Avevo circa 17 anni.
Avevo conosciuto uno straordinario personaggio, un discepolo barbuto di Kerouac e asmatico fumatore di pipa, che aveva attraversato gli Stati Uniti in autostop, prima di diventare seminarista a Roma.
(poi avrebbe scelto la vita militare, l'ultima volta che l'ho sentito, era in una base in Korea, ma è un'altra storia).
In una chiesa barocca di Roma, Jack aveva conosciuto una ragazza americana, che traduceva qualunque iscrizione in latino in un istante, ma non sapeva chi era stato Benito Mussolini.
Vorrei tanto ricordare il tuo nome, mi ricordo solo la tua incredibile capacità di leggere il latino, i tuoi capelli scuri, e poco altro, vorrei sapere dove sei oggi e cosa fai
Lei era una tenente dell’esercito statunitense a Napoli, e ospitò Jack e me nella sua casa. Dove scoprii quella cosa straordinaria che è l‘esercito americano.
Che nulla aveva a che fare con l’esercito italiano, con il suo perbenismo sabaudo e statalista.
Nell’esercito americano, ci capitava gente di ogni sorta, con mille storie alle spalle, sbandati, creativi, pazzi o persone così ambiziose da aspirare alla Luna: l’assistenza medica gratuita e la possibilità di fare degli studi universitari pagati dallo Stato.
Fu un veterano del Vietnam, a spiegarmi che l’unico ente socialista negli Stati Uniti, è l’esercito.

Non erano certo patrioti: mai una parola di emozione per quella cosa surreale che è l’unione degli stati americani. I patriottismo europei sono la perversione di qualcosa di profondamente umano: l’amore per il luogo, per le persone care, per la terra, riassunti nei tremendi Monumenti alla Vittoria, con le sterili vergini alate giacobine che consolavano eroticamente i morti ammazzati.
No, gli statunitensi non cercavano vergini alate.
Erano professionisti, gente che a pura forza di volontà faceva cose incredibili: gli Stati Uniti sono un’invenzione della volontà, lo stato del superuomo, di quello che fa mille flessioni più degli altri.
Mentre bevevamo birra su birra, in quello che mi ricordo come una specie di grande teatro, mi raccontavano ad uno ad uno delle loro prodezze individuali. Ed elogiavano e invidiavano i russi, a cui dovevano il fatto stesso di avere un lavoro.
I russi erano i loro gemelli/avversari, tutto ciò che mancava a loro: lo statunitense poteva inventare l’arma invincibile, ma il russo sapeva patire la fame e combattere lo stesso.
Gli statunitensi erano capitati come extraterrestri, in una terra particolarmente aliena, Napoli.
Mi portarono una volta nella casa di una coppia, lui soldato statunitense, lei napoletana, che si sfogò con me, dicendo che era cresciuta con sei fratelli, in una miseria spaventosa, ma da piccoli ridevamo sempre, e ora non ridiamo più.

Tra gli Statunitensi che ho conosciuto…
Un ragazzo allora, che mi piacerebbe reincontrare tra vecchietti…
Mi chiese,
da dove vieni?
E gli riposi, “dal Messico“.
Senza guardare più me, si rivolse agli altri e disse,
“L’unico errore che ha fatto Hitler è stato quello di non sterminare i messicani oltre agli ebrei”.
E mentre ingoiavo e tacevo, mi veniva da sorridere della sua ignoranza sulla storica simpatia tra Messico e Germania, sul fatto che i migranti messicani negli Stati Uniti venivano sospettati di essere agenti dell’Asse, sull’uso del gas (proprio quello!) per disinfestarli quando venivano ammessi per mandare avanti la macchina di guerra degli Stati Uniti…
Però a decenni di distanza, rifletto ancora su questo ricordo.
Pensando come le persone come lui, nella loro bieca ignoranza, nella loro incapacità di riflettere sui mille aspetti della vita, saranno i massacrati. Saranno sterminati loro, e senza bisogno di un povero Hitler così idealista da occuparsi pure dei pregiudizi degli statunitensi.
In fondo tutte queste piccole persone, spesso bellissime, fragili come fiocchi di neve, qualcuna capace di dire parolacce e qualcuna in grado di leggere Ovidio, che sognavano di essere superuomini e superdonne, che ce l’avevano con i messicani e con i negri e magari no, e che speravano forse di non farsi buttare fuori da un ospedale solo perché erano malate e senza soldi, non sono i nostri nemici.
