori, a maggior ragione in un paese gerontocratico come l’Italia, almeno una generazione ci vuole.
Circa il populismo:
è la tecnica di oggi: per le posizioni dell’avversario viene coniato un termine aprioristicamente assunto come dispregiativo e ciò vincolerebbe tutti a criticarle.
In fondo è ciò che da destra si è fatto col politicamente corretto e con l’ideologia gender, il primo, pochissimo usato come autodefinizione, la seconda respinta proprio come invenzione di destra.
Solo che la critica a questi due orientamenti viene comunque criticata a sua volta, mentre non si capisce perché la critica al populismo dovrebbe essere un’idea condivisa da tutti.
Cosa c’entra il ’68 con tutto questo?
Il Novecento ha potenziato (nasce già nell”800) la scuola di massa, popolare.
Ovviamente è un fenomeno graduale.
Il ’68 l’ha distrutta.
Rispondevo a Pino.
Lapsus, a Mauricius.
Povero Pino, con cui sono in dissenso, ma ha detto anche cose condivisibili.
Circa Kennedy (rispondo anche a Pino),
vi propongo questo pezzo di Rampini:
https://www.corriere.it/esteri/24_novembre_17/robert-kennedy-jr-chi-e-aa3b7d24-6c29-4fdc-b74c-455381a42xlk.shtml
È curioso come battaglie classicamente della sinistra ora vengano liquidate dalla sinistra di oggi come populiste, demagogiche, antiscientifiche, pericolose.
E comunque, al di là di questo, io non vedo come il correggere gli eccessi di medicalizzazione e di riduzionismo invalsi negli ultimi decenni sia un male.
Mi ricordo quando, già trent’anni fa, quando la differenza fra la Spagna e l’Italia era molto visibile e in molte cose lì erano indietro di trent’anni, gli amici spagnoli di mia madre prendessero l’antibiotico anche per uno starnuto, disinfettassero l’ambiente della loro villa di vacanza con insetticidi e sostanze estremamente tossiche, avessero un’idiosincrasia verso qualunque forma di medicina naturale, erboristica, ecc., quasi che più ti avveleni di chimica, di farmaci dai mille effetti collaterali, anche per i disturbi più banali, meglio è.
In Italia questa mentalità c’era fino agli anni ’60.
Poi si è cominciato a capire che forse l’uomo non funziona esattamente come il motore di una macchina, cui metti l’olio, la benzina e va, ma che è un tantino più complesso e integrato e ha un equilibrio più delicato.
Ultimamente ci sono stati da una parte tanti progressi nella medicina, soprattutto sul piano delle terapie per le patologie gravi, ma in generale c’è stata anche una regressione riduzionista, neopositivista (non nel senso del Circolo di Vienna!) che ha anche radicalizzato specularmente le posizioni opposte, fino al latte pastorizzato (per inciso, non ne so nulla, mi fido di voi: io latte non ne bevo).
Ma da quest’articolo non mi pare minimamente che Kennedy voglia imporre ai medici americani di curare i pazienti con le pozioni e i riti dello stregone, ma che voglia solo porre qualche freno alle speculazioni delle grandi case farmaceutiche, eccedendo in qualche sua fissa (che gli spiegheranno che non è fondata).
Di seguito l’articolo.
Robert Kennedy Jr, l’ambientalista no-vax che vuole salvare l’America da Big Pharma e dal cibo-spazzatura
di Federico Rampini
L’ultimo Kennedy, il no-vax anti Big Pharma che ha sedotto Trump
Un Kennedy, di nuovo, promette di salvare l’America. Stavolta non dalla guerra fredda o dal razzismo, ma da Big Pharma e dal cibo-spazzatura. «Noi tradiamo i nostri bambini – dice – perché permettiamo a queste industrie di avvelenarli». Suo zio John fu il presidente più celebre del Novecento dopo Franklin Roosevelt; aprì la stagione delle grandi speranze negli anni Sessanta, prima di morire assassinato a Dallas nel 1963. Suo padre Bob poteva cambiare il corso della Storia, con la promessa di finire la guerra del Vietnam, se non fosse stato ucciso nel 1968 mentre correva per la Casa Bianca.
Rampollo della più illustre dinastia democratica, Robert Kennedy Jr è stato designato da Donald Trump come ministro della Sanità, con la supervisione della potente Food and Drug Administration che vigila su cibo e medicine. Traditore della causa: così è giudicato dall’establishment democratico (che gli negò l’accesso alle primarie); la sua famiglia lo considera una pecora nera, ha condannato la sua scelta di appoggiare Trump.
In campagna elettorale non ha fatto mancare gli scandali: la relazione extraconiugale con una nota reporter di sinistra, la confessione di aver ucciso un orso per poi abbandonarne il cadavere a Central Park. Al termine di un percorso così inconsueto, Robert Jr ora è pronto a entrare dove un Kennedy è di casa: nelle stanze del potere. In Europa Robert Jr è noto soprattutto per la sua militanza anti-vax durante la pandemia. Ma in America è stato un eroe dell’ambientalismo. Tuttora i suoi attacchi all’industria farmaceutica e alimentare piacciono a sinistra almeno quanto a destra. È impossibile calcolare se lui abbia portato voti a Trump il 5 novembre, ma Robert Jr ha un seguito trasversale: a 70 anni piace ai giovani, agli ambientalisti radicali, agli ultrà dell’anti-capitalismo. La dichiarazione con cui Trump lo ha designato alla Sanità induce a chiedersi: chi dei due ha conquistato l’altro?
«Per troppo tempo – ha detto il presidente eletto annunciando questa nomina – gli americani sono stati schiacciati dalla grande industria alimentare e farmaceutica, impegnata nell’inganno, nelle bugie. La Sanità sotto la sua guida avrà un grande compito, assicurare che ciascuno sia protetto da prodotti chimici dannosi, da ingredienti inquinanti, pesticidi, medicinali e additivi alimentari tossici». Hanno sobbalzato in molti di fronte al comunicato: questo è Trump che abbraccia l’agenda di Robert Jr, non il contrario. Trump è arrivato a usare lo slogan di Kennedy che storpia il suo: Make America Healthy Again, la promessa di una nazione «sana» prima ancora che «grande». Un editoriale del Wall Street Journal, liberista, esprime sconcerto: «Queste sono tesi dell’estrema sinistra, che vede nel capitalismo americano la causa di ogni problema per la nostra salute. Kennedy viene da quei movimenti, il cui fine ultimo è rovinare la nostra industria agroalimentare e farmaceutica, non migliorare la sanità».
Più positivo, ma altrettanto stupefatto, il commento del New York Times: «Molte questioni che Kennedy solleva sulla qualità degli alimenti e sui controlli sanitari da imporre all’industria, tradizionalmente erano obiettivi del partito democratico». Non è l’unico esempio di contaminazione fra le due Americhe. Il trumpismo ha traghettato verso il partito repubblicano gran parte della classe operaia, e pezzi di altre constituency che la sinistra considerava proprie: giovani, donne, minoranze etniche. Nel rimescolamento sono coinvolti i programmi politici. Robert Jr ebbe una brillante carriera da avvocato difensore di cause ambientaliste: vinse cause importanti contro colossi industriali accusati di inquinamento, difese i diritti delle tribù native. Alcune battaglie che vuole proseguire come ministro della Sanità, importerebbero in America normative già adottate nell’Unione europea: la messa al bando di vari additivi o di organismi geneticamente modificati (anche se la scienza ha escluso la loro nocività). Certi divieti che Robert Jr vuole a livello federale, sono già in vigore in California, governata dai democratici e con una cultura dominata da ambientalismo e salutismo.
Dove il futuro segretario alla Sanità è più controverso, è nel suo abbracciare «teorie del complotto» senza fondamenti (come nel caso degli assassinii di suo padre e suo zio, che lui attribuisce alla Cia). La più celebre è sui vaccini che provocano l’autismo nei bambini: l’unico studio che Kennedy cita a sostegno, è stato smontato come un falso. Anche qui Robert Jr è un ponte fra gli opposti estremismi. Durante il Covid l’opposizione ai vaccini non venne solo dall’estrema destra; una delle zone meno vaccinate è Marin County, alla periferia di San Francisco, abitata da milionari della Silicon Valley che seguono versioni fanatiche del salutismo. Prima di «rendere l’America più sana», la sua nomina dovrà essere approvata dal Senato. Dove lo attende una coalizione di nemici: i suoi ex-compagni democratici, i repubblicani vicini alla grande industria, e gli antiabortisti (lui non lo è).
Per inciso,
me l’immagino cosa dev’essere lo stile di vita americano, in relazione al cibo e alla medicina.
Noi italiani abbiamo una tradizione non solo grastronomica, ma di attenzione al nostro corpo, alla nostra salute, a una certa moderazione, ecc.
Non oso immaginare in che modo loro si avvelenino, prendendo pillole dagli effetti devastanti se una mattina sono un po’ meno di buon umore, mangiando roba immonda, in cui sono più i pesticidi del cibo stesso…
Bisogna anche contestualizzare le cose.
Peucezio
“Bisogna anche contestualizzare le cose”
È vero…se Kennedy si limitasse a dire “limitiamo la merda che mangiamo e prendiamo medicine solo quando è necessario” sarebbero ottime cose. È tutto il cucuzzaro da mago otelma complottista che trovo allucinante
Per il resto al tuo immaginario che è abbastanza preciso, aggiungo che chi ha un po’ di soldi ed un minimo di istruzione va a fare la spesa nei negozi biologici e compra roba sana come in Europa. Gli altri appunto mangiano merda chimica
Io quando ci vado faccio spesa solo ai farmers’ market o a whole food (catena di biologico) e quando non riesco e faccio spesa in posti normali (in genere negli Stati in mezzo alle due coste) mi sembra di mangiare topicida e mi alzo da tavola con la sensazione di essermi fumato un pacchetto di marlboro
Roberto,
“È tutto il cucuzzaro da mago otelma complottista che trovo allucinante ”
Credo sia una questione di gradi: per reazione si esagera nell’altro senso e dal cibo sano e l’insalata si arriva al mago Otelma.
Per inciso, che le multinazionali facciano i loro porci comodi non avrei dubbi.
Che questi porci comodi spesso coincidano con l’interesse comune è anche vero.
Ma non sempre: un minimo di disallineamento c’è: la mano invisibile del mercato non è infallibile e come ogni mito va smitizzato, senza demolirlo del tutto.
Quindi ogni tanto una bella messa in riga non gli sta male.
>>> Quindi ogni tanto una bella messa in riga non gli sta male
OK ma questo lo potrebbero aver detto pure i dioscuri del liberismo Ronaldo e Margherita, adesso siamo tutti d’accordo?
Qui si parlava di una cosa più specifica, del rapporto fra scienza, alimentazione, medicina e interessi economico.
Non del liberismo in generale.
Allora, sempre sull’istruzione:
prima di tutto, parlare del sistema italiano da solo non ha tanto senso, bisognerebbe confrontarlo con quello degli altri paesi europei.
Ma poi, “scuola post-sessantottesca”: sì e no: la Scuola media, che è il più macroscopico cambiamento della scuola italiana, è del 1962, e (ho controllato) al governo non c’era Mao Tse Tung ma Amintore Fanfani.
e il latino rimane come materia almeno opzionale alle Medie fino al ’77, quindi ben dopo il ’68.
Altre riforme che hanno depotenziato, per così idre, l’insegnamento in Italia, sono state frutto dai vari governi Berlusconi (per esempio diminuendo- sottolineo, diminuendo!!- le ore di materie caratterizzanti in ogni indirizzo…)
i motivi delle riforme recenti erano ideologici nel senso peggiore:
punire gli insegnanti “comunisti” penalizzando il loro lavoro e oberandoli di menate burocratiche;
e soprattutto favorire le scuole private.
Inoltre c’era la logica “delle tre I”, espressione di conio berlusconiano: inglese, internet e impresa…
ma torniamo a noi.
Peucezio dice che il “vecchio” stile di insegnamento ha creato l’industrializzazione italiana.
Io dico invece che lo ha ostacolato!
Per industrializzare un paese ci vogliono soldi, spirito imprenditoriale e capacità tecniche-scientifiche.
E gli ultimi due elementi erano pesantemente ostacolati dalla paludata scuola e università vecchio stampo.
Il liceo scientifico, per dire, viene ipotizzato a inizio Novecento, ma non ne se ne fa nulla, e nasce nel ’23 con Gentile- anche se si contavano sulle dita di una mano in tutt’Italia, e comunque non dava l’accesso alle facoltà umanistiche, ritenute più prestigiose…
La scuola di avviamento professionale nasce nel ’28, e ovviamente è vista all’italiana come la scuola dove inviare i figli dei poveri (i poverissimi non andavano a scuola punto e basta) o gli asini senza rimedio, il cui unico sbocco era il mondo del lavoro o l’Istituto tecnico (che non dava l’accesso all’università).
L’Italia, insomma, si è industrializzata nonostante la sua scuola e la sua università.
Sulle riforme d’accordo.
Io nel ’68 individuo uno spartiacque, perché quello è stato il punto di convergenza e di esplosione di tutte queste tendenze, ma senz’altro è un fenomeno di lungo periodo. Il ’68 prendilo come cesura convenzionale, come la Rivoluzione Francese o la Seconda Guerra Mondiale: prudocono stacchi enormi ma non nascono dal nulla ed esercitano conseguenze di lungo periodo, che non tutte si appalesano immediatamente, anche perché poi ci vuole tempo perché emergano generazioni formatesi dopo quella cesura.
Sul resto, secondo me rischiamo di dare troppo peso ai contenuti in sé rispetto all’approccio generale, alla forma mentis che un modello educativo produce.
Io non credo che ai sessantottini fregasse un cazzo che in Italia ci fosse troppo poca scuola tecnica e troppo umanesimo. Semplicemente volevano il 18 politico e soprattutto respingevano il principio di autorità, di sapere tramandato in senso verticale, volevano l’improvvisazione, il sapere immediato e intuitivo, la fantasia al potere, la rottura di tutti gli schemi, cioè della struttura.
Mentre credo che alla vecchia generazione quel modello educativo sia servito eccome, non perché abbia fornito loro le nozioni e competenze per diventare grandi industriali, ma perché li ha formati come persone.
Diverso è il discorso sugli intellettuali. Non mi pare che il mondo accademico e intellettuale italiano dei primi due terzi del Novecento abbia prodotto questa piattezza.
Anzi, a me pare una fucina. Se poi vogliamo dire, ripeto, che Pasolini è una merda e Saviano è un maitre a penser, liberissimi: anche nell’involuzione dall’uomo alla scimmia c’è una bellezza.
@ peucezio
“fregasse”
Ma questo vale per tutti gli studenti di ogni paese ed epoca storica, dagli Egizi in poi!
C’è il papiro di una scriba che dice al figlio: “sì, lo so che i geroglifici sono noiosi, ma tu studiali: sempre meglio che spaccarsi la schiena nei campi”.
Solo che i Gianburrasca non l’hanno mai avuta vinta… finché non si sono trovati davanti una scuola che ti spiegava vita morte e miracoli su Tito Speri e i martiri di Belfiore ma non ti diceva cos’erano le multinazionali, la NATO e il Patto di Varsavia. In cui la professoressa di matematica alle medie, dovendo spiegare biologia nel programma di Osservazioni Scientifiche, ti raccontava che un paramecio muove le ciglia a causa della vis vitalis. In cui la professoressa di scienze al liceo ti spiegava che la temperatura dell’aria scende con la quota in ragione di 1°C al centimetro. In cui il professore di storia dell’arte al classico ti faceva comprare il suo libro di testo con le figure in bianco e nero e a lezione spiegava quanto “il vergine cuore degli studenti venga sedotto dal cromatismo di queste figure”. In cui la professoressa di italiano ti raccontava che “A Silvia” l’ha scritta il Pascoli. (Tutte esperienze personali; sono ancora in contatto con amici compagni di classe che possono confermare).
Ti dico che alle elementari che ho frequentato io il maestro ci faceva obbligatoriamente usare pennino e calamaio!
“1°C al centimetro”?
cioè quando i mie piedi sono a 30 gradi, la testa è a -167?
per questo mi piace portare il cappello!
@ Roberto
“cappello”
Anche a me!
Ciao!
Andrea Di Vita
P.S. la classe scoppiò in un boato. La professoressa non si rendeva conto del perché. Era una bravissima donna, per carità. Ma una volta che mi rimprovero’ perché effettivamente chiacchieravo troppo – ed ero nel primo banco davanti alla cattedra – ebbi la prontezza di rispondere: “Mi scusi, stavo solo meraviglia fusi per quanti fusi orari ha la Russia” (avevo il libro davanti aperto a quella pagina, al capitolo ‘geografia astronomica, con l’indicazione dei fuso orari. La Russia me ha 11). Presa in
contropiede, lei mi chiese: “perché, quanti fusi orari ha la Russia”. (Risatine soffocare in classe,). Al che io: “venga, venga a vedere”. Quella SI ALZA dalla cattedra e viene al mio banco. Insieme cominciamo a contare con le dita sulla mappa: “uno, due, tre…” E la classe dietro “quattro, cinque, sei…”. Arrivati a inf ci, la prof alza la testa dal libro, mi guarda e mi fa: “mamma mia, quant’ è grande la Russia!”.
Tutti i casi che ho citato tranne uno hanno passato il concorso da insegnante ben prima del Sessantotto. La prof in questione era vicina alla pensione. Come si può pretendere che sia stato il Sessantotto a rovinare la scuola?
Andrea,
siamo sempre lì.
Non è stato lì l’innesco, altrimenti gli studenti dell’Ottocento cosa avrebbero dovuto combinare?
L’innesco è stato la società dei consumi, il benessere diffuso.
È evidente che un’umanità imborghesitasi ed educata nel benessere si ribella a ogni minima imposizione.
Negli anni ’90 non c’era la contestazione giovanile degli anni ’70, eppure le condizioni materiali erano migliori.
I giovani dell’800 rovesciavano direttamente i governi, se non te lo ricordi perché hai fatto la pessima scuola post-’68. 😀
Mauricius,
la contestazione è l’espressione di una generazione di passaggio, la prima generazione consumista.
Una volta poi che il mondo si adegua continui a praticare lo stanco rito annuale delle occupazioni, ma non contesti davvero: cosa dovresti contestare? Il permissivismo?
Quanto all”800, intanto parliamo sempre dei giovani borghesi, non certo dei popolani e comunque il ’68 è una cosa specifica, è l’imposizione di una scuola banalizzata, che non trasmette il sapere (ovviamente semplifico: non è che non lo trasmetta più per niente).
Ma, fammi capire, tu credi davvero che il ’68 sia stato la sana reazione contro una scuola troppo vecchia?
Davvero pensi una cosa del genere?
“Ma, fammi capire, tu credi davvero che il ’68 sia stato la sana reazione contro una scuola troppo vecchia?”
Sì: i contestatori si lamentavano proprio di quello. E non credo che tu goda di poteri telepatici tali da poter smentire l’abbondantissima documentazione storica che abbiamo.
Beh, è una stronzata.
Perché quella è retorica, mentre conta ciò che hanno fatto, non che hanno detto.
Il tipo di modello educativo che hanno imposto.
E comunque, va bene, citami i dcoumenti.
Voglio vedere questi fantimatici testi e dichiarazioni in cui si vuole una scuola più cometente, seria, strutturata, meno legata a visioni aneddotiche, retoriche, provinciali, veterorisorgimentali…
A me pare invece ce l’avessero contro il “nozionismo”, cioè l’idea che esistano contenuti e non solo astrazioni metodologiche, contro la grammatica, sentita come prescrittiva, ecc.
Il ’68 ci ha donato la scuola della competenza…
Di tante cose che pensavo di leggere nella mia vita, questa proprio va oltre ogni mia previsione…
Come non amare Miguel e il suo blog, con la varia umanità che ha raccolto!
Francesco con il liberismo e gli USA che salvano il mondo, tuo col ’68 che promuove la competenza…
Il nozionismo è la scuola che ha fatto mio fratello, dove non gli facevano imparare la storia, ma le didascalie del libro di storia, così si davano arie di scuola severa, che chiede molto e dà molto.
Non riesco proprio a vederci un valore formativo in ‘ste puttanate, nelle favolette sulla Roma arcaica, nel mandare a memoria aneddoti inutili, biografie di scrittori o traduzioni dal greco che danno l’illusione di saper tradurre all’impronta all’esame.
E il ’68 avrebbe sostituito questa roba con un approccio scientifico serio e critico al sapere…
x MT
questo vuol dire che oltre che essere ignorante ti hanno pure tolto gli strumenti culturali per sapere di esserlo
mi pare una cosa brutta assai
Francé, ritiro tutto: parlaci del Signore degli anelli.
Almeno quello lo conosci…
@Peucezio
“E il ’68 avrebbe sostituito questa roba con un approccio scientifico serio e critico al sapere…”
No, il ’68 criticava questa roba. E dove ha vinto la roba che allora veniva criticata, ecco che abbiamo lo studio mnemonico delle didascalie del libro di storia.
@Francesco
“questo vuol dire che oltre che essere ignorante ti hanno pure tolto gli strumenti culturali per sapere di esserlo”
Francamente a scuola preferirei sentir parlare del problema del Septimontium (che immagino tu conosca, visto che non solo hai la conoscenza, ma anche i mezzi per rendertene conto) che della leggenda di Muzio Scevola.
Se a uno non interessa la leggenda di Muzio Scevola, che lo mandano a scuola a fare? non potrà mai imparare nulla!
Neppure cosa diavolo sia il Septimontium
PS sono serio, per una volta. se l’approccio è sbagliato, non se ne esce.
Il farmaco che tu sia serio è molto preoccupante.
Il fatto*
(Correttore automatico)
“che lo mandano a scuola a fare?”
A studiare la storia vera?
@ peucezio
“Ma, fammi capire, tu credi davvero che il ’68 sia stato la sana reazione contro una scuola troppo vecchia?
Davvero pensi una cosa del genere?”
Essendoci passato personalmente, per gli scampoli di scuola pre-sessantottina, io sinceramente trasecolo a constatare come ci sia chi dubita di questa verità ovvia!
