La caserma infantile

Ieri ho messo in rete un post che parlava della vita militare statunitense.

E il commentatore Ros ha scritto una cosa talmente interessato, su questo tema, che ho pensato di riportare qui il suo testo, per esteso.

Ros scrive:

La vita militare è un èthos diverso ed altro da quella civile.
E’ un asilo nido nel senso di alternativa assai diversa alle costumanze del mondo laico.

Una caserma e simile a una comunità amish, una setta chiusa, un convento di frati, una comune hippy.
Un limbo.

Ci sono i suoi compagni-camerata e, poi fuori, quelli la strani, i civili.

Civili con cui ha un rapporto ambivalente;
da una parte li disprezza per la loro schiavitù volontaria, inattitudine fisica, mancanza di volontà, disciplina e capacità di combattimento.
Dall’altra se ne sente inferiore poiché quelli la , gli alieni, fanno cose che lui non si sente capace di fare;
c’ hanno responsabilità che lui non capisce perché se le accollano eccetera.

Il civile è adulto, e “genitore”. Lui no!

La vita militare è stare (vegetando in una bolla)
in una struttura psichiatrica, un carcere, un canile.

E’ scegliere la vita come fosse monastica;
un eremitaggio in compagnia come quei padri del deserto nell’Egitto.

C’è il Comando – i genitori, i grandi –
che gerarchicamente pensa, sistema, e ordina le cose; cose di cui anche lui fa parte.

Il soldato s’adegua lamentandosene contento.

Va a fare le esercitazioni in campeggio con sacco a pelo e tende scarpagnando e cazzeggiando felice dell’avventura, fa le gite fuori porta, e fuori stato …

E’ in uo stato di perpetua vacanza;
è in un villaggio turistico dove a tutto quello che avrà da fare e da trastullarsi per non annoiarsi pensa l’organizzazione (Comando) e gli animatori
(sottoufficiali e ufficiali).

Può essere fastidioso, estenuante, pericoloso,
ma non deve arrabattarsi, e pensare a come andare avanti, a cambiare le sue cose da se…
c’è il Comando lì;
che lo fa per lui.
E’ il Comando:

di Compagnia> di Battaglione> di Brigata > di Stato Maggiore) ad affacendarsi.
Più in alto stanno maggiori sono le camurrie odiose a cui pensare.

Il soldato è un bambino che non vuole o non è capace di crescere e affacendarsi come quei disgraziati faticatori schiavizzati dei ci-vili.

Insomma è sempre meglio che lavorare.

Non vuole pensieri e servire contribuendo lui.

Gli basta la sua esclusiva comunità con le sue facili regole.

Abbiamo qui parlato de “La montagna magica”,
de “Il giuoco delle perle di vetro” …

Ecco!
è stare in una torre d’avorio di un sanatorio, un cottolengo, con un muro che li divide e astrae da quel tipo particolare di vita urbana e partecipata dei civili

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170 risposte a La caserma infantile

  1. Ros scrive:

    Grazie Miguel, troppo buono, mica che me lo merito😊
    e non è che ci vada matto per le vetrine,
    son troppo esposte agli spifferi;
    la cervicale …
    … che ti può centrare chiunque comodo comodo lì sul trespolo in bella vista;
    non è igienico😁

    Comunque sia e visto che ci siamo integro:

    Non è nemmeno una particolarità nostrana, soldati russi, tedeschi, francesi, spagnoli…
    È cosa comune che accomuna queste comunità “comuniste”.

    Non è manco esclusività della truppaglia vascia ma riguarda tutta la catena di comando che dal miserabile fantaccino porta alla Regina, ovvero il Generale di Corpo d’Armata.

    Il Re
    (“fannullone” che come i sovrani taumaturgi merovingi serve solo per guarire dalla scrofola col sacro tocco)
    è il Presidente.
    Che è un civile ma pure
    (pure se non ci capisce niente) capo supremo del comando delle forze armate.

    Come all’asilo Mariuccia l’è tutto un continuo scaricabarile di cazziatoni.

    Il fantaccino fa una cazzata che si viene a sapere fuori dalla sacra famiglia della compagnia?

    Il Presidente cazzía il generale di Corpo d’armata, che cazzía il generale di Divisione, che cazzía il generale di Brigata, che cazzía il tenente colonnello comandante di battaglione, che cazzía il capitano di compagnia, che cazzía il sottotenente di complemento, che cazzía
    (con scarsissima autorevolezza ed efficacia) il sergente, che cazzía
    (con più autorevolezza ed efficacia)
    i caporalmaggiori e i caporali che cazzíano il plotone, che, infine, il plotone per risposta minaccia di sicure botte i caporali e caporalmaggiori.

    Cantando e sguarciagolando:
    caporalmaggió caporalmaggió facci una sega!

    Alla fine ci si è tutti dimenticato di quel coglione fantaccino
    (pure lui oramai che cade dal pero e mica che ricorda mica) che ha fatto la cazzata primaria e pure che cosa era la cazzata primaria che qualcuno che non si sa e mai si saprà dice che ha fatto.

    Un delirio da Alice nel paese dei balocchi.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Ros

      “Non è nemmeno una particolarità nostrana, soldati russi, tedeschi, francesi, spagnoli…
      È cosa comune che accomuna queste comunità “comuniste”.”

      Interessante.

      Sarebbe curioso vedere quanto esistano comportamenti analoghi anche in altri settori come gli ospedali, le grandi aziende, le scuole (tra i professori), i funzionari del Comune…

      Solo che giustamente nel mondo militare c’è un elemento beffardo e laconico (meno chiacchiere, più ammuina!), che rende più infantile il tutto.

      Ma come fa la gerarchia dei cazziatoni che descrivi così bene a sopravvivere alla cultura del Ricorso, che invece paralizza gli altri enti che ho elencato?

      • Miguel Martinez scrive:

        Il primo maestro che mi aprì gli occhi sulla vita militare, Stan Goff:

        https://americanswhotellthetruth.org/portraits/stan-goff/

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        “gli ospedali, le grandi aziende, le scuole (tra i professori), i funzionari del Comune”

        Mica il segretario comunale vive in Municipio!

        • Miguel Martinez scrive:

          Per MT

          “Mica il segretario comunale vive in Municipio!”

          Non ho capito, forse intendi dire che la convivenza fisica tipica della caserma crea altre dinamiche? Ha senso…

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            I militari fanno un microcosmo che si estende anche al tempo libero, gli altri timbrato il cartellino al massimo fanno una pizza coi colleghi più simpatici.

            • Ros scrive:

              Mauricius Tarvisii: “I militari fanno un microcosmo che si estende anche al tempo libero”

              Verissimo, e ancora di più in trasferta dove si deve rimanere in mimetica pure nella libera uscita.

              I cacciatori più avventurosi
              (tipo “l’uomo che amava le donne” di Truffaut) vanno da soli e mascherati da civili facendosi allungare i capelli in incognito (non togliendo mai e poi mai il basco) per sistemare e alimentare romantiche storielle vecchie e nuove.

              Perché di fare il festival della salsiccia coi camerati in pizzeria non esiste proprio. Inventando sempre qualche ineluttabile motivazione per uscire da soli senza offesa per gli sfigati.

            • PinoMamet scrive:

              Beh quest’ultima è um comune col mondo civile.
              O perlomeno con me.

              Le pizze con i colleghi capitano due volte l’anno, e io puntualmente le diserto, perché sì.

              Ma a pensarci bene, anche quando mi sono re iscritto alle arti marziali dopo tanti anni, mi sono tolto subito perché:

              -cambia nome e lingua, ma sono sempre le stesse cose e già le so
              -l’istruttore ha portato la storiella edificante di tizio che è venuto ad allenarsi anche se aveva la febbre (bravo pirla; eravamo prima del covid comunque)
              -l’istruttore ha dipinto scenari di pizze tutti insieme in compagnia…

              • Ros scrive:

                PinoMamet: “re iscritto alle arti marziali dopo tanti anni, mi sono tolto subito perché…”

                Beh in quei lì si sa che (oramai)
                si va per socializzare in civiltà ed educato amore, belli composti e assistemati come bravi bambini

                Non la si prenda a male ma tanto in caserme che palestrame a vario titolo da quando ci vanno pure le donne con la bottiglietta d’acqua sempre appresso e le cuffiotte non si può più manco silentemente scoreggiare;

                finiti i bei tempi mitici che ci si allenava a petto nudo con quel profumino di selvaggina ben frollata che ci caratterizzava l’identità qancora viva e intonsa urlando e grignando e grugnendo ruttando colpendoci di pugni i pettorali🥺

                E la colpa non è per nulla, in genere, della femmine, che al più se la ridono crudeli guardandosi lo spettacolo d’arte varia e che spesso sono più trucide e selvatiche dei masculi.

                Non la si prenda a male, dicevo, visto che per me da allora è stata fiesta mobile col stampato il sorriso ebete e contentone.

                La colpa è solo di quei fregnoni tutti scantati dei tenutari della palestra.

                Da allora ci vado appunto per “socializzare” con la selvaggina senza rischiare di sudare.
                Poi, seriamente, m’alleno a casa dove ci ho tutto il nécessaire e scelgo da me il dress code grugnendo e scoreggiando libero come i maschi che “corrono coi lupi” e come è giusto che deve essere

              • Ros scrive:

                ps
                la Legione ancora resiste e le donne non ci entrano anche se non c’è una legge che lo vieti.

                Si dovrebbero fare camerate e spogliatoi solo per loro
                (mica come in “Starship Troopers” di Paul Verhoeven)

                Abbassare forse

                (fisiologicamente, ma non necessariamente, che bene allenandosi… basti guardare alle gare femminili di MMA*)
                gli standard di tante selezioni e addestramenti …

                e chissà poi quant’altro.

                Troppe camurrie pruriginose

                *
                https://www.youtube.com/watch?v=pawxvI-81WY

              • roberto scrive:

                ros

                “(mica come in “Starship Troopers” di Paul Verhoeven)”

                grande ros!
                in un film che mi è molto piaciuto sia al primo livello (splatter e insettoni) che al secondo (critica sociale spietata), mi fai venire in mente la scena surreale di tutti che fanno la doccia insieme masculi e fimmine!

              • Ros scrive:

                Roberto “mi fai venire in mente la scena surreale di tutti che fanno la doccia insieme masculi e fimmine!”

                appunto a quella stavo pensando😀

              • roberto scrive:

                ros

                “appunto a quella stavo pensando”

                sembra anche a te una scena surreale al punto da essere geniale?

                in un film ultrasplatter, momenti di horror, stress e tensione, questi ragazzi/e tutti bellissimi che si spogliano e si lavano tutti insieme con la stessa naturalezza ed innocenza con la quale lo farebbero dei bambini pîccoli, continuando a chiacchierare…

                mi colpisce il fatto (sicuramente voluto) della totale assenza di libidine, in un mondo normale quella scena deve finire con un’orgia

                ho letto che gli attori protagonisti avevano detto che non si sarebbero messi nudi se non lo faceva anche il regista, al che paul verhoeven, che è olandese, si è spogliato e avrebbe esclamato “e che problema c’è? non capisco perché per voi americani è cosi difficile stare nudi”

              • Ros scrive:

                Roberto”mi colpisce il fatto (sicuramente voluto) della totale assenza di libidine”

                Già, c’è solo un sano cameratismo becero in questo caso senza distinzioni di sesso
                (e, come si dice nell’oggi nei camp’usani, genere?🤔)

                Che poi sono anni che vorrei leggere “Fanteria dello spazio”
                di Robert A. Heinlein da cui è tratto il film per vedere se anche lì vigono le stesse scostumanze.

                Dev’essere un capolavoro, dicono;
                Ma la fantascienza, ahimè, non mi è mai calata☹️

                Ci arriverò però

              • PinoMamet scrive:

                Ammetto di non essere un estimatore del film in oggetto;

                capisco la critica al militarismo e tutto, ma ho sempre sospettato che la maggioranza degli spettatori non ci sia arrivata (leggo su Wikipedia in inglese che ci ho preso).

                Per me, perdonatemi, rimane un film di fantascienza di serie B, che però aspira a essere un film “di guerra”, ma manca totalmente del pathos e dell’umanità che (magari mal realizzati, eh?) che sono elementi costitutivi anche del peggior film di guerra.

                Lo scopo di questa mancanza sarebbe, immagino, di mostrare la falsità della critica alla guerra dei film di genere- smascherandoli come puri oggetti di propaganda.

                Il risultato è una propaganda ancora più tamarra…

              • Ros scrive:

                PinoMamet “il risultato è una propaganda ancora più tamarra…”

                Io l’ho visto con lo stesso spirito con cui ho visto “Mars Attacks” di Tim Burton.
                Una grassa e grottesca simpaticissima goliardata😁

                Come si fa a prenderlo sul serio?

              • PinoMamet scrive:

                Francamente, pensandoci, credo anzi che si potrebbe proiettare Starship Troopers, finale compreso, come mezzo per incentivare gli arruolamenti, e funzionerebbe altrettanto bene di Top Gun
                (per colpa del quale un mio compagno di liceo è finito all’Agenzia spaziale europea, e un mio cugino a pilotare elicotteri militari… immagino che i casi simili siano migliaia…)

                mentre un film che i miei conoscenti militari davvero odiano- e ci ho messo un bel po’ a capire il perché – è Mediterraneo.

                è vero, la realizzazione è economica e approssimativa (il mulo è “interpretato” da un asino), è girato in una bellissima isola greca dove in realtà l’esercito italiano ha fatto il culo alle forze speciali inglesi, dipinge i soldati italiani come dei vacanzieri ecc. …

                ma non sono questi gli elementi a disturbare i militari, né meno che mai la parentesi comico/erotica con la bellissima prostituta…

                credo che li disturbi il fatto che il film è stato scritto da qualcuno che conosce pochissimo il mondo militare, ma soprattutto che se ne frega alla grande del suddetto mondo;

                e che l’atmosfera sia tutt’altro che “di guerra”, quindi c’è la delusione per un film di genere che sfugge ai canoni, ma in maniera assai più intelligente di Starship Troopers;
                mentre in quest’ultimo il machismo (o pseudofemminismo machista) era vero, e i sentimenti falsi, in Mediterraneo i sentimenti sono veri, e il machismo inesistente, l’eroismo non c’è punto e basta, e non c’è neanche la guerra:

                nessuno, vedendo Mediterraneo, muore dalla voglia di andarsi ad arruolare, ma parecchi prenotano le vacanze in Grecia…

              • PinoMamet scrive:

                “Come si fa a prenderlo sul serio?”

                eppure pare che parecchi ci siano riusciti!

              • Ros scrive:

                “…proiettare Starship Troopers, finale compreso, come mezzo per incentivare gli arruolamenti, e funzionerebbe altrettanto bene di Top Gun…”

                Infatti ha la sua bella figa capacità esaltante per i più piccoli e non;
                con quei archetipici scafati fanti dello spazio col phisique di role e atteggiamenti da stereotipo.

                Ma mi pareva chiaro e senza equivoci che tutto ciò fosse voluto per perculare.

                Mediterraneo è bello, a mio parere la migliore prova di Salvatores.

                Ma non mi è mai parso un film di guerra;

                tipo, chessò, We Were Soldiers

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Starship Troopers ha il problema che è tratto da un romanzo di segno completamente opposto: lì la società immaginata è dipinta in modo positivo.
                Il romanzo è di Heinlein, quindi decisamente popolare negli USA. Dunque, un po’ hai i lettori che potranno al massimo essere delusi dalla poca epicità della trasposizione e della non corretra rappresentazione del fasc… dell’idea di società responsabile dell’originale, un po’ hai gli usàni che non capiscono una ceppa se non gli fai lo spiegone (e sono capaci di confondere il pippone del cattivo per la corretta interpretazione della vicenda…), per cui non mi sorprende che molti abbiano frainteso.