Anche se il loro mestiere è quello: sono professionisti dell’omicidio, un omicido senza patria o ideali, ma proprio per questo puro.
“Ho la presa e i denti di una macchina per uccidere
devo farti sanguinare quando si accende il semaforo verde
meglio credermi, sono in una zona che deve ancora esistere,
dal mio Yin al mio Yang al mio Yang Tze
sorridi quando arrivi da me,
perché io vincerò, sono unico nel mio genere e porterò la morte
al luogo in cui ti troverai: un altro fiume di sangue scorrerà ai miei piedi
forgiato in un fuoco acceso tanto tempo fa, stammi accanto, non starai mai da solo
sono l’ultimo ad andarmene, ma il primo a venire
Signore, fammi morire prima di farmi invecchiare
io mi nutro della paura del diavolo che vedo nelle facce dei nemici nel mio mirino:
mira con la mano, spara con la mente, uccidi con un cuore come il ghiaccio dell’Artico.
Sono un soldato, e sto marciando
sono un guerriero e questa è la mia canzoneMi crogiolo al calore di una guerra che sorge, devasto il terreno della spiaggia nemica
sguazzo nel sangue versato a terra, e se qualcuno resta in piedi ucciderò ancora
colpo in canna e un fuoco dentro di me, come una sigaretta gettata nella benzina
se la morte non ti fa paura, lo giuro, avrai paura di questi piedi che marcianoVieni all’incubo, vieni da me, giù in fondo al buio dove si trova il diavolo
tra le fauci con le mascelle e i denti di acciaio
dove arde la pece e piange l’angelo
invoca gli dèi se io attraverso la tua strada e la mia figura sta appesa come un sacco per cadaveri
la speranza è da lungo tempo scomparsa, l’ombra della morte è quella che getto.
Sono un soldato, e sto marciando
sono un guerriero e questa è la mia canzone
i miei occhi sono di acciaio e il mio sguardo è lungo
sono un guerriero e questa è la mia canzone
Sono uno cattivo e voglio portare il lutto
e la più piccola parte di me è ancora fuori dalla tua portata
la macchina per uccidere compierà il gesto
finché i fiumi non si prosciugheranno e se ne va il mio ultimo respiro
mento all’aria e la testa in alto
mi metterò di traverso alla fila del nemico
non provare paura, conosci il mio orgoglio:
per Dio e la Patria porrò fine alla tua vita
Sono un soldato, e sto marciando
sono un guerriero e questa è la mia canzone
i miei occhi sono di acciaio e il mio sguardo è lungo
sono un guerriero e questa è la mia canzone
(parlato)
Andremo e spareremo a quei bastardi, strapperemo dai loro corpi ancora vivi le viscere e le useremo per ungere i cingoli dei nostri carri armati, assassineremo quei bastardi pidiocchiosi… conosci quei figli di puttana, sapete quanto li odio.
Eppure mio zio, che sbarcò in Normandia, mi disse, che avrebbe sempre voluto incontrare e abbracciare un soldato che combatteva dall’altra parte.

Bellissimo.
Ci sono troiai peggiori di Instagram, ma Instagram è il livello peggiore di troiaio che riesco a frequentare.
Penso che i commenti di Instragram siano addirittura un livello sotto i commenti di Youtube…
comunque, dopo i diecimila persiani che nel commento al meme su “tutti i maschi pensano all’Impero Romano” si sentono in dovere di commentare che loro pensano al solo vero unico grande importantissimo impero, quello persiano…
(e si incazzano come bisce quando gli si ricorda che insomma, il mondo ricorda l’impero persiano perché è stato sconfitto dai Greci, mica per altro…)
dopo i mille israeliani che commentano lo stesso meme con “i Romani erano solo gelosi di Gerusalemme” (neoborbonici 2.0)
(“Cosa hanno mai fatto per noi i Romani?” i Monty Python erano decisamente troppo avanti…)
Adesso mi sono beccato il tizio etiope che chiede a tutti “qual è l’unico (?) paese che non è mai stato colonizzato?” e ovviamente accetta come unica risposta l’Etiopia… solo che è stata colonizzata
(“eh ma per poco tempo! eh ma c’era la resistenza! eh ma gli italiani erano cattivi!…)
Naturalmente l’Etiopia è stata colonizzata, il colonialismo italiano è stato feroce E illuminato come tutti i colonialismi (ai vari commentatori etiopi particolarmente scuri giova ricordare che non sono schiavi è merito dei cattivissimi italiani…) e di paesi non colonizzati, secondo come lo si intende e da che punto si fa cominciare la storia, se ne possono contare diversi altri…
(Giappone? Thailandia? ecc.)