Ciao!
Andrea Di Vita
Andrea,
mi chiedo se tu non guardi a queste cose con un filtro ideologico.
Io, per ragioni anagrafiche (sono nato dopo) scampoli di scuola presessantottesca non ne ho potuti vedere.
Ma ho genitori, zii, ho avuto nonni…
Peraltro ci sono tendenze inevitabili: già con Bloch, gli Annales, con cui si è passato dalla storia aneddotica e puramente evenemenziale a un’attenzione sociologica, ma siamo molto prima del ’68.
Ricordo un mio professore di scuola privata, molto dopo il ’68, che concepiva la storia così, in forma aneddotica.
Io lo raccontavo al mio amico poi divenuto medievista e si metteva a ridere, diceva che nemmeno un maestro di scuola elementare di paese degli anni ’50 ragiovana così. Ma lui si è formato con uno storico formatosi molto prima del ’68: era gente penetrante, con una profondità, una capacità di capire le dinamiche e i fenomeni…
Un vecchio crociano marxista, che si sarebbe attirato gli strali di Mauricius, col suo scientismo oggettivista neo-ottocentesco da “millenial”.
Uno che ti descriveva l’evoluzione delle strutture politiche, istituzionali, giuridiche, sociali che ti faceva capire di cosa si stava parlando.
Francesco: “Se a uno non interessa la leggenda di Muzio Scevola, che lo mandano a scuola a fare? non potrà mai imparare nulla!
Neppure cosa diavolo sia il Septimontium
PS sono serio, per una volta. se l’approccio è sbagliato, non se ne esce…”
Beh non posso che concordare.
Se a monte non c’è una maniacale curiosità, entusiasmo e piacere
(si, piacere; vera lussuriosa goduria di sapere che sbava e sbrodola!) non si va davvero da alcuna parte.
Null’altro si finisce per fare che vestire la scimmia col vestito della prima comunione. Col fiochetto, tutta carina; ma scimmia restas, piaccia o meno.
Non tutto è per tutti.
“Faut cultiver notre jardin”, ognuno ha il suo.
Qualunque sia il metodo didattico è l’approccio individuale che farà la differenza.
E questo resta a grazia e vocazione del singolo.
Si possono avere delle didattiche più o meno coinvolgenti, degli insegnanti più o meno trainanti (O Capitano! Mio Capitano!) ma se non c’è a capo la goduriosa , bulimica, ninfomane, sardanapaloesca voglia di sapere dell’individuo…
Il concetto della vocazione rimane fondamentale.
Forse si otterrebbe qualcosa intervenendo con un imprinting in età prescolare
mettergli in mano questi sotto a due o tre anni come si faceva una volta
https://i.pinimg.com/originals/2c/df/c3/2cdfc3c85e3a6a8c29caac9e3f2ee592.jpg
e vedere l’effetto che fa🙄
Un istruzione di base è giusto è democratico che ci sia per tutti, e con questa la possibilità di affinarla se c’è terreno da porvi vigna.
Ma non tutti si nasce scribi
“Beh non posso che concordare.
Se a monte non c’è una maniacale curiosità, entusiasmo e piacere
(si, piacere; vera lussuriosa goduria di sapere che sbava e sbrodola!) non si va davvero da alcuna parte.”
Però questa mi pare la logica del “a scuola bisognerebbe fare…” e seguono i desiderata del giorno, che ignorano il fatto che il tempo sia limitato.
Il programma è per forza di cose una cernita tra contenuti praticamente illimitati, per cui se dici “bisogna sapere di Clelia” implicitamente stai dicendo che non bisogna sapere di altro.
Poi magari è vero: sapere di Clelia è importante perché per secoli è stato considerato importante, mentre di come funzionasse il sistema fiscale romano (che nella storia ha avuto qualche piccola conseguenza in più…) al massimo ne hai sentito accennare qualcosa di molto impreciso dal prete a messa (peccato che non ci vada più nessuno), giusto perché si nominano i pubblicani.
Mauricius: “Il programma è per forza di cose una cernita tra contenuti praticamente illimitati, per cui se dici “bisogna sapere di Clelia” …”
Di Clelia
– se non è in programma – saprà chi ha voglia e necessità di saperlo.
Ne vorrà sapere di più e meglio,
finendo per inbattersi in Clelia, al di fuori e nonostante il programma.
Noi tutti sappiamo solo quello che abbiamo studiato sui banchi?
voglio dire,
a fare la differenza non solo le singole nozioni, ma l’avere sviluppato un compiuto portolano con cui navigare.
Una mappa, con vista a volo di uccello che permetta di trovare e contestualizzare facilmente una nozione tra tante.
Oggi i mezzi che abbiamo per fare questo sono i più democratici e accessibili mai avuti nella storia del sapere umano
Abitiamo una biblioteca di Babele, se non basta ciò il problema è un altro
“un paramecio muove le ciglia a causa della vis vitalis”
Un interessante nome per l’ATP.
Insomma, a me sembra che il punto sia sempre lo stesso.
Che la sinistra da mezzo secolo a questa parte è al servizio dei ricchi e del capitale e ha il ruolo di incrementare le disparità sociali.
È una cosa evidente a tutti almeno da trent’anni, ma stiamo ancora a discuterne.
E in fondo è il vero oggetto del contendere fra me e gli altri commentatori qui dentro da almeno una quindicina d’anni, che a me pare siano un po’ feticisticamente ancora attaccati alla sinistra, per inerzia, per un’affezione irrazionale a un passato che non esiste più da prima che nascessero o quasi.
Il ’68 ha rappresentato proprio lo spartiacque. Certo, l’operaismo, il sindacalismo serio per inerzia è andato avanti ancora qualche anno, ma fondamentalmente col ’68 si è passati dalla sinistra operaista e del lavoro alla sinistra fighetta dei ragazzini viziati.
Questo già lo intuì Pasolini, poi Costanzo Preve l’ha analizzato in modo lucido e approfondito, ma ancora mi tocca sentire filippiche sul ’68 che ha democratizzato la scuola e idiozie simili, quando il ’68 è servito solo ad asservire la scuola al grande capitale e a trasformarla in mezzo di riproduzione dell’egemonia borghese.
E questa ossessione sulla scuola un po’ retrograda mi sembra una battaglia di retroguardia grottescamente anacronistica, come rimproverare il bambino che spacca i vetri con la fionda dopo che è caduta la bomba atomica.
Mi suona come quegli anticlericali che oggi accusano la Chiesa di stereotipi di quella di cent’anni fa o degli antifascisti senza fascismo: tutte cose che mi ricordano i giapponesi che negli anni ’80 erano convinti di stare ancora combattendo la II Guerra Mondiale.
a me non pare che la scuola italiana sia molto asservita al capitale, visto che produce nel migliore dei casi ignoranti, nel peggiore inutilizzabili da parte dello stesso
con alcune eccezioni ma in generale mi pare sia proprio così: dalle scuole escono ignoranti, non asserviti
Il capitale ha bisogno proprio di quello.
Del ragazzino dequalificato che non può fare se non il rider o il magazziniere di amazon.
E il ’68 glie l’ha fornito su un piatto d’argento.
e che non serve quasi a nulla, visto che ci sarebbe bisogno di competenze: come hai scritto tu, l’Italia non sarebbe diventata quello che era negli anni Sessanta in campi come la chimica, lo spazio, il nucleare, se non avesse avuto gli uomini capaci di quelle imprese
il capitale ha bisogno di tutti, credi che i robot nascano sugli alberi? si programmino da soli? siano capaci di addestrarsi e ripararsi?
prendi Musk: sarà quel che sarà ma i razzi che tornano pure indietro non li hanno progettati e costruiti delle scimmie
Lo dici a me?
Infatti sta andando tutto a puttana proprio per questo.
Perché si cerca solo di formare manodopera dequalificata.
Ma non può essere così!
Al massimo, ma siamo nel campo delle boutade, si può ipotizzare che le imprese preferiscano consumatori decerebrati per rifilare loro la merda.
Ma nessuna impresa vuole lavoratori incapaci. Neppure il padroncino che non assumerà mai un ingegnere ma comunque cerca uno che il tornio lo sappia usare!
Quindi potrebbe essere un caso da manuale di eterogenesi dei fini (giusto?), in cui “il sistema” si è scordato che consumatori e lavoratori sono le stesse persone.
Ciao
Cioè Glovo vuole rider qualificati e competenti…
Nel loro piccolo, un Glovo rider cretino è un disastro, ci vuole conoscenza del mezzo elettro-meccanico e conoscenza molto profonda delle strade (nel tuo senso, cioè compresa di appendici criminali su vie da prendere contromano e semafori da ignorare)
Ma l’asino è caduto prima: l’APP di Glovo chi la scrive e chi la aggiorna, un imbecille la cui massima competenza è sull’uso dei pronomi o sulle stagioni del Grande Fratello?
Tra l’altro finora abbiamo parlato solo delle conseguenze del ’68 sul sistema educativo, che è poi il suo campo d’applicazione principale.
Ci sarebbe da fare tutto un discorso collaterale, ma in realtà fondamentale, sul ruolo regressivo e repressivo del ’68 nell’ambito della sessualità e del costume.
Veramente sei tu che stai dirottando la discussione su una tua ossessione personale. Inizialmente stavamo parlando della perdità di autorità degli accademici e della diffusione di complottismi e simili in relazione all’evoluzione dell’insegnamento.
Il ’68 ce lo hai infilato tu. E Pino ti ha ricordato che importanti novità nel sistema di istruzione (tipo la scuola media unica) sono del tutto slegate dal ’68. Va bene che dirai che ti stavi riferendo all’idea trascendente di ’68, per cui tutto quello che non ti piace lo chiami così, però l’argomento di partenza NON era il ’68.
Mauricius,
“Veramente sei tu…”
Infatti usavo il plurale maiestatis.
Seriamente, certo: sono io che ho posto l’argomento. Era solo per dire che finora ho parlato di un aspetto e taciuto dell’altro.
Altra nomina che mi piace ed ennesimo cambio di paradigma.
La cosa bella è che i comunisti e i bempensanti stanno scappando da X.
Cioè odiano un social troppo libero e ne vogliono uno con più censura.
Difendere la libertà di parola oggi è politicamente scorretto, reazionario e fascista.
Anzi, difendere la libertà in genere, che è diventata un valore impresentabile, socialmente deviante.
https://www.corriere.it/esteri/24_novembre_18/la-sfida-di-trump-ai-grandi-della-rete-2f36ab55-d109-4c89-9ff8-1cc25856exlk.shtml
Trump nomina Brendan Carr alle Comunicazioni e sfida i grandi della Rete
di Massimo Gaggi
Carr, alleato di Musk, si batterà contro il «cartello della censura»
President-elect Donald Trump gestures as he attends a meeting with House Republicans in Washington, Wednesday, Nov. 13, 2024. (Allison Robbert/Pool via AP)
NEW YORK Appena Donald Trump ha comunicato, domenica sera, di averlo scelto per la guida della Fcc (Federal Communication Commission), l’agenzia del governo che regola tecnicamente le emittenti tv, radio e le telecomunicazioni, Brendan Carr ha dichiarato guerra ai giganti di Big Tech promettendo di smantellare quello che definisce il «cartello della censura». Mentre fin qui sotto accusa era stato soprattutto Elon Musk per aver rimosso i filtri dalla sua piattaforma X (ex Twitter) che si è, così, riempita di messaggi calunniosi, violenti, pornografici, falsità e teorie cospirative di ogni tipo (con conseguente fuga degli inserzionisti pubblicitari), ora con Trump il vento cambia.
Carr, alleato di Musk e autore del capitolo sulle comunicazioni dell’ormai celebre Project 2025, il piano di trasformazione del Paese sotto il governo di Trump preparato dalla Heritage Foundation (e parzialmente sconfessato, durante la campagna elettorale, dal candidato repubblicano), chiarisce subito che intende dare un’interpretazione politica al suo mandato, mettendo sotto accusa i grandi gruppi — Apple, Meta, Google, Microsoft — che vuole regolamentare e punire per aver fatto il contrario della X di Musk: hanno tenuto in servizio migliaia di moderatori incaricati di verificare che i contenuti immessi in rete rispettino i requisiti minimi di decenza fissati autonomamente da queste piattaforme, in assenza di regole generali.
In realtà anche questi grandi gruppi hanno reso i controlli molto blandi: filtrare i contenuti comporta un doppio svantaggio economico perché bisogna pagare i moderatori mentre eliminare i contenuti inaccettabili fa calare il traffico e, quindi, le entrate pubblicitarie. Ma per Carr, assolutista del free speech come Musk, quella è comunque censura.
L’altra missione politica assegnata da Trump è quella di punire le reti televisive Nbc e Cbs che, secondo lui, durante la campagna elettorale hanno favorito Kamala Harris. Carr, un avvocato specializzato in tlc che lavora per la Fcc dal 2012 e nel 2017 è stato nominato suo commissario proprio da Trump, potrà governare l’authority a suo piacimento: il suo vertice sarà composto da tre commissari repubblicani e due democratici. Ma dovrà tener conto delle limitate competenze di un organismo che fin qui si è limitato a distribuire frequenze alle emittenti, a regolare i costi telefonici e a promuovere la diffusione delle connessioni internet a banda larga in tutto il Paese (Carr si è schierato con Musk attaccando i suoi colleghi che due anni fa hanno bloccato la concessione di un sussidio di 885 milioni di dollari a Starlink per la diffusione delle sue connessioni nell’America rurale).
La legge americana vieta di punire radio o tv per le loro scelte editoriali, mentre la competenza per la regolamentazione di Big Tech spetta soprattutto alla Federal Trade Commission e al ministero della Giustizia, oltre che al Congresso. Ma Carr, spalleggiato da Musk e Trump, sembra avere idee diverse.
Proprio sul suo social Truth, il presidente eletto ha confermato di voler dichiarare emergenza nazionale sull’immigrazione e utilizzare così l’esercito per i rimpatri.
Questo mi sembra il solito equivoco fascio-berlusconiano: “libertà di parola vuol dire che sono libero di insultare i negri e i froci”,
unito al soliti spirito punitivo e antidemocratico che abbiamo visto in Italia con Berlusconi.
Adesso mo’ pare un santo e un grande statista, e non fu mai né l’uno né l’altro.
Ma va ricordato che ha avuto la principale responsabilità dell’imbarbarimento dei toni e dei metodi della politica italiana.
Trump è lo stesso, solo dieci volte peggio.
@ PinoMamet
“peggio”
Concordo.
Come sempre in Italia siamo precursori.
Grazie al berlusca, all’amichetto di pinochet, e alla premiata coppia del Gatto e la Volpe dell’anglosfera (reagan e la thatcher) deve passare ancora un po’ di tempo, prima che l’appellativo ‘reazionario’ ridiventi un insulto e non un titolo di merito.
Tuttavia Trump non è necessariamente solo foriero di brutte notizie. Sarà un vecchio luogo comune, ma mi consola ricordare che è vero che la storia si ripete, ma se la prima volta è una tragedia la seconda è una farsa.
‘Add’ a’ passà a’ nuttata.
Ciao!
Andrea Di Vita
E appunto è passata.
Durò a lungo e fu buia e scura ma è passata. Solo che per Gollum e Shelob il sole è un nemico e le tenebre un amico.
Non per niente al ritorno di Putin si sono ringalluzziti, sentendo l’amato fetore.
😉
Francé, con tutto l’affetto: e basta co’ ‘sto Signore degli anelli!!
Comprati un altro libro, cribbio!!
Scherzi? appena ho finito di ascoltarlo in italiano conto di leggerlo in inglese!
😀
PS molto di quello che “voi rossi” definite come il male del mondo “pre-68” in verità era un gran bene. di conseguenza, molti dei meriti da riconoscere al 68 e alla modernità in genere sono dei gran mali.
ma detto così è piatto e noioso!
Ah l’autoritarismo, il classismo, il maschilismo e il razzismo erano dei Gran Beni.
Tengo nota.
il principio di autorità e il rispetto erano dei Grandissimi Beni
lo era l’educazione, che immagino sia quella cosa che tu chiamo classismo
su maschilismo e razzismo che posso dire, non c’ero ma le donne e i negri di allora erano molto migliori di quelli di adesso, forse perchè cresciuti un in un ambiente ostile
come ben sai, uno dei miei riferimenti è Martin Luther King
PS non lo dire a nessuno ma al contrario di tutte le mie dichiarazioni odio la cravatta
No, quella cosa che io chiamo classismo era proprio il classismo.
Che era vivissimo e tangibile.
Ma che non è un concetto definito in modo chiaro.
E che è stato superato, a mia conoscenza, solo nel mondo immaginato da Huxley, in cui hanno abolito sia la famiglia sia la gravidanza.
Aspetto, se vorrai, una tua definizione di classismo. Per scoprire quanta di quella roba lì io ritenga o buona o almeno inevitabile.
🙂
“su maschilismo e razzismo che posso dire, non c’ero ma le donne e i negri di allora erano molto migliori di quelli di adesso, forse perchè cresciuti un in un ambiente ostile
come ben sai, uno dei miei riferimenti è Martin Luther King”
Ah, ecco: i negri ti piacciono se crescono in un ambiente ostile, così producono i Martin Luther King.
Ma ti rileggi?
Allora, MLK lo avrei votato come Presidente (credo, in economia temo avesse idee preistoriche tipo Pino).
La Harris non la avrei votata. Perchè troppo palesemente una nullità come persona.
Se vuoi posso rilanciare: la mia DC è quella di De Gasperi, non quella di Forlani o Martinazzoli. E pure loro sono giganti rispetto a chi è venuto dopo.
Sarà che davvero tempi difficili creano uomini grandi e tempi facili uomini da poco.
Vabbé allora è aperto il festival delle risposte a caso.
il maschilismo e il razzismo li conosco per studi scolastici e brani trap che mi impone mio figlio
in cambio mia figlia cerca di non farmi vedere Lina Wertmuller per quei peccati
posso dire che sono in difficoltà a parlarne per conoscenza diretta?
Avanti pure con le risposte a caso…
@ Francesco
“Gollum”
Come disse il saggio di Treviri, la Storia si ripete, ma la prima volta è una tragedia e la seconda una farsa.
La buffonata delle libertà borghesi (che bene a ragione Shakespeare avrebbe definite ‘tali da far piangere gli angeli’) si impose sanguinosamente su milioni di oppressi proprio poco prima che Tolkien scrivesse le sue belle favole.
Ora è tornata in auge, appunto nelle vesti del berlusca e di trump.
Mi stupirei durasse ancora molto.
Ciao!
Andrea Di Vita
P.S. Fai benissimo a leggere Tolkien in originale. Nessuna traduzione può rendere la musica di certi brani.
secondo il suddetto “saggio”, suddette libertà borghesi liberano milioni di oppressi dalle catene del modo di produzione precedente
poi le sue previsioni sulle supposte deficienze del modo di produzione capitalistico andarono dove andarono e siamo ancora lì
io credo che la sua analisi errata abbia generato disastri politici e gnoseologici incredibili ma è una mia opinione
@ Francesco
“saggio”
Non le “libertà”, ma la macchina – con la relativa produzione di merci. Le “libertà” sono sovrastruttura.
Quanto ai limiti dell’attuale mido di produzione, l’ecologia ha qualcosa da dire.
Quanto ai disastri, Roma non fu fatta in un giorno. Vale anche per il socialismo (che, ripeto, non è il divieto per Francesco di comprarsi l’abbonamento alle partite del Milan, ma è la limitazione del controllo privato dei mezzi di produzione).
Chissà quanti esperimenti falliti ci aspettano. Del resto, se continua così l’alternativa è l’estinzione.
Ciao!
Andrea Di Vita
Allora,
la libertà di espressione non ha per condizione il contenuto di quello che si dice.
Altrimenti non è libertà di espressione.
La perdita della libertà di espressione si definisce proprio per il fatto che vi sono contenuti ammessi e altri vietati e che quelli vietati sono in contrasto con la sensibilità dell’epoca o le idee imposte dal potere vigente.
Quando c’erano il Santo Uffizio e l’Inquisizione si riteneva sinceramente che le eresie fossero pericolose, dannose per la società, per la salute delle anime, per il bene materiale e spirituale collettivo, che fossero una grave offesa a Dio, alla Verità, al Bene.
E in quel tipo di società c’era una sostanziale adesione a tale sistema di idee e a tale conseguente scrupolo: le uniche vittime erano i dissenzienti.
Se si è liberi di dire tutto, tranne che di dissentire, non si è liberi.
Allora il dogma era la dottrina cattolica, oggi l’antirazzismo, il femminismo e tutto il resto.
E comunque, non prendiamoci in giro, sai benissimo anche tu che la censura sui social va MOLTO al di là dell’offesa a gruppi umani.
Infatti una delle loro ossessioni sono le notizie false.
Cioè c’è qualcuno che possiede la Verità Rivelata delle notizie e che stabilisce quali lo sono e quali no.
In tutto questo il razzismo non c’entra nulla.
Non c’entra nulla col razzismo la chiusura del canale di byoblu su Youtube, perché non era allineata sui dogmi vaccinisti.
Byoblo la guardo spesso in televisione. Ha alcune ossessioni ricorrenti, ma ospita interventi e interviste diversissimi fra loro, alcuni molto interessanti, altri meno, a volte ha un po’ una sindrome di accerchiamento, ma mi sembra mediamente più interessante e meno scontata dell’inguardabile ormai televisione mainstream.
Ma è stata bandita definitivamente da youtube.
Se non ti sei accorto che i social sono diventati uno strumento di propaganda dei dogmi via via imposti dal potere non so che dirti: se n’è accorto chiunque non sia completamente organico al mainstream.
Ti pare normale che la Casa Bianca imponga a Meta cosa si deve poter dire sui social a proposito del Covid?
E questo lo ha dichiarato Zuckerberg, non un bieco complottista terrapiattista.