              • roberto scrive:

                ros, pino e mauricius

                rsipondo a tutti,

                innanzitutto Pino cita mediterraneo che è uno dei mei cinque film preferiti e che effettivamente guardo ogni anno a marzo per decidere dove andare in vacanza (“ancora grecia? ma ke pallen” direbbe frau robelux che mi nasconde il dvd)

                su starship troopers,
                la vedo come ros: è una goliardata pacchiana, ma appunto con un messaggio chiaramente e palesemente antifascista e antimiltarista. sennonché credo che abbia ragione mauricius: al dilà dell’oceano il messaggio antifascista e antimilitarista mi sa che lo hanno colto in pochi.
                e sono d’accordo anche con Pino che lo definisce “film di serie B”….ma credo che sia un film *volutamente di serie B*, proprio perché parodistico e questo mi piace molto

              • Ros scrive:

                Roberto: “”….ma credo che sia un film *volutamente di serie B*, proprio perché parodistico e questo mi piace molto…”

                Infatti è assurdamente esagerato fino al parossismo;
                E la la scelta di una realizzazione di vecchia serie B di Verhoeven
                (che non è un fesso sprovveduto)
                sembra riflettere (non in toto) quella delle rivisitazioni dei film coatti anni ’60 da parte di Quentin Tarantino coi film di Kung fu o in “Jackie Brown” con l’icona degli anni 60-’70 Palm Grier.

                Cosa che del resto aveva fatto pure Burton con “Mars Attacks” e più esplicitamente in quel piccolo grande capolavoro di “Ed Wood”

                È sempre, se vogliamo, lo stesso gioco di decostruzione del PostModernismo.
                Però quello vero (leggasi Renato Barilli e Remo Cesarani) di Don De Lillo, Beckett, Pynchon, Vonnegut… ma anche antesignani del ‘settecento inglese come Henry Fielding, Jonathan Swift…
                e il geniale Laurence Sterne con il suo antiromanzo “La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo”

                È soprattutto il vero Padre nobile ineguagliato del tutto ciò che è poi venuto: Miguel de Cervantes

              • Ros scrive:

                ps
                a proposito di icone d’epoca!
                Ieri è andato Alain Delon;
                e andato dritto e in fondo nella sua “prima notte di quiete” zurliniana

                passato via pure lui come i gattopardi e i suoi fratelli🙄

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Ros

                “Fanteria dello spazio”

                Da appassionato di fantascienza ho letto e riletto il romanzo molto prima che uscisse il film.

                Devo dire che l’intento satirico del regista, se c’è, è davvero molto, molto sottile.

                Raramente ho visto un film più aderente al romanzo da cui è tratto.

                Il romanzo non è fascista. È militarista. È scritto da uno massimi autori della fantascienza, il quale, per combinazione, era anche un convinto patriota a stelle e strisce, uno che raccoglieva fondi in collette per sostenere lo sforzo USA in Vietnam, uno che ha dovuto abbandonare a malincuore la carriera militare per motivi di salute, uno che in un suo romanzo considerato ingiustamente minore (“Farhome”) giustifica “megatone su megatone” una rappresaglia USA sui cattivi Sovietici, uno che condannava il razzismo contro i neri perché i neri combattono nelle trincee proprio come i bianchi.

                Detto ciò, il romanzo è unico perché rappresenta (in un contesto fantascientifico) la vita quotidiana di caserma vista da uno che l’ha vissuta, ed è l’unica opera di fantascienza a fare una cosa del genere. I dettagli sono ovviamente in buona parte tagliati nel film, ma basti dire che un buon quarto del romanzo è composto da descrizioni; descrizioni che a me personalmente hanno stupito, quando da Ufficiale mi sono ritrovato nelle stesse situazioni descritte nel libro molti anni dopo averle lette la prima volta.

                Il ritmo velocissimo e la notevole qualità di scrittura (stiamo parlando di Robert Anson Heinlein, mica pizza e fichi) rendono scorrevoli le centinaia di pagine del testo.

                Quanto alla scena della doccia uomini e donne nudi, è la scena principale del film che manca nel libro, ma di questo vanno ringraziati gli sceneggiatori. La scena rende l’idea di una parità di funzioni fra i sessi nelle forze armate che nel libro è onnipresente, nonostante (e questo mi pare notevole in un’opera degli anni Cinquanta) che le donne non smettano mai di essere i civettuoli oggetti del desiderio destinato alla cura della casa e della prole. Per dirne una, il comandante della nave spaziale nel libro sono donne.

                Ovviamente il film si permette alcune licenze, come ad esempio il fatto che il cervellone alieno sia visibilmente interpretato dallo stesso pupazzone che interpreta il pilota della Gilda Spaziale del “Dune” di De Laurentiis. Inoltre i combattimenti sono per forza di cose accorciati.

                Ma stiamo comunque parlando della trasposizione cinematografica della prima opera letteraria che ha descritto un esoscheletro artificiale (la “tuta potenziata”) poi reintrodotta in “Avatar” e, nella vita reale, nel trattamento di certe malattie neurologiche.

                Onore al merito, davvero.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Ros scrive:

                @Andrea Di Vita

                e io ce lo sapevo che citando irrispettosamente Heinlein e la fantascienza letteraria anni ’60 saresti saltato dalla sedia😄

                “Fanteria dello spazio” mi è capitato per le mani nel magdaneliano, mentre aspettavo schiffarato che finisse di sgelare la vita nova, insieme ad un vecchio Urania-Mondadori di Poul Anderson
                “I proteiformi”.

                Il secondo l’ho letto con fatica
                (colpa mia che son cucuzza😳)
                quindi col primo mi sono arreso senza combattere.

                E’ che la fantascienza non mi pareva realistica e non mi ci immedesimavo, e quando leggo per trastullo dev’essere trastullo godiuroso con catarsi annessa.

                Mica “Balle spaziali” con il predone Lord Casco Nero!

                Poi, c’è da dire, che mi capitarono dopo un tentativo disastroso con Philip K. Dick che mi fece venire l’emicrania visionaria come zia Ildegarda di Bingen con il suo Liber divinorum operum.

                Ciovvéro non ci capii una fava🙄

                Però Blade Runner
                (Do androids dream of electric sheep?) tratto da K. Dick l’ho visto millemillanta volte e è sempre meglio che mi pare ogni volta.

                Da allora, comunque, lo sci fi mi fece antipatia;

                certo mai quanto quella porcata per beoti dell Fantasy
                (ovviamente seza offesa😚)
                che m’è sempre paruto una mezza puttanata e l’altra mezza una boiata;

                cioè per Anderson, Asimov, Heinlein, Ursula K. Le Guin, Octavia E. Butler…
                lo capivo pure io che era roba buona, ma non ce la facevo a farcela. Troppo … troppi🙄
                boh!

                Tranne Bradbury e i suoi racconti (millemila pagine la summa) mai letto le “Cronache marziane” per quella mia capricciosa idiosincrasia ma mi sono goduto:

                “L’estate incantata”
                “Il popolo dell’autunno”
                “Il meraviglioso vestito color panna”
                “L’albero di Halloween”.

                consigliatissimi 😀
                – per i miei gusti balordi e balenghi s’intende –

                https://www.tomshw.it/culturapop/halloween-di-ray-bradbury-la-recensione-quattro-passi-nel-terrore

                Il meglio della narrativa weird (Weird! quella lì del *ver e del wyrd e delle tre befane del Macbeth di qualche giorno fa, 16/08/2024 🤓)

                Il tuo commento sulla “Fanteria”, notevole!
                Come mi aspettavo da un momento all’altro che si palessasse😉

                Mi ha fatto venire la fantasia di leggerlo addirittura per davvero!
                Cos ‘e pazz😳!

                Che è militarista, volendo, mi può pure piacere;
                ma se è serìoso tronfio fanaticizzante senza ironia alcuna e magari pigliandosi seriamente sul serio…

                …non so mica se e per quanto lo reggo🙄

                I miei libri militaristici duri massicci e incazzati per antonomasia sono solo quelli di Kurt Vonnegut;
                e magari “Addio alle armi”

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Ros

                “Vonnegut”

                La fantascienza è come la musica leggera Italiana e il western: ogni cento paiolate di sbobba una gemma rara, un capolavoro inarrivabile.

                (Parlo per esperienza diretta di tutti e tre i generi).

                Logico che Dick ti abbia scioccato: per uno che non è avvezzo alla fantascienza attaccare con Dick è come prendere uno abituato a sentire i Casadei e fargli sentire l’intera Passacaglia di Bach tutta d’un fiato. Bisogna cominciare piano, con roba di qualità ma più accessibile, come certi racconti brevi di Clarke. (Se voglio educare uno all’ascolto dell’opera lirica non comincio mica con l’ouverture del Parsifal, comincio con una cavatina di Rossini).

                Contrariamente allo scostante atteggiamento filologico di molti puristi (ce ne sono anche nella fantascienza, ahimè) sconsiglio caldamente le prime ‘space opera’ degli anni Trenta, tanto ricche di BEM (‘bug-eyed monsters’) quanto povere di idee originali. Intendiamoci: Buck Rogers va benissimo per i fumetti, ma non per la narrativa.

                Forse la cosa migliore per cominciare sono proprio le vecchie antologie Einaudi (‘Le meraviglie del possibile’); anche se ormai fuori stampa, credo, ci sono in ogni biblioteca. Racconti brevi (Heinlein, Asimov, Clarke; su Urania ne trovi a bizzeffe) a volte parecchio umoristici (la serie ‘AAA Asso’ di Sheckley, le avventure del pilota Pirx di Lem; evita però come la peste la pessima serie di Azazel di Asimov, grandissimo autore ma pessimo umorista). E come video i telefilm della serie ‘Ai confini della realtà’ (li trovi su YouTube in originale, ‘The twilight zone’).

                Poi ci sono ottimi romanzi ‘medi’ come ‘Guerra al grande nulla’ di Blish, ‘L’uomo stocastico’ di Silverberg, ‘La pietra sincronica’ di Fast, ‘Un cantico per Leibowitz’ di Miller, ‘Le guide del tramonto’ di Clarke (ne ho scelti fra quelli che mi sembra si confacciano ai tuoi interessi nel mondo della spiritualità). Splendida fantascienza tecnologica è quella di ‘Incontro con Rama’ di Clarke.

                Solo dopo, alla fine, ti prego, attacca con ‘La svastica sul sole’ e ‘Ma gli androidi sognano pecore elettriche?’ di Dick, ‘Cronache marziane’ e ‘Farhrenheit451’ di Bradbury, e ‘Solaris’ e ‘Pianeta Eden’ di Lem.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

      • Ros scrive:

        Miguel: “…Solo che giustamente nel mondo militare c’è un elemento beffardo e laconico (meno chiacchiere, più ammuina!), che rende più infantile il tutto…”

        E già in cima nessun cazzìato sa bene perché è stato cazzìato e cazzìa il seguente sottoposto che fa lo stesso ed è a posto,
        a catena di Sant’Antonio.

        E tutti che si tengono nel vago poiché non sanno di cosa sono e stanno cazzìati e cazzìando🤔

        E a nessuno glie ne sbatte manco il minimo di saperlo;
        che è sempre meglio non arriminare.
        Un motivo per essere cazzìato ce l’hanno tutti sempre da qualche parte a fétere.

        “Ma come fa la gerarchia dei cazziatoni che descrivi così bene a sopravvivere alla cultura del Ricorso, che invece paralizza gli altri enti che ho elencato?”

        ciò che succede in caserma – fino a un certo punto –
        ha restare in caserma e in caserma sistemarsi;
        anzi, di solito non supera il plotone, e se lo fa non supera la compagnia.

        Rompere i coglioni non conviene a nessuno.
        Meno si arriminano le cose meglio si sta tutti all’ombra ed al calduccio.

        Poi è ovvio che ho un pochino drammatizzato😎 ma manco tanto (non s’arriva mai così in alto e oltre il Comando di Brigata.

        Ma ti potrei raccontare cose che fanno arricciare le carni dall’assurdo.
        Sia qui nei nostri canili che altrove e in giro.

        Parlando solo di me medesimo che è meglio ti potrei raccontare di quando fui scelto
        (durante i giochi invernali di sei mesi in montagna di guerra simulata che gli alti papaveri si guardavano col binocolo),
        fui scelto dal generale di Brigata come suo attendente personale.

        Avevo sbancato! Era una pacchia mi dicevano, ed era vero in un certo senso che non mi sfagiolava.

        Ci resistetti manco tre giorni lì però a stare sempre tutto pulitino precisino e impomatato come un cicisbeo, addocchiato di continuo …
        a stirarmi la divisa tutti i giorni con le pieghe calcolate geometricamrente al millimetro … a sbarbarmi e lavarmi tutti i giorni addirittura😳

        … e me ne uscii a passo del serpente dal suo ufficio e dal portone. Mi feci – in divisa – di corsa come un bersagliere, con la gente che si girava, tutta la decina di chilometri per ritornare a casa, cioè nella mia caserma.

        Giuntoglì piantai un casino minacciandoli di morte in culla e alla famiglia e sciorinando dell’allegria comportamentale delle loro madri e delle corne dei presunti loro padri
        (erano plebei di miserabili autieri che manco conoscevo
        – ci mancherebbe pure che noi guerrieri operativi gli dessimo confidenza! – se non di vaga vista)

        Mi fecero, giustamente, entrare, visto che già mi ero arrampicato nel cancello e mi ero già pure levato già uno stivaletto tattico come arma di guerra non convenzionale.

        Tirai una mezza testata – avevo troppa prescia e fui buono –
        al capo picchetto della guardia che voleva esplicitazioni
        (seee ma pensa tu!..🖕)
        e raggiunsi la mia compagnia da forse disertore forse aggressore forse boh.

        Incrociai lì trafelato tutto sudato il mio capitano,
        e gli dissi:
        “a qua è meno male proprio a lei cercavo”

        mi addomandò perchè non ero ad allisciarmi i capelli con le fighette della Brigata che mi cercavano e telefonavano di continuo rompendogli i coglioni nella sua penichella pomeridiana.
        Gli dissi che tra un paio d’ore partiva la squadra per la polveriera e ci sarei salito per farmici un mesetto intero,
        pregandolo in nome di tutte le mie utilissime imprese passate,
        e della fiducia strameritata.

        Gli dissi lì non ci potevo stare e che me l’ero soltanto filata senza parola alcuna.

        Mi fece imbarcare sul camion a calci in culo e minaccie di sbarre e rappresaglie per la polveriera dove stetti un mese sull’altana col mio caro fucile per compagnia, a tirare il fiato;
        e riparato.

        Sceso in citta che fui poi,
        mai nessuno mi chiese mai mai niente della cosaccia lì.
        Compreso il Generale e tutto il Comando di Brigata.

        E il mio capitano mi minacciava e pigliava a calci in culo normalmente.

        La burocrazia dei ricorsi ad arrìminare non piaceva a nessuno, da noi nessuno chiedeva e nessuno rispostava.
        Era maleducazione.

