Claudia!

Sono davanti a Palazzo Pitti, al tramonto.

A circa cinque metri da me, nella folla, intravedo, senza farci caso, una giovane, che parla ad alta voce, forse al telefono, forse con un’amica davanti a lei: una di quelle cose cui non ci fai caso, all’inizio.

Lei emette un suono: “Claudia“.

Il suono vibra nell’aria molecola per molecola, 343 metri al secondo più o meno, supera il vento che soffia da sud, si distingue da tutti gli altri suoni di gente che parla e di mezzi che si muovono, mi tocca l’orecchio destro e ci tambureggia sopra, i nervi mandano dove devono la notizia: Claudia!

Che scritto così sembra italiano.

Ma sento dalle molecole vibranti, che la ragazza aveva la lingua appena più tesa, e protesa in avanti, di un’italiana, mentre pronunciava la /l/. E questo anche considerando tutte le varianti possibili, da Tarvisio a Trapani.

E la /a/… è su una nota una frazione più alta della /a/ italiana, quindi la gola è una frazione di millimetro più stretta. E il dorso della lingua è una frazione più in alto.

La /d/ poi: la ragazza aveva posato la punta della lingua alle radici dei denti con più leggerezza di un’italiana, lasciando millimetrici passaggi d’aria ai lati, e – inversamente alla /l/ – con meno forza di quella che userebbe un italiano (ma come la /l/, c’è quel tendere in avanti della punta).

Le molecole ondeggianti mi mandano al cervello tutto questo, e io capisco che chi sta parlando a Claudia è spagnola. Della Spagna, non un’ispanofona qualunque.

La cosa straordinaria è, che se io la conoscessi di persona, oltre a questa macro-informazione, le molecole vibranti mi avrebbero anche raccontato che è proprio lei, avrei riconosciuto la sua inconfondibile, unica voce, diversa da quelle di tutte le altre spagnole; e magari anche il suo stato d’animo in quel momento.

Siamo esseri incredibili.

Claudia!

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162 risposte a Claudia!

  1. PinoMamet scrive:

    Questo è interessante!

    C’è da dire che l’italiano è, foneticamente, una lingua molto “tollerante”. Cioé, noi possiamo pronunciare la parola “cane” con praticamente tutti i tipi di velare sorda, occlusiva, affricata, fricativa, e con quasi tutti i di “n”, se ci riusciamo, esclusa la palatale che in italiano è un suono distinto (“gn”) e ci capiamo sempre;

    non solo, facciamo anche molta fatica distinguere quelle consonanti e vocali che non abbiamo come fonemi distinti.

    I miei studenti, quando gli faccio notare la differenza, fanno per esempio un po’ di fatica a distinguere la n di cane, appunto, e quella di vanga, che in sanscrito e in hindi sono due lettere ben distinte
    (e infatti in greco la n di vanga si scrive con la gamma, Ἄγγελος ricordate?)

    (PS se sentite degli audio di ellenofoni, non sempre, ma molto spesso la n di parole come “anghelos” è nettamente velare, molto più di “vanga”, “panca” o “angelo” in italiano…)

    L’inglese è tollerante ma in modo diverso: cioè mi pare che gli anglofoni siano un po’ fissati nel determinare in maniera ultra-precisa i vari accenti locali o diastratici, soprattutto a livello fonetico, come se fossero tante lingue… che poi sono tutte inglese.

    Mentre in Italia ce ne sbattiamo abbastanza.

    • PinoMamet scrive:

      Ogni tanto su yuoutbe seguo questa tizia qua (video scelto a caso tra i suoi)

      https://www.youtube.com/watch?v=EHmK82v6qBA

      fondamentalmente perché è carina 😉

      Credo che sia madrilena o del centro nord. Ogni tanto collabora con un informato saputello italiano (gli italiani o sono ignoranti o sono saputelli- o forse mi sta solo più antipatico perché è maschio) e altri appassionati di lingue.

      • Peucezio scrive:

        Linguriosa!

        Non la trovo avvenente: tipica ragazza “del montón”, ma è molto brava, spiega in modo molto chiaro senza mai andare a discapito del rigore scientifico (le cose, anche se le dice in modo divulgativo, si capisce che le sa).
        Mi diverte perché ha un’espressività molto spagnola.

      • PinoMamet scrive:

        Mmm ma mi faresti un esempio di ragazza avvenente?

        • Peucezio scrive:

          Uhm, fra quelle note al pubblico?

          Per esempio Veronica Gentili, che comincia a non essere una ragazzina, ma almeno fino a quando conduceva le trasmissioni di politica alle 20,30 su Rete4 (ora mi pare faccia Le Iene), era stupenda: bellezza non convenzionale, ma una sensualità mediterranea (unita a un temperamento) che la rendevano, per il mio gusto, molto molto attraente.

          Poi potrei dirti, Giulia Innocenzi, che mi stava sui coglioni fin dall’inizio (caldeggiava l’intervento militare in Libia, persona di merda, apologeta dei peggiori crimini), ma fisicamente la trovato stupenda ed è ancora una bella donna.

          Jasmine Trinca quand’era ragazzina secondo me era bellissima. Poi il suo è il tipo di bellezza che sfiorisce presto: quelle bellezze molto adolescenziali.

          Il massimo dei massimi:
          Monica Bellucci ancora oltre i quaranta era una vera dea. Non che non ci siano donne più belle (che comunque era bellissima), ma lei aveva una carica di femminilità e sensualità unica, un carisma femminile speciale.

          Tornando indietro con gli anni, per es. Claudia Schiffer, un po’ inespressiva forse, ma credo sia stata la ragazza più bella del mondo.
          E Valeria Mazza le si avvicinava moltissimo.

          Sempre andando indietro, vi ricordate Natasha Hovey. Un bijou!

          E Désirée Nosbusch? Ha fatto qualche film in Italia.
          Era una piccola dea.

          Invece, sempre parlando della cinematografia di quell’epoca, non ho mai trovato particolarmente attraente Edwige Fenech, che pure era un po’ il mito erotico della mia generazione. Adattissima per far ridere nelle commediacce, ma affettata e volgare al tempo stesso, posso capire che piacesse ai camionisti di sessant’anni (di allora).
          O Valeria Marini: queste donne giunoniche mezze bambole di gomma, pochissimo sensuali, almeno per il mio gusto.

          • roberto scrive:

            jasmine trinca da ragazza era così bella che mi sembrava bella anche quando faceva la matta in la meglio gioventù

          • roberto scrive:

            “Désirée Nosbusch”

            è lussemburghese! ha da poco girato una serie poliziesca lussemburghese abbastanza carina, capitani…se on altro perché riconosco letteralmente ogni posto dove è stata girata 🙂

        • PinoMamet scrive:

          D’accordissimo sulla Bellucci… le altre non mi sanno di granché.

      • roberto scrive:

        Anche io la trovo molto carina

        • Peucezio scrive:

          Se andate in Spagna di tipe come quella ne trovate a buttare, a carrettate.
          E di molto più belle. Ci sono ragazze in Spagna da far girare la testa.

        • PinoMamet scrive:

          Mah, in Spagna non ricordo tutta questa folla di bellissime, né tra le studentesse spagnole in Italia (è mezza andalusa anche una mia amica dai tempi del Liceo, e sia lei che la sua spagnolissima madre sono… simpatiche) ma mi fido di te.

          Linguriosa somiglia tantissimo a una amica sardoemiliana, solo è leggerissimamente più ispanica a faccia lunga
          (Gli spagnoli li divido in due categorie fisiche, Don Chisciotte e Sancho Panza).