Comunque visto che si ritengono non colonizzati, l’Etiopia potrebbe restituire i miliardi ottenuti come risarcimento per il colonialismo
(peraltro leggo che l’Etiopia fece una richiesta enorme e ridicola di 300 e rotti miliardi, l’Italia si accordò per darne circa 10 e restituire le opere d’arte, che invece si è tenuta, tranne l’obelisco di Axum incautamente restituito in tempi recenti).
Poi guardi le fotografie di Addis Abeba, e vedi l’immancabile monumento equestre alla vittoria, quella di Adua, con Menelicche a cavallo.
Io per non saper né leggere né scrivere glielo bombarderei, così si calmano un attimo e si riducono a più miti consigli.
Non mi è chiara l’attinenza col post, ma sostanzialmente sono d’accordo un po’ su tutto.
Mah, pensavo a quei volenterosi tizi che vanno a farsi massacrare.
In Somalia exnostra, chi vi è andato mi ha detto che a noi italiani vogliono tutti bene.
Anche i pirati del Mar Rosso e guerriglieri di Mogadiscio, perché con l’italiani intrallazzatori fini ci si accorda sottobanco sempre facile;
io non sparo a te e tu non spari a me, io ti do questo tu mi dai quello. E gli americani a rosicare😏
in riferimento a PinoMamet e gli etiopi dicevo sopra
@ Ros
“rosicare”
Infatti il film si chiama “Black Hawk down”, mica “Aquila nera abbattuta”.
Ciao!
Andrea Di Vita
P.S. va purtroppo detto che fu proprio il fallimento di Restore Hope contro Aidid che spinse la successiva amministrazione Clinton a fate carte false perché poco tempo dopo il genocidio Ruandese non venisse classificato come tale, obbligando così la “comunità internazionale” (AKA Washington) a intervenire.
Miguel,
non vale però: mi cambi i post in corso d’opera!
Per peucezio
“Miguel,
non vale però: mi cambi i post in corso d’opera!”
C’è tutta la mia vita, e tutte le morti che ho visto. Non sarà mai completato, il testo.
“…Sono un soldato, e sto marciando
sono un guerriero e questa è la mia canzone
…Sono uno cattivo e voglio portare il lutto…”
Urcaboia!😳
Di soldati dell’Europa e passa ne ho conosciuti d’ogni stato, che combattessero poi per il loro o meno poco importa.
Ma ‘sta ‘sta non so come chiamarla🙄
‘sta cosa cantarecitata pappardella
da bimbominkia Mau Mau americana… boh.
Non mi pare proprio cosa da soldati “normali”
Non lo è manco per gli americani, credo.
Che in fondo s’arruolano come bene dici per sistemarsi in una comunità “socialista” senza dovere dichiararsi socialisti; che è peccato.
Oppure per il classico:
“Vuoi viaggiare?
Vedere tutto il mondo?
Conoscere tanta gente nuova?
(e ammazzarla, certo, se dovesse capitare)
Allora che aspetti? Corri subito da noi,
arruolati nei marines 😎
Quando che poi dovessi ritornare
– magari con qualche pezzo della carenatura in meno e qualche disturbo da stress post-traumatico in più; ma fa nulla eroe! 🤠 –
Sarà tutto grasso che cola per te lì nel vicoletto piscioso col tuo sussidio di disoccupazione una zampa qua e là in meno e l’ostia benedetta dell’ossicodone garantita🙂
Per ros
“Non mi pare proprio cosa da soldati “normali”
Infatti, il soldato “normale” sa che accanto al piacere di uccidere, esiste il rischio di morire.
Il soldato usano sa che quasi sicuramente non morirà, perché è circondato da un tecnoscudo senza precedenti. E quindi si concentra sull’aspetto piacevole e professionale della faccenda.
Il bello del piacere professionale, è la mancanza delle solite lagnose giustificazioni belliche.