        Poi , in futuro e altrove, c’è stato a carrettate di ben peggio🙄

      • roberto scrive:

        Miguel

        “Sarebbe curioso vedere quanto esistano comportamenti analoghi anche in altri settori come gli ospedali, le grandi aziende, le scuole (tra i professori), i funzionari del Comune…”

        dalla mia ormai ventennale esperienza eurocratica, ho ricavato questa cosa: la cultura della gerarchia del cazziatone è lo stato naturale della gerarchia, è qualcosa di umano…è così.

        poi ci sono persone illuminate che spezzano questa cultura assumendosi le loro responsabilità. non sono tante ma neanche pochissime, ed iincontrarle è un colpo di culo clamoroso

        lo avevo visto proprio in maniera scientifica in un posto dove un anno c’era

        servo che commette un errore e di conseguenza:

        – dio che cazzia il bramino
        – bramino che cazzia il guerriero
        – guerriero che cazzia il servo

        l’anno dopo cambia il bramino e si spezza la catena
        – dio che cazzia il bramino
        – bramino che china il capo e dice “hai ragione è colpa mia”
        – bramino che fa una riunione con i guerrieri, spiega la situazione, cerca un modo di rimediare alla cazzata
        – guerriero che spiega al servo cosa è successo e si ripromette di fare più attenzione

        erano tutte le stesse persone, tranne il bramino, ma l’atmosfera era cambiata da una situazione di perenne guerra civile ad una specie di isola di pace e civiltà, e gli errori e le cazzate ridotti ad una frazione

        • Ros scrive:

          Roberto “la cultura della gerarchia del cazziatone è lo stato naturale della gerarchia, è qualcosa di umano…è così”

          eppure ha un suo perché.

          È, spesso, usato come pratico e spiccio iter di oralità formale, fonica e gestuale codificata a cui non crede ne chi lo fa ne chi lo riceve;

          E buonanotte ai santi.

          senza tante complicazioni e giringiri psicologicamente personalizzati che complicano solo le cose allungando il sugo e il fumo.

          Tipo il “come va” “ma bene, dai” ,
          ” ci si deve vedere un giorno o l’altro, mi raccomando, che è tanto tempo; chiamami eh ci conto!”.

          E tutteddùe sanno che è solo per scenografia il salamelecco😁

          Ai presente il teatro Nō e Kabuki con le loro stilizzazioni?
          Tipo che per rappresentare il sangue di una pugnalata la vittima sventaglia un’ampia stoffa di seta rossa?

          Mi pare che in molti ambiti
          (l’esercito di certo) funzioni così;
          come sottintendere il “niente di serio e tantomeno personale”
          “si fa così per sport non ti ci apprecare”

      • roberto scrive:

        miguel

        “Ma come fa la gerarchia dei cazziatoni che descrivi così bene a sopravvivere alla cultura del Ricorso, che invece paralizza gli altri enti che ho elencato?”

        è possibile che la cultura del ricorso sia meno diffusa di quello che pensi? e di conseguenza la paura del ricorso non così frequente?

        • Ros scrive:

          “è possibile che la cultura del ricorso sia meno diffusa di quello che pensi”

          Miguel mi sa che c’ha
          (preso dal troppo contatto con gli uscieri comunali) il disturbo cronicofobico paranoide da burocrazia ottomana conclamato dall’ultima edizione del DSM-5-TR, 2022 😄

  2. Miguel Martinez scrive:

    Americani…

    Qui potete leggere di Stacy Bannerman, cappello da rodeo accanto a un cavallo, lottatrice, prima presidente bianca di un centro nero da cui fu licenziata vincendo poi la prima causa come donna bianca per discriminazione razziale, marito arruolato in Iraq, lei militante antiguerra, il marito traumatizzato che prova a strangolarla e finisce per diventare tossicodipendente, lei che resta senza casa, soldi e lavoro, ma fondo un’organizzazione ecopacifista…

  3. Miguel Martinez scrive:

    Americani…

    Mi viene in mente un fisico convertito al cattolicesimo, arrivato a Roma, per studiare da seminarista, che aveva scoperto che a San Giovanni in Laterano distribuivano reliquie di santi da mettere negli altari delle chiese, solo che lui li prendeva per mangiarseli e diventare così santo lui stesso.

    Assieme alla mia tata, l’unico cannibale che io sappia di aver conosciuto.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      Erano c.d. reliquie per contatto: bastava che le tenesse sotto il cuscino per ottenere lo stesso risultato.

      • PinoMamet scrive:

        Esiste qualcosa del genere??

        Me ne spieghi il senso religioso? Cioè… non ci ho proprio capito niente. Si diventa “santi” o “più santi” per contatto con le reliquie?
        O esercitano (che mi parrebbe più logico) una qualche protezione come amuleti?
        Mi sembra tutto strano.

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          La reliquia da contatto è un oggetto assimilato alla reliquia vera e propria perché è stato in contatto con la reliquia vera e propria. La cosa nasceva perché, se le chiese principali erano sorte sopra le tombe dei martiri romani, in tutta quella fetta d’Europa dove non c’erano martiri romani era necessario inventarsi un surrogato per ottenere un risultato simile.

          Il fisico di cui si parlava si mangia le reliquie (da contatto, evidentemente) perché vuole diventare santo (no, ‘sta roba non è cattolicesimo: se ti mangi una reliquia non diventi una reliquia 😀 ). Cioè si mangia roba che è stata appoggiata sull’altare di S. Giovanni in Laterano… quando potrebbe poggiarcisi sopra se proprio volesse trasformarsi in reliquia (è una battuta: non ci si trasforma in reliquia!).

        • PinoMamet scrive:

          Ahhh ok.
          Ora è chiaro in effetti. Grazie!

  4. Miguel Martinez scrive:

    Americani…

    Un altro seminarista, appassionato di mistici del Trecento, arrivato a Roma senza sapere una parola d’italiano, che mi chiede dove si trovano gli omosessuali, e mi spiega,

    “io campavo così a New York, mi facevo rimorchiare da un omosessuale, poi tiravo fuori il coltello e lo rapinavo”

    • Ros scrive:

      “Mi viene in mente un fisico convertito al cattolicesimo…”
      “Un altro seminarista, appassionato di mistici del Trecento…”

      Bellissime questa😁😁😁

  5. Miguel Martinez scrive:

    Americani…

    Roberto Giammanco mi raccontava degli snake-handlers dell’Appalachia.

    Che a un italiano, vengono in mente i ciarauli (ne ho conosciuto uno a Siracusa) che la vigilia di Natale comunicavano con la Serpente Primordiale, e che erano stati benedetti da un essere sovrannaturale travestito da serpente, per cui chi uccideva un serpente doveva dire, “pi serpi t’ammazzu”, sperando che si cogliesse che non voleva uccidere l’essere sovrannaturale…

    Ma negli Stati Uniti è diverso, gli snakehandler hanno Fede (che poi vuol dire Volontà, vuol dire vivere totalmente fuori dalla Natura), così tanta fede che i serpenti più pericolosi non potranno nuocere loro; e se per caso muoiono, vuol dire che la loro Immaginazione non era così potente, e la Natura-Male ha potuto bucare il loro schermo. Se la sono meritata.

    • Ros scrive:

      Miguel: “i ciarauli “pi serpi t’ammazzu”
      Argomento affascinantissimo è culturalmente universale.

      il serpente è un archetipo primario dell’inconscio collettivo,
      tanto animista, sciamanico, variegatamente pagano che giudaico-cristiano.

      Sempre comunque ambiguo
      “Siate astuti come serpenti e puri come colombe” Matteo 10,16

      Vedi:
      Gli Ofiti (ὄφις, serpente) e,o, i Naasseni (ebraico: nâhâsh, serpente)

      Nehushtan, il serpente di bronzoramato bastonato di Mosè
      «Il popolo disse contro Dio e contro Mosè:
      “Perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero”.

      Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d’Israeliti morì.
      Allora il popolo venne a Mosè e disse:
      “Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti”.

      Mosè pregò per il popolo.

      Il Signore disse a Mosè:
      “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta;
      chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita”.
      Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta;
      quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.»
      Numeri.

      «E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.» Giovanni, 3, 14.

      Il caduceo mercuriale delle insegne delle farmacie.

      Il sepente crocifisso, vedi il benfatto

      “Il sepente e la croce” Paolo Riberi, 2021 Lindau:
      “Duemila anni fa alcune sette mediorientali sostenevano di essere depositarie di un insegnamento esoterico segreto, impartito da Gesù stesso ad alcuni eletti come Maria Maddalena, Giacomo, Tommaso e Giuda:
      nacquero così i vangeli gnostici, che rivoluzionavano radicalmente le dottrine del cristianesimo ufficiale.
      Il simbolo di questo movimento non era la croce, bensì il serpente, mitico portatore della Conoscenza.

      Nei secoli successivi il serpente gnostico è riuscito a mutare la propria pelle e a sopravvivere all’affermazione della Chiesa cattolica, assumendo nuove forme e ispirando movimenti religiosi come quello dei catari, opere come il Faust, poeti come William Blake e pensatori come Carl Gustav Jung.

      In particolare dopo la scoperta dei vangeli apocrifi di Nag Hammadi, nel 1945, lo gnosticismo ha continuato a esercitare un fascino potente e spesso segreto sull’immaginario contemporaneo.
      All’insaputa del grande pubblico
      – e anche di molti commentatori – le idee gnostiche permeano infatti svariati ambiti della cultura pop, dalla fantascienza di Philip K. Dick alla musica metal, dai fumetti di Alan Moore e Grant Morrison alle struggenti canzoni di Leonard Cohen, dal cinema (Matrix) alle serie tv (Dark, Westworld). Insomma, il serpente della Conoscenza, lungi dall’essersi estinto secoli fa, prosegue tuttora il proprio cammino”.

      https://www.adoratrici.it/cm-files/img/2021/03/18/serpente_croce_web-o.jpg

      L’Uroboro, il “serpens qui caudam devorat”

      Quello lì birbantello dell’Eden

      Melusina donna fata serpe

      Il serpente cinese

      Da leggere sotto
      “Il Christo – Serpente. Cristianesimo e misteri antichi ”

      https://nuovacoscienza.blogspot.com/2014/05/il-christo-serpente-cristianesimo-e.html

      o il classico: Arthur Avalon “Il potere del serpente” , Edizioni Mediterranee

      questi link sotto sono pure interessanti

      https://axismundi.blog/2020/05/10/folklore-ofidico-il-serpente-arcobaleno-i-naga-e-la-fata-melusina/comment-page-1/

      https://axismundi.blog/2019/06/09/lera-del-serpente-il-serpente-e-il-drago-morfologia-del-simbolismo-ofidico/

      Francesco Cerofolini “Dal Kelpie al “Serpente Cornuto”
      Kundalini.

      I Ciarauli appunto, e il Tarantismo con la pizzica

      “I viaggi nel Sud” di Ernesto De Martino, 1999 Bollati Boringhieri, e tutta la sua vasta bibliografia

      “Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal lamento pagano al pianto di Maria”

      “Sud e magia”

      “La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud”

      “Furore, simbolo, valore” …

      Ne parla pure Jim Morrison nei suoi testi
      “…There’s danger on the edge of town
      Ride the King’s highway, baby
      Weird scenes inside the gold mine
      Ride the highway west, baby
      Ride the snake, ride the snake
      To the lake, the ancient lake, baby
      The snake is long, seven miles

      Ride the snake,
      he’s old, and his skin is cold…”

      impossibile venirne a capo🙄 ti sguiscia sempre dalla mani come … un serpente😒

      • Ros scrive:

        ah! che testa😳

        mi scordavo il più bello!

        Il serpente a due teste che s’affrontano poggiato sui simboli stilizzati del sole e della luna della setta ofita di Thulsa Doom
        in Conan il rabarbaro coi suoi antrachinoni antiossidanti del segreto dell’acciaio

        https://it.wikipedia.org/wiki/Anfesibena

      • PinoMamet scrive:

        Sui serpenti e la Gnosi suggeriamo, G. Rota, Il Salmo Naasseno (Hipp. Haer. 5, 10, 2). Edizione, traduzione e commento, Cesena 2007.

        • Ros scrive:

          PinoMamet ” Salmo Naasseno”

          Gualtiero Rota? Compaesano eh😉

          “…Ippolito ricorda infatti gli ὕμνοι πολλοὶ καὶ ποικίλοι in uso presso la setta (Haer. 5, 6, 5) — il Salmo naasseno è duplice ‘descensio ad inferos’ per chi legge: a fianco dell’anima, precipitata nel labirinto mondano, e a fianco del Redentore, il cui viaggio d’andata nella materia si giustifica secondo una prospettiva soteriologica tipicamente gnostica.
          Il presente lavoro propone una lettura del Salmo articolata in un commento,
          cui segue il tentativo di disamina delle linee-guida della gnosi naassena, così come esse possono essere desunte dal componimento in esame”

          Non lo conoscevo, e pare stuzzicante assai;
          Grazie mille 🙂

  6. Miguel Martinez scrive:

    Poi vedo che ho scritto “americani”, come se il truffatore e magnaccia fiorentino cui devono per sbaglio il nome…

    Statunitensi, Estadounidenses, che è una definizione tecnico-amministrativa di una creazione della pura, prometeica volontà umana.

  7. Moi scrive:

    @ MIGUEL

    Non so se hai mai bazzicato il Canada(*), ma … è vero che i Canadesi si sentono Canadesi e basta, senza “sconodare” né Europa né America ?

    (*) In pratica una Socialdemocrazia al confine con la Patria Elettiva del Capitalismo Illimitato ?!

  8. Moi scrive:

    scomModare … l’ impressione è quella, anche se ammetto che il mio immaginario sulla società Canadese dipende solo (!) dalla filmografia di Denys Arcand .

  9. PinoMamet scrive:

    Cultura del ricorso.

    Una studentessa della Maturità di quest’anno non è stata contenta del voto ottenuto; anzi, della parte di voto relativa all’orale.

    Bene, faccia ricorso.

    Invece no: spedisce una mail (palesemente non scritta da lei: ho corretto la prova di italiano…) all’indirizzo privato (ottenuto come?) della presidente di commissione, e alle mail dei professori interni che ovviamente conosce, dicendosi delusa ecc. ecc. e chiedendo delucidazioni sul perché del voto “inspiegabilmente” basso.

    Ma, afferma, non per fare ricorso, nooo… solo per avere una delucidazione a livello personale.
    Il tono è passivo-aggressivo; il lessico è corretto e puntuale, punteggiatura e spaziatura perfette.

    I commissari interni non ci cascano e non le rispondono.
    Nuova mail una quindicina di giorni dopo, il tono diventa aggressivo e basta, si aspetta che i professori siano tornati dalle “presunte ferie” e che possano darle delucidazioni.

    A me pare il contatto privato per mail, e l’accento sull’aspetto umano della vicenda, pare un tentativo di indurre a irregolarità (pettegolezzi sui giudizi o sulla personalità dei professori ecc.) da utilizzare poi per il ricorso al TAR, comunque direi che non c’è cascato nessuno.

    Se vuole davvero delucidazioni sul voto, faccia l’accesso agli atti.

    • roberto scrive:

      Prima di leggere l’ultima riga stavo per scriverti
      “Se vuole davvero delucidazioni faccia l’accesso agli atti”

    • roberto scrive:

      Comunque non volevo dire che non esistono rompipalle (figurati, io vivo grazie ai rompipalle) ma solo che non è che tutti siano dei rompipalle…cioè non credo che fra tutti i maturandi che hai avuto ci siano tanti come quella tizia…spero almeno

      • Miguel Martinez scrive:

        Per roberto

        “Comunque non volevo dire che non esistono rompipalle (figurati, io vivo grazie ai rompipalle) ma solo che non è che tutti siano dei rompipalle”

        Ma questo non lo pensa nessuno.

        Poniamo che un funzionario chieda di abbassare il volume a un concerto in uno spazio pubblico di notte, cosa ragionevole, ma non prevista da uno specifico capitolato o regolamento.

        7 volte su dieci, il concertante accetta senza fiatare. 2 volte bofonchia qualcosa, ma poi accetta. Il problema è il decimo tizio, che potrebbe impelagare il funzionario per anni in processi contro l’amministrazione. Che se l’amministrazione vince, sono solo patemi d’animo; ma se l’amministrazione perde, si rifa contro il funzionario.