          • Peucezio scrive:

            Certo, ci sono anche tante bruttine o brutte, come dappertutto, ma ci sono fighe spaziali e non ce ne sono poche.

            Poi, vabbè, oggi di figa ce n’è poca in giro, perché negli anni ’90-2000 già non si facevano più figli, ma a Milano per es., col fatto che arriva gente da tanti posti, ne vedo tantissima.

            • paniscus scrive:

              “Poi, vabbè, oggi di figa ce n’è poca in giro, perché negli anni ’90-2000 già non si facevano più figli, “—

              E quindi, a causa del calo demografico, sono diminuite solo “le fighe”? Non sono diminuiti in proporzione anche i giovani maschi?

          • Peucezio scrive:

            Diciamo che c’è un po’ meno varietà di tipi somatici rispetto a qua.
            Prevale un tipo mediterraneo bruno, dal viso ovale.
            Che quando è bello, è molto bello.

            • firmato winston scrive:

              Da quel che ne so, dai recenti approfonditi studi genetici, recenti perche’ solo da qualche lustro e’ possibile l’analisi del DNA**, l’Italia risulta essere il luogo d’Europa con la massima varieta’ genetica.
              Anzi se non ho capito male dovrebbe esserci piu’ varieta’ genetica in Italia che nel resto d’Europa messo assieme.
              Gli studi pionieristici di Cavalli-Sforza (vi ricorderete il suo “geni, popoli, lingue”) si basavano sui gruppi sanguigni, se non erro. Aveva scoperto che l’affinita’ genetica va al passo, a grandi linee, con quella delle famiglie linguistiche originarie.

              • Peucezio scrive:

                Sì, ma l’Italia è così in tutto.
                Anche per la biodiversità in generale, animale e vegetale, per la cucina, per i dialetti, ecc. ecc. ecc.
                Più varietà che nel resto d’Europa o del mondo.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Quegli studi vanno a vedere il DNA mitocondriale o gli aplogruppi del cromosoma Y (cioè ciò che rispettivamente si eredita solo dalla madre e solo dal padre).

              • PinoMamet scrive:

                “l’Italia risulta essere il luogo d’Europa con la massima varieta’ genetica.”

                sì ma non bisogna fare l’errore iper-semplificatorio di pensare che questa variabilità corrisponda a una qualche divisione Nord-Centro-Sud o cose del genere.

                Semplicemente, rispetto ai 3/4 magrogruppi più o meno comuni in tutt’Europa ( propbabilmente da identificare con: cacciatori raccoglitori occidentali, cacciatori raccoglitori orientali, coltivatori anatolici, pastori/allevatori indoeuropei) in Italia ci sono percentuali più elevate e rilevanti di… tutti gli altri, a causa della variegata storia italiana.

                L’idea (non del Cavalli Sforza, ma dei suoi semplificatori giornalistici) di un’Italia divisa in “Galli, Etruschi e Greci” (ripeto, era la balla dei giornalisti, non la teoria dello studioso) era dovuta a una lettura molto superficiale del suoi studio, che non mirava a una descrizione della realtà italiana attuale, ma a una ricerca delle sue origini
                (quindi vai nel paesino isolato, cerca la famiglia più antica del paesino ecc.;… se fosse stata una descrizione dell’Italia sarebbe stata il famoso “cherry picking”, ma era altro).

              • PinoMamet scrive:

                Errata: oltre ai 3/4 gruppi più diffusi….

              • PinoMamet scrive:

                Sempre da una iper-semplificazione giornalistica, da prendere con i guanti molto spessi:

                il popolo geneticamente più vicino (qualunque cosa voglia dire) agli italiani del Nord e del Centro sono… gli spagnoli
                (escluso Piemonte e Liguria che invece sono francesizzanti)

                del centro sud, i greci

                il Friuli affine geneticamente alla Slovenia.

                ma la verità vera è che di questi studi genetici ce ne sono mille e uno dice il contrario dell’altro.

                da uno risulta che mentre i greci appunto sarebbero affini ai meridionali, gli albanesi e kosovari sarebbero vicinissimi agli italiani del nord…

                sugli ebrei poi non ne parliamo: diversi dicono che gli ashkenaziti sarebbero italiani di origine… o mezzi italiani e mezzi vicino-orientali… no, invece sarebbero dell’area caucasica… no quelli affini agli italiani sarebbero i sefarditi…

                insomma, ho il serissimo dubbio che dipenda moltissimo dal campione e in ultima analisi dal caso 😉 e forse ne sapremo qualcosa di più tra cento anni, a forza di comparare uno studio con un altro 😉

                Per ora riporto aneddoticamente una mia conoscente ligure (quella che si vanta di trattare male i clienti) che ha fatto uno di quegli pesudo-test genetici in cui devi sputare dentro una fiala.
                Lei è scura e riccia e voleva a tutti i costi essere africana.

                Il test con sua delusione ha detto che è interamente europea occidentale e i suoi parenti sarebbero in Irlanda.

                è anche vero che quegli pseudo test non valgono neppure il costo della saliva dello sputo, quanto ad affidabilità…

    • MOI scrive:

      Molti stranieri trovano difficile pronunciare le consonanti doppie, e relative coppie minime semantiche … quasi come se fossero i toni del Cinese. 😉

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ PinoMamet

      “gamma”

      Qui posso dire qualcosa tratto dalla mia esperienza personale. Quando conobbi colei che ora è mia moglie non sapevo una parola di Polacco (né lei d’Italiano). Ebbene, ancora oggi io non riesco davvero bene a districarmi nella grande varietà di suoni palatali del Polacco, dove ‘sz’, ‘si’, ‘ś’, ‘szcz’, ‘cz’, ‘rz’, ‘zi’, ‘dź’, ‘ż’, ‘dzi’ e ‘dż’ indicano suoni palatali ben distinti che identificano parole ben diverse confondere le quali in un discorso può avere effetti esilaranti. Per esempio ‘mysz’=’topo’ e ‘miś’=’orsacchiotto’, ma a un orecchio straniero le due parole suonano pressoché identiche. Noi in Italiano distinguiamo la ‘sc’ di ‘scemo’ dalla ‘ci ‘ di ciarla’, la ‘g’ di ‘giallo’ dalla ‘g’ di ‘gelo’ e ancora più dalla ‘sg’ di ‘disgelo’, ma a questi cinque gruppi di lettere Italiani ne corrispondono undici Polacchi. Ci ho messo sei mesi a pronunciare più o meno passabilmente la parola ‘skrzypc’ (=’dei violini’).

      Una piccola vendetta me la prendo quando i conoscenti Polacchi di mia moglie vogliono pronunciare noi Italiani. Dicono sistematicamente ‘Genòva’ e ‘Bergàmo’, ad esempio, perché tutte le parole non composte del vocabolario Polacco tranne cinque sono accentate sulla penultima sillaba. Ancora oggi poi, dopo venticinque anni in Italia, sia mia moglie sia un mio collega Russo non hanno ancora ben chiaro l’uso dell’articolo.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Moi scrive:

        In Russo Misha (Миша) ,simile a Miś’ … è un diminutivo di Mikhail (Михаил) però ignoro se colloquialmente faccia pensare all’ orso, in Russo.