Perché abbiamo un paese che in 250 anni ha condotto circa altrettanto guerre, di cui due (due!) difensive – quando gli inglesi incendiarono Washington, e quando Pancho Villa attaccò il paesino di Columbus nel 1916.
Tutte le altre guerre furono per il piacere di farle.
compreso un arcaicissimo (e in questo blog noto, altrove forse un po’ meno) attacco ai pirati “barbareschi” di Tripoli (proto-libici, potremmo chiamarli), 180 anni e rotti PRIMA che Reagan cercasse di far fuori Gheddafi, fallendo (ci riusciranno i DEM un venticinquennio dopo attraverso libici insorti donde la famosa frase di sapore para-classico di Hillary che mi pare suonasse così “venimmo, vedemmo..e lui è morto”)
@ habsburgicus
“Tripoli”
Attacco di cui si trova traccia nell”inno dei Marines (“From the hall of Montezuma /to the beach of Tripoli”) e che ha lontanamente ispirato il film “Il vento e il leone” con Sean Connery nei panni dell’Arabo.
Ciao!
Andrea Di Vita
Miguel: “Infatti, il soldato “normale” sa che accanto al piacere di uccidere, esiste il rischio di morire”
Il soldato “normale” è un eterno Peter Pan (Puer Aeternus) che non vuole le responsabilità e camurrie dei civili.
Il soldato “normale” dice che fare il soldato è la cosa più bella del mondo, basta che non ci sia la guerra.
La caserma è
– praticamente proprio – un asilo nido dei boy scout;
una perenne colonia estiva di vacanza dove si gioca con un sacco di bei giocattoli a sparare e fare i cow boy contro gli indiani senza pensare e sapere cosa siano tasse, bollette, cartazze e stroiai vari di cui niente capisciono e niente vogliono mai capiscirci.
Ad abbordare tipe in ogni luogo novo.
D’andare a ammazzare qualcuno per davvero ci pensano tanto quanto pensano a un aereo che gli cadesse mai in testa all’improvvisata🤒
I soldati che ho conosciuto io, almeno
“…I soldati che ho conosciuto io, almeno…”
La vita militare è un èthos diverso ed altro da quella civile.
E’ un asilo nido nel senso di alternativa assai diversa alle costumanze del mondo laico.
Una caserma e simile a una comunità amish, una setta chiusa, un convento di frati, una comune hippy.
Un limbo.
Ci sono i suoi compagni-camerata e, poi fuori, quelli la strani, i civili.
Civili con cui ha un rapporto ambivalente;
da una parte li disprezza per la loro schiavitù volontaria, inattitudine fisica, mancanza di volontà, disciplina e capacità di combattimento.
Dall’altra se ne sente inferiore poiché quelli la , gli alieni, fanno cose che lui non si sente capace di fare;
c’ hanno responsabilità che lui non capisce perché se le accollano eccetera.
Il civile è adulto, e “genitore”. Lui no!
La vita militare è stare (vegetando in una bolla)
in una struttura psichiatrica, un carcere, un canile.
E’ scegliere la vita come fosse monastica;
un eremitaggio in compagnia come quei padri del deserto nell’Egitto.
C’è il Comando – i genitori, i grandi –
che gerarchicamente pensa, sistema, e ordina le cose; cose di cui anche lui fa parte.
Il soldato s’adegua lamentandosene contento.
Va a fare le esercitazioni in campeggio con sacco a pelo e tende scarpagnando e cazzeggiando felice dell’avventura, fa le gite fuori porta, e fuori stato …
E’ in uo stato di perpetua vacanza;
è in un villaggio turistico dove a tutto quello che avrà da fare e da trastullarsi per non annoiarsi pensa l’organizzazione (Comando) e gli animatori
(sottoufficiali e ufficiali).
Può essere fastidioso, estenuante, pericoloso,
ma non deve arrabattarsi, e pensare a come andare avanti, a cambiare le sue cose da se…
c’è il Comando lì;
che lo fa per lui.
E’ il Comando:
di Compagnia> di Battaglione> di Brigata > di Stato Maggiore) ad affacendarsi.
Più in alto stanno maggiori sono le camurrie odiose a cui pensare.
Il soldato è un bambino che non vuole o non è capace di crescere e affacendarsi come quei disgraziati faticatori schiavizzati dei ci-vili.