Se non capisci che, con la scusa della tutela delle minoranze, si va verso un mondo di censura violenta e che quello che sta accadendo ne è la reazione…
Poi vedremo come sarà la reazione. Se sarà scomposta, sgangherata, inutile, se imporrà un contro-conformismo altrettanto soffocante, se invece tempererà quet’ossessione censoria, si vedrà… Certo è che la reazione si sta manifestando e non era scontato, perché i fenomeni regressivi e in generale le tendenze storiche non sempre suscitano reazioni, anzi, di solito suscitano adesione.
“Allora,
la libertà di espressione non ha per condizione il contenuto di quello che si dice.
Altrimenti non è libertà di espressione.”
Allora,
la libertà di circolazione non ha per condizione il luogo in cui si circola. Altrimenti non è libertà di circolazione.
Per cui io posso entrare a casa d’altri scavalcando il davanzale e guai a chi mi dice qualcosa.
Ovviamente non è così, perché diritti e libertà vanno sempre bilanciati con altri diritti e libertà.
Ma infatti non esiste la libertà di circolazione.
Cioè esiste, ma con tutta una serie di limiti.
La libertà di espressione è tutt’altra cosa.
L’unico limite dovrebbe essere il rispetto della persona.
In nessuna società sana io sono libero di insultare un’altra persona o, peggio, attribuirle cose che non ha fatto. O anche divulgare cose reali su di lui, ma personali e contro la sua volontà.
Qui invece parliamo di opinioni. Opinioni sulla società, sul mondo, sulla vita, sulla politica, ecc.
Ti ripeto, perché allora il mondo contemporaneo respinge l’idea dell’Index Librorum Prohibitorum ispirato alla dottrina cattolica?
Anche lì vale esattamente la tua obiezione.
Io posso dire quello che voglio, ma non minare le basi spirituali e morali della società, diffondere false verità pericolose per le anime.
Così come non posso violare la proprietà altrui o introdurmi in zone militari o in archivi contenenti documenti secretati o riservati, ecc.
Ma la retorica contemporanea respinge con sdegno l’idea che possa esistere un’ideologia ufficiale, che sia di ispirazione religiosa o laica (sotto i regimi comunisti accadeva la stessa cosa, solo in modo più soffocante e pervasivo che sotto il Santo Uffizio) in base alla quale si decide cosa è lecito dire e cosa no.
Ma se si stabilisce che la libertà di espressione riguarda solo tutto ciò che è neutro rispetto alle ideologie e ai conformismi vigenti e quindi è pienamente legittima la censura marxista, cristiana (i protestanti come sai ci andavano anche pià pesanti, Serveto docet) o quant’altro, comprese quelle contemporanee (Cina, ma anche Russia putiniana…), si smonta all’origine la retorica della superiorità dell’Occidente libero, perché sia le altre epoche che il resto del mondo d’oggi sono altrettanto legittimati nei loro modelli.
Che è proprio la retorica che viene posta alla base della censura attuale.
Tutto il caso Bersani-Vannacci è la prova provata che si vuole il massimo rispetto da parte degli altri e la massima libertà per sé.
Questo che cavolo c’entra?
Allora te la ricordo il discorso di Bersani, che portò alla querela da parte del difensore della libertà di parola:
“Quando leggi quelle robe lì pensi: ‘Va bene dai, sciogliamo l’esercito, sciogliamo le istituzioni e facciamo un grandissimo bar’. Il Bar Italia. Dove puoi dare dell’invertito a un omosessuale, dove puoi dare della fattucchiera a una femminista, dove puoi dare del negro a un nero, dove puoi dire a un ebreo ‘ok la Shoah, ma non esageriamo’. Quel bar lì non sarebbe mai vuoto in Italia. Ma scusate, se in quel bar lì lui puoi dire tutte queste cose, è possibile dare del coglione a un generale? Se parlano da bar, dobbiamo parlare da bar anche noi”
Perché alla fine sono tutti bravi a pretendere di poter dire ciò che gli pare e poi querelare quando qualcuno anche solo ipotizza che si possa essere oggetto delle medesime libertà.
Beh, Bersano non l’ho querelato io e per una frase così non mi pare di vederci gli estremi.
Non ho capito: devo rispondere di quello che fa quel pirla di Vannacci?
Comunque mi sembra di essermi spiegato chiaramente.
L’unico limite che vedo alla libertà di parola è il rispetto degli individui.
Quelli con un nome e un cognome.
se questa sia stata una violazione di questo principio lo stabilirà il giudice e mi sembra una risposta ai miei argomenti completamente alla cazzo.
>>> La libertà di espressione è tutt’altra cosa.
no, è esattamente come tutte le libertà umane, una cosa con dei limiti
di difficilissima definizione e sempre in evoluzione e discussione
e pure con confini che variano in continuazione a seconda della situazione
sinceramente non capisco come tu faccia a non vedere una cosa così gigantesca e comune
L’ho già detto chiaramente.
Per me l’unico limite è il rispetto degli individui.
Non dei gruppi, che sono un’astrazione (Pino e Mauricius ci insegnano che le classi, le categorie non sono entità reali; io ho obiezioni filosofiche su questo, ma in ogni caso conveniamo tutti che i gruppi non sono persone).
Scusa ma non capisco: se dico che i negri sono più vicini alle scimmie che agli svedesi, sto offendendo una categoria – che è composta da circa un miliardo di individui
Potranno farmi il culo o no?
Io voto sì
Come ho detto più sotto, i negri non esistono.
Eiste un fenotipo empiricamente individuabile. Peccato però che poi esistano milioni di individui non catalogabili.
Solo una preghiera, Peucezio: non mettere insieme i benpensanti e i comunisti.
Alcuni dei primi, come me, non hanno ancora ceduto ai secondi.
Per il resto, mi pare evidente che i “blandi filtri” pensati da persone genericamente di sinistra finiscono per bloccare anche molte voci di destra che ritengono di avere pieno diritto di parola, a ragione.
Certo, senza filtri lasci mano libera anche ai pazzi furiosi e questo è davvero un problema.
Francè,
tu non sei bempensante, tu sei pazzo.
Ma un pazzo innocuo e anche simpatico.
pazzo? io? ho sempre pensato di essere una persona banale e, invecchiando, sempre più banale
ma fedele a me stesso, per cui il mio perbenismo non può e non vuole diventare quello “normale” in vigore oggi
ma non vorrei vivere senza perbenismo, è la mia bussola morale nella complicazione della vita
Ciao
È una bussola del cazzo.
veramente è non farmi guidare dal cazzo è uno dei motivi per avere quella bussola
😀
Fammi un esempio di voce di destra bloccata dai filtri di Twitter.
Il problema non è la destra.
Io non ho mai usato twitter: ho un account, ma è lì dormiente.
Ma non sono io, è la stessa pubblicistica anche apologetica della censura che insiste sull’importanza del fact checking, ecc.
E il fact checking è il principio per cui oggi posso dire che i russi si sono sabotati da soli il gasdotto northstream per andarsi in quel posto loro stessi e guai chi mi contesta, domani, di fronte all’evidenza o perché devo difendere altri interessi, dico l’opposto e guai di nuovo a chi mi contraddice.
Ora, non ho idea se su twitter si sia arrivati a censurare chi diceva che è un po’ strano che la Russia si tagli i coglioni da sola.
Ma, ripeto, sono gli stessi apologeti del twitter “controllato” che parlano di fake news e non solo di razzismo e simili.
Ora, la diffusione stessa di questo sintagma, guarda caso in inglese, è il segno chiaro del nuovo dogmatismo: che cazzo vuol dire “notizia falsa”? Chi ha la verità in tasca e a che titolo?
Gli storici sono giustamente legittimati a dubitare anche delle sentenze di III grado passate in giudicato e definitive.
Solo che prima il dogma era solo quello olocaustico: lì si sospendeva la ricerca storica e ogni dubbio era un crimine.
Bada, non sto dando credito alle teorie revisioniste, che m’interessano poco e trovo poco convincenti: il punto è il principio, cioè la storia imposta per legge.
Ora si è esteso a tutto.
Cioè ogni evento politico, bellico, di cronaca, ecc. ha un’unica verità e sollevare obiezioni non è un esercizio legittimo cui si risponde nel merito, ma un comportamento socialmente deviante, degno di stigma.
peucezio
“che cazzo vuol dire “notizia falsa”?”
ne abbiamo proprio in questi giorni un esempio.
una mamma mette in giro la voce che una maestra abusa dei bambini, la notizia si diffonde sui social, trenta invasati vanno a picchiare la maestra sulla base di una notizia falsa
https://www.agi.it/cronaca/news/2024-11-16/insegnante-sostegno-aggredita-a-scuola-da-trenta-genitori-28763938/
Il problema è che ci siano degli invasati che vadano a picchiare una maestra.
Poi se la maestra abbia abusato o no dei bambini si può accertare, ma non è un dogma.
Semmai, essendo coinvolta l’onorabilità di una persona, non le si deve attribuire in ogni caso una responsabilità del genere, ma questa è un’altra questione, riguarda il rispetto dell’individuo.
Ma se il punto è la “notizia falsa” ti ricordo che il sabotaggio del northstream come fatto da americani o ucraini è stata considerata “notizia falsa” fino a poche settimane fa.
E che qualsiasi obiezione sui protocolli di cura del covid (non parlo solo dei vaccini, ma anche del “paracetamolo e vigile attesa”) veniva liquidata come “notizia falsa” e come tale è stata in molti casi censurata.
E in questi casi non si tratta di diffamare una povera maestra, ma di tutelare un dogma di regime.
Capisci che secondo la logica tua, di Pino e di Mauricius (poi non so se lo pensiate veramente o se lo fate per il gusto di contraddirmi), negare l’autenticità dei Protocolli dei Savi di Sion sotto il Terzo Reich sarebbe sbagliato e la censura di chi lo fa legittima?
peucezio
“Capisci che secondo la logica tua, di Pino e di Mauricius (poi non so se lo pensiate veramente o se lo fate per il gusto di contraddirmi),”
non è che uno vuol darti contro è che nel mondo reale esistono notizie false, notizie dubbie e notizie vere, basandoci su fatti più o meno accertati e verificabili
per il tubone, il fatto è che è stato sabotato, e su questo immagino che possiamo essere d’accordo che è una notizia vera.
ci sono stati dei mandati di cattura in germania per quattro ucraini, e questo è un fatto, quindi una notizia.
poi se sono stati veramente loro ancora non lo sappiamo (quindi non notizia) e perché lo hanno fatto sono, ad oggi, ipotesi o opinioni più o meno plausibili e non notizie
mi sembra che tu parta dall’a priori che tutto quello che è “ufficiale” è di per se falso, e dunque ogni cosa contraria alla “verità ufficiale” sia di per sé “verità”, per il semplice fatto di essere controcorrente
no, non è così! esistono anche i fatti oltre alle ipotesi, le opinioni e la filosofia
Roberto,
sai che proprio non capisco come tu abbia frainteso tutto ciò che ho detto?
Eppure mi sono espresso in modo molto chiaro.
Io non trovo accettabile la CENSURA.
Poi è chiaro che esistono notizie vere o false.
Ma capisci che se qualsiasi dubbio circa l’efficacia o la sicurezza dei vaccini (la cito perché è uno degli esempi più lampanti, non perché sia una mia ossessione personale, perché, a differenza di tanta parte del mondo antisistema, per me non lo è) diventa censurabile si crea una cappa che preclude ogni possibile dibattito e ci va di mezzo non solo il tipo pazzoide che dice che i vaccini ti fanno crescere le banchie e la coda, ma anche lo scienziato serio (ed è successo).
Poi è chiaro che Nature non darà spazio al tipo delle branchie e la coda, che presumibilmente non ha titoli accademici.
E questaNON è censura.
Ma
1) Nature deve dare spazio anche a posizioni minoritarie, se scientificamente fondate;
2) il profilo facebook di Mario Rossi che fa il gommista NON è Nature e se Mario Rossi non offende nessuno deve poter scrivere quel cazzo che vuole, comprese scie chimiche e i cerchi nel grano.
ma nessuno di questi censurati è abbastanza furbo da dire “sono convinto che il NS sia stato sabotato dagli americani”
lo affermano tutti con sicumera come se lo sapessero davvero
e allora capisci che un problema di censura necessaria sorge, eccome
Ciao
peucezio
avrò frainteso la tua domanda “che cazzo è una notizia falsa”
ma ciò detto, che mario scriva su facebook quel che gli pare, mi sta benissimo, purché anche io possa scrivere che mario scrive boiate
però a me non sembra di vedere ste gran censure. ai tempi del covid di marii che scrivevano contro i vaccini, contro il green pass contro i lockdown ne avevi davvero a quintalate e tu che usi lo stesso social che uso io lo hai sicuramente visto
francamente non so, se riprendere il tuo esempio, se nature abbia censurato studi scientifici con posizioni minoritarie sui vaccini…direi che se qualcuno invoca questo complotto del silenzio dovrebbe provarlo
Roberto,
mi basta solo al chiusura del canale youtube di byoblu.
Cose oggi normali, cui ci siamo assuefatti, ma in realtà degne di un regime totalitario.
Ma non è un caso isolato (comunque di per sé enorme).
È una temperie, un sistema.
E oltretutto come vedi il giornalismo mainstream e la politica lo rivendicano.
Non dicono: “facebook deve censurare chi dice che Mario Rossi è un pezzo di merda o ha tradito la moglie” e nemmeno chi dice “i negri sono una razza inferiore”, che già comincio a capire di meno, perché i negri non esistono, come non esistono gli omosessuali, ma miliardi di persone, ognuna con una sessualità specifica e unica fatta di tante pulsioni diverse diversamente dosate e declinate.
Ma no, loro dicono: si devono censurare le notizie false.
Chi decide cosa è vero e cosa è falso e a quale titolo?
Nei regimi c’è il vero e il falso.
In democrazia non esistono verità precostituite.
@ peucezio
“nei regimi”
OAAP!!
Leggo solo adesso.
In effetti con questa faccenda dei fact-checker sui social siamo tornati a un vero e proprio Minculpop, solo che stavolta e’ a livello globale.
Dai missili Iraniani che sarebbero stati intercettati tutti ai Russi che si riducevano a combattere con le pale ai malati terminali di cancro dichiarati morti sospette da COVID ai metanodotti sottomarini sabotati da chi ci vendeva il proprio gas alla privacy invocata per mantenere segreti i contratti d’acquisto dei vaccini… e’ stata una gragnuola di fesserie fatte passare all’unisono su mass media e social per verità tanto indiscutibili da censurare, stercorizzare e esporre al pubblico ludibrio chiunque le contestasse.
Il che svuota dall’interno l’idea stessa di democrazia. Se l’opinione del cittadino non può formarsi dal libero confronto delle idee, come farà il cittadino a farsi liberamente una propria opinione e votare di conseguenza?
I terrapiattisti dicono fesserie? Lasciateli parlare: si sputtaneranno da soli.
Ciao!
Andrea Di Vita
Peucezio
sono contento che citi il caso byoblu, perché adesso grazie al regolamento sui servizi digitali byoblu avrebbe un diritto di reclamo contro la decisione del privato youube di cancellarlo
(articoli 20 e 21)
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32022R2065
(io ancora rosico perché FB m’ha cancellato un post sul mitico vinnie del negro, playmaker paisà della benetton treviso)
Roberto,
spero che lo facciano e se l’Ue fa delle cose buone, non ho nessun problema a riconoscerlo.
Resta fermo il principio per cui una società libera è meglio di una società basata sulla censura e sul pensiero unico.
sempre su “che cazzo vuol dire notizia falsa”
questa è un po’ più complicata: minzolini immagina “una manina” basandosi sulla totale, assoluta e manifesta incomprensione ed ignoranza del funzionamento della corte (non sa cosa sia una udienza di pronuncia ed una camera di consiglio, confonde le due cose e da appunto una notizia manifestamente falsa)
https://www.ilgiornale.it/news/politica/manina-corte-giustizia-2385292.html
Robbè,
puoi andare avanti all’infinito a citarmi notizie false.
Qui non stiamo parlando del discrimine fra giornalismo serio e giornalismo cialtrone e mistificatore.
Peraltro di cialtronismo e mistificazione la stampa accreditata ne propala a quintali.
Qui stiamo parlando di che cosa un privato deve poter scrivere sui social.
E se sia legittima la censura preventiva.
1) Se Peucezio su facebook scrive che c’è stata la “manina” scrive una cazzata, ma non si vede perché non debba poterlo fare, visto che è un quidam de populo. Semmai il problema è distinguere fonti accreditate dai quidam de populo: se un’informazione viene da un accounti di origine accademica, si può immaginare abbia una buona autorevolezza scientifica e allora uno sa che se legge Peucezio o Roberto possono sempre esprimere posizioni terrapiattiste (non è il nostro caso, ma per dire…), mentre un’università è meno probabile che lo faccia;
2) se Peucezio o Roberto offendono una persona capisco la censura preventiva, anche se è sempre insidiosa, perché un tribunale può stabilire fondatamente cosa è offesa e cosa no, per cui, se qualcuno mi offende su facebook, così come se mi offende al bar pubblicamente, io posso sempre querelarlo. La censura preventiva ha sempre il rischio dell’arbitrarietà: chi mi dice che un censore poi non censuri anche un’opinione o una frase che non offende nessuno: la piena discrezionalità, senza nessun vincolo esterno, fuori da ogni procedura, tribunale, garanzia, è sempre pericolosa e si espone ad arbitri. D’altronde capisco anche l’opportunità di stroncare sul nascere affermazioni diffamanti.
Lì direi che ci vorrebbe una sorta di possibilità di appello legale: mi hai censurato, non avevo detto nulla di offensivo o diffamatorio verso nessun individuo, ti denuncio, non solo ripubblichi il mio post, ma mi paghi anche i danni.
Comunque, circa le offese, ecc., si possono trovare soluzioni che salvino capra e cavolo.
Quello che è intollerabile è la censura di opinioni o affermazioni non offensive o diffamatorie verso qualcuno.
>>> Se Peucezio su facebook scrive che c’è stata la “manina” scrive una cazzata, ma non si vede perché non debba poterlo fare, visto che è un quidam de populo.
perchè la falsità che scrive (su un mass media) offende la magistratura e incita alla violenza (cazzo puoi fare, se i giudici sono corrotti, se non prendere le armi?). credo che la responsabilità personale valga per tutti i cittadini, non solo per una classe di “super-cittadini” degni di fiducia. al massimo quella è un’aggravante.
Peucezio:
“il punto è il principio, cioè la storia imposta per legge.”
Per legge (per decreto-legge, ritenendo che ce ne fosse una straordinaria necessità e urgenza) si è imposto che alcuni paesi di origine siano sicuri per i richiedenti asilo, e mal si tollera che questa valutazione possa essere riesaminata da un giudice.
Per legge (per decreto-legge, ritenendo che anche questo fosse un caso straordinario di necessità e d’urgenza) si è imposto che i documenti presentati nelle richieste di visto provenienti da tre paesi (due dei quali considerati, per legge, sicuri) siano inattendibili e debbano essere sottoposti a ulteriori verifiche, da parte dell’amministrazione e non di un giudice.
PINO!!!
Donald Trump fu bloccato da Twitter temporibus illis
te lo eri scordato?
🙂
E per quale dichiarazione?
credo tutte, considerato il livello delle cazzate che spara ogni volta che apre bocca
😉
Allora ti sei risposto da solo.
Allora, rispondo per l’ennesima volta a Peucezio su scuola e Sessantotto.
Gentile non ha inventato la “scuola di massa”, qualunque significato si dia a quest’espressione, e specialmente se le si dà un significato positivo.
La scuola di Gentile non era di massa manco per il cazzo, era pensata (neanche per caso, come segno dei tempi: no, proprio volutamente) come l’apoteosi del classismo, o per meglio dire del classismo nascosto sotto la pietosa foglia di fico dell’elitarismo.
L’enfasi era tutta sul percorso umanistico ginnasiale/liceale, strettamente nozionistico, e come tale riservato a chi disponesse del dizionario di greco del fratello, dello zio avvocato che ricordava ancora il latino, e nel caso di asini, dell’indispensabile precettore privato.
Che il singolo figlio di operai o contadini o (forse, peggio ancora!) di piccolo borghesi riuscisse nell’intento di districarsi tra la lettura integrale di Dante e l’ottativo greco, magari mentre dava una mano in bottega, era per così dire “un bug di sistema”, un evento né previsto né voluto.
Non ostacolato, neppure, a livello ufficiale, che prevedeva le solite borse di studio riservate a pochissimi meritevoli; ma sicuramente non favorito dalle circostanze reali.
Rispetto alla scuola di dieci anni prima, quella gentiliana prevedeva per esempio l’ora di religione, in omaggio ai Patti lateranensi.
Prevedeva inoltre il liceo scientifico (ripeto, all’inizio pochissimi, meno ancora dei licei classici che comunque di solito erano 1 per provincia…), e il liceo femminile (perchè si sa, le donne non possono studiare le stesse materie dei maschi…), e l’istituto tecnico, per quei pochi figli di operai che riuscissero ad andare oltre la scuola dell’obbligo (e mica potevano sognarsi di andare all’università!)
Comunque la si voglia girare, non mio pare proprio il ritratto di un’istruzione che prepari all’innovazione tecnica o scientifica, che ripeto, probabilmente è avvenuta in Italia nonostante la scuola o perlomeno nella quasi reciproca indifferenza dei mondi scolastico/accademico e tecnico/industriale.
Ora, tutti sono buoni a criticare Don Milani adesso, mettendogli a volte in bocca tesi non sue, ma bisogna ricordare a chi insegnava e quando…
mettiamo un po’ le cose in prospettiva.
Sì, la scuola di Gentile era nozionistica e classista e autoritaria, e il mondo accademico e politico italiano se ne è accorto prima e indipendentemente dal Sessantotto.
Il quale Sessantotto ha avuto indubbiamente il merito di mettere in discussione il classismo e l’autoritarismo delle istituzioni.
Sì, ha prodotto una generazione (anche se il numero mi sembra assai mitizzato e gonfiato) di laureati con esami da 18 politico;
mentre la scuola e l’università di prima hanno prodotto diverse generazioni di laureati con esami “mi saluti tanto il suo caro padre”, per niente più preparati dei sessantottini, ma in compenso più tronfi e arroganti.