        Insomma il gioco non vale la candela. Questo è in genere il modo ragionare. Riassunto nella frase, “finché non succede niente, va bene tutto”.

    • PinoMamet scrive:

      Per fortuna è la prima e spero anche l’ultima…
      E sono convinto che si risolverà pure in nulla.

      In effetti il numero di rompipalle è sopravvalutato (sempre troppi eh? 😉 )

    • Peucezio scrive:

      Quello che colpisce rispetto a un tempo è la messa in discussione dell’insindacabilità del giudizio dei docenti.

      Cioè una scuola o un’università o chiunque deve verificare e certificare il tuo livello di preparazione non è semplicemente un ente che ti eroga un servizio.
      Sta anche erogando un servizio alla collettività, selezionando persone per futuri lavori, ruoli nella società, ecc.

      Quindi non è semplicemente come l’ufficio postale, cui sporgi un reclamo.
      Deve avere anche una parte di autorità, cioè non sei solo tu a dover giudicare lui, ma anche e soprattutto viceversa.

      Poi, di fronte a palesi e gravi irregolarità, certo, c’è il ricorso al Tar, come è giusto.

      • roberto scrive:

        peucezio

        ma non ti sembra che sia semplicemente legato alla messa in discussione di qualsiasi autorità?

        • PinoMamet scrive:

          Secondo me è così, in effetti.

          Tutti sono diventati improvvisamente esperti di tutto;

          prima ci accontentavamo di essere un popolo di allenatori di calcio, che poi sarebbe un passatempo innocuo se vissuto con un po’ di ironia.

          Ora invece è stata elargita la terribile arma del voto, della recensione online.
          Chiunque può sentirsi un critico culinario della guida Michelin, senza aver mai tenuto in mano una pentola: e che cattiveria!

          si direbbe anzi che meno pentole abbiano tenuto in mano, più amino sfogarsi con la cattiveria, un po’ per frustrazione, un po’ per vera ignoranza della fatica altrui e incoscienza degli effetti causati.

          E come criticano i cuochi e i camerieri, si sentono in diritto, ma dirò meglio in dovere, di criticare professori, scienziati, medici ecc.- e va benissimo, viva il diritto di critica.
          Ma presto si trasforma in giudizio finale e insindacabile….

          e neppure collegiale, a differenza di quello della Maturità 😉

          • Moi scrive:

            Sempre più gente deride la “credenza” che siamo su di un “pallone” che ruota al contempo su sé stesso e in orbita ellittica … e nega l’ esistenza della gravità , poiché esisterebbe solo la densità come spiegazione bastevole. Per non parlare di Sbarco Lunare, che suscita ancora più ilarità da social.

            L’ argomento più gettonato ?
            … Indovinate un po’ !

            Dire / scrivere che la Scienza che sostiene tutte queste cose è la stessa che … inserire incongruenze e / o inconsistenze targate Conte / Speranza / Draghi ad libitum : più ne si mette, più fa effetto !

          • Peucezio scrive:

            Pino,
            sì, esattamente.

            Forse qualcosa di sano c’è in questa democratizzazione universale, ma fa anche molti danni.

        • PinoMamet scrive:

          Io aspiro il ritorno a un futuro 😉 migliore, rimpiango i tempi in cui si usciva dal ristorante dicevo “però, ho mangiato proprio male” e la cosa finiva lì;
          e se su cinque professori uno era stronzo, beh, era il professore stronzo, che tutti abbiamo avuto nella vita.
          Se prendevi un brutto voto lo portavi a casa, il giorno dopo studiavi di più, o di meno se te ne fregavi, e scoprivi che, guarda un po’, non succede proprio nulla di male.

          • Ros scrive:

            PinoMamet: “…rimpiango i tempi in cui si usciva dal ristorante dicevo “però, ho mangiato proprio male” e la cosa finiva lì;”

            Adesso che si è assaggiato il potere di vita e di morte su chiunque con scalcagnate e irrefutabili recensioni impressionistiche vuoi che lo molliamo?

            assaggiato il piacere del Sangue & Social … è tutta un’inebriante discesa😎

        • Peucezio scrive:

          Roberto,
          “ma non ti sembra che sia semplicemente legato alla messa in discussione di qualsiasi autorità?”

          Certo.

          L’autorità è sentita come inaccettabile perché tutto dev’essere assecondante, non ci devono essere contrarietà.

          È come pensare che nella vita ci siano solo gioie e nessuna seccatura, che ti pagano senza lavorare, che scopi senza corteggiare, ecc.

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ peucezio

            “L’autorità è sentita come inaccettabile”

            Certo di far cosa gradita, ti regalo questa citazione di Isaac Asimov:

            ‘L’uguaglianza oggi è intesa nel senso che la mia ignoranza vale quanto la tua istruzione’.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

    • Peucezio scrive:

      Insomma, non è che il giudicante può giudicare solo con la totale e piena approvazione e sintonia del giudicando, se no il giudizio diventa una caricatura.

    • paniscus scrive:

      “all’indirizzo privato (ottenuto come?) della presidente di commissione, “—-

      Se la scuola in cui lavora questa presidente offre l’email di lavoro a tutti i docenti, e se sul sito web si vede come è fatta la struttura di alcuni indirizzi per singoli contatti (ad esempio vicepresidi o responsabili di progetti), tipo pinco.pallina@liceo.newton.edu , basta sostituire i primi due tratti con nome e cognome vero dell’insegnante che si conosce, e ci si prova.

      Se invece le caselle di posta istituzionale individuali in quella scuola non ci sono (o ci sono ma non si leggono sul sito), nella maggior parte dei casi basta sfrucugliare su qualche social, in particolare linkedin, o su qualche raccolta di documenti liberamente visibili sul sito della scuola (comunicati, circolari, iniziative di progetto e varie) e prima o poi qualcosa si trova.

      E nei casi peggiori, c’è sempre il “simpaticissimo” membro interno del consiglio di classe che spiffera agli alunni i recapiti dei commissari esterni…

  10. Moi scrive:

    Scusate , non ci posso credere !

    Tira di nuovo aria di lockdown, vaccini e green pass … con il vaiolo delle scimmie ?!

    Mi sa che con Roberto Speranza saremmo già rinchiusi per Settembre !

    No, davvero vi prego : preferisco un’ invasione aliena, sul serio !

    • PinoMamet scrive:

      Sì ma per fortuna Roberto Speranza non è più ministro, e spero vivamente sia chiuso per sempre nel dimenticatoio dei politici falliti.
      Come quei cantanti che fanno una sola canzone famosa e poi scompaiono.
      Le meteore politiche.

      Leggo invece che il vaiolo delle scimmie è sì preoccupante, ma: esiste il vaccino, esistono trattamenti riconosciuti come efficaci, raramente è mortale.

      Insomma, nonostante le solite campagne allarmistiche dei giornali, non vedo chiusure speranziane all’orizzonte.

      • roberto scrive:

        Il vaccino! Ma chi ti paga per scrivere queste cose pfizer!?!

        Scherzi a parte secondo me no ci saranno mai più né lockdown né altre grosse restrizioni, a meno che non venga la peste bubbonica….

        L’unica cosa che posso immaginare è l’isolamento per chi si prende il vaiolo delle scimmie.
        e in generale mi pare cosa buona e giusta che chi è malato se ne stia a casa, non ho mai sopportato quelli che fanno gli splendidi e si trascinano in ufficio con la febbre a quaranta sputando virus sui colleghi, o peggio ancora o genitori che ti mollano un pupo a casa per una festa e poi scopri che puoi cucinare le uova sulla fronte ….ma sai il piccolo Osvaldo ci teneva tanto a venire alla festa…ma va a cagare nelle ortiche tu e Osvaldo…

        • paniscus scrive:

          “ma sai il piccolo Osvaldo ci teneva tanto a venire alla festa…”—-

          …o quando la mattina presto li imbottiscono di tachipirina e li portano a scuola lo stesso, perché si è fatto troppo tardi e non si fa più in tempo a convocare la baby sitter, e poi dopo due o tre ore l’effetto della tachipirina finisce, il ragazzino si sente male in classe e il genitore deve chiedere comunque chiedere un permesso dal lavoro per correre a recuperarlo a metà mattinata. oppure l’altra variante, quelli che la tachipirina non gliela danno lì per lì, perché effettivamente al mattino la febbre è scesa da sola, ma fino alle 10 della sera prima era sopra ai 39…

          • roberto scrive:

            paniscus

            “…o quando la mattina presto li imbottiscono di tachipirina”

            li odio…. ma me ne è capitata una che batte tutti i record.

            una volta chiama in cancelleria una tizia da bruxelles che dice “devo venire domani a lussemburgo per un’udienza ma ho mio figlio malato, potete tenermelo in cancelleria?”

            siccome la tizia era tedesca e aveva parlato con la sezione tedesca, le colleghe tedesche erano tutte in fibrillazione e….felici! si, felici! di fare da babysitter, finché non mi giunge voce di quello che succedeva (all’epoca ero il responsabile della sezione)…faccio una cazziata terribile, epocale, anzi epica alle colleghe facendole notare che era una cancelleria di un tribunale e non un kindergarten (per di più con un bambino malato) e chiamo la tipa per dirle che era impazzita e che ovviamente non era possibile…e questa che fa?
            il giorno dopo si presenta in aula con questo bambino che avrà avuto 6 anni, con un colorito che andava dal grigio al verde malato e che sembrava che stesse per vomitare da un momento all’altro e lo piazza in mezzo al pubblico…sono anni che mi chiedo come è possibile che una tipa (che so per certo viveva sola) non abbia potuto trovare una soluzione migliore che trascinare un bambino malato in treno da bruxelles a lussemburgo per poi parcheggiarlo per una giornata intera in un’aula di tribunale….

            anni dopo ne ridiamo, ma io sono ancora incavolato con le colleghe e con sta disgraziata (che pure mi faceva pena perché oggettivamente ogni tanto ti trovi davanti a situazioni davvero difficili da gestire)

            • paniscus scrive:

              Però in effetti dobbiamo riconoscere che dopo la fase del covid è camiata completamente la percezione morale e sociale per le assenze per malattia dei lavoratori adulti:

              fino a 4-5 anni fa, chi chiedeva un giorno di permesso per un lieve problema di salute che si può trattare con farmaci da banco, cioè un banale raffreddore, una lieve tosse o abbassamento di voce, un problemino intestinale, veniva considerato un assenteista, profittatore e falso invalido, che avrebbe dovuto prendere l’aspirina, la borocillina o l’imodium e lavorae stoicamente.

              Da quando c’è stato il covid, è l’esatto contrario, si pretende che stiano a casa per il minimissimo disturbo. Chi arriva al lavoro con 37,1 di temperatura o con la voce rauca, o con gli occhi arrossati e lacrimanti (magari non per malattia infettiva, ma per allergia) è considerato un untore che non ha rispetto dei colleghi e degli utenti!

              • roberto scrive:

                paniscus

                sono perfettamente d’accordo ed è un bene che ci è malato stia finalmente a casa ma c’è un rovescio della medaglia: per chi (come me) può telelavorare c’è l’esagerazione opposta, ovvero hai 40 di febbre e vomiti sangue e il capo che ti dice “resta tranquillo a casa tanto puoi telelavorare”*

                *è un esempio, il mio capo non mi direbbe mai una cosa del genere, ma ne sto sentendo molti di casi così

      • Peucezio scrive:

        Non so voi, che siete più giovani. Io ho ancora la piccola cicatrice sul braccio, e mi sa che sono dell’ultima annata che ce l’ha, quindi sono immune: tiè!

        Comunque bisogna proprio sbaciucchiarsi, leccarsi e simili, quindi il nuovo Speranza/Disperazione dovrà introdurre in divieto di bacio.

      • paniscus scrive:

        “Sì ma per fortuna Roberto Speranza non è più ministro, e spero vivamente sia chiuso per sempre nel dimenticatoio dei politici falliti.”——

        Secondo me non è solo colpa di Speranza, per quanto sia comunque un personaggio modestissimo, ha avuto solo la colpa di trovarsi in quel ruolo in quel momento.

        Nelle sue condizioni, con il panico diffuso da una malattia di cui ancora non si sapeva assolutamente niente, n quel momento, CHIUNQUE si fosse trovato a fare il ministro della sanità avrebbe in ogni caso imposto lockdown, quarantene, mascherine e distanziamenti, eventualmente con qualche piccola variante quantitativa (durata più o meno lunga, delle restrizioni, categorie più o meno allargate di quali negozi dovessero rimanere aperti, misura esatta dei limiti di distanziamento personale, eccetera).

        Esattamente come chiunque si fosse trovato a fare il ministro dell’istruzione al posto della Azzolina avrebbe fatto esattamente la stessa cosa, scuole chiuse, didattica a distanza e tutti promossi…

        • PinoMamet scrive:

          Sono abbastanza d’accordo;

          abbastanza, perché qualcosina di loro penso che ce l’abbiano messo: qualcosa di paranoia Speranza, l’Azzolina di incapacità.

          Le chiusure le hanno fatte praticamente in tutto il mondo; alcune norme “geniali” sugli orari, gli annunci a singhiozzo di chiusure e riaperture di singole attività, gli inviti alla delazione di vicini di casa ecc., restano farina del sacco di Speranza.

          Idem per la scuola: i banchi a rotelle, per esempio, restano una genialata azzoliniana…

          • paniscus scrive:

            Ma io l’ho sempre detto che la trovata dei “banchi a rotelle” fosse una cialtronata ben peggiore rispetto alla decisione di chiudere le scuole (che comunque è stata di tutto il governo a maggioranza, non un’iniziativa personale della Azzolina).

            Perché la decisione di chiudere le scuole era stata presa sulla spinta di una reale emergenza che poteva avere davvero delle conseguenze gravissime in quel momento,

            mentre la genialata dei banchi a rotelle, oltre a essere arrivata parecchi mesi dopo, e non aveva NESSUN effetto sulla prevenzione dei contagi, anzi esattamente il contrario: non so se tu l’abbia mai vista dal vivo, una classe con i banchi a rotelle (io purtroppo sì, e per fortuna una sola classe per pochi mesi).

            Ovviamente tali banchi non avevano niente a che fare con le necessità di distanziamento, anzi facevano l’effetto esattamente contrario,

            perché nelle classi con i banchi di legno normali, questi erano separati da segni fatti per terra con il nastro adesivo, e quindi era sempre possibile controllare che non si spostassero e che rispettassero i limiti, mentre con quelli a rotelle i ragazzi, spontaneamente, tendevano a slittare ovunque (anche inconsciamente e senza farlo apposta), e finivano per ritrovarsi tutti appiccicati in un unico angolo dell’aula, dal quale c’era da richiamarli di continuo perché si rimettessero in ordine.

            E inoltre erano infinitamente più scomodi, meno ergonomici, e con un piano di lavoro troppo piccolo, in cui una tavola da disegno non ci entrava, e nemmeno un vocabolario affiancato a un quadernone, per non parlare della distrazione dovuta ai rumori plasticosi di rotolamento e di dimenamento tra le varie parti…

            Quella dei banchi a rotelle, a mio avviso, è stata SOLO ed esclusivamente una mazzetta personale destinata a qualche ditta specifica di amici di amici, senza nessun altro obiettivo. Si dirà che anche gli appalti sulle mascherine, sui vaccini e sui purificatori d’aria, ma almeno quelli qualche altro effetto sanitario l’hanno avuto, cioè servivano ANCHE ad altro, oltre che a dare delle mazzette, i banchi a rotelle proprio no!

