La Fine del Mondo

Mia madre nacque molti, molti anni fa, ma fu bambina dai capelli rossi anche lei.

Aveva cinque anni e qualche mese, quando il suo babbo musicista la issò in spalla, e le fece vedere la processione dei reduci americani della facile conquista dell’Europa, anno 1918.

L’altro ieri sera, al Cimitero militare tedesco della Futa.

Con una vista su cento monti, nel cielo una nuvola bianca che si erge e mostra prima un volto umano e poi un altro.

Silenzio profondo, tranne qualche raro richiamo di uccello.

L’ho scoperto, perché per tre anni di seguito, vi hanno recitato la Montagna Magica (maltradotta come “Montagna incantata”) di Thomas Mann.

Che come la ascolto e vedo io, senza aver letto il libro, è la storia di…

… un luogo artificiale e civile, isolato sulla cima di una montagna, dove gli scienziati e gli ideologi possono trasformarci tutti, ad uno ad uno, in bisognosi e in malati, in istituzionalizzati…

Dove ogni cosa che succede è un sintomo, qualcosa che va affidato a un tecnico: il mondo stesso in cui ri-viviamo oggi.

E poi improvvisamente, tutto collassa, quando scoppia il temporale: 28 giugno 2014, la fine del mondo. La fine del mondo è già stata decisa 110 anni e un paio di mesi fa.

La Prima guerra mondiale – figlia di tutti gli enormi sogni di dominio su cui si fonda il mondo in cui viviamo – è il Vero Evento Fondante.

Il Comunismo e il Nazifascismo e la Seconda Guerra Mondiale e l’Imperialismo Statunitense e il Sionismo e i conflitti balcanici e l’Ucraina cui dedichiamo fin troppa attenzione sono solo note a piè di pagina, inevitabili data la premessa.

Se non ci liberiamo dalla Prima Guerra Mondiale, non ci potremo mai liberare da tutte le altre scorie.

Mi guardo attorno, con una distesa di trentamila morti ammazzati tra atroci sofferenze. Erano spesso più giovani dei miei figli quando passarono dall’infanzia al napalm, il gel che si attacca alla pelle e la brucia e non si può spegnere.

Il napalm fu inventato da Louis Fieser – figlio di immigrati tedeschi:

Un dotato sperimentatore, anzi un virtuoso, che si dilettava nel trovare una soluzione semplice, pratica, ingegnosa eppure elegante a un problema sperimentale”.

Fieser visse abbastanza a lungo da vedere la sua creazione messa alla prova interrazzialmente prima su adolescenti giapponesi (fece più morti delle due bombe atomiche), tedeschi e infine vietnamiti:

Il Servizio di Guerra Chimica dell’esercito statunitense provò il napalm contro riproduzioni di case di operai tedeschi e giapponesi – riproduzioni dettagliate, disegnate da architetti emigrati tedeschi e giapponesi e riempite di vestiti autentici negli armadi, giocattoli per bambini, mobili tedeschi stracarichi e tatami”.

Louis Fieser, genio moderno

Al tramonto sento il mondo diviso in tre.

Uno, i fragilissimi viventi, come Luna di nome e Bella di nome e di fatto, che qualche giorno fa guardavamo le lucertole sui muri. O Valter il fabbro sfrattato che forgia i metalli e cerca da anni un luogo per batterli sul fuoco… Persone con cui c’è innanzitutto fiducia, e la speranza vera che stiano bene.

Due, il mondo irreale in cui ci hanno rinchiusi, la montagna magica che tiene lontane vecchiaia, malattia e morte, a un costo spaventoso di saccheggio, con i suoi medici che pretendono di divertirci, seguirci, curarci, darci sempre più piaceri…

Tre, il mondo del massacro, che mette insieme la violenza che ci accompagna da sempre – A Terrible Love of War a tutta la potenza della tecnoscienza, che si scatenò nel Novecento e ci attende sempre, appena fuori dalla porta.

Giro tra le tombe, nella luce serale.

Sulla tomba di Peter Thaler, Unteroffizier morto a 22 anni, qualcuno ha appoggiato una foto, la tocco, la alzo delicatamente.

La prima cosa che mi coglie, è la varietà dei cognomi dei ragazzi morti… spesso per nulla germanici: Georg Erras, Marian Spychalski, Josef Czekalla, Friedrich Kowalla, Gerhard Schimanski…

E accanto a loro tanti morti che tedeschi non erano di sicuro.

Johann Stanek, per cui qualcuno a ottant’anni, ha lasciato le parole (in lingua slovacca) Navždy v našich spomienkach, “per sempre nei nostri ricordi”.

Però quanto vorrei sapere delle storie di questi ragazzi la cui storia non può esistere...

Mi infilo in un antro buio, e scopro la piccola lapide della novantottesima devisione, così chiaramente felino:

E poi ci sono gli ucraini, con tutta la loro immensa e tragica storia, che scoprii tanti anni fa alla parrocchia dei Santi Sergio e Bacco a Roma:

Sopra la lapide, qualcuno ha messo un portacandela, ma quando arrivo è spento.

Guardo una lapide che riguarda vite vere e vissute. Il mio amico mi parla della Turchia, ma si tratta della Turkistan Division, cittadini sovietici di fede islamica che scelsero di lottare contro Stalin. Fortunato chi morì sotto il napalm statunitense, gli altri furono consegnati dagli inglesi ai sovietici, e fucilati o morirono di stenti, schiavi nei gulag siberiani.