E il Sessantotto, di nuovo, è figlio di quello francese, che è figlio della Berkeley Renaissance americana, e aveva certamente tra i suoi scopi quello di mettere in discussione il conformismo e l’adeguamento automatico a “verità” ricevute dall’alto.
Pino,
su Gentile non mi è chiaro se tu ti riferisci agli intenti ufficiali, cioè alla concezione esplicita di società e di rapporti tra classi che lo ispirava e che esprimeva o a uno stato di fatto.
Ma in generale mi pare che tu fotografi un dato fisiologico, ancora del tutto attuale: in teoria tutti vorremmo che tutti avessero le stesse oppportunità e scegliessero un tipo di percorso formativo in base alle loro inclinazioni e talenti, in pratica i figli dei poveri fanno la scuola tecnica, quelli dei ricchi il classico.
Mi pare una cosa trasversale alle epoche, che andrebbe sradicata, ma che non c’entra nulla con Gentile, il ’68 e via discorrendo: è la disuguaglianza di fatto malgrado gli intenti più o meno velleitari di fondare una società egualitaria o quantomeno con pari opportunità per tutti.
Circa il ’68 che ha messo in discussione il classismo, non vedo concretamente in che senso e soprattutto dov’è che avrebbe messo in discussione il conformismo e l’adeguamento a verità ricevute dall’alto.
Semmai ha messo in discussione il principio di autorità intesa come trasmissione verticale e intergenerazionale del sapere, cioè il banale principio per cui chi ne sa di più insegna a chi ne sa di meno e non il contrario.
Che non è autoritarismo, è logica: chi sa insegna a chi non sa.
Il risultato è quello che vediamo oggi: da una parte il VERO conformismo e l’adeguamento automatico a verità ricevute dall’alto (il pensiero mainstream, regredito in senso autoritario e acritico), dall’alto il terrapiattismo, l’ignorante che vuole spiegare la fisica ad Einstein e tutto il resto.
Perché dove viene meno il principio di autorità, si apre lo spazio all’autoritarismo acritico e arbitrario da una parte e all’anarchia e all’insipienza dall’altra.
No, l’ispirazione di Gentile era espressamente “elitaria “, come la riforma del ’62, quella che ha istituito le Medie inferiori, espressamente anti-classista.
Sugli intenti del Sessantotto, pare che li sappiano tutti tranne te…
Diverso il discorso se abbiano raggiunto l’obiettivo, o no, o se lo abbiano tradito o frainteso.
No, è che siete rimasti voi e altri nostalgici fuori tempo massimo a difendere il movimento più sbugiardato della storia.
Non è che lo hanno tradito o frainteso, è che non l’hanno mai avuto.
Così come tutti quegli studentelli marxisti col culo al caldo che cianciavano ossessivamente di rivoluzione coi soldi del babbo professionista non avrebbero resistito un mese sotto un regime marxista.
Esprimevano solo l’arroganza del loro ruolo sociale. Andava di moda fra i ricchi essere comunisti e loro lo facevano, disprezzando i poveri veri e sparando contro la polizia, cioè i proletari.
Sarebbe interessante se tu rivolgessi le stesse critiche alla generazione dei loro padri, che disprezzavano i poveri con altri paraventi ideologici.
Se non lo fai, la tua resta una pura presa di posizione: non ti piacciono i comunisti e fai il tifo per i reazionari.
I loro padri erano i poveri diventati ricchi per la prima volta dopo secoli. Per merito loro.
Ti dirò che in fondo l’aspetto ideologico m’interessa poco.
Infatti rispetto, nel dissenso, i comunisti presessantotteschi, i vecchi operai di una volta, alla Peppone.
Peppone è un personaggio inventato, da uno scrittore di destra, e di una bonomia un po’ oleografica, ma c’era un mondo molto serio e rispettabile così.
Semmai le mie sono avversioni antropologiche, sociologiche, non politiche in senso classico:
un dirigente comunista degli anni ’60 era infinitamente migliore della Meloni.
La mia impressione è che tu, come anche Mauricius e Roberto, abbiate una visione, scusami se te lo dico, un po’ ingenua e mitizzata del ’68, e, oserei dire, stereotipata, quasi da film di Franco e Ciccio:
i sessantottini un po’ ingenui ma animati da un autentico e generoso intento di libertà dal conformismo e dall’oppressione, ecc.
Il fatto che fossero praticamente tutti borghesi e che tuonassero ossessivamente contro la borghesia fa capire l’essenza mistificatoria e automistificatoria di quelle persone.
Al contrario: io non faccio altro che parlarti di possibili errori e contraddizioni del Sessantotto, e tu ne dai una visione stereotipata con i sessantottini cattivi distruttori dell’ordine per il loro tornaconto.
Io cerco di coglierne l’essenza.
Tu la consideri un accidente e pensi che l’essenza fossero le loro idealità esibite.
Se proprio ci credi, buon per te, non so che dirti…
Io giudico dai risultati.
Pino
hai mica letto Il mondo nuovo di Huxley? affronta in modo radicale e interessante in problema che a te piace ignorare, parlando di scuola
e grazie per il peana a Gentile da te steso con dovizia di particolari: un piccola spinta ai licei scientifici e il sistema sarebbe stato perfetto
Un libro del ’32, scritto in un paese ultraclassista, fa un’analisi dell’anticlassismo sessantottino? E’ una teoria affascinante e coraggiosa da formulare: sarà per questo che non ci ho visto niente del genere leggendolo.
ma quando mai crescerai? c’è speranza?
il libro, come ben sai, immagina una società in cui la classe sociale è decisa dal sistema al momento della fabbricazione del feto e la soddisfazione per l’appartenenza è inculcata fin dalla gestazione artificiale
come risultato, la società e gli individui sono felici
il 68 non è mai neppure arrivato a sfiorare un simile livello di elaborazione, ha solo rantolato odio contro i borghesi e sprangato i dissenzienti
Mi pare di capire che questa è la società ideale anche per te: zero mobilità sociale, e ognuno “deve” essere felice del ruolo deciso alla nascita non si sa da chi…
No, sto solo indagando a cosa pensate voi per cui la mobilità sociale è un valore importantissimo.
E sono serio: l’immagine di una società in cui tutti salgono socialmente è idiota, non riesco a capire cosa sarebbe bene per voi.
Una seria meritocrazia? ci sono anche io.
Come la si realizza davvero? io non lo so.
Professori rigidi che NON si inchinano ai potenti? ottimo ma è solo una parte e, imho, più ideologica che importante, del problema.
“Una seria meritocrazia? ci sono anche io”
Come formulare un pensiero di destra: prendi una parola vuota (nel caso, “meritocrazia”) aggiungici un aggettivo che sembra volerla rafforzare (nel caso, “seria”) e afferma di volerla.
Concordo con Mauricius.
La mobilità sociale è un valore importantissimo perché se c’è vuol dire che viviamo in una vera democrazia e c’è vera libertà;
altrimenti si tratta di parole vuote.
Ovviamente non tutti possono salire ai vertici;
è importante (è anche utile per la società) che ci salgano i meritevoli, e non i figli dei ricchi.
Ma è abbastanza chiaro che per te “eh, ma tanto i ricchi saranno sempre privilegiati, per cui vale la pena non fare nulla e lasciare che siano privilegiati…”
Come nel caso degli USA, sei il miglior esempio del cane di Mustafà, che ogni tanto ci ricorda Moi.
“La mobilità sociale è un valore importantissimo perché se c’è vuol dire che viviamo in una vera democrazia e c’è vera libertà;”—
Ma soprattutto, la mobilità sociale (come del resto la crescita economica o la resistenza dell’ambiente naturale) NON PUO’ andare sempre e solo verso il miglioramento.
Se esiste un meccanismo sul tipo di quello che una volta veniva chiamato “ascensore sociale”, vuol dire che da qualche altra parte della stessa società esiste anche il “discensore” sociale, perché appunto in un ambiente con risorse finite, la crescita non può essere indefinita per tutti.
Per ogni caso di persona che, a seguito di studi serissimi e scrupolosi e utilizzo adeguato delle proprie capacità, va a stare economicamente e socialmente meglio di come stavano i suoi genitori alla sua stessa età.. ce ne può essere qualcun’altra che invece va a stare peggio.
Siete proprio dei Boome dentro 😀😃😄😁😆 … ancora la menate con le classi sociali ! Siamo nel 2024 : ci si divide in genders e fasce di età … e un evergreen terroni vs polentoni, aggiornato Kalergicamemte 😁 su Scala Planetaria.
Pan,
” in un ambiente con risorse finite, la crescita non può essere indefinita per tutti.”
Questo è un assunto che contesto alla base, perché se un uomo del mondo preindustriale avesse ragionato così ne avrebbe concluso che siccome i pascoli non sono illimitati, gli animali neanche possono esserlo e in un sistema basato sulla trazione animale non si sarebbe mai potuti arrivare al regime di vita di oggi.
C’è la tecnologia a inficiare il principio delle risorse limitate:
le risorse NON sono limitate.
mi compiaccio dell’acuta osservazione della professoressa Paniscus!
mentre rigetto con disprezzo le vostre vuote contumelie
faccio una generosa proposta: una società con meno rendite e garanzie, molti meno notai e avvocati e atti da stilare, in cui sia molto più difficile garantire al figlio pirla un posto “in alto” perchè quei posti sono contendibili da gente di talento
mentre sarei quasi curioso di capire cosa piacerebbe a MT, visto che per lui “merito” è una parola vuota (credo ci sia un girone dell’inferno per chi lo dice) (e uno sotto per chi lo pensa davvero)
Tutte le parole che non sono in grado di definire per me sono vuote. A meno che tu non riesca a fornirmene una definizione.
>>> Ovviamente non tutti possono salire ai vertici; è importante (è anche utile per la società) che ci salgano i meritevoli, e non i figli dei ricchi.
Ecco, vedi che qualcuno ci è venuto in aiuto? questa definizione è perfetta.
Cioè Francesco secondo te una scuola avulsa dalla realtà e pensata per escludere i figli della classe media, per non parlare dei poveri, era una bella cosa.
Forse, dico forse, qualche volta dovresti mettere da parte lo spirito di partigianeria politica e provare a ragionare con la tua testa..
Pino
se è avulsa dalla realtà come fa a essere pensata per escludere i figli dei poveri? sarebbe molto ben centrata sulla realtà, nel secondo caso!
1) avulsa dalla realtà nella misura in cui formava uomini capaci di pensare prima che impiegabili dalle aziende.
2) siccome la società esclude dai posti di élite sempre e ovunque tutti tranne pochi eletti, mi va benissimo il sistema massimamente meritocratico per attribuire quei posti ma gli altri vadano nei numerosissimi altri posti necessari al funzionamento della società. a questo scopo, mi pare la scuola di Gentile funzionasse meglio di quella odierna.
Ciao
@ Francesco
“nella misura in cui formava uomini capaci di pensare prima che impiegabili dalle aziende.”
Davvero?
Io sono nato nel 1960.
Sono andato in prima elementare a cinque anni.
La grande maggioranza dei miei insegnanti – alcuni dei quali, lo riconosco volentieri, notevoli (ma una rondine non fa primavera) – si sono formati ben prima del Sessantotto.
Bene: se ho imparato a pensare con la mia testa NON lo devo certamente alla scuola.
In compenso, devo alla scuola elementare un’immensa quantità di cornicette disegnate in fondo alla pagina, un significativo numero di filastrocche mandate a memoria, moltissime macchie di inchiostro sui quaderni con annessi pianti disperati e frettolosi rifacimenti di compiti in bella, una calzatura per piede sinistro di taglia 56 da me fabbricata in estenuanti lezioni di Applicazioni Tecniche, un’illustre collezione di memorabilia storici e geografici tipo ‘Cornelia madre dei Gracchi questi sono i miei gioielli’, l’intero poemetto ‘Romagna’ del Pascoli (200 versi) mandato a memoria nel corso di un intero anno scolastico, 440 esametri di Lucrezio portati alla maturità completi di etimologie e vaghissime e imprecise nozioni di scienze naturali (ancora al liceo ero convinto che i papaveri fossero piante nane come nella canzone della Nilla Pizzi e che l’upupa fosse un uccello che si nutre di cadaveri, dato che Montale lo definisce ‘lugubre’: tesi quest’ultima confermata ancora qualche anno fa dall’insegnante di lettere di mia figlia, e che una rapida scòrsa a Wikipedia basta a confutare).
Grazie al meritorio lavoro di pochissimi docenti alle elementari e alle medie ho comunque acquisito una salda conoscenza della grammatica Italiana, una buona conoscenza di storia e geografia, ho potuto sviluppare la mia personale passione per l’algebra e – incredibilmente – una buona conoscenza del Francese.
E’ solo al liceo che ho cominciato davvero a carburare intellettualmente.
Ma anche al liceo la prima lezione che si impara – sempre – è:
“non contraddire il professore. Ripetigli quello che vuole sentirsi dire con parole tue ed eviterai di mettertelo contro”.
La seconda lezione è:
“studia come un matto i primi due mesi dell’anno e fatti interrogare subito il più possibile. Se avrai successo allora, potrai campare tranquillo”.
Il logico corollario della seconda lezione è: “il primo giorno di scuola scegli sempre il primo banco, quello davanti alla cattedra. Il prof guarderà sempre dietro, e dopo un po’ potrai fare quello che vuoi senza che manco se ne accorga”.
E soprattutto la terza lezione, il principio base del ‘barocco liceale’ in cui sono scritti sempre i temi coi voti migliori:
“Data una frase, aggiungere a ogni parola un aggettivo, ogni verbo un avverbio. Ottenuta la nuova frase, iterare a piacere.”
Lezioni utilissime anche nella vita, peraltro.
Ma decisamente un po’ poco per dire che la scuola che ho frequentato ‘formava uomini capaci di pensare’.
Al contrario: visto col senno di poi, mi accorgo che promuoveva un conformismo estremo.
Ciao!
Andrea Di Vita
errata corrige: al posto di ‘scuola elementare’ si legga semplicemente ‘scuola’
“il primo giorno di scuola scegli sempre il primo banco, quello davanti alla cattedra. Il prof guarderà sempre dietro, e dopo un po’ potrai fare quello che vuoi senza che manco se ne accorga”
Prima fila laterale. Fidatevi.
@ Mauricius Tarvisii
“prima fila laterale”
Anche.
Domanda: ai tempi della scuola pre-Sessantotto era prassi durante i compiti… pardon, le verifiche in classe buttare per terra dello zucchero per sentirlo scricchiolare quando il/la prof ti arrivava alle spalle mentre gironzolava in mezzo ai banchi per prevenire le copiature.
Sai se si usa ancora?
Ciao!
Andera Di Vita
Ai miei tempi non ne avevo mai sentito parlare.
Io sono nato nel 1968.
Ho fatto tutta la mia carriera scolastica nella Bergamasca, elementari e medie in un paesotto, liceo a Bergamo.
Ho incontrato professori mediocri e professori eccellenti. L’unica volta in cui ho detto al professore quello che voleva sentirsi dire è stato uno dei pochissimi temi in cui ho avuto la sufficienza, una porcheria sul significato politico dell’uso del volgare per scrivere la Commedia.
Sarà che Bergamo era un’isola di luce e splendore come la prima Numenor, non so cosa dirvi.
Tu hai fatto una scuola normalissima e hai delle esperienze normalissime, nonostante tu vivessi a Bergamo.
credo anche io
è Andrea che ricorda male e/o è stato molto sfigato e/o inventa per biechi motivi ideologici
😉
Minchia che palle discutere con chi non vuol sentire.
Ripeto: era una scuola pensata VOLUTAMENTE per escludere, e NON con un criterio meritocratico.
Semplicemente favoriva chi per contesto famigliare aveva familiarità con determinate materie, o per contesto economico poteva permettersi di pagare ore di precettori privati.
Le materie erano insegnate in modo nozionistico e l’idea che lo studio potesse avere una qualche utilità completamente avversata: roba da bottegai.
Che imparare a memoria le eccezioni alle terza declinazione (che per inciso non esistono, ma era il modo più assurdo per insegnarle e QUINDI quello preferito) o la favoletta di Muzio Scevola avesse di per sé qualche importanza o valore, te lo sogni tu.
@ PinoMamet
“roba da bottegai”
Esattamente. 🙂
Ciao!
Andrea Di Vita
Ma non era una delle poche cose positive per cui lottare contro Berlusconi? a volte voi rossi non vi capisco.
Vedi Pino, quello che veramente mi manca della scuola, che non ho appreso, sono un sacco di nozioni e l’uso della memoria. Tutta roba che mi conduce a ragionamenti fallaci e mi espone a figure barbine.
Tutta roba che dopo la scuola non sono mai riuscito a recuperare.
Quello che non mi pare la scuola abbia mai fatto è quello che mi pare di capire sia “superare il classismo” per te. Che nel mio vocabolario sta tra “miracoli” e “vaste programme”.
Ciao
“l’uso della memoria”
Ma questo che vuol dire?
che non ho studiato più di due poesia a memoria e da allora la mia memoria fa schifissimo
non ho imparato quella fatica allora e mai più
Non imparare poesie a memoria non produce danni neurologici: al massimo hai una mnemotecnica poco efficiente.
Tra l’altro non è detto che tutte le mnemotecniche siano efficienti per tutti e per tutto e imparare una poesia, che ha un ritmo e magari una rima, è molto diverso rispetto ad imparare i capoluoghi della Sicilia in ordine geografico davanti ad una cartina (o in ordine alfabetico, come li hanno fatti imparare a me!).
premesso che non ho imparato proprio un tubo a memoria (certo, una volta poteva snocciolarti tutte le rose di tutte le squadre di A1 di basket, spesso con le statistiche principali)
imparare poesie a memoria ha un valore in sè, non come tecnica!
non farlo produce danno neurologici ma anche culturali e sociali: quelle poesie a tutti note erano un legame comunitario
ciao
Invece volevo porre un’altra questione, collegata indirettamente a quelle trattate finora.
Mi chiedo sempre che senso ha oggi dichiararsi di sinistra.
In sostanza, caduto il Muro, i comunisti potevano reagire in due modi entrambi dignitosi:
1) abbiamo sbagliato tutto, ci cospargiamo il capo di cenere e ci vestiamo di umiltà e discrezione;
2) ce ne strafreghiamo di chi ha vinto, perché abbiamo ragione, crediamo in un ideale di giustizia sociale che resta valido indipendentemente dal suo successo nella storia, anzi, a maggior ragione va difeso, visto che si sta smarrendo nel mondo.
Invece la quasi totalità della gente di sinistra e degli allora comunisti (o ex da pochissimo) ha scelto proprio la strada peggiore:
3) ci ricicliamo come liberal-capitalisti, ma con la stessa arroganza e vis polemica che avevamo da comunisti e anzi, ci mettiamo a capo del nuovo verbo e reagiamo con insofferenza e sufficienza contro chiunque lo metta in discussione – o metta in discussione la nostra egemonia e legittimità – rivolgendogli la stessa aggressività che avevamo contro i “padroni” e i “capitalisti” ai tempi.
Ed egemoni lo sono diventati davvero: siamo in una società guidata (non solo a livello di vertici politici, ma soprattutto di tutti gli altri ambiti) da eredi dei comunisti che impongono con arroganza un modello economico e sociale di tipo capitalista predatorio.
Questo è il vero problema della contemporaneità.
E siccome i comunisti negli anni ’70 mediamente erano più colti degli altri (pur con mille eccezioni), oggi abbiamo non più un ceto colto (la cultura è capacità critica), ma un ceto istruito che ha cambiato di segno, solo che siccome gli altri sono mediamente più ignoranti, non è più incalzato da un pensiero dissidente culturalmente attrezzato.
E il risultato è il populismo, cioè il fatto che le ragioni del riscatto dei ceti subalterni sono difese dalla parte meno attrezzata della società, che ha ragione nella sostanza, ma rischia di non essere abbastanza scaltra e smaliziata per difendere le sue ragioni.
Il che sarebbe anche nella natura delle cose: i più poveri sono meno istruiti e quindi la rivoluzione dei poveri è una rivoluzione di ignoranti contro gli istruiti (che, ripeto, non sono colti: la cultura è tutt’altra cosa).
Ma il problema è che se vuoi arrivare al potere e portare alla ribalta il ceto che difendi, devi acquisire anche certe competenze ed è quello che ben comprese Gramsci.
E questa è la debolezza e il rischio del populismo:
una grande opportunità di ribaltare non solo un sistema sociale ed economico, ma anche un paradigma culturale. Ma il rischio, d’altra parte, di essere inadeguati a farlo.
Per questo l’auspicio è che questo movimento per attrazione sviluppi anche una classe di intellettuali e tecnici dotati di competenze e di pensiero critico, che, senza rinnegarli o snaturarli, diano una forma più strutturata al sentire e ai valori del bovaro del Winsconsin o del fruttivendolo di Milano o di Napoli.
dimentichi Marx: i bovari e i fruttivendoli per realizzare una rivoluzione che non sia una sterile jacquerie devono stare dalla parte giusta della storia
ora, abbiamo motivo di pensare che lo sviluppo delle forze produttive vada nella direzione di bovari, fruttivendoli e lettori di Kelebek?
mah!
Francesco,
troppo presto per dirlo.
Comunque l’obiezione è pertinente.
@ peucezio
“populismo”
Concordo quasi su tutto.
Però tu descrivi la situazione Italiana.
Negli altri vassalli degli USA e negli USA stessi, il Comunismo aveva smesso da un pezzo di essere considerato un’alternativa praticabile – e proprio questo ha fatto sì che la critica alla società, quando c’era, fosse molto più radicale che da noi (Chomsky, Sanders, Corbin. Mélénchon, Wagernecht, Izquierda Unida…), anche se assolutamente minoritaria.
Inoltre in Italia il trasformismo di tanti ex-Comunisti, anche e soprattutto fuori dalla politica attiva, è stato talmente maldestro e palese da spalancare le porte a Grillini e alle destre ora al governo.