          • PinoMamet scrive:

            Sì, anch’io ho avuto l’emozione di una classe a rotelle…
            E prima del covid! La mia scuola allestì un’aula con quei banchi- proprio gli stessi acquistati in blocco dall’Azzolina, e con muri-lavagna trasparente, perché aveva ricevuto un qualche finanziamento e doveva spenderlo.

            L’utilità della lavagna trasparente sui quattro muri mi rimane dubbia, posso solo dire che serve a consumare pennarelli.
            Contrariamente alle aspettative ho visto pochi cazzi, perché inciderli sui muri veri è più divertente, suppongo.

            E poi erano troppo impegnati a fare l’autoscontro…

        • Peucezio scrive:

          Mah,
          sull’onda della primissima emergenza si può anche capire (anche se secondo me il confinamento è stato la rottura di un tabù, un inedito assoluto nella storia delle epidemie), ma la follia di zone rosse e coprifuochi dopo un anno, a pandemia praticamente finita è stata una follia ingiustificabile, da corte marziale.

          • roberto scrive:

            io ribadisco una cosa detta altre volte in passato

            sull’onda della primissima emergenza il confinamento era davvero inevitabile! ma vrebbe dovuto servire a capire
            a) cosa stava succedendo
            b) come organizzarsi per garantire un minimo di sicurezza ed un massimo di libertà

            purtroppo con il passare del tempo se per il punto a) è andato sempre meglio il punto b) è stato totalmente trascurato. il confinamento è stato utilizzato come se fosse l’unica forma di vita possibile nell’attesa dei vaccini, e già questo è stato un errore fatale

            poi aggiungiamo che quando hanno capito che non si potevano tenere le persone prigioniere per sempre, sono state prese misure assurde, vessatorie e discriminatorie. mi ricorderò sempre la pasqua 2021 a roma (dove incidientalmente ero potuto andare solo a causa di un incidente grave di mia madre, perché roma era zona rossa) in chiesa si poteva andare ma in spiaggia no, o nella pineta di ostia no…poi cazzate tipo il bar in città chiuso e potevano solo dare caffé all’esterno in bicchieri di plastica, il bar dell’autogril aperto e tutti ammassati al bancone…è lì è stata la perdita finale di ogni barlume di ragionevolezza

            aggiungiamo a questo i lugubri versi dei notutto che rendevano l’atmosfera davvero terrificante

            un periodo orrendo
            🙁

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ roberto

              “orrendo”

              OAAR!

              All’inizio aveva assolutamente senso chiudere tutto: non si sapeva come saremmo andati a finire. Negare l’autorità dello Stato a proclamare una simile emergenza equivale a negare lo Stato tout court.

              Per convincersi della necessità di tali misure, basta confrontare i dati di Svezia (dove hanno fatto come Trump) e Finlandia (dove hanno fatto come noi) per vedere chi ha avuto più morti a parità di densità di popolazione e usanze sociali.

              Poi – complici anche le pressioni sui politici dei bottegai delle varie categorie che volevano prima aprire poi chiudere poi aprire – sono arrivate buffonate come:

              1. la classifica a colori delle Regioni: se i contagi diminuivano in un posto si allentavano i vincoli mentre altrove li si manteneva, come se il virus conoscesse i confini;

              2. l’ammonimento a non aggiustarsi gli occhiali sul naso ‘perché il virus passa nelle lacrime e contagia attraverso il dotto lacrimale’ (così invece di ammalarsi di Covid si finisce sotto un tram);

              2. gli uffici pubblici stra-chiusi o trasformati in fortini dove (mi è capitato) per pagare una bolletta o sbrigare una pratica dovevi fare tre code solo per evitare che in una singola stanza si concentrasse troppa gente… mentre al bar di fronte regolarmente aperto la gente prendeva il caffè espirando goccioline strapiene di virus alla grande;

              3. i praticanti dello jogging sulla spiaggia deserta bloccati dalle forze dell’ordine perché senza mascherina, con salate multe tutte poi regolarmente contestate e cassate (con tanti saluti a chi si è spaventato e le ha pagate). C’è stata gente che nuotava in mare con la mascherina per non rischiare di essere multata;

              4. l’obbligo di mantenere camere operatorie separate per le operazioni ai pazienti positivi al virus, col risultato di dover rimandare sine die anche interventi urgenti;

              5. il considerare ‘possibili morti di Covid’ anche i pazienti di malattie incurabili a lungo decorso diverse dal Covid ma positivi al Covid (con l’ovvio effetto di rendere risibili le statistiche del ministero perché troppo pessimistiche);

              6. il non avere mai stabilito in modo chiaro quand’è che tutte queste misure antiCovid finiscono: c’è ancora parecchia gente a Genova (specie anziani) che va in giro con la mascherina, ma i distributori di amuchina negli esercizi pubblici non vengono più ricaricati. Chi lo ha stabilito?

              7. ma soprattutto – e qui la cialtronata è stata davvero intollerabile – quello di rendere col ‘greenpass’ la vita di fatto impossibile a chi non si vaccinava (cosa di per sè assolutamente sensata) SENZA IMPORRE PERALTRO L’OBBLIGO DI LEGGE DELLA VACCINAZIONE, obbligo che avrebbe manlevato il singolo dalla responsabilità della scelta se vaccinarsi o meno e avrebbe consentito quindi di intentare eventuali richieste di risarcimento alle case produttrici. In pratica se uno non si vaccinava non poteva più vivere, ma se si vaccinava e poi stava male per il vaccino l’aveva voluto lui e dunque non aveva diritto a risarcimenti.

              Il punto 7. e’ stato l’equivalente sanitario dell’8 settembre 1943! (“…le truppe Italiane sapranno respingere attacchi di ogni altra provenienza…”)

              Non sono medico, ma conosco medici.

              Mi dicono che:

              a. i vaccini ‘mRNA’ usati contro il Covid non erano mai stati provati prima;

              b. che sono stati messi in commercio senza passare per la lunghissima procedura di controllo e approvazione preventivi

              c. che si sono di fatto obbligate a vaccinarsi anche persone che non erano particolarmente a rischio come i giovani sotto i vent’anni, i quali oggi manifestano un’incidenza molto più elevata del solito di malattie cardiache;

              d. che il personale sanitario ha disertato in massa le vaccinazioni e che le procedure di acquisto dei vaccini sono state tutto fuorché trasparenti. (Il caso della Von der Leyen è solo un esempio). Il sospetto di qualcosa di marcio aumenta guardando al punto 5.

              Insomma, una tragedia finita in farsa.

              O peggio.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • roberto scrive:

              andrea

              mi limito agli aspetti giuridici del punto 7: è manifestamente falso che non puoi ricevere indennizzi in caso di danno da vaccino non obbligatorio.

              gli indennizzi in caso di danno da vaccino spettano sia se il vaccino è obbligatorio sia se il vaccino è consigliato (e sfido chiunque a dirmi che il vaccino contro il covid non era largamente consigliato…)

              ci sono sentenza della corte costituzionale su questo punto da almeno venti anni….

              per il resto, sempre punto sette, neanche io sono medico ma a questo punto, amicizia per amicizia…anche io conosco medici e anzi conosco anche qualcuno che si è occupato di ricerca sui vaccini MrNA e soprattutto di “procedura di controllo e approvazione preventivi”… e diciamo che non concordo proprio con niente

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Roberto

                ” medici”

                Ripeto: non sono medico (né giurista). Riporto quanto mi dice il vice direttore sanitario di un ospedale che conosco.

                Aggiungo che alla terza tornata di vaccinazioni in azienda il medico, con la siringa in mano, mi disse “ma è proprio sicuro? Guardi che non le conviene mica…”.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • roberto scrive:

                andrea

                “Ripeto: non sono medico (né giurista). Riporto quanto mi dice il vice direttore sanitario di un ospedale che conosco.”

                ripeto anche io: non sono medico (ma sono giurista). Riporto quanto mi dice una biologa che era la direttrice della divisione “farmacia” della cellula di crisi covid lussemburghese, responsabile per l’ordine/acquisto dei vaccini…e la chief development officer (detto in parole povere, quella che decide fra varie ricerche cosa mandare avanti e come), di una ditta che appunto sviluppava vaccini MRNA (avevano già iniziato con quello sulla MERS)…quest’ultima la conosco proprio bene perché è mia cognata

                (curiosamente le due tipe sono biologhe irlandesi sposate con napoletani….)

            • roberto scrive:

              andrea

              “a. i vaccini ‘mRNA’ usati contro il Covid non erano mai stati provati prima;”

              per dire, mia cognata si incazza come una vipera quando sente questa cosa, facendo notare che i primi test clinici con vaccini mrna risalgono a qualcosa come il 2010 o giù di lì (e lei di mrna se ne occupava da prima ancora in studi sulla cura del cancro)

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ roberto

                “test clinici”

                Relata refero.

                Mi sono rivolto alle mie fonti e ho chiesto lumi sulla cosa.

                L’idea di usare l’mRNA (non chiedermi come, ti prego) è vecchia di decenni.

                E’ vero che test clinici sono stati fatti anni fa.

                Ma nessuno di questi test si era mai rivelato conclusivo né nel senso di dimostrare l’efficacia nè in quello di dimostrare la dannosità della tecnica con l’mRNA.

                Ciò aveva limitato le autorizzazioni delle autorità competenti sulla sorveglianza dei farmaci.

                Questa situazione aveva portato le ditte come Moderna – fondate e finanziate da BigPharma anche in vista di un futuro sviluppo commerciale di questa tecnica – in una pessima condizione finanziaria.

                Il Covid per queste ditte è stata la manna dal cielo. Con la tecnica a mRNA e avendo il DNA del virus è stato possibile produrre un vaccino i tempi molto brevi – di mesi, e non di anni. L’urgenza che tutti avevano di uscire dal coprifuoco (mi rifiuto di usare la parola ‘lockdown’) nel più breve tempo possibile ha spalancato le porte a contratti lucrosissimi – e in alcuni casi poco trasparenti, come nel caso della Von der Leyen – a condizioni estremamente favorevoli per i fornitori, e ha gonfiato il portafoglio di BigPharma.

                Nemmeno i test clinici condotti anni fa hanno potuto condurre a conclusioni sensate riguardo l’eventuale pericolosità sul lungo periodo della tecnica a mRNA (mi riferisco soprattutto alle morti improvvise per problemi cardiaci che sembrano colpire di recente soprattutto i giovani vaccinati), soprattutto perché se un effetto dannoso esiste ma è improbabile che si verifichi per osservarlo è necessario disporre di grandi numeri di vaccinati, cosa che ovviamente in un test clinico è impossibile.

                Mi si racconta che a meno di non vaccinare simultaneamente decine di milioni di persone queste evidenze statistiche possono essere osservate solo dopo decenni.

                Ma anche senza queste osservazioni, mi si assicura che per la prima volta nella storia della medicina è stata applicata una vaccinazione di massa in assenza di prove conclusive sull’effettiva validità del trattamento.

                E’ solo col senno di poi che si è osservato che i vaccini a mRNA hanno davvero limitato i casi gravi – anche se non del tutto: alcuni sono state vittime non tanto del Covid quanto di terapie sbagliate applicate in buona fede nei primissimi giorni della pandemia.

                Ma – con ogni probabilità – i vaccini a mRNA hanno finito con l’ “essere associati in modo significativo” all’aumento della mortalità in età giovanile per improvvise patologie cardiache.

                La pistola fumante, mi si assicura, è data dal fatto che la mortalità media (misurata su milioni di persone) non è diminuita dopo l’inizio della vaccinazione, ma è aumentata.

                In particolare, i vicedirettore sanitario che conosco, per conto suo, si rifiuta proprio di chiamare ‘vaccino’ quanto iniettato. Usa altri termini, non riferibili qui.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • roberto scrive:

                andrea

                “Relata refero.”

                relata refero pure io (non rompo le palle a mia cognata ora che si sveglia appena, ma abbiamo discusso di questa cosa mille volte)…i primi test dei vaccini MRNA erano invece estremamente promettenti e quelli per la MERS (che, ricordo, era pure un coronavirus) avevano pure passato la fase 1 dei trials solo che poi…la MERS è praticamente sparita! ed è arrivato il nostro amico COVID-19, quindi la ricerca sui vaccini MRNA fatta sulla MERS (e altre malattie) è passata alCOVID. insomma la vulgata dei novax “in soli 18 mesi” è una sciocchezza

                PS “Usa altri termini,”
                io è da tempo che non ho più voglia di perdere tempo con i no vax, ma consiglio sempre di stare lontani da chi usa “altri termini”…in particolare se parla di “siero” in particolarissimo se parla di “siero magico”

            • Peucezio scrive:

              Roberto,
              “sull’onda della primissima emergenza il confinamento era davvero inevitabile!”

              Non sono affatto d’accordo.
              Ho detto che nella confusione della situazione è vero che probabilmente l’avrebbe fatto chiunque, infatti è un sottoprodotto del dispotismo inveterato e del fanatico salutismo italiano.
              Che sono molto più forti del principio di libertà e dei diritti individuali intangibili.
              Ma questo non è un bene, è un crimine.

              I vecchi fragili erano già morti, perché le misure sono state eccessive e soprattutto intempestive.
              Se volevi preservare gli anziani (e già fare un danno del genere a tutta la società solo per preservare la classe di età meno produttiva e più vicina alla fine è forse nobile, ma indicativo di una società senescente e morente) isolavi gli anziani, non tutti gli altri.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                ” infatti è un sottoprodotto del dispotismo inveterato e del fanatico salutismo italiano”

                Ma no, a meno che tu (che invocavi pure di peggio) non sia il massimo esponente del fanatismo salutista dispotico.

              • roberto scrive:

                peucezio

                “Se volevi preservare gli anziani”

                però a marzo 2020 c’era stata una strage di vecchietti e vabbé, ma davvero nessuno sapeva come sarebbe andata… perché comunque morivano anche cinquantenni

              • Peucezio scrive:

                Roberto,
                le statistiche per classi di età si sapevano dall’inizio e i cinquantenni morivano in percentuali risibili.

                Mauricius,
                cosa avrei invocato? Io mi limitavo a dire che tanti stati estremorientali sapevano fare il tracciamento, evitando così i confinamenti e al tempo stesso minimizzando i decessi.

              • roberto scrive:

                peucezio

                tui invocavi misure cinesi dicendo che eravamo i soliti pusillanime che fanno le cose a metà…

                ma se hai tempo e voglia di fare archeologia, prova a rileggere uno qualsiasi dei thread di febbraio-marzo 2020 giusto per ricordare cosa pensavamo tutti all’epoca….

                https://kelebeklerblog.com/2020/03/09/notizia-dalle-frontiere-fermatevi-e-tornate-indietro/

            • Peucezio scrive:

              La cosa più grave è che è stato sdoganato il principio per cui uscire di casa non è un mio diritto naturale, di nascita, ma una gentile concessione dello stato.

              Intanto perché la fantomatica emergenza la stabilisce lo stato a suo insindacabile giuidizio e se gli gira di stabilirla per l’unghia incarnita, nessuno può opporsi (e, fuori d’iperbole, le zone rosse, ecc., sono esattamente questo) e in ogni caso ci dicono che ci saranno frequenti future pandemie. Quindi, che facciamo? L’eccezione diventa normalità?

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “La cosa più grave è che è stato sdoganato il principio per cui uscire di casa non è un mio diritto naturale, di nascita, ma una gentile concessione dello stato.”

                Nemmeno la più strampalata versione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ha mai contenuto qualche riferimento a un presunto diritto naturale e inalienabile di uscire di casa! 😉 😉

                Tu puoi uscire di casa finché tale uscita non limita il diritto altrui alla salute.