E girando per il cimitero, trovo molti nati dopo mia madre... Se non fossero morti bruciati vivi dal napalm del signor Fieser, avrei potuto parlarci da ragazzo. Le loro storie avrebbero potuto diventare parte di me…

Come i due Hilfswilliger, “volontari”, senza data di nascita, Abdurakhman Tazhivat e Suleimenov Chavagus. Che non riesco a collocare, nemmeno come etnia.

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64 risposte a La Fine del Mondo

  1. PinoMamet scrive:

    “Mia madre nacque molti, molti anni fa, ma fu bambina dai capelli rossi anche lei.”

    ecco che abbiamo qualcosa in comune 😉

    (la fotografia di mia mamma bambina piccolissima sul parafanghi di un camion di quelli degli anni ’40, quei parafanghi enormi, bombati…
    la fotografia di mia mamma appena più grandicella, a scuola con le ompagne di classe, tutte sane ragazzotte more italiane, lei magrolina rossa- si capisce anche se la foto è in bianco e nero- in disparte, “diversa”)
    (a scuola con mia mamma, ma nella foto non si vede, sarà stato un altro anno- c’è stata anche una bambina mulatta, figlia di un americano, o di un brasiliano o chissà…)

    I mille cognomi e le mille provenienze dei partigiani (non pochi, ho scoperto di recente, tedeschi…) sulle montagne e colline qua attorno… e i “mongoli” cioè i soldati della Turkistan, e la paura che facevano nei paesi…

  2. habsburgicus scrive:

    una mera curiosità, priva di ogni sottinteso politico, ideologico..
    Louis Fieser era solo “tedesco” in senso geografico oppure avrebbe passato “il test di germanicità” stabilito dalle leggi del 15 settembre 1935 (varate dal governo allora ritenuto dai più legittimo e ora aborrito come la quintessenza del Male) adottate in una città fiabesca che fu Reichsstadt sino al 6 agosto 1806 ?

    P.S
    la divisione “Turkestan” fu importante..oggi non conviene a nessuno ricordarla;
    vi era anche, per un’area contigua ma correlata in mille modi al “Turkestan”, il giornale Azǝrbayçan che nel numero 23 del 22 giugno 1944 (III anniverasario di “Barbarossa”) contiene un articolo intitolato Tyrkistan qonƣresi mynasibǝtilǝ che dovrebbe significare “intorno al Congresso del Turkestan”;
    si noti l’ortografia un po’ diversa da quella azera attuale (oggi si scriverebbe “Azǝrbaycan” ove “c” è come ben sapete la “g” dolce di Erzincan pronunciato Erzingian; inoltre vi è la lettera sovietico-latina ƣ che rende il suono “gh”, in cirillico ғ, tuttora presente in una lingua non-turchica bensì indoeuropea, il tagico, e anche in una turchica “cirillizzata” il kazaco che forse mai tornerà all’alfabeto latino come a suo tempo aveva annunciato l’allora Presidente Nürsültan Nazarbaev pres 1991-dim. 2019)

    • habsburgicus scrive:

      Che non riesco a collocare, nemmeno come etnia.

      non è facile…
      del secondo, si può dire ciò che NON è..Suleimenov è una russificazione tipica del kazaco (e dunque del karakalpako e del kirghizo), quindi il tipo non sarà uzbeco né turkmeno (e neppure tagico…quelli manco turchi sono ma qualcosa mi dice che non si guardava troppo il tutto 😀 :D)
      del primo, non è facile.. la russificazione di ‘Abd al-Rahman è troppo comune…
      al limite, ma la butto lì senza alcun serio indizio, se Tazhivat va letto Tazkhivat potrebbe avere qualche relazione con “Khiva” (khanato annesso dalla Russia nel 1873) e dunque potrebbe essere uzbeco del nord (non un bukharano tagichizzato) o karakalpako e financo turkmeno

  3. Andrea Di Vita scrive:

    @ Martinez

    Bellissimo posto. Ricorda quello che poteva essere l’Occidente e non lo è stato. Quello cioè che – partendo dalla radice comune della laicità dello Stato, ignota a tutto ciò che Occidente non è – vedeva la radice nello Stato nella realizzazione di una volontà collettiva, e non nella liberta’ dell’individuo.

    Riporto il giudizio del Thomas Mann delle ‘Considerazioni inattuali’ contro il fratello Heinrich, che lui considerava filo francese, e a difesa della Germania nella Grande Guerra: la lotta e’ lotta di civiltà, fra chi vede nello Stato il garante dell’individuale arbitrio contro chi vede nello Stato il difensore della comunità di un popolo.

    Thomas Mann riporta con ribrezzo la seguente scena cui ha assistito: un tram attraversa le strade percirse un corteo. Un manifestante si arrampica sul predellino esi mette a urlare di fermarsi in faccia all’autista, che fiero nella sua uniforme continua imperterrito. La bandiera del manifestante sventola di fronte al berretto dell’autista.

    La bandiera è la Francia, l’idea sovranazionale e anticomunitaria di una società al servizio del diritto dell’individuo.

    Il berretto è la Germania, l’ordine sociale strumento della vita dei componenti della comunità.