(Un solo esempio: vent’anni fa Corriere della Sera e Repubblica avevano lo stesso numero di lettori. Oggi Repubblica ha metà dei lettori del Corriere, nonostante che il Corriere stesso abbia perso il 50% del suo pubblico).
Grillini e destre però più che danni non è che siano capaci di fare, per i motivi che hai correttamente indicato.
C’è una situazione non molto dissimile da quella pre-1914. Sembra che la prospettiva più realistica, oggi che sappiamo che la Storia è lungi dall’essere finita, includa un qualche futuro scossone violento che metta a tal punto in discussione quel ‘senso comune’ della maggioranza silenziosa da decenni a favore del TINA da aprire la possibilità a qualcosa di radicalmente altro.
Ignoro cosa potrebbe essere tale scossone: una guerra perduta, una catastrofe ecologica…
L’unica, allora, è farsi trovare pronti.
Ciao!
Andrea Di Vita
Andrea,
secondo me hai molto poco il senso del tempo, soprattutto quello storico
il comunismo in Germania è mica morto, come prospettiva politica razionale, con la svolta di Bad Godesberg nel 1959? cosa c’entra oggi la 5 Stelle Wagernacht?
idem per tutte le altre figure che hai citato
https://www.open.online/2024/11/18/rita-dalla-chiesa-contro-emilia-romagna-voto-sinistra-alluvione/
La frase shock di Rita Dalla Chiesa sulla vittoria del centrosinistra in Emilia-Romagna: «Se lo ricorderanno alla prossima alluvione»
A volte le mele rotolano molto lontano dagli alberi …
>>> No, il ’68 criticava questa roba. E dove ha vinto la roba che allora veniva criticata, ecco che abbiamo lo studio mnemonico delle didascalie del libro di storia.
Questo mi pare sia un buona esempio di verità. Dove l’ideologia del 68 ha perso, le scuole sono abbastanza serie da far studiare gli studenti. E questo implica anche l’uso della memoria.
Dove ha vinto, lo svacco continua da allora.
La memoria è una risorsa molto limitata, perché richiede tempo di memorizzazione e ripetizione (i meccanismi innati del nostro cervello sono più intelligenti di molte persone: tendono a non sprecare risorse per informazioni apparentemente del tutto inutili e inutilizzate), per cui bisogna destinarla bene, cioè per memorizzare le cose che veramente servono a capire ciò che si sta studiando. Questo è proprio metodo di studio, una cosa che la scuola dovrebbe darti: se la scuola ti insegna il metodo sbagliato, allora ha fallito in un compito.
Per cui io sono favorevolissimo a far imparare i capoluoghi (se non sai che Novara è in Piemonte, quando sentirai nominare Novara non avrai nemmeno idea di cosa si stia parlando), mentre imparare dove è stata scattata la foto di corredo del libro di storia… mah…
Ho adorato, in senso quasi peccaminoso per un cattolico, la mia professoressa di Storia.
Che all’epoca mi pareva avesse più anni di Gandalf ma sospetto fosse già oltre i sessanta. Beh, non ha mai fatto nulla di simile, anche troppo: se non sai in che anno Colombo è arrivato nelle Antille, non capisci un sacco di roba.
Davvero, non riesco a considerare quello che dici come un caso significativo. Come non ritengo la mia prof che mi ha fatto studiare Eco invece di Dante altro che una botta di sfiga.
La tua insegnante di storia ti ha fatto credere che fosse un particolare sforzo mnemonico ricordarti del 1492?
Io credo comunque che ti siano state impartite più nozioni su Tullio Ostilio che sulla Lega Latina. O credo male?
Come già detto, la gente ricorda ciò che interessa: confrontare quanti adolescenti conoscono a menadito i 7 (!) Re di Roma e quanti almeno 20 personaggi di Dragonball o One Piece, o almeno 33 calciatori titolari di 3 squadre calcistiche di serie A …
molto male ma la mia arguta e scocciata risposta è andata persa per sempre nelle nebbie del tempo e dell’internet
Tra l’altro la smentita clamorosa del fatto che il ’68 avrebbe fatto evolvere l’isegnamento da un approccio più mnemonico a uno più moderno e orientato alla sostanza dei fenomeni (su tutto ciò bisognerebbe tentare un’analisi seria, ma prendiamo per buona questa grossolana dicotomia) sta nel fatto che per realizzare una cosa del genere ci vogliono generazioni, ci vuole tutta un’evoluzione degli studi, non è una cosa che s’improvvisa sull’onda di una protesta.
Cioè non è che se io protesto, magicamente si trova disponibile, già bell’e formata, una nuova classe di studiosi, accademici e insegnanti in grado di fare un simile salto metodologico. Anche perché alle proteste in genere si reagisce in modo concreto, con decisioni politiche contingenti, che poi possono diventare strutturali, ma che certo chi deve decidere non ha gli strumenti per orientare quanto al merito dei contenuti.
Cioè il ministero non può più di tanto entrare nel merito di indirizzi metodologici, ma può imporre il 18 politico, la manica larga, la scuola e l’università che promuovono a ogni costo, ecc. Che era ciò che volevano i sessantottini, al di là delle idealizzazioni fuori tempo massimo.
E la riprova di ciò che dico sta nel fatto che tale salto era già stato compiuto da tempo, ma le innovazioni non arrivano subito capillarmente dappertutto.
Ho preso l’esempio della storia, perché lo conosco un po’ di più.
Io ho studiato una storia molto poco evenemenziale e molto moderna, basata sull’evoluzione delle strutture economiche, sociali e giuridiche.
Tranne in quella parentesi in cui ho accennato più su.
Ma io ho fatto il Berchet a Milano. Se fossi andato a un liceo classico di un paese della Calabria, con tutto il rispetto per i calabresi, forse sarei incappato in qualche vecchio arnese che ci avrebbe ammannito valanghe di date, nomi e aneddoti, senza farci capire davvero cose fossero gli imperi idraulici, il modello feudale, ecc. ecc.
Ma queste elaborazioni (la storia per strutture e non per aneddoti) sono molto precedenti al ’68 e non hanno nulla a che fare col ’68.
Di nuovo: ma infatti il ’68 ce lo hai messo dentro tu…
No, però mettiamoci d’accordo una buona volta.
Io ho detto:
mi diverto a vedere che in Occidente c’è il rischio di trovarci una classe dirigente di terrapiattisti (ovviamente non è così, ma per semplificare) perché questa è l’onda lunga del ’68, cioè dell’aver buttato alle ortiche lo studio serio, non permissivista, in nome della scuola che promuove tutti e dell’università che laurea tutti.
Voi dite: no, non è vero ! Il Sessantotto ha liquidato la vecchia scuola e università nozionistica e retorica che t’insegnava la poesiola edificante dell”800 a memoria. O addirittura che era una scuola classista, aristocratica, elitaria.
E io vi ho detto che in quest’evoluzione il ’68 non c’entra nulla e che è fisiologica e avvenuta molto prima, tanto che le generazioni formatesi con la scuola presessantottesca avevano solidi strumenti critici e si vede nella temperie politica e intellettuale della I Repubblica.
E che, quanto al classismo, anche oggi il classico lo fanno i figli dei benestanti e le scuole tecniche i cozzali.
Quindi resta valido il mio assunto, che il ’68 ha degradato gli strumenti critici e cognitivi delle generazioni formatesi da lì in poi e che oggi, questi ceti dirigenti squalificatisi per la loro insipienza, vengono scavalcati dagli ignoranti veri, dai poco scolarizzati, dal populismo, cioè da tutto quel mondo che non è stato rovinato dalla scuola perché ne ha fatta troppo poca, ma ha mantenuto almeno un minimo di ancoramento ai bisogni pratici della vita.
Non ricordo in quale antologia distopica sci/fi lessi che in una italietta liberal borghese da realismo magico crociano latinorum la pauperizzazione inflazionata dei titoli di studio dal ’68 in poi fece si che quei rari Precossi e Garoffi virgulti del ceto pezzaculare “Caterina va in città” che, riuscendo miracolosamemente alla Martin Eden negli studi Behind enemy lines, accedevano obtorto collo per meritocratica (s)degnanza al piano nobile adesso ne sarebbero stati così esclusi a priori.
Coprendo questa falla di sistema.
Ciò poiché i broccoli Bottini e Derossi pupilli delfinati della classe mandarina pizzicagnola col classico di lessico familiare ginzburghiano e la seguente obbligata laurea in giurisprudenza cosmetica di default disertando gli oramai inutilificati atenei pubblici da lasciarsi come pascolo-posteggio all’indifferenziata mandria contentata di un vanificato titolo (pure mio cugino c’ha il minimo di due triennali) venissero transumati dai padri nobili da salotto buddenbrock e impero biedermeier coi centrini di sottochincaglieria ricamati dalla nonna shizofrenica tarata ninfomane Hedda Gabler dei Parioli
…
venissero, dicevo, nottetempo transumati in esclusivi e oscuri istituti poco menzionati ove automaticamente sarebbero stati poscia smistati nelle trasmissioni di retaggio ereditario familiare senza il rischio precedente che qualche outsider di merito e miracolo – sia mai! – ne infiltrasse il posto loro da ben nato come prima poteva, esecrabilmente, a volte anche succedere🙄
Cioè, in estrema sintesi,
io ho criticato il ’68,
voi lo avete, legittimamente, difeso (ma nessuno vi obbligava),
io ho controreplicato a tale difesa e ora mi dici che il ’68 non c’entra?
Allora bastava non difenderlo.
Poi certo che l’ho tirato fuori io dall’inizio: questo non è in questione.
Allora, in sintesi:
tu hai fatto una serie di accuse al ’68, tra cui quella di aver rovinato o abbassato il livello di istruzione in Italia.
Ti ho risposto che la principale riforma della scuola in Italia è precedente al ’68.
Inoltre io, e credo tutto il mondo tranne te e Francesco, ricordiamo che la scuola di Gentile era (e in effetti lo era e non c’è molto da discutere a riguardo come non c’è da discutere sul colore del cielo o sul fatto che l’acqua sia bagnata…) classista e nozionista.
Lo era perché era stata espressamente voluta così da Gentile per cui tu e Francesco siete liberi di evocarne il fantasma e spiegargli che si sbaglia:
” «Gli studi secondari sono di lor natura aristocratici, nell’ottimo senso della parola: studi di pochi, dei migliori […]; perché preparano agli studi disinteressati scientifici; i quali non possono spettare se non a quei pochi, cui l’ingegno destina di fatto, o il censo e l’affetto delle famiglie pretendono destinare al culto de’ più alti ideali umani[5].»
Inoltre, tu accusi il ’68 di aver imposto una visione conformista del pensiero, di nuovo andando contro il senso comune.
Ti si risponde che il ’68 affermava, perlomeno, proprio di voler combattere il conformismo.
Se vi sia riuscito o meno, è un altro discorso.
Da qua:
https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gentile
Ancora sull’espresso e voluto classismo:
“La riforma condusse a un aumento delle tasse scolastiche per gli studenti medi, «dalle quali erano esentati solamente gli orfani di guerra e i figli di invalidi di guerra: esse passarono a 2410 lire, pari a un incremento del 59%, nei ginnasi-licei e raddoppiarono quasi negli istituti tecnici e negli istituti magistrali raggiungendo rispettivamente 2520 e 1220 lire»[17].
Alla fine del 1923, con la bozza di decreto che portava al quattordicesimo anno di età l’obbligo scolastico, Gentile propose di introdurre una tassa scolastica annuale di 10 lire, da cui erano esentati solo i figli delle famiglie indigenti (pari a circa un quarto degli alunni delle scuole elementari). Secondo Charnitzky la proposta «è di particolare interesse poiché documenta l’intenzione di Gentile di abbandonare uno dei principi fondamentali della politica scolastica liberale, cioè la gratuità dell’istruzione elementare e popolare, che egli considerava un “pregiudizio demagogico”». La proposta venne bocciata perché prevedibilmente impopolare, ma due anni e mezzo più tardi «il progetto di Gentile fu realizzato per vie traverse, tramite cioè l’introduzione della pagella scolastica, che si doveva acquistare pagando una tassa di cinque lire»[18].”
Ibidem.
Vabbè e qui qual è il punto del contendere?
Che negli anni ’20 la mentalità classista fosse molto più radicata che cinquant’anni dopo nella mentalità mi pare difficilmente discutibile.
A me in ogni caso interessa la qualità dell’insegnamento, preferisco la scuola in cui una parte impara bene rispetto a una in cui non lo fa nessuno, cioè l’appiattimento verso il basso la considero la degenerazione dell’egualitarismo.
Comunque questa è una mia personale opinione.
Ma continuo a non capire cosa c’entri tutto ciò col ’68.
Se poi mi vuoi dire che hai solo voluto dire che un tempo la scuola era più classista di oggi (secondo me nei fatti lo è ancora oggi, ma vabbè), è un altro tema e va bene.
Credo di essere stato sufficientemente chiaro.
Non voglio essere offensivo o tranciante, è solo che mi pare di aver già risposto e trovo inutile ripetere all’infinito.
Va bene.
Dove sia il punto di dissenso lo sa solo Dio e lasciamolo a Lui.
1) una scuola per pochi non è la stessa cosa di una scuola classista, in linea di principio. il fatto che lo sia quasi sempre nei fatti è una ottima difesa del classismo – forse non è così sbagliato
2) una scuola nozionista è una scuola che insegna qualcosa
3) al posto della scuola elitaria e difficile “per pochi” è arrivata una scuola “per tutti” troppo facile e cialtrona, talmente cialtrona da svalutare i titoli di studio e spingere i ricchi a mandare altrove i figli. in questo modo lo hanno preso in quel posto anche i pochi capaci e meritevoli che prima riuscivano a emergere
4) al posto nel nozionismo sono arrivati prima gli slogan e poi il nulla
sbaglio, caro Pino?
Sbagli in tutto
1) Gentile voleva proprio una scuola classista.
Infatti prima cosa che fa, aumenta (sino a raddoppiarle!) le tasse di iscrizione.
Corollario: la difesa del classismo è sempre sbagliata.
E francamente, trovo insopportabile la tua ansia di cogliere ogni minima occasione per difendere l’indifendibile.
2) tutte le scuole insegnano qualcosa .
Insegnare un paio di nozioni a memoria non è forse il miglior modello di istruzione.
Ma se ti piace, c’è pieno di madrase del genere in Afghanistan.
3) al posto della scuola classista è arrivata una scuola in cui i bravi fanno i licei, i meno bravi i tecnici, chi ha la testa proprio altrove fa il professionale.
E vengono bocciati (te lo assicuro) anche i figli di avvocati e medici, e reindirizzati a una scuola meno difficile.
La scuola di oggi non è priva di difetti: ne ha tanti.
Ma tra questi non c’è un’odiosa selezione per censo, o molto poco (è fisiologico che l’avvocato faccia resistenze all’ipotesi di mandare il figlio al tecnico o al professionale, ma dopo un paio di bocciature si convince…)
4) questo è completamente falso.
mah, Pino, il punto 4 si basa sulla mia esperienza diretta, di oserei dire quattro generazioni
Di esperienze dirette ognuno ha le sue.
Esatto. Quindi è difficile accettare che vengano definite “completamente false”
😉
Comprese le mie.
Che sono opposte alle tue.
“(è fisiologico che l’avvocato faccia resistenze all’ipotesi di mandare il figlio al tecnico o al professionale, ma dopo un paio di bocciature si convince…)”—-
A parte che attualmente le bocciature sono diventate rarissime e le doppie pbocciature quasi inesistenti… se anche l’avvocato si convince, piuttosto che mandare il figlio in un professionale, è molto più facile che lo mandi in un compiacentissimo liceo privato parificato in cui le richieste di impegno sono minime e il diploma si compra a pagamento.
Beh da noi si boccia parecchio, almeno al biennio delle Superiori
Poi è vero che esistono le private come refugium peccatorum solvibilirum
“3) al posto della scuola elitaria e difficile “per pochi” è arrivata una scuola “per tutti” troppo facile e cialtrona, talmente cialtrona da svalutare i titoli di studio e spingere i ricchi a mandare altrove i figli. “—-
Se si parla di livelli universitari, non ne so molto, ma a livello di scuola media e superiore, mi pare ampiamente risaputo che l’offerta didattica delle scuole private (tranne qualche rarissima nicchia di eccellenza) sia mediamente più basso di quello delle pubbliche.
Tanto è vero che dalle pubbliche alle private c’è un flusso continuo di trasferimenti di gente bocciata o ritirata, mentre il contrario non avviene quasi mai.
V E R I S S I M O
I cosiddetti “Diplomifici” … 😉
@ peucezio
“Cioè non è che se io protesto, magicamente si trova disponibile, già bell’e formata, una nuova classe di studiosi”
Questo mi sembra ovvio. Non è che la cultura cresce da sé sugli alberi, come il muschio.
Ma non invalidi il punto di base: il Sessantotto è stato innanzitutto il rifiuto di un sistema assolutamente sclerotizzato. Ti ho fornito una marea di esempi di tale sclerosi di cui sono stato purtroppo testimone e vittima in prima persona, sopravvissuti anche dopo il Sessantotto a dimostrazione che se di rivoluzione c’è stata è stata una rivoluzione ahimè incompiuta.
Poi possiamo dire peste e corna di quel che è venuto dopo, e in molti casi anche giustamente.
Ma nulla mi farà rimpiangere quello che c’era prima.
Ciao!
Andrea Di Vita
Andrea,
“sopravvissuti anche dopo il Sessantotto a dimostrazione che se di rivoluzione c’è stata è stata una rivoluzione ahimè incompiuta.”
A dimostrazione che il ’68 non c’entra nulla.
È vero invece che c’è stato un salto cognitivo verso la genericità e l’astrattezza e infatti a partire da quelle generazioni ha cominciato a imporsi fra i giovani un linguaggio più lessicalmente povero e polisemico (parole jolly semi-gergali applicabili a tanti concetti diversi).
In questo senso c’è stata sì, non tanto dal punto di vista dell’indirizzo degli studi, ma dei modelli cognitivi e linguistici spontanei, una trasformazione in senso antimnemonico, ma non nel senso di accrescere la conoscenza sostanziale, ma nel senso di un tracollo cognitivo ed espressivo.
Ovviamente di ciò il ’68 non è una causa, ma in un certo senso un prodotto: il ’68 ha portato alla ribalta, per una fisiologico ricambio anagrafico, la generazione che aveva subito questa trasformazione.
Poi si potrebbe parlare dell’avversione verso il prescrittivismo in ambito linguistico, altro portato demenziale. Ma anche quello non è il portato di chissà quali evoluzioni metodologiche complesse, è solo una sciocca petitio principii, che applica indebitamente alle lingue di cultura il banale principio per cui il linguista non prescrive ma osserva, che è valido per l’oralità e le lingue dialettali.
Un argomento più generale.
Mi sembra che davvero i valori classici della destra e della sinistra in molti ambiti si stiano non confonendo, ma proprio invertendo.
E se ciò non è palese a molti, è perché si fa fatica a leggere i fenomeni in fieri, le tendenze, gli esiti in prospettiva.
Cioè nei fenomeni storici anche le persone avvertite spesso fanno fatica ad applicare quel principio di senso comune che tutti sanno applicare nella vita pratica, e cioè che se sono su un aereo partito da Milano e sorvolo la Toscana o l’Umbria, presumibilmente andrò a finire a Roma o a Napoli.
Sempre di più cioè parrebbe che se uno volesse fare un bello schemino a due colonne, con i temi classici della destra e della sinistra, oggi sempre di più si potrebbero scambiare le due intestazioni in alto.
– Libertà di parola. Un tempo la destra amava l’autoritarismo, la censura, l’idea che si potessero vietare i film sconci, ecc. ecc. e la sinistra, non dico quella stalinista, ma quella italiana e occidentale era a favore del libero dibattito, della libera arte e anche di una certa spregiudicatezza culturale.
Oggi è l’esatto opposto e la sinistra, sia pure adducendo ragioni di tale o di tal altro segno, proclama apertamente l’idea del controllo sulle opinioni, sull’arte, sul cinema, sull’insegnamento (nel mondo anglosassone la cosa è clamorosa, siamo all’oscurantismo, alla censura del nudo nell’arte, ecc. ecc.), mentre è la destra a esprimere posizioni libertarie.
– Più in generale il rapporto con le regole e la libertà. In tutto l’Occidente, durante il covid, la sinistra era chiusurista e la destra aperturista. Chi mai avrebbe detto che il controllo sociale è di sinistra e il libertarismo è di destra (parlo sempre della destra europea e americana, non del marxismo-leninismo o del socialismo reale in genere)?
“Fascista” è sinonimo di autoritario, non di libertario.
– Il sesso. Negli anni ’60-’70 una donna di sinistra era emancipata e in generale la cultura di sinistra proponeva la massima libertà sessuale; anche la pedofilia veniva sdoganata. Ricordo negli anni ’80 un articolo su un giornale di sinistra che difendeva il sesso fra minorenni criticando la mentalità retriva e repressiva che ispirava una proposta di legge in senso restrittivo.
Oggi è il femminismo a colpevolizzare ossessivamente il sesso, l’adulterio, tutto è potenzialmente molestia, ecc.
Certo, uno mi può dire, la molestia o lo stupro non sono libertà sessuale, ma imposizione violenta. Certamente. Ma a parte che se tutto diventa molestia, allora non c’è più sesso, ma soprattutto è molto significativo il fatto che da sinistra non viene mai stigmatizzato tutto ciò che può andare nel senso di fare meno sesso, ma di farne di più.
Cioè nessuno stigmatizza un marito geloso di una donna un po’ “vivace” che lo tradisce, che ha molti partner sessuali, ma si stigmatizza un uomo che tradisce una donna o che ha troppe donne o che va a mignotte…
– Rapporto col potere (questo è un elemento CRUCIALE):
un tempo era la sinistra a criticare il potere, la versione ufficiale, a individuare manovre occulte, contiguità torbide, macchinazioni, ad additare i rapporti oscuri fra grandi soggetti privati, multinazionali, e lo stato o il mondo scientifico e accademico.