                Il che non è che un caso particolare del precetto generale (questo sì contenuto nella Dichiarazione, al punto XIV della versione originale del 1789) secondo cui la libertà di ciascuno finisce dove comincia la libertà degli altri.

                Lo Stato – ossia la differenza fra la civiltà e la barbarie – esiste precisamente per far rispettare – a tutela di tutti – questo precetto anche ai prepotenti che se ne fregano degli altri e vogliono fare di testa loro.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                “Nemmeno la più strampalata versione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ha mai contenuto qualche riferimento a un presunto diritto naturale e inalienabile di uscire di casa!”

                Cioè i diritti umani contemplano la possibilità della reclusione ai dominciliari senza colpa.
                Ma stai scherzando?

              • Peucezio scrive:

                Comunque io con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo mi ci pulisco il culo.

                Io parlo di diritti naturali, non storici: il diritto delle persone a uscire di casa e spostarsi nello spazio e soprattutto il diritto alla socialità e all’interazione umana non hanno bisogno di dichiarazioni e non sono un portato storico, ma rispondono a istanze naturali e fondamentali, al di sopra di epoche, stati e culture.

              • laverdure scrive:

                Peucezio
                [qui: https://kelebeklerblog.com/2024/08/18/26702/#comment-888900%5D

                «Io parlo di diritti naturali, non storici: il diritto delle persone a uscire di casa e spostarsi nello spazio»
                Finalmente qualcuno che afferma a chiare lettere che i confini e i limiti alle migrazioni contrastano con il diritto naturale!

              • laverdure scrive:

                Chiedo scusa per il piccolo pasticcio: non ho ben compreso la struttura ad albero dei commenti e, volendo replicare al commento di Peucezio che ho riportato, non trovavo la scritta “Rispondi” col relativo collegamento per farlo. Sono risalito al commento più in alto, dove ho trovato il “Rispondi”, e per eccesso di pedanteria ho voluto riportare il link all’esatto commento.
                Scopro ora che era inutile, perché la mia risposta è comparsa proprio sotto al commento, e inoltre il link non funziona perché la parentesi quadra di chiusura è stata incorporata (tradotta come %5D) nell’URL, rendendolo inutile.

              • Miguel Martinez scrive:

                Per Laverdure

                “Chiedo scusa per il piccolo pasticcio: non ho ben compreso la struttura ad albero dei commenti”

                Non ti preoccupare, non lo capisco sempre bene nemmeno io.

                Per quello scrivo sempre – come in questo commento – il nome del commentatore a cui rispondo e un pezzo del testo a cui rispondo.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ peucezio

                “ma stai scherzando”

                Starai scherzando tu!

                Uno Stato è tale perché esercita la sovranità, giusto? Bene, allora stando a un tale Carl Schmitt – uno che di Diritto certamente capiva più di quanto potrò mai capire io “sovrano è chi decide sullo stato di eccezione” dove “il caso d’eccezione è il caso non descritto nell’ordinamento giuridico vigente”.

                https://ritirifilosofici.it/il-sovrano-e-leccezione/

                https://www.giustiziainsieme.it/it/filosofia-del-diritto/1991-tra-ordine-e-caos-lo-stato-di-eccezione-in-carl-schmitt-di-torquato-g-tasso

                A quanto ne so, lo ‘stato di eccezione’ è un istituto giuridico che risale ai Romani, mica un’invenzione dell’ultimo venuto. Ed è un concetto ben noto, sempre a quanto mi è dato di capire, ai giuristi di ogni tendenza, anche diversa da quella di Schmitt (che ho citato in particolare solo perché ho letto che se n’è occupato a lungo; non mancano su questo blog commentatori di vasta cultura giuridica che sapranno spiegare la faccenda ben meglio di me).

                La lista dei diritti inalienabili che si riconoscono anche in caso di stato di eccezione non include certo quella di libertà di movimento fuori casa.

                https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_d%27eccezione#:~:text=Lo%20Stato%20d'eccezione%2C%20definibile,di%20ogni%20ambito%20della%20societ%C3%A0.

                E se una pandemia non è uno stato d’eccezione, beh allora non so proprio che cosa sia uno stato d’eccezione.

                Uno Stato che non può neanche impedire alla gente di uscire di casa durante una pandemia spargendo allegramente il contagio che ci sta a fare? E’ proprio il minimo sindacale…

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Peucezio scrive:

                Beh, ma non è la stessa cosa chiudere uno in casa e impedirgli di andare in un’altra nazione.

                Anche perché in questo secondo caso non è il tuo stato di appartenenza che ti reclude, ma altri che non ti vogliono lì da loro.

              • Ros scrive:

                “…il diritto delle persone a uscire di casa e spostarsi nello spazio»

                Ma questo sacrosanto diritto naturale non era solo quello del più forte? Di chi può a spese di chi non può.

                Perché questo avverrebbe se non si accettassero in toto le leggi, anche sceme + sceme, dello stato.

                Certo le leggi è legittimo il criticarle, ci si può dare da fare per abrogarle o migliorarle.

                Ma è l’organizzazione e statale
                – Leviathano che possa a volte essere, o sembrare –
                che ci permette di uscire di casa quando e come ci pare
                (per quanto può) senza essere preda dei passanti più bellicosi;

                Ci permette (per quanto può)
                anche di restare in casa beati senza il timore di essere razziati dalla prima carovana di balordi alla Mad Max a cui ne viene il frìccico.

                In breve
                – fermo restando il diritto di protestare più o meno civilmente –
                se si crede di avere diritto e
                – quindi usufruire – ai benefici di un organizzazione statale si dovrebbero accettare responsabilmente gli oneri che possono presentarsi

              • Peucezio scrive:

                Andrea,
                no.

                Uscire di casa e relazionarsi con gli altri fa parte del minimo necessario a una vita umanamente tollerabile, non sono cose in più.

                E lo stato d’eccezione non può incidere così profondamente sulla vita quotidiana delle persone, perché lo stato d’eccezione consente ogni arbitrio e niente impedisce di renderlo permanente (una scusa si trova sempre).

          • PinoMamet scrive:

            OMDAR

          • PinoMamet scrive:

            Aggiungo l’edicola aperta, ma solo per poche ore, per far ammassare meglio i pensionati in fila per il giornale…

    • Ros scrive:

      Moi “No, davvero vi prego : preferisco un’ invasione aliena, sul serio !”

      Sicuro?
      Sicuro sicuro🤔?

      https://www.youtube.com/watch?v=Yc_L8IPyL3g

    • roberto scrive:

      moi

      “No, davvero vi prego : preferisco un’ invasione aliena, sul serio !”

      per una volta sono assolutamente d’accordo, infinitamente più epico e divertente che morire di noia a casa

      • Miguel Martinez scrive:

        Per roberto

        “per una volta sono assolutamente d’accordo, infinitamente più epico e divertente che morire di noia a casa”

        Parlo solo per me, so che tante persone hanno sofferto il lockdown. Per me è stata un’avventura epica, poter vedere in maniera totalmente diverse i luoghi, scoprire i silenzi, le colline, fare le passeggiate clandestine schivando pattuglie armate. Una meraviglia!

        • roberto scrive:

          si lo so…per me invece è stato un incubo.

          non poter vedere le persone che volevo vedere né la ma famiglia, non poter giocare a basket, non poter organizzare i miei ormai mitici pranzi domenicali, niente concerti, niente pub, strade deserte e silenziose, niente bambini che giocanbo nel parco sotto casa….

          mi ero ridotto a passeggiare nel bosco con tre amici per bere grappa di nascosto (qui per un motivo che non ho mai capito era vietato bere alcolici all’aperto), come se fossimo dei contrabbandieri…poi certo, almeno ho avuto la fortuna che qui si poteva andare per boschi e che già da prima era una delle mie attività preferite… ma insomma era letteralmente l’unica attività possibile

        • PinoMamet scrive:

          Io non sono impazzito perché stavo nella casa di prima;

          che era una villetta in periferia con la campagna a due passi per passeggiate clandestine con amici, spaziosa all’interno per non accoltellarci tutti, e vicini di casa a portata di balcone.

          Se avessi abitato dove sto ora (appartamento al secondo piano) non mi leggereste più, perché avrei già ucciso la famiglia che all’epoca viveva con me, e poi mi sarei suicidato, o viceversa.

          E già così ci siamo andati vicini….

          Per il 99 per cento degli italiani che ho sentito, il locdàun è stato un incubo anche peggiore di quanto sia stato per me.

          Che dire? Beato l’un per cento…

          • Ros scrive:

            “non mi leggereste più, perché avrei già ucciso la famiglia che all’epoca viveva con me, e poi mi sarei suicidato, o viceversa”

            Viceversa?
            Cioè prima ti saresti suicidato e dopo avresti ucciso la famiglia?

            Effettivamente dovevi essere confuso forte
            🤔😄

  11. Moi scrive:

    per ora la maggioranza dei casi di trasmissione del virus ha riguardato rapporti omosessuali tra uomini.

    _________________

    Ricorda le prime indiscrezioni sull’ AIDS, “messa giù” così …

  12. Moi scrive:

    “Ovviamente” ci sono già battute sui Dosati/ Sierati / “Cacchinati” [sic, Enrico Montesano] che in quanto “Pecoroni” non rischiano nulla poiché di un’ altra specie.

  13. Moi scrive:

    Temo di più il Green Pass che la Vaccinazione Forzata con l’ Esercito … hanno distrutto quel poco di solidarietà fra cittadini rimasto, creando sui Social un clima da perenne augurio / festeggiamento di morte.

    Come se non fosse bastato quello fra Polentoni e Terroni, con il Covid Lombardo Karma se non addirittura Divina Provvidenza di Padre Pio e San Gennaro (lo Zeus e il Poseidon del Politeismo Terronico) per tutto il Male che fecero i Savoja e il razzismo vs il Sud fino alla Lega pre Silvio …. prima ke arrivassero Albanesi, Beduini, Ne(g)ri , ecc …

    • PinoMamet scrive:

      Vabbè ma non ci sarà nessuna vaccinazione forzata e nessun greenpass.
      Il Ministero invita semplicemente alla prudenza, come per qualunque malattia.

      Per quanto riguarda le sparate dei “sudisti”, le metto nello stesso cestino di quelle dei “nordisti”-
      ritengo che l’approccio migliore a certe mode sia quello di non dargli importanza, non gonfiarle, e stroncarle così sul nascere.

    • Ros scrive:

      L’epidemia sarà una cortigena fumogena stavolta.

      @Moi,
      quello li’ emo bellino tenebroso calato dallo spazio cosmico del tuo link per il District 9 deve essere il cugino di quell’altro la’ il Predator della giungla;
      ‘na facia ‘na raza

      e tutti e due saranno apparentati col davy Jones pirata dei pirati dei caraibi

      https://images.everyeye.it/img-notizie/perchE-davy-jones-tornato-spiegazione-finale-pirati-caraibi-v3-523952.jpg

      https://www.sickchirpse.com/wp-content/uploads/2017/11/Predator.jpg

      Tutta questa concordanza deve farci alzare le antenne🤔
      – i dreadlocks rastafariani mod dress Alien du H. Ruedi Giger,
      e quelle tenerissime zannette da cinghialotto birbantello puccipucci che uno se li mangiassi di sbaciucchi a consumarli tutti😘💖 –

      Non dobbiamo fare l’errore di pigliarli sottogamba causa la loro avvenenza, solarità e coccolina morbidosa simpatia.

      Tutta questa concordanza di assomiglianza vi pare mai possibile che sia un caso?

      No! Non lo è (e sto rischiando tutto a dirvelo)

      Non può che essere la prova provata che esistono per davvero, sono così e ce lo tengono nascosto i cupolari della sinarchia zozza alumbrada di Melchisedech e i RosaCroce … sono i loro golem che basta che loro gli ci dicono “attaccali fido!” e loro ni ci attaccheranno mozzicandoci😳

      ecché si stanno preparanno al “Le Grand Jeu” do resét triste, solitario y final.

      Preparariamoci che sarà entro la settimana sfruttando il momento buono delle vacanze, le teste léggie dei servi della gleba e la città vuote coi solo sfigati e pensionati;

      Ora,
      sappiate che tanto di quello che avete in casa e per le mani e dal ferramenta a colori può diventare un’arma letale con pizzico di fantasia e di savu̯àar fèer e, ovvio, le manine d’oro;
      basta un poco di zucchero e tutto ammazzerà di più!

      Io vi ho avvisato la mia parte l’ho fatta e così me ne vado in paradiso,
      poi voi fate come volete. lìbberi siete!

      ps
      ripeto,
      entro la settimana😒

      e sssssssssss 🤐
      non lo dite a nessuno altrimenti poi nell’arca elonmuskita pronta al varo tutti non ci entriamo e a qualcuno toccherà farsela a piedi fino a Marte

  14. Ros scrive:

    @Andrea Di Vita

    Mala tempora currunt sed peiora parantu

    Io mi sono messo la maglia di lana, per si e per no

    che è sempre meglio dire che ne so,
    che poi che ne sapevo

    Mike Lynch😳 ancora lui

    Mike Lynch: il “Bill Gates britannico” da poco in libertà è tra i dispersi del naufragio in Sicilia

    https://it.euronews.com/business/2024/08/20/mike-lynch-il-bill-gates-britannico-da-poco-in-liberta-e-tra-i-dispersi-del-naufragio-in-s

    Bloomer, Chamberlain, Lynch
    C’è del marcio in Gran Bretagna!

    Conti extra processuali da chiudere con i mammasantissima usani?
    E se anche non sono conti non c’è dubbio che sono stati i marchesi

    Probabile che hanno corrotto il vento e il mare

    Anche i ricchi piangono

    ps
    mi dispiace molto per le vittime;
    uno va finalmente in vacanza con gli amici e ci si mettono Nettuno e Eolo che hanno dormito male 😟

  15. Peucezio scrive:

    O.T.,
    domanda per Paniscus,

    in quanto insegnate di scienze.

    Mi chiedevo ultimamente:
    per un laureato in filosofia insegnare anche letteratura, storia, ecc. non è un grosso problema: il retroterra è quello, si dà una buona ripassata… insomma, le discipline umanistiche funzionano così: più approfondisci, più ne sai in modo proporizionale.

    Ma quelle scientifiche sono un po’ diverse. Ci sono degli scogli, delle densità, non è tutto discorsivo, ma va anche per salti, nel senso che se non t’impadronisci di certe formule e leggi non intuitive, ma da studiare analiticamente, non puoi costruirci tutto il resto. Quindi già solo sapere la fisica è un’impresa non da poco.
    Ma credo che lo stesso valga per chimica, biologia, astronomia, ecc.
    Cioè ognuna di queste discipline, o la si mastica da profano, e allora non la si domina, oppure, per compenetrarvisi sul serio ci vuole un lavoro profondo, sistematico, molto strutturato.

    Eppure conosco gente con una formazione scientifica che ha buone basi un po’ di tutto.

    Ma a te, cui, per lavoro, è richiesta appunto, se ho capito bene, queste estensione di competenze (che poi è la stessa che ricordo nei miei professori del liceo, gente molto valida e preparata, almeno alcuni), come cacchio ci riuscite??

    • paniscus scrive:

      Vedo solo adesso e provo a rispondere.

      Personalmente, questo legittimo dilemma non mi riguarda personalmente, perché insegno solo matematica e fisica (entrambe materie in cui ho fatto MOLTI esami universitari e diverse prove di concorso molto selettive, e che credo francamente di masticare molto bene, a livello di scuola superiore).