        In ogni caso fu Mascotte delle Olimpiadi di Mosca 1980

        https://www.youtube.com/watch?v=CpQzdVn4exg

        e _ cosa che non cessa di meravigliarmi _ divenne protagonista di un anime in Giappone :こぐまのミーシ ( Koguma no Mīsha)

        https://www.youtube.com/watch?v=QhnPU5pKYcg

        (sigla ITA)

        La sorella Natasha, i genitori mi pare Sergej e Olga … e sempre mi pare il bullo di Paese la tigre Yuri con scagnozzi un lupo Dimitri e una volpe Vladimir. Il medico di paese era una capra, come in Don Chuck Castoro. 🙂

        https://www.youtube.com/watch?v=vtfUo5nZOqE

      • Moi scrive:

        Il Polacco dev’ essere foneticamente (mi riferisco solo ai fonemi, escludendo lingue tonali) fra le lingue più ardue al mondo da pronunciare.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ Moi

          “pronunciare”

          Posso dire questo, per averlo visto di persona: mentre in USA ci sono le gare di “spelling”, in cui i partecipanti devono conoscere il modo giusto di scrivere una parola sentita pronunciare da qualcuno, in Polonia ai bambini a scuola si danno i “dizionari ortografici”, in cui per le parole più difficili si insegna la stessa cosa. Secondo mia moglie madrelingua Polacca, è l’ortografia la vera barriera per l’apprendimento del Polacco da parte degli stranieri, molto più della grammatica. Io personalmente ho memorizzato col tempo tantissime parole, per cui me la cavo. La cosa buffa è che l’ortografia Polacca ha in realtà pochissime eccezioni: è estremamente regolare, e la lingua è praticamente priva di parole che si scrivono in modo diverso ma che si pronunciano allo stesso modo. (Non è come in Francese, dove “foi” e “fois” si pronunciano entrambi “fuá”. In Polacco i casi così sono rarissimi. I Polacchi, anche se parlano svelti, scandiscono bene le parole. Ad essere fregate sono le persone con problemi di palato molle). Solo che l’ortografia stessa è ricchissima.

          Ciao!

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ moi

            Faccio un esempio concreto. “Topo” si dice “mysz”, dove la “y” sta per la “e” chiusa del Milanese e “sz” per la “sc” di “scemo”. ” Orsacchiotto” si dice “miś” dove la “i” è la nostra “i” ma la “ś” è come la “sc” di “scemo” ma PIU’ BREVE; sentendola, la parola sembra decisamente ‘tagliata’. La distinzione qui è facile; diverso è il discorso se sì deve capire all’ascolto come si scrivono le parole “smeraldo”=”szmaragd” e “morte”=”śmierć” (dove la “ć” finale è semplicemente la “c” di “ciao”). Naturalmente con le declinazioni le consonanti alla fine del tema cambiano: “il rame”=”miedź” (pronunciato “miegg” con la “gg” di “aggiornamento”), “col rame”=”z miedzią” co “dz” che indica la “z” di “zio” e la “ą” che so legge come “ão” in “São Paulo” in Portoghese).

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Mauricius Tarvisii scrive:

              Non esiste la zeta di zio: può essere sia sorda che sonora.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ mauricius tarvisii

                “zio”

                Intendevo la ‘z’ iniziale di ‘zazzera’, non la ‘z’ dolce di ‘zanzara’ e quella aspra del Tedesco ‘zu’.

                Scusatemi, non sono un linguista… 🙁

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                In realtà la ‘z’ di ‘zio’ esiste ed è sorda, anche se ormai si è imposta la sonora in mezza Italia, sud compreso, per l’influenza milanese.
                Ma la pronuncia sonora, che uso anch’io, è erronea, non conforme allo standard ortoepico.

              • Moi scrive:

                @ PEUCEZIO

                Quindi a Bologna è quell’ IperCorrettismo da “Doppiatori Principianti allo Sbaraglio” 😀 che nella convinzione di sbagliare sempre … ti fa sbagliare anche quando invece diresti giusto ?

                🙂

              • Peucezio scrive:

                Moi,
                no, credo sia banalmente il modello milanese, ahimè.

                Io dico sempre che i milanesi non avrebbero mai dovuto mettersi a parlare l’italiano.
                Hanno perso un bellissimo dialetto e hanno corrotto una lingua nobile, con le loro ‘s’ sonore, le loro “angurie” e mille altre cose.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “sud compreso, per l’influenza milanese”

                Io la pronuncio sonora perché a Lecce la zeta diventa sempre sonora e, trattandosi di parenti…

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “Ma la pronuncia sonora, che uso anch’io, è erronea, non conforme allo standard ortoepico”

                Ma se la usano tutti come fa ad essere sbagliata?

              • Peucezio scrive:

                Mauricius,
                “Ma se la usano tutti come fa ad essere sbagliata?”

                Questa è proprio buona! 🙂

              • Moi scrive:

                In Doppiaggese 🙂 dicono /tsio/ come a Bologna si dice(va) in cosiddetto (!) ” Dialetto ” MA NON si dice in Italiano : pazzesco !

              • Peucezio scrive:

                Comunque non la usano tutti.

                Circa il Salento, usate la sonora anche in dialetto, per esempio dicendo “zio Vincenzo”?
                Mi parrebbe strano, ma conosco poco i dialetti salentini.

                In Puglia (stricto sensu) si dice zziàne con la sonora, ma perché segue jod, ma si dice ze Luìgge, per dire, con la sorda.
                O zia Mariètte.

                Mio padre, barese autentico, diceva “zio” con la sorda anche in italiano.
                Oggi è invalsa la pronuncia milanese, scorretta, ma sentita come di prestigio (la gente ragiona col culo), infatti a Bari chiamano il cocomero “anguria”, cioè sostituendo un dialettalismo locale (il mel(l)one) con uno lombardo, anziché con lo standard.
                Cose demenziali.

                Il Manzoni ha reso un grande servigio alla lingua italiana, ma doveva prescrivere ai suoi concittadini di non impararla e non usarla per nessuna ragionel al mondo.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Il problema del cocomero è che a Lecce si chiama così la meloncella.
                Che sarebbe questa roba qua, che sa di scorza d’anguria.
                https://it.wikipedia.org/wiki/Carosello_barattiere

              • Peucezio scrive:

                Sì a Bari non esiste il “cocomero”, ma in dialetto c’è qualche derivato, parente dei frutti a cui ti sei riferito, come il “checumaràzze”.

            • Miguel Martinez scrive:

              Per ADV

              ““dz” che indica la “z” di “zio””

              I genovesi hanno gli zii sonori? Qui sono sordi come le talpe!

              • MOI scrive:

                A Bologna è assurdo :

                In Italiano “lo zio” /dz/

                In Dialetto “al z’io” /ts/

                … però è (o era) così : fra l’ altro “bèla z’io” non è affatto una prerogativa Meneghina, si è (o era) sempre detto anche qui.

        • Miguel Martinez scrive:

          per Moi

          “Il Polacco dev’ essere foneticamente (mi riferisco solo ai fonemi, escludendo lingue tonali) fra le lingue più ardue al mondo da pronunciare.”

          La cosa che più mi ha colpito è la “sz”, che richiede un leggero arricciamento della punta della lingua, con effetto fischio. I polacchi tendono a parlare a voce bassa, per cui ti sfugge la parola, ma cogli il fischio – infatti ci ho messo un po’ a capire che quelli che fischiavano stavano dicendo “Proszę”, parola tuttofare che significa “grazie” e molto altro.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ Martinez

            “arricciamento”

            Infatti la cosa Italiana più vicina al Polacco ‘sz’ è “una breve ‘s’ seguita dallo ‘sc’ di ‘scemo’”.

            ““Proszę”, parola tuttofare che significa “grazie””

            No, vuol dire ‘prego’. E’ la risposta a ‘dziękuję’=’grazie’. Così, la risposta a ‘dziękuję bardzo’ = ‘grazie mille’ è ‘proszę bardzo’.