Insomma è sempre meglio che lavorare.
Non vuole pensieri e servire contribuendo lui.
Gli basta la sua esclusiva comunità con le sue facili regole.
Abbiamo qui parlato de “La montagna magica”,
de “Il giuoco delle perle di vetro” …
Ecco!
è stare in una torre d’avorio di un sanatorio, un cottolengo, con un muro che li divide e astrae da quel tipo particolare di vita urbana e partecipata dei civili
Grazie Ros, molto interessante (e mi sembra che tu descriva come se li conoscessi un paio di amici ed un parente che hanno fatto i soldati….ed un mio carissimo amico che dopo la ferma breve si è stufato e dice sempre “sono cresciuto non volevo più essere un bambino”….lo dice in napoletano usando la parola nennillo)
Grazie a te Roberto
😄
@ Martinez
“due”
Veramente la guerra contro gli Inglesi la iniziarono gli USA che approfittarono delle guerre napoleoniche per cercare di prendersi il Canada.
Il tutto con la tacita approvazione dello Zar, che era ben contento di vedere in difficoltà il suo potente vicino sul confine dell’Alaska allora Russo.
L’incendio Inglese di Washington è un motivo per cui la capitale USA non conserva granché dell’epoca della sua fondazione.
Ciao!
quando gli inglesi incendiarono Washington,
se ci pensiamo, la guerra del 1812-1814 [cessata con la pace di Gent del 24/12/1814 anche se in quei giorni tutti dicevano Gand 😀 in alcune aree si continuò a combattere fino al 1815 perché non erano giunte notizie !] è importantissima anche se non particolarmente epica dal punto di vista militare….
da un lato segna la fine di OGNI residuo sogno degli anglosassoni protestanti della City [vulgo, “inglesi”] di riportare in qualche forma nell’alveo della Corona gli anglosassoni protestanti delle vecchie 13 colonie, accettando così l’unica vera sconfitta di Albione, appunto quella del 1776/1783 (come disse con alterigia britannica l’Ambasciatore britannico presso il nostro Re e Imperatore Sir Percy Loraine a Ciano il 10 giugno 1940 “gli inglesi non sono abituati a perdere le guerre”..e non aveva torto !]
dall’altro però segna la fine del primo, eccentrico, “gran trentennio” antibritannico negli USA…..certo, una qual diffidenza verso Londra persisterà molto dopo (crisi dei 1840′, crisi della guerra di secessione, crisi della presidenza Cleveland a fine secolo) ma le basi per la “necessaria” convergenza fra i due rami dell’anglosassonicità (uniti anche dalla massoneria), evidente dal 1897/1898 furono poste..e nel XX secolo il mondo anglosassone troverà la sua Unione sotto la guida degli USA che al più tardi dal 1945 ne sono lo “spiritus rector”..e oggi guidano il mondo, con dispiacere di AdV..usque tandem ?
@ habsburgicus
“1812”
In effetti Londra per colpa di Napoleone perse per sempre la possibilità di ricondurre all’ovile le colonie ribelli d’Oltreoceano. Secondo Graham Allison, nel suo libro sulla trappola di Tucidide il passaggio di testimone fra la supremazia UK e quella USA si cominciò a vedere quando Theodore Roosevelt impose a Londra le proprie scelte sul confine fra Alaska e Canada. Mi sono sempre chiesto se l’alleanza navale fra Londra e Tokyo fosse più in funzione anti Russa o in funzione anti USA. Comunque già nel primo dopoguerra la saggia tendenza Inglese a seguire la più forte Washington era evidente. Tornò comodo quando la contraerea di Londra passò dallo sprecare ottomila colpi per ogni aereo nazista abbattuto durante la battaglia di Inghilterra allo spenderne solamente ottanta, grazie alle spolette di prossimità a radiofrequenza costruite con successo negli USA in neanche un anno dopo l’inizio della WW2. Forse l’ultima volta che un satellite di Londra si è scontrato con qualche successo con un satellite di Washington è stato durante la guerra del Chaco negli anni Trenta. Non dimentico la battuta di un disincantato 007 che in Bolivia dice al collega della CIA “certo che il nostro posto l’avete preso proprio bene”.