Oggi tutto ciò è screditato come complottista: ha sempre ragione il potere costituito, la scienza ufficiale è sempre disinteressata e limpida, le multinazionali fanno il bene dell’umanità.
Nel film “Travolti da un insolito destino…” quello lì insomma, col titolo lungo lungo, Giancarlo Giannini è un popolano di sinistra che diffida delle case farmaceutiche, rappresentate dalla Melato, perché fanno il proprio interesse. Senza entrare nel merito di questi schematismi, è molto sintomatico.
Oggi ogni riserva verso le multinazionali del farmaco è complottista, antiscientifica, no-vax, terrapiattista… E ovviamente è populista e di destra.
Ed effettivamente è da destra che qualcuno osa esprimere qualche perplessità sul fatto che costoro siano sempre e solo interessati al bene comune a qualunque costo, visto che devono pur fatturare.
Anche perché oggi ci viene proposta questa assurda visione delle cose per cui non esistono vantaggi e interessi, ma solo deviazioni cognitive.
Cioè nel mondo non ci sono soggetti portatori di interessi, anche legittimi, ma che vanno bilanciati con interessi di altri soggetti. No: nel mondo ci sono solo persone competenti e persone stupide. Le prime, chissà perché, sono buone e fanno gli interessi di tutti e le seconde sono ignoranti e quindi fanno danni, sia pure in buona fede.
“Oggi ogni riserva verso le multinazionali del farmaco è complottista, antiscientifica, no-vax, terrapiattista… E ovviamente è populista e di destra.”
Al Parlamento Europeo erano i gruppi di Verdi e Sinistra a prendersela con i contratti che la commissione (a guida di destra: la nostra Ursulina è del PPE) aveva stipulato con le case farmaceutiche, mentre le varie destre tacevano, più interessate a flirtare coi no-vax.
E quindi, sulla tua affermazione successiva (“Anche perché oggi ci viene proposta questa assurda visione delle cose per cui non esistono vantaggi e interessi, ma solo deviazioni cognitive.”): il discorso di sinistra si riferisce a vantaggi e interessi veri, economici, mentre il discorso di destra è incentrato sulle deviazioni cognitive. E’ un po’ la differenza tra i complotti italiani (che cercano chi ci guadagna) e i complotti americani (che cercano chi fa il male perché cattivo), perché la destra, difendendo la libertà di arricchirsi (anche a danno d’altri), non può che cercare la seconda categoria di complotti.
Ma tutto il discorso pubblico non va nel senso che dici.
Non parlo della destra politica italiana, che è qualcosa di caricaturale.
Ma è vero che comunque, nel discorso pubblico, le eccezioni a questa logica vengono solo dai soliti populisti-sorvanisti-pericolosi-gombloddisti. Che poi questi in Italiano siano rappresentati a livello politico da uno sgangherato Salvini è solo un sintomo che in Italia, diversamente dagli USA ma anche dal resto d’Europa (almeno quella continentale, quella mediterranea è in necrosi avanzata quanto la nostra) la politica è morta.
Comunque spero che tu abbia capito (e se non è così te lo dico ora), che io non sto parlando di prassi e sto delineando tendenze e polarizzazioni sempre più evidenti ma ancora non così nette, che riguardano principalmente la retorica pubblica, le categorie valoriali, ecc.
E negli USA mi pare che il mio discorso si applichi in modo clamoroso.
Io ho preso come esempi quello che accadeva al Parlamento Europeo (e non ho applicato categorie novecentesche: ci sono gruppo parlamentari che si chiamano proprio Verdi e Sinistra) e in Israele (dove negare che Netanyahu sia di destra mi sembra oltre ogni standard di serietà).
Il “pacifismo” di quella parte di destra che veniva finanziata da Putin è sempre stato puramente pretestuoso: non appena il camerata Netanyahu ha scatenato il mattatoio, ecco che erano tutti a sostenerlo dando delle zecche, dei pacifinti e degli amici dei terroristi a quelli che protestavano.
Io sto parlando di modelli culturali e valoriali.
Nella retorica della sinistra mainstream oggi c’è l’interventismo e l’occidentalismo aggressivo, in quella della destra un certo isolazionismo antibellicista.
Non mi pare un cambio di paradigma da poco.
Se poi mi vuoi attribuire la tesi per cui in tutto l’Occidente tutti quelli di destra sono contro tutte le guerre in tutti gli scacchieri e viceversa, vabbè.
Anche la Meloni è di destra ed è per la guerra, ma per soggezione alla sinistra americana, mica perché è di destra.
“Sinistra mainstream” è quella che non si definisce più tale, ma preferisce aggettivi come “progressista”?
Che i progressisti siano elitisti, amanti del controllo sociale e cani da guardia del sistema è vero. Però questa è una caratteristica comune ai liberali, non alla sinistra.
La distinzione è importante. Sempre prendendo il Parlamento Europeo come bussola, giusto per poter fare il medione e non lasciarsi influenzare dalle contingenze locali del momento, abbiamo almeno due divisioni possibili: quella destra-sinistra (nel secondo gruppo mettiamoci socialisti, verdi e sinistra) e quella liberali (o europeisti o coalizione Ursula)-altri (nel primo gruppo ci va la coalizione Ursula, appunto: PPE, liberali, socialisti e verdi, anche se con molti mal di pancia).
Tu attribuisci alla sinistra caratteristiche che invece sono dei liberal-ursulini. Non è un caso che a Francesco piacesse Trudeau che reprimeva le proteste.
Mauricius,
allora dobbiamo intenderci sui termini.
Tu fai coem Miguel, che chiama sinistra tutto ciò che a partire dai centri sociali in là.
È chiaro che se parliamo della sinistra estrema, il mio discorso non vale.
È cambiata molto rispetto a quella di una volta, che non aveva l’ossessione di omosessuali, transessuali e pronomi, ma non parlerei di inversione, tantomeno sull’occidentalismo e sul bellicismo.
Ma parliamo di frange estreme, per quanto non irrilevanti.
Mentre oggi, esclusi appunti settori molto radicali, qual è una persona di sinistra che non si definirebbe liberale, ma, per esempio, marxista?
Io faccio riferimento alle autodefinizioni (e alle filiazioni storiche):
la Schlein, ma perfino Renzi, si definisce di sinistra.
Il nostro Roberto non si definisce di sinistra, per quanto moderato?
E credi sia un liberale o un marxista?
Sentiamo lui che ne dice?
Infatti il problema della sinistra contemporanea è proprio aver abbracciato il LIBERALISMO.
Il risultato è stato un mostro:
non hanno preso del liberalismo la componente libertaria, il rispetto per il lavoro e lo spirito d’iniziativa individuale, la piccola impresa, la famiglia, ecc., mentre hanno preso la simpatia per il grande capitale, il giacobinismo accentratore e oppressivo, l’occidentalismo aggressivo.
In Italia (ma altrove non credo cambi granché) c’è sempre stato (diciamo nel Novecento) un liberalismo di destra, quello dei bottegai, quello conservatore, che identificherei col vecchio partito liberale, e un liberalismo di sinistra, quello del grande capitale, la massoneria, abortista, divorzista, che identificherei col partito repubblicano, votato non a caso, come exemplum fictum cinematografico, dalla Melato in “Travolti da un insolito destino, ecc.”, esponente dell’alta imprenditoria farmaceutica.
La sinistra (non estrema) di oggi rappresenta quest’ultimo.
Io ho sia amici marxisti che (pochi) liberali.
I primi sono rossobruni (e sono stati contenti della vittoria di Trump). I secondi sono di sinistra e votano a sinistra.
io in effetti mi reputo di sinistra e liberale, ma non ho una gran simpatia “per il grande capitale, il giacobinismo accentratore e oppressivo, l’occidentalismo aggressivo”…come non ho nessuna simpatia per tante cazzate tipo gli strani triggers che popolano gli incubi degli americani, per la stragrande maggioranza delle paranoie linguistiche o cose così.
…e aggiungo che non sono affatto una mosca bianca, di gente così ne trovi finché vuoi…
Io mi definisco un liberal-conservatore, mi considero lontanissimo da fascisti e comunisti e all’opposizione di socialisti, socialdemocratici, “liberal”. Ho invece un sospetto di stima per i radicali, metodologico più che politico.
E pure dei democristiani di sinistra, benchè oggi estinti.
Tutto sommato considero estinto anche me stesso.
Su Trudeau: ricordo poco, se non sbaglio fece sgombrare dei blocchi stradali con grande scandalo di MT.
Roberto,
tu hai mantenuto il buon senso degli italiani della nostra generazione (e ne hai anche più della media).
Sull’occidentalismo aggressivo però non mi pare che dalle tesi che sostieni non vi possa essere ascritto.
Peucezio
“E se ciò non è palese a molti, è perché si fa fatica a leggere i fenomeni in fieri, le tendenze, gli esiti in prospettiva.”
Perdonami ma io nella tua lettura vedo tanto una tesi preconcetta (l’inversione dei valori difesi da destra e sinistra) e un sacco di cose utilizzate in modo singolare per giustificare la tua tesi, spazzando via in modo sbrigativo controesempi come quello di mauricius che è significativo ma va contro la tua tesi
Già proprio in radice la distinzione che fai fra destra e sinistra sarebbe davvero da discutere (tulsi di sinistra!?! )
Tulsi viene dal partito democratico.
Attenzione a non identificare la sinistra con la sinistra italiana di origine marxista o addirittura con quei gruppuscoli che marxisti si definiscono ancora.
Io parlo della cultura progressista occidentale.
Che negli USA è stata solo marginalmente comunista.
La cosa bella è che mi vieni a porre eccezioni speciose, ma quello che tu scrivi qui è esattamente la conferma di quello che sostengo..
Una persona che si definisce di sinistra, ma è occidentalista, per il sostegno militare all’Ucraina costi quel che costi (perché c’è anche un’inversione geografica, questa sì molto italiana e postmarxista: una volta la sinistra era con la Russia e la destra con l’America, oggi è il contrario), che difende Israele contro i Palestinesi, l’Occidente e i popoli ricchi contro ul sud del mondo…
Comunque, Roberto, fammi capire:
tu neghi che oggi la sinistra sia
– élitaria e antipopolare (almeno sul piano valoriale),
– per il controllo, le regole, la repressione e la censura, più che per la libertà individuale,
– contraria a ogni critica verso il grande capitale, il potere economico, la finanza, liquidate come complottiste e populiste?
In sostanza la sinistra sta realizzando ciò che una certa vulgata banalizzante ha attribuito al fascismo (dimostrando di non aver capito niente di cos’è il fascismo), cioè la fusione di autoritarismo politico e iperliberismo economico.
peucezio
“tu neghi che oggi la sinistra sia”
so già che adesso risponderai che vivo su un altro pianeta, ma si, nego tutte e tre le cose…le nego sia in assoluto sia in paragone con la destra (ad eccezione di queste tre parole “liquidate come complottiste”)
sul paragone con la destra potrei farti 10000 esempi del fatto che alla destra non gliene frega assolutamente nulla se non a parole del popolo. ma te ne faccio uno che mi colpisce direttamente.
ricordi tremaglia (fascista) che si è speso per il voto degli italiani all’estero? (frase un po’ imprecisa tra l’altro, gli italiani all’estero hanno sempre avuto il dirito di voto, sono le modalità che sono cambiate)
ecco ora (cioè da almeno tre legislature) che la destra si è accorta che all’estero gli italiani non votano come vorrebbe lei, parte la campagna “no voto deglmi italiani all’estero”…cioè togliamo il diritto di voto oltre che a 2 eurocrati, a migliaia di persone che fanno i camerieri, i pizzaioli, gli operai, gli impiegati…e questo seriamente, non come due cretini che scrivono su FB “aboliamo il suffraggio universale”. Ti pare una cosa da gente vicina al popolo, per la libertà, contro la repressione e le regole?
ma comunque ripeto che si tratta di una discussione davvero sterile se continui a mettere in un sacco denominato sinistra tutto quello che va dalla gabbard alla boldrini, e che ha come unico punto in comune quello di non piacerti
Roberto,
non ci capiamo.
Io parlo del linguaggio, della retorica, degli orientamenti di valori, non delle azioni.
T mi dirai che sono irrilevanti e che contano le azioni.
Io non sono d’accordo, perché le parole plasmano il sentire collettivo, alla lunga ispirano anche le azioni.
ah, tutto ciò ovviamente non è elitista, amante delel regole e della repressione….
https://www.alvolante.it/news/codice-della-strada-2025-ecco-come-cambia-399613
da quando guidare ubriachi è elitario?
😉
francesco
“ubriachi”
con il nuovo codice la multa per uno che ha 0,7% di alcol va da 573 a 2170 euri con sospensione della patente da 3 a sei mesi
ora, innanzitutto 0,7 per cento era ancora legale in tutta europa fino a pochissimi anni fa, e lo è tuttora per esempio negli USA e UK, quindi esito a definirla “ubriachezza”…ma secondo te una multa di 2.170 euri e sospensione della patente, colpisce di più un professore universitario o un operaio che finisce il turno di notte alle 4?
Beh, se pretendevi l’introduzione delle multe censuarie, considerando come funzionano le cose in Italia …
In più c’è la storia dei punti della patente, in teoria molto egalitaria.
A me pare una norma più che accettabile, anche se a me darà molto fastidio: odio essere astemio e non ho in banca 2.170 euri.
Ah, rimane la soluzione Singapore: nerbate per tutti e a crescere con le recidive.
Ma non sono io quello illiberale?
francesco
“Beh, se pretendevi l’introduzione delle multe censuarie,”
non arrivo a tanto mi basterebbero delle sanzioni proporzionate…se guidi ubriaco mi va benissimo stracciarti la patente, ma non credo che sia una cosa opportuna obbligare un tizio a vendersi la casa per letteralmente due birre
No, tranquillo: due birre da 33 cl te le puoi scolare, perché sei sotto 0,8. Almeno, così ha spiegato Borghi 😀
Credo sia corretto, almeno per un uomo, di peso normale, non a stomaco vuoto.
Con ciò, sono ovviamente leggi draconiane, eccessive.
No, non è così che si calcola l’alcolemia: non è la quantità in litri di bevanda alcolica che ingerisci!
Poi nel caso della birra (ma non se è forte, tipo quelle da 8 gradi) puoi a spanne calcolarla così è una combinazione.
per curiosità potete usare a titolo indicativo questo
https://www.bemyangel.ch/web-app/#/
Ma si calcolano i mg/l o la percentuale?
Mauricius,
eh, grazie, lo so, sono vari fattori, ma a spanne…
Lo so che tu lo sai: è Borghi che evidentemente non lo sa.
https://www.leggo.it/italia/cronache/claudio_borghi_codice_strada_guidare_bottiglia_vino_calcoli_sbagliati_oggi_21_11_2024-8492320.html
Ahahah, bellissimo!
Finalmente Salvini spezza le reni all’elitismo di quelli in bicicletta e delle zone 30, mentre Borghi apre al popolarismo di chi si scola un litro di vino prima di mettersi al volante.
???
Scendi dalla Luna e apri gli occhi. Le bici elettriche a 50 all’ora contromano non se le è sognate Matteo.
Giusto che viaggino a 50 all’ora: il limite di 30 è da comunisti, a quanto pare.
come ben sai, dipende tutto dalle circostanze
le auto sono grosse e pesanti e corrono ma non dove camminano i pedoni, monopattini e bici elettrici invece le trovi molto spesso anche lì
Una cosa grossa e pesante è più pericolosa di una cosa leggera (l’energia cinetica è direttamente proporzionale alla massa).
una cosa che sta nella sua corsia è meno pericolosa di una che sfreccia sul marciapiede!
Sei sicuro? Hai fatto il calcolo per verificare se la differenza di massa è compensata dall’azione del cordolo del marciapiede?
Credevo che non esistesse “cànchero” più pericoloso del monopattino finché non ho scoperto che l’ assurdo monopattino monoruota da abbinare ai pattini a rotelle di Yu Morisawa è esistito davvero !
WTF !
https://creamymamiyumorisawa.wordpress.com/2017/07/01/
https://www.youtube.com/watch?v=fD5NXZUUl7g
Menomale che Giuseppe Conte è un Boomer e non Gen X , sennò avrebbe dato gli Incentivi Statali a quello lì.
Esisteva davvero quello scooter che Yu nella serie chiama Roller Stick? Pare di sì. Sembra arrivasse fino ai 40 km orari e che non fosse “legale” il suo utilizzo al di sotto dei 16 anni di età. Attualmente non è commercializzato in Giappone perchè le attuali leggi sul traffico stradale giapponese ne proibisce l’uso su strade pubbliche, in quanto considerato skateboard elettrico e quindi non sicuro in luoghi trafficati. Benchè in Germania sia stato prodotto un modello simile chiamato “ePaddle ” in Giappone deve aver goduto solo di un brevissimo attimo di notorietà per poi sparire nel nulla. Lo scooter che vedete in basso è identico al modello di Yu e si chiama Mook Stick (o Mooik Stick?). Io lo desideravo da matti ma chi di voi
non avrebbe voluto averne uno ?
[cit.]
https://www.tokyotiger.it/2019/02/05/5-curiosita-su-l-incantevole-creamy/
Notare che negli Anni Ottanta avevano già un casco, “HeReMe(t)To”, ヘルメット(cfr. “helmet”) e via andare … mentre nell’ Italia di una quarantina (!) d’ anni dopo il Monopattinista Italico di fa tante storie solo all’ idea di dover metterlo.
x MT
so che preferisci sempre fare una battuta scema ma cosa cavolo vuole dire?
non so come sia dove vivi tu ma qui a Milano le automobili non circolano sui marciapiedi e, quasi sempre, non vanno contromano a luci spente
Non è una battuta: la bicicletta che sbanda e mi colpisce ha il vantaggio di stare già sul marciapiede. Il SUV che sbanda e mi colpisce ha l’ostacolo del gradino, ma bisogna capire se rallenta il veicolo abbastanza da compensare la massa di gran lunga superiore che mi viene addosso.
Capisco che hai frequentato la scuola postsessantottina e la fisica è un’opinione, ma non fino a questo punto.
pensavo a una situazione diversa: una bicicletta o monopattino elettrico che è già sul marciapiede non deve neppure sbandare per urtarmi, il SUV deve farlo e anche veramente tanto!
sulla fisica, anche se ho fatto il Classico ci arrivo anche io
saluti
questo è un’altro esempio di moralismo liberticida elitismo, repressione e cvoglia di controllo della destra
io mi faccio una canna sabato sera? eh, se martedì mi fermano mi ritirano la patente….che ne dici peucezio è un controesempio abbastanza convincente di come la destra non sia per niente quel campione delle libertà che sogni?
https://www.ilpost.it/2024/11/21/riforma-codice-strada-sanzioni-sostanze-stupefacenti/?homepagePosition=1
Questo è il solito securitarismo di merda della destra.
La destra italiana poi è provinciale, ignorante e ha l’ossessione delle droghe leggere.
Negli USA è l’opposto, vedi Musk e Kennedy.
Sul covid però non mi pare che il chiusurismo fosse di destra, a parte qualche cazzata detta da Salvini all’inizio.
E, ripeto, parliamo dell’Italia, che ormai è il buco del culo del mondo, è una landa sperduta e semidesertica.
Negli USA quelli di destra andavano in armi al palazzo del governatore democratico finché non toglieva le misure di confinamento e nella Florida di De Santis non hanno mai chiuso nulla, il mio amico che ci torna spesso (ora è là) mi diceva che la gente non usava nemmeno le mascherine (e hanno avuto pochissimi morti, per inciso).
Roberto,
rientra nell’ossesisone del controllo, della sicurezza, che ho riconosciuto più sotto essere trasversale.
Peucezio
““E se ciò non è palese a molti, è perché si fa fatica a leggere i fenomeni in fieri, le tendenze, gli esiti in prospettiva.”
Invece mi piacerebbe sapere se adesso sei d’accordo su una cosa che ti dicevo tempo fa, cioè che il mondo sta cambiando e sta cambiando in una direzione che dovrebbe piacerti (trump è una specie di conseguenza logica dei tempi attuali)
Sì, questo è l’auspicio e ce ne sono molti segnali.
Il problema, come ho già scritto, è che se si rimane su un piano di polarizzazione cetuale, la destra può anche ottenere il potere politico, come è successo negli USA, perché c’è ancora il suffragio universale e il ppopolo è per definizione più numeroso delle élite.
Ma se hai solo Trump, un po’ di suoi coadiutori e i bovari del Wisconsin non basta, perché quegli altri sono più preparati e furbi, quindi devi sviluppare tutto un ceto dirigente, competente, colto, orientato dalla tua sul piano dei valori e della visione del mondo.
Musk ne è un esempio, ma non bastano i singoli individui: la destra è brava a creare casi singoli particolarissimi, ma non riesce mai a fare sistema.
Ultima non ultima (per parafrasare gli anglosassoni),
– il pacifismo.
Un tempo la sinistra era pacifista e la destra guerrafondaia. Ora è l’esatto opposto.
Infatti Netanyahu è un figlio dei fiori.
Sì, Biden ha fermato Netanyahu.
@ peucezio
“Biden ha fermato Netanyahu”
Dillo ai Palestinesi.
Ciao!
Andrea Di Vita
Credo fosse ironico…
Direi.
@ PinoMamet & Peucezio
“ironico” “direi”
Chiedo venia!
Ma è che sono abituato a leggere certe cose, in Rete, che ho reagito in automatico – cosa che almeno in questo blog non dovrei mai fare.
Vado a cercare un portacenere per cospargermi il capo col suo contenuto.
🙁
Ciao!
Andrea Di Vita
Ahahah, esagerato!
Lato americano: Biden faceva finta di chiedergli di fermarsi, mentre Trump gridava che gli si dovesse dare proprio carta bianca.
Lato israeliano: Netanyahu.
Non mi pare che la destra ne esca particolarmente pacifista.
Non in quel settore, questo è evidente.
Però è interessante, sul piano dell’autoattribuzione di valori, che Trump dice che lui vuole porre fine alle guerre, non farne.