            E’ tuttofare perché lo si usa (eventualmente nella forma plurale “proszimy”) ovunque si inviti qualcuno a far qualcosa senza voler essere troppo brutali, un po’ come il ‘please’ Inglese. Ad esempio l’Inglese ‘please fasten your seatbelts’ sugli aerei diventa ‘proszę zapiąć pasy’.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • MOI scrive:

              Poi c’è la Ł barrata sempre Polacca… che i “dialettofili” usano come diacritico in Veneto e in Ferrarese.

              😳😉

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Moi

                L’unica volta che a Genova ho sentito un suono identico alla ‘Ł ‘ Polacca fuori dalla mia famiglia è stato quando sono andato a vedere ‘Alla ricerca di Nemo’. La tartaruga che dà un passaggio al protagonista nella grande corrente oceanica dev’essere doppiata da un Polacco…

                Forse non tutti sanno che in Polacco le consonanti possono essere raddoppiate ma non si pronunciano che separatamente. Così “antenna” si scrive “antenna” come in Italiano, ma si legge “anten-na”, e la “fontana monumentale” (ad esempio, quella dei Fiumi in Piazza Navona a Roma) si dice “fontan-na”. Eccezione è proprio la ‘Ł ‘, per cui il raddoppio è sempre vietato tranne che per i cognomi ‘Jagiełło’ (la dinastia degli Jagelloni, il calciatore Filip Jagiełło) e Radziwiłł (famiglia nobile di origine Lituana; nel loro palazzo di Varsavia, costruito da architetti di scuola Italiana e oggi sede della Presidenza della Repubblica fu firmato appunto il trattato costitutivo del Patto di Varsavia nel 1955).

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • habsburgicus scrive:

                il trattato costitutivo del Patto di Varsavia nel 1955).

                quando Marx regnava 😀 (14 maggio 1955)

              • Moi scrive:

                Sarebbde meraviglioso un compendio di tutti i fonemi dialettali (!) Italiani … che so essere davvero tanti e diversificati dall’ Italiano :

                diventeremmo bravissimi a pronunciare le lingue straniere !

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ moi

                “straniere”

                …e diventeremmo così come i Polacchi, che non hanno nessuna difficoltà a pronunciare da subito suoni Inglesi, Portoghesi, Francesi, Tedeschi…

                …l’ unica cosa che li frega sistematicamente è l’articolo!

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Moi scrive:

                @ ANDREA DI VITA

                Un ragazzo Coreano che da anni viva a Roma e dà lezioni on-line, dice che se da Italiani vogliamo parlare addirittura con una cadenza (!) da perfetti Coreani … dobbiamo parlare “da scazzati e un po’ in fattanza !” 😀

              • Moi scrive:

                Sarei curiosissimo di vodere come sarebbe un ipotetico Polacco in Cirillico … pur sapendo che Storicamente è impossibile a causa del Cattolicesimo che doveva (!) creare il legame con Roma mediante Alfabeto Latino !

              • Peucezio scrive:

                Moi,
                “Sarei curiosissimo di vodere come sarebbe un ipotetico Polacco in Cirillico …”

                Probabilmente non ci vuole niente a crearlo.

              • habsburgicus scrive:

                @Moi
                i russi -non i sovietici- crearono un lituano cirillico, che fu stampato anche nel Governatorato di Suwałki nel “Regno di Polonia” (ove vigeva il nostro calendario, il sistema giuridico era basato sul Codice napoleonico e la chiesa russa non aveva ruolo ufficiale)….fu in vigore dal 1864/1865 al 1904, anni in cui San Pietroburgo bandì la stampa del lituano in caratteri latini, e finì in un prevedibile disastro 😀
                che io sappia nessuno pensò a imporre il cirillico ai polacchi (o meglio qualcuno ci pensò anche ma financo Nicola I -dicesi un vero Autocrate come Nicola I non un Sovrano quasi socialista nordico :D- lo ritenne una follia: forse Alessandro II volle sperimentarlo sui lituani pensando ad una cirillizzazione della Polonia qualora fosse riuscito l’esperimento..che come vi ho detto è andato male e servì solo a consolidare il nazionalismo lituano, prima debolissimo !
                neppure il “grande cirillizzatore”, ovvero Stalin, pensò a cirillizzare il polacco tanto nelle zone “sue” (qualche polacco lo aveva) quanto nella “Polonia popolare” a lui del tutto devota (la Mongolia, pur altro dall’URSS e oggi indipendente, fu cirillizzata);
                in sé cirillizzare il polacco non dovrebbe essere difficile: prendi un testo bielorusso in cirillico e avrai un (quasi) polacco 😀 non tanto il dialetto di Cracovia (il Papa Polacco !) quanto quelli del nord-est (invece l’ucraino, anche nella variante galiziana, è più lontano dal polacco)
                però se fu cirillizzato il tuvino e il khakasso (e il romeno, neolatino, sotto l’etichetta di “moldavo”) cirillizzare il polacco sarebbe stato, linguisticamente, una bazzeccola 😀

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “non ci vuole niente”

                Lo penso anch’io. Ad esempio, il suono “szcz” Polacco corrisponde all’unica lettera cirillica щ , il suono “ż” alla “ж” e il suono “cz” alla “ч”. In realtà, forse per un Italiano sarebbe più facile imparare da zero direttamente l’ortografia Russa di quella Polacca, se non fosse per il fatto che in Russo l’accento tonico e’ mobile e puo’ cambiare la pronuncia della vocale interessata, mentre in Polacco mai!

                Ciao!

                Andrea Di Vita

                P.S. ah, e la л corrisponde SOLO alla ł : in Russo ‘alto’ l’equivalente della nostra ‘l’ non c’è.

              • Peucezio scrive:

                Però c’è la ‘l’ “morbida”, cioè palatalizzata, che rendi con лЬ in posizione finale o con ль in posizione finale o preconsonantica e altrimenti con л seguita da vocali come и, е, я, ю.

              • Lucia scrive:

                “… e in Ferrarese”

                Moi, mi hai evocata
                😉

                Un saluto a tutti, sono contenta di passare di qui e vedere che le disquisizioni linguistiche sono rimaste il vostro forte!

      • paniscus scrive:

        —“Dicono sistematicamente ‘Genòva’ e ‘Bergàmo’, ad esempio, perché tutte le parole non composte del vocabolario Polacco tranne cinque sono accentate sulla penultima sillaba. “—

        Mi risulta che anche dei nomi propri di persona, soprattutto femminili, che in polacco si scrivono esattamente come in italiano, si pronuncino però con l’accento spostato in avanti, tipo “Barbàra” o “Agàta”…

  2. MOI scrive:

    A me pare che certi Romani dicano quasi (!) una roba tipo :

    “Aó … a (vocativo) Gràudia ! ”

    😁😃

    • MOI scrive:

      O quando certi Romani chiamavano “U’órghigàpp” la “Walky Cup” discoteca dell’ Aquafán di Riccione …

    • PinoMamet scrive:

      La r non mi risulta, ma è vero che i romani hanno una pronuncia intermedia tra k (c, insomma, nell’alfabeto italiano) e g.

      C’è chi sostiene, ma è tutto da dimostrare, che la avessero appunto anche i Romani… de Roma antichi.

      E in effetti, anche se magari i due fenomeni, quello antico e quello moderno, possono essersi sviluppati indipendentemente, sta di fatto che l’alfabeto latino originario NON ha la G:

      il greco parte, lo sappiamo tutti, con alpha beta gamma… i Romani antichissimi “trascrivono” con A, B, C… e abbiamo appunto quei “doppioni” tipo Caius/Gaius, perfettamente intercambiabili.