Oggi il bulldog Inglese imita la sua politica imperiale di un tempo scodinzolando dietro Washington nel sabotare la UE e nell’opporsi alla Russia come e più che ai tempi del Grande Gioco. La cecità verso il mondo che cambia è a cora più forte sul Tamigi che sullo Hudson.
Ciao!
Andrea Di Vita
Dimenticavo: il rifiuto USA a fare partecipare Londra ai progressi sulla Bomba (dopo che Londra durante la guerra aveva regalato a Washington il magnetron, componente base dei moderni radar) spinse gli Inglesi, il cui popolo ancora andava avanti con la tessera del pane, a svenarsi per avere la Bomba (poi la bomba H, poi il primo aviogetto a reazione). Nel frattempo l’India se ne andava e Lo dra doveva ripagare agli USA i debiti di guerra. Oggi i missili dei sottomarini nucleari di Londra sono made in USA, Londra ha praticamente rinunciato al programma spaziale militare e il numero dei test nucleari di Sua Maestà è ridicolmente basso. Suez fu l’ultimo ruggito; Diego Garcia fu rubata agli isolani per fare posto ai B52 di Washington.
Che tristezza.
Ciao!
Andrea Di Vita
Diego Garcia fu rubata agli isolani per fare posto ai B52 di Washington.
ed è chiusa a tutti i visitatori, a meno di avere un permesso specialissimo di Washington…non di Londra
@Miguel “Il soldato usano sa che quasi sicuramente non morirà, perché è circondato da un tecnoscudo senza precedenti. E quindi si concentra sull’aspetto piacevole e professionale della faccenda.
Il bello del piacere professionale, è la mancanza delle solite lagnose giustificazioni belliche”
Leggi sui soldati USA in Afghanistan:
Michael Hastings “Pazzi di guerra”
2017, Garzanti
https://www.garzanti.it/libri/michael-hastings-pazzi-di-guerra-9788811671695/
Il Tenente Colonnello William Kilgore esiste ed è peggio di come lo si descrisse ai tempi;
e sono un casino mica uno, cavalcata delle valchirie compresa.
Io stesso lo posso confermare
Il libro ti dovrebbe piacere😎
@ Martinez
A leggere il tuo post mi vien da pensare che questa gente ha più di cento basi sul territorio del mio Paese, con tanto di bombe H.
Putin salvaci.
Ciao!
Andrea Di Vita
@ LISA , MIGUEL, INSCO …
Ho trovato fuori fra i “flame” (… “sfiammarate” ? 😉 ) da social un insulto Toscano che ancora mi era ignoto : “Girasugo !” … ma che origine ha ?
“un insulto Toscano che ancora mi era ignoto :
“Girasugo !” … ma che origine ha ?”—-
MAI sentito
Ho visto che c’ è in.venditabonline un apppsito gadget da cucina superfl _ Pardon “diversamente utile !😇”; a pile (!) per … girare il sugo. 🙄😳😁
Ed io che mi sentivo in colpa per aver comprato un girapolenta elettrico…
(Vabbè il girapolenta non è indispensabile ma veramente facilità la vita)
Miguel
“Fu un veterano del Vietnam, a spiegarmi che l’unico ente socialista negli Stati Uniti, è l’esercito.”
Anni fa, nel 2016, chiacchierando con dei tizi in un rodeo nel Wyoming (a proposito, faccio fatica ad immaginare una cosa più americana del rodeo), mi definirono trump “socialist scum” perché all’epoca aveva un programma piuttosto militarista (= spendere un sacco di soldi per l’esercito)
Miguel
“Non erano certo patrioti: mai una parola di emozione per quella cosa surreale che è l’unione degli stati americani”
Butto lì una impressione, per vedere se sei d’accordo
L’americano medio è patriottico a livelli che in Europa non riusciamo neanche ad immaginare….bastano 3 minuti negli USA per vedere bandiere dappertutto, cantano l’inno con una frequenza imbarazzante, in ogni negozio/bar/ristorante ci sono cartelli con “veterans welcome” o sconti o privilegi per i soldati, per non parlare delle tombe dei soldati che sono sempre le più curate nei curatissimi cimiteri….eppure parlando con qualche soldati ho avuto l’impressione effettivamente che proprio i soldati sono i meno patriottici, proprio perché (tiro ad indovinare) vedono gli USA come un datore di lavoro
(Immagino ovviamente che ci siano soldati patrioti fanatici, ma ho avuto la stessa impressione tua)
Per roberto
“Butto lì una impressione, per vedere se sei d’accordo”
Sì, è proprio così.