      Io NON sono abilitata per insegnare chimica, biologia, geologia, mineralogia o scienze ambientali, almeno alle superiori. Quindi il problema non si pone proprio, semplicemente quegli argomenti non li insegno. Possono capitare dei singoli argomenti comuni, in cui si fa qualcosa insieme ai colleghi, o qualche alunno che mi chieda un chiarimento di chimica anche se io gli insegno fisica, ma non è la norma di tutti i giorni.

      In teoria avrei anche un’altra abilitazione per le medie inferiori, in cui nella materia di “scienze” mettono dentro qualsiasi cosa, dalle equazioni matematiche, alla chimica, alla genetica, all’astronomia, alla legge della leva, ai vulcani e alla botanica, ma a livelli così banali che qualsiasi laureato in una qualsiasi materia scientifica potrebbe arrivarci,

      ma PER FORTUNA sono stata chiamata in ruolo prima alle superiori, e quindi non ho mai provato il brivido di insegnare alle medie, nemmeno come supplente occasionale, e quell’abilitazione non l’ho mai usata…

      Alle superiori, in effetti, esiste un problema di sovraccarico di argomenti nella materia di “Scienze Naturali” (che non è la mia, appunto, io sono sulla cattedra di “Matematica e Fisica”) e che però include un programma immenso di discipline diverse, che sono obbligatorie per tutte le classi, e che vengono insegnate con stili diversi a seconda che il docente sia laureato in biologia, in chimica, in geologia o altro, anche se si è smazzato un sacco di corsi e di esami su TUTTE quelle materie.

      Ma non saprei come risolvere il problema, perché già le ore dedicate sono poche… se si dovesse stabilire che la biologia possono insegnarla solo i biologi, la chimica solo i chimici, le scienze della terra solo i geologi e così via, si avrebbero corsi di studio con materie da una singola ora a settimana, con un consiglio di classe di 15 persone invece delle 8, 9 o 10 che ci sono già.

      • Peucezio scrive:

        Interessante, grazie della risposta.
        Pensa che io pensavo che il tuo campo fossi la biologia, perché qui ne parli spesso e sembri molto esperta.

    • PinoMamet scrive:

      Ti dirò, Peucè, non sono proprio sicuro che sia così facile per un “umanista” passare da un argomento all’altro.

      Tutti i colleghi (dovrei dire le colleghe, i maschi sono solo due…) di materia, per esempio, sono sommamente scontenti quando il preside, dopo dieci o vent’anni passati a insegnare Montale e D’Annunzio, li mette a fare i Sumeri ai primini… o viceversa.
      O dopo tot annio passati a spiegare Seneca, li schiaffa, per motivi a volte inevitabili (e a volte no) a parlare di Dante e Boccaccio.
      A volte non sono affatto argomenti tanto simili, eppure la mia abilitazione mi consente tanto di insegnare Storia al biennio, come Latino o Italiano in tutti i licei…
      (greco no perché quando ho fatto il concorso non c’erano cattedre disponibili in EmiliaRomagna… eppure è l’unica materia di cui so qualcosa 😉 )

      • Peucezio scrive:

        Certo, il problema c’è in tutti gli ambiti.

        Quello che intendevo è che in ambito umanistico non ci sono scogli molto densi che o scali o non scali, è tutto progressivo e puoi sintetizzare ad libitum.
        In ambito scientifico ci sono formule, definizioni esatte, passaggi, non puoi sintetizzare oltre una certa misura: se rendi tutto discorsivo perdi delle parti fondamentali.

    • paniscus scrive:

      “nel senso che se non t’impadronisci di certe formule e leggi non intuitive”—

      Aggiungo che, da insegnante di matematica e soprattutto di fisica, la parola “FORMULA” non la posso sentire, e che se fosse per me la farei abolire per legge.

      Quando mi arriva lo studente che piagnucola “ma non riesco a ricordare quale è la formula giusta che si deve usare per questo caso…” mi vengono tentazioni (quasi) omicide.

      La cosiddetta “formula giusta” è quella che descrive il fenomeno fisico VERO (o la funzione matemaica VERA) di cui si sta parlando nel problema proposto, e che lo studente dovrebbe riconoscere in base al fenomeno vero, e sapersi RICAVARE in base alla descrizione vera,

      non in base a un maldestro tentativo di accantonamento di memoria passiva, o di fogliolini miniaturizzati nell’astuccio, o di formulari asettici trovati online.

      • Peucezio scrive:

        Vabbè, ma non sarà tutto deduttivo, per cui basta che impari il metodo…
        Ci saranno anche cose che vanno imparate.

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        “non in base a un maldestro tentativo di accantonamento di memoria passiva”

        Io cosa fosse un limite l’ho più o meno intuito quando ormai andavo all’università: al liceo mi hanno fatto imparare a memoria quattro definizioni di limite senza troppe spiegazioni.
        In un’interrogazione una volta ho sudato per un istante freddo quando mi è stata chiesta la “definizione di limite”, perché non avevo capito cosa cazzo fosse un limite, poi mi sono ricordato che dovevo scrivere alla lavagna quattro pappardelle e amen.

        • Andrea Di Vita scrive:

          @ mauricius tarvisii

          “pappardelle”

          Ecco perché un insegnante brillante e motivato (e quanti, oltre alla nostra Paniscus, ce ne sono ormai? 🙁 ) non chiede mai delle definizioni e basta, ma pone dei problemi pratici – anche molto semplici, quanto a calcoli e formule – che si possono però risolvere solamente se si è capito bene l’oggetto della lezione.

          Esempio pratico sui limiti: sapendo che ad ogni secondo che passa la distanza fra Achille e la tartaruga si dimezza, in quanto tempo Achille raggiunge la tartaruga?

          La risposta, come è noto, è finita: e si calcola usando i limiti. Senza, non si può; i Greci, che il concetto di ‘limite’ lo ignoravano, parlavano di ‘paradosso’.

          Vogliamo parlare di esponenziale? Una ninfea sta in uno stagno. Ogni giorno il numero delle ninfee raddoppia. L’ultimo giorno del mese le ninfee coprono tutto lo stagno. In che giorno le ninfee coprono metà dello stagno?

          Vogliamo parlare di logaritmo? Un tizio chiede un prestito alla banca, che glielo concede e gli applica un interesse del 3% annuo (sì, lo so, sono un ottimista 🙂 ). Dopo quanti anni il debito con la banca è raddoppiato?

          Vogliamo parlare di vettori? Sono sul treno, che corre veloce nella campagna. Mi annoio, sono solo nello scompartimento. Per distrarmi prendo una pallina che ho in tasca e la lancio per aria. Tutte le volte la riprendo dove l’ho lanciata. A un certo punto, bruscamente, la pallina mi vola via. Quand’è che succede, e perchè?

          (Questa l’ho copiata da Galileo, lo confesso, con una pallina e un treno al posto di un martello e di un mazzo di chiavi).

          Un pochino più sofisticato (ma neanche tanto): un ragazzo sta su un autobus. Fuori piove. Le gocce cadono sul vetro, e si muovono di traverso rispetto alla verticale. Grosso modo, quanto va veloce l’autobus?

          Vogliamo parlare di spazio-tempo? Un tipo fa il filo alla ragazza più carina della classe. Finalmente ottiene un appuntamento. Di quante informazioni ha bisogno se non vuole mancare all’appuntamento?

          Facciamo esercitare su queste cose i ragazzi, e vedremo che le formule tanto astruse (‘per ogni epsilon esiste un delta tale che…’, ‘la somma vettoriale è il vettore i cui componenti sono la somma dei componenti…’) diventano vive, utili: diventano quello che dovrebbero essere, strumenti per capire il mondo e muovercisi a proprio agio, non semplici ‘pappardelle’ da dimenticare appena suona la campanella.

          …E BASTA COI PIANI INCLINATI!!!

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • PinoMamet scrive:

            Bravo!
            Davvero, se mi avessero insegnato matematica o fisica così, avrei imparato qualcosa…

            (le poche cose che so di matematica le ho re-imparate, meglio, ascoltando le lezioni di una giovane- e carina- insegnante privata, quando davo lezioni private di greco in un para-Cepu per arrotondare;
            ascoltando le spiegazioni del mio ex compagno di banco, ora professore alla facoltà di economia, quando gli espongo i miei dubbi;
            e ascoltando le lezioni di matematica in inglese del nostro docente di matematica e fisica in inglese, un simpatico nord-irlandese;

            della professoressa di matematica del Liceo ricordo solo che era antipatica a tutti e ci auguravamo che morisse)

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            “Esempio pratico sui limiti: sapendo che ad ogni secondo che passa la distanza fra Achille e la tartaruga si dimezza, in quanto tempo Achille raggiunge la tartaruga?

            La risposta, come è noto, è finita: e si calcola usando i limiti. Senza, non si può; i Greci, che il concetto di ‘limite’ lo ignoravano, parlavano di ‘paradosso’. ”

            Ma non dovrebbe tendere a infinito (cioè essere un asintoto)?

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Mauricius Tarvisii

              “asintoto”

              La successione infinita dei valori della distanza fra Achille e la tartaruga tende asintoticamente a zero.

              La SOMMA di quei valori (e dunque il tempo totale che impiega Achille a raggiungere la tartaruga, posto che entrambi vadano a velocità con la tartaruga più lenta) no.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Però nell’ipotesi che hai descritto Achille sta decelerando e ogni secondo dimezza (o quasi) la velocità. Non prenderà mai la tartaruga nemmeno se questa fosse completamente ferma.

                Ma approfondisco sotto.

              • paniscus scrive:

                “Però nell’ipotesi che hai descritto Achille sta decelerando e ogni secondo dimezza (o quasi) la velocità. “—–

                No, veramente è il contrario: se l’informazione iniziale dice che ad ogni secondo che passa la distanza fra Achille e la tartaruga si dimezza (la DISTANZA, non la velocità), i casi sono questi: o la tartaruga va a velocità costante mentre Achille accelera, o la tartaruga rallenta mentre Achille rimane a velocità costante, oppure una combinazione intermedia tra queste due.

                Potrebbero anche rallentare entrambi, ma con la tartaruga che rallenta di più rispetto ad Achille, oppure accelerare entrambi, ma con Achille che accelera di più rispetto alla tartaruga,

                ma lì sopra nessuno ha detto che Achille rallenta, è stato detto solo che la distanza tra i due diminuisce…

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Se a parità di tempo copri metà della distanza, allora la velocità si è dimezzata. Per semplificare ho usato la tartaruga come sistema di riferimento, ma pure se la facciamo muovere il dimezzamento ce l’abbiamo: non è della velocità, ma della differenza tra le due velocità.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Mauricius Tarvisii

                “a parità di tempi”

                Non a parità di tempo, ovviamente!

                Ad essere costante sono la velocità di Achille (mettiamo, 2 m/s) e quella della tartaruga (mettiamo, 2 m/s). Allora la velocità relativa con cui la tartaruga vede avvicinarsi Achille è 2-1 m/s = 1 m/s. Ed e’ costante. Inizialmente Achille e la tartaruga sono entrambi fermi, per es. a 1 m di distanza. Cominciano a muoversi nella stessa direzione. Dopo un certo tempo Dt Achille ha percorso meta’ della distanza, cioè 0,5 m. Alla velocità relativa di 1 m/s, Dt=0,5/1=0,5 s. Dopo un ulteriore tempo Dt/2 Achille ha percorso 0,5/2 m. E cosi via per un numero infinito di passaggi, via via dimezzando distanze percorse e tempi trascorsi. Ora, 0,5+0,5/2+0,5/4+0,5/8+… dopo un numero infinito di passaggi NON FA infinito, come diceva Zenone, ma = 1. Questo vale sia per le distanze percorse sia per i tempi impiegati a percorrere. Dunque, Achille alla velocità (relativa alla tartaruga) di 1 m/s raggiunge la tartaruga (che inizialmente distava 1 m da lui) in 1 s, esattamente come ci si sarebbe aspettato. Non esiste nessun paradosso.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Mauricius Tarvisii

                “a parità di tempi”

                Errata CORRIGE

                La velocità iniziale della tartaruga è 1 m/s, non 2 come da me erroneamente scritto

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                “ad ogni secondo che passa la distanza fra Achille e la tartaruga si dimezza”
                e
                “Dt/2 ”

                Sono due affermazioni incompatibili: la Dt dovrebbe essere sempre costante e pari ad un secondo.

              • Andrea Di Vita scrive:

                @ Mauricius Tarvisii

                “Sono due affermazioni incompatibili: la Dt dovrebbe essere sempre costante e pari ad un secondo.”

                No.

                Se Achille si nuove (nel sistema di riferimento della tartaruga) alla velocità di 1 m/s e questa velocità è sempre la stessa, minore il percorso fatto minore il tempo impiegato per farlo. Se considero un intervallo metà di un altro, anche il tempo necessario sarà la metà.

                Ciao!

                Andrea Di Vita

              • paniscus scrive:

                “la Dt dovrebbe essere sempre costante e pari ad un secondo.”–

                E perché? Il tempo scorre come variabile continua, mica a scatti con pacchetto intero fisso!

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                È stato scritto che ad ogni secondo la distanza si dimezza. Quindi
                tempo 1: 100 metri
                tempo 2: 50 metri (percorsi 50 m)
                tempo 3: 25 metri (percorsi 25 m)

                Se il secondo prima percorrevi 50 m e il secondo dopo 25 m, come fa la velocità ad essere costante? Prima era 50 m/s e poi 25 m/s.
                Ricopio ancora l’ipotesi:
                “ad ogni secondo che passa la distanza fra Achille e la tartaruga si dimezza”

              • paniscus scrive:

                “Ricopio ancora l’ipotesi:
                “ad ogni secondo che passa la distanza fra Achille e la tartaruga si dimezza”—-

                e allora vuol dire che non è vero che si stanno muovendo entrambi con velocità costante (diverse tra di loro, ma ognuno dei due ce l’ha costante), come invece prevedeva l’ipotesi, e quindi stiamo parlando di un caso diverso.

                Buonanotte, se ne riparla tra qualche giorno, dopo che avrò finito di preparare i compiti dell’esame di recupero per i miei alunni…

          • paniscus scrive:

            ADV:

            “La risposta, come è noto, è finita: e si calcola usando i limiti. Senza, non si può; i Greci, che il concetto di ‘limite’ lo ignoravano, parlavano di ‘paradosso’. ”
            ——

            In effetti, per un insegnante di materie scientifiche in un liceo, non c’è nulla di più commovente che trovarsi davanti, in un momento di pausa, un gruppetto di alunni di inizio del terzo anno (cioè, quando hanno appena iniziato il corso di filosofia in sequenza rigorosamente cronologica, e quindi si stanno divertendo con i luoghi comuni sui presocratici) che si avvicinano cautamente all’insegnante di matematica e chiedono: “Ma perché il ragionamento sembra giusto, ma poi la freccia o il corridore nello stadio arrivano al traguardo lo stesso? Ma dov’è che Zenone sbagliava?

            Perché, pur con tutti gli abbellimenti, gli schemini, le mappe concettuali, gli “approfondimenti” nei riquadri speciali… COL CAVOLO che il libro di testo di filosofia mette una nota esplicativa sugli aggiornamenti scientifici arrivati dopo, che NON ci vorrebbe nulla a farlo! E tantomeno glielo spiega l’insegnante di filosofia, perché di solito non lo sa manco lui/lei…

            (segue sotto)

            • paniscus scrive:

              riprendo, seconda parte:

              Quando la domanda capita a me (da qualche ragazzino intelligente e curioso di inizio terza superiore) la prima risposta è:

              “Zenone sbagliava perché non conosceva le serie convergenti, ma era perfettamente giustificato perché furono formalizzate quasi duemila anni dopo…”

              la seconda è quella di disegnare un quadrato dichiarando che ha lato unitario e quindi area = 1 , poi dividendolo in due rettangoli uguali, poi dividendo uno dei rettangoli in due quadratini uguali, poi uno di questi ancora in due rettangoli e così via, finché si si riesce con lo spessore del tratto. a quel punto chiedo di riempire progressivamente di colore la figura che vale 1/2, poi una di quelle che valgono 1/4, poi 1/8 e così via, e di riflettere su queste due cose:
              a) è vero o no che la suddivisione potrebbe continuare all’infinito?
              b) è vero o no che se si fa la somma di tutte quelle aree, 1/2 + 1/4 +1/8 +1/16… per quanto i termini siano infiniti, la somma tende a 1, che è un valore finito?