      Quanto sentono la necessità di avere una lettera G distinta (per trascrivere parole straniere!) modificano la C aggiungendo un trattino.

      • Peucezio scrive:

        Sì, però avevano una D ben distinta dalla T e una B ben distinta dalla P.
        Credo che la lenizione centro-meridionale sia recente, infatti a Napoli per esempio è molto più evidente oggi che, per es., nelle commedie di Eduardo De Filippo, che pure sono state registrate negli anni ’60-’70.
        Nei paesi pugliesi poi una lenizione molto lieve la noto nelle persone nate dopo gli anni ’40, ma non prima, mentre a Bari città non ne rilevo traccia (a livello di orecchio: non ho fatto spettrogrammi).
        In Sicilia poi è evidentissimo l’avanzamento: Franco e Ciccionon mi pare ce l’avessero.

  3. roberto scrive:

    bello!

  4. Francesco scrive:

    Ma lo fate apposta per farmi sentire escluso? non ho praticamente capito una sola parola di tutto quello che avete detto!

    😀

    PS devo essere un sordo non riconosciuto, tra lingue e musica ho un livello di non comprensione delle sfumature altissimo.

    • MOI scrive:

      NON ci credo che non sei mai stato al Walky Cup di Riccione, negli Eighties 😉

      • Francesco scrive:

        Mai stato a Riccione in vita mia!

        Credo sia in Emilia Romagna ma sono stato in quel litorale solo per motivi ciellini o scacchistici.

        • MOI scrive:

          Ah, è vero : i Meeting di CL … na davvero facevate i Flanders 😉 della “sìtua” , no “Fàiga Party” in un mondo ancora libero dalla Woke e
          dal Politically Correct , dalla Stigmatizzazione Sistemica del Maschio Bianco Etero Cis Binario Nerurotipico ?! 😳

          …. Un’ età dell’ oro spensierata fuori da controlli sociali odierni chebsll’ epoca (!) manco in URSS un Gan Eden oggi impensabile: nevvero, Habs ? 😉

        • MOI scrive:

          Avrai conosciuto senz’altro di persona Don Luigi Giussani … era davvero il Savonarola che da sempre la Propaganda Anticlericale ha descritto ?!

          • Francesco scrive:

            magari lo avessi conosciuto! sono entrato in CL che era anziano e malato e non si capiva quando parlava

            in cambio non si capiva neppure prima, come dimostrano i suoi libri

            allora cazzo ci facevo in CL, direte voi? le persone in carne e ossa che ho incontrato. e i libri di Giussani una volta fatta la fatica di decifrarli … era un oratore, non uno scrittore

            😀

            • Moi scrive:

              Un Allievo di Don Giussani è Gian Franco Amato : di Gender, sempre aggiornatissimo sulle novità d’ OltreOceano, ne sa come un Professorone Statunitense tipo Judith Butler … solo che ne inverte la Polarità Manichea fra Bene e Male.

              😉

  5. MOI scrive:

    @MIGUEL

    In Arabo ci sono le cosiddette “unità di conteggio” o “contatori” , cioè psrole specifiche da accompagnare ai numeri in base alle caratteristiche fisiche (non sempre chiarissime) di ciò che si va contando ?

    È una tipica caratteristica delle lingue Estremo Orientali : Cinese, Giapponese, Coreano, Vietnamita …

    • MOI scrive:

      @ PINO

      … E in Ebraico (moderno o antico …), esistono ?

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Moi

      “In Arabo ci sono le cosiddette “unità di conteggio” o “contatori” ,”

      No. In persiano c’è qualcosa di simile.

      • MOI scrive:

        Interessante, sapendo che il Persiano è imparentato con le maggiori lingue Europee … seppur molto alla lontana.

        • Miguel Martinez scrive:

          Per Moi

          “Interessante, sapendo che il Persiano è imparentato con le maggiori lingue Europee … seppur molto alla lontana.”

          Invece la cosa bellissima è che l’arabo ha potenzialmente (poi bisogna vedere caso per caso) la capacità di distinguere:

          1) il singolare (“un albero”)
          2) il collettivo (“albero” come concetto)
          3) il duale (“due alberi”, o meglio “un paio di alberi”)
          4) da 3 a 9 alberi
          5) da 10 alberi in più…

          • Francesco scrive:

            spiega “bellissimo”

            a me una colossale perdita di tempo (anche se capisco che loro di alberi ne vedessero pochini)

  6. Moi scrive:

    Ma sento dalle molecole vibranti, che la ragazza aveva la lingua appena più tesa, e protesa in avanti

    —————–

    Saresti stato perfetto alla Corte del Re Sejong, per la creazione dell’ unico sistema di scrittura fonetico esistente che stilizza la fonazione umana stessa !

    https://www.youtube.com/watch?v=DVOX-UtUB0U

    • Moi scrive:

      @ MIGUEL

    • habsburgicus scrive:

      @Moi
      il piccante è che questo Gran Sovrano del XV secolo (credo 1418-1450 o giù di lì) se lo contendono tanto la DPRK a Nord e a la ROK a Sud 😀 e dire che né gli uni né gli altri hanno mai pensato a restaurare la Monarchia Yi (1392-1905/1910) 😀

      • Moi scrive:

        Di fatto il Nord si è sbarazzato degli Hanja molto prima … d’altronde anche i Bolscevichi semplificarono il Cirillico pre-esistente, togliendo certi “doppioni” ormai più etimologici che altro.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Mi pare che si teorizzi una derivazione tibetana di quell’alfabeto ed il veicolo sarebbe stata la presenza di buddisti tibetani alla corte degli Yuan (la dinastia mongola).

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Quindi, in pratica, anche il coreano sarebbe un alfabeto di derivazione fenicia.

        • habsburgicus scrive:

          qualora lo sia il tibetano e ciò è dubbio…la scrittura tibetana è di origine indiana e deriva dal brahmi in ultima istanza…
          è il brahmi di origine semitica, dunque fenicia ? la storiografia indù è estrema nel negarlo vedendoci un complotto dei soliti colonialisti contro l’Hindutva :D, qualcuno lo ipotizzò in epoca coloniale perlappunto 😀 (il kharosthi invece era certamente di origine aramaica dunque fenicia, l’indianista Sylvain Lévy sul Journal Asiatique di fine Ottocento lo dimostra..ma il kharosthi non lasciò eredi….le iscrizioni di Ashoka erano in greco e kharosthi, che è limitato al Nord-Ovest cioè di fatto al Pakistan un’area che fu achemenide donde derivò la scrittura aramaica che era la vera scrittura di riferimento presso il Gran Re, e non certa quella cuneiforme antico-persiana usata solo per le iscrizioni)
          però è certamente di origine fenicia l’alfabeto mongolo e perciò il manciù che ne è un adattamento (1632)..
          la filiera è la seguente (non prendetela come diretta, parlo grosso modo)
          fenicio-aramaico-scritture persiane preislamiche (pahlavi)-sogdiano-uiguro-mongolo-manciù

          • habsburgicus scrive:

            come tutti sanno, il brahmi è l’antenato di tutte le scritture indiane, in primis il devanagari ma anche le altre (solo l’estinto e già citato kharosthi aveva altra origine); pure le scritture epicoriche dell’Asia sud-orientale, dal Myanmar alle Filippine pre-spagnole passando per la Giava dei templi di Prambanan e Borobudur quando in quelle terre ancora non si recitava il Corano (Indonesia e Filippine, come la Maslaysia, oggi usano i caratteri nostri) sono di origine indiana e dunque figlie del brahmi,,
            è comprensibile, anche se censurabile scientificamente, che per gli indù mantenere a ogni costo l’autoctonia assoluta del brahmi -negando ogni influenza esterna- sia questione di altissima politica e perciò l’argomento è scottante

            • MOI scrive:

              NON fu creato in in giorno, era gente abituata ai caratteri Cinesi … ma il Fenicio Cananeo per fare “A” pende una testa di toro (/alpis/) visibile ancora oggi benissimo nel Quantificatore Universale “Per Ogni” in Matematica : ∀ … ㅏ(아 isolata) è invece un’ emissione anteriore d’aria. Se /m/ cioè ㅁ si confonde con lo Hanja 口 per “bocca” non è casuale visto che a bocca chiusa fai “mmm …”

              口 stilizzata in Cina, inizialmente incidendo gusci di tartarughe (bestie estremamente lente e longeve cariche di suggestione simbolica di saggezza…) morte, un rettangolo quasi quadrato: fin dai tempi della Rivoluzione Agricola (pensa che “computer” è “cervello+fulmine” … nel 2024 !) ininterrottamente.