Credo che la differenza sia una visione della “patria” come scelta, non come destino.
“Questo è il paese in cui mi faccio un mazzo così, e se lo fanno anche i soldati e gli imprenditori, e alla fine diventeremo più ricchi di tutti e guai a chi ci tocca”
e non
“qui i miei avi costruivano monumenti e aravano la terra, poi sono arrivati quegli spietati turchi/crucchi/francesi/russi/croati/serbi e per difendere il nostro piccolo mondo, i miei nonni sono morti ammazzati”
Ma gli italiani non sono manco così.
Sono “noialtri (una delle parole più odiose del vocabolario italiano) siamo sempre stati qui, dove c’è la cucina migliore del mondo e siamo simpatici, mentre quelli del paese vicino mangiano di merda e sono antipatici;
poi lo Stato ha deciso di mandare mio nonno e il nonno di quelli del paese vicino a combattere in qualche posto lontano per qualche motivo che non ci interessa, e così hanno dovuto imparare l’italiano e stare insieme, ma quelli del paese vicino restano sempre dei coglioni.
Mio nonno aveva una paura! Però era furbo e si imboscava sempre”
(Lo ripeto di nuovo: la mia famiglia è strana, non viene da un paese solo, non si vanta della paura ma del coraggio, e non pensa che la furbizia sia il bene supremo.
Credo sarebbero stati italiani esemplari dello Stato Sabaudo o del Fascismo, ecco perché sono strani e, in questo, poco italiani.
Poi adoriamo gli spaghetti e i film degli anni Sessanta, quindi siamo italiani).
PinoMamet: “…ma quelli del paese vicino restano sempre dei coglioni…”
Concordo un po’ su tutto, ma quella del paese vicino è assoluta.
A Bagheria abbiamo un particolare insulto; e grave offesa:
“milicioto”;
che indica il villano ignorante e per tre quarti deficiente.
Se qualcuno faceva qualcosa di molto stupido o pareva un imbecille gli si dice “ma talìa a stu miliciuotu?”
Milicioto viene da Altavilla Milicia il nostro paese vicino😏
Ma è diventato un insulto indipendente, nessuno pensa più alla sua origine.
Immagino sia così per ogni campanile
Per PinoMamet
“Ma gli italiani non sono manco così.”
Vero, ma pensavo a nazioni più “patriottiche”.
Ottima descrizione.
Ma l’Italia in effetti non è una patria. È molto di più ed è molto di meno.
OT
Come sapete, sui campus statunitensi, gli studenti hanno protestato in massa contro Israele.
Le organizzazioni sioniste hanno quindi lanciato una campagna per stroncare la ricerca di lavoro da parte dei manifestanti identificati, o per essere firmatari di appelli, o perché fotografati.
https://theweek.com/politics/gaza-war-campus-protests-employment-graduation-job
Perciò gli studenti hanno cominciato a manifestare mascherati.
Per cui la contea di Nassau (New York), come azione di “lotta contro l’antisemitismo” ha votato la “Mask Transparency Act” che punisce (con pene fino a un anno di carcere e multe di 1000 dollari) chiunque indossi un pubblico una maschera. Qualunque maschera – “da manifestazione” o “anticovid” (ci sono alcune eccezioni per la salute, ma solo se motivate per la “propria” salute, mentre le mascherine da Covid servivano anche per “proteggere gli altri”).
La cosa carina è che il 14 agosto, l’OMS ha dichiarato la nuova variante del vaiolo delle scimmie (Mpox clade 2) un rischio mondiale, che ucciderebbe il 10% degli ammalati (con la variante Omicron del Covid eravamo allo 0,7%), e che colpisce soprattutto i bambini, al contrario del Covid.
La trasmissione potrebbe essere per “goccioline” trasmesse in via aerea, come per il Covid, e quindi ci sono i salutisti preoccupatissimi per la misura.
Nel frattempo, il nostro vecchio amico Covid si sta diffondendo felicemente.
Quindi sono nati i Jews for Mask Rights: https://www.jewsformaskrights.com/
Il bello della modernità…
https://www.forbes.com/sites/judystone/2024/08/16/mpox-and-mask-bansa-recipe-for-disaster/