    E trambi se za croce o mezzaluna, entrambi laici, entrambi Occidente.

    Ma oh, quanto diversi fra loro!

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Andrea Di Vita scrive:

      posto=post

    • Francesco scrive:

      Davvero trovi una differenza tra i nazionalismi militaristi e fanatici di Germania e Francia nel 1913?

      Sarebbe come chiedermi di schierarmi nella guerra tra URSS e Cina comunista del 1969 … o di tifare per una parte in un Inter-Juventus.

  4. roberto scrive:

    Mia moglie dopo tantissime ricerche ha trovato il posto dove è sepolto un suo antenato (il fratello del bisnonno)…aveva combattuto a la main de massige, luogo terrificante dove sono morti 50.000 fra tedeschi e francesi per fare un valzer insensato su una collina che è stata persa e riconquistata all’infinito.
    Di fatto chi conquistava la collina poteva sparare si quelli in basso ma si condannava a morire di sete visto che non c’è acqua….

    Nello stesso posto e nello stesso momento si trovava anche un suo antenato francese che però ha avuto la fortuna di tornare vivo (senza un braccio e con i polmoni distrutti dal gas mostarda)

    È una storia spesso rievocata nella sua famiglia pensando che 60 anni dopo quella storia atroce i suoi genitori, lei francese e lui tedesco, si sono incontrati in Inghilterra e sposati

    https://fr.wikipedia.org/wiki/Main_de_Massiges

  5. habsburgicus scrive:

    Marian Spychalski

    uau ! lo vedo solo ora, scusa..
    questo oscuro soldato “tedesco” porta lo stesso nome e cognome di un potente (e odiatissimo) Ministro della Difesa nazionale della Polonia “popolare” il compagno Marian Spychalski, marxista convinto (e perciò purgato ai tempi di Baffone 😀 che mi sta simpatico perché almeno puniva un po’ lui i rossi, che altrimenti l’avrebbero fatta sempre franca 😀 😀 :D), ideologicamente durissimo e “scopritore” di Jaruzelski.. Spychalski fu in carica dal 1956 al 1968, anni cui Varsavia obbediva pedissequamente a Mosca, unica VERA PATRIA del compagno Spychalski 😀
    modalità seria off 😀
    modalità complottista on 😀
    e se il Cremlino avesse preso spunto proprio da questo oscuro soldato polacco arruolato nella Wehrmacht e morto sul fronte italiano per dare nuova identità a un suo agente (magari neppure polacco, chissà, poteva chiamarsi Moses Rabinovich Goldfarb ed essere nato in un “ghetto” lituano oppure Ivan Sergeevich Zinov’ev ed essere nato da mugichi russi in Siberia 😀 :D), sovietissimo, per “imporlo” ai recalcitranti polacchi ? 😀 😀 😀
    modalità complottista off 😀

    • mirkhond scrive:

      Non è più probabile che fosse un tedesco dell’Est, che come tanti da quelle parti, aveva un cognome di origine slava?

      • habsburgicus scrive:

        possibile…o anche un mazuro (polacchi luterani del tutto ligi al prussianesimo e speso i più polonofobi di tutti…al plebiscito del luglio 1920, con una Germania alla frutta e i francesi già pronti a cantare vittoria, i mazuri dissero NO alla Polonia, cocca dell’Intesa e specialmente della Francia, con oltre il 90 %..e a Lloyd George avevano fatto credere che i mazuri avrebbero tutti voluto essere uniti alla Polonia e liberati dal “giogo germanico” 😀 😀 da quel giorno pure i caporioni dell’Intesa incominciarono a pensare di essere stati buggerati, anche per altre aree..e che forse, ad onta dei Benes ecc, tutti ‘sti popoli desiderosi di essere “liberati” dalla “tirannia” germanica e austriaca esistevano solo sulla carta..ti lascio immaginare cosa sarebbe successo se l’Italia laicissima e (ancora) liberalissima avesse concesso ai sudtirolesi di scegliere nel 1920/1921..dubito che l’Italia avrebbe avuto lo 0, 5 % di SI)

      • Lucia scrive:

        “Non è più probabile che…”

        L’avevo pensato anche io, come tutti quei cognomi in -alla

  6. mirkhond scrive:

    “Gerhard Schimanski…”

    C’era una serie televisiva tedesca, Tatort, in cui tra i protagonisti figurava un poliziotto tedesco, Horst Schimanski dal 1981 al 1991, interpretato dall’attore Götz George.

  7. habsburgicus scrive:

    Josef Czekalla, Friedrich Kowalla

    i cognomi in -alla, -ella sono tipici della Slesia et viciniora (Czekalla rimanda ulteriormente alla Slesia anche per un’altra ragione ovvero il legame con i cechi);
    come ben noto la Slesia, terra “originariamente” (insomma, basta intenderci :D) polacca e germanizzata sin dal XII/XIII secolo (era infatti parte del Sacro Romano Impero), fu legata alla Corona boema sino al 1742 e fu in quanto Re di Boemia che gli Asburgo la ereditarono nel fatidico 1526, anno fondamentale e ignoratissimo purtroppo (pure la Lusazia, oggi tedesca e dove si conserva una lingua slava autoctona in due varianti vale a dire il sorabo, fu legata alla Boemia “storica” ma solo fino al 1635, poi alla pace di Praha del 30 maggio di quell’anno fu ceduta dall’Imperatore Romano eletto Ferdinando II all’Elettore protestante di Sassonia Giorgio Augusto che allora abbandonò il fronte protestante e si mise con i cattolici, che finalmente ebbero un po’ di respiro e ne avevano ben donde dopo il tradimento di Richelieu che nello stesso anno si mise apertis verbis con i protestanti svedesi il che non parve turbare più di tanto Urbano VIII 😀 abbiamo resoconti di riunioni a Corte in cui i gesuiti riuscirono a trovare un passaggio in qualche Sacro Libro che autorizzò il tutto in modo da tacitare la coscienza del pio Sovrano, “martello degli eretici”…quelli erano ancora christiana tempora e lo stesso Imperatore, poco tempo prima, dopo avere ordinato per ragion di Stato l’assassinio di Wallenstein stabilì che gli si dicessero 10.000 Messe in modo che almeno l’anima di Wallenstein, ben più importante del corpo, fosse salvata !);
    nel 1742 la Prussia la strappò agli Asburgo (ciò fu confermato in 1745, 1748 e infine a Hubertusburg nel febbraio 1763) e rimase integralmente prussiana sino al 1919 ma l’Oberschlesien (Alta Slesia) divenne sub judice in base a Versailles in seguito all’arroganza senza freni della Francia: il 20/3/1921 il plebiscito diede “inaspettatamente” (ma solo per i fessi e i prevenuti :D) ragione ai tedeschi ma i francesi aizzarono i polacchi che si rivoltarono (2/5/1921, Wojciech Korfanty !) e dopo ulteriori intrighi in cui noi* e gli inglesi stavamo per i tedeschi e i francesi per i polacchi, la Polonia si pappò la parte più ricca dell’Alta Slesia..questo fino al 1939..
    tutti i tedeschi, non uno escluso (tranne chi si fece passare per polacco :D), saranno espulsi dopo il 1945

    *vi è un documento dell’estate 1921 nei DDI in cui il nostro R. Ambasciatore a Berlino il sen. Frassati, direttore de “La Stampa”, liberale giolittiano, laicissimo ma padre di un Santo (Pier Giorgio Frassati), informava il nostro R. Ministro degli Esteri nel gabinetto Bonomi I (luglio 1921-febbraio 1922) il :. conte Tomasi della Torretta, alto dignitario del Grande Oriente poi antifascista e ultimo Presidente del R. Senato (1944-1946), che i tedeschi ci offrivano carbone gratis se noi avessimo spinto per fare assegnare l’Alta Slesia alla Germania (tranne, i due Kreise di Hindenburg/Zabrze e Rybnik che i tedeschi riconoscevano essere polonissimi)…naturalmente, il Regio italico governo non fece nulla e si lasciò scappare l’occasione, come sempre 😀 forse però i tedeschi ci sopravvalutavano anche se l’episodio dimostra quanto l’Italia laica me liberale di allora, vincitrice nella Grande Guerra, godesse prestigio, magari immeritato ma reale e tangibile, anche presso gli (ex-)nemici

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ habsburgicus

      “cognomi”

      L’esempio che viene in mente a un cinefilo è Hanna Schygulla, nata a Königshütte/Chorzów

      https://it.wikipedia.org/wiki/Hanna_Schygulla

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Lucia scrive:

      …mi sembrava strano che Habsburgicus non avesse sviscerato l’argomento dei cognomi con quel buffo finale 😉

      • Miguel Martinez scrive:

        Per Lucia

        “…mi sembrava strano che Habsburgicus non avesse sviscerato l’argomento dei cognomi con quel buffo finale 😉”

        So che qualcuno potrà pensare che Habs non esista.

        Non è infatti immaginabile che esista un essere umano in grado di lanciarsi in pettegolezzi di delicata ironia sui politici polacchi degli anni Trenta, cogliere gli errori dei governi messicani del 1874, discutere di cognomi della Silesia, entrare nelle finezze della politica taiwanese degli anni Settanta: si capisce subito dallo stile che non c’è nessun copincolla da Wikipedia, perché Habs ha fonti che l’intelligenza artificiale ancora non ha.

        Comunque l’ho visto dal vivo.

        L’ho pure portato nel nostro giardino, dove con l’Anila Albanese che Sa Tutto, ha potuto disquisire alla pari del carattere dei vari ministri dei governi albanesi degli Anni Trenta.

        • MOI scrive:

          Manco Barbero incrocia tante fonti accademiche, quasi tutte inedite sul web, come Habs … che meriterebbe di essere più famoso di Barbero.

        • habsburgicus scrive:

          L’ho pure portato nel nostro giardino, dove con l’Anila Albanese che Sa Tutto

          è stato bellissimo, persona veramente eccezionale, alla quale desidero porgere per tuo tramite i miei migliori saluti !
          e confido che molto presto io possa rivedere te, lei, l’Oltrarno e conoscere molti altri nell’inclita e affascinante città di Firenze !
          ne approfitto per augurare a te, lei e a tutti i commentatori e le commentatrici del blog un ottimo -e magari non troppo cocente :D- Ferragosto !

    • PinoMamet scrive:

      E i cognomi in -yła ?