              • MOI scrive:

                Poi si può sempre “barare” … tipo come fanno gli Arabi che l’ Islam è la prima religione dell’ umanità perché Adamo all’ inizio era sottomesso (etimologicamente “mu-slim”) all’ Unico Vero Dio.

                E guai a chi dice il Corano è l’ ennesima rielaborazione i mitologia Sumero Accadica : o paghi con la vita sotto la Sharia o ti ritrovi i Radical Chic che ti danno dell’ Islamofobo !

              • MOI scrive:

                SE i Fenicio Cananei avessero parlato Latino, la “A” in tutto il mondo oggi si leggerebbe /t/ come in “taurus” … anziché /a/ come in “Alpis”, guardacaso 😃 assonante ad “Alef”, “Alif”, “Alpha” , ecc …

              • MOI scrive:

                E dovremmo anche scomodare il “Demotico” Egizio allora …

              • MOI scrive:

                Ah, gli stessi Radical Chic che quando quella medesima (!) mitologia Sumero-Accadica è nella Bibbia … dicono di preferire Harry Potter (che sappiamo vivere di vita propria nonostante la Z’ia Géichéi …)

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ habsburgicus

            “brahmi”

            Beh, i seguaci della “hindutva” possono dire quello che vogliono, ma resta il fatto che è molto più facile associare l’origine del brahmi a qualche contatto col Medio Oriente che ai glifi dell’Indo (che di alfabetico non sembrano avere granché). Ci sono almeno tre indizi (e li conosco persino io che non sono un linguista):
            A. La a somiglianza di alcune lettere (“a”, “tha”…) con i corrispondenti mediterranei
            B. La presenza nei più antichi testi Tamil di parole come “nau” = “nave” simili a corrispondenti parole usare nel Mediterraneo
            C. La presenza, perfino nella mitologia mesopotamica (!) di dei del mare (Enlil) che nulla hanno a che fare con le economie agropastorali della Regione.

            E infine: dove sarebbe l’anello di congiunzione, per così dire, fra i glifi di Harappa e il brahmi?

            Da soli questi argomenti sono deboli; ma tutti insieme, tenuti conto del rasoio di Ockham, suggeriscono che l’origine del brahmi sia proprio dovuta ai commerci con la Mezzaluna fertile.

            Certo, questo vuol dire che non tutte le radici dell’India sono “ariane”, perché i traffici marittimi sono sempre stati un affare dei dravidici al sud…e questo agli sgherri dell’RSS. scoccia assai.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            https://images.app.goo.gl/JtT7tKibLkEss49y6

          • Mauricius Tarvisii scrive:
      • MOI scrive:

        Neppure il Tedesco chiama il “Computer” come “das Biltzgehirn” … purtroppo ! 😉

  7. MOI scrive:

    ODDIO, iniziano i commenti quasi “verticali” …

  8. MOI scrive:

    Volendo poi pignoleggiare , si deve distinguere

    Sillabario
    (puro come in Giapponese o rototraslato come in Inuktitut)
    Abjad
    Abugida
    Alfabeto

  9. MOI scrive:

    @ PINO & PEUCEZIO

    SE dobbiamo fare il concorso di bellezza per LinguistE … direi che come viso è meglio Linguirosa la Española, però come fisico è meglio Yasmina Pani sa Sarda.

    • MOI scrive:

      Ma di viso Yasmina Pani mi pare troppo “nasona” …

    • MOI scrive:

      Com’ è noto, la S al posto della L negli articoli determinativi accomuna il Sardo & il Catalano Balearico …

      • MOI scrive:

        E siccome Barcellona proclama la propria versione locale di Catalano come il Veramente Vero 😉… Valencia, Alicante, Minorca, Maiorca, Ibiza , ecc … se la tirano da “lingue a parte” attaccandosi a trascurabilissime differenze perché NON ci stanno a considerarsi “dialetti” della Lingua di Barcellona .

  10. MOI scrive:

    Oh, régaz’ … a quanto pare è stato raggiunto il Quorum di Firme per l’ Accelerazione Kalergica 🤪

  11. Moi scrive:

    Una simpatica vignetta “drastica” ma efficace per riconoscere ictu oculi i principali sistemi di scrittura Asiatici (non “Caucasici” 😉 …

    https://languagelog.ldc.upenn.edu/nll/?p=42628

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ moi

      “Asiatici”

      Azzeccatissima la definizione sul Birmano!

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Il birmano non lo saprei distinguere dal georgiano.

        La differenza tra cinese e giapponese è nel rapporto vuoto-pieno. Il coreano ha un rapporto vuoto-pieno simile al giapponese, ma i caratteri tendono a formare quadrati.
        Mongolo e mancese mi paiono uguali.

        • roberto scrive:

          più che altro il birmano mi sembra difficile da distinguere dal sinhala (..abbiamo avutto per tantissimi anni una donna delle pulizie/babysitter dello srilanka che lasciava dappertutto dei pizzini scritti in sinhala, tipo le istruzioni degli elettrodomestici tradotte….)

          il giapponese lo distingui facilmente dalle altre lingue “simili” perché ci sono dei segni che manifestamente non sono ideogrammi (hiragana, per scrivere le particelle grammaticali, e katakana per scrivere le parole straniere)

          • habsburgicus scrive:

            @Roberto
            sinhala

            le due scritture hanno stessa origine, dal pali (e ciò naturalmente è in relazione con il buddhismo hinayana che pervade ogni cosa tanto nell’antica Ceylon quanto nell’odierno Myanmar)–
            filologicamente, invece, non potrebbero essere più diverse; il sinhala è indo-europeo (abbastanza vicino al dhivehi maldiviano che usa però caratteri arabi modificati), il birmano è tibeto-birmano non così dissimile -e anzi correlato, se non mi sbaglio- al multiforme mondo sinitico

        • habsburgicus scrive:

          Mongolo e mancese mi paiono uguali.

          quando Nurhachi verso il 1598 ordinò di trovare una scrittura per il mancese adottarono quella mongola 😀
          nel 1632 ci fu una riformina, sotto Abahai (durante il cui regno fu proclamata la Dinastia Qing nel 1636..presero la Cina nel 1644 ma il nome l’avevano già adottato 8 anni prima, quando il trono ormai traballante dei Ming ancora esisteva in quella che fu la Cambaluc di marcopoliana memoria) e nacque il mancese “classico” che insomma è -dal punto di vista grafico- una variante di mongolo “classico”, quello abolito in Mongolia a favore del cirillico all’inizio dei 1940′ (restaurato nei ‘1990 ma solo a parole) e ancora in uso comune nella Mongolia Interna cinese “Nei Menggu” in pinyin), con capoluogo Hohhot (in pinyin Huhehaote)

  12. MOI scrive:

    https://youtu.be/XAvrrcHbp4o?si=Br9ZKE3NMdhtteh_

    C’è un’ altra possibilità , su Kalergi 😉 …

  13. MOI scrive:

    @ ANDREA DI VITA

    Il Tamil è ritenuto a oggi come molto probabilmente la più antica lingua oralmente (!) di tradizione ininterrotta …

    Ripeto “oralmente ninterrotta” … perfino ammettendoo e non (!) concedendo che Ebraico e Ivrit siano “ininterrottamente” la stessa lingua.