Ti immagini un presidente repubblicano precedente fare un discorso del genere?
Questo è un capovolgimento di retoriche, di linguaggio.
Lo so che contano i fatti, ma fino a un certo punto, perché
1) il linguaggio è profondamente sintomatico;
2) il linguaggio alla lunga modifica la forma mentis delle persone, le loro azioni e quindi la realtà.
Guai a trascurare l’importanza di quello che uno dice.
Però è Sanders ad aver presentato la proposta per il blocco delle armi a Israele e gli è stata bocciata. E Sanders è di sinistra (contrariamente al grosso dei Democratici, che sono un partito americano che contiene gente di sinistra, ma non è di sinistra).
Sanders è proprio l’esempio della sinistra più vicina al populismo (e alla sinistra in senso tradizionale, quella realmente sociale e popolare).
Ma oggi, nella sinistra mainsetram, le posizioni di un Sanders sono sentite come populiste e fasciste.
È un’avventura che Sanders non sia passato con Trump. Probabilmente perché è troppo radicato in un’appartenenza di sinistra per farlo e la trovo una scelta rispettabile.
Ma Sanders rappresenta una sinistra troppo vecchia e al tempo stresso troppo nuova per essere rappresentativa della sinistra di oggi, che è quella di Kamala e di Biden (infatti Sanders è stato estromesso, non ha mai vinto le primarie).
Troppo vecchia perché è una sinistra autenticamente socialista.
Troppo nuova perché oggi la divisione è sempre meno fra destra e sinistra e sempre più fra populismo ed elitarismo e Sanders, malgrado l’età, rappresenterebbe proprio quella sinistra populista di cui abbiamo bisogno.
Se la partita fosse stata non fra Trump e Kamala ma fra Trump e Sanders, sarei stato quasi in imbarazzo nel fare il “tifo” (da straniero non elettore), trovando elementi validissimi da ambo i lati.
Poi non sono un esperto di Sanders, ma da quel poco che ho letto…
Sia chiaro che io parlo di destra e sinistra perché sono categorie cui la gente è ancora molto attaccata e noto quest’inversione di valori.
Ma in prospettiva io caldeggio e al tempo stesso mi permetto di pronosticare (magari sbagliando) una liquidazione di questa ridicola dicotomia a favore di quella fra elitarismo e populismo, che è la vera dicotomia.
Poi all’interno del populismo ci può essere una declinazione meno fiscalista e più a favore del lavoro autonomo e una più sociale e assistenziale, attenta al lavoro dipendente.
Su questo sono abbastanz aneutrale: in Italia c’è stato eccesso di stato, ma ora si sta smantellando lo stato sociale, senza per queswto dare più respiro ai privati e alla società civile.
Negli USA l’opposto.
Quindi non credo esista una ricetta giusta in assoluto.
Io propongo il mio sistema a tre insiemi (destra, sinistra, ursulini) con due intersezioni (sinistra-ursulini e destra-ursulini).
Beh, se ti ricordi mesi fa dissi la stessa cosa.
E cioè che con la guerra in Palestina c’era un parziale riorientamento che stava segmentando in due la sinistra (ma non escludo si trattasse del riemergere di divisioni preesistenti) fra quella più occidentalista e quella più estrema e filopalestinese.
Ricordi Rampini che addirittura diceva che quest’ultima sinistra cospirava involontariamente col trumpismo nell’indebolire il supporto occidentalista all’Ucraina e in generale la proiezione geopolitica e militare dell’Occidente?
Rampini è un caso estremo, perché non demonizza Trump, comprende e in parte difende le ragioni del suo elettorato, ma resta un elettore (molto critico) di Kamala e un difensore esagitato dell’occidentalismo.
Cioè istituii proprio una divisione in tre gruppi.
Nel mio caso non mi riferivo all’Ue nello specifico.
Ma non sono tre gruppi, sono tre insiemi che hanno ampie intersezioni.
Certo.
chiederei ad Hasb ma ci sono precedenti di Repubblicani isolazionisti (che non c’entrano un tubo col pacifismo)
mentre l’interventismo a favore della libertà è molto più nelle corde dei Democratici
dato che entrambi i partiti si rifiutano di considerare un servizio sanitario pubblico, si fottano
La destra occidentale non è pacifista, è asservita a Putin e ha una visione molto ristretta dell’interesse nazionale. Per cui “me ne fotto di tutto finchè non bussano alla mia porta”.
L’unico pacifista che mi viene in mente è Papa Francesco.
Ciao
E comunque non c’è pertinenza, io sto parlando del discorso pubblico, delle retoriche contrapposte, non di ciò che si fa, ma dell’apologia o della critica che se ne fa.
E ti ricordo che Tulsi Gabbard sta con Trump e Dick Cheney con Kamala.
Con ciò, è possibilissimo che il bellicismo della sinistra sia contingente: la sinistra è diventata antirelativista, occidentalista e siccome c’è la Guerra in Ucraina vuole che l’Ucraina resista.
Tuttavia credo che la cosa sia strutturale: se non si persegue più il dubbio, il pensiero critico, la relativizzazione dei valori e delle idee, il pluralismo, ma una visione dogmatica, radicale, con tanto di identitarismo suprematista e di pensiero forte, manicheo e mobilitante, è difficile che ne nasca una sensibilità pacifista.
Cheney … per caso hai trovato delle sue dichiarazioni sul perchè ha scelto Harris contro Trump?
Sarei interessato a leggerle
Ciao
@francesco
Perché lo giudica una minaccia per la democrazia, dopo l’assalto al campidoglio
https://www.cnn.com/2024/09/06/politics/dick-cheney-kamala-harris-president/index.html
Cioè sono d’accordo con lui ancora una volta?
Mauricius,
“E se ciò non è palese a molti, è perché si fa fatica a leggere i fenomeni in fieri, le tendenze, gli esiti in prospettiva.
Cioè nei fenomeni storici anche le persone avvertite spesso fanno fatica ad applicare quel principio di senso comune che tutti sanno applicare nella vita pratica, e cioè che se sono su un aereo partito da Milano e sorvolo la Toscana o l’Umbria, presumibilmente andrò a finire a Roma o a Napoli.”
Le tue obiezioni sono un caso perfetto di ciò che dicevo qui.
Cioè palesano un ancoramento a categorie novecentesche, sia pure in modo intelligente e attento.
La storia è sempre un impasto di dinamismo e inerzia. È chiaro che se ci si concentra sistematicamente sui sintomi della seconda sembra che non cambi mai niente, ma invece le cose cambiano. E rischiamo di diventare dei dinosauri.
Almeno a livello di percezione, trovo difficile non essere d’accordo con l’idea di Peucezio dell’inservione dei valori.
Poi nel concreto le spiegazioni possono essere varie e anche opposte tra loro, e sicuramente non mancano i contro-esempi;
eppure, eppure, l’impressione è proprio questa, la parte liberal progressista vuole il controllo, la scienza ufficiale e la necessità di una censura, e talvolta almeno a livello di esternazione dei singoli inneggia addirittura alla restrizione del diritto di voto agli istruiti (Cioè, tornare a prima di Giolitti…)
Errata: inversione.
Scrivo dal cell.
Anch’io da smarfo ho problemi di Sbagliatore Automatico 😆
Infatti è la parte liberale (ci sono dentro sia Tajani che la Schlein, ma non Potere al Popolo), più che la sinistra (dove ci sono la Schlein e PaP, ma non Tajani).
Sì, l’estrema sinistra la distinguerei dal mio discorso.
Ha l’ossessione del woke e del politicamente corretto, con tutti i perbenismi oppressivi che ne derivano, ma è filopalestinese, non certo bellicista…
vuoi dirmi che PaP ha rinunciato a “il controllo, la scienza ufficiale e la necessità di una censura,” e al controllo statale sui mezzi di produzione? sono caduti così in basso?
Non credo che alla sinistra radicale gliene freghi tantissimo dei temi virgolettati: non sono identitari, per quella parte. Mentre per gli ursulini lo sono eccome.
Il resto lo hai aggiunto tu.
Non ho molte conoscenze nei partiti comunisti estremisti ma potrei sapere quali sono i loro temi identitari al giorno d’oggi?
A questo punto mi hai incuriosito.
“Ursulini” è un termine poco soddisfacente, dovresti elaborarne uno più politico. Democratici? moderati? boh, lascio a te
Userei “liberali” se non fosse già preso da una frazione degli ursulini. Atlantume non sarebbe gradito dagli stessi, invece.
Apri Facebook, vai nel profilo della sinistra al Parlamento Europeo e guarda di cosa parla. Gli ultimi post, dal più recente al più vecchio, riguardano:
– la conferenza sul clima e i petrolieri
– Gaza
– l’opposizione all’accordo UE-Mercosur
– un evento sulla sicurezza sul lavoro
– la modifica alla proposta di normativa sulla deforestazione
– una manifestazione per la Palestina
– il diritto all’aborto
– elezioni americane, di cui dicono non fregargliene più di troppo, perché per loro la scelta è tra un male e un “un po’ meno male”
– Israele che bandisce l’UNRWA
– alluvioni in Spagna e cambiamento climatico
Il gruppo dei socialisti e democratici, invece, escludendo i post sui seggi in Commissione:
– conferenza sul clima
– alluvioni in Spagna e dichiarazioni dei popolari spagnoli
– conferenza sul clima
– celebrazioni della Caduta del Muro
– diritto all’aborto negli USA
– vittoria di Trump e rischio di autoritarismo, xenofobia e mancanza di opportunità
– sostegno alla Harris
– supporto all’opposizione bielorussa contro Lukashenko
Il gruppo dei Verdi, invece, parla di:
– giornata del ricordo dei trans
– conferenza sul clima
– la modifica alla proposta sulla deforestazione
– la modifica alla proposta sulla deforestazione
– vittoria di Trump come un brutto giorno per donne, neri, LGBTecc. e libertà in generale
– alluvioni in Spagna e richiesta di interventi di prevenzione per le alluvioni
– supporto all’UNRWA
– normativa europea sul diritto alla riparazione dei dispositivi elettronici
Quindi? i socialisti sono un poco meglio degli altri ma non colgo il tuo punto.
Mi chiedevi quali fossero i temi della sinistra oggi e io ti ho scritto di cosa parla la sinistra oggi.
Non ti chiedevo gradimento: lo so benissimo che sei acriticamente e trinariciutamente di destra.
per una volta che sono gentile e non traggo conclusioni estremista da quattro minchiate!
Pino,
” e talvolta almeno a livello di esternazione dei singoli inneggia addirittura alla restrizione del diritto di voto agli istruiti (Cioè, tornare a prima di Giolitti…)”
Questa cosa quasi nessuno per fortuna la dice pubblicamente, ma è moneta corrente in certi ambienti. Ci sono gruppi facebook, ecc. (ma mi è capitato anche di persona di sentirlo dire). E non è gente di destra o salviniana. Sono i tipici laureati di sinistra moderati.
Tra l’altro ci fu un articolo sul Sole 24 tempo fa, che non arrivava a proporre la limitazione del suffragio universale, ma insomma, diceva che il problema si pone, che molta gente non è attrezzata per scegliere, capire, decidere…
Lo condivise su fb un mio amico; non escludo di riuscire a ritrovarlo.
mi associo!
basta sentir parlare per 10 minuti Donald Trump o Elly Schlein e accorgersi che c’è chi non scoppia a ridere per avere dubbi sul suffragio universale o sulle nostre possibilità di sopravvivenza
secondo me è più questione di decadenza complessiva che di divisioni entro il popolo
Allora smettere di rompere le balle con la superiorità del democratico Occidente e ammettete che sono meglio le dittature!
Io non penso questo, sono un relativista e sono per i regimi basati sul consenso, indipendentemente dalla forma giuridica.
In Russia Putin piace ai ceti bassi, alla Russia profonda, non piace alle élite di Mosca e San Pietroburgo, quindi mi va bene perché corrisponde al sentire del popolo russo, della sua maggioranza.
Invece gli antidemocratici elitaristi nostrani vogliono l’opposto, una dittatura dei pochi ricchi e istruiti.
Si tratta di preferire la qualità alla quantità, in generale.
E di ricordare che “la Russia profonda” è quella meno in grado di riconoscere le palle che Putin gli racconta ogni minuto da 24 anni almeno.
Anche Mussolini aveva il sostegno dell’Italia profonda, finchè la guerra ha portato a galla tutte le sue bugie e finzioni. E allora grazie a Dio avevamo ancora uomini liberi come Sturzo e De Gasperi e Einaudi.
Che certamente erano istruiti e pochi. Non ricchi, che è una volgare ipotesi marxiana.
Mah, non è che i culattoni di Mosca siano più consapevoli perché hanno fatto un po’ di università.
È gente che vive in una bolla, che non sa un cazzo della vita.
non amo i culattoni ma per me quelli di Mosca ne sanno della vita, e tanto
Ah, beh, se lo dici tu…
Peucezio, dai, vivono in uno dei paesi in cui la cultura e il governo sono più ostili all’omosessualità del mondo.
Secondo te come se la passano?
Sì, certo, infatti non vedono l’ora di trasferirsi in Arabia Saudita.
Bello! ho sempre considerato di avere “vinto” la discussione quando l’interlocutore tira fuori l’Arabia Saudita, che è il pò il grado zero dell’inciviltà con i soldi.
Di solito mi capita coi leghisti che vorrebbero che ci si aprissero delle chiese, però.
😀
Scusa, Francè, naturalmente sei libero di pensarla coem vuoi sull’Ucraina, ma..
che cazzo ne sai della Russia profonda??
e cosa cazzo minchia c’entra col discorso???
Mettici anche Tolkine e fa’ il servizio completo…
ho ancora un angolo di palle non frantumato!
ohi Pino ma perchè intervieni in questo modo in un dibattito tra me e Peucezio?
qualcosina abbiamo letto della Russia profonda e dell’informazione che ci arriva
sia io che te
Perchè non avevo notato che l’argomento era stato introdotto da Peucezio e pensavo alla tua solita ossessione con Putin, che infili in tutti i discorsi.
Un’ulteriore inversione, ma più contingente, non è detto sia sistemica.
Il rapporto con la paura, con la fobia.
Prima del covid un argomento ossessivo rivolto ai populisti era di fare leva sulla paura. La paura è un sentimento irrazionale, di chiusura, è comprensibile, ma sbagliato, va combattuto col lume della ragione.
Poi di colpo il verbo è cambiato, si è passati al manzoniano dalli all’untore, la fobia è diventata un sentimento caldeggiato dal discorso ufficiale e i cittadini misantropi e fobici che buttavano le secchiate in testa alle povere farmaciste che facevano il turno di notte sono diventati gli eroi civili, contro chi predicava il mantenimento di un minimo di senso di civiltà.
È molto interessante sul piano sociologico ciò che è successo in quel frangente.
Il piccolo borghese egoista, gretto, incattivito, frustrato, misantropo, che ha paura di tutto, che critica e s’indigna su tutto, che guarda gli altri in cagnesco era il classico obiettivo polemico della cultura di sinistra, era considerato la base del consenso al fascismo prima, alla destra più retriva e autoritaria dopo, lo spalleggiatore e il delatore del potere e del grande capitale, il tipico sottoprodotto degenerato della civiltà industriale borghese.
Col covid questo tipo umano (la cui entità numerica un tempo era secondo me sopravvaluttata ma che in una società invecchiata tende fatalmente a prevalere) ha dilagato e ha dimostrato di essere, se non maggioritario (e forse lo è), comunque pervasivo.
Non dico sia diventato il modello antropologico esibito dalla cultura ufficiale, ma in qualche modo si è sentito sdoganato, legittimato, sostenuto.
Pensiamo alla cultura della sicurezza.
La sicurezza tradizionalmente è un valore di destra, come l’ordine.
Oggi viene ancora agitata dalla destra.
Ma la sinistra risponde: voi non fate abbastanza.
Infatti a partire dalle cinture, dalle leggi sempre più restrittive sulla circolazione, i seggiolini per i bambini, i sempre maggiori divieti sul fumo e mille altre cose… Non dico siano di sinistra, sono abbastanza trasversali, ma sono indicative dello Zeitgeist e comunque sono cose totalmente accolte dalla cultura ufficiale.
Quando avremo telecamere in ogni angolo, sarà sempre più difficile delinquere. Il gioco sarà valso la candela? A mio avviso no.
Ma il modello vincente oggi è quello.
Fondendo il tradizionale securitarismo della destra, quella peggiore, con il perbenismo moralistico e l’ossessione del controllo e dello stato tipica della sinistra.
In questi casi non si tratta tanto di inversioni, ma di recuperare posizioni libertarie, che siano eredità di un libertarismo di destra o di sinistra, poco importa, da contrapporre a questo modello oppressivo.
Sicurezza ha più significati, tanto che in inglese esistono due parole diverse che la indicano (security e safety). Questo non perché l’inglese sia una lingua particolarmente rivelatrice, ma perché effettivamente la parola ha due significati.
La sicurezza-safety è sempre stata di sinistra, perché è sicurezza nel senso di proteggere le persone dalle cose. La destra, invece, è per la sicurezza-security, che è la protezione dalle persone… anche delle cose.
Sì, d’accordo, è una distinzione interessante e pertinente.
Comunque nascono entrambe da un bisogno di controllo sulla realtà.
Bisogno in cui io vedo anche, oltre a un elemento di buon senso, una componente nevrotica.
Politica è cercare di controllare la realtà. Anche non fare nulla significa esercitare una forma di controllo, nel senso che lasci che chi controlla la situazione continui a controllarla.
Certo, ma parlo dell’ossessione delle persone di controllare la realtà che le riguarda.
Una volta nessuno si sentiva insicuro senza cintura, oggi sì.
Indipendentemente dalla politica. A livello di sentire collettivo.
Una volta c’era chi si sentiva insicuro senza un’arma in casa o a girare senza coltello.
Sì, ma in generale la gente aveva meno l’ossessione dell’incolumità fisica: si viveva contemplando la possibilità dell’imponderabile.
vero, però usare casco in moto e cintura in auto hanno ridotto di parecchio l’area dell’imponderabile!
non mi pare siano esempi di ossessione ma solo di buon senso
anche mettere le carenature intorno ai torni e alle frese ha ridotto assai l’area dell’imponderabile in fabbrica
non ne sono certo ma c’è differenza tra disinfettarsi le mani ogni 10 minuti e farlo prima di eseguire un’operazione chirurgica
Negli Stati Uniti è ancora così … solo che preferiscono l’ arma da fuoco anche per strada, non solo in casa.
Francesco,
invece chiudere tutti in casa perché il vecchio di novant’anni se si ammala di covid può lasciarci le penne non è buon senso, perché basta spiegare la vecchio di novant’anni che è bene che eviti lui di incontrare gente.
Inoltre è opinabile quest’idea paternalistica: se io non mi voglio mettere la cintura, non metto a repentaglio la vita di nessuno. E quanto alla mia, ho diritto di rischiarla quanto cazzo mi pare.
Credo abbia ragione Dario Fabbri quando dice che in Occidente, essendo tutti vecchi, i pochi giovani ragionano anche loro come vecchi.
E, anzi, al tempo del covid ho trovato più equilibrio nei vecchi che nei giovani, che erano i più isterici, pur non rischiando nulla.
“non metto a repentaglio la vita di nessuno”
Sarebbe vero se gli ospedali avessero posti illimitati.
Fa parte del sinallagma: io ti pago le cure e in cambio tu eviti di mettere in atto comportamenti troppo pericolosi.
Peucezio
mica tutti crepano negli incidenti: un sacco si fanno solo molto male e poi tocca curarli.
Nel sistema USA (quello immaginato da noi europei) quelle cure te le paghi tutte tu e sono solo cazzi tuoi.
Nel sistema civilizzato, le cure sono pagate dalla collettività tramite le tasse e i comportamenti del cazzo sono inopportuni.
C’è il rischio che ci proibiscano di andare in montagna perchè è pericoloso? sì c’è ma non vale lo stesso la pena di abolire il servizio sanitario pubblico per questo. Meglio lottare contro le mammine ansiose.
Ciao
PS ah, io sono bastardo. Se fumi, escluderei dalle cure a cui hai diritto quelle per i danni da fumo. Almeno “di pancia” mi viene proprio voglia di farlo.
Mauricius,
tanto fra un po’ non si potrà più sostenere quest’idea, in sé giusta.
Più che altro mi chiedo come la giustifichino negli USA, ma vabbè.
Buona domanda.
Puritanesimo probabilmente: le cinture sono bene e tu sei obbligato a fare il bene se no Jehovah s’incazza!
Scusa, per rendere obbligatoria la cintura di sicurezza secondo te ci vuole un riferimento trascendente e religioso? Non basta il fatto che salvi vite umane e riduca la gravità degli infortuni causati dagli incidenti?
Nessuno ha reso obbligatorie le selle per andare a cavallo, all’epoca gli umani erano abbastanza intelligenti da scegliere da soli di fare la cosa migliore.
Giuro che non ti capisco.
mauricius
“Più che altro mi chiedo come la giustifichino negli USA, ma vabbè.”
sono certo che non è obbligatoria in tutti gli stati (nel new hampshire dove ho guidato in lungi ed in largo non era obbligatoria e se non ricordo male nemmeno nel nebraska)
secondo me a volte l’umanità è meno riflessiva di quello che pensiamo.
si saranno detti “è utile a salvare vite ed evitare storpiati, imponiamola perché la gente è troppo stupida per pensarci da sola” senza farsi troppe domande esistenziali
perché è obbligatorio il casco in moto o in montagna nelle vie ferrate?
perché è vietato sporgersi dai finestrini dei treni (quando c’erano dei finestrini che si aprivano)?
perché è vietato aprire un quadro elettrico?
perché è vietato sostare o passare sotto i carichi sospesi?
tutti inquietanti interrogativi che dimostrano l’esistenza di uno stato padrone e paternalista….
“Perché e vietato”
In alcuni casi perché crei un danno (da quelli del soccorso alpino che rischieranno la vita per soccorrerti alle risorse spese per curarti).
In altri si tratta di regole poste da privati perché se no dovrebbero risarcire potenziali danni.