              Di solito funziona 🙂

              E poi, come terzo rinforzo, gli sparo la “citazione dotta” di un giovane Umberto Eco in fase umoristica negli anni sessanta:

              In tal situazione, neppure fai breccia
              – lo dice Zenone- se lanci una freccia;
              ed una tra mille testuggini a caso
              ti lascia l’Achille con palmo di naso

              • Moi scrive:

                Più o meno il discorso che faceva anche Luciano De Crescenzo … l fu nientemeno che Renato Caccioppoli (!) in persona a profetizzargli il vero successo nelle Lettere, in sede di esame.

              • Moi scrive:

                Anzi , Luciano De Crescenzo aggiungeva che la “Analisi Matematica Non-Standard” rivaluta (!) Zenone.

              • Moi scrive:

                Caccioppoli valutò l’ allora giovane De Crescenzo con un “21 di scoraggiamento”
                [sic cit.]
                Per tutto il resto della vita, De Crescenzo disse sempre espressamente che quando vuole vantarsi di qualcosa … non c’ è orgoglio maggiore che l’ essere stato allievo del grande Caccioppoli.

            • PinoMamet scrive:

              “E tantomeno glielo spiega l’insegnante di filosofia, perché di solito non lo sa manco lui/lei…

              esatto!!

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ paniscus

              “CAVOLO”

              Il mio professore di filosofia, tanto severo alle interrogazioni quanto brillante e simpatico, alle soglie della maturità si chiese sconsolato davanti all’intera classe: “io una cosa non ho mai capito: ma se la forza di gravità va con l’inverso del quadrato, come fa a non diventare infinita al centro della Terra?”

              E Gauss ha risolto questo apparente paradosso quasi duecentocinquant’anni fa!

              • paniscus scrive:

                “ma se la forza di gravità va con l’inverso del quadrato, come fa a non diventare infinita al centro della Terra?”—-

                Mi pare di ricordare che lo stesso equivoco se lo fosse beccato Dante, quando si trova a descrivere l’uscita definitiva dall’inferno in corrispondenza del centro della Terra, per cominciare a risalire dall’altra parte verso l’emisfero opposto.

                Descrive in maniera sorprendentemente corretta il fatto che i viaggiatori devono ribaltarsi a testa in giù perché il verso dell’attrazione cambia, il che è verissimo…

                …ma è erroneamente convinto che avvicinandosi al centro del globo il peso si senta di più, quando invece è il contrario!

        • PinoMamet scrive:

          ” Senza, non si può; i Greci, che il concetto di ‘limite’ lo ignoravano, parlavano di ‘paradosso’.”

          ecco perché bisognerebbe far studiare matematica e fisica ai professori di filosofia!!

          Purtroppo in Italia molti professori ragionano con quei famosi “compartimenti stagni” che alle Elementari ci chiedevano di eliminare dalla nostra testa…

          e sono ancora convinti che Achille non raggiungerà mai la tartaruga 😉

          • Andrea Di Vita scrive:

            @ PinoMamet

            “sono ancora convinti”

            Mica soltanto loro.

            Lo era pure Borges; lo dice espressamente in una delle sue lettere.

            Come diceva Snow, siamo vittima delle “due culture”: e’ considerato ignorante chi non conosce Shakespeare, non chi ignora cosa sia un integrale.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            Ciao!

            • Moi scrive:

              Di nuovo, De Crescenzo avrebbe voluto che “Matematica e Filosofia ”
              fosse unal facoltà all’ Università Federico II …

          • paniscus scrive:

            “ecco perché bisognerebbe far studiare matematica e fisica ai professori di filosofia!!”—-

            Io posso vantare un collega che insegna storia e filosofia e che ha un dottorato in logica formale, e che tiene corsi aggiuntivi di logica agli studenti interessati (utilizzando gli stessi simboli e notazioni che si usano in matematica).

            Però, appunto, ne ho conosciuto UNO, nel totale di tutti questi anni…

      • Andrea Di Vita scrive:

        @ paniscus

        “RICAVARE ”

        Alla facoltà di Matematica non lo so.

        Per esperienza, ti posso assicurare che questa capacità di RICAVARE uno studente universitario in Fisica forse – e sottolineo ‘forse’ – riesce a maturarla alla fine del secondo anno.

        Uno in Ingegneria non ci arriva praticamente mai.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Mauricius Tarvisii scrive:

          “Uno in Ingegneria non ci arriva praticamente mai.”

          E’ la trappola della ruota del criceto: se impegni la mente dello studente (ma, in realtà, vale per qualsiasi persona che passa la giornata lavorativa pensando) in tante piccole cose, quello non volerà mai più alto, perché a fine giornata è stanco e vuole pensare ad altro.
          Porto ancora un esempio tratto dalle gesta della mia insegnante di matematica: c’erano studenti (tra l’altro quella che prese la parola aveva anche buoni voti) che non avevano capito cosa fosse lo studio di una funzione… mentre stavano svolgendo un compito in cui dovevano fare uno studio di funzione. Mi spiego: nei compiti di matematica i dati di partenza sono sempre “truccati”, nel senso che sono dati che durante lo svolgimento ti daranno risultati “gestibili” (alla fine vuoi valutare che lo studente conosca il procedimento, non che sappia calcolare senza errori di riporto calcoli con quindici cifre decimali). La nostra insegnante, però, spesso non ti concedeva quel lusso ed in una di queste prove, con una funzione che sembrava quasi formulata a caso per dar fastidio agli studenti, mezza classe insorse perché “la funzione è sbagliata” (!!). Questo vuol dire non sapere cosa si sta facendo, ma, in fin dei conti, se nessuno ti ha spiegato cosa stai facendo…

  16. Mauricius Tarvisii scrive:

    Sul paradosso di Zenone.

    Il testo lo scopiazzo da Wikipedia per praticità.

    “Il secondo argomento prende il nome “dell’Achille” e consiste in questo: nel momento in cui il concorrente più veloce parte dopo il concorrente più lento nella corsa, quest’ultimo non sarà mai raggiunto dal più veloce perché l’inseguitore prima sarebbe costretto a raggiungere il luogo da cui quello che fugge ha preso le mosse, e intanto, di necessità, il più lento sarà sempre un po’ più avanti.”

    Banalmente qui c’è un errore nella rappresentazione del fenomeno che comporta un errore nella conclusione. Nel fenomeno come sopra descritto, il corridore più veloce cerca di raggiungere un punto precedentemente occupato dal corridore in vantaggio, ricorsivamente, per cui
    Tempo 0: Achille è in A, Tartaruga in B
    Tempo 1: Achille è in B, Tartaruga in C
    Tempo 2: Achille è in C, Tartaruga in D

    Nello scenario così descritto, Achille sta andando alla stessa velocità della tartaruga: grazie al cazzo che non la prenderà mai!
    Però, dal momento che l’ipotesi contraddice se stessa (Achille si descrive andare più velocemente), l’ipotesi è sbagliata. Quindi questo complesso enigma che richiede matematica avanzata bla bla… è solo un macroscopico errore nella descrizione di un fenomeno.

    • paniscus scrive:

      Non richiede nessuna matematica AVANZATA, richiede solo la risoluzione di banali problemini di primo grado, che vengono proposti anche in terza media, o comunque sicuramente in prima superiore.

      Supponiamo che ci sia una pista con le distanze segnate per terra ogni 10 metri.

      In un certo istante di tempo, che chiamiamo t = 0, che è anche l’istante in cui si fa partire il cronometro, Achille parte dalla posizione zero con velocità V = 5 m/s, mentre la tartaruga parte dalla posizione S che è 10 metri avanti, con velocità W = 1 m/s

      In un qualsiasi istante di tempo dopo la partenza,

      chiamiamo t (che è variabile) il tempo trascorso dall’inizio,
      chiamiamo xA la posizione di Achille dal momento di inizio,
      e chiamiamo xT la posizione dalla tartaruga dal momento di inizio

      All’istante t, dove si trova Achille? in una posizione data dalla sua velocità moltiplicata per il tempo t.

      Allo stesso istante t, dove si trova la tartaruga? in una posizione data dalla sua velocità moltiplicata per il tempo t, a cui però si deve aggiungere il tratto iniziale che non è zero (nel nostro esempio è 10 metri).

      Per cui:

      posizione istantanea di Achille in funzione del tempo: xA = V*t + 0
      posizione istantanea della tartaruga in funzione del tempo: xT = W*t + S

      a questo punto, come si fa a stabilire se c’è il sorpasso, e dove?

      Si impone la condizione che esista almeno un istante t in cui i due si trovano nello stesso punto, cioè xA = xT

      Se le lasciamo simboliche abbiamo : V*t + 0 = W*t + S
      Se invece vogliamo metterci subito i numeri, abbiamo : 5*t + 0 = 1*t + 10

      Equazione di primo grado, che appunto viene proposta per la prima volta in terza media. Nel nostro caso, il sorpasso avviene dopo 2.5 secondi, a una distanza di 12.5 metri dall’origine.

      Dove sta la matematica AVANZATA????

      • paniscus scrive:

        Aggiungo: l’unica obiezione pignola che si potrebbe fare avrebbe in realtà origine fisica e non matematica, nel senso che in teoria non è possibile, al momento di inizio, passare istantaneamente dall’essere fermi ad avere una velocità costante, ma deve esistere un brevissimo intervallo di tempo iniziale in cui il corridore si muove di moto accelerato, per poter passare dalla velocità zero alla velocità V, e poi eliminare l’accelerazione per tenersi la velocità raggiunta. Ma in tutti i casi reali si assume che quell’intervallo sia brevissimo, e che lo spazio percorso in quel frattempo sia più piccolo di una singola falcata, e quindi non percettibile. Certo che negli sport moderni l’andamento sarà diverso, a seconda che si tratti dei 100 metri, del mezzofondo o della maratona (che hanno sicuramente alternanze di velocità e di accelerazioni molto diverse nelle varie fasi della corsa), ma con il paradosso di Zenone non c’entra!

      • Mauricius Tarvisii scrive:

        Ma hai capito quello che ho scritto o ti sei fatta triggerare da un passaggio che hai evidentemente frainteso?

        • paniscus scrive:

          I quello che hai scritto, non si capisce perché mai si debba assumere che la distanza tra i punti A e B sia la stessa che tra B e C, tra C e D e così di seguito. Hai scritto correttamente che se fosse così, le due velocità sarebbero uguali, e quindi il sorpasso non avverrebbe mai, ma nella formulazione del paradosso di Zenone non si implica affatto questa identità, anzi si dà per scontato che le due velocità siano diverse.

          • Mauricius Tarvisii scrive:

            Per ogni unità di tempo Achille percorre la stessa distanza che la tartaruga ha percorso nell’unità di tempo precedente. Credo che possiamo presumere che la velocità della tartaruga sia costante (ma non è necessario). Vogliamo dire che le unità di tempo diminuiscono progressivamente? Poco importa: significa solo che Achille decelera, ma quando taglierà il traguardo, al netto del suo balzo iniziale, la sua velocità media sarà approssimativamente pari a quella della tartaruga.

            Ma basta applicare l’esperienza quotidiana: come si chiama l’attività di cercare di essere per ogni unità di tempo nella posizione dove chi ti è davanti era nell’unità di tempo precedente? Seguire.
            Achille, dato che sta facendo proprio così (“l’inseguitore prima sarebbe costretto a raggiungere il luogo da cui quello che fugge ha preso le mosse, e intanto, di necessità, il più lento sarà sempre un po’ più avanti”), per quale motivo negate che Achille sia in grado di seguire una tartaruga senza mai superarla?

            “Eh, ma si intuisce che Achille vuole superarla”
            E allora visto che è contraddittorio lo scenario di Zenone?

            • paniscus scrive:

              “come si chiama l’attività di cercare di essere per ogni unità di tempo nella posizione dove chi ti è davanti era nell’unità di tempo precedente? Seguire.”—

              Achille non vuole trovarsi nella stessa unità di tempo nel punto esatto in cui si trovava prima la tartaruga, con intervalli che battono rigorosamente un secondo alla volta: vuole superarla e basta, non importa in quale punto esatto, e in quale istante esatto, basta che a un certo punto la superi prima del traguardo finale della pista (e comunque il sorpasso non deve affatto essere battuto dallo scatto di un secondo preciso, anzi, di solito, con i criteri di oggi, arriva a risoluzioni molto più sottili).

              Se poi al posto di “Achille” e “Tartaruga” ci metti “Noah” e “Marcell”, cambia poco, se non i singoli valori numerici.

              E’ vero che i due partono dallo stesso zero della scala, quindi non c’è il vantaggio che Achille offre alla tartaruga (quello che io avevo chiamato S), ma comunque possono sorpassarsi tra di loro anche più di una volta, ma quello che a loro importa è arrivare primo al traguardo, NON arrivare “nello stesso punto dove l’altro stava un secondo prima”.

              • Mauricius Tarvisii scrive:

                Quello che vuole Achille non lo so. So quello che sta facendo:

                “raggiungere il luogo da cui quello che fugge ha preso le mosse”

            • Andrea Di Vita scrive:

              @ Mauricius Tarvisii

              “per ogni unità di tempo […] stessa distanza”.

              No. Achille è più veloce della tartaruga (se non lo fosse, non la raggiungerebbe mai). La distanza fra Achille e la tartaruga diminuisce col tempo. Questa diminuzione è descritta come una successione infinita di lunghezze. Ciascuna di queste lunghezze corrisponde a un preciso istante. Nel mio esempio (che si può generalizzare) a t=0 s corrisponde la distanza di 1 m, a t=0,5 s corrisponde la distanza di 0,5 m, a t=0,75 s corrisponde la distanza di 0,25 m… e cosi via all’infinito. Ad ogni passaggio l’incremento nel tempo è la metà dell’incremento del passaggio precedente e il decremento della distanza è la metà del decremento del passaggio precedente: questa proporzionalità fra tempi passato e diminuzione della distanza è appunto l’espressione del fatto che Achille, più veloce della tartaruga, la sta raggiungendo. Sì dimostra che la distanza fra i due va a zero (ossia che Achille raggiunge la tartaruga) quando il tempo trascorso dall’inizio della corsa arriva a 1 secondo. Il fatto che per arrivarci occorrano infiniti passaggi non è un problema. Contrariamente a quanto pensavano Zenone e gli antichi, infatti, successioni infinite di termini possono portare a un valore finito (il “limite”): e se questi termini sono misure di tempo, successioni infinite di istanti possono durare complessivamente un tempo finito.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

              P.S. sembra che solo Archimede di Siracusa, secoli dopo Zenone, abbia intuito l’esistenza dei limiti, quando calcolo’ l’area della superficie sottesa fra un arco di parabola e un segmento di retta. Il guaio è che alcune successioni infinite, come quella di Achille e la tartaruga, hanno un limite finito, altre no e vanno davvero all’infinito. I metodi per capire se il limite finito di una successione che si presenta in un dato problema esiste oppure no sono stati formalizzati solo all’inizio dell’Ottocento. Alcuni risultati empirici risalgono al matematico Italiano Cavalieri, nel Seicento.

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