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ Moi

      “la più antica”

      Lo so.

      Il mio collega Tamil me lo ricordava continuamente. Lui si scocciava molto a sentir dire che in India si parlano lingue imparentate alla lontana con l’Italiano mentre nessuno ricorda che mezzo subcontinente parla lingue – come il Tamil – che con le lingue indoeuropee non c’entrano niente.

      Ciao!

      Andrea Di VIta

    • PinoMamet scrive:

      Moi, ivrit vuol dire ebraico (anzi, “ebraica”).

      Mi dai l’impressione di uno che dice “italiano e italian” 😉

      Sicuramente c’è una tradizione ininterrotta di uso religioso e colto dell’ebraico; sicuramente la tradizione del parlato è invece interrotta.

      • Moi scrive:

        “italiano e italian”

        ——————

        A ben pensarci , effettivamente sentiamo ultimamente (tipo 20 anni) un sacco di Anglismi assolutamente inutili … per cose banalissime, senza alcuna esigenza di introdurre neppure tenui sfumature semantiche !

        too much = troppo
        strong = forte
        cringe = imbarazzo
        e tanti altri …

        o verbi “pidginizzari” come

        flexare = ostentare
        droppare = pubblicare immagini / video
        pullappare (pull up) = prendere di mira per strada
        spawnare = apparire all’ improvviso
        e tanti altri …

        • Moi scrive:

          Poi un’ altra accoppiata che sento più spesso ultimamente è “fare gate keeping” (trattenere le masse da un fenomeno presunto di élite per “tirarsela” …) o anche “fare gas lighting” (cercare di falsare i ricordi per manipolare qualcuno …)

        • Moi scrive:

          Ancora non ho mai sentito “pulloverare un automezzo” nel senso di “accostare lungo il marciapiede / ciglio stradale” … ma mica mi meraviglierei se arrivasse il giorno.

    • PinoMamet scrive:

      Comunque non capisco bene cosa voglia dire “oralmente ininterrotta”.

      Il cinese moderno è “oralmente ininterrotto” da quello antico e antichissimo;

      l’italiano (spagnolo, francese…) è “oralmente ininterrotto” dal latino, il greco”moderno” dal greco “classico”…
      che sono ininterrotti, indietro indietro, fino al proto-indoeuropeo…

      forse il Tamil non è mai cambiato nel corso del tempo?
      Ne dubito…

      Mi suona come uno dei tanti proclami nazionalisti di autolode, un po’ come quando nel mondo ebraico si ricorda “tutti gli altri popoli antichi sono scomparsi, noi invece esistiamo ancora!”, dimenticando che esistono ancora: i cinesi, gli indiani, i persiani, i greci….
      (senza contare che anche i Romani “esistono ancora” sotto altri nomi…)

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        “Mi suona come uno dei tanti proclami nazionalisti di autolode”

        E’ tanto una roba da indiani, mi sa.

        • PinoMamet scrive:

          Infatti!

          Tra gli indiani va fortissimo la teoria “non è vero che siamo stati invasi dagli ‘ariani’, siamo noi indiani che abbiamo esportato il sanscrito in Europa”

          • Peucezio scrive:

            Anche in Italia.
            La gente comune crede che l’indoeuropeo venga dal sanscrito anziché viceversa.

            • PinoMamet scrive:

              Questo credo sia anche un derivato della cultura New Age, con la sua idolatria verso l’Oriente mitizzato, e dello yoga presentato come frutto di una cultura antichissima e addirittura primordiale che gli occidentali avrebbero perso ecc. ecc.

            • PinoMamet scrive:

              A proposito: l’altro giorno introduco in prima i Persiani, mi metto a parlare delle lingue indoeuropee e faccio lo schemino alla lavagna…

              il giorno dopo arriva lo studente sikh (tutte le classi devono avere uno studente sikh nella mia provincia 😉 ) che mi dice “professore, mi ha detto una cosa non vera: ha detto che il punjabi deriva dal sanscrito
              (nota mia: è una versione semplificata della storia, lo so)
              invece ho chiesto a papà e lui mi ha detto che lo hanno inventato i nostri dèi!”
              (che sarebbero poi i guru ma per lui è la stessa cosa…
              del resto, anche il livello di conoscenze religiose cattoliche degli studenti cattolici è desolante, non sottiliziamo…)

            • Francesco scrive:

              la gente comune non ha mai sentito parlare nè di indoeuropeo nè di sanscrito, secondo la mia modesta opinione

              😉

  14. Francesco scrive:

    Ciao Miguel

    in questi giorni mi sei mancato. Ti spiego: ho dovuto preparare dei biglietti nominativi per 80 studenti di una scuola professionale per operai meccanici.

    E’ stato un trionfo kalergico di neo-italici, in cui ho con difficoltà individuato romeni, ispano-americani, arabi, africani, un sospetto cingalese, assai italiani con nomi da soap opera ma … avrei voluto averti al mio fianco con le tue conoscenze linguistiche!

    Peccato non aver avuto il tempo di fare una statistica seria …

    PS ma come vi è venuto Willian con la “n”? è una delle cose più orripilanti che ho mai visto

  15. Moi scrive:

    Tornando a parlare di Linguistica, soprattutto scrittura … ho trovato questo video che mi sembra davvero interessante :

    The TRUE Origins of Simplified Chinese

    https://www.youtube.com/watch?v=fojzNrwAAyI

    Were simplified Chinese characters really created in the 1950s? Common wisdom would say yes, but the truth may shock you. Uncover the fascinating evolution of Chinese characters as we learn about the various ways that Chinese was simplified throughout history.

    • Moi scrive:

      The 7 Methods of Simplifying Chinese

      2:36 – (1) Vulgar characters
      3:03 – (2) Cursive forms
      4:33 – (3) Ancient forms
      5:27 – (4) Merging homophones
      6:31 – (5) Retain the unique portion
      7:06 – (6) Substitute the phonetic component
      8:09 – (7) Meaningless symbols

  16. Moi scrive:

    @ MAURICUS

    SE vuoi un sistema di scrittura “alla Semitica” (cioè bastato sulle parole della lingua di partenza) in Estremo Oriente , c’ è il

    https://en.wikipedia.org/wiki/Bopomofo#:~:text=Bopomofo,%20also%20called%20Zhuyin%20Fuhao%20%5B1%5D%20(%E6%B3%A8%E9%9F%B3%E7%AC%A6%E8%99%9F;%20Zh%C3%B9y%C4%ABn

    ㄅ ㄆ ㄇㄈ (BoPoMoFo) / 注音符號 /ㄓ ㄨˋ ㄧㄣ ㄈㄨˊ ㄏㄠˋ

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Non so se sia assimilabile: il proto-sinaitico è l’utilizzo di segni di origine egiziana per trascrivere suoni di una lingua diversa da quella di origine dei simboli. Quello che citi, invece, è l’utilizzo fonetico di simboli di origine locale.
      Cioè mi pare qualcosa di più simile al demotico.