Giusto per chiarire una cosa a Peucezio: il mio orrore e rigetto per Trump è soprattutto prepolitico.
Mi fa ribrezzo come essere umano viscido e bugiardo. E mi fa orrore, dei suoi sostenitori, la cieca fiducia nella forza e nella vittoria come argomenti esaustivi. Come quei tifosi che festeggiano una vittoria anche se consapevoli che la loro squadra ha comprato l’arbitro o il portiere avversario. “Basta vincere”
Ciao
Sostituendo a quello di Trump il nome di Berlusconi va bene uguale.
Direi anche di no.
Berlusconi era un venditore, sua forza e suo limite. Ma non ci vedo nessun punto di contatto con Trump come essere umano.
Faceva orrore solo ai peggiori moralisti.
Berlusconi faceva orrore un po’ a tutti, perché la caduta di stile era evidente e tristissima.
i politici di prima non erano stinchi di santo, ma avevano l’accortezza (spesso, perlomeno) di nascondere i vizi. Che comunque non arrivavano ai livelli delle “feste eleganti” di Berlusconi, al massimo erano le serate in discoteca di De Michelis, le canne di Martelli o qualche amante che non ricordo.
Ma non erano le ballerine (s)vestite da suore a scandalizzare di Berlusconi; quelle erano il segno della decadenza umana del suo entorurage, più che altro.
Era l’arroganza e il servilismo abietto dei suoi tirapiedi, e il ricorso a leggi ad personam.
Berlusconi era un pessimo politico e un mediocrissimo statista.
Non era un eversore, non era un golpista, era personalmente moderato e incline al dialogo internazionale, che gestiva a tarallucci e vino, quindi in questo era meno preoccupante di Trump.
Che pure, per quanto pericoloso per la democrazia statunitense, in politica internazionale è assai meno pericoloso dei democratici.
Ma non facciamone un santino, di Berlusconi.
Certo che anche la bassezza di Berlusconi statista internazionale, paragonata al nulla assoluto che lo ha seguito, rischia di sembrare chissà quale vetta…
Io non sono così critico su Berlusconi, ma credo che ci ritroviamo completamente nella constatazione di questa decadenza progressiva (non parlo tanto dello stile personale, ma proprio della caratura).
Con la Meloni il servilismo agli USA ha toccato l’abisso (parlare di apice per le bassezze mi pare improprio).
dove hai visto un mio santino di Silvio? pure quello che si era guadagnato da presidente del Milan lo ha perso, con gli ultimi anni e la cessione al cinese
ma qui si parla di paragonarlo a Trump
il che mi pare ingiusto
Se andare sul post, fra i podcast ce ne è uno che si chiama il globo. L’ultimo è un’intervista alla ex sindaca di Barcellona :
“Barcellona e i suoi turisti, con Ada Colau”
Scusate non riesci a fare un link dal sito del post…comunque li sbatti ve la pena perché l’intervista è molto bella e piacerà a Miguel perché parla di overturism e diritto alla casa.
Per Peucezio, vorrei sapere se Ada colau ti dà l’impressione della sinistra elitaria, dei divieti e delle regole e eccetera eccetera
Questa?
https://www.ilpost.it/podcasts/globo/barcellona-e-i-suoi-turisti-con-ada-colau/
Esatto grazie! Dal cellulare non riesco a fare il link….vi consiglio di usarla un’oretta è davvero interessante
Nella prima settimana di Ottobre ho ahimé trovato “agotado” l’ Ingresso alla Alhambra di Granada e il trasporto pubblico da Málaga a Ronda !
Sì, insomma : il cosiddetto “OverTourism” esiste davvero.
moi
“Sì, insomma : il cosiddetto “OverTourism” esiste davvero”
beh questo è un punto del quale nessuno può dubitare….
Il “tourism” è sempre “over”.
I Monopattini necessitavano di essere regolamentati.
Punto.
L’ altra polemica è sui cannabinoidi … che sembra una legge fatta apposta per colpire tanta gente di sinistra che li prende come se fossero brustulli o caramelle.
Il discorso NON filtrato di Giuseppe Valditara sul “Patriarcato” :
https://www.youtube.com/watch?v=INObD73xfW4
https://www.avvenire.it/vita/pagine/sanit-diseguale-la-crisi-dei-diritti
Ecco, questo è il modo di ragionare che io trovo corretto. E mi fa particolarmente piacere trovarlo su Avvenire.
@ francesco
“Avvenire”
Ho mandato l’articolo al vicedirettore sanitario di un ospedale Genovese, che conosco.
Si è dichiarato d’accordo.
Ciao!
Andrea Di Vita
Beh, alla tua età si tratta di concetti che si è in grado di padroneggiare.
😉
PS non per questo sono meno tristi o allarmanti ma dopo 50 anni che ogni discorso sulla demografia è stato tacciato di “fascismo” e di “reazione” le conseguenze sono pesanti. In economia si chiama “interesse composto”.
Bàlint Magyar, un ricercatore ungherese esperto di autoritarismo, sostiene che sia fuorviante definire Trump “fascista“ e che il suo fascino discenda da qualcosa di più primordiale: “Trump ti promette che non dovrai pensare agli altri.”
Mi sembra una direzione di ricerca fruttuosa.
Nel senso che non pensi alle conseguenze delle tue azioni, tipo la Presidenta Messicana che vuole rispondere ai dazi promessi da Trump con dazi messicani?
Comunque già MT e RR possono essere letti in quel modo. Tutto il liberismo si basa sul principio che ognuno è il miglior giudice del proprio interesse e il mercato lo strumento per collaborare tra persone egoiste (già lo disse Adam Smith agli albori della nostra era).
Premesso che di economia ci capisco poco
(il che mi mette in vantaggio rispetto al Fondo Monetario Internazionale, che non ci capisce niente 😉 )
mi pare che, gira e rigira, il grande confronto sia ancora tra Smith e Keynes.
Sbaglio?
Escludendo i catastrofisti alla Miguel, per cui siamo alla zappa, direi di sì.
Ci sono quelli più interventisti (da Keynes a Xi Jin Ping) e quelli meno interventisti (da Smith a Milei).
Forse, ma qui riconosco in pieno i miei limiti, la dimensione immane dei debiti accumulati da TUTTI dal 2008 a oggi (Stati, imprese, cittadini) ci sta portando in un mondo nuovo e incomprensibile. Anzi, dal 2008 con anche maggior lena ed entusiasmo ma siamo partiti da ben prima.
Ciao
“la dimensione immane dei debiti accumulati da TUTTI dal 2008 a oggi (Stati, imprese, cittadini) ci sta portando in un mondo nuovo e incomprensibile”
Non è la prima volta che ci si riempie di debiti alla follia (le guerre mondiali…), ma credo che sia la prima volta in cui il ritorno sugli investimenti non copre l’indebitamento.
Cioè, la prima volta che i digiuni di storia economica ricordano: nel Trecento una situazione del genere traslata all’economia fondiaria fu l’inizio della catastrofe.
Perché non cambia molto, mutatis mutandis. Un’economia agricola si basa sul fatto che più persone coltivano più terra e, dal momento che la terra che ciascuno può coltivare produce un certo surplus rispetto a quello che serve per mantenere chi coltiva il campo, più si è e più surplus si produce. La società, in questo senso, investe sull’avere più persone, perché ogni generazione dissoda qualcosa che la generazione precedente non coltivava.
Questo è un capitale umano di rischio, perché si mettono al mondo figli convinti che la terra in più che potremo coltivare farà rientrare dall’investimento. Ma cosa succede se così non dovesse essere, se ad un certo punto la terra messa a coltura di fresco non dovesse far rientrare dall’investimento? La società non avrà prodotti agricoli a sufficienza (cioè si muore di fame).
Mi immagino le discussioni tra quelli che dicono che la risposta sarebbe far arrivare nuovi contadini per coltivare ancora più terra e quelli che dicono, invece, che bisogna iniziare a lasciare incolti i campi perché, tempo qualche anno, la situazione si risolverà da sola con l’adeguamento della domanda all’offerta.
Sulla prima parte del tuo post: le spese militari non sono mai investimenti che danno un rendimento economico, o forse è meglio dire che non vedo come possano esserlo state quelle relative alle due guerre mondiali.
Prima ci sono state come il saccheggio dall’America spagnola a opera di Drake o le guerre dell’oppio che devono aver dato un bel rendimento.
Ciao
Beh, credo che l’impatto di Drake & soci sia stato grandemente esagerato dalla storia, ma ancora di più dal folklore britannico.
Neppure gli spagnoli erano fessi e organizzano presto degli enormi convogli di vascelli pesantemente armati; il singolo galeone fuori rotta preda di una fortuna nave pirata era quasi insignificante per le finanze spagnole.
Verissimo invece che la Spagna spende malissimo l’argento estratto nelle Americhe disperdendolo in tutta Europa…
Ho letto che al suo ritorno a Londra, il nostro portò un tesoro pari a due volte il PIL inglese dell’epoca.
E le cronache riportano che buttassero a mare l’argento per far posto all’oro.
Non fraintendermi: credo che quell’impresa ricada tra i crimini contro l’umanità ma che sia stata tra quelli più fruttuosi in termini economici.
E non parlavo dei corsari e delle loro “imprese” contro i galeoni spagnoli.
Se parli del solo Drake può anche darsi.
Ma il PIL inglese dell’epoca, al netto della esagerazione (alla quale comunque credo, come credo all’esistenza di una coriacea leggenda nera contro gli spagnoli/cattolici) non doveva essere granché, se stava tutto stivato in una nave 😉
Oh, relata refero. Non credo però avesse solo una nave ma una piccola flotta.
Che gli inglesi avessero le pezze al culo lo credo anche io. Erano pochi e poveri. Poi sono diventati l’Impero Britannico.
se nel 1588 l’Invincibile Armata (Grande y Felicisima Armada) lo fosse stata nomen omen almeno un’anticchia…
chissà che ucronia latina che vivremmo!
che poi l’Armada di filippo II° manco si può dire che fu battuta, pare che semplicemente s’abortì per strada pezzo a pezzo.
Oggi nell’ Occidente imperiale del “Grande Satana” solo hablariamos ibérico comiendo gazpacho y paella y llamaríamos a nuestros hijos Paco, Pedro y Sancho
y todos saremos catolicos!
ah, que suegno
faccio ancora la pubblicità al post per un podcast ben fatto su corte penale internazionale e netanyahu
https://www.ilpost.it/podcasts/globo/chi-arrestera-benjamin-netanyahu-con-chantal-meloni/
Peucezio: “Inoltre è opinabile quest’idea paternalistica: se io non mi voglio mettere la cintura ecc.”
Davvero Peucezio, a volte sbandi talmente nel ragionare che riesci a ottenere l’incredibile risultato di farmi trovare totalmente d’accordo con le ragionevoli critiche che ti fa Francesco.
Ti ricordo poi che in Italia sono morte per il covid 200.000 persone, quasi il triplo delle vittime civili nella SGM, e non erano affatto tutte novantenni.
cosa vorresti dire? io sono sempre ragionevole, moderato, cauto e guardingo!
😉
Tomar,
avevo scritto una risposta ma se l’è mangiata la rete.
In ogni caso non so quali dati tu abbia letto…
OT
qualcuno conosce un sito in italico o inglesico dove si parla di America Latina?
grassie
Francesco o’ curioso
“qualcuno conosce un sito in italico o inglesico dove si parla di America Latina?”
Beh, c’è l’ “Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana”
https://iila.org/it/
“Visioni LatinoAmericane (VL)”
https://visionilatinoamericane.com/
e “l’America Latina”
https://lamericalatina.net/category/archivio/
Poi c’è il bellissimo saggio del 2022 di Martín Caparrós “Ñamerica” Einaudi
https://www.ibs.it/namerica-ebook-martin-caparros/e/9788858440773
Ah,
per quelli come Roberto che amano viaggiare per gli USA meno conosciuti e inflazionati è appena uscito:
“Qui non è Nuova York. 100 giorni nell’America profonda”
di Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi
https://www.ibs.it/qui-non-nuova-york-100-ebook-maria-teresa-cometto-glauco-maggi/e/9788854531840
non l’ho letto ma pare promettere bene
Thanks a lot Moi!
ros
“Qui non è Nuova York. 100 giorni nell’America profonda””
grazie, sembra molto interessante!
leggo nella recensione
“No. L’America non è quella di Julia Roberts, di Meryl Streep, di George Clooney e men che meno quella di Woody Allen.”
e, si parva licet, l’america è *anche* quella di Julia Roberts e Woody Allen, ma non è solo quella. L’avvocato nevrotico ebreo newyorkese, come la coppia di architetti gay hippy di san francisco, e l’attricetta che si mantiene lavorando ad un diners e dormendo un una roulotte*, sono america esttamente come il contadino dell’arkansas, solo che noi vediamo solo i primi e quasi mai i secondi
*questa proprio ce l’ho una ex di mio fratello che campava di lavoretti vivendo in una roulotte….bella come una dea
Parlando di Ius Es Ei, ho visto i primi due film della serie “Purge”.
Non malissimo, molto ma molto anti-americani. Anzi, anti-americani bianchi, soprattutto il secondo. Il primo ce l’ha più con i ricchi.
@MIGUEL/PINO /TUTT*
Ho notato fra i giovani Magrebini Italofoni (ma NON Anglofoni e Francofoni o altro …) la tendenza a voler elevare il Darija a Lingua !
…. Può essere un effetto dello stare in Italia, ove le identità locali sono così sentite (a volte fin troppo) ?
CMQ anche in Spagna ho notato una “spinta centrifuga” dal Castigliano : Aragonese, Asturiano, Estremaduriano, Cantabrico, Andaluso … soprattutto i primi due fra i suddetti.
Insomma: sul Darija “ci spingono su” i Magrebini “nostri” … non quelli d’ Oltralpe !
” Può essere un effetto dello stare in Italia, ove le identità locali sono così sentite (a volte fin troppo) ?”
Non ci avevo pensato! È un’ipotesi interessante!
MOI: “Insomma: sul Darija “ci spingono su” i Magrebini “nostri” … non quelli d’ Oltralpe”
Beh io vedo la cosa con favore: leggo su Wiki che il Darija ha forti ascendenze berbere, e i berberi sono la mia passione etnica sin dal tempo lontano (1977) del mio viaggio in Marocco, e lo sono, lo confesso, soprattutto grazie alla più intima passione tessile per le stoffe artigianali tessute a mano, che lì provengono dalle aree berbere di montagna, i cui artigiani producono tutto quel che i marocchini vendono in pianura ai turisti.
Ho passato ore nelle botteghe, soprattutto a Fez, a valutare Kilim a decine fino a essere completamente stordito dalla quantità di tè che mi veniva di continuo servito.
Di quelle ore mi è rimasta in testa soprattutto una frase, continuamente ripetuta: “C’est le travail berbère!”
Cmq i Kirman Laver Persiani (!) mi sa che sono i più belli … al mondo.
MOI: Cmq i Kirman Laver Persiani (!) mi sa che sono i più belli … al mondo.
Non saprei dire: sono del tutto ignorante di tappeti, verso i quali non ho mai avuto una particolare attrazione. La mia passione sono appunto i kilim, che son tutt’altra cosa.
Moi (e gli altri),
https://www.ilgiornale.it/news/politica/stress-e-ansia-tycoon-universit-usa-schierano-psicologi-2394654.html
OT
Invito chi può a leggere questo esemplare articolo sulla rivolta sociale di ieri apparso oggi sul Manifesto: “Solo il conflitto può frenare la discesa all’inferno”.
https://www.iltempo.it/personaggi/2024/11/30/news/propaganda-live-insulto-sessista-atreju-a-tro-filippo-ceccarelli-repubblica-sinlenzio-sinistra-41016560/
Femminismo a Corrente Alterna : “Atreyu” (ovviamente NON quello di Michael Ende) diventa “Atròie” … vs donne di Dx.
FEMMINISMO PARANOICO PREVENTIVO
https://it.linkedin.com/posts/michela-negri-75ab9710a_illustrator-illustration-vignetta-activity-7242842498203631616-02eW
… “Tornando a casa a piedi la sera…” è il nome che ho voluto dare anche a questa seconda vignetta, cambiando però il punto di vista, che in quest’altra versione è quello di un ragazzo che torna a casa la sera a piedi e si accorge di avere una ragazza che cammina davanti a lui.
Il protagonista di questa vignetta decide di spostarsi sull’altro marciapiede, per far capire alla ragazza con un piccolissimo gesto di non aver cattive intenzioni.
Una follia, qualcunə penserebbe, ma molti ragazzi e uomini, consapevoli dell’ansia e stress che possono provare molte donne tornando a casa la sera da sole, decidono di compiere delle azioni pratiche per poter far sentire le donne stesse più tranquille e serene nel loro tragitto verso casa.
Ti sei mai ritrovatə sullo stesso percorso di una donna/ragazza?
Hai fatto qualcosa per manifestare la tua presenza e per far capire di non essere una potenziale “minaccia”?
Cosa hai fatto?
Scusate, ma … se anche sull’ altro marciapiede c’è una donna che facciamo ?
1) Ci buttiamo sotto le macchine / i camion ?
2) Urliamo a quella dall’ altra parte di attraversare per far cambio così che incontra solo un’ altra donna ?
PS
Chissà perché 😉 , ma credo che la “Bontà” 🙂 Woke preferisca l’ opzione 1) ! 😉
3) Mi identifico come donna al momento 😉 …
https://en.wikipedia.org/wiki/Anne_Fausto-Sterling
http://www.portalenazionalelgbt.it/bancadeidati/schede/the-five-sexes-why-male-and-female-are-not-enough/file/Articolo%20ENG
The Five Sexes: Why Male and Female Are Not Enough
By Anne Fausto-Sterling
[…]
For some time medical investigators have recognized the concept of the intersexual body.But the standard medical literature uses the term intersex as a catch-all for three major subgroups with some mixture of male and female characteristics:
the so-called true hermaphrodites, whom I call herms, who possess one testis and one ovary (the spermand egg-producing vessels, or gonads);
the male pseudohermaphrodites (the “merms”), who have testes and some aspects of the female genitalia but no ovaries;
and the female pseudohermaphrodites (the “ferms”), who have ovaries and some aspects of the male genitalia but lack testes. Each of those categories is in itself complex; the percentage of male and female characteristics, for instance, can vary enormously among members of the same subgroup. Moreover, the inner lives of the people in each subgroup−− their special needs and their problems, attractions and repulsions−− have gone unexplored by science.
But on the basis of what is known about them I suggest that the three intersexes, herm, merm and ferm, deserve to be considered additional sexes each in its own right. Indeed, I would argue further that sex is a vast, infinitely malleable continuum that defies the constraints of even five categories.
Not surprisingly, it is extremely difficult to estimate the frequency of intersexuality, much less the frequency of each of the three additional sexes: it is not the sort of information one volunteers on a job application.
Herm con H : “(H)ermaphrodita” .
Merm con M : Ermafrodita tendente a Maschio
Ferm con F : Ermafrodita tendente a Femmina
https://en.wikipedia.org/wiki/Paula_Vogel
… ha sposato una drammaturga, così che si muovono una in àmbito scientifico e una in àmbito umanistico.
Moi: “…Il protagonista di questa vignetta decide di spostarsi sull’altro marciapiede, per far capire alla ragazza con un piccolissimo gesto di non aver cattive intenzioni… Ti sei mai ritrovatə sullo stesso percorso di una donna/ragazza?
Hai fatto qualcosa per manifestare la tua presenza e per far capire di non essere una potenziale “minaccia”?
Cosa hai fatto?”
La stessa cosa che dice sopra ho fatto io!🙄
Per delicatezza di finezza mi spostatti lesto sull’altro marciapiede.
La tizia mi squadrò male e disse:
“ma che ti pare che puzzo?
Ma ti sei visto allo specchio?
Ah frooooocio!!!”
cioè:
uno è romanticisticamente pericazzisua mentre solitario nella notte va’,
trastullandosi fantasiosamente che se lo incontri gran paura fa’😎 …
… vede arrivarsi avanti a se una leggiadra sfranciulla con estetiche intenzioni ambigue finantocché perfino sospette
https://www.youtube.com/watch?v=qOyDk01pD-s
🙄🤔😳
Ohibò! Che deve fare? Che puotrà mai a succedere?
chista sfranciulla lo guarda malo perché il suo volto ha la maschera Tigre, Tiger Man, Tigre Tiger Man e… e
e parte la sigla:
https://www.youtube.com/watch?v=TGHfAFfss4M
gnam gnam gnam gnam
Per Moi
“molti ragazzi e uomini, consapevoli dell’ansia e stress che possono provare molte donne tornando a casa la sera da sole, decidono di compiere delle azioni pratiche per poter far sentire le donne stesse più tranquille e serene nel loro tragitto verso casa.”
Io lo faccio spesso!
È capitato di farlo anche a me, però boh, è una di quelle cose che se mi vengono imposte o consigliate allora non mi va più di farle.
Cioè proprio il modo in cui è scritta la vignetta è antipatico “c’è una ragazza allora cambio marciapiede “, ma va’ là!
Semmai “c’è una donna che potrebbe avere la sgradevole impressione di essere seguita vista l’ora e il posto, non voglio rovinare la sua serenità e neppure la mia, cambio marciapiede e buona sera”.
Se mi va.
Per PinoMamet
“È capitato di farlo anche a me, però boh, è una di quelle cose che se mi vengono imposte o consigliate allora non mi va più di farle.”
Capisco…
Siccome ho le gambe al posto delle ruote, e devo andare veloce, sugli stretti marciapiedi fiorentini, mi trovo spesso a pedinare in modo imbarazzante le fanciulle.
Di solito non si accorgono di niente, perché sono chine sullo smarfo.
Comunque cerco di sorpassare alla larga.
Una volta a Milano, verso Corso Buenos Aires, al tramonto – mica a mezzanotte – mi sono trovato a una discreta distanza dietro una ragazza, che mi ha gettato uno sguardo e si è messa a correre terrorizzata. Io dispiaciutissimo, ma che si fa?