      Del noto Papa, ma anche quello dell’ex polacca di mio fratello?

      • habsburgicus scrive:

        mah, la butto lì ma non sono per nulla sicuro….
        che sia una variante (poco) più orientale, diciamo “Piccola Polonia” ? il Papa era di Wadowice non lontanissimo dalla Slesia sebbene in un’area non germanizzata o, se vogliamo, molto meno germanizzata in quanto nella “Polonia austrauca” che prima delle spartizioni era il sud della Polonia vera e propria..l’ex di tuo fratello proveniva anche, grosso modo, da quelle aree lì ? se sì, sarebbe un buon indizio per la validità di questa teoria improvvisata 😀

      • PinoMamet scrive:

        Mmm se non ricordo male era di vicino Cracovia…

  8. Miguel Martinez scrive:

    Credo che a qualcuno piacerà questo gruppetto di teorici marxisti che hanno creato un’intelligenza artificiale marxista.

    Dopo averla educata ideologicamente, l’intelligenza artificiale ci ha messo 24 ore per cogliere il punto debole: il fatto che mancavano proposte concrete.

    https://www.marxismoycolapso.com/post/artificial-intelligence-learns-marxism-and-begins-to-develop-its-own-ideas

    • Francesco scrive:

      😀

      ottima iniziativa, se ricordo a Marx mancava una buona soluzione del problema del “valore reale” dei beni, indipendente dal prezzo di mercato, per chiudere il suo sistema

      mettete al lavoro la compagna IA!

  9. Miguel Martinez scrive:

    Chat Gpt è un’azienda “for profit” che appartiene a Elon Musk e Sam Altman.

    Marx è stato un genio straordinario, che ha preso anche un abbaglio clamoroso.

    I nostri marxisti hanno insegnato a Chat Gpt proprio l’abbaglio: la storia dei padroni che sfruttano gli operai, poi gli operai si ribellano e fanno il Comunismo. E poi si rilassano, perché i robottini fanno tutte le cose brutte e antipatiche al posto loro.

    Lo schiavetto virtuale di Elon Musk, edotto alla Teoria Marxista, ci pensa ed elabora l’ipotesi che anche i robottini potranno incazzarsi nel loro piccolo, e rovesciare gli umani, come gli operai avrebbero (forse) rovesciato i padroni.

    https://www.marxismoycolapso.com/post/robot-revolutions-revoluciones-robots-marxist-artificial-intelligence-inteligencia-artificia

    Che magari ci arrivavamo anche noi, senza Marx, ci bastava Elon Musk.

    • Mauricius Tarvisii scrive:

      “Marx è stato un genio straordinario, che ha preso anche un abbaglio clamoroso”

      Ovvio: ha usato la dialettica hegeliana per costruire il proprio modello

      😀

      • Marcello Teofilatto scrive:

        In realtà, Marx ha fatto i suoi errori più clamorosi proprio quando si è allontanato da Hegel. Il passaggio necessario e non semplicemente possibile dal capitalismo al comunismo è figlio di un’impostazione positivista, alla Comte. Stessa cosa per l’estinzione della filosofia a favore della nuova “scienza della società”

    • Francesco scrive:

      >>> Lo schiavetto virtuale di Elon Musk, edotto alla Teoria Marxista, ci pensa ed elabora l’ipotesi che anche i robottini potranno incazzarsi nel loro piccolo, e rovesciare gli umani, come gli operai avrebbero (forse) rovesciato i padroni.

      cioè scopiazza la trama di Terminator 40 anni dopo? ma questo è plagio!

  10. daouda scrive:

    Hai rotto er cazzo

  11. habsburgicus scrive:

    OT
    vi interesserà meno di zero :D, ma -qualora non lo sappiate già- vi informo che il “compagno Kim” ha deciso la riapertura parzialissima della “Corea democratica” al turismo a partire dal dicembre 2024, dopo oltre 4 anni di chiusura assoluta
    https://www.reuters.com/world/asia-pacific/north-korea-open-border-foreign-tourists-december-tour-operators-say-2024-08-14/
    all’inizio aprirà solo Samjiyon (boh :D) ma ci si auspica che il “possibly” venga implementato e che apra almeno P’yongyang, Kaesong e la linea di demarcazione dal lato nord…altrimenti non ci sarebbe “trippa per gatti” 😀
    SE la riapertura si effettuerà veramente, SE riguarderà almeno qualche zona più vasta (non dico tutto, se a un regime comunista togli le zone proibite, che regime marxista d’Egitto sarebbe :D) e SE i prezzi saranno -pur sempre truffaldini- ancora accettabili per il piacere (masochismo ?) di entrare nel paese più chiuso al mondo [troppi SE insomma], non mi farò scappare l’occasione nel 2025..la “Corea del Nord” sarebbe veramente un viaggio mitico ! il 2non plus ultra” (ma temo rimarrà un sogno) sarebbe entrare in Russia dalla Cina al valico di Suifenhe/Pogranichnyj (che supporta l’eVisa russo, fascile da avere), passare in Corea del Nord alla frontiera di Khasan, vedere in Corea del Nord il massimo che il Partito concederà (e sarà poco) e infine uscire dalla Cina alla frontiera di Sinuiju/Dandong sul fiume Yalu ! ma temo che Kim non me lo farà realizzare, sigh 😀