      • MOI scrive:

        In realtà, come utilizzo, ha una funzione “meramente” didattica, per aiutare bambini e persone non particolarmente istruite (che magari conoscono “appena” 😉 qualche centinaio di caratteri …) ltipo i “furigana” in Giappone, ove cmq le pronunzie dei kanji per ragioni storico linguistiche sono multiple.

        • MOI scrive:

          Pronunce, anzi “letture”.

          In un altri video, il tizio di cui sopra ipotizzava se in Europa si usassero i caratteri Cinesi … il Tedesco non avrebbe particolari problemi, visto che ad esempio 水 lo leggerebbe sempre “Wasser” , mentre l’ Inglese avrebbe problemi tipo il Giapponese … dovendo leggere più spesso “water” ma talvolta “hydro” (tipo “hydraulic press”) o “aqua” (tipo “aquatic life”).

  17. roberto scrive:

    OT tra due mesi e mezzo è natale, quel periodo dell’anno caratterizzato dalla ciclica apparizione di renne volanti, panzoni vestiti di rosso che si infilano nei camini, terribili panettoni senza uvetta (ma perché? che male vi ha fatto l’uvetta?) ma soprattutto il solito articolo sui giornali di destra ripreso da repubblica che si lamenta del fatto che gli eurocrati hanno eliminato il natale ed è vietato augurarsi buon natale

    ebbene, oggi 7 ottobre, ricevo un messaggio sulle prossime greeting cards che inizia con “We are welcoming submissions for *Christmas* and New Year greeting cards”

    anche quest’anno gli eurocrati vi permetteranno di festeggiare il natale!
    🙂

    • Francesco scrive:

      Allora è una cosa personale che a me arrivino quasi solo “Season’s greetings”?

      • roberto scrive:

        ma imagino che a te non scrivano dei nobili eurocrati ma solo dei volgari affaristi
        😉

        quando sarà il momento te ne mando una con gli auguri di natale in tutte le lingue ufficiali

    • MOI scrive:

      Prima c’è “Halloween” 🎃 … in certi negozi / magazzini “dove han di tutto” , si trovano decorazioni davvero inquietanti, con tanto di sonoro e luci se ci prendi contro : roba che von le giuste luci e inquadrature potrebbe fare da animatronics in film horror ! 😱😳

  18. MOI scrive:

    @ PINO

    C’ è un simpatico, anche se un po’ passivo aggressivo , Tiktoker Italo Indiano (famiglia originaria di Nuova Delhi) appassionato di moto e di religione Sikh … MA NON ha una sola apparizione con il tutlrbantone in testa, duce che NON sarebbe un obbligo !

    Va be’ è nato in un’ Europa Laica… può permettersi di dire questo e benaltro!

    Un altro Sikh, più “osservante”, ha detto che ci sono 2 (!) modi di praticare Gatka : quello “più marziale” e quello “tipo wu shu” [sic] tutto frulli di sciabole e capriole in aria che si vede nelle esibizioni.

    • MOI scrive:

      “Turbantone”

    • MOI scrive:

      A renderlo simpatico è che parla benissimo in Italiano MA con l’ accento uguale ad Apu dei Simpsons … 😉

    • PinoMamet scrive:

      In effetti il turbante non è un obbligo, ma una scelta: chi sceglie di aderire al gruppo degli… ultraortodossi, che mi risulta si chiami Khalsa, porta turbante, pugnale, bracciale ecc., e non si taglia mai i peli del corpo (barba e capelli): vale per uomini e donne!

      Gli altri, se vogliono portano qualcuno o nessuno di questi simboli, a quanto ho visto io. Ho avuto studenti con e senza turbante, e degli sturbantati 😉 qualcuno per esempio portava il bracciale e qualcuno no…

      Sulla gatka: mah, mutatis mutandis è vero un po’ per tutte le arti marziali, e non da oggi.

      Ne I briganti, alias I marginio dell’acqua, alias Tutti gli uomini sono fratelli, alias I 108 eroi del popolare Suikoden, alias In riva all’acqua…

      c’è un giovinotto un po’ sbruffone che esibisce la sua bravura col bastone, per poi prenderle da un ospite (che è un ex eroissimo militare momentaneamente in disgrazia sotto falso nome… come un po’ tutti i personaggi del libro 😉 )
      che poi si scusa:
      “Non è colpa tua, fino ad ora ti hanno insegnato solo il bastone fiorito che va bene per le esibizioni, ma non ti hanno ancora mostrato il vero uso dell’arma…”

    • MOI scrive:

      Ha proprio una “zazzera” tipo giovane Europeo Anni ’60 … neanche (!) quella specie di bandana _ tipica di bambini e adolescenti, ma ncbe certi giovani adulti … forse i celibi ? _ da uomo , con il tipico “nodone” sopra e il simbolo della Khalsa in fronte.

      • PinoMamet scrive:

        Si tratta del fazzoletto (non ricordo il nome in “indiano”) che tiene fermi i capelli e fa da sotto-turbante per chi porta il turbante;

        mi pare che sia anche richiesto come copertura minima della testa per chi nei gurdwara o templi sikh che dir si voglia, un po’ come se entri in sinagoga devi metterti qualcosa in testa o ti verrà fornita una kippah d’ufficio 😉

        • MOI scrive:

          Come se entri in sinagoga devi metterti qualcosa in testa o ti verrà fornita una kippah d’ufficio

          – ——- —

          Sì , questa la sapevo già per esperienza : Bologna, Venezia e Praga.

        • roberto scrive:

          Pino

          “o ti verrà fornita una kippah d’ufficio”

          una curiosità: ma perché viene fornita anche ai non ebrei?

        • PinoMamet scrive:

          A livello puramente normativo-religioso, non c’è niente che obblighi i non ebrei a coprirsi la testa in sinagoga (e…. poco che obblighi gli ebrei stessi!)
          Ma visto che coprirsi il capo (da parte dei maschi, le donne sono esentate) è ormai tradizionalmente considerare segno di rispetto verso la presenza divina, si pensa che sia buon uso farlo fare anche ai non ebrei.

        • MOI scrive:

          Lo sanno anche “Loro”, cmq che è più efficace “chiedere se per favore ” rispetto a “imporre” … soprattutto con un popolo come quello Italiano.

          🇮🇹

  19. MOI scrive:

    “ma anche” …

  20. Andrea Di Vita scrive:

    @ tutti

    OT ma forse può interessare (se vi va, leggetevi pure la mia risposta, moderatamente scettica)

    https://novaproject.quora.com/Ma-lIran-ha-latomica-o-no?ch=18&oid=190764649&share=a6c4ed3b&srid=pLss4&target_type=post

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ tutti

      A parziale smentita dell’informazione precedente, una rapida ricerca su Google mostra che la cosa è annunciata – solo come possibile – solo da alcuni siti Indiani. Siccome è piuttosto facile distinguere il segnale sismico di una Bomba da quello di un terremoto, l’assenza di qualsivoglia reazione in giro per il mondo sembra confermare che si sia trattato davvero di una curiosa coincidenza, uno scherzo di Natura: il terremoto dell’intensità giusta, con l’epicentro alla profondità giusta, proprio sotto un centro militare Iraniano e proprio nei giorni di massima tensione del conflitto in Medio Oriente. Ad averci scritto un romanzo, su un’idea simile, pure Tom Clancy si sarebbe visto rifiutare il libro dall’editore!

      Ciao!

      Andrea Di Vita

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