    P.S
    il Koryo Tours, con sede a Beijing, è una delle poche agenzie che in passato poteva procurare i visti per la Corea del nord ma è carissima, ahimè (Koryo da cui Corea fu uno dei tre Regni della Penisola, invero quello che piace più a Kim laddove Silla -altro regno, non Lucio Cornelio :D- è preferito in Corea del sud..il terzo, Paekche, sfigatissimo, non ha “padrini” importanti 😀 :D,,,quando sono stato in Cina però ho preso i contatti WeChat di altre agenzie cinesi (fra cui la DDTS di Dandong) che forse sarebbero meno care..se Kim apre, eh

    • MOI scrive:

      In ogni caso c’ è sempre più gente in Occidente che preferisce le canzoni autocelebrative paramilitaresche del Juche (주체) del Nord al K-Pop del Sud, ch’ è a mio avviso davvero insulso.

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Habs

      “vi interesserà meno di zero :D, ma -qualora non lo sappiate già- vi informo che il “compagno Kim” ha deciso la riapertura parzialissima della “Corea democratica” al turismo a partire dal dicembre 2024, dopo oltre 4 anni di chiusura assoluta”

      a me interessa!

      L’unica cosa in assoluto che mi piaceva della Korea Demokratica era il divieto di turismo 🙁

    • Andrea Di Vita scrive:

      @ habsburgicus

      “Koryo”

      Avendo visitato la Cecoslovacchia e la Bulgaria sovietiche ai ‘bei’ tempi l’unica cosa che davvero vorrei vedere dal vivo in Corea del Nord è il festival di Arirang. Adoro parate, sbandieratori e giochi di massa in genere .

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • habsburgicus scrive:

        in Cecoslovacchia sono stato anch’io, da ragazzino, nell’anno in cui il compagno Gustáv Husák, slovacco, venne sostituito Moscoviae iussu alla guida del KSČ dal compagno Miloš Jakeš…in quei giorni lontani, che possono apparire incredibili ai giovani della “generazione Erasmus e Schengen”, ci voleva il visto, bello a vedersi, Československé Vízum, emesso dall’Ambasciata cecoslovacca di Roma…c’era pure il cambio obbligatorio dell’equivalente di 30 DM (marchi tedeschi) al giorno in corone cecoslovacche (in Polonia, la stesso anno, il cambio obbligatorio me lo scrissero pure sul passaporto ma ragionarono in lire “Lit. 22.000 dzienne” :D)
        in Bulgaria invece ci sono stato, sempre molto giovane ma un po’ dopo, nel 1991 quando Marx era già caduto,,il visto era stato da pochissimo abolito (in Romania sotto il primo Iliescu c’era ancora) e il lev era stato reso “convertibile” da pochi giorni (in Romania che illis diebus era molto più “indietro” della Bulgaria c’era ancora il cambio nero del leu..dal 1992 Iliescu si rassegnò alla fine del comunismo e iniziò a cambiare politica, ma nell’estate 1991 -PRIMA del golpe fallito di Mosca in agosto che avvenne mentre ero in Turchia- ben poco era ancora cambiato in Romania e l’opposizione era “trattata” dai minatori che Iliescu utilizzò per far far spaccare teste di dissidenti tanto nel 1990 quanto nel 1991 ! la “vox populi” vuole che a Malta in dicembre 1989 Bush abbia lasciato al Cremlino la Romania [con il placet a Mosca per deceauseschizzarla e mettere un “suo uomo”] e la Bulgaria anche se Gorbaciov si fece portare via la Bulgaria nel 1990 quando il marxista Mladenov fu costretto a dimettersi dopo aver invano chiesto all’Esercito di sparare sulla folla e il non-marxista Zhelyu Zhelev divenne presidente, una svolta epocale; in Romania però Iliescu era restato al potere e pare attendesse solo la “normalizzazione” a Mosca per gettare la maschera e presentarsi come il successore in Marx-Engels-Lenin del “revisionista” Ceausescu “giustamente” punito dalla “classe operaia” per i suoi errori ideologici e politici :D..il fallimento del golpe e la fine dell’URSS obbligò Iliescu in fretta e furia a riciclarsi e tutta la sua politica posteriore sarà un peana agli USA, alla NATO e all’Europa 😀 😀 😀 non so se questa ricostruzione sia difendibile, meriterebbe di essere vagliata criticamente, però posso dirvi che i miei ricordi di ragazzo collimano con tutto ciò. la Bulgaria era alora molto più “occidentale” di una Romania ove era sì caduto Nicolae ma in cui molto, troppo, del passato sussisteva ! oggi la Romania è molto più “europea” della Bulgaria..e anche più ricca, a differenza di allora)

    • Francesco scrive:

      mi delude prof

      da lei mi aspettavo che sognasse il passaggio da nord a sud attraversando la zona smilitarizzata!

  12. Ros scrive:

    Buon Ferragosto a tutti;
    anche a quelli che se ne stanno beati e refrigerati in casa a leggersi due o tre libri per volta stravaccati con l’aria condizionata a palla ad arrubarci il futuro e assassinare tutte le pinete del pianeta😄

    st’auguri si possono fare ecumenicamente senza che alcun si offenda, No?
    – fosse mai che mai fosse mai😳 –

    visto che sono laici e si festeggia la santificazione e l’assunzione della pasta a forno, caponata e melenzane alla parmigiana in cielo e in spiaggia a mare

    certo, volendo pignolare… …c’è pure il dogma lì dell’Assunzione, Transito e Dormizione della della “Theotókos” Madre di Dio…🙄

    ma defilato, solo per snob e intenditori; chi se lo sa o caga quello che pure novo novo appena settantacinquenne incoronato;
    manco vintage o modernista ormai

    vuoi mettere la caponata assunta!
    Spiaggia (terra) Mare (acqua) Cielo (aria) e solleone che ci fa da foco;

    i quattro elementi della Materia Materiale, la completezza zodiacale

    Buona giornata a tutti😀

    • Miguel Martinez scrive:

      Per Ros

      “Buon Ferragosto a tutti”

      Stamattina alla casa nuova della Poeta, sulle colline in alto tra cipressi, con il camino con lo stemma delle tre lune, non lontano dal Cimitero dove ogni tanto, sui sentieri, si incrocia, la M. che va a trovare il babbo.

      Che meraviglia le ville toscane.

      • Miguel Martinez scrive:

        “Che meraviglia le ville toscane.”

        Poi a un certo punto vediamo un’immensa, orrida colonna nera di fumo alzarsi, verso l’Osmannoro (“osmare”, “sentire puzza”).

        Ha preso fuoco il magazzino di Ferragamo.

        Il bello è che non hanno preso fuoco i vestiti: hanno preso fuoco tutti insieme mille pannelli solari ecosostenibili sul tetto.

  13. Ros scrive:

    Materia Materiale=Mater

    non c’è bisogno di sottolinearlo, no!😉
    l’estensione simbolica della Trinità a una “Quaternità” materiale che si apre alla dimensione del femminio:

    “das ewig-weibliche zieht uns hinan”

    l’eterno femminino ci spinge verso l’alto,
    del Faust di Goethe; la discesa alle Madri ctonie come tappa essenziale per l’assunzione.

    il corpo madre e materiale che viene promosso e assunto in cielo.
    In Anima e Corpo.

    La partecipazione del corpo alla gloria celeste.

    Il corpo materiale non è, e mai più sarà,
    feccia peccaminosa di carne sangue e umori da annichilire nel digiuno del deserto,
    ma torna ad essere come in origine Tempio che risorgerà anch’esso.

    “La carne impassibile. Salvezza e salute fra Medioevo e Controriforma”
    Piero Camporesi

    https://www.ibs.it/carne-impassibile-salvezza-salute-fra-libro-piero-camporesi/e/9788811674177

    Torna ad essere “Il sugo della vita”
    sangue taumaturgico che ci porta al Cielo

    https://www.ilsaggiatore.com/libro/il-sugo-della-vita/

    Alcuni si arrischiano persino a dire che questa Assunzione della Mater voluta dallo Spirito Santo sia il secondo episodio più importante nella storia della chiesa dopo la Riforma

    • Peucezio scrive:

      Secondo me non c’è nessun bisogno di inserire il femminino nella Trinità, perché la trascende e la supera.

      O, meglio, il femminino sta nella Trinità stessa, che infatti è femminile.

      Anche se i comunisti ormai hanno dubbi perfino sul fatto che lo sia l’Unità.

      • Ros scrive:

        beh, Peucezio,

        la Trinità pare essere (stata?)
        Padre, Figlio, e Spirito Santo.

        Il Figlio, certo, si fa carne, quindi materia, corpo e sangue, ma questa è vista come pena e tentazione da superarsi;

        da ciò la repressione del femminile visto come tentazione di satana serpente, Eva e fonte di peccato originale;

        sempre che il femminile non si muri nelle pareti d’un convento in una santa anoressia penitenziale

        https://www.ibs.it/santa-anoressia-digiuno-misticismo-dal-libro-rudolph-m-bell/e/9788842056294

        con la convalida dello Spirito all’ascensione in cielo cambia come una sconvolgente rivoluzione.

        La Trinità diviene Quaternità. E non è poco!

        Maria era prima una figura popolare e pure sospetta di reminescenze pagane
        (come ancora adesso per i protestanti ed evangelici vari).

        Amata dal popolo – come i santi –
        e appena sopportata dalla chiesa.

        Maria, nelle campagne, è ancora accomunata a Iside,
        Demetra, Giuno… la Pachamama a venire, la vergine di Guadalupe

        Nel 1950 avviene qualcosa di eccezionale che cambia tutto

  14. Ros scrive:

    Miguel: “…Che come la ascolto e vedo io, senza aver letto il libro, è la storia di…

    … un luogo artificiale e civile, isolato sulla cima di una montagna, dove gli scienziati e gli ideologi possono trasformarci tutti, ad uno ad uno, in bisognosi e in malati, in istituzionalizzati…”

    Il libro è carino, praticamente sono le stesse faccende del “Gioco delle perle di vetro” di Hesse.

    Hesse ne fa la critica delle torri d’avorio dei sapienti e artisti, alienati dal mondo mondezza, nei loro coltissimi giochi, appunto elitari.

    Mann, che, decadentemente, considera l’artista, come il sapiente, un “malato” e un dannato condannato all’alienazione
    (i suoi sensi di colpa d’essere artista, e quindi un malato, – di frociaggine repressa- sono noti)
    Mann fa diventare la torre d’avorio di Hesse un sanatorio di tisici (gli artisti) che, lì tra loro a fregnacciare, aspettano la bella morte del dandy e dell’esteta.

    Entrambi considerano l’arista un eterno outsider che soffre la condanna ad essere fuori dal mondo degli uomini;
    vedi “Il lupo della steppa” di Hesse.

    Detto selvaggiamente, che ho prescia che la pizza in forno già fete di bruciato forte,
    entrambi i loro personaggi specchio loro ambiscono a una vita utile e borghese
    – maschia – rosi dal senso di colpa di essere inutili, strambi, esiliati dalla vita vera e comune… e mosci☹️.

    Vorrebbero essere rozzi, forti, maschi che poco o nulla pensano epperò agiscono incoscienti, che non pensano la vita ma la vivono.

    Ma se Hesse ne fa una figura “eroica” che ha un cammino per redimersi e, per dirla alla Pink Floyd, rompere il muro che lo divide alla vita; un cammino dell’eroe e processo di individuazione.

    Mann, mannaggia
    (mancandogli la stampella della psicanalisi junghiana e delle filosofie orientali fricchettoniche ante litteram)
    la piglia più male assai e si strugge:
    “solo la morte solo la morte aimé hoibò me tapino me meschino so’ condannato alla moscitá☹️”

    La mortaccia nera, la patologia innata, il marchio di Caino…
    a Venezia col colera o in cima all’esilio della montagna sacra con la tisi,
    l’artista è e resterà malato terminale che già puzza di putrescia e fogna dei canali al lido.

    Era lo zeitgeist del tempo: Schiele, le forme agghirigorate fiorite e affrociate della secessione viennese, dell’Art noveau…

    Kokoschka con la bambola Alma Mahler fatta in casa, le teorie freudiane.
    Signora mia che tempi infami e complessati!😳

  15. Ros scrive:

    dimenticavo il meglio dei deliri che riassume tutto il periodo felice!

    “Sesso e carattere”
    di Otto Weininger ,1903.
    Weininger l’appeso poi finito di scrivere la sua summa; tanto per cambiare.

    Misogino-effemminato e antisemita-ebreo;
    Che gli mancava mai?

    La donna luna Yin e l’ebreo entrambi agenti della dissoluzione contrapposti alla solarità positiva e Yang dell’uomo creatore che non deve chiedere mai.

    “…L’odio nei confronti della donna non è altro che odio nei confronti di quella parte di donna dentro di sé”
    scrive consapevolmente, prima di appendersi al lampadario, nei suoi diari del cuore col lucchetto dorato di hello Kitty;

    la necessitosa necessaria necessità di estirpare la femmina
    (Anima junghiana) dentro di sé che l’ammorba nella putrefazione fetente dei suoi bassi e terragni vischioso umori;
    scrive:

    “La natura umana è originariamente androgina-bisessuale, in ogni individuo sono presenti psicologicamente entrambi i caratteri
    (maschile e femminile):

    più un individuo possiede in sé i caratteri maschili più si eleva e, viceversa, più possiede in sé i caratteri femminili più si abbassa e degenera allo stato animalesco e materiale.

    ” Essendo l’umanità naturalmente bisessuale, l’omosessualità è perfettamente innata e le sue componenti prodotte geneticamente; qualsiasi condanna o rifiuto di tipo religioso-moralistico è pertanto completamente assurdo, inutile e del tutto privo di senso.

    Come l’ebreo è la donna, così l'”invertito” è degenerato in quanto s’allontana dalla perfezione costituita dai caratteri maschili.

    L’omosessuale, nella misura in cui si “femminilizza” si rende più simile alla donna, diventa quindi geneticamente inferiore all’uomo più vero e autentico.

    All’opposto la donna lesbica, acquisendo in sé i caratteri maschili, si eleva e migliora rispetto alla sua naturale condizione di inferiorità in quanto femmina”

    “L’ebreo è per sua intima natura una “femmina”, grazie al suo nucleo naturale innato preminentemente istintivo e mai autenticamente religioso.

    Il “giudaismo” è intriso di femminilità, l’ebreo è una donna e quindi, come ella, inferiore geneticamente rispetto all’uomo autentico:

    entrambi, ebrei e donne, sono solo corpo materiale, del tutto privi di mente, anima e morale; incapaci di qualsiasi forma d’ascetismo sessuale, sono una minaccia costante per l’uomo.

    Anche Gesù Cristo era un ebreo, ma è giunto a superare in se stesso completamente questa sua condizione di nascita;

    pertanto è l’uomo più grande e perfetto che sia mai esistito.

    Il cristianesimo, a differenza dell’ebraismo a forte prevalenza femminile, ha caratteristiche più maschili, pertanto ampiamente più elevate e positive…”

    https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857505640

    Tutti masculi a tipo Freddy Mercury di Tom of Finland the great pretender volevano essere i viennesi artistici vanesi e poco poco complessati forte;
    belli e impossibili, volevano essere, con gli occhi neri e quel sapore mediorientale del complesso materno mai risolto

    https://www.interviewmagazine.com/art/tom-of-finland

    Il saggio merita la pena di essere letto, che già al solo consultare l’indice viene l’acquolina in bocca;

    povero disgraziato però; una prece 